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l design parametrico costituisce uno dei più recenti terreni di ricerca in architettura, promosso e sperimentato soprattutto in alcune fra le più note scuole a livello mondiale. Di cosa poi si stia parlando, pochi lo sanno effettivamente, e io per prima. La vaga concezione che se ne ha oscilla facilmente tra una idea di controllo meramente strumentale e approcci teorici con l’ambizione di rifondare le basi dell’architettura. Una vaghezza dovuta anche al fatto che questi argomenti, con le loro opportunità e contraddizioni, difficilmente varcano le soglie delle università italiane. “Progetti automatici”, workshop organizzato a Gorizia da Giovanni Corbellini, è stato un tentativo di introdurre precocemente gli studenti a questi metodi progettuali. Il presente volume ne raccoglie gli esiti, insieme ad alcune riflessioni che sono state al centro del convegno di apertura del workshop stesso. I quattro studi di architettura invitati (Aion, Co-de-iT, Disguincio&co, ecoLogicStudio) rappresentano giovani, anche giovanissime ma collaudate realtà italiane impegnate su questo fronte della ricerca architettonica e la possibilità di riunirle per una settimana nello stesso luogo ha costituito una interessante occasione di confronto e dibattito. Si è trattato di una iniziativa ambiziosa e non esente da rischi, specie se si considera che ha coinvolto studenti del primo e secondo anno i quali a malapena sapevano tirare una linea in Cad. La conoscenza dei software, come le basilari abilità matematico-geometriche che sottendono gli argomenti trattati non potevano essere date per scontate e ogni docente ha cercato di affrontare queste difficoltà/opportunità a modo suo, proponendo uno specifico programma, con altrettanto specifici metodi e intenti. Questi i numeri: 169 studenti, 9 tutor, 4+2

docenti ospiti, 5 giorni. Il tutto all’interno di un seminario veloce, intenso, il cui ritmo incalzante si è tradotto in risultati spesso al di là delle aspettative.

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arametrico analogico Studio Aion

All’interno di un panorama dove le potenzialità offerte dagli strumenti parametrici quasi sempre determinano un’esuberanza formale spesso immotivata, lo studio Aion propone agli studenti un esercizio che mette la componente digitale sullo sfondo. L’attenzione si focalizza, quindi, sui processi più che sugli strumenti. Si evita così di aprire il vaso di Pandora della facilità (e velocità) di realizzazione di forme complesse che i programmi in commercio offrono e si sceglie al contrario il controllo, lento, sudato, ragionato: bisogna sporcarsi le mani. Unico “componente” è il foglio di carta, nel formato uni a4 o a3 disponibile nelle normali risme di fogli da fotocopie: ha un suo peso, una sua resistenza, flessibilità, malleabilità, fragilità che vanno tenute in conto. Attraverso un insieme di operazioni elementari (piegare, tagliare, incastrare...) applicate sul componente-foglio, si studia un elemento geometrico di base e il suo sviluppo nello spazio, al variare dei parametri che lo definiscono. La complessità, in questo caso, si ottiene dal controllo diretto su operazioni molto semplici, che possono essere processate anche senza computer. Se l’algoritmo funziona, si possono toccare letteralmente con mano i suoi prodotti, altrimenti la figura non si piega, non si unisce... non c’è possibilità di barare. Ridurre gli strumenti a disposizione significa porre l’accento sulla loro operatività, sullo studente/progettista che comprende e organizza il processo. È sempre una questione di controllo: 7

Parametrico Nostrano  

di Giovanni Corbellini e Cecilia Morassi

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