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Novembre 2015

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IL PAPA A FIRENZE / L’ULTIMO CALIGARI / FLORENCE QUEER / L’AGENDA DI NOVEMBRE


28 ottobre / 12 novembre GABRIELE LAVIA

VITA DI GALILEO di Bertolt Brecht regia Gabriele Lavia

ore 20.45, domenica 15.45

17 / 22 novembre PINO MICOL

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

8 e 15 novembre

di Carlo Goldoni con Vittorio Viviani Manuele Morgese regia Maurizio Scaparro

VISITA SPETTACOLO

IN SUA MOVENZA È FERMO La Compagnia delle Seggiole regia Giovanni Micoli

ore 20.45, domenica 15.45

ore 10.00 / 11.00 / 12.00

24 / 29 novembre FABRIZIO BENTIVOGLIO MARIA PIA CALZONE ISABELLA RAGONESE SERGIO RUBINI

PROVANDO... DOBBIAMO PARLARE regia Sergio Rubini

4 / 5 - 25 / 27 novembre

ore 20.45, domenica 15.45

HAPPY BIRTHDAY MR. MARLEY da un’idea di Véronique Nah regia Véronique Nah e Alessandro Libertini ore 9.45

Biglietteria Via della Pergola 24 Tel. 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com lun. > sab. 9.30 - 18.30, dom. riposo www.teatrodellapergola.com


SOMMARIO 4

EDITORIALE di matilde sereni

prima pagina

Il Papa.

di e. bersellini

I Kraftwerk e Marylin Manson.

personaggi

Il Papa e Marylin Manson, piuttosto.

di alessandra pistillo

Ad un giorno di distanza l’uno dall’altro. Sono gioie.

PAPA DON’T PREACH

5

PAZZO PER LE ERBE pellicole

6

Il ricordo vivo di Firenze Capitale e quello – più tenue –

L’ULTIMO CALIGARI di caterina liverani

dell’alluvione, in vista dei prossimi, primi, cinquant’anni.

arcobaleni

8

FLORENCE QUEER FESTIVAL

Insomma, novembre pare prendersi molto sul serio per esse-

domande

re, ecco, novembre.

di maria paternostro

10

NONIKE

Eppure sono questi i momenti in cui avere uno strumento per

palati fini

raccontare la città diventa fondamentale ed estremamente ca-

di alba parrini

rico di aspettative.

sipario

Una sfida nella sfida, dato che già è dura arrivare a chiusura

di eleonora ceccarelli

11

TIPI DA EXPO

13

ULTIMI SCAMPOLI

sperando di essere riusciti a selezionare gli argomenti meri-

di tommaso chimenti arte

note

di il tavolo del prosecco

di riccardo morandi

14 F**K ART, LET’S COOK 16

3D Showroom DUMMIES

l’agenda di NOVEMBRE NOVEMBRE da non perdere farfalle

nodi da sciogliere

di the nightfly

di martina milani

20 DAVE, LA NOTTE...

come piace a noi e a voi. Figurarsi se c’è l’imbarazzo della scelta. O anzi, l’obbligo morale e civico di toccarli tutti.

boxini

18

tevoli di attenzione e di averli poi raccontati nel modo giusto,

HOMO MAKER

prêt-à-porter

21 Lezioni di stile con LA it-girl fiorentina di alice cozzi

Di sicuro ci abbiamo provato con tutte le nostre forze, se poi ci siamo riusciti o meno, spetta a voi dirlo. Per quanto riguarda me, finalmente, sorrido e tiro un sospiro di sollievo perché tutta la fatica e il patimento sono serviti per lo meno a tenere vivo qualcosa che è più di ventiquattro

casa jazz

caro cuore

pagina a colori. Qualcosa che per la prima volta, sento essere

di giulia focardi

di carol & giuki

in mani sicure.

22 KEITH JARRETT

IL SEGRETO È...

in città tutto bene

Ricevo questo messaggio che cade a fagiuolo.

23 SOS VETERINARIO di nanni the pug

“Lungarno spacca. Il merito è di tutti. Ed è la cosa più bella

i provinciali

fermo immagine

di pratosfera

di mattia marasco

24 GETALIVE

4 NOVEMBRE 1966

palestra robur

luoghi

di leandro ferretti

di michelle davis

25 IL FILOBUS

L’APPARTAMENTO

niente panico

la sciabolata

di tommaso ciuffoletti

di la sciabolata

26 Paparapapapapaa 27

del mondo.” Sì, ci sta. Buona lettura.

LA SINDROME DEll’AMICO...

stelle

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012

di faolo pox

N. 34 - Anno IV - NOVEMBRE 2015 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore: A  ssociazione Culturale Lungarno Via dell’Orto, 20 - 50124 Firenze - P.I. 06286260481

29 PAROLE

Direttore Responsabile: Marco Mannucci

di gabriele ametrano

Direttore Editoriale: Matilde Sereni Responsabili di redazione: Gabriele Ametrano, Riccardo Morandi

30 suoni

Social Media Manager: Bianca Ingino, Valentina Messina Editor: Cristina Verrienti • Amministrazione: Arianna Giullori

di gianluca danti

Stampa: Grafiche Martinelli - Firenze Distribuzione: Ecopony Express - Firenze

in copertina:

Hanno collaborato: Alessandra Pistillo, Tommaso Chimenti, Caterina Liverani, Eleonora Ceccarelli, Alba Parrini, The NightFly, Martina Milani, Alice Cozzi, Riccardo Morandi, Giulia Focardi, Pratosfera, Mattia Marasco, Carol & Giuki, Michelle Davis, Leandro Ferretti, Maria Paternostro, Tommaso Ciuffoletti, La Sciabolata, Nanni, Faolo Pox, Gabriele Ametrano, Aldo Giannotti, Gianluca Danti, Gabriele Sobremesa, Salvatore Giommarresi.

“Monster reflection” di Salvatore Giommarresi

Fumettista freelance e illustratore. Editor della small press bilingue LÖK ZINE, collabora con scuole e associazioni unendo la nona arte all’educazione oltre a realizzare workshop per adulti e bambini. Al momento lavora a un progetto internazionale di storytelling, dedicato alle popolazioni dell’Africa subsahariana. www.giommarresi.tumblr.com

Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Scopri dove trovare Lungarno su www.lungarnofirenze.it

Si ringrazia la famiglia Fattori per sostenere e credere in Lungarno.


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PRIMA PAGINA

PAPA DON’T PREACH*

“Perché un più efficace rapporto possa stabilirsi fra Firenze e la contemporaneità non bisogna emettere continuamente sospiri di rimpianto e limitarsi all’esaltazione del passato”

L

o strillone de La Nazione parla di “lotteria in parrocchia” per i biglietti del Papa allo stadio. Papa Francesco, Firenze. Automatico un balzo all’ottobre del 1986 quando un argentino allo stadio faceva pensare solo a Ramon Diaz e ci tenevamo stretti il traffico intorno al Duomo, ingrigito al cospetto degli Shearling che brillavano così come i cerchioni alle orecchie delle signore cotonate. E proprio nell’ottobre del 1986 Papa Giovanni Paolo II “sfrecciò” nell’allora carrabile Piazza Duomo alla consueta velocità di crociera post-attentato e a bordo del suo carro santo marchiato Mercedes, protetto dalla teca antiproiettile che lo faceva apparire più come un santo in processione che un pontefice in visita. Ben lontano dai Ford Focus di Papa Francesco, Wojtila parcheggiò il SUV in Piazza della Signoria ricevuto da Massimo Bogiankino, sindaco - anch’egli musicista ma socialista - di una città in pieno fermento dal titolo ricevuto di Capitale Europea della Cultura 1986 come riconoscimento della centralità della cultura umanistica, seconda dopo Atene 85 e prima di Amsterdam 87, in un periodo storico dove le capitali europee godevano ancora del fascino della distanza pre-lowcost. C’erano pochi manifesti in giro, non esistevano le colonnine promozionali negli spartitraffico, quelli che adesso, nell’ottobre 2015, conservano i poster scoloriti di un’estate fiorentina vista ma

Sandro Pertini, discorso per Firenze Capitale Europea della Cultura. non percepita, comunicata ma non vissuta, molto taggata ma forse poco condivisa. C’erano eccome le presenze, ma non mi riferisco a quelle turistiche, croce e delizia delle agenzie di promozione e dei residenti. Parlo dei Nomi, degli intellettuali, dei cantanti, degli spettacoli, delle letture, delle “lectio magistralis”, dei contributi che da tutta europa e dal mondo confluivano a Firenze in un imbuto frenetico che stimolava chiunque a voler vedere, ascoltare, partecipare. Nel 1986 il Papa fu solo una delle Star che calcarono il lastricato del centro, per non contare i tanti politici impolverati che affollarono le griglierie del centro, da Mitterand ad Andreotti fino a Sandro Pertini, naturalmente. Passeggiare con Tarzan Boy dei Baltimora o Walk this Way di Run DMC nel Walkman per andare ad ascoltare la Nona di Beethoven diretta da George Solti in omaggio a Italo Calvino, e già entrare in contatto con le prime vicissitudini di un Teatro Comunale impantanato tra politica e adeguamenti che lo resero inagibile per la rappresentazione del Maestro che si esibiì poi nel cortile di Palazzo Pitti. Salire a Fiesole per fare qualche domanda a Eugene Ionesco o scendere in città per guardare Jaco Pastorius in azione qui, a Firenze. Fare la fila per il concerto per gli Spandau Ballet o per i The Jesus and Mary Chains, per gli Iron Maiden, sapere che in città c’è Karl Popper,

Harold Bloom e perfino Zubin Metha, già, nel 1986. Basta uno spostamento indietro di 29 anni, un numero anomalo quasi bisestile, per ritrovare una città che spesso oggi è solo descritta nei progetti futuri di chi si occupa di cultura, di contemporaneo. Un ritorno al futuro incompleto. I Sindaci per la pace si incontreranno a Firenze questo mese, Marylin Manson predicherà come un satana acciaccato mentre Papa Francesco dirà messa al Franchi, un luogo che già tante volte è stato consacrato da un altro argentino ma in tonaca viola. Aspettiamo che anche la cultura si risvegli dal torpore, che ricominci a far schizzare l’equalizzatore in città che tace almeno dal 2012 se non da prima, ben coscienti di un tendenza genetica e forse irreversibile: che Firenze è così per professione, salta i passaggi e si siede sui successi, promette bene e non conclude l’opera, predica bene ma poi - forse - razzola male. E. Bersellini

*Madonna,1986 foto: Pressphoto


PERSONAGGI

di alessandra pistillo

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PAZZO PER LE ERBE

viaggio nella dimensione green di Giacomo Salizzoni

M

alva, menta piperita, sambuco, timo, piantaggine: come riconoscerle, come utilizzarle nei modi più stravaganti? Sono questi i temi delle puntate di Pazzo per le erbe, da ottobre in onda tutti i giorni sul canale La Effe. Protagonista di questa nuova serie è Giacomo Salizzoni, il famoso guru fiorentino degli Orti urbani che noi incontriamo proprio nel suo regno verde. Firenze, Borgo Pinti, pieno autunno. Strada bagnata, traffico, caos. Un passo dopo l’altro arriviamo al numero 76. Siamo davanti a un cancello aperto: gli Orti Dipinti. Basta un passo e varcato l’ingresso tutto sparisce. La città diventa un lontano brusio. In fondo al vialetto disseminato di castagne, ciottoli e foglie fradice c’è un altro cancello. Lo percorriamo al fianco delle tante sculture di terra cotta dalle strane facce buffe, come piccoli orchi. L’atmosfera è onirica, surreale, a tratti un po’ dark. Siamo giunti quaggiù rincorrendo per caso un coniglio bianco? No, lo abbiamo fatto seguendo quella che era una pista di atletica in disuso che adesso è un orto urbano che ospita 1200 piantine. Firenze nasconde degli orti nel cuore nella città: un Community Garden che è diventato un luogo di socializzazione e un geniale esempio di recupero dell’area urbana. Giacomo arriva con la sua vespa, annunciato da un volontario dall’aspetto curioso che ci accoglie offrendoci

del rosmarino. Con la sua idea di Community Garden, propone uno sviluppo urbano sostenibile, attraverso la concezione di un’orticoltura moderna combinata all’esperienza degli orti didattici. Compostaggio, bio diversità, ortaggi di stagione e nessun trattamento chimico. Ci saluta, ci offre una mela e delle mandorle, e con uno spiccato accento bolognese ci trascina nel suo mondo fantastico. Un cappellaio matto, che ha avuto l’ardire di voler fermare il tempo a Firenze, dando vita a un luogo incantato dove le persone si incontrano e le esperienze si contaminano, dove i ritmi rallentano e si entra in contatto con la natura e con la cultura del fare. Un luogo dove creatività è la parola d’ordine. L’avventura green di Giacomo comincia nel 2009 con Guerrilla Gardener, un blog dove si raccontano nel dettaglio idee ed esperimenti di agricoltura urbana. Il progetto rivela il suo aspetto educativo, virale e provocatorio, in continuità con il movimento del giardinaggio libero nato negli Usa negli anni Settanta. L’intento è quello di prendersi cura degli spazi pubblici senza chiedere il permesso, rivalutandoli attraverso il giardinaggio. Cominciando a coltivare la terra su balconi, terrazzi disabitati e giardinetti abbandonati, Giacomo ha in seguito fatto nascere gli Orti Dipinti Community Garden, per poi diventare il volto più rappresentativo dell’agricoltura urbana, ricercato dai brand che vogliono promuovere un’immagine affine all’eco-sosteni-

bilità. Al filone web Di Sana Pianta, che suggeriva in cinque video tutorial idee per un giardinaggio sostenibile e alternativo, segue la campagna #Urbanature della Lumberjack. Un brand che ha trovato nei volti di persone con uno stile di vita sostenibile, i protagonisti di un curato progetto di storytelling. Lo abbiamo conosciuto e possiamo dirlo, Giacomo è il testimonial perfetto per un marchio che da sempre è sinonimo di natura, avventura e genuinità. Il programma su La Effe è l’ultima stravaganza di questo personaggio che fa diventare tutti pazzi per le erbe. In città se ne parla, in tv se ne parla. «È il momento propizio per coltivare la cultura della sostenibilità, della partecipazione, dell’educazione al riuso e all’alimentazione. Questo pianeta va preservato e nutrito, la terra è in grado di insegnarci cose incredibili: grandi intuizioni sono nate semplicemente copiando sistemi e processi già esistenti in natura. Arrivati a questo punto, un ritorno alla natura non è un’opzione, è una necessità.» Accogliendo le parole di Giacomo ne approfittiamo per seminare un appello: nella terra delle meraviglie degli Orti Dipinti c’è bisogno di costruire una serra, per svolgere le attività anche nei periodi di maltempo. Chiunque può sostenere la causa, privati o aziende. Il testimonial green d’eccezione ci sta solo aspettando, sempre pronto a stupirci. foto: tvblog.it


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PELLICOLE

di caterina liverani

L’ULTIMO CALIGARI

L

o scorso maggio la notizia della scomparsa di Claudio Caligari è stata accolta con grande amarezza da tutti gli amanti del cinema. Per alcuni il nome è poco familiare, cosa del tutto comprensibile per un regista del quale ad allora erano usciti due film in trent’anni. Ma nominare uno di quei film, Amore Tossico, il film “maledetto” e “controverso” nel quale gli attori dividono con i loro personaggi la storia e il nome di battesimo e che, con dieci anni di anticipo su Pulp Fiction, filma aghi che pompano eroina nelle vene, dà immediatamente la misura della grande perdita per il cinema italiano. Ci sono stati, negli ultimi venti o trent’anni in Italia, film di maggior successo realizzati da autori sicuramente più prolifici che, seppur sedimentati nella memoria collettiva, non sono in grado di evocare, attraverso il solo titolo, l’atmosfera e il lessico di un’epoca della nostra storia. Così, accostando il titolo di quel film al nome del suo regista, lo scorso maggio la morte di Claudio Caligari viene tristemente metabolizzata come la tragica e prematura scomparsa di un outsider che all’inizio degli anni Ottanta aveva avuto il coraggio di far arrivare sullo schermo senza filtri la piaga dell’eroina. Caligari se n’è andato però, combattendo, solo pochi giorni dopo aver battuto l’ultimo ciack del suo terzo film dopo diciassette anni di silenzio. È a questo punto che la storia, di cui sembravamo aver già annunciato la fine, ha la sua svolta.

Ma prima dobbiamo fare un passo indietro. Dopo l’impatto di Amore Tossico sulla ancora ingenua, per quello che riguardava le tematiche del film, società benpensante italiana degli inizi degli anni Ottanta, si apre un quindicennio in cui Claudio Caligari, pur continuando a lavorare a numerosi progetti, tutti caratterizzati dall’interesse, quasi scientifico, per tematiche sociali come la criminalità organizzata, non ne vede partire nessuno. Ma la costanza e l’impegno lo premiano e nel 1998 presentando alla Mostra di Venezia L’odore della notte, la storia di Remo Guerra, un ex poliziotto che compie una serie di rapine a mano armata nella Roma bene degli anni Settanta. Protagonista Valerio Mastandrea, precedentemente noto soprattutto per una serie di buone commedie, che grazie a Caligari entra nella sua maturità artistica smettendo i panni del ragazzo simpatico e insicuro per calarsi alla perfezione in quelli di un violento rapinatore in crisi di coscienza. Mastandrea prosegue, con meritato successo, la sua carriera mentre per il regista si apre un nuovo lungo periodo di stallo al quale si aggiunge negli ultimi anni una grave malattia. Non viene mai meno però quel rapporto di stima, fiducia e amicizia che anni dopo spinge l’attore romano a correre in aiuto del maestro in difficoltà, lavorando, producendo, organizzando e mettendoci la sua bella faccia simpatica e ormai familiare. Da qui la famosa lettera a “Martino” Scorsese, l’autore più amato da Caligari, nella quale rac-

conta l’impegno, l’amore e la dedizione verso il cinema del suo amico, facendo riferimento a “una piccola banda” che si sta adoperando per far decollare le riprese. Abbiamo avuto il privilegio di chiacchierare con Enrico De Gasperis, che di quella banda è stato parte integrante assistendo Caligari nei suoi ultimi mesi sul set: «Un’esperienza lunga, totalizzante e unica con cui a oggi non riesco ancora a chiudere. Le difficili condizioni, il lottare di Claudio per restare attaccato alla vita e finire il film e lo sforzo collettivo hanno fatto sì che tra tutti noi ci sia ancora un fortissimo legame. Valerio ha vissuto un forte coinvolgimento personale insieme alla responsabilità di una situazione che per lui era nuova con impegno e devozione totali». Amicizia, lavoro, condivisione al servizio di un film bellissimo che è uscito e che ci ha rapiti e sconvolti, portandoci nelle sale e facendoci parlare finalmente con passione di cinema italiano. «Muoio come uno stronzo e ho fatto solo due film» diceva Caligari a Mastandrea. Ci dispiace contraddirti Maestro, perché Non essere cattivo rappresenterà l’Italia nella selezione per l’Oscar come miglior film straniero.

La nostra recensione del film su www.lungarnofirenze.it


L’ESPERTO CONSIGLIA

IL CLASSICONE

L’ODORE DELLA NOTTE

R

AMORE TOSSICO (1983)

oma, 1979. Una banda di rapinatori terrorizza le notti dell’alta borghesia romana mettendo a segno, colpo su colpo, bottini di pellicce, gioielli e contanti per milioni di lire. Se prima si muovono solo per le strade, l’avidità e la crescente spavalderia li inducono a introdursi a mano armata negli appartamenti, aumentando di molto il loro giro di affari. Sembrava destinato alla commedia (Tutti giù per terra, Cresceranno i carciofi a Mimongo) Valerio Mastandrea quando nel 1998 si trovò ventiseienne a interpretare, con un’allora sorprendete abilità e precisione, il ruolo di un rapinatore feroce e sociopatico in L’odore della notte, opera seconda di Claudio Caligari. Remo, ex poliziotto della squadra mobile passato al lato oscuro del crimine, del film non è solo protagonista, ma anche voce narrante che attraverso un flusso di coscienza terribilmente lucido accompagna lo spettatore in un viaggio notturno tra le borgate e i quartieri alti. Regia, montaggio e interpretazioni, omaggiando il cinema di genere senza rinunciare a una propria forte identità, sono lezione imprescindibile per le nuove generazioni di cineasti italiani.

GALLERY WORKSHOPS

Siamo illustratori, pittori, incisori. Lavoriamo con la monotipia, la stampa, il disegno,la carta. Usiamo inchiostri, colori calcografici, carte di tutti i tipi, stoffa, fili, vecchi libri…

courses MEETINGS READING EVENTS ART engraving

Ci piace mettere in mostra quello che è ruvido, che si trova tra le pieghe, che si percepisce dietro una macchia di colore, o un segno sulla lastra prima di essere stampata. Ci piace sporcarci le mani e sentire l’odore dei colori.

DRAWING

Cartavetra è il nostro spazio, e il posto di chiunque voglia condividerlo con noi. Un luogo per le arti.

illustration

graphic Luogo per le arti

Via Maggio 64r Firenze www.cartavetra.com info@cartavetra.com

«I

l fenomeno della diffusione della droga in Italia è diverso in rapporto all’ambiente in cui avviene. Volevo raccontare la tragedia delle periferie urbane dove la droga è l’unico consumo concesso.» Così parlava Claudio Caligari all’indomani dal passaggio a Venezia del suo primo film di fiction Amore Tossico. Scritto insieme al sociologo Guido Blumir il film sulla storia di Cesare, Michela, Enzo, Ciopper e gli altri giovani borgatari che trascorrono la loro vita tra Roma e Ostia facendosi di eroina e dedicandosi alla prostituzione e ai furti, divenne immediatamente un caso che scandalizzò le frange più borghesi della critica italiana. Con il coraggio di raccontare, finanche negli aspetti più grotteschi, una generazione annientata dalla piaga dell’eroina, Caligari diede vita a un’opera inedita e sconvolgente che ancora oggi colpisce per la crudezza e quella particolare ricerca lessicale che, unendo il dialetto romanesco allo slang dei tossicomani, creò un suo proprio e inimitabile linguaggio.

Corsi in partenza dal 1 ottobre

illustrazione base disegno acquerello e tecniche pittoriche ceramica per adulti illustrazione avanzato ceramica per bambini pittura incisione rilegatura

lunedì h 18 -21 lunedì h 19 -21 martedì h 18 -21 martedì h 18,30 - 21 mercoledì h 10 -13 mercoledì h 17-18,30 giovedì h 9-12 giovedì h 18 -21 giovedì 18,30- 21

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Offerta lancio fino a dicembre tessera da 8 lezioni spendibile su due corsi per adulti € 160


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ARCOBALENI

di maria paternostro

FLORENCE QUEER FESTIVAL

I

n città torna il Florence Queer Festival, la rassegna che a 360 gradi propone film ed eventi collaterali legati all’arte, al teatro e alla letteratura per indagare sul tema dell’uguaglianza e della dignità delle persone LGBT. I direttori artistici Bruno Casini e Roberta Vannucci raccontano la tredicesima edizione.

Quanto e cosa è cambiato per il Florence Queer Festival in questi tredici anni? Bruno Casini: Rispetto al 2003 oggi ci troviamo in un’altra dimensione. Nella prima edizione, quando eravamo ospiti nella sala del Teatro Puccini con un programma di tre giorni, eravamo molto carbonari e underground. Adesso siamo arrivati a sette giorni di proiezioni all’Odeon, il cinema più bello di Firenze con 750 posti, e con un programma che propone eventi e mostre oltre a presentazioni di libri e spettacoli teatrali in collaborazione con Pupi e Fresedde presso il Teatro di Rifredi. Tra l’altro quest’anno abbiamo organizzato due esposizioni: una di Sandro Tamburi a IREOS e l’altra sulla cultura burlesque all’interno dell’Odeon. Insomma è un festival che ogni anno si arricchisce, anche per quanto riguarda il cinema, con decine e decine di proiezioni tra film, documentari, corti, videoqueer raccontando storie bellissime che purtroppo non usciranno mai nelle sale. Che ruolo hanno avuto nel corso degli anni le associazioni per i diritti degli omosessuali? Roberta Vannucci: Sicuramente molto forte, il festival è creato da un team di associazioni diverse (Ireos e Arci Lesbica) che lavorano in grande sintonia. Nella scelta del programma viene sempre prestata un’attenzione particolare

a documentari che si addentrano nella vita delle persone, nella storia che non trova spazio nella storia ufficiale. In questo il cinema è un mezzo eccezionale perché l’esperienza visiva è immediata. Cosa ha portato in più a Firenze il Queer Festival? Bruno Casini: Ha portato una ventata di freschezza culturale dell’area LGBT. Firenze dimostra ancora una volta di essere una città attenta e sensibile a queste tematiche. Inoltre è il FQF è una kermesse che tutti organizziamo e portiamo avanti come volontari perché siamo appassionati, magnetizzati e galvanizzati da questi progetti. Abbiamo pochissimi soldi, soprattutto rispetto ad altri festival che in Italia ricevono finanziamenti pubblici e/o privati. Roberta Vannucci: Per non parlare della possibilità di conoscere più approfonditamente culture molto distanti dalle nostre attraverso film, registi, personaggi.

I fiori all’occhiello di questa edizione? Bruno Casini: Ci sono tantissime cose. L’omaggio a Fassbinder del regista danese Christian Braad Thomsen con un documentario presentato lo scorso anno alla Berlinale che parla della sua vita attraverso i film e le interviste rare; Yoni Leyser che quest’anno arriva con un’anteprima europea sulla notte berlinese coinvolgendo personaggi da Blixa Bargeld a Nina Hagen, da Peaches a Rosa von Praunheim; Daniele Sartori che presenta il Principe Maurice, icona della nightlife degli anni Novanta; una videointervista sulla Romanina, un mito per la cultura transgender fiorentina, e ancora Seed Money: the Chuck Hol-

mes Story, un documentario sui Falcon Studios di San Francisco dove negli anni Settanta giravano porno gay, o quello su Annemarie Schwarzenbach, fotografa lesbica degli anni Venti. Insomma, come al solito ce n’è per tutti i gusti e per tutti i colori. Oltre ai premi dedicati al miglior film e al miglior documentario c’è anche il concorso per corti Videoqueer. Roberta Vannucci: Il concorso negli ultimi anni è molto cresciuto soprattutto grazie all’ampliamento del minutaggio. All’inizio i corti non dovevano superare i tre minuti, adesso si può arrivare a trenta. Questo ha dato la possibilità di esprimersi con una maggiore creatività. Ci arrivano tantissime proposte, anche dall’estero, e dobbiamo selezionare tutto quanto. Alcuni sono dei veri e propri cortometraggi che mai verranno visti altrove perché sono difficilmente circuitabili, ma allo stesso tempo sono davvero molto interessanti. Come sarà il FQF tra dieci anni? Ci sarà ancora bisogno di un Queer Festival? Bruno Casini: Io non ci sarò… largo ai giovani! Spero che comunque questo festival continui. Sarebbe bello che tra dieci anni non ci fosse bisogno di fare un festival solo a tematica queer e che i film che proponiamo potessero arrivare attraverso tutti i canali, ma purtroppo credo che in Italia siamo ancora molto indietro per quanto riguarda i diritti degli omosessuali. Temo che ci vorranno anni e anni. Quindi la 23esima edizione ci sarà di certo!


12-14-25-29 NOVEMBRE 2015 MODA / DESIGN / ARTI VISIVE / COMUNICAZIONE

15 WORKSHOP 4 GIORNATE 1 SCUOLA Scopri l’offerta di

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DOMANDE

di eleonora ceccarelli

NOKIKE

C

apire come vengono creati gli oggetti ed essere presenti al momento della loro ideazione offre uno sguardo diverso sulle botteghe e i loro prodotti. Nokike, nome nato per errore e ispirato a una parola giapponese, è la bottega di Herika Signorino, e ha molte affinità con i laboratori artigianali sparsi in varie zone della nostra città e del mondo. All’interno di tutti questi laboratori si possono riconoscere delle analogie, dunque documentare quello che vi accade è in un certo qual senso facile. Raccontare attraverso le parole un artigiano al lavoro richiede un certo grado di coinvolgimento, attenzione al movimento e alla precisione dei suoi gesti. La designer di origine torinese, ma fiorentina di adozione, Herika, focalizza il suo lavoro sul recupero di scarti aziendali e di privati, lavorandoli per donare loro una nuova funzionalità e una nuova vita: accessori moda, collane, orecchini, bracciali e borse. Tutto questo nasce dall’incontro di vari metalli con camere d’aria, lattice dei palloncini, ritagli di pelle e stoffe. I materiali più o meno pregiati vengono recuperati e riciclati in collezioni diverse, caratterizzate ognuna dal proprio materiale primario. Gli scarti provengono da amici, negozi, fabbriche e da qualsiasi altro posto Herika riesca a scovare. Non ci sono regole; crea con quello che le capita fra le mani. L’intero processo produttivo e la trasformazione

della materia è gestito all’interno di questo delizioso spazio in via dei Serragli, sede di recente inaugurazione. Le mani sono l’ultimo passaggio prima che le idee vengano tradotte in forma, e quando ci fermiamo davanti a una vetrina come quella di Nokike è importante ricordarci che ci sono molte parti del lavoro artigiano che rimangono invisibili ai nostri occhi. Allora il mio consiglio è sempre quello di entrare, che con un po’ di fortuna quelle mani riusciamo a vederle in azione. «È un mestiere affascinante perché mi fa sentire realizzata oltre che professionalmente, anche umanamente. Non tornerei mai indietro.» Herika non ha dubbi, dal 2013 ha deciso di fare della sua passione un lavoro, ascoltando se stessa e seguendo i suoi desideri. Così questo è diventato il suo modo di comunicare, tanto che ammette di non riuscire più neanche a trovare le parole per descrivere i suoi oggetti, così elaborati nella loro essenza, se non attraverso l’elenco dei materiali che li compongono. Ecco perché ce li descrive quasi fossero ricette per farci capire realmente ciò che abbiamo davanti. Altrimenti sarebbe impossibile accorgerci che stiamo indossando degli ex-palloncini gonfiabili o un pezzo di ruota. «Ogni mio prodotto è esclusivo, non c’è mai una produzione seriale. Dipende dal materiale disponibile e dalla mia ispirazione. Lavorare come artigiano non significa essere solo un anello anonimo di un grande

ingranaggio, come succede nelle grandi imprese, ma seguire l’intera fase di creazione del lavoro da protagonista.» Questo aspetto porta ad avere anche un legame con ciò che viene creato fino quasi a immaginare la persona che lo indosserà e deciderà di acquistarlo. «A volte è difficile separarsene» ammette sorridendo. La sfida più grande riscontrata da Herika è il mancato riconoscimento del lavoro artigianale. Più volte le è stato sottolineato quanto la sua passione fosse più simile a un hobby. Eppure basta affacciarsi nella bottega Nokike per capire che il suo lavoro non ha niente a che vedere con un semplice passatempo. Gli sforzi di Herika sono ripagati da una clientela che sa apprezzare le sue composizioni originali nate per target differenti. L’ambiente è molto curato e professionale e il racconto che la proprietaria ci fa della nascita di ciascun oggetto e la sua provenienza, serve a dare la giusta importanza ai protagonisti di questo spazio. La bellezza delle botteghe, la magia che si cela dietro ogni singolo movimento e la profonda genuinità delle persone, molto spesso, fanno sì che il risultato sia incredibile, in maniera relativamente semplice. Come qua da Nokike.

www.nokike.com


PALATI FINI

di alba parrini

A

l momento in cui questo giornale sta andando in stampa, sono gli ultimi giorni utili per visitare l’Expo 2015 prima che chiuda definitivamente i battenti. È quindi giunto il momento di fare un bilancio di tutte le tipologie di fauna umana che in questi ultimi sei mesi si sono palesate, dandoci la possibilità di fare un salto in avanti nello studio antropologico della nostra specie. L’Expo entusiasta:

Il primo maggio era già all’apertura dei cancelli prima ancora della cerimonia inaugurale di Mattarella. Era in prima fila alla cerimonia inaugurale in Palazzo Vecchio a commuoversi ascoltando le parole di Renzi... L’entusiasta si batte per l’italianità perché noi italiani abbiamo una marcia in più! Infatti ha sempre cambiato canale durante tutti i servizi sulle tangenti e i disservizi legati all’Esposizione Universale. Perché l’essere italiani viene prima di tutto. L’Expo qualunquista:

Diciamocelo, lo siamo un po’ tutti. L’Expo è stato un bel parco giochi, un bel minestrone di temi impegnati e cluster tematici. Ma lui, il contadino di Tosi, o lei, la sartina di Strada in Chianti, sono contenti anche solo di mangiare le patatine fritte più buone del mondo, quelle del padiglione del Belgio. Perché come le patatine fritte del padiglione belga, non ce n’è. Ed eccoli lì, felici, a ordinare una bella trippa al sugo sugli schermi futuribili della Coop al padiglione del cibo del futuro, e a guardare stupiti gli orti verticali idroponici degli Stati Uniti, o il tetto ad alveare dell’Inghilterra, pensando sotto sotto che le api sono proprio delle personcine intelligenti. L’Expo petulante:

Non ditemi che questa categoria non l’avete mai vista in giro sugli autobus, nei vostri uffici, in coda alla ASL. Sono loro che hanno mosso la macchina del passaparola legato all’Expo. D’altra parte, basta che se ne parli. E l’Expo

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TIPI DA EXPO

petulante ne ha parlato eccome! È lui che si è lamentato sempre e comunque. Si è lamentato perché la suocera gli ha regalato il biglietto ed è stato obbligato ad andarci, si è lamentato perché è arrivato con il treno alle 11.00 di mattina e ha sorprendentemente trovato coda ai tornelli, si è lamentato anche perché ha deciso di andare alla mostra il 13 agosto dove ha trovato caldo, invece di andare in Versilia. Ma più di tutto, si è lamentato che mangiare all’Expo era caro. Ed è in questa circostanza che si è ritrovato anche lui aiccoppe, dove spesso ha fatto amicizia con l’Expo qualunquista, o se proprio era in una giornata positiva, al padiglione del Macdonald’s dove, almeno lì, ti facevano mangiare con un euro. L’Expo organizzatissimo:

Va be’, faccio outing. Io rientro in questa categoria. Prima di partire mi ero iscritta a sei gruppi Facebook, otto siti tematici, avevo scaricato circa quattordici itinerari e avevo creato un gruppo Whatsapp a distanza tra Firenze, Milano, Salerno in cui una vigilessa meneghina ci aggiornava

in tempo reale sulla situazione traffico/accessi/ parcheggi ufficiali e abusivi. Insomma, sì, forse siamo malati. Ma niente può dare più soddisfazione che entrare ai tornelli alle ore 09.15 e raggiungere il padiglione del Giappone prima ancora che apra. E voi fatevi pure otto ore di coda! L’Expo genitore-con-passeggino:

Eh già, perché la leggenda metropolitana che i passeggini saltano la coda fa sviluppare la creatività del nostro visitatore Expo. Comitive di settantenni che rapiscono i nipoti seienni, stipandoli in un passeggino adatto a un neonato. Coppie di adolescenti con la carrozzina di cicciobello coperta con il telo antipioggia, in modo da sgamare i controlli. Mamme single con neonati nel marsupio che vengono respinte dalla coda prioritaria perché la regola dice che lì passano solo le famiglie con il passeggino... “nutrire il pianeta, energia per la vita”, sì va bene, ma evidentemente il motto di Expo non era certo “pari opportunità per tutti e tutte”.

Patatine fritte alla belga Il Belgio si fregia dell’invenzione delle patatine fritte come piatto gourmet, e in effetti la preparazione è molto diversa da quella di tutto il resto del mondo, poiché prevede una doppia frittura a temperatura controllata. Le patatine alla belga vanno preparate seguendo questa procedura: - l avare bene le patate e non sbucciarle - t agliarle a fiammiferi non troppo precisi - i mmergerle in acqua fredda per almeno 30 minuti in modo che perdano l’amido - a sciugarle molto bene con un canovaccio - f are una prima frittura nello strutto riscaldato a 160° precisi - a questo punto scolare le patatine su della carta assorbente - p ortare lo strutto a 180° e procedere a una seconda frittura - i nfine scolare e servire ben calde, salate e condite con del rosmarino Nella versione contemporanea, forse più salutista, lo strutto si può sostituire con olio di arachidi.


SIPARIO

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di tommaso chimenti

ULTIMI SCAMPOLI

R

icordo più Giusy Ferreri che le foglie secche dell’autunno del Si sta come. Questioni generazionali; November Rain che ci culla. Tirate fuori il portafogli, spaccate il salvadanaio. Chi va a teatro campa cent’anni. Teoria tutta da confermare. Comunque, nel dubbio, il culo preferisco scaldarmelo lì invece che sul divano. Al Teatro Puccini mese in stato di grazia con quattro differenti modi di salire sul palco, di narrare, di raccontare, di prendere il toro per le corna. Abbiamo l’ennesimo giornalista che passa sulle tavole della scena, Federico Buffa che, con la sua aria seriosa, le sue pause celentanesche, il suo incedere addentrandosi nelle vite dei campioni sportivi, le sue sospensioni che sembrano schiacciate reverse con tanto di presa appesa al ferro arancione. Stavolta, se mai avete avuto la spassosa esperienza di seguirlo e sentirlo su Sky nei suoi grandi ritratti tra il memorabile, il commovente e l’epico, si tuffa nelle Olimpiadi del ’36 (il 7) e c’è da giurarci che scorreranno brividi e qualche lacrima in bianco e nero; il nero di Jesse Owens. Nelle pieghe della sua barba, nel suo italiano partenopeizzato, Giobbe Covatta ha le linee dell’ironia e del sociale, nel difficile connubio del far ridere pensando o del sorridere dispensando dubbi etici: non da tutti. La commediola (il 13) è il suo viaggio scherzoso dentro La Divina Commedia, sostituendo a Dante tale Ciro di indubbie origini vesuviane. A cento anni dalla

Grande guerra, che di grande ha avuto soltanto il cumulo dei morti da contare, Mario Perrotta accende un cero al Milite ignoto (il 19), seduto su sacchi di sabbia da trincea, utilizza un grammelot fatto da pezzi di mosaico di tutti i dialetti italiani, inframezzando il gesticolante napoletano e l’accigliato piemontese, il grosso toscano e il pungente siciliano, l’assolato leccese e l’ispido milanese, il “gondolante” veneziano e il grondante romanesco. Ed è novembre. I pomeriggi sono più laconici e i tramonti più austeri. Novembre mi è sempre sembrato la Norvegia dell’anno, (Emily Dickinson). Il musical, si sa, a Firenze è terreno per il Teatro Verdi dove torna Billy Elliot (dal 3 all’8) tra tutù e guanti da boxe, la rude Irlanda e il bianco del tulle, il machismo proletario e i desideri di volteggiare di un ragazzo tutto lentiggini e voglia di saltare. Dopo l’euforia e l’entusiasmo, le urla di gioia e i balzi al cielo, ecco il gioco del silenzio esaltato dai Mummenschanz, gruppo svizzero formatosi quarant’anni fa che, senza musica, senza scenografie, senza mai mostrare il volto degli attori, riesce a creare un mondo fantastico. Hanno battuto in lungo e in largo Broadway, ospiti del Muppet Show, qui con I musicisti del silenzio (14 e 15) ci faranno ascoltare la leggerezza di una pausa, la teatralità dell’assenza di parola. Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l’estate, fredda, dei morti, (Giovanni Pascoli).

Non può mancare il Teatro della Pergola in questo nostro spaccato di fine anno: il passato di cannocchiali e studi dell’universo di Vita di Galileo (fino al 12), con Lavia che rilegge Brecht, quella di una Venezia che non esiste più con La bottega del caffè (dal 17 al 22), con Scaparro che legge Goldoni, fino al presente di Provando dobbiamo parlare (dal 24 al 29), con Rubini capocomico. Al Teatro nazionale toscano si sono ben divisi, è chiaro ed evidente, i compiti, gli ambiti e le vocazioni: il contemporaneo a Pontedera, la tradizione sotto il pergolato tra le Oblate e piazza d’Azeglio. È novembre. Presto, cogliamo questi ultimi lampi di bellezza della terra esausta che si prepara a morire, (Ardengo Soffici).


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ARTE

di il tavolo del prosecco

F**K ART, LET’S COOK!

T

radizione vuole che il pranzo della domenica sia Il Pranzo, quello con le lasagne di mamma e il fritto di nonna, con le patate al forno e il vassoio di pastarelle. Quello che inizia con un bicchiere di vino buono e finisce con una pennica sul divano davanti alla Formula 1. Più recentemente è nata la moda del brunch: ricchi buffet e tanti succhi di frutta per superare l’hangover, raccontando o facendo sapientemente intuire le bravate della sera prima. Poi ci sono i pranzi al frigo*. No, non nel frigo, ma al frigo*, nome che Katia Giuliani, artista d’Oltrarno DOC, ha dato al suo studio in via della Chiesa 21r, quando le temperature interne di questi spazi difficilmente superavano i 18 gradi. Oggi frigo* è uno spazio accogliente (e riscaldato, non temete), curato nei dettagli come ogni opera di Katia, che, da novembre al prossimo maggio, ospiterà f**k art, let’s cook!, un ciclo di incontri culinari durante i quali una serie di artisti contemporanei, protagonisti del panorama locale e internazionale, si esibiranno tra pentole

NOTE

e fornelli. L’artista non sarà declamatore su richiesta del proprio background artistico, ma vostro anfitrione nel ruolo di personal chef. Cucinerà i suoi piatti preferiti, si siederà a tavola e mangerà con voi, magari discutendo sulla quantità di sale di quel piatto o sull’abbinamento di spezie di quell’altro. La successione di piatti, sarà poi raccolta in un ricettario, ovviamente, d’artista! Il primo artista a cimentarsi (il 22 novembre) sarà Massimo Conti, tra i fondatori del gruppo Kinkaleri, che porta avanti un percorso di analisi in un campo interdisciplinare fra sperimentazione teatrale, ricerca sul movimento, installazioni visive, materiali sonori e performance. A segui-

Info e prenotazioni: post@katiagiuliani.it Numero massimo partecipanti: 12 Il costo del pranzo varia in base al menù scelto dall’artista. Per gli amici di Lungarno verrà applicato uno sconto del 10% mostrando la tessera soci.

di riccardo morandi

3D Showroom Dummies

C

re, domenica 6 dicembre, Robert Pettena, la cui indagine artistica si basa sulla relazione tra opposti: i suoi linguaggi sono la fotografia, l’installazione e il video. F**k brunch, let’s go!

ome si misura l’importanza storica di un artista? Nel saper innovare, nel saper arrivare alla popolarità in maniera facile e veloce e nel saper comunicare. Tutte caratteristiche impresse nel DNA di uno dei più importanti progetti musicali dal dopoguerra a oggi: i Kraftwerk. E chi sono questi signori di Dusseldorf che saranno al Teatro dell’Opera di Firenze il 16 novembre? Non sono dei manichini di cera, nonostante decine di anni fa, lo abbiano voluto far credere più volte. Non sono dei DJ, nonostante si vestano come i personaggi di un film di fantascienza ungherese del 1981. I Kraftwerk sono degli esseri umani proiettati in una dimensione parallela. E

la loro storia la dice lunga. Abbandonate le chitarre e il classico krautrock all’inizio degli anni Settanta hanno avuto la delirante idea di utilizzare la tecnologia, e solo quella, per comunicare. Mentre i coetanei suonavano rock, loro percorrevano un tunnel di creatività lisergico senza trasposizione della realtà. Con parole ridotte al minimo, ha creato brani chiari ed ermetici senza mai risultare criptici. The Man Machine, Trans Europe Express e Radioactivity restano dei successi e delle icone della modernità postfuturista, una modernità critica ma sempre pertinente al collettivo di Dusseldorf. Definirli una band è riduttivo ed anche artisti concettuali è inappropriato. Perché i Kraftwek nel loro concretismo

foto: www.rukkus.com

hanno aperto la strada a tutto quello che ora definiamo “synth pop”, perché senza di loro non esisterebbero le sonorità elettroniche che consociamo, e non ci sarebbero nemmeno alcuni strumenti, visto che loro stessi si sono resi tester e ingegneri di macchine che avrebbero ispirato un mondo intero. Brian Eno, Jeff Mills, Devo, David Bowie non sarebbero stati gli stessi senza questo collettivo. Infine, divertitevi a digitare su YouTube le parole “Kraftwerk Influence”. Avanguardia algida e pura, sintetizzata e fusa con melodie perfette. Dall’esibizione del 1981, tornano finalmente in data unica a Firenze per una performance 3D. L’imperativo è, banalmente, esserci.


NOVEMBRE DOMENICA 1  N PAIO D’OCCHIALI U Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro FUOCO Sala Vanni (FI) ing. 12 euro LUNEDì 2  RCITALIANI O LE 600 GIORNATE A DI SALÒ (22-8/11) Teatro delle Arti (Lastra a Signa) ing. 15 euro FESTIVAL DEL FILM ETNOMUSICALE (02-04/11) Cinema Odeon (FI) ing. NP MARTEDì 3  ON DIRLO, IL VANGELO DI MARCO N Teatro Fabbricone (PO) ing. 11/25 euro BILLY ELLIOT (3-8/11) Teatro Verdi (FI) ing. 2 /55 euro PACIFICO & NERI MARCORE’ Spazio Alfieri (FI) ing. 20 euro CESARE CREMONINI Nelson Mandela Forum (FI) ing. 35/42 euro MERCOLEDì 4 Z OOM 2015 (4-15/11) Teatro Studio (Scandicci) ing. 8 euro R ANDOM RECIPE Rex (FI) ing. libero ALESSIO MARTINOLI Caffè degli Artigiani (FI) ing. libero SABA Cinema Odeon (FI) ing. 10/12 euro GIOVedì 5 PORCILE (5-15/11) Teatro Metastasio (PO) ing. 11/25 euro IL MALATO IMMAGINARIO (5-8/11) Teatro di Rifredi (FI) ing. 16 euro MILLELEMMI Rex (FI) ing. libero DRE LOVE Ditta Artigianale (FI) ing. libero DEEP PURPLE Nelson Mandela Forum (FI) ing. 35/55 euro SPECTRE 007 (5-11/11) Spazio Alfieri (FI) ing. 7 euro FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA & DONNE (05-10/11) Cinema Odeon (FI) ing. NP VENERdì 6 CONTUSION Plaz (FI) ing. libero CALAFOSCOPA PARTY Auditorium Flog (FI) ing. 5 euro COLIN STETSON+SARAH NEUFELD Sala Vanni (FI) ing. 10 euro NEGRAMARO Nelson Mandela Forum (FI) ing. 36/42 euro MARITO E MOGLIE Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro CALDE ROSE STORIE D’AMORE Teatro di Cestello (FI) ing. 15 euro

I NDACO Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro SABATO 7  UARTET DIMINISHED Q Pinocchio Jazz (FI) ing. 10 euro CINDERELLA MUSHROOMS Plaz (FI) ing. libero ALLA BUA Auditorium Flog (FI) ing. 7/5 euro ROCK CONTEST Tender Club (FI) ing libero SNOW IN MEXICO Glue (FI) ing. libero con tessera SERATA CONTRO OMOFOBIA ExFila (FI) ing. NP BUGO Capanno Blackout (PO) ing. 10 euro con tessera DUE PARITE (7-8/11) Teatro Politeama (Prato) ing. 16/20 euro FERRO, ORO, CARBONIO Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro LE OLIMPIADI DEL 1936 Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro L A VEGLIA SULL’AIA (7-8/11) Teatro Le Laudi (FI) ing. 18 euro FIERA ELETTRONICA FIRENZE (7-8/11) Obihall (FI) ing. 6 euro DOMENICA 8 TERRA Sala Vanni (FI) ing. 12 euro FOOD&WINE IN PROGRESS Stazione Leopolda (FI) ing. NP IN SUA MOVENZA È FERMO Teatro della Pergola (FI) ing. 15 euro FIERA DI SANTO SPIRITO Piazza Santo Spirito (FI) ing. libero LUNEDì 9  ARILYN MANSON M Obihall (FI) ing. 36/45 euro MARTEDì 10  F MONSTERS AND MEN O Obihall (FI) ing. 28 euro MERCOLEDì 11  IRTÙ DELL’OSCURITÀ (11-29/11) V Teatro Magnolfi (PO) ing. 11/25 euro TWO PISCES IN ALTO MARE Ditta Artigianale (FI) ing. libero CAVEMAN Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro BRIGATA BALLERINI Caffè degli Artigiani (FI) ing. libero FLORENCE QUEER FESTIVAL (11-17/11) Varie locations (FI) ing. NP GIOVedì 12  ENVENUTI IN CASA GORI (12-15/11) B Teatro di Rifredi (FI) ing. 16 euro

C ANTE & TOMATO Rex (FI) ing. libero FANFARA TRANSILVANIA Auditorium Flog (FI) ing. 8/5 euro VENERdì 13 C ONTESTO MISTO Plaz (FI) ing. libero NECESSARIAMENTE Auditorium Flog (FI) ing. 10 euro TIM BERNE DECAY Sala Vanni (FI) ing. 10 euro ROCK CONTEST Tender Club (FI) ing libero HYPE Capanno Blackout (PO) ing. NP FEDERICO BRIA E BRUCIO TAVOLE (13/11-13/12) Glue (FI) ing. libero con tessera L A COMMEDIOLA Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro UN VIAGGIO LUNGO UN GIORNO Teatro di Cestello (FI) ing. 15 euro SABATO 14 F UOCHI DI PAGLIA Plaz (FI) ing. libero R AY ANDERSON ORGANIC QUARTET Pinocchio Jazz (FI) ing. 13 euro JOHN SPENCER BLUES EXPLOSION Auditorium Flog (FI) ing. 15 euro C+C=MAXIGROSS+MATILDE DAVOLI Glue (FI) ing. libero con tessera I MUSICISTI DEL SILENZIO (14-15/11) Teatro Verdi (FI) ing. 31/19 euro BACK TO ‘99 Capanno Blackout (PO) ing. NP GIULLARE CONTEMPORANEO Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro L A PORTI UN BACIONE A FIRENZE (14-15/11) Teatro Le Laudi (FI) ing. 18 euro FORTEZZA ANTIQUARIA Piazza Vittorio Veneto (FI) ing. libero DOMENICA 15 L A TRAVIATA Teatro Politeama (Prato) ing. 16/20 euro ACQUA Sala Vanni (FI) ing. 12 euro BUTTERFLY Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro LE SCACCIAPAURA Teatro Puccini (FI) ing. 8 euro IN SUA MOVENZA È FERMO Teatro della Pergola (FI) ing. 15 euro HAND LETTERING Black Spring Bookshop (FI) ing. libero LUNEDì 16  RCHESTRA SINFONICA DI MUNSTER O Teatro Verdi (FI) ing. 13/16 euro KRAFTWER 3D Opera di Firenze (FI) ing. 45/70 euro


MUSICA TEATRO ARTE CINEMA EVENTI PERCHÉ A FIRENZE NON C’È MAI NIENTE DA FARE...  LEXANDROS KAPELLI A Teatro della Pergola (FI) ing. 18/31 euro MARTEDì 17 L A BOTTEGA DEL CAFFÈ (17-22/11) Teatro della Pergola (FI) ing. 16/32 euro IL SANGUE Teatro Metastasio (PO) ing. 11/25 euro FM+ELECTRIC BOYS Viper Theatre (FI) ing. 20/15 euro BENJAMIN CLEMENTINE Teatro Puccini (FI) ing. 25/30 euro MERCOLEDì 18 L A NOTTE (18-19/11) Teatro Fabbricone (PO) ing 11/25 euro ATTACCANTE NATO (18-21/11) Teatro di Rifredi (FI) ing. 16 euro ALESSIO MONTAGNANI Caffè degli Artigiani (FI) ing. libero LO SCHERMO DELL’ARTE (18-22/11) Varie locations (FI) ing. NP MUSICA NUDA Teatro Puccini (FI) ing. 20/17 euro ALESSANDRO BIANCHI Auditorium Cassa di Risparmio (FI) ing. NP GIOVedì 19  ICHAEL BYRNE M Rex (FI) ing. libero RISE’N’SHINE Ditta Artigianale (FI) ing. libero ROCK THE CASBAH (19-25/11) Spazio Alfieri (FI) ing. 7 euro MILITE IGNOTO Teatro Puccini (FI) ing. 18 euro L’ORA DEL ROSARIO (19-22/11) Teatro Verdi (FI) ing. 58/30 euro FIRENZE CAPITALE 1865-2015 (19/11-03/04) Palazzo Pitti (FI) ing. NP VENERdì 20 T AXI CLUB Plaz (FI) ing. libero MELLOW MOOD Auditorium Flog (FI) ing. 15 euro ROCK CONTEST Tender Club (FI) ing libero MARCO MASINI Obihall (FI) ing. NP SONO NATA IL VENTITRÈ (20-21/11) Teatro Puccini (FI) ing. 20/25 euro L A LOCANDIERA (20-22/11) Teatro di Cestello (FI) ing. 15 euro SABATO 21 1 +1 TRIO Plaz (FI) ing. libero APPINO+A TOYS ORCHESTRA Auditorium Flog (FI) ing. 10 euro MAMAVEGAS Glue (FI) ing. libero con tessera

ogni lunedì alle 21.15 replica il venerdì alle 21.15 conduce Gabriele Ametrano

MEZZALA Capanno Blackout (PO) ing. NP FREEDOM CALL Cycle (Calenzano) ing. 15 con tessera IL GATTO IN CANTINA (21-29/11) Teatro Reims (FI) ing. 15 euro SIMONE GRAZIANO FRONTAL Pinocchio Jazz (FI) ing. 10 euro POLVERE DI STELLE (21-22/11) Teatro Politeama (Prato) ing. 18/22 euro CRONACA DI UN AMORE RUBATO Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro L A PORTI UN BACIONE A FIRENZE (21-29/11) Teatro Le Laudi (FI) ing. 18 euro SIGNORI IL DELITTO È SERVITO (21-22/11) Teatro Lumiere (FI) ing. 15 euro COLLEZIONARE A FIRENZE (21-22/11) Obihall (FI) ing. 3 euro DOMENICA 22 FORTUNA Teatro di Rifredi (FI) ing. 10 euro GARAGE WARS Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro PINOCCHIO Sala Vanni (FI) ing. 12 euro LUNEDì 23 I L CINEMA RITROVATO (23-26/11) Cinema Odeon (FI) ing. NP KEITH JARRETT Teatro dell’Opera (FI) ing. 25/135 euro MARTEDì 24  AGICO TEATRO M Spazio Alfieri (FI) ing. 15 euro L’ABITO DELLA SPOSA Teatro Puccini (FI) ing. 18 euro PROVANDO… DOBBIAMO PARLARE (24-29/11) Teatro della Pergola (FI) ing. 16/32 euro CHIARA GUARDUCCI The Speakeasy 23 (FI) ing. libero GREAT QUEEN RATS Obihall (FI) ing. 20/27 euro MERCOLEDì 25 I RENE BARBUGLI Caffè degli Artigiani (FI) ing. libero THISQUIETARMY Pianeta Melos (PT) ing. 6 euro GIOVedì 26 SCANDALO (26-29/11) Teatro Metastasio (PO) ing. 11/25 euro NIK GONNELLA Rex (FI) ing. libero LEONETTI TRIO Ditta Artigianale (FI) ing. libero NON DIRLO Teatro Puccini (FI) ing. 15 euro LOCAL BIO (26-28/11) Varie locations (FI) ing. libero

VENERdì 27  LI UOMINI DI OKINAWA G Plaz (FI) ing. libero MORITZ VON OSWALD Auditorium Flog (F I) ing. 15/10 euro ROCK CONTEST Tender Club (FI) ing libero MINISTRI Obihall (FI) ing. 15 euro LUDOVICO EINAUDI Teatro Verdi (FI) ing. 25/63 euro FESTIVAL DEI POPOLI (27/11-04/12) Varie locations (FI) ing. NP SOURCE SELF-MADE DESIGN (27/11-10/01) Temporary Store (FI) ing. NP SCOOP! (27-28/11) Teatro Puccini (FI) ing. 16/20 euro SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE Teatro delle Arti (Lastra a Signa) ing. 15 euro VOLEVO FARE LA MIGNOTTA (27-29/11) Teatro di Cestello (FI) ing. 15 euro MI ACCOMPAGNO DA ME (27-28/11) Teatro Lumiere (FI) ing. 15 euro SABATO 28 T INISSIMA QUARTET Pinocchio Jazz (FI) ing. 10 euro CALIBRO 35 Auditorium Flog (FI) ing. 10 euro FRATELLI RAUDO Plaz (FI) ing. libero TUBALLOSWING Glue (FI) ing. libero con tessera L A FAMIGLIA COLOMBO (28-29/11) Teatro Verdi (FI) ing. 37/25 euro L A PORTI UN BACIONE A FIRENZE Teatro Aurora (Scandicci) ing. NP EROTICANZONI Teatro Politeama (Prato) ing. 16/20 euro IL PIAVE MORMORÒ Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro DOMENICA 29 P EZZETTI D’INFANZIA Teatro dell’Antella (FI) ing. 13 euro QUELLO CHE PARLA STRANO Teatro Puccini (FI) ing. 18 euro SATAN IS MY BROTHER Pianeta Melos (PT) ing. 6 euro FIRENZE MARATHON Lungarno Pecori Giraldi (FI) ing. NP CIOMPI MENSILE ANTIQUARIATO Piazza dei Ciompi (FI) ing. libero LUNEDì 30


NOVEMBRE

da non perdere

GIOVedì 5 AUTUMN YOGA RETREAT Poppi (AR)

Quando lo stress degli eventi culturali ti colpisce, quando ti manca l’estate e hai appena finito il cambio di stagione, quando non sai ancora accettare che ci sarà un’ora in meno di luce, quando il freddo entrerà nelle budella e passare su ponte alla Carraia sarà come andare a Oslo, allora quello è il momento di mollare tutto e pensare che l’autunno è una delle stagioni più belle dell’anno. A Poppi c’è l’Autumn Yoga Retreat il modo migliore per stare in mezzo alla natura, passeggiare, fare yoga con gente che ne sa a manettas, mangiare sano (ma volendo anche come dei cinghiali), ripasseggiare nella natura e soprattutto rilassarsi e imparando a godersi i sei mesi che ci separano dalla prova costume.


GIOVedì 5 NEGRAMARO Nelson Mandela Forum (FI)

Devo ancora mettere a fuoco quale delle cose di Giuliano Sangiorgi mi dà più fastidio senza sembrare uno di quei Conti o Duchesse o Baroni di Facebook che si mettono a criticare chiunque abbia un minimo di successo. Perché è innegabile: Sangiorgi è bravo, è bravissimo, è capace, canta, suona, compone, è completo. Non so se sia più l’aria da salentino a Bologna o i suoi falsetti da Dolores O’Riordan o forse l’ultima canzone Sei tu la mia città o magari quella sulla stanza e la stronza, che a me fa venire in mente la grandissima hit di Gianni Drudi “sotto il sole che abbronza ho incontrato una gonza”.



SABATO 7 ROCK CONTEST Tender Club (FI)

Partiamo dal celebre, storico, inossidabile Rock Contest, ormai appuntamento nazionale centrale per i gruppi emergenti, e arriviamo alla vittoria del bando regionale per le 100 band che la storica Controradio si è aggiudicata sbaragliando l’accanita concorrenza. Bene, siamo contenti e vediamo sempre di buon occhio quando le istituzioni (l’Assessorato per le Politiche Giovanili sul Rock Contest, la Regione Toscana sulle 100 band) mettono le mani in tasca per elargire fondi per la musica, quella suonata, quella fatta, quella espressa e non quella chiacchierata nei forum e nei campus di cui ancora oggi facciamo fatica a comprendere l’esistenza. E brava Controradio che la musica la fa ascoltare, ne parla con cognizione e se la fa pure sostenere dalle istituzioni. Meglio di così?!

MARTedì 17 BENJAMIN CLEMENTINE Teatro Puccini (FI)

Per me la notizia migliore di tutto novembre è questa e ringrazio chi ha deciso di portare a Firenze questo artista incredibile, suggestivo, profondo, invernale, da ascoltare bevendo vino rosso e mangiando caldarroste. E ringrazio anche chi ha pensato al Puccini come posto per farlo esibire, evitando club o palchi improvvisati, luoghi che poi restano freddi quando si svuotano. Vedrete cosa significa sedersi e farsi avvolgere dal velluto del pianoforte, raccogliersi nella sua voce soul che a tratti ansima e dimentica le lettere quasi a voler lasciare il finale sempre aperto. Poi faccio vedere una sua foto alla mia ragazza e mi dice che è Seal con i capelli di Grace Jones, e la poesia svanisce e metto su Gianni Drudi.

LUNedì 23 KEITH JARRETT Teatro dell’Opera (FI)

C’è stato un periodo in Italia in cui il concerto di Jarrett faceva più notizia per i vaffanculo che per la musica sublime che questo imprevedibile pazzoide tira fuori da tasti e martelletti. Ma in quel torrido luglio del 2009 al Teatro Comunale, con l’aria condizionata e le signore tirate a lucido come alle cene di raccolta fondi, ero presente. Il silenzio era totale. La prima volta in Italia dopo la fuga da Perugia. Keith Jarrett trio, con Peacock e DeJonhette. Applausi a orologeria autorizzati solo dopo che il divo avesse tirato su la testa dal suo pianoforte arrivato per l’occasione da Fano. Poi a un certo punto, verso la fine, la musica iniziò a conquistare tutti i presenti, sembravamo drogati, eravamo felici. E qualcuno fece due battimano a metà pezzo. Una lastra di ghiaccio piombò nell’aria , frantumata da un accenno di sorriso del pianista e trasformata in un fragoroso applauso liberatorio. E poi in tre bis.


da VENERdì 27 FESTIVAL DEI POPOLI Varie location (FI)

Lo sottovalutai all’inizio, ancora lo ricordo bene questo festival. Ma per ignoranza e per quel titolo che mi sembrava una roba biblica. Poi me ne sono innamorato. Vuoi per la programmazione, vuoi per la ricchezza visiva, per la scelta, per la qualità. Vuoi per i comunicati stampa di Antonio Pirozzi. Non so definire bene la complessa miscela di amore che provo per il , per me la migliore iniziativa di cinema in Toscana, una delle tre in tutta Italia insieme a Bellaria e il cineforum del mercoledì a casa mia dedicato al maestro Tony Scott e ai registi d’azione della sua scuola. Mi manchi Tony Scott, mi manchi da morire. Quello nella foto si chiama Lorenzo Dell’Agnello per chi non lo sapesse o per chi volesse saperlo.


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FARFALLE

di the nightfly

DAVE, LA NOTTE, L’ASFALTO

C

he bellezza questo studio così ordinato e pulito. Controradio deve aver cambiato il suo karma. Certo, il casino faceva molto cool, ma lavorarci dentro, anche se solo una notte alla settimana, non era sempre facile. Sono lontani i tempi di Aquila che si addormentava sul mixer e il vinile degli Zep che, terminato, continuava con il suo fruscio fino all’alba, cioè fino a quando quello che apriva la diretta non arrivava, svegliava il buon Aquila e la radio ricominciava la sua vita live. Ma, in fondo, nell’anima, la mia radio è sempre quella: io non mi ubriacavo in diretta, ma qualche volta mi è capitato di uscire dagli studi di via Maso di Banco (i vecchi studi) verso le tre, non esattamente lucido. Nessun rimpianto, però, perché io sballo comunque con la musica. È la passione che mi mette in moto e spinge sui pedali della mia bicicletta. Be’, un lunedì notte sono tornato a casa con le cuffie

NODI DA SCIOGLIERE

dell’iPhone che sparavano la musica dal cervello allo stomaco passando dal cuore e mi sono fatto una lunga soggettiva fino a casa. Ponte alla Vittoria e poi i lungarni, e poi verso il Duomo da via Tornabuoni. Silenzio, gente che passava (poca), turisti altrove, per fortuna. Quando in cuffia è arrivata la voce di Dave Gahan ho goduto davvero. Che disco questo che il frontman dei Depeche ha inciso con i Soulsavers (Angels & Ghosts). Le luci che illuminano la strada bagnata da una pioggia che per fortuna ha mollato il colpo fanno da copertina a All of This and Nothing, il primo singolo, e il mio amore del momento. Per questo arrivo a casa felice e penso che se fossi un poeta dovrei subito buttare giù qualche verso. Invece evito, per rispetto ai poeti e alla poesia. Però rimetto in circolo la voce di Dave Gahan e mi vivo un altro piccolo pezzettino di notte. A cuore aperto, come tutti i lunedì.

di martina milani

Homo Maker

“N

on dobbiamo chiederci cosa serve, ma cosa è importante” ha detto una volta Roberto Vecchioni a proposito dei princìpi che guidano il lavoro di un insegnante e la funzione educativa che, per sua natura, dovrebbe avere obiettivi a lungo termine e non strettamente contingenti. Se vogliamo guardare lontano e capire davvero chi sono i Makers al di là della loro crescente notorietà che li rende oggetto di domande (oltre che di definizioni non autorizzate quali “smanettoni”, “nerd”, “popolo di gente che fa cose”), dovremmo fare lo stesso esercizio. Dovremmo provare a concentrarci non tanto sulle realizzazioni di cui sono capaci, né sui possibili impieghi delle loro macchine, quanto su quello che rappresentano. Lucio Ferella, responsabile dell’associazione Fablab Firenze che ha sede a Impact Hub, è la persona adatta ad accompagnarci in questo esercizio prospettico (essendo anche molto paziente, il che non guasta dovendo mostrare un’officina a una come me che non ha neanche un cacciavite in casa). «I macchinari controllati da computer e gestiti attraverso software non sono una novità, anzi. A livello industriale sono sempre esistiti. Il fatto rivoluzionario è che adesso sono accessibili a tutti

perché più piccoli e meno costosi» dice mostrandomi una stampante 3D che strato dopo strato mette insieme un’arcata dentaria (richiesta di un odontotecnico che poi la userà come calco per un apparecchio). Il tavolo a cui io e Lucio sediamo non è stato comprato in un negozio: è stato realizzato con una fresa a controllo numerico che ha tagliato e modellato il legno seguendo un prototipo di design open source. Si chiama autoproduzione (Do It Yourself), ma non in solitaria, bensì grazie alla collaborazione (qualcuno mette l’idea, qualcun altro la macchi-

na, qualcuno il software che la comanda) così che le officine tecnologiche si trasformano in nuovi punti di incontro, community – non solo virtuali – di persone che si scambiano competenze e interessi. Forse anche a Gutenberg qualcuno domandò a cosa servisse la stampa a caratteri mobili. Oggi sappiamo quanto è stata importante.


PRÊT-À-PORTER

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di alice cozzi

Lezioni di stile con LA it-girl fiorentina

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ara Bencini è un’artigiana del lusso. Nasce a Firenze da una famiglia di pittori e storici dell’arte, e dopo essersi diplomata all’Accademia delle Belle Arti, parte per Parigi, dove consegue un master di specializzazione in tecniche della decorazione. Da qui nasce il suo colpo di fulmine per i gioielli. Ha lavorato per Louis Vuitton, Gucci, Oscar de la Renta, guadagnando riconoscimenti e pubblicazioni su riviste di settore a livello internazionale.

gliamento, Gucci e Prada per le scarpe. Porto solo tacchi alti e li compro solo fatti a regola d’arte.

Sara, quali sono le tue icone in fatto di stile? Le mie icone di stile sono tutte le donne dell’arte e del cinema. Dalle Madonne fiorentine a Caterina de’ Medici, da Monica Vitti alle figure femminili di Gustav Klimt. Certo, anche lo stile hippie è un’altra grande fonte di ispirazione.

Qual è il mito più falso sui gioielli? Che debbano essere poco appariscenti. Niente di più falso. Il gioiello deve darti un aspetto regale, deve far parlare di te e non nasconderti. Deve avere tanta personalità da farti sentire in una fiaba.

Tre must-have per l’inverno che verrà e come indossarli. Sicuramente frange, cuissardes e abiti rosa quarzo. Non so come li indosserò, improvviso molto e abbino a seconda dell’umore. Generalmente in quattro, cinque minuti riesco a vestirmi anche per un evento di gala. Il nero mai.

Un’anticipazione sui gioielli della prossima stagione? Saranno accessori più che gioielli, preziosi dettagli per dare carattere anche al più semplice degli abiti. Accessori da cambiare come una borsa, una scarpa o un cappello.

Dove fai shopping a Firenze? Ho smesso di fare shopping, ho di tutto e un guardaroba immenso. Ma faccio puntualmente degli swap party (NdR l’arte di scambiarsi abiti e accessori in base alla regola del baratto) con un gruppo di amiche, ricavandone vere perle griffate. I negozi di riferimento rimangono LuisaViaRoma per l’abbi-

Un consiglio sui gioielli che ogni donna dovrebbe possedere da una designer di gioielli. In primis quelli degli affetti, quelli della memoria, regalati da chi ci ama o ci ha amati e poi quelli di cui ti innamori a prima vista. Credete ai colpi di fulmine!

Il gioiello più strano che ha mai realizzato? Di tutto e di più: manette preziose, denti e artigli, farfalle, scorpioni, corone, armature. Anche un fashionissimo e barocco collare per un mastino corso. Stupendo, si chiamava Ernesto. sarabencini.com foto: Francesco Ormando


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CASA JAZZ

di giulia focardi

Keith Jarrett, un concerto che guarda all’infinito

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he si ami il jazz o meno, il solo nome di Keith Jarrett suscita quella sensazione di fascino mescolato a reverenza che si prova solo di fronte ai mostri sacri. Fosse soltanto per l’inizio di Koln Concert – miracoloso e indimenticabile disco inciso nel 1975 che, ad oggi, con quattro milioni di copie vendute, è l’album jazz più venduto di sempre – per il noto rapporto scontroso con il pubblico dei suoi concerti – niente voci, niente click, niente flash, niente applausi a meno che non sia lui a volerli – o per le sue improvvisazioni solitarie al piano, vere e proprie ricerche ascetiche, Keith Jarrett (settant’anni lo scorso 8 maggio) è uno dei pianisti contemporanei più conosciuti al mondo. Firenze è pronta ad accoglierlo il 23 novembre, per il suo concerto in piano solo al Nuovo Teatro dell’Opera, la massima forma espressiva della sua personale e istintiva dimensione musicale. Il suo rapporto con la musica e lo strumento si rinnova costantemente: Jarrett sale sul palco senza sapere cosa suonerà e il sound check si riduce alla scelta del miglior piano-

forte. Il resto, quindi tutto, è creato un attimo prima che il suono prenda corpo, è dita, piedi, fisico che si contorce, è la mimica facciale che segue lo spiegarsi di una melodia irripetibile, un ansimare mai stanco. In mezzo scorre oltre un secolo di musica. Chopin mescolato a echi davisiani, blues e free jazz, melodie liquide e ritmi forsennati. “Sono quello che suono”, ammette lo stesso pianista americano, il quale era solito rispondere a Miles Davis, che gli chiedeva come

CARO CUORE NON BUTTARTI GIÙ

riuscisse a suonare dal nulla, “non lo so, lo faccio e basta”. Per questo contano le prime quattro note in ogni solo, il silenzio pretenzioso, l’attesa in platea, spesso estrema; per questo ogni live è sempre diverso, inaspettato, a volte da dimenticare (come nel 2007 o nel 2013 sempre a Umbria Jazz), umorale, comunque totale. Un atto di creazione completo, carico di tensione artistica, fisica ed emotiva, da cui farsi travolgere senza condizionamenti.

di carol & giuki

scrivi a carocuorenonbuttartigiu@gmail.com

Il segreto è saper giocare a PES

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l freddo, le cene in casa con gli amici, i vari “no stasera non esco”, le partite fiume a PES. Benvenuto novembre, benvenuto inverno, dove le notti gelate sono più sopportabili se passate in compagnia. No. La verità è che pur di avere qualcuno che ci scaldi i piedi, accetteremmo che la nostra dolce metà avesse slanci di follia alla Aileen Wuomos o Charles Manson. Almeno fino a primavera. Pronti? Pronti.

foto: Adriana Desiderio

Dopo una favolosa estate, alle porte dei due anni insieme e una convivenza in piedi, la mia ragazza ha deciso di rovinarmi la vita. A trentasette anni mi sento muovere accuse su fatti inesistenti, gelosie e ossessioni. Ogni altra donna è una minaccia, ogni cosa che dico viene messa in dubbio. Il bello è che non faccio niente per mancarle di rispetto, anzi credo di essere fin troppo presente. A volte mi chiedo se stia con me per amore o per la paura di rimanere sola. Sono arrivato al punto che gioco da solo a PES pur di non discutere con lei sul nulla. Marco Caro Marco, ebbene sì, siamo d’accordo con te: meglio la PES che discutere con la donna paranoia. Prima di lasciarla però prova a insegnarle come si usano quei joystick, i vari simboli e come fare i cross. Magari le passa. Con me ha funzionato.

Ho trent’anni e da quasi dieci mesi sto con un ragazzo che ogni volta che mi presenta un’amica viene fuori che se l’è portata a letto a volte in tempi lontani, altre in tempi più recenti. E la cosa sta diventando insopportabile. Questo genera in me insicurezze e gelosie, perché mi spinge a controllarlo, sfociando puntualmente in liti, perché sono sempre a cavallo tra vita reale e social, e non lo tollero. Che faccio? Gli presento tutti quelli con cui sono stata a gli dico che sono “amici”? Agnese Cara Agnese, menagliela meno, clicca su elimina e poi svuota cestino. Se necessario formatta. Ci sei tu, c’è lui, ci siete voi. Cosa ti preoccupa? Se sta con te e non con una di quelle “amiche” è perché in te ha visto delle qualità che loro non hanno. Se continui così gli fai solo passare la voglia. L’insicurezza è un tuo problema, non suo, né loro, perché non ti tolgono nulla. Lavora su questo, e se non riesci a superarlo, vai da un bravo psicologo: crisi adolescenziali a trent’anni anche no!


In città tutto tranquillo

di nanni the pug

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SOS veterinario. Finalmente sto sereno

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evo dirlo: vivo in una regione sensibile. I bipedi che popolano la Toscana ci considerano e fanno sempre qualcosa che ci aiuta. Il mio, ad esempio, con il primo freddo mi ha fatto il cambio dell’armadio: maglioncino per le giornate fresche e impermeabile per quelle piovose. Io l’ho ringraziato facendo il cambio del pelo: gli ho lasciato peli ovunque, in ogni angolo della casa. Credo che li abbia trovati anche nel beauty-case. Son gioie e quei suoi urli quando scopre di averli impigliati in ogni calzino mi fa capire che il nostro legame è indissolubile. Ma non è solo il mio bipede a essere attento. Qualche settimana fa, anche quelli in giacca e cravatta che gestiscono le cose pubbliche hanno deciso di regalarci un po’ di tranquillità: è nato il numero unico regionale per il soccorso agli animali domestici. Un’esperienza che per il 2015 sarà sperimentata a Firenze, Empoli, Prato e Pistoia, ma che dall’estate del 2016 sarà ampliata a tutta la regione. In cosa consiste? In pratica i bipedi che assistono a incidenti che coinvolgono animali domestici potranno chiamare un numero attivo 24 ore su 24 e sul posto arriverà un mezzo

della Asl con a bordo un veterinario. Per questo primo periodo sarà la Polizia Municipale a gestire il servizio, poi il numero d’emergenza passerà direttamente alle Asl. Una salvezza per me e i miei amici che spesso si fanno male e rischiano le zampe perché magari non ci sono veterinari nella zona. Da oggi verremo portati immediatamente in un ambulatorio e curati. Certo, non è che i bipedi veterinari siano proprio i nostri migliori amici: io quando devo fare il vaccino e qualche visita di controllo non impazzisco di felicità. Ti pungono, ti alzano le orecchie, e poi con quel termometro che infilano con nonchalance e lasciano lì. Insomma, io quando me ne vado una pisciatina ribelle la lascio

sempre all’entrata. Oggi, però, il pensiero che siano presenti nel caso mi facessi male mi rincuora. Grazie bipedi, è bello sapere che non ci lasciate soli.


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I PROVINCIALI

di pratosfera

GETALIVE

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o sappiamo che di serie web ce ne sono tantissime in giro. Poche, però, sono realizzate da professionisti del settore come quella di cui vi parliamo in questo numero. Ci riferiamo a Getalive, la serie dedicata al mondo dei giochi di ruolo dal vivo realizzata dalle Clavisomni, Gruppolucenera e Babele Filmica, una banda tutta pratese di cinefili e amanti del mondo fantasy. Basterebbe elencare alcune tra le collaborazioni che hanno accumulato nei primi mesi di lavoro per dar credito alla nostra opinione: Lucca Comics & Games, Feudalesimo e Libertà, Orgoglio Nerd, oltre a una campagna di crowdfunding su Eppela da 22 mila euro. La trama in poche parole: il personaggio principale, Filippo, è estraneo al mondo dei giochi di ruolo dal vivo, i “live” come sono chiamarti in ambito nerd. Sta affrontando un periodo difficile, sia con la ragazza che con il lavoro da giornalista. Per distrarlo, il cugino Loris, un tipo chiassoso, appassionato di metal, fantasy e motociclette, lo trascina a un live e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. La storia si alterna tra realtà e la finzione reale

dei giochi di ruolo, attraverso le storie di altri quattro personaggi. Ovviamente, per i nerd amanti del fantasy, di Warhammer o per chi ha giocato almeno una volta a Dungeons and Dragons, la web serie è piena di luoghi comuni, ironici cliché che appartengono a quel mondo. Si ride, e tanto. Un po’ per la veracità toscana – più simile a quella di Berlinguer ti voglio bene, che a quella dei vari film di Pieraccioni, per intendersi – un po’ perché, certe volte, chi si appassiona a questo mondo lo prende davvero troppo sul serio. La qualità del prodotto è evidente anche a occhi poco esperti. Getalive piace agli appas-

FERMO IMMAGINE 4 NOVEMBRE 1966

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ifficile fermare lo sconforto e l’impotenza in un’immagine, ancora oggi niente sembra poter rendere giustizia a quella ferita. Sono le prime le luci di un giorno amaro e difficile, quelle in cui si sveglia Firenze il 4 novembre del 1966 dopo una settimana di pioggia ininterrotta. In poche ore la città viene travolta da un’onda inarrestabile di fango e detriti che penetra nelle vie, nelle case e nei negozi sommergendo vite e opere d’arte. Il livello dell’acqua raggiunge i primi piani, ricopre le arcate di Ponte Vecchio e lascia un’impronta ancora oggi evidente su alcuni edifici e nella memoria di molti. Via de’ Benci, odierna padrona di casa della “bella vita” dei giovani fiorentini con i suoi numerosi locali, viene ricoperta di fango e macchine portate da chissà dove. Un dolore profondo che diede vita a una rinascita potente tanto quanto la distruzione subita.

www.lamiafirenze.mattiamarasco.it

di mattia marasco

sionati, ma riesce a incuriosire e divertire anche chi non ha mai giocato alle sessioni con le spade di gomma piuma. A fine ottobre è stata presentata la quarta puntata al Lucca Comics & Games. Le tre puntate iniziali sono state pubblicate prima della campagna di crowdfunding, che ha permesso alla troupe di girarne altre dieci per concludere la prima serie. Perché Prato è anche cinema, quindi andate a cercare il canale Youtube e la fanpage di Getalive, guardatevi gli episodi già pubblicati, se non lo avete ancora fatto, e seguite questi ragazzi perché ne sentirete parlare.


PALESTRA ROBUR

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di leandro ferretti

lezioni di ginnastica culturale per fiorentini

Il filobus

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l filobus io me lo ricordo. In modo ancestrale. Era detto anche i’filobusse, e già all’epoca delle mie memorie era in fase di accentuata morienza. Era un mostro strano, per citare Guccini, che correva libero, ma attaccato a due fili con la strada particolarmente segnata, per parafrasare De Gregori. La fortuna del filobus a Firenze era iniziata dopo la metà degli anni Trenta, e paradossalmente era incrementata nel momento in cui, alla fine degli anni Cinquanta, fu smantellato il sistema dei tram. Era destinato a raggiungere soprattutto zone periferiche della città come Fiesole, Settignano, Trespiano e le nuove periferie. Da Firenze Nova alla parte che ampliava il vecchio quartiere di Gavinana. Era l’elettrico caravanserraglio della modernità di una città in profonda mutazione, insomma. Procedeva spesso a scatti, come un’automobilina elettrica un po’ bizzosa, e era accompagnato da un sibilo prolungato, come di una sirena, che cresceva con l’aumentare della pur modesta velocità. Lo ricordo verde e maestoso passare di filo in filo, schivando un traffico assai più modesto di quello odierno. Raggiunto il momento di maggior fulgore nel 1962, la fortuna del filobusse tramontò nel volgere del decennio successivo: nel 1973 l’ultima linea cessò le corse per trasformarsi in automobilistica, e le vetture restanti furono cedute alla Grecia (già allora interessata ad acquisire quel che veniva da questa parte d’Europa) per solcare le strade di Atene. E dove passava il filobusse oggi in qualche parte c’è la tramvia. Perché tutto torna.

LUOGHI

di michelle davis

L’Appartamento: l’arte di sentirsi a casa

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a ottobre, al n°11 di via dei Giraldi è comparso un nuovo campanello: L’Appartamento. A due passi dal Bargello, il portone di un ordinario condominio fiorentino si spalanca su un mondo totalmente inaspettato. Una struttura di oltre 200 mq dove regna l’irrefrenabile creatività di Camilla, Francesca e Laura, tre ragazze che hanno deciso ben due anni fa di rimboccarsi le maniche e creare un’associazione culturale dedicata all’arte, all’intrattenimento e alla formazione. «Ci siamo ispirate a un posto a Lisbona chiamato “Casa Indipendente”, un locale concepito dentro un’abitazione» racconta Francesca. «Io e mia sorella Camilla avevamo questo appartamento e insieme a Laura abbiamo deciso che era arrivato il momento di creare un qualcosa di simile anche a Firenze.» All’ingresso si trova la zona bar, dove troneggia un murales di Hopnn. Da qui si può accedere al verdeggiante terrazzo, all’intimità del salotto stile bohémien o alla luminosa Aula Magna, spazio riservato alle attività artistico-culturali. «Vogliamo abbinare la familiarità di un ambiente casalingo ad atmosfere più laboratoriali. I corsi verteranno soprattutto su oreficeria, tecniche grafiche tradizionali e contemporanee, artigianato artistico. L’Appartamento vuole es-

sere un luogo polivalente, per questo stiamo già pianificando concerti, workshop, spettacoli teatrali e conferenze.» Accanto all’Aula Magna si trova l’Aula Minima, dove forno per ceramica e tornio attendono di essere inaugurati e già si pianifica un’area dedicata alla stampa a caratteri mobili. Una scala porta giù al Mezzanino, piccolo monolocale destinato a ospitare residenze d’ar-

tista e coworking. «Il mondo del lavoro sta cambiando costantemente, stiamo inventando modi e linguaggi per inserirci nel tessuto culturale. A noi interessa strutturare corsi sempre più qualificati e qualificanti, riunire le persone più disparate per creare confronti, dialoghi e potenziali sinergie.» L’Appartamento è aperto dal martedì alla domenica dalle 14.00 alle 24.00, ingresso riservato a soci ARCI.


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NIENTE PANICO

di tommaso ciuffoletti

Paparapapapapaa

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on sono giorni facili per chi odia l’umido. La nebbia, la pioggia, l’Arno, Lungarno, il fiume in piena, la droga, l’anniversario dell’alluvione, faccio tanta plin plin, il puzzo di fogna nei palazzi del centro, nelle case del centro, nei locali del centro, i cocktail a 8 euro, la droga, il muco, lo starnuto, le froge del naso, il moccio, lo starnuto, le narici, la droga, i sentimenti liquidi, sposa bagnata bravo il marito. In fondo una speranza: la Fiorentina è prima al momento in cui scrivo. E i fiorentini pretendono che tutti salutino la capolista, almeno quanto la destra pretende che ci ridiano i marò. Ridateci i marò e salutate la capolista. Imperativi generici. Io non vi ridò i marò e se incontro la capolista la ignoro come fanno i fiorentini. Che un minuto prima si presentano stringendoti la mano e due secondi dopo sono già pronti a giurare di non averti mai visto in vita loro. Chissà se faremo così anche con il Papa, che giunge in visita ufficiale a Firenze per salutare la capolista. Vorrei invecchiare come lui, Francesco. Esordì dicendo “vengo dalla fine del mondo”. E subito mi preoccupai pensando al solito re-

LA SCIABOLATA

azionario che vuole sostenere che la terra non è sferica e finisce poco oltre Gibilterra. Ma ben presto l’animo mimetico del gesuita è venuto fuori in tutto il suo perverso fascino. Gente seria i gesuiti, mica come voi. Conoscete Matteo Ricci? No. Ma conoscete i gesuiti euclidei, vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatoriii della dinastia dei Ming. Il bello di Battiato è che fa sentire intelligenti quelli che ascoltano le sue canzoni. Quella strofa al centro di gravità permanente è esattamente riferita a Matteo Ricci, missionario gesuita che più di Marco Polo conobbe tanto bene la Cina dell’epoca, da diventare astronomo di corte. Introdusse nel paese di mezzo i principi della matematica euclidea ed effettivamente finì così tanto per somigliare a

quelle persone con cui viveva, che la Chiesa cattolica faceva fatica a riconoscerlo ancora come un proprio uomo. E forse faticare a riconoscere Francesco, oggi, è un po’ la stessa cosa. Vale per la Chiesa e vale per noi laici e laicisti. Nel dubbio, è quello vestito di bianco.

di la sciabolata

La sindrome dell’amico famoso

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opo aver eviscerato in questa rubrica la “Sindrome di Paperoga”, ovvero il trionfo dell’estetica del simpatico sfigato, e dopo avere anche affrontato la questione del food legata alla fotografia, il momento per questo mese è topico. Banale forse, ma funzionale. Lo spirito della celebrità non è effimero, ci riguarda tutti. A partire dai tifosi di calcio, che si sentono “il dodicesimo giocatore in campo”, come se i fan degli U2 si sentissero il tastierista che a loro manca. La voglia di fare parte di qualcosa di grande ci attanaglia tutti. Tutti, eccetto Vincenzo Montella e Pippo Civati, vogliono essere dove e quando succede qualcosa di grande e farne parte. Anche esserne contro se vogliamo, come i detrattori di qualunque opera pubblica, dai tombini nuovi in viale Redi fino al ponte sullo stretto di Messina. Con un amico vicino, cantava Andrea Mingardi, noto alle cronache perlopiù per gli interventi a Quelli che il calcio… in veste di inviato per il Bologna Calcio. Sì, un amico vicino: dipende chi è l’amico. Se l’amico è famoso, si vola: lo sanno bene a Roma, dove usano addirittura epiteti del tipo “è n’amico” o forse meglio “è fratello mio”, in virtù dell’ostentare esperienze vere di

vita fatte insieme. Questo è il quadro, ma cosa succede realmente: quello che possiamo osservare nell’episodio “Hostaria!” del film I nuovi mostri. Succede che Indro Montanelli per una tavolata di bischeri intelligenti diventa l’amico Indro. Perché il primo sintomo di questa patologia è questo, ed è quello più comune, ossia utilizzare il nome di battesimo per chiamare l’amico famoso. Che non è detto sia amico, ma magari quella volta il cantante di turno si è fermato a parlare dieci minuti e l’iconografia dell’amico famoso ha avuto il suo debordante successo con un selfie. La locazione geografica diventa un motore, e fa sì che tutti gli scandiccesi diventino improvvisamente e per sempre ex compagni di squadra di Lorenzo Stovini e di Andrea Barzagli. A Zocca sono tutti amici di Vasco Rossi, a Correggio del Liga, e via discorrendo. Tutto questo genera nel soggetto millantatore una sorta di potere magico, pari forse a quello che ha Andrea Scanzi mentre parla di calcio quando nessuno ascolta più il discorso in questione, ma tutti si soffermano alla conoscenza e all’aneddoto. Per alcuni giornalisti musicali Manuel Agnelli è solo Manuel, e non c’è bisogno di aggiungere il cognome, che tanto non è Pasqual, perché Pa-

squal lo chiamano per cognome anche in casa, come Nardella (grazie B.F.). La confidenza come arma per il rilancio dell’essere umano è un’ottima alchimia, basta che non superi il confronto con le barzellette di Pierino che non ha mai avuto un cognome, forse per questa stessa patologia.


STELLE

di faolo pox - disegni di aldo giannotti

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Arriva il freddo sempre che non sia già arrivato. Ti proteggi nei tuoi rapporti sociali, vai benissimo sul lavoro e con gli amici, ma potresti affrontare qualche difficoltà con il partner. Forse ti senti poco valorizzato o poco compreso, fatto sta che ti chiuderai un po’ e tenderai anche a essere meno esigente del solido. CAFFÈ DEL MESE: Ristretto

Ti stai addentrando in un mese di cose concrete, spesse come piace a te. Alcuni battibecchi superabili, qualche amicizia ingombrante da ridimensionare, ma nel complesso hai la calma di chi sa che tutto andrà nel verso giusto e non sprechi più energie a caso. Ottimo mese! CAFFÈ DEL MESE: Americano

Appena si avvicina il momento di fare il bilancio, uno qualsiasi, inizi a essere insofferente e, anche le cose che stanno andando bene rischiano di essere venate con qualche polemica di troppo. Poco male, tutto solo nella sfera degli affetti periferici. Però non commettere l’errore di fare di tutta l’erba un fascio. CAFFÈ DEL MESE: Macchiato freddo

Se per caso ci fosse qualcuno che in qualche modo ha tradito la tua fiducia, non serve fargli la guerra tutti i giorni. Molto meglio comunicarglielo e dargli anche l’occasione di smentirsi (o, nel peggiore dei casi, confermarsi). È sintomo di calma anche questo, saper riconoscere il metodo migliore per giudicare le situazioni. CAFFÈ DEL MESE: Ginseng

Dividiamo questo mese in tre parti. Nella prima ti sembrerà di arrancare anche se in realtà sarai solo sovraccaricato dalle cose da decidere. Nella seconda ti sentirai affermato anche se non è proprio il momento preciso per godere. Nella terza ti sentirai fortunato e un po’ di senso di colpa inutile di porterà a voler risolvere cose futili passate. Chiaro? CAFFÈ DEL MESE: Solubile

Ecco che la semina di ottobre fa spuntare i primi germogli a novembre. Mese positivo dove farai scelte, lascerai indietro zavorre, ritroverai le forze che avevi prima dell’estate e ti sentirai di voler dare risposte solo e soltanto a te stesso. Ti pare poco? Vento in poppa vergine, e bussola in mano. CAFFÈ DEL MESE: Macchiato caldo

Non è che le cose possono sempre andare come desideri. E, quando non ci vanno, non può essere sempre colpa degli altri. Tendi a non comprendere le tue responsabilità e questo ti rende poco lucido nelle autovalutazioni. È un buon esercizio iniziare con le cose alle quali tieni di più, non quelle che per te hanno poca importanza. CAFFÈ DEL MESE: Lungo

Più che astrologo mi sento un personal trainer con te, scorpione. Però non puoi negare che ti stai sentendo più centrato, in pace con te stesso, più deciso. E se non è così significa che ho mescolato troppo gli astri. Però dovresti sentirti più capace di fare tante cose, ma occhio a crederti invincibile perché la smentita potrebbe essere dietro l’angolo. CAFFÈ DEL MESE: In tazza grande

Se conosci qualcuno dell’acquario allora chiamalo e fatti spiegare come si sopravvive a Saturno perché mi sa che dovrai iniziare a farci i conti. Quindi difenditi dalle influenze negative, non ti scoraggiare, ma preparati alla battaglia. Novembre sarà il mese delle responsabilità e delle prese di posizione. Sei pronto? CAFFÈ DEL MESE: In vetro

Sarai un po’ sballottato tra notizie positive e qualche frizione. Questo perché Venere e Marte si stuzzicheranno a novembre e a farne le spese (o a goderne i doni) sarai proprio tu. Anche qui il trucco è semplice: cercare di stare sempre sotto le righe e a cresta bassa. Mai gufarsela. CAFFÈ DEL MESE: Decaffeinato

L’importante sta nel saper raccogliere cosa si è seminato, capire cosa è maturo, cosa può essere staccato dal ramo senza rischiare di mangiare un frutto acerbo o marcio. Le prove non sono finite, ma è più un affinamento che un esame. La strada è sempre più in discesa e poi diventerà un piano con dei panorami mozzafiato. Dai! CAFFÈ DEL MESE: Moka

Se ti è sempre piaciuto saltellare da una situazione all’altra, a novembre questi balzi inizieranno a stufarti e ti mancherà la noiosa e triste e ferma normalità che hai imparato anche ad apprezzare. Mantieni la calma e attutisci i colpi, tieni forte e scendi al momento giusto, poggia i piedi e vedrai che tutto sarà fermo esattamente come vuoi tu. Per adesso. CAFFÈ DEL MESE: Shakerato


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PAROLE

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di gabriele ametrano

LOST IN TRANSLATION di Ella Frances Sanders Marcos y Marcos - pp. 48

“Le incomprensioni sono così strane / sarebbe meglio evitarle sempre” cantano i Tiromancino. Sentimenti e spiegazioni che giocano sul filo di un rasoio, e troppe volte la mancanza di parole esatte rischia di rovinare tutto. Lo sanno gli amanti, chi è sempre esposto all’attenzione pubblica, chi lavora nella comunicazione ma, soprattutto, lo sanno i traduttori. Esistono sfumature leggere che cambiano il senso alle frasi, parole che in un’altra lingua inseguono immaginari lontani e non sempre corrisposti. Non è facile tradurre. Bisogna entrare in contatto con l’autore, acciuffare il suo pensiero, srotolare il suo linguaggio e mutarlo in quello di un altro paese, con un’altra lingua e una diversa mentalità. Se poi in tutto questo anche il vocabolario ha le sue piccole malvagità, tradurre diventa un percorso a ostacoli altissimi. Come possiamo spiegare l’intraducibile? Lost in translation è il gioco che la ventenne inglese Ella Frances Sanders ha fatto con i suoi lettori: quante parole non possiamo tradurre in altre lingue se non con lunghe spiegazioni? Oggi nelle librerie italiane per Marcos y Marcos, troviamo in questo libro illustrato dalla stessa Sanders cinquanta parole che non hanno corrispondenze da una lingua a un’altra. Ad esempio: come rendere dallo svedese il sostantivo resfeber ovvero “il battito irrequieto del cuore di un viaggiatore prima che il viaggio cominci, un misto di ansia e aspettative”? E sapete cosa indica il sostantivo malese pisan zapra? Il tempo necessario per mangiare una banana. E quando siete stati a mangiare giapponese al ristorante Wabi-Sabi, vi siete mai domandati cosa significasse? Be’, non è il cognome del proprietario, ma una delle parole giapponesi che non ha corrispondenza. Sull’insegna wabi-sabi diventerebbe “bellezza dell’imperfezione, dell’eterno fluire delle cose”. Ad alcuni possono sembrare solo stringhe di vocali e consonanti, ma le parole aprono mondi e a volte diventano fondamentali per evitare che la stranezza dell’incomprensione abbia la meglio. Morettianamente parlando, le parole sono importanti!

CAMPO MARZIO di Emanuele Santi L’asino d’oro - pp. 282

Nel 2013 con Il portiere e lo straniero aveva parlato di Albert Camus e la sua adolescenza: una perla che diede modo a molti di scoprire le ambizioni calcistiche di un gigante della letteratura. Oggi Emanuele Santi torna in libreria con una nuova storia che corre, che viene presa a calci, che trova traiettorie insolite: l’adolescenza di un giovane calciatore in una Roma degli anni Ottanta. Stefano Barra ha solo quattordici anni, vive nel quartiere Campo Marzio e gioca nel campionato Allievi nel ruolo di libero. Oltre alla palla che corre c’è la vita, quella che propone sfide quotidiane, i primi amori e la più grande battaglia, la voglia di diventare grandi. Con Campo Marzio Santi riesce ancora a sorprendere. L’adolescenza è un tema di cui si fa una gran retorica e di cui esistono centinaia e centinaia di narrazioni. In questo libro esiste una freschezza nuova nell’affrontare l’argomento: la gioia negli occhi di chi cresce con una passione e la lucidità di chi guarda il passato senza inganni. Non so in quale delle due vi riconoscerete, ma vale la pena vivere facendo comunque un bel gol.

IDENTITÀ LETTERARIE Nome: Vanni

Cognome: Santoni

Anni: 36

Altezza: 1,82

Peso (lordo, con i vestiti): 74 kg Città in cui risiedi: Firenze Città in cui vorresti vivere: Lisbona Segno zodiacale: Bilancia Tatuaggi: Nessuno Orecchini e/o piercing: Orecchio sx Ultimo libro pubblicato: Muro di casse (Editori Laterza) Prima lettura nella vita: Pimpa? Mi sa la Pimpa.

Un libro che hai cominciato ma non hai mai finito di leggere: Ho questo problema con Sopra eroi e tombe di

Ernesto Sabato. Ogni tanto lo riattacco, ma non riesco mai a entrarci. E sì che vorrei. Un film che non ti stancheresti mai di rivedere:

Conan il barbaro di John Milius e Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone La vacanza più bella finora fatta: Idanha-a-nova La citazione che più ami: The force that through the green fuse drives the flower/Drives my green age; that blasts the roots of trees/Is my destroyer (Dylan Thomas). ESERCIZI DI STILE / gabrieleametrano.com


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SUONI

di gianluca danti

Deerhunter Fading Frontier 4AD Per il loro nuovo album i Deerhunter ritrovano alla regia il produttore Ben H. Allen (Animal Collective, Bombay Bycicle Club) già al lavoro con il quartetto americano per il riuscitissimo Halcyon Digest. Uscito per la britannica 4AD, che lo presenta come un disco “complesso ma allo stesso tempo accessibile”, Fading Frontier rispetto allo scialbo Monomania, introduce delle sonorità riconducibili a vecchi brani riusciti come Revival e Memory Boy con una particolare attenzione alle melodie e agli arrangiamenti. La band dell’enigmatico Bradford Cox tenta infatti di rinsaldare quanto di buono fatto fino ad ora con un album curato minuziosamente in ogni dettaglio, dalle influenze disparate che si orientano tra il dream pop (All the Same, Living my Life) l’indie-funk di beckiana memoria (Snakeskin) e autorevoli featuring come quello di James Cargill dei Broadcast (che suona i synth in Take Care) e di Tim Gane degli Stereolab (alle prese con il clavicembalo elettrico in Duplex Planet). Fading Frontier è l’album più spensierato e allegro della band di Atlanta e sebbene mantenga quella malinconia di fondo ricorrente in Halcyon Digest, riesce ad essere diretto e sorprendentemente uniforme e scorrevole. Certo, resta da capire se sarà un lavoro digerito dai fan di “vecchia data”, perché inevitabilmente il lungo sentiero che conduce verso quell’oscura e illogica terra chiamata mainstream sta per volgere al termine.

Julia Holter Have You in My Wilderness Domino Julia Holter è un’artista completa. Lo si era intuito già dal precedente Loud City Song: un condensato di luminoso e moderno avant pop, accreditato tra i migliori dischi di quell’anno (2013). Il nuovo album è un ulteriore passo in avanti per la carriera discografica della trentenne californiana, lo step finale per conquistare la definitiva popolarità. Sì, può sembrare strano accostare il termine “popolare” alla bella Holter, ma la sua personalità e la sua abilità compositiva le hanno permesso di diventare una delle artiste più chiacchierate e apprezzate dalla critica internazionale. Have You in My Wilderness, il suo quarto album, trascura l’impronta avanguardista di Loud City Song e si rivela un condensato di ballad pure e solari nella loro immediatezza. La produzione, ancora affidata a Cole M. Greif-Neill, si distingue per una cura particolare nel bilanciamento tra la voce e gli strumenti: la vocalità di Julia spicca in primo piano depurandosi dagli strati di reverb dei precedenti lavori e mostrandosi in tutto il suo splendore. Una rappresentazione di una miriade di stati emotivi: Fell You, il singolo più pop, volteggia con una strofa briosa che finisce per abbattersi in un ritornello malinconico quanto affascinante. Silhouette è invece una lenta evasione dall’ouverture folkeggiante verso un finale a dosi di archi orchestrali e la sensuale Sea Calls Me Home che parla di fuggire da quelle cose che ti intrappolano e dello spavento e della meraviglia di scoprire la libertà si conclude con un profondo assolo di sax. Tra contaminazioni free jazz (Vasquez) e sfumature eteree nella titletrack finale, la Holter sforna un disco apertamente pop riuscendo a non cadere mai nel banale non ponendo limiti alle sue aspirazioni e alla sua magnifica artisticità. Da ascoltare con cura e attenzione.

Sexwitch Sexwitch Parlophone Sotto il nome Sexwitch si cela un progetto musicale che vede coinvolte la band inglese Toy e la polistrumentista Natasha Khan, meglio conosciuta come Bat for Lashes. I sei brani, registrati incredibilmente in un’unica sessione, sono delle squisite reinterpretazioni di canzoni degli anni settanta dal repertorio iraniano, marocchino, thailandese e statunitense. È la matrice psichedelica a primeggiare l’intera tracklist ma con respiri di elegante pop (Ghoroobaa Ghashangan), postpunk fuso con ritmi tribali vicini ai Goat (Helelyos, Kassidat El Hakk) e psych-folk (Ha Howa Ha Howa). Un disco sontuoso. Beach House Thank Your Lucky Star Sub Pop/Bella Union Nel numero di settembre vi avevamo parlato di Depression Cherry, il “nuovo” disco dei Beach House. Bene, il duo di Baltimora a distanza di pochissimi mesi e in un momento di incredibile ispirazione, ha pubblicato un altro LP dal titolo Thank Your Lucky Star. Proprio come Depression Cherry, questo nuovo lavoro si caratterizza per un ritorno alle origini e alla semplicità: l’atmosfera è trasognata ma cupa (She’s so Lovely), intima (All Your Yeahs) e degna delle preziosità dei tempi di Bloom (Common Girl). Il resto ve lo lasciamo scoprire, ma non fatevi ingannare dalla sua uscita fulminea e inaspettata, Thank Your Lucky Star è l’album completo e armonioso di una band eccezionale. Neon Indian VEGA INTL. Night School Transgressive/Mom&Pop Neon Indian insieme a Washed Out è uno dei nomi più validi della scena chillwave americana. Vega Intl. Night School è il suo nuovo album che ingloba molte delle sue influenze e la sua continua voglia di sperimentare. Ambizioso e stravagante, con la partecipazione alla batteria di Nick Millhiser (Holy Ghost) in Slumlord, l’ultima fatica del musicista texano racchiude dosi di synth-funk (Annie) e disco music (Bozo); niente di stupefacente, ma la raffinatezza sonora con cui Alan Palomo si è fatto strada sin dagli esordi rimane ancora vivace e sostanziosa.

suoni@lungarnofirenze.it

Made in Florence di gabriele sobremesa The Half of Mary Sono i The Half of Mary ad inaugurare le nostre incursioni nell’entroterra musicale fiorentino. E proprio in questi giorni esce il loro primo album autoprodotto Ruins (successore dell’EP Strange Behavior) che prende spunto da innumerevoli scenari sonori, dalla psichedelia all’elettronica fino al blues e al progressive. Nel corso degli anni il quintetto toscano ha intrapreso un’attività live profonda favorendo una crescita stilistica che riscontrerete in questo convincente debutto. Le canzoni di Ruins sono dodici quadri sulla incapacità di cambiare la propria vita, con riferimenti all’autodistruzione, al sesso compulsivo, ai fallimenti delle relazioni. Un art rock limpido che prende spunto da band eccellenti come Suede, TV On The Radio e Sofa Surfers. www.thehalfofmary.net


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Lungarno n. 34  

mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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