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Maestra unica

Giampiero Raspetti

N° 8 - Ottobre 2008 (58°)

I dati OCSE-Pisa di recente diffusione, riguardanti i sistemi scolastici mondiali, sono, per la scuola italiana, impietosi. Sprofondiamo, nelle classifiche internazionali, al di sotto dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo, addirittura dopo la metà degli ultimi, quelli sottosviluppati. E questo nonostante l’apporto positivo della scuola elementare che, secondo una graduatoria stilata dalla rivista Forbes, risulta essere tra le prime al mondo in termini di competitività. Competitività, di cui oggi abbiamo enorme bisogno, ottenuta in virtù del fatto che nella scuola elementare si studia adeguatamente scienza e lingua inglese e grazie a eccellenti maestri che si specializzano in matematica e in informatica. Apporti positivi dunque proprio perché, da tempo, è stata relegata in soffitta la maestra unica! Oggi, in tempi lontani anni luce dalla sua scomparsa, la maestra unica torna. A fare cosa? Un unico punto di riferimento, la maestra unica cioè, andava bene cento anni fa (sempre che la maestra fosse brava, altrimenti il patatrac era completo), quando la sua voce era una delle pochissime a comunicare con il discente. Ora gli input sono moltissimi e non credo si possano abituare i giovani a forme di comunicazione astruse rispetto a quelle della vita reale. Temo che, con la maestra unica, si vada incontro a conseguenze d’estrema gravità. Una maestra infatti che abbia competenze serie nelle lingue, nelle scienze, nell’informatica, soprattutto nella matematica, oltre ovviamente in italiano, storia e geografia, non c’è, non esiste. Di norma ha una preparazione, diciamo così, umanistica. Non gode delle 3 o 4 lauree richieste per educare i nostri giovani nel momento più delicato della loro esperienza scolastica. Ha, anzi, una preparazione molto offuscata, per non dire nulla, in quello di cui si ha davvero bisogno oggi: scienza, storia dell’uomo e della terra, matematica, logica. Con quali studi si penserebbe, altrimenti, di poter essere competitivi? Con quattro scherzucci da dozzina o con gli oroscopi? Si sappia: se si progredisce scientificamente si sopravvive, altrimenti si è già ombre spettrali obbedienti. La spesa per ogni studente è al di sopra della media europea; lo stipendio degli insegnanti nettamente al di sotto! Una spiegazione c’è: in Italia permettiamo a troppi somari con laurea di rovinare i nostri giovani. Chi ha detto che chi, ripetendo a memoria 20 ore su 24, e le restanti ripassando, superati così laurea ed esami di abilitazione, debba essere a vita detentore di cattedra? Semplicemente ridicolo! Spero tanto nel Ministro Brunetta. Certo, moltissimi insegnanti sono di straordinario valore e riescono a trasmettere agli studenti adeguata conoscenza, interesse e passione. Troppo spesso però gli alunni si trovano in balìa di scarsa preparazione, mancanza di motivazione, incapacità di rapporto. Occorre allora riscoprire l’essenza autentica di una delle professioni più nobili ed adeguarla alle esigenze dei tempi. Investire nella scuola, premiare gli insegnati capaci, lasciare che quelli incapaci trovino libera espressione nella cura della abitazione, la loro o di altri. Risparmiare sulla cultura, sulla scienza, sulla ricerca significa aggravare i mali della scuola e, quindi, preparare generazioni non competitive e incapaci di affrontare le sfide che verranno. Temo che la maestra unica possa trasformarsi in un enorme macigno funzionale ad uno sfascio annunciato. Cui prodest?

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Chi vuol essere cristiano... , F P a t ri zi Capitale umano... , A Mel a secch e SUPERCONTI

Pr o n t o

Il Piacere , C C a rd i n a l i AMERIGO BARTOLI Una mobilità sostenibile , J D ’ A n d ri a Gruppo Salvati Laboratori Ti odio mare , G R i t o L’IPSIA si apre ancora all’Europa, G Ta l a m o n t i Carta costituzionale repubblicana , P L i b era t i 8 - Liceo Classico, Progetto Mandela 9 - ITC Cesi 10 - Scuole elementari

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Astronomia , T Scacciafratte, G Cozzari, P Casali Astronomia , P C , S Va l en t i n i , F Guerri, Alveari, E B u sset t i Chi ha paura della matematica?, Antimago RASPUS Fate la matematica, non fate la guerra, P F a b b ri

Non lasciare mai cadere oziosamente le mani, non restare mai fermo a mezza via. Se vuoi bere a mezzogiorno il vino, vai per tempo in cantina. Hermann Hesse


Chi vuol essere cristiano... La benedizione preserale di Scotti da Cinisello Balsamo

Dopo aver sciorinato domande a trabocchetto, aver elargito una pioggia di soldi, tra tette strizzate in mini top e stacchetti sculettanti, il pacioso e rassicurante conduttore chiosa la trasmissione con una benedizione divina. Sembrerebbe una scena irriverente dei primi film di Almodovar, una deriva trash come quelle assurde pubblicità che Fellini realizzò per Ginger e Fred e che poi anticiparono di qualche anno il Rovagnatipensiero. Invece la carezza pastorale mediatica ai nostri bimbi

arriva tutte le sere dalla mano di Gerry Scotti, il quale, passando la linea al TG5, non manca mai di aggiungere un che Dio vi benedica, che Dio vi protegga, che Dio vi assista, voi e le vostre famiglie… come se non proferisse verbo seduto sullo scranno di un studio televisivo, ma dall’alto di un pulpito. Che ci azzecca la benedizione alla fine di un programma tv? Ci siamo chiesti quale possa essere la radice cristiana di un telequiz: la risposta indovinata per grazia ricevuta, la sorte

rimessa nelle mani del Signore, i limiti dell’umano sapere… sono in fondo tutti elementi della religione cristiana, ma dubitiamo che negli studi di Mediaset sia in corso un duello tra gesuiti e giansenisti sulla programmazione della fascia preserale. Assai più probabile che lo zelo millenarista del monaco Scotti nasca da una sua voluntas, un’illuminazione non dovuta ad un riflettore incandescente, ma ad un dardo celeste; c’è una missione da compiere, ben più ardua di quella di Mike Bongiorno: riscattare la cattiva televisione. Siamo certi della buona fede di Scotti e di come voglia diffondere l’idea del focolare domestico, l’immagine della cena come momento di unione fami-

liare benedetta dal Signore; di come voglia far passare l’idea del contenitore televisivo come momento di coesione e non di scissione della famiglia, ben consapevole che la tv è accusata di aver interrotto, negli ultimi vent’anni, il dialogo nelle famiglie, di essersi infiltrata negli interstizi della solitudine, di aver alimentato la mancanza di comunicazione, di aver riempito il vuoto del dialogo casalingo, non ultimo di aver parcellizzato e spezzettato ancor di più il nucleo familiare proliferando in ogni angolo e in ogni stanza, ad ognuno la sua tv e il suo telecomando! Ecco la missione divina del monaco Scotti: riscattare non la cattiva televisione di Popper, impresa troppo ardua per un umano

conduttore, riscattare non quella tv che trasmette messaggi e plasma modelli, ma l’elettrodomestico in sé, un tempo bomba disgregatrice sociale da salotto, ora ostensorio con l’antenna. Mamme, papà, bambini e nonni, tutti riuniti e stretti insieme a tifare Gianni da Collecchio indeciso sulla durata della gravidanza del delfino camuso delle Antille Inferiori (risposta che solo Dio può infondere nelle umane menti!). Così, alla faccia dei proclami teo-con, nei pochi secondi della sigla finale, si fa politica. E se il prosciutto Rovagnati riscopre gli antichi sapori parola-di-mike, l’ecumenismo di Gerry va oltre e, tra veline e letterine, riscopre le radici cristiane d’Europa. Francesco Patrizi

Capitale umano, sviluppo economico e sociale Il 23 settembre, presso l’aula magna dell’Università degli Studi di Perugia, il Prof. Gary Becker, premio Nobel per l’Economia, ha tenuto una relazione magistrale sul tema Investiments in human capital, university education and economic research. Becker, docente alla Graduate School of Business and Sociology dell’Università di Chicago ha elaborato ricerche e studi approfonditi da cui risulta che il ruolo e la valorizzazione del capitale umano per promuovere lo sviluppo di un sistema economico globalizzato, passa attraverso la necessità di perseguire livelli di eccellenza nella formazione delle risorse umane. Il tutto in un contesto culturale delle responsabilità favorendo un forte impegno negli investimenti scientifici e tecnologici. Gli eventi che hanno interessato le economie mondiali in questi ultimi trent’anni, hanno determinato una ridistribuzione del capitale intangibile fra le aree in forte crescita a favore dei paesi più sviluppati, a scapito di un analogo differenziale per i Paesi meno avanzati. Infatti, se da un lato la globalizzazione ha avuto forti conseguenze ad esempio sulla riduzione della autonomia delle nazioni, allo stesso modo essa incide anche sui profili e gli assetti dell’alta formazione, con un rapporto quasi causale fra questa e lo sviluppo e viceversa. Da un’analisi empirica elaborata sui dati statistici relativi alla maggior parte dei Paesi del globo, emerge quindi lo stretto rapporto che esiste fra cultura universitaria e sviluppo, qualità della vita e, ad esempio, cura della propria salute. Ne consegue che per favorire le aree più arretrate del mondo sia dal punto di vista economico che del progresso civile è indispensabile investire in formazione universitaria. Quella che costituisce una convinzione diffusa ha trovato negli studi di Becker una conferma scientifica. Il convegno, presentato dal Rettore Prof. Francesco Bistoni e dal Preside della facoltà di Economia Prof. Pierluigi Daddi, ha visto poi gli interventi del Dott. Maurizio Beretta, Direttore Generale di Confindustria e del Prof. Andrea Bollino, docente di Politica Economica presso il nostro ateneo ed ha fornito spunti di riflessione anche per i rappresentanti delle istituzioni ed i molti studenti presenti. Tali temi, a livello locale, non possono che confermare la necessità di potenziare la presenza universitaria che ebbe a Terni un primo forte impulso con l’amministrazione Ciaurro, per le Facoltà di Medicina, Ingegneria ed Economia e, con l’attuale, per gli altri Corsi di Laurea ed il consolidamento del Polo Universitario nel suo complesso. Si impone al contempo la riflessione sullo scostamento fra questa ritrovata dinamicità e le ragioni per cui, nelle attuali condizioni, questa maggiore offerta non riesca a trovare un assorbimento adeguato dei laureati nell’economia del territorio, costretti ancora in percentuali elevate ad emigrare altrove. alessia.melasecche@libero.it

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Mensile di attualità e cultura

Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002, Tribunale di Terni Redazione: Terni, Vico Catina 13 --- Tipografia: Umbriagraf - Terni Direttore Giampiero Raspetti

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ACQUASPARTA SUPERCONTI V.le Marconi; AMELIA SUPERCONTI V. Nocicchia; ASSISI SUPERCONTI V. D’Annunzio - S. Maria degli Angeli; MASSA MARTANA SUPERCON TI V. Roma; NARNI SUPERCONTI V. Flaminia Ternana; ORVIETO SUPERCONTI Strada della Direttissima; PERUGIA SUPERCONTI Centro Bellocchio- V. Settevalli; RIETI SUPERCONTI La Galleria V. Micioccoli; ROMA SUPERCONTI V. Sisenna; SUPERCONTI V. Casilina 1674 (Grotte Celoni); SPELLO SUPERCONTI C. Comm. La Chiona; TERNI CARIT - Corso Tacito; CONFARTIGIANATO IMPRESE - V. L.Casale; CO. SE. BAR - Edicola interna (Ospedale S. Maria); INPS - V.le della Stazione; Libreria ALTEROCCA - C.so Tacito; SUPERCONTI CENTRO - V. Faustini; SUPERCONTI Centrocesure - V. Rossini; SUPERCONTI C. Comm. Le fontane - V. della Stadera; SUPERCONTI C.so del Popolo; SUPERCONTI P.zza Dalmazia; SUPERCONTI Pronto - P.zza Buozzi; SUPERCONTI V.Ferraris; SUPERCONTI Turati - V. G. Di Vittorio; SUPERCONTI Stazione - P.zza della Riv. Francese; VITERBO SUPERCONTI V. Belluno; VITORCHIANO SUPERCONTI - Località Pallone.


S UP RC O N T I P R O N TO SU PE ERC Be n v e n u t o “ B U O N G U S TO” I SUPERCONTI PRONTO nascono per rispondere alla domanda, proveniente dal mondo del lavoro, ma anche da chi non ha tempo per cucinare e da chi desidera mangiare cibo pronto di qualità, caldo o non, con prezzi però da supermercato. Oggi due sono i SUPERCONTI PRONTO, in Piazza Buozzi e in Via XX Settembre, ma, in considerazione del successo ottenuto, si pensa di aprirne altri. I SUPERCONTI PRONTO sono dei supermercati tradizionali ai quali si aggiunge l’offerta del PRONTO che proponiamo per antipasti, primi, secondi, contorni, bibite (prelevabili anche dal frigo), vini, frutta, dolci. La domanda crescente alla quale i SUPERCONTI PRONTO vanno incontro proviene dalla vita moderna che detta ritmi frenetici e che induce a mutare rapidamente le abitudini. Così, nel settore dell’alimentazione, sono apparsi prodotti in grado di soddisfare in modo veloce le nuove esigenze: i FAST FOOD, ad esempio, provenienti dal mondo anglosassone. La locuzione fast food si traduce con cibo veloce

e indica un tipo di alimentazione rapidamente preparata e altrettanto rapidamente consumata. Prodotti tipici sono hamburger, hot dog, patate fritte, sandwich nei quali gran parte del gusto proviene da salse: senape, maionese e

ketchup, le più utilizzate. Il fast food è dunque costituito da pasti consumati in fretta, anche in piedi o in auto. Noi non consideriamo un toccasana l’abbondanza di elementi fritti, grassi, salati e zuccherati.

Osserviamo invece come, nel tentativo di correggere questo evidente squilibrio nutrizionale, nei locali a cibo veloce si propongono, sempre più frequentemente, insalate e macedonie, con chiari richiami alla genuinità apportatrice

di benessere di alcuni frutti, esotici o non. Recentemente poi, in Inghilterra, essendosi il Governo stesso reso conto che tanto fritto e tante salse portano a malattie ed obesità, il Ministero dell’Istruzione ha introdotto la materia scolastica Cucina italiana. In contrapposizione al fast food viene fondato, nel dicembre 1989, a Parigi, il Movimento Internazionale SLOW FOOD. E’ il mangiar lento, una riaffermazione della cucina tradizionale e un rinnovato apprezzamento per la convivialità. I SUPERCONTI PRONTO sono nati dunque per andare ugualmente incontro a chi dispone di poco tempo per mangiare o per cucinare, ma anche a chi preferisce variare il proprio desinare, mangiare ottimi cibi, molti dei quali appartenenti alla cucina tradizionale italiana, quindi anche a chi può consumare con calma, in casa. SUPERCONTI PRONTO: un pizzico di FAST nel risparmiare il tempo della cucina, molto SLOW per la bontà e la varietà dei prodotti, in sintesi un eccellente GOOD FOOD. Buon appetito!

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Il piacere... Secondo la L.J.Kaplan esiste anche una devianza del piacere nell’universo femminile. La perversione sarebbe un meccanismo fondamentale che permette di sopravvivere all’orrore di quella perdita originaria che la nostra cultura infligge ad ogni essere sessuato rendendolo schiavo dei ruoli sessuali e di genere. Comportamenti come la cleptomania, le piccole mutilazioni, la sottomissione estrema, la sindrome della moglie incestuosa sono tipicamente femminili e possono essere annoverati tra le perversioni. Esemplificativa in tal senso è Madame Bovary. Alcune donne perverse sono donne cattive, facilmente individuabili. Ad esempio la squillo, la prostituta, la ballerina a go-go trasformano il loro corpo in oggetto feticistico capace di eccitare l’uomo e lo decorano con giarrettiere e stivali di pelle. Ci sono donne che si sentono confermate nella loro identità femminile solo se sessualmente eccitate ed hanno rapporti con un tipo di uomo che riconoscono come uomo fallico. Nell’infliggersi piccole ferite, nell’anoressia nervosa ed in altre mutilazioni corporee, quali strapparsi i capelli (tricotillomania), sottoporsi senza necessità ad interventi chirurgici di vario tipo e ad alcune forme di chirurgia estetica, l’epidermide del corpo o il corpo tutto diventano il territorio della scena feticistica: il luogo dove gli abbandoni subìti nell’infanzia possono essere rettificati e la donna può fare fino in fondo la parte di entrambi i sessi nella scena primaria (scena di sesso fra i genitori). L’atteggiamento di Emma Bovary verso Boulanger può essere definito asservimento sessuale (o hörigkeit). Quanto più a lungo l’uomo si rifiuta o si mostra disinteressato, tanto più egli diventa ambìto dalla schiava d’amore. Nella cleptomania c’è un’invidia vendicativa nella donna (che è colei che non ha il pene) per cui i beni rubati compenserebbero la mancanza. I romanzi rosa contemporanei sarebbero - secondo Stoller - l’equivalente dei giornali pornografici per gli uomini. Il loro soprannome bodice rippers, richiama le mani impetuose dell’eroe travolto dal desiderio; l’altro, bodice busters si riferisce al fatto che la lettrice si immedesima nell’eroina eccitata. Nel dial-a-porn il cliente che telefona ascolta dei messaggi registrati con la descrizione di atti che comprendono lesbismo, sodomia, stupro, incesto ecc. E ancora, il genere snuff, così detto a partire da una serie di film durante la cui lavorazione è legittimo credere che le attrici protagoniste vengano assassinate mentre la cinepresa filma ogni particolare della loro agonia. La tricotillomania è legata alla automutilazione. La donna è meticolosa nello strapparsi i capelli o le sopracciglia. Inconsciamente è una protesta perché il suo corpo è invaso dai segni di una femminilità sempre più incombente, che le procura angoscia. Strapparsi i capelli esprime inoltre simbolicamente separazione, castrazione e perdita. Quando una madre si aspetta che il figlio le salvi l’anima, bisognerà aspettarsi che userà la violenza, fisica e/o mentale, su di lui. La madre picchia il neonato se il bambino si dimostra incapace di dare risposta a ciò che lei tenta con forza di ottenere. Non solo che lui le obbedisca, ma anche che non pianga, che non giri la testa dall’altra parte, che non le dica no, mostrandosi comunque contento. In caso contrario la madre si sente ferita e criticata. Infine ci sono le mogli di un padre incestuoso, le quali sono più impegnate a salvaguardare la propria autostima, sostenendo il grandioso narcisismo del marito, che ad assicurare il benessere dei figli. Ciò che fa virare il padre sui figli è in genere un movimento, anche timido, di indipendenza della donna (perde peso, cambia pettinatura, inizia a lavorare) o la sua perdita. Questa donna è emotivamente ignara dei bisogni dei figli. Dunque, la perversione femminile può spaziare dalla donna di strada alla donna (moglie - madre) casalinga attraverso percorsi più mascherati e meno esplicitamente aggressivi di quelli maschili. Dott.ssa Claudia Cardinali Psicologa Psicoterapeuta - Esperta in Sessuologia Clinica

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Amerigo Bartoli e l’Umbria Terni, Palazzo Montani Leoni - Sede Fondazione Carit 27 giugno - 25 ottobre 2008 Orario 10.30 - 13.00 --- 17.30 - 19.30 Aperto anche di domenica Ingresso gratuito

U na mobilità soste nibile Come promesso nello scorso articolo si vuole ora fornire una panoramica dei principali carburanti alternativi oggi disponibili per l’autotrazione, con i margini di crescita di ciascuno, i vantaggi e le barriere più rilevanti per la loro diffusione su larga scala. Nell’ultimo periodo è infatti vivace lo studio e l’evoluzione dei cosiddetti carburanti innovativi: idrogeno, metano, GPL, combustibili di sintesi ed i biocombustibili di derivazione vegetale. Prima di descrivere le caratteristiche dell’idrogeno e le barriere che ancora si oppongono al suo utilizzo come combustibile primario al posto dei derivati del petrolio, si vuole dare qualche informazione sugli altri combustibili alternativi. Il metano è già oggi seguito con attenzione da diversi costruttori (Fiat in testa); ha una combustione particolarmente pulita producendo zero benzene ed il 50% in meno di NOx. Inoltre la composizione della molecola di metano (4 atomi di idrogeno per ogni atomo di carbonio) fa sì che bruciando metano si produca il 25-30% in meno di CO2. Il principale ostacolo alla diffusione del metano è la scarsità dei punti di distribuzione (concentrati in poche regione italiane) e la limitatezza dei veicoli alimentati a metano circolanti. Il gas propano liquefatto (GPL) ha già da tempo numerose applicazioni aftermarket, e offre comunque dei vantaggi, sia pure meno elevati rispetto al metano, in termini di emissioni di gas serra. I combustibili di sintesi, come il GTL (gas to liquid) ed il STL (solid to liquid) sono ricavati da combustibili primari convenzionali, come il gas naturale ed il carbone, per ricavare un gasolio di elevata purezza e qualità e buon potere calorifico (numero di calorie per unità di peso). I biocombustibili si differenziano dai combustibili alternativi finora elencati per il fatto di non derivare da combustibili fossili (petrolio, gas naturale, carbone), ma da fonti rinnovabili. Tra i principali biocombustibili il bioetanolo, il biodiesel e il BTL (biomass to liquid). Per biomasse si intende un insieme di materiali di origine vegetale, scarti di attività agricole, di allevamento o dell’industria del legno. Le principali materie prime energetiche da biomasse sono: legname da ardere, residui agricoli e forestali, scarti dell’industria agroalimentare, reflui degli allevamenti, rifiuti urbani, specie vegetali coltivate per lo scopo. Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare gli scarti prodotti dalle attività agroforestali e produrre nel contempo energia, riducendo la dipendenza dalle fonti non rinnovabili. Venendo ai principali biocombustibili, il bioetanolo si ottiene dalla fermentazione di substrati zuccherini e può essere ricavato da zuccheri semplici (scarti della canna da zucchero) o complessi (come amido e cellulosa). Il biodiesel deriva da oli vegetali (di colza o di semi di girasole), attraverso una trasformazione chimica detta trans esterificazione: in pratica la glicerina viene sostituita da due radicali metilici, da cui il nome di estere metilico di olio vegetale. Il biodiesel non contiene zolfo ed è biodegradabile, inoltre la sua combustione produce circa il 20% di particolato in meno. Tra gli svantaggi il minor potere calorifico, la non compatibilità con alcuni materiali plastici alla base della composizione di guarnizioni, pompe di iniezione e iniettori. Il BTL deriva da processi di sintesi da biomasse di origine lignea o cellulosica, attraverso processi di gassificazione o simili. L’approfondimento sui biocombustibili continuerà nel prossimo articolo mettendone a confronto le emissioni di CO2 nell’intera filiera (well-to-wheel: dal pozzo alle ruote) e in generale pregi, difetti e potenzialità di diffusione. Ing. Jacopo D’Andria

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Le infezioni dell’Apparato Urogenitale, per la loro diffusione e la possibilità di gravi esiti anche ai fini della capacità riproduttiva, costituiscono un vero e proprio problema sociale. In questo tipo di patologie è necessario tenere presente che coinfezioni e super-infezioni rappresentano un’evenienza frequente con la possibile conseguenza della trasformazione dei patogeni in forme latenti e persistenti responsabili di malattia cronica e complessa. Va sottolineato infatti come la possibile pluralità eziologica delle affezioni che possono essere trasmesse per via sessuale in caso di cronicizzazione imponga un’attenta valutazione della metodologia di laboratorio ai fini della certezza diagnostica. In considerazione della grande diffusione delle infezioni da Papillomavirus (HPV), da virus dell’Herpes simplex, da Mycoplasmi, da Chlamydia t. e da Neisseria g., frequente è il riscontro di infezioni miste imputabili a questi microrganismi. In tale situazione di coinfezione le procedure impiegate nella diagnostica di laboratorio devono essere affiancate dai metodi più innovativi di biologia molecolare. Essi infatti, a differenza dei test di immunofluorescenza e di quelli colturali, sono in grado di verificare la presenza dei germi anche in fase latente. Presso il Laboratorio Salvati è possibile effettuare test singoli o una determinazione a pannello che prevede la ricerca contemporanea e selettiva in PCR dei microrganismi più frequentemente responsabili nelle infezioni che coinvolgono l’apparato urogenitale: Trichomonas vaginalis, Mycoplasma hominis, Ureaplasma urealyticum, Chlamydia trachomatis, Mycoplasma genitalium, Neisseria gonorrhoeae. Tutto ciò permette una diagnosi precisa anche in quei campioni in cui il patogeno può avere scarsa o nulla vitalità oppure concentrazione molto bassa. E’ proprio in questi casi che si determinano le condizioni cliniche sfavorevoli (latenza, asintomaticità e cronicizzazione), che sono alla base dell’elevato numero di mancate diagnosi e dell’elevata incidenza di contagio.

laboratori

A cura dei settori di Immunologia, Microbiologia e Biologia Molecolare

Lab

Nei colori cangianti e splendenti, fra l’azzurro ed il verde smeraldo, nel tuo limpido cuore profondo non ha riflessi ormai l’ingenuità della mia infanzia e i miei pensieri, ingrigiti dal fumo degli anni, cercano invano rifugio nell’oceano della tua anima immensa. Quanto diventa impossibile coniugare al presente il verbo amare quando l’amore rivive nei ricordi! Sulla strada della mia vita, fra valanghe di gioia e bufere, ci ritroviamo maremio, tu eternamente uguale ed io diverso, nell’inutile tentativo di riprovare il ritmo del tuo respiro, il tuo fiato di sabbia Ad ogni estate si ripeteva il rito verso nel mio smarrimento. un antico amore. La miseria nella gente, a Un canto di sirene allietava e r a volte, produce fallaci la mia fantasia nelle serate om sogni di ricchezza, folle della grande luna impazzite le barbare quando il tuo respiro i T calate degli ignoranti impetuoso e selvaggio alle tue spiagge. manifestava forti pasMaleodoranti creme sioni sulla cresta del tuo abbrozzanti, nell’uso orgoglio mentre io con esasperato delle masse, te giocavo, come un innasoffocano ed inquinano la morato, ad inseguir le onde. verità del tuo profumo. Oggi, sulla strada del mio fuMai vivrà correttamente la tua naturo senza sogni, disperato la mia tura chi non visse i tuoi inverni, chi mai rabbia a te rivolgo e, nel rancore del figlio sfidò il vento pungente della tua tramon- bastardo verso suo padre, urlo: Ti odio tana. mare! Giuseppe Rito

o di

La Biologia Molecolare al servizio della Microbiologia

ISTITUTO PROFESSIONALE INDUSTRIA E ARTIGIANATO “S. PERTINI” - TERNI L’I.P.S.I.A. SI APRE DI NUOVO ALL’EUROPA Dal 28 settembre al 4 ottobre c.a. una delegazione di docenti, alunni e personale amministrativo dell’I.P.S.I.A. “S. Pertini” di Terni si recherà a Copsa Mica in Romania per un nuovo incontro nell’ambito del progetto scolastico Socrates Comenius 1. Il progetto, dal titolo “il linguaggio europeo della moda”, ha lo scopo di promuovere la cooperazione e l’integrazione transnazionale tra l’I.P.S.I.A. “S. Pertini” di Terni, il Liceo Professionale di Cambrai (FR) e il Liceo Professionale di Copsa Mica (Romania). L’incontro in questione conclude la collaborazione intrapresa tra le scuole nel corso di questi tre anni. In Romania i partner confronteranno tecniche e strategie metodologiche del settore moda e redigeranno un portfolio di competenze professionali spendibili in ambito europeo. Tra dette scuole avverrà uno scambio di esperienze didattico-professionali che dovrà tradursi in una più incisiva capacità di lavorare in gruppo, in una sempre crescente condivisione programmatica nonché in un arricchimento delle competenze linguistiche nella lingua francese. Tali scambi internazionali sono previsti nel programma di “Cent’anni di I.P.S.I.A.” che cade nell’anno 2009. Il Dirigente Scolastico Ing. Giocondo Talamonti

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Settore AcquAriAlimenti Tel. 0744.406722 Microbiologica e chimica degli alimenti e delle acque Consulenza ed assistenza tecnico-legislativa in aziende alimentari Valutazione, progettazione, implementazione piani HACCP Corsi di formazione ed aggiornamento

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Sessanta, ma non li dimostra La Provincia di Terni per la cultura

La nascita della nostra Carta Costituzionale Repubblicana

La Provincia di Terni per la cultura

La nostra Carta Costituzionale nasce in un momento di grande emergenza e in un clima di rinnovato anelito democratico. La sua matrice, indubbiamente politico/partitica, è costituita da partiti neonati, rinati, rimpatriati. Come ogni evento, di cui è costituita la storia, ha radici in un terreno già fertile da più di un secolo, basti pensare alla rivoluzione francese e al suo decalogo - cui si sono riferite tutte le carte costituzionali successive, non ultimo il nostro Statuto Albertino - alla fallimentare esperienza di Veimar, ed in particolar modo ai princìpi mazziniani ispiratori della Costituzione della Repubblica Romana, primo esempio di Assemblea Costituente eletta nel ‘48 da 250.000 elettori e promulgata il 3 luglio 1849, proprio mentre le truppe francesi entravano a Roma. Molto semplice ed essenziale, 8 princìpi fondamentali ed appena 69 articoli, eppure completa ed efficace, senz’altro originale rispetto a quella francese. Con questi precedenti si confronteranno i padri costitituenti subito dopo quei tragici eventi che si verificarono nei 45 giorni che vanno dal 25 luglio all’8 settembre del 1943. Già il 25 giugno dell’anno successivo, a pochi giorni dalla liberazione di Roma, il primo governo Bonomi, con decreto legge luogotenenziale n. 151 aveva stabilito che alla fine della guerra sarebbe stata eletta, a suffragio universale diretto e segreto, un’Assemblea Costituente per scegliere quale forma istituzionale dare allo Stato e per redigere una nuova costituzione. Ma bisognerà arrivare al 16 marzo del 1946, quando, con due successivi decreti legislativi luogotenenziali, il governo De Gasperi deciderà di affidare ad un referendum popolare il problema relativo alla forma istituzionale dello Stato e contemporaneamente l’elezione, con sistema proporzionale, dell’Assemblea Costituente. Dopo venti anni, non fanno certo testo le farsesche elezioni fasciste del 24 e del 29, si tornerà alle urne e, cosa di non poco conto, prima volta nella storia dell’Italia, voterà anche la maggioranza dei cittadini aventi diritto al voto, ossia le donne. La libertà di voto formalmente manifestata dalla DC e dal partito Liberale contribuì a far sì che, seppure spaccata esattamente in due, sia numericamente che geograficamente, l’Italia si esprimesse a favore di quella forma repubblicana che aleggiava sullo stivale ormai da tempo e che, comunque, non avrebbe, a mio avviso, avuto esito positivo se non ci fosse stata la fuga precipitosa del Re verso il più sicuro rifugio egiziano. La dignitosa e nobile figura del figlio Umberto, degno in questa circostanza di tale aggettivo, non bastò a convincere un paese non solo prostrato, ma anche tradito e vigliaccamente abbandonato. Prima ancora che la Cassazione respingesse il ricorso presentato dall’avv. Selvaggi volto a confutare l’esito della consultazione eccependo il mancato conteggio delle schede bianche e nulle, il re di maggio, come da ora in poi verrà ribattezzato, partirà per il suo infelice esilio ufficializzando di fatto la fine della monarchia sabauda. I 556 costituenti, dei 573 previsti, eletti il 2 giugno, tratti prevalentemente dalle fila del Partito Comunista, Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Liberale, Repubblicano, i 6 più rappresentativi tra i 60 presentatisi alle elezioni del ’46, si trovarono ad affrontare con tempestività, vista l’emergenza del momento, problemi determinanti per il futuro della nazione. Il primo atto della Assemblea nella seduta del 28 giugno presieduta da Vittorio Emanuele Orlando fu la nomina del Capo provvisorio dello Stato, individuato nella figura dell’onorevole Errico De Nicola. Si provvide poi alla nomina di una commissione formata da 75 membri che elessero, quale presidente, Meuccio Ruini, già presidente del Consiglio di Stato. La commissione fu divisa in 3 sottocommissioni volte ad affrontare i princìpi generali (diritti e doveri dei cittadini, artt. 2-29) , i rapporti economici e sociali, l’assetto istituzionale dello Stato. Tra i costituenti giuristi di chiara fama, professori universitari, partigiani, scienziati, scrittori, nomi a noi ormai noti tra cui spiccano, per citarne solo alcuni, quelli di Giorgio La Pira, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Ugo Basso, Amintore Fanfani, Giovanni Leone, Carlo Mortati, Ferruccio Parri, Ignazio Silone oltre a 21 donne tra le quali Nilde Iotti, Laura Bianchini, Angela Minella, Adele Bei ed altre ancora per lo più provenienti dalla resistenza. Sulla linea da seguire per impostare i princìpi generali da porre a base della nuova carta si manifestarono subito due correnti, l’una, di stampo liberale sul modello prefascista, che optava per una costituzione breve improntata prevalentemente su princìpi istituzionali, l’altra, sostenuta dalla Democrazia cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista, prospettava l’idea di una costituzione programmatica che contenesse al suo interno obiettivi da raggiungere. Quando il 3 febbraio 1947 le 3 sottocommissioni presentarono il loro lavoro si addivenne ad un compromesso, o meglio ad una fusione, tra i princìpi solidaristico/cattolici della DC e quelli più squisitamente sociali propugnati dal PC e dal PSI. La discussione del progetto si protrasse per buona parte del ’47 , dal 4 marzo al 22 dicembre giorno in cui, dopo il discorso finale tenuto dall’onorevole Terracini, la nuova Carta Costituzionale Repubblicana, con 453 voti favorevoli e 62 contrari, fu approvata. Il 27 promulgata dal Capo provvisorio dello Stato De Nicola e nello stesso giorno pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale per poi entrare in vigore l’1 gennaio 1948. Una delle prime e più preziose pubblicazioni, vera e propria chicca per i bibliofili, fu la Costituzione della Repubblica italiana - Roma Ente Librario Italiano Roma Editore, 1948, volume in 4°, pag. 69. L’edizione, di cui vennero tirate dieci copie in edizione speciale e trenta con dedica, tutte in carta svedese, fu curata da un giovane editore, Gabriele Cursio, subito dopo lo scioglimento dell’Assemblea Costituente. Così racconta il figlio Raffaele: Il prof. Ribeira, che ne curò la revisione e la stampa, si occupò per circa tre mesi dell’opera e durante questo periodo si recò quotidianamente nella sede della Stampa Moderna per assistere alla messa in macchina di ogni foglio e per controllarne la tiratura. Ne venne una edizione elegante che contribuì a diffondere tra gli Italiani le basi legislative della neonata Repubblica. Nell’ambito delle numerose manifestazioni svoltesi anche a Terni per ricordare il 60° anniversario della entrata in vigore della COSTITUZIONE ITALIANA, il prof. Aldo G. Ricci, Soprintendente dell’Archivio Centrale di Stato, ospite per una interessantissima conferenza sul tema svoltasi nel maggio scorso, ha donato alla città una preziosa copia anastatica del testo originale. Tale copia è ora a disposizione della cittadinanza presso l’Archivio locale sito nella splendida sede di palazzo Mazzancolli. Patrizia Liberati

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La letteratura: indispensabile chiave di lettura del presente

LICEO CLASSICO

In questo periodo in cui di crisi se ne devono affrontare tante, ce n’è una che, sebbene possa apparire secondaria rispetto a problematiche di ampio respiro e di preoccupante intensità (da quelle economiche, a quelle politiche o ambientali), in realtà non va affatto sottovalutata la crisi di senso della letteratura. Ormai si sa, se ne è fatto un gran parlare: le nuove generazioni non amano leggere; la forte maggioranza di giovani preferisce far ben altro che sotterrarsi in un libro. Del resto mai, come adesso, l’uomo (laddove veda garantiti i diritti fondamentali della persona) ha goduto di tanta libertà, di tanti stimoli, di tante possibilità. La letteratura, però, sta perdendo spazio vitale. Perchè essa è tanto indispensabile e cosa dimostra la crisi che la investe? Ebbene, la letteratura, vale a dire l’insieme delle opere (in prosa e in versi) dal valore artistico riconosciuto, offre un’importante chiave di lettura del presente. Senza di essa viene a mancare un tassello fondamentale e insostituibile della formazione dell’individuo e si radicano, invece, chiusura mentale, intolleranza verso ciò che è diverso, ignoranza, indifferenza. G . C . TA C I T O Facendo un piccolo passo indietro, è necessario, innanzitutto, chiarire quale sia il senso della letteratura. E come non ricorrere all’appassionata definizione che ne diede Susan Sortag? Questo - affermò la scrittrice americana - è il senso della letteratura: superare le barriere di cultura, di tempo e di spazio. Superare le diffidenze, le paure e i pregiudizi. Potersi incontrare. La letteratura è libertà. L’uomo, infatti, può coltivare la propria coscienza e conoscenza, dunque arricchire il proprio mondo interiore e accrescere la comprensione del mondo esterno, solamente attraverso l’esperienza. Ma non può basarsi unicamente sull’esperienza personale, che, sebbene fondamentale, è di per se stessa insufficiente, in quanto permette di vedere la realtà da un’unica inquadratura. È qui che bisogna chiamare in causa i libri : ogni libro offre la possibilità di condividere i pensieri, le esperienze, la saggezza di un’altra persona. Ogni libro descrive una piccola particella di realtà che lo scrittore cattura, filtra attraverso la propria sensibilità, modella a suo piacimento, per poi offrirla al lettore. Si può rimanere folgorati da quanto leggiamo, si può esserne ispirati, oppure si può non approvare, biasimare, rifiutare. L’importante è carpire dal libro tutto quanto esso possa offrire, coglierne il fondo di verità, il messaggio, l’intento; così si può viaggiare nel tempo e nello spazio, esplorare culture diverse e lontane, entrare nella mente e nel cuore di uomini che, se anche solo fittizi, sono comunque frutto dell’inventiva di uno scrittore, che vi ha proiettato i suoi ideali, i suoi dubbi, i suoi desideri, i suoi drammi interiori, la sua moralità. Con la lettura, dunque, la mente si abitua all’idea che esistano altri mondi in cui vivere e altri modi di vivere, riprendendo ancora una volta la voce della Sontag, raggiungendo così una vastità e profondità del pensiero che altrimenti sarebbero impossibili. Oltretutto, leggere i classici ci aiuta a capire chi siamo, perché noi uomini del XXI secolo abbiamo alle nostre spalle secoli e secoli di storia umana, che ci hanno resi quelli che siamo; e non c’è modo migliore per comprendere a fondo questa verità incommensurabile che ascoltare le voci dei grandi scrittori e poeti del passato. A questo punto, si intuisce facilmente quali conseguenze comporti il rifiuto o semplicemente l’indifferenza verso questo tesoro insostituibile che è la letteratura. Se la mente non si apre verso nuovi orizzonti, nuove possibilità, nuove prospettive, essa si impigrisce: perde estro e vitalità, si irrigidisce sempre di più, si fissa su schemi ben definiti che poi impediscono di rapportarsi con il diverso in un modo aperto al confronto e al dibattito. Di conseguenza, l’ignoranza e l’indifferenza si rafforzano, portando con sé l’ intolleranza, che facilmente sfocia nel fanatismo. Non si viene a formare, inoltre, quella distanza critica che permette di vivere in modo consapevole la realtà e di consolidare su forti basi la propria coscienza. Senza la cultura offerta dai libri, infatti, saremmo come un edificio senza fondamenta: privi di idee chiare sulla posizione che occupiamo in questa vita, in questo mondo, in quest’epoca. Persi nell’oblio e nella vaghezza. Si è parlato di crisi di senso della letteratura. Questa espressione sta a significare che essa viene ormai svuotata del suo significato; non per sfida o rifiuto, ma per indifferenza e insofferenza. Ciò che è più grave è che questo succede benché la cultura sia alla portata di tutti. Come nel caso di un bambino viziato, che, dopo aver ottenuto quanto desiderava, ne perde qualsiasi interesse, allo stesso modo è successo con il diritto all’istruzione: divenuto finalmente appannaggio di tutti, ha ben presto perso, agli occhi di molti, il valore inestimabile che gli è proprio. Ci si accontenta, perciò, di una cultura mediocre, di quel tanto che ci è indispensabile, senza spaziare verso terreni poco battuti, senza approfondire le proprie conoscenze aldilà di quanto viene richiesto a scuola. Di cosa è sintomo questo? Forse di una situazione in cui il benessere, il consumismo, l’omologazione ci hanno reso mentalmente pigri, ripetitivi, conformisti, come chi, avendo la pancia piena, si gongola del suo stato, incurante di tutto il resto. Dobbiamo riprendere in mano i libri e con essi ciò che rappresentano: la nostra memoria, la nostra identità, la libertà e la fecondità intellettuale, la capacità di spaziare con la mente oltre i confini prestabiliti. Laura Noceta 3° PI

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L a me g lio g io ve ntù ovvero il protagonismo dei giovani nella lotta per i diritti. L’accusa più grande che gli adulti muovono ai giovani del nostro tempo è di essere disinteressati, di non essere protagonisti delle scelte che riguardano il loro futuro, di non impegnarsi. Troppo spesso questa è un accusa generica anche se talvolta, per cause diverse, corrisponde alla realtà. Il Progetto Mandela, che da sempre considera i giovani protagonisti e da 22 anni stimola l’impegno civile delle giovani generazioni della nostra città, intende quest’anno indagare a livello storico il protagonismo dei giovani nei momenti cruciali del Novecento, il ruolo che i essi hanno avuto p.e. nel periodo della Resistenza in Italia, nelle lotte per i diritti umani nell’America degli anni ‘60, durante l’alluvione di Firenze come Angeli del Fango, nella protesta di piazza Tienanmen, per citare solo alcuni episodi. Parallelamente si evidenzierà il ruolo della musica come strumento di impegno civile nella lotta per i diritti umani. La ricerca storica coinvolgerà tutti i laboratori che ricercheranno insieme il percorso che porterà al termine delle attività alla rappresentazione dello spettacolo conclusivo, in scena i primi di aprile. Venerdì 10 ottobre alle ore 16.00, presso il teatro del Liceo Galilei, ingresso in via Camporeali 1, avrà inizio la nuova stagione del Progetto Mandela. Con l’incontro prendono il via i tradizionali laboratori per la stagione 2008/2009. Il Progetto..., che da vent’anni ha eletto i Diritti Umani a filo conduttore delle sue attività, coinvolge i ragazzi dei laboratori in prima persona nella scelta del percorso da seguire. Il teatro è come sempre il vero e proprio collante delle varie attività, nonché stimolatore di creatività. La partecipazione ai laboratori di Progetto Mandela è, come sempre, gratuita e aperta a tutti i giovani della città. Come nel passato, il Progetto... collaborerà anche quest’anno con Istituzioni ed associazioni della città nelle manifestazioni che riguardano le tematiche dei diritti e che diventano occasioni per i ragazzi dei laboratori di presentarsi alla cittadinanza. Il Centro per i Diritti Umani per il nono anno organizza il corso introduttivo alla conoscenza dei Diritti Umani e alle loro violazioni Lungo cammino verso la libertà, rivolto agli studenti delle classi quinte delle scuole superiori. Anche quest’anno il Liceo Scientifico Galilei sarà promotore di una rete tra tutte le scuole, per favorire la partecipazione dei ragazzi al corso. In occasione del 10 dicembre, 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, verrà organizzato uno spettacolo teatrale aperto a tutta la cittadinanza inserito in una serie di manifestazioni volte alla conoscenza storica della Dichiarazione. Come tutti gli anni, per la Giornata della Memoria il Centro per i Diritti Umani produrrà uno spettacolo teatrale professionale dedicato alla tragedia della Shoa che verrà proposto alle scuole superiori di Terni ed alla cittadinanza.

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I.T.C. Federico Cesi Terni, CCIAA di Terni, Direzione Provinciale del Lavoro, Provincia di Terni, Equitalia Terni s.p.a., l’agenzia di lavoro interinale Umana, l’ordine dei consulenti del lavoro e l’ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

Progetto triennale di alternanza scuola-lavoro per gli studenti dell’I.T.C. F. Cesi di Terni

L’idea progettuale si è sviluppata partendo dalla collaborazione esistente da anni tra l’I.T.C. F. Cesi e l’INPS di Terni, nella persona del suo direttore, il dr. Curti, ed il progetto è nato e si è sviluppato grazie alla collaborazione non scontata e non usuale tra la scuola, diversi Enti pubblici, vari soggetti privati e due ordini professionali; tutti insieme con ambiziosi obiettivi comuni: dare ad un gruppo di studenti una formazione specifica, avvicinarli alle Istituzioni e sviluppare in loro una cultura della legalità,

tenze specifiche, ma si saranno anche fatti conoscere dai professionisti e dalle imprese. Ciò permetterà loro di entrare più facilmente nel mercato del lavoro o di proseguire gli studi con una maggiore consapevolezza della realtà lavorativa. Per maggiori approfondimenti e per seguire l’evoluzione del progetto è possibile consultare il sito creato dagli studenti www.scuolalavorofocesi.com .

In cammino verso il lavoro

L’istituto tecnico commerciale F. Cesi offre da sempre ai suoi studenti del triennio la possibilità di effettuare stage presso aziende, enti pubblici, studi professionali, ma il progetto di alternanza scuolalavoro dal titolo Percorso di specializzazione sulle tematiche del lavoro che coinvolge un gruppo di circa 50 studenti dell’Istituto, ha una fisionomia particolare: si pone come obiettivo di riuscire a formare, attraverso un percorso triennale, degli specialisti della gestione del personale. Il progetto, coordinato dalla prof.ssa Fabrizi, è arrivato al termine della prima annualità e coinvolge 2 classi dell’Istituto. E’ stato finanziato dall’Ufficio Scolastico Regionale e si sta sviluppando attraverso una forte sinergia tra diversi soggetti pubblici e privati: INPS di

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creare un costante e proficuo raccordo tra scuola-enti pubblici-mondo del lavoro. Il percorso si volge attraverso lezioni tradizionali in aula con i docenti delle classi, incontri a scuola con i rappresentanti degli Enti coinvolti nel progetto, lezioni di approfondimento con specialisti del settore, stage: una vero percorso strutturato che attraverso l’alternanza tra momenti di studio e momenti di esperienza lavorativa darà agli studenti una solida preparazione teorica, ma anche una ricca esperienza sul campo di tipo tecnico-operativo. Alla fine del percorso gli studenti avranno imparato, avranno acquisito compe-

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Scuole Elementari

L’uomo scopre, copia, imita, ma non crea: tutto è già predisposto ed appare come è o come sembra, ma tutto è inverosimilmente rappresentato in un meraviglioso progetto di architettura cosmica. Qui la presunzione umana deve fermarsi, può cogliere qua e là toni e colori, linee curve, spezzate, circolari, circonflesse... scoprire regolarità e successioni, ma il grande progetto universale rimane oscuro: l’ordine cosmico è di una precisione assoluta sostenuto da ferree leggi naturali, da fenomeni fisici non strutturati in laboratorio, ma realizzati nei dettagli ed infallibili; la vita continua a pulsare mediante l’aggregazione di microparticelle che formano mega organismi, atomi non allo sbaraglio, ma capaci di incastrarsi in perfetta sincronia da miliardi di anni... è un puzzle gigantesco costruito con ordine e nell’ordine. In questo ambiente viviamo, ma senza penetrarlo, senza lo stupore di scoprirlo, senza riflettere su quante conoscenze sia in grado di comunicarci, quante emozioni possa trasmettere: guardiamo senza vedere, osserviamo senza osservare, sorvoliamo senza sostare. Quando miliardi di anni fa si cominciò a formare il sistema solare, ebbe inizio il processo di cristallizzazione da una massa incandescente che lentamente si solidificò: gli atomi si disposero in modo preciso, ordinato, a distanze perfettamente identiche, con un senso della misura straordinario quanto misterioso. Gli atomi di carbonio confezionarono così il diamante e la grafite della matita: la differenza sta soltanto nella disposizione assunta. Realizzare a scuola dei cristalli è facilmente attuabile: da una soluzione satura di solfato di rame, ma anche di sale o zucchero, si assiste, al microscopio, ad uno straordinario spettacolo di aggregazione molecolare tendente a costruire forme tridimensionali con lati diritti e angoli definiti. Rilevare enti geometrici dalla natura è entusiasmante: linee rette come l’orizzonte o circolari come il sole al tramonto, la spirale perfetta dell’ammonite, le linee spezzate e curve delle foglie, le simmetrie negli insetti e nei fiori. Ci sono, nei midolli di alcune piante, delle geometrie stupefacenti. C’è, in alcune piante, perfino una regolarità numerica nella disposizione delle foglie sul fusto. Lo aveva rilevato Leonardo da Vinci che così si espresse: ha posto la natura le foglie degli ultimi rami di molte piante, ché sempre la sesta foglia è sopra la prima e così prosegue successivamente se la regola non è impedita. Lo aveva rilevato Fibonacci, matematico del 1200, che dallo studio della successione delle foglie ha tratto la famosa serie (1 2 3 5 8 13 21 34 55...) per cui ogni numero è la somma dei due che lo precedono. E nasce una riflessione inevitabile: come è possibile che la natura si mantenga così perfettamente ordinata, mentre noi, figli di essa, non rileviamo né in noi, né intorno a noi tale ordine e armonia? Forse perchè siamo distratti, forse perchè inconsapevoli di esseri perfetti pur essendo scaturiti dal caos, forse perché il distacco tra noi e l’ecosistema pianeta è diventato un baratro incolmabile, forse perché la scuola insegna ancora forme geometriche attraverso poveri tratti di matita su miseri fogli di carta e non si sofferma a mostrare nel visibile, nell’immaginario e nell’invisibile la sublime perfezione dell’ordine cosmico. Tale approfondimento culturale supererebbe la perenne, statica conoscenza, fine a se stessa, di nozioni geometriche o di fenomeni fisici e potrebbe inoculare la consapevolezza che senza ordine non c’è vita, non c’è futuro. La società deve organizzarsi perché solo nelle regole e nell’ordine può sopravvivere: è l’intero cosmo, con la sua estrema organizzazione, che ce lo indica. Il caos che l’uomo riesce a determinare è pari al caos creato dal big bang... con una differenza: dal secondo è scaturita la vita, dal Sandra Raspetti primo può esplodere la distruzione. sanras@tele2.it

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C a o s

... o r d i n e

... c a o s

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L'eccellenza delle cose del cielo fa sì che la nostra percezione di esse, pure scarsa, ci procuri più piacere che tutta la conoscenza del mondo in cui Aristotele, De Coelo viviamo, proprio come la sola vista di coloro che amiamo significa per noi più del più vasto panorama.

Nella seconda parte dell’articolo sulle supernove, Stefano mette in evidenza le due scoperte fatte dall’Osservatorio di S. Lucia di Stroncone e quanto lavoro occorra per ottenere un risultato positivo. Aggiungerei, senza tema di smentita, che c’è anche bisogno di una buona dose di fortuna! Fortuna che non ci ha arriso la notte dell’8 luglio scorso, quando abbiamo scoperto la terza supernova, in una galassia distante 111 milioni di anni luce e, non avendo ricevuto collaborazione da altri osservatori per la necessaria conferma (mannaggia, erano chiusi!), abbiamo dovuto aspettare la sera successiva per ripetere la foto. La supernova era lì che sfolgorante ci aspettava! Spedita immediata comunicazione al CBAT negli Stati Uniti, eravamo pronti per il brindisi, quando arriva la doccia gelata: gli astronomi del Lick Observatory in California, professionisti e con mezzi ben al di sopra dei nostri, avevano comunicato solo il giorno prima la stessa scoperta e quindi se ne aggiudicavano la paternità! Peccato! Così come sarebbe un altro peccato non approfittare delle serate ancora abbastanza miti per osservare la galassia di Andromeda. Seguendo le precise indicazioni di Giovanna e salendo in montagna a cercare cieli più bui possibili, potete osservarla ad occhio nudo. Se non ci riuscite, venite, venerdì 31 ottobre, all’Osservatorio di S. Erasmo dove l’onnipresente Federico è pronto a puntare il telescopio di 40 cm. di diametro per farvela ammirare in tutta la sua pienezza. Ed infine, avete notato, sul numero scorso di questa rivista, che Paolo, poetizzando con le sue Astrorime descriveva Mercurio e che ora continua con Venere? Vuoi vedere che mese per mese prenderà in considerazione tutti i pianeti del sistema solare? Tonino Scacciafratte Presidente A.T.A.M.B. - tonisca@gmail.com

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ASTROrime… Venere Lì c’è un’aria turbinante ed un forte effetto serra c’è un calore soffocante (+462°) molto più di quello in Terra. La pressione è assai elevata… (90atm) può schiacciarci con gran danno… inospitale la giornata (243gg) ch’è più lunga anche dell’anno. (225gg) Se Lucifero è ad oriente come stella mattutina… come Espero a ponente è una stella vespertina.

Una

costellazione

ORSA MAGGIORE

POLARE

PEGASO

fig 1

al mese

L’arrivo dell’autunno è annunciato dalla comparsa del Grande Quadrato di Pegaso, inconfondibile in cielo. Servendoci sempre del Grande Carro e prolungando la linea che unisce le ultime due stelle delle ruote, passando per la Polare, ci troviamo pressoché al centro del Quadrato (fig 1). Esso dista circa il doppio dell’intervallo tra Dubhe (uno degli Indicatori, ricordate?) e la Polare. Oppure, se la vista del Grande Carro è impedita da alberi o luci (in autunno è appena sopra l’orizzonte settentrionale) possiamo cercare sopra la nostra testa Cassiopea, dalla caratteristica forma a W e prolungare la linea che unisce le stelle interne della V più chiusa: arriviamo sempre al centro del quadrato. La costellazione di Pegaso è conosciuta fin dall’antichità ma è un mistero perché in questo quadrilatero vedessero un cavallo, oltretutto rovesciato. Ci sono due leggende legate a questa figura celeste: una già la conosciamo e riguarda Perseo che, cavalcando Pegaso, sconfisse il terribile mostro rappresentato dalla Balena e riuscì a salvare la bella Andromeda. L’altra narra che Pegaso nacque dal sangue di Medusa e dalla schiuma del mare. Venne domato da Bellerofonte che lo utilizzò per uccidere il

mostro Chimera. Nel quadrilatero la stella più vicina a Cassiopea non appartiene a Pegaso, ma fa parte della costellazione di Andromeda. La fama legata ad Andromeda è in realtà dovuta alla galassia in essa contenuta, che è anche l’unica galassia visibile ad occhio nudo nel nostro emisfero. E’ una galassia spirale simile alla nostra; il diametro reale è circa 160.000 a.l. e si stima che contenga circa 500 miliardi di stelle (la nostra galassia ha un diametro di 100.000 a.l. ed è costituita da 200 miliardi di stelle). Il triangolo di stelle che forma la metà della W più vicina a Pegaso si CASSIOPEA comporta come una freccia rivolta in direzione sud, verso la galassia di Andromeda (fig 2). Può essere vista ad occhio nudo, in una notte priva di Luna e da luoghi molto bui, come una debole chiazza allungata, quasi ANDROMEDA una cancellatura su di un’enorme lavagna. Recenti misure ottenute dal satellite astrometrico Hipparcos la collocano molto più lontano di quanto si pensasse fino a pochi anni fa: 2.930.000 a.l.. Chi ha difficoltà a PEGASO scorgerla senza binocolo usi il metodo della visione distolta, cioè non fissi direttamente la posizione dove si trova la galassia, ma un punto che sia un po’ di lato: così si attiva la porzione più sensibile della retina e la fig 2 percezione degli oggetti deboli viene di molto accentuata. Ogni volta che riesco a scorgerla, spesso con l’aiuto di un binocolo, provo sempre una grande emozione! Sto guardando un oggetto come era quasi 3 milioni di anni fa! Giovanna Cozzari

Pillole di astronomia È noto a tutti che le stelle e i pianeti non hanno la stessa luminosità: le magnitudini (abbreviazione: mag.) rappresentano proprio la scala di luminosità degli oggetti celesti. Per motivi storici, quanto più la mag. (dal latino, grandezza) è negativa tanto più brillante è l’oggetto, quanto più è positiva tanto più è fievole. Il salto da una magnitudine all’altra corrisponde a un salto di luminosità di un fattore 2,5, cioè una stella di mag. 1 è 2,5 volte più luminosa di una di mag. 2 e ben 100 volte più brillante di una di mag. 6, la minima mag. che può essere percepita ad occhio nudo in una notte serena. Le magnitudini arrivano fino a 30, valore corrispondente agli oggetti più deboli, individuabili con il telescopio spaziale Hubble; all’estremo opposto la mag. del Sole è -26, cioè seimila miliardi di volte più luminosa di una di sesta. Sirio, la stella più brillante del nostro cielo è di mag. -1. Solo Giove (-3), Venere (-4) e Marte (che varia da +2 a -3) sono più luminosi. GC

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Le “Costellazioni”

Le Supernovae

Stavamo a jacchiera’ ‘n piazza co ‘n gruppittu de amici. Unu dicea... Mi moje è dde novembre... ‘n estraneu te j’ha fattu... Tu moje è ‘nu scorpione! Già m’ero ‘nnervusitu perché perandru ce steva a ggironzola’ ‘ttornu… come se gnente fosse ‘emo seguitatu... Mi moje è dde ggiugnu... e qquillu ‘mperterritu... Tu moje è ‘n cancru! Non ciò vistu più! Ji so’ ‘nnatu sotto lu musu e... Senti ‘n bo’ compa’... tu moje non sò com’è... ma tu se no’ la smitti te faccio vede’ come diventi! Issu co’ le mano davanti m’ha fattu... Alte alte... ve stevo solu a ddi’ li segni ‘strologgici! Dovete sape’... che sso’ costellazzioni. ‘N coru j’avemo fattu... Costellaché?... Co-ste-lla-zzio-ni! So’ ggruppi de stelle che l’antichi hanno raggruppatu pe’ orientasse mejo su lu cielu. Unenno le stelle de ‘gni gruppu tra de loro... co ‘n bo’ de ‘mmagginazzione l’hanno fatte ‘rsumijà... a Botte, a Orione, a Ercole… quann’erano ‘ndicisi a ‘n Carru o a ‘n’Orsa e ppo’ a lu Leone, a l’Ariete, a lu Toru, a lu Capricornu, a lu... so’ ntervinutu e... Mo’ alte alte lu dico io… sinnò me fai l’elencu de tuttu lu giardinu zzologgicu! A pparte che gniciunu t’ha ‘nterrogatu... però ‘rmai ciai ‘ncuriusitu e cce devi fa capi’... prima ce offenni le moji e ppo’ doppo ce parli de stelle? Ve spiego subbitu... cià dittu… ’sti gruppi de stelle riembono tutta la vorda celeste e lo Sole che ppure issu… no’ le po’ ‘cchiappa’ tutte quante… entra e scappa da ddodici de quisti... che sso’ lu Zzudiacu. Me spiego mejo... se gguardo lo Sole... lu vedo come se stesse su ‘n puntu de lu cielu dove dietro ‘n quillu momentu presempiu ce sta lu Saggittariu... e ppo’... siccome a lo Sole je ggiramo attornu... ‘gni mese lu vedemo projettatu su ‘n postu diversu de ‘lla vorda... dove presempiu ce stanno andre costellazzioni... finacché a la fine dell’annu arcumincia da capu lu traggittu... che chiamamo eclittica. Embè... j’ho ‘rfattu... ancora no’ mme ciài rispostu... che cc’entrono le moji? Ha ’rseguitatu... E ccarma! Se qquanno esse nascevono guardavono lo Sole... ‘nsieme ciavrebbero dovutu vede’… se qquillu no’ l’abbajava... lu segnu zzudiacale propiu. ‘Ete capitu mo’ che non volevo ‘ffenne le dorgi consorti?! Volevo solo divve che ‘gni mese... se po’ di’... cià ‘n segnu. Mo’ ch’eo capitu tuttu j’ho dittu... E ttu moje com’è?... e issu.... Mi moje è vvergine! Come pe’ scaricamme j’ho ccunclusu... Allora sicuramente è nnata de Ottembre! PC

Nell’articolo precedente abbiamo accennato al fatto che i casi di supernovae extragalattiche sono più frequenti di quelli relativi alle supernovae galattiche, ma questa maggiore frequenza è dovuta al semplice fatto che osservando una lontana galassia si controllano, con un solo colpo d’occhio, miliardi e miliardi di stelle: quando una di queste esplode e diventa supernova, viene ad emergere dalla luce diffusa della galassia che la ospita e rimane visibile per un po’ di tempo prima di sparire nuovamente alla vista. Uno dei metodi più utilizzati per sperare di giungere alla scoperta di una supernova consiste quindi nel fotografare ripetutamente, notte dopo notte, La SN1996ae in NGC5775 quelle zone di cielo in cui abbondano le galassie: operando dei semplici confronti visivi con alcune immagini delle stesse galassie riprese in epoche precedenti (immagini di riferimento), sarà allora facile individuare l’eventuale comparsa di una nuova stella in seno a qualche galassia. La scarsità degli eventi, stimata, mediamente, in una supernova ogni 100 anni per galassia, è compensata dal gran numero di galassie osservabili durante un sistematico programma di ricerca, che, utilizzando la terminologia astronomica corrente, viene comunemente detto survey. Presso l’osservatorio astronomico amatoriale di Santa Lucia di Stroncone (Terni) già nell’ottobre del 1994 si dette il via ad una prima ricerca di supernovae, ma dovette passare più di un anno prima che si potesse giungere ad un risultato tangibile. La sera del 21 maggio 1996, sebbene il tempo non fosse dei migliori, Antonio Vagnozzi, Giovanna Cozzari e Vincenzo Russo stavano portando a termine una ennesima sessione osservativa quando notarono una stellina di sedicesima magnitudine posta ad una delle estremità della galassia conosciuta come NGC5775, visibile nella costellazione della Vergine e distante circa 73 milioni da anni-luce dalla Terra (Fig.1). Poiché tale stella non figurava in nessuna immagine di riferimento, venne inviata una informativa al Central Bureau for Astronomical Telegrams (CBAT), il quale, con la circolare astronomica numero 6409 del 27 maggio 1996, attribuì ufficialmente la scoperta della supernova al team di ricercatori dello osservatorio di Stroncone, battezzando il nuovo membro di questa classe di oggetti con la sigla SN1996ae. Per otto lunghi anni nessuna nuova scoperta venne a premiare il lavoro svolto presso l’osservatorio ternano, finché, la sera del 19 luglio 2004, Antonio Vagnozzi, Donatella De Pasquale, Federico Guerri, Giulia Guerri, Marco Cristofanelli e Silvano Romanelli notarono una nuova stella di 17a magnitudine in uno dei bracci di spirale più esterni della galassia NGC 5806, osservabile nella costellazione della Vergine e distante circa 80 milioni di anni-luce dalla Terra (Fig.2). Fatte le opportune verifiche, venne inviata una email al CBAT, il quale, con la circolare astronomica numero 8375 del 21 luglio 2004, attribuì ufficialmente la scoperta della supernova al team di astrofili di Stroncone e assegnò al nuovo astro la sigla ufficiale SN2004dg. A seguito della nuova scoperta, la strumentazione ottica dell’osservatorio venne implementata con l’installazione di una nuova e più grande fotocamera digitale, La SN2004dg in NGC5806 mentre il preesistente software di puntamento del telescopio venne assoggettato ad una profonda e completa reingegnerizzazione, rivolta in particolar modo alla ricerca delle supernovae. I nuovi programmi sono diventati operativi nell’autunno del 2006 e benché da allora siano state riprese oltre 3000 immagini di galassie, ancora nessuna nuova scoperta ha premiato gli sforzi dei ricercatori... Per aspera ad astra ! (Frase latina che si traduce: attraverso le asperità si raggiungono le stelle, ma il cui vero senso è: la gloria si ottiene solo con la fatica). Stefano Valentini

Osservatorio Astronomico di S. Erasmo

Asteroide scoperto dall’Oss. di S. Lucia di Stroncone

Osservazioni per il giorno venerdì 31 ottobre 2008

Nominato dal Minor Planet Center, Cambridge, USA

La Luna di due giorni tramonta subito dopo il sole e ci lascia osservare con un bel cielo buio. Siamo in pieno autunno, quest’anno privo di vistosi pianeti: Venere tramonta subito dopo il Sole, seguita a ruota da Giove, ambedue molto bassi sull’orizzonte e il debole Urano è visibile solo con telescopi. Spiccano in cielo le costellazioni dei Pesci, dell’Ariete, del Triangolo e dell’Auriga, quest’ultima ricca di ammassi aperti (M36 - M37 M38). Non mancheremo di puntare la Galassia di Andromeda (M31) e le Pleiadi (M45) nel Toro. Gli astrofili dell’A.T.A. saranno a vostra disposizione per le spiegazioni di tutte le costellazioni visibili ed i relativi modi per orientarsi nella volta celeste, nonché simulazioni al computer tramite sofisticati software astronomici. Federico Guerri

Furio M is e lli N° 7790 MPC 33387

Discovered 1995 Feb. 9 at Stroncone. Named in memory of Furio Miselli ( 1867-1949 ). Poet, singer, songwriter and singing master in Terni, he promoted Cantamaggio a folk stile that is currently a popular tourist draw. He also founded a humor magazine, Sborbottu, which parodied city life at the end of the nineteenth century.

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Ai nostri figli lasceremo in eredità tutto quello che non siamo, oppure tutto quello che non siamo riusciti ad essere. Non siamo mai stati buoni studenti ed ora tocca a loro esserlo per noi. Non abbiamo trovato la donna giusta ed ora tocca a loro trovarla per noi. Non siamo mai stati fedeli ed ora tocca a loro innamorarsi per noi. Il paradosso degli uomini, pensateci, è che non possono essere padri di loro stessi. Quando iniziano a diventare padri, se mai, è sempre troppo tardi, e di qualcun altro. Forse non lo sapete, ma in un piccolo alveare ci sono decine di migliaia di api. Un apicoltore dilettante vi spiegherà che l’ape è il più virile degli animali. L’ape vi rispetta e rispetta il vostro coraggio, se ne avete. Per rubarle qualche grammo di miele dovete mettere uno scafandro, aprire l’arnia, infilare le mani in mezzo a migliaia di api brulicanti sul vostro braccio, tirare fuori il miele. Ciascuna di quelle migliaia di api cerca di pungervi. Lo scafandro che indossate, simile a quello di un astronauta, è molto resistente. Talvolta però le api riescono ad allargarne le fibre e a pungervi. Non è un gran dolore, di solito sono due o tre quelle che ci riescono. Mi ricordo che due mesi dopo aver conosciuto R., le dissi che le avrei scritto una storia, che molte persone l’avrebbero letta, che all’inizio avrei scritto “per R.”. Lei non mi credeva, così ogni sera al telefono le leggevo quello che avevo scritto quel giorno. Dopo una settimana il racconto era finito. Parlava di una ragazza dagli occhi che splendevano e dai lunghi capelli neri. Era molto romantico. Volle sapere quando lo avrei fatto pubblicare. Le dissi che avrei aspettato che mi lasciasse, si mise a ridere.

Alveari

P e r R a c hele. R icordando Dorian Gray o f o r s e i m maginando una maschera spezzata

Dopo un po’ che ci vedevamo decidemmo di fare un viaggio insieme. Andammo in Provenza, c’erano le orchidee in fiore, pensavamo di essere in un film. R. parlava bene il tedesco, ma non sapeva niente di francese. Così facevo io da interprete. Spesso non capivo quello che la gente mi diceva, ma lei non se ne accorgeva. Penso che mi sopravvalutasse un po’, o forse faceva finta. Ridevamo molto. Avevo un libro di Canetti dietro, ma ero troppo felice per leggerlo. Lo lasciai in un bar, le spiegai perché. A Bordeaux incontrammo un mio vecchio amico. Mi disse, scrivi qualcosa per noi, abbiamo delle idee. Gli dissi che avevo smesso di scrivere, che tutto quello che scrivevo da un po’ di tempo in qua era per R. e che presto avrei smesso definitivamente. Mi disse, non dimenticare chi sei, ma so che non lo farai. R. ci ascoltava in silenzio, era sera e la trattoria stava per chiudere. Il mio amico si allontanò qualche minuto, quando tornò diede alla cameriera un disco, le chiese se potevamo ascoltarlo.

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Sentimmo Heifetz raccontarci degli uomini e dei loro sogni, di quando gli uomini vogliono scordare d’essere immortali, di quando vogliono deporre il peso del cielo a terra, dimenticarsi di se stessi. R. aveva i larghi occhi pieni di lacrime, mentre il nostro amico ci spiegava. Non avremmo mai più potuto essere felici come in quel momento. Pensai che in certi giorni la vita dovrebbe finire, cristallizzarsi in un attimo e non andare più avanti. Che tutto quello per cui bisognava lottare era racchiuso in quell’osteria di provincia, in quel mio amico, in Heifetz, negli occhi di R. pieni di commozione. Mentre ci incamminavamo alla macchina, dissi al mio amico che il giorno dopo avrei lasciato R., che non l’avrei più rivista. Gli chiesi di accompagnarla a Milano per me, di spiegarle, accudirla. Non mi chiese perché, mi disse solamente che l’avrebbe fatto. Mentre mi dirigevo con R. al nostro ricovero, pensavo ad una frase che mi avevano detto. Amare è spezzare la maschera, la maledetta maschera. Quando si ama, come in quella sera con Heifetz,

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dobbiamo fare i conti con noi stessi, con quello che non siamo e con quello che vorremmo essere. Talvolta l’onestà è troppo pesante per chi non vi è più abituato. Una sera, mentre parlavamo in un bar, R. mi aveva detto “quando fai così ho paura della tua opinione, mi sento giudicata”. Le avevo detto che io, in tutto quello che facevo, dovevo sentirmi giudicato dai suoi larghi occhi, dalla sua purezza e dalla sua capacità di amare e piangere. Il sole ci permette di vedere il mondo, ma non si lascia guardare, avevo pensato. Già, ci voleva troppa onestà, troppo rigore per amare una donna come R.. Ci voleva il coraggio dei bambini, che guardano ad ogni giorno senza il pre-giudizio del giorno precedente. Ci voleva l’ardore delle donne, creature che smettiamo di comprendere appena ci innamoriamo del loro corpo. Da troppo tempo avevo abiurato alla comprensione dell’altro: da troppo tempo il prossimo per me non era più un fine, come Chiara una volta mi aveva detto. Quella notte, nel cuore della notte, mi alzai, pagai il conto dell’albergo e partii. R. nel dormiveglia mi chiese cosa stavo facendo, le risposi

che andavo a fare una passeggiata. Dormiva di lato, con un braccio intorno al mio cuscino, i lunghi capelli scuri che inondavano il letto. La guardai un attimo, mi sembrava di specchiarmi in un tavolo di vetro nero, anche il mio viso sembrava bello e triste. Uscii, camminai verso la macchina immersa nel buio, in silenzio. Ascoltavo i suoni della notte, la campagna stridere i suoi pianti nascosti, mi ricordai dell’infanzia. Eravamo veramente stati bambini? Le nostre vite, la mia, di R., del mio amico, di tutti noi: erano una corsa inseguendo ancora l’infanzia o un tentativo di allontanarcene il più velocemente possibile? Il mio amico mi scrisse una lettera dopo più di un anno. Mi disse di andare a trovarlo a Bordeaux, di raccontargli, mi domandò di me, di lei. Mi chiese, scrivi qualcosa per noi, abbiamo delle idee, so che non ti sei dimenticato di noi e di quel ch’eri un tempo. Gli dissi che non scrivevo più, che l’ultima mia storia l’avevo scritta per R., un anno prima: quando durante quella cena le avevo chiesto di sposarmi e lei aveva detto che mi avrebbe risposto il giorno dopo. Pensateci, in un piccolo alveare ci sono decine di migliaia di api. Anche il più navigato degli apicoltori vi dirà: la sensazione delle api lungo il vostro braccio fa sempre mozzare il respiro per la paura. Eppure, alcuni apicoltori più esperti quando aprono l’arnia per prendere il miele, non usano lo scafandro di protezione. Immergono le braccia nude in mezzo alle api ed estraggono il miele. Non devono proteggersi perché non hanno paura delle api, sanno che non riceveranno neanche due o tre punture. Che tutto quello che c’era da temere è già stato sconfitto per sempre, tanti anni prima, insieme all’infanzia. Emiliano Bussetti

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se poi è maestra?

Perché maestro, C Antimago h i h a p a u RASPUS r a della matematica?

Speranza per prima lascia i Sepolcri, se muore Poesia. Non vale vivere. Sulla spettrale Terra, rantolanti bipedi s’aggirano, consumandosi al giogo. Tutti sanno però che, senza matematica, non c’è vita alcuna! Nemmeno la Terra, per quel che ci riguarda. Tutto svanisce. Si torna, per breve tratto, sotto l’assoluto dominio di stregoni e maghi. Poi niente più. NOI, Antimago, possiamo invero discettare intorno a educazione, politica, scienza, perché, quando fummo RASPUS PITIO scrivemmo (così tramanda anche Diogene Laerzio) 3 libri: Dell’educazione, Dello Stato, Della natura. NOI sappiamo che gli anni più delicati per la fioritura mentale dei giovani sono quelli delle scuole elementari. Poiché nessuno ha paura del lupo mannaro, ma tutti lottano per la salute fisica, psichica e mentale dei propri figli, le future maestre uniche dovranno essere uniche anche nella conoscenza e nelle capacità di trasmissione della scienza, della matematica in particolare. Non è possibile altrimenti! La maestra unica dovrà essere in possesso (culturale) di lauree in: matematica, informatica, scienze naturali, lingue straniere, pedagogia, psicologia,

lettere italiane. Penoso pensare che le attuali studiose delle magistrali o del magistero possano insegnare ortodossamente scienza. Molte di loro hanno solo letto che esiste, che da qualche parte c’è. Di conseguenza racconterebbero ai malcapitati giocose amenità, facendo in maniera che da grandi, magari laureati, possano ridicolmente affermare: io, per mia fortuna, non ho mai capito la matematica! Non si può più, oggi, essere così sciocchi! Quando i giochi sono fatti (a 8 anni tutto è già conformato) al giovane non rimarrà altro che credere alle streghe, alla befana, a babbo natale per tutta la vita. Questo tutti lo sanno, anche la Ministra della Pubblica Istruzione che ha per certo già scoperte delle eccellenti maestre uniche. Fortuna o un altro miracolo? Sotto sotto qualcosa c’è, parola di RASPUS. Ma voi, cari allievi, potrete capirlo solo con il nostro aiuto. Sveliamo il mistero. Si tratta del primo passo per restaurare le classi monosesso. Non se ne può più infatti di questa impudica commistione tra maschi e femmine, spesso addirittura compagni di banco! Le femmine, lo sanno anche i bambini, devono studiare economia domestica. E basta. Il loro futuro è ai fornelli perché solo così il futuro dell’uomo potrà essere ai bordelli. Ecco anche spiegato perché si parla di maestro unico e non di maestra. Solo l’uomo al bordello dovrà e potrà essere, infatti, magister COPPA TETA vitae.

Fate la matematica, non fate la guerra

Nella sua prima (e reale) vita, Bourbaki si chiamava Charles Denis, ed è stato un generale francese. Nato nel 1816, ha attraversato gran parte delle guerre francesi della seconda metà dell’Ottocento, compresa quella che noi egocentricamente chiamiamo Seconda Guerra d’Indipendenza, fino allo sfacelo della guerra franco-prussiana del 1870. Per quanto abile nel suo mestiere, sfortuna vuole che i suoi colleghi di oggi, i militari di Francia, lo ricordino soprattutto nell’espressione armata alla Bourbaki, che indica un esercito raffazzonato e privo di rigore. Nella sua seconda (e immaginaria) vita, Bourbaki si chiama Nicolas, ed è stato (ma in qualche senso è ancora) uno dei più grandi matematici del Novecento. Il suo nome è stato resuscitato da un insolito

gruppo di matematici rivoluzionari, francesi e rigorosi, che sotto questo misterioso pseudonimo hanno rivoluzionato il modo di fare matematica. E, neanche a farlo apposta, la caratteristica principale di questo Bourbaki è proprio il rigore assoluto, con buona pace del Bourbaki militare. L’idea dei bourbakisti era quella di rifondare la matematica ottocentesca su basi solide e inoppugnabili, e per far questo si riunirono in un giorno di Gennaio del 1935. I fondatori del gruppo erano Claude Chevalley, Jean Coulomb, Jean Delsarte, Jean Dieudonné, Charles Ehresmann, René de Possel, Szolem Mandelbrojt e André Weil. E, soprattutto, Henri Cartan. Cominciarono con il mettere in discussione le modalità con cui veniva insegnato e introdotto il calcolo differenziale ed integrale, ma finirono con lo scrivere decine di libri, molti dei quali sono tuttora dei punti di riferimento assoluti nel loro campo. Henri Cartan, primo motore del gruppo, era un trentenne entusiasta, in quel gennaio del 1935 in cui nacque l’inesistente Bourbaki. Era figlio della prestigiosa Scuola Normale

Superiore di Parigi, cui restò sempre affettivamente molto legato. Insegnò in molte università, e contribuì a rendere la matematica moderna quello che è diventata oggi. Attraversò le due guerre mondiali, senza emulare il generale cui rubò il nome. Anche se le guerre gli rubarono pezzi di famiglia (suo fratello Louis, fisico di vaglia, entrò nella Resistenza francese e fu ucciso dai nazisti), non lo distrassero dalla sua passione.

Attraversò il secolo più violento della storia, continuando a fare matematica. Nato l’otto Luglio 1904, ha finito con l’andarsene quest’estate, il 13 Agosto del 2008; ha fatto in tempo a compiere 104 anni. Forse la matematica fa bene alla vita. Piero Fabbri

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La pagina ottobre 2008  
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