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o m a i v Vi i! t a i l i c n o c i R da

30175 Marghera Ve - Giugno 2009

Opera San Luigi Orione

In Vacanza, Portami con te Parrocchia S. Pio X - periodico di comunicazione-

Speciale all’Interno:

Maggio Mariano 7° Convegno degli Op. Past. delle Parr. Orionine “Seminario della Vita” a Campocroce don Orione a cinque anni dalla Canonizzazione


La Parola del Parroco

Il coraggio di …

Cari parrocchiani, dopo aver mosso i miei “primi passi …” come pastore di questa comunità, vengo a voi con alcune riflessioni maturate in questi mesi e che desidero parteciparvi come segno di comunione e di confronto. Innanzitutto vi chiederete: perché questo “titolo”? Nel dare risposta a questa domanda prendo in prestito un racconto presente in un libro di P. Teilhard de Chardin intitolato “Sulla felicità”, e che mi ha sempre fatto riflettere e potrebbe appunto motivare la scelta del titolo ed aiutarmi nell’esporre a voi alcune mie considerazioni. Un gruppo di escursionisti decide di mettersi in cammino alla conquista di una vetta difficile ed impegnativa. E’ una comitiva che si divide subito in tre sottogruppi, aventi ciascun gruppo una diversa disposizione interiore. I primi rimpiangono da subito di aver lasciato l’albergo; le fatiche, i pericoli sembrano loro sproporzionati con l’interesse della vetta e decidono di tornare indietro. Questa prima categoria di escursionisti si potrebbe ben definire come chi nella vita è sempre stanco e pessimista e l’esistenza appare sempre come un errore o uno scacco. Si tratta in sostanza di chi nella vita cristiana fa in modo che la sua fede non diventi un “gioco” troppo pericoloso, cioè coinvolgente ed esigente, per cui bisogna gestirlo nel modo più abile e forse anche più indolore. Quando si sente dire: A che serve in fondo cercare … A che serve faticare … La vita è solo un’illusione … noia e fatica. Tutto questo potrebbe essere ritradotto in uno slogan: “Meglio essere meno che essere più”, ed il meglio di tutto sarebbe il non essere per nulla, cristiani anonimi perché non appartenenti a nessuno. La seconda categoria di escursionisti sono coloro che, non dispia 2

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La Parola del Parroco ciuti di essere partiti, ad un certo punto si pongono questa domanda: Perché fare fatica e salire ancora? Non sarebbe meglio gustare la visione della montagna e del paesaggio che essa propone qui dove si è giunti, in mezzo ai prati o in un bosco ombroso? E così si sdraiano sull’erba e aspettano l’ora del pic-nic. E’ la categoria dei buontemponi o dei gaudenti. A differenza dei primi, questi bravi cristiani preferiscono essere che non essere. Ma la loro appartenenza a Qualcuno non è legata o caratterizzata ad alcuna creatività o a una volontà di ricerca continua, ma a quello che il poeta Orazio chiamava “carpe diem”, cioè il riempirsi la vita del momento presente, al godere l’attimo che fugge, senza la minima preoccupazione di avere un progetto di vita, un fine per cui lottare, verso il quale camminare. Per questi cristiani l’avvenire non domanda nessun tipo di impegno e su di esso non sono disposti a scommettere nulla. Questo modo di essere cristiani è molto fragile ed esposto a continui ripiegamenti perché debole è l’appartenenza a Qualcuno e lo slancio verso la meta soccombe fra le molte cose che la vita offre al presente. Infine ci sono i veri alpinisti, coloro che non staccano gli occhi dalla vetta e che portano dentro di sé un desiderio immenso di conquistarla. Nonostante vedano assottigliarsi il numero dei compagni di viaggio, continuano la loro salita e la loro fatica. Questa schiera di uomini è chiamata dal narratore cuori ardenti: per essi vivere è una scoperta e l’essere non è preferibile solo al non essere, ma è sempre possibile divenire di più. Essi sono innamorati della ricerca, perché hanno capito che la vita è una sorgente inesauribile, ma non va ricercata in un solo posto. Qualcuno chiama questi uomini degli ingenui, qualcun altro li deride, taluni li ritengono fastidiosi. Ma resta un fatto preciso: sono queste persone capaci di preparare l’aurora alla terra di domani. I cristiani dal cuore ardente sono coloro che hanno un’appartenenza forte a quel Qualcuno Anno della Riconciliazione - Anno della Riconciliazione

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La Parola del Parroco dal nome inconfondibile: Cristo Gesù, Signore della vita, della storia, avvenire e futuro certo e compiuto di ogni uomo. I cristiani dal cuore ardente hanno il coraggio di … esserlo sempre, ovunque, con chiunque, in qualsiasi situazione avversa o non si trovino. I cristiani dal cuore ardente hanno il coraggio di … dare contenuto e sostanza a quelle parole che abitualmente dicono quando pregano … Pensiamo alla parola PADRE … FRATELLO … PERDONO … GIOIA … CARITA’ … COMUNITA’ … I cristiani dal cuore ardente hanno il coraggio di … mettersi in discussione sempre perché sanno che questo è la condizione per poter giungere alla meta, di mettere in discussione il proprio ruolo, servizio, impegno nella comunità per il bene proprio e della comunità di appartenenza. I cristiani dal cuore ardente hanno il coraggio di … incontrarsi, verificarsi, lasciarsi provocare perché sanno che la meta non è una questione personale ma di gruppo, di comunità, di fratelli e sorelle che in cordata salgono insieme verso quella Meta che è comune a tutti loro. I cristiani dal cuore ardente hanno il coraggio di … fare scelte impopolari e deplorevoli agli occhi del mondo, non sono disposti ad accontentarsi della mediocrità e del pressapochismo che l’opinione dominante inculca, ma hanno in sé una capacità di scelta, di contagio, di trascinamento che tutto smuove … anche le montagne. I cristiani dal cuore ardente hanno il coraggio di … testimoniare la loro appartenenza forte a Gesù anche nella comunità di san Pio X chiamata a rinnovarsi dal di dentro, cioè recuperare motivazioni, slancio, convinzioni e soprattutto sentirsi comunità che a tutti è attenta, tutti coinvolge e nessuno esclude perché essere Chiesa di Cristo a san Pio X non è questione di titoli, di diritti acquisiti, di ruoli indispensabili ma di CUORI ARDENTI CHE HANNO IL CORAGGIO DI…!

Santuario M.Lussari - Maggio 2008 4

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Appuntamenti Domenica 7 Giugno Lunedì 8 Giugno Martedì 9 Giugno Mercoledì 10 Giugno Domenica 14 Giugno

Festa del Ringraziamento Consiglio Pastorale Parrocchiale di verifica Comitato “festa con noi” Gita a Gardaland per i bambini del Patronato Giornata degli Operatori a Campocroce di Mirano Corpus Domini - Sante Messe ore 8.00 - 10.00 - 18.00

Estate 2009 Auronzo - Palus

san

Marco

Dal 29 Giugno al 12 Luglio Campeggio per ragazzi della 1a - 2a - 3a Media Dal 12 Luglio al 25 Luglio Campeggio per ragazzi della 4a - 5a Elementare Dal 25 Luglio al 1° Agosto Campeggio interparrocchiale per i giovani dalle superiori in sù

Palus San Marco 2007

Campeggio per famiglie Dal 1° al 21 Agosto Dal 26 Luglio al 9 Agosto Villeggiatura per anziani ad Auronzo di Cadore

Palus San Marco 2006

Dal 3 all’8 settembre -“festa con noi” Dall’11 al 13 settembre - Triduo in onore di San Pio X Anno della Riconciliazione - Anno della Riconciliazione

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La Parola del Parroco

Operatori Pastorali Orionini del nord Italia Gita in barca a Venezia Il convegno degli Operatori Pastorali orionini è un appuntamento ormai consolidato che si ripete ogni anno la 1° domenica di Pasqua. Condivisione, formazione, preghiera e svago, che ci vede coinvolti già dal sabato, caratterizzano quest’evento iniziato 13 anni or sono. Ogni anno le parrocchie di Tortona, Pavia, Milano, Voghera, Torino, Alessandria e Marghera si ritrovano per l’incontro a rotazione e quest’anno, dopo 7 anni è il turno di san Pio X ospitare e organizzare tale evento. Su richiesta di don Giuseppe alcuni Operatori pastorali ha dato la propria disponibilità per realizzare i vari momenti del pranzo, per i lavori di gruppo e per la gita in barca a Venezia. Per quest’ultima ci ritroviamo, sabato ore 11 presso l’Holiday Inn. Il primo a venirci incontro e a salutarci è il nostro grande (in tutti i sensi) don Roberto seguito da tutti gli altri. Dopo varie consultazioni e qualche incertezza su quale ceck point pagare i tiket per l’ingresso dei pulmann a Venezia …fumata bianca… si va a quello vicino a Panorama. (Scopriremo che non sarà necessario pagare). Inizia così la nostra avventura con don Giuseppe che fa strada per i pulmann nei quali, nel frattempo, vi erano salite Laura, Katia, Valentina, Gianna e Claudia accompagnatrici turistiche… per 1 giorno! Durante il tragitto che ci porta a san Giuliano iniziano così le presentazioni, i saluti e le prime battute di don Enrico… (ha ha ha). Arrivati a San Giuliano il nostro Luciano Sabbadin e la sua ciurma ci accolgono invitandoci a salire sulle due barche messe a nostra disposizione. Durante il tragitto, vista l’ora, la fame si fa sentire e come d’incanto spuntano panini, bibite, patatine, vino, noci (rigorosamente del commercio equo e solidale), dolci, frutta e cioccolatini: insomma di tutto e di più. Inizia così anche la condivisione concreta cominciando dal nostro parroco don Gius che, da bravo figlio di don Orione, affidandosi a sorella Basilica Santi Maria e Donato Murano, Campanile provvidenza, ha lo zaino pieno di……fogli. 6 Anno della Riconciliazione - Anno della Riconciliazione


Operatori Pastorali Approdati all’isola di Murano la prima tappa la facciamo alla Basilica dei Santi Maria e Donato dove ci viene spiegata, dal parroco del luogo, la storia e l’arte di questa antica chiesa risalente al VII secolo. Tra le opere recenti (1979) spicca il crocifisso in vetro fuso tutto d’un pezzo dal maestro vetraio Ermano Nason. All’uscita c’è una corsa verso i servizi igienici che si prolunga nel tempo costringendo don Gius a ripetuti sopraluoghi e richiami: ”…la barca ci aspetta!”. Nel frattempo, seduti nel gradino antistante la piazzetta del Duomo, vediamo ancora un po’ di persone che aperti i loro zaini mangiano, scoprendo poi che sono gli operatori saliti nella barca più piccola, che disturbati dai sobbalzi causati dalle onde, non erano riusciti ancora a mandar giù nulla sentendosi… lo “stomaco in bocca...” Risaliamo in barca per circumnavigare l’isola di Murano e sbarcare alla vetreria… e che vetreria…!? Già l’ingresso con tanto di tappeto verde e piante floreali sembrava la hall di un grande Interno Basilica Santi Maria e Donato albergo. Ad aspettarci ci viene incontro il nostro parrocchiano Giampietro Laggia che ci spiega con un’impeccabile professionalità e con il suo vocione tonante che esce da sotto i baffi, le varie fasi della lavorazione del vetro. Proponendoci poi uno sconto speciale ci invita a visitare l’esposizione delle bellissime opere d’arte del vetro. Una di noi, la Katia, affascinata da un vaso che avrebbe potuto abbinarsi benissimo con una sua lampada, passa momenti di indecisione “cosa ti disi o togo o noo eo togo..!?” …ma nonostante il mega sconto propostoci il prezzo alla fine vince e…rinuncia (almeno pensiamo sia andata così: semmai chiedeteglielo voi... cari lettori). Chi prima non aveva usufruito del bagno a causa della ressa, ne approfitta scoprendo, come per l’ingresso che anche il bagno è da 5 stelle con tanto di acqua azzurra che esce dai sanitari; chi di noi è entrato cercava di convincere anche gli altri ad andarlo a “visitare” insistendo specialmente con don Enrico che partirà immaginando come sarebbe potuto essere un bagno tutto il vetro di murano…!? Si risale in barca destinazione Isola di San Lazzaro degli Armeni e, pensando di essere in ritardo.., arriviamo...con mezz’ora di anticipo. Il chiostro molto ordinato con un giardino a prato inglese e un angolo di particolari piante grasse ci introduce alla chiesa dove un giovane monaco armeno, con un marcato accento dell’est, ci spiega la storia del suo popolo, della chiesa e dell’isola:

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Operatori Pastorali “L’isola fu affidata dalla Serenissima ai Padri Benedettini, nel XII secolo usata come lazzaretto e successivamente, dopo essere stata affidata agli Ortolani, nel 1717, viene data dalla Repubblica di Venezia ad un gruppo di monaci armeni fuggiti dalla persecuzione turca in concessione perpetua. Mekhitar e i suoi 17 monaci restaurarono la chiesa e lì costruirono un monastero, lo ingrandirono di quattro volte fino alla attuale grandezza di 3 ettari”. Tra le tante cose tutti restano affascinati dalle pantofole di velluto ricamate che i monaci indossano quando celebrano sull’altare. La visita prosegue visitando la biblioteca che conta migliaia di libri, manoscritti armeni, arabi, indiani e copti e il museo dove spicca la curiosa mummia egiziana di Nehmeket risalente al 1000 A.C. e due sarcofagi che possiamo ammirare nella saletta detta di “Lord Byron” (il famoso poeta inglese) perché lì si ritirava a studiare lingua e cultura armena tra l’anno 1816-1817. Importante pure il refettorio e la mostra di oggetti sacri in argento distribuiti tra le altre sale e biblioteche. Alla fine del giro turistico arriviamo al piccolo negozietto di souvenir che gli operatori prendono d’assalto svuotando gli scaffali dei prodotti artigianali dei monaci: dai tipici amari d’erbe alla famosa marmellata di rose passando tra libri, croci, cartoline e segnalibri, spendendo più qui che… in vetreria. Infine, risalendo sulla barca, Venezia all’imbrunire si fa ammirare in tutto il suo splendore. Sbarcati a San Giuliano saliamo sui pulmini per l’Holiday Inn dove ognuno scarica il proprio bagaglio e dopo qualche qui pro quo che solo le donne possono fare (… i capello dritti di don Gius e di don Antonio sono il segnale) ognuno (finalmente) prende possesso della propria camera. Ultimo appuntamento della giornata la cena nella sala da pranzo dell’Hotel dove in un’impeccabile uniforme e look troviamo la nostra amica Monica che ci accoglie e ci serve una cena squisita (che però nulla avrà da invidiare ai nostri cuochi che il giorno dopo riceveranno il plauso di tutti gli intervenuti per il delizioso pranzetto). Alla fine il solito gruppetto di tifosi si accampa davanti alla tv per la partita… Dopo questa intensa giornata che per quasi tutti i nostri amici ha avuto inizio alle cinque di mattina, con il cuore pieno del clima di cordialità e amicizia che ci ha accompagnato per tutta la giornata, ci salutiamo dandoci appuntamento all’indomani mattina alle 8.30 in sala teatro del nostro patronato per l’accoglienza e la preghiera iniziale e per il proseguimento del convegno. Gianna e Claudia La mummia 8

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Operatori Pastorali

7°Convegno Operatori Pastorali Orionini 18, 19 aprile Da poco abbiamo contemplato le meraviglie compiute dal Signore per la nostra salvezza e “freschi” e pieni di entusiasmo volentieri abbiamo aderito al convegno degli Operatori Pastorali provenienti dalle parrocchie Orionine di Alessandria, Milano, Pavia,Torino, Tortona, Voghera e di Marghera. Più di 120 i partecipanti. Relatore del convegno è stato Monsignor Lucio Cilia responsabile della pastorale della nostra diocesi . Il “tema” del convegno è stato scelto da spunti delle lettere di S. Paolo che in breve cercherò di esporre. Mons. Lucio Cilia, relatore

“Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13) perché il Signore Gesù, profetizzato nei tempi, incarnato e vissuto in mezzo a noi, morto e risorto, ora vive nei nostri cuori”. Il “segno” del nostro cambiamento di vita non è dovuto a motivo dei nostri meriti, né per la nostra saggezza, non tramite eventi o uomini convincenti, né per condizionamenti esterni; esso viene da Dio stesso. Quindi le scelte che facciamo sono fatte perché abbiamo incontrato Gesù, la sua Parola, il suo Spirito, il Padre, l’Amore. (Gal 1-11,24). La forza che ci ha fatto cambiare è la forza di Gesù: il credere in Lui, Figlio di Dio, obbediente alla volontà del Padre fino alla morte per la nostra salvezza, ma risorto per essere proclamato “Signore” di tutti e di tutto ciò che esiste. In Lui ci realizziamo pienamente donandoci il gusto e la voglia di essere “diversi”.

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Operatori Pastorali E ciò si capisce dal modo con cui ci relazioniamo con gli altri, facciamo comunione e testimoniamo il Vangelo al mondo con la nostra vita. La comunione non è determinata dalla nostra buona volontà ma dal Battesimo (dalla fede in Gesù) che ci ha reso un unico corpo affinché Dio sia tutto in tutti. Una comunità di persone che, pur con i propri difetti, ha in comune Gesù il centro delle loro vite. (Gal 3- 28). “In questa vita nuova il proprio “io” viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto (Gesù) nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza. Diventiamo così “uno in Cristo” (Gal 3,28), un unico soggetto nuovo e il nostro io viene trasformato, purificato, liberato “io, ma non più io”. Allora Cristo vive in me e io risorto con Lui, portatore di gioia e di speranza nel nostro operato quotidiano “ (Benedetto XVI°). Le differenze e le varie tradizioni di vivere la religione non devono separare, perché quello che vale per salvarsi è la fede in Cristo Gesù e non le nostre opere; la comunione, non la frattura. Tale verità ci permette di vincere la tentazione di tenersi in disparte 10

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Operatori Pastorali dagli altri e di convincersi che ciò che crea comunione è l’amore fraterno che ho trovato in Gesù che ha dato la vita per me. Dunque bando ai nostri convincimenti, alle nostre verità e pregiudizi sugli altri che vorremmo cambiare o che vorremmo che rivedessero le loro posizioni per farci contenti o sentirci importanti. La conversione è l’emergere di ciò che noi siamo, di come Dio ci ha pensati. L’efficacia dell’incontro con Gesù si allarga a tutta la nostra esistenza, non per mettere al centro noi stessi con i “nostri carismi“, ma Lui, il Maestro, la nostra Via e Vita piena d’Amore che tutti desideriamo. Silvano Carrer

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Prime Comunioni

Gesù

per la Prima Volta

I nostri piccoli hanno ricevuto Gesù. Ecco alcuni pensieri semplici ma significativi espressi qualche giorno prima del grande giorno:

Cos’è per me la Prima Comunione? Filippo: E’ Gesù che entra dentro di noi e ci purifica dai peccati. Gaia: E’ l’incontro con Gesù, cioè che mangio il suo corpo cioè la particola e quindi per me è l’incontro con Lui. Per me è bellissimo. Giorgia: Per me la Comunione è ricevere Gesù. Giulia: La prima Comunione è quando si riceve il Sacramento. Andrea: La prima Comunione significa conoscere sempre di più Gesù e anche amarlo con tutto il cuore fino a quando il Signore non mi chiamerà e io sarò pronto a seguirlo per l’eternità. Denis: Per me la prima Comunione è l’Eucarestia che è stata “fondata” da Gesù ed è anche “mangiare” il corpo di Gesù (particola) e non i regali. Gaia P.: Per me è il primo incontro più importante con il regno di Dio o con Gesù e per mangiare il Corpo di Gesù. Marco: La prima Comunione è un giorno santo perchè posso rivedere Gesù. Yari: E’ una cosa molto importante, imparare cose nuove, avere più fiducia in Gesù e avere tanti amici. Nicola: Fare la Comunione è una cosa importante perchè Gesù mi consacra. Irene: Per me la prima Comunione è un momento speciale in cui prendiamo la particola, cioè il corpo di Cristo offerto per noi. Camilla: E’ ricevere il corpo di Gesù. Quando io adesso mi avvicinerò a Gesù e questo per me è molto importante perchè è ricevere la prima Comunione. Nicolò: E’ un passo importante in cui riceviamo il corpo e il sangue di Gesù, ed è un dono importantissimo. Claudia: La prima Comunione è un passo importante in più nella vita della chiesa. E’ una benedizione che ci spinge veramente a ricevere Gesù e a prendere il pane di Gesù. Asia: La prima Comunione significa incontrare Gesù (e mangiare il suo Corpo). Alvise: La prima Comunione è ricevere il Corpo di Dio per sempre. Martina: La prima Comunione significa incontrare Gesù, ed ricevere il suo Corpo da me!!! E mangiarlo con amore!!! Eva: La prima Comunione è un dono prezioso da Dio molto importante perchè fa parte uno dei sette sacramenti.

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Prime Comunioni Carlos A.: Manuel: Velentina:

Marta: Giada: Gaia S.: Camilla C.:

Elisa: Manuel: Enrico: Maya: Gabriele: Thomas: Gabriele G.: Sara: Daniele: Eleonora:

Matteo: Lara:

E’ una delle cose più importanti e per me è incontrare Gesù. Per me la prima Comunione è un incontro speciale con Gesù. Per me la prima Comunione è bello però bisogna comportarsi bene, la Comunione è come essere Gesù e se stesso in una sola anima con Gesù, è bello fare la Comunione perchè avremo Gesù nel nostro cuore con noi la particola è una cosa sacra per noi non bisogna scherzare con il Corpo di Gesù senò è come se lo prendiamo ingiro, è sbagliato, perchè dopo Gesù ti castiga. La prima Comunione è ricevere Gesù dentro di me. E’ ricevere il corpo di Gesù incontrarmi con Lui ed è un sacramento. E’ un momento importante in cui sto insieme a Gesù e al Signore, e avvicinarmi a Lui sempre di più. La prima Comunione è l’incontro con Gesù più forte che mai e posso sentirlo più forte, abbracciarlo più forte, toccarlo più forte e sentirmi sempre ma sempre più amata da Gesù. (per me la Comunione e l’amore con Gesù). Per me è quando prendi il corpo di Gesù e continui il tuo cammino per andare avanti e incontrare Gesù sempre di più. E’ un sacramento molto importante e che senza di quello non si va avanti. La prima Comunione è essere accettati da Cristo. E ricevo l’Eucaristia. L’emozione di avere Gesù davanti a me che mi sta dando la Comunione cioè la sua vita. La prima Comunione è un momento di gloria e anche ricevere Dio nel cuore è un momento di gloria e felicità. E’ ricevere il corpo di Dio cioè l’amore divino, cioè Dio. E accendere una lucina nel buio del cuore e poi questa lucina diventano tante luci che fanno una luce molto grande. Per me è la mia prima cosa prima di tutto più importante della mia vita. E’ l’amore cristiano, e l’ultimo è l’amore pulito; che ho Gesù nel corpo. Ci credo molto a Gesù. E’ l’incontro con Gesù il Risorto e un’esplosione di gioia! Ho grandissimo desiderio di incontrare Gesù dentro il cuore. Per me la prima Comunione è ricevere il Corpo di cristo e ringraziarlo che è morto per noi sulla croce. La prima Comunione è un tempo di gioia, di festa perchè e inizio a conoscere Gesù e a camminare con Lui. La prima Comunione è essere protetti da Cristo. Mangiare il suo corpo mi fa sentire in colpa però so che Lui si è sacrificato per tutti noi, spero che mi accetti; perchè non tutte le volte faccio del bene quindi faccio peccato. E’ un sacramento di Gesù, un dono e Gesù che mi entra nel cuore, mi trasforma, mi fa fare cose belle. Per me la prima Comunione è ricevere per la prima volta il corpo di Gesù, morto per noi e risorto, in memoria dell’Ultima Cena per farci cambiare, far diventare più buoni, purificarci e aiutarci tutti i giorni.

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Qui Scuola Materna

Festa della Famiglia 2009 Finalmente è arrivato l’8 Maggio! “Allora?” Potrebbe ribattere qualcuno. “Che c’è di nuovo all’8 di Maggio?” Se lo chiedereste ai bambini della nostra scuola risponderebbero entusiasti: ”La festa della famiglia!” Sì dopo tanta attesa e altrettanta preparazione il giorno è arrivato. Una splendida giornata di sole ci ha accompagnato, quasi a volere sottolineare l’importanza del momento. La famiglia, sole che illumina e accompagna ogni creatura in qualsiasi momento della vita. Da sempre la famiglia è il nucleo centrale della nostra società ed anche tutt’ora è di fondamentale importanza per una crescita armonica ed equilibrata dei nostri futuri giovani. In questo caso il nostro caro San Luigi Orione capita proprio, come si suol dire a “fagiuolo”. Già! Lui sosteneva che i giovani sono sole o tempesta del futuro, ed aveva proprio ragione! Guardiamoci un po’ attorno! La scelta di dare vita ad una nuova festa ancora non contemplata dall’odierno calendario, è stata dettata proprio dalla forte consapevolezza che la famiglia: papà,mamma e figli, deve ritrovare il suo antico posto e ritornare, come in origine, in cima alla classifica. Ecco allora che nella più assoluta semplicità, da due anni oramai, con i bambini della nostra scuola cerchiamo di dire a tutti che la famiglia è bella ed è importante e che loro, i bimbi, da sempre ne hanno infinitamente bisogno. Mamma e papà uniti che si vogliono bene valgono più di ogni tesoro, sono molto più di quanto si possa volere dalla vita e se anche cascasse il mondo non succederebbe nulla tanto ci sono sempre loro, i genitori, pronti a rassicurarli e a difenderli proteggendoli con le loro cure amorose. Chi di noi, adulti di oggi e bambini di ieri, può dire di non avere mai provato questa profonda sensazione? Mamma e papà insieme sono il tutto!

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Qui Scuola Materna Cita così l’ultima strofa della nostra poesia:

“ Insieme sono una forza che tutto vincerà, non ci saranno ansie né difficoltà, affronterò sicuro tutte le avversità, perché vicino a me per sempre avrò mamma e papà.”

Non è forse vero? In un quarto d’ora di orologio i nostri bimbi, indossando una maglietta da loro stessi dipinta, hanno bruciato con trepidante entusiasmo più di un mese di sudata preparazione. Il nostro botteghino ha realizzato il tutto esaurito! La sala teatro risultava piena di genitori che cercavano in tutti i modi di immortalare questo breve ma intenso momento con tutti i mezzi a loro disposizione: macchine fotografiche e video camere. Ma il ricordo migliore, sicuramente il più autentico, sarà impresso nel profondo del cuore, là dove oltre alle immagini rimangono custoditi sempre vivi sentimenti ed emozioni indimenticabili. Noi abbiamo bisogno della famiglia, il mondo ha bisogno della famiglia, ecco una testimonianza semplice tuttavia davvero efficace dei bambini della nostra scuola dell’infanzia .”O Signore nostro Dio quanto è grande il Tuo nome…. Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.” ( dal salmo 8 v.1-2) Grazie famiglia perché nonostante tutto ancora ci sei, perché ancora ci permetti di sperare in un mondo migliore. Liliana Borme, insegnante

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Qui Scuola Materna

Una nuova sorella Da un po’ di tempo abbiamo visto tra di noi una nuova suora nella nostra Scuola Materna: si chiama Suor Armida Cabras, sarda di Selargius. Incontrata, volentieri ha acconsentito a raccontare e a far pubbliche le sue diverse esperienze di missione passate a partire dal 1967, anno dei voti perpetui. Lasciando perdere i miei anni di formazione, ero giovanissima Suora quando la Madre Generale mi mandò a Milano dove già alcune sorelle da anni lavoravano all’Ansaldo, Clinica di Chirurgia Generale e Medicina e così darmi l’opportunità di formarmi e studiare da infermiera all’Ospedale San Camillo, completando così ciò che mancava alla mia vocazione missionaria. Lavorando vi sono rimasta per circa dieci anni. Un bel giorno la Generale telefonando mi informava di prepararmi poiché ero stata destinata a svolgere il servizio di infermiera in Spagna a Madrid. Indecisa e titubante pregai a lungo ma grazie alle insistenze e alle assicurazioni di don Fioravante Agostini, (sì, proprio il nostro) alla fine feci un gran volo senza sapere nessuna parola spagnola. Avevo grande difficoltà poiché il mio servizio consisteva nel somministrare farmaci agli ammalati, ma con l’aiuto di don Fioravante e di tutti i nostri sacerdoti e il medico ho superato ogni cosa. Rimasi in quel centro pedagogico, con buona volontà, per quattro anni. Ritornata in Italia soltanto per qualche mese fui mandata nuovamente in missione con destinazione Cile. Il missionario parroco Padre Remigio Gubbaro dei Servi 16

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Qui Scuola Materna di Maria di Monte Berico veniva dal Friuli. Risiedevo nel paese di Santa Barbara a 50 chilometri da Los Angeles del Cile all’interno delle Ande tra gli indigeni chiamati Mapuche o Incas. Lì si cercava di insegnare catechismo e qualche volta ho somministrato il Battesimo e, dove non si poteva celebrare la Santa Messa, preparavo la ParaLiturgia. Curavo ammalati, anche spesso in ospedale, ma il più del tempo lo dedicavo ai bambini appena nati, abbandonati. Si lavorava tramite il tribunale con il Giudice dei minori. I neonati sostavano solo due tre mesi e dopo svezzati potevano essere adottati: alcuni nello stesso Cile altri all’estero e anche qui in Italia in maggior parte a Firenze; con alcuni ancora adesso ci sentiamo telefonicamente: tra questi uno è diventato sacerdote 22 anni fa e altre sono diventate suore in diverse Congregazioni (una anche orionina). Poi altri tre anni a Madrid e dopo di nuovo in Italia. Dopo una lunga assenza dagli Asili sono stata mandata a far scuola ai bambini dai tre ai cinque anni. Ultimamente sono stata a Genova in una piccola casa situata in collina tra bimbi di pochi giorni che accudivo in tutte le loro esigenze. Gli anni che qui non sono stati descritti li ho trascorsi come infermiera nelle Case di riposo assistendo gli anziani e le loro infermità e restando accanto a loro fino all’incontro con il Signore. Ora sono qui a Marghera fra tanti bimbi pieni di vivacità, belli e sani. Le insegnanti sono pazienti e docili e soddisfano con amore ogni loro esigenza. In questo mondo mi trovo bene, la gente è buona, accogliente, simpatica. Ringrazio il Signore per il dono della vocazione che mi ha dato e per mezzo della quale ho la possibilità di soddisfare il mio ideale e di ServirLo in tante persone sole, povere e sofferenti. Un ulteriore ringraziamento a Dio anche per la comunità e i sacerdoti di questa nuova missione. Le altre “sorelle”

Suor Armida Cabras

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Maggio Mariano

Madonna Della Neve di Iseo la Parrocchia in Pellegrinaggio Davanti alla nostra chiesa alle sette del mattino e due pullman pronti, un bel gruppo di pellegrini puntuali pronti per partecipare al pellegrinaggio mariano che tradizionalmente avviene all’inizio del mese di maggio. L’appello, sistemazione a bordo e partenza veloce. Si inizia il viaggio con la preghiera mattutina delle Lodi che ci distingue da una qualsiasi comitiva di turisti. Con il nostro bel tesserino col nome appuntato sul petto che segnala l’appartenenza, La Madonna della neve di Iseo inizia l’uscita-pellegrinaggio al santuario della Beata Vergine della Neve di Iseo (Brescia), organizzata dal parroco e dal gruppo “Amici di Maria”. 87 persone hanno aderito all’iniziativa per cominciare bene un mese dedicato alla Madre pietosa e grande, senza il “sì” della quale Gesù non si sarebbe incarnato nè la storia della salvezza si sarebbe potuta compiere. Il viaggio risulta tranquillo quando con la sosta in autostrada , come per un gioco di prestigio, un tavolo appare assieme a due cestoni di panini imbottiti e alcuni bottiglioni dal colore sospetto, un caldo biondo e un rosso….. vino, appunto! C’è anche l’acqua, quella che fa marcire i pali, e allora…. buon appetito e salute a tutti visto che, preghiera e merenda in comune ci stanno. ……Ripartiti, arriva il momento in cui don Giuseppe rivela l’attaccamento e l’orgoglio per la sua terra. “Vi sarete accorti dei profumi nell’aria, di quanto sia fine e pulita quest’ aria, …sì perché ormai siamo in terra bresciana, ecco alla mia destra la città di Brescia, laggiù sulle colline vedete il castello, poco più in basso la cupola del Duomo. E siamo appena passati vicini al mio paesetto natale.” E mentre ci si inoltra in questa terra veniamo eruditi sulla complessa storia dei territori, che si intreccia con le vicende della Serenissima mentre non mancano i commenti arguti tipo “Venessia ve ga civilizà… voialtri lombardi….” E’ contento, don Giuseppe, di averci portato quaggiù, e noi disposti a godere della bellezza dei luoghi che qui si sprecano e abbondano. 18

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Maggio Mariano E’ bello il santuario della Madonna della Neve di Iseo a cui si arriva salendo a piedi lungo vicoli medioevali, tra case antiche, su selciati consunti. La santa Messa di una comunità in trasferta è il primo bel dono che il Signore ci fa in questa giornata, raccolti dentro il santuario, tutti con gli occhi a quella piccola edicola con l’affresco della Madonna della Neve, tutti attenti alle parole dell’omelia. Riconoscendosi nei bisogni, nelle problematiche, nelle attese e speranze che abbiamo portato per metterli nel cuore di una Mamma. Quella mamma e quella persona come ha detto don Giuseppe, e il luogo che la contiene, raduna i figli che ritornano sempre con gioia perché è lei, la mamma, il loro riferimento sicuro, è la certezza di un amore che non mancherà e sempre avvolgerà i figli amati e perennemente attesi. I nostri due sacerdoti concelebranti, Parroco e don Fioravante, indossano vesti liturgiche molto belle, con inserti e fasce dal colore mariano di celeste cielo. Intensità di raccoglimento, preghiere e canti, un’Ostia condivisa, la Pace sinceramente scambiata, tanta serenità e gioia….e poi l’uscire nel sole e sentire la benedizione delle scoppiettanti risate, di vivaci chiacchiere in allegria…infine la foto ricordo del gruppo. Di nuovo discendiamo attraverso i vicoli fino in riva al lago; poi in passeggiata verso il pullman, partiamo per Sulzano, 5 km dopo Iseo, salendo sul vaporino che ci traghetterà, in due gruppi perché tutti non ci stiamo, fino Montisola, la più grande isola di lago esistente in Europa, nella cittadina di Peschiera Maraglio, dove pranzeremo presso il ristorante “Dorada Lago”. La traghettata risulta breve, ma dal piccolo natante la vista spazia su un panorama incantevole, di grande respiro. La infinita tenerezza e poesia della vita e della natura si mostra nella scenetta di una famigliola di anatroccoli, i nuovi nati vestiti di soffice bambagia gialla, che sguazzano veloci nelle acque del lago dietro la loro madre mentre la giornata si è aperta con squarci di cielo azzurro e un caldo sole quasi estivo. Sono verdi e fiorenti di vegetazione le colline che abbiamo tutto attorno, ci sovrasta il Montisola, 600 metri, sulla cui cima si può intravedere il Santuario eroi stanchi e felici della Ceriola.

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Maggio Mariano La compagnia è compatta, tonica, col passo ancora buono anche nei non pochi giovanissimi parrocchiani anziani. Qualcuna di queste venerande nonne, venuta fin qui a pregare la Madonna, sicuramente non per sé stessa ma per coloro che ha a cuore, commuove profondamente. Dopo il banchetto del cielo ecco ora quello tutto terreno, cui tutti fanno decisamente onore, accomodati su molte tavolate all’interno del ristorante, che è proprio in riva al lago. In breve molti visi si arrossano, e chi era forse un po’ sfinito dal digiuno ora sta meglio, e inevitabilmente si dà il via non tanto alle danze quanto… alle “ciaccole”! E’ bello conoscere meglio i fratelli e le sorelle nella fede e “fare comunità”. Quelli che ti sono compagni di Eucaristia e di preghiera magari solo la domenica e che dunque conosci limitatamente, ora li scopri nell’altra faccia della medaglia quando ed è bello guardarsi da vicino negli occhi e ritrovarvi i bei tratti umani del Cristo. Quanti Gesù, siamo! Che bello essere qui perché, principalmente, abbiamo messo tutta la nostra fiducia, le fondamenta della nostra vita, su questa Roccia che Lui è, che tutti amiamo, che tutti cerchiamo di seguire, magari a balzi in avanti e poi a tomboloni, ma sinceramente, volonterosamente. Con dei grandi Santi per maestri, San Pio X, San Luigi Orione, una Congregazione luminosa per forti testimonianze. Verso la fine del banchetto, come si sapeva… come si temeva… tutti i salmi finiscono in gloria, quella della cantata, della sfogata… di voce, di cuore, di un fiato che si butta fuori tutto e si traduce in “viva S. Marco, viva Venessia….” (el xe un classico), in un repertorio che… chi più ne ha più ne metta, quando questo piccolo gruppo di “giovani” cantori, di “esili” voci bianche …..mette in circolo allegria e confusione facendo vedere al nostro nuovo parroco di che pasta son fatti i veneti, quanta voce sanno tirar fuori……. Speriamo che, spiritoso com’è, non si impressioni. Il pomeriggio, anche se le libagioni si sono prolungate, prevede la salita in bus navetta al Santuario della Ceriola, dove, c’era da camminare nel bosco per circa 20 minuti, ma i coraggiosi sono stati premiati dalla vista di un panorama mozzafiato.

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Maggio Mariano Alla fine bisogna lasciare l’isola ancora col vaporino, sostare in riva al lago aspettando gli altri che arrivavano a scaglioni, mentre l’ora del tramonto sempre così quieta e dolce fa avvertire tutta la pace della sera. Nel viaggio di ritorno abbiamo recitato il Rosario, poi in autostrada un altro “party” in piedi con l’allestimento veloce e magico della “paninoteca”. Ancora un bel momento da ricordare, in una divertente sincronia di movimenti mascellari che gustosamente assaporavano panini al salame, prosciutto o mortadella, insieme a colombe pasquali ormai quasi…pentecostali! Infine tutti buoni a cuccia sul proprio sedile… infilandosi… nell’armadio. Quale armadio? Ma quello, sempre magico, de “Le cronache di Narnia”, il film proposto tramite i televisori di bordo. Marghera alle 21 ci accoglie con la pioggia, le strade son piene di pozzanghere, ma… ormai l’avevamo evitata: il pellegrinaggio si era felicemente concluso e nessuno dei pochi ombrelli portati dietro è stato aperto. Tutto è andato bene! Gesù e la Madonna sono stati sempre con noi. Con cuore riconoscente noi li ringraziamo. Un grazie anche ai nostri sacerdoti e al Diacono Daniele che ci hanno accompagnato con una sollecita presenza, la guida spirituale e le parole sapienti. Irma Ubizzo Le origini remote del Santuario della Madonna della Ceriola risalgono circa alla metà del V secolo, quando San Vigilio, Vescovo di Brescia, portò la fede nella zona del Sebino sopprimendo il culto della dea pagana Iside da cui deriva il nome iseo).La fede del Cristo Salvatore si divulgò ben presto, San Vigilio portò devozione anche alla Madre del Cristo: la Madonna. Appoggiato su uno spuntone di roccia grigia dell’era mesozoica, sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, che rappresenta il punto più suggestivo dell’isola. San Vigilio pensò di fare erigere su quella vetta una piccola cappella, dedicandola alla purificazione della Beata Vergine Maria, come simbolo delle purificazioni dalle superstioni pagane e simbolo della nuova luce del Cristianesimo. La piccola chiesa fu la prima parrocchia dell’isola, chiamata Santa Maria De Curis come appare nel catalogo dei beni della diocesi di Brescia compilato nel 1410, inoltre fu anche la prima chiesa del lago dedicata alla Madonna. Successivamente divenne Madonna della Ceriola, perchè l’effige della Madonna (XII sec.) venne scolpita in un ceppo di cerro. E’ stata intagliata seduta su di un trono, con un ampio manto, con in braccio il Bambino.

Madonna della Ceriola

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Parrocchia viva

“ Ci Salvi Chi Può”

Incontro Annuale Diocesano dei Giovani delle Medie Quando mi hanno chiesto di partecipare al “Ci salvi chi può” ho accettato subito, memore degli incontri a cui partecipavo quando ero “un pochino” più giovane. Ho pensato: ‘Non dovrebbe essere troppo diverso dagli incontri a cui ero abituata: una giornata all’aperto, giochi, ovviamente un momento di preghiera… Ok, andiamo!” Per la prima volta vivrò quest’esperienza da catechista, la vedrò con gli occhi di un adulto. Sarà diverso? Vedremo! Iscrivo mio figlio (come escluderlo da un’esperienza così?) ed aspetto impaziente il giorno dell’uscita, che arriva seppur con qualche nuvola. Infilo qualche panino nello zaino, macchina fotografica a tracolla, e via, con l’entusiasmo di una ragazzina parto con i “miei” ragazzi delle medie per Caorle, dove so già che mi aspetta una giornata elettrizzante. Con il pullman facciamo il giro delle parrocchie a prelevare gli altri ragazzi, tutti con la loro faccia allegra e tanta voglia di divertirsi. Tra giochi, scherzi e canti (e anche qualcuno che dà di stomaco) il viaggio prosegue. Finalmente siamo arrivati. Scendiamo tutti dal pullman e, carichi di emozione, io, le altre catechiste, il don ed i ragazzi ci dirigiamo verso il luogo di ritrovo. Entro nello stadio e subito l’atmosfera festosa mi riporta ai tempi quando, più di vent’anni fa, partecipavo a queste giornate di festa. Lo stadio è enorme, ed a guardarci attorno non sembra che siamo quasi 1800 persone (1760 per la precisione), ognuno o quasi con addosso la maglietta blu d’ordinanza. L’atmosfera è meravigliosa, la musica ti entra nelle orecchie e nello stomaco. Ecco, ho di nuovo quindici anni! Sento la musica e mi viene voglia di ballare. I miei ragazzi mi guardano come se fossi matta, poi si ricordano che in questo “stato di grazia” sono normalissima e ridono, e, presi dall’entusiasmo, mi seguono a ruota. Dopo aver ricevuto debite istruzioni su ritrovi e orari, lasciamo liberi i ragazzi di girare per gli stands fino all’ora di pranzo. Dopodiché decido anch’io di buttarmi nella mischia ed assieme a Nadia e Stefania inizio a girare per i ‘banchetti’, dove ci aspettano test, giochi ed informazioni.

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Parrocchia viva C’è anche uno ‘sportello bancario’ dove depositare i punti accumulati giocando, punti che serviranno a dare un aiuto alla parrocchia di appartenenza. Alcuni ragazzi mi invitano ad imparare la Capoheira (si scrive così?). Ok, proviamoci! Non sarà poi così difficile! Alla fine del ballo mi accorgo di non avere più quindici anni, e domani avrò un terribile mal di schiena, ma non importa, si vive una volta sola e quindi tanto vale divertirsi. Metto la mia firma sul cartellone, in mezzo a centinaia di altri nomi. E’ un segno che vuol dire: “Ragazzi, oggi ci sono anch’io.” All’ora di pranzo scopriamo che Don Daniele sta attento alla linea… finché non gli si piazza sotto al naso un pacco di Kinder Brioss. Credete forse che si sia solo giocato? No, c’è stato anche il momento serio. Nel pomeriggio, dopo aver ascoltato suonare e cantare gruppi musicali nostrani, abbiamo celebrato la Santa Messa assieme al Vicario Beniamino (che abbiamo accolto con un coro). Tutti quei ragazzi compostamente seduti per terra, tutti con le loro magliette blu, davano l’idea di un immenso mare mosso dalla brezza della fede. Non erano solo ragazzini riuniti per una gita, ma persone unite da un unico Credo. Che altro dire? A parte la pioggia che ci ha sorpreso proprio mentre stavamo pranzando, ci siamo proprio divertiti (io almeno l’ho fatto). Adesso, mentre scrivo questo articolo per voi che c’eravate e anche per voi che invece non c’eravate, ripenso a questa giornata e mi dico che per fortuna certe cose non cambiano mai. Paola Falcier

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Parrocchia viva Domenica 10 maggio si è tenuto al pala turismo di Jesolo l’ottava Festa dei Giovani della Diocesi di Venezia. Quest’evento, che si tiene ogni tre anni,è dedicato a quanti siano di età compresa tra i 15 e i 25 anni (più o meno…). Ogni volta c’è un tema diverso che percorre tutta la giornata, seguendo uno schema ormai collaudato e ben riuscito: ritrovo in mattinata, canti, balli e animazione dal palco; a seguire: messa presieduta dal Patriarca, pranzo al sacco, stands e momento conclusivo. Ma andiamo con calma. Il tema di quest’anno era “Ricevi & Inoltra” e si basava sulla parabola dei talenti: un padrone ne dà alcuni a due suoi servi, che li impiegano in modo diverso, l’uno investendoli e facendoli fruttare, l’altro semplicemente conservandoli. Il senso della giornata si spiega proprio così: il Signore ci dona capacità e qualità differenti che non devono essere egoisticamente tenute per noi, ma trasmesse a loro volta agli altri. Il concetto veniva espresso da figure conosciute e immediatamente riconoscibili da parte dei giovani di questa generazione, tratte dal mondo del computer e di internet: il “mulo” di eMule (programma di condivisione di files), l’omino di Messenger (programma di chat), l’ “antivirus” e l’immancabile “cestino”. Questi simpatici personaggi facevano dunque da collante ai vari spunti di riflessione proposti attraverso le forme più svariate, attraverso l’esempio di chi, a suo modo, ha avuto il coraggio di aprirsi al mondo e portare frutto”. Protagonisti della festa rimangono infatti tutti i giovani: come la ragazza che tre anni fa ha accolto la proposta del Patriarca ed è partita per il Kenya, alcuni “rappresentanti” dei vicariati impegnati nel sociale, nel politico o semplicemente in patronato, ma anche quanti si sono spesi per la riuscita della stessa festa e ovviamente tutti quelli che hanno scelto di parteciparvi, trascorrendo una domenica a Jesolo diversa da quelle che in questi mesi certamente passeranno qui, in spiaggia. Da notare che la presenza di San Pio X anche quest’anno è stata notevole, con una ventina di partecipanti, Lorenzo Tiengo (il “cestino”) e Gianmarco Laggia sul palco, Federica Borme, Alexandra Amadio, Annalisa Garbetta e Maria Condotta al corpo di ballo, Luca Ragazzo, Lorenzo Malavolta, Marco Condotta e Filippo Faggian alla regia. Per quanto riguarda gli stands, non è mancato quello dell’Unitalsi con i “nostri” pagliacci. In più, quest’anno se n’è aggiunto uno organizzato dal vicariato di Marghera nella quale ogni parrocchia ha esposto alcune foto delle sue attività. In sintesi questa è stata la Festa dei Giovani, un momento coinvolgente, all’insegna del divertimento, ma capace ogni volta di lasciare un piccolo seme di riflessione: “bisogna mettersi in gioco!” era l’invito e ora non ci resta che metterlo in atto. Federica De Rosa

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Estate

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Riflessioni

Audacia e Fiducia in Dio Mi ha sempre colpito questa caratteristica del nostro Fondatore: la sua audacia, che rasentava quasi la temerarietà., ma sempre accompagnata da una illimitata fiducia nella Divina Provvidenza. Alcuni giorni fa, mi è venuto sotto mano uno scritto del nostro Santo, indirizzato a dei parroci di luoghi nei quali sarebbero passati alcuni nostri studenti di Teologia, che avendo superato brillantemente i loro esami nelle Università Capitoline, avevano chiesto al Padre di fare una… passeggiata (!) da Roma, passando da Assisi , Loreto, Tortona. Naturalmente, come avrete capito, con i mezzi usati, un tempo,da san Francesco. La risposta fu un sì pieno di gioia. Questo tipo di giovani a Lui piacevano moltissimo perché erano della sua tempra. Di questo genere di persone Lui voleva la sua Congregazione: gente generosa e sempre disposta al sacrificio. Perché Lui, sapete, con la sua mente, lucidissima e sempre presente alle situazioni, e, quanto più difficili, tanto più accette, si buttava a capofitto... Che se poi si trattava dei suoi “Amori”: Chiesa, Papa, Anime, Maria, non conosceva ostacoli, costasse anche la vita. Lui, severissimo con se stesso e con i suoi te lo trovi, così d’improvviso messo in situazioni che hanno dell’incredibile. Lui, educatore nato, aveva piena fiducia dei Suoi Religiosi e non ci pensava due volte, ad esempio, a mettere a reggere un Collegio come il San Giorgio di Novi Ligure, con una storia gloriosa, un giovincello laureato poco più che ventenne, o a mandare ad aprire Missioni nelle lontane Americhe, in Brasile, o dove fosse, giovani Sacerdoti che Lui aveva preparato. L’audacia dei Santi! Bene, ritorniamo alla lettera del 19 Luglio del 1930. Ve la trascrivo qui di seguito. Molto rev.do signore e fratello nel Signore, La grazia e la pace di Gesù Cristo siano sempre con noi! Mi voglia perdonare se oso rivolgermi al suo buon cuore e venire a pregare di una opera buona di carità. Ecco di che si tratta: quattro chierici di questa nascente Congregazione, detta la Piccola Opera della Divina Provvidenza, mi hanno tanto vivamente pregato perché avessi loro permesso di fare un pellegrinaggio a piedi, 26

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Riflessioni in umile spirito di preghiera e di mortificazione, da Roma ad Assisi, da Assisi alla santa casa di Loreto, e poi da Loreto al Santuario della Madonna della Guardia, qui in Tortona. Tutto ponderato, mi parve di dover accondiscendere, nella fiducia che ciò avrebbe giovato ad irrobustirli nello spirito e nel corpo; e a far scendere le benedizioni di Dio su questa umile Congregazione, che è nel suo formarsi, e che ha tanto, ma tanto bisogno che il Signore e la Madonna SS. la guardino, ma, soprattutto la coprano di divina celeste misericordia, e la tengano sempre umile e fedele ai piedi della S. Chiesa. -Sono quattro bravi figlioli ...che fanno bene sperare, col Divino aiuto: tre studiano alla Università Gregoriana e uno ha dato ora la laurea in filosofia al Seminario Pontificio Lateranense. Si chiamano: Nicola Lorenzo (Lombardo), Cesaro Albino (Veneziano), Scoccia Giovanni (Abruzzese), Carradori Gino (Marchigiano); portano i documenti di identità personale e la mia lettera di presentazione. Penso che, facilmente passeranno per codesta sua parrocchia. Se avessero a fermarsi, mi faccio ardito di raccomandarli umilmente alla carità di vostra signoria, qualora li vedesse bisognosi di qualche conforto. Le sarò sempre grato di quanto ella vorrà fare, per essi, e pregherò Iddio sempre perché la ricompensi in terra e poi in Paradiso. Perdoni la mia libertà. Vivamente raccomandandomi alle sue preghiere, La prego di avermi per obbl.mo e dev.mo servo e fratello in Gesù Cristo e della Santa Madonna.” Don Luigi Orione, superiore della Piccola Opera della Div. Provvidenza. Scr. 52,233

Questi giovani Religiosi, avevano trovato un Padre meraviglioso, stupendo. Lui pensava alla sua Congregazione e sognava, sognava… nuove istituzioni per la gente umile e aveva bisogno di gente così. Andate, andate per le strade del mondo portando a tutti la buona Novella: Dio è nostro Padre pieno di amore. Ed è Misericordioso. Andate….Vi benedico. La Madonna santissima vi accompagni! Andate…. Don Fioravante “Non spegnete lo spirito, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono”. (1Ts 5,19s)

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Non solo Parrocchia

Seminario della Vita:

nuova opera di carità orionina Che festa quel giorno! Una nuova opera di carità Orionina che un po’ alla volta abbiamo visto crescere sotto i nostri occhi, ora stava diventando realtà operante. A Campocroce di Mirano, nella “Villa Soranzo”, secentesca costruzione regalata dall’omonimo conte a San Luigi Orione, si inaugurava il “Seminario della vita”, Opera caritativa che vuol diventare un centro di aiuto alla nuova vita che nasce per bimbi e madri in difficoltà! Sono confluite circa 400 persone tra ex-allievi, (lì riuniti per il loro ritrovo annuale nel 90° dalla nascita), amici e sostenitori per questo avvenimento che stava prendendo corpo in questa Villa che dal 1919 era stata adibita prima a orfanotrofio poi come Seminario Giovanile regalando tanti bravi sacerdoti, (tra cui don Angelo Mezzalira, don Diego Lorenzi, don Fausto, don Walter Groppello, l’attuale Direttore Generale don Peloso oltre a molti altri), e per alcuni anni utilizzata dal Centro “don Milani” di Mestre. Don Flavio, successore di don Orione, ha tagliato il nastro sottolineando che le Opere di Carità come queste sono “della Chiesa e nella Chiesa e sono fiori di civiltà e di fede… per far sperimentare la Provvidenza di Dio e Maternità della Chiesa”: provvidenza che già veniva incarnata con i primi due fiori e cioè le piccole Nelly, nigeriana, e Melita, albanese, già neonate accolte a Campocroce. don Flavio Peloso, Direttore Generale orionino e... i palloncini

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Ideata dai superiori


Non solo Parrocchia dell’Opera, si avvale della rete di solidarietà che unisce parrocchie, istituzioni civili, il mondo orionino e gente semplice. Ora a dirigere questa nascente realtà è stata incaricata la nostra Katia, valente rappresentante della nostra parrocchia, la quale collaborerà con don Walter Groppello, attuale direttore del “Berna” di Mestre. Una nuvola di palloncini colorati è volata nel cielo al taglio del nastro portando lontano le speranze, i desideri di carità e i germogli di vita che renderanno feconda questa Casa. Un ricco buffet servito dai maestri e allievi della Centro Professionale “Berna” ha ulteriormente regalato un tocco di classe all’avvenimento. Don Flavio Peloso ha chiuso la giornata con il saluto e ringraziando tutti quelli che hanno aiutato a realizzare quest’Opera ha ricordato il “primo seme”, Melita che per godere di questo clima il più a lungo possibile bisogna interiorizzare che “… questa è la via per la quale passa il futuro personale e quello della nostra società”. Piero Bellinato

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Parrocchia viva

La Calamita Cristo Salvatore

Centro e Distintivo

L’abbiamo visto e toccato! Seppur grezzo e solo sbozzato quel pezzo di legno già stava creando emozioni! Tutto era cominciato quando i nostri sacerdoti, come sempre, sono andati alla fiera annuale di arredi e arte sacre di Koinè nel vicentino con in testa già un’idea… Tra le tante bellissime cose esposte hanno notato, (e come poteva non esserlo) questa scultura e su come sarebbe stata bene nella nostra chiesa… messa lì sopra… illuminata bene… ma quanto costa ahimè…Vedremo. Una parola tira l’altra e, giusto così per parlare si sono incontrati con Matteo Komploi, della Dolfi, in Valdardena, tra le maggiori, se non la maggiore ditta mondiale delle sculture in legno. Sì, sì, è bella, ma costa!

Assieme a Matteo Comploi, titolare

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La Provvidenza si sa ha tante strade e interviene attraversando vie tra le più strane. Puntualmente anche questa volta si è manifestata per mezzo di una persona che ha regalato quello che era soltanto un desiderio e un bel sogno ma pur troppo non realizzabile.

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Parrocchia viva Don Giuseppe, con quel suo sorrisetto disarmante, ai primi di maggio incontrandomi assieme a Bepi e a Gianni se ne esce con due frasi buttate lì “...ci sarebbe da fare un giretto fino in Val Gardena a Ortisei: dobbiamo vedere una statua scolpita…”. (Tutto il mondo conosce questo paese per i suoi maestri e per le opere di alto valore artistico che in quel campo non hanno rivali). Andiamo? Andiamo!”. Ed eccoci qua in questa moderna e meravigliosa officina-mostra piena zeppa di sculture piccole e grandi di legno di tiglio e acero. Non vediamo ancora niente di particolare ma, saliti al piano superiore all’improvviso la vediamo: è una scultura in legno di tiglio raffigurante il Cristo Salvatore, alta due metri, e dal peso di circa cento chili. Verrà posizionata proprio sopra il nostro altar maggiore appesa con due cordini di acciaio che la sosterranno. La trave che attraversa il presbiterio in senso orrizontale e che è sostenuta dalle colonne portanti, sarà quella a cui materialmente il Cristo sarà appeso e opportunamente illuminato diventerà il Centro e il Distintivo della nostra chiesa. Opera dello scultore Herbert Insan e dipinta dall’artista Giorgio Kostner, il Cristo Salvatore calamiterà lo sguardo del fedele subito, appena entrato in Chiesa e con le sue braccia e mani allargate sembrerà voler abbracciare ogni persona che lo desideri. Quando avverrà tutto questo? Molto presto. Per il sette giugno tutto ciò, rispettando i tempi, dovrà essere realizzato. Chi pagherà? La Provvidenza, un benefattore? Grazie di cuore a tutti e due. Piero Bellinato

Come sarà

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Amici 29 giugno1958-29 giugno 2008

50° di sacerdozio di don Luigi Sartor

Il nome don Luigi Sartor, ai più giovani della nostra comunità, non dirà più di tanto, ma, a chi comincia ad avere qualche filo bianco tra i capelli, susciterà una certa emozione perché, questo sacerdote orionino, parroco della nostra comunità dal 1975 al 1984 è stato il sacerdote nei suoi anni giovanili. Con gioia riprendiamo e pubblichiamo da “Famiglia Cristiana”del 26 aprile 2009, il pezzo che segue per unire la nostra riconoscenza e la nostra preghiera a quella della comunità di Fumo (Pavia) nella quale don Luigi sta esercitando il suo ministero.

Il 29 giugno scorso, presso il Santuario della Beata Vergine di Caravaggio in Fumo (Corvino San Quirico, PV), è stato ricordato il 50° di ordinazione sacerdotale di don Luigi Sartor, dell’Opera don Orione. La solenne celebrazione eucaristica è stata animata dalla corale del Santuario, diretta dalla professoressa Lucia Pedrazzi alla presenza del sindaco dottor Angelo Arnoldi e da numerosi fedeli. Al festeggiato, che svolge il suo apostolato presso il Santuario di Fumo da 19 anni, le felicitazioni più vive e l’augurio di averlo ancora tra noi per molti anni da parte dei confratelli, delle associazioni di volontariato, delle autorità e della cittadinanza tutta. Don Giacomo Defranceso Presidente Amici di don Orione-Fumo (a cura di Tiziana Zabeo)

LA VOCE

...della Parrocchia di S. Pio X (Opera San Luigi Orione)

Direttore: D. Giuseppe Volponi

Parrocchia S. Pio X

Via Nicolodi 2 Marghera - Tel. 92.06.36 ©Giu. 2009 bp pietrobellinato@libero.it

Hanno collaborato: Don Fioravante Agostini, i bambini della 1a Comunione e la loro insegnante Laura Murolo, Claudia Barattin, Suor Armida Cabras, Pietro Bellinato, Gianna Bergo, Liliana Borme, Silvano Carrer, Federica De Rosa, Paola Falcier, Irma Ubizzo, Gervasio Geminian, Tiziana Zabeo, le Graffettatrici: Antonella, Tatiana, Nicoletta, Sonia, Stefania, e l’impareggiabile stampatore don Daniele Panzeri. Questo numero è stato stampato in 600 copie circa.

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Giugno 2009