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Aprile 2020

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Sommario 05

La serenata Editoriale: Fuoco amico

06

Dove il Sì suonerà. Firenze candidata a ospitare il futuro Museo della Lingua Italiana

07

Firenze, da porta del paradiso a paradiso delle porte blindate

08

Ragazzi, Firenze è vostra. Due parole nei giorni della quarantena

09

Il dipinto della discordia Raffaello: popstar del Rinascimento

10

Virus: uno sguardo in città

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Compiti dalle finestre Opinioni contagiose

12

Turismo a Firenze. Come ripartire dopo la crisi Fuori Binario non si ferma.

13

Trent’anni di struscio fiorentino Taldég, mille gallerie in una app

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L'agenda di Aprile

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La ballata di Sant’Orsola. Intervista a Benedetto Ferrara Contro l'automobile. Intervista ad Andrea Coccia

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Il nuovo universo di Paolo Benvegnù

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Accadde ad aprile

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Odonomastica: Francesco Redi Personaggi fiorentini: La donna della caserma Perotti

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Notizie di cinema. Toscana set Up & Down

21

Riciclare la stoffa in maniera creativa Indovinello fintocolto: è gigante, puzza ed è unico in Italia. Cos’è?

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Libri e libellule I mestieri del libro - Bestiario editoriale Lavignetta

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Frastuoni

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Prossime aperture: Creatività & spesa gourmet per la primavera fiorentina Firenze NoCost: Le favolose 2 e 1/2 San frediano

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Palati Fini: Involtini primavera A tutta birra: Un brindisi con la mascherina

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Oroscopo


Come ogni mese, Lungarno arriva in cittĂ . Questa volta lo fa in modo diverso per restare vicino a tutti in tutta sicurezza, in versione digitale per permetterti di leggerlo come sempre, ma senza uscire di casa. Ma se ami sfogliarlo, abbiamo pensato anche ad una tiratura limitata per permetterti di ricevere gratuitamente la tua copia restando a casa. Visita il nostro sito e scopri come.

Voi restate a casa, noi vi resteremo vicino. #nonsiamodifuori

www.lungarnofirenze.it


LA SERENATA di Matilde Sereni

“Pazienza e tenacia come il volo di un uccello migratore” Già mi faccio discrete pippe mentali a cose normali, figuriamoci adesso! Per tanto tempo ho ostentato la scritta “some things are not important” basandomi sul principio della reale necessità di cosa ci circonda e adesso oscillo tra infondere pace interiore e schizzare per uno sguardo male interpretato. Tra cercare il messaggio da imparare e rendermi conto che non c’è alcun messaggio: chi è già disposto a mettersi in discussione lo farà ancora una volta, chi è abituato a tirare dritto di fronte a tutto e tutti non troverà grandi ostacoli. Eppure, eppure. È già stato detto tutto usando ogni esercizio di stile conosciuto quindi mi soffermerò su un solo aspetto, inerente al prodotto che avete tra le man sotto gli occhi. Le persone. “È la brava gente che tiene in piedi il paese, non dimentichiamolo quando leggiamo le sparate dei giornali”, scriveva Balasso per augurare buon 2020 e oggi più che mai resto della stessa idea. Per la prima volta dalla sua nascita Lungarno non andrà in stampa e vi sarà offerto solo in versione digitale; tanti sono i motivi ma credetemi quando vi scrivo che il primo è il rispetto. Ai ragazzi (passatecela per buona, l’età media suggerirebbe altri termini ma non mettiamo il coltello nella piaga) di Lungarno è stato chiesto di riscrivere testi già pronti, produrne di nuovi e mandare spunti e idee mantenendo lo stile serio, professionale e un po’ cazzone che ci contraddistingue. E capirai! direte voi, e avete ragione, il paese sta affrontando sfide ben più grandi ma ogni situazione va ridimensionata alla realtà a cui appartiene e vi garantisco che dedicare il 200% a una passione quando ti ritrovi in cassa integrazione non è facile. Quindi grazie. A tutti, a tutte le brave persone che stanno mandando avanti questo incredibile, umano, un po’ ipocrita, sicuramente furbino, bellissimo Paese.

EDITORIALE di Jacopo Aiazzi

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Fuoco amico

nche i più disinformati ormai l’hanno capito: gli uomini e le donne del nostro Servizio Sanitario Nazionale stanno combattendo una vera e propria battaglia contro questa epidemia. Senza esclusione di colpi, senza risparmiarsi niente, vincolati da un antichissimo giuramento rischiano la loro vita con turni massacranti e dotazioni inadeguate per metterci tutti in sicurezza. Quello che molti non sanno, però, è che questi uomini e queste donne stanno combattendo un secondo conflitto. Oltre al virus, medici e infermieri hanno i cittadini come nuovi nemici giurati. Sembra un paradosso, ma è semplice fuoco amico. Un’infermiera, a causa del suo lavoro e della possibilità che rimanga infettata, è stata cacciata di casa e subito è partito il tam tam sui social per trovarle una sistemazione vicino all’ospedale fiorentino di Ponte a Niccheri. I supermercati hanno attivato una corsia preferenziale per medici, infermieri e soccorritori volontari per poter saltare la fila e fare la spesa, nel tentativo di risparmiargli snervanti attese dopo turni infiniti. Il risultato: alcuni hanno inveito contro la presunta ingiustizia. «Cara dottoressa, sappia che in questo condominio abitano una neonata di 6 mesi e una signora ultra80enne vedova. Perciò usi le massime precauzioni quando utilizza gli spazi comuni», è il cartello che si è ritrovata appeso al portone del condominio in cui abita un medico di Pisa. Non bastavano gli spietati vicini appollaiati alle finestre e armati di cellulare pronti a denunciare una passeggiata (magari per recarsi in farmacia, al lavoro o a fare la spesa), le urla e le imprecazioni contro i runner per strada, la gioia per la minaccia di utilizzo di celle telefoniche, droni e telecamere cittadine per scongiurare e intervenire sugli assembramenti di persone. Più che un romanzo distopico sta diventando un trattato sulla stupidità. «Sono fatto così», rispose lo scorpione nella famosa storiella dopo aver punto la rana che lo stava trasportando sull’altro versante del lago. Almeno lui alla fine è annegato.

Buona lettura.

IN COPERTINA

THE LOCAL MARKET di Denny Di Pasquantonio

Denny Di Pasquantonio, in arte Denny_saurio, è un illustratore e grafico romano, da qualche anno vive a Firenze dove collabora con vari studi sul territorio. Dopo aver studiato Grafica editoriale a Roma e aver lavorato in alcune agenzie di pubblicità a Varsavia, decide di specializzarsi in Illustrazione seguendo un Master a Valencia, Spagna. Da quel momento ha collaborato con alcuni importanti brand e testate giornalistiche, come Piquadro e Corriere della Sera, oltre ad avere illustrazioni in vendita in vari art shop europei. dennysaurio.com www.behance.net/Dennydipasquantonio

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 83 - Anno IX - Aprile 2020 - Rivista Mensile ISSN 2612-2294

Proprietario: Associazione Culturale Lungarno Editore: Tabloid Soc. Coop. • Firenze • N. ROC 32478 Direttore Responsabile: Jacopo Aiazzi Stampa: Tipografia Baroni e Gori srl • Prato Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell’editore e degli autori. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Lungarno ringrazia Marco Battaglia e la type foundry Zetafonts per aver concesso, rispettivamente, l'utilizzo delle font Queens Pro e Monterchi.

I contenuti di questo numero sono a cura dell’Associazione Culturale Lungarno. Per la loro realizzazione hanno collaborato: Daniele Pasquini, Giacomo Alberto Vieri, Camilla Guidi, Martina Vincenzoni, Michele Baldini, Giulio Garosi, Virginia Landi, Rame13, Raffaella Galamini, Matteo Chiapponi, Daniel C. Meyer, Leonardo Cianfanelli, Riccardo Morandi, Tommaso Ciuffoletti, Marcho, Caterina Liverani, Marianna Piccini, Walter Tripi, Beatrice Tomasi, Carlo Benedetti, Lafabbricadibraccia, Gabriele Giustini, Marco Tangocci, Davide Di Fabrizio, Marta Staulo, Andrea Bertelli, Lulaida, Francesca Arfilli, Denny Di Pasquantonio. Caporedattore: Riccardo Morandi Editor: Arianna Giullori L’Associazione Culturale Lungarno ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per il contributo a sostegno delle attività culturali svolte.


sipario

Dove il Sì suoner�

Firenze candidata a ospitare il futuro Museo della Lin�ua Italiana di Daniele Pasquini Immagine da “Il Museo della lingua italiana”, Mondadori

I

l più celebre romanzo italiano, "I promessi sposi di Manzoni", ebbe una gestazione lunga. C’è l’edizione ventisettana, pubblicata nel 1827 e la quarantana, versione definitiva data alle stampe 13 anni più tardi. Ricordiamo bene cosa successe tra le due versioni: Manzoni giunse in città per risciacquare i panni in Arno e revisionare la lingua dell’opera. Rendendola aderente al dialetto fiorentino e incidendo in modo decisivo nella nascita dell'italiano del neonato Regno d’Italia. È uno degli innumerevoli vanti di Firenze, che non si dispiace mai d’essere un po’ patria di tutto.

IL PROGETTO DEL MUSEO.

Gestazione ancora più lunga l’ha avuta il progetto del Museo della Lingua Italiana. Galeotta fu una mostra degli Uffizi, “Dove il sì suona. Gli italiani e la loro lingua”, organizzata nel 2003 dalla Società Dante Alighieri con la cura di Luca Serianni. Da allora l’idea di realizzare un museo si è presentata più volte, fino a trovare una svolta pochi mesi fa. Ad accendere il dibattito ci ha pensato il linguista Giuseppe Antonelli, con una petizione lanciata a novembre. 4500 firme, con nomi illustri della cultura italiana. Scrive Antonelli: “Quello a cui pensiamo è un grande Museo dinamico e interattivo in cui siano esposti non solo documenti, ma oggetti di vario tipo che possano di volta in volta evocare una

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parola, un’idea, una questione, un’epoca”. Una proposta dettagliata in modo puntuale nel libro “Il museo della lingua italiana” (Mondadori, 2018), in cui l’autore immagina anche l’allestimento: tre piani di visita, per l’italiano antico, moderno e contemporaneo.

LA SVOLTA POLITICA.

Il placet di Giuseppe Conte è arrivato lo scorso 21 gennaio a Palazzo Vecchio: “voglio dare voce all’istanza di un gruppo di studiosi (…) Penso che la sede migliore sia proprio Firenze”. L’8 febbraio è stato sciolto anche il nodo del luogo. Il ministro Franceschini, con Nardella e l’assessore Sacchi, effettuano un sopralluogo in un’ala della ex scuola carabinieri di Santa Maria Novella, a ovest della basilica. È lì che dovrebbe sorgere il futuro museo. Dettagli e logistica non sono noti, per quell’area erano già stati annunciati alcuni progetti: dal social housing alla sede del Gabinetto Vieusseux. Insomma, un luogo strategico, ma dall’identità tutta da definire.

TUTTI D’ACCORDO?

Firenze ha bisogno di un altro museo? Può permetterselo? E poi, sparando un po’ a casaccio, centra il secondo tema: i lavoratori? È critica anche Vera Gheno, sulle pagine di Repubblica. Sociolinguista, autrice di numerosi libri, oggi lavora per Zanichelli: “Io preferirei che si lavorasse per farlo conoscere meglio nella sua vitalità (l’italiano, ndr), nelle sue trasformazioni, nelle sue zone grigie o nei contesti meno blasonati”. C’è quindi un’obiezione concettuale (la lingua è viva, non si può musealizzare) ma anche una di metodo: meno trionfalismo accademico, più sostegno a chi lavora per la divulgazione.

Storia, tempi e dubbi attorno al progetto di Santa Maria Novella

Alla folta schiera di entusiasti si accompagnano alcune sparute voci di dissenso. Non fa più clamore quella di Tomaso Montanari: “Basta con questa retorica assurda della moltiplicazione di musei insensati: assumete finalmente i giovani schiavi che mandano avanti i veri musei, ridotti a palcoscenico del marketing di una politica senza cultura”. Pone due problemi però:

A CHE PUNTO SIAMO.

A marzo era attesa una comunicazione su Santa Maria Novella da parte del Comune, ma l’emergenza sanitaria ha fatto slittare gli annunci a tempi più sereni. Intanto è nato un comitato ufficiale, presieduto da Serianni e a cui partecipa lo stesso Antonelli. Nel team anche i rappresentanti dell’Accademia della Crusca, dei Lincei, della Società Dante Alighieri, dell’associazione per la Storia della Lingua Italiana e dell’Istituto Treccani. Il gruppo di lavoro è incaricato di svilupparne gli aspetti scientifici, tecnici, amministrativi e gestionali. La relazione finale è annunciata entro il 31 maggio 2020, con l’obiettivo dichiarato di realizzare il museo nel 2021, a 700 anni dalla morte di Dante. Come si dice a Firenze? Save the date.


Firenze,

da porta del paradiso a paradiso delle porte blindate diVirginia Landi illustrazione di Rame13

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alla Porta del Paradiso del Battistero alle grandi Porte che circondano la città, Firenze è la culla del Rinascimento che conserva e protegge gran parte del nostro patrimonio artistico e in cui oggi è facile sentir parlare anche di nuove strutture architettoniche. Qualche fioriera in via de’Neri, qualche panchina in via Castello d’Altafronte ed ecco che l’entusiasmo diventa contagioso. Così, dopo varie proposte contro degrado e inciviltà, arriva anche l’opera di bricolage in ferro e plastica il cui risultato è il cancello nero che ora chiude via dell’Ortone. E svanita la poesia, a risollevarsi sono solo proteste e vecchi rancori per coloro che ancora cercano la soluzione. Direttamente da Santo Spirito padre Giuseppe Pagano esprime infatti ammirazione. Il passo per poter proteggere il sagrato della Basilica dal bivacco selvaggio, sembra essere inverosimilmente breve. Ma a una spanna da quella che poteva diventare l’inferriata-realtà la risposta, dopo anni, è nuovamente la solita: no. O almeno non per ora.

“Credo che nel grande tema cittadino delle chiusure di spazi all’aperto contro la delinquenza si debbano fare dei distinguo. Esistono delle porzioni di città dove un cancello ha senso, ma non nei luoghi monumentali e iconici, perché inibiscono il rapporto tra i cittadini, i turisti e gli stessi monumenti che sono patrimonio dell’umanità”. Anche le parole dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi non lasciano spazio a dubbi in fatto di chiusure, pur concedendo ascolto a padre Pagano e impegno nella risoluzione del problema Santo Spirito e delle altre zone che vivono situazioni analoghe. Ogni caso va esaminato singolarmente e con attenzione. Ogni luogo è unico. In tal proposito il Consiglio dell’Ordine degli Architetti avanza una proposta con “Spazi Sospesi”, iniziativa della Fondazione Architetti che presenta progetti analizzati da esperti e cittadini per i cosiddetti non-luoghi. Tra le ipotesi, quella di continuità per il tratto che dalla Fortezza porta alla Stazione come per Laboratorio San Lorenzo, percorso

partecipativo in cui si richiedeva, insieme al recupero del complesso di Sant’Orsola, l’apertura dei giardini del Palazzo dei Congressi per consentire un più facile contatto col quartiere. “Entrambe le proposte si muovono nella certezza che tali aperture contribuiscano a ridurre il degrado dei luoghi e non il contrario, e la presenza dei cittadini è il comune denominatore degli esempi citati. Non si intende privare di valore le legittime lamentele del priore di Santo Spirito cui altre istituzioni devono certamente rispondere con una diversa attenzione agli usi e alle funzioni che gravitano intorno ai luoghi, ma cerchiamo una strada che ci aiuti a innalzare il livello di consapevolezza di chi vive lo spazio pubblico, ricordando che richiede maggiore rispetto proprio perché è di tutti, distinguendo e arginando il vandalismo dall’uso disinvolto e rilassato.” Firenze, da Porta del Paradiso a “paradiso delle porte blindate” senza nemmeno lasciarci la chiave della serratura.

La presenza dei cittadini è il comune denominatore

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Ragazzi, Firenze è vostra

Due parole nei giorni della quarantena di Giacomo Alberto Vieri

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crivere oggi che tutto è chiuso, vuoto e vortice, non è affar semplice. Spero che almeno quando leggerete questo articolo brulicheranno di nuovo le piazze, i parchi, e ci sarà meno odore di antibatterico nell'aria. Spero che i ragazzi saranno tornati in classe, a prendere in giro il professore di turno, a fare tik-tok nei bagni del liceo, ad annoiarsi durante una spiegazione di fisica, a guardare fuori dalle finestre di un istituto di periferia sperando che il tempo passi in fretta e potranno diventare presto calciatori, o avvocati, o cantanti trap o fotomodelle. Io spero davvero che tornino a volare desideri scalmanati, fuori dalle file e dai metri di distanza obbligatori. Qualche settimana fa, in un clima già incerto di timori e contagi, si è svolto il pomeriggio conclusivo di Secondi a nessuno, un progetto che ha l'obiettivo di fornire maggiori strumenti di partecipazione ai giovani che sono già attivi nel territorio fiorentino, elaborando strategie e buone pratiche per l'attivismo e il confronto, sperimentando nuove forme di espressione, di linguaggio e advocacy, con un'attenzione particolare ai giovani con background migratorio.

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Promosso da Cospe, Moca, e sostenuto da Regione Toscana (ai tavoli di discussione hanno infatti partecipato vari assessori dell'area metropolitana fiorentina), Secondi a Nessuno si è concentrato soprattutto sui temi dell'intercultura (come si comunica la propria identità ai tempi dell'Era dell'E? Come si spiega un concetto come “cittadinanza”, o come ci si approccia al diritto di voto?) e degli spazi di partecipazione. Proprio riguardo alla necessità di luoghi e di relazioni, guardando anche a esempi fortunati come quello bolognese di “Piazza dei colori” che ha recuperato aree in disuso della periferia per riqualificare nuovi spazi ai bisogni giovanili, merita raccontare l'incredibile lavoro di “Bella Presenza”, nel quartiere 4 dell'Isolotto. Articolato intorno al polo culturale della biblioteCaNova, coordinato in Toscana da Progetto Arcobaleno Onlus in partnership con Oxfam Italia, il progetto nazionale ha coinvolto gli istituiti comprensivi Oltrarno  e  Montagnola Gramsci, l’Istituto Tecnico Marco Polo e numerose altre

realtà locali, per un totale di più di 600 studenti. Bella Presenza lavora per costruire presidi educativi utili a combattere la dispersione scolastica e la povertà educativa, organizzando laboratori e rassegne teatrali, corsi ed eventi di sensibilizzazione sui temi dell’intercultura, dell’integrazione, della parità di genere, dell’impatto del cambiamento climatico o dell'uso proprio degli spazi pubblici. Insomma ragazzi, Firenze è vostra! Anche se adesso al tempo di queste parole, ancora non si può uscire. Anche se i virus sono molti, nascosti dentro un nome solo. Anche se non vi sembra, comunque è vostra, in latitudine e altitudine. Espandetevi quanto volete, portate “Novoli a Fiesole” (dall'idea di un progetto per l'organizzazione di iniziative conviviali e di studio discussa durante il pomeriggio di Secondi a Nessuno) e viceversa. Correte su pareti colorate, come quelle dipinte da Nico Lopez Bruchi e Umberto Staila proprio all'Istituto Marco Polo. Ora più che mai, diceva Lui (Antonio Gramsci, ndr): “Abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo”.

Io spero davvero che tornino a volare desideri scalmanati, fuori dalle file e dai metri di distanza obbligatori.


sipario

Il dipinto della discordia

di Camilla Guidi

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i è parlato molto della polemica riguardo il prestito di un’opera di Raffaello da parte degli Uffizi alla mostra che a Roma ne celebra il cinquecentenario. Si è parlato della dimissione in blocco del comitato scientifico del museo fiorentino e della replica seccata del suo direttore. Diversamente, ed è un peccato, si è parlato poco dell’opera in questione, il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi. Lo splendido dipinto, realizzato da Raffaello nel 1518, fu inviato a Firenze da parte del pontefice come dono in occasione del matrimonio del nipote Lorenzo di Piero con la nobildonna francese Madeleine de La Tour d’Auvergne (dalla cui unione nascerà la futura regina di Francia Caterina de’ Medici). Leone X, figlio del grande Lorenzo il Magnifico, quando fu eletto pontefice nel 1513 fu acclamato come iniziatore di una nuova era di pace e in effetti fu un papa colto e raffinato che amò circondarsi di artisti e poeti e contribuì ad arricchire il clima culturale della città di Roma. Il dipinto in questione – ottimo esempio per comprendere la funzionalità delle committenze artistiche nella creazione del consenso e nella diffusione di messaggi politici – raffigura il pontefice insieme ai due nipoti cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Ros-

si (aggiunti in un secondo momento e forse attribuibili in parte alla mano di Giulio Romano) e proprio in virtù di questa triade diviene strumento di esaltazione dinastica del casato mediceo. Le tre figure sono rappresentate in un tipico ambiente rinascimentale e in un trionfo di materiali preziosi e splendenti oggetti dorati: particolarmente sontuosa e pregiata la veste del papa, dal morbido velluto al meraviglioso damascato bordati di pelliccia. La luce entra nella stanza da una finestra in alto a destra che vediamo riflessa nel magnifico pomello della seggiola papale che superbamente rispecchia l’intero ambiente circostante e che è forse esso stesso un’allusione al soggetto araldico della palla medicea. Splendido anche il campanello da camera cesellato (forse davvero esistito e disegnato dallo stesso Raffaello) così come gli altri oggetti nelle mani del pontefice: nella sinistra una lente, come richiamo alla sua caratteristica miopia, e nella destra un prezioso codice miniato. Il dipinto giunse a Firenze nel 1518 e lasciò la città solamente tra il 1799 e il 1816, quando fu preda delle campagne napoleoniche. Oltre a essere uno dei capolavori di Raffaello per qualità e perizia tecnica, è una straordinaria opera di esaltazione della famiglia Medici e di quel Papa Leone X che salvò la vita a Machiavelli e incaricò Raffaello di disegnare i più importanti edifici della Roma imperiale, atto fondamentale e fondante per la nascita del concetto di tutela e di conservazione del patrimonio culturale.

Una straordinaria opera di esaltazione della famiglia Medici

Raffaello: pop star del Rinascimento di Martina Vincenzoni

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iglio d’arte, impara i trucchi del mestiere dal padre, esordisce a 17 anni e diventa l'idolo della sua città d’adozione: potrebbe essere la descrizione di Leo Gassman e invece parliamo di Raffaello. Muore a 37 anni, ma solo perché il club dei 27 ancora non esisteva: una vera e propria pop star che è riuscita a trovarsi il suo pubblico in una Firenze che offriva la concorrenza di Leonardo e Michelangelo. Tra 1504 e 1508 tutti lo vogliono; lui si tiene lontano da complesse e snervanti commissioni pubbliche (che lascia all’ombroso Buonarroti) e diventa il ritrattista più acclamato. Tutte le famiglie che intendono rappresentare il proprio status symbol passano dal suo pennello di pubblicitario ante litteram. Tante anche le donne ritratte e amate, di ogni fattezza e rango. La sua fama è tale che nell’Ottocento nasce una vera e propria moda nel dipingere scene di disperazione alla sua morte. Quest'anno è il cinquecentenario dalla sua morte: peccato solo aver perso il firma-copie da Feltrinelli Red.

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Virus

Uno sguardo in città di Michele Baldini foto di Giulio Garosi

È venerdì sera, Centro Storico, l'inizio. “Salve, quattro posti”. “Prego, dove volete!”. Due coppie, ordiniamo due bianchi, un rosso e un'aranciata a distanza di sicurezza. Ci sforziamo di non parlare della follia e del periodo, del clima ostile che aleggia. Arrivano i drink, con un vassoio di crostini “omaggio della casa; […] e se non c'ammazza il virus c'ammazza la crisi! […] Lunedì abbiamo incassato 5 euro! 2.500 l'affitto, i fornitori, il commercialista, i dipendenti!”. Oltrarno, la musica cambia ma solo per pochi giorni: non si vive(va) di soli turisti. Dopo il Decreto Conte cala il sipario. Al bar qui sotto la titolare di un'azienda vinicola in Chianti. si disperava perché i bancali invenduti di vino rappresentano ormai quello che solo un mese fa poteva essere il raviolo al vapore per un cinese. E gli AirBnB? Stop alle prenotazioni.

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L'appello è di ospitare infermieri, gli host saranno – si annuncia – rimborsati. Zona Rossa, le abituali corse mattutine diventano un atto di ribellione. Le strade, semivuote, sono punteggiate da chi va a fare la spesa o a portare il cane fuori, o di noi runner: sguardi complici, lieve senso di colpa: “si può o no?”. Le pattuglie (per ora) osservano. Alle finestre, coi giorni, compaiono bandiere, scritte “ce la faremo”, il lavagnone a led su Via del Gelsomino promuove “#iorestoacasa”. Sotto è appeso un foglio “A VILLA TOLOMEI C'È IL CONTAGIO!!!”, chi è lo s**@ X£o? Ho un conoscente in chemio, un altro immunodepresso, il primo colpo di tosse è la morte che bussa alla porta prima di sfondarla, penso a loro.

“Un comportamento responsabile di tutti serve anche a garantire i posti liberi nei presidi ospedalieri per i malati cronici” ci rivela una fonte ufficiale. I direttori delle ASL ricordano di donare sangue (flessione del 10-15%). Nel frattempo la Regione Toscana ha dato il via alla sperimentazione del Tocilizumab, farmaco originariamente dedicato ai malati di artrite reumatoide, messo a disposizione 3 milioni di euro per servizio spesa a domicilio per anziani fragili e 22 ospedali Covid e reparti per 2/3000 posti, per voce del Governatore Rossi.

Le abituali corse mattutine diventano un atto di ribellione

Anche la Fondazione CRFI ha deciso di erogare 3.200.000 euro per l'emergenza. I dati del contagio li seguiamo tutti, compulsivi, grafici e fogli excel compresi.


COMPITI ALLE FINESTRE di Martina Vincenzoni

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olevo recuperare i compiti nel cassetto l'indomani del primo decreto. La custode me li ha dovuti gettare dalla finestra. Ho cercato di orientarmi nelle piattaforme online per la didattica a distanza, praticamente improvvisando. Ma il virus si era già manifestato nel mondo della scuola in altre forme, con il calo di presenze di studenti cinesi, allarmati da atti di bullismo, potenziali o meno. Il territorio offre da tempo esempi virtuosi di lotta alla discriminazione: come il Convitto Cicognini di Prato. Roberto Pecorale da sette anni coordina la sezione in lingua e cultura cinese: “il nostro è un lavoro quotidiano di sperimentazione; i nostri piani di studio ci permettono di assegnare agli studenti cinesi ruoli di tutor nell’educazione tra pari”. Poi l’ITT Marco Polo, guidato dal carismatico Dirigente Ludovico Arte: “la scuola ha il compito di mantenere il senso della normalità, delle relazioni e della comunità”. Si insegna gratuitamente l’italiano agli immigrati: “una scelta culturale, politica, in direzione della cura della persona”.

Il virus si era già manifestato nel mondo della scuola in altre forme

OPINIONI CONTAGIOSE di Michele Baldini

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industria e il mercato della musica sono cambiati radicalmente e di pari passo negli ultimi anni anche i social e i giornali si sono ammalati. Tutto è possibile. La Verità è un oscuro oggetto del desiderio. Semplice e pura, poco a che fare con il genere umano, complicato e corruttibile. Cos'è COVID-19? Esiste? Lo sapremo mai? Cambierà un'epoca? Per contrastare l'epidemia, riprenderci ed esprimersi occorrerà tempo. Eppure ognuno dice la sua, me compreso. Non ci sono altri argomenti: virus. e faidaté, buoni consigli, vanità, in attesa di un “dopo”. Spero almeno che coinciderà con più gusto e più igiene personale: ne dubito. Al corso HACCP ho imparato la differenza tra rischio e pericolo: il pericolo è l'avvertimento di una potenziale causa di danno, il rischio è l'esposizione al pericolo stesso. Poi ci sono i gradi e le responsabilità e possiamo scegliere. Tra morire di fame e di virus scelgo la seconda, tra morire di noia e morire solo, la prima.

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Turismo a Firenze

Come ripartire dopo la crisi di Raffaella Galamini foto di PapaPiper (Flickr CC)

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zzerato dall’emergenza Coronavirus il turismo a Firenze deve ripartire quanto prima. L’indagine realizzata da Travel Appeal e presentata a fine febbraio in Palazzo Vecchio offre spunti interessanti al Comune di Firenze e in generale a tutti gli operatori su dove e come agire. L’analisi ha valutato la percezione e l’identità online della destinazione Firenze. Una meta turistica ad alto gradimento (nell’88% dei casi) come testimoniano i due milioni di recensioni web ottenute nell’arco di un anno. Due terzi dei contenuti provengono da stranieri e in particolare da francesi, spagnoli e inglesi che sono i primi tre mercati dal punto di vista online. Commenti e recensioni, che

sono stati analizzati attraverso un sistema di Intelligenza Artificiale, restituiscono l’identikit del turista che arriva in città e cosa è motivo d’interesse e soddisfazione nel suo soggiorno. Dalla ricerca emerge una città ricca di punti di interesse, ne sono stati censiti 4.621. Amatissima dalle coppie, che rappresentano la metà dei visitatori, dalle famiglie con bambini e da chi apprezza Firenze per l’artigianato e le sue botteghe. Proprio il sentiment, cioè la soddisfazione per iniziative e servizi rivolti ai bambini indicano margini di miglioramento. Firenze non viene ad oggi percepita come una meta per famiglie e le attività per i più piccoli ancora stentano a tro-

vare la loro dimensione sui social. Stesso discorso per il mondo dell’artigianato che a oggi è di certo una componente identitaria della destinazione ma non sfrutta il suo potenziale di attrattore turistico. Di solito viene scoperto in loco dai turisti durante le visite ai musei e ai monumenti. Una più che piacevole scoperta visto che, a sentire i commenti sul web, questa esperienza viene giudicata “memorabile e positiva”. Un input in più per lavorare a una Firenze a misura di baby turista e attenta a valorizzare - attraverso percorsi turistici - le botteghe artigiane.

Attività per i bambini e le famiglie, il potenziale delle botteghe artigiane

FUORI BINARIO NON SI FERMA di Daniel C. Meyer

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e c’è una rivista che davvero può essere considerata fuori dal coro, questa è Fuori Binario. A cominciare dalla sua nascita: il magazine fu fondato infatti nel 1994 dalla volontà di alcuni ospiti dell’Albergo Popolare e di alcuni operatori che diedero vita all’associazione “Periferie al Centro” e a questa rivista militante, auto-prodotta, auto-finanziata e diversa da tutte: nel bene e nel male, perché quando si parla di questo magazine non ci sono mai mezze misure. A cominciare dalla distribuzione: non la si trova infatti in edicola, nelle biblioteche, o nei locali, ma viene distribuita per strada da Francesco, Mariella, Marzio, Raffaele, Teodor, Steluza, Ion, Stefan, Ionita, Cezar e tanti altri “strilloni” un po’ particolari, perché ognuno di loro ha una storia speciale da raccontare. Spesso si tratta infatti di senza dimora o persone che vivono in stato di indigenza, che hanno deciso di rimboccarsi le maniche e di reagire positivamente alla loro situazione: loro stessi pagano 70 centesimi a copia, e poi richiedono un’offerta libera, trattenendo la differenza. Da più di 25 anni la rivista racconta storie di lotta sociale e di emarginazione, con uno stile tutto suo; ma, anche con i suoi 350 abbonati (certificati da Wikipedia), non è facile per una rivista indipendente sopravvivere così a lungo, e anche Fuori Binario ha attraversato i suoi momenti difficili. L’ultimo proprio nel febbraio di quest’anno, quando sul web è rimbalzato un appello a sostenere la rivista, alle prese con un periodo di seria crisi finanziaria. Un allarme che per fortuna sembra rientrato, come racconta oggi il caporedattore Roberto Pelozzi: “Abbiamo attraversato un momento di seria difficoltà, è vero, ma per fortuna siamo riusciti ad appianare la situazione e oggi possiamo essere un po’ più ottimisti, anche se continuiamo ad avere bisogno dell’aiuto dei nostri sostenitori. Con una certezza: finché continueremo a uscire saremo sempre indipendenti, autogestiti e autofinanziati”.

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Trent’anni di struscio fiorentino di Matteo Chiapponi foto di Gabriella Bazzani

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i incontriamo in un bar del quartiere Gavinana. Parliamo a distanza come da protocollo. Franco Ciarleglio, l’inventore trent’anni or sono dello Struscio Fiorentino, non è minimamente scalfito da queste tristi contingenze. Non è incoscienza la sua, ma consapevolezza che verranno tempi migliori. Così cominciamo a parlare dello Struscio, termine che ora suona quasi come una diserzione rispetto ai protocolli. Disertiamo allora, almeno con la mente. Quest’anno sono in programma i festeggiamenti per il trentennale; lo Struscio Fiorentino infatti nasce nel 1990 quando Franco, decide di mettere in pratica la sua passione per Firenze facendo da “cicerone” ai colleghi catturati dalla sua innata capacità di intrattenerli con i suoi aneddoti. Il nome “Struscio fiorentino”, mi spiega, vuole proprio evocare le strade del centro, spesso piene di gente, nelle quali queste passeggiate si svolgono. Adesso Franco è in pensione, ha scritto numerosi e fortunati libri su Firenze e la sua passione è intatta.

Mi illustra i suoi progetti con l’entusiasmo di un ragazzino. Il 5 aprile, restrizioni permettendo, ci sarà la quinta passeggiata (già perché ne fa solo cinque in due diversi periodi dell’anno; va bene la passione ma lo Struscio stanca e Franco non lo vuol far diventare un lavoro): l’itinerario si snoderà lungo i confini con la partecipazione di un ospite speciale, Luciano Artusi, che terrà una discussione pubblica con Franco Ciarleglio sull’autenticità di una “porta del morto”, quella porticina di origini etrusche che in antichità serviva a trasportare il defunto fuori dalla sua abitazione e che il resto del tempo rimaneva sbarrata. A Firenze non ce ne sono, o forse sì. Durante le passeggiate è obbligatorio darsi del tu, l’atmosfera è quella dell’allegra brigata, si scopre Firenze con i suoi mille aneddoti, i suoi mille segreti e quando chiedo a Franco quali sono i suoi preferiti lui non ha dubbi e con un espressione di meraviglia mi risponde: “Le storie d’amore!”. Ne abbiamo dannatamente bisogno.

Le storiche passeggiate nei quartieri fiorentini fanno cifra tonda

Info su Facebook LO STRUSCIO FIORENTINO Oppure mail a francociarleglio@hotmail.it

TALDÉG

Mille gallerie in una app di Virginia Landi

I I locali che aderiscono al progetto diventano delle vere e proprie gallerie di esposizione

mmagina di essere seduto al ristorante o nel tuo locale preferito, in una boutique o in un hotel in vacanza. Immagina di guardarti intorno e di vedere uno spazio che è qualcosa di più del luogo in cui ti trovi. L’ambiente è allestito con cura, è colorato, elegante, talvolta provocatorio o un po’ minimal, le pareti sono decorate con quadri e disegni che hanno accanto un piccolo QR code. Bene, ora puoi smettere di immaginare, perché se già non lo hai notato in giro, a Firenze questo è diventato realtà, si chiama Taldég, che in dialetto emiliano significa “te lo dico io”, ed è la nuova applicazione per cellulari che promuove arte e artisti indipendenti, facendo dei locali che aderiscono al progetto delle vere e proprie gallerie di esposizione. Nata a Bologna nel 2017 per generare un flusso che parli di un’arte democratica e accessibile a tutti è arrivata in città a gennaio 2020, creando da subito un vivace circolo virtuoso tra artisti, attività commerciali e amanti dell’arte.

Scaricando l’applicazione si potrà infatti scannerizzare il QR code relativo all’opera che ti ha incuriosito e accedere alla scheda descrittiva, al profilo dell’artista e al suo prezzo. Se è stato amore a prima vista potrai acquistare il pezzo direttamente e portarlo via con te, fartelo spedire o accordarti con l’autore tramite la piattaforma, magari scoprendo altri articoli e dettagli. Se invece sei un artista o hai un’attività commerciale, basterà creare gratuitamente il tuo profilo, caricare alcune foto e candidarti per incontrare le migliori realtà della città in soli pochi step. Oggi ci sono tanti artisti di talento e pochi spazi per poterli conoscere ma unendo tecnologia e creatività si possono stabilire punti di incontro che si traducono in perfect match. Dall’idea delle founder Silvia Rigo e Francesca Fumana condividere diventa più semplice, ci pensa Taldég. Dove trovarla a Firenze: Ditta Artigianale, Bulli e Balene, Babae, Dalla Lola, Amblé.

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L’agenda di aprile Da sempre noi di Lungarno, con la nostra agenda, abbiamo voluto dare voce ai moltissimi eventi che ogni mese sono organizzati dalle centinaia di operatori culturali della città, siano essi enti pubblici che semplici appassionati. Nel momento in cui pubblichiamo questo numero, il mondo dello spettacolo e della cultura è obbligatoriamente fermo, e anche se per ora non sappiamo quando tutto questo finirà, la nostra speranza è quella di riappropriarci della nostra cultura il prima possibile. Per questo abbiamo pensato ad un breve elenco interattivo, per permettervi di restare aggiornati sugli sviluppi, le iniziative che alcuni continuano a realizzare o, (magari) le riaperture di alcune delle realtà culturali che rendono viva la nostra città.

Musica

Teatri

Arte

› Auditorium Flog

› Teatro della Pergola

› Galleria degli Uffizi

› GLUE Alternative Concept Space

› Teatro Cantiere Florida

› Museo Novecento

› Il Progresso

› Teatro Puccini

› Palazzo Strozzi

› Combo Firenze

› Teatro Studio Krypton

› Palazzo Medici Riccardi

› NOF

› Teatro Verdi Firenze

› Museo Galileo

› A.S. Aurora

› Teatro di Rifredi

› Istitut franÇais

› Cycle~

› Teatro Niccolini

› Galleria Frittelli

› Volume Firenze

› Teatro Le Laudi

› Exibart.com

› Sala Vanni

› Teatro di Cestello

› Tenax

› Teatro del Romito

Eventi

› Tasso Hostel Florence

› Teatro Lumière Firenze

› Jazz Club Firenze

› Teatro Reims Firenze

› Cpa Firenze Sud

› Teatro Politeama Pratese

› Circo-lo Teatro del Sale

› Teatro Dante Carlo Monni

› Csa nEXt Emerson

› Teatri d’Imbarco - Teatro delle

› Amici della Musica Firenze

Spiagge

› Manifattura Tabacchi › Le Nozze di Figaro › Le Murate - Caffè Letterario Firenze › Villa Bardini › IED Firenze › La città dei lettori

› Opera di Firenze

› Teatro della Toscana

› BUH circolo culturale urbano

› Toscana Musiche

Cinema

› Biblioteche fiorentine

› Teatro TuscanyHall › Mandela Forum › Viper Theatre › Stazione Leopolda › Fortezza da Basso › Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

illustrazione di Duccio "dootcho" Formiconi

› Cinema Odeon › Cinema Fondazione Stensen › Cinema Fiorella › Cinema Il Portico › Spazio Alfieri › Cinema La Compagnia › Cinema di Castello


CONTRO L'AUTOMOBILE

Intervista ad Andrea Coccia di Michele Baldini

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La ballata di Sant’Orsola Intervista a Benedetto Ferrara di Matteo Chiapponi foto di Benedetto Ferrara

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enedetto Ferrara ci racconta tutto sul suo primo romanzo e ci svela il suo progetto futuro. Ti aspettavi questo riscontro dai lettori al primo tentativo? “Sono contento perché ci ho messo tanto di me stesso e il pubblico ha apprezzato. La cosa che mi dà più soddisfazione è che ci sono lettori che mi dicono 'mi sono divertito tanto' e altri che mi dicono 'mi sono commosso tanto'”. Perché proprio Sant’Orsola? “A Sant’Orsola ci sono entrato da bambino, era il centro sfrattati dove abitava una mia compagna delle scuole elementari ed è rimasto l’unico grande 'buco nero' del centro storico fiorentino. Rappresentava una sorta di favela, un mondo distante dal mio e dal quale ho imparato ad ascoltare”. Parlaci dei personaggi bizzarri che popolavano il circolino davanti Sant’Orsola. “La maggior parte sono realmente esistiti. Lavorando da ragazzo come barista al circolo entravo in contatto con persone di vario tipo, dal politico al pappone, dall’alco-

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lizzato al campione di biliardo, al poeta. Era un’umanità che con i suoi lampi di saggezza sapeva insegnare. Ed io a questa umanità sono grato”. E Pierabdul? “Lui è frutto della mia immaginazione. A lui voglio bene perché mi ha permesso di dare quel lato surreale che ho sempre amato negli autori con i quali sono cresciuto”. La musica è centrale nel ritmo del racconto... Sbaglio? “È vero, è la mia passione da sempre. Avendo poi studiato sceneggiatura da ragazzo penso a ciò che sto raccontando in chiave cinematografica. Ogni scena ha una sua colonna sonora. A volte però ci deve essere silenzio. Sarebbe bello scrivere il silenzio, qualcuno più bravo di me ci è pure riuscito…”. Nel numero di marzo abbiamo promosso l’istituzione di una “Giornata della musica di strada”. Tu come la vedresti? “La musica è la vita di una città. Se organizzata bene può essere interessante a patto di non cadere nel cliché inserendola nel contesto della Firenze turistica”. Progetti futuri? “Quando convivi per mesi, anni con i tuoi personaggi poi ti mancano, non li puoi abbandonare”.

ndrea Coccia è un giornalista freelance e tra i fondatori di Slow News. Collabora con Linkiesta e proprio a marzo è uscito un suo volumetto per Eris Edizioni dal titolo Contro l'automobile. La presentazione era in programma ad aprile, ma tutto è sospeso. Chi meglio di te può darmi una prospettiva originale a questo particolare momento? “La mia sensazione è che questa epidemia non sia lo Tsunami, quanto piuttosto il mare che si ritrae prima dell'onda e che quella sarà il vero disastro. La crisi economica e industriale che vivremo rischia di sconvolgere l'intera società consumista”. Così come saturo è il mercato a quattro ruote. “Per quanto riguarda le auto, che di questa società sono il simbolo e il cuore, questa crisi travolge un settore già in difficoltà da decenni, che quest'anno ha già perso cifre allucinanti, che sta in piedi grazie agli aiuti di stato, che non ha prospettive di ripresa e che aveva già raggiunto il picco e saturato il mercato. Ci sono circa 1 miliardo di auto in circolazione. Una quantità che è pari a quella delle auto prodotte negli ultimi 15 anni. Ne siamo invasi, tanto che la storica promessa di libertà e di autonomia su cui i produttori hanno basato quella che io definisco una inception sta rivelando tutta la sua falsità: se tutti hanno la macchina nessuno si muove più. E infatti per la maggior parte del tempo saliamo su una cosa progettata per andare veloce, lontano, in tanti e per trasportare pesi, ma ci andiamo lenti, vicino, da soli e spostando la nostra borsa con computer”. E chi non ne può fare a meno allora? “È vero, oggi è impossibile per chi non vive in città fare senza. Ma è successo perché abbiamo accettato di legarci mani e piedi a qualcosa che non controlliamo e che ci ha resi dipendenti, come una droga: non sappiamo più ripararle, non ne produciamo il carburante, ormai non le possediamo nemmeno più realmente, visto che con il leasing sempre più diffuso ci abboniamo alla macchina come ci abboniamo a Netflix”. Lentezza contro accelerazione, da che parte stare? “Non è una sfida tra lentezza e accelerazione, ma tra crescita infinita ed esponenziale ed equilibrio e non è una questione di scelta, perché la crescita esponenziale è un'illusione, non esiste nell'universo. La natura funziona o per ascese e declini, o per bilanciamento. Abbiamo scommesso sul primo modello, ma dobbiamo prepararci al declino”.


Il nuovo universo di Paolo Benvegnù di Leonardo Cianfanelli

foto di Claudia Cataldi/The Factory Prd

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a sempre legato a Firenze e manifesto di un cantautorato italiano di qualità, Paolo Benvegnù è da poco tornato con "Dell’odio dell’innocenza", un nuovo album per Blackcandy Produzioni che continua il suo cammino solista iniziato dieci anni fa con quel piccolo/grande capolavoro chiamato “Piccoli fragilissimi film”, uscito dopo lo scioglimento degli indimenticabili Scisma. Lo abbiamo raggiunto in una domenica casalinga per levarci qualche curiosità: C'è una misteriosa e curiosa leggenda intorno al tuo nuovo album. Ce la vuoi raccontare? "Vivo ormai da un po' di tempo più realtà contemporaneamente, non da iper-uomo ma da ipo-uomo, nel senso che non riesco a staccarmi da un'esistenza o da un'altra, dall'immaginazione che mi porta verso un'altra esistenza. In una di queste esistenze che ho vissuto contemporaneamente ho scritto un disco insieme ai miei compagni. In un'altra, che è quella che mi ricordo meglio, mi è arrivata una busta anonima a me indirizzata, con dentro un CD masterizzato di dieci pezzi chitarra/voce e uno strumentale. Sul disco c'era la dicitura “Dell'odio dell'innocenza” e, dopo aver ascoltato il disco, ho chiesto ai miei compagni se fossero interessati a sfruttare quest'idea. Loro si sono convinti che si

trattava di una scrittura bella - anche se verbosa - e abbiamo deciso di rifare quel disco insieme". Un disco di cambiamenti (etichetta, booking), dove le canzoni tornano a una veste essenziale e minimale. Perché queste scelte? "Il vero cambiamento è stato tornare finalmente ad avere la fiducia delle persone con cui ho lavorato e lavoro ancora oggi. Tutto è continuamente in cambiamento, la realtà è assolutamente dinamica. Io sono stato per l'ennesima volta fortunato ad avere il privilegio di lavorare con dei compagni meravigliosi e con i ragazzi di Blackcandy, che sono stati molto accoglienti e fiduciosi. Quando senti fiducia, normalmente dai il massimo e cerchi di far il possibile per ripagarla: questo è quello che è successo". In tutti questi anni di carriera hai attraversato un ponte virtuale di eventi verso qualcosa che difficilmente volge la testa al passato. Cosa ne pensi dell'attuale scena musicale italiana? Nostalgia o senso di appartenenza? "Sinceramente non mi sento di avere senso di appartenenza verso nulla, cerco di staccarmi il più possibile, non considerandola una debolezza. Un senso di appartenenza verso i tramonti, l'alba, gli esseri umani, gli alberi,

è una cosa che tutti hanno. Le cose che gli uomini fanno, invece, sono piccole e fallibili, nel mio caso ancor di più (ride). Cerco di non avere alcuna nostalgia, né senso di appartenenza. Tutte le cose che nel tempo ho scritto con i miei compagni hanno un loro colore e, rivedendole un giorno, quando tutto sarà finito e scomparso, potranno sembrare un gioco articolato e pensato in maniera assolutamente pertinente... ma potrebbe anche non essere così". Ti conosciamo da sempre come un'artista con una sensibilità unica. Come stai vivendo queste giornate così surreali? "Questi giorni sono dolenti per me, perché sento la sofferenza di chi muore da solo. Questa sofferenza la sento da lontano come la sentivo prima che succedesse tutto questo, quando accadeva agli alberi o agli animali. È un mondo dolente e bisogna rendersene conto, per quanto noi stiamo cercando da almeno cento anni di abbandonare il dolore, che fa parte della vita. In questo esatto istante, la cosa che vorrei fare è essere utile a qualcuno, ma forse sono utile se sto zitto e mi concentro sul dolore degli altri, cercando in una maniera o nell'altra di fare in modo che i miei pensieri, insieme a quelli di tante persone, possano lenire anche minimamente questa sofferenza".

"Dell’odio dell’innocenza", tra un'esistenza e l'altra

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ACCADDE ad APRILE di Riccardo Morandi e Virginia Landi

APPLE VS MICROSOFT. 1 APRILE 1976 VS 4 APRILE 1975 Non potevamo fare due boxini distinti, perdonateci l’errore, visto che celebriamo l’aprile che è arrivato. Le guerre (in senso lato) che piacciono a noi, popolo della rete di ora o popolo dei bar che fu, son queste. Prima era Beatles contro Rolling Stones, poi è stato Brasile contro Argentina, e lasciamo stare i duelli di Coppi e Bartali. Stavolta parliamo del mese che ha visto nascere due delle potenze con cui tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo avuto a che fare. Microsoft e Apple: un contendersi continuo di post sui social, schierati fino a pochi anni fa sul pro o contro l’uno o l’altro, con l’outsider dello spippolone informatico, categoria pericolosissima, che invitava e guardava verso l’open source che a tanti piace, ma che in pochi usano. Questo mese è stato in sostanza il mese che ha battezzato qualunque cosa voi facciate con davanti una tastiera. Questo mese è il mese della Pasqua e del “pesce di”, ma rimane comunque il mese di alcuni ragazzi che in qualche garage si inventarono qualcosa che passò alla storia. Con la buona pace delle questioni sulle icone, sulla gestione profili utenti e periferiche. Enjoy!

LA PRIMA TELEFONATA CELLULARE - 3 APRILE 1973 The dark side on the moon era uscito da qualche giorno, The Goodfather era il film del momento. Certo che non si pensava che nel giorno di San Riccardo, a New York, un signore ben vestito facesse la prima dimostrazione di qualcosa che avrebbe cambiato, decenni dopo, la vita di tutti noi. Si chiama Martin Cooper, questo signore di 92 anni, che nel 1973, fresco di laurea in Ingegneria volle tentare un esperimento mai fatto davanti a tutti: telefonare senza fili. Esperimento interessante, non propriamente facile visto che il suo apparecchio si chiamava Dyna-Tac, pesava 1,5 kg e aveva una batteria che durava 30 minuti, ma che impiegava 10 ore a ricaricarsi. Ma così fu, in quella mattina di un mercoledì abbastanza freddo per le medie stagionali. La prima reazione di curiosità dei media fu susseguita da studi più mirati che videro in quella dimostrazione l’inizio di un’era, quella della comunicazione senza fili per tutti, in ogni dove. Martin era un fan di Star Trek, e pensò al Capitano Kirk in quella mattina. Bravo o no?

YURI GAGARIN - 12 APRILE 1961 Yuri è stato il primo dei pochi esseri umani eletti a vedere il nostro pianeta dall’alto. “Vedo la Terra. È blu”: queste le sue parole pronunciate dall’interno di un modulo che oggi sembrerebbe più vicino ad una lavatrice che a una capsula spaziale, il 12 aprile 1961. Parole che adesso sembrano lontane, visto che tendiamo a occuparci più delle questioni terrestri che dei sogni spaziali. Parole che in ogni caso contraddistingueranno per decenni quella che è stata chiamata la “corsa allo spazio”. Parole che secondo noi dovrebbero essere più forti e potenti di qualunque riflessione sul nostro essere, che dovrebbero essere pensate e ripetuti da tutti. L’uomo che vede casa propria dall’alto, da un punto di vista che nessun altro aveva mai, prima di allora, visto. Elevarsi e guardare tutto quello che siamo da un punto di vista diverso: questa è la sintesi delle missioni spaziali, negli anni sono avamposti di pace mondiale (ricordiamo le missioni Mir, in anni di guerra fredda), che hanno creato culturalmente un’identità talmente forte da non potere essere spazzata via nel nostro essere cittadini del mondo. Questo è stato Yuri, questa è l’umanità.

IL PICCOLO PRINCIPE - APRILE 1943 “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Molti di voi avranno già indovinato di chi stiamo parlando, probabilmente anche la pagina esatta. Ma forse non tutti sanno che Il Piccolo Principe, venne pubblicato per la prima volta il 6 aprile del 1943 a New York e solo nel 1945 in Francia, patria del suo autore. L’intramontabile racconto di Antoine de Saint-Exupéry, che affronta i temi di amicizia, amore e senso della vita con una semplicità disarmante è una tra le prime letture proposte ai bambini. Ammetto di aver provato anche un po’ d’ansia nel leggere questo piccolo libro dalle sfumature giallo limone ma di non averne mai dimenticato le parole. Non a caso il racconto è dedicato a un amico dell’autore, più precisamente a quando era bambino. La dedica comincia infatti con: “A Léon Werth” ma si conclude con una precisazione: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.) Perciò correggo la mia dedica: ‘A Leone Werth quando era un bambino’.

TWIN PEAKS - APRILE 1990 Era l’8 aprile del 1990 quando sul canale statunitense ABC viene trasmesso il primo episodio di Twin Peaks, la serie tv ideata dai registi David Lynch e Mark Frost che tenne gli spettatori incollati al televisore per ben 2 stagioni e 30 episodi. In Italia si dovette attendere il gennaio del 1991 per scoprire “Chi ha ucciso Lara Palmer” e in quel periodo l’immagine più vicina all’assembramento era il divano ammassato di persone che si riunivano per l’appuntamento settimanale con la serie. Tra mistero ed esoterismo gli episodi ebbero inizialmente un grande successo ma tra le frasi che non ho dimenticato è rimasta questa: “Harry, ti dirò un piccolo segreto. Ogni giorno, una volta al giorno, fatti un regalo. Non pianificarlo, non aspettarlo, fallo solo succedere. Può essere un sonnellino nel tuo ufficio, oppure due ottime tazze di caffè nero fumante” e si può dire, in tutta onestà, che con la storia della fiction non ha niente a che vedere. Sei un amante nostalgico? A Firenze in piazza Nazario Sauro potrai trovare il pub One eyed Jack, celebre locale della (non così) ridente cittadina di Twin Peaks.

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ODONOMASTICA

PERSONAGGI FIORENTINI di Tommaso Ciuffoletti

di Daniele Pasquini

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Francesco Redi

a memoria degli uomini illustri si disfà - ahinoi - ben più rapida del traffico cittadino, sia esso su gomma o su rotaia tramviaria (nel caso specifico, linea T2). È purtroppo la sorte di Francesco Redi, nato ad Arezzo, morto a Pisa e celebrato a Firenze per tutto il 1600: fino a meritare di dare il nome non solo a una via, bensì a un viale. Google Immagini ce lo restituisce come sosia perfetto di Brian May dei Queen, ma sarà bene andare oltre l’aspetto da parruccone per riscoprirne gli innumerevoli talenti. Le biografie lo definiscono poliedrico, e non a torto: fu medico, biologo e perfino linguista. E non solo fu molte cose insieme, ma fu fenomenale in ognuna di esse: perché per la Crusca lavorò alla stesura del vocabolario, per l’Accademia del Cimento fu un padre fondatore, del Granduca Ferdinando II divenne addirittura Archiatra (che potremmo definire, per brevità, il Primario di Corte). Ma sappiate che quelli elencati sono meriti assolutamente minori rispetto a quanto segue: Redi fu infatti illustre biologo, osservatore della natura e rigoroso pioniere del metodo scientifico. Dimostrò tra le altre cose che gli insetti non si generano dal nulla (!!!) e a lui dobbiamo l’opera Osservazioni intorno alle vipere, in cui studiò genesi ed effetti del veleno dei rettili. Non trovate, forse, che meriti ogni lode? Così pensarono i nostri avi. Prima che gli venisse intitolata la strada, a lui fu tributata una statua nel Piazzale degli Uffizi: più di così, a quel tempo, era davvero impossibile. E a noi, stirpe indifferente per quel nome inciso alle porte di Novoli, è giusto far presente che a Francesco è debitrice pure una varietà di serpente (Vipera Aspis Francisciredi) e che addirittura la sua traccia permane nei cieli: gli è dedicato il Cratere Redi, una buca di 60km su Marte. Da oggi in poi, traversando viale Redi, siatene un po’ più fieri.

[odonomàstica s. f. Disciplina che ha per oggetto lo studio dei nomi delle strade]

illustrazione di Marcho

La donna della caserma Perotti

È

un ricordo alla periferia dei ricordi, giù verso Coverciano, di fronte alla caserma Perotti. Una donna, non saprei dire l'età, ma una donna con quei sacconi pieni di chissà cosa, gli strati di vestiti addosso, i capelli lasciati andare. Passavamo davanti alla caserma Perotti tornando dalle visite ai nonni quasi tutti i weekend. E per un periodo lei era sempre lì. A volte stava seduta, a volte era in piedi e urlava, altre tirava sassi contro la caserma, altre ancora era forse la mia immaginazione. Così chiesi a qualcuno del quartiere se ne sapesse qualcosa. Non so dire se ricevetti una risposta precisa o ce la costruimmo noi per frammenti e congetture, ma quella donna era la madre di un ragazzo che era morto durante il militare. In caserma. In caserma per atti di nonnismo. In caserma per atti di nonnismo e tutto fu messo a tacere. La cosa tornava, ma poi quella donna non la vidi più e intanto pensavo alla mia visita del militare che di lì a poco sarebbe arrivata (voi giovinetti nemmeno sapete che era). Così mi preparai con due settimane di dieta pannelliana e venni riformato per insufficienza toracica. Ero così felice che volevo festeggiare. Trovai degli amici a un pub e detti loro la bella notizia dicendo che dovevo ringraziare quella donna sconosciuta della caserma Perotti e la sua triste storia. Uno mi guardò strano e mi fece un paio di domande per capire di chi stessi parlando. "Tommaso - mi disse - io questa storia non l'ho mai sentita, ma una cosa è certa, che qui accanto c'è San Salvi e mi sa tanto che la questione è più semplice di quel che pensi". Ci rimasi di sasso e non ci ripensai più. Fino a oggi. E credo che alla fine, qualunque fosse la vera storia che c'era dietro, probabilmente era una storia triste. Io però dovevo un grazie a quella donna. E a distanza di tanti anni, eccolo.

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Notizie di cinema

Toscana Set di Caterina Liverani

P

up&down

inocchio, Il Paziente Inglese, Camera con vista, 6 Underground, Inferno, Hannibal. Ma anche le fiction I Medici, La Casa di Carta, Pezzi Unici. Cosa hanno in comune queste produzioni cinematografiche e televisive? Tutte loro sono state girate, almeno in parte, in Toscana. Il cinema e la tv sono sistemi complessi, fatti di tante maestranze e competenze e, per ciò che riguarda specialmente le scene di massa spesso realizzate in esterno, non possono fare a meno di una categoria fondamentale di lavoratori dello spettacolo: le comparse. Fonte indispensabile per chiunque desideri fare un’esperienza di questo tipo su set cinematografico nella nostra regione e non solo, è la pagina Facebook Toscana Set dove è possibile

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reperire annunci, praticamente quotidiani, di ricerca di comparse e figuranti. “Ho aperto la pagina nel 2016” racconta l’amministratore Damiano De Luca, lui stesso comparsa dal 2007. “Amo l’atmosfera che si respira su un set e volevo creare un punto di incontro virtuale per chi, come me, fa questo lavoro. È un ambiente questo dove, tra l’altro, è facile incappare in situazioni non sempre limpidissime. Io do la garanzia, a comparse e figuranti che cercano dei casting, di fonti attendibili e verificate proprio per i molti anni che mi vedono coinvolto in questo settore”. Gli annunci su Toscana Set talvolta però valicano i confini regionali: “Inizialmente mi sono limitato

alla sola Toscana, che è una regione in cui vi è comunque sempre molta richiesta visto il numero di film che si girano qui da noi, poi ho allargato alle regioni confinanti: Lazio e Umbria soprattutto. Però se c’è un casting importante che si tiene più a nord mi preoccupo comunque di segnalarlo ai miei utenti”. Una delle principali fonti di Toscana Set, spiega De Luca, è la pagina Facebook di ML Casting, un portale al quale è possibile iscriversi gratuitamente e creare una propria scheda, aggiornabile in qualsiasi momento, tramite la quale si dà la propria disponibilità come attore, generico o figurante.

Le comparse sono una categoria fondamentale di lavoratori dello spettacolo

L’orizzonte di gloria

Il viale del tramonto

THE NEW POPE Paolo Sorrentino non ha certo bisogno di essere celebrato in queste poche righe per la perfezione stilistica, e ancor prima letteraria, di The New Pope. Però forse, ancora una volta, va ringraziato. Ringraziato per aver messo in scena le nostre fragilità, le debolezze e la paura con benevolenza, affetto e lucidità. Conoscere davvero l’animo umano e farne cinema non è impresa da tutti i registi. Così come scrivere una sceneggiatura piena di humor, riflessioni e verità non è impresa da tutti gli autori. Grazie.

LUNA NERA Scenari, luci e costumi sono bellissimi. La sceneggiatura ha del potenziale. Alla regia autrici di indiscussa bravura come Comencini e Nicchiarelli. Cosa non convince in Luna Nera? La recitazione: perché tentare di imitare Il trono di spade quando siamo italiani e non anglosassoni? Nel nostro DNA non c’è Shakespeare, ma La Commedia dell’Arte. Lasciamo che i giovani attori siano spontanei in un’opera che ha la sacrosanta ambizione di essere carnale e arcaica. Più passione e meno imitazione di un modello che non ci apparterrà mai.


Riciclare la stoffa in maniera creativa di Marianna Piccini

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Una semplice t-shirt necessita di circa 2.650 litri di acqua e 150 grammi di pesticidi

prile è il mese della Fashion Revolution, una rivoluzione che nasce per promuovere un tipo di moda innovativo, fair trade, ed ecosostenibile che rispetti sia le persone che l’ambiente. Una semplice t-shirt necessita di circa 2.650 litri di acqua e 150 grammi di pesticidi, eppure siamo così abituati a trovarla in negozio a pochi euro che non ci rendiamo bene conto del percorso che sta dietro. Fashion Revolution vuol quindi essere in primis una presa di coscienza di ciò che significa acquistare un capo di abbigliamento. Ogni anno l’85% dei vestiti prodotti, pari a 11 milioni di tonnellate, finisce in discarica e questo visto il grande impatto che hanno non è molto sostenibile per il pianeta. Il primo passo per un consumo più consapevole, dopo lo scegliere brand più ecologici, è quello di riciclare in maniera creativa la stoffa in modo da sfruttarla fino alla fine della sua vita! Eccovi quindi un velocissimo tutorial per trasformare una maglietta in

una comoda borsa di stoffa per la spesa. Prendete una vecchia t-shirt che non usate più e tagliatele via le maniche e il collo. A questo punto tagliate sul fondo delle striscioline larghe circa 2 centimetri e lunghe 5 centimetri che poi annoderete insieme per creare il fondo della borsa. Un altro riciclo creativo semplice e veloce è quello di creare degli Scrunchies, ovvero degli elastici per capelli, con la stoffa avanzata. Tagliate un pezzo di stoffa di 8 centimetri per 40 centimetri e giratelo con la parte buona verso l’interno. A questo punto piegate la stoffa a metà dal lato lungo e cucite lasciando aperti i due lati corti. Ora rigirate la stoffa facendola passare all’interno del tubicino che si è creato e inserite al suo interno un filo elastico spesso almeno 0,5 centimetri e lungo circa 10 centimetri. Cucite l’elastico insieme e poi cucite unendo tra di loro i due lati corti rimasti ancora aperti. Esistono tantissimi modi per riciclare la stoffa, con un po’ di fantasia si riescono a creare cose fantastiche che aiutano nel loro piccolo anche a salvaguardare l’ambiente.

Indovinello fintocolto: è gigante, puzza ed è unico in Italia. Cos'è? di Walter Tripi

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iberamente tratto da una storia vera. Vi chiamate Odoardo Beccari, siete un naturalista fiorentino sull'isola di Sumatra a fine '800. Non siete lì per caso: fin da giovanissimi la vostra curiosità verso il mondo che si può vedere e toccare vi ha spinti in viaggi avventurosi, esplorazioni strabilianti, svariate litigate a causa del vostro caratterino e pure qualche incontro memorabile. Charles Darwin, per dire. Siete, dicevamo, sull'isola di Sumatra, e avete davanti una infiorescenza gigantesca. È qualcosa di mai visto: può essere alta fino a tre metri, ha una forma fallica particolarissima e fiorisce grazie al lavoro delle mosche quindi...ehi, ma puzza proprio di carogna! Dovete quanto prima comunicare lo straordinario rinvenimento ai vostri illustri colleghi ma, a ben pensarci, con quelli fiorentini avete litigato troppe volte: fate qualche pacchettino di semi e lo inviate a tutti gli altri. Il portento sarà acclamato in Inghilterra, negli Stati Uniti e oltre, ma non nella vostra città natale. Così imparano, quei toscanacci maledetti. Nonostante questo, tornerete nella città del Giglio e sarete pure nominato Direttore del Giardino dei Semplici, salvo poi dimettervi perché... beh, s'è già detto: son toscanacci maledetti e voi avete troppo da fare. Decenni dopo un altro Direttore dei Semplici vi vorrà omaggiare e si procurerà qualcuno di quei semi, affinché dove voi avete lavorato possa trovarsi quella piantona altissima, che fiorisce senza preavviso o programma e che puzza di carogna: la prima volta, a Firenze, succederà nel 2002. Qualcuno, proprio a causa dell'afrore, lo chiamerà “Fiore Cadavere”. Il Giardino dei Semplici continuerà ad ospitarlo ma anche ad essere una meraviglia di piante medicinali e alberi secolari: è pur sempre il terzo orto botanico più antico al mondo. Voi nel frattempo, vi siete spenti senza aver mai smesso un solo giorno di studiare, ricercare, scoprire. D'altronde, siete i ritrovatori dell'Amorphophallus titanum, l'inflorescenza più grande in natura.

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LIBRI E LIBELLULE

I MESTIERI DEL LIBRO BESTIARIO EDITORIALE

di Beatrice Tomasi

Viaggiare con la testa A

marzo andare in giro a fare la flâneur era leggermente impossible, come la straziante canzone di James Arthur. Édouard Dujardin non sarebbe stato molto d’accordo: compiti per casa, vedere se avete in libreria una copia del suo capolavoro, I lauri senza fronde. È una vecchia edizione Einaudi della collana «centopagine», poi riedito da Astoria nel 2008. Magari la vostra copia si è nascosta dietro volumi ora sicuramente non più polverosi. È un librino piccolo ma immenso, una delle letture con cui vi consiglio di approvvigionarvi. È il primo romanzo in cui tutto accade nella testa nel personaggio, il punto di partenza assoluto dello stream. Credo che mai come ora ciò di cui abbiamo bisogno sia la capacità di viaggiare con la testa pur rimanendo ben saldi e fermi nei nostri corpi, nelle nostre case, nei nostri mondi interiori. Ho fatto un giro virtuale su GoogleMaps per mappare le librerie fiorentine: ne ho contate più di ottanta, e ho provato un’emozione fortissima scoprendo quante mura tappezzate di libri, ancora inesplorate, ci sono da passare al setaccio. Non sono mai stata per esempio da Mucho Mojo (e non me ne capacito), che come Todo Modo si è data a da fare per le consegne a domicilio. Non vedo l’ora di andarci, così come da Tatatà, in Oltrarno, una cooperativa femminile già attiva a portare con la ciclolibreria, una volta al mese, libri in piazza Santo Spirito. Sempre in Oltrarno c’è uno dei luoghi d’aggregazione più amati, la Biblioteca Thouar in piazza Tasso, dove sono entrata prima della chiusura definitiva, e che mi aspetta piena di meraviglia al prossimo giretto svolazzante in città.

LAVIGNETTA

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di Lafabbricadibraccia

di Carlo Benedetti

N

Il lettore

o, non voi lettori. Per quanto possa sembrare impossibile, esistono case editrici che pagano (poco) dei lettori professionisti per ingollarsi la massa, multiforme e in continua crescita, dei manoscritti che arrivano in redazione e per produrre una scheda di lettura, nella speranza di trovare la prossima Elena Ferrante (in ordine di rarità crescente, i giudizi delle schede sono: 1- chi l’ha scritto si dovrebbe vergognare; 2- è orribile; 3- è brutto; 4- è mediocre). A differenza degli altri lavoratori del libro, i lettori non sopravvivono più di uno o due anni. Leggere 9 ore di fila, che ti vada o no, ogni singolo giorno di ogni singola settimana, può sembrare un paradiso solo ai puri di cuore. E non Dostoevskij o Proust, ma pagine e pagine di “Ma anche lei lo amava…” oppure “Fuori dalla finestra era notte fonda”, il tutto nell’inconfessabile speranza che il prossimo manoscritto, o al massimo quello dopo, o quello dopo ancora, siano la gemma rara che svolterà la propria carriera e la storia della letteratura. Non succede mai. È per questo che i lettori sono riservatissimi, arrivando a mentire alle persone care e alla famiglia. Tremano sapendo che tutti quelli che incontrano hanno un libro nel cassetto. Il che evidenzia la terribile minaccia, insita in ogni conversazione, ogni incontro casuale, ogni cenone: “Non è che lo leggeresti?”. “Piuttosto m’ammazzo”.. Dove puoi trovarlo in città? “La” Giunti (www.giunti.it), nome famigliare di Giunti Editore, è l’unico colosso dell’editoria in città (e quindi dotato di lettori): 14.500 titoli, 1.000 novità all’anno e 200 librerie - più scaffali di chiunque altro in Italia.


F R AST UO N I di Gabriele Giustini

DISQ “Collector” Saddle Creek

TEHO TEARDO “Ellipses dans l’harmonie Lumi nel buio”

HORSE LORDS “The Common Task”

Quella di Teardo è una delle storie più interessanti del panorama musicale italiano. Attivo sin dalla metà degli anni '80, inizialmente come una delle figure più importanti della scena post-industriale e d’avanguardia del nostro paese, ha avuto la fortuna e la bravura di instaurare un’infinità di collaborazioni sia sul territorio, sia con artisti internazionali. Collaborazioni, uguale contaminazioni, uguale possibilità di crescere. Teho, che in realtà si chiama Mauro, è cresciuto, eccome. Oggi, in realtà da molti anni, è una dei compositori italiani più apprezzati ed ha realizzato alcune delle colonne sonore più belle del nostro cinema. Oltre a musicare pellicole, opere teatrali e a collaborare con Blixa Bargeld, Teardo negli ultimi mesi è stato impegnato nel suo nuovo lavoro “Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio”, disco ispirato alla musica contenuta nelle pagine di uno dei testi di culto del ‘700, l'Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, la cui copia originale è custodita nell’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ha prodotto e commissionato l’album. E seppur tutto questo possa aver l’apparenza di condurci ad un qualcosa di ostico, no, non è così, perché ancora una volta Teardo è sublime nel proporre la sua dimensione, fra post-classica strumentale ed elettronica.

Gli Horse Lords sono un quartetto di Baltimora. Fanno rock sperimentale, o meglio d’avanguardia. Genere che può valer tutto e il contrario di tutto. Genere che, alle volte, può dissuadere anche gli ascoltatori più attenti. Con queste righe cerco di spiegarvi perché l’avanguardia degli Horse Lords è diversa e dovreste dargli una chance. “The Common Task” è il loro quarto album ed uno di quei dischi speciali, per il corpo e per la mente. Superata l’ipnotica intro di ‘Fanfare for Effective Freedom’, sette minuti in cui convivono Krautrock, Post Rock, synth modulari, tuareg e tradizioni africane in generale, il disco ci conduce ad ‘Against Gravity’, secondo brano se si vuole ancor più complesso ma esplicativo del sound della band dove, su un tappeto sempre Kraut, si insinuano una serie di influenze infinite, che vanno dal free-jazz all’afro-beat con tutto quel che c’è nel mezzo, musica degli Appalachi compresa. Le cornamuse di ‘Radiant City’ mettono nuovamente il focus sulla capacità degli Horse Lords di digerire ed elaborare, con curiosità, qualsiasi influenza, così come l’etno-funk africano della successiva, ‘People’s Park’. Se siete arrivati fin qui, e vi abbraccio fortissimo, siete quindi pronti per i 18 minuti finali di ‘Integral Accident’ a cui, oltre a tutto quello sopra elencato, i quattro aggiungono un po’ di Ambient, che non fa mai male. Mitici.

Northern Spy

Spècula

I Disq sono un quintetto proveniente da Madison, nel Wisconsin, e “Collector” è il loro debutto che arriva su Saddle Creek, attenta etichetta di Omaha, nel Nebraska. Attenta anche in questo caso, perché il lavoro dei Disq si rivela ottimo, per freschezza e idee. “Collector”, il cui titolo è in qualche modo da prendere alla lettera, è un luogo dove viene esplorata e catalogata la relazione della band con il loro luogo natale. Un vero confronto con la propria città in cui si incontrano esperienze, influenze, ricordi e suoni. E che suoni. Quelli di un’adolescenza, quelli di ventenni che cercavano di immaginarsi una certa America oltre il proprio giardinetto. Classici sintomi che portano ad una forte introspezione accompagnata da cinismo e, soprattutto, da una pregevole struttura rock-pop. Si parla di post-punk, qui ritoccato con cenni psych, pop strambo, folk e indie puro, che da anni ormai bisogna fare una certa distinzione. Per rendere più semplice la collocazione musicale dopo i giri di parole di cui sopra, ascoltando “Collector” ci vengono in mente cose belle belle come quelle di Idles, Fountaines D.C., Teenage Fanclub, Weezer e The Lemonheads.

FRASTUONI SU SPOTIFY

La playlist di Frastuoni è su Spotify. Aggiornata settimanalmente, contiene una selezione dei migliori brani sia italiani che internazionali, in linea con i gusti della rubrica. In copertina Teho Teardo. Scansiona il QR code o clicca qui per accedere direttamente e segui la pagina Facebook di Lungarno per rimanere aggiornato. Per reclami, segnalazioni e pacche sulle spalle, scrivi a frastuoni@lungarnofirenze.it

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sipario

FIRENZE NO COST di Marco Tangocci e Davide Di Fabrizio

LE FAVOLOSE

2E½

Prossime aperture

Creatività e spesa gourmet

per la primavera fiorentina di Raffaella Galamini

N

on solo ristoranti e pizzerie per le nuove aperture di primavera. Sbarca alla Manifattura Tabacchi la DogHead Animation (via delle Cascine 35, Firenze), studio di produzione di cartoni animati. Circa 500 mq tra uffici, open space attrezzato e un’arena per workshop e proiezioni. DogHead Animation ha riportato in voga l’animazione 2D in Italia. Sta lavorando alla serie Tv “Topo Gigio”: 52 episodi da 11 minuti realizzati a Firenze e che andranno in onda su Rai YoYo in autunno. Si chiama Fragola Creativa (via del Ponte a Greve 12/18 Scandicci) ed è più della solita edicola-cartoleria. Propone libri per bambini, accessori particolari come le matite piantabili o, in occasione della festa del papà, l’album da personalizzare con le proprie figurine. Oggetti realizzati da piccoli artigiani per doni speciali. Storico indirizzo in Oltrarno, Dolce Emporio (Borgo San Frediano 128/R Firenze) oggi è una boutique del gusto. L’attività esiste dal 1961 ma da alcune settimane ha riaperto come indirizzo gourmet dove acquistare e assaggiare le eccellenze della gastronomia italiana, selezionate dallo chef Fabio Barbaglini. Un locale da vivere durante tutta la giornata: dalla colazione alla pausa pranzo,

24

dall’aperitivo alla spesa da intenditore. Sugli scaffali dolci e salati, produzioni artigianali, vini e distillati. Centrale, nel nuovo allestimento, il ruolo del grande bancone realizzato con materiale d’epoca recuperato. Qui si potranno degustare bevande e leccornie. Il tutto nel segno della sostenibilità: il nuovo Dolce Emporio è plastic free. Arà ha aperto in via Carducci 55, in Sant’Ambrogio con un locale che è al tempo stesso caffetteria, bistrot e bottega. Tra le specialità l’immancabile cannolo, preparato al momento, ma anche prodotti gastronomici siciliani con un’attenzione particolare per il pane. Indicato per la colazione, il nuovo locale è perfetto anche per degustare vini naturali e birre artigianali o per un aperitivo con tanto di arancino al volo. Infine è anche un bistrot per chi lo street food ama mangiarlo in tutta comodità.

Dagli studios della DogHead Animation al Dolce Emporio in Oltrarno

Firenze NoCost è la guida (anti)turistica più pazza che ci sia e i suoi autori hanno mappato per anni fontanelle, vinai, scorciatoie, trattorie sconosciute; portano in giro storie, immagini, suoni di questa città. Per i lettori di Lungarno consigliano “le favolose due e mezzo”, divise per rione. www.nocost.guide

San Frediano

1

CIRCOLO “RONDINELLA DEL TORRINO” LUNGARNO SODERINI, 2 LUN-SAB 9-23

Senza dubbio è il più bell'Arci del centro grazie all’ampia terrazza sull’Arno che ne fa un gioiello per l’estate. Tuttavia non molti sono gli avventori, se si eccettuano i vecchi di San Frediano che si nascondono a giocare a carte, bere amari e fumare sigarette nella sala interna in cui – diciamolo - si entra per giocare a carte, bere amari e fumare sigarette. Prezzi pazzi: caffè 80 cents, vino 1€ e amari a 2€. Andateci insomma. Ma subito, tipo.

2

PIZZERIA “DA GHERARDO” BORGO SAN FREDIANO, 57R LUN-DOM 19.30-1

La storia è semplice. Tiriamo una riga e raccontiamo da un lato i contro e dall’altro i pro. I contro: 1) è la pizzeria più piccola che incontrerete nella vostra vita; 2) no ai claustrofobici; 3) no carte di credito; 4) la prenotazione è interdetta. I pro: 1) la pizza è uno spettacolo; 2) lo spettacolo termina oltre la mezzanotte e i prezzi sono: marinara 6€, margherita 7€, le altre a salire. Fine. E ora valutate da voi: stasera bontà o comodità?

1/2

LA CAPPELLA CORSINI

PIAZZA DEL CARMINE

Eccovi un altro dei gioielli gratuiti e sconosciuti di Firenze. È la Cappella Corsini, che si nasconde nella Basilica del Carmine, ed è un capolavoro del barocco fiorentino. Disegnata da Pier Francesco Silvani e realizzata nel 1683, è abbellita da stupendi stucchi di Giovan Battista Foggini e nella cupola da un affresco rococò di Luca Giordano. Imperdibile.


PALATI FINI testo e illustrazione di Marta Staulo

S

Involtini primavera

ono momenti di hard baking e intensive cooking, momenti di pub chiusi e food delivery incerto. Paranoia and staycation, supermercati vuoti e baci al cuscino. Sembra che le ultime a sparire siano state le penne lisce, che ci sei cresciuto se avevi genitori convinti che la pasta rigata avesse il problema di presentare cotture discontinue nelle scanalature, dettaglio che ti ha non poco forgiato all’overthinking esponenziale che gira nelle teste di tutti noi in questo periodo. Cosa cucinare se non sai fare un uovo fritto ma hai ineccepibilmente aderito al movimento #iostoacasa? Anche se stay in is the new going out ce lo diciamo da quando scrocchiamo Netflix. Non vi manca il ragù della nonna, abbiate il coraggio di ammetterlo, siete in un'inaudita inarrestabile astinenza dall'involtino primavera del cinese lurido all'angolo, involtino che prende il nome dalla stagione della rinascita, a cui voi, esercitandovi con questa ricetta, vi preparerete splendidamente. Sulle note di Restiamo a casa l'amore è anche fatto di nulla - come canta Colapesce - levatevi il pigiama e indossate il vostro migliore kimono (sì, perché esiste anche quello cinese, sia da uomo che da donna) e nel caso abbiate i capelli lunghi, fatevi una crocchia con due bacchette, che fa molto mandarin style ma, sopratutto, vi risparmierà di sapere di crocchetta per tutti i giorni a venire e oltre. Tagliate come se aveste tutto il tempo del mondo - perché solo ora l’avete - carote, verza e porri e chiudeteli nella carta da riso bagnata per poi friggere tutto il olio bollente. Amici cinesi e non, lontani e vicini massimo 1,84 m, anche se adesso siamo distanti, l'unto, ve lo giuro, tornerà a unirci di nuovo.

A TUTTA BIRRA di Andrea Bertelli

C

Un brindisi con la mascherina

osa c’è di meglio che condividere una birra con un ospite? Soprattutto quando ci piace particolarmente, rimarca l’importanza che ha per noi la persona e anche la bevanda. Da qui l’origine del brindisi, letteralmente “io bevo alla tua salute”, dove il primo a bere era il padrone di casa, mostrando così all’ospite, che beveva subito dopo, di gradire la sua presenza ed anche il pregio del nettare somministrato. In questi tempi duri, salutiamoci anche a distanza con un bicchiere in mano, magari riempito con una bella Stout, birra votata a San Patrizio. Dal colore scuro e dal corpo rotondo, il suo nome significa robusto. Stile tipico dell’Irlanda e Gran Bretagna, birra ad alta fermentazione, scurissima, con una schiuma abbondante e cremosa, grazie anche alla spillatura spesso effettuata con carbo-azoto, gas che ne favorisce queste caratteristiche. Prodotta con orzo torrefatto, si caratterizza per una carbonatazione non molto abbondante. Una variante storicamente famosa di questo stile è la Russian Stout. Era originariamente prodotta a Londra nell'Ottocento, al fine di essere esportata a San Pietroburgo alla corte dello Zar. Stile tuttora in produzione, tanto è vero che ne sono prodotte innumerevoli versioni, anche barricate, essendo birre adatte all’invecchiamento. Oggi sono anche dette Imperial Stout, per l’alto tenore alcolico che le caratterizza e che ne ha sempre consentito l’esportazione ed appunto anche l’invecchiamento, grazie all’alcol protegge la birra da eventuali microrganismi sgraditi. Quindi cosa aspettiamo? Disinfettiamoci la gola con un bel brindisi! 25


OROSCOPO di Lulaida illustrazioni di Francesca Arfilli

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ARIETE (21 marzo -19 aprile) Si vocifera che siate nati per praticare sport. Di questi tempi farlo all’aperto non è consigliabile, per cui scaricatevi qualsiasi applicazione di esercizio fisico… anche se si sa, una certa attività fisica su tutte, è la migliore per bruciare le calorie… #abuonintenditore. Song: Pop porno, Il Genio

BILANCIA (23 settembre - 22 ottobre) Diciamolo fuori dai denti, a voi non la si fa: nessuno sembra riesca a farvi perdere le staffe, siete sempre composti, ovviamente bilanciati e riuscite a padroneggiare difficili situazioni. Aprile sarà un mese ostico non solo richiederà la vostra diplomazia, ma il mio consiglio è anche di unire ad essa un po’ di istinto: per un volta sarà fondamentale pensare con la pancia. Song: One Day, Sharon Van Etten

TORO (20 aprile - 20 maggio) La cucina è il vostro regno: in questo mese impegnatevi a tirar su il morale preparando qualcosa con ciò che non amate particolarmente, si sa che per la legge del contrappasso sarà il vostro piatto più riuscito, magari rivedrete le vostre vedute e perché no, vi leccherete le dita e non solo quelle. Song: Ladies and Gentlemen we are floating in space, Spiritualized

SCORPIONE (23 ottobre - 21 novembre) O vi si ama o vi si odia. Niente mezze misure, come voi del resto: amore e morte camminano a braccetto nella vostra testa. Siete capaci di grandi gesti di bene ma in un attimo anche di diventare dei diavoli. Forse dovreste imparare la lezione dalla vostra vicina di banco Bilancia e pensare con la testa in questo mese. Song: More, Jan Blomqvist, Elena Pitoulis

GEMELLI (21 maggio - 20 giugno) Siete dei computer viventi, avete la capacità di rielaborare dati e farli vostri, come nessuno. Come ogni apparecchio informatico avete però bisogno di mettervi in pausa per non incorrere in virus o overload. Tranquilli, i dati sensibili saranno li al vostro ritorno. Song: E non finisce mica il cielo, Mia Martini

SAGITTARIO (22 novembre - 21 dicembre) L’esploratore per eccellenza, non sta mai fermo, ama scalare pensieri e montagne. Se fosse stato un Hobbit avrebbe fondato la Compagnia dell’Anello e sarebbe partito all’avventura. Mossa, contrattacco, scacco matto. Rilassatevi, un bicchiere di vino e un massaggio ai piedi non è detto che siano meno avventurosi. Song: Wild is the Wind, Nina Simone

CANCRO (21 GIUGNO - 22 LUGLIO) La vostra sensibilità vi rende il tuttofare dello Zodiaco. C’è una questione da risolvere? Il Cancro è sempre in prima fila con la sua proverbiale empatia, che a volte rasenta lo “zerbinaggio”. In questi giorni forse vi conviene darvi al giardinaggio e potare, là dove trovate rami secchi. Song: How to Fight Loneliness, Wilco

CAPRICORNO (22 dicembre - 19 gennaio) Voi siete forti, quasi vicini all’avere dei super poteri. Quando vi mettete in testa una cosa, (molto spesso una sfida con voi stessi), nessuno riesce a farvi cambiare idea. Ma ricordatevi che ancora le ragnatele dai polsi non vi son uscite, perciò ripetete con me “io non posso volare, io non posso volare... ”. Non ancora. Song: Domani è un altro giorno, Ornella Vanoni

LEONE (23 luglio - 23 agosto) Tra le vostre doti c’è quella del bel canto, Mick Jagger rappresenta bene la categoria. In questo mese vi consiglio un esercizio per l’ugola secca: spalancate le finestre e lanciate un urlo buttando fuori tutto quello che non volete più tener dentro. Dopo, avrete perso la voce ma ritrovato il sonno, vicini permettendo. Song: The Voice, Ultravox

ACQUARIO (20 gennaio - 19 febbraio) Creatività, ecco la vostra parola d’ordine. Siete artisti nell’animo anche se vi ritrovate a lavorare in banca. La vostra attitudine vi rende dei camaleonti in grado di uniformarvi in qualsiasi situazione, attenzione a perder di vista quello che volete veramente. Perché stasera non vi mettete a ballare da soli in casa? Ne avete bisogno. Song: Song for Zula, Phosphorescent

VERGINE (24 AGOSTO - 22 SETTEMBRE) Siete, senza dubbio alcuno, dei veri artisti, spesso dotati di grande manualità, Edward Mani di Forbice in confronto è un principiante. Ricordatevi più spesso di sollevare la testa al cielo, staccando i piedi da terra, ché tutto alla fine andrà bene. Song: The Neverding Story, Limahl

PESCI (20 febbraio - 20 marzo) I dettagli sono le cose su cui vi soffermate di più, amate le sfumature che pochi riescono a cogliere. Forse però a volte vi perdete il quadro generale, vi distraete perdendo il focus. Questo mese fate un esercizio di stile: salite su un tavolo a guardare le cose dall’alto… attenti a non cadere. Song: What else is there?, Röyksopp


www.lebotteghedifirenze.it

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LE LABOTTEGHE DI FIRENZE MAPPA ON LINE PER LA SPESA A DOMICILIO www.lebotteghedifirenze.it

LE BOTTEGHE DI FIRENZE sono una risorsa preziosa per la città e ancor di più lo diventano in questo periodo in cui i nostri spostamenti sono limitati per contenere la diffusione del Covid-19. Con questa pagina web, ogni esercente che sia aperto o che consegni a domicilio - nel rispetto delle indicazioni dei decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri - potrà registrarsi in modo da comparire in una mappa della città, dando così la possibilità di essere trovato più facilmente da chi ha necessità di fare la spesa, acquistare il giornale o altro bene oppure di ordinare la consegna a casa.

LA RACCOMANDAZIONE È SEMPRE LA STESSA: RESTATE A CASA. SERVIZI PER ANZIANI E PERSONE FRAGILI

Sul territorio comunale sono stati attivati i seguenti servizi gratuiti per la consegna a domicilio della spesa alimentare e dei farmaci. CALL CENTER DEL COMUNE DI FIRENZE (PROGETTO IO RESTO A CASA) telefono 055 3282200 orario: lunedì - venerdì 8 - 16.30 mail: iorestoacasa@esculapio.org Riservato agli over 65, agli immunodepressi e alle persone con patologie croniche residenti a Firenze per la consegna della spesa e dei farmaci a domicilio. È organizzato dalle associazioni di volontariato Esculapio, Croce Rossa, Anpas e Misericordia e dalla Rete di Solidarietà dei quartieri comunali in collaborazione con Federfarma e Afam Farmacie comunali. Le persone soggette a isolamento fiduciario o quarantena sono assistite invece dalla protezione civile. CROCE ROSSA ITALIANA numero verde 800 065510 SOS SPESA numero verde 800 814830 orario: lunedì-venerdì 9 - 15 Riservato agli over 65 anni non autosufficienti esclusivamente per la consegna della spesa a domicilio. Organizzato dalle associazioni di volontariato Esculapio, Croce Rossa, Anpas e Misericordia in collaborazione con Unicoop Firenze e Coop Centro Italia. In collaborazione con

Con il contributo di


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