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periodico d’informazione aziendale edizione di Parma, Reggio Emilia e Modena

anno III Aprile 2011 COngiuntura

Nucleare

Costruzioni

Segnali positivi per l’economia EmilianoRomagnola

CNA plaude allo stop del Governo a favore della Green Economy

Scenario negativo anche per il 2011. Previsto in Regione un ulteriore calo del 1,5% degli investimenti

Il servizio a pagina 13

Il servizio a pagina 2

Editoriale

Rinnovabili, efficienza energetica e... nucleare di Ottavio Margini In tema di “energia” negli ultimi mesi si è acceso il dibattito sulle strategie future a livello Paese. Improvvisamente il tema energetico è...diventato strategico. Beh! Che fosse strategico per l’Italia lo sapevamo da parecchio tempo. Basta partire da due semplici constatazioni: in primis che la nostra società ha uno stile di vita che richiede un elevatissimo consumo di energia e non penso proprio che vi sia la volontà di modificarlo. La seconda è che attualmente a livello energetico dipendiamo fortemente da altri Stati (da cui importiamo energia o petrolio/gas per produrre energia). Solo una quota che si aggira attorno al 20% del fabbisogno lordo (Anno 2009) è “made in Italy” ovvero prodotta in Italia. Si tratta in massima parte (circa il 17%) dell’energia elettrica prodotta dalle fonti rinnovabili cosiddette “classiche” ovvero le centrali idroelettriche, mentre il restante 3% è prodotto dalle “nuove fonti rinnovabili”: Eolico, Solare ecc. Ricordo che le rinnovabili sono le così dette “energie pulite” in quanto non vi è emissione in atmosfera di CO2 per produrle ed il loro utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future. Il dipendere in modo così drastico da “altri” in un mondo sempre più caratterizzato da turbolenze a vari livelli non appare una scelta lungimirante. Dobbiamo quindi produrre maggiore energia e contenere i consumi. Ma come produrla? Gli interessi in gioco sono molteplici e diversificati. Chi sostiene le Rinnovabili ( e gli incentivi per la loro realizzazione) chi il nucleare, chi ritiene maggiormente premiante una politica sull’efficienza energetica. - Continua a pag. 13 -

In primo piano

Un settore strategico per lo sviluppo

Imprese & Energia Grazie alle fonti rinnovabili, si profila un nuovo scenario per le politiche energetiche in Italia

Il servizio a pagina 5

Aprile 2011 Valutazioni Immobiliari

Progetto Ifoa per colmare una lacuna del sistema italiano Il servizio a pagina 4

Gestione Documentale

Outsourcing e nuove tecnologie Il servizio a pagina 7

Telefonia

Scopri la “Unified Communication”

Il servizio a pagina 9

Temi Sociali

è distribuito gratuitamente Richiedi una copia per la Tua azienda

Da Cisita Parma un progetto per conciliare lavoro e vita privata Il servizio a pagina 3


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ECONOMIA

Dall ’ i n d a g i n e congiunturale rela ti v a a l q u a r to tr i m e s tr e 2 0 1 0

Segnali positivi per l’economia Emiliano-romagnola Zanlari: portare al centro dello sviluppo dell’impresa le persone che ci lavorano Forse è ancora presto per parlare di una vera e propria ripresa, soprattutto se si considerano i livelli precedenti alla crisi, tuttavia per il sistema produttivo dell’EmiliaRomagna si sta consolidando una fase di recupero. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2010 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo-Cariromagna. Prosegue dunque una risalita degli indici della produzione, iniziata dal secondo trimestre 2010, dopo due anni caratterizzati da cali anche molto consistenti. I segnali più positivi arrivano dalle imprese maggiormente orientate all’export, che più avevano sofferto della caduta del commercio internazionale, ma il perdurare di una situazione critica è confermato

dal ricorso, ancora accentuato, agli ammortizzatori sociali, specialmente quelli in deroga, aumentati di cinque volte rispetto a quelli del 2009. Nel quarto trimestre 2010, la produzione è aumentata del 4,2%, ed il fatturato del 3,8% in contro tendenza rispetto al trend negativo riscontrato nei dodici mesi precedenti (rispettivamente pari a -2,3% e -2,2%). Su base annua l’Emilia-Romagna ha registrato una crescita media produttiva dell’1,7%, che ha recuperato solo in minima parte sulle flessioni del 14,1% e 1,5% accusate nel 2009 e 2008. Alla ripresa di produzione e vendite non è stata estranea la domanda, che nel quarto trimestre 2010 è aumentata tendenzialmente del 4,1%. La crescita di produzione e fatturato relativa al quarto trimestre 2010 ha visto il concorso di tutti i settori e le dimensioni di impresa.

Su base annua, a registrare la crescita produttiva più accentuata, sono state le industrie meccaniche, elettriche, dei mezzi di trasporto e dei metalli. Bilanci negativi per le industrie della moda e alimentari, a conferma delle caratteristiche acicliche di quest’ultimo settore. La dimensione si conferma un fattore di competitività: a crescere maggiormente sono le imprese più strutturate (con oltre 50 addetti) che hanno potuto beneficiare maggiormente della ripresa internazionale. Nel quarto trimestre 2010 l’andamento delle esportazioni è stato caratterizzato da un incremento in valore del 3,6%. Nell’arco dell’intero 2010 le esportazioni delle imprese manifatturiere, ripartite in tutti i mercati, specie nei Paesi BRICS, sono aumentate del 17%, recuperando parte della flessione registrata nel 2009. Faticano a riprendere i settori

Andrea Zanlari, Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna

più tradizionali come moda e mobili, mentre crescono i comparti a maggior contenuto tecnologico o innovativo (come farmaceutico e meccanica avanzata). “Nelle ultime indagini, è ricorrente una generale incertezza sui tempi e sulle modalità della ripresa – ha affermato il presidente di Unioncamere EmiliaRomagna, Andrea Zanlari. Si ripete però anche un altro elemento: le imprese che tengono nei periodi di crisi e che sono in grado di riparti-

re, sono quelle che investono nella propria organizzazione e nei propri dipendenti. Non basta innovare od esportare, bisogna farlo con un’adeguata struttura aziendale e con le competenze giuste, all’interno di strategie di medio e lungo periodo. Questo significa – aggiunge Zanlari – portare al centro dello sviluppo dell’impresa le persone che ci lavorano, investendo nella loro formazione, ma anche sul clima aziendale e sul benessere dei dipendenti”.

Cur a t o d a U nioncamere ER in co l l a b o r a z i o n e c o n P r o m e t e i a

Lo scenario di previsione macroeconomica per l’Emilia-Romagna Continua la “stagnazione” per Modena, Reggio Emilia e Parma L’Area studi e ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna, in collaborazione con Prometeia, ha predisposto lo scenario di previsione macroeconomica per l’Emilia-Romagna fino al 2013. L’edizione corrente dello scenario riduce la stima della crescita reale del Pil dell’EmiliaRomagna per il 2010 da +1,5 a +1,2%, mentre resta invariata quella riferita al 2011, all’1,0%. Per l’Italia l’aumento reale per il 2010 dovrebbe essere stato pari all’1,0%, anch’esso rivisto al ribasso dall’1,1% indicato a novembre, e dello 0,9% per il 2011, con un leggero incremento rispetto all’edizione precedente. Sia a livello nazionale che regionale, la crescita prevista fino al 2012 permetterà di ottenere solo un parziale recupero della caduta del Pil accusata nel biennio 2008-2009. In regione, dopo la flessione del 3,1% registrata nel 2009, la domanda interna dovrebbe essersi ripresa nel 2010, con un incremento dell’1,4%, leggermente superiore al Pil, ma la sua crescita dovrebbe ridur-

si allo 0,7% nel 2011. Questo andamento non fa che tradurre il modesto tono dei consumi delle famiglie, che nel 2010 dovrebbero essere aumentati dell’1,1%, per ridurre poi il ritmo nel 2011 a +0,3%. Sui consumi si riflette pesantemente la grave condizione del mercato del lavoro e la tendenza all’aumento dei prodotti energetici ed alimentari. Anche in regione la ripresa è avvenuta grazie all’effetto traino derivante dal commercio estero, come confermano i dati Istat a valori correnti riferiti alle esportazioni regionali nel 2010. In termini reali di contabilità nazionale, le esportazioni dovrebbero essere aumentate dell’8,5% nel 2010. Circa il Mercato del Lavoro nel 2010, il tasso di occupazione dovrebbe essere sceso al 44,3%, con una flessione di 2,2 punti percentuali rispetto al 2007 e dovrebbe ulteriormente ridursi di un mezzo punto percentuale entro la fine del 2011. Il tasso di disoccupazione era del 2,8% nel 2007. Dal 4,8% del 2009, dovrebbe

essere salito al 5,8% al termine dell’anno trascorso, nonostante l’esteso impiego in deroga della cassa integrazione, ma nell’attuale scenario di previsione dovrebbe salire ulteriormente per giungere a toccare il 6,5% nel 2011. Nel complesso si conferma un quadro piuttosto pesante, che impone al sistema economico

locale e alle singole imprese un’estrema capacità di adattamento a condizioni competitive in rapido mutamento e mette alla prova la tenuta del sistema industriale e del sistema sociale regionale. Lo scenario relativo alle Province di Modena, Reggio Emilia e Parma vede per il PIL un aumento per il 2011

estremamente contenuto e precisamente tra lo 0,8% di Parma e l’1,0% di Reggio Emilia. Possiamo quindi parlare ancora di “stagnazione” del mercato. Poche le diversità significative tra le tre Province se non per il settore agricolo dove a Parma è previsto un calo del PIL del 4,6%.

Il valore aggiunto per settore (var. %) nelle province di Parma - Reggio Emilia - Modena

Agricoltura

PARMA 2011 2012 -0,8 -4,6

REGGIO EMILIA 2011 2012 0,5 -3,5

MODENA 2011 2012 -0,2 -2,6

Industria

1,6

1,4

2,7

2,2

2,0

2,0

Costruzioni

-0,1

0,1

-0,2

0,2

-0,1

0,4

Servizi

0,8

0,9

0,4

0,7

0,5

0,7

0,9

0,3

0,8

0,6

0,6

0,4

1,1

1,5

0,2

0,5

0,3

0,7

altre attività di servizi

0,1

0,9

0,2

1,2

0,6

1,1

Totale

0,8

1,0

1,0

1,2

0,9

1,1

Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti, comunicazioni Intermediazione monetaria e finanziaria, att. immobiliari e imprenditoriali

Fonte: Unioncamere Emilia-Romagna Prometeia


economia

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Vinc e n e tta mente la sfida tra i C o m u n i c a p o l u o g h i

Reddito medio: a Parma si guadagna di più! A livello provinciale Modena in testa per numero di contribuenti e reddito complessivo Dai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze elaborati dal Sole 24 Ore emerge un quadro sulla “ricchezza” dell’Emilia, Comune per Comune, che consente di svolgere analisi e considerazioni interessanti. Ricordiamo che i dati sono stati elaborati sulla base dell’imponibile 2009 dichiarato con il 730 e Unico 2010 ai fini delle addizionali comunali e regionali Irpef. Non comprende, quindi, il reddito medio di tutti di contribuenti Irpef, ma del reddito denunciato dai soggetti tenuti a versare l’imposta. Restano esclusi, coloro che sono riusciti ad azzerare l’Irpef, grazie ad esenzioni e detrazioni: 10,5 milioni di contribuenti su 41,5. È una fotografia che consente di evidenziare le differenze delle Province emiliane di riferimento della nostra testata giornalistica (parliamo di Modena, Reggio Emilia e

Parma) e dei rispettivi Comuni. Il primo dato che evidenziamo è quello relativo ai capoluoghi di Provincia. A Parma vi è il reddito medio più alto con Euro 27.710 pro capite seguito da Modena (Euro 26.423) e Reggio Emilia, fanalino di coda (Euro 24.493). Esaminando le tre Province nel loro complesso le differenze sono più contenute. A Parma e Provincia il reddito medio è di Euro 24.749, segue la provincia di Modena (Euro 23.328) e quindi Reggio Emilia (Euro 23.077). Se però prendiamo in considerazione nelle tre Province il numero dei contribuenti ed il loro reddito complessivo, la Provincia Modena è nettamente in testa con 424.085 contribuenti per un reddito complessivo di quasi 10 miliardi di Euro (9.893.263.878). Le altre 2 Province si attestano attorno ai 7 miliardi di Euro e precisamente Reggio Emi-

lia con 311.386 contribuenti (7.185.943.605) e ultima Parma con 272.072 contribuenti (6.733.564.431). Potremmo concludere che Parma vince per tenore di vita del singolo contribuente e la Provincia di Modena per la ricchezza complessiva. Il Comune più ricco in assoluto è Albinea, nella prima collina reggiana, con un reddito medio di Euro 27.829 mentre quello più povero è Montecreto (Euro 17.250) in Provincia di Modena. Ulteriori considerazioni sono possibili confrontando i dati del 2009 con quelli del 2008 e del 2005. Considerate le tre Province dal 2005 al 2008, il reddito medio nelle tre Province emiliane è aumentato dell’11,1% passando da Euro 21.399 a Euro 23.777. Nel 2009, rispetto al 2008, il reddito è rimasto pressoché stabile. Visto che il 2009 è stato il primo anno di recessione, possiamo affermare

Comuni Provincia di Modena Reggio Emilia Parma

Nr. contribuenti 2009 424.085 311.386 272.072

I 10 Comuni con reddito medio più alto - Valore in Euro Albinea 27.829 Parma 27.710 Modena 26.423 Sala Baganza 25.844 Cast. Rangone 25.632 Formigine 25.523 Collecchio 25.343 Sassuolo 24.779 Quattro Castella 24.757 Castellarano 24.565

Reddito medio 2009 Euro 23.328 23.077 24.749

Rediti complessivi 2009 Euro 9.893.263.878 7.185.943.608 6.733.564.431

I 10 Comuni con reddito medio più basso - Valore in Euro Montecreto 17.250 Bardi 17.553 Polinago 17.854 Ligonchio 18.000 Valmozzola 18.015 Bedonia 18.029 Albareto 18.165 Tornolo 18.225 Compiano 18.285 Ramiseto 18.474

Fonte: Dati Ministero dell’Economia e delle Finanze ed elaborazione del Sole 24 Ore Elaborazione per Provincia del Giornale delle Imprese

che non sembra avere avuto ripercussioni sostanziali sui redditi. Ultima riflessione sui Comuni dell’Appennino, che

pur essendo tradizionalmente penalizzati nel reddito medio non hanno subito nel complesso ulteriori arretramenti.

Un p r o g e tto di Cisita Parma per s o s te n e r e l e i m p r e s e s e n s i b i l i a i te m i s o c i a l i

Come conciliare lavoro e vita privata La produttività dipende anche del grado di benessere fisico e psicologico dei lavoratori Nel nostro Paese la famiglia sta vivendo un momento di grande difficoltà. Lavorare è per entrambi i coniugi una scelta obbligata e spesso la struttura dell’orario di lavoro mal si concilia con le esigenze dell’individuo e della famiglia. Sul tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, Cisita Parma promuove un nuovo progetto dal titolo “Il tempo che corre: conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” che offre alle Aziende del territorio l’opportunità di partecipare sia a una breve formazione in aula - prossimi incontri il 17 e il 24 giugno 2011 - sia a una più specifica azione di consulenza/coaching da svolgersi presso ogni singola azienda interessata a sviluppare programmi di conciliazione al proprio interno. Si tratta di attività gratuite, finanziate dalla Provincia di Parma tramite il Fondo Sociale Europeo, che pongono Cisita in prima linea in meri-

to alla volontà del Ministero del Lavoro e delle Pari Opportunità di rilanciare azioni sperimentali, dirette a sostenere le imprese sensibili a perseguire un maggior equilibrio tra vita privata e vita professionale. Negli ultimi anni, infatti, l’ente di formazione dell’Unione Parmense degli Industriali e del Gruppo Imprese Artigiane ha svolto diverse e significative attività in questo campo, ottenendo l’accreditamento da parte della Provincia di Parma per presentare progetti finanziati attraverso la legge 53/00. Tra i progetti più significativi gestiti da Cisita ricordiamo: “Pari Opportunità come Responsabilità Sociale d’Impresa”, che ha visto la sperimentazione di azioni e strumenti per la conciliazione tempi di vita e di lavoro all’interno della Chiesi Farmaceutici Spa; “Donne e lavoro atipico: dialogo aperto in un’impresa che cambia”, progetto coordinato da For-

mindustria Emilia-Romagna ed esteso a tutto il territorio regionale, finalizzato a una ricerca dedicata agli effetti del lavoro atipico, con particolare attenzione ai suoi riflessi sulla qualità della vita, individuale e familiare, delle lavoratrici; “Il mondo del lavoro locale - Terme di Monticelli Spa: le pari opportunità e la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita”, un’iniziativa che ha introdotto all’interno dell’azienda Terme di Monticelli e del Comune di Montechiarugolo una serie di strumenti flessibili di organizzazione del lavoro. Il lavoro svolto nell’ambito di quest’ultima iniziativa ha ottenuto un importante riconoscimento con premio finale “Labour Life: conciliazione tra vita e lavoro” Siena 2007 - Edizione Speciale di Donna Produce 2007 - Primo Salone della Conciliazione. Sulla nuova iniziativa di Cisita Parma “Il tempo che corre”: conciliazione dei tempi

di vita e di lavoro” chiediamo ad Elisabetta Zini - direttore generale dell’Ente di formazione dell’Unione Parmense degli Industriali - di meglio illustrarci gli obiettivi. “Il progetto – spiega la Zini – vuole contribuire a superare la contrapposizione tra vita personale e lavorativa; mira quindi a ripensare l’organizzazione aziendale, a liberare tempo per le relazioni di cura, a favorire il benessere organizzativo ed ad una distribuzione equa delle responsabilità e dei carichi familiari. L’espressione “benessere organizzativo” – precisa la Zini – indica non solo la qualità dell’ambiente di lavoro, ma anche la capacità di un’organizzazione di essere efficace e produttiva mantenendo un adeguato grado di benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori. Si basa sulla valorizzazione dei dipendenti e dei rapporti interpersonali, sulla gestione dei propri tempi di vita, sull’ambiente

fisico, sulla circolazione delle informazioni e sull’organizzazione delle attività lavorative. Declinato in una prospettiva di genere, il benessere organizzativo implica infine il rispetto delle pari opportunità e favorisce la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita. Il progetto – conclude la Zini – si rivolge ad imprese della provincia di Parma interessate a sviluppare programmi organizzativi di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro anche con il supporto finanziario della legge 53/2000”.

Per informazioni e iscrizioni: Dott.ssa Maria Guerra Tel. 0521.226500 Email: guerra@cisita.parma.it cisita@cisita.parma.it


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FORMAZIONE

E’ l’ u n i c a n a zione dell’Unione Eu r o p e a d o v e m a n c a l a q u a l i f i c a d i “ v a l u ta t o r e ”

Estimo e Valutazioni Immobiliari: le carenze del sistema Italiano Da IFOA un corso basato sugli Standard Internazionali di valutazione (accreditato E-Valuations) La stima corretta del valore di mercato degli immobili è fondamentale perché crea fiducia e certezze in un sistema economico. Dagli anni ‘50 l’investimento immobiliare ha garantito ampi margini di rivalutazione, rendendo conveniente la stragrande maggioranza degli acquisti. Questo ha comportato che pochi operatori si preoccupassero delle modalità con le quali era determinato il valore di mercato degli immobili, né tanto meno della qualifica/certificazione di chi svolgeva le perizie, in quanto si era certi che trascorso qualche anno l’investimento si sarebbe certamente rivalutato. L’attuale crisi ha messo in evidenza tutte le debolezze del sistema. Oggi una corretta valutazione del valore di mercato degli immobili è indispensabile per contribuire a ridurre le sgradite sorprese per molti creditori/investitori nel momento del realizzo della garanzia. E’ certamente un problema complesso se si tiene conto che le banche fanno circa

un milione di perizie all’anno e che l’Italia è l’unica nazione UE dove non esiste un’autorità che attribuisca la qualifica di valutatore. Le valutazioni immobiliari sono accessibili sia alle professioni tecniche (geometri, architetti, ingegneri, agronomi) come a quelle economico giuridiche (commercialisti, avvocati) che agli operatori del real estate (agenti immobiliari, promotori, investitori).

Vi è quindi la necessità di sviluppare rapporti di valutazione conformi agli standard internazionali www.ivsc.org. Gli standard internazionali di valutazione immobiliare sono un complesso di regole uniformi e condivise di natura metodologica e applicativa, raccolte e presentate in modo sistematico. Gli International Valuation Standards (IVS) sono redatti dall’International Valuation Stan-

dard Committee (IVSC) di Londra, organizzazione non governativa membro delle Nazioni Unite costituita nel 1981. Gli standard valutativi internazionali derivano da standard di fatto legati alla prassi professionale e consistono in norme comuni universalmente accettate. Acquisire tali metodi di valutazione impone un percorso formativo dedicato e accessibile mediante corsi specifici organizzati sul territorio da enti accreditati. Si inserisce in tale contesto il Corso di Estimo e Valutazioni Immobiliari basato sugli Standard Internazionali di valutazione (accreditato EValuations) organizzato da Ifoa in collaborazione con l’Istituto di Estimo e Valutazioni e l’Associazione dei Valutatori Immobiliari Indipendenti. Il percorso formativo si propone di qualificare e specializzare i partecipanti fornendo l’acquisizione degli elementi teorici e pratici, fondamentali per il corretto svolgimento di un’attività

professionale basata sulla valutazione immobiliare in base a procedure scientifiche che possono essere verificate. Al termine del corso i partecipanti avranno acquisito le conoscenze e le competenze per redigere Rapporti di Valutazione basati su Standard Valutativi scientifici e verificabili, in grado di rendere trasparente il mercato immobiliare. Il corso si rivolge principalmente a liberi professionisti, dipendenti pubblici e operatori del credito immobiliare interessati ad intraprendere l’attività di valutazione immobiliare conforme agli standard internazionali. Il percorso formativo si articola in 5 giornate, per un totale di 40 ore, organizzato in 3 giornate teoriche con lezione frontale e 2 giornate di esercitazione pratica. Le esercitazioni prevedono l’utilizzo di materiale didattico specifico e software dedicato specialistico STIMATRIX e verranno svolte nei laboratori IFOA appositamente attrezzati.


ECONOMIA

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ANCE ha presentato il Rapporto congiunturale sull’industria delle costruzioni

Costruzioni in Emilia-Romagna: scenario ancora negativo Nel quadriennio 2008 -2011 il settore ha perso il 21,5% in termini di investimenti Nel 2010 l’economia italiana ha mostrato, secondo l’Istat, segnali di ripresa con una crescita del Pil in termini reali dell’1,3% su base annua. Per il settore delle costruzioni invece, permane una situazione di forte crisi che proseguirà anche nell’anno in corso. E’ questo quanto emerge dal rapporto congiunturale sull’industria delle costruzioni della nostra regione presentato dall’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Emilia-Romagna. Nel 2010 si stima una diminuzione degli investimenti nazionali in costruzioni del 6,4% su base annua e per il 2011 è previsto un ulteriore

calo del 2,4%. In quattro anni il settore delle costruzioni evidenzia il rapporto - avrà perduto il 17,8% in termini di investimenti, circa 29 miliardi di euro. In Emilia-Romagna il valore degli investimenti in costruzioni nel 2010, secondo le stime ANCE, è risultato in riduzione, rispetto all’anno precedente, del 5,9% in termini reali ed un ulteriore calo dell’1,5% è previsto nel 2011. Nel quadriennio 2008-2011, il settore delle costruzioni avrà perduto, nella nostra regione, il 21,5% in termini di investimenti. Un risultato, quindi, ancor più negativo di quello nazionale (-17,8%).

Gabriele Buia, Presidente ANCE Emilia-Romagna

Gli effetti sull’occupazione si legge nel Rapporto - sono

pesantissimi: tra il quarto trimestre 2008 ed il terzo tri-

mestre 2010 il settore delle costruzioni ha perso, nella regione, circa 28.000 occupati. 180.000 dall’inizio della crisi, a livello nazionale, che raggiungono i 250.000 considerando anche i settori collegati. Considerando il 2011 si arriva ad una perdita occupazionale complessiva di 290.000 unità. In forte aumento il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni. Il numero delle ore autorizzate dalla CIG per i lavoratori del settore delle costruzioni (edilizia ed installazioni di impianti) è aumentato in Emilia-Romagna del 93% nel 2010, dopo aver evidenziato nell’anno precedente un aumento del 99,3%.

Imp o r ta n te progetto di ricerca f i n a n z i a t o d a F o n d a z i o n e I D I - I s ti t u to D i r i g e n ti I ta l i a n i

Il ruolo del manager nella PMI dell’Emilia-Romagna Convenzione tra Centro Servizi P.M.I. e Federmanager per realizzare l’iniziativa Nell’attuale scenario fatto di incertezze, rischi, complessità, evoluzione tecnologica, vi è un bisogno crescente anche nelle PMI di managerialità, di persone capaci di far fronte ai “cambiamenti in atto” e di fornire un apporto concreto nell’individuazione di scelte e strategie che consentano di far fronte alle sempre più difficili situazioni di mercato. Il ruolo del management nelle piccole e medie imprese è particolarmente delicato in quanto spesso vi sono forme di organizzazione snelle e si devono unire competenze ed una visione di

lungo periodo con la capacità di risolvere le urgenze quotidiane. In tale contesto, diventa di estrema importanza comprendere le necessità dei dirigenti per poterli al meglio supportare nella loro attività. Per fare questo occorre comprendere come è cambiato il ruolo del manager, quali sono le pratiche lavorative che ogni giorno è chiamato svolgere e quali competenze deve mettere in campo. Per dare una risposta concreta a tale esigenza, la Fondazione IDI - Istituto Dirigenti Italiani - ha recentemente

approvato e finanziato un progetto di ricerca, dal titolo “IDI a supporto dello sviluppo delle competenze manageriali”, che mira ad analizzare le pratiche di lavoro quotidiane di dirigenti e manager in Emilia-Romagna (partendo inizialmente dalle PMI dei territori di Bologna, Modena e Reggio Emilia) ed a rilevarne i fabbisogni di aggiornamento nonchè le modalità formative più consone ai loro impegni ritmi di lavoro, con l’obiettivo ultimo di erogare nel territorio emiliano-romagnolo, un’offerta di alta formazione che possa

sostenerli nella loro attività. Il progetto di ricerca è realizzato in collaborazione con Centro Servizi P.M.I., Federmanager Bologna, Modena e Reggio Emilia e Confapi PMI di Bologna, Modena e Reggio Emilia. Il progetto si articolerà mediante la somministrazione di un questionario che si sviluppa in 5 sezioni con domande chiuse che riguarderanno le caratteristiche del contesto aziendale, il profilo dell’intervistato, le pratiche manageriali in uso, le competenze manageriali e le esperienze formative. I risultati del que-

stionario saranno aggregati e presentati in un workshop finale sul lavoro manageriale che si terrà tra giugno e luglio nelle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia Per l’attuazione dell’iniziativa Centro Servizi P.M.I., società di formazione e consulenza del sistema Confapi in Emilia-Romagna, unitamente a Federmanager, l’organizzazione che rappresenta i dirigenti delle imprese produttrici di beni e servizi, hanno stipulato una convenzione per sviluppare questo progetto e coordinarne gli avanzamenti.


SERVIZI

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L’us o d e l l e tecnologie informatic h e g a r a n ti s c e s tr u m e n ti i n n o v a ti v i

Gestione dei documenti aziendali: la soluzione è nell’outsourcing Assicura elevati standard di qualità riducendo i costi aziendali La gestione dei documenti aziendali è uno dei problemi più “fastidiosi” per un’impresa, sia pubblica che privata. L’archiviazione di tutto il materiale prodotto ed accumulato durante una giornata di lavoro richiede un notevole impiego di capitale umano e di conseguenza tempi di lavoro e costi più elevati: si pensi agli ordini ed alla fatture da produrre, spedire ed archiviare, agli inventari, ai documenti di bilancio, verbali di assemblea e a tutto il materiale promozionale/pubblicitario da spedire a fornitori e a clienti attuali e potenziali. L’uso delle tecnologie informatiche consente di individuare ed adottare soluzioni di gestione documentale innovative, che rispondano alle esigenze delle strutture organizzative aziendali, con l’obiettivo di controllare strategicamente il proprio flusso documentale e gestirlo con maggiore efficienza ed efficacia. Ne parliamo con un’esperta, Isabella Gualtieri, titolare dell’omonima azienda (www.gualtieriisabella.it)

specializzata nella registrazione di dati aziendali. “La gestione e l’archiviazione elettronica di un documento – spiega Gualtieri – riduce drasticamente non solo i tempi di creazione ed acquisizione del documento stesso, ma assicura elevati standard di qualità rendendo più efficace e produttivo il lavoro delle risorse umane. Non solo. Affidare la gestione documentale in outsourcing è - soprattutto in un periodo di crisi come questo - ancor più redditizio per le imprese, perché consente di operare tagli importanti a costi diretti e “vivi” per l’impresa, diminuendo le eventuali inefficiente ed aumentando la propria competitità sul mercato”. Com’è nata la vostra azienda? Che tipo di servizi fornite alle imprese? “Il Centro Servizi Isabella Gualtieri è nato quasi per gioco a Modena nel 1977. Dalla registrazione di dati su dischetti da otto pollici, siamo passati a collegamenti telematici e diretti con i server aziendali.

Oggi la nostra azienda, grazie all’intraprendenza di uno staff completamente al femminile, offre alle imprese un’ampia gamma di servizi, dalla immissione, registrazione ed archiviazione di dati aziendali di qualsiasi tipo (fatture di acquisto e di vendita, gestione corrispondenza, indirizzari, etc.), alla spedizione di lettere, depliant pubblicitari, gadgets promozionali, dalla gestione di concorsi ed operazioni a premi (registrazione dei partecipanti, gestione reclami e spedizione dei premi) alla realizzazione di ricerche di mercato ed indagini di customer. Uno dei servizi introdotti di recente è proprio l’outsourcing: grazie alle moderne tecnologie – spiega Isabella Gualtieri – siamo collegati in tempo reale con le aziende clienti, utilizzando direttamente le loro procedure e i loro gestionali, come una vera e propria succursale”. Perché un’azienda dovrebbe rivolgersi a voi? “Le aziende preferiscono non inserire nuovi dipenden-

ti per mansioni di questo tipo o distogliere personale da compiti più specifici e strategici. I nostri clienti hanno sedi in tutta Italia, proprio perché lavorando prevalentemente per via telematica non abbiamo limiti geografici e soprattutto merceologici. Fornendo queste attività in outsourcing – precisa Isabella Gualtieri – le aziende hanno il grande vantaggio

di avere una continuità nella gestione di questi processi: quante volte capita che certe pratiche non siano svolte nei tempi prestabiliti causa ferie o malattia! La nostra organizzazione si è strutturata volutamente per risolvere questi inconvenienti: tutti i dipendenti sono al corrente dei lavori che vengono commissionati, in modo da portarlo avanti sempre e comunque”.


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SERVIZI

Gra z i e a l l a p artnership con TNT P o s t

Servizi di Segreteria: creati oltre cento posti di lavoro in quattro anni Fornisce il servizio postale a banche, aziende, Comuni ed altri Enti Pubblici Servizi di Segreteria è una realtà molto conosciuta a Reggio Emilia, Parma e Modena per i servizi e l’assistenza su molteplici adempimenti burocratici ed amministrativi forniti ad imprese e professionisti (accesso alle Banche Dati, deposito telematico dei bilanci e degli atti societari, iscrizioni ai vari albi, visure catastali, emissione smart card, pratiche in Prefettura, comunicazioni alla Questura, denunce e certificazioni all’Ufficio Unico delle Entrate, visti presso Consolati e Ambasciate, ecc.). Dal 2007 ha dato vita ad un nuovo ramo d’azienda che ha avuto un effetto dirompente: è diventata Partner di TNT Post ed ha iniziato a fornire un’ampia gamma di servizi integrati, in grado di seguire l’intero processo postale. In tre anni sono state assunte oltre cento persone e ha registrato un incremento di fatturato di oltre 5 milioni di Euro. Ad illustrarci come tutto questo sia avvenuto è il titolare dell’azienda Alessandro Ferretti. “Nel 2007 – afferma Ferretti – ci è stata offerta da TNT Post la possibilità di diventare loro partner per Reggio Emilia e Provincia e di affiancare Poste Italiane nei servizi tradizionali. Iniziammo con entusiasmo questa nuova avventura: selezionammo i primi 14 portalettere non senza diffi-

“L’evoluzione del servizio è stata così rapida che in meno di quattro anni ci siamo trovati a gestire un milione di lettere/plichi al mese”

coltà perché eravamo visti con molto scetticismo, li dotammo di scooter ed iniziammo l’attività postale a Reggio Emilia ed in otto comuni della Provincia. I primi mesi gestivamo circa diecimila buste al mese. Il servizio fu subito apprezzato perché grazie al sistema innovativo “Formula Certa” ideato da TNT Post, il recapito postale è controllato dal satellite e mette fine alla corrispondenza senza certezze dando la possibilità di conoscere giorno ed ora di consegna. Inoltre, il servizio veniva fornito ad un costo mediamente inferiore del 15% rispetto alle Poste. Le prime a percepire i vantaggi del servizio furono le banche (oggi sono

praticamente tutte nostre clienti), poi le grandi aziende ed anche i Comuni. L’evoluzione del servizio è stata così rapida che in meno di quattro anni ci siamo trovati a gestire un milione di lettere/plichi al mese. Per fare questo – continua Ferretti – abbiamo dovuto in pochissimo tempo strutturarci. Abbiamo assunto oltre cento persone, che abbiamo dovuto appositamente formare e ci siamo dotati di una flotta di 80 scooter, 16 automezzi e 20 bici. Per poter svolgere il servizio abbiamo poi aperto otto sedi distaccate. Ma lo

sforzo maggiore è stato nel concepire l’organizzazione e le diverse procedure interne; abbiamo individuato dei responsabili di settore: smistamento posta, gestione raccomandate, responsabili delle sedi esterne, coordinamento portalettere ecc. Fare tutto questo – conclude Ferretti – è stato veramente molto impegnativo ma è grande la soddisfazione per aver dato vita in tempi di crisi ad una nuova iniziativa imprenditoriale che ha creato molti posti di lavoro ed ha permesso alla nostra azienda una crescita, fino a qualche anno fa, impensabile”.


TELECOMUNICAZIONI

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Gra z i e a l l e s oluzioni tecnologich e P l a n tr o n i c s , l e a d e r m o n d i a l e d e l s etto r e

Telefonia: Mobile, fisso, PC e skype a portata di cuffia Con la “Unified Communication” molteplici i vantaggi, anche economici, per le aziende Il telefono cellulare inizia a far parte della nostra vita a metà degli anni ’90. Sono passati una quindicina d’anni ma sembra un secolo. L’evoluzione tecnologica del prodotto è stata poi rapidissima. Basti pensare ai primi telefoni cellulari, alle loro dimensioni, al peso, alle funzioni, agli accessori. La nuova frontiera della telefonia oggi si chiama Comunicazione Unificata (Unified Communication) ovvero l’integrazione di servizi real-time di comunicazione. Leader mondiale in questo settore è l’americana Plantronics - specializzata in soluzioni audio avanzate per la comunicazione, sia in ambito professionale, sia consumer. Ne parliamo con Myriam Gottschalk di Plantronics Italia. “Le soluzioni UC – spiega Myriam Gottschalk – hanno il vantaggio di rendere le comunicazioni verso l’esterno e all’interno dell’azienda più semplici da gestire ed economicamente più vantaggiose: invece di utilizzare diversi dispositivi di comunicazione, con un unico strumento è

possibile gestire e-mail, telefono cellulare, instant messaging, VoIP, ecc. Questo può avvenire con speciali cuffie ed auricolari innovativi e con tecnologie avanzate”. Ci può fare qualche esempio? “Certamente – risponde Myriam Gottschalk. Plantronics ha ideato un auricolare (Voyager Pro UC) in grado di rivoluzionare il mondo della telefonia mobile e delle comunicazioni tramite PC grazie alla sua tecnologia di sensori intelligenti. L’auricolare utilizza hardware e software avanzati che eliminano la complessità della comunicazione, rilevando la presenza di altri apparecchi e integrandosi con le applicazioni PC, migliorando drasticamente l’esperienza di utilizzo dell’auricolare. Altro esempio: grazie a Plantronics Savi Office – continua Myriam Gottschalk – è possibile utilizzare un’unica cuffia wireless per le funzioni audio del PC, comprese le conferenze web, lo streaming multimediale e l’ascolto della musica, ma soprattutto passare da un terminale all’altro

con la semplice pressione di un tasto. Grazie ad uno speciale software è possibile mixare le diverse tipologie di chiamata, disattivare la conversazione, inserire l’opzione di attesa, tutto attraverso un semplice click. Molti altri gli esempi potrei portare di applicazioni in questo ambito che si adattano alle diverse necessità”. Parlava di vantaggi per le aziende. Ma avete condotto qualche studio in merito ai benefici che queste cuffie/tecnologie possono apportare? “Recentemente – afferma Myriam Gottschalk – Plantronics ha condotto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Milano e proposto a Cisco una soluzione di cuffie wireless associate ai telefoni aziendali fissi, dandole in dotazione a circa 300 utenti, 87 dei quali hanno risposto alla survey. I principali benefici quantitativi vanno dalla riduzione del tempo per le chiamate e le conference call con un risparmio giornaliero di circa 19 minuti per ciascun utente, che si traduce per l’azienda in una riduzione

Con la “Unified Communication” è possibile gestire con un unico strumento e-mail, telefono cellulare, instant messaging, VoIP

Myriam Gottschalk, VAR Manager Plantronics Italia

del costo delle chiamate ed un tangibile aumento della produttività, mentre tra gli altri benefici più intangibili posso sicuramente annoverare un incremento della privacy, una migliore qualità delle telefonate e un incremento del comfort della postazione di lavoro”. A che punto è l’alfabetizzazione sull’uso delle cuffie in Italia? C’è propensione da parte delle aziende a dotare i propri lavoratori dell’uso di questa tecnologia?

“Sicuramente il mercato italiano è molto ricettivo e le aziende guardano con molto interesse alle soluzioni UC. Grazie ai nostri premium partner come ZS Sistemi di Parma - che opera nel mercato emiliano - molte aziende anche di dimensioni diverse stanno scoprendo i vantaggi dell’implementazione di una piattaforma UC, che permette una piattaforma di comunicazione molto più dinamica ed efficiente”.


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SERVIZI

Il p r o d u t to r e è responsabile di o g n i t i p o d i d o c u m e n to c h e a c c o m p a g n a i l p r o d o tto

Traduzioni errate: aspetti legali ed implicazioni La responsabilità civile del traduttore La documentazione fornita dai costruttori, che accompagna il prodotto o il macchinario destinato all’estero, deve rispettare regole specifiche e normative europee aggiornate di recente. Come si pone in tale contesto l’aspetto delle traduzioni? Per rispondere ai sempre più numerosi quesiti in proposito, da parte delle aziende esportatrici, abbiamo rivolto alcune domande a Carole Ann Farmer, Presidente della CITI Traduzioni, importante cooperativa italiana di traduttori ed interpreti (www.cititraduzioni.it). Quali sono gli aspetti normativi e legali sollevati dalla documentazione che accompagna i prodotti,gli impianti e i macchinari destinati all’estero? “La questione è valutata dalla CITI secondo tre aspetti essenziali: la nuova Direttiva macchine, la responsabilità penale e civile, l’assicurazione delle responsabilità. L’articolo 15 del D.Lgs n. 17 del 27 gennaio 2010 di “Attuazione della Direttiva 2006/42/CE” relativa alle macchine, in merito a “Istru-

zioni Originali e Traduzioni” prevede che ogni macchina debba essere accompagnata da istruzioni per l’uso nella o nelle lingue comunitarie ufficiali dello Stato membro in cui la macchina è immessa sul mercato e/o messa in servizio. Oltre tutto – aggiunge la Presidente – l’omessa esibizione della documentazione tecnica che il fabbricante o il suo mandatario è tenuto ad avere ed esibire può essere sanzionata”. Ma se le traduzioni contengono errori o sono scorrette, quali sono le implicazioni per il traduttore? “Le istruzioni che accompagnano la macchina devono essere “Istruzioni originali” o una “Traduzione delle istruzioni originali”; in tal caso alla traduzione deve essere allegata una copia delle istruzioni originali. La distinzione che la Direttiva Macchine stabilisce tra istruzioni “originali” e “traduzioni” delle stesse, dal punto di vista dell’attribuzione delle responsabilità dei danni causati da un’eventuale erronea o carente redazione, ha poca

importanza. Il produttore è responsabile di ogni tipo di documento che accompagna il prodotto dallo stesso immesso sul mercato. Non ha rilevanza legale, dal punto di vista dell’attribuzione delle responsabilità, di diritto, la differenza tra “originale” e “traduzione”. Cosa prevede la direttiva per la documentazione che accompagna il prodotto o la macchina destinata all’estero in merito alla responsabilità penale e civile? “Solo al fine di applicare la disposizione della nuova Direttiva Macchine (I, 1.7.4), che impone di distinguere la versione “originale” rispetto alla “traduzione” – precisa Carole Ann Farmer – il fabbricante dovrà decidere quale sia la redazione originale e quale sia la traduzione delle istruzioni, senza che per questo abbia una differente responsabilità per l’una o per l’altra. La Presidente aggiunge: “La sola ipotesi in cui il fabbricante può parzialmente sgravarsi dalle conseguenze di

una traduzione fallace è solo quella in cui abbia affidato la traduzione a terzi, ad un servizio esterno alla propria organizzazione. In questo caso il fabbricante potrà contrattualmente stipulare con il servizio di traduzione che le conseguenze civili derivanti da danni prodotti a causa dell’erronea traduzione saranno a carico del traduttore. Le conseguenze penali non sono invece trasferibili a terzi”. Quali misure ha adottato la CITI per assumersi le proprie responsabilità civili verso il costruttore?

“Come precisato dal nostro consulente legale – chiarisce Carole Ann Farmer – ogni traduzione è a tutti gli effetti un “contratto di prestazione d’opera”, anche se convenuto solo verbalmente (dimostrabile peraltro dalla fornitura della traduzione e dal pagamento della stessa), e per questo motivo soggetto alle disposizioni relative alla responsabilità civile. La società di traduzioni ha quindi la responsabilità civile per eventuali danni derivanti da errori nelle traduzioni effettivamente fornite dalla stessa. Le conseguenze penali non sono in nessun caso a carico del traduttore. A tutela dei suoi clienti, da più di dieci anni CITI ha stipulato un’assicurazione per la copertura della propria responsabilità civile relativamente a traduzioni fornite dalla stessa. (Esempio: ristampa di manuali, etichette, ecc. in cui erano presenti errori di traduzioni). “Del resto”, conclude la Presidente Carole Ann Farmer, “errare humanum est, perseverare autem diabolicum...”.


SERVIZI

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Ind i c i z z a n o n solo le parole ma a n c h e v i d e o , i m m a g i n i , n e w s , e c c .

Universal Search: da Google un nuovo modo di concepire i risultati di ricerca Luca Bove (IM Evolution) ci illustra le caratteristiche dello strumento Raggiungere un buon posizionamento nei risultati di ricerca è oggi sempre più indispensabile per le imprese. E’ possibile ottenere questo non solo con parole chiave, ma grazie ad “Universal Search” anche con immagini, filmati ed altre informazioni. Per fare questo occorre applicare tecniche complesse ed in continua evoluzione. Ne parliamo con un esperto: il dott. Luca Bove di IM Evolution (www. imevolution.it), azienda specializzata nel web marketing. Ci può spiegare cos’è la Universal Search?

”La Universal Search – risponde Bove – rappresenta un nuovo modo di concepire i risultati di ricerca da parte di Google. Lanciata nel 2007 dal gigante di Mountain View, la ricerca universale permette di integrare nelle pagine dei risultati del motore di ricerca i link sponsorizzati e i risultati organici con informazioni provenienti da Google Maps, Google Images, Google Video o Youtube, Google News, Social e Forum. Tecnicamente, il motore – continua Bove – indicizza una grande quantità di contenuti riferiti ad un

tema specifico, prelevandoli dai vari sottogruppi (web, news, immagini, ecc.) e restituendoli in maniera raggruppata nei risultati della ricerca, il tutto in un’unica pagina. L’obiettivo è quello di offrire agli utenti dei risultati più pertinenti alla ricerca effettuata e più ricchi e completi di informazioni rispetto al passato, senza la necessità di dover effettuare ricerche separate tra le immagini, le news, ed il web”. Quali i vantaggi che si possono trarre? “Grazie alla Universal Search

– risponde Bove – si hanno a disposizione diverse “strade”, anche più coinvolgenti, per rendersi visibile su Google. Anche se il sito non è ancora presente nella lista dei semplici risultati organici si potranno sfruttare le immagini, le mappe, i video o le news per apparire nelle SERP ed aumentare il traffico verso il proprio sito. Oltretutto i risultati con le iconcine colpiscono di più l’occhio e sono cliccati fino al 40% in più dei semplici risultati testuali. Per farlo, però, è necessario ottimizzare per il web tutti i contenuti di-

gitali a disposizione della propria azienda e pianificare una presenza “multimediale” sul web, ad esempio su tutti quei siti da cui Google attinge informazioni per i propri risultati: si dovrà, quindi essere presente sui Social, effettuare l’iscrizione a Google Place, promuovere video su Youtube, ecc. Attraverso l’utilizzo di strategie di intervento mirate e realizzate da esperti del settore, si potranno raggiungere risultati importanti in termini di visibilità e ROI ed avvantaggiarsi così nei confronti dei diretti competitors”.

Nuo v e p o r t e ad avvolgimento ed i m p a c c h e tt a m e n to r a p i d o

Portoni industriali: con la nuova linea “porte rapide Breda” maggiore velocità ed agilità Una soluzione ottimale per l’apertura e la chiusura automatica di magazzini Sistel Automazioni presenta gli ultimi nati in casa Breda: “Fulmine” e “Saetta”, la nuova linea di porte industriali ad avvolgimento ed impacchettamento rapido. Breda è un’azienda leader a livello nazionale nella produzione e realizzazione di portoni sezionali industriali. Grazie ad un staff dedicato alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, è una delle poche aziende in grado di rispondere alle più diverse esigenze aziendali in termini di funzionalità e praticità. Chiediamo a Davide Faccia, titolare di Sistel Automazioni (www.sistelautomazioni.it), di spiegarci meglio le carat-

teristiche tecniche di questi innovativi prodotti. “La linea Porte Rapide – spiega Faccia – è stata progettata con l’obiettivo di adattarsi a qualsiasi tipo di vano industriale, una soluzione ideale per transiti veloci e frequenti, agevolando le fasi produttive dell’impresa. Rappresenta, infatti, la scelta migliore per tutti quegli ambienti che, pur rimanendo separati, devono poter comunicare, scambiare merci, oltre a garantire il passaggio di persone e mezzi”. Quali sono le potenzialità della porta rapida “Fulmine”? “Le porte ad impacchettamento rapido “Fulmine” rappresentano la soluzione

La nuova linea di porte industriali Fulmine

ottimale per l’apertura e la chiusura automatica in strutture e magazzini industriali, anche di grandi dimensioni, e soggetti ad elevato traffico. La sua velocità di apertura/ chiusura e l’alta tenuta – con-

tinua Faccia – garantiscono un ottimo isolamento termico, con un conseguente miglioramento delle condizioni ambientali di lavoro, ed un notevole risparmio sui costi energetici. Il movimento verticale del manto avviene tramite cinghie di sollevamento, che alzano e raccolgono progressivamente le diverse sezioni nella parte superiore della porta. Questa tipologia di porte automatiche può essere comandata con qualsiasi moderno sistema di apertura e chiusura automatica, garantendo un passaggio veloce, pronto e sicuro”. E per quanto riguarda “Saetta”?

“Le porte ad avvolgimento rapido “Saetta” sono utilizzabili sia per passaggi interni fra due ambienti industriali, sia per zone di transito rivolte all’esterno, ottimizzando l’aspetto logistico ed isolando termicamente da rumore e polvere. L’elevata velocità di apertura/chiusura e l’ingombro ridotto ne permettono l’utilizzo dove il flusso di persone, carrelli ed automezzi è rapido e continuo e soprattutto dove gli spazi sono limitati. Anche in questo caso, oltre al comando manuale – conclude Faccia – vengono utilizzati diversi sistemi di apertura automatici”.


IMPRESE & ENERGIA

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Crescita impressionante del “fotovoltaico italiano” nel 2010

Le fonti energetiche rinnovabili vanno sostenute e privilegiate Tutelano l’ambiente e favoriscono una migliore qualità della vita - continua da prima pagina -

Le “nuove” fonti energetiche rinnovabili si stanno sviluppando in Italia ad una velocità inaspettata. Sino a qualche anno fa la quota di energia prodotta dal solare fotovoltaico era irrisoria. Nel 2010 - come si legge nel “Solar Energy Report 2010”, curato dal Politecnico di Milano/MIP presentato recentemente - il fotovoltaico italiano ha avuto una crescita impressionante. Sono stati installati impianti per 2.100 MW ovvero il 192% in più rispetto al 2009. Ma si potrebbe arrivare a numeri ancor più elevati se venissero allacciati tutti gli impianti che hanno beneficiato del cosiddetto Decreto “Salva Alcoa” per i quali occorreva fare domanda entro il 31 dicembre 2010 ed ottenere l’allacciamento entro il 30 giugno 2011. In tal caso

Nel 2010 sono stati installati impianti per 2.100 MW ovvero il 192% in più rispetto al 2009 si registrerebbe una crescita del 740%. Tali dati portano l’Italia tra le prime nazioni al modo per il solare fotovoltaico. Lo sviluppo di questa fonte energetica è senza dubbio positivo, ma l’utilizzo di incentivi sostenuti da tutti i consumatori di energia (che pagano una maggiorazione di circa il 10% dei costi della bolletta) ha suscitato l’ira e l’appetito di altre imprese. L’ira perché vi sono imprese, soprattutto quelle chiamate “energivore” per gli elevati consumi, che si trovano una

bolletta energetica più cara. Appetiti perché queste sovvenzioni potrebbero essere utilizzate diversamente ovvero per sostenere ad esempio tutte le imprese per migliorare la propria efficienza energetica (a livello di edifici ed impianti produttivi) con appositi interventi. Esaminando la questione ci appare di essere in presenza di scelte/indirizzi che non sono alternativi tra loro ma anzi possano coesistere ed integrarsi. Le “nuove rinnovabili” ed in particolare il solare fotovoltaico deve essere assolutamente sostenuto. Si tratta di fonti energetiche che tutelano l’ambiente, non comportano rischi e migliorano la qualità della vita. E’ un dato di fatto inconfutabile e per questo vanno assolutamente privilegiate. Quanti incentivi sono stati concessi in passato per obiettivi ben

meno strategici. E poi un sistema di produzione di energia diffuso sul territorio senza concentrazioni di sorta ha certamente aspetti positivi. Circa l’efficienza energetica per contenere i consumi, questa deve divenire una prassi comune in tutte le aziende. In tal senso è opportuno un’azione di sensibilizzazione. Nel momento stesso nel quale si riesce a far comprendere che vi sono strumenti ed accorgimenti per ridurre questi costi e si dimostra che vi è convenienza ad adottarli penso che qualsiasi imprenditore scelga di intervenire. Capitolo nucleare: rinunciare al nucleare ma accollarsi comunque il rischio delle conseguenze di eventuali incidenti a centrali situate a pochi chilometri dai nostri confini non appare sensato. Anche in questo caso occorrerebbe una politica dell’Unione

Europea comune. Anzi per il nucleare e la norme di sicurezza in tale ambito è evidente, dopo quanto accaduto in Giappone, che andrebbe comunque pretesa una rivisitazione delle norme sulla sicurezza. Occorre, come affermato di recente dal prof. Carlo Rubbia passare da un modello probabilistico (sul quale le centrali di oggi si fondano) ad un modello deterministico, dove l’incidente non può accadere.

Si tratta di fonti energetiche che tutelano l’ambiente, non comportano rischi e migliorano la qualità della vita

L’organizzazione in prima fila nel sostegno alle energie rinnovabili

CNA plaude al “dietro front” del governo sul nucleare a favore della Green Economy Reggio Emilia: l’impegno concreto del Consorzio Koinos sul territorio Nelle ore in cui il Governo si appresta a dire addio alle nuove centrali nucleari con un emendamento al decreto legge omnibus che sostituisce la semplice moratoria di un anno abrogando le disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti a favore delle energie alternative, CNA ribadisce la propria posizione in materia. Una posizione gridata forte e chiaro con una campagna nazionale sulle energie rinnovabili partita subito dopo l’approvazione del decreto del 3 marzo scorso che prevedeva lo stop al Conto Energia. “Non si stacca la spina alle imprese” ha risposto CNA dall’alto dei manifesti affissi in tutte le città d’Italia, chiedendo al Governo di non cambiare le regole in corsa mettendo in ginocchio gli investimenti nel settore della green economy, una richiesta di inversione di rot-

ta che sembra essere stata ascoltata. Le parole del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che dopo la tragedia di Fukushima ha notato l’urgenza di “una riflessione economica e non solo” sulle centrali nucleari e sulle energie alternative, sembrano infatti dare risposta alla richiesta di CNA di giungere il prima possibile all’approvazione del nuovo decreto studiato per incentivare il fotovoltaico e le altre fonti rinnovabili a favore di una vera e praticata green economy. Una mano tesa al futuro del nostro pianeta che non manca di sottolineare gli aspetti commerciali dell’energia verde: dirottando i fondi destinati alla costruzione di costose centrali nucleari sull’energia verde, si darebbe nuova linfa a un settore dalle enormi potenzialità permettendo a molte impre-

Tristano Mussini, Presidente di CNA Reggio Emilia

se provate dalla crisi economica di tornare a respirare aria pulita, in tutti i sensi. Ma le prese di posizione a parole di CNA non bastano, sono i fatti a contare. Pochi giorni fa, ad esempio, tramite il Consorzio di CNA Reggio Emilia per il facility management Koinos, a Luzzara è stato inaugurato un nuovo impianto fotovoltaico

da 356 pannelli disposti su 1.600 metri quadrati per regalare energia solare al nido e alla scuola dell’Infanzia comunali. Poco prima Koinos ha stretto un accordo commerciale con Luxferov, azienda produttrice di pannelli solari del nostro Appennino, che prevede da un lato, la messa a disposizione delle risorse di conoscenza, esperienza e rete di relazioni di Koinos per far promuovere i pannelli solari prodotti dalla ditta reggiana sul territorio regionale e, dall’altro, l’impegno di Luxferov per un continuo miglioramento dei propri prodotti ed un aggiornamento delle risorse e delle conoscenze dei tecnici e degli esperti di Koinos. Altre azioni “verdi” sono in programma per i prossimi mesi, nella speranza che arrivi presto il pieno sostegno del Governo alle energie alternative e alle imprese del settore.

Dirottando i fondi destinati alla costruzione di costose centrali nucleari sull’energia verde, si darebbe nuova linfa a un settore dalle enormi potenzialità permettendo a molte imprese provate dalla crisi economica di tornare a respirare aria pulita, in tutti i sensi


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IMPRESE & ENERGIA

L’O r g a n i z z a zione Imprenditorial e h a r e a l i z z a to a P a rm a u n i m p o r t a n t e c o n v e g n o

Confindustria: Efficienza Energetica elemento strategico di sviluppo Più efficace rispetto alle fonti rinnovabili per la sostenibilità ambientale Il 24 marzo scorso Confindustria ha organizzato a Parma, con la collaborazione dell’Unione Parmense degli Industriali e di Confindustria Emilia-Romagna, il seminario “Efficienza Energetica. Tutela dell’Ambiente, Opportunità di crescita”. Il seminario è stato un’occasione di confronto e discussione su uno studio condotto da Confindustria in relazione al Piano Straordinario per l’efficienza energetica. Nel documento “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di Efficienza Energetica 2010” sono riassunte le considerazioni e le linee da perseguire. Con l’adozione del cosiddetto “pacchetto clima-energia”, - si legge nel documento l’Unione Europea ha sottoscritto un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto ai valori del 1990 ed un obiettivo vincolante di promozione delle energie rinnovabili anch’esso del 20% sul consumo finale lordo di energia, entrambi da raggiungere entro il 2020. I principali strumenti per

raggiungere tali obiettivi sono identificabili nelle fonti di energia rinnovabile e nell’efficienza energetica, la cui sinergia è fondamentale per agevolare il raggiungimento degli obiettivi con maggiore flessibilità e minori costi per il sistema Paese. Per individuare possibili scenari tecnologici dai quali trarre utili indicazioni di politica energetica, Confindustria, ha attivato una Task Force sull’Efficienza Energetica coinvolgendo tutte le associazioni del sistema confindustriale oltre ad ENEA e RSE al fine di identificare gli ambiti rilevanti nei quali appare più efficace incentivare un miglioramento dell’efficienza energetica. L’efficienza energetica - secondo l’analisi condotta dalla Task Force - è il mezzo più efficace, rispetto alle fonti rinnovabili, per perseguire gli obiettivi di sostenibilità ambientale in un’ottica di contenimento dei costi, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e al contempo può rappresentare un volano importante alla crescita economica ed occu-

Fonte: Task Force Efficienza Energetica di Confindustria

pazionale del Paese. Un impegno costante alla riduzione dei consumi energetici può rappresentare per il sistema industriale uno strumento per diminuire i costi del processo produttivo ed un’occasione per sollevare il proprio standard competitivo sui mercati internazionali. A tal fine è necessario - continua il documento presentato - definire a livello paese un approccio strutturale che garantisca una maggiore certezza del framework normativo e la

definizione di una strategia di incentivazione con un orizzonte temporale nel mediolungo periodo, che consenta agli operatori di pianificare gli investimenti e la strategia di crescita industriale in un contesto di stabilità. Attraverso una corretta politica di incentivazione dell’efficienza energetica in Italia si potrebbe arrivare - dall’analisi condotta dalla Task Force - a conseguire un risparmio integrale di energia fossile di oltre 86 Mtep nel periodo 2010-

2020, con una conseguente riduzione di emissioni di CO2 pari ad oltre 207,6 milioni di tonnellate, con un risparmio economico, per il costo evitato della CO2 di circa 5,2 miliardi di Euro, se si stima il costo della CO2 al 2020 pari a 25 Euro/t. I settori più promettenti in termini di risultati di risparmio di energia fossile risultano essere: illuminazione pubblica e privata (18,2 Mtep), cogenerazione (12,6 Mtep), trasporti su gomma (12 Mtep), pompe di calore (11,7 Mtep), elettrodomestici (10,8 Mtep), riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale (8,8 Mtep), motori elettrici e inverter (5,5 Mtep), caldaie a condensazione (4,9 Mtep) e UPS (1,5 Mtep).Tale strategia di politica industriale potrebbe avere - conclude il documento - un impatto socio-economico sul totale dell’economia pari a circa 238 miliardi di Euro di incremento del valore della produzione totale, con una relativa crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro standard, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2020.


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Dop o i l b l o c co del mercato causa to d a l d e c r e t o “ R o m a n i ”

Il “Fotovoltaico” deve ripartire con il vento in poppa Paolo Monti (Project Group): un investimento conveniente per aziende e privati Project Group è un’azienda reggiana che opera da diversi anni nel settore delle energie rinnovabili. Parliamo con il titolare Paolo Monti per comprendere meglio i riflessi del recente provvedimento che ha modificato la situazione degli incentivi. “Ricordo innanzitutto – afferma Monti – che il nostro Paese ha la necessita di aumentare la sua autonomia energetica e di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Dobbiamo recuperare ritardi importanti sugli altri Paesi evoluti e guadagnare posizioni nel mondo, anche come produttori di nuove tecnologie nell’ambito del settore energetico”. Quali i principali motivi alla base della critica del “decreto Romani”? “Di fatto – risponde Monti – il decreto “Romani” aveva bloccato bruscamente il mercato delle “energie rinnovabili” per due motivi essenziali. Si è imposto per il sistema degli incentivi in atto una imprevista scadenza a fine maggio; ovvero possono be-

neficiare degli incentivi solamente gli impianti “che entrano in esercizio entro il 31 maggio 2011”. Questo comporta l’impossibilità da parte delle aziende installatrici di assicurare ai clienti il rispetto delle pattuizioni contrattuali e l’ottenimento della tariffa incentivante perché “l’entrata in esercizio” dell’impianto non dipende dall’azienda installatrice ma è delegata ai tempi tecnici di ENEL ed Intendenza di Finanza. Anche se l’impianto fosse terminato e consegnato oggi stesso, a causa degli adempimenti burocratici, entrerebbe in servizio dopo il 31 maggio. Il secondo motivo è che non avendo fissato il decreto contemporaneamente al nuovo sistema di incentivi (quello applicabile dal 1 giugno) un potenziale cliente doveva decidere di fare un investimento importante, senza conoscere le condizioni in quanto non ancora definite”. Quale una sua prima valutazione sul nuovo Conto Energia?

Paolo Monti, titolare di Project Group Srl

“Il provvedimento in fase di emanazione – risponde Monti – è articolato e complesso e prima di poter dare una valutazione occorre un’attenta analisi. Come propone Asso Solare occorre l’adozione di un sistema di salvaguardia dei progetti che hanno fatto affidamento sui sistemi incentivanti di cui ai cosiddetti Secondo e Terzo Conto Energia; a tal fine si ritiene indispensabile prevedere per l’anno 2011 la conferma del-

le tariffe previste dal DM 6 agosto 2010 per gli impianti che avessero ottenuto il titolo abilitativo anteriormente alla data di entrata in vigore del d.lgs n. 28/2011. Occorre poi l’ adozione di un sistema incentivante strutturato, in termini di criteri tecnici di riconoscimento degli incentivi (tipologie, soluzioni impiantistiche, soglie di potenza, maggiorazioni, ecc.) analoghi al DM 6 agosto 2010.

Investire oggi nelle rinnovabili è ancora “conti alla mano” estremamente conveniente – continua Monti – sia per le aziende che per i privati cittadini. Il sistema degli incentivi è però determinante se si vuole che il nostro paese inizi a recuperare il “gap energetico” soprattutto ora che sembra rinunciare al nucleare”.


IMPRESE & ENERGIA

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Com e o tte n e re una riduzione de i c o n s u m i

Diagnosi Energetica: punto di partenza per ogni azione di miglioramento CarbonZERO: un progetto che certifica un nuovo modo di fare impresa Ridurre i consumi e migliorare l’efficienza energetica sono gli obiettivi che si pongono oggi molte imprese di ogni settore. Ma come? Ne parliamo con Mauro Carretti, Presidente di Studio Alfa, realtà reggiana tra le prime in Italia ad occuparsi di diagnosi e certificazione energetica. “Il punto di partenza – spiega Carretti – è la diagnosi energetica. In campo industriale la diagnosi ha l’obiettivo di individuare nel dettaglio i flussi di energia nei processi produttivi e negli stabilimenti per potere definire gli interventi più efficaci e le modalità della loro implementazione. La diagnosi - che individuerà anche eventuali sprechi - deve riguardare sia gli edifici dell’impresa (capannoni, uffici, ecc.) sia gli impianti di produzione. Con riguardo agli edifici, la diagnosi è l’insieme sistematico di rilievo, raccolta ed analisi dei parametri re-

lativi ai consumi specifici e alle condizioni di esercizio dell’edificio e dei suoi impianti. Questo – continua Carretti – consentirà di individuare i possibili interventi di riqualificazione da realizzare, il loro costo ed i benefici, in termini energetici ed economici, che apporteranno. Per interventi di riqualificazione intendo, ad esempio, migliorare l’isolamento dell’edificio dal caldo e dal freddo, utilizzare impianti di riscaldamento e raffrescamento dotati di tecnologie che riducano i consumi, integrare questi impianti con soluzioni di solare termico/fotovoltaico, ecc.”. E sugli impianti produttivi come si deve procedere? “In questo ambito l’analisi – risponde Carretti – è particolarmente complessa in quanto varia da azienda ad azienda sulla base degli impianti di produzione utilizzati. Occorre effettuare una ricognizione degli impianti

e delle principali tecnologie presenti, con valutazione del macchinario relativo ai primari servizi energetici quali servizio calore, servizio condizionamento, servizio aria compressa, ecc.. Oggi la tecnologia offre la possibilità di incidere in modo considerevole e di ottenere ampi spazi di miglioramento. Soprattutto nei settori maggiormente “energivori” questo tipo di intervento consente di ottenere risparmi significativi. Visto l’importanza di questi temi, Studio Alfa ha sviluppato un apposito progetto denominato “CarbonZERO”. Di che cosa si tratta? “Offriamo – risponde Carretti – un servizio di supporto tecnico-scientifico accompagnando le imprese, gli Enti Pubblici ed i privati cittadini, verso l’abbattimento graduale delle proprie emissioni di CO2 ed il miglioramento delle prestazioni energetiche.

La sede di Studio Alfa

Grazie a CarbonZERO è possibile intraprendere un nuovo modo di fare impresa, eticamente e socialmente responsabile, con indubbi vantaggi anche dal punto di vista economico: chi rispetta l’ambiente, infatti, viene premiato dal mercato. Il certificato CarbonZERO attesta l’impegno a compensare le emissioni di gas ad effetto serra dovute alle attività in-

dustriali aggiungendo valore al prodotto o alla azienda. La quantificazione delle emissioni avviene tramite una metodologia di calcolo certificata ed il cliente decide quale percentuale delle proprie emissioni è interessato a compensare”.

Stan z i a ti d a l la Regione Emilia-R o m a g n a 1 0 m i l i o n i d i E u r o

Incentivi per la rimozione dell’amianto ed il risparmio energetico Andrea Ibatici (Ibatici Coperture): è una grande opportunità per le PMI A distanza di 18 anni dalla legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’amianto in Italia, l’attività di bonifica e smaltimento è stata svolta solamente in parte. Alcune stime parlano di 32 milioni di tonnellate di amianto presenti ancora sul territorio nazionale, ma considerano solo le “onduline” in cemento-amianto. I numeri totali, quindi, potrebbero essere molto più elevati. Proprio per favorire la la rimozione dell’amianto la Regione Emilia-Romagna ha predisposto un bando che stanzia 10 milioni di Euro. Ne parliamo con Andrea Ibatici, titolare di Ibatici Coperture srl (tel. 0536-921302), un’impresa impegnata da anni nel rifacimento di coperture e nello smaltimento dell’amianto. “Oltre a favorire la rimozione dell’amianto – afferma Ibatici – il bando favorisce la coibentazione e l’installazione

di impianti fotovoltaici sugli edifici. L’iniziativa ha infatti l’obiettivo di favorire e promuovere la qualificazione ambientale ed energetica del sistema produttivo regionale attraverso il sostegno alla realizzazione di interventi per la qualificazione ambientale dei luoghi adibiti a sedi di lavoro, promuovendo la rimozione e lo smaltimento dei manufatti contenenti cemento-amianto dove presenti, ma anche sostenendo la realizzazione di interventi che promuovano il risparmio energetico nella climatizzazione degli edifici nonché l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia prodotta tramite la fonte solare con l’installazione di impianti fotovoltaici. Il provvedimento – continua Ibatici – è stato proposto congiuntamente dall’assessorato alle Attività Produttive e Piano energetico e dall’assessorato all’Ambiente ed è finan-

vrà essere effettuata, pena la non ammissibilità delle stesse, nel periodo intercorrente tra la data del 16 maggio 2011 e le ore 16:00 del 16 giugno 2011. A decidere quali saranno i progetti “meritevoli” sarà un nucleo di valutazione regionale composto da collaboratori appartenenti all’assessorato Attività Produttive e a quello dell’Ambiente”.

L’iniziativa ha l’obiettivo di favorire e promuovere la ziato con risorse provenienti dal POR FESR e regionali ed è destinato alle piccole e medie imprese. Il contributo per ciascuna azienda non potrà superare i 150mila Euro. Le domande di contributo dovranno essere compilate esclusivamente tramite una specifica applicazione web, le cui modalità di accesso e di utilizzo saranno rese disponibili, almeno dieci giorni

prima dell’apertura dei termini per la presentazione delle stesse, sul sito della Regione Emilia-Romagna ai seguenti indirizzi: http://emiliaromagna.si-impresa.it, http://fesr. regione.emilia-romagna.it e www.ermesambiente.it. La trasmissione delle domande di contributo, tramite posta elettronica certificata e trasmissione della copia cartacea per raccomandata, do-

qualificazione ambientale ed energetica del sistema produttivo regionale attraverso il sostegno alla realizzazione di interventi per la qualificazione ambientale dei luoghi adibiti a sedi di lavoro


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Lo h a o t te n u to Reggio Ecologia

Accreditamento Sistri per lo smaltimento di materiali ferrosi L’azienda dispone di un impianto per la raccolta di ultima generazione Reggio Ecologia è un punto di riferimento importante per le imprese del territorio. Ha da poco ottenuto l’accreditamento ufficiale al Sistri, il nuovo sistema di controllo informatico della tracciabilità dei rifiuti, che dopo svariate proroghe entrerà ufficialmente in vigore nel prossimo mese di Giugno. “La raccolta, il recupero e lo smaltimento dei materiali e dei rottami ferrosi prodotti dal comparto manifatturiero rappresenta una tappa fondamentale per lo sviluppo sostenibile dell’economia nazionale – afferma Ida Luppi, titolare dell’azienda. Anche per questo motivo abbiamo deciso di investire per far crescere la nostra azienda e renderla più competitiva sul mercato. Da pochi anni abbiamo ampliato la nostra sede, dislocata su un’area di oltre 5.000 mq, con un impianto per la raccolta e lo

smaltimento di ultima generazione. Recentemente abbiamo potenziato i mezzi a nostra disposizione – continua Ida Luppi. Con l’acquisto di una pressa cesoia “Squalo” a taglio verticale, siamo in grado di ridurre drasticamente il volume dei materiale ferroso e di smaltirne una quantità maggiore, garantendo più flessibilità e disponibilità a tutti i nostri clienti”. Esistono criteri particolari per la suddivisione dei rifiuti? “I rifiuti sono da noi suddivisi in rottami ferrosi e non ferrosi. A loro volta quelli ferrosi sono divisi tra ferro pesante, raccolta, lamierino e torniture, per poi essere condotti in fonderia dove saranno fusi e riciclati. I momenti principali dello smaltimento sono tre: la cernita, in cui vengono selezionate e divise le varie leghe, la cesoiatura e/o pressatura,

La nuova pressa cesoia “Squalo”

La sede di Reggio Ecologia

per rendere i prodotti idonei alle esigenze delle acciaierie cui è destinata la merce. Come ultima fase, vi è il taglio a fiamma, necessario quando è indispensabile scomporre pezzi di grosso spessore o recuperare pezzi particolari, altrimenti danneggiati”. Che tipo di aziende si rivolgono a voi per lo smaltimento dei rottami?

“Reggio Ecologia – spiega Ida Luppi – collabora con tutti gli operatori che nello svolgimento della loro attività producono rifiuti ferrosi di qualsiasi dimensione, come cavi elettrici, ottone, piombo, acciaio inox e materiale voluminoso come vecchi macchinari in disuso. La clientela è pertanto molto vasta, dalle grandi imprese del settore ceramico, alle officine di torneria, dalle imprese edili alle

officine meccaniche, senza dimenticare idraulici ed elettricisti. Siamo in grado di recuperare il metallo direttamente presso le aziende, con i nostri automezzi o mettendo a disposizione - consegnandoli gratuitamente - cassoni a norma CEE di varie metrature. La quotazione dei metalli – conclude Ida Luppi – è fornita in tempo reale, grazie ad un costante monitoraggio della Borsa di Londra”.

Rid u c o n o l a propagazione dei ru m o r i

Le barriere ecologiche in legno antirumore Molteplici gli utilizzi: insediamenti industriali, ferrovie, strade, ecc. La barriera antirumore o barriera fonoassorbente è un’opera che ha lo scopo di ridurre la propagazione dei rumori ed è utilizzata per proteggere dal rumore di strade, ferrovie, nuclei industriali, ecc. Ne esistono di diverse tipologie, ma quella in legno rappresenta una soluzione efficace ed ecologica. Ne parliamo con Maurizio Bertani di Alfakel (www.alfakel.it), azienda con un’esperienza consolidata in ambito di insonorizzazione industriale. “La nostra azienda – afferma Bertani – produce una gam-

ma completa di barriere antirumore in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di bonifica dall’inquinamento acustico, per aziende e privati cittadini. Le barriere in legno garantiscono ottime prestazioni in termini di isolamento acustico e rispetto per l’ambiente circostante, oltre ad assicurare un gradevole impatto estetico. Sono costituite da pannellature modulari marcate CE realizzate in legno di ottima qualità, trattato con speciali procedimenti per resistere agli agenti atmosferici e al conseguente deperimento organico. In particolare,

i pannelli sono costituiti da un telaio perimetrale in legno massello a cui viene applicata una parte posteriore di tavolato (spessore minimo 20 mm) ed una parte anteriore costituita da doghe stondate in legno (spessore 25 mm) aventi funzione estetica, di rottura delle onde sonore e di protezione del materiale isolante. All’interno dei pannelli – continua Bertani – sono previsti infatti strati di materiale fonoassorbente, opportunamente distanziati e dimensionati in funzione delle caratteristiche richieste dall’impianto. Un dettaglio

estetico importante: le doghe di finitura - in genere previste in esecuzione verticale - possono avere diverse configurazioni e quindi sono personalizzabili in funzione di un particolare gusto estetico del cliente”. Quali i vantaggi delle barriere in legno? ”Innanzitutto – risponde Bertani – da un punto di vista architettonico si possono integrare in qualsiasi ambiente ed hanno elevate qualità estetiche che si mantengono nel tempo. Sono ecologiche in quanto realizzate con materiale rinnovabile e ricicla-

Un’applicazioni delle barriere antirumore in legno

bile, proveniente da foreste a rotazione controllata. Hanno elevate prestazioni antirumore e necessitano di una manutenzione minima. Da ultimo – conclude Bertani – hanno una agevole posa in opera anche su cordoli o muretti esistenti”.

GRAFICA: Filiberto Guatteri

Reg. tribunale di Reggio Emilia N. 1165 del 09/05/06

STAMPA: Centro Stampa Quotidiani SPA Erbusco (BS)

INFO:

Stampato il 23/12/10

DIRETTORE RESPONSABILE: Ottavio Margini

AREA COMMERCIALE: info@keymedia.it

REDAZIONE: hanno collaborato a questo numero: Ottavio Margini, Valentina Margini, Chiara Caselli, Antonella Gualandri, Giuseppe Sangiorgi, Barbara Bianchi, Barbara Gaiti.

EDITORE: Keymedia Group s.r.l. Via Settembrini, 12/1 42123 Reggio Emilia www.keymedia.it

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La Chimar SpA di Soliera (MO) propone soluzioni in cartone e legno per ogni esigenza

L’imballaggio a misura d’ambiente Certificata PEFC e FITOK, ha realizzato un innovativo impianto di cogenerazione Chimar SpA è un’azienda modenese nata nel 1967 con sede a Limidi di Soliera che propone soluzioni per l’imballaggio in cartone (scatole e casse) e legno (scatole, gabbie, casse pieghevoli), oltre ad una vasta gamma di accessori per l’imballaggio. L’azienda è particolarmente attenta alle politiche ambientali e si distingue per le “best practices” realizzate. Ne parliamo con l’Amministratore Delegato, Marco Arletti. “La nostra azienda – afferma Arletti – è molto attenta al tema della sostenibilità. Per questo motivo ha adottato precise politiche nell’ambito della propria attività. Faccio alcuni esempi – precisa Arletti. Chimar si è adoperata ed ha ottenuto la certificazione PEFC, che presidia la tracciabilità del legname assicurandone la provenienza da foreste gestite in modo sostenibile, corretto e responsabile e fornisce informazioni certe sull’origine delle materie prime; ha inoltre ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo del

marchio FITOK per offrire ai suoi clienti la garanzia di un impegno verso l’ambiente. Attraverso un trattamento a calore del legno evita infatti la diffusione di organismi nocivi presenti nel legno stesso. Sempre per favorire l’ambiente – continua Arletti – Chimar ha inserito nella produzione una linea di casse riutilizzabili “e-BOX” che ne permettono il riutilizzo più volte sostituendo i tradizionali imballi a perdere. Recentemente poi abbiamo realizzato un innovativo impianto di cogenerazione a biomassa”. Quali le caratteristiche? “Il progetto – risponde Arletti – è stato realizzato in collaborazione con l’azienda Cogenergy ed è nato con l’obiettivo di produrre energia attraverso la valorizzazione energetica degli sfridi di produzione: legno e cartone. Si è sviluppato attraverso diverse fasi di studio e revisione, andando ad analizzare le opportunità più moderne ed innovative presenti oggi sul mercato.

Marco Arletti, Amministratore Delegato di Chimar SpA

La sede centrale di Chimar SpA a Limidi di Soliera (MO)

Chimar ha ottenuto la L’impianto si basa sul processo di funzionamento di una turbina ad alta velocità inserita in un sistema di raccordi e scambiatori di calore, che impiega esclusivamente l’aria come fluido di processo. Alla fase del ciclo classico in cui si realizza la combustione del metano, per elevare la temperatura del fluido, è stato sostituito uno scambio termico ad elevata temperatura generato dalla combustione di biomassa, legno e cartone. Con l’installazione di que-

sto impianto Chimar – conclude Arletti – completa il ciclo di vita delle materie prime utilizzate, valorizzando anche gli sfridi di produzione. Ricordiamo che Chimar SpA è in grado di fornire una consulenza mirata ed un valido supporto alla scelta delle soluzioni d’imballaggio e confezionamento personalizzate, grazie all’esperienza maturata negli anni e ad una vasta conoscenza dei materiali da imballaggio”.

certificazione PEFC, che presidia la tracciabilità del legname assicurandone la provenienza da foreste gestite in modo sostenibile, corretto e responsabile e fornisce informazioni certe sull’origine delle materie prime


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Com e c a u te l arsi da possibili dan n i e r i c h i e s te d i r i s a r c i m e n to

Gestione del Rischio Ambientale: le azioni per un adeguato controllo Roberto Garulli: spesso non basta una generica copertura da responsabilità civile La gestione del rischio ambientale, consiste in una serie di azioni di valutazione e di controllo sulla possibilità che si verifichi un danno ambientale nonché sulle azioni di ripristino delle condizioni iniziali se esso si verifica, ivi compresi gli oneri ed i costi relativi. Secondo il principio di “chi inquina paga” è evidente che la principale responsabilità grava sulle imprese industriali che da una parte devono garantire il rispetto della normativa a tutela dell’ambiente e dall’altra si devono cautelare rispetto ad un possibile risarcimento da danno ambientale. Ne parliamo con Roberto Garulli, presidente dello Studio Garulli Insurance Broker (tel. 0521-227511). La gestione del rischio ambientale di un’attività industriale – afferma Garulli – oltre a garantire un’immagine positiva dell’impresa dal punto di vista dei consumatori, comporta una “presa di coscienza” dei potenziali rischi ed un’ottimizzazione delle tecniche produttive.

I danni ambientali – afferma Garulli – sono diffusissimi e solamente una piccola parte dei soggetti potenzialmente inquinatori analizza i possibili rischi e possiede una copertura assicurativa adeguata. Il rischio ambientale presenta molte componenti che devono essere valutate dalle aziende e dalle compagnie assicuratrici. La corretta individuazione del rischio viene fatta con l’ausilio di professionisti esperti che prendono in considerazione molteplici aspetti quali l’ubicazione e le caratteristiche dello/degli stabilimenti, la descrizione delle località circostanti (zone industriali, aree agricole, zone residenziali, zone turistiche, etc.), le attività svolte e le lavorazioni effettuate, gli scarichi idrici, le emissioni in atmosfera ed il loro trattamento, la tipologia di rifiuti prodotti, l’organizzazione aziendale e le attribuzioni di responsabilità, la presenza negli ultimi 5 anni di denunce o di richieste di risarcimento danni da parte di terzi ed altre ancora”. Quali le caratteristiche di

dei rischi e delle variabili che ho prima evidenziato. E per questo che occorre sempre affidarsi a professionisti con un’esperienza specifica. Il rischio è di credere di essere tutelati da una polizza quando invece questa è completamente insufficiente”.

La gestione del rischio ambientale di un’attività industriale oltre a garantire un’immagine una polizza assicurativa a copertura del rischio ambientale ? “Un’adeguata polizza assicurativa – risponde Garulli – consente la copertura per la responsabilità civile da inquinamento sia per le attività svolte presso insediamenti industriali sia per quelle svolte presso terzi. Oggetto dell’assicurazione sono i danni causati involontariamente a terzi in seguito ad inquinamento e compren-

dono: morte e lesioni personali; danneggiamenti materiali a cose; danni derivanti da interruzioni o sospensioni totali o parziali di attività, spese di bonifica del suolo e delle acque all’esterno del sito assicurato e talvolta anche spese di bonifica all’interno del sito stesso. Anche le cosiddette “Polizze della Responsabilità Civile da Inquinamento (RCI)” devono essere costruite “su misura”, sulla base dell’analisi

positiva dell’impresa dal punto di vista dei consumatori, comporta una “presa di coscienza” dei potenziali rischi ed un’ottimizzazione delle tecniche produttive.


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Grazie ad accorgimenti e razionalizzando l’utilizzo degli impianti

Come ottenere elevati risparmi energetici ed idrici anche in abitazioni non certificate in classe A Franco Menozzi (Hydrocontrol) illustra il suo progetto abitativo Hydrocontrol ha realizzato, dopo un apposito studio, un progetto che consente, mediante interventi semplici riguardanti per lo più la gestione del sistema di automazione abitativo, notevoli risparmi nella gestione energetica ed idrica. Ad illustrarlo è Franco Menozzi, titolare dell’azienda. “La ricerca dei materiali per aumentare il risparmio energetico ed idrico – afferma Menozzi – spesso sposta l’attenzione sui materiali di costruzione e le tecniche per recuperare l’acqua e vengono sottovalutati altri aspetti che consentono di razionalizzare i consumi. Il progetto vede la realizzazione di un’abitazione utilizzando le normali tecniche di costruzione definite in classe energetica “C” per non generare un incremento nei costi di costruzione. Il progetto – continua Menozzi – focalizza lo studio e la realizzazione di interventi semplici che grazie alla gestione del sistema di automazione abitativo incrementano notevolmente i risparmi nella gestione ener-

getica ed idrica aumentando il comfort. Gli interventi hanno previsto – spiega Menozzi – per la realizzazione degli impianti di riscaldamento l’utilizzo di un impianto a bassa temperatura con generatore termico a condensazione ad alto rendimento ATAG. E’ previsto un impianto di riscaldamento a pavimento e non corpi scaldanti ad alta temperatura (termo arredo) per non perdere i vantaggi della condensazione. Ad integrare l’impianto è previsto per le zone bagno, che necessitano in alcuni momenti di maggior calore, l’inserimento di corpi scaldanti ad emissione di infrarosso che generano un calore salutare senza movimento di aria e polvere. Il circuito sanitario per la produzione di acqua calda ha previsto l’utilizzo di un ricircolo (per ridurre i consumi di acqua) gestito da un sensore di flusso e dal controllo di temperatura sul ritorno per il funzionamento della pompa a velocità variabile. Il sistema di automazione, verificando

le abitudini giornaliere, attiva il sistema di ricircolo solo nel periodo di effettivo utilizzo. Al raggiungimento della temperatura desiderata viene interrotto il funzionamento e l’utente può attivare dei ricircoli extra attivando semplicemente l’apertura di un rubinetto. Nella zona lavanderia è stato inserito un pannello radiante IR con installazione a soffitto utilizzato come essiccatoio: l’utente decide il tempo di asciugatura in base al bucato steso ottenendo dei risultati simili al naturale irraggiamento solare”. E per quanto riguarda l’impianto idrico? “L’acqua – risponde Menozzi – è parte fondamentale nell’abitazione ed abbiamo previsto un innovativo processo di trattamento HPureNF che grazie alla separazione selettiva elimina la presenza delle sostanze indesiderate, sia per il nostro organismo che per gli impianti in modo da ottenere un acqua pura, sicura e piacevole sia

per l’uso di cucina, per il bagno e per gli elettrodomestici. Tale accorgimento riduce l’utilizzo dei detersivi e consente di eliminare le bottiglie dell’acqua da bere; inoltre il sistema non utilizza nessun tipo di rigenerante, producendo uno scarico riutilizzabile nell’irrigazione. Il programma di automazione controlla il processo di purificazione avvisando l’utente nelle manutenzioni, verificando sempre la qualità e controllando eventuali possibili perdite nel circuito idraulico. Tutte le rubinetterie dell’abitazione sono a risparmio idrico”.

Circa l’impianto elettrico quali gli accorgimenti? “Il progetto – risponde Menozzi – prevede anche la gestione dell’impianto elettrico per creare un punto di sicurezza e controllo dell’abitazione gestendo anche i cicli di accensione dell’illuminazione esterna e riducendo l’intensità delle luci a led con il passare delle ore. Il sistema di automazione – conclude Menozzi – è integrato con un modulo webserver che permette il controllo e la visione della abitazione sfruttando la connessione internet tramite GPRS o ADSL”.


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Dise g n a u n I talia con un modell o e n e r g e ti c o n u o v o

Legambiente: presentato il “Rapporto Comuni Rinnovabili 2011” Si possono rivedere al rialzo gli obiettivi 2020 Presentato da Legambiente la nuova edizione del “Rapporto Comuni Rinnovabili 2011”, dal quale emerge un’Italia in cui le fonti energetiche “pulite” sono sempre più coinvolte. Dal rapporto, redatto in collaborazione con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e Sorgenia, emerge che sono 7.661 i municipi (6.993 nel 2010) che ospitano almeno un impianto per la produzione da fonte rinnovabile con una grande maggioranza di comuni con almeno un impianto solare (7.273), con 1.033 che utilizzano biomasse e biogas, 946 con miniidroelettrico e a seguire 374 affidati all’eolico. Sulla base del rapporto è al territorio che bisogna guardare per capire il nuovo scenario energetico delle fonti rinnovabili. Il cambiamento sta infatti avvenendo a una velocità impressionante, distribuito in Italia tra quasi 200mila impianti di piccola e grande taglia. L’insieme di questi processi oramai definisce con chiarezza i contorni di un modello energetico nuovo, profondamente diverso da quello costruito nel ‘900 intorno alle

fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli. Le fonti rinnovabili non solo contribuiscono in modo sempre più importante al bilancio energetico del nostro Paese, ma attraverso “nuovi” impianti eolici, geotermici, idroelettrici, da biomasse già oggi rendono al 100% rinnovabili un numero sempre maggiore di Comuni. Questa realtà è attualmente - secondo il Rapporto - la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante e conveniente che può innescare uno scenario di innovazione e qualità nel territorio. E sono la migliore risposta a chi continua a sostenere che il contributo delle fonti rinnovabili sarà comunque marginale nel futuro del Paese. I numeri, le storie, le immagini raccontate dal Rapporto dimostrano, al contrario, come le fonti rinnovabili siano oggi tecnologie affidabili, su cui è possibile costruire ora e nel futuro una risposta concreta ai fabbisogni energetici e un’alternativa sempre più competitiva ai combustibili fossili nella strategia di lotta

ai cambiamenti climatici. Sulla base del rapporto ci sono oggi tutte le condizioni per costruire una seconda fase dello sviluppo delle fonti rinnovabili nel territorio. La prima è servita a verificare come siano tecnologie affidabili e il boom di questi anni, sostenuto dagli incentivi prelevati in bolletta, ha permesso di creare nuove imprese, spin-

to la ricerca e creato le condizioni per costruire una filiera industriale anche in Italia. Ora, però, la sfida è più ambiziosa: raggiungere gli obiettivi europei di sviluppo al 2020 per poi continuare in una direzione di progressiva innovazione energetica e di uscita dalle fonti fossili. Per questo - secondo il rapporto - occorre immaginare il

DIFFUSIONI DELLE RINNOVABILI NELLE REGIONI ITALIANE Idroelettrico Solare FV Eolico Regioni MW MW MW PIEMONTE VALLE D’AOSTA LOMBARDIA TRENTINO A.ADIGE VENETO FRIULI V. GIULIA LIGURIA EMILIA-ROMAGNA TOSCANA UMBRIA MARCHE LAZIO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA

3.486,1 882,1 5.877,5 3.144,1 1.085,4 458,3 74,8 625,1 329,7 509,4 228,1 398,2 980,2 84,3 1.343,7 0 129,3 724,1 732,2 466,2

233,1 4 318 142,7 321,4 80 14 327,7 132 67,9 167,4 213,1 59,6 13,8 81,1 532,3 41,7 55,1 140,1 80,9

12,7 0,032 0,12 1,2 1,5 0,1 28,5 16,3 45,3 1,5 0,15 17,2 225,4 388,2 814,09 1.287,19 278,9 586,2 1.407,2 672,8

futuro, ragionare di una prospettiva a medio-lungo termine. Come sta facendo la Germania, dove sono stati rivisti al rialzo gli obiettivi al 2020 e ora l’ambizione è di raggiungere il 47% di contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici per arrivare all’80% al 2050. Nessuna utopia, ma una realtà sino a qualche anno fa impensabile. Geotermici MW 7,5 0,001 10,9 0,5 6,4 0,036 0,055 2,5 854,4 0,039 2,5 0,035 0,055 0 0 0 0 0 0 0

Biomasse MW 70,9 0,8 499,1 22 117 18,9 13,4 299,2 77,2 25,5 13,8 77,8 5,1 40,7 42,8 139 23,8 23,6 19 15,8

Fonte: Rapporto “Comuni Rinnovabili 2011” di Legambiente


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