Lavoro
Aumenta ancora il divario fra nord e sud sulle condizioni del trasporto ferrioviario di ANDREA MURGIA
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Salute
Cresce il numero di bambini obesi in Italia Terzi in Europa dietro Grecia e Malta di MASSIMILIANO CASSANO
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15/02/2019 PERIODICO NUMERO 2
Nel 2017 l’Aams ha raccolto giocate per un importo superiore a 100 miliardi di euro, il 4% del Pil
Gioco senza regole Manca una legge contro l’azzardo
L’inchiesta
Sgomberi a Roma i senza casa rimangono per strada
di LAURA BONAIUTI
Un grande edificio bianco sporco, la maggior parte del quale senza finestre. Deve aver fatto freddo all’ex Penicillina per chi l’ha occupata fino al 10 dicembre. Adesso è solo uno scheletro vuoto, o per alcuni semivuoto. ALLE PAGINE 4 e 5
Cinema
Crisi delle sale negativo il 2018 pronto il rilancio per il 2019
di TOMMASO COLUZZI
Era il 4 febbraio del 1960 quando al Fiamma di Roma, in via Bissolati, veniva proiettato per la prima volta “La dolce vita” di Federico Fellini. Per la première della pellicola era stato scelto il cinema dei grandi eventi della capitale. A PAGINA 8
di GIUSEPPE GALLETTA
Arrivavo a perdere anche 7000 euro al giorno. Avevo capito di essere un giocatore d’azzardo compulsivo perché non mi interessava più vincere, volevo solo giocare. Non esisteva fermarsi, un ludopatico compulsivo che gioca da 10 anni non può fermarsi”.Giuseppe ha solo 27 anni, ma già da molto tempo combatte contro questa dipendenza. “Avrò perso circa 500mila euro. Per pagare i debiti di gioco rubavo, vendevo gioielli, credo di aver venduto oltre 100mila euro d’oro, dilapidando tutto il patrimonio della mia famiglia”.
In Italia, secondo i risultati dello studio condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Centro Nazionale delle Ricerche, circa 17 milioni di individui hanno giocato somme di denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi e di questi oltre 5,5 milioni sono giovani adulti, tra i 15 e i 34 anni. I risultati mostrano che poco meno del 15% dei giocatori presenta un comportamento di gioco definibile a basso rischio, il 4% un comportamento a rischio moderato e il 2,4% un comportamento di gioco problematico. L’illusione di poter cambiare vita, fare soldi facili, dimenticare i problemi quotidiani caratterizza l’esistenza parallela del giocatore d’azzardo”. ALLE PAGINE 2 e 3
il caso
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“A
di GIUSEPPE GALLETTA
rrivavo a perdere anche 7000 euro al giorno. Avevo capito di essere un giocatore d’azzardo compulsivo perché non mi interessava più vincere, volevo solo giocare. Non esisteva fermarsi, un ludopatico compulsivo che gioca da 10 anni non può fermarsi”.Giuseppe ha solo 27 anni, ma già da molto tempo combatte contro questa dipendenza. “Avrò perso circa 500mila euro. Per pagare i debiti di gioco rubavo, vendevo gioielli, credo di aver venduto oltre 100mila euro d’oro, dilapidando tutto il patrimonio della mia famiglia”. In Italia, secondo i risultati dello studio condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Centro Nazionale delle Ricerche, circa 17 milioni di individui hanno giocato somme di denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi e di questi oltre 5,5 milioni sono giovani adulti, tra i 15 e i 34 anni. I risultati mostrano che poco meno del 15% dei giocatori presenta un comportamento di gioco definibile a basso rischio, il 4% un comportamento a rischio moderato e il 2,4% un comportamento di gioco problematico. L’illusione di poter cambiare vita, fare soldi facili, dimenticare i problemi quotidiani caratterizza l’esistenza parallela del giocatore d’azzardo patologico. Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’associazione “No slot”, sostiene che “molte persone in cura presso la nostra associazione inizialmente avevano inciampato nell’azzardo, ma poi condizionate dall’offerta, soprattutto quella on line, ne sono rimaste dipendenti. L’età media si aggira fra 30 e i 35 anni ed il rapporto uomo donna è di 4 a 1”. La psicologa palermitana Emanuela Coppola, esperta in psicoterapia, prova a spiegare perché si gioca d’azzardo. “Siamo in un dialogo costante col mondo. Il gioco d’azzardo risente inevitabilmente di una deriva culturale. È come se oggi desiderassimo ottenere qualcosa con il minimo sforzo: la slot machine è l’espressione puntale di questo, perché il suo utilizzo si basa su un comportamento automatico privo di uno sforzo cognitivo o strategico, con l’illusione di raggiungere il massimo risultato. Se oggi ci troviamo di fronte all’emergenza del gioco d’azzardo patologico è perché l’uomo non vuole soffrire e non volendo soffrire si autodistrugge”. Questa malattia non solo logora la mente, ma incide anche sui rapporti umani della persona: “C’è chi non mi ha più parlato, c’è chi mi assecondava - ammette Giuseppe - ci sono amicizie che ho perso a causa del gioco. Ho perso anche una ragazza. È davvero devastante. Ti ritrovi solo senza neanche accorgertene”. L’associazione “No slot”, spiega Feder, “ha fatto migliaia di incontri nelle scuole e c’è un dato che spaventa: quasi il 10% di minori dichiara che in famiglia almeno una persona gioca d’azzardo tutti i giorni”. Secondo Coppola, la caratteristica che rende complicata l’emersione di questa difficoltà è l’inaridimento delle possibilità esistenziali: “Avere delle condizioni di vita stereotipate, ripetitive, prive di significato sociale. Si tratta di persone che non hanno una realizzazione personale, amorosa, professionale. Una desertificazione dell’orizzonte delle possibilità, a cui si cerca di far fronte capovolgendo la propria condizione esistenziale in un ideale di guadagno”. Giuseppe continua a giocare, nonostante abbia partecipato a programmi di recupero, nonostante le innumerevoli perdite. “Sto seguendo una cura da una psicologa esperta in dipendenze da gioco d’azzardo, ma ha capito che con me è dura perché io non le lascio input a cui aggrapparsi. Non faccio nulla. Credo che se dentro di te non ci sia una decisione talmente forte da convincerti di voler cambiare, si può fare di tutto, ma non si smetterà mai”. Non a caso, come dice Coppola, “una delle caratteristiche del giocatore d’azzardo patologico è l’idea
Osservatorio gioco online
Negli ultimi cinque anni si è registrato un aumento esponenziale dei casi di giocatori patologici. Nel silenzio dello Stato, che non ha ancora regolamentato il fenomeno del gioco con una legge specifica, i ludopatici continuano a bruciare i loro risparmi fra slot machine, video lottery, scommesse e casinò on line. Associazioni e fondazioni tentano di smuovere le coscienze per sensibilizzare la popolazione rispetto alla gravità del problema
Malati d’azzardo “
Associazione No Slot
Il coordinatore: “La prevenzione con gli adulti ha già perso, con i piccoli sono più ottimista, ci si può lavorare” di potercela fare da solo. Una sorta di svuotamento della centralità delle relazioni. La persona che soffre di una dipedipendenza ritiene di poter bastare a sé stessa e di risolvere autonomamente il proprio disagio emotivo e comportamentale”. Dall’ossessione alla patologia il passo è breve e gli effetti non sono solo psicologici: tra video lottery, cavalli, scommesse sportive, casino online, la discesa verso l’abisso è rapida e avviene davanti agli
occhi impotenti dei familiari che si accorgono della metamorfosi senza sapere come intervenire: “I miei genitori sanno perfettamente che gioco, che sono in cura, che non sto riuscendo a smettere di giocare e sanno ogni mio episodio di compulsione; ma solo quando questo si è già verificato”. I dati raccolti da “No slot” confermano che su 100 giocatori patologici presi in cura 95 lo sono di slot machine e video poker, i restanti 5 si dividono tra gratta e vinci, video lottery e scommesse. “Non è facile conoscere persone affette da questa malattia – sostiene la psicoterapeuta di Palermo – in quanto vivono isolate, provando un senso di colpa e vergogna. Provano un disagio clandestino che raramente viene condiviso con la famiglia. Il giocatore patologico ha l’illusoria convinzione di poter sempre controllare questo di disturbo; non è consapevole che il gioco si è impadronito di lui, ma crede che sia ancora lui ad essere padrone del gioco.La famiglia rappresenta per la persona malata l’unica possibilità di contatto con la realtà”. Nella “Casa del giovane”, il centro medico per dipendenze di Pavia da cui è partito il progetto “No slot”, ci sono tre gruppi di ascolto – spiega Feder – “che ogni settimana si riuniscono. Sono circa 50 persone con i rispettivi familiari. Si creano modelli di ascolto e percorsi personali con supporto psicologico, ma è fondamentale la presenza del familiare ac-
canto al dipendente. Non ha senso fare terapia se non c’è il familiare accanto”. Quella dell’azzardo è un’industria basata sulla patologia, solo nel 2017 l’AAMS ha raccolto giocate per un importo superiore a 100 miliardi di euro, una crescita senza paragoni in Europa, un settore che non conosce crisi. Nel 2016 dalle piattaforme internet si è raccolto più di 1 miliardo di euro, solo il 5% del gioco distribuito sul territorio.“Mai nessuna droga aveva toccato gli anziani. L'azzardo ce l'ha fatta", commenta Feder che poi aggiunge: “L’azzardo non produce ricchezza ma se la porta via, a discapito di un’economia che creerebbe posti di lavoro. Oggi i ragazzini a 12 anni hanno già grattato un gratta e vinci o schiacciato un tasto di quelle diaboliche macchinette”. Una malattia fruttuosa per l’industria del gioco se si pensa che il gettito complessivo del settore deriva proprio dai giocatori patologici, per una percentuale che arriva anche al 60%. In Italia le videoslot sono quasi 400mila e nel 2018 si è registrato un boom di richieste di installazione. Una contraddizione per uno Stato che dice di voler combattere la ludopatia, ma che al contempo non ha mai attuato il “piano Balduzzi” del 2012, che prevede distanze minime delle sale da scuole, ospedali e chiese e che non ha mai riordinato il settore con una legge specifica. Secondo Feder “Ero è che manca una legge nazio-
LUMSAnews
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Osservatorio gioco online
L’ESPERTA
LA SCHEDA
Che tipo di indagine è stata fatta dall’ISS? L’ISS ha realizzato un’indagine basata due tipi di popolazione: quella adulta dai 18 anni in su e quella scolastica compresa fra i 14 e i 18 anni. Lo studio ha riguardato 12 mila adulti e 18 mila studenti. Cosa è emerso? I dati raccolti ci dicono che il 36,4 % della popolazione ha dichiarato che almeno una volta nell’ultimo anno ha giocato d’azzardo. Gli uomini rappresentano il 43,7%, le donne il 29,8%. L’età con la prevalenza di gioco più alta è compresa fra i 46 e i 68 anni. Quali sono i profili del giocatore d’azzardo? Secondo il Problem Gamblin Security Index è possibile individuare quattro diversi tipi di giocatori: il giocatore sociale, il giocatore a basso rischio, quello a rischio moderato e infine il giocatore problematico. Sulla base del campione raccolto il 3% dei giocatori (circa 1,5 milioni) sono patologici
CHE COSA DICE LA NORMATIVA RECENTE
“Bisogna mantenere alta l’attenzione per i minori. In 700mila giocano d’azzardo”
Roberta Pacifici, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità
IL DOSSIER
SEMPRE PIÙ SOLDI SPESI NEL GIOCO L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è una delle agenzie fiscali che svolgono le attività tecnico-operative, un tempo di competenza del Ministero delle Finanze. Il 5 dicembre 2018 ha pubblicato il “Libro Blu 2017” che annualmente riporta i dati principali – raccolta, spesa, vincite, incassi erariali – sul mercato del gioco d’azzardo legale in Italia. Secondo questa analisi il volume di denaro giocato dagli italiani nel 2017 è aumentato del 6%, superando quota 100 miliardi di euro e attestandosi sul valore di 101,8 miliardi.
nale di riordino, ma in Sardegna e Lombardia alcune leggi regionali hanno permesso a molti comuni di redigere ordinanze per arginare il gioco d’azzardo, portando alla chiusura delle slot e dei video poker in determinate fasce orarie della giornata. Inoltre è stata limitata l’apertura di nuove sale e l’installazione di nuove slot che non rispettavano le distanze minime dai luoghi sensibili”. Tra i giocatori c’è chi si accorge di aver toccato il fondo e cerca di uscirne. Il Ser.T. e le Usl organizzano gruppi di mutuo aiuto e assistenza psicologica e psichiatrica. In queste strutture i giocatori patologici partecipano a colloqui motivazionali e valutativi, affinchè l’equipe medica stabilisca il trattamento sanitario da applicare. Fra i membri della famiglia viene nominato un tutor col compito di monitorare il soggetto quotidianamente in relazione alla gestione del denaro. Spesso familiari e ludopatici si mettono insieme, spontaneamente, per vincere la battaglia, anche se poi non si può parlare mai di una vera vittoria. “Ognuno di noi”, dice Giuseppe, “può diventare un giocatore compulsivo. Quello che posso consigliare a chi ha il mio stesso problema è staccare del tutto con il gioco, andare in un centro specializzato, capire quanto rovini la vita il gioco compulsivo, quanto ti faccia restare indietro, quanto ti può trasformare fino a non riconoscerti più”.
Che tipologia di gioco si pratica? In relazione al 36,4% dei giocatori, il 3.8% gioca anche on line e l’1,7% solo on line. I giochi maggiormente praticati sono il lotto istantaneo, slotmachine e scommesse. Gli uomini si dedicano più alle slot machine e alle scommesse, le donne alla lotteria istantanea e bingo Quali sono i motivi che spingono una persona ad avvicinarsi al gioco d’azzardo? Molti iniziano per curiosità e divertimento, altri perchè vedono giocare amici, altri ancora perchè credono che si possa vincere facilmente infine c’è chi gioca per bisogno di soldi. Quali sono i luoghi in cui si gioca d’azzardo? Per il giocatore sociale la scelta dei luoghi in cui è indifferente e tende a scegliere per comodità posti vicini alla sua abitazione o al suo luogo di lavoro. Al contrario il giocatore patologico sceglie luoghi più distanti dai suoi centri di interesse, perché tende a nascondersi ed isolarsi. Ogni quanto si ricorre ai prestiti di somme di denaro? Secondo la nostra indagine lo 0.8% dei giocatori sociali ricorre alla cessione del quinto dello stipendio, il 6% quello problematico. Per i prestiti mentre il giocatore sociale si attesta al 2.7%, il giocatore problematico raggiunge il 28%. Sul sito www.ofad.iss.it è possibile trovare l’indagine pubblicata nella versione integrale a cura dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore della Sanità.
La legge di stabilità incentrata su una revisione del prelievo fiscale e sulle nuove concessioni per le sale gioco ha introdotto norme per sanzionare l’impiego dei c.d Totem(apparecchi che permettono di collegarsi con piattaforme per il gioco on line) ed avviare un processo di contenimento del numero delle slot machine. Sono state approvate anche disposizioni limitative della pubblicità, con riferimento sia agli orari in cui sono vietati i messaggi pubblicitari nelle tv generaliste sia ai contenuti dei messaggi stessi. Ulteriori misure in materia di tassazione sono contenute nel decreto legge n. 50 del 2017, con un nuovo aumento del Preu (prelievo erariale unico) sia sulle slot machine che sulle vincite di alcune tipologie di gioco; nel corso dell’iter in Commissione Bilancio sono state approvate anche altre disposizioni sulla riduzione delle slot machine (vedi in), attuate con il decreto del Ministero dell’Economia 25 luglio 2017. Da ultimo la legge n. 96 del 2018, introduce il divieto assoluto di pubblicità dei giochi d’azzardo ed altre disposizioni per il contrasto dei disturbi da gioco d’azzardo.
Quindicinale del Master in giornalismo della LUMSA Direttore Responsabile Carlo Chianura Direttore Scientifico Fabio Zavattaro
Redazione Laura Bonaiuti, Massimiliano Cassano, Tommaso Coluzzi,Giuseppe Galletta, Andrea Murgia, Alessandro Rosi, Flavio Russo Testata registrata al Tribunale di Roma n.468dell’11 novembre 2003
Roma l’inchiesta
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sgomberi la roulette degli
Il nuovo decreto Salvini ribalta la gestione degli alloggi abusivi
È
di LAURA BONAIUTI
un grande edificio bianco sporco, la maggior parte del quale senza finestre. Deve aver fatto freddo all’ex Penicillina per chi l’ha occupata fino al 10 dicembre. Adesso è solo uno scheletro vuoto, o per alcuni semivuoto, che troneggia a lato del groviera della via Tiburtina ridotta a una corsia per interminabili lavori di manutenzione. Era il 10 dicembre scorso quando gli occupanti, italiani e stranieri, sono stati costretti ad abbandonare il degrado di quell’edificio, un degrado che però ritenevano migliore, con un tetto sopra la testa, rispetto a un giaciglio per strada. Qualcuno ha tentato di occuparlo di nuovo, questo immobile sventrato. Al piano terreno c’è ancora un filo di panni stesi: una vecchia coperta, un lenzuolo macchiato, una maglietta a righe, un asciugamano. Anche lo stabile in Viale Costi, poco lontano, a Tor Cervara, sembra uno scheletro senza vita, ma in realtà se si osserva nel cortile qualcuno ci vive ancora. Di fronte alla facciata dell’immobile, separato da una sterpaglia di rifiuti ed erba alta, c’è un piccolo loculo, due metri per due, dove tre sfrattati dall’edificio di via Costi si sono stabiliti. Un loculo che doveva forse ospitare una centralina elettrica e che adesso contiene tre letti, uno di fianco all’altro, qualche pentola, due vuote e una piena di riso scondito, e un piccolo tavolino con un posacenere. “Non hanno fatto che arrestarci”, dicono due degli abitanti sotto questo francobollo di tetto senza bagno. E in effetti occupare un edificio resta un atto illegale. Fabrizio Ragucci, segretario dell’Unione Inquilini di Roma dice che non c’è alternativa: occupare o morire di freddo sotto qualche coperta ai lati di un portico o sotto una tettoia. È difficile capire se il problema stia a monte o a valle, è difficile capire di chi sia la responsabilità di gestire un’emergenza abitativa che ormai non ha più niente dell’emergenza ma è solo routine. Che sia un problema di case popolari, in effetti Ragucci lo conferma: ne vengono assegnate soltanto 500 ogni anno, mentre in lista d’attesa si sono affollate già più di 15.000 famiglie. Troppo pochi, quindi, gli appartamenti messi a disposizione ogni anno dal Comune. Il perché potrebbe ricercarsi nei meccanismi elefantiaci della burocrazia o nel groviglio di competenze che si crea tra assistenza sociale, cooperative, assessori e Stato. Adesso con il decreto Salvini, convertito in legge il primo di-
Cento edifici occupati solo nella Capitale Nessuna soluzione per i senza casa I proprietari protestano “
Unione Inquilini Una volta sgomberati, i senza casa si riversano in altre occupazioni abusive Fabrizio Ragucci Segretario Unione Inquilini
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Confedilizia Noi proprietari costretti a pagare IMU e utenze per i nostri immobili Giorgio Spaziani Testa Presidente Confedilizia
cembre 2018, è il prefetto ad avere maggiori responsabilità. Viene creata una “cabina di regia” con il compito di valutare se ci siano delle condizioni di tutela per chi si è stabilito nell’immobile. Se queste condizioni di tutela degli occupanti più vulnerabili non sono soddisfatte,si può rinviare lo sgombero di un anno. La legge è così recente che è stata raramente applicata e per il momento non si sa se sarà una soluzione o un problema in più. Quando 100 persone oppure 50 nuclei familiari italiani e stranieri vengono svegliati all’alba dalla polizia in tenuta antisommossa e vengono obbligati a uscire raccogliendo in fretta e furia la loro poca vita dentro due borse, in realtà non succede niente. È questa la parola che usa Fabrizio Ragucci:“niente”. Poche soluzioni, qualcuno che è fortunato trova posto in un residence, ma gli altri scappano perché non vogliono che le famiglie siano divise, come talora previsto dall’intervento dei servizi sociali. Queste persone si riversano in altre occupazioni abusive come quella di via di Santa Croce in Gerusalemme, dove Andrea, uno dei leader del movimento Action, dichiara che ci vivono tra le 400 e le 500 persone. L’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme apparteneva all’Inpdap. Nel 2013 “Action” insieme a italiani e stranieri ha buttato già la porta, lo ha classificato come edificio in disuso e, secondo la sua versione dei fatti, lo ha riqualificato. Appena entrati c’è una scrivania con due persone che fanno il “picchetto”, cioè i portieri e controllano chi entra e chi esce. Attaccati al muro, decine di fogli con scritti i turni per il picchetto giorno per giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Gli occupanti abitano dal primo piano in su. Dagli uffici dell’Inpdap hanno ricavato abitazioni. Ognuno ha la sua porta con attaccato con lo scotch il nome dell’occupante o della famiglia di occupanti. Andrea ci conduce al piano inferiore. C’è un auditorium ad anfiteatro, molto grande, con poltrone blu rivolte verso un palco dove spesso organizzano concerti: “Qualche tempo fa abbiamo organizzato un rave di musica classica, siamo stati in auditorium dalle sei del pomeriggio alle 6 di mattina. È stato bellissimo”. In fondo a un corridoio c’è un’ampia sala trasformata in palestra. Non si può entrare, ma si sente il rumore del pallone che rimbalza, una partita di pallavolo o di basket. Il vero punto di aggregazione di questa occupazione è la taverna. C’è un vero bancone di legno che serve cibo e bibite e subito dietro una grande cucina. Questa sera stanno preparando la pizza, ricavano con il coltello pezzi di pasta e la lavorano a formare un
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LA NUOVA LEGGE
La nuova normativa (il decreto-legge sicurezza, convertito nella legge n. 132 del primo dicembre 2018) prevede dei meccanismi più agevoli per le indennità da attribuire ai proprietari: non è più necessario rivolgersi al giudice, ma sono i prefetti che hanno il compito di provvedere. Allo stesso tempo, il censimento prelude a possibili sgomberi, invitando i prefetti a stabilire delle priorità.
Youssou, occupante dell’edificio in Santa Croce in Gerusalemme suona il tamburo.
tondo. Ma prima, sempre nella taverna, c’è la riunione di coordinamento sui pancali. Si discute su come organizzarsi meglio, su come migliorare ciò che si deve migliorare. Sulle pareti intorno affiorano graffiti degni di un pittore di alto livello. La chiamano la riqualificazione: “Quando siamo arrivati qui era un degrado, c’è stato un grande lavoro di stucco, pittura, falegnameria per trasformare l’edificio in un luogo abitabile. Si fanno anche lezioni di canto qui. ce lo spiega Youssou, dopo aver finito di insegnare a cantare a due ragazzi, mentre fa vedere il video su YouTube di quando è stato ospite di Alle falde del Kilimangiaro su Rai 3. Si percepisce una grande serenità e una grande integrazione tra culture diverse, precisamente 18 nazionalità. Anche qui ci sono persone che provengono da altri edifici sgomberati, semplicemente migrano da una occupazione all’altra senza mai trovare una soluzione definitiva. Ma dall’altra parte chi c’è? Li abbiamo chiamati scheletri di edifici, ma questi sono immobili, immobili che hanno un proprietario; dagli occupanti i proprietari sono descritti come potenziali speculatori oppure inadempienti e troppo pigri per occuparsi di riqualificare uno stabile vuoto. Sono circa 100 gli edifici occupati a Roma, come ci spiega l’avvocato Giorgio Spaziani
Testa, presidente di Confedilizia E dietro questi 100 edifici ci sono 100 proprietari, perlopiù privati. I proprietari si sentono inascoltati dalle istituzioni anche se portano avanti battaglie da anni. Molti di loro sono costretti a pagare IMU, TASI, utenze di acqua, luce e gas di un edificio che di fatto non è più loro. Per non parlare delle spese di manutenzione, come ad esempio per l’immobile di via Carlo Felice che cade a pezzi sia all’interno sia all’esterno mettendo i proprietari di fronte alla responsabilità del rischio di danni alle persone. I proprietari non sono tutti speculatori. C’è stato un caso, sempre sulla Tiburtina, in cui i proprietari hanno investito per fare un albergo, “era tutto pronto per accogliere degli ospiti, che però si sono purtroppo rivelati indesiderati”. Gli occupanti hanno sfondato la porta. La domanda è la stessa, posta stavolta dall’altra parte: cosa succede per i proprietari dopo uno sgombero? La risposta stavolta non è “niente”, ma non è comunque sufficiente per Confedilizia. Le indennità raramente corrispondono al vero ammontare di denaro perso e adesso, con la nuova legge approvata nel dicembre scorso, il calcolo di questa indennità diventa ancora più discrezionale.
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Occupante Nell’edificio ci vivono quasi in 500. Era dell’Inpdap, lo abbiamo riqualificato Andrea, detto Tarzan,uno dei leader del movimento occupazioni abusive.
Se prima si guardava al risarcimento del danno,adesso questo non appare più. Era “un calcolo reale sui danni provocati passati e futuri in senso di mancato reddito”. Oggi “questa indennità prevista dal decreto sicurezza è stabilita con criteri di equità quindi assolutamente discrezionali e, addirittura, fra i principi attraverso i quali viene stabilita l’indennità vi è anche quello relativo all’atteggiamento del proprietario, cioè se il proprietario ha sufficientemente difeso la sua proprietà rispetto all’occupazione”. Intanto Youssou, seduto su un pancale nella taverna di Santa Croce in Gerusalemme ha ripreso a suonare il tamburo davanti a un bicchiere di vino. Lui non sa di chi sia l’edificio dove ha trovato una nuova casa, né cosa vi fosse prima né cosa ci sarà dopo. L’importante è questo esatto momento in cui non ha fame, non si sente minacciato, non ha freddo, nessuno lo insegue, ha un tetto sopra la testa e un letto dove coricarsi. Si calca il cappello in testa, chiude gli occhi, batte le dita su quella vecchia tela macchiata e sorride con il mento all’insù: “Non sono così bravo, a volte mi scivola il tamburo tra le mani. Ma non lo dire in giro.” Sorride. Mentre nella taverna si assegnano nuovi ruoli e nella cucina ci si prepara a infornare pizze per tutti.
Bimbi a rischioobesità salute
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LUMSAnews
Secondo l’Ue siamo ai primi posti per incidenza di sovrappeso L’iniziativa di Vivismart per promuovere una dieta equilibrata
L’
di MASSIMILIANO CASSANO
Italia è ai primi posti in Europa per l’incidenza di sovrappeso e obesità infantile. A confermarlo è la nuova mappatura realizzata dal Joint Research Centre della Commissione Europea, che ha evidenziato come il nostro Paese abbia un tasso di obesità infantile del 31%. In cima a questa speciale classifica ci sono Grecia e Malta col 39% dei bambini. Spagna, Croazia e Romania raggiungono lo stesso tasso dell’Italia, mentre i più virtuosi sono l’Irlanda (15%) e la Danimarca (13%). Per quanto riguarda l’attività fisica regolare, l’ultimo rapporto di Osservasalute indica che in Italia nel 2016 le persone di età di 3 anni e oltre che dichiarano di praticare uno sport nel tempo libero sono il 34,8% della popolazione, pari a circa 20,5 milioni. Tra questi, il 25,1% si dedica allo sport in modo continuativo, mentre il 9,7% lo fa saltuariamente. Coloro che, pur non praticando uno sport, svolgono attività fisica sono il 25,7% della popolazione, mentre i sedentari sono circa 23 milioni, pari al 39,2%. L’associazione Vivismart ha promosso un’iniziativa per aumentare il livello di consapevolezza delle famiglie in tema di dieta equilibrata, valutando i risultati dell’approccio attraverso la misurazione di alcuni parametri predefiniti. Il modello di intervento sulle famiglie, sviluppato appositamente all’interno del progetto, è stato validato da un gruppo di nutrizionisti e pediatri, con l’interessamento di più di cento nuclei familiari in quattro città italiane. Il progetto nelle scuole si è rivolto inizialmente alle istituzioni scolastiche, puntando al coinvolgimento di 16 istituti, 70 classi e 80 docenti, rivolgendosi in media a 22 bambini per classe per più di mille ore di lezione. Ogni classe ha ricevuto un kit con una serie di strumenti a supporto delle attività di ciascun incontro; agli insegnanti è stata anche consegnata una guida esplicativa dell’impianto pedagogico utilizzato che descrive le singole attività. I dottori di medicina
generale, in costante relazione con gli altri protagonisti dell’iniziativa, hanno cercato – attraverso una specifica attività di counseling – di stimolare e favorire il cambiamento dello stile di vita in gruppi di famiglie con almeno un bambino di età compresa tra i 6 e i 10 anni e con problemi di sovrappeso in almeno uno dei componenti. Attraverso la misurazione dei parametri fisici, il medico generale è un punto di riferimento per i genitori su questa specifica tematica, coinvolgendo il suo target in un percorso interattivo di educazione sanitaria. L’obiettivo è verificare i mutamenti delle abitudini alimentari dei diversi componenti, oltre che della tendenza a svolgere una regolare attività fisica e della consapevolezza sull’importanza di uno stile di vita salutare. I venti medici inseriti nella ricerca sono stati formati in modo specifico e hanno consegnato ai genitori un foglio informativo con le finalità e i metodi del progetto. “I bimbi di oggi sono gli adulti di domani”. Per questo Vivismart ha concentrato i propri sforzi sull’età scolare, oltre che sulle famiglie. E non solo perché i bambini possono agire come “molle” per stimolare l’adozione di stili di vita più sani, ma anche perché proprio in età pediatrica si concentrano cattive abitudini che si mantengono nel tempo. È la prima volta che in Italia si realizza un intervento con queste modalità, sulla scorta della “Strategia Globale per la Dieta, l’Attività fisica e la Salute” lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2004. Secondo l’OMS, infatti, gli stili di vita scorretti rappresentano uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo. Per contrastarli, l’Organizzazione ha indicato come riferimento i principi della dieta mediterranea, che nel Novembre 2010 è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO su proposta di Italia, Spagna, Grecia e Marocco.
LA DOCENTE
La coordinatrice del progetto “Bimbi con più coscienza”
Costanza Nosi, docente di Scienze della Comunicazione LUMSA, ha coordinato a livello nazionale il progetto Vivismart.
L’Università LUMSA di Roma, promotrice di un’indagine sul progetto Vivismart, ha ospitato la conferenza stampa di presentazione dei risultati della campagna. Costanza Nosi, docente di Scienze della Comunicazione, è la coordinatrice del progetto a livello nazionale. L’iniziativa è stata svolta nelle scuole primarie di Milano, Parma, Genova e Bari. Incentrata “sull’educazione alimentare e sullo stile di vita sano dei bambini”, ha portato a risultati soddisfacenti. Cosa è cambiato? “I comportamenti dei bambini sono effettivamente migliorati – ha dichiarato – soprattutto per quanto concerne alcuni cibi”. “I bambini fanno più movimento e hanno una conoscenza oggettiva maggiore rispetto a ciò che è sano da mangiare. Tendenzialmente i più piccoli sono portati a consumare caramelle, dolciumi, e sono attratti dai fast food”. Qual è il ruolo dei geniori? “I bambini, non sono i responsabili degli acquisti alimentari della famiglia. Per quanto si lavori su di loro, alla fine mangiano ciò che viene scelto da chi si occupa della spesa”. “La cosa straordinaria – ha concluso – è che abbiamo avuto un effetto alone dei bambini sulle famiglie. Il cinquanta percento dei genitori intervistati ha detto che i figli hanno chiesto di acquistare alimenti più sani. È un ribaltamento totale del cosiddetto ‘Nug Factor’ , il fattore di assillo dei bambini rispetto ai genitori per comprare cibi non sani”.
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lavoro
Nel trasporto pubblico resta il divario Nord-Sud
Firenze e Bologna le migliori per l’offerta dei treni Vagoni vecchi nel Lazio, in Campania e in Sicilia
I
di ANDREA MURGIA
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La conferenza Pendolaria 2018, organizzata da Legambiente.
l trasporto ferroviario italiano è un po’ lo specchio del Paese e delle sue contraddizioni: ci sono regioni dove è presente grande innovazione e altre in cui il degrado del servizio costringe migliaia di persone a rinunciare a prendere il treno per spostarsi. A raccontare quanto succede sulle ferrovie italiane, attraverso dati e numeri, è il rapporto Pendolaria, presentato dal 2008 ogni anno da Legambiente. Il rapporto del 2018 segnala un aumento del numero di passeggeri, che tocca quota 5,59 milioni e segna un nuovo record rispetto al 2012 (+7,9% in 4 anni). Sono 2 milioni e 874 mila coloro che ogni giorno usufruiscono del servizio ferroviario regionale e 2 milioni e 716 mila quelli che utilizzano le metropolitane presenti in 7 città italiane. Se la crescita è sottolineata da questi numeri, emerge allo stesso tempo una differenza tra le varie regioni d’Italia. Per esempio tra Firenze e Bologna l’offerta di treni non ha paragoni al mondo (162 treni nei due sensi di marcia a 300 km/h), altrove si viaggia su vecchie carrozze; sulla linea Roma-Lido di Ostia (definita ‘la peggiore’ dal vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini in un’intervista a LumsaNews) quasi sessanta mila persone hanno addirittura rinunciato a prendere il treno per via dei tagli e del degrado del servizio. Il trasporto ferroviario soffre di una riduzione dei finanziamenti statali: tra il 2009 e il 2018 è stata del 20,4%. Legambiente lancia un allarme, perché potrebbe esserci un ulteriore taglio di 300 milioni. “Nel nostro Paese – afferma Edoardo Zanchini – si parla sempre di autostrade o di grandi opere come il Tav. Noi, nel nostro rapporto, abbiamo individuato 26
Zanchini (Legambiente) “Abbiamo individuato 26 opere incompiute. Servono maggiori investimenti”
opere incompiute. Sono in quasi tutte le grandi città, ma ci sono anche linee al sud dove si attendono investimenti da decine di anni”. “Se, in generale, il servizio è migliorato – aggiunge il vicepresidente di Legambiente – con nuovi treni e un numero crescente di passeggeri, in alcune regioni il numero di mezzi è stato ridotto e i pendolari preferiscono prendere i mezzi privati. Gli investimenti producono miglioramenti nella vita delle persone, riducono l’inquinamento e le emissioni di gas serra”. L’Italia è dunque spaccata a metà. Cresce il numero di persone che prende il treno al nord, la metropolitana a Milano ottiene grande successo, così come i tram a Firenze e Bergamo. È invece drammatica la situazione in Sicilia (regione con 5 milioni di abitanti), dove si è passati da 50.300 viaggiatori a 37.600, ma anche in Campania, dove il numero di viaggiatori è sceso da 413.600 a 308.500. Uno dei problemi principali indicati dagli utenti è l’età dei treni. La media è di 16,8 anni (in calo rispetto ai 17,2 di un anno fa), ma la riduzione è avvenuta anche qui soprattutto al nord e al centro mentre al sud l’età media dei convogli è di 19,2 anni. Nella legge di bilancio – segnala il rapporto – ci sono alcune misure positive per interventi nelle città e sulla rete ferroviaria. È stato istituito un fondo presso il ministero dell’Economia finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese, e una quota del fondo è destinata alla realizzazione, allo sviluppo e alla sicurezza di sistemi di trasporto pubblico di massa. Nella legge di bilancio però si è deciso di destinare molte risorse all’autotrasporto merci, su cui sono stati stanziati 1,58 miliardi di euro. Inoltre, nel decreto Genova sono stati previsti 20 milioni di euro per gli autotra-
I TRENI
Pendolari in attesa del treno. Il numero di passeggeri risulta in crescita: nell’ultimo anno si è arrivati a quota 5,59 milioni. sportatori. Secondo Legambiente per rilanciare il trasporto ferroviario vanno aumentate le risorse: quelle attuali sono infatti inferiori del 20% rispetto al 2009. La sfida è puntare sulle città - dove è presente il grosso della Il rapporto Pendolaria viene Sono 2 milioni e 874 mila Secondo Legambiente, la domanda di trasporto nel nostro Paese - e sul Sud, col- presentato da Legambiente coloro che ogni giorno sfida è puntare sulle città e sul pito da ritardi e problemi. Anche al nord è necessario ogni anno dal 2008. usufruiscono del servizio sud, colpito da ritardi e un progetto di mobilità sostenibile, come nella grande Descrive lo stato della rete ferroviario regionale e 2 problemi. area inquinata della Pianura Padana. Per completare le ferroviaria italiana attraverso milioni e 716 mila quelli che Anche al nord è necessario un 26 opere incompiute di cui parlava Zanchini, mandati e numeri. di mobilità utilizzano le metropolitane progetto cano 10 miliardi di euro. “Nel rapporto presentiamo sostenibile, come nella grande proposte concrete che consentirebbero di rilanciare le L’ultimo rapporto segnala un presenti in 7 città italiane. città e l’economia italiana. Ci auguriamo che il go- aumento dei passeggeri, che Uno dei problemi principali è area inquinata della Pianura Inoltre, per verno del cambiamento scelga di percorrere questa tocca quota 5,59 milioni e l’età dei treni. La media è di Padana. segna un nuovo record 16,8 anni (in calo rispetto ai completare le 26 opere strada”, conclude Zanchini. Nel bilancio dello Stato, secondo Legambiente, le ri- rispetto al 2012 (+7,9% in 4 17,2 di un anno fa), ma la incompiute mancano 10 sorse sono disponibili per realizzare un salto di qua- anni). riduzione è avvenuta al nord e milioni di euro. Per un rilancio lità nel servizio ferroviario. Questi, però, vanno Si parla anche di 26 opere al centro mentre al sud l’età definitivo le risorse vanno indirizzati in modo differente rispetto ad oggi. incompiute in Italia. impiegate per potenziare il media dei convogli è 19,2. Per un rilancio definitivo, le risorse vanno impiegate servizio ferroviario regionale e per potenziare il servizio ferroviario regionale e inintercity. tercity, ma anche per garantire che il numero di treni
IL RAPPORTO
sulla rete aumenti. In più, vanno aumentati gli investimenti infrastrutturali al sud e nelle città, per avere nuove linee di tram e metropolitane.
LE SOLUZIONI
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cinema
LUMSAnews
Roma, il lungo declino dei cinema Chiudono altre sale, ma è pronto un piano di rilancio per il 2019
E
di TOMMASO COLUZZI
ra il 4 febbraio del 1960 quando al Fiamma di Roma, in via Bissolati, veniva proiettato per la prima volta “La dolce vita” di Federico Fellini. Per la première della pellicola era stato scelto il cinema dei grandi eventi della capitale. Oggi il silenzio e il vuoto avvolgono il Fiamma, che ha chiuso per la pausa estiva del 2017 ma non ha riaperto più. Davanti al portone che ha visto entrare le celebrità del cinema mondiale dormono i senzatetto avvolti da coperte e cartoni. Il Fiamma è tra i tanti esercizi che non ha resistito alla crisi che ha colpito il mercato. I dati Cinetel 2018 disegnano un quadro sempre più critico: lo scorso anno al box office italiano sono stati incassati 555 milioni di euro, con 85 milioni di biglietti venduti. Rispetto al 2017 il calo è stato del 4,98% per gli incassi e del 6,89% delle presenze, mentre confrontando il dato con il 2016 si può parlare di un crollo vero e proprio, con -16,01% di incassi e -18,42% di titoli venduti. Più in generale si tratta del risultato peggiore dal 2006, quando l’incasso complessivo fu di 546 milioni di euro. Partendo proprio da questi dati, S. L., vicedirettore di uno dei più importanti multisala della Capitale, ha cercato di spiegare il trend negativo dell’ultimo anno: “È successo quello che ci aspettavamo, il calendario non aveva titoli che ci dessero la speranza di avere un anno performante, c’è stata una carenza sia di film italiani degni di nota che di titoli per famiglie”. Così, soprattutto quest’anno, è iniziata la ricerca di nuove idee per riportare le persone al cinema: “In questo momento un’ottima soluzione è quella di riproporre al cinema titoli che si sa già che sono di richiamo – spiega il vicedirettore del multisala –. Noi, ad esempio, abbiamo fatto delle rassegne: ’80-’90 dove abbiamo riprogrammato i vecchi film, kids che prevede la proiezione di un film per bambini uscito tempo prima ogni domenica mattina. C’è stato chi ha fatto la rassegna di Harry Potter, riproiettando tutta la maratona”. L’ingresso sul mercato di piattaforme di streaming online come Netflix potrebbe aver influito sulla crisi degli ultimi anni, ma “nessuno ha la risposta certa – continua il vicedirettore – penso possa aver influito leggermente sul calo delle presenze, ma non è il problema principale anche perché si tratta di due esperienze di visione completamente differenti. Ritengo che il calo del 2018 sia dovuto al calendario, ai titoli dei film usciti, alla tipologia dei film usciti e alla mancanza di filoni interessanti. Per questo credo che questa crisi non dipenda tanto dagli esercenti, quanto dal mercato”.
IL CASO ROMA “Negli ultimi decenni a Roma hanno chiuso oltre 50 sale cinematografiche e negli ultimi 24 mesi abbiamo registrato la chiusura dello storico cinema Fiamma a via Bissolati, il Maestoso, il Royal e anche il Reale”, racconta Viola Brancatella, che ha realizzato insieme al collettivo Cinescope, il documentario per il web “Buio in sala” e gestisce un sito web omonimo che studia e mo-
Il vicedirettore di un multisala: “Riproponiamo vecchi film, in attesa di nuove uscite importanti”
Nel 2018 nei cinema italiani incassati 555 milioni di euro -4,98% rispetto al 2017 -16,01% rispetto al 2016 venduti 85 milioni di biglietti -6,89% rispetto al 2017 -18,42% rispetto al 2016 è il risultato peggiore dal 2006
L’esperta: “Sono cambiati cultura e consumo, le sale erano un punto di ritrovo, oggi non è più così”
LE SALE ROMANE
Negli ultimi decenni hanno chiuso 50 cinema. Il Fiamma, il Maestoso, il Royal e il Reale gli ultimi a cedere. Molti sono stati trasformati in altre attività: bingo, ristoranti, negozi o centri commerciali
Le associazioni: “Pronti per ripartire nel 2019, faremo una campagna con il MiBAC” nitora la chiusura dei cinema nella capitale. La scorsa estate era stata annunciata la vendita all’asta dei cinema capitolini appartenenti al gruppo di proprietà di Massimo Ferrero, tra cui l’Adriano di piazza Cavour. Il dietrofront era arrivato a fine agosto, quando un collaboratore del presidente della Sampdoria aveva annunciato un accordo con un investitore internazionale. Questa intesa doveva portare alla ristrutturazione e al mantenimento delle sale del gruppo, ma il Reale e il Royal non hanno più riaperto dopo la chiusura estiva. “Le cause della chiusura delle sale cinematografiche sono varie, tra queste c’è sicuramente la competizione con le nuove piattaforme, che offrono a prezzi molto convenienti un grande numero di prodotti audiovisivi, quindi in questo senso la visione a casa in solitaria ha preso il sopravvento rispetto al passato – spiega Brancatella –. Sicuramente è cambiato il consumo, il pubblico spesso lamenta prezzi del biglietto troppo alti, però c’è anche un elemento di costume per cui se in passato
I DATI CINETEL
il cinema era uno dei pochi divertimenti degli italiani, in cui si stava insieme, ci si ritrovava, oggi non è più così”. Oltre alle sale chiuse definitivamente ci sono quelle che sono state trasformate in altri esercizi commerciali: oggi, distribuiti omogeneamente nella Capitale, ci sono 97 ex cinema, tra bingo, ristoranti, sale giochi e centri commerciali. Nonostante ci siano delle leggi a tutela della continuità d’uso dei luoghi di interesse culturale, i vincoli decadono a causa di accordi in deroga direttamente tra il Comune di Roma e i proprietari delle mura. Così l’antico Etoile di Piazza San Lorenzo in Lucina è diventato una boutique di Louis Vuitton, il Quirinale di via Nazionale oggi è la sede di Banca d’Italia. Il Garden, il Rouge et Noir e l’Ariel sono stati trasformati in sale bingo, l’Eldelweiss è diventato un negozio di arredamenti, il Bristol un centro commerciale. LE PROSPETTIVE Nel 2019 i cinema italiani resteranno aperti anche in
estate grazie all’arrivo in sala di titoli americani molto attesi, sia per famiglie, come Il Re Leone e Toy Story 4, sia per appassionati di saghe, come i sequel di Spiderman e Men in Black. Mario Lorini, presidente ANEC, ha definito l’anno appena concluso “un segno tangibile che produttori, distributori ed esercenti cinema, uniti in un progetto comune, sanno da dove ripartire”. Gli ha fatto eco il presidente ANEM, Carlo Bernaschi, che ha rilanciato i progetti per il 2019: “La filiera dell’industria del cinema ha preso finalmente coscienza di dover cambiare il modo di uscire durante tutta la stagione ed ha concordato uscite estive molto importanti accompagnate, in accordo con il MiBAC, da una forte campagna di comunicazione che inizierà con i David di Donatello”. Una fiducia condivisa da Francesco Rutelli, presidente dell’ANICA, l’Associazione delle industrie cinematografiche, che ha auspicato una vittoria nella “sfida per la qualità dei prodotti, per incontrare le aspettative di un pubblico esigente”.