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Quando noi di CINOFILI STANCHI partimmo nel settembre 2012 con questa avventura, mai ci saremmo aspettati di ricevere tanta attenzione dal pubblico cinofilo. Forse è il fatto che personaggi appartenenti a sigle ed idee diverse si siano uniti per cooperare in qualcosa di nuovo senza alcun preconcetto, forse l’amicizia che comunque fra noi è nata e che ci spinge a continuare la pubblicazione di questo magazine, o forse è il fatto che cerchiamo costantemente di rendere chiaro chi sia effettivamente il nostro amico a quattro zampe, cercando di smentire tutte le leggende e dicerie che ancor oggi, nel 2015, sono presenti nel pensiero della gente. Nonostante tutto, per noi resta un piacere portare avanti questo progetto. Buona lettura a tutti.

Carolina Dog

La Redazione

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SOMMARIO Editoriale

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Cani al cinema: La gang dei dobermann pag.

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Il Pedigree

pag.

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Cuccioli: gioco e diversitĂ

pag. 14

Collare o Pettorina?

pag. 20

Mitologie cinofile

pag. 24

Ti piacerebbe essere tenuto per il collo? pag. 28 Gli eroi del Sol Levante

pag. 30

I cani nella Poesia

pag. 38

Umorismo canino

pag. 39

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di Giovanni Padrone - La gang dei dobermann è un film del 1972 ed è la storia di un abile dog trainer che addestra sei dobermann ( Dillinger,

Bonnie,

Clyde, Pretty Boy Floyd , Baby Face Nelson , e Ma Barker ) per effettuar5e una rapina in banca. Il film è stato girato interamente in esterna presso Simi Valley, California . Avendo avuto un discreto successo, il film fu seguito da due sequel LA GANG DEI DOBERMANN COLPISCE ANCORA (1973) e IL SUPERCOLPO DEI CINQUE DOBERMANN D’ORO (in quest’ultimo film, al contrario dei due precedenti in cui il cast è composto da attori sconosciuti, fanno parte del cast Fred Astaire e James Franciscus). La trama del primo episodio: Eddie, capo d'una piccola banda che include la sua fidanzata June, nonostante varie imprese andate a vuoto, è un maniaco del colpo perfetto e aspira a comandare una gang di robots. A tale scopo ingaggia Barney, un ex aviere esperto di cani da guerra, e gli affida l'istruzione di sei cani doberman. Barney non tarda ad accorgersi delle finalità disoneste a cui dovrebbe collaborare, ma finisce con l'adattarsi anche perché nel frattempo June è diventata la sua amante. In un vasto locale attrezzato con gigantografie della banca designata, i cani vengono istruiti a compiere

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tutte le operazioni di una rapina perfetta e irresistibile, guidati a distanza da speciali fischietti dosati secondo l'udito di ognuno. Giunto il gran giorno, tutto si svolge secondo i piani prestabiliti: i cani tornano alla base con le borse colme di dollari ma guidati da June, perché Garney ha abbandonato il colpo. June decide di scagliare i cani contro Eddie e i suoi compari che ne vengono straziati, ma poi volendoli richiamare per portarsi via tutti i soldi, si rende conto che nel frattempo il suo piccolo bulldog è fuggito tenendo fra i denti l'astuccio dei fischietti. Nel secondo episodio, i 6 dobermann vengono richiamati dagli ultrasuoni di tre aspiranti mascalzoni e cominciano con il donare loro il bottino arraffato nella impresa precedente. Poi, addestrati a dovere, penetrano nella direzione di un partito politico e si impossessano di milioni che non porranno denunciarsi essendo stati elargiti sotto banco. Tuttavia secondo le buone regole del criminale che non vuole essere diseducativo, il ritorno alla base comporterà una sorpresina... Infine, nell’ultimo episodio Lucky, un agente speciale, vuole incastrare il boss Solly Kramer e per farlo si lancia nel mondo delle scommesse clandestine, facendo in modo di essere in debito con il malvivente di un'ingente somma di denaro. Per avere una copertura, intanto si fa assumere al circo Septimus dove lega sin da subito con il clown e con la cavallerizza Justine. Inseguito dagli scagnozzi di Kramer, si imbatte in Daniel, un ex galeotto che vive in una roulotte insieme ai suoi cinque cani doberman, predicando i precetti di amore dettati dalla Bibbia. Lucky cerca di convincerlo a preparare un numero con i suoi animali per lo spettacolo e a partecipare alla rapina al circo. E' questa la trappola che sta preparando al suo rivale. Daniel sembra non accettare, ma c'è ancora spazio per i colpi di scena.

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di Davide Bressi - Il pedigree è un argomento sempre discusso tra i "non addetti ai lavori". Se ne sente parlare spesso di questo documento, ma raramente in modo esaustivo. Specifico che il pedigree non è solo quel documento, come molti pensano, che permette al cane di accedere alle esposizioni di bellezza. Chiarisco subito questo punto, perchè spesso sento persone che chiedono di acquistare un cucciolo senza pedigree esclamando la solita frase (che ciclicamente rimbomba nella mia testa) "A me il pedigree non serve, non devo far gare.." Il Certificato d'iscrizione al Registro Origini Italiano (abbreviazione R.O.I.) ovvero il pedigree, è più di questo. E' un documento ufficiale, una carta d'identità molto dettagliata che viene rilasciato, per il nostro territorio, solo dall'Ente Cinofilia Italiana, affiliata a sua volta alla Federazione Cinologica Internazionale. In esso sono racchiuse molte informazioni utili che spiegherò più avanti nel dettaglio. Nel pedigree è raffigurato l'albero genealogico del cane: genitori, nonni, bisnonni e trisnonni. Da qui si può capire l'effettiva importanza di questo documento. Infatti l'albero genealogico, attraverso i nomi dei soggetti presenti in esso, fornisce la possibilità di raccogliere molte informazioni preziose anche sulla progenie. Informazioni sanitarie come il grado di displasia dei riproduttori, ma anche informazioni quali i titoli di campione italiano/ internazionale di lavoro o bellezza, e titoli vari come brevetti, prove di selezione, campione sociale, campione riproduttore, ecc. E' quindi alquanto riduttivo affermare che il pedigree non sia importante. Attualmente però mi sento di dire che in Italia i controlli sulle cucciolate sono saltuari, non sempre le delegazioni Enci dislocate sul territorio eseguono controlli serrati sulle cucciolate. In questo senso il deposito del campione biologico (DNA) dei riproduttori, è un valido strumento per verificare la parentela del cucciolo con quest'ultimi. La legge italiana specifica chiaramente che cane senza pedigree non è da considerarsi cane di razza e aggiunge che vendere cani non di razza è vietato. Vi rimando alla lettura del Decreto legislativo del 30 Dicembre 1992, n. 529 inserito a fondo pagina. Il pedigree è uno strumento identificativo di un soggetto all'interno di

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una razza. Per far sì che il cucciolo abbia l'iscrizione al R.O.I. ovviamente è indispensabile che anche i genitori figurino in tale registro. Per i cani che non possiedono pedigree, ma che rispecchiano la tipicità della razza è possibile ottenere l'iscrizione al Registro Supplementare Riconosciuti (R.S.R.). Tale documento non ha la stessa valenza di un pedigree R.O.I. ed è riconoscibile perchè di colore verde. Questo registro è aperto solo ad alcune razze (vedi link http://www.enci.it/documenti/RSR_ESCL_PRIMAGEN.pdf). L'iscrizione al R.S.R. si ottiene partecipando ad un'esposizione di bellezza organizzata dall'Enci. I cani giudicati "tipici" avranno il Certificato d'iscrizione al Registro Supplementare Riconosciuti (R.S.R.) e il cane figurerà come capostipite. I cuccioli nati dall'accoppiamento di un soggetto con iscrizione al R.S.R. e un soggetto iscritto al R.O.I. avranno a loro volta l'iscrizione al R.S.R. Solo la cucciolata appartenente alla quarta generazione potrà richiedere l'iscrizione al R.O.I. Riassumendo, l'iscrizione al R.S.R. è un percorso lungo riservato solo ad alcune razze, che permetterà in futuro di avere cucciolate con pedigree R.O.I. L'Enci ha istituito nel suo sito ufficiale un "data base" dove è possibile accedervi per consultare tutti i pedigree semplicemente inserendo il numero di microchip del cane o altre informazioni quali il nome del cane e nome del proprietario o allevatore. Dunque è possibile verificare la genealogia anche prima di acquistare il cucciolo. Vediamo nello specifico le pratiche burocratiche che l'allevatore occasionale o di professione deve sbrigare per dotare la cucciolata del pedigree. Innanzi tutto il proprietario della fattrice deve compilare un documento chiamato "Modello A" entro 25 giorni dalla data di nascita della cucciolata e consegnarlo alla Delegazione ENCI competente per territorio in cui sono verificabili fattrice e cuccioli. Successivamente, entro 90 giorni dalla data di nascita della cucciolata dovrà compilare il "Modello B" per la denuncia d'iscrizione della cucciolata, presentandolo alla Delegazione ENCI competente per territorio. Questi modelli sono scaricabili gratuitamente sempre dal sito Enci, di facile compilazione e comprensione per tutti. La modulistica ha un prezzo molto ridotto, a differenza di quanto si possa pensare. Il "Modello A" ha un costo di euro 14,50 più tasse di segreteria di euro 8,50. Mentre il "Modello B" viene calcolato a cucciolo. Per ogni cucciolo deve essere versato un importo di euro 20 più tasse di segreteria di euro 8,50. Queste sono le spese a carico dell'allevatore. Il ritiro del pedigree è a carico del proprietario del cucciolo che dovrà versare alla delegazione Enci di zona un importo 7di euro


13,50 più tasse di segreteria (quelle ci sono sempre) di euro 8,50. Come potete notare sono importi esegui ben distanti dalle richieste di alcuni che fanno il solito giochetto sul prezzo del cucciolo con o senza pedigree. Da qui si valuta anche la serietà di un allevatore. Vi rimando per completezza ad un altro articolo, una mini guida per scegliere un cucciolo evitando possibili tranelli: "La scelta del cucciolo". A tal proposito apro una breve parentesi dicendo che gli allevamenti amatoriali e professionali (questi ultimi intesi con partita iva) con affisso riconosciuto dall'Enci sottoscrivono il "Codice Etico Allevatori" che impone di osservare alcune regole volte al miglioramento della razza e alla diffusione di una corretta cultura cinofila. Infine sottolineo che un cane con pedigree non vi assicura di aver scelto un buon cucciolo, ma come detto prima vi fornisce dei dati ai quali attingere per fare eventuali controlli. Il proprietario di un cane senza pedigree, troverà difficoltà nel reperire un altro cane per l'accoppiamento, nessun allevatore o privato che lavora con serietà acconsentirà ad un accoppiamento nel quale uno o entrambi i soggetti sono sprovvisti di tale documento. Dunque possiamo riassumere dicendo che i cani di razza, dotati di Pedigree sono tutti censiti presso l'ENCI (Ente riconosciuto dal Ministero delle risorse agricole alimentari e forestali) e il titolo di proprietà è costituito proprio dall'intestazione di detto Pedigree, certificato in pergamena, con bollo in rilievo, rilasciato esclusivamente dall'Enci a distanza di qualche mese dalla data di nascita del cucciolo. Questo documento riporta il nome degli antenati sia paterni che materni del cane, la razza, il sesso, l'allevatore, il numero del microchip, la data di nascita e il nominativo del proprietario. La cessione di ogni esemplare provvisto di Pedigree deve risultare dal certificato stesso, mediante annotazione nell'apposito spazio con ratifica del Gruppo Cinofilo competente per territorio. In caso di mancanza di tale annotazione e della relativa ratifica, la cessione non è valida: il passaggio di proprietà, infatti non si può perfezionare con la semplice consegna fisica dell'animale ("traditio brevi manu"), ma solo con il trasferimento formale e relative annotazioni. 8


All'interno del Pedigree, oltre alla raffigurazione dell'albero genealogico, troviamo le seguenti diciture: GRUPPO: Indica il gruppo di appartenenza della razza del nostro cane. Al NUMERO: È il numero di registrazione assegnato dall'ENCI al vostro cane. DEL CANE: Il nome del cane per intero comprensivo di affisso riconosciuto ed assegnato dalla FCI e dall'ENCI. Per Affisso s'intende la denominazione di un allevamento destinato a distinguerne i prodotti. Esso precede o segue il nome individuale del cane, nato da una fattrice della quale il titolare dell'affisso risulta proprietario. (Es.: Calisto of Brs Passion), dove Calisto sta come nome e of Brs Passion sta come affisso. NATO IL: La data di nascita del cane SESSO: Il sesso del cane DI RAZZA: La razza del cane MARCATURA: Qui va annotata la sigla dell'allevamento tatuata (punzonatura sul cane interno orecchio destro) o il numero di microchip del cane. Il tatuaggio è un insieme di numeri e lettere. È molto importante. In caso di smarrimento o furto del cane, tramite questo numero si può risalire al proprietario. Il metodo di assegnazione del numero con la sigla, si differenzia in caso di cani con Affisso o meno. Per il microchip il discorso non cambia, se non per la differenza di metodo (meno traumatico per il cane). Il chip si inserisce sotto l'epidermide del cane, dietro l'orecchio, nel collo. Oggi il microchip è obbligatorio per l'iscrizione di cucciolata ed anche per iscrivere un soggetto alle gare. (vedi disposizioni in merito) MANTELLO: Colore del mantello del cane ALLEVATORE IL SIGNOR: Nome dell'allevatore (o il suo affisso) proprietario della fattrice, preceduto da un numero di riconoscimento e seguito dall'indirizzo. NOTE: Nelle Note verranno aggiunti dei dati degni di attenzione, come i controlli ufficiali sulla Displasia dell'Anca ed altri. Decreto legislativo del 30 Dicembre 1992, n. 529 Il Decreto legislativo del 30 Dicembre 1992, n. 529 sancisce il divieto di vendita di animali sprovvisti di pedigree ed esalta il concetto di animale di razza pura. Di seguito vi proponiamo uno stralcio del Decreto in questione. 9


Art. 1. - 1. Il presente decreto disciplina: a) l'istituzione, per gli animali, compresi nell'elenco di cui all'allegato II del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, ed appartenenti a specie e razze diverse da quelle regolamentate dalla legge 15 gennaio 1991, n. 30, del relativo libro genealogico, così come definito nell'allegato al presente decreto; b) l'istituzione, per le specie e razze autoctone di cui alla lettera a), che presentino limitata diffusione, per le quali non siano istituiti i libri genealogici, del relativo registro anagrafico, cosi' come definito nell'allegato al presente decreto; c) la riproduzione dei detti animali secondo le norme stabilite, per ciascuna razza e specie, dai relativi disciplinari dei libri genealogici o registri anagrafici di cui al successivo art. 2; d) la commercializzazione degli stessi animali e dello sperma, degli ovuli e degli embrioni ad essi relativi, secondo le norme stabilite, per ciascuna razza e specie, dai relativi disciplinari dei libri genealogici o dei registri anagrafici, nonche' sulla base della apposita certificazione genealogica, di cui al successivo art. 5. Art. 2. 1. I libri genealogici ed i registri anagrafici sono istituiti, previa approvazione con decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste, dalle associazioni nazionali di allevatori di specie o di razza, di cui all'art. 1, lettere a) e b), dotate di personalita' giuridica ed in possesso dei requisiti stabiliti con provvedimento del Ministro dell'agricoltura e delle foreste. Detti libri genealogici e registri anagrafici sono tenuti dalle menzionate associazioni sulla base di appositi disciplinari, approvati anch'essi con decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste. 2. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile dell'associazione nazionale a cio' preposto che custodisce i libri genealogici ed i registri anagrafici di cui al comma 1 in difformita' delle prescrizioni contenute negli appositi disciplinari e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da L. 5.000.000 a L. 30.000.000. Art. 3. 1. I soggetti delle specie e razze di cui all'art. 1, originari dei Paesi membri della Comunita' economica europea, sono ammessi alla riproduzione, sia in fecondazione naturale che per inseminazione artificiale, purche' in possesso dei requisiti genealogici ed attitudinali disciplinati dalla normativa comunitaria. Alle stesse condizioni è altresì ammesso l'impiego di materiale seminale, di ovuli ed embrioni provenienti da animali originari di tali Paesi. 2. I soggetti delle specie e razze di cui all'art. 1, provenienti da Paesi terzi, sono ammessi 10


alla riproduzione, sia in fecondazione naturale che per inseminazione artificiale, alle stesse condizioni stabilite in Italia per i riproduttori delle medesime specie e razze, purche' in possesso dei requisiti genealogici ed attitudinali, stabiliti con decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste. Alle stesse condizioni e' altresi' ammesso l'impiego di materiale seminale, di ovuli ed embrioni provenienti da animali originari di detti Paesi. Non sono ammesse condizioni piu' favorevoli di quelle riservate ai riproduttori originari dei Paesi comunitari. 3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque ammette alla riproduzione animali in violazione delle prescrizioni contenute nei commi 1 e 2 e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da L. 10.000.000 a L. 60.000.000. Art. 4. 1. Il Ministero dell'agricoltura e delle foreste, su parere dell'Istituto sperimentale per la zootecnia, puo' autorizzare, anche in deroga a quanto stabilito nell'art. 1, comma 1, lettera c) e nei libri genealogici o nei registri anagrafici ad essi relativi, l'impiego di riproduttori e di materiale di riproduzione a fini di ricerca e di sperimentazione. Art. 5. 1. E' consentita la commercializzazione di animali di razza di origine nazionale e comunitaria, nonchĂŠ dello sperma, degli ovuli e degli embrioni dei medesimi, esclusivamente con riferimento a soggetti iscritti ai libri genealogici o registri anagrafici, di cui al precedente art. 1, comma 1, lettere a) e b), e che risultino accompagnati da apposita certificazione genealogica, rilasciata dall'associazione degli allevatori che detiene il relativo libro genealogico o il registro anagrafico. 2. E' ammessa, altresĂŹ, la commercializzazione di animali di razza originari dei Paesi terzi, per i quali il Ministro dell'agricoltura e delle foreste abbia con proprio provvedimento accertato l'esistenza di una normativa almeno equivalente a quella nazionale. Alle stesse condizioni e' ammessa la commercializzazione dello sperma, degli ovuli e degli embrioni provenienti dai detti animali originari dei Paesi terzi. Non sono ammesse condizioni piĂš 11


favorevoli di quelle riservate agli animali di razza originari dei Paesi comunitari. 3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque commercializza gli animali indicati nei commi 1 e 2 in violazione delle prescrizioni ivi contenute e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da L. 10.000.000 a L. 60.000.000.

Art. 6. 1. I disciplinari di cui all'art. 2 attualmente vigenti in materia di istituzione e tenuta dei libri genealogici e dei registri anagrafici, sono modificati in conformità alla normativa comunitaria ed alle disposizioni di cui al presente decreto. 2. Con decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste si provvederà al recepimento della normativa tecnica emanata dalla Comunità Economica Europea in applicazione della direttiva 91/174/CEE. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 30 dicembre 1992 ALLEGATO Libro genealogico. Per il libro genealogico si intende il libro tenuto da un'associazione nazionale di allevatori dotata di personalità giuridica o da un ente di diritto pubblico, in cui sono iscritti gli animali riproduttori di una determinata razza con l'indicazione dei loro ascendenti e delle prestazioni riproduttive e produttive. Registro anagrafico. Per registro anagrafico si intende il registro tenuto da un'associazione nazionale di allevatori dotata di personalità giuridica o da un ente di diritto pubblico, in cui sono annotati gli animali riproduttori di una determinata razza con l'indicazione dei loro ascendenti, se noti, e delle eventuali prestazioni riproduttive e produttive.

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di Angelo Romanò - La crescita in un ambiente pieno di stimoli è importante, non solo per la crescita fisica, ma anche mentale. Saper distinguere ciò che può essere normale da quello che non lo è, solo l'esperienza e l'abilità stessa del cane di discernerlo può fare la differenza tra un carattere equilibrato e uno meno equilibrato. All’inizio, quando il cucciolo arriva a casa nostra, tutto sarà nuovo per lui, odori, rumori, persone, oggetti, insomma avrà una settimana se non addirittura due intense e di forte emozione. Accoglierlo per noi non sarà difficile, anzi, saremo a sua completa disposizione e forniremo attenzioni importanti. Cerchiamo però di vederle però anche dal suo punto di vista: non ha mai visto tante persone che si aggirano attorno a lui e fino a poco tempo fa giocava con la mamma e i fratelli azzuffandosi e tentando di evitare i morsi, ogni tanto la mamma lo sgridava bloccandolo e a volte girandolo per aria per fargli capire che certe cose non dovevano essere fatte. Ora la comunicazione cambia, non vede più i suoi simili ma vede animali a due zampe, alti e grossi, che si avvicinano e vogliono prenderlo e stringerlo a se. Detto così è inquietante ma d’altra parte penso che rispetti la maggior parte delle esperienze che un cucciolo fa quando arriva in un ambiente diverso dal suo, ovvero il nostro. Passati i primi giorni però prende confidenza e comincia a fare giochi da cucciolo tirando pantaloni, mordendo le mani, abbaiando, insomma attirando la nostra attenzione e cercando un modo per coinvolgerci nel suo mondo, il mondo del suo gioco. A questo punto mi viene da dire che non siamo noi che dobbiamo insegnargli qualche cosa, ma è lui che ci sta insegnando ad interagire in modo corretto (per il suo punto di vista). Da cucciolo ad istruttore, questa è la sua percezione, non vedendovi giocare nello stesso modo dei fratelli o dei suoi simili vi sta invitando a condividere la sua realtà e percezione delle cose. E’ lui che sta insegnando a voi un metodo di comunicazione nuovo, diverso, più semplice ed immediato del vostro, più preciso, dove la parola non esiste se non per avvertire o attirare l’attenzione. Noi, d’altro canto, ci comporteremo come goffi attori, tentando di mimare o scim14


miottare i suoi comportamenti tanto che le prime volte sarà intento a capire cosa vogliamo da lui. L’impostazione del gioco è importante per lui, ma lo è anche per noi per tentare di capire cosa preferisce. Sul come impostare una buona relazione, abbiamo già parlato nei numeri scorsi, oggi ci occuperemo di comprendere come gioca lui per migliorare le nostre capacità di interazione e per fornirgli una palestra che possa aiutare a formare il suo carattere in maniera corretta. Il gioco del cucciolo si basa su assalti, inviti, corse per scappare, corse per rincorrere, mordere, contatto, salti e non meno importante relazione sociale. Incominciamo da quest’ultimo concetto, relazione sociale: nel gioco non è importante vincere, ma ciò che più è importante è divertirsi, concetto che esiste in ambito competitivo ma che si è un po’ perso nel tempo dando più importanza al risultato individuale. Voi e il vostro cucciolo siete una squadra, ricordatevelo, serve a lui ma serve anche a voi, quindi nel gioco una volta vinco io e l’altra vinci tu. Lo scambio di ruolo è importante, più importante del gioco stesso, è il punto focale dove noi possiamo interagire con lui e lui può interagire con noi … conoscere, comprendere, capire. Vi sono anche lati negativi, ovvero dove lui pensa di poter vincere sempre e quindi ad esempio permettersi di montare il nostro braccio, fare pipì sulle scarpe o comunque evidenziare uno stato sociale più elevato rispetto al nostro considerandoci delle risorse piuttosto che guide nella loro crescita. Assalti e inviti sono all’ordine del giorno, così come le corse per scappare o rincorrerci, una volta la preda la fa lui e una volta noi, ma attenzione che noi non siamo cani e non vogliamo che cresca cercando di mordere qualsiasi persona, quindi dobbiamo utilizzare altri strumenti per migliorare il gioco. Proviamo ad interagire usando oggetti, come un legnetto, una pallina o una maglietta annodata, per invogliarlo a giocare con noi. Sicuramente la sua attenzione viene concentrata sul prendere l’oggetto una volta in movimento. Lanciare un bastone per lui ricorda andare a predare un animale, 15


ovvero correre, visualizzarlo, raggiungerlo e prenderlo. Il riporto, se insegnato correttamente, è per lui l’anticipazione del lancio successivo e quindi continuare il gioco. Ma non serve solo questo, serve di più. Sebbene la nostra influenza possa in qualche modo aiutarci nella relazione, il cucciolo ha bisogno di crescere ed interagire sempre di più con i suoi simili. Le diverse abilità naturali sono per lui uno stimolo ulteriore per fare di più e meglio. L’allenamento e la costanza formano il suo futuro carattere come in una vera palestra. Si inizia con esercizi semplici di scambio, fino ad arrivare a vere e proprie sfide dove l’abilità nello schivare, parare colpi e rispondere diventano fondamentali per la sua sopravvivenza. Si, perché lui effettivamente non sa che la protezione possiamo dargliela noi, ma la cerca di giorno in giorno da solo costruendo con fatica il suo futuro ed agendo indipendentemente per conquistarla. Vi sono molti aspetti da migliorare come ad esempio il movimento e la coordinazione, le strategie migliori che gli permettano di primeggiare su un avversario, il controllo del morso e quindi l’uso corretto della bocca, un uso che si apprende da piccoli con i fratelli ma che si deve successivamente sviluppare con un confronto continuo, insomma c’è un mondo da esplorare e da scoprire per lui, mondo che non si ferma a noi e altri cani ma che può, e a mio avviso deve, includere anche altre razze per meglio migliorare la sua percezione del mondo e per meglio crescere senza alcun timore.

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DISPONIBILE ON LINE in formato pdf ed epub (Kindle Amazon)

In quanti e quali modi i cani cercano di farsi capire dai proprietari? Come comunicano fra loro? Questo libro è il frutto di 5 anni di studio, uno studio approfondito, della etologia e del comportamento sociale dell’unica specie animale che nel corso della propria storia ha deciso di evolversi in compagnia dell’Homo sapiens. Scoprirete che il cane ha un linguaggio sociale, relazionale, emozionale ed affettivo molto complesso che è frutto di una evoluzione durata milioni di anni, pervenuta dagli antichi Canidi che l’hanno preceduto nel corso della storia evolutiva della Terra. Attraverso le esperienze dirette ed il confronto con gli studi scientifici Giovanni Padrone, educatore cinofilo studioso dell’etologia e della evoluzione del cane (per le quali ha già pubblicato nel 2012 ‘E il cane decise di incontrare l’uomo’) affronta i vari aspetti che spesso sono ragione di conflitto da parte del genere umano, cercando di spiegare chiaramente tutte le sfaccettature del comportamento canino. Allo scopo di rendere questo testo più completo, egli ha osservato per diverse settimane un gruppo di cani randagi viventi sulle colline vicino a Ravenna e ne ha annotato le similitudini e le differenze rispetto ai cani che vivono in compagnia dell’uomo. Nel libro è presente anche un ampio etogramma del cane, dove sono identificati e descritti oltre 150 comportamenti che il nostro amico a 4 zampe attua nelle proprie interazioni sociali ed ambientali. Un libro per tutti coloro che desiderano ampliare le proprie conoscenze sull’etologia del Canis familiaris.

In vendita nelle migliori librerie on line (per info sull’acquisto del libro cartaceo: giovannipadrone@gmail.com)

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di Marcello Messina - Riporto un articolo di Alexandra Braatz, nota cinofila teutonica, che finalmente da una informativa corretta su entrambi i mezzi di controllo dei cani. Collare o Pettorina? Domanda a bruciapelo, collare o pettorina? La questione divide il mondo cinofilo: “Cosa dovrebbe indossare il cane?” La fisioterapista per cani, Britta Kutscher, con un sorprendente appello pro collare… Collare o Pettorina? Non è una questione di gusto! E anche l’aspetto di chi assume il ruolo del leader non è importante, che sia il cane o il proprietario, non è fondamentale. Anatomia, biomeccanica e fisica ci dicono invece quale decisione è quella giusta. Distribuzione della pressione Per chiarire il punto della discussione, se collare o pettorina siano la scelta giusta per il cane, la cosa migliore da fare è guardare i fatti inerenti la natura. La moda della pettorina è nata da una riflessione fisica corretta:maggiore la superficie di contatto, minore la pressione su un punto. Per distanziarsi da metodi duri si pensava a come togliere pressione dal collo del cane ed è venuta l’idea di distribuire la pressione. Misurazioni con appositi strumenti hanno dimostrato che effettivamente la pressione su un punto diminuisce, però vengono esercitati pressioni su punti che non possono assolutamente sostenere pressioni. L’uso della pettorina può essere giustificato per questioni di salute, ma alla fine la decisione spetta al proprietario. L’anatomia del collo Il cane è un cacciatore e nonostante l’addomesticazione ha mantenuto le sue caratteristiche fisiche. Indipendentemente se cane da compagnia o cane da caccia, in linea generale lo scheletro di tutti i cani è uguale, tranne pochi dettagli come ad esempio la forma della testa. E tutti i cani hanno gli stessi muscoli con le stesse funzioni. Da predatore il cane necessita di una muscolatura del collo molto robusta visto che la preda continua a ribellarsi una volta afferrata. Il cane la tiene istinti20


vamente saldamente, non vuole morire di fame. La rachide cervicale è composta da 7 vertebre cervicali ed è la parte più mobile della colonna vertebrale e ammortizza molto bene le strattonate della preda che lotta per la sua vita. Anche cani di piccola taglia possono sopraffare una preda molto più grande di loro. Per esempio un Terrier di piccola stazza è in grado di uccidere un cervo, con grande stupore del suo proprietario. L'uso della pettorina è destinato ad alleviare il collo del cane. Caso particolare cani da slitta Il punto di traino della pettorina per Husky è alla base della coda e permette a tutto il corpo di agire liberamente. L’alta forza di traino è richiesta sempre solo per poco tempo, il peso da trainare solitamente si divide su diversi cani e il cane da slitta cammina quasi sempre con il rimorchio praticamente in orizzontale, per citare solo alcune caratteristiche di questa particolare pettorina. L’idea di far indossare una pettorina non è una invenzione degli addestratori moderni. Ha le sue origini nel lavoro dei cani da slitta. Così un Husky tira una slitta senza subire danni. Però si tratta di una pettorina concepita in modo completamente diversa rispetto alle pettorine commerciali per l’uso comune e dove il cane non deve tirare. Avete mai notato quando due cani si azzuffano,come si strattonano e trascinano… O quale cane non adora giocare a tira e molla con un giocattolo? Con questi giochi è più facile che si danneggiano i denti che la colonna cervicale, altrimenti la specie canina si sarebbe estinta per mancanza di successo durante la caccia. Ergo: Il rachide cervicale è molto mobile e è avviluppato da una muscolatura molto ben sviluppata. Con questa mobilità perdona anche qualche strattonata laterale. La delicata regione toracica Simile ad un ramo di salice che appena spezzato è morbido ed elastico però essiccato si spezza senza grande sforzo, anche nell'anatomia del cane è decisivo se la forza viene esercitata su una parte muscolosa o su delle parti rigide dove sotto la pelle le ossa sono poco protette. Cosa caratterizza questa regione del corpo? Il torace è il portatore della pettorina. Il torace è costituito da 13 vertebre toraciche. Da ciascuna vertebra parte una coppia di costole che fa un grande arco verso il 21


basso. Allo sterno, che è fatto di piccole ossicine simili a vertebre, le costole si riuniscono più o meno direttamente e chiudono il torace. Le ossa dello sterno formano una sezione mobile. Lo sterno umano invece è una piastra ossea rigida. Sui lati a destra e sinistra si trovano le scapole, che sono collegate solo con dei muscoli. Un collegamento osseo come la clavicola umana manca al cane. Le scapole formano dalla parte davanti assieme all'omero le articolazioni scapolo-omerale. Si possono sentire bene alla parte anteriore del torso a destra e sinistra allo sterno centrale. Qua pizzica. Quando parti delle pettorina sfregano o calcano nelle ascelle possono verificarsi lesioni o irritazioni. Nastri che scivolano Guardando bene si può notare che ad ogni passo c'è abbastanza libertà di movimento per il cane. Se le articolazioni della spalla sono limitate per influenza esterna , come ad esempio la pettorina norvegese, non solo disagio al cane (quale donna non ha mai imprecato per una bretella del reggiseno che era scivolata giù? E andare a fare sport così?) ma crea anche uno sforzo maggiore alle articolazioni sottostanti, soprattutto alle articolazioni del gomito. Le scapole si muovono decisamente avanti e indietro, così che strisce di tessuto che poggiano qui disturbano la naturale economia di movimento. Adesso la cintura del petto poggia sullo sterno, o almeno dovrebbe. Chi non ha mai provato a mettere una tavola in equilibrio su un rotolo? Al minimo movimento del rotolo la tavola scivola giù. Molto simile è la situazione della cintura toracica della pettorina. Visto che il cane è una creatura mobile, la cintura toracica non ha nessuna chance di rimanere sullo sterno. Scivola da una parte e calca sulle articolazioni molto delicate tra costole e sterno. O scivola nelle ascelle. Qua scorrono importanti nervi e vasi sanguigni che forniscono le gambe. Se parti della pettorina producono pressione o sfregamento nelle ascelle possono manifestarsi lesioni ai muscoli e/o irritazioni dei nervi fino alla paralisi. Però nemmeno costole e sterno gradiscono la pressione. Le cinghie di gran parte delle pettorine limitano le articolazioni di spalla e gomito. Limitazione della respirazione Le cinghie laterali del petto portano, in caso di una tirata laterale del cane, maggior peso sullo sterno mobile del cane. Inoltre queste cinghie scorrono sopra le costole. La funzione delle costole è di allargarsi e contrarsi nuovamente per produrre la sovra-e sottopressione nel torace, necessaria per la respirazione. Ancora una domanda alle signore: come ci si sente quando si deve correre con un reggiseno di una circonferenza minore del necessario? Ai signori manca il fiato solo al pensiero di una tale restrizione. Ora mi verrà probabilmente 22


ribadito che non bisogna stringere la pettorina così tanto. Ma anche il solo fatto di tirare al guinzaglio è sufficiente per avere come effetto una limitazione della respirazione . Un altro fattore a provocare disagio sono le grosse fibbie di molte pettorine che poggiano sulle costole. Se non si toglie subito la pettorina quando il cane si deve o vuole sdraiare , le fibbie calcano sul periostio sensibile delle costole. A chi piace dormire sulle briciole, per non parlare di cosettine in metallo e plastica? Con la schiena lunga Anche chi pensa di proteggere la lunga schiena del suo bassotto purtroppo si sbaglia! Il fattore decisivo è che sorge una piega (spezzatura) della colonna vertebrale: l’occhiello del guinzaglio si trova sopra la parte centrale/posteriore della colonna vertebrale toracica. La direzione di tiro ,e quindi l’angolo di leva, dipende dall'altezza del cane in relazione all'altezza del conduttore. Più piccolo è il cane, maggiore è la piega della colonna vertebrale a guinzaglio teso. Le misurazioni di pressione hanno dimostrato che la distribuzione di pressione più risparmiante si raggiunge con un collare largo e morbido in cui tutte le fibbie e l’occhiello del guinzaglio sono posizionato sulla parte superiore del collo. Decidete voi stessi Ci sono solo alcune eccezioni mediche per le quali è giusto scegliere la pettorina. Queste includono infortuni o malattie al collo, anche la tendenza al collasso tracheale (instabilità della trachea).Detto questo: scegliete voi gli attrezzi per condurre il vostro cane da un altro punto di vista che non sia per moda o imposto dalle rigorose regole di un campo d’addestramento. Ognuno deve decidere da solo cosa sembra il mezzo migliore per ogni singolo cane.

Britta Kutscher, nata nel 1965, è una fisioterapista qualificata e osteopata per cani e cavalli. Ha dei cani da più di 20 anni, pratica sport cinofilo e usa il suoi due amici su quattro zampe come co-terapeuta. Nata a Dortmund lavora nel suo studio privato come fisioterapista a Karby sul mar Baltico. Tradotto dal tedesco Fonte: "Der Hund" 7/10. Redaktion DER HUND Wilhelmsaue 37-10713 Berlin Fax: 0 30/4 64 063 13 E-Mail: derhund@bauernverlag.de

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“C’era una volta un lupo cattivo…” e ora non c’è più. In questa rubrica vogliamo trattare dei tanti miti e leggende che governano il pensiero di certa cinofilia, quella cinofilia autoreferenziale che mai si aggiorna da un punto di vista scientifico (troppa fatica) e che allo stesso tempo si considera la verità assoluta in tutto l’Universo. Ma nell’Universo ci sono civiltà molto più evolute della nostra che già da tempo hanno abbandonato le favole e le mitologie per adattarsi ad un cosmo fatto di fisica e matematica, di materia, antimateria e materia oscura, di gravità, forza elettromagnetica e concretezza. Del resto l’oro dei Nibelunghi non è mai stato trovato, la Terra è sferica e non piatta e le mosche si sa da tempo che non nascono per generazione spontanea...

‘URINARE SOLLEVANDO LA GAMBA E GRATTANDO IL TERRENO SONO SEGNI DI DOMINANZA. Per carità evita al tuo cane di fare questo’. ‘Parbleu’ (come direbbe il commissario Maigret) ho borbottato quando mi è stato riferito da un conoscente ciò che gli ha detto un addestratore consultato per qualche problema di gestione del proprio Akita Inu. ‘Dunque, un cane che solleva la zampa per urinare e rilasciare le proprie tracce chimiche (fondamentali feromoni attraverso i quali vengono emessi i segnali identificativi del cane che li deposita) e gratta il terreno, secondo questa persona esprimerebbe ‘dominanza’ da parte del cane’, ribatto io. E questi fa un cenno di assenso con la testa. Questo falso etologico è presente nella cinofilia italiana probabilmente da lungo tempo. Non si sa chi fu il primo a diffonderlo, né perché fu diffuso. Ma questo poco importa. Quello che importa, invece, è che atteggiamenti analoghi male interpretati hanno portato ad avere cani ansiosi sempre più ansiosi e cani bulli sempre più bulli. Se chi diffonde questi teoremi, basasse gli stessi su studi scientifici, molto probabilmente la sua mentalità muterebbe di molto la prospettiva della propria visione delle capacità cognitive e sociali del cane. Dubito fortemente che chi asserisce tanto, sia consapevole che il cane ha una mente molto capace e raffinata e sappia bene come comportarsi nella propria società. Quello che ci dice la ricerca sul marcamento urinario ha, infatti, un significato molto profondo nel contesto sociale della comunicazione canina. Marcando una superficie verticale (come il tronco di un albero) e subito dopo grattando il terreno con le zampe posteriori, il nostro amico a quattro zampe compie un atto in cui avvengono tre cose: 1. Rilascia attraverso le urine feromoni di deposito identificativi.

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Attraverso lo sfregamento delle zampe posteriori rilascia altri feromoni di deposito (emessi tramite le ghiandole interdigitali). Grattando il terreno con le unghie lascia una traccia fisica.

Quando il cane urina su una superficie in cui è presente la traccia odorosa di un altro cane, opera un overmarking, una sovramarcatura. Gli scienziati avanzano tre ipotesi in merito: 1. Il cane lo fa perché vuole ottenere una sorta di ‘mescolanza di gruppo’ (Blending). Questo probabilmente è vero per quanto riguarda le specie selvatiche che convivono nello stesso territorio, come ad esempio una famiglia di lupi. Potrebbe essere vero anche per cani che convivono, ma probabilmente non è così per cani che si frequentano raramente o che non si sono mai visti. 2. Sovrapporre il proprio odore a quello di un intruso. Anche in questo caso pare che molte specie selvatiche attuino questo comportamento in risposta ai marcamenti che intrusi rilasciano nel proprio territorio. Per quanto riguarda il cane domestico, forse è il caso prima di stabilire cosa sia per lui un ‘territorio’. 3. Ottenere in ogni caso un proprio odore distinto dagli altri depositati. Questa è probabilmente l’ipotesi più logica: in questo modo il cane farà capire a tutti gli eventuali riceventi di essere stato in quel determinato luogo. A proposito di questa ultima ipotesi, un esperimento di qualche anno fa condotto sui criceti (R. Johnston ed altri - Golden hamsters recognize individuals, not just individual scents) ha evidenziato il fatto che i maschi tendono ad ignorare i marcamenti precedenti all’ultimo, il solo che viene analizzato. Nel cane il comportamento di overmarking potrebbe essere utilizzato proprio con le stesse modalità e motivazioni della terza ipotesi, questo perché molti cani con particolari problemi ad ambientarsi in luoghi sconosciuti tendono ad emettere minzioni in eccesso e questo li rende più quieti: sembra, infatti, che sentire il proprio odore agisca sulla serotonina. Dunque, nessun cane armato di elmetto e moschetto per dominare il mondo… o per meglio dire di pompa idraulica per domare gli incendi. Il marcamento non è nient’altro che uno dei tanti mezzi che il cane utilizza per comunicare ai propri simili determinati messaggi. In questo caso, potrebbe essere un semplice ‘Ehi, amico… Sono stato qui!!!’

Giovanni Padrone

Bibliografia D. Berthoud thesis - Communication through scents: Environmental factors af-fecting the urine marking behavior of the domestic dog, Canis familiaris, kept as a pet – 2010 - Anglia Ruskin University S. K. Pal - Urine marking by free-ranging dogs (Canis familiaris) in relation to sex, season, place and posture – 2003 - Applied Animal Behaviour Science n. 80, pp. 45–59 T. D. Wyatt – Pheromones and Animal Behavior – 2003 – Cambridge University Press P. Hardik, G. Priyanshee – Pheromones in Animal World: Types, Detection and its Application – 2014 – Scholars Academic Journal of Biosciences n. 2 pp. 22 - 26

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di Debora Segna - Personalmente se qualcuno mi dovesse chiedere quale accessorio utilizzare per portare a passeggio il proprio cane, senza ombra di dubbio, consiglierei la pettorina per una serie di motivi che vi spiegherò più avanti. Non voglio fare battaglie, che ormai vanno avanti da anni, su diversi social network per quanto riguarda questo argomento, quello che voglio fare è solo darvi delle informazioni, basate su ricerche scientifiche, per far sì che possiate scegliere gli strumenti più adatti al vostro cane con maggior consapevolezza, visto che i nostri amici a quattro zampe il più delle volte non hanno libero arbitrio. Esclusi tutti quegli strumenti coercitivi, come il collare elettrico, che con sentenza n. 38034/13 depositata il 17 settembre dalla Corte di Cassazione, sezione III Penale sembrerebbe che ormai sia vietato dalla legge, in quanto nuoce gravemente al benessere psicofisico dell’animale, oppure l’ancora gettonatissimo e purtroppo non vietato dalla legge collare a strangolo (o strozzo); il classico collare, da sempre utilizzato da moltissimi proprietari di cani, è uno strumento che di per sé può anche andar bene se il cane non tira al guinzaglio, ma è sempre così? Non dobbiamo dimenticare che il cane è un essere vivente e come tale l’imprevedibilità è al primo posto. Anche se generalmente il nostro cane non tira al guinzaglio, ci potrebbero essere mille motivi per i quali potrebbe essere incentivato a farlo, come uno stimolo improvviso (un gatto, un odore, un suono forte) e quindi non possiamo mai essere sicuri che non lo farà. Ma cosa accade quando il cane tira al guinzaglio? La pressione del collare intorno al collo fa sì che il sangue non affluisca più in modo normale al cervello, provocando così stress ed una sensazione di paura. Inoltre le continue sollecitazioni sul collo, a lungo andare, possono provocare danni alle vertebre cervicali. In conseguenza dell’uso inappropriato del collare, sono stati riscontranti molti altri problemi, tra cui: disturbi alla tiroide, danni alla spina dorsale e cecità.

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Il collo è una parte molto delicata e questo vale sia per gli esseri umani sia per i cani. Il senso di soffocamento non credo che piaccia a nessuno né tantomeno ad un cane. Non solo il collare può provocare danni fisici ma la pressione esercitata sul collo non farà mai sentire il vostro cane completamente rilassato, perché il suo stato emotivo è alterato per via di tutti i motivi sopra descritti, con la conseguenza che potrebbe non riuscire a relazionarsi con altri cani e persone nella maniera corretta, manifestando aggressività o paura. Una pettorina oltre a non fare danni aiuterà il vostro cane a comunicare in modo equilibrato, sempre che alla base ci sia innanzitutto, una sana relazione fra il cane ed il proprietario altrimenti nessuno strumento potrà compiere alcuna magia. Un cane non socievole non è un cane in equilibrio con il mondo.

Bibliografia: 1. Studio condotto dagli psicologi canini Dr. Anders Halgren, in cooperazione con alcuni

psicoterapisti e osteopati. Per approfondimenti sullo studio si consiglia la lettura di “Dogs with back problems”. 2. Studio condotto dal veterinario Dr. Are Thoresen 3. Pauli AM, Bentley E, Diehl KA, Miller PE 2006. “Effects of the application of neck pressure by a collar or harness in intraocular pressure in dogs” Journal of the American Animal Hospital Association. Vol.42, 207-211

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di Giovanni Padrone 30


Mi sono già occupato di razze canine giapponesi (lo Shiba Inu) in uno dei primi numeri di CINOFILI STANCHI riportando un articolo scientifico di un ricercatore del Sol Levante. Ora vorrei affrontare, dal punto di vista delle origini e dell'evoluzione, lo sviluppo di queste razze. Salta subito all'occhio che nelle undici razze presenti ci sono alcuni intrusi. Il primo è il Tosa Inu ed è molto recente: fu allevato e sviluppato soprattutto da inglesi ed olandesi nel secolo scorso incrociando cani locali (Shikoku Ken) con molossoidi e braccoidi di provenienza europea (Old English Bulldog, Mastino, San Bernardo, German Pointer, Great Dane e Bull Terrier). Una intromissione tutta da valutare, vista la difficoltà di gestione presente in questo cane, molto scontroso e spesso aggressivo. La seconda razza non autoctona è il Chin o Spaniel giapponese, meno recente in quanto fu introdotto in Giappone nel periodo medievale. Originario della Cina e del Tibet, il Chin venne portato in Giappone attorno al 732 d.C., quando i sovrani coreani della dinastia Silla donarono alla corte imperiale del Sol Levante i progenitori di questa razza. In Giappone questi cani ottennero un grande successo, tanto da essere venerati come animali sacri per volontà dell'imperatore. Durante lo shogunato di Tsunayoshi Tokugawa (1680-1709) il Chin venne impiegato come piccolo cane da salotto nel Castello di Edo. Il terzo è il Terrier giapponese. Si tratta di una razza molto recente interamente costruita, sviluppata sempre nel secolo scorso, al pari del Tosa Inu. Questi cani sono stati allevati nell’Ovest del Giappone attraverso l’accoppiamento di alcuni esemplari di Black and Tan Toy Terrier, Fox Terrier a pelo liscio e English White Terrier, quest’ultimo ormai scomparso. Per molti anni questi accoppiamenti non dettero prodotti omogenei, ma successivamente, grazie all’aiuto di molti amatori, si riuscì a fissare i caratteri principali della razza. 31


La quarta razza non originaria del Giappone è lo Spitz giapponese. Si tratta di un cane di compagnia che gli allevatori nipponici hanno creato fra gli anni '20 e '30 del secolo scorso incrociando varie razze spitz ad iniziare dal German Spitz, del quale mantiene buona parte delle caratteristiche. In questo caso, però, gli allevatori fissarono il pelo bianco fra i caratteri standard della razza.

Sulla quinta razza ritenuta da altri 'non aborigena' (dal latino 'ab origine' = originario del luogo) ho molti dubbi che sia così. In effetti il Sakhalin Husky o Karafuto Ken è a tutti gli effetti un cane giapponese, poiché geograficamente le isole Sakhalin appartengono all'arcipelago giapponese, i suoi abitanti sono di etnia giapponese e poco importa che l'isola sia diventata russa a seguito di vari conflitti (fra impero giapponese e zarista) e conclusosi con l'armistizio del 2 settembre 1945 alla fine della seconda guerra mondiale con l'annessione dell'intera isola all'allora Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Se dovessimo andare per l'origine dei cani giapponesi, nessuno di questi sarebbe veramente giapponese, poiché i loro antenati arrivarono nel corso dell'ultimo periodo glaciale (intorno a 10.000/11.000 anni fa) dal continente asiatico (via Corea e Cina) in compagnia dei primi colonizzatori, una popolazione di pescatori che oggi conosciamo come Popolo Jomon (lo si è visto con lo shiba inu, nel precedente articolo), quando il Giappone era una lunga lingua di terra attaccata al continente asiatico. Quindi, lascerei in un limbo di incertezza la presunta non origine giapponese del Karafuto Ken, da molti ritenuto l'antenato dell'Akita Inu. Un cane di taglia medio-grande con caratteristiche analoghe a quelle dei cani giapponesi 'originali'. Si tratta di una razza molto rara, sull'orlo dell'estinzione, poiché conta pochissimi membri (alcune decine); in passato fu utilizzata come cane da slitta in alcune spedizioni nel continente Antartico. Ed ora discutiamo delle origini di tutte quelle razze che sono ascrivibili a cani di tipo spitz / nordico. Tutti traggono le loro origini da quei primi piccoli cani che arrivarono in compagnia del popolo Jomon. Si dice, quindi, che questi antichi cani furono gli antenati dello Shiba Inu ('cane di Shiba'), ma nella realtà tutte le razze di cani aborigene del suolo nipponico si perdono nei meandri della Preistoria giapponese e vanno tutti nella direzione dei cani Jomon. Sappiamo da cronache del 18.mo secolo che in Giappone, originariamente non esistevano cani di grossa taglia. Il cane tipico 32


indigeno era "per lo più di colore rosso e di medie dimensioni", come si afferma in una dissertazione latina di un testimone, alla fine del 18mo secolo. [2] I cani giapponesi derivano, come si evince dalle analisi molecolari, dai cani emigrati dal continente asiatico nel periodo Jomon e Yayoi (dal 10.000 aC fino al 300 aC) con i primi coloni. Questi cani sono l'origine comune (Nobuo Shigehara) di tutte le razze giapponesi successive e hanno trasferito il gene IGF1 in tutto l'arcipelago nipponico. Confrontando le misurazioni dei resti di cani Jomon con quelli dei cani successivi si dimostra che i discendenti dei cani Jomon hanno mantenuto una dimensione abbastanza costante vicino a quella dell'attuale Shiba. [3] Grossi cani non esistevano in Giappone fino al 14mo secolo in cui sono stati importati i cosiddetti "cani stranieri" (kara inu o Token). Dall'inizio dello shogunato Tokugawa nel 17 ° secolo furono importati dall'Europa cani sempre più grandi e furono utilizzati dallo shogun e dai samurai come uno status symbol e per la caccia[4]. Al momento dello shogunato, nel periodo in cui venivano allevati i cani più forti per i combattimenti, apparve l'Akita Inu. Allo stesso modo si sviluppò il Tosa Inu, che fu sviluppato dallo Shikoku. Akita e Shikoku furono allevati ed incrociati con i cani importati dall'Olanda. e dall’Europa Per soddisfare la domanda dei cani europei, la capitale Edo, l'attuale Tokyo, improvvisamente si riempì di esperti di cani, come fu raccntato nei diari del post trading olandese Deshima in Nagasaki Bay. [5] I cani venivano allevati per la caccia in Giappone fin dai tempi antichi. Soprattutto i nobili cacciavano con il falco (takagari) che era una prerogativa e lo sport del Tenno, poi dello shogun e dei suoi vassalli, i daimyo. Per questa classe dirigente l'allevamento di cani fu accuratamente controllato come parte della falconeria; c'era un ufficio d'onore per l'allevamento del cane (Inukai GASHIRA o inuhiki), che in seguito divenne parte del Ministero di Hawking. [6] I cani dovevano essere in grado di tenere traccia dela preda al momento della scoperta fino a quando il cacciatore era sul posto con il suo falco. In allevamento, grande importanza fu data a questa qualità di caccia, mentre non vi era alcun motivo per modificare le dimensioni del cane. Per la gente comune in Giappone la caccia era vietata dal governo e dalla dottrina buddista. Intorno al 1690 Engelbert Kaempfer, medico e naturalista della Compagnia delle Indie olandese in Giappone, notò: "Greyhounds e cani d'acqua non sono noti; quando cacciano, i giapponesi utilizzano cani normali." [ 7] Non prima della fine dello shogunato nel 1867 fu permesso alla gente comune di cacciare utilizzando un cane da caccia specifico, il Kari Inu. Durante questo periodo fu permesso di cacciare anche cacciagione più grande (cinghiale, cervo) che era cacciata dai cacciatori professionisti (Matagi) con razze più grandi come Kishu e Shikoku che erano più adatti a questo scopo. L'origine esatta del Kari Inu (letteralmente "cane da caccia") non è nota. Il nome era, come al solito in Giappone, un termine collettivo per diverse popolazioni di cani che erano utilizzati per la caccia. Philipp Franz von Siebold, un fisico e naturalista tedesco che visse in Giappone fra il 1823 e 1830 al servizio degli olandesi, ebbe una buona impressione del Kari Inu. Oltre a una descrizione, nel suo Fauna Japonica (1842) fu stampato un disegno del Kari Inu. Secondo questo, il Kari Inu assomiglia33


va sia al cane Jomon storico che allo Shiba Inu di oggi. Le seguenti immagini mostrano la ricostruzione di un cane Jomon, il Kari Inu e una corrente varietà di Shiba, il cosiddetto Jomon Shiba. Lo stesso Siebold considerava il Kari Inu come l'unica razza autoctona del Giappone.

Note bibliografiche [1] Nathan B. Sutter, Carlos D. Bustamante, Kevin Chase, et. al.: A Single IGF1 Allele Is a Major Determinant of Small Size in Dogs, Science 316 (2007), pp. 112115. [2] Olaus Wernberg: Fauna Japonica, Uppsala 1822, p. 5: "colore plerumque rubro, communis est; mediocris magnitudinis". The real author of this dissertation was the well-respected Swedish naturalist Carl Peter Thunberg, pupil of the famous botanist Carl von Linné (Carolus Linnaeus) and later successor on Linné's chair at Uppsala University. Thunberg stayed in Japan from 1775 to 1776. [3] Nobuo Shigehara, Hitomi Hongo: Ancient remains of Jomon dogs from Neolithic sites in Japan, in: Susan Janet Crockford (ed.): Dogs Through Time. An Archaeological Perspective, Oxford 2000, pp. 61-67; Michiko Chiba, Yuichi Tanabe, Takashi Tojo, Tsutomu Muraoka: Japanese Dogs. Akita, Shiba, and Other Breeds, Kodansha International, Tokyo, New York, London 2003, p. 62. [4] Beatrice M. Bodart-Bailey: The Dog Shogun. The Personality and Policies of Tokugawa Tsunayoshi, University of Hawai'i Press 2006, p. 132. [5] Paul van der Velde, Rudolf Bachofner (eds.): The Deshima Diaries. Marginalia 1700-1740, Tokyo 1992, p. 276. Not only large dogs were in demand but also small ones. On the wish list of a Japanese sovereign (daimyô) from 1633 were "the largest dogs that can be obtained. The smallest pooches of all, which have artistic capabilities." Unpublished diaries (dagregisters) of the VOC, cited by Wolfgang Michel: Von Leipzig nach Japan. Der Chirurg und Handelsmann Caspar Schamberger (1623-1706), München 1999, p. 111. With such dogs apparently one could make an impression in Japan where only medium-sized dogs were usual. [6] Beatrice M. Bodart-Bailey: The Laws of Compassion, Monumenta Nipponica 40/2 (1985), pp. 163-189.

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E’ DISPONIBILE ON LINE in formato pdf ed epub (per kindle Amazon)

Da quando gli antenati del cane 130.000 anni fa lasciarono la vita selvatica per convivere insieme all’uomo, qualcosa è cambiato. Infatti, nono-stante in natura fosse già presente la convivenza fra specie diverse, cane e uomo hanno esaltato ai massimi livelli la cooperazione interspecifica, arrivando a veri e propri scambi culturali: il cane impara dall’uomo e l’uomo impara dal cane. E’ questo l’unico modo che l’essere umano ha per poter carpire dal proprio compagno i segreti che lo rendono un animale particolare, una sinfonia a 4 zampe. Il libro racconta le origini, l’evoluzione, la psicologia e tutti i meccanismi che sono alla base di questo straordinario binomio unico nel suo genere ed unico in Natura; è rivolto a tutti i cinofili, dall’uomo e dalla donna comune al professionista che intendono aggiornare le proprie co -noscenze e magari vedere sotto un altro punto di vista cosa sia vivere il proprio cane. In formato PDF.

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CUORE DI CANE (Maria Monti)

Quando venisti a prendermi ero così piccolo, entrai nella tua mano. Dicesti che ero il più bello della cucciolata. Mi portasti a casa. Un bimbo. tuo figlio, mi accettò con gioia. Divenimmo amici. Cresciuto, mi insegnasti il gioco della caccia. Mi dicevi: Bravo! Qualcuno ti chiedeva: Lo vendi Rispondevi « no » e il mio cuore di cane ne gioiva, io ti amavo, anche se mai mi facevi una carezza.

Gli anni sono passati; son diventato cieco, sordo, malandato, dimenticato, solo; con poco pane e acqua. Quando ti sento passare il mio cuore di cane freme di gioia. Vorrei venirti incontro ma son legato e la catena è corta. Stasera hai detto al figlio, ormai divenuto uomo; « Domani uccido il cane o lo abbandono, non serve più, è un peso morto ». « Signore Iddio, fai che stanotte io muoia sotto il suo tetto, che egli non debba sentire il rimorso del suo gesto». 38


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Periodico gratuito di informazione cinofila I nostri collaboratori (educatori, addestratori, allevatori e cinofili professionisti) sono presenti a Carpi (MO), Castellazzo Novarese (NO), Parma, Ravenna, Ancona, Velletri e San Marco in Lamis (FG). Castellazzo Nov.se -NO- cell. 339-7397499 Emilia Romagna PARMA cell. 346-6964342 RAVENNA cell. 338-1841201 Marche: cell. 338-3787447 Lazio: cell. 338-6523430 Puglia: cell. 328-5972631 Sicilia: Palermo cell. 348-8029763

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Cinofili Stanchi nasce dall’idea di tre cinofili (Marcello Messina, Gianluca Gherghi e Giovanni Padrone) che hanno unito le proprie menti ed esperienze per creare un punto di riferimento per chi vive col proprio cane e necessita di corrette informazioni per migliorare il proprio regime di vita. ‘Cinofili stanchi’, perché stanchi della totale disinformazione che regna nella cinofilia nostrana, stanchi di chi fa marketing sulla ignoranza delle persone, stanchi delle leggende metropolitane che sembrano governare le menti di chi dovrebbe diffondere una corretta cultura cinofila e non lo fa. Chiunque desideri contribuire col proprio sapere sarà ben accetto dopo aver aderito al nostro codice etico che pone avanti a tutto il benessere psicofisico del cane. I FONDATORI

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K FACEBOO U S nchi/ O M SIA /cinofilista s p u o r /g m ok.co ww.facebo

Cerca di essere una brava persona come il tuo cane pensa tu sia. Per questa e tante altre ragioni non maltrattare, né abbandonare il tuo migliore amico. Chi maltratta o abbandona un cane non è una brava persona. 40

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Cinofili stanchi mag giu 2015  

Il bimestrale di informazione sul cane, per il cane e il proprietario. Pubblicazione gratuita. Sommario: Il Pedigree - Cuccioli, gioco e div...

Cinofili stanchi mag giu 2015  

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