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REAZIONEACATENA Rigenerazione urbana partecipata nei quartieri di Fiera Catena e Valletta Valsecchi

TesidiLaurea|Specialistica Politecnicodi|Milano Sededi|Mantova Relatriceprof.ssaMariaCristina|Treu Anno|2012/2013

AntoniaAraldi LucaStancari


REAZIONEACATENA Rigenerazione urbana partecipata nei quartieri di Fiera Catena e Valletta Valsecchi


INDEX

INDEX

0 | Abstract

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0.1 Abstract

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1 | Analisi 1.1 Inquadramento urbano

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1.2 Storia dell’area

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1.3 Analisi ptcp

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2 | Uso temporaneo edifici privati vuoti

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2.1 Definizioni

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2.2 Casi studio: Stad als Casco, Broedplaatsamsterdam, Precare, Temporiuso

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2.3 Il caso: Censimento dello sfitto e iniziative di uso temporaneo

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3| Riuso spazi demaniali abbandonati 3.1 Entità patrimonio demaniale e militare in Italia

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3.2 Legislazione e strumenti urbanistici

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3.3 Casi studio: il P.U.V. di Bologna

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4|Strade innovative di autocostruzione 4.1 Progetti di promozione sociale

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4.2 Caso studio: Alisei coop

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4.3 Caso studio: Oranssi

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5 | Progettazione partecipata

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5.1 La progettazione partecipata e la sua funzione sociale

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5.2 Le fasi della progettazione partecipata

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5.3 Le tecniche di lavoro nella progettazione partecipata

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5.4 Casi studio: laboratorio di progettazione partecipata di Via Larga Bologna

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5.5 Casi studio: workshops di autocostruzione

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6 | Progetto 6.1 Analisi storica

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6.9 Area ex Comated

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6.2 Analisi pgt

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6.10 Distretto militare ex caserma san nicolò - vision

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6.3 Contestualizzazione

200

6.11 Distretto militare ex caserma san nicolò - progetto

217

6.4 Potenzialità/criticità

201

6.12 Spazi inutilizzati

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6.5 Analisi swot / strategie di azione

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6.13 Progetto case a.l.e.r.

219

6.6 Azioni

212

6.14 Vision lungolago

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6.7 Partecipazione

213

6.15 Autocostruzione/1

221

6.8 Censimento dello sfitto

214

6.16 Autocostruzione/2

222


Abstract

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0 | ABSTRACT

ABOUT Rigenerazione urbana partecipata nei quartieri di Fiera Catena e Valletta Valsecchi MISSION

- RIUTILIZZARE E RIEMPIRE I VUOTI - COINVOLGERE I CITTADINI, I PRIVATI E LE ASSOCIAZIONI - RIANIMARE IL SENSO DI PROTAGONISMO DEL QUARTIERE - CREARE NUOVI POSTI DI LAVORO DESCRIPTION Reazione a Catena è il progetto di tesi magistrale in architettura di due studenti, Antonia Araldi e Luca Stancari, presso la sede mantovana del Politecnico di Milano. E’ un laboratorio sui quartieri di Fiera Catena e Valletta Valsecchi, per uno sviluppo urbano partecipato, secondo strategie alternative di recupero del patrimonio inutilizzato. L’approccio è quello sperimentale di immaginare la rigenerazione urbana dal basso, coinvolgendo direttamente i suoi abitanti e i soggetti che vivono il territorio. Inanzitutto per rianimare un dibattito nei quartieri e supportare la rete tra le realtà attive, le associazioni, i comitati. Aiutare il dialogo intergenerazionale e interculturale e creare dei momenti e dei luoghi di espressione per il quartiere. Dall’altra parte i progetti che finora sono stati elaborati sono ragionamenti su strategie razionali, di coinvolgimento e distribuzione dell’investimento tra pubblico, privato e cittadinanza attiva, per il riuso dell’enorme patrimonio inutilizzato: capannoni industriali dismessi, proprietà militari demaniali, condomini Aler abbandonati e la moltitudine di negozi e appartamenti sfitti.

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Analisi

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1 | ANALISI

1.1 Inquadramento urbano

1.2 Storia dell’area 1.3 Analisi ptcp/prg

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Analisi

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1.1_INQUADRAMENTO URBANO

La ricerca si è focalizzata su un’area della città di Mantova, entro i confini naturali dei laghi. I quartieri di Fiera Catena e Valletta Valsecchi, evidenziati sulla foto aerea sopra riportata. Appena a sud della cerchia storica, dal Porto di Fiera Catena affacciano sulle sponde ovest del lago Inferiore. L’area è circoscritta da via Trieste, asse viario fondamentale per la viabilità cittadina, il lago, e chiusa a Sud dalla forte barriera segnata dalla Strada Brennero, attraversata dalla ferrovia. I quartieri hanno presentato negli ultimi 5 anni, a livello demografico, un pesante invecchiamento della media di età, con una popolazione oltre i 74 anni per il 18%. Dall’altra parte si sono popolati, soprattuto nella zona di Valletta Valsecchi, vista la densità di di-

verse case popolari ad affitto calmierato, di una nuova popolazione, per la maggiorparte costituita da familie, di stranieri, di svariate nazionalità. Le comunità maggiori sono quella brasiliana, tunisina e ucraina. 1

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Servizi Demografici Comune di Mantova 5


Analisi

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1.2_STORIA DELL’AREA

L’area di Fiera Catena è una zona che ha subito, nel corso del tempo, un progressivo processo di decadenza, di perdita di funzioni, di diradamento edilizio. Ancora nel 1600 Fiera Catena appare densamente costruita, direttamente connessa alle attività del porto; un secolo e mezzo più tardi questa struttura ha lasciato il posto ad ampie distese di orti, legate alla presenza dei numerosi conventi. Il successivo comparire di installazioni militari, accompagnato dallla progressiva perdita di importanza del porto fluviale, ha emarginato l’area dalla vita della città, consentendo l’inserimento al suo interno di attività marginali ed anomale, cosicchè oggi è caraterizzata dalla compresenza di frammenti disomogenei, dei resti di città contrastanti: vecchi vicoli residenziali, capannoni industriali in disuso,

orti, edifici monumentali, installazioni militari, che solo lungo corso Garibaldi, confine occidentale, acquistano una loro configurazione urbana. Analisi Cartografica 1628 Le prime considerazioni sull’area le possiamo desumere de questa carta disegnata dal Bertazzolo nel 1628: alla fine della dominazione della dinastia Gonzaga, periodo in cui la città ha raggiunto il suo massimo splendore. Il Porto Catena, approdo principale punto nevralgico del commercio. L’area a sud del porto, è completamente definita nelle sue cortine edilizie che lasciano solo spazio alla grande piazza dove avveniva il follo della lana e il mercato del bestiame (attuale piazza dei Mille). Tutt’attorno la sponda si er-

gono possenti fortificazioni che cingono numerosi spazi dedicati ad orto, il convento del Gradaro, e un’appezzamento di terra prossimo al lago a ridosso dell’abbazia di San Niccolò concesso agli ebrei affinchè vi seppellissero i loro morti. 1831 Nella prima rappresentazione catastale della città,a due secoli dalla carta del Bertazzolo, l’area di Fiera Catena è profondamente mutata; la caduta della Signoria e il passaggio sotto la dominazione austriaca hanno determinato la perdita di importanza dal punto di vista commerciale dell’area che assume scopi difensivi. Porto Catena, non più utilizzato per gli scambi commerciali, si è ridotto nella dimensione e ne è iniziato il processo di interramento; sono scomparsi gli insediamenti abitavi che lasciano spazio ad orti, 7


Analisi

Disegno storico veduta aerea di Mantova

conventi successivamente dalle caserme. Il cimitero ebraico per disposizioni regali che impedivano le sepolture all’interno della città, e per la vicinanza dello stesso alle fortificazioni militari, fu fatto chiudere nel 1786 da Giuseppe II e trasferito fuori città presso la località San Giorgio. 1865 Possiamo osservare, da questa pianta, che passati cinquant’anni dalla precedente carta storica non sono avvenuti sostanziali cambiamenti morfologici dell’area, il porto mantiene la sua forma e dimensione, i terreni dedicati prevalentemente ad orti. 1935 Questa carta geografica militare ci mostra come già il porto abbia assunto la sua attuale conformazione, ma il cambiamento più evidente è la costruzione che si 8

colloca tra il convento del Gradaro, quello di Santa Paola, il porto e il lago. Questo insediamento, di notevoli dimensioni, è la Fabbrica Ceramica; dopo molto tempo quindi in quest’area torna una funzione commerciale importante, che all’inizio utilizzerà anche il mezzo fluviale per il trasporto, collegata al porto tramite dei binari ferroviari per il trasporto delle merci. L’area sottostante è ancora non costruita e lasciata verde, evidente già l’argine che separa il Bosco Virgiliano e la sponda del lago verso il ponte di Diga Masetti. 1940 Nel Piano Regolatore generale di Massima del 1940 si può notare come il porto mantenga la propria dimensione, e la Ceramica sia nel pieno della propria funzione, con l’uso di un’ampia area adiacente il porto per la fase di

seccatura delle ceramiche. Il complesso del Gradaro è evidenziato come monumento rilevante. 1970 Dalla Carta Militare del 1970 invece valutiamo la situazione al seguito della guerra, come area di ricostruzione: il nuovo quartiere di Valletta Valsecchi con gli isolati definiti nei loro fronti, e l’intensificazione del costruito. Il lembo di terra tra il lago e la strada, non è più diviso in terreni ma unificato e adibito a zona militare durante la guerra, occupato dai tedeschi nel 1943 e adibito a campo di Trasferimento per i prigionieri italiani. 1973 L’Estratto del Piano Regolatore Generale, in cui sono presenti molte intenzioni che non sono state poi effettivamente attuate, come il completamento dell’area di Valletta Valsecchi, la costruzio-


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Carta storica di Mattheus Merian pubblicata a Francoforte nel 1688

ne di una strada he attraversi il quartiere e approdi sulle sponde del lago e un tratto ferroviario fino alla ceramica, Si possono invece distinguere in rosso alcune aree di consolidamento residenziale, e sotto la ferrovia la costruzione di un nuovo quartiere residenziale oltre il parco del Bosco Virgiliano. 1983 In questa Variante al Piano la ceramica è accresciuta di nuovi capannoni, tra il convento di Santa Paola e la Chiesa del Gradaro, segnalati monumenti da preservare, a fianco al porto viene designata l’area a parcheggio e parco. L’area militare è già a questa data definita come “aree destinate ad uso pubblico per attrezzature di interesse territoriale e urbano”: attrezzature sociali e attrezzature tecnologiche, verde di proprietà e gestione Comunale e parcheg-

gio ad uso pubblico. Il quartiere di Valletta Valsecchi è designato al completamento di edilizia intensiva ed estensiva, con una zona di servizi, i due parchi prima dell’argine e il lungo lago. 2012 Da questo estratto del PGT in fase di approvazione si può comprendere lo stato attuale dell area, con l’edificazione del nuovo quartiere Fiera Catena sul porto, la definizione del verde perilacustre, e il mantenimento delle strutture evidenziate con il colore azzuro come servizi pubblici. Definito è il quartiere di Valletta Valsecchi e la separazione dettata dalla ferrovia a Sud e dall’argine alla sponda del lago.

Descrizione Il lungo lago e i percorsi verdi Il Porto ha perso le sue funzioni commerciali e permane oggi con funzioni turistiche e di rimessa, in gestione ad un centro nautico; la mancanza di un passaggio impedisce la prosecuzione del lungo lago e costringe a rientrare in corso Garibaldi, arteria di traffico sostenuto. Ritornando poi verso la sponda si è ancora limitati da una successione di reti e il limite del muro della ex zona militare di San Niccolò, che impedisce il potenziale percorso costeggiando le antiche mura fortificate. Superata poi una struttura idrica, si cammina sull’argine su una strada sterrata, sotto la quale si apre un’ampia e rilevante area verde, poco attrattiva di funzioni, che si limitano a un campo per il tiro con 9


Analisi

Fotografia attuale di Porto Catena

l’arco,un’appezzamento dedicato ad orti comunali e un’area attrezzato per barbecue e picnic. A questo punto la prosecuzione del percorso verso il superamento del ponte di Diga Masetti per il raggiungimento della sponda opposta è limitato da una rete, e chiuso verso il parco oltre l’argine e dal quartiere di Valletta Valsecchi dallo stesso argine. Oltre Strada Diga Masetti, forte limite come arteria di traffico massiccio e passaggio della ferrovia, si apre il Parco del Migliaretto, bellissimo Bosco da cui inizia la ciclabile che arriva fino a Pietole.

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Fotografia attuale del lungo lago Diga Masetti

Il tre caratteri residenziali L’area, considerando la porzione di città tra corso Garibaldi e il lago, è principalmente residenziale e si distinguono tre quartieri abbastanza definiti, con omogenee qualità morfologiche e tipologiche: - il vecchio quartiere di Fiera Catena, di antica tradizione, caratterizzato da vicoli storici, con edificato denso in muratura e pavimentazione antica in ciottolato, costellato di importanti monumenti - il nuovo quartiere edificato negli ultimi anni, adiacente il porto, con vicoli interni, appartamenti a schiera e una piazza, ancora priva di servizi ad eccezione della Posta - il quartiere di Valletta Valsecchi, costruito a partire dagli anni Cinquanta, alti edifici a 5 piani, denso e con numerose case popolari e problematiche.

Aree dismesse La zona di Fiera Catena è stata, fino alla dismissione del Porto come infrastruttura di trasporto merci, la zona della città della prima industrializzazione. Per la trasformazione funzione che ha vissuto l’area, dopo la costruzione delle fabbriche sulla sponda est del lago Inferiore, le numerose strutture industriali sono state abbandonate e ancora oggi rimangono degli enormi spazi dismessi, nel pieno cuore della città. Ex Comated: capannone di un’industria di ceramica in disuso, composto da tre corpi di fabbrica e una grande area esterna per una superficie coperta complessiva di 3200 mq e una superficie esterna totale di 6000 mq. Lo stabile più grande ha una pianta libera rettanglare per un’area di


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Foto attuale di Piazza dei Mille

2000 mq e si trova ancora in otti stato. Lo stabile si colloca tra mo il parcheggio a ra Ex Ceramiche Hoffman: la società dei forni Hoffmann inaugura l’impresa di laterizi nel 1868 con un’estensione che raggiunge i 65.000 mq, con un accesso al porto e una scalo ferroviario interno. Dopo la chiusura gli spazi sono stati abbandonati al degrado del tempo eccetto dei laboratori artigiani e piccole attività al livello di terra. Le ceramiche conservano la memoria storica della prima grande fabbrica cittadina e costituiscono un’importante archeologia industriale, con la struttura in laterizio e le alte ciminiere. Ex Distretto Militare: oltre ad un muro invalicabile si nasconde una grande area che si prolunga fino alle mura cinquecentesche affacciate sulla sponda del lago.

Foto attuale delle ex ceramiche Hoffman

Distretto militare dismesso da una decina di anni, fu il campo di trasferimento nel ‘43-’45, fu poi continuato ad esere utilizzato come distretto militare. Nel 1500 su quest’area sorgeva il cimitero ebraico. L‘ area copre un area totale di 12000 mq, su cui si trovano 5 capannoni di dimensione media di 1000 mq. Inoltre al suo interno si trova la polveriera del cinquecento, a cui e’ dedicato il nome del piazzale, una struttura di rilevanza storica in muratura, ora ricoperta dai rampicanti.

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Analisi

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1.3_ANALISI DEL PTCP/PRG

Sistema del verde

IL SISTEMA DEL VERDE l’area lungolago di Valletta Valsecchi fa naturalmente parte della fascia verde di connessione tra la città e l’ecosistema lacustre. Tuttavia attualmente le condizioni dell’area sono caratterizzate da un lato dall’abbandono della vasta area dell’ex caserma San Niccolò, dall’altro dallo stato di degrado ed emarginazione di uno grande spazio verde come quello del parco lungolago. Appare evidente che lo sviluppo della città deve portare a un lavoro di riqualificazione e bonifica di queste due grandi aree verdi per essere riconnesse all’interno del sistema verde di Mantova.

CARTA DEI SERVIZI (PGT) Valletta Valsecchi ha 2700 residenti circa, ricopre una superficie di 380000 metri quadri. Il quartiere, prevalentemente residenziale è stato costruito a partire dall’espansione degli anni ‘60 e ’70 nella posizione che risulta essere marginale rispetto alla Mantova antica. Risulta chiuso a Sud dalla ferrovia e dalla statale del Brennero, a ovest da Corso Garibaldi, e ad est dal Lago Inferiore di Mantova. Il quartiere disponde di un’area sportiva di 49200 mq, comprensiva di due campi da calcio. Il verde di quartiere, come già visto, è rappresentato principalmente dalla fascia del lungo lago, dove sono ubicati un parco (a sud est) che include orti per gli anziani e un campo di tiro a segno, mentre a nord di questo la

Carta dei servizi

vasta area dismessa dell’ex area militare. Il verde necessita di una massiva riqualificazione, e il PGT individua il parco come elemento di continuità tra il percorso ciclopedonale lungo il lago Inferiore e la zona naturalistica del Bosco Virgiliano, posto nell’area adiacente a Valletta Valsecchi ma separata da essa dal ponte della ferrovia e della statale.

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Analisi

Sistema piste ciclabili

SCHEMA DELLE CICLABILI ESISTENTI E DELLE LORO INTERSEZIONI CRITICHE Questo estratto di pgt mostra come in prossimità di Porto Catena la ciclabile lungolago si interrompa bruscamente, invece di proseguire come sembra naturale llungo tutto il lago Inferiore, per poi continuare in direzione sud lungo le sponde del lago e poi del Mincio, fino a ricongiungersi più avanti col Po. Ciò non avviene a causa della mancanza di un collegamento ciclo-pedonale in prossimità dell’”argine maestro” che è quello di ingresso al Porto Catena, proprio dove la tavola accanto individua una “intersezione critica” della ciclabile.Un intervento di collegamento è necessario, insieme con altri di rimozione delle reti e degli elementi di interruzione 14

Strategie da pgt per la viabilità

del percorso lungolago, alla ricucitura e alla creazione finalmente di uno spazio fluido e ben collegato, permeabile e vivibile, sia in direzione sud lungo il Mincio, sia nella creazione di un “loop” ciclopedonale attorno a tutto il lago Inferiore. Per quanto riguarda Porto Catena invece, la strategia di piano consiste nel creare un canale di dialogo con le associazioni e gli enti di tutela dei beni culturali e del paesaggio e di gestione del porto, per definire insieme le regole di utilizzo del porto stesso. La costruzione di un ponte sull’argine maestro, che connetta con una strada carrabile e ciclabile le due sponde, andrebbe poi a far confluire sul lungolago il flusso automobilistico di percorrenza perimetrale del nucleo cittadino; la prosecuzione del percorso ciclo pedonale lungolago in di-

rezione del bosco Virgiliano permetterebbe finalmente di creare un percorso continuativo per l’anello ciclabile che corre attorno alla città. STRATEGIE DA PGT PER LA VIABILITA’: - creazione di una mobilità lenta e integrata; - Completare la rete ciclo-pedonale risolvendo i nodi critici, creazione di un “biciplan”; - creazione di parcheggi scambiatori ai margi ni del centro storico; - completare le infrastrutture portuali


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Uso temporaneo edifici privati vuoti

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2 | USO TEMPORANEO EDIFICI PRIVATI VUOTI

2.1 Definizioni

2.2 Casi studio

2.2.1 Stad als Casco

2.2.2 Broedplaatsamsterdam

2.2.3 Precare

2.2.4 Temporiuso

2.3 Il caso:

2.3.1. Censimento dell’abbandono

2.3.2. Schede relative all’area di progetto

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Uso temporaneo edifici privati vuoti

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2.1_DEFINIZIONI

2.1 L’USO TEMPORANEO In Italia esiste un immenso patrimonio edilizio ‘inutilizzato’, nel quale si contano oltre 700mila capannoni industriali (molti dei quali costruiti più che per una reale necessità, per beneficiare degli sgravi fiscali della legge ‘Tremonti bis’ del 2001), 5 milioni di seconde case o non abitate su un totale di 29 milioni di abitazioni (880mila uffici sfitti nella sola Milano), quasi 7mila km di linee ferroviarie obsolete (5.535 km di linee chiuse, 502 km di tratti incompiuti e 940 km di linee con tratta variata), senza contare l’inestimabile gamma di aree ed edifici del demanio militare (solo in Sardegna ammontano a 144.230 ettari per una superficie costruita di 467.600 mq). 1

Edifici, aree urbane e spazi aperti sono soggetti a cicli di alto e basso utilizzo, nel corso dei quali vi sono dei momenti di transizione, di incertezza e di immobilismo. Crisi economiche, instabilità del mercato finanziario, deindustrializzazione, cambiamenti politici, portano spesso al collasso delle vecchie destinazioni d’uso e quando ancora non vi sono nuovi programmi e progetti di riuso, allora si verifica un “gap temporale”.2Le cause del ritardo nella riqualificazione degli spazi in abbandono sono molteplici, spesso dovuti ai costi elevati di riqualificazione e bonifica ambientale, alle opposizioni politiche e alle proteste locali per progetti decontestualizzati, o alla lentezza nell’approvazione di piani e progetti di recupero, o ancora allo

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Dati tratti dal Dossier wwf per la campagna “Riutilizziamo l’Italia”

Introduzione ripresa dal progetto Temporiuso, Milano 2009

scarso interesse economico di alcune aree. E’ in questo tempo di mezzo tra vecchia e nuova destinazione d’uso, che è possibile sperimentare attività e progetti temporanei (usi ad interim), che possono offrire nuovi scenari di rigenerazione urbana. Arsenali portuali e scali ferroviari abbandonati, fabbriche e centri commerciali dismessi, cascine e capannoni agricoli in disuso, palazzi ed appartamenti vuoti in città, uffici e negozi sfitti e ancora slarghi e spazi interstiziali tra infrastrutture, campi incolti e terrain vagues… Uno sguardo attento e ravvicinato a molti spazi e terreni vuoti che non trovano ancora un nuovo utilizzo definitivo in alcune città europee, ci mostra come 19


Uso temporaneo edifici privati vuoti

in assenza di sviluppo immobiliare, molte aree sono diventate un terreno di sperimentazione per differenti popolazioni, nuove forme di arte, musica, cultura pop, come pure il luogo di avvio per associazioni legate al sociale con progetti di abitazioni temporanee per studenti o ancora spazi per eventi ludici, per il giardinaggio, per il commercio informale dei mercatini. L’incertezza e apertura di questi luoghi ha catalizzato nuove forme di città (Oswalt 2003), ispirato attività e progetti temporanei, ha permesso l’avvio di economie informali e nuovi servizi autorganizzati per i contesti locali. Usi inaspettati che hanno spesso accelerato processi di ripresa economica. Gli spazi vuoti possono essere intesi come riserve urbane per la sperimentazione dei sogni 20

collettivi… Per periodi di tempo mutevoli sono spazi resistenti alle pressioni e speculazioni economiche, liberi di accogliere e lasciare sedimentare un capitale sociale. Questi luoghi divengono un laboratorio dove osservare le tattiche di autorganizzazione della città post-capitalista. ATTORI Diverse popolazioni abitano, ri-attivano, lavorano e riprogettano molti degli spazi urbani in abbandono o sotto utilizzati e divengono attori protagonisti e talvolta agenti inconsapevoli di una ben più ampia trasformazione territoriale. Immigrati e homeless italiani, assistenti sociali e medici di strada, organizzazioni, fondazioni, associazioni caritatevoli e di cittadini, comitati locali, associazioni culturali legate alla

cura del verde, dell’arte, architetti, artisti, artigiani, amministratori e tecnici comunali, organizzatori di eventi, compagnie di spettacolo musicale, cinema, teatro, circo, ortisti locali, impiegati e operai di ditte e depositi per le infrastrutture, per l’edilizia e cementifici, parcheggiatori, prostitute, spacciatori, venditori ambulanti, sindacati, centri sociali e agenzie di sviluppo locale… tutti sono operatori con logiche di appropriazione territoriale. Quello che cambia sarà il rapporto interno/esterno ad esempio la comunicazione della presenza di un’attività a livello cittadino e la capacità di fare rete con il contesto. Un altro elemento di differenziazione sarà la gestione dello spazio, come la manutenzione e la cura, la risemantizzazione e rinominazione dei luoghi, l’apertura e chiusura al pubblico. Il


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ruolo auto poietico di un sogget con lo spazio residuale, sarà la to misura per auto rappresentare la propria attività (Inti 2005). In rapporto alla relazione o meno con le istituzioni e la proprietà degli immobili, alla capacità di auto rappresentazione e comunicazione, alla progettualità e gestione degli spazi, possiamo allora individuare diversi attori della trasformazione di spazi residuali. Dagli anni ’70 ad oggi gli attori e le pratiche di riuso temporaneo di spazi in abbandono cambiano nomi, istanze, ruoli, presenze, tempi e strategie di riappropriazione. Sono attori che esprimono realtà complesse, talvolta frammentate e difficili da ingabbiare nelle maglie di una descrizione sistematica. Dopo le occupazioni abitative e le rivendicazioni poli-

tiche di immobili vuoti degli anni ’70 e ’80, le autogestioni di centri sociali per i giovani e l’autoproduzione musicale degli anni ’90, le situazioni di “conflitto creativo” (Cognetti 2003) nella riprogettazione di spazi in abbandono come centri per la comunità e per l’arte del passato decennio, quali dispositivi abbiamo oggi a disposizione per ripensare quell’enorme patrimonio di edifici vuoti e spazi aperti inutilizzati presente nelle nostre città? Alla fine degli anni ’90 in molte metropoli europee quando le condizioni sociali, economiche e politiche non hanno reso più possibile un utilizzo informale di spazi ed edifici in abbandono, si sono re-inventate nuove tattiche e procedure per il riuso di molti dei vuoti urbani in attesa di riconversione. Molte di queste pra-

tiche e modalità di progetto sperimentale avviate da associazioni culturali, da artisti, da gruppi di attivisti si sono poi sedimentate. Alcune realtà hanno stilato dei veri e propri manuali d’uso, ad es. il “Precarious Occupancy Manual” del progetto PRECARE dell’ONG Citymine(d) di Bruxelles, con tanto di regole e consigli pratici per avviare progetti di riuso temporaneo di edifici e spazi in abbandono. Dall’analisi di alcuni casi studio ad Amsterdam, Bruxelles, Berlino e Milano, possiamo osservare che i processi di riuso temporaneo hanno in comune alcuni attori e passaggi fiduciari fondamentali (Pagliaro 2010). La figura del proprietario (pubblico o privato) dell’immobile o terreno in abbandono, che per propria spontanea volontà o per richiesta altrui, mette a disposizione lo spazio vuoto, mantenendone 21


Uso temporaneo edifici privati vuoti

la proprietà. Esiste poi l’intermediario (associazione culturale, cooperativa, ONG, ufficio pubblico) che gestisce l’intera organizzazione del processo di riuso temporaneo e facilita il passaggio di informazioni, documenti, permessi amministrativi tra la proprietà e i futuri usufruttuari temporanei. L’intermediario delinea le voci contrattuali secondo le richieste del proprietario e secondo l‘approvazione e controllo della pubblica amministrazione (ad es. quando dev’essere riconsegnato lo spazio e che tipo di interventi sono permessi) ed infine fornisce una garanzia giuridica (spesso una fideiussione) sulla riconsegna dello spazio alla fine del progetto temporaneo. L’intermediario in possesso di una scheda dettagliata sullo spazio, sui tempi e sui limiti che il pro22

getto di riuso temporaneo deve rispettare, mette a disposizione lo spazio all’usufruttuario che lo prende in consegna firmando un contratto di comodato d’uso temporaneo (diventando così comodatario dello spazio) con il proprietario (comodante). Talvolta avviene un doppio contratto di comodato d’uso tra la proprietà e l’intermediario, che diviene soggetto gestore dello spazio, e tra il soggetto gestore e le realtà usufruttuarie. Gli usufruttuari (spesso giovani professionisti, artisti, studenti, artigiani, associazioni) possono ora godere dello spazio e iniziare le attività progettate e convalidate dall’intermediario, per il periodo temporale stabilito avendo la completa responsabilità dei loro esiti e dei possibili problemi. Alla fine del periodo concesso per il riuso temporaneo dello spazio (scadenza del con-

tratto di comodato d‘uso), l’usufruttuario riconsegna lo spazio all’intermediario, provvedendo a ripristinarlo secondo le condizioni contrattuali stabilite.


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Uso temporaneo edifici privati vuoti

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2.2_CASI STUDIO

2.2.1_ STAD ALS CASCO AMSTERDAM

Strategia Strategia alternativa di town planning, applicata alla trasformazione del sito della Nederlandse Droogdok il NDSM Wherf, la vecchia azienda Olandese che gestiva i cantieri navali e l’area del porto, nella parte nord di Amsterdam, in cui lo spazio è concesso in uso in modo da permettere uno sviluppo delle aree urbane che parta “dal basso”. Lo scopo alla base di questa filosofia è generare una «città vivente» in cui la gente sia responsabile dell’ambiente che la circonda. Gli abitanti e gli utenti non sono più visti come consumatori passivi ma come partner di pari livello nello sviluppo e nel controllo degli alloggi, degli edifici, dei quartieri e perfino dell’intera città. É un modo per rendersi consapevoli allo stesso tempo del valore del patrimonio esistente e di quello

della trasformazione. In cosa consiste il meccanismo Self-management - Il modello “casco” di sviluppo urbano nasce come una teoria basata sull’esperienza della vita quotidiana: un modo per consentire il passaggio dall’industrializzazione verso altri usi degli edifici del porto. L’idea è quella di fornire uno scheletro, un guscio, dove è l’utilizzatore finale a decidere quali elementi costruire all’interno degli edifici: in questo modo nasce una modalità di progettazione, uso e manutenzione degli edifici più flessibile. La tradizione dello squat di grandi edifici industriali, ha comportato l’acquisizione di un’ampia esperienza nella ristrutturazione, organizzazione e uso di grandi edifici: gli squatter hanno acquisito la capacità di adattare le strutture edilizie alle loro particolari esigenze. 25


Uso temporaneo edifici privati vuoti

Fotografia del recupero del vecchi cantieri navali di Amsterdam

Fattori importanti del processo: - il self-management, l’autorganizzazione/autogestione; - la sweat equity (l’interesse comune e il contributo nela costruzione e mantenimento dell’edificio); - attività commerciali e culturali di piccola scala, con una combinazione di spazi abitativi e di lavoro in uno stesso edificio; - il fatto che gli squatter alla fine degli anni ‘70 siamo stati espulsi dal centro della città, portandoli ad occupare le aree abbandonate del porto, introducendo la loro particolare forma di organizzazione in un’area priva di texture urbana, ha permesso l’ampliamento della loro visione. Il modello casco da “inner city based model” diviene un più ampio modello di sviluppo urbano. 26

Esteso alla scala della città il modello diviene un approccio in cui la città stessa e i suoi edifici vengono considerati come gusci che possono ospitare un vasto numero di elementi intercambiabili. Sono gli utilizzatori a definire ciò che li circonda agendo come riempitori (infill) o connettori (plug-in) di questo scheletro. Questo tipo di approccio, inoltre, implica una attenzione particolare all’aspetto storico del costruito, al patrimonio esistente della città, visto come parte del prodotto culturale e sociale, e non solo come una merce dalla vita economica breve. L’economia urbana, infine ha una struttura «casco» di base che include la produzione, il commercio, il consumo e la cultura. La combinazione di queste componenti nell’ambito di un singolo edificio o del quartiere crea le

condizioni necessarie per una «economic cross-fertilisation» e per la coesione sociale. Quando queste si combinano con la possibilità di vivere e lavorare nello stesso luogo, si crea una fabbrica urbana durabile, flessibile e diversificata. La «casco philosophy», come teoria alternativa di sviluppo urbano, è una strategia urbana in cui si dà spazio allo sviluppo dal basso della città. Il fine sociale è di guadagnare profitto creando una città vivibile, dove la popolazione si assume la responsabilità non solo degli edifici ma anche dei dintorni. In questa prospettiva gli utilizzatori non sono considerati semplicemente consumatori passivi, ma partner attivi sia nello sviluppo che nella gestione delle case, degli edifici, dei quartieri e della città.


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Il modello di crescita scelto da Ki netisch Noord, nonostante il progetto di rinnovamento urbano, tende a sviluppare, da subito, attività culturali e a concedere in affitto gli spazi di lavoro, lasciando ai loro utilizzatori la libertà di adattare lo spazio alle proprie esigenze.

e di guadagnere un certo senso di autostima. Per questo la strategia promuove strutture base in cui l’individuo possa sviluppare la propria attività e autogestirsi. La varietà di attività produce favorevoli condizioni per la nascita di processi positivi di cross-fertilization e coesione sociale.

Il Manifesto spiega: “ La teoria di sviluppo urbano alternativa Stad als Casco (la città come un casco), espone un processo in cui il motore centrale parta dal basso, dall’utilizzatore stesso, che costituisce la base dello stesso sviluppo urbano. L’obbiettivo principale è quello di raggiungere i maggiori guadagni sociali, al fine di creare una città vivibile e laboriosa, dove la cittadinanza sia responsabile e coinvolta nell’ambiente che la circonda. In modo da non essere anonima

Inanzitutto è basato sul valore di ciò che già esiste:l’ambiente costruito e le persone che lo vivono. Ma il cambiamento ha anche molta importanza: in termini di sviluppo, l’enfasi sta sul processo costante di costruzione di nuove connessioni piuttosto che sul prodotto finale. Un edificio o una città non sono mai terminati; sta ai pianificatori e agli architetti definire le strutture e agli utenti determinarne il contenuto. Il funzionamento cooperativo di un “edificio a guscio” finanzia

e sviluppa la struttura portante, distribuendo servizi di pubblica utilità e svolgendo la funzione di supporto dei servizi sociali e centro di menagement del quartiere. va da se che l’enfasi della teoria sta non nella struttura dell’edificio quanto in tutti i tipi di accordo tra la collettività. La Housing Corporation si reinventa, come ad Amsterdam la Guild Building è riuscita a funzionare. Il credo di questa filosofia è “ Si al guadagno tramite la costruzione ma no alla speculazione”. L’edificio è uno strumento ma non un bene di lusso.

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Fotografia del recupero del vecchi cantieri navali di Amsterdam

Valutazione Forma innovativa di collaborazione tra la municipalità e la “scena alternativa” della città, che cerca di portare avanti uno stile bottom-up della pianificazione della trasformazione. Utilizzo degli spazi abbandonati secondo un orizzonte temporale medio di circa 10 anni, e nella sfera della temporaneità. Trasformazione “precaria” e flessibile (reversibile) degli spazi, preservandone i “gusci” ( =casco). Elaborazione di una logica alternativa al mero perseguimento del profitto economico: rapporto proprietari delle aree e degli immobili e utenti finali.

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Storia Nel 1996 la Gilde van werkgebouwen aan het IJ con le housing corporation, i promotori immobiliari, gli artisti, gli squatters e gli architetti, sviluppa la strategia ‘Stad als Casco’: -una strategia di pianificazione urbana -un modello innovativo di sviluppo della città e dell’industria creativa Nel marzo 1999 il distretto Amsterdam Noord commissiona al gruppo Noord Lonkt Initiative di studiare la possibilità di combinare funzioni residenziali con quelle lavorative, per avviare la riqualificazione dell’area del NDSM Wherf. Il lavoro presentato dal gruppo consisteva in una proposta che comprendeva funzioni miste e cooperazione pubblico-privato. Contemporaneamente come ri-

sposta a una situazione crescente di scarsità di adeguati spazi di lavoro e alloggio per gli artisti e piccole imprese culturali nella città di Amsterdam, e alla domanda sempre più pressante degli artisti, il City council decide di programmare la realizzazione di circa 73000 m2 di spazi per 1000 artisti in varie localizzazioni nella città, comprendendo in queste l’area di NDSM (BroedplaatsProject). Nell’ottobre del 1999 il distretto del Noord chiede alla popolazione di presentare proposte creative per la trasformazione dell’area in un “multipurpose cultural meeting point”, della durata di 5 anni con possibilità di estendere la durata a 10 anni. L’occasione del concorso determina la formazione di Kinetisch Noord come organizzazione, e la sua partecipazione con la proposta della riqualificazione dei vecchi cantieri


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navali attraverso l’imprenditoria culturale. lità Il piano presentato da Stiching Kinetisch Noord vince la competizione risultando il migliore. L’iniziativa è sorta da un network, nato dal movimento squatter, formato da artisti e utilizzatori dei magazzini occupati nell’area portuale di Amsterdam, sgomberati a partire dalla fine degli anni ottanta. Lo scopo dell’organizzazione è trasformare il vecchio molo dedicato alla costruzione di navi in uno spazio di lavoro per artisti, performers ed imprenditori in fase di avvio della loro attività, con un profilo basso o non commerciale. Kinetisch Noord intende riunire in uno stesso luogo diverse discipline artistiche ed artigianali, in modo che possano ispirarsi tra loro e iniziare feconde collaborazioni. Nel 2000 viene

presentato il piano di fattibilità e nel 2003 il piano operativo. La strategia messa in campo, fondandosi sulla filosofia della ‘Stad als Casco’, consiste nella creazione di atelier, luoghi di lavoro e di prova, da affittare a prezzi accessibili, per periodi di 5, 10, 25. Gli interventi devono rispondere a criteri di sperimentalità e sostenibilità al fine di trasformare gli spazi in modo da essere auto-gestibili, auto-progettati e auto-finanziati.

Fonti http://www.ndsm.nl/ www.urbanreuse.eu 29


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Fotografia dell’interno di uno degli spazi comuni di NDSM

2.2.2_ BROEDPLAATSAMSTERDAM AMSTERDAM

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Strategia L’obiettivo che la municipalità intende raggiungere attraverso l’attuazione della politica è quello di fermare la fuga del potenziale creativo dalla città, causato dalla crescita dei prezzi del mercato immobiliare per effetto dei processi di gentrification realizzatisi nel corso degli anni ‘80-’90, e costituire le basi per attrarre “capitale creativo” nella città. La scala d’azione, quindi, è quella urbana. L’obiettivo che persegue Bureau Broedplaatsen è stimolare i gruppi di artisti a realizzare degli spazi di lavoro, nei luoghi abbandonati della città ed in alcuni casi realizzarne di nuovi, ed utilizzarli per un periodo medio-lungo. A tal scopo il progetto iniziale ha previsto una forma di sussidio tendente a finanziare, per i progetti riconosciuti come fattibili, l’affitto degli spazi, e i costi di allestimento e/o

ristrutturazione dei luoghi. Mentre nella seconda fase l’obiettivo principale è fornire supporto attraverso la consulenza e la messa a disposizione dell’expertise del gruppo di progetto, nonchè offrire informazioni circa la modalità di reperimento e realizzazione di luoghi di lavoro per attività artistico/creative.


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Attori attori attivi nel processo di Gli definizione del Broedplaats Project sono essenzialmente tre: la municipalità di Amsterdam, che presenta obiettivi convergenti sia nei programmi politici del sindaco che nell’assessorato allo sviluppo urbano, da cui sarà generata la macchina organizzativa del progetto; un gruppo di pressione costituito dalla Gilde van werkgebouwen aan het IJ, attivo dal 1992 e che nel 1998 orienta la propria azione nella richiesta di misure costruttive per fermare la fuga del potenziale creativo dalla città; associazioni e gruppi del mondo subculturale, con una voce preminente dell’associazione “De Vrije Ruimte”; sembra essere assente la presenza attiva del mondo “ufficiale dell’arte”, seppur coinvolto nel progetto tramite la segreteria

amministrativa della fondazione Stichting Woon-en Werkruimten voor Kunstenaars (Society for Housing/working premises for artists) ed un iniziale coinvolgimento del sindacato FNV-Kiem, in rappresentanza dei singoli artisti. Il soggetto promotore la Broedplaats policy è la municipalità di Amsterdam, attraverso il Bureau Broedplaatsen. L’organizzazione amministrativa BroedplaatsAmsterdam è sotto la responsabilità amministrativa dell’assessore allo sviluppo urbano (Stedelijke Ontwikkeling, the Alderman for urban development). Il vice direttore della società di sviluppo del municipio (Ontwikkelingsbedrijf van de gemeente), è costituente amministrativo del progetto. Il Project-

Managementbureau (PMB) (project management office) della municipalità di Amsterdam è il sostenitore (finanziario) e l’ufficio da cui si è dato l’avvio al progetto, creando il Projectteam. Il target group è costituito da gruppi di artisti e imprenditori culturali (artists, traditional businesses, service providers and technicians operanti a piccola scala, soprattutto in attività specificatamente culturali), e artisti professionisti nel campo delle arti visuali e performative (visual and performing professional artists). Sono ammesse anche forme miste delle categorie precedenti. Altri soggetti - La Gilde si forma nel 1993 dal gruppo di squatters, composto da gruppi di artisti e artigiani, che sin dal 1978 aveva iniziato ad occupare l’area del vecchio 31


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porto di Amsterdam. La causa che porta alla formazione della Gilde è la decisione del 1992 dell’Amsterdam City Council di promuovere un piano a larga scala per la riqualificazione del porto, il cui promotore principale e’ una banca olandese, con connessioni globali, che prevedeva la demolizione della maggior parte degli edifici occupati. Dal 1998 la Gilde inizia la sua azione di pressione presso la pubblica amministrazione sostenendo la necessità di rendere disponibili più’ edifici in cui sia possibile combinare abitazione e luogo di lavoro, soprattutto per quelle fasce di popolazione impegnate in attività di piccola scala legate all’arte, all’artigianato e all’accademia. La Gilde quindi percepisce se stessa come un partner attivo nel processo di decision-making politico, che 32

contribuisce sia alla ideazione che alla ricerca di soluzioni. Sin dall’inizio, infatti, la Gilde ha avuto un ruolo di lobbying e di cura della domanda pubblica, con il risultato di essere coinvolta nei neighbourhood councils, i consigli distrettuali, nei gruppi di pianificazione impegnati nel progetto di riqualificazione del porto e nell’Amsterdam Council for Urban Development, mantenendo contatti costatanti con i consiglieri e altre persone che detengono il potere a livello locale. - L’associazione De Vrije Ruimte nasce nel 1999, entrando in azione nel contesto critico successivo all’attuazione della Broedplaats policy, laddove la Gilde si era fermata nel 2003. L’associazione nella pratica è costituita da un gruppo di attivisti e squatter - per metà dalla vecchia genera-

zione, quella degli anni ottanta, e per metà della nuova generazione di squatter - organizzati secondo criteri di volontarismo, autogestione ed autorganizzazione. L’associazione focalizza l’attenzione sulla sul dibattito riguardante la trasformazione di “free space” in “breeding space”, che è tutto incentrato sul passaggio cruciale da una condizione di illegalità a una di legalità, e alla conseguente necessità di sottostare alle regole imposte dalla amministrazione. Quella illegale è una condizione che offre ampie possibilità di sperimentazione, mentre il passaggio verso la legalizzazione significa stabilità e la fine della migrazione dei gruppi all’interno della città alla ricerca di luoghi economici dove vivere e sviluppare le proprie attività.


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De Vrije Ruimte è un’organizza zione che si qualifica contemporaneamente come thinktank alternativo relativo alle questioni urgenti dello sviluppo urbano, e come gruppo di attivisti con lo scopo di orientare la trasformazione urbana in direzioni che consentono di avere maggior spazio per ogni tipo di modalità di vita, lavoro e creazione alternative e a piccola scala. In cosa consiste il meccanismo Consolidamento (attrazione, salvaguardia) – della “scena creativa” attraverso la creazione di condizioni favorevoli al suo permanere all’interno della città. Connessione – tra luoghi potenzialmente disponibili, e loro proprietari pubblici e privati, e il gruppo target di artisti singoli o organizzati in gruppi Sostegno – attraverso il finanzia-

mento dei progetti di ristrutturazione e allestimento, e regolando gli affitti a livelli bassi definiti all’interno dei piani d’azione. Contenuti e organizzazione La struttura organizzativa del BroedplaatsAmsterdam è composta di tre elementi: 1- il Projectteam – il cui compito principale è l’implementazione del progetto. Il gruppo era composto in origine da 7 persone, tutte dipendenti dal PMB, il Project manager, Jaap Schoufour, due assistenti , un construction manager, un assistant construction e due segretarie. 2- il Projecgroep - gruppo di rappresentanza amministrativopolitica di: PMB, project management office OGA – land property organisation, la società di sviluppo del municipio Spatial Planning Office – DRO (Dienst

Ruimtelijke Ordening) Social development Office – DMO (Dienst Maatschappelijke Ontwikkeling) La segreteria amministrativa della fondazione SWWK (Stichting Woon- en Werkruimten voor Kunstenaars), Society for Housing/working premises for artists Il Projectgoep ha il compito di canalizzare lo scambio di informazioni tra la città, i gruppi di pressione (civil pressure groups) e gli esperti esterni. L’obiettivo è migliorare la fattibilità sociale delle decisioni e delle politiche sviluppate e utilizzare le expertise disponibili. 3- il Klankbordgroep - Advisory commitee Gruppo costituito per lo scambio di informazioni e conoscenza, composto da partecipanti provenienti da differenti gruppi di interesse, con specifica espe33


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rienza e conoscenza della cultura dell’alloggio combinato al luogo di lavoro e dei processi urbani, sociali ed economici, come i gruppi di squatter, gruppi di singoli artisti, l’Amsterdam Art Council. Il ruolo è di suggerimento e controllo, oltre a funzionare come “serbatoio di pensiero”. Gli strumenti di cui si avvale: Sito web del progetto: http://bureaubroedplaatsen.amsterdam. nl Network, creato a partire dal 2005, per consentire lo scambio di informazioni relative agli spazi e alle iniziative presenti nella città e supportare la cooperazione tra le stesse, supportato dal portale: Bureau Broedplaatsen cerca e sviluppa spazi di lavoro o lavoro/ residenza per artisti e imprenditori culturali, ma non possiede o gestisce gli spazi. 34

Sostenibilità Nel periodo 2000-2004 il City Council ha stanziato circa 32.5 milioni € per finanziare i 39 progetti avviati. Per la realizzazione del progetto fino al 2003 sono stati spesi in totale 6,3 milioni € della somma disponibile di circa 30 milioni €, a cui, nel bilancio per il 2004, il Consiglio agginge 2.86 milioni €. Al termine del primo piano d’azione 2000-2005, il City Council decide il rinnovo fino al 2010, portando il budget totale dai 30 milioni iniziali a 37.2 milioni €. Allo stato attuale sono già stati stanziati 33 milioni € di cui 25,9 milioni € è già stato versato. In bilancio dal 1° gennaio 2007 sono ancora disponibili 4,2 milioni €. I fondi stanziati per l’importo di € 33 milioni sono costituiti da un importo di € 27,9 milioni di euro per i progetti (totale di 41 progetti) e un importo di € 5,1

milioni per le spese amministrative. La seconda categoria comprende i costi amministrativi per la durata del programma fino al 2010. La sovvenzione massima concessa per gli interventi di ristrutturazione è di € 250 per m2, per i progetti che prevedono il periodo massimo di utilizzo che è fissato in 10 anni. Per periodi di utilizzo inferiori la sovvenzione viene ridotta proporzionalmente. Gratuitamente, anche in caso in cui non venga concessa alcuna sovvenzione, il Bureau Broedplaatsen offre un servizio di consulenza (The Bureau Broedplaatsen Service Counter) fornendo informazioni pratiche circa le modalità di ricerca, e il mantenimento di spazi adeguati e a prezzi accessibili.


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Valutazione Il significato del progetto BroedplaatsAmsterdam, nella strategia della municipalità di Amsterdam per fermare la fuga di capitale creativo dalla città, consiste nel creare un’offerta di spazi per alloggio e lavoro e mantenerli ad un livello di accessibilità economica. Il progetto, infatti, si configura come un importante strumento che concede sovvenzioni ad iniziative che soddisfano determinate condizioni. Una prima valutazione, pertanto, può essere fatta analizzando gli esiti da un punto di vista spaziale, considerando il numero e la tipologia di spazi realizzati e finanziati. Analizzando il periodo che va dal 2000 alla fine del 2006, si sono realizzati in totale 900 luoghi

di lavoro e lavoro/alloggio, distribuiti nelle 43 broedplaats disseminate all’interno dell’area urbana di Amsterdam: le tipologie realizzate comprendono workshop individuali, edifici collettivi, workshop-house e edifici casa-lavoro. L’assegnazione degli spazi al gruppo target viene realizzata attraverso la concessione in affitto, concessione il cui periodo è variabile, la maggior parte per circa 10 anni: attraverso la decisione di concessione dell’edificio viene assicurato, per il periodo di concessione stesso, una quota di affitto bassa che varia tra € 12 e € 46 esclusa iva, per metro quadrato per anno. I 900 spazi realizzati sono stati assegnati attraverso il Projecgroep a gruppi già esistenti di artisti, artigiani e imprenditori culturali, o attraverso la SWWK a singoli artisti.

Una seconda valutazione riguarda le ragioni che hanno portato al cambiamento di strategia da parte del project group, che sono strettamente legati alle principali criticità del processo, quali l’esaurimento dei fondi a disposizione e l’imprecisa definizione del target group del progetto. Poiché assegnare nuovi fondi è quasi del tutto impossibile all’interno delle strutture finanziarie esistenti, il gruppo coordinatore del progetto sta assumendo sempre più un ruolo di intermediazione, ruolo già giocato nel mettere in contatto i gruppi target con coloro che propongono gli spazi. Anche la comunicazione del progetto contribuisce al ruolo di intermediazione, soprattutto in seguito al rinnovo del sito internet ufficiale, nel 2004, con l’inserimento di una sezione aggiornata di 35


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news sui progetti e contatti utili alla creazione di un network tra i vari promotori dei singoli progetti. Nelle intenzioni iniziali della municipalità di Amsterdam la fine del budget avrebbe dovuto corrispondere alla conclusione del progetto, però sin dal 2003 lo stesso Projecgroep ha cominciato ad interrogarsi sul proprio ruolo futuro, ripensandosi come un’organizzazione autonoma, una sorta di agenzia, che continui a produrre un’offerta di spazi di lavoro e Broedplaatsen. Il project group, quindi, nel 2003 ha presentato una proposta per trasformare il BroedplaatsAmsterdam in una fondazione che supporti organizzazioni capaci di autorganizzarsi, il cui compito è provvedere solo alle infrastrutture di base e stimolare lo sviluppo di quella che viene definita coma 36

una forma di “imprenditorialità”, anche lasciando ai gruppi stessi l’iniziativa dell’individuazione degli edifici. La questione della definizione del target group, infine, costituisce un punto critico e di debolezza sia nel processo già attuato che ai fini della definizione del ruolo futuro del progetto: il Projecgroep infatti ha rilevato l’inadeguatezza della distinzione tra singoli e gruppi, propendendo per l’assegnazione degli spazi ai gruppi che meglio incarnano le esigenze del gruppo di pressione che ha espresso e formulato la domanda cui il progetto tenta di dare risposta. Anche la scelta del gruppo come target di riferimento presenta dei punti di debolezza, infatti, talvolta i gruppi che presentano delle proposte risultano formati ad hoc per riuscire nell’assegnazione degli

spazi, e per sfruttare l’opportunità offerta dal BPA, ciò comporta frammentazione, assenza di solidarietà e di obiettivi comuni. Il mondo della sub-cultura inoltre più volte ha fatto rilevare che la maggior parte delle persone che avevano partecipato all’azione di pressione nel 1998 e che ha dato origine al programma, in realtà risulta essere esclusa ed ignorata dal BroedplaatsAmsterdam project. Il punto cruciale risiede nel fatto che piuttosto che puntare sulla creazione di nuovi luoghi sarebbe stato più opportuno investire su quelli già esistenti, in modo da ovviare all’inconveniente di dover creare dei criteri da soddisfare per conformarsi al progetto. Il punto di partenza avrebbe dovuto essere il conformarsi alla diversità e alle differenti dimensioni, perché ogni gruppo e situazione


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sono profondamente differenti. Cercare di definire dei criteri, normare, porta paradossalmente all’esclusione proprio di quella fascia di popolazione che già aveva vissuto e lavorato nelle broedplaats per lungo tempo prima del lancio della politica. Ulteriori fattori di criticità riguardano la natura temporanea dell’assegnazione degli spazi, la localizzazione periferica delle broedplaats, la difficoltà di autosufficienza dei gruppi, l’enfasi posta soprattutto sulla creazione di spazi di lavoro, piuttosto che all’integrazione degli stessi con gli spazi abitativi, come nelle intenzioni originarie, e infine la identificazione dei soggetti coinvolti con la categoria degli “imprenditori”. La natura temporanea dell’assegnazione degli spazi, soprattutto nella percezione del mondo

della sub-cultura è considerato particolarmente problematico: i gruppi, infatti, reclamano una maggiore enfasi sulla permanenza, in modo da consentire alle broedplaats di avere lo spazio e il tempo utile al loro sviluppo, senza limitazioni di natura temporale. La maggior parte delle broedplaats inserite nel Piano d’azione sono localizzate nelle aree più periferiche della città, questo viene percepito come una tendenza ad allontanare gli spazi di produzione della creatività dal cuore della città, denunciando l’intento di spingere sempre più verso i margini queste aree in seguito alla crescita della città e alla valorizzazione economica delle aree. Questo è ciò che è avvenuto per esempio per il gruppo Kinetisch Noord, e va contro la filosofia secondo cui la subcul-

tura è un ingrediente necessario per rendere la città vivibile e culturalmente interessante. Il prezzo dell’affitto minimo definito nel piano non è sufficiente a garantire autosufficienza ai gruppi, infatti, tutto il tempo a disposizione viene speso per portare avanti i progetti e per tenere aperti i luoghi al pubblico, piuttosto che a far fruttare economicamente il lavoro svolto, e tantomeno per cercare un lavoro utile a guadagnare i soldi per pagare l’affitto. I gruppi la cui filosofia d’azione e di vita è quanto di più lontano dalle logiche di mercato lamentano proprio questo aspetto, denunciando che l’orientamento “economicistico” di taluni progetti mette da parte proprio l’aspetto artistico degli stessi: non si può pensare di lucrare a spese della sub- cultura, è quanto affermano. Con 37


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il BroedplaatsAmsterdam si chiedevano, infatti, misure per supportare e stimolare la cultura e non la sua mercantilizzazione. Nell’idea originaria delle broedplaats era esplicita la presenza simultanea della funzione abitativa, oltre che lavorativa, per gli edifici ammessi al progetto, in realtà nell’implementazione l’enfasi è tutta sull’allocazione di luoghi di lavoro soprattutto per artisti. La versione “spontanea” delle broedplaats non può essere semplicemente identificata con luoghi per l’arte e per gli artisti, cultura e sub-cultura, infatti, non possono essere definiti semplicemente in termini artistici, ma raggiungono la loro completa definizione considerando ogni aspetto del vivere che contribuisce alle specifiche caratteristiche di questi luoghi. A contraddire il principio di autor38

ganizzazione e di “anarchia” delle situazioni già presenti nel panorama urbano, il BroedplaatsAmsterdam project richiede ai gruppi la redazione di una sorta di “economic e business plan”, piano economico e di sviluppo d’impresa. La difficoltà legata alla redazione di suddetti piani è ulteriormente aggravata dal fatto che chi sviluppa i progetti non ha la necessaria esperienza per redigerli, spendendo così una quantità di energia enorme che avrebbe potuto essere canalizzata meglio per sviluppare “spontaneamente” i progetti.

Storia La città di Amsterdam a partire dalla metà degli anni sessanta diventa il luogo simbolo dei movimenti urbani giovanili, che vi situano la propria azione: gruppi di provo, kabouter ed infine kraker, gli attuali squatter, tra cui sono presenti artisti e gruppi di persone che potremmo definire “artisticamente creative”, iniziano ad occupare gli edifici abbandonati ad una scala abbastanza grande, con obiettivi molto diversi nel corso del tempo. Alcune di queste situazioni, nel corso del trentennio che va dagli anni sessanta agli anni novanta vengono legalizzate dal governo locale, tuttavia rimangono ancora dei “punti caldi” nella città, mentre altre vengono definitivamente sgombrate. Nel panorama urbano gli edifici occupati nel tempo si configura-


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no sempre più come produttori cultura, arte, e più in generale, di forme di vita alternative e fuori dalle logiche della cultura dominante (dal movimento squatter definite vrijplaatsen, appunto spazi liberi), arrivando ad influenzare l’idea di città creativa, libera e tollerante nell’immaginario internazionale. Dagli anni ottanta, inoltre inizia un processo di rigenerazione urbana a larga scala e nel 1992 la decisione dell’Amsterdam City Council di promuovere un piano per la riqualificazione del porto, il cui promotore principale è una banca olandese con connessioni globali, che prevede la demolizione della maggior parte degli edifici occupati dai gruppi di squatter, ne scatena la protesta aperta con la conseguente formazione di gruppi di pressione organizzati. La trasformazione di

aree come l’Oostelijk Havengebied, trasformata in area residenziale che risponde alle esigenze di una popolazione di alto profilo (high-income people), hanno prodotto la necessità di ripensare alle modalità di generazione di opportunità di vita e lavoro economiche ed alternative, e a come ovviare alle minacce al mondo delle sub-culture di Amsterdam e alla politica di repressione della creatività dalla città. Alla fine degli anni novanta l’attenzione della e politica alla guida di Amsterdam si focalizza sull’atmosfera libertina che tradizionalmente ne ha caratterizzato l’ambiente artistico, politico e culturale, con l’intento di giocare la strategia di marketing urbano sul tema della creatività. Nello stesso periodo si verifica la congiunzione di una serie di eventi

favorevoli allo sviluppo del “Broedplaatsen project”, innanzitutto una enorme disponibilità di denaro da parte della municipalità, e parallelamente una sensibilità da parte della e politica nei confronti delle questioni relative al mondo della sub-cultura, legata al fatto che molti esponenti dello scenario “alternativo” occupavano ruoli politico-istituzionali sia a livello del governo locale che a livello nazionale (mentre in altri contesti internazionali, es. Londra esiste un gap enorme tra i gruppi squatter e il mondo dell’establishment, ad Amsterdam invece i due sono strettamente correlati). Questa situazione particolare favorisce l’acquisizione da parte delle istituzione di concetti sorti e sviluppatisi nell’ambito della contro-cultura: il frame delle “breeding places” elaborato dal 39


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movimento squatter, diviene lo slogan per il lancio della nuova strategia di marketing urbano attuata dalla municipalità. Nel frame delle “breeding places”, gli edifici occupati dagli squatter sono considerati i “luoghi d’incubazione della creatività”, e l’attenzione è tutta concentrata su due ordini di problemi, il primo relativo agli effetti negativi dei processi di rigenerazione urbana attuati sulla fabbrica sociale dei quartieri e dell’intera città, e il secondo sul rapporto tra gli squat e l’intera città, concependo gli edifici occupati non più solo come luoghi temporanei di resistenza, ma come potenziali contributori allo sviluppo socio-economico dell’intera città. In questa direzione la municipalità di Amsterdam lancia nel 1999 la politica speciale per le “Broedplaatsen”, con l’intento 40

di mantenere quelli esistenti e creare “luoghi di incubazione” della creatività (secondo la logica economica dell’incubazione d’impresa). Date queste premesse il periodo appariva particolarmente opportuno per fare pressione politica in modo da avviare un “nuovo corso” di legalizzazione degli squat (edifici occupati) attraverso la predisposizione di progetti di uso degli spazi. La minaccia di sgombero e lo sgombero effettivo delle “vrijplaatsen” come esito del progetto di trasformazione dell’area Est del porto nella riva dell’IJ, porta nell’agosto del 1998 un collettivo di squatters (krakerscollectieven), la Gilde van Werkgebouwen aan het Ij (Gilda degli edifici industriali sul IJ) formatasi nel 1992 e composta da circa 700 persone, a chiedere al municipality Council, attraver-

so una petizione, la definizione di una misura politica costruttiva per favorire la crescita del gruppo-target di attività culturali ed economiche. Nel dicembre 1998 il gruppo di artisti ed utilizzatori degli edifici minacciati di sgombero, in una udienza pubblica nell’ambito di una commissione del consiglio municipale allargata, ha l’occasione per commentare la petizione presentata in precedenza. All’udienza partecipa anche il sindacato FNV-Kiem, alleatosi con i collettivi in protesta, rendendo così ancor più chiaro ed esplicito il fatto che Amsterdam presenta una situazione di grave carenza di spazi “economicamente accessibili” per singoli artisti. Come reazione all’azione di protesta l’amministrazione comunale decide alla fine del 1999 di predisporre un progetto (il


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documento relativo è del mag 1999: Council decision action gio plan - “Besluit van de Gemeenteraad van Amsterdam”). La decisione porta alla definizione di un “action plan broedplaats”, denominato “no culture without subculture”, con una determinazione del consiglio municipale del 21 giugno 2000 (il documento ufficiale è: “Geen cultuur zonder subcultuur - Plan van aanpak Broedplaats” – “Vastgesteld door de Gemeenteraad op 21 juni 2000” – Action plan BP June 2000). La policy avviata nasce quindi per contrastare la “fuga di creatività” dalla città, per rilocalizzarsi soprattutto a Rotterdam dove la disponibilità di abitazioni e spazi economici è più ampia.

Fonti http://bureaubroedplaatsen. amsterdam.nl dell’Olio A. (2008) Percorsi di sconfinamento nei territori dell’arte. Occasioni di riflessione per la pianificazione, dissertazione di dottorato in Pianificazione Urbana, Territoriale ed Ambientale (XVIII Ciclo), DIAP, Dipartimento di Architettura e Pianificazione, Politecnico di Milano. FNV-Kiem e’ il sindacato per i settori dell’arte, dell’informazione e dei media, affiliato alla Federatie Nederlandse Vakbeweging, FNV, Federazione Olandese dei Sindacati.

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Uso temporaneo edifici privati vuoti

2.2.3_ PRECARE BRUXELLES

Strategia Obiettivo di Precare è incoraggiare i proprietari di edifici pubblici e privati a concedere l’utilizzo temporaneo degli edifici inutilizzati di loro proprietà. Obiettivi specifici sono: -incentivare il settore creativo all’interno delle città, attraverso la concessione di spazi temporanei dove svolgere attività; -combattere il degrado legato all’abbandono e all’inutilizzo degli edifici, trasformandoli temporaneamente in luoghi di lavoro. Promotori Associazione Citymine(d) Destinatari - Artisti e/o iniziative sociali che intendono avviare una attività Altri soggetti - Proprietari di edifici temporaneamente vuoti. In cosa consiste il meccanismo Mediazione – Modello di azione

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a livello urbano che mira a creare una struttura locale per la mediazione (Precare) tra proprietari di edifici pubblici e privati inoccupati e artisti e/o iniziative sociali, senza finidi lucro, alla ricerca di uno spazio di lavoro per avviare le proprie attività. Contenuti e organizzazione Come funziona Precare: 1-cerca edifici vuoti nella città e ne individua il proprietario 2-avvia i contatti con il proprietario e inizia la negoziazione basandosi sul fatto che partecipare al progetto consente di: -dare un uso sociale a uno spazio che risulterebbe abbandonato; -offrire supporto a un gruppo artistico/sociale che si sta formando -contribuire all’innovazione sociale della città -prevenire la vandalizzazione e il


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degrato legato all’inutilizzo della proprietà -usufruire di contratti e assicurazioni garantiti da un network giuridico internazionale 3-effettua un sopralluogo agli edifici per definire la tipologia di utenza per cui è adatto, e fare una prima valutazione sui costi per renderlo utilizzabile 4-calcola i costi delle utenze e di eventuale ristrutturazione 5-stipula un contratto con i proprietari in cui si definiscono durata e condizioni di utilizzo 6-assegna gli spazi ai gruppi selezionati 7-coordina l’organizzazione e la gestione degli spazi attraverso una assemblea generale con cadenza mensile 8-organizza eventi pubblici rivolti al quartiere e gestiti dai gruppi che utilizzano gli edifici 9-controlla e verifica il rispetto

dei termini del contratto e la riconsegna dell’edificio nelle condizioni originarie. Ruoli di Precare -Rendere consapevoli e informati riguardo alla problematica i diversi proprietari nella regione di Bruxelles -Fornire servizi e consigli. Nell’azione di intermediazione Precare assicura un equo rapporto tra le due parti, proprietari e utenti finali, offrendo il proprio sostegno per l’elaborazione di un contratto di occupazione precaria, proponendo soluzioni per assicurare personale e immobili, fornendo consigli utili per permettere la conformità, l’uso ottimale e la sicurezza degli spazi. Con CityMine(d), Precare offre ai collettivi inoltre consulenza relativa alla gestione degli edifici. Sulla base delle esperienze accumulate, Precare ha predisposto il

“Precarious Occupancy Manual”, un vero e proprio manuale pratico. -Sviluppare la ricerca sul tema delle occupazioni temporanee. Per rendere le conoscenze acquisite accessibili ad un pubblico più ampio e non solo agli utilizzatori degli edifici, sono stati sviluppati un sito web (www.precare.org) e uno sportello unico. Questo sportello si posiziona come un mediatore tra l’offerta e la domanda di edifici vuoti, segue lo sviluppo delle iniziative negli edifici, supporta gli utenti giuridicamente e amministrativamente, e promuove il progetto a un pubblico più ampio attraverso mostre, giornate “porte aperte”, riunioni e conferenze. Sostenibilità Sia il servizio servito che gli spazi 43


Uso temporaneo edifici privati vuoti

messi a disposizione sono concessi gratuitamente. La sostenibilità di questa logica è rintracciabile nel fatto che attraverso l’occupazione temporanea degli spazi i proprietari possono risparmiare sui costi legati alla sorveglianza e alla manutenzione degli edifici vuoti e/abbandonati. Per la città l’ulteriore vantaggio è dato dal fatto che l’utilizzo di questi spazi contribuisce alla coesione sociale e all’economia del quartiere e della città: chi utilizza questi spazi, oltre alla possibilità di avere uno spazio temporaneo in cui sviluppare il proprio lavoro, si “arricchisce” con l’esperienza e la responsabilità della gestione degli spazi e della produzioneorganizzazione di eventi pubblici destinati alla comunità e al quartiere in cui lo spazio è situato. Valutazione Dal 1999 ad oggi sono stati aperti 44

14 edifici con permanenza variabile dai 6 mesi ai 5 anni e sono stati offerti spazi di lavoro a più di un centinaio di iniziative. Ogni anno riesce ad “aprire” e rendere disponibili dai quattro ai cinque nuovi edifici. Storia Precare è una iniziativa dell’associazione Citymine(d), avviata a Bruxelles nel 1999 come forma di promozione e supporto dei nuovi movimenti sociali urbani, mettendo loro a disposizioni degli spazi dove poter temporaneamente iniziare le loro attività. In una prima fase Precare mirava a dare supporto strutturale a collettivi di giovani nell’occupazione di uno specifico edificio. Il supporto avveniva secondo due modalità: da una parte nelle trattative con i proprietari per ottenere il permesso di usare la costruzione,

dall’altra attraverso un sostegno materiale e finanziario affinchè gli edifici fossero conformi alle norme vigenti. Dopo questa prima fase informale di sostegno, (1999-2003), e una seconda più sistematica fase di laboratorio in cui gli strumenti sono stati progettati, testati e diffusi (2003-2008), Precare sta lavorato da quasi due anni in modo strutturale sull’utilizzo effettivo di una serie di spazi di lavoro creativo in edifici vuoti. All’inizio della seconda fase (2003 - 2004), una diminuzione della disponibilità di spazi di lavoro per artisti a Bruxelles, ha spinto il progetto verso un approccio differente: si decide di incontrare gli interlocutori pubblici (comuni, CPAS, Régie foncière de la Région bruxelloise, Société de développement de la Région de Bruxelles Capitale, SNCB) e privati della regione di


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Bruxelles, al fine di fare conosce il progetto e le problematiche re che intende trattare su più ampia scala e di aumentare il numero di partner. Nel 2005, Precare continua il suo lavoro investendo sugli aspetti pratici degli edifici di nuova costruzione. Attualmente sta ipotizzando una collaborazione a lungo termine con l’autorità per il welfare di Bruxelles (CPAS). inoltre, sulla base delle azioni in corso il progetto intende migliorare i suoi strumenti per condividere le proprie esperienze e incoraggiare altre iniziative autonome, migliorare la sua comunicazione (con la presentazione di una banca dati di offerte e richieste online sul suo sito) e di estendere il suo background teorico. Dopo il successo dell’iniziativa a Bruxelles, Citymine(d) ha deciso di valutare, nel periodo 2008-

2009, la trasferibilità del progetto anche a Londra, Milano e Barcellona. CityMined, infatti, ha creato in queste città degli spazi di lavoro che funzionano come hub che offrono spazi a diverse iniziative creative. Fonti http://www.precare.org/ http:// www.citymined.org/ Precare. Presentazione del progetto. Giugno 2008, Milano.

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Uso temporaneo edifici privati vuoti

Temporiuso_mappa disuso milano

2.3.4_ TEMPORIUSO MILANO

Temporiuso_schedatura fotografica disuso.

temporiuso.net, è un’associazione culturale per la promozione di progetti di riuso temporaneo di spazi in abbandono ed è anche una rete di collaborazioni con associazioni, attivisti e ricercatori a scala locale ed internazionale. In questi anni hanno avviato workshop, seminari internazionali, lectures, visite guidate, eventi, incontri pubblici, bandi di concorso con diverse Università, Accademie d’arte, Istituti di ricerca, studi di architettura, associazioni culturali, cooperative, stilisti, designer e atelier di artisti.

Temporiuso_classificazione disuso

Attori temporiuso è un progetto di ricerca-azione avviato nel 2008 in partnership da Cantieri Isola e da Precare.it, oggi riunite nell’associazione temporiuso.net. Cantieri Isola è un’associazione culturale senza scopo di lucro che opera da circa dieci anni alla valorizzazione del quartiere Isola e dei suoi margini in trasformazione, coinvolgendo abitanti, ricercatori, artisti, studenti. Il quartiere è inteso come cantierelaboratorio per attivare diversi dispositivi progettuali come eventi, seminari tematici, la cura degli spazi, l’informazione locale, che hanno accompagnato il processo di rigenerazione in diverse fasi. Hanno partecipato all’avvio del progetto temporiuso per Cantieri Isola: Isabella Inti, Valeria Inguag-

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giato, Samantha Belotti. Precare.it è un gruppo di attivisti nato a Milano nel 2008 per promuovere il progetto Precare sul riuso di edifici in abbandono a Milano, in rete con le realtà locali ed internazionali già impegnate nell’uso temporaneo di spazi vuoti. Precare è un progetto dell’associazione Citymine(d), nata nel 1997 a Bruxelles con l’obiettivo di sostenere e produrre progetti creativi di natura socio-culturale nello spazio pubblico urbano. City Mine(d) ha una struttura flessibile e i suoi interventi sono temporanei. Il progetto Precare si propone di promuovere lo sviluppo di nuovi movimenti sociali urbani, fornendo loro uno spazio temporaneo di lavoro dove possano intraprendere i primi passi. Il ruolo di City Mine(d) è presen-

tarsi come mediatore tra proprietari di edifici temporaneamente vuoti e artisti e/o iniziative sociali alla ricerca di uno spazio di lavoro. Dal 1999 Precare funziona a Bruxelles, dove finora sono stati aperti 14 edifici con permanenza variabile da 6 mesi a 5 anni e sono stati offerti spazi di lavoro a più di un centinaio di iniziative. Hanno partecipano all’avvio del progetto temporiuso per Precare. it: Giulia Cantaluppi, Andrea Graglia, Sofia Trezzi.

Manifesto Uno sguardo attento e ravvicinato a alcune città europee ci mostra come, in assenza di sviluppo commerciale, molte aree abbandonate sono diventate un terreno di sperimentazione per differenti popolazioni, nuove forme di arte, musica, cultura pop, come pure il luogo di avvio per associazioni legate al sociale per l’abitazione temporanea, o ancora associazioni per eventi ludici, per il giardinaggio, per il commercio informale dei mercatini. L’incertezza e apertura di questi luoghi ha attratto e ispirato economie informali, nuovi servizi autorganizzati per la città. Spazi e terreni vuoti che non trovano ancora un nuovo utilizzo, potrebbero trovare un uso temporaneo in quel tempo di mezzo di anni, e spesso decenni, che intercorre tra vecchia e nuo47


Uso temporaneo edifici privati vuoti

temporiuso_esempio

temporiuso_soggetti coinvolti

temporiuso_manifesto

va destinazione d’uso? Da alcune stime a Milano si conta oggi un’offerta di oltre 1 milione di mq di scali ferroviari abbandonati, circa 50 cascine e capannoni agricoli in disuso, oltre 70 edifici vuoti in città, e le agenzie immobiliari lamentano che circa 885.000 mq di uffici risultano sfitti… Insomma, se finiscono le risorse economiche per ri-attivare le aree dismesse e gli spazi abbandonati, ci sono alternative temporanee alla chiusura e all’abbandono?

dell’artigianato e piccola impresa, dell’accoglienza temporanea per studenti e turismo low cost, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato.

dee per il riuso temporaneo, allo start-up e gestione di spazi ad uso temporaneo, alla creazione di un data-base accessibile per spazi ed utenti del riuso temporaneo, all’individuazione di un modello gestionale tramite Sportello Informativo per il riuso temporaneo.

Cos’è tempo riuso Si propone di avviare progetti che utilizzano il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti vuoti, in abbandono o sottoutilizzati di proprietà pubblica o privata per riattivarli con progetti legati al mondo della cultura ed associazionismo, allo start-up 48

Obbiettivi Le finalità economiche, sociali ed urbanistiche che il progetto TEMPO RIUSO intende perseguire sono la rigenerazione urbana in termini di riqualificazione del patrimonio edilizio, la sottrazione dello stesso ad atti di vandalismo e deperimento, la sussidiarietà con il terzo settore, il contenimento del consumo di suolo, il sostegno degli spazi autogestiti e dei servizi autopromossi dalle comunità locali. Risultati I risultati del progetto TEMPO RIUSO mirano all’avvio di bandi di assegnazione e concorsi d’i-

Promuovere una poltica pubblica del riuso temporaneo Le pratiche di riuso temporaneo potrebbero entrare a far parte dell’agenda e delle previsioni delle politiche pubbliche di Milano e Comuni dell’area metropolitana milanese. I progetti negli spazi temporanei sono da considerarsi sussidiari e non sostitutivi ai servizi permanenti ad uso della collettività. Gli spazi temporanei sono concessi in comodato d’uso temporaneo a canone sociale a soggetti no-profit o con basso


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temporiuso_atelier e uffici Matrioska

reddito per lo start-up micro imprenditoriale e lo sviluppo di progetti socio-culturali. I progetti negli spazi temporanei prevedono un coinvolgimento degli attori locali e delle attività pubbliche rivolte al contesto.

In cosa consiste il meccanismo “Riuso temporaneo? Breve Manuale per riattivarsi” le 7 mosse: 1_ Mappare gli spazi abbandonati o sottoutilizzati: percorri la città, fotografa e segna su una mappa gli spazi in abbandono, poi formula una mappatura e una schedatura degli edifici 2_ Mappare la domanda di popolazione: incontra abitanti, associazioni, artigiani, city users e ascolta le loro richieste e proposte di riuso 3_ Cicli di riuso e risorse locali e cittadine: quali nuovi cicli di riuso possiamo inserire? Che tipo di risorse locali possiamo mettere in rete?

4_Schede abbandono e architetture temporanee per riattivazione: a seconda dello stato di abbandono o sottoutilizzo e del tempo dato in concessione, si può commisurare e attivare delle nuove infratture e architetture temporanee 5_Bandi-Inviti alla creatività: gli spazi vengono assegnati ai vincitori di “inviti alla creatività” dei bandi con giuria scientifica. Ogni mese è previsto un “baratto creativo” di tempo e servizi che i nuovi usufruttuari dedicheranno al quartiere e comunità locale 6_Lo start-up lo start-up di uno spazio sarà il nodo cruciale per il funzionamento del progetto. Non solo allestimenti e businessplan per mantenere le spese (luce, acqua, riscaldamento,ecc) del nuovo 49


Uso temporaneo edifici privati vuoti

Temporiuso_madeinmage

luogo, ma anche molte riunioni tra i nuovi utenti per definire assieme le regole comuni d’uso dello spazio e le aperture al pubblico 7_Politiche pubbliche di riuso temporaneo: Trasparenza, visibilità, contatto e scambio tra Istituzioni, proprietari, usufruttuari e cittadinanza sono la base per ragionare e avviare ogni anno nuovi progetti di riuso temporaneo e valorizzazione del patrimonio immobiliare e paesaggistico. Un TAVOLO CITTADINO ANNUALE permette di agevolare ed aggiornare gli attori nel merito

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Progetti a Milano Scali ferroviari abbandonati, ex caserme e piazze d’armi, ex fabbriche e centri commerciali dismessi, ex scuole, ex ospedali e depositi merci, cascine e capannoni agricoli in disuso, palazzi ed appartamenti vuoti in città, uffici e negozi sfitti e ancora slarghi e spazi interstiziali tra infrastrutture, campi incolti e terrain vagues… Sono oltre 3.700.000 mq gli spazi vuoti o sottoutilizzati nella città di Milano. Edifici, aree urbane e spazi aperti sono soggetti a cicli di alto e basso utilizzo, nel corso dei quali vi sono dei momenti di transizione, di incertezza e di immobilismo. Crisi economiche, instabilità del mercato finanziario, deindustrializzazione, cambiamenti politici, portano spesso al collasso delle vecchie destinazioni d’uso e

quando ancora non vi sono nuovi programmi e progetti di riuso, allora si verifica un “gap temporale”. In modo sussidiario e non in sostituzione ai tradizionali strumenti di Governo del Territorio (recentemente approvati) il DiAP Politecnico di Milano e l’associazione Temporiuso.net hanno proposto di utilizzare il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti vuoti, in abbandono o sottoutilizzati di proprietà pubblica o privata, per riattivarli con progetti legati al mondo della cultura e associazionismo, dell’artigianato e piccola impresa, dell’accoglienza temporanea per studenti e turismo giovanile, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato. Lo scorso 30 marzo 2012 il Comune di Milano ha deliberato e ap-


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provato il Protocollo d’Intesa tra Comune, DiAP Politecnico di Milano e Temporiuso.net per l’avvio sul territorio milanese di sperimentazioni di riuso temporaneo di edifici ed aree in abbandono, sottoutilizzate o di prossima trasformazione. Abbiamo ipotizzato un percorso che si articola in 5 fasi: - Fase 1 (aprile-giugno 2012): Rinnovo mappatura dell’offerta di spazi in abbandono e sottoutilizzati e Mappatura della domanda da parte di associazioni e gruppi di interesse, con il confronto e supporto dei consiglieri ed abitanti dei 9 Consigli di Zona di Milano. (Puoi partecipare anche tu con le Z 1-9 temporiuso bike tour). La mappatura spazi in abbandono e sottoutilizzati delle 9 zone di Milano a Luglio 2012.

- Fase 2 (settembre 2012): ” Le giornate del Riuso Temporaneo“, tavolo cittadino, workshop ed evento di 3 giorni con proprietà pubblica, privati, associazioni culturali, cittadini, arte ed esperti internazionali per confrontare progettualità e disponibilità di spazi nel territorio del Comune di Milano. - Fase 3 (autunno 2012): Avvio di bandi/inviti alla creatività per il riuso temporaneo (es. made in mage). - Fase 4 (2013): Avvio dei primi progetti pilota di riuso temporaneo da sviluppare anche con la collaborazione dei Consigli di Zona di Milano. - Fase 5 (2012>): Politiche pubbliche di riuso temporaneo con database consultabile di spazi (es.

Amsterdam, Londra, Brema) Da Aprile ’12 il confronto con i Presidenti e Consiglieri delle 9 zone e con le realtà locali composte da associazioni culturali, comitati di zona, artisti, singoli residenti invitati a raccontare la progettualità attivata nei singoli quartiere, sono le energie, i desideri e i suggerimenti progettuali che continueremo a raccogliere zona x zona fino a fine giugno. Intanto a scala cittadina la partnership è stata avviata con: alterazionivideo, AIAB- Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, ARCI Milano, ASF Italia- Architetti Senza Frontiere, Cascina Cuccagna, Connecting Cultures, Controprogetto snc, Ex Voto, esterni, Filippo Romano, IF 2012- Immagina il Futuro Festi51


Uso temporaneo edifici privati vuoti

Temporiuso_diagramma procedimento

val, La Cordata scs, Legambientecircolo Rete Ambiente Milano, NABA-Master in paesaggi straordinari, Reporting System, Senato Accademico degli Studenti- Politecnico di Milano, WWWF Italia… Su quali temi stiamo lavorando assieme? Riuso temporaneo e modelli di rigenerazione urbana | Vuoti come beni comuni e catalizzatori di città | supporto allo start-up degli spazi e Autocostruzione | gestione dello start-up e comunità di progetto | Come regolamentare l’abbandono di spazi privati? | Gli strumenti e le politiche internazionali di riuso temporaneo ...

www.temporiuso.org 52


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Uso temporaneo edifici privati vuoti

2.3_IL CASO: CENSIMENTO DELLO SFITTO E INIZIATIVE DI USO TEMPORANEO

Mappa di divisione della città in settori per effettuare operativamente il censimento.

2.3.1_ CENSIMENTO DELL’ABBANDONO MANTOVA

Premesse Negli ultimi dieci anni sull’intero territorio provinciale è stato cementificato il 12,4% di suolo, divorato dalla cementificazione. A Mantova sono oltre 5.500 gli appartamenti vuoti e sfitti a cui si aggiungono centinaia di uffici e negozi con le serrande abbassate: una città fantasma in una città morente. Abbiamo allargato la nostra analisi dal quartiere a tutta la città e dato inizio a un’azione partecipata che ha coinvolto una trentina di partecipanti, singoli e gruppi socio-culturali cittadini, diversi per background e intenzioni , ma con il comune sentire del bisogno di agire in prima persona. Con una rivendicazione simbolica sintetizzata in due semplici cartelli “Abbassate gli affitti!” e “E se fosse...” – affisso sui

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vetri e serrande dei negozi vuotiè stato realizzato volontariamente un “censimento” dello sfitto e dell’abbandono del centro e dei quartieri, con l’intento, nei prossimi mesi, di ricostruire una mappatura sull’intera città, corredata da una schedatura fotografica. Il centro si spopola, gli esercizi commerciali non riescono a pagare l’affitto e reggere la concorrenza con i megastore dell’hinterland. Nonostante questo i proprietari non capiscono la propria responsabilità civile del dramma e mantengono alti gli affitti, o lasciano vuoti locali a degradare da anni. Le amministrazioni non promuovono politiche integrate e partecipate di rilancio della città, proprio a partire dal riempimento dei vuoti, dal coordinamento dei privati e dal ripopolamento della città. La volontà è inoltre quella di


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Schema del processo partecipato di censimento dell’abbandono

alimentare un dibattito attivo sul tema,che possa portare a idee nuove per risollevare le sorti dellà città. La mappa sarà uno strumento utile per capire dove è maggiore la concentrazione di esercizi commerciali sfitti, e pubblicare la presenza di edifici abbandonati e indurre le amministrazioni e l’opinione pubblica a immaginarne la riqualifica a sfavore dell’ulteriore consumo di suolo.

Azioni del censimento La città è stata divisa in 12 settori, ciascuno dei quali assegnato a uno dei gruppi di volontari. Ciascun gruppo ha censito la propria zona, segnalando sulla mappa l’esercizio commerciale sfitto o l’edificio in palese abbandono, preso una fotografia dello stesso, e compilato la scheda.

to sulla mappa, dargli un numero 3 • Segnare nel formulario il numero, l’indirizzo, la categoria di appartenenza (vedi file classificazioni di disuso), lo stato di manutenzione (grave abbandono/decente/ottimo) 4 • Fare una foto (da rinominare n. settore_n. scheda_n. edificio) 5 • Attaccare il cartello

Le comunicazioni tra i vari partecipanti sono avvenute tramite due incontri e via mail; queste le indicazioni che sono state date per la fase operativa: 1 • Stampare una mappetta (in settimana cerco io di fornirvi una carta più chiara su cui segnare), provvedersi di penna, fogli, macchina fotografica. Stampare i due cartelli in formato a preferenza 2 • Censire l’edificio abbandona55


Uso temporaneo edifici privati vuoti

abbassate gli affitti Cartello affisso sulle vetrine sfitte durante il censimento

abbassate gli affitti Rielaborazione e mappatura In una seconda fase avverrà poi il completamento, effettuato finora solo sul quartiere interessato dal progetto di tesi, della rielaborazione dei dati raccolti. Verrà dunque conclusa una mappatura della città, in cui siano segnate le unità abbandonate, divise per tipologie: - Ex Negozio - Ex Fabbrica - Manufatto storico - Ex Area Militare - Verde incolto Per ogni unità verra compilata una scheda, che riporta i dati descrittivi dello stabile in abbandono, compresivi dello stato di manutenzione, una fotografia dello stesso, e le coordinate che permettono immefiatamente di locallizzarlo nel territorio cittadino. 56

La rielaborazione della mappa, come per il reperimento dei dati, avverrà in maniera condivisa, cercando di rendere partecipi al problema il maggior numero di persone. In questa fase si coglierà l’occasione per avviare un dibattito e crearo un tavolo per immaginare scenari alternativi e soluzioni e proposte al problema. La mappa sarà poi presentata ufficialmente e pubblicamente, auspicando che questo generi un dibattito sul tema dell’abbandono e del consumo di suolo, a livello cittadino.


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2.3.2_ CENSIMENTO DELL’ABBANDONO_ Schede relative all’area di progetto

Estratto della rielaborazione della mappa: da Fiera Catena a Valletta Valsecchi Nelle pagine seguenti le schede relative ai negozi sfitti di Valletta Valsecchi 57


Uso temporaneo edifici privati vuoti

Q25 Ex negozio via Mozart 9

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Mozart 9 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 1

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 58

Q25

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


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R26

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Mozart 13 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Lavanderia Elena Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 2

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 59


Uso temporaneo edifici privati vuoti

R26 Ex negozio via Mozart 13

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Mozart Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozi vari (videoteca, pub, gastronomia) Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 3

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 60

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


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Q25 Ex negozio via Mozart 9

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Mozart 9 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 1

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

Q25

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 61


Uso temporaneo edifici privati vuoti

q26-27 Ex negozio via Ariosto portico

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto portico lato nord Superrcie: Proprieta’: Privato geometra Mascaro, Inail Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozi 5 unità Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 5

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 62

q26-27

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


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q26-27 Ex negozio via Ariosto portico

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto portico lato nord Superrcie: Proprieta’: Privato geometra Mascaro, Inail Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozi 5 unità Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 6

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

q26-27

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 63


Uso temporaneo edifici privati vuoti

R26 Ex negozio via Ariosto 23 Mozart

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Aristo 23 via Mozart Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Ambulatorio Veterinario Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 7

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 64

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


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R26 Ex negozio via Mozart 30

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Mozart 30 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 8

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 65


Uso temporaneo edifici privati vuoti

R26 Ex negozio via Mozart 26

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Mozart 26 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Pizzeria d’asporto Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 9

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 66

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


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R26 Ex negozio via Ariosto 35

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto 35 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio bar Segafredo Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 10

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 67


Uso temporaneo edifici privati vuoti

R26 Ex negozio via Ariosto 37

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto 37 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 11

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 68

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


2

R26 Ex negozio via Aristo 43

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto 43 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 12

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 69


Uso temporaneo edifici privati vuoti

q27 Ex negozio via Ariosto 57-59-61

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto 57-59-61 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 12 bis

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 70

q27

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


2

2-Q24 Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Grossi 8 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Autonoleggio Progetti d’uso:

2-Q24

Ex negozio

Censimento dell’abbandono

Scheda 13

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 71


Uso temporaneo edifici privati vuoti

P24 Ex negozio via Volta 3b

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Volta 3b Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio di integratori Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 14

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 72

P24

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


2

1-Q24 Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Grossi 22 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Bar Stuzzicheria Progetti d’uso:

Scheda 15

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

1-Q24

Ex negozio

Censimento dell’abbandono

73


Uso temporaneo edifici privati vuoti

3-P24 Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: PIazza Mozzarelli 13A Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Ottimo Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Mai affittato Progetti d’uso:

Scheda 16

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 74

3-P24

Ex negozio

Censimento dell’abbandono


2

R26 Ex negozio via Ariosto 35

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Ariosto 35 Superrcie: Proprieta’: Stato di manutenzione: Buono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: Negozio bar Segafredo Progetti d’uso: Concessione temporanea campagna “Putost ca gnint l’è mei putost”

Scheda 10

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost

R26

Ex Negozio

Censimento del’abbandono 75


Uso temporaneo edifici privati vuoti

r24 Case Aler via 8 Marzo

Settore: 5_Valletta Valsecchi Indirizzo: Via Scalarini, 1/3 e Via 8 Marzo, 4/6/8. Superrcie: 3040 mq totale Proprieta’: Aler Stato di manutenzione: Grave abbandono Destinazione d’uso prima dell’abbandono: I due fabbricati, risalenti ai primi anni ’50 del secolo scorso, già di proprietà demaniale e destinati all’epoca agli ex profughi istriani, a residenza. Il complesso è costituito da due ediici rispettivamente da 12 e 24 unità, per un totale di 36 appartamenti.

Progetti d’uso: Recupero tramite processi di autocostruzione e retrootting energetico

Scheda 18

Campagna Putost ca gnint l’è mei putost 76

R24

Ex Negozio

Censimento del’abbandono


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3 | RIUSO SPAZI DEMANIALI ABBANDONATI

3.1 EntitĂ patrimonio demaniale e militare in Italia 3.2 Legislazione e strumenti urbanistici

3.2.1 Concessione di Valorizzazione

3.2.2 SGR e Fondi Territoriali

3.2.3 Programmi unitari di valorizzazione del territorio (Puvat)

3.2.4 Federalismo demaniale e valorizzazione culturale degli immobili dello Stato

3.2.5 Allegato A Iter procedurale della Valorizzazione

3.2.6 Protocollo d’intesa fra Agenzia del Demanio e Mibac

3.3 Casi studio:

3.3.1 Il P.U.V di Bologna

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3.1 ENTITA’ PATRIMONIO DEMANIALE IN ITALIA Il patrimonio immobiliare dello Stato, è costituito da un ingente numero di proprietà che si aggira attorno alle x unità, 6500 in locazione passiva (a terzi), spesso localizzate in zone di particolare pregio, dall’alto valore storico-artistico e dalla natura di elemento identitario e culturale. Il valore monetario presunto della proprietà demaniale uò essere compreso tra 150 e 200 miliardi di euro.1 Sono 30.000 i cespiti di cui 16.000 i beni immobili gestiti dall’Agenzia del Demanio (e suddivisi in patrimonio disponibile, demanio storico-artistico, beni immobili destinati agli usi governativi e Fip, Fondi immobiliari pubblici) per un volume complessivo di 70 mi1

Dossier “Consumo di Suolo” WWF-FAI 2012

lioni di metri cubi. Di questi beni l’80 per cento si trova in otto Regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Sicilia e Lazio, con una notevole concentrazione – circa il 40 per cento – in Lombardia, Toscana e Lazio.2 L’Agenzia del Demanio si occupa della: • Razionalizzazione degli spazi dei Compendi FIP e Patrimonio Uno, in coerenza con i piani di razionalizzazione previsti dalla normativa vigente. • Gestione delle attività relative al rilascio definitivo degli immobili attraverso l’esercizio del diritto di recesso.

gamento dei canoni di locazione alle locatrici. • Stipula dei contratti di sublocazione con soggetti terzi per spazi non utilizzati dalle P.A. dello Stato. • Gestione tecnica degli immobili (verifica dello stato manutentivo, regolarizzazioni edilizie, verifica del perimetro dei Compendi, verifica delle consistenze, verifiche interesse culturale).

• Gestione del flusso amministrativo ed economico relativo al pa2

Dossier “Valore Paese” Agenzia del Demanio 2011 81


Riuso spazi demaniali abbandonati

AREE DEMANIALI MILITARI Le aree e gli edifici afferenti al demanio militare sono numerosissime. Beni non più utili ai fini istituzionali sono stati, dal 2007 ad oggi, consegnati all’Agenzia del Demanio di proprietà ex militari per diventare a tutti gli effetti statali dal valore complessivo di 4 miliardi. Questi nuovi siti offrono nuove soluzioni urbanistiche e opportunità di sviluppo. Gli immobili, infatti, spesso ubicati in aree di pregio, e sono stati restituiti alla collettività per essere adibiti a nuove funzioni di tipo culturale o sociale in un’ottica di riqualificazione territoriale. L’obiettivo strategico che il Governo vuole raggiungere attraverso questi consistenti trasferimenti è l’ottimizzazione della ‘’messa a reddito” del suo patrimonio im82

mobiliare. Una sfida innovativa e complessa che l’Agenzia del Demanio, istituita appunto per gestire in modo razionale e intelligente le risorse immobili dello Stato favorendone l’utilizzo produttivo, è stata chiamata ad affrontare per contribuire a risanare il bilancio statale. Per citare alcuni casi: in Sardegna le aree di tal tipo occupano 144.230 ettari (superficie costruita di 467.600 mq per un volume di circa 4,5 milioni di mc; elaborazioni WWF su dati Regione Sardegna). La Sardegna è una delle regioni maggiormente interessate dal demanio militare. Anche in Friuli Venezia Giulia, nel Lazio e in Campania (in misure diverse) vi è un patrimonio di aree ed edifici significativo e non utilizzato che viene privatizzato senza un piano complessivo, senza una reale ri-

appropriazione da parte delle comunità e senza la considerazione delle relative esigenze, al solo fine di recuperare finanziamenti sul breve periodo. Il patrimonio immobiliare pubblico è molto differenziato e la sua gestione risente ancora di una classificazione che risale al codice civile del 1942, e molteplici limitazion, anche legislative, che spesso non consentono la fruizione del bene. A livello di rendimento economico è opportuno pensare oltre al valore di “rendimento” possibile dell’immobile, in contrapposizione ai costi indiretti generati dal degrado del patrimonio immobiliare pubblico, fino ad oggi non contabilizzati.


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Riassunto schematico tratto dal Sito dell’Agenzia del Demanio

3.2 LEGISLAZIONE E STRU MENTI URBANISTICI I beni pubblici (Stato, enti territoriali, ecc.) possono essere l’occasione per: • promuovere nuove forme di aggregazione territoriale e istituzionale; • incentivare il “valore” territoriale, inteso come “capitale relazionale”; • rispondere alle domande del nuovo scenario demografico; • essere una leva per il rinnovamento dei tessuti urbani e dei territori.

3.2.1 CONCESSIONE DI VALORIZZAZIONE La concessione di valorizzazione è uno strumento di partenariato pubblico-privato che consente di sviluppare e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico, attraverso l’assegnazione a primari operatori privati del diritto di utilizzare gli immobili a fini economici per un periodo determinato di tempo, a fronte della loro riqualificazione, riconversione funzionale e manutenzione ordinaria e straordinaria. Attraverso lo strumento della concessione, l’investitore privato non grava il proprio business plan dei costi per l’acquisto degli immobili che rimangono di proprietà pubblica, mentre lo Stato, oltre ad incassare un canone per l’intera durata della concessione,

risparmia gli oneri improduttivi di vigilanza, custodia, messa in sicurezza, manutenzione e riattiva nel contempo circuiti virtuosi di trasformazione urbana e sviluppo locale. Introdotta nell’ordinamento giuridico italiano dalla Legge Finanziaria 2007, introduce nuove modalità di valorizzazione ed utilizzazione a fini economici di beni immobili di proprietà dello Stato individuati dall’Agenzia del Demanio e suscettibili di messa a reddito tramite gestione economica da parte di investitori privati. In base alla nuova disciplina i suddetti beni possono essere concessi o locati a privati, a titolo oneroso, per un periodo non superiore a cinquant’anni, ai fini della riqualificazione e riconversione dei medesimi tramite 83


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interventi di recupero, restauro ristrutturazione, anche con l’introduzione di nuove destinazioni d’uso, per lo svolgimento di attività economiche o attività di servizio per i cittadini, nel rispetto delle previsioni del codice dei beni culturali e del paesaggio. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), attraverso l’Agenzia del Demanio, può promuovere conferenze di servizi ed accordi di programma per sottoporre all’appropriazione degli Enti territoriali interessati iniziative per la valorizzazione dei beni, anche al fine del cambio di destinazione degli stessi. Tali processi di valorizzazione sono incentrati su un meccanismo di mutue convenienze, che prevede il riconoscimento agli Enti Territoriali che consentono la valorizzazione urbanistica di immobili di pro84

prietà dello Stato, di una quota compresa tra il 50 ed il 100 % del contributo di costruzione dovuto ai sensi del T:U; Edilizia per l’esecuzione delle opere di riqualificazione/riconversione, quota che dovrà essere corrisposta dal concessionario/locatario, selezionato dall’Agenzia del Demanio attraverso procedure di evidenza pubblica. La durata massima della concessione può estendersi fino a un massimo di 50 anni, per garantire la piena valorizzazione di immobili di particolare preio, che richiedano significativi interventi di recupero, restauro e ristrutturazione. Sia il canone che la durata della concessione, sono commisurati al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’in-

vestimento e della connessa gestione, in modo da ammortizzare i costi di investimento in un arco temporale maggiore. La concessione di valorizzazione è finalizzata non solo all’incremento delle entrate pubbliche rivenienti dalla riscossione di nuovi canoni, ma anche e soprattuttto al minor costo derivante, nel medio lungo periodo, da una gestione economicamente efficiente di beni che diversamente avrebbero continuato a versare in una condizione di estremo degrado, con oneri fissi ed improduttivi di vigilanza, custodia, messa in sicurezza, manutenzione. Inoltre, attraverso la restituzione al territoriio di beni, spesso dotati di enormi potenzialità di valorizzazione, può dare origine ad importanti ritorni e benefici socio-economici, con l’attivazio-


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Riassunto schematico sull’iter progettuale, tratto dal Sito dell’Agenzia del Demanio

ne di circuiti virtuosi si sviluppo 3 locale.

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Agenzia del Demanio, Scheda Concessione di Valorizzazione

- L’individuazione dei concessionari privati prevede il ricorso a procedure di evidenza pubblica, tra investitori ed operatori dotati di idonei requisiti economicofinanziari e tecnico-organizzativi e con esperienza pluriennale nella progettazione di qualità e nei settori commerciali e gestionali individuati per l’uso degli immobili. - Il canone della concessione è determinato secondo valori di mercato, tenendo conto degli investimenti necessari per la riqualificazione e riconversione degli immobili e della ridotta remuneratività iniziale dell’operazione. Il recente D.L. n. 95/2012 ha introdotto il riconoscimento ai Comuni interessati dal procedimento di valorizzazione di una aliquota pari al 10% del canone riscosso dallo Stato. - Il D.L. n. 95/2012 ha, inoltre,

espressamente previsto la possibilità di subconcedere a terzi le attività economiche o di servizio previste dal piano di gestione. Tale innovazione può consentire una significativa estensione della concessione di valorizzazione, già sperimentata per il recupero di immobili pubblici a fini turistico-ricettivi e culturali, anche a progetti di trasformazione che prevedano altre destinazioni funzionali, comprese quelle residenziali e commerciali.4 SUBCONCESSIONE – LE NOVITÀ DEL D.L. n. 95/2012 Il bando di gara predisposto dall’Agenzia del Demanio può espressamente prevedere la possibilità, ove richiesto dalla specifica iniziativa di valorizzazione, di subconcedere le attività economiche o di servizio oggetto della 4

art. 3, comma 14, del D.L. n. 95/2012 85


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concessione. Pertanto, alle concessioni di valorizzazione non si applica il divieto di subconcessione previsto in via generale per le concessioni ordinarie di immobili appartenenti allo Stato ai sensi dell’art. 5, comma 3, del D.P.R. n. 296/2005, che comporta la decadenza immediata dalla concessione. Il concessionario può costituire una S.p.a o una S.r.l, anche consortili, per la realizzazione degli interventi e la gestione economica e funzionale dell’immobile. I soci della Newco restano solidalmente responsabili relativamente a tutti gli impegni assunti con la Concessione. La tipologia di concessionari è quella degli investitori privati, in possesso dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi specificati di volta in volta nel 86

bando di gara (idonee garanzie bancarie, comprovata esperienza, adeguate capacità tecnico-finanziarie, esperienza quinquennale nel settore). Il concessionario viene scelto in base a seguito di un bando pubblico, che definisce i criteri di assegnazione e le condizioni della concessione, nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità del trattamento, trasparenza, proporzionalità. Il concessionario non può recedere prima del termine stabilito dalla concessione. Qualora il concessionario receda prima di tale termine, l’Agenzia de Demanio ha diritto ad incamerare, a titolo di penale, il deposito cauzionale, oltre al risarcimento del maggior danno subito e all’acquisizione delle opere realizzate Con l’art. 58

(comma 6) del D.L. n. 112/2008, più volte novellato negli ultimi anni, è stata espressamente estesa agli Enti territoriali la possibilità di ricorrere alla concessione di valorizzazione. Lo strumento è applicabile ai beni immobili di proprietà non strumentali, inseriti nel piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, allegato al Bilancio di previsione. I bandi di gara per l’affidamento delle concessioni sono predisposti dall’Ente proprietario dei beni da valorizzare.


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TESTO DEL D.L. ART. 3-BIS D.L. N 95/2012 VALORIZZAZIONE E UTILIZZAZIONE A FINI ECONOMICI DEI BENI IMMOBILI TRAMITE CONCESSIONE O LOCAZIONE 1. I beni immobili di proprietà dello Stato individuati ai sensi dell’articolo 1 possono essere concessi o locati a privati, a titolo oneroso, ai fini della riqualificazione e riconversione dei medesimi beni tramite interventi di recupero, restauro, ristrutturazione anche con l’introduzione di nuove destinazioni d’uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche o attività di servizio per i cittadini, ferme restando le disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22

gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni. 2. Il Ministero dell’economia e delle finanze – Agenzia del demanio può convocare una o più conferenze di servizi o promuovere accordi di programma per sottoporre all’approvazione iniziative per la valorizzazione degli immobili di cui al presente articolo. 3. Ai Comuni interessati dal procedimento di cui al comma 2 è rimessa, per l’intera durata della concessione o della locazione, un’aliquota pari al 10 per cento del relativo canone. Qualora espressamente previsto dal bando di gara, ai Comuni è, altresì, riconosciuta una somma non inferiore al 50 per cento e non superiore al 100 per cento del contributo di costruzione dovuto ai sensi dell’articolo 16 del testo unico delle disposizioni legisla-

tive e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e delle relative leggi regionali, per l’esecuzione delle opere necessarie alla riqualificazione e riconversione. Tale importo è corrisposto dal concessionario o dal locatario all’atto del rilascio o dell’efficacia del titolo abilitativo edilizio. ** 4. Le concessioni e le locazioni di cui al presente articolo sono assegnate con procedure ad evidenza pubblica, per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa e comunque non eccedente i cinquanta anni. 5. I criteri di assegnazione e le condizioni delle concessioni o delle locazioni di cui al presente articolo sono contenuti nei bandi predisposti dall’Agenzia del 87


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demanio, prevedendo espressamente: a) il riconoscimento all’affidatario di un indennizzo valutato sulla base del piano economicofinanziario, nei casi di revoca della concessione per sopravvenute esigenze pubbliche o di recesso dal contratto di locazione nei casi previsti dal contratto; b) la possibilità, ove richiesto dalla specifica iniziativa di valorizzazione, di subconcedere le attività economiche o di servizio di cui al precedente comma 1. Alle concessioni disciplinate dal presente articolo non si applica, pertanto, il divieto di cui all’articolo 5, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 296 del 13 settembre 2005. ** 6. Per il perseguimento delle finalità di valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni di cui al presente articolo, i beni 88

medesimi possono essere affidati a terzi ai sensi dell’articolo 143 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in quanto compatibile. ** comma così modificato dall’art. 3, comma 14, del D.L. n. 95/2012

3.2.2 PIANI UNITARI DI VALORIZZAZIONE (PUV) Per agevolare la valorizzazione, la Finanziaria 2007 ha previsto uno strumento nuovo (definito dal comma 262 dell’articolo unico della Legge): si tratta dei PUV, Programmi Unitari di Valorizzazione, che rappresentano una modalità di pianificazione e razionalizzazione di tutti gli interventi che riguardano i beni immobili pubblici, non necessariamente di provenienza militare. I PUV sono finalizzati a due obiettivi principali: razionalizzare e valorizzare i patrimoni pubblici presenti in un determinato contesto territoriale attraverso operazioni di permuta, trasferimento, concessione d’uso; rendere disponibili immobili pubblici, principal-


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Schema sintetico della procedura SGR.

mente in concessione d’uso, per sviluppo di attività economilo che, coerenti con le strategie di programmazione economica comunitaria, nazionale e regionale. Le potenzialità dei PUV, quali strumenti di governance istituzionale, sono molteplici: dalla promozione di strategie sinergiche di valorizzazione di una pluralità di immobili di proprietà pubblica, allo sviluppo di iniziative di trasformazione dei beni pubblici, secondo le esigenze degli enti locali e coerentemente con gli strumenti di pianificazione e programmazione urbanistica ed economica.

3.2.3. PROGRAMMI UNITARI DI VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO (PUVAT) I “Programmi Unitari di Valorizzazione del Territorio” (P.U.Va.T.) rappresentano l’evoluzione di un percorso di revisione e implementazione sistematica degli strumenti di governance per il miglior utilizzo degli immobili di proprietà pubblica, in stretto riferimento al contesto sociale ed economico nel quale tali immobili si collocano. Il principio ispiratore dell’azione istituzionale è quello della cooperazione e della copianificazione, quest’ultimo costituito in via generale come elemento essenziale della natura pubblica della pianificazione del territorio. I P.U.Va.T sono stati introdotti dal comma 2 dell’articolo 27 del D.L.

201/2011, conver- tito dalla legge 22 dicembre 2011, n.214, entrata in vigore dal 28 dicembre dello stesso anno, nell’ambito della disciplina generale in “materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare” contenuta nel D.L. n.351 del 2001. Più che come “strumento” i P.U.Va.T. possono essere inquadrati nelle forme di pianificazione strategica in quanto prevedono, come elemento essenziale per la propria attuazione, il consenso e la convergenza delle diverse istituzioni, statali, regionali e locali coinvolte le quali devono partecipare alla formazione della volontà di agire per il riutilizzo funzionale e la rigenerazione degli immobili di proprietà pubblica e di ogni soggetto pubblico, anche 89


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statale, proprietario, detentore o gestore di immobili pubblici, nonché degli immobili oggetto di procedure di valorizzazione ai sensi del “federalismo demaniale”. Possono essere ricompresi, su accordo delle parti, gli immobili dello Stato, già inclusi in programmi di valorizzazione, di alienazione e di permuta, per i quali risultano sottoscritti accordi tra le Amministrazioni alla data del 28 dicembre 2011. Il potere di impulso all’avvio di un P.U.Va.T. è assegnato, in via principale, al Presidente della Giunta regionale, d’intesa con la Provincia e gli Enti locali interessati; nel caso in cui non siano coinvolti più Enti territoriali, questo potere di impulso è assegnato all’organo di governo dell’Ente interessato; infine, qualora i P.U.Va.T. riguardino immobili di proprietà statale, l’avvio del pro90

cesso è attribuito al Ministero dell’Economia e delle Finanze - Agenzia del Demanio; la forma con la quale viene promosso l’avvio di un P.U.Va.T. è un protocollo d’intesa, ai sensi dell’articolo 15 della legge n.241/1990, da sottoscrivere tra le istituzioni che intendono partecipare al processo. Lo Stato partecipa all’attuazione dei P.U.Va.T. , coinvolgendo tutte le Amministrazioni statali competenti, in particolare quelle che devono esprimersi su interessi tutelati, di natura ambientale, paesaggistica, storico-architettonica e archeologica, per consentire una valutazione complessiva dei diversi aspetti di tutela e di valorizzazione dei beni. La valutazione contestuale delle tutele differenziate è finalizzata al raggiungimento di diversi obiettivi: 1- coniugare i temi della garanzia

di conservazione dei beni tutelati con la loro valorizzazione nel contesto sociale ed economico nel quale si collocano; 2- validare le ipotesi di rifunzionalizzazione degli immobili stessi, dovendo tenere conto della concreta fattibilità economicofinanziaria delle operazioni di riqualificazione immobiliare; 3- definire nel modo più puntuale possibile i limiti entro i quali un soggetto privato può intervenire, per consentire a quest’ultimo di considerare, nelle sue valutazioni economico-finanziarie e temporali, anche tali aspetti. Tali programmi “sono finalizzati ad avviare, attuare e concludere, in tempi certi, autodeterminati dalle Amministrazioni partecipanti, nel rispetto dei limiti e dei principi generali di cui al presente articolo, un processo di valorizzazione unico dei predetti im-


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mobili [pubblici, nda] in coerenza con gli indirizzi di sviluppo territoriale e con la programmazione economica che possa costituire, nell’ambito del contesto economico e sociale di riferimento, elemento di stimolo ed attrazione di interventi di sviluppo sostenibile locale, nonché per incrementare le dotazioni di servizi pubblici locali e di quelle relative all’abitare”. Sotto il profilo della gestione operativa del P.U.Va.T. è prevista la possibilità che il Ministero dell’Economia e delle Finanze - Agenzia del Demanio, con la Regione e gli Enti locali interessati costituiscano una “struttura unica di attuazione”, una forma operativa di cooperazione istituzionale con “l’istituzione di sedi stabili di concertazione, al fine di perseguire il coordinamento, l’armonizzazione, la coerenza e la riduzione dei

tempi delle pro- cedure di pianificazione del territorio”.5 Il processo di attuazione del P.U.Va.T. prevede il ricorso all’accordo di programma, ai sensi dell’articolo 34 del D. Lgs. n. 267/2000, per la riconformazione degli strumenti territoriali e urbanistici, al fine di rivedere le relative previsioni; tale accordo deve essere promosso e attuato in base alle leggi regionali che regolano, nel proprio ambito territoriale, i presupposti e le modalità di acquisizione e di formazione della volontà delle diverse istitu- zioni. Il termine per la conclusione è fissato in 120 giorni, con la possibilità, da parte delle Regioni di regolare le modalità di conclusione, disciplinando anche l’eventuale ricorso ai poteri sostitutivi per superare le critici5 comma 2 dell’articolo 27 del D.L. 201/2011

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tà intervenute; se il termine non viene rispettato, il Presidente della Giunta regionale opera attraverso il “collegio di vigilanza” previsto nell’ambito dell’istituto dell’accordo di programma, con l’acquisizione di proposte di adeguamento o prescrizioni da parte delle Amministrazioni partecipanti; le procedure di ricomposizione delle criticità si devono concludere entro 60 giorni e, in caso negativo, si deve ritenere che non sia possibile procedere ulteriormente. In caso positivo, le proposte di adeguamento e le prescrizioni sono ripresentate per l’approvazione definitiva. Vi sono ulteriori previsioni che chiamano in causa i temi della semplificazione, della collaborazione e delle responsabilità istituzionale: la ratifica dell’accordo di programma, qualora vi siano i contenuti di dettaglio prescrit91


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tivo - sempre su base volontaria delle Amministrazioni - può assumere le funzioni di precise indicazione delle trasformazioni edilizie e, quindi, consentire l’attività edilizia tramite titoli abilitativi semplificati; per coordinare l’attività delle Amministrazioni statali preposte alla tutela differenziata è possibile sottoscrivere accordi di collaborazione tra la Regione e gli Enti locali interessati e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali; infine, per garantire una visione unitaria della tutela, le Amministrazioni competenti esprimono nell’ambito dell’accordo tutti i pareri necessari, con la possibilità, da parte dei Ministri competenti (in particolare, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) di collaborare per l’assunzione definitiva delle determina92

zioni necessarie. Infine, l’attuazione del P.U.Va.T. può avvenire avvalendosi di una serie di strumenti correlati: i cosiddetti “fondo dei fondi” e “fondi territoriali” (rispettivamente normati all’articolo 33 e 33 bis del D.L. n. 98/2011); il “piano di alienazione e valorizzazione degli immobili pubblici” (articolo 58 del D.L. n. 112/2008) nei quali possono essere ricompresi anche immobili di proprietà statale. Il supporto economico per gli studi di fattibilità è fornito, nel caso di presenza di immobili di proprietà statale dall’Agenzia del Demanio, a valere sui fondi riservati nel capitolo di competenza o sui propri utili di gestione, se ritenuto opportuno dalla stessa Agenzia. La chiusura della norma prevede due indicazioni che riguardano

gli immobili in uso al Ministero della Difesa non più utili, in via definitiva o temporanea, per la sicurezza nazio- nale: la prima consente al Ministro della Difesa di operare in via autonoma per la valoriz- zazione immobiliare, previa intesa con il Presidente della Regione o della Provincia; la seconda, per tutelare e mantenere in efficienza immobili solo in via temporanea non più ne- cessari per la difesa militare, consente di affidare in concessione di valorizzazione tali im- mobili, per usi compatibili con lo strumento urbanistico, nel rispetto delle volumetrie esistenti e tramite interventi di restauro e risanamento conservativo.


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scheda grafica di sintesi P.U.V.a.T. Fonte : Agenzia del Demanio

TESTO DEL D.L. Articolo 3 ter del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, introdotto dal comma 2 dell’articolo 27 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 : 1. L’attività dei Comuni, Città metropolitane, Province, Re- gioni e dello Stato, anche ai fini dell’attuazione del presente articolo, si ispira ai principi di cooperazione istituzionale e di copianificazione, in base ai quali essi agiscono mediante in- tese e accordi procedimentali, prevedendo, tra l’altro, l’isti- tuzione di sedi stabili di concertazione al fine di perseguire il coordinamento, l’armonizzazione, la coerenza e la riduzione

dei tempi delle procedure di pianificazione del territorio. 2. Al fine di contribuire alla stabilizzazione finanziaria, nonché per promuovere iniziative volte allo sviluppo economico e alla coesione sociale e per garantire la stabilità del Paese, il Presidente della Giunta regionale, d’intesa con la Provincia e i Comuni interessati, promuove, anche tramite la sottoscrizione di uno o più protocolli d’intesa ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, la formazione di “Programmi Unitari di Valorizzazione Territoriale” per il riutilizzo funzionale e la rigenerazione degli immobili di proprietà della Regione stessa, della Provincia e dei Comuni e di ogni soggetto pubblico, anche statale, proprietario, detentore o gestore di immobili pubblici, nonché degli immobili oggetto di procedure di valorizzazione di

cui al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85. Nel caso in cui tali programmi unitari di valorizzazione territoriali non coinvolgano più Enti territoriali, il potere d’impulso può essere assunto dall’Organo di governo di detti Enti. Qualora tali programmi unitari di valorizzazione siano riferiti ad immobili di proprietà dello Stato o in uso alle Amministrazioni centrali dello Stato, il potere d’impulso è assunto, ai sensi del comma 15 dell’Articolo 3 del decreto- legge 25 settembre 2001, n. 351 convertito, con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze - Agenzia del Demanio, concordando le modalità di attuazione e i reciproci impegni con il Ministero utilizzatore. 3. Nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all’articolo 118 93


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scheda grafica di sintesi P.U.V.a.T. Fonte : Agenzia del Demanio

della Costituzione, nonché di leale collaborazione tra le istituzioni, lo Stato partecipa ai programmi di cui al comma 2 coinvolgendo, a tal fine, tutte le Amministrazioni statali competenti, con particolare ri- guardo alle tutele differenziate ove presenti negli immobili coinvolti nei predetti programmi, per consentire la conclusione dei processi di valorizzazione di cui al presente articolo. 4. Per l’attuazione delle norme contenute nel presente articolo il Ministero dell’Economia e delle Finanze - Agenzia del Demanio e le strutture tecniche della Regione e degli Enti locali interessati possono individuare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le azioni, gli strumenti, le risorse, con particolare riguardo a quelle potenzialmente derivanti dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare pub94

blico, che saranno oggetto di sviluppo nell’ambito dei programmi unitari di valorizzazione territoriale, eventualmente costituendo una struttura unica di attuazione del programma, anche nelle forme di cui all’articolo 33-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modi- ficazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 5. I programmi unitari di valorizzazione territoriale sono finalizzati ad avviare, attuare e concludere, in tempi certi, autodeterminati dalle Amministrazioni partecipanti, nel rispetto dei limiti e dei principi generali di cui al presente articolo, un processo di valorizzazione unico dei predetti immobili in coerenza con gli indirizzi di sviluppo territoriale e con la programmazione economica che possa costituire, nell’ambito del contesto economico e sociale di riferimento, ele-

mento di stimolo ed attrazione di interventi di sviluppo sostenibile locale, nonché per incrementare le dotazioni di servizi pubblici locali e di quelle relative all’abitare. Restano esclusi dai programmi unitari di valorizzazione territoriale disciplinati dalla presente norma, i beni già inseriti in programmi di valorizzazione di cui decreto ministeriale richiamato al comma 5-bis dell’articolo 5 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, nonché di alienazione e permuta già avviati e quelli per i quali, alla data di entrata in vigore della presente norma, risultano sottoscritti accordi tra Amministrazioni pubbliche, a meno che i soggetti sottoscrittori concordino congiuntamente per l’applicazione della presente disciplina. 6. Qualora sia necessario riconfi-


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gurare gli strumenti territoriali e urbanistici per dare attuazione ai programmi di valorizzazione di cui al comma 2, il Presidente della Giunta regionale, ovvero l’Organo di governo preposto, promuove la sottoscrizione di un accordo di programma ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché in base alla relativa legge regionale di regolamentazione della volontà dei soggetti esponenziali del territorio di procedere alla variazione di detti strumenti di pianificazione, al quale partecipano tutti i soggetti, anche in qualità di mandatari da parte degli Enti proprietari, che sono interessati all’attuazione del programma. 7. Nell’ambito dell’accordo di programma di cui al comma 6, può essere attribuita agli Enti locali interessati dal procedimento una quota compresa tra il 5% e

il 15% del ricavato della vendita degli immobili valorizzati se di proprietà dello Stato da corrispondersi a richiesta dell’Ente locale interessato, in tutto o in parte, anche come quota parte dei beni oggetto del processo di valorizzazione. Qualora tali immobili, ai fini di una loro valorizzazione, siano oggetto di concessione o locazione onerosa, all’Amministrazione comunale è riconosciuta una somma non inferiore al 50% e non superiore al 100% del contributo di costruzione dovuto ai sensi dell’articolo 16 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e delle relative leggi regionali per l’esecuzione delle opere necessarie alla riqualificazione e riconversione, che il concessionario o il locatario corrisponde all’atto del rilascio o dell’efficacia del titolo abilitativo edilizio. La regolamentazione per l’attribuzione di tali

importi è definita nell’accordo stesso, in modo commisurato alla complessità dell’intervento e alla riduzione dei tempi del procedimento e sono finalizzati all’applicazione dei commi da 138 a 150 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220. I suddetti importi sono versati all’Ente territoriale direttamente al momento dell’alienazione degli immobili valorizzati. 8. L’accordo deve essere concluso entro il termine perentorio di 120 giorni dalla data della sua promozione. Le Regioni possono disciplinare eventuali ulteriori modalità di conclusione del predetto accordo di programma, anche ai fini della celere approvazione della variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e dei relativi effetti, della riduzione dei termini e delle semplificazioni procedurali che i soggetti parte95


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scheda grafica di sintesi P.U.V.a.T. Fonte : Agenzia del Demanio

cipanti si impegnano ad attuare, al fine di accelerare le procedure, delle modalità di superamento delle criticità, anche tramite l’adozione di forme di esercizio dei poteri sostitutivi previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché ogni altra modalità di definizione del procedimento utile a garantire il rispetto del termine di 120 giorni anzidetto. Qualora l’accordo non sia concluso entro il termine di 120 giorni sono attivate dal Presidente della Giunta regionale le procedure di cui al comma 7 dell’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che si devono concludere entro i successivi 60 giorni, acquisendo motivate proposte di adeguamento o richieste di prescrizioni da parte delle Amministrazioni partecipanti al programma unitario di valorizzazione territoriale. Il programma 96

unitario di valorizzazione territoriale, integrato dalle modifiche relative alle suddette proposte di adeguamento e prescrizioni viene ripresentato nell’ambito del procedimento di conclusione dell’accordo di programma. La ratifica dell’accordo di programma da parte dell’Amministrazione comunale, ove ne ricorrano le condi- zioni, può assumere l’efficacia di cui al comma 2 dell’arti- colo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. 9. Il Presidente della Giunta Regionale, le Province e i Comuni, ovvero l’Amministrazione promuovente per l’attuazione dei processi di valorizzazione di cui al comma 2, possono concludere uno o più accordi di cooperazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ai sensi dei commi 4 e 5 dell’Articolo 5 del

decreto legislativo 22 gen- naio 2004, n. 42, anche per supportare la formazione del programma unitario di valorizzazione territoriale, identificando gli elementi vincolanti per la trasformazione dei beni immobili, in coerenza con la sostenibilità economicafinanziaria e attuativa del programma stesso. 10. Gli organi periferici dello Stato, preposti alla valutazione delle tutele di natura storico-artistica, archeologica, architettonica e paesaggistico-ambientale si esprimono nell’ambito dell’accordo di cui al comma 6, unificando tutti i procedimenti previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Qualora tale espressione non avvenga entro i termini stabiliti nell’accordo di programma, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali può avocare a sè la determina-zione, assegnando alle


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proprie strutture centrali un ter mine non superiore a 30 giorni per l’emanazione dei pareri, resi ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, anche proponendo eventuali adeguamenti o prescrizioni per l’attuazione del programma unitario di valorizzazione ter- ritoriale. Analoga facoltà è riservata al Ministro per l’Am- biente, per la Tutela del Territorio e del Mare, per i profili di sua competenza. 11. Per le finalità di cui al presente articolo, è possibile avvalersi di quanto previsto negli articoli 33 e 33-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 e delle procedure di cui all’articolo 58 del decretolegge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza

pubblica. Per il finanziamento degli studi di fattibilità e delle azioni di supporto dei programmi unitari di valorizzazione territoriale, l’Agenzia del Demanio, anche in cofinanziamento con la Regione, le Province e i Comuni, può provvedere a valere sui propri utili di gestione ovvero sul capitolo relativo alle somme da attribuire all’Agenzia del Demanio per l’acquisto dei beni immobili, per la manutenzione, la ristrutturazione, il risanamento e la valorizzazione dei beni del demanio e del patrimonio immobiliare statale, nonché per gli interventi sugli immobili confiscati alla criminalità organizzata. 12. In deroga a quanto previsto all’ultimo capoverso del comma 2, per la valorizzazione degli immobili in uso al Ministero della Difesa, lo stesso Ministro, previa intesa con il Presidente della

Giunta regionale o il Presidente della Provincia, nonché con gli Organi di governo dei comuni provvede alla individuazione delle ipotesi di destinazioni d’uso da attribuire agli immobili stessi, in coerenza con quanto previsto dagli strumenti territoriali e urbanistici. Qualora gli stessi strumenti debbano essere oggetto di riconformazione, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della Provincia promuove un accordo di programma ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, anche ai sensi della relativa legislazione regionale applicabile. A tale accordo di programma possono essere applicate le procedure di cui al presente articolo. 13. Per garantire la conservazione, il recupero e il riutilizzo degli immobili non necessari in via temporanea alle finalità di difesa 97


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dello Stato è consentito, previa intesa con il Comune e con l’Agenzia del Demanio, per quanto di sua com- petenza, l’utilizzo dello strumento della concessione di valorizzazione di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351 convertito, con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. L’utilizzo deve avvenire nel rispetto delle volumetrie esistenti, anche attraverso interventi di cui alla lettera c) dell’articolo 3 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e delle relative leggi regionali e possono, eventualmente, essere monetizzati gli oneri di urbanizzazione. Oltre alla corresponsione della somma prevista nel predetto articolo 3-bis, è rimessa al Comune, per la durata della concessione stessa, un’aliquota del 10 per cento del canone relativo. Il concessionario, ove richiesto, è obbligato al 98

ripristino dello stato dei luoghi al termine del periodo di concessione o di locazione. Nell’ambito degli interventi previsti per la concessione dell’immobile possono essere concordati con l’Amministrazione comunale l’eventuale esecuzione di opere di riqualificazione degli immobili per consentire parziali usi pubblici dei beni stessi, nonché le modalità per il rilascio delle licenze di esercizio delle attività previste e delle eventuali ulteriori autorizzazioni amministrative”.


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2.2.3.1 Allegato A Iter procedurale della Valorizzazione

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ALLEGATO “A”

Iter procedurale di massima per l’attuazione delle previsioni di cui all’articolo 5, comma 5, del

D.Lgs. 28 maggio 2010, n. 85 in materia di trasferimento gratuito agli Enti territoriali della proprietà dei beni immobili appartenenti al patrimonio culturale statale, sulla base di specifici accordi di valorizzazione

Nel presente documento vengono definite le principali fasi procedurali ed operative per l’attuazione delle previsioni di cui all’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 85/2010. A tal fine, a partire dallo specifico dettato normativo, si è tenuto conto del Protocollo d’intesa sottoscritto il 9 febbraio 2011 tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Segretariato Generale e Agenzia del Demanio (di seguito “Protocollo d’intesa”), delle prime riflessioni sviluppate nell’ambito della Cabina di Regia istituita ai sensi dell’art. 6 del richiamato Protocollo, nonché delle prime esperienze operative condotte presso i Tavoli Tecnici Operativi (di seguito Tavoli Tecnici) già istituiti a livello regionale ai sensi dell’art. 4 del medesimo Protocollo. In considerazione del diverso stato di avanzamento delle numerose iniziative già avviate con modalità non sempre omogenee a livello territoriale, l’iter procedurale delineato di seguito presenta carattere generale, con l’obiettivo principale di allineare e ricondurre – per quanto possibile – ad uniformità le diverse esperienze locali, conservandone, sulla base di un approccio flessibile, l’originalità e le precipue specificità. 1. Richiesta di attivazione del procedimento ex art. 5, comma 5, da parte degli Enti territoriali interessati L’iniziativa in merito all’attivazione del procedimento è in capo agli Enti territoriali interessati ad acquisire in proprietà beni appartenenti al patrimonio culturale statale ai sensi e per gli effetti dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 85/2010. A tal fine Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni presentano alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e alla Filiale dell’Agenzia del Demanio competenti per territorio specifica richiesta contenente l’individuazione degli immobili oggetto di interesse, nonché l’illustrazione delle finalità e delle linee strategiche generali che si intende perseguire con l’acquisizione del bene.

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2. Costituzione del Tavolo Tecnico Operativo a livello regionale Ove non si sia già provveduto, con provvedimento del Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici (cfr. Allegato “B”), è costituito in ciascuna Regione il Tavolo Tecnico Operativo (di seguito Tavolo Tecnico) previsto dall’art. 4 del citato Protocollo d’intesa, con il compito di valutare preliminarmente se ricorrano le condizioni per procedere alla conclusione di un accordo di valorizzazione e al successivo trasferimento dei beni individuati agli Enti territoriali richiedenti. Il provvedimento di costituzione del Tavolo Tecnico è pubblicato sul sito istituzionale dell’Agenzia del Demanio e su quello di ciascuna Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici ed è trasmesso alla Regione e alle Province, affinché ne assicurino la massima conoscenza e diffusione presso i Comuni. Il coordinamento del Tavolo Tecnico è assunto dal Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici ovvero, su delega, dal Soprintendente territorialmente competente. 3. Prima convocazione del Tavolo Tecnico con finalità divulgative Ove non si sia già provveduto, la prima sessione del Tavolo Tecnico è finalizzata a garantire agli Enti territoriali la più ampia conoscenza ed informazione in merito alle procedure operative e alle concrete modalità attuative delle previsioni normative di cui all’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 85/2010. A tal fine il Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici convoca la Regione, nonché le Province e i Comuni interessati, valutando le più idonee modalità per garantire l’eventuale coinvolgimento di altri Comuni che, pur non avendo presentato formale richiesta, possano essere interessati all’iniziativa, per la presenza sul proprio territorio di beni demaniali di proprietà dello Stato potenzialmente idonei all’avvio della procedura. 4. Sessioni operative del Tavolo Tecnico per la trattazione delle specifiche istanze In relazione alle richieste pervenute dagli Enti territoriali che non risultino manifestamente inammissibili ai sensi di quanto prescritto dal D.Lgs. n. 85/2010 e richiamato espressamente nell’art. 2, comma 2, del Protocollo d’intesa (in quanto aventi ad oggetto immobili inseriti in altri iter procedurali o comunque esclusi dal “federalismo demaniale” poiché in uso alle Amministrazioni dello Stato per comprovate ed effettive finalità istituzionali o già oggetto di accordi e intese tra Stato ed Enti territoriali per la razionalizzazione e/o valorizzazione degli

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stessi), il Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici provvede all’attivazione delle sessioni operative del Tavolo Tecnico. Al Tavolo Tecnico sono convocati gli Enti territoriali interessati, con l’obiettivo di garantire la piena condivisione e l’approfondimento di tutti gli elementi di conoscenza concernenti i beni richiesti, con particolare riguardo alle caratteristiche fisiche, morfologiche, ambientali, paesaggistiche, storico-artistiche e giuridico-amministrative degli stessi, e verificarne l’effettiva suscettività a rientrare nelle procedure previste dall’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 85/2010. 5. Presentazione da parte degli Enti territoriali del programma di valorizzazione Con riguardo ai soli beni per i quali sia stata preliminarmente verificata la suscettività a rientrare nelle procedure previste dall’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 85/2010, gli Enti territoriali interessati provvedono allo sviluppo e alla presentazione del programma di valorizzazione, sulla base delle linee guida predisposte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con l’Agenzia del Demanio (cfr. Allegato “C”). 6. Condivisione formale del programma di valorizzazione e sottoscrizione dell’Accordo di valorizzazione ex art. 112, comma 4, del D.Lgs. n. 42/2004 A seguito delle analisi e delle valutazioni relative ai programmi di valorizzazione presentati dagli Enti territoriali interessati ed istruite dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, in apposita sessione del Tavolo Tecnico si procede, ove ne ricorrano le condizioni formali e di compatibilità, alla condivisione ed all’accettazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con l’Agenzia del Demanio, di detti programmi, mediante redazione di apposito verbale. Sulla base dei programmi di valorizzazione condivisi, si procede alla predisposizione e alla sottoscrizione dell’Accordo di valorizzazione, definito ai sensi e con i contenuti di cui all’art. 112, comma 4, del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, secondo uno schema predisposto congiuntamente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall’Agenzia del Demanio (cfr.

Allegato “D”).

7. Stipula dell’atto di trasferimento a titolo gratuito della proprietà dei beni agli Enti territoriali Sulla base dell’Accordo di valorizzazione sottoscritto, con espressa indicazione del trasferimento in proprietà dei beni agli Enti territoriali richiedenti, l’Agenzia del Demanio, ai sensi del combinato disposto dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 85/2010 e degli artt. 112, comma 4, e 54, comma 3, del D.Lgs. n. 42/2004, attiva le procedure di propria competenza al fine di consentire Pagina 3 di 4 104


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il suddetto trasferimento, mediante la predisposizione e la stipula di specifici atti pubblici, che saranno condizionati al pieno rispetto delle condizioni e degli impegni assunti dagli Enti territoriali con gli Accordi di valorizzazione, avuto riguardo in particolare alle prescrizioni e condizioni costituenti oggetto di clausola risolutiva. 8. Sorveglianza e controllo sul rispetto delle prescrizioni e delle condizioni contenute negli Accordi di valorizzazione e negli atti di trasferimento dei beni demaniali Una volta trasferiti in proprietà agli Enti territoriali, i beni conservano la natura di demanio pubblico – ramo storico, archeologico e artistico – e restano integralmente assoggettati alla disciplina di tutela e salvaguardia di cui al D.Lgs. n. 42/2004. In attuazione della suddetta normativa, il Soprintendente territorialmente competente provvede a verificare il rispetto delle prescrizioni e delle condizioni contenute negli Accordi di valorizzazione e, in caso di verificato inadempimento, a darne comunicazione alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici ed alla competente Filiale territoriale dell’Agenzia del Demanio, ai fini dell’eventuale risoluzione di diritto dell’atto di trasferimento.

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2.2.3.2 Allegato B Protocollo d’intesa tra Agenzia del Demanio e Mibac

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2.2.3.3 Allegato C Linee guida per l’elaborazione del programma di valorizzazione

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ALLEGATO “C”

Linee guida per la elaborazione del programma di valorizzazione Ai fini della redazione dei programmi di valorizzazione da parte degli Enti territoriali interessati, si ritiene utile fornire, quale guida, uno schema recante una sequenza logica degli elementi necessari per lo sviluppo e l’elaborazione degli stessi. I suddetti programmi di valorizzazione potranno avere ad oggetto sia beni attualmente utilizzati dagli Enti territoriali richiedenti, che beni non utilizzati. I programmi di valorizzazione potranno prevedere la conferma degli attuali utilizzi, con la definizione in prospettiva dei piani e programmi di sviluppo culturale, ovvero la previsione di nuove destinazioni d’uso a carattere interamente pubblico (ad uso diretto o indiretto dell’Ente medesimo e/o della collettività territoriale rappresentata) o a carattere pubblico-privato, ai fini dell’eventuale coinvolgimento di capitali ed investitori privati, mediante gli strumenti e le procedure di evidenza pubblica previsti dalle vigenti normative. Considerata l’estrema varietà, per rilevanza, natura, consistenza e complessità dei beni che possono essere oggetto di trasferimento e delle possibili ipotesi di valorizzazione degli stessi, l’indice di seguito proposto costituisce un riferimento dei diversi aspetti che devono essere tenuti in considerazione, le cui specifiche modalità di trattazione ed approfondimento sono rimesse alle valutazioni delle competenti Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici, tenuto conto delle attività svolte nell’ambito dei Tavoli tecnici operativi costituiti in attuazione dell’art. 4 del Protocollo d’intesa del 9 febbraio 2011 tra Ministero per i beni e le attività culturali e Agenzia del demanio. Il documento, nella sua articolazione complessiva, è riferibile ai beni ed ai programmi di valorizzazione di maggior rilevanza e complessità. Nei casi più semplici, a giudizio delle competenti Direzioni regionali, l’indice potrà essere utilizzato come

semplice

guida

per

l’elaborazione

del

programma

di

valorizzazione,

che

non

necessariamente dovrà affrontare, analizzare o sviluppare tutti gli aspetti dello schema logico proposto. In generale, tutti i programmi di valorizzazione presentati, dovranno comunque sviluppare i punti previsti dalle Parti 1 e 2 delle seguenti Linee guida.

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1. DESCRIZIONE E INTERESSE CULTURALE DEL BENE -

Individuazione del bene (dati identificativi, situazione catastale);

-

Descrizione del bene (caratteristiche fisiche e storico-artistiche del bene, documentazione di supporto: es. fotografica, grafica, iconografica, ecc.);

-

Situazione vincolistica del bene ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004 - Codice dei beni culturali e del paesaggio (estremi del provvedimento e interesse culturale che lo ha motivato);

-

Destinazione d’uso attuale (eventuali utilizzi del bene o di parte di esso, in particolare da parte dell’Ente richiedente, con specifica della parte o delle parti interessate dallo/dagli uso/usi;).

2. PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE DEL BENE -

Descrizione sintetica del programma (introduzione generale, con breve sintesi delle finalità e dei contenuti del programma di valorizzazione);

-

Obiettivi e strategie del programma (descrizione degli obiettivi e delle strategie di valorizzazione del bene all’interno del contesto territoriale di riferimento, con indicazione

delle destinazioni d’uso previste, distinguendo tra obiettivi e strategie a breve-medio-lungo termine ed evidenziando i risultati attesi in termini di massima valorizzazione, nonché di tutela, conservazione e fruizione pubblica del bene); -

Piani strategici di sviluppo culturale (con riguardo in particolare a quei beni già utilizzati dagli Enti territoriali richiedenti, descrizione degli ulteriori interventi ed iniziative che si intende programmare per ottimizzare e sviluppare la valorizzazione culturale del bene);

-

Modalità di attuazione del programma (indicazione dei criteri organizzativi che si ritiene di individuare per l’attuazione e la gestione del programma, con sommaria descrizione degli interventi, delle azioni e degli strumenti cui si prevede di ricorrere per il perseguimento degli obiettivi della valorizzazione, anche in funzione della conformità agli strumenti e regolamenti vigenti e dell’eventuale coinvolgimento di capitali ed investitori privati);

-

Sostenibilità economica del programma (indicazione di massima dei costi di attuazione e gestione del programma e delle possibili fonti di finanziamento pubbliche e private dello stesso);

-

Tempi di realizzazione del programma (individuazione di massima delle principali scadenze connesse all’attuazione del programma, con indicazione di un termine per il suo completamento). Pag.  2 di 4  117


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Tenuto conto dell’ordine logico degli argomenti e degli elementi emersi nel corso della concertazione presso i Tavoli tecnici operativi, i temi di cui alle Parti 1 e 2 potranno essere ulteriormente sviluppati mediante la trattazione dei temi previsti dalle Parti 3, 4, 5 e 6 delle presenti Linee guida, sulla base delle indicazioni fornite dalle competenti Direzioni regionali, che di volta in volta potranno valutare se vi sia o meno la necessità di un approfondimento dei temi principali, indicando quali dei seguenti argomenti, tutti o in parte, appaiono necessari ad una più completa configurazione del programma di valorizzazione: 3. ANALISI E APPROFONDIMENTO CONOSCITIVO DEL BENE L’approfondimento conoscitivo del bene da parte dell’Ente richiedente presuppone un’analisi dello stesso volta a descriverne, in primis, lo stato di conservazione, nonché i principali fattori di rischio, indicando eventuali interventi urgenti da effettuare o, ad esempio, segnalando l’esigenza di piani di manutenzione. Ulteriore elemento conoscitivo è costituito dall’illustrazione del livello attuale di valorizzazione e fruizione del bene (con indicazione di eventuali criticità), nonché delle attività di promozione culturale e sensibilizzazione eventualmente già in atto sul medesimo. 4.

CONTESTO TERRITORIALE DI RIFERIMENTO Attraverso l’individuazione e la descrizione del contesto territoriale di riferimento e dei soggetti istituzionali in esso coinvolti, l’Ente richiedente potrà evidenziare nel programma la presenza di ulteriori beni culturali, indicandone il livello di valorizzazione o la possibilità di procedere ad una valorizzazione integrata con il bene richiesto. Allo stesso modo, potranno esser segnalati eventuali piani di sviluppo e/o piani strategici territoriali già esistenti, accordi o intese in atto, sempre al fine di individuare possibili integrazioni con il programma di valorizzazione proposto. In tale sezione potrà, inoltre, procedersi alla descrizione e all’analisi degli strumenti urbanistici vigenti, evidenziandone opportunità e criticità in relazione agli obiettivi di valorizzazione. Obiettivi che potranno esser valutati anche alla luce di un’analisi socio-economica del contesto territoriale (es. descrizione delle infrastrutture esistenti, dei settori produttivi collegati al patrimonio, evidenziazione di opportunità/criticità e possibilità di attivare partenariati territoriali).

5. SPECIFICHE DI ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE Pag.  3 di 4  118


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Il programma di valorizzazione proposto dall’Ente richiedente potrà essere articolato evidenziando, di volta in volta, le attività/azioni necessarie a garantire gli obiettivi di tutela e conservazione del bene, comprese eventuali modifiche o integrazioni agli strumenti di governo del territorio o la redazione di piani di manutenzione, così come potranno essere indicati gli interventi da attuare per innalzare il livello di valorizzazione del bene, nonché le azioni per favorirne la piena accessibilità e la pubblica fruizione. Nel programma si potranno, inoltre, esplicitare le attività di promozione culturale necessarie a diffondere la conoscenza del bene e a sensibilizzare la popolazione residente nei confronti dei valori che esso rappresenta per il territorio. Infine, il programma potrà illustrare eventuali interventi, azioni/attività volti a integrare il processo di valorizzazione culturale del bene all’interno del territorio, evidenziandone le ricadute economiche e i benefici per la popolazione residente e promuovendone l’integrazione con le infrastrutture e i settori produttivi collegati. 6.

SOSTENIBILITA’

ECONOMICO-FINANZIARIA

E

TEMPI

DI

ATTUAZIONE

DEL

PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE

Al fine di approfondire la sostenibilità economico-finanziaria del programma di valorizzazione proposto, l’Ente richiedente, oltre a formulare un apposito piano economicofinanziario, potrà compiere un’analisi dei costi di attuazione e gestione del medesimo, fornendo, ad esempio, un dettaglio delle risorse economiche necessarie per l’avviamento, l’attuazione e la gestione del programma ed individuando le fonti di finanziamento – pubbliche/private – esistenti e previste. In particolare, potrà procedere ad un’analisi delle risorse finanziarie, umane e strumentali coinvolte, segnalando quelle disponibili e quelle necessarie per sostenere il programma, con l’indicazione di eventuali criticità. All’analisi economico-finanziaria del programma potrà, inoltre, essere allegato lo schema di illustrazione

delle

tempistiche

di

realizzazione

del

programma

medesimo

(cronoprogramma) in cui vengono scadenzati gli interventi e le azioni/attività da compiere. Nell’indicare la forma di governance migliore per attuare il processo di valorizzazione del bene, l’Ente potrà, infine, fornire l’indicazione dei criteri organizzativi, degli standard e degli strumenti amministrativo-procedurali individuati.

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2.2.3.4 Allegato D Costituzione del Tavolo Tecnico operativo per la Regione Lombardia

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3.2.4. FEDERALISMO DEMA NIALE E VALORIZZAZIONE CULTURALE DEGLI IMMOBILI DELLO STATO Il Federalismo demaniale consiste, non già nel trasferimento tout court di beni immobili dalla Stato agli Enti territoriali, ma innanzitutto nel garantire la “massima valorizzazione funzionale” dei beni secondo un principio effettivo di sussidiarietà.1 La promozione di accordi tra Stato ed Enti territoriali per definire, relativamente ai beni culturali di pertinenza pubblica, strategie e obiettivi comuni di valorizzazione, nonché programmi e piani strategici di sviluppo culturale che, in deroga ai divieti di circolazione dei beni del demanio culturale, consente il trasferimento “infrademaniale” di detti beni tra 1

Articolo 1 del D.Lgs. n. 85/2010)

lo Stato, le Regioni e gli altri Enti pubblici territoriali. Trasferimento gratuito della proprietà dei beni, sulla base dello specifico programma di valorizzazione presentato dall’Ente territoriale richiedente e condiviso nell’ambito dell’accordo sulla base della stipula di uno specifico atto pubblico, a cura dell’Agenzia del Demanio. Il bene rimane interamente assoggettato alla disciplina di tutela e salvaguardia secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio. 18 maggio 2011sono stati definiti l’iter procedurale di massima da seguire, le linee guida per l’elaborazione del programma di valorizzazione che gli Enti territoriali devono presentare per richiedere il trasferimento gratuito dei beni, nonché gli schemi di una serie di atti previsti dal procedimento (dal decreto istitutivo dei Tavoli

tecnici operativi regionali, all’accordo di valorizzazione). L’iter procedurale disegnato dalla circolare ministeriale conferma che l’attivazione del procedimento è interamente rimessa all’iniziativa degli Enti territoriali eventualmente inte- ressati che, a tal fine, presentano apposita istanza, con illustrazione delle finalità e delle linee strategiche generali che intendono perseguire con l’acquisizione del bene. La valutazione delle richieste di trasferimento presentate spetta ai Tavoli tecnici operativi regionali presso i quali, una volta valutata l’ammissibilità delle istanze, si procede all’analisi e all’eventuale condivisione del programma di valorizzazione presentato dagli Enti territoriali richiedenti e, quindi, alla predisposizione e sottoscrizione dei relativi accordi di valorizza129


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zione. Il trasferimento materiale della proprietà del bene si realizza tramite la stipula di appositi atti pubblici che restano condizionati al pieno rispetto degli impegni (con particolare riguardo agli obblighi conservativi e alle prescrizioni di tutela) assunti dagli Enti territoriali con il programma e l’accordo di valorizzazione, prevedendo, in caso contrario, anche la retrocessione del bene.

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TESTO DEL D.L. Articolo 19, legge 5 maggio 2009, n. 42 recante delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione 1. I decreti legislativi di cui all’articolo 2, con riguardo all’attuazione dell’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, stabiliscono i princìpi generali per l’attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) attribuzione a titolo non oneroso ad ogni livello di governo di distinte tipologie di beni, commisurate alle dimensioni territoriali, alle capacità finanziarie ed alle competenze e funzioni effettivamente svolte o esercitate dal-

le diverse Regioni ed Enti locali, fatta salva la determinazione da parte dello Stato di apposite liste che individuino nell’ambito delle citate tipologie i singoli beni da attribuire; b) attribuzione dei beni immobili sulla base del criterio di territorialità; c) ricorso alla concertazione in sede di Conferenza unificata, ai fini dell’attribuzione dei beni a Comuni, Pro- vince, Città metropolitane e Regioni; d) individuazione delle tipologie di beni di rilevanza nazionale che non possono essere trasferiti, ivi compresi i beni appartenenti al patrimonio culturale nazionale. Articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, recante attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimo-


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nio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42, come . modificato dall’articolo 27, comma 8, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214

nei suddetti accordi di valorizzazione.

5. Nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici di sviluppo culturale, definiti ai sensi e con i contenuti di cui all’articolo 112, comma 4, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, lo Stato provvede, entro un anno dalla data di presentazione della domanda di trasferimento, al trasferimento alle Regioni e agli altri Enti territoriali, ai sensi dell’articolo 54, comma 3, del citato codice, dei beni e delle cose indicati

4. Lo Stato, le Regioni e gli altri Enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale e i programmi, relativa- mente ai beni culturali di pertinenza pubblica. Gli accordi possono essere conclusi su base regionale o sub regionale, in rapporto ad ambiti territoriali definiti, e promuovono altresì l’integrazione, nel processo di valorizzazione concordato, delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati. Gli accordi

Articolo 112, comma 4, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante codice dei beni culturali e del paesaggio

medesimi possono riguardare anche beni di proprietà privata, previo consenso degli interessati. Lo Stato stipula gli accordi per il tramite del Ministero, che opera direttamente ovvero d’intesa con le altre amministrazioni statali eventualmente competenti. Articolo 54, comma 3, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante codice dei beni culturali e del paesaggio 3. I beni e le cose di cui ai commi 1 e 2 possono essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le Regioni e gli altri Enti pubblici territoriali. Qualora si tratti di beni o cose non in consegna al Ministero, del trasferimento è data preventiva comunicazione al Ministero medesimo per le finalità di cui agli articoli 18 e 19.

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Scheda grafica di sintesi del piano alienazioni. Fonte: Agenzia del Demanio

3.2.5 PIANO DI ALIENAZIONE E VALORIZZAZIONE DEGLI ENTI TERRITORIALI (PUVAT) Articolo 58 del decreto legge 25 giugno 2008, n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, legge 6 agosto 2008, n. 133 Il Piano previsto dalla legge sopra citata ha come finalità quella di realizzare un inventario preciso dei beni di proprietà degli Enti territoriali, approvare un pino di alienazioni e definire un programma di valorizzazione del patrimonio immobiliare. L’operazione è indirizzata a riqualificare quegli immobili che non 132

sono più strumentali all’esercizio delle funzioni istituzionali, per inserirli in elenchi che ne prevedano la loro valorizzazione o alienazione. L’articolo 27 comma 1, del d.l. n. 201/2011, ha introdotto alcune modifiche, tra cui la possibilità di inserire negli elenchi anche immobili di proprietà statale che devono essere individuati dall’Agenzia del Demanio e concordati con l’ente stesso per il loro inserimento. L’approvazione del “Piano delle alienazioni o valorizzazioni” è di competenza del Consiglio Comunale e costituisce variante allo strumento urbanistico generale. L’inserimento degli immobili nel piano ne determina la classificazione al patrimonio disponibile nel rispetto delle tutele differenziate. L’elenco viene trasmesso agli Enti

che si devono esprimere entro trenta giorni per la modifica della classificazione urbanistica dello stabile. Le varianti urbanistiche approvate nel Piano, se dovuto, sono sottoposte alla Valutazione Strategico Ambientale (VAS). Le semplificazioni devono garantire ampia pubblicità e partecipazione da parte dei soggetti pubblici e privati e stabilire un termine, non superiore a centoventi giorni, entro il quale la Regione deve comunicare le proprie determinazioni, trascorso il quale provvedimento si intende approvato. Nel caso sia prevista una variante urbanistica si prevede la seguente procedura: 1. Il Comune adotta il Piano con contestuale variazione urbanistica; 2. Il Piano viene pubblicato per l’adozione con il periodo per il


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deposito delle osservazioni; Il Piano viene trasmesso alla Re3 gione che deve entro 120 giorni comunicare le proprie determinazioni; 4. Il Piano viene approvato con la contestuale variazione; 5. Viene pubblicata l’avvenuta approvazione del Piano. Le Regioni, Province, Comuni, in alternativa alla creazione del Piano possono individuare strumenti alternativi, tra questi la “Concessione di Valorizzazione”, e agli Enti proprietari diversi dal Comune, è stata data la facoltà di convocare conferenze di servizio o promuovere accordi di programma e per l’approvazione di iniziative di valorizzazione degli immobili, nonchè di determinare i criteri di assegnazione, le condizioni di concessione e la predisposizione dei bandi di ag-

giudicazione. I beni inseriti negli elenchi possono essere utilizzati per la costituzione di un Fondo Immobiliare. TESTO DEL D.L. Articolo58 del decreto legge 25 giugno 2008, n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, legge 6 agosto 2008, n. 133 1. Per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni e altri Enti locali, nonché di società o Enti a totale partecipazione dei predetti Enti, ciascuno di essi, con delibera del-

l’organo di Governo individua, redigendo apposito elenco, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Viene così redatto il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione nel quale, previa intesa, sono inseriti immobili di proprietà dello Stato individuati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze - Agenzia del Demanio tra quelli che insistono nel relativo territorio. 2. L’inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile, fatto salvo il rispetto delle tutele di natura 133


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storico-artistica, archeologica, architettonica e paesaggisticoambientale. Il piano è trasmesso agli Enti competenti, i quali si esprimono entro trenta giorni, decorsi i quali, in caso di mancata espressione da parte dei medesimi Enti, la predetta classificazione è resa definitiva. La deliberazione del consiglio comunale di approvazione, ovvero di ratifica dell’atto di deliberazione se trattasi di società o Ente a totale partecipazione pubblica, del piano delle alienazioni e valorizzazioni determina le destinazioni d’uso urbanistiche degli immobili. Le Regioni, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplinano l’eventuale equivalenza della deliberazione del consiglio comunale di approvazione quale variante allo strumento urbanistico generale, ai sensi dell’articolo 25 del134

la legge 28 febbraio 1985, n. 47, anche disciplinando le procedure semplificate per la relativa approvazione. Le Regioni, nell’ambito della predetta normativa approvano procedure di copianificazione per l’eventuale verifica di conformità agli strumenti di pianificazione sovraordinata, al fine di concludere il procedimento entro il termine perentorio di 90 giorni dalla deliberazione comunale. Trascorsi i predetti 60 giorni, si applica il comma 2 dell’articolo 25 della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Le varianti urbanistiche di cui al presente comma, qualora rientrino nelle previsioni di cui al comma 3 e all’articolo 3 della direttiva 2001/42/CE e del comma 4 dell’articolo 7 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i. non sono soggette a valutazione ambientale strategica. 3. Gli elenchi di cui al comma 1,

da pubblicare mediante le forme previste per ciascuno di tali Enti, hanno effetto dichiarativo della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli effetti previsti dall’articolo 2644 del codice civile, nonché effetti sostitutivi dell’iscrizione del bene in catasto. 4. Gli uffici competenti provvedono, se necessario, alle conseguenti attività di trascrizione, intavolazione e voltura. 5. Contro l’iscrizione del bene negli elenchi di cui al comma 1 è ammesso ricorso amministrativo entro sessanta giorni dalla pubblicazione, fermi gli altri rimedi di legge. 6. La procedura prevista dall’articolo 3-bis del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, per la valorizzazione dei beni dello


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Stato si estende ai beni immobili inclusi negli elenchi di cui al comma 1. In tal caso, la procedura prevista al comma 2 dell’ articolo 3-bis del citato decreto legge n. 351 del 2001 si applica solo per i soggetti diversi dai Comuni e l’iniziativa è rimessa all’Ente proprietario dei beni da valorizzare. I bandi previsti dal comma 5 dell’ articolo 3-bis del citato decretolegge n. 351 del 2001 sono predisposti dall’Ente proprietario dei beni da valorizzare. 7. I soggetti di cui al comma 1 possono in ogni caso individuare forme di valorizzazione alternative, nel rispetto dei principi di salvaguardia dell’interesse pubblico e mediante l’utilizzo di strumenti competitivi, anche per quanto attiene alla alienazione degli immobili di cui alla legge 24 dicembre 1993, n. 560. 8. Gli Enti proprietari degli im-

mobili inseriti negli elenchi di cui al comma 1 possono conferire i propri beni immobili anche residenziali a fondi comuni di investimento immobiliare ovvero promuoverne la costituzione secondo le disposizioni degli articoli 4 e seguenti del decretolegge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. 9. Ai conferimenti di cui al presente articolo, nonché alle dismissioni degli immobili inclusi negli elenchi di cui al comma 1, si applicano le disposizioni dei commi 18 e 19 dell’articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. 9-bis. In caso di conferimento a fondi di investimento immobiliare dei beni inseriti negli elenchi

di cui al comma 1, la destinazione funzionale prevista dal piano delle alienazioni e delle valorizzazioni, se in variante rispetto alle previsioni urbanistiche ed edilizie vigenti ed in itinere, può essere conseguita mediante il procedimento di cui all’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e delle corrispondenti disposizioni previste dalla legislazione regionale. Il procedimento si conclude entro il termine perentorio di 180 giorni dall’apporto o dalla cessione sotto pena di retrocessione del bene all’Ente locale. Con la medesima procedura si procede alla regolarizzazione edilizia ed urbanistica degli immobili conferiti.

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3.2.6 SOCIETA’ DI GESTIONE DEL RISPARMIO E FONDI TERRITORIALI Articolo 33 del decreto legge del 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011 n. 111, e successivamente integrato dall’articolo 6, comma 7, della legge 12 novembre 2011, n. 183 L’articolo 33 interviene nel quadro normativo in materia di gestione, valorizzazione, utilizzazione e dismissione dei beni immobili pubblici, prevedendo la creazione di un sistema integrato di fondi immobiliari, con l’obiettivo di accrescere l’efficienza dei processi di sviluppo e valorizzazione dei patrimoni immobiliari di proprietà degli enti territoriali, di altri enti pubblici e dagli enti vigilati da questi.

Tale impostazione risponde all’esigenza di affrontare talune criticità apparse sempre più evidenti negli ultimi anni, con particolare riguardo: - da un lato, alla scarsa disponibilità di risorse finanziarie, da parte degli enti territoriali, per sostenere interventi di valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare, causata dai vincoli del patto di stabilità, nonché dalla difficile congiuntura economica; - dall’altro, la necessità di disporre di competenze altamente specializzate, in grado di fornire supporto tecnico-specialistico nella strutturazione di organici piani integrati di razionalizzazione e sviluppo immobiliare, finalizzati contestualmente alla riduzione della spesa, alla creazione di valore, alla generazione di entrate. Il legislatore ha, pertanto, previ-

sto la costituzione, con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, di una Società di gestione del risparmio (Sgr) con capitale sociale pari a 2 milioni di euro, per l’istituzione e gestione di uno o più fondi d’investimento immobiliare (“Fondo nazionale”), che perseguano, in particolare, i seguenti obiettivi strategici: a) partecipare in fondi comuni di investimento immobiliare chiusi, promossi da Regioni, Province e Comuni, anche in forma consorziata, e da altri enti pubblici ovvero da società interamente partecipate dai predetti enti (cosiddetto “Fondi di fondi”); b) investire direttamente nell’acquisto di immobili in locazione passiva alle Pubbliche amministrazioni, in ottica di razionalizzazione degli usi governativi; c) partecipare, sulla base dell’eventuale emanazione di uno spe137


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cifico decreto del ministro dell’economia e delle Finanze, a fondi titolari di diritti di concessione o d’uso su beni indisponibili e demaniali; d) acquistare immobili di proprietà degli enti territoriali ad uso ufficio o già inseriti in pro- grammi di valorizzazione, recupero e sviluppo del territorio. La norma, dunque, assegna un ruolo propositivo estremamente rilevante agli enti territoriali, cui spetta il compito di dare avvio ai processi di valorizzazione dei propri patrimoni immobiliari, prestando particolare attenzione agli effetti sociali, ambientali e di impatto sullo sviluppo del territorio. Sono gli enti territoriali, infatti, sulla base di puntuali analisi di fattibilità, a promuovere la costituzione di fondi comuni di in138

vestimento immobiliare (“Fondi territoriali”), a cui possono essere apportati beni immobili e diritti. La costituzione del Fondo territoriale può essere predisposta anche attraverso le procedure semplificate di cui all’articolo 58 del d.l. n. 112/2008, recentemente novellato, mediante l’inserimento nel piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione dell’ente stesso. L’apporto dei beni, a fronte dell’emissione di quote del fondo, può avvenire esclusivamente sulla base di progetti di utilizzo o di valorizzazione, approvati con delibera dell’organo di governo dell’ente apportante, che possono essere presentati anche da soggetti privati. Tale ultima previsione conferma ancora una volta il favor ormai consolidato dell’ordinamento

per la costruzione di equilibrate forme di partenariato pubblicoprivato, di cui il Sistema integrato di fondi immobiliari rappresenta l’ultima e più significativa evoluzione per il settore immobiliare pubblico. Ove si rendano necessari cambi di destinazione urbanistica per la rifunzionalizzazione dei beni oggetto di apporto ai Fondi territoriali, essi potranno essere conseguiti mediante il ricorso al procedimento dell’accordo di programma, al cui completamento - entro il termine perentorio di 180 giorni dalla delibera con cui è stata promossa la costituzione dei Fondi territoriali - è sospensivamente condizionato l’apporto dei beni. L’articolo 33 non si limita, tuttavia, a definire semplicemente un procedimento chiaro, semplificato e dai tempi certi, ma individua


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soprattutto le risorse finanziarie necessarie a garantire l’effettiva possibilità per il Fondo nazionale di partecipare ai Fondi territoriali, mediante la sottoscrizione di quote da questi ultimi offerte su base competitiva, al fine di conseguire la liquidità necessaria per la realizzazione degli interventi di valorizzazione. A tal fine la norma prevede che il 20% del piano di impiego dei fondi disponibili previsto per gli enti pubblici, di natura assicurativa o previdenziale, sia destinato alla sottoscrizione di quote del Fondo nazionale. L’investimento nel Fondo nazionale è, inoltre, compatibile con le vigenti disposizioni in materia di attività di copertura delle riserve tecniche delle compagnie di assicurazione private. È, infine, espressamente prevista la possibilità di una partecipazione da parte della cassa

depositi e Prestiti. Da ultimo, l’articolo 6 della l. n. 183/2011 ha introdotto nell’articolo 33 il comma 8- bis, in base al quale le azioni della Sgr statale, interamente detenute dal ministero dell’Economia e delle Finanze, possono essere trasferite a titolo gratuito, mediante decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, all’agenzia del demanio, in considerazione delle competenze istituzionali ad essa affidate in materia di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare statale e della vasta esperienza tecnico-specialistica maturata in tale settore. La legge prevede, inoltre, che la Sgr statale possa avvalersi, tramite apposita convenzione, del personale dell’agenzia del demanio, anche ai fini di una riduzione dei costi di funzionamento in fase di startup.

Articolo 33-bis del decreto legge del 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011 n. 111, introdotto dall’articolo 27, comma 1, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214 L’inquadramento delle attività di valorizzazione e gestione dei patrimoni immobiliari pubblici nell’ambito di più vasti processi di partenariato e concertazione istituzionale, può accrescerne in modo significativo l’efficacia, soprattutto ove si ricorra a processi e modelli operativi che prevedano il coinvolgimento - diretto o indiretto - di tutti coloro che hanno specifici obiettivi da perseguire in relazione a determinate azioni/iniziative, ovvero dispongono delle risorse - finanziarie e non - necessarie ad influenzarne 139


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l’esito. Il tema è quello del rapporto tra governance e government, ossia, da un lato, dei modi con i quali la sfera politico-amministrativa e le funzioni di programmazione affrontano le questioni strategiche e, dall’altro, degli strumenti e delle procedure che, di volta in volta, vengono individuati come più idonei rispetto alle specifiche condizioni di contesto; con la consapevolezza che tutte le istanze devono essere soddisfatte all’interno di fattispecie e istituti previsti dall’ordinamento giuridico.1

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2012_Guida alle recenti innovazioni legislative_ Agenzia del demanio

DIALOGO COMPETITIVO Sulla selezione di una SGR mediante dialogo competitivo Qualora la stazione appaltante non sia in grado di definire gli elementi che caratterizzano l’operazione di valorizzazione immobiliare, le procedure di selezione del contraente tramite procedura di evidenza pubblica sono di difficile applicazione. In tale caso, può essere preso in considerazione l’istituto del dialogo competitivo (cfr. articolo 58 del Codice): strumento giuridico finalizzato alla contrattazione e alla scelta del contraente, previsto dal legislatore proprio per far fronte all’esigenza di flessibilizzazione delle procedure di gara specie in quei settori caratterizzati da complessità tecnologica, costruttiva o di organizzazione, nei quali la P.A. non sempre è in

grado di fissare autonomamente tutti i termini tecnici o finanziari dell’appalto. Nel dialogo competitivo il privato è chiamato a dialogare con la P.A., nella fase antecedente a quella di realizzazione del servizio, al fine di individuare e condividere con la stazione appaltante i bisogni da soddisfare e le possibili soluzioni per fronteggiarli, così da favorire un confronto non solo sugli aspetti procedurali dell’affidamento dell’appalto, ma soprattutto sull’oggetto dell’appalto stesso. Lo strumento ha carattere del tutto eccezionale e residuale, potendo essere utilizzato solo quando si tratti di appalti particolarmente complessi che renderebbero infruttuoso l’esperimento di una procedura ordinaria di gara aperta o ristretta. L’impossibilità di ricorrere alle procedure ordinarie


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deve dipendere da circostanze obiettive e concrete, non imputabili a carenze organizzative dell’amministrazione procedente (la stazione appaltante deve dar conto, qualora faccia ricorso al dialogo competitivo, di come abbia adempiuto all’obbligo di diligenza e in base a quali elementi abbia ritenuto oggettivamente impossibile definire i mezzi atti a soddisfare le proprie esigenze: cfr. articolo 58, co. 3, del Codice). Parrebbe questo il caso delle operazioni di valorizzazione immobiliare che coinvolgano più Enti pubblici e più immobili e che si avvalgano di possibilità operative solo recentemente introdotte nel- l’ordinamento. In particolare, l’appalto è particolarmente complesso, ai sensi del comma 2 dell’articolo 58 del Codice, quando la stazione appaltante:

a) non è oggettivamente in grado di definire i mezzi tecnici atti a soddisfare le sue necessità o i suoi obiettivi; b) non è oggettivamente in grado di specificare l’impostazione giuridica o finanziaria di un progetto. Procedura La procedura del dialogo competitivo si articola in tre distinte fasi: a) Pubblicazione di un bando, corredato o meno da un documento descrittivo, con cui l’Amministrazione rende noti gli scopi che si prefigge e le necessità che intende soddisfare con il servizio e invita gli operatori economici interessati a formulare successivamente una proposta tecnica che meglio risponda a tali fini ed esigenze a presentare domande di partecipazione. Si tratta di una fase di prequalifica nella quale la

selezione dei candidati avviene secondo gli ordinari criteri basati sulle condizioni personali e sulle capacità economiche, finanziarie, tecniche e professionali dei candidati. Ogni operatore economico può chiedere di partecipare, ma le Amministrazioni aggiudicatrici, ove lo richieda la difficoltà o la complessità dell’appalto, possono limitare il numero di candidati idonei da invitare al dialogo, e ciò sia all’inizio della procedura, sia successivamente al fine di scremare le proposte pervenute, escludendo in corso di gara quelle meno interessanti. In questo modo viene riconosciuta all’Amministrazione aggiudicatrice, la possibilità di ridurre progressivamente la rosa dei candidati concorrenti e quindi il numero di soluzioni da discutere nella fase del dialogo, a condizione che tutto ciò avvenga sulla 141


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base dei criteri di aggiudicazione precisati nel bando o nel documento descrittivo. Tale facoltà dell’Amministrazione deve essere sempre indicata nel bando di gara e nel documento descrittivo e può essere esercitata purché sia garantito un numero sufficiente di candidati idonei (cfr. articolo 58, comma 9 del Codice). Questa prima fase si conclude con la presentazione, da parte di ogni candidato invitato, di una proposta da discutere con la stazione appaltante nella seconda fase avente ad oggetto, all’esito della prequalifica, il dialogo vero e proprio tra tutte le imprese selezionate. b) Definizione dell’oggetto dell’appalto: l’Amministrazione aggiudicatrice “dialoga” e si confronta su tutti gli aspetti del progetto con i candidati selezionati per individuare, anche tramite 142

successive esclusioni, la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Sebbene tale fase non sia caratterizzata da peculiari vincoli formali - e ciò proprio al fine di garantire quella flessibilità che caratterizza l’istituto del dialogo competitivo - l’articolo 58, ai commi 7 e 8, prevede, rispettivamente, il divieto in capo all’Amministrazione di fornire informazioni che possano avvantaggiare uno dei concorrenti, in violazione dei principi di tutela della concorrenza e di par condicio, nonché di rivelare le proposte e/o le informazioni riservate emerse durante la fase del dialogo, senza il consenso del soggetto che le ha fornite. Esistono diverse tipologie di svolgimento del dialogo qui sinteticamente indicate: i) chinese walls: dove ciascun partecipante è inviato a presentare

la propria migliore offerta (best and final offer o BAFO) separatamente dagli altri partecipanti; ii) promoter: a seguito di una procedura dove ciascun operatore economico presenta separatamente la propria offerta, sempre nella fase di dialogo, la stazione appaltante sceglie quella tra le offerte che considera più affine ai propri intendimenti e chiede alle imprese di adeguare ad essa le rispettive proposte in sede di presentazione della BAFO; iii) patchwork dopo una prima sottofase di tipo chinese walls la stazione appaltante realizza un’idea progettuale scegliendo tra i vari aspetti delle offerte presentate quelli ritenuti più confacenti e convenienti, dopodiché chiede agli operatori economici di presentare la BAFO che sia più rispondente all’idea progettuale precitata.


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Se la fase dialettica si conclude: i) con esito positivo: la stazione appaltante, mediante un’apposita determinazione riassuntiva delle fasi salienti del dialogo e delle proprie valutazioni conclusive, seleziona una o più soluzioni ritenute come quelle maggiormente idonee a soddisfare i suoi bisogni, che saranno poste a base della successiva gara per l’aggiudicazione del contratto; ii) con esito negativo: la stazione appaltante non addiviene all’individuazione di una soluzione effettivamente rispondente alle proprie necessità, per cui l’Amministrazione ne informa tempestivamente i partecipanti alla procedura, dando adeguatamente atto delle relative motivazioni. c) Offerte finali e aggiudicazione dell’appalto: l’Amministrazione invita le partecipanti a presen-

tare, sulla base della proposta prescelta, le offerte finali, che dovranno contenere tutti gli elementi richiesti e necessari per l’esecuzione del progetto (cfr. articolo 58, comma 12 del Codice), fermo restando, tuttavia, che “Su richiesta della stazione appaltante ... possono essere chiarite, precisate e perfezionate, purché non vengano modificati gli elementi fondamentali dell’offerta stessa o dell’appalto posto in gara, la cui variazione rischi di falsare la concorrenza o di avere un effetto discriminatorio“ (articolo 58, comma 14, del Codice). L’aggiudicazione dell’appalto avviene sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa: il ricorso a tale criterio consente una valutazione delle diverse offerte non solo in base al prezzo, ma anche considerando diversi altri elementi, tra

cui la qualità tecnica del progetto e la sua ricaduta sociale, con la conseguente maggiore aderenza dell’offerta stessa alla realtà del mercato.

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3.3.1 CASO STUDIO: IL P.U.V. DI BOLOGNA Tra i casi virtuosi di applicazione di questi nuovi strumenti legislativi e di vincenti parternariati tra pubblico e privato, è sicuramente il caso di Blogna, che a partire dal 2007 ha avviato trattative per la valorizzazione di, ad oggi, 19 siti demaniali, di cui 12 erano appartenute al Ministero della Difesa. Bologna è uno dei primi capoluoghi d’Italia a trasformare un bene militare in un bene civile, a godimento e beneficio dei suoi cittadini. l Comune ha pianificato con uno studio di fattibilità una serie d’iniziative, secondo una visione organica di sviluppo del tessuto urbano, con lo scopo di agevolare la valorizzazione del patrimo-

nio immobiliare pubblico.E’ stato formulato un PUV, il programma unitario di valorizzazione, con cui si è stato gestito con un solo processo la programmazione degli interventi riferiti a più complessi edilizi pubblici. In data 5 maggio 2007 il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia del demanio e il Comune di Bologna hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa finalizzato alla promozione di un Programma Unitario di Valorizzazione ai sensi dell’art. 1, comma 262 della Legge 27 dicembre 2006, n.296 (Finanziaria 2007) su di un compendio di immobili pubblici siti nel Comune di Bologna. A tal fine è stato costituito un Tavolo Tecnico Operativo (TTO), composto da rappresentanti dell’Agenzia del demanio e del Comune di Bologna (e aperto

alla partecipazione di altri Enti e soggetti pubblici interessati), in cui sviluppare la concertazione tra Stato ed Ente locale, al fine di condividere obiettivi, azioni e strumenti operativi, in coerenza con le strategie di sviluppo urbano e territoriale. Il TTO ha, in particolare, il compito di definire e selezionare gli immobili e le azioni di interesse reciproco, di definire e sviluppare gli scenari ottimali, gli indirizzi e le linee guida del processo di valorizzazione, da proporre ai soggetti firmatari del Protocollo, al fine di procedere alla predisposizione degli atti tecnico-amministrativi conseguenti. A tal fine il TTO ha il compito di predisporre il progetto ed il capitolato tecnico dello Studio di fattibilità e verificarne i successivi adempimenti. L’individuazione degli immobili, 145


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tramite ricognizioni, sopralluoghi, rilievi e restituzioni grafiche, hanno portato a due tranche di dimissione, una prima fase coinvolgente dodici siti e una seconda coinvolgendone altri 7, per un totale complessivo di diciannove siti da valorizzare; questa lista non aveva carattere definitivo e prevedeva la possibilità di eliminazione e inserimento di altri beni immobili durante e successivamemte l’accordo, non solo di proprietà dello Stato, ma anche di altri Enti ed Amministrazioni. Il PUV è stato pertanto un’iniziativa aperta, sia sottoi l profilo dei soggetti aderenti, che sotto il profilo degli immobili oggetto di inervento. OBBIETTIVI L’obiettivo del PUV è quello di attivare una azione sinergica e concertata tra le diverse Istituzioni 146

coinvolte nei processi di valorizzazione e riqualificazione di aree urbane dimesse, al fine di indirizzare le iniziative e le risorse finanziarie verso un obiettivo unitario di rigenerazione e di sviluppo locale, tanto più sostenibile quanto maggiore e più significativa è la “massa critica” dei beni immobili pubblici messi a disposizione di tale processo. Nell’ambito di tale quadro di sinergie e di concertazione, lo Stato e l’Ente locale hanno manifestato i propri obiettivi strategici che possono essere così sintetizzati: a) il Comune di Bologna: − assume la riconversione e valorizzazione delle aree militari dismesse tra gli obiettivi strategici per la riqualificazione territoriale, urbana e socio-economica degli ambiti in cui i medesimi sono inseriti, in coerenza con le scelte

effettuate dal Piano strutturale in corso di formazione ai sensi della Legge regionale 24 marzo 2000, n. 20, e dagli strumenti di programmazione economico- finanziaria; − a tal fine, il Comune intende partecipare attivamente al processo di razionalizzazione, ottimizzazione e valorizzazione dei beni di proprietà dello Stato in una visione organica di sviluppo del tessuto urbano, anche tramite il superamento delle eventuali difficoltà tecnico- amministrative e lo snellimento delle relative procedure; − con l’occasione, il Comune intende altresì verificare le condizioni per la contestuale attivazione di processi di razionalizzazione, ottimizzazione e valorizzazione su beni di proprietà comunale; b) l’Agenzia del Demanio, per


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Beni oggetto della prima tranche del programma di dismissione dei beni già in uso all’Amministrazione della Difesa di cui al comma 263 dell’art. 1 della L. n. 296/2006 (Finanziaria 2007)

conto dello Stato: intende razionalizzare, ottimiz− zare e valorizzare, anche attraverso operazioni di permuta, i beni immobili di proprietà dello Stato siti nel Comune di Bologna, in coerenza con le strategie dell’Amministrazione comunale, utilizzando quanto disposto dalla richiamata legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007); − partecipare attivamente alla promozione dei processi di razionalizzazione, ottimizzazione e valorizzazione degli immobili pubblici del Comune di Bologna e contribuire all’attuazione delle previsioni del Piano strutturale, nonché associare i beni di proprietà dello Stato alle potenzialità di sviluppo locale, di breve e medio periodo, proposte all’interno dei diversi strumenti di pianificazione e programmazione relativi al territorio di riferimento;

− procedere alla valorizzazione unitaria, correlata e sinergica dei compendi non più necessari alla difesa militare, presenti nel Comune di Bologna, ai fini della loro utilizzazione per interventi di sviluppo economico e sociale. Obbiettivo del Tavolo Tecnico è stato quello di fornire all’Agenzia del demanio, per conto dello Stato, e al Comune di Bologna un supporto tecnico-urbanistico, economico-finanziario e giuridico-amministrativo nella definizione delle scelte relative alle migliori strategie di attuazione del PUV-BO. Il Tavolo ha lavorato secondo le seguenti linee di azione: A. lo Studio di fattibilità contenente le analisi tecnico-urbanistiche, socio-economiche, finanziarie, giuridico-amministrative finalizzate alla definizione del Quadro Generale di Interven-

to (QGI) del PUV-BO e delle Linee Guida dei processi di Valorizzazione (LGV) relativi a ciascun immobile oggetto del PUV; B. la predisposizione di idonee strategie di comunicazione, anche con riferimento a strumenti di marketing territoriale, per le ipotesi di valorizzazione complessive e particolari individuate; C. la prestazione di un servizio di Segreteria tecnica al TTO del PUV-BO per tutta la durata dello Studio di fattibilità e nella successiva fase di assistenza tecnica; D. l’assistenza tecnica ai promotori del PUV-BO nelle fasi di implementazione ed attuazione dello Studio di fattibilità, successive alla conclusione dello stesso.

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Beni oggetto della seconda tranche del programma di dismissione dei beni già in uso all’Amministrazione della Difesa di cui al comma 263 dell’art. 1 della L. n. 296/2006 (Finanziaria 2007), non ancora ripresi in consegna

ITER PROCEDURALE A. LO STUDIO DI FATTIBILITA’ Lo Studio di fattibilità è stato articolato secondo le seguenti fasi logico-temporali, corrispondenti a livelli sempre maggiori di approfondimento. Fase 1: Analisi preliminari Accurata ricostruzione del quadro conoscitivo generale con riferimento in particolare a: a) analisi tecnica, giuridica ed amministrativa dei beni allo stato attuale, con costruzione di un data-base aggiornato, avendo particolare riguardo ai seguenti aspetti: − destinazioni urbanistiche e livelli di trasformabilità (con riferimento agli strumenti di pianificazione vigenti e a quelli in corso di formazione); 148

− vincoli storico-artistici, paesaggistici, idrogeologici, etc.; − descrizione qualitativa della situazione ambientale esistente e rilevamento sintetico dei principali fattori di rischio/impatto ambientale, nonché dei livelli e delle tipologie dei principali inquinanti (carburanti, esplosivi, amianto, etc.); − aggiornamento dello stato di conservazione ed utilizzo attuale; b) analisi del contesto insediativo e infrastrutturale (con rilievo delle urbanizzazioni primarie e secondarie esistenti e valutazione del fabbisogno di standard urbanistici, servizi pubblici e privati, infrastrutture a rete, parcheggi pubblici e pertinenziali, etc.); c) analisi del contesto socio-economico, con l’effettuazione di una analisi qualitativa e quantitativa della domanda e dell’offerta delle superfici immobiliari, dei

servizi e delle infrastrutture in relazione alla composizione degli attuali flussi economici rilevabili e alla loro prevedibile evoluzione; d) ricognizione sulle opportunità di attivazione di risorse ed investimenti privati nonché su potenziali flussi di finanziamento privati e pubblici orientati per scopi specifici o utilizzabili sul territorio di riferimento, a breve-medio/ lungo periodo (in particolare fondi FESR, altri fondi regionali, nazionali e comunitari); e) ricognizione delle istanze e delle necessità dei promotori del PUV-BO, e degli altri Enti ed Amministrazioni pubbliche interessate ai beni in questione, relativamente a ipotesi di razionalizzazione ed ottimizzazione degli usi pubblici e governativi nel complessivo contesto urbano, ovvero ad ipotesi e/o progetti di investimento/valorizzazione


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dei beni; f ) auditing degli stakeholders interessati o interessabili alle ipotesi di valorizzazione, anche attraverso i processi partecipativi previsti dall’Amministrazione Comunale nell’ambito dei nuovi strumenti urbanistici; g) ricognizione di buone pratiche nazionali ed internazionali in operazioni di trasformazione e riqualificazione di aree urbane dismesse in contesti con caratteristiche analoghe; h) analisi approfondita degli strumenti e dei processi a disposizione per la razionalizzazione, valorizzazione e dismissione dei patrimoni immobiliari pubblici, con particolare riferimento alle innovazioni introdotte dalla Finanziaria 2007.

Fase 2: definizione del quadro generale di intervento (QGI) Sulla base delle analisi preliminari si procede alla segmentazione del portafoglio immobiliare oggetto di analisi che consenta di distinguere, da un lato, i beni riconducibili nell’ambito delle ordinarie procedure di gestione dei patrimoni immobiliari pubblici di competenza delle Amministrazioni promotrici del PUV-BO, secondo cluster predefiniti riassumibili, a titolo esemplificativo, in: a) vendite ordinarie nell’attuale stato di fatto e di diritto, b) concessioni ordinarie ex DPR n. 296/2005 e ss.mm.ii., c) riusi a fini di razionalizzazione/ ottimizzazione degli spazi, d) vendite/permute con altri soggetti pubblici. Dall’altro lato, andranno chiaramente individuati quei beni per i quali risulti possibile ed idonea

l’attivazione di un processo di valorizzazione. Ad esito delle attività di segmentazione e clusterizzazione, il TTO del PUV-BO ha disposto di un Quadro Generale di Intervento nell’ambito del quale: a) siano definite ed illustrate le idee forza; b) siano forniti indirizzi progettuali attuativi per la costruzione delle necessarie coerenze di pianificazione urbanistica (PSC, POC, RUE, etc.), nonché per la strutturazione di uno o più POC, con le relative possibili modalità attuative coerenti con i sistemi di città individuati dal PSC; c) siano individuati i rischi e le opportunità, anche mediante analisi di tipo S.W.O.T. da aggiornare alla luce delle successive valutazioni di sostenibilità; d) ciascun immobile, sulla base di un preciso e motivato ordine 149


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Mappatura dei siti compresi nel Piano Unitario di Valorizzazione di Bologna

di priorità, sia inquadrato nella prospettiva di razionalizzazione, riuso, valorizzazione, dismissione, etc. ritenuta più idonea; e) siano definiti una programmazione dettagliata ed un timing approfondito delle successive evoluzioni dello Studio, individuando, per i beni da avviare a procedure ordinarie, le attività, gli strumenti e i tempi necessari alla istruttoria e alla conclusione delle singole iniziative, mentre per i restanti beni suscettibili di valorizzazione i tempi e le modalità per l’avvio delle successive analisi di fattibilità; f ) sia adeguatamente evidenziata la necessità/opportunità di procedere ad una modifica del portafoglio, con l’indicazione circostanziata dei beni da espungere, ovvero di altri beni con cui integrare il suddetto portafoglio, non solo di proprietà dello Stato 150

o del Comune, ma anche di altri Enti, Amministrazioni, soggetti che abbiano manifestato interesse; g) sia, inoltre, definito, ove ne ricorrano le circostanze, un piano puntuale di razionalizzazione ed ottimizzazione degli usi pubblici, che consenta, tra l’altro, di liberare spazi utili a fini di valorizzazione.

Fase 3: definizione delle linee guida e analisi di sostenibilità Definizione degli scenari e le strategie ottimali di valorizzazione, ai fini della individuazione delle Linee Guida della Valorizzazione, sulla base delle quali attivare gli strumenti e le procedure di evidenza pubblica necessarie per la finalizzazione delle diverse iniziative. Di ciascuna ipotesi sono individuate le eventuali alternative e svolgimento – in coerenza con gli indirizzi e le modalità operative proprie dell’Agenzia del demanio e del Comune, nonché con quanto previsto dalla Legge regionale n. 20/2000 in merito alla VALSAT – delle seguenti analisi di sostenibilità: - tecnico-urbanistica, - economico-finanziaria - giuridico-amministrativa,


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con individuazione del più ido neo iter procedurale. a) Sostenibilità tecnico-urbanistica e ambientale a.1) individuazione delle attività e delle funzioni da insediare, in coerenza con i nuovi strumenti urbanistici in corso di formazione (Piano Strutturale, Regolamento Urbanistico, Piani Operativi), descrivendone le caratteristiche tecnico-funzionali e dimensionali e verificando le eventuali alternative; a.2) elaborazione di nuove configurazioni spaziali sugli immobili oggetto di intervento, con indicazione delle opere necessarie per la realizzazione degli interventi e quantificazione dei relativi costi; a.3) definizione dei necessari iter urbanistici e del relativo crono programma; a.4) verifica della corrispondenza

delle condizioni di qualità ambientale dell’area e del contesto (con particolare riguardo alla natura e ai livelli di inquinamento rilevati in fase di analisi del quadro conoscitivo), in riferimento alle nuove ipotesi di utilizzo, individuando le maggiori criticità prevedibili, nonché le priorità di approfondimento tecnico e le eventuali misure compensative, in prospettiva delle successive fasi progettuali. b) Sostenibilità economico-finanziaria b.1) analisi delle diverse convenienze pubbliche e private, a verifica delle relazioni tra interventi ipotizzati e interesse collettivo conseguente; b.2) definizione delle ipotesi d’investimento a base del progetto di valorizzazione, attraverso la quantificazione e/o verifica

dei costi di realizzazione e di gestione operativa degli interventi, nonché di eventuali ulteriori opere esterne all’intervento, ma necessarie per la sua funzionalità, in base all’analisi effettuata per la sostenibilità tecnico-urbanistica e ambientale dell’operazione; b.3) definizione delle tipologie e quantificazione dei ricavi connessi alle differenti modalità di valorizzazione individuate per i singoli beni (vendita, concessione a lungo termine, partnership, etc.); b.4) elaborazione di un piano economico-finanziario sulla base delle ipotesi d’investimento definite, esplicitando le ipotesi macro economiche a base del piano elaborato, il crono programma dei tempi di realizzazione degli investimenti, la motivazione a base del periodo di gestione ipotizzato, i livelli di redditività ed il 151


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Area Ex Staveco, via E.Panzacchi 16.

punto di equilibrio economicofinanziario degli investimenti e della connessa gestione; b.5) in caso di concessioni, quantificazione del valore di mercato e del canone dovuto, tenendo conto degli investimenti necessari sull’immobile; in caso di alienazione quantificazione del valore di mercato; b.6) definizione delle condizioni di finanziabilità degli investimenti, anche con riferimento alla ricognizione sui potenziali flussi di finanziamento pubblici o privati indagati in fase di analisi preliminari; b.7) analisi di sensitività relativamente ai principali rischi che possono caratterizzare l’intero iter di sviluppo dell’operazione (progettazione, finanziamento, realizzazione e gestione), con indicazione delle eventuali misure da prendere per minimizzare gli 152

effetti negativi connessi al verificarsi dei predetti rischi; b.8) illustrazione, attraverso un prospetto riepilogativo, delle convenienze, delle economie ovvero delle diseconomie che, a seguito delle ipotesi di intervento, possono essere attribuite ai diversi soggetti coinvolti, con particolare attenzione a quelle riferibili all’Agenzia del demanio ed al Comune. c) Sostenibilità giuridico-amministrativa e procedurale c.1) formulazione di una o più ipotesi di processi, procedure, strumenti tecnico-amministrativi, tra quelli disponibili, per l’attuazione efficace della strategie e degli scenari di valorizzazione individuati, anche in relazione alla attuazione tramite schemi di pianificazione operativa ed attuativa previsti dalla Legge regionale n.

20/2000; c.2) verifica delle condizioni istituzionali, amministrative, organizzative ed operative necessarie per l’attuazione degli strumenti individuati. Si tratta in particolare di identificare ed analizzare le problematiche di tipo amministrativo-procedurale e di individuare il modello di gestione e le soluzioni da adottare per realizzare condizioni minime di “fattibilità procedurale” delle iniziative; c.3) verifica approfondita delle autorizzazioni, pareri, nulla osta preliminari ai quali è subordinato l’avvio dell’iniziativa ed i tempi previsti per il loro rilascio, con riferimento, ad esempio, agli aspetti di tutela ambientale e dei beni culturali, dei vincoli paesaggistici o idrogeologici, della coerenza con gli strumenti urbanistici, della normativa antisismica,


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delle servitù militari etc. c.4) previsione, se necessario, (con verifica della fattibilità e dei tempi) di azioni tipo: variazioni di bilancio, istituti e strumenti di attuazione del piano, anche alla luce della Legge regionale n. 20/2000 e ss.mm.ii., espropri, interventi normativi o regolamentari ecc.; c.5) analisi e definizione di adeguati modelli di concertazione e gestione dei diversi procedimenti amministrativi necessari per l’attuazione delle iniziative di valorizzazione, al fine di evitare interferenze e sovrapposizioni tra le competenze dei numerosi soggetti istituzionali (statali e locali) coinvolti, soprattutto con riferimento al rapporto logico e cronologico tra procedure urbanistiche, procedure di tutela, procedure di evidenza pubblica per la selezione di concessionari

e aspettative del mercato; c.6) analisi e definizione di modelli, strumenti e processi relativamente alle procedure di evidenza pubblica necessarie per l’affidamento in uso, la cessione a terzi privati dei beni, ovvero per la selezione di partners istituzionali, gestionali e finanziari da coinvolgere nell’iniziativa di valorizzazione.

B. STRATEGIE DI COMUNICAZIONE Una volta definito il QGI ed individuate le effettive potenzialità del portafoglio disponibile, , si dovrà supportare il TTO nella definizione delle più opportune strategie di comunicazione relative alla divulgazione del metodo, degli strumenti e dei risultati del Programma Unitario attivato. Successivamente alla definizione delle LGV, si dovrà poi supportare il TTO nella formulazione di una strategia di comunicazione ad hoc per le ipotesi di valorizzazione individuate, che consenta, anche attraverso strumenti evoluti di “marketing” territoriale, di attivare forme efficaci di animazione del mercato, in funzione della specifica tipologia dei beni (e delle nuove funzioni) oggetto di valorizzazione, nonché degli ambiti urbani e territoriali interessati. 153


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PUV_BO_Caserma Chiarini.jpg

C. SEGRETERIA TECNICA

D. ASSISTENZA TECNICA

Istituzione per tutta la durata del processo di un servizio di Segreteria Tecnica del TTO, sia presso l’Agenzia del Demanio che presso la sede del Comune di Bologna. Questa si occupa di curare il programma delle attività, l’attivazione e il coordinamento delle sessioni di lavoro, con la definizione degli ordini del giorno, delle fasi istruttorie e della verbalizzazione di ciascuna seduta. L a Segreteria ha anche il compito di curare la comunicazione con il pubblico e occuparsi della diffusione del materiale di tipo informativo.

Successivamente alla conclusione dello Studio di fattibilità, l’aggiudicatario del presente servizio dovrà prestare, per un periodo non inferiore a sei mesi dalla certificazione di congruità e coerenza dello Studio da parte del TTO di cui al successivo art. 5, assistenza tecnica ai promotori del PUV-BO nella fase di start-up finalizzata alla implementazione ed attuazione delle LGV definite dallo Studio di fattibilità, relativamente ai beni riconosciuti suscettibili di valorizzazione. A tal fine occorrerà in particolare: a) predisporre gli atti e la documentazione necessari all’attivazione delle procedure di evidenza pubblica necessarie per l’affidamento in uso, la cessione a terzi privati dei beni, ovvero per la selezione di partners istitu-

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zionali, gestionali e finanziari da coinvolgere nell’iniziativa di valorizzazione; b) supportare i promotori del PUV-BO nell’espletamento di tutti i procedimenti amministrativi (conferenze di servizi, accordi di programma, etc.) propedeutici all’attivazione delle suddette procedure di evidenza pubblica, soprattutto sotto il profilo urbanistico e delle autorizzazioni da parte degli organi di tutela; c) continuare a garantire al TTO del PUV-BO il servizio di Segreteria Tecnica ed il supporto nelle strategie di comunicazione, marketing ed animazione del mercato.


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LA STIPULA DEL CONTRATTO All’esito della procedura di gara verrà stipulato un contratto per l’esecuzione delle prestazioni ricomprese nell’oggetto della gara. L’aggiudicatario, contestualmente alla stipula del contratto, è tenuto a prestare, a garanzia di tutti gli oneri ivi derivanti, una cauzione definitiva in misura pari al 10% dell’importo contrattuale. In caso di aggiudicazione con ribasso d’asta superiore al 10%, la garanzia fideiussoria è aumentata di tanti punti percentuali quanti sono quelli eccedenti il 10%; ove il ribasso sia superiore al 20% l’aumento è di 2 punti percentuali per ogni punto di ribasso superiore al 20%. Tale cauzione dovrà essere prestata mediante fideiussione bancaria o polizza assicurativa, presentata in originale con au-

tentica notarile del funzionario che la rilascia, e dovrà prevedere espressa rinuncia al beneficio della preveniva escussione del debitore principale, la rinuncia all’eccezione di cui all’art. 1957, co 2, c.c., nonché l’operatività della garanzia entro 15 giorni a semplice richiesta scritta della Stazione appaltante. L’avvio delle attività oggetto del presente servizio sarà attivato con la sottoscrizione di apposito contratto con il soggetto affidatario successivamente all’aggiudicazione della presente gara. Con la sottoscrizione del contratto, il TTO provvederà a mettere a disposizione del soggetto affidatario, per ciascun immobile del QCI – Bologna, specifiche schede contenenti la versione definitiva della ricognizione dello stato di fatto e della consistenza fisica degli immobili, ove disponibile. Lo

Studio di fattibilità, di cui al precedente art. 3.1., dovrà essere redatto in 180 (centottanta) giorni naturali e consecutivi decorrenti dalla data di stipula del suddetto contratto. Dal computo sono esclusi i tempi riservati al TTO del PUV-BO per l’esame degli elaborati. In particolare, lo svolgimento dell’attività inerenti lo Studio di fattibilità dovrà essere articolato come segue: − presentazione del Piano operativo di lavoro entro 10 giorni dalla stipula del contratto. Il TTO esaminerà i contenuti del Piano operativo di lavoro e – previa realizzazione, da parte dell’affidatario, delle eventuali integrazioni o modifiche – procederà alla sua formale approvazione. − laFase1(Analisipreliminari)elaF ase2(Segmentazionee“clusterizz azione”delportafoglio)dovranno 155


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Caserma G.Mazzoni (Ex Forte di Beldiporto) – aliquota, via E.Pariso

essere concluse entro 60 giorni dalla stipula del contratto, con la consegna di un progress report intermedio alla conclusione della Fase 1 e di un progress report alla conclusione della Fase 2, contenente il Quadro Generale di Intervento (QGI) di cui al precedente art. 3.1.2. È previsto almeno un incontro di verifica intermedio tra il TTO e il soggetto affidatario. A seguito della consegna dei progress report, il TTO esaminerà i contenuti dei documenti prodotti e formulerà le proprie osservazioni. L’affidatario del servizio sarà obbligato a realizzare eventuali approfondimenti e miglioramenti richiesti dal TTO e ad apportare le eventuali correzioni o integrazioni che si rendano necessarie, nella successiva Fase, ovvero nei termini eventualmente assegnati dallo stesso TTO. A 156

conclusione di tali attività il TTO procederà alla formale approvazione del QGI. − la Fase 3 (Analisi di sostenibilità delle strategie di valorizzazione. Definizione delle Linee Guida della Valorizzazione – LGV) dovrà essere conclusa entro 120 giorni dalla approvazione del QGI, con la presentazione della stesura finale dello Studio, contenente le Linee Guida della Valorizzazione di cui al precedente art. 3.1.3. Sono previsti almeno due incontri di verifica intermedi tra il TTO e il soggetto affidatario. A seguito della consegna della stesura finale dello Studio, il TTO esaminerà i contenuti dei documenti prodotti e formulerà le proprie osservazioni. L’affidatario del servizio sarà obbligato a realizzare eventuali approfondimenti e miglioramenti richiesti dal TTO e ad apportare le eventuali

correzioni o integrazioni che si rendano necessarie, nei termini eventualmente assegnati dallo stesso TTO. A conclusione di tali attività il TTO procederà alla formale approvazione delle Linee Guida della Valorizzazione di cui al precedente art. 3.1.3. In ogni caso, per l’intera durata del servizio, il TTO potrà formulare osservazioni ed indirizzi per lo svolgimento del servizio. A conclusione di tali attività il TTO procederà alla definitiva approvazione dello Studio con la produzione della certificazione di cui al successivo art. 5. Il servizio di Assistenza tecnica, di cui al precedente art. 3.4., avrà durata minima di 180 (centottanta) giorni naturali e consecutivi, migliorabili in offerta, decorrenti dalla certificazione di congruità e coerenza dello Studio di fattibilità da parte del TTO di cui al suc-


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cessivo art. 5. Il servizio di Segreteria Tecnica, di cui al precedente art. 3.3. , dovrà essere prestato per tutta la durata delle attività oggetto della presente gara, dalla sottoscrizione del contratto, fino alla conclusione del servizio di assistenza tecnica. STATO DI AVANZAMENTO, CONCLUSIONE La verifica e il controllo dei risultati dello Studio sono assegnati al TTO, che è autorizzato a disporre, sentite le parti promotrici, indicazioni di modifica, integrazione e variazione. 1

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Dossier “ Programma di valorizzazione di immobili pubblici siti nel comune di Bologna” Agenzia del Demanio

DESCRIZIONE DEL FUTURO DEGLI IMMOBILI IN VALORIZZAZIONE 1_ Caserma Sani (tra le vie Ferrarese e Stalingrado, quartiere Navile). Intervento di riqualificazione urbana di un ambito soggetto a singnificative trasformazioni urbane nei prossimi anni: gli edifici della vecchia Caserma saranno in parte ristrutturati per ospitare nuove funzioni, in parte invece integrati a nuove costruzioni: nuove abitazioni, e piccole attività commerciali ed artigianali. Sono inoltre previsti spazi per attività ricreative, culturali e sociali (strutture sportive, centri culturali, servizi sociali ecc.). Importante la possibilità di realizzare nell’area della ex-caserma strutture ricettive, anche rivolte ai giovani (hotel e ostelli).

2_ Area Staveco e parte della Caserma d’Azeglio (viale Panzacchi, quartiere Santo Stefano). La realizzazione di un nuovo parco e di una cittadella pubblica destinata ad attività scolastiche e sportive, sarà resa compatibile con la conservazione degli edifici storici presenti; si potranno realizzare nuovi spazi per attività direzionali ed economico-commerciali di piccole dimensioni, oltre che per attività di ristorazione e a strutture ricreative per lo sport, la cultura, il tempo libero; la previsione di uno studentato è finalizzata a rendere sempre vitale l’area durante la giornata. L’area diventerà la nuova porta della collina per la città. 3_ Area Prati di Caprara est - “Area addestrativa” e “Orti degli anziani” (tra le vie Saffi e 157


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Caserma Sani – Stabilimento del Commissariato Militare di Casaralta, via Ferrarese 199

dell’Ospedale, quartiere Porto). In queste aree sarà creato un nuovo grande parco urbano, all’interno del quale resteranno collocati gli orti per gli anziani. Ai margini del parco saranno realizzate nuove abitazioni, anche di tipo collettivo (studentati, ecc.) e nuovi spazi per attività economico-commerciali di medio-piccole dimensioni. Si prevede inoltre la realizzazione di un parcheggio di interscambio con la fermata del SFM e di attività di carattere direzionale e commerciale in corrispondenza della fermata Malvasia della metrotranvia. 4_ Area Prati di Caprara Ovest (tra le vie Nanni Costa e Agucchi, quartiere Reno). Saranno realizzate nuove abitazioni, anche di tipo collettivo e sociale, e nuovi spazi per atti158

vità economico-commerciali di medio-piccole dimensioni (uffici, negozi, laboratori), nonché strutture per lo sport e il tempo libero. Una spina verde percorrerà il comparto, connessa a quella dell’area est, realizzando una importante connessione ecologica tra centro città e fiume Reno. 5_Caserma Mazzoni (tra via Parisio e via delle Armi, quartiere Santo Stefano). Significativo intervento che interpreta le strategie di qualificazione diffusa del Psc: una parte della Caserma sarà destinata ad ospitare nuove abitazioni, mentre nelle altre porzioni potranno insediarsi piccole attività commerciali ed artigianali. Sono inoltre previsti spazi per attività ricreative, culturali e sociali (strutture sportive, centri culturali, servizi sociali ecc.). All’interno dell’area della

Caserma verrà realizzata la nuova sede delle scuole Tambroni, mentre il vecchio immobile su via Murri verrà trasformato in abitazioni e uffici. 6_ Caserma Masini(via Santo Stefano, quartiere Santo Stefano). Un importante intervento per risanare una parte importante del centro storico: si realizzerà un nuovo grande albergo, assieme ad abitazioni e autorimesse, restaurando i fabbricati storici esistenti. 6_ Caserma S. Mamolo, Chiesa e Convento della SS. Annunziata (via San Mamolo, quartiere Santo Stefano). In quest’area è previsto l’insediamento di attività direzionali pubbliche, mediante il trasferimento delle sedi bolognesi del Ministe-


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ro dei Beni Culturali e Ambientali, restaurando gli edifici storici present 7_ Caserma Chiarini (Zona Roveri, quartiere San Vitale). Gli edifici militari saranno sostituiti con nuovi fabbricati per attività economico- amministrative (uffici direzionali) e per attività commerciali e artigianali (negozi, laboratori). Ci saranno anche spazi per la ristorazione e per servizi ricettivi. Molto importante la realizzazione della connessione con la fermata Sfm delle Roveri. 8_ Ex polveriera di Monte Albano (area collinare, quartiere Saragozza). Area destinata a verde pubblico, per rafforzare la dotazione di aree pubbliche verdi fruibili in collina.

7_ Ex teatro della caserma Minghetti (via Castelfidardo, quartiere Saragozza). L’intervento prevede il recupero di edifici esistenti da destinare ad attività ristorative e ricreative (strutture per lo sport, lo spettacolo, il tempo libero), o a piccole attività commerciali ed artigianali, oltre al recupero di alcune abitazioni. 8_ Ex polveriera val d’Aposa (area collinare, quartiere Santo Stefano). Quest’area, all’interno della quale sono presenti edifici da recuperare, potrà essere utilizzata per attività di carattere socio sanitario oppure per attività ristorative, anche di tipo agrituristico, o per spazi per lo sport, il tempo libero e la cultura.

9_ Ex Direzione Lavori (via Triumvirato, quartiere Borgo Panigale). In quest’area, mediante il recupero di un edificio preesistente, è previsto l’insediamento di attività direzionali. 10_ Ex infermeria quadrupedi S. Vittore (via di Barbiano, quartiere Santo Stefano). Per l’immobile verrà confermata l’attuale concessione ad una Associazione di Volontariato; la destinazione d’uso viene trasformata ad abitazioni. 11_Ex birreria della Caserma Mameli (porta Saffi, quartiere Porto). Piccolo edificio già staccato dalla Caserma, destinato ad ospitare nuove abitazioni, accompagnate da piccole attività commerciali o artigianali. 159


Riuso spazi demaniali abbandonati

Prati di Caprara Est (esclusi alloggi), via dell’Ospedale

12_ Ex Batteria DAT Alemanni (via del Terrapieno, quartiere San Vitale). In quest’area si prevede la demolizione del fabbricato esistente ed il ripristino ad uso agricolo dei terreni. 13_ Postazione CBP S. Pancrazio (via del Vivaio, quartiere Borgo Panigale). Quest’area sarà deputata ad ospitare abitazioni, anche di carattere temporaneo. 14_ Compendio di Monte Paderno (area collinare, quartiere Santo Stefano). Quest’area contiene un piccolo fabbricato destinato ad essere recuperato come abitazione.

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4 | STRADE INNOVATIVE DI AUTOCOSTRUZIONE

4.1 Progetti di promozione sociale

4.2 Casi studio: Alisei coop 4.3 Casi studio: Oranssi

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Strade innovative di autocostruzione

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4.1_PROGETTI DI PROMOZIONE SOCIALE

Le concessioni di strutture inutilizzate come opportunità per combattere l’abbandono, diminuire i costi e incentivare all’integrazione categorie momentaneamente senza lavoro, sono esperienze già praticate in europa, con grandi risultati; cito soltanto due casi, il progetto Oranssi a Helsinki, rivolto a giovani tra i 15 e o 25 anni, a cui vengono concesse vecchie strutture inutilizzate da sistemare tramite l’auto-recupero, con lo scopo di incoraggiare i giovani all’indipendenza e alla formazione edile, e Precare, progetto nato in Belgio, che incoraggia i proprietari a concedere l’utilizzo temporaneo e gratuito di edifici inutilizzati , trasformandoli, fino all’effettivo affitto, in luoghi di lavoro.

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Strade innovative di autocostruzione

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4.2_CASI STUDIO: ALISEI COOP

Cantieri Aperti è la prima inizia tiva di autocostruzione associata nel Mezzogiorno che persegue l’obiettivo dell’edificazione sperimentale di alloggi a basso costo nell’ambito del Programma di edilizia residenziale sociale della Regione Campania. La cooperativa sociale Aliseicoop, affidataria della Gara d’Appalto regionale, sta realizzando l’iniziativa in qualità di Organismo di Intermediazione con il compito di coordinare l’intera operazione, dalla sua promozione lungo tutti i passaggi istituzionali, tecnici ed amministrativi sino alla conclusione. Persiste sul territorio campano un forte disagio abitativo caratterizzato da una pressante domanda di edilizia residenziale pubblica, in particolare da parte di fasce di popolazione bisognose,quali famiglie monoparentali o mono-

reddito, giovani coppie, sfrattati, singles o separati in condizioni sociali od economiche svantaggiate, immigrati regolari a basso reddito. Per migliorare la condizione abitativa di queste persone ed innalzare il loro livello di qualità della vita,la Regione Campania ha individuato nel suo Piano di edilizia residenziale sociale interventi prioritari, volti a favorire l’accesso ad un alloggio adeguato,a costi accessibili,in un contesto abitativo dignitoso entro il quale sia possibile far crescere relazioni umane significative e coesione sociale. Per questo ha scelto di sperimentare una tipologia di intervento non “tradizionale” come l’autocostruzione. Tre elementi innovativi caratterizzano l’iniziativa di autocostruzione in Campania: • la scelta di sostenere l’accesso

alla casa alle fasce di popolazione più bisognose,scelta che si è tradotta in rigorosi criteri di selezione dei soggetti, futuri protagonisti della “produzione” dell’alloggio, • il ricorso ad una ingegneria finanziaria che, combinando l’uso del Fondo Immobiliare regionale (70°% del prestito erogato senza interessi) e la disponibilità di un Istituto di credito (interessi solo sul restante 30%),rende possibile un significativo contenimento del costo del mutuo e di conseguenza del costo stesso degli alloggi, • l’affidamento ad un Organismo di Intermediazione del coordinamento generale del lungo percorso dell’autocostruzione, dalla sua promozione lungo tutti i passaggi istituzionali, tecnici ed ammi165


Strade innovative di autocostruzione

Una delle immagini allegate al dossier sull’emergenza casa di Alisei coop

nistrativi sino alla conclusione dell’edificazione. Amministrazioni locali coinvolte Villaricca e Piedimonte Matese sono le Amministrazioni che per prime hanno riconosciuto il valore dell’autocostruzione come nuovo strumento di edilizia residenziale pubblica, individuando tra l’altro le aree da destinare a tale sperimentazione. Insieme alla Regione si sono fatte promotrici presso la popolazione locale di iniziative di informazione e sensibilizzazione su contenuti, efficacia e potenzialità del nuovo strumento di edilizia sociale. Hanno dato supporto con Manifestazioni pubbliche di interesse alla selezione dei futuri autocostruttori e sostenuto la promozione delle cooperative edilizie. Hanno valorizzato l’approccio partecipativo e di coesione so166

ciale che caratterizza il lavoro di gruppo in autocostruzione, sia tra i soci delle cooperative di autocostruttori che tra questi e la popolazione locale, sostenendo con trasparenza l’importanza di progetti che possono contribuire a dare soluzione al problema abitativo delle fasce deboli grazie alla partecipazione diretta ed operativa dei singoli coinvolti.

Alisei Coop è una cooperativa sociale, costituita nel 2001, che opera a livello nazionale per garantire diritti e pari opportunità alla popolazione immigrata ed alle fasce deboli di quella italiana, in particolare nel campo dell’Housing sociale. Impegnata nei servizi alla persona, la Cooperativa offre informazioni ed assistenza nel contesto sociale e lavorativo,ma soprattuttoservizi per la facilitazione dell’accesso all’alloggio. Se infatti il disagio abitativo è acuto per molta parte della popolazione italiana, risulta drammatico per quella immigrata che conosce in questo ambito anche ostacoli legati a pregiudizi e discriminazione. Dopo il lavoro, l’accesso all’alloggio è infatti la maggiore preoccupazione degli immigrati, poiché per chiedere o rinnovare il permesso di sog-


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Una delle immagini allegate al dossier sull’emergenza casa di Alisei coop

giorno, o per ricongiungersi con propria famiglia rimasta in pala tria, debbono obbligatoriamente disporre di un alloggio, che costituisce peraltro anche il mezzo necessario per intraprendere un percorso di inserimento e di emancipazione sociale. Per questo, dinanzi ad una situazione nella quale sono del tutto insufficienti gli interventi per la facilitazione dell’accesso all’alloggio per gli immigrati e comunque inesistenti politiche nazionali o regionali di supporto,Alisecoop ha puntato alla ricerca e all’implementazione di iniziative e servizi di assistenza abitativa per le fasce più deboli della popolazione, che coinvolgano enti locali ed altri soggetti pubblici e privati, legati dalla comune intenzione di intraprendere strade innovative di housing sociale.

La Cooperativa propone una serie di attività che vanno dai servizi alla persona, alle iniziative di contrasto all’esclusione e discriminazione, a ricerche e studi sul disagio abitativo. Nello specifico: 1. Offre servizi di intermediazione abitativa, per favorire l’accesso alla locazione da parte degli immigrati, con l’obiettivo di: • assistere nella ricerca della casa, nell’accesso ai contributi pubblici e all’edilizia popolare; • informare sui diritti e sulle regole esistenti nei rapporti di locazione e, più in generale, inerenti l’abitare; • monitorare l’effettiva disponibilità di alloggi nel territorio di riferimento; • promuovere l’incontro tra domanda e offerta di alloggi; • creare una rete di collaborazioni con tutti i soggetti che a vario

titolo sono legati al mercato immobiliare; • individuare soluzioni abitative adeguate sia dal punto di vista della qualità dell’alloggio, sia dal punto di vista delle condizioni contrattuali; • supportare nella stipula di contratti in cohousing; • sensibilizzare i singoli proprietari e le Agenzia Immobiliari per rimuovere vari pregiudizi nei confronti degli immigrati/affittuari; • facilitare la comunicazione tra locatore e locatario, anche grazie all’intervento di mediatori linguistico-culturali; • facilitare l’accesso al credito finalizzato all’acquisto e/o alla ristrutturazione dell’alloggio. 2. Favorisce l’acquisizione in proprietà di alloggi in autocostruzione da parte di nuclei familiari svantaggiati. Per questo implementa una se167


Strade innovative di autocostruzione

rie di attività che consistono nel supporto alla costruzione di abitazioni in proprietà destinate ad italiani ed immigrati che non possono affacciarsi sul mercato edilizio tradizionale. Questo per soddisfare a costi accettabili il bisogno abitativo di nuclei familiari italiani e stranieri a basso reddito (e tuttavia in grado di rimborsare un mutuo bancario ancorché a condizioni favorevoli), ma al tempo stesso promuovere la convivenza tra le componenti etniche presenti nel paese (quella italiana compresa) e garantirne la coesione sociale. Sul piano operativo, gli elementi cardine della attività della Cooperativa sono: • promozione e sensibilizzazione degli interventi in autocostruzione; • selezione degli autocostruttori; • appoggio alla costituzione di co168

operative edilizie in autocostruzione; • facilitazione ed intermediazione nei rapporti con le Amministrazioni locali e gli Istituti di credito; • supporto alla ricerca dei professionisti esperti in autocostruzione; • mediazione in cantiere per la facilitazione dei rapporti interpersonali e di gruppo; • assistenza alla contabilità di cantiere; • comunicazione e rapporti con i media; • tenuta ed aggiornamento database; • messa a punto modello di Buona Pratica in autocostruzione. 3. Promuove e realizza studi e ricerche nel campo del disagio abitativo sui territori in cui opera, finalizzati ai seguenti obiettivi: • costruzione di mappe territoriali

del disagio abitativo degli immigrati; • delineazione di scenari evolutivi dei processi migratori in grado di prefigurare le potenziali criticità; • analisi dei percorsi per l’accesso alla casa e delle dinamiche dei vincoli di accesso; • definizione di possibili politiche e servizi di facilitazione dell’accesso all’alloggio utili a rimuovere gli ostacoli esistenti; • studi sulle potenzialità dell’housing sociale. 4. Produce materiali promozionali, di informazione, sensibilizzazione.


4

4.3_CASI STUDIO: ORANNSI

Alcune immagini dei ragazzi dell’associazione Orannsi

Giovani come cittadini liberi Squatting Alla fine degli anni Ottanta lasituazione dell’alloggio per i giovani a Helsinki era critica. Era il picco del boom economico, e per i ragazzi trovare un affitto affrontabile in città era impossibile. Allo stesso tempo la città ea piena di appartamenti vuoti che aspettavano che il loro valore immobiliare crescesse. Un gruppo di giovani senzatetto ha allora deciso di passare all’azione: se gli appartamenti non erano a disposizione, allora loro se li sarebbero presi. I principi principali degli squatters erano la non violenza e ignorare la propietà privata. Edifici posseduti dallo Stato, la amministrazione cittadina e dalle grande imprese edili, furono considerate come il terreno più

fertile. Orannsi fu registrata come associazione all’inizio degli anni Novanta. Primi passi verso un azione organizzata Nell’estate del 1992 Orannsi occupò un vecchio garage di Taxi, che fu risistemato come una casa per giovani , da giovani volontari. L’ambito dell’associazione crescette quando nuovi volontari entusiasti iniziarono a partecipare. Le iniziative di squatting finirono molto spesso con un blitz della polizia, seguito da frustranti processi legali. Allora venne l’idea di fondare un compagnia di housing indipendente. Dopo lunghe negoziazioni il Consiglio Cittadino decise di concedere a Orannsi di affittare due vecchie case in legno nell’area di

Kumpula che aspettava di essere demolita. L’idea era quella di rinnovare gli edifici in maniera indipendente. L’associazione fu fondata proprio per finanziare e gestire il progetto “youth indipendent dwelling”. Nel 1992 inizio il progetto. Dopo il successo del rinnovamento delle case Intiankatu, le successive negoziazioni e collaborazioni con le autorità della città di Helsinki furono molto più facili. I progetti di recupero indipendente furono decisamente migliorati durante gli anni novanta, e nuovi progetti furono proseguiti.

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La progettazione partecipata

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5

5_LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA

5.1 La progettazione partecipata e la sua funzione sociale

5.1.1 Gli attuali modelli di concertazione sono in crisi. perchè? 5.1.2 Le 3 sindromi dovute al processo di partecipazione 5.1.3 Lovrabbondanza di strumenti di partecipazione 5.1.4 perché partecipazione? 5.1.5 Gli svantaggi 5.1.6 Gli ostacoli 5.1.7 I livelli di partecipazione 5.1.8 Gli attori del processo 5.2 Le fasi della progettazione partecipata 5.3 Le tecniche di lavoro nella progettazione partecipata 5.4 Caso studio: laboratorio di partecipazione di ViaLarga Bologna 5.4.1 Il percorso 5.5 Casi studio: workshops di autocostruzione 5.5.1 Macao workshop (Milano) 5.5.2 Workshop “Valle Aurelia in progress”

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La progettazione partecipata

172


5

5.1 PROGETTAZIONE LA PARTECIPATA E LA SUA FUNZIONE SOCIALE

Cos’è questa progettazione partecipata? Non è un metodo di problemsolving. Anzi, se si perde il controllo della situazione, di problemi ne crea e basta. Non è un metodo di progettazione veloce e pragmatico, che permette di risparmiare tempo e va dritto al sodo del problema. La partecipazione è un percorso necessario ad avvicinare la gente alle decisioni delle amministrazioni pubbliche sul territorio. Quel territorio dove la gente lavora, porta i bambini a scuola, va a fare la spesa, esce a mangiare una pizza o a bere una birra, si sposta in auto o in bicicletta o con i trasporti pubblici, fa shopping, si incontra con gli amici, suona, balla: VIVE.

Da sempre, le decisioni provenienti dall’alto sono ricadute sul comune cittadino, ma quale grado di democrazia è presente in questo processo? Soprattutto in tempi recenti, a partire dagli anni ‘90, un dibattito riguardante l’inclusione dei cittadini nelle scelte istituzionali si è sviluppato a partire dal sentimento di mancanza di rappresentatività delle istituzioni nel confronto dei cittadini stessi in seguito al momento elettorale. La necessità di un riavvicinamento tra le istituzioni e i cittadini nel nostro paese, è derivato da un sempre maggiore distacco nel rapporto tra queste due entità, i cui desideri si stanno sempre più allontanando a causa di procedure burocratiche e decisionali sbri173


La progettazione partecipata

Tavolo di discussione

gative su materie quali il welfare1, le politiche urbanistiche e infrastrutturali, e che tengono relativamente a conto delle necessità reali della popolazione. Attualmente esistono svariati strumenti di partecipazione, che possono e devono aiutare in questo che, va specificato, deve essere un percorso comune, un processo attraverso il quale gli attori coinvolti portano avanti un progetto, per trovare le soluzioni migliori insieme: si tratti della riqualificazione di un ex area industriale, della progettazione di un parco, di abitazioni, di infrastrutture, o di qualsiasi trasformazione del territorio. Stiamo parlando di un percorso difficile e arduo, che non sem1

AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009

174

pre dà i risultati sperati. E per il cui successo ci sono regole da rispettare, quali la coerenza e la costanza nella partecipazione, la chiarezza degli intenti iniziali e lo stabilire date limite o deadlines per le varie fasi del processo sin dall’inizio dello stesso.

5.1.1 GLI ATTUALI MODELLI DI CONCERTAZIONE SONO IN CRISI. PERCHÈ? Il cittadino non si riconosce ormai più nelle autorità sociali e ne delegittima l’operato. Una situazione sociale complessa come quella presente oggi nelle città italiane è difficile da ordinare in mancanza di una buona politica, tantomeno con un approccio tecnico. - La mancanza di equilibrio tra la domanda di nuove aree produttive e abitative e infrastrutture è sempre più difficilmente conciliabile con la richiesta di espansione zero, il riutilizzo delle risorse presenti e l’attenzione alla qualità dell’ambiente2. 2 AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009, p23


5

- La comunicazione è effettuata maniera scorretta: troppo tecin nica o troppo generica, o inadatta ai destinatari. - Nascono sempre più comitati cittadini o di quartiere i quali, contrapponendosi con sempre maggior forza alle decisioni istituzionali, creano un difficile conflitto sociale. - La modalità di incontro dell’assemblea pubblica si è rivelata come uno strumento inadatto alla presentazione dei progetti e all’interazione, si creano infatti sovente situazioni di partecipazione minima e/o per abitudine, oppure larga ma di alta conflittualità; inoltre l’ascolto passivo, la mancanza di dialogo e confronto tra i partecipanti sono tutti possibili fattori negativi dei quali tenere conto.

Sono da evitare inoltre durante le assemblee: - La mancanza di una logistica adeguata alle esigenze di contatto visivo e dialogo; - La mancanza di una agenda ben precisa di punti da seguire nel dibattito; - La mancanza di una struttura organizzativa che preveda momenti di più raccolto confronto nei quali anche i più timidi possano dire la propria.

5.1.2 LE 3 SINDROMI DOVUTE AL PROCESSO DI PARTECIPAZIONE Succede che le dinamiche relazionali createsi durante un processo di partecipazione, creano spesso situazioni che nel gergo del settore vengono chiamate DAD, NIMBY e NIMO: vediamo ora di cosa si tratta. - Sindrome DAD: le istituzioni tendono spesso ad agire tramite la logica comportamentale del DECIDO-ANNUNCIO-DIFENDO. Succede quando la parte politica decide un progetto “a valle” del processo partecipativo, dando per scontata la sua realizzazione, per poi porlo in annuncio ai cittadini, e reagisce a qualsiasi obiezione con una “chiusura” in difesa del proprio progetto, adducendo 175


La progettazione partecipata

sindrome Nimby

motivazioni giuridiche, tecniche o di emergenza. - Sindrome NIMBY (not in my backyard - non nel mio giardino): chiaramente è la reazione di rifiuto dei cittadini o delle loro associazioni a progetti che riguardano il territorio dove vivono. “Fatelo, ma non qui!”

5.1.3 LA SOVRABBONDANZA DI STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE

- Sindrome NIMO (not in my office): simile alla NIMBY, ma riguarda il fronte tecnico-amministrativo. I vari uffici e istituzioni, per non occuparsi del problema, cercano di de-responsabilizzarsi scaricandolo a qualche altro ufficio o competenza. Bisogna però comprendere che la soluzione dei problemi prevede il coinvolgimento trasversale dei vari settori della pubblica amministrazione e degli assessorati.3

- Strumenti tecnici di Valutazione ambientale: VIA, VAS

3

AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009, pp 25-26

176

Sono oltre una decina gli strumenti di consultazione pubblica offerti, e superano abbondantemente la domanda:

- Strumenti di Riqualificazione urbana: accordi di programma, contratti di quartiere, programmazione negoziata - Area vasta di sviluppo locale, PTCP, patti territoriali, contratti d’area, contratti di programma - Politiche sociali: Piani sociali di zona, Patti per la salute, consigli comunali dei ragazzi, consulte te-

matiche, Patti per la salute - Consultazione popolare, consulte di settore delle forme associative, iniziative popolari: istanze e petizioni, istruttoria pubblica, proposte di iniziativa popolare, referendum consultivi.


5

5.1.4 PERCHÉ PARTECIPAZIONE? Restano ancora oggi perplessità riguardo a questa pratica di collaborazione con le istituzioni nei processi decisionali; tuttavia i motivi per privilegiare questo tipo di processo rispetto ad uno tradizionale sono numerosi. Eccone alcuni secondo la Guida alla partecipazione della regione Emilia Romagna: - Sono richieste risposte diversificate per risolvere problemi complessi di natura ambientale o socio-economica ( risposte tecniche, normative, economiche, sociali, culturali, gestionali) - La partecipazione è una risposta alla crisi della democrazia partecipativa e alla sfiducia nelle istituzione durante i processi de-

cisionali - Presenza di una domanda di maggiore protagonismo del comune cittadino nella vita del suo territorio - La mancanza di coinvolgimento nel territorio crea numerosi conflitti (vedi la sindrome DAD) che porta sempre più verso l’istituzione di organizzazioni di cittadini per opporsi alle scelte annunciate istituzionalmente - La scarsa collaborazione tra settori e il rinvio delle responsabilità (sindrome NIMO) e i costi sempre maggiori dei processi decisionali tradizionali. - Coinvolgere la gente offre spunti, ognuno degli stakeholder (vedi pagine seguenti) rappresenta interessi, punti di vista, competenze e sensibilità differenti.

5.1.5 GLI SVANTAGGI Le caratteristiche stesse dei processi partecipativi creano aspetti negativi da evitare con molta attenzione: ognuno dovrà infatti adattarsi in maniera graduale alle meccaniche del gioco, cambiando il proprio punto di vista sul piano sociale e culturale. - I tempi di gestione e l’impostazione iniziale del processo avranno inevitabilmente mediolunghi, una partecipazione breve non è fattibile. - Anche i tempi tecnici-istituzionali saranno medio-lunghi, ciò è dovuta alla difficoltà di comunicazione tra i cittadini e l’ente coinvolto, che sarà scarsamente disposto a dialogare poi quando le posizioni sono altamente 177


La progettazione partecipata

Annotazione di commenti, critiche e idee

estremizzate. - Spesso gli attori coinvolti nel processo non sono abituati al lavoro in gruppo, e hanno scarsa a assente esperienza / abitudine ai progetti partecipati. - Resistenze al cambiamento rispetto a posizioni, modalità di lavoro, processi decisionali da entrambe le parti.

5.1.6 GLI OSTACOLI

5.1.7 I LIVELLI DI PARTECIPAZIONE

- Eventuali conflitti pregressi tra le parti; - Possibile scarto tra i risultati attesi della partecipazione e la messa in opera; - Mancanza di fondi sufficenti o di risorse umane adeguate per completare il processo; - Mancanza di competenze o esperienza nella gestione del processo; - Eccessivo tecnicismo o eccessiva improvvisazione; - Estremo pragmatismo (“non si può fare” a priori); - Scarsa consapevolezza delle proprie risorse; - Scarsa conoscenza/stimoli sui risultati/vantaggi del processo partecipativo4.

Secondo la Guida alla Partecipazione della regione Emilia Romagna le modalità partecipative sono 4, in base al livello di partecipazione:

4

178

AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009

- INFORMAZIONE - CONSULTAZIONE - PROGETTAZIONE PARTECIPATA - EMPOWERMENT


5

livello di INFORMAZIONE L’ente pubblico o chiunque promuova la partecipazione, in questa fase informa i destinatari e gli attori coinvolti sul processo stesso. A questo punto le analisi, valutazioni e decisioni sono già state effettuate dall’ente organizzatore. livello di CONSULTAZIONE Questo livello include la possibilità per gli attori di dare alternative , feedback e informazioni generali che vengono ascoltate dall’ente organizzatore. Si tratta di esclusiva consultazione, gli attori coinvolti non possono fare altro che venire ascoltati.

livello di PROGETTAZIONE PARTECIPATA Gli attori stessi prendono decisioni e arrivano al progetto definitivo tramite un percorso di analisi delle problematiche svolto in gruppo. Analisi delle soluzioni, alternative e modalità di realizzazione. Le decisione vengono prese in parte dagli attori in base alle loro competenze, in parte dall’ente organizzatore, in parte da altre partnerships. livello di EMPOWERMENT Massimo livello di libertà nelle decisioni agli attori, che gestiscono autonomamente il processo. Chiaramente un tale livello partecipativo può essere applicato solo se gli attori partecipanti hanno le capacità necessarie a sobbarcarsi questa responsabilità.

5.1.8 GLI ATTORI DEL PROCESSO Gli STAKEHOLDERS, sono tutti quei soggetti che sono direttamente o indirettamente interessati da un processo decisionale e che con il loro comportamento possono influenzare il processo stesso. In sostanza, si tratta di TUTTE le persone o gli enti i quali hanno dunque un interesse di qualsiasi tipo nel processo in atto: vengono influenzati, positivamente o negativamente, dalle decisioni prese durante il processo, o che prendono parte alle decisioni stesse, o che forniscono servizi legati all’oggetto del progetto partecipativo. Si può trattare di singoli cittadini 179


La progettazione partecipata

stakeholders

o di gruppi di cittadini organizzati come comitati, organizzazioni formali o informali, ecc... ...ecco una lista di possibili stakeholder5: - Autorità locali (Comuni, Province, Regioni) - Enti pubblici (Enti parco, Comunità montane, Consorzi) - Organizzazioni non governative (Ong), gruppi di volontariato Imprese - Associazioni di categoria e di settore - Scuole di ogni ordine e grado (insegnanti, studenti) - Istituti di ricerca - Gruppi etnici - Gruppi studenteschi - Gruppi parrocchiali - Gruppi rappresentativi delle donne 5

AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009, pp 46,47

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- Disoccupati - Gruppi giovanili - Associazioni sportive - Organizzazioni sindacali - Associazioni agricole - Ordini professionali - Associazioni della terza età e anziani - Associazioni di disabili - Media locali (Tv, radio e quotidiani locali) - Enti di controllo e prevenzione - Università - Agenzie di sviluppo - Forze di sicurezza - Vigili urbani

5.2 LE FASI DELLA PROGETTAZIONE PARTECIPATA Le fasi chiave nel quale è solito svilupparsi il processo partecipativo, possono variare in funzione alla diversità dei TEMI, dei TEMPI e delle RISORSE disponibili. Le fasi principali6 sono: 1) L’IMPOSTAZIONE 2) LA PREPARAZIONE 3) LA GESTIONE DELLA PARTECIPAZIONE 4) LA DECISIONE 5) LA REALIZZAZIONE

6

AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009, pp 63-75


5

FASE |1 L’Impostazione7 Questa fase deve avvenire ancora prima di cominciare a coinvolgere gli attori nel processo. Consiste nel fare una valutazione preliminare dei temi da trattare da parte dell’ente organizzatore, dei risultati che si vogliono ottenere tramite il processo partecipativo. - Si deve capire in questa fase come il tema in questione si inserisce nella programmazione di più ampio respiro dell’ente pubblico. - Risulta fondamentale già da subito dichiarare il livello di partecipazione che si intende applicare al processo, e in quale fase del processo stesso applicarla 7 Le fasi della progettazione partecipata sono ispirate a quelle della Guida alla progettazione partecipata della Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009

(analisi, definizione di soluzioni, progettazione, attuazione, valutazione). - Importante risulta il coinvolgimento di personalità TECNICHE dell’amministrazione pubblica sin dall’inizio, ciò per capire cosa l’amministrazione si aspetta dagli stakeholder una volta invitati.

Occorre infine fare una - Mappatura degli stakeholder - Mappatura di sintesi dei progetti simili come tema a quelli che si intende affrontare nel percorso partecipato.

Il valore aggiunto del percorso partecipativo si lega infatti a: - Conoscenze tecniche e norma tive - Disponibilità di informazioni intersettoriale (raccolte da diversi settori dell’amministra zione collaborando) - Risorse economiche - tempo - Grado finale di recepimento delle proposte finali negli strumenti ordinari di gestione di una pubblica amministrazione. 181


La progettazione partecipata

Gruppo di attori durante un incontro

FASE|2 La Preparazione Quando si ha la mappatura degli stakeholders, si procedere alla fase di comunicazione. L’invio di materiali informativi come volantini e manifesti deve essere accompagnato da un opera di convincimento dei potenziali partecipanti a partecipare e aderire, parlando ai singoli e ai gruppi di persona. Strumenti di comunicazione: - Brochure - Moduli di adesione - Sito Web dedicato / blog / pagina Facebook - Se la situazione lo richiede, è bene fornire i partecipanti di materiale riguardante le informazioni di base sul tema da trattare. - Creare un Memorandum delle 182

regole-condizioni per rendere più trasparenti le modalità di lavoro.

Di seguito alcuni accorgimenti per migliorare la qualità degli incontri:

Le risorse economiche, già definite nella fase|1, devono garantire autogestione per l’intero percorso rispetto a: - Materiali da stampare - Grafica di comunicazione - Logistica - Cancelleria - Promozione / distribuzione materiali - Siti Web dedicati - Inserzioni su media pubblici - Eventuale facilitatore da coinvolgere durante il percorso.

- Pannelli informativi all’entrata - Schede informative sintetiche su specifici temi - Fogli per indicare commenti e valutazioni - Una bacheca per suggerimenti e idee - Visualizzazione durante la discussione di parole chiave sui cartelloni.

È necessario chiedere una formalizzazione della partecipazione di ogni partecipante, per vari motivi, in modo da avere condizioni di operare con più efficacia e completezza.

Riguardo alla Logistica, bisogna individuare in modo preventivo degli spazi necessari, ampi con sessioni plenarie e più ristretti per sotto-gruppi di lavoro.


5

Tabella “Potenziali obiettivi, strategie e strumenti per ogni livello di partecipazione” da AA.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009, p 69

FASE |3 Gestione della consultazione / Progettazione Partecipata Si tratta della parte cruciale del processo. La sua strutturazione dipende dagli obiettivi di fondo (informazione, consultazione, co-progettazione, partnership regionali), dalle fasi in cui si vuole attivare la partecipazione (analisi problemi, raccolta idee, progettazione, realizzazione progetti o piani, valutazione), dai tempi, dagli stakeholder e attori coinvolti, e dai temi trattati. Il percorso va strutturato in due principali momenti: - Momenti di sessione plenari per informazione/ consultazione/ raccolta di idee e proposte, e chiusura del percorso con pre-

sentazione dei risultati ottenuti; - Momenti di approfondimento con workshop e laboratori di analisi, progettazione. In entrambi i momenti servono approcci diversificati e condizioni di base quali: - Chiarire bene gli obiettivi e le domande di lavoro in gruppo per ogni incontro - Programmare un numero adeguato di incontri per svolgere le attività di approfondimento (analisi e progettazione) - Tempi adeguati per informare gli esiti La prima parte del percorso, indipendentemente dal n di incontri, dovrebbe essere atta all’analizzare i problemi da affrontare, le loro cause e gli scenari futuri possibili.

Dopo avere analizzato gli scenari, si dovranno illustrare ai partecipanti: - Le attività da svolgersi - Gli obiettivi da perseguire (individuati attraverso la stesura di un piano di azione) - I tempi da rispettare - I ruoli dei partecipanti - Le risorse a disposizione Cruciale diventa a questo punto, per capire “Chi fa cosa?” e “Quando?”, il definire: - i costi di realizzazione - I possibili impegni dell’ente Pubblico proponente - I possibili impegni di ogni stakeholder. - Prevedere modalità di monitoraggio dell’andamento dei lavori - Prevedere come effettuare la valutazione di fine lavori

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La progettazione partecipata

è importante lavorare con modelli e plastici

Il processo e le sue dinamiche devono essere controllate costantemente e monitorate dal committente e dal facilitatore, l’impostazione può essere cambiata in corso d’opera per adattarsi alla situazioni specifiche che lo richiedono. Stabilire sessioni plenarie durante la progettazione per fare il punto segnalando difficoltà riscontrate e risultati ottenuti per ogni gruppo fino a quel momento. Verifiche di fattibilità dei progetti elaborati devono essere effettuate durante il percorso stesso da tecnici e amministratori, consegnandone i risultati all’incontro seguente.

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FASE|4 La Decisione La decisione riguardo l’esito di un piano urbanistico o un progetto, spetta chiaramente all’amministrazione pubblica. A questo punto il processo partecipativo si è concluso nella sua fase progettuale, e si è raggiunta una soluzione definitiva al progetto trattato, resta solo una questione: ne terrà conto l’amministrazione? Spesso, troppo spesso infatti non viene recepito nel processo decisionale la soluzione o le soluzioni proposte dal gruppo di progettazione partecipata! Questa è una evidente contraddizione in quanto il processo stesso viene richiesto dall’amministrazione, come consultazione volontaria di cittadini e stakeholder

per trovare soluzioni alternative o migliori nelle scelte pubbliche. Nel caso l’amministrazione scelga di non tener conto dei risultati del laboratorio partecipato, deve giustificare con dati tecnici le proprie scelte in modo da non vanificare l’esperienza avvenuta e perdere credibilità e fiducia nei confronti dei partecipanti (che hanno dedicato impegno e tempo personale a questa causa) e di tutta la cittadinanza, senza contare lo spreco di risorse pubbliche usate per lo svolgimento del processo partecipativo.


5

Workshop tematici

brainstorming

FASE FINALE: realizzazione del progetto La Infine, per evitare le situazioni di delusione, demotivazione dei partecipanti e al contempo di perdita della credibilità e di legittimazione dell’ente organizzatore, la soluzione è una sola: prevedere sin dalle prime fasi di consultazione e co-progettazione, i piani d’azione con tempi specifici e termini brevi-mediolunghi, se possibile con una stima dei costi.

5.3 LE TECNICHE DI LAVORO NELLA PROGETTAZIONE PARTECIPATA1 I metodi di lavoro utilizzati e consolidati nell’ambito della partecipazione sono i seguenti: WORKSHOP TEMATICI Per gruppi di 15-20 persone massimo, sviluppati in una serie di incontri periodici (4-5 in totale, ogni 20 giorni circa). Il moderatore deve effettuare un report al termine di ogni incontro.

1

BRAINSTORMING Quasi sempre utilizzata nelle prime fasi del processo partecipativo: consente di sviscerare ogni singola idea che viene in mente ai partecipanti gli incontri, anche quelle non realizzabili o inizialmente considerate sbagliate, tramite un processo di associazione di idee. Le idee vengono raccolte, e diventano via via più definite. I partecipanti dovranno disporsi in una seduta a ferro di cavallo, la tecnica procede tramite incontri della durata di 2/3 ore l’uno. È applicabile in diversi ambiti come anche nelle scuole, imprese e uffici pubblici.

A.VV., Partecipare e decidere. Insieme è meglio, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2009; M.Sclavi, Avventure Urbane, Eleuthera, Milano, 2006 185


La progettazione partecipata

analisi Swot

FOCUS GROUP A volte si svolge per 2 o 3 settimane un focus group, nel caso si voglia approfondire, come dice il nome, un argomento specifico del progetto. È necessaria la presenza di un facilitatore che prepari le domande da porre in sede di incontro, stimoli la discussione e ne raccolga ogni singolo contributo. Incontri di 2 o 3 ore. Il focus group è usato per la ricerca qualitativa.

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ANALISI SWOT PARTECIPATA Il termine SWOT raccoglie in sè: Strenghts (forze) Weaknesses (debolezze) Opportunities (opportunità) Threats (minacce) Trattasi sostanzialmente di una analisi qualitativa di gruppo, che mira a percepire tutti i fattori interni ed esterni che influenzano le scelte di progetto. L’utilizzo di una matrice che metta a sistema ogni aspetto è necessaria a percepire tutte le relazioni tra elementi di forza, debolezza, etc. Incontri di 2 ore complessive

Camminata di quartiere

CAMMINATE DI QUARTIERE O VISITE DI GRUPPO Visitare insieme il sito interessato dal progetto aiuta i partecipanti a sciogliere il ghiaccio e ad instaurare i primi rapporti che li aiuteranno a collaborare durante tutto il processo. Anche le persone più timide possono esprimersi durante la visita in maniera meno inquadrata. La camminata e la visita diretta consente la percezione diretta dell’importanza delle situazioni di necessità e contingenza nell’area, e le osservazioni di ognuno possono essere sintomatiche di come lo spazio viene percepito e vissuto dalla popolazione.


5

render del parco

Immagini di riferimento del progetto Via Larga Bologna (da http://www.comune.bologna.it/laboratoriovialarga )

5.4 CASO SUDIO LABORATORIO VIA LARGA (Bologna, 2006-2010)

Un esempio di processo partecipativo svolto correttamente e portato alla conclusione con successo.

boratorio di quartiere dove tutti possano partecipare alla gestazione del nuovo comparto urbano .

L’esperienza emiliana nel campo della progettazione partecipata può annoverare questo progetto, vincitore del primo premio al concorso nazionale di progettazione partecipativa e comunicativa promosso dda INU, WWF e ANCI nel 2008.

In particolare, il concorso stabiliva che l’area da trasformare comprendeva un nuovo parco di 11 ettari -la parte principale del progetto- , il ripristino di un complesso colonico presente nell’area, e nuove abitazioni sociali di massimo 5000 mq. I partecipanti si dividono in 4 gruppi di progettazione, che producono ognuno un lavoro.

Il laboratorio di Via Larga si svolge a partire dal 2006, in parallelo e per arricchire il concorso di idee per la progettazione di un nuovo parco nella periferia di Bologna indetto dall’amministrazione comunale. L’intenzione è quella di coinvolgere i cittadini al massimo livello, e farli interagire con gli architetti partecipanti. Nasce così un la-

Lo scopo del laboratorio era quello di effettuare un percorso collettivo che attraverso una serie di attività di gruppo, di confronto e ascolto reciproco tra i partecipanti, portasse alla produzione del progetto. 187


La progettazione partecipata

Passeggiata nell’area di progetto

Realizzazione del prototipo delle sedute

Un incontro

Ecco dunque le tipologie di attori per ogni gruppo durante il laboratorio: 1) i cittadini della zona di Via Larga stessi 2) I tecnici del comune e 3) Gli architetti partecipanti al concorso di progettazione del parco. Sono stati innanzitutto distribuiti dei questionari “8 domande per Via Larga” prima di iniziare gli incontri, ed effettuate interviste agli abitanti de quartiere e dei quartieri circostanti.

Nella 1° Fase (2006) sono stati organizzati 4 incontri nell’arco di 2 mesi per introdurre il quartiere, la sua storia, la questione del nuovo parco e i criteri da seguire nella progettazione. Si è inoltre effettuata una passeggiata di gruppo nei luoghi interessati dal progetto. Agli incontri della 1° Fase hanno partecipato tutti unitariamente, e da ogni incontro si è tratto un resoconto di appunti sui problemi da risolvere e le proposte riscontrate. La 1° fase si è chiusa a Giugno 2006 con la chiusura del concorso.

Immagini di riferimento1: resoconto degli incontri con appunti e descrizioni

Nella 2° Fase (novembre 2006marzo 2007) ha portato il gruppo vincitore del concorso di progettazione all’elaborazione dell’esecutivo progettuale. Anche in questa fase si sono svolti 4 incontri, stavolta più mirati, riguardanti nello specifico gli ambiti diversi che componevano il progetto. Infine, dopo l’affidamento dell’incarico di Costruzione nel 2007, l’inaugurazione è avvenuta a Giugno del 2010. Durante questi 3 anni il canitiere è stato seguito dai cittadini e dagli architetti che a tal scopo hanno formato un gruppo di azione e monitoraggio per assicurarsi che i lavori avvenissero correttamente.

1 immagini del progetto Via Larga da: http://www.comune.bologna.it/ laboratoriovialarga 188


5

Vista notturna del parco di Via Larga

5.4.1 IL PERCORSO Durante la progettazione partecipata hanno svolto un ruolo fondamentale la definizione, nel corso degli incontri, di tutte le possibili criticità e opportunità, che si sono tradotte infine nelle linee guida del progetto stesso.

Ecco riassunte le varie fasi nelle quali si è strutturato il percorso partecipativo: - Durata definita sin dall’inizio (4-5 mesi) - Workshop tematici con analisi delle criticità (4-5) - Visite e sopralluoghi - Gruppi di azione e monitoraggio permanente - Creazione di un Punto informativo permanente

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La progettazione partecipata

Viste del parco ViaLarga. 190


5

Due membri del gruppo Exyzt al lavoro

Momenti del workshop a Macao Milano

5.5 CASO SUDIO I WORKSHOPS DI AUTOCOSTRUZIONE

I workshop di autocostruzione sono laboratori pratici ai quali chiunque può partecipare: solitamente sono organizzati da studenti o gruppi specializzati nella autocostruzione. Come EXYZT, un gruppo francese di 20 professionisti tra architetti, grafici, operatori video, fotografi, dj, produttori botanici.

Lo scopo dei laboratori di autocstruzione è quellodi elaborare installazioni temporanee o permanenti, realizzate riutilizzando materiali di scarto o di seconda mano, seguendo un progetto di massima e la filosofia “do it yourself”, ovvero arrangiarsi e tirare fuori il meglio da ciò che si ha.

O come ORIZZONTALE, un gruppo di rome che si occupa principalmente di “processi di riattivazione degli scarti urbani”.

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La progettazione partecipata

La piallatura

assemblando il tavolo/portalibri componibile

Alcuni arredi realizzati durante il worshop

5.5.1 MACAO WORKSHOP (MILANO) WORKSHOP CON EXYZT DI AUTOCOSTRUZIONE DEL CAFFE’ LETTERARIO DI MACAO (OTTOBRE 2012)

Abbiamo partecipato in prima persona al workshop guidato dal gruppo francese Exyzt, nel quale abbiamo aiutato nella costruzione di arredi per il caffè letterario di Macao, a Milano. Si è dimostrata un’esperienza molto interessante, che ci ha dimostrato in maniera diretta come la collaborazione e il gioco di squadra riesca a produrre risultati incredibili. Si impara

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molto dall’esperienza altrui, e ci si sente parte di una squadra. Queste sono le sensazioni che vorremmo riproporre a Mantova, organizzando probabilmente con l’aiuto di uno di questi collettivi un workshop di autocostruzione per coinvolgere i cittadini di valletta valsecchi nel miglioramento del loro quartiere e renderli partecipi del cambiamento.


5

alcuni studenti volontari all’opera

5.5.2 CASO STUDIO WORKSHOP “VALLE AURELIA IN PROGRESS” By ORIZZONTALE_urban react

Costruzione della scala “UP”

La scala completata e utilizzata

Ecco un altro esempio di workshop di successo, portato avanti in questo caso dal gruppo di Orizzontale (Roma), insieme ad Osa Architettura e Paesaggio e LUS – Living Urban Scape, con la collaborazione di una ventina di studenti stranieri, durante la Eco Week 2012 a Roma.1

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Fotografie dal sito http://www. orizzontale.org 193


La progettazione partecipata

L’arrivo della scala che sale dalla strada

L’area gioco per i bambini

Gli arredi del parco

La banda di quartiere suona all’inaugurazione

Up è una scala che permette un collegamento tra due livelli, quello della via Aurelia e del parco soprastante, il Giardino del Maresciallo, 3 metri sopra.

Il gruppo ha inoltre realizzato diversi arredi sempre con materiali di scarto e disposti nel parco individuando varie zone, le cui possibili azioni sono indicate letteralmente, come si può notare dalle immagini.

Materiali utilizzati Legno, mdf (principalmente vecchi pannelli espositivi e assi di legno). I materiali sono stati forniti da un’azienda specializzata in allestimenti fieristici e museali, che ha fornito pezzi di scarto.

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È stato organizzato un evento per inaugurare l’allestimento, al quale hanno partecipato la banda di quartiere con un concertino. È stata inoltre allestita una mostra fotografica a cielo aperto: la partecipazione del pubblico è stata molto soddisfacente.

La mostra fotografica a cielo aperto

Questo workshop potrebbe essere un esempio da seguire per l’organizzazione di un evento simile proprio a Mantova, in particolare sul lungolago di valletta valsecchi, per radunare più gente possibile dal quartiere e mostrare che anche uno spazio di ridotta accessibilità può essere, con alcuni accorgimenti, riqualificato e vissuto al meglio.


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6.1 Potenzialità e criticità 6.2 Analisi swot / strategie di azione 6.3 Azioni 6.4 Partecipazione

6.5 Censimento dello sfitto 6.6 Area ex Comated 6.7 Distretto militare ex caserma san nicolò - vision 6.8 Distretto militare ex caserma san nicolò - progetto 6.9 Spazi inutilizzati 6.10 Progetto case a.l.e.r. 6.11 Vision lungolago 6.12 Autocostruzione/1 6.13 Autocostruzione/2

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reazione a catena - tesi di laurea magistrale  

rigenerazione urbana partecipata per i quartieri di fiera catena e valletta valsecchi a mantova

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