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Saper vedere

Giampiero Raspetti

N° 5 - Maggio 2009 (65°)

Capire, percepire cioè con gli occhi dello spirito. Scorgere irregolarità laddove gli altri vedono solo normalità. Intendere quel che è scritto, ma saper valutare il perché di quanto omesso. Saper scegliere (legere) tra o saper leggere dentro (intus), intellegere quindi. Saper vedere, nella vita di tutti i giorni così come nelle opere dell’arte; nella disputa politica così come nei prodotti dell’artiginato. Per alcuni è invece importante dare a vedere, far finta cioè di essere intelligenti. Mentire, raggirare, corrompere, ridurre tutto a recita, ridurre tutti a scaramantici cultori di disvalori serve, per mantenere (manus tenere) la propria inessenzialità. Ed ecco la pletora di cantantucoli, di vizi privati presentati come pubbliche virtù, di vinci subito-vinci facile inondarci ed indicarci la via. Quella del disimpegno, dell’irresponsabilità, degli scherzucci a parte! Si vince ormai dappertutto, solo per fortuna, senza meritare! Fino a quando? La Pagina vede di buon occhio l’impegno per l’arte. Farà conoscere, così, per saperli appunto vedere dentro, talentuosi artisti e valenti artigiani. Per capire un’opera d’arte è necessario saper vedere e, per saper vedere, non c’è miglior maestro dell’oggetto d’arte stesso. Parleremo allora di artisti, della loro storia e di alcune delle loro opere, con invito a seguirli, ad ascoltarli, a visitare i loro tabernacoli. Presenteremo anche il prodotto fatto ad arte ed il suo autore, perché solo vedendo possiamo trarne una rilevanza educativa, conoscitiva, emulativa. Lo faremo a livello ontologico, in sé; a volte aneddotico, inserendolo cioè in un contesto, o anche genetico, mostrando il percorso della sua creazione. Individueremo così l’oggetto nell’essenza, nella prassi, nella genesi: come è, cosa fa, come è fatto. Cercheremo poi di sottolineare l’inaudito potere creativo che ha l’uomo, quando fa sorgere le cose dal cuore della loro inesistenza. L’Umbria ha un cuore verde, è vero; un cuore che già batte nei petti di moltissimi cittadini del mondo. Possiede anche altre enormi ricchezze, naturali e spirituali, per ospitare un turismo di qualità addirittura impensabile dagli amministratori di oggi. Che l’Umbria continui ad essere laboratorio a cielo aperto di storia, ambiente, archeologia, naturale o industriale, e di eccelse sacralità. S’addobbi ancora, e giustamente, della grande risorsa data dai prodotti gastronomici, naturali o non. Sappia anche presentarsi orgogliosamente all’osservatorio mondiale come luogo privilegiato di produzione artistica ed artigianale. L’unione sinergica di quanto detto, in un territorio benedetto anche dalla formidabile presenza dell’oro blu (vera emergenza del futuro), costituirà una miscela esplosiva…, ma occorre saper vedere, bisogna crederci... c’è da mettersi in gioco… saper intus legere, possedere cultura, creatività, operosità, determinazione… le doti precipue, insomma, degli artisti e degli artigiani! Torneremo così a ri-veder le stelle. Staremo a vedere...

Gianluca Battistoni

A PA G I N A . . . 2

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Profumo d’estate..., C C o l a sa n t i Finanza e Innovazione, A Mel a secch e Il peggio della crisi è ormai passato, J D a n i el i C’è, ma non si vede, B R a t i n i Scacchi, dicevamo..., P F a b b ri Una mobilità sostenibile, J D ’ A n d ri a Diritti umani, M R i cci DANESI PROGETTO MANDELA - Sipario!, I L o esch Italo Calvino e il neorealismo, P S eri Associazione Archè Liceo Scientifico Gandhi Liceo Classico Tacito The Sound of Soul, A Ma t t i o l i I N T E R PA N Luna errante, E Ma rro n e Box of Emotion, C R o n ch i n i Giorni felici in Abruzzo, F P a t ri zi Astronomia, T S ca cci a f ra t t e, F Guerri, G C o zza ri Astronomia, P Casali, F Isoardi Valentini


Profumo d’estate... Finanza e Inno v a z i o n e

Sì… è un po’ presto per parlare d’estate, ma tutto sembra ricordarcela, tranne il tempo, naturalmente! Nelle vetrine dei negozi, collezioni primavera/estate che solo con i loro colori mettono allegria e con la loro leggerezza ci ricordano serate calde e giornate torride che in giorni plumbei come questi mancano da morire. Nelle vetrine delle farmacie o erboristerie, rimedi magici per entrare nei vestiti delle suddette vetrine o perlomeno provarci con tutta la poca buona volontà di cui siamo capaci, reduci delle abbuffate pasquali. Nelle radio, canzoni dai ritmi allegri e scanzonati ci ricordano che a breve potremo dimenarci senza troppi vestiti addosso e ci fanno ritornare alla mente giornate allegre e spensierate passate in qualche posto qualche tempo fa con qualcuno dei nostri amici. Nelle pubblicità televisive, villaggi vacanze, posti da sogno, gente felice e senza pensieri che si abbandona ai suoi meritati giorni di vacanza. Sì: vacanza! Ci siamo arrivati… quanto ne avete bisogno? Non ce n’è mai abbastanza, eh? Sembra non siano mai sufficienti, ferie o vacanze scolastiche che siano… forse perché di libertà non se ne ha mai abbastanza, forse perché di regole non ne vogliamo sentire troppo parlare, anche i più ligi ai propri doveri… o forse molto più semplicemente perché la parola vacanza si porta dietro la parola divertimento e di voglia di divertirsi e di stare bene non ce n’è mai abbastanza! Voglia di relax, voglia di abbandonare lo stress quotidiano … o no? Bene, pensiamo che massimo tre mesi e riavremo parte della nostra dose di relax. Tre mesi? Sembra un periodo infinito se poi proviamo anche solo ad elencare a mente tutte le cose che possiamo fare in tre mesi, ma… abbiamo quello stimolo, quella voglia di arrivarci a quel traguardo che… forse nemmeno ce ne accorgiamo, ma al solo pensiero tiriamo fuori la grinta. Non vi capita? Pensateci bene e vedrete… questi tre mesi saranno cosparsi di relax e occasioni di divertimento… basta trovare la vacanza anche in un pomeriggio in cui ci sono meno cose da fare del solito oppure cose da fare un pochino più piacevoli del solito… mica si può vivere in vacanza da Chiara Colasanti una vita, ma tentar non nuoce!

Lo sviluppo dell’attività di ricerca e l’incentivazione all’avvio di imprese innovative rappresentano, ormai da diverso tempo, due temi fondamentali per lo sviluppo di un’economia aperta. Le stime relative al nostro Paese dimostrano, però, come l’Italia soffra di un gap di competitività rispetto ai principali paesi industrializzati, soprattutto in termini di ricerca. Anche sul fronte dell’innovazione scientifica e tecnologica, l’Italia si classifica al pari di nazioni come Grecia e Portogallo e ben distante dalla posizione occupata dalle economie maggiormente industrializzate. Lo stesso dicasi per quanto riguarda gli investimenti volti alla creazione di imprese innovative. Per questo motivo negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione, da parte degli organi istituzionali, nei confronti degli investimenti early stage (ovvero di investimenti nei primi mesi di vita della neonata impresa). In tale ambito si è acquisita la consapevolezza che le risorse pubbliche debbano essere accompagnate da strumenti di finanza innovativa realizzati in partnership con il sistema privato, al fine di affiancare i fondi di origine pubblica alle competenze e metodologie di gestione tipiche del sistema privato. I benefici apportati da una nuova cultura, caratterizzata da elementi scientifici, finanziari, imprenditoriali, ma soprattutto da uno sforzo comune da parte dei principali attori del processo d’innovazione e creazione d’impresa, rappresenterebbero, in tal modo, un primo passo verso la realizzazione di un’economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza così come auspicato dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, nato dalla volontà di imprimere un nuovo slancio alle politiche comunitarie. La spinta al cambiamento ha pertanto stimolato i principali organi istituzionali, oltre che Regioni, Province, Università, Centri di Ricerca pubblici e privati, Uffici Brevetti, Associazioni finanziarie Società di Venture Capital, che hanno proposto l’attuazione di un numero sempre più elevato di iniziative. Che cosa accade in Umbria? Secondo un’indagine Finlombarda: l’Umbria è una regione da esaminare attentamente in futuro in quanto non ha ancora adottato una precisa strada per la riforma del proprio sostegno all’innovazione e al trasferimento tecnologico, pur essendo in corso un lavoro di riflessione e implementazione in questo campo... L’Umbria ha alle spalle una tradizione di intervento a sostegno del trasferimento tecnologico, in particolare con la presenza di un sistema di strutture (…), e più in generale l’eredità di una particolare politica di intervento, che sembrerebbero rallentare le revisione di un piano regionale per l’innovazione. Tenuto conto che, pur nella enorme difficoltà di bilanci sempre più rigidi, con rate annuali di debito da pagare sproporzionati rispetto ai reali flussi di entrata, ereditati da amministratori inadeguati, anche Comuni e Province, in sinergia fra di loro, potrebbero puntare su una sorta di rivoluzione copernicana ed assumere un ruolo attivo in questo campo, attivando nuove energie e nuove conoscenze. Solo quelle amministrazioni animate da una moderna cultura del fare, composte non dai soliti soggetti catapultati dalle segreterie dei partiti, ma composte da persone che abbiano a cuore il futuro delle proprie comunità, riusciranno a distinguersi ed imprimere agli enti locali un dinamismo intelligente. Sarà determinante la differenza fra amministratori che parlano molto, dicono poco e producono nulla, ed amministratori che usano le parole con parsimonia, ma conoscono un piano industriale e lo sanno portare a compimento nei tempi previsti. Le città che non riusciranno a produrre questo scatto in avanti, sono destinate alla graduale, inesorabile marginalizzazione. alessia.melasecche@libero.it

Arte e solidarietà

Made in Sabbioni

I detenuti del penitenziario ternano hanno promosso un’iniziativa benefica a favore di persone che vivono situazioni di svantaggio. Nasce così la Mostra che si svolgerà, dal 21 al 23 maggio, dalle ore 16.30 alle ore 19.30, nelle sale del Museo diocesano messe a disposizione dalla Diocesi di Terni - Narni Amelia, via XI febbraio n. 4, tel. 0744/546563. Le opere e i prodotti esposti, tutti realizzati all’interno dell’istituto di pena, saranno messi all’asta sabato 23 maggio alle ore 16.30, presso gli stessi locali della Mostra. Il ricavato della iniziativa, organizzata dalla Direzione del carcere e dalle Associazioni di volontariato Caritas San Martino e Arci, sarà devoluto in beneficenza.

LA

PA G I N A

Mensile di attualità e cultura

Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002, Tribunale di Terni Redazione: Terni, Vico Catina 13 --- Tipografia: Umbriagraf - Terni

DISTRIBUZIONE GRATUITA Direttore responsabile Michele Rito Liposi Editrice Projecta s.a.s. di Martino Raspetti e C.

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Vico Catina 15/A - Terni ilconvivioterni@virgilio.it

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Direttore Giampiero Raspetti

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La Pagina

ACQUASPARTA SUPERCONTI V.le Marconi; AMELIA SUPERCONTI V. Nocicchia; ASSISI SUPERCONTI V. D’Annunzio - S. Maria degli Angeli; MASSA MARTANA SUPERCONTI V. Roma; NARNI SUPERCONTI V. Flaminia Ternana; ORVIETO SUPERCONTI - Strada della Direttissima; PERUGIA SUPERCONTI Centro Bellocchio - V. Settevalli; RIETI SUPERCONTI La Galleria - V. Micioccoli; ROMA SUPERCONTI V. Sisenna; SUPERCONTI V. Casilina 1674 (Grotte Celoni); SPELLO SUPERCONTI C. Comm. La Chiona; TERNI CO. SE. BAR - Edicola interna (Ospedale S. Maria); INPS - V.le della Stazione; Libreria ALTEROCCA - C.so Tacito; Pasticceria PAZZAGLIA - C.so Tacito; SUPERCONTI CENTRO - V. Faustini; SUPERCONTI Centrocesure - V. Rossini; SUPERCONTI C. Comm. Le fontane - V. della Stadera; SUPERCONTI C.so del Popolo; SUPERCONTI P.zza Dalmazia; SUPERCONTI Pronto - P.zza Buozzi; SUPERCONTI V. Ferraris; SUPERCONTI Turati - V. Di Vittorio; SUPERCONTI Stazione - P.zza della Rivoluzione Francese; TUTTOCARTA - V. Maestri del Lavoro 1; Vanda abbigliamento - V. Battisti 59/a; TODI SUPERCONTI V. del Broglino; VITERBO SUPERCONTI V. Belluno; VITORCHIANO SUPERCONTI Località Pallone.


C’è, ma non si vede Scacchi, dicev a m o . . .

laboratori

La sordità c’è ma non si vede; la barriera di comunicazione tra sordi e udenti non si vede ma c’è. Le persone sorde si rivolgono all’ENS, Ente Nazionale Sordi che si occupa di tutti i servizi destinati ai non udenti, non coperti da nessun altro ente pubblico proprio perché i problemi di comunicazione, in quanto invisibili, sono generalmente sottovalutati. In realtà per sbrigare qualsiasi questione personale o burocratica, che sia telefonare alla parrucchiera o rivolgersi a un notaio, queste persone hanno bisogno di un tramite che non può essere sempre uno dei familiari. Da qui l’utilità di attivare uno sportello di interpretariato che si potrebbe definire occasionale, per le piccole ma necessarie esigenze quotidiane, progetto in cantiere anche nella nostra provincia. La comunità dei sordi è una minoranza culturale e linguistica con un’identità forte; l’occasione per conoscerla sono i corsi di Lingua dei Segni Italiana. L’ENS, in quanto accreditato dal MIUR organizza anche corsi di formazione e aggiornamento per docenti e operatori scolastici sulla lingua e cultura dei sordi. E l’ENS di Terni? Il 23 aprile ha inaugurato la nuova sede degli uffici amministrativi e delle aule dei corsi LIS in via dell’Arringo, mentre le attività ricreative del circolo continueranno a svolgersi nella vecchia sede in strada Cardeto. E’ attivo il corso LIS di secondo livello e ci si propone di avviare un primo livello non appena si raggiunga il numero sufficiente di iscritti (per informazioni inviare una mail a terni@ens.it). Si intende inoltre ripetere l’esperienza positiva del 2008 della ludoteca per bambini sordi e figli udenti di genitori sordi (CODA, Children Of Deaf Adults). Gli assistenti alla comunicazione, legati alla Asl e al Sim infanzia, veri e propri esperti di sordità, lavorano a scuola con i bambini. La sezione di Terni è anche sede del comitato regionale della FSSI, Federazione Sport Sordi Italia che sta collaborando ai preparativi per le Deaflympics, la più grande manifestazione sportiva mondiale riservata ad atleti sordi, che si svolgerà a Taipei a settembre. I sordi non sono udenti. E non vogliono sembrare tali. Sembra banale, ma riconoscere tale affermazione significa fare il primo passo per incontrarli veramente, per abbandonare ad esempio l’istinto colonizzatore che soprattutto in passato ha portato gli udenti a imporre l’oralismo (lettura labiale e uso della voce) ai sordi. Per il loro bene, per la loro integrazione nella società, si diceva, ma senza valutare che il canale visivo-gestuale dei sordi è perfettamente integro a differenza di quello oraleuditivo e permette quindi loro di comunicare pienamente. Beatrice Ratini

Lab

Lo scorso dicembre, quando già si compravano panettoni e si preparavano pampepati, raccontammo da queste pagine di un vecchio torneo interscolastico di scacchi svoltosi a Terni una trentina d’anni fa. L’articolo parlava di scacchi, e dei giovani che sulle scacchiere si cimentarono, con l’intenzione di raccontare come fossero cambiati, a Terni come altrove, i rapporti con gli stranieri; narrando di un gruppo di giovani scacchisti venezuelani in forza alla squadra dell’ITIS, intendeva confrontare come una volta gli stranieri (non ancora extracomunitari) fossero visti come personaggi molto rari e misteriosi, e quindi capaci di incuriosire e di affascinare, mentre oggi si pensa ad essi come a persone comuni, quasi sempre povere e disperate, spesso considerate fastidiose o pericolose; e certo senza più l’alone del mistero né il fascino della novità. Sembra che quell’articolo non sia riuscito nel suo intento, per un paio di buone ragioni. La prima, e più importante, è l’essere stato da alcuni interpretato come una sorta di accusa di razzismo alla città, cosa che non voleva affatto essere. Chi ha scritto quel pezzo (che, per puro accidente, è anche la stessa persona che sta scrivendo questo) era convinto di aver detto tutt’altro; segnatamente, che il rapporto tra persone e tra razze dipende tutto dalla storia e dall’identità culturale dei popoli e (soprattutto) dal clima politico e sociale dei tempi che si stanno vivendo. Naturalmente, il minimo che si può dire di un articolo che non riesce a farsi intendere è che l’articolo è scritto male; e di questo l’autore può anche provare a scusarsi, ma senza troppa speranze di successo. Quando non si sa scrivere è meglio smettere di inquinare le pagine dei giornali, piuttosto che continuare a farlo scrivendo un articolo di scuse; ma tant’è, il coraggio uno non se lo può dare, come diceva Don Abbondio. La seconda ragione, meno pregnante ma assai più tecnica, è relativa al contenuto delle informazioni riportate sul torneo. Con imperdonabile leggerezza, il racconto dell’antica sfida è stato reso basandosi solo sulla memoria dello scrivente, che si è rivelata essere assai poco affidabile. Tanto per cominciare, sembra proprio che la squadra venezuelana dell’ITIS non si fosse affatto piazzata davanti al Liceo Scientifico; ma questo è ancora nulla. Nel pezzo non veniva neppure nominata la squadra dei Giovani Universitari, che invece è proprio quella che si piazzò al primo posto, davanti alle due compagini citate. Quindi, anche da punto di vista della fedeltà e dell’aderenza ai fatti l’articolo è stato assolutamente disastroso. E non vale come scusante dire che l’autore non aveva intenzione di fare una precisa cronaca retrodatata di trent’anni, ma solo ritrovare e raccontare un certo clima di quei tempi: se si citano cose accadute occorre scrivere i fatti con esattezza, siano essi accaduti trenta minuti o trenta secoli prima. E’ un ovvio dovere nei confronti del lettore. Sbagliata la forma, sbagliato il contenuto: un testo non possiede nient’altro che queste due componenti, quindi ogni tentativo di salvataggio (fosse anche in corner, come dicono i giornalisti sportivi), è destinato al fallimento. Ma è piena primavera, e proveremo ad essere ottimisti. Ci consoleremo allora con la scoperta che di quel torneo la memoria, almeno nei partecipanti, è ancora viva e vivida; per citarne solo uno, Antonio Misericordia ci ha scritto, rimproverandoci per le inesattezze dell’articolo, ricordando partite lampo e offrendosi di farci avere una foto della coppa, ancora gelosamente conservata da uno (il capitano, forse?) dei Giovani Universitari. Ci consoleremo con la constatazione che quella voglia di giocare non è esaurita, se il nostro direttore si è impegnato, insieme al Liceo Classico di Terni, nell’organizzazione di un nuovo torneo, trent’anni dopo quello così approssimativamente ricordato. Se il nuovo torneo vedrà la luce, il merito sarà tutto di chi si impegna nell’organizzazione e nella partecipazione, non certo di un maldestro articolo dicembrino. Ma, se quell’articolo avesse contribuito, anche solo in piccolissima parte, alla realizzazione del nuovo certame, allora noi, ottimisticamente, concluderemo che è valsa la pena di scriverlo, pur con tutti i Piero Fabbri fraintendimenti e le cattive informazioni.

La Pagina e il Liceo Classico di Terni con il patrocinio del CRU (Consiglio Regionale dell’Umbria), della FSI (Federazione Scacchistica Italiana) e del CONI Regionale, organizzano: CORSO DI SCACCHI da settembre 2009 TORNEO DI SCACCHI febbraio 2010 Istruttore Federale: Maurizio Matteoli.

P.zza del Mercato Nuovo, 61 - 05100 TERNI www.salvatidiagnostica.it - Dir. Dr. Roberto Salvati

Unità Operative

Settore Medicina di laboratorio Tel. 0744.409341 Patologia Clinica (Ematologia, Chimico-Clinica, Immunochimica, Coagulazione) Microbiologia e Parassitologia Clinica Riproduzione (dosaggi ormonali, valutazione fertilità maschile) Infettivologia - Allergologia - Biologia Molecolare Tossicologica umana e ambientale - Citologia Intolleranze alimentari - Malattie Autoimmuni

Settore AcquAriAlimenti Tel. 0744.406722 Microbiologica e chimica degli alimenti e delle acque Consulenza ed assistenza tecnico-legislativa in aziende alimentari Valutazione, progettazione, implementazione piani HACCP Corsi di formazione ed aggiornamento

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Una mobilità sostenibile Nello scorso articolo si era introdotto il tema dell’idrogeno e della sua utilizzazione come vettore energetico. Si tratta del passaggio dall’attuale Oil economy, un’economia basata sullo sfruttamento dei combustibili fossili (petrolio in particolare), ad una Hydrogen and electricity economy, ovvero un’economia basata sull’utilizzo dell’idrogeno come fonte energetica primaria e dell’elettricità come principale alimentazione per i mezzi di trasporto. Qualcuno ha fatto notare come ciò corrisponda alla transizione da un sistema basato su cicli aperti (lo sfruttamento di fonti non rinnovabili, la trasformazione dell’energia chimica in esse contenute in energia termica e la produzione di agenti inquinanti da disperdere nell’atmosfera, nelle acque, nei suoli) ad un sistema basato su cicli chiusi (cioè sullo sfruttamento delle fonti rinnovabili e quindi dell’energia proveniente dal sole nelle sue varie forme e sulla restituzione all’ambiente di prodotti non inquinanti, come l’acqua generata dalle celle a combustibile). Una sfida epocale appunto, che richiede la risoluzione di problemi notevoli e tempi non ancora quantificabili con precisione. Molti sono infatti i passi da compiere prima di poter dire di aver vinto questa sfida. L’idrogeno non è presente in natura, a differenza dei principali combustibili fossili che sono stati alla base della Rivoluzione Industriale del XVIII-XX secolo. La sua produzione deve essere fondata su tecnologie economicamente ed ecologicamente sostenibili (lungo l’intera filiera, o come dicono gli anglosassoni per il settore dei trasporti, from well to wheel). E’ necessaria ancora una ricerca avanzata per individuare ottimali sistemi di stoccaggio dell’idrogeno e per produrre celle a combustibile più affidabili a costi contenuti. Ed infine, superate tutte le barriere ricordate, è necessario un periodo di tempo non breve per creare una rete distributiva. Per iniziare, si vuole fornire una panoramica sui metodi di produzione dell’idrogeno attualmente possibili o oggetto di ricerca. L’idrogeno oggi disponibile sui mercati mondiali viene prodotto per oltre il 95% da combustibili fossili: circa il 90% per reforming di metano o cracking di combustibili pesanti come il petrolio, circa il 7% da processi di gassificazione del carbone o biomasse. Tra le possibili alternative la produzione per elettrolisi, con energia elettrica ricavata utilizzando combustibili fossili, energia nucleare o fonti rinnovabili (energia eolica, geotermica, solare, correnti marine, maree). La ricerca oggi si rivolge anche verso metodi di produzione innovativi, basati su processi fotobiologici (batteri geneticamente modificati, in grado di produrre idrogeno dalle attività metaboliche usando luce solare) e la decomposizione di biomasse (attraverso l’utilizzo di batteri in grado di produrre idrogeno durante la decomposizione di una varietà di biomasse). Il mese prossimo si continuerà la descrizione delle barriere da superare per utilizzare l’idrogeno come vettore energetico: i sistemi di stoccaggio, le celle a combustibile, la rete distributiva. Ing. Jacopo D’Andria

Diritti umani Tutte le carte dei diritti, prima di quelle americane e francesi, non riconoscono le libertà e i diritti come antecedenti allo Stato. Per vedere scritta una dichiarazione universale dei diritti dell’uomo occorre attendere l’Illuminismo (1700). La Virginia è il primo Stato a darsi una Costituzione (12 giugno 1775) che contenga come preambolo una Dichiarazione dei diritti che rappresenta il più importante precedente storico di tutte le dichiarazioni dei diritti succedutesi nella storia costituzionale dell’Occidente e nella quale si afferma che: tutti gli uomini sono per natura ugualmente liberi ed indipendenti ed hanno alcuni diritti innati... cioè il godimento della vita, della libertà, per mezzo dell’acquisto ed il possesso della proprietà e il perseguire e ottenere felicità e sicurezza. Qui, con molta chiarezza, si afferma il giusnaturalismo di Grozio e di Locke cioè che esistono diritti di natura di cui godono tutti gli esseri umani e tra questi il diritto, borghese per eccellenza, alla proprietà. Qui non si parla di un creatore che ha dotato gli esseri umani di diritti come nella dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti anche se è vero che nell’art.16, come vedremo, si nomina un creatore. C’è inoltre l’espressione di un nuovo diritto, quello alla felicità, inteso non nel senso che lo Stato debba provvedere alla felicità di ciascuno, ma nel senso che deve creare quelle condizioni di libertà e sicurezza all’interno delle quali ciascun cittadino possa ricercare le condizioni per realizzare la sua felicità. Da questo preambolo deriva logicamente che (art.2) tutto il potere è nel popolo e in conseguenza da lui è derivato... e che (art.12) la libertà di stampa è uno dei grandi capisaldi della libertà e non può mai essere limitata se non da governi dispotici. Particolare importanza, nell’ambito dell’affermazione dei diritti civili e politici, ha l’articolo 16: la religione, o il nostro dovere verso il creatore, e la maniera di assolverlo, può essere guidato solamente dalla ragione e dalla convinzione, non dalla forza o dalla violenza. Quindi tutti gli uomini hanno uguale diritto al libero esercizio della religione, secondo i dettami della coscienza... Da questo articolo si deduce che c’è un creatore, ma che il suo valore è limitato all’ambito religioso e non si estende a quello politico in quanto nel preambolo non si nomina alcun creatore che ha dotato gli uomini di diritti. Inoltre si lascia alla libertà di coscienza di usufruire del diritto all’esercizio della religione, il che fa supporre che, trattandosi di un diritto e non di un dovere, dovrebbe esserci laicamente anche il diritto di non usufruire di alcuna religione. L’articolo 6 è molto interessante perché mostra tutti i limiti e le contraddizioni della dottrina liberale dei diritti che permangono durante tutto il ‘700 e l’‘800 fino all’avvento delle dottrine democratiche: le elezioni dei membri che serviranno come rappresentanti del popolo nell’assemblea devono essere libere. Tutti gli uomini che hanno una sufficiente evidenza di permanente interesse comune con la comunità o legame con essa, hanno diritto di voto... In parole più chiare si dice che il diritto di voto è riservato ai ricchi proprietari e quindi si viene a negare quel diritto alla libertà che si affermava nel preambolo. L’altro grande documento americano è La Dichiarazione di indipendenza delle colonie inglesi d’America (4 luglio 1776). Redatta da un comitato di cinque membri e stilata da Thomas Jefferson, si ispira non tanto alle carte dei diritti della tradizione inglese, ma alla concezione del diritto naturale del giusnaturalismo di Locke e degli illuministi. Nella introduzione si affermano con chiarezza alcuni principi: noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità. che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Che allo scopo di garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini i governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, che ogni volta che una qualsiasi forma di governo tende a negare tali fini, il popolo ha il diritto di mutarla o di abolirla... A differenza della dichiarazione della Virginia qui è il Creatore a dotare gli esseri umani di diritti. La Costituzione degli Stati Uniti del 1787, la prima grande costituzione scritta dell’epoca moderna, ha alla base gli stessi princìpi, ma viene successivamente aggiornata con una serie di emendamenti, il primo dei quali (1791) afferma che Il Congresso degli Stati Uniti non emanerà alcuna legge che riguardi l’istituzione di una religione di stato o ne impedisca il libero esercizio. Si afferma cioè la totale separazione giuridica tra stato e chiesa. Nell’emendamento XIII del 1865 si afferma: negli Stati Uniti, come in ogni luogo sottomesso alla loro giurisdizione, non si avrà né schiavitù né servitù involontaria..., mentre nell’emendamento XV del 1870 si sanziona il riconoscimento dei diritti civili dei neri: il diritto di voto che hanno tutti i cittadini degli Stati Uniti non sarà negato né ristretto dagli Stati Uniti né da alcuno degli Stati per ragioni di razza, di colore o di precedente condizione di servitù. Il XIX emendamento del 1920 concede il diritto di voto alle donne. Prof. Marcello Ricci www.abitareinumbria.it Via dell’Ospedale 33 - Terni 0744.428833

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S i pario! Per la 22° volta, il 26 marzo si è aperto e chiuso il sipario del Teatro Verdi sullo spettacolo conclusivo dei laboratori di Progetto Mandela. Con costanza, tenacia e cocciutaggine Progetto Mandela si è presentato come tutti gli anni al suo pubblico. Dopo oltre vent’anni di produzione culturale per la città, per i suoi cittadini, giovani e non, per una crescita civile e consapevole, con tutti gli strumenti della cultura e

della pluralità dei linguaggi di comunicazione, si è presentato di nuovo: come un’onda, e mi piace che il titolo dello spettacolo di quest’anno si è riferito anche un po’ al Progetto nel suo insieme. Che come un’onda continua affronta, anno per anno, le tematiche più urgenti del nostro tempo e diventa stimolo continuo di riflessione e di pensiero critico. E sempre nell’ottica della qualità e della professionalità, nonostante tutto. Due anni fa, in una mostra dedicata ai 20 anni di attività,

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abbiamo cercato di riassumere in cifre la produzione e la fruizione e ci siamo stupiti un po’ anche noi di fronte a 40 spettacoli teatrali, 5 radiodrammi, 270 trasmissioni radio, 21 trasmissioni televisive, 14 mostre, 30 conferenze, 2400 giovani coinvolti nei laboratori, 60000 spettatori alle rappresentazioni, 3800 partecipanti alle conferenze e dei 20000 visitatori delle mostre, tanti premi e riconoscimenti di altissimo livello, tra questi un premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tantissime collaborazioni e via dicendo. Quando poi, sull’onda della celebrazione, qualcuno ufficialmente ci ha anche definito un importante punto di riferimento per la consapevolezza culturale e per la crescita umana e politica della città negli ultimi 20 anni, abbiamo avuto la conferma che il

Progetto..., nonostante tutto, è parte di Terni e abbiamo rinnovato l’impegno di continuare ad essere utili alla costruzione di una città più cosciente dei valori fondamentali nei quali una comunità intera dovrebbe riconoscersi. Affermiamo da sempre, e certo non solo noi, che sono la produzione e la diffusione della cultura gli strumenti più efficaci per assolvere a questo compito, che è la consapevolezza culturale di una comunità a tenere alta la guardia contro la violazione dei diritti e per la convivenza civile e pacifica, che sono i giovani ad avere il diritto e il dovere di essere protagonisti di questo processo. Le finalità culturali ed artistiche del Progetto... sono queste e l’amministrazione comunale di Terni ha dato fin dall’inizio il suo sostegno, più o meno grande,

più o meno convinto a seconda dei periodi, ma sicuramente duraturo, ratificato con una convenzione rinnovata già 3 volte negli ultimi 12 anni. Ora il rinnovo della convenzione, scaduta nel 2008, è in attesa della nuova amministrazione. Il contributo per ora concesso per il 2009 ci permette di arrivare fin qui, fino alla chiusura del sipario sullo spettacolo conclusivo di Progetto Mandela 2008-2009.

Sicuramente non ci permette la riapertura dei laboratori per 100 e più giovani che ogni autunno aspettano di lavorare insieme, non ci permette di continuare le attività del Centro per i Diritti Umani, i suoi corsi, le sue conferenze, i suoi spettacoli. Non ci permette di programmare il lavoro futuro. E’ tempo di crisi. Non ci sono i fondi. La città non se lo può permettere. Ma una città può davvero permettersi di chiudere questo sipario e non riaprirlo più? Irene Loesch


Italo Calvino e il Neorealismo La carriera letteraria di Calvino, come avevamo affermato nel precedente articolo, inizia precocemente nel 1947, quando poco più che ventenne pubblica il breve romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, scritto di getto sotto la spinta di un’esperienza personale: la partecipazione alla lotta partigiana. Nel romanzo le esperienze della guerra sono rivissute con lo sguardo straniante del bambino Pin che rappresenta l’ingenuità del giovanissimo autore nel momento dei tragici eventi, ma gli dà la possibilità di esprimere anche l’inclinazione al fiabesco che avrà in seguito interessanti sviluppi. E’ la storia di un tipico ragazzo del sottoproletariato cittadino, cresciuto nell’ambiente degradato dei carugi genovesi che la miseria ha posto di fronte alla brutalità della vita ed alle violenze della La Provincia di Terni per la cultura guerra, ma non ne ha cancellato l’innocenza. Pin entra in possesso di una pistola che la sua fantasia trasforma in un oggetto magico e per questo egli la nasconde in un viottolo del bosco noto solo a lui e pieno di nidi di ragno; una serie di avventurose circostanze in cui rientrano il furto e il recupero dell’oggetto lo portano ad entrare in una banda di partigiani dall’incerta coscienza politica, una vera fauna di emarginazione e miseria, a contatto con la quale egli, nonostante delusioni e tradimenti, si avvia all’adolescenza mantenendo sostanziale fiducia nella vita. Il romanzo viene comunemente ascritto alla corrente allora dominante del Neorealismo, ma si nota subito che si tratta di un neorealismo molto sui generis in quanto alla descrizione cruda e talora spietata del terribile scenario della lotta partigiana con le sue violenze e con i suoi protagonisti tutt’altro che eroi senza pecca e senza macchia, si contrappone l’immaginazione fanciullesca di Pin che trasforma una pericolosa arma in un oggetto magico da custodire gelosamente in un luogo segreto. Un neorealismo favoloso, un po’ straniato che non vuole limitarsi a documentare solo i fatti nella loro nuda e cruda realtà. Particolarità che non sfuggì a Cesare Pavese il quale, nella famosa recensione sull’Unità in cui definì lo scrittore scoiattolo della penna, notò con acume che Calvino è stato capace di osservare la vita partigiana come una favola di bosco, clamorosa, variopinta, diversa. Pavese ha veramente colto l’essenza della poetica dello scrittore allora al suo esordio, come quest’ultimo ebbe a riconoscere nella Prefazione alla riedizione del romanzo nel 1964. La pubblicazione del Sentiero dei nidi di ragno coincise inoltre con un altro evento culturale di notevole importanza: a Milano usciva la rivista letteraria Il Politecnico diretta dallo scrittore Elio Vittorini che, in risposta alle devastazioni morali e materiali causate dalla guerra, lanciava l’appello provocatorio per la creazione di una nuova cultura capace di intervenire concretamente nel tessuto della società, una cultura in grado non solo di denunciare le sofferenze, ma anche di eliminarle, al contrario della vecchia cultura astratta predicatrice di valori ugualmente astratti che si limita solo a consolare dalle sofferenze. Si accese quindi un’aspra polemica sul ruolo dello scrittore e i suoi rapporti con la società e la politica: la polemica sull’impegno che coinvolse figure di spicco della letteratura, dell’arte e della politica. Molto duro fu il confronto tra Vittorini che rivendicava l’autonomia dell’artista dalla politica - impegnarsi non significava suonare il piffero per la rivoluzione - e Palmiro Togliatti, leader del PCI, che proponeva il modello dell’intellettuale organico, in altre parole l’impegno dello scrittore doveva essere totale, militante, se veramente si volevano cambiare le cose. Anche il giovanissimo Calvino fece sentire la sua sulla rivista milanese con brevi e significativi articoli. Nella già citata Prefazione dichiara di essersi sentito allora impegnato su due fronti: il primo era quello che lo vedeva contrapposto ai ben pensanti che approfittavano di ogni difficoltà del dopoguerra per criticare la Resistenza. A costoro Calvino propone i personaggi sbandati e marginali del Sentiero i quali, pur non avendo chiarezza ideologica, hanno agito sulla spinta elementare della volontà di riscatto che li ha elevati dalla loro rozzezza. Il secondo fronte era interno alla cultura di sinistra ed era rappresentato dal rischio che alla nuova letteratura venisse assegnata una funzione celebrativa e didascalica. Calvino teme il pericolo di una nuova retorica, proprio per questo i personaggi del romanzo non hanno nulla dell’eroe positivo né coscienza di classe, le loro azioni sono dettate dal caso, dal gusto dell’avventura più che da una scelta ideologica. Infine, il fatto di rendere protagonista Pin, un bambino malizioso ma anche ingenuo e bisognoso di affetto, corrisponde ad una scelta che prescinde da qualsiasi ideologia. L’impegno non scade mai nel celebrativo né condiziona la libertà della fantasia e sarà quest’ultima gradatamente a predominare negli anni successivi. Pierluigi Seri Quando si inizia una collaborazione è buona norma procedere alle presentazioni: è quello che, in questo numero de La Pagina, intende fare l’Associazione Culturale Archè. Associazione L’Associazione nasce nel 1999 da un gruppo di amici accomunati dal desiderio di rinnovamento culturale e sociale di Terni, con il proposito di mediare, proporre, Interamnense collaborare con le amministrazioni locali per portare visioni nuove nella vita di Cultura culturale e sociale della città. L’Associazione ha, in questi anni organizzato convegni di carattere culturale: La Bibliomediateca un progetto dimenticato, per sollecitarne la istituzione; Le sedi del sapere e della memoria, per la costituzione del Museo Archeologico. I luoghi dell’anima, poesia e musica. Convegni a carattere scientifico: Ipovisione, valutazione delle potenzialità residue e sviluppo di processi riabilitativi; La medicina oltre la medicina; Malattie genetiche attualità e prospettive; Convegno sulla procreazione assistita. Convegni a carattere sociale: Immigrazione e convivenza civile; La sanità e il cittadino immigrato; Terni senza fumo; Dalla parte delle donne; Il Cardo della città di Terni; La donna e la sfida del terzo millennio; Amica donna. Una parte rilevante dell’attività dell’Associazione è stata dedicata alle Arti figurative: il filo conduttore delle iniziative è stato quello di far riscoprire, rivalutare e far conoscere alle nuove generazioni il patrimonio artistico della città. Sono state allestite due mostre sulla caricatura e la vignetta: espressioni quasi dimenticate ove si consideri che invece a Terni c’è una salda tradizione di questa arte, basti ricordare un nome su tutti: Foscolo Micheli che con la sua verve ironica ha descritto pezzi di storia della città. Sono stati ripresentati e riproposti gli antesignani, i capisaldi della pittura ternana nella riuscitissima mostra dei Pittori ternani del Novecento. Si è proseguito con Artisti contemporanei a Terni. Si è cercato di ricordare e riproporre il Premio città di Terni con una mostra tematica Elettricità e successivamente con la mostra Sentieri glocali. Infine è stato pubblicato il volume Arte e Società dal 1800 ad oggi di Paolo Maggiolini. Crediamo di aver svolto in questi dieci anni della nostra attività una funzione di stimolo importante per l’Amministrazione e ci riteniamo soddisfatti ove si consideri che sono stati realizzati Bibliomediateca, Museo Archeologico, Pinacoteca e si è risvegliato l’interesse per alcuni degli artisti locali (a cui è stata dedicata una parte della Pinacoteca) anche se vogliamo sperare sia solo l’inizio. Vogliamo andare avanti. Non abbiamo dimenticato la musica jazz, classica, leggera, il teatro, in special modo quello dialettale, la poesia, il balletto, la fotografia, il cinema, ci è mancato solo il tempo. Ci impegniamo a farlo poiché ci proponiamo di continuare per la strada intrapresa. Associazione Archè

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U n viagg io ne lla con ce zione di v i a g g i o

S C I E N T Viaggiare ieri, farlo oggi. Quanto è cambiata la concezione del viaggio nel tempo? Quanto i modi di viaggiare? Perché lo si I fa? Il motivo per cui si viaggia non è cambiato molto: c’è chi lo fa per visitare, conoscere, ampliare i propri orizzonti da vero F Marco Polo; c’è chi viaggia per affari, da vero ricco borghese di altri tempi; chi per studiare, come facevano i figli di I aristocratici romani che partivano verso la Grecia per imparare dai precettori; e chi purtroppo viaggia alla ricerca di una vita C migliore, di un lavoro, come gli italiani verso l’America agli inizi del ‘900. La differenza sta nel modo di viaggiare. N A R N I O Ai tempi uno spostamento durava ore, giorni. Oggi abbiamo l’alta velocità. Prima chi non era tra i privilegiati e non aveva possibilità di muoversi, lo faceva chiudendo gli occhi, vagando con la mente, oppure sedendosi davanti al fuoco a raccontare storie ai più piccoli. Oggi c’è internet: basta un click per estraniarsi, basta un sito web per ritrovarsi catapultato chissà dove, bombardati da foto di gente mai vista che però diventa nostra compagna di avventure in un luogo virtuale. D’altronde anche Tito Livio lo diceva: Gli uomini per natura sono desiderosi di vedere cose nuove e di viaggiare. Ognuno lo fa con i mezzi di cui dispone: un buon libro, il cd del proprio cantante preferito, la mente. Purtroppo però, la frenesia, la fretta, la corsa contro il tempo che ci assale ogni giorno, raramente ci concede questi lussi. Questa è la realtà, così è stata programmata la mia vita, c’è poco da estraniarsi. Una gita me la farò quando avrò le ferie. Così pensa l’uomo moderno, che purtroppo del viaggio ha una concezione piuttosto limitata. L’idea è quella data dal turismo di massa, o meglio dal turismo globale. Il mondo è messo alla portata di tutti e l’importante è, sì, anche il luogo, ma piuttosto le esperienze, piuttosto il divertimento. La differenza sostanziale tra presente e passato non è tanto per quanto riguarda il viaggio fisico, ma la psicologia che l’uomo di oggi ha di esso. La maggior parte delle persone non è consapevole di questo: siamo in un viaggio continuo, la nostra vita è un cammino costante la cui partenza è la nascita e il cui arrivo è la morte. S. Agostino scriveva:... le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei fiumi, delle stelle…e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi. Viaggiare non significa soltanto trascorrere quindici giorni al mare, viaggiare è vivere. Nel passato, invece, i grandi autori lo avevano capito: perché Manzoni altrimenti avrebbe fatto coincidere la crescita di Renzo, la sua maturità, con il viaggio a Milano? Perché Swift avrebbe descritto la crescita di Gulliver, il suo aprirsi a una nuova mentalità, attraverso proprio i suoi viaggi? È questo ciò che manca all’uomo moderno: la capacità di vedere nel profondo delle cose, invece di fermarsi allo stato superficiale, al semplice nome. È un atteggiamento tipico nei confronti di qualsiasi aspetto. Serve una rivisitazione del significato delle parole, di intraprendere un viaggio verso la rielaborazione del viaggio stesso. Bisogna ritrovare un senso a quel percorso che più ci arricchisce: l’esistenza. Agnese Cupido L I C E O

Fe el free to s a y n o Il tabacco è la diretta causa di cinque milioni di morti l’anno. Oltre ad infarti e tumori, vari organi, non solo cuore e polmoni, vengono colpiti dai nefasti effetti del fumo. La morte verso la quale conduce il fumare è lenta e agonizzante, per di più umiliante perché auto inflitta. Capire a cosa si sta andando incontro quando si inizia, considerando che l’età media della prima sigaretta è tra i tredici e i quindici anni, non è semplice visto che la percezione dei rischi a questa età è completamente e volutamente distorta da un intenso sforzo compiuto dalle multinazionali del tabacco per vendere il loro prodotto. Se ci si pone la domanda perché fumo?, c’è una serie di risposte che si potrebbero dare, ma la risposta vera è che si è stati vittime di campagne pubblicitarie che le compagnie del tabacco hanno messo in atto a partire dagli anni cinquanta, quando gli effetti di questa droga sono stato studiati con più attenzione e molta gente ha cominciato a smettere di fumare. Compagnie come la Philip Morris, la British American Tobaccos si sono prodigate per salvare il loro profitto, hanno smesso di farsi concorrenza e, decidendo di prendere i giovani a target della loro pubblicità, hanno cominciato a studiare modi sempre più efficaci per adescare nuovi fumatori. Il ragionamento è logico: si rende la sigaretta glamour, desiderabile, associabile con eventi sportivi e quant’altro, ma, soprattutto, onnipresente e grazie a ciò si invogliano nuovi consumatori. L’assurdità di tutto questo sta nel fatto che non vengono vendute patatine, bensì una droga che, consumata nel modo indicato dai produttori, uccide. Negli anni novanta le multinazionali del tabacco sono state citate da vari stati americani ed è stato loro intentato un processo per danni alla salute pubblica. Tali Compagnie hanno dovuto pagare multe salate pur di non essere condannate e sono state costrette a smettere di fare pubblicità rivolta ai giovani, ma questo solo in America. Ancora una volta la giustizia ha trionfato, la multa pagata agli occhi del sistema li ha assolti dalle loro colpe ed essi sono stati liberi di procedere imperterriti in ciò che hanno sempre fatto: vendere il loro prodotto, pubblicizzarlo nel resto del mondo e causare milioni di morti. Perché mai lo Stato, che dovrebbe tutelare il cittadino e che tanto si sforza di proteggere i giovani dalle tossicodipendenze, permette che i produttori di tabacco continuino imperterriti nella loro opera? È una questione di introiti fiscali, si è deciso che è più importante l’introito fiscale portato dalla vendita di sigarette piuttosto che proteggere giovani perfettamente sani dal cominciare a distruggere lentamente la propria salute Perché allora non vendere all’ingrosso, come monopolio di Stato, eroina o sostanze simili che danno dipendenza, assuefazione esattamente come la nicotina e conducono alla morte come il fumo? C’è un ovvio conflitto d’interessi tra ministero delle finanze e ministero della salute. Daniele Cesaretti Perché lo Stato non difende i propri cittadini?

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Urla ne re e mor ti bianc h e

LICEO CLASSICO

L’Italia è un paese di fannulloni. Provate a dirlo a Michele che ha visto il fratello ucciso da una gru. Provate a dirlo alla piccola Arianna, che ogni sera aspetta che papà torni dal lavoro, pur sapendo che non tornerà. Provate a dirlo a Francesca, provate a dirlo a lei e al bambino che porta in grembo. L’Italia è un paese di fannulloni. Fannulloni che muoiono ogni giorno, a salario minimo, in incidenti sul lavoro. C’è chi ha denunciato la condizione dei cantieri e delle fabbriche italiane e ora vive sotto scorta. Ha scritto Roberto Saviano, ha scritto di come i morti sul lavoro vengano trasportati di notte e lasciati sul ciglio della strada. Sono gli stessi operai, che lavoravano fianco a fianco con il Giovanni, il Filippo o l’Edoardo di turno a fare quel terribile straordinario, con la morte negli occhi, consapevoli di poter essere i prossimi. La testimonianza di Gomorra può essere al limite, ma la realtà è tragica; le morti di quel bianco tendente al rosso sangue, nel nostro paese, hanno raggiunto livelli di emergenza, le assicurazioni dei datori di lavoro non riescono più G . C . T A C I T O a salvaguardare le famiglie: quel che rimane. Negli ultimi decenni le tecnologie hanno fatto passi da gigante, i ritmi di lavoro sono aumentati, i materiali sono più sofisticati, solo le strutture continuano a essere le stesse. Come il motore di una Ferrari su una Cinquecento, prima o poi la carrozzeria cede. Questo è il problema: il progresso deve andare di pari passo con la sicurezza, il luogo deve essere garanzia della salute del lavoratore. L’Italia è un paese di fannulloni. Provate voi a lavorare di fronte a un potenziale assassino di ferro, provate voi a prendere il posto di lavoro, macchiato di sangue, di un morto. E l’Italia cosa fa? Un DDL sulle sanzioni alle fabbriche? No, faccina triste. Una campagna di sensibilizzazione? Neppure, faccina seria. Un televoto sull’efficienza? Esatto, faccina che ride. Ecco cosa fa l’Italia: i bollini colorati sull’efficienza dei funzionari pubblici, per salvaguardare gli impiegati postali, che al massimo corrono il rischio di essere presi a ombrellate da una timida e dolce vecchietta. E’ un peccato, davvero. Se anche gli operai di Torino avessero potuto televotare le condizioni dell’acciaieria, forse qualcosa sarebbe cambiato, forse non ci sarebbe stato l’incendio, forse gli ultimi istanti di vita di un ragazzo non sarebbero stati la colonna sonora de La fabbrica dei tedeschi, forse Colapresti ci avrebbe raccontato un’altra storia e forse una madre non si sarebbe unita a tante Sophia Loesch Onofri III IT altre nell’urlo nero per le morti bianche.

Di r i tto al lavoro Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità o la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La nostra Costituzione sancisce il diritto al lavoro per ogni cittadino e stabilisce il modello ideale di organizzazione economica di un Paese rispettoso della dignità di ogni uomo. Il valore morale che oggi si attribuisce all’attività lavorativa è, secondo C. Mosse, il risultato delle rivendicazioni umanitarie di venti secoli di cristianesimo e delle battaglie filantropiche del movimento operaio, in difesa di una categoria - i lavoratori salariati - che era priva di possibilità e di potere decisionale. Adottando modalità di lotta differenti e attestandosi su ideologie sostanzialmente eterogenee, il cristianesimo da un lato, e il movimento operaio dall’altro, hanno determinato una straordinaria rivalutazione del lavoro manuale e di quello salariato, fortemente disprezzato nel mondo antico. Il rifiuto del mondo antico per il lavoro manuale è apparso a molti come la contropartita della schiavitù; invece, nel corso dei secoli, il sistema sociale borghese ha saputo rivalutare l’operosità e la tecnica, anche se estremizzando talora la ricerca del profitto e la diminuzione dei costi di produzione a discapito della salute fisica e psicologica e della sicurezza del lavoratore salariato. Pensato dapprima come mezzo di emancipazione e come espressione di libertà, creatività e razionalità, nel sistema economico capitalista il lavoro si è spesso trasformato in oppressione e alienazione. Tale sistema infatti è finalizzato al profitto e basato sull’individualismo: per tali motivi il capitalista tende a sfruttare il lavoro dei suoi dipendenti per produrre capitale a suo favore. Minore è il costo della produzione, relativamente a spese per materiali, mezzi, personale utilizzato, maggiore è il profitto finale. Spesso il datore di lavoro tende a tagliare non solo le spese superflue, come sarebbe giusto, ma anche quelle indispensabili, cioè quelle necessarie ad assicurare sicurezza e dignità ai dipendenti. Nella realtà dei fatti, oltre a rappresentare un grave attentato alla vita dei lavoratori, il rischio di infortuni riduce la produttività aziendale. Secondo una ricerca effettuata da Berra e Prestipino, il dipendente rallenta i suoi ritmi di produzione, essendo intento a preoccuparsi della sua sicurezza e perde le ambizioni e gli stimoli ad essere più efficiente possibile. Ma spesso ciò non è percepito dal datore di lavoro tanto da sembrare evidente la discrasia tra le regole del mercato moderno e l’esigenza del benessere sociale. E’ per questo che ci sono le leggi che disciplinano i rapporti lavorativi, l’attività sindacale e la previdenza sociale, garantendo orari di lavoro non superiori alle otto ore, settimana corta, diritto al lavoro straordinario retribuito, assistenza in caso di malattia o infortunio… Nonostante ciò, ancor oggi numerosi sono i casi di abusi e di sfruttamento del lavoro nero, che priva i lavoratori delle necessarie garanzie di legge e lo Stato delle tasse dovute, con il conseguente aumento dell’insicurezza. In questi casi, il rapporto tra datore di lavoro e dipendente appare come un bellum omnium contra omnes, con la conseguente alienazione del lavoratore - secondo la celebre analisi di Marx - sia nei confronti di un prodotto che non riconosce perché non gli appartiene e dal quale, al contrario, è dominato nell’attività ripetitiva e meccanica del sistema di fabbrica, sia nei confronti del prossimo, che gli si presenta nelle vesti del padrone. In questo modo il diritto al lavoro non si configura più come diritto ad una vita dignitosa, ma come causa dall’alienazione del lavoratore dalla società in cui vive e dal frutto delle sue fatiche giornaliere. Luca Pompeo III IF

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In una gelida serata del dicembre ‘94, epoca in cui a Terni si cantava ancora, le temperature di tutti noi che eravamo lì, al teatro Politeama prima dello sfacelo, arrivarono alle stelle... atmosfera surriscaldata... cappotti e maglioni che volavano da tutte le parti... sudore mischiato a calore… ognuno di noi si muoveva freneticamente al ritmo… tutti per mano... tutti come un’unica onda... tra voci, luci, suoni... quasi 1300 al teatro quella sera!... 1300 anime... 1300 voci… unite da un unico grande amore… The voices of glory, uno dei più prestigiosi gruppi di colore presenti nel nostro paese, erano a Terni! Il loro sound, il loro mood... ci stavano prendendo in quel vortice di emozioni che solo la musica gospel, se la ami davvero, può farti provare. Cheryl Porter, Charlie Cannon, Harold Bradley, Jho Jhenkins, il grande Davide Pistoni... un sogno! Non vi annoierò sul come fu ma, mentre il mio cuore batteva all’impazzata seguendo ancora il ritmo della musica che, fino a poco prima, aveva animato il teatro, mi ritrovai dietro le quinte al cospetto delle glorie: mi venne presentato il leader del gruppo, Masa Mbata Opasha, diventai la P.R. della band per Terni e provincia e mi fu commissionato di formare un coro che avrebbe supportato i grandi durante le loro tournée... Avete capito? Io, in nemmeno mezz’ora... tutto questo! Un miracolo! Iniziai subito a lavorare. Era l’epoca in cui a Terni si cantava ancora. Non mi fu difficile organizzare una serie di eventi in cui i The Voices of Glory si sarebbero esibiti. La nostra città, a quel tempo, era abituata ed educata alla grande musica dal vivo. Umbria Jazz ci apparteneva ancora... avevamo la sezione gospel e spiritual durante il periodo pasquale... Easter Festival... ricordate? Riempire teatri e chiese di gente ed emozioni fu facile! Nel contempo riuscii a formare il coretto: io, ovviamente, mi ci misi... per una perfetta armonizzazione pensai a tre ragazzi e due ragazze con una grande esperienza vocale e musicale. A Piazza Solferino, seduti sulla balena, sgranocchiando la sublime pizza all’olio di Elio, demmo inizio al nostro sodalizio. Prove, spartiti, impazzimenti, in estate eravamo pronti al debutto! Teramo: 24 luglio 2005. Che emozione! A fine concerto chiesero anche a noi gli autografi! Eravamo talmente fuori da non essere nemmeno in grado di scrivere il nostro nome! Fu l’inizio di un sogno, quello di 6 ragazzi di provincia che si trovavano a vivere un’avventura più grande di loro. Un sogno alimentato da amore, dedizione, impegno e che ci portava in giro per l’Italia facendoci accarezzare il successo. Un sogno bellissimo ma che, come la maggior parte dei sogni, sarebbe stato seguito da un risveglio. Il risveglio ci fu, ma non fu brusco: nei mesi di collaborazione con Mr. Opasha, avevamo avuto il sentore che qualcosa non funzionasse come dovuto. Alla fine di ogni concerto egli veniva liquidato regolarmente... noi no! Ci sono state spese... vi pagherò la prossima volta… abbiate pazienza... il tempo passava, ma noi non vedevamo una lira. Quella domenica di ottobre, partimmo per Roma solo in tre, io, Francesca e Paoletto. Gli altri, impegnati, ci avrebbero aspettato al ritorno. Dovevamo cantare quella sera nella splendida Chiesa Valdese di Piazza Cavour e Masa aveva giurato che ci avrebbe liquidato per intero. Arrivammo a metà mattina e, certi del gruzzoletto della sera, ci demmo allo shopping sfrenato! Tanto stasera ci paga... Tanto stasera ci paga!... ripeteva Paoletto, mentre spendeva le 200.000 lire con tanta fatica risparmiate! Spettacolo sublime come al solito, ma... indovinate un po’ cosa accadde? Irripetibili gli improperi di Paoletto nella navata centrale del santuario. Insorse in noi, per la prima volta, un irrefrenabile odio razziale... Ma poi alla rabbia funesta si sostituì una inesauribile ilarità che ci accompagnò per tutto il viaggio di rientro. I tre ignari coristi non presenti ci aspettavano fiduciosi. Con le lacrime agli occhi... non la smettevamo di ridere... riuscimmo ad infarfugliare un resoconto. Penso fossimo contagiosi perché l’ilarità divenne collettiva e le espressioni più auliche del nostro

dialetto riempirono la stanza. Poi una voce: e se ci mettessimo da soli? Le canzoni le sappiamo… I musicisti li troviamo… Stop alle risa. Silenzio totale. Sguardi puntati... Qualcuno azzardò qualche perplessità sul colore della voce e soprattutto su quello della pelle… Di nuovo risate... Prendemmo comunque atto che sarebbe stato un vero peccato gettare al vento mesi di grande impegno e che l’esempio delle glorie aveva migliorato il nostro canto e, perché no, le nostre anime! Noi sei, sempre insieme, eravamo diventati uno. Non potevamo buttare via l’esperienza e l’unione acquisite. Nei giorni successivi ci mettemmo seriamente a meditare e fu dal genio indiscusso di quello che avremmo poi eletto all’unanimità nostro nuovo leader, il maestro Fabrizio Longaroni, che giunse l’idea: non siamo neri, non abbiamo voci nere, ma se arrangiassimo i brani in conformità con il nostro essere potrebbe uscirne fuori qualcosa di veramente buono e nuovo! E di nuovo giù con maggiore impegno. Ora stavamo lavorando per noi! Fabrizio si cimentava nei nuovi arrangiamenti dei brani e noi pensavamo alla promozione, al look ma, soprattutto, al nome che ci saremmo dati. Il gospel faceva ormai parte della nostra vita, ci scorreva nelle vene, il suo suono aveva forgiato le nostre anime e, soprattutto, ci aveva reso un’unica anima. The Sound of Soul… il suono dell’anima… ecco il nome! A fine ’95 pronti. Il riadattamento in chiave rock del repertorio classico del gospel e dello spiritual era il nostro biglietto da visita. I primi concerti nei luoghi più frequentati dagli amanti della musica dal vivo (a Terni si cantava ancora…) ed i nostri concittadini dimostrarono di apprezzare la nostra proposta musicale capace di creare un’atmosfera ricca di forti emozioni. Poi le trasferte… Ospiti al Festival Internazionale di Todi, guest star alla finale del Bengio Festival di Benevento con direttore artistico Gegè Telesforo, Festival di San Marino… Intanto continuava la nostra attività concertistica con grande successo di pubblico e critica. Il nostro repertorio si arricchì: accanto ai classici del gospel e dello spiritual inserimmo brani di produzione propria e fu con uno di questi che guadagnammo, nel giugno ’97, il secondo posto al Concorso Nazionale Inedito Per Maria, ideato e promosso dal Vescovo di Terni Monsignor Franco Gualdrini, uomo di grande sensibilità che credeva molto nei giovani e nelle loro inclinazioni artistiche. La sera della finale, al Teatro Verdi di Terni, ci esibimmo in compagnia di Eugenio Bennato (direttore artistico), dei Neri per caso e del grandissimo Riccardo Cocciante! Indescrivibile! A dicembre ‘97, l’uscita del nostro Cd When the Stars begin to fall in tutti i negozi di dischi della città e della regione. Un’altra grande soddisfazione! Immaginate l’emozione di sentire le nostre voci propagate nell’etere dalle più importanti radio nazionali? Da morire! Il nostro disco era pure espatriato… Negli anni successivi abbiamo cercato soluzioni sempre nuove sia dal punto di vista vocale che strumentale: un alternarsi di nuove voci, musicisti ed esperienze che ci hanno arricchito sempre di più. E nel 2006 la svolta che ci ha dato una nuova impronta stilistica: al rock si affiancano blues e jazz. Ancora successi! Ma non più a Terni… Ora qui non si canta più come un tempo… I musicisti che hanno fatto la nostra storia sono costretti ad emigrare! Figuriamoci noi… Ma non ci abbattiamo! A noi piace fare musica e la faremo sperando, come tutti gli altri, che qualcuno si ricordi di noi! Siamo i The Sound of Soul, facciamo musica nera anche se neri non siamo… E visto che contro madre natura non possiamo andare, almeno di nero ci vestiamo… E sempre cercheremo di colorare il nostro canto con serenità, dolcezza e sentimento per dare modo a tutti di percepire Anna Mattioli il vero… suono dell’anima. Dedico questo articolo a Paolo Taglioni (Paoletto) che non è più tra noi. Ti volevamo… ti vogliamo bene!

soundsoulanna@gmail.com

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Gianluca Battistoni, Fabio Lanfiuti Baldi, Anna Mattioli Francesca Lanfiuti Baldi, Luisella Merli Band Andrea Belli (sax); Maurizio Chiani (chitarra e banjo); Matteo Fabrizi (contrabbasso); Saverio Federici (batteria)


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La Luna Errante presenta: Rosencrantz e Guildenstern sono morti l’assurdità del travestimento di vita, il festival della finzione che non smette mai di divertire il mondo. Una prova impegnativa per la Luna Errante, la compagnia indipendente diretta da Elena Marrone e Cecilia Candelori che da sei anni opera nel ternano ed ha al suo attivo diversi spettacoli: Il ritratto di Dorian Grey, Sogno di una notte di mezz’estate, Madame Bovary c’est moi; Polvere di fata, Il mercante di Venezia, La rosa di Gerico. Gli attori sono tutti studenti con la passione per il teatro: Giovanni Giacomini (Rosencrantz), Marco Agulli (Guildenstern), Elena Marrone (Capocomico), Valentina Santoloci (Gertrude), Yuri Sorokin (Claudio), Andrea Santoloci (Amleto), Chiara Rossi (Ofelia), Emiliano Scarponi (Polonio); la scenografia è di Chiara Caforio. Lo spettacolo si terrà presso l’Auditorium Don Bosco l’8 e il 9 maggio alle ore 21.00, l’ingresso è a offerta libera. Il ricavato sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana. Elena Marrone

La commedia che vedrete trae spunto da una tragedia: Rosencrantz e Guildenstern sono infatti due personaggi secondari dell’Amleto di Shakespeare che Stoppard eleva al ruolo di protagonisti. Nella commedia essi sono imbrigliati in una sorta di limbo senza tempo e, mentre stralci di tragedia scorrono dietro di loro, essi non riescono a capirne il senso: Sappiamo solo quello che ci dicono, ed è piuttosto poco e per quanto ne sappiamo non è neanche vero, dice Guildenstern. Lungo la strada per Elsinore incontrano gli attori che verranno ingaggiati da Amleto per intrappolare la coscienza del re. Il capocomico della compagnia, personaggio scomodo e onnisciente, mette in scena per loro una tragedia che, guarda caso, è proprio Amleto, dando inizio ad un gioco di specchi vertiginoso. Il loro destino è già deciso, la partita già chiusa. Ma i giocatori continuano a giocarla travestendosi da vivi. Stoppard non rappresenta l’assurdità della vita, ma

BOX OF EMOTIONS Dove vanno Sogni e Desideri? Dove si trattengono tutte le Emozioni inespresse? Immaginate che ci sia un luogo anche per loro... Sarebbe un posto bellissimo, immenso se non infinito. Sogni e desideri mi fanno pensare come se rimanessero in sospeso nell’aria… Poi immagino un cielo dove fluttuano inconsapevoli del loro destino… cercando di rimanere comodi nell’attesa. Probabilmente scommettendo tra loro chi sarà il primo ad andarsene, in un tempo che passa indefinito… Ed è qui che mi è venuta l’idea di un Luogo dove possiamo mettere Sogni, Desideri, le nostre … Emozioni… almeno una parte. Saranno più spaziosi e comodi nell’attesa di esaurirsi o avverarsi. Diventando visibili… nello Spazio e in un Tempo, reale. I nostri Sogni sono i Sogni di tutti, anche se differenti sono fatti della stessa essenza, respirano la stessa aria… bramosi di essere… sono costantemente impressi nella nostra mente consapevoli o no… sperando, un giorno, di poterli toccare! Quello che vedremo chiuso in queste mura non sarà altro che un tentativo di svelare cosa si nasconde nelle nostre anime, cosa si agita nella nostra mente e cosa scalpita nei nostri cuori. Un Luogo, contenitore di tutte le Emozioni inespresse esprimendole attraverso l’unico Atto in grado di dar loro respiro vitale: l’Arte. Box of Emotions, sarà la possibilità per mostrare, ma sarà anche l’occasione per produrre, incontrarsi, scambiarsi idee e insieme costruire un Luogo sempre più grande capace di contenere più desideri possibili, ma soprattutto per lasciarli impressi poiché intento primo è quello di realizzarli. Presentazione dell’Evento con prima Mostra Sabato 9 Maggio ore 19.00. chiara.ronchini@hotmail.it

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Margherita Alecci Scarpa è nata a Soverato (CZ) nel 1941 e vive a Desenzano del Garda (BS), dove da alcuni anni produce una poetica che le ha riservato lusinghieri risultati. Ha meritato moltissimi primi premi per la poesia e la narrativa in concorsi nazionali ed internazionali. I suoi versi sono stati pubblicati in numerose rassegne sui poeti contemporanei recensite dall’International Studies Vesuvian Center; sulle Antologie dei vari Concorsi letterari; su Parliamo dei fiori (2005) a cura del critico letterario Vincenzo Guarracino e su Petali in versi - Il fiore nella poesia italiana del Novecento (2006) a cura del critico letterario Maurizio Cucchi, Zanetto editore - Montichiari.


Giorni Felici in Abruzzo

L’irreality show sismico

Aprile è il più crudele dei mesi, scriveva T. S. Eliot, la natura attende la rinascita, le nuove promesse, allettanti parole che spazzano la Terra Desolata: ricostruiremo in fretta! Non si fidava delle parole Samuel Beckett, tanto che quando terminò la lettura della Recherche, scrisse ad un amico: forse Proust beveva troppe tisane di tiglio! che, come si sa, sciolgono la lingua e liberano la chiacchiera, la voglia di parlare senza dire niente (però, mica è vero!), come quel profluvio di parole che Molly Bloom riversa nell’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce. La chiacchiera vuota, questo sottilissimo spessore del quotidiano (diventato cifra letteraria per i succitati irlandesi), è la dimensione dell’uomo moderno, che parla perché non può agire, la Parola non fa la Storia e allora il Verbo si fa Chiacchiera, per non dire niente, un flusso di… come? alzi il volume, signora mia, che tra il rombo governativo e il brusio mediatico, abbiamo scoperto che la sabbia non stava al suo posto, sottoterra, ma nell’impasto dei muri portanti dei palazzi. La sabbia… mi ricorda Samuel Beckett… l’estate lo sorprese a Parigi, entrò in un cinema, c’erano due amanti semisepolti nella sabbia (Un chien Andalou), anni dopo quella immagine diventa la scena di una sua opera, Giorni Felici, dove Winnie, una moglie logorroica, tempesta di futili ciarle il marito mentre pian piano la sabbia li inghiotte… o la chiacchiera ci inghiotte, si fa per parlare, tanto che altro possiamo fare, noi che eravamo vivi e ora stiamo morendo con un po’ di pazienza, vedi T. S. Eliot, Terra Desolata, dove tutto tornerà come prima (anzi Come Prima 2: l’Eterno Ritorno?)… e la tendopoli, quella via subito, prima di, flash! sorrrrrida… dove sono le telecamere? e le grida, dove sono le grida? Lo strazio, il dolore, le urla per la fascia serale, dove sono? Qui, oltre al terremoto, sento solo i giornalisti, neanche i vecchi, naturali custodi della parlantina, onorano le telecamere… insomma, come si fa a raccontare la dignità, il contegno, l’orgoglio se non producono suoni percepibili dal microfono? Vuoi vedere che, in questo antico silenzio di montagna, in questo clima irreality (quindi non percepibile dal digitale terrestre), gli abruzzesi rimettono su tutto, senza TV e senza presidenti! È venuto giù il cemento ed è spuntata un’altra Italia, che non vuole spettacoli né riflettori (ma allora c’era!), un’Italia d’altura, di fibra dura, diffidente, che sa che la chiacchiera è come la sabbia, si sbriciola, attutisce i rumori, non tiene. Sa che di sabbia sono certi castelli politici, di sabbia le promesse, di polvere la vita, e non starà lì, aggrappata alle parole, ad affondare come Winnie in Giorni Felici. Francesco Patrizi

Foto gentilmente concesse da Moreno Asciutti

GIORNATA MONDIALE DELLA SCLEROSI MULTIPLA Dalla partecipazione di tutti, la vera differenza per la ricerca

Dal 23 al 31 maggio torna la Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla. E’ il più grande evento di informazione e sensibilizzazione interamente dedicato alla SM atto ad informare la popolazione sull’affermazione dei diritti delle persone affette da tale malattia e sullo stato di avanzamento della ricerca scientifica. Quest’anno la Settimana Nazionale compie 10 anni e, per la prima volta, insieme alle altre Associazioni SM nel mondo, si avvia verso un percorso di condivisione globale, accogliendo al suo interno la 1° Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla che si celebrerà in tutto il mondo il 27 maggio con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica ed informare l’opinione pubblica sulla malattia e www.aism.it le problematiche che essa comporta. Oltre 48 paesi si riuniranno in un abbraccio tra tutti coloro che lottano ogni giorno per accrescere negli altri la consapevolezza di come poter aiutare le persone con SM e per migliorare la loro qualità di vita. In Italia, sette giorni di grande movimento: numerose iniziative si alterneranno, anche a livello locale, per promuovere e raccogliere fondi in favore della ricerca scientifica. Per un mondo libero dalla SM: Carta di credito: chiama il numero verde 800.99.69.69 - Assegno non trasferibile intestato a FISM - 5 x 1000 sulla Dichiarazione dei Redditi Bonifico: c/c bancario presso Unicredit Corporate Banking intestato a FISM - IBAN IT33F 03226 01400 000032500000 Bollettino Postale: versamento su conto corrente 67000 intestato a FISM FONDAZIONE ITALIANA SCLEROSI MULTIPLA ONLUS NOI MALATI DI SM COMBATTIAMO OGNI GIORNO CON TUTTO IL NOSTRO CORAGGIO E LE NOSTRE FORZE CONTRO LO SPETTRO DI UNA MALATTIA DI CUI ANCORA TROPPO POCO SI SA. CI O CCORRE IL TU O A I U TO! UNI SC I T I A NCH E T U ! GRAZIE! (Anna Mattioli)

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E si diceva che Talete avesse fissato la figura stellata del carro, con la quale i Fenici guidano le navi.

Far cadere le braccia, è un modo di dire che sta a significare lo scoramento di chi, impegnando tante risorse fisiche, psichiche, economiche per raggiungere un obiettivo, vede vanificare in un attimo il risultato raggiunto. A noi dell’Associazione Ternana Astrofili, sono letteralmente cadute le braccia, nel constatare danni e furto perpetrati da ignoti all’osservatorio di S. Erasmo nel mese scorso. Anni di lavoro (puro volontariato) per ridare nuova linfa all’osservatorio tanto caro ai ternani e, in una notte, per raccogliere un magro bottino (le attrezzature più costose non rimangono in loco), sono stati fatti molti danni alla recinzione, alla cupola, alla porta di ingresso da vandali che, una volta entrati, hanno danneggiato/asportato attrezzature elettroniche. Cogliamo l’occasione per ringraziare i carabinieri accorsi sul posto che ci hanno anche aiutato ad effettuare le prime riparazioni necessarie e siamo fiduciosi che l’amministrazione comunale intervenga prontamente per cancellare questa brutta pagina. Se da una parte ci sono cadute la braccia, dall’altra ci siamo rimboccati le maniche e pochi giorni dopo (l’ultimo venerdì del mese) abbiamo regolarmente aperto l’osservatorio ad un nutrito numero di appassionati. Anno 2009, anno mondiale dell’astronomia. Nel mese scorso abbiamo pubblicato un programma di massima delle nostre iniziative per tutto l’anno; ora in dettaglio e definitive, quelle del mese di Maggio: IL CIELO E LA TERRA: INCONTRI DI PRIMAVERA Mercoledì 6 - Il cielo di Galileo: le prime osservazioni del cielo con un cannocchiale Giovanna Cozzari - A.T.A.M.B Mercoledì 13 - La Luna - Paolo Casali - A.T.A.M.B Mercoledì 20 - In Viaggio nel Sistema Solare: mondi vicini non più tanto sconosciuti Sergio Bacci - A.T.A.M.B. Mercoledì 27 - Le ore e le ombre: meridiane e orologi solari Giovanna Cozzari - A.T.A.M.B. Gli incontri si terranno, dalle ore 17,30 presso la Sala Laura, Via Carrara, 2 - Terni

Venerdì Sabato

29 - 0re 21,30 Osservatorio di S. Erasmo: Osservazione ad occhio nudo e al Telescopio 30 - dalle ore 15,30 presso i giardini di Campomaggiore (IV Circoscrizione) ASTRONOMIA IN PIAZZA: seconda giornata osservativa del cielo. Tonino Scacciafratte Presidente A.T.A.M.B. - tonisca@gmail.com

As s o c i a z i o n e Ternan a A strofili - Massimiliano Be ltrame V i a M a e s t r i d e l L a v o r o , 1 - Te r n i tonisca@gmail.com 329-9041110 www.mpc589.com

L’osservatorio astronomico di S. Erasmo è aperto g r a t u i t a m e n t e per i cittadini l’ultimo venerdì di ogni mese dalle ore 21,30.

Osservatorio Astronomico di S. Erasmo Apertura per il giorno venerdì 29 maggio 2009 In prima serata osserveremo la Luna in fase crescente di sei giorni, a seguire Saturno, quindi gli ammassi globulari M5 ed M13. Per finire la nebulosa anulare della Lira (M57). Verrà osservato il cielo con la spiegazione di tutte le costellazioni e i relativi moti della volta celeste. Federico Guerri

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Callimaco, Giambi

Una

costellazione

al mese

Se prolunghiamo oltre Arturo della costellazione di Bootes l’arco formato dalle stelle del timone del Grande Carro, incurvandolo ulteriormente verso sud, arriviamo prima sulla stella più luminosa della Vergine, Spica e, subito fig.1 dopo, sul quadrilatero del Corvo (fig.1). Appena ad ovest del Corvo si trova il debole gruppo della Coppa, che disegna nel cielo la tipica forma di una coppa a cui deve il nome. La Vergine (fig 2) è una costellazione enorme, seconda per estensione solo all’Idra; ha poche stelle luminose, ma la sua gemma è Spica (magnitudine 1, distanza 220 a.l. e oltre 2000 volte più luminosa del Sole). Nelle raffigurazioni viene generalmente dipinta in posizione eretta o di fianco, con i piedi ad est, mentre solleva un fascio di grano nel braccio destro dove è posta Spica. E’ identificata con un gran numero di divinità diverse: con Ishtar, la dea della fertilità dei Babilonesi; con Astrea, la dea romana della giustizia; con Demetra dea delle messi (la romana Cerere). Nella regione compresa tra la Vergine, Denebola del Leone e la Chioma di Berenice si trovano centinaia di galassie relativamente luminose che fanno parte dell’ammasso Chioma-Vergine. Queste galassie costituiscono il più vicino grande ammasso di galassie, uno dei più massicci, con circa 3000 membri noti (11 sono state catalogate da Messier). Le moderne stime pongono il centro dell’ammasso a una distanza di circa 40 milioni di anni luce con i membri più vicini posti a 20 milioni di anni luce e le parti più lontane a 70 milioni. Le costellazioni del Corvo e della Coppa sono collegate alla stessa leggenda: Apollo diede una coppa ad un uccello bianco (il corvo) con il compito di prendere dell’acqua da bere; l’uccello indugiò così tanto che infine il dio perse la pazienza, mutò il corvo da bianco a nero e lanciò sia l’uccello che la fig 2 coppa in cielo. Giovanna Cozzari


Lu Pendulu de Focolle So’ ppatitu dell’aria ‘perta e quanno posso scappo su ‘n montagna... ce organizzamo più famije e ppartimo. ‘Na vorda... Ma guarda se cche ccerqua, Zzichi’! E cche è lu baobabbe? A Lunardi’!?... Accampamoce qua ssotto... cucì ce arpara da lo Sole e ppo’... posso fa’ fa’ l’ardalena a lu fiju miu più picculu che sta sempre a ffrigna’! Pe’ ffallu ‘ddormenta’ tocca cullallu quarche ora e... quanno ce semo riusciti... è ora de svejallu de novu! Co’ ‘n bo’ de difficordà... legamo ‘n capu de ‘na corda su ‘n ramu e all’andru capu ce legamo ‘n canestru... ce mettemo lu fiju dentro e ggiù ‘nu spintone! ‘Nnamo a gustacce ‘sta pace che cco’ quistu stemo a ppostu tutta la giornata! Avemo magnatu e bevutu e stavamo ‘mpataloccati a ssinti’ li canti de li passeri, quanno te sentimo ‘na botta contro l’arberu... ‘llu bardascittu s’è svejatu e ss’è missu a piagne che parea ‘na sirena! Zichicchiu t’è scattatu come ‘n furmine! Porca vacca... n’arpenzavo a lu pendulu de Focolle!... Che j’è cascatu su la capoccia?... Ma che stai a ddi’! Focolle lu 1851, su lu Panteonne de Parigi ciaveva ‘ppiccatu ‘n pendulu de ‘na settantina de metri e l’ha fattu ‘scilla’ facennulu striscia’ sopra ‘n bo’ de sabbia che ciaveva messu apposta. Che tt’ha vistu!?... ‘Gni vorda lasciava ‘na strisciata diversa! M’è vvinutu spontaneu... Po’ èsse che quarcunu lu spostava... anche lu ventu! No, no... devi sape’ che a lu pendulu pe’ l’inerzia... pe’ ffatte capi’... pe’ svojataggine, no’ je ‘mporta gnente de la Terra che ròta, va pe’ ccuntu sua e ‘n estraterrestre che lu sta ‘sserva’... lu vede sempre che sse move su la stessa direzzione... mentre tuttu je se sposta ‘ntornu. Mo’hai capitu che lu canestru de mi fiju ‘scillava sempre ‘guale... ma la pianta je se spostava? E’ ‘na prova che la Terra se mòve! C’eva raggione allora ‘ll’imbriacu quanno s’è messu a ssede’ e ha dittu... S’è vvero che lu monnu gira... casa mia deve ‘na vorda passa’ de qui!.. Ma che stai a ddi’ Lunardi’! Mica quillu ‘scillava?! Lo dici tu Zzichi’!? L’éssi vistu quanno camminava... andru che lu pendulu de Focolle!? paolo.casali48@alice.it

La prima osservazione telescopica di Saturno Verso la fine del luglio 1610 quando Galileo riprese ad osservare Giove ed i satelliti Medicei, ai suoi occhi apparve un’altra stravagantissima meraviglia. Come consuetudine si affrettò a scrivere una lettera alla Corte dei Medici: ...la stella di Saturno non è una sola, ma un composto di tre, le quali quasi si toccano, né mai tra loro si muovono o mutano; et sono poste in fila secondo la lunghezza dello zodiaco, essendo quella di mezzo circa tre volte maggiore delle altre due laterali: et stanno situate in questa forma oOo. S a t u rn o n e i d is egn i origin ali d i Galileo Galileo chiese però di mantenere il massimo riserbo su questa notizia fino a che egli stesso non l’avesse resa pubblica. Inoltre inviò ad alcuni illustri personaggi un anagramma in cui annunciava una nuova scoperta astronomica. Questo per tutelarsi qualora qualcuno, prima che egli concludesse la serie di osservazioni su Saturno, ne desse notizia e ne rivendicasse la paternità. Per dirla in termini moderni, era come se in qualche modo avesse depositato un’idea all’Ufficio Brevetti o un testo alla Società Autori ed Editori. Per due anni proseguì le osservazioni. L’aspetto di Saturno veniva percepito dal suo strumento come un pianeta centrale con due piccoli corpi laterali molto vicini alla circonferenza. Ma, se quei due corpi laterali erano satelliti, perché non si apprezzava alcun piccolo movimento? E perché apparivano più grandi rispetto ai satelliti Medicei? Un vero e proprio rovello per il povero Galileo! Indubbiamente si faceva strada in lui il cruccio per non saper dare una spiegazione al fatto. Sospese per un po’ le osservazioni, ma quando, nell’autunno del 1612, ripuntò il suo cannocchiale su Saturno, Galileo sobbalzò: erano spariti i due astri laterali!... l’ho ritrovato solitario senza l’assistenza delle consuete stelle, ed in somma perfettamente rotondo e terminato come Giove. Quanti dubbi, quante incertezze! Galileo arrivò a supporre un’alternanza di apparizioni e sparizioni dei due astri, ma per motivi di salute dovette sospendere a lungo le osservazioni. Quando, nell’estate del 1616, ripuntò lo strumento si accorse che Saturno aveva cambiato ancora aspetto:... li due compagni non sono più due globi perfettamente rotondi, come erano già, ... ma due mezze ecclissi con due triangoletti oscurissimi nel mezzo. Galileo ebbe così la conferma che i due astri a lato di Saturno comparivano e sparivano secondo quanto da lui ipotizzato, tuttavia non seppe mai dare una spiegazione a questo fenomeno. Solo nel 1659, a 17 anni dalla morte di Galileo, l’astronomo C. Huygens pubblicò l’opera Sistema Saturnium, in cui spiegava come i due corpi laterali che si percepivano ai lati di Saturno erano in effetti un anello intorno al pianeta. Fiorella Isoardi Valentini

Asteroide scoperto dall’Osservatorio di S. Lucia di Stroncone Nominato dal Minor Planet Center, Cambridge, USA ASTROrime… Plutone Un pianeta certo… nano (diametro 2284 km) con Caronte la sua luna quasi sempre il più lontano (interseca l’orbita di Nettuno) e scoperto per... fortuna. (con calcoli errati) Forse roccia e gas gelati con inversa rotazione (6g 9h 17,6m) anche lui tra i più inclinati (122,5° sul piano orbitale) nella sua rivoluzione. (248,54 anni terrestri) Per la sua gran lontananza (d. media 5913,52 milioni di km) e una forte oscurità il suo nome è rimembranza di… Ade il Dio dell’aldilà. PC

M a r c u s Ta c i t u s N° 43841 MPC 32086

Named in memory of Marcus Claudius Tacitus (200 - 276) Tacitus Marcus Claudius, Roman emperor from 275 to 276, was a native of Interamna (Terni) in Umbria. In the course of his life he held various civil offices, including that of consul in 273, with universal respect. After the assassination of Aurelian he was chosen by the senate to succeed him. During his brief reign he set on foot some domestic reforms, and sought to revive the authority of the senate, but, after a victory over the Goths in Cilicia, he succumbed to hardship and fatigue (or was slain by his own soldiers) at Tyana in Cappadocia.

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La pagina maggio 2009