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Sommario 9 EDITORIALE

In copertina: “L’ultimo volo”, elaborazione digitale di Alessandro Bazan

La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile

CORRADO ALVARO

Dossier 13 Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza Bepi Cajozzo, mistero ad alta quota 31 Dossier Maniglia, l’uomo-ombra del caso Cajozzo 40 Dossier La sorella Josi: «Ma perché non si riapre l’inchiesta?» 47 Dossier L’esperto: oggi non è difficile recuperare quel jet dal mare 49 Luciano Mirone Quegli Sgarbi quotidiani al servizio del potere 57 Domenico Walter Rizzo Catania “ostaggio” di Virlinzi con l’avallo della società civile 67 Rita Di Giovacchino Un Santo tra complotti, Cosa Nostra, spioni e P2 73 Nico Gozzo Come in un film... Prova a prenderlo! 85 Liliana Ferraro E Palermo lasciò Falcone senza carta per le fotocopie 97 Nicola Tranfaglia La divisa, “attrazione fatale” per l’ex governatore Cuffaro 104 Elena Giordano Quei giovani “scoraggiati” all’ombra del vulcano 109 Lidia Undiemi Il dualismo del sistema e la guerra tra poveri 113 Silvana Polizzi Mandolfo: la lista delle donne è pronta a diventare realtà 117 Titti De Simone-Danila Giardina La Delfa: «Serve trasparenza per le famiglie Arcobaleno» 122 Giuseppina Pisciotta Le relazioni genitoriali nelle famiglie “same sex” 131 Evelina Santangelo La Generazione TQ e il verduraio di Havel 136 Mauro De Mauro Ritratto di Sciascia, un “paesano” in città 141 IL QUADERNO A QUADRETTI Guido Valdini, Gian Mauro Costa, Pasquale Rinaldis, Mauro Merosi


Editoriale

C’

è un pezzo che manca in questo numero de I Quaderni de L’Ora. Ed è un pezzo che avremmo voluto scrivere dopo avere trascorso, come i precedenti due anni, tre giorni a Marsala, al Festival del giornalismo d’inchiesta promosso dalla casa editrice Chiarelettere e dall’agenzia Communico. Avremmo voluto raccontare i dibattiti, le proiezioni, le presentazioni dei libri, le novità editoriali o semplicemente il clima di una kermesse culturale che in due anni ha raccolto successo e consensi, trasformando Marsala in un laboratorio interessante per comprendere dimensioni e identità di un mestiere, il giornalismo d’inchiesta, che in questo Paese è diventato sempre più raro. Lo avremmo voluto raccontare raccogliendo notizie e opinioni di giovani colleghi e di autorevoli firme nazionali, di blogger e di editori indipendenti, di documentaristi o di pubblici amministratori che in questi due anni hanno partecipato numerosi, insieme al pubblico di lettori che ha affollato lo splendido convento San Pietro. Ma il mese di maggio è trascorso senza ricevere una mail o una telefonata di invito, del Festival nessuna traccia. Solo voci che attribuivano alle difficoltà di bilancio conseguenti al taglio dei trasferimenti del governo nazionale verso gli enti locali l’impossibilità, da parte del Comune di Marsala, di organizzare la terza edizione.

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di

Dossier

giuseppe Lo bianco e sandra rizza

Bepi Cajozzo, mistero ad alta quota

L’

ultimo contatto radio si chiude alle 16.08. Il comandante Antonio Marchesi comunica di essere a 30 miglia nautiche a nord di Palermo, in vista dell’isola di Ustica. Poi, il silenzio. Il bireattore “Executive” perde i contatti con la torre di controllo di Punta Raisi, mentre si prepara alla discesa, in vista dell’imminente atterraggio sullo scalo di Palermo. E sparisce nel nulla. Nel nulla scompaiono i tre membri dell’equipaggio: il palermitano Bepi Cajozzo, 31 anni, i collaboratori milanesi Antonio Marchesi, 36 anni ed Ernesto Carcano, 31 anni. Nel nulla. Non è un modo di dire. Perché di quell’aereo, un “Lear Jet L.R. 35”, di proprietà di Francesco Maniglia, palazzinaro, miliardario, grande amico di Giulio Andreotti e dei cugini esattori Nino e Ignazio Salvo, i potenti de-

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Dossier

Maniglia, l’uomo-ombra del caso Cajozzo

D

ietro la scomparsa di Bepi Cajozzo, come un’ombra, si muove il padrone dell’aereo sparito nel nulla: Francesco Maniglia. L’uomo che doveva essere a bordo, ma non c’era. L’uomo che a caldo ipotizza un attentato di matrice terroristica, tirando in ballo le “Brigate rosse”, ma poi smentisce tutto, giurando che nessuno gli vuole male. L’uomo che poco dopo la tragedia, si presenta in casa Cajozzo e offre un sostegno economico alla vedova, come gravato da un oscuro senso di colpa. L’uomo in grisaglia che può vantare una piccola flotta di aerei privati, e che in quegli anni, si arricchisce all’ombra dei potenti Salvo e di Andreotti in una Palermo dominata dalla mafia di Stefano Bontade che ricicla nelle banche di Michele Sindona i grandi capitali della droga. Lo stesso uomo che l’an-

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Dossier

La sorella Josi: «Ma perché non si riapre l’inchiesta?»

«C

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redo che oggi sarebbe giusto scoprire la verita’ sulla fine di mio fratello Bepi. Sarebbe giusto riaprire il caso della scomparsa del Lear Jet dai cieli di Ustica per cercare quelle spiegazioni che finora non sono mai state trovate. Cosa è successo quel 22 febbraio del 1978 a settemila metri di quota? Se si recuperasse la scatola nera, si potrebbe finalmente capire cosa è accaduto davvero su quel bireattore. So che ci sono dei tempi in cui lo Stato è in grado di riaprire le inchieste su cui non è stata fatta completamente luce. Ecco, una cosa è sicura: sulla sparizione di Bepi Cajozzo, e degli altri due piloti, a bordo di quel maledetto aereo, non c’è mai stata alcuna chiarezza». Giuseppina Cajozzo, Josi per gli amici, titolare di un prestigioso laboratorio di analisi a Palermo, continua a por-


Dossier

L’esperto: oggi non è difficile recuperare quel jet dal mare

S

e il Lear Jet, il bireattore del costruttore Francesco Maniglia, è precipitato nei fondali tra Ustica e Palermo, a circa 700 metri di profondità, 28-30 miglia a nord della costa di Sferracavallo, in un tratto di mare largo non più di qualche chilometro quadrato, con la tecnologia di oggi non dovrebbe essere difficile individuarlo e recuperarlo. Ne è convinto il professor Sebastiano Tusa, sovrintendente ai Beni culturali di Trapani, già sovrintendente del Mare, tra i maggiori esperti di recuperi archeologici marini dei quali il Mediterraneo siciliano è ricchissimo. – Professore, quali probabilità vi sono che a distanza di oltre trent’anni l’aereo di Cajozzo, se è caduto in mare, possa essere recuperato? «Buone, anche se la procedura è complessa e

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Personaggi

di

luciano mirone

Quegli Sgarbi quotidiani al servizio del potere

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n intellettuale prestato alla politica o un erudito “usato” dalla politica? L’ingenuo critico d’arte venuto dal Nord che dice «a Salemi la mafia non esiste» o l’accusatore implacabile delle lobby delle pale eoliche? Un sindaco manovrato da un personaggio inquietante come l’ex deputato regionale Pino Giammarinaro, ex sorvegliato speciale ed ex latitante per vicende di mafia (dalle quali però è uscito assolto) o l’uomo politico passato disinvoltamente dal Pci a Forza Italia? Chi è realmente Vittorio Sgarbi, da tre anni primo cittadino di Salemi, comune in provincia di Trapani passato dal dominio dei cugini Salvo a quello di Pino Giammarinaro, grande sponsor ed elettore del critico d’arte, trait d’union, secondo i magistrati, tra la mafia, la politica e il mondo della sanità

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Città a perdere

di

domenico walter rizzo

Catania “ostaggio” di Virlinzi con l’avallo della società civile

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l copione sembra un remake del film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”, quello citato a sproposito da Silvio Berlusconi a Porta a Porta prima del ballottaggio a Napoli e Milano. Sullo sfondo, a scrivere soggetto e trattamento, c’è sempre lui: il Cavaliere con i suoi provvedimenti spettacolari e con gli uomini della sua corte pronti a scrivere la sceneggiatura. Un copione di favori reciproci, con inchini e baciamano in un frusciare leggero di banconote. E poi ci sono i giudici. Due pubblici ministeri poco avvezzi al rispetto e all’ossequio ed un presidente di Tribunale poco attento alle frequentazioni politiche dei suoi consulenti. La storia è quella di una piazza, ma è la storia di una città. Se questo fosse un film vedremo apparire nei titoli di testa i nomi degli at-

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Vaticano & misteri

di

rita di giovacchino

Un Santo tra complotti Cosa Nostra, spioni e P2

«S

anto subito» era stato il grido di due milioni di pellegrini accorsi a Roma, quando nel 2005 Papa Wojtyla dopo una lunga agonia ci ha lasciato. Da quel momento le voci di una sua imminente beatificazione si sono rincorse, sostenute dalla mobilitazione popolare. Ma ostacolate, dietro le Mura Leonine, da un gruppo di teologi decisi a dare battaglia sulle molte ombre che hanno caratterizzato il suo lungo pontificato. Dalle coperture offerte dal Vaticano allo scandalo sui preti pedofili, ai suoi rapporti con il vescovo americano Paul Casimir Marcinkus, rimasto al suo fianco nonostante la cattiva fama e l’ordine di arresto per il crack del banco Ambrosiano. «Questo processo sta procedendo troppo in fretta, la Santità non ha bisogno di corsie preferenziali», ha protestato il cardinal

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di

Storie di mafiosi

nico gozzo*

Come in un film... Prova a prenderlo! L’articolo è liberamente tratto dalla storia dei rapporti tra la giustizia italiana e il boss mafioso di Cinisi Vito Roberto Palazzolo, già condannato in via definitiva.

È *Nico Gozzo, magistrato, è procuratore aggiunto a Caltanissetta

assai recente il film di un bravo regista americano, Steven Spielberg, recitato da un attore altrettanto bravo e “di cassetta” come Leonardo DiCaprio, in cui si racconta della lotta tra una “guardia” e un “ladro” (o preteso tale). Un film che mette in risalto i dati umani di chi fugge, come di chi cerca di prendere, di chi commette reati, come di chi cerca di accertarli e assicurare alla giustizia il colpevole. La storia raccontata nel film, che può sembrare romanzata o poco aderente al vero, riguarda invece un caso effettivamente avvenuto. E questo non deve certo stupire. Quanto più le circostanze sono poco credibili, o sarebbero poco

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Documenti

di

liliana ferraro

E Palermo lasciò Falcone senza carta per le fotocopie Gli ostacoli durante la costruzione dell’aula bunker, le fotocopie “impossibili’’ dell’ordinanza del maxiprocesso, i misteri dell’Addaura, lo sgomento e il dolore dopo gli attentati di Capaci e di via D’Amelio, i tanti dubbi sulla gestione del 41 bis. Pubblichiamo in due puntate la relazione che Liliana Ferraro, magistrato, direttore dell’Ufficio Affari Penali dopo la morte di Giovanni Falcone, ha consegnato alla Commissione Antimafia.

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gli inizi del 1983, l’allora Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, dott. Adolfo Beria d’Argentine, aveva ottenuto l’impegno del Governo allo stanziamento di fondi in favore degli uffici giudiziari per cominciare a risolvere la situazione di dissesto organizzativo e strutturale, che era diventata insostenibile. In quel periodo prestavo servizio presso la Corte di Cassazione in qualità di magistrato addetto al Massimario. Il Presidente Beria, che conoscevo fin dal mio ingresso in magistratu-

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Giustizia & Istituzioni

di

nicola tranfaglia

La divisa, “attrazione fatale” per l’ex governatore Cuffaro

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uel che colpisce il lettore della sentenza emessa lo scorso 21 gennaio dalla Corte di Cassazione è l’ambiente che circonda gli imputati del processo chiuso al terzo grado di giudizio dalla suprema Corte. L’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro – ormai da qualche mese custodito in carcere a Rebibbia – è legato mani e piedi a una serie di soggetti mafiosi (e, in molti casi, esponenti delle forze dell’ordine specializzati nella lotta contro la mafia, vicequestori, agenti di Polizia, sottufficiali dei Carabinieri), medici e impiegati di strutture sanitarie private, tutti coinvolti in un’intensa attività affaristica avente come obiettivi essenziali i profitti di Cosa Nostra e la truffa, ingegnosa e pesante, ai danni dei cittadini costretti a ricorrere per necessità di salu-

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Lavoro/1

di

elena giordano

Quei giovani “scoraggiati” all’ombra del vulcano

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a generazione “Neet”, ovvero dei giovani “scoraggiati” che non lavorano e un’occupazione non sperano di trovarla, è arrivata in Sicilia al 77%. Il dato, impressionante, si aggiunge al tasso generale di disoccupazione nell’isola che è esattamente il doppio di quello nazionale, con un indice vicino al 14% rispetto al 7,5 dell’intero Paese. Oggi il 40,3% della popolazione siciliana ha un reddito tanto basso da essere considerato povero o prossimo alla povertà: su 2.700.000 famiglie italiane che ballano sulla soglia di povertà, ben 480 mila (pari al 18%) sono siciliane. E la punta di questo iceberg di disperazione, che nessuno vede, si trova all’ombra dell’Etna: a Catania un ragazzo su due con meno di 24 anni non trova lavoro; nella scuola i provvedimenti della Gelmini


di

Lavoro/2

Lidia Undiemi

Il dualismo del sistema e la guerra tra poveri

L

o chiamano “dualismo di sistema”, un’espressione che fa sentire importanti, salvo poi scoprire che si tratta di un modo elegante per sostenere che le difficoltà di accesso stabile al mondo del lavoro che affliggono milioni di precari italiani dipendono dal raggiunto benessere di quei lavoratori che riescono ancora a guadagnare uno stipendio decente. E questi ultimi, convinti di possedere sufficienti diritti, spesso non guardano in faccia la realtà. Sul “dualismo di sistema” destra e sinistra sono d’accordo nello scatenare una nuova guerra tra poveri partendo da una diagnosi comune: l’esistenza di un “eccesso” di diritti per i lavoratori “stabili” causa l’aumento della precarietà. Così, mentre le statistiche sullo stato del lavoro in Italia si stanno trasformando in un bol-

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Politica di genere

di

silvana polizzi

Mandolfo: la lista delle donne è pronta a diventare realtà

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l film si chiude con l’immagine degli uomini che, sconfitti, abbandonano il Comune, ora occupato dalle donne. Il Comune è ovviamente quello di Palermo, perché tutta la storia è ambientata a Palermo. Una storia ironica. Un’utopia. Qualcuno l’ha paragonata alla storia di Lisistrata, la protagonista della commedia di Aristofane che nell’antica Atene guidò le donne allo sciopero del sesso. Correva l’anno, film realizzato nel 2008, nato da un’idea di Pina Mandolfo e Maria Grazia Lo Cicero, destinato forse, nelle intenzioni, al solo mercato palermitano o siciliano, ha avuto un successo insperato, ha girato e continua a girare per convegni, incontri e manifestazioni sindacali di mezza Italia, suscitando ovunque accesi dibattiti su temi squisitamente politici.

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di

Pride e diritti/1

titti de simone e danila giardina

La Delfa: «Serve trasparenza per le famiglie Arcobaleno»

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iuseppina La Delfa è la presidente di “Famiglie Arcobaleno”, l’associazione che raccoglie sull’intero territorio nazionale genitori, o aspiranti tali, omosessuali. A Palermo per partecipare ad alcune conferenze nell’ambito delle manifestazioni del Gay Pride, La Delfa racconta a I quaderni de L’Ora la storia della sua esperienza di madre lesbica in un Paese ancora impreparato ad accogliere la realtà delle famiglie omogenitoriali, cioè quelle composte da coppie gay e lesbiche con figli. «Vivo anch’io al Sud», dice, «a 50 chilometri da Napoli, in un piccolo centro dell’Irpinia, da vent’anni. Con la mia compagna abbiamo sempre vissuto nella trasparenza, non mentendo mai sulla nostra relazione ma agendo smpre con discrezione. Quando abbiamo deciso di

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Pride e diritti/2

di

giuseppina pisciotta*

Le relazioni genitoriali nelle famiglie “same sex”

P *professore ordinario di Diritto Privato all’Università di Palermo

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arlare di diritti dei componenti delle famiglie same sex presuppone a monte la qualificazione giuridica “familiare” dei rapporti (tra i partner e tra questi e i figli) scaturenti dalle unioni tra persone omosessuali, presupposto che appare tutt’altro che scontato alla luce del vigente quadro normativo italiano, sul punto direi palesemente lacunoso. Tuttavia l’esito è destinato a modificarsi in vista, per un verso, della presa d’atto degli interpreti di situazioni di fatto ritenute meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento interno e riferite alle cosiddette famiglie di fatto (o convivenze) e, per altro verso, del più ampio contesto normativo con cui l’interprete è chiamato a confrontarsi e, oggi, direi, è obbligato a confrontarsi, posta la efficacia immediata e diretta nell’ordinamento interno


Intellettuali & società

di

evelina santangelo

La Generazione TQ e il verduraio di Havel

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uanti della generazione TQ si sono trovati a Roma il 29 aprile scorso ospiti della casa editrice Laterza a confrontarsi sui modi di acquistare credibilità sociale o rilevanza culturale – scrittori, critici, editor tra i trenta e i quaranta – hanno prima di tutto fatto i conti con la definizione che da tempo Antonio Scurati dà di questa generazione: figlia «dell’inesperienza», una generazione, come ha scritto Giorgio Vasta, «in attesa di un Godot epocale che li riscatti (consapevoli del fatto che se Godot non arriva, è meglio)». Ed è proprio da qui che vorrei cominciare questa mia riflessione. Forse perché vivo in una terra dove l’esperienza dell’arroganza mafiosa, da tempo, chiama a scelte di campo ineludibili. Forse perché oggi al Sud (a quanto pare, più che al Nord) si

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Le pagine de L’ORA

di

mauro de mauro

Ritratto di Sciascia, un “paesano” in città Nell’aprile del ’68 il direttore de L’Ora Vittorio Nisticò affida all’inviato Mauro De Mauro il delicato compito di fare un ritratto, il più possibile fedele, di un collaboratore eccellente della testata, lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Il “pezzo” viene pubblicato nell’edizione di giovedì 18 aprile con il titolo bold, tutto maiuscolo, “Sciascia, il paesano se n’è venuto in città”, e l’occhiello “Dalle parrocchie di Regalpietra a Palermo”. Dall’articolo di De Mauro viene fuori un ritratto inedito per l’epoca, di uno Sciascia lontano dai riflettori della notorietà e amante delle ore trascorse nella sua tranquilla Racalmuto.

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acalmuto, Caltanissetta, Palermo, le tappe siciliane di Leonardo Sciascia scrittore e uomo. Appartengono a Racalmuto Le parrocchie di Regalpietra e Morte dell’Inquisitore. Si inquadrano nel capoluogo della più profonda provincia siciliana, Il giorno della civetta e A ciascuno il suo. E adesso Palermo, dove Sciascia vive nella verdissima quiete di Villa Sperlin-


Umberto Cantone

scenari teatrali

> cantone e il malessere del nostro tempo Due fra gli spettacoli più convincenti apparsi in questa stagione a Palermo dimostrano come il teatro possa ancora essere luogo di metafore contemporanee. Se questo obiettivo è certo più facile a riscontrarsi – pur nel desolante vuoto creativo – nella ricerca della scena giovanile o delle compagnie e dei registi più avventurosi che affrontano temi e umori dell’oggi, meno comune è imbattersi nel grande teatro classico o di repertorio proposto da un teatro pubblico che riesca ad interpretare con intelligenza, gusto e profondità certi aspetti cruciali della condizione socio-sentimentale di questi tempi opachi e convulsi. E ciò senza fare ricorso a quegli (spesso pasticciati) espedienti di attualizzazione dei classici così in voga nel recente passato. Il riferimento è al capolavoro cechoviano Zio Vanja (1899) e alla celebre Mandragola di Machiavelli (1518), messi in scena uno dopo l’altro, ad aprile e maggio, dalla Compagnia del Teatro Biondo Stabile di Palermo, entrambi diretti da Umberto Cantone e accolti con consensi convinti dai numerosi spettatori. Due testi storicizzati della cultu-

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ra teatrale europea, assolutamente diversi l’uno dall’altro per tutto: mondi, epoche, tematiche, struttura, linguaggio; ma che, visti l’uno accanto all’altro, ci suggeriscono un curioso accostamento per contrasto. Il senso fatale della rassegnazione, ovvero l’avvertimento dell’inutilità del fare che si respira in Cechov risulta specchio deformato del vizio del potere che, in Machiavelli, pretende di conquistare ogni cosa con la forza dell’inganno. O meglio ancora, invertendo in ordine sincronico: la corruzione della società, alla fine, non porta ad altro che al fallimento dell’uomo. E il distacco ironico di Ma-


Hanno scritto in questo numero > GIAN MAURO COSTA è caposervizio alla Rai di Palermo e conduttore radiofonico. Ha realizzato come giornalista e regista, programmi, film e vari documentari per la Rai. Ha scritto anche due romanzi (“Yesterday” e “Il libro di legno”) per la casa editrice Sellerio. > TITTI DE SIMONE giornalista, fondatrice di ArciLesbica e promotrice del World Pride nazionale del 2000, è stata deputata alla Camera e componente della Commissione cultura. Cura la direzione artistica dello spazio culturale NZocchè a Palermo e dirigo una collana per la casa editrice Navarra. È autrice del volume “Intervista a Emma Dante” (Navarra, 2010). > RITA DI GIOVACCHINO giornalista e scrittrice. Dal 1988, come inviata de Il Messaggero, ha trascorso lunghi periodi in Sicilia per seguire importanti inchieste sulla mafia. Attualmente collabora con il Fatto Quotidiano. Ha scritto quattro libriinchiesta e un romanzo. Nel 1994 ha pubblicato con Tullio Pironti “Scoop mortale”, la prima biografia di Mino Pecorelli. Nel 2003 il “Libro nero della Prima Repubblica” (Fazi Editore); nel 2007 ha curato un’inchiesta sugli omicidi in famiglia, “Delitti privati”. Nel 2009 ha pubblicato “Storie di alti prelati e gangster romani”. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo, “Il lago di Venere”, firmato con lo pseudonimo di Domizia Jankov. > DANILA GIARDINA palermitana per ius soli, è un soggetto nomade solo nella

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scrittura. Giornalista pubblicista, ha collaborato con il Mediterraneo e con altri giornali siciliani, fra cui il Giornale di Sicilia e Repubblica Palermo. Si è occupata di progetti europei sulla violenza contro le donne ed è sempre stata impegnata nell’associazionismo nell’ambito delle battaglie per i diritti civili.

> GIUSEPPE LO BIANCO è cronista di giudiziaria. Negli anni ’80 ha lavorato a Palermo al quotidiano del pomeriggio L’Ora. Oggi collabora con Il Fatto Quotidiano e con la rivista Micromega. Ha scritto con Sandra Rizza numerosi saggi sulla mafia. L’ultimo è “L’Agenda nera della seconda Repubblica” (Chiarelettere, 2010).

> ELENA GIORDANO nata a Catania, è laureata in Scienze Politiche ed è giornalista professionista dal 2000. Ha cominciato nel 1989 a Milano nella redazione tedesca del mensile di moda Vogue (Condè Nast), ha collaborato con Tele+ e Rai Tre e dopo qualche anno è tornata in Sicilia, suo vero grande amore, ricominciando da cronista nella redazione de Il Mediterraneo. Si è occupata di uffici stampa e non ha mai abbandonato la passione per la cultura e per la moda, che ha seguito come giornalista per il più importante gruppo italiano di hair e makeup stylist.

> MAURO MEROSI romano, giornalista professionista, ha iniziato a lavorare 21 anni fa a L’Ora. Poi ha lavorato alla Rai, nella redazione cultura del Gr1 e a RaiNews24 come autore di reportage. Ha collaborato con giornali del Gruppo L’Espresso e della Rizzoli. È autore di un libro sulla Somalia, tradotto in varie lingue.

> NICO GOZZO procuratore aggiunto di Caltanissetta, è stato pubblico ministero a Palermo durante la stagione delle stragi. Si occupa da anni di processi di mafia, ha sostenuto l’accusa nel processo Dell’Utri indagando a lungo sull’origine delle fortune finanziarie di Silvio Berlusconi. A Palermo ha condotto le inchieste sugli omicidi dell’agente Agostino e di Emanuele Piazza, esplorando i settori di confine tra mafia e settori deviati degli apparati di sicurezza.

> LUCIANO MIRONE è nato a Catania nel 1961. Ha iniziato la sua carriera collaborando col Giornale di Sicilia, per poi passare a I Siciliani di Pippo Fava. Ha scritto per una serie di testate nazionali come Diario, Left, Avvenimenti, Il Venerdì di Repubblica, Nuova ecologia, Oggi, Marie Claire. Fondatore e direttore dei periodici Lo scarabeo e Liberidea, oggi dirige L’Informazione, e collabora con Repubblica Palermo. Ha pubblicato numerosi libri; per il teatro ha scritto il monologo “Uno scandalo italiano”, ispirato alla storia di Cosimo Cristina, il primo giornalista “suicidato” dalla mafia. > GIUSEPPINA PISCIOTTA nata a Palermo nel 1960 è Professore ordinario di Diritto privato alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Nell’ambito


Hanno scritto in questo numero del suo ruolo di presidente del corso di laurea ha promosso una serie di iniziative tese a sensibilizzare gli studenti su temi inerenti il riconoscimento e la tutela della dignità della persona, dando tra l’altro visibilità alle situazioni prive di una tutela effettiva e di un riconoscimento come quella delle unioni tra persone omosessuali. > SILVANA POLIZZI è stata corrispondente de L’Ora da Messina. Nel 1986 viene assunta nella redazione centrale del quotidiano. Dal 1988 lavora nella redazione siciliana della Rai: è stata tra l’altro conduttrice del telegiornale, cronista politico-parlamentare, segretaria di redazione. Tra il 2002 e il 2003 ha curato la rubrica Mediterraneo. Dal 2009 coordina l’edizione siciliana di Buongiorno Regione. > PASQUALE RINALDIS si è avvicinato al mondo del giornalismo quasi per caso durante gli anni universitari, entrando dapprima nello staff di Vespina di Giorgio Dell’Arti. Chiamato da Il Foglio poco dopo, vi ha lavorato per quasi cinque anni. Da novembre 2009 è redattore del Il Fatto Quotidiano. Appassionato di musica, cura la rubrica “Vive le rock” su ilfattoquotidiano.it. > SANDRA RIZZA ha cominciato l’attività di giornalista a L’Ora. Oggi collabora con Il Fatto Quotidiano e Micromega. Con Giuseppe Lo Bianco ha scritto numerosi saggi riguardanti la mafia. L’ultimo è “L’Agenda nera della seconda repubblica” (Chiarelettere, 2010).

> DOMENICO WALTER RIZZO giornalista, scrittore, autore televisivo. Ha lavorato a Telecolor e ha collaborato lungo con L’Ora e con l’Unità. Ha collaborato con Carlo Lucarelli e ha lavorato con Michele Santoro a Circus/ Sciuscià e recentemente ad Annozero. Ha scritto due libri (“Il Governo della mafia” e “Il Bluff Viaggio nell’Italia del lavoro flessibile”) e curato la regia di alcuni documentari. Ha avuto il premio Ilaria Alpi, il premio Mario Francese e il premio Cronista. Attualmente lavora per Rai Tre come inviato della trasmissione Chi l’ ha Visto?. Collabora con Il Fatto Quotidiano, sul quale cura il suo blog personale. > EVELINA SANTANGELO scrittrice. È redattrice ed editor per la narrativa italiana e inglese presso Einaudi. Insegna Tecniche della narrazione alla Holden di Torino. Ha studiato Linguistica con Nunzio La Fauci. Ha frequentato corsi di lingua inglese presso la Cornell University a Ithaca, New York. Poi ha vinto la borsa di studio della Scuola Holden. Dopo notti passate a rivoltarsi nel letto, è tornata in Italia, a Torino, a studiare Tecniche della narrazione. Tre anni di studio “matto e disperatissimo”, in cui ha frequentato un corso avanzato di Creative Writing con la scrittrice Heléna Viramontes (Cornell University, Ithaca, N.Y.). > NICOLA TRANFAGLIA storico, politico e docente universitario, è stato preside della Facoltà di Lettere di Torino. Come giornalista è editorialista de La Repubblica e colla-

boratore de L’Espresso; è inoltre condirettore della rivista Studi Storici e membro del comitato scientifico della Fondazione Gramsci. Deputato nella quindicesima legislatura per il Pdci, è stato in seguito responsabile cultura di Italia dei Valori, partito che in seguito ha lasciato. È autore di numerosissime pubblicazioni di carattere storico, s’è occupato anche di tematiche riguardanti la criminalità organizzata e la lotta al fenomeno mafioso. > LIDIA UNDIEMI studiosa di economia e di diritto, ha conseguito nel 2010 il titolo di dottore di ricerca in Diritto dell’economia, dei trasporti e dell’ambiente. Si occupa in particolare di politica economica e legislativa di contrasto alle esternalizzazioni abusive e più in generale alle speculazioni di mercato. È caporedattore della rivista scientifica Giureta (pubblicazione di diritto dell’Economia, dei trasporti e dell'ambiente). Fa parte di alcune organizzazioni antimafia, come il “Popolo delle Agende Rosse” e la “Scorta Civica Palermo”. > GUIDO VALDINI giornalista professionista, ha svolto il nucleo principale della sua attività al giornale L’Ora, dov’è stato anche capo redattore fino alla chiusura del quotidiano nel maggio del 1992. È stato capo ufficio stampa del Comune di Palermo durante la sindacatura di Leoluca Orlando. È critico teatrale de La Repubblica Palermo e consulente del Teatro Biondo Stabile.

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Bepi Cajozzo, Mistero ad alta quota  

I Quaderni de L'Ora numero 5 anno I 7 giugno 2011 da http://www.iquadernidelora.it/

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