Sport
Il futuro del calcio in tv: tutti gli scenari per la spartizione del nuovo triennio di Antonio Scali
A PAGINA 6
Spettacoli
Cinema2day, grande successo nelle sale per l’iniziativa prorogata fino a maggio di Rossella Melchionna
A PAGINA 7
PERIODICO NUMERO 3 31/03/2017
Il consigliere presidenziale Steve Bannon spalanca le porte della Casa Bianca all’ultradestra Alt-right
Le nubi nere di Trump nel cielo di Washington
L’inchiesta
Quarant’anni dal marzo ‘77 una generazione sopraffatta dalla violenza
di Nancy Calarco, Giulia Turco e Luisa Urbani
Società civile
La giornata in ricordo delle vittime innocenti della mafia diventa legge
di Salvatore Tropea
«Hail Trump! Hail victory!» Tradotto in tedesco: Sieg Heil. A pochi passi dalla Casa Bianca, il saluto nazista risuona dal palco del convegno dell’Alt-right, la galassia della destra suprematista bianca che sostiene Trump. Siamo a pochi giorni dalla vittoria del candidato repubblicano alle elezioni presidenziali. Ci sono le telecamere delle televisioni nazionali. Ma per Richard Spencer, il leader dell’estrema destra, non è un problema.È lui a urlare lo slogan hitleriano a chiusura del suo intervento, per celebrare la vittoria del tycoon. I militanti e gli spettatori del convegno rispondono con il braccio alzato. Le immagini vengono diffuse dai media, in poche ore sale la polemica. Alcuni giornalisti, preoccupati, chiedono al neopresidente: è d’accordo con gli slogan in stile nazista? Trump, come nel suo
stile, affida la sua risposta a un tweet. «Li condanno», scrive.Eppure, “The Donald” ha chiamato a occupare i posti chiave della nuova amministrazione proprio i maggiori leader della galassia Alt-right. A cominciare da Stephen Bannon, ex Ceo della campagna elettorale di Trump, seguace di Julius Evola, nominato capo stratega e consigliere personale alla Casa Bianca, e poi incaricato di presiedere il National Security Council. Passando per Stephen Miller, il 31enne assistente personale e senior advisor del presidente Usa, apertamente antisemita, autore dei più controversi ordini esecutivi firmati da Trump in queste ultime settimane. Per arrivare a Sebastian Gorka... di Siria Guerrieri ALLE PAGINE 8 e 9
LUMSAnews
l’inchiesta
Marzo ‘77
Le lotte in piazza tra studenti e polizia il fiorire di esperienze creative e le due anime del Movimento
PAGINA 2
La manifestazione del 12 marzo 1977 dopo la morte di Francesco Lorusso
i 40 anni di una mezza
rivoluzione
S
di NANCY CALARCO, GIULIA TURCO E LUISA URBANI
ono passati 40 anni, ma ancora il ’77 resta un concetto complesso da definire, tra pretese di rivoluzione e tragico epilogo di sangue. Corrisponde contemporaneamente alla creatività, all’esplosione di nuove forme d’arte, ma anche alle pulsioni violente che hanno scosso l’Italia. Un momento in cui le spinte rivoluzionarie post-68 sono esplose, attraversando il mondo studentesco e incrociando componenti artistiche. In quegli anni si sviluppano movimenti soprattutto nella sinistra extraparlamentare al confine con la legalità come Lotta Continua, sciolta nel 76, ma di fatto in vita fino agli ultimi anni ‘70 grazie ai numerosi collettivi studenteschi legati all’omonimo quotidiano. In altri casi si trattava di organizzazioni dal carattere apertamente insurrezionale, come Autonomia Operaia, o addirittura terroristiche come le Brigate Rosse, che operavano fin dai primi anni del decennio. Accanto all’anima di contrapposizione puramente politica “dura e pura”, si sviluppano anche esperienze creative, rappresentate nei cortei da contestatori “situazionisti” e nonviolenti come gli Indiani Metropolitani e nel campo giornalistico e grafico, oltre a giornali e riviste di riflessione, dalla rivista satirica Il Male, fondata da Pino Zac. Va inoltre ricordata la rivista di cultura alternativa e fumetto Frigidaire di Vincenzo Sparagna che farà conoscere la matita corrosiva di Andrea Pazienza. Molta la “mu-
sica ribelle”, dal titolo di un celebre brano di Eugenio Finardi, ma vanno ricordati autori come i bolognesi Claudio Lolli, forse il cantautore simbolo del ’77, e gli Skiantos, gruppo di rock demenziale. Le richieste degli studenti spaziavano da questioni legate all’istruzione, alla denuncia di un sistema “baronale” d’insegnamento come dei prezzi alti per un posto letto nelle città universitarie, fino a tematiche come l’adesione dell’Italia alla Nato. I giovani dialogavano e litigavano grazie anche al tam tam delle primissime radio libere, nate proprio in quegli anni, come ci racconta il giornalista Maurizio Torrealta, tra i fondatori di Radio Alice di Bologna. “Decidemmo di aprire il microfono a chiunque e di trasformare la radio in strumento di produzione culturale attraverso l’organizzazione di concerti e di raduni giovanili. La radio venne chiusa dalla polizia, dopo l’irruzione nella sede, avvenuta la sera del 12 marzo 1977, quando furono arrestati tutti coloro che in quel momento erano presenti con l’accusa, poi rilevatasi infondata, di avere diretto via etere i violenti scontri all’indomani dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso.” Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua e studente di medicina dell’Università di Bologna, fu ucciso l’11 marzo del ‘77 . L’episodio avvenne durante una manifestazione del movimento studentesco per contestare l’assemblea indetta dal movimento cattolico Comunione e Liberazione. In serata, al termine
La redazione di Radio Alice, Bologna 1977
di scontri andati avanti per tutta la giornata, un colpo di pistola da parte del carabiniere Massimo Tramontani ferì a morte il giovane 25enne. Alle manifestazioni successive di protesta parteciparono migliaia di giovani. Tra questi anche Benito Fusco, amico di Francesco Lorusso divenuto poi frate della comunità dell’Eremo di Ronzano. Fusco, oltre a essere stato protagonista di quella giornata di scontri sentì il dovere morale nel 2007 di fare incontrare, come segno di pacificazione, la famiglia Lorusso con quella del carabiniere Tramontani. “C’è stato un abbraccio molto lungo dopo trent´anni e sei giorni. Un gesto di riconciliazione – spiega oggi Fusco – Tramontani ha dichiarato di aver obbedito a ordini, era un ragazzo di vent’anni anche lui… Mai era intervenuta la polizia con quelle modalità. Quello che è successo quell’11 marzo è stato un evento fuori dall’ordinario”. Un testimone importante di quell’epoca è stato anche Mauro Zani, che come segretario della federazione bolognese del Pci rappresentava uno dei bersagli della contestazione violenta contro le istituzioni di quegli anni, in cui il Pci governava la città di Bologna. Ma è lui stesso a considerare il movimento del ’77 qualcosa di non etichettabile soltanto come violenza. “E’ stata una situazione molto più ampia della semplice violazione delle leggi – spiega – è una storia lunga ma certamente l’omicidio Lorusso ha accele-
rato la situazione. Radio Alice – conclude – è stata determinante per quel momento storico. Infatti l’ascoltavo anche io”. Dunque, come rileva anche uno degli avversari politici del movimento del 1977, lacomunicazione fu un elemento essenziale delle istanze giovanili a Bologna e in tutta Italia. Come conferma Renzo Rossellini, figlio del regista maestro del Neorealismo, fondatore di Radio Città Futura di Roma. “Nonostante le radio libere fossero accusate di propagandare violenza e terrorismo, la gente le accolse come strumento di comunicazione di massa in cui trovare il proprio spazio. Radio Città Futura in realtà era una radio pirata. Operavamo come opposizione al monopolio Rai, non c’era ancora una regolamentazione – racconta orgoglioso –. La radio era gestita per lo più dal movimento studentesco con una struttura piuttosto improvvisata. Al suo interno c’erano settori autogestiti come Radio Donna, ad esempio, che dava spazio al movimento femminista”. Al caos di rivendicazioni, sentimenti e aspirazioni della generazione scesa in piazza nel ’77 fa da contraltare anche l’aspetto del rispetto dell’ordine costituito, per le violenze scaturite in quegli anni, come racconta l’avvocato Alessandro Gamberini, legale della famiglia di Francesco Lorusso e figura di riferimento della sinistra di quegli anni. “Non possiamo dire che tutto è iniziato con il delitto Lorusso, sa-
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La cronologia
Breve storia di una stagione di rivolte
Dalla cacciata di Lama al convegno di Bologna
Un mazzo di fiori dove fu ucciso Francesco Lorusso rebbe contrario alla storia. L’omicidio fa solamente precipitare la situazione. Nel corteo che venne fatto quella sera stessa, poi a Roma il 12 marzo, già ci sono presenti esponenti di movimenti eversivi. A Bologna – prosegue – c’erano già stati assalti a un’armeria, ricordo le barricate a cui fu poi dato fuoco, fatte con cumuli di panche. Da li vedemmo alle cinque di mattina avanzare i blindati militari, perché questa cosa venne fermata con l’arrivo di blindati come se stesse arrivando un colpo di Stato. La vicenda – conclude – è complicata, così come un bilancio storico sul 77”. Una risposta al significato di quell’anno ambiguo viene da un politologo come Angelo Panebianco, che per far comprendere meglio il clima di quell’epoca torna indietro al giorno in cui si tenne il comizio del segretario della Cgil Luciano Lama, all’Università di Roma. Comizio che finì in uno scontro violento tra manifestanti e forze dell’ordine. “L’episodio – spiega – ebbe un grande impatto soprattutto perché avvenne in una fase in cui il sindacato godeva di grande prestigio”. “La vicenda della cacciata di Lama dimostra come in quell’epoca era molto diffusa una forte ideologia anti istituzionale. Ideologia che – secondo Panebianco – è rimasta ancora oggi. Il ’77 ha esattamente fatto questo: ha ripreso, rilanciato e diffuso tra i più giovani la cultura anti istituzionale già presente nel paese.”
17 FEBBRAIO. L’Università Sapienza di Roma è occupata, ai docenti non è permesso accedere liberamente al posto di lavoro. La visita di Luciano Lama, segretario generale della Cgil, è organizzata per liberare l’università senza dover ricorrere alla polizia. Il leader sindacale viene preso a sassate dai guerriglieri. In particolare dagli studenti armati di Autonomia Operaia, erede di Lotta Continua, che assaltano il palco e costringono la Cgil alla fuga. 11 MARZO. A Bologna viene indetta un’assemblea di Comunione Liberazione all’istituto di Anatomia. Alcuni studenti “settantentini” tentano di entrare nell’aula, ma vengono respinti. La contestazione dilaga diventando violenta e intervengono le forze dell’ordine. In via Mascarella, i dissidenti colpiscono un autocarro di militari. Lo studente Francesco Lorusso viene ucciso dai colpi sparati da uno di loro, Massimo Tramontani. 12 MARZO. Alle 23.15 la polizia irrompe e chiude Radio Alice, emittente radiofonica bolognese d’intervento politico militante. Nata da un gruppo di studenti del Dams provenienti dall’area di Autonoma, inizia a tra-
Bologna, 11 marzo 2017: il corteo in ricordo dei fatti del 1977
Scontri universitari, 1977 Sotto, una manifestazione femminista
smettere nel 76. All’indomani della morte di Lorusso, tutti i presenti vengono arrestati, con l’accusa di aver diretto via etere gli scontri. Gli impianti per le trasmissioni vengono distrutti. 21 APRILE. Le forze dell’ordine intervengono a Roma per sgomberare le facoltà occupate dai gruppi di Autonomia. Gli scontri sono violentissimi, soprattutto nel quartiere San Lorenzo. Tra lanci di molotov e colpi di pistola rimane ucciso l’allievo sottoufficiale di 23 anni Settimio Passamonti. 12 MAGGIO. A Roma un’altra vittima. È la diciottenne Giorgiana Masi, uccisa durante un corteo organizzato dai Radicali a piazza Navona, in occasione del referendum sul divorzio. 14 MAGGIO. A Milano l’agente di polizia Antonio Custra è colpito a morte da un proiettile. Una fotografia immortala un manifestante con il volto coperto da passamontagna, impugnare una P38 e sparare un colpo a gambe divaricate verso la polizia. L’immagine diventa l’icona più rappresentativa del 77. 2 GIUGNO. A Milano, Indro Montanelli, direttore del
Giornale nuovo è vittima di un attentato. Mentre si reca in redazione, viene ferito all'angolo fra via Daniele Manin e piazza Cavour con una pistola munita di silenziatore. L'attentatore spara otto colpi consecutivamente, colpendolo alle gambe. L'attentato viene rivendicato dalla colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse con una telefonata al Corriere d'Informazione. Secondo la rivendicazione dei terroristi perché “schiavo delle multinazionali”. 7 GIUGNO. Il Senato boccia la legge 194/77 sull'aborto, già approvata alla Camera il 21 gennaio. Nei giorni successivi alla bocciatura, in tutte le città, ci sono manifestazioni indette dalle organizzazioni delle donne per protestare contro la votazione del Senato. 5 LUGLIO. Sul quotidiano Lotta Continua, organo ufficiale dell'omonima formazione extraparlamentare, viene pubblicato un appello contro la repressione del compromesso storico, firmato da molti intellettuali, tra cui JeanPaul Sartre, Michel Foucault, Gilles Deleuze, Felix Guattari, Roland Barthes e Maria Antonietta Macciocchi. 7 LUGLIO. Ad Abano Terme (Padova) un commando del Fronte Comunista Combattente colpisce alle gambe Antonio Garzotto, giornalista del "Gazzettino" di Padova. È l’ennesimo episodio di gambizzazione contro un giornalista. 28 AGOSTO. Diverse manifestazioni anti nucleare si svolgono in tutto il paese. Significativa quella contro la costruzione della centrale di Montalto di Castro (Viterbo), in occasione della quale nasce il movimento anti-nucleare. Le diverse manifestazioni coinvolsero numerosi militanti anarchici, antimilitaristi e varie associazioni ambientaliste. 19 SETTEMBRE. A Torino, i militanti di Azione Rivoluzionaria feriscono, con 5 colpi di pistola alle gambe, Nino Ferrero, giornalista dell’Unità. Con questo attentato e con un ordigno esplosivo contro la sede torinese del quotidiano La Stampa, fatto scoppiare due giorni prima, il movimento Azione Rivoluzionaria dà avvio ad una campagna nazionale contro “le tecniche di manipolazione finalizzate al consenso” messe in atto dai grandi media. 23 - 25 SETTEMBRE. A Bologna si svolge il “Convegno nazionale contro la repressione”. Circa 100.000 giovani trasformano la città in un palcoscenico per feste, rappresentazioni teatrali e musicali, mentre all'interno del palazzo dello sport i gruppi più politicizzati si confrontano duramente sul futuro del movimento studentesco. Si arriva alla rissa tra Autonomi e esponenti di Lotta continua.
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società civile
PAGINA 4
Una legge per dare un calcio alla mafia Memoria, impegno e confisca dei beni: come si combatte la criminalità
U
di SALVATORE TROPEA
na giornata per dare un calcio alla mafia, per ricordare le sue tante, troppe, vittime innocenti; per rinnovare l’impegno della società civile contro la criminalità organizzata e, da quest’anno, la presenza ancora più forte dello Stato in prima linea. Il Parlamento ha infatti approvato definitivamente la legge che istituisce, per il 21 marzo, la “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Come prevede il testo, approvato all’unanimità, possono essere organizzate «manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di ricordo». In realtà la nuova legge recepisce l’impegno decennale di associazioni come Libera, che già dal 1996, ogni anno in una città diversa della Penisola, organizza nel primo giorno di primavera la marcia in ricordo delle vittime innocenti. Una manifestazione che quest’anno ha assunto un significato ancora più importante perché – quella che è stata la ventiduesima edizione – si è svolta nella città calabrese di Locri, storicamente al centro di episodi di violenza e crimini malavitosi. La nuova legge è «un riconoscimento importante e sottolinea l’impegno in questi anni», ha affermato a Lumsanews Daniela Marcone, vicepresidente di Libera e responsabile del coordinamento dei familiari delle vittime innocenti. «Da un anno all’altro la giornata del 21 marzo segna questo percorso di memoria e lo studio delle storie che ci vengono segnalate dai vari territori. Queste storie – spiega la figlia di Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia, assassinato nel marzo del ’95 – vengono approfondite e poi l’eventuale nome che viene segnalato, qualora ci sia la connessione con la matrice mafiosa e soprattutto si tratti di una vittima innocente, viene inserito nell’elenco» di oltre novecento nomi che viene letto durante la manifestazione. «Non si tratta di una semplice celebrazione, ma di un rinnovo del patto di impegno che noi facciamo con la comunità e con le istituzioni». E un grande segnale istituzionale è arrivato direttamente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che si è recato a Locri il 19 marzo, pochi giorni prima della manifestazione, per incontrare i familiari delle vittime della mafia che sono arrivati da tutta la nazione. La lotta alla criminalità organizzata non può infatti fare a meno dell’impegno e del supporto delle istituzioni e dello Stato, a tutti i livelli, come ha sottolineato anche il Sindaco di Locri, Giovanni Calabrese. Sempre secondo Daniela Marcone «è necessario applicare le normative già esistenti e renderle più omogenee». Libera in particolare porta avanti da anni attività incentrate su una corretta informazione del problema, su percorsi di formazione nelle scuole, ma
La figlia di una vittima “Non solo una celebrazione ma un rinnovo dell’impegno con comunità e istituzioni” Il vescovo di Locri “La ‘ndrangheta rappresenta l’antivangelo, questa terra ha bisogno di crescita”
L’arcivescovo di Campobasso “Scomunicai la ‘ndrangheta dieci anni fa. Il gusto del bello è la miglior forma di antimafia”
soprattutto, come ha evidenziato la Marcone, sulle normative «contro la corruzione, sui testimoni di giustizia e sulla gestione e il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi». Il tema della giornata, “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”, per il vescovo di Locri monsignor Francesco Oliva ha espresso «la volontà di cogliere il volto bello di questa terra e le sue positività come anche il suo bisogno di crescita e sviluppo». L’evento è stato sostenuto anche dalla Conferenza episcopale calabra che, come ha spiegato il vescovo, dopo la visita di papa Francesco a Cassano allo Ionio nel giugno del 2014 e la sua scomunica ai mafiosi, ha assunto una posizione sempre più decisa contro ogni forma di associazione criminale, perché «la ‘ndrangheta è l’antivangelo». A ricordare il decennale impegno della Chiesa, e di molti magistrati e sacerdoti come don Luigi Ciotti, anche l’attuale arcivescovo di Campobasso-Boiano Giancarlo Maria Bregantini, intervistato da Lumsanews. Fu proprio l’ex vescovo di Locri-Gerace che, nel marzo del 2006, scomunicò per primo la mafia creando grande scalpore a livello nazionale e che, l’anno seguente, diventò un simbolo dell’antimafia
con le sue dure prese di posizione, in particolare dopo la strage di Duisburg. Bregantini ha voluto ricordare il cammino dell’antimafia: «ci sono state fasi in cui si tendeva addirittura a nascondere il fenomeno; fasi in cui ci si nascondeva per paura; fasi in cui si è usciti allo scoperto e infine fasi di lotta aperta e finalmente consapevole» della vera portata del problema. Un problema ormai diffuso che tocca tutta la Penisola, «tanto i paesi interni della Calabria quanto le periferie di Milano, arrivando addirittura all’estero come in Australia». Secondo Bregantini «bisogna quindi agire in senso globale a tutti i livelli, che sono molteplici. La magistratura per esempio – ha spiegato l’arcivescovo – deve essere sempre all’altezza, senza esagerare, deve fare la sua parte sapendo però che le altre parti non sono meno importanti». Infatti, «non è la magistratura che fa la guerra alla mafia, ma la società, attraverso la scuola, la chiesa, la politica». L’appello è dunque quello di ricordare che «non è un solo settore che lotta, ma si combatte tutti insieme. È chiaro allora – ha concluso, ricordando il suo libro “Non possiamo tacere” – che la risposta finale è che il gusto del bello è la miglior forma di antimafia».
I DATI
Secondo l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, risultano essere quasi 21mila gli immobili confiscati in tutte le regioni d’Italia e più di 2.700 le aziende. Quello che emerge, a conferma di un problema che riguarda tutto il Paese, è dunque l’alto numero di imprese confiscate non solo al Sud ma anche in regioni come il Lazio e la Lombardia
LUMSAnews L’hate speech non è un fenomeno moderno confinato ai social. E’ quanto emerge dall’indagine condotta su Twitter dall’Osservatorio italiano sui diritti Vox nel 2016. «Nonostante la legislazione contro l’hate speech e le norme di autoregolamentazione delle piattaforme social, si assiste alla proliferazione di linguaggi profondamente intolleranti a contorno di una vicenda drammatica» spiega il dossier Notizie oltre i muri, pubblicato nel 2016 dall’Associazione CartadiRomaI Fra i ragazzi, è diminuita la percezione dei pericoli, sia online che offline. in contatto con la violenza sul web.
CYBERBULLISMO
il web
Post e tweet al veleno il linguaggio d’odio spopola anche in rete
PAGINA 5
GLI INSULTI AI COETANEI
Insulti, minacce e intolleranza Così parlano oggi i giovani sul web
I
Nanni Moretti in “Palombella rossa”
INSULTI ALLE CELEBRITÀ
di GIORDANO CONTU
l linguaggio dei social network è qualcosa di profondo nella comunicazione tra le persone. Ecco perché quel fenomeno sempre più diffuso che è l’hate speech, ovvero i discorsi carichi di odio, preoccupa sia gli esperti che gli utenti. «Le parole sono importanti» gridava l’attore Nanni Moretti nel film Palombella rossa, quando il tempo dei social era lontano da venire. L’avvento di Facebook e Twitter ha trasformato il linguaggio condiviso in uno strumento di cui colpisce sempre di più l’impoverimento, lo scadere nell’insulto, anziché l’arricchimento della discussione. Ogni tre giorni, nell’ultimo mese, l’Ansa ha pubblicato un fatto di cronaca, spesso di sport o politica, legato al linguaggio violento, con discorsi a sfondo sessuale, razzista o diffamatorio. L’hate speech non è un fenomeno moderno confinato ai social. Il bersaglio preferito sono le donne. A seguire omosessuali, ebrei, musulmani e migranti. E’ quanto emerge dall’indagine condotta su Twitter dall’Osservatorio italiano sui diritti Vox nel 2016. «Nonostante la legislazione contro l’hate speech e le norme di autoregolamentazione delle piattaforme social, si assiste alla proliferazione di linguaggi profondamente intolleranti a contorno di una vicenda drammatica» spiega il dossier Notizie oltre i muri, pubblicato nel 2016 dall’Associazione CartadiRoma. L’hate speech non è altro che un’espressione di odio o superiorità, che incoraggia la discriminazione o la violenza nei confronti della persona per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La definizione risale al 1993 ed è data dalla legge Mancino contro la discriminazione. Ma secondo il linguista Tullio De Mauro i confini possono essere ampliati. Non ci sono solo insulti volgari come la parola cretino, o gli stereotipi come negro. Molti discorsi sono espressi con parole innocue utilizzate con la volontà di ferire: lucciola, ladro, terrone, pescivendolo. Nonostante tutto il più diffuso e popolare insulto diretto resta sempre la parola coglione. Nel 2016 la raccomandazione europea Ecri 15 ha aggiornato la casistica degli hate speech: denigrazione, diffamazione, soprusi, insulti, stereotipi negativi, stigmatizzazione, minacce a causa di
razza, età, handicap, lingua, religione o convinzioni, sesso, identità di genere o orientamento sessuale. E’ importante che la prima risposta al bullismo arrivi quasi sempre dagli stessi utenti dei social network. I gestori delle piattaforme come Facebook e Twitter attuano politiche per cercare di contrastare, attraverso algoritmi e persone che vagliano le segnalazioni, l’incitamento all’odio e i contenuti violenti. Benchè Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube abbiano sottoscritto di recente il Codice di condotta europeo contro l’hate speech, secondo la Commissione europea il loro sforzo è insufficiente: solo il 28 per cento dei contenuti segnalati viene rimosso e si interviene su solo il 9 per cento dei commenti irregolari. La ricerca condotta da Generazioni Connesse segnala che il 40 per cento degli adolescenti passa oltre cinque ore al giorno sui social network, con «forti rischi» in relazione all’aumento dell’odio e dell’indifferenza a causa della confusione sempre maggiore tra piano reale e virtuale. I dati pubblicati da Ipsos per Save the Children nel 2015 confermano che negli ultimi anni, fra i ragazzi, è diminuita la percezione dei pericoli, sia online che offline. C’è un’estrema facilità con la quale i giovani italiani entrano in contatto con la violenza sul web, perciò si lavora per aumentare l’efficacia della scuola. Per contrastare l’incitamento all’odio il governo italiano ha puntato molto sulla linea educativa. L’obiettivo è stato di sviluppare gli «anticorpi della rete» iniziando dal comportamento dei giovani off-line, piuttosto che contrastare l’odio on-line. Su questo tema c’è un primato tutto italiano. In risposta alle sollecitazioni della Commissione europea, nel 2016 la presidente della Camera Laura Boldrini ha istituito la Commissione Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio. E’ stato la prima in Europa. Il cammino verso l’autoresponsabilizzazione sui social network è già avviato, così come il pressing affinché questo avvenga innanzitutto nella vita reale. Un’ulteriore svolta potrebbe arrivare dal decreto legge sul Cyberbullismo.
Discorsi violenti a sfondo sessuale, razzista e religioso. Ma il bersaglio preferito restano le donne
Laura Boldrini, Presidente della Camera
TIMORI ONLINE
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sport
Calcio e diritti tv arriva la rivoluzione PAGINA 6
I criteri di ripartizione in Serie A
Mediaset ha intenzione di vendere Premium ma i vertici del Biscione dicono no a Sky
I
di ANTONIO SCALI
prossimi mesi saranno decisivi per delineare il futuro del calcio italiano. Dovranno essere definiti, infatti, i bandi per l’assegnazione dei diritti tv di Serie A e Coppa Italia per il triennio 2018-2021, oltre a quelli della Champions e dell’Europa League. Le società restano spettatrici interessate, visto che i loro maggiori ricavi derivano proprio dagli introiti televisivi. Per quanto riguarda il bando della Serie A, da Infront – l’advisor della Lega per i diritti tv – ci fanno sapere che bisognerà prima trovare un accordo con l’Antitrust, dopo che quest’ultimo ha bocciato le linee guida della Lega Calcio a causa della scarsa chiarezza nella composizione dei pacchetti. Probabilmente – dice Infront – si dovrà aspettare settembre. Nonostante questo clima di apparente stallo, la sensazione è che si potrebbe delineare uno scenario innovativo, non più caratterizzato dal duopolio Sky-Mediaset. Nuovi operatori potrebbero decidere di investire nel calcio: dal gruppo Discovery a Urbano Cairo – interessato alla Coppa Italia per la sua La7 – passando per la Rai che starebbe puntando alla trasmissione in chiaro della Champions. Non appare più intenzionata a svenarsi per i diritti del calcio, invece, Mediaset. La Coppa dei Campioni in esclusiva sulla pay-tv Premium nel triennio 2015-2018 è costata al Biscione circa 700 milioni di euro: un esborso ingente che, a conti fatti, non ha portato ai risultati sperati. Il bilancio dell’ultimo trimestre del 2016 segna infatti un rosso di ben 116 milioni di euro, in gran parte dovuto ai disastrati conti della pay-tv.
Nei prossimi mesi usciranno i bandi per i diritti di Serie A e Champions League del triennio 2018-2021
Lo scontro Mediaset-Vivendi - L’azzardo fatto con la Champions aveva però un preciso obiettivo: rendere Premium appetibile agli occhi di eventuali acquirenti, cedendo così ad altri la gestione di un affare in costante perdita. E un compratore quelli di Mediaset l’avevano anche trovato: l’8 aprile dello scorso anno, infatti, l’azienda di Berlusconi ha annunciato la definizione di un accordo con i francesi di Vivendi che prevedeva lo scambio tra le due società del 3,5% del capitale, oltre alla cessione del 100% di Premium a Vivendi. Dopo aver analizzato i conti della pay-tv, però, l’azienda di Vincent Bolloré si è tirata indietro. La reazione di Mediaset è stata netta: ad agosto Vivendi viene citata in Tribunale, con lo scopo di ottenere l’esecuzione coattiva dell’accordo e un risarcimento danni da oltre un miliardo. A dicembre, poi, un nuovo colpo di scena: Vivendi, infatti, ha iniziato a rastrellare in Borsa le azioni del Biscione, portandosi rapidamente al 28,8%, appena sotto la quota del 30% oltre la quale Bolloré avrebbe dovuto lanciare per legge un’Opa. Una mossa che ha dimostrato come il magnate bretone puntasse non tanto a Premium, ma alla casa-madre Mediaset. A febbraio, infine, la Procura di Milano ha iscritto Bolloré sul registro degli indagati per aggiotaggio, dopo l’esposto presentato dal gruppo di Cologno. L’ipotesi di vendita a Sky - Sfumato l’accordo con Vivendi, nelle ultime settimane ha preso corpo l’ipotesi di un interessamento da parte di Sky: «Non è facile fare pronostici. Mediaset nega la volontà di vendere a Murdoch, che dal canto suo punta a riavere i diritti della Champions. Un’even-
tuale cessione dovrà però essere concordata con Vivendi, divenuta azionista di minoranza», commenta Aldo Fontanarosa, giornalista economico di Repubblica che si occupa di media. Sulla possibile fusione Sky-Premium, un redattore di TgCom24, Andrea Saronni, ci ha rivelato che «nelle ultime comunicazioni aziendali i vertici di Cologno smentiscono le voci riguardanti la trattativa con Sky». Inoltre Massimo Corcione, per anni direttore di Sky Sport, ci ha risposto che – a quanto ne sa lui – «non c’è nulla di ufficiale». Il peso dei diritti tv - L’ipotesi che Premium possa smettere di investire nel calcio desta seria preoccupazione tra le squadre italiane. I milioni versati dalle televisioni sono infatti fondamentali per tenere in piedi l’industria del pallone. Basti pensare che solo nella scorsa stagione la Serie A ha incassato ben 924,3 milioni di euro derivanti dai diritti tv. Questa torta viene poi suddivisa per un 40% in parti uguali tra tutte le squadre, per un 30% in base ai singoli bacini d’utenza, mentre il
restante 30% è legato ai risultati sportivi. La Lega di Serie A non comunica ufficialmente la somma incassata da ogni club. Ci si deve limitare, quindi, a fare delle simulazioni. Secondo un’elaborazione della Gazzetta dello Sport, la Juventus avrebbe guadagnato per la stagione passata oltre 103 milioni dalle tv, dovuti soprattutto all’ampio bacino di tifosi. Secondo il Milan con 80,3 milioni, terza l’Inter che incassa 78 milioni. Alle piccole restano quasi le briciole: Carpi e Frosinone, ultime in classifica, si son dovute accontentare di 22 milioni. Una revisione del sistema dei diritti tv sarebbe dunque necessaria, per garantire da un lato la capacità di investimento dei grandi club, dall’altra la competitività delle medio-piccole, come avviene per esempio in Germania o Inghilterra. Si dovrebbe puntare inoltre a «incassare di più dalla vendita dei diritti del nostro calcio all’estero», sottolinea Saronni. Ma una profonda riforma non è affatto facile, visto quanto «è conservatore il calcio italiano», ricorda Corcione.
LA SCHEDA
Nel grafico in alto, la distribuzione degli introiti televisivi vigente in Serie A. Il 40% dei ricavi viene equamente suddiviso tra tutte le venti squadre. Un 30% in base al bacino d’utenza dei singoli club e il restante 30% legato ai risultati sportivi delle squadre
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Cinema2day, ritorna il fascino della sala Dopo il successo ottenuto, prorogata fino a maggio l’iniziativa del Mibact di ROSSELLA MELCHIONNA
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ievocare la magia della sala cinematografica, avvicinare nuovamente gli spettatori alla “dimora” della settima arte. È questo l’obiettivo prefissato – e pienamente raggiunto – da Cinema2day, l’iniziativa messa in campo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Un esperimento di successo, dimostrato dall’accoglienza del pubblico italiano, che ha spinto ministero e associazioni del settore a spostare di tre mesi il termine ultimo del programma. Il progetto - Presentato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, all’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia, Cinema2day è stato promosso da Anica, Anec e Anem, le associazioni di produttori, distributori ed esercenti cinematografici. Si tratta, in sintesi, di una promozione – avviatasi ufficialmente lo scorso settembre e conclusasi, solo provvisoriamente, a febbraio – che ha fissato il prezzo del biglietto del cinema a soli 2€ ogni secondo mercoledì del mese. Nelle oltre 3000 sale aderenti in Italia, dunque, tutti i film in programmazione – ad eccezione delle iniziative speciali e delle visioni in 3D – hanno avuto un modesto costo del ticket nei giorni stabiliti dall’iniziativa. Un’idea, quella di Cinema2day, condivisa anche da alcune figure del panorama cinematografico nazionale quali Giancarlo Giannini, Paola Cortellesi, Riccardo Scamarcio, Christian De Sica e Francesco Pannofino, che hanno prestato la loro voce alla campagna pubblicitaria. I numeri - Risultati così sorprendenti non si ottenevano da tempo. Cinema2day, infatti, ha fatto registrare un numero di presenze superiore alla media. A settembre – primo mese dell’iniziativa – 598.460 spettatori si sono recati al cinema, così come ad ottobre, dove sono stati addirittura 1.013.466. All’appuntamento di novembre hanno risposto 1.027.723 persone, mentre a dicembre 826.953. Con l’arrivo del nuovo anno, poi, il pubblico si è attestato attorno a 1.130.901 presenze, diminuendo leggermente a febbraio (1.034.018 spettatori). Per quanto riguarda gli incassi, invece, l’acme si è registrata a gennaio con 2,3 milioni di euro, ma anche ad ottobre, novembre e febbraio la soglia raggiunta è stata di oltre due milioni di entrate. Infine, settembre ha intascato 1,2 milioni di euro, al contrario di dicembre che ne ha raccolti 1,7. La proroga - A seguito di una petizione online firmata da centinaia di studenti e lavoratori, Franceschini ha scritto una lettera alle varie associazioni
L’iniziativa
Il ministro Franceschini “L’obiettivo è riportare il cinema tra le buone abitudini dei cittadini”
Il critico Siniscalchi “L’iniziativa non recupera le tendenze negative, ma sposta soltanto le presenze”
Il leader degli esercenti “In sala il 27% delle persone che nel 2016 non era mai stato al cinema” affinché Cinema2day fosse prorogata fino ad agosto. «Siamo sulla strada giusta verso l’obiettivo ambizioso che ci eravamo posti: quello di riportare il cinema tra le buone abitudini dei cittadini», ha sottolineato il ministro. Esortando, quindi, a superare le iniziali perplessità di alcuni esercenti, legate soprattutto a due fattori: il primo era che, ad essere attratto dall’iniziativa, potesse essere solo un pubblico appassionato e non nuovo; il secondo era l’incertezza che all’aumento di presenze corrispondesse un proporzionale incremento degli incassi. Ma a seguito dell’esito di una ricerca commissionata a un’agenzia specializzata, che ha spazzato via ogni dubbio, Franceschini ha annunciato, in questi giorni, la proroga del progetto fino a maggio, ringraziando le varie associazioni per la collaborazione. I dati Cinetel - A gennaio sono stati pubblicati i dati del mercato cinematografico 2016, raccolti da Cinetel, la società che rileva quotidianamente le entrate e le presenze nelle sale italiane. Il box of-
I dieci film più visti al cinema nel 2016 fice dello scorso anno, influenzato anche da Cinema2day, ha chiuso in positivo: 105.385.195 i biglietti venduti (con una crescita del 6,06% rispetto al 2015) e 661.844.025 € gli incassi ottenuti (+3,86%). Ma al di là dell’effetto dell’iniziativa in questione, la preoccupazione maggiore delle associazioni consiste nel fatto che, a far raggiungere tali vette, sia stata la presenza di film “d’eccezione” quali i blockbuster americani e Quo vado con Checco Zalone. Un andamento altalenante, quindi, da assestare, mediante un’offerta diversificata e maggiormente distribuita nell’arco dei dodici mesi. Le opinioni - Nonostante il successo di pubblico, sono contrastanti i pareri espressi su Cinema2day. Claudio Siniscalchi, docente di storia del cinema alla Lumsa di Roma e critico de Il Giornale, ha affermato: «Non è la prima volta che vengono ideate promozioni del genere. Anche se la ritengo buona, non credo abbia cambiato qualcosa. Perché non ha fatto altro che spostare il numero di presenze nei
Dal 14 settembre 2016 tutte le sale italiane che hanno aderito all’iniziativa, ogni secondo mercoledì del mese hanno venduto il biglietto a 2 euro. La promozione è stata avviata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in collaborazione con ANEM Associazione Nazionale Esercenti Multiplex, ANICA Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali e ANEC - Associazione Nazionale Esercenti Cinema. Inizialmente previsto da settembre a febbraio, Cinema2day è stato prolungato fino a maggio. Escluse iniziative speciali e visioni in 3D. Nel secondo mercoledì di febbraio, registrata un’affluenza di oltre un milione di persone. Ma i dati non mettono d’accordo tutti i critici del settore. giorni della settimana, ma non ha recuperato le tendenze negative. Un merito, però, può essere l’avvicinamento dei giovani al cinema, non per l’arte in sé, ma come spazio da frequentare». Sui giovani ha insistito anche Paola Dalla Torre, professoressa di storia e critica del cinema all’Università Lumsa: «Credo che Cinema2day sia stata un’ottima iniziativa in quanto ha ravvicinato le nuove generazioni, che vivono sempre più un’esperienza individuale di fruizione del cinema – Netflix e le altre piattaforme di streaming – alla sede storica, la sala, adibita per la settima arte». Infine Carlo Bernaschi, presidente dell’Anem – Associazione nazionale esercenti multiplex – ha commentato: «Uno dei vantaggi della proposta è stato richiamare circa il 27% delle persone che nel 2016 non era mai stato al cinema. Inoltre la sala cinematografica, di per sé, non andava in televisione, sulle reti nazionali, da ben vent’anni: ciò ha risvegliato qualche animo che lo ha convinto a recarsi di nuovo al cinematografo».
LUMSAnews STATI UNITI
Esteri
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Un'ombra si allunga su Washington Dietro la nuova presidenza americana incombe la galassia dell’ultradestra
Trump e l’Alt-right quando la Casa Bianca si colora di nero
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ail Trump! Hail victory!» Tradotto in tedesco: Sieg Heil. A pochi passi dalla Casa Bianca, il saluto nazista risuona dal palco del convegno dell’Alt-right, la galassia della destra suprematista bianca che sostiene Trump. Siamo a pochi giorni dalla vittoria del candidato repubblicano alle elezioni presidenziali. Ci sono le telecamere delle televisioni nazionali. Ma per Richard Spencer, il leader dell’estrema destra, non è un problema. È lui a urlare lo slogan hitleriano a chiusura del suo intervento, per celebrare la vittoria del tycoon. I militanti e gli spettatori del convegno rispondono con il braccio alzato. Le immagini vengono diffuse dai media, in poche ore sale la polemica. Alcuni giornalisti, preoccupati, chiedono al neopresidente: è d’accordo con gli slogan in stile nazista? Trump, come nel suo stile, affida la sua risposta a un tweet. «Li condanno», scrive.
I legami tra la nebulosa nera dell’estrema destra e l’amministrazione Trump
Eppure, "The Donald" ha chiamato a occupare i posti chiave della nuova amministrazione proprio i maggiori leader della galassia Alt-right. A cominciare da Stephen Bannon, ex Ceo della campagna elettorale di Trump, seguace di Julius Evola, nominato capo stratega e consigliere personale alla Casa Bianca, e poi incaricato di presiedere il National Security Council. Passando per Stephen Miller, il 31enne assistente personale e senior advisor del presidente Usa, apertamente antisemita, autore dei più controversi ordini esecutivi firmati da Trump in queste ultime settimane. Per arrivare a Sebastian Gorka, attuale vice assistente alla presidenza: leader dell'estrema destra, Gorka ha partecipato a diversi incontri di gruppi apertamente filonazisti in Ungheria, fotografato in varie occasioni ufficiali con una medaglia nazista appuntata sulla giacca. Bannon è la vera eminenza grigia della nuova presidenza Usa. Nato in Virginia 63 anni fa, negli anni '80 entra nel mondo dell'alta finanza, e lavora come dirigente per Goldman Sachs. È il "Richelieu" di Donald Trump, la figura più di spicco della galassia Alt-right. Nel 2012 prende le redini di Breitbart News, un sito web di estrema destra che raccoglie 21 milioni di visite al mese. Lo trasforma in un punto di incontro per movimenti nazionalisti bianchi, in particolare quelli che includono antisemitismo e xenofobia nella loro agenda. Breitbart diventa la piattaforma di riferimento dell'Alt-right, e inizia a diffondere una molteplicità di fake news, poi diventate virali: una tra le tante, quella che sosteneva che Barack Obama fosse un musulmano nato in Kenya. L’Alt-right, sinonimo di alternative right, vede la luce su internet. Una sorta di eterogenesi di varie comunità, creatasi sul web. Un’etichetta che riunisce vari gruppi neonazisti e di estrema destra, ma anche centinaia di migliaia di singoli individui. L'Alt-right è un movimento inedito, diverso dalla tradizionale rappresentanza isolata e minoritaria propria dei movimenti suprematisti bianchi del passato. Una piattaforma che ha trovato una formula nuova, innovativa. Più accattivante e in linea con i tempi. Capace di attrarre sul web centinaia di migliaia di maschi bianchi, per lo più giovani, frustrati dall'arretramento nella scala sociale e dall'impoverimento di cui le generazioni occidentali hanno sofferto nel corso di
di SIRIA GUERRIERI
questi anni, dopo la crisi del 2009. Con il meme Pepe the Frog ha invaso la rete, sdoganando, attraverso il disegnino comico di un rospo stilizzato, i temi caldi dei razzisti dell'estrema destra. Una rana abbozzata con poche linee grafiche, che fa propaganda pro-Trump, e che lancia messaggi neo nazi, diventata virale nel giro di poche settimane. Anche e soprattutto grazie al sito Breitbart News, diretto proprio da Bannon. Ruth Ben-Ghiat, docente della New York University, autorevole commentatrice della CNN e intellettuale di spicco del mondo accademico statunitense, è un'esperta di fascismo e regimi auto-
ritari. Con il delinearsi delle scelte operate da Trump presidente, Ben-Ghiat ha osservato la progressiva manifestazione di una serie di segnali che vanno tutti in un'unica direzione: la scalata all'interno dell'amministrazione della destra Alt-right. L'abbiamo intervistata, in esclusiva per LumsaNews, per chiederle quali sono i legami tra l'amministrazione Trump e la galassia dell'estrema destra. «Stephen Bannon - spiega - è il vero cervello di questa amministrazione. È un individuo pericoloso, per via del suo programma di "decostruzione dello Stato" e per la sua teoria secondo la quale è necessario un "evento shock" per destabilizzare il go-
verno. Abbiamo potuto vedere i primi effetti del suo potere in queste settimane seguenti all'Inauguration Day». «Bannon - continua - è il teorico dell'Alt-right all'interno dell'amministrazione, insieme a Stephen Miller e Sebastian Gorka». «L'influenza di neonazisti come Richard Spencer, attraverso Miller e Bannon, può essere riscontrata nel fatto, ad esempio, che la Casa Bianca ha espressamente mancato di menzionare gli Ebrei nel discorso per le celebrazioni della Giornata del Ricordo dell'Olocausto», conclude quindi, preoccupata, BenGhiat.
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Da destra verso sinistra, Steve Bannon e Stephen Miller presenziano alla firma di Donald Trump dell'ordine esecutivo per il "Travel Ban", il blocco degli ingressi dai sette paesi musulmani
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L’intellettuale
Stephen Bannon è il vero cervello dell’ amministrazione
L’INTERVISTA
“Bannon e Miller sono i teorici dell’ultradestra”
Parla Ruth Ben-Ghiat studiosa dei fascismi
Riportiamo qui l’intervista esclusiva alla professoressa Ruth Ben-Ghiat, docente della New York University. Ben Ghiat è un’intellettuale di spicco del mondo accademico statunitense, esperta di fascismo e regimi autoritari, oltre che commentatrice per la tv nazionale statunitense CNN. Le abbiamo chiesto cosa sta succedendo all’interno dell’amministrazione Trump, quali sono i legami tra la galassia nera dell’estrema destra americana Alt-right e i consiglieri di spicco della Casa Bianca nominati da “The Donald”. Qual è l’estensione dei legami tra l’amministrazione Trump e l’estrema destra “Alt-right”, la nuova comunità online di suprematisti bianchi e neonazisti, vicina al sito Breitbart News? «Steve Bannon, capo stratega e primo consigliere del presidente Trump, è il teorico dell’Alt-right. Insieme a Stephen Miller, assistente personale e senior advisor del presidente Usa, e ora anche a Sebastian Gorka, vice assistente alla presidenza. Gorka fa parte dell’organizzazione transnazionale di estrema destra New Order, che estende i suoi rami – in parte grazie all’azione di propaganda del sito Breitbart – fino alla destra europea. Gorka è andato a incontri e convegni organizzati dai gruppi antisemiti neo nazisti ungheresi. Il sito Breitbart sta supportando il Front National in Francia, e altri gruppi simili nel resto del vecchio continente. Il potere di Steve Bannon all’interno dell’amministrazione sta crescendo giorno dopo giorno. È stato direttore del sito Breitbart, e Ceo della campagna elettorale di Trump. Ora è stato nominato membro del National Security Council, carica negata invece, ad esempio, al direttore della National Security Agency. Cosa ne pensa? «Penso che Bannon sia il vero cervello di questa amministrazione. Bannon è un individuo pericoloso, a causa della sua agenda di “decostruzione dello Stato” e per la sua teoria secondo la quale è necessario un “evento shock” per destabilizzare il governo. Abbiamo potuto vedere i primi effetti del suo potere in queste settimane seguenti all’Inauguration Day». Richard Spencer è il leader dell’Alt-right. È un suprematista bianco e un neonazista: ha celebrato la vittoria di Trump dopo le elezioni di novembre esclamando “Hail Trump, hail victory!” (Sieg Heil in tedesco) dal palco di un convegno a pochi passi dalla Casa Bianca. Quali sono i suoi legami con l’amministrazione Trump?
«Possiamo dire che l’influenza delle idee di Spencer sull’amministrazione Trump, che passa attraverso Miller e Bannon, può essere riscontrata nel fatto ad esempio che la Casa Bianca ha espressamente mancato di menzionare gli Ebrei nel discorso per le celebrazioni della Giornata del Ricordo dell’Olocausto». Vorrei chiederle la sua opinione, in veste intellettuale contemporanea di spicco, in merito al profilo politico e culturale di Trump. In questi giorni è in corso un dibattito sul populismo del neopresidente. Secondo lei è definibile come un normale populista? È corretto pensare a una sua vicinanza all’ideologia fascista? «Trump non è fascista, dal momento che non ambisce ad instaurare uno Stato fondato su un unico partito. È tuttavia un politico di tipo autoritario: ci sono somiglianze con i metodi dei regimi autoritari in termini di repressione della società civile, intimidazione della popolazione, ricerca del rapporto diretto dell’uomo forte con il popolo». S.G.
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L’amico europeo
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Un uomo pericoloso
Il sito Breitbart sta supportando il Front National in Francia, e altri gruppi simili nel resto del vecchio continente
Penso che Bannon sia un individuo pericoloso a causa della sua agenda di “decostruzione dello Stato”
LUMSAnews
Bagarini 2.0: le nuove frontiere dell’illecito
Il business della rivendita online dei biglietti vale quanto la cocaina: 8 miliardi di dollari l’anno
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di LORENZO CAPEZZUOLI RANCHI
hi vende un biglietto per un concerto, mette in vendita un’emozione, ha spiegato un anonimo bagarino alla trasmissione di Italia 1 Le Iene. L’emozione, la voglia di non rinunciare a un prestigioso evento, è il nucleo che ha permesso di creare un business gigantesco: secondo alcune stime di Michael Rapino, CEO della Live Nation, a livello mondiale il guadagno (la differenza fra prezzo di fascia e prezzo di rivendita) genera ogni anno un giro d’affari di otto miliardi di dollari. Pari a quello della cocaina, ma molto meno rischioso. ViaGogo, SeatWave, StubHub, sono solo alcuni siti, i più famosi, che si occupano di rivendere biglietti per i concerti e gli eventi più esclusivi e ricercati; accanto però all’acquirente che deve rivendere il suo tagliando, si sta facendo sempre più largo il fenomeno parassitario che ha preso il nome di “secondary ticketing”, i Bagarini 2.0. E così troviamo diversi esempi, navigando online, di prezzi che letteralmente esplodono su questi siti. Prendiamo il concerto degli U2, annunciato per sabato 15 luglio 2017 allo Stadio Olimpico di Roma: per un posto sul prato, i tagliandi ufficiali TickeOne hanno un prezzo di euro 40,25, tutti esauriti. Eppure, i siti di secondary ticketing mostrano di avere disponibilità: ViaGogo offre il parterre dell’Olimpico a partire da 188,77 euro, SeatWave da 206, StubHub da 254,75. Spedizione inclusa. La trasmissione Le Iene, che si è occupata del fenomeno del bagarinaggio online, ha spiegato il fenomeno: ambienti vicini agli artisti tratterrebbero una parte dei biglietti, che loro stessi immetterebbero sul mercato secondario rivendendoli, al di fuori dei canali ufficiali, a un prezzo maggiorato. Questi soggetti, tramite alcune “facilitazioni” che le stesse
Accusati di truffa Roberto De Luca e Corrado Rizzotto, A.D. Live Nation e Indipendente Concerti
piattaforme concedono ad una selezionatissima clientela di bagarini, riuscirebbero a rivendere sulle piattaforme i tagliandi.Prendendo il caso del biglietto per il prato per il concerto degli U2, la differenza fra prezzo ufficiale (40,25 euro) e di secondary ticketing minimo (188,77) è di 148,52 euro. Oltre il triplo del prezzo di vendita; se poi allarghiamo per esempio questo fenomeno a mille tagliandi dello stesso settore, il valore di questo singolo evento è di quasi 150.000 euro. Andrea De Angelis, studente di 27 anni, racconta di quando ha provato ad acquistare i biglietti per un concerto della punk band Green Day: “L'anno scorso, in contemporanea con il nuovo album, uscirono le date italiane per il tour dei Green Day. Per il concerto del 14 gennaio a Milano, il giorno prima dell'uscita ufficiale dei biglietti, andai su TicketOne (rivendita ufficiale). Eppure su ViaGogo i tagliandi erano già in vendita, a prezzi assurdi – aggiunge Andrea - biglietti che sarebbero costati 60-70 euro, lì erano in vendita a 200-250 euro. Il giorno prima della messa in vendita ufficiale. È vero che qualche giorno prima c'era stata la preselezione per chi apparteneva al fan club – continua - ma il numero di biglietti in vendita era veramente elevato per pensare che fosse una rivendita non casuale. Con questi interrogativi, decido comunque di provare il canale di vendita ufficiale. Il giorno successivo, i biglietti venivano messi in vendita a partire dalle 9, ma sul sito di TicketOne alle 9 e 5 minuti la data di Milano risultava già sold out. Disperato, vado su ViaGogo, che mostrava disponibili ancora tantissimi biglietti per la "mia" data, in ogni settore e con prezzi fino a 4/5 volte superiori a quelli di TickeOne”. Grazie a questa “capacità” di riuscire ad accaparrarsi
e poi vendere i ticket anche quando i canali primari di vendita hanno terminato le loro disponibilità, questi siti hanno ottenuto anche maggiore visibilità a livello nazionale e internazionale; è a loro che l’appassionato spesso è costretto a rivolgersi, pagando una somma maggiorata. Chi compie speculazioni di questo genere, spesso viola gli accordi di esclusiva che il rivenditore ufficiale TicketOne ha finora stretto con la quasi totalità dei promoter nazionali, e a nulla sono valse le proteste degli addetti ai lavori. Il direttore generale della Siae Gaetano Blandini ha fatto il punto della situazione: nel secondary ticketing, “secondo alcune stime, il livello di transazioni si è attestato fra il 20 ed il 30% dei biglietti ed il volume di affari sottratto a tassazione, per un solo concerto sold out, si aggirerebbe fra i 3 ed i 5 milioni di euro”. La stessa Live Nation Italia, insieme alla Indipendente Concerti, è finita nell’occhio del ciclone dopo le diverse puntate de Le Iene: Roberto De Luca, amministratore delegato di Live Nation Italia, e Corrado Rizzotto, amministratore delegato di Indipendente Concerti, sono tra gli indagati per truffa nell’ambito dell’indagini condotte dal pubblico ministero di Milano Adriano Scudieri. La trasmissione ha dimostrato come, in almeno un caso, molti biglietti siano stati immessi sul mercato secondario direttamente da Live Nation attraverso la controllata SeatWave o sul sito ViaGogo, che poi si è tenuta il 90% del sovrapprezzo realizzato dai bagarini digitali. De Luca ha ammesso che la sua azienda ha venduto i biglietti ai siti di secondary ticketing, ma ha mosso anche altre accuse: in particolare, Live Nation sarebbe stata “obbligata” in questo sistema dagli stessi artisti, ai quali andrebbe una parte del guadagno.
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In alto, una rivendita in Inghilterra Al centro, un tifoso cerca dei biglietti durante i mondiali di calcio in Sud Africa, nel 2010 In basso, il grafico della trasmissione televisiva “Le Iene” che ha recentemente denunciato il fenomeno al pubblico italiano
IL CASO/1 GLI U2 ALLO STADIO OLIMPICO DI ROMA
Per un posto sul prato, i tagliandi ufficiali TickeOne hanno un prezzo di euro 40,25, tutti esauriti. Eppure ViaGogo li offre a partire da 188,77 euro: una differenza da 148,52 euro. Se poi allarghiamo per esempio questo fenomeno a mille tagliandi dello stesso settore, il valore di questo settore è di quasi 150.000 euro
IL CASO/2
I COLDPLAY ALLO STADIO SAN SIRO DI MILANO
Nonostante il gruppo inglese abbia aggiungo una data extra al tour “A Head Full of Dreams”, ViaGogo era riuscita ad accaparrarsi migliaia di tagliandi, che erano in vendita sul portale fino a qualche giorno fa. Ora lo stesso sito non cita le date milanesi dei prossimi concerti che si terranno il 3 e il 4 luglio.
Quindicinale del Master in giornalismo della LUMSA
Direttore responsabile Carlo Chianura
Direttore scientifico Emilio Carelli
Redazione
Simone Alliva, Luisa Vittoria Amen, Marco Assab, Nancy Calarco, Lorenzo Capezzuoli Ranchi, Dino Cardarelli, Valerio Cassetta, Giordano Contu, Christian Dalenz, Valerio del Conte, Davide Di Bello, Michela Eligiato, Alessio Foderi, Gloria Frezza, Siria Guerrieri, Marina Lanzone, Carmelo Leo, Rossella Melchionna, Antonio Scali, Fabio Simonelli, Valerio Toma, Giulia Torlone, Salvatore Tropea, Giulia Turco, Luisa Urbani, William Valentini, Massimiliano Venturini
Testata registrata al Tribunale di Roma n. 468 dell’11 novembre 2003