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N. 48 MARZO 2013

Supplemento al numero odierno de La Provincia - Non acquistabile separatamente - € 1,50 (La Provincia € 1,20 + Mag € 0,30)

I L

M AGA Z I N E

D E

Cento domande al vescovo Cinquanta irriverenti di Giuseppe Guin

I preti avranno mai il diritto di avere una donna?

I casi di pedofilia nel clero la fanno vergognare o arrabbiare?

Matrimonio tra gay, mai e poi mai per davvero?

I cardinali non si occupano un po’ troppo di politica?

Vaticano, corvi e congiure. Non la inquieta questa Chiesa?

Ma a che cosa servono le monache di clausura?

Ma il suo stipendio mensile lo si può rendere pubblico?

E se l’esistenza dell’aldilà fosse solo un grande bluff?


L’editoriale di Diego Minonzio

Un vescovo che sa mettersi in gioco Una delle tante cose belle di Como è che ha un vescovo che sa mettersi in gioco. Era da tempo che Giuseppe Guin, che cura il nostro Mag con la perizia e la passione di un vero artigiano, si era messo in testa di fare un’intervista di cento domande a Diego Coletti. Ma non eravamo certi di riuscire a portarla a casa, in tempi così perigliosi per la Chiesa, sia per lo choc per la rinunzia del pontefice, sia per la difficilissima situazione politico-economica in cui si trova il nostro Paese. Prevarrà la prudenza, ci dicevamo. Vedrai che ci respinge, o al massimo ci dà un appuntamento fra qualche mese. E invece, eccola qui, l’originalissima copertina del nostro Mag di marzo. Cento domande, di cui almeno una cinquantina irriverenti, al capo della Diocesi. E sono domande veramente ad alzo zero, di quelle che chiunque di noi vorrebbe fargli per capire in profondità le mille pieghe anche psicologiche di un incarico di questo rilievo. Lì dentro si parla veramente di tutto: amore, sesso, politica, poveri, Vaticano, oltre che di vita e morte, naturalmente, di fede, dubbi e angoscia, quando ci sembra di cogliere il silenzio di Dio. Da queste pagine che aprono il mensile de La Provincia emerge un profilo tutto da gustare del nostro vescovo, capace di approfondire i temi più salienti del suo incarico e della sua visione del mondo, così come di liquidare le nostre curiosità più prettamente giornalistiche e forse più superficiali con garbo irremovibile. E ne dice di cose, Diego Coletti, sulla missione dei cristiani e il loro ruolo nella società, sulla televisione, sui nuovi social media protagonisti indiscussi del web, sugli esseri umani e anche sui comaschi, come ovvio, con i loro difetti e le loro virtù. Uno sguardo vistalago che non mancherà di stupire tutti i lettori che hanno voglia di conoscere più a fondo il loro pastore. Ma il primo Mag di primavera non si esaurisce qui. Vi proponiamo una serie di storie esemplari di comaschi speciali, una carrellata di creatività, di genio nostrano applicato ai giochi e al divertimento, di artisti della lavorazione del marmo, di designer che scrutano le nuove frontiere del gusto e del bello, di cultori dei libri e delle miniature, di giovani musicisti e di chef strepitosi figli di una tradizione nobilissima. Insomma, il consueto universo di piccoli gioielli lariani che solo uno strumento informativo come il nostro è in grado di setacciare e divulgare al grande pubblico. Ma fra tutti questi servizi, ci permettiamo di segnalarne uno in particolare: “Famigliamoci”. L’iniziativa della Fondazione Comunità Comasca del presidente Giacomo Castiglioni è una delle realtà che ci stanno più a cuore come giornale e come azienda editoriale, particolarmente sensibile ai temi dei bambini e delle famiglie in difficoltà. Leggetelo per bene, questo servizio di Laura D’Incalci e, se volete bene a chi ha di meno, alla vostra terra e anche al vostro quotidiano di riferimento, date una mano alla Fondazione. Basta poco, non servono smisurate ricchezze. Un piccolo gesto è sempre la cosa più grande.

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41 N. 48 MARZO 2013

M AGA Z I N E

Supplemento al numero odierno de La Provincia - Non acquistabile separatamente - € 1,50 (La Provincia € 1,20 + Mag € 0,30)

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D E

Cento domande al vescovo Cinquanta irriverenti

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di Giuseppe Guin

I preti avranno mai il diritto di avere una donna?

I casi di pedofilia nel clero la fanno vergognare o arrabbiare?

Matrimonio tra gay, mai e poi mai per davvero?

I cardinali non si occupano un po’ troppo di politica?

Vaticano, corvi e congiure. Non la inquieta questa Chiesa?

Ma a che cosa servono le monache di clausura?

Ma il suo stipendio mensile lo si può rendere pubblico?

E se l’esistenza dell’aldilà fosse solo un grande bluff?

MAG - MARZO 2013

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L’EDITORIALE

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DIECI BELLE NOTIZIE

48 41 IL CUORE ITALIANO DEL GIOCO SVIZZERO Il segreto di Geomag Due magneti, una barretta

di Diego Minonzio

di Maria Castelli

di Gisella Roncoroni

LE OPINIONI 19

«Pubbliche virtù»

20

«Occhi sul mondo»

22

«Donna di picche»

23

«La borsa & la vita»

48 LA SFIDA DEL MARMO FLESSIBILE Alla Pusterla&Ronchetti l’arte di plasmare la pietra

di Alberto Schieppati

di Luca Pinotti

di Umberto Montin

54 LA FAVOLA DELLA CREATIVITÀ La storia e la passione di una design comasca

di Barbara Busana

di Stefano Ferrari

di Giuseppe Boglio

24

60 VI INSEGNO A SOPRAVVIVRE L’invenzione di Beretta un kit per le emergenze di Sara Della Torre

67 L’ARTIGIANO DEI MESTIERI Riprodotta in miniatura la storia del lavoro di Serena Brivio

75 COSTRUTTORE DI LIBRI L’arte del fondatore della “Lieto Colle” di Mario Chiodetti

CENTO DOMANDE AL VESCOVO ...CINQUANTA IRRIVERENTI

di Giuseppe Guin

L’amore, il sesso, la politica, la vita, la morte, la fede, poveri, il Vaticano. Le grandi gioie del ministero e gli scandali più inquietanti. In uno dei momenti più travagliati della Chiesa e del mondo, il vescovo di Como, Diego Coletti, accetta di rispondere a “Cento domande, cinquanta irriverenti”. Eccellenza, “Dio esiste”… ma lei la metterebbe la mano sul fuoco? Vaticano, corvi, maggiordomi, congiure… non la inquieta questa Chiesa? A una madre che perde un figlio a vent’anni lei che cosa dice? Ma lei non si è mai vergognato dell’abito che porta?

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82 101

I L M AGA Z I N E D E

DIRETTORE RESPONSABILE

Diego Minonzio

89 106 Colpo di spugna 82 UNA STELLA IN BRIANZA Storia di Sergio Mauri lo chef della Rimessa di Raffaele Foglia

89 FAMIGLIAMOCI L’impegno associativo dalla parte dei ragazzi di Laura d’Incalci

di Elisabetta Broli

107 Le parole che non tornano di Emilio Magni

108 Eventi 113 (S)fashion

di Serena Brivio

114 Navigazioni Lariane di Luca Meneghel

115 Scaffale

di Carla Colmegna

95 GIORNI DA DIMENTICARE Un sopravvissuto al lager nazista di Laura d’Incalci

116 Grande schermo

di Bernardino Marinoni

119 Animali

di Marinella Meroni

121 Vivere sicuri 101 LA MUSICA DI MATTIA Vita, ingegno e progetti di un giovane musicista di Maria T. Fonticoli

87

di Davide Meroni

122 Il bello della Salute di Eugenio Gandolfi di Franco Brenna di Tiziano Testori

126 L’oroscopo

di Alessandra Uboldi

129 L’aforisma del mese di Federico Roncoroni

130 Last minute

di Francesco Angelini

RESPONSABILE di REDAZIONE

Giuseppe Guin

tel. 031.582342 - 335.7550315 fax 031.582421 redmag@laprovincia.it g.guin@laprovincia.it

OPINIONI Alberto Schieppati, Umberto Montin, Barbara Busana, Giuseppe Boglio SERVIZI Gisella Roncoroni, Sara Della Torre, Stefano Ferrari, LucaPinotti, Laura D’Incalci, Mario Chiodetti, Raffaele Foglia, Maria Terraneo Fonticoli. RUBRICHE Maria Castelli, Elisabetta Broli, Emilio Magni, Luca Meneghel, Carla Colmegna, Marinella Meroni, Davide Meroni, Eugenio Gandolfi, Franco Brenna, Federico Roncoroni, Bernardino Marinoni, Tiziano Testori, Alessandra Uboldi, Francesco Angelini TENDENZE E MODA Serena Brivio FOTOSERVIZI Carlo Pozzoni, Andrea Butti Stefano Maria Bartesaghi

REALIZZAZIONE GRAFICA DIREZIONE CREATIVA Monica Seminati IMPAGINAZIONE Barbara Grena PUBBLICITÀ Sesaab servizi Divisione Spm Tel. 031.582211 STAMPA Litostampa - Bergamo Numero chiuso in tipografia il 1 marzo

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Dieci belle notizie di Maria Castelli

ANNA E GLI ANGELI DEL SOLVENTE Anna Ballerini e la sua squadra di volontari si sono meritati il soprannome di “angeli del solvente”. Solo per amore del decoro cittadino, prestano gratuitamente la loro opera per ripulire i muri degli edifici pubblici imbrattati da scritte e scarabocchi. «Ci piacerebbe che i ragazzi capissero che i muri sono di tutti - dice Anna - Non devono pensare che i palazzi pieni di scritte siano la norma». Con i suoi collaboratori, intende costituire l’Associazione “Per Como pulita”, perché «bisogna rieducare al bello - spiega - Noi, in fondo, ci divertiamo, la gente si ferma a chiacchierare, ci fa i complimenti. A parole, tutti vorrebbero dare due sberle ai graffitari».

GRAZIE AI GENITORI

PER LORENZA

in consiglio comunale a Lipomo sono risuonate queste parole che non hanno bisogno di commento: «Apprezzo l’impegno di un gruppo di genitori che si sono resi disponibili a tinteggiare le aule della scuola primaria di via Cadorna gratuitamente e senza pesare in alcun modo sulle casse comunali» Sono le parole pronunciate dall’assessore ai lavori pubblici Adolfo Izzo che ha messo in evidenza il senso civico e la dedizione dei concittadini per la struttura comunale preposta alle giovani generazioni. E li ha pubblicamente ringraziati per la buona opera compiuta.

Da una lettera al giornale “La Provincia”: «Lorenza è una ragazza che riposa in pace nel cimitero di Camnago Faloppio. Con il suo sorriso, aspetta sempre qualcuno che vada a ricordarla. Domenica 27 gennaio, sulla sua tomba, è stato posato da un anonimo un omaggio floreale di un’eleganza indescrivibile. La famiglia ringrazia di vero cuore». Firmato: Dario e Rosa Gerna - Faloppio.

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L’ORTO SFIDA LA CRISI

Il Comune di Lambrugo concede in affitto piccoli appezzamenti di terreni ai cittadini che abbiano il bisogno o la voglia di coltivare un orto. Canone d’affitto: 30 euro l’anno e assegnazione attraverso un apposito bando. Ormai in tanti Comuni si sviluppa l’idea degli orti sociali, ma Lambrugo ha fatto da apripista, quasi dieci anni fa e l’iniziativa ha riscosso successo crescente. «All’inizio, l’idea era nata per dare un’opportunità agli anziani che non avevano terra e volevano impegnare il loro tempo - spiega il sindaco, Leonardo Dossena - Poi, la concessione di terreni per orti è diventato uno strumento utile per aiutare le famiglie in difficoltà». È rimasto libero un unico lotto.

IL CORAGGIO DEI VICINI A Monguzzo, in nove sono finiti all’ospedale per intossicazione da monossido di carbonio fuoriuscito da una stufa difettosa, secondo i primi accertamenti. Il difetto sarebbe dovuto al “tappo” provocato sulla canna fumaria dalla neve che ricopriva il tetto. Ma il bilancio dell’episodio si sarebbe potuto aggravare se i vicini di casa non fossero prontamente intervenuti alla prima richiesta. Uno dei componenti di una famiglia argentina di cinque persone, avvertiti i primi malesseri, s’è trascinato sul pianerottolo ed ha chiesto aiuto. I dirimpettai, due coniugi italiani, non hanno indugiato e sono accorsi subito a prestare soccorso. Nel frattempo, sentito il trambusto, anche una coppia di rumeni è uscita dal proprio appartamento attiguo e s’è data da fare. La famiglia argentina era ormai in preda al sonno per l’intossicazione, ma i vicini, nonostante stessero inalando gas, hanno spalancato le finestre ed hanno prestato le prime cure ai malcapitati. In poco tempo, sono sopraggiunti i volontari delle autoambulanze per il trasporto in ospedale, i vigili del fuoco per i rilievi tecnici e i carabinieri.

LA PROVINCIA È BELLA

«La rinascita di questo Paese avverrà dalla provincia»: è la predizione del cardinale di Milano Angelo Scola che ha incontrato i fedeli di Cantù durante la visita pastorale. L’arcivescovo ha mostrato fiducia nei territori di piccola dimensione come i nostri, dove la qualità della vita è ancora umana, i legami sociali sono forti e i valori profondi. Ma è consapevole che la crisi è arrivata anche qui: «Questa crisi ha detto Scola - sta gettando molte famiglie nella povertà. Questo bisogno, però, porta in sé anche la necessità di un cambiamento radicale nella nostra vita».

LA BONTA’ SI MOLTIPLICA La classe più buona d’Italia: è la Terza A delle scuole medie di Albavilla che ha ricevuto dal presidente della Repubblica il Premio Livio Tempesta per l’attaccamento ad un compagno disabile, Jonathan Uberti. E Jonathan ha scritto ai compagni: «Grazie a tutti, compagni, preside e professoresse, per avermi capito, per avermi supportato nelle mie difficoltà, rendendo le mie giornate scolastiche serene. Ognuno di voi mi ha dato qualcosa e soprattutto tanta serenità». Poi esprime un augurio: «Mi piacerebbe che il premio possa essere la motivazione a fare del bene per i ragazzi che passeranno dopo di noi in questa scuola. E a voi che andrete alle Superiori vorrei dire che di compagni speciali ne incontrerete ancora. Ricordatevi di battere loro un cinque, come fate con me, perché si possano sentire anche loro parte integrante della vostra vita».

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LA CARTA DEL SUCCESSO Servono nel mondo importanti clienti; hanno dato consigli per carta e nastri da regalo per il Papa, per il presidente della Repubblica, per capitani d’industria o per calciatori. E in Australia un artista ha creato un’opera con i loro sacchetti. Sono gli eredi della tradizione avviata a Como da Edoardo Sonvico, più di cent’anni fa e raccolta di generazione in generazione. L’attività consiste nella vendita di carta e sacchetti, articoli monouso per feste e catering e c’è ancora chi richiede i libretti del postaio, cioè per la spesa a credito, fra i più di 10.000 articoli proposti. Il riconoscimento più bello per gli attuali titolari della storica “E. Sonvico & figli” di via Benzi a Como: «I nostri affezionati clienti - dicono - che arrivano prima per il battesimo, poi per la laurea o il matrimonio».

COMO SEMPRE PIU’ DOLCE Il nuovo campione del mondo di pasticceria juniores è Davide Verga, 21 anni. Lavora in una pasticceria di Cabiate e i suoi dolci hanno meritato la medaglia d’oro nel torneo Sigep di Rimini, la manifestazione più importante d’Italia per la pasta sfoglia, il cioccolato e i dolci in genere. Il Centro di formazione professionale di Monte Olimpino è salito sul podio per la medaglia d’argento: l’hanno conquistata gli allievi del terzo e quarto anno con il loro docente Diego Binda.

RECORD DI VOLONTARI Senza di loro, i costi della sanità sarebbero insostenibili e la gente sarebbe più sola: sono i trecento volontari della Croce Rossa del Basso Lario, due sedi operative, una a Maslianico e l’altra a Cernobbio, oltre 5.500 interventi, l’anno scorso, sia per le urgenze e le emergenze, sia di carattere socio- assistenziale. Le prestazioni sono assicurate giorno e notte, 365 giorni l’anno e i volontari si sottopongono a formazione continua per un servizio sempre più funzionale e generoso. «Grazie alle forze attive - dice il presidente, Sergio Dotti - siamo in grado in ogni momento di assicurare la migliore risposta alle esigenze del territorio».

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Pubbliche virtù di Alberto P. Schieppati giornalista, gourmet direttore editoriale “Artù”

«Niente da dichiarare» La vera forza lariana Sembra impossibile che un territorio come il nostro diventi un’icona mediatica solo perché una “guest star” abbia deciso, anni addietro, di venirci ad abitare. Nel caso del Lario la cosa è particolarmente buffa, una sorta di ironia del destino. Per secoli meta del miglior turismo internazionale e residenza di personaggi di grande spessore (in particolare penso a Giuditta Pasta e a Carlo Emilio Gadda, per restare nella storia recente), è tornato sotto i riflettori per l’orrenda “muraglia sul lungolago” e per la bella, esclusiva Villa Magnolia di Laglio (e per le sue frequentazioni). Come se non ci fosse null’altro da comunicare, da trasmettere, da raccontare. In effetti, l’adagio più diffuso nella mentalità locale, quasi un’ impronta di fabbrica, talvolta sembra essere: “Nulla da dichiarare”, in ossequio ad una regola, quasi monacale, di tutela del proprio “particulare”, come lo chiamava Guicciardini. Il “particulare” dei comaschi è davvero singolare e, talvolta, stimola odiose “vendette” gossippare: a dispetto di una bellezza stratosferica, di ville decantate da poeti e scrittori, di paesaggi affascinanti, il lariano-tipo si chiude in se stesso, ripudia esibizioni, marketing e promozioni (fatte le debite eccezioni), rifugge dai riflettori e, in assoluta umiltà, rispetta un codice di vita introspettivo. No pubblicità, insomma. Niente di male, per carità. Anzi. C’è chi come me, milanese da sempre, ha destinato proprio questo territorio, con le sue montagne introverse e nostalgiche, ad essere il benchmark della propria esistenza. I milanesi, questi forestieri. Tra Milano e Como ci sono meno chilometri che tra Vicenza e Treviso, fra Pistoia e Lucca, fra Napoli e Caserta. Eppure sembra che la distanza sia incolmabile: i milanesi “vengono da fuori”, sono dei “foresti”. Al punto

tale da essere considerati, soprattutto dai laghèe doc, quasi degli stranieri… Ma proprio qui sta la forza del “pensiero comasco”, una weltanschaung che meriterebbe di essere analizzata con occhio filosofico, più che sociologico. L’unicità del territorio lariano, con i monti a picco sul lago, le vallate solitarie e le colline che digradano verso la pianura, aprendosi pericolosamente al mondo e alle sue brutture, è la vera ragione di una mentalità, di una forma di cultura estremamente caratterizzata, che ha sempre voluto porsi “al riparo” dagli intrusi. Noi siamo dentro a una roccaforte, dicono, e dobbiamo difenderci dalle contaminazioni. Gli inglesi usano il termine “secluded”, che vuol dire “esclusivo e solitario”, nel senso della raffinatezza e del distacco totale dalle banalità della vita. Anche se, diciamocelo, pochi territori possono permettersi il lusso di evitare la “contaminazione” globale (e la casta ha colpito duro anche qui, forse agevolata dall’acquiescenza generale). Ma ugualmente il pensiero comasco continua sulla propria strada, renitente a un’idea di sviluppo ritenuta sbagliata anche se, forse, foriera di vantaggi. Eppure qui, in questa solitudine, sta l’aspetto più interessante: non a caso arrivano fin qui da ogni dove, per cogliere un’alba irripetibile, un tramonto mozzafiato, ma anche per gustare una polenta uncia buona come quella del Pitèl, sopra Bellagio, o per il Matalocc della Pasticceria Rossi: inimitabile. Troppo facile, come fanno i “cittadini” liquidare certi comportamenti come asociali o atavici, generati dalla necessità di “fare quadrato” contro l’invasore. Non è così: la vita nel territorio comasco scorre lenta e saggia, ritmata e cadenzata, capace di dare lezioni a tutti noi, perdutamente innamorati di una modernità che, ormai, ci ha deluso.

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Occhi sul mondo di Umberto Montin

Il lavoro e il suo doppio Ombre cinesi sui segreti del mondo, soprattutto se industriali e avanzati. L’America punta il dito sugli hacker di Pechino che, arruolati dall’esercito e radunati in un edificio di 12 piani nel distretto di Pudon, a Shanghai, lavorerebbero agli ordini dell’unità 61398, ovvero del II ufficio del III dipartimento dello Stato maggiore dell’Esercito di liberazione popolare. La guerra è sotterranea e durissima. Dal 2006 sono stati 141 i casi di penetrazione accertati e negli ultimi tempi hanno fatto sensazione perché hanno riguardato, tra gli altri, il New York Times e la Apple. Niente di più normale quindi che guardare subito verso l’Asia quando, in una ditta della Silicon Valley che elabora materiale riservato, si è scoperto durante un controllo di routine nella rete interna, una falla. Il pensiero è poi diventato quasi certezza quando i ghostbuster informatici hanno accertato che un terminale della rete interna VPN aveva nientemeno che sede a Shenyang, nella Cina centrale. Dove, però, l’azienda californiana non aveva alcuna sede. È scattato subito l’allarme rosso, ma secondo altri accertamenti, di intrusioni illegali nessuna traccia. Anzi, il paradosso scoperto dai “cacciatori”, era che il nodo cinese sembrava proprio parte della ditta americana, come uno dei tanti uffici allineati nella sede centrale. Il caso è diventato complesso, roba da 007 sofisticati e tecnologie avanzate nel misterioso mondo del cyberspazio. Una convinzione crollata però quando si è scoperto che la “sede cinese” colloquiava ogni giorno con un pc in particolare: quello di “Bob” (il nome vero non è mai uscito), un grigio informatico di mezza età ma dai brillanti risultati aziendali. Una spia, un doppiogiochista? No, un delocalizzatore in proprio. Il disco fisso di “Bob” ha infatti raccontato che l’informatico americano riceveva ogni giorno, in orario d’ufficio, relazioni, studi e ricerche dalla “succursale” cinese. In pratica gli elaborati che “Bob” doveva eseguire per la propria azienda e che venivano consegnati regolarmente. Oltre tutto realizzati alla perfezione tanto da far ottenere elogi e premi all’efficiente “Bob”. Peccato che a lavorare fosse un informatico cinese il quale, grazie ai codici di accesso spediti da “Bob” via FedEx e a un compenso pari al quinto dello stipendio che il suo collega americano gli accreditava, entrava in servizio al mattino ed entro le cinque del pomeriggio consegnava il lavoro. Usando la rete “aziendale”. Nel frattempo “Bob” seguiva le storie di gatti su Youtube, si rilassava tra Facebook e Linkedin e faceva affari su eBay. E forse rifletteva sul fatto che il telelavoro e la delocalizzazione non sono poi una jattura, l’azienda non spendeva un dollaro in più e aveva un lavoro ottimo, due famiglie tra America e Cina vivevano bene e l’economia globalizzata aveva creato due posti. Aveva, perché, scoperta l’iniziativa personale di “Bob”, quest’ultimo e il “collega” di Shenyang il loro lavoro l’hanno perso.

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Donna di Picche di Barbara Busana musicista

Musica, amore e felicità So di essere una persona fortunata. Mi appartengono due “cose” che, da sole, sono sufficienti ad appagare la vita di una donna: una bellissima famiglia e un lavoro. Un lavoro che mi piace, che assorbe parecchio della mia giornata, ma che mi gratifica molto: mi basta guardare gli occhi dei miei alunni che sprizzano di gioia e di soddisfazione quando sono all’opera nella realizzazione di quello che ho loro insegnato e capire che la musica è felicità. Spesso ricorre nella mia mente una frase che mia mamma mi incollò sul muro davanti alla mia scrivania quando avevo poco più di 10 anni e che diceva: «studiare musica è una scelta fatta di amore e sacrificio». Non l’ho mai compresa fino in fondo nel senso che l’entusiasmo, la passione, la costanza, la voglia di realizzare concretamente qualcosa, sono l’amore, ma il sacrificio? Certo, passavo i pomeriggi a studiare il pianoforte; spesso dovevo dire no alle compagne che uscivano, no a qualche cinema di domenica, no a qualche passeggiata con i miei, ma non l’ho mai considerato un sacrificio …suonare era per me bello e basta! E oggi mi emoziono quando vedo dei bimbi che con entusiasmo si dedicano alla loro passione che non per forza deve essere la musica; l’importante è che sia fonte di gioia e soddisfazione personale. Bisogna saperli educare utilizzando il gioco, il coinvolgimento diretto, il lavoro di squadra (che rinforza i più deboli), che li conduca all’interno di un percorso di formazione che sia in grado di trasferire, oltre alle basi ed ai principi di una cultura, l’entusiasmo e l’emozione che il vivere ed il partecipare “l’arte” crea. Questo è per me l’insegnamento: trasmissione di valori, espressione di sentimenti e personalità. Chi sta intorno a loro, li aiuti, li sproni, li sostenga, ma faccia anche capire che non è tutto così facile ed automatico; ci vuole impegno, costanza, forza di volontà, caparbietà e cresceranno con “una marcia in più”, con un arricchimento culturale e morale. Credo fermamente che l’esercizio artistico e culturale, sia ciò su cui la società deve tornare ad investire all’interno dei percorsi formativi e di crescita dei nostri giovani; investimento che deve partire dalla formazione degli insegnanti che devono essere capaci di trasferire non semplicemente la tecnica ma anche i valori, la passione, l’amore e l’utilità del sacrificio. La Musica è insieme coinvolgimento, riflessione, raccoglimento, evasione. Il grande Bach diceva: «La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori». Bob Dylan affermava: «Il bello della musica è che quando ti colpisce, non senti dolore». Io sostengo che «La musica è. La musica c’è. La musica dona una forma al silenzio». Il giovane deve capire che la musica è come la vita: ricca di opportunità che vanno sapute cogliere e conquistate con le proprie forze e con dedizione, costruendo una battuta per volta, con tempi e ritmi diversi, accelerazioni e passaggi lenti, pause e riprese, ma che insieme portano a piccoli potenziali capolavori e a grandi soddisfazioni personali. 22

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La borsa o la vita di Giuseppe Boglio

Export manager

La crisi e le colpe dei giovani Crisi del lavoro: anche nel tradizionale settore tessile esiste a tutti i livelli e nessuno è escluso, ma c’è una cosa che ho notato nel corso degli anni: i giovani fanno fatica a lavorare, nel senso che c’è un approccio sbagliato sia da parte loro sia da parte delle aziende e ciò crea inevitabilmente situazioni negative per entrambe le parti con conseguenze che arrivano a compromettere l’efficienza aziendale, cosa oggi molto grave. Ma partiamo da come vengono visti i giovani: quanti ci tengono a migliorare, in una realtà dove a causa della riduzione del personale viene richiesto di “saper fare più cose assieme”? Teoricamente tutti, però guai magari a trattenersi sul lavoro una mezz’ora in più e figuriamoci poi se tale sforzo non riguardasse i propri compiti. Forse non sono ambiziosi? Probabilmente sì, ma allora perché sono superficiali o distratti? A sentire diversi pareri, tante sono le cose che li distolgono da un impegno più assiduo: non tardare in palestra, fidanzatini, chiacchiere su come farsi l’ultimo tatuaggio o piercing, divagazioni continue sui propri cellulari, siti Internet, social network ecc. Tanta, troppa energia dispersa in cose effimere e poi spesso si lamentano. E durante le annunciate nevicate di dicembre? Molti di loro si sono alzati prima arrivando puntualmente al lavoro, mentre altri hanno avvisato e son tornati a nanna, non si sono visti nemmeno nel pomeriggio quando tutto era finito! Ma cosa dicono loro del mondo del lavoro? Anzitutto notano la mancanza di organizzazione, con sovrapposizioni di ruoli e dispersioni di tempo: spesso non esistono figure come quadri o dirigenti e senza controlli intermedi le cose non vengono più fatte “bene una volta sola”. Inoltre si confondono flessibilità e velocità: se non c’è qualità del lavoro, quando poi aumenta c’è il rischio reale di uno sbando ed il vaso comunicante è spesso a sfavore di chi lavora di più, magari gratis. Già guadagnano meno dei loro padri e da quella generazione si sono sentiti traditi: se scampano, la pensione la vedranno all’alba dei 70anni. Sicuri che li stiamo trattando così bene? Quante volte le aziende annunciano esuberi o cassa integrazione da un giorno all’altro, mentre da settimane erano al corrente della situazione reale? Altro esempio il “periodo di prova”: ce l’hanno tutti ovvio, è per legge! Bene: non è vero, è un “accordo tra le parti”, ma quanti lo sanno? Pochi, ma intanto un neo-assunto anche per ben 6 mesi (durante i quali tutto filerà liscio) si farà in quattro per meritarsi la conferma, per poi sentirsi dire spesso al penultimo giorno la solita frase: «mi spiace, non è confermato». Quando una cosa simile capitò a me, mio figlio aveva tre settimane: rimasi in poche ore senza lavoro, auto, telefono e computer.... Passato lo shock mi ricollocai entro un mese, ma chiesi ed ottenni di non avere un periodo di prova. Ma come, vi chiederete: un disoccupato che detta delle condizioni?! Certo, ma grazie ad un Curriculum, referenze e soprattutto alla padronanza di ben due lingue straniere che quando ero più giovane avevo studiato dopo il lavoro, anziché magari andare in palestra o in giro nei bar. Il lavoro e la formazione pagano sempre, ma… se un domani diventassimo tutti, davvero, un po’ più seri?

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100 domande al vescovo 50 irriverenti di Giuseppe Guin

L’AMORE, IL SESSO, LA POLITICA,LA VITA, LA MORTE, LA FEDE. I POVERI, IL VATICANO. LE GRANDI GIOIE DEL MINISTERO E GLI SCANDALI PIÙ INQUIETANTI. IN UNO DEI MOMENTI PIÙ TRAVAGLIATI DELLA CHIESA E DEL MONDO, IL VESCOVO DI COMO, DIEGO COLETTI, ACCETTA DI RISPONDERE A CENTO DOMANDE… CINQUANTA IRRIVERENTI. 24

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100 domande al vescovo irriverenti 50 Eccellenza, “Dio esiste” … ma lei la metterebbe la mano sul fuoco? Dipende! Prima di tutto mi piacerebbe sapere di che Dio si parla. Mi accade spesso di pensare che se Dio fosse quello che molta gente pensa, sarei ateo anch’io. Metto la mano sul fuoco solo sull’esistenza del Padre di Gesù, e padre nostro, su Gesù stesso, mio Signore e mio Dio, e sul loro Spirito. Questi tre sono l’unico Dio che esiste. E se un giorno le dimostrassero che l’aldilà fosse invece soltanto un grande bluff? Rispondo citando Pascal: se anche mi si dimostrasse che la vita eterna è un bluff, questa vita “mortale”, che vivo ogni giorno, non potrebbe essere più vera e più bella di quanto è quando la si vive nella prospettiva della vita eterna! Vaticano, corvi, maggiordomi, congiure, scandali… non la inquieta questa Chiesa? Non più di quanto non mi inquieti leggere nel Vangelo come si comportavano gli apostoli intorno a Gesù. Eppure li aveva scelti direttamente lui stesso! Sicuro che questa sia la Chiesa voluta da Gesù Cristo? Non ne vedo altre che offrano le stesse garanzie di autenticità, o ne offrano di migliori! 26

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La Chiesa non le pare diventata Sicuro che se Gesù Cristo tornassempre più un potere … non solo se, qualcuno di voi non farebbe la spirituale. E non si è un po’ difine dei mercanti nel tempio? menticata del voto di povertà? Più di uno, ma cambierei quel “voi” Chi è “la Chiesa”? Questo modo con un “noi”. Se si parlasse di noi di esprimersi confonde invece di tutti, sono certo che qualcuno sachiarire! Voto di povertà lo fanno rebbe cacciato fuori. solo i religiosi. Ma tutti i cristiani S’intende dal tempio! Non necessono chiamati a dar sariamente dalla vita prova di una “poeterna. Vaticano, congiure, scanvertà” evangelica che dali, non la inquieta significa distacco del Ma le nostre Messe questa Chiesa? cuore dall’avidità e che cosa hanno da Non più di quanto non mi disponibilità a donaspartire con l’ultima inquieti leggere nel Vangelo re a chi ha bisogno. cena? come si comportavano gli Ciascuno secondo le Esse sono la reale ed apostoli intorno a Gesù. sue disponibilità e reefficace ripresentaziosponsabilità. Ci sono ne non solo dell’ultimilioni di poveri nel ma cena, ma dell’inmondo che sono accuditi e sostenuti tera vicenda pasquale del Signore crocefisso e risorto. dall’amore della comunità cristiana e dei suoi pastori! E sono, per noi, l’occasione per entrare, per dono di grazia, nella Ma hanno ancora senso, in Eurocomunione reale con tutto questo. pa, gli ospedali religiosi? Non saCerto, il linguaggio liturgico è stirebbe meglio dedicarsi a costruirli lizzato. Ma questo vuol solo dire nel Terzo Mondo? che tocca a noi dargli un’anima. Gli ospedali pubblici non statali, coNon solo vivacizzandolo un po’, ma struiti e condotti da cristiani nel Terzo soprattutto vivendolo interiormenMondo, si contano a centinaia. Come te, nel cuore. La domanda quindi è: quanti dei fedeli che partecipano nel caso della scuola, bisogna smetterla di parlare di pubblico e privato. Il sono veramente coscienti di questo? E quanti invece sono lì per soddisfaservizio pubblico, che è un bene per tutti, può essere statale e non statale. re il precetto? Solo una visione unilaterale e assolutista può impedire la libera iniziativa Fa più popolo di Dio in preghiedella società civile (ivi comprese anche ra… una chitarra o un turibolo le comunità religiose) che promuove fumante? Ogni cosa a suo tempo e luogo. servizi per il bene comune. >>

Il Vescovo nella sua Cappella privata.

DIO «Mi accade spesso di pensare che se Dio fosse quello che molta gente pensa, sarei ateo anch’io»

Durante un Pontificale in Duomo.

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Che cosa pensa quando va a trovare i nostri missionari in Africa? Penso tante cose. Una è quella che si vede nella risposta seguente.

La visita al Don Guanella.

I PRETI «Una responsabilità più grande comporta una colpa più grande, ma scagliare le pietre è uno sport riservato agli innocenti»

Natale in mongolfiera.

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Che colpe ha il ricco Occidente di fronte ai popoli affamati? Molte. Il “ricco Occidente”, però, è la parola giusta? E che dire del ricchissimo estremo Oriente? La Cina ex maoista, per esempio! Quanti di noi, nella scelta elettorale appena passata, hanno cercato nei programmi dei partiti almeno un cenno alla generosa cooperazione internazionale a favore dei Paesi che chiamiamo “emergenti” perché non abbiamo il coraggio di chiamarli “affondanti” nella povertà? Ma la povertà nel mondo è senza soluzione? La soluzione non è semplice e neppure a portata di mano. Ma c’è!

per assurdi pregiudizi anticlericali non uno di questi soldi torna a sostegno della scuole paritarie. Così i genitori che vogliono applicare liberamente la loro responsabilità educativa scegliendo queste scuole sono costretti a pagarle due volte: prima con le tasse, come tutti, e poi con le rette. Se questo è un privilegio… Gli scandali nella Chiesa le incrinano maggiormente la fede o la speranza? Entrambe. Ma per fortuna fede e speranza sono ancorate altrove. I casi di pedofilia nel clero la fanno vergognare o arrabbiare? Entrambe le cose, ma soprattutto mi addolorano come quando, in una famiglia, si scopre che un figlio è un delinquente.

E le scuole cattoliUn prete che sbaglia I casi di pedofilia nel cleche non le sembrano non è doppiamente ro la fanno vergognare o delle privilegiate? colpevole? arrabbiare? È vero il contrario. Una responsabilità Entrambe, ma soprattutto mi La parte gestita dai più grande comporta addolorano come quando, in cattolici (“scuola pauna colpa più granuna famiglia, si scopre che un ritaria”) del sistema de. Si vorrebbe però figlio è un delinquente. scolastico pubblico che tutti ricordassero italiano (che comche scagliare le pietre prende, come stabilì il ministro è uno sport riservato agli innocenBerlinguer, che non mi risulta fosse ti. Un conto è dire con chiarezza un baciapile, scuole statali e appunparole di condanna del male; un alto scuole paritarie) fa risparmiare tro conto è accanirsi nei confronti allo Stato un sacco di soldi per ogni dei peccatori, con spirito di venalunno iscritto in queste ultime. E, detta e di rivalsa. Anche la Costi-


100 domande al vescovo irriverenti 50 tuzione Repubblicana (la più bella del mondo, l’ha definita Benigni!) esclude questi elementi dalle finalità delle pene. Le suore: non le avete tenute un po’ troppo in seconda fila? Ci sono suore che comandano, o meglio che esercitano responsabilità di servizio, più ampie e complesse di quelle di un vescovo “medio” come il sottoscritto! Ma le donne ce l’avranno mai il diritto di essere preti? E i preti ce

l’avranno mai il diritto di avere una donna? Che brutto modo di esprimersi! Non direi mai che il matrimonio sia “il diritto di avere una donna”! E poi non si tratta di diritti, ma di scelte di amore e di servizio, per le quali si richiedono, giustamente, delle condizioni. Chi stabilisce queste ultime? Non il soggetto interessato, ma chi ha la responsabilità della chiamata e per così dire dell’impresa. Azzardo un paragone forse un poco estremo, ma che mi pare renda l’idea: potrebbe un

uomo alto due metri e del peso di cento chili rivendicare il proprio diritto a partecipare come fantino alle corse del trotto? La sessualità ha un valore in sè? La sessualità è una delle cose più belle che una persona deve imparare a gestire bene, perché sul filo della sessualità corrono energie importanti per esprimere e alimentare l’amore. Il valore ultimo della castità? La castità dovrebbe essere cercata e vissuta come difesa di questo >>


100 domande al vescovo irriverenti 50 Perchè è sbagliato decidere il momento della propria morte? Perchè nessuno ha deciso il momento della propria nascita e perchè nessuno appartiene solo a se stesso.

grande valore e promozione di quel dominio di sè e di quella libertà dagli istinti che sono alla base di una vera esperienza di dono di sé, cioè di amore autentico. Matrimoni gay… mai e poi mai per davvero? Massimo rispetto per le persone e promozione dei diritti di ciascuno

in riferimento alla sua situazione e ai doveri e impegni sociali! Ma anche salvaguardia delle diversità significative. Non si può chiamare “matrimonio” ogni forma di convivenza e trattarle tutte allo stesso modo. Rendere tutto eguale fa torto alla verità prima e al bene comune subito dopo. Perché è sbagliato il voler decidere il momento della propria morte? Con una battuta: perché nessuno ha deciso il momento della propria nascita. Più a fondo: perché nessuno appartiene solo a se stesso, ma siamo sempre legati gli uni agli altri da un tessuto di relazioni che a nessuno dovrebbe essere lecito tranciare da solo. Che cosa le fa paura dei giovani di oggi? Mi fa paura la loro paura del futuro: si sentono minacciati, non coltivano grandi speranze e ideali. Allora consiglierei di aver paura del vuoto educativo e di testimonianza che deriva da adulti che non sanno trasmettere ai giovani niente di buono e di entusiasmante; niente che valga impegno e sacrificio, niente che meriti la gioia della dedizione! A una madre che perde un figlio a vent’anni, lei che cosa riesce a dire? In tanti casi è meglio non dire niente e stare vicino, condividendo


Il peccato più grave davanti a Dio? Cedere alla tentazione di vivere tutta la vita cercando di salvare se stessi. Questa, che è la tentazione più pericolosa da parte del demonio, è la radice di tutti gli altri peccati e spinge alla scelta di fondo contro E a chi le dice: «Eccellenza ho lo Spirito di Dio. Questo peccato paura della morte»? rischia di essere - finRispondo che fa pauché dura - senza riMatrimoni gay... mai ra, credo, a tutti. Anmedio. e poi mai davvero? che a me. Massimo rispetto per le perQuanto la preoccusone e promozione dei diritti E se una donna le pa il numero di fedi ciascuno. Ma non si può dicesse: «Io non deli che calano nelle chiamare matrimonio ogni amo più mio marichiese? forma di convivenza. to»? Si tratta di una preLe chiederei cose inoccupazione seria, tende con la parola amore. ma mi preoccupa molto di più la qualità della fede e della testimoE se un uomo le dicesse: «Ho tranianza cristiana di quelli che contidito mia moglie»? nuano a venire. Se questi fossero criGli direi di pentirsi e chiederle perstiani più coerenti, la gente farebbe dono, se ne ha il coraggio. la fila per venire in Chiesa! dolore e domande senza risposta. Come Maria ai piedi della croce del Figlio. Solo dopo molto tempo e dopo molta preghiera si può riaprire la consolazione della speranza cristiana.

E se un ragazzo le dicesse: «Voglio fare il prete»? Gli direi che l’importante è che lo voglia Gesù per lui. Questo va verificato nella Chiesa. E se un prete le dicesse: «Voglio lasciare il ministero»? Chiederei di esaminare molto bene perché lo vuole e perché, a suo tempo, ha liberamente scelto di esserlo. Il resto è compito di colloquio rispettoso e fraterno, volto alla ricerca della volontà di Dio.

E il calo delle vocazioni, come se lo spiega? Ci sono almeno tre cause principali. Anzitutto l’inverno demografico, ossia il calo numerico dei ragazzi e dei giovani; se si va avanti così, siamo un popolo in via di estinzione. Poi la tiepidezza dei cristiani: che paralizza tutte le vocazioni (nota bene, non solo quelle sacerdotali e religiose, ma anche quelle a un vero matrimonio cristiano, o all’impegno cristiano nella professione e nella politica …) e, come dice Dante, solo >>

LA MORTE «In tanti casi è meglio non dire niente e stare vicino, condividendo dolore e domande senza risposta»

In visita alla Moto Guzzi.

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Alla Giornata della Gioventù.

L’ISLAM «Il vero rischio per il cattolicesimo sono i cattivi cristiani»

grado di garantire alla Chiesa e al dove “si raccese l’amore” ci si può mondo il carburante necessario a aspettare che “sia germinato questo far funzionare la speranza e l’amore? fiore”: il fiore di una vita cristiana di Per rispondere bene alto profilo. In terzo a queste domande ci luogo, per quanto Ma a che cosa servono vuole un poco di fede riguarda le vocazioni le monache di clausura? e un ricordo vivo di sacerdotali: l’affaticaA che servono al mondo quanto Gesù disse a mento della vita dei le centrali idroelettriche? una certa Marta, dupreti che rende meno Chi e come sarà in grado rante una sosta prestrasparente la bellezza di garantire il carburante per so la casa sua e della di una vita tutta spesa far funzionare la speranza? sorella Maria … per la carità pastorale. Quanti cristiani veri pensa che ci siano nelle sue chiese? Non pretendo da nessuno una santità straordinaria; mi sta a cuore fare in modo che sempre più i cristiani siano consapevoli della bellezza e della gioia del Vangelo. Questo in molti manca. Non la disturba che si dichiarino cristiani: politici corrotti, ladri, pornostar… Guai se potessero dirsi cristiani solo le persone per bene! Così la penserebbero i farisei, se vivessero oggi. Pare che Gesù non si trovasse d’accordo con queste persone. Quello che ci si aspetta da chi si dichiara cristiano è che almeno si penta dei suoi peccati e si impegni a emendare la propria vita e a seguire il Vangelo.

In fabbrica con gli operai.

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A che cosa servono al mondo le monache di clausura? A che servono al mondo le centrali idroelettriche? Chi e come sarà in

L’Islam è un rischio per il cattolicesimo? Il vero rischio per il cattolicesimo sono i cattivi cristiani (citazione di Santa Bernadette Soubirous) E come si spiega il fascino del buddismo sui giovani? Con la loro ignoranza del cristianesimo vero. Non le paiono insopportabili le divisioni tra le confessioni cristiane? Sono un vero scandalo, nel senso di un impedimento alla conversione del mondo, che secondo Gesù è legata al fatto che i suoi discepoli siano uno solo: “consummati in unum”. Perché è così difficile il dialogo tra religioni che predicano il dialogo? Non è poi molto più difficile del dialogo tra vicini di casa o tra fratelli davanti a un testamento del papà.


100 domande al vescovo irriverenti 50 Ma non è scandaloso che le peggiori guerre abbiano un fondamento religioso? Certo che è scandaloso! Mi consola che spesso i motivi autenticamente religiosi non sono la vera causa di un conflitto. Per il loro grande appello emotivo sono spesso usati, come moneta falsa, da chi con la religione non c’entra nulla, per garantire l’adesione del popolo. Il nazismo, per esempio, è stato interpretato da molti storici e sociologi come un fenomeno “religioso” nel senso suddetto. Ma qual è l’originalità vera dell’essere cristiani? Quella indicata da Gesù stesso: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, dall’amore che avrete gli uni per gli altri». E non un amore qualsiasi, ma quello che corrisponde al comandamento nuovo: «Come io ho amato voi!», cioè andando fino in fondo, fino al compimento del «dare la vita» nel supremo sacrificio della croce.

Non la disturba che si dichiarino cristiani: politici corrotti, ladri e pornostar? Guai se potessero dirsi cristiani solo le persone per bene. Così la penserebbero i farisei se vivessero oggi. Pare che Gesù non si trovasse d’accordo con queste persone.

E secondo lei di cristiani veri ce ne sono in giro parecchi? Vedi sopra, in più risposte!

coerenti, che pensano e cercano la verità. Come dovrebbero fare anche i credenti veri!

C’è un ateo non credente che lei stima? Ce ne sono molti. Non per il solo fatto che sono atei, ma perché sono uomini o donne

Un santo ancora molto attuale come esempio di vita? Fratel Charles de Foucauld, per la sua esperienza di amicizia e di testimonianza verso i mussulmani.

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100 domande al vescovo irriverenti 50 E uno non ancora santo, ma che lo meriterebbe? Fratel Charles de Foucauld! Il mondo dei social network. Opportunità o rischio? Il social network è come il vino: una vera benedizione che rallegra il cuore dell’uomo (così dice la Bibbia!). Ma due litri al giorno

sono un danno incalcolabile alla salute propria e a quella dei figli! Il Papa su twitter la convince? Non vedo perché dovrebbe fare problema. Ci sono un sacco di preti su Facebook. Va bene, o è meglio che tornino sul pulpito?

Se sono in Facebook come preti, e non ci passano la vita, non vedo perché la cosa debba essere messa in conflitto con il pulpito. Quando si diffuse la stampa molti santi si dedicarono a usarla come un canale per l’annuncio del Vangelo… La miglior definizione di politica? Servizio disinteressato, non fazioso e intelligente, al bene comune.

La politica è proprio irrecuperabile? Sono molti politici ad essere irrecuperabili. Ma loro, per lo più non lo sanno. Dovrebbero saperlo e impararlo dagli elettori.

I cardinali non si occupano un po’ troppo di politica? Quali cardinali? In quale angolo del mondo? Se si vuole una risposta si faccia più chiara la domanda! Cambiamola! In politica, lei non ha mai rimpianto la vecchia Dc dei cattolici? Il Paese, da troppo tempo, è diviso tra chi rimpiange la Dc e chi rimpiange il vecchio e glorioso Pci. E questo la dice lunga sulla situazione attuale della nostra classe politica. La politica è proprio irrecuperabile? Sono molti politici a essere irrecu34

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perabili. Ma loro, per lo più, non lo sanno. Dovrebbero saperlo o impararlo gli elettori! Quanto la corteggiano gli uomini che contano? Penso che siano passati i tempi (per fortuna) in cui un vescovo veniva “corteggiato”. Oggi mi pare che ci siano solo buoni rapporti, reciproco rispetto e riconoscimento delle rispettive competenze e ruoli. E per fare il vescovo quanto c’è bisogno degli uomini che contano. Vedi sopra. Quando vede un mendicante al semaforo che cosa pensa? In genere non faccio elemosina se non posso verificare la reale povertà di chi la chiede e la sua libertà da racket o simili. Penso soprattutto che si debba fare il possibile “a monte” di queste situazioni di degrado, per fare in modo che al semaforo non ci sia nessuno.

Il vescovo con che auto si sposta? Con quella che mi è stata affidata in una diocesi lunga 278 chilometri, di cui non pochi di montagna, senza autostrade trasversali, per viaggiare con un minimo di sicurezza. E lo stipendio lo si può dire? Attirandomi qualche critica (francamente non ne capisco il motivo) l’ho già fatto in più occasioni. Per i distratti e i lontani, non ho problemi a ripetere qui che il mio sostentamento - garantito solo in parte dalle firme a favore della Chiesa cattolica per la destinazione dell’otto per mille e per il resto dalla cassa della Diocesi - ammonta a circa 1.600 euro mensili (per dodici mesi, cioè senza tredicesime o simili).

Ai quali si aggiunge da qualche anno la pensione. Con la cifra di altri 470 Euro. E dico ancora che non mi lamento, perché ho legato la mia vita a ben altri Ci sono un sacco di preti Mai percorso in valori rispetto all’acsu Facebook. Va bene auto una corsia precumulo di ricchezze. o è meglio che tornino ferenziale? E un poE poi la diocesi non sul pulpito? steggio in divieto di mi fa pagare l’affitNon vedo perchè la cosa sosta? to della casa che mi debba essere messa in Cerco di prendere sul mette a disposizione, conflitto con il pulpito. serio il codice della e la bolletta energestrada. Mi pare un tica! Non ho figli e atto di civismo e di rispetto. Non nipoti cui riservare gratificanti ere>> solo nei due casi citati! dità!

INTERNET «Il social network è come il vino: una vera benedizione che rallegra il cuore dell’uomo. Ma due litri al giorno sono un danno incalcolabile»

L���arrivo allo stadio in elicottero.

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Ma ci sono anche altri introiti! Tutto ciò che mi è dato per così dire “extra” per la celebrazione di sante Messe, o come oblazione nelle visite pastorali e simili, viene conteggiato a parte e serve per aiuto ai poveri o per sostenere iniziative culturali (mi piace regalare libri belli e utili!) o pastorali (regalo anche la Bibbia!), in diocesi e in missione.

Al pranzo con i poveri.

TELEVISIONE «Non resisto all’attrazione dei telegiornali, anche se ne esco depresso e non benevolo verso i giornalisti»

Il giorno del suo arrivo a Como.

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La dote che i suoi fedeli apprezzano maggiormente? Forse la cordialità e la facilità nei rapporti personali.

del buon pastore per il servizio della Chiesa, fino al dono della vita. Un errore che non si perdonerà mai? Il mio Signore mi ha insegnato a perdonare sempre. Senza fare sconti sulla mia necessaria penitenza, ma senza mai perdere la speranza di convertirmi al bene. Il rimpianto per una cosa non fatta? Vorrei essere capace di amare di più e con maggiore gratuità, dimenticandomi di me stesso.

Un progetto in diocesi che le sta a cuore? Il difetto che i vescovi non doUno tra i tanti: la diffusione delle vrebbero avere. piccole comunità vocazionali per gli Dai tempi degli apostoli intorno a adolescenti che abbiamo Gesù: la voglia di esercitare un potechiamato “I sicomori” E il suo stipendio mensile perché in esse si sale re invece di offrire lo si può dire? un servizio. all’altezza giusta come Ammonta a circa 1.600 euro Zaccheo a Gerico, per mensili, per dodici mesi, senvedere Gesù. Lei quale ha? za tredicesima. Ai quali si Ho molti difetti. aggiunge da qualche anno la Che musica ascolta il Non basterebbe pensione di altri 470 euro. vescovo Diego? una pagina per Tutta quella “buona”: elencarli tutti. sia classica sia leggera. Amo in parCerco di combatterli, ma non è più facile per me di quanto non sia per ticolare la musica sacra, il canto gregoriano. E due autori molto diversi ogni povero cristiano. Forse il principale difetto è l’attivitra loro: Bach e Mahler. smo che a volte sacrifica la preghieLo scrittore più caro che ha in bira, lo studio e la riflessione. blioteca. Anche qui ne posso citare due: uno La dote principale per fare il prete? notissimo, Manzoni; e uno tutto Un amore sconfinato per il Signore Gesù e, in base a quello, la carità “mio”: Ernst Wiechert.


100 domande al vescovo irriverenti 50 Il libro che le ha fatto perdere tempo? Sono molti ed è meglio che non li citi, per gentilezza! E un libro che consiglierebbe a tutti di leggere? Ultimamente sono tre: l’ormai leggendario romanzo “Missa sine nomine” del suddetto Wiechert; il saggio “La morte del prossimo” di Luigi Zoja, e di E.E.Scmidt, il delizioso e commovente “Oscar e la dama in rosa”.

Il difetto che i vescovi non dovrebbero avere? Dai tempi degli apostoli intorno a Gesù: la voglia di esercitare un potere invece di offrire un servizio.

Ma lei in Tv che cosa guarda? Non resisto all’attrazione dei telegiornali, anche se ne esco depresso e non benevolo verso i giornalisti e le condizioni in cui sono costretti a lavorare! Mai entrato al bar vestito da vescovo? Mi è capitato più di una volta. Qualche sorpresa e poi si beve un cappuccino, che più laico di così non potrebbe essere. Allo stadio per vedere una partita? Mai. Un poco mi dispiace. Un luogo dove lei si sente a disagio? Dovunque ci sia gente maleducata. C’è un piatto preferito quando si siede a tavola? Ma questa cosa interessa a qual>> cuno?

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100 domande al vescovo irriverenti 50 Magari a qualcuno sì. E perché ama così tanto il pollo in gelatina? Vedi sopra. Con la vita che fa e il mangiare ovunque, come sta ad analisi del sangue? Non benissimo. Cerco di difendermi dai “pranzi”. Ma la cosa è spesso vista come scortesia e allora … il colesterolo e il sovrappeso l’hanno vinta!

Riesce a fare tutti i giorni un po’ di sport con la sua cyclette? La cyclette è lì che mi guarda, ma mi vede in sella solo raramente! Il proposito ci sarebbe ma manca il tempo (a volte anche la voglia). Davvero non si è mai vergognato dell’abito che porta? Mai. Lo porto volentieri, non perché mi mette in mostra, ma perché vedo che fa piacere alla gente che mi incontra. Se potesse dimettersi da vescovo, per una settimana, che cosa farebbe? Mi “dimetto” almeno più volte all’anno e vado a pregare: si chiamano esercizi spirituali e vacanze. Le fa più paura la morte certa o la malattia imprevedibile. La malattia. Eccellenza, potesse tornare indietro… accetterebbe ancora di fare il vescovo di Como? Senza un minimo dubbio: e poi sono qui non per scelta ma per obbedienza. I comaschi, ormai li ha conosciuti, …. che persone sono? Molto diversi fra loro: con grandi pregi e qualche difetto.


E lei, per loro, che vescovo pensa di essere? Hanno imparato a sopportare i vescovi provenienti da Milano e sperano che io sia l’ultimo della serie. In che cosa è cambiata la diocesi, negli anni del vescovo Coletti? La diocesi non è un ciuffo d’insalata, ma una quercia: cosa può mai cambiare in sei anni? La più grande soddisfazione di questi anni a Como? Le ordinazioni dei nuovi sacerdoti.

Benedetto XVI che Papa è stato? Mi vengono in mente due aggettivi: umile e coraggioso. Senza lo straordinario mix di queste due caratteristiche non avrebbe retto per otto difficili anni e non avrebbe fatto la scelta epocale che ha fatto. E per una Chiesa così, in un mondo così… come dovrà essere il prossimo Papa? Giro la domanda allo Spirito Santo! Certo è che, chiunque sarà, avrà bisogno di tutta la nostra preghiera e del nostro sincero affetto!

C’è una domanda C’è una cosa che che manca in questa non sopporta dei Se potesse dimettersi intervista? giornali? da vescovo, per una settiDovevano essere cenNon è un difetto immana, che cosa farebbe?? to domande e alcune putabile a qualcuno, Mi “dimetto” più volte le ho cancellate. Mi ma ritengo grave il all’anno e vado a pregare: si pare che queste noprevalere della logica chiamano esercizi spirituali e vantuno siano sufdel mercato (vendere vacanze. ficienti. Chissà se più copie possibile) qualcuno ha avuto il sulla rigorosa applicoraggio di arrivare a leggere fin qui! cazione del dovere di cronaca. In ogni caso, grazie all’intervistatore: ci ha messo del buon pepe e una E il difetto insopportabile dei forte dose di arguzia! giornalisti? Non esistono “i giornalisti”. Ne ho Grazie a lei, vescovo, per non aver conosciuti tanti e ne conosco che evitato le domande più irriverenti, fanno bene e con impegno il loro ma soltanto quelle più banali. mestiere. A nome di chi la stima, ma anche Alcuni si lasciano troppo prendere a nome di chi, arrivato a leggere la mano da logiche estranee all’etica fin qui, non condivide né il suo professionale. pensiero, né la sua fede. E mi fermo qui.

g.guin@laprovincia.it

Tra i ragazzi del Grest.

LA DIOCESI «La diocesi non è un ciuffo di insalata, ma una quercia: cosa può mai cambiare in sei anni?»

Alla partenza del Giro ciclistico.

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di Gisella Roncoroni, foto Andrea Butti - Pozzoni

IL SEGRETO DI GEOMAG: DUE MAGNETI, UNA BARRETTA E UNA SFERA. NELL’AZIENDA TICINESE, CHE SFIDA I COLOSSI CINESI, SI PRODUCE UNO DEI PASSATEMPI PIÙ FAMOSI AL MONDO E CI LAVORANO IN GRAN PARTE FRONTALIERI

IL CUORE

ITALIANO

DEL GIOCO SVIZZERO mag

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GEOMAG

Il segreto dell’azienda Geomag di Novazzano sta in due magneti, una barretta e una sfera.

D

ue magneti, una barretta e una sfera. Il segreto di uno dei giochi di costruzione più famoso del mondo si nasconde pochi chilometri al di là dal confine, a Novazza-

50 milioni di barrette l’anno, 230mila al giorno. «Si parte dai due magneti e da un mini cilindro di metallo - spiega il general manager Filippo Gallizia - e attraverso un sovrastampaggio in plastica si produce la no. barretta. Ciascuna di esse viene Nell’azienda italiana in Ticino, È lì che nascono - in un grande sottoposta al controllo qualità». capannone nell’area industriale È praticamente tutto automatizcon trentacinque dipendenti, del Comune di 2390 abitanti zato: nove stazioni di assemblagle confezioni che danno vita a gio controllate da due operatori. ogni giorno vengono prodotte infinite possibilità di costruire Piccole telecame filmano ogni 230 mila barrette magnetiche oggetti e forme, guidati solo singola fase. La barretta coloradalla fantasia. ta deve essere poi sottoposta al Si tratta di uno dei pochi giocatprocesso di magnetizzazione in toli made in Switzerland al 100%. Solo i magneti vengono una speciale apparecchiatura che produce una scossa elettrica importati dalla Cina. Il segreto nascosto a Novazzano vale di 3500 volt. Viene così trasmessa quella carica magnetica 42

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- attraverso l’orientamento delle molecole nella stessa direzione - alle estremità della barretta che durerà per sempre. La fabbrica, come precisa il general manager, «ha la sua produzione massima nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre» e le scatole che vengono esportate in tutto il mondo partono proprio da Novazzano. «Il prodotto viene interamente realizzato qui - aggiunge con l’aggiunta di un laboratorio di supporto nel carcere di Opera a Milano. Proprio perché realizziamo giochi educativi, ci sembrava giusto portare avanti iniziative di responsabilità sociale. In più la proprietà è italiana, noi siamo italiani e non dimentichiamo il legame con la nostra terra». Le barrette prodotte vengono messe nelle scatole di polistirolo insieme con le sfere di metallo. Anche il packaging è studiato con una funzione educativa in modo da conservare >>

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GENERAL MANAGER

Filippo Gallizia: «Il prodotto viene interamente realizzato qui con l’aggiunta di un laboratorio di supporto nel carcere di Opera perchè ci sembra giusto portare avanti iniziative di responsabilità sociale».

tutto il materiale ordinato. Completamente automatizzato. La scatola viene poi imballata e posizionata negli scatoloni che, da Novazzano, raggiungono ogni parte del pianeta: dall’Australia al Canada, dalla Cina all’Egitto, dalla Nuova Zelanda a Singapore, dalla Polonia alla Russia, dall’Italia agli Stati Uniti. Diversa è, invece, la strada per le scatole più grosse che vengono impacchettato manualmente. «Tutti i pezzi che escono dall’azienda - spiega Gallizia passano il controllo delle telecamere. Le scatole vengono pesate due volte: in base al peso ci si accorge di eventuali pezzi mancanti e in questo modo si garantisce la completezza del prodotto. Se manca anche un foglietto, la scatola viene automaticamente scartata». Il segreto di Geomag, che ha iniziato il suo giro del mondo con la barretta da 27 millimetri, viene portato avanti da 35 persone di cui la metà impiegate nel reparto produttivo, mentre il resto si occupa di marketing, distribuzione, commerciale. E il made in Switzerland serve come garanzia ulteriore di qualità. «Oggi - dice il numero uno dell’azienda >>

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MANUALITÀ E FANTASIA

Le componenti del gioco che viene esportato in tutto il mondo e sfida i mercati cinesi.

- il 90% della produzione dei giocattoli è in Cina. Il nostro modello paga sempre di più perché la merce va in consegna in tre settimane rispetto ai 3-4 mesi cinesi». L’acquisto e le produzioni cinesi hanno un margine di rischio molto alto per l’approvvigionamento che deve essere molto consistente visti i tempi di consegna non brevi. Geomag, a dispetto della crisi economica, ha i conti in crescita. Come la produzione. «La situazione finanziaria difficile - commenta il manager - ha messo in luce un aspetto molto interessante. Sempre di più i genitori scelgono giocattoli che aiutino i loro figli a crescere, che ne sviluppino la fantasia e la manualità, non più la plastica. Proprio le costruzioni sono l’unica categoria di giocattoli che registra 46

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aumenti anche del 20% nelle vendite a dispetto dei giochi elettronici, che hanno una crescita molto contenuta». Non a caso solo poche settimane fa, Geomag ha presentato alla Fiera internazionale del giocattolo che si tiene annualmente a Norimberga, la sua nuova punta di diamante: Kor. La storia del nuovo prodotto - che verrà a breve messo in produzione per essere sul mercato subito dopo le vacanze estive - arriva direttamente dal Cosmo. Una serie di sfere cadono sparse su tutta la Terra e prendono vita con forme molto diverse a seconda dei posti dove il caso le ha destinate. Il punto di partenza è sempre quello della sfera magnetica attorno alla quale si possono innestare 26 moduli plastificati che vanno a creare una specie di uovo


Nell’epoca dei giochi elettronici i prodotti Geomag registrano un incremento del 20% puntando su manualità e fantasia

completamente mobile attraverso la rotazione in ogni direzione. Completano il tutto gli accessori che consentono ai bambini di creare forme e storie infinite. «In questo modo - chiude Gallizia - si può sfidare la creatività». Il mondo Geomag si rivolge ormai a tutte le età: con la linea Infant i piccoli (dai 10 mesi in su) possono sperimentare il fascino delle forze di attrazione e repulsione anche nell’acqua. I giochi (sfere, triangoli, cubi) sono completamente lavabili anche in lavastoviglie. Dalla mitica barretta “piccola” (quella di 27 millimetri) con la quale si divertono anche gli adulti (basta guardare su YouTube ingegneri che riproducono qualunque cosa con dettagli incredibili), nel 2009 è stata introdotta la versione più lunga

(58 millimetri) utilizzabile dai 3 anni in su. Le tre linee hanno poi avuto evoluzioni sia nei colori sia nei materiali (ci sono speciali edizioni con calotte che si illuminano al buio). E, tra qualche mese, da Novazzano usciranno anche le scatole con le nuove avventure dei personaggi “Kor”. La storia di Geomag inizia nel 1998 quando un ingegnere, che ha scelto l’anonimato, ha brevettato l’idea che poi ha fatto il giro del mondo. Nel 2003 la produzione, dalla Sardegna, venne spostata in Svizzera a Novazzano. E lì nei capannoni l’azienda è fallita ed è rinata con la gestione e la proprietà attuale. Un cuore italiano (dai proprietari ai dipendenti, che sono quasi tutti frontalieri, comaschi e varesini) che batte a pochi chilometri al di là della frontiera. Le barrette e le sfere che traducono in una realtà tanto semplice quanto affascinante l’elettromagnetismo hanno fatto il giro del mondo non solo per divertirsi. Si trovano ai laboratori dei musei della Scienza di Milano e Oslo, vengono utilizzati per riprodurre e spiegare strutture complesse come le molecole. Non solo. Ci sono ingegneri che inventano costruzioni folli e le potenzialità della barretta con i due magneti e della sfera si scoprono in tutte le sfaccettature su YouTube. C’è anche chi, con Geomag, ha riprodotto le litografie con i mondi impossibili di Escher.

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ALLA PUSTERLA&RONCHETTI L’ARTE DI PLASMARE IL MARMO: DALL’ARTE FUNERARIA AGLI INTERNI DELLE GRANDE VILLE, DALLE SCULTURE NELLE CATTEDRALI, FINO ALLA COVER PER IPHONE. «POTEVAMO PROSEGUIRE CON IL LAVORO TRADIZIONALE, MA ABBIAMO VOLUTO LANCIARCI IN NUOVE SFIDE»

di Luca Pinotti, foto Carlo Pozzoni

LA SFIDA DEL MARMO FLESSIBILE L’automobilista abitudinario, percorrendo la via Canturina verso Albate, avrà certamente notato le lapidi realizzate nel capannone che sta proprio di fronte al cimitero di Camerlata. In pochi forse sanno che facendo pochi passi, oltre i prototipi delle tombe, si apre al visitatore uno spazio di colori e forme, di marmi sfavillanti e manufatti di rara bellezza. Alla Pusterla&Ronchetti, da 35 anni si lavora il marmo. Lorenzo Pusterla, lo “sperimentatore” di casa, è il direttore della produzione con il cugino Gianfranco Ronchetti. La sorella Angela è la factotum dell’azienda. Emilio Roncoroni, da oltre vent’anni, è il faro guida dell’azienda e segue il settore dell’arte funeraria, dispensando consigli discreti alla clientela in un momento delicato come la perdita di un caro. E poi c’è Maurizio Riva che cura con entusiasmo il settore commerciale dell’arredamento. Una tradizione ereditata dal “capostipite”, Giampiero Pusterla, che ha iniziato la gavetta negli anni ’50 alla Bernasconi Mosaici, prima di aprire una piccola bottega in via Albricci. È il 1978 quando nasce la Pusterla&Ronchetti. Nel 1981 il trasferimento in via Canturina: agli albori era

un piccolo laboratorio confinante con alcuni orti, che i dipendenti coltivavano nel tempo libero. Da qualche tempo, si è iniziato a lavorare il marmo con un tocco decisivo di fantasia e creatività, raggiungendo clienti e luoghi inaspettati fino a pochi anni fa. Fantasia e innovazione, hanno preso corpo e sostanza, grazie a investimenti mirati. «Potevamo proseguire con il nostro lavoro quotidiano e tradizionale, legato soprattutto all’arte funeraria - dice Angela Pusterla - ma abbiamo voluto dare una svolta e lanciarci in nuove sfide. Mentre tutti “tiravano a campare”, cercando soprattutto di non perdere la vecchia clientela, abbiamo realizzato un capannone e allargato i nostri “confini”, non solo geografici. Se non fossimo stati più che motivati, non ci saremmo mai imbarcati in un investimento che ci impegnerà per i prossimi quindici anni». Nel 2009, quando la crisi ha iniziato a farsi sentire come mai prima, la grande rivoluzione: il capannone, l’ampliamento del laboratorio e, in fase di ultimazione, anche un raffinato show room. Dove si viene accolti dal “marmo tecnologi- >>

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L’ARTISTA

Bruno Luzzani, l’artista che collabora in azienda ha realizzato tra l’altro la stele dedicata a Fabio Casartelli “Il volo di luce”.

co”. Il tavolo per le riunioni è un opera unica che mescola tradizione e futuro: lavorazione classica, con i bordi che si riscaldano in pochi minuti, per un maggiore comfort. Uno sguardo più in là, ed ecco una lampada in marmo. Un semiarco realizzato con la tecnica della foratura in curva, una vera rarità: «Lavorare in curvatura è una vera impresa… ci abbiamo provato e ne è uscita questa lampada - dice Lorenzo Pusterla - abbiamo commesso anche degli errori, succede spesso quando si lavora il marmo. Ma è grazie alla cura delle imperfezioni e dall’esperienza accumulata in questi anni che abbiamo fatto il salto di qualità». Dall’arte funeraria alla sperimentazione per interni. Cosa ha spinto Angela, Lorenzo e Gianfranco a puntare su nuovi mercati e a tentare nuove vie? Angela non ha dubbi: «Abbiamo cercato di fare nostro l’entusiasmo di un nostro amico, una persona ormai di famiglia. Sto parlando di Bruno Luzzani, un grande artista che da molti anni collabora con noi. È un grande scultore, che nella sua vita ha sempre realizzato disegni per tessuti. Poi ha scoperto il marmo e ha applicato

L’arte di plasmare il marmo è il motto che identifica la filosofia dell’azienda comasca

la sua sensibilità al nuovo materiale: ha realizzato la stele dedicata a Fabio Casartelli, il “Volo di luce” sulla discesa del Portet d’Aspet in Francia, dove il ciclista ha perso la vita, l’obelisco “Gioco di ricordi” in piazza a San Fermo della Battaglia e “L’abbraccio della vita” per la famiglia Maiocchi al cimitero di Capiago e alcune sue opere hanno abbellito il paese di Pognana e la passeggiata Zambrotta sul Lungolago. Abbiamo unito le forze per migliorare la qualità del nostro >>

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prodotto». Le sculture più piccole di Luzzani sono esposte nello show room: la durezza del materiale grezzo lascia presto il passo alla morbidezza dell’opera. L’arte di plasmare il marmo, del resto, è il motto che identifica la filosofia aziendale. Uno slogan che non rimane lettera morta, ma che pervade il lavoro quotidiano alla Pusterla&Ronchetti. Nello specifico, l’azienda si occupa del taglio, della lavorazione e della posa in opera di marmi, graniti e pietre in genere di provenienza nazionale e straniera, realizzando rivestimenti destinati all’arredo, intarsi, elementi da giardino, componenti per l’edilizia e manufatti artistici. La “mission” è la lavorazione dei materiali presenti in natura utilizzando sia l’arte manuale, sia metodi all’avanguardia supportati dalle più recenti tecnologie come il sistema water jet e con centri di lavoro a controllo numerico. Venti dipendenti, tra geometri, operai e impiegati sono al lavoro per clienti italiani e stranieri. E ora il “portfolio” dell’azienda comincia a essere corposo e di primissimo piano, grazie all’ampia scelta e alla diversificazione del lavoro. Si realizza di tutto nel laboratorio di

Dopo la chaise longue in marmo, la prossima sfida dell’azienda è quella di riuscire a realizzare anche una cover per iPhone via Canturina: piani cucina, tavoli e complementi d’arredo, bagni, pavimentazione con la speciale tecnica dell’intarsio, scale e gradini, sculture, restauro chiese, oltre alla tradizionale arte funeraria. Pusterla&Ronchetti è poi concessionario del più importante marchio del settore, la “Antolini Luigi Spa” di Sega di Cavaion in provincia di Verona, che importa le pietre da tutto il mondo per dar vita a scenari coinvolgenti di luci e colori. E dove è possibile ammirare i manufatti della Pusterla&Ronchetti? In ville, hotel, negozi di alta moda, chiese. A Villa Bellinzaghi, dove i marmisti hanno realizzato gli intarsi. O a Villa d’Este, al Grand Hotel di Tavernola o al Sirenuse di Positano. L’azienda realizzerà a breve anche tutti gli allestimenti interni per importanti compagnie navali. E ha già curato per conto terzi tutte le opere in marmo del Palazzo del governo della Repubblica cecena «dove - ricorda divertito Lorenzo Pusterla - abbiamo svolto un lavoro certosino e approfondito: ci hanno chiesto anche i lavapiedi…». Per il duomo di Como Pusterla&Ronchetti ha restaurato le balaustre, le fonti e la pavimentazione. Ha poi spaziato in tutta la provincia, con i restauri delle chiese di Sagnino, Torno, Montorfano, Lora, dell’isola comacina e Palanzo, 52

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MARMO FLESSIBILE

Un momento della lavorazione nell’azienda Pusterla&Ronchetti. Nella pagina accanto, in alto la chaise longue in marmo.

intervenendo anche nella cappella di famiglia dell’ex presidente del Como, Mario Beretta. L’azienda ora è pronta a lanciare sul mercato un nuovo prodotto, per certi versi rivoluzionario: il marmo flessibile. Un ossimoro, una contraddizione nei termini? Nient’affatto. In vetrina allo show room è possibile ammirare una chaise longue di marmo chiaro. Non un blocco lavorato, ma quattro “fogli” di marmo uniti e piegati con una speciale tecnica: l’effetto è sorprendente. Un monolite che pesa poco più di una sedia. C’è anche un piccola panca: il marmo si flette nel momento della seduta. Una tecnica speciale per un’idea innovativa, che si è meritata il primo premio nel concorso “Best Communicator Award”, assegnato da una giuria internazionale, nell’ambito della fiera di settore “Marmomacc” di Verona dello scorso settembre, una delle più importanti per gli operatori del mercato lapideo. Pusterla&Ronchetti si è presentata con il marchio PRinteriorDesign, alla sua primissima esposizione, in stand con la lecchese Calvasina. PRinteriorDesign è nata proprio per sottolineare l’importanza dell’exhibit design nel riconoscimento delle potenzialità costruttive, decorative e comunicative del marmo e della pietra. Grazie alle idee del


mostra amore verso il pianeta terra». Un’altra presentazione di questi innovativi prodotti è avvenuta a Milano al “Made”, evento di più contenuta importanza ma che ha aperto per Pusterla&Ronchetti importanti canali commerciali. Ma a vincere sono sempre le idee. Come quella che ha avuto Lorenzo Pusterla: la cover per Iphone di marmo, realizzata con la tecnica del taglio ad acqua: «Ce l’ha chiesta qualche amico... ci è venuta anche questa».

designer Lorenzo Damiani, coniugate all’abilità della fucina famigliare nel plasmare il marmo di Pusterla& Ronchetti, sono nati oggetti realizzati con sottili lastre di marmo piegate sino a diventare flessibili. Sgabelli, panchine e basamenti di tavoli che, per la loro conformazione, sfidano la normale concezione di un materiale tanto antico, quanto pesante. Forme che proprio per le loro superfici curve, potevano essere ricavate solo dalla fresatura del blocco, ora vengono prodotte “semplicemente” piegando sottili lastre di marmo, dando vita ad oggetti sorprendenti e con un notevole risparmio di materia prima. Il tavolo presentato alla fiera, dall’aspetto monolitico, può tranquillamente entrare a far parte dell’arredamento di una casa: è una struttura realizzata con soli 110 kg di marmo e 40 di cristallo. Se si fosse sfruttato il blocco monolitico, con le tecniche tradizionali, il risultato sarebbe stato 15 volte più pesante. «Abbiamo voluto dare anche un significato ecologico a questa innovazione - ha detto il designer Lorenzo Damiani in occasione del “Marmomacc” -: il marmo, il granito, la pietra, come altri materiali, saccheggiati dall’uomo, sono destinati a esaurirsi. Con questa possibilità di utilizzo, ecologica e razionale, che prevede la riduzione degli spessori, spesso inutilmente esagerati, si di-

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LA FAVOLA DELLA CREATIVITÀ 54

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STORIA DELLA DESIGNER COMASCA ILARIA MARELLI INSIGNITA DEL PREMIO “MILANODONNA”. «IL SEGRETO È QUELLO DI SCOVARE BUONE IDEE DA CONIUGARE CON BUDGET SEMPRE PIÙ RIDOTTI. CERTO, IN GENERALE, DI QUESTI TEMPI CAPITA DI AVERE PIÙ IDEE CHE CLIENTI».

di Stefano Ferrari, foto Andrea Butti / Pozzoni

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laria Marelli è un piccolo monumento. Un monumento dedicato a tante cose: alla creatività, in primis, alla passione - che è il vero motore del lavoro e della vita -, alla gioventù e alle nuove generazioni, ma purtroppo anche a un’Italia vecchia, sgualcita, che non si smentisce mai. Nello studio di architettura e design di via Mentana, Ilaria racconta del suo lavoro, e tra carte, progetti, lampade e arredi che portano il suo marchio, legge con un filo di voce il contenuto del bando internazionale che Regione Lombardia ha preparato per il padiglione italiano a Expo 2015, para-

digma perfetto di un Paese che esclude i giovani: «Per poter partecipare - dice - occorre essere titolari di uno studio con giri d’affari da capogiro. Bisogna essere laureati da almeno cinque anni, ma soprattutto bisogna certificare un fatturato minimo di 4 milioni e 900mila euro... E ovviamente non è questo il mio caso». Dopo anni trascorsi a lavorare a Milano («mi sono laureata nel 1996, nel pieno di tangentopoli. Negli studi di architettura tirava una pessima aria»), Ilaria oggi si è definitivamente trasferita a Como assieme al pool >> di collaboratrici che la assistono.

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La crisi economica non aiuta, l’edilizia e il design d’interni in questi tempi sono fermi e le aziende sono in difficoltà

Nel panorama italiano il suo è diventato un nome, anche se restare a galla non è semplice. Oltre che nel design toutcourt, si è specializzata nell’allestimento di stand portando un po’ a spasso per il mondo la creatività di casa nostra. Una delle sue più recenti “imprese”, in ordine di tempo, è stato l’allestimento degli stand di Pitti Immagine Bimbo, vetrina internazionale del “childrenwear”, come dicono quelli del ramo, cioè dell’abbigliamento per bambini, tenutasi lo scorso gennaio a Firenze. Da quelle parti, quello di Ilaria è uno dei nomi di riferimento, e lo è da quando, nel 2006, Pitti avviò un’attività di scouting tra giovani promesse del design che finì, di fatto, con la sua incoronazione. «Un format espositivo è sempre una sfida intrigante per

LA DENUNCIA

Il bando per Expo 2015 è l’espressione di un Paese che esclude i giovani: per poter partecipare occorre essere titolari di uno studio con un giro d’affari da capogiro. atque firmis, sendu

un progettista. È come dare un’identità unica a un brand, un lavoro fatto di continua ricerca di materiali, finiture e colori che non devono mai scadere nell’ovvio». Non c’è soltanto Pitti nel curriculum di Ilaria, che nel 2008, a 37 anni, ricevette, assieme a Ornella Vanoni, il premio Milanodonna, un riconoscimento importantissimo, attribuito, ogni anno, alle donne che abbiano contribuito o stiano tuttora contribuendo alla crescita sociale e culturale della città. Del resto il curriculum è doc: Ilaria può raccontare di avere collaborato con il designer Cappellini e di collaborare tuttora con marchi quali Zanotta, Cassina, Coin, Invicta, Lancia, Tivoli audio, per la quale ha curato in questi anni la scelta di colori e packaging di radio che spopolano >>

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CRETATIVITÀ E RICERCA

«Un format espositivo è sempre una sfida intrigante per un progettista, è come dare un’identità unica a un brand ed è un lavoro di continua ricerca».

proprio per l’appeal di un design esclusivo, diventato un marchio di qualità. «La crisi non aiuta, l’edilizia è ferma, il design di interni è fermo - osserva Ilaria - I prodotti faticano ad arrivare nei negozi, per le aziende di mobili le difficoltà si percepiscono con chiarezza sempre più evidente. Ma sugli allestimenti c’è sempre molto da fare. Il segreto è quello di scovare buone idee da coniugare con budget sempre più ridotti. Certo, in generale, di questi tempi mi capita di avere più idee che clienti. Potrebbe anche non essere un male, ma alla fine gran parte del lavoro si riduce ad essere “pr” di se stessi, e proporsi non è affatto semplice». A Firenze, lo scorso gennaio, Ilaria si è ispirata alle favole, inserendo le collezioni in uno stand realizzato su una cornice di archi che si schiudevano su piccoli pergolati e tavole imbandite tratte dalla storia di Alice nel paese delle meraviglie. Nata e cresciuta a Eupilio, dei suoi studi racconta: «Papà avrebbe voluto che mi iscrivessi a scienze economiche e bancarie. In realtà, al liceo, ero molto brava nelle materie scientifiche. Dopo la maturità oscillavo tra ingegneria nucleare e l’Accademia di Brera. Diciamo che, alla fine, architettura è stata una scelta di compromesso». Pitti ringrazia, gli esteti anche. Aspettando tempi un po’ più decenti, in cui non servano fatturati per dimostrare di saper fare. 58

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L’INVENZIONE DELL’ERBESE LUCA BERETTA HA SCALATO LE CLASSIFICHE ARRIVANDO TRA LE PRIME DIECI APPLICAZIONI PIÙ VENDUTE IN ITALIA. È UN MANUALE PER AFFRONTARE SITUAZIONI DI EMERGENZA E PERICOLO IN VARI AMBIENTI NATURALI, UNA SORTA DI VADEMECUM SUL WEB PER SOPRAVVIVERE AGLI IMPREVISTI 60

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di Sara Della Torre, foto Andrea Butti / Pozzoni

VI INSEGNO A SOPRAVVIVERE Ci sono storie che prendono un’inclinazione inaspettata da eventi apparentemente insignificanti. La vita di Luca Beretta ha acquistato una nuova velocità, il giorno in cui, spinto da un’inguaribile passione per la tecnologia, è entrato in un negozio per concedersi un Iphone. Stregato dall’Apple Store, ha inventato una App: un “kit di sopravvivenza”, che, messo in vendita sul web, ha scalato le classifiche fino a rientrare tra le prime dieci applicazioni più vendute in Italia. E, da quell’Olimpo, oggi, accanto all’abituale giornata da dipendente di un’azienda farmaceutica di Erba, si è conqui-

stato un secondo lavoro, a casa, di sera, inquadrato nell’esercito delle Partite Iva, a testimoniare che, a volte, anche il cuore può sovvertire l’andamento discendente del mercato del lavoro contrassegnato dal segno meno. «Settecento euro non erano uno scherzo per la mia famiglia. L’acquisto dell’Iphone per me è stato un investimento - racconta Luca Beretta, erbese, padre di tre figli - Mia moglie si è anche molto arrabbiata. Ma l’Apple Store mi affascinava moltissimo. Quel mare infinito di opzioni in cui è possibile trovare in vendita qualsiasi oggetto o idea. Ho cominciato a studiare il linguaggio per poter inventare, anche io, >>

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si prendono la scena inventori sconosciuti, che, grazie alla tecnologia e alla sconfinata ampiezza del villaggio globale, calcavano palcoscenici dove il pubblico è immenso, dal volto sconosciuto. È il click a determinare ascese, consensi o fallimenti. Un click irruente, spesso compulsivo, lanciato dalle postazioni più insolite, supportato dal valore economico, decisamente abbordabile: gli acquisti costano pochi centesimi di euro oppure sono gratis. «Nel gennaio 2011 è iniziata la storia sul web del mio manuale. Riuscivo a vendere solo qualche copia a 0,79 centesimi al giorno. Poi ho cominciato anche a fare marketing, sempre on line, e, da quel momento, con il solo contatto di due siti che pubblicizzano le applicazioni, già dopo un >>

Una sfida nata per gioco nel complesso mondo delle App. Dagli esordi, alla richiesta di 300 applicazioni in un giorno qualche cosa da proporre. Complice la mia passione per la montagna, ho immaginato di scrivere un manuale per affrontare e risolvere situazioni di emergenza e di pericolo in vari ambienti naturali. Una sorta di vademecum, che, pur ricercandolo con attenzione sul web, era introvabile. Quando ho dato il via a questa esperienza, nel 2011, non avevo bisogno di trovarmi una nuova occupazione, perché sono molto soddisfatto di quello che faccio. La mia era decisamente una sfida, senza grandi obiettivi». Così nasce “ImAlive”, il manuale che raccoglie le tecniche utili per sopravvivere, in caso di difficoltà, e per superare situazioni catastrofiche. L’applicazione è suddivisa in varie opzioni, sulla base di alcuni elementi ritenuti fondamentali: volontà, riparo, fuoco, segnalazione, acqua cibo. Le condizioni ambientali sono differenti: dal freddo al deserto, dalla giungla alle coste, al mare aperto. Non una storia figlia del “tempo di crisi”. Piuttosto l’ennesima prova delle potenzialità regalate dalla passione, motore, che si accende improvviso e genera percorsi imprevedibili. Così alla faccia dei tempi economici, 62

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LA NASCITA DI “IMALIVE”

Il manuale che raccoglie le tecniche utili per sopravvivere in caso di difficoltà e per superare situazioni catastrofiche.


mese, sono entrato nelle “Top Ten” delle categorie a pagacomasco, è costato all’incirca tre mesi di lavoro e ha fatto il mento. Io, unico italiano, tra le prime dieci applicazioni più giro del mondo. Viene acquistato in Italia, negli Stati Uniti, scaricate. Ne ho vendute 300, in un giorno solo. Ho dovuin Francia, in Spagna, in Germania, in Giappone. L’idea ha to aprire la partita Iva perché le incontrato un consenso entusiavendite cominciavano ad essere sta, ma il percorso per arrivare significative. Il primo anno ho alla piattaforma di lancio non è «Ero convinto di non farcela, guadagnato 2500 euro, un ricosì scontato. «Finita la creaziopoi un giorno è arrivato “l’ok” sultato che, vista la partenza, mi ne dell’applicazione c’è la parte ha colpito. Ci sono occasioni in più difficile: passare il test di della casa americana cui l’applicazione viene venduta Apple - ammette Beretta -. Ero gratuitamente. In quel caso ho convinto che non ce l’avrei fatta. che mi autorizzava alla vendita» raggiunto la quota di 500 vendiE invece la sorpresa fu quella di te al giorno. La pubblicità, poi, ricevere l’ “ok” dalla casa amerisi veicola anche attraverso il passaparola». cana e di dare il via alla mia vendita». Il manuale di sopravvivenza, in italiano e inglese, costruito Poi, come si dice, da “cosa nasce cosa” e, oggi, Luca Beretta, in tutte le sue parti, grafica, testi, foto video, dall’inventore entrato nel mondo delle App, riceve le richieste più incon-

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LA NOVITÀ

L’ultima idea di Beretta è quella di realizzareuna “App” con un ricettario vegano

suete: la App per mettere sul web il dizionario di greco o quella fatta ad hoc per costruire le cartelle cliniche dei propri pazienti per Ipad. In questo modo il lavoro aumenta e, quasi senza avvertirne la portata, si trasforma in una vera e propria attività con i tutti i “pro” e, ovviamente, i “contro”. «Adesso sono costretto a lavorare tutte le sere e anche a produrre nuove applicazioni - sorride l’inventore del Kit di sopravvivenza -. Mi limito a prendere una o, al massimo, due richieste al mese, perchè altrimenti non riesco a termi-

nare la App nei tempi». Luca Beretta ne è convinto: il futuro è su tablet, su Ipad, su tutte le innumerevoli applicazioni che traducono la realtà sulle tavole digitali. E siccome le passioni hanno un istinto irrefrenabile, nonostante il rigore delle regole, la testa del comasco è sempre al lavoro. Ora sta balenando una nuova “App”: un ricettario vegano, pronto alla sfida delle classifiche on line.

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L’ARTIGIANO

DEI MESTIERI IN MINIATURA

di Serena Brivio

Foto Stefano Maria Bartesaghi

LA PASSIONE DI ANGELO GAROFOLI CHE HA RIPRODOTTO VITA CONTADINA E STORIA DEL LAVORO COMASCO, DALLA FILIERA TESSILE, AL MONDO DEI FALEGNAMI E DEI FABBRI mag

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LA FILIERA TESSILE

Nelle miniature di Garofoli la storia del tessile, ma anche la vita contadina e le imprese del legno e del ferro in Brianza.

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n dieci anni ha commesso un solo errore: per pochi millimetri: mettendo insieme il cannatoio, macchinario tessile che serviva a trasferire le matasse di seta sui rocchetti. Come sempre, aveva memorizzato l’originale osservando per ore ogni singolo pezzo al Museo di Garlate, quando ad opera finita si è accorto di aver calcolato male le misure. Questione di poco, ma la sua regola è la perfezione e allora, senza pensarci un minuto, ha distrutto il certosino lavoro di mesi. Angelo Garofoli, classe 1945, è un artigiano rinascimentale nato nel secolo sbagliato. Un soggetto poliedrico e geniale, che con gruppo di amici ha deciso di consegnare al futuro gli antichi mestieri del nostro territorio riproducendo in minia68

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tura utensili, fabbriche, “scene di vita” di una realtà agricola e manifatturiera perduta. Figlio di contadini, non si è mai mosso dal garage-laboratorio sottocasa, a Crevenna frazione di Erba. Indossava i pantaloni corti quando cominciò a lavorare come apprendista in una stamperia, rivelando un precoce talento nel riparare i più complessi ingranaggi. A trent’anni smette di fare l’operaio per mettersi in proprio. Nei momenti liberi si dedica a un amore che aveva fin da bambino: costruire presepi con qualche piccolo scarto di legno, cera, mollica di pane. Le Natività ispirate al mondo del lavoro inizia a farle nel 2000, per non disperdere le conoscenze che una volta i padri tramandavano ai figli. E non ha ancora smesso. Quando lo andiamo a trovare, il suono metallico della saracinesca alza il sipario su una minuscola bottega sospesa nel tempo. Appena varchi la soglia, sei avvolto dall’odore intenso del compensato e della colla. Ci si districa a fatica tra attrezzi, motorini elettrici e barattoli di colore. «É la mia unica passione - confessa tra una passata di carta e una verniciata - Mai andato in ferie, al massimo qualche >>

In un garage-laboratorio di Erba nascono le preziose miniature e raccontano la storia del lavoro


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ARTE PREZIOSA

Ogni pezzo richiede anni di lavoro e viene realizzato perfettamente in scala.

passeggiata in montagna. Quando mi chiudo qui dentro, le giornate volano. E che gioia se tutto fila liscio…». Non c’è sabato, e neanche domenica. Sega, pialla e martello scandiscono estati e inverni, rompono il silenzio della notte. Sono servite mille ore per costruire pezzo su pezzo la lillipuziana filanda, con tanto di vasche, stufa a legna, cesti pieni di bozzoli e tutt’attorno le “filerine”, così venivano chiamate le operaie bambine di 13, 15 anni. Altrettante ore per il sopra citato cannatoio, perfettamente

funzionante. Sei mesi per il piantello a 8 stadi, 3.520 elementi naturalmente tutti unici e sagomati a mano. Strabiliante la cura delle finiture, il raccordo dei pezzi. «Solo a incastro, non c’è una vite» spiega Angelo. A montarlo sono arrivati anche gli amici Dante e Paolo. «Hanno lavorato tutti i pomeriggi, da settembre a Natale». Su un altro tavolo, ecco la tessitura, con i primi telai mecca- >>

Un tesoro d’arte e lavoro che per essere ammirato meriterebbe di ricevere una collocazione stabile

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nici a due licci, provenienti dalla Gran Bretagna. Così minuta al giorno - ricorda Angelo - Oggi si stenta a credere a una cifra da stare in una scatola. simile». Un immenso patrimonio decimato dalla concorrenza Più delle parole, le mani raccontano l’intero processo, comcinese. pletato con la tinto-stamperia, sempre girando da un museo Il viaggio continua nell’arte del legno, altro primato locale. all’altro. Se molti appassionati lavorano attaccati al computer, Su banchi fitti fitti come a scuola, si snoda il poetico racconto a qualche vecchio libro o catalogo, Angelo fa di testa sua. di come il falegname tagliava, calibrava, scrutava la materia Studia il congegno che deve riprodurre e poi lascia che i suoi prima in attesa che rivelasse un difetto, una gobba appena ricordi, sia visivi sia tattili, si traimpercettibile. sformino in piccolo miracolo di Gli occhi si riempiono di stupoLo scorso anno l’esposizione manualità. re davanti alle vecchie corti. In Radicato nella storia della sua questo caso sono bastati i ricordi è stata visitata da 15.000 persone Brianza, è riuscito a illustrare d’infanzia, delle braccia che coltimeglio di tanti studiosi il fiorire vavano la terra con fatica, di una e un collezionista americano di manifatture da fine Settecento comunità vicina nella gioia e nel voleva acquistarla in blocco a metà Novecento, quando nella dolore. zona si forgiavano anche i metal«Allora si mangiava fuori, tutti li. Distrutta o smantellata, pure insieme, una scodella di minela filiera dell’acciaio è stata puntigliosamente rifatta: dall’instra seduti su una balla di fieno o una pietra. La miseria era cudine alle macchine industriali per stampare viti, coltelli, tanta, ma non si soffriva la solitudine. Non si portavano i chiodi, chiavi e forbici, business fiorente fino all’era della vecchi all’ospizio, i malati erano accuditi con mutuo senso di globalizzazione. responsabilità». «Nel periodo d’oro, dalle industrie locali ne uscivano 30 mila Lo sguardo si sposta con amore su mini scenografie da “Albero 72

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IN MOSTRA

Le miniature vengono esposte a Crevenna di Erba, in occasione del Natale diventando la scenografia del presepe.

degli Zoccoli” che ogni Natale vengono esposte al pubblico, nei saloni di villa Ceriani Bressi, sede del museo comunale. L’anno scorso la mostra ha richiamato oltre 15 mila persone, venute da tutto il Nord Italia. E 1.500 alunni delle scuole. Trasportato dalla curiosità, è comparso anche un collezionista americano. Voleva portarsi via tutto, nella Grande Mela. Angelo gli ha risposto che non si vende niente. Non c’è prezzo per oggetti che parlano al cuore. Le gratificazioni di questo artista sono immateriali: quando vede un anziano commuoversi davanti a uno strumento legato forse alla sua giovinezza. Il suo sogno? Una sede permanente per queste testimonianze di un mondo rurale e artigiano, di cui sarebbe folle perdere le tracce. C’è anche il progetto di uno spazio all’interno dell’Expo, però ancora tutto da definire.

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COSTRUTTORE DI LIBRI di Mario Chiodetti

MICHELANGELO CAMELLITI, FONDATORE DI LIETO COLLE, UN ARTIGIANO EDITORE CON LA POESIA NEL CUORE. «STAMPO CIÒ CHE MI PIACE, MA HO UNA PREDILEZIONE PER LA SCRITTURA FEMMINILE. L’UOMO È ANCORA LEGATO ALLA TRADIZIONE, LA DONNA INVECE ROMPE GLI ARGINI». mag

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È

un Giovanni Pascoli con i baffi a manubrio ad accogliere chi entra nell’antro poetico di Michelangelo Camelliti, una stanzetta ricolma di carte, libri, righelli e matite, tabacco da pipa (il nostro ne è appassionato fumatore) laboratorio di idee e di artigianato sapiente, perché il lavoro di editore part-time richiede che manualità e creatività vadano costantemente a braccetto. Così l’antico ritratto fotografico di chi inventò la poetica del fanciullino saluta ogni giorno chi fanciullo è rimasto nell’animo, e gioca a “costruire” libri - come Camelliti ama ripetere - proprio come si fa con il Lego e un tempo con il Meccano. Prodotti di alta qualità, preparati da ventotto anni con cura maniacale, veri e propri “virus poetici” spediti per le vie del mondo a contagiare schiere di lettori e soprattutto

LIBRI PER PASSIONE

Michelangelo Camelliti un artigiano dell’editoria nella sua casa dI Faloppio.

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a dare ai giovani la febbre dello scrivere e ancor prima del leggere, arte quasi dimenticata ai giorni nostri. A Faloppio, anzi a Camnago, in via Principale 9, sta la cartolibreria centro del mondo letterario di Michelangelo Camelliti, origini calabresi ma salde ancore comasche fin da fanciullo, che tra la vendita di un quotidiano e un terno da giocare al lotto, ha tempo di ritirarsi nel suo “particulare” retro bottega e contattare magari Maurizio Cucchi o Elio Pecora, poeti di punta e amici cari, per una nuova idea di collana o un parere su un esordiente da pubblicare. Nel 2010, i primi venticinque anni di attività di LietoColle - nome della piccola casa editrice, mutuato da quanto pensò Margherita Sarfatti per unire la plaga dei comuni di Drezzo, Cavallasca e Parè quando abitò da queste parti - celebrati


con sobrietà e voglia di proseguire subito il cammino, con i poeti italiani e molti stranieri, ho rapporti di empatia con un restyling potente del prodotto libro, del sito (www.lieMaurizio Cucchi, Guido Oldani, Tomaso Kemeny, Piero Matocolle.it) e nuove proposte per rendere sempre più fruibile relli, Giampiero Neri, Elio Pecora o Franco Buffoni, ho publa poesia, chiodo fisso di Camelliti e sua personale crociata blicato i grandi, da Alda Merini a Franco Loi, Dario Bellezza, culturale. ma la mia vera vocazione sono i giovani e giovanissimi autori. «Dai primissimi “libriccini”, con due “c”, pubblicati quasi Il mio obiettivo primario è, infatti, dare loro un’opportunità. per gioco con opere di autori-amici sono arrivato a più di Mi ritengo un editore “di passaggio”, una sorta di antico me900 poeti, ho quattro collane, Rossa, Blu, Oro e Verde, ed cenate che ha piacere quando qualcuno dei suoi poeti ce la esco con una cinquantina di titofa e pubblica magari per una casa li l’anno. La poesia l’ho amata vieditrice importante». La storia di «LietoColle» sceralmente fin da ragazzino, poi Michelangelo fa (quasi) tutto da ho frequentato il Piccolo Teatro disegna a mano la struttura dai primi libriccini, con due “c”, solo: Stabile di Como, il “Portico degrafica del libro, lo pensa già imgli amici” di Bernardo Malacripaginato, sceglie le immagini di alla pubblicazione di 900 poeti da, persona che mi ha molto aiucopertina e quelle interne, si fida e 50 titoli all’anno in 4 collane tato a comprendere la vita. Da di pochissimi e selezionatissimi allora ho letto di tutto, molto i collaboratori che devono essere poeti francesi e i classici italiani, in totale simbiosi con lui. poi ho pensato di dare vita all’oggetto-libro, perché l’archi«Non faccio l’editore per gli utili, ma per irradiare il desiderio tettura di un libro per me ha qualcosa di magico», afferma di poesia, e ho festeggiato venticinque anni di resistenza, non Camelliti, 52 anni, sposato con Chiara, insegnante, e con venendo mai meno alla mia passione. Definirei la distribuziodue figli, Lorenzo, elettricista, e Giulia, studentessa liceale. ne dei miei libri, stampati di solito in 250-300 copie, artigia«Incominciai a pubblicare negli stessi anni in cui anche Alnale con garbo, grazie a una rete, assiduamente coltivata, di berto Casiraghi metteva a punto il suo “Pulcinoelefante”, librerie fiduciarie, scelte dopo aver conosciuto personalmente poi lui ha mantenuto il suo stile originario, mentre io mi i librai. Poi da qualche tempo, LietoColle è anche nei motori sono allargato, per diffondere il “contagio” a un maggior di ricerca di internet, nei siti come Ibs o Mondadori, in cui numero di persone. In questi anni ho conosciuto quasi tutti l’acquirente potenziale può ordinare da casa i libri, come >>

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del resto fa visitando il nostro negozio virtuale. La mia è Guido Oldani e Maria Farabbi, a fine marzo ci sarà l’aostano una “casa aperta” anche agli altri editori di poesia, che sono Daniele Gorrè: in due ore si chiacchiera e discute di poesia, accolti nel sito con contributi e idee». ma anche di problemi sociali e politica. Occorre dare ai gioDallo scorso anno, LietoColle ha svoltato, caratterizzando vani strumenti nuovi, così sto già pensando a una seconda ogni collana con le prime due pagine colorate, copertine serie da fare a Roma, con l’università La Sapienza e insisterò stampate e non più con l’immagine applicata a mano, seperché la scuola dia ai partecipanti dei crediti formativi». gno di crescita ma anche di allontanamento dall’immagine Al negozio di Faloppio arrivano ogni giorno manoscritti e “artigianale” dei primi tempi. richieste di pubblicazione, e Camelliti legge ogni cosa con «La collana Rossa, per esempio, è dedicata perlopiù a poesie pazienza e gusto, non si è ancora stancato del suo giocattolo in forma epistolare e all’eros, la Blu comprende le traduzioni, letterario. I libri scelti sono stampati a Varese, quasi sempre la Verde le opere prime. La mie edizioni contano anche poeti con caratteri Garamond, da Elia Fiore, tipografo bibliofilo stranieri tradotti, spagnoli, inglesi, francesi, molti svizzeri con la passione per la cose fatte con arte. quali Orelli, Pusterla o Nessi, perché la poesia unisce i pa«Stampo ciò che mi piace, ma ho una predilezione per la esaggi e le menti. Il mio sogno, scrittura femminile, più sinceinfatti, è organizzare a Roma, ra e caratteriale della maschile attraverso le diverse ambasciate, e più attenta all’attualità delle Purtroppo oggi chiunque un incontro con i poeti dei Paesi cose. L’uomo è ancora legato con il “print on demand” latinoamericani, in cui siano loro alla tradizione, la donna invea raccontarci i problemi sociali e ce rompe gli argini. I miei libri può pubblicare un libro, politici di laggiù, confrontandosi privilegiano sempre la qualità, bello o brutto che sia. con le nostre voci». non mi interessano i numeri, La LietoColle non è più presente per ogni titolo ci sono setto-otto E la qualità si abbassa alle fiere del libro, per una pregiri di bozze e tre mesi di lavoro, cisa scelta del suo creatore: «In il compito dell’editore, specie in quei contesti, noi piccoli editori tempi come questi di grande sunon abbiamo sufficiente visibilità e poi ci sono costi troppo perficialità, è di filtrare. Purtroppo oggi chiunque, grazie alla alti. Così ho deciso di investire i proventi della vendite con politica “print on demand” di grandi editori come Feltrinelli una serie di “Lectio (poe) magistralis”, incontri dei ragazzi o Mondadori, può pubblicare il suo libro, bello o brutto che dei licei con i poeti alla Villa Reale di Monza, in collabosia, ma così la qualità si abbassa vertiginosamente». razione con la Casa della Poesia di là. Finora sono venuti L’editore cartolaio, che tra i suoi “libriccini da collezione” 78

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ama più di tutti “Lettera ai figli” di Alda Merini - «me la dettò al telefono e non cambiai una virgola» - promuove personalmente i suoi prodotti in giro per l’Italia, e a maggio sarà in Puglia, per far conoscere gli autori di quelli terra pubblicati da LietoColle. «Ora sto lavorando alle traduzioni di un poeta francese, Marcelin Pleynet, e di una poetessa marocchina, Fatiha Morchid, che conobbi a Cernobbio a un incontro promosso dalla Casa della Poesia di Como, animata da Laura Garavaglia che ci fa ogni volta ascoltare importanti voci internazionali. Como è una bella città ma come rannicchiata su se stessa, spero molto nell’assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, che tra l’altro è di Faloppio, e a mio avviso persona adatta a dare una svolta». Il 2013 segna il centenario della nascita di uno dei più importanti poeti del ‘900, Vittorio Sereni, e la cosa non coglie impreparato Camelliti, che sta già pensando a un evento ad hoc: «con Maurizio Cucchi ed Elio Pecora vorrei organizzare a Luino e a Varese una “lectio (poe) magistralis” con alcuni autori “sereniani” e invitare naturalmente i ragazzi dei licei. È importante che i “fragoloni”, come definisco i poeti famosi, creino le premesse per un ricambio generazionale con il dare suggerimenti ai giovani, e non si chiudano invece nella loro torre d’avorio con pochi discepoli. Dico di più, nelle scuole si dovrebbe insegnare poesia, e moltiplicare gli incontri con chi vuole creare questi vasi comunicanti». L’ultimo ritratto fotografico a Camelliti lo realizziamo davanti all’ingresso della cartolibreria-tabaccheria-casa editrice, «davanti a quella che molti ritengono una vetrina inutile,

quella dove sono esposti i miei libriccini. Non capiscono che la poesia è un linguaggio universale: provate a leggere Pasolini, capirete il mondo, la società e la politica, non ci sono altre arti con questa forza nascosta».

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di Raffaele Foglia

DOPO QUARANT’ANNI AI FORNELLI, SERGIO MAURI LASCIA LA“RIMESSA” DI MARIANO COMENSE STORIA DI UNO CHEF CHE HA SCRITTO LA STORIA DELLA CUCINA COMASCA. «NEGLI ULTIMI PERIODI È STATO UN CONTINUO TIRARE AL RIBASSO, MA IO NON SCENDO A COMPROMESSI CON LA MATERIA PRIMA. LA VIA D’USCITA? TORNARE A USARE I PRODOTTI DELLA NONNA. LE MATERIE PRIME DI GRANDE QUALITÀ, MA CHE SONO NOSTRE. ALTRO CHE CAVIALE! IO HO SEMPRE CERCATO DI PUNTARE IN ALTO, MANTENENDO LA TRADIZIONE DEI VECCHI PIATTI DELLA BRIANZA»

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a cassoeula? La facevo anche quando avevo la stella Michelin». D’altronde Sergio Mauri è così. Brianzolo Doc, che non scende a compromessi. Genuino, concreto, per certi versi un po’ rude. Cuoco, all’italiana, e non chef. Si siede a un tavolo del suo ristorante, la Rimessa. Non manca mai qualche frase in dialetto. Si guarda attorno, con un po’ di nostalgia: «Visto? Abbiamo appena imbiancato...». Nella sua Rimessa, a Mariano Comense, ha lasciato tanti ricordi. Perché, dopo tanti anni di onorato servizio, Sergio Mauri ha deciso di passare la mano. Una scelta non facile, figlia anche della crisi che ha colpito la ristorazione. Non sono più i tempi d’oro di una volta. Così, dopo oltre 40 anni >> 82

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UNA STELLA IN BRIANZA

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passati in mezzo ai fornelli, a sporcarsi le mani, a impastare, a provare nuove ricette, alla Rimessa non ci sarà più Sergio Mauri. Gli occhi brillano. Un po’ lucidi. Non riescono a nascondere le emozioni, la malinconia e la nostalgia per quei 24 anni di storia. Si cambia pagina, non si chiude un libro. La Rimessa resta aperta, con due giovani che hanno preso le redini del ristorante: un cambio di passo. Mauri, classe 1950, è proprio di Mariano Comense: figlio di salumiere, con la cucina che gli è sempre scorsa nelle vene. «Da giovane curavo un po’ la gastronomia del negozio di famiglia - racconta - Poi sono andato a militare, a Spoleto prima e poi a Como: istruttore di poligono, con il grado di sergente maggiore. E quando c’era bisogno, anche da soldato mi chiedevano di dare una mano alla mensa. Il servizio militare mi ha formato, è un’esperienza che ancora adesso servirebbe a qualche giovane...». Lasciato il negozio di famiglia, inizia con le esperienze da cuoco: prima al ristorante San Maurizio di Mariano, poi alle Querce di Cantù dal 1975 fino alla fine del 1988. Nel luglio del 1989, invece, nasce la Rimessa, in quella che era - appunto - l’antica rimessa per le carrozze di una raffinata corte dell’800. «Sono 24 anni - sospira Mauri - Abbiamo sofferto molto i primi anni. Avevamo cercato di proporre una

LA CUCINA PER PASSIONE

Sergio Mauri con il suo staff nei locali de “La Rimessa“ di Mariano Comense.

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«Dopo sette anni mi hanno tolto la stella Michelin e ho provato a chiedere come mai ...non me l’hanno mai detto» cucina di un certo livello: non una “roba da ricchi”, ma nemmeno la solita trattoria. Poi c’era stata la Guerra del Golfo, e dopo Tangentopoli... La situazione si era un po’ fermata, ma poi le cose erano ripartite». Così sono arrivati i riconoscimenti, i premi. E anche la Stella Michelin: «Nel 1991 mi avevano assegnato le tre posate e nel 1994 è arrivata la Stella, che ho mantenuto fino al 2000. Quando me l’hanno tolta, mi sono chiesto dove avessi “ciccato”. Ho provato a chiedere dove avessi sbagliato, ma non me lo hanno mai detto». Ma alla fine, contava la clientela. Contava il fatto che alla Rimessa arrivavano tante persone, quasi tutte però da fuori città. «La Stella era servita anche per farmi conoscere - ammette Mauri - Eppure ho dovuto affrontare anche i pregiudizi dei miei concittadini, soprattutto all’inizio. D’altronde, nessuno


è profeta in patria. Al bar, senza essere riconosciuto, mi era capitato anche di sentire le solite dicerie. “La Rimessa? Si spendono un sacco di soldi e si mangia la nouvelle cuisine”. Io stavo lì e ascoltavo, sorridevo senza dire nulla». D’altronde, Sergio Mauri non ha mai amato i riflettori, il palcoscenico. Per lui, ha sempre parlato la sua cucina. «Qualche personaggio famoso è passato di qui - spiega, chiedendo anche conforto alla moglie Renata, sempre al suo fianco Mi ricordo del giornalista Nuccio Fava, ma anche dell’allora arcivescovo Dionigi Tettamanzi e del presidente della Regione Roberto Formigoni, o anche Paolo Berlusconi e qualche personaggio della tv come Elenoire Casalegno. Fare una foto con loro? Ma no, non mi è mai interessato. Erano clienti come altri». Anzi, per certi versi quelli erano commensali meno importanti di altri. Quelli che contavano, secondo Mauri, erano quelli che venivano e poi... tornavano. «Loro mi hanno dato le maggiori soddisfazioni. Ma mi ricordo anche qualche articolo che ci fece molto piacere, soprattutto agli inizi. Il primo fu firmato da Guido Bernardi per Il Giornale di Montanelli, poi ne arrivò uno di Luigi Cremona, su L’Espresso, dove aveva definito la Rimessa una “Bella novità in Brianza”». Altri tempi, però. Ora, al solo sentire pronunciare la parola “pensione”, Sergio Mauri storce il naso. «Ho un sacco di cose >>

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LA CARRIERA

Sergio Mauri durante uno dei molti riconoscimenti avuti in quarant’anni di carriera.

«Ero nell’élite della ristorazione ma sono sempre stato legato alla tradizione della Brianza cucinando sempre la cassoeula» da fare» rammenta, visto anche l’incarico di vicepresidente dell’associazione cuochi di Como, tanto per fare un esempio. «Lasciare... Sono un po’ deluso. Negli ultimi periodi è stato un continuo tirare al ribasso, ma io non scendo a compromessi con la materia prima. Abbiamo da sempre cercato di portare avanti un discorso qualitativo, anche educativo, ma nel corso degli anni è andato a cadere. È questo un discorso condiviso da tanti, ma non è bastato». «C’è anche un cambiamento di rapporto con il cliente - incalza - Abbiamo sempre cercato di comunicare, di trasmettere quello che c’è nel piatto. Bisogna andare oltre alle mail. Un esempio sono i banchetti: la gente si informa, ma alla fine importa soltanto il prezzo. Una gara al ribasso, senza capire esattamente quello che possono offrire realmente di diverso i vari locali». Si vede che Sergio Mauri ci tiene ancora. E tanto. Spera che i giovani, le nuove leve, i tanti ragazzi che frequentano le scuole professionali della provincia di Como possano capire questo suo messaggio. «La via d’uscita? Tornare a usare i prodotti della nonna. Le materie prime di grande qualità, ma che sono nostre. Altro che caviale! Io ho sempre cercato di puntare in alto, mantenendo la tradizione dei vecchi piatti della Brianza ma offrendo quel qualcosa in più. La cassoeu-

la, per esempio, l’ho sempre cucinata, anche quando avevo la Stella Michelin. Anche se ero nell’élite della ristorazione, sono sempre stato legato alla mia Brianza». E poi c’è quel libro di ricette: «Si chiama Vecchia cucina in Brianza, di Ottorina Pernibozzi. Io ne ho una copia, ma non si riesce più a trovare. Lì c’erano tutte le ricette storiche della Brianza, quando si cucinavano le galline, i conigli che si allevavano e le verdure che si avevano a disposizione nel proprio orto. Si cucinava quel che c’era». Ma ci vuole anche tanta passione e voglia di fare bene. Pregi che non sono mai mancati a Sergio Mauri, che già di prima mattina, tutte i giorni, andava alla sua Rimessa per iniziare a preparare. Da solo, con calma. Era la sua vita. «Adesso ho qualche mattina libera. Farò qualche passeggiata, magari. E poi ho sempre qualcosa da fare. Non mi fermo». Sorride, con un po’ di malinconia. Non è facile lasciare alle spalle 24 anni di vita, d’altronde. Ma scherza con la moglie: «Renata non vuole che cucini a casa. Male che vada, mi compro una stufa e mi metto a cucinare in garage». Chissà, magari la cassoeula.

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FAMIGLIAMOCI DALLA PARTE DEI RAGAZZI

di Laura D’Incalci

L’INIZIATIVA DELLA FONDAZIONE DELLA COMUNITÀ COMASCA, CON LE ASSOCIAZIONI NO PROFIT, PER SOSTENERE I MINORI IN DIFFICOLTÀ. CASTIGLIONI: «VOGLIAMO COSTRUIRE UNA SOCIETÀ PIÙ SOLIDALE». SCENDE IN CAMPO ANCHE ZAMBROTTA.

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legami rendono felici. È intuitivo. Ed è anche l’illuminante presupposto di un’iniziativa promossa dalla Fondazione Comunità Comasca che ha lanciato una raccolta fondi proprio per sostenere quanti si occupano di legami familiari, di salvaguardarli o trovare strategie per recuperarne il beneficio quando qualcosa non funziona. “Famigliamoci” è il nome del progetto che sotto l’egida della Fondazione presieduta da Giacomo Castiglioni, ha aggregato soggetti no profit impegnati sul fronte delle problematiche familiari ed educative.

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Partecipi della cordata, decise a unire i loro intenti per rendere più organica ed efficace la loro presenza sul territorio, sono le associazioni di consolidata esperienza quali Annunciata, Azalea, Gaudium Vitae, Il Manto, Il Quartiere-Opera Don Guanella, La Grande Casa, La Grande Corte-Opera

I ragazzi che hanno subito il grave trauma dell’abbandono hanno bisogno di accoglienza

Don Guanella, Ozanam, Questa Generazione, Radici e Ali, Scuola Steineriana, Villa Padre Monti. Tutte realtà che si occupano quotidianamente di accoglienza di minori allontanati dalla famiglia d’origine, di drop out espulsi dai normali percorsi scolastici, di nuclei familiari lacerati, di situazioni complesse e molteplici che esigono risposte “su misura”, creativamente generate dal coinvolgimento e dalla condivisione dei bisogni. È il lavoro assiduo e capillare che prende la forma di un doposcuola dove ragazzi emarginati trovano un riferimento oltre che per un aiuto nei compiti anche per un “tempo libero” significativo, oppure assume la fisionomia di una relazione intensa fra famiglie che aprono la loro porta di casa all’accoglienza di figli che hanno vissuto il trauma di un abbandono e richiedono un sostegno importante per recuperare fiducia e una speranza per il futuro. >> 90

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Motore dell’iniziativa è la convinzione che proprio in queste economico, è creare ambienti nei quali il bene comune toropere nate nel segno della gratuità e animate dal volontani ad essere un orizzonte ben delineato verso il quale far riato, si possa rintracciare il vero antidoto alla disgregazione confluire la varietà di risorse, contributi, soluzioni percorche oggi impoverisce il tessuto sociale. ribili», puntualizza Bernardino Casadei segretario generale «Ci siamo interrogati sulle cause della crisi, abbiamo interAssifero (Associazione italiana Fondazioni ed Enti di Erocettato nuovi bisogni… constatato che le famiglie sono il gazione) che ha seguito il progetto della Fondazione della fulcro del cambiamento, dell’inComunità Comasca, primo in cremento di “capitale umano”», Italia con questa impronta, e Giacomo Castiglioni: spiega il presidente della Fonper il quale è stato coinvolto dazione Giacomo Castiglioni in un professionista come Lucia«Le famiglie sono oggi il fulcro riferimento al progetto “Famino Zanin fundraiser con grangliamoci” presentato lo scorso de esperienza nell’ambito della del cambiamento, in grado gennaio nella sala della Confinraccolta fondi delle comunità. di creare capitale umano» dustria a Como. «“Famigliamoci” rappresenta «La vera sfida oggi, in una socieun primo esperimento, unità imperniata su uno stile di vita co nel suo genere nel territoindividualista che non valorizza affatto i legami familiari rio nazionale, che potrebbe indicare una via per costruie non ne recepisce il valore neppure a livello giuridico ed re una società solidale e sussidiaria, percorribile anche in 92

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SOLIDARIETÀ

Le iniziative di “Famigliamoci” possono avere un futuro solo grazie a un sostegno concreto.

È possibile destinaree le donazioni a Fami-gliamoci oppure sceegliere una associazioone specifica. LE TIPOLOGIE DI DONAZIONE 20 Euro doni un’ora di sostegno scolastico 50 Euro doni un giorno di avviamento al lavoro ad un giovane 75 Euro doni una settimana in un appartamento protetto a un ragazzo che esce dalla comunità 150 Euro doni 15 giorni di alloggio ad una famiglia numerosa 300 Euro doni un mese ad un ragazzo in un centro diurno 3.500 Euro doni per 1 anno una casa ad una mamma con bambino Le donazioni sono deducibili sino al 10% del proprio reddito con un massimale di 70.000 euro all’anno. COME DONARE: INTESA SANPAOLO Como: IBAN IT36V0306910910000051200122 CRA CANTU’ IBAN: IT96U0843010900000000260290 BCC ALTA BRIANZA IBAN: IT61B0832910900000000300153 BCC LEZZENO IBAN: IT73V0861851410000000008373

altri territori», nota ancora Giacomo Castiglioni sottolineando la novità di una rete concretamente operativa fra le realtà no-profit, tesa a coinvolgere e sensibilizzare nella raccolta fondi l’intera comunità sociale. Un segnale della partecipazione a 360 gradi proviene dai numerosi sponsor a sostegno della campagna che registra fra i testimonial anche cinque calciatori famosi quali Gianluca Zambrotta, Pietro Vierchowod, Simone Braglia, Roberto Galia, Andrea Ardito.

UNICREDIT IBAN: IT86P0200810900000102337656 POSTE ITALIANE IBAN: IT23U0760110900000021010269 PER CONTATTI: Fondazione Provinciale Comunità Comasca onlus Via Raimondi, 1 - Como Tel 031.261375 info@fondazione-comasca.it www.famigliamoci.it

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QUEI GIORNI DA DIMENTICARE di Laura D’Incalci

IL RACCONTO DI LUIGI FERRARIO, 90 ANNI, CON ANCORA SULLA PELLE I RICORDI TERRIBILI DENTRO I LAGER NAZISTI. «UN NOSTRO COMPAGNO DI BARACCA, ITALIANO, AVEVA RUBATO DELLE PATATE ED ERA STATO SCOPERTO... NEL POMERIGGIO SIAMO STATI RADUNATI TUTTI NEL CORTILE PER ASSISTERE ALLA PUNIZIONE: SOLLEVATO CON UNA CORDA, QUEL POVERETTO È STATO DILANIATO DA DUE CANI INFEROCITI» mag

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«D

i certe cose sono assolutamente sicuro, non scandisce spiegando che erano in 270 internati nel campo potrò mai dimenticarle». Dopo tanti anni di concentramento del quale gli torna ancora in mente la di silenzio accetta di parlare. Ha 90 anni, denominazione. si chiama Luigi Ferrario e, lo scorso 27 Aveva 20 anni quando partì militare da Appiano Gentile, fabbraio, ha ricevuto dalle mani del prefetto Michele Tordove tuttora abita con la moglie Antonia. Ha figli, nipoti, tora la medaglia conferita con decreto del presidente della e diventerà presto bisnonno, ma di quella vicenda ancora Repubblica. Quando racconta i fatti atroci vissuti in piena intatta nella sua memoria, ha parlato raramente e soltanto seconda guerra mondiale, quando è stato trascinato nell’inin tempi recenti. Mai un racconto di guerra e di prigionia, ferno del lager nazista, teme che qualcuno possa non prenmai una testimonianza diretta sugli anni del fascismo, la dere alla lettera le incredibili crudeltà realmente provate sulla liberazione... propria pelle che ancora oggi, al solo ricordo, gli procurano «Questa anche per noi è storia che avevamo letto e apprequalche palpitazione. so sui libri di scuola», ammette la figlia Marilena che solo «Sono passati settant’anni, è da adulta ha iniziato a conoscere vero, ma la mia memoria è lucil’intera vicenda di suo padre, a dissima», si premura di avvertire raccogliere e custodire una testi«Sono passati settant’anni, mettendo a fuoco un periodo monianza oggi preziosa, ricca di della sua vita che per decenni particolari, raccontata senza pama la memoria di quei giorni aveva preferito accantonare. Il tine di eroismo. è ancora lucidissima» suo racconto oggi inizia da un «Penso che il papà non abbia dettaglio: «270 undicesimo B» mai voluto trasmetterci certi 96

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LA MEMORIA

L’ingresso del campo di Auschwitz Sotto: una fotografia giovanile di Luigi Ferrario.

fatti orribili, ingiustizie tremende, per evitare il rischio di far insorgere in noi una ribellione e sentimenti di rancore», ipotizza. «Non so se è proprio così», la interrompe il padre. «No, volevo solo dimenticare», riflette, rendendosi conto che quel tentativo non gli è proprio mai riuscito. Racconti che in tanti documenti, brani letterari e film ricostruiscono quel mondo folle dove l’abbrutimento umano si rivela senza limite, si innervano di realismo e imprevedibile emozione quando Luigi Ferrario ricorda: «Era il giorno di Natale del ’43…Un nostro compagno di baracca, italiano, aveva rubato delle patate ed era stato scoperto... Nel pomeriggio siamo stati radunati tutti nel cortile ad assistere alla punizione: legato e sollevato con una corda, quel poveretto è rimasto a lungo in balia di due cani inferociti che lo hanno dilaniato sotto i nostri occhi…per fame nera aveva solo preso qualche patata».

«Meglio dimenticare... anche se non dimenticherò mai», riprende «Un giorno ero di turno alle pulizie della baracca quando è arrivato il controllo della squadra di tedeschi per l’ispezione... qualcuno dei miei compagni all’ultimo momento aveva utilizzato il bidone per gli escrementi che avevo pulito perfettamente. Uno dei soldati tedeschi s’è accorto, e me lo ha rovesciato in testa sporcandomi anche i vestiti, gli unici che avevo, gli stessi che ho tenuto per tutta la permanenza di due anni in quel campo di concentramento, compresa la camicia... Faceva male il disprezzo continuo, vivevamo in un incubo. Nessuno ha mai capito come mai eravamo potuti finire su quel treno maledetto, sulle carrozze per bestiame aperte solo in alto, per giorni senza cibo né acqua, stretti come animali». E prosegue: «È successo proprio nei giorni successivi all’8 settembre del ’43, quando si era sparsa la voce che la guerra era finita. Mi ero illuso di poter tornare a casa e invece sono stato destinato a Follenbosten, un campo di smistamento nel Nord della Germania, per poi finire definitivamente a Bad Lautemberg». Ora quei giorni da incubo sembrano passargli davanti agli >>

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RICONOSCIMENTO

Luigi Ferrario, 90 anni, lo scorso 27 febbraio, ha ricevuto la medaglia d’oro conferita dal Presidente della Repubblica.

occhi uno ad uno, accompagnati dalle immagini delle «baracche dove di notte dormivamo abbracciati gli uni agli altri per non morire di freddo - riprende a raccontare - e di giorno fin dalle quattro del mattino eravamo condotti ai lavori forzati, tenendoci in piedi con un po’ di brodaglia di rape a mezzogiorno e un pezzo di pane alla sera». Se l’è sempre cavata, pur ridotto pelle e ossa, con gli occhi e la testa piena di orrori : «La fame - ripete - quanto l’abbiamo patita! Appena avevamo fra le mani un pezzo di legno o di latta ci fabbricavamo un cucchiaio e ce lo tenevamo in tasca sperando di trovare qualcosa da raccogliere da qualche parte… Ho visto morire un compagno di campo che con l’ultimo respiro diceva: “Ho fame, mamma, ho fame”». «Sono rimasto vivo per miracolo, quando sono tornato a casa pesavo 43 chili» racconta Luigi Ferrario che se non fosse per le gambe che non lo reggono più, quella sua storia la sentirebbe forse molto più distante, del tutto sopraffatta da tanti altri fatti che gli hanno regalato un ritorno alla normalità. Entrato al Banco Ambrosiano di Milano come commesso ha concluso la sua carriera da capufficio, con la percezione mai annebbiata anche se trattenuta in cuore come un segreto, di essere al mondo solo per uno strano e incomprensibile privilegio. «Ho rischiato di morire nel viaggio di ritorno dalla Germania, nell’ultimo tratto di strada da Bergamo verso Como - spiega - il camion che mi stava portando a casa è precipitato in un burrone. I miei compagni sono morti quasi tutti, mentre io sono rimasto per ore schiacciato fra le lamiere». Non era la sua ora, il suo destino era vivere a lungo, come qualcuno di tanto in tanto gli ha sempre ricordato: «Il don

Angelo Bianchi, il prete di Caslino, mi diceva che la Provvidenza era dalla mia parte e aveva ragione… il medico che mi aveva curato dopo l’incidente, mi aveva prospettato una vita in carrozzina, invece ho sempre camminato, anche se zoppicavo…», dice riepilogando una vicenda che oggi gli sembra proprio importante. Da non dimenticare, da far conoscere… da onorare persino con una medaglia.

«Con dei pezzi di latta fabbricavamo un cucchiaio e poi speravamo di trovare qualcosa per sfamarci» mag

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LA MUSICA DI MATTIA di Maria Terraneo Fonticoli

VITA, INGEGNO E PROGETTI ARTISTICI DI MATTIA PETRILLI MEMBRO DELL’ORCHESTRA MOZART DI CLAUDIO ABBADO «PURTROPPO VIVIAMO IN UN PAESE CHE AFFIDA LA FORMAZIONE MUSICALE A MARIA DE FILIPPI»

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ra i giovani musicisti che portano alto il nome di Ottenuto anche il diploma di maturità al Liceo Volta, ho Como nel mondo, abbiamo incontrato il flautista avuto la fortuna d’incontrare un grande Maestro, Janos Balint Mattia Petrilli. Nato a Como nel 1984 si diploimportantissimo per la mia formazione, presso l’Hochschule ma giovanissimo presso il Conservatorio di Como, di Deltmold, per poi passare al Conservatorio di Ginevra con perfezionandosi poi con grandi maestri nei Conservatori di Jaques Zoon. Detmold e Ginevra. Dal 2005 è membro dell’Orchestra MoQuando hai percepito di voler intraprendere la carriera zart di Claudio Abbado e collabora con le migliori orchestre musicale? europee (London Philarmonic, Ho capito di desiderare di avere Bamberger Symphoniker, Luun futuro professionale quando «Da bambino trovai un flauto cerne festival Orchestra, Mahler da ragazzino andai ad ascoltare la Chamber ecc). Mahler Jugend Orchester, dietro i libri nella casa dei nonni. Gustav Forma un duo con il pianista formata dai più talentuosi giovaApparteneva a mio zio Pierpaolo Maurizzi e il cembalista ni d’Europa, fondata e diretta da Luca Quinatavalle (altro comasco Claudio Abbado. L’energia e l’enche da giovane aveva studiato da tenere d’occhio). Nel 2005 ha tusiasmo di quei ragazzi mi hanfondato il quintetto a fiato “Pano fatto desiderare ardentemente all’Accademia Bossi di Como» pageno” insieme a validissimi di potere, un giorno, sedere acstrumentisti incontrati in Eurocanto a loro. Il sogno si è avverapa. Accanto all’attività artistica to: dal 2005 al 2008 sono stato partecipa a progetti sociali come “Al Kamanjati” in Palestina primo flauto dell’ orchestra tenendo concerti in tutta Eue la “ Human Rights Orchestra. ropa e in Sud America. È stata l’esperienza musicale e umana Come mai hai scelto il flauto? più incredibile e meravigliosa di tutte quelle fatte fino ad ora. Da bambino trovai un flauto dietro i libri di uno scaffale La tua carriera, dunque, si svolge per la maggior parte nella casa dei nonni: apparteneva a mio zio che da ragazzo all’estero... in Italia come è la situazione? aveva studiato all’Accademia Bossi di Como. Purtroppo la differenza è sostanziale sia nelle strutture sia nella Ti sei diplomato a Como e dopo la scuola curricolare cosa serietà dell’organizzazione di orchestre, festival e sale da conhai fatto? certo. Merito delle amministrazioni che investono e degli enti >>

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Via Don Gnocchi, 8 22030 Orsenigo (CO) Tel. (+39) 031631566 - www.lorasesta.it info@lorasesta.it mag 103


Nella tua famiglia c’è stato qualche musicista? Come hanche utilizzano le risorse badando soprattutto alla qualità. In no accettato le tue scelte? Italia ci sono una quantità impensabile di musicisti di grande Mio nonno Enrico è appassionato di musica (ha studiato viotalento: le orchestre italiane, i teatri, le associazioni concertilino con Franz Terraneo ndr) ed è una presenza costante a stiche hanno un potenziale musicale incredibile, ma tutto ciò tutti i concerti che Como offre. viene vanificato da una gestione A 85 anni spesso prende il treno inqualificabile, spesso con finalità e va in trasferta a Bologna, Parma, Il viaggio più affascinante che di artistico hanno ben poco. Bolzano: ovunque si faccia buoIn questo modo passione, qualiè stato quello in Palestina na musica. Quando ero piccolo tà e bellezza vengono avvilite in mi portava spesso al Carducci, al un paese che predilige la musica per concerti a favore dei giovani Sociale per ascoltare concerti che di Allevi e i libri di Baricco opche erano nei campi profughi per me erano una magìa. Ciò ha pure propone Maria De Filippi determinato le mie scelte condiad occuparsi di “alta formazione vise da tutta la famiglia. musicale”! Chi amministra la culHai nostalgia dell’Italia? Pensi, un giorno, di poterci tortura nel bel Paese dovrebbe essere coraggioso, rivoluzionario, nare? indipendente da poteri politici, premiando solo chi conosca Da alcuni anni la mia base è Como da dove mi sposto ragdavvero il proprio mestiere.

ARTISTA

Mattia Petrilli nato nel 1984 diplomato al Conservatorio di Como si è perfezionato nei conservatori di Detmold e Ginevra.

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giungere i luoghi dove lavoro (Germania, Inghilterra, Norvegia ecc.) La mia speranza sarebbe trovare un posto stabile in una buona orchestra tedesca (in Italia attualmente le possibilità sono nulle) dove qualità e prestigio sono ai massimi livelli e dove avrei del tempo libero per tornare a Como. Hai mai suonato nella tua città? Mi sono esibito diverse volte al Carducci, sala ideale per la musica da camera (che ho usato anche per registrazioni e da cui ho ricevuto il premio “Franz Terraneo” destinato al migliore diplomato dell’anno), in Teatro Sociale, a Villa Olmo, nell’Aula Magna del Politecnico, in Sala Bianca. Gli spazi a Como non mancano, ma raramente sono acusticamente accettabili...per non parlare della sala Cressoni, del Politeama e di quella perla rara che è il Teatrino di Villa Olmo, oggi abbandonati e fatiscenti. Cosa ti piace fare quando non suoni? Ultimamente ho riscoperto la montagna come elemento fondante e rigenerativo. Il calcio è uno dei miei svaghi principali: lo pratico e lo tifo. Adoro lavorare in giardino, leggere, cucinare... Sei single o hai una tua famiglia? Molte cose le condivido con Bianca. Abbiamo una deliziosa casetta al limitare del bosco dove viviamo con la cagnolina Olympia. Bianca è una cantante lirica bravissima che sta iniziando una bella carriera malgrado la giovanissima età. Hai vissuto qualche situazione particolare durante le tue tournée? Il viaggio più affascinante è stato quello in Palestina per concerti e masterclass a favore dei giovani che stanno nei campi profughi del West Bank: un’avventura che umanamente mi ha toccato e mi ha dato la possibilità di utilizzare il mio mestiere per sensibilizzare giovani sfortunati e senza alternative a lottare per la propria esistenza attraverso la cultura. Quale il personaggio che più ti ha colpito? Ho incontrato maestri, solisti, cantanti, attori di grande spessore: tutti mi hanno dato artisticamente qualcosa... Lo zio Antonio mi ha semplicemente consigliato di studiare, di migliorarmi, di percorrere e ricercare nuove strade con passione e impegno quotidiani, così che un giorno possa scrivere sul mio curriculum «Mattia Petrilli, uno il cui massimo piacere è suonare il flauto». Se si potesse condensare il mio pensiero in una sola risposta, questa sarebbe quella più giusta.

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COLPO DI SPUGNA

di ELISABETTA BROLI

L’INSALATIERA IN CHIESA È UNO SFREGIO ALL’ARTE «L’uomo intelligente può anche arrivare a decidere di cambiare le proprie opinioni»

Partiamo da una domanda: in Curia quante insalatiere in vetro trasparente avranno ancora a disposizione? Nessuna, spero, perché esiste un intimo rapporto - quasi una simbiosi - tra chiese, arte e bellezza, e distruggerlo è un vero peccato. Un rapporto nato nei primi secoli della storia bimillenaria del cristianesimo, quando le cattedrali divennero custodi della produzione artistica del tempo, che la sacralità del luogo investì di un valore teologico: la bellezza via per arrivare a Dio, la bellezza mezzo per raccontare l’alleanza tra il Creatore e l’uomo. Papa Benedetto XVI lo ha ribadito anche incontrando, nell’agosto di un paio d’anni fa, un gruppo di preti nella cattedrale di Bressanone, proprio ai piedi delle Alpi: «Tutte le grandi opere d’arte sono un’epifania dell’Onnipotente». E come si può, se non incontrare Dio, almeno non perdere una fetta della propria incredulità nella nostra basilica di Sant’Abbondio, soprattutto nelle ore in cui è deserta (quasi sempre) e il suo splendore non va condiviso? Una quindicina di giorni fa, passando per via Regina Teodolinda, ho deciso di fermarmi a visitarla. Il portone era aperto e sono entrata. Devotamente ho allungato la mano destra nell’acquasantiera, ma le dita si sono scontrare con un’insalatiera rotonda in vetro trasparente, sì, una 106 mag

di quelle insalatiere che portiamo in tavola tutti i giorni e troviamo per pochi euro al mercato di viale Varese. Il mio gesto si è bloccato nell’aria: cosa ci faceva lì, dentro all’acquasantiera asciutta, un’insalatiera piena di acqua benedetta, quale può essere il motivo per turbare in questo modo bizzarro - rovinare mi sembra esagerato - la bellezza di una chiesa? Anzi, di due chiese: perché anche nella basilica di San Fedele, in quella che un tempo fu la piazza del mercato del grano della città, nelle acquasantiere ci sono identiche insalatiere rotonde in vetro trasparente: che la Curia ne abbia acquistate uno stock e adesso in qualche modo debba pur utilizzarle? In Duomo qualsiasi sia il problema - dall’invasione di moscerini e cavallette al furto del liquido benedetto, passando per una presumibile questione d’igiene - è stata adottata una soluzione diversa: la parte superiore dell’acquasantiera è stata chiusa da un vetro, tranne un pertugio in cui infilare le dita prima del segno della Croce. «L’uomo intelligente - ha scritto Maskim Gorkij, drammaturgo e scrittore russo scomparso all’inizio del secolo scorso - può anche decidere di cambiare le proprie decisioni». Dunque perché non adottare anche per le due basiliche il vetro del Duomo? Oppure si potrebbe ricorrere all’acquasantiera elettronica, già istallata in parecchie chiese, davanti alla quale il fedele deve semplicemente allungare la mano sotto un sensore e dall’alto arriverà uno spruzzo d’acqua benedetta. E poi dicono che la Chiesa è contro il progresso!


di EMILIO MAGNI

LE PAROLE CHE NON TORNANO

SE SCOMPARE IL FERRAMENTA COME IL MONACO SCIUSTRÉE Viaggio nei termini del dialetto lombardo che rischiano di sparire dal linguaggio moderno

Travolto da tante e incalzanti novità, cambia il nostro chiacchierare e tante parole se ne vanno per non tornare più. E rischio più grosso di scomparire è per quei bei termini del nostro dialetto lombardo. Bisogna quindi cercare di fermare sulla carta almeno un po’ del grande patrimonio tramandato con amore dai nostri avi. Qualche settimana fa passando per il centro di Erba ho visto distruggere una bella insegna con la scritta “Ferramenta”. Mi sono così reso conto che, anche se qualche “Ferramenta” resiste, tra un po’ non si può più dire: «Vado dal ferramenta a comperare viti e cacciavite». Adesso ci sono i “Brico”, i “Fai da te”. La conseguenza è che “ferramenta” scomparirà dal nostro conversare anche se è un termine molto bello in quanto dà subito l’idea di un insieme confuso e al tempo stesso ordinato di ferraglie. È parola probabilmente nata nell’Ottocento con la rivoluzione industriale. Questi esercizi in cui si cominciò a vendere viti, chiodi, attrezzi, strumenti e utensili d’ogni tipo sono nati come ammodernamento e ampliamento di quelle botteghe che avevano a disposizione legna, carbone, attrezzature per l’edilizia e, in tempi più recenti, anche carburanti liquidi come il petrolio, che era chiamato “l’oli di sass”. La rivendita dove si trovavano legna, carbone e altre cose per la casa era, di solito, un antro oscuro e spaven-

toso che il popolo chiamava “sciostra”. Il padrone “l’era ul sciustrée”, antico mestiere scomparso ormai da un secolo. Dove il dialetto era andato a prendere questo nome? Secondo alcuni esperti “sciostra” era storpiatura dialettale di “chiostra”. Accadeva infatti che nei chiostri dei monasteri e dei conventi, una o due delle tante celle non accoglievano i monaci come tutte le altre. Erano invece le “chiostre” riservate al deposito della legna, del carbone, degli attrezzi agricoli e altre cose ogni giorno a disposizione per la vita della comunità religiosa. Il monaco adibito alla gestione del magazzino era chiamato “sciustrée”, termine affibbiato ai venditori di legna, carbone ed altri oggetti. “El sciustrée” era personaggio importante nella vita del popolo nei secoli scorsi. Dalla sua disposizione a concedere crediti più o meno prolungati, dipendeva il tepore nelle case e il fuoco per cucinare. Mi ricordo che quando ero bambino nelle cascine si tramandava la storia di un “sciostrée dal cuore d’oro” che davanti a contadini la cui famiglia stava patendo parecchio perché gelo, grandine, o stagioni avverse avevano rovinato i raccolti, chiudevano un occhio , o tutte e due, e, senza incassare alcun quattirno, scrivevano “pagato” sul conto della spesa per l’acquisto della legna e del carbone. Poi magari aggiungevano: «Vorrà dire che mi porterai un bel sacco di patate se il raccolto sarà buono». Vedete quale e quanto patrimonio va perduto quando si distrugge l’insegna di un “Ferramenta”.

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EVENTI

NUOVA RANGE ROVER L’AUTO COME SFIDA Il gruppo Clerici Auto, partito 40 anni fa con un’officina aperta dal fondatore Roberto, oggi conta sette filiali tra le province di Como e Varese con circa 120 dipendenti

Evento giovedì 28 febbraio alla Clerici Auto per la presentazione della nuova Range Rover. Festa con i brani eseguiti dalla “Sartoria della musica” e rinfresco per numerosi ospiti accolti nella sede de L’Automobile, a Tavernerio, dall’amministratore delegato Marco Clerici. «Questa macchina - ha spiegato Marco Clerici - rappresenta un elemento abbastanza raro nel mondo dell’automobile perché è un’icona. Qui abbiamo voluto portare le auto Range Rover dal primo modello del 1970 fino all’ultimo del 2013.

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Quando si parla di Range Rover si parla di una cosa unica e noi come gruppo Clerici siamo veramente onorati di rappresentarli in questo momento. Siamo i concessionari per la provincia di Como e per Saronno e una parte della provincia di Varese. Range Rover è uno dei pochi marchi che nel 2012 ha avuto un incremento di mercato notevole. Sebbene la congiuntura non sia favorevole, Land Rover sta vivendo un periodo particolarmente fortunato». Il gruppo Clerici Auto, partito quarant’anni fa con un’officina aperta dal fondatore Roberto, oggi conta sette filiali tra le province di Como e di Varese e ha circa 120 dipendenti. Una festa, quindi, anche per celebrare i traguardi del gruppo che tra i suoi marchi vanta Land Rover e Kia. «Una serata stupenda - commenta l’amministratore delegato Marco Clerici - con tante belle persone che hanno partecipato all’evento che era a inviti. L’anima del gruppo è a Lurate Caccivio ma vogliamo farci conoscere sempre di più a Como ed essere presenti ancora di più in città».


EVENTI

“COMOCASACLIMA” GUARDA AL FUTURO Va in scena a Villa Erba la rassegna espositiva per l’edilizia sostenibile

A Villa Erba di Cernobbio è andata in scena la terza edizione di “Comocasaclima”. Il salone dedicato all’edilizia sostenibile ha raccolto oltre settanta espositori attorno a prodotti e servizi che, riguardo al settore delle costruzioni, hanno come obiettivo l’efficienza e la sufficienza energetica. “La riqualificazione degli edifici oggi: energia per il domani” è stato il tema portante delle tre giorni fieristica. E di energia si è parlato in termini di risparmio, innovazione e di lavoro nei convegni, che hanno richiamato non solo operatori del settore, ma anche privati. Il tema delle casa a “consumo zero” guadagna consenso nel mondo delle costruzioni e tra il pubblico. Dalla porta per garage priva di guide a soffitto, ecocompatibile, a basso consumo energetico alla casa in legno a bolletta zero, alle pavimentazioni di ultima generazione, alle pompe di calore, all’aeratore per il cambio d’aria senza perdita di energia, serramenti innovativi e cappotti isolanti, “ComoCasaClima”, organizzata con la collaborazione dell’Agenzia CasaClima di Bolzano, ha dato appuntamento al pubblico comasco all’edizione del prossimo anno. 109 mag 109


LE NUOVE SFIDE DI PODERE FORTE Serata di presentazione al ristornate milanese “Il luogo di Aimo e Nadia” Protagonista il prestigioso cru di Petrucci 2008, Vigna del Melo,

Serata targata Podere Forte lo scorso Febbraio a Milano nel rinomato ristorante “Il luogo di Aimo e Nadia”, locale insignito di 2 stelle Michelin. Protagonista della serata il nuovo Cru di Petrucci 2008 Vigna del Melo che ha conquistato tutti ricevendo lusinghieri apprezzamenti: “…un rosso fuoriclasse, sorso vellutato, affascinante equilibrio, lunghissima persistenza…”. La cena, esclusivamente a base di prodotti biologici pro-

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venienti dal Podere Forte (Castiglione d’Orcia) è stata un’occasione per degustare e presentare agli amici le nuove annate dei vini prodotti dall’azienda di Pasquale Forte, già campioni sulle tavole dei migliori ristporanti italiani ed esteri. Si tratta del “Petrucci”, del “Guardiavigna” e del “Petruccino”. (Nelle foto: alcuni momenti della serata svoltasi nel ristorante da Aimo e Nadia).

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di SERENA BRIVIO

IDEE (S) FASHION

E SE PIOVE LA PLASTICA CI SALVERÀ I nuovi over antipioggia regalano un tocco glamour La plastica “ci salverà” dai primi temporali primaverili. Nessun timore per l’ambiente: il materiale simbolo del consumismo inquinante è entrato in una nuova fase, assolutamente ecologica. Niente a che vedere con i poliuretani di una volta, le nuove fibre sintetiche sono frutto della più avanzata ricerca tecnologica. Un miracolo di leggerezza, traspirabilità, impermeabilità. Espressione di un sensibile contributo della moda alla conservazione del pianeta, i nuovi over antipioggia regalano anche un tocco glamour. La scelta è ampissima: le fashion victim si lasceranno sedurre dai macramé di Emilio Pucci e Dolce & Gabbana, come dal pitonato di Valentino. Per le signore più classiche, le versioni firmate Burberry Prorsum e Nina Ricci. Pezzo forte di questo look stile Jane Fonda /Barbarella anche la borsa vedo non vedo in plexiglass e i sandali con la fascia trasparente e i tacchi a piramide, icona del nuovo look da fantascienza.

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NAVIGAZIONI LARIANE

di LUCA MENEGHEL

PER NON DIMENTICARE STEFANO Scomparso il giovane ideatore del portale, la famiglia continua a tenere aggiornato il sito L’obiettivo è informare e divertire, raccontando un territorio meta di grandi artisti e letterati Che si parli di un libro, di un giornale o di un sito Internet, alla base di un buon prodotto c’è sempre la passione. Quella stessa passione che nel dicembre del 2005 ha portato un ragazzo di Erba, Stefano Ripamonti, a realizzare il portale AltaBrianza.org (http://www.altabrianza.org/). Giorno dopo giorno, il sito è diventato una vera e propria enciclopedia interattiva di un territorio affascinante che va dalle porte di Como a quelle di Lecco, da Canzo a Cantù. Nato nel 1986, laureato in informatica, l’ideatore del sito è scomparso prematuramente nel 2012. La sua famiglia, però, ha continuato ad aggiornare le pagine di AltaBrianza.org con nuovi articoli, video, fotografie e documenti storici, proprio perché la passione e l’impegno di Stefano non andassero dimenticati. Il risultato è uno spazio interattivo sempre più ricco dove perdersi tra storia e presente, tradizioni e ultime notizie, fotografie della vecchia Brianza o precisi dati meteorologici provenienti dalla stazione che porta il nome di Stefano Ripamonti. Obiettivo del portale - si legge nella presentazione - è “informare, intrattenere e divertire allo stesso tempo” raccontando un territorio che è stato meta prediletta di artisti e letterati. Con il passare degli anni molto è cambiato, ma l’Alta Brianza conserva ancora molte bellezze: “Si pensi agli incantevoli laghetti di origine glaciale (il lago di Montorfano, di Alserio, del Segrino, di Pusiano, di Annone), alle cime dei monti, ai suggestivi paesini e ai tanti boschi non ancora intaccati dalla mano spesso distruttrice dell’uomo”. AltaBrianza.org, si diceva, è molto ricco. Nella colonna di destra il sito offre un pratico motore di ricerca, dove cercare informazioni inserendo una parola chiave, ma l’ideale è lasciarsi guidare dai propri interessi navigando tra le diverse sezioni che occupano tutta la colonna sinistra. Nell’area dedicata alla fotografia, gli appassionati troveranno molti scatti di tema culturale e naturalistico; non manca una raccolta di vecchie cartoline, riproposte anche nella sezione “Erba ieri e oggi”: qui immagini di cento anni fa - quando ancora il tram attraversava le vie del centro - vengono affiancate a scatti più recenti, per comprendere a vista d’occhio come il tempo (e il cemento) abbiano modificato il tessuto urbano. Per una gita fuori porta, molto preziosa è l’area “Mete turistiche” 114 mag

che offre una serie di itinerari tra montagne e laghi brianzoli; oltre che da indicazioni precise, ogni escursione è arricchita da fotografie e cenni storici. Gli amanti del passato troveranno invece articoli e documenti interessanti nella sezione “Reportage”. Curata anche l’area culinaria del sito, che presenta ricette del territorio all’insegna della tradizione (dalla cassoeula alla trota alla comasca) e un excursus sulla cucina brianzola a cura dello chef Giovanni Guadagno. La scienza, infine, la fa da padrona nella sezione meteorologia (che era la grande passione di Stefano). AltaBrianza.org offre i dati climatici raccolti dalla stazione erbese intitolata allo stesso Ripamonti, con la possibilità di confrontare le diverse annate (scoprendo così quali sono stati gli anni più caldi, più freddi o più piovosi). Non manca un forum, dove i naviganti possono avviare discussioni o inviare propri contributi, e una pagina Facebook molto attiva (http://www.facebook.com/AltaBrianza.org), aggiornata quotidianamente con fotografie e notizie relative all’Alta Brianza, alla sua storia e al suo futuro.

SEGNALAZIONI AMICI DELLA STORIA DELLA BRIANZA www.amicidellastoriadellabrianza.it Il sito offre una serie di itinerari tra chiese, torri e castelli della Brianza di una volta. TRIANGOLO LARIANO www.triangololariano.it Il sito ufficiale della comunità montana del Triangolo Lariano GRUPPO NATURALISTICO BRIANZA www.grupponaturalisticobrianza.it L’associazione si occupa della difesa della natura sul territorio brianzolo Hai un sito dedicato a Como, al Lario e al territorio circostante? Vuoi segnalare un blog ai lettori del MAG? Scrivi una mail all’indirizzo navigazionilariane@yahoo.it.


SCAFFALE

di CARLA COLMEGNA

NEI LIBRI CON LE DONNE PROTAGONISTE Tre volumi che raccontano pagine dimenticate di società Dalla famiglia, alla malattia, fino alla scuola come gioco Donne protagoniste a Como, combattute tra desiderio di affermarsi e difficoltà di riuscire a farlo senza togliere nulla a se stesse e alla famiglia. Il tema è la spina dorsale della raccolta di scritti, interviste, documenti e articoli completata da Tonina Santi nel suo libro “Costruire il futuro sul filo delle memorie - Gli anni delle donne a Como”. Il testo è un complesso panorama della situazione recente delle donne nel Comasco e delle prospettive future delle stesse nella provincia lariana.Tra gli spunti più interessanti offerti dall’autrice c’è la necessità di “consentirci il tempo di riflettere sulle nostre vite, per essere in grado di rappresentarci, anziché farci rappresentare, in modo sufficiente dalla politica odierna”. Su questo pensiero si innesta anche una riflessione sulla crisi attuale, intesa non come momento di ripiegamento su se stesse quanto piuttosto, come occasione di lancio di progetti nuovi che devono vedere le donne in prima linea, nel crearsi opportunità che “ristrutturino il tempo” della propria vita.

Tonina Santi “Costruire il futuro sul filo delle memorie - Gli anni delle donne a Como” New Press Edizioni 152 pag., 12 euro

INTIME ERRANZE

LA GRAMMATICA TI SALVERÀ LA VITA

L’Alzheimer e la resilienza, cioè la capacità di reagire con un risposta costruttiva a una prova durissima come quella della malattia. Sono questi i due temi attorno ai quali si articola il contenuto del libro di Luciana Quaia “Intime erranze - Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica”. Un libro che racconta come cambia la vita di una persona che si trova a dover convivere con un malato di Alzheimer, come si modifica la sua capacità di resistere e di reagire. L’argomento è trattato attraverso la narrazione autobiografica, intesa come medicina per salvarsi dalla disperazione. Nel testo di parla anche di letteratura e cinema e del lavoro in un gruppo di reciproco aiuto che da 20 anni viene sostenuto dai Donatori del Tempo di Como.

Un castello strano, magie, personaggi incredibili di nome e di fatto, vampiri. La paura è assicurata, ma nel corso della lettura si capisce che il terrore è dettato soprattutto dal rendersi conto di non conoscere la grammatica italiana. E sarà proprio la grammatica italiana che salverà dal panico causato da mostri senza scrupoli in una valle piovosa e isolatissima… non vanno neppure i cellulari. Il libro che racconta con molto garbo, ritmo serrato e tanta ironia la storia di una classe alle prese con la grammatica è di un canturino che indubbiamente sa come si scrive per i ragazzi. Di noia, nemmeno l’ombra. L’abilità è massima anche nel far passare le regole grammaticali come fossero puro gioco e, soprattutto, un gioco-sfida da vincere ad ogni costo. Pensato per chi ha dai 6 ai 10 anni è perfetto per tutti, adulti compresi.

Luciana Quaia “Intime erranze” NodoLibri 210 pag., 20 euro

Massimo Birattari “La grammatica ti salverà la vita” Feltrinelli Kids 160 pag., 13 euro 115 mag 115


GRANDE SCHERMO

di BERNARDINO MARINONI

I COMASCHI SUL SET Cristina Del Basso compare nel Dvd diretto da Massimo Ceccherini, Francesco Mandelli in «I due soliti idioti», Franco Maino in «Benvenuti al Nord» e infine la giovane attrice Lavinia Longhi è inclusa nel «Wall of rights» Comaschi al cinema se ne sono visti negli ultimi tempi. Non tanto in platea, intendiamoci, nonostante le geremiadi sugli schermi bui (a Como li ha spenti il mercato, cioè l’insufficienza di pubblico), ma quelli che passano sullo schermo. Non necessariamente grande, perché il nuovo film in cui compare la pur formosa Cristina Del Basso è uscito esclusivamente in DVD, nonostante lo abbia diretto e interpretato Massimo Ceccherini, l’irriverente comico toscano che aveva già voluto l’attrice comasca nella commedia degli equivoci - «Una vita da sogno» di Domenico Costanzo nello stesso anno, il 2010, dell’esordio di Cristina Del Basso nel similcinepanettone «A Natale mi sposo» con Massimo Boldi. Proprio su quel set l’aveva incontrata Ceccherini, adesso neoregista di «La mia mamma suona il rock», trama surreale - una coppia gay resa folle dal desiderio di un figlio adotta a viva forza il protagonista, Ceccherini medesimo, squinternato rocker. Lo salverà Gilda, la sua ragazza, per l’appunto Cristina Del Basso pimpantissima nell’alveo «HONEY PARADISE» E LA MADONNINA DISPERSA Di statue venerate, sui laghi della Brianza, qualcuna sparita, o dispersa, c’è stata davvero. Perciò il soggetto di «Honey Paradise», il recupero di una Madonnina dispersa durante un progetto di restauro, non è così peregrino come può parere, anche se si svolge in forma di road movie, ma su ridotte distanze, tra Brianza e Lario. E tutto al femminile, sia perché sono ragazze quelle che si mettono in cerca della statua, sia perché la regista è una donna. Si chiama Anna Falciasecca, è originaria di Orsenigo e sa come girare per valorizzare un territorio, dai prati di Inverigo alle sponde del lago di Pusiano, queste ultime teatro tra i primi del teaser con cui il film si presenta perseguendo l’obiettivo giustamente ardito di una produzione indipendente. Per questo si possono sottoscrivere quote - a partire da 10 euro - così da ottenere il coinvolgimento più largo possibile a supporto dell’impresa, confidando nel sostegno materiale diretto - la vistosa autovettura del viaggio, ad esempio, è gratuito prestito di un amico collezionista - e nelle possibili agevolazioni offerta dalla realtà stessa dell’ambientazione. Tanto più che il tessuto di fondo della trama riguarda una minuscola amministrazione comunale il cui prepotente sindaco decide di modificare l’intitolazione della piazza, incurante della devozione popolare alla dispersa Madonnina cui essa è da sempre dedicata. Infatti per Anna Falciasecca, e per il cosceneggiatore del lungometraggio, Emilio D’Agostino, parimenti comasco, è il panorama (anche) umano della Brianza comasca e dintorni, la cui varietà offre al viaggio che il film racconta spazi originali al viaggio dalle tre giovani in cerca della benedetta statua. 116 mag

di cinema popolare nel quale si lascia trasportare. Veleggia invece sull’onda del successo Francesco Mandelli: nato a Erba, il Ruggero dei «Soliti idioti» ha occupato gli schermi di Natale con «I due soliti idioti», sequel obbligato dai cospicui incassi (i due film hanno totalizzato una ventina di milioni di euro), anche se per il momento il filopne sembra esaurito e infatti Mandelli e il suo sodale Fabrizio Biggio pensano a qualche cosa di diverso. Nel frattempo però lo aveva già reclutato Fausto Brizzi per metterlo, unico personaggio maschile, in «Pazze di me». «Un’operazione di riverniciatura per Francesco - negli intenti dichiarati di Brizzi - che si toglie la maschera da impunito e si ritrova ragazzo in un ruolo non caricaturale» che per lui è stato il primo da protagonista. Esito apprezzato dal pubblico popolare che invece ha dedicato scarsa attenzione a «Studio illegale», la commedia di cui è protagonista Fabio Volo che la sigilla in una parte fatta sulle sue misure. Va segnalata però, perché vi compare un comasco, Franco Maino, in una di quelle caratterizzazioni di cui l’attore olgiatese è specialista. Un minimo di battute - come già in «Benvenuti al Nord» dove appare nel covo «leghista» - e un’espressione che basta a definire il personaggio (nel caso un vecchio maestro di musica, al pianoforte suona «Clair de lune» di Debussy) che sul finire dell’anno rivedremo in più di un film, da «Bianca come il latte, rossa come il sangue» di Giacomo Campiotti dove Maino è un insegnante di religione, alla scena girata a Como da Paolo Virzì, attorno e dentro il vecchio Politeama di Como, del «Capitale umano” che il regista livornese ha annunciato come un «thriller brianzolo». Franco Maino vi interpreta una sorta di impresario che ricrimina sul disfacimento del teatro. Per chiudere in bellezza la ricognizione, merita una citazione Lavinia Longhi, seppure non per il grande schermo, ma per l’immagine dell’attrice marianese inclusa nel «Wall of rights», un muro di fotografie allestito a Milano in occasine della rassegna cinematografica «Siamo pari! La parola alle donne».


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di MARINELLA MERONI

ANIMALI

QUANDO PICASSO COMPRO’ IL QUADRO DI UNO SCIMPANZÈ Anche gli animali sanno dipingere e comunicano emozioni Cani, cavalli, gorilla si sono cimentati in vere opere d’arte Gli animali provano sentimenti come: rabbia, solitudine, dolore, gioia, amore e amicizia. Ma sono anche in grado di dimostrarcelo, in tanti modi, anche dipingendo! Secondo il critico d’arte inglese John Ruskin «l’arte nasce dal desiderio di un’anima di comunicare con un’altra». E i dipinti degli animali sono un modo per comunicarci le loro emozioni. Il primo artista non umano a destreggiarsi con pennelli e colori fu Alpha, una scimpanzè. Paul Schiller scrisse che preferiva dipingere anziché mangiare e non riusciva a lasciare il dipinto fino ad opera compiuta. Poi venne Congo uno scimpanzè, che sotto la guida dell’etologo Desmond Morris fu il primo animale a esporre i suoi dipinti, oltre 400, nella galleria Istituto d’Arte Contemporanea a Londra: uno fu venduto a 25.000$, perfino Picasso ne comprò uno e Mirò propose di barattare un suo quadro con quello del “collega” scimpanzé. Se Congo veniva privato dei mezzi per dipingere urlava e li voleva indietro. Altri artisti famosi furono Koko e Michael, due gorilla, pure a loro fu dedicata una mostra alla Terrain Gallery di S. Francisco. La loro arte è stata definita espressionismo astratto, i loro dipinti ritraggono amore, rabbia, oggetti di vita quotidiana, compagni di giochi, come il cane Apple o loro stessi. Ogni quadro venne intitolato dall’ “autore” con spiegazione, quindi non necessitano di interpretazioni. Questo dovrebbe indurci a considerazioni profonde e rivalutare gli altri esseri viventi. Nel 1980 fu scoperto il talento artistico di Siri, una elefantessa del Burnet Park Zoo (New York). Scarabocchiava con un sasso sul pavimento della gabbia, venne incoraggiata la sua dote fornendole tele, colori e pennelli. Curioso quando i suoi quadri furono inviati ad un famoso critico d’arte Jerome Witkin, senza rivelare l’identità del pittore: li definì «eccezionali, emana da questi quadri una forza positiva e ricca di tensione, così controllata da risultare incredibile. È un’opera così delicata, così intensa». Messo di fronte all’autore, non si imbarazzò affatto, e disse: «l’essere umano è talmente egocentrico da non considerare la possibilità di un’espressione artistica in altri esseri viventi». Oggi sono molti gli elefanti-artisti tanto che è nato “The Asian Elphant Art & Conservation Project”. Molti critici definiscono i loro quadri «lirici, energici e bellissimi, vere opere d’arte» e non un insieme di colori messi sulla tela a caso, con pochi tratti sanno raffigurare addirittura sé stessi. Afferma Mainardi, famoso etologo «Questo comportamento non è cosa da poco, perché indica consapevolezza e intenzionalità». Non poteva mancare un cane pittore, Sam un meticcio del Maryland, riesce a piazzare i suoi quadri per migliaia di dollari e predilige colori accesi, ha già esibito in alcune gallerie di New York con grande successo. Anche Smithfield un simpatico maialino della Virginia ha la passione della pittura, i suoi quadri vanno a ruba e il ricavato delle vendite in beneficenza. Tra i nuovi pittori “moderni” c’è Cholla, un cavallo del Nevada. Si avvicina al cavalletto, prende tra i denti il pennello e dipinge, se il pennello è storto lo aggiusta fino a ché è ben posizionato. Pare che le sue opere siano indistinguibili da certa pittura astratta umana, tant’è che tenendo incognito l’autore, ha ottenuto premi e riconoscimenti. C’è ancora tanto da scoprire e non è scandaloso condividere con altre creature il piacere d’una ludica esplorazione, forse potremmo avere l’umiltà di trattare ciò che non conosciamo con un maggiore rispetto.

mag 119


VIVERE SICURI di DAVIDE MERONI Esperto in materia di sicurezza, risponderà ad ogni vostro quesito contattandolo all’indirizzo mail info@sicurezzacomo.it - www.sicurezzacomo.it

TECNOLOGIA ED ESPERIENZA ACCOPPIATA VINCENTE CONTRO IL CRIMINE Capire le emergenze migliora l’attività di intervento Partiamo da un concetto base: una buona valutazione delle emergenze permette di migliorare qualsiasi tipo di attività di intervento. Inviare una pattuglia di Vigilanza Privata o delle Forze dell’Ordine diventa, con questi presupposti, un’azione precisa e tempestiva che non rischia di disperdere le preziose energie di chi lavora sul campo per garantire la nostra sicurezza. Dopo anni trascorsi a verificare i danni causati da ladri, ora lo posso dire con certezza: la tecnologia al servizio dell’esperienza umana avrebbe potuto cambiare l’esito di molti spiacevoli episodi di cronaca. Per questo motivo dico che progettare, installare e gestire una centrale operativa, oltre che occuparsi con attenzione della manutenzione dei sistemi di sicurezza per immobili, siano essi residenze, aziende, industrie, cantieri o enti, è un’attività che richiede professionalità e serietà, ma che sicuramente dà risultati concreti, garantendo sicurezza e serenità alle persone. Purtroppo, però, spesso le persone si “fermano un passo prima” delle proprie reali necessità, sprecando risorse e potenzialità per combattere i malintenzionati. Un peccato davvero. Volete un consiglio personale? La mia casella di posta elettronica è a vostra disposizione! Contattatemi pure.

Telegestione della sicurezza grazie alla Centrale Operativa Potremmo chiamarli angeli custodi, professionisti o esperti, ma quel che conta, in realtà, è che... ci siano. Novità del mercato della sicurezza è sicuramente la Centrale Operativa. Ve ne sono di molteplici, ma quel che conta è cosa facciano. Attive 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno su tutto il territorio nazionale, le Centrali hanno operatori specializzati che curano in tempo reale la gestione degli allarmi provenienti da ogni tipo di sistema di sicurezza e ne controllano anche la funzionalità attraverso il monitoraggio diretto di tutte le apparecchiature installate. Ogni allarme che arriva a questo tipo di Centrali operative è referenziato sulla pianta dell’immobile, analizzato da algoritmi di valutazione di rischio, monitorato da sistemi di videosorveglianza e confrontato con le informazioni provenienti da tutti gli impianti ed assimilate costantemente da sofisticati sistemi di elaborazione. Questo permette agli operatori di seguire in diretta ogni tentativo di intrusione, furto, incendio o rapina, riducendo drasticamente i tempi di intervento nella valutazione e nel contenimento delle situazioni di emergenza. Pochi secondi e, se necessario, scatta immediato l’invio delle forze dell’ordine o quelle di vigilanza. La telegestione integrata della sicurezza, che monitora ogni singolo sensore installato, sta sempre più prendendo piede nel mercato e grandi operatori del lusso, catene di distribuzione, istituzioni, grandi gruppi imprenditoriali hanno già definitivamente aperto le porte a questo nuovo approccio. Il futuro è già tra noi.

Il caso del mese: assiste in diretta via telefono alla rapina nel suo bar, ma arriva tardi. Prendiamo uno dei casi del mese. Qualcosa che a metà febbraio, ha fatto molto parlare di sé in provincia di Como. Siamo a Faloppio e questa volta nel mirino ci finisce un bar tabacchi. In piena notte il locale viene assalito. L’allarme scatta e sul telefono del proprietario appaiono le immagini del proprio locale, collegato allo smartphone attraverso le videocamere di sicurezza. Il titolare assiste inebetito a quei due volti coperti da sciarpe che sfondano la porta vetri e scappano con il cambia monete. Il tempo di realizzare cosa stia succedendo, mettersi qualcosa addosso, precipitarsi al bar, e tutto è già purtroppo solo un terribile ricordo. Spariti. Il video è stato consegnato alle Forze dell’ordine che lo hanno preso in esame, ed è poi stato pubblicato su Youtube, per incoraggiare altri commercianti a fare di più nella lotta alla microcriminalità. Ma forse si sarebbe potuto fare di meglio, e soprattutto, prima...

mag 121


IL BELLO DELLA SALUTE di TIZIANO TESTORI Docente Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Università degli Studi di Milano www.tizianotestori.eu

IL CARICO IMMEDIATO DENTI FISSI SUBITO MITO O REALTÀ? Le ultime innovazioni scientifiche sono in grado di garantire sicurezza ed efficacia Tra le procedure innovative che hanno segnato un’importante passo in avanti qualitativo dei protocolli implantari originali, il carico immediato si contraddistingue per la sua rilevanza nelle applicazioni cliniche routinarie. L’evoluzione del protocollo di carico immediato rappresenta l’esempio più significativo di come e quanto la terapia implantare negli ultimi anni si sia lasciata influenzare, guidare e trasformare, dai nuovi concetti di biologia e biomeccanica di pertinenza di altre branche della scienza. Il carico immediato nei pazienti totalmente edentuli o con dentatura residua, offre oggi indiscutibili vantaggi di ordine psicologico e sociale ed eleva l’efficienza operativa riducendo i tempi operativi e minimizzando l’invasività chirurgica. Il carico immediato degli impianti dentali è soprattutto predicibile, termine scientifico per dire funziona, e ha un’altissima percentuale di successo superiore al 95% soprattutto nei pazienti che devono eseguire riabilitazioni complete di un’arcata, cioè tutti i denti della mandibola o del mascellare superiore. A livello mandibolare la predicibilità è massima e si può affermare che è assolutamente sovrapponibile all’approccio tradizionale cioè posizionare gli impianti ed aspettare 4/6 mesi per posizionare i denti fissi. A livello dell’arcata superiore bisogna essere più cauti ed è necessaria una più approfondita diagnosi per le particolarità anatomiche e per la diversa qualità ossea dell’arcata superiore in cui l’osso è meno denso (si dice più spongioso rispetto all’arcata inferiore). Addirittura in molti casi si possono estrarre tutti i denti, posizionare gli impianti e mettere i denti fissi in giornata. Anche in questi casi il trattamento è sicuro a livello dell’arcata inferiore. Bisogna stare più attenti nell’arcata superiore come abbiamo dimostrato in un recente lavoro scientifico del nostro gruppo pubblicato su una rivista internazionale. Per quanto riguarda le altre indicazioni: denti singoli, gruppi di denti, è necessaria un’approfondita diagnosi. Concludendo si può affermare che il carico immediato è una realtà clinica che va 122 mag

valutata in ogni singolo paziente per poter dire: è predicibile o no in questo paziente?Il carico immediato eseguito in modo indiscriminato a tutti i pazienti è spesso utilizzato come strumento di marketing aggressivo da franchising odontoiatrici esteri o italiani con l’intento di accaparrarsi pazienti. Tuttavia l’interesse suscitato dal carico immediato è testimoniato dal nostro sito www.implantologiaitalia.it, la pagina del carico immediato, l’anno scorso ha avuto più di 60.000 visitatori. Ricordo inoltre che molti pazienti non si fanno curare o rimandano le cure per anni arrivando in situazioni molto gravi perché non riescono a vincere la paura scatenata dal doversi sottoporre ad un atto chirurgico. È importante per il paziente sapere che si può porre rimedio e si può stare bene durante un intervento chirurgico perdendone persino il ricordo attraverso la sedazione cosciente che se condotta in modo corretto, con farmaci appropriati, monitorando tutti i parametri vitali durante l’intervento non presenta rischi per il paziente.Tuttavia è obbligatoria una visita anestesiologica pre-operatoria che ha lo scopo di valutare lo stato di salute del paziente e la tecnica anestesiologica più adatta al caso. Da più di 15 anni utilizziamo con i nostri anestesisti questa procedura ambulatoriale e i pazienti sono estremamente soddisfatti perché addirittura perdono il ricordo dell’atto chirurgico che non è mai un’esperienza piacevole quando sei completamente sveglio. Da ultimo, ricordo a tutti i lettori che gli impianti devono essere monitorati nel tempo e come si ammalano i denti così si possono ammalare gli impianti. I denti naturali si possono ammalare di parodontite (piorrea), gli impianti di perimplantite (la piorrea degli impianti). Eseguendo uno scrupoloso monitoraggio del paziente attraverso sedute di igiene professionale, igiene domiciliare adeguata unita ad un controllo scrupoloso dei fattori di rischio quali ad esempio il fumo, unito a controlli radiografici periodici si può ipotizzare che gli impianti possano durare tutta la vita.


IL BELLO DELLA SALUTE di FRANCO BRENNA Medico Chirurgo, Specialista in Odontostomatologia. Professore a Contratto presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Libero Professionista in Como, francobrenna@frabre.it

QUANDO I DENTI SEGNALANO L’ALIMENTAZIONE SBAGLIATA Bulimia nervosa e denti “tagliati dal vento”: un campanello d’allarme per genitori e dentisti Da qualche anno sono solito raccontare ai miei studenti che il vero problema per il futuro della loro attività professionale non sarà più quello di sostituire i denti mancanti o curare le carie la prevenzione, sia nei confronti delle malattie parodontali che cariose, avrà svolto la sua azione e moltissimi pazienti over sessanta avranno ancora tutte le loro zanne ben piantate - piuttosto quello di saper ripristinare al meglio le parti dei denti naturali che si saranno abrase od erose col passare del tempo provocando un’irrimediabile incapacità di triturare i cibi con conseguenti alterazioni disfunzionali a carico dell’apparato digerente. Ma, come avrete letto, stiamo parlando di pazienti che avranno già i capelli bianchi; sciagura quando la problematica può abbattersi su giovani bocche poco più che ventenni. I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) conosciuti più comunemente con i termini di Anoressia (rifiuto di mantenere un peso corporeo normale e quindi rifiuto del cibo associato a costante timore di aumentare di peso) e Bulimia (episodi ricorrenti di ingestione incontrollata di cibo con comportamenti compensatori inappropriati quali ripetute scariche di vomito per eliminare il cibo appena ingerito) ma anche le meno note Vigoressia (alterato rapporto cibo-vigore del corpo) e Ortoressia (ossessione nei confronti di un’alimentazione rigorosa: leggete diete!), tutte nelle loro specifiche forme nervose - quindi pertinenti all’area della Medicina Psichiatria - sono alterazioni severe del proprio comportamento con il cibo che a volte possono portare, soprattutto nei casi più gravi, deprivati dagli adeguati controlli psico-sanitari, ad estreme conseguenze. Come per l’Anoressia Nervosa anche per la Bulimia il genere più colpito risulta essere quello femminile, soprattutto giovane. Rispetto al primo dei due disturbi, il secondo è più “nascosto”, in quanto il soggetto non perde necessariamente peso corporeo e l’habitus potrebbe sembrare normale. La paziente bulimica può assumere quantità esagerate di cibo (binge eating ) in un periodo limitato di tempo, facendo seguito a episodi di vomito autoindotto. Per essere ritenuti rilevanti, tali episodi di binge eating devono essere almeno in numero di due o più episodi a settimana, per almeno tre mesi. E cosa c’entrano i denti in tutto questo? I denti, cari lettori, possono essere dei veri e propri campanelli d’allarme sia per i genitori che spesso vivono queste situazioni

e/o che ne possono sospettare, sia per il dentista di famiglia che può “accorgersi” che in una ragazza di vent’anni qualche cosa non sta andando per il verso giusto. In eff etti gli elementi dentali possono essere una spia del problema in atto in quanto, soprattutto nei loro versanti interni, quelli che guardano il palato e la lingua, e da dove passa il vomito per essere rimesso, potranno apparire come consumati ed erosi quasi fossero stati “tagliati dal vento”: un vento acido! Gli acidi, misti ai residui di cibo presenti nel vomito che transiteranno nella bocca in senso inverso a quello dell’ingresso naturale, andranno via via a consumare lo smalto e la dentina. I denti dei pazienti che soff rono di Bulimia Nervosa spessissimo sono “tagliati dal vento” e appaiono come quelli delle persone anziane che col tempo si usurano. Proprio per questi motivi l’Odontoiatra potrà sospettare che la giovane paziente stia attraversando un momento difficile e con lei, o con i genitori, intavolare un discorso che possa essere d’ausilio alla sua precaria condizione psico-fi sica indirizzandoli all’attenzione degli Specialisti del settore. Al fi ne di completare il quadro mi sembra giusto segnalare che oggi, anche in bocche totalmente devastate dall’esito dei processi erosivi, sono da tempo impiegate metodiche e materiali adeguati alla risoluzione estetico e funzionale della dentatura compromessa dagli acidi senza obbligatoriamente dover pensare a complicate o mutilanti soluzioni invasive. L’Odontoiatria Adesiva e Ricostruttiva può davvero essere d’aiuto, in modo equo, nella riabilitazione orale di coloro che già hanno soff erto per cause gravi, spesso non causate da loro peccati. Intercettiamo il problema e creiamo la possibilità di far riguadagnare un sorriso!

mag 123


IL BELLO DELLA SALUTE di EUGENIO GANDOLFI specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica a Como e Lugano - www. eugeniogandolfi.com

MANIGLIE DELL’AMORE UN ADDIO DEFINITVO Una nuova e accresciuta efficacia per la criolipolisi Le cellule adipose vengono congelate e si disgregano Sono reduce dall’American-Brazilian Aesthetic Meeting di Park City, nello Utah, dove si danno appuntamento annualmente due tra le più importanti scuole di chirurgia estetica al mondo - quella statunitense e quella brasiliana, oltre ad altri specialisti di tutto il mondo. Ho tenuto due relazioni - una sul ringiovanimento del viso e una che “celebrava” i nostri cento trapianti di grasso al seno - ma mi hanno particolarmente interessato una serie di comunicazioni su un notevole progresso fatto da una tecnica che già utilizziamo con successo da 3 anni , ossia la criolipolisi. Come già saprà chi segue questi miei interventi, la criolipolisi è una tecnica assolutamente non invasiva e di notevole efficacia per ridurre ed eliminare definitivamente i depositi di grasso nelle zone critiche (“maniglie dell’amore”, fianchi, addome), attraverso il congelamento della parte interessata. Il grasso in eccesso viene trattato con un’apparecchiatura particolare chiamata Zeltiq® che è in grado di portare vicino a 0 °C la zona di grasso su cui è applicata. Il trattamento dura un’ora per ogni area, è assolutamente indolore e le cellule adipose congelate si disgregano a poco a poco, per poi venire eliminate dal sistema linfatico senza lasciare traccia. I vasi sanguigni ed i nervi non vengono intaccati dal freddo .I risultati si vedono in un arco di tempo che va dai quindici giorni ai due mesi. I vantaggi di questa tecnica sono evidenti: si tratta di una pratica indolore, praticamente senza effetti collaterali, con un’efficacia del 100%. Il limite, fino a ora stava nella massa grassa da eliminare, che

era piuttosto limitata. E non si potevano trattare le cosce e le braccia . Per attaccare depositi di grasso più consistenti era necessario sottoporsi a sedute ripetute e scaglionate nel tempo, oppure passare alla liposcultura chirurgica. Oggi, invece, questo limite è stato superato. Una nuova tipologia di applicatori Zeltiq® permette di “attaccare” più zone contemporaneamente e con una frequenza maggiore .Se fino ad ora , infatti, era necessario aspettare 3 mesi prima di sottoporsi a una nuova criolipolisi, oggi si possono trattate contemporaneamente almeno due zone ottimizzando i tempi di applicazione una volta al mese. Si può arrivare così fino a nove applicazioni di Zeltiq® in tre mesi, con un risultato assolutamente paragonabile a quello di una liposuzione. Inoltre è finalmente possibile congelare il grasso dell’interno delle cosce,delle braccia e di altre zone del corpo prima non trattabili. Senza, però, entrare in sala operatoria! Nella nostra nuova struttura di Chiasso, siamo già attrezzati per intervenire con le nuove apparecchiature Zeltiq®. Il costo del trattamento completo è paragonabile a quello di una liposcultura, e dato che, come ogni tecnologia “dolce” e meno invasiva, gli effetti si notano progressivamente mano a mano che si procede nelle applicazioni (le cellule grasse disgregate, come dicevamo, vengono smaltite dal corpo in un periodo che va dai quindici giorni ai due mesi) marzo e aprile sono i mesi ideali per intervenire e affrontare l’estate con un problema finalmente risolto.

Da oggi, a Chiasso, una nuova struttura vi offre il meglio anche nel campo della day-surgery: Academia Day Clinic. A pochi passi da Como, è nata una struttura di altissima qualità, con standard perfino superiori a quelli italiani che mette a disposizione della vostra bellezza 1.100 mq di tecnologia, benessere e arte medica. Sul sito www.academiadayclinic.ch troverete tutte le informazioni che vi servono, ma quel che dovete sapere sin d’ora è che: - In Academia Day Clinic potrete entrare la mattina e uscire la sera, avendo realizzato il vostro sogno di bellezza in modo armonico, sicuro e mini-invasivo. - La struttura dispone di un blocco operatorio modernissimo ed è autorizzata a compiere tutti gli interventi in day-surgery. - L’accoglienza è a livello di un hotel a cinque stelle. - Academia propone una gamma di servizi completa che vanno dalla chirurgia alla medicina estetica passando attraverso le tecnologie più sofisticate e innovative, come il laser, la radiofrequenza, la cavitazione e la criolipolisi. - Academia Medical spa è la zona esclusiva di trattamenti estetici che nelle mani di estetiste tra le più esperte del settore offre alle pazienti metodiche efficaci e sicure che si integrano con i trattamenti medici proposti. - Presso Academia Day Clinic troverete specialisti con grande esperienza e potrete consultarvi con me e con il dottor Riccardo Forte, chirurgo anch’egli ben noto in Italia e all’estero, per decidere insieme la strategia migliore per rigenerare e recuperare la vostra bellezza con o senza bisturi, in modo dolce e con risultati naturali. Per ogni informazione, contattatemi su www.academiadayclinic.ch e sul mio blog: http://blog.eugeniogandolfi.com/dottorgandolfi/.

mag


LE STELLE DI COMO

di SANDRA UBOLDI

ARIETE

BILANCIA

21 MARZO  20 APRILE

23 SETTEMBRE - 22 OTTOBRE

Per tutto il mese il solo Urano vi sostiene ed è con voi poi verso la fine

giungono Venere e finalmente Sole e Marte a dare man forte ad un cielo che sembra tinto di buio tramonto invernale. Naturalmente dovete evitare di prendervela con il partner che di nulla è colpevole se non di avere vicino voi intolleranti. Contate su Urano e il suo spirito innovativo di ricerca. Avrete maggior bisogno di riposo. Attenzione se soffrite di allergie qualsiasi perché in questo mese ne siete predisposti.

TORO 21 APRILE - 20 MAGGIO

State cercando una svolta importante che vi spingerà a decisioni premature. Riflettete perché Sole, poi Venere e Marte vi fanno vedere tutto roseo anche le avventure più rischiose. Cercate di essere molto concentrati , evitate castelli in aria, lasciate perdere obbiettivi che sono solo secondari. Curate molto la salute che potrebbe presentare problemi con l’apparato scheletrico e i denti. C’è di buono che Mercurio riesce sempre a tenervi allegri.

GEMELLI 21 MAGGIO - 21 GIUGNO

Giove è nel vostro segno con il suo benefico influsso. Quando Venere finirà la quadratura malefica con voi e sarà in sestile sarete più sereni e costruttivi e tutte le tensioni avranno termine. Dal 13 con Marte e Giove riuscirete ad avere il coraggio di imboccare nuove strade senza strappi drammatici. Dedicatevi a cure estetiche che costano poco impegno e vi daranno un’aria di rinascita primaverile.

CANCRO 22 GIUGNO - 22 LUGLIO

Buona disposizione di Mercurio e Venere con Sole fino al 20. Riuscirete nei rapporti personali con qualche compromesso fino alla fine del mese poi dovrete essere ancora più cauti (Venere in quadratura dal 23/3) buona disponibilità lavorativa con vivacità, voglia di fare e quindi una buona riuscita negli affari. Dopo il 13 state più attenti alla quadratura di Marte che potrebbe spingervi a decisioni arrischiate e approfittate del periodo per riallacciare rapporti lavorativi con l’estero.

LEONE

Mese appiattito da un cielo astrologico non vivace e con troppe opposizioni ( Marte poi Sole e buon ultima Venere) e un solo Giove che pianificherà il periodo più col cervello che col cuore ma che servirà dare una svolta pragmatica alla vostra situazione affettiva. Non mancheranno anche gli intoppi nel campo professionale che supererete con lo spirito di collaborazione con chi lavora a stretto contatto. Avrete così soddisfazioni, specie se vi occupate di informazione, comunicazione e trasporti. Curate molto l’alimentazione e fate belle camminate nelle vie più antiche e nascoste di Como rivedendo luoghi che da tempo avete trascurato.

SCORPIONE 23 OTTOBRE - 22 NOVEMBRE

Al contrario dei bilancini il vostro cielo è stracolmo di pianeti ricchi forti, ben disposti, amici. Tutti in trigono: Venere Sole Marte, Mercurio e Saturno c’è di che perdersi. L’eros è romantico sensuale sentimentale il tutto grazie a Venere fino al 23. Marte vi spronerà a chiarire una situazione professionale molto delicata che avevate rimandato a tempi migliori. Il vostro tatticismo (mercurio e saturno) sarà vincente anche se riuscirete ancora di più addolcendo le bordate con la gentilezza che non guasta mai. Praticamente un mese molto costruttivo con un bilancio economico all’altezza. Mese favoloso.

SAGITTARIO 23 NOVEMBRE - 21 DICEMBRE

Vi sentite bisognosi di attenzioni perché il vostro grande Giove che dà sicurezza e vigore è lontano (in opposizione). Poi giungerà in posizione favorevole Venere che dal 23 metterà tutto a posto. Giove è dissonante e Saturno in dodicesima casa sconsigliano impegni economici che potrebbero divenire un boomerang. Prima metà mese in stato letargico anche per le energie che riprenderanno vigore nella seconda quindicina.

CAPRICORNO 22 DICEMBRE - 20 GENNAIO

Mercurio, Sole, Venere mantengono con voi posizioni di prestigio con un sestile che durerà quasi tutto il mese. Userete molta diplomazia per nuove alleanze lavorative ma dovrete avere appoggi consistenti da colleghi e collaboratori. LLa seconda metà del mese disegna un calo energetico e la quadratura di Urano sconsiglia sport violenti per timori di strappi muscolari o rotture.

23 LUGLIO - 23 AGOSTO

La vostra solita generosità subisce un blocco per un Saturno in opposizione. Verrà Venere in aiuto (dopo il 23) sottolineando la vostra vena romantica e così riportando il rapporto con il partner ad altezze vertiginose. Vi protegge Giove che cura le vostre finanze impedendovi. Avrete molto denaro a portata di mano a siete anche molo svelti a spenderlo. Spesso non ascoltate il buon senso e vi lasciate andare ad acquisti incauti.

VERGINE 24 AGOSTO - 22 SETTEMBRE

State cercando di raggiungere preziose e lontane mete personali dimenticando la vita di coppia ma non ne siete colpevoli perché le opposizioni nel vostro cielo sono tante. Sul lavoro non distraetevi perché i vostri collaboratori sono pronti a rilevare ogni caduta di stile e capacità. Siate prudenti e pazienti perché il periodo è grigio. Meglio dedicarsi allo yoga e alla meditazione, curate molto il nervosismo che influisce negativamente sulle vostre funzioni digestive.

126 mag

ACQUARIO 21 GENNAIO - 19 FEBBRAIO

Giove è in trigono e potrebbe farvi indulgere in spese pazze di cui non avete bisogno. Avete molti pianeti che vi appianano la strada (Venere, Sole, Marte) e ciò porterà desiderio di sicurezza, punti fermi. Sport e lunghe camminate sulle nostre montagne sono assicurate dalle preponderanti energie. Saprete valorizzare la vostra immagine senza cadesse nell’edonismo esasperato.

PESCI 20 FEBBRAIO - 20 MARZO

Venere è finalmente con voi, Fantasie amorose popoleranno i vostri sogni ma non mancheranno il raziocinio e l’intelligenza per ridimensionare le aspettative esagerate che un mese eccezionale vi serve su un piatto d’argento. Anche il lavoro andrà a gonfie vele con opportunità di carriera. Non esagerate a tavola e camminate molto per smaltire il surplus di calorie.


Gli aforismi del mese di Federico Roncoroni

La salute e la malattia / 3 Dottore(s.m.). Un gentiluomo che prospera con le malattie e muore con la buona salute. Ambrose Bierce

Il medico sta male se nessuno sta male. Massima medioevale

Ci sforziamo di conservarci in salute per morire bene di radiazioni o di aria avvelenata Guido Ceronetti

L’uomo passa la metà della vita a rovinarsi la salute e la seconda metà a curarsi. Joseph Leonard

Il freddo è nemico delle ossa, dei denti, dei nervi, del cervello e della spina dorsale. Il caldo, invece, è loro favorevole. Ippocrate

Contro la forza della morte non c’è medicina negli orti. Regola sanitaria della Scuola Salernitana

Solo Dio ha la medicina per ogni cosa. Simonide

Il medico saggio deve essere esperto tanto per prescrivere un rimedio, quanto per non prescrivere nulla Baltasar Graciàn

Il giovane medico comincia la sua professione prescrivendo venti medicine per ogni malanno, e quello vecchio finisce per prescriverne una sola per venti malanni. William Osler

La mattina, appena alzato, lavati le mani e gli occhi con acqua fresca, muoviti un poco in modo da distendere bene le membra, ravviva i capelli, strofinati i denti. Queste cose ridanno freschezza e vigore tanto al cervello quanto al corpo Regola sanitaria della Scuola Salernitana

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LAST MINUTE

di FRANCESCO ANGELINI

IL CORE INGRATO DEL CENTRODESTRA Nessun eletto comasco al Parlamento del Pdl e dintorni. Eppure il territorio continua a premiare il partito nonostante le ultime disastrose vicende

Core ingrato quello del centrodestra nei confronti dei comaschi. Tra i tanti paradossi che queste elezioni hanno messo in risalto ce n’è una. Escluso il leghista Nicola Molteni, l’area moderata comasca non ha un rappresentante in Parlamento. La mancata conferma del senatore uscente del Pdl, Alessio Butti, migrato suo malgrado in Fratelli d’Italia, ha fatto uscire di scena l’ultimo rappresentante di quella parte politica. Il Pdl, pur confermando la forte emorragia di voti, si è confermato il primo partito della provincia di Como. Ma nessun candidato comasco ha potuto fare le valigie per Roma. Paradosso su paradosso, un’area per tradizione moderata come la nostra, sarà rappresentata oltre che da Molteni da due esponenti del centrosinistra eletti alla Camera: la riconfermata Chiara Braga (Pd) e Mauro Guerra, anch’esso del partito di Bersani che ritorna in Parlamento dopo 12 anni. A questa singolare situazione si è arrivati grazie alla più sciagurata delle leggi elettorali che, con l’eliminazione delle preferenze e dei collegi provinciali toglie al territorio ogni minima possibilità di incidere sulla scelta dei propri rappresentanti (il Pd perlomeno con le primarie ha dato la possibilità ai comaschi di indicare almeno i candidati), e dalla volontà degli organismi dirigenti regionali e nazionali del Pdl che hanno inserito gli esponenti comaschi in posizioni di lista che avrebbero consentito l’elezione sono in caso di un exploit del partito di Berlusconi. C’è da chiedersi perché da parte dei vertici del Pdl vi sia un atteggiamento di questo tipo nei confronti di un territorio che, dal momento della discesa in campo del Cavaliere, ha sempre premiato i colori azzurri con una mole di consensi degna dei tempi d’oro della Democrazia cristiana. Forse si dava per scontato che i consensi sarebbero arrivati comunque (adesso un po’ meno soprattutto grazie all’operato della giunta di Stefano Bruni in città). Oppure, a torto o a ragione, gli esponenti locali non sono considerati all’altezza del compito istituzionali. Chissà. Sarebbe bello che qualcuno sciogliesse il mistero. Fatto sta che, nel rapporto con il Pdl nazionale, Como è cornuta e mazziata.

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PRECISAZIONE A proposito del Last minute pubblicato nello scorso numero del Mag, il sindaco di Como, Mario Lucini ci ha scritto precisando di non aver mai promesso di risolvere i problemi di lungolago e Ticosa nei primi cento giorni del suo mandato. Gliene diamo atto, precisando, ma non ce ne bisogno perché lui lo sa, che queste (in particolare il lungolago) sono le aspirazioni della città. 130 mag



MAG 48 Marzo-2013