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mensile - anno diciotto - numero tre - marzo 2014

ISSN 2039-0262

ITALIA

TRENDS Sporty-chic ARTE Davide Gasperini CINEMA La regia controcorrente di Amoroso


EDITORIALE

L’era dei “Capochino” È

N . 0 3 M A R Z O 2 0 1 4 cover Photo by Alessandro Vergata Styling by Giovanni de Ruvo e Giuseppe Sileo Model Oliver Rauno (Independent-man management) Completo Carlo Pignatelli    Occhiali Kenzo

editrice Gemeco sc - via Emile Chanoux, 22/24 10026 Pont Saint Martin (AO) gestione editoriale Sedit sc direttore editoriale Calogero Urruso direttore responsabile Luciano Mantelli direttore Salvatore Paglia pubbliche relazioni Jean Paul Bianco biancoagency@gemeco.it pubblicità Tel. +39 329.8622268 info@gemeco.it

consolidato: i social sono i promotori di un processo rapido che sta letteralmente rivoluzionando il nostro modo di comunicare, lavorare, trovare informazioni, trascorrere il tempo libero… Il guaio, però, è che non alziamo più la testa per guardare ciò che ci circonda e con gli occhi bassi, rivolti al tablet o allo smartphone, ci perdiamo nel mondo virtuale. Non ci accorgiamo, ad esempio, che c’è vita oltre lo schermo dell’apparecchio elettronico (vita reale, vita presente) e che il più delle volte tutto ciò che cerchiamo, apprezziamo e condividiamo, chattando o postando, è a un passo da noi. Sono le ore 15.10 di un martedì come tanti. Un impegno di lavoro serale ci “costringe” a uscire prima dalla redazione. Arriva il nostro treno, non c’è molta gente, riusciamo perfino a sederci (impensabile). Troviamo posto accanto a un ragazzo che, guarda caso, smanetta su Facebook con il telefonino. Buttiamo più di uno sguardo sullo schermo del suo smartphone. Il nostro simpatico vizio di dare soprannomi a tutti è rimasto e, visto che il nostro vicino da oltre tre fermate non alza la testa, lo battezziamo simpaticamente “Capochino”. Ci sentiamo osservati. La nostra sfacciata curiosità non sfugge al nostro “dirimpettaio” che, nascosto dietro un famoso quotidiano freepress, con sguardo presente, sottolinea, attraverso una smorfia, il suo disappunto alla nostra impudenza. Sorpresi, anche se non dal diretto interessato, ci sentiamo un pochino a disagio e, come se nulla fosse, cominciamo a guardarci in giro. Così facendo, scopriamo che, nel vagone della metropolitana dove viaggiamo, due anziani si tengono teneramente ancora per mano: con il pollice l’uomo accarezza dolcemente il palmo della mano della consorte con lo stessa delicatezza con la quale, molto probabilmente, diversi anni prima la sfiorava lievemente per non violare il suo candore; oggi, la stessa leggerezza la utilizza per non appesantire maggiormente un corpo segnato e affaticato dal tempo. I loro occhi puntano l’infernale aggeggio elettronico. Incuriositi, probabilmente, da quel gesto inconsueto di muovere le dita sullo schermo. Impensabile, per loro, credere che in un nano secondo quell’oggetto permetta di fare, vedere, dichiarare, cercare, scambiare anche l’amore. Loro, cresciuti a carta e penna, a dichiarazioni fortuite, a sguardi celati, a confidenze segrete, a baci rubati… come reagirebbero a un amore finito o annunciato tramite un “cinguettio”? Continuiamo ad essere gli occhi di “Capochino”, quegli occhi troppo impegnati a controllare la vita degli altri per non viversi la sua. Il ragazzo, in piedi con il berretto buffo, da quando è salito non gli toglie gli occhi di dosso. Impaziente, aspet-

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EDITORIALE

ta il suo sguardo, con un colpo di tosse prova a richiamare la sua attenzione, ma niente. Impavido, prova ad avvicinarsi chiedendo un’informazione, ma a rispondergli è l’ex sessantottina con la pelliccia ecologica e con le buste di carta del biologico. “Buffo cappello” abbandona il treno, ma, si sa, la speranza è l’ultima a morire e, con gli occhi rivolti alle porte che si chiudono, cerca invano una sua occhiata. “A Capochino”, sveglia! È inutile che scrivi che cerchi il grande amore e che nessuno è pronto a una relazione seria… alza gli occhi alla vita! Forse non sei gay, forse quello non era il tuo tipo, forse ci rimediavi solo una notte di sesso, forse ti sei semplicemente perso l’occasione di farti un amico reale e non virtuale. Forse… Il dito scorre ancora sullo schermo. È la volta di una foto divertente: il suo commento è composto da due punti e una parentesi chiusa che, idealmente, formano una faccina euforica. Alla fermata dell’interscambio il treno si riempie. La donna in piedi davanti a lui è incinta, con fatica si regge alla maniglia e toccandosi il pancione rivendica il suo posto a sedere. Ci alziamo noi e, mentre lo facciamo, rimaniamo catturati dal suo splendido e imperfetto, ma reale, sorriso. Altro che emotion! Le porte si aprono e chiudono diverse volte. La gravida si alza e noi ci rimpossessiamo del nostro posto. A una fermata entra il solito tizio con lo strumento. “Sarabanda” con il suo violino strimpella un famoso motivo, poi estrae dalla tasca un bicchiere di carta raggrinzito e silenziosamente gira tra i passeggeri alla ricerca di un donatore generoso. Nel contempo “Capochino” sta guardando un video dal titolo: “Aiuteresti un bambino al freddo?” Il filmato, realizzato da SOS Children’s Village International, racconta di un piccino infreddolito seduto senza cappotto alla fermata dell’autobus in un pomeriggio invernale. Molti dei passanti nell’attesa del bus si levano di dosso un loro indumento e lo cedono al ragazzino tremolante. C’è chi gli ha offerto il proprio giubbotto, chi i guanti, e chi lo ha coperto mettendogli sulle spalle una calda sciarpa di lana. Il filmato termina. “Capochino” annette ai già molti presenti il suo personalissimo “mi piace” e aggiunge un commento negativo rivolto a chi non ha aiutato il fanciullo intorpidito. “ Sarabanda” passa proprio nel momento in cui il nostro vicino cerca qualcosa nella tasca, è convinto che il giovane sia alla ricerca di una moneta da offrirgli e si sofferma a debita distanza. “Capochino” estrae dalla fessura dei jeans una caramella che frettolosamente si mette in bocca. Non si è accorto di niente (questo è l’aspetto pericoloso). Il musicista perde la speranza e mentre il rumore del nostro euro affonda nel bicchiere vuoto, i suoi occhi blu s’illuminano nuovamente. É vestito da “grande”, ma molto probabilmente dovrà passare ancora una manciata di anni prima che raggiunga la maggiore età. Per la cronaca, sono i giorni della Merla, il giovane violinista non indossa il giubbino, bensì un maglioncino e un simpatico stropicciato papillon che di certo non gli porta calore. Siamo arrivati alla nostra fermata. Scendiamo dal treno con la consapevolezza che “Capochino” ha perduto la possibilità di credere all’amore eterno, di conoscere un amico, di gioire per un sorriso e di aiutare qualcuno in difficoltà. Tutto questo in solo una decina di fermate di metropolitana. I social sono delle finestre virtuali aperte sul mondo, prima di spalancare queste però ricordiamoci di aprire fisicamente quelle reali di “casa nostra”. Salvatore Paglia

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impaginazione e grafica Michele Alberti redazione Fax 02 91390360 redazionelui@gemeco.it stampa Starcom Printing srl - Nova Milanese (MB) pubblicazione mensile Reg.Trib. di Milano N. 169 - 03/2000

hanno collaborato a questo numero: Alessandro Rizzo, Alexia Mingarelli, Andrea Vittorio Romagnoli, Andriy Mishchenko Claudio Marchese, Cristiano Fabris, Luigi Iannaccone, Marco Daverio, Michele Di Chello, Riccardo Di Salvo, Valeria Fumi Lui Magazine è distribuita gratuitamente (0,10 euro) nei locali e nelle attività gay friendly di tutta Italia e Costa Azzurra Abbonamenti Per abbonarsi a Lui Magazine (11 numeri annui) è sufficiente inviare 50 euro a mezzo bollettino postale sul C/c 26781286 intestato a Gemeco scrl specificando nella causale “abbonamento a Lui” e specificando da quale numero desiderate che l’abbonamento abbia inizio. La rivista verrà recapitata mensilmente a mezzo posta in busta chiusa, sigillata e anonima. Lui Magazine non è responsabile per la qualità, la provenienza o la veridicità delle inserzioni. La direzione di Lui sì riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere un’inserzione a proprio insindacabile giudizio. L’editore non risponde per eventuali ritardi o perdite causate dalla non pubblicazione dell’inserzione. Non è neppure responsabile per eventuali errori di stampa. Gli inserzionisti dovranno rifondere all’editore ogni spesa eventualmente da esso sopportata in seguito a malintesi, dichiarazioni, violazioni di diritti, ecc. a causa dell’annuncio. L’apparizione di un modello sulla copertina o sulle pagine del giornale non costituisce implicazione relativa al suo orientamento sessuale. Il © delle immagini è di proprietà degli autori. L’editore rimane a disposizione per gli eventuali accordi di pubblicazione che non è stato possibile definire. I dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti e quelli degli inserzionisti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio del giornale e la pubblicazione degli annunci e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo.

il prossimo numero in distribuzione ad inizio aprile 2014


sommario

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EDITORIALE Brazilian girl

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MODA Sporty-chic

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COVER Unique

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BRAND Double excess

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MODA 22

YOUNG DESIGNER Ginevra Sorgente

BRAND 34

YOUNG DESIGNER 06 EDITORIALE 40 4

CINEMA Carmine Amoroso: Regia controcorrente

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EDITORIALE Superlatives

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ARTE La fotografia di Davide Gasperini

58

BEAUTY Vincent

60

società Ana’bon bon: La medicina che si (rin)nega

68

SALUTE Acqua e limone

70


sommario

EDITORIALE Whiteout

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MOTORI Quando l’auto diventa condivisa

94

SPOT LIGHT Carlo Pucci

97

CITY LIFE Gli appuntamenti in città

BEAUTY 60

72

ARTE 58

CINEMA 36

EDITORIALE Colorful beachbird

100 MOTORI 94

EDITORIALEA 40 5


Ginevra Sorgente photos by Paco Matteo Li Calzi Art direction by EAlexia Mingarelli


Photos: Paco Matteo Li Calzi - Art direction: Alexia Mingarelli - Make-up and hair: Sabina Pinsone - Model: Jacob Mason


YOUNG DESIGNER

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YOUNG DESIGNER

Ginevra Sorgente e noi: la conoscenza

Si rinnova l’appuntamento con la nostra rubrica, che svela ogni mese ai lettori di Lui magazine le nuove leve nel mondo della moda. Oggi vi presentiamo Ginevra Sorgente, anche lei, come la designer del numero precedente, ha frequentato il Polimoda di Firenze. L’incontro di Ginevra è avvenuto durante gli scatti delle sue creazioni. Qui abbiamo conosciuto una ragazza dolce e sensibile, alla quale sembra difficile associare una collezione, quella che vi presentiamo, così forte sia concettualmente sia esteticamente, ma a volte è così, la sorpresa si rivela nell’atto della creazione.

Perché l’abbiamo scelta

Si percepisce immediatamente l’ispirazione di questa collezione, il tema militare è forte e sempre presente: in particolare è la guerra del Vietnam a fare da base alle sue ricerche. Ginevra ha studiato attentamente la storia del Vietnam e si è resa conto di quanto la guerra fosse divenuta parte integrante di quei territori, un evento storico che ancora oggi continua ad attirare turisti e a suscitare forti emozioni e commozione. Ginevra, grazie alla propria sensibilità, è stata toccata da questo tema, così potente da indurla a una riflessione su quanto un paese possa cambiare dopo un evento del genere e quanto alla fine possa restarne influenzato. Ginevra ha quindi dato vita a capi che evidenziassero come questo territorio avesse subito accadimenti di guerra. Poi, con la propria fantasia, è andata oltre ai fatti realmente accaduti e ha immaginato un nuovo modo di vestire, dove questo nuovo abbigliamento portasse addosso i segni della guerra e fosse anche divenuto parte integrante dell’abbigliamento etnico tradizionale dei territori del Vietnam. L’ ispirazione parte dall’analisi dell’abbigliamento militare, abbigliamento caratterizzato da tessuti di cotone, più o meno pesanti, stampe camouflage e un’assoluta praticità dimostrata attraverso l’inserimento nei capi di numerose tasche. Le tenute militari sono stati poi mixate con lo stile e con l’abbigliamento etnico vietnamita, ricco di colori, decorazioni e lavorazioni, come quelli che si possono notare in alcune dalla particolare plissettatura. La designer ha cercato di fondere insieme questi elementi, questi due mondi diversi, accomunati però da un tragico evento, arrivando a creare una sorta di “divisa etnica”, dove l’uomo è quasi nascosto, mimetizzato dentro di essa, come il soldato che viene spersonalizzato dalla propria divisa da guerra. Le tradizionali divise militari sono state arricchite da tagli e da particolari plissettature, più o meno fitte, propri dell’abbigliamento etnico, e le stampe, nate dal classico pattern militare, sono state arricchite da nuovi elementi e colori che hanno invaso i capi. Le stampe, però, non hanno fatto perdere la forza né alla struttura dei capi militari né alla vivacità che caratterizza i costumi etnici, con i loro colori, inusuali rispetto al tema: rinvigoriscono e ringiovaniscono la collezione. Per l’esecuzione delle stampe, Ginevra è partita dai classici pattern camouflage che ha rielaborato con colori usati dalle etnie vietnamite e disegni di aerei, simbolo dei bombardamenti della guerra del Vietnam. Gli stessi pattern sono stati usati anche nella maglieria jackard. Interessanti e da far notare sono le maschere, dei passamontagna composti da tulle elasticizzato, su cui la designer ha fatto stampare a mano con la tecnica della stampa serigrafica i disegni realizzati da lei stessa, pattern camouflage e aerei. Maschere che sottolineano ancor di più la spersonalizzazione dell’essere umano e l’uguaglianza di essi in una circostanza drammatica come quella della guerra.

Il capo traino

Il primo capo, quello che Ginevra preferisce, è il cappotto lungo bianco e nero, dal quale, grazie ad una zip, è possibile rimuovere la parte plissettata. È il capo con più dettagli militari, quello che richiama più di tutti la guerra. Proprio per questo la designer ha scelto di lasciarlo nei colori più classici del bianco e nero, come a significare che, dove la guerra è passata o è ancora in attività, non esistono più colori: la guerra che ha la meglio sulle popolazioni etniche locali. Il capo rappresenta l’uomo-soldato che indossa un cappotto e una gonna con delle pieghe plissettate, legate alla tradizione delle etnie locali, ma le aggiunge come una sorta di trofeo alla sua divisa, quasi come se le avesse rubate. Il secondo outfit che Ginevra preferisce è quello con la felpa e cappuccio. Secondo la designer racchiude in sé tutti gli elementi da cui ha preso ispirazione. A differenza dell’altro outfit, qui prevalgono i colori vivaci tipici delle etnie vietnamite, che si vanno a fondere con gli elementi militari. L’uomo-soldato in questo caso non sovrasta l’etnia, ma ne apprezza le tradizioni e ne é influenzato positivamente.

Il percorso formativo

La passione per la moda di Ginevra è nata da quella per il disegno, che ha sviluppato sin da molto piccola e da quella per la storia dell’arte. Disegnando si concentrava sempre di più sui vestiti e lo stesso succedeva quando guardava un quadro. Ha frequentato il liceo classico, e anche durante questo periodo ha comunque coltivato la passione per la moda, realizzando schizzi di vestiti tra una versione di latino e una di greco e collaborando con il gruppo teatrale, per il quale ha realizzato i costumi di scena. Finito il liceo, ovviamente, non ha avuto dubbi su quale strada intraprendere e ha scelto di studiare al Polimoda di Firenze. Attualmente sta facendo uno stage in uno studio stilistico di Firenze, che lavora su commissione per vari marchi. Ginevra trova questa esperienza molto formativa perché si ritrova a lavorare su collezioni di tutti i tipi, donna, uomo e bambino, esperienza che le sta dando modo di sperimentare ogni giorno cose nuove e le permette di scoprire nuove passioni. La cosa che infatti ritiene ora importante e fondamentale è imparare sempre di più su questo mestiere speciale. Alexia Mingarelli

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BRAZILIAN GIRL photos by Manz-첫 STYLING by Eda Hurtado


Photos by Manz-Ú Styling by Eda Hurtado Mua: Giovanna Conti Rossini Model: Barbara Brito @ The Fashion Model Milano Location: Artè - Villa Castagnola Lugano


MO

FOCUS ON TRENDS: SP

Bikkembergs


ODA

FW2014-15 PORTY-CHIC

Tom Rebl


MODA

Frankie Morello

Andrea Pompilio

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MODA

A

nche per le prossime stagioni il Trend, con la “T” maiuscola, da seguire sembra essere quello dello “sportychic”, conferma sancita poi in maniera solenne dalla Haute Couture parigina che ha visto sfilare sulla passerella di Chanel abiti preziosi, abbinati a delle sneakers. L’uomo della FW 2014-15 non sarà da meno, in un perfetto mix tra il fashion e lo sportswear, dove è il glam a determinare il trait d’union. Lo sport Couture è l’elemento strutturale del Dna Dirk Bikkembergs, dove tessuti e materiali pregiati come pelle termosaldata, pelliccia e cashmere si fondono col jersey in tutte le sue espressioni e lavorazioni. Con Frankie Morello scende in passerella un uomo che si proietta al futuro, un look casual street, rude but “not cool”, ma che non passa di certo inosservato. I materiali sono tecnici e d’avanguardia. Grande spazio agli accessori, sneakers e cappelli diventano protagonisti. Divertente e ironico è lo sportswear di Julian Zigerli, che lancia il suo quadro dell’uomo contemporaneo: potente, pulito e sportivo, esaltato da capi tecnici di alta qualità e sviluppi di nuove stampe , influenzate allo stesso tempo da una profonda estetica e da chiarezza geometrica. Giochi di sovrapposizioni, contrasti cromatici e accostamenti di textures definiscono quel look urbano e minuziosamente ricercato nei dettagli, come nei ricami ton sur ton delle felpe gioiello, che delineano alla perfezione l’uomo di Andrea Pompilio: très chic. Un esercito di guerrieri firmati Tom Rebl è, infine, pronto a invadere le città più cosmopolite e di tendenza del globo, per conquistarne le strade mettendo in scena una rivolta street del guardaroba maschile, fatta di contaminazioni culturali e forti contrasti. Contrasti cromatici e accostamenti di texture differenti aiutano a delineare looks urban e ricercati, che prendono in prestito qualcosa del guardaroba femminile e che sovvertono le regole di styling più tradizionale. Valeria Fumi

Julian Zigerli

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UNIQUE photos by Alessandro Vergata STYLING by Giovanni de Ruvo e Giuseppe Sileo

giacca Daks maglia leitmotiv pantalone e scarpe Ermanno Scervino


completo giacca e pantaloncino Basso & Brooke studio    maglia a collo alto J.W.Anderson    sandali o.x.s.    orologio Casio


Completo bianco Daks


completo e scarpe Carlo Pignatelli occhiali Kenzo


Giacca in nylon doppiopetto pantaloncino e scarpe Ermanno Scervino     foulard stylist own     cappello Stetson


completo Carlo Pignatelli  cappello Stetson papillon EtieS Photos: Alessandro Vergata Stylist: Giovanni de Ruvo e Giuseppe Sileo Model: Oliver Rauno (Independent-man management) Make-up & hair stylist: Roberto Mambretti Location: House&Loft


BRAND

DouBLe L

a nostra conoscenza con il brand Double Excess è avvenuta un po’ per caso e un po’ per gioco. Ne siamo, però, rimasti decisamente colpiti, sia per l’idea sia per la grande volontà dei due giovani imprenditori e fondatori, Edoardo Zeloni e Riccardo Pinzuti, di portare avanti le loro passioni senza nessun timore e nessuna paura, in questo periodo difficile in cui solo le nuove idee, come quella di Double Excess, possono andare avanti e diventare qualcosa di più grande. Il tutto nasce inizialmente in un garage di casa e in tre anni si è realizzata una grande espansione in tutti i negozi di eccellenza italiana. Double Excess è sinonimo di qualità, del fatto bene e con passione, quel talento che a noi Italiani piace ma che soprattutto piace e ci viene riconosciuto all’estero. Il vero Made in Italy, un brand di forte innovazione e ricerca. Infatti, Double Excess esplora il campo dell’arte, rivisitandolo e dandogli nuova vita. Collabora con artisti che si trovano nel territorio nazionale, dando così vita a delle t-shirt artistiche, chiamate anche T-Art, uniche come un’opera d’arte, che invece di essere appese in una parete di una galleria, prendono vita e vengono portate in strada e interpretate da chi le indossa. Attraverso la creazione di queste t-shirt, Double Excess ha dato vita anche a diversi eventi, utilizzandole proprio come veri quadri e, di conseguenza, regalando loro quell’esperienza originaria, quella dell’opera messa in esposizione come una tela d’artista.

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BRAND

T-Art “Dirty White

EXCESS Double Excess diviene sempre più una vetrina importante per gli artisti che voglio rendersi visibili sul mercato, dell’arte e non: questo può essere un mezzo per i nostri creativi, una possibilità che oggi in pochi riescono e vogliono dare, uno spazio pubblicitario e lavorativo che, in realtà, dovrebbe essere riconosciuto a tutti gli artisti meritevoli. Da sottolineare la produzione di prodotti pregiati ed esclusivi, realizzati attraverso lavorazioni innovative, le quali hanno alla base la tradizione tessile della regione d’origine di Edoardo e Riccardo, la Toscana e in particolare quella locale del pratese. Le produzioni sono tutte rigorosamente nel rispetto della natura e dell’ambiente, ossia tutto anti-inquinamento. Ma Double Excess non è solo t-shirt, i prodotti di questo marchio sono diversificati e variegati: Double Excess realizza, infatti, anche capi in maglieria, jeans, occhiali da sole e profumi. Questo perché Edoardo e Riccardo hanno un sogno, che stanno man mano raggiungendo, ossia quello di creare un marchio di abbigliamento total look. Quindi non vi resta altro che visitare il loro sito ufficiale, www.doubleexcess.com, dove potrete effettuare tutti gli acquisti di capi di vostro interesse. Alexia Mingarelli

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CINEMA

regia controcorrente C

Quattro chiacchiere con Carmine Amoroso

raccontaci dei tuoi inizi e perché il cinema? Sono nato in Abruzzo, in un paese di provincia che si chiama Lanciano. Agli inizi degli anni ‘80 mi sono trasferito a Roma e mi sono iscritto all’Università, prima Medicina alla Sapienza, poi mi sono reso conto che volevo fare il cinema e quindi poi ho cambiato facoltà e mi sono iscritto a Lettere, laureandomi con una tesi sulla religiosità nel cinema di Pasolini. Contemporaneamente, però, ho fatto una scuola di drammaturgia diretta da Eduardo De Filippo. Poi, piano piano, ho iniziato ad avvicinarmi al cinema attraverso la sceneggiatura: sono diventato un allievo di alcuni sceneggiatori italiani molto famosi che erano Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e, in modo particolare, Ugo Pirro, che all’epoca è stato il primo a fare una scuola di sceneggiatura. Lui insegnava anche al Centro Sperimentale di Cinematografia e aveva pensato che la sceneggiatura poteva avere un ruolo molto importante. Lui ha fatto questo esperimento e io sono stato uno dei primi allievi, era una cooperativa che si chiamava “Cinema Democratico”, grazie alla quale potevamo fare il corso gratuitamente. Da questo corso sono nati i miei primi documentari. Uno si intitola “I ragazzi su due ruote”, documentario sugli adolescenti e il loro rapporto col motorino, e poi ho fatto questo documentario sul grande raccordo anulare che si chiama “GRA, il Pianeta Anulare”.

armine Amoroso è un regista originale, talentuoso, controcorrente. Mai osannato e apprezzato come avrebbe dovuto, è uno dei autori cinematografici più interessanti in Italia. Nato nel 1963 a Lanciano, negli anni ‘80 si trasferisce a Roma per studio, dove si laurea presso la facoltà di lettere La Sapienza. Grazie alla sua spiccata capacità di scrittura cinematografica, scrive la sceneggiatura del fortunato film “Parenti serpenti” di Mario Monicelli e collabora con importanti nomi del cinema italiano, quali Lina Wertmuller, Nanni Loy, Suso Cecchi D’Amico, Claudio Risi e Carlo Vanzina. Per la sua prima opera da regista, “Come mi vuoi”, non si serve delle solite tematiche; va controcorrente rispetto al cinema italiano di quegli anni e affronta il tema del travestitismo, con un cast d’eccezione: Vincent Cassel, Enrico Lo Verso, Monica Bellucci e, per la prima volta al cinema, Vladimir Luxuria, con la colonna sonora di Paolo Conte. Il film non viene accolto da una critica positiva, nonostante la novità e il coraggio del regista, e non ottiene il successo meritato. Oggi è quasi introvabile, uscì in vhs solo a noleggio, l’unica possibilità di vederlo sono le videoregistrazioni di un passaggio su Rete4. In Francia uscì in molte più sale, con il titolo “Embrasse - moi Pasqualino”. Nel 2007 Carmine Amoroso ha realizzato il secondo lungometraggio “Cover boy o l’Ultima Rivoluzione”. Il film ha rappresentato l’Italia in oltre 80 festival nel mondo vincendo 40 premi tra cui: Miglior Film al Festival del Cinema Politico di Barcellona, Premio Mostra del Cinema di Valencia, Miglior film al Miami Film Festival, Premio Ecumenico Festival Mannheim-Heidelberg, Miglior Film al Med Film Festival, Premio Sergio Leone, ecc. ed è entrato nella Cinquina dei film italiani candidati per il premio Oscar 2008. Nel 2009 questo regista è stato eletto nel Consiglio Esecutivo dell’ ANAC (Ass. Nazionale Autori Cinematografici). Insegna regia e scrittura drammaturgica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e le sedi distaccate di Palermo e Milano. In attesa dei suoi nuovi progetti cinematografici, abbiamo incontrato Carmine Amoroso nello studio dove sta facendo il montaggio del suo nuovo documentario “Porno e libertà” in uscita prossimamente.

dove possiamo vederli? Non esistono, ma tra un po’ inizierò a postarli su internet, perché ho ritrovato in cantina una vecchia vhs dove ci sono le sequenze: erano tre puntate per la Rai, ma sono andate perdute. Può essere anche simpatico rivederlo, visto che il recente film “Sacro GRA” ha vinto il premio al Festival di Venezia. Dalla sceneggiatura, poi, ho iniziato a fare l’aiuto regista con Mario Monicelli, Lina Wertmuller, Carlo Vanzina, e anche l’aiuto sul primo serial televisivo Italiano in assoluto “I ragazzi della terza C”: era un cult in tante puntate che raccontava la storia di ragazzini adolescenti. In seguito, ho continuato a scrivere e ho scritto la sceneggiatura di “Parenti Serpenti”, che ha vinto il Premio Solinas. Monicelli ha letto questo soggetto e gli è piaciuto. 36


CINEMA

come è stato lavorare con Mario Monicelli? Monicelli è stato il mio primo vero maestro, un padre. Mi ha trasmesso proprio l’idea del cinema. Lui non si reputava un artista, ma un artigiano. E poi con lui e Suso Cecchi D’Amico abbiamo rivisto un po’ assieme la sceneggiatura, costruendola come un’idea più artigianale.

Anche la scelta del cast è stata molto importante? Si, è stato determinante per chiudere, poi il film aveva bisogno di un cast importante. é un film giocato molto sui contrasti. Enrico Lo Verso, che fa la parte del travestito, non è assolutamente gay. ma non si poteva pensare, nemmeno lontanamente, che lui potesse interpretare un ruolo en travestì: in quegli anni era un po’ l’archetipo del maschio italiano, aveva fatto dei film in cui interpretava un carabiniere, e aveva fatto il film di Gianni Amelio “Ladro di Bambini”, un film all’epoca di grande successo. Poi ha fatto “Farinelli - Voce regina” in Francia, insomma, era un attore molto importante e famoso. E quindi, in questo gioco di contrasti, avevo pensato a Monica Bellucci, che era più che altro una modella, aveva fatto pochissimo cinema, ma voleva farlo. Ci siamo incontrati ed è stata lei a spingere, perché voleva fare un film d’autore. Lei aveva fatto piccole cose, di cinema molto da commedia (Carlo Vanzina, ecc...). Essendo una coproduzione con la Francia, io cercavo appunto qualche attore francese ed è stata proprio lei che ad un certo punto fece il nome di Vincent Cassel perché l’aveva conosciuto, era un bravo attore e aveva già fatto “La haine”, un film che in Francia ebbe un successo enorme. Quindi lui era il corrispettivo di Enrico Lo Verso.

che persona era Monicelli? Una persona squisita! Anche se già aveva una certa età, aveva capito che lavorando con un giovane come me poteva aprirsi verso una prospettiva diversa, e quindi il nostro rapporto è stato molto proficuo. in un’intervista hai detto che Mario Monicelli voleva fare il regista del tuo film “come mi vuoi”. In effetti dopo che ho scritto il soggetto di “Come mi vuoi”, e glielo ho fatto leggere, a lui piaceva molto. Però io temevo un po’ che non riuscisse a comprendere fino in fondo il mondo del travestitismo (io non toccavo la transessualità), anche se era un uomo chiaramente molto intelligente e molto aperto, tra l’altro, anche sulle tematiche gay. Ma io nel film non parlavo di omosessualità, per lo meno non nei termini usuali, andavo un pochino oltre: parlavo di travestitismo. Questa cosa mi preoccupava e decisi di dirigerlo io. Non dico che si arrabbiò con me, perché poi siamo rimasti sempre molto amici, però ci rimase probabilmente un po’ male.

vincent cassel parlava italiano? No, ma era venuto qui in Italia dei mesi prima e aveva imparato un po’ d’italiano. Vincent è un ragazzo molto intelligente e molto propenso alle lingue, quindi riuscivamo a comunicare. Anche se nel film è stato doppiato. Poi nasce questo amore tra Monica e lui, che dicono sia finito quest’anno. Nel film c’è un episodio dove Vincent Cassel porta Enrico Lo Verso all’Ippodromo senza il pubblico e la stessa scena è presente nel film “Matrimonio all’Italiana” con i protagonisti Sofia Loren e Marcello Mastroianni.

dopo, non avete più lavorato insieme? No, perché ho iniziato a fare il regista e non è più capitato. invece con Lina Wertmuller? Con Lina ho scritto delle cose che però non sono state realizzate. Il progetto principale era un film sui sette vizi capitali. Il titolo era : “Peccato, sono solo sette”, o una cosa del genere. Poi ho scritto anche qualche altra cosa, mi sembra…

con questa scena tu volevi paragonare la coppia protagonista del tuo film con quella del film di vittorio de Sica? No, assolutamente no… C’è una cosa, invece, presa da Fellini, perché tutta la parte del battuage, girata a Caracalla, ha dei riferimenti al film “Le Notti di Cabiria”. Anche il vestito di Lo Verso l’ho ricopiato dal film di Federico Fellini, che mi piaceva tantissimo e Cabiria era un personaggio che ho amato molto. Questo è stato il primo film di tematica transgender. Prima non c’era stato nessun film in Italia su questo argomento.

racconta di “come mi vuoi”, il tuo primo film da regista. come è nata l’idea, come è stata la realizzazione? “Come mi vuoi” ha avuto una coproduzione francese con Cedomir Kolar, produttore che in seguito ha vinto un premio Oscar con “No man’s land”, ed è stato il primo che ha prodotto Emir Kusturica, insomma un grosso produttore. Il tema del mio film naturalmente era molto forte.

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CINEMA

Hai avuto i problemi per girare questo film? Ho avuto tantissimi problemi dopo, perché il film è stato poi censurato, vietato ai minori, insomma è stata una lotta perché i temi trattati non erano ancora stati affrontati. Un’altra chicca del film è la prima apparizione al cinema di Vladimir Luxuria, la mia scoperta.

poi c’era stata una confusione. Molti pensavano che il film fosse sui transessuali, ma non era un film sulla transessualità, andava oltre questi concetti, che infatti poi si sono riassunti in quello che oggi noi diciamo essere il transgender, che è un nome con il quale si indica un transessuale, non un travestito, una persona che, appunto, trapassa i vari generi.

com’è stato invece lavorare con la Monica Bellucci? che cosa pensi di quelli che dicono che è bellissima ma non brava come attrice? Nel mio film lei è stata molto brava. Se ben diretta è una bravissima attrice. Se in qualche film non lo è, vuol dire che non è stata diretta bene. Tra l’altro è molto umile, al contrario di quello che uno potrebbe pensare. Lei crede molto nel proprio lavoro, che per lei è la cosa primaria.

Pensi che “come mi vuoi” uscirà in dvd ? Sto cercando di capirlo, perché le società che lo hanno prodotto sono fallite. Io ero convinto di aver perso la copia del film, che ha ritrovato invece un mio amico per il Torino Film festival. Se riesco a trovare la strada giusta, vorrei che uscisse in dvd. Lo sai, questa è una storia molto assurda, che ti fa capire la situazione italiana, perché la stessa Medusa, che doveva distribuire il film in vhs (perché all’epoca c’era il vhs), neanche sapeva di possedere i diritti del film. Siamo proprio a questi livelli. Una distribuzione come Medusa che non sa di avere i diritti di un film con Monica Bellucci e Vincent Cassel. é assurdo.

vi siete rincontrati dopo questo film? Si, ci siamo rincontrati qualche altra volta. Però le nostre strade ora si sono separate, lei è diventata una diva importante e internazionale. é un mondo che a me, tra l’altro, non interessa.

Parliamo del tuo film “cover Boy. L’ultima rivoluzione.”, che è stato più fortunato e premiato nei film festival all’estero. com’è nato? “Cover Boy” è nato da un mio viaggio in Romania nel 1995. Restai lì diverso tempo, all’epoca non c’erano stati film sul problema dell’emigrazione, quindi è stato anche quello uno dei primi film che affrontavano questo tema. Ora non si fanno altro che film su queste tematiche. Io sono stato in Romania e quindi le problematiche legate a questo contesto le ho vissute quasi direttamente. All’epoca la Romania non faceva parte dell’Unione Europea, c’erano delle difficoltà enormi per venire in Italia. Poi, naturalmente, io non sono riuscito a fare subito il film, perché l’ho scritto molti anni prima, e ho impiegato quasi dieci anni per realizzarlo. Poi, me ne hanno fatte di tutti i colori. Questo film nessuno lo voleva produrre, il Ministero me l’ha bocciato due volte. Infine, la terza volta sono riuscito ad avere questi soldi, ma decurtati del 75%. Una storia terribile. Stessa storia, tra l’altro, per il film successivo, che si intitola “I Barbari”, e che è stato bocciato due volte dal Ministero.

come è stata l’uscita del film? Perché non ha avuto molto successo nelle sale? Il film è stato distribuito male. Perché il film era uscito solo con sei copie in Italia, distribuito dalla Mikado, che non credeva evidentemente nel film. In Francia è andato un po’ meglio. in qualche intervista hai paragonato il tuo film a quello di Ferzan ozpetek “il bagno turco” uscito nello stesso anno. Non è che l’abbia paragonato; abbiamo fatto i film nello stesso periodo, nello stesso anno e con lo stesso produttore. Il film di Ozpetek ha avuto più successo perché era più facile. Il mio era più complicato. La mia ottica sull’omosessualità non era così lineare come la sua, che in fondo racconta delle storie appunto omosessuali, che hanno una propria struttura che si può definire già ben collaudata e accolta, quindi è più facile rivedersi nei personaggi di Ozpetek. Il mio invece era completamente fuori dall’ordinario, io non parlavo neanche di transessualità, perché 38


CINEMA

tu parli del problema dell’immigrazione, ma in questo film c’è anche quello della prostituzione maschile? No, il problema della prostituzione non era al centro dell’attenzione, ma toccavo quel problema. Ma siccome, anche in quegli anni, si pensava sempre a questi ragazzi come legati al fenomeno della prostituzione, questo aspetto finiva per essere evidenziato, anche se nel film non erano tutti “marchettari”.

vai spesso al cinema? Non vado spesso al cinema, lo vedo, lo conosco, ma non sono un cinefilo, penso che essere cinefili può essere molto negativo per un regista, ti condiziona molto perché poi si tenta sempre di rifare. Come un pittore che non deve essere un amante dell’arte per poter esprimersi, ci sono i pittori che non conoscono per niente l’arte e sono dei grandi artisti. Così dovrebbe essere anche il cinema: non è che tu per forza debba essere un cinefilo per poter fare questo lavoro. Oggi la visione è talmente imperante, che è difficile che una persona non conosca, non abbia visto, non veda...

come è stata la distribuzione di “cover Boy” in italia? Anche stavolta in Italia è stata pessima, perché anche questo film è uscito con sei copie. Pero poi ha avuto successo in oltre cento festival. Sono contento per i risultati, perché i festival possono rappresentare quasi una distribuzione alternativa, che, secondo me, è importantissima e aiuta molto.

il tuo prossimo film? Il prossimo film non me lo fanno fare, si intitola “I Barbari” e anche qui c’è un problema molto grave: il Ministero per la prima volta ha dato un giudizio morale su un film, e questo è di una gravita estrema!

con quale camera hai girato il film? All’epoca noi siamo stati i primi a girare con il primo digitale di qualità, una Sony hdv, mai usata prima per un lungometraggio. Era una macchina uscita da poco tempo, usata solo per dei documentari e dei cortometraggi. Siccome non avevamo soldi abbiamo provato a sperimentarla per un lungometraggio.

Possiamo sapere di che cosa parla questo film? é un film a episodi. In uno di questi si racconta di un transessuale con le stigmate. E questa cosa fino adesso non è passata, nessuno vuole sentire di un problema del genere. Perché metterebbe in discussione il discorso religioso e quindi la Rai non vuole finanziarlo e il Ministero nemmeno. Quando non hai né la Rai né il Ministero, è difficile. é un film completamente italiano e per questo è difficile trovare una coproduzione.

nei tuoi film parli spesso di omosessualità. cosa pensi della situazione attuale in italia e dei matrimoni gay? Noi siamo ancora un popolo molto arretrato. C’è già stata tanta sofferenza. Un giorno ci saranno forse anche i matrimoni gay. Ma tutta la sofferenza, chi la ripaga? L’Italia è un paese strano, che ha degli elementi di inciviltà notevoli, purtroppo.

che cosa stai preparando ora, quali sono i tuoi prossimi progetti? Sto preparando un documentario che si chiama “Porno e libertà”. é un documentario sul cinema hard in Italia negli anni ‘70. Dovrebbe uscire al cinema fra 5 mesi, mi auguro.

cosa e chi ti ispira nei tuoi film, nella vita e per i tuoi progetti? Io non sono un cinefilo. Il mio mondo non nasce dall’amore per il cinema, nasce secondo me da un mio desiderio di comunicare.

Andriy Mishchenko

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Superlatives photos by Miriam Taurino & Patrizia Pace STYLING by Vanessa Pesolilla


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Top coat and dress Black Blessed Accesorize H&M Photos by Miriam Taurino & Patrizia Pace Styling by Vanessa Pesolilla (Superlatives) Model: Alexandra Otava Make-up artist Micaela Baruffa Hair -style Valentina Pintus


ARTE

Tra espressività e ricerca: la fotografia di Davide Gasperini, un omaggio estetico e poetico all’armonia sensuale del corpo

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sservare la fotografia di soggetti e di ritratti porta, come sempre, e diremmo anche con una certa dose di inevitabilità, a emozioni superlative, a interessi e curiosità di scoperta di ciò che viene rappresentato e proposto. In Davide Gasperini,  http://davidegasperini.500px.com,  tutto questo non è così scontato, proprio  perché  la sua produzione, la sua arte, che è la sua vita, la sua passione, quasi finalità esistenziale, diventano un percorso narrativo unico e universale, in quanto a diventare unici e universali sono gli alfabeti tanto estetici, quanto contenutistici, i cosiddetti significanti, che l’autore utilizza sapientemente, naturalmente e semplicemente. L’anatomia nelle sue forme e nei suoi particolari è materia di studio e di indagine del lavoro di Davide Gasperini, che nasce, vive e opera a Cesenatico, con una formazione da autodidatta, ed è qui che si trova la fonte della sua caratteristica primaria di essere artista non categorizzabile, fuori da ogni etichetta e canone storico, autonomo quanto autorevole per la sua continua voglia di sperimentazione di itinerari estetici e compositivi differenti.  Vediamo nell’opera di Davide Gasperini una certa coerenza, che percorre le sue pubblicazioni e le sue mostre personali, tenute in diverse parti d’Italia, non da ultimo Milano, tempio della moda, settore dove Davide lavora da sempre nella produzione di accessori per l’abbigliamento.  Cinque brochures fotografiche sono state fatte, ricorda Davide, per uno dei più noti stilisti milanesi, Claudio Merazzi, “molto interessanti”, precisa l’autore, dove arte e moda, estetica e pubblicità si sono unite. Sono tre le pubblicazioni fatte da Davide, “a tiratura limitata” e presentate in diverse occasioni: il piacere dell’arte in

Davide Gasperini si respira nella sua capacità eclettica di saper coniugare ciò che è poeticamente artistico e ciò che è, invece, rappresentazione stilistica e, quindi, pubblicitaria.  é qui che rivediamo la sua prima,  “Non vedo niente ma sento lontano”, alcune opere sono stampe su canvas, presentata nel 2011 a Milano, così come la sua seconda, “Ombre e polvere” del 2011 e, infine, l’ultima, “Dettagli”, presentata in una mostra sempre a Milano nell’ambito del Vernissage Colori, nel 2012. Queste sono solo le sue prime tre pubblicazioni.  é dall’ambiente pubblicitario che Davide esplica la sua prima dimensione artistica, forte di una passione che ha sempre nutrito e coltivato per la pittura in generale, quella su vetro in particolare, e la scultura lignea, con una dote infinita e ponderata per il riutilizzo del materiale di riciclo, scelta non solo “etica”, ma anche artistica e di contenuto. “Fin da giovane e sempre da autodidatta - ci racconta Davide - mi sono dato a diverse tipologie artistiche fino alla creazione di costumi con materiali di riciclaggio economici, la Mutoid Art”. Ricordando le origini della sua attività artistica,  Davide ci confessa che da modello, breve sua prima esperienza, è diventato fotografo, passando, così, “direttamente dietro l’obiettivo”. Il nudo maschile diventa il protagonista principale dello studio, ve n’è molto, e della ricerca, altrettanto presente, che Davide esprime attraverso i propri lavori: un connubio di realismo e di simbolismo, di tangibile e fisico e di surrealismo e metaforico che apre spazi di creatività senza precedenti. Non lascia nessun margine alla banalità l’arte imprevedibile e sempre viva di Davide Gasperini, che ci porta ad addentrarci in sensazioni e in emozio-

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ARTE

ni genuine e dirette, che solo la sua produzione può trasmettere con una certa consapevolezza e una certa attenzione.  All’inizio, quindi, tutto è avvenuto “più che altro per gioco”, ci riporta Davide, ma, poi, “visto che la tipologia di fotografia piaceva”, l’autore ha intrapreso uno studio accurato sul corpo maschile, “cercando di rappresentare in ogni caso” la propria visione di “una fisicità armoniosa, sensuale e mai volgare”. Da questa attività Davide intraprende l’esperienza della pittura digitale, “a volte a base fotografica, e a volte no”, puntualizza.  L’arte di Davide vede una propria espressività chiara: la rappresentazione di “stati d’animo, di proteste, di bellezza”, tanto da aver avuto un ottimo successo alcune sue opere quali San Sebastiano, Medusa e diversi ritratti femminili, tutte volte a una forma di denuncia interna al difficile campo dell’informazione, della giustizia, della ricerca della verità. “Giovani corpi nelle loro forme più plastiche e armoniose” sono l’alfabeto estetico, oltre che poetico, della sua produzione. “Il corpo maschile è il più difficile da ritrarre”, ci avverte Davide, testimoniando alta passione e dedizione contenute nella sua produzione: tutto questo lo afferma in quanto, avendo lui stesso posato per nudi artistici, “ed essendo un po’ narcisista”, si è ritrovato a non avere foto particolarmente interessanti, tanto da convenire di dover “prendere in mano la macchina fotografica per avere le foto che desideravo”.  Davide ripercorre spesso, nelle proprie collezioni e pubblicazioni, la “mitologia antica dell’arte greca”: ne “sono fanatico”, ci dice. E così si possono gustare, rivivendoli nella sua proposta artistica, significante di un messaggio estetico, quei corpi tipici di “déi fisicamente poderosi e atletici”, specificando un concetto che della sua poetica ci porta a integrare l’aspetto fisico, meramente reale, tangibile e universale, con la bellezza e la variopinta manifestazione del corpo maschile, così “come nella natura animale”. Il confronto è molto naturalistico, come lo è la sua arte, tra il simbolismo, la forte suggestione, la grande espressività e la puntuale attenzione per ogni particolare fisico, calibrato e quasi disegnato dal sapiente utilizzo della luce, in giochi chiaroscurali magistrali. É questo percorso che permette a Davide di “esprimere ciò che sente dentro di sé”, ma anche nell’animo “di tanti altri”, quasi fosse narrazione delle “cose buone e belle che ci fanno pensare, l’odio per l’ingiustizia”.  La “protesta”, che è anche denuncia e indignazione, lato molto intimista, ma allo stesso tempo sentimento comune, diventa in

Davide “forma d’arte”, dove i dettagli di “un viso, di un corpo e di uno sguardo”, che a volte sfuggono ai tanti e che, molto spesso, “diversi artisti non ponderano”, vengono sottolineati nelle opere dell’autore: in questo è la traccia, ferma e decisa, che guida l’obiettivo di Davide nella sua produzione. La pittura digitale, seguita dalla stampa, dalla ponderata e precisa rifinitura “manuale con inchiostri concentrati”, è il segreto tecnico che Davide segue con coerenza in questa sua altra produzione artistica, coerente sia nel punto di vista, l’occhio attento dell’autore, sia estetico, la potenza della fisicità nella sua naturalezza, quindi sensualità. Niente è dato per scontato, così come nulla è prevedibile nell’arte di Davide Gasperini: lui stesso affermerà che questo avviene in quanto “ogni particolare del nostro corpo merita di essere fotografato, e a ogni dettaglio occorre dare la sua giusta importanza”. Davide esprime attraverso la sua arte una produzione che è volta a “soddisfare quella insaziabile voglia di fare arte”, in una continua sperimentazione, ricerca, tensione verso qualcosa di inesplorato. Davide non si accontenta  mai dei risultati, ottimi, raggiunti, sempre insoddisfatto degli obiettivi conseguiti, in quanto, come lui stesso afferma, “a volte non sono riconoscibile per i miei ammiratori”. Tutto questo permetterà a Davide di avvalorare critiche e opinioni, a lui rivolte, facendole proprie, in una continua rivisitazione del proprio percorso artistico, decisamente copioso e nutrito.  é chiaro che il “denaro serve per affrontare i costi molto alti” di produzione, lo confessa lo stesso autore: ma è anche chiaro che “nel vendere l’opera ci si senta gratificati del proprio lavoro”, aggiunge sempre Davide. “Sono più i libri che regalo rispetto a quelli che vendo”, sottolinea l’artista: la sua è una totale dedizione a una passione, quella artistica in tutti i suoi aspetti, che porta a omaggiare, celebrare e dare significante alla bellezza e all’estetica fisica, soprattutto maschile. Lo aspettiamo il 4 e il 5 aprile, alle ore 18, e l’11 e il 12 aprile, sempre alle 18, presso Via della Spiga 26, Milano, in una sua esposizione dal titolo “Alluminio”, termine allusivo sia tecnicamente sia esteticamente, con la collaborazione di Meccanica D’abito, meccanicadabito.blogspot.com, dove l’eleganza e il risalto vivo dell’immagine e della fisicità diventano parti integranti di un percorso narrativo universale.  Alessandro Rizzo

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Vincent PHOTOS BY Patrick Jendrusch Hair and make-up artist: Verena van der Heyden


Photographer: Patrick Jendrusch (www.patrickjendrusch.de) Hair and make-up artist: Verena van der Heyden @ Nude Agency Model: Vincent @ Mega Model Agency Photo assistent: Denise Toygar All outfits provided by: Ivanman


SOCIETà

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inché è esistita la guerra fredda i professori di filosofia del liceo dicevano agli studenti che “tutto è politica”. Poi il muro è crollato (pare sia stato un processo di implosione) e abbiamo scoperto che “tutto è profitto”. Allora, applicando la logica aristotelica, potremmo dire che, se la scienza segue il profitto, a cui segue la politica, anche la politica della medicina segue il profitto. Big Pharma! Certo, ma non solo. Nel giuramento di Ippocrate un medico giura che non arrecherà mai volontariamente danno al paziente né lo sottoporrà a trattamenti inutili. Ora, che la medicina del profitto sia andata oltre (se in avanti o indietro da un punto di vista etico, lo giudicheremo insieme, pensate alla medicina estetica per come viene usata oggi) è un fatto, che sia diventata ‘altro’ (scusate il gioco di parole) lo scopriremo insieme. Il cosiddetto fenomeno del ‘doping’, tanto per fare un esempio, appartiene alla medicina perché consiste nel somministrare e/o assumere farmaci o sottoporsi a trattamenti medici, e allo sport, perché viene usato nell’ambito del miglioramento della prestazione, e all’estetica, perché l’uso di prodotti dopanti è pratica talmente plateale nel culturismo e nel sollevamento pesi, da essere implicitamente accettata. E la politica, che c’entra in tutto questo? Ci entrerebbe comunque, fosse se non altro per la politica dell’Io di cui ci parla Ronald Laing nei suoi testi, ma qui si parla di politica concreta, ovvero di un discorso in ‘politichese’ (il becero nel politico). Chiunque segua, superficialmente o con interesse, e persino annoiato, lo sport, non può non notare un fenomeno. Finché è esistita la guerra fredda, l’Italia è stata una nazione importante, perché era l’ultimo avamposto dell’ Occidente prima dell’inaffidabile Grecia dei ‘colonnelli’, era quindi il biglietto da visita degli USA prima dei Balcani. In un periodo in cui la guerra, se fosse stata fatta a forza di missili, avrebbe comportato l’estinzione dell’umanità, e quindi ringraziando nostrosignoredomineddio, è stata fatta a forza di propaganda, lo sport è stato politica, politica molto seria, altro che profitto. C’era di mezzo il potere che viene al di là dei soldi. Negli sport chiamati volgarmente ‘metabolici’, in cui la prestazione non si misura con il talento, ma con le possibilità fisiche (corse, salti, sollevamenti), l’ Italia aveva, in un contesto in cui tutto sembra progredire, dei risultati molto migliori 40 anni fa di oggi. Strano. Pure si parla ancora di sport pulito.

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SOCIETà

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he si (rin)nega

Non c’è pulizia dove la competizione è reale, a volte non c’è pulizia da nessuna parte, ma, una volta abbandonato il concetto di riuscire ‘doveroso’ in certe discipline, “a qualsiasi costo”, le performances sono regredite, e non solo per una questione di motivazione. Farmaci. Abbiamo le prove? No, ma il nostro non avere le prove è come l’innocenza di O. J. Simpson: non sta in galera ma tutti sanno che la moglie l’ha ammazzata lui. Per questo non faremo nomi se non quelli di chi si è auto-denunciato: Tyson, Mc Enroe, Agassi, Lyle Alzado, tutta la DDR e la Bulgaria, olimpiche, la Juventus degli scudetti negati, Schwarzenegger…tutti hanno preso farmaci dopanti. Allora scatta la chiacchiera da bar, quella borghese. “Malati assetati di fama e potere e soldi, gente senza scrupoli che morirà giovane, per colpa di farmaci che sono una bomba a orologeria che ci si porta in corpo”. Ok, sono solo chiacchiere da bar. Ma poi vedi la politica del profitto, il voltagabbana, il medico che parla in televisione con un occhio al taglio di capelli e all’abbronzatura, e tutto questo non fa che confermare la chiacchiera. “Vero, verissimo, moriranno tutti, moriranno presto, moriranno male; sterili, impotenti, calvi, di cancro”. Abbiamo comprato in Turchia, legalmente, in una farmacia di Istanbul, letto il bugiardino e poi gettato prima di tornare in Italia, una ampolla di ‘primobolan’, uno degli anabolizzanti più usati dagli sportivi, utilizzato in medicina per i ritardi di crescita e l’osteoporosi nelle donne anziane. Fabbricato dalla serissima casa farmaceutica ‘Schering’. Traduzione letterale di un foglietto minuscolo: effetti collaterali possibili, ritenzione di sodio, variazioni della libido, variazione dei livelli di lipidi nel sangue. Tutti effetti collaterali reversibili con la cessazione dell’uso del farmaco. A volte il diavolo non è brutto come lo si dipinge. Spesso sono i pittori a essere ipocriti. é possibile, ci domandiamo, un’informazione che non sia apologia o procurato allarme? Patetico celebrare o demonizzazione del nulla? Forse non nell’ambito del “tutto è’ profitto”. E forse state leggendo l’eccezione. Andrea Vittorio Romagnoli


SALUTE

acqua e limone Un bicchiere di “salute”

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pesso lo ignoriamo o, ancora peggio, lo diamo per scontato, ma il modo in cui iniziamo la giornata è davvero importante. Le prime cose che scegliamo di fare la mattina sono determinanti ed influenzano l’intera giornata. Nessuna formula magica particolare, ma solo un piccolo e semplice segreto alla portata di tutti per iniziare la giornata nel migliore dei modi: una tazza di acqua calda con succo di limone. Non lasciamoci ingannare dalla sua semplicità, i vantaggi sono troppo interessanti per essere ignorati. Il limone, infatti, non è solo un alimento, ma un vero e proprio rimedio naturale. Questa ricetta di acqua tiepida e limone aiuta a disintossicare il corpo e agisce come un vero e proprio lavaggio dell’apparato gastrointestinale. Ma quali sono i benefici? Partiamo da una depurazione generale. Proprio come ci si lava esternamente, il nostro corpo necessita di un lavaggio interno. Questa bevanda “lava” il corpo dall’interno dissolvendo le scorie, le impurità ed eliminando le tossine. L’azione solvente del limone rimuove inoltre i residui della digestione e il muco che spesso si deposita nell’intestino. Ma non finisce qui. La “semplice” acqua con limone è ottima anche per: - La regolarizzazione intestinale. é comune pensare che il limone abbia un’azione astringente. Falso! L’acqua e limone è indicata sia per la stitichezza che per la diarrea, agendo come disinfettante battericida (nel secondo caso) e come emolliente (nel primo caso). - Rafforzare il sistema immunitario. I limoni sono ricchi di vitamina C e potassio, sostanze che stimolano le funzioni cerebrali e nervose, interagendo con il nostro sistema immunitario. - Aiutare a perdere peso. Una notizia che farà piacere a molti. In effetti, i limoni sono ricchi di fibre di pectina, un prodotto naturale che aiuta a combattere il senso di fame, riducendolo. - Ridurre la disidratazione. Una tazza di acqua e limone al mattino previene la disidratazione. Come sappiamo, quando il corpo è disidratato non può svolgere tutte le sue funzioni in modo appropriato e questo porta ad accumuli di tossine, stress, costipazione e una serie di altri disturbi che vanno ad influenzare il nostro umore. - Effetto diuretico. I limoni aumentano il tasso di minzione nel corpo, con conseguente aumento di eliminazione delle tossine.

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SALUTE

- Pulire la pelle. La presenza della vitamina C aiuta a diminuire le rughe e le imperfezioni cutanee, mantenendo la pelle più chiara. - Rinfrescare e disinfettare il cavo orale. Non solo l’alito risulterà più fresco, ma l’acido citrico del limone può essere un ottimo alleato per ridurre la carica batterica orale. Unica controindicazione: lo stesso acido può erodere lo smalto dei denti. Ma come preparare il tutto la mattina? Nulla di più semplice. L’acqua deve essere tiepida e non fredda, questo perché la temperatura bassa può creare uno shock al nostro intestino. É preferibile utilizzare acqua naturale, circa mezzo litro, un limone, mezzo o intero e una grande tazza da utilizzare per questa bevanda. Riscaldiamo l’acqua fino a una temperatura tollerabile, spremiamo al suo interno il succo (eliminando eventuali semi o filamenti) e non ci resta che sorseggiare a piccoli sorsi, senza lasciarla raffreddare. Importante: questa bevanda è assolutamente sconsigliata per coloro che soffrono di gastrite. In alternativa, consigliamo una buona tisana alle erbe. E, se è vero il detto che una mela al giorno toglie il medico di torno, allora cosa ci costa aumentare l’utilizzo del limone nella nostra vita quotidiana? Provare per credere! Luigi Iannaccone

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COLORFUL BEACHBIRD photos by LUKASZ WOLEJKO-WOLEJSZO STYLING by ANNICK TURIAF


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bikini Andres Sarda


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Green blouse e trousers Colmillo de Morsa red bag Christian Dior shoes Ursula Mascaro


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bikini Liu-Jo trousers Hoss intropia shoes Ursula Mascaro Photos by Lukasz Wolejko-Wolejszo Styling by Annick Turiaf Model: Jacomien / View Grooming: J煤nior Queir贸s using Smashbox Cosmetics


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Photos by Marco Barbaro Photographer assistant Yan Zhu Stylist Giorgia Marsini Mua Fulvia Tellone Model Paolo Ceriello


MOTORI

Quando l’auto diventa condivisa

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Car sharing: GuidaMI, Car2Go e Enjoy: come funzionano e la comparazione delle tariffe

er molti l’auto è come la propria casa, intima, un luogo dove ritrovare i propri oggetti e le proprie abitudini, ma da alcuni anni invece c’è chi lo vive come un bene in condivisione, un mezzo da usare per il tempo strettamente necessario, un veicolo che si sposa di volta in volta alle proprie esigenze di spazio, percorribilità e luogo. Nascono così sia a livello comunale su Milano sia a livello nazionale le offerte di car-sharing, ovvero l’auto in condivisione. Abbiamo provato il servizio e i veicoli e vi raccontiamo la nostra esperienza.

GuidaMI: il precursore

É il primo vero servizio di car sharing, offerto dalla città di Milano. Nato nel 2000 con la partecipazione di Legambiente, dal 2010 è gestito direttamente dalla società pubblica di proprietà del Comune ATM. Paradossalmente è anche il servizio più limitato, dal momento che possiede solo 165 veicoli, ma offre una varietà di modelli adatti a tutti: dal furgone Fiat Ducato, passando alla sportiva Alfa Mito, sino al SUV Fiat Freemont. É questa la differenza rispetto agli altri concorrenti: ogni volta che cambia l’esigenza, si può noleggiare l’auto più idonea. Il servizio funziona con la prenotazione attraverso sito internet o il numero verde che tuttavia presenta il limite di non sapere dove sono ubicati i parcheggi in relazione alle zone nella città con conseguente possibilità di trovarsi vicini vicino a un’auto senza esserne consapevoli. Le vetture vanno prese e riconsegnate nello stesso parcheggio e si aprono solo dopo la conferma della prenotazione e avvicinando la carta/scheda al lettore posto sul parabrezza. Saliti a bordo occorre inserire in alcuni casi il proprio codice pin. Prezzi e condizioni: condizione obbligatoria è l’abbonamento pari a 120 euro annui (sfruttabile da più membri familiari), al quale occorre sommare i costi su strada (euro 2,20 all’ora più 0,45 euro a km, per esempio, per un Fiat Panda), oppure giornalieri (45 euro sempre per la Fiat Panda). La particolarità è che il servizio è presente in numerose città italiane (Roma, Rimini, Torino per citarne alcune) e incluso nella tariffa a seconda delle città e veicoli, ci sono carburante, navigatore satellitare, parcheggio strisce blu, accesso libero in ZTL e area C. 94


MOTORI

Enjoy: l’alternativa tutta italiana

É la più recente offerta, nata dall’incontro di tre colossi: Fiat, Eni e Trenitalia. Conta un parco auto di seicentocinquanta Fiat 500, delle quali 50 sono 500L (con il motore diesel Mutijet). Non necessita di piazzole, per il ritiro o la riconsegna, fisse, l’iscrizione è gratuita e le vetture possono essere lasciate ovunque all’interno di un’area stabilita che include anche San Donato, sede dell’Eni. Oltre ai parcheggi pubblici, le 500 potranno essere posteggiate anche in alcuni distributori di benzina con il logo del cane a sei zampe. La prova è iniziata mentre eravamo ancora a bordo del treno Frecciarossa e tramite l’applicazione scaricata in precedenza sul nostro smartphone abbiamo individuato e prenotato gratuitamente la vettura più vicina alla Stazione Centrale. Il vantaggio rispetto a GuidaMI è che, appena scesi dal treno e usciti dalla stazione, l’app mostra il percorso più rapido per raggiungere l’auto prenotata e per aprire non serve nessuna tessera, ma basta cliccare l’apposito tasto sul telefono per sbloccare la serratura della 500. Se non avete uno smartphone non preoccupatevi: basterà chiamare il numero verde 800.900.700 per cercare la vettura più comoda o accedere all’auto individuata tramite codice sul parabrezza e spie luminose che indicano lo stato tra “in uso”, “prenotata” e “disponibile”. Dall’apertura delle portiere si ha un minuto gratuito, necessario per inserire il proprio pin, valutare le condizioni di pulizia della vettura e, nel caso, impostare il navigatore satellitare presente di serie su tutte le vetture. Prezzi e condizioni: rispetto al concorrente Car2go costerà 4 centesimi di euro in meno al minuto: 25 contro i 29, che scendono a 10 quando si parcheggia senza interrompere il noleggio. L’iscrizione è gratuita e la prenotazione può avvenire al massimo 30 minuti prima.

Car2Go: una smart sotto la “Madonnina”

Dalla scorsa estate il marchio Daimer ha deciso di rispondere come primo competitor al bando pubblico di Palazzo Marino, volto ad aumentare la concorrenza nel settore. I numeri sono da primato sia per disponibilità di auto, quasi 500 vetture nella città di Milano, sia per boom di iscritti, tanto da polverizzare le altre start up europee di Berlino, Parigi e Vienna. La particolarità è l’unità di misura con cui si esprime il costo: ovvero in minuti a differenza dei suoi concorrenti. Prezzi e condizioni: ogni minuto costa 0,29 euro che diventano 14,90 euro all’ora o 59 euro al giorno. A questi costi occorre aggiungere 19 euro all’anno di tessera. Anche in questo caso il carburante è compreso. Ma non solo: nel caso di provveda personalmente a effettuare carburante (sempre a costo zero), si viene premiati con 20 minuti di noleggio. La prenotazione è effettuabile tramite l’applicazione per smartphone o via internet entro 30 minuti prima del ritiro. Il vantaggio rispetto a GuidaMi è che non si è vincolati da un parcheggio fisso sia di presa sia di consegna, ma le Smart possono essere consegnate ovunque. La limitazione è invece per l’ingresso in ZTL e parcheggi in strisce blu. Cristiano Gianmaria Fabris


TEATRO

Scelti per voi...

In questa rubrica vengono segnalati alcuni spettacoli che possono interessare i lettori appassionati di prosa, musica, opera e balletto One Man Show

quello baritonale del perfido barone Scarpia e Marco Berti, astro italiano divenuto celebre al Metropolitan di New York, nei panni del tenore Mario Cavaradossi, personaggio in cui hanno avuto modo di svettare ugole d’oro come Pavarotti, Domingo, Carreras e Giuseppe Di Stefano. Puccini pensava già a Tosca nel 1895, quando “La Bohème” non era ancora terminata. La trama gira intorno a una cantante nella Roma papalina di inizio 800 di cui sono innamorati un pittore e il capo della polizia che pur di averla non esiterà a condannare a morte il malcapitato rivale. Dramma dalle tinte forti con momenti di efferata crudeltà. Con quest’opera, il compositore affrontava una drammaturgia lontana da quella che aveva caratterizzato “Manon Lescaut” e “La bohème”, opere dallo sviluppo frammentario, dove l’approfondimento psicologico prevale sull’intreccio. Tosca invece si avvicina più a una drammaturgia analoga a quella della tradizione verdiana e proseguita dagli autori veristi. Non a caso Verdi stesso aveva manifestato interesse per il dramma dove nel libretto, il personaggio di Scarpia, a cui verrà data da Puccini tessitura baritonale esattamente come i più complessi personaggi verdiani, è portato in primo piano, diventando un eroe negativo dalla complessità psicologica affascinante. Le arie più belle dell’opera sono comunque riservate ai due innamorati protagonisti: Recondita armonia, Vissi d’arte, E lucevan le stelle… Melodie indimenticabili che hanno fatto la fortuna di quest’opera tra le più rappresentate nel mondo. www.teatroregio.it

Apriamo il mese di marzo segnalando la partenza da Biella (per proseguire poi a Pinerolo, Napoli, Ancona, Padova, Bari e Brescia) del nuovo tour di uno dei talenti teatrali italiani più fantasmagorici del nostro tempo, l’uomo dai mille volti, campione del trasformismo in scena. Stiamo parlano di Arturo Brachetti e del suo nuovo show “Che sorpresa!”. Famoso e acclamato in tutto il mondo, Brachetti è considerato un mito vivente nel mondo del teatro e della visual performing art. La sua carriera comincia a Parigi, dove, come unico trasformista al mondo, reinventa e riporta in auge l’arte dimenticata di Fregoli, diventando per anni l’attrazione di punta del Paradis Latin. Da qui in poi la sua carriera è inarrestabile, in un crescendo continuo che lo ha affermato come uno dei pochi artisti italiani di livello internazionale, con una solida notorietà al di fuori del nostro paese. Si è esibito ai quattro angoli del pianeta, in diverse lingue e in centinaia di teatri nel mondo. Brachetti è oggi il più grande attore-trasformista del mondo, con una “galleria” di oltre 350 personaggi, di cui 100 interpretati in una sola serata. Nel 2000 la Francia gli assegna il premio Molière (il corrispondente francese del Tony Award) come miglior attore teatrale; nel 2010 vince il Laurence Olivier Award, riconoscimento teatrale inglese; nel 2011, di nuovo in Francia, viene nominato Cavaliere delle Arti e del Lavoro dal Ministro della Cultura francese. Dopo l’incredibile successo di L’Uomo dai Mille Volti, il “ciuffo più famoso d’Italia” arriva nei teatri che più ama, quelli italiani, con un nuovo straordinario e imprevedibile show. La trama è occasione di innumerevoli gags: Arturo è il custode del deposito bagagli di un grande aeroporto internazionale colmo di valigie, casse e bauli provenienti da tutto il mondo. Le valigie hanno molto da raccontare: dei luoghi visitati, delle persone con cui viaggiano, delle aspirazioni e dei sogni dei proprietari con le loro fantasie e illusioni… Arturo non delude il suo pubblico e propone il meglio del quick change, quell’arte da lui stesso reinventata: in un battito di ciglia si trasforma davanti agli occhi degli spettatori dal cappello alle scarpe, cambiando abito ma soprattutto anima. Un caleidoscopio di personaggi che realizza con grandi costumi o solo con pochi oggetti, per ricordarci che “con poco si può fare tutto, basta lasciarsi andare alla fantasia”. Brachetti è un artista a 360°, capace di passare dalla trasformazione ad altre performance che lasceranno il pubblico a bocca aperta: il fascino delle ombre cinesi, l’emozione del sand painting e molto altro ancora. Imperdibile! www.brachetti.com

Musical

Dal 19 al 23 marzo un nuovo interessante evento a Milano, città che è diventata ormai la capitale del musical italiano con ben due teatri interamente dedicati a questo genere. Al fine di celebrare il grande successo di pubblico riscosso dalle produzioni Stage Italia dal 2009 al 2013, arriva al Barclays Teatro Nazionale la produzione indipendente di un grande concert show interamente suonato e cantato dal vivo che, con i principali interpreti dei Musical Stage, ripercorre, attraverso i pezzi musicali più celebri, alcuni tra i più grandi spettacoli mai realizzati, da “La Bella e la Bestia” a “La Febbre del Sabato Sera”. A firmare la regia di uno spettacolo musicale, in grado di far rivivere le emozioni dei più grandi musical, sarà Chiara Noschese che con Stage Italia ha una lunga e felicissima collaborazione; già eccezionale leading lady di “Mamma Mia” poi casting director e acting coach per “Sister Act” e infine regista associato per la “Febbre del Sabato Sera”, Chiara costruirà uno spettacolo, che incorniciato in scenografie disegnate per l’occasione, sarà in grado di trasportare lo spettatore attraverso questi 4 differenti e fantastici mondi. Tra gli artisti sul palcoscenico il bravo Michel Altieri a cui abbiamo dedicato la pagina “Spot Light” due numeri fa e che per Stage ha interpretato il ruolo della “Bestia” nel musical “La Bella e la bestia”. www.teatronazionale.it

Opera

Al Teatro Regio di Torino dal 13 al 18 marzo è un scena uno dei capolavori musicali di inizio 900: la “Tosca” di Giacomo Puccini. Sul podio la bacchetta sapiente e sicura del M° Renato Palumbo e sul palcoscenico artisti di fama internazionale: Adrianne Pieczonka nel ruolo della soprano protagonista, Marco Vratogna in

Marco Daverio: autore teatrale e direttore artistico di commedie musicali in Italia e Francia è attualmente. Responsabile Progettuale del Balletto di Milano. Da diversi anni associa l’attività artistica all’impegno nel sociale e alla difesa dei diritti civili. E-mail: marco.daverio@fastwebnet.it

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Spot LIGHT Light SPOT

Modern comtemporary dancer: Carlo Pucci N

Hai fatto un video con un altro artista italiano che si è trasferito lì: Michel Altieri Ho conosciuto Michel nell’allestimento del musical Zorro di cui era il protagonista un anno e mezzo fa. Mi ha colpito la verità e la passione che porta in scena e quel dono prodigioso che é nel colore della sua voce. Quando mi ha chiesto un intervento nel suo video musicale “Burning Up” ho accettato volentieri e da allora facciamo coppia fissa. A Milano ci siamo appena esibiti al Disco Club Magazzini Generali.

el gergo dello spettacolo spot light indica il riflettore da puntare sull’artista per metterlo in evidenza sulla scena. In questo numero abbiamo scelto un talento emergente della modern comtemporary dance che si è di recente esibito all’Alvin Ailey Citygroup di New York: Carlo Pucci. Chi è? Carlo Pucci nasce a Firenze e si forma come ballerino - performer tra l’Italia e gli Stati Uniti. Studia con la celebre etoile Luciana Savignano e si perfeziona al Broadway Dance Center di New York. Dotato di particolare carisma, duttilità e portamento nonché di una solida tecnica che unisce lo stile italiano alla plastica fisicità d’oltreoceano, Carlo inizia un percorso professionale che lo porta presto ad ottenere risultati significativi nel campo non solo del teatro ma anche del cinema e della TV. Ha vinto numerosi premi come l’Eurocity 2004 Award, il Biella Danza, il Pescara Dance Festival e l’Anna Pavlova Award. Ha lavorato con registi del calibro di Hugo de Hana, Fabrizio Angelini e Maurizio Scaparro.

M.D.

Molti danzatori italiani sognano di vivere un’esperienza artistica nella “Big Apple”. Tu che ci sei riuscito puoi raccontarci com’è la danza a New York? La realtà newyorchese nell’ambito della danza é molto stimolante, nel senso che credo vi sia più slancio e coraggio nel voler sperimentare. Per questo se sei preparato e hai talento le opportunità non mancano. Le raccomandazioni funzionano meno che da noi. Se meriti puoi veramente fare carriera. Quello che manca però rispetto all’Europa è la sensibilità, la cura del particolare. Forse, direi con azzardo che da noi nella danza c’è più anima. Com’è la vita a New York per un italiano? Ti adatti in fretta. Soprattutto per uno come me che viene da Milano. Poi siamo veramente tanti e il nostro “essere italiani” è molto apprezzato. Quando mi trovo a New York sento di avere una identità artistica precisa per il bagaglio culturale e di formazione che mi porto dentro.

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I LOVE SICILY

Viaggio in maschera nel Bel Paese Carnevale oggi

Janero, dove la festa è una sfrenata macumba di bei corpi seminudi estasiati dal sole , dal sesso e dal vino. Restiamo in Italia. Qui il Carnevale dura in alcune città “carnevalesche” per eccellenza, quindici giorni. In altre come Ivrea, nei giorni che vanno dalla domenica al martedì grasso, in altre come Verona, dal venerdì grasso anticamente dedicato alla “gnoccolata” fino al mercoledì delle ceneri. In alcuni paesi dell’Oltrepo pavese inizia con la Candelora, così come a Catania, e termina con i falò di Re Carnevale la prima domenica di Quaresima. A Milano il Carnevale si festeggia il sabato ambrosiano, in piena Quaresima e si svolge con una sfilata di maschere in Piazza Duomo. E i cenoni nei locali della movida. O nei veglioni borghesi delle “Sciure de Milan”. Decidiamo di restare in Italia. Scegliamo Venezia. Non è la prima volta che partecipiamo al Carnevale della Serenissima. Abbiamo ancora sulla nostra retina lunghi cortei carnevaleschi che affollavano Piazza San Marco, s’inarcavano sui ponti fino a rischiarne il crollo. Si diramavano verso antichi palazzi settecenteschi e finivano l’esibizione tra balli licenziosi ed eccessi gastronomici. Del resto la storia ci insegna che il Carnevale oggi si è imborghesito ma un tempo era il periodo concesso alla

Dopo un Natale trascorso tra le pareti domestiche, tra pochi profumi, troppo costosi in tempo di devastante crisi economica e qualche balocco ritrovato nelle cantine dei genitori, insieme con le vecchie statuine di Gesù Bambino, della Madonna e di San Giuseppe, ecco che, dopo più di un mese dalle feste liturgiche del pieno inverno, si propone l’interrogativo “Dove trascorrere felici e contenti la più festosa festa dell’anno, prima di cospargerci di cenere?”. Pensiamoci bene, perché questa festa, che noi cristiani chiamiamo Carnevale, è la più sontuosa e costosa dell’anno. É necessario spendere tutto quello che la lunga Quaresima ci toglie, con i suoi riti punitivi, le diete da sadico nutrizionista che ci concede carne grassa, a tavola s’intende, un giorno la settimana, poi piccole porzioni di polipo, tre fettine di carne equina con rucola e una spruzzo di formaggio grana. Per consolarci un bicchiere di vino. Noi che amiamo il cibo e il vino, possiamo digiunare per quaranta lunghi giorni? Tanti quanti sono concessi dalla Quaresima? E allora godiamoci la vita terrena, nei giorni del Carnevale. A seconda delle città e delle relative culture ludico – gastronomiche questa festa ha durate variabili. Non pretendiamo di andare a Rio De

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I LOVE SICILY

trasgressione sia nei piaceri della tavola che in quelli dell’ alcova.

Canal Grande e a Piazza San Marco. Oppure imbucarci alle feste retrò di Palazzo Grassi travestiti da nobili libertini. Poi torniamo in Sicilia e ci immergiamo in un altro tipo di Carnevale. Quello folklorico che risale all’Alto Medioevo e che coincide con il rito di passaggio dal letargo invernale alla nascente primavera. Qui lo spirito del Carnevale esplode già nelle processioni dedicate a Sant’Agata. Tutta Catania partecipa alla devozione popolare con una festa che dura cinque giorni e presenta caratteristiche di un vero e proprio delirio collettivo. A Sciacca, in provincia di Agrigento, il culmine del Carnevale coincide con la festa del giovedì grasso e la consegna simbolica delle chiavi della città al re del Carnevale che si chiama “Peppe Nappa”. Maschera siciliana della commedia dell’arte. Ancora più spettacolare il Carnevale di Acireale con carri infiorati e allegorico - grotteschi che spesso satireggiano i personaggi del mondo della politica italiana. L’origine è la maschera di Abbatazzu (detto anche Pueta Minutizzu), che prendeva in giro il clero. Più pagana la versione del Carnevale di Palermo in cui l’antico folklore si mescola con elettrizzanti danze brasiliane che non hanno nulla da invidiare al Carnevale di Rio.

Carnevale ieri

Nell’epoca che va tra il Cinquecento e il Settecento, Venezia è la città più cosmopolita dell’Adriatico. Città di mercanti, speziali, orafi, artisti. Essa ospita il mondo. Laboratori artigianali e teatri sfornano le maschere. Doppi volti che coprono il volto vero dei suoi abitanti. Tutti nel Carnevale invertono i propri ruoli. Esibiscono sulle piazze un altro volto, quello che rappresenta il sogno di un’altra identità. Il povero diventa ricco, il prete diventa libertino. Nello scenario d’acqua e d’aria che Venezia offre, tutto è già doppio. Le case, i campanili, le calli si riflettono sulle acque della laguna che acquista scenari di una bellezza barocca, con il trascolorare della luce notturna e con i riflessi dei lampioni fosforescenti. Il massimo splendore di questo Carnevale fu raggiunto nel Settecento. Negli anni Ottanta del secolo scorso Maurizio Scaparro propose un remake del Carnevale settecentesco con spettacoli teatrali e kermesse spettacolari a palazzo Grassi. Venezia conserva come in uno scrigno questi splendori. A dispetto della crisi vogliamo ballare fino all’alba ai veglioni mascherati sul

di Riccardo Di Salvo (info@riccardodisalvo.it) e Claudio Marchese (info@claudiomarchese.it) Foto Kalon - costumi collezione Victor Victoria di Pina Bonanno, Catania

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NEWS & APPUNTAMENTI

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Gli appuntamenti in città

conserva questo numero potra’ servirti in futuro!

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TORINO. A sette anni dall’apertura, Garage Club si conferma come locale di tendenza dell’ambiente gay e gay friendly piemontese. Ubicato nella zona più bella di Torino, il locale si posiziona nell’area “chic-elegante”, ma è aperto a tutti, senza distinzione di età, estrazione sociale e provenienza. Il Circolo supera gli schemi ormai consueti delle saune tradizionali, favorendo la relazione tra i soci attraverso iniziative e ampi spazi dedicati al dialogo interpersonale. Qualità superiore dell’accoglienza e accurata pulizia  ne sono i tratti salienti. Sviluppato su due livelli, Garage Club si compone di sauna finlandese, bagno turco, idromassaggio, lounge bar, video corner, glory wall, ambienti relax, area fumatori e nuova sala video. Il Circolo (affiliato Arci) è aperto tutti i giorni dalle 14 alle 02. Ingresso libero per chi presenta un nuovo socio o esibisce il coupon di Facebook. Ecco il programma settimanale. Lunedì e mercoledì alle 22 “Naked party”. Martedì alle 21.30 “Young Party”. Venerdì alle 22 “Fluo Naked”. Sabato dalle 21.30 “Ibiza night”, beachwear e sorteggio consumazioni omaggio per Queever. Giovedì e domenica serata ordinary. Locale Young & Bears friendly. Seguici su Facebook: GarageClub Torino Info: 346.3006612 - www.garageclub.it

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NEWS & APPUNTAMENTI

DQ

MILANO. Continua il tuo giovedì milanese che fa la differenza: lo staff DQ, capitanato da Eraldo Moretto “La Cesira”, vi invita a passare una serata all’insegna del divertimento e dell’allegria con uno spettacolo di cabaret, drag show ed i DQ boys. L’appuntamento, oramai consolidato, nel mese di marzo vi aspetta giovedì 13 e 27 alla Maison Milano in via Montegani, 68 (MM Abbiategrasso): è possibile prenotare la cena, il dopocena o il compleanno con la torta in omaggio! Domenica 30 andrà in scena lo spettacolo condotto e diretto dalla Cesira al Teatro Nuovo di Milano in piazza S. Babila, il cabaret e drag show vi accompagneranno, con grande successo, durante una cena buffet, per una domenica diversa ed emozionante! Infoline: 333.2600608 (Max) - www.lacesira.it - FB La Cesira

BANGALOV

MILANO. Gli appuntamenti settimanali di Bangalov rimangono invariati. Sabato 1 e 22, le notti dove tutto può accadere… le più gettonate: l’atmosfera nebbiosa e crepuscolare di “ n The Dark” ti coinvolgerà completamente in un sexy ed intrigante naked/underwear. Dopo il successo ottenuto insieme al Club TOP_OF_ THE_TOP_XXL, sabato 15 In The Dark e i membri del Club XXL si uniscono per una “Grande Serata Hot”. Sabato 29 serata Leather & Fetish dalle tinte forti con “Hot Spot Night”. Il dress code è rigido e obbligatorio. Sabato 8 “Rainbow Carnival”. Festeggia il carnevale in una sexy serata dove i look migliori saranno premiati con un abbonamento di 10 ingressi! é possibile diventare membro del Club su Gayromeo (e riceverai le newsletter delle nostre serate con relativo dress code) o sulla pagina facebook. Ingresso consentito ai possessori tessera Uno Card e One Pass. Per tutti i dettagli: www.bangalov.com Tel. 02.33220193 - Mob. 389.2071335

VM18

MILANO. Per tre giorni Cuba si è trasferita a Milano. Nel conosciutissimo locale VM18 (gestione ex novo) ubicato nella gay street della città meneghina, il 24, 25, 26 gennaio scorsi si è tenuta una festa da mille e una notte. Il locale, adibito con i colori e i sapori tipici del posto, ha accolto centinaia di soci in un’atmosfera calda e trasgressiva. Tra palme, frutti esotici e tanto divertimento, quattro ragazzi cubani si sono esibiti in vari spettacoli che hanno emozionato e riscaldato l’ambiente per la gioia dei presenti. Strip integrali con il coinvolgimento del pubblico, sexy bar con i giovani vestiti da succinti grembiuli, poi ancora ciupiti versati e bevuti direttamente sul corpo degli animatori e tanta allegria. Da non credere il successo di questa serata, un’idea nuova ed originale del neonato VM18, per una clientela molto trasversale che ama rilassarsi e chiacchierare in compagnia, concedendosi qualche piccola trasgressione. Il tutto in un contesto accogliente, mai volgare e con attrattive sempre attuali e variegate. Ma per chi ha perso l’occasione di vivere una serata davvero memorabile, potrà approfittarne i prossimi 7, 8, 9 marzo, con il “Carnevale Esoterico”. Infatti è nel programma del VM18 organizzare week-end a tema ogni mese, oltre a tutte le altre iniziative. Tornando al carnevale esoterico, i clienti si troveranno immersi in un ambiente magico e mistico, con tanto di torce e segrete come in un castello gotico. Un sacerdote con i suoi discepoli animeranno le notti con incredibili strip espettacoli hard. Ogni cliente, per rendere il tutto ancora più suggestivo e intrigante, sarà dotato obbligatoriamente di una maschera per continuare a rendere misteriosa ed eccitante una serata che si preannuncia esplosiva. VM18 è in via Sammartini, 23/25 a Milano www.vm18milano.com - facebook.com/vm18milano COMUNICATECI LE VOSTRE INIZIATIVE ENTRO IL 15 DI OGNI MESE / E-mail: redazionelui@gemeco.it - Fax 02 91390360

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MILANO. Diverse novità questo mese. Depot si propone in una nuova formula per la domenica sera. Il famoso naked party rimane invariato dalle 15 alle 21; dalle 21 alle 01 il club é aperto per tutti coloro che vorranno finire la serata senza obblighi di dress code. Sabato 22 “bisex hot club” il party bisex torna per una volta di sabato sera, sempre dalle 22 (aperto a trans, bisex, gay, travestiti). Sabato 29 appuntamento dedicato allo sportswear e a chi trova sexy tutto ciò che ha a che fare con l’attività fisica e il sudore (calzoncini, lycra, sneakers, tuta) con selezione all’ingresso dalle ore 22. L’evento fog (party nella nebbia) raddoppia per una sola volta per permettere a tutti di partecipare. Si terrà sabato 8 e venerdì 28 sempre dalle 22. Da non dimenticare poi le serate naked con passamontagna e quelle con i bracciali di riconoscimento del ruolo sessuale. Per tutti gli appuntamenti. www.depotmilano.com NAPOLI. Tutti i martedì sera ingresso gratuito per tutti gli under 25, un buon motivo per provare Depot. Mercoledì sera appuntamento con il classico naked party. Giovedì sera si entra in due pagando solo un ingresso. Se siete pudici e non volete spogliarvi, sabato 8 e 22 e ancora tutti i venerdì open cruising è la serata che fa per voi. Sabato 1 e 15 l’appuntamento hot al buio chiamato blackout party, per divertirsi senza essere riconosciuti. Domenica 9 e 23 il party in underwear, per quelli timidi. Al primo colpo, il party con i bracciali di riconoscimento sessuali è in programma sabato 29. Domenica 2, 16 e 30, hot sunday, doppio appuntamento; masked dalle 17 alle 21 e underwear dalle 21 in poi. www.depotnapoli.com SFOGLIA LA RIVISTA ON-LINE SUL SITO www.luimagazine.com 104


NEWS & APPUNTAMENTI

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