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Anno VIII Numero 95 Aprile 2011

MENSILE A SFONDO SOCIALE DI PUBBLICA UTILITÀ a: Campalto - Favaro Veneto - Tessera - Dese

CARCERE E CIE: Campalto in assemblea Sembra essere tornati ai vecchi tempi, nella tarda primavera del 2007, e poi di seguito, quando noi, abitanti di una periferia abbandonata e sotto-considerata, abbiamo iniziato a dire “ci siamo! Esistiamo, abitiamo in questa città!”. Campalto, una gombina al limite dell’orto, nella quale i pochi frutti che crescono, con fatica ma con sapore, sembra vengano travolti da notizie di tempeste imminenti, dalla grandine di fine estate. Frutti che sono l’unicità e la bellezza della barena colorata di viola tra agosto e settembre, puntinata del bianco di aironi, cigni e garzette, riscaldata dalla bellezza della vista su Venezia al tramonto, accompagnata nel silenzio dal frusciante pagaiare di una canoa. Frutti che sono l’accoglienza, negli anni ‘90, e sempre, dei profughi fuggitivi da guerre senza vincitori. Una terra vista troppo spesso solo come spazio libero da occupare, non pensando che forse, questo spazio, una vita già ce l’ha. Prendendo la bicicletta, e facendo un giro per campi e argini, si fa presto a rimembrare l’eco dei tempi passati, in virtù dei racconti letti o tramandati, di una storia fatta di contadini e pescatori, di palloni calciati su un campo di erba polverosa e a chiazze, di botteghe di paese e di osterie. La semplicità e il rispetto di quello che ci sta attorno, erano il pane del vivere una vita di paese. In un salto, si arriva a oggi. Basta guardarsi intorno, e si

distribuzione gratuita presso gli esercizi commerciali

di Daniele Conte

vedono case, strade, palazzoni, edifici, strutture. Ma... Sviluppo è cementificazione? A cosa serve veramente? In nome del bene comune forse? ...ma cos’è il bene comune? La qualità della nostra vita aumenta nel momento in cui abbiamo un nuovo quartiere per mille abitanti (...a guardare in giro quante le case nuove invendute?) oppure saremmo più felici se ci fosse un grande parco lungo la laguna che permetta di tutelare il territorio e preservarne l’unicità, in cui andare a giocare, a passeggiare, a rilassarsi? Sviluppo è anche questo o sono solo grandi opere per l’interesse di pochi? Quadrante di Tessera, TAV, C.I.E., carcere... ecco, da qui ero partito. Dopo la grande manifestazione di febbraio, il 15 marzo nell’aula magna della scuola Gramsci si è tenuta un’assemblea cittadina, organizzata dalle associazioni del territorio, per discutere di carcere e C.I.E., per confrontarsi su novità e opinioni. Attorno al tavolo dei relatori erano presenti il vicepresidente della Provincia di Venezia Dalla Tor, l’attuale presidente della nostra Municipalità Ordigoni, il consigliere comunale e nostro ex-presidente di Municipalità Scaramuzza e l’Assessore comunale all’urbanistica Micelli. Nella sala tanti cittadini, tante altre figure politiche, alcuni giovani di fuori, pochi giovani di Campalto. Tra i molti temi affrontati nel nutrito dibattito, riporto alcune


L’ERBA DI CASA NOSTRA (dalla 1° pagina) considerazioni, che possono, nella loro brevità, aiutare a capire alcuni aspetti del problema in questione: “carcere nuovo, ce n’è veramente bisogno sì o no? Se sì, dove?” “Nei cie le persone rinchiuse non hanno commesso reati, sono lì perchè non italiane. Sono centri in cui l’ordinamento normale è sospeso, dipendono dall’arbitrarietà di chi li gestisce. Sono luoghi di non-diritto, non può entrare nessuno, neppure i giornalisti... può succedere qualsiasi cosa e non saperlo. Milioni sono stati investiti, ma se fossero un’impresa sarebbero in perenne fallimento. Solo poche migliaia di persone sono state lì tenute, e solo circa il 30% espulse. E poi, chi sono queste persone? Forse molte volte le stesse che vengono qui per essere le nostre badanti, i muratori, i raccoglitori di pomodori? È positivo che la gente si sia mossa, dalle lotte per i beni comuni nascono frutti migliori.” “Sono stati istituiti per “risolvere l’immigrazione”, sull’onda di paure, le stesse di sempre, che ritornano nel ciclo della storia”. “La legge nazionale ‘Piano carceri’ dice che la scelta va fatta tra Stato e Regioni, i Comuni vengono solo sentiti. La ex-caserma affianco a via Cimitero è un bene demaniale, possono farci quello che vogliono, diversa è l’ipotesi di una incompatibilità culturale-ambientale.” “Con la procedura commissariale, ovvero affidando la gestione della situazione a un Commissario esterno, non vi è coinvolgimento dei cittadini né dell’amministrazione locale. Sono scorciatoie che portano le decisioni a sentirle subite.” “Le carceri, non va dimenticato, sono luoghi di sofferenza e dolore. Nel carcere femminile della Giudecca sono presenti 86 donne di cui quasi tutte lavorano tramite laboratori di cosmesi, l’orto biologico,... Nel carcere maschile la situazione è molto diversa, su 320 detenuti solo una 30ina lavorano. C’è un turn over altissimo, ovvero molti rimangono per poco tempo, c’è un cambio continuo che causa un grande lavoro anche per la polizia carceraria. Com’è la loro giornata? 22 ore in cella, 2 ore d’aria. Come possono migliorare così? Tutti vogliamo vivere in una città sicura, e per farlo sono necessarie misure alternative alla stretta detenzione, che permettano il cambiamento, la rieducazione, la formazione di persone migliori.” riguardo il Cie, le ultime notizie di fine marzo sono che il Ministero avrebbe confermato “Non c’è alcun progetto su un C.I.E. a Campalto”. Speriamo, né a Campalto, né altrove, perchè questi Centri di Identificazione ed Espulsione, come sono regolati e gestiti oggi, sono inefficaci economicamente e contro i diritti della persona, solo soluzioni apparenti, risposte di facciata a una problematica globale. Forse ne siamo usciti più confusi di prima, ma di sicuro ne sappiamo una briciola di più, e le cose, per giudicarle, bisogna prima conoscerle. Spesso mi chiedo: ma la politica, è fatta di cittadini che

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vivono e si prodigano per la res publica o è fatta di persone che sembrano abitare un altro mondo, un posto alieno sempre più distante quanto più alto è l’incarico che ricoprono? Ma chi ha potere decisionale, fa le scelte razionalmente con lo scopo di lavorare per creare un mondo migliore? Ci si rende conto che un territorio non è una landa desolata ma una terra viva con i suoi equilibri e le sue esigenze? Allargando il pensiero a quello che è stato e immaginando quello che sarà, ci vien da chiedere... Cosa contiamo noi?

ALDILA’ DEL MARE

intervista ad un amico (quasi) italiano di Chiara Foffano A discutere del CIE e dell’immigrazione, ho pensato ad un amico che qualcosa in più da dire ce l’avrebbe, quando trova orecchi disposti all’ascolto. Si chiama Ebenezer Bako e viene dal Sudan. Il suo viaggio verso l’Italia non è stata una sua scelta, come molto spesso si pensa discutendo di questi argomenti. È dovuto fuggire d’istinto, dalla sua terra, ribelle fra i ribelli. E come tornare ora, quando non c’è più la casa e la tua vita? Questo che segue è il racconto di un ragazzo, anzi di un Uomo, che si è ritrovato italiano senza sapere di averne il diritto. Non leggerete le sventure della sua vita, ma il ritratto, mi auguro, di una persona semplice e coerente, che sa capire il suo nuovo coinquilino più di quanto non sappiamo fare noi con il nostro. Bako è nato nel 1984 in Darfur, la Terra Nera del Sudan, lo stato più grande dell’Africa. L’ho invitato a cena, per festeggiare insieme alla mia famiglia i 150 anni d’Italia, a casa nostra. Lui è italiano per caso, da 3 anni e 8 mesi. Ha nel cuore la sua terra e tanti ricordi che mi snocciola lungo la serata. Una chiacchierata di più di due ore, fitta fitta, non basta per raccoglierli tutti. E pensarli. E digerirli, soprattutto. Bako è un mio amico e ovviamente, è nero. È un immigrato, sbarcato a Lampedusa, ignaro allora di arrivare qui, in Italia. Ha dovuto lasciare la sua famiglia, la sua casa, i suoi studi. La sua giovinezza ed il suo futuro. La guerra in Sudan, nella regione darfurina, è scoppiata nel 2003, ma nella parte sud del paese ce n’è una in corso, tra musulmani e cristiani, che dura da 30 anni. Al racconto della guerra, vissuta da un mio coetaneo, non posso rimanere indifferente. Non prendo appunti, riesco

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L’ERBA DI CASA NOSTRA solo a fissarlo oltre gli occhiali. Gli osservo le labbra generose raccontare le bestialità dei bombardamenti, dei fucili, dei ribelli e delle falsità che un governo racconta alla sua gente per derubarla, violentarla e sottometterla. Quasi fosse un suo diritto piegare il popolo per arricchirsene le tasche. Non riesco a immaginarlo abbracciare un’arma. Bako è gentile e quando ci vediamo è una di quelle rare persone che ti chiedono come stai perché ci tengono realmente alla risposta. Bako non sa cos’è una frase di circostanza, o piuttosto, una risposta di circostanza. E nel fiume in piena qual è il suo racconto, non me lo immagino neppure imbavagliato. Minacciato, percosso e spaventato. Mi dice che una persona intelligente deve aver paura. E lui ne ha avuta, ma non ha mai agito a favore del male. Ha dovuto accettare troppo per salvare la sua pelle e quella della sua famiglia. Fino a che, in una notte buia, la luminosa idea di fuggire gli è sembrata un miracolo. Bako corre per 12 ore, ritrovandosi la mattina seguente in Ciad, tutto ammaccato. Affronta un nuovo viaggio verso la Libia, per una settimana chiuso in un camion, e poi, in mare aperto, verso l’Italia. Mi confronto con lui sulla situazione nel nostro paese, sugli sbarchi clandestini. E mi dice che così non va bene. Non va bene perché a sentire i media, “sembriamo tutti cattivi”, tutti invasori senza doveri ma con molti diritti. Invece “lo straniero deve anche andare incontro, non può solo essere accolto, ma accogliere a sua volta: il popolo, le tradizioni, la legge del paese in cui si ritrova. So di essere ospite e rispetto le regole, ma non siamo tutti cattivi come si vede alla tv. Come ci sono gli italiani buoni e gli italiani cattivi, così ci sono i neri buoni ed i neri cattivi. E soprattutto, non solo neri”. Come dargli torno? Mi confessa che l’uomo è buono per sua natura. E detto da lui, come fosse una carezza, non riesco a non crederci. È semplicemente la società che lo cambia, i bisogni che cerca ma che qualcun altro ha preso al posto suo. Quando vediamo i senegalesi vendere le borse taroccare di Luis Vuitton sul ponte di Rialto, crediamo che con i nostri soldi si comprino l’oro. Magari lo fanno solo per un pezzo di pane perché chi li mette a Rialto con le borse taroccate, sfrutta la loro misera condizione per incentivare il mercato della contraffazione ed arricchirsi facilmente senza troppe commissioni. Quando sentiamo di un nigeriano che spaccia droga, capiamo solo che c’è un colpevole in meno ed un adolescente pulito in più. La droga forse è un rischio da correre fino a che non si raccimola il giusto per fuggire anche da qui. “Non possiamo certo giustificare chi non rispetta la legge,

ma dovremmo cercare di vedere comunque oltre, nel nostro piccolo… non è facile, ma è nella natura dell’uomo buono. Si dovrebbe pensare che non è l’uomo a cambiare, ma la sua mentalità, in base alle sue esigenze”. Bako ha solo 26 anni, 2 in meno di me. “La differenza sta solo nel colore. Eppure… lo sapevi che i bambini in Africa nascono bianchi? Io dono il sangue all’Avis e per me è un regalo che l’Italia mi ha fatto. Se uno che odia i neri sapesse che il sangue di cui ha bisogno per guarire è il mio, cosa fa? Si ammazza? Dentro siamo tutti uguali, rosso sangue uguali”. Non è una frase romantica detta per educazione, come la penseremo noi. Bako ci crede davvero che siamo tutti uguali infondo. E dopo questa sera ci voglio credere un po’ di più anche io. Quando gli chiedo cosa significhi per lui la pace, accoglie la mia domanda con un sorriso. La risposta esce timida “perché non si può spiegare così, a parole. Pace non è solo assenza di guerra. In Italia non c’è la guerra eppure non siete in pace. Pace è libertà. E voi non siete liberi”. E questa è una risposta che mi fa arrossire. Di storie simili a quella di Bako forse ne avremo già sentite. Ma a saperle leggere aldilà delle parole stesse, non sempre è così facile. Spesso è meglio chiudere i sensi a quello che ci disturba, meglio non capire e continuare per la nostra strada che interrogarsi sul perché delle cose. Nel 2011 abbiamo gli strumenti per abbattere tutte le distanze, ma non abbiamo la tolleranza né la saggezza di metterci tutti al medesimo piano, quello di essere cittadini dello stesso mondo.

LA PAGINA DI CAMPALTO: SIAMO ON LINE! Dal numero di gennaio 2011 “La pagina di Campalto” è consultabile anche in Internet! Abbiamo pensato che rendere disponibile il giornalino a tutti coloro che navigano in rete potesse essere un bel passo in avanti: sarà possibile consultare tutti i numeri in ogni momento, raggiungere anche coloro che la nostra distribuzione non riesce a raggiungere. Inoltre pensiamo che questa modalità di diffusione ci possa far interagire con un maggior numero di lettori. Questo è il link: http://issuu.com/lapaginadicampalto; iscrivendosi al sito è possibile rilasciare commenti e domande, segnalare iniziative, suggerire approfondimenti. A tutti buona lettura e buona navigazione! Potete inviare domande e commenti anche a questo indirizzo e-mail: lapaginadicampalto@gmail.com .

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PUNTI DI VISTA: VISITA AL CENTRO DON MILANI A TESSERA Bip bip...“Ci vediamo alle 21.00 al Forte Rossarol, sai dov’è?”. “Certo! A dopo!” Rispondo. Ti pare. Conosco il mio territorio. L’intervento del responsabile del centro Don Milani durante la riunione su Carcere e Cie a Campalto di qualche settimana fa, mi ha incuriosita a tal punto che, tramite amici di amici, sono riuscita ad avere l’opportunità di conoscere e vedere con i miei occhi com’è la situazione all’interno del centro per minori stranieri del Forte Rossarol a Tessera. Quelli che hanno una minima cognizione del territorio che li circonda sicuramente hanno sentito parlare di questo centro di accoglienza, ma pochi sono quelli che possono dire di conoscerlo bene, e troppi sono quelli che ancora ne ignorano l’esistenza. Voglio testare personalmente se davvero c’è una alternativa credibile e efficace al Cie e Andrea è il mio aggancio, è lui il mio accompagnatore durante la visita. Quando arrivo nella zona in cui sono sicura si trovi il Forte Rossarol improvvisamente cadono tutte le mie certezze, ero sicura fosse proprio in questa strada...no, forse è quest’altra, no probabilmente è alla fine di questa stradina... Continuo per qualche chilometro per un viale di campagna abbandonato e infangato, ho chiuso la sicura della macchina e quelle case pericolanti non mi piacciono per niente, chissà cosa c’è la dentro...nemmeno il tempo di tener lontane le immagini che la televisione ci ha inculcato a forza, che la fantasia vola alla cronaca delle ultime settimane...ragazze scomparse ritrovate morte in qualche strada di campagna...immigrati clandestini accampati...immigrati clandestini, gli stessi da cui sto andando...no, quelli delle strade di campagna sono cattivi, sono armati e si nascondono nei campi aspettando la loro prossima vittima...punti di vista. Ho paura, ma fare il giornalista free lance comporta dei rischi... Quando finalmente la paura fa pressione al buon senso perché prenda il comando della situazione, la coscienza mi fa mettere da parte l’orgoglio...non voglio ammettere di essermi persa proprio nelle mie zone... “Andrea...non so bene dove sono...”. Il mio salvatore mi spiega la strada e mi recupera. Entriamo in un cancello e ai lati del viale principale, anche se è sera, si intravedono varie casupole, recuperate dagli edifici militari di un tempo, campi da calcetto, da basket. La divisione degli edifici è funzionale ai vari stadi di accoglienza delle persone: c’è la “cavana” ossia il centro di primissima accoglienza per l’identificazione, la “rosa dei venti”, primo stadio di integrazione alle attività del centro, e la “bricola” dedicata a minori con alle spalle storie particolari, oppure ospiti particolarmente giovani che

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hanno bisogno di un’assistenza costante. Il “centro boa” è invece un punto di riferimento provvisorio per tutte quelle persone che superata la maggiore età cominciano a crearsi le condizioni per essere autosufficienti. E poi ci sono le varie stanze dedicate alle attività ricreative. Quella sera ci stanno tutti aspettando per vedere un film: “Il mio nome è Khan”. Andrea mi spiega che è un film che hanno scelto i ragazzi, parla di un indiano e del suo percorso di integrazione in America. Sono entusiasti. Spero almeno ci sia un lieto fine, come spero ci sia una prospettiva di vita migliore per questi occhi sorridenti che mi guardano incuriositi. Ad alcuni non darei meno di diciott’anni, altri si vede che sono degli adolescenti. Mi si stringe il cuore a pensare al viaggio che hanno fatto. Si presentano, hanno nomi difficilissimi per me, li ascolto, li ripeto e li dimentico all’istante. Invece loro si ricordano il mio: “Elena è facile però, i vostri sono difficili!” scherzo. Forse perché per noi sono tutti immigrati, stranieri, clandestini, vu’cumpra... Andrea mi descrive con orgoglio tutte le attività del centro, dalle attività investigative per rintracciare qualche parente e organizzare il ricongiungimento, ai lavoretti

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L’ERBA DI CASA NOSTRA che hanno fatto. Mi spiega che è importante che gente dall’esterno prenda parte alla vita della comunità perché è giusto che gli ospiti conoscano altre persone, altre storie, che non rimangano isolati ma che si rendano conto di quello che c’è fuori da questa “colonia permanente”. Alla fine troviamo Gianpietro, impegnato a aiutare un ragazzino egiziano nei compiti per casa dell’ultimo minuto. Mi spiega che i problemi più grossi arrivano con la maggiore età, quando sono troppo grandi per rimanere all’interno della comunità per minori e sono ancora troppo immaturi per intraprendere la loro strada. Senza tener conto di tutta la lenta burocrazia che c’è dietro, permessi di soggiorno da rinnovare continuamente per evitare un impietoso foglio di via che invece è puntuale come un orologio svizzero... In questo mondo lavorativo incerto per tutti, ancor più per chi non è italiano, un contratto a tempo indeterminato che scongiuri il ritorno al paese da cui sono scappati, è il più grande sogno di questi ragazzi. Per questo il centro investe tanto nell’inserimento lavorativo che da anni è il fiore all’occhiello di questa comunità. In fondo lo scambio è largamente a favore dell’impresa che deve solo dar “l’opportunità”. Dall’opportunità maturano rapporti lavorativi, nasce l’integrazione, si delinea un futuro un po’ meno buio. Purtroppo non sempre è così semplice. Alla fine mi congedo contenta, non è vero che il Cie è l’unica soluzione, non è vero che non si può pensare a un percorso di integrazione sereno, forse possiamo davvero offrire un futuro migliore a questi cittadini di nessuno stato ma abitanti di questo mondo. E’ solo una questione di punti di vista.

8 maggio 2011: il Papa a San Giuliano Sarà un evento molto importante, aperto a chiunque desidera partecipare, che accoglierà decine di migliaia di persone provenienti da tutto il nord-est; per questo è necessario organizzarsi per tempo e volentieri diffondiamole seguenti informazioni: -Si raccomanda di fornire al più presto l’adesione o attraverso la propria parrocchia (nella chiesa di San Benedetto in via Orlanda e in quella dell'Annunziata del Villaggio Laguna troverete le schede per l'iscrizione che verranno raccolte fino al 10 aprile), o secondo le modalità indicate nel sito www.ilpapaanordest.it o telefonando allo 041.5464417. Tale adesione GRATUITA - che permette di ottenere il pass d’ingresso - favorisce un migliore e ordinato afflusso all’area del Parco e permette di organizzare nel modo migliore l'accoglienza. • •

Elena Brugnerotto • •

L’area del Parco sarà opportunamente allestita con un numero adeguato di punti di ristoro e soccorso, servizi igienici e maxischermi. Per chi arriverà a Mestre con l’auto o con i pullman saranno presto indicati i parcheggi scambiatori di riferimento (previsti entro un raggio di un massimo di 4 km di distanza dal Parco) e da cui partiranno, in continuazione, le navette per S. Giuliano. Altre navette partiranno dalla stazione ferroviaria per chi arriverà in treno. Nei pressi del Parco sarà predisposta un’area di parcheggio per le biciclette per chi sceglierà questo mezzo che si configura come particolarmente adeguato alla circostanza. Il Parco di S. Giuliano sarà aperto già a partire dal mattino presto e fino alle ore 9.00. Si raccomanda perciò di arrivare con buon anticipo nell’area. Malati e diversamente abili potranno accedere ad un settore particolare con, al massimo, un accompagnatore ciascuno; per favorire l’organizzazione gli interessati sono invitati a dare la loro adesione già entro il 1° aprile. Il deflusso dal Parco di S. Giuliano alla stazione ferroviaria e ai parcheggi scambiatori sarà garantito dal momento della fine della messa a circa metà pomeriggio. Ferma restando l’opportunità di preannunciare la presenza alla messa attraverso lo strumento delle “adesioni” per favorire una buona organizzazione, rimane in ogni caso aperta la possibilità per tutti - fino ad un’ora prima della messa - di accedere all’area liturgica del Parco.

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CONCERTO DI CANTI POPOLARI E REGIONALI: peccato per chi se l’e’ perso! di Giuliano Brandoli Per il 150° anniversario dell’unità d’Italia l’associazione Terra Antica ha organizzato un concerto che si è tenuto giovedi sera 17 marzo presso l’aula magna dell’istituto comprensivo Gramsci a Campalto. Dopo l’introduzione della serata da parte del presidente di Terra Antica Ettore Aluisio, nella sala gremita sono state proiettate immagini del nostro Risorgimento accompagnate dal commento della presentatrice Laura Tagliabue. E’ iniziato poi il concerto dei tre impeccabili artisti della Fenice: Emanuela Conti (soprano), Enrico Masiero (tastiera e chitarra) e Claudio Cavallini (percussioni). Hanno eseguito canti e musiche popolari italiane, provenienti da varie regioni, da “Addio mia bella addio” a “La biondina in gondoleta”, dalla siciliana “Vitti na crozza” alla campana “Tarantella napoletana”, in un susseguirsi di applausi e di consensi a parte del pubblico, ed intervallate dalle letture di Laura Tagliabue. Succede, a volte, che durante uno spettacolo si crei una magica atmosfera che scaturisce dai contenuti dello spettacolo stesso, dall’interpretazione degli artisti e dall’attenzione del pubblico: è un’atmosfera palpabile, che trasmette emozione ed è respirata con gioia da spettatori ed artisti. Ebbene, giovedì sera 17 marzo quest’emozione ha contaminato tutta la sala, in un crescendo trascinato dalle musiche e dal canto, dalla maestrìa dell’esecuzione e dalle memorie più recondite di tutti i presenti, dai motivi per cui è stato organizzato il concerto e dalla consapevolezza di essere uniti! Ed è stata una logica conseguenza, alla fine, l’emozionarsi nuovamente nel cantare tutti insieme il nostro “Fratelli d’Italia”! Alla fine una serata che molte persone non dimenticheranno. Un vero peccato per chi se l’è persa!

I 150 anni d’Italia a Campalto “ …e la bandiera dei tre colori è sempre stata la più bella…”, dice una vecchia canzone. Ed è vero! Nel vedere il tricolore sventolare dalle finestre e dai poggioli delle case del nostro paese in modo semplicemente spontaneo (il calcio questa volta non c’entra nulla) ci fa bene al cuore. Riscoprirne la sua bellezza, come continua la canzone: “…noi vogliamo sempre quella, noi vogliamo la libertà!”. Il “Concerto di canti popolari e regionali” in programma per la serata del 17 marzo scorso nell’Aula Magna della scuola media A. Gramsci, ha ricordato le nostre origini. Un concerto raffinato e ben costruito, una carrellata di canti popolari e regionali dell’epoca (ormai parte del nostro DNA) accompagnati da filmati, diapositive e poesie, eseguiti in modo magistrale da tre ottimi musicisti e cantanti che sono riusciti a catturare l’attenzione dei molti presenti in sala. Brani conosciutissimi e cantati da tutti e in tutta Italia, che di regionale hanno oramai solo l’origine, a tutti gli effetti dunque, nazionali. Italia paese del bel canto, la forza della musica che non conosce confini e unisce i popoli. Un concerto che ha colto il senso della festa più e meglio di un lagnoso predicozzo politico. La serata si è conclusa cantando tutti assieme con emozione l’Inno degli Italiani, l’Inno di Mameli. Rientrando a casa, felici della serata, ci siamo sentiti orgogliosi di essere italiani. Grazie all’associazione culturale Terra Antica per l’organizzazione. TANTI AUGURI ITALIA! Amici in Coro

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APPUNTAMENTI E INIZIATIVE

Mostra di Pittura dI giorgio Parpagiola al centro Pascoli Dopo l’esposizione dello scomparso pittore Felisati, Blog Territori e Paradossi propone una mostra di un artista a del nostro territorio, Giorgio Parpagiola. La mostra sarà inaugurata presso il Centro Polifunzionale Pascoli a Campalto venerdì 29 aprile alle ore 18.00 e sarà visitabile fino a venerdì 13 maggio.

Diamo voce ad alcune figure femminili del Risorgimento

avrà la sua giornata domenica, ma sarà un aggiungere spirito, voglia, legami e nuove amicizie! Da subito vogliamo informare che tutti possono partecipare alla mostra di fotografia organizzata in collaborazione con Blog Territori e Paradossi: il tema proposto è “Stare insieme”. Maggiori dettagli potrete trovarli sulla pagina di Facebook di Music@mpaltO e nel prossimo numero della Pagina di Campalto. Nel frattempo cominciate a preparare le foto! Music@mpaltO è un’opportunità per respirare aria fresca, in famiglia.Almeno questo è quello che ci auguriamo. Per chi vuole essere sempre aggiornato sull’organizzazione e/o partecipare online all’organizzazione, visitate la pagina Facebook dell’evento Music@mpaltO!

Mercoledì 13 aprile alle ore 17.00 appuntamento presso il Cen-tro Polifunzionale Pascoli a Campalto: una narrazione sulle Donne del Risorgimento con l’intervento di Giannarosa Vivian ed il coordinamento di Caterina Albano. Numerose figure femminili , di diversa estrazione sociale, han-no creduto nell’unità di tutto il territorio italiano; del Risorgi-mento si conoscono le date, le battaglie le azioni politiche , i personaggi più famosi, ma si ignorano le vicende personali, le gioie ed i dolori non solo di donne che hanno operato a fianco di personaggi come Mazzini, Cavour, Pisacane ed altri, ma di altrettante che hanno svolto il loro ruolo, un po’ nell’ombra, anche lontane dalla propria patria.

Music@mpaltO sarà un’occasione per rilanciare la già consolidata Festa di Primavera, propria della parrocchia di Campalto. In programma per il 27, 28 e 29 maggio prossimi, vuole dare spazio ovviamente alla musica, ma non solo: all’arte tutta, aprendo le partecipazioni non solo ai gruppi rock, ma anche a chi ama il teatro e la fotografia. Il significato della festa rimane quello della condivisione: in gioco ci sono le proprie doti, le capacità e le disponibilità di ognuno. Il piacere dunque di fare un servizio per la propria comunità e per la propria città. Ovviamente la decisione di ampliare la festa a più giorni è proprio per la volontà e la voglia di aprire i confini anche a chi Campalto non la frequenta o non la vive: ci saranno amici di amici, ci saranno i nostri vicini del Villaggio Laguna invitati da don Massimo, ci saranno i nonni ed i genitori dei bambini, magari gli insegnanti o i cuginetti. Ci saranno i giovani che suoneranno, ma anche i loro compagni di scuola! Non si toglierà nulla alla festa parrocchiale, che

Nuovo centro internet a Campalto Da inizio giugno presso il Centro Polifunzionale Pascoli a Campalto sarà attivo un nuovo centro internet denominato P3@Campalto . Il laboratorio sarà allestito dalla Municipalità di Favaro grazie al finanziamento, ottenuto con la partecipazione ad un bando della Regione Veneto, proprio per l’attivazione di centri   internet e di alfabetizzazione informatica. Il centro sarà gestito dall’associazione Blog Territori e Paradossi , che già opera presso il centro Pascoli anche mediante l’organizzazione di corsi di PC. L’attività prevede l’accesso dei cittadini interessati in orari prestabiliti (un turno a settimana alla mattina, uno nel tardo pomeriggio ed un terzo al sabato o domenica) e con l’assistenza di un tutor. Saranno anche avviati corsi di alfabetizzazione informatica per la cittadinanza.

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PAGINA DELLA PROVINCIA

Patto dei sindaci, inviate le richieste di adesioni ai Comuni Zaccariotto: «Grande opportunità per i Comuni del territorio» 25-03-2011 - Sono stati inviati ai Comuni del territorio gli inviti formali ad aderire al Patto dei Sindaci, protocollo della Direzione Energia della Commissione Europea sottoscritto dalla Provincia di Venezia con l’obiettivo di promuovere la riduzione del consumo energetico e la produzione di Co2. Insieme agli inviti, sono stati inviati i questionari sulle politiche energetiche da compilare entro il mese di marzo, primo passo per l’adesione al Patto. La Provincia, inoltre, si impegna a supportare e dare consulenza tecnica e amministrativa ai Comuni che aderiranno al Patto, sia attraverso i propri uffici, sia attraverso Tecla, l’associazione che cura la collaborazione fra le Province e l’Unione Europea. «Invito con forza i Sindaci e i Consigli Comunali ad aderire al Patto che rappresenta una grande opportunità per intraprendere azioni per l’ambiente, soprattutto per i 4 miliardi di euro messi a disposizione dal Fondo Generale della Comunità Europea per l’Ambiente di cui 114 milioni destinati agli enti locali per l’attuazione del Patto – è l’invito della presidente della Provincia Francesca Zaccariotto - In ogni caso, e parlo anche da sindaco di un Comune importante, azioni di riduzioni del Co2 le dovremo intraprendere comunque, o perché il livello di emissioni sarà tale da non essere più tollerabile o perché, prima o poi, lo stato centrale o la stessa Unione Europea ci imporranno limiti e azioni più incisive. Quindi tanto vale prepararsi per tempo sfruttando i mezzi che l’Unione ha messo a disposizione come, appunto, il Patto stesso». «Per tutti gli impegni che assumono i firmatari del Patto, l’Unione Europea ha predisposto un apposito Centro Comune di Ricerca per fornire metodologie, aiuti e chiarimenti per la compilazione dell’Inventario delle Emissioni – spiega la presidente Zaccariotto – solo facendo squadra e presentandoci uniti come un territorio integrato, che sa superare i singoli campanili, potremo godere i vantaggi di questa straordinaria opportunità, come hanno già fatto 1600 comuni in tutta Europa». Fonte: Ufficio stampa - Polo Est

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L’ERBA DI CASA NOSTRA

VENEZIA IN VENDITA

di Elena Brugnerotto

“Mi scusi a che ora chiudono i cancelli per Venezia?” “Mi perdoni, non ho capito...” “Si, fino a che ora si può entrare a Venezia? A che ora chiudono i cancelli?” “Non c’è alcun cancello...Guardi che Venezia non è mica un parco divertimenti! ” “Scusi, da che parte è la pista ciclabile per arrivare in Piazza San Marco” “Mi dispiace, la stanno ancora costruendo, la finiscono l’anno prossimo” “Come faccio ad arrivare in macchina in Piazza San Marco?” “No, guardi, l’ultimo posto in cui può lasciare la macchina è Piazzale Roma, poi deve proseguire a piedi o in vaporetto.” “No forse non ha capito, io devo assolutamente arrivare in Piazza San Marco in macchina!” “...”

Sembrano dialoghi surreali, ma per chi lavora a Venezia e ha a che fare con turisti sprovveduti da tutto il mondo, le domande strampalate sono all’ordine del giorno. Ammetto che Venezia sia un tantino particolare: non ci sono autobus ma vaporetti, non ci sono piste ciclabili e il veneziani al posto della macchina hanno la barca, ma è ancora una città a tutti gli effetti anche se sembra assomigliare sempre di più ad un parco a tema. Certe domande lasciano proprio spiazzati: cosa rispondere quando chiedono dov’è un supermercato e gli mostri sulla cartina che quello più vicino è a 10 ponti, 20 calli e 5 chiese più in là, ovvero lontanissimo. Quando sono curiosi di sapere dove sono le scuole perché non hanno visto né giovani, né bambini. Quando in pieno agosto ti si avvicina uno, già con gli stivali addosso, e ti chiede dove e a che ora arriva l’acqua alta perché deve assolutamente vederla. Quando spiritosamente ti chiedono quanto prendi di stipendio per riuscire a vivere in una città con questi prezzi proibitivi, dove nei periodi clou ti fanno pagare una stanza doppia in un hotel di media categoria anche 400€ a notte, dove prendere il vaporetto costa 6.50 a corsa e per un taxi ti chiedono 50 euro anche per portarti dalla ferrovia a Piazzale Roma. A quel punto spieghi loro che quelle tariffe sono solo per i turisti, i residenti hanno tariffe agevolate, almeno per i mezzi pubblici... da quel momento passano dal tono scherzoso al tono incazzato, improvvisamente non sei più un compagno di sventura ma un ladro. “Ladri” a Venezia sono considerati un po’ tutti, gli albergatori, i ristoratori, i tassisti, i gondolieri; a questo appellativo malignamente viene da rispondere che non gliel’ha mica ordinato il medico di venire a Venezia, lo sanno tutti che è una delle città più care del mondo. Venezia sopravvive grazie al turismo: hotel, negozi,

ristoranti danno lavoro a migliaia di lavoratori, persone che con riverente gentilezza accolgono il cliente durante l’orario di lavoro e che lo insultano e lo spintonano qualche ora dopo per un posto sull’autobus o sul vaporetto. La verità è che la nostra cara città sta diventando invivibile, turisti ad ogni angolo che intasano le calli, negozi di souvenir contraffatti che sbucano ad ogni angolo al posto di panifici e ferramenta, case in vendita pronte a diventare l’ennesimo hotel o il vezzo di qualche vip che si vuole togliere lo sfizio di possedere un palazzo nella città eterna. Eppure, per chi sa coglierne l’essenza, Venezia è fragile e meravigliosa, soprattutto vista dai canali, quando sembra che galleggi magicamente sul pelo dell’acqua, pronta a nascondersi da un momento all’altro. Ha un fascino discreto che fa scoprire ogni giorno un piccolo particolare di sè, è una signora un po’ avanti con gli anni, che porta con orgoglio le sue rughe e racconta senza vergogna le sue avventure di gioventù. È una matrona austera, fatta della stessa pasta delle comari nelle commedie del Goldoni, che ogni tanto si lascia andare a pensieri romantici arrossendo il tramonto e mostrando a tutti la sua immutata bellezza. L’amministrazione della città che da secoli la mantiene come marito “putativo” sembra non essere più in grado di sostenere le spese necessarie al suo sostentamento: ed allora la vende a piccoli pezzi al miglior offerente che la deturpa e offende mettendole vestiti che non le appartengono. Quindi non preoccupatevi se da un giorno all’altro troverete un cancello all’inizio del Ponte della Libertà e leggerete un cartello con su scritto: “VENDESI”: sarà solo lo scherzo di un marito stanco di mantenere la propria esigente signora!

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UNA MELA AL GIORNO

UTILI CONSIGLI PER DIMAGRIRE PRIMA DELL’ESTATE

a cura di Annalisa Potz

Finalmente dopo un inverno freddissimo, caotico, piovoso, sta piano piano tornando il sole, il caldo, la luce. Molti di noi andranno al mare, e molto di noi si staranno preoccupando di come fare per uscire indenni dalla famosa “prova costume”. Come possiamo essere più belli entro luglio? •

Andiamo in palestra: non è tardi per iscriversi in palestra, anche in soli due mesi si può fare molto. Tra attività aerobica e pesistica dovremmo riuscire a tonificare il nostro corpo in maniera vincente. Impegniamoci in attività anche all’aria aperta: passeggiate nel parco, gite in montagna, qualche corsetta. Sono tante le attività che si possono fare fuori quando il sole brilla nel cielo. Nel tempo libero favoriamo queste attività perché ci aiutano a bruciare calorie ed anche a mangiare meno te-nendoci impegnati. Beviamo almeno 2 litri d’acqua al giorno. Bere acqua aiuta a dimagrire e a rendere la pelle più bella, oltre a stimolare le funzioni corporee. Ovviamente ci aiuterà molto mano a mano che il sole diventerà più feroce. Preferiamo i cibi freschi: mangiamo tanta frutta e tanta insalata. La primavera porta con sé molta buona frutta che soddisferà i nostri appetiti, equilibrerà l’apporto giornaliero di nutrienti e soprattutto ci renderà più belli! Preferiamo il gelato tradizionale a quello confezionato. Con l’arrivo dell’estate non dobbiamo assolutamente rinunciare al piacere di un buon gelato, ed è preferibile quello artigianale, molto più sano e magro di quello confezionato. Preferite gusti alla frutta se preparati con frutta fresca. Non esageriamo: molte persone sono ossessionate dal dimagrimento, dalla bellezza, ecc. Il mio ultimo consiglio è di non esagerare ossessionandovi. Fare le cose nel modo giusto e in maniera equilibrata: solo in questo modo otterrete dei buoni risultati senza farvi del male!

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DUE AMICHE Due amiche sulla cinquantina stanno passeggiando quando incrociano una signora che passa vicino cercando il loro sguardo; una delle amiche finge di non vederla e sussurra all’altra : “…anni fa eravamo molto amiche, poi lei ha cominciato a dimagrire!”

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PER RIDERE...E PENSARE

LE PRIORITA'

IMPIEGATI E DIRIGENTI

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un grande barattolo vuoto, e procede a riempirlo con palle da golf. Dopo di che chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d’accordo e dicono di sì. Allora il professore prende una scatola piena di biglie di vetro e la versa dentro il barattolo. Le biglie riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono che questa volta sì, è davvero pieno. Il professore però prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Questa volta gli studenti rispondono con un sì unanime e convinto. Il professore aggiunge velocemente due tazzine di caffè al contenuto del barattolo, così da coprire davvero tutti gli spazi vuoti tra la sabbia. Gli studenti si mettono a ridere. Quando la risata finisce, il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti come la nostra Fede, la famiglia, i figli, gli amici, l’amore, un lavoro, le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto, e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le biglie di vetro sono le altre cose che ci interessano, come la casa, la macchina, la carriera, etc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le biglie né per le palle da golf. La stessa cosa succede nella vita. Se utilizzassimo tutto il nostro tempo e le nostre energie per le cose piccole, non avremmo mai spazio per le cose realmente importanti. Dunque, fate attenzione alle cose che sono cruciali per la vostra felicità: coltivate la vostra intimità con Dio, giocate con i vostri figli quando ne avrete, prendetevi il tempo per andare dal medico, concedetevi momenti piacevoli con vostro marito o vostra moglie. Praticate anche - senza ossessioni - il vostro sport o coltivate il vostro interesse preferito; non tralasciate le buone letture. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per riparare la chiavetta dell’acqua, per lucidare la macchina, per navigare a caso su internet, per documentarsi su tutte le nuove funzionalità di un cellulare... Occupatevi prima delle palle da golf, delle cose che realmente vi importano. Stabilite le vostre priorità; il resto è solo sabbia”. Uno degli studenti alza la mano e chiede che cosa rappresenta il caffè. Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda. È solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita: c’è sempre posto per un paio di tazzine di caffè con un amico”.

Un tipo sta guidando la macchina, quando a un certo punto capisce di essersi perso. Avvista un signore che passa per strada, accosta al marciapiede e gli grida: ”Mi scusi, mi potrebbe aiutare? Ho promesso a un amico di incontrarlo alle due, sono in ritardo di mezz'ora e non so dove mi trovo..” “Certo che posso aiutarla. Lei si trova in un automobile, a 44° 30' 18'' di latitudine Nord e 18° 36' 20' di longitudine Est, sono le 12 e 23 primi e 35 secondi e oggi è lunedì 7 aprile 2008 e ci sono 20,3 gradi centigradi”. “Lei è un impiegato?” - chiede quello dentro l'automibile. “Certamente. Come fa a saperlo?” “Perchè tutto quello che mi ha detto è 'tecnicamente' corretto, ma praticamente inutile. Infatti non so che fare con l'informazione che mi ha dato e mi ritrovo ancora qui perso per strada!”. “Lei allora deve essere un dirigente, vero?”, risponde stizzito l'impiegato. “Infatti lo sono. Ma… da che cosa l'ha capito??” “Abbastanza facile: lei non sa dove si trova, né come ci è arrivato, né tanto meno dove andare, ha fatto una promessa che non sa assolutamente mantenere ed ora spera che un altro le risolva il problema; di fatto è esattamente nella condizione in cui si trovava prima che ci si incontrasse... ma adesso, per qualche strano motivo... risulta che la colpa è mia!”

TEAM DI LAVORO

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RINGRAZIAMENTO L’associazione AUSER “Il Gabbiano” di Campalto ringrazia la Pepsi Cola ed i direttori dello stabilimento di Scorzè, sig.Antonio Zanetti e sig. Paolo Rizzato, per la fornitura di bibite ricevuta in occasione della festa di Carnevale organizzata dall’AUSER al Villaggio Laguna nel mese di marzo.

Circolo Ricreativo Culturale

AUSER “IL GABBIANO” I NOSTRI SERVIZI Consulenza legale gratuita: si riceve su appuntamento il SABATO dalle 10.00 alle 12.30 ed il LUNEDI’ dalle 16.00 alle 18.30 “Ausilio” spese a domicilio: con il servizio Sociale della Municipalità e la COOP Adriatica il ns. Circolo ha aderito al servizio al progetto “Ausilio” per la consegna gratuita della spesa a domicilio alle persone anziane, non autosufficienti, portatori di Handicap o con problemi motori temporanei.

I NOSTRI CORSI Lingua italiana per stranieri: per agevolare l’integrazione offriamo un corso di italiano agli stranieri che vivono nel nostro territorio Corso di musica: sono aperte le iscrizioni per il corso di musica dedicato a bambini ed adulti. Con i nostri soci musicisti sarà possibile imparare a suonare la chitarra in maniera semplice. Ed inoltre… Scuola di Canto Corsi di informatica per i “meno giovani” Compilazione gratuita mod.730 (previo appuntamento) Per informazioni ed appuntamenti telefonare al numero 041.903525 dal lunedì

A cura del Circolo Ricreativo Culturale AUSER “Il Gabbiano” ONLUS (auser.ilgabbiano@alice.it - Editore Circolo Auser “Il Gabbiano” Direttore responsabile : Giorgio Marcoleoni . Redazione a cura BLOG Territori e Paradossi Associazione Culturale Redattori: Giuliano Brandoli, Daniele Conte, Chiara Foffano, Elena Brugnerotto, Francesca Delle Vedove, Carlo Albertini- Redazione: Piazzale Zendrini 22 Campalto (VE) Tel/ fax : 041.903525 e-mail : lapaginadi campalto@gmail.com Stampato in proprio n° 2000 copie—Registrazione presso il Tribunale di Venezia n° 1461 del 24 settembre 2003

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Aprile 2011

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