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MATTEO GALVANO

ARCHIT

FOSI A CURA DI ROBERTA MACCHIA GRETA ZUCCALI

IN MOSTRA DAL 13.06.19 AL 08.09.19


ARCHIT

FOSI


7 architAMORfosi Col sostegno

Mostra organizzata da

Con il supporto

Curatore Interface HUB/ART Greta Zuccali Progetto grafico Fabio Santaniello Bruun Ideazione Progetto 3D Matteo Galvano e Lorenzo Manzoni Progetto 3D a cura di Riccardo Gatti Stampa 3D

SHAREBOT M ONZ A

Col Patrocinio


ARCHIT

DI MATTEO GALVANO

A CURA DI ROBERTA MACCHIA GRETA ZUCCALI

FOSI

IN MOSTRA DAL 13.06.19 AL 08.09.19


INTERFACE FACILITY MANAGEMENT


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“Il Facility Management da un altro punto di vista” è il nostro motto. Per noi facility management non significa solo gestione degli edifici e dei loro impianti – come quelli elettrici, idraulici, di illuminazione, di condizionamento – oltre ai servizi di sicurezza, di giardinaggio e manutenzione. Per noi fare facility management significa avere un approccio integrato alle esigenze del cliente. Significa progettare, pianificare ed erogare servizi di supporto all’attività principale dell’azienda, mirando ad aumentarne l’efficacia dell’organizzazione e a renderla capace di adattarsi con facilità e rapidità ai cambiamenti del mercato. Per offrire ogni giorno servizi innovativi e all’avanguardia, che contemperino l’esigenza di razionalità con la necessità di non subire standardizzazioni, abbiamo ideato Interface HUB/ART. Uno spazio espositivo in cui quotidianamente ci confrontiamo con artisti e creativi, investendo in progetti a favore della cultura del nostro tempo. Una collisione “necessaria” fra due linguaggi volta a generare un nuovo cosmo dove le leggi asettiche del business siano integrate da un moto creativo carico di idee avveniristiche e rivoluzionarie. Qui è dove nasce il nostro Facility Management. Venite a conoscerci!


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Roberta Macchia

Il progetto architAMORfosi nasce dall’esigenza dell’artista di rappresentare angoli della città in una modalità del tutto propria, o meglio angoli di diverse città come non li abbiamo mai visti. Guardando alle opere qui esposte possiamo notare un forte richiamo alle sceneggiature di un film, alle inquadrature capaci di mettere in risalto ambiente e personaggio in un passaggio d’immagini che scorrono ed evolvono tra un fotogramma e l’altro fino a creare la pellicola cinematografica. Nel dettaglio è il campo medio ad avere maggior affinità con quanto appena citato: in ognuna delle opere è ancora molto presente l’ambiente, pur essendo di più forte impatto il protagonista. Ambiente dall’artista interpretato come fascio di luce bianchissima che ad alta frequenza s’irradia su tutta la superficie lasciando spazio ad un solo ed unico protagonista: l’elemento architettonico. Non soltanto affinità, ma anche distinzioni tra il mondo del cinema e le opere in mostra. La sensibilità nei confronti della luce che possiede il primo è un elemento che per il secondo non


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può mancare. Per Matteo Galvano luce è libertà d’immaginazione, spazio su cui si può costruire ogni cosa, possibilità di far emergere ciò che fino a poco prima poteva considerarsi soltanto uno schema immaginario. Bianco e nero fino ai primi anni ’30 per poi proiettare a colori, ma di una cosa sono certa: la scomposizione di quella luce bianchissima visibile in questo percorso espositivo, secondo la Teoria del prisma di vetro di Newton, si tramuta nei sette colori dello spettro all’interno di ognuno di noi o meglio nel passaggio tra il nostro ragionamento logico (mente conscia) e la nostra emozione (inconscio). Noi siamo dunque a far la parte del prisma che assorbe, scompone e disperde, considerato che ogni uomo memorizza, reinterpreta e comunica. Seguendo il percorso e osservando ogni opera vi sembrerà di viaggiare in un istante tra città geograficamente distanti tra loro e ancor di più la sensazione si pronuncerà davanti all’opera “LandTime” .


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Quest’ultima è un’opera inedita in cui l’artista ha impegnato la sua forza creativa moltiplicando quella fusione che fino ad oggi prendeva il suo spazio su un lato soltanto. Con “Land-Time” Matteo Galvano vuole evidenziare che la storia dell’architettura è da scriversi non soltanto nella visione di palazzi restaurati e ri-modernizzati negli anni nei segni visibili di ciò che erano e che oggi sono, ma che accostando vari elementi architettonici del passato come del presente, e facendone di essi un estroso restauro, la scrittura appare più fluida, così come la penna del miglior compositore scrive su un foglio da sinistra verso destra senza mai fermarsi, fino a che lo spazio lo permette e fino a crearne la miglior narrazione. Oltre alle opere facenti parte della serie architAMORfosi l’artista, grazie ad un Team di specialisti nel campo 3D, ha realizzato per la prima volta il desiderio di tenere tra le mani una sua creazione: l’emozione è stata così forte da non poter resistere dal presentarla al pubblico, e qui per la prima volta troverete tre esempi di stampa 3D ripresi e reinterpretati fino a crearne un effetto visivo totalmente nuovo e studiato in maniera differente per ognuno di essi.


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Per la sezione 3D l’artista è stato affiancato da chi ha molto creduto in lui e nella sua idea: il co-ideatore Lorenzo Manzoni (eyewear designer), Riccardo Gatti (dott. magistrale in disegno industriale) che ha curato la modellazione 3D e Sharebot Monza, che ha stampato le opere. Il progetto è da considerarsi rivoluzionario poiché lo studio di fusione tra architetture non porta a ritrovare le stesse nell’ambiente reale, ma questo è solo l’inizio! L’ambizione è ben più grande di quanto oggi voi vediate, quindi continuate a seguire le nostre attività certi di non rimanerne mai poco sorpresi.


A R C H I T A M O R F O S I

rrivata ad un punto evolutivo ispetto ai precedenti lavori c’è la onsapevolezza di un artista che a tanto bisogno quanta voglia di ntraprendere un nuovo viaggio ra sale espositive pronte ad ccogliere le sue opere ostrando al pubblico con ttimismo il isultato del suo impegno ianco a fianco con chi gni giorno ci ha creduto con lui. iamo qui: nterface HUB


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CHICHÉN ITZÁ, YUCATAN / PYRAMIDE DU LOUVRE, PARIGI Penna biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2018


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FJORDENHUS, VEJILE / BROADWAY TOWER, WORCHESTERSCHIRE Penna a biro nera su carta cotone, 80x40 cm, 2019


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BASILICA DI SAN PIETRO, ROMA / REICHSTAG BUILDING, BERLINO Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2019


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INTERFACE HUB, MILANO / NOVOCOMUM, COMO Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2019


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DEUTSCHES HISTORISCHES MUSEUM, BERLINO / RIBBON CHAPEL, HIROSHIMA Penna a biro nera su carta cotone, 80x40 cm, 2016


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ARENA, VERONA / TITGEN KOLLEGIET, COPENHAGEN Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2015


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ARCO DELLA PACE, MILANO / CCTV HEADQUARTERS, PECHINO Penna a biro nera su carta cotone, 80x40 cm, 2015


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VILLA BERNASCONI / CASA CATTANEO / IMBARCADERO / FONTANA DELLA RIVA, CERNOBBIO Penna a biro nera su carta cotone, 80x40 cm, 2017


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ZOLLHOF, DUSSELDORF / HOUSE OF DIOR, SEOUL Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2017


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MAKEDONIUM, KRUÅ EVO / FIORE DI PIETRA, MONTE GENEROSO Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2018.


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MAKEDONIUM, KRUŠEVO / FIORE DI PIETRA, MONTE GENEROSO Modello 3D realizzato a partire dal disegno di pp. 30–31


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GUGGENHEIM MUSEUM, NEW YORK / CITY HALL, LONDRA Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2015


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KUGGEN BUILDING, GOTHENBURG / LEARNING HUB, SINGAPORE Penna a biro nera su carta cotone, 100x50 cm, 2016


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L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscit emozione, al di fuori problemi di costruzio al di là di essi. La Costruzione è per ten su: l’Architettura è pe commuovere. — Le Corbusier


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ta dei one,

ner er DUOMO, MILANO BOZZETTO DI STUDIO, 2018 Tutti i Bozzetti di Studio sono realizzati con penna a biro nera su carta e tecnica mista, dalle dimensioni di circa 30x21 cm.


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TOWER BRIDGE, LONDRA BOZZETTO DI STUDIO, 2017


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FIORE DI PIETRA, MONTE GENEROSO BOZZETTO DI STUDIO, 2018


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STATUA DELLA LIBERTÀ, NEW YORK BOZZETTO DI STUDIO, 2018


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TBILISI | BOZZETTO DI STUDIO, 2017

RHIKE PARK MUSIC THEATRE AND EXHIBITION HALL,

KRUÅ EVO | BOZZETTO DI STUDIO, 2018

MAKEDONIUM MONUMENT,


KUGGEN BUILDING, GOTHENBURG BOZZETTO DI STUDIO, 2017

DEUTSCHES HISTORISCHES MUSEUM,

BERLINO | BOZZETTO DI STUDIO, 2016

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BASILICA DI SAN PIETRO, ROMA BOZZETTO DI STUDIO, 2018


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BOZZETTO DI STUDIO, 2017

NOVOCOMUM, COMO

BOZZETTO DI STUDIO, 2018

CHICHÉN ITZÁ, YUCATAN


ZOLLHOF, DUSSELDORF BOZZETTO DI STUDIO, 2017

CITY HALL, LONDRA

BOZZETTO DI STUDIO, 2017

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ARENA, VERONA BOZZETTO DI STUDIO, 2017


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BOZZETTO DI STUDIO, 2016

CCTV, PECHINO

BOZZETTO DI STUDIO, 2018

BROADWAY TOWER, COTSWOLDS


RIBBON CHAPEL, HIROSHIMA BOZZETTO DI STUDIO, 2017

CENTRO CULTURALE INTERNAZIONALE

OSCAR NIEMEYER, AVILES | BOZZETTO DI STUDIO, 2018

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HEYDAR ALIYEV CENTRE, BAKU BOZZETTO DI STUDIO, 2018


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INTERFACE HUB, MILANO BOZZETTO DI STUDIO, 2018


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MATTEO GALVANO

Nasce a Como il 3 gennaio 1983, dove tutt’oggi vive e lavora. Si diploma a Cantù presso l’Istituto d’Arte, dove dedicò i suoi studi sulle più conosciute tecniche artistiche approfondendo l’interesse verso l’uso di uno strumento nuovo: la penna biro, creata da László József Bíró nel 1938, anno che, per buona casualità, contiene le medesime cifre presenti nella sua data di nascita. Dal 2002 sino ad oggi la sua ricerca artistica evolve di pari passo con l’abilità nell’uso della biro: tecnica dall’alto livello di difficoltà che richiede estrema precisione nel tracciare a mano libera segni e tratti, ora più intensi, ora più leggeri, sapendo domare magistralmente l’inchiostro che scivola veloce sulla carta cotone bianca, solo dopo un’attenta e studiata elaborazione dell’idea progettuale. La biro ha il compito di tradurre graficamente, con grande calore e d’istinto, tutto ciò che poco prima non era altro che un progetto astratto, senza poter commettere il minimo errore: pena la perdita dell’opera.


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Nel 2010 si reca a New York. Da qui la svolta decisiva della sua ricerca che considera le architetture testimoni di una delle più alte forme dell’intelligenza umana, oltre che conservatrici ognuna delle proprie storie, lasciando al di fuori di esse illimitata libertà d’immaginazione. L’artista ha ricevuto interessanti recensioni da critici d’arte, giornalisti di quotidiani e riviste specializzate. Oggi è persino Testimonial dell’azienda PaperMate con la quale collabora ad alcuni progetti tra i quali nel 2011 la Biennale di Venezia, nel 2013 la sua prima mostra personale: “Quando la Ragione incontra la Biro”, la partecipazione ad EXPO 2015 presso Padiglione Italia fino a veder girare le sue opere all’interno dei Musei più prestigiosi d’Europa con Jeune Creation Europeenne. In Italia si trova una sua opera in esposizione permanente presso il Museo Bernasconi a Cernobbio (CO).


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architAMORfosi – Matteo Galvano – Catalogo della mostra  

Interface HUB/ART presenta architAMORfosi di Matteo Galvano, a cura di Roberta Macchia e Greta Zuccali, progetto che offre una nuova lettura...

architAMORfosi – Matteo Galvano – Catalogo della mostra  

Interface HUB/ART presenta architAMORfosi di Matteo Galvano, a cura di Roberta Macchia e Greta Zuccali, progetto che offre una nuova lettura...

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