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ph Rovida

Mensile di approfondimento di Treviglio e Gera d’Adda

Anno 2 - n. 1 – Gennaio 2017

Euro 3,00

www.tribunatv.tv

Caravaggio: le foto che incantano il mondo Treviglio: cresce la Movida Economia: nuovi modi di fare la spesa


Da fare 2 • tribuna magazine • Gennaio 2017


ph Appiani

D

iventa quasi impossibile non scadere nella banalità quando si tratta di scrivere un editoriale che sia riassuntivo dell’anno appena trascorso e di buon augurio per il 2017. Per tale motivo mi limiterò a un semplice, ma sincero grazie a tutti i lettori che ci hanno sostenuto nell’anno che abbiamo da poco lasciato, un anno difficile per molte persone, ma anche per l’editoria. Fare un giornale come il nostro non è cosa da poco; mantenere alto il livello qualitativo e l’interesse è una continua sfida, resa possibile grazie ad una grande squadra di giornalisti che ha lavorato senza risparmiarsi e ai nostri editori che continuano a credere in questo progetto. In questo primo numero del 2017 di Tribuna magazine pensiamo di aver trattato molti argomenti concreti e positivi, che si rivolgono ad una vasta cerchia di persone dalle aspettative più diverse. Qualcuno noterà che c’è tanta Arte, perché crediamo che il Bello possa essere di buon auspicio per un anno migliore: ecco perché abbiamo spaziato, non senza un filo di follia, dai nudi di Rovida agli affreschi di San Bernardino, e dagli argomenti più seri, legati alla politica, all’economia, fino a quelli di intrattenimento, come il racconto e le ricette, passando per gli auguri dei Sindaci e di

alcune altre personalità del territorio, che vi invitiamo a leggere e che ringraziamo per le belle parole. [In realtà avrei voluto scrivere tutt’altro. Avrei voluto dire che nel mondo virtuale, nei cosiddetti “social” è in atto una sorta di gara a chi la spara più grossa; avrei voluto dire che ho sempre meno voglia di leggere i post di Facebook, perché sembra scatenarsi il peggio delle persone ogni volta che succede qualcosa. Avrei voluto dire che non sopporto più quelli che “due pesi, due misure”, che vedono la pagliuzza ma non la famosa trave, e dunque non mancano di gettare fango sul malcapitato/a di turno, dimenticandosi bellamente di aver fatto gli indignati solo qualche mese prima, magari per gli stessi motivi per cui oggi non risparmiano veleno (sì, mi riferisco al caso Fedeli/Pezzoni). Avrei voluto dire che il livello più basso lo raggiungono quelli che sentenziano e condannano sempre e comunque, su qualsiasi cosa, perché dopo i 18 anni dovrebbero saperlo che la realtà è ben più complessa e che il fatto di stare dietro a uno schermo non autorizza a dire le “peggio cose” degli altri, in una quantomai fantasiosa interpretazione dell’articolo 21 della Costituzione (sì, ancora Lei). Avrei voluto dire che forse questo è lo specchio del malcostume italiano, che non manca di

apostrofare come dottore tutti coloro che hanno un minimo di potere, di piegarsi al più subdolo servilismo quando occorre, ma anche di disprezzare senza ritegno quegli stessi “dottò” quando cadono in disgrazia; o di dire le peggiori cattiverie ai più deboli e solo per il gusto di dirle, al calduccio di un’impunità che la Rete sembra – purtroppo – ancora in grado di offrire. Riflettere su quello che rappresentano i nuovi media, su come utilizzarli affinché diventino strumento di libertà di parola, ma non di linciaggio mediatico, sembra essere la sfida di oggi per chi fa della comunicazione un mestiere. A chi non ne fa un mestiere, invece, agli “allenatori” della squadra di Facebook, augurerei di ritrovare la sana, vecchia abitudine di contare fino a dieci prima di dare il via ai peggiori istinti]. Avrei voluto, ma non lo farò. Mi limiterò ad auspicare uno splendido anno nuovo per tutti voi lettori da parte della redazione, chiedendovi di darci ancora fiducia, quella che avete dimostrato fino ad ora. Noi continueremo a fare un giornale che amiamo, con passione e divertimento, ma soprattutto con serietà. Scrivendo quello che c’è da dire, ma sempre nel rispetto delle persone; che poi, in fondo, sono la sola cosa che conta. Buon 2017! Gennaio 2017 •

tribuna magazine • 3


Pasticceria

Da fare 4 • tribuna magazine • Gennaio 2017


Sommario Mensile di approfondimento di Treviglio e Gera d’Adda

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6 Il 2016 raccontato dal primo cittadino Roberto Maviglia

ph Appiani

Euro 3,00

Anno 2 - n. 1 – Gennaio 2017

copertina bozza

(Stefano Dati)

8 Buon Anno! 10 La Movida che c’è ph Rovida

(Ivan Scelsa)

12 Nuovi modi di fare la spesa (Cristina Signorelli)

www.tribunatv.tv

Caravaggio: le foto che incantano il mondo Treviglio: cresce la Movida Economia: nuovi modi di fare la spesa

13 Il meglio del territorio direttamente a casa propria (Cristina Signorelli)

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magazine Autorizzazione Tribunale di Bergamo n. 6/16 del 19/04/2016 Anno 2° N. 1 - Gennaio 2017 Editore Tribuna srl Viale del Partigiano, 14 - Treviglio (BG) www.tribuna.srl info@tribuna.srl Contatti di redazione tel. 0363.1971553 redazione@tribuna.srl Amministratore Unico Marco Daniele Ferri REDAZIONE Direttore Responsabile Daniela Invernizzi Coordinamento Daniela Regonesi Redazione Daria Locatelli, Daniela Regonesi, Ivan Scelsa, Cristina Signorelli Fotografie e contributi Enrico Appiani Hanno collaborato a questo numero Maria Gabriella Bassi, Silvia Bianchera Bettinelli, Juri Brollini, Antonio Calissi, Sonia Caravia, Luca Cesni, Pinuccia D’Agostino, Stefano Dati, Diego Defendini, Marco Falchetti, Stefano Gatti, Ruggero Giuliani, Gabriele Lingiardi, Bruno Manenti, Silvia Martelli, Elio Massimino, Marco Nava, Sara Nisoli, Francesca Possenti, Lucia Profumo, Erika Resmini, Lino Ronchi, Pietro Rovida, Giuliana Salerno, don Giuseppe Villa Impaginazione e Grafica Pubblicitaria Antonio Solivari UFFICIO COMMERCIALE Roberta Mozzali tel. 0363.1971553 - cell. 338.1377858 commerciale@tribuna.srl Altre collaborazioni Giulio Ferri Stampa Laboratorio Grafico via dell’Artigianato, 48 - Pagazzano (BG) Tel. 0363 814652 www.tribunatv.tv - facebook: Tribunatv

C’è un profumo nuovo nell’aria, quello del pane di una volta di “Tilde” (Diego Defendini)

Task Force italo-russa, una buona opportunità Export Attitude: andare all’estero o no?

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Coro Tarantasio: cantare oltre i confini

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Invitati speciali, I Pezzi Fluttuanti

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Buon 2017 sostenibile

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Il riposo della Befana

Gli obiettivi 21 Centro sportivo di Cassano, nessuna certezza sulla data di riapertura dei cancelli

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Un grazie può cambiare il mondo

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(Cristina Signorelli) (Lucia Profumo)

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(Stefano Dati)

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Attenti al nudo

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L’artista del vetro

(Daniela Invernizzi)

(Daniela Regonesi)

27 MatitaLibera

di Bruno Manenti 28 La Locomotiva Giovanile (Gabriele Lingiardi)

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Atena: l’attenzione dei genitori ai giovani (Maria Gabriella Bassi)

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L’opera straordinaria di Monsignor Portaluppi e “La via dei Spiù” (Silvia Bianchera Bettinelli)

(Daria Locatelli)

(Pinuccia D’Agostino) (Giuliana Salerno)

(Daniela Invernizzi)

Alberto racconta (Daniela Regonesi)

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Kanji. L’idiogramma nell’idioma giapponese Viale delle Magnolie 31… citofonare Gritti (a cura di Zephyro Edizioni)

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Un abbraccio per sentirsi a casa (Silvia Martelli)

L’immacolata concezione nell’Arte Lombarda (Elio Massimino)

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Il cinema che verrà (Gabriele Lingiardi)

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Appuntamenti sulla neve 54 Karate, la via per insegnare il rispetto (Diego Defendini)

Quando a Treviglio arrivò il gotico

Le ricette di Erika Resmini 58 NO! E ora?

I risvolti storici legati agli affreschi in San Bernardino (don Giuseppe Villa)

Nuovi MacBook Pro 2016, potenza e performance dedicate ai professionisti

L’ospitalità cittadina di cento anni fa

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Il super ammortamento

Tutta l’arte di Bruno, con una dedica speciale

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Curare un dente o sostituirlo con un impianto?

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Veduta invernale di Treviglio

L’App del mese

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Com’era Com’è

Un esempio per la legalità

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Alla conquista del tempo con la musica del DuoMiLa

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Intolleranza al glutine

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La vignetta di Juri Brollini

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(Elio Massimino)

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(Marco Falchetti)

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(a cura di Fineco Bank)

(Diego Defendini)

(a cura dello studio dentistico Azzola)

(Daniela Regonesi)

(Francesca Possenti)

(a cura di Diego Defendini e Stefano Gatti)

(Daria Locatelli)

(a cura di Giovanni Ferrari)

(Diego Defendini) (Ivan Scelsa)

(a cura della Cooperativa Sociale 9Coop)

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Politica

Il 2016 raccontato dal primo cittadino Roberto Maviglia di Stefano Dati

Sindaco al secondo mandato, espone i traguardi raggiunti e i progetti per il nuovo anno della sua Cassano d’Adda

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esso in archivio il 2016, si fanno riassunti di quanto è stato fatto e progetti per il 2017: il primo cittadino Roberto Maviglia fa un bilancio del vecchio anno e parla dei programmi futuri. Il 2016 è stato caratterizzato, per il sindaco di Cassano d’Adda, dalla fine del primo mandato alla guida della città e dall’elezione al primo turno per la seconda esperienza. Non solo politica nei dodici mesi che i cassanesi si sono lasciati alle spalle: il 2016 ha portato anche l’ennesima delusione per la mancata consegna della tanto attesa tangenziale, un’opera stradale rimasta un cantiere aperto senza certezze per la sua definitiva realizzazione. È stato però anche l’anno delle soddisfazioni per tutta la città che ha ricevuto molti plausi per l’organizzazione dell’arrivo di tappa del 96esimo Giro d’Italia, omaggio che l’Amministrazione comunale ha voluto fare al campione di ciclismo Gianni Motta per i 60 anni dalla conquista della Maglia Rosa. Fine di un anno, si tirano le somme... «Che ci fosse un clima favorevole per un mio secondo mandato da sindaco lo percepivo ma non immaginavo affatto di vincere subito al primo turno. Il 2016 è stato un anno impegnativo, ma nello stesso tempo positivo e di verifica. I traguardi raggiunti sono quelli che abbiamo illustrato durante la campagna elettorale nella primavera scorsa, vale a dire l’aver fatto ripartire la città ed averla riportata alla normalità

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e tranquillità. Ci sono ora i traguardi da raggiungere nei prossimi anni, traguardi legati alla conclusione delle opere in corso; prima fra tutte quella della tangenziale, tema dolente per il quale non mi sento di fare più nessuna previsione, tuttavia, posso dire che la mia presenza in Città Metropolitana a quanto pare è utile per dare una spinta maggiore alla soluzione delle problematiche legate a questo progetto, soprattutto dopo le decisioni prese da Città Metropolitana che vanno nella direzione che avevo auspicato già dall’inizio dell’estate scorsa. Fra gli altri traguardi da raggiungere, ci sono i temi inseriti nel PGT: nell’ultima variazione di bilancio abbiamo messo le risorse per rivedere tutta la parte che riguarda il centro storico, ed in particolare il recupero degli edifici esistenti. Tutto questo con grande difficoltà, in gran parte legata alla crisi economica ma anche

agli ostacoli delle normative complicate, che di certo non aiutano». Centro storico, punto di partenza per il futuro del commercio cassanese. «Proviamo a contrapporci con quella che negli ultimi 20 anni è stata una politica commerciale sbagliata, certamente si deve partire dal caratterizzare il nostro centro storico. Questo sarà possibile quando finalmente si potrà intervenire con il piano della viabilità ridisegnato con l’apertura della tangenziale: è mia convinzione che sarà questo il punto di svolta che consegnerà ai cassanesi una città più ordinata, meno caotica». Pronto il ritorno di qualche servizio pubblico «Il mondo è cambiato, la dislocazione dei tanti servizi ai cittadini è stata messa in atto non solo a Cassano ma anche in tanti altri comuni, una razionalizzazione dettata anche dalla necessità di contenere le spese. A breve il nostro comune comunque beneficerà del servizio ospedaliero, nel senso che ha è già stato deciso dall’Ats (ex Asl, ndr) che l’attuale struttura ospedaliera cassanese, oltre ad essere confermata come polo riabilitativo d’eccellenza, sarà attrezzata per tutta una serie di servizi, oggi sparsi in più territori di vari comuni, che vanno dalla presenza di nuovi poliambulatori a tutto ciò che riguarda l’assistenza sociale, riproponendo Cassano d’Adda come punto di riferimento sul territorio della Martesana». Caserma dei carabinieri e auditorium, due pratiche ancora aperte. «Abbiamo fatto avere all’Arma dei Carabinieri le nostre due proposte per mantene-


€ 173.000

re sul territorio la presenza della Stazione o Tenenza dei carabinieri. Una è quella dell’utilizzo di una parte dell’attuale struttura di via Milano, con l’impegno da parte del comune di accollarsi il costo dell’affitto a riscatto, mentre l’altra riguarda invece il possibile trasferimento dei carabinieri in Casa Berva. Per questa seconda soluzione siamo in attesa di un sopralluogo tecnico, che solleciteremo da parte dei militari dell’Arma affinché dicano quali siano eventualmente i lavori da effettuare in funzione alle loro esigenze. Per quanto riguarda l’auditorium, invece, nei primi mesi dell’anno i lavori dovrebbero essere terminati, ad eccezione delle zone dedicate alle attività commerciali, che rimarranno al rustico e da completare, in quanto terminare i lavori ne avrebbe vincolato l’utilizzo futuro. Ora c’è d’affrontare il tema della gestione. Essendo un investimento notevole per il comune di Cassano d’Adda, l’idea è quella che la nuova struttura diventi il fulcro di tutte le attività culturali: deve cioè diventare il volano di nuove idee e nuovi progetti». Sindaco di Cassano d’Adda e Consigliere delegato in Città Metropolitana con il desiderio di un futuro in politica oltre i confini cassanesi... «Le situazioni politiche cambiano così velocemente che pensare oggi cosa accadrà nei prossimi anni è di fatto impossibile. Detto questo, se ci sarà in futuro l’opportunità, mi piacerebbe continuare un percorso politico. Il nuovo impegno in Città metropolitana è certamente oneroso, ma non toglie attenzioni al mio ruolo di sindaco. Sicuramente comporta un po’ di sacrifici nel far combaciare tutti gli impegni in entrambi i ruoli, tuttavia mi sto organizzato in modo tale da poter disporre del tempo necessario per ognuna delle due cariche istituzionali». C’è chi profila, anche nella maggioranza, un gennaio caldo della politica cassanese per i fatti giudiziari legati alla vicenda del Pignone. «Valuteremo dopo la decisione del Gup. Come ho detto da sempre auspico che il caso si chiuda positivamente, perché sono convinto che in questa vicenda sia stato fatto tutto correttamente».

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Auguri

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anno. i lasciamo alle spalle ciune buoni Ѐ tempo di bilan speranze, e di iti propos , di rendicoguntri,i della voglia di promesse e au e spalle o di non di lasciarsi tutto allat e e progetti. cambiare nulla, di totes anno che sal’ , Comunque sia andaozioni e pensieri lutiamo ci lascia eml nostro percorso che fanno parte de tte le trevigliesi di vita. Auguri a tu 2017 che possa e i trevigliesi per un e sereno. essere positivo ( Juri Imeri, sindaco di Treviglio)

ini di Arzago,aco fare arissimi cittad er un Sind vanno sarebbe faciletepco se che non l’elenco delle tae nil nuovo anno porti la e chiedere chtti i problemi… Preferisco fatichesoluzione di tu to lavoreremdoede izione, es u q su e ch vi ir d n tenacia e remo insiemeocoanno preferisco chiedere , che è mentre al nuov un po’ di felicii tà i vo i d o n blemi u n ro p og per lvere so ri er p te n ra u il vero carb ni e andare avanti nella vita! di tutti i gior ri di buone feste e un felice Tanti augu anno nuovo. a, (Gabriele Rivrz ago d’Adda) A i d sindaco

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ari Concittadini, il personaggio del presepe che preferisco è il lupo. Proprio quel lup o che in una bella favola di Bruno Ferrero si avvicina alla mangiatoia per divorare il Bambino. Come continua la storia? Ecc Mentre ha le fauci spalancateo…il lupo incrocia lo sguardo del Salvatore gli sorride e gli fa una carezza sul , che muso ispido. In quel momento ale si sveste di tutta la sua crudell’tàanim e si scopre uomo. In questi primi giorni del anno, tempo propizio per la rif lesnuovo e i buoni propositi, vorrei augurarsione vi di riscoprire la vostra umanità nel le qu lità che vi contraddistinguono, per apossiate spenderle e condividerle ché ricerca del vero bene com e, ess nella enziale per la rinascita della nostrun a Caravaggio. Felice Anno Nuovo! (Claudio Bolandrini, sindaco di Caravaggio)

Collezione Ronchi

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uspico che il 2017 si apra e proceda bene, pieno di soddisfazioni personali e per la nostra città. In una situazione politica complicata, come quellaa italiana, spero che il nostro Paese riesc a trovare a livello nazionale, e quindi anche per il nostro territorio, quella stabilità necessaria per affrontare i vari temi in discussione. Spero che il 2017 sia dav vero l’anno per l’uscita della crisi economica a livello nazionale e quindi dia ripresa anche delle attività ed economio! per Cassano d’Adda. A tutti, buon ann (Roberto Maviglia, sindaco di Cassano d’Adda)

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Buon

uguro ai miei cittad i di sentirsi sempre parte della stra in orgogliosi di far piccola grande co continueremo adno m un ità ai ut ar ci Amministratori Com e a collaborare, come fattmoisanese. Se cittadini volontari, unali, A ssociazioni, Parrocchiafinora, fra riusciremo a fare la e la mancanza di fond differen , nonoprstivanati te leggi statali. Mi augu i e i numerosi ostacoli creatizada gia che si è creata fr ro inoltre che prosegua la prof indecenti buoni rapporti che a i Comuni della Bassa, grazie aiicua sinerfra Sindaci, Amminsi sono instaurati istratori e mondo del volontariato, rius a guardare al di là cendo sempre politici di ognuno. Sedei diversi colori uniti, avendo sempr sapremo restare tivo il bene dei noestcome unico obietnostro territorio, pori cittadini e del forti e riuscire a supptremo essere più lire a mancanze statali sempre Un augurio specpiiaùlegravi ed evidenti. alla mia splendida di buone feste va squadra comunale, che mi riempie di or quale non riuscirei goglio e senza la diff icoltà quotidiane ad af frontare le smo e con un briciocon tanto entusialo di sana ironia. (Dai sy Pirovano sindaco di Misan, o)


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Anno!

esidero fare augurio cheiodpersonale, ma a nome m di tutta l’Ammie anche da pae,rtè che Calvenzano n io ella nistraz ire nel solco d possa prosegsoulidale e cooperasua storia rendo il profondo tiva, riscop micizia e trovando valore dell’aioia nei tanti aspetti motivo di ge ognuno di noi può positivi ch ropria esistenza. trovare nellacupore, a tutti e a ciaAuguri di nostri concittadini, scuno dei vo anno all’insegna per un nuo la serenità. del (Fabio Ferli a, sindaco d o) Calvenzan

ono troppo convinta che bella anche quando è brla vita sia nascere sia il miracolo de utta, che vivere: il regalo dei regali. i miracoli, tratta d’un regalo molto Anche se si molto faticoso, a volte do complicato, scrisse Oriana Fallaci, e loroso”. Così essere il mio personale auquesto vuole gurio per il 2017: vivere ogni giorn o co n cercando sempre gli aspe intensità, anche quando si fatica a tti positivi, ric Sereno Anno Nuovo!onoscerli. (Beatrice Bolandrin sindaco di Brignanoi, Gera d’Adda)

ne, del Direttore nsiglio di Amministraziossa Rurale di Treviglio, nome mio personale, del Co Ca la boratori del lla Co dei e elli Nic to ber Ro ugurio di un ale Gener tutte quelle dove operiamooill’a201 a e e lies vig tre ità un 7 sarà un com a all o rivolg il Credito Cooperativo italian prima e un un tra ue 2017 di serenità e di pace. Per uno spartiacq o tan sen pre rap che elli qu di , ò l’impegno anno di svolta non modif icheranno perfam no an err erv int che nti me bia le iglie, con dopo. I cam e soddisfare le esigenze delan ere nd pre com a e ral Ru ziani, e delle ssa Ca gli della ce più deboli come i giovanirise orsa economica del particolare riguardo alle fas tituiscono la più importaànte eimprese che da sempre coslgim ento di questa attivit riserv i Soc nostro territorio. Nello svoolare att 00 21.7 i str enzione ai no remo sempre una partic mano la loro fiducia, che per la noon la fine che ogni giorno ci confer stimolo al continuo miglioramento. del 2016 si chiude voi, alla guida e le vita fa stra Cassa è lin il mio primo anno tra da sociosanitaria lio) vig Tre C e della nuova Azienqu BC li te en da sid pe collabo os Pre , i oli str azi no Gr i i de nn ova (Gi di essere i, dei miei a os gli go or no So sione a le. en ria territo , che conserva una die m rio ito rr te to es oro e la qu lav di il e ri rato fre tanti esempi di coalim. Certo, anche misura d’uomo e chnoe of ancora vivi e vit solidarietà sia vadilorzioi nalmente ricca e solidale c’è chi in questa terra tra per la crisi economica, per la fragilità bbiamo sperimentato in qu es ti an ni , lav or vive delle difficoltàla, solitudine. Il 2017 ci vedrà impegnati a ando insieme, un rafforzamento della no str a presenza in città, contribuendo a viverla e a fa fisica e sociale, per ere a questi bisogni. Il mio augurio è che rla viv er e pi ù intensamente e con maggiore dinamismo. Ab cercare di rispond serenità in ogni casa, e ci veda tutti uniti bi am o da to un all’espressione nota “la pu significato nuovo il nuovo anno porti a dei cittadini. Il mio impegno personale perché abbiamo fatto sì bblicità è l’anima del commercio”, per migliorare la vitmiei collaboratori è – e sarà – quello di ch e il no stro lavoro quotidiano da commercianti, professio e quello di tutti i l’ospedale un luogo significativo per il ni sti e ar tig ian i assu esse sempre di più un rilievo bblic rendere sempre piùa bergamasca: una casa per i cittadini, o, perseguendo insiem obiettivo comune: prpuom territorio della Bass, per gli anziani, le donne, i giovani e le uovere Treviglio. Questome anche un e l’augurio dell’A ssociazio per le associazioni o trovare non solo cure e assistenza, ma il mio augurio ne pe r il 2017: proseg amo insie questo su questa strada, capace famiglie, che potrann cultura. Certa chediingio me di , ee id di o, di dare anima alla ui nt ro ia. nf co nostra città. un luogo di auguro a tutti un 2017 li, so o m (Gabriele Anghinoni, pr re sa n no o gn impe Commercianti, professioesidente dell’A ssocia zione i, (Elisabetta FabbrinAs ni sti e ar tigiani di Trev st Bergamo Ovest) le ra iglio) Direttore gene

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Società

La Movida che c’è di Ivan Scelsa

La crescita di Treviglio è legata alla capacità di essere attrattiva, non solo per i giovani. Ne parliamo con Gabriele Anghinoni, vero impulso del cambiamento

I

l dinamismo di una città è lo specchio della qualità della vita percepita dai suoi abitanti, ed è descrivibile con una sola parola che, in essa, racchiude, tutta l’essenza del concetto. La parola movida fa il suo ingresso nei dizionari italiani nel 1990 – presa in prestito dalla lingua spagnola – riprendendo al femminile il sostantivo movido, con cui il popolo iberico indica quanto è “movimentato”. Non è quindi sbagliato indicare con questo termine quell’atmosfera di vitalità di un centro, sia essa di natura attrattiva per cultura ed arte piuttosto che indicativa del fervore e della vivacità dell’offerta che essa propone. In chiave più moderna e mondana, questa lettura va ricercata in diversi fattori i cui soli termini animazione, ambiente e commercio non sono in grado di racchiudere e descrivere. Al fervore delle iniziative private, occorre che si accompagni e si sviluppi la consapevolezza comune che la “città viva” sia un beneficio per tutti i suoi abitanti, non solo per i commercianti. Per far ciò anche Amministrazione Comunale, enti ed associazioni dovrebbero coordinarsi per una strategia d’intenti che, oggi più che mai, è necessaria per lasciare quell’immagine un po’ provinciale, mai del tutto scrollatasi di dosso, e proiettarsi alla consacrazione di un ruolo attrattivo nei servizi, tanto quanto nell’offerta di svago proposta. L’adeguamento dell’illuminazione pubblica, la nascita e la riconferma della gratuità del servizio pubblico di trasporto che collega i parcheggi esterni alla circonvallazione al cuore della città, rappresentano un sicuro impulso. Lo stesso – e questo va

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decisamente sottolineato – può dirsi per le iniziative dell’Associazione Commercianti e di quanti, negli ultimi anni, hanno ravvivato la piazza con eventi gratuiti e di ampia fruibilità per tipologia ed offerta. Intorno ad essi è nato un sottobosco di iniziative private che, giorno dopo giorno, stanno portando Treviglio al livello di Crema, la “rivale” vista fino a questo momento come un miraggio, un’oasi a pochi chilometri dalla metropoli capoluogo di Regione che in tanti, fino ad alcuni anni fa, abbiamo frequentato ed ammirato. Nascono anche App per smartphone e tablet dedicate alla vivibilità di Treviglio capaci di fornire – tra l’altro – una guida su

notizie, eventi e curiosità per essere sempre in contatto con l’ambiente in cui si vive: uno strumento moderno per una città che sta rapidamente cambiando il suo volto. Questo, come già abbiamo avuto modo di parlarne in passato, giova a ciascun trevigliese: per l’offerta di cui esso stesso potrà usufruire, per il valore aggiunto che la “trevigliesità” potrà acquisire, per la rivalutazione del valore economico di abitazioni e locali commerciali, notoriamente abbattutosi in modo lieve a seguito della crisi che ha colpito il settore dal 2008 in poi. Una costante crescita di cui abbiamo voluto parlare con Gabriele Anghinoni, Presidente dell’Associazione Commercianti Trevigliesi che, a chiusura di un anno particolarmente intenso, traccia un bilancio dell’attività svolta, delle iniziative e delle sfide che Treviglio dovrà saper affrontare. Anghinoni, secondo Lei la città sta cambiando? Se sì, come? «Negli ultimi anni Treviglio è cambiata radicalmente. Un grande impulso si era già avuto con l’ultimazione dei lavori di piazza Garibaldi e con l’assegnazione degli spazi commerciali e culturali del nuovo plesso ex Upim. C’è stato poi un crescente passaggio pedonale, con un flusso di gente richiamata dal fatto che la stessa non sia più buia né pericolosa. É un vero invito al passeggio in un “salotto buono”, invidiabile per molte città. Ma tanto è dovuto anche all’apertura di nuovi locali di diversa tipologia – siano essi bar, ristoranti o gelaterie – che hanno portato tantissimi giovani a frequentare la città nelle ore serali e nel contempo tante famiglie che, anche la domenica mattina, hanno la possibilità di trovare frutta, pane, fiori e molti negozi aperti fino al pomeriggio passeggiando all’aria aperta. Da sottolineare la terza domenica del mese, poi: un altro di quei motivi per i quali la gente viene volentieri a Treviglio anche dai paesi vicini. E ancora: i mercoledì sera della passata estate, che hanno portato un flusso continuo di persone ad animare le strade del centro, ottenendo numeri importanti senza la necessità di programmare specifiche manifestazioni, ma soltanto come consolidando la piacevole abitudine dello “struscio serale”».


ph Cesni

A questo hanno contribuito anche specifiche manifestazioni però… «Assolutamente sì. É negli ultimi due-tre anni che si è davvero consolidato questo trend positivo. Sono nate manifestazioni come Fiori, sapori e colori, Treviglio in Gioco, Treviglio al cioccolato, Street Food, Il Giorno di Babbo Natale e soprattutto Treviglio Vintage, quella che ha dato davvero il la a tutte le altre iniziative facendo conoscere la nostra città. La movida c’è perché Treviglio gradualmente viene conosciuta tramite i suoi locali, queste manifestazioni e le attrattive intrinseche del patrimonio locale che sono state rivalutate: penso, in particolare, al Museo verticale». Di cosa pensa abbia bisogno oggi la città per consolidare la propria posizione attrattivo-turistica? «A questo punto avrebbe bisogno di una struttura – per la quale si sta già lavorando – capace di organizzare tutto questo proliferare di iniziative e di vitalità ritrovata, di far rete con un sistema di comunicazione diverso ed in grado di far conoscere molto di più (e meglio) quello che succede nella nostra città. Non voglio andare a rivangare i concetti e le frasi di sempre, ma siamo in una posizione fantastica, al cento della pianura tra Milano e Brescia, vicini alle province di Cremona e Lodi e ben collegati con un sistema viario e ferroviario che pochi eguali trovano in altri centri». In questo, che ruolo hanno i commercianti? «Io rappresento l’Associazione Commercianti Trevigliesi che molto ha investito con l’Amministrazione Comunale (anche grazie ad una nuova illuminazione) per far sì che la città riprendesse un percorso. Si cerca proprio di far capire agli esercenti che il risultato diretto delle manifestazioni promosse non deve essere l’aumento di incasso a fine giornata, ma che queste debbano essere veicolanti a fidelizzare le persone a tornare a Treviglio, abituandole a venire qui perché qualcosa di bello c’è sempre». E Treviglio nella fascia serale? Com’è? «Lì ci sarebbe da lavorare di più nei periodi invernali. In estate la gente, bene o male, è portata a passeggiare anche se non ci sono le aperture straordinarie dei negozi

del mercoledì sera. Più che manifestazioni dovrebbero esserci locali aperti capaci di attrarre gente, giovani e meno giovani: è quella la discriminante capace di aumentare il flusso serale. In centro non si viene solo per fare shopping, ma per trascorrere una serata: hai bisogno di vedere anche locali aperti e vetrine illuminate, magari fino alla mezzanotte. Sono piccole cose che potrebbero portare grandi risultati nelle serate che in genere hanno meno passeggio». Rapportata a Crema, invece? «Crema è una città con una movida importante. Però ricordiamoci che la loro movida è concentrata in una sola via, quella centrale. Ed in quella strada perché c’è

la movida? Perché si raccolgono i frutti di una semina fatta negli anni precedenti. Non è altro che la diretta conclusione del ragionamento che facevo prima: locali aperti e vetrine illuminate sono il primo passo per portare la gente in città. Da loro dobbiamo imparare, ma ricordiamoci che noi non abbiamo una sola via centrale, ma una via per lo shopping, un grande salotto ed altre tre-quattro vie altrettanto vive che nei mercoledì sera sono frequentatissime. Trasferite un mercoledì sera estivo a Treviglio o una manifestazione da noi promossa in una città come Crema: credo che lì non ci sarebbe posto per tutta la gente. Crema è bellissima, ma Treviglio non è da meno».

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Economia

Nuovi modi di fare la spesa di Cristina Signorelli

La spesa online sta rivoluzionando molte delle abitudini familiari, è comoda e vantaggiosa perchè fa risparmiare tempo e fatica

N

egli anni sessanta William Hanna e Joseph Barbera, gli autori di tanti indimenticabili cartoni animati, crearono i Pronipoti, una serie animata di personaggi che vivevano nello spazio dotati di strumenti e funzioni impossibili da immaginare realizzati per davvero, come per esempio il robot maggiordomo e il supermercato intelligente che ti riempie il carrello automaticamente, invece... I robot sono divenuti realtà quotidiana, seppur ancora non multifunzioni come il maggiordomo di casa Jetsons, e Amazon sta per lanciare il supermercato del futuro. Il colosso di Jeff Bezos inaugurerà a Seattle il negozio “più avanzato al mondo tecnologicamente”, piccoli punti vendita – non supereranno i 160 metri quadrati per poterli collocare anche nei centri città – che offriranno prodotti locali e globali, nonché pasti preparati al momento, con una particolarità rispetto agli attuali negozi: non vi saranno casse per il pagamento. Questo non significa che Bezos si sia dato alla filantropia più spinta, bensì i negozi Amazon Go – che prima di quanto pensiate vedremo anche in Italia – sono dotati di particolari sistemi di telecamere e sensori in grado di riconoscere i prodotti e in quale quantità vengono prelevati dagli

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scaffali e riposti nel carrello. All’ingresso sono posti scanner sui quali passare il proprio smartphone, sul quale sarà stata scaricata l’apposita app, per attivare la tecnologia di riconoscimento degli acquisti semplicemente mettendoli nel carrello, e se per caso c’è un ripensamento e il prodotto viene ricollocato sullo scaffale, niente paura, verrà eliminato dal nostro conto. Terminata la spesa, sul telefonino appare lo scontrino virtuale e il contestuale addebito sul conto. Forse l’innovazione tecnologica di Amazon go appare ancora lontana, invece di uso ormai quotidiano sono i nuovi modi di fare la spesa offerti dai supermercati.

Consegna a domicilio o ritiro presso il negozio? Anche a voi è capitato di rientrare la sera a casa e trovare il frigorifero quasi vuoto, perché tra tutti gli impegni della giornata non ha trovato posto la noiosa incombenza di andare a fare la spesa? D’ora in avanti potrete fare comodamente i vostri acquisti online e programmare la consegna a casa vostra o il ritiro presso il punto vendita, negli orari che preferite, all’interno di determinate fasce orarie.

Molte catene della grande distribuzione hanno da tempo attivato il canale e-commerce, per offrire ai clienti la possibilità di scegliere i prodotti dal proprio computer. Normalmente il servizio reso è attento ed accurato – la fidelizzazione del cliente passa anche da qui – ed ha caratteristiche di grande flessibilità. La spesa online garantisce di poter usufruire degli sconti effettuati in negozio e sovente aggiunge altre promozioni. Ogni ordine può essere normalmente annullato, in alcuni casi anche modificato ed integrato, entro un dato limite di tempo prima della consegna; anche la sostituzione del prodotto scelto e non disponibile viene normalmente prevista e codificata chiaramente. Per garantire la maggiore soddisfazione del cliente i prodotti deperibili vengono scelti con particolare cura e osservando scrupolosamente i limiti di scadenza. Terminata la selezione dei prodotti, prima di inviare con un click il nostro ordine, scegliamo la modalità di consegna, se il supermercato le offre entrambe. Ad oggi la zona di Treviglio e limitrofi è servita per la consegna a domicilio da Esselunga, mentre Carrefour a Caravaggio e Coop a Cassano prevedono il ritiro presso il punto vendita. Certo, la comodità di effettuare la spesa online consiste principalmente nel risparmio di tempo che otteniamo dalla consegna a casa, e che altrimenti impiegheremmo nel girare tra le corsie del supermercato scegliendo i nostri acquisti, nella coda alla cassa, e nell’insacchettamento della spesa, ma dopo averlo sperimentato vi assicuro che anche il ritiro presso il supermercato semplifica la vita e riduce drasticamente i tempi da dedicare all’approvvigionamento di cibo.

Il personal shopper della spesa Supermercato24.it è un e-commerce innovativo che fornisce un servizio di spesa a domicilio pur non essendo un operatore della grande distribuzione. Si tratta infat-


Il meglio del territorio direttamente a casa propria

C ti di un intermediario tra il consumatore e il supermercato, che prende in carico la lista della spesa del cliente e incarica materialmente un fattorino, in carne ed ossa, di farla al posto suo. Attivo anche sul nostro territorio, è un nuovo modo di acquistare generi alimentari, che coniuga i vantaggi e le comodità della spesa online con la possibilità di scegliere il supermercato preferito del quale conosciamo assortimento e prezzi. Dopo esserci registrati sul sito possiamo selezionare, fornendo la nostra posizione, il supermercato presso il quale indirizzare il fattorino. Lo scambio di informazioni a questo punto avviene con una persona reale che ci contatterà nel caso un prodotto della nostra lista sia esaurito o presenti un prezzo superiore al previsto, presentandoci delle alternative. I tempi di consegna sono molto flessibili, per personalizzare al massimo l’esperienza d’acquisto e dichiaratamente (ma non abbiamo potuto testarlo) molto brevi, anche di solo un’ora dall’incarico. Il costo è misurato in percentuale (circa 1,5%) sul prezzo di ogni prodotto consegnato.

hi vuole la comodità di ricevere la spesa a domicilio ma non intende rinunciare alla qualità e alla freschezza degli alimenti del territorio può visitare il sito Cortilia, dove può acquistare frutta e verdura fornita da selezionati produttori agricoli ed artigiani locali. Cortilia infatti si definisce “un mercato agricolo online che seleziona per te i migliori prodotti agricoli ed artigianali” per offrire ogni giorno la possibilità di fare la spesa come in campagna. Dopo essersi abbonati al servizio si può scegliere di effettuare acquisti occasionali o con cadenza periodica, che consistono – in questo sta la particolarità dell’offerta – in cassette di prodotti agricoli di stagione i cui contenuti variano di settimana in settimana. Ad ogni consegna è possibile sostituire quanto già proposto nella cassetta con diversa frutta e verdura, scegliendo direttamente dal mercato secondo la disponibilità stagionale, oltre ad aggiungere carne, salumi, formaggi, uova, pasta, pane e molto altro. Esperienza d’acquisto analoga, trasferita dai prodotti della terra a quelli del macello, è Bovì, un progetto

di e-commerce che la Società Agricola Assanelli di Treviglio (vedi numero 7/2016 di Tribuna Magazine) ha avviato a inizio 2016. Con consegne garantite in tutta Italia si propone alle famiglie di acquistare pacchi da 10 kg contenenti diversi tagli di carne – l’antico concetto delle mezzene – di alta qualità, ricevendoli comodamente a casa propria. Alveare Lautrec, da poco attivo a Treviglio, consente attraverso la spesa online di acquistare prodotti a KM 0. Sul sito è possibile comprare frutta, verdura carne, salumi, formaggi, pane, conserve e molto altro, rigorosamente prodotti e lavorati sul territorio, e andare a ritirali in orari prestabiliti presso la sede della Proloco di Treviglio. Anche Mercato Metropolitano costituisce una novità nel modo di fare la spesa. Propone in vendita online prodotti che sono vere eccellenze dei territori d’origine di ogni parte d’Italia, insieme a una buona scelta di intrattenimenti culturali, per coniugare il miglior cibo italiano alla vasta offerta culturale del Bel Paese. C.S.

Faccio la spesa e me la portano a casa Un nuovo servizio per il consumatore, ad oggi attivo solo in taluni supermercati Il Gigante, ma che potrebbe ampliarsi coinvolgendo nuovi attori, è la spesa recapitata a casa. Utile per chi prova piacere nell’esaminare personalmente i prodotti che acquista, scegliendo ciò che più lo attrae, ma non vuole o non può sobbarcarsi l’onere di dover portare a casa la spesa, se si reca in questi supermercati, con un piccolo contributo, gli viene recapitata direttamente. È un servizio apprezzato da molti anziani che possono così vivere il momento della spesa come una distrazione socializzante, sgravati dal peso, non solo metaforico, delle borse piene di acquisti da trascinarsi fino a casa. Gennaio 2017 •

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Imprese

C’è un profumo nuovo nell’aria, quello del pane di una volta di “Tilde” di Diego Defendini

Tradizione, modernità e attenzione alle materie prime sono gli ingredienti del panificio aperto a Castel Cerreto

C’

è un profumo nuovo a Castel Cerreto, un profumo antico, di una tradizione ormai perduta ma familiare, che fortunatamente ritorna per dimostrare che l’antico non è sinonimo di sorpassato bensì di qualità, qualità che al giorno d’oggi è sempre più difficile da trovare. Questo profumo è quello del pane di Simone Conti e di Tilde, il suo laboratorio di panificazione aperto recentemente nella frazione di Castel Cerreto a Treviglio. La Tilde è quel simbolo grafico a forma di onda che si trova spesso nelle scritture ispaniche, e corrisponde anche alla linea che Simone traccia sulle sue forme di pane per garantire un’ottima cottura al prodotto, sia internamente che a livello della crosta: ecco quindi svelato da dove deriva il nome del suo locale. Insieme alla moglie Marisol, artista sudamericana che si è votata al mondo della panificazione, prepara impasti e prodotti da forno rispettando le antiche tradizioni di lavorazione e utilizzando farine di prima qualità, derivanti da piccole coltivazioni biologiche provenienti, ad esempio, da regioni come Sicilia e Piemonte, ove non è assolutamente previsto l’utilizzo di pesticidi e additivi, garantendo così al prodotto finito il profumo e il sapore unico dei pani di una volta. Queste piantagioni e farine sono state scelte da Conti proprio per le loro assolute qualità organolettiche e nutritive, strizzando anche l’occhio al made in italy, concetto fondamentale per Simone,

il quale punta appunto ad un’attività legata al territorio e ai sapori rigorosamente italiani. L’intenzione di produrre il pane lavorandolo come una volta, che si trova alla base della sua idea imprenditoriale, prevede delle lavorazioni lente e laboriose, a differenza di produzioni spesso veloci e minimali per poter massimizzare il profitto e aumentare la quantità di prodotti. La levitazione, ad esempio, sotto la meticolosa cura di Conti, può arrivare fino a venti ore per garantire ai clienti prodotti di una qualità e una fragranza unica, ma anche una conservazione molto più lunga

del solito – fino a cinque o sei giorni – rispetto a prodotti da forno della grande distribuzione. Altro concetto fondamentale è quello legato alla semplicità. Niente additivi, per esaltare colore o aroma, o aggiunta di polveri particolari per velocizzare la levitazione o la conservazione, ma solo ingredienti base – acqua, farina e lievito madre – ed ingredienti provenienti da coltivazioni naturali, come noci o rosmarino, per i pani più particolari. Non manca un pizzico di tecnologia nell’attività di Simone: la filosofia, infatti, è quella di prendere, sì, il meglio della tradizione, ma di unirlo anche al progresso, il tutto per poter produrre prodotti di altissimo livello. Il forno ad esempio, rigorosamente elettrico – in quanto per la lavorazione del pane quello a legna sarebbe inutile – garantisce metodi di preparazione davvero particolari. Il vapore, presente durante la fase iniziale, viene poi aspirato per lasciare spazio ad una cottura “a scalare”, con la temperatura interna che diminuisce piano piano per esaltare ancor più i sapori del prodotto da sfornare. Accolto da subito dai cerretesi tra curiosità e pareri positivi, l’attività del trevigliese sta già dando i suoi frutti, con un giro di affari in costante crescita. Un’intuizione davvero singolare quella del trentaseienne, il quale ha avuto il coraggio di lasciare un lavoro ben retribuito per cercare di realizzare un sogno, quello di una sua attività legata alle radici della sua terra e alle tradizioni che da sempre la caratterizzano. Dopo alcuni anni passati a Londra, in cui ha imparato l’arte della panificazione e un master conseguito con Slow food, ha deciso di buttarsi e aprire il suo personale laboratorio delle meraviglie che, siamo certi, gli darà grandissima soddisfazione. C’è un profumo nuovo a Castel Cerreto, un profumo che porta alla mente tanti ricordi, molte tradizioni, innumerevoli storie passate e dobbiamo ringraziare Simone e Marisol per questo piccolo grande regalo che ci hanno fatto. - A Tilde che di chi scrive è la nonna: se sono diventato quello che sono è anche per merito tuo Gennaio 2017 •

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Economia

Export Attitude: andare all’estero o no? Task Force italo-russa, una buona opportunità di Cristina Signorelli

La BCC Caravaggio, Adda e Cremasco ha supportato molte aziende locali al foro economico di collaborazione ItaliaRussia per lo sviluppo delle PMI e dei distretti

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iunta alla venticinquesima sessione, la Task Force italo-russa sulla collaborazione per lo sviluppo delle piccole-medie imprese si è tenuta a Bergamo, nello scorso mese di dicembre. Data la particolare vicinanza della sede scelta per lo svolgimento della sessione annuale, la Banca di Credito Cooperativo di Caravaggio, Adda e Cremasco ha attivato presso i suoi soci un servizio di supporto, finalizzato alla conoscenza di questo importante momento di lavoro e alla partecipazione all’evento. La Task Force è un foro economicoistituzionale a cui partecipano le imprese interessate italiane e russe, nonché le istituzioni e gli enti, privati e pubblici, preposti a sviluppare l’internazionalizzazione delle realtà economiche e produttive di entrambi i Paesi. Si tratta di un incontro che ha luogo una volta all’anno collocandolo ogni volta in una diversa cit-

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tà in Italia e in Russia, alternativamente. La sessione di lavoro, che in media dura un paio di giorni, prevede sia momenti più istituzionali, durante i quali i relatori trattano temi generali di espansione e sviluppo all’estero dei settori prescelti – quest’anno erano interessati la meccanica strumentale, la chimica-farmaceutica e il sistema casa (arredamento, domotica, edilizia, ecc.) – che tavoli tematici durante i quali i partecipanti possono esporre i loro progetti specifici. In seguito, grande spazio è dedicato all’incontro bilaterale – business to business – tra gli imprenditori italiani e gli omologhi russi per approfondire le possibilità di sviluppo di collaborazioni, sia di produzione che societarie. Infatti, oltre a esplorare nuovi mercati dove esportare i propri prodotti, molti B2B sono finalizzati a creare compartecipazioni tra aziende. In particolare quelle italiane possono essere interessate ed attratte dal delocalizzare parte della propria produzione acquisendo soci stranieri. Nello specifico in Russia vige oggi un programma di politica economica – piano Russia 2020 – finalizzato a creare e rafforzare le zone di espansione economica, una sorta di distretti industriali sui quali vengono investiti molte risorse e capitali, con progetti speciali e decontribuzioni fiscali. Matteo Bassani, responsabile Ufficio Estero di BCC Caravaggio, Adda e Cremasco, dice: «Abbiamo sempre rivolto una particolare attenzione alle aziende che intendono svilupparsi e consolidare le loro posizioni sui mercati esteri, consapevoli che per una piccola e media impresa è particolarmente importante anche essere dotati di strumenti finanziari ad hoc, quali per esempio il finanziamento Intercompany che forniamo in sinergia con il Gruppo Bancario ICCREA, e le diverse tipologie di bond esteri, tra cui molto richiesto il performance bond». Seppur la crisi economica continui a mordere, molte aziende mostrano volontà di riprendere vigore e riaffermarsi sul mercato, perché quindi non esaminare anche le potenzialità che offre la Grande Madre Russia?

Bcc Treviglio propone ai clienti un nuovo servizio di consulenza aziendale

C

ogliere le opportunità del mercato estero per le piccole e medie aziende non è sempre facile, ma soprattutto in periodi di crisi aprirsi a nuovi mercati può spesso essere la soluzione vincente. Banca di Credito Cooperativo di Treviglio propone ai clienti, che intendono esaminare nuovi sbocchi all’estero della loro azienda, Export Attitude un nuovo servizio realizzato insieme a Multiconsult, società che da oltre vent’anni fornisce consulenza alle imprese, pubbliche e private, nei settori dell’internazionalizzazione, oltre che del marketing e della comunicazione. Si tratta di un pacchetto di consulenza aziendale


che, attraverso l’esame di alcuni indicatori, individua i punti di forza e di debolezza dell’organizzazione aziendale, specificatamente rispetto all’espansione sui mercati esteri. Nella sostanza, un consulente Multiconsult, accompagnato da un referente di BCC, incontra il cliente al quale sottopone una serie di domande utili a definire l’adeguatezza dell’impresa a spingersi oltre il confine nazionale. Al termine del check up viene presentato un documento che fornisce un’analisi attenta della capacità dell’azienda di sviluppare il proprio business all’estero. Poiché l’internazionalizzazione implica un importante impiego di risorse e una conoscenza approfondita dei nuovi mercati, un esame preliminare è indispensabile per approcciare senza spreco di risorse la nuova sfida. Inoltre, le soluzioni di business in altri Paesi sono molteplici, e riguardano l’esportazione di prodotti finiti, la partnership con soci esteri, la delocalizzazione della produzione, ecc. Se al termine del check up l’impresa risulta idonea ad operare all’estero, ma inadeguata per struttura e organizzazione, Multiconsult può fornire un nuovo servizio di temporary export manager, figure professionali che affiancano e costruiscono insieme all’imprenditore le risorse adeguate. Molti i modi di gestire le opportunità offerte dalla globalizzazione, ma anche molti i rischi: Export Attitude vuole quindi costituire un aiuto concreto che BCC fornisce ai soci, sostenendoli verso l’apertura a nuove imprenditorialità. C.S.

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Glocal

Buon 2017 sostenibile di Lucia Profumo

Tra i buoni propositi d’inizio anno scegliamo un obiettivo di miglioramento per l’intero Pianeta

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gni nuovo anno porta sempre con sé buoni propositi. E siccome qui a tribuna magazine siamo inguaribili ottimisti, all’inizio del 2017 propongo a tutti, singoli cittadini e organizzazioni, di scegliere un obiettivo di miglioramento buono non

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solo per sé, ma anche per l’intero Pianeta, traendo ispirazione da Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, Italia compresa.

L’accordo comprende i 17 nuovi Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, articolati in 169 traguardi pratici e relativi indicatori per misurare i risultati, che vanno dalla lotta alla povertà al diritto al cibo e all’acqua, all’istruzione e alla parità di genere, fino all’incremento nell’uso delle risorse rinnovabili e alla difesa del suolo e di mari ed oceani. E questi obiettivi non interrogano solo i governi e le istituzioni internazionali; come sottolinea Daniele Barbieri, essi “propongono, a una nuova generazione di donne e uomini, cittadine e cittadini, una innovativa e alternativa formazione con conoscenze, valori, capacità e atteggiamenti in grado di favorire un’appartenenza universale e cosmopolita a un mondo laico, aperto, relazionale, inclusivo, sostenibile”. La sfida per ciascun individuo dunque, qualunque sia il tipo di vita che conduce e in qualsiasi parte del pianeta si trovi, diventa quella di sviluppare una consapevolezza e un pensiero critico e libero, che gli consenta di “pensare globale e agire locale” per porsi di fronte alle grandi sfide dell’umanità in modo acuto, attivo e propositivo, senza rifugiarsi nel passato, vagheggiare soluzioni improbabili o chiudersi in casa spaventati aspettando che passi la tempesta. E non si pensi che l’Italia sia a buon punto: nel settembre scorso, alla presentazione alla Camera dei Deputati del Primo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASvis), il portavoce Giovannini, ex presidente dell’Istat ed ex Ministro del Lavoro, ha tracciato un quadro molto preoccupante sulla situazione del nostro Paese rispetto alla vasta gamma di obiettivi economici, sociali, ambientali ed istituzionali contenuti nell’Agenda 2030. Ed ecco quindi la proposta per ben iniziare il 2017: scegliamo un obiettivo a noi congeniale, possibilmente uniamoci ad altri, e diamoci da fare. E per chi non sa come orientarsi, è disponibile una geniale “guida all’azione per persone pigre” (The lazy person’s guide to save the world), che propone tre livelli di azione, da scegliere a seconda


Gli obiettivi

1. Sradicare la povertà in tutte le sue forme e ovunque nel mondo 2. Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare l’alimentazione e promuovere l’agricoltura sostenibile 3. Garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età 4. Garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti 5. Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze 6. Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti 7. Garantire l’accesso all’energia a prezzo accessibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti 8. Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti 9. Costruire un’infrastruttura resiliendella nostra propensione al cambiamento. I tre profili individuati sono: star del divano, ovvero azioni pensate per i più pigri, che possono essere intraprese a sforzo (pressoché) zero; eroe domestico, cioè azioni di efficientamento della propria casa e delle proprie abitudini; buon vicino, per i più impegnati, che suggerisce una serie di pratiche da intraprendere al di fuori della propria sfera privata, quali l’adozione di pratiche di consumo critico, trasporto sostenibile, e così via. Da parte nostra l’impegno è quello di far conoscere chi già ci sta provando: nei mesi prossimi tribuna magazine vi accompagnerà a conoscere realtà che, sul nostro territorio, lavorano ogni giorno per rendere quest’agenda realtà. Perché ci piace pensare che un mondo migliore sia già silenziosamente in costruzione, a dispetto del clamore delle cattive notizie. Quindi scegliete un obiettivo e cominciate a pedalare. E restate in contatto: il giornale, tribuna tv e la loro pagina Facebook sono a disposizione di quanti vorranno farci conoscere piccoli e grandi progetti sostenibili. A tutti buon 2017 e buon lavoro. Link di approfondimento: • http://www.un.org/sustainable development/takeaction/ • http://ec.europa.eu/italy/news/ 2015/20150925_nuova_agenda_ onu_sviluppo_sostenibile_it.htm • http://www.unric.org/it/globalaction-2015

te, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione 10. Ridurre le disuguaglianze all’interno dei e fra i Paesi 11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili 12. Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili 13. Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze 14. Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine

NIF PA

SA

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15. Proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire il degrado dei suoli e fermare la perdita di biodiversità 16. Promuovere società pacifiche e inclusive orientate allo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli 17. Rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile

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Da fare 20 • tribuna magazine • Gennaio 2017


Servizi

Centro sportivo di Cassano, nessuna certezza sulla data di riapertura dei cancelli di Stefano Dati

Dopo più di 30 anni di attività, cassanesi costretti ad emigrare per fare corsi in piscina e palestra

A

Cassano d’Adda, dopo più di trent’anni di attività, palestra e piscina comunale hanno chiuso i battenti in attesa dei restyling necessari, senza certezze sulla data della riapertura al pubblico. Sorto nei primi anni ottanta, con finanziamenti della Aem (oggi A2a), il centro sportivo di via Giovanni XXIII era considerato uno dei più funzionali dell’epoca, nonostante sin dalla sua apertura al pubblico avesse dovuto affrontare piccoli inconvenienti strutturali, legati alla forte umidità che dal soffitto arrivava a creare problemi alla pavimentazione della palestra; problematiche a cui si era trovato rimedio e che avevano permesso l’utilizzo dei servizi del centro sportivo fino ai giorni nostri. L’usura del tempo e le normative legislative degli ultimi anni, hanno reso il polo cassanese una struttura obsoleta, anche se è sempre stata molto utilizzata da cittadini e studenti del Liceo Giordano Bruno. Dopo anni di non interventi di manutenzione, il comune si interessa al problema legato ai lavori strutturali, nel frattempo diventati urgenti e necessari, prima con la giunta di Centro Destra del sindaco Edoardo Sala, e con quella del Centro Sinistra di Roberto Maviglia successivamente. Cominciano le pubblicazioni dei bandi di gara alla ricerca di imprenditori interessati a mettere mano al portafoglio per gli interventi strutturali di piscina e palestra. Nessuno però dimostra interesse al progetto a causa dei costi d’investimento ritenuti eccessivi; alle continue pubblicazioni dei bandi di gara seguirono anche i rinnovi per la gestione del centro sportivo alla società

Elena Bornaghi della lista civica Cassano Obiettivo Comune

Sport Management, fino al limite concesso per legge. Nello scorso mese di luglio, immediatamente dopo la vittoria elettorale per il secondo mandato da sindaco di Cassano d’Adda, Maviglia corre ai ripari e fra i primi provvedimenti da rinnovato primo cittadino presenta in Consiglio comunale un Project Finacing per mettere mano ai lavori di rifacimento del tetto e degli impianti di riscaldamento e trattamento dell’aria: «A settembre si aggiudicheranno i lavori –

aveva dichiarato il sindaco – ed è evidente che l’impianto sportivo rimarrà chiuso. L’auspicio è quello di riuscire terminare i lavori nei tempi stabiliti e quindi riaprire il centro per la fine dell’anno». Qualcosa però non ha funzionato, e a distanza di quattro mesi da quella dichiarazione il primo cittadino ha fatto quindi sapere: «Si sono allungati i tempi di progettazione esecutiva, i lavori con tutta probabilità partiranno nei primi mesi del nuovo anno. Le aree sono già state consegnate, manca la fase burocratica di verifica del progetto esecutivo per quanto riguarda l’efficientamento energetico. Stiamo inoltre lavorando sull’aspetto della gestione sulla quale avremo a breve delle novità». Sono saltate anche le certezze sulla data della riapertura del centro sportivo: «Fino a quando non avremo un crono programma del progetto – ha spiegato inoltre il sindaco – è prematuro parlare della tempistica per la riapertura del centro. Tutto dipende se i lavori si limiteranno alla messa a norma degli impianti e all’efficientamento energetico o se ci sarà anche un intervento che riguarda la gestione. Stiamo infatti vagliando la possibilità di mettere mano anche alla riorganizzazione degli spazi interni». La gestione di tutta la vicenda legata al centro sportivo ha fatto insorgere l’opposizione politica. «La questione dei lavori di riqualificazione energetica della piscina – ha spiegato Elena Bornaghi della lista civica Cassano Obiettivo Comune – ha interessato due Consigli comunali: segno che il tema è sentito. Come forza di opposizione le perplessità riguardavano due versanti: quello della tipologia di lavoro che si andava a deliberare e quello della scelta dei tempi. I lavori dunque dovrebbero cominciare i primi mesi del 2017, ma poiché gennaio e febbraio recano l’incognita di fenomeni meteorologici tipici invernali, probabilmente il tutto slitterà in primavera per finire in estate. Conclusione: l’impianto sarà stato fermo un intero anno, un anno perso per i clienti e per i lavoratori. Probabilmente il problema del rispetto dei tempi è ormai una variabile fissa di questa Amministrazione, che non riesce a rispettare alcun crono programma, come si evince dagli slittamenti di termine lavori di tangenziale, bretellina, Auditorium e, dulcis in fondo, piscina». Gennaio 2017 •

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ph Rovida

Personaggi

Attenti al nudo di Daniela Invernizzi

Incontro con il fotografo caravaggino specializzato in nudi femminili

H

a iniziato a 9 anni, dopo che la mamma gli aveva regalato una macchina fotografica presa con i punti del detersivo. Ha avuto grandi maestri, come Fulvio Roiter, Nick Giordano, Angelo Cozzi, Franco Fontana. I critici hanno definito i suoi lavori “quadri, non foto” oppure “sculture di luce”. Ha vinto premi, esposto a Parigi, Barcellona, New York. «Eppure a casa mia sono considerato un pornografo» dice con un po’ di amarezza. Pietro Rovida, fotografo di Caravaggio specializzato in nudi femminili, si definisce

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il classico esempio del non profeta in patria. Eppure non sembra così vero, dato che l’amministrazione Prevedini lo ha insignito, lo scorso anno, del premio “Città di Caravaggio”. «Poi però non si è trovato un posto degno delle mie foto di nudo in tutta Caravaggio» commenta lui. I giornali ne hanno parlato, il massimo che Rovida ha ottenuto dalla sua città è stato un’esposizione alla Cassa Rurale di foto sue, ma non di nudo. Interpellato sull’argomento, il sindaco Bolandrini, pur riconoscendo il valore artistico delle foto, ha commentato ironicamente: «Se le esponessi a palazzo Gallavresi, non “mi lavorerebbe” più nessuno». Rovida, non se la prenda. Dopotutto è un complimento. «Certo, ma io non demordo. Voglio esporre i miei nudi a Caravaggio». Il confine fra nudo artistico e pornografia è un crinale instabile, e Rovida lo sa, ma lo percorre con maestria, consapevole dei rischi ma anche del fatto che, senza quelli, non si ottengono grandi risultati. L’uso sapiente della luce e la padronanza della tecnica non bastano a spiegare l’eleganza delle sue fotografie. Il saper cogliere l’attimo meraviglioso, capace di raccontare qualcosa in più di un semplice corpo: ecco cosa fa quest’uomo, semplice nei modi, smisurato nel talento. Perché proprio il nudo? «Veramente io sono partito con i paesaggi. Poi, con il tempo, i miei maestri mi hanno consigliato di specializzarmi in ritratti e nudi, perché evidentemente ero portato. La mia ricerca, che continua tuttora, è quella di cogliere l’essenza della persona, specie quando non ha sipari davanti e dunque non si nasconde dietro qualcosa di artificiale». Come fa a non scadere nella volgarità? «Io cerco la dolcezza nella sensualità, e quando la vedo, arriva lo scatto. Va detto

che molto merito, in tal senso, va anche alla modella. Una donna può essere bellissima, ma volgare; ne ho viste tante così. E quelle non le fotograferei neppure vestite. Amo invece le modelle che sanno muoversi nella loro nudità. Quelle che ci riescono, che stanno bene nel proprio corpo, fanno vivere la fotografia, raccontano una storia; e anche quando indossano qualcosa sono capaci di dare “anima” a ciò che indossano». Dunque la modella è importante, una sorta di musa ispiratrice, che per Rovida prende il nome di Michela Maridati: «L’ho cercata per anni e finalmente l’ho trovata: bella, colta, elegante, gentile, raffinata. Non è mai un’impresa facile seguirmi, ma Mikym ha sempre lavorato con dedizione, riuscendo a sopportarmi anche quando ero forse troppo pesante. Approfitto per ringraziarla della grande amicizia e professionalità». Con lei realizza numerosi lavori, tra cui “Cafè”, quattro mesi di studio sotto la direzione artistica di Roberto Mutti. Un lavoro che approda a Expo, per poi arrivare a Parigi e New York.


«Ho studiato fin dall’inizio il lavoro insieme alla modella e a Roberto: quindi mi sono procurato i sacchi di caffè e costruito la scenografia, pensando in particolare alle luci, che non dovevano risultare invadenti, ma avvolgenti, lasciando spazio all’atmosfera suggerita da quel corpo che, senza strafare, firmava le immagini con discrezione, armonia e sensualità». Ne nasce un lavoro suggestivo e intenso, proprio come un ottimo caffè. Le foto vengono esposte ad Expo2015: ed è subito un grande successo. Mai però l’autore aveva pensato che da lì avrebbe spiccato il volo nel mondo. «Tutto è nato per caso –racconta – il giorno prima dell’inaugurazione della mo-

stra ad Expo una ragazza vede le foto, parla freneticamente al telefono con qualcuno, chiede di poterle fotografare. Dopodiché comincia a parlarmi di Barcellona, New York… Pensavo fosse una pazza. Il giorno dopo torna con un’altra persona, mi danno il numero di una galleria di Barcellona. Scrivo, mando le foto, e loro mi chiamano. Unico fotografo e unico italiano ad esporre a Barcellona in una mostra dedicata ai 125 anni della morte di Van Gogh. Poi mi telefona una signora (la gallerista Maria Grazia Todaro, ndr) che mi dice: “ho visto le sue foto a Barcellona, lei deve venire con noi (Queen art Studio di Padova, ndr) al Louvre di Parigi!”. Sta scherzando, le ho detto, io sono di Caravaggio!». Da quel

momento il successo di Rovida è inarrestabile: riceve l’invito ad esporre a New York; lo fa con alcune opere, insieme ad altri autori, nel mese di dicembre 2015. Poi il premio “città di Caravaggio” e la preparazione di un lavoro tuttora inedito, fatto all’ex Linificio di Fara d’Adda, pronto per una grande mostra personale, ma ancora in cerca di uno spazio espositivo. «In realtà ho ricevuto un invito anche per una “personale” a New York – ci rivela – ma chiedono almeno 50 foto 70X100, i costi sono decisamente alti». Chissà allora che non si trovi un mecenate disposto a dare una mano all’artista e a riscattare in questo modo la “Bassa”, che fino ad ora l’ha praticamente ignorato...

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tribuna magazine • 23


ph Giuliani

Personaggi

L’artista del vetro di Daniela Regonesi

Il trevigliese Giuliano Gaigher sperimenta con successo, soprattutto oltre i confini nazionali, la sua ricerca artistica

U

n’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio il Vecchio, narra che fu un falò, acceso con del salnitro da alcuni navigatori egizi su una spiaggia sabbiosa, a far scoprire loro una pasta traslucida che, raffreddandosi, divenne dura: il vetro. Un materiale che evoca trasparenza, freddezza, fragilità, fermezza. Ma anche passione, fantasia e arte: a mostrarcelo è Giuliano Gaigher, cinquantaduenne artista trevigliese, le cui opere sono state recentemente esposte presso Il corniciaio di Treviglio, ma anche acquisite nel 2005 dalla Collezione Paolo VI - arte contemporanea di Concesio (BS), e nel 2016 dai musei del vetro Musverre Sars Poteries, in Francia, e Ernsting Stiftung Coesfeld in Germania. Lo incontriamo mentre sta ultimando il restauro delle vetrate del Santuario della Madonna delle Lacrime di Treviglio, visibilmente soddisfatto per il risultato ottenuto («l’edificio ha recuperato una buona luminosità»), in un immenso laboratorio dove forni, tavoli da lavoro, bozzetti, plastici, fotografie e vetro raccontano la passione per un materiale che, a fronte di fatiche e sacrifici, gli sta dando anche importanti riconoscimenti. Presentati… «Trevigliese, sono uno che lavora con il vetro e nel suo campo sperimenta abbastanza, cambiando tecniche e temi: non sempre vanno bene l’uno per l’altra, miscelo materiali e procedure. Mi sono diplomato come geometra e ho intrapreso gli studi in architettura, desideroso di lavorare in Soprintendenza, e l’ipotesi era quella di prestarvi il servizio civile, ma nel 1985 sono entrato in un laboratorio dove producevano vetrate con legatura a piombo, quelle tipiche delle chiese: è stato amore a

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prima vista, e a 20 anni ho piantato tutto. Ho seguito dei corsi per la fusione del vetro e da allora non l’ho più mollato». Come nascono le tue opere? «Le tecniche utilizzate sono principalmente due: stratificazione e fusione, oppure una loro miscela. La stratificazione di granelli e polvere di vetro avviene mediante diverse cotture, nelle quali i materiali non vengono fusi, il granello mantiene la sua struttura e si vede, ne è riconoscibile la granulometria. La fusione del vetro a cera persa, invece, è simile a quella del bronzo, ma a differenza di questa le mie creazioni restano in forno settimane, se non mesi, giorno e notte, in modo che la temperatura si abbassi gradualmente ed il vetro si tempri. Sono necessarie lentezza e precisione, poi i pezzi vanno smerigliati con acqua e diamante, un impegno fisico e mentale, che necessita molto tempo e in cui è alto il rischio di sbagliare». Cosa rappresentano? «Sono una sorta di simboli, un gioco. Affronto il tema sacro, l’aldilà, i buchi, le aperture che ci permettono di non fermarci in superficie, ma di andare in profondità. Il tema ricorrente è quello dell’interno e dell’esterno, dell’apparenza e della sostanza, così come una persona può essere timida oppure estroversa. I valichi sono un fermo immagine che inquadra una parte di un soggetto o di un paesaggio. Sono porte che si aprono, che permettono allo sguardo di andare oltre; sono anche un rimando a Lucio Fontana (fondatore del movimento spazialista, celebre per le sue tele infrante con tagli, con le quali superò la distinzione tradizionale tra pittura e scultura, ndr), anche se io apro con buchi, non con tagli: strappo, creo un valico nel pregiudizio. Ho lavorato per il

Da sinistra, in senso orario: Uomo in raccoglimento Bellezza interiore Libero o curioso Contatto aperto L’artista nel suo studio

Seminario maggiore a Verona, traducendo il messaggio del Vangelo e dell’Antico Testamento non in maniera figurativa». Mostrandomi il profilo di un uomo che cammina, realizzato in polvere di vetro, mi spiega: «questo è il figurativo che mi piace, come misurarmi con temi inconsueti da realizzare in vetro, ad esempio un sacchetto della spazzatura annodato». La tua arte come è accolta in Italia? E all’estero? «La mia prima esposizione è stata in terra bergamasca, durante una collettiva del 1999 a Castelli Calepio. Ho partecipato nel 2006 alla 6ª Mostra internazionale di scultura in vetro, a Munster in Germania. Ho poi esposto l’anno seguente al Festival Internazionale in Lussemburgo. Nel 2014 ho partecipato alla mostra di Coburgo, in Germania, uno fra gli appuntamenti più importanti, capace di dettare le nuove strade in materia. Sono seguite, nel 2015, la Biennale Internazionale du verre di Strasburgo e lo European Glass Festival


Ogni forma d’arte è essenzialmente energia trasformata Jim Morrison

in Wroclaw (Polonia), solo per citarne alcune. Le mie opere sono presenti nel Museo della Collegiata di Castiglione Olona e presso gallerie private in Germania, Olanda, Belgio e Francia. L’Italia è anomala perché se la scultura in vetro in Europa è praticata da migliaia di persone, da noi solo da qualche decina. In Germania, Svizzera e Francia esistono musei dedicati solo alle sculture in vetro, mentre qui il vetro è solo Murano e solo soffiato, ma l’arte contemporanea è un’altra cosa. Le gallerie tradizionali non ti fanno esporre». Mentre concludiamo la chiacchierata, osservo i diversi plastici intorno a noi: la balaustra di una scala, le porte dei conventi in Val Camonica, cappelle cimiteriali, una sedia. E poi le sue opere, un caleidoscopio di colori e forme, in cui il vetro ora è filo, ora foglia, panca e vaso, uomo e natura, dove è evidente il cammino di un artista che è alla ricerca di risposte ma soprattutto di interrogativi, capaci di alimentare la sua arte: le grandi domande relative alla fede, alla percezione che gli altri hanno di noi, al conflitto tra la nostra parte interiore e quella esteriore. Giuliano ha trovato un modo originale e bello per “far parlare” il vetro, plasmandolo e rendendolo quasi irriconoscibile, per affidargli il suo messaggio di ricerca che, come tale, è in continua evoluzione.

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Associazioni

La Locomotiva Giovanile di Gabriele Lingiardi

I giovani di Arcene coinvolti in un percorso gioioso di partecipazione, solidarietà e impegno

V

iviamo in un tempo depresso, in cui la convinzione che nulla possa cambiare sovrasta la voglia di mettersi in gioco in prima persona. I giovani sembrano, agli occhi dei più, rappresentare un futuro immerso negli schermi digitali, ma assai lontano dal presente. Non è così, sembra dirci Diego Bertola, presidente de La Locomotiva Giovanile di Arcene. Ci sono giovani che non si rassegnano alla retorica della crisi e che hanno deciso di fare della cittadinanza attiva, attraverso l’esperienza dell’associazionismo, una propria cifra stilistica. Diego ha 31 anni, è responsabile della Locomotiva da 7. Abbiamo avuto la possibilità di fare una chiacchierata con lui e farci raccontare l’origine del progetto. La Locomotiva nasce nel 2005 dall’idea e dalle forze di tre giovani di Arcene, provenienti dall’esperienza dell’animazione nell’oratorio. La voglia di fare, il desiderio di continuare, anche al di fuori delle mura parrocchiali, a fare qualcosa per gli altri li ha spinti a fondare l’associazione. «Inizialmente le attività – ci racconta Diego – erano soprattutto musi-

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cali, volevamo organizzare una tre giorni di musica in paese per dare spazio a tutte le band emergenti della zona. Un evento semplicissimo, nato con pochi mezzi ma che si è subito affermato come un appuntamento sentito. Siamo quindi cresciuti, ci siamo strutturati e abbiamo moltiplicato le nostre attività». La Locomotiva prende il suo nome dalla volontà di essere un traino per coinvolgere le persone e condurre i giovani in un percorso gioioso di partecipazione, di solidarietà e di impegno. Oltre agli eventi musicali, infatti, l’associazione può vantare un lodevole impegno nel sociale. Racconta Diego: «ogni anno ci diamo un tema, stabiliamo un progetto. Da lì ci prendiamo un anno per raccogliere i fondi e raggiungere la nostra meta. Parliamo sempre di obiettivi sociali, dal finanziamento delle Onlus fino al supporto dei terremotati. Per fare questo abbiamo messo in campo tutte le nostre energie tramite aperitivi culturali, raccolte fondi come quella della festa del 5 aprile, o la serata “paella e sangria” fissata per il 7 maggio». Tra le attività più curiose c’è l’evento

dei leggii in piazza, in cui i volontari organizzano un percorso letterario, con recensioni di libri e letture, alla fine del quale si può festeggiare con un piccolo rinfresco. Il salone ludico è invece nato da una raccolta di giocattoli vecchi, usati e in disuso. Una volta raccolto, il materiale è stato esposto per potere fare rivivere ai visitatori gli svaghi della propria infanzia. Dall’entusiasmo che traspare dalle parole di Diego capiamo che La Locomotiva è più di una semplice associazione, è un modo per i giovani di gettare i semi del futuro, di iniziare ad incidere sulla società con tutte le difficoltà e le gioie che essa comporta. Certo, non tutto è sempre facile: «i momenti difficili sono soprattutto nei giorni prima di un evento, quando le energie iniziano a venire a mancare ma gli imprevisti raddoppiano. Ormai ci siamo abituati, non è un problema… Appena vediamo che la cittadinanza risponde alle nostre iniziative, quando vediamo la città che si attiva, ritorna dinamica, che le famiglie trovano un bel momento per stare assieme grazie a noi, beh, quello ripaga e rigenera da ogni fatica!». La Locomotiva conta più di 30 giovani collaboratori, un numero decisamente ragguardevole che però è destinato a crescere grazie alla condivisione del lavoro con altre associazioni: «cerchiamo costantemente di unire le forze con le numerose altre associazioni. Per fare questo crediamo che serva aprire il più possibile tavoli di lavoro e scambi di opinioni, oltre che di competenze. Noi abbiamo deciso di dotarci di una struttura organizzativa solida, che ci permette di ottimizzare il nostro tempo ed essere efficienti al massimo. Anche l’esperienza maturata in questi anni aiuta!». La Locomotiva è presente su Facebook, dove regolarmente vengono pubblicate notizie delle attività organizzate. Il gruppo è in costante ricerca di nuove energie e di persone con la voglia di proporre idee e partecipare in prima persona. Perché, sebbene il nostro tempo non sembri regalare prospettive rosee, la voglia dei giovani di dimostrarsi capaci di prendere le redini di una società allo sbaraglio c’è, è forte e vincerà.


Atena: l’attenzione dei genitori ai giovani di Maria Gabriella Bassi

Il coinvolgimento degli educatori nella prevenzione e cura di dipendenze e disagio giovanili

L’

Associazione Genitori Atena svolge un’attività di prevenzione al disagio giovanile, alle dipendenze da tabacco, gioco d’azzardo, droghe con particolare attenzione al grave e diffuso problema dell’alcolismo giovanile. Viene fondata a Bergamo nel maggio 2012 e a giugno 2014 a Treviglio. La sua peculiarità è il coinvolgere i genitori, spesso ignari di queste problematiche, e che quando ne vengono a conoscenza, si trovano in gravi difficoltà e senza aiuti. L’associazione offre un importante supporto psicologico partendo da loro e attua un progetto programmato con interventi, tenuti da esperti psicologi, rivolti sia ai genitori che ai ragazzi, da tenersi nelle scuole che partecipano al progetto. Come insegnante mi è capitato, talvolta, di trovarmi di fronte a giovani in evidente stato alterato, addirittura anche al mattino. Anche le gite scolastiche sono momenti da tenere sotto controllo, perché lo studente

si sente libero e, spesso, non si rende conto del limite fra trasgressione, divertimento e rischio. Talvolta la radice di questi comportamenti nasce da un rapporto difficile all’interno delle famiglie. Secondo gli analisti, il malessere nella famiglia di oggi è nato negli anni SessantaSettanta, decenni che hanno segnato il declino dei valori tradizionali e di un’educazione di tipo autoritario. Contrariamente a quando giustamente vien da pensare, invece di effetti benefici, che sono sempre stati in maggioranza, recentemente queste aperture educative sono andate di pari passo con una certa irresponsabilità e contemporanea iperprotettività genitoriale. In quest’ottica diventa fondamentale consolidare la responsabilità educativa dei genitori, là dove il concetto di una crisi genitoriale come controparte della crisi adolescenziale rende conto di una messa in discussione di equilibri che vengono a coinvolgere globalmente l’intero sistema fami-

In alto la locandina della mostra fotografica “Oltre l’alcol in uno scatto” Qui sotto il calciatore Totò Schillaci, testimonial per unCart. giorno Ti Ascolta:Layout 1 01/01/70

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È un servizio dell’Associazione Genitori ATENA

per accogliere, ascoltare e consigliare genitori, figli e persone con problematiche derivate da: ➥ uso di sostanze alcoliche ➥ uso di sostanze stupefacenti ➥ gioco d’azzardo patologico ➥ comportamenti a rischio: anoressia, bulimia, bullismo, atteggiamenti antisociali, disturbi d’ansia, attacchi di panico, abuso di videogiochi e web.

Il servizio sarà attivo da aprile 2016 il lunedì dalle ore 13 alle ore 17 presso l’Archivio Parrocchiale, via s. Alessandro 35 - Bergamo Per informazioni e appuntamenti:

cell.

347.9607132 dalle ore 9 alle ore 12.30 nei giorni feriali

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Genitori Atena

liare. Aumentano, in concreto, la domanda di un’educazione autentica e il bisogno e la richiesta di educatori che siano davvero tali. È un’istanza assai presente tra i genitori, quella di essere essi stessi aiutati e consigliati in modo da poter adempiere al meglio il proprio compito educativo che tante volte li disorienta e li fa sentire incapaci di gestire il loro ruolo. È questo il tema strategico su cui l’Associazione genitori Atena ha costruito la propria Mission, che si basa su un dialogo con i genitori, spesso inconsapevoli non solo del rischio dei propri figli, ma addirittura ignari di averlo già in casa. Infatti nella maggior parte dei casi i genitori non si accorgono di niente, fino a quando il proprio figlio non ha seri problemi o cade addirittura in coma etilico. Per questo l’associazione promuove corsi di formazione non solo ai soggetti interessati, ma anche ai soci, perché con la loro preparazione possano divulgare con consapevolezza il messaggio nelle famiglie. Auspicando che prevenzione e sani stili di vita entrino nella quotidianità, l’associazione si propone di continuare il suo cammino collaborando con scuole, oratori, Istituzioni, con attenzione alla formazione/informazione per le famiglie, creando gruppi d’ascolto in parallelo a quelli dei ragazzi. I percorsi sono pensati e guidati da psicologhe e psicoterapeute, formate dal Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL di Bergamo. Anche a Treviglio sono state portate avanti iniziative importanti come, ad esempio, la bellissima mostra fotografica “Oltre l’alcol in uno scatto”, a cui hanno partecipato studenti del liceo artistico Simone Weil di Treviglio. L’Associazione è patrocinata dal Club Soroptimist Treviglio Pianura Bergamasca, dalla Associazione Culturale Clementina Borghi ed ha una rappresentante nel Consiglio delle Donne di Treviglio. Per informazioni: • Presidente: Ambra Finazzi Bergamaschi, a.finazzi@myisimail.com • Rappresentante nel CDD di Treviglio: Maria Gabriella Bassi, magaba12@yahoo.it Gennaio 2017 •

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Storia

L’opera straordinaria di Monsignor Portaluppi e “La via dei Spiù” di Silvia Bianchera Bettinelli

«V

enga signora a conoscere i miei gemellini, così le mostro anche la via dei Spiù». «Cioè?» dico curiosamente al mio amico Filippo. «Oh la strada dove abito ha una lunga, bellissima storia, che tutti dovrebbero conoscere, non solo i trevigliesi, e mia mamma la sa a memoria». La signora Alda, nonna dei due frugoletti, mi pone tra le mani a tale proposito un libro che porta in modo dettagliato come siano sorte le case della loro strada e quelle delle vie limitrofe. Tale avventurosa operazione – nata formalmente nel 1901 e che porta il nome di Società Edificatrice Case Operaie e la firma di un uomo veramente speciale, Monsignor Ambrogio Portaluppi – fu lunga, difficile e talvolta disperata, e il bellissimo volume di Alfredo Ferri ne testimonia, con profusione di documenti, il tortuoso percorso. Riassumere in poche colonne il cammino durato più di un secolo di questa Società, tutt’ora attiva, è assolutamente impossibile, ne narrerò i fatti salienti perché vale la pena rimangano nella memoria dei trevigliesi e non solo. Alla fine dell’Ottocento le abitazioni degli operai e dei contadini erano sparse per la campagna e nella maggior parte dei casi si trattava di ruderi fatiscenti e insalubri. Le abitazioni nella città, spesso oscure e prive di aria, erano la causa principale di una serie di malattie mortali. “Vi sono a Treviglio dei quartieri veramente impossibili... il Lazzaretto e adiacenze vi presenta dei cortili non più vasti di una stanza con locali luridi, cadenti...” denuncia lo stesso Portaluppi. L’appello quindi per costruire nuove abitazioni a buon

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mercato, ma sane, era drammaticamente urgente. L’arrivo a Treviglio del giovane teologo Ambrogio Portaluppi nel dicembre 1890 fu, per la città, un vero miracolo e altrettanto miracoloso fu ciò che questo giovane religioso, nato a Boffalora d’Adda nel 1863, riuscì a realizzare quasi dal nulla. Maturata la sua esperienza tra le famiglie povere di Magenta, giunto successivamente a Treviglio iniziò il suo percorso di “cristiano integrale” “(…) del sacerdozio ebbe un’idea piena, poiché non lo limitò alla sola parte spirituale ma lo estese a tutte quelle provvidenze che fanno crescere.(…) Egli non si secolarizzava anche se costretto a comperar concimi, a

Da sinistra, in senso orario: Monsignor Ambrogio Portaluppi Via Mazzini ora via Portaluppi Altra opera della Società: casa alloggio “La Famiglia” Via Case Operaie Piantina dei Fabbricati

far contratti”, così ritrae Portaluppi Monsignor Sandro Mezzanotti. Innanzitutto, per avviare l’opera che il giovane di Boffalora si era imposto, bisognava che operai e contadini avessero una loro identità, una loro coscienza e quindi una loro voce e fondò, a tal proposito, una serie di Corporazioni cui si sentissero aggregati. Si ebbe così, già nel 1891 il Circolo Operaio San Luigi, e più avanti l’Unione Operaia Sezione Maschile. Portaluppi sapeva bene che avrebbe incontrato grande diffidenza e resistenza anche dagli stessi futuri beneficiari, sia per la loro totale ignoranza sulle leggi dell’economia, sia per le loro scarse entrate finanziarie. Ma ormai il dado era tratto! Abbastanza in fretta nacque anche la Sezione Femminile (pur con qualche tentativo di opposizione da parte della Camera del Lavoro di estrazione Socialista). Giunse poi il momento più difficile, quello di creare una base finanziaria e, con l’aiuto dei suoi fidati collaboratori, religiosi e laici, Portaluppi ideò il Deposito degli Affitti, incoraggiando operai e contadini ad accantonare settimanalmente quel che potevano dal loro già povero salario. Questo Deposito sarebbe poi stato affidato alla Cassa Rurale di Treviglio, che riusciva anche ad elargire un buon interesse fruttifero. Dal Bollettino del Santuario del 1901: “...Facciamo appello al buon cuore dei ricchi ed agiati affinché con le loro elargizioni vogliano sostenere quest’opera buona dell’Unione Operaia...”. Monsignor Portaluppi però non si limitava ad appelli sulla carta stampata, andava personalmente da chi ne conosceva lo spirito eroico, l’onestà e la saggezza e chiedeva aiuti concreti. Il 16 novembre 1901 si acquistavano 13.360 metri quadrati di terreno per la somma di Lire 4.000. I molti documenti d’epoca di cui è ricco il libro di Alfredo Ferri riporta i bellissimi testi che sottolineano l’emozionante giorno


di “posa della prima pietra”, ma quel che stupisce oggi è la velocità d’azione! Si pensi che l’idea della costruzione delle Case Operaie è del 1901. Subito si costituì la Società di cui sopra, si trovarono i mezzi per avviare il programma e le concessioni edilizie e… In dieci mesi si realizzarono le prime case! La Cassa Rurale di Treviglio ebbe un ruolo determinante nell’intera realizzazione delle Case Operaie e nella loro conservazione negli anni successivi. Il sogno di Monsignor Portaluppi di fare dell’operaio un proprietario di casa non poté però realizzarsi. La classe operaia era troppo povera, le paghe erano appena sufficienti per una vita modesta e non lasciavano spazio al risparmio. Intanto le nuove costruzioni, anno dopo anno, aumentavano di numero: sono quelle che vediamo ora in via Leoncavallo, via Gorizia, via Correggio, via Case Operaie, via San Giovanni Bosco e via Monsignor Portaluppi. Un periodo difficilissimo fu quello della prima Guerra Mondiale. Partiti gli uomini “abili” per il fronte, mancavano i salari per il sostentamento della famiglia; la Cassa Depositi subì un pericoloso stallo, e uomini feriti e malati tornavano dal fronte passando anche da Treviglio. Portaluppi non rimase certo con le mani in mano, realizzando a tale scopo La Casa del Soldato, affinché questi giovani avessero un punto di ritrovo, una scuola per imparare a leggere e a scrivere, un aiuto per le loro pratiche amministrative. Il 1923 fu un anno tragico per la comunità trevigliese: Portaluppi morì l’otto dicembre. La sua fama aveva da tempo varcato i confini d’Italia, tant’è che le sue opere sociali avevano richiamato l’interesse e l’attenzione non soltanto di importanti sociologi ma anche di uomini di cultura tra i quali Lev Tolstoj! I collaboratori intelligenti e volenterosi di cui Portaluppi si era saputo circondare continuarono con la stessa abnegazione la sua gigantesca opera di uomo illuminato. Ma il libro che ho tra le mani non parla però della via dei Spiù! Allora chiedo alla signora Alda che mi spiega: «Vede, prima della costruzione di queste case, le famiglie dei contadini e degli operai vivevano pra-

ticamente insieme, soprattutto, all’imbrunire. Si radunavano nella stanza più calda a dividersi, oltre alla cena, anche il tepore. Una volta trasferiti in questi begli appartamenti si ritrovarono a vivere in una specie di isolamento, al quale non erano abituati. E allora sa cosa facevano? Al calare della sera portavano le sedie sul marciapiede, scodella della minestra in mano, e cenavano tutti insieme guardandosi intorno, parlottando amabilmente, dando l’impressione a chi percorreva la strada di “spiare” i passanti. Da qui il nome che hanno queste strade! Pensi, Silvia, se avessimo oggi nella politica un uomo come Monsignor Porta-

luppi! Ma, in fondo, quello che conta è che il suo nome non venga dimenticato. Tutti gli anni, il primo maggio, al mattino con una Messa poi con una pesca di beneficenza, ricordiamo sia lui che tutti gli altri benefattori delle Case Operaie. Come le dicevo prima, l’avventura trevigliese di quell’uomo è più bella di qualsiasi favola e non appena i miei nipotini saranno in grado di capire gliela racconterò, perché a loro volta la raccontino un giorno ai loro figli». Le immagini sono tratte dal libro Società Edificatrice di Case Operaie, un secolo di Storia di Alfredo Ferri, edizione a cura della Cassa Rurale, 2001

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tribuna magazine • 31


Architettura

Quando a Treviglio arrivò il gotico di Elio Massimino

Un’architettura proveniente da Oltralpe esprime ancora oggi l’identità del Comune

P

Ad esempio la Basilica del Santo a Padova (Venezia è vicina), presenta delle cupole di chiaro sapore bizantino. Nel sud Italia sono vari gli esempi di gotico contaminato dallo stile moresco. Milano fa eccezione, il gotico del suo Duomo è puro come quello di una cattedrale nordica e non è un caso, perché la capitale lombarda era allora come oggi la più europea tra le città italiane. La Basilica di San Martino a Treviglio è invece un buon esempio di gotico interpretato secondo il gusto italiano. Esisteva già una chiesa di dimensioni importanti, però “di questa antica chiesa del mille non è più possibile ricostruire con esattezza né la pianta né le proporzioni, perché venne riedificata alla fine del Quattrocento in stile gotico lombardo” (Perego - Santagiuliana, “Storia di Treviglio”). I due autori trevigliesi, come del resto è ovvio per gli esperti di arte, per datare un monumento fanno riferimento al secolo in cui esso ha assunto l’aspetto prevalente con cui è giunto fino a noi, pur riconoscendo, che “rimangono parti murarie e elementi decorativi anteriori”. E oggi nei cartelli turistici la Basilica giustamente è segnalata come appartenente al XV secolo. I lavori di ricostruzione della vecchia chiesa romanica probabilmente iniziarono

già nel Trecento quando “venne edificato il campaniletto ubicato nella zona absidale”, scrive la storica dell’arte Barbara Oggionni (“Treviglio, storia, arte e cultura”), e si protrassero nel Quattrocento quando “vennero aggiunte le Navate laterali, la sagrestia e il vano definito ‘cappella gotica’”. Sono tutti elementi dello stile gotico ma la Basilica, come detto, mantiene una sua sobrietà classica attraverso i robusti contrafforti e le colonne massicce che sorreggono le navate. L’Ufficio Cultura non si è lasciato influenzare dalla storia del “millennio” del campanile e gli va dato atto che i cartelli turistici (esposti nell’edicola di piazza Manara) correttamente indicano che “è stato innalzato tra XIII e il XIV secolo (...) la torre è interamente costruita in cotto in stile gotico lombardo”. Barbara Oggionni a suo tempo prese le distanze dai sostenitori del “millennio” e in una sua pubblicazione (“L’Architettura fortificata”) scrive che “L’architettura del Campanile è di tipo gotico lombardo, come si evince dal rapporto base-altezza e dai numerosi particolari decorativi”. Don Piero Perego in un suo saggio intitolato “Il nostro campanile”, avvertì che il Lodi (illustre storico che si tentò di far propendere per il millennio) non scrisse nul-

ph Appiani

arlando del romanico in Gera d’Adda, così ben rappresentato dalla Basilica di Rivolta, sul numero precedente di tribuna magazine ho ricordato che nell’XI secolo si iniziò a recuperare in architettura una certa solennità romana. Ma ecco che circa cento anni dopo la consacrazione di quella Basilica, nell’Europa Centro-Settentrionale nasce e poi si propaga uno stile rivoluzionario: il gotico. Alla gravitas del romanico questo oppone la leggerezza, alle atmosfere “cupe” e raccolte sostituisce la luce policroma che proviene da ampie finestre chiuse da vetrate colorate. L’arco a tutto sesto (tondo) viene soppiantato dall’arco a sesto acuto. I nuovi architetti sperimentano ardite soluzioni per realizzare volte e campanili sempre più alti e agili. Questo nuovo stile inizialmente provoca sconcerto, tanto che con accezione spregiativa viene chiamato gotico, nel senso di barbaro, estraneo alla classicità. Il gotico arriverà in Italia qualche decennio dopo le prime esperienze francesi, ma in una forma addomesticata, nel senso di meno estrema di quella flamboyant (fiammeggiante) tipica nei Paesi nordici. Non solo, le nuove cattedrali italiane sarebbero state spesso declinate secondo le tradizioni locali.

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Città di

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ASSESSORATO ALLA CULTURA

TREVIGLIO

TEATRO NUOVO TREVIGLIO

Stagione di Musica2017

Gennaio / Febbraio 2017 direttore artistico M° Paolo Belloli

XIV EDIZIONE

Piazza Garibaldi Teatro Nuovo Treviglio

DOM

08 GEN

ore 16:00

DOM

15 GEN

ore 16:00

DOM

22 GEN

ore 16:00

DOM

29 GEN

ore 16:00

DOM

CARMEL A-CAPPELLA

QUINTETTO VOCALE FEMMINILE DA ISRAELE

Programma: dal classico al Jazz, dalla musica folk a quella popolare ed ebraica. Brani di Vivaldi, Mozart, Beethoven, Piazzolla, Glenn Miller, J. Fernandez, R. Rodgers, Jacques Brel, Shlomo Gronich, Sasha Argov...

Gruppo di Ottoni dell’Istituto Superiore di Studi Musicali «Gaetano Donizetti»

05 FEB

VEN

(Basilica di San Martino)

10 ore 20:45

Direttore: Ermes Giussani Programma: “Ottoni… un cammino nella storia della musica”. Brani di Gervaise, Gabrieli, Monteverdi, Bach, Bizet, Mahler, Hazell

Orchestra i MUSICI del TEATRO

DOM

Pianoforte: Francesco Attesti Direttore: Paolo BELLOLI Programma: F. Schubert, Sinfonia n.5 in Sib magg. D. 485 W.A. Mozart, Concerti per pianoforte K. 449 e K.488

19 FEB

ore 16:00

Duo Violino Pianoforte Violino: Davide Alogna Pianoforte: Bruno Canino

DOM

Programma: Classici fino alla fine dei tempi Brani di Mozart, Beethoven, Messiaen, Brahms, Saint-Saens

26 FEB

Abbonamenti e biglietti in vendita anche un’ora prima del concerto presso la biglietteria del Teatro Nuovo Treviglio.

ore 16:00

Per informazioni: Tel. 328 1644820 - www.trevigliomusica.it

Prevendita (con maggiorazione di 1€ sul prezzo) Centro Studi Musicali Treviglio Via Crivelli, 9 - Treviglio (BG) lunedì, mercoledì,venerdì dalle 16:00 alle 18:00 Accademia Musicale Treviglio Viale Oriano , 16 - Treviglio (BG) dal lunedì al venerdì dalle 14:30 alle 20:00 On-line tramite il sito: www.Treviglio.18Tickets.it

PROGETTO GIOVANI TALENTI

Orchestra Giovanile Direttore: Paolo BELLOLI Programma: Brani di Bach, Albinoni, Vivaldi, Beethoven, Jenkins, Reverberi, Piazzolla, Hisaishi, Morricone

FEB

PROGETTO GIOVANI TALENTI

Milano Strings Academy

ore 16:00

INGRESSO LIBERO

la “che accenni alla costruzione del campanile nell’anno predetto” (il 1008) e concluse “con un’ipotesi assai verosimile, ossia datare la costruzione del campanile tra il XII e il XIII secolo”. Siamo dunque lontani due o tre secoli dal “millennio”, ma questo non deve sminuire l’orgoglio della città per il suo magnifico campanile gotico lombardo. Tali qualificate opposizioni non scoraggiarono l’impeto dei millennaristi. Vennero coinvolte le Poste che realizzarono non ricordo bene se un francobollo o un annullo postale, qualcuno dedicò un’agenda al millennio e nelle scuole fu pure distribuito un libretto ad hoc, e così anche la nuova generazione di trevigliesi, invece di essere aiutata a distinguere un campanile romanico da uno gotico o barocco, è persuasa che il nostro abbia mille anni. Non sarà facile sradicare questa convinzione, bisognerà fare cultura, ad esempio utilizzando le visite legate alla bella iniziativa del Museo Verticale. Il Palazzo Comunale (oltre all’ex Ospedale) è l’altro notevole esempio di gotico a Treviglio. Qui ci troviamo di fronte ad un fenomeno tutto italiano, quello dei Comuni e quindi dei Palazzi del Popolo. Le istituzioni democratiche comunali ebbero infatti bisogno di sedi idonee e così, tra gli altri, sorsero Palazzo Vecchio a Firenze, Palazzo dei Priori a Perugia e a Treviglio il Palazzo Comunale. Tornando alle cattedrali gotiche, vorrei aggiungere che nemmeno papi e vescovi si resero conto che quei nuovi luoghi di preghiera così luminosi e protesi verso il cielo, piano piano avrebbero stimolato la nascita di un rapporto più diretto e comunque nuovo con l’Altissimo. Non è infatti un caso che la Riforma protestante sia sorta e poi abbia attecchito nei Paesi dove il gotico era più diffuso. La divaricazione religiosa tra cattolici e protestanti avrebbe poi trovato una nuova conferma sul piano architettonico, infatti nel Nord Europa il gotico avrebbe avuto ancora vita lunga mentre nei paesi del Sud, rimasti cattolici, sarebbe stato soppiantato dal barocco, che ha trasmesso il messaggio della Controriforma. Ma di questo parleremo nel prossimo numero visitando le opere barocche che si possono ammirare nella Basilica di San Martino.

Concerto per la Madonna delle Lacrime

i MUSICI del TEATRO Coro Antiche Armonie Maestro: Giovanni Duci Soprano: Olga Angelillo Baritono: Daniele Caputo Direttore: Paolo BELLOLI Programma: G. Fauré Pelléas et Mélisande, Suite per orchestra Op. 80 Requiem, op. 48 per soli coro, organo e orchestra

i MUSICI del TEATRO PROGETTO GIOVANI TALENTI

Violino: Germana Porcu Direttore: Fabio Pirola Programma: Mozart e la scuola Napoletana del ‘700. Sinfonie di Scarlatti, Porpora, Jommelli, Traetta, Piccinni W. A. Mozart, Concerto n.5 in La magg. K.229

I Solisti di Pavia

Enrico Dindo: Direttore e Violoncello

Programma: S. Barber, Adagio per archi A. Vivaldi, Cello Concerto in La min. RV 419 - O. Respighi, Antiche danze ed arie per liuto III Suite n.3 A. Piazzolla, Le quattro stagioni per cello e archi (Arr. Jorge Bosso)

Biglietti e abbonamenti Concerti Stagione di Musica: biglietto singolo € 15,00 - ridotto € 5,00 (under 18) Concerti progetto Giovani Talenti: biglietto singolo € 10,00 - ridotto € 5,00 (under 18) *ABBONAMENTO 4 CONCERTI Stagione di Musica: € 50,00 *ABBONAMENTO 7 CONCERTI Stagione e Giovani Talenti: € 70,00 *posto riservato e numerato

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ph Appiani

Arte

I risvolti storici legati agli affreschi in San Bernardino di Don Giuseppe Villa

Le opere custodite nella chiesa di Caravaggio raccontano curiose vicende storiche

N

ella seconda metà del 1400 si diffuse un gruppo di sostenitrici del francescanesimo in Milano e in tutto il Ducato degli Sforza. Due donne, Bianca Maria Sforza e Lantelmina Secco di Caravaggio, furono le più attive sostenitrici. Lantelmina era moglie di Gaspare di Vimercate, capitano delle truppe degli Sforza dal 1447 e grande mecenate di S. Maria delle Grazie a Milano. La loro presenza in città aveva un gran seguito tra i nobili e i signori del tempo. Un’altra donna fu grande sostenitrice, Lucia Marliani, la cui storia è legata al domenicano Giacomo da Sesto che gli aveva rifiutato il perdono. La Marliani era moglie di Ambrogio Raperti, ma era anche amante di Galeazzo Maria Sforza. Questi gli assegnò il feudo di Melzo e Gorgonzola coi rispettivi castelli, oltre a molti gioielli e pietre preziose. In poco tempo Lucia divenne la donna più ricca e potente d’Italia. All’amante del duca, il religioso, dunque, negò l’assoluzione. Anonimo lombardo, Madonna con il Bambino, Sant’Ambrogio, Santa Lucia, Ambrogio Raverti, Lucia Marliani e famiglia, ca. 1493, Milano, Santa Maria delle Grazie

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Quando il 26 dicembre 1476 il duca Galeazzo Maria Sforza morì pugnalato, iniziò la decadenza di Lucia e in breve tem-

A sinistra: Natività a S. Bernardino di Caravaggio

po, sotto il governo del duca successore Ludovico il Moro, ella perdette non solo le ricchezze ma anche le proprietà donatele dal defunto Sforza. Ludovico il Moro le impose di rinunciare all’ingiustificato potere che le era stato assegnato. Alla Marliani redenta e moglie fedele del Raverti, il santo Giacomo da Sesto concesse il miracolo di un parto che pareva impossibile. Il santo morì nel 1493 e Lucia con Lantelmina Secco divenne testimone della santità del religioso. Si creò un giro di relazioni in cui furono coinvolti i cantieri di S. Angelo, quelli delle clarisse milanesi (S. Chiara, S. Bernardino, S. Orsola e S. Apollinare) e di S. Bernardino a Caravaggio. Proprio in questo ambiente maturarono, oltre che una coscienza cristiana, anche uno stile artistico degli aristocratici e dei nobili lombardi e milanesi legati agli osservanti. Lucia Marliani accompagnò nel monastero di S. Chiara la figlia Maria Lucrezia, mentre la Lantelmina fece lo stesso con i propri parenti. La salma di Giacomo da Sesto fu messa all’interno di S. Maria delle Grazie. Nel 1862 venne alla luce un affresco, studiato nel 1998 da Laura Baini, che ha ipotizzato una vicinanza agli affreschi della cappella laterale della chiesa francescana di S. Bernardino a Caravaggio, databile al 1482 a causa della presenza di S. Bonaventura canonizzato in quell’anno. I due affreschi sono da collegarsi a quelli del monastero di S. Chiara a Milano, l’adorazione dei Magi a S. Eustorgio e quelli del Monastero di S. Bernardino, sempre a Milano. Laura Gnaccolini (responsabile attuale alla soprintendenza per la nostra zona) afferma che è


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arduo allo stato attuale collegare definitivamente tutte queste opere a quello delle Grazie (Pittura a Caravaggio, 2007). La comune matrice atmosferica dei vari dipinti di Milano con il ciclo di Caravaggio potrebbe essere imputabile allo stesso giro di committenza. La vicenda di Lucia Marliani e Galeazzo Maria Sforza (col prodigio del parto) da una parte e dall’altra il legame tra Ludovico il Moro e Crivelli Lucrezia (La Belle ferronière) con la nascita di Giovanni Paolo Sforza (1497), iniziatore della dinastia Sforza a Caravaggio, ne erano le ragioni plausibili immediate. Risulta quindi significativo che, con il suo testamento del 1479, la contessa Lantelmina lasci al costruendo monastero caravaggino la consistente somma di 800 lire. Cifra puntualmente versata proprio poco dopo il termine post quem degli affreschi; almeno 200 lire sono già versate ai frati di Caravaggio nel 1485, proprio per completare i lavori della cappella di Lantelmina in quella chiesa. Lantelmina legò alle donne di S. Chiara una parte sostanziosa della propria biblioteca, alcune sontuose vesti e 100 fiorini. La famiglia strinse legami molto intensi con tutto il gruppo di personaggi ruotante intorno a S. Chiara e all’osservanza. Ed è forse proprio per queste complesse vie che l’affresco votivo nella domenicana S. Maria delle Grazie finisce per accomunarsi nello spirito agli affreschi di S. Bernardino e di S. Chiara. Resta comunque innegabile che la Madonna dell’Adorazione dei pastori di Caravaggio e quella di Lucia condividano molti elementi in comune, e non solo nello spirito. La posa è praticamente identica, il Bambino compie gli stessi gesti, simili i panneggi della veste che si stendono sul terreno in ampie onde, identico il modo di rendere il cappuccio del manto della Vergine che si riversa ai lati del collo in due ovati e simmetrici risvolti.

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Collezione Ronchi

Amarcord

L’ospitalità cittadina di cento anni fa di Marco Falchetti

Gli alberghi, i ristoranti, le trattorie e le osterie della Treviglio di una volta

I

n questi giorni ho avuto l’opportunità di consultare il vasto archivio di storia trevigliese dell’amico Lino Ronchi e mi sono imbattuto in una serie di “conti” (adesso si chiamano “ricevute fiscali”, “fatture” o “scontrini”) di osterie, ristoranti e alberghi della nostra città, quasi tutti datati agli inizi degli anni venti del secolo scorso, che mi hanno incuriosito molto. Non conosco quanti esercizi di questo settore operino attualmente in Treviglio: sicuramente moltissimi, ma anche cento anni fa non si scherzava. È risaputo che Treviglio era (ed è tuttora) un importante crocevia stradale e ferroviario, trovandosi geograficamente in una zona strategica della Lombardia, proprio sull’asse Torino-Venezia. I treni, le prime automobili, i carri, le carrozze e gli altri mezzi di locomozione attraversavano ogni giorno il nostro territorio, incrocio di commerci agricoli e industriali. Per questo motivo molti viandanti alloggiavano e si rifocillavano nei nostri luoghi di riposo e di ristoro. Leggendo questi documenti, oltre al linguaggio usato all’epoca, mi hanno colpito le descrizioni dei servizi offerti, nonché i prezzi dei cibi e i nomi delle vie, alcune delle quali oggi hanno cambiato la propria denominazione. Scopriamo così che l’Albergo Regina D’Inghilterra, situato nell’allora Piazza Revellino (in seguito Piazza Cameroni, ora Piazza del Popolo), aveva un “annesso stabilimento di bagni e docce”, nonché un servizio di “vetture per città e campagna”

e un “omnibus per tutte le corse della ferrovia”. Su ogni carta intestata, dove venivano registrate le consumazioni e i relativi prezzi, era sempre riportato in bella evidenza il nome del proprietario. Nel caso dell’albergo di cui sopra era il signor Luigi Marchetti. L’Antico Albergo S. Martino, con “alloggio e stallo”, in Circonvallazione Zeduro, telefono n. 75, condotto da Carlo Possenti, riporta sulla propria ricevuta: “Scelti vini da pasto e in bottiglia - Cucina pronta a tutte le ore”. Molti alberghi possedevano uno “stallo” o “stallazzo”, luogo in cui le bestie da soma dei viandanti potevano riposarsi prima di riprendere il proprio viaggio verso le destinazioni più disparate. L’albergo ristorante Corona di Giuseppe Fattori, telefono 1-01, all’angolo tra Via Cavour e Via Abate Crippa, demolito negli anni sessanta lasciando il posto a un moderno condominio, aveva, oltre allo stallo, anche un garage per le vetture ed era per questo considerato tra i più importanti della città. In quel luogo si svolgevano spesso banchetti di nozze: molti nostri lettori diversamente giovani, si ricorderanno e magari avranno anche organizzato ivi il loro matrimonio! Andando in ordine sparso e non seguendo un preciso itinerario scopriamo che il Ristorante Bar Excelsior, proprietario Sala Attilio, in Piazzale della Stazione Centrale - Viale Garibaldi 17 (da non confondersi con il Caffè Excelsior conosciuto come “Baci perduti” del signor Bellini,

detto “Falìa” in Piazza Mentana) offriva “Colazioni e pranzi”, “Birra spinata”, “Café-Espres” (sic!), nei suoi alloggi con giardino. Il Ristorante Teatro di Alberti Artidoro in Piazza Garibaldi 3, aveva una “scelta cucina alla milanese”, mentre l’Antica Trattoria della Lupa di Quaglio Francesco in Piazza Vallicella e l’Antica Trattoria del Papa di Rizzi Maddalena in Via Roma - Vicolo Ferri, oltre alla “cucina alla casalinga” e all’“assortimento di vini scelti da pasto e in bottiglia”, avevano pure uno “stallazzo”. L’Antica Trattoria del Papa, inoltre, faceva bella mostra di un “Giuoco delle Boccie”, così come la Trattoria Garibaldi di Lorenzo Rottola, in Via Verga 2 dove esso era “illuminato alla sera”! Chissà, poi, quali animate discussioni alla Trattoria Sport di Lamera Angela in Piazza Revellino, dove oltre alle “boccie” c’era pure una “sala da ballo”, a quei tempi luogo di perdizione! Potrei andare avanti ancora per molto, ma mi limiterò solo a citare la Trattoria

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Esposizioni della Lepre di Fontana Stefano in Vicolo Montalto 15, la Trattoria Due Spade di Cattaneo Ernesto fu Cesare in Piazza Mercato, la Trattoria Croce di Malta di Riva Angelo in Via Roma e la Trattoria della Beccaccia di Crippa Francesco in Viale Filagno. A questo proposito voglio ricordare il libro di Mariarosa Devizi Radaelli “Eran centoventisette”, del quale possiedo la seconda edizione edita nel 2011 nella quale, zona per zona, vengono descritte in modo preciso, citando spesso curiosi e divertenti aneddoti, le 127 (!) osterie che una volta esistevano in Treviglio. Riporterò solo un particolare di quella pubblicazione, riguardante l’Albergo Belvedere in Via Galliari, angolo Piazza Revellino: “aveva una decina di camere, un buon ristorante e campi di bocce. L’arredamento era in stile impero e i proprietari Pietro Allevi e la moglie Paola Ciocca servivano preferibilmente specialità trevigliesi”. Infine, alcune curiosità sui prezzi delle “pietanze” e dei “beveraggi”: il vino oscillava (siamo nel 1922) dalle 3 lire al litro per quello nostrano, alle 4- 5 del pregiato in bottiglia, sulla quale non si citava l’etichetta, come siamo abituati attualmente, ma solo il vitigno (barbera, chianti, barolo, recioto, anzi, “reciotto”). I primi, dalla “pasta al sugo”, ai “ravioli in brodo”, dal “risotto alla milanese” alle minestre varie, variavano da una alle tre o quattro lire, mentre i secondi, quasi tutti di carne (“manzo bollito”, “arrosto di vitello”, “cotoletta alla milanese”, “brasato”) costavano dalle 4 alle 6 lire a porzione. Raramente veniva servito pesce: ho trovato solo una “frittura mista” a lire 4,50. I formaggi e le verdure oscillavano tra i cinquanta centesimi e la lira e mezza. Non ho trovato menzione di dolci: è un vezzo che abbiamo adottato noi, esigenti e benestanti cittadini degli anni duemila!

Tutta l’arte di Bruno, con una dedica speciale di Daniela Regonesi

Meritato successo per la personale di Manenti

“P

er Angiulì – dedicata a mio padre a 100 anni dalla sua nascita”: il solo titolo permette di comprendere con quanto affetto è stata pensata ed allestita la personale di pittura e scultura di Bruno Manenti. Una testimonianza di devozione che si è riflessa nell’apprezzamento di quanti – davvero tanti – non hanno voluto mancare, a fine novembre, negli ambienti dello Spazio Menouno di piazza Garibaldi a Treviglio. «Il mio papà avrebbe compiuto 100 anni in ottobre – spiega l’artista e prezioso collaboratore del nostro magazine – era una persona molto silenziosa e intelligente, sebbene avesse potuto studiare solo fino alla seconda elementare. Veniva tutti i giorni nel mio studio e si sedeva vicino a me: parlava con gli occhi, era entusiasta del mio lavoro. Non aveva conoscenze in campo artistico, ma era gioioso nel vedere i quadri astratti, godeva dei loro colori, diceva che gli davano serenità. Era molto sensibile. Ho di lui un bel ricordo, anche se non l’ho potuto godere a lungo: è mancato più di 20 anni fa». Ecco quindi la decisione di rendergli omaggio con una mostra articolata in un climax ascendente che va dagli abissi umani all’alto della speranza. Spiega Bruno: «La mostra si articolava a partire dal fondo della sala, dove erano rappresentate le utopie, la distruzione dell’umanità, per poi spostarsi al centro, nella sua parte più “umana”, rappresentata dalle maternità, portatrice della speranza di un mondo più sereno; si passava quindi agli angeli, alla parte più mistica. Non so perché li dipingo così spesso, io che faccio fatica a credere: forse è il

mio modo di pregare. Infine erano esposti piccoli quadri colorati con inserimenti di ori e sabbie, per lasciare uno sguardo di positività al visitatore». Colori, materiali e tecniche diverse hanno dato voce a pensieri, ora lieti e vitali come rigogliosi alberi animati, ora cupi e funerei nei pannelli dedicati alla guerra e alle sue vittime. «Concepisco la mia opera come un ciclo continuo: sento il bisogno di dipingere, perciò ricorro ai colori, senza forme né figure, ma poi non mi bastano, allora passo a quadri che abbiano un tratto leggibile, figurativi, con angeli, maternità e paesaggi. Ma poi ho bisogno di “sentire” la tela, perciò utilizzo la carta, i sacchi, e quando non è più sufficiente passo alla scultura, alla quale poi aggiungo il colore, e quindi ritorno, chiudendo il cerchio, alla pittura. È un circolo vizioso alla ricerca della mia strada». Nel solco della quasi trentennale collaborazione come volontario con la scuola elementare De Amicis – da quando la frequentavano le sue figlie – non è mancata la bella interazione fra l’Artista ed i piccoli visitatori. «Mi piace lavorare con i bambini, forse perché mi ricordo del mio maestro Stefanelli, burbero e severo, che ci portò nel suo studio in via Verga: rimasi affascinato da questo ambiente e fui così entusiasta di questa esperienza che decisi anch’io di far partecipi i bambini del mio lavoro: ne ho ottenuto un riscontro molto positivo». Il ciclo continua ad alimentarsi, anche nella trasmissione del messaggio alle nuove generazioni.

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Da fare 38 • tribuna magazine • Gennaio 2017


Arte

Veduta invernale di Treviglio di Francesca Possenti

I

l dipinto raffigura la Piazza del Popolo di Treviglio dopo un’abbondante nevicata. Autore del dipinto è Vincenzo Ghirardelli, pittore originario di Gandino (BG), dove nacque nel 1894. Formatosi artisticamente presso l’Accademia Carrara di Bergamo, nella sua carriera (che si concluse a Bergamo nel 1967) si specializzò nel genere della veduta, del paesaggio, del ritratto e della natura morta. L’opera è entrata a far parte della collezione del Museo Civico nel 1953, in occasione della Prima Mostra d’Arte Città di Treviglio, istituita dall’allora sindaco di Treviglio Attilio Mozzi e destinata agli artisti della provincia di Bergamo. Nel quadro la piazza è colta con una vista rialzata ed un taglio di tipo fotografico, che conferiscono immediatezza al dipinto. Le forme sono ottenute mediante pen-

nellate veloci stese per piccole campiture, i colori utilizzati sono soprattutto freddi; poche sono le tonalità calde che l’artista usa per sottolineare i contorni di alcuni elementi. La superficie appare densa e materica, in sintonia con le tendenze dell’arte dell’epoca. L’artista trae ispirazione dalle opere di paesaggio realizzate a Parigi a partire dagli ultimi anni dell’800, sono infatti evidenti i rimandi alla maniera impressionista di rendere la luce. Il bianco della neve schiarisce l’immagine suggerendo un senso di silenzio e di pace, lo spazio risulta così silenzioso ed immobile. I pochi passanti, raffigurati con pennellate rapide e sommarie, sembrano figure solitarie e mute che lentamente si muovono nella neve. È evidente la geometria con la quale Ghirardelli costruisce le forme degli edi-

fici, che si presentano come figure solide nello spazio. La composizione si basa sia su una sequenza di linee verticali, che possiamo individuare rispettivamente nei passanti, negli alberi sulla sinistra, nella colonna, negli spigoli dell’edicola, nei muri nelle porte e nelle finestre delle case, nei comignoli sul tetto, sia su una serie di linee di andamento obliquo e spezzato utilizzate nella rappresentazione della forma dei tetti. Il cielo occupa un grande spazio, distendendosi nella parte alta del dipinto e rappresentando la tonalità di fondo che armonizza tutta l’immagine. L’impressione è quella di un ambiente dove tutto pare svolgersi al rallentatore, dove gli oggetti sembrano esistere al di fuori dal tempo, trasformati dalla presenza della neve che tutto nasconde e tutto rende omogeneo. La veduta ci consente di confrontare la piazza di un tempo con quella di oggi: in particolare possiamo notare da un lato la permanenza della colonna che ricorda la visita del cardinale Pozzobonelli avvenuta nel 1744 e dell’edicola dei giornali che, seppur spostata rispetto all’origine, ha resistito alle trasformazioni del luogo; dall’altro appaiono evidenti le modifiche e le demolizioni degli edifici un tempo presenti nella parte della piazza sviluppata a destra dell’odierna via Galliari.

Vincenzo Ghirardelli Veduta invernale di Treviglio (1953) Olio su tavola cm. 43 x 50 Gennaio 2017 •

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Com’era - Com’è

a cura di Diego Defendini e Stefano Gatti

Passano gli anni ma lei, la Stazione centrale, è sempre lì. Uguale, immutata nel tempo. Certo, qualche miglioria, qualche parcheggio in più... E qualche albero in meno, ma lei è sempre lì ad accogliere e a salutare tutti i viaggiatori che passano da Treviglio.

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ph Nava

Musica

Alla conquista del tempo con la musica del DuoMiLa di Daria Locatelli

I trevigliesi Laura Forgia e Michele Bellagente accompagnano con melodie e parole il viaggio del bene più prezioso che abbiamo: la nostra mente

L

ph Calissi

a passione per la musica è al centro del sodalizio sia professionale che di vita dei trevigliesi Michele Bellagente e Laura Forgia. DuoMiLa è il nome assunto quando sono protagonisti sul palco, un termine che denota la grande attenzione che viene data alle parole: «DuoMiLa – spiega Michele – è per noi il richiamo a molteplici fattori: ricorda l’anno di formazione del duo e riporta al suo interno Mi e La, che sono le iniziali dei nostri nomi e di due note musicali». Una carica di significato che accompagna tutti i progetti della coppia, come “Ritagli di tempo” (www.michelebellagente.it), l’album uscito lo scorso mese e che ne raccoglie gli inediti: «Il titolo – illustra Laura – si riferisce tanto al tempo in chiave musicale quanto a quello che ha visto la nascita di

questo lavoro artistico. È durante il rientro da un viaggio a Roma che l’ascolto in auto dei nostri numerosi provini ci ha dato la spinta di fermare tutte le nostre idee, di dare loro un vestito». Un abito che ha la forma di dodici brani, come i mesi dell’anno e i semitoni musicali, dedicati a chi è in viaggio e chi percorre strade e cammini «qualsiasi sia il mezzo di trasporto, incluso quello più importante che abbiamo: la mente» aggiunge Michele. Gli inediti dell’album – autoprodotto ed editato dal duo e il cui mastering è stato affidato a Livio Boccioni di The Convent Recording Studio – accompagnano i viaggiatori su strade di note e parole, in un connubio che vede Laura alla voce e alle chitarre e Michele a pianoforti, tastiere e basso. Numerose collaborazioni confluiscono in

“Ritagli di tempo”, come descrive il musicista: «Potremmo suddividere l’album in due parti. Sei brani, infatti, nascono dalla penna di Tiziano Ravasi, con il quale collaboro da moltissimi anni – è del 2003 “Coriandoli di Luna”, album di Ti&Mi Group formato da Michele e Tiziano – e al quale ho proposto le melodie che egli ha saputo rivestire di testi. L’altra metà, invece, ha visto il processo contrario, con Antonio Gatti che mi ha sottoposto le parole che io ho poi cucito con il filo della musica». Contributi artistici a tutto tondo convergono nel lavoro dei DuoMiLa: «Gabriele Bellagente, papà di Michele – prosegue Laura – ha dato visibilità ai suoni con la sua pittura, creando la copertina. Stefano Ardenghi ha seguito il progetto grafico, arredando i ritagli di tempo, mentre Marco Nava di Melting Studio di Treviglio ne ha curato la fotografia». Un progetto cantautorale che, ove in chiave ermetica, ove più sentimentale, racconta storie ed emozioni accompagnando il viaggio della mente di chi ascolta. Laura e Michele imbracciano la chitarra, fanno risuonare tastiere e melodie non soltanto col DuoMiLa, ma anche con susBand, il gruppo in cui alla coppia sul palco si uniscono Stefano Guerini alla batteria, Antonio Calissi al basso, Enzo Galantino alla chitarra elettrica e Stefano Ardenghi alla voce. «Il termine “sus” indica un accordo dissonante che crea un effetto di sospensione e che potrebbe avere risoluzioni inattese ed è il simbolo della dinamica che viviamo all’interno della band, formata da sei persone con background artistici e interessi musicali differenti, ma che si uniscono in modalità ogni volta diverse e originali», afferma Michele. Il 2017 segnerà l’uscita del nuovo CD cui il gruppo è già al lavoro, una nuova tappa del viaggio di susBand – che fa seguito all’album “Dov’è il tempo” del 2009 – scandito a ritmo di swing e bossanova. Note e parole che con Laura e Michele, in duo e in compagnia dei loro compagni di viaggio, seguono le peregrinazioni del pensiero, in una dimensione in cui il tempo non va vinto, ma conquistato, proprio a ritmo di musica. Gennaio 2017 •

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Da fare Vivere e lavorare in un ambiente

pulito e sano! Treviglio - Tel 0363 562013 Per urgenze 393 0933761 info@3v2.it - www.3v2.it

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@la_trevidue


Musica

Coro Tarantasio: cantare oltre i confini di Daria Locatelli

A Casirate d’Adda un gruppo di amici dà voce alla propria passione per la musica superando limiti territoriali e di repertorio

C’

è una parola che accomuna il Coro Tarantasio e Casirate d’Adda: confini. Il comune della Bassa bergamasca che ha visto, o meglio sentito, nascere e crescere il corpo corale diretto dal 1994 dal Maestro Marco Ciceri, è infatti situato in una zona che è terra di mezzo tra le provincie di Bergamo e Milano, con commistioni geografiche e storiche che hanno reso quei limiti valicabili. Ne è testimonianza la leggenda del mitico Tarantasio, da cui il coro ha preso il nome dal 2009: «abbiamo fatto questa scelta – spiega il Direttore – per suggellare il nostro legame con Casirate e il territorio». Secondo una cronaca del tempo, la cittadina sorgeva sulla sponda del lago Gerundo, una vasta zona paludosa formata dagli straripamenti del fiume Adda, acque che, secondo la tradizione, sarebbero state infestate dal mostro Tarantasio, una creatura serpentiforme che si nutriva di uomini e bambini. Si narra che la famiglia Visconti di Milano attuò la bonifica dell’area e uccise il drago, rappresentato nello stemma di famiglia sotto forma di un biscione con un bambino in bocca, come la creatura raffigurata nel logo del Coro. Perché il superamento dei confini si riscontra, oltre che nella storia di Casirate, anche nella storia dell’ensemble di voci?

Innanzitutto i 24 elementi costituenti il gruppo corale – tra tenori, bassi, soprani e contralti – non provengono solo da Casirate, ma anche da comuni limitrofi, come Treviglio e Arzago d’Adda. Il repertorio eseguito, poi, è l’emblema dell’assenza di frontiere: «noi siamo nati in un ambito parrocchiale – illustra Marco – e con una programmazione sacra, non tracciando mai, però, una linea di demarcazione che limitasse la nostra passione per la musica. Nel corso del tempo, quindi, ci siamo mossi in base ai nostri gusti e io, personalmente, ho riportato nel coro Tarantasio la stessa esperienza di sperimentazione che avevo compiuto presso il Liceo Simone Weil di Treviglio. Negli anni abbiamo ampliato i brani approfonditi, spaziando dalla musica sacra a quella leggera, dal gospel ai canti di montagna, dal jazz alla polifonia del ‘900 e contemporanea, dallo spiritual a brani etnici». Differenti sono anche i contesti in cui il Coro, costituitosi associazione nel 2012 e attualmente patrocinato dal Comune di Casirate, ha espresso la passione per la musica delle sue voci. Numerose, infatti, le partecipazioni a rassegne – ad esempio la “Scholae Cantorum” della Gera d’Adda, che nel 2015 è stata la prima occasione

per il Tarantasio di presentare al pubblico il proprio repertorio così variegato, riscontrando un grande successo – o eventi che hanno visto il coro accompagnato da attori diversi – come il Gruppo Ottoni dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Gaetano Donizetti di Bergamo, diretto dal Prof. Ermes Giussani, presidente dell’associazione Coro Tarantasio (www.facebook.com/ CoroTarantasio). Un accompagnamento musicale anche per ricorrenze civili, come in occasione del prossimo 25 Aprile, in un evento organizzato dalla Biblioteca di Casirate (presso cui il coro ha sede) durante il quale alcuni episodi delle due guerre mondiali saranno rievocati con poesie e melodie. I confini superati dal Tarantasio sono anche quelli della sfera privata: «essere parte del coro per me – afferma Walter Valsecchi, nelle fila come basso – non è soltanto un modo per esprimere la mia passione per il canto. Il nostro è anzitutto un gruppo di amici». Aggiunge il tenore Paolo Merisi: «ringrazio il Maestro Marco perché ha saputo creare un clima sereno, con la sua elasticità ed entusiasmo invoglia ciascuno di noi a sperimentare il nuovo e non fermarci nel nostro percorso». Un coro che va, quindi, oltre i limiti e sempre volto a nuovi obiettivi: «noi ci facciamo promotori – conclude il Direttore Ciceri – di un canto che non ha confini né di territorio né di generi musicali. Il nostro sogno nel cassetto è quello di costituire un’organizzazione sovra-comunale che raccolga in un unico corpo le poliedriche esperienze e vocazioni musicali che ci attorniano». Restiamo in ascolto, quindi, del prossimo traguardo del Coro Tarantasio: in fondo, il potere della musica è proprio quello di essere un linguaggio universale che va ben oltre il tempo e lo spazio. Gennaio 2017 •

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ph Caravia

Teatro

Invitati speciali, I Pezzi Fluttuanti di Pinuccia D’Agostino

Leggono brani di loro produzione, si accompagnano con musica, interagiscono con il pubblico che legge e recita con loro. Sono i nuovi aedi del XXI secolo

U

n salotto accogliente, una simpatica cena tra amici con i quali condividere l’amore per la lettura e la musica, un tocco di magia per rendere indimenticabile questa serata. La bacchetta magica ce l’hanno “I pezzi fluttuanti”, un gruppo trevigliese che offre, al prezzo di un invito a cena, uno spettacolo di buone letture su testi di loro produzione, con accompagnamento musicale. Se avete già soddisfatto i palati raffinati dei vostri amici, ai nuovi invitati speciali

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lascerete il compito di addolcire i loro sentimenti e le loro menti in questi piacevoli giochi letterari e recitativi. Un po’ di lettura comunicativa e sapiente, il ritmo degli strumenti a percussione, le delicate note dell’ukulele o della chitarra e il gioco è fatto: la vostra piacevole serata si trasformerà in un gioco raffinato e indimenticabile. Quante cose si possono fare con un racconto! Lo sanno i quattro componenti del gruppo, Davide, Vincenzo, Paola ed Ema-

nuele che da circa due anni si esibiscono a Treviglio (ricorderete la serata al TNT per gli incontri di Intercultura), a Milano, a Crema e nelle diverse città e cittadine di provincia, nelle Biblioteche, negli Ospedali del milanese, perfino nelle carceri. Sono questi i luoghi ideali, dove si incontrano disponibilità e simpatia, oltre a tanta voglia di collaborare. È per questo, forse, che i quattro preferiscono l’intimità della cena privata agli applausi del teatro o degli ampi spazi. Non amano il palcoscenico e se si trovano in un teatro, scendono dal palco e leggono tra il pubblico e con il pubblico. «Preferiamo un pubblico ristretto con cui poter interagire. Il successo della serata per noi dipende dal contatto, dalla sintonia che riusciamo a creare con le persone», afferma Davide Scaramuzza, autore e voce del gruppo. E sottolinea di volere al massimo una trentina di spettatori-ascoltatori-lettori. «Se le persone che ci ascoltano entrano in sintonia con noi ed hanno voglia di partecipare, capiamo di avere avuto successo. E questo ci basta», conclude Davide, convenendo sul fatto che non è facile definire la specialità di questo gruppo, a causa di questo continuo “fluttuare” tra la musica e scrittura, tra la lettura e la recitazione. Nella vita i “pezzi” hanno professioni diverse, ben lontane dai loro interessi artistici: Davide Scaramuzza e Vincenzo Delledonne, sono medici all’Istituto dei Tumori a Milano, Paola Carrara è laureanda in ingegneria edile, Emanuele Tirinzoni è libero professionista, ma tutti, uniti dalla passione della lettura, si sono inventati questa attività del tutto particolare, che non è teatro, ma torna agli albori della nostra letteratura, ovvero a quando le storie erano conosciute per tradizione orale e il poeta o lo scrittore andavano di corte in corte, di palazzo in palazzo, a recitare le proprie opere che spesso si arricchivano di altri racconti, di contaminazioni, di esperienze che facevano parte della storia degli uomini o delle vicende di Dio.


2017-01 bozza 1

Latteria Sociale di Calvenzano Formaggi - Salumi Carni bovine e suine - Prodotti locali

Aedi, cantori, cavalieri, musici: sono loro che hanno gettato le fondamenta della nostra letteratura, grazie anche ad un pubblico attivo che forse amava le storie più del cibo, che preferiva emozionarsi alle vicende narrate, piuttosto che riempirsi la pancia. Che il cibo si unisca al racconto è cosa nota: Ulisse racconta la propria storia al re dei Feaci durante un banchetto e da lì nascono i versi dell’Odissea, i poeti latini venivano invitati ai banchetti e lì recitavano i loro versi, le loro rime d’amore, i cavalieri nel corso delle cene reali narravano le imprese di Artù, di Lancillotto e Mago Merlino, di Tristano e di Isotta, dando origine alla nostra letteratura e alla nostra lingua letteraria. Se non avessimo avuto questo continuo narrare, questa sensibile partecipazione, forse, non avremmo avuto i miti, la lirica amorosa, i grandi romanzi. “I pezzi fluttuanti” si sono riappropriati di questo senso del leggere e del partecipare, dell’inevitabile connubio tra scrittura e lettura; non amano leggere pezzi di altri scrittori, preferiscono i propri (gli scritti sono quasi tutti di Davide) perché il racconto nasce da un particolare stato d’animo ed è questo che vogliono trasmettere, foderando la narrazione con della buona musica, come si fa con un buon pasto che è sempre accompagnato da un vino generoso. Quindi, brani originali con musica che si fa sempre più originale. Nel loro magico baule hanno circa 130 racconti, di cui 80 leggibili, strumenti a percussione, chitarre, ukulele e cajon. Ma nel 2017 ci sarà una grande novità: al gruppo si unirà anche Riky Anelli, il noto cantautore originario di Casirate d’Adda che è rimasto affascinato da queste letture ed ha deciso che scriverà musiche per loro e si esibirà nel gruppo con la propria chitarra. Una vera e propria consacrazione, per i quattro trevigliesi che, però, non cambieranno una virgola ai loro intendimenti. Ancora oggi continuano ad affermare che non cercano il successo del vasto pubblico, ma che preferiscono creare e gustare l’armonia della loro attività in spazi ridotti e, possibilmente, privati.

Fondata nel 1922, la Latteria Sociale di Calvenzano è tuttora testimone importante di una tradizione cooperativistica che nella comunità di Calvenzano si è consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo. Dal 1966 la Latteria si è dotata di uno spaccio agricolo, realizzando fin d’allora una filiera corta “a chilometro zero”. Qui i consumatori possono acquistare con un ottimo rapporto qualità/prezzo formaggi, carni e salumi di nostra produzione DOP, o conformi alla tradizione locale. Latte e Bestiame ci vengono conferiti dai nostri soci agricoltori. In occasione di una recente ristrutturazione sono in vendita prodotti di altre aziende agricole: vini, olio, confetture e altri prodotti, tutto selezionato scrupolosamente nell’ambito del progetto “Qui da noi” di Confcooperative che mette in rete gli spacci agricoli cooperativi a livello nazionale favorendo l’interscambio fra i produttori.

Orari di apertura: 08,30 - 12,30 e 15,30 - 19,00 chiuso lunedi pomeriggio e festivi

Calvenzano (BG) - Largo XXV Aprile, 6 - Tel. 0363.86110 info@latteriacalvenzano.it - www.latteriacalvenzano.it Gennaio 2017 •

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Racconto

Il riposo della Befana di Giuliana Salerno

Il giorno dopo la Befana provava a ribellarsi all’ingiunzione di rimanere a casa per un mese. “Ma come faccio, dottore? Devo ancora smistare gli ordini, finire gli acquisti, fare lo stoccaggio, caricare il mezzo…e poi, il 5 gennaio devo consegnare!” “Il 5 gennaio non se ne parla neanche, signora. Vuole rovinarsi la salute? Lei deve cominciare a riguardarsi, non è più una fanciulla, suvvia!” “Ma si rende conto di quello che mi chiede? Io sono la Befana!” “E io sono Babbo Natale… Signora! Ha idea dell’umidità che scende di notte? Tutto

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ill. Nisoli

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dicembre. “Un mese di riposo, signora. Non un giorno di meno,” ordinò il medico mentre compilava la ricetta. La Befana, il collo immobilizzato in un collare ortopedico, lo guardava con tanto d’occhi. Il giorno prima la Befana si trascinava, curva, da una stanza all’altra della casa. Il Natale era alle porte, nonostante anche quest’anno si fosse ben mimetizzato tra le musichette, i colori e gli splendori di mercatini e centri commerciali. Bambini e ragazzi sciamavano nei cortili delle scuole, nelle strade, nelle stazioni. I genitori li accompagnavano per un pezzo, si staccavano da loro, poi li riprendevano per riaccompagnarli, lasciarli ancora, ritrovarli dopo. La Befana tornò a sedersi davanti al computer. Il mal di schiena le fece fare un gemito. Una mano sul mouse, l’altra allo schedario, gli occhi arrossati sul monitor; non lontano dal vecchio calamaio, lo smartphone continuava a bippare messaggi e notifiche. “Questo è da decifrare, altro che leggere”, borbottò tra sé. “Ci capivo di più quando scrivevano a mano. Almeno facevano attenzione alla punteggiatura e distinguevano le maiuscole dalle minuscole. Adesso mandano WhatsApp, altro che letterina alla Befana. Ci sono più ‘kappa’ che ‘acca’. Più faccine che virgole. Più numeri che lettere. E guarda, guarda qui...! Uno spudorato copia-incolla della lettera a Babbo Natale! Questa bimba furbetta ha cambiato solo i nomi dei regali. Come se io e Babbo Natale non ci parlassimo! Neanche lo sforzo di scriverla daccapo!” E mentre così pensava, probabilmente perché il nervoso le aveva fatto irrigidire i muscoli, aveva sentito come un “crack” alla base del collo e nel giro di due secondi si era resa conto di non poter più muovere la testa.

a carico delle sue ossa. Lei lavora troppo, abusa della sua età e delle sue forze. Non si discute: se ne sta a casa almeno fino a metà gennaio.” Rimasta sola, la Befana si sentì prendere dallo sconforto. Poi fece un sospiro profondo e cercò di sollevare lo sguardo quel tanto che le consentiva il collare. “Non devo perdere la calma. Devo solo organizzarmi, assumere dei collaboratori. Non posso più fare tutto io, il lavoro negli ultimi anni si è moltiplicato. Al corso di aggiornamento ce l’hanno spiegato: delegare, delegare, delegare: è uno dei principi fondamentali del management. Dalla raccolta dati, agli acquisti, alla consegna della merce, alle telefonate di follow-up. Il vero leader è quello che sa affidare il lavoro agli altri. Leader si nasce! E io, modestamente… La nacqui!” “Ti do due consigli,” le disse l’amico Cristoforo, Santo patrono dei viaggiatori, che un paio di giorni dopo era venuto ad ascoltare le preoccupazioni della Befana. “Primo: rallenta, Befana, sei stanca. Sei nervosa. Pensi ai bambini tutto l’anno, poi ti arrabbi con loro perché non ti mandano più le lettere e i disegni fatti a mano come una volta, e arrivi al 5 gennaio che sei esausta. Questo torcicollo non è affatto un caso, ma un segnale importante di cui devi tener conto! Riposa, rilassati. Secondo: chiama Santa Lucia e Babbo Natale e FATTI AIUTARE. Chiedi loro di distribuire i tuoi regali, solo per quest’anno. E non storcere il naso. Sì, lo so, c’è sempre stata un po’ di competizione tra voi, ma qual è la priorità, qui? Avanti, dimmi, qual è?” “I bambini…” sospirò la Befana.

“I bambini. Vedi che lo sai da sola? Chiama i tuoi colleghi e chiedi aiuto.” “Sì, Cris, farò come dici tu. Ma non li chiamo tutti e due. Litigano di continuo, lo sai meglio di me, no? Sono come il sole e la luna, il diavolo e l’acqua santa…Farebbero un gran pasticcio! Meglio non metterli a lavorare insieme”. “Addirittura?…” “Addirittura. L’ultima volta, Santa Lucia lo ha chiamato ‘’U diavulazzu’, perché sa che è tutto vestito di rosso, anche se lei non può vederlo…Babbo Natale era furioso.” “E va bene. Chiedi solo a Babbo Natale, allora. È generoso ed è un professionista. Non lo dovrai né pregare né pagare…e farà un ottimo lavoro.” La mattina dopo, la Befana, che si era ormai rassegnata all’idea, telefonò a Babbo Natale per chiedergli se poteva sostituirla la notte del 5 gennaio. San Cristoforo aveva visto giusto: Babbo Natale non se lo fece dire due volte. “No problem, Beffy! Fammi solo chiudere il 25 e poi mi metto in moto per il 5!” “Grazie,” rispose la Befana a denti stretti. “Guarda che se non puoi, posso organizzarmi diversamente…” “Ma figurati, Beffy! Considerala cosa fatta! Ci vediamo da te alle dieci la sera del cinque!”. Messo giù lo smartphone, la Befana cominciò, inaspettatamente, a sentirsi più leggera. “Per una volta che mi faccio aiutare… Non cascherà mica il mondo!” La sera del 5 gennaio, Babbo Natale si presentò puntualissimo davanti al magazzino della Befana.


“Il dolore al collo è molto più sopportabile, ormai…” la sentì dire. “Il dottore ha esagerato, io sto già bene!” continuò. “Scherzi?” ribatté severo Babbo Natale “Sei pallida, non sei ancora a posto! Tu non preoccuparti di niente, penso a tutto io.” “Ma le renne? Avete già girato tutta la notte del 25… è un superlavoro anche per loro!” “Le renne sono in formissima e io sono fresco come una rosa, non si vede, Befanuccia? E poi…ti assicuro che il cenone di Capodanno mi ha splendidamente rifocillato!” La Befana non rispose. In effetti, Babbo Natale quasi scoppiava nel suo completo di velluto rosso. Un’esplosione di salute dovuta al cotechino del Veglione, probabilmente. Era lei a perdere colpi! Gli diede la cartellina con gli ordini, l’inventario e gli indirizzi. Poi gli porse le chiavi del magazzino, fece una carezza alle renne e lo salutò. “Ci vediamo domattina, Beffy! Vengo da te a fare colazione. E sta’ tranquilla!” La Befana rientrò mestamente in casa. “Leggerò qualcosa per conciliarmi il sonno… E speriamo che vada tutto bene”. Alle tre di notte, la svegliò lo squillo del telefono. Guardò il monitor: il nome di San Cristoforo lampeggiava sul display. “Cris, come mai a quest’ora della notte?” Percepì, dall’altra parte, come un’esitazione. “Befana, sei a casa, tu?” “Certo che sono a casa, avevamo deciso così, no?” “E i regali?” “Cris, ti sei già dimenticato? Ci pensa Babbo Natale, per quest’anno. Io sono a riposo.” Un’altra esitazione. “Cris, è tutto a posto?” “Befana, qualcosa non va.” La Befana sentì la microfibra del collare impregnarsi di sudore. “Cosa vuoi dire?” “Sto controllando le rotte notturne col GPS, come al solito.” “Beh, lo fai sempre, no?” “Appunto, Befana. Ho visualizzato la slitta di Babbo Natale che partiva da casa tua.” “Infatti. È stato da me in serata, abbiamo fatto il passaggio di consegne ed è partito. Cosa c’è che non va?” “Cosa c’è che non va? C’è che sono le tre di notte e Babbo Natale non ha consegnato un solo regalo, finora! La slitta è parcheggiata da ore sullo stesso tetto!” “Santissimi Magi! E cosa aspetta quel chiacchierone a muoversi!? Ne va del mio nome! Della mia reputazione! Dei miei bimbi, che hanno diritto ai loro regali!” “Befana, non lo so. Provo a chiamarlo, vuoi?” “No, no, lascia. Lo chiamo io, quel pelandrone. Lo chiamo io, per mille scope!” Proprio quel momento arrivò sul gruppo News colleghi un WhatsApp di Babbo Natale:

“INCASTRATO NEL COMIGNOLO DI CASA DI MATTIA, PRIMO BAMBINO LISTA. PROVATA ESTRAZIONE CON RENNE, INUTILE.” La Befana si sentì venir meno. Le tre di notte…i regali ancora tutti sulla slitta…le renne…Babbo Natale incastrato…Il cotechino di Capodanno…Lei con il collo bloccato…Cos’era, un incubo? Forse. Ma poi le venne un’idea. Cercò un numero in rubrica e fece una brevissima telefonata.

La parola “sgomento” descrive solo in minima parte lo stato d’animo di Babbo Natale, che oltre a sentirsi disperato, provava anche un grande imbarazzo nel trovarsi con il pancione bloccato nel primo fumaiolo della missione. Com’era potuto accadere? Quanti comignoli aveva disceso negli ultimi cent’anni con l’agilità di un ragazzino? Stavolta, poi, aveva voluto strafare: ci si era tuffato a pesce, saltando dal

predellino della slitta. Le gambe erano la parte di lui che le renne vedevano agitarsi all’esterno. Afferrandogli il vestito e tirando tutte insieme non erano riuscite a farlo avanzare di un solo centimetro. E il tempo passava. Ma i miracoli accadono. A un certo punto della notte, quando si stava ormai addormentando a testa in giù nel camino, qualcosa (o qualcuno) gli afferrò i pantaloni. Poi si sentì trascinare da una forza che gli parve cocciuta e fiera, da una volontà ostinata che non conosceva nelle sue renne. In pochi istanti si ritrovò seduto sul tetto, col sedere immerso nella neve. “Ma cosa…” E mentre iniziava a togliersi di dosso neve e fuliggine, il suo sguardo incrociò quello del più paziente, riservato e dolce degli animali. L’asinello di Santa Lucia si godeva le carezze dalla sua padrona, pronto a partire. Appena la vide, Babbo Natale scattò in piedi, fece un piccolo inchino e disse: “Buonasera, Lucia.” “Andiamo,” ordinò la Santa. La mattina seguente, all’ora di colazione, la Befana sentì delle risatine e lo scalpiccio degli zoccoli degli animali. Sbirciò dalla finestra: Babbo Natale, cerimoniosamente in piedi accanto alla slitta ormai vuota di regali, porgeva la mano a Santa Lucia: “Occhio al gradino, Lucy. Ti faccio strada…”.

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Libri

Un grazie può cambiare il mondo di Daniela Invernizzi

L’ultimo libro di Ivan Nossa ci spiega da dove partire per cambiare in meglio la nostra vita

L

a gratitudine ha un grande potere, quello di creare miracoli nella nostra vita. È questo il senso del libro di Ivan Nossa, “Il potere e la magia della gratitudine”, Uno Editori, il primo di una trilogia che si preannuncia già di grande successo; basti pensare che questa prima edizione, uscita il 18 ottobre scorso, è stata nella top ten delle vendite per oltre un mese. Ma cos’è la gratitudine? È il semplice grazie che si dice quando si riceve qualcosa, o esiste una gratitudine diversa, qualcosa di più potente, capace di spostare l’asse della nostra vita? Ivan è convinto di sì, e lo spiega capitolo per capitolo, attraverso facili esempi, racconti, aneddoti, illustrazioni, e le massime più famose di grandi personaggi della filosofia, della storia e della musica. La gratitudine è l’intima convinzione di essere un “ragazzo fortunato”, indipendentemente da quello che ti può accadere nella vita, perché tante sono le cose belle che ti circondano e tante quelle per cui gioire. A chi essere grati? «È giusto che ognuno trovi la sua formula – spiega Nossa – può essere Dio, la vita, l’Universo, una persona. L’importante è rendersi conto di aver ricevuto tanti doni. Sembra una

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cosa banale, ma non lo è. Quando faccio le presentazioni di questo libro e chiedo di scrivere cinque cose per cui oggi essere grati, la maggior parte delle persone fa fatica a trovarle. Poi si sbloccano quando cominci a fargli prendere consapevolezza che si sono svegliati questa mattina, che magari hanno preso un caffè con un amico; le cose per cui essere grati sono davvero tante. Ma dobbiamo essere consapevoli, questo è il punto di partenza per cambiare in meglio la nostra vita». È facile essere grati quando tutto ti va bene, potrebbe obiettare qualcuno. Ma Ivan non si lascia scoraggiare, e trova il modo di spiegare che anche nel dolore si può trovare la bellezza, l’altro lato della medaglia: lo fa in questo libro, partendo da un sogno rivelatore, ma anche in questa intervista, parlando della morte del padre: «Quando se n’è andato ho provato un grande dolore, certo. Ormai eravamo rimasti solo lui ed io. Eppure, anche in questa circostanza mi sono sforzato di cogliere la parte luminosa, non il lato oscuro: mio padre aveva avuto una vita ricca di doni, di esperienze e di affetti, in questo ho colto la bellezza del suo estremo saluto». Da qui la dedica proprio al padre appena scomparso, un uomo capace di un grande gesto come l’adozione di un bambino sconosciuto. Ma non manca di ricordare anche la madre, forse la vera “creatrice” di un ragazzo capace di tanta gioia e positività: «Ho imparato a dire grazie proprio da mia madre, quando a letto, nel momento di dire la preghiera, mi chiedeva di rendere grazie per le mie tre mamme: quella del cielo, quella naturale e lei. Io quindi sono cresciuto non nella negatività di essere un bambino adottato, ma al contrario con l’idea di essere particolarmente fortunato, perché avevo tre mamme: ecco dove sta la magia della gratitudine». Pensare positivo, circondarsi di persone positive, ecco la ricetta per attirare nella propria vita tante cose belle. E non vuol dire avere il paraocchi su quanto di brutto accade, quanto credere che l’emanazione di energia positiva possa davvero cambiare le cose, addirittura il mondo: «Non è che se dico grazie sparisce la fame nel mondo. Però tutto è energia e movimento, che si propaga secondo una determinata frequenza; ci sono frequenze molto basse, che sono quelle della paura, del dolore, e quelle molto alte, della gratitudine e dell’amore. Se sei grato emani una certa vibrazione che va ad attrarre altre della stessa “ frequenza”. E la mia vibrazione positiva può incidere sugli altri e modificarli… Ecco perché si sta meglio con i felici e si sta peggio con i depressi. Ecco perché se tutti noi andassimo sulla stessa frequenza positiva cambierebbe l’energia del mondo e chissà, pian piano potremmo eliminare la violenza, le guerre, la corruzione. Ed ecco il motivo per cui credo sia importante che questo messaggio arrivi a più persone possibili».

Alberto racconta di Daniela Regonesi

Edita la prima opera letteraria di Alberto Fumagalli, una raccolta di racconti brevi

L

a casa editrice Aldebaran Editions “nasce nel 2012 […], l’idea di fondo è quella di creare un dialogo tra le discipline artistiche, integrate con i saperi filosofici e letterari che ne costituiscono il presupposto. Ricercare dunque potenzialità sinergiche tra le Arti incamminandoci verso nuovi orizzonti espressivi”. Non è dunque un caso che abbia scelto l’opera prima di Alberto Fumagalli – attore, regista e direttore artistico della Compagnia Teatrale farese Les Moustaches – per inaugurare la propria collana letteraria. Giovane, sì, ma già autore di drammaturgie, corti teatrali, storie e poesie. Raccolta di racconti brevi a volte addirittura brevissimi, pubblicato nel novembre scorso, offre al lettore un viaggio nell’umanità, senza filtri né edulcorazioni. Spiega l’autore: «Sono 30 racconti, brevi perché non ho la presunzione né la capacità di essere un romanziere. In poche pagine snocciolo inizio, svolgimento e fine, intorno a due grandi tematiche: l’amore e la morte. È una riflessione sul mondo e sull’essere umano. A volte mi accorgo di “detestare” la gente ma al tempo stesso di “nutrirmi” di loro. Le persone sono fonte di ispirazione, di crescita, di bugie e di verità. Faccio parte di questa classe immorale, un’umanità smarrita tra


I.P.

I libri di Zephyro

Giancarla Sandri Fioroni

Kanji. L’ideogramma nell’idioma giapponese pp. 200 € 20,00

Q

social, autobus, supermercati…I racconti contengono morali non giuste, senza retoriche, humor nero». I racconti, i cui protagonisti sono «veri, osservati e/o ascoltati almeno una volta nella vita (la mamma, il collega, uno sconosciuto sull’autobus, ecc.)» sono cattivi, scorretti, a volte lasciano l’amaro in bocca, ma sono anche capaci di strappare un sorriso e, soprattutto, di far riflettere sulle nostre piccole e grandi miserie quotidiane: «Non insegno niente – spiega Alberto – spero di spiazzare e graffiare, non essere dimenticato il giorno dopo». Obiettivo raggiunto, specie con “È morta la morte”, “Max lo scodinzolatore” e “L’unico vero nemico di Dio è il culo”, tra i brani a cui l’autore è più affezionato. Il volume, la cui prefazione è curata da Lorenzo Gioielli, direttore artistico della scuola di teatro e arti performative STAP Brancaccio di Roma, è corredato da illustrazioni «semplici che riassumono in modo personale ed artistico il racconto», opera del drammaturgo e disegnatore romano Daniele Prato, ed è acquistabile on-line. Il 14 febbraio prossimo, uscirà invece Tutto il giorno ad aspettare la sera Tutte le poesie di Alb, il più scarso tra i poeti. «Non mi sento né poeta né scrittore – precisa – lo faccio per necessità di farlo, semplicemente mi fa sentire bene, non voglio rubare il lavoro a nessuno». Si tratta di più di 300 poesie, suddivise in gruppi tematici: alcune sono dedicate ad un vecchio amore; altre omaggiano il nonsense; ci sono versi ispirati ad un amore non contraccambiato, mentre altri parlano del riscoprire la bellezza dello stare insieme. «Mi chiedo se gli stessi poeti siano poeti. Secondo me – conclude Alberto – la poesia deve dare un immediato colpo al cuore, ma in alcune non c’è». Scopriremo presto se Alb, il suo alterego, sarà davvero il più scarso tra i compositori, ma da quanto anticipato sulla sua pagina Facebook, né lui né i lettori resteranno delusi.

uesto saggio, pur essendo divulgativo, dimostra come la trascrizione grafica delle parole, i cosiddetti Kanji, come sono chiamati dai Giapponesi, da noi ideogrammi, non siano un insieme di tratti costruiti arbitrariamente, bensì abbiano profondi significati. Il termine Kanji significa: carattere cinese. I Giapponesi non conoscevano la scrittura, la loro tradizione era tramandata oralmente ai posteri da un gruppo di persone, i Kataribe, durante sagre e feste popolari affinché il popolo fosse sempre edotto della propria storia. In questo testo sono presentate cinquanta tavole che illustrano circa 400 Kanji, poco meno della base necessaria per costituire il nucleo che

determina la possibilità di trascrivere le 45.000/50.000 voci di un dizionario giapponese attuale.

Riccardo Borleri

Viale delle Magnolie 31… citofonare Gritti pp. 632 € 17,00

P

rimo romanzo di Riccardo Borleri, discendente di una storica famiglia trevigliese. Un sottile fascio di luce penetrò nella stanza e si fece strada fra gli scuri semichiusi della finestra. Lambì una sedia, camminò su un tappeto di lana cruda e illuminò senza permesso un angolo basso della parete. Pochi istanti dopo il silenzio del mattino fu rotto dal suono di una sveglia digitale. Un doppio sibilo scandito a piccoli intervalli, che fece irruzione nel sonno per sé già leggero di Pamela Lorenzi in Ardenghi. La donna rinvenne dal torpore notturno e con gli occhi ancora socchiusi fece una panoramica della stanza e nei suoi neonati pensieri. Allungò la mano e mise a tacere la sveglia sul comodino. Si girò alla sua destra e, successivamente, tornò a voltarsi a sinistra perché qualcosa di insolito aveva attirato la sua attenzione. Al margine della visuale laterale rivide il soggetto di un quadro grande sessanta centimetri per sessanta. Poco dopo ricordò e sorrise. (…) Si ritrovano al centro della cucina dopo circa venti minuti, Samuele

dorme ancora e non ha intenzione di svegliarlo. Pamela lo aspetta sull’uscio, come ogni mattina. Gli sistema il nodo della cravatta, passa in rassegna il complesso del suo abbigliamento e lo abbraccia con insolita intensità. «Ricordami di ribaltare anche tutti gli altri quadri stasera.» Dice lui stringendola. Chiude la porta dietro di sé e si avvia verso il garage. Avrebbe avuto il resto della vita per pentirsi di avere lasciato il suo sorriso alle spalle.

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UK-in

Un abbraccio per sentirsi a casa di Silvia Martelli

Cwtch, una parola che ai Gallesi evoca la magica atmosfera di protezione che solo la propria casa può dare

S

i scrive “cwtch”, si pronuncia “cautch” (serrando i denti e rollando la lingua sul palato), e non si traduce in nessuna lingua. Questo termine gallese, infatti, è del tutto speciale e dal significato puramente mistico: semplicisticamente, si tratta di un abbraccio, ma in realtà è molto più di così. Cwtch, infatti, allude anche al concetto di “safe place”, luogo sicuro, e di “home”, casa, intesa come nucleo familiare piuttosto che come edificio materiale. Qualche mese fa, arrivata in Galles, era già sufficientemente bizzarro vedere i cartelli scritti in questa lingua dalla sintassi all’incontrario e dalle “r” arrotolate, “s” soffiate e “h” aspirate. Quando poi, un mio amico di una piccola cittadina a nord di Cardiff, o Caerdydd come si dice in lingua, mi ha raccontato quale cwtch meraviglioso avesse ricevuto qualche ora prima, ho capito che il Galles non avrebbe mai finito di sorprendermi. Il suo primo tentativo di spiegarmi cosa fosse esattamente questo fatidico cwtch

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non è andato affatto a buon fine. Con l’aria trasognata, parlava della magia di un abbraccio che ti riporta indietro nel tempo, ai tuoi più dolci ricordi d’infanzia, quando all’ordine del giorno c’erano ginocchia sbucciate, piuttosto che cuori spezzati. Guardandolo un po’ perplessa, mi chiedevo se fosse capitato per sbaglio nel dipartimento di giornalismo e politica piuttosto che in quello di filosofia e letteratura: non è propriamente facile dipingere nella propria testa un abbraccio che ti faccia sentire completamente al sicuro. Col passare dei giorni, sono rimasta sorpresa dalle tantissime volte in cui ho trovato la parola cwtch nei meandri della città: il titolo di un libro, il nome di un drink, l’incisione su un cuore artigianale di legno. Più ci pensavo e più capivo che non avrei dovuto pensarci: i cwtches non si pensano, si vivono. Così, quando qualche settimana dopo, in preda allo sconforto per un esame imminente, sono stata “abbracciata” dalla mia amica più stretta di Cardiff, ho avuto la prova che un paio di braccia e un cuore che batte in simbiosi con il tuo possono davvero farti sentire a casa. È difficile capacitarmi di come abbia vissuto diciannove anni senza conoscere questa parola dal significato così amorevole ed evocativo. Facendo qualche ricerca, ho scoperto che il termine deriva dalla parola inglese “couche” risalente al Medioevo, con il significato di luogo dove riposarsi e nascondersi. Da allora, uno dei miei malsani passatempi preferiti è chiedere a nuove conoscenze gallesi di definirmi il termine, fingendo di non essere al corrente della sua bellezza: puntualmente, si perdono in un tenero sorriso e procedono a descrivere sensazioni indescrivibili. Perché è proprio così, non si può raccontare il risultato della combinazione di un abbraccio, di sicurezza e del sentirsi a casa: lo si può solo sperimentare. Cymru am byth--Lunga vita al Galles.

L’Immacolata Concezione nell’Arte Lombarda

L

a Madonna è stata una protagonista della storia dell’arte se non di quella paleocristiana, certamente a partire dall’epoca medievale. Abbiamo così Madonne bizantine, gotiche, rinascimentali e via discorrendo, ma non solo, la sua rappresentazione ha seguito l’evoluzione teologica del culto, che ha avuto una tappa importante l’8 dicembre del 1854 con la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. La dottoressa Beatrice Bolandrini, storica dell’arte che vanta, tra l’altro, dottorato di ricerca e diploma di specializzazione conseguiti nelle Università di Trento e Milano, docenze a contratto presso l’Università dell’Insubria, collaborazioni con l’Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda e numerose pubblicazioni, si soffermerà su l’Iconografia e l’Iconologia dell’Immacolata Concezione nell’Arte Lombarda: questo il tema della conferenza, organizzata dall’Associazione Malala, che si terrà sabato 14 gennaio alle ore 16 presso l’Auditorium della Biblioteca di Treviglio. Sarà quindi l’occasione di ripercorrere, anche attraverso le immagini che verranno proiettate, l’evoluzione artistica delle rappresentazioni mariane dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata, con le allegorie e i simbolismi che le accompagnano. E.M.


Cinema

Il cinema che verrà… di Gabriele Lingiardi

C

ome se niente fosse le feste natalizie sono passate ed è arrivato gennaio, un mese di grandissime soddisfazioni cinematografiche. Come d’abitudine ecco una veloce rassegna delle migliori uscite in sala. Partiamo con i due capolavori, visti al festival di Venezia e letteralmente adorati da me, dai critici, dal mondo. Il primo è Arrival, storia di una linguista che deve trovare un modo per comunicare con… gli alieni. Ne ho ampiamente parlato negli scorsi numeri di Tribuna Magazine a causa di continui rinvii dalla sua uscita. Seriamo sia arrivata finalmente la volta buona per vederlo anche in Italia! Il secondo film imperdibile è La La Land. Ricordatevi, quando succederà, che l’avete saputo prima da noi: il mio pronostico è che il film di Damien Chazelle sarà uno dei protagonisti assoluti alla prossima edizione degli Oscar. La La Land è infatti un musical potentissimo, carico di energia e di musiche bellissime. La storia d’amore tra i due protagonisti (interpretati magistralmente da Emma Stone e Ryan Gosling) si fonde alla storia del Jazz e allo sviluppo della società americana, in una Los Angeles sospesa nel tempo. Sebbene sia ambientato nella contemporaneità i meravigliosi costumi del film e le scenografie sembrano attraversare e racchiudere diverse epoche storiche, a partire dagli anni ’50 fino ad oggi, in un’unica inquadratura. Musica, colori, movimenti di macchina incantevoli, insomma: puro cinema! Per gli amanti del thriller psicologico è invece in arrivo Split, diretto da un M. Night Shyamalan tornato in grandissima forma dopo qualche film sottotono. Ja-

mes McAvoy interpreta un uomo affetto da un forte disturbo di personalità multiple. Egli possiede infatti 23 personalità distinte che convivono nella propria testa: quando una versione malvagia di sé rapirà alcune ragazze sarà una lotta ad alta tensione per la sopravvivenza. Un altro film che promette grande qualità ed emozioni è Silence di Martin Scorsese. Il maestro ritorna sugli schermi con un’intensa storia spirituale: il film racconta di un gesuita partito nel 1638 verso il Giappone. Egli deve indagare su una presunta crisi spirituale da parte del suo mentore ma, una volta a destinazione, sarà testimone di atroci persecuzioni. Il film promette di essere spirituale e colto, incentrato sul raccoglimento e sulla fatica della fede. Potrebbe non essere un viaggio facile, ma credo che il cammino di Silence valga la pena di essere intrapreso. Questo mese uscirà anche Assassin’s Creed, anche esso ambientato in epoche antiche, ma per palati decisamente diversi. La pellicola è infatti tratta dall’omonimo videogioco e si regge su grandi dosi di azione ed effetti speciali strabilianti. Il film ha avuto una lavorazione complessa e travagliata ma, finalmente, le avventure di Callum Lynch hanno trovato il loro spazio. È probabile che numerosi fan della saga videoludica, soprattutto i più giovani, accorreranno al botteghino. Il mese di gennaio vedrà anche il ritorno sul grande schermo del regista di culto Robert Zemeckis, con un film dalle grandi ambizioni che non ha molto convinto in patria: sto parlando di Allied - Un’ombra nascosta. Brad Pitt e Marion Cotil-

lard sono Max e Marianne, due spie in missione segreta a Casablanca nel 1942. Tra una missione e l’altra nasce l’amore, ma un terribile sospetto si insinua nella loro relazione: Marianne potrebbe essere infatti una traditrice... Come sempre vi auguro una buona visione e vi invito a segnalarci attraverso la nostra pagina Facebook qualche film che vi ha particolarmente colpito e che volete segnalare agli altri lettori.

2016-02 bozza 1

Gennaio 2017 •

tribuna magazine • 51


E PER LE TUE PASSIONI.

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Appuntamenti sulla neve C.A.I. Sezione Treviglio

C.A.I. Sezione Cassano d’Adda

Domenica 15, 22 e 29 Gennaio – Passo del Tonale

14, 21, 28 Gennaio e 4 Febbraio 2017 Spiazzi di Gromo

35° corso di Sci alpino e Snowboard

40° corso di Sci alpino

Rivolto a soci e non soci si svolge sulle piste del comprensorio Adamello Ski. Il corso, della durata di 8 ore complessive, sarà tenuto dai maestri della scuola di sci del passo Tonale-Presena, attraverso l’organizzazione di gruppi omogenei per livello tecnico. Il trasferimento è organizzato in pullman con partenza da Treviglio alle ore 6,30 dal parcheggio della piscina comunale di via A.Crippa. Ogni domenica sono inoltre disponibili alcuni posti aggiuntivi per gli sciatori occasionali o per eventuali accompagnatori. Saranno applicate condizioni vantaggiose di acquisto sullo ski-pass. L’adesione degli aggregati prevede l’iscrizione con versamento della quota di partecipazione da effettuarsi prima di ogni uscita; in caso di rinuncia di partecipazione verrà trattenuta la quota. Possibilità di noleggiare l’attrezzatura da sci per tutto il periodo dei corsi e delle uscite sciistiche in programma a prezzi convenzionati con il C.A.I. Treviglio presso il negozio Crazy Mountain di Treviglio. Info: www.crazymountain.it - info@crazymountain.it

Il corso comprende: - 4 lezioni per un totale di 12 ore di lezione collettiva con Maestri della Scuola Nazionale di Sci; - Viaggio A/R in pullman con partenza dal centro sportivo Sansona di Cassano d’Adda; - Tessera di libera circolazione pomeridiana sugli impianti di risalita nelle giornate di corso; - Assicurazione valida per tutta la stagione; - Gara e pizza di fine corso.

Gennaio - Febbraio - Marzo

Il corso comprende: - 4 lezioni per un totale di 12 ore di lezione collettiva con Maestri della Scuola Nazionale di Sci; - Viaggio A/R in pullman con partenza dal centro sportivo Sansona di Cassano d’Adda; - Tessera di libera circolazione pomeridiana sugli impianti di risalita nelle giornate di corso; - Assicurazione valida per tutta la stagione; - Gara e pizza di fine corso.

Sci alpinismo Il corso promosso dalla Scuola Intersezionale di Alpinismo e Sci Alpinismo “Valle dell’Adda” si rivolge ad un massimo di 15 partecipanti che siano già in possesso di una discreta tecnica sciistica e di un minimo allenamento alla salita, che desiderino apprendere le tecniche fondamentali per la pratica dello scialpinismo e conoscere gli strumenti per poter effettuare le escursioni. Al termine del corso la Scuola rilascerà agli allievi attestato di partecipazione. Le lezioni teoriche si terranno il Giovedì alle h 21.00 presso la sede C.A.I. di Inzago (MI). Le lezioni pratiche si effettueranno in ambiente alpino; località e date sono indicative e potranno subire variazioni in relazione alle condizioni meteorologiche e/o di innevamento. Iscrizioni ed informazioni presso le sedi C.A.I. di Cassano d’Adda, Inzago, Treviglio, Trezzo sull’Adda, Vaprio d’Adda. Aggiornamenti www. scuolavalledelladda.it

Sabato 14 Gennaio Passo Maniva e Monte Dasdana Collio, Alta Val Trompia (BS)

Ciaspolata sociale notturna L’itinerario si svolge tra le ampie e soleggiate alture circostanti il Passo Maniva, punto di collegamento tra Val Trompia, Val Caffaro e Val Camonica. Il percorso si sviluppa con pendenza generalmente limitata. È possibile fermarsi nei pressi dell’arrivo della seggiovia per chi volesse percorrere un itinerario più breve. Escursione effettuata in pullman; la meta potrà essere cambiata alcuni giorni prima della gita in base alle condizioni nivo-metereologiche rilevate. Maggiori informazioni verranno fornite al momento dell’iscrizione; iscrizioni a partire da Martedì 3/01 fino al 10/01 presso la sede C.A.I. di Treviglio durante gli orari di apertura, limitatamente ai posti disponibili sul pullman.

14, 21, 28 Gennaio e 4 Febbraio 2017 Pila

39° corso di Sci alpino e Snowboard

Escursionismo 2017 Domenica 29 Gennaio – Valsassina

Ciaspolata al Monte Olino m. 1751 (LC) Domenica 11 Febbraio Valle Brembana - Piani di Bobbio (LC)

Ciaspolata in notturna e luna piena con cena al Rifugio Lecco Domenica 26 Febbraio Valtellina - Val Gerola

Ciaspolata da Pescegallo m. 1454 al rifugio Salmurano m. 1848 (SO) Sabato e Domenica 11/12 Marzo Altipiano del Renon - Bolzano

Con le ciaspole sull’altipiano Gennaio 2017 •

tribuna magazine • 53


Sport

Karate, la via per insegnare il rispetto di Diego Defendini

A Brignano Gera d’Adda dal 2001 corpo e carattere vengono plasmati grazie alla regina delle arti marziali

D

a sempre le arti marziali sono viste come sport violento e da attaccabrighe, fortunatamente negli ultimi anni questo pensiero si sta attenuando per lasciar spazio al loro reale valore. Il Karate ad esempio, disciplina regina delle arti da combattimento, sta prendendo sempre più piede sia come tecnica di difesa, sia come metodo per rafforzare corpo e spirito. Il Karate non è offesa, ma difesa, non è attacco ma schivare o bloccare e poi eventualmente contrattaccare, non è quindi qualcosa che va usato per imporsi con la forza ma per difendersi nelle situazioni di pericolo. Al di là di questo, però, esiste anche un altro significato di questo grandioso sport, ossia formare il carattere oltre che il corpo. A Brignano Gera d’Adda l’associazione A.D.S. Taikyoku Karate Shotokan e D.A. da anni si fa promotrice di questo insegnamento. Nata nel 2001 dalle ceneri di associazioni precedenti, porta avanti ormai da quindici anni la “missione” di formare atleti di livello – alcuni dei loro allievi hanno vinto importanti manifestazioni a livello nazionale – sia dal punto di vista fisico che caratteriale.

54 • tribuna magazine • Gennaio 2017

Giuseppe Zaru è il Sensei – il maestro – mentre il suo “vice” è Gabriele Zambelli e, insieme, gestiscono gli atleti dell’associazione. «L’inizio è stato difficoltoso in quanto il numero degli iscritti era basso, devo anche dire che questo ci ha permesso di fare esperienza e crescere insieme a loro. Dico questo perché uno dei valori dello sport in generale è la “condivisione”, la condivisione è quel valore che permette a più persone di accrescere le proprie qualità fisiche, psichiche e intellettuali, è quella cosa che ci ha permesso da Atleti di diventare Istruttori e poi Maestri – afferma il maestro Zaru, che continua – il Karate insegna anche altri valori tra cui il rispetto, rispetto che non è a senso unico ma un continuo scambio di relazioni tra Maestri e Atleti, ma non solo. Rispetto è anche per il luogo dove pratichiamo la nostra disciplina e, non a caso, le lezioni iniziano e finiscono con il saluto (cioè rispetto). La fiducia è uno degli altri valori dell’arte marziale in generale, la fiducia tra più individui che si confrontano anche tecnicamente fidandosi l’uno dell’altro fino ad accrescere la propria autostima, importantissima nello sviluppo intellettuale dell’individuo». In

merito al Karate come forma agonistica di sport afferma: «Un altro aspetto importantissimo è il saper accettare le sconfitte prima ancora di gioire delle vittorie: qui subentra il Karate come sport, le competizioni permettono a chi le pratica un continuo scambio di esperienze tecniche dando il giusto riconoscimento al nostro lavoro e a quello dell’avversario accettandone anche la superiorità. Non a caso amiamo dire ai nostri ragazzi che nel Karate c’è chi arriva primo e chi arriva ultimo, il perdente è solo quello che non si impegna in quello che fa. In questi anni abbiamo anche avuto delle soddisfazioni in campo agonistico, solo per ricordare le più importanti: Manuela Carchen, campionessa italiana cinture colorate; Laura Zaru, sempre sul podio ai campionati italiani per tre stagioni consecutive; il gruppo Kata a squadre nelle competizioni nazionali con Laura Zaru, Sonia Felotti, Elisa Colpani; tuttora abbiamo un gruppo di agonisti tra cui spiccano Letizia Bonardi e Irene Tordo, le quali non solo stanno affrontando delle selezioni per entrare nella Nazionale F.I.K (Federazione Italiana Karate), ma hanno avuto riconoscimenti dalla nostra amministrazione comunale per tutti gli esiti sportivi fin ora ottenuti». Ovviamente, essendo uno sport, anche il corpo ne giova e chi lo pratica, sia in età giovane che adulta, ne consegue svariati benefici: «il Karate - afferma il Sensei – è anche una pratica sportiva che permette di migliorare la struttura muscolo-scheletrica del corpo e non ha controindicazioni per chi la pratica. Abbiamo avuto iscritti che andavano dai 5 ai oltre 60 anni, che hanno beneficiato di miglioramenti in agilità, equilibrio, forza, velocità e coordinazione. La pratica attuata con costanza e dedizione apporta di benessere generale. Il Karate non è assolutamente uno sport violento e,


pertanto, viene insegnato come tale». La disinformazione, però, crea una serie di pregiudizi su questo tipo di disciplina: il Karate è sì uno sport di combattimento, ma non uno sport violento. Non si insegna a colpire allo sfinimento l’avversario, né tanto meno a fargli del male. Si insegna la tecnica del combattimento, ma il contatto che avviene tra i due atleti è minimo e

Letizia Bonardi

Irene Tordo

sempre ben protetto da guanti e da caschi nel caso dei più piccoli. Nelle gare, infatti, il “punto” viene assegnato solo a chi “sfiora” l’avversario e, al contrario, si punisce chi porta un colpo particolarmente forte o votato a far male intenzionalmente. Uno sport a tutto tondo quindi, che

tempra fisico corpo e mente e che, grazie ad appassionati follemente innamorati di questa disciplina, come lo sono Giuseppe Zaru e Gabriele Zambelli, sta piano piano conquistando il cuore di sempre più persone, affascinate da questa antichissima e nobile arte marziale.

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tribuna magazine • 55


Pasta fresca all’uovo COME LAVORIAMO

Ingredienti • 400 gr di farina • 4 uova • farina di semola quanto basta

STUDIO

PROGETTAZIONE

RENDERING

CONSEGNA

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D www.maxinterniedesign.it 56 • tribuna magazine • Gennaio 2017

isporre la farina a fontana, sgusciare le uova al centro, sbattere leggermente e impastare a mani piene per 15 minuti. Avvolgere la pasta in un canovaccio e far riposare per mezz’ora. Suddividere la pasta in sei/otto parti e tirare a sfoglia con l’apposita macchina o con il mattarello, ottenendo sfoglie dello spessore di 2-3 millimetri.


Le ricette di Erika Resmini

Ravioli Ingredienti (per 6 persone)

• pasta fresca all’uovo • 60 gr di prosciutto crudo • 80 gr di mortadella • 150 gr di trita di manzo • 150 gr di polpa di maiale • 200 ml di vino rosso • 2 uova • 80 gr di parmigiano • sale e pepe

I

n una casseruola sciogliere il burro con le carni e far rosolare per 10 minuti. Bagnare con il vino, salare e pepare, facendo cuocere per circa un’ora. Frullare il tutto, unendo la mortadella e il prosciutto. Incorporare le uova e il parmigiano, amalgamare fino ad ottenere un composto morbido e omogeneo. Ora stendere la pasta, suddividendo il ripieno a mucchietti su ciascun quadrato o sulle diverse forme che si vogliono creare (in questo caso è stato utilizzato lo stampo da 24 per velocizzare la procedura). Una volta riempiti i quadrati, stendervi sopra un’altra sfoglia, infarinare, spianare con il mattarello e procedere così fino ad esaurire gli ingredienti. Portare a bollore una pentola d’acqua salata, cuocere per pochi minuti, scolare e condire con del burro fuso e una spolverata di parmigiano.

Tagliatelle al ragù di cinghiale Ingredienti (per 4 persone)

250 r. di tagliatelle fresche Cinghiale macinato 500 g Passata di pomodoro 375 g Vino rosso 50 g Cipolle 50 g Sedano 40 g Carote 50 g Olio extravergine d’oliva 15 g Aglio 1 spicchio Rosmarino 1 rametto Alloro 2 foglie Sale fino q.b. Pepe nero q.b.

P

ulire e tagliare a dadini sedano, carota e cipolla per il soffritto, tenendo da parte l’aglio sbucciato intero. Versate l’olio in una pentola, aggiungere le verdure e lasciarle rosolare per qualche minuto, aggiungere poca acqua e lasciare stufare per una decina di minuti. Aggiungere il trito di cinghiale, il rosmarino sminuzzato e le foglie di alloro. Lasciare rosolare il tutto per 10 minuti mescolando di tanto in tanto. Sfumare con il vino, lasciare evaporare e poi aggiungere la passata di pomodoro. Salare, pepare e lasciare cuocere coperto per circa 3 ore, quindi togliere il coperchio e lasciare asciugare il ragù. Cuocere le tagliatelle in abbondante acqua salata. Trasferire il ragù in una pentola capiente, scolare la pasta e versarla nella padella con il condimento, mescolare e servire ben caldo. Gennaio 2017 •

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La rubrica della finanza

I.P.

Novità tecnologiche

NO! E ora?

A

lla fine è stato un NO più a Renzi che alle riforme. E comunque, solo contro tutti, Matteo si porta a casa più voti che alle europee del 2014, vinte con il 41%. In ogni caso, come si dice, cosa fatta capo ha. La reazione iniziale dei mercati è stata stile Brexit/Trump ma in scala molto ridotta, a livello europeo il voto italiano è stato controbilanciato da quello austriaco, dove si temeva una deriva nazionalistica e xenofoba. La prima reazione dei mercati in Europa sembra abbastanza contenuta, probabilmente il NO italiano era già stato in buona parte prezzato dai sondaggi che questa volta non hanno fallito. La lettura del voto italico sembra più uno sfratto a Renzi che un rifiuto alla necessità di cambiare, anche il sentimento anti europeo non ne emerge così chiaro. Sicuramente per l’azionario italiano non è una buona notizia, Dimentichiamo un attimo il referendum per chiederci di quale malattia è ammalato il mercato azionario italiano? Una delle tesi che girano è che ci sia un problema sul lato della domanda: a differenza di altri paesi

l’Italia non dispone di strumenti dedicati all’investimento in azioni nazionali, come i fondi pensione britannici o canadesi, che scommettano sulla crescita delle imprese domestiche e comprino anche quando tutti vendono. Per questo ci si sta sforzando di creare strumenti di investimento che possano acquistare solo titoli di imprese italiane, specialmente PMI, che come tutti sanno sono la spina dorsale del sistema produttivo italiano. Ma torniamo per un attimo negli USA, ad un mese dalla vittoria di Trump ed in attesa del suo insediamento il 20 gennaio prossimo, l’iniziale panico sui mercati sembra già dimenticato, adesso si guarda al medio-lungo termine e non sembra che vada poi così male. In diversi cominciano a credere che Trump avrà un impatto positivo sull’economia statunitense e di riflesso al resto del pianeta. team.advisor.3v@gmail.com

Nuovi MacBook Pro 2016, potenza e performance dedicate ai professionisti di Diego Defendini

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58 • tribuna magazine • Gennaio 2017

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el panorama dei portatili di fascia alta sbarcano quest’anno i nuovissimi MacBook Pro 2016. Macchine costosissime ma dalle qualità eccelse. Apple è da sempre sinonimo di qualità, ma si sa, la qualità si paga. I nuovi dispositivi Apple raggiungono costi esorbitanti – abbondantemente oltre i 2000 euro – il che li rende proibitivi per molte persone, soprattutto per chi utilizza un personal computer per compiere le più basilari operazioni come guardare video, mandare email, seguire i social network. In questo caso ci si ritroverebbe con in mano un “giocattolone” strapagato di cui si utilizza sì e no il 10% del reale potenziale. Queste macchine infatti si stanno spostando sempre più verso un’utenza business ed è qui che danno il meglio di loro. I nuovi MacBook Pro, in particolare, sono il sunto dell’eccellenza targata Apple. Sottilissimi, tanto da indurre la casa di Cupertino a mandare in pensione i vecchi MacBook Air ultrasottili da 11 pollici, i nuovi devices della Mela racchiudono al loro interno una potenza davvero impressionante, capace di gestire anche i progetti grafici più ostici e in grado di editare anche i video in 4K più pesanti. Il suffisso PRO che definisce il modello del nuovo Mac sta a indicare proprio questo. Pro: professionale, da utilizzare in ambito lavorativo quindi, dove è richiesta, per forza di cose, grande potenza e prestazioni ec-


I.P.

La rubrica del fisco

Il super ammortamento

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celse. Come sapete Tribuna Srl ha anche il suo portale web – Tribuna TV – dove vengono postati servizi video ma anche dirette, spettacoli, concerti e interi eventi. Chi vi scrive è anche la persona addetta alle riprese e al montaggio di questi e ha la fortuna di poterli editare su uno di questi macchinari, i quali rendono il lavoro meno arduo e decisamente più veloce rispetto all’utilizzo di tanti altri PC che purtroppo non garantiscono le stesse prestazioni, rendendo quasi proibitiva la realizzazione di tali servizi. Passiamo ora alle caratteristiche di questi nuovi apparecchi. All’interno, parliamo della versione top di gamma da 15 pollici con configurazione base, un processore Intel I-7 da 2,6 GHz e una scheda grafica Radeon Pro 450 – fate caso al suffisso PRO inserito anche qui – che è uno dei punti di forza della macchina. 16 i Gb di RAM – rigorosamente DDR3 – che accompagnano il comparto hardware e, infine, un SSD – i nuovi hard disk senza disco, notevolmente più veloci e performanti dei vecchi HDD – da 256Gb. Arriviamo ora alla chicca dell’innovativa Touch Bar, fiore all’occhiello di questi nuovi PC. Si tratta di una barra touch screen, con schermo OLED, posta al di sopra dei tasti della tastiera QWERTY, che va a eliminare la fascia dei tasti funzione – i classici F1, F2, F3, ecc. – presente di norma sulle tastiere. Questa barra, animata e personalizzabile, permette di sfruttare velocemente diverse funzioni dei programmi e delle applicazioni che si stanno utilizzando. Su iMovie, ad esempio, sarà possibile scorrere il video che si sta editando trascinando il dito sulla barra, oppure in Photoshop, grazie alla barra touch, sarà possibile modificare le proprietà del pennello di lavoro. Una feature non fondamentale, ma sicuramente pratica per tutti coloro che oltre alla potenza necessitano anche di praticità di esecuzione durante le sessioni di lavoro. Nel complesso quindi siamo davanti a un macchinario decisamente potente ma non per tutti, che richiede comunque un ingente investimento economico e adatto a chi, per lavoro, necessita di un device decisamente al top di gamma.

os’è e come si applica il cosiddetto super ammortamento o maxi ammortamento al 140%? Il super ammortamento o maxi ammortamento è una misura introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 e consistente nell’agevolare gli investimenti produttivi delle imprese, grazie ad un’accelerazione del processo di ammortamento fiscale del cespite in oggetto. Attraverso il super ammortamento o maxi ammortamento le aziende che investono in beni strumentali possono ammortizzare fiscalmente il bene al 140 per cento in luogo del 100 per cento. L’Agenzia delle Entrate, in materia di super ammortamento 2016 al 140% ha chiarito che esso può essere applicato solo ai beni materiali strumentali nuovi. La Legge di Bilancio 2017 ha prorogato il super ammortamento 140 per cento a tutto il periodo d’imposta 2017, introducendo anche la possibilità dell’iper ammortamento al 250%, solo per alcune tipologie di investimenti. Per l’anno 2017 si riscontrano due differenze rispetto al 2016: a) le auto aziendali ad uso promiscuo non potranno essere più oggetto di super ammortamento (sono state escluse); b) per i beni ad alto contenuto tecnologico o digitale la maggiorazione del costo è pari al 150% (il cosiddetto iper ammortamento 250%). Ricordiamo che per usufruire del super ammortamento le aziende DEVONO investire in beni strumentali inerenti al core business aziendale e che i beni oggetto della norma sono soltanto quelli il cui coefficiente di ammortamento civilistico è pari o superiore al 6.5%. L’applicazione del super ammortamento o maxi ammortamento al 140 per cento riguarda anche i soggetti che si avvalgono del regime dei minimi ma non del nuovo regime forfettario. Il meccanismo di applicazione del super ammortamento o maxi ammortamento al 140 per cento prevede che l’azienda possa dedurre una quota fiscale di ammortamento maggiore rispetto a quanto oggi prevede il decreto ministeriale di riferimento. Nell’applicazione operativa, l’ammortamento al 140 per cento consente di ammortizzare il cespite acquistato secondo le aliquote ordinarie, mentre dal punto di vista fiscale viene effettuata una ripresa una quota di ammortamen-

to maggiore, che concorrerà all’aumento dei costi aziendali. Tra le novità introdotte, nella legge di stabilità 2017 ricordiamo che l’iper ammortamento è esteso agli acquisti effettuati in leasing e che tra i beni agevolabili rientrano anche i software. In merito ai software, le aziende e i professionisti che vorranno usufruire del super ammortamento dovranno effettuare un investimento previsto dal piano industriale 4.0, per esempio: beni strumentali con funzionamento controllato da sistemi computerizzati e/o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti; sistemi per l’assicurazione delle qualità e della sostenibilità; dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro. In conclusione, la nuova norma porterà sicuramente benefici fiscali alle imprese e professionisti che dovranno investire in beni d’impresa: il consiglio è sempre l’oculatezza e programmazione prima di ogni investimento. Esempio pratico molto semplice: Società Gamma, acquista un bene strumentale al netto di iva pari a 1.000 euro, il coefficiente d’ammortamento è pari al 10% per 10 anni, con il super ammortamento questa azienda “fiscalmente” dedurrà il 14% al posto del 10. Giovanni Ferrari Tributarista Gennaio 2017 •

tribuna magazine • 59


La rubrica della salute orale

I.P.

Curare un dente o L’App sostituirlo con un impianto? del mese

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esi fa un quotidiano nazionale ha riportato la disavventura di una paziente in un centro odontoiatrico: dopo la visita le era stato comunicato che la sua dentatura era irrimediabilmente compromessa, quindi le sono stati estratti venti denti per essere sostituiti da impianti. Al termine delle cure la paziente non era per nulla soddisfatta del risultato e ne è nata una lite giudiziaria con tanto di perizia medico legale che sosterrebbe che i denti, in realtà, sarebbe potuti essere curati anziché estratti. Senza entrare nel merito di una vicenda di cui non conosciamo i dettagli, ne approfittiamo per affrontare un problema annoso: quando si devono curare i denti e quando invece è meglio sostituirli con impianti? La comunità scientifica da sempre tenta di dare delle indicazioni definite, ma la quantità di variabili è tale che non è possibile riassumere tutto in un algoritmo decisionale; l’errore può essere causato sia da un atteggiamento troppo interventista da parte del dentista, sia da quello che potremmo definire un “accanimento terapeutico” verso denti con poche speranze di guarire.

A partire dagli anni ‘90 l’ago della bilancia si è spostato verso gli impianti per diversi motivi: l’implantologia è diventata una terapia di routine; diversi lavori scientifici hanno confermato l’efficacia degli impianti; rispetto al recupero di un dente molto compromesso la soluzione implantare spesso presenta meno incertezze. A questi dovremmo aggiungere che i pazienti spesso sono convinti che gli impianti siano inattaccabili dai batteri e quindi destinati a durare per sempre. Oggi, pur confermando la loro alta percentuale di successo nel breve

Azzola

studio d e n t i s t i c o 60 • tribuna magazine • Gennaio 2017

di Diego Defendini

L’ termine, clinici e pazienti stanno imparando che anche le riabilitazioni implantari, se il mantenimento igienico è scarso, possono andare incontro a complicanze anche dopo anni dalla loro inserzione. È il caso della perimplantite, un’infezione che può colpire l’osso che sostiene gli impianti causandone un graduale riassorbimento; in poche parole la perimplantite rappresenta per gli impianti quello che la parodontite (o piorrea) è per i denti. Come decidere allora alla luce di questi dati? Fondamentale è una vera prima visita, durante la quale il dentista s’informa sulla salute del paziente, valuta lo stato della bocca, effettua le radiografie necessarie e soprattutto ascolta cosa ha spinto quella persona a farsi visitare. Attraverso questi dati il dentista individua eventuali fattori di rischio specifici per gli impianti: la presenza di malattia parodontale, che deve assolutamente essere risolta prima di inserire gli impianti, il fumo, una cattiva igiene orale e alcune malattie come il diabete grave non controllato. Stabilito il profilo di rischio il paziente deve essere informato con chiarezza ed onestà di quali siano i vantaggi, gli svantaggi e i pericoli a cui può andare incontro sia nel caso in cui il dente venga conservato, sia in quello in cui esso venga sostituito con un impianto. La decisione su quale terapia intraprendere quindi non è un’inappellabile sentenza che il dentista cala dall’alto del suo piedistallo, ma una scelta consapevole che clinico e paziente devono condividere.

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app, o meglio, le app del mese che vi voglio presentare sono Scanner Mini (per iOS) e Tiny Scanner (per Android). Le due applicazioni, sviluppate da due diverse software house, hanno in comune funzioni e interfacce. Si tratta di programmi che permettono a chi li utilizza di scannerizzare documenti, foto, appunti, ecc. sfruttando la fotocamera del telefono come lente per la scansione. L’utilizzo è davvero semplice e intuitivo: si posiziona il documento di cui si vuole ottenere la scansione su un piano liscio e ben

Un esempio per la legalità di Ivan Scelsa

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opo aver toccato alcuni capoluoghi di provincia con la presentazione del suo libro Cuore di rondine, Comandante Alfa, militare dell’Arma dei Carabinieri in forza al Gruppo Intervento Speciale, ha incontrato la cittadinanza di Mozzanica.


I.P. illuminato, si avvia l’applicazione e, avvicinando il telefono al documento, il software acquisisce l’immagine riconoscendo, tra l’altro, l’area in cui è presente la fotografia o il testo. Una volta effettuata la scansione è possibile ritagliare ulteriormente l’area da acquisire utilizzando lo strumento di rilegatura presente nell’app. Ottenuto il risultato voluto non resta che salvare il file, in formato PDF o Jpeg, e il gioco è fatto. Sempre all’interno delle app è possibile selezionare la scansione decidendo se rinominarla e eventualmente inviarla tramite mail, WhatsApp o quant’altro. Utili sia in ambito lavorativo che quello “amatoriale”, queste due app possono fare la felicità di chi ha bisogno di effettuare delle scansioni di documenti importanti senza però avere il problema di avere a portata di mano uno scanner fisso, decisamente più ingombrante. Entrambe le applicazioni sono disponibili gratuitamente nella versione base nei rispettivi app store. Sulla spinta dell’entusiasmo dei volontari della sottosezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri cittadina, oltre duecento persone hanno raggiunto la sala dell’Oratorio dove il militare è stato incalzato dai relatori e dalle domande del pubblico, facendo assumere all’incontro una duplice veste. Nato come occasione per presentare il testo, infatti, è diventato lo spunto per una più approfondita riflessione sulla legalità e la capacità di vivere ancora con degli ideali, i più alti per un appartenente ad un corpo militare d’élite come quello del G.I.S. Un modo per ricordare che uomini provenienti dalla terra della mafia (Comandante Alfa ha infatti rivelato essere originario della zona in cui è ricercato Matteo Messina Denaro, attualmente il latitante numero uno in Italia) non necessariamente devono essere omologati a quei canoni, ma possono essere orgogliosamente diversi. Occhi di ghiaccio fissi sul pubblico, fisico scolpito da anni di addestramento estremo, una forza d’animo ed uno “spirito di ribellione” alle regole e vincoli omertosi della Sicilia che ha realmente colpito la platea, incessantemente propensa a porre quesiti anche sulla vita privata e familiare delle “teste di cuoio”: con grande disponibilità, l’uomo ha lasciato spazio al militare col mefisto.

La rubrica della salute

Intolleranza al glutine

I

l glutine è una componente proteica dei cereali presente nel frumento e in alcune varietà di cereali quali farro, spelta, triticale, orzo e segale, quindi, in tutti gli alimenti come pane, pasta, pizza e biscotti ed in genere tutti i prodotti da forno. Si possono distinguere 3 categorie principali legati ai disturbi dati dal glutine:

Celiachia

La celiachia è un’intolleranza permanente del sistema immunitario al glutine. I celiaci non devono mangiare alimenti che contengono glutine. L’assunzione anche solo di tracce di glutine provoca una reazione a carico dell’intestino. Ne consegue il danneggiamento dei villi intestinali e della mucosa dell’intestino tenue; questo comporta l’impossibilità parziale o totale di assorbire sostanze quali proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali. Si può rischiare uno stato di malnutrizione e di carenze nutrizionali. • Diagnosi: al primo sospetto di celiachia si deve svolgere un’analisi del sangue. In caso di presenza di anticorpi specifici, segue una biopsia intestinale, per una diagnosi di accertamento. • Sintomi: dolori addominali, gonfiore, diarrea, dolori articolari, perdita di peso, stanchezza, inappetenza e vomito; anemia cronica, rallentamento della crescita nei bambini e carenze nutrizionali. • Diffusione: in Italia circa 1 persona su 100 è affetta da celiachia.

Sensibilità al glutine

La sensibilità al glutine non celiaca, è una reazione all’assunzione di glutine

nella dieta, può apparire all’improvviso e a tutte le età e in genere i sintomi si presentano qualche ora o giorno dopo l’assunzione di alimenti che contengono glutine. • Diagnosi: avviene tramite un processo di esclusioni della celiachia e dell’allergia al grano. • Sintomi: dolore addominale, gonfiore, diarrea, dolori articolari, dolori muscolari, vomito. Oltre a questi disturbi possono apparire stanchezza, difficoltà di concentrazione, formicolio delle articolazioni. • Diffusione: si stima che la sensibilità al glutine sia più diffusa della celiachia.

Allergia al grano

L’allergia al grano è un’allergia alimentare in cui si formano anticorpi contro determinati allergeni del frumento. • Diagnosi: Test allergologici specifici possono attestare se si è allergici al frumento. Un test cutaneo da contatto con frumento può dare un esito affidabile. • Sintomi: Problemi cutanei, asma. • Diffusione: In Italia è affetta da allergia al frumento 1 persona su 1000. Importante: per tutte le 3 patologie è necessario consultare un medico. CENTRO INFERMIERISTICO e POLISPECIALISTICO Via Balilla, 66 - Romano di Lombardia Tel. Fax 0363 222249 www.9coop.it - prenotazioni@9coop

Gennaio 2017 •

tribuna magazine • 61


La Vignetta di Juri Brollini

62 • tribuna magazine • Gennaio 2017


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