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Alessandra Cevasco

Winter Trees of the Plains

IL SENTIMENTO DELLA BELLEZZA


Alessandra Cevasco

Winter Trees of the Plains

IL SENTIMENTO DELLA BELLEZZA


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Una natura come quella emiliana, simile a tante altre più volte viste, assorbite da quelle del Nord che colorano il nostro paese durante il lungo inverno; questi scatti fotografici di Alessandra Cevasco esprimono un contatto con la natura invernale in una giornata appena percepita dal nero di un distante crepuscolo. Le immagini richiamano luoghi di camminamenti sperduti, di lavoro nei campi, dentro a un territorio preciso quanto, per trasporto interiore, indeterminato. Ed ecco dunque, la suggestione, almeno per me, di rivedere il ciclo di una stagione rarefatto, lì connaturato per sempre, ancora e per sempre adolescenziale nella sua spinta selvaggia. Perchè la forza di questa natura quasi introversa si trasmette trovando un ordine invernale (la neve scomparsa, come le orme degli animali selvatici scomparsi, il semicerchio sulla terra luccicante di trattori andati), stabilendo con la circostanza fotografica una sorta di stato empatico che mai del tutto può spiegare perchè quella data possibilità ha fatto sorgere una frequenza così intensa. Alessandra Cevasco si è fatta sentinella di un luogo attraverso l'istante di uno scatto, ha definito la sintesi di un'essenza del paesaggio come infinito viaggio verso un altrove ciclico mai del tutto davvero conosciuto. Io posso immaginare un girovagare attorno agli alberi spogli, il freddo e la foto come trasmissione appena criptata di un dato, proprio come un alfabeto morse, pulsante, a ricoprire le terre scure dissodate dalle intemperie. Gli alberi invernali attraversati dalle nebbie, coi rami verso il cielo, gli alberi scuri contro lo sfondo di luce, sono l'espressione di un'azione definita in una immagine sensibile. L'oggettività di una sequenza invernale, - nell'impulso di un puntinismo fotografico, come di sequenze impressionistiche, la nebbia avvolge ogni elemento della natura e le altre cose (l'edificio che spunta come un tempio fantasmatico nel mezzo della scena) - rilascia come per soluzione spontanea la certezza di un evento. Lo stesso luogo di ricerca di questo lavoro fotografico (qui è l'oscurità che cerca la luce, una luminosità da dentro tra la superficie della terra e l'atmosfera nebbiosa) è precisato attraverso varie prospettive dove i multipli sguardi ossessivi definiscono la frequenza di un battito musicale; e il modo


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di percepire la realtĂ in camera ottica da parte di Alessandra Cevasco si esplicita in un isolamento un poco chimerico all'interno di una situazione evidente di paesaggio: la serie di inquadrature espone la persistenza dell'attimo inserendo l'immagine in un altro emisfero visivo appena spostato dalla realtĂ . E' uno dei motivi di come l'impressione fotografica, proprio come nell'esecuzione di un quartetto musicale, riesca qui a cogliere un'atmosfera nel grigio invernale e a comporre suoni come tattili, di terra smossa e d'alberi e foglie allarmati da un vento invisibile. Andrea Gibellini

Andrea Gibellini (Sassuolo, 1965) ha pubblicato tre libri di poesia: Le ossa di Bering (Nce, 1993), La felicitĂ improvvisa (Jaca Book, 2001, Premio Montale), Le regole del viaggio (Effigie, 2016). Ha curato un numero della rivista Panta (Bompiani), il libro di saggi sulla poesia L'elastico emotivo (Incontri Editrice) e il saggio Ricercando Auden (Edizioni L'Obliquo). Sue poesie, e scritti sulla poesia, sono usciti su "Nuovi Argomenti", "La rivista dei libri","Poetry Review", "Oxford Poetry". Le sue poesie sono tradotte in inglese, tedesco, spagnolo, olandese e svedese.


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(...) la realtà-verità non sapremo mai che cos’è, possiamo solamente cercarla; essa si richiude in se stessa e si allontana nel suo stesso offrirsi, esattamente come quando osserviamo una fotografia. Italo Calvino Per chi si occupa di semiotica visuale, come nel mio caso, “leggere” le fotografie di Alessandra Cevasco potrebbe significare entrare nel traffico di quelle obbligazioni teoretiche che, quasi sempre rischiano il limite del metodo, che a sua volta pervade tutto il dentro e tutto il fuori di se stesso. Cercherò quindi un possibile allontanamento dai chiasmi più ortodossi di quelle scienze che vorrebbero spiegarsi il “darsi a vedere” delle cose. Tenterò un approccio più cauto, dotato della meraviglia del dubbio, diffidente dei sapori cartesiani e dove le parole non si faranno penombra sul “sensibile”. Le “fotografie” sono restituzioni, oggetti, cose. Segni significanti rappresentati da un concreto rettangolo: superfici, dove l’organizzazione dei sensi per un’istante è andata incontro al puro accadere del mondo e delle cose. Tutto appare, la realtà si mostra attraverso i dilemmi del sensibile fino a raggiungere la forma dell’immagine. E quando guardiamo tutto quell’apparire, veniamo sempre accompagnati da un “suono”, da un rumore, da una voce, che risuonano dentro di noi. Forse è così che i paesaggi e le fotografie nel loro silenzio: “parlano”. Una fotografia racconta sempre di una cosa che era là, che è stata poi afferrata nel movimento complessivo e comprensivo degli indizi. Poi, divenuta immagine e somiglianza-forma, istantaneamente diviene inafferrabile. La presenza da quel momento in poi consisterà nella sua assenza. Il fotografo ha visto, ha guardato e ha poi nominato in un intreccio a filo doppio che sa d’incantesimo. Ecco quindi una fotografia; un luogo della mimesi fatto di linguaggio estetico dove confluiscono significati e significanze. Alessandra Cevasco, si è trovata ad “andare”, ha cercato quell’essere il e al mondo, si è posta di fronte alla “verità”: l’unica e assoluta, quella della natura. A quella verità appartiene anche lei, come essere metacosmico dotato di trascendimento nell’alterità conflittuale tra senso e ragione.


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Lei stessa è il paesaggio. Un luogo-tempo, che si offre alla contemplazione, un’interruzione di flusso e di ritmo destinato ad un’ elevazione spirituale. Una contemplazione sentimentale, una Stimmung che cerca la “parola dell’inizio”, dove la natura è all’interno di una profondità silente e aurorale. Apparenze, prossimità, lontananza, durata, significati, significanze, interno ed esterno: si dibattono in un tentativo dell’arte, ovvero quello spasmo dell’illusione di un mondo altro da quello che guardiamo. Forse un inverno, oppure una primavera, uno stelo reciso, una notte che cede all’alba, un battito di seme nella terra, una misura d’aria che corre e sfugge. Oppure un respiro che suona le parole a suggerire una strada. Tutto parla come vapore nel cielo, come una pala elementare al vento che spinge le faccende dei mattini umidi dove nascono i significati e le forme della parola d’origine. E a volte, in tutto quel vuoto di pieni si avverte una mancanza. Non c’è nostalgia, neppure lontananza, stando lì tutto quello che manca. Danilo Cognigni

Danilo Cognigni è Semiologo dei Linguaggi Figurali.


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su un ramo nudo / un uccello solitario / ascolta il sogno di un albero


Tutte le fotografie sono state realizzate in Italia, nella pianura tra Piemonte e Lombardia, durante i mesi di Dicembre 2014, Gennaio e Dicembre 2015. Š Alessandra Cevasco


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Nata a Santa Margherita Ligure, Alessandra Cevasco vive e lavora a Genova. Da sempre trova nell’immagine il medium per relazionarsi con la realtà nella maniera più profonda e contemplativa. Studia pittura e incisione all’Accademia di Belle Arti di Genova. La fotografia, alla quale si avvicina in maniera autonoma, è per lei inizialmente un mezzo di presa di coscienza della bellezza del mondo, legata soprattutto all'osservazione della natura. Più tardi la approfondisce dal punto di vista tematico e lavora per renderla sempre più essenziale nell’aspetto formale: così la trasforma in un processo creativo di costruzione di senso e in un necessario ambito di incontro, dialogo e auto-conoscenza. Dal 2002 la sua visione si concentra sempre di più sul bianconero, si interessa dei processi manuali di stampa fotografica e ne apprende le tecniche, iniziando a stampare in proprio le immagini che realizza. Nel Settembre 2007 inaugura, insieme al fotografo Davide Marino, Incantations, galleria dedicata alla fotografia, nel cuore del centro storico di Genova. Da allora affianca al suo percorso autorale la realizzazione di servizi, la gestione dello spazio espositivo e l'insegnamento della fotografia nell'ambito dei corsi organizzati da Incantations. La sua ricerca fotografica attuale è intimista e metaforica, sempre più attenta alla sequenza narrativa e al dialogo tra le immagini e l’ambiente. Principali mostre: 2015 5 JAHRE (collettiva) - Galerie Edition Camos, Monaco di Baviera, Dicembre 2015-Gennaio 2016 HOLYDAYS - Biennale d'Arte "Diffusa 2015", Quiliano (Sv), Luglio 2015 IL CANTO DELLA TERRA - MIAfair 2015 - Milan Image Art Fair, Milano, Aprile 2015


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LE ACQUE DEL FIUME LETHE - Galerie Edition Camos, Monaco di Baviera, Maggio-Giugno 2015 - MIAfair 2014, Milan Image Art Fair, Milano, Maggio 2014 - Biennale d’Arte “Diffusa 2013”, Quiliano (Sv), Luglio 2013 - Castello di Kratochville, Boemia del Sud, Giugno-Agosto 2010 - The Art-Hall Gallery of Arts Support Fund Gallery, Kiev, Giugno 2010 - Studio Incantations, Genova, Gennaio 2010 TEXTURA LUCIS (progetto con Davide Marino) - Museo del Damasco, Lorsica (Ge), Marzo-Maggio 2014 - The Art-Hall Gallery of Arts Support Fund Gallery, Kiev, Giugno 2010 - Studio Incantations, Genova, Maggio 2009 ACQUAimmaginata - Villa Barrili, Carcare (Sv), Novembre 2013 INTERLUDIO - Studio Incantations, Genova, Novembre 2012 ALI - Libreria “Il Portolano”, Camogli (Ge), Settembre 2009 - Studio Incantations, Genova, Ottobre 2008 Pubblicazioni: - LE ACQUE DEL FIUME LETHE (Silvana Editoriale, 2014) - BLACK & WHITE MAGAZINE (selezione portfolio 2014)

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Testi

Andrea Gibellini Danilo Cognigni Alessandra Cevasco Traduzione in lingua Inglese

Arseniy Balagura Progetto grafico ed impaginazione

Leonardo Panichelli

Si ringrazia

Studio Incantations

Edizioni

studio LightBOX Civitanova Marche (MC) Stampa

Marvel - 04/2016


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www.grand-touritalia.it - redazione@grand-touritalia.it

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002 Alessandra Cevasco - Winter Trees of the Plains

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Alessandra Cevasco Winter Trees of the Plains ( ITA )  

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