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Mensile gratuito

N째 10 - Dicembre 2010 (80째)


M A F I A

S PA

Leggere i documenti della Commissione Antimafia arreca sgomento! La Mafia Spa, composta da Cosa nostra, Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra corona unita, incrementa il suo volume d’affari in modo vertiginoso. Secondo il XII rapporto Sos Impresa della Confesercenti, ha un fatturato annuo di circa 135 miliardi di euro e il suo trend di crescita non conosce interruzione da almeno un decennio. La sua attività gode oggi di una organizzazione con tanto di manager, dirigenti, addetti e consulenti. Fenomeni ormai vastissimi di corruzione e frequentissimi appalti privi di controlli, completano il quadro. I Monopoli di Stato comunicano che gli introiti da gioco sono passati, dal 2006 al 2009, da 15 a 54 miliardi. La Guardia di Finanza aggiunge, ovviamente, i dati dell’abusivismo, portando così tale stima al raddoppio. La Commissione Antimafia rivela come il settore del gioco, anche quello lecito, sia infiltrato da organizzazioni criminali. Le grandi griffe delle scommesse troneggiano negli altari sacri della pubblicità, mentre quelle clandestine serpeggiano ovunque. Si direbbe rappresentino il novello motore della crescita economica: si aprono agenzie e sale in continuazione, programmi televisivi a inondazione. Dal poker ai cavalli, dalle corse ufficiali a quelle clandestine. V’è poi una esplosione fantasiosa di gratta e vinci o di vinci senza grattare. Si può giocare ogni giorno, ogni notte, addirittura ogni due minuti! Anche attraverso internet, naturalmente! Si tratta solo di una concessione fatta alla adrenalina, seppure quella di infimo ordine, visto che non siamo riusciti ad emozionare per cultura, arte, sobrietà, doveri? O c’è dell’altro? Questa perniciosa diffusione di tassazione indiretta, in tutte le forme appositamente coniate, non cura la malattia del gioco, ma la alimenta, ingrossando, al contempo, le fila del malaffare. Il fenomeno, tra il legale e l’illegale, è spaventoso e spiega bene la piaga della distruzione di migliaia di famiglie. Trasparency International, Associazione no profit contro la corruzione, pubblica il suo annuale rapporto: l'Italia è al 67o posto nell’apposita graduatoria mondiale. Stanno meglio di noi anche Malesia, Turchia, Tunisia, Croazia, Macedonia, Ghana, Samoa e Ruanda. Non nascondiamoci dietro un dito. Gli arresti dei mafiosi compiuti negli ultimi due anni sono solo uno sputo nell’oceano. Potevano andar bene, come numero e come importanza, alcuni decenni fa. Oggi sono niente, una percentuale infima rispetto al malaffare dilagante. Se togli i numeri dispari ai primi cento numeri, rimangono cinquanta numeri. Se invece togli tutti i numeri dispari agli infiniti numeri naturali... infiniti ne hai tolti, ma infiniti ne rimangono! E’ come se non avessi tolto niente! Diamoci da fare, allora, il momento è gravissimo! Il villaggio globale è dominato da manodopera a buon mercato, spesso controllata da malavitosi. Dobbiamo puntare su quello che la mafia ancora non ha: creatività, cultura, ricerca e sull’immenso, ma non inossidabile, patrimonio naturale e culturale. Occorre lavoro, ma occorre anche pulizia, morale e materiale. Puntiamo, sì, però non al tavolo verde, ma sulla verde Umbria, sulla verde Italia. Facciamolo prima che l’imprenditore di valore sia massacrato da chi sa solo corrompere, prima che una azienda sia costretta a chiudere perché la mafia può stabilire qualsiasi prezzo al ribasso, pur di portarla in rovina. Non prendiamoci in giro... solo uno straordinario sforzo congiunto potrà salvarci... a condizione però che i nostri rappresentanti nelle istituzioni abbiano tutti spessore morale assoluto, al di sopra del benché minimo sospetto. Buon Natale. Giampiero Raspetti

Immigrati per favore non lasciateci soli con gli italiani

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PA G I N A . . .

In mortem MM

‘O parrucchino, bello guaglione! - F P atr iz i L’amore ai tempi del Web - P F a b b ri Il cellulare questo sconosciuto! - P S eri Non occorre guardare per vedere lontano - A Mel a secch e INTERPAN Professione: Interior designer - C Ma n sueti Repubblica di Weimar - M R i cci Welcome to Gaza - R Ma st o d o n t i MODIGLIANI a Praga - A P i era l l i PRAGA magica a Natale - D K o u t n á ARRONE - A N est ero va Il corridoio - A P PIEDILUCO - LABRO - A N est ero va GIOCHI PREZIOSI - SUPERCONTI LICEO CLASSICO - C C a l a n d ri , G B Tri n c ia I fiori di GHIONE Parla alla luna! - C C o l a sa n t i FIAT torna negli USA - A L i b era t i Convegno Nazionale su SValentino - A L ARREDO FAMIGLIA GERMOGLI - G R a sp et t i L’ULTIMA LUNA DI GRISELDA - E R u ff in elli PAZZAGLIA Astronomia - T S ca cci a f ra t t e, G C o zza ri Astronomia - P C a sa l i , F Va l en t i n i , F C a p i t o li Indovina... indovinello - E L u cci Caporetto e Vittorio Veneto - F N eri GUIDO MIRIMAO - F o n d a zi o n e C a ri t SUPERCONTI

Nella Camera dei Lords fu presentata una legge per legalizzare l’eutanasia in caso di malattie incurabili. Il consenso del paziente avrebbe dovuto essere necessario. A me, nella mia ingenuità, sarebbe sembrato naturale richiedere il consenso, ma l’arcivescovo di Canterbury, l’autorità ufficiale nel campo del Peccato, spiegò quanto fosse sbagliata questa idea. Il consenso del paziente trasforma l’eutanasia in suicidio, e il suicidio è peccato. I Lords allora respinsero la legge. Di conseguenza, per far piacere all’arcivescovo, le vittime del cancro devono continuare a sopportare mesi di inutile agonia. Trovo difficile concepire un Dio che tragga piacere dal contemplare tali torture. Ma forse tutto ciò non fa altro che provare come sono immerso nella depravazione morale.

PA G I N A

Bertrand Russell On God and Religion, 1986

Mensile di attualità e cultura

Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002, Tribunale di Terni Redazione: Terni, Vico Catina 13 --- Tipolitografia: Federici - Terni

DISTRIBUZIONE GRATUITA Direttore responsabile Michele Rito Liposi Editrice Projecta s.a.s. di Giampiero Raspetti e C.

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Direttore Giampiero Raspetti

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Le collaborazioni sono, salvo diversi accordi scritti, gratuite e non retribuite. E’ vietata la riproduzione anche parziale dei testi.

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ACQUASPARTA SUPERCONTI V.le Marconi; AMELIA SUPERCONTI V. Nocicchia; ASSISI SUPERCONTI S. Maria degli Angeli; CIVITA CASTELLANA SUPERCONTI V.Terni; MASSA MARTANA SUPERCONTI V. Roma; NARNI SUPERCONTI V. Flaminia Ternana; ORTE SUPERCONTI V. De Dominicis; ORVIETO SUPERCONTI - Strada della Direttissima; PERUGIA SUPERCONTI Centro Bellocchio; RIETI SUPERCONTI La Galleria; ROMA SUPERCONTI V. Sisenna; SUPERCONTI V. Casilina 1674 (Grotte Celoni); SPELLO SUPERCONTI C. Comm. La Chiona; TERNI CDS Terni - AZIENDA OSPEDALIERA - ASL V. Tristano di Joannuccio; Cral Provincia di Terni; CRDC Comune di Terni; INPS - V.le della Stazione; Libreria ALTEROCCA - C.so Tacito; Pasticceria PAZZAGLIA - C.so Tacito; SUPERCONTI CENTRO; SUPERCONTI Centrocesure; SUPERCONTI C. Comm. Le fontane; SUPERCONTI C.so del Popolo; SUPERCONTI P.zza Dalmazia; SUPERCONTI Pronto - P.zza Buozzi; SUPERCONTI Ferraris; SUPERCONTI RIVO; SUPERCONTI Turati; TUTTOCARTA V. Maestri del Lavoro 1; TODI SUPERCONTI V. del Broglino; VITERBO SUPERCONTI V. Belluno; VITORCHIANO SUPERCONTI Località Pallone.

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’O parrucchino, bello guaglione! arringa partenopea per Piedigrotta sciupafondi

Tene ‘e capille ricce ricce, ll’uocchie ‘e brigante e ‘o sole ‘nfaccia… cantava Carosone a proposito di un guaglione sciupa femmine; chissà se hanno voglia di cantare i commissari europei, ora che hanno scoperto come il Festival di Piedigrotta ha sciupato i fondi stanziati per il Sud Italia! Dalle indagini in corso, risulterebbe che parte dei soldi sono finiti in tasca a Elton John, ospite della serata dell’11 settembre 2009. Il baronetto pop avrebbe chiesto 750 mila euro per cantare Candle in the wind nel golfo di Napoli, un cachet un po’ troppo esoso, dice qualcuno, anche se l’agente del cantante fa sapere che è molto meno di quanto chiede di solito, diciamo che è la cifra che la star più spendacciona della pop music dedica alla voce “cappellini stravaganti per party noiosi”. Per l’edizione precedente del festival, erano stati offerti anche più soldi a Paul McCartney, ‘o bbeatle rimasto in piedi, che però aveva declinato l’invito. Da dove prende simili cifre un festival locale in tempo di tagli alla cultura? Dai fondi stanziati dalla Comunità Europa per gli interventi strutturali nel Sud Italia, soldi destinati ad investimenti stanziali e duraturi; per dare un’idea di che roba è, sono i fondi che potrebbero servire per mettere in sicurezza le case pericolanti di Pompei, finire la Salerno-Reggio Calabria o bonificare un’area inquinata del salernitano. Non saltiamo però alla facile condanna sull’onda emotiva e valutiamo la reale rispondenza del concerto con la destinazione dei fondi: la voce di sir Elton John si disperde nell’aria insieme alle note del suo pianoforte, dunque non possiamo considerare la serata un intervento duraturo; sir John si presenta con uno dei suoi vistosi parrucchini stile cocker spaniel, quindi neanche il cuoio capelluto del suddetto ha portato benefici strutturali e durevoli dai fondi europei. Rigiriamo allora la domanda: Pompei pericolante, la monnezza incipiente e la salerno-reggiocalabria eterna hanno tratto beneficio dal concerto? Sì, nel senso che, per una sera, la gente del Sud non c’ha pensato con triste assillo; da qui, la nostra arringa difensiva che poniamo agli inquirenti: ma la spensieratezza può essere considerata un intervento strutturale per il Sud? Se queste terre si reggono su uno spirito, più che su una sostanza, su uno stile di vita più che su uno stipendio, l’intervento che rafforza la struttura portante, la fibra del Sud, signori commissari, sì, può essere ‘na canzuncella doce doce! che parte ‘a Napoli e luntano vo’ arrivà! Alle fine della storia, questi benedetti fondi spesi pe ‘o guaglione inglese, sono la chiave di come la camorra gestisce il Sud Italia: non apporta migliorie strutturali e durature e ostacola la crescita economico-sociale del territorio sterzando i fondi europei per feste e canzoni, come accadeva nell’Impero di Nerone, mentre i cassonetti bruciano, le discariche s’appicciano e la fiammella della Candle in the wind si unisce al fumo della monnezza in una notte di luna chiara. Francesco Patrizi

L’amore (e la guerra) ai tempi del Web Le previsioni sono sempre molto difficili, specialmente se riguardano il futuro. La frase, che verosimilmente non aveva neppure l’intenzione di essere una battuta, è di Niels Bohr, il padre della Meccanica Quantistica. Comicità più o meno volontaria a parte, la sentenza resta comunque ineluttabilmente vera: a guardare il mondo con gli occhi di chi ha fatto in tempo a vedere i razzi americani partire verso la Luna, infatti, vi si legge un sereno fallimento di quasi tutte le previsioni fantascientifiche dell’epoca. Fallimento previsionale del resto già palese nei titoli delle opere che sfacciatamente si esponevano nel conteggiare l’avvento del futuro: il 1984 non è stato un anno particolarmente memorabile, nonostante le tinte fosche di George Orwell, e i telefilm di Spazio 1999 sono al tempo stesso ancora futuribilissimi (dal punto di vista dell’esplorazione spaziale) e disperatamente fuori moda (per le acconciature e le tutine dei protagonisti). Il 2001 ha marchiato a fuoco gli annali di tutto il mondo non per un’odissea nello spazio diretta verso Giove, ma per antiquati aeroplani sub-stratosferici che si sono infilati in due palazzi come coltelli roventi nel burro. E mancano ormai solo pochi mesi al 2012, anno in cui i Blade Runner dovrebbero inseguire replicanti per tutta Los Angeles; ma la skyline della città americana sembra ancora ben diversa da quella proposta dal film di Ridley Scott. Peggio ancora delle previsioni fatte e non avverate, c’è solo la constatazione del futuro già in atto, senza essere mai stato previsto. Nessuno scrittore di fantascienza ha mai realmente immaginato l’esistenza di Internet, mai compiutamente descritto l’esplodere delle comunicazioni a livello privato con una tale devastante intrusione nella vita quotidiana di tutti noi. I cinquantenni che sognavano di abitare sotto una cupola pressurizzata di Marte pensano spesso che il futuro che sognavano non è mai arrivato, ma non si rendono conto di stare vivendo un’epoca altrettanto rivoluzionaria. In una sera qualunque, in una casa qualunque, è naturale avere un quattordicenne che scambia opinioni e compiti di matematica via rete, mentre sua madre è in una conversazione fitta fitta con la cognata (via chat di Facebook) sul modo migliore di rosolare l’arista di maiale. Il padre, sul suo laptop, ha una finestra aperta sulla mail aziendale e una sui risultati della Champions League, e sa che può riguardarsi i gol con una veloce ricerca su Youtube. La figlia, diciannove anni, sta rannicchiata sul divano, spedisce il centoventitreesimo sms della giornata: e non è ancora l’ultimo. I contatti si moltiplicano, e diventano sempre più privati: si ritrovano vecchie fiamme, se ne conoscono di nuove: onde radio e bit via cavo superano le pareti domestiche, le porte chiuse degli appartamenti, e arrivano con precisione assoluta verso il singolo destinatario, lasciando ignoti e ignari gli altri abitanti della casa. Il campanello della porta che squillava, un tempo, annunciava forse l’amico di un solo componente del nucleo familiare, ma interagiva con tutti: e anche la vecchia TV in bianco e nero era uno spettacolo per tutti, che richiedeva quantomeno il comune silenzio, la comune attenzione, se non proprio il comune respiro. Adesso, i-pod e cuffiette, telefonini e pc, reti e modem disegnano uno spazio diverso, più facile da chiudere nelle vicinanze, più facile da aprire verso le lontane direzioni del pianeta. Non che sia necessariamente peggiore della convivenza pressante e onnipresente di prima, quando le uniche difese della privacy erano porte di camere chiuse e giradischi a tutto volume: ma è palesemente qualcosa di diverso, di nuovo. E’ la riscrittura completa del concetto di convivenza. D’altro lato, un mondo interconnesso è un giocattolo nuovo, con il quale giocare è bello e difficile. Coloro che sanno esercitare il potere da sempre conoscono l’importanza della segretezza, dell’immagine, della verità pubblica e della verità privata. Nessuno meglio dei diplomatici conosce la distanza profondissima tra l’apparenza d’un ricevimento in ambasciata e le carte che varcano i confini dentro le valigette diplomatiche. Ma la connessione che cresce e divampa riduce le possibilità di controllo, di censura, di restrizione. E come le parole d’amore che arrivano di nascosto dagli altri familiari via mail, anche le lordure della guerra, piano piano, riescono ad entrare nei salotti della gente qualsiasi, saltando i controlli dei servizi segreti. Non siamo più in grado nemmeno di esplorare la Luna, in quest’inizio di millennio: ma la Terra e gli uomini che la abitano stanno diventando sempre più facilmente raggiungibili e conoscibili. E non è detto che sia una buona notizia. Piero Fabbri

I martedì matematici

a cura di Giampiero Raspetti orario: 16,30 - 18,00 luogo: sala videoconferenze BCT CORSO B per tutte le età gennaio 2011: 11, 18, 25 febbraio 2011: 1, 8 Conquiste fondamentali del pensiero matematico e conseguenze nel campo sociale, politico, religioso.

I mercoledì informatici

a cura di Paolo Lucci CORSO B gennaio 2011: 19, 26

luogo: aula didattica BCT orario: 16,30 - 18,00 per tutte le età febbraio 2011: 2

PC, netbook, notebook, palmari, server, ...); Tipici applicativi software impiegati per uso professionale, educativo, ricreativo; internet.

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Il CELLULARE questo sconosciuto!

laboratori

Nel precedente articolo ci siamo soffermati su alcuni aspetti della psicopatologia da cellulare come l’intolleranza della distanza, l’illusione dell’onnipotenza, il controllo paranoico, ma l’elenco purtroppo non si ferma qui in quanto esistono, come vedremo, conseguenze più gravi. L’aspetto più eclatante della psicopatologia del cellulare è senza dubbio l’esibizionismo, infatti l’onnipotenza o meglio la sua illusione, non è tale se non viene esibita, ostentata fino a giungere alla pubblicizzazione dell’intimo, del privato. Ci sono persone di ogni età che usano il cellulare per strada, dando visibilità ai propri sentimenti, aggiungendo dettagli intimi, parlando volutamente ad alta voce, senza mostrare vergogna, mentre noi diveniamo testimoni necessari della loro visibilità. Questo significa in termini semplici scambiare la spudoratezza per sincerità e guadagnare visibilità solo al costo di una telefonata. Proprio il bisogno di esibirsi la dice lunga sull’angoscia dell’anonimato in

cui gli individui della nostra società temono di annegare. Infatti l’anonimato da un lato è la condizione per mettere a nudo per via telefonica o telematica i propri sentimenti, i propri desideri profondi a volte perversi, dall’altro è la denuncia dell’isolamento che ciascuno cerca di colmare attraverso i contatti telefonici, dove senza farsi vedere, si soddisfa il bisogno di essere al centro dell’interesse di qualcuno, di non sentirsi soli, di sentirsi al centro dell’attenzione. Come i bambini instaurano relazioni affettive tramite giochi, orsacchiotti ecc. così oggi sembriamo incapaci di stabilire relazioni senza l’ausilio del cellulare. Insomma la tecnologia di cui andiamo tanto fieri sembra farci sprofondare in una sorta di progressivo infantilismo che ci coinvolge tutti. Un bel paradosso! La parola cellulare per uno strano scherzo lessicale ha lo stesso nome del mezzo con cui si trasportano i detenuti, ma a guardare bene nulla di più appropriato! Quante volte vi è capitato che mentre parlate con qualcuno un trillo prepotente pone fine alla conversazione, la persona si scusa, si allontana, si mette a parlare al telefonino, poi torna, scusandosi nuovamente a voi oppure che qualcuno si allontani all’improvviso da voi, girando ansiosamente alla ricerca disperata del campo. In entrambi i casi vi fanno capire chiaramente che voi venite dopo la comunicazione telefonica. Alcuni decenni fa chi

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parlava da solo ad alta voce in strada era considerato pazzo, oggi chi si comporta così è considerato persona molto impegnata. Per loro il telefonino è una spina che li tiene collegati al mondo, così perdono il mondo circostante e soprattutto il loro mondo interiore. Non sanno infatti cos’è il silenzio, unico modo per entrare in comunicazione con se stessi e quindi di conoscersi; non sanno cos’è l’attesa con il carico di emozioni che comporta e che colora di sorpresa la nostra quotidianità; non hanno più rispetto nemmeno dell’atmosfera di pausa col mondo eterno che si crea nella comunicazione d’amore. Ogni cosa viene detta ad alta voce senza riguardo per l’interlocutore. La conseguenza più grave, a parere non solo mio, è la perdita della libertà. Il cellulare talvolta si può spegnere o non avere campo o il credito è finito ed allora ecco una serie di giustificazioni per spiegare la nostra irraggiungibilità. Acceso o spento il telefonino non ci dà tregua. Se chiamiamo significa che non sappiamo attendere, se rispondiamo siamo alla mercé degli altri, se lo spegniamo prima o poi dovremo giustificarci. Possiamo quindi constatare che non siamo più liberi, non disponiamo più del tempo di pensare le nostre risposte perché dobbiamo rispondere subito. Non abbiamo la possibilità di interiorizzare i nostri amori perché se non chiamiamo, è già abbandono. Non riusciamo a stare da soli più di un’ora e in questo modo la nostra interiorità si impoverisce. Di conseguenza il cellulare che portiamo in tasca ci ingabbia né più né meno del suo omonimo addetto al trasporto dei detenuti con la differenza che nel caso specifico le sbarre ci sono, ma non le vediamo, subendone le conseguenze. Il telefonino in compenso, a parte qualche interferenza, qualche vuoto di campo, ci ha dato il mondo o meglio la sua immagine virtuale. Grazie ad esso riusciamo a sapere in tempo reale che la nostra ragazza ci ama, che la mamma sta bene, che il tale appuntamento è stato spostato, che il mondo esterno esiste e che così anche noi esistiamo… un indubbio vantaggio, ma al prezzo di una grossa fetta della nostra libertà! Pierluigi Seri parte II

“Non occorre guardare per vedere lontano”

E’ questo lo slogan di Dialogo nel Buio (www.dialogonelbuio.org) il progetto imprenditoriale, e non solo, portato avanti dall’Istituto dei Ciechi di Milano. Il quadro di riferimento è ancora una volta quello della Global Entrepreneurship Week, anno 2010, il terzo della sua era globale, organizzato per l’Italia dalla ternana META Group. Il contesto è l’evento a Milano di Make A Change www.makeachange.it, un’organizzazione con finalità sociali, che finanzia la propria attività esclusivamente grazie al contributo dei soci e attraverso l’assistenza professionale ad aziende profit nello sviluppo di iniziative sociali sostenibili collegate e coerenti con il core-business. Elemento interessante che merita di essere sottolineato è che, pur essendo un’organizzazione non a fini di lucro, Make a Change non accetta donazioni o forme di beneficenza di alcun genere. I soci fondatori sono persone e organizzazioni diverse e complementari, unite dal desiderio di operare un cambiamento reale nella società, introducendo un nuovo modello di impresa all’interno del mondo degli affari. Peraltro Make A Change è guidata da uno dei suoi fondatori, Andrea Rapaccini di MBS Consulting, milanese di adozione, ma ternano di nascita. Fa piacere ritrovarsi per caso fra ternani a lavorare, lontano da Terni, a progetti di alto valore sociale. Nel corso della serata il premio Make a Change per “gli imprenditori sociali dell’anno”, riferimento il 2009, è stato assegnato al gruppo CAUTO, Cooperativa Sociale di Brescia, www.cauto.it. Il progetto “La Locanda dei Buoni e Cattivi” del gruppo Domus de Luna di Cagliari, www.domusdeluna.it vince, invece, la prima edizione del concorso “il più bel lavoro del mondo” per

nuovi progetti di business sociale. Decisamente originale l’avvio della serata stessa, che si è aperta con la possibilità di fare l’esperienza dell’Aperitivo al buio, per vedere oltre. Avete mai provato semplicemente a muovervi in un luogo completamente buio? Un buio dove non filtra nulla, solido, quasi palpabile. E’ un’esperienza che consiglio, terrificante ed incredibile allo stesso tempo, soprattutto quando, nella fase successiva, si è presa confidenza con il buio ed apprezzi il pianista non vedente che suona da qualche parte, nel buio, oppure intessi la conversazione con gli altri avventori, mai visti, nè prima né durante e sorseggi i cocktail del barman non vedente, il cui bancone è nel buio, ma c’è. L’esperienza vissuta è anche un bell’esempio di business sociale. Dialogo nel Buio è stato creato da Andreas Heinecke con un duplice obiettivo: avvicinare le persone comuni al mondo dei non vedenti e offrire a quest’ultimi una opportunità di lavoro e un’utilità sociale. Nascono così in Germania delle mostre completamente al buio, in cui i visitatori, guidati da una persona non vedente, attraversano varie stanze sperimentando il mondo dal punto di vista di un non vedente. Il successo è stato enorme tanto che Dialogue in the Dark (nome originale del progetto) è ormai un fenomeno globale che ha “aperto gli occhi” a 6 milioni di fruitori e dato lavoro a 6000 non vedenti. George Bernard Shaw sosteneva, “Le persone ragionevoli adattano se stesse al mondo, quelle irragionevoli insistono nel voler adattare il mondo a se stesse. Dunque tutti i progressi dipendono dagli irragionevoli”. Non ci resta quindi che sperare in un mondo pieno di persone irragionevoli! a.melasecche@meta-group.com


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Professione:

Interior Designer Questa figura professionale che molti intuiscono, ma non comprendono fino in fondo, è diventata negli ultimi anni simbolo di ricercatezza e stile; dalle grandi aziende al singolo cittadino ormai tutti o quasi si avvalgono dell’Interior Designer per migliorare il loro ufficio o la loro abitazione. Una professione che si è sviluppata nel corso degli anni e si è ritagliata una sempre più ampia fetta di mercato. L' Interior Designer non è altro che un professionista, una figura qualificata, per gli studi compiuti e per l'esperienza lavorativa acquisita, che accresce la qualità degli spazi interni, studiando la fruibilità degli spazi, il colore, la luce, i materiali e soprattutto che riesce ad interpretare al meglio le esigenze del cliente curando ogni particolare e studiando soluzioni in grado di soddisfarle. Molti, convinti di risparmiare, si affidano al fai da te e si ritrovano a comprare attrezzi di ogni genere per lucidare un mobile, dipingere una parete, mettere una presa elettrica, foderare un divano, per poi rendersi conto che il risparmio non è così consistente e soprattutto che il risultato non è all'altezza delle aspettative. Altri si affidano agli accattivanti cataloghi dei mercatoni del risparmio convinti di trovare l'arredo tanto desiderato e poi si trovano a fare i conti con prodotti scadenti. Senza contare le probabili difficoltà derivanti dal trasporto e montaggio degli oggetti a proprio carico. Alcuni pensano che professionisti come Architetti o Geometri abbiano la risposta alle loro soluzioni non comprendendo fino in fondo quale sia veramente il loro ruolo. Il ruolo dell'Interior Designer è essenzialmente quello di accompagnare il cliente lungo il percorso progettuale, aiutandolo a capire i propri gusti, a tracciare una linea da seguire, a sollevarlo da incarichi di responsabilità coordinando un team di persone che lavorino in sincrono e attraverso un'analisi che, senza perdere di vista il budget definito dal cliente, sia in grado di proporre soluzioni di qualità e di esclusività. La professionalità si concretizza attraverso una conoscenza approfondita dei materiali, delle luci e del colore e la stretta collaborazione con professionisti del settore. Il carnet di architetti, ingegneri, muratori, pittori, elettricisti, idraulici, falegnami, posatori, tappezzieri e tanti altri professionisti della cui collaborazione si avvale l'Interior Designer, rappresenta uno strumento basilare per offrire un servizio che di fatto evita al cliente ogni stress derivante dalla gestione ed il controllo della commessa. In sintesi, il “chiavi in mano”. Quando si ha la necessità di progettare e arredare uno spazio, risulta conveniente rivolgersi ad un professionista, per evitare spiacevoli sorprese sia per ciò che riguarda l'aspetto economico, che per il rispetto delle tempistiche. Ma soprattutto per la garanzia di ottenere il risultato estetico Claudia Mansueti desiderato! info@claudiamansueti.it

La Costituzione della Repubblica di Weimar (1919)

Diritti Umani

Nell’Agosto del 1919, in seguito alla sconfitta nella prima guerra mondiale, cade l’Impero germanico e nasce la Repubblica che si dà una nuova costituzione. Per la prima volta nel mondo occidentale vengono riconosciuti e dichiarati i diritti economici e sociali. Essa segna il punto d’incontro tra i diritti individuali classici della tradizione liberale e quelli economici e sociali della tradizione socialista, aprendo la via a molte costituzioni successive. Nell’art.119 si afferma che Il matrimonio... è fondato sull’uguaglianza dei due sessi... le famiglie numerose hanno diritto ad un’adeguata assistenza. La maternità ha diritto alla protezione e all’assistenza dello Stato. Qui troviamo, rispetto ai documenti precedentemente analizzati, un’attenzione preminente alla famiglia e alla maternità come diritti sociali, fondanti l’esistenza stessa di una società. Anche i figli godono di particolare tutela: L’educazione del fanciullo, per il suo sviluppo corporale, spirituale e sociale, è supremo dovere e diritto naturale dei genitori, al cui adempimento veglia lo Stato (art.120)... Ai figli illegittimi sono dalla legge garantite le stesse condizioni dei legittimi (art.121)... La gioventù deve essere tutelata dallo sfruttamento e dall’abbandono morale, spirituale e corporeo (art.122). Negli articoli appena successivi si ritrova il diritto di riunione, di unione e di associazione naturalmente anche religiose. Particolare attenzione è dedicata nell’art.125 al voto, fondamento di ogni sistema democratico: La libertà e la segretezza del voto sono garantite. Ed è in questo momento che in Germania viene concesso il voto alle donne e il suffragio diventa realmente universale. La novità più interessante sta nell’art.151 che afferma: L’ordinamento della vita economica deve corrispondere alle norme fondamentali della giustizia e tendere a garantire a tutti un’esistenza degna dell’uomo. In questi limiti è da tutelare la libertà economica dei singoli... la libertà di commercio e di industria è garantita nei limiti disposti dalle leggi del Reich. Dunque sì al libero mercato ma dentro regole definite stabilite dallo Stato, che non può essere più indifferente come nella concezione del liberismo classico di Adam Smith, secondo cui il mercato si regola da sé, ma che interviene per assicurare parità di diritti non solo politici ma anche sociali ed economici. Lo Stato deve assicurare condizioni di vita materialmente e moralmente accettabili per tutti i cittadini. Come bene scrive lo storico dei diritti umani Giliberti: Si passa da una concezione dello Stato di diritto in senso stretto a un concetto più ampio di ‘Stato di giustizia’ ,che si fonda sulla democrazia come sistema di procedure certe ed egualitarie di partecipazione politica, ma è altresì portatore di un’esigenza di promozione della giustizia sociale. Che i diritti sociali comincino ad avere un’importanza pari ai diritti politici si vede chiaramente dall’art. 153 che stabilisce : La proprietà è garantita dalla Costituzione. Il suo contenuto e i suoi limiti sono fissati dalla legge e dopo aver puntualizzato che l’esproprio può avvenire solo se consentito dalla legge e nell’interesse collettivo, aggiunge La proprietà obbliga. Il suo uso, oltre che al privato, deve essere rivolto al bene comune, c’è qui una ripresa dell’art. 1 della Dichiarazione dei diritti giacobina del 1793 che stabiliva come scopo della società il bene comune, la proprietà si giustifica se ha una funzione sociale. Il problema della uguaglianza si arricchisce, spostandosi l’interesse da quella giuridica a quella economica, espressa come impegno e dovere da parte dello Stato di ridurre le differenze economiche tra cittadini. In questa ottica di Stato sociale Il Reich organizza, con la congrua partecipazione degli assicurati, un unitario sistema assicurativo, allo scopo di tutelare la salute e la capacità di lavoro, di proteggere la maternità e di prevenire le conseguenze economiche della vecchiaia, delle malattie e degli incidenti della vita (art.161) e inoltre Ad ogni tedesco deve essere data la possibilità di provvedere al proprio sostentamento con il suo lavoro produttivo. Ove non gli si possa procurare un’occupazione adatta, deve essere provveduto a quanto è necessario al suo sostentamento (art.163). Nuova anche l’apertura internazionale sui diritti sociali dei lavoratori: Il Reich sosterrà una regolamentazione internazionale dei rapporti di lavoro, che tenda ad assicurare all’intera classe dei lavoratori un minimo di diritti sociali comuni a tutti (art.162). Sembrerebbe dunque aperta la strada della coniugazione dei diritti politici e civili con quelli sociali ed economici, strada che sarà poi seguita dagli Stati liberal democratici del ‘900, ma mentre per le libertà politiche una volta proclamate è quasi automatica la loro applicazione, vedi ad es. il suffragio universale, per i diritti sociali la questione della loro applicazione effettiva è più complessa. Ci illumina su questa difficoltà uno dei nomi più belli tra gli intellettuali italiani antifascisti, Piero Calamandrei quando scrive a proposito della nostra Costituzione: Ma altro è per i diritti sociali: la cui proclamazione nella Carta costituzionale rimarrà lettera morta, se ad essi non corrisponderà una trasformazione effettiva della struttura economica della società, ossia una rivoluzione sociale che fornisca allo Stato i mezzi per soddisfarli. Quando si è affermato nella Costituzione che tutti i cittadini hanno diritto al voto, non c’è altro da fare: il diritto al voto entra senz’altro nel meccanismo costituzionale ed è senz’altro una realtà politica, ma se nella Costituzione si scrive che tutti i cittadini hanno diritto al pane, questa non è una realtà politica, fino a che non si è modificata la struttura economica che finora ha consentito ai privilegiati la libertà di accumulare ricchezze e ai diseredati la libertà di morire di fame. Si noti bene che Calamandrei non auspica una società comunista ma pone il problema di come soddisfare i diritti sociali e quindi di una maggiore esigenza di giustizia in una società Marcello Ricci liberal democratica.

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WELCOME TO GAZA

prima parte

Sono tanto curiosa del mondo da poter affermare di aver abbastanza viaggiato e -come tutti quelli che, come me, amano e coltivano la dimensione del percorso nello spazio geografico- ho la mente piena di ricordi, emozioni, esperienze bellissime ed irripetibili da conservare nella memoria. Una, tuttavia, sovrasta impareggiabilmente tutte le altre. Si è trattato di un viaggio speciale, di un tragitto dell’anima, prima ancora che esperienza di formazione, dal cui incantesimo, lacerante ed esaltante al contempo, non sono riuscita a liberarmi, né lo voglio. Inseguo, anzi, costantemente, ipotesi mentali di reiterazione del viaggio, proprio quello che avevo affrontato, non senza spavalderia, per coprire la paura, certo, ma anche per esprimere la profonda esaltazione dei sentimenti di fronte ad una occasione, unica nella vita, che avevo la fortuna e l’onore di poter esperire. Paura, certo. Una paura che aveva indotto i più a glissare, a sottrarsi, a negarsi a questa strana chiamata, la cui sfida ho accettato con una gioia raramente provata, mista, tuttavia, ad un terrore sordo e cieco che, ricordo, rendeva il tutto terribilmente e meravigliosamente adrenalinico, visceralmente emozionante. Lavoravo per la mia scuola, nella formazione di Tutors di Pace con la Tavola per la pace, che dall’Umbria tanto agisce (la marcia di Assisi, in primis), in tempi in cui di pace, purtroppo, pochi sembrano voler sentire ragione. In questo ambito avevo accettato di partecipare ad un Viaggio di studio e solidarietà in Israele e Palestina con studenti e colleghi umbri (25 viaggiatori, intellettuali impegnati e temerari, in tutto) che ha rappresentato (senza false modestie) un’esperienza coraggiosa ed unica nel panorama internazionale! Ho scritto le note che qui riprendo, al mio rientro da questo viaggio incredibile. A rileggerle ora, la cosa più strepitosa e struggente per me è constatare che potrei averle scritte ieri. Ricordo, invece, che il mio computer era molto più arcaico, che la mia casa ed il mio spazio di lavoro erano disposti assai diversamente, che io avevo molta più energia e che (davvero!) scrivendo, piangevo a singhiozzi con un misto di gioia, dolore, rimpianto. E’ trascorso quasi un decennio da allora e tutto, tranne il mio computer, la disposizione della mia casa e la mia oggi scadente energia, sembra essersi fermato. Anzi, no, tutto è drammaticamente peggiorato. Ora avrei molte più ragioni per piangere al cospetto di tanto dolore, devastazione, ingiustizia, sopruso, che continuano, con forza esponenzialmente più virulenta, a devastare la terra che noi cristiani chiamiamo santa e che è sacra anche a tanta parte del genere umano. Gerusalemme è città santa per due delle più grandi religioni monoteiste del mondo, Ebraismo e Cristianesimo, ed è terza -in ordine di importanza- città sacra, dopo Mecca e Medina, per l’Islam. Chi ha viaggiato in Israele ed ha attraversato il Monte del Tempio sa bene che pochi passi (un chilometro quadrato in tutto ) separano il mistero del tortuoso percorso di vicoli misteriosi ed angusti della Dolorosa e del Santo Sepolcro nella Gerusalemme antica, dallo splendore dorato della meravigliosa Cupola della Roccia, dalla Moschea al-Aqsa e dal misticismo, assoluto, metafisico ed indicibile del Muro del pianto, al cui cospetto si resta muti, sovrastati dal più profondo e lacerante sentimento del sacro che pietre terrene possano trasudare. Credo di non aver mai provato una sensazione di pienezza dell’esistenza e del suo mistero tanto intensa: ricordo di aver strappato, senza dolore, una piccolissima ciocca di capelli dalla mia tempia e di averli annodati prima di infilarli in una delle pieghe del muro. Se c’è davvero un’anima dentro di noi, qualcosa di me è rimasto lì per sempre.

Il Viaggio

Un filo sottile legava il cumulo di emozioni che spezzavano la mente di quelli che stavano partendo: non i loro sentimenti. Quelli erano troppo lacerati e contorti per essere spezzati. La paura dava colore alle emozioni: toni freddi per un viaggio che è stato molto di più di quanto si possa rappresentare. Desiderio di avventura, voglia di esserci nella grande storia, quella che tutti i giorni passa distrattamente impietosa nei telegiornali. Il terrorismo in Israele è esperienza quotidiana: sapevamo di affrontare un viaggio nell’ombelico del mondo, dove le più grandi contraddizioni che l’Occidente ha creato nella sua storia antica e recente permangono e costringono uomini e donne, appartenenti a mondi religiosi e culturali tanto diversi, a convivere drammaticamente, vicini e nemici per ragioni inenarrabili. Palestinesi ed israeliani da tempo immemorabile calpestano il suolo arido e sassoso della culla di tutte le civiltà, in quella parte del mondo dove si è ormai persa la bussola della ragione e del torto. Il senso di colpa dell’occidente, dopo la follia dello sterminio, della Shoah, dei forni crematori ha prodotto la nuova follia dell’esodo palestinese, dei campi profughi, della rabbia e del terrore. Ormai è difficile trovare il bandolo della matassa. E’ stato persino difficile portare con noi logore ideologie: ho visto, in questo viaggio, vacillare tutte le certezze iniziali, per noi, studenti ed insegnanti, che attraversavamo Gerusalemme, Tel Aviv, Gerico, persino Gaza, ignari ed inebetiti, diventava sempre più difficile capire le ragioni ed i torti. Arroganza, velleitarismo, presunzione di fare cose dotate di senso, di scavalcare la quotidianità, protagonismo… certo permanevano, ma sempre più vacillanti ed incerti. Amore per la pace, consapevolezza della retorica imperante… incoscienza. Eravamo troppo giovani o troppo vecchi, troppo provinciali o troppo incolti, troppo ingenui o troppo smaliziati, forse troppo piccoli di fronte alla grandezza dell’impresa. Di colpo non ricordavamo nulla di Roma, di noi… prima del decollo. Stavamo ormai partendo, era deciso, non potevamo tornare indietro. Potevamo solo attendere, sospesi, dopo lo scalo ad Atene, nel vecchio aereo israeliano che ci conduceva nel cuore delle contraddizioni della storia che pesava sulle nostre menti in tumulto. Israele è già sotto i nostri occhi. Il cielo di Tel Aviv è incredibile. Una luce al tramonto… blu, totale. Rosella Mastodonti Sotto di noi, dolcemente, il reticolo di luci si avvicinava. Stavamo per atterrare.

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L’amore di una figlia e una vecchia foto PRAGA MAGICA portano Modigliani a Praga per Natale e Capodanno

Quella di Serena Baccaglini è una voce solare e allegra, dalla quale trapelano gioia di vivere e una grande energia positiva. Ancora non ci siamo incontrati di persona, ma mi è bastata una breve intervista telefonica per capire di avere a che fare con una di quelle persone che fanno della passione per ciò che fanno il senso della propria vita e che con questa passione sono capaci, anche a distanza, di scaldarti il cuore. E i risultati di questa fantastica energia si fanno vedere. Serena è l’instancabile curatrice grazie al cui indefesso e costante lavoro dal 9 dicembre al 28 febbraio l’Obecni dum di Praga, la bellissima Casa Municipale in stile Art Nouveau, ospiterà una fantastica mostra sul grande Modigliani e su Kupka, il pittore ceco che, nel 1911 dipinse il primo quadro astratto del mondo. Ma oltre al fatto che è la prima volta che la capitale boema ospita un autore così importante (l’arte non si misura certo in denaro, ma il fatto che una scultura di Modigliani sia stata recentemente battuta da Christie’s a Parigi per 43,18 mln € la dice lunga) è davvero singolare come si sia

arrivati a questa straordinaria esposizione. Di questa fama in vita Modigliani, soprannominato Modì, non toccò nulla. Incompreso e povero morì giovane nel gennaio del 1920, a soli 36 anni non compiuti, di meningite tubercolotica. La piccola Jeanne, figlia del grande

artista, aveva appena 18 mesi e non conobbe mai il babbo. Ma l’amore per questa figura paterna mancante l’ha condotta per tutta la vita a cercare nei più svariati ristoranti e bistrot di Parigi e non solo le opere che il padre scambiava per una bevuta o un pasto. Questi circa 8000 pezzi, tra disegni, documenti, foto d’epoca e lettere costitui-

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scono i cosiddetti Archivi Modigliani che oggi, dopo la morte di Jeanne, da Parigi sono tornati a Roma su espressa richiesta della figlia che sapeva quanto fosse importante per suo padre l’essere italiano. Ed è ancora una volta l’amore e la passione per questo grande uomo che ha portato Serena ad un’approfondita ricerca negli Archivi fino a trovare una rarissima foto dove, al Salon d’Automne di Parigi del 1912, venivano esposti insieme le innovative sculture di Modigliani e le due prime tele astratte mai esposte di Kupka. Da qui Serena ha avuto la meravigliosa idea di questa mostra che unisce due artisti dell’avanguardia di inizio 900 che non erano mai stati messi in relazioni prima. Praga, si sa, è molto amata dagli italiani che, dopo tedeschi e inglesi, sono al terzo posto per affluenza turistica. D’altra parte l’atmosfera della città vecchia durante il periodo natalizio è davvero qualcosa di incantevole. È magico rimanere abbagliati dalle luci colorate delle immancabili decorazioni che fendono l’oscurità dei freddi pomeriggi invernali praghesi, riscaldarsi con un po’ di medovina fumante, il tipico liquore degli antichi slavi a base di miele, e lentamente passeggiare senza meta tra vicoli in pietra e bancarelle in legno. Ma quest’anno alla magia di Praga sarà possibile unire anche quella delle misteriose ed affascinanti opere di Modigliani nonché di Kupka, uno dei più grandi esponenti mondiali dell’Astrattismo. Insomma, cari lettori de La Pagina, se siete alla ricerca di un’idea per le Vostre vacanze natalizie quest’anno lasciateVi guidare dal grande Modì e venite a Praga a conoscerlo come non lo avete mai visto. Andreas Pieralli Per maggiori informazioni: www.amedeomodiglianiprague.com

Praga è una citta che risplende in ogni stagione, ricca di eventi che la ravvivano ogni mese dell’anno, ma lo spirito mitteleuropeo della capitale ceca si manifesta soprattutto nel periodo natalizio, durante il quale vengono organizzati tanti mercati caratteristici, particolarmente in Piazza Venceslao e nella Piazza della Citta Vecchia. Regali, decorazioni natalizie, artigianato, vino caldo e la tradizionale carpa sono i pezzi forti di ogni mercato. Praga a dicembre è pervasa dall’odore del vino e del pesce fritto. Concerti vengono organizzati nelle principali piazze e cori gospel si fondono con melodie classiche e rock facendo convivere gli amanti dei diversi generi musicali in piena armonia. Sotto le feste Praga diventa, quindi, ancora più magica. Generalmente, in questo periodo la capitale ceca è ricoperta da una fitta coltre di neve che però non impedisce di circolare agilmente per la città sia a piedi che con i mezzi pubblici. Da anni ormai Praga è una delle mete preferite dai turisti di tutto mondo per le feste natalizie, la città in festa è un vero spettacolo, gli addobbi sono presenti ovunque, alberi di Natale in ogni piazza: c’è davvero tutto per tutti i gusti. In questo periodo, dunque, le piazze del centro sono invase da bancarelle che offrono di tutto: piccolo antiquariato, oggetti folkloristici e... cibo e birra. Già, come ovunque a Praga le feste di Natale sono un’ottima occasione per mangiare, bere e stare insieme. Le pasticcerie, le caratteristiche cukrarny, offrono una vasta scelta di tipici dolci natalizi: le squisite palacinky (crepes ripiene), gnocchi di frutta e semi di papavero che vengono serviti caldi sulle bancarelle di strada assieme a bicchieri di birra o vino rosso caldo. Il 24, il 25 e il 26 dicembre le chiese sono affollate e tutti si preparano per S. Silvestro che i praghesi salutano nella Piazza Venceslao o sul magico Ponte Carlo. Praga per Capodanno è una festa vera, migliaia di giovani in piazza ad attendere la mezzanotte al suono della musica popolare ceca. Un Capodanno a Praga è dunque un evento da ricordare: balli fino a tarda notte e l’allegria che contraddistingue lo scoccare della mezzanotte renderanno il vostro soggiorno piacevole e indimenticabile. Per gli amanti dell’avventura si segnala infine la gara di nuoto nella Moldava che si tiene ogni anno, il 26 dicembre, con l’acqua a 3°! Buone feste quindi nella bianca Praga, una delle magiche capitali del divertimento. Dagmar Koutná responsabile della filiale praghese dell’Associazione Amici dell‘Italia

LA SICUREZZA DEI TUOI INVESTIMENTI


Arrone

Nel borgo medioevale: castello di poggio fondato dalla famiglia degli Arroni nel nono secolo, la chiesa di S. Giovanni Battista, la collegiata cinquecentesca di S. Maria Assunta, la chiesa e l’ex convento di San Francesco. Fuori del borgo: mountain bike, rafting, trekking, arrampicata su roccia.

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I l

c o r r i d o i o

Qualcosa lo sottrasse alla sua assenza. Lo scarto fu così forte che non sarebbe stato nemmeno in grado di dire cosa fosse stato. Un rumore, una voce, un suono. Da quanto tempo stava lì? Una strana sensazione di estraneità lo colse lentamente, poco a poco ritornò in sé. Si spostò sulla seggiola, seduto in un ospedale insieme ad altre persone che aspettavano. Si sentiva in qualche modo diverso, stranito, come se tutto quello che vedeva intorno a sé fosse surreale. Seguiva le persone con lo sguardo, le guardava senza vederle in realtà, le guardava senza partecipazione. Notò che la luce era cambiata, questo lo stupì un poco, guardò l’orologio appeso sopra la porta d’ingresso, erano poco più delle quattro del pomeriggio. Ripensò al momento in cui era entrato, poi risalì ancora indietro fino a sentire quasi lo squillo del telefono che l’aveva svegliato quella mattina, quando? Erano state quasi le cinque del mattino, la voce del dottore, ferma, gelida, indaffarata eppure svelava una nota di pietà per lui, le sue parole entrarono nelle sue orecchie tramite il telefono come il suono di una falsità, un’assurdità che non poteva essere vera, ma il tono della sua voce lasciava poco spazio alla speranza. La sua mente cosciente si svegliò, si allarmò, si mosse, si vestì, uscì di casa, entrò in macchina, cominciò a guidare tra le strade ancora deserte, si mosse come un automa la sua mente cosciente, come una macchina sollecitata da un impulso esterno, ma la sua voce interiore aveva già capito, aveva già intuito, anzi, sembrava già sapesse, forse era molto più saggia, forse aveva capito e aveva già accettato quello che ancora non era successo. Piccoli particolari tornarono alla sua mente, si ricordò di essersi accorto che pioveva solo dopo aver avviato la macchina, quando non riusciva a vedere niente, si ricordò la strana sensazione di quelle strade vuote, silenziose, tranquille come tutte le mattine di quell’ora, ripensò al contrasto con se stesso, con la follia del momento, la paura, l’incredulità. Il parcheggio dell’ospedale, pieno di pozzanghere, la forte luce al neon dell’entrata, lo scarto tra l’immobilità della città e la frenesia dell’ospedale, come a rassicurarlo che di tragedie ce ne sono sempre in abbondanza, a tutte le ore. Ripensò all’antipatia viscerale che provò verso l’infermiera del bancone, che si ostinava a non ascoltarlo, presa com’era dal suo telefono, dai suoi fogli, in fondo per lei era uno dei tanti e dopo tanto dolore probabilmente non ci faceva più caso. Poi la calma dell’ufficio del dottore, i suoi riguardi verso di lui, come se anche lui di lì a poco sarebbe diventato un infermo, ammalato dal dolore. Poi la notizia, il giramento al capo, l’espressione allarmata del dottore, i suoi passi verso un armadietto mentre lui girava e girava in un vortice nero. Gli diede due pillole, gli disse a cosa servivano ma lui non riusciva ad ascoltare, si era completamente perso dentro di sé. Ripensò a quando si sedette, quanto tempo passò prima che il dottore tornasse? Un’ora, due? Doveva già essere l’alba perché, rivide nella sua mente, la sagoma del dottore che proiettava un’ombra flebile ma naturale lungo il corridoio, in fondo al quale c’era una finestra. La notizia, il senso di vuoto, smarrimento, rifiuto, angoscia. E poi tutte quelle ore, provò a contarle, almeno otto o nove ore seduto lì senza quasi muoversi, incapace di capire, incapace di ascoltare. Quali erano stati i suoi pensieri in quei momenti? Aveva pianto? No, non si ricordava di aver pianto, si era come fermato, la sua anima si era come arrestata in un limbo surreale dove il confine tra ciò che è vero e ciò che è falso dipendeva da variabili fuori dal suo controllo.

Quanti pensieri in otto ore? Ma quanto durano in fondo otto ore? Ricordava bene il sottofondo continuo dello scrosciare della pioggia, qualcuno piangeva al posto suo? Perché non era riuscito a piangere? Ogni reazione si era inibita, persino quella più naturale di piangere, o di andarsene. Era rimasto lì tutto il giorno. Aveva perso ore e ore a rivivere, come un ultimo disperato tentativo di resistere, giornate intere passate con lei, le risate, le tenerezze, il legame profondo che li univa. Era riuscito ad essere così assorto da non accorgersi del passare del tempo, così assorto che a momenti riusciva addirittura a essere nel passato, essere là, prima della malattia, prima della sofferenza, prima della fine. In passato gli era capitato di pensare all’eventualità di quella circostanza, non sapeva perché ma gli era capitato di pensarci, ma allora era tutto facile, erano solo pensieri, la realtà lo tranquillizzava sempre. Adesso il gioco era diventato realtà, ma quale realtà? L’angoscia tornò dentro di lui, quale realtà? Quale vita? Non l’avrebbe più rivista, non avrebbe più sentito la sua voce, non avrebbe più potuto parlare con lei, perdeva qualcosa di sé, qualcosa di molto importante. Aveva paura, tanta paura, paura del futuro che lo attendeva, paura dei pensieri, paura del tempo. Eppure gli sembrava che dopo essersi come risvegliato dallo stato di trance in cui era caduto, qualcosa dentro di sé si fosse smosso. In effetti si sentiva più tranquillo, più calmo, forse era la stanchezza, era una strana sensazione, non si trattava di felicità o di serenità, ma una specie di coscienza antica che aveva sperimentato la morte già migliaia di altre volte. Provava quasi vergogna per quello strano sentimento, non è così che si sarebbe dovuto sentire eppure non poteva negare a se stesso di sentirsi diverso dopo tutte quelle ore di cui si ricordava poco. Abbandonò i suoi pensieri e tornò a guardare le persone che gli passavano vicino, in tutte quelle ore ne devono essere già passate centinaia ma lui non ne aveva vista nemmeno una. Adesso le vedeva tutte, una per una, e provava una strana sensazione di empatia nei loro confronti, gli sembrava di avere uno sguardo più profondo, più penetrante. Leggeva nei loro occhi, con tranquillità. Si girò verso la finestra del corridoio alla sua sinistra, sembrava che fuori ci fosse ancora luce, ma era inverno, e il sole tramontava presto. Rimase immobile per un po’, guardando quella finestra, per qualche motivo lo attirava, rilassava la sua mente, come se da lì entrasse qualcosa, qualcosa che lo colpiva direttamente nel profondo. Poi rivolse lo sguardo verso l’entrata dell’ospedale, la luce artificiale del neon si confondeva con quella naturale che entrava da fuori, dando luogo a uno strano incrocio. Improvvisamente sentì il suo corpo alzarsi, come se lo facesse da solo. Sentì una piccola fitta ai muscoli della schiena per aver passato così tanto tempo seduto, la sensazione di stare in piedi gli sembrava fantastica e riempiva completamente la sua mente. Mosse i primi passi, dopo tante ore; lentamente, si diresse verso la porta scorrevole e uscì dall’ospedale. Soffiava il vento, davanti all’ospedale c’era un parco abbastanza grande, molti alberi erano spogli, ma ce n’erano anche molti altri che erano verdi o gialli. Alzò lo sguardo verso il cielo, si era rasserenato, e le nuvole che si spostavano veloci erano bianche e non minacciavano più pioggia. Respirò profondamente l’aria fredda che il vento gli soffiava contro. Guardò il parco, e vide che l’ombra delle nuvole si stava diradando velocemente, un raggio di sole illuminò gli alberi. Andreas Pieralli

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Piediluco - Labro

Un ventaglio di pietra calcarea si adagia sul colle. In cima il castello e la torre, poi la cinta dei palazzi nobiliari, poi le case comuni. Fiori, piante e piccoli giardini sono racchiusi tra muri di pietra. Tortuose stradine, dove d’improvviso appaiono la catena montuosa del Terminillo e lo splendido lago di Piediluco. Quello che stai cercando è Labro, il “paese dell’anima”. Piediluco significa: “ai piedi del bosco sacro”. Una Rocca, superba e imponente, domina, dall’undicesimo secolo, un paesino disteso ai suoi piedi e bagnato dal lago le cui insenature circondano dolci colline boscose. Visita Piediluco per vivere serenamente la dolce atmosfera umbra.

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Virtù e fortuna

Oltre il limite del possibile

Novembre 2010: l’Italia attraversa una grave crisi economica, il campo della politica è sempre più frammentato, per il Presidente del Consiglio sorgono costantemente nuovi problemi. L’Italia è da tempo un paese unito ma con delle profonde differenze culturali ed economiche che spesso si nascondono dietro ad altri fattori, come il desiderio della ricchezza o del piacere, del benessere o della bellezza esteriore. Questo è quanto i media ci trasmettono e inducono noi cittadini, a partire dai bambini, a tentare la fortuna, diventando magari veline o calciatori perché si guadagnano tanti soldi, oppure giocando al superenalotto perché la vincita comporterebbe un radicale cambiamento di vita. Ma oggigiorno è possibile concorrere al pubblico bene senza farsi trascinare dagli eventi, positivi o negativi che siano? Primi anni del Cinquecento: l’Italia è frammentata, divisa in tanti Stati, sottoposta costantemente ad allarmi e pericoli d'invasione da parte degli altri Stati che si avviano ad essere moderni. I principi italiani non sono in grado di tenere sotto controllo la situazione e si fanno travolgere dal caso, dalla fortuna che mano a mano acquista sempre più importanza in quell’ambito storico-politico. Conosciamo due grandi figure politiche intellettuali di questo periodo che riguardo all’argomento virtù-fortuna hanno discusso a lungo e che sono giunti a conclusioni ben differenti, ma che potrebbero aiutarci a risolvere i problemi odierni: Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini. Il primo, molto più determinato e attivo di fronte alla crisi, coglie l’importanza della virtù che gli appare determinante per fungere da freno agli istinti umani e organizzare uno Stato nuovo, ma si accentua in lui la coscienza acutissima del potere che ha la fortuna, la quale “va tramutando le cose del mondo”. Il secondo è più pessimista e si sente impotente di fronte all’impeto del caso che controlla il mondo e la natura umana. Ciò che può salvare l’uomo è la discrezione, cioè la capacità di esaminare la realtà caso per caso, giorno per giorno affinché non si perda il gusto del particolare, ovvero dell’interesse personale. La crisi che oggi sta attraversando l’Italia richiama un po’ quella che ha colpito il paese negli anni in cui fu invaso da Carlo VIII: diversa è la situazione politica, ma a capo c’è sempre un uomo che deve saper operare bene affinché sia mantenuta e garantita la salvezza. Nasce così un altro problema: quanto influisce la fortuna sulle capacità, esistenti o no, del principe o del Capo dello Stato? L’interpretazione che dà Machiavelli della fortuna in rapporto con la virtù del principe è chiara: la fortuna è arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi (dal capitolo XXV del Principe di Machiavelli). In questo caso il principe, o nel nostro caso il Capo dello Stato, deve essere in grado di prevedere gli eventi e agire di conseguenza. Guicciardini ha una visione meno ottimistica riguardo alla possibilità dell’uomo di raggirare la fortuna. Egli, infatti, crede che l’uomo non possa giudicare le cose da lontano, perché in una speculazione ogni tassello che manca, o che risulta sbagliato, potrebbe portare a un cambiamento della conclusione. È bene quindi operare con discrezione. Oggi, invece, la tecnologia ha spinto la nostra mente a guardare sempre più in avanti e quindi alla convinzione e alla presunzione di poter controllare la fortuna. Ma i Capi di Stato sono consapevoli che i risultati delle loro azioni dipendono Camilla Calandri - II OS dal loro modo di operare e non dal destino?

Sono sdraiata: l’odore dell’erba pervade le mie narici e rinfresca i miei polmoni. Ho gli occhi chiusi, li apro. Vedono il colore più bello del mondo; vedono il cielo azzurro che si lascia attraversare dalle nuvole bianche; vedono l’infinito che mi sovrasta. Immagino, sedendo e mirando interminati spazi e sovrumani silenzi e profondissima quiete, una felicità che non potrò raggiungere mai, una pace che La Provincia di Terni per la cultura non vivrò mai. Il mio desiderio di felicità si spinge oltre il limite del possibile. Il canto A Silvia potrebbe rappresentare l’evoluzione del concetto di natura per Giacomo Leopardi. L’idillio, della cui dedica si è incerti, si apre con una riflessione sulla condizione di Leopardi da bambino: durante l’infanzia è più facile avvicinarsi alla felicità, grazie all’illimitata sfrenatezza dell’immaginazione e quindi tutto è bello, Silvia è lieta e pensosa ed ha occhi ridenti e fuggitivi, che vogliono vivere. Solo il poeta è infelice, sebbene percepisca gli altri uomini come capaci di raggiungere la felicità: pessimismo individuale. Un chiuso morbo colpisce Silvia, o forse, il suo, è il morbo che attanaglia l’uomo? Silvia ora è disillusa, è sofferente, è il paradigma della condizione umana. Leopardi è ancora convinto che la natura sia benigna e aderisce al pensiero rousseauiano e di Madame de Stael, secondo cui la ragione è causa della miseria dell’uomo: l’autore approda al pessimismo storico. La ragione è nemica d’ogni grandezza: la ragione è nemica della natura: la natura è grande, la ragione è piccola. Amplia, quindi, la precedente concezione di pessimismo ai moderni, escludendo però, gli antichi, i quali erano più vicini allo stato di natura. All’apparir del vero tu, misera, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano: Silvia muore, la speranza di Giacomo muore. Disillusione. Disincanto. La natura è matrigna e la felicità è negata all’uomo. O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi? La natura è rea, colpevole dell’acerbo dolore che perseguita gli uomini privandoli della felicità, permettendo loro di sperimentare solamente il dolore. Nell’idillio La quiete dopo la tempesta, scrive, rivolgendosi all’umana prole: beata se te d’ogni dolor morte risana. Il terzo e ultimo momento della sua vita è caratterizzato dal pessimismo cosmico: solo la morte libera l’uomo dalla sofferenza causatagli dall’essere tale. La natura diventa, quindi, un mostruoso ingranaggio che stritola individui e specie. Il concetto di natura è ora giunto alla sua accezione più negativa: Leopardi non riesce a comprendere l'accanimento della natura contro l’uomo, se non identificandone la causa in una necessità vitale. L’uomo cerca la felicità in quanto tale; la natura nega la felicità all’uomo in quanto natura. Questi due antagonisti lotteranno fra loro in eterno. Chi sarà il vincitore? La natura che non renderà mai l’uomo felice? L’uomo, però, la felicità la raggiunge: l'uomo muore. Ma quando apro veramente gli occhi, quando quel cielo non è poi più così azzurro, quando la realtà mi ferisce, la pace si rompe; quella bellezza Beatrice Trincia - III OD si frantuma. E crolla tutto, crollo io.

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I f i o r i d i

Marcello Ghione nasce a Terni, il 27 Agosto 1928. All’età di 50 anni, colpito da una malattia invalidante è costretto ad abbandonare il suo lavoro in banca e a vivere da allora su una sedia a rotelle. Sorretto da grande forza di volontà e da temprata spiritualità, esprime una grande versatilità artistica. Ha al suo attivo la pubblicazione di quattordici raccolte di poesie, cinque opere di narrativa, sei commedie in dialetto ed alcuni atti unici. Ha prodotto diverse parti letterarie di canzoni dialettali ed in lingua, nonché il testo di una commedia musicale. La pittura è un’altra sua importante attività artistica. Dipinge quadri caratterizzati da un uso insolito del colore, a volte creando paesaggi dolcissimi, a volte ambienti pervasi di luci che, non essendo abituali, danno la dolce sensazione dell’irrealtà. Da sempre effettua mostre personali di pittura. E’ conosciuto ed apprezzato nella sua città sia come artista sia come uomo.

G h i o n e

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Par l a

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l una!

Ogni tanto penso che l’unico modo per far arrivare a qualcuno il senso dei vari motivi che mi portano a continuare sulla strada che mi spero mi condurrà verso la realizzazione dei miei sogni sia quello di parlare alla luna. Niente di mistico o di complesso: nient’altro che un esercizio di focalizzazione dei propri obiettivi in un’ottica generale e soprattutto un po’ straniata. Non vi capita mai di non capirci più nulla circa quello che vi sta succedendo? Non vi capita di sentire quasi di star rincorrendo qualcosa che nemmeno voi sapete più cosa sia? Non vi capita mai di perdere di vista quello per cui stavate combattendo? A me sempre più spesso ormai, presa dai ritmi frenetici e dai mille stimoli di cui la realtà ci circonda. Eppure ogni volta che mi trovo in questo stato di frustrazione provo a capire quello che mi ha portato a desiderare tanto ardentemente la cosa per la quale mi sono persa per strada e... parlo alla luna. Non perché le altre persone non siano in grado di capire o perché abbia la sindrome dell’eremita: solo e soltanto perché ogni tanto c’è il bisogno di staccarsi dal proprio punto di vista e provare a relativizzare tutto quello che ci assilla guardandolo da lontano, come se fosse un piccolo punto nella vastità del cosmo e non il caos di una stella danzante in cui non si riesce a capire quale balletto stia provando. Semplicemente perché le persone, da buoni esseri umani quali sono, cercano di capire, di consolare, di consigliare... quando invece molte volte al posto delle parole non servirebbe altro che uno sguardo di comprensione, un bell’abbraccio e una mano tesa, che offre distrazione e/o sostegno, a seconda dei casi. La luna offre tutto questo, forse solo perché una persona ce lo vuole vedere, ma lei può, lei così lontana e distaccata può capire parecchie cose che noi non possiamo arrivare a comprendere e noi probabilmente potremmo riuscire ad intuire qualcosa di un po’ più profondo, qualcosa di un po’ più personale sentendoci esporre i nostri problemi, le nostre ansie a qualcuno di così diverso, di così distante ma che riesce ad incantare l’intero genere umano sin dalla notte dei tempi. C’è il pastore errante per l’Asia che interroga la luna, c’è il numero infinito delle canzoni ispirate dalla luna, ci sono le innumerevoli poesie dedicate a quella sfera dalla duplice faccia che mostra i suoi crateri che possono assumere le più diverse connotazioni a seconda degli sguardi che si soffermano su di lei... il satellite più romantico che ci sia. Perché allora non credere nella potenza chiarificatrice di una bella chiacchierata con la luna? Perché non lasciarsi andare ad un attimo di riflessione distaccata? Si è soliti dire che allontanandoci dal centro dei nostri problemi riusciremo a vederli e a vederci meglio, cercando di comprendere il modus operandi da adottare per risolvere la questione. Io ci credo fermamente. Potrà non essere la luna. Potrà essere una scritta su di un muro che leggiamo mentre facciamo lo stesso percorso di tutti i giorni ma su cui non ci eravamo soffermati. Potrà essere la frase di un amico pronunciata senza pensarci troppo ma che viene dal cuore. Potrà essere un gesto inaspettato che riesce a sorprenderci quando ormai non ci credevamo più. Il modo per affrontare i nostri problemi può arrivare da qualsiasi parte, in qualsiasi momento e in qualsiasi modo. L’importante è volerla trovare questa soluzione e prepararsi ad accogliere quello che la vita ci potrà offrire e riservare. Che dire? Buona chiacchierata con la vostra luna personale... chissà che non riesca ad aiutarci anche stavolta a ritrovare il nostro filo di Arianna perduto in questo intricato labirinto! Chiara Colasanti

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FIAT torna negli USA: la forza del destino Si chiamava Fiat Strada -in Europa la popolare Ritmol’auto preferita di uno studente dal nome esotico, un certo Barack Obama. Due destini condannati a incrociarsi più di due decenni dopo. La Fiat lasciò il mercato americano nel 1983, anno in cui gli States imponevano il catalizzatore e più stringenti normative in tema di sicurezza attiva e passiva. Erano rimaste l’Alfa -destinata poi anch’essa a ritirarsi- la Ferrari e la Maserati, un target molto alto perfino in America. Los Angeles, 17 novembre 2010. 27 anni dopo. Sergio Marchionne dà il via alla vendita negli USA della vettura Fiat più charmant, la Cinquecento, per la quale sono stati selezionati oltre 150 nuovi concessionari. Mancava soltanto il Nord America non solo per inverare il piano industriale, ma anche per riaprire una partita che sembrava essere chiusa definitivamente per Fiat. Non si dimentichi che pure Citroen, Peugeot e Renault sono tuttora assenti da tale mercato, e che, tra i marchi europei esportati in USA, solo i tedeschi riescono a far risultato. Fiat manifesta una grinta da outsider, condotta fin là anche da una logica intuitiva per la quale, in tempi di crisi, gli stessi americani possono mutare sensibilità, ri-orientando le proprie scelte sui consumi, con una generale tendenza al downsizing, alla riduzione, cioè, di cilindrate, dimensioni, pesi. La cerimonia dello sbarco Fiat è iniziata dunque in California -dove la normativa antinquinamento è la più severa al mondo: fatto che, in sé, rappresenta il superamento di ogni residuo complesso di inferiorità. Ma riuscirà Marchionne dove altri hanno clamorosamente fallito? Qui si presenta un prodotto che appare anzitutto culturale e poi industriale. Culturale in quanto figlio di un’estetica italiana, per antonomasia votata al bello; l’aspetto tecnologico passa in secondo piano perché tale elemento, piaccia o meno, non è -ancora- istantaneamente collegato dagli americani alla nostra cultura. Il rischio è che, pur incontrando il favor stilistico, amplificato dall’apprezzamento con cui gli States guardano all’italian brand, Fiat sconti dunque un pregiudizio sull’affidabilità, frutto soprattutto degli errori di un passato ormai lontanissimo. Il lancio di un modello è certo sempre preceduto da stime, statistiche, sondaggi, e Marchionne avrà avuto un polso della situazione tale da credere di poter vincere la scommessa. E noi sosteniamo la sua visione. A proposito, siamo in buona compagnia: il presidente americano che scelse un anno fa quale partner di Chrysler proprio la Fiat di Marchionne, con ciò consentendo il ritorno di Torino oltreoceano, è la stessa persona che, 30 anni prima, guidava un’italianissima Ritmo: chiamatelo caso o forza del destino, aggiungete capacità e impegno, ma è andata -anche- così! andrealiberatius@gmail.com

A Terni Convegno Nazionale su SValentino: una maratona di tre giorni per cogliere la profondità delle nostre radici Subito dopo l’Immacolata e pochi giorni prima di Natale 2010, Terni è divenuta teatro di un vero e proprio evento tra mistica e cuore popolare: stiamo ovviamente parlando del Santo degli innamorati, Valentino, e del suo culto tra medioevo ed età contemporanea che 12 ricercatori hanno dibattuto in una maratona di tre giorni. Occasione di raro approfondimento culturale e religioso per l’intera comunità. Si è trattato di un evento a lungo atteso tra i tantissimi devoti del protettore dei fidanzati. Quanti si avvicinano, del resto, alla vicenda umana e religiosa di Valentino, desiderando saperne di più? Dal 9 all’11 dicembre, curiosi, appassionati e fedeli hanno finalmente avuto questa possibilità. Hanno appreso, ad esempio, l’avvincente quanto originale tema dei rilievi archeologici all’interno e all’esterno della Basilica, gli incredibili tesori che giacciono nel sottosuolo di San Valentino. Si è tornato, dopo oltre 40 anni, a parlare dei lavori che, avviati a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, ivi rivelarono l’esistenza di un sito molto, molto risalente nel tempo. Qualche preziosa e visibile testimonianza di quelle operazioni sul campo, presto bloccate per carenza di fondi e mai più riprese, si registra ancor oggi nell’antiquarium a lato della cripta della Basilica, cripta oggi peraltro preclusa al pubblico. Ma, in generale, la memoria storica ha smarrito la coscienza di tutto questo: il risultato è che il visitatore percepisce la Chiesa che custodisce le spoglie del Santo come una mera testimonianza cristiana del 1600, senza che si riesca ad aver congrua contezza della storia viceversa lunghissima del sito e, dunque, della stessa Terni nella sua declinazione valentiniana. La collinetta nasconde qualcosa di esteso e ben preservato che dovrà dunque tornare alla luce. Ciò potrà auspicabilmente avvenire con il concorso delle persone di buona volontà, di tutti coloro che, nati o meno a Terni, intendono non solo riscoprire le radici di questa comunità, ma restituire alle diverse genti di questo Pianeta -donne e uomini che al Santo si rivolgono con migliaia di lettere d’amore in tutte le lingue- quel disegno complesso che la Provvidenza ha voluto per il mondo con San Valentino di Terni. AL


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Germogli - Progetti per Terni E’ compendio di idee e progetti per il territorio che negli anni hanno disegnato (e, in parte, realizzato) Giampiero Raspetti e Paolo Leonelli, da soli o insieme ai loro amici di sempre: Albano Scalise, Sergio Bacci, Pietro Rinaldi, Mario Struzzi. Lo scopo: favorire, attraverso la sua lettura, sogni e suggestioni per una città più bella. I progetti e gli eventi delineati sono raggruppati in: ED. SCIENTIFICA UMBRIA EVENTI RECUPERO TERNI EVENTI SAN VALENTINO ARCHITETTURE

Laboratori scientifici e musei; Il Cielo e la Terra; Centro Educazione Ambientale Valnerina. Albero delle adozioni; Piazza dei popoli; Il cammino di San Francesco. Recupero cave: Cesi, Papigno; Riambientazione cava ex Asfalto Sangemini; Piazza della Repubblica; Palazzo Spada. Natale di Stelle; Carnevale nelle piazze; Festa della Primavera (Cantamaggio). San Valentino; Tempio di carpini; Terni pasticciona. Parcheggi Silos: Ospedale; Pedalare nel Tevere; Pista ciclabile Terni-Cascata Marmore; Parco Rambaldi.

Le atmosfere ambigue di una vita letta nell’ambiguità.

Prefazione di Daniele Di Lorenzi

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Emanuela Ruffinelli racconta con una poesia lucida, ricca di sangue e carne, quanto la vita di questa donna sia passata attraverso il suo corpo. La strega, portatrice di sapienza, mentre la vediamo preparare infusi, tisane non riusciamo ad associare una mente a quell’agire ma vediamo le sue mani, il suo corpo tutto protratto verso un’azione rigeneratrice. L’autrice racconta che la mente era intorpidita da “non emozioni” che arrivano a noi, invece, amplificate, perché attraversano il corpo di lei, della strega, che tutto inebria e da tutto si fa attraversare, il suo dolore non risulta essere umano ma più divino, un dolore totale, ancestrale, dove la mutilazione è più vicina a quella del Cristo che a quella dell’animale sventrato. Come con la tortura del Cristo viene dissacrato tutto quello che lui rappresenta, così accade a lei, perché si dimentichi la strega, con la strega la donna, con la donna la guaritrice, con la guaritrice l’alchimista. Con la tortura di cui fu vittima si tolse potere, importanza, valore a tutte quelle donne che come lei vivevano libere, vibranti, assetate di sapere, coinvolte e coinvolgenti nelle tortuose leggi della natura. Lei era scalza, povera, quotidiana, ma nei suoi sguardi, nel suo movimento perpetuo di essere irrequieto si rende evidente un corpo armonico, dedicato all’agire per una salvezza più che per una sopravvivenza, quell’agire creativo che attraversa la strega come attraversa il vissuto di molte donne. Virginia Woolf diceva che nelle streghe possedute dal demonio, nelle levatrici che vendono piante medicinali, nelle madri di personaggi straordinari si nascondeva un poeta condannato al silenzio, una Jane Austen muta senza gloria, la Woolf sosteneva che prima dell’accesso all’istruzione le donne abbiano sperimentato altri modi per dipingere se stesse attraverso la creatività: la scrittura è stato il primo mezzo per gli uomini e l’ultimo per le donne. Questa lettura che di lei fa Emanuela Ruffinelli avvalora la tesi della Woolf. La necessità della sopravvivenza, la fame, il freddo che hanno caratterizzato la vita di questa donna passano in secondo piano, ma la sua pazienza nell’azione creativa diviene, agli occhi contemporanei, possibilità di autodeterminazione e la riflessione che dietro a questa scelta si cela è che il suo sopravvivere non è bestiale, la sua natura non è volgare, perché la sua anima notturna l’autrice la descrive sempre illuminata da luce lunare, bianca, saggia, saggezza che pare essere tramandata a lei non da una madre ma dalla terra stessa. Non c’è bramosia nella strega ma capacità d’ascolto, di generare vita, speranza, forza, Silvia Imperi prima di tutto per se stessa.


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Filolao disse che l’anno naturale è di trecentosessantaquattro giorni e mezzo.

Andiamo in orbita - L’esplorazione di Mercurio Nei precedenti numeri abbiamo visto come sfuggire all’attrazione gravitazionale terrestre e poi come si utilizza la fionda gravitazionale per aumentare o diminuire la velocità delle navicelle spaziali. Siamo oramai pronti per dare inizio a viaggi interplanetari che ci porteranno ad esplorare da vicino i pianeti del Sistema Solare, per carpirne i reconditi segreti e rispondere ai tanti interrogativi che l’Uomo si è posto fin dai tempi più remoti. Cominciamo da Mercurio, il pianeta più vicino al nostro Sole. Poco più grande della nostra Luna, impiega 88 giorni per fare un giro completo intorno al Sole, ben 58 giorni per compiere un giro su se stesso e sulla sua superficie c’è un’escursione termica che va dagli oltre 300 gradi centigradi nell’emisfero diurno, ai meno 170 gradi nell’emisfero notturno. Le agenzie spaziali non hanno mai fatto grossi investimenti e programmi esplorativi di questo piccolo pianeta, in quanto bisognava fare i conti con le alte temperature, contrastare con elevati consumi di carburante la forte attrazione gravitazionale del Sole ed ancora perché è impensabile che esistano forme di vita e difficilmente si potrebbero sfruttare in futuro eventuali risorse minerarie. In ogni caso, la prima sonda ad essere indirizzata su Mercurio fu la statunitense Mariner 1, la quale, lanciata nel 1973, arrivò ad una distanza minima dal pianeta di 327 Km. ed oltre alla rilevazione di un debole campo magnetico, ci inviò 12.000 fotografie che mostrarono solo un 40% della superficie, fittemente craterizzata, simile alla nostra Luna. Dobbiamo aspettare oltre trenta anni per vedere una nuova sonda prendere la rotta per Mercurio. La NASA nel 2004 fa decollare la navicella Messenger, la quale, dopo aver effettuato un primo passaggio ravvicinato nel 2008, ha effettuato l’ultimo incontro ravvicinato con Mercurio a settembre del 2009 e si immetterà in orbita definitiva a marzo del prossimo anno. Dobbiamo quindi pazientare ancora un po’ di mesi prima di decifrare i nuovi dati che ci invierà questa sonda ed invece aspettare alcuni anni per un terzo e più ambizioso programma sviluppato in l’Europa e che vede l’Italia schierata in prima linea. Nel 2013, infatti, un missile Ariane (Europeo) porterà in orbita due sonde, una europea e l’altra giapponese, per una missione congiunta tra l’ESA e la JAXA. Intitolata ad un eminente matematico, fisico e astronomo italiano, Bepi Colombo, il vettore impiegherà sei anni per arrivare a destinazione e una volta in orbita intorno a Mercurio, rilascerà le due sonde che avranno il compito di dare una risposta allo stato interno del pianeta e della sua magnetosfera, ci aiuteranno a comprendere come si sviluppa un pianeta nella zona calda vicino ad una stella, ed inoltre verrà svolto un test sulla teoria della relatività generale di Einstein. In attesa appunto di ricevere informazioni più dettagliate di Mercurio, nel prossimo numero andremo a dare un’occhiatina da vicino a Venere. Tonino Scacciafratte - Presidente A.T.A.M.B. - tonisca@gmail.com

A s s o c i a z i o n e Tern an a A strofili Ma ssimiliano Be ltrame V i a M a e s t r i d e l L a v o r o , 1 - Te r n i tonisca@gmail.com 329-9041110 www.mpc589.com

L’osservatorio astronomico di S. Erasmo è aperto gratuitamente per i cittadini l’ultimo venerdì di ogni mese dalle ore 21,30.

Osservatorio Astronomico

di

S.

Erasmo

L’apertura consueta dell’osservatorio per ogni ultimo venerdì del mese, a Dicembre cade proprio il giorno di S. Silvestro. Noi soci dell’A.T.A. verremmo volentieri ad aprire la cupola, ma sicuramente i fuochi d’artificio che riempiranno il cielo di Terni disturberanno totalmente la visione del cielo e, quindi, anche se a malincuore, abbiamo all’unanimità deciso che l’osservatorio rimarrà chiuso e ci toccherà mestamente festeggiare il nuovo anno con cenone, spumante e samba, samba, tanta samba!! Ahe... Oh... Oh... Tantissimi auguri di Buone Feste e Felice Anno Nuovo a tutti i lettori. TS

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Censorinus, 19, 2 [De die natali]

Una

costellazione

al mese

La Giraffa e la Lince

Questo mese ci occuperemo di due costellazioni molto povere di stelle brillanti e che necessitano di cieli bui per poter essere individuate: la Giraffa o Camelopardus e la Lince. (fig.1) La prima, occupa la porzione di cielo tra l’Orsa maggiore, l’Orsa Minore e Cassiopea, molto vicino al polo Nord celeste (fig.1). Sebbene, la Giraffa, sia una costellazione molto estesa, non contiene alcuna stella più brillante della 4a magnitudine (stella Beta). La Alfa (mag. 4,3) e la Gamma (mag. 4,6) sono in realtà molto luminose ma molto lontane: 2800 a.l. la prima e 3500 a.l. la seconda. Per l’Italia la Giraffa è una costellazione circumpolare, quindi visibile tutto l’anno, ma raggiunge la posizione più favorevole in inverno. La disposizione delle stelle dovrebbe ricordare la figura di una giraffa: il problema è che ad occhio nudo di stelle se ne vedono veramente poche. Proviamo a rintracciare le più luminose: unendo con una linea retta la Omicron dell’Orsa Maggiore (il naso dell’Orsa) con la Epsilon Cassiopea, a 2/3, a partire dall’Orsa Maggiore, troviamo la Gamma della Giraffa. L’Alfa e la Beta si rintracciano invece a partire dalla Stella Polare e prolungando l’arco della coda dell’Orsa Minore fino ad incontrare il centro della linea che unisce la Omicron dell’Orsa Maggiore con la Epsilon di Cassiopea. A questo punto conviene che guardiate la cartina…! E’ una costellazione moderna, creata nella prima metà del 1600: secondo alcuni fu formata da Hevelius nel 1614, secondo altri fu creata da Plancius nel 1613 e divenne nota nel 1624 quando Jacob Bartsch, genero di Keplero, la incluse in un suo trattato. Anche la Lince è una costellazione moderna, inventata dall’astronomo Hevelius nel 1690 : estesa, poco evidente, dalla forma allungata si estende tra l’Orsa Maggiore, l’Auriga e i Gemelli (fig.2). L’unica figura che è possibile costruire con le sue stelle è una linea spezzata di alcuni gradi di lunghezza, nei pressi del confine meridionale della costellazione, visibile a sud delle zampe anteriori dell’Orsa Maggiore. Si dice che la Lince sia così chiamata perché sono necessari occhi di Lince per individuarvi qualcosa. Nella cartografia antica assomiglia più a un topo che alla splendida creatura (fig.2) selvatica. Giovanna Cozzari

Pillole di Astronomia La posizione di un punto particolare sulla Terra è data dalla sua latitudine e longitudine. La latitudine è la distanza angolare dall’equatore; così Terni ha latitudine +42°. L’equivalente della latitudine in cielo è la declinazione, definita come la distanza angolare di una stella o di un altro oggetto dall’equatore celeste e sarà positiva o negativa a secondo che la stella sia a nord o a sud dell’equatore celeste. La colatitudine, invece, è la distanza angolare di una stella dal Polo e si ottiene sottraendo a 90° la latitudine. Per Terni la colatitudine è 48° (90°- 42°). Allora a Terni una costellazione sarà circumpolare (cioè visibile tutto l’anno) se la declinazione di tutte le stelle che la compongono è a nord di +48°. Nel caso della Giraffa, tutte le sue stelle hanno declinazione compresa tra +71° e +54° e quindi da Terni e da tutta Italia è circumpolare a differenza della Lira le cui stelle hanno declinazione compresa tra +38° e +32° ed è una costellazione estiva. GC


Le “stelle” Cumete Stavamo a ffa’ a ppallate co’ la neve su le Cimitelle. A ‘n certu puntu t’ho fattu ‘na specie de porbettone e ho fattu a Zzichicchiu... Toh... beccate ‘sta cumeta! Je so’ ppassatu a strisciu sopra la capoccia... e issu ‘mperterritu... A Lunardi’... lo sai che ‘n ciai tortu?!... Le cumete so’ ppalle de neve sporca... de jiacciu. Quanno s’avvicinono a lo Sole... quistu le fa scioje e fforma ‘na specie de coda de gasse... che sta sempre da la parte ‘pposta a essu... come se quillu la spignesse via. Esse partono da li cunfini de lu sistema solare e anche più llà. ‘Gni tantu se ne sgancia una pe’ mmotivi de gravidà... e cce l’artrovamo a ggira’ qua ‘ttornu... mica tantu vicinu!?... Co’ ‘n’orbita tutta sbilenca che ccià lu giru de bboa attornu a lo Sole. La più sverda è la Enche che ggira ‘n 3 anni e 4 mesi... l’Allei ‘gni 76 anni, c’emo avutu anche l’Ale-Boppe scoperta simurdaneamente da ‘lli du’ stronumi... tantu luminosa! Gira gira... ‘n ce n’armane più gnente... perché ‘gni vorda che passono vicinu a lo Sole se perdono li pezzi... e ccucì ‘gni anno... soprattuttu a‘gostu... ‘sti pezzi... ce l’artrovamo che ppiombono ggiù da lu cielu come stelle cadenti... E cce fanno ‘sprime li desideri!... A Zzichi’... e ppo’ dicono che le cumete portono jella!? ’Mbe’ ‘n quillu... mica je se po’ da’ tantu tortu!? S’è vveru che qquelle... da ‘n andru monnu ciànno portatu su la Terra...‘n cià fattu ‘n grossu affare lu pianeta nostru?! A Lunardi’... beccate questa!... Che tte sì ‘mpacitu? Quella non era ‘na palla de neve... ma ‘n aisberghe volante! Se mme pijavi m’armannavi a qquill’andru monnu... cucì appena m’arconoscevono... sa’ che mme dicevono?... Ahò... quistu ‘n s’è scafatu pe’ gnente... è ‘rtornatu cucì com’è ppartitu! paolo.casali48@alice.it

ASTROrime... La gravitazione universale Se tu ti appelli a un mondo un po’ balordo... dove neppure tra fratelli son sinceri... ci credo... che rimane pure sordo.... tra bianchi... rossi... gialli... e pure neri. Facendo appello a più gravitazione per farci un poco al Sole avvicinare... io credo che può esser soluzione il fatto di poterci più abbronzare. Così potremo esser tutti uguali... semmai con qualche vaga sfumatura... e quei colori tutti universali... potranno far la vita... meno dura. PC

Accadde a dicembre... Keplero 27 dicembre 1571, a Weil der Stadt (Germania) nasce Friedrich Johannes Kepler. Uno dei più grandi astronomi della storia nacque da una famiglia un po’ disastrata: il padre era un mercenario e lo abbandonò quando aveva solo quattro anni, la madre si guadagnava da vivere vendendo intrugli miracolosi e venne accusata di stregoneria dalla Chiesa protestante. Ma a questa madre dobbiamo molto, perché fece osservare al piccolo Johannes una cometa nel 1577 ed una eclissi di luna nel 1580, producendo in lui un particolare interesse per l’astronomia. Il giovane Keplero si dedicò dapprima ad una attività artigianale, ma la sua debole costituzione lo costrinse ad abbandonare il lavoro e ad iniziare studi di teologia e di matematica legata all’astronomia. Fu assistente del grande astronomo Tycho Brahe (col quale ebbe rapporti sempre tesi) ed alla morte di questi gli succedette come matematico ed astronomo imperiale. A differenza degli astronomi che lo avevano preceduto, con Keplero la relazione tra matematica ed astronomia diventò molto stretta, fornendo, oltre allo schema geometrico per la costruzione del sistema astronomico, anche la possibilità di definire con precisione le leggi che regolano i moti celesti. Infatti, precorrendo in un certo senso la teoria della gravitazione universale di

Newton e partendo da un compito affidatogli da Brahe, cioè lo studio dell’orbita di Marte (per il quale prevedeva di utilizzare solo 8 giorni ed invece ci lavorò per 8 anni!), egli abbandonò l’ipotesi che i pianeti percorressero orbite circolari, a favore della forma ellittica, e formulò le famose 3 leggi sul movimento dei pianeti: le prime due vennero pubblicate nella Astronomia Nova (16081609) e la terza nell’Harmonices Mundi (1619). Nel 1604 nella nostra galassia esplose una supernova (la SN 1604), che fu visibile ad occhio nudo per diciotto mesi. Keplero la vide per la prima volta il 17 ottobre e la studiò così attentamente ed a lungo, che essa prese il nome di Stella di Keplero. La SN 1604 fu la seconda supernova osservata nell’arco di poco più di trent’anni e da allora non ne sono più apparse nella nostra galassia, ma i suoi resti sono a tutt’oggi fonte di studio sull’evoluzione di una supernova. Keplero fece una dettagliata descrizione di questa stella nel De Stella Nova in Pede Serpentarii, pubblicato nel 1606. I problemi alla vista, di cui soffriva, lo indussero a compiere anche studi di ottica, che, oltre ad esaminare la struttura dell’occhio, i problemi connessi con la visione sfocata e la spiegazione del funzionamento degli occhiali, lo portarono ad ideare nel 1611 un cannocchiale (o telescopio) astronomico alternativo a

quello di Galileo e sicuramente più valido, utilizzando come oculare una lente convessa anziché divergente. L’immagine appariva capovolta, ma il lavoro osservativo era più agevole e si potevano raggiungere ingrandimenti molto elevati. Sul letto di morte, Tycho Brahe affidò a Keplero il compito di completare le tavole dedicate all’imperatore Rodolfo II, e molti anni dopo, nel 1627, egli pubblicò le Tabulae Rudolphinae, un catalogo astronomico corredato da tavole planetarie, che contenevano le posizioni di oltre 1000 stelle misurate da Brahe, ed oltre 400 misurate da Tolomeo e Johann Bayer. Gli ultimi anni di vita di Keplero furono contrassegnati da forti avversità, malattie e febbri continue. In quel di Ratisbona, si spense all’età di 58 anni, senza però tralasciare di scrivere un epitaffio per la propria tomba: Il mio spirito ha misurato il cielo, ora misura la profondità della terra. Fiorella Isoardi Valentini

INQUINAM E NTO LUM I NOSO E RI SPARM I O E N E R G E T I C O Come illuminare i propri spazi esterni Sabato 9 ottobre 2010 si è svolta a Terni - p.za Europa, con il patrocinio del Comune di Terni, l’Assessorato all’Ambiente e la Circoscrizione nord, la manifestazione nazionale per il risparmio energetico e contro l’inquinamento luminoso. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Ternana Astrofili Massimiliano Beltrame, per sensibilizzare la cittadinanza sull’inquinamento luminoso prodotto dagli impianti di illuminazione pubblica e privata. Gli astrofili ternani hanno portato i loro telescopi in piazza e condiviso con i cittadini lo spettacolo offerto dal cielo stellato. Per l’occasione le lampade dell’illuminazione di p.za Europa sono state spente e i ternani hanno potuto ammirare Giove e le sue Diffusore, vietato, di luce a sfera. Lune, le stelle di prima grandezza Deneb del Cigno, Vega della Lyra, Altair dell’Aquila, l’ammasso aperto della civetta ( NGC In L.go F. Micheli - Terni 457) in Cassiopea, l’ammasso globulare M15 in Pegaso e le altre stelle meno luminose, generalmente oscurate dalla luce artificiale. Durante la serata la domanda ricorrente di molti cittadini è stata: Cosa è l’inquinamento luminoso? A “bocce ferme” ci siamo resi conto che la domanda è pertinente. Molti cittadini non sanno che la luce artificiale può produrre inquinamento luminoso, condizionando e alterando la vita del mondo vegetale e animale, aumentando le difficoltà della ricerca astronomica e, non ultimo per importanza, causando un danno economico alle proprie tasche. Gli stessi cittadini non sanno che la maggior parte delle regioni italiane hanno adottato provvedimenti legislativi per tentare di limitare il fenomeno. La Regione Umbria, in particolare, ha emanato la Legge regionale N. 20 nel 2005 e il Regolamento regionale N. 2 nel 2007. Come associazione astrofila, ma anche come cittadini, dobbiamo quindi aumentare la nostra azione divulgativa, perché si diffonda la cultura di una corretta illuminazione. Tutta la cittadinanza deve essere informata su come illuminare i propri spazi esterni, senza produrre inquinamento luminoso e risparmiare energia. Un esempio delle prime cose che i privati cittadini dovrebbero sapere è che i corpi luminosi a sfera (vedi foto), tra i più diffusi nei nostri giardini e parchi privati, sono vietati. Questi diffusori di luce sprecano energia perché indirizzano i raggi luminosi anche dove non serve (in cielo) e producono l’effetto abbagliamento in modo franco.capitoli@teletu.it diretto. Questo tipo di diffusore deve essere abolito nella pubblica e nella privata illuminazione.

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Indov ina... i n d o vi n el l o Vuoi partecipare, come solutore o come creatore di indovinelli? O di rebus o cruciverba? O di rompicapo matematici? Questo mese abbiamo i seguenti premi: 1 libro della prestigiosa editrice Projecta; 1 abbonameno gratuito al mensile La Pagina; iscrizione gratuita al club degli amanti della matematica; pubblicazione dei tuoi rompicapo. Invia la tua soluzione a elena.lucci@gmail.com 1 - V’è una cittadina assai piccina che, per quanto minuta, è ricca di grattacieli di varie forme: qualcheduno piatto, altri a punta e perfino squadrati... Nel diurno c’è un gran via vai: gente che va, gente che viene ed è tutto un lavoro. Unica è la strada maestra, frequenti son le inondazioni, terribili i terremoti accompagnati da boati ed esplosioni. La notte è tutto silenzio eccetto, ogni tanto, qualche lamento. Che cos’è? 2 - Che frenesia la nostra esistenza: ci vogliono dritti, sparati, lenti o serrati, morbidi o lunghi, corti ed oblunghi. Ogni dì mascherar ci dobbiamo: immersi nella colla e nella sabbia, tra le mandibole di coccodrilli ed istrici passiamo, cotti perfino come un uovo strapazzato, per noi non c’è pace sul ferro scaldato. Intrappolati da lombrichi multicolori, tra aghi e pinze, sempre osservati quando siamo fuori. Tre o quattro volte a settimana le cascate del Niagara ci cadono in testa: poveri noi, che vita mesta! 3 - Sono così corto che non mi puoi misurare, così piccolo che non mi puoi vedere, alcune volte vorresti che non finissi mai. Tutti provate a domarmi, rallentare o trattenere. La mia prigione è la macchinetta fotografica, perché la luce impressa è la sola che mi può sconfiggere: chi sono? 4 - Sono la linea di demarcazione, il tratto di separazione tra il terrestre ed il divino, son tutto anche se non sembro niente, costituisco la prospettiva della tua mente: cammina, corri e viaggia quanto vuoi, ma sempre lì mi vedrai, perché io sono infinito e non mi supererai giammai. 5 - Se cerchi di vedermi non mi puoi vedere e, quando finalmente mi vedi, in realtà non mi stai vedendo affatto. Chi sono? 6 - Del mondo ho la forma, ma assai più minuto sono, alle volte mi definiscono uno specchio, altre un puntino, altre ancora un lago ghiacciato. Di norma sono bianco, ma posso anche essere nero se maltrattato. Senza me si è completamente persi, io sono il mondo stesso, poiché senza di me esso sarebbe inutile. Perfetto spesso non sono, ma non pensate ch’io sia futile! Elena Lucci - Classe IIIG, ScM O. Nucula

Caporetto e Vittorio Veneto: un bivio infinito

Caporetto: il luogo di una delle più terribili disfatte dell’esercito italiano contro quello dell’impero Austro-Ungarico. Noi pensiamo che quei disastrosi giorni per la patria siano passati, che appartengano ad una generazione e ad una realtà trascorsa, ma in verità non è così. Siamo infatti sicuri che questi siano tempi d’oro per la nazione? Io penso proprio di no! Mi chiedo dove siano

gli italiani veri, quel popolo di grandiosi pittori, scrittori, musicisti ed artisti capaci di liberare la terra natia dagli invasori, di rendere il proprio stato una potenza mondiale, di vincere una guerra globale, di compiere un miracolo economico e di debellare piaghe come quella delle brigate rosse. Mi chiedo dove siano finiti i discendenti diretti della grandiosa Roma, che ormai è soltanto considerata un nome astratto citato sui libri di storia. E’ infatti dalle nostre magnifiche radici storiche che dovremmo riscoprire il significato di essere italiani, di discendere cioè da un popolo che è stato in grado di piegare alla propria giurisdizione più continenti.

E’ triste quindi pensare che, se perderemo anche l’ultima briciola di queste conoscenze, verremmo travolti da una Caporetto culturale più disastrosa del crollo verificatosi a Pompei. Dobbiamo però ricordare che esiste anche Vittorio Veneto, il luogo in cui i nostri soldati ottennero la vittoria della Prima Guerra Mondiale! Se infatti riacquistassimo la nostra identità potremmo veramente essere uniti nel dimostrare a tutti che gli italiani veri non sono scomparsi. Osserviamoci: abbiamo un immenso patrimonio artistico, naturale e culturale che, insieme alla bellezza del nostro Paese, ci è invidiato dal mondo intero. Il problema vero è però

quello di saperlo sfruttare! Per quale motivo, ad esempio, abbiamo il diritto di possedere la fontana di Trevi se poi i nostri giovani, alla faccia delle origini storiche, infischiandosene altamente del suo progettista Nicola Salvi, la rovinano con quelle maledette bombolette? Ma siamo veramente impazziti? Stiamo andando da soli verso l’autodistruzione, la quale è veramente un punto di non ritorno! L’unica soluzione per evitare ciò è semplicemente quella di dimostrare di essere degni di appartenere al nostro popolo! Molte persone meritevoli si stanno impegnando per realizzare questo sogno, ma da sole non bastano... Tutti abbiamo infatti la pos-

sibilità di contribuire alla salvaguardia della nostra nazione, come coloro che, senza volere in cambio nulla, si dedicano alla più utile attività esistente: il volontariato! Questo, insieme a molti altri comportamenti che potrebbero essere premiati al valor civile, è uno dei modi con cui possiamo veramente dare un senso alla nostra esistenza, non sprecandola quindi come quei vandali da me sopracitati. Abbiamo dunque un bivio davanti a noi: possiamo intraprendere il cammino della gloria o darci la famosa zappa sui piedi da soli. Allora, che cosa scegliamo? Francesco Neri Classe IA, ScM L. Da Vinci

F o n d a z i o n e Cassa di Risparmio di Terni e Narni Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, nella riunione del 29 settembre u.s., ha deliberato uno stanziamento di Euro 132.000,00 per il Progetto per la realizzazione di una infrastruttura wireless per le scuole medie superiori del ternano. Il progetto è frutto di una collaborazione tra la Fondazione CARIT e il Polo Scientifico Didattico di Terni, nella persona del suo Pro Rettore, prof. Pietro Burrascano, con il quale lo scorso 1° ottobre è stata sottoscritta una apposita convenzione dopo aver presentato l'iniziativa alla Provincia. Gli obiettivi dell'iniziativa possono essere così sintetizzati: “offrire agli Istituti Scolastici di secondo grado della provincia di Terni una rete wireless finalizzata alla fruizione di contenuti didattici e di servizi Internet condivisi. Attivazione di un Network di Autenticazione comune; predisposizione di un portale WEB per l'accesso alla rete wireless, nel quale sia possibile attivare servizi agli studenti e garantire un'integrazione ai più diffusi Social Network mondiali”. Secondo un sondaggio del 2009, infatti, l'89% dei giovani europei non è in grado di immaginare una vita senza social network. Lo scopo che si intende raggiungere è quindi quello di “sfruttare il fenomeno Social del momento cercando di convogliare le esperienze mediatiche e di vita dei singoli studenti anche all'interno del mondo scolastico”.

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F o n d a z i o n e Cassa di Risparmio di Terni e Narni

Personale di arte contemporanea dell’artista Guido Mirimao presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Palazzo Montani Leoni, Corso Tacito 49, Terni. Ultimi giorni di apertura: 17, 18, 19 dicembre 2010, con orari 10.00/13.00 16.00/19.00. Ingresso gratuito; catalogo gratuito in sede.

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La pagina dicembre 2010