L’inchiesta
Telegram, il lato oscuro delle chat
L’esperto
di ROBERTA CHIARELLO e GABRIELE CRISPO A PAGINA 6
Ruben Razzante “Autorità agiscano in caso di reati”
A PAGINA 7
Il caso
Covid, caos guariti senza il green pass
di ALESSIO BRANDIMARTE e FRANCESCA FUNARI A PAGINA 8
PERIODICO NUMERO III 1/10/2021
L’Spd ha vinto le elezioni ma non ha i numeri per governare L’intervista senza coalizione. Verdi e liberali saranno decisivi IL POLITOLOGO
Germania, il rebus del governo post-Merkel
“Italia forte ma l’asse tra Berlino e Parigi è più solido”
Salvatore Santangelo analizza il futuro della politica tedesca dopo il voto del 26 settembre, delineando le prospettive future della nazione
Afghanistan, dopo Kabul l’Europa abbandona anche i rifugiati
di MICHELA PAGANO e PAOLA PALAZZO
di TOMMASO BERTINI e LUCA SEBASTIANI A PAGINA 4-5
“Che cosa cambierà in Europa? Secondo me ben poco, perché il tema non è la leadership individuale. Per l’Italia è importante avere un leader forte come Mario Draghi, ma quello che conta è il sistema Paese e in questo senso tra Italia, Germania e Francia chi ha un ruolo più performante è la Germania, che sta mostrando grandi capacità di recupero e la Francia è quella che mi sembra più fragile. L’asse tra Berlino e Parigi è quello più solido. Una grande caratteristica della Merkel è la capacità di riconoscere velocemente i propri errori e di orientare poi la propria azione nella maniera più efficace possibile. Tutti commettono degli errori ma solo i veri leader hanno la capacità di ammetterlo, di chiedere scusa e di ripensare il proprio piano d’azione”.
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l’inchiesta
L’addio della cancelliera dopo 16 anni apre nuovi scenari per il Paese sia a livello nazionale che a livello continentale Le nuove sfide da affrontare richiedono una forte personalità
Germania post voto Il percorso ad ostacoli dell’erede di Merkel
Dal rapporto con l’Europa al ruolo delle superpotenze tutti i temi caldi sul tavolo del futuro leader tedesco
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di MICHELA PAGANO e PAOLA PALAZZO
ngela Merkel lascia un vuoto che sarà difficile colmare. Uscirà di scena dopo 16 anni di cancellierato segnando la fine di un’era sia per la politica tedesca che per quella europea. Con il voto di domenica 26 settembre, molte cose potrebbero cambiare nel periodo che possiamo definire senza indugi “post-Merkel”. Dopo le elezioni, in Germania permarrà la logica della coalizione. Nessun partito, infatti, ha i numeri per poter governare in autonomia e per lo stesso motivo è molto probabile che la nuova squadra di governo sia composta da tre partiti. “All’interno di questa logica spiega a Lumsanews Federico Niglia, consigliere scientifico dell’Istituto Affari internazionali e docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università per Stranieri di Perugia - l’opzione attualmente più incerta è quella classica, ovvero la ‘Grosse Koalition’ tra Cdu/Csu e Spd, sia perché i due partiti si stanno spostando su posizioni tradizionali, sia perché la campagna elettorale sta logorando l’alleanza”. Inoltre, in una recente dichiarazione, il leader del partito socialdemocratico (Spd) nonché attuale ministro delle Finanze, Olaf Scholz, ha dichiarato che la Cdu e la Csu dovrebbero andare all’opposizione. E se fossero proprio i socialdemocratici ad uscire vincenti dalle elezioni? Scholz ha più volte chiarito che preferirebbe una coalizione di governo con i Verdi di Annalena Baerbock. “Il terzo partito più accreditato - spiega Francesco De Felice, corrispondente a Berlino per Agenzia Nova - è il partito liberal democratico che viene considerato il grande elettore”. E sembra proprio che la Fdp non veda l’ora di entrare a far parte del governo, memore di quello che è accaduto nelle elezioni del 2017, quando il leader del partito Christian Lindner si è opposto fermamente a un’alleanza con Cdu/Csu e Verdi affermando che sarebbe stato “meglio non governare che governare male”. Giocano a sfavore di questa coalizione ‘semaforo’ però, alcune promesse a cui si è lasciato andare Lindner durante la campagna elettorale che entrano in contrasto con i principi della linea politica di Spd e Verdi. Tra gli scenari futuri non si può escludere la possibilità che la Cdu di Armin Laschet, contro ogni attuale pronostico, vinca le elezioni. A questo punto, per poter governare, l’ipotesi più probabile è che l’Unione si allei con i liberali e i Verdi, formando la coalizione ‘Giamaica’. Un’altra combinazione possibile per il dopo voto è la coalizione rosso-rosso-verde tra Spd, Linke (partito di sinistra) e Verdi. In ogni caso nessun partito ha intenzione di allearsi con Alternativa per la Germania (Afd), partito nazionalista di estrema destra, capeggiato da Alice Weidel e Alexander Gauland, che attualmente è sotto sorveglianza dai servizi segreti tedeschi perché sospettato di estremismo politico.
Il ruolo in Europa e l’asse Italia-Francia “Qualunque sarà il partito o la coalizione vincente - sottolinea Niglia - questi dovranno declinare la loro politica come parte di una più ampia dell’Ue”. I rapporti con gli altri paesi, europei e non, rappresentano un anello fondamentale del programma politico del nuovo governo. “L’assenza di Merkel può ridurre l’iniziativa
ANGELA MERKEL Dopo 16 anni di cancellierato, l’addio alla Germania rappresenta la fine di un’era senza precedenti. Sarà cancelliere ad interim fino alla formazione del nuovo governo.
Data per certa una coalizione a 3. Tra le possibili, quella “semaforo” tra Spd (rosso), Fdp (giallo) e i Verdi e quella “Giamaica” tra Fdp (giallo), Cdu-Csu (nero) e i Verdi. Previste lunghe settimane di trattative
tedesca nei confronti dell’Italia e potrebbe invece consolidarsi l’intesa franco-italiana spiega De Felice - con una Germania in assestamento e una Francia in piena dinamica elettorale (tra un anno si andrà al voto), chi resta in Europa? L’Italia di Mario Draghi. Quindi non escluderei un nuovo ruolo decisivo del nostro Paese all’interno dell’Ue”. A far propendere per questa ipotesi c’è il rischio concreto che potrebbe volerci molto tempo prima che l’asse franco-tedesco, tradizionale pilastro dell'Unione, torni in auge senza intoppi. ll suo futuro pertanto, sembra essere avvolto da una serie di incognite, minato soprattutto dall’avvento di un leader che, in ogni caso, sarà più debole rispetto alla cancelliera. “Se Macron verrà rieletto in Francia, tenterà sicuramente di posizionarsi come leader primario - dichiara il giornalista ed esperto di politica tedesca Lorenzo Monfregola - e per quanto riguarda Draghi, il suo alto credito internazionale è più che noto, quindi avrà spazi di manovra e di responsabilità nelle geometrie interne Ue”. Di tutt’altro avviso, invece, il giornalista e politologo Salvatore Santangelo, che sottolinea come “Tra Italia, Germania e Francia chi ha un ruolo più performante è la Germania, che sta mostrando grandi capacità di recupero. L’asse tra Berlino e Parigi è il più solido”. La Germania e le superpotenze mondiali Il rapporto con Russia, Cina e Stati Uniti ha portato il cancellierato Merkel a porsi come una sorta di “camera di compensazione di una serie di tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia e tra Whashington e Pechino e come alfiere della cosiddetta economia strategica europea”, sottolinea Santangelo. In particolar mmodo, sul versante russo, il filo diretto tra Angela Merkel e Vladimir Putin è sempre stato solido e pragmatico, tanto da spingere Donald Trump a parlare di una Germania “prigioniera della Russia” al summit Nato del 2018. Ma ora? Il silenzio dei tre candidati alla cancelleria, Laschet, Scholz e Baerbock, sembra indirizzare verso una situazione di stallo più che mai concreta. Altro nodo da sciogliere i rapporti con Stati Uniti e Cina. Innanzitutto dovrà essere affrontato il grande accordo strategico sugli investimenti tra l’Europa e il gigante asiatico, che attende ancora la ratifica da parte del Parlamento europeo. Inoltre, nonostante Berlino abbia accolto con favore l’arrivo di Biden alla Casa Bianca, rimangono sul tavolo ancora alcune questioni geopolitiche: il legame energetico-strategico di Germania e Russia e la relazione economica di Berlino con Pechino, entrambi non visti di buon occhio da Washington. Chiunque sarà il nuovo cancelliere della Repubblica Federale tedesca, si ritroverà fra le mani temi e relazioni calde già affrontate da Angela Merkel che, come ricorda De Felice, “ha ripetuto l'errore tipico della cultura tedesca, ovvero la mancanza di pianificazione strategica. Ha erroneamente seguito una gestione monocratica del suo partito e dell’intero sistema politico”.
I 3 CANDIDATI ALLA CANCELLERIA Olaf Scholz (Spd), Annalena Baerbock (Verdi) e Armin Laschet (Cdu), durante uno dei tre dibattiti televisivi pre elezioni. Il candidato social democratico, secondo i sondaggi, ha vinto di gran lunga tutti i confronti, scalzando i due avversari considerati dai tedeschi poco convincenti.
LUMSAnews
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Il lascito più importante che ha fatto Angela Merkel è un metodo di lavoro
L’INTERVISTA
“Berlino si sta muovendo con spregiudicatezza sul contesto internazionale” Il cancellierato Merkel sta per terminare. Quali saranno i rapporti in materia di politica estera con Stati Uniti, Russia e Cina? “La presidenza Merkel si è caratterizzata per un estremo pragmatismo e per il tentativo di coniugare una difesa dei diritti umani e l’interesse nazionale, sia tedesco che europeo. Questo ha fatto sì che la Germania si ponesse come camera di compensazione di una serie di tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia e gli Stati Uniti e la Cina e in qualche modo come alfiere della cosiddetta economia strategica europea. I due elementi che si possono evidenziare sono da un lato il completamento del Nord Stream 2 e dall’altro il grande accordo strategico sugli investimenti tra l’Europa e la Cina, che attende la ratifica da parte del Parlamento europeo. A causa delle tensioni, che hanno avuto un escalation a partire dal 2016 con gli episodi di Euromaidan e con l’occupazione da parte della Russia della Crimea, più di qualcuno riteneva che il Nord Stream non sarebbe giunto a compimento. Invece Angela Merkel e il sistema politico tedesco con il loro pragmatismo sono riusciti a portare a termine quest’opera nei giorni scorsi.Stesso dicasi per il grande piano di investimenti tra l’Europa e la Cina. Nel contesto pandemico per la prima volta il primo partner commerciale dell’Europa non sono gli Stati Uniti ma la Cina.Questi due tasselli ci dicono che la Germania si muove con un pizzico di spregiudicatezza sul contesto internazionale bypassando quelle che possono essere possibili escalation come quella tra Europa e Russia o in generale tra l’occidente e la Cina”. E i rapporti con la Francia e l’Italia? “In questi lunghi anni di grande coalizione dove si sono stemperati gli stigmi di appartenenza e identità e si è invece valorizzato il tema del bene comune e della difesa nazionale, il lascito più importante che ha fatto Angela Merkel è un metodo di lavoro, di un
sistema e quindi queste elezioni, dal mio punto di vista, non ci lasceranno discontinuità ma anzi una forte continuità. Che cosa cambierà in Europa? Secondo me ben poco, perché il tema non è la leadership individuale. Per quanto riguarda l’Italia avere un leader forte come Mario Draghi è importante ma quello che conta è il sistema Paese e in questo senso tra Italia, Germania e Francia chi ha un ruolo più performante è la Germania, che sta mostrando grandi capacità di recupero e la Francia è quello che mi sembra più fragile. L’asse tra Berlino e Parigi è quello più solido”. Il partito di Angela Merkel, con Armin Laschet, non è mai stato tra i favoriti. Come si può spiegare questo calo? “Dai confronti tra i candidati è emersa questa figura molto forte del candidato socialdemocratico, mentre la figura di Armin Laschet è stata appannata. Questo perché sono stati fatti alcuni errori tattici nella conduzione della campagna elettorale, con gaffe che dal mio punto di vista sono state eccessivamente caricate da una stampa ostile. Ma è interessante analizzare secondo me due temi. Per il primo faccio riferimento al libro del giornalista e analista statunitense Sebastian Junger, “Tribù. Ritorno a casa e appartenenza”, in cui ci si sofferma sulle elezioni in Gran Bretagna seguite alla Seconda guerra mondiale, nelle quali il vincitore effettivo della guerra Winston Churchill fu sconfitto dai laburisti. Potremmo trovare un’analogia da questo punto di vista in una eventuale vittoria dei socialdemocratici in Germania. Il secondo tema è che paradossalmente il candidato più simile ad Angela Merkel è il candidato socialdemocratico e non Armin Laschet. Quindi, in un momento di caos e incertezza, causato dalla situazione sanitaria e dal cambio di paradigma e di leadership, come quello che sta vivendo la Germania, la scelta orientata verso il vicecancelliere, uno degli ar-
L’ESPERTO Salvatore Santangelo è un giornalista, docente universitario e politologo. Esperto di politica internazionale, è autore, tra tante pubblicazioni, di “Gerussia. L'orizzonte infranto della geopolitica europea a trent’anni dalla caduta del Muro”, libro sul rapporto tra Russia e Germania, uno degli snodi politici più importanti degli ultimi tempi. Per noi di Lumsanews ha analizzato il futuro della politica tedesca, dopo 16 anni di cancellierato Merkel, delineando quelle che potrebbero essere le prospettive sia in Germania che in Europa chitetti del Recovery Plan in Europa, va in questa direzione. Dobbiamo leggere oltre le singole appartenenze politiche”. Qual è stato il ruolo di Markus Soeder? “Soeder è stato una sorta di convitato di pietra. Bisogna tenere presente che il processo di designazione dei candidati cancellieri è un processo tortuoso e anche con degli ‘eredi paradossali’. Pensiamo al candidato socialdemocratico che era anche il leader del partito uscito sconfitto dal congresso e diventato poi il candidato perché l’unico in realtà in grado di trovare la sintesi perfetta tra le diverse anime. Armin Laschet ha vinto il Congresso che l’ha visto contrapposto in particolare a Friedrich Merz, ma il partito è uscito dilaniato da questa contrapposizione”. La Grosse Koalition è ancora possibile o ci sono altre formazioni più probabili? “I tedeschi sono molto pragmatici, quindi se una soluzione politica ha dato dei risultati, e in questo caso la Grande coalizione li ha dati sia nella lotta alla pandemia sia nella ripresa economica, questa mantiene ancora degli elementi plausibili di concretezza. Certo, molto dipenderà dal risultato dei Verdi e dei liberali, per cui ci potrebbe essere una coalizione “semaforo”, o una coalizione “giamaica”, ma ritengo che di fondo ci siano tensioni troppo forti sul fronte della politica estera per poter arrivare ad una sintesi tra i socialdemocratici e in particolare con i Verdi. Soprattutto perché i Verdi in questa campagna elettorale si sono distinti per essere fieri paladini di una visione geostrategica”. Possiamo dire che la Merkel ha commesso degli errori? Se sì, quali? “Certo, ma chi non ne commette? Secondo me una grande caratteristica della Merkel è la capacità di riconoscere velocemente i propri errori e di orientare poi la propria azione nella maniera più efficace”. (m.p. e p.p.)
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MURI D’EUROPA
il focus
Le evacuazioni hanno salvato decine di migliaia di civili. Ma in Afghanistan rimangono in tanti a voler scappare
Dopo le lacrime per Kabul l’Europa si smarca sul dramma dei rifugiati
s
di TOMMASO BERTINI e LUCA SEBASTIANI
ono 123 mila i civili che dall’Afghanistan sono stati portati in salvo con il ponte aereo occidentale. Nei concitati giorni dal 14 al 31 agosto, quando abbiamo assistito alle tristi scene documentate dai filmati e dalle foto condivisi in tutto il mondo, solo una piccola percentuale è riuscita a fuggire. Secondo le stime dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sarebbero infatti 3,5 milioni gli sfollati interni nel Paese. Dopo la presa del potere, i nuovi padroni dell’Afghanistan hanno dimostrato di non essere diversi da quelli di 20 anni fa: repressioni e violenze si sono susseguite in queste settimane. Ad essere cambiato, invece, è il tessuto sociale afghano,
“Al momento non c’è una previsione di un aumento immediato dei flussi di profughi dall’Afghanistan”
come sostiene la giornalista Francesca Mannocchi, intervistata da Lumsanews: “È un paese molto giovane, in cui esiste una fetta, seppur non maggioritaria, di giovani che è cresciuta con l’idea di un paese in costruzione che garantisse loro dei diritti. Per quanto embrionale, questa società civile non ha intenzione di fare un passo indietro”. Secondo lo scrittore e giornalista Nico Piro, “i talebani stanno perdendo l’occasione di poter stabilire un patto sociale con la popolazione, che necessita di sicurezza e di essere libera dalla corruzione”, condizione che i talebani possono offrire. A patto che non venga chiesto agli afghani di rinunciare ai diritti che, negli anni di coabitazione con un governo filo-occidentale, hanno iniziato ad assaporare. “Il tema – conclude Piro – è anche la tenuta dell’economia: se non regge è ovvio che poi collassa tutto insieme, perché collassa la sicurezza e quindi parte la grande fuga”. Una fuga dei rifugiati che in molte parti d’Europa è vista come uno spauracchio. Diversi leader occidentali si sono esposti sul presunto pericolo rappresentato dai migranti. “Non c’è davvero posto per loro”, ha affermato per esempio il primo ministro della Repubblica ceca Andrej Babis. “Non accoglieremo nessun afghano in fuga, non sotto il mio potere”, gli ha fatto eco il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Per il presidente francese Emmanuel Macron, l’Europa deve “proteggersi da ondate significative di migranti illegali” dall’Afghanistan. Affermazioni che per il sottosegretario al ministero degli Esteri, Benedetto Della Vedova, sono “sbagliate e deprimenti, come se dire no agli eventuali rifugiati fosse l’unico elemento di attenzione da parte dell’Unione europea rispetto a una crisi che ha messo in discussione equilibri geopolitici”. Ma c’è veramente da aspettarsi una crisi migratoria verso l’Europa, come quella del 2015? Una domanda a cui prova a rispondere lo stesso sottosegretario: “Al momento non c’è una previsione di un aumento immediato dei flussi di profughi dall’Afghanistan”. Dello stesso avviso Mannocchi: “Non credo che vedremo la fuga di 800-900 mila persone, per una serie di ragioni, non ultima quella economica. Non sono molti i cittadini – aggiunge la giornalista – che oggi possono permettersi un viaggio in mano ai trafficanti”. E, quindi, non assisteremo neanche a un aggravamento dei flussi lungo la rotta balcanica, in cui negli ultimi anni sono stati ac-
certati abusi verso i migranti che non si sono mai interrotti. Anche se non è prevista una nuova crisi migratoria, secondo Della Vedova “è doveroso un aiuto umanitario per gli sfollati all’interno del paese e per i rifugiati che si fermano nella regione”. Il sottosegretario individua nella Commissione europea e in agenzie internazionali, come l’Unhcr, i canali da sostenere anche finanziariamente, affinché i profughi nella regione “abbiano una condizione dignitosa connessa ai servizi basilari di salute, igiene e di istruzione”. Ma tra i beneficiari degli aiuti europei potrebbero rientrare anche quei paesi confinanti con l’Afghanistan che, come ricorda Mannocchi, già da tempo “hanno, da un lato, subito, e dall’altro supportato i fenomeni migratori delle guerre passate e di questa lunga guerra di vent’anni.” Tutto quindi fa pensare che le conseguenze migratorie
di questa crisi ricadranno principalmente su Pakistan, Iran e Turkmenistan. Già nelle ultime settimane il confine afghano-pakistano è stato preso d’assalto da centinaia di persone che scappano dal nuovo regime. Da più parti si richiede un impegno maggiore per attivare strumenti diretti, come ad esempio i corridoi umanitari, che però devono ricevere il via libera sia dal luogo di partenza, cioè dall’Afghanistan, che di arrivo. Piro sottolinea la necessità per il Vecchio Continente di “rinunciare a barricarsi dietro la sua superiorità morale” e punta sul dialogo con i talebani “che non significa assolverli, perché sono autori di crimini di guerra e non li possiamo riabilitare, però di fatto controllano il paese”. Ma anche se si riuscisse a stringere accordi con i talebani, rimangono alcune criticità nel sistema di accoglienza europeo, soprattutto a livello normativo.
I TALEBANI RICERCATI AL POTERE Hanno formato un nuovo governo con diversi esponenti ricercati dagli Stati Uniti
Lo spiega Fabio Raspadori, professore di Diritto dell’Unione europea dell’università di Perugia: “L’Ue non può imporre ai paesi europei di accettare un certo numero di migranti. Nel senso che ogni Stato, in base al diritto europeo, decide quanti migranti accettare. L’Ue può provare a incoraggiare i paesi membri a tenere certe politiche, ma non li può obbligare”. Le fratture e le resistenze interne su migrazioni e accoglienze rischiano di essere per l’ennesima volta una spina nel fianco dell’Europa. “L’Ue dovrebbe assumere una posizione politica netta”, afferma il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury, che aggiunge: “È una crisi di dimensioni straordinarie che ha bisogno di una risposta straordinaria. Se la risposta sarà quella ordinaria della
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L’INTERVISTA / Della Vedova
“È doveroso aiutare gli sfollati e i rifugiati nella regione”
Sostegno finanziario a Unhcr e altre agenzie internazionali Si prevede una nuova crisi migratoria in Europa dopo il ritiro dall’Afghanistan simile a quella a cui abbiamo assistito nel 2015? “Fare una previsione di questo tipo è complicato, si può dire che al momento non si profila un aumento immediato dei flussi di profughi dall’Afghanistan. Fermo restando che in questi anni, comunque, arrivavano molte persone dal Paese. È invece facilmente prevedibile che ci siano degli sfollati interni che scappano da un’area all’altra del Paese, questo è uno dei punti più immediati di attenzione. O che aumenti il flusso di rifugiati esterni all’Afghanistan nei Paesi vicini, come Pakistan e Iran. Il Pakistan, grosso modo, ospita già 3 milioni e mezzo di afghani e l’Iran un milione.” Ci sono state dichiarazioni di vari leader europei, secondo lei l’Unione agirà in maniera unita, o gli interessi dei singoli Paesi ne limiteranno l’azione? “Io posso dire che ho trovato sbagliato, e anche un po’ deprimente, che nel cuore della crisi afghana l’unica preoccupazione dei leader europei apparisse quella di dire no ai rifugiati eventuali, come se quello fosse l’unico elemento di attenzione da parte dell’Unione europea rispetto a una crisi che ha messo in discussione equilibri geopolitici, geo strategici, ha fatto emergere la necessità di un rafforzamento politico e militare dell’Unione europea, per portare avanti l’alleanza con gli Stati Uniti.” L’Unione europea, in relazione ai Paesi limitrofi, come si sta muovendo? “Un aiuto umanitario per gli afghani che restano in Afghanistan, per gli sfollati all’interno del Paese, e per i rifugiati che si fermano nella regione, fuori dall’Afghanistan, è doveroso, a prescindere dalla paura che arrivino qui, dobbiamo consentire a queste persone, che spesso lasciano il Paese ma che rimangano nella regione con la speranza di poterci tornare, di avere una condizione dignitosa connessa ai servizi basilari di salute, igiene e di istruzione. Su questo va fatto uno sforzo che mi spiace venga legato alla paura di tenerli lontani.” L’aiuto sarà di tipo umanitario o anche finanziario? “La Commissione europea ha delle strutture per gli aiuti umanitari, ci sono le agenzie, come l’Unhcr. Credo che queste siano le organizzazioni da sostenere anche finanziariamente per questo tipo di iniziative.” Il sistema dei corridoi umanitari verrà attivato?
Benedetto Della Vedova è sottosegretario al ministero degli Esteri
“Essendo una modalità sicura di trasferire persone da un punto all’altro, implica la condivisione del progetto con chi controlla sia il punto di partenza che il punto d’arrivo. In Afghanistan implica che l’obiettivo di aprire i corridoi umanitari sia condiviso da chi ha il potere, ovvero i talebani. I corridoi umanitari possono anche essere attivati fuori dal Paesi, nei posti dove vanno i rifugiati. Vedremo, di giorno in giorno, occorre monitorare quello che accade, ed essere pronti anche a questa modalità, che è la più sicura.” Ci sono ancora persone da evacuare? L’Italia come si sta muovendo? “Lo sforzo straordinario è stato fatto, e ha portato in salvo quasi 5.000 persone afghane. Stiamo cercando di continuare in modo diverso ad aiutare altre persone a rischio, a lasciare il Paese. La nostra attenzione non viene meno, si lavora con altre modalità.” Il ruolo dell’Italia nella gestione anche dell’emergenza umanitaria si allinea all’attività dell’Ue per i Paesi limitrofi? “Noi abbiamo iniziative più sul livello politico multilaterale per evitare che venga meno l’attenzione e il monitoraggio della situazione dei diritti umani nel
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L’obiettivo di aprire i corridoi umanitari deve essere condiviso da chi controlla l’Afghanistan, ovvero dai talebani
Paese. Sono stato a Ginevra, al Consiglio dei diritti umani, e sono intervenuto a nome di 50 Paesi che chiedono, con un joint statement, l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio sul terreno dei diritti umani. Sul piano umanitario, credo che la scelta migliore sia coordinarsi con le grandi istituzioni a livello europeo e internazionale per garantire aiuti umanitari”. (t.b.)
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LA FUGA DAL REGIME Nella foto profughi afghani al confine con il Pakistan
L’INTERVISTA / Noury
“La crisi afghana ha bisogno di nuove risposte No ai muri” Serve una posizione netta dell’Unione europea
Qual è l’impegno di Amnesty per l’Afghanistan e per la popolazione afghana? “Prende un impegno doppio. Pretendere protezione sia per chi è stato evacuato sia per chi è arrivato. Parlo delle persone a rischio che sono alcune centinaia di migliaia e che non si è riusciti a evacuare e che non possono né rimanere in Afghanistan né essere ospitate a lungo nei Paesi confinanti. E la preoccupazione è proprio questa invece che si ri-aggiorni la vecchia politica delle esternalizzazioni affidando ai Paesi limitrofi il compito di accogliere, una situazione che evidentemente non mette al sicuro queste persone.” E per le persone che sono state evacuate e sono arrivate in Europa? “Per loro dobbiamo prevedere un’accoglienza di lungo periodo che quindi non si riduca a un ospitalità in centri sovraffollati e malsani ma significhi distribuzione sul territorio, permesso di soggiorno permanente, cure mediche, insegnamento della lingua, istruzione per i bambini, avviamento al lavoro, e quindi rendersi conto che sarà, con ogni probabilità, una presenza lunga. Per il resto monitoriamo con quello che abbiamo sul campo, che non sono persone di Amnesty, ma sono testimoni, difensori dei diritti umani, che naturalmente cerchiamo di proteggere in tutti i modi quello che sta accadendo e continuiamo a denunciare tutto ciò che sta accadendo in Afghanistan. Ovviamente non è possibile fare una denuncia al giorno eppure ce ne sarebbero i motivi.” Quali saranno le conseguenze umanitarie? “Intanto dovremmo prenderci cura degli afghani e delle afghane che sono già in transito perché lungo la rotta balcanica ne sono passati e se ne trovano ancora a centinaia se non migliaia. Dall’Afghanistan non si è iniziati a fuggire ad agosto, si è fuggiti regolarmente in tutti questi anni. Quindi è fondamentale che lungo la rotta balcanica si smetta di giocare a ping-pong con esseri umani, si accolgano nell’Unione europea umanamente nel rispetto dei loro diritti.” Ci sarà una crisi migratoria, come quella degli scorsi anni, verso l’Europa? “È difficile immaginare che ci sia un esodo di massa come la prima volta che presero il potere i talebani, perché lì se ne andarono via circa quattro milioni e tenevo dire quanto detto prima cioè che la politica di esternalizzazione che vuol dire affidarsi ai Paesi limitrofi, Paesi che stanno erigendo muri, l’ha fatto la Turchia nei con-
Riccardo Noury è il portavoce di Amnesty Italia
fronti della frontiera iraniana, l’ha fatto la Grecia nei confronti della frontiera turca. Quindi non è facilmente immaginabile, non credo.” Diversi leader europei hanno iniziato a erigere muri verbali e fisici in previsione di nuove ondate. Come dovrebbe agire l’Unione europea? “Dovrebbe assumere una posizione politica molto netta. Qui stiamo parlando di una crisi di dimensioni straordinarie che ha bisogno di una risposta straordinaria. Se la risposta invece è quella ordinaria e insufficiente della esternalizzazione, se la risposta è quella vecchia dei muri, non ci siamo. Non mi stupirei, perché l’abbiamo fatto con la Turchia rispetto alla Siria, l’abbiamo fatto con la Libia rispetto all’Africa sub-sahariana, perché non farlo con Pakistan e Iran e i vari Stati che stanno a nord nei confronti degli afghani?” L’Italia potrebbe ricoprire un ruolo maggiore nella situazione? “Sarebbe auspicabile e le parole del presidente del consiglio Draghi sono suonate all’altezza della situazione. Vuol dire che è un leader che comprende bene la natura, la dimensione delle crisi internazionali, probabilmente altri nel suo governo un po’ di meno. Ma non è
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Le parole di Draghi sono state all’altezza. L’Italia dovrebbe contrastare la vecchia politica delle esternalizzazioni
il momento ancora di fare polemiche. L’Italia deve essere all’altezza, per la sua quota di evacuati, di dare una risposta di accoglienza. E sarebbe un segnale positivo se l’Italia, insieme ad altri Stati membri, prendesse un po’ l’iniziativa per contrastare questo ritorno della vecchia politica di esternalizzazione e chiusure. Però mi sembra che un po’ tutto questo sia stato già stabilito nel Consiglio dei ministri degli esteri dei qualche settimana fa.” (l.s.)
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“Basta Dittatura” e “I Guerrieri” sono delle chat no vax e no pass in cui gli utenti incitano all’odio e alla violenza contro i simboli della pandemia
società
Nel 2020 due milioni di utenti hanno scaricato edizioni di giornali e riviste gratis diffuse abusivamente su 329 canali Telegram I canali attivi nella condivisione di contenuti sessualmente espliciti nel 2020 erano 89, un giro da oltre sei milioni di account da migliaia di utenti
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di ROBERTA CHIARELLO e GABRIELE CRISPO
nsulti, minacce di morte, foto e video sessualmente espliciti: sono questi i contenuti che migliaia di utenti veicolano su Telegram. La terza app di messaggistica istantanea più scaricata in Italia – dopo Whatsapp e Messenger – ha da poco superato un miliardo di download a livello globale, come riporta l’ultima indagine del sito di ricerca Sensor Tower. Nella prima metà del 2021 i nuovi iscritti sono stati 214,7 milioni, rispetto ai 133 milioni del primo semestre del 2020. Un successo che dipende anche e soprattutto dalla tutela della privacy degli utenti, risorsa e arma, di un’app che rischia di diventare uno strumento di disinformazione e di incitamento alla violenza. Giornalisti, politici ed esperti, infatti, sono entrati nel mirino delle chat Telegram dei “no vax” e “no pass”, luoghi virtuali dove alcuni utenti incitano ad azioni violente contro i simboli della pandemia. Di recente, la Procura di Milano ha aperto un procedimento contro otto iscritti della chat “i Guerrieri“, di cui facevano parte circa 200 utenti. Ancora prima, il gruppo Telegram “Basta dittatura” con i suoi 43mila iscritti era finito nel mirino della Procura di Torino. Sono solo due esempi del fenomeno dilagante dell’induzione all’odio attraverso la piattaforma di messaggistica che diventa anche uno strumento per incitare alla violenza e divulgare teorie senza fondamenta scientifiche. Il professore di Diritto dell’Informazione Ruben Razzante spiega a Lumsanews che “tramite i canali Telegram si può arrivare a condividere informazioni di natura terroristica o piani sovversivi” e per questo è necessario innalzare il livello di vigilanza. L’equilibrio tra libertà d’espressione e responsabilità “è molto delicato” e quindi “è necessario che i gestori delle piattaforme cooperino con le autorità nella lotta contro i reati online”. Marisa Marraffino, avvocatessa specializzata in reati informatici, nel raccontare a Lumsanews la sua esperienza con minorenni iscritti involontariamente in gruppi “no vax”, evidenzia che spesso sono proprio i più giovani a essere adescati. Durante il lockdown, la fruizione di quotidiani e riviste è aumentata. Nonostante le edicole siano rimaste aperte per tutto il periodo, molti utenti iscritti all’app di messaggistica con sede a Dubai
L’app di messaggistica permette agli utenti di creare “chat segrete” da oltre 200mila iscritti e nascondere il numero di cellulare agli altri contatti
Tra no vax, pirateria e revenge porn i buchi neri di Telegram
L’applicazione rischia di diventare uno strumento di disinformazione e di incitamento alla violenza
si sono organizzati per fruire gratuitamente, e quindi illegalmente, dei prodotti editoriali. Per cercare di arginare questo fenomeno, in realtà non nuovo, la Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), ha deciso di fare un esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), chiedendo la rimozione dei contenuti. Come sottolineato in un articolo del Sole24Ore del 28 aprile 2020 le copie distribuite gratis sulle varie piattaforme saziano la sete di informazione di oltre due milioni di utenti, che ogni giorno scaricano contenuti gratuitamente. Dopo l’esposto Fieg, alla fine dello scorso aprile, la Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Bari si è attivata e in seguito alle indagini svolte, ha disposto il sequestro di 329 canali Telegram su cui venivano diffuse le copie dei maggiori quotidiani italiani. I reati ascritti dalla procura sono stati: accesso abusivo a sistema informatico, furto, violazione del diritto d’autore e riciclaggio. Episodi isolati, che di per sé non risolvono il problema della pirateria. Razzante su questo punto sottolinea che la nuova disciplina derivante dalla direttiva europea del 2019, in via di recepimento in tutti gli Stati della Ue, rafforza il copyright e “vincola le
piattaforme online a riconoscere un compenso ai produttori di contenuti”. La cosiddetta “Pornografia Non Consensuale”, anche conosciuta come Ncp o Revenge Porn, è una delle attività che proliferano sulle app di messaggistica online. Dal 2019 la dicitura “diffusione di immagini o video dal contenuto sessualmente esplicito” è stata introdotta nel codice penale. “L’aspetto più subdolo di questo tipo di reato è spesso la leva emotiva degli autori sulla fragilità psicologica della vittima”, spiega a Lumsanews Marraffino. Quello del Revenge Porn “è un reato trasversale”, che può coinvolgere vit-
LUMSAnews
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“Tutelare la democrazia passa anche attraverso conversazioni libere” L’INTERVISTA
Razzante: c’è un confine labile tra censura e repressione dei reati
time minorenni così come persone più mature. “La norma riguarda anche i deepfake o selfie che la vittima non vuole vengano diffusi a terzi”. Ma qual è la portata del fenomeno su Telegram? Nel 2020 PermessoNegato, associazione noprofit che si occupa del supporto tecnologico e legale alle vittime di Ncp, ha rilevato 89 canali attivi nella condivisione di contenuti sessualmente espliciti. Un giro da oltre sei milioni di account, con il gruppo più numeroso che arriva a 997.236 utenti. Telegram, spesso messa a confronto con Whatsapp, è un’app di messaggistica che ha peculiarità uniche: gli utenti possono creare “chat segrete” o da oltre 200mila iscritti, oppure possono nascondere il numero di cellulare. Come spiega a Lumsanews l’avvocato Guido Scorza, membro del Garante per la protezione dei dati personali, è difficile dire se Telegram sia l’app che più di tutte tutela la privacy dei propri iscritti. Molte altre applicazioni, infatti, “garantiscono un analogo livello di tutela della riservatezza delle comunicazioni scambiate sugli utenti”. Per tutte le app è però vera una cosa: è complicato bilanciare la privacy e la segretezza delle conversazioni private con la salvaguardia della sicurezza naziona le, dell’interesse pubblico e del buon costume. Le chat prevedono sistemi di sicurezza e metodi di cifratura. Ma questo, come evidenziato dall’avvocatessa Marraffino, non vuol dire che siano impenetrabili. Quando c’è il pericolo di aggravare le conseguenze di un illecito o agevolare la commissione di ulteriori reati, “si può chiedere e ottenere il sequestro preventivo di una chat”. Per l’avvocato Scorza “è importante che la privacy non diventi un alibi dell’inattività del gestore della piattaforma. “L’euforia partecipativa nei luoghi di conversazione virtuale non corrisponde, secondo Razzante, a una nuova forma di democrazia elettronica: “Non potrà esserci e-democracy fino a quando rimarranno opacità e indeterminatezza delle regole”. Le conversazioni nei luoghi virtuali sono e dovranno rimanere libere, “altrimenti verrebbe meno la democrazia della Rete”.
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Guido Scorza avvocato e membro del Garante per la protezione dei dati personali
Il garante
La tutela della privacy non sia un alibi all'inerzia dei gestori di Telegram
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Marisa Marrafino avvocatessa specializzata in reati informatici
L’esperta
Le conversazioni sulle app sono libere finché non vengono utilizzate per commettere reati
Quanto possono e devono essere libere le conversazioni sulle app di messaggisticacome Telegram? “La conversazione nei luoghi virtuali dev’essere libera perché altrimenti viene meno la democrazia della Rete. Il pluralismo delle opinioni è il sale della democrazia e quindi va valorizzato. Ma un conto è il libero esercizio del diritto di critica, protetto dalle legislazioni internazionali e nazionali, altra cosa è la libertà d’insulto o la diffusione di contenuti d’odio o, ancora, la propagazione di fake news o il compimento di reati come il revenge porn o il cyberbullismo. A fronte di segnalazioni, le autorità sono chiamate a intervenire”. I messaggi scambiati su gruppi da 200 mila utenti sono conversazioni private, e quindi rientranti nella sfera d’azione dell’articolo 15 della Costituzione? “Le chat e i gruppi privati chiusi sono protetti dall’articolo 15 della Costituzione, che tutela la libertà e segretezza della corrispondenza tra soggetti determinati. Se, però, in questi gruppi si commettono reati, chi li scopre può denunciare tali condotte alle autorità competenti. Ad esempio, se una persona scopre, grazie alla delazione da parte di uno dei suoi partecipanti, di essere stata diffamata in una chat, può certamente denunciare l’autore delle offese e tutti i partecipanti al gruppo”. Può il diritto d’autore convivere con la divulgazione di quotidiani su Telegram? “Il diritto d’autore sulle opere creative, anche di natura giornalistica, va protetto. Sono stati chiusi tanti canali Telegram che diffondevano gratuitamente contenuti giornalistici o intere edizioni di quotidiani o rassegne stampa. Violare il copyright sugli articoli è unreato. La nuova disciplina derivante dalla direttiva europea del 2019, in via di recepimento in tutti gli Stati del Vecchio Continente, rafforza tali tutele e vincola le piattaforme on line a riconoscere un compenso ai produttori di contenuti”. Perché oscurare chat le Telegram non è una limitazione della libertà di espressione? “Il confine tra censura di contenuti leciti e repressione di reati è spesso molto labile. Oscurare chat che diffondono messaggi d’odio o di istigazione alla violenza è doveroso. Censurare, invece, libere opinioni può rivelarsi un abuso e una limitazione della libertà della persona, nella misura in cui la manifestazione di quelle opinioni non integra gli estremi di reati”. È necessario agire su Telegram e app di messaggistica simili, per tutelare interesse pubblico, sicurezza nazionale e buon costume? “Bisogna vigilare maggiormente sulla circolazione delle informazioni in rete, perché nello spazio virtuale c’è davvero di tutto. Tramite app o canali come Telegram si può arrivare anche a condividere informazioni di natura terroristica o piani sovversivi e dunque occorre proteggere la sicurezza nazionale e tutelare l’ordine pubblico. Occorre inasprire la vigilanza e intensificare i controlli a fronte di segnalazione di situazioni dubbie. L’equilibrio tra libertà d’espressione e responsabilità è molto delicato ed è un dovere di ciascun utente, ma è necessario che i gestori delle piattaforme cooperino con le autorità nella lotta contro i reati online, senza
IL GIURISTA
Ruben Razzante è docente di Diritto dell’informazione e della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano, l’Università Lumsa di Roma e la Pontificia Università della Santa Croce entrare però a gamba tesa nel libero confronto di idee”. I gruppi Telegram sono una forma privata di manifestazione di pensiero o una forma di “e-democracy” e quindi di democrazia elettronica ? “Andrei cauto nei ragionamenti sulla democrazia elettronica. Abbiamo visto come sono andate a finire esperienze di movimenti italiani che hanno enfatizzato la dimensione della e-democracy ma poi, dietro il paravento dell’euforia partecipativa, hanno utilizzato piattaforme web per manipolare le opinioni degli iscritti, indirizzandole verso finalità predeterminate. Non potrà esserci e-democracy su Telegram o in altri luoghi simili, fino a quando permarranno opacità e indeterminatezza delle regole d’ingaggio e delle modalità di esercizio dei diritti, in primis quello di manifestazione del pensiero”. (r.c)
Quindicinale del Master in giornalismo della LUMSA Direttore responsabile Carlo Chianura Direttore scientifico Fabio Zavattaro
Redazione Tommaso Bertini, Alessio Brandimarte, Roberta Chiarello, Gabriele Crispo, Francesca Funari, Michela Pagano, Paola Palazzo, Luca Sebastiani
Testata registrata al Tribunale di Roma n. 468 dell’11 novembre 2003
il caso
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Covid, guariti ma senza green pass I
I problemi burocratici tra medici di base e Asl penalizzano i cittadini
di ALESSIO BRANDIMARTE e FRANCESCA FUNARI
l green pass è ormai entrato a far parte della quotidianità degli italiani. Il governo ha voluto estenderlo a una platea sempre più ampia per evitare future restrizioni che non permetterebbero una ripresa sociale ed economica.La certificazione verde è necessaria per accedere a numerose attività e servizi, ma anche per viaggiare sui mezzi a lunga percorrenza e dal 15 ottobre per andare al lavoro. Nato su proposta della Commissione europea, viene emesso soltanto attraverso la piattaforma nazionale del Ministero della Salute e si può ottenere a tre condizioni: la vaccinazione anti Covid-19 valida per 12 mesi, la negatività al test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore e la guarigione dal virus negli ultimi sei mesi, oppure 12 mesi in caso di successiva somministrazione di una dose di vaccino o in caso di contagio dopo il quattordicesimo giorno dalla prima somministrazione. Tuttavia, esiste una parte rilevante di popolazione sia vaccinata, sia guarita, che ha incontrato da subito problemi a ricevere regolarmente l’attestato. Molti guariti infatti non riescono a ottenerlo per difficoltà di comunicazione tra i medici di base e le Asl di riferimento. Un problema che si ripercuote anche su chi si è vaccinato solo con una dose, prima di essere contagiato. Ai vaccinati invece con il siero russo Sputnik, che non è autorizzato dall’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, non viene riconosciuto alcun certificato, tranne per quelli a cui è stato rilasciato dalle autorità sanitarie della Repubblica di San Marino. Tutti casi che, se non verranno risolti tempestivamente, rischiano di avere serie conseguenze, sia dal punto di vista sociale che lavorativo. A testimoniarlo è Alessio, uno studente di 24 anni che a marzo è risultato positivo al tampone molecolare. “Dopo essermi negativizzato e aver ricevuto il certificato di guarigione da parte del medico di base, non sono mai stato in grado di ottenere il certificato dal ministero. Questo perché il sistema non permetteva di trasferire i miei dati all’Asl di riferimento”, racconta. Spiega il medico di base dello studente: “Non riesco ad accedere al terminale per inserire i dati del paziente, perché non si incrociano con le Asl di riferimento e quindi non vengono riconosciuti dal sistema. L’emissione del certificato per i guariti non è possibile per una questione di tracciabilità”. Altri professionisti si sono trovati impreparati: “Non ho avuto indicazioni in merito a come inviare i dati alle Asl”, riferisce un medico di base della Regione Umbria. Nonostante il governo abbia messo a disposizione un link nel sito dgc.gov.it per recuperare l’authcode necessario per scaricare il pass, al momento dell’inserimento dei dati, sulla piattaforma appariva la seguente scritta: “L’au-
Il governo spiega che medico e Asl potrebbero non aver inserito i dati nel sistema Tessera sanitaria Un medico di base: “Non spetta a noi rilasciare il certificato verde ma al ministero della Salute”
Filippo Anelli:“Si tratta di errori di inserimento dei dati o di disallineamento tra le piattaforme”
thcode non è disponibile. La certificazione potrebbe non essere stata generata”. Non è arrivata nessuna risposta neanche scrivendo all’indirizzo mail cittadini@dgc.gov.it. Solo con la successiva somministrazione della dose unica di vaccino, prevista per chi è stato contagiato entro i sei mesi dalla guarigione, lo studente ha potuto ottenere la certificazione. Il governo ha pubblicato sulla sua piattaforma una serie di chiarimenti.Una spiegazione sembra arrivare dal sito governativo. “Solo alcune Regioni – si legge – hanno trasmesso alla Piattaforma nazionale – DGC i dati delle guarigioni per l’emissione automatica delle certificazioni”. In caso di mancata ricezione, “è probabile che il medico o la Asl non abbiano inserito nel ‘sistema Tessera sanitaria’ i dati relativi al tuo certificato di guarigione. In questo caso devi rivolgerti al tuo medico di famiglia o alla Asl perché inseriscano i dati nel sistema”. Ma un medico di base della Regione Puglia chiarisce che non sono loro a rilasciare il pass ma “dopo aver segnalato l’avvenuta guarigione del paziente sul portale regionale, è quest’ultimo che si occupa di dare comunicazione al ministero della Salute, che
manda o dovrebbe mandare al paziente le indicazioni su come scaricare il certificato”. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, spiega a Lumsanews che si tratta di “problemi di carattere burocratico legati più a errori di inserimento o a problemi di disallineamento tra le varie piattaforme. Questi ultimi aspetti si risolvono facilmente contattando il centro del dipartimento di prevenzione oppure, se una persona ha ricevuto il vaccino dal medico di famiglia, può fare una verifica rispetto ai dati che ha inserito. Il vero problema – continua Anelli – sta nel fatto che gli operatori sanitari non hanno accesso a tutti gli aspetti e alla gestione complessiva della piattaforma. Per cui bene hanno fatto le Asl a individuare tecnici che possono intervenire e provare a risolvere il problema”.Chiamando il numero dei dipartimenti di prevenzione delle varie Asl regionali però non si ottiene alcuna risposta. Neanche il numero di assistenza tecnica 800912491 messo a disposizione dal governo è reperibile: le uniche informazioni arrivano da una voce registrata che dice “In questo momento non è possibile rispondere alla sua chiamata. Riprovi più tardi”.
Chi è
FILIPPO ANELLI
Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) dal 2018. Dal 2016 è vice segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg). Medico di medicina generale a Noicottaro dal 1987 e presidente dell’Ordine dei medici di Bari dal 2012. Si è laureato a pieni voti in medicina e chirurgia, ed è uno specialista in Reumatologia e Farmacologia Clinica