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elevatori su misura Numero 156 Giugno 2018

Fisioterapia e Riabilitazione

Mensile a diffusione gratuita di attualitĂ e cultura

Zona Fiori, 1 - Terni - Tel. 0744 421523 - 0744 401882 www.galenoriabilitazione.it Dir. San. Dr. Michele A.Martella - Aut. Reg. Umbria DD 7348 del 12/10/2011


Associazione Amici della Lirica della provincia di Terni

“La cosa più indecente che si possa vedere” Giuseppe Verdi

Questo il commento di Verdi dopo un balletto al quale aveva assistito. Ma proprio le airs de ballet di Macbeth, Les vêpres siciliennes, Aida, Otello rappresentano il terreno fertile da cui gli artisti traggono la loro ispirazione.

un evento

Danzatrici e danzatori Musical Academy Terni Ensemble musicale Ralf Sax Project Rubinia pittrice dell’antica arte ebru Gabriella Compagnone sand artist Silvia Miluzzi acrobata circense Coreogra�ie Claudia Grande Federica Tini Brunozzi

Unico Coinvolgente

Direzione e trascrizioni musicali Angelo Bruzzese Lighting designer Alberto Roccheggiani Progetto scenogra�ico e regia Francesco Giordanelli

TERNI An�iteatro Romano Giovedì 12 Luglio 2018 ore 21.30 Posto unico 15 euro Il ricavato della vendita dei biglietti andrà a bene�icio dell’Associazione Umbra Contro il Cancro.


Andavamo a letto col prete

Giugno

2018

PREZIOSISSIMO SGRAVIO FISCALE! CON

SI PUÒ!

D’inverno faceva freddo, molto più freddo di quanto non faccia adesso e tale sensazione, nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale, era aggravata dal fatto CREDITO DI IMPOSTA DEL 75% che la maggior parte delle abitazioni non aveva impianti di riscaldamento. per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali L’unica fonte di calore era il camino situato nella stanza più spaziosa, cioè nella cucina. CHE INVESTONO IN PUBBLICITÀ Ci vediamo a Settembre... Accanto al camino c’era il fornello, munito di griglia metallica per sostenere le braci che venivano Loretta Santini e DEL 90% per microimprese, piccole e medie mantenute roventi agitando un ventaglio fatto con penne di tacchino. imprese e start up. Tutti sarebbero stati molto volentieri accanto a queste due fonti di calore ma, dato l’alto numero dei Per qualsiasi informazione o riferimenti di legge contattateci al: componenti della famiglia media di allora, ciò non era possibile. Al massimo rientrando in casa, uno si 3482401774 – 333.7391222 – 0744.1963037 poteva avvicinare al fuoco per stiepidirsi le mani infreddolite, facendosi largo tra i vecchi e i bambini piccoli che presidiavano il focolare. Lirica.............pag. 2 Poi c’erano le donne che, preparando la cena, dovevano attizzare il fuoco sotto il SPETTACOLO caldaio per Amici poterdella cuocere BMP elevatori su misura ........................................pag. 3 la pasta e aggiungere ogni tanto un po’ di carboni accesi al fornello per mantenere il sugo in ebollizione. CMT Cooperativa Mobilitá Trasporti ......................pag. 5 Comunque, vuoi per le legna che bruciavano, vuoi per il consistente numero di persone, nella cucina si stava Mensile di attualità e cultura benino, fatta eccezione per i OTTICA MARI......................................................pag. 7 Registrazione n. 9 del 12 novembreagli 2002, piedi e gli stinchi, soggetti SIPACE....................................................................pag. 9 Tribunalefreddi di Terni. che venivano spifferi Buon Viaggio La corsa che aiuta la natura Redazione: Terni, Via Anastasio De Filis, 12 A Melasecche..............................................................pag. 10 Giampiero Raspetti dalla porta, sia quando si apriva, Tipolitografia: Federici - Terni PAOLO LEONELLI ............................................pag. 11 perché entrava qualcuno, sia DISTRIBUZIONE GRATUITA Quando perdemmo il sole F Patrizi..........pag. 12 quando era chiusa, perché le Direttore responsabile Michele Rito Liposi ante non combaciavano bene. ARCI ........................................................................pag. 13 Direttore editoriale Giampiero Raspetti Studiare o fare i compiti in Lettera al Sindaco che verrà Grafica e impaginazione Francesco Stufara P Crescimbeni.............................................................pag. 14 questo ambiente, senza finire coi Editrice Projecta di Giampiero Raspetti Programma Ass.Cult. La Pagina...........pag. 15 piedi gelati,- info@lapagina.info era possibile solo 3482401774 RIELLO ...................................................................pag. 15 www.lapagina.info stando in ginocchio sulla sedia Le collaborazioni sono, salvo diversi impagliata, onde evitare ilaccordi braConsorzio di bonifica TEVERE NERA ....pag. 16 scritti, gratuite e non retribuite. È vietata la ciere sotto anche il tavolo spesso La Nuova Privacy M Petrocchi.......................pag. 18 riproduzione parzialeche dei testi. faceva venire il mal di testa. 'N giornu da scordà P Casali.........................pag. 18 DOVE TROVARE La Pagina Scienze applicate Per la confusione non c’era ACQUASPARTA SUPERCONTI V.le Marconi; VILLA SABRINA.................................................pag. 19 Enrico Squazzini AMELIA SUPERCONTI V. Nocicchia; ARRONE rimedio. Tutti parlavano a voce Studio Medico ANTEO Superconti Vocabolo Isola; ASSISI SUPERCONTI L Fioriti, G Porcaro, M Martellotti...............................pag. 20 alta nelle case contadine, S. Maria degli Angeli; CASTELDILAGO ; NARNI abituati com’erano nei campi a AZIENDA OSPEDALIERA SUPERCONTI V. Flaminia Ternana; NARNI SCALO; SANTA MARIA DI TERNI...............................pag. 22 gridare ordini V.agli animali da ORTE SUPERCONTI De Dominicis; ORVIETO La protesi di spalla V Buompadre................pag. 24 SUPERCONTI - Strada della Direttissima; RIETI lavoro. SUPERCONTI La Galleria; SPELLO SUPERCONTI AVIS .........................................................................pag. 24 C’era poi sempre qualche vicino C. Comm. La Chiona; STRONCONE; TERNI Estetica Evoluta STELLA POLARE........pag. 25 o Associazione vicina che, dopo cena, si La Pagina - Via De Filis; CDS Terni Emergenza, violenza a scuola aggiungeva ai già per - AZIENDA OSPEDALIERA - ASL tanti - V. Tristano di G Talamonti.................................................................pag. 27 Joannuccio; BCT - Biblioteca Comunale Terni; CRDC scambiare quattro chiacchiere, contribuendo all’aumento della cacofonia. Un momento di quasi silenzio poComune di Terni; INPS - V.le della Stazione; Libreria STUDIO 30 teva verificarsi se qualcuno si arrotolava una sigaretta. Dopo averla accesa e fatte un paio VERITAS di tirate.............................................pag. la passava ALTEROCCA - C.so Tacito; Sportello del Cittadino Adriano Olivetti AC FAST .................................................................pag. 31 al -vicino e così via finché era possibile tenere il mozzicone fra le dita. Via Roma; SUPERCONTI CENTRO; SUPERCONTI Giacomo Porrazzini XENÌA e FILÌA C Pesaresi ...................................pag. 32 Il Centrocesure; problemaSUPERCONTI del freddo erano così fredde che C.sotornava del Popolo; prepotente al momento di andare a letto. Le camere P.zza Dalmazia; SUPERCONTI Ferraris; croste di ghiaccio sull’acqua del lavabo. Solo HOMO R Taibi.............................................pag. 33 al SUPERCONTI mattino poteva capitare di trovare al SUM pensiero di doversi SUPERCONTIin Pronto P.zza Buozzi; spogliare un -baleno perSUPERCONTI infilarsi tra le lenzuola gelate, sovrastate da coperte eGiornata imbottita, poteva anche Internazionale Pronto - V. XX Settembre; SUPERCONTI RIVO; dell'Infermiere ..................................................pag. 34 bloccarsi la digestione. Se però era stato messo il prete nel letto, la prospettiva diventava quasi rosea. SUPERCONTI Turati; RAMOZZI & Friends - Largo Fondazione .........................................pag. 35 Il Volfango prete non era altro che il nome malizioso di una incastellatura porta-braciere in legno, usataCARIT per riscaldare Frankl; VASCIGLIANO. Giocavamo col formicaleone il letto. Al mattino, quando la donna rifaceva la camera, infilava tra le lenzuola questo marchingegno,V Grechi.....pag. 36 Giulivi cenato S Lupi.................................................pag. 37 sicché sembrava, a letto rifatto, che qualcuno molto grosso fosse ancora a dormire.Elio Appena la moglie www.lapagina.info Un Prete per Amico PL Seri ...........................pag. 38 infilava diligentemente nel prete un recipiente metallico con le ultime braci del camino, scegliendo quelle www.issuu.com/la-pagina che non facevano più fumo. Infilarsi nel letto dopo aver estratto il prete con molta LICEO circospezione per evitare CLASSICO...............................................pag. 40 incendi, era un grande piacere goduto dalle generazioni del dopo guerra. Galleria Roberto Bellucci...................... pag. 42 Info: 348.2401774 - 333.7391222 La Politica difarci alto profilo culturale Ora quasi tutti stiamo al calduccio d’inverno senza troppo caso e i grandi piaceri si vanno a cercare ALL FOOD.................................................... pag. 43 info@lapagina.info Adriano Marinensi Vittorio Grechi nelle polverine o nell’alcol. BRACONI..................................................... pag. 44

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CI VEDIAMO A SETTEMBRE …

per tornare ad amare Terni

Come ogni anno il magazine La Pagina va in vacanza in Luglio e in Agosto: è l’occasione per un breve consuntivo. Nato da oltre quindici anni dalla passione e dalla progettualità dell’indefesso Giampiero Raspetti, affiancato in questo dall’Associazione omonima e supportato da un gruppo di collaboratori che, solo per amore di Terni e della cultura, mettono a disposizione le proprie competenze, ha cercato di essere una voce e uno stimolo dei cittadini. Per questo, come sempre, è stata messa al centro dell’attenzione Terni e il suo territorio cercando di fare cultura, di presentare idee e progetti, di conoscere le nostre radici per scoprire e rivitalizzare l’identità di una città che ha una lunga e importante storia troppo spesso dimenticata o, comunque, non sufficientemente valorizzata. Spesso ci siamo uniti al coro di chi ha evidenziato problemi, dissonanze, carenze di questa nostra città. Chi ama Terni non può non volere che i giardini e le strade siano puliti, che la manutenzione dei quartieri -a onor del vero in gran parte risanati e resi decorosi nell’aspetto- non sia adeguata e continua, che il decoro urbano non resti al centro dell’attenzione dell’amministrazione. Abbiamo più volte evidenziato quella che è probabilmente la piaga maggiore della città, cioè la qualità dell’aria: ormai è accertato che Terni è una delle zone più inquinate d’Italia, come conferma lo studio Mal’Aria di Legambiente che la posiziona al 7^ posto. Chi ama Terni non può continuare a vedere -solo per citare le evidenze più macroscopiche- la Fontana di Piazza Tacito incartata e il Teatro Verdi ancora senza un progetto che lo restituisca ai cittadini. Non ci si può meravigliare se il malcontento serpeggia, se i cittadini sono diventati critici e insofferenti perché stanchi di promesse e di continui rimandi e se l’arte della lamentazione è divenuta una costante di fronte a questi problemi. Sono diventati però anche propositivi: molti cittadini e un nutrito numero di gruppi e associazioni si esprimono sui social media con articoli o ricerche o foto che parlano di Terni e del territorio, della sua storia e delle sue potenzialità: sono visioni di una città che ambisce a ridiventare bella e che, per questo, suonano come un nocciolo di proposte da sviluppare. Terni deve cambiare, deve ritrovare la propria identità, come più volte ho detto in precedenti articoli, deve costruire un proprio futuro, diventare di nuovo attrattiva. Per far questo deve ritrovare

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Loretta Santini

i suoi legami con il territorio che negli ultimi anni sembra solo aver occupato; deve ritrovare il suo amore per le sue tradizioni, per il suo paesaggio, per le sue acque e la sua corona di monti e di paesini, per la sua storia antica e moderna. Da parte mia ho cercato di valorizzare il grande patrimonio culturale di Terni mettendone in evidenza le eccellenze storiche, artistiche, archeologiche, urbanistiche e tutti quei monumenti spesso sconosciuti ai più. Per questo, oltre agli articoli dove più volte ho parlato del territorio, ho curato una serie di incontri con gli amici de La Pagina nei quali ho cercato di far conoscere la storia di Terni, le sue trasformazioni e, soprattutto, le chiese i palazzi, le pitture e le eccellenze che la caratterizzano. Ma la teoria non basta a far conoscere un territorio: per questo siamo andati in giro per la città a conoscere de visu quanto raccontato. Ed è stata una scoperta: la visita al Caos ha fatto ammirare i capolavori pittorici della Pinacoteca e l’interessante documentazione della città preromana e romana del Museo Archeologico. Una rivelazione sono stati gli affreschi che abbelliscono le chiese di San Cristoforo, di San Lorenzo, di San Pietro. Abbiamo visitato il Duomo con la sua suggestiva cripta e i resti della chiesa originaria, gli antichi dipinti e quelli modernissimi che abbelliscono la controfacciata e la Cappella Maria Madre della Chiesa. Siamo andati alla scoperta di angoli intatti della Terni medievale: una città sconosciuta ove, in mezzo a costruzioni moderne il più delle volte perfettamente integrate con l’antico, abbiamo intravisto resti di torri, archi, sottopassi, piazzette e anche qualche esempio del vecchio “mardarellu”, la scaletta esterna alle case che ha caratterizzato la Terni di una volta, spesso cantata e rimpianta dai poeti dialettali. Abbiamo scoperto portali e finestre incorniciate a bugnato, eccezionali inserti in costruzioni risanate a ricordo di antichi palazzi nobiliari. Per il prossimo anno ci ripromettiamo di continuare il nostro tour per la città alla scoperta di storie, di curiosità, di eccellenze. Il rimpianto maggiore è quello di non poter vedere le tante pitture che abbelliscono i palazzi del centro storico: le abbiamo raccontate, ma non è la stessa cosa. Speriamo di poterci attivare per avere qualche permesso e godere di un patrimonio che è notevole qualitativamente e quantitativamente. In attesa del nuovo anno e dei nuovi progetti, lancio una sfida ai cittadini: concedetevi una pausa nel ritmo affannoso della vita moderna, girate per le strade e alzate gli occhi per vedere i palazzi con i loro portali incorniciati; entrate nelle chiese per scoprire gli affreschi rimasti, osservate la commistione tra passato e presente che caratterizza tanti angoli della città. Immaginate di essere turisti che non conoscono Terni ed espandete la vostra curiosità. Cercate di capire la città dove vivete e chiedetevi: quando è sorto questo edificio? qual è la sua storia? che cosa raccontano i monumenti? che ci ricordano quelle torri e quelle mura che pure numerose si osservano? come si è trasformata la città nel tempo? È un modo per riappropriarsi della città dove si vive, per conoscerne l’anima e non essere solo come ospiti disattenti. Ricordo a questo proposito la frase di Marcel Proust che è divenuta l’incipit dei miei articoli “Alla scoperta di…”: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.


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PROTEZIONE ED ESTETICA PRO410 per una maggiore attenzione alla salute dei nostri occhi UV e luce Blu Trascorriamo in media circa 7/8 ore al giorno collegati al web, per motivi professionali o di svago, sovraesponendo gli occhi alla luce blu emessa da tutti gli schermi Lcd e Led di smartphone, tablet, computer e televisori. Senza luce, nessuna visione è possibile ma contiene anche radiazioni nocive per i nostri occhi, per questo motivo dovremmo proteggerli da queste radiazioni 365 giorni all'anno.

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BUON VIAGGIO!

Giampiero Raspetti

Circa otto mesi fa, nella Sala Consiliare del Comune di Terni, esposi alla Commissione Cultura alcuni dei progetti miei e di Terni Progetta. Fui onorato dalla presenza non solo dei membri della Commissione, ma di tutto il Gotha politico ternano. I progetti piacquero a tutti, così dichiararono. Poi arrivò, inevitabile, il momento dei litigi tra consiglieri che, usando i progetti come i polli di Renzo, approfittarono per le loro usuali baruffe. Volarono accuse politiche generali anche di presunta incapacità, rivolte a chi allora amministrava, di saper realizzare i progetti, tanto che la sala si era trasformata in una abnorme aula popolata da bambini rissosi ed incattiviti. Li interruppi, stroncando la gazzarra, affermando che i progetti, essendo io un educatore e una persona che, appunto come educatore, si impegna nella politica e non nella politica di parte, erano destinati alla città, quindi a tutti i suoi rappresentanti e che, su richiesta, li avrei spiegati, illustrati,

consegnati a tutti, destra e sinistra, nord e sud, in vista, ovviamente, della loro realizzazione. Un autorevole, serio ed educato, membro del Consiglio Comunale infine disse, pacatamente, che sarebbe stato opportuno sia controllare come l’amministrazione gestiva i fondi per la cultura, sia poter realizzare i progetti in questione poiché avrebbero assicurato un futuro fausto alla città. Finirono di azzuffarsi, non si brindò, però ci fu, con me, grande scambio di indirizzi telefonici, email e di assicurazioni di future collaborazioni. Abbracci e baci, castagnole e pacche sulle spalle. Poi nulla, poi nulla, poi nulla. Solo meno di un mese fa giunge, da parte di un mio carissimo ex studente, ora avvocato e militante nel M5S, un invito, elegante e delicato: “Lei professore è indispensabile per la città. La preghiamo di aiutarci!”. Non solo ho mantenuto la promessa (non sarebbe stato possibile non mantenerla!), ma l’ho fatto con molto piacere, trattandosi di persone cristalline, semplici, educate, intelligenti. Abbiamo così iniziato a lavorare insieme e sono rimasto molto sorpreso nel constatare i tanti intenti comuni e come erano accolti e recepiti gli studi miei e di chi rappresentavo. Gli studiosi di Terni Progetta, subito da me resi edotti, provavano, tutti, lo stesso desiderio di collaborare con questi giovani pieni di entusiamo e di giovialità. In questi ultimi giorni ho così mantenuto la mia promessa. Ho lavorato molto, ma ne sto uscendo contento, gioviale e ringiovanito. Mi sono infatti imbattuto solo in persone serie, spontanee, modeste, colte e preparate... corrette nei confronti della società e della cultura, cioè antirazziste, ligie alla nostra sacra Costituzione, cioè antifasciste, umane ed amanti dell’umanità e fiere oppositrici di chi vorrebbe dettar legge su come

Impariamo dai sette sapienti BIANTE

Parla a proposito

CHILONE

La tua lingua non corra avanti al pensiero

CLEOBULO Sapere molto piuttosto che essere ignorante PERIANDRO Serviti delle leggi antiche, ma anche dei cibi freschi

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PITTACO

Ciò che stai per fare non dirlo: se fallisci susciterai il riso

SOLONE

Ciò che non sai, non dirlo

TALETE

Non credere a tutti


si deve amare, chi si deve amare e, addirittura, se si deve amare, cioè nemiche dell’integralismo religioso. Sono, soprattutto, pervase, queste persone, da forte dedizione verso esigenze e bisogni dei meno protetti. Finalmente, molto lontano politicamente dalle beghe partitiche nazionali, trovo in questa parte di Terni l’alveo delle mie idee e delle mie speranze, quelle di una persona vissuta sempre come uomo libero e non come cultore di privilegi. A Terni la sparizione, in pratica, del partito da sempre egemone (che dovrà, prima o poi, interrogarsi sulla sua politica e, spero, cambiare direzione) avrebbe dovuto segnare l’inizio del rinnovamento, a partire da una presenza altissima di votanti. Nulla di tutto ciò. La percentuale è stata molto bassa e i partiti risultati vincitori non sono di primo pelo, anzi. Il partito più giovane, la Lega, ha una storia di governo di più di 30 anni. Difficile dunque pensare al rinnovamento. Di giovane c’è solo il loro candidato sindaco, Leonardo Latini, tranquillo, serio, sicuramente bravo. In questa coalizione la quasi vittoria (il centro-destra è arrivato a meno di un soffio avendo raggiunto il 49,23% dei voti) va attribuita al successo della Lega, indubitabilmente. Proprio ieri, nel corso delle votazioni, il Ministro degli Interni, Salvini, segretario della Lega, annunciava di aver chiuso tutti i porti italiani per la nave Aquarius con a bordo 629 persone, tra le quali 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte. Io personalmente non mi rendo conto della pericolosità terroristica di almeno 141 persone. Ma la notizia ha fatto clamore enorme. Com’è, come non è, la Lega, ieri, ha registrato un balzo prodigioso in avanti, nel Paese come in Terni. Sembra molto grave per la nostra città questa mancanza di solidarietà, sentimento base per la Terni del futuro che solo persone colte ed illuminate potranno costruire. Certo che è stancante e problematico assistere alla presenza continua di uomini dal destino precario, vaganti e questuanti, vittime spesso di delinquenti che non sono mai puniti. Non mi è ancora ben chiaro però se si è votato, a Terni e nel Paese, per virtù o per paura. Il futuro è galantuomo e ce lo farà di certo sapere.

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LA CORSA CHE AIUTA LA NATURA…

Alessia Melasecche alessia.melasecche@libero.it

S

i chiama plogging, dalla combinazione tra il plocka upp che in svedese significa infatti “raccogliere” e jogging, la classica corsa sportiva amatoriale. Il plogging in Svezia è diventato una disciplina strutturata recentemente, nel 2016, con una propria pagina Facebook di riferimento www.facebook.com/ plogga e alla fine dello scorso anno ha cominciato a diffondersi anche in altri Paesi, in primis la Germania, fino ad arrivare negli Stati Uniti, dove in realtà c’erano già dei precedenti. Correva l’anno 2014, Louisville nel Kentucky, John e Martin Mueller, padre e figlio appassionati di corsa hanno promosso l’idea delle trash run. In realtà i due hanno capito il potenziale dell’iniziativa e hanno cercato, poi, di trasformarlo in un lavoro, fondando un’azienda dal nome Pick’N’Run, che propone in vendita zainetti, guanti,

marsupi e abbigliamento progettati per i corridori-raccoglitori. Ma che si tratti di zaino, borsa o mani, ciò che conta è solo il risultato. Cartacce, mozziconi, plastica e spazzatura varia che “sboccia” nelle aiuole e per le strade di ogni dove rappresentano il bottino perfetto per un plogger. Il plogging è nato sui social e si è sviluppato grazie ai social, che hanno contribuito a renderlo un fenomeno virale. Il principio è semplice, si corre dove si vuole, in città, in un parco o lungo un sentiero di campagna, ci si porta da casa un contenitore adatto, che può essere una busta di plastica portarifiuti, o uno zaino, un marsupio o altro ancora, a scelta. Sicuramente utile avere anche un paio di guanti protettivi. Si corre, ma quando capita di avvistare cartacce, bottiglie, lattine o altri oggetti abbandonati o sfuggiti ai cestini, ci si ferma a raccoglierli e si portano con sé, sempre a passo di corsa. Naturalmente, con il passare del tempo, il sacchetto aumenta in volume e peso, incidendo sulla corsa. Se in aggiunta, quando ci si ferma a raccogliere, si fa anche un piegamento da manuale (con le gambe e non con la schiena), ai benefici della

corsa si sommano quelli degli squat. Insomma, prendere i rifiuti diventa uno sport completo, fa bene all’ambiente ed è un allenamento perfetto per bruciare tantissime calorie. Su Instagram ci sono infatti più di 4mila post sotto l’hashtag #plogging, utilizzato dai plogger per caricare foto prima e dopo le loro uscite: gli zaini pieni di rifiuti, i selfie dopo una corsa, i parchi ripuliti e chi più ne ha più ne metta. Per scegliere l’attrezzatura più adatta, stanno nascendo i primi negozi online specializzati. Un sito aperto da poco, e già un’istituzione, è il francese www. runecoteam.fr in cui si può trovare di tutto, dalla teoria, ai consigli pratici. Considerando le condizioni di degrado in cui versano le nostre città, l’inciviltà di molti e la discontinuità della raccolta dell’immondizia, è facile immaginare che anche in Italia ai plogger non manchino le occasioni per mettersi alla prova. Per la verità, nel 2018, sono già diverse le manifestazioni che hanno sposato appieno questa nuova filosofia di corsa e in molti sono pronti a scommettere che sarà lo sport amatoriale dell’anno! Quindi, cosa aspettiamo?

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PAOLO LEONELLI Terni non riconosce i meriti. L'architetto Paolo Leonelli è uno dei personaggi più illustri della nostra città, ma non tutti lo sanno. A parte la delicatezza (professionista raffinatissimo) o la maestosità di alcuni suoi interventi (Piazza inferiore di San Francesco ad Assisi, ad esempio), si ignora, in genere, che il celebre architetto è anche l'incontestato fondatore di una delle correnti pittoriche più conosciute al mondo, la cosiddetta Pittura Veloce. I suoi quadri qui esposti sono stati creati con tempi da record. Uscita nel mese di maggio, sulla copertina de La Pagina, la foto della comune amica Luciana Notari, avendo Paolo a disposizione, tra un impegno e un altro, da 6 a 7 minuti, et voilà, il quadro è fatto! Era già così al Liceo. Aveva 3 minuti a disposizione? Studiava. Ne aveva altri 5? Studiava... per il resto si divertiva. Dove però mostrava il fulgore della sua immortale arte, la bottega atelier cioè delle sue creazioni, era proprio nell'aula scolastica. Durante la presenza in classe (che nessuno si è mai spiegato) di alcuni insegnanti, il nostro artista metteva a fuoco le sue capacità: disegnare, in 2 o 3 minuti, 40 carte (a volte anche 80 o 120, pensando agli amici delle altre due file di banchi) per poter trascorrere il tempo con minor noia fino al suono della campanella. A volte l'insegnante, preda per un attimo di un piccolissimo sussulto di dignità, requisiva le carte: Luzi si arrabbiava e strillava, l'amico Golinelli cercava con impeto di farsele ridare, ma, alfine, Paolo, serafico: ma venite qua, lasciate stare, che volete che sia... un mazzo di carte... ne faccio subito un altro!


Quando perdemmo il sole Francesco Patrizi

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rrivarono con le ruspe sulle rive del lago Ennadai, in Canada, passarono sopra le loro tende, dovevano costruire una stazione meteorologica, di posto ce n’era, ma l’uomo bianco non li voleva tra i piedi, allora li misero su un aereo e li trasportarono più a nord, dove c’erano animali da cacciare, così gli dissero. Si ritrovarono su un’isola vicina al Circolo Polare Artico, loro, una famiglia di cacciatori di volpi Inukjuak, abbandonati senza armi, senza cani, senza niente, solo le pelli di caribù (una renna artica) per coprirsi. “Il primo mese, per non morire di fame e di freddo” ricorda Mary Anautalik “ci chiudevamo sotto la tenda, nostra madre ci abbracciava, tagliava dei brandelli dalla stuoia di pelle di caribù, li masticava a lungo per togliere i peli e per ammorbidirli, poi li metteva in bocca a noi bambini, per farci sentire qualcosa nello stomaco. La prima volta che scesero le tenebre, aspettammo

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l’alba cinque mesi, non sapevamo cosa fare. Ricordo mio padre che ripeteva: se dobbiamo morire, moriremo, se dobbiamo vivere, vivremo”. Impiegarono tre mesi per tornare sulle rive del lago Ennadai, erano gli anni ‘50 e dei 3.000 Inukjuak erano sopravvissute solo sette famiglie, lo Stato canadese le caricò su un battello e le lasciò ognuna a chilometri di distanza dalle altre, le sette famiglie furono usate come bandierine per marcare altrettanti punti strategici, pedine di un gioco geopolitico più grande di loro. Nel 1993 il prof. Magnus Gunther stilò un rapporto per conto del governo dove giustificava le deportazioni dei nativi come un intervento umanitario per salvarli da una carestia imminente. Semeonie Amarualik era una bambina, ma ricorda perfettamente: “Quando perdemmo il sole, smettemmo di cacciare. Venne l’uomo bianco e uccise i nostri cani. Dovevamo pescare e mangiare la foca. Noi non l’avevamo mai mangiata prima”. Si ritrovarono trapiantati in un altro ecosistema, costretti a diventare pescatori, “ma non c’erano pesci nel mare, non c’erano uccelli nel cielo”. Rischiarono l’estinzione, allora il Governo del Canada li trasferì nella città di Arviat, sulla Baia di Hudson. Passarono così dalla vita nomade nelle

tende alle case prefabbricate, dalla caccia ai sussidi statali, da un mondo abitato dagli spiriti degli antenati alla televisione e all’alcool. Nel 2010, smentendo il rapporto Gunther, il ministro degli Affari Indiani canadese ha presentato le scuse ufficiali dello Stato alle famiglie deportate ed ha riconosciuto il valore antropologico dei nativi e il loro contributo alla costruzione della nazione. Mary è sopravvissuta alle tenebre della lunga notte artica. Sessant’anni fa il fratello di sua madre uccise suo padre e si scagliò contro la sorella, uno dei figli fu veloce a passarle il pugnale, lei lo colpì al petto, poi si incamminò nelle terre dei ghiacci eterni per fare ritorno al lago Ennadai, ma la marcia era troppo lunga e con cinque figli a carico non poteva farcela, allora ne scelse due, i più piccoli, i più gracili, li avvolse in una pelle di caribù, sussurrò loro delle parole che si persero nel vento e li seppellì vivi nella neve. Per molto tempo, quando calavano le tenebre, Mary sentiva le voci dei suoi fratellini portate dal vento, entrare negli spifferi, crepitare nel fuoco, ma da qualche anno, da quando passa il tempo seduta davanti alla televisione a fumare sigarette, non sente più niente.


Nasce JONAS CONTRO GOLIA lo sportello diritti del Circolo ARCI “Jonas Club”, in collaborazione con ARCI Terni

Presso i locali del circolo (Via De Filis 11/b), aperto il lunedì dalle 15.30 alle 19.30 e il giovedì dalle 9.00 alle 13.00 (per modifiche orarie e nuovi appuntamenti sarà aggiornata la pagina FB “Jonas Club”).

Tra le attività dello sportello figura in primis l’attività di “informativa di zona”. In un periodo in cui sempre più spesso si sfilacciano i legami della solidarietà e della rete civile, il Jonas torna ad essere un “amico del quartiere” su cui fare affidamento: per porre domande e cercare risposte. Indirizzi utili, elenchi di associazioni e messa in contatto con quanti più soggetti sociali possibile del quartiere (centro), ma anche della città tutta. Per qualunque problema, la certezza di trovare persone che, oltre a conoscere il territorio, hanno deciso di dedicare parte del proprio tempo ad ascoltare e a dare una mano. Punto di riferimento del quartiere, il Jonas Club sarà aperto per chiunque sia in cerca di informazioni o di aiuto. Ancora, nella consapevolezza che garantire i diritti significa, prima di tutto, garantire l’accesso alla conoscenza, al “Jonas contro Golia” sarà possibile accedere a un servizio gratuito di informativa legale di primo livello. Casa, famiglia, immigrazione, tributi, reati. L’orientamento legale è rivolto a tutte quelle persone italiane e straniere che si trovino in una situazione di disagio economico, sociale o culturale. Comprendere e conoscere, prima di contestare. Infine allo sportello sarà possibile trovare una adeguata informativa per

quanto riguarda il testamento biologico: come funziona la nuova legge e a quali ambiti si può applicare. Verranno anche messi a disposizione esempi e formulari, analizzando le modalità legali di redazione e deposito. “Jonas contro Golia” non è solo uno sportello, ma un laboratorio dei “Diritti”. Nei mesi che verranno saranno infatti organizzati gruppi studio, campagne anti-discriminazione, presentazione libri. Un collettivo in continua evoluzione di battaglie civili, libero e laico, al servizio di tutti. Per informazioni: dirittijonas@gmail.com


LETTERA AL SINDACO CHE VERRÀ I

Avv. Paolo Crescimbeni

nfatti una cosa è certa il 10 giugno (o il 24) avremo un nuovo sindaco. Di Girolamo, Leo per amici, avrebbe in ogni caso concluso la sua vicenda da sindaco con il secondo mandato interrotto in anticipo. Quindi avremo sicuramente un sindaco nuovo di zecca. Ed allora, senza avere la presunzione di scrivergli l’agenda, ascoltando gli impegni dei vari candidati, ascoltando altresì la vox populi che è pur sempre la fonte più autentica della democrazia parlata, mi permetto di indicare in ordine sospeso, alcune delle cose con cui il sindaco e i suoi collaboratori, dovranno porre mano, a mio avviso, senza indugio. Metto per primo il “Verdi” e la “Fontana” diventati insieme al “Tulipano” i simboli di una città in abbandono. Ripeto, senza ordine di importanza, ricordo il problema delle liste di attesa della sanità locale, l’ambiente, le polveri sottili, una seria indagine epidemiologica in ordine alle malattie “ambientali”. Implementare la video-sorveglianza e, di conseguenza, la capacità di pronto intervento. Il manto stradale (buche!) e la segnaletica orizzontale (strisce pedonali in primis) non possono più attendere. Altrettanto dicasi per il verde pubblico, i parchi, i cimiteri, tutte cose oggi in abbandono; l’arredo urbano (panchine, cestini, semafori a chiamata, bagni pubblici, ecc.), la bonifica di aree in abbandono divenute solo luoghi di malaffare. Portare la Festa di San Valentino a livelli europei e mondiali. Contrastare l’accattonamento molesto e le organizzazioni che lo controllano e lo sfruttano. Riaprire la ZTL nelle ore notturne. Rendere sempre visitabile come qualunque altro sito archeologico, l’Anfiteatro Fausto e restituire alla Città le tante opere artistiche, pittoriche in primis, oggi quasi nascoste ai non addetti ai lavori. Adottare rapporti fluidi e costanti con i responsabili delle locali Acciaierie. L’ordine è causale, l’elenco potrebbe proseguire, i sindaci sono avvertiti. Chi volesse aggiungere altro lo farà direttamente al Primo Cittadino perché, chi esso sia, dovrà essere aperto alle istanze e alle proposte dei cittadini.

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Agricoltura, 5 mila ettari in provincia di Terni

PRESENTATI DEL CONSORZIO

L

’irrigazione di precisione è il futuro dell’agricoltura di qualità e un’agricoltura di qualità diventa un asset fondamentale del tessuto economico dell’Umbria. È in sostanza questo il messaggio lanciato dal Consorzio Tevere-Nera che ad Alviano, al castello di Bartolomeo, ha organizzato uno dei primi convegni (“Irrigazione: Agricoltura di qualità”) riguardanti l’introduzione di un nuovo concept nel sistema irriguo della provincia di Terni e della regione. I cambiamenti climatici, l’esigenza di contemperare la disponibilità della risorsa acqua con le esigenze del settore agricolo e di un’agricoltura che punta all’innovazione, dettano un’agenda stringente, ha sottolineato il presidente del Tevere-Nera, Massimo Manni, sia per le istituzioni che per le associazioni di categoria e gli operatori del settore. “Parlare di utilizzo di acqua nel sistema irriguo in quantità esattamente corrispondenti alle esigenze potrebbe sembrare un discorso ovvio –ha spiegato Manni– in realtà si tratta di una vera e propria rivoluzione che tocca anche gli aspetti tecnici e tecnologici e che segnerà nel prossimo futuro un passo decisivo verso un nuovo sviluppo del comparto agricolo”. L’irrigazione di precisione parte da Alviano e dalla sperimentazione sui terreni attigui al Tevere, ma interessa

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complessivamente oltre 5mila ettari in tutta la provincia di Terni. Durante il convegno è stato sottolineato come l’introduzione di questi nuovi sistemi porti a tre vantaggi molti importanti: il risparmio della risorsa idrica, l’aumento di redditività dei prodotti agricoli e lo sviluppo dei territori anche dal punto di vista del turismo. “Il ruolo del Consorzio – ha spiegato il presidente Manni – è quello di incentivare, favorire e sostenere, con progettualità e risorse, il progetto di irrigazione di

precisione e di gestire il territorio grazie alla collaborazione di tanti soggetti che hanno compreso a pieno le funzioni e i compiti della nostra struttura. Oggi abbiamo una realtà che è in grado di dare risposte al territorio sia dal punto di vista della sicurezza idraulica che da quello del sostegno allo sviluppo economico”. Al convegno, coordinato dal direttore generale del Consorzio, Carla Pagliari, ha partecipato anche l’assessore regionale alle politiche agricole, Fernanda Cecchini, che ha sottolineato come il sistema


IFICA TEVERE NERA saranno trattati con l’irrigazione di precisione

I PROGETTI TEVERE-NERA

agricolo regionale debba guardare sempre al futuro, utilizzando anche gli strumenti che la tecnologia oggi mette a disposizione delle aziende. “Sotto questo profilo –ha detto– ragionare su una nuova concezione dei sistemi di irrigazione va nella direzione dell’innovazione verso cui la Regione guarda da sempre. In questo contesto –ha poi puntualizzato l’assessore- si innestano i soggetti, come i consorzi di bonifica, che giocano un ruolo strategico sotto l’aspetto della gestione del territorio e della messa a disposizione

di saperi e risorse per incentivare lo sviluppo del sistema agricolo”. Relazioni in proposito sono state presentate anche dal direttore generale Pagliari e dal capo settore irrigazione del Tevere-Nera, Vincenzo Marrone, con interventi anche di docenti universitari ed esperti del settore, in particolare Angelo Frascarelli ed Alberto Palliotti, della Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, del presidente della Provincia di Terni, Giampiero Lattanzi, e dei sindaci del territorio ricadenti

Orario di apertura al Pubblico Lunedì – Venerdì dalle ore 8,30 alle 12,00 Mercoledì dalle ore 15,30 alle 17,00

nel comprensorio consortile. Hanno partecipato inoltre anche amministratori locali, rappresentanti delle associazioni di categoria degli agricoltori ed operatori economici. (consultabile a: www.provincia.terni. it - ufficio stampa/comunicati) SALA STAMPA ON LINE: http://cms.provincia.terni.it/on-line/ Home/UfficioStampa.html facebook: @provincia.ufficiostampa twitter: @provterni Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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La nuova Privacy! Avv. Marta Petrocchi

V

e ne sarete accorti più o meno tutti! Le richieste di adeguamento di vari soggetti, da più parti, sono state e saranno molte nei prossimi giorni. Tutte le newsletter e i servizi online a cui siamo iscritti hanno inviato una mail per rendere noti i cambiamenti riguardanti la privacy e il controllo dei dati personali. Dal 25 maggio 2018 è, infatti, applicabile in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea il Regolamento Ue 2016/679, relativo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali. Il Regolamento nasce dall’esigenza di certezza, di armonizzazione delle legislazioni dei vari stati e di maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo. Si tratta di una risposta necessaria alle innovazioni tecnologiche ed ai nuovi modelli di crescita economica. L’Unione Europea ha pertanto elevato gli standard richiesti facendo applicare il GDPR ossia il General Data Protection Regulation  (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), contenente una nuova legislazione che modifica le regole per raccogliere, archiviare e usare le informazioni degli utenti. Il regolamento è costituito da 99 articoli, tutti volti a conferire maggiore controllo dei dati personali dei cittadini ed a chiarire le responsabilità in caso di violazioni della privacy.  Il GDPR istituisce

inoltre il diritto all’oblio, gli utenti possono sempre chiedere di rimuovere le informazioni loro riguardanti, la portabilità dei dati nonché l’obbligo di notifica in caso di data breach, le aziende che subiscono fughe di dati sensibili, devono comunicarlo agli utenti entro 72 ore. Le novità introdotte dal GDPR riguardano 4 ambiti specifici ossia: quello territoriale, l’ottenimento del consenso, l’introduzione del DPO e le sanzioni.  Quanto al primo, il GDPR prevede che la nuova legge si applichi ai dati di tutti i cittadini europei e a tutte le società che trattano o gestiscono tali dati, indipendentemente dal Paese in cui hanno la sede legale o da quello in cui vengono elaborati i dati.  Quanto all’ottenimento del consenso nulla cambia rispetto a prima eccezion fatta per i minori, il cui consenso sarà considerato valido a partire dai 16 anni di età. Il DPO, ossia il Data Protection Officer, Responsabile della Protezione dei Dati, è una figura indipendente incaricata di assicurare una corretta gestione dei dati personali. Non è ancora chiaro cosa sia e che compiti abbia. Quanto alle sanzioni, in caso di eventuali violazioni, chi infrangerà il GDPR, perché ad esempio

non ha validamente raccolto il consenso al trattamento, potrà essere condannato ad una multa fino al 4% del fatturato annuo o 20 milioni di euro. Il regolamento GDPR si applica a un’ampia gamma di dati personali tra cui nome, numeri di identificazione e ubicazione, nonché indirizzi IP, cookie e altre impronte digitali. E’ evidente che i principali destinatari del GDPR siano le aziende, ma anche i privati, i lavoratori autonomi, sono chiamati ad adeguare il proprio rapporto con clientela ed i dipendenti per assicurare loro il diritto alla riservatezza. Tutti ricorderete lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica!! Facebook ha cambiato le sue impostazioni sulla privacy apportando nuove funzionalità, anche gli altri social network saranno tenuti a mettersi in regola con il nuovo regolamento!! Come sempre l’Italia non è riuscita, per il 25 maggio, a licenziare il decreto per armonizzare il regolamento europeo con l’ordinamento italiano. Al momento il testo è ancora in attesa al Consiglio dei ministri. Staremo a vedere!! Ad ogni modo, occhio alle richieste mail di adeguamento della privacy; tra le molte legittime può nascondersi qualcuna truffaldina!!!

‘N giornu da scordà Paolo Casali

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Ve vojo arconta’ de quillu che mm’è ssuccessu l’andra madina quanno so’ ‘nnatu a Rroma co’ la macchina... co’ mmi’ moje, la fija e la niputina mia più ppiccola e... no’ ppe’ tturismu. Ve dico sulu che lu viaggiu de annata è dduratu tre ore... pe’ qquarche sbaju de percorsu e ddu’ scontri ch’hanno scumbussulatu tuttu lu traggittu. ‘N do’ so’ ‘nnatu doppo so’ ‘ffari mii e a lu ritornu... propiu a lu casellu de Orte... prontu co’ lu bbijettu pe’ ppaga’ lu pedaggiu ho ‘zzeccatu ‘n do’ stéa la cassa ‘utomatica e fermannome ‘n bo’ doppo... co’ ‘n bo’ de fatiga ho ‘nfilatu lu bbijettu e... prego ‘nzeri’ li sòrdi... prego ‘nzeri’ li sòrdi... ‘llungannome tuttu de fòri da lu finestrinu ho missu dieci euri ma no’ j’annavono bbene. Ce n’ho ‘rmissi andri e mme l’ha risputati... ma stavorda lu ventu me l’ha fatti vola’ via. Perandru m’ero ‘vvicinato troppu e lu sportellu non z’apriva bbene e ho fattu ‘na faticaccia pe’ scappa fòri... li sòrdi ‘n s’artrovavono...

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erono ‘nnati sotto le ròte e io no’ mme potevo mòve perché davanti c’evo la sbarra ‘bbassata e ddietro ‘na sfilata de macchine... pe’ ppijalli me so’ dduvutu ajuta’ co’ ‘n ombrellu. Lo sbraita’ de quilli de dietro se confonneva co’ lo strilla’ de la niputina che mm’arpeteva quillu che ssintiva a ddi’ da la nonna e... lu casellante de ‘ll’andra uscita co’ ll’artoparlante... ch’è ssuccessu?... serve ajutu?... serve ajutu?... Se mm’ero sprufunnàtu sotto terra stevo mejo... finarmente co’ li sòrdi su le mano me so’ rrintrufolatu come ‘n furmine dentro a la macchina. Da la cassa... prego ‘nzeri’ li sòrdi... prego ‘nzeri’ li sòrdi... e cc’eva raggione... io co’ ‘llu trambustu m’ero scordatu de armétteceli... ccucì riallungannome sempre da lu finestrinu ciò rrinfilatu dieci euri nòvi nòvi. La sbarra finarmente s’è arzata e ‘lla voce... l’unica carma... prego artira’ lo restu... prego artira’ lo restu... ma io stevo partenno e ‘n ciò ‘vutu coraggiu d’arvordamme.


’ a t i l a La qu a z n e t s i s s a ’ l l de a n o s r alla pe residenza protetta specializzata nell'assistenza di persone affette da malattia di Alzheimer e altre forme di demenza

Nella nostra Residenza, tutto lo staff impegnato nell’assistenza e nella cura all’anziano, mostra particolare sensibilità e amore nel perseguire l’obiettivo di creare un ambiente familiare e accogliente in cui gli ospiti, soprattutto quelli affetti da Alzheimer e altre forme di demenza, possano vivere in serenità e conservare il più possibile le proprie autonomie nelle azioni della vita quotidiana. Gli Ospiti della residenza protetta Villa Sabrina usufruiscono di una qualificata assistenza infermieristica; dell’opportunità di vivere momenti ricreativi e di scambio culturale; dell’assistenza nello svolgimento delle attività di igiene personale; del servizio di lavanderia e guardaroba; dell’assistenza religiosa, se gradita. Su richiesta si possono ottenere i servizi di un podologo e anche del parrucchiere. Il vitto viene effettuato in struttura, previa scelta delle materie prime, secondo indicazioni di un dietologo e della Direzione Sanitaria con la creazione di 4 Menù mensili e la possibilità di cambio pasto e diete personalizzate.  Terapia occupazionale e musicoterapia, sono attività che, integrate all’interno del piano di trattamento individuale dell’Ospite, concorrono a far evolvere

positivamente lo stato psicofisico dell’Ospite stesso. Quando il recupero non è quello sperato e gli handicap persistono, la struttura cerca di adeguarsi alle esigenze personali, riducendo al minimo il disorientamento di chi si trova privato della propria autonomia. È proprio in tali condizioni che il personale può dimostrare le capacità acquisite con l’esperienza e la formazione ricevuta, adattando strumenti ed attrezzature alle singole necessità per escogitare soluzioni che consentano all’anziano di compensare, almeno in parte, carenza ed inabilità. Il personale della residenza protetta Villa Sabrina, possiede una grande esperienza sia acquista sul campo che tramite specifica preparazione professionale. Gli addetti all’assistenza seguono, infatti,

periodici corsi di specializzazione in funzione delle mansioni che svolgono. La direzione, inoltre, ha promosso numerose iniziative di aggiornamento soprattutto sul lavoro con soggetti affetti da varie forme di demenza che permettano di acquisire agli operatori sempre più sicurezza e coesione.

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Medicina & Salute

CONTRACCEZIONE AL FEMMINILE Contraccezione significa, per una donna, prevenire gravidanze indesiderate, vivere serenamente la propria sessualità, gestire responsabilmente la propria fertilità e contribuire al mantenimento della propria salute generale, soprattutto in una fase di vita, quella dell’età fertile, in cui esprime al massimo le sue potenzialità in campo personale, affettivo, familiare e professionale.

Oggi è disponibile una vasta gamma di metodi anticoncezionali che si basano su differenti meccanismi di azione. La scelta del metodo da prediligere dovrebbe essere sempre condivisa con il proprio ginecologo che potrà informare accuratamente sui “pro” e i “contro” di ciascun metodo, in funzione della storia clinica e delle esigenze di coppia. Metodi contraccettivi ormonali: bloccano l’ovulazione e inducono modificazioni del microambiente uterino, rendendolo ostile al passaggio degli spermatozoi e inidoneo all’impianto dell’uovo fecondato. Al giorno d’oggi le molecole impiegate in questi contraccettivi contengono dosaggi ormonali sempre più bassi diventando farmaci con profili di tollerabilità sempre più elevati. Tra questi troviamo: - la famosa “pillola”, contenente una concentrazione di ormoni sessuali simili a quelli fisiologicamente prodotti dal corpo femminile che si assume per via orale sotto forma di compresse quotidiane. - l’iniezione di progestinici: consigliata a coloro che non sopportano la pillola, che va effettuata una volta al mese. - l’impianto sottocutaneo, che viene inserito nel braccio tramite una piccola operazione in anestesia locale, ha un’efficacia di 3 anni e diffonde il progesterone senza interruzione. - l’anello contraccettivo, facile da inserire in vagina, che libera costantemente degli estrogeni e del progesterone per tre settimane. Basta toglierlo per provocare le mestruazioni e aspettare una settimana prima di inserirne un altro. - il cerotto transdermico che libera degli ormoni che penetrano attraverso la pelle, per una settimana. Dopo tre cerotti, basta saltare una settimana per avere il ciclo.

DR.SSA GIUSI PORCARO

Specialista in Ginecologia ed Ostetricia USL UMBRIA 2 – Consultorio Familiare di Orvieto CENTRO ANTEO – Via Radice 19 – Terni (0744- 300789) BIOS – Via Linda Malnati 15 - Terni (0744 403904)

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Dispositivi intrauterini, come la spirale: piccolo dispositivo intrauterino che viene inserito dal ginecologo e che induce modificazioni dell’ambiente uterino, rendendolo ostile al passaggio degli spermatozoi, alla fecondazione e all’impianto dell’uovo fecondato. Ha un’efficacia contraccettiva molto elevata e duratura, ma è sconsigliata alle donne che non hanno avuto figli.

Metodi di barriera che comprendono tutte quelle metodiche meccaniche (preservativo o condom, diaframma) o chimiche (prodotti ad azione spermicida) che impediscono agli spermatozoi di raggiungere la cellula uovo. Metodi di auto-osservazione che si basano sull’astinenza dai rapporti sessuali durante il periodo fecondo. Comprendono metodi computerizzati (che monitorano le concentrazioni ormonali nelle urine) e metodi naturali (che si basano sulla rilevazione di alcuni parametri fisiologici, come temperatura corporea e modificazioni del muco cervicale). Non interferiscono in alcun modo con i meccanismi che regolano la fertilità, ma sono poco sicuri, poiché dotati di un’efficacia contraccettiva molto bassa.


Medicina & Salute

OSTEOPATIA E MAL DI SCHIENA U

n disturbo molto diffuso e fastidioso che in genere si localizza nella zona lombare, compromettendo la mobilità, può trovare una cura nell’osteopatia. Il forte dolore alla schiena spesso spinge all’assunzione di farmaci. In genere la sofferenza ci coglie di sorpresa, magari dopo un movimento insignificante, lasciandoci provati per la sua potenza e talvolta anche bloccati e senza respiro con spasmi acuti, come nel caso del classico colpo della strega.

Ma esistono molte altre cause come, ad esempio, un problema viscerale che si ripercuote sulla struttura posteriore o anche una cicatrice addominale che può bloccare lo scorrimento delle fasce muscolari, o una situazione di ansia che irrigidisce il diaframma e si ripercuote sulla

L’osteopata interviene in modo più efficace dei farmaci perché non si limita a sedare il sintomo, ma va alla ricerca della causa primaria. L’approccio parte da una valutazione globale di tutto l’individuo in modo da ripristinare un corretto schema di funzionamento corporeo. Un mal di schiena può avere moltissime cause e l’Osteopatia, come tutte le terapie olistiche, valuta tutti gli aspetti di una persona, dalle posizioni ripetute ogni giorno, allo stress che può squilibrare il tono muscolare.

zona lombare. Tutto questi fattori possono portare ad un blocco del meccanismo cranio-sacrale e la persona avverte oltre al mal di schiena un malessere generale che la fa sentire scarica e stanca. L’osteopata con il solo uso delle mani valuta anche lo stato energetico della persona con la palpazione del cranio, ripristina il movimento fisiologico craniosacrale, mette l’individuo in grado di reagire meglio sia fisicamente che psicologicamente ai trattamenti. In genere viene usata in concomitanza alle terapie della medicina tradizionale, potenziandone gli effetti e abbreviando i il recupero della mobilità articolare. Marzia Martellotti Osteopata D.O.

Osteopata della Federazione Italiana di Canottaggio

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Terni presso lo studio medico Anteo, in via Radice 19 Roma studio Kirone, Lungotevere Portuense 170 Frascati in via G.Matteotti 12/A

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CHI È "IL MEDICO SENOLOGO"? Perché le donne non sanno che in presenza di un sintomo al seno devono rivolgersi al/la SENOLOGO/A? Perché non sanno che devono cercare nell'ambito di strutture dove la Senologia è trattata con esperienza numerica e qualitativa, pena ritardi i diagnosi, peggior qualità di vita, minori chances di guarigione?

L

a donna infatti non sa a che interlocutore si debba rivolgere, troppo spesso non ha le idee chiare neanche il medico di famiglia: e ne ha estremo bisogno, soprattutto se è entrata in uno stato d'ansia indescrivibile. Il senologo è ancora un'entità così astratta che spesso non compare con il giusto rilievo nemmeno in quegli Enti in cui la Senologia è un fiore all'occhiello. La donna chiede a un'amica o va su internet, cerca un piccolo o un grande studio privato di diagnostica aspecifica per "sapere subito", magari fa pure un'ecografia: di qualità se va bene, o falsamente tranquillizzante/allarmante se manca la necessaria esperienza. Questo non significa che non vi siano Medici Specialisti che abbiano una grande

competenza in Senologia! Bisogna solo individuare lo Specialista di cui si ha bisogno! Facciamo qualche esempio. Una donna che non ha nessun sintomo e vuole “controllarsi” periodicamente per prevenzione? Il suo Specialista è il Radiologo “Senologo”. Ha sentito un nodulo alla mammella? I Suoi Specialisti sono il Radiologo “Senologo” per la diagnosi ed il Chirurgo “Senologo”per la valutazione clinica ed eventuale terapia. Ha già avuto una diagnosi di tumore e vuole sapere se e quali chemioterapie effettuare o capire con quale cadenza fare controlli mammari? Il suo Specialista è l'Oncologo“Senologo”. Vi sono poi altri Specialisti che

difficilmente Lei consulterà in maniera diretta, ma svolgono un ruolo molto importante per la Sua salute: il Chirurgo Plastico Senologo, il Patologo, il Radioterapista etc.

Dott.ssa Lorella Fioriti Specialista in Radiodiagnostica, Ecografia, Mammografia Digitale Diretta Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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AZIENDA OSPEDALIERA

LABORATORIO DI ANALISI CHIMICO-CLINICHE E MICROBIOLOGIA

I Direttore Dott. Alessandro Mariottini Laboratorio di Analisi Chimico-Cliniche e Microbiologia Azienda Ospedaliera "S. Maria" di Terni

Il Laboratorio di Analisi Chimico-Cliniche e Microbiologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, facente parte del Dipartimento Diagnostica di Laboratorio ed Immunotrasfusionale, è aperto h24 per 365 giorni all’anno; la maggior parte delle attività e del personale è concentrata nell’arco della mattina (8-14); nei turni 14-22 e 22-7 vengono effettuati gli esami urgenti.

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l Laboratorio è collocato al piano terra del corpo centrale dell’Azienda Ospedaliera, la sala prelievi per utenti esterni è situata presso la palazzina dei Poliambulatori (viale di accesso all’ingresso principale). L’attività dà luogo alla produzione di dati ed informazioni diagnostiche ottenute dall’analisi di materiali di origine umana per la prevenzione, la diagnosi ed il monitoraggio delle malattie. Con un volume di attività di oltre tre milioni di esami l’anno, il Laboratorio Analisi di Terni è classificato come Laboratorio ad elevata complessità con settori specialistici ed è considerato di medio-grandi dimensioni. Collabora inoltre con l’Università degli Studi di Perugia per la formazione degli specializzandi della Scuola di Patologia Clinica. In un’ottica di miglioramento continuo della qualità, la direzione della struttura esplica la propria attività perseguendo le finalità strategiche aziendali, attraverso una corretta programmazione del processo di erogazione di prestazioni e di servizi che rispondano ai bisogni reali di salute.

Il Servizio si pone come obiettivo la semplificazione di accesso alle prestazioni, la riduzione dei tempi di accesso alla prestazione, l’aumento della tipologia di prestazioni e naturalmente la produzione di dati analitici di qualità. Il laboratorio fornisce prestazioni sia ai reparti di degenza sia ai cittadini. QUALITÀ. Le attività di analisi sono sottoposte ad un doppio controllo di qualità: • Controllo di Qualità Interno (CQI): controllo eseguito giornalmente come strumento per monitorare in tempo reale la stabilità e le prestazioni dei metodi utilizzati; • Verifica Esterna di Qualità (VEQ): verifica effettuata con cadenza periodica, secondo il calendario del Centro di Riferimento Careggi, con lo scopo di confrontare i propri risultati con quelli di altri laboratori e valutare l’accuratezza dei metodi analitici.


SANTA MARIA DI TERNI MODALITÀ DI ACCESSO I cittadini possono usufruire delle prestazioni del Laboratorio Analisi: • recandosi (previa prenotazione CUP o FarmaCup) ai Centri Salute oppure al Centro Prelievi dei Poliambulatori dell’Ospedale; • o presso il proprio domicilio, con richiesta adeguatamente motivata dal medico di medicina generale e previa attivazione e prenotazione del servizio territoriale di Assistenza Domiciliare. REFERTI ONLINE: Per ogni esame o gruppi di esami viene redatto un referto in formato elettronico contenente i risultati degli esami stessi. Il referto riporta i dati anagrafici del paziente, la struttura ed il medico richiedente, il tipo di esame effettuato (e naturalmente il risultato), i valori di riferimento per ogni esame, la data di effettuazione del prelievo, la data di stampa del referto. I referti dei pazienti ricoverati, non appena validati, sono disponibili in tempo reale sul videoterminale del Reparto di degenza. Per gli utenti esterni il referto è disponibile, oltre che con i consueti sistemi (Centri Salute, Ufficio consegna referti dell’ospedale, invio a casa su richiesta), anche via web tramite l’accesso ai siti Internet https://refertionline.uslumbria2. it/nm/login/login.php o http: //www. aospterni.it/referti.asp, con le password fornite al momento del prelievo. È previsto che, previo consenso, il referto possa essere inviato direttamente al Medico richiedente. Per gli utenti esterni in trattamento con anticoagulanti orali (TAO) è previsto, su richiesta dell’utente tramite appositi moduli presenti presso i centri prelievi, l’invio del risultato tramite sms sul proprio telefonino nelle prime ore del pomeriggio del prelievo. Il Laboratorio dispone di un elevato grado di automazione e di strumentazioni analitiche al passo con le più moderne tecnologie. Diventato interaziendale dal 2011, con la fusione al Laboratorio della ASL, il Laboratorio Analisi di Terni è parte integrante della “rete” umbra dei laboratori. La partecipazione alla “rete” permette l’invio dei campioni per esami considerati fortemente specialistici presso i centri regionali di riferimento; questo ha consentito di consolidare le Servizio Fotografico Alberto Mirimao

linee specialistiche esistenti nei vari laboratori della Regione e il rispetto e la valorizzazione delle professionalità esistenti. Si è deciso inoltre di adottare un server regionale unico in grado di gestire tutti i laboratori portando ad una uniformità della refertazione delle risposte sia da un punto di vista analitico che da un punto di vista grafico (confrontabilità, unità di misura, ecc). L’obiettivo è quello di creare un unico Laboratorio regionale virtuale dove a viaggiare non saranno le persone ma i campioni. La Regione ha istituito un centro di acquisti regionale unico per una migliore gestione delle risorse economiche. Il Laboratorio dell’Azienda ospedaliera di Terni è anche centro di riferimento per le metodiche in HPLC (dosaggi ormonali particolari ecc.).

Il personale del Laboratorio risponde ad ogni quesito posto dall’utenza (Orario di segreteria 11:00 – 13:00): 1. Quesiti amministrativi/organizzativi relativi all’attività del Centro prelievi: domande relative all’esecuzione del prelievo di materiale biologico, alla preparazione del paziente, alle modalità di consegna dei referti, ecc. 2. Quesiti tecnico-analitici: quesiti riguardanti richieste di analisi, modalità di consegna dei prelievi, caratteristiche dei metodi e sistemi utilizzati, problemi di tipo organizzativo, ecc. 3. Quesiti clinici: il personale laureato fornisce spiegazioni sui dati analitici e sugli intervalli di riferimento degli esami. Suggerisce la determinazione di analiti sulla base di un quesito clinico o correlati ad analiti già richiesti.

Il Laboratorio è suddiviso nelle seguenti linee analitiche: Chimica clinica, Endocrinologia e Marcatori tumorali; Ematologia; Microbiologia; Proteine specifiche ed elettroforesi; Autoimmunità; Tecniche cromatografiche.

LINEE GUIDA PROCEDURE E PROTOCOLLI Il Laboratorio segue le linee guida delle società scientifiche: Società italiana di Medicina di Laboratorio, Società italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare, Associazione italiana Microbiologi Clinici, Istituto Superiore Sanità, Piano Nazionale Linee Guida, Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali.

PRINCIPALI ATTIVITÀ Il Laboratorio esegue determinazioni analitiche, batteriologiche, batterioscopiche ed ematologiche: Emocromo, Esami di Chimica-Clinica, Determinazioni in HPLC, Dosaggi ormonali, Markers tumorali, Proteine specifiche e diagnostica elettroforetica, Fertilità, Immunologia, Farmacologia, Autoimmunità, Emoglobina Glicata, Esame Chimico Fisico dell’Urina ed identificazione degli elementi del sedimento, Marcatori Biochimici di Lesione Miocardica, Droghe d’abuso, Diagnostica Microbiologica, sierologia e Profili sierologici.

ÉQUIPE Direttore: Dr. Alessandro Mariottini Dirigenti Medici I livello: Dr. Paolo Andreani, Dr. Mario Materazzi, Dr.ssa Maria Rita Franconi, Dr. Livio Marchese, Dr.ssa Sara Valloscuro Dirigenti Sanitari I livello: Dr. Mauro Biagioli, Dr.ssa Cristina Breschi, Dr.ssa Antonella Pecci, Prof. Stefano Brancorsini. Posizione organizzativa Coord.Tecnici Sanitari laboratorio: Dr. Paolo De Santis Tecnici Sanitari Laboratorio Biomedico: Fabrizio Bianchetti, Adriana Crescentini, Samantha Airaghi, Sonja Fiani, Walter Benedetti, Novella Cellini, Elisabetta Fossatelli, Dario Giachin, Claudia Castellani, Lorella Gigante, Paola Oveglia, Lia Biscetti Infermieri: Vania Nannini, Roberta Angelini, Patrizia Laurenti, Nadia Semproni, Ilaria Propersi Amministrativi: Mauro Candelori, Anna Luisa Lelli Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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LA PROTESI DI SPALLA

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Dott. Vincenzo Buompadre

Spec. Ortopedia e Traumatologia Spec. Medicina dello Sport - Terni Murri Diagnostica, v. Ciaurro 6, 0744.427262 int.2 - Rieti Nuova Pas, v. Magliano Sabina 25, 0746.480691 - Foligno Villa Aurora, v. Arno 2, 0742.351405

www.vincenzobuompadre.com

e sostituzioni articolari protesiche sono interventi di chirurgia ortopedica maggiore, ormai ben codificati e con buoni risultati in elevata percentuale. La complessità di questa articolazione, munita di numerose strutture muscolotendine e di ampia mobilità, ha reso necessaria la realizzazione di vari tipi di protesi per trattare le patologie da cui è affetta. L'indicazione più frequente a tale tipo di intervento è la patologia degenerativa articolare (artrosi primitiva e secondaria, osteonecrosi, artriti), le fratture ed i loro esiti. Distinguiamo le protesi in anatomiche, cioè che riproducono i capi articolari della spalla (testa omerale e glena scapolare), le quali a loro volta possono essere standard con stelo omerale (Fig.1) o di rivestimento (Fig.2), con maggior conservazione di osso omerale (trova indicazione in soggetti giovani o relativamente giovani con osso di buona qualità). Questo tipo di protesi necessita della integrità dei tendini della cuffia dei rotatori. Altro tipo di protesi è la inversa (Fig.3) in cui i capi articolari, come dice il termine, sono invertiti, cioè l'emisfera è applicata alla glena e la parte concava all'omero,

questo per dare maggior stabilità all'impianto protesico che può funzionare quando i tendini della cuffia dei rotatori son inefficienti o lesionati o quando è presente una frattura poliframmentaria della parte prossimale dell'omero non riparabile. I risultati di questa chirurgia sono particolarmente efficaci sul dolore, ma anche sulla motilità. È una chirurgia non scevra da complicazioni, come tutta la chirurgia protesica. Importante è la riabilitazione post-operatoria; per questo motivo nei casi più impegnativi faccio prolungare la riabilitazione in clinica nel post-operatorio. Poi prosegue ambulatorialmente sotto controllo di fisioterapisti esperti in tale campo ed in diretto contatto con il chirurgo.

Fig.3

Fig.1

Fig.2

IL 14 GIUGNO LA GIORNATA MONDIALE DEL DONATORE DI SANGUE La Giornata mondiale del Donatore di sangue è stata istituita nel 2004 dall'OSM (Organizzazione Mondiale della Sanità) in occasione del 14 giugno, data di nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni. In soli 62 Paesi del mondo, le donazioni di sangue sono assicurate da volontari che effettuano la donazione di sangue in maniera periodica, volontaria e gratuita, e la sfida lanciata dall’OMS è quella di abolire definitivamente entro il 2020 le donazioni a pagamento o effettuate da parenti e amici, ancora molto diffuse in circa 70 Paesi. Nei Paesi a basso reddito, fino al 65% delle trasfusioni di sangue sono fatte per i bambini sotto i 5 anni, mentre nei Paesi ad alto reddito, il gruppo di pazienti più trasfuso ha più di 65 anni. Solo 43 Paesi producono direttamente medicinali derivati dal plasma

AVIS Terni: Via L.Aminale, 30 - Terni E-mail: avis.terni@libero.it Telefono: 0744400118 - Fax: 0744400118

www.avisterni.it 24

Avis Comunale Terni

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raccolto da donatori periodici e volontari, mentre altri 113 Paesi sono costretti ad importarli dall’estero. IL SANGUE SERVE TUTTI I GIORNI E NON SOLO NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA.


Medicina & Salute

COME CURARE MANI E PIEDI Ricorda che mani e piede sono il tuo biglietto da visita

LE MICOSI Le onico-micosi: Tecnicamente si parla di “onicomicosi” per indicare quel disturbo legato alle unghie, scatenato da microorganismi chiamati miceti: questi funghi, muffe o lieviti scatenano l’infezione, che può rimanere circoscritta in un’unica unghia, o può intaccare anche le altre. Questa patologia colpisce in percentuale maggiore le unghie dei piedi o il piede, più che le mani. 

ONICOMICOSI

Sono caratterizzate da dell’unghia, che appare:

L’onicomicosi non è soltanto un problema cosmetico, anche se le persone colpite da quest’infezione spesso si sentono a disagio per via dell’aspetto dell’unghia micotica. Le micosi delle unghie si possono diffondere in altre parti del corpo e, in alcuni casi, possono essere contagiose. Possono crearsi ulcere micotiche e rallentare la circolazione periferica, soprattutto nelle persone anziane e diabetiche.

COME E QUANDO SI CURA? Si tratta di disturbi spesso ostici da curare, che raramente guariscono in modo spontaneo, ma la comunità scientifica si divide tra chi ritiene che non sempre sia necessario procedere al trattamento e chi invece ritiene che un’onicomicosi vada sempre curata per scongiurare il rischio di complicazioni.

alterazioni

visive

• diversa nel colore (gialla, marrone o bianca), • più spessa, • fragile e friabile.

MICOSI (PIEDE D’ATLETA)

Le cure sono di natura podologica-estetica, necessitano di un lungo periodo di trattamento con prodotti finalizzati al trattamento delle micosi. ll trattamento richiede costanza nella somministrazione di tali prodotti a uso domiciliare. L’infezione è improbabile che guarisca da sola. D’altra parte, rinunciare a trattare l’infezione potrebbe essere causa di peggioramenti estetici e sintomatici (dolore). Nei casi di successo sono necessari circa 12 mesi affinché l’unghia ricresca completamente (se parliamo dei piedi). Nel caso di pazienti anziani e soggetti a rischio (diabete, trapiantati, sieropositivi, …) in genere è preferibile procedere alla terapia, per evitare di incorrere in pericolose complicazioni (ad esempio sovrainfezioni batteriche, infezioni sistemiche, …).

Raramente e solo nelle forme più severe compare anche dolore, ma in questo caso è spesso associato alla presenza di un’infezione micotica del piede (piede d’atleta). La causa va cercata in miceti (funghi o lieviti) che vivono nell’ambiente e che riescono in qualche modo a infettare l’ospite, per esempio approfittando di piccoli tagli e abrasioni. Molto rara nei bambini, l’onicomicosi colpisce in particolar modo gli adulti, soprattutto gli over 60 con una diffusione che aumenta progressivamente e proporzionalmente all’età: l’incidenza di quest’infezione è probabilmente maggiore rispetto alle stime ufficiali ed è sicuramente aumentata rispetto al passato per via delle scarpe chiuse, dell’esposizione delle unghie negli spogliatoi e della diffusione dei diversi ceppi di funghi.

Da un punto di vista di salute pubblica è infine consigliabile provvedere quanto più spesso possibile alla cura, per ridurre la diffusione delle onicomicosi (pensiamo a palestre, spogliatoi, piscine, …). È sempre consigliato rivolgersi a persone esperte nel settore prima di iniziare una terapia. Se parliamo, soprattutto, di approcci con princìpi attivi antimicotici, è bene essere assolutamente certi della diagnosi (secondo alcune stime solo il 50% delle distrofie ungueali sarebbe causato dai funghi) per evitare terapie non necessarie e/o ritardare una diagnosi alternativa corretta.

Dott.ssa in Estetologia

Cinzia DIOTURNI Titolare e responsabile dell’istituto di bellezza

"ESTETICA EVOLUTIVA STELLA POLARE"

La diagnosi differenziale mira ad escludere altre malattie che possono essere scambiate per infezioni da funghi sull’unghia:

• • • • • •

la psoriasi, il lichen planus, la dermatite da contatto, i traumi, i tumori del letto ungueale, la sindrome delle unghie gialle.

Si può escludere la presenza di funghi quando tutte le unghie delle mani o dei piedi presentano il disturbo.

PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE CURARE QUESTE INFEZIONI? Nonostante i numerosi approcci disponibili, la cheratina dell’unghia è dura, compatta e difficilmente penetrabile dai farmaci, rendendo così l’applicazione degli smalti e quindi l’assorbimento dei princìpi attivi antimicotici più complessa. Ancora più difficile per i farmaci è penetrare un’unghia rotta e friabile; per questo motivo è particolarmente importante che il paziente metta grande attenzione nella cura delle unghie durante il trattamento, tenendole molto corte e rimuovendo gli strati più superficiali attraverso lime e paste apposite che possono venire prescritte dal dermatologo.

SI PUÒ FARE UNA RICOPERTURA IN GEL/SEMIPERMANENTE SULLE UNGHIE COLPITE DA ONICOMICOSI? Visto che ci stiamo avvicinando all’estate e molte donne si pongono questa domanda è giusto affrontare l’argomento. Durante il periodo di cura dell’unghia affetta da onicomicosi è sconsigliato fare questo tipo di trattamento in quanto l’unghia deve avere la possibilità di ossigenarsi e quindi guarire. Andare a coprire o occludere l’unghia con prodotti che non favorisco l’ossigenazione, può creare umidità e quindi favorire la prolificazione di questi microorganismi. Per tanto si consiglia di terminare il trattamento alle unghie ed accertarsi che tutte siano sane, prima di decidere di fare altri trattamenti estetici.

Per informazioni o appuntamento:

Centro Estetica Evoluta «STELLA POLARE di Dioturni Cinzia» Via Mola di Bernardo, 15 - Terni (TR) Tel. 0744/271621 - Cell. 346/0112226 Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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Viviamo in un mondo che cambia

SCIENZE APPLICATE

L

a natura del nostro territorio si rivela essere sempre uno spettacolo meraviglioso. Per la verità, noi che ci viviamo siamo animati da sensazioni spesso contrastanti specialmente quando le nostre montagne, che svettano alte sopra le nostre teste, sembra che ci si vogliano scrollare di dosso tremando durante un terremoto. Ciò nonostante, talvolta, il nostro territorio è capace di regalarci rinnovate sensazioni di stupore quando riusciamo a svelarne qualche caratteristica rimasta, fino ad allora, celata ai nostri occhi. È accaduto di recente che un interessante studio scientifico, condotto su antichi depositi di origine fluviale affioranti sul territorio, abbia consentito di far luce su alcuni aspetti rimasti sconosciuti fino ad oggi e riguardanti le aree ove, in tempi molto antichi, scorreva il Fiume Nera. Mentre, da un lato, è stato possibile delineare per la prima volta un quadro complessivo della variazione nel tempo degli alvei di scorrimento di questo corso d’acqua, dall’altro è emersa un’ulteriore, nuova, chiave di lettura utile ad una maggior comprensione delle dinamiche evolutive delle aree in cui viviamo. Due elementi per noi di grande importanza a cominciare dalla concreta opportunità di approfondire la nostra conoscenza territoriale attraverso dettagli nuovi. Di fatto, noi per primi siamo chiamati a conoscere il più possibile la natura particolarmente dinamica del nostro territorio ed il perché deve essere chiaro come il sole: viviamo su una catena montuosa, l’abbiamo chiamata Appennino e, nel tempo, ci siamo ricavati spazio vitale fra le sue montagne e vallate. Il secondo elemento, invece, riguarda più in particolare gli studiosi i quali potrebbero concretamente accedere ad ulteriori dati potenzialmente utili al gravoso compito di sbrogliare l’intricata matassa del modello di evoluzione territoriale. Quest’ultimo aspetto mostra tutta la sua rilevanza proprio nell’ambito della particolare natura geologica del nostro territorio, tipica di una catena montuosa giovane, cioè di recente formazione ed in pieno fermento evolutivo. Ma vediamo di capire, in termini semplici, come si può leggere questa importanza attraverso un semplice ragionamento. In generale, uno studio sugli antichi tracciati fluviali attiene a quella disciplina scientifica nota come paleogeomorfologia, termine tecnico e difficile che però significa semplicemente “antica conformazione del paesaggio”. Più volte si è fatto presente

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Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

che il nostro territorio oggi è il risultato, temporaneo, di un lungo continuo processo di trasformazione nel tempo. Lo era ieri e lo sarà anche domani. È come il singolo fotogramma di un lunghissimo film, fatto di un numero incontenibile e in gran parte misterioso di eventi in successione e strettamente connessi fra loro in un complesso rapporto di causaeffetto. In pratica, quando si verifica un evento naturale si predispongono le basi che determineranno l’andamento di un fenomeno successivo. Orbene, è noto che fra i fenomeni geologici più determinanti alla base dell’evoluzione di un territorio come il nostro vi sono le dislocazioni di grandi masse rocciose che si verificano lungo complessi sistemi di linee di frattura. Queste fratture, denominate faglie nel gergo tecnico, sono l’effetto delle titaniche spinte di compressione che si attivano, in seno alla crosta terrestre, proprio nel corso del processo di sollevamento di una catena montuosa. Esse spostano masse enormi con un processo lento, ma gli effetti degli spostamenti, se sommati a distanza di tempo, modificano in modo profondo gli assetti di un territorio e fra le tante modifiche importanti c’è la possibile deviazione dei corsi d’acqua. Non è poi così difficile immaginare come lo spostamento di grandi masse rocciose sia in grado di influenzare la circolazione delle acque profonde ed il reticolo idrico di superficie, cioè torrenti e fiumi. Proprio in questo contesto risiede la nostra nuova chiave di lettura. In un ragionamento impostato “al contrario”, possiamo partire dalla presenza sul territorio di un antico sedimento fluviale per stabilire da quale corso d’acqua fu depositato e anche valutare l’entità del suo spostamento rispetto alla posizione di scorrimento attuale. Ecco, così, elaborata

Enrico Squazzini Centro Ricerche Paleoambientali di Arrone

una prima ricostruzione paleoambientale tracciando l’antica posizione di un fiume. Ora, poniamo il ragionevole presupposto che ogni deviazione importante del fiume fu causata dall’attivazione di faglie in grado di produrre spostamenti importanti. Poi, altrettanto ragionevolmente, supponiamo che ogni spostamento fu la causa scatenante di un evento sismico di qualche intensità. Sembra quanto mai evidente il valore potenziale di questo tipo di conoscenze nell’ambito della valutazione del rischio sismico in un determinato territorio. Nelle nostre aree, poste a ridosso delle dorsali montuose, nel tempo c’è stata grande abbondanza di detriti prodotti dall’erosione dei rilievi che, elaborati dai corsi d’acqua, si sono accumulati nelle zone vallive in grande quantità. Ebbene, come accennato, proprio i depositi che si sono conservati fino ai giorni nostri hanno consentito di iniziare ad elaborare una mappatura, piuttosto dettagliata, delle deviazioni subite dal Fiume Nera negli ultimi tre milioni di anni. Almeno quattro grandi deviazioni. Se tanto mi dà tanto, il ragionamento sviluppato in precedenza potrebbe risultare un ulteriore piccolo, ma significativo, passo in avanti verso una maggior comprensione di come si evolve il nostro territorio. Di fatto, per noi uomini, l’unica possibilità di poter convivere più serenamente possibile con un mondo che cambia è quello di continuare ad approfondire le nostre conoscenze sui suoi meccanismi di funzionamento. Qualche sensazione, ma soprattutto la speranza, che questo nuovo studio possa fornire un ulteriore spunto di riflessione sulle dinamiche evolutive di un territorio in costante fermento geologico.


Emergenza, violenza a scuola Insegnanti in balia di bulli e genitori violenti. Giocondo Talamonti

L

’educazione consente di creare ponti, di rendersi inclusivi e disponibili e, per la sua affermazione, devono fare la propria parte i mass media, la scuola, l’Università, le Istituzioni, le forze sociali, i partiti politici, i singoli etc. È il tempo di moderare i toni, riconoscere le competenze e la serietà di tutti coloro che si spendono per essa andando oltre ogni steccato ideologico. I media dovrebbero assumersi l’impegno di oscurare personaggi e trasmissioni che usano un linguaggio scurrile o violento e mancanza di rispetto verso gli interlocutori e il prossimo. Ai media spetterebbe anche il compito di stigmatizzare quei comportamenti, spesso comuni nelle istituzioni, in cui lo scontro per il bene della collettività travalica il rispetto reciproco dei componenti la maggioranza e la minoranza e di chi rappresenta le istituzioni. Nella scuola ciò che succede nei confronti degli insegnanti richiama tanti aspetti della nostra quotidianità: 1) Il buonismo utilizzato in famiglia, sempre e in ogni caso, nei confronti dei propri figli; 2) Le responsabilità di alcune frange di docenti; 3) Lo svilupparsi di baby gang; 4) I genitori che si fanno paladini dei propri figli, magari usando gli insulti e anche le mani contro gli insegnanti; 5) Il bullismo e il cyberbullismo dei ragazzi nei confronti dei propri compagni e docenti attraverso i video girati con cellulari e poi messi in rete. 6) Scritte violente sulle pareti degli edifici scolastici, delle aule e dei servizi igienici, parolacce e bestemmie gridate nei corridoi durante gli intervalli e nelle aule. La figura dell’insegnante ha perso via via autorevolezza e prestigio anche perché è maltrattato sul piano economico, giuridico e sociale. Alcuni esempi del disagio che, quotidianamente e in ogni luogo, li coinvolgono: a) Alessandria. Una professoressa con difficoltà motorie viene legata ad una

sedia e presa a calci da alcuni alunni. b) Avola Nel casertano. Il professore di educazione fisica viene picchiato dai genitori di un alunno. c) Palermo La maestra colpita con un pugno in pieno volto dal genitore dello studente dopo essersi lamentata per le numerose assenze dell’allievo. d) Lucca Studenti responsabili di azioni volte ad umiliare e dileggiare il professore. e) Firenze Un ragazzo colpisce con i pugni la professoressa che gli aveva chiesto di consegnare il cellulare. f) Santa Maria a Vico provincia di Caserta. Un 17enne sfregia con un coltello la docente, responsabile secondo il suo parere di insistere nella pretesa di sostenere un’interrogazione. g) Pesaro al professionale Benelli una classe voleva dar fuoco al professore! h) Pontedera (Pisa) Uno studente di 17 anni punta con una pistola la testa dell’insegnante intimandogli di alzare le mani, davanti a tutta la classe. Altri casi simili si sono verificati a Treviso, Siracusa, Foggia. Per evitare che si diffondano psicosi e tossine pericolose per la vita di una comunità, si dovrebbe essere inflessibili nel reprimere ogni comportamento illegale sia dei genitori sia degli studenti con misure e sanzioni tempestive. Anche perché qualsiasi atteggiamento concessivo porterebbe l’opinione pubblica ad atteggiamenti diffidenti e ostili verso le istituzioni. Non si condivide la decisione di punire gli studenti sospesi dalle lezioni con alcune attività di volontariato a favore degli anziani. Ci si rende conto che il volontariato moderno ha fatto passi in avanti richiedendo veri esperti e veri conoscitori

delle problematiche? Ci si rende conto che gli anziani come tutte le persone con difficoltà hanno bisogno per le loro cure di professionisti? I dilettanti non sono più accettati anche nello Sport che richiede tecnici preparati e non improvvisati. Ciò vale per tutte le alternative “socialmente utili” come imbiancare, verniciare o fare anche piccoli lavori. L’esercizio di tali attività comporta la presenza costante di un tutor educatore e tali da non produrre un bel minimo infortunio. È vero che la scuola è una agenzia formativa per eccellenza, ma deve rifuggire da tutti quei palliativi che non danno un segnale chiaro e fermo dell’educazione e dei comportamenti da tenere. Una punizione per nulla esemplare, è un messaggio sbagliato per tutti gli altri studenti che rispettano la scuola e gli insegnanti. Tutti i fatti descritti evidenziano quanto sia profondamente mutato il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia. Per tutelare l’insegnante, quale pubblico ufficiale, e la sua libertà di insegnamento, occorre ritornare all’applicazione della normativa che prevede “la bocciatura” per chi presenta una insufficienza nel voto di condotta. Un atteggiamento chiaro e deciso del Consiglio di classe può punire gradualmente i comportamenti e poi adottare pene severe laddove ci sono episodi di violenza conclamati. Gli organi collegiali della scuola (Consiglio di classe, Collegio dei docenti e Consiglio d’Istituto) dovranno sempre più adottare azioni preventive, per il rispetto del patto di corresponsabilità formativa ed educativa che chiama in causa: personale della scuola, alunni e genitori. Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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Adriano Olivetti

S

i è svolto a Terni, per meritoria iniziativa del Dipartimento universitario ternano di economia, di ARPA, del Cesvol e del Liceo scientifico Galilei, un ciclo di incontri sulla figura di Adriano Olivetti, offrendo alla nostra città una importante opportunità di riflessione culturale. Questo grande protagonista della storia industriale e sociale italiana, muore nel 1960. In quegli anni la sua Impresa era arrivata a contare 11 stabilimenti in Italia e 10 in altri paesi del mondo, dando lavoro a 75.000 dipendenti; una vera multinazionale italiana, innovativa tecnologicamente e socialmente, con fortissime radici territoriali nella città di Ivrea. Alla soglia degli anni 2000 quella grande realtà produttiva, dopo una serie di cambi di proprietà, si dissolve e il glorioso Titolo di Borsa Olivetti viene cancellato. Sembrerebbe la traiettoria di una meteora industriale, destinata, come tante altre, ad essere travolta dal declino del capitalismo industriale nazionale, sostituito, sempre più, dal capitale finanziario globale e dai nuovi padroni delle grandi piattaforme tecnologiche connesse dell’economia della informazione e della rete. Malgrado la sua fine industriale, mai come oggi, si assiste ad un ritorno di grande interesse per l’esperienza singolare e straordinaria di Adriano Olivetti, con una ripresa della ricerca storica e culturale sul patrimonio di idee che ci ha lasciato. La stessa UNESCO, ricoscendo il valore universale della storia industriale e sociale della Olivetti, si appresta a dichiarare “Ivrea città industriale del XX^ secolo, patrimonio dell’umanità”. Perché tanta attenzione e desiderio di riscoprire il valore di quella esperienza? Probabilmente la ragione sta nella sua attualità e non solo nel suo valore storico. Olivetti, infatti, crea un’azienda manifatturiera, non solo tecnologicamente avanzatissima per i suoi tempi, ma assolutamente originale per il suo modello organizzativo, per i rapporti fra impresa e lavoratori e fra impresa e territori e comunità che ospitano le sue fabbriche. La Olivetti, infatti, con i suoi prodotti funzionali ed esteticamente bellissimi, con la sua produttività e capacità di stare suii mercati del mondo, riesce a creare valore e profitti; la originalità ed il coraggio del modello olivettiano sta nel fatto che tali profitti non vanno solo a remunerare il capitale azionario, ma vengono distribuiti ai lavoratori, sia, direttamente, con salari maggiori, sia, indirettamente, con

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la fornitura di un ventaglio ricchissimo di servizi di tipo sociale e culturale; non solo i lavoratori e loro famiglie sono i beneficiari della creazione di valore da parte dell’impresa, ma anche i territori nei quali sono situate le unità produttive. Olivetti, inoltre, era un grande e convinto scopritore di talenti, non solo nei campi delle tecnologie legate alla produzione della sua azienda, ma anche nei campi delle scienze sociali, della creazione artistica, dell’architettura, della produzione di cultura. Questo grande imprenditore, con una lucida visione sul mondo e sul futuro, riteneva, infatti, che non potesse esservi separatezza fra sapere scientifico e cultura umanistica, ma anche fra profitto ed ispirazione sociale dell’impresa. Si chiedeva, infatti, Olivetti, in un suo scritto: ...... può l’industria darsi dei fini? Si trovano forse essi, e si esauriscono nell’indice dei profitti? Non v’è, aldilà del suo ritmo apparente, qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione nella vita di una fabbrica? La risposta che dava a tali interrogativi è che la logica del profitto fine a se steso, ed unico scopo delle attività d’impresa, gli appariva “fallace e limitata”. Queste sue profonde convinzioni, ai suoi tempi, gli costarono l’ostilità di Confindustria e la diffidenza del sindacato. Eppure, oggi, quella concezione così avanzata, torna di grande attualità, nel momento in cui, al capitalismo nazionale si va sostituendo un capitale finanziario globale che, con le sue logiche di massimizzazione dei profitti e di nuovo sfruttamento del

Giacomo Porrazzini

lavoro, agevolate anche dalle nuove tecnologie, sta aprendo enormi problemi di protezione sociale, di perdita della dignità del lavoro, nonché di rottura degli equlibri climatici. Problemi epocali che spingono a ripensare lo sviluppo in termini di indispensabile sostenibilità, ambientale e sociale. La sfida della sostenibilità, con le connesse responsabilità, riguarda tutti i livelli della organizzazione della società umana, dall’ONU sino al singolo cittadino. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che tale prova epocale potrà essere affrontata e vinta solo se diverrà asse portante delle stesse attività e logiche di mercato e delle strategie e finalità d’impresa. L’imprenditore Olivetti, oltre sessanta anni fa, provò a mettere in pratica un nuovo modello d’impresa: l’impresa responsabile. Responsabile non solo verso gli azionisti, ma anche verso il lavoro, verso la comunità, verso la natura e, persino, verso il valore assoluto della bellezza; a proposito della quale Olivetti diceva che: quando l’uomo intende ed ama la bellezza vuol dire che sta avvicinando il suo fine. Oggi, il valore della bellezza, guardando ai problemi del mondo, non può che identificarsi in un principio di inedita sostenibilità ed armonia con la natura delle azioni umane. Adriano Olivetti con la sua concreta vicenda industriale ed umana ci dice che, se c’è visione e forza intellettuale e morale, non vi sono ostacoli insormontabili per far avanzare una società migliore, per la solidarietà e giustizia sociale da conquistare e per una nuova alleanza con la natura.


LA POLITICA DI ALTO PROFILO CULTURALE

arricchisce i programmi amministrativi Adriano Marinensi

I

l primo Statuto regionale dell’Umbria, all’art.8, affermava: La Regione riconosce nel suo patrimonio storico, archeologico, artistico e paesistico, un preminente contributo ai valori della civiltà ed un aspetto inalienabile della cultura regionale. Il riconoscimento della cultura, come connotato essenziale della politica, venne codificato dalla politica stessa. Doveva essere usata la cultura per qualificare l’azione del nuovo soggetto nato dalle urne, nel 1970, per ammodernare la democrazia locale, riequilibrare la dimensione sociale, il metodo amministrativo, in collaborazione diretta con le forze attive della comunità. C’era da far maturare il seme del dinamismo che sa combattere le forme burocratiche ed accrescere l’efficienza dei meccanismi operativi. Le attese purtroppo sono andate -almeno in parte- deluse. La vicenda regionalista si è incamminata su altre strade, anzi su altri sentieri angusti e la bandiera del rinnovamento è scesa quasi a mezz’asta. Di questo approdo sgembo dobbiamo prendere atto e rilanciare, con convinzione, il cosiddetto “modo nuovo di fare politica”, elevando la qualità dell'azione che deriva dal suo livello culturale. Per conseguire il risultato occorre una spinta matura, cosciente, responsabile. Che non nasce e cresce da sola, ma ha bisogno del sostegno di una classe dirigente disancorata dalle logiche partitiche e dal tornaconto elettorale. La linfa sta, in buona parte, nella maturità democratica degli elettori e nella loro capacità di scelta di uomini e progetti. Sembra un cerchio che ruota su se stesso ed è invece il metodo per attivare una operazione partecipativa ed un aperto confronto. Forse così sarà ancora possibile recuperare lo spirito autentico del regionalismo, pensato come volano di spinta per una programmazione di ampio respiro, persino verso maggiori confini geografici. Con i princìpi culturali a fare da sentinelle in difesa dei valori nobili che solo il sistema vicino al popolo può garantire. Scrive il sociologo (ed Amico) Franco

Ferrarotti nel suo saggio La parola e l’immagine: Finite le grandi ideologie globali, resta purtroppo la pappagorgia. Par di capire, proprio la politica scompagnata dalla cultura, la politica senza un saldo retroterra storico, fondamentale sostegno etico e garanzia di credibilità. Alcuni leader nazionali oggi si atteggiano ad uomini di Stato, offendendo la memoria di coloro che trassero il Paese da sotto le macerie e lo avviarono verso il progresso civile e democratico. Purtroppo, il panorama politico offre poche eccellenze e molte mediocrità, con il rischio di mettere in discussione la credibilità dell’Italia nel contesto internazionale e la nostra economia al rischio di assalti speculativi da parte dei mercati finanziari. Nel moderno sistema globalizzato, c'è un altro protagonista che ha rilievo nell'evoluzione sociale ed avrebbe urgente bisogno del pronto soccorso culturale: il mondo dell’informazione per immagini. Che, dal basso dei suoi grandi interessi, finisce per orientare l’opinione pubblica, a prescindere da ogni e qualsiasi funzione non rientrante nell’indice d’ascolto, utile per dare profitto alle entrate pubblicitarie. Sono gli imperi elettronici, così li chiama (e li dissacra) Ferrarotti. Il quale aggiunge: Esiste una dipendenza da questi mezzi, quasi fossero una droga. Esistono lo spreco di tempo e l’investimento di energia, fisica e mentale, che essi richiedono. Emerge la figura del telespettatore, sempre silente, estraniato da ogni proprio pensiero, perché coinvolto nelle sollecitazioni mediatiche, non di rado costruite con artifizio. È il ruolo che svolge quotidianamente la TV, il convitato di pietra, introdottosi, a tempo pieno e subdolamente, nelle nostre case, manipolatore della nostra quotidianità, ladro di indebite attenzioni. Indebolisce le menti in quanto troppo spesso sorpreso in esibizioni da avanspettacolo sciatto e di infimo ordine. Se volete qualche archetipo a dimostrazione, posso indicare Il grande fratello, L’isola dei famosi, La prova del cuoco etc, etc, etc. Sarei tentato di aggiungere pure quei salotti pieni zeppi di insulso chiacchiericcio. Sono tutti portatori di immagini vuote, però ipnotiche, che generano un diffuso senso di rimbambimento. Poi la guerra tra le testate, per branchi, come nella Savana. È l’acultura fatta spettacolo che purtroppo suscita irrazionali morbosità. Sono gli ascolti di questa strana fiera

dell’anestesia cerebrale a sbalordire e preoccupare. Far riferimento a siffatto tipo di comunicazione e, ad un tempo, parlare di cultura, di promozione culturale, diventa sacrilegio. Siamo all’imperio prevaricante dell’immagine che “coinvolge al di la di ogni costruzione intellettuale”. Questi teledipendenti a prescindere (dal contenuto delle trasmissioni), Ferrarotti li chiama i nuovi schiavi dell'icona, che è possibile accomunare –io credo- ai fanatici del cellulare, del tablet, del computer e di tutte le altre diavolerie messe in commercio, a semplice scopo di lucro, dai giganti della tecnologia sempre più avanzata e rincorsa nell'acquisto. In moltissime case, il piccolo schermo somiglia, per indebita sacralità, ad un mio ricordo d’infanzia: il lume ad olio acceso in tante dimore contadine, sopra la credenza della cucina, dinnanzi ad una sacra effige, contornata devotamente dalle piccole foto dei familiari scomparsi. Lasciar spegnere quella fiammella, era considerata negligenza peccaminosa. Nel credo televisivo moderno, forse la stessa offesa pensa di recare il teleutente. Così, viene messo in mora lo spirito critico (che non ha nulla a vedere con la contestazione come opinione scomposta), indispensabile elemento per partecipare alle scelte della politica. La disabitudine alla riflessione e l’apnea dell’intelligenza possono ridurre la qualità dell'impegno civile. Al pari della politica, questo metodo di gestire ed usare i mezzi di informazione e di spettacolo per immagini, ha urgente bisogno di una riqualificazione culturale. Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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Lo STUDIO VERITAS srl è una società con oltre 10 anni di esperienza nel campo del contenzioso bancario, finanziario e tributario, un aiuto concreto e un valido interlocutore per tutti coloro che sono in difficoltà nel far fronte a impegni economici sempre più gravosi e pressanti. La nostra esperienza e la nostra professionalità ci permettono di affrontare in modo competente e concreto ogni problematica legata al contenzioso bancario, finanziario e tributario. Tuteliamo i singoli cittadini, i professionisti, gli imprenditori, le società e le amministrazioni pubbliche dai comportamenti irregolari e vessatori degli istituti di credito e finanziari, puntando sempre, ove possibile, alla risoluzione stragiudiziale della controversia tra la banca e il cliente. Lo studio è specializzato in servizi professionali legati al contenzioso bancario, finanziario e tributario, tramite l’analisi di contratti di mutuo, conti correnti, derivati, leasing e cessioni del quinti stipendio/deleghe di pagamento. Effettua, inoltre, un servizio di controllo delle cartelle Equitalia.

Studio di contenzioso bancario, finanziario, tributario

RILEVIAMO GLI EVENTUALI ILLECITI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO E STIMIAMO IL VALORE PER IL POSSIBILE ED EVENTUALE RECUPERO DELLE SOMME INDEBITAMENTE PAGATE. Nei rapporti con gli Istituti di Credito, si possono far valere i propri diritti lesi, nel rispetto delle leggi e della legalità. Le leggi italiane del codice civile e del codice penale nell’ambito bancario sono chiare, precise, molto efficaci e ci tutelano dagli eventuali illeciti e comportamenti illegali da parte degli Istituti di Credito. Lo Stato Italiano vara le leggi e la Magistratura le applica ed emana le sentenze per debellare e contrastare il fenomeno dell’usura e delle irregolarità bancarie. I Magistrati applicano queste leggi a difesa di chi ha subìto ingiustizie bancarie o finanziarie, mentre non è ancora molto noto che la Banca d’Italia emana solo Circolari ed Istruzioni assolutamente non vincolanti, che non sono legge e che non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi. Nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d’Italia in una circolare o istruzione, non può essere esclusa la sussistenza del reato se è contro la legge. Infatti, ad esempio, le ‘Istruzioni’ della Banca d’Italia parlano correttamente di ‘obbligo di segnalazione dei tassi per la rilevazione ai fini statistici’. È sempre possibile analizzare e valutare se ci sono irregolarità nei conti correnti, mutui, finanziamenti, leasing e cessioni del quinto, sia se sono ancora in essere sia se sono stati estinti o chiusi da meno di dieci anni (limite della prescrizione bancaria). Se non si riesce a pagare le rate dei mutui, dei finanziamenti, dei leasing oppure a rientrare degli scoperti dei conti correnti, l’unico errore e quello di rimanere in silenzio. Per colpa della crisi un numero sempre più elevato di persone sono in seria difficoltà economica, anche se a volte temporanea, soprattutto se si devono pagare le rate di un mutuo, di un finanziamento o di un leasing oppure si ha un conto corrente sempre in rosso dove i versamenti vanno a pagare solo gli interessi applicati dalla banca. La mancanza di liquidità ha

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colpito non solo i nuclei familiari, o singoli e separati con redditi minimi, ma anche le piccole e medie imprese, o chi ha contratto dei leasing mobiliari ed immobiliari. Di fronte alla rata del mutuo non pagata i guai seri cominciano dopo una morosità di 180 giorni, anche non consecutivi. Ma gli Istituti di Credito possono togliere la casa se non si paga il mutuo?  Purtroppo sì! Il creditore (cioè la banca) può risolvere il contratto con il cliente moroso. Inoltre può pretendere il pagamento immediato di quanto dovuto ed esercitare di diritto l’ipoteca sulla casa posta a garanzia, con una azione giudiziaria e la messa in vendita della casa tramite un'asta giudiziale. Devono passare, però, 18 mesi dall’ultima volta che la rata è stata versata, se il cliente moroso ha sottoscritto la clausola di inadempienza (che non è obbligatoria), affinché l’istituto di credito possa vendere l’immobile anche senza passare dall’asta giudiziaria. Trascorso quell’anno e mezzo, la banca può mettere la casa in vendita. Il mutuo verrà cancellato anche se la banca ha ricavato dalla vendita un importo inferiore a quello che doveva incassare. Ma, intanto, si sarà garantita un’entrata di soldi che, altrimenti, sarebbe stata a rischio. Attenzione però, la legge ci permette di poter contestare i contratti irregolari e sconsigliare  alla banca  di agire per vie giudiziarie. Infatti se si riscontrano anomalie e irregolarità nei contratti stipulati sia dei mutui, dei finanziamenti, delle cessioni del quinto che dei conti correnti, ove spesso e volentieri ci sono somme indebitamente pagate che devono essere restituite, i contratti sono nulli. Se il mutuo o il prestito sono in ammortamento già da anni, può verificarsi che, tramite un controllo delle condizioni applicate, si possa dimostrare e sostenere il recupero delle spese e degli interessi pagati e la non debenza degli interessi futuri fino alla estinzione. Nel conto corrente il controllo permetterebbe l’eventuale recupero di tutte le spese e interessi pagati nel

corso del rapporto dall’apertura fino ad oggi o se effettuata all’eventuale chiusura. Infatti anche nel caso di mutui, finanziamenti, cessioni del quinto e conti correnti, se estinti non più da dieci anni, dopo un controllo delle condizioni applicate dalle banche e dagli istituti finanziari, se presentano ed identificando le anomalie, irregolarità e le penalità previste, la legge ci tutela nella richiesta e nell’eventuale rimborso di tutto quello pagato indebitamente. In molti casi il cliente è passato da debitore a creditore e gli Istituti di Credito hanno accettato risoluzioni stragiudiziali anche con lo stralcio del debito, in quelle posizioni dove, anche se il cliente ha recuperato una importante somma di denaro, non era sufficiente ad estinguere almeno il capitale preso in prestito. La conseguenza di non avere pagato le rate di un finanziamento e il verificarsi di una situazione di morosità che comporti la segnalazione nel sistema informativo nella banca dati sull’indebitamento della clientela verso le banche o verso le società finanziarie, è di vedersi assegnata l’etichetta di cattivo pagatore. Questa situazione, soprattutto per le aziende, può comportare dei problemi seri quando si avrà bisogno di chiedere un ulteriore finanziamento.

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XENÌA E FILÌA: due esperienze a confronto Chiara Pesaresi

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Greci non coniarono mai una parola che includesse i due aspetti che oggi intendiamo con la parola “umanità” (insieme degli esseri umani e atteggiamento “umano”). Essi, a partire dal IV secolo a.C., cominciarono a utilizzare la parola “filantropia” per indicare la benevolenza, la cortesia, la condiscendenza nei rapporti col prossimo. In realtà per essi l’umanità come insieme di esseri umani si realizzava solo all’interno della polis, ragione per cui non avevano bisogno di creare un termine ad hoc per indicare l’insieme degli esseri umani. Per avere un’esperienza simile al nostro concetto di humanitas si sarebbe dovuto attendere l’incontro tra la nazione ellenica con una nazione straniera, che portasse a pensare che due diversi ideali nazionali dovevano avere la loro comune base spirituale in una disposizione presente in tutti gli uomini. Sul piano pratico il terreno più fertile in tal senso fu predisposto dall’avvento dell’ellenismo che determinò l’uscita dalla realtà ristretta della polis e la commistione dei popoli più diversi e il riconoscimento dell’eguale dignità di tutti gli uomini. Quella areté che in passato era il valore che il singolo doveva dimostrare all’interno della comunità cittadina (intesa come virtù civica) e militare (intesa come valore, coraggio), ora è da intendersi non solo come giustizia ma come spontanea propensione ad aiutare gli altri. Fino all’avvento dell’ellenismo, l’humanitas, intesa come sentimento che accomuna l’uomo all’uomo, fa la sua prima comparsa nei poemi omerici. Nel libro VI dell’Iliade (215s.) emerge nel noto episodio dello scontro tra l’eroe troiano Glauco e l’eroe greco Diomede. Prima di iniziare il combattimento, i due combattenti si chiedono l’un l’altro, secondo l’usanza solita, le generalità, la provenienza e la famiglia. Dalla presentazione reciproca i due eroi riconoscono che i loro antenati sono stati xénoi. Xenìa è un termine che in greco riassume due concetti: quello della origine straniera – lo xénos è lo straniero, colui che non appartiene alla propria polis, ma è anche l’ospite (perché lo straniero può essere ospitato all’interno della polis). Glauco e Diomede riconoscono che i loro

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antenati sono stati xénoi, “ospiti”: Oineo, nonno di Diomede, aveva ospitato nel suo palazzo Bellerofonte, nonno di Glauco. La xenìa degli antenati si è radicata nella storia delle due famiglie, tanto che i due eroi, nonostante siano trascorse due generazioni, non possono non tenerne conto: essi depongono le armi e scelgono di combattere in punti diversi del campo di battaglia così da non trovarsi mai uno di fronte l’altro, così da dirigere la loro rabbia verso soldati anonimi. Il sentimento di humanitas emerge dentro una comunità nella quale il singolo si riconosce e della quale si sente parte integrante. La dimensione è quella ristretta della società di cui fanno parte. Per quasi tutta la sua storia, il Greco vive e riconosce se stesso come portatore di un valore che si concretizza proprio all’interno della comunità di appartenenza che in epoca classica prende la configurazione particolarissima della polis. Essa è la realtà all’interno della quale il Greco gestisce la humanitas, i rapporti umani. Basti pensare alle differenze sociali che c’erano all’interno delle varie poleis e alla considerazione che i cittadini avevano nei confronti di chi viveva all’infuori del mondo ellenico, dei cosiddetti bàrbaroi, considerati del tutto estranei sia nelle tradizioni sia nel modo di esprimersi. La parola stessa “barbaro” è una parola onomatopeica che riproduce quello che, secondo l’orecchio greco, era il parlare dei barbari: non parole articolate e comprensibili ma suoni indecifrabili “bar bar”, da cui “barbaro”. Due fatti cambiano totalmente la storia dell’uomo greco: la sconfitta delle poleis nella battaglia di Cheronea del 338 a.C., che segna la fine della loro indipendenza e il loro completo assoggettamento al regno di Macedonia, e l’avvento dell’impero di Alessandro Magno.

All’interno di quest’ultimo la polis perde definitivamente il ruolo di protagonista della storia, di guida, di faro e si annulla dentro la realtà immensa dell’impero. La Grecia diventa una provincia. Da cittadino protagonista della scena politica, sociale e culturale della polis, il Greco si ritrova proiettato, suo malgrado, verso una realtà immensa, dai confini non più riconoscibili e ben definibili, ma sfumati e incerti. Come reagisce davanti alla perdita di quelli che fino a non troppi anni prima erano stati i suoi punti di riferimento? La reazione è duplice: da un lato l’uomo ripiega su se stesso, abbandona la dimensione pubblica e sociale, dalla quale ormai è escluso, e si rivolge alla propria interiorità e al perfezionamento interiore, dall’altro desidera stare insieme agli altri uomini secondo quell’ideale di filantropia intesa come condiscendenza verso il prossimo. Il concetto di humanitas, dunque, si allarga e da atteggiamento rivolto ai concittadini della polis si estende a tutti gli esseri umani in nome di obblighi “umani” che si hanno verso ogni altro uomo per il solo fatto che egli è un nostro “simile”. Questo totale cambiamento di prospettiva e di orizzonti è rappresentato nella sua massima espressione dal commediografo Menandro (IV e III sec. a.C.), che al centro della scena colloca l’uomo autentico e comune, in tutte le sue sfaccettature positive e negative, con i suoi pregi e i suoi difetti. Egli mette a tema la comprensione per il prossimo, l’amore schietto tra i coniugi, l’assenza di differenze sociali tra uomo libero e uomo non libero, cui si aggiungono la possibilità per lo schiavo di avere un animo nobile e per l’avida etera di essere una donna amorevole capace di provare compassione anche per la propria rivale. I personaggi delle commedie menandree sono tipi colti, potremmo


dire, in situazione: il misantropo, l’iroso, l’avaro, ecc. Emblematico di questo nuovo cambio di prospettiva e di questa nuova apertura dell’uomo verso gli altri uomini è il passo del Dyscolos di Menandro in cui il protagonista Cnemone, caduto in un pozzo -e quindi costretto a chiedere aiuto per uscirne- sentenzia: “in una cosa mi sono sbagliato, forse, nel credere che al mondo io bastassi a me stesso e non avrei

avuto bisogno di nessuno. Ma ora vedo, la fine della vita può essere improvvisa e imprevedibile ed io mi sbagliavo in questo. Perché bisogna che ci sia, e che tu l’abbia vicino, chi possa all’occorrenza darti aiuto. Ma, per Efesto, fino a tal punto ero smarrito! Nel vedere come la gente vive, e ciascuno a suo modo, e i calcoli e le ragioni che sanno trovare ogni volta che c’è da fare un guadagno, io pensavo che nessuno potesse mai voler bene a un altro

HOMO SUM: La Roberto Taibi

A

metà del II secolo a.C. Roma ha conquistato gran parte dei territori sul mar Mediterraneo. La sconfitta di Cartagine alla fine delle guerre puniche (146 a.C.) la consacra padrona indiscussa del mare nostrum e segna la fine del metus hostilis, la paura dell’unico nemico in grado di tenere testa a Roma. Fino ad allora i Romani erano concordi che solo la loro coesione potesse fronteggiare il nemico comune. D’ora in poi, invece, si possono dedicare ad altre occupazioni che esulano dalla guerra. La conquista della Grecia del 146 a.C. rafforza questo processo: i Romani, popolo dedito alla terra e alla guerra, arrivano in Grecia. Grande è il loro sgomento davanti alla maestosità dei templi greci, all’armonia delle sculture e alla bellezza delle pitture. «Grecia capta ferum victorem cepit et artis intulit agresti Latio» scriverà Orazio, poeta di età augustea, con un abile gioco di parole: “la Grecia conquistata conquistò il feroce vincitore e portò le arti al Lazio di contadini”. L’esperienza greca e quella romana confluirono nel “Circolo degli Scipioni”, un gruppo di aristocratici accomunati da ideali filellenici, intorno ai quali gravitano i maggiori intellettuali dell’epoca. Le loro istanze sono anticipate dal commediografo Terenzio. Proprio in una delle sue commedie la riflessione dei Greci sull’uomo raggiunge un primo compimento, in un verso tratto dall’Heautontimorumenos, “Il punitore di se stesso”, in cui il protagonista si costringe a lavorare i campi da solo per essersi opposto al desiderio del figlio di sposare una giovane di umili origini. Il suo vicino di casa gli chiede perché, nonostante abbia molti servi, si ostini a lavorare i campi da solo. Menedemo

al mondo. Ed era questo il mio scoglio”. A tal proposito lo studioso Del Corno afferma che “la filantropia menandrea è soprattutto solidarietà di uomini sbattuti e dispersi nel mare della vita che, nel sentirsi partecipi della condizione umana, riscontrano l’unico orientamento di un tempo di crisi e nel reciproco sostegno scoprono la salvezza dalle miserie morali e materiali in cui li ha travolti lo sfacelo di ogni sistema”.

Roma degli Scipioni

chiede la ragione per cui la questione gli stia così a cuore e Cremete risponde «homo sum, humani nihil alienum a me puto», “sono un uomo e nulla di ciò che riguarda l’uomo ritengo estraneo a me”. I Romani riconoscono che è il fatto stesso di essere uomini, di condividere la comune natura umana, che porta ogni individuo a interessarsi dell’altro. Essi identificano l’elemento comune a tutti gli esseri umani nell’importanza della cultura che fa da collante tra passato e presente. Tali riflessioni vengono portate a compimento da Cicerone (I sec. a.C.) che riconosce nell’uomo il punto più alto in cui la Natura si fa presente a se stessa e diventa, in qualche modo, coscienza. Egli, nonostante la sua piccolezza e la sua finitezza ha la capacità di pensare in alto, oltre il cielo, fino a ipotizzare l’esistenza di Dio. Gli studi gli permettono di parlare bene e vivere in mezzo agli altri alla ricerca del bene comune, realizzabile dal superamento delle differenze tra le parti in gioco (concordia ordinum), come nella musica devono fare i vari strumenti per produrre un accordo armonioso. Il filosofo stoico Seneca (I sec. d.C.) fa

proprie queste riflessioni, celebrando l’uomo come essere creato dalla Natura perché fosse spettatore della sua bellezza: «ci ha collocati al centro di sé [...] non solo ha creato l’essere umano eretto, ma per renderlo anche in grado di osservare, perché potesse seguire il movimento degli astri dal loro sorgere al loro tramontare e ruotare il suo sguardo insieme con l’universo gli mise la testa in alto e gliela pose su di un collo flessibile». È con il cristianesimo, infine, che l’humanitas assume il suo connotato odierno: l’umanità è l’insieme di tutti gli esseri umani che provenendo dallo stesso Creatore non sono più determinati dalle loro differenze, come scrive San Paolo nella Lettera ai Galati: «non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa". Dalla consapevolezza che tutti gli uomini fanno parte dello stesso gruppo, senza più alcuna distinzione, deriva che l’uomo verso l’altro non può che avere un atteggiamento di amore, comprensione e rispetto. Quello che i Greci chiamano “filantropia”.

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Infermieri in festa per la

“GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’INFERMIERE”

Emanuela Ruffinelli, Paolo Cicchini, Fausto Dominici, Riccardo Cecchelin

Il 12 maggio si festeggia in tutto il mondo la Giornata Internazionale dell’Infermiere, un’occasione per sottolineare l’importanza di questa figura sanitaria, sempre più specializzata nell’assistenza e nella presa in carico dei cittadini. Questa data vuole ricordare la nascita, nel 1820, di Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne. Com’è ormai consuetudine consolidata, rimarcando il valore di questo anniversario, la Federazione Nazionale e gli Ordini delle Professioni Infermieristiche d’Italia propongono varie manifestazioni. Grande successo per quella organizzata dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Terni, presso la sala convegni dell’Arpa. Il tema, estremamente attuale, al centro dell’evento ha dato vita a un dibattito intenso e proiettato verso il futuro: “L’Arteterapia: comunicare attraverso colori, suoni, parole e musica”. Arthur Rimbaud, uno dei grandi “Poeti maledetti” scriveva: “I profumi, i colori e i suoni si rispondono”. Interessanti tutti gli interventi, a partire da quello della Presidente Emanuela Ruffinelli che ha mostrato con immagini e un racconto vibrante “l’approccio non verbale nella cura”. Terapie innovative che mettono al centro l’amore verso la persona che vive l’esperienza della malattia. Poi è stata la volta del professor Fausto Dominici che ha sottolineando come, in maniera diversa, la malattia è stata utilizzata da sempre nelle opere dei grandi scrittori: da Boccaccio a Manzoni per giungere poi a Camus e Kafka. Ma il punto d’osservazione è cambiato attraverso le varie epoche fino al secolo scorso di cui Kafka ha raccontato la grande angoscia

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con la forza delle sue “Metamorfosi”. Il professor Paolo Cicchini ha poi spiegato come, attraverso lo studio di una immagine pittorica sia possibile individuare lo stato d’animo interiore dell’artista, proponendo Picasso, Gentileschi e Mondrian: cartina di tornasole di patologie o di drammi dell’anima che, pur non essendosi ancora oggettivamente manifestati, esistono, allo stato latente. È stata poi la volta del giornalista-scrittore Riccardo Cecchelin che ha messo a nudo i pericoli nascosti nel mondo della comunicazione. Internet e tv sempre più superficiali “tolgono l’anima ai giovani”, facendoli vivere in un mondo irreale e falsamente “facile” che non offre, però, risposte ai loro reali problemi. Una giusta informazione è fondamentale per l’educazione delle nuove generazioni. Numerosi gli artisti con background di alto livello, tra cui diversi infermieri e studenti di infermieristica che hanno dato vita a performance intense ed emozionanti. L’attore Stefano de Majo, con la professionalità che lo contraddistingue, ha incantato il numerosissimo pubblico presente in sala interpretando brani delle Memorie di Adriano intervallandole con alcune pagine dei racconti pubblicati in occasione dei precedenti concorsi letterari indetti dall’Ordine degli Infermieri della Provincia di Terni. Un’interpretazione che ha strappato brividi e consensi. Che dire poi della bellissima colonna sonora regalata ai presenti da Fabrizio Longaroni e Gustavo Gasperini. E l’interpretazione toccante della “Cura” di Franco Battiato da parte del duo Silvia Calzoni al pianoforte e Francesca Stefanini al violino. A seguire Kesiah Angoran e Cristiano

Stellati che hanno proposto due brani cantati: momento importante per incontrare quella musica che tanta parte ha nella cura dell’uomo. E si è poi parlato di Clownterapia con l’Associazione I Pagliacci, dell’Arte del gentil tocco, con Luigia Bonanni, dell’Arte di… vernacolare con Mario Bernardini e dell’Arte che Tra-sforma con Nicholas Vitali. La sala ha ospitato opere di alcuni infermieri “artisti” i quali hanno espresso il loro talento avvalendosi di diverse tecniche operative: oli, acquerelli, fotografie ecc. Insomma, una giornata importante in cui l’Infermiere ha dimostrato di essere al passo con i tempi e di guardare sempre più, con occhio attento, verso il futuro. L’Ordine degli Infermieri di Terni ha promosso questa iniziativa nella convinzione che la crescita professionale passi anche attraverso il sostegno della ricchezza umana, culturale ed artistica dei suoi Professionisti. Un sentito sincero ringraziamento ai relatori e agli Infermieri/Artisti che, gratuitamente, hanno reso possibile l’evento regalandoci emozioni profonde e uniche.

Stefano de Majo

Fabrizio Longaroni Foto di Salvatore Baiano Svizzero


Lotta alla povertà e restauro di beni storico artistici:

Pubblicati dalla Fondazione Carit DUE NUOVI BANDI

Due settori di intervento diversi tra loro, il volontariato e i beni culturali, ma entrambi ritenuti prioritari nel quadro degli obiettivi programmati e dello sviluppo del territorio: è in questi ambiti che la Fondazione Carit ha deciso di stanziare complessivamente oltre 400 mila euro attraverso due nuovi bandi pubblicati il 24 maggio sul proprio sito internet e presentati al pubblico il 30 maggio. Si tratta del Bando 5/2018 ‘Welfare di comunità’, che prevede un finanziamento di 280 mila euro, e della Call for proposal ‘Restauro beni storico artistici’, per un’erogazione di altri 200 mila. Il primo ha l’obiettivo di dare un contributo alla lotta alla povertà in un territorio dal tessuto economico fragile situazione che riguarda non solo giovani in cerca di lavoro, ma anche persone over 50, che hanno perso la loro attività lavorativa - ed è diretto alle organizzazioni senza scopo di lucro che operano nel sociale. Queste dovranno presentare un progetto ciascuna, dalla durata di un anno, inerente una delle tre aree di intervento individuate: emergenza alimentare, alloggiativa e finanziaria delle fasce di popolazione particolarmente colpite dalla crisi economica in atto; azioni volte ad incentivare servizi di prossimità a sostegno degli anziani soli o delle famiglie che si fanno carico degli anziani; interventi di carattere socio sanitario in favore di persone fragili. Quanto, invece, alla Call for proposal, questa è stata attivata

per raccogliere le istanze relative agli interventi di restauro di beni storico artistici vincolati del territorio, un’attività di conservazione e valorizzazione che la Fondazione svolge già da oltre 25 anni, in modo del tutto autonomo, in collaborazione con le diocesi e con la Soprintendenza dell’Umbria, sia nel capoluogo che nei centri minori. Proseguendo questo percorso, le proposte relative alla Call dovranno essere presentate da enti pubblici e diocesi del territorio di intervento della Fondazione proprietari dei beni storico artistici da restaurare e saranno valutate da un’apposita commissione nominata dal Consiglio di Amministrazione dell’ente, che poi curerà e gestirà direttamente l’intervento di restauro. Tenuto conto dell’ambito territoriale di intervento della Fondazione e dei benefici che potrebbero derivare dall’Art bonus, nello specifico le idee progettuali proposte dovranno riguardare l’esecuzione del restauro di superfici decorate di beni architettonici e di beni mobili, vincolati, di interesse storico, artistico e archeologico. Per entrambi i bandi, deliberati dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione, il termine improrogabile di scadenza per la presentazione delle domande è stato fissato per le ore 13 del 31 agosto 2018. Per partecipare è necessario l’accreditamento al portale Rol (Richieste e rendicontazione online), raggiungibile tramite un apposito collegamento presente sul sito internet www.fondazionecarit.it, nella sezione ‘bandi’. Nel complesso i due bandi prevedono, dunque, da parte della Fondazione, un nuovo stanziamento di quasi 500 mila euro, in coerenza con quanto stabilito dal Documento programmatico previsionale 2018 e dal Programma pluriennale di attività 2018-2020.

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Giocavamo col formicaleone Vittorio Grechi

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uando non c’era la televisione c’erano però tanti giochi per passare il tempo con divertimento e contemporaneamente sviluppare la creatività, come abbiamo poi appreso nell’età adulta. Una parte dei giochi dell’infanzia venivano tramandati dai più grandi ai più piccoli, ma qualcuno veniva inventato di sana pianta perché i bambini hanno tanta inventiva da vendere. Si andava dalla fionda di corniolo, costruita ad arte dal nonno scaldando il legno verde sul fuoco e modellandolo con l’ausilio di uno straccio per non scottarsi, all’arco fatto con lo stesso legno e incurvato con lo stesso sistema. Come elastico bastava tagliare con le forbici una vecchia camera d’aria di bicicletta, facendone due strisce -cercando di evitare le zone con i rattoppi– strisce che poi venivano legate saldamente con uno spago alle due corna della fionda e all’altro capo a una pezzuola di cuoio –recuperata da una scarpa inservibile– pezzuola che doveva contenere il sasso da lanciare. Stessa procedura per l’arco e come frecce le stecche di un vecchio ombrello non più riparabile o bastoncini di legno se le stecche di metallo venivano messe da parte per riparare altri ombrelli. Ovviamente per le bambine si trattava di creare le bambole dalle mani sapienti delle nonne e delle zie, utilizzando straccetti inservibili per altri scopi, cuciti intorno a un pezzo di legno chiaro per fare il viso o a un torsolo di granturco. Tanti erano i giochi dei bambini dell’epoca e tutti con un certo grado di pericolosità, meno quello col formicaleone. Per chi non lo conosce e per chi lo ha dimenticato cercheremo di illustrarlo o di rinfrescarne la memoria. Il formicaleone è un insetto simile alla libellula. Il suo ciclo vitale comincia quando la femmina depone le uova in un terreno sabbioso. La larva, che come spesso accade negli insetti, ha forma molto diversa dall'adulto, scava molto presto una buca conica nella sabbia, di 6–8 cm di diametro e circa 6 cm di profondità e si apposta lasciando uscire dalla buca solo la testa e le mascelle, attendendo con pazienza. Quando una formica o altro insetto

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cade nella buca, non riesce a uscirne a causa dell'instabilità delle pareti e attira l'attenzione della larva facendo crollare verso il fondo numerosi granelli di terra. Lo stesso formicaleone lancia questi granelli alla sua preda, rendendo ancora più instabile la sua posizione nell'imbuto e facilitando la caduta verso la bocca. Una volta chiuse le mandibole sulla preda, la larva la trascina sotto la sabbia, dove le inietta del liquido paralizzante digestivo che renderà liquido l'interno della preda, cosicché il formicaleone possa cibarsene semplicemente succhiandola. Tale insetto lo potete trovare specialmente d’estate nei luoghi difficilmente raggiungibili dalla pioggia perché ha bisogno di terra finissima o con granelli molto piccoli e asciutti per fabbricare la sua trappola mortale. Quindi il suo abitat ideale si trova sul lato delle strade verso il monte, magari al riparo di una grossa radice sporgente o di una protuberanza rocciosa, oppure sotto una tettoia o nelle capanne aperte ai lati e col fondo in terra battuta. Se vi mettete ad osservare attentamente, in questa terra finissima ci sono dei buchi perfetti a forma di cono, con il vertice verso terra e la base verso il cielo. Questi buchi non sono altro che la casa e la trappola del formicaleone scavata procedendo a scatti e a ritroso penetrando nel terreno in modo da formare la trappola conica con al vertice la sua mascella pronta a ghermire. Il divertimento consisteva nel prendere un piccolo insetto vivo, per esempio una formica, e metterlo all’interno del cono di sabbia. La malcapitata cercava di uscire tentando di camminare lungo la parete,

ma non ci riusciva. Per salvarla bastava prendere un pezzetto di legno e scavare rapidamente il fondo del cono. Ne veniva fuori un insetto di colore grigio terra che sembrava morto -fare il morto in natura, può voler dire salvare la pelle!- lungo da 4 a 10 mm, somigliante a una tartarughina. Se veniva rimesso nel cono appena distrutto, dopo alcuni minuti di assenza di rumori, sentendosi sicuro, si infilava a marcia indietro nei granelli di terra, con piccoli e violenti scatti, così da immergersi di nuovo e contemporaneamente riformare la trappola a forma di cono. Questo gioco insegnato dal papà o dal nonno risultava molto istruttivo per un bambino in età scolare. Da una parte c’era l’astuzia e la pazienza del cacciatore, dall’altra la preda destinata a saziarne l’appetito. Era un altro tassello che cercava di far comprendere con un altro esempio visivo la natura meravigliosa e terribile della quale facciamo parte. E dalla osservazione di quanto ci accade intorno cercare di farsi una ragione del perché fosse opportuno uccidere i piccioncini così carini prima che fossero in grado di volare via dal nido e perché fosse necessario scannare i conigli divenuti grandi ma che da piccoli si erano fatti accarezzare e viziare con bocconcini di pane raffermo. Al di là dei destini umani e animali e dei possibili ragionamenti filosofici intorno ad essi, se avete un figlio o un nipote assecondatene lo spirito d’osservazione e spronatelo alla comprensione di tutto ciò che ci circonda, cosicché quando sarà vecchio, vi ricorderà anche per avergli fatto scoprire un insetto speciale: il formicaleone.


ELIO GIULIVI

COSTRUTTORE DI SPORT

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i sono uomini che per personalità e competenza lasciano un segno profondo nel loro passaggio. Elio Giulivi è stato un bravo manager ed un grande dirigente sportivo. Lo ricordiamo fortemente impegnato nel calcio come Presidente della Lega Nazionale Dilettanti per ben undici anni, dal 1987 al 1998. Con la polisportiva dell’azienda di cui era diventato apprezzato direttore, l’Elettrocarbonium di Narni, promosse e diffuse una pluralità di discipline sportive: il ciclismo, le bocce, la pallavolo, il basket. Tutte rivolte ai giovani. Ma la sua vera passione è stato il calcio. Contribuì a fondare, alla fine degli anni ’60, la squadra di calcio aziendale alla quale dette il nome di Cda Elettrocarbonium. All’inizio i colori sociali erano il giallo e il nero, poi l’arancione prese il posto del giallo. Il Cda Elettro partì dalla terza categoria regionale, arrivando in breve nella allora Promozione (attuale Eccellenza), per poi salire nell’Interregionale, affermandosi tra le più importanti società dilettantistiche dell’Umbria. Fu un periodo d’oro per il calcio arancionero ed indimenticabili rimarranno i derby cittadini con la Narnese calcio (di cui era stato un dirigente) e con l’Uda Sport. Il successo di Giulivi crebbe progressivamente sino alla prestigiosa elezione in Federazione, facendolo diventare, per anni, uno degli uomini più importanti del calcio italiano, a capo di un movimento dilettantistico di circa 12.000 società, 500.000 tesserati e 37.000 arbitri. Con lui alla guida della Lnd si ricorda soprattutto l’imposizione dei limiti di età nei campionati dilettantistici, che vige tuttora. Elio Giulivi costruì la sua

carriera con tenacia e determinazione: nato da una modesta famiglia di Montoro, entrò all’Elettrocarbonium da semplice ragioniere. In fabbrica lavora e riesce a laurearsi. Scala con determinazione le posizioni aziendali sino a diventare il direttore dello stabilimento narnese. Rimase sempre un uomo del popolo. Seppure di carattere spigoloso e brusco, non trascurò mai il rapporto diretto con tutti coloro che ne ricercavano il dialogo. La fabbrica sotto la sua direzione visse momenti prosperi e felici. Una carriera segnata da innumerevoli successi, che sembrava dovesse proiettarlo alla prestigiosa presidenza della Figc. La scalata si interrompe bruscamente con l’inciampo della partita Rieti-Pomezia, del 1 giugno ‘97, gara di spareggio per andare in serie D, ed inserita nel totogol. Una serie di errori da parte dell’arbitro con espulsioni a raffica e, sembra, la richiesta da parte di Giulivi di cambiare il referto. Cosa che l’arbitro fece. Lo scandalo che ne seguì travolse il presidente federale, tanto da indurlo a dimettersi, lasciando il posto al suo vice: Tavecchio. Da allora, in

posizione defilata, Giulivi ha continuato a dare generosamente una mano allo sport ed al territorio. Negli anni successivi ebbe riconosciute le sue ragioni. Nel frattempo la profonda crisi economica mette in ginocchio la grande Elettrocarbonium trasformata in SGL Carbon. La crisi della fabbrica rischiava di impoverire l’offerta sportiva del dopolavoro, privo del sostegno aziendale. Con il Sindaco di Narni De Rebotti ci impegnammo a lungo per salvare e dare continuità alla polisportiva e conseguentemente all’intero movimento sportivo narnese. Gli apprezzamenti di Elio, autentico costruttore di sport, mi fecero molto piacere. Non smise mai di seguire con passione la sua Narni. L’ultima volta che ci siamo visti è stato proprio a Narni Scalo, sul vecchio campo dell’Elettro, il glorioso San Paolo. Gli ho voluto bene e l’ho apprezzato con il rispetto che si deve alle persone di valore, ricevendo affetto e considerazione. Nel salutarlo per l’ultima volta, gli ho lasciato il gagliardetto del CONI, esprimendo in tal modo, alla sua figura, la gratitudine di tutto il movimento sportivo. Ciao Elio mi mancheranno i momenti trascorsi a Capitone nella tua immaginifica taverna. Stefano Lupi Delegato Coni Terni

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Un prete per Amico D

omenica 6 maggio ore 8.30, una normale domenica come le altre da dedicare alle occupazioni familiari… squilla il telefono… è mia cugina. Di colpo tutto cambia. No, non è più una domenica come le altre. Mi comunica che don Gianni Colasanti se ne era andato all’alba. Sapevo della gravità della malattia che lo aveva colpito, ma chissà perché fino a quando non ti viene comunicata la notizia, non ci credi, speri sempre che possa avvenire l’imprevedibile, ma purtroppo non è così. Un’ora dopo in ospedale vidi la sua salma dignitosamente composta con indosso i paramenti sacerdotali; rimasi un po’ sorpreso, non era in quella veste che lo avevo conosciuto molti anni prima. Provai la stessa sensazione ai funerali: discorsi solenni forse sinceri, dame velate, cavalieri paludati. No, Gianni non era così; era uno di noi! Io e gli altri amici ne conserveremo ben vivo il ricordo nei cuori. Quando ho conosciuto Gianni? Nell’aula adibita a sala professori di quello che negli anni Settanta si chiamava II liceo scientifico statale. Io avevo ottenuto finalmente, dopo una disagiata” gavetta” presso il liceo classico di Orvieto durata sette anni, il tanto agognato trasferimento a Terni presso quel liceo che aveva sede in un edificio prefabbricato con aule piccole e piene di spifferi. Ero contento, non più levatacce, cambi di treno, interminabili ore alla stazione ad aspettare la coincidenza che non arrivava, ma nello stesso tempo mi trovavo a disagio perché non conoscevo nessuno, nonostante mi trovassi nella mia città. Ero stato troppo tempo fuori. La riunione non era iniziata e tutti parlavano tra loro,

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Pierluigi Seri

si salutavano, si scambiavano notizie. Io zitto, in un angolo mi sentivo un pesce fuor d’acqua, quando un voce mi chiese se fosse libera la sedia accanto alla mia. Mi si presentò un giovane poco più grande di me, alto, di bell’aspetto, in abito scuro con un maglione blu, ma la cosa che mi colpì subito fu il suo sorriso. Questo fece subito presa su di me, già di carattere poco espansivo e solitario che gli anni di viaggi e di solitudine avevano ulteriormente esasperato. Capii subito che potevo uscire dal mio guscio. Presentazioni, poi le solite domande: di dove sei, cosa insegni, quanti anni di servizio, infine la gaffe imprevista; gli chiesi se fosse sposato, se avesse famiglia e figli. Il viso si illuminò in un grande sorriso e “Certo che ho famiglia e… molto grande, sono un prete!”. Lì per lì provai un certo imbarazzo, ma il mio collega sorrise di nuovo non facendomi sentire a disagio. Una risata liberatoria anche da parte mia, il ghiaccio si sciolse e il guscio si ruppe! Fu così che da una gaffe involontaria nacque un’amicizia che sarebbe durata negli anni. Tutto mi sarei aspettato che quel simpatico collega fosse un sacerdote perché nell’atteggiamento, nel parlare non aveva assolutamente nulla che lo riconducesse allo stereotipo del prete. Da quel momento non ho mai provato alcun disagio alla sua presenza nel modo di esprimermi, nell’affrontare argomenti anche scottanti. Non mi sono mai sentito giudicato nemmeno quando su certi argomenti avevamo idee completamente divergenti. In lui ho sempre visto il collega equilibrato, il fine filosofo, il sottile teologo e soprattutto la persona, l’uomo. Il fatto che fosse anche un prete non frapponeva barriere né sciocchi pregiudizi, per me era un fatto secondario ed irrilevante. Egli era e sarà sempre soprattutto un AMICO! Che lo fosse ebbi a constatarlo qualche anno dopo quando io ed alcuni colleghi, per una serie di ragioni che è superfluo ricordare (troppa acqua è passata sotto i ponti), abbandonammo per protesta il collegio dei docenti e fummo accusati di abbandono di servizio. In quella occasione Gianni si fece promotore di una serie di iniziative volte ad annullare la sanzione disciplinare di primo grado che ci era caduta sul collo. Questo egli lo fece, precisiamo, non per puro senso di amicizia o di solidarietà professionale, ma perché animato da un vivo senso di giustizia. Era convinto che avevamo ragione e per questo senza esitazione si schierò dalla nostra parte. In quegli anni lo frequentavo, ma non assiduamente, ci incontravamo nelle ore libere in sala professori, qualche volta casualmente per il corso quando libero da impegni non disdegnava di concedersi da buon ternano una“vasca” per il corso, ma a volte passavano anche dei mesi che non ci incontravamo presi dai rispettivi impegni senza che i vincoli di amicizia si interrompessero. Nei nostri discorsi parlavamo di tutto: scuola, filosofia, politica e del più e del meno. Convinto fermamente che i princìpi di uguaglianza e giustizia del Vangelo dovessero essere calati nella realtà politica e sociale, si impegnò profondamente nella scuola e nella Chiesa, ma senza fanatismo. Era, seguendo i dettami del Concilio Vaticano II, un uomo del dialogo convinto che la rigidità dogmatica non producesse altro che divisioni e barriere tra gli uomini, aumentando lacerazioni e incomprensioni. Questo atteggiamento di apertura verso gli altri e verso chi la pensa diversamente gli valse molti consensi, ma anche critiche da parte di chi vedeva nel suo


atteggiamento una forma di debolezza. Catt-comunista e comunista furono gli appellativi che si sentì affibbiare anche da qualche dirigente scolastico. Gianni era sempre aperto e disponibile, aveva una visione positiva del mondo e alle critiche spesso ingiuste e pretestuose reagiva con la pacatezza perfino con il sorriso anche se velato di sottile amarezza. Impegnato nella scuola per anni come vicepreside e fiduciario, dirigeva anche la Scuola di Teologia e più tardi l’Istituto parificato Mons. Tizzani (ex Leonino). Questi solo alcuni dei suoi impegni portati avanti con serietà e passione. Gianni amava la vita e la socialità, quando passeggiavo con lui per il corso era impossibile terminare un discorso perché continuamente interrotto da persone che si intrattenevano

con lui. Appassionato di calcio, il suo debole era la Ternana che seguiva con interesse. Aveva moltissimi amici, ma non mancarono anche persone che non condividevano il suo modo di pensare. Gli ultimi anni furono tristi e pieni di delusioni. L’improvviso e inaspettato allontanamento dalla dirigenza dell’Istituto, i contrasti e i dissapori con i suoi superiori senza dubbio non lo aiutarono psicologicamente ad affrontare la grave malattia che lo stava logorando. Ma qui non mi spingo oltre, soprattutto per rispetto nei confronti del mio amico, pur avendone raccolto gli amari sfoghi. Concludo questo mia memoria ricordando le parole di papa Francesco: “Dialogare significa che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte (…). E per dialogare bisogna abbassare le difese e aprire le porte”.

Dario Antiseri, Mario Rigutti, Giampiero Raspetti, Vittoria Pujia, Don Gianni Colasanti

Don Gianni, autentico addetto al sacro e filosofo genuino. Prete, del suo dio spontaneamente e tenacemente ministro, minus ter, minore degli altri, cioè al servizio di tutti. Non ha mai infatti, nell'interessarsi e nel prodigarsi per gli altri, discriminato per concezioni, ideologie, caste, sesso. Si interessava solo dell'altro e del come poter migliorare la personale situazione. Un filosofo, autentico. Messa la sua fede al di sopra di tutto, era fortemente motivato nei confronti di qualsiasi conoscenza culturale, umanistica e scientifica. Quando io e i miei amici, Albano e Sergio, sentimmo l'esigenza di trasmettere, in primis ai cittadini ternani, molte conoscenze scientifiche relative alle dimensioni ed ai tempi dell'universo in cui viviamo, conoscenze opposte e distanti anni luce da quanto di legge nella bibbia, pensammo che la persona migliore per essere Presidente dei probi viri della SDS, cooperativa che all'uopo stavamo registrando e ufficializzando, fosse proprio l'amico comune Don Gianni. Rispose, alla mia proposta: Certo che accetto. Ci sei tu, c'è Sergio Bacci, c'è Albano Scalise, non mi serve altro! Grazie per la tua amicizia, Gianni. Ti auguro con tutto il cuore di aver trovato quello per cui sei vissuto! giampiero

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Le gemme della memoria: ricordare il passato, far crescere il futuro #PalermoChiamaItalia:

il Liceo Classico “G. C. Tacito” di Terni risponde Un gruppo di tredici studenti della classe 4^ D (indirizzo Giuridico Internazionale) è risultato vincitore nell’ambito del concorso “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”. Il concorso è stato indetto dal MIUR e dalla Fondazione Falcone in collaborazione con la Polizia di Stato al fine di promuovere nei giovani la riflessione sul coraggio e sull’abnegazione di quanti, impegnati nei servizi di scorta, ogni giorno mettono a rischio la propria vita per salvare la vita altrui e di custodire la memoria di tutti coloro che hanno sacrificato la propria esistenza nell’adempimento del proprio dovere in nome dei valori della legalità e della giustizia. Proprio per questo, quattro di loro -Alessio, Angelica, Aurora, Matteo- in rappresentanza della Regione dell’Umbria per la Scuola Secondaria Superiore, partendo da Civitavecchia a bordo della “Nave della Legalità", hanno raggiunto Palermo insieme a mille altri studenti delle scuole di ogni ordine e grado nella giornata del 23 maggio ed hanno assistito con entusiasmo e viva partecipazione alle celebrazioni in ricordo delle vittime delle stragi mafiose di Capaci e di Via D’Amelio. Momenti salienti sono stati il corteo che ha sfilato per le vie cittadine e il minuto di silenzio alle 17:58 di fronte alla casa del Giudice Giovanni Falcone. Questo è il loro lavoro. Prof.ssa Serena Spreca È il 23 maggio 2018. Silenziosamente, all’alba, ventisei anni dopo il terribile attentato dinamitardo di Capaci, sul cosiddetto “albero di Giovanni Falcone” che, come già in altre parti d’Italia, è stato piantato qualche anno fa anche nel cortile del Liceo classico della città, spuntano, senza clamore e in modo assai discreto, otto piccole buste da lettera. Sono leggere e si lasciano accarezzare dal vento, che le agita in una danza armoniosa e composta. Sono tutte esteriormente uguali: un fondo di colore verde chiaro e il comune destinatario “Alle nuove generazioni”; ad affrancarle, in alto a destra, uno stemma araldico con un leone rampante, che sa di rispetto della legge, soccorso in caso di calamità, forza e coraggio. Inizialmente l’inattesa comparsa dei curiosi germogli tra le fronde più basse, al di sotto cioè dei numerosi e colorati omaggi che ormai da tempo popolano l’albero e delle foto che ritraggono i Giudici Falcone e Borsellino e le scene raccapriccianti di Capaci e di Via D’Amelio, non viene notata: le otto buste sono troppo dimesse. Ma una presenza muta non è un’assenza. Per comunicare -si sa- non occorre far rumore, spesso non serve nemmeno parlare. Il silenzio può caricarsi di senso e dischiudere un mondo. Ce lo insegna la vita di ogni giorno: sono i gesti, gli atteggiamenti, i valori non dichiarati né gridati, bensì testimoniati concretamente a fare la differenza. E così, altrettanto discretamente, durante la prima ora di lezione, le otto bustine, sospinte dal leggero vento primaverile, si staccano dall’albero e finiscono sui banchi di una classe. Gli alunni, che se le ritrovano all’improvviso fra le mani, le aprono con un misto di curiosità e stupore e ne leggono rapiti il contenuto, senza riuscire a fermarsi. Pensate a quante responsabilità possa avere un ragazzo di 29 anni nell’essere capo della scorta e, al contempo, padre di

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famiglia. Quel giorno non dovevo esserci io alla guida dalla Fiat Croma che avrebbe dovuto accompagnare il Magistrato. Non mi pento però di aver dato il cambio al mio collega Luciano. Nonostante quel che si pensa, se potessi tornare indietro, lo rifarei, perché chi fa il mio mestiere è portato a rifiutare la viltà. Indubbiamente, come tutti, io avevo paura. Paura di lasciare la mia Tina da sola a crescere due figli, paura che la mia Italia, per la quale avevo sempre combattuto, potesse dimenticarsi del loro dolore. Ma io non ero un vigliacco, ho dato la mia vita per provare a cambiare le cose. Apparentemente, in quell’esplosione tutto si è fermato. Ma è proprio da lì che bisogna ripartire. Il ricordo di una vita dedita alla giustizia non deve essere fugace come il vento, bensì smuovere nel profondo le coscienze. D’ora in avanti tutti devono imparare a credere nella legalità e nella giustizia, come ho fatto io e come continuano a fare, passando perlopiù inosservati, molti eroi di tutti i giorni, oltre la paura e la vigliaccheria. Antonio M. So benissimo che fare l’agente di polizia in questa città è più difficile che nelle altre, ma a me piace. Quando dissi tali parole, aspiravo ancora ad un orizzonte lontano, dai mille colori, ricco di esperienze che non ho potuto vivere. Quella che era la mia passione si è trasformata tuttavia in una corrente, all’apparenza innocua, che improvvisamente mi ha catapultata verso un abisso inesorabile. Se ho scelto di fare la poliziotta, non posso tirarmi indietro. Pronunciai quindi quel fatidico sì, ignara del pericolo che incombeva su di me, al punto di dover rinunciare all’evento più importante della mia vita: il mio imminente matrimonio. Avevo sognato un tempo di diventare maestra, di essere circondata dai bambini e dalla loro ingenuità. Ma la vita è inaspettata come una folata di vento, che trascina con sé le fragili foglie, impotenti di fronte al destino. Assaporate l’esistenza non rendendola banale, perché nessuno è sicuro del domani. Emanuela L. È incredibile come la nostra vita possa interrompersi improvvisamente. Ero consapevole dei rischi che correvo ogni giorno, ma la mia vocazione era più forte di ogni paura: non potevo metterla a tacere. Amavo la mia famiglia e la mia vita e da mio fratello Luciano avevo ricevuto un insegnamento basato su giustizia, fedeltà e amore per lo Stato. So che lui non approvava la mia scelta di far parte del servizio scorte, ma so anche quanto fosse per questo orgoglioso di me. Anche quel giorno la paura non mi ha abbandonato, ma più forte era il desiderio di proteggere una persona giusta e coraggiosa come il Giudice. Per questo non sono pentito. E così, in questa giornata destinata al ricordo, ragazzi, vi invito a non avere timore, perché dovrà esserci pure un modo per cui la verità non venga sconfitta e l’orrore che la mafia ha disseminato nella nostra amata e bella terra non la renda un deserto senza futuro. Sta a voi, dunque, far sì che l’oscurità non spenga la vostra luce. Claudio T.


Ho ancora negli occhi l’immagine della mia Rosaria, che si alza per raggiungere il leggio della chiesa gremita di persone; nonostante sia così fragile, vulnerabile e affranta dal dolore, è comunque pervasa da un bagliore di tenue speranza che timida si insinua nel buio più totale dell’angoscia in cui è sprofondata. Vederla illuminata da quella luce mi ha reso consapevole che la violenza che mi ha strappato a lei non è riuscita a cancellare tutto, perché l’Amore è più forte della Morte. Il mio sacrificio non sarà stato vano, purché voi, cari ragazzi, crediate che sia ancora possibile lottare contro la paura, la brutalità e il desiderio di potere e di facili guadagni. Vito S. Care generazioni future, scrivo non per intrattenervi, ma per farvi riflettere sul significato profondo della vita. Ho ancora impressa nel mio cuore l’immagine di quel bambino così ingenuo da farsi inghiottire dalla turbolenza del mare. Salvandolo, ho creduto di avere tra le mani uno dei miei figli, avvolti anch’essi dal dolore, quello della scomparsa della mamma, per loro punto di riferimento forte e deciso come uno scoglio, eppure destinato ad essere corroso dalla potenza delle onde di una brutta malattia. L’amore e la passione per il mio lavoro mi hanno portato, purtroppo, a lasciare orfani i miei tre figli. Ricordo che nella mia infanzia trascorrevo il tempo giocando a “guardie e ladri”, mi affascinava osservare gli uomini in divisa e ne ammiravo l’audacia e la forza d’animo, quell’essere sempre pronti a tutto. Vorrei che la mia esperienza vi portasse a capire l’imprevedibilità di una vita costellata di ostacoli, purtroppo non sempre valicabili, e la necessità di lottare sempre e comunque per ciò in cui si crede. Agostino C. Ci vediamo stasera, amore!: così ho salutato la mia Alba a Punta Raisi, prima di partire per quel viaggio fatale. L’ho salutata speranzoso di tornare a casa, di riabbracciarla, ignaro che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrei sentito la sua voce. Poi la storia la conosciamo tutti: un boato, una frazione di secondo in cui tutta l’Italia viene sconvolta. Ma chi ne ha risentito di più è stata proprio Alba. Alcuni anni prima avevo già sventato un attentato indirizzato al Giudice. Lei era stata orgogliosa, fiera di me. Ma dopo ciò che è successo, cosa resta? Cosa resta ai familiari delle vittime come la mia Alba? Un dolore incolmabile e “difficile da perdonare”, diceva lei. I familiari sono essi stessi delle vittime e devono avere diritti. Il diritto alla giustizia, perché siano liberati almeno in parte dalla condizione di ostaggi della violenza subita; il diritto a essere ricordati nella propria umanità, perché talvolta neanche una strage come quella di Capaci è sufficiente a garantire la pienezza del ricordo. Rocco D.

Sono entrato nella Questura di Palermo nella primavera del 1992. Quando, dopo la strage di Capaci, chiesero alla scorta di Paolo Borsellino la disponibilità a restare, io accettai. Non volevo essere ricordato come un vigliacco, bensì essere d’esempio per gli agenti più giovani. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola: queste parole del Giudice riecheggiano ancora nella mia mente. Ero consapevole dei rischi enormi che correvo e, nonostante tutto, ho deciso di non tirarmi indietro, perché la mia memoria si trasformasse in speranza di giustizia. Le commemorazioni e le ricorrenze di per sé non sono infatti sufficienti: occorre la continuità dell’impegno. Ed è l’impegno per il vostro futuro che ci si aspetta da voi, cari ragazzi. Vincenzo L. M. Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene. Questo diceva il Giudice per il quale sono morto. Ogni anno dal 1993 si ricordano le stragi di Capaci e di Via d’Amelio, ma la memoria si fa via via più debole. Né è utile ricordare solo quando si è tenuti a farlo. La memoria è necessaria alla società per non perdersi ed è di tutti: il suo punto di forza è l’essere collettiva. Sappi che abbiamo ancora tanta speranza che il tuo sacrificio non sia accaduto invano. Sappi che c’è ancora tanta gente onesta che ogni giorno lotta, alcuni rischiando la vita, per i tuoi stessi ideali. Sappi che non sei andato via. Sappi che tu vivrai sempre in noi: queste le parole indelebili di mia sorella che ora dedico a voi, giovani di oggi e cittadini di domani. Eddie Walter C. L’ora di lezione è intanto scorsa senza che i ragazzi se ne siano accorti. È infatti la campanella delle 9:00 a destarli dal sogno nel quale sono caduti. Non riescono a dimenticare le parole che hanno letto, che risuonano e si mescolano nelle loro menti. Alcuni sono commossi, altri stupefatti; tutti sono serissimi. Hanno l’impressione di aver conosciuto di persona quegli agenti di Polizia, che hanno voluto indirizzare loro il frutto del proprio impegno e del proprio sacrificio, che sono poi l’impegno e il sacrificio degli agenti di scorta di ogni tempo e luogo. Ora i ragazzi sanno come ricordare l’evento che si commemora oggi, come farlo cioè in modo significativo e senza retorica e frasi fatte: hanno deciso di rispondere alle otto lettere ricevute e rinverdire così il loro albero della speranza in un futuro migliore. di Anna Lucia Agrò, Alessio Bartoloni, Saverio Bontempo, Susanna Ceccarelli, Matteo Cozzolino, Angelica Cruciani, Gregorio Dominici, Marta Giangiuli, Benedetta Moschen, Paola Ranucci, Benedetta Tartamelli, Aurora Troiani, Giulia Tufano Classe I D Mensile a diffusione gratuita di attualità e cultura

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Galleria

Roberto BELLUCCI - Anni '70 -

Liberation - 1968 - Olio e polimateria - 120x90 cm

Luogo con luce improvvisa n°1 - olio su tela - 60x50 cm

Ricordo di Calabria - 1974 - Olio su tela - 110x95 cm

Risveglio e nuovi sentimenti - 1970 - Acrilico su tela - 100x80 cm


1987-2017 un nuovo vestito per proseguire una storia lunga trent'anni. 2017 Nasce la All Food SPA

CAMPAGNA ANNO SCOLASTICO 2017-18 CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE


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