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Mensile gratuito

N째 7 - Settembre 2010 (77째)


G e r m o g l i

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Per i f ervent i Voi, calciatori che pubblicamente chiamate il vostro dio ad assistervi per esorcizzare sbucciature, dileggiando l’umano senso del segno, sappiate che, sebbene il vostro dio sia normalmente impegnato in cosucce un po’ più importanti, pure proteggerà i vostri ammennicoli, a condizione però che i vostri riti propiziatori avvengano sempre in numero dispari e, ovviamente, siano seguiti dal toccar terra, come quando giocavate a rimpiattino. Non basta però, o ferventi adoratori del malleolo. E’ indispensabile che, durante l’intera tenzone, teniate nascosto in un vostro pertugio un astragalo di cane contenente 3 cicche, 7 chiodi di garofano, 13 semi di girasole. COPPA TETA ANTIMAGO RASPUS

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PA G I N A . . .

INTERPAN Fiumi - P Fa b b r i Dal Montenegro alla Puglia - F P a t ri zi PAZZAGLIA Thai discovery. .. - A Mel a secch e Meno infortuni - G Ta l a m o n t i ARREDO FAMIGLIA Il piacere - C Ca rd i n a l i Diritti umani - M R i cci PRAGA - E Ruff i n el l i L’Italia ha molti amici in R. Ceca - A P i era l l i Cosa faremo e come - S P a sca rel l i FONDAZIONE CARIT MAGICA UMBRIA - A N est ero va , t est o d i G R Nasce una nuova FIABA italiana in R. Ceca - A P Attività Amici dell’Italia - R P i et ro p a o l o CASCATA MARMORE (1) - A N Associazione amici dell’Italia Rugby Terni: bravi! - G R CASCATA MARMORE (2) - A N A Praga con Caterina nella mente - R Ma st o d o n t i Il vecchio e il fascista - A P Liceo Classico - A B reg l i o zzi , B D e C esa ri s Astronomia - T S ca cci a f ra t t e, G C o zza ri Astronomia - P C a sa l i , F Va l en t i n i Prevenzione inquinamento luminoso - F C a p i t o l i Tutto sul NULLA - E L u cci Corsi di matematica - G R AUTOPLUS SUPERCONTI

PA G I N A

Mensile di attualità e cultura

Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002, Tribunale di Terni Redazione: Terni, Vico Catina 13 --- Tipolitografia: Federici - Terni

DISTRIBUZIONE GRATUITA Direttore responsabile Michele Rito Liposi Editrice Projecta s.a.s. di Giampiero Raspetti e C.

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Direttore Giampiero Raspetti

0744424827 - 3482401774 w w w. l a p a g i n a . i n f o

Le collaborazioni sono, salvo diversi accordi scritti, gratuite e non retribuite. E’ vietata la riproduzione anche parziale dei testi.

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Natura e Storia sono state generosissime con noi, ma forse, noi, siamo un po’ distratti... Un gruppo di amici decide allora di concentrarsi e di far conoscere le gemme di casa ad occhi non usuali, per vedere l’effetto che fa, con l’intento di far fiorire dei legami culturali al di fuori del nostro bel Paese. Abbiamo così intessuto contatti intensi e proficui con uomini di cultura, insegnanti, associazioni, scolaresche di: Austria, Repubblica Ceca, Cipro, Germania, Inghilterra, Francia, Malta, Norvegia, Spagna, Turchia. Oltre a dare continuità alle conoscenze reciproche dei nostri territori, si è stabilito di iniziare a lavorare insieme per il nostro progetto San Valentino nel mondo. Desiderio comune è che molti giovani, di diversa nazionalità e di religioni diverse (ricordate Serapia e Sabino?), in febbraio e a Terni, possano scambiarsi messaggi culturali, sociali, di solidarietà, d’amore cioè. Tale progetto, che troverete nel mio libro, di prossima pubblicazione, Germogli, fu deliberato, in parte, dal Collegio dei docenti del Liceo Classico in data 13 ottobre 1998, poco prima del mio pensionamento. Oggi, liberato da laccioli istituzionali, politici, ideologici, provo a realizzarlo in compagnia solo di persone colte, serie, prive di secondi scopi. Per il gemellaggio concreto, non potevamo che iniziare da Praga. Siamo infatti legati a questa città da una nobilissima concittadina che rappresenta al massimo livello le doti gentili così grandemente presenti nell’umanità umbra: Madre Maria Electa. Di Lei potrete sapere visitando i numerosi siti su internet o, più semplicemente, leggendo, a pagina 16, il mirabile articolo di Rosella Mastodonti. Abbiamo tenuto rapporti con il Sindaco del Municipio 8, incontrato l’addetto culturale dell’Istituto di Cultura Italiana in Praga, il redattore capo di CamiC, Magazine della Camera di Commercio e dell’Industria Italo Ceca. Per tutto il tempo della nostra visita siamo stati guidati dai bravissimi Sandro, Stefano, Alberto e dai soci della Associazione Amici dell’Italia, in particolare da Dagmar Koutná, una donna eccezionale che ci ha assistito in tutto, sostenuta certo da una innata e generosa umanità ma, soprattutto, dal suo amore per l’Italia. Riportiamo a pag 14 gli indirizzi dell’associazione garantendo che chiunque dei nostri lettori si dovesse recare a Praga, potrà trovare un sicuro, serissimo punto di riferimento in Dagmar e negli altri Amici dell’Italia, ora amicissimi di Terni. La Pagina non poteva non risentire di tali cambiamenti. Più pagine, molta e bella grafica. Presenteremo dei luoghi caratteristici visti con gli occhi di due artiste della grafica e della fotografia, Emanuela Ruffinelli e Albina Nesterova, ammaliate, come tanti, dal nostro territorio. Due bravissime grafiche, una italiana, l’altra ucraina. Emanuela presenterà ai lettori di Terni anche le immagini delle città con le quali ci gemelliamo; Albina presenterà, ai nuovi amici ed agli usuali lettori, il nostro territorio. Invitiamo tutti a stare vicini alla nostra ricerca del bene del territorio e a dire sì agli sponsor de La Pagina, perché solo grazie a loro ha ancora vita la nostra avventura culturale: io non sarei certo in grado di sostenere la minima parte dei costi occorrenti, né sono come alcuni penosi analfabeti che simulano testate giornalistiche al sol fine di trovare, prima o poi, qualche degenerato uomo politico che apra loro la strada della sovvenzione statale, quel latrocinio ruba soldi (tantissimi, mediamente più di un milione di euro l’anno a testata, per un numero enorme, incredibile di giornaletti!) agli italiani per sterzarli a questa infinita pletore di fogliacci che, per fortuna, nessuno legge. Noi siamo volutamente e orgogliosamente soli, nessuno alle spalle, non abbiamo beni al sole, aborriamo privilegi, lottiamo contro i padrini. Ci siamo sempre impegnati in vista del bene comune, e lo faremo ancora. Invitiamo anche a seguire le nostre attività: visite gemellari in molti paesi stranieri, conferenze, incontri culturali e, se ne avremo le opportunità, un cartellone culturale-artistico per la città di Terni. Intanto è già definita, con la direzione della BCT, l’attività annuale dei corsi gratuiti di matematica, di cui diamo tutti i dettagli a pagina 22. Incontri con giovani di 9 - 13 anni d’età e con adulti. Abbiamo già dei collaboratori: IArgentini, PCasali, PLucci, DDi Lorenzi, ELucci, FNeri, GMassarelli. Siamo particolarmente contenti della collaborazione degli ultimi tre: in tutto poco più di trenta anni, ma molto amore per la scienza e molto sale in testa. La speranza è quella di unire sempre più persone nella conoscenza matematica, non solo in veste di semplici acusmatici, ascoltatori cioè, e di organizzare mostre-mercato di libri scientifici. Quattro itinerari fondamentali si intrecciano mirabilmente nel nostro territorio: storici, artistici, naturalistici, spirituali. Cercheremo di farli conoscere quanto più possibile al di fuori di esso, ma cercheremo anche di farli amare ancor più al suo interno. Il nostro territorio è il più bello del mondo, ma non si mantiene da solo: occorre umanità, occorre scienza, Giampiero Raspetti ci vuole conoscenza.


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Lasciate l’Italia. Magari non per sempre, se non volete (o se, più probabilmente, non potete), ma solo per una lunga gita fuori dai confini, almeno con l’immaginazione. Dirigetevi a nord, superate le Alpi, percorrete la Svizzera e continuate ancora così, seguendo fedelmente il testardo e monotono ago della bussola. Poco prima di lasciare il territorio elvetico, incrocerete il Reno, uno dei fiumi simbolo d’Europa. Lo troverete già grandicello, anche se certo non maestoso e ampio come diventerà più a valle, quando segnerà il confine tra Francia e Germania, e poi ancora oltre, verso la sua foce olandese; ma, uscito dal Lago di Costanza e dopo esser rotolato nelle cascate di Sciaffusa, ve lo ritroverete comunque vivace e deciso a segnare il confine tra Svizzera e Germania, con la corrente limpidamente diretta da Est verso Ovest. Guardatelo e ricordatevelo, ma continuate ancora il cammino verso nord: bastano pochi chilometri, una trentina o poco più. Il paesaggio non fa ancora in tempo a sembrare davvero tedesco che già vi ritroverete nella Schwarzwald, nella Foresta Nera, e nei pressi di Donaueschingen dovreste incrociare l’altro grande protagonista della potamologia europea: il neonato Danubio. La piccola cittadina del Baden-Württemberg ne celebra in pompa magna la sorgente, una pozza circolare e ammantata di monumenti, statue, e targhe in tutte le lingue parlate nelle nazioni che il Donau attraverserà nei quasi tremila chilometri che, da lì, ancora mancano alla sua foce nel Mar Nero. E subito dopo la celebrazione di cotanta nascita, appena fuori dalla cittadina, la direzione del gran fiume mitteleuropeo è già perfettamente definita: da Ovest verso Est. C’è già di che stupirsi. Se c’è una cosa chiara, nello studio delle acque, è che vanno pedestremente in discesa, dall’alto in basso, da monte a valle: e stupisce che i due fiumi più celebri d’Europa si sfiorino così, a pochi chilometri l’uno dall’altro, e per sovrappiù si dirigano impunemente in direzioni diametralmente opposte. Sfogliando gli atlanti geografici di vedono chiaramente le due sottili linee blu che si guardano in cagnesco, come treni che si incrociano: ma se per i treni è normale incrociarsi, lo stesso non vale per i fiumi, propulsi come sono solo dalla gravità. Possibile che il suolo all’incrocio tra Francia, Svizzera e Germania sia talmente contorto da canalizzare in maniera così diversa due vie d’acqua così vicine? Sfogliando gli atlanti storici, si vede chiaramente che questa separazione iniziale e ravvicinata era una manna per i consoli di Roma, che proprio Reno e Danubio elessero come frontiere larghe e mobili a protezione dell’Impero: e le poche fortificazioni in legno, anziché in acqua, vennero erette proprio qui, dove i due fiumi sono giovani e quindi fragili, attraversabili: e il limes e le legioni erano necessarie a rinforzare i confini. Così gli atlanti, geografici o storici che siano, sembrano dare conferme e certezze, mappe e riferimenti assoluti. Il Reno va da Est ad Ovest, prima di piegare deciso a Nord; il Danubio fa esattamente l’opposto, prima di piegare a Sud verso i Balcani. Basta scegliere, e tutto il resto sembra scritto, nelle mappe e nella storia. Però il Reno ha sorgenti indecise, rami diversi, l’Anteriore e il Posteriore, e se si volesse risalire per intero occorrerebbe ad un certo punto scegliere, decidere, abbandonare un pezzo di Reno per un altro. Il Danubio è ancora peggio: la fonte circolare di Donaueschingen è quasi pura forma senza sostanza, perché il Danubio comincia davvero ad essere tale solo poco fuori dalla città, alla confluenza tra la Breg e la Brigach, fiumiciattoli di meno di cinquanta chilometri che solo unendosi creano il Danubio: la Donauquelle, la sorgente celebrata con statue e targhe, un tempo giungeva anch’essa alla confluenza, e poteva così rivendicare una sorta di compartecipazione originale, ma adesso è stata incanalata, irreggimentata, e fatta confluire nella Brigach. Così, paradossalmente, il Danubio appena nato confluisce subito in uno dei suoi affluenti, e lo strano anello idrologico diventa un paradosso anche logico. Ed è solo l’inizio. Il Danubio, che nasce e muore in se stesso appena nato, non fa in tempo a percorrere una trentina di chilometri che sparisce davvero, lasciando il letto asciutto e misteriosamente triste, nei pressi di Immendingen. Bevuto dalla terra, dove finisce il fiume più famoso d’Europa? Attraverso linee misteriose e sotterranee giunge al Lago di Costanza, e quindi, alla fin fine, nel suo rivale, il Reno. Gli atlanti, storici e geografici, non lo dicono. Il Danubio sparisce, e chi all’inizio aveva scelto con esso d’andare da Ovest ad Est è libero di sentirsi tradito, rovesciato dal destino. Però, inspiegabilmente, una quarantina di chilometri più a valle, il letto del Danubio torna di nuovo umido, bagnato, fluente. Torna fiume, e corre verso Ulm, Ratisbona, Passau. Cresce poi a Vienna, Bratislava, Belgrado, varca le Porte di Ferro, immenso, facendo girare navi e turbine, e giunge al mare. Natali e genealogia incerta e confusa, ma via retta e possente, a prescindere da essi. Potrebbe essere un buon insegnamento anche per gli uomini: se si sa dove si vuole arrivare, poco conta da dove si è iniziato a camminare. Piero Fabbri

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La linea barocca che dal Montenegro arriva alla Puglia

Qual è la linea più breve tra il Montenegro e la Puglia? Prima di tracciare una retta sulla cartina, leggiamo gli antefatti. Il governo Prodi allora in carica firma un accordo che prevede l’acquisto di energia elettrica dal Montenegro e viene progettata la posa di un cavo di 415 chilometri che parte dalla città di Bar e arriva a Foggia. Cambia il governo e la delegazione italiana vola a Podgorica per rivedere i dettagli dell’accordo. Fa parte della delegazione la società A2A che si è formata dalla fusione di due aziende municipalizzate di Milano e Brescia ed ha vinto l’appalto. La A2A rileva le azioni maggioritarie della società nazionale del Montenegro da cui acquisterà energia, la Elektroprivreda, che il premier Milo Djukanovic ha messo in svendita con una scelta che appare assai poco nazionalista e conveniente, se non fosse che il denaro relativo all’acquisto, circa 300 milioni, passerà attraverso la Prva Banka, di cui sono azionisti maggioritari lo stesso Djukanovic e suo fratello. Intanto a Palazzo Chigi, i due paesi siglano l’accordo definitivo per il ponte elettrico che verrà gettato tra Bar e Foggia… ma passando per Pescara. Una variante che allunga il percorso originario di circa 300 chilometri e che prevede lo sventramento di mezzo Parco della Maiella. I comuni coinvolti nell’esproprio si costituiscono in un comitato, mentre il consorzio Abruzzo Energia, nato per la tutela del territorio, dà parere favorevole all’operazione; ma tale consorzio appartiene al 98% alla stessa A2A. La città di Pescara è diventata epicentro del contestato dirottamento del cavo dopo le elezioni municipali che hanno visto trionfare una compagine filo-governativa guidata da imprenditori interessati nel settore energetico. L’unica voce che si alza viene dall’opposizione montenegrina, che denuncia la colonizzazione straniera delle risorse pubbliche del paese, svendute per l’interesse privato del premier Djukanovic, noto contrabbandiere inquisito anche in Italia dalle procure di Bari e di Napoli che ne hanno richiesto l’arresto (ma come capo di governo gode di immunità). Per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto, come spiegare agli abruzzesi che la via più diretta tra il Montenegro e la Puglia passa per la Maiella? Scriveva Flaiano che in Italia la linea più breve fra due punti è l’arabesco. Figuriamoci quando i due punti sono uno la capitale del contrabbando dei Balcani, l’altro la culla del Barocco! Francesco Patrizi laboratori

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T h a i d i s c o v e r y. . . a.melasecche@meta-group.com

L’idea che si ha della Thailandia deriva in gran parte dalle notizie amplificate dalla politica o da quelle relative al turismo sessuale. Vale però la pena di visitarla di persona seguendo possibilmente percorsi almeno in parte autonomi. Se ne trae l’immagine di un paese in via di sviluppo, con tutti i problemi e le contraddizioni relative, ma con tradizioni, storia e bellezze che appagano di certo il visitatore attento. L’ex Siam è infatti caratterizzato da un paesaggio bellissimo in cui risaie e templi si fondono mirabilmente. Ti colpiscono non solo i suoi Buddha dorati, sereni e meditativi, il suo mare cristallino e le sue spiagge bianchissime, ma soprattutto il suo popolo, educato, sorridente e fiero. La Thailandia è letteralmente la Terra degli Uomini Liberi, perché i Thai non sono mai stati colonizzati, ma anche La Terra del Sorriso, infatti sorridono sempre e ovunque, salutando e accogliendo con il tradizionale gesto wai (mani congiunte come in preghiera e testa

leggermente inclinata in avanti). E’ oggi un paese profondamente occidentalizzato nelle città più grandi e nelle località turistiche, ma ancora rurale e tribale, in diverse aree della parte più a nord del paese, meno conosciute dove i Thai lottano per mantenere la propria identità e unicità. Ti colpisce il caleidoscopio di usanze, di riti, i colori, la natura, i sorrisi, le tante povertà. I contrasti sono tutti molto vivi. I richiami dei venditori, le biciclette, i tuk tuk/risciò, la frutta, le pagode dorate, gli elefanti, gli incensi, le vecchie case, i mucchi di mercanzie ammassati ai margini delle strade, le gabbiette con gli uccelli, la famiglia reale, i monaci buddhisti vestiti color zafferano, i massaggi, la fioca e tremolante luce delle lanterne che volteggiano nel cielo, i fiori di loto, i tempietti votivi ai margini delle strade, i cibi speziati, i mercatini galleggianti sulle barche “dalla lunga coda”, le danzatrici

eleganti e bellissime: sono tutti elementi imprescindibili di un quadro unico, bizzarro ed affascinante. Per il turista la porta d’ingresso è costituita da Bangkok, capitale rumorosa e caotica, ma ciò che conquista è la campagna al nord dove le montagne digradano dalle pendici dell’Himalaya e lo scenario ti colpisce nel profondo. Qui le colline, le valli, le foreste emozionano ad ogni passo quando le percorri a dorso di elefante con le tribù sorridenti pronte ad accoglierti. Nelle ricchissime pianure del centro, dimorano ancora le antiche capitali, i cui maestosi ruderi possono essere visitati con lunghe passeggiate in bicicletta. Al sud le spiagge e le isole apprezzate, a ragion veduta, dagli stranieri. Nel visitare la Thailandia non bisogna farsi fuorviare da pregiudizi o da scontati luoghi comuni perché è un Paese affascinante che conquista velocemente l’animo e ripaga di ogni sforzo chi ha il coraggio di viverla intensamente e con rispetto.

Meno infortuni ma anche meno lavoro nel 2009

790mila infortuni e 1050 morti sul lavoro nel 2009, sono i dati ufficiali forniti dall’INAIL. Essi evidenziano un leggero contenimento del fenomeno rispetto al 2008 in calo rispettivamente del 9,7% e del 6,3%. C’è da rilevare come il calo degli infortuni sia da correlare in parte anche agli effetti della grave crisi che ha colpito il Paese nel 2009, con pesanti riflessi sul piano produttivo e occupazionale (complessivamente si stima intorno al 3%). Il calo infortunistico registrato per il 2009 dall’Inail è troppo esiguo per dormire sonni tranquilli. Ogni statistica comporta l’interpretazione della rilevazione e, nel nostro caso, la preoccupazione è lecita per un duplice motivo: innanzitutto, il trend non si orienta significativamente al ribasso; in secondo luogo fa sorgere seri interrogativi circa l’aumento occupazionale degli extracomunitari e il numero dei casi rilevati. La considerazione porta a pensare che esista una connessione fra lavoro nero e denuncia di infortuni di ridotta entità. Si teme che esista una tendenza a non ricorrere alle

strutture territoriali per interventi di pronto soccorso, evitando così di dichiarare il luogo e le circostanze in cui le lesioni si sono verificate con l’illusorio e pericoloso vantaggio del datore di lavoro di ridurre i coefficienti d’incidenza e risparmiare sulla copertura assicurativa dei dipendenti. Contro gli infortuni e le morti sul lavoro, dunque, serve un’azione capace di mettere in campo una forte e incisiva politica di contrasto e di controllo preventivo: servono più ispettori, maggiori finanziamenti, intervenenti radicali sulla precarietà e sui contratti atipici, tutela dei diritti e della sicurezza del lavoratore, fare emergere le sacche di lavoro nero e intensificare energicamente la lotta al lavoro minorile. Occorre puntare sulla cultura e sulla formazione coinvolgendo la scuola. Convinciamoci che il progetto per il percorso educativo va subito intrapreso, basta riflettere sui dati (fonte articolo 21): dall’inizio dell’anno ad oggi, per lavoro, ci sono stati: 678 morti; 678.250 infortuni;16.956 invalidi. Ing. Giocondo Talamonti

Anche a casa vostra

Vico Catina 15/A - Terni ilconvivioterni@virgilio.it

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Si parla tanto di solitudine e sempre in termini negativi. Nell'immaginario collettivo evoca un contenuto spiacevole, un sentimento simile alla tristezza, qualcosa da evitare... E si tende ad associarla al non avere un/a compagno/a. Quando ci si riferisce ad una persona non sposata né fidanzata spesso si sente dire “è sola”, come se la condizione di “stare” da sola coincidesse con l'”esserlo” emotivamente. La lingua italiana in parte ne è complice, per l'uso intercambiabile dei due verbi in relazione al significato. Il sottinteso dell'espressione “è/sta da sola” suona più o meno del tipo “eh, poverina, soffrirà la solitudine...” Oppure “avrà qualche problema per cui nessuno riesce a stare con lei”. Ci sono persone che hanno un partner, e/o degli amici, e che comunque si sentono sole. Quando si rinuncia a sognare; quando si diventa pessimisti e dissacranti (o disfattisti); quando si perde la fiducia negli altri, lì si avverte un senso di solitudine fatto di

mancanza, di delusioni, di sensazioni negative conseguenti a quelle convinzioni che sono o diventano la realtà che viviamo. Quando non si hanno (più) interessi, passioni, allora si respira una solitudine triste, inappagante. Le persone che con troppa facilità giudicano gli altri e quelle che si affliggono perché vivono continuamente nel timore del giudizio altrui, finiscono anch'esse per sentirsi sole e per ritrovarcisi davvero. Dunque: ci sono persone sole senza sapere di esserlo; ce ne sono altre che pensano di essere sole e non lo sono; altre ancora, che si sentono sole e realmente lo sono. Posto che le motivazioni possono essere diverse, è bene interrogarsi “se c'è qualcosa nel proprio modo di pensare, di fare, che contribuisce a creare la propria solitudine”, e ancor più fa bene adoperarsi per cambiare quella realtà: “cosa (mi) farebbe sentire meglio/mi darebbe la sensazione di non essere sola”... meglio ancora, com'è, per me, il contrario di “sola” e se già mi sentissi così cosa farei, cosa penserei...?”. Quando si vive una certa condizione (psico) emotiva è più facile perpetrarla che cambiarla. Perciò occorre impegnarsi, metter in campo la proprie energie e risorse per realizzare il cambiamento. Esiste una solitudine che mette più a contatto con se stessi, che regala una piacevole sensazione di riconciliazione e di serenità con se stessi e con il mondo. Diventa un momento di consapevolezza che (ti) fa vedere le cose da una prospettiva anche diversa. Educa all'ascolto delle sensazioni, recupera significati, apre nuove strade a desideri e bisogni. Dobbiamo assecondare l'andamento ondulatorio della vita: vuol dire concepire la solitudine, e altre condizioni della persona, come transitorie e non definitive, e legate da un equilibrio dove l'una si alterna all'altra. Nella musica classica è riconoscibile quando si arriva ad una tensione che scema poi in una scarica o una pausa, e questo

Diritti Umani

LA COMUNE DI PARIGI Con il diffondersi nella seconda metà dell’Ottocento del pensiero socialista cominciano a venire in primo piano i diritti economici e sociali come principale rivendicazione della classe proletaria. L’esperienza più importante dal punto di vista della crescita della consapevolezza e della rivendicazione dei diritti economici e sociali è quella de La Comune di Parigi del 1871, frutto di un’insurrezione popolare spontanea dopo la sconfitta di Napoleone III da parte della Germania di Bismarck. Come scriveva Lenin: Dopo la rivoluzione del 18 Marzo, dopo la fuga da Parigi del governo... il popolo rimase padrone della situazione e il potere passò al proletariato. La Comune, cioè la rappresentanza dei parigini, fu eletta il 26 Marzo a suffragio universale maschile

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secondo i dettami del pensiero democratico e radicale ma, nei suoi provvedimenti, rappresentò il primo abbozzo di esperimento di democrazia socialista nella storia del movimento operaio con apporti fondamentali anche del pensiero anarchico federalista di Proudhon. Con una netta presa di posizione critica nei confronti del terrore giacobino gli uomini de La Comune avevano bruciato la ghigliottina davanti alla statua di Voltaire perché, come affermò un giornalista dell’epoca: Non si tratta più oggi di tagliare le teste, ma di aprire le intelligenze. Nel Manifesto programmatico si afferma: l’estensione dell’autonomia assoluta della Comune a tutte le località della Francia... l’autonomia della Comune non avrà per limite che il diritto di autonomia di tutti gli altri comuni aderenti al contratto, è il federalismo tipico degli anarchici che rifiutano come massima fonte di ingiustizie lo Stato centrale poliziesco e clericale in nome di comunità autonome e indipendenti federate tra loro. Si ha molta cura da parte dei comunardi di garantire i diritti

civili e politici a tutti quando si afferma: la garanzia assoluta della libertà individuale, della libertà di coscienza e della libertà di lavoro, l’intervento permanente dei cittadini negli affari comunali attraverso la manifestazione delle loro idee e la libera difesa dei loro interessi... l’esercizio libero e giusto di riunione e di propaganda. L’affermazione della libertà di coscienza porta con coerenza al decreto del 2 Aprile nel quale si afferma: Considerando che il primo dei princìpi della repubblica francese è la libertà, considerando che la libertà di coscienza è la prima delle libertà, considerando che le spese per il culto sono contrarie a tale principio in quanto sono imposte ai cittadini contro la propria fede, considerando che il clero è stato complice dei delitti della monarchia contro la libertà, la Comune decreta: art. 1 - La Chiesa è separata dallo stato; art. 2 - Le spese del culto sono soppresse; art. 3 - I beni di manomorta appartenenti alle congregazioni religiose, mobili e immobili, sono dichiarati proprietà nazionale. Si proclama qui il principio liberale della separazione tra stato e chiesa che la Costituzione civile

Il piacere si ripete ciclicamente al di la dei timbri, tempi, note... Anche in fisiologia è così: ad una contrazione (muscolare) deve corrispondere e seguire una detensione che ristabilisca la condizione di partenza del muscolo e ne mantenga l'elasticità. Nel sesso funziona così: in un crescendo di sensazioni si giunge ad un acme per poi ridiscendere e tornare alle condizioni di partenza (eccitazione-orgasmo-risoluzione). E' il concetto di “dinamicità statica” e/o “staticità dinamica”. In psicologia lo si può esprimere anche così: mantenere il proprio Io (stabile) a governare (tra) l'Es ed il Super-Io; avere una centratura, un allineamento che (ci) mantiene saldi, ancorati a se stessi mentre riceviamo e viviamo gli eventi della vita. Stabili ma non rigidi! Pensateci... la rigidità crea fragilità: “se ricevo un urto mi rompo, mi frantumo” (come un oggetto in vetro). Mentre “se resto flessibile (nella mia stabilità) posso piegarmi, flettermi, ma conserverò la capacità di ricompormi” (come un oggetto di spugna). Chi sceglie il vetro pensa più a difendersi e a far male agli altri; chi opta per la spugna è più impegnato a ricercare la propria condizione di ben-essere. Sei vetro o spugna? E' ciò che vuoi realmente essere? Dott.ssa Claudia Cardinali Psicologa Psicoterapeuta Esperta in Sessuologia Clinica

del clero (1790) della prima fase della Rivoluzione francese non aveva attuato, avendo sottoposto il clero allo stato, facendo eleggere i parroci e stipendiandoli. Inoltre l’istruzione pubblica assume un carattere puramente laico. Quanto ai diritti economici e sociali per quello che riguarda la proprietà non viene fuori dai documenti la sua negazione tipica del comunismo, ma la conferma della sua esistenza a patto che essa sia frutto del lavoro. La terra al contadino, gli strumenti di lavoro all’operaio, il lavoro per tutti. Viene fatta salva la piccola proprietà: ... che le piccole proprietà paghino una leggera imposta e che tutto il peso dell’imposta cada sui ricchi. Si parla anche non di esproprio ai padroni delle loro fabbriche, ma di indennizzo: Costituire un comitato arbitrale che dovrà decidere, al ritorno dei padroni, sulle condizioni di cessione definitiva delle fabbriche alle società operaie e sulle quote d’indennità che le società pagheranno ai padroni. Però affermazioni quali: Non più ricchissimi e poverissimi, fanno pensare anche alla necessità della sua abolizione. Il diritto al lavoro è sottinteso nella affermazione lavoro per tutti e

dovrebbe essere assicurato dalla gestione delle fabbriche da parte di società cooperative operaie che non somigliano però alle officine nazionali del ‘48 dove il gestore era lo stato. Scrive Lenin: per accentuare il suo carattere realmente democratico e proletario, La Comune decretò che lo stipendio di tutti i suoi funzionari e dei membri del governo non potesse sorpassare il salario normale degli operai e in nessun caso potesse superare i 6000 franchi all’anno. Non si parla di esproprio delle case ma solo di condono agli inquilini del canone di affitto di tre trimestri. Chiaro è invece il diritto all’istruzione: Parigi vuole che il figlio del contadino sia istruito quanto il figlio del ricco, e gratis, dato che la scienza umana è il bene comune di tutti gli uomini. L’esperienza de La Comune durò pochi mesi e fu soffocata nel sangue dai centomila soldati dell’esercito francese che Bismarck aveva appositamente liberato dopo averli fatti prigionieri, ma al di là dei giudizi storici vari che sono stati dati resta un interessante e fondamentale esperimento di coniugazione dei diritti politici e civili con quelli economici e sociali. Prof. Marcello Ricci


Praga vista da Emy

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L’Italia ha molti amici in Repubblica Ceca

Cosa faremo e come

L’Italia vanta molti amici in Repubblica Ceca come testimoniano, per esempio, i 2.388 membri dell’Associazione Amici dell’Italia, organizzazione nata nel giugno del 1990, solo pochi mesi dopo che l’allora Cecoslovacchia aveva riacquistato la libertà di decidere del proprio destino e i propri diritti civici. Un’amicizia, quella tra i due paesi, le cui profonde radici risalgono al Rinascimento e che, tra le altalenanti vicende storiche, arriva ad oggi sempre più salda e consapevole grazie anche all’encomiabile opera di indefessi uomini come il Dott. Rostislav Pietropaolo, tra i fondatori e da sempre vivace demiurgo dell’associazione che hanno fatto del sostegno e della promozione di questo legame una ragione di vita. Ed è allora che, sullo sfondo di questi presupposti così favorevoli, nel luglio del 2010 si va ad aggiungere un altro piccolo tassello a questo splendido mosaico che è l’amicizia di due popoli così diversi eppure così attratti gli uni dagli altri. La delegazione, composta da Sandro Pascarelli, Presidente nazionale dell’ANCAPI (Associazione Nazionale Circoli Aziendali Province Italiane) e da Giampiero Raspetti, ideatore e vulcanico direttore de La Pagina, accompagnata da 220 partecipanti, di cui buona parte della città di Terni, si incontra a Praga in un clima informale di amicizia e di cordialità con Dagmar Koutná e Andreas Pieralli dell’Associazione Amici dell’Italia. Dopo aver ammirato le bellezze senza tempo della capitale boema e dopo la visita allo storico birrificio di Plzen, terra natale della celeberrima birra Pilsen, seguita dalla divertente e amichevole partita di rugby contro, o meglio insieme, alla formazione locale, l’incontro aveva lo scopo di conoscersi con più calma e di scambiarsi idee e aspettative reciproche per poter instaurare una collaborazione fruttuosa per entrambe le parti. Grazie alla passione di Giampiero è stato deciso di dedicare nei prossimi numeri ampio spazio su La Pagina non solo all’esperienza praghese della delegazione ternana, ma, più in generale, alle attività di mutua collaborazione tra i due paesi di cui si faranno protagonisti enti, associazioni ed altre organizzazioni che, come l’ANCAPI e gli Amici dell’Italia hanno a cuore i rapporti tra Italia e Repubblica Ceca. Grazie anche alla professionalità nel campo della progettazione cui possono far affidamento Giampiero e i suoi collaboratori, si prevede di ricorrere in un prossimo futuro all’aiuto dei fondi europei per finanziare iniziative di scambio culturale tra la realtà di Terni e quella di Praga. Auspicato, anche, un nuovo gemellaggio tra il Comune di Terni e la città di Praga oltre che, in prospettiva, futuri rapporti di collaborazione tra la Camera di Commercio Italo-Ceca e quella di Terni affinché questa reciproca passione possa trovare anche uno sbocco concreto nello scambio di beni e servizi. Certo, la strada da fare è ancora lunga e faticosa. Il mondo dell’associazionismo, poi, legato com’è alla scarsità e variabilità dei finanziamenti pubblici o privati, particolarmente volubili in tempi di crisi come questi, è sempre esposto al rischio di battute d’arresto o, peggio, di rimanere imbrigliato nell’inerzia del “vorremmo ma non possiamo”. Noi, però, siamo sicuri che grazie alla genuina passione di tutte quelle persone che con sincerità mettono il loro cuore per il bene di questi progetti di collaborazione tra Italia e Repubblica Ceca, alla fine i risultati non tarderanno ad arrivare e per questo saremo sempre grati a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, secondo le proprie possibilità, capacità e disposizioni, vorranno contribuire a questa nuova bella esperienza aiutando questo piccolo seme da poco piantato a crescere e a diventare un albero robusto e vigoroso. Andreas Pieralli - Redattore capo CamiC Magazine

Il viaggio a Praga, nell’ambito del Circuito dei gemellaggi è risultato tanto entusiasmante quanto illuminante per capire quanto un progetto come questo sia significante per riportare all’attenzione della comunità Ternana l’importanza di avere, oltre i confini del proprio territorio, in una dimensione europea, la possibilità di avvicinarsi a realtà intrise di cultura popolare, conoscenze storiche, usi, costumi, coscienza del proprio passato e del proprio presente. Tale dato non è assolutamente scontato in un mondo globalizzato e globalizzante che tende ad appiattire ogni differenza e ogni specificità. Tuttavia, dato che ogni momento storico conosce momenti contrari alla tendenza dominante, di fronte al global del XXI secolo, anche nel campo della cultura, del turismo, delle tradizioni emerge il local con la presunzione di comunicarlo e farlo conoscere. Internet, difatti, ha permesso di facilitare i contatti e i rapporti tra realtà distanti geograficamente, come la nostra Città e le comunità gemellate, ma che spesso ci accorgiamo essere molto simili per caratteristiche socio-geografiche, economiche, culturali, per dimensioni di popolazione e per l’impegno verso il mantenimento e la divulgazione delle tradizioni locali. I momenti della settimana a Praga, dati dalle visite, rievocazioni e incontri di sport, ma anche dal contatto quotidiano con l’Associazione “Amici dell’Italia” arricchito dal prezioso contributo dei soci guidati dalla splendida Dagmar Koutna, Presidente della Sezione di Praga, ha suggellato giornate di intensa amicizia, ha gettato le basi per una collaborazione futura e ci ha fatto capire il modello di sviluppo progettuale. Il progetto Il Circuito dei Gemellaggi iniziato con Praga è il primo atto di un rapporto di collaborazione tra le Associazioni dei vari paesi e la nostra realtà. Un’equipe è già al lavoro per la realizzazione di nuove iniziative. I promotori del progetto vogliono celebrare e dare nuovo significato ai gemellaggi intrapresi negli anni passati e riprendere, anche promovendone di nuovi, scambi e cooperazione nel campo dello sviluppo economico, commerciale, culturale, sportivo e delle risorse umane. Una entusiasmante scommessa è riuscire a rendere questo progetto qualcosa di concreto per i cittadini Ternani: una opportunità che può permettere a numerose parti interessate (associazioni locali, scuole, istituzioni e imprese) di lavorare insieme per conoscere e far conoscere, per vedere, sentire, ascoltare, discutere e praticare il nostro e i territori gemellati. Non è nulla di nuovo, non ci vogliamo fregiare di meriti e di quelli che hanno effettuato chi sa che cosa, ma abbiamo la presunzione di mettere un piccolo tassello su un mosaico che inserisca la nostra città in un dialogo interculturale tra popoli e tra generazioni, nella conoscenza delle tradizioni locali europee. Lo svolgimento delle varie Settimane, che continueranno ad essere organizzate, ha il compito di far vivere le varietà delle culture locali europee con viaggi che saranno incentrati su temi di vita comune attraverso una serie accuratamente pianificata di attività culturali, turistiche, pedagogiche e ricreative. Non resta che darci appuntamento alla prossima meta. Sandro Pascarelli - Presidente Nazionale Ancapi

F o n d a z i o n e Cassa di Risparmio di Terni e Narni Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, nella riunione del 23 luglio 2010, ha deliberato un finanziamento di complessivi Euro 405.240,00 in favore dell’Azienda Ospedaliera “S. Maria” per l’acquisizione delle seguenti dotazioni sanitarie: apparecchiature, quali il fluorangiografo per la diagnosi delle malattie oculari, l’OCT per la diagnostica delle patologie maculari, una sedia per oftalmologia ed una sedia chirurgica per l’Unità Operativa di Oculistica; strumentazione “pH-impedenziometria” per lo studio e per la terapia della malattia da reflusso gastro-esofageo destinata alla Struttura Complessa di Endoscopia Digestiva; strumenti, quali neurotester, telepodometro, human tecar, capillaroscopia destinati all’Ambulatorio di “Prevenzione e cura del Piede Diabetico” per il potenziamento delle capacità diagnostiche nell’ambito della neuropatia diabetica.

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Magica Umbria I quattro elementi, magicamente fusi: la terra, generata da fuoco eruttivo e da emersione dalle acque, respira profumi primaverili, in ogni stagione. I sali minerali, che marina e lapilli sigillarono con tanta dovizia, immergono l’Umbria in sapori, di ara in ara, diversi. Quattro itinerari fondamentali si intrecciano: storici, artistici, naturalistici, spirituali. Necropoli, templi, città sotterranee, monasteri, abbazie, conventi, castelli, borghi, torri e muraglie costituiscono l’irripetibile patrimonio archelogico, artistico, architettonico sedimentato in Umbria da Etruschi e Romani, dal Medioevo e dal Rinascimento. Il caleidoscopio, dominato dal verdeumbria, si arricchisce di altri tenui colori: il rosa pallido, il giallo tufaceo, il miele ambrato, l’azzurro cenerino, il rosso mattone delle sue pietre e dei suoi tufi. Le alture e le gobbe, dolcemente ondulate, assumono forme lievi e pendenze deboli, spargendo ai loro piedi uliveti e vigneti. Querce, pioppi, aceri, olmi costeggiano fiumi e rivi luccicanti e sinuosi. I paesini, dalle case che si arrampicano l’una sull’altra, s’inerpicano fino a cattedrali e a fortezze feudali.

Umbria,

misura umana, oasi di pace. 11


Nasce una nuova FIABA italiana in Repubblica Ceca F i a b a . Una parola magica: basta il suono di queste poche sillabe per riportarci alla memoria mondi lontani e storie perdute. Ma a volte, grazie alla perspicacia di alcune persone e alla grandezza dei loro sogni anche le fiabe possono diventare realtà. E così è stato per FIABA, il Fondo Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche. Fondata nel 2000 da Giuseppe Trieste, che ne è l’infaticabile e vulcanico presidente, FIABA si pone l’ambizioso e meritevole obiettivo di abbattere tutte quelle barriere, architettoniche, legislative o culturali che siano, che più o meno involontariamente ghettizzano le persone in base alle loro capacità motorie e di orientamento negando, di fatto, la piena realizzazione delle pari opportunità tra i cittadini. Oggi Fiaba è in Italia una realtà importante, in grado di interlocuire con il Governo, i Ministeri e tutte quelle istituzioni capaci di incidere realmente su un miglioramento nella società. Maggiori informazioni possono essere trovate sul sito www.fiaba.org. Ma è solo da pochi mesi che FIABA, grazie alla collaborazione dello Studio MeM, di Andreas Pieralli e di Domenico Virgulti, che credono fortemente nel progetto, approda con successo anche in Repubblica Ceca dove alla fine di luglio nasce FIABA Repubblica Ceca, associazione costituita a Praga con lo scopo di promuovere in questo Paese i princìpi su cui si basano le attività di FIABA in Italia. Pochi giorni dopo, il 19 luglio, la neonata organizzazione fiabesca boema sigla il suo primo storico Protocollo d’Intesa. Partner firmatario è stato lo NIPI CR, l’Istituto Nazionale per l’Integrazione delle Persone a mobilità ridotta. L’obiettivo dell‘accordo è quello di impedire il sorgere e la diffusione di nuove

barriere culturali e fisiche, stimolare gli organi preposti a rafforzare la vigilanza per garantire l’osservanza della normativa esistente e attuare in sinergia azioni atte a diffondere la cultura della diversità come ricchezza della società. Nel corso del suo tour nella Repubblica Ceca il Presidente di FIABA ha incontrato, inoltre, i referenti dell’Associazione Centrum Paraple, il Sindaco del Comune di Otvovice, il Vice Presidente e il Vice Segretario generale della Camera di Commercio e dell’Industria Italo Ceca, il portavoce del Presidente e l’Assessore ai Servizi Sociali della Regione della Boemia Centrale. È con un grande interesse che la giovane FIABA Repubblica Ceca si è incontrata durante le visite del comm. Trieste a Praga. In particolare il concetto di Total Quality, ovvero la promozione dell’accessibilità e della fruibilità universale per tutte le categorie di persone (non solo diversamente abili, dunque, ma anche anziani, donne in gravidanza o con bambini piccoli etc.) a livello di legislazione urbanistica ha trovato gli interlocutori cechi molto attenti ed interessati. Gli esordi della neonata FIABA Repubblica Ceca, dunque, sembrano essere dei migliori e sono sicuro che avrà un percorso di successo verso quell’obiettivo di lungo termine che è la sensibilizzazione a livello europeo delle istituzioni competenti affinché questi princìpi, che sono anzitutto princìpi di umanità e di diritti, possano valere in tutta Europa. Non mi rimane che fare a FIABA i miei migliori auguri di successo e di esprimere a livello personale il mio massimo apprezzamento e la mia più alta stima per l’encomiabile lavoro svolto dal comm. Trieste, una di quelle rare e preziose persone in grado di ispirare gli altri con poche ben ponderate parole. Grazie Giuseppe, grazie Fiaba. Andreas Pieralli

Breve informazione sulle attività dell’A. Amici dell’Italia in Repubblica Ceca Il Comitato Fondatore dell’Associazione è stato costituito il 13.12.1989. La fondazione stessa dell’Associazione, originariamente chiamata Associazione Cecoslovacchia-Italia, ha avuto luogo in occasione dell’assemblea costituente, tenutasi all’Istituto Italiano di Cultura il 7 giugno 1990 col concorso di 450 membri costituenti, del Viceministro degli Esteri della Repubblica Federativa Cecoslovacca e dell’Ambasciatore della Repubblica Italiana. Dopo la divisione della Cecoslovacchia l’assemblea plenaria ha modificato il nome della Associazione in quello di Associazione Amici dell’Italia ed ha eletto presidente l’on.Vaclav Najemnik, membro della Commissione Esteri presso la Camera dei Deputati del Parlamento della Repubblica Ceca e presidente del Gruppo di amicizia ceco-italiana nel quadro della Unione Interparlamentare. La sesta Assemblea Generale ha eletto il presidente Petr Dostal, attuale vicepresidente statutario della Camera di commercio e dell’industria Italo-Ceca. L’Associazione, che conta ad oggi 2388 iscritti, svolge la sua attività in 12 città della Repubblica. Conformemente allo Statuto approvato dal Ministero dell’Interno e in cooperazione con il Ministero degli Esteri e con l’Ambasciata d’Italia a Praga, assiste lo sviluppo di rapporti diretti fra i cittadini, le organizzazioni e gli enti in tutte le sfere della vita sociale dei due Paesi e nella creazione dei presupposti di questi rapporti. Fra le attività più importanti realizzate finora dall’Associazione figurano: - organizzazione dei corsi d’italiano in varie città (solo a Praga hanno partecipato in 19 anni più di 4500 corsisti); - gestione amministrativa degli insegnanti dei corsi d’italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura; - partecipazione alla costituzione dell’Associazione degli Insegnanti di Italiano; - pubblicazione del proprio Bollettino trimestrale in lingua ceca sotto il titolo Zpravodaj, dedicato ai rapporti ceco-italiani (con il sussidio finanziario della Sezione per le relazioni culturali e con i connazionali all’estero del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Ceca); - attività editoriale e diffusione delle pubblicazioni che si occupano delle relazioni tra la Repubblica Ceca e l’Italia e dei vari campi della vita nei due paesi;

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- collaborazione all’edizione di un dizionario ceco-italiano-tedesco ad uso dei partecipanti degli scambi di allievi, in cooperazione con gli studenti e gli insegnanti della provincia di Trento; - organizzazione di tre convegni ceco-italiani per gli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori con l’intervento di relatori provenienti dalle regioni Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna; - attivazione degli scambi di studenti e di insegnanti di diversi tipi di scuole; - organizzazione di concerti di musica lirica italiana con la partecipazione dei migliori studenti dei conservatori di tutta la Repubblica Ceca; - collaborazione con la Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca nell’allacciare i rappporti economici fra soggetti italiani e cechi; - organizzazione delle gite di promozione nelle zone meno visitate dell’Italia per rappresentanti di agenzie di turismo; - attività di collegamento per l’organizzazione dello scambio fra le Associazioni degli imprenditori e dei manager ceche e italiane; - organizzazione di un convegno sulla gastroenterologia in cooperazione con le società mediche dei due Paesi; - attività di collegamento per scambi nel campo dell’otorinolaringoiatria chirurgica fra le cliniche universitarie di Praga e Parma; - organizzazione delle escursioni storico-culturali per testimoni delle deportazioni e della resistenza antifascista sul territorio dei due Paesi; - partecipazione all’organizzazione della visita a Terezin da parte della delegazione proveniente dalla città-martire di Marzabotto e dell’atto commemorativo in occasione del 50° anniversario della distruzione di Lidice; - conferenze sulla storia dei rapporti ceco-italiani, sulle regioni italiane, sulle realtà e sulla vita contemporanea italiana; - organizzazione delle mostre e degli scambi di gruppi artistici. Questo succinto elenco non include ulteriori attività svolte dalle nostre succursali fuori Praga conformemente allo Statuto dell’Associazione. Rostislav Pietropaolo - vicepresidente statutario Telefono e fax: 0042 0 235 362 939; Indirizzo: Brixiho 21, 162 00 Praga 6, RC ; Cellulare: 0042 0 606 648 317; prateleitalie@seznam.cz - www.prateleitalie.eu


Cascata delle Marmore

S p e ttac o lo d i r a r o f a s c i n o o f f e r t o d a l p r e c i p i t a re d elle a cque de l fium e V e l i n o n e l N e r a , c o n t r e m a e s t o s i sa lti ch e, c ir c o n dati d a ve g e t a z i o n e l u s s u r e g g i a n t e , c o p r o n o c o mp l e s s i va m e n t e u n d i s l i ve l l o d i 1 6 5 metri.

Magica Umbria 13


L’ A s s o c i a z i o n e A m i c i d e l l ’ I t a l i a è una associazione civica senza fini di lucro. Con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri della RCeca e dell’Ambasciata d’Italia a Praga assiste lo sviluppo di rapporti diretti fra i cittadini, le organizzazioni e gli enti in tutte le sfere della vita sociale dei due paesi e nella creazione dei presupposti di questi rapporti. Dalla sua fondazione, il 7 giugno 1990, si sono iscritti 2.388 membri. Per mezzo di succursali locali svolge la sua attività su tutto il territorio della RC. Tra l´altro: *organizza dei corsi di lingua italiana e ceca, gestiti da lettori italiani e cechi; *pubblica il Notiziario trimestrale e le pubblicazioni orientate su rapporti ceco-italiani, su usi e costumi italiani e le loro specificità. Attualmente ha pubblicato Le varietà napoletane, in lingua ceca “Neapolské variace”, sta preparando la pubblicazione Sulla vita in Italia in ceco “O životě v Itálii” e una monografia Ci conosciamo da undici secoli, in ceco “Známe se jedenáct století”, dedicata alla storia di rapporti ceco-italiani. Su questo orientamento fa anche le conferenze e le esposizioni; *Coopera nello sviluppo dei gemellaggi fra le città ceche e italiane. L´Associazione è aperta a tutti coloro che sono disposti a sostenere le sue attività. Possono aderire anche tramite le pagine dell´internet clicando sulle voci O společnosti e Přihláška. Il contributo annuale è volontario. Ogni socio contribuisce secondo le sue possibilità.

Společnost přátel Itálie je neziskovým občanským sdružením. S podporou Ministerstva zahraničních věcí ČR a Velvyslanectví Itálie v Praze napomáhá ve vytváření podmínek k rozvoji přímých styků mezi občany, organizacemi a institucemi ve všech oblastech společenského života obou zemí. Od jejího založení dne, 7 června 1990, se přihlásilo 2.388 členů. Prostřednictvím místních poboček rozvíjí činnost na celém území ČR. Mimo jiné: *pořádá kurzy italského a českého jazyka, vedené italskými i českými lektory; *vydává čtvrtletní Zpravodaj a knižní publikace. zaměřené na česko-italské vztahy, na italské reálie a jejich specifiku. V současné době vydala Neapolské variace, připravuje publikaci O životě v Itálii a monografii “Známe se jedenáct století” věnovanou dějinám česko-italských vztahů. S tímto zaměřením rozvíjí i přednáškovou a výstavní činnost; *spolupracuje při rozvíjení partnerských vztahů mezi českými a italskými městy. Společnost je otevřena všem, kteří chtějí podpořit její činnost. Mohou se přihlásit i prostřednictvím internetu kliknutím na hesla O společnosti a Přihláška. Roční členský příspěvek je dobrovolný. Každý člen přispívá podle svých možností.

I rappresentanti del gruppo di Terni e dell’Associazione Amici dell’Italia incontrano la Dott.ssa Rossana Ruggiero, addetto culturale dell’Istituto di Cultura della Ambasciata Italiana a Praga.

ASSOCIAZIONE AMICI DELL´ ITALIA Brixiho 21, 162 00 Praha 6 Tel/fax 00420 235 362 939 606 648 317 e-mail prateleitalie@seznam.cz www.prateleitalie.eu SPOLEČNOST PŘÁTEL ITÁLIE Brixiho 21, 162 00 Praha 6 Tel/fax 00420 235 362 939 606 648 317 e-mail prateleitalie@seznam.cz www.prateleitalie.eu

Rugby Terni: bravi! S’acchiappano con veemenza... può sembrare violenza... tu, aduso al calcio, t’aspetti una scazzottatura generale. Macché... si riacchiappano, s’aggrappano e si sballottano qua e là... sempre placidi, mansueti (avvezzi alla mano... cioè!), imperturbabili, determinati. Nella tua mente fa di nuovo capolino il calcio e ti vien da pensare: ma i calciatori, così isterici, simulatori e pronti a vigliaccate, a quale subgenere sportivo e similumano appartengono? Utilizziamoli, via, come operatori ecologici... è il massimo, per loro! Soprattutto, al fine di non propalare orrori linguistici e considerazioni demenziali, non allochiamo alcuni di loro in televisione a scimmiottare le partite: non hanno niente da dire e non lo sanno neanche dire bene! Gli analfabeti in mutande, inopinatamente milionari, rendono però un bel servizio al nostro paese, insieme al gossip ed alle mostre di variopinte parrucche per cani. Qualcuno ringrazia. I nostri della palla ovale, giovani di spirito e di cultura, hanno invece combattuto indomitamente, con le mani, ma senza venir alle mani! L’avversario ceco, conoscendo il valore dei nostri ingenerato da velocità e schemi di gioco, decideva, all’ultimo momento, di dar luogo alla tenzone in un campetto di sabbia, contiguo al grande campo in erba. In un campo normale infatti, i cechi sarebbero stati surclassati dalla velocità e dalla sagacia tattica delle fere ternane. In un campo così ridotto invece e con i piedi impantanati nella sabbia, i pié veloci rossoverdi sarebbero stati tutti a portata delle loro possenti braccia. Le fere non si demoralizzano, accettano la sfida al motto: maggiori difficoltà, maggiori onori. Furibonde le mischie dalle quali è difficile guizzar via, attanagliati dai potenti magli cechi. Sorretti però dallo sfrenato tifo di un pubblico entusiata, guidato dalle intrepide ed instancabili Laura e Rita, hanno aggiunto gloria ai già blasonati colori. Solo il risultato, imposto con slealtà dai sovversivi del Soviet, penalizza i nostri giovani: 1173 a 11. PS Fuor di celia, si è trattato, in realtà, di un incontro sereno, sano, sportivo, avvincente. I giovani ternani, molti giovanissimi, hanno gareggiato alla pari con i molossi di Praga, più grandi di loro, nell’età e nella mole. Il pubblico si è divertito molto. Come da tradizione, la sera tutti insieme a cena in una birreria tipica praghese dove l’unico a non farsi onore è stato il cuoco locale. GR

 Analisi della postura  Ipertermia  Onde d’urto focalizzate  Rieducazione ortopedica  Rieducazione posturale globale  Tecarterapia  Test di valutazione e rieducazione isocinetica

Fisioterapia e Riabilitazione Dir. San. Dr. Michele A. Martella - Aut. Reg. n. 8385 del 19/09/01

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Magica Umbria R e aliz z ata d a l c o n s o l e r o m a n o C u r i o D e n t a t o nel 2 7 1 a. C. p er e vi t a r e c h e l e a c q u e d e l V e l i n o imp a lud a s s ero la so v r astan t e p i a n u r a d i R i e t i , h a i s p i r a t o poeti e p ittori. E r a in se r it a n e l G r a n d To u r c h e p o r t a va s t u d ios i e regna nti d’ E ur o p a a vi s i t a r e l ’I t a l i a . Citata da V i r g i l i o n e l l ’E n e i d e , f u vi s i t a t a , ra p p res enta ta e c an tata da A l f i e r i , A n d e r s e n , Be l l i , B yron, C orot, G alile i, Pe l l i c o .

Cascata delle Marmore 15


Ancora a Praga con Caterina nella mente

Dal mio primo incontro con Madre Maria Electa sono trascorsi molti anni durante i quali “… lo sguardo - che mi aveva sedotta da un bellissimo antico ritratto1 - acuto e coraggioso senza essere spavaldo, sensibile ma non sognante, tenero e pieno di cose, sicuramente appartenuto ad una ragazza straordinaria” 2 ha continuato a nutrire in me un dialogo interiore che alimenta ancora esperienze bellissime. Tanti percorsi di ricerca, incontri fecondi di amicizie, esperienze didattiche, traduzioni teatrali, itinerari culturali… mi appaiono, tuttavia, essere piccola cosa al confronto della impegnativa, carica di responsabilità, interessantissima atti vità nella commissione storica diocesana del percorso di beatificazione della Serva di Dio Maria Electa, che ho accettato di condividere senza riserve, ma non senza paura. Nel frattempo, molti viaggi lungo il percorso europeo di Maria Electa. Sempre con interlocutori del mio lavoro, studenti e colleghi europei, mai, tuttavia, con una tanto numerosa e variegata compagnia di persone diverse per provenienza geografica, culturale, ideale, quali quelle con cui ho condiviso il mio più recente, bellissimo, viaggio a Praga. Soggetto organizzatore del viaggio l’Intercral di Terni, l’associazione, cioè, di vari circoli aziendali. Presenti la redazione della testata culturale cittadina La Pagina, la squadra locale di giovani rugbisti, alcuni giocatori di burraco

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del Circolo Drago, giovani impegnate nella danze folk (e sicuramente dimentico i più), rappresentati a vario titolo nel grande gruppo che si è mosso (parte in bus e parte in aereo) in Luglio alla volta di Praga, scelta come terreno di impegno su cui sperimentare un progetto di interscambio socio-culturale. Soggetti dunque, in qualche modo, istituzionali, espressione di molteplici istanze della città: le molte decine di partecipanti ne rappresentano, infatti, vari e complessi aspetti. Senza contare che il viaggio avveniva in parallelo con altri Cral italiani (Perugia, Caserta, Catanzaro...) con i quali si è condiviso gran parte del percorso. Un progetto di interscambio culturale a Praga non poteva non prevedere un percorso di conoscenza della Carmelitana ternana che ha svolto un ruolo importante, nel secolo XVII, nella capitale boema, le cui spoglie sono conservate nella Chiesa del Carmelo, in Castello. Il gruppo degli organizzatori ha immediatamente e con vivo interesse recepito la mia proposta ed, in breve, l’itinerario Carmelitano è diventato punto qualificante dell’agenda di viaggio. A Praga una full immersion nelle meraviglie della capitale boema che mi affascina ancora come la prima volta, quando vi giunsi, con numerosissimi studenti al seguito, ancora ignara del tutto di Maria Electa, come, del resto, di lei ignara lo è molta parte dei ternani, inclusi questi miei recenti, simpaticissimi, compagni di viaggio. Sono tornata a Praga più volte dopo la seduzione dell’ incontro con la incredibile vicenda europea di Caterina e da allora ho sempre cercato di ripercorrere il cammino di questa giovane nostra concittadina che, sullo sfondo della guerra ‘dei Trenta anni’, ha

compiuto la sua missione di fondazione dei Carmeli: prima a Vienna, nella più prestigiosa sede imperiale, poi nel territorio della avanguardia cattolica a Graz, fino alla difficile e complessa fondazione e gestione del Carmelo di Praga, nell’avamposto del cattolicesimo in terra boema, dove gli eventi storici avevano aperto fratture insanabili nel corpo della cristianità. Questo ultimo è stato, tuttavia, un viaggio particolare: tante diverse menti e tante personalità rappresentative della città, che, di questa pagina di storia locale, hanno potuto prendere coscienza, fino ad incontrare Maria Electa, lassù, in Castello, nella chiesa del Carmelo dove lei sta, celata dalla grata di ferro imposta dalla clausura Carmelitana, a testimoniare una vita, una sfida, la permanenza nel tempo di un sistema di valori e di significati universali. Madre Maria Mercedes, Priora del Carmelo di Terni, che tanta parte della sua vita ha speso e spende, con bruciante ardore, perché non si spenga il ricordo di Maria Eletta, ha fornito al gruppo un ricchissimo materiale di documentazione storico-teologico; dalla famosissima Chiesa del Bambino di Praga è giunto un giovane Carmelitano per celebrare la Messa, seguita con grandissima attenzione dal foltissimo gruppo di ternani. Una bellissima coincidenza ha fatto sì che il giorno della nostra presenza al Carmelo praghese coincidesse con la celebrazione del Santo Profeta Elia, origine dello spirito carmelitano di cui il celebrante ha illustrato la spiritualità con riflessioni di esperienza diretta in Palestina, della quale traspariva in lui una grande e tenera nostalgia. Due amiche hanno letto i Salmi, io ho illustrato la storia di Caterina, suscitando, come sempre accade in chi per la prima volta incontra Maria Eletta, un vivissimo interesse in tutti i presenti. Nella stessa giornata, totalmente dedicata a Maria Electa, abbiamo anche goduto dell’onore di essere ricevuti dalla Dottoressa Rossana Ruggiero, addetto culturale dell’Istituto di Cultura della nostra Ambasciata a Praga che, generosamente, aveva recepito la mia richiesta di accoglienza presso il bellissimo edificio storico che ospita l’Istituto3, sede di un antico ospedale

e luogo di identificazione della laboriosa comunità italiana presente nel cuore della potenza imperiale praghese già durante il periodo umanistico-rinascimentale, epoca d’oro della capitale boema. Con emozione ho visitato di nuovo la magnifica Cappella facente parte del complesso di edifici, dal soffitto stupendamente dipinto da artisti italiani; con vivo interesse abbiamo seguito la presentazione delle attività dell’Istituto e con pari attenzione la Dott. Ruggiero ha recepito il materiale documentario proveniente dal Carmelo di Terni e le informazioni su M. M. Electa, così vicina, culturalmente e logisticamente, al suo impegno di lavoro. Abbiamo lasciato l’Istituto con l’auspicio che questo incontro possa essere foriero di ulteriori sviluppi sul piano dell’interscambio culturale. Come costantemente verifico, chiunque abbia notizia della complessa biografia di Caterina viene immediatamente e profondamente coinvolto nella vicenda umana e spirituale della giovane Carmelitana ternana: mai uscita dalla nostra città se non per intraprendere, giovanissima, un cammino incredibile attraverso le capitali europee del ‘600; divenuta in breve cara ai monarchi più potenti dell’epoca coinvolti con lei in fitta corrispondenza; donna persino fragile di salute, per la quale, tuttavia, papi ed imperatori si muovono ed agiscono; individuata quale responsabile di istituzioni religiose cruciali per il destino della Chiesa, i Carmeli, appunto, riformati secondo lo spirito teresiano sullo sfondo dei laceranti conflitti aperti dalla riforma protestante. E’ veramente difficile ho constatato in questi anni di impegno su di lei - rimanere indifferenti di fronte ad una biografia tanto in-

tensa, sorprendente, ricca di colpi di scena, di intrecci storici e di profondità spirituale… elementi tutti che rendono la nostra Carmelitana una personalità di grande rilievo, capace di affascinare chiunque abbia la fortuna di incontrarla. Anche da questo recente percorso carmelitano praghese, tutti, credo, siamo tornati mutati: arricchiti, incuriositi, stupiti, interessati. Molti hanno chiesto ulteriori informazioni, qualcuno aveva cose da raccontarmi, qualcun altro esprimeva propositi di impegno di studio sulla vicenda della suora ternana che ha vissuto una vita tanto intensa e degna di essere ancora investigata. Un rammarico mi porto dentro: non essere riuscita ad incontrare Padre Anastasio, il Carmelitano molto ricco di esperienza e di anni, che vive a Praga, quando non è in Africa nella sua missione. Nel mio primo viaggio di studio fu generosissimo, accogliendoci - per fornire aiuto alla ricerca storica su Caterina - nella Chiesa del Bambino, allora (da non molto il muro di Berlino era caduto!) nella fase iniziale del restauro ora meravigliosamente concluso. Lo ricordo raffreddatissimo (lui abituato alle temperature africane!) ed impegnatissimo, nel gelido inverno praghese nei lavori di restauro, eppure pronto a sedersi con noi intorno ad un tavolo per sostenere il nostro primo percorso praghese di ricerca su Maria Electa. Ancora un buon motivo, dunque, per tornare al più presto a Praga, ancora sulle tracce di Caterina!4 Rosella Mastodonti 1 - R. Mastodonti. Testo teatrale (fonti documentarie); 2 - Immagine che Luciana Maria Mirri ha utilizzato in copertina per la recente biografia di M. M. Eletta edita da Città Nuova; 3 - A. T. Cabrales - La Congregazione italiana di Praga. Luoghi e memorie dell’Istituto Italiano di Cultura - Ed. T.Byzac. 4 - L’articolo è pubblicato nel Periodico della Associazione ‘Amici di M.M. Eletta’.


Il vecchio e il fascista Era una giornata calda e afosa. Aria pesante, ferma e umida. Le nuvole che nei giorni scorsi oscuravano il cielo avevano fatto sperare in un temporale rinfrescante, ma alla fine non era caduta neanche una goccia d’acqua e la città rimaneva prigioniera di una torrida cappa soffocante. Anche quella mattina, come tutti i giorni, si era svegliato troppo presto, tormentato dai dolori alla schiena e allo stomaco. Si era alzato per andare in cucina e bere un bicchiere d’acqua. Erano quasi le quattro, fuori era ancora buio, ma ad oriente già si intravedevano i primi chiarori dell’alba. Neanche di notte la temperatura scendeva sotto i 30 gradi e non si riusciva a dormire. Come se non fossero sufficienti i dolori dell’età, quella notte il suo fragile sonno era stato turbato anche dai sogni angosciosi dove riviveva ancora la morte di sua moglie e di suo figlio. Per l’ennesima volta, poi, non poteva fare a meno di chiedersi che senso avesse avuto per lui rimanere in vita fino alla vecchiaia trascinando con sé i fantasmi del passato che, neanche dopo tutti quegli anni, non gli davano pace. Tornare a letto non aveva senso, faceva troppo caldo e si sentiva nervoso. Andò in salotto e si lasciò cadere sulla poltrona, accese la televisione nella speranza di distrarsi almeno un po’. Continuò a lungo a cambiare i canali cercando qualcosa da guardare finché non si addormentò. Quando si risvegliò si accorse che ormai era mattina e che la luce del giorno illuminava il soggiorno. Erano le otto passate. Si lavò, fece colazione con un po’ di biscotti e di latte, dopodiché, come faceva ogni mattina, uscì sul piccolo terrazzo e dal dodicesimo e ultimo piano del palazzo di periferia nel quale viveva osservò la città che ancora sonnolenta e affaticata dal gran caldo a malavoglia e lentamente cominciava a muoversi. Tante volte aveva sostato sul quel piccolo terrazzino meditando di farla finita, con la voglia di lasciarsi cadere e liberarsi una volta per tutte dei ricordi dolorosi di sua moglie e di suo figlio. Ma non ne aveva mai avuto né il coraggio né la debolezza necessari. Si era rassegnato a vivere con quel dolore profondo e incessante ben consapevole che non sarebbe mai riuscito a superarlo e che la sua vita si sarebbe consumata nel ricordo di ciò che era accaduto. Il figlio ucciso dalla polizia durante una delle tante manifestazioni di quegli anni, la moglie consumata dal dolore e morta pochi anni dopo. Era rimasto solo. Solo con i ricordi della sua famiglia e solo con quel senso di impotenza verso un sistema che, per come la vedeva lui, era solo la realizzazione di tutto quello contro cui aveva lottato da giovane come partigiano. In quegli anni la rappresaglia fascista gli aveva portato via i genitori e, successivamente, il fratello catturato e ucciso sulle montagne. Quasi trent’anni dopo il figlio e poi la moglie. Era vissuto con la convinzione che esistesse un legame profondo tra quelle tragedie così lontane nel tempo, come se i colpevoli e i loro mandanti fossero, dopo tutto, le stesse persone. Pensò che quel giorno sarebbe dovuto uscire per provare a distrarsi un po’. Sentiva, infatti, che se fosse rimasto in casa le ombre del passato avrebbero continuato a tormentarlo senza tregua. A causa dell’afa, non era uscito di casa per quattro giorni. Si vestì, prese il bastone da passeggio e con passo lento e insicuro uscì. Non appena aperto il portone del palazzo un’ondata di aria bollente lo investì come una fiammata facendogli rimpiangere il fresco dell’atrio lastricato di pietra. Per un attimo, fermo sulla soglia, meditò di tornare indietro, non gli sembrava saggio alla sua età avventurarsi in quella calura, ma poi decise comunque di proseguire convinto che un po’ di moto gli avrebbe fatto bene. Si avviò verso la fermata dell’autobus che lo portò fino al parco dove era solito passeggiare quando faceva bel tempo. Era un parco cittadino molto grande, frequentato da tutta la città, risalente alla fine del XVIII secolo quando i signori dell’epoca trasformarono quella che era la loro riserva di caccia in un parco moderno aperto a tutti. Era attraversato da numerosi viali che si incrociavano perpendicolarmente e, qua e là, c’erano alcune grandi fontane intorno alle quali si rincorrevano sempre sciami schiamazzanti di bambini le cui grida di gioia gli rendevano così amabile quel posto. Vedere i bambini aveva un doppio effetto su di lui: da una parte lo mettevano di buon umore, aveva sempre avuto un debole per quella loro inesauribile energia e per quella fantasia così pura e innocente, dall’altra, però, gli mettevano tristezza. Gli ricordavano sempre che adesso lui sarebbe potuto essere nonno e che, in quello stesso momento, sarebbe potuto essere seduto lì accanto a sua moglie, con la quale avrebbe voluto invecchiare insieme, a guardare i nipotini giocare a pallone con suo figlio proprio come stava facendo un uomo alto vestito con una tuta azzurra insieme a due bambini che gli correvano intorno.

Spesso diceva a se stesso che era meglio per lui non andarci nemmeno al parco, si ripeteva che vedere quelle famiglie spensierate non era una buona idea visti i ricordi tristi che gli riportavano alla mente. Ma ci tornava sempre, ne era attratto. Era come se in questo modo sentisse di poter vivere almeno un pallido riflesso della vita di famiglia, di nonno soddisfatto, che avrebbe potuto essere se non avessero ucciso suo figlio o, come sosteneva la polizia, se egli non fosse morto in un tragico incidente. Qualche volta capitava, mentre era seduto su una delle tante panchine verdi che si trovavano lungo i viali principali del parco, che un pallone deviasse fino a lui seguito, poco dopo, da un bambino sudato e trafelato che correva per riprenderselo. In quei pochi istanti, mentre restituiva il pallone al bambino, cercava a volte di scambiare con lui due parole, sapere come si chiamava o quanti anni aveva. Le sue risposte, come quelle di tutti i bimbi, erano sempre frettolose e incerte, voleva tornare subito a giocare e sicuramente il papà o il nonno, che da lontano lo guardava attento, lo aveva avvertito di non dare mai confidenza a nessuno, nemmeno al parco. Ed erano proprio quegli sguardi diffidenti di genitori e bambini che lo facevano sentire così solo, sguardi sospettosi che sembravano intuire non solo che lui non aveva nipoti, ma anche che un grande dolore lo tormentava. Per questo il più delle volte si sceglieva una panchina isolata, possibilmente in ombra, e trascorreva lunghe ore pomeridiane a guardare i bambini giocare. Anche quel giorno si trovò una panchina che prometteva ancora almeno un paio d’ore di ombra e lentamente si sedette appoggiando accanto a sé il bastone da passeggio. Oggi c’era poca gente nel parco, erano appena le nove eppure faceva già molto caldo e man mano che il sole saliva in cielo la temperatura saliva inesorabile. Nonostante questo decise di rimanere seduto lì ignorando la calura. Sperava di perdersi e di fondere i suoi pensieri con quelle piante silenziose, con quelle mamme apprensive e con quei bambini sempre in festa. Una donna apparve alla sua sinistra spingendo con calma sul viottolo un passeggino dove era seduta una bambina tutta vestita di rosso con lunghi boccoli biondi che reggeva un palloncino rosa attaccato a un filo bianco. Poco dietro di loro due bambini, una bambina e un bambino, si rincorrevano schiamazzando felici mentre un bassottino a pelo lungo li stava inseguendo abbaiando e scodinzolando. La madre li richiamò un paio di volte ammonendoli di fare attenzione a non cadere ma i bambini non sembravano preoccuparsene e continuavano a rincorrersi scambiandosi ogni poco i ruoli di inseguito e di inseguitore. Osservò la scena a lungo. Dai vani richiami della madre intuì che il bambino si chiamava Adriano e poteva avere all’incirca 6 o 7 anni mentre la bimba, che la mamma chiamava Caterina, non poteva avere più di 5 anni. Quel quadretto familiare lo aveva incantato. Rimaneva sempre affascinato dai giochi dei bambini, era una visione della quale non si sarebbe mai stancato. Era capace di guardarli per ore intere. Amava la loro fantasia senza confini, la capacità che avevano di passare da un gioco all’altro inventandosi continuamente nuove situazioni, ruoli, compiti e sfide di tutti i tipi. Era bellissimo vedere come rimanevano stupiti di fronte a una rana che saltava in uno stagno oppure un passerotto che catturava un vermiciattolo, ogni cosa per loro era fonte di stupore e anche un banale rametto poteva diventare la bacchetta magica di chissà quale potentissimo stregone. Vedere quella innocenza, quella genuinità e quella spontaneità lo rendeva sereno perché sentiva che, nonostante tutto, nel mondo c’era sempre ancora del bene e che l’uomo, di fondo, nella sua veste più infantile, era sostanzialmente una creatura buona. Aveva bisogno di quelle sensazioni perché lo aiutavano a scacciare, almeno per qualche ora, l’amarezza della sua vita e il rancore per le perdite subite. Quando vedeva bambini come questi giocare innocentemente pieni di allegria riusciva ancora a pensare che ci fosse una speranza per il mondo e che, un giorno, nessuno avrebbe più dovuto subire per mano di un suo simile quello che lui, trent’anni prima, aveva vissuto. Perso tra le grida di gioia e i piccoli grandi pianti dei bambini rimase lì seduto osservando la vita intorno a sé per una mezz’oretta quando vide arrivare da una vialetto alla sua destra un anziano signore distinto. Aveva un portamento elegante per la sua età, vestiva una bella camicia azzurra e un paio di pantaloni beige ben stirati. Come lo aveva intravisto aveva subito capito che era diretto verso la sua panchina e dal suo passo deciso aveva anche intuito che probabilmente aveva voglia di chiacchierare. Tra persone anziane capitava spesso e anche se lui non era propriamente una persona loquace, tuttavia a volte la solitudine lo portava a scambiare due parole con qualcuno. Adesso, però, c’era qualcosa in quell’uomo che di primo acchito non gli piacque. Andreas Pieralli 1 di 3

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La saggezza dei folli

Perché un classico non finisce mai di dire ciò che ha da dire L’Associazione Italiana di Cultura Classica e i giovani: un dialogo aperto

Far dialogare i ragazzi di oggi - sempre alle prese con SMS e ipod - con Cicerone o Lucrezio. Di più, farli riflettere sui valori della classicità. Impossibile? Direi proprio di no, stando al successo riscosso dal concorso Vite parallele: personaggi a confronto, proposto dall’A.I.C.C. alle scuole medie e ai licei della provincia di Terni. Un successo fatto non solo di numeri - cinquanta i partecipanti alle tre sezioni (terza media, biennio e triennio liceali) - ma soprattutto di qualità della riflessione, di creatività, di passione. Segno che, al di là dei luoghi comuni che li vorrebbero apatici, distratti, disimpegnati, i giovani di oggi sanno raccogliere le sfide, anche le più impegnative dal punto di vista culturale ed umano, come dimostrano gli elaborati delle due giovani vincitrici della sezione triennio, entrambe del liceo classico “ G.C. Tacito”: Benedetta De Cesaris e Sara Maria Fantini. Ne “La saggezza dei folli”, Benedetta De Cesaris (II IF), fa incontrare Tasso nella reclusione di S. Anna con uno dei suoi daimones, Lucrezio che, per intervalla insaniae, lo guida sulla via della saggezza. Sara Maria Fantini (II IT) con la sceneggiatura teatrale “Clamor validus” (che pubblicheremo nel prossimo numero de La Pagina), ambientata nel monastero di Gandersheim (X sec. d.C.), coglie il delicato rapporto tra mondo classico e medioevo cristiano, analizzando i tormenti e la spiritualità della monaca Roswitha, appassionata lettrice delle opere di Terenzio e lei stessa autrice di drammi a lui ispirati. Prof.ssa Annarita Bregliozzi Presidente dell’AICC - Delegazione di Terni

Cari giovani, non fatevi del male con “grandi o famosi fratelli e scellerati gossip”, idiozie create ad arte per fabbricare mentecatti. Fatevi del bene leggendo, tra altri classici, La Gerusalemme liberata e il De rerum natura.

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S pifferi d’aria gelida penetravano tra le porte scardinate delle celle fredde e sudice dell’ospedale. Sibilavano lente, inquietanti, mentre alzavano momentanei aliti di polvere. Di quando in quando qualcuno tossiva, qualcun altro batteva i denti, qualcun altro ancora azzardava una languida risata. Una delle tante celle, invece, restava in silenzio, immersa nella penombra e rischiarata debolmente solo dal pallore della luna piena. Un uomo se ne stava rannicchiato su una sedia traballante, tarlata, accanto ad uno scrittoio logoro e sporco d’inchiostro, su cui poggiava una pila di fogli sgualciti, scritti ma pieni di macchie e imperfezioni. L’uomo teneva in mano una penna, talvolta la intingeva nel calamaio e poi restava ad osservarla, finché le gocce nere non andavano a depositarsi sul foglio, dilatandosi mentre la carta le assorbiva e ne faceva un disegno irregolare. Era un uomo maturo, con gli occhi vuoti e i capelli incolti e impastati. I fasci di luce della luna facevano scorgere a tratti le cicatrici lattee che aveva sul volto, a tratti ferite ancora fresche ed incrostate di sangue. Una folata di vento scompigliò appena la pila di fogli. L’uomo allora si alzò di scatto e gettò bruscamente il pennino a terra, mentre prendeva a girare affannosa- mente per tutto il perimetro della stanza, dondolandosi avanti e indietro e scuotendo il capo. Maledetti, maledette creature... creature maligne, infide, figlie del diavolo... MALEDETTI! - urlò acceso d’ira. Poi parve calmarsi tutto d’un tratto, mise le schiena al muro e scivolò fino a terra, prendendosi il capo tra le mani e continuando a dondolare avanti e indietro. Un altro alito di vento raggiunse il buio cubicolo e accarezzò tenue i capelli unti dell’uomo. Basta! Basta! Lasciatemi in pace, miserabili! Ti è così molesta la mia visita, Torquato? Qualcuno aveva parlato: una voce profonda, calda e sconosciuta. L’uomo fermò di colpo il suo movimento convulso d’andirivieni e alzò cauto lo sguardo verso il punto in cui gli era sembrato di udire la voce. Dall’ombra emerse una figura, un uomo alto, calvo, sbarbato, col viso lungo e il mento appuntito, e con due

occhi neri come la pece ma a tratti striati da uno strano guizzo rossiccio. Indossava una tunica lunga fino alle caviglie, sotto alla quale spuntavano i piedi nudi. Chi... che...che volete? Chi siete? balbettò incerto Torquato, passandosi una mano tra i capelli sporchi, quasi a volerseli ravviare, ma senza successo. Non mentivano coloro che dicevano che il male interiore è spesso peggiore del male fisico... disse tranquillo l’altro uomo, schiarendosi elegantemente la voce. Non mi avete risposto. Ebbene...non si sa molto su di me, devo ammetterlo. Ma non è che poi questo mi turbi molto. Anzi, probabilmente è meglio così. Non ho mai amato le cose mondane... ho sempre preferito una vita appartata, solitaria... L’uomo fece qualche passo in avanti e si sedette alla scrivania in un fruscio. Avete... avete così ragione. Forse dovrei anch’io...ma la corte... la corte è così così... attraente... eppure così fallace, distrugge i miei sogni uno ad uno... li sgretola come pietre in mano a un titano... L’uomo sorrise. Non potrai mai trovare quel che veramente desideri nella vita di società. Nulla che ne faccia parte rifletterà mai ciò che siamo, Torquato. Eppure... eppure dev’esserci un mondo adatto, anche se remoto, simile alla natura, libero, semplice, autentico... con pastori bonari e senza tutte quelle competizioni... quel doversi adeguare necessariamente... ma che sto di-

cendo! Devo accontentare il mio padrone! Devo rispettare lui ed i precetti della Chiesa - disse Torquato, allungando le gambe a terra ed osservandosi le punte dei piedi scalzi e anneriti. No Torquato, non commettere questo terribile errore... non abbandonare i tuoi pensieri per ciò che non ti appartiene... e per di più in nome della religione. Essa non è che uno strumento di coesione, un infido “instrumentum regni”. Conosci l’episodio del sacrificio della sventurata Ifigenia e di come il padre si sbarazzò di lei? chiese l’uomo, distogliendo lo sguardo da Torquato e fissandolo verso la luna. Torquato annuì più volte, come in preda ad uno spasmo. La religione, ahimè, è usata essenzialmente per fini politici. Ed essa è causa solo di scelleratezze. Ci sono esseri superiori, sì Torquato, ma a loro non importa nulla di noi. Come... Dio... come può non importargli? I suoi... ministri mettono la gente al rogo... perché hanno offeso Dio.. e come può lui restare indifferente? Rifletti,Torquato: hai mai visto Dio? chiese pacato l’uomo, continuando ad esaminare i riflessi pallidi della luna. Torquato sembrò essere imbarazzato alla domanda. No - ammise arrossendo insomma Lui... Lui non può... non può farsi vedere. Non gliene importa nulla, è questo il motivo. Le divinità... stanno lì, nei loro “intermundia”, oziando... interessiamo solo a noi


stessi, è questo il punto. Che intendete dire? C’ è un vecchio detto... recita così “vivere non è mangiare e bere, ma nutrirsi e dissetarsi”. Sai cosa vuol dire? Vuol dire che è inutile adagiarsi sugli allori, è inutile abbandonarsi alla più piccole e meschine fragilità. La paura degli Dei, la paura della morte... davanti ad essi sembriamo come bambini che temono il buio. Abbiamo paura di morte e Dèi solo perché ignoriamo ciò che essi realmente sono. Ragiona: chi mai si getterebbe giù da un precipizio, ignorando a che altezza si trovi? Torquato parve disorientato da quel ragionamento. Gettò un’occhiata a terra, per un momento parve alienarsi dalla conversazione, poi si riprese: Continuate, sussurrò. Non esistiamo per volontà divina o perché c’è un fine nel percorso terreno che conduciamo. Siamo fatti di atomi, questo è il punto. Ci aggreghiamo nella nascita, ci disgreghiamo nella morte; e per effetto di una deviazione, per di più, non per volontà nostra o di chicchessia. Capisci, Torquato dov’è che erriamo? E’ improduttivo abbandonarci alle nostre insicurezze. Ne usciamo solo più insofferenti di prima. Allora... volete dirmi che la vita... non potremo mai controllare nulla? Saremo sempre succubi di un sistema che aliena la nostra identità? Oh sì che potremo controllare. Non tutto, ma qualcosa assolutamente sì. Ed oltretutto è l’unico modo che ci permette di avere un’esistenza “vivibile”... Necesse est. E’ necessario?, chiese perplesso Torquato. E’ necessario, sì. E’ necessario che ci affidiamo alla nostra ragione, non ai desideri innaturali, devianti, non necessari... E’ così che abbiamo la possibilità di fugare ogni nostra incertezza. Eliminandola razionalmente. Ma come? Come posso af-

fidarmi alla mia ragione, se anch’essa, proprio come i miei sensi, mi tradisce? Come quando scrivo. La mia ragione sostiene la negazione di qualcosa, ma io riesco a dire solo il contrario. Cerco disperatamente di rifugiarmi nella mia scrittura, ma più tento di scrivere una cosa, più essa si confonde, sfuma nei miei pensieri... Come posso affidarmi alla ragione, che forse è persino la parte di me stesso che più mi è ignota e riesco meno a controllare? Torquato scuoteva il capo, si batteva la testa con entrambe le mani, come a volersi punire, o forse più a voler tentare di farsi venire in mente una possibile soluzione ai suoi dilemmi. La scrittura è dominabile in certi limiti, Torquato. Non priviamoci anche della libertà della scrittura. Affìdati alle muse, all’ispirazione che infondono in te... Assapora il loro miele, coniuga estetica ed insegnamenti, qualunque sia il risultato.. è molto difficile dominare bene la materia scritta... Eppure.... eppure l’Ariosto! Oh, come ci è riuscito bene lui.... ha messo in ridicolo i valori cavallereschi come da sua volontà, è riuscito a tener le fila di tutto quel narrare avviluppato e deviante, ha saputo distaccarsi da tutti quei suoi personaggi, quelle sue creature... ed io? Io non riesco a scrivere ciò che devo, ma riporto sulla carta solo macchie di qualcosa che non sono certo di desiderare, o che non voglio... è tutto talmente complicato... è come se le mie aspirazioni al decoro e alla compostezza subissero delle spinte disgregatrici sotterranee... proprio come i miei cavalieri! Anche loro nell’abisso, tra bene e male, giusto e sbagliato... L’altro uomo distolse lo sguardo dalla luna, umettò gli occhi battendo lentamente le palpebre e trasse un profondo sospiro. Si schiarì la voce.

Si osservò interessato le mani, poi fece intrecciare le lunghe dita affusolate tra loro e riprese a parlare: che cosa stai scrivendo?, chiese dolcemente. Parlo di una guerra. Una guerra tra bene e male, combattenti cristiani contro combattenti pagani, interventi di angeli ma anche di demoni... rispose secco Torquato. Ahimè, amico mio... disse l’uomo, improvvisamente amareggiato, mentre il bel viso curato veniva d’un tratto velato da un cipiglio di dissenso, proprio la guerra fa da protagonista al tuo libro? E così dunque anche alla tua vita... la guerra è male, Torquato... Torquato parve mortificato dalla solennità e dall’amarezza con cui l’aveva avvolto quella risposta, perciò si affrettò a dire: Oh, oh lo so certo.... la guerra è sì manifestazione di eroismo e forza.... ma è atroce, disumana, genera solo sofferenza e lutto...lo so, sì... Non ci saranno mai né vincitori né vinti davanti alle atrocità, mai... Avete ragione. Ma.... seppure dovessero esserci, credo che anche i vinti abbiano una loro dignità.... insomma, quale colpa potremmo mai imputargli? Di essere stati troppo indulgenti con i nemici? Di essere stati troppo vili? Di essere stati costretti a fare qualcosa di cui non condividevano le idee solo perché subordinati a qualcun altro?... Non è compito nostro giudicare gli altri, Torquato. Noi, al massimo, abbiamo l’opportunità di ricercare le cause dei fenomeni, ma non di porre gli uomini sotto giudizio - sentenziò perentorio l’uomo sconosciuto. L’ennesima folata di vento accarezzò i fogli disordinatamente impilati sulla scrivania, alzandone in volo tre o quattro, che si librarono per la stanza per qualche attimo, descrivendo onde flessuose a mezz’aria. Il silenzio s’impadronì del

cubicolo per qualche istante. I due uomini erano immobili nelle loro posizioni. Poi, all’improvviso, Torquato si gettò a terra, col viso rivolto verso il pavimento e prese a dimenarsi come tormentato da forze invisibili. Batteva mani e piedi violentemente, respirava affannosamente, non aveva tregua, mentre le lacrime gli irrompevano fuori dagli occhi e gli bagnavano gli zigomi, per poi disperdersi nella barba incolta. Lo sconosciuto non alzava lo sguardo dalle proprie mani e rimaneva, anzi, statico in quella posa di una calma quasi inquietante. A cosa hai pensato Torquato?, chiese, con voce greve e lontana. Torquato rallentò le sue convulsioni e riprese fiato. E’ così... così... frustrante... perché? Perché non posso controllarlo? Voi sapete tutto, giusto? Spiegatemelo voi!, ululò. Cosa pretendi che ti spieghi?, domandò amabile l’altro. Questo... questi... l’amore, diamine! Io... non... ci... riesco... come... faccio... a... a... Lo sconosciuto sembrò risvegliarsi dal suo torpore e le striature rossicce degli occhi sembrarono prendere vita, facendosi di un rosso sangue. Si alzò in piedi e prese a parlare da solo. Brucia l’intima piaga a nutrirla e col tempo incarnisce, divampa nei giorni l’ardore, l’angoscia ti serra, se non confondi l’antico dolore con nuove ferite, e le recenti piaghe errabondo lenisca d’instabili amori, e ad altro tu possa rivolgere i moti dell’animo... ma... È proprio lei che talvolta con l’onesto suo agire, / l’equilibrio dei modi, la nitida eleganza della persona, / ti rende consueta la gioia d’una vita comune. / Nel tempo avvenire l’abitudine concilia l’amore; / ciò che subisce colpi, per quanto lievi ma incessanti, / a lungo andare cede, e infine vacilla”... e ripeteva i versi di continuo, in modo assillante, maniacale.

La Provincia di Terni per la cultura

E’ voluttà, una cosa svincolata da ogni legge morale, è piacere dei sensi... ma anche sofferenza, morbido patetismo, lacrime, abbandono... Torquato era tornato in sé e stava ad osservare la scena attento, con respiro irregolare, mentre si raggomitolava di nuovo addosso al muro. Il tono di voce dello sconosciuto si alzava sempre di più, sempre più forte, e il respiro di Torquato si faceva sempre più affannoso, forte, veloce, sempre più forte, forte, forte, forte.... finché non lanciò un urlo straziante. Tutto sembrò finalmente tacere. Nemmeno il vento spirava più. La luna continuava a splendere, regina incontrastata nella notte. Torquato alzò cauto lo sguardo sul suo cubicolo e vide che era tornato vuoto. Non c’era più nessuno. Si accasciò del tutto sul pavimento, accanto alla penna che in precedenza aveva gettato a terra. La prese in mano, poi allungò l’altra mano verso uno dei fogli che il vento aveva fatto volteggiare per tutta la stanza. Lo avvicinò a sé e scrisse qualcosa su di esso. Poi lasciò andare tutto e prese a fissare il vuoto, finché il sonno non ebbe la meglio. Il respiro di Torquato riprese a farsi regolare, mentre il foglio su cui aveva scritto poco prima veniva nuovamente spostato da un alito di vento e le lettere ancora fresche di inchiostro rilucevano alla luce della luna: “E che il vero condito in mille versi, / i più schivi allettando ha persuaso.” Benedetta De Cesaris II IF

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Alcuni dei filosofi italici chiamati Pitagorici dicono che la cometa è uno degli astri vaganti, ma che le sue apparizioni avvengono attraverso lunghi periodi di tempo. Aristotele, Metereologica A 6. 342b 29

Il 9 Ottobre prossimo in tutta Italia si celebrerà la

Giornata nazionale contro l’Inquinamento Luminoso Per una facile comprensione dell’Inquinamento Luminoso, è sufficiente esaminare la foto sottostante: una somma di immagini in notturna scattate da satellite al nostro pianeta, che mette in evidenza le zone più devastate (quelle più industrializzate) come Stati Uniti, Europa e Giappone.

Questo fenomeno, sconosciuto alla gran parte della popolazione, è snobbato dai media e ignorato dalle istituzioni politiche, che invece di mettere ordine con una legge nazionale, relegano questa responsabilità alle Regioni. Da parte nostra riteniamo quindi doveroso dedicargli tutto lo spazio a nostra disposizione (in questo mese ben tre pagine), con la speranza che, anche se trattato solo in modo superficiale, possiamo infondere conoscenza di questo grave danno che peserà sulle spalle delle future generazioni. Per l’occasione diamo il benvenuto a Franco Capitoli, nostro socio, che da vero competente (ex Quadro ENEL - funzione ingegneria), curerà mensilmente questo aspetto, mettendo in rilievo gli impianti fuori legge, sia pubblici che privati di Terni e provincia, suggerendo le soluzioni più adeguate. In coerenza per la divulgazione di questo fenomeno, sabato 9 ottobre, saremo presenti a Piazza Europa fin dal primo pomeriggio con una decina di telescopi, a disposizione dei cittadini e scolaresche, per una serata di osservazione astronomica, dove per l’occasione, l’A.S.M. di Terni spegnerà fino alla mezzanotte le luci della piazza. Riducendo dove non necessaria, o solo apportando piccole modifiche alle strutture illuminanti, si otterrebbe un risparmio energetico di grosse proporzioni che andrebbe ad influire positivamente nelle tasche dei cittadini. Diamo atto all’Amministrazione Comunale di Terni che si sta ben adoperando nel rispetto della nuova Legge Regionale e che sia di esempio per tutti i Comuni limitrofi. Ai progettisti, installatori, fornitori e rivenditori di impianti illuminanti chiediamo di attenersi scrupolosamente alla nuova normativa Umbra, nella duplice ottica di migliorare sia l’ambiente che evitare le sanzioni previste! Tonino Scacciafratte Presidente A.T.A.M.B. - tonisca@gmail.com

Pillole di Astronomia Ricordo che l’eclittica è quella linea percorsa dal Sole nel suo moto annuo, contro lo sfondo delle costellazioni zodiacali. Per un ipotetico osservatore posto sul Sole, l’Eclittica sarebbe invece la linea percorsa dalla Terra, nel suo moto annuo. E’ evidente quindi che l’Eclittica è determinata dall’intersezione del piano dell’orbita terrestre sulla sfera celeste e che tale piano contiene il Sole. Perciò, in un giorno qualsiasi, la posizione del Sole sulla volta celeste indica all’osservatore un punto appartenente all’Eclittica. In un giorno d’inverno, l’Eclittica è bassa sull’orizzonte (infatti il Sole è basso) mentre alla stessa data, di notte, l’Eclittica è alta sull’orizzonte: le costellazioni zodiacali che si snodano sull’eclittica, visibili in inverno, sono alte in cielo. D’estate, l’Eclittica è alta di giorno (infatti il Sole è alto sull’orizzonte) mentre di notte l’Eclittica è bassa per cui le costellazioni zodiacali estive, Scorpione, Sagittario, Capricorno sono basse sull’orizzonte. Provate a localizzare questo tratto dello Zodiaco unendo idealmente con una linea le costellazioni. Naturalmente anche i pianeti e la Luna, che si muovono in prossimità dell’Eclittica, saranno assai alti in cielo in GC inverno e assai bassi in estate.

costellazione

al mese

Capricorno e Scudo Decima costellazione dello Zodiaco, il Capricorno ha una forma triangolare molto evidente in cielo, con tre larghe coppie di stelle abbastanza brillanti a delimitarne i contorni. Può essere individuata tracciando una linea tra Vega della Lira e Altair dell’Aquila e raddoppiandone la distanza. Alle nostre latitudini è sempre molto bassa sull’orizzonte e quindi risulta anche difficile individuare gli oggetti da osservare. Nell’antichità la costellazione veniva a trovarsi nella parte più bassa del transito del Sole sull’eclittica e questa posizione fu denominata Tropico del Capricorno. La costellazione è molto antica, ma è tra le ultime introdotte dai Sumeri, attorno al 2100 a.C. Rappresenta una capra di mare, una capra con la coda di pesce: la leggenda narra che il dio-capra Pan si gettò nel Nilo per sfuggire al mostro Tifone e, solo per la parte del corpo sott’acqua, fu trasformato in pesce. Spostandoci ora più ad ovest, tra il Sagittario, la coda del Serpente e l’Aquila, letteralmente incastonata nella Via Lattea, ecco la piccola costellazione dello Scudo. E’ una costellazione recente, inventata da Hevelius nel 1690, e denominata in origine Scutum Sobiescianum, in onore di Giovanni III re di Polonia (in polacco, Jan Sobieski) che liberò Vienna nel 1683 dall’assedio dei Turchi, l’unico personaggio storico cui sia dedicata un’intera costellazione. Le stelle dello Scudo non formano una figura ben definita, tuttavia, se vengono incluse alcune stelle dell’Aquila, è possibile delineare un ovale abbastanza riconoscibile. Lo Scudo è più facilmente individuabile grazie alla presenza di una nube stellare, un brillante grumo della Via Lattea di forma approssimativamente circolare con tre stelle relativamente luminose nella parte settentrionale. Nella parte nord-orientale della nube è situato lo splendido ammasso aperto M11, detto “delle anatre selvatiche” perché ricorda in qualche modo il volo delle anatre selvatiche. L’uniformità nella luminosità delle sue componenti (circa un centinaio di stelle tra le magnitudini 11 e 12,5) accompagnata alla sua grande densità lo fa assomigliare a prima vista ad un ammasso globulare. Con un binocolo 7x50 appare simile a una densa macchia nebbiosa di piccole dimensioni. Giovanna Cozzari

Osservazioni per il giorno venerdì 24 Settembre 2010

Assoc iaz ione Te r na na A s t ro f ili Massimilia no Be ltr a me

In prima serata, alta nel cielo, troviamo una Luna quasi piena (fase calante di 16 giorni) che disturba non poco la visione di oggetti deboli, ma Giove, alto nel cielo e molto luminoso, non ne risentirà e potremmo osservarlo molto bene con i suoi quattro satelliti (Io, Europa, Ganimede e Callisto) tutti allineati dalla stessa parte. La Galassia di Andromeda sarà il secondo oggetto che punteremo e per i più esigenti, l’ammasso aperto della Civetta (NGC 457) distante 9.000 anni luce. TS

www.mpc589.com L’osservatorio astronomico di S. Erasmo è aperto gratuitamente per i cittadini l’ultimo venerdì di ogni mese dalle ore 21,30.

Osservatorio Astronomico di S. Erasmo

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Una

V i a M a e s t r i d e l L a v o r o , 1 - Te r n i tonisca@gmail.com 329-9041110


Dieci penzierini su l’aria e l’inquinamentu attemosfericu... tuttu fa! 1) L’attemosfera è l’aria ch’avvorge la Terra... è bbellu aveccela ‘ntornu quanno unu è vvivu perché doppo ‘n ce se fa più gnente. 2) L’aria cià tantu ‘ssiggenu e ttutti quilli che pozzono respirallu lu respirono. Mi’ madre e mmi’ sorella se ‘ssiggenono pure li capilli, mi’ padre però... me sà che cco’ l’ossiggeno ‘n ce fa gnente perché ‘n cià mancu ‘n capillu! 3) L’ossiggeno lu buttono fòri le piante... ‘n cambiu noi le tajamo e ppo’ le bruciamo. A mme m’hanno dittu che le piante bbruciono perché ce sta l’ossiggeno, allora finché bbruciono non ce dovemo preoccupa’ perché l’ossiggeno ce sta. 4) Brucianno le piante... producemo ‘nidride carbonica e ttanta ce fa male... e ppo’ la ‘nidride carbonica ce scappa anche da la bbocca. Cià raggione papà quanno je dice a mmamma da risparmia’ su lu fiatu... perché essa da sola co’ ‘lla jacchiera... chissà quanta ‘nidride carbonica ce scarica su l’attemosfera! 5) Io penzo che ttutti quilli che fumono ‘nquinono meno de ‘ll’andri perché, co’ ttuttu ‘llu smogghe che cciànno dentro li pormoni, la ‘nidride carbonica non je riesce a scappà e j’armane dentro. 6) Mi’ nonnu sta sempre a ssuspirà, me sà che sse vòle fa ‘n’abbuffata de aria perché m’ha dittu che cce dovemo sta’ tantu tembu senza de essa. 7) Co’ ll’aria ce se campa ma mi’ madre m’ha dittu che se non magno non pozzo campa’ solu de essa. 8) Io penzo che ttutte quelle puzze che cce stanno ‘n giru so’ tantu ‘mportanti pe’ l’attemosfera perché ccucì trattenemo lu fiatu e pproducemo meno ‘nidride carbonica. 9) Mi’ nonnu quanno je entra l’aria da ‘na finestra, co’ tutti quilli sternuti la fa scappa’ da quell’andra... ‘ccellerata e piena de schizzi. 10) Io non vojo che mmi’ nonnu armane senz’aria, allora je spalanco tutte le finestre a ccostu de faje pijà ‘na purmunite, issu è contentu perché co’ tutti ‘lli spifferi arpenza a quann’era ggiovinottu che annava ‘n motocicretta. paolo.casali48@alice.it

ASTROrime... Inquinamento luminoso e black out Mio nonno che vive in campagna è venuto a trovarmi in città... e ogni volta ripete e si lagna che... non vede le stelle da qua. Ma nonno!?... C’è tanto splendore!... Non c’è raffronto col buio del cielo e... questo ci dà quel calore e... siamo protetti da un velo. Ma come risposta a tal vanto... ecco... c’è un silenzio improvviso... di luci... di suoni... d’incanto... solo il nonno e... non vedo il suo viso. Nipote... ora sì... c’è splendore... alza gli occhi... vedi stelle nel cielo? Sono tante e... rafforzan l’amore portando ogni cuore al disgelo. PC

La luce ha oscurato le stelle! Fin dai tempi più antichi l’uomo, volgendo lo sguardo verso l’alto, ha goduto del più grande spettacolo offerto dalla natura. Con la sua fantasia ha unito con linee immaginarie le migliaia e migliaia di stelle luccicanti, disegnando nel cielo figure di personaggi ed animali e creando storie e leggende ad essi legate. Tutte le antiche culture hanno studiato e disegnato il proprio cielo: i popoli della mesopotamia, i cinesi, i popoli dell’America centrale, gli egiziani, i greci. I fenici, grandi navigatori, si servirono delle conoscenze astronomiche per effettuare le loro traversate in mare. Per migliaia di anni l’unico ostacolo all’osservazione del cielo stellato sono state esclusivamente le condizioni atmosferiche. Da sempre l’uomo ha considerato il buio come qualcosa di negativo, di temibile e quindi, per fugare queste paure, ha cercato di fare luce anche di notte con torce, fanali, lampade. La luce ha sempre rappresentato per l’uomo la vita che rinasce, ma con il progredire della tecnologia si è abusato con le illuminazioni. L’inquinamento luminoso, che è cresciuto con l’evolversi della civiltà, non aveva causato gravi danni fino all’invenzione della luce elettrica. Alla fine del 1700 venne inventata la lampada ad idrogeno con accensione elettrica e per tutto l’800 in rapida successione furono ideati vari tipi di lampade, fino al 1878, quando Thomas Edison inventò la lampada elettrica ad incandescenza. Dopo pochi anni ebbe inizio la produzione di energia elettrica su grande scala. La prima centrale elettrica per l’illuminazione entrò in funzione in America nel 1881 e due anni dopo a Milano fu attivato il primo impianto italiano. Gli osservatori astronomici che si trovavano nelle grandi città subirono un grave danno con l’illuminazione elettrica e piano piano vennero spostati

La piana del Fucino di notte

portuali e chi più ne ha più fuori dai centri abitati, ne metta! riconquistando così, ahimè Alle 3 di notte, quando nessolo momentaneamente, sun turista circola per la quelle magnitudini che città, possiamo vedere cenavevano perso. A metà del tinaia di monumenti illumi1900 con preoccupazione nati a giorno, con fari che sempre crescente si cominpuntano verso l’alto: ma ciò a studiare il problema: a cosa aspettano a spegnerli? Flagstaff venne mappato il A chi servono a quell’ora? territorio e venne misurata Se una notte dalle nostre la perdita di magnitudini case alziamo lo sguardo stellari; tre astronomi della verso il cielo, scorgiamo Specola Vaticana di Castelqualche decina di stelle, gandolfo - Bertiau, De quando invece ne dovremGraevee e Treanor - studiamo vedere migliaia. Tanti rono un sistema per deterscolari hanno visto le cominare la brillantezza del stellazioni solo nelle illucielo relativamente alla strazioni di un libro. Nel distanza dalle città e pub1994, dopo il terremoto che blicarono la prima mappa colpì Los Angeles ed il dell’inquinamento luminoconseguente blackout, i citso in Italia. Dagli anni 1970tadini americani tempesta1980 in poi, in tutto il rono di telefonate i mondo vengono formate centralini telefonici degli varie commissioni che istituti scientifici per chieemettono ordinanze per dere di che origine fossero proteggere gli osservatori tutti quei puntini luminosi dall’inquinamento luminonel cielo… Il buio aveva so, ma si continua purreso visibile un cielo steltroppo a perdere magnitulato che la maggior parte di dini e le immagini dal loro non aveva mai potuto satellite mostrano un piavedere prima! Sempre neta ormai illuminato a negli Stati Uniti, in un giorno. I grandi osservatori parco pubblico illuminato a astronomici vengono spogiorno, alcuni orsi hanno stati nelle zone meno illudistrutto i lampioni perché minate della Terra, come le disturbavano il loro sonno! Ande o le Canarie ed anche .. gli orsi hanno capito. E noi? nello spazio (il Telescopio Fiorella Isoardi Valentini spaziale Hubble), mentre i piccoli osservatori amatoriali, che non hanno fortissime Osservate più spesso le stelle possibilità eco- Quando avete un peso sull’animo nomiche, riman- guardate le stelle gono immersi o l’azzurro del cielo. nell’accecante Quando vi sentirete tristi, bagliore di scon- quando vi offenderanno, siderate illumi- quando qualcosa non vi riuscirà, nazioni stradali, quando la tempesta civili, militari, in- si scatenerà nel vostro animo, dustriali, navali, uscite all’aria aperta aeree, pubblicita- e intrattenetevi, da soli, col cielo. rie, monumen- Allora la vostra anima tali, sportive, troverà la quiete. Pavela Florenskij portuali, aero-

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Prevenzione dall’inquinamento luminoso e risparmio energetico L’amministrazione del Comune di Terni ha recentemente adottato una procedura organizzativa, con la quale intende adempiere agli obblighi prescritti dalla Legge Regionale 20/2005 Norme in materia di prevenzione dall’inquinamento luminoso e risparmio energetico e dal Regolamento Regionale 2/2007 Regolamento di attuazione della L.R. n. 20/2005. I criteri principali della L.R. e del R.R. sono: 1) Non disperdere la luce al di sopra la linea dell’orizzonte; 2) Orientare il cono di luce prodotto dagli apparecchi verso il basso; 3) Non illuminare al di fuori delle aree cui la luce è funzionalmente dedicata. La legge è vincolante per l’illuminazione esterna sia pubblica che privata. La procedura organizzativa del Comune di Terni è in vigore dal 15 feb. 2010. Tutti i progettisti degli impianti d’illuminazione esterna pubblica e privata e i soggetti operativi, dovranno attenersi ai criteri tecnici e alle procedure introdotte dai due atti legislativi; pene severe sono previste per i trasgressori. Il rispetto delle prescrizioni indicate dalla L.R. 20/2005 e dal R.R 2/2007 è un obbligo di legge, ma anche un dovere sociale e morale; basti pensare che solo in Italia si producono circa 2300 milioni di kwh l’anno di energia elettrica in più, per il surplus di luce artificiale sprecata nel cielo. Il costo equivalente è di circa 250 milioni di Euro l’anno. Franco Capitoli

T u t t o Ormai questa espressione è talmente diffusa e radicata nella lingua italiana parlata e scritta, che spesso la si nomina senza sapere nemmeno di cosa si parli in realtà. È utilizzata quando uno è pensieroso: - Cos’hai? - NULLA, tutto ok! Quando accade qualcosa: - Che è accaduto? - NULLA, non è successo NIENTE! Nei rimproveri dei professori: - Sei un buono a NULLA! Tra genitori e figli: - Non hai mangiato NULLA! - Non voglio proprio NIENTE! Perfino tra amici: - Cos’hai oggi da fare? - Oh, NULLA! Se vuoi possiamo uscire insieme! A volte, quest’espressione

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s u l è utilizzata anche in un modo grammaticalmente non troppo corretto: - Cos’è stato questo rumore? - Oh, NULLA, è soltanto il mio diario che è caduto! Verrebbe da pensare: ma se è il diario che è caduto, come fa ad essere NULLA !? Allora QUALCOSA è! NULLA,NULLA, NULLA… Ma cosa indica in realtà la parola “NULLA”? Secondo le teorie matematiche sui corpi e l’universo, la parola “nulla”, sinonimo di “niente”, sta ad indicare uno spazio completamente vuoto, ove all’interno non vi siano né forme di vita, né oggetti, né elementi, né rocce, né pianeti, né stelle, né suoni, tantomeno l’elettricità e quindi, conseguenzialmente, deve mancare anche la luce. Molti studiosi si sono cimentati in passato nell’esplicazione del concetto di “nulla”: secondo i filosofi, il “nulla” non esiste; alcuni dicono che il “nulla” è semplicemente “nulla”; altri ancora, non sapendo come definirlo, dicono che esso è “qualcosa”. Ma allora, se è “qualcosa” non è“nulla”?! Anche in lingua si erra: se il “nulla” non è “nulla”, come fa ad essere una parola ?! Fin qui, la definizione più corretta

Esempio di apparecchi luminosi inquinanti Sfera in vetro trasparente con alette frangi luce E’ fortemente inquinante poiché indirizza i raggi luminosi in tutte le direzioni (anche sopra l’orizzonte). Disperde nel cielo circa il 70% della luce prodotta e abbaglia gli occhi.

Armatura inquinante installata in varie zone di Terni

Esempio di apparecchi luminosi non inquinanti Armatura a guscio completamente schermante Orienta il cono di luce verso il basso (zona da illuminare) e illumina in modo più confortevole.

Armatura non inquinante installata in varie zone di Terni

N u l l a sembrerebbe quella fornita dai matematici, anche se, riflettendoci bene, in effetti non è esatta del tutto: svuotiamo la mente e focalizziamo nella testa la definizione del “nulla”… Cosa appare? Uno spazio vuoto e bianco? Un’immagine nera ed oscurata? O semplicemente non trovate “NIENTE”?! E questo perché, almeno per come la vedo io, il “nulla” NON ESISTE! Mi spiego meglio: quando si è pensato al “nulla”, in realtà qualcosa è comparso nella nostra mente… Se per te è il nero più assoluto, comunque è il nero più assoluto; se pensi al bianco, lo stesso, poiché solo la luce è bianca e, quindi, non è uno spazio vuoto privo di luce! Anche la stessa definizione è errata: non può essere niente perché il niente di per sé non è e, di conseguenza, non può apparire come uno spazio vuoto. In conclusione credo che, poiché il nulla non lo si può trovare in nessuno spazio, in nessun tempo, non è definibile né quantificabile, tantomeno E’, questo non esiste o almeno non è umanamente raggiungibile, né immaginabile. Esso è la vera negazione dell’esistenza ... E voi, lettori, avete capito NULLA di questo discorso?! Elena Lucci Classe IIIG, Scuola media O. Nucula

I martedì matematici a cura di Giampiero Raspetti luogo: sala videoconferenze BCT orario: 16,30 - 18,00 CORSO A per ragazzi dagli 11 ai 13 anni ottobre 2010: 19, 26 novembre 2010: 9, 16, 23, 30 dicembre 2010: 7 Corrispondenza biunivoca - Nascita del numero: Egitto, Grecia, Roma Sistemi di numerazione - Al-Khwarizmi e al-jabr - Le equazioni

CORSO B gennaio 2011: febbraio 2011:

per tutte le età 11, 18, 25 1, 8

Conquiste fondamentali del pensiero matematico e conseguenze nel campo sociale, politico, religioso.

CORSO C

per ragazzi dai 9 agli 11 anni febbraio 2011: 15, 22 marzo 2011: 1, 8, 15, 22, 29 aprile 2011: 5

Senso del numero negli animali, nell’uomo primitivo, nell’uomo civilizzato - Ampliamento del senso del numero - Astrazione - Contare

I corsi non sono paralleli ai programmi scolastici.

I mercoledì informatici

a cura di Paolo Lucci CORSO A

luogo: aula didattica BCT orario: 16,30 - 18,00 per ragazzi dagli 11 ai 13 anni ottobre 2010: 27 novembre 2010: 3, 10

Definizione di informatica, campo di utilizzo nella società moderna, limiti tecnologici ed aspetti educativi; Struttura fisica e logica di un elaboratore elettronico (esempi di hardware / software / firmware); La rete globale: Internet (navigazione, servizi web: email, chat, social network, ecc..)

CORSO B

per tutte le età gennaio 2011: febbraio 2011:

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PC, netbook, notebook, palmari, server, ...); Tipici applicativi software impiegati per uso professionale, educativo, ricreativo; internet.

CORSO C

per ragazzi dai 9 agli 11 anni febbraio 2011: 23 marzo 2011: 2, 9

Introduzione all'informatica; Il PC: la parte “corporea e materiale”; Il PC: la componente “soffice e duttile”; Strumenti elettronici moderni per l'elaborazione delle informazioni e dei dati (Personal Computer, netbook, notebook, palmari, server, ...)

I corsi di informatica sono per gruppi di 12 persone.

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Ad oggi si è formato il seguente gruppo di collaborazione per i corsi di matematica: Giampiero Raspetti, Ivano Argentini, Paolo Casali, Paolo Lucci, Daniele Di Lorenzi, Elena Lucci, Francesco Neri, Giovanni Massarelli. NB - I corsi sono completamente gratuiti - I moduli di iscrizione sono disponibili presso la Biblioteca Comunale di Terni e anche scaricabili dal sito www.bct.comune.terni.it


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