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Uno stato giovane

Giampiero Raspetti

N° 6 - Giugno 2008 (56°)

Stato, gioventù. Oggi, domani. Speranza... per le sorti dei giovani, a cui è dedicato il mese. Iuventas (Ebe) è la loro dea, che simboleggia, nella allegoria, la perenne forza giovanile dello Stato romano e personifica la giovinezza. Che anche lo Stato italiano possa allora rinnovarsi e ringiovanirsi. E pensare, a sua volta, ai giovani. Non c’è futuro però se non in terra sicura, una terra che abbia per numi tutelari responsabilità personale e meritocrazia. Un paese che dovesse attribuire ruoli ed incarichi pubblici solo per censo, casta, partito manda al potere i meno dotati e in rovina se stesso, lasciando campo libero a consorterie di varia specie. Si faccia l’elenco di chi, da noi, delinque, arraffa, sfrutta: una lista impressionante. Clandestini, pur se nati in Italia, che regolano nefastamente la nostra quasi sottomessa vita e massacrano quella dei giovani. Sono gli Stati del male e ci fanno guerra. Alla guerra si dovrebbe rispondere con l’esercito. Ancora oggi chi si oppone alla mafia, denunciando, viene ucciso. Si distrae, la Legge? Chi si rifiuterà ancora di versare il pizzo? Non si può uccidere così lo Stato; non si possono calpestare così i cittadini! Tali gangli cancerosi e cancerogeni attanagliano il Paese, ma non sono ineluttabili né costituiscono degli optional; nemmeno fanno parte del folklore, come le canzonette. Ci vuole un intervento vero, a tutto campo e occorre una reale ondata moralizzante. Amministratori e politici devono assolutamente essere al di là del minimo sospetto, altrimenti lo Stato non è credibile e, in tal caso, diventa complice del malaffare. I giovani tirano allora a campare, se non fanno di peggio. Non se la sentono né possono essere tutti dei David. Ecco cosa dobbiamo innanzitutto ai nostri figli: specchiata e dimostrata moralità. Poi tutto il resto, certo, ma è l’assioma di partenza che conta. In sua assenza tutto è corrotto e provvisorio, tutto sprofonda in un buco nero di insicurezze. Quale sicurezza si vuole sbandierare se oggi non si va in galera, se se ne esce subito, se si approfitta, comunque, della decorrenza dei termini? Non umiliamo ancor più i nostri giovani! La compagine governativa appena insediata, grazie all’enorme potere arrecato dalle urne, ha la forza per spazzare via corrotti e corruttori, mafie e mafiette, cultori di privilegi e idioti, senza guardar in faccia nessuno. Palingenesi rigenerativa: uno Stato giovane per i giovani. Che Iuventas sia con voi!

P u b b l i c i t à P r o j e c t a

Alla guida non ti accorgi di niente e, se esageri con la velocità,

NON TI ACCORGI NEMMENO DI MORIRE A PA G I N A . . . 2 3 4 5 6 7 8 9 10

15 16 17 18 19 20 21 22 23

Toyota Technical Education Program, J D ’ A n d ri a TOYOTA Una ballata clandestina , F B o rzi n i Ma era tanto difficile? , G Ta l a m o n t i A proposito di Obama , J D a n i el i Numeri , P F a b b ri Il piacere , C C a rd i n a l i Una mobilità sostenibile , J D ’ A n d ri a Quanto è bella giovinezza? , A R o sci n i Made in Italy... cinese , F P a t ri zi Occhi che ascoltano..., B R a t i n i MilanoCity , A R a t i n i MENTE & SALUTE , D L a zza ri Fondazione Cassa di Risparmio L’ARMA, E S t en t el l a Evasione fiscale e moneta elettronica, C Ma n t i l a cci ADDIO PRESIDENTE , M B a t t i st el l i Accademia di Musica , E S 11 Elementare, P S en si n i Narnia, L F i a cca ven t o 12-13 L i c e i 14 ITC Cesi, R B a m b i n i MADACASCAR , E B ert i n i La tigre e il dragone , A Mel a secch e islas Baleares , V R o ssi Confartigianato , G F l a m i n i , M Med o ri , G R FLAMINI HAUS Astronomia , T S ca cci a f ra t t e, G C o zza ri , F G u er r i Astronomia , T S , P C a sa l i La Costituzione al femminile , P L i b era t i RASPUS , G R The day after the day after, F M B i l o t t i

Iun ius Romolo divise il popolo a seconda dell'età e lo distribuì in due parti: l'una in grado di dare consigli, l'altra pronta a combattere: la prima decide la guerra, l’altra guerreggia. Così decise e suddivise i mesi con lo stesso criterio: giugno è dei giovani; quel che viene prima, dei vecchi. Ovidio, I Fasti, Libro VI, 83, 88


TOYOTA TECHNICAL EDUCATION PROGRAM

Il Programma T-TEP

Terni - Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "Pertini"

Il T-TEP (Toyota - Technical Education Program) nasce nel 1990 come progetto di collaborazione tra Toyota, uno dei maggiori costruttori automobilistici mondiali, e i sistemi educativi nazionali di tutto il mondo, con l’obiettivo di sostenere la formazione tecnica degli studenti nel settore dell’autoriparazione. L’intesa si basa sul sostegno di Toyota ad istituti tecnici e professionali selezionati, ovvero: - sulla fornitura di attrezzature didattiche aggiornate per la comprensione delle più moderne tecnologie applicate all’automobile; - sull’erogazione di corsi di aggiornamento per i docenti; - nel favorire l’inserimento dei diplomati T-TEP nel mondo del lavoro, anche attraverso stage presso la rete di assistenza. In questo modo il programma T-TEP contribuisce alla crescita sociale di ciascun paese in cui Toyota opera. Con il programma T-TEP Toyota permette alla sua crescente rete di assistenza di attingere a giovani qualificati e ad alto potenziale,

in un periodo storico in cui l’automobile sta diventando un manufatto di sempre maggiore complessità mentre, soprattutto nei paesi industrializzati, la professione di autoriparatore risulta sempre meno attraente per le nuove generazioni. Inoltre, il T-TEP è parte integrante del sistema di sviluppo delle risorse umane di Toyota a livello globale, che prevede: - il sostegno alle scuole per creare tecnici preparati ed inserirli nella rete; - programmi di formazione strutturati per il personale post-vendita automobilistico (tecnici di officina, accettatori, tecnici di carrozzeria e di verniciatura, responsabili del servizio), per aumentarne le competenze e le motivazioni; - gare di abilità tra le migliori professionalità esistenti in rete, per aumentare il loro legame al marchio. Dal 1990 il T-TEP ha avuto un’espansione notevole, soprattutto nel nostro continente,

Dove trovare

visto che delle oltre 375 scuole T-TEP, distribuite in circa 50 paesi, oltre 200 si trovano in Europa. L’Italia gioca un ruolo di primo piano, avendo nominato dal 1995 ben 18 scuole. Attualmente risultano iscritti a tali scuole oltre 2100 studenti, e dei 927 ragazzi che hanno finora ottenuto il diploma oltre un terzo risultano impiegati nel settore automobilistico. Interessante lo sviluppo che il programma T-TEP ha avuto negli anni nel nostro paese, grazie alla collaborazione tra Toyota Motor Italia, le scuole ed il Ministero della Pubblica Istruzione: - è stato definito un percorso formativo standard finalizzato alla creazione di nuove figure professionali adeguate ai saperi e alle tecnologie del settore automobilistico; - è stata aggiornata ed

La Pagina

SUPERCONTI - V.le Marconi SUPERCONTI - V. Nocicchia SUPERCONTI - V. D’Annunzio - S. Maria degli Angeli Bar Stazione Ferroviaria SUPERCONTI - V. Roma SUPERCONTI - V. Flaminia Ternana SUPERCONTI - Strada della Direttissima; CONFARTIGIANATO IMPRESE TERNI - V. A. Costanzi PERUGIA SUPERCONTI Centro BELLOCCHIO - V. Settevalli RIETI SUPERCONTI LA GALLERIA - V. Micioccoli ROMA SUPERCONTI - V. Sisenna; SUPERCONTI - V. Casilina 1674 (Grotte Celoni) SPELLO SUPERCONTI C. Comm. LA CHIONA TERNI ACI AUTOMOBILE CLUB TERNI - V.le Battisti, CARIT - Corso Tacito; CONFARTIGIANATO IMPRESE - V. L.Casale; C O. SE. BAR - Edicola interna (Ospedale S. Maria); INPS - V.le della Stazione; Libreria ALTEROCCA - C.so Tacito; SUPERCONTI CENTRO - V. Faustini; SUPERCONTI CENTROCESURE - V. Rossini; SUPERCONTI C. Comm. LE FONTANE - V. della Stadera; SUPERCONTI - C.so del Popolo; SUPERCONTI - P.zza Dalmazia; SUPERCONTI - V. Ferraris; SUPERCONTI TURATI - V. G. Di Vittorio; SUPERCONTI STAZIONE - P.zza della Riv. Francese VITERBO SUPERCONTI - V. Belluno VITORCHIANO SUPERCONTI - Località Pallone ACQUASPARTA AMELIA ASSISI L’AQUILA MASSA MARTANA NARNI ORVIETO

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Roma - Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "Cattaneo"

ampliata la dotazione di attrezzature didattiche delle scuole (ad esempio con la fornitura dei tester diagnostici in uso alla rete di assistenza); - è stata aggiornata l’offerta formativa per i docenti delle scuole T-TEP, con corsi su base regolare per i nuovi docenti e di approfondimento per i docenti più esperti, e con l’introduzione di corsi sulla gestione delle problematiche ambientali; - sono stati introdotti seminari periodici di aggiornamento per le scuole T-TEP sulle nuove tecnologie; - è stato realizzato un portale internet dedicato al T-TEP, con siti dedicati alle attività delle scuole e un’area riservata provvista di una biblioteca on-line per i docenti; - sono stati organizzati meeting periodici presso le scuole T-TEP con i concessionari di zona per promuovere le attività di stage ed il reclutamento dei diplomati T-TEP nella rete di assi-

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stenza; - sono state realizzate campagne pubblicitarie dedicate al programma T-TEP sui principali quotidiani nazionali. Il T-TEP assume oggi in Italia un’importanza sempre maggiore, se si tiene conto dell’espansione di Toyota nel mercato nazionale (dalle 34 mila vetture vendute nel 1998 si è passati alle oltre 145 mila del 2007) e della necessità di aumentare in tempi brevi la capacità di servizio della rete. Il parco circolante è salito dalle 125 mila vetture del 1998 (prima del lancio di Yaris) al milione attuale, ed è destinato ad aumentare sensibilmente nei prossimi anni. Questo mentre negli ultimi 4 anni sono state commercializzate sul nostro mercato ben 4 modelli con tecnologia ibrida (tre con il marchio Lexus) e si richiedono alla figura del tecnico autoriparatore competenze sempre maggiori. Il T-TEP è considerato un modello tra le intese oggi esistenti tra la scuola pubblica italiana e il mondo delle imprese. Ing. Jacopo D’Andria

PA G I N A

Mensile di attualità e cultura Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002, Tribunale di Terni Redazione: Terni, V. Carbonario 5 Tipografia: Umbriagraf - Terni In collaborazione con l’Associazione Culturale Free Words

DISTRIBUZIONE GRATUITA Direttore responsabile Michele Rito Liposi Direttore Giampiero Raspetti Vicedirettore Eleonora Stentella R E D A Z I O N E Elettra Bertini, Angelo Ceccoli, Pia Giani, Alessia Melasecche, Francesco Patrizi, Alberto Ratini, Beatrice Ratini, Adelaide Roscini, Valeria Rossi, Emanuela Ruffinelli, Albano Scalise.

Editrice

Projecta s.a.s. di Martino Raspetti e C.

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Una ballata clandestina

Ma era tanto difficile?

Sarebbe proprio bello se le cose potessero parlare. Passerei le ore accostato alle pareti della mia casa per sentire i suoi racconti. Una casa bella e accogliente. Una casa pulita pulita, in zona semi-centro, col giardino e le sedie di vimini. Una casa bianca, ma con l’antifurto (perché al giorno d’oggi, tra rom e rumeni, vatti a fidare...). Una casa netta, senza neanche più l’ICI da pagare. Mi accosterei alle pareti lisce, profumate e morbide e ascolterei una storia in una lingua strana, simile all’italiano ma con qualche “U” di troppo. Una storia che parla di Bucarest, una storia rumena. E poi, nella stanza a fianco, una nuova storia che parla di Durazzo e Valona. Storie di muratura, calce, sole, cazzuola, sudore. E prima ancora mare, fuga, speranze, case lontane. Una storia indecente che puzza di sudore e miseria. La storia di un albanese venuto dal mare. O quella di un rumeno che, ironia della sorte, non sapeva volare. Una storia di impalcature. Una storia precaria. Una storia clandestina. Ecco che storie sussurrerebbero i muri bianchi della mia casa. Sarebbe proprio bello se le cose potessero parlare. Accarezzerei con parole d’amore la mia macchina. Una macchina aggressiva, potente, piena di benzina e testosterone. Una macchina blu come il potere, carenata come la donna dei miei sogni, vibrante come una metafora che penetra le strade con arroganza. Una macchina ben tenuta, lavata, pettinata, accudita, lucidata. Una macchina leggera, senza neanche più il bollo da pagare. La annuserei tutta, lùbrico, dalle ciglia dei fanali fino al serbatoio. E dalla benzina sentirei raccontare una storia in una lingua strana. Una storia araba, di dune, di deserti, esotica di odalische e di cammelli. Una storia di statue abbattute e di democrazia pret-a-porter. Una storia iraquena, una storia libica, una storia africana. Una storia di guerra, di profughi, bombe. Una storia di torture, persecuzioni, fughe, zattere, governi amici che ti fanno il pieno. Un’altra storia clandestina. Ecco che storia urlerebbe il serbatoio blu della mia macchina. Sarebbe proprio bello se le cose potessero parlare. Allora guarderei negli occhi azzurri mia moglie, una volta tanto. Una moglie bella, pulita, candida, come non se ne trovano più. Una donna attraente come la seconda moglie di un politico e fedele come una beghina di paese. La guarderei emozionato frusciare nel vestito di alta sartoria italiana che le ho appena regalato. Che poi, per comprare un vestito così, ti viene voglia pure di fare gli straordinari, per ore, perché tanto non ci sono più le tasse da pagare. Mi avvicinerei al suo vestito, e ascolterei una storia in una lingua ancora più strana. Una storia che parla di Cina, di stoffe, tessuti d’oriente. Una storia che odora di fritto, di pesce, di fabbriche piene di gente. Una storia di case con troppi inquilini. Una storia di forbici, fili e formiche. Una storia di metropoli troppo grandi da cui fuggire. Una storia operosa, ma questo non basta, perché sarebbe anche questa una storia clandestina. Ecco che storia racconterebbe il vestito azzurro di mia moglie. Già, sarebbe proprio bello se le cose potessero davvero parlarci. Ma forse non lo fanno perché anche loro hanno vergogna di noi, mentre perplesse ci guardano vivere asserragliati nel nostro illusorio fortino. Francesco Borzini

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Quando è il buonsenso a prevalere, la soddisfazione individuale diventa collettiva, anzi universale: è una vittoria dell’intera umanità. Pistorius ce l’ha fatta; potrà partecipare alle Olimpiadi di Pechino, sempre che faccia segnare il tempo minimo di accesso. Si tratta di abbassare il suo di circa un secondo; compito arduo se non impossibile. Ma era tanto difficile arrivare ad un conclusione del genere, senza apparire gretti e classisti? Il suo alloro olimpionico Pistorius lo ha già vinto, sbaragliando la folla dei cretini che con la loro ostinata opposizione hanno dimostrato di non capire niente dello spirito dei Giochi. Quei tecnocrati del diritto e della concessione si sono azzuffati dietro a calcoli pretestuosi di risposta meccanica e fisica alla spinta delle protesi, sull’opportunità o meno di autorizzare questi furbastri a gareggiare contro quei poveretti che le gambe ce le hanno da sempre, dietro la necessità di difendere record e vittorie ottenute speso chiudendo un occhio su qualche impasticcato.

Provate a far capire a quegli ottusi che l’uomo la protesi le porta da sempre, che con loro convive dall’epoca della clava, che è cresciuto raffinandole, facendole diventare spade, giavellotti, racchette, sci, biciclette, auto ecc... ecc... Provate a fare capire a quei censori che un’Olimpiade non serve per battere i record, ma a fraternizzare fra i popoli e a condividere progetti comuni, a riunire, per un tempo pur breve, uomini di razze diverse in un unico posto e alimentare così il difficile processo di conoscenza reciproca e sentirsi tutti compresi di un medesimo destino nel segno dei diritti dell’uomo e della libertà delle genti. Pistorius c’è riuscito, che vada o meno a Pechino. La battaglia che ha vinto dovrà servire a far ricredere questi che classificano un uomo dal numero degli arti che possiede, che lo dividono in sottocategorie a seconda della menomazione, tralasciando la propria, quella mentale, solo perché meno apparente. Oddio, non è che a furia di condannarli, discrimino anch’io? Ing. Giocondo Talamonti


Numeri

I matematici sono egocentrici perché pensano che tutto sia matematica. Riescono perfino a credere che il momento più importante di tutta la storia dell’umano pensiero sia stato quando uno di loro si è accorto che tre pecore, tre montagne e tre sassi avevano qualcosa in comune. Come tutti gli specialisti, i matematici sono un po’ monomaniaci, e le loro affermazioni vanno prese con prudenza; però è vero che estrarre il concetto di numero dall’esperienza quotidiana è conquista notevolissima. Una mente ancora primitiva, non avvezza a parlare, a pensare, che si accorge di un trait d’union tra pecore, montagne, sassi; deve aver avuto un sobbalzo improvviso, violento: la cosa in comune (il numero, appunto) era indubbiamente vero e presente, ma anche del tutto impalpabile, intangibile, fatuo. E, mancando ancora le parole adatte, del tutto incomunicabile agli altri uomini. Esattamente quel che si potrebbe dire di una visione mistica, religiosa, con tutte le difficoltà di credibilità che questo comporta. Forse è per questo che spesso i numeri sono considerati misteriosi, se non proprio arcani; complicati, se non direttamente esoterici. Non esiste pratica magica che non sfrutti il potere evocativo dei numeri; e anche le religioni cedono al fascino numerologico: un intero libro della Bibbia si intitola Numeri; il numero mistico tre torna sia nella trimurti indù sia nella trinità cristiana; e l’ebraismo ne fa uso a piene mani nella Kabbalah. Le credenze popolari non sono certo da meno: hanno numeri associati alla sorte, al bene o al male, alla vita o alla morte. Il tredici è quasi ovunque numero nefasto, con l’eccezione dell’Italia. Eccezione che è difficile capire, visto che, Totocalcio a parte, non sembrano esserci ragioni per le quali il tredici dovrebbe portare fortuna. E’ invece evidente perché sia considerato sfortunato: basta ricordare che il suo influsso vale soprattutto a tavola (molte padrone di casa sono disposte ad invitare uno sconosciuto, pur di non apparecchiare per tredici) e che il vaticinio completo dice che, se vi ci siede in 13, il primo che si alza dalla tavola morirà nel giro di poco tempo. Tutto ciò non è altro che la parodia superstiziosa dell’Ultima Cena, con Gesù Cristo nel ruolo della vittima colpita dalla scalogna. Il diciassette, numero sfigato nostrano, sembra avere una radice meno sacra, e perfino un po’ enigmistica. La tesi più accreditata fa risalire agli antichi romani la cattiva fama del numero, che loro scrivevano XVII: rimescolando le lettere è facile ottenere VIXI che, nella loro lingua latina, è il passato remoto di vivere. Quindi: vixi significa vissi; questo implica il fatto di non essere più vivo; e questa cosa è in genere considerata come la peggiore tra le sfighe possibili. Ma ogni folklore ha le sue regole e i suoi tabù: ai cinesi 13 e 17 non fanno né caldo né freddo, ma hanno una fifa blu del quattro. Se in Europa non è difficile vedere liste che saltano il 13 (come le poltrone di molte aviolinee, ad esempio), in Cina, Giappone e Corea è il 4 ad essere spesso brutalmente cassato. La causa è simile a quella del nostro 17: in cinese il suono del numero è identico a quello della parola morte (“si” in cinese mandarino). Ma se il 4 è così terribile, cosa dire dell’otto, che è evidentemente il suo doppio? Doppia sventura? Niente affatto. L’otto in Asia è considerato numero assai fausto, perché il suo suono (“ba”) è lo stesso del termine salute, prosperità. Per i giapponesi poi, il lieto significato è ribadito dall’ideogramma, che ricorda molto il sacro Monte Fuji. Tutto questo dovrebbe far dedurre perfino la data dell’inizio delle Olimpiadi di Pechino, che certo non a caso è stata fissata per il giorno 8-8-8, Otto Agosto 2008. Ma finora, in questo 2008, sembrano essersi fatti sentire molto di più i 4 degli 8, con i disastri in Birmania, i terremoti in Cina, e le repressioni nel Tibet. Vien quasi voglia di affidarsi alla numerologia e confidare nella provvidenza dell’otto. Ma, di solito, l’unica provvidenza che lascia traccia visibile e permanente è quella degli uomini, le poche volte che questi si impegnano a favore dei loro simili. Speriamo che questo tipo di provvidenza si faccia presto sentire, a Pechino e ovunque nel Piero Fabbri mondo, con buona pace dei numeri.

Il piacere...

Ritrovarsi, riconoscersi, riappropriarsi di sé stessi e della propria vita: è un piacere che può seguire ad una sofferenza anche prolungata, oppure intensa. C’è un periodo in cui si vivono delle cose, si hanno sensazioni, pensieri anche belli; e poi viene un momento in cui, per un nonnulla o per qualcosa che capita ad altri, si ha una eco in noi e la realtà vissuta fin lì sfuma, inesorabile, lentamente si dissipa. Cerchi di combattere ciò che si schiude agli occhi, alla mente e al cuore; ma sai che non puoi più fare finta che sia tutto ok. Capisci di non riuscire più a vivere nel come se... Ci si sente tristi, delusi, stanchi e soli: ci si può rimproverare per non aver capito prima, oppure si può colpevolizzare l’esterno; ma quel che resta uguale ed invariabile è che si soffre, si sta male. Allora… il piacere, dov’è? Arriva, arriverà: quando tutto il dolore sarà stato elaborato si farà strada, piano piano, una sensazione più confortante, carezzevole, che ci fa stringere di più in noi stessi e che suggerisce ce la puoi fare/la vita vale sempre la pena di essere vissuta e non è mai troppo tardi. E allora quel dolore diventa motore, spinta a (ri-) trovare la forza dentro di sé, necessaria a rialzarsi, dopo aver guardato in faccia la realtà, dopo aver calato la maschera. Qui si misura l’uomo: il recupero delle sue risorse, il ripristino della auto-conoscenza, il riaffacciarsi dei propri desideri e della propria volontà … tracciano il percorso verso la risalita. L’individuo procede nel ricomporsi e/o nell’approssimarsi a diventare sempre più simile a come vorrebbe: affrontare il problema, fermo verso l’obiettivo di ridare dignità, serenità, rispetto e gioia alla propria esistenza. Ci si può non sentire pronti, ma spesso è l’azione che rende pronti. Potendo certamente anche farsi aiutare. Non bisogna mai smettere di cercare, di ascoltarsi e laddove risulti una strada sbagliata, l’importante è - con calma - guardarsi intorno per (ri-) trovare quella giusta. Tutto ciò trova una valida espressione nel bel libro di Orietta Salerno che testimonia il suo travaglio interiore verso la scoperta del proprio senso di sé. Il libro non si trova ancora nelle librerie ma consiglio, appena disponibile, di leggerlo. Si intitola Gatti di mare (ed. Segreto, 2008). Chiedetevi sempre come mi sento? C’è qualcosa nella vostra vita che vorreste cambiare? Ricongiungetevi con la vostra auto-forza per affermarvi, fiduciosi, come un chiodo che pian piano si conficca nella parete. Dott.ssa Claudia Cardinali Psicologa Psicoterapeuta, Esperta in Sessuologia Clinica

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Una mobilità sostenibile

E’ noto come i carburanti più diffusi dei propulsori tradizionali a combustione interna, la benzina ed il gasolio, abbiano goduto dei vantaggi propri del petrolio: costi di produzione contenuti, facilità di stoccaggio e di distribuzione, elevato contenuto energetico (potere calorifico) per unità di peso. Dopo decenni di dominio pressoché incontrastato, tali carburanti risentono dell’aumento esponenziale del costo del barile di petrolio: ad oltre 120 dollari al barile il greggio, ad oltre un euro e mezzo al litro la benzina e il gasolio. Perfino nel mercato dei SUV e dei propulsori di cilindrata gigantesca, quello nordamericano, è iniziata la corsa alle vetture più piccole e parche nei consumi. A livello globale è aperta la caccia ai cosiddetti carburanti alternativi: derivati da combustibili fossili (gas naturali, carbone) e da fonti rinnovabili (bio-etanolo, bio-diesel e BTL: liquido da biomasse), ma anche l’idrogeno, non presente in natura ma provvisto di un potere calorifico all’incirca triplo rispetto ai carburanti tradizionali. Principali barriere da superare: soddisfare il fabbisogno globale di carburanti per autotrazione (in crescente aumento con l’incremento della domanda da parte dei paesi emergenti), ridurre il costo di produzione (ancora assai più elevato dei carburanti tradizionali), risolvere i problemi legati alla distribuzione sul territorio e allo stoccaggio a bordo (nel caso dell’idrogeno). Qui di seguito si fornisce un elenco dei principali carburanti alternativi: - Bio-etanolo - Bio-diesel - Liquido di derivazione da biomasse - Gas naturale compresso - Gas naturale liquido - Liquido di derivazione gassosa - Idrogeno. Obiettivo comune di chi fa ricerca sui carburanti alternativi è ridurre la quantità e la qualità delle emissioni. Per prima cosa si vuole qui fornire un approfondimento dei bio-combustibili (bio-etanolo e bio-diesel). Il bio-etanolo viene prodotto principalmente da canna da zucchero, barbabietola da zucchero e grano, e miscelato con la benzina tradizionale per dare come prodotto finale E-5, E-10 e E-85 (bio-etanolo al 5%, al 10% e all’85%). Il bio-diesel viene prodotto principalmente da olio di colza e da olio di semi di girasole, e miscelato con il gasolio tradizionale per dare B-5 e B-10 (bio-diesel al 5% e al 10%). Il BTL (carburante liquido da biomasse) verrà utilizzato in miscele con gasolio tradizionale. Dei bio-carburanti può essere fatta una valutazione di tipo ambientale (CO2 rilasciata in atmosfera lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione alla combustione del carburante), di tipo energetico e di tipo tecnologico (modifiche necessarie per l’utilizzo da parte dei tradizionali propulsori a combustione interna). L’etanolo da grano, il bio-diesel di seconda generazione (da cellulosa), insieme con l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, posseggono il maggior potenziale per contenere le emissioni di CO2. I bio-carburanti hanno un contenuto energetico minore rispetto ai carburanti tradizionali (il bio-etanolo circa il 30% in meno). Inoltre, i bio-carburanti hanno il pregio della biodegradabilità e della riduzione sostanziale delle emissioni di gas inquinanti e di gas serra. I difetti principali sono il costo di produzione maggiore, le modifiche non trascurabili da apportare ai propulsori tradizionali per miscele superiori al 10-15%, la necessità di utilizzare alcune delle fonti primarie per produrre cibo (visto la crisi alimentare di molte zone del pianeta). Ing. Jacopo D’Andria continua....

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Q u a n to è b e lla g io v in e z z a? Quanto è bella giovinezza? Quante volte, durante la nostra adolescenza ci siamo sentiti dire: goditi questi anni… sono i più belli! Io stessa, che ho 25 anni, lo ripeto spesso a mia sorella di 18. E’ come un grosso luogo comune, questo, che sembra aver perso del tutto il suo significato. Infatti i dati parlano chiaro: i tentativi di suicidio e l’uso di antidepressivi sono appannaggio dei più giovani. Dunque la depressione non è una malattia appartenente solo all’anzianità. E’, piuttosto, compagna latente di quelle persone che non credono più o non hanno mai creduto al valore della comunicazione sociale e degli affetti vivi. Non condanno l’utilizzo di internet, né per il suo potere informativo né per quello ludico. Però, conosco chi, immergendosi in realtà virtuali come Second Life, ha piano piano prefe-

rito quelle ad un’esperienza di vita e di contatto vero. E noto come, a scegliere una vita virtuale e una personalità costruita on line, siano maggiormente persone giovanissime che non hanno ancora un ruolo sociale riconosciuto. Ma che inoltre non hanno neppure più voglia di mantenere amicizie leali o rapporti sinceri con le persone, anche le più

vicine. Quindi la solitudine evidente in cui queste persone incappano, restando tutto il giorno sole davanti al monitor, sembra essere ben bilanciata da rapporti e ruoli virtuali. Esistono filosofi che appoggiano l’importanza della possibilità che il virtuale offre oggi. Ma allo stesso tempo ci sono quelli che notano un peggioramento di capacità comunicativa e di comprensione nei ragazzi anche della mia età ovviamente. Vincent Delacroix è uno di questi. Studioso appassionato di Kierkegaard, in una recente intervista, dice infatti: Se è stata creata una società, è stato esattamente per poter aiutare l’uomo a tollerare la solitudine senza doverla affrontare di petto. Afferma più avanti che, arrivati ad una evoluzione sociale come la nostra, è sempre più difficile sopportare la solitudine. Ecco dunque perché, forse, ci si appiglia a sogni morbosi, a certe realtà parallele e si arriva immediatamente, prima ancora di essere adulti, alla depressione. Adelaide Roscini

Se il made in Italy finisce in un ballatoio cinese Una serranda si alza e scopre uno stormo di operai cinesi ricurvi sulle macchine da cucire, in un ambiente dove non filtrano i raggi del sole, sopra di loro un ballatoio... Tutta colpa del ballatoio, ripete in un buon italiano il padrone cinese della fabbrica posta sotto sequestro. Mostra le fatture delle scarpe, delle borse, le commissioni sono regolari, le consegne hanno tanto di bolla, sono le grandi firme della moda italiana e francese. Il giornalista di Report ricostruisce la recente evoluzione del mercato del lusso: si lavora in previsione di una collezione, migliaia di capi vengono commissionati ad un’azienda di artigianato, il più pregiato del mondo, il famoso made in Italy, tutelato oggi per conto del Governo da Montezemolo. L’industria di artigianato italiana, come racconta Report, da diversi anni prende le commissioni e le passa direttamente a fabbriche straniere, per lo più di cinesi in Italia. Questi lavorano 24 ore consecutive con un numero enorme di operai e consegnano la merce in tempi record e a prezzi stracciati. L’artigiano committente cura le ultime rifiniture, appone il marchio made in Italy e consegna alla ditta il prodotto. A volte, la fabbrichetta cinese non sta neanche imboscata nei sobborghi di una città del Nord, ma sta in Cina, in Bulgaria, in Ungheria…

Secondo la legge, quando il prodotto è realizzato quasi interamente fuori dall’Italia, il marchio made in Italy non può essere applicato; se è realizzato da cinesi clandestini in Italia, sì. A ben guardare, alcuni marchi famosi, come le Tods di Della Valle, applicano il marchio made in China. Non si tratta di manifattura scadente, anzi; il problema è un altro… Quando la Guardia di Finanza entra nella fabbrica dei cinesi, tutto è in regola, tranne quel ballatoio dove gli operai vanno a dormire. Lavorano e dormono, con brevi pause per mangiare, come schiavi. Chi commissiona per conto delle grandi firme, sa, conosce, vede. La borsa da tremila euro è costata, in produzione, la metà perché è stata cucita dagli schiavi cinesi, spesso clandestini. Sul mercato, però, la borsa non costa la metà! La domanda che pone Report è: Gucci, Dolce&Gab-

bana, Fendi e gli altri conoscono la losca filiera che parte dall’artigiano e finisce in qualche scantinato nel varesotto o in un paese straniero? Intanto, il padrone cinese di cui prima non si dà ragione, per lui l’unico inconveniente è quel ballatoio con i materassi. I nuovi artigiani d’Oriente hanno appreso (ereditato?) l’arte manufatturiera del made in Italy, ma non hanno digerito che, secondo la legge italiana, gli operai non possano dormire nello stesso posto dove lavorano. Paese che vai, usanza che Francesco Patrizi trovi.

LA SICUREZZA DEI TUOI INVESTIMENTI


Occhi che ascoltano mani che parlano

Primo giorno del corso di tedesco: l’insegnante proibisce agli studenti l’uso della madrelingua e comincia a produrre suoni sconosciuti che non si collegano a nessun significato: smarrimento. Primo giorno del corso di LIS (Lingua dei Segni Italiana): la regola numero uno è che la voce rimanga fuori dell’aula. Stessa sensazione di quando, da bambini, il bagnino, su commissione della mamma, ci ha gettato per la prima volta giù dal pattino in mare aperto per insegnarci a nuotare: panico totale! Senza le parole sembra di non poter comunicare niente di più che semplici concetti, mentre esiste una vera e propria lingua, la LIS, appunto, priva di esse. Diversa dall’italiano per grammatica e sintassi, utilizzata dalle persone sorde, viaggia sul canale visivo-gestuale di solito sopraffatto da quello oraleuditivo. Protagoniste della comunicazione sono le immagini, create dai movimenti di mani, braccia e spalle e dalle espressioni facciali. Vedere due persone segnare è ipnotico; affascinante cercare di capire di cosa stiano parlando e in che tono. Per ascoltare bisogna imparare a guardare in modo attivo, per parlare impe-

gnarsi in una ginnastica facciale non indifferente. Una lingua si impara solo esercitandola; all’inizio si annuisce all’interlocutore senza capire granché, ma inconsapevolmente si sta già entrando nel ritmo giusto. I corsi organizzati dall’ENS (Ente Nazionale Sordomuti) non sono finalizzati solo all’insegnamento della LIS, ma intendono far conoscere la cultura dei sordi nel suo complesso: la storia dell’educazione, le tipologie e i livelli di sordità, i metodi riabilitativi e la rivoluzione apportata dalle nuove tecnologie nella vita quotidiana. Purtroppo in Italia la LIS non è ancora riconosciuta ufficialmente come lingua nonostante le due risoluzioni europee del 1988 e del 1998, perché probabilmente nel nostro paese ha prevalso fin dalla fine dell’800 la teoria riabilitativa oralista, che prevede che i sordi si adattino all’uso dell’italiano parlato, lingua della maggioranza. La comunità sorda non chiede il riconoscimento per chiudersi e creare una netta separazione tra non udenti e udenti, al contrario la lingua dei segni può costituire il ponte per una vera integrazione. E’ sul confine che ci si incontra. Beatrice Ratini

L’ENS, costituito dall’Associazione Italiana dei Minorati dell’Udito e della Parola, fondato a Padova il 24 settembre 1932, riconosciuto Ente Morale, con personalità giuridica di diritto privato, tutela, rappresenta e difende gli interessi morali, civili ed economici dei minorati dell’udito e della parola. L’ENS persegue i seguenti fini: 1) adempie ai compiti previsti dalle Leggi dello Stato e delle Regioni, nonché ogni iniziativa ad esse riferite; 2) promuove la crescita, la piena autonomia e l’integrazione scolastica, lavorativa e sociale dei minorati dell’udito e della parola; 3) tutela e valorizza la cultura dei Sordi e la Lingua dei Segni; 4) svolge e promuove attività culturali, ricreative, sportive e del tempo libero.

MilanoCity Distribuzione Automatica Si è svolta dal 21 al 24 maggio scorso a Milano, presso i padiglioni della Fiera MilanoCity, Venditalia 2008, l’Esposizione internazionale della Distribuzione Automatica: si tratta della più grande rassegna mondiale del settore, sia per le dimensioni dell’area espositiva che per il numero di Aziende Espositrici e di visitatori. Protagoniste, di quello che è di sicuro l’appuntamento leader per quanto concerne la ristorazione fuori casa, sono le imprese fabbricanti di distributori automatici, di sistemi di pagamento, di accessori e le imprese di servizi per il vending, tra le quali, ormai da anni, si è ritagliato un ruolo di rilievo la Target informatica, dinamica azienda ternana che è presente con un proprio stand fin dalla prima edizione della manifestazione e che ha presentato ancora una volta gli ultimi sviluppi del suo prodotto software GD Gestione Distributori. Nata nel 1994 con il fine di progettare, sviluppare e commercializzare software in ambiente Microsoft, di cui è Certified Gold Partner, questa realtà ternana è ormai uno degli attori principali nel settore del software per il mercato della distribuzione automatica di caffè, bevande, snack e food. Infatti, oltre 150 aziende del Vending su tutto il territorio nazionale hanno completamente automatizzato la loro attività di servizio con le soluzioni di Target informatica che permettono una gestione integrata di tutte le attività logistiche con terminali palmari per tecnici e operatori che riforniscono i distributori automatici, l’ottimizzazione dei carichi e dei percorsi dei furgoni con sistemi di rilevazione satellitare, oltreché automatizzano completamente tutte le attività d’ufficio e sul campo per le compagnie di gestione. Fondamentali sono gli innovativi strumenti di Business Intelligence integrati nel prodotto al fine di monitorare e valutare la redditività di

ciascuna locazione con i distributori e quindi in ultima analisi dell’intera azienda. Oltre al pluriennale rapporto con il gruppo N&W Global Vending (ex Zanussi Vending), fabbricante di distributori automatici e leader mondiale del mercato dei distributori di bevande calde, per il quale ha disegnato e completamente realizzato i prodotti software di telecontrollo e programmazione dei distributori, da quest’anno Target Informatica ha istallato la propria soluzione gestionale presso la Sistema Espresso Italiano. Questa azienda del gruppo Palombini Espresso, marchio che non ha bisogno di presentazioni

essendo uno delle più note firme italiane del caffè nei bar, nella grande distribuzione e nel vending, ha scelto Target Informatica come fornitore del software per la propria realtà e, grazie alla reciproca esperienza nei settori di appartenenza, è nata una sinergia che ha mosso i primi passi proprio negli stand di Venditalia 2008 e che certamente si svilupperà e darà i suoi frutti migliori ancora negli anni a venire. Insomma, possiamo dire che con Target, azienda orgogliosamente selfmade, l’informatica ternana è davvero protagonista di uno dei settori più dinamici ed in crescita della realtà italiana. Alberto Ratini

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MENTE & SALUTE Il Dr. David Lazzari dirige il Servizio di Psicologia dell’Azienda Ospedaliera di Terni ed è professore presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Perugia. Si è specializzato in Psicosomatica ed in Psicologia della Salute all’Università di Roma La Sapienza e svolge attività clinica e di ricerca nel campo dell’interazione mente-corpo e dello stress. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche, e recentemente è uscito un suo libro edito dalla Franco Angeli (Milano) dal titolo Mente & Salute, giunto in soli cinque mesi alla seconda ristampa. La Pagina ha incontrato il Dott. Lazzari. Partiamo dall’inizio... Quali sono gli obiettivi del suo libro e a chi si rivolge? Il campo di studio di cui mi occupo, cioè il rapporto mente-corpo nella promozione della salute e nella cura delle malattie, è un tema di grande interesse mediatico ma scientificamente è un settore piuttosto recente che ha avuto una crescita di ricerche enorme. Questo fatto ha prodotto un paradosso, se ne parla molto (e spesso in modo approssimativo e confuso), ma di fatto si conoscono poco i dati certi, cioè quelli prodotti da studi scientifici rigorosi. Questo è vero per le persone comuni, che vorrebbero avere riferimenti più sicuri e non solo opinioni (per quanto rispettabili), ma anche per gli operatori del settore che hanno una formazione o solo biologica o solo psicologica, perché la nostra università è rimasta indietro e a medicina si studia un corpo senza mente ed a psicologia una mente senza corpo. Nella mia attività mi sono sempre scontrato con questi problemi e così ho sentito l’esigenza di raccogliere i dati di cui possiamo disporre: ad esempio, come può la mente far ammalare il corpo o come può aiutarlo a rimanere in salute o a guarire da una malattia? E’ un testo scientifico ma è scritto con un linguaggio comprensibile a tutti, perché in realtà volevo parlare a tutti. Sulla fascetta del libro c’è scritto: un testo scientifico che coinvolge come un romanzo! E’ una frase sua? Una sua speranza? No, si dice che gli autori sono vanitosi, ma non sarei arrivato a questo punto. E’ la frase che mi ha detto via email una casalinga di Milano dopo aver letto il libro e mi è piaciuta molto perché mi ha dato l’idea di aver centrato l’obiettivo. Penso che l’insegnamento mi abbia aiutato, e così il rapporto con i pazienti, perché devi imparare a tradurre concetti complessi in parole chiare se vuoi trasmettere qualcosa. Cosa conosciamo oggi, in sintesi, su questi temi? Non è facile rispondere in poche parole, diciamo che man mano che la scienza è entrata dentro il corpo umano in modo sempre più dettagliato, arrivando dentro le cellule e nel DNA, in un viaggio verso gli elementi sempre più piccoli e basilari, ci si è resi conto - quasi paradossalmente che tali elementi sono regolati da processi unitari che fanno del corpo una grande rete dove tutto è in relazione con tutto. Non solo, ma che questa rete è legata al contesto (gli altri, l’ambiente), e che si definisce e cambia in relazione al contesto. La rete biologica risponde agli stimoli ed ai propri bisogni in relazione al valore che l’individuo assegna alle cose in base alle sue esperienze, che iniziano già nell’ultima fase all’interno dell’utero materno. Tutto questo risponde ad una esigenza di adattamento? Certo, è così. L’essere vivente ha bisogno di flessibilità per adattarsi ai contesti e così si forgia in relazione alle esperienze, che vengono filtrate dalla mente, la psiche è come un grande banca dati che trasforma i fatti oggettivi in apprendimenti soggettivi (perché ogni individuo gli assegna dei significati personali) e li organizza in memorie. Ecco perché lo stress è soggettivo, cioè non è legato solo ai fattori esterni, perché dipende molto da come ognuno di noi vive le cose, dai significati e dai valori che, consapevolmente o meno, attribuisce alle cose che vive. Lo stress può farci ammalare ed è evitabile? Nel libro sono contenuti i dati relativi agli effetti dell’eccesso di stress e sono impressionanti, si tratta di una situazione che porta l’individuo progressivamente dalla salute alla malattia, in modo spesso subdolo. Ci sono le ricerche che legano lo stress alle malattie cardiache, metaboliche, all’obesità, all’invecchiamento e alla mortalità. Ma anche la malattia produce stress, che se non gestito può aggravare i problemi e allontanare la guarigione. Aiutare le persone ad evitare l’eccesso di stress sarà uno dei principali obiettivi per i sistemi sanitari nei prossimi anni, e questo è possibile perché abbiamo interventi efficaci e dai tempi contenuti per ridurre lo stress ed eliminare i disagi psicologici legati (ansia, depressione, bassa autostima, disturbi psicosomatici, ecc.) come i dati riportati evidenziano. Intervista a cura di Eleonora Stentella eleonora.stentella@gmail.com

La Fondazione della Cassa di Risparmio di Terni e Narni nel 2005 ha promosso un programma Cassa di Risparmio di Terni e Narni diretto ad incrementare le dotazioni di computer delle scuole del territorio della Provincia di Terni, al fine di raggiungere la media nazionale di un computer ogni 10,9 studenti. Nel 2005 si è iniziato con le scuole medie superiori, alle quali sono stati forniti 108 computer e 19 stampanti. Nel 2006 il programma è proseguito con le scuole medie che hanno potuto dotarsi di 113 nuovi computer e 19 stampanti. Nello stesso esercizio altri 34 computer con 15 stampanti sono stati, invece, donati al Liceo Scientifico G. Galilei di Terni, mentre ulteriori 5 computer ed una stampante sono stati consegnati all’Istituto Tecnico Commerciale di Narni Scalo, che inizialmente non ne avevano potuto beneficiare per problemi logistici. Nel 2007 si è proceduto poi con le scuole elementari di Terni, alle quali sono stati forniti 160 computer e 29 stampanti. Quest’anno la Fondazione ha concluso il programma con le scuole elementari della Provincia - comprese nei Comuni in cui opera questa istituzione -, alle quali sono stati donati 138 PC con 22 stampanti, per una spesa di Euro 108.000. Nei quattro anni di progetto la Fondazione ha donato alle scuole elementari, medie e superiori di Terni e Provincia 558 PC e 105 stampanti, per un impegno finanziario complessivo di Euro 506.700. La Fondazione ha indirizzato la propria scelta su computer pentium Fujitsu-Siemens mod. Esprimo P2520, software Microsoft, monitor LCD 17”, stampanti laser e ink jet prevalentemente Epson; le forniture e relative installazioni sono state sempre effettuate da Converge SpA di Roma. L’iniziativa della Fondazione rientra nei programmi di miglioramento e qualificazione degli istituti scolastici del territorio, per renderli sempre più rispondenti alle esigenze di formazione e di studio degli allievi e per favorirne la preparazione per l’inserimento nel mondo del lavoro. Nell’attuazione di questi programmi deve darsi atto che ha 0744471180 corrisposto la piena ed entusiasta collaborazione dei Dirigenti dei vari Istituti e di tutto Vico Catina 15/A - Terni il corpo insegnante, con i quali ci si ripromette di poter sviluppare in futuro ulteriori ilconvivioterni@virgilio.it Chiuso di Domenica valide iniziative.

Fondazione

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L’ARMA

Evasione fiscale e moneta elettronica

ADDIO PRESIDENTE

Colonnello Comandante Rocco Amoruso

La costituzione dei Carabinieri quale corpo di militari per buona condotta e saviezza di istinti risale alle Regie Patenti del 13 luglio 1814, che hanno attribuito al Corpo dei Carabinieri Reali la duplice funzione di difesa dello Stato e di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Considerati primo Corpo dell’Armata di terra sin dalle origini, i Carabinieri hanno mantenuto in permanenza questo singolare privilegio sia nell’ambito dell’Esercito del Regno d’Italia che con l’avvento della Repubblica. Si è consolidata così nel tempo la doppia essenza dell’Istituzione, quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza. Questa speciale prerogativa e la presenza dei Carabinieri in tutti i centri del Paese, anche i più piccoli, tramite le famose stazioni, è tuttora tra le più significative caratteristiche dell’Istituzione. Nel corso dei centonovantaquattro anni di vita, l’Arma ha partecipato a tutte le vicende della storia italiana, dal risorgimento alla guerra di liberazione. I suoi primi effettivi furono scelti fra quelli dell’armata sarda che più si distingueva per buona condotta e saviezza e che sapessero anche leggere e scrivere. Gli ufficiali furono scelti per la gran parte dall’armata di cavalleria, la più prestigiosa dell’esercito. Nel 1921, per disposizione dell’allora Ministro della guerra, venne costituita una commissione per stabilire quale dovesse essere, per ogni arma e corpo, la data della festa anniversaria. L’Arma indicò il 5 giugno in quanto, nello stesso giorno dell’anno precedente, per il complesso delle operazioni svolte nel corso della I guerra mondiale, la bandiera fu insignita della prima medaglia d’oro al valor militare. Da quell’anno, il 5 giugno quindi, i carabinieri celebrano la loro festa, a ricordo del valore espresso nel corso del conflitto ed a testimonianza del sacrificio, portato anche alle estreme conseguenze, di molti di essi. Questa data, simbolicamente, ricorda anche gli altri atti di valore che, nel corso degli anni, hanno reso lustro all’Arma sia in operazioni militari che di polizia ed il sacrificio che tanti commilitoni hanno offerto per il bene della nostra terra e della popolazione. Il comandante provinciale dei carabinieri di Terni, Colonnello Rocco Amoruso, ha organizzato presso il comando, in data 5 giugno 2008, la celebrazione del 194° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, alla quale sono intervenuti S.E. il Prefetto Sabatino Marchione e tutte le autorità militari, civili e religiose. In tale contesto sono stati premiati alcuni militari della Provincia di Terni che si sono particolarmente distinti in operazioni di servizio: il Tenente Marco Belladonna, il M. A. SUPS Leonardo Ferrante, i Marescialli Capo Massimo Piersanti e Luigi Lepore, i Brigadieri Paolo De Santis, Ferruccio D’Ambrogio, Silvio Pompei, i Vice Bridadieri Lucio Galetta, Salvatore Caprarelli, Giovanni Palladino, gli Appuntati Corrado Spognetta, Tommaso Panetti, Gianluca Fiorentini. Nel corso della cerimonia il Colonnello Rocco Amoruso ha tracciato un quadro nettamente positivo rispetto all’attività istituzionale svolta nello scorso anno, rivolgendo parole di apprezzamento ai reparti dipendenti che si sono messi in luce a seguito dei brillanti risultati operativi raggiunti. ES

Da anni ormai si parla molto della piaga dell’evasione fiscale e del fatto che solo i lavoratori dipendenti (ovvero il ceto sociale più colpito dall’inflazione) non possano esimersi dal pagamento delle tasse, mentre invece liberi professionisti, commercianti, artigiani e tutto il popolo della partita Iva in genere, si sia potuto permettere, non solo di adeguare i propri margini di guadagno alla nuova moneta, ma, soprattutto, di evadere il fisco, decurtando notevolmente le entrare dell’erario. Ascoltando i molti dibattiti televisivi, in cui sedicenti esperti pontificano sui metodi da adottare per combattere tale malcostume, mi è tornata in mente una riflessione fatta pochi anni fa, durante una vacanza nei paesi del Nord Europa. Visitando il quartiere occupato di Cristiania, a Copenhagen, ci si ritrova immersi in una realtà quasi paradossale perché in questa zona, dichiarata libera nel 1970 e tale rimasta finora, viene ricusato qualsiasi intervento esterno da parte delle autorità cittadine o dalle forze di polizia. Qui è possibile incontrare vecchi e nuovi hippy che hanno fatto dell’anarchia e dell’autogestione la propria ragione di vita. Al centro di questo quartiere si trova un piccolo posto di ristoro, che definire bar sarebbe troppo, fatto più di paglia e legno

Dal veicolo commerciale fino ai veicoli per lunghi trasporti internazionali, offre soluzioni di trasporto che possono soddisfare qualunque esigenza della vostra attività.

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che di cemento, in cui si vendono solo birre, patatine e coca-cola. Quello che ha praticamente lasciato esterrefatto il gruppo di persone con cui mi trovavo è che, in un posto così selvaggio, in cui nemmeno i poliziotti si addentrano mai se non in gruppi molto nutriti, il bar in questione fosse dotato di un modernissimo apparecchio wireless tramite il quale saldare anche l’esiguo importo di un paio di birre, tramite il proprio bancomat. Questo dice molto più di qualsiasi convegno o disamina sui malcostumi italiani. Il nostro Paese fa scarsissimo uso della moneta elettronica, quando questa è il solo ed unico metodo tramite cui lasciare una traccia di tutti i pagamenti effettuati e non permettere più che una parte degli evasori rimanga tale. Capita spessissimo di trovarsi in ristoranti o negozi lussuosissimi che, in pieno 2008, ancora non offrono ai propri clienti la possibilità di pagare con la moneta elettronica; al momento di pagare, poi, i proprietari, strizzando l’occhio, chiedono la possibilità di fare uno scontrino o una ricevuta più bassi dell’importo realmente pagato. Siamo noi clienti che dobbiamo iniziare a ribellarci a questo stato di cose, noi per primi - che non dobbiamo permettere all’esercente di emettere ricevute di importo minore rispetto al denaro realmente incassato, anche a fronte di un piccolo sconto. Perché, comunque, quel piccolo sconto di cui usufruiamo nel momento contingente, non potrà mai compensare le imposte che mensilmente versiamo all’erario in vece di tutti coloro che, contrariamente, non lo fanno. Certo questo non può essere l’unico provvedimento da prendere per far sì che tutti gli italiani paghino le tasse, ma potrebbe essere un buonissimo inizio. Claudia Mantilacci

Il 17 Maggio 2008, con discrezione, ma con il coraggio con il quale ha affrontato tutta la sua vita, se ne è andato il nostro Presidente Giuseppe Colombo. Lo sconforto, il dolore, le preoccupazioni per un futuro senza di Lui, sono attenuati dall’insegnamento che ci ha lasciato: una grande azienda è tale quando saprà dimostrare di essere più grande degli uomini che l’hanno creata. Pepino (voglio per una volta, caro Presidente, chiamarti anche io così, del resto Tu mi onoravi chiamandomi collega), ha vissuto per creare un gruppo industriale che desse lustro, benessere e sicurezza alle persone in esso impegnate e all’intero paese. Questo senza mai perdere di vista gli affetti più cari, i collaboratori più stretti, gli addetti più umili, ma anzi basando ogni sua azione sul rispetto della dignità, dell’etica, della morale imprenditoriale e personale. Fra gli insegnamenti indimenticabili non terrò soltanto la sua volontà, il suo coraggio, la sua lucida temerarietà, la sua lungimiranza, ma soprattutto la sua morale ferrea nel trattare gli affari. Non esisteva per Lui interesse che giustificasse il non rispetto della dignità delle persone. La sua correttezza, sopra ogni cosa, non ha frenato lo sviluppo del Gruppo Unicalce, ma anzi ne è stato il volano più significativo. Imprenditori così non ne ho conosciuti molti nella mia vita, e ringrazio Dio di essere stato uno dei fortunati che ha potuto condividerci una parte importante della propria esistenza. GRAZIE PRESIDENTE Maurizio Battistelli

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La Provincia di Terni per la cultura

Un sogno è tale perché immaginato, pensato, sperato e in parte, spesso in minima parte, possibile, realizzabile... nel sogno vi è l’illusione ad anche la perfezione dell’idea. Ma si tratta, comunque, di un effimero sentire a confronto della realtà del risveglio. Non si può sempre ambire alla realizzazione di un sogno, tuttavia, qualche volta è possibile, qualche volta bastano tre uomini e un sogno per creare una realtà tangibile. Dovrebbe essere questo l’incipit della nostra storia che vede protagonisti Gianni Neri, Fabrizio Tini e Corrado Giamminonni, tre musicisti professionisti che hanno deciso di creare a Terni una struttura già presente in altre realtà locali, un’Accademia musicale. Un progetto ambizioso e di grande rilevanza culturale che potrebbe modificare il La Provincia di Terni per la cultura panorama musicale della nostra città. Siamo già in possesso della struttura - spiega Fabrizio Tini. Organizzeremo l’innaugurazione dei locali intorno ai primi giorni di settembre, poi, apriremo l’Accademia il 15 settembre. Quale offerta formativa offrirete ai vostri allievi? Tini - Offriremo corsi di canto, batteria, chitarra, basso, pianoforte, tastiera moderna, saks e fisarmonica, nonché, corsi di canto e recitazione. Ovviamente ci interesseremo soprattutto di musica moderna: prevalentemente jazz, pop e rock. Vogliamo offrire ai ragazzi una didattica che non sia strettamente legata allo strumento o al canto, ma che offra anche delle basi riguardo alla dizione e alla presenza scenica. Proporremo anche stage e seminari. Il nostro obiettivo - spiega Tini - è quello di far vivere questa struttura come un college. Vogliamo che i nostri alunni abbiano a disposizione degli spazi per potersi esercitare oltre le ore curriculari. Degli spazi dove possano iniziare progetti e riunirsi tra loro. L’Accademia sarà aperta a tutti? Neri - Sì, l’Accademia sarà aperta a tutti. Verranno fatte delle audizioni al solo scopo di stabilire il livello di conoscenze pregresse in in possesso del candidato. In base all’esito delle audizioni verranno formate le classi: ogni studente entrerà nella fascia adatta al suo livello. Oltre ai corsi propedeutici - aggiunge Neri - offriremo dei corsi di specializzazione adatti agli “addetti ai lavori”. Tra i nostri obiettivi ci sarebbe anche quello di istituire una classe per i “musicisti della terza età”, ossia, per ttutti i professionisti della musica che non esercitano la professione da molto tempo vorremmo istituire un corso che consenta loro di ricominciare nella pratica o magari approfondire le conoscenze già in possesso attraverso una full immersion nella musica jazz, pop, rock. Avete già pensato al corpo docenti? Neri - Il corpo docenti è già stato stabilito, tuttavia, non farò anticipazioni. Sarà una sorpresa! - dice sorridendo.

M usical

Accademy

Le dirò soltanto che tutti gli insegnanti hanno delle ottime referenze e una lunga attività alle spalle, anche come turnisti. Inoltre, ciascun corso avrà a disposizione più di un insegnante per ogni classe. Come mai avete deciso di distribuire più di un insegnante per corso? Neri - Abbiamo ritenuto che fosse una strategia vincente. Affinché l’allievo entri in possesso di conoscenze solide e diversificate è necessario abituarlo fin da subito alla diversificazioni di tecniche e stili che esistono nel contesto musicale anche all’interno dello stesso genere o di generi affini. Inoltre occorre considerare il fatto che ogni insegnante di strumento deriva da una formazione diversa. Vi sono ad esempio due insegnanti di batteria che provengono da due modi musicali alquanto diversi quale il jazz e il pop. Voi comprenderete che il genere musicale da cui si è influenzati plasma il modo in cui si gestisce lo strumento. Lo strumento stesso appare diverso. La batteria, per come viene usata nella musica pop è sicuramente diversa rispetto a quella rock! Farete degli esami valutativi a fine anno? Tini - Avremo vari corsi: la propedeutica e tre livelli avanzati. Per passare da un livello all’altro sarà necessario superare degli esami a fine anno. A noi interessa che il discente al termine dei livelli possa passare ad un corso più avanzato quale ad esempio un master. Farete anche lezioni dimostrative o quantomeno saggi di fine anno? Neri - Sì, naturalmente ci adopreremo per realizzare eventi musicali al termine

della durata del corso. Offriremo una vetrina sul funzionamento dell’Accademia. Stiamo già pensando di organizzare anche concorsi con premi quali la possibilità di incidere un disco o una borsa di studio che gli allievi potranno giocarsi come vogliono. Tini - Stiamo già cercando degli sponsor o quantomeno dei partners che possano aiutarci nel raggiungimento dell’obiettivo concorso. Una curiosità... Voi risultate un’Accademia di musical… Tini - Assolutamente! Offriremo, infatti, anche corsi di recitazione, storia del teatro, del costume; il tutto unito ad un’altra struttura: una scuola di danza, che si occuperà dell’insegnamento della danza. Neri - Daremo vita ad una sinergia tra le due strutture che sia in grado di formare professionisti completi dello spettacolo. Professionisti che possano accostarsi a qualsiasi disciplina dello spettacolo… dal musical alla musica strumentale fino ad arrivare alla recitazione teatrale, ecc… In cuor nostro ci auguriamo che l’Accademia contribuisca a creare una nuova generazione di talenti musicali. Visto che tanti ci hanno definiti delle menti diaboliche vorrei, vorremmo, che diventassimo così diabolici da creare nuovi talenti, assistendoli e crescendoli con cura.! Intervista a cura di Eleonora Stentella

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Cassa di Risparmio di Terni e Narni S.p.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

Scuole Elementari

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Puer Ludens Scuole di Narni in festa: alunni della scuola dell’infanzia dei Giardini di S.Bernardo di Narni, della scuola G. Rodari di Narni Scalo, della scuola primaria di S.Liberato, le classi prima e seconda a tempo pieno della scuola S.Pertini. Immersi nelle suggestive piazze della città, calati nell’affascinante cornice medioevale, i bambini hanno animato la città di Narni con giochi e danze inseriti nei festeggiamenti della Corsa all’Anello; hanno scoperto, attraverso la rievocazione dei giochi dell’epoca, le loro tradizioni, le loro radici storiche. Poi il coro di canti medioevali e alcune poesie di Narnia nella suggestiva scenografia della scalinata del Duomo. E’ l’atto finale scaturito dalla ricerca storica, di costume, di folklore, del popolo del XIII secolo che si dilettava, allora come sempre, a trastullarsi nelle piazze, nelle taverne, nei crocicchi di strada. Giochi di movimento: ruzzolone, acchiappasacchi, moscacieca, currat ad equum (cavallo/bastone che si cavalca correndo), tiro alla fune... Giochi d’azzardo: barbam et crucem (testa/croce), ludum ad lumachettam (3 gusci di noce mossi velocemente per scoprire la pallina nascosta sotto uno di essi), zara (gioco dei dadi)... e scoppiavano risse, frodi, perdita totale dei propri averi, per cui furono vietati... dalla legge, ma non dal piacere del rischio. Giochi di femmine: bambole di cenci con il viso, a volte, di terracotta dipinta. Giochi di maschietti: palle confezionate anche con vesciche di maiale, doghe di botti per creare cerchi da far rotolare e, naturalmente, armi. Spaccati di vita del medioevo che ritornano ogni anno nelle strade e nelle piazze di una città che trasuda di storia. Ancora una volta la scuola ha voluto e saputo cogliere gli stimoli offerti dal proprio territorio stabilendo un forte legame con il Patrizia Sensini contesto in cui opera. Scuola elementare G Rodari

Il gioco autentico, puro è una delle basi fondamentali della civiltà. Johan Huizinga, Homo ludens

Guardo verso l’alto: l’antica Narnia si erge altera sulla vallata. E’ quasi l’alba, sto tornando a casa col mio carico di immagini, dove passato e presente si intrecciano e sembrano far rinascere la vita e i costumi che furono... Ed è proprio ciò che accade da quarant’anni a Narni nella Festa dell’Anello, ormai uno degli appuntamenti più importanti d’Italia nell’ambito delle rievocazioni storiche, grazie ad un programma sempre più ricco, ad una notevole cura nei costumi e nel lavoro di ricerca, filologico ed approfondito, sui personaggi dell’ormai lontano 1371, anno a cui si ispira la Festa. Giullarate, cene medioevali nelle taverne aperte per l’occasione, danze e giochi si svolgono durante le animatissime due settimane ludiche, coronate alla fine dalla Corsa all‘Anello, gara tra i cavalieri dei terzieri per la conquista di una successione di tre anelli. Folle crescenti di persone accorrono ad ammirare l’incantevole scenario delle vie antiche, illuminate dalle fiaccole e popolate da personaggi a volte ieratici e solenni, altre di aspetto soave, o avvolti da un’aura di sottile mistero. Un uomo con un lungo mantello - il volto celato da un cappuccio, parla con una splendida dama vestita di velluto e broccati; dame, cavalieri con i loro sontuosi destrieri, armigeri, notabili, trombettieri e tamburini, sono in rappresentanza con gli stendardi dei terzieri di Fraporta, Mezule, e Santa Maria. Nei costumi del Trecento, sfilano nel celebre Corteo della penultima sera le più alte cariche pontificie e comunali, delle corporazioni delle arti e delle famiglie nobili dei terzieri, con i propri stendardi e gonfaloni. Chiudono gli sbandieratori, con i loro giochi di grande maestria. Ma ora anche l’ultimo giorno è passato: il bravio per il miglior terziere è stato assegnato, gli Anelli conquistati, le fiaccole sono state spente, i costumi riposti negli scaffali. Narnia è stata riconsegnata ai suoi tranquilli ed orgogliosi cittadini... ma tra un LucaFiaccavento anno, sarà di nuovo Festa. Luca Fiaccavento

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LICEO CLASSICO

G . C . TA C I T O

Il Sogno di una Scuola Democratica Con il clima politico di quest’ultimo mese forse la scuola non è un tema, per così dire, di primo piano, ma lo è e continuerà ad esserlo per gli studenti e

Sbarre e Tendine

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Ogni mattina ci alziamo all’alba per tentare di ricevere un’istruzione. Cosa che, a volte, è ostacolata dalla scuola. Negli ultimi cinque anni si sono succeduti due ministri dell’istruzione, di fazioni opposte, con risultati a dir poco catastrofici: scioperi di qua, rivolte di là, riforme e contro-riforme, un sistema scolastico sempre più complicato da capire anche per gli stessi addetti ai lavori. Perlomeno in questo ambito abbiamo una perfetta par

L I C E O

S C I E N T I F I C NARNI O

Flusso di coscienze Vorremmo una scuola… senza interrogazioni, sul modello inglese, con regole ferree, divise tutte uguali,

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molto probabilmente anche per gli insegnanti e per tutti coloro che hanno a che fare con l’istruzione. Con l’insediamento del nuovo governo, non mancheranno di certo i cambiamenti, sebbene nessuno parli di una riforma vera, organica e compiuta. In qualsiasi modo vada a finire, comunque, penso proprio che l’esito sia imprevedibile. Un’abolizione dei decreti Fioroni? Magari sostituiti da qualcosa di peggio? O di meglio? Non possiamo saperlo. In ogni caso, credo di parlare a nome di tutta la comunità studentesca, o della maggior parte di essa, se dico che noi studenti non

avremo mai, e dico mai, una scuola come la vorremmo. Perché ho la netta sensazione che il ministro e tutti coloro che in futuro elaboreranno una riforma scolastica non pensino realmente agli studenti, quando fanno i loro progetti. Infatti, guarda caso, gli studenti non gradiscono quasi mai le novità che vengono dall’alto. Se la scuola deve essere un luogo che responsabilizza, che avvia a compiere scelte dettate dal buonsenso e, soprattutto, compiute liberamente, allora la scuola deve essere un luogo di libertà. Quando dico libertà non parlo delle occupa-

zioni, dell’autogestione e di cose simili, che sono spesso inutili (ahimè, lo sono a causa della condotta e spesso della scarsa serietà degli studenti), ma parlo di una scuola basata non tanto sulle gerarchie ma sul rispetto, sul dialogo tra studenti e insegnanti, e su tutti i fattori umani che dovrebbero essere a monte dello studio. La fiducia e la stima, che dovrebbero essere alla base dell’apprendimento, ma anche dell’insegnamento, troppo spesso mancano nei rapporti scolastici e il vuoto lasciato viene colmato da un falso rispetto da parte degli studenti nei confronti degli insegnanti, creando

quel rapporto malsano, causato anche dalla dipendenza dal voto, dai termini e dalle scadenze che nuoce al modo di apprendere di noi ragazzi. Sarebbe bello, penso, per tutti gli studenti, sedersi ad un banco con un professore, senza aver paura di sbagliare un domanda perché c’è il fantasma del debito, dell’insufficienza, e studiare e ripetere un concetto fino allo sfinimento. Se a scuola dobbiamo imparare qualcosa, dobbiamo farlo davvero, senza scappare. Ma non solo noi studenti dobbiamo impegnarci per questo. Bernardo La Guardia

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condicio. Ma non è di politica che mi è stato chiesto di parlare, almeno credo. La scuola che vorrei non dovrebbe avere cancelli. Dico davvero. Basta farsi un giro per la città: i nostri licei non hanno portoni, hanno inferriate, forse per mantenere lo status quo, non saprei. Sicuramente hanno un impatto psicologico non indifferente. Nei tempi in cui viviamo, è quasi scontato considerare tutto in base all’apparenza, e da un edificio imponente

e con le grate alle finestre non ci possiamo certo aspettare un’atmosfera serena e distesa. Secondo me due tendine a fiori mica ci starebbero male. Siccome voglio dimostrare di essere un pochino meno superficiale, nel senso proprio del termine, dirò di più: scuola senza cancelli e senza professori. Mi spiego meglio. Nonostante i vari ’68, permane in alcuni di loro ancora quell’atteggiamento autoritario che li rende piut-

tosto indigesti agli alunni, causando dunque un clima a dir poco elettrico nelle classi. È di insegnanti che le nostre scuole hanno bisogno. Di qualcuno che si prenda la briga di correggere i compiti per casa, anche se vengono svolti con la minima regolarità. Di qualcuno che ripeta fino allo sfinimento un concetto, quando gli viene richiesto, finché non è perfettamente chiaro a tutta la classe. Di qualcuno che, se dice un’assurdità, si metta a ridere con gli alunni, ma

che ugualmente ti riprenda garbatamente se l’assurdità l’hai detta tu. Di qualcuno che, se ti interroga ogni due lezioni, è solo per farti capire che si dice il discriminante e non la discriminante. Di qualcuno che si ricordi di esser stato un alunno, e di aver odiato tanto quel professore che, non a caso, ti interrogava sempre dopo un’assenza, per metterti in difficoltà. Secondo me la mia insegnante di filosofia due tendine all’uncinetto ce le farebbe. Caterina Frezza

c h e

strutturata come un’università: dove si possono scegliere le materie senza essere costretti a seguire ogni lezione, con gli esami per ogni materia, che ci accolga il pomeriggio, che non ci faccia disperdere, che ci protegga senza annoiarci. Dove si studi poco e si rida molto, che ci infonda sicurezza, che magari si faccia amare e non ci faccia scappare a gambe levate. Con il sabato libero, costruita intorno a noi stu-

denti capricciosi, con un tavolo da bigliardo, che ci introduca nella società con le giuste competenze, dove si studi educazione civica oltre alla storia, con più spazio per lo sport e per la creatività, senza bulli, che ci insegni a essere italiani fino in fondo - solo così non avremmo paura dello straniero -, che ci renda orgogliosi. Dove sia possibile studiare la musica, dove si faccia baldoria tutto l’anno, che si improvvisi un’orchestra di

suoni e voci, che sia sotto un portico o in un giardino, dove lo studio dei classici venga rivalutato, che ci permetta talvolta di diventare noi professori per ribaltare la visuale comune, perchè non siamo svogliati, ma speranzosamente verdi (dopotutto compiamo 18 anni). Dove entrare senza angoscia, che ci faccia incuriosire, per fare ricerca, dove poter esprimere le nostre potenzialità, per crescere, per stare bene con gli altri,

senza ipocrisie ed ingiustizie, all’avanguardia, tecnologicamente innovativa, a colori, dove poter sperimentare ciò che ci viene insegnato, piena luce e con poche ombre, dove la conoscenza diventi una scoperta continua… La scuola che vorremmo, noi come classe, è contraddittoria perché abbiamo molte teste, tanti ideali e molti cuori, ma con un solo pensiero in questi giorni: presto sarà chiusa! Classe IVA

s c u o l a

v o r r e i


La scuola perfetta non deve avere i computer dell’ultimo modello oppure poltrone al posto delle normali sedie, ma deve essere fondata su alcuni solidi princìpi come: il desiderio di imparare e il rispetto reciproco. Quella scuola e quegli insegnanti che riescono, con molti sacrifici, a far venire gli studenti in classe con entusiasmo, devono essere senz’altro elogiati. Secondo il mio parere, da alunno, è necessario quindi riscoprire il piacere di andare a scuola, anche se è molto difficile per il clima che talvolta si

respira (la derisione dei compagni) o per l’approccio alle materie (non piacciono proprio ad alcuni!). Certamente, aumentare le gite scolastiche sarebbe un bell’incentivo: esse costituiscono un apprendimento più immediato e diretto e per questo più piacevole; ma dovrebbero essere permesse solo alle classi che si comportano bene! Purtroppo però questo mio sogno appare oggi più utopico che mai: infatti quasi ogni giorno si sentono dalla scuola notizie a dir poco raccapriccianti: ragazzi che

vengono sistematicamente infastiditi e maltratti pesantemente da compagni senza scrupoli, che nei casi più gravi hanno portato anche al sucidio della vittima! Oppure ragazze che, per il fatto di essere belle, vengono fatte oggetto di molestie nella stessa classe! Tali notizie terribili non dovrebbero nemmeno esistere! Al contrario, si dovrebbe sentir parlare piuttosto di episodi di integrazione di ragazzi stranieri nel nostro ambiente! Una scuola perfetta è anche una scuola dove la multiet-

nicità e la multiculturalità siano realtà tangibili. Per ottenere ciò le istituzioni scolastiche dovrebbero favorire momenti d’incontro e conoscenza: uno di questi potrebbe essere la realizzazione, tutti insieme, del presepe di Natale: ciò permetterebbe da un lato di far conoscere ai nostri compagni immigrati la nostra cultura millenaria, senza che essi si sentano obbligati a fare le nostre scelte in campo religioso. In questo modo si favorirebbe il sentimento di tolleranza reciproca.

Nella mia scuola perfetta dovrebbero aumentare le attività extrascolastiche come lo studio delle lingue straniere al di là dell’inglese e del francese oppure le attività sportive. Alessandro Pioli IC

Cosa ci viene da pensare se

posso assicurarvi che la definizione di scuola va ben oltre questi limiti. La scuola è società, è maestra di vita, ci insegna a confrontarci con la realtà, che ci circonda e ci crea le fondamenta per un futuro che sia florido per noi stessi, ma, allo stesso

tempo, utile per il collettivo. Purtroppo con il passare del tempo mi rendo conto sempre più che questo messaggio sta diventando un’utopia: nella scuola troviamo la stessa disonestà che è presente nella società attuale e per di più, o forse in conse-

guenza, moltissimi ragazzi hanno deciso purtroppo di intraprendere il cammino del lavoro piuttosto che studiare ed istruirsi. E’ questo il vero problema! La vita è come un grande libro aperto dove ciascuno di noi deve avere la forza di sfogliarlo e

comprendere le grandi bellezze che ci riserva, ma questo può solo avvenire con l’appoggio sicuro della scuola, che ci sa indicare la strada giusta da portare avanti e ci dà sicurezza sulle scelte importanti della vita. Jacopo Feliciani IVB

uso il termine scuola? Un edificio composto da aule e professori, pronti a tramandarci il loro sapere, con lo scopo di rendere il nostro bagaglio culturale sempre più completo. Sicuramente questo è un buon inizio, ma

L I C E O

D O N AT E L L I

S C I E N T I F I C O

L a s c u o l a c h e v o r r e i

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Chiedendo un po’ in giro come si vorrebbe fosse organizzata la scuola ideale, quasi tutti sono d’accordo nel desiderarla il più possibile differente da quella di adesso. Tralasciando le ovvie proposte utopistiche (scuola con pochissime ore o attività quasi esclusivamente sportive) molte possono essere le possibili migliorie per rendere più efficiente e moderno l’attuale sistema scolastico. Ad esempio si dovrebbe prestare molta più attenzione ad aspetti formativi che possano garantire un più facile ingresso del ragazzo in quello che sarà il mondo del lavoro, sempre più in evoluzione e sempre più esigente, eliminando,

magari, alcuni aspetti dei programmi particolarmente obsoleti. Ad alcune materie (preferibilmente il polo scientifico) andrebbe aumentato il numero di ore, inserendo anche lezioni, utili tanto quanto quelle classiche frontali, interattive, che si avvalgano dei vari laboratori. Sarebbero inoltre molto utili ed interessanti alcune ore alla settimana obbligatorie di educazione all’utilizzo del pc poiché è impensabile che al giorno d’oggi ci sia qualcuno ancora incapace di utilizzarlo. Una scuola allora che prepari davvero e renda competitivi il più possibile gli studenti. Esempi che tali sistemi funzionano e sono

possibili ce li fornisce l’Asia che da alcuni anni, investendo sempre più nell’istruzione, ha iniziato a fornire molti dei migliori tecnici, in ambito scientifico-economico e non solo. Purtroppo però la scuola è un diritto che pochi sanno percepire come tale. Difficilmente uno studente riconosce il reale valore di quest’ultima, ma, anzi, tende ad avvertirla quasi come una terribile tortura che è costretto a subire. Ciò accade poiché si stenta a comprendere che il merito della scuola non consiste tanto nell’inculcare nozioni (già lo scrittore latino Quintiliano, 2000 anni fa, lo aveva compreso), ma nel fornire i

mezzi e le armi per affrontare poi la vita. Scriveva lo scrittore inglese James Herriot: La cultura è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto, ed è proprio vero. Mentre tra 5 o 6 anni potremo non ricordare in che anno sia nato D’Annunzio o quando è scoppiata la guerra franco-prussiana, di sicuro non ci scorderemo mai di quelle lezioni di vita che la scuola impartisce continuamente e che sono rappresentate da tutto ciò che non si trova sui libri. Lo stare con i compagni e con i professori, il rispetto reciproco, la critica, le discussioni, l’allargamento dei propri orizzonti, sono questi i veri insegnamenti

che la scuola fornisce e, nonostante qualcuno possa avere da ridire, una scuola in cui manchino tali fondamenti farebbe molto meglio a chiudere. Una scuola ideale e perfetta si avrà solo quando studenti, docenti e sfere politiche comprenderanno che questa non è solamente una fabbrica di cultura, bensì un luogo di preparazione alla crescita. Matteo Crasti VE

Aspettando l’ennesima ri-

non possono allontanarsi dalla classe, se non accompagnati dai bidelli, neanche per recarsi ai servizi igienici (per questo consigliamo a tutti di procurarsi il proprio bidello personale). E’ ovvio quindi che si è venuto a creare un clima inevitabilmente teso, sicuramente inadatto ad un luogo che dovrebbe accogliere e assicurare ai ragazzi la giusta dose di cultura.

Nell’immaginario di tutti gli studenti la scuola ha sempre assunto un duplice valore. Da una parte isola felice dove fare piacevoli incontri e costruire amicizie, dall’altra tetro luogo di tortura dove venir messi alla prova con interrogazioni, compiti in classe, verifiche a sorpresa…, ovviamente però, visto che in media stat virtus, la scuola dovrebbe essere una giusta miscela di impegno e co-

struttivo svago. Chiunque sia stato studente pensiamo ammetterà di aver sperato almeno una volta nella propria vita di svegliarsi una mattina e trovare scritto sui giornali: Messi al bando tutti gli istituti scolastici, i ragazzi festeggiano la ritrovata libertà. Ma questi sono solo sogni innocenti. La vera libertà infatti risiede nella capacità di poter prendere le proprie decisioni con auto-

nomia e consapevolmente e ciò può accadere solo senza ignoranza, se si possiede una buona cultura e un’adeguat conoscenza. Per questo non potremmo mai fare a meno di quella scuola che a volte ci fa soffrire e preoccupare, ma che ci fa inevitabilmente crescere e ci rende persone coscienti delle nostre potenzialità. Maria Laura Coricelli Giulia Minucci

forma della scuola, che il nuovo governo starà sicuramente progettando, abbiamo pensato di dare qualche piccolo e modestissimo consiglio visto che nel nostro istituto ultimamente si è assistito a provvedimenti alquanto liberticidi. E’ stato infatti consigliato al corpo docente di preferire il vigilare piuttosto che l’insegnare, inoltre i ragazzi

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Cassa di Risparmio di Terni e Narni S.p.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

Progetto

I.T.C. Federico Cesi EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’

Sin dal 1992

presso l’I.T.C. “F. Cesi”, l’Educazione alla legalità ha costituito un progetto fondamentale per promuovere una partecipazione attiva e diretta degli alunni alla vita civile ed una formazione dei giovani nell’ottica dei valori della solidarietà, dell’onestà e del rispetto dei diritti umani, indispensabile fondamento per la conquista della libertà. In particolare, si è voluta promuovere una cultura della legalità attraverso la sensibilizzazione al rispetto delle norme nel vivere sociale e la maturazione della capacità di scelta per favorire un miglioramento dei rapporti all’interno delle classi, sviluppare una maggiore capacità di collegare presente e futuro, causa ed effetto, ovvero di avere consapevolezza delle conseguenze che le proprie azioni determinano.

La Prof.ssa Roberta Bambini, docente delle discipline giuridico-economiche e referente del progetto dell’Istituto da diversi anni, insieme alle altre colleghe delle discipline giuridiche ha avviato una attività di ricerca a carattere interdisciplinare sul tema della legalità ed ha stabilito contatti e collaborazioni con enti pubblici e privati sensibili ai risvolti educativi della tematica. Durante i precedenti anni scolastici sono stati dibattuti temi di grande attualità, quali la funzione della pena nel nostro ordinamento giuridico, l’applicazione della legge sull’indulto ed il ruolo dell’Italia nelle missioni di pace all’estero. Gli studenti dell’I.T.C. “F. Cesi” hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con esperti giuristi quali il Prof. A. Baldassarre, il Prof. M. Volpi, il Dott. C.M. Scipio, già Procuratore della Repubblica di Terni, il Dott. F. Dell’Aira, l’On. L. Di Girolamo, l’On. M. Ronconi, la Prof.ssa V. Della Fina dell’Università La Sapienza di Roma. Nell’anno scolastico 2007/08 gli studenti hanno potuto dibattere temi politico-istituzionali di grande rilevanza con alte personalità istituzionali. In particolare, nei giorni 30 e 31 ottobre 2007, la classe V sezione A P dell’Istituto, accompagnata dalla Prof.ssa L. Manni, ha svolto due giorni di formazione a Montecitorio, presso la Commissione Difesa della Camera dei Deputati, durante i quali è stato approfondito il principio sancito dall’art. 11 della Costituzione italiana ed il ruolo dell’Italia nelle missioni di pace all’estero. L’Istituto ha avuto l’onore di aprire le celebrazioni per il 60°anniversario della Costituzione italiana alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ciò si è potuto verificare perchè lo staff della Presidenza della Repubblica ha contattato direttamente l’Istituto affinché il giorno 18 dicembre 2007 una delegazione di venti studenti, accompagnati dalla Prof.ssa Bambini, partecipassero all’iniziativa in occasione della quale una studentessa ha presentato un lavoro multimediale sulla Costituzione e dibattuto con il Presidente stesso il tema del lavoro ex artt. 4 e 35 della Costituzione. Inoltre, il 22 dicembre 2007 anche presso l’I.T.C. è stato celebrato il 60°anniversario della Carta costituzionale ed è stato invitato in Prof. Baldassare per discutere con gli studenti dei valori costituzionali e delle possibili prospettive di riforma della nostra Costituzione italiana. Al fine di promuovere la conoscenza della Costituzione, dei suoi valori fondamentali e dei diritti di libertà in essa enunciati, nei mesi di marzo ed aprile, nell’ambito dell’iniziativa Gli studenti incontrano... gli studenti, promossa dal Comitato per la valorizzazione della Repubblica, istituito dal Prefetto di Terni, dal Comune e dall’USP di Terni, quindici studenti delle quinte classi dell’I.T.C. “F. Cesi” si sono recati con le Prof.sse Bambini e Manni presso le scuole medie L. Da Vinci, B. Brin e G. Marconi ed hanno svolto una lettura guidata degli articoli della Costituzione italiana. Dal lavoro svolto è stato, poi, realizzato il blog itc60costituzione.spaces.live.com Infine, come da molti anni si è soliti fare per ricordare la tragedia di Capaci, quest’anno il 16 maggio si è svolta una Conferenza-dibattito sul tema della legge 111/2007 ovvero sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, presso l’Auditorium G. Falcone e P. Borsellino. Alla conferenza sono intervenuti il neo Procuratore della Repubblica di Terni (Dott. F. Cardella) ed il Sostituto procuratore della Repubblica Dott.ssa M.R. Guglielmi, ora componente della Segreteria del Consiglio Superiore della Magistratura, che hanno illustrato, con estremo rigore tecnico-giuridico, le ragioni della riforma e l’organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero facendo opportuni confronti con i sistemi francese, inglese ed americano. L’Istituto è convinto che debbano essere ampliate ed integrate le occasioni di conoscenza e di comprensione dei fenomeni sociali, nel rispetto delle esigenze formative degli studenti, che saranno in grado, così, di contestualizzare problemi e soluzioni attraverso solide competenze cognitive, civiche e relazionali. Infatti, la scuola, quale presidio di legalità, può essere credibile nella sua funzione educativa solo quando è in grado di proporre modelli positivi di comportamento. Prof.ssa Roberta Bambini

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Cassa di Risparmio di Terni e Narni S.p.A. Gruppo Intesa Sanpaolo


D oveva essere solo una vacanza...

MADAGASCAR

Nell’agosto del 2007 Marco è partito per il Madagascar per raggiungere il suo amico Sandro, ternano come lui, sposato ad una giovane malgascia, Geneviève, e ormai residente con lei a Djangoa, località situata nel nord-ovest di questa grande isola-continente. Doveva essere per lui una vacanza d’eccezione, ma solo una vacanza, invece... Dopo il suo arrivo in aereo a Nosy Be, Marco ha raggiunto Djangoa dove è stato salutato con la festa che si fa tra amici; la notte è stato ospitato in una delle casette di legno che costituiscono le normali abitazioni delle zone rurali del Madagascar, ma, nonostante le sue abitudini di vita semplici ed essenziali, ha rimpianto le comodità occidentali. Forse sarebbe ripartito immediatamente, se il viaggio non fosse stato così lungo. Invece, già il giorno dopo, il paesaggio con i suoi colori e i suoi profumi, la gente festosa e semplice, i bambini vivaci e incuriositi lo hanno catturato, e, prima di concedersi la vacanza desiderata, alla scoperta delle coste, delle calette e dell’oceano, si è fermato nel territorio abitato dall’amico Sandro, dalla moglie e dalla sua gente. Ha voluto conoscere subito l’ambiente, le tradizioni locali e soprattutto la straordinaria iniziativa promossa da Geneviève e dai suoi collaboratori a favore delle ragazze madri del posto e dei loro bambini. In laboratori ricavati all’interno di capannoni, ragazze di 20-25 anni seguono corsi di cucito, di ricamo, di cucina, di igiene. Geneviève, che ha studiato a Roma Diritto Internazionale, istruisce le donne anche sui loro diritti, sulla profilassi delle malattie, soprattutto di quelle veneree, sull’uso degli anticoncezionali, sulle più elementari norme igieniche. I corsi sono un’occasione per stare insieme e per imparare: è importante che le donne vengano istruite, perché sono loro, specie se giovani, che possono trasmettere con maggiore continuità i saperi, a cominciare dai loro bambini. Marco ha visto in loro persone impegnate, fiduciose nel loro futuro e in quello dei loro figli, contente di condividere con le altre il tempo e la speranza. Inoltre, imparare un mestiere di sartoria e di confezione di abiti significa, per ragazze-madri sole e con figli a carico, poter successivamente avviare piccole cooperative nei propri villaggi. Il progetto di cui stiamo parlando si chiama Mamme in-formazione. E’ nato in Italia su iniziativa di volontari italiani e malgasci, ma poi ha preso piede in Madagascar, nella zona rurale di Ambanja. L’Associazione a cui il progetto fa riferimento si chiama TETEZANA che in lingua malgascia significa PONTE, cioè si propone di essere strumento di interscambio culturale e sociale fra l’Italia e il Madagascar. In Italia favorisce l’integrazione degli immigrati malgasci; in Madagascar opera principalmente per promuovere progetti di istruzione, di formazione, di microcredito (come avviene in altri paesi in condizione di sottosviluppo) e di tutela della salute. Aiuta e sensibilizza le comunità locali, perché si facciano protagoniste del miglioramento dei propri paesi. Perciò tra i suoi soci ha i nativi originari del luogo di intervento. I progetti di istruzione e di formazione riguardano soprattutto l’artigianato, il turismo, l’ambiente. Oltre al progetto Mamme in-formazione, è attivo un Progetto di sostegno alle scuole dei villaggi emarginati, per acquistare materiale didattico. E’ interessante anche il progetto Turismo responsabile che si propone di far conoscere il Madagascar e le sue bellezze paesaggistiche, salvaguardando l’ambiente e devolvendo il ricavato a beneficio delle comunità locali. Alla fine del suo soggiorno, Marco, sia pure per breve tempo, ha potuto fare il turista come sognava. A bordo di una piroga e muniti di tende, lui e il suo amico Sandro, due novelli Robinson, hanno percorso un tratto di costa alla scoperta delle baie incantevoli e delle foreste di mangrovie. Dagli approdi sabbiosi sono risaliti all’interno sulle colline dove cominciano a rinascere le foreste di teak e di legni pregiati, di cui l’isola è stata troppe volte depredata; hanno visto i pipistrelli giganti, le tartarughe, i lemuri. E poi bananeti e coltivazioni di ylkang ylang, i fiori pregiati e dal profumo inebriante da cui si ricavano gli oli essenziali molto richiesti dall’industria cosmetica (sono anche alla base dell’esclusivo profumo francese Chanel n° 5). Tornato in Italia, Marco si è fatto testimonial con me che l’ho intervistato e con gli amici ternani del progetto avviato e che deve continuare. Superato il primo impatto con un ambiente diverso e con una povertà che noi non conosciamo, si è fatto aiutare dal suo amico Sandro a capire le abitudini di vita locali senza giudicarle, anzi facendosi arricchire dallo scambio e dalla diversità. Ognuno di noi crede che il proprio mondo sia il migliore e si meraviglia di quello degli altri. Invece c’è bisogno di un atteggiamento umile e attento per scoprire gli aspetti positivi che ci sono anche nelle altre culture. Sicuramente questo è stato possibile perché Marco voleva proprio fare un’esperienza di vita semplice, accanto a gente vera, fuori dal chiasso delle nostre città, a contatto con una natura ancora incontaminata. Aveva deciso di concedersi una pausa per interrogarsi sul significato della sua esistenza, di scendere nel proprio animo per sondarlo e per risalirne con idee più chiare e con grande pace dentro. E così è stato. Fra tante terre che poteva visitare, ha scelto il Madagascar, perché sapeva da Sandro che, nonostante la colonizzazione francese, le 18 etnie esistenti, le religioni diverse, dall’animista alla cattolica alla protestante fino all’islamica, il popolo è pacifico e non conosce i conflitti che dissanguano altre terre. Devo ancora vedere due persone litigare, dice Sandro quasi con orgoglio malgascio e questo, insieme ad un modello di vita più semplice e più sano, senza dimenticare gli aiuti di cui la popolazione ha bisogno, potrebbe essere il monito che ci viene da questa terra così affascinante e lontana. Elettra Bertini Per ulteriori informazioni: www.tetezanaonlus.org

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LA TIGRE E IL DRAGONE

Una visita di dieci giorni non basta per capire la Cina, ma consente di farsene almeno un’idea attuale. Il viaggio promosso dal Gruppo giovani imprenditori edili di Assindustria Terni, organizzato con l’Associazione Italia-Cina è stata l’occasione per la nostra delegazione di fare un’esperienza unica. Non solo quindi tappe turistiche: Pechino, Xi An e Shangai, ma anche incontri ufficiali con il Vice Presidente del Chinese People’s Political Consultative e Presidente del Beijing NGO, con la Responsabile dell’Ufficio Relazioni Esterne dell’Ufficio dell’Expo Mondiale 2010 di Shanghai, con l’Associazione Costruttori e Imprenditori delle Olimpiadi e dell’Expo. Imprese decisamente all’avanguardia dal punto di vista organizzativo e tecnologico. Fra le opere più straordinarie da loro realizzate il famoso Nido d’uccello, lo stadio delle cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi olimpici ed il Water Cube, ovvero il centro acquatico ecocompatibile che risparmia ogni anno 140.000 tonnellate di risorse idriche di cui 10.000 di acqua piovana raccolta dalla superficie esterna della struttura. Inoltre l’aeroporto più grande del mondo, le due torri a forma di L che ospiteranno la sede della tv nazionale cinese, il secondo complesso più grande al mondo, solo per citare le più famose. La visita ha toccato anche le meraviglie storiche: la Grande Muraglia, l’Esercito di Terracotta, il Tempio del Cielo, la Città Proibita, gli immensi e ricercati giardini e, non poteva mancare, Piazza Tienanmen in cui ti viene la pelle d’oca quando ti perdi nell’immensità di quegli spazi, soprattutto al ricordo, sempre vivo, della repressione del 1989. In Cina prevale ovunque il grigio, perché il grigio è il colore del Popolo. Ed è il Popolo o meglio i Popoli, come in Cina amano definirsi, che sono protesi verso il futuro, con uno sviluppo economico impressionante, raggiunto però ad un prezzo molto elevato, quello di enormi disuguaglianze sociali ed economiche e di un sistema politico basato ancora sull’autoritarismo di Stato. Ma, paradossalmente, a differenza dell’impressione ricevuta in Giappone, tre anni fa, in occasione dell’Expo 2005, la Cina sembra essere un Paese ancor più aperto. E’ anche per questo difficile raccontare la Cina, dove è vero tutto e il contrario di tutto. Vere sono le migliaia di biciclette che percorrono le città, ma è anche vero il traffico infernale di auto nonostante le mega città abbiano autostrade, sopraelevate e tunnel. Veri sono i grattacieli ultramoderni disegnati dai migliori architetti al mondo, ma vere sono anche le piccole abitazioni ad un piano in mattoni lungo i canali dove i bambini giocano tra sporco, rifiuti e fogne a cielo aperto. Il problema più impellente dei cinesi sembra essere quello di sopravvivere allo sviluppo viste le forti contraddizioni esistenti fra l’antico e il moderno, fra la povertà estrema delle campagne e la parossistica frenesia delle metropoli. Le dimensioni degli agglomerati urbani in Cina sono così fuori dei nostri parametri che si stenta a fare un confronto con le nostre realtà. Soltanto Shanghai ha 20 milioni di abitanti, ben più dell’intera Italia centrale. Qualunque sia l’idea che si ha della Cina, merita di essere verificata sul posto, con qualche piccola attenzione per non avere amare sorprese: dalla strada, in cui occorre fare molta attenzione perché gli automobilisti non si fermano neppure con il rosso, fino al rapporto con i cinesi: mai occuparsi delle questioni interne, perché allora, dall’apertura inaspettata, i tuoi interlocutori si chiudono a riccio e la Cina dall’immagine sfavillante dei cento record delle strutture olimpiche mostra il volto antico di un regime sordo ai cambiamenti ed alla democrazia con cui, molto prima di quanto si possa immaginare, tutto l’Occidente dovrà fare i conti. alessiamelasecche@libero.it

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Islas Baleares

Partire é la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo.

Così appaino le splendide Isole Baleari agli occhi di George Sand, autrice del romanzo Un inverno a Maiorca. Situate al largo della costa spagnola orientale, sono terre lussureggianti, lussuose e lussuriose. Dalle spiaggie incontaminate di Minorca alle sfrenate notti di Ibiza; dai capolavori di architettura di Maiorca alla tranquillità di Cabrera per non parlare delle acque cristalline di Formentera: un viaggio capace di rapire lo spirito e deliziare i sensi. La maggiore delle isole, Maiorca, vanta un centro storico arricchito dalle influenze artistiche dei popoli che ne hanno avuto il dominio: romani, vandali, bizantini, aragonesi, inglesi, spagnoli. La capitale amministrativa, Palma de Maiorca, è stata fondata nel 1203 dal console romano Quinto Cecilio Metello con il nome di Palmaria. La spiaggia più famosa della città è invece El Arenal, lunga ben 4.600 metri e larga 50. Nonostante i dieci milioni di visitatori annui che le invadono letteralmente, queste perle del Mediterraneo sono riuscite a conservare la loro autenticità. Grazie al clima particolarmente mite e alle acque cristalline, furono meta di vacanze di coppie illustri quali Georges Sand e Chopin e l’ammiraglio Nelson e Lady Hamilton nel 1800. Sono poi diventate di gran moda dagli anni ‘60, quando molte comunità hippies stabilitesi nell’isola la elessero a meta ideale per una vacanza lontana dal consumismo delle città e a stretto contatto con la natura. Infatti, se oggi Ibiza e Formentera sono note ai più per la incandescente noche nei bar aperti 24 ore al giorno e le discoteche più esclusive, nascondono ancora angoli incontaminati e paesi che mantengono la cultura e il classico stile catalano. Minorca è stata dichiarata Riserva della Biosfera dall’UNESCO. Inoltre Cabrera, la più piccola e forse meno nota delle isole, è per intero parco nazionale spagnolo. La cucina locale presenta piatti dai sapori più svariati, grazie al mix di culture succedutesi nel tempo. Troviamo infatti la paella, tipica pietanza spagnola, ma anche ottimi piatti di zuppe insaporite con aromi tipici dei territori arabi, o carne con ogni tipo di salse oppure pesce fresco e crostacei appena pescati. Non mancano naturalmente anche i ristoranti internazionali per tutte le tasche. A Maiorca non lasciatevi sfuggire l’ensaimada, il suo dolce tipico o la prelibata zuppa di aragoste che qui potrete gustare a prezzi più che ragionevoli. A Minorca invece è nata la maionese, che prende il nome da Mahon, l’antica capitale dell’isola. Il modo migliore per spostarsi nell’entroterra sono la bicicletta, i motorini o l’auto mentre, per quanto riguarda i collegamenti tra le isole, la soluzione migliore è via mare. Infatti le linee aeree sono presenti solo a Ibiza e Maiorca, quelle ferroviarie solo in quest’ultima. Se poi volete fuggire dal sovraffolamento delle spiagge nei mesi di alta stagione dirigetevi verso le baie nascoste e le calle incontaminate accessibili solamente in barca. Nel periodo estivo sono concentrate moltissime manifestazioni culturali e rievocazioni storiche di grande interesse nelle quali spiccano tra la folla i Gegants, veri giganti di cartapesta e i Capgrossos, maschere di teste giganti indossate nelle sfilate popolari. Durante tutto l’anno le Baleari, nei loro numerosi musei e teatri, ospitano festival, mostre d’arte internazionale e mercati artigianali, sparsi un po’ ovunque. Preparatevi quindi a spiagge da cartolina, flora e fauna abbondanti tra le praterie di Posidonia, feste e divertimenti a non finire nella Isla Blanca, passeggiate sulla Serra de Tramuntana. Dunqe pronte le valigie e spostato l’orologio un’ora avanti sarete pronti per immergervi in questo favoloso angolo di paradiso. TERNI - Via Parrabbi, 17 Buon viaggio! 0744.432631 Valeria Rossi

Isabelle Eberhardt

GATTI DI MARE Ricercando una profondità nascosta nell’animo... inizia un viaggio, quello alla scoperta di se stessi. Un viaggio alla ricerca di se stessi può condurre ovunque, purché lontano dai propri fantasmi e dalle proprie sofferenze. Magari anche in Grecia, nella terra del mytos, nella culla che ha visto crescere la voce angelica che noi tutti sempre ricorderemo con il nome di Maria Callas. Questo è ciò che è accaduto all’autrice del libro Gatti di Mare, Orietta Salerno, che ha scelto di raccontarsi, e condividere un sentire noto a molti altri, nel modo più tangibile possibile: scrivendo tutto nero su bianco. Il dolore, se non incattivisce, serve per affinare un po’ il nostro animo - così si racconta Orietta, la donna fragile e sensibile che del dolore ha raccolto il fiore più bello: la capacità di guardare aventi. Il suo viaggio, ed il nostro con lei, non è la fine di un percorso, ma un nuovo inizio. Non importa se viviamo o abbiamo vissuto come gatti di mare… l’importante è cosa possiamo ancora realizzare nell’unico viaggio chiamato Vita. ES

ALGIZ VIAGGI

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Il nostro antenato sapiens-sapiens, di necessità faber-faber, accompagna, con la sua operosità, con la manipolazione delle cose e la creazione degli oggetti, l'intera storia dell’umanità. L’oggetto, sempre e comunque fatto ad arte, diventa anche arte pura, ma solo quando si libera della contingenza, dell'utilizzo, dell’uso. Se riuscissimo a prospettare l'oggetto come elemento didattico, con valenze evocative, storiche ed estetiche, ne riceveremmo, di conseguenza, un’alta rilevanza educativa, sociale, emulativa, conoscitiva: un prezioso seme per la creazione di altri oggetti, di intelligenti proposte, di originali progetti. Gli oggetti, d’altronde, inglobano l’intera sfera delle cose cui l’uomo dà forma ritagliando legno, metallo, pietra, vetro, fibra, plastica… e materiali ancor più sofisticati o alimenti di base come il buon pane. L’immaginario dell’uomo cattura l’oggetto a livello ontologico, quando esso è presentato in sé, deprivato del contesto; aneddotico, quando lo inserisce in un contesto; genetico, quando mostra il percorso della sua creazione. L’oggetto è così individuato nell’essenza, nella prassi, nella genesi: ora è, ora fa, ora è fatto. La conoscenza delle dette fasi esprime non solo cultura, coerenza logica e correttezza scientifica, ma anche bellezza e poesia. Mostrare l’inaudito potere creativo che ha l’uomo, quando fa sorgere le cose dal cuore della loro inesistenza, è impegno non solo nobile, ma altamente umano e sociale. L’uomo scava la natura e produce un oggetto: tale oggetto è la sua griffe. La mano che firma è il segno stesso dell’essenza umana: non sarà tanto facile mettere in soffitta la civiltà della mano! Anzi, tutto fa pensare, per il Paese certamente, ma in particolare per la nostra Regione, che il futuro sarà legato ancor più ai prodotti artigianali originali, di qualità, eleganti e funzionali come quelli generati dalle nostre (ri)conosciute maestranze. L’Umbria ha un cuore verde, è vero; un cuore che già batte nei petti di moltissimi cittadini del mondo. Abbiamo anche altre enormi ricchezze, naturali o spirituali, per ospitare un turismo di qualità addirittura impensabile oggi dagli amministratori. Che l’Umbria continui allora ad essere laboratorio a cielo aperto di storia, di ambiente, di archeologia, naturale o industriale, e di eccelse sacralità. S’addobbi ancora, e giustamente, della grande risorsa data dai prodotti gastronomici, naturali o non; sappia anche orgogliosamente presentarsi all’osservatorio mondiale come luogo privilegiato di produzione artistica ed artefatta. L’unione sinergica di quanto detto, in un territorio benedetto anche dalla formidabile presenza dell’oro blu (vera emergenza del futuro) costituirà una miscela esplosiva… ma bisogna crederci... c’è da mettersi in gioco… e gettare sul tavolo cultura, fantasia, creatività, operosità, determinazione… le doti precipue, insomma, dell’artigiano! GRaspetti Una recente ricerca di Eurostat mostra come l’Italia sia il Paese, nell’Unione Europea, nel quale più alta è la quota di Piccole Imprese operanti nel tessuto economico. E’ pari al 99,4% delle imprese, con il 69,1% degli occupati e con il 51,4% del fatturato. La ricerca evidenzia come tutta la nuova occupazione sia concentrata nel comparto delle PI: 386000 posti di lavoro nell’ultimo anno, contro una perdita di 114000 nella Grande Impresa. Ma anche la qualità del lavoro testimonia tali peculiarità: nelle PI è presente il contratto di lavoro dipendente pari al 97,6% e il lavoro dipendente a tempo indeterminato pari al 90,7%. Questa nostra funzione propulsiva è evidenziata anche dall’inserimento di lavoratori extracomunitari che, per l’80%, sono collocati in imprese di piccole dimensioni. Il Fondo Artigianato Formazione è poi il primo fondo tra tutti quelli esistenti. Occorre investire allora sui fattori strategici per lo sviluppo delle PI: innovazione e ricerca, formazione e qualità del lavoro, export ed internazionalizzazione. Sono 145000 le PI che investono 1,8 miliardi di euro l’anno per la competitività Made in Italy. Il 70% delle innovazioni introdotte si traduce per le aziende in un vantaggio competitivo sul mercato, mentre nel 30% dei casi vi è un allineamento agli standard delle altre imprese. Un ulteriore aspetto da considerare attentamente nello sviluppo delle PI è quello dell’apertura all’esterno, verso i mercati globali. Apertura significa ricerca dell’integrazione ottimale dei fattori produttivi per stare su mercati di ampie dimensioni; significa capacità di attrazione dall’esterno e quindi beneficiare di input localmente non disponibili. Confartigianato Imprese Terni chiede quindi ai governi locali di realizzare mix adeguati nelle politiche poste in essere, senza privilegiare una variabile rispetto ad altre in nome delle limitatezze delle risorse. Ai governi nazionali chiede un’attenzione particolare ai problemi delle PI che, come accade molto spesso, nonostante il peso rappresentato dai dati sopra esposti, vengono sottovalutati, mentre viene esaltato il ruolo del capitale speculativo ed assistenziale. Si chiede quindi, con forza, di rimettere al centro delle proprie politiche di lavoro quelle ottenute con sacrificio e passione come è costume degli Artigiani e dei Piccoli Imprenditori. Michele Medori Direttore Confartigianato Imprese Terni

CONFARTIGIANATO IMPRESE TERNI

Organizzazione dell’artigianato e della piccola e media impresa italiana. Autonoma, apartitica, fondata sul principio della libera adesione e aperta a tutte le componenti geografiche, settoriali e culturali. Più di 521.000 associati si riconoscono nella organizzazione sindacale più rappresentativa del settore che, dal 1946, ne raccoglie il mandato, coniugando l’azione sindacale con l’impegno sul terreno dei servizi alle imprese. Confartigianato Imprese Terni è una vera forza positiva, espressione collettiva di valori e interessi. Ricca di storia, ma soprattutto di uomini impegnati a costruire un tessuto imprenditoriale qualificato con un ruolo determinante nella realtà socio-economica, l’Associazione si propone di rappresentare la categoria, promuovere ed attuare qualsiasi iniziativa che tenda a fornire consulenza ed assistenza per la soluzione delle problematiche inerenti l’organizzazione, la gestione e lo sviluppo delle Imprese. La missione è quella di rappresentare e tutelare gli imprenditori sostenendo le loro azioni volte a migliorare il contesto economico e sociale in cui operano; essere portatori di valori sulla base dei quali concorrere ad orientare e a progettare politiche di sviluppo che favoriscono il lavoro, il benessere e la qualità della vita; diffondere la cultura d’impresa nel rispetto dei lavori dell’artigianato e della Piccola e Media Impresa, partecipando attivamente al governo del territorio, nello interesse delle imprese e della società civile.

E’ un tema drammatico quello della sicurezza sul lavoro. Non mi riferisco solo alle tragiche morti bianche, ma anche a quel 6% di lavoratori italiani che ogni anno subisce incidenti sul lavoro, di diversa natura e gravità. Quattro al giorno, in media, i morti per tali infortuni, ma la statistica è, purtroppo, sottostimata. Mancano all’appello infatti alcune categorie di lavoratori: gli immigrati non ancora regolarmente figuranti, le vittime di incidenti stradali deceduti perché stanchi e affaticati dalla guida o dal lavoro appena svolto e le vittime di esposizione ad agenti cancerogeni e tossici. C’è una rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno, cresciuta anche grazie ai numerosi interventi da parte delle Associazioni di categoria, costrette a condurre oggi anche una battaglia nei confronti dell’abusivismo. In edilizia, ad esempio, come in altri settori professionali, le Associazioni di Categoria propongono leggi più precise in riferimento ai requisiti per poter svolgere l’attività di imprenditore e per debellare il fenomeno degli operatori improvvisati o abusivi che, oltre a mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori, fanno concorrenza sleale alle imprese provocando la penalizzazione di quelle regolari. Un mercato inquinato risolvibile, sempre secondo queste Associazioni, con l’osservanza di alcune importanti regole, di tipo tecnico, ma anche etico. Le idoneità di tipo professionale ad esempio, con corsi di formazione e periodi di esperienza sul campo, ma anche alcune qualità organizzative che il titolare di un’impresa non deve sottovalutare. Un impegno dunque che assembli tutte le regole e gli accorgimenti che possono - se non attivati e perseguiti - compromettere la sicurezza delle persone, la sicurezza di un lavoro, quindi un lavoro sicuro a tutti gli effetti. Giuseppe Flamini Presidente Confartigianato Imprese Terni

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Dopo tanta

nebbia

a una

a una

si svelano le stelle

E’ notorio che i mesi estivi sono i più fecondi per l’attività osservativa notturna, vuoi per il clima mite - direi fresco ristoratore - vuoi per le vacanze - cieli più bui in montagna o al mare. Il fatto poi che La Pagina non sarà in distribuzione nei mesi di luglio e di agosto, ci penalizza molto: come riuscire a concentrare tre mesi in uno? E’ stata davvero dura con poco spazio a disposizione focalizzare la volta celeste con le costellazioni primaverili e il famoso triangolo estivo ed inserire tutte le notizie della nostra attività, con le numerose aperture dell’osservatorio di S. Erasmo. Spero infine che la spiegazione scientifica delle Lacrime di S. Lorenzo non rappresenti una cocente delusione per tutti coloro che ingenuamente credono ancora che a cadere siano davvero le stelle! Tonino Scacciafratte - Presidente A.T.A.M.B. tonisca@gmail.com

Attività dell’Associazione: Giugno - Luglio - Agosto In collaborazione con le Circoscrizioni IV, V e VI, nell’ambito del progetto La montagna ternana, abbiamo dato la nostra disponibilità per numerose aperture straordinarie dell’Osservatorio Astronomico di S. Erasmo. Comunichiamo qui di seguito le date in cui l’Osservatorio sarà aperto e fruibile gratuitamente da parte di tutti i cittadini: Giugno tutti i martedì e venerdì 27 dalle ore 21.30 alle ore 23.30 Luglio tutti i martedì e tutti i venerdì dalle ore 21.30 alle ore 23.30 Agosto tutti i martedì e venerdì 29 dalle ore 21.30 alle ore 23.30 (il picco massimo delle Perseidi coincide con martedì 12). La nostra Associazione prevede inoltre una serata osservativa (star party) sui monti Sibillini e precisamente a Forche Canapine per sabato 5 Luglio. Chi è interessato a partecipare è pregato di contattarci.

Respiro

il fresco

che mi lascia

il colore del cielo.....

Giuseppe Ungaretti, da Sereno

costellazione

Una

al mese

Siamo arrivati a giugno! Troppo tardi per le costellazioni primaverili che stanno per tramontare e troppo presto per quelle estive che stanno sorgendo. Questo è il nostro ultimo incontro prima dell’estate. Vi voglio lasciare con un compitino: saper riconoscere almeno le costellazioni primaverili più importanti (che fino alla fine di giugno sono visibili ad ovest) e soprattutto quelle estive che ci accompagneranno fino ad ottobre. Come al solito, la grande chiave per il cielo di primavera, ma, vedremo, anche per quello estivo, è ancora una volta il (Fig.1) Grande Carro, che ormai dovreste saper rintracciare facilmente. (Fig.1) Tirando una linea fra le tre stelle del timone e prolungandola, incurvandola leggermente, arriveremo su una luminosa stella, di un bel colore arancione, Arturo, guardiano dell’orsa, della costellazione del Bootes, pastore di buoi, dalla caratteristica forma di un aquilone. Se prolunghiamo ancora il precedente allineamento, incurvandolo ulteriormente, arriviamo prima sulla stella Spiga, la più luminosa della estesa costellazione della Vergine, e, appena dopo, sul quadrilatero del Corvo, dalla forma inconfondibile. Ritorniamo al Grande Carro e prendiamo come indicatrici le ultime due stelle delle ruote, quelle che, ricordate, ci sono servite per rintracciare la Polare. Riportando, questa volta verso sud, il segmento che le unisce, per circa una decina di volte, ci troviamo all’interno della costellazione del Leone, una delle poche la cui forma rispecchia il nome che le è stato attribuito. La stella più luminosa è Regolo, piccolo re, ma, sorpresa delle sorprese, vicino a Regolo troviamo un oggetto luminoso in più: è Saturno, il Signore degli anelli. È una delle ultime occasioni per osservarlo quest’anno, altrimenti se ne riparla nel 2009! Mi ripeto ancora! Gli oggetti del cielo primaverile a giugno li troviamo ad ovest dove lentamente stanno tramontando. Se invece ci spostiamo ad est sta sorgendo la configurazione di gran lunga più evidente del cielo estivo: il Grande Triangolo Estivo, formato dalle luminose stelle Vega, Altair e Deneb in ordine di brillantezza. In agosto le troveremo alte sopra la nostra testa, ma ci accompagneranno per tutto l’autunno fino ad inverno inoltrato sempre più spostate verso ovest. Il Grande Triangolo Estivo è il vero punto di riferimento del cielo estivo, come Orione lo è per il cielo invernale. Per individuare questo grande triangolo isoscele possiamo ancora una volta utilizzare il Grande Carro. (Fig.2) Prolungando l’allineamento tra le due stelle del Carro più vicine al timone, dalla parte opposta a dove si trova il Leone, di una quindicina di volte, si arriva in vicinanza di Deneb. Deneb è la stella più luminosa della costellazione del Cigno, che ha la forma di una grande croce e rievoca le sembianze prese da Zeus per sedurre Leda che, per sfuggirgli, si era trasformata in oca. Vega è la stella più brillante della Lira, che rappresenta il mitico strumento inventato da Ermes e da questi donato ad Apollo, che lo regalò a sua volta a Orfeo, il musico (Fig. 2) degli Argonauti. Ha la forma di un piccolo rombo sospeso sotto Vega. Altair è la stella più luminosa dell’Aquila, che ricorda un’altra trasformazione di Zeus, che si mutò nell’uccello regale per compiere il rapimento di Ganimede. Ci sarebbe tanto altro da dire. Il cielo estivo è ricco di costellazioni facili da rintracciare, di nebulose (che cosa sono?), di ammassi globulari ed ammassi aperti, la Via Lattea, etc. Ma vi ho già parlato di troppe cose. Per questa volta basta così! Divertitevi, nelle belle serate estive, con la temperatura favorevole, a rintracciare le nuove costellazioni. Non è necessario un cielo troppo buio per fare questo. Altrimenti vedrete troppe stelle! Ho dimenticato di dirvi che per tutta l’estate è visibile il pianeta Giove (quello con i satelliti di Galileo) nel Sagittario: guardando a sud provate a rintracciarlo. Ne riparleremo a settembre. Buone vacanze, o, meglio, buon cielo a tutti. Giovanna Cozzari ORSA MAGGIORE

LEONE

BOVARO

Regolo

Arturo

VERGINE

Spica

CORVO

ORSA MAGGIORE

d

A sso c i a z i o n e Ternan a A strofili Ma ssi m iliano B eltram e Via Maestri del Lavoro, 1 - Terni tonisca@gmail.com 329-9041110

www.mpc589.com L’osservatorio astronomico di S. Erasmo è aperto gratuitamen te per i cittadini l’ultimo venerdì di ogni mese dalle ore 21,30.

Osservatorio Astronomico di S. Erasmo Osservazioni mesi di Giugno - Luglio - Agosto Saturno ancora per un po’ sarà visibile in prima serata, ma va lentamente tramontando, lasciando il posto al gigante del sistema solare, Giove, che inizia a farsi vedere ad est sempre in anticipo. Il triangolo estivo (Vega - Deneb - Altair) domina il cielo sopra le teste; la Via Lattea sarà ben visibile da Cassiopea fino al Sagittario. Interessanti gli oggetti del profondo cielo che prenderemo in esame: gli ammassi globulari M13 e M5 e le nebulose M27 e M57. Verrà osservato il cielo ad occhio nudo, con la spiegazione di tutte le costellazioni visibili ed i relativi modi per orientarsi sulla volta celeste. Il 12 di Agosto non mancheremo l’appuntamento con le famose Perseidi. Venere infine comincerà a farsi vedere ad ovest, subito dopo il tramonto a fine Luglio. Federico Guerri

20

Deneb

CIGNO

Vega LIRA

Altair

AQUILA

Pillole di astronomia Che cosa è il meridiano del luogo? È un cerchio immaginario che passa per il punto cardinale Nord, per lo zenit (sopra la nostra testa) e per il punto cardinale Sud dell’osservatore, e indica la linea dove i corpi celesti culminano superiormente, cioè raggiungono la massima altezza sull’orizzonte. Meridies in latino significa mezzogiorno, ed infatti è mezzogiorno quando il Sole passa in meridiano. Il momento migliore per osservare un astro è proprio quando passa in meridiano: la sua luce è meno disturbata dal passaggio attraverso spessi strati dell’atmosfera. GC


Le Lacrime di S. Lorenzo

Le stelle cadenti

ripresentano a distanza di anni: la più nota, quella di Halley, si ripresenta ogni 76 anni. Quella che ci interessa da vicino, perchè è all’origine delle Lacrime di S. Lorenzo, si chiama Swift-Tuttle. Ha un diametro di circa 10 Km ed un periodo di circa 134 anni, è passata nel 1992 e ritornerà nel 2126. È importante prendere in considerazione la composizione di una cometa, che consiste in un agglomerato di ghiaccio, polveri e detriti, definita comunemente come palla di neve sporca. Nella fase di avvicinamento al nostro Sole, questo nucleo di ghiaccio sublima (passa dallo stato solido allo stato di vapore) producendo una chioma estremamente luminosa e rilascia una scia di detriti e polveri che rimangono in sospensione nello spazio. Quando la nostra Terra, durante il suo movimento di rivoluzione intorno al Sole, interseca questa scia (Foto 1), si verifica una caduta di polveri più o meno cospicua sulla nostra atmosfera. Tenete presente che lo sciame ha una larghezza di circa 60 milioni di Km e la Terra impiega alcune settimane per attraversarlo (dal 17 luglio al 24 agosto). Ad un’altezza compresa tra gli 80 e i 120 km l’attrito

www.globalgeografia.com

La sera de la notte de San Lorenzu... lu 10 agostu... semo annati ‘n mezzu a ‘n campu tuttu scuru a ‘mmira’ le stelle cadenti. Zzichicchiu… che cc’éa capitu… s’era portatu ‘na specie de sdraja e cce s’era ‘missu commudu commudu. ‘Che andru s’era stravaccatu per terra e mmesà io sulu… ‘n bo’ pe’ ppaura de che bbestia… ‘n bo’ perché sintivo ‘n mullicciu stranu sotto le sòle de le scarpe… so’ ‘rmastu ‘n piedi a gguarda’ per aria a bbocca aperta e co’ ll’occhi sbarrati. L’amicu miu m’ha spiegatu che… quanno la Terra se move ‘ntornu a lo Sole... se ‘ncontra a ‘n certu puntu a ppassa’ ‘n do’ ce stanno tanti scoji e scojitti a spassu pe’ lu spaziu. Quanno avvène che quarchidunu de quilli vène attiratu da Essa... co’ l’attritu dell’aria se ‘ncènne mentre casca ggiù. ‘Mbè… li chiamamo meteore o stelle cadenti quanno brucianno se cunzumono tutti e li chiamamo metoriti o bbolidi quanno ce possono casca’ anche su la capoccia. Zzichicchiu m’ha dittu anche che cce ne sta quarcuna che ppija l’attemosfera ccucì a sguinciu che rrimbarza su lu cielu come ‘n sassu lanciatu a strisciu su lu lagu. Ahò... eccone una! ‘Sprimete ‘n desideriu che vve s’avvera! Io l’evo ‘ppena penzatu che… ‘n bo’ perché c’éo frischittu… ‘n bo’ perché me s’era anchilosatu tuttu lu collu ‘n quella pusizzione… me tt’è vvinutu da starnuti’. Salute Lunardi’!... Salute!... Salute!... Salute! A Zzichi’!?... A mme mesà che sse li medichi vojono laora’ co’ nnojandri… stavorda je tocca visitacce co’ lu stetutelescopiu! paolo.casali48@alice.it

(Foto 1)

Quando, in una calda, afosa serata di agosto (intorno al giorno 12, per l’esattezza), lancerete l’idea di andare a rinfrescarvi in montagna, con amici o solamente con il vostro partner (consigliabile!) e, con un plaid sotto la schiena, esprimendo desideri, fantasticherete osservando la volta celeste, all’immancabile esclamazione: guarda, una stella cadente!, dovrete rispondere, con un modesto tocco da saputello, che non sono affatto stelle, bensì meteore, piccolissimi detriti di qualche millimetro di diametro, pesanti da un centesimo di grammo a un grammo e provenienti dalla coda di una cometa. Ma andiamo per ordine. Da distanze molto lontane, ben oltre i confini del nostro sistema solare, le comete viaggiano su orbite che le portano a girare intorno al Sole per ritornare poi ai luoghi di origine. Alcune di esse sono periodiche, vale a dire che si

Asteroidi scoperti dall’Oss. di S. Lucia di Stroncone Nominati dal Minor Planet Center, Cambridge, USA G iulio B ric c ialdi N° 7714 MPC 33387

Discovered 1996 Febrary. 9 at Stroncone. Named in memory of Giulio Briccialdi (1818-1881). Flutist and composer, he became a famous concert musician at the age of 15. He taugth in Milan and Vienna and gave concerts in Europa and America. He invented a particular kind of flute and created the musical scale for it.

con gli alti strati dell’atmosfera rende incandescente la superficie della meteora e la fa evaporare. I gas prodotti da questo processo ad alta temperatura interagiscono con i gas atmosferici producendo l’effimera scia luminosa che noi possiamo osservare. Per chiarezza di termini, si indicano come bolidi le meteore molto brillanti, mentre se un corpo, dopo aver attraversato l’atmosfera arriva fino a terra, viene chiamato meteorite. Osservando ad occhio nudo il cielo e facendo attenzione alla loro traiettoria, si noterà che le stelle cadenti sembrano avere tutte origine, per un effetto di prospettiva, da uno stesso punto della volta celeste chiamato radiante. Nel caso delle Lacrime di S. Lorenzo, il radiante si trova nella costellazione di Perseo e per questo sono

scientificamente classificate come Perseidi (Foto 2). Voglio aggiungere un’ultima notizia: il giorno di S. Lorenzo (come vuole una tradizione Lorenzo sostenne un atroce martirio sulla graticola e le stelle cadenti sarebbero le sue lacrime) è il 10 di Agosto e sicuramente si vedranno delle belle meteore, ma il picco massimo della caduta dello sciame meteoritico avverrà nella notte fra il 12 e 13 Agosto. Questo slittamento di due giorni, che è avvenuto con il passare dei secoli, è da attribuire alla precessione degli equinozi, ovvero ad un lentissimo spostamento dell’asse terrestre che impiega circa 26.000 anni a compiere un giro completo su se stesso... ma di questo parleremo in un prossimo articolo, per il momento un bacio ve lo sarete comunque guadagnato! TS w w w. m a z z o ttie fig li. c o m

(Foto 2)

NOTA DOLENTE L’ Osservatorio Astronomico di S. Erasmo, non è dotato di servizi igienici. Facevamo affidamento con i vicini locali della struttura del tiro a piattello che, una volta sistemati, potevano essere utilizzati anche dai numerosi visitatori, scolaresche e astrofili che si recano presso l’Osservatorio. Purtroppo però recentemente ignobili vandali hanno distrutto tali locali. Per il bene della collettività, preghiamo l’Amministrazione Comunale di intervenire urgentemente per il ripristino funzionale della struttura; le Forze dell’Ordine di intensificare i controlli notturni; la Magistratura di accelerare i tempi per la risoluzione dei problemi inerenti la riapertura del tiro a piattello.

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1948-2008

La Costituzione al femminile tra normativa e pratica applicazione Victor Hugo era convinto che, come il settecento era stato il secolo dell’ affermazione dei diritti dell’uomo, così l’ottocento avrebbe visto realizzarsi il riconoscimento dei diritti della donna. Da quell’8 marzo 1908, di cui quest’anno ricorre il centenario, quanto è presente oggi in Italia la questione femminile, quale l’attenzione dei costituzionalisti all’universo femminile, quanto si è realizzato e quanto ancora da conquistare, problema giuridico o culturale? Questi gli interrogativi che sono stati affrontati durante la conferenza tenutasi il 24 maggio, alle ore 10, nella sala blu di Palazzo Gazzoli, sotto il patrocinio dell’Esercito Italiano, del Comune di Terni e dell’Università di Perugia, con il titolo Evoluzione della condizione della donna e lavoro femminile in rapporto alla Costituzione nell’ambito delle numerose iniziative che il Comitato per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto dell’unità europea, coordinato dalla Prefettura di Terni, ha programmato in occasione dei 60 anni della Costituzione Italiana. Interessantissimi gli interventi che, preceduti dai saluti del Sindaco Paolo Raffaelli, del Prefetto Sabatino Marchione, sempre attento e partecipe alla realtà cittadina, hanno riguardato il ruolo della donna tra 800 e 900, la presenza femminile nella Costituzione tra conquiste ed ostacoli ed infine la nuova presenza della donna nel mondo militare. Le qualificate presenze dei conferenzieri, tra cui la professoressa Margherita Raveraira, Presidente della sede di Terni della Facoltà di Scienze politiche oltre che nota costituzionalista, della dottoressa

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Daniela Albanesi, presidente del centro pari opportunità della regione dell’Umbria, del prof. Sergio Bellezza, cultore di storia locale, e del Capitano Stefania Bonaldi in rappresentanza dello Stato Maggiore dell’Esercito, hanno contribuito a rendere la tematica sicuramente variegata e stimolante. A conclusione dei lavori il Colonnello Renato Morlino, Direttore del Polo di Mantenimento Armi Leggere di Terni, per i ternani doc ancora e sempre FABBRICA D’ARMI, oltre a ricordare il ruolo determinante delle donne durante i due conflitti mondiali, ha rinnovato l’invito rivolto alla cittadinanza a visitare, in occasione della ormai consueta apertura al pubblico in occasione del 2 giugno, la Raccolta tecnica delle armi leggere che, ormai famosissima anche a livello internazionale, ospita oltre 4.000 esemplari di varie epoche provenienti da tutto il mondo. Nei locali dell’ormai storico edificio di via Benedetto Brin verrà allestita, per l’occasione, una splendida mostra fotografica avente per tema “le donne al lavoro nel ternano” con l’esposizione di istantanee tratte dagli archivi della Fabbrica d’Armi, della Acciaieria e di alcune riproduzioni di foto tratte dal Fondo Gisa Giani donato, dai suoi figli, all’Archivio di Stato che le ha concesse per il particolare evento. Patrizia Liberati

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La E C O G R E E N svolge attività di consolidamento di scarpate e pendici rocciose effettuando i seguenti interventi:

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Nel campo dell'ingegneria naturalistica la ECOGREEN s.r.l. ha acquisito una significativa esperienza nell'utilizzo di tecniche di idrosemina potenziata, di invecchiamento accelerato delle rocce e di interventi di consolidamento delle scarpate con l'utilizzo di talee vive e/o morte.


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www.origamidauria.it soprannaturali che desta meraviglia, quindi al disopra dei limiti della natura), monstrum (fenomeno contro natura), prodigium (fenomeno che non oltrepassa i limiti della natura). Tutto ciò nella notte dei tempi, quindi nell’ignoranza piena. Stendiamo un velo. Ripetere però ancora oggi tali suggestive e pittoresche scempiaggini, è veramente ““riprovevole””! NOI ANTIMAGO RASPUS, diletti discepoli, RIVELIAMO la vera, moderna chiave per conoscere il futuro. Si tratta di… PRATO FIORITO che tutti ormai hanno nei loro computer. Procedura 1 - fatto sedere l’idio…. (pardon, il cliente) davanti al pc, farsi consegnare 2000 euro e la password della sua home banking (ingrediente assolutamente indispensabile acciocché il responso sia veritiero); 2 - la tradizione babilonese consiglia di farsi consegnare anche la Tessera Socio Supermercato, con tanto di PIN;

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3 - schiaffato il mouse in mano all’ebete, farlo cliccare su Prato fiorito; 4 - contare il numero dei click prima che il prato esploda riempendosi di margheritine; 5 - aggiungere il numero dei secondi della durata della partita e un po’ di pallettine di agnello (male non fanno); 6 - iniziare l’analisi rifacendosi alla numerologia - se qualcuno dei miei discepoli non dovesse conoscerla NOI potremmo spiegarla, a partire dalla isopsefia o ghematria, dietro piccoli e comodi pagamenti rateali (2000 euro a rata) settimanali per sole 9999 settimane e mezzo; 7 - si consideri poi il frattale disegnato dall’esplosione e ci si riconduca alla divinazione per fratte o per origàmi (carta piegata) o per kirigàmi (carta tagliata); 8 - inviare la metà della somma così truffata presso il NOSTRO personale conto corrente.

COPPA TETA

PS Si rammenta che idiwthj (idiòtes) significa colui che vive avulso dai pubblici uffici ma assume, nel parlar comune, il senso di uomo di corto intendimento. Potremmo rivulgarlo con la parola scazzabbubbolo.

Antimago

E’ mai possibile? Ancora con i tarocchi! ... Ebbene sì! Apprendisti stregoni, ingannapopoli e cacciapampini illudono ancora le folle dei creduloni pretendendo di rivelare il futuro col mischiettar carte taroccate! Si può essere più antidiluviani? Può una carta, fatta di carta, racchiudere i segreti del futuro? Può un qualsiasi desso rivelare o profetizzare (parlare a nome, in favore - pro femi - di qualcuno)? Già ridicola era la quaestio allorquando l’uomo niente conosceva della natura né dei suoi fenomeni e si lasciava così andare ad ipotesi le più strane, mischiando le carte in tavola servendosi poi con il parolone mistero. Alcuni misteri sono serviti, a cialtroncelli vari, per sbarcare il lunario, di altri qualche furbastro fece uso facendoli assurgere ai ruoli, aborriti da dignità e logica scientifica, ma incarnati da fumoseria e mistica, di miraculum (fenomeno prodotto da potenze

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The day after the day after Prima delle elezioni: Non avete rispettato i patti: non ce la faranno tutti e nove - diceva a Veltroni Pannella. Dopo le elezioni: Non avete rispettato i patti: ce l’hanno fatta tutti e nove-dice a Veltroni la Binetti. Autocritica in corso dalle parti della Sinistra Arcobaleno: Abbiamo perso il contatto con la gente - ha dichiarato Giordano. Dobbiamo tornare a fare politica porta a porta. Pronta la risposta di Bertinotti: Porta a porta? Mai smesso di andarci. A proposito di Porta a porta… Dopo lo speciale elezioni, Vespa torna ad occuparsi di casi di cronaca nera. Sarà trasmessa nei prossimi giorni una puntata del suo programma dedicata all’efferato omicidio della sinistra italiana. In studio un criminologo ricostruirà le modalità del delitto (già approntato il plastico del loft, prontamente ribattezzato il superattico degli orrori), uno psicologo cercherà di giustificare l’assassino, una soubrette amante di un alto funzionario RAI parlerà del suo nuovo calendario, Marcello Dell’Utri leggerà alcune pagine dei falsi diari della vittima che si è appena fatto rifilare e una medium tenterà di collegarsi con la defunta per interrogarla sui suoi costumi sessuali. In scaletta anche un’intervista al supertestimone: il condomino che ha visto entrare il presunto omicida. Purtroppo, come ha già dichiarato ai giornali, egli non è in grado di aiutare la polizia, a causa dell’astuzia del criminale che ha pensato bene di recarsi sul posto camuffato. Capelli palesemente tinti, carnagione alterata dal fondotinta… insomma, era truccatissimo, se lo vedessi al naturale probabilmente non lo riconoscerei. Ho avuto persino l’impressione che ci fosse qualcosa di strano nelle sue scarpe. Tra militanti del PD. Accidenti, neanche Rutelli ha vinto… lo sapevo che era un errore ricandidarlo. E’ vero, avrebbero fatto meglio a candidare al comune Zingaretti e Rutelli alla presidenza della Provincia. Alla presidenza di qualche comunità montana sarebbe stato ancora meglio. Nel film Scusate il ritardo Massimo Troisi cerca vanamente di confortare l’amico Lello Arena, abbandonato dalla sua fidanzata. Una volta Lello afferma sconsolato: Io lo so perché mi ha lasciato: mi ha lasciato perché sono brutto! e Massimo, spazientito, lo contesta: Sì, ti ha visto e ha pensato: guarda quello com’è brutto, adesso mi metto con lui così poi lo lascio! Ripenso a questa scena ogni volta che sento un economista liberale sostenere che in Italia gli imprenditori non assumono perché è difficile licenziare, immaginando Troisi che sfotte l’interessato dicendo: Sì, con una maggiore flessibilità gli imprenditori penserebbero: guarda quello, adesso lo assumo così poi lo posso licenziare! La Fiat lamenta che nello stabilimento di Pomigliano d’Arco i costi sono elevati perché gli operai lavorano male, rigano le carrozzerie, lasciano le briciole della colazione negli abitacoli, eccetera (pare anche che su alcune macchine la radio venga collegata male e capti solo tarantelle). Che l’ex-Alfasud sia ancora oggi una fabbrica difficile dal punto di vista della gestione delle risorse umane è indubbio, ma rimane la tentazione di porre ai dirigenti torinesi una domanda impertinente: E per chiudere Arese, la scusa qual è stata? Ma forse avrebbero la risposta pronta: Ah, ma con tutta l’emigrazione che c’è stata negli anni Cinquanta ci lavoravano anche lì un sacco di napoletani, che si cuocevano le pizze nel forno a infrarossi per l’asciugatura delle scocche verniciate e scollegavano gli altoparlanti degli allarmi antincendio per usarli come diffusori dei canali FM che trasmettevano le radiocronache delle partite. FM Bilotti P.S. Ai possessori di Giulietta costruite nel luglio 1982 ricordiamo che questa è solo una risposta ipotetica, anche se ci rendiamo conto che può spiegare molte cose circa le modalità di assemblaggio dell’impianto elettrico.

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La pagina giugno 2008  
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