Issuu on Google+

CINOFILI STANCHI

V O L U M E

SOMMARIO: E il reverendo 1 inventò il Jack R.T. I cani nella anti- 2 chità: Odissea Cani al cinema

2

Cani e modifiche 3 sociali umane C’è posta Fido

per 4

“...E il cane deci- 4 se” a Valezzo L. Sulla mente del 5 cane Dizionario dei 5 termini tecnici e scientifici

2 ,

N U M E R O

3

0 1

A P R I L E

2 0 1 3

E il reverendo inventò il Jack R. T. Nell'anno del Signore 1795, a DARTMOUTH, alla foce del fiume Dart nel DEVONSHIRE in Inghilterra nacque JOHN RUSSELL, studiò ad OXFORD dove si laureò e poi divenne Pastore della Chiesa Anglicana e Vicario di SWIMBRIDGE. oltre alla fede che lo portò ad essere un religioso e a diventare Reverendo, JOHN RUSSELL coltivò sempre la grande passione per la caccia, specialmente quella alla volpe, e cercò per tutta la vita di ottenere dei cani particolarmente adatti alla caccia in tana; questo era il suo scopo. Questa passione lo portò inoltre a diventare uno dei maggiori allevatori di FOX TERRIER della WEST COUNTRY.

nati che gli interessava.

Il suo primo cane fu una femmina di TERRIER a cavallo degli anni 1815-1819 e,secondo la storia, il cane, un tipo di fox terrier, misurava 35 cm., aveva il pelo ruvido, dal colore prevalentemente bianco con due macchie nere sugli occhi e una alla base della coda, ed era grande quanto una volpe adulta. Si trattava della mitica TRUMP, il cui ritratto fu acquistato dal Principe del GALLES il futuro EDOARDO VII, e oggi si può ammirare nella sala delle armature di SANDRINGHAM.

mute di cani da caccia, quindi JOHN RUSSELL volle creare un cane più piccolo dei soliti FOX HOUND e/o FOX TERRIER utilizzati solitamente per la caccia alla volpe,un cane da portare nella bisaccia sul cavallo, resistente, tenace e combattivo, in grado di segiure anche i cacciatori a piedi quando battevano vasti territori ricchi di tane in cui trovavano rifugio volpi, tassi e altra selvaggina,e che fossero in grado di introdursi in codeste tane per stanare la preda.

Per migliorare l'attitudine alla caccia mise in riproduzione la sua amata TRUMP (grande cacciatrice) con dei FOX TERRIER (vennero in seguito inserite linee di sangue di BULLDOG e più tardi di BEAGLE, BORDER TERRIER e LAKELAND TERRIER) e BRITISH TERRIER. Ciò a cui badava il reverendo erano le caratteristiche caratteriali: cervello, fibra, coraggio, energia e resistenza; la creazione di una razza dotata solamente di aspetto esteriore omogeneo per lui rimaneva un'accessorio ... come detto a lui non interessava gran chè l'aspetto, ma era l'abilità nello svolgere il lavoro a cui i cani erano desti-

A quel tempo i cacciatori percorrevano lunghe distanze per andare da un luogo all'altro e si muovevano a cavallo, non esistevano furgoni per il trasporto delle

FLOYD DI ALBASCURA

Ne derivarono due varietà, in generale simili eccetto per alcune differenze in proporzioni (altezza e lunghezza): la varietà più alta e più corta nel tronco è conosciuta oggi con il nome di PARSON JACK RUSSELL TERRIER (che significa Pastore Anglicano) adatta a correre dietro ai cavalli nelle battute di caccia, quella più bassa e un po' più allungata nel tronco (detta a gamba corta) nota come JACK RUSSELL TERRIER che porta il nome dal diminutivo famigliare di JOHN. Il Reverendo JOHN RUSSELL detto "JACK" morì nel 1883, ma il suo lavoro di selezione è giunto fino a noi conservando le carat-

teristiche fisiche e caratteriali che gli hanno valso tanta fama nel suo paese. Il J.R.T. è stato riconosciuto ufficialmente solo nel 2000 per merito dei cinofili Australiani e ad oggi sono ufficialmente i detentori dello STANDARD di razza, mentre nel 1990 il PARSON J.R.T. è stato dichiarato come razza distinta, quindi oggi abbiamo due razze separate e distinte da due standard. Il fatto che il J.R.T. sia stato riconosciuto da poco tempo fa si che molti esemplari possono presentare fra loro caratteristiche morfologiche molto diverse ed esistono J.R.T. che ad un occhio poco esperto potrebbero non sembrare tali. Solo con il tempo e la selezione di allevatori e/o appassionati le caratteristiche del nostro J.R.T. potranno divenire più omogenee.

Il J.R.T. è tassativamente bianco (in modo da non poter essere confuso con la volpe) con macchie marroni (scure e/o chiare) e/o nere che di solito si presentano sulla testa più che sulle altri parti del corpo, il J.R.T. che presenta i tre colori (tricolore) è da molti considerato più pregiato; misura al garrese tra i 10 e 12 pollici (25 -30 cm.) come da STANDARD Ufficiale F.C.I. (Federaz. Cinologique Intern.) n. 345/08.06.2001. In molti paesi Europei si tende ancora ad allevare un J.R.T. di taglia più alta, da qui le numerose diversità e la mancanza di omogeneità nei vari soggetti per linee di sangue e provenienza geografica e/o di allevamenti dei vari J.R.T.

Roberto Mannu - Allevamento Di Albascura Riconosciuto E.N.C.I - F.C.I.

1


PAGINA

2

I cani nell’antichità: Odissea …Così essi tali parole fra loro dicevano: e un cane, sdraiato là, rizzò muso e orecchie, Argo, il cane del costante Odisseo, che un giorno lo nutrì di suo mano (ma non doveva goderne), prima che per Ilio sacra partisse; e in passato lo conducevano i giovani a caccia di capre selvatiche, di cervi, di lepri; ma ora giaceva là, trascurato, partito il padrone, sul molto letame di muli e buoi, che davanti alle porte ammucchiavano, perché poi lo portassero i servi a concimare il grande terreno d’Odisseo; là giaceva il cane Argo, pieno di zecche. E allora, come sentì vicino Odisseo, mosse la coda, abbassò le due orecchie, ma non poté correre incontro al padrone. E il padrone, voltandosi, si terse una lacrima, facilmente sfuggendo a Eumeo; e subito con parole chiedeva: “Eumeo, che meraviglia quel cane là sul letame! Bello di corpo, ma non posso capire se fu anche rapido a correre con questa bellezza, oppure se fu soltanto come i cani da mensa dei principi, per splendidezza i padroni li allevano”. E tu rispondendogli, Eumeo porcaio, dicevi: “Purtroppo è il cane d’un uomo morto lontano. Se per bellezza e vigore fosse rimasto come partendo per Troia lo lasciava Odisseo, t’incanteresti a vederne la snellezza e la forza. Non gli sfuggiva, anche nel cupo di folta boscaglia,

qualunque animale vedesse, era bravissimo all’usta. Ora è malconcio, sfinito: il suo padrone è morto lontano  dalla patria e le ancelle, infingarde, non se ne curano. Perché i servi, quando i padroni non li governano, non hanno voglia di far le cose a dovere; metà del valore d’un uomo distrugge il tonante Zeus, allorché schiavo giorno lo afferra”. Così detto, entrò nella comoda casa, diritto andò per la sala fra i nobili pretendenti. E Argo la Moira di nera morte afferrò appena rivisto Odisseo, dopo vent’anni...

Omero—Odissea libro XVII versi 290-327

Cani al Cinema: Rin Tin Tin

Rin Tin Tin e Rusty

Il personaggio trae le proprie origini da un cane realmente esistito, il cui nome era appunto Rin Tin Tin. Si dice che il cane fosse stato trovato da un soldato statunitense di nome Lee Duncan in un canile bombardato in Lorena, poco prima della fine della Prima guerra mondiale. Tornato a Los Angeles, Lee addestrò Rin Tin Tin (ribattezzato "Rinty") a saltare ed esibirsi in diversi trucchi e

fu casualmente notato dal produttore cinematografico Darryl F. Zanuck. Rin Tin Tin divenne così un cane-attore, interpretando numerosi film, a partire da Where The North Begins (1923), con la stella del cinema muto Claire Adams. I discendenti di Rin Tin Tin furono anch'essi addestrati da Duncan o dai suoi successori, e vennero a formare una vera e propria dinastia di star, con ruoli televisivi

e cinematografici. Quello più noto, il pastore tedesco del telefilm Le avventure di Rin Tin Tin, era in effetti Rin Tin Tin IV, il quarto esponente della dinastia, nato nel 1949; è ora sepolto ad Asnières presso Parigi, nel giardino di una villa lungo la Senna, trasformato nel 1899 in un cimitero per cani e altri animali domestici. Giovanni Padrone Educatore cinofilo

CINOFILI STANCHI 2


VOLUME

1,

NUMERO

3

PAGINA

3

Cani e modifiche sociali umane Il passaggio, dopo la seconda guerra mondiale, da una società prettamente agricola ad una industriale, ha portato l’Italia a profonde modifiche culturali e di vita. Soprattutto negli anni sessanta del secolo scorso, col rilancio economico e col conseguente svuotamento della campagna i rapporti umani si sono deteriorati. Praticamente si è passati, nel corso di un paio di decenni, da una società dove nei paesi tutti si conoscevano e socializzavano tra loro ad un altro genere di società dove ognuno in città pensava a se stesso, chiuso in un appartamento di condominio senza neanche preoccuparsi di conoscere il proprio dirimpettaio. Questa situazione si è protratta negli anni successivi e, con l’emancipazione femminile, ci si è trovati in una condizione dove molte famiglie avevano entrambi i genitori che lavoravano e, conseguentemente, i rapporti umani all’interno dei nuclei familiari (fra genitori e figli) sono peggiorati. Col benessere economico, sono aumentati i desideri degli italiani e, contemporaneamente a questo, è nato il prestito dilazionato studiato ad hoc per coloro i quali volevano soddisfare qualsiasi desiderio che si presentava all’orizzonte. Con l’innalzamento della ricchezza la gente ha desiderato possedere cose che evidenziassero la condizione sociale in cui si trovava. Il tutto ha influito anche sulla scelta del cane di famiglia: non più il bastardino, il così detto “cane da pagliaio”, ma cani di razze altisonanti, come i levrieri afgani, i collie o gli alani, senza che nessuno comprendesse che l’acquisto di un cane di razza comportava anche una maggiore responsabilizzazione del proprietario. Cambiando le abitudini di vita è mutato anche il modo di alimentarsi, ancor più per i cani con l’avvento dei cibi in scatola e dei mangimi. Nella cultura rurale era il cane a mangiare per ultimo, nutrendosi degli avanzi e subendo, perciò, una involontaria ritualizzazione dei pasti da parte del contadino. Ora, invece, il proprietario che

non disponeva di tempo per seguire il proprio cane lasciava il cibo a disposizione in una ciotola, perdendo così uno dei fattori fondamentali per insegnare al proprio amico a quattro zampe il giusto rispetto dei ruoli. Un altro modo di vivere della civiltà rurale, i rapporti umani, coinvolgeva anche quei cani che vi facevano parte. Tutti nei paesi conoscevano tutti e di questo beneficiavano anche gli amici a quattro zampe che vivevano nelle fattorie, abituati ai contatti col genere umano e con gli altri animali che popolavano l’aia. Con l’allontanamento dalla campagna e con i proprietari chiusi in propri box (appartamenti) senza il minimo contatto umano, i cani hanno subito negativamente questo isolamento e, dopo qualche generazione, sono aumentati in modo esponenziale i casi in cui troviamo soggetti con forti problemi di disadattamento e con comportamenti anomali. Perdendosi le abitudini dettate da una condizione economica più umile, si sono persi quei paletti che permettevano al cane di gestire in maniera corretta le condizioni di stress in cui egli poteva trovarsi e si è persa quella minima gestione delle relazioni sociali che ne poteva permettere un minimo controllo al proprietario. Ora sovente si compra un cane senza sapere il motivo per cui lo si acquista. Per questo l’uomo si è dovuto inventare, attraverso vari successivi stadi, una nuova professione: dapprima l’addestratore cinofilo, un uomo che utilizzava metodi coercitivi e che poi passò a metodi più “umani” (parola assai difficile da classificare, visto quello che comporta essere umani: ricordiamo tutte le guerre che si sono fatte per futili motivi o chi uccide i propri simili solo per il gusto di farlo), o per meglio dire gentili. Successivamente si arrivò ai comportamentisti ed agli psicologi canini; infine l’educatore cinofilo, cioè colui che deve riportare proprietario e cane nella giusta condizione di rapporti sociali fra se stessi e nei confronti

degli altri elementi che convivono nel loro ambiente, compresi animali domestici di specie differenti. In questo caso, come molto spesso si è verificato nel corso della storia, l’evoluzione ha portato da un lato benefici nei confronti dei singoli membri della società umana, ma ha tolto molto della relazione che un tempo vi era nei confronti dei cani, aumentando i casi di aggressività e di soggetti psicotici. Come il progresso ha eliminato foreste, ha estinto specie animali e vegetali, così si rischiava di chiudere definitivamente quei pochi spiragli che qualcuno aveva individuato essere la chiave di volta per capire i cani. Il caso ha voluto che gli esseri umani ascoltarono questi pochi luminari, spinti forse da un grande rimorso di coscienza e consci che avrebbero perso definitivamente il rapporto con la natura ed il mondo animale. Fu, probabilmente, per queste ragioni che verso la metà degli anni settanta del secolo scorso, si incominciarono ad applicare i primi metodi di addestramento gentile e si sviluppò quasi contemporaneamente quella branca della psicologia canina che ora viene chiamata comportamentismo. In questo modo l’uomo ha iniziato a riavvicinarsi alla natura del cane e sta cercando di recuperare il rapporto che migliaia di anni fa iniziò quando alcuni canidi selvatici si avvicinarono per la prima volta ai suoi villaggi in cerca di qualcosa da mangiare; quei primi animali non sapevano che con quell’atto avrebbero iniziato una serie di eventi che li avrebbe legati per il resto della loro storia con il genere umano. Da “Sussurra al tuo cane” Giovanni Padrone Edizioni Cinque

3


PAGINA

4

C’è posta per Fido (cinofili stanchi@yahoo.it) Ci scrive il Signor Paolo dalla provincia di Roma, il quale è molto preoccupato per i comportamenti aggressivi del suo cane. “Pierce è un meticcio che ho preso a tre mesi di età da un canile della zona in cui vivo. Ora ha 9 mesi e all’improvviso ha iniziato ad aggredirmi apparentemente senza alcuna ragione. Cosa devo fare?” Egregio Paolo, la sua storia naturalmente ha bisogno di maggiori approfondimenti che solo qual-

cuno in grado di vedere il suo cane direttamente può effettuare. Il fatto che abbia iniziato improvvisamente a 9 mesi ad aggredirla mi fa sospettare che vi sia qualche problema di origine ormonale. Le chiedo perciò vivamente di rivolgersi ad un veterinario comportamentalista il quale previe analisi opportune sarà poi in grado di determinare se le cause di questa improvvisa aggressività sia-

no imputabili a quanto da me intuito o se vi siano ragioni di altro genere non direttamente connessi alla fisiologia del Suo cane.

Giovanni Padrone A.C.C.S.C. RAVENNA

“...E il cane decise…” a Valezzo Lomellina Il 16 marzo scorso, organizzato da ALLEVAMENTO BUDDADOG di Dario de Pascalis, si è tenuto presso l’agriturismo Corte Ghiotta nei pressi di Valezzo Lomellina uno stage cinofilo teorico/ pratico in cui si sono affrontati vari temi relativi ai nostri amici a 4 zampe. Hanno partecipato allo stage 15 persone, tutte proprietari di cani, fra tanti Parson e Jack Russell T. erano presenti anche un simpatico cucciolo di Shiba Inu oltre ad un nerboruto e allegro meticcio simil pitbull. Il relatore, Giovanni Padrone, ha iniziato parlando delle nuove scoperte scientifiche relative alla origine del cane, proseguendo nella trattazione attraverso i vari aspetti della crescita

psichica del cane dal concepimento all’anzianità, passando per il linguaggio sociale e concludendo con le varie forme di apprendimento che il cane utilizza durante tutto l’arco della propria vita. Dopo il pranzo, nel pomeriggio, si è tenuta la parte pratica in cui si sono controllati i problemi dei cani presenti e si sono dati diversi consigli ai proprietari. Alla fine si è rimasti tutti soddisfatti, chi per le informazioni ed i consigli ricevuti, chi ha organizzato per le adesioni e per ciò che si è detto e fatto, il relatore perché ha trovato oltre che tanti nuovi amici anche delle persone che hanno ascoltato e spesso fatto domande intelligenti ad integrazione di quanto si stava esponendo.

Il ringraziamento finale che mi sento di dare a Dario ed agli altri partecipanti allo stage è per aver conosciuto tante brave persone che hanno ascoltato con interesse gli argomenti trattati, oltre ad aver recepito immediatamente i miei consigli. Stage molto proficuo per tutti noi. Grazie mille. Giovanni Padrone

L’agriturismo LA CORTE GHIOTTA presso cui si è tenuto lo stage “...E il cane decise di incontrare l’uomo”

CINOFILI STANCHI 4


VOLUME

2,

NUMERO

3

PAGINA

5

Sulla mente del cane Secondo una similitudine che possiamo definire informatica il cane come molte altre specie animali è dotato di una unità centrale, il cervello, che per accumulare dati ha bisogno dell’esperienza del cane stesso. Questa avviene attraverso varie fonti di informazione che si accumulano durante tutta la vita del cane. Come per tutti gli organismi viventi evoluti, il cervello del cane analizza tutte le informazioni accumulate e le memorizza; alcune di queste vengono accantonate per essere utilizzate solo quando necessario, altre servono ad evitare esperienze negative altre ancora a ricordare esiti positivi. Il cervello del cane, perciò, è in grado di filtrare ogni singola informazione per renderla utile al momento più opportuno. Le modalità di apprendimento di queste informazioni avvengono attraverso vari canali alcuni dei quali possono essere utilizzati dall’uomo anche in ambiti che fondamentalmente potrebbero non avere alcuna utilità per l’esistenza del cane. In effetti, gli esercizi che vengono appresi attraverso forme di apprendimento ‘artificiale’ ed indotte dall’uomo nelle svariare attività cinofilo-sportive (come ad esempio l’obedience, l’agility, la mobility o l’utilità e difesa) sono azioni svolte ed apprese più per compiacere il proprio partner umano piuttosto che per l’interesse e l’utilità intrinseca dell’azione stessa nella vita del cane. Però è anche vero che molti cani sono in grado di sfruttare gli stessi comportamenti appresi tramite l’insegnamento umano per finalità assolutamente diverse da quelle per cui sono state insegnate. Questo viene testimoniano dalla ricerca scientifica e da persone ‘comuni’, fra le quali includo me stesso: vedo i miei cani molto spesso adattare le azioni che io ho insegnato loro ad ambiti e destinazioni che nulla hanno a che vedere con lo scopo per cui sono state insegnate. Questo è il limite oltre il quale il cane finisce la sua similitudine con una semplice unità mnemonica di tipo informatico ed inizia la sua identità di essere senziente in grado di scegliere le proprie azioni per interagire con l’ambiente ed utilizzare ciò che apprende per modificare gli esiti. L’iniziativa di scegliere ed usare un comportamento (sia esso tipico del cane o acquisito per mano dell’uomo) per raggiungere uno scopo è la massima espressione delle capacità cognitive del cane. Il nostro amico a quattro zampe sorprende per le sue doti di adattare qualcosa di acquisito a situazioni differenti ed è dimostrazione di quanto sbaglia chi ancor oggi considera questo animale domestico come qualcosa (e non qualcuno) che agisce a comando…

...il cervello del cane è in grado di filtrare ogni singola informazione per renderla utile al momento più opportuno...

Tratto da “...e il cane decise di incontrare l’uomo” di Giovanni Padrone—Ultimabooks editore

Dizionario dei termini tecnici e scientifici usati in cinofilia (C/E) Fenotipo – Insieme delle caratteristiche fisiche osservabili in un organismo. Feromoni – Molecole odorose secrete all’esterno di un organismo vivente e destinate alla comunicazione sociale. Filogenesi – Processo di ramificazione delle linee di discendenza nella evoluzione della vita. Genoma - Insieme di geni contenuti nei cromosomi di un essere vivente. Genotipo - Insieme dei geni che compongono il DNA di un organismo vivente. Imitare – Produrre lo stesso comportamento appena osservato. Imitazione differita – Mostrare lo stesso comportamento osservato in tempi di molto successivi. Inbreeding - Tecnica di incrocio fra individui strettamente imparentati fra loro. Ipercarnivori – Animali che si nutrono esclusivamente di proteine animali. Ipocarnivori – Animali che si nutrono di carne non oltre il 50% del regime calorico totale. Linebreeding - Accoppiamento fra individui con antenati comuni entro le prime cinque generazioni (secondo gli allevatori, ad esempio nonno e nipote, cugini di secondo grado, ecc.). Per i genetisti il Linebreeding resta comunque una forma di Inbreeding. Rappresentazione grafica del DNA 5


CINOFILI STANCHI Un periodico mensile edito dai Nome società (http://www.facebook.com/#!/ groups/355069987910666/)

I nostri educatori e cinofili professionisti sono presenti ad Ovada (AL), Mantova, Ravenna e Ancona. CONTATTI: Piemonte cell. 347-5760185 Lombardia cell.348-8029763 Emilia Romagna cell. 338-1841201 Marche: cell. 338-3787447

Cinofili Stanchi nasce dall’idea di quattro cinofili di professione (Marcello Messina, Roberto Mannu, Gianluca Gherghi e Giovanni Padrone) che hanno unito le proprie menti ed esperienze per creare un punto di riferimento per chi vive col proprio cane e necessita di corrette informazioni per migliorare il proprio regime di vita. ‘Cinofili stanchi’, perché stanchi della totale disinformazione che regna nella cinofilia nostrana, stanchi di chi fa marketing sulla ignoranza delle persone., stanchi delle leggende metropolitane che sembrano governare le menti di chi dovrebbe diffondere una corretta cultura cinofila e non lo fa. Chiunque desideri contribuire col proprio sapere sarà ben accetto dopo aver aderito al nostro codice etico che pone avanti a tutto il benessere psicofisico del cane.

Email: cinofilistanch@yahoo.it I FONDATORI

Noi siamo i nostri cani

Di ritorno dopo una lunga pausa A volte servono pause di riflessione, soprattutto quando gli impegni sono tanti. Fra una consulenza comportamentale, uno stage e qualche cane da aiutare bisogna anche trovare il tempo per scrivere qualcosa da pubblicare sulla nostra rivista. Probabilmente sarà necessario rendere questo magazine bimestrale, ma cercheremo di fare il possibile per riprendere questo servizio gratuito di informazione cinofila, certi che ci seguirete numerosi come avvenuto nei primi due numeri. Naturalmente sono ben accetti altri amici che vorranno contribuire con i loro testi a diffondere i principi relazionali e culturali che ci hanno spinti ad inventarci CINOFILI STANCHI. La Redazione

6


Cinofili stanchi - aprile 2013