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Anno VIII n°8 • novebre - dicembre 2016

GIRO D’ITALIA AMATORI

2/3/4 GIUGNO 2017 TORTORA MARINA


Campionati Europei - Plumelec - 2016 - Opera d’arte by Bettiniphoto


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GIRO D’ITALIA AMATORI

TOCCA ALLA

CALABRIA Una vista panoramica di Tortora Marina

A cura della Redazione

Il 2, 3 e 4 giugno, nella splendida località di Tortora Marina, è in programma la sesta edizione della corsa rosa. Ecco in anteprima le tre tappe. Zappacenere: “Scenari fantastici, sono sicuro che i partecipanti resteranno soddisfatti”

D

opo Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Campania (lo scorso anno splendida edizione nell’altipiano di Vallo di Diano), la sesta edizione del Giro d’Italia Amatori, organizzata dal G.S. Giro d’Italia Amatori presieduto da Fabio Zappacenere, approda - il 2, 3 e 4 giugno 2017 - in Calabria e, più precisamente, a Tortora Marina. Tre, come sempre, le tappe: si parte il 2 giugno con una cronometro individuale che si snoderà lungo un tracciato ondulato di circa 9 chilometri disegnato tra la costa e l’entroterra; si prosegue il 3 giugno con la tappa in linea su un circuito di 14 chilometri da ripetersi sei volte e gran finale il 4 giugno con la frazione di 86 chilometri su un

percorso che partirà da Tortora Marina per arrivare a Tortora. In questa tappa, come tradizione impone, si deciderà verosimilmente il Giro 2017, visto che la frazione - che porterà i corridori dalla costa all’entroterra calabro - presenta degli impegnativi tratti in salita (specie negli ultimi 5-6 km) con pendenze medie del 6%: “Si tratta di un tracciato che, sul piano degli scenari, non esito a definire meraviglioso - spiega il deus ex machina dell’evento, l’infaticabile Fabio Zappacenere - per altro, come è nostra abitudine, abbiamo posto un’attenzione particolare all’aspetto sicurezza e pertanto tutte le tappe del Giro d’Italia Amatori si svolgeranno su strade transennate, chiuse al traffico veicolare”.

Grandi novità anche per l’assegnazione delle maglie rosa: lo scorso anno, infatti, le casacche erano tre, mentre per l’edizione 2017, le maglie di leader saliranno a cinque: una per la categoria 20-29 anni, una per gli M1, M2 e M3, una per gli M4, M5 e M6, una per gli M7 e M8 ed una, infine, riservata alla categoria donne: “In questo modo - spiega Zappacenere - abbiamo voluto preservare il principio di equità, evitando che un atleta della categoria M8, ad esempio, debba duellare con uno della categoria M5, come accadeva negli anni passati”. Sempre in tema di maglie, ci sarà quella verde che premierà gli scalatori, assegnando i punteggi nei vari Gran Premi della Montagna, quella arancione per i traguardi volanti, quella


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Premiazioni giro italia amatori 2015

bianca dell’ultimo chilometro, quella gialla per la società che inanellerà il miglior punteggio e quella nera, riservata all’ultimo in classifica: “E su questa casacca - svela Zappacenere - c’è già un candidato, visto che il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco mi ha già garantito che parteciperà al Giro 2017, puntando deciso proprio sulla maglia nera”. “Anche quest’anno - conclude Zappacenere - mi aspetto un’edizione di grande richiamo. La location che abbiamo selezionato è davvero splendida e, come è nostra abitudine, anche quest’anno, oltre alle tappe, organizzeremo un ricco campionario di eventi collaterali per far sì che i partecipanti al Giro possano anche divertirsi. Lo scorso anno reclutammo un’esperta di burlesque, quest’anno abbiamo qualche idea che, a breve, comunicheremo. Anche sul piano dei premi - prosegue l’ideatore del Giro d’Italia Amatori - garantiremo il li-

vello degli anni passati, mettendo a disposizione, oltre ad un pacco gara importante, anche riconoscimenti di elevato valore economico”. Testimonial dell’evento, come sempre, il grande Gilberto Simoni che sarà al via della corsa rosa: “Gibo ormai è un amico del Giro d’Italia Amatori - conclude Zappacenere risponde sempre molto volentieri ai nostri inviti e sono certo che anche quest’anno non farà mancare la sua graditissima presenza”. Focus su Tortora Marina Primo comune della Calabria nord occidentale, Tortora è un’incantevole paese affacciato sul Mar Tirreno che fa parte del Parco Nazionale del Pollino. Risalente al IV e V secolo A.C., il centro storico nell’antichità era abbarbicato sul colle del Palècastro dove sorgeva l’antica città di Blanda Julia. Di origine medioevale, il Centro Storico è, ancora oggi, incastonato su un costone

roccioso a picco sul corso della Fiumarella di Tortora, circondato dai monti Serramale e Cifolo del Massiccio del Pollino. Tra le sue attrazioni il celebre Museo di Blanda, che custodisce interessanti reperti del Paleolitico Inferiore e dell’epoca romano-imperiale provenienti dalla necropoli di San Brancatto, il Parco Archeologico con il Foro realizzato intorno alla metà del I secolo A.C. , fulcro della vita politica, religiosa e sociale di Blanda, e la Marina, il lungomare Sirimarco lungo circa 3 km con numerosi stabilimenti balneari e la piazza Stella Maris. Molto rinomata la gastronomia: la cucina tortorese si basa infatti su piatti semplici ma gustosi, tipici di una popolazione di origine contadina, legata alla terra e alle sue tradizioni. Da non perdere, per chi non ha problemi di linea, fusiddi, lagani, ciciari, li grispeddi, li cannariculi, fichi secchi a crocette e il puccidatu.


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CENTESIMO GIRO D’ITALIA

a cura di Fabio Panchetti

GIANLUCA SANTILLI, SI PUÒ FARE

Inbici magazine

Inbicimagazine

a cura della Redazione

L’INTERVISTA DAVIDE CASSANI

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PROMOSSI E BOCCIATI CON WLADIMIR BELLI

a cura di Fabio Panchetti

IN COPERTINA L’OCCHIO DI MAGRINI SUL TOUR a cura di Fabio Panchetti

L’INTERVISTA A FABIO PANCHETTI a cura di Mario Pugliese

IL COACH

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10 DOMANDE A...

a cura di Mario Pugliese

L’ATLETA DEL MESE a cura di Paolo Mei

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a cura di Paolo Mei

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PREMIAZIONI INBICI TOP CHALLENGE

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inbicimagazine

a cura di Maurizio Rocchi

a cura della Redazione

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EDITORIALE

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TRENTINO MTB a cura della Redazione

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SICUREZZA IN GARA Scarica Layar

a cura di Gianluca Barbieri


Il Campione del Mondo Doha 2016 - Opera d’arte by Bettiniphoto


ARRIVE DERCI AL

2017!

La premiazione dell’InBici Top Challenge, che si è celebrata ad inizio novembre nella prestigiosa cornice del teatro Verdi di Cesena, ha - di fatto - chiuso virtualmente il nostro 2016. Consegnamo agli archivi un anno ricco di soddisfazioni che, ancora una volta, a dispetto della crisi, ha registrato un significativo consolidamento del nostro gruppo editoriale. In linea con i frenetici mutamenti del mercato, soprattutto negli ultimi anni, abbiamo opportunamente diversificato la nostra piattaforma mediatica, investendo sulla rete e nei social-network, debuttando in tv e nel segmento delle vacanze in bicicletta. Oggi, grazie anche a partner commerciali dinamici e ai nostri fedeli lettori, “InBici” non è soltanto un magazine, ma una realtà editoriale “multi-tasking” in grado di soddisfare le esigenze molteplici di aziende, organizzatori e semplici appassionati. Ma il 2016, come detto, è ormai al crepuscolo e lo staff di InBici è già proiettato verso il prossimo anno. Un 2017, come sempre, di grandi sfide, che affronteremo con l’abituale entusiasmo ed il solito duplice obiettivo: sviluppare i progetti consolidati ed avviare quelli già in cantiere. A noi, dunque, cari lettori, non resta che darvi appuntamento al nuovo anno e, idealmente, alzare i calici al cielo per un brindisi beneaugurale assieme a voi. Maurizio Rocchi


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INBICI TOP CHALLENGE

IL TEATRO DEL CICLISMO Vincitori assoluti percorso medio e lungo Daniele Bedetti Rock Racing team Faenza e Flavio Lanconelli AS Team Forlì - Photo by Andrea Magnani – Bikenews.it

A cura della Redazione

Al “Verdi” di Cesena è andata in scena la premiazione del circuito 2016. Ospite d’onore il Ct della Nazionale Italiana di ciclismo Davide Cassani: “Care società, pensate ai giovani e anche agli anziani come me…”


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solito ritmo e piglio brillante, da Gianluca Giardini e Nicola Zama, mentre a fare gli onori di casa sono stati gli editori Sara Falco e Maurizio Rocchi, che hanno ringraziato i presenti per la risposta entusiasta (davvero pochissime in platea le defezioni): “Il circuito - ha detto Sara Falco rappresenta, per certi aspetti, l’approdo scontato di un lungo percorso che, ormai da sette anni, ci vede protagonisti, a vari livelli, nel mondo del ciclismo amatoriale. Il successo di questa prima edizione è andato al di là delle nostre più rosee aspettative, ma siamo certi che la seconda edizione sarà ancora più bella”. E l’evento si è aperto proprio con la presentazione ufficiale del circuito 2017. A parte Elda Verones, presidentessa dell’Apt Trento Monte Bondone Valle dei Laghi (trattenuta da inderogabili impegni istituzionali), tutti gli organizzatori delle prove del circuito hanno partecipato all’evento per presentare personalmente la loro manifestazione. IL CALENDARIO Si partirà in anticipo, rispetto alla prima edizione, esattamente il 26 febbraio 2017 con la 18ª Granfondo Internazionale Laigueglia, di fatto l’evento che apre virtualmente la stagione granfondistica italiana. A seguire, il 2 aprile a Cervia, la 21ª Gran Fondo Via del Sale - Selle Italia, un altro appuntamento ormai consolidato; il 7 maggio la Granfondo della Vernaccia nelle splendide campagne senesi del Colle Val d’Elsa, il 4 giugno a Predazzo la Granfondo Marcialonga Cycling Craft, il 25 giugno una new-entry, la Gran Fondo Gavia - Mortirolo ad Aprica (per tutti “La Pantani”) e il 9 luglio gran finale, sempre in Trentino, con la Leggendaria Charly Gaul, unica tappa italiana dell’Uci Gran Fondo World Series. Fuori dal calendario, la tradizionale prova Jolly, che quest’anno è programmata per il 28 maggio in Croazia, nella splendida Istria, teatro della Gran Fondo Nevio Valcic (per tutti gli iscritti al circuito la partecipazione a questa gara è gratuita).

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i è celebrata venerdì 11 novembre, al teatro Verdi di Cesena, la presentazione ufficiale dell’edizione 2017 dell’InBici Top Challenge, il circuito granfondistico nazionale che anche quest’anno riunirà, sotto un’u-

nica insegna, alcune tra le più spettacolari Gran Fondo d’Italia in rappresentanza di ben cinque regioni (Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Lombardia e Trentino Alto Adige). Il galà del Verdi è stato condotto, con il

GLI OSPITI PRESENTI IN SALA Presenti tra gli ospiti in sala l’ex campione olimpico Andrea Collinelli, il ciclista professionista Matteo Malucelli, il consulente nutrizionale Iader Fabbri, il sindaco di Bagno di Romagna Marco Baccini (che quest’anno ospiterà una tappa del Giro d’Italia), Graziano Beltrami (titolare della Beltrami Tsa), il responsabile nazionale


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Ospite della premiazione il CT della Nazionale Davide Cassani

La vincitrice del percorso lungo Genga Barbara e la vincitrice del percorso medio Lavinia Palazzo entrambe del team Fausto Coppi fermignano

dell’Acsi Ciclismo Emiliano Borgna, che ha ribadito “il vincolo di amicizia” che, ormai da anni, unisce l’ente di promozione turistica con lo staff di InBici, Giuseppe Costantini (JSH Hotel Roma), Maurizio Dini (Titolare MD International), Fabrizio Fagioli (titolare Velosystem), Dario Fantini (Gf del Sale di Cervia), l’ex professionista Alessandro Malaguti, il simpaticissimo Vittorio Mevio (organizzatore Laigueglia e

Gavia Mortirolo), Barbara Vanzo (GF Marcialonga Cycling Craft), l’imprenditore cesenate Andrea Chiarini (Cycle Club) e Sandro Pisaneschi, titolare dell’azienda Pissei, altro brand storicamente legato al marco InBici. LA GUEST-STAR Ma la vera guest-star dell’evento è stato, ancora una volta, un grande amico di InBi-

ci, il Commissario Tecnico della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani, che ha posto in particolare l’accento sull’importanza del ciclismo giovanile - ormai il suo mantra - ricordando che “dopo quattro anni, finalmente siamo riusciti a riproporre nel 2017 il Giro d’Italia Dilettanti. Un evento - ha detto Cassani - del quale si sentiva obiettivamente la mancanza perché anche i più giovani hanno l’esigenza di misurarsi, almeno una volta all’anno, su tracciati impegnativi”. Cassani ha anche ribadito l’importanza dell’attività fisica (“specie per chi ha superato l’asticella degli anta…”) e lanciato un accorato appello alle società ciclistiche presenti a teatro affinché prendano esempio dalla Gran Fondo Cassani di Faenza ed investano parte delle proprie risorse nello sviluppo dei settori giovanili. I PREMIATI Ma i grandi protagonisti della serata sono stati loro: i premiati dell’edizione 2016 dell’Inbici Top Challenge. E allora vediamo, dopo sei tappe avvincenti, chi l’ha spuntata nelle varie categorie. Nel percorso Lungo, la prima edizione dell’InBici Top Challenge va al portacolori dell’As Team Forlì Flavio Lanconelli, che ha preceduto gli alfieri del Team Fausto Coppi di Fermignano Gianluca Dessi e Mattia Fraternali. Nella classifica Assolu-


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ta Donne, successo per Barbara Genga (Team Fausto Coppi Fermignano) davanti a Chiara Giangrandi (Croce Rossa Lucca) e Alessandra Corina (Asf Look Cycling Pesaro). Nella categoria Women 2 trionfa sempre Barbara Genga, mentre nel Master Elite l’ha spunta Giulio Galleani (Asd Passo Lento Rovellasca). Team Fausto Coppi di Fermignano in versione “pigliatutto” nelle categorie Master 1 (Giacomo Cottomesi), Master 2 (Luca Donati) e Master 3 (Gianluca Dessi). Per la categoria Master 4 successo invece per Flavio Lanconelli (As Team Forlì), nei Master 5 vince Roberto Mirri (As Team Forlì), nei Master 6 Vittorio Veronese (Croce Rossa Lucca) e nei Master 7 Antonio Ceci (Rubicone Cycling Team). Tra i diversamente abili, infine, vittoria per il portacolori del Team Fausto Coppi di Fermignano Paride Pandolfi. Nel percorso Medio, invece, en plein della Rock Racing di Faenza che ha piazzato tre suoi atleti sul podio assoluto: primo posto per Daniele Bedetti davanti a Devis Cinni e Silver Lazzari. Nell’assoluto donne, vittoria per Lavinia Palazzo (Team Fausto Coppi Fermignano) davanti a Romina Mari (Asd Look Cycling Pesaro) e Serena Falconi (Asd Rubicone Cycling). Restando nel settore femminile, nella categoria Women 1 successo per Serena Falconi (Asd Rubicone Cycling), nella Women 2 per Lavinia Palazzo (Team Fausto Coppi Fermignano) e nella Women 3 Ornella Ber-

nardoni (Polisportiva Pavullese Gs Orlandini). Tornando agli uomini, nella categoria Elite Master, si è imposto Marco Brunetti (Bike Innovation Squadre Corse), nei Master 1 Francesco Marconi (Team Scott - Pasquini Stella Azzurra), nei Master 2 Daniele Bedetti (Rock Racing Faenza), nei Master 3 Silver Lazzari (Rock Racing Faenza), nei Master 4 Francesco Brizzi (Team Fausto Coppi di Fermignano), nei Master 5 Roldano Massacesi (Coppa Cycling Team), nei Master 6 Augusto Alberti (Team Scott - Pasquini Stella Azzurra), nei Master 7 Antonio Ballotta (Rubicone Cycling Team) e nei

Master 8 Giuseppe Spitoni (Team Fausto Coppi Fermignano). LE ISCRIZIONI Intanto, sono già aperte le iscrizioni al circuito che propone, come sempre, per sette appuntamenti, tariffe promozionali: 170 euro per gli uomini, 160 per le donne, 130 per gli atleti diversamente abili. E chi si abbona entro il 31 dicembre riceverà il prestigioso “Welcome Pack”. Info 0547 - 300826, 393 9838319 redazione@inbici.net.


Paris Tours 2016 - Opera d’arte by Bettiniphoto


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L’INTERVISTA

DAVIDE CASSANI UN MONDIALE SENZA RIMPIANTI Peter Sagan vince per la seconda volta il campionato del mondo - Photo by Bettiniphoto

“O

ggi, come coordinatore di tutte le nazionali azzurre di ciclismo, dedico il 30% di tempo ai professionisti ed il 70% ai giovani. E, credetemi, per il bene del ciclismo italiano, è giusto così”. Davide Cassani, da sempre fervente sostenitore dei vivai, è uno che va sempre oltre i proclami. Per questo, ha dato concretezza ad un concetto ampiamente condiviso (“Il futuro di uno sport passa sempre dai settori giovanili”), cambiando radicalmente il modo d’interpretare il suo ruolo in Federazione: non più un semplice commissario tecnico - in spolvero sono per Mondiali ed Olimpiadi - ma un vero e proprio supervisore dell’intero movimento ciclistico nazionale, con un occhio particolare per i settori giovanili, “perché è lì - ricorda - che nascono i talenti del futuro. E se la Federazione non li scopre o, peggio ancora, non li segue e non li supporta nel loro laborioso processo di

crescita, il futuro per l’Italia del ciclismo rischia di essere nero”. “Con la Federazione - spiega il ‘Cassa’ - abbiamo iniziato questo progetto finalmente focalizzato sui giovani. E’ un impegno gravoso, ma credo che il futuro del ciclismo italiano passi inevitabilmente da qui”. Il lavoro di Cassani ha una “mission impossibile”: formare le società affinché sappiano far crescere, nel modo più efficace, i giovani talenti: “E questo - ammette il Ct - è in fondo il compito più difficile, perché in molte società permane ancora una mentalità antica e sbagliata, poco proiettata verso il futuro. Ed è anche per questo motivo che molti talenti si perdono. Ad esempio, far fare troppi chilometri a Giovanissimi, Esordienti, Allievi e anche Juniores è sbagliatissimo. Stiamo investendo tempo e risorse per far capire a dirigenti e direttori sportivi che loro hanno in mano i sogni di molti giovani, che vanno fatti crescere in maniera armonica e graduale senza rincorrere l’assillo del ‘risultato

a tutti i costi’. Oggi, lo capisco, una vittoria può appagare una società, ma non è detto che sia un bene per la crescita di quel corridore. Ecco, è importante che il team sappia sempre anteporre alla sue legittime aspirazioni di vittoria la crescita complessiva dei giovani, comprendendo che stravincere negli Juniores è senza dubbio stimolante, ma vedere quell’atleta pedalare, un giorno, tra i professionisti lo è ancora di più”. Insomma, se l’Italia non vince il Mondiale dal 2008, qualche domanda bisogna farsela, anche se a Doha, sullo sfondo di un Sagan strepitoso, si è vista pedalare un’Italia che, probabilmente, avrebbe meritato qualcosa in più del quinto posto iridato di Giacomo Nizzolo: “Credo che, da casa, la gente non si sia resa conto di quanto questo Mondiale sia stato duro - è l’analisi di Cassani - i corridori hanno fatto un’ora e mezza ‘a tutta’ e così, nell’ultimo giro, le squadre erano cotte, tant’è vero che, negli ultimi chilometri, non è praticamente scattato nessuno.


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A cura di Mario Pugliese

“Bennati? In quel momento andava sacrificato. Nizzolo? Molti dimenticano che il suo miglior risultato è un 11° posto alla GandWevelgem. Trentin è stato male, su Colbrelli ho avuto dubbi fino all’ultimo. Eppure il campione del mondo a Doha l’ha deciso l’Italia”. Dal Qatar un Cassani “non contento, ma sereno” ripercorre tutti i punti salienti della spedizione azzurra. Senza rimpianti

E’ stato un campionato del mondo molto difficile soprattutto per il vento. L’Italia si è ben comportata perché alla fine avevamo comunque davanti quattro corridori, che sarebbero stati anche cinque se Sabatini non fosse stato rallentato da un problema alla sella originato da una buca sull’asfalto”. “Tutti sapevamo - prosegue il Ct - che al 73° chilometro il Belgio avrebbe cominciato a fare la corsa, per cui eravamo pronti. Certo, alla fine, Sagan ha fatto una cosa fenomenale perché non era nel primo ‘ventaglio’, eppure, partendo da dietro, è riuscito a macinare negli ultimi 150 metri una progressione irresistibile, direi quasi impossibile. Il nostro piazzamento, certo, non può accontentarci, però sono sereno perché, a differenza di altre occasioni, non potevamo davvero fare di più. Nizzolo è un ottimo corridore, che secondo me ha ancora margini di crescita e dunque può migliorare, però non si può cambiare la realtà delle cose: il suo migliore piazzamento nelle classiche è

Il Ct. Della nazionale Davide Cassani Photo by Bettiniphoto

un 11° posto alla Gand-Wevelgem. Non ha ancora vinto tappe al Giro, non ha mai partecipato al Tour, dunque, per quale ragione avrebbe dovuto fare meglio di quel quinto onorevolissimo posto? Certo se non avesse sbagliato rapporto e qualche avversario si fosse defilato, una medaglia poteva anche prenderla, ma non si può processare un ragazzo se, in questo momento, si trova a duellare con velocisti più forti. Se date un’occhiata ai primi dieci della classifica di Doha vi accorgerete che il 5° posto di Nizzolo vale tanto. Se io avessi fatto un Mondiale come la Germania o la Francia o la Spagna sarei arrabbiatissimo. Invece, non sono contento, ma sono sereno. E fatemi dire una cosa visto che, al Giro, Nizzolo è stato anche accusato di aver fatto una volata scorretta: se Giacomo, nella volata di Doha, si fosse spostato di quaranta centimetri verso le transenne, e poteva farlo, il campione del mondo non sarebbe stato Sagan ma Cavendish”. “Qualcuno mi ha chiesto: ma perché hai fatto tirare Bennati? La risposta è semplice: se non tirava Bennati, non tirava neppure il Belgio che, nell’ultimo giro, poteva contare su sei uomini. E, a quel punto, l’andatura davanti sarebbe scesa e, da dietro, sarebbe rientrato un gruppo di quaranta effettivi, con tutti i velocisti, ma senza Colbrelli e Trentin, che erano più attardati. Per cui, non ho avuto scelta e uno dei nostri quattro, in quella fase, dovevo sacrificarlo. Ho scelto Bennati perché, per un certo lavoro, lui è il migliore. Sono quattro anni che fa il gregario di Contador e Sagan, per cui, tra i quattro, ho deciso di giocarmi lui. E, con il

senno di poi, continuo a dire che è stata la scelta giusta. Forse è mancato un po’ Trentin, ma non stava bene, ha preso un colpo di calore e quando l’abbiamo raggiunto in ammiraglia era davvero in difficoltà. Lo stesso Colbrelli, non a caso, l’ho tenuto in dubbio fino all’ultimo. Lui è un grande corridore e, il prossimo anno, potrebbe anche essere il mio capitano, ma con il vento non inventi nulla e l’esperienza o ce l’hai o non ce l’hai”. “A chi mi chiede perché non vinciamo un Mondiale da otto anni, io rispondo con una domanda: quando abbiamo vinto l’ultima Sanremo? Nel 2006. Quando l’ultimo Fiandre? 2007. L’ultima Liegi? 2008. Ecco questi risultati dimostrano che, nelle corse di un giorno, l’Italia oggi ha qualche limite. La verità è che quando vincevamo le grandi classiche, vincevamo anche i campionati del mondo. Certo, nella corse in linea molto dure siamo ancora competitivi. Ad esempio lo scorso anno abbiamo vinto il Lombardia e, infatti, se a Rio - dove il tracciato olimpico era molto impegnativo - Nibali non fosse caduto nelle ultime tornate, una medaglia l’avremmo presa di sicuro. Però, nelle corse più facili, bisogna ammetterlo, in questo momento, ci sono corridori che sono più forti di noi. E quindi dobbiamo sperare che giovani come Viviani, Colbrelli, Nizzolo, Villella, Ganna e Bonifazio, senza dimenticare Moscon, che mi pare il talento più autentico, crescano secondo le nostre aspettative. Però, adesso la situazione è questa. Noi un Sagan non ce l’abbiamo, ma stiamo lavorando per costruircelo”.


Giro d’Italia 2016 - Photo by Bettiniphoto


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PROMOSSI E BOCCIATI

WLADIMIR BELLI:

TUTTI DIETRO A SAGAN Peter Sagan - Photo by Bettiniphoto Silvia Bertocco

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a versione inaugurale della maglia di campione d’Europa, che non indosserà perché nel 2017 avrà sulle spalle quella iridata, riconfermata. Dopo un 2016 da 14 vittorie, col primo Fiandre, la seconda Gand, la quinta consecutiva maglia verde del Tour. Visto che il tema in oggetto è “promossi e bocciati del 2016” cominciamo, con Wladimir Belli, da chi merita il massimo dei voti, Peter Sagan e chi altrimenti: “Lui e nessun altro. Ha fatto il salto di qualità definitivo, è maturato. C’era solo da aspettarselo, uno che già al primo anno era capace di vincere e stare al passo dei migliori. Direi che ha eliminato il difetto dei tanti piazzamenti. Ha tutto per diventare un punto di riferimento, il modello da seguire per i i giovani che si avvicinano al ciclismo. In futuro farà anche meglio del 2016”. I promossi e i bocciati: Chris Froome sembra imbattibile, al Tour. Nairo Quintana si è riscattato con la Vuelta... “Promossi tutti e due. Froome anche per la corsa a piedi al Tour (ndr, l’episodio del

Ventoux). Ha dominato, vero che vincendo la Vuelta Quintana si è riscattato, ma già al Tour non mi era dispiaciuto. Mi ha stupito alla Vuelta perché ha saputo anche dare spettacolo, che non è una sua caratteristica. Conoscevo le sue qualità di scalatore, meno la personalità che ha avuto in Spagna. Ha solo 26 anni, qualcosa ha già vinto”. Nibali e Aru? Vincenzo voleva il Giro e se lo è preso in extremis, mentre l’oro olimpico se lo stava giocando. Su Aru annotiamo un’unica vittoria in stagione, al Delfinato. “Nibali promosso. Al Giro c’è stata un po’ di fortuna, mi riferisco alla caduta di Krujswiik, ma pure il grande merito di crederci realmente sino alla fine. Peccato per Rio. Majka era stanco, Henao il meno esperto. Sarebbero arrivati loro 3 e li avrebbe battuti, in volata. Banale a dirsi, ma fosse sceso con più cautela… Boccio invece Fabio Aru, una vittoria è troppo poco. C’è stato un errore di valutazione, l’approccio al Tour. Era il primo che affrontava, so per esperienza che Giro e Tour hanno dinamiche totalmente differen-

ti. Era meglio andare lì per fare esperienza utile per il futuro, non curare la classifica e concentrarsi su qualche tappa. Con qualche gara in più e qualche ritiro in meno forse il bilancio stagionale di Fabio non sarebbe stato così negativo”. I velocisti italiani: Viviani, Nizzolo, Colbrelli e Modolo… “Promuovo i primi 3. Logico che Viviani sia calato dopo Rio, il lavoro invernale era stato impostato su quello. In strada ha avuto un anno complicato, ma può passare in secondo piano, il primo obiettivo era Rio. Bene anche Nizzolo, vince con più frequenza e ha fatto un bel mondiale, i valori in campo erano quelli. Lui ha qualcosa in meno, come punta di velocità, rispetto agli sprinter puri, ma può essere un buon cacciatore di classiche, già dal 2017. Promuovo Colbrelli per l’ottima seconda parte di stagione, nel 2017 capirà lui per primo dove può arrivare. Squadra nuova, ambiente diverso ma finalmente non gli saranno precluse le grandi gare di un giorno. Male Modolo. Si avvicina


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Chris Froome

A cura di Fabio Panchetti

Chi sono i promossi e i bocciati del 2016? La parola a Wladimir Belli, che non fa sconti a nessuno: “Aru ha sbagliato approccio al Tour e Moscon, in prospettiva, mi pare il talento più vero. L’Italia di Cassani merita comunque gli elogi, ma che desolazione il mondiale di Doha” Alberto Contador

alla trentina, mi aspettavo la stagione della consacrazione, invece ha tribolato. Ha vinto qualcosa, ma nulla di importante. Un giovane italiano da promuovere più degli altri? Moscon. Non si è fatto schiacciare e il rischio c’era in uno squadrone come Sky. E’ riuscito a ritagliarsi degli spazi e si è sbloccato già al primo anno, buon segno. Ne conosco il potenziale da tempo, l’unica incognita può essere la volata. Non sembra velocissimo. Nelle classiche, penso al Fiandre, ha già fatto capire di poter dire la sua e al momento il suo terreno è quello. Non escludo che sia tagliato anche per i Grandi Giri, ma ci vorrà tempo”. Ulissi colleziona tappe del Giro ma continua a mancare nei grandi appuntamenti di un giorno… “Ma io lo promuovo. Al Giro si è espresso su grandi livelli, normale che lo privilegi in questi anni. Del resto, corre in una squadra italiana. Adesso però mi aspetto più convinzione nelle classiche. Se no resta un bel cacciatore di tappe e basta”.

L’Italia di Cassani? “Hanno fatto un buon lavoro, promosso Cassani e gli azzurri. Tatticamente siamo andati benissimo all’Europeo, ma bene anche al mondiale. L’azione dei belgi ha sorpreso molti big, non i nostri. Il problema è un altro, il solito. Paolo Bettini ha smesso e un vincente come lui al momento non lo abbiamo”. Il mondiale di Doha. Mai vista così poca gente, la corsa però è stata spettacolare… “Senza quel lungo tratto in linea sarebbe stata noiosa anche la corsa dei pro. Siamo abituati al calore del grande pubblico, in un mondiale. Boccio Doha per la sua desolazione”. Il vecchio Boonen a un soffio dalla quinta Roubaix, Valverde continua a vincere e stupire... “Promuovo Boonen. Lo davano per finito ma non mi pare. Lo boccerei invece per come ha buttato via la Roubaix. Era il più forte, ha avuto troppa voglia. Mi è piaciuto anche al mondiale, ha diretto alla grande il

Belgio e ha comunque preso la medaglia. La forza di Valverde è la testa. Non si accontenta, è esigente con se stesso ma non punta obiettivi. Se ha il numero in schiena cerca di vincere. Se c’è da battagliare non si tira indietro. Ha ancora un gran motore e la voglia di un ragazzino”. Ho dimenticato qualcuno che vorresti promuovere o bocciare? Gaviria e la Pista Italiana per i promossi. Il colombiano ha poca esperienza ma è già fortissimo e pronto per la Grandi Corse di un Giorno, mentre dico bravo a Marco Villa per il lavoro di questi anni. La Pista italiana è letteralmente rinata. Tra i bocciati manca Guardini, a sua scusante il fatto che non ha in pratica mai avuto un treno a disposizione per la volata. E in fondo anche Contador, nei Grandi Giri, ha raccolto poco. La corsa da promuovere in assoluto nel 2016 ? “La serata finale dell’omnium di Rio, Viviani mi ha emozionato. E poi la Roubaix, anche se Hayman ha rovinato tutto. Con Boonen vincitore avrei scelto solo lei”.


Vuelta Spagna 2016 - Opera d’arte by Bettiniphoto


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MARCIALONGA CYCLING CRAFT

OMAGGIO IN ROSA

Photo by Newspower.it

A cura della Redazione

L’edizione del centenario del Giro d’Italia, che toccherà anche la Val di Fiemme e la Val di Fassa, rappresenterà idealmente un meritato tributo alle montagne del Trentino che due settimane dopo la tappa del 24 maggio ospiteranno l’undicesima Marcialonga

L’

edizione del centenario del Giro d’Italia è anche un omaggio alle montagne del Trentino e al percorso della Marcialonga Cycling Craft, con il passaggio della sfida più ambita del ciclismo nelle Valli di Fiemme e Fassa in occasione del gran finale. La tappa trentina - con arrivo a Canazei - è una delle più lunghe (ben 219 km) e farà percorrere le due valli marchio di fabbrica della Marcialonga. I corridori del Giro, impegnati nella 17ª tappa il 24 maggio prima di ripartire da Moena nella giornata successiva, sfileranno sulle strade del Trentino appena qualche giorno prima dell’undicesima edizione della Marcialonga Cycling Craft, targata 4 giugno 2017. Una nota di merito ‘indiretta’ per il comitato organizzatore, capace di rendere questi percorsi e questi magnifici luoghi un autentico “must” per gli appassionati di ciclismo, che nel 2017 si cimenteranno ancora una volta nella seconda sfida in ordine cronologico della ‘fabbrica di eventi sportivi’ Marcialonga, con la Cycling Craft a rappresentare un dolce intermezzo fra la Marcialonga invernale e la Running Coop del mese di settembre. Marcialonga ha inoltre ‘cementificato’ la partnership con Craft

rinnovando quadriennalmente il proprio precedente accordo, segno della fiducia che il main sponsor nutre verso le capacità organizzative del brand Marcialonga capitanato da Angelo Corradini e Gloria Trettel, con i quali può condividere pienamente l’hashtag enjoythehardwork. Le iscrizioni per partecipare alla Marcialonga Cycling Craft sono già a disposizione degli atleti: aperte ai cicloamatori regolarmente tesserati agli Enti di promozione riconosciuti dal CONI per l’anno 2017 ed ai cicloturisti (solo per il percorso medio e senza classifica) con certificato medico sportivo valido. Confermati anche gli itinerari di gara, con i corridori a poter scegliere fra la crème de la crème dell’agonismo nostrano su due ruote, un tracciato mediofondo di 80 km ed un granfondo di 135 km. La scorsa edizione ha superato i 1500 concorrenti, portando a competere ben 17 nazioni in una sfilata di colori ed incoronando campioni Enrico Zen, Alexandra Hober, Jacopo Padoan ed Astrid Schartmüller, i primi due nel percorso granfondo ed i secondi nel mediofondo. L’iscrizione dà diritto di partecipazione alla gara, ad usufruire lungo il percorso dei rifornimenti, ad assistenza sanitaria e meccani-

ca ed ai servizi all’arrivo come docce, pasta party, massaggi e deposito bici, ricevendo inoltre una medaglia ricordo dell’undicesima edizione. Le Valli di Fiemme e Fassa sono un inno alla bellezza naturalistica del Trentino, zone che ‘chiamano’ gli sportivi a competere come le sirene osarono fare con Ulisse nell’Odissea di Omero, con la differenza che i cicloamatori non dovranno tapparsi le orecchie con la cera o legarsi all’albero maestro di un’imbarcazione, ma semplicemente ‘cedere al richiamo’ delle Valli trentine. Marcialonga si è fatta anche promotrice di una campagna pubblicitaria chiamata Embody Nature, poiché oltre all’agonismo rappresenta prima di tutto connessione con la natura e con l’ambiente che la circonda. Le due Valli e la Marcialonga sono un tutt’uno, un po’ come il rapporto d’amore inscindibile che si forma fra il ciclista e la propria bicicletta, dando ad entrambe un’identità ben precisa e perfettamente riconoscibile, poiché come disse l’etnologo e antropologo francese Marc Augé: “L’esperienza del ciclismo è una prova esistenziale fondamentale che rinsalda coloro che vi si dedicano nella loro stessa coscienza identitaria: pedalo, quindi sono”.


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Il circuito granfondistico nazionale che racchiude in sé alcune tra le più prestigiose manifestazioni ciclistiche italiane. In rappresentanza di cinque regioni Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Liguria, e Trentino Alto Adige include sei Gran Fondo di assoluto rilievo.

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GIRO D’ITALIA AMATORI

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Nel giugno del prossimo anno la rassegna approda in Calabria. Alla consolle l’infaticabile Fabio Zappacenere: “Saranno tre tappe indimenticabili”

I

l 2, 3 e 4 giugno, nella splendida località di Tortora Marina, è in programma la sesta edizione della corsa rosa. Ecco in anteprima le tre tappe. Zappacenere: “Scenari fantastici, sono sicuro che i partecipanti saranno contenti” Nell’ultimo numero dell’anno, InBici Magazine celebra in copertina la sesta edizione del Giro d’Italia Amatori, organizzata dal G.S. Giro d’Italia Amatori presieduto da Fabio Zappacenere, che quest’anno approda - il 2, 3 e 4 giugno 2017 - in Calabria e, più precisamente, a Tortora Marina. Tre, come sempre, le tappe: si parte il 2 giugno con una cronometro individuale che si snoderà lungo un tracciato ondulato di circa 9 chilometri disegnato tra la costa e l’entroterra; si prosegue il 3 giugno con la tappa in linea su un circuito di 14 chilometri da ripetersi sei volte e gran finale il 4 giugno con la frazione di 86 chilometri su un percorso che partirà da Tortora Marina per arrivare a Tortora. In questa tappa, come tradizione impone, si deciderà verosimilmente il Giro 2017, visto che la frazione - che porterà i corridori dalla costa all’entroterra calabro - presenta degli impegnativi tratti in salita (specie negli ultimi 5-6 km) con pendenze medie del 6%: “Si tratta di un tracciato che, sul piano degli scenari, non esito a definire meraviglioso - spiega il deus ex machina dell’evento, l’infaticabile Fabio Zappacenere - per altro, come è nostra abitudine, abbiamo posto un’attenzione particolare all’aspetto sicurezza e pertanto tutte le tappe del Giro d’Italia Amatori si svolgeranno su strade transennate, chiuse al traffico veicolare”.


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CENTRO CITTÀ

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LO STATO TI PREMIA A cura di Silvia Baldi (cicloturismo.it)

Milano città capofila di un progetto europeo che prevede un rimborso in denaro per chi sceglie di recarsi al lavoro sulle due ruote

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el 2016 la lotta allo smog e la volontà politica di promuovere finalmente la mobilità sostenibile nei centri urbani hanno portato il comune di Milano a seguire l’esempio francese: un indennizzo di qualche decina di centesimi a chilometro per chi decide di utilizzare la bici per i suoi spostamenti quotidiani da casa al lavoro (e viceversa). Milano punta così all’assegnazione di almeno una parte dei 35 milioni stanziati dal Governo (per la precisione dal Ministero dell’Ambiente) a favore di quei comuni che presenteranno innovativi progetti di

mobilità eco-sostenibile per il proprio territorio. Lo stesso progetto ha avuto molto successo in Francia nel 2015: i cittadini certificano gli spostamenti in bicicletta tramite una “app” istallata sul cellulare e ricevono un indennizzo di ben 25 centesimi al km. Il “Piano Bici” milanese deve ancora stabilire rimborsi e modalità precise ma la strada è ormai imboccata. Anche il Mobility Manager del Politecnico di Milano è già stato interpellato in merito e conferma che presto verranno resi noti tutti i dati. Non resta che aspettare l’apertura del bando del governo.

Sebbene l’emergenza smog sia oggi rientrata, l’idea francese potrebbe essere la giusta soluzione per evitare una nuova emergenza nei prossimi anni. Se i cittadini di Milano aderissero all’iniziativa, lasciando a casa l’automobile, i livelli di polveri tossiche e gas serra nell’atmosfera si ridurrebbero notevolmente in città. Senza contare il beneficio che si trarrebbe da strade meno trafficate e quindi decisamente meno pericolose e più vivibili da tutta la popolazione. E voi sareste propensi ad andare a lavoro in bicicletta ogni giorno in cambio di un indennizzo in denaro?


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A cura di Fabio Panchetti

100° GIRO D’ITALIA

PARTENZA DA BRIVIDI

Presentata a Milano la nuova edizione della Corsa Rosa. Quarantuno salite e 67 chilometri a cronometro, ma la vera novità sono i primi (durissimi) dieci giorni. Quali sono le tappechiave? La parola ai grandi protagonisti di oggi e di ieri

i Campioni Fabio Aru e Vincenzo Nibali

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alite (41), chilometri a cronometro (67), tappe “trabochetto”. Per vincere lo ‘special Giro’ numero 100 bisognerà essere, da subito, al top della forma, perché il disegno proposto da Vegni ha, nella prima metà di corsa, tinte molto più decise rispetto agli anni scorsi. In 10 giorni due arrivi in salita, una crono “vallonata” e classifica a quel punto già un po’ delineata ma - come tradizione impone - sarà sempre la terza settimana a pesare più di tutto. Al limite c’è la crono conclusiva e soprattutto c’è lo stadio finale del Duomo di Milano, l’unico giusto per per cotanta ricorrenza. Corsa vera da subito, dunque. La Alghero-Olbia è giustamente ambita da sprinter e finisseur, la seconda in Sardegna è un certo “su e giù” e solo Cagliari, ultima sull’Isola, sarà cosa per velocisti (6 tappe in toto per loro). Poi riposo e quindi 4° tappa con approdo in Sicilia, il primo tratto forte che diversifica questo Giro dai più recenti. Si conosce l’Etna, primo arrivo in salita (17.5 km al 6.7%) ma quella che vie-

ne prima, Portella Femminamorta, non è da meno. Il secondo arrivo in quota, giorno 9, è il Blockhaus, dal versante meno noto e più duro (13.2 km al 8.5%). La terza trappola, malignamente messa, come l’Etna, dopo il giorno di riposo, è la prima crono, 39.2 km vallonati, con finale che sale, da Sagrantino a Montefalco. Dal terzo arrivo in quota, ad Oropa ricordando Pantani ma partendo da casa Coppi (Castellania), il Giro alza poi l’asticella con le ultime 7 tappe, cominciando dai 60 km finali, selettivi, dell’ultimo ‘Lombardia’ firmato Chaves. Dopo Bergamo c’è la Rovetta-Bormio, arrivo in discesa ma Tappone. Lo apre il Mortirolo e si prosegue col doppio Stelvio (cima Coppi, quota 2758) prima della picchiata conclusiva. Unica tappa interlocutoria è la Tirano-Canazei che omaggia i Moser, passando dalla loro Palù. Durissima la MoenaOrtisei, cavalcata dolomitica iniziando dal Pordoi, con 3 ascese oltre i Duemila e un ultimo scoglio (Pontives, 9.3 km al 6.8%) poco prima dell’arrivo. Il terzultimo atto, gli

oltre 15 km di Piancavallo (media del 7.3%) è l’ultimo arrivo in salita. Il penultimo offre (il) Grappa e poi, verso il traguardo, i 14 km del Foza (al 6.7%). Se poi tutto non fosse già deciso, avrà toga suprema il Duomo di Milano, dopo 28 km di crono piatta, che parte dall’Autodromo di Monza. 3572.2 km complessivi e vinca il migliore. Ovvio, come il fatto che si può sempre far meglio, perché è un Giro con le due Isole, molto sud ma niente fascia tirrenica. Un tracciato buono per il miglior Nibali, meno per Aru e fatto su misura per il miglior Froome. Chances di vederlo in gara? Inesistenti. Ma sarà un Gran Giro comunque. MAURO VEGNI (direttore di corsa Giro d’Italia): “Il tratto che caratterizza questa speciale edizione è la prima parte. Ha un disegno più esigente rispetto alle edizioni passate, due arrivi come Etna e Blockhaus nei primi 9 giorni faranno male. L’Etna sarà oltretutto preceduto da una salita vera e faremo il Blockhaus dal versante più duro. Come


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DAVIDE CASSANI: “Giro interessante. Duro il giusto, ma con la possibilità di inventare in più di un’occasione. La prima tappa di montagna fa sempre danni e li farà certo anche l’Etna, lì sapremo chi avrà già perso il Giro. Ma deciderà tutto la terza settimana, lo Stelvio sarà il giorno chiave. Molto insidiosa anche la tappa di Bergamo, giusto omaggio a una grande corsa come il Lombardia”. FRANCESCO MOSER: “C’è tanta, anche troppa salita. Messo così presto, l’Etna, conterà anche per la classifica finale. Contento che si passi da casa mia, è anche una bella tappa, peccato che nel finale si alleggerisca. Troppo duro, un Giro così non mi sarebbe piaciuto”. ALESSANDRO VANOTTI: “E’ più duro di quanto appare dal profilo. Cominciare dalle Isole significa trovare caldo, vento ed avere subito stress. La prima tappa è per i finisseur, l’Etna sarà davvero il primo spartiacque. E’ un tracciato molto adatto a Nibali”. La cartina del Giro d’Italia 2017

PAOLO TIRALONGO: “Il solito Giro, tante montagne e alla fine vincerà uno scalatore. Inciderà molto la prima parte. La tappa dell’Etna è più dura delle ultime che ricordo lassù e non dimenticate il Blockhaus: lo faremo da un versante micidiale. E’ un Giro tosto, ma duro come quello del 2011 no di sicuro”. DIEGO ULISSI: “Non curerò la classifica. Voglio vincere altre tappe e le occasioni ci sono. La tappa di Bergamo potrebbe essere quella giusta, ma quella che più mi stuzzica, logicamente per mettere la maglia rosa, è la prima. Il San Pantaleo può essere un trampolino per i finisseur”.

La madrina Giorgia Palmas con la coppa

sempre sarà decisiva la terza settimana, ma la prima parte inciderà sulla classifica più che in passato. La crono finale forse conterà per il podio, non per la vittoria”. VINCENZO NIBALI: “Bel percorso, felice che si arrivi nella mia città. L’Etna è solo l’inizio, non inciderà troppo. Il versante che faremo è simile all’altro. Alla fine peseranno come sempre i tapponi della terza settimana. Guardando i primi giorni, si impone una certa preparazione, bisognerà essere al top

già dall’inizio. Attenzione alla prima tappa. Conosco il San Pantaleo, uno strappo velenoso”. FABIO ARU: “Vedo tappe lunghe, impegnative come piacciono a me, ma non saprei indicarne una in particolare. Conosco le frazioni nella mia terra, altre molto meno, anzi vedo strade che non ho mai fatto. Ci sarà pane per tutti, i velocisti, i cronoman, gli scalatori. Non chiedetemi ora se ci sarò, non lo so proprio”.

MARIO CIPOLLINI: “Il dato che risalta è la difficoltà dei primi 9-10 giorni. Sul Pantaleo i finisseur mi staccarono, la prima tappa non è proprio da sprinter. Mettere il primo arrivo in salita al quarto giorno significa indicare ai corridori, almeno per chi vuole vincere, un tipo di preparazione, anche invernale, diversa. Chi non sarà al top della forma da subito sarà fuori dal discorso”. ALESSANDRO PETACCHI: “Ho fatto dei ritiri da quelle parti e conosco anche la salita che precede l’Etna. Sarà una delle tappe chiave, da distacchi pesanti, qualcuno avrà già perso tutto. Chi fa classifica deve farsi trovare pronto sin dal primo giorno”.


Campionati Europei Pista 2016 -St. Quentin en Yvelines - Francia -Quartetto Italia - Photo by Bettiniphoto


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L’OCCHIO DI MAGRINI

Riccardo Magrini

UN TOUR PER I GALLETTI

Photo by Bettiniphoto

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516 chilometri da Dusseldorf a Parigi, dal 1 al 23 luglio. Si parte dalla Germania con una crono individuale, ce n’è un’altra al penultimo giorno, ma manca la cronosquadre (secondo anno di fila) e sono pochi - appena 36 - i chilometri contro il tempo. Decideranno in buona parte le grandi montagne, probabilmente l’Izoard, terzo e ultimo arrivo in salita. Le prime da scalare saranno i Vosgi, poi il Massiccio del Giura, i Pirenei, quello Centrale e le Alpi in chiusura. Complessivamente è un Tour poco tradizionale. Un esempio è la tappa regina (dislivello di 4600 metri) posta al nono giorno e senza finale all’insù. Strane anche le due tappe pirenaiche, diverse per fisionomia (la prima di 214 km, l’altra di 100) e non mancano quelle per inventare. Passiamo in rassegna questa Boucle con chi le deve il giorno che valse una carriera, ad Ile d’Oleron anno 1983.

Riccardo Magrini, oggi voce del Tour Eurosport, quel giorno implacabile finisseur, ma non per caso, o no? “In effetti avevo la cosiddetta ‘sparata’ e, con un po’ più di fortuna, avrei vinto qualche corsa in più. Non è che avessi troppe occasioni per provarla, ero comunque in genere un gregario, lavoravo per i capitani che ogni tanto mi davano via libera. Ogni tanto un colpo giusto l’ho piazzato, come in Francia”. Passiamo a questo Tour 2017: come lo vedi nell’insieme? “Certamente diverso rispetto alla sua tradizione. E’ la Grande Boucle ma di ricciolo ha poco. Parte dalla Germania, viene giù dal Belgio e dal Lussemburgo. Nel complesso mi sembra duro ma non durissimo. Farà male il primo arrivo in salita, ‘dalle belle figliole’ (Planches des Belle Filles), una salita non troppo lunga ma la parte conclusiva, si è visto in passato, fa

male. Faranno male anche i trasferimenti, non pochi. Renderanno la corsa più impegnativa, più stancante e stressante di quanto dica il profilo”. Le prime tappe, che portano in Francia, non sembrano troppo insidiose... “In effetti è un inizio che, almeno sulla carta, non dice granché. Ma ricordiamoci solo che tutto dipende dai corridori. Se avranno voglia di fare corsa dura, diventeranno difficili anche le prime giornate. Una prima “stranezza”, la tappa regina, dislivello alla mano (4600 metri e arrivo a Chambery). Senza arrivo in salita e molto presto, al nono giorno... “Penso che inciderà poco e che farà decisamente più male Planches des Belle Filles, lì ci sarà il primo stacco della classifica. A Chambery non credo, può anche andar via una fuga”.


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A cura di Fabio Panchetti

“Questo Tour de France non c’entra nulla con la sua tradizione. Poca cronometro, strane salite ed una bestia di montagna come l’Izoard. Una corsa che sembra disegnata apposta per i francesi Pinot e Bardet…”

36 km a cronometro sono pochi per il Tour o sono giusti? “Pochi per la tradizione del Tour, ma è una scelta ponderata degli organizzatori. Per strizzare un po’ più l’occhio, rispetto agli anni scorsi, a corridori non fortissimi a crono, penso soprattutto a Quintana e Chaves, che però magari non farà il Tour. Più lo scorro e più penso che questo Tour non favorisca nessuno in particolare tra i cosiddetti big. Ha pensato un po’ a tutti, almeno a quelli che avranno voglia di essere protagonisti”. Altra stranezza le tappe pirenaiche: la prima, con arrivo in salita, è di 214 km. La seconda sarà la più breve in linea negli ultimi 30 anni (100 km da Saint Girons a Foix), ma con tre salite, brevi ripide e poco conosciute… Non mi fanno impazzire queste due giornate sui Pirenei. Sono due tappe com-

pletamente diverse tra loro, in effetti con ascese particolari e poco conosciute. Potevano essere disegnate meglio, determineranno poco e nulla, almeno secondo me”. Decide l’Izoard ? “Sì. E’ talmente dura come salita che potrebbe anche stravolgere tutto. E’ una bestia di montagna, da qualunque versante lo prendi. Una tappa molto buona per uno, ad esempio, come Pinot. E’ un Tour che può stuzzicare molto, sia lui che Bardet. Nel disegnarlo ASO si è ricordata dei suoi galletti. Anzi, è proprio a loro principalmente, Pinot e Bardet, che penso quali possibili grandissimi protagonisti, oltre ai soliti noti”. Insomma, per chi è questo Tour ? “Per i francesi innanzitutto. Non succedeva da un po’, ma vedo che gli organizzatori del Tour, come era normale ai miei tempi,

sono diventati di nuovo nazionalisti. Oltre a loro, ci saranno i soliti protagonisti: Froome su tutti che anche nel 2017 farà del Tour l’obiettivo primo. Poi Quintana e tutti gli altri. Quintana è agevolato dai pochi km a crono, ma una salita come l’Izoard non sembra ideale per le sue caratteristiche. Ripeto, Pinot e soprattutto Bardet possono davvero dire la loro, molto più che in passato, su un percorso così”. Nibali pensa di fare Giro e Tour: Riccardo Magrini che ne pensa? “Perché no? Si può fare Tour e Vuelta ed essere protagonisti in entrambe, guarda Valverde e non solo lui. Non vedo per quale ragioni non si possa correre Giro e Tour, cercando di fare bene in entrambi. Vincerli tutti e due è difficilissimo, si sa. Però si può provare e, se Vincenzo decide così, perché no, mi va benissimo”.


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MONDO ACSI

ARRIVA IL TESSERAMENTO 2.0 A cura della Redazione

Addio al caro vecchio tesserino di carta: nel 2017 parte il badge elettronico gestito dallo smartphone con una semplice “App”

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CSI Ciclismo si impegna con passione e dinamismo a ‘muovere’ lo Stivale ciclistico con sfide appassionanti, che spaziano dalle granfondo su strada alle prove in mountain bike e al ciclocross, sino alle manifestazioni più particolari come gare endurance, ultracycling e gravel; ma prima che alle competizioni sui pedali, ACSI mira a salvaguardare e a tutelare i propri tesserati. È infatti di recente attuazione il passaggio dalla tessera abbonati cartacea a quella elettronica. Nel 2017 la nuova piattaforma di tesseramento permetterà ad ogni corridore di accedere al sito web realizzato per l’occasione www.myacsiciclismo.it semplicemente inserendo i propri dati, al fine di monitorare il proprio stato di tessera-

mento. Una volta completata questa procedura ed ottenuto il badge, l’atleta potrà scaricare la tessera sullo smartphone ed averla sempre con sé. Vi si potrà caricare anche il proprio certificato medico, alleggerendo il compito dei responsabili delle varie A.S.D. e degli organizzatori stessi, anche perché a trenta giorni dalla scadenza atleti e presidenti riceveranno un ‘alert’ in cui ACSI li avviserà della necessità di effettuare un rinnovo del certificato, pena la sospensione della tessera. Con questa ‘mossa’ ACSI Ciclismo si proietta avanti di cinquant’anni, eliminando alcune procedure complicate che limitavano anche la voglia di fare ciclismo. Acsi e la beneficenza ACSI fa passi da gigante non solo per i propri fedelissimi, ma anche nei confronti

delle frequenti manifestazioni di beneficenza che promuove. In terra scaligera si è recentemente svolta l’iniziativa “Valpolicella con i Campioni”, con le glorie del ciclismo e i comuni appassionati ad unirsi per riscoprire le bellezze di Verona e dintorni e soprattutto per compiere un gesto di solidarietà nei confronti di Annalisa, una bambina di San Giovanni Lupatoto (VR) che soffre di una malattia rara, la lissencefalia, stato patologico che necessita di cure mediche assai costose e delicate. Cinquantadue chilometri sono stati percorsi fra le colline che hanno reso queste zone della Valpolicella terreno fertile per vini pregiati, conosciuti ed assaporati in tutto il mondo. L’iniziativa è stata un successo, ma anche chi non avesse avuto l’occasione di partecipare potrà ugualmente


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Photo by Newspower.it

aiutare la famiglia di Annalisa attraverso il sito web www.aiutiamoannalisa.org, in cui viene raccontata la storia della bambina e dove tutte le procedure d’aiuto sono indicate assieme ai contatti ed al comitato che si occupa di raccogliere fondi in favore della salute della piccola Annalisa. Quando la stagione del Campionato Nazionale ACSI sta per volgere al termine, nei mesi di settembre ed ottobre, ecco che le manifestazioni a scopo benefico dell’ente di promozione sportiva più attivo d’Italia hanno il proprio apice. A Longiano (FC) andava in scena l’ormai storica “2xBene” di ACSI Ciclismo, una manifestazione a scopo sociale che da parecchi anni svolge il proprio onorevole compito. La “2xBene Lui&Lei” ha visto sfidarsi le coppie, con molti atleti disabili a dare il proprio apporto, mentre la “TuttixBene” ha visto sfilare circa 400 concorrenti sulle strade della provincia di Forlì-Cesena. Numeri importanti capaci di dare un sostanzioso aiuto alle Onlus coinvolte nel progetto

longianese. Dalla “Valpolicella con i Campioni” ad un’altra sfida ciclistica a scopo umanitario di ACSI Ciclismo che ha visto coinvolti gli storici protagonisti del mondo a due ruote: si tratta della “Pedalando coi Campioni” organizzata dall’Unione Ciclistica Casazza. Il lago di Endine (BG) ha visto scorrere atleti del calibro di Beppe Guerini, Michele Dancelli, Gianni Motta, Imelda Chiappa, Roberta Bonanomi e tanti altri volti noti che non si sono fatti attendere in quest’appuntamento con la beneficenza. Campionato granfondo/mediofondo ACSI Le ultime tre gare che hanno dato lustro al Campionato Nazionale granfondo/mediofondo di ACSI Ciclismo sono state invece la Fondo Leopardiana, la Granfondo Bike Division e la Prosecco Cycling, un trittico davvero imperdibile. La prima, attraversando i luoghi d’infanzia di Giacomo Leopardi, aveva anche parecchi “risvolti culturali”, la seconda si specchiava nel bacino lacustre del Lago

di Garda dalle sponde di Peschiera (VR) e promuoveva eccellenza organizzativa abbinata ad una miriade di cicloamatori, mentre l’ultima a Valdobbiadene (TV) si rendeva protagonista di un nuovo format di classifica, volto a premiare i migliori nei tre tratti cronometrati proposti da un percorso di quasi 100 km. Ai vincitori premi “in Prosecco” con una fornitura di un numero considerevole di bottiglie a seconda della posizione ottenuta, assaggiato con anticipo anche nel corso della gara, con uno stop che vedeva gli atleti deliziarsi inoltre con scampi a volontà. Gare veramente per tutti i gusti quelle di ACSI Ciclismo, il nuovo badge sarà una delle tante iniziative che coinvolgeranno i tesserati ACSI nel 2017, con un calendario agonistico che si prospetta più avvincente che mai, ancora una volta sugli itinerari d’Italia capaci come nessuno di regalare squarci paesaggistici mozzafiato e sprazzi di ‘pura vida’.


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DONNE SUI PEDALI

BICI DA DONNA: SCEGLIAMO QUELLA GIUSTA A cura di Silvia Baldi

Dalla postura alla biomeccanica, ecco le regole basiche per acquistare il telaio ideale

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omini e donne, si sa, hanno una fisionomia diversa, ma parlare di “bici da donna” e “bici da uomo” non è del tutto corretto. La bicicletta “giusta”, infatti, è quella che meglio si adatta al corpo e alla postura di ognuno di noi, indipendentemente dal nostro genere. Le prime biciclette con il telaio da donna iniziarono a comparire nei primi anni ’30 e oggi sono diffuse più che mai. Tutte le case produttrici moderne hanno nel loro catalogo una vasta gamma di biciclette per “lei”, che include bici da città, bici da corsa e mountain bike. Ma come scegliere quella più adatta? Il fattore più importante è la dimensione del telaio. Deve essere calcolata in base all’altezza, alla misura del busto e alla lunghezza di braccia e gambe. Un telaio fuori misura,

a lungo andare, potrebbe infatti provocare fastidiosi dolori alle ginocchia, al collo e alla schiena. La prima misura da tenere in considerazione per individuare il telaio migliore è quella del cavallo (dall’osso pubico al tallone), dopodiché è fondamentale avere un’idea soggettiva della distanza più comoda tra la sella e il manubrio. Fare una prova è il metodo migliore: una volta seduta in sella, se sei costretta a stendere troppo le braccia per raggiungere il manubrio significa che il telaio è troppo grande. Se al contrario non riesci a stendere del tutto le braccia il telaio è troppo piccolo. La dimensione del manubrio andrà poi calcolata secondo la larghezza delle spalle. Le selle da donna hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle da uomo: sono infatti

mediamente più larghe per garantire un maggiore comfort anche per lunghe pedalate ed alcune hanno anche fessure centrali studiate per adattarsi meglio all’anatomia femminile. Alti componenti da tenere in considerazione sono le leve del cambio e dei freni che talvolta sono troppo grandi per le mani di una donna. Si tratta di piccoli accorgimenti, ma da non sottovalutare: poter frenare prontamente è, infatti, alla basa della sicurezza in bicicletta. Nel caso vogliate andare sul sicuro potete rivolgervi ad esperti di biomeccanica che sono in grado di regolare la posizione di sella e manubrio secondo la vostra fisicità oppure fare analisi più approfondite per arrivare alla scelta del telaio migliore.


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GRANFONDO CAMPAGNOLO ROMA

SANTILLI:

“SI PUÒ FARE!” O

ltre cinquemila ciclisti in uno degli scenari più suggestivi del mondo, un viaggio a pedali nella storia dell’Impero. Questa, in poche parole, la Granfondo Campagnolo di Roma. Che, in realtà, è molto di più. Perché è vero che non capita tutti i giorni pedalare tra il Colosseo e i Fori Imperiali, attraversando i Castelli Romani e il lago di Albano e lambendo le Terme di Caracalla senza che neppure un’auto ti sfiori le forcelle, però - ed è questa la vera mission di chi l’ha ideata - la rassegna capitolina racchiude un significato che va ben oltre la semplice dimensione sportiva. La Gran Fondo di Roma è uno spot planetario alla mobilità sostenibile, alle politiche delle smart-city, è un evento “ad emissione zero” che dimostra, con i fatti, ciò che

postulava il dottor Frankeistein: “Si può fare!”. Insomma, l’avvocato Gianluca Santilli, presidente della sezione amatoriale della Federciclismo ed inventore della bikeeconomy, ha dimostrato al mondo (diffidente) della politica romana che una città senza traffico, disegnata su misura per l’utenza debole, non è l’utopia di un visionario, ma un approdo scontato per una città che, in futuro, non potrà più ignorare la questione ambientale. Ecco perché l’avvocato Santilli ci tieni a precisare che “Marcialonga e Nove Colli saranno pure splendide realtà, ma il nostro modello dev’essere più ambizioso, penso in particolare a Londra, oggi la vera capitale europea del ciclismo amatoriale”. E così, in una cornice unica al mondo, 5.200 appassionati ciclisti, in rappresen-

tanza di ben 49 nazioni, hanno partecipato ad un evento in costante ascesa: la partenza dai Fori Imperiali con lo sfondo del Colosseo ha suscitato un’emozione unica e anche la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha voluto far parte, con la famiglia, della pedalata benefica “Roma adotta Amatrice”, una delle tante manifestazioni collaterali in programma nel weekend romano. Grande festa finale per tutti poi al Villaggio Expo alle Terme di Caracalla con ospite d’eccezione Claudio Chiappucci. Sono stati tre giorni di festa, tre giorni di ciclismo, sport, storia, cultura, solidarietà, paesaggi e divertimento nella più splendida cornice al mondo. Ma, come detto, l’evento non si esaurisce in un week-end di ottobre, come spiega lo stesso Santilli: “Io credo che, al di là del successo degli iscritti, che resta comunque un dato che


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A cura della Redazione

L’evento ciclistico più affascinante del pianeta raccontato dal suo inventore: “La politica romana era diffidente, ma oggi tutti hanno capito che il futuro di questa città passa dalle politiche della sostenibilità ambientale”. Focus sul capolavoro organizzativo di un avvocato-caterpillar che, con tenacia e coraggio, punta a debellare il doping dalle Gran Fondo e a trasformare l’Urbe nella capitale mondiale della bicicletta. Partendo da un forum l’avvocato Gianluca Santilli

merita di essere sottolineato, l’aspetto saliente di questa edizione della Gf Campagnolo di Roma, sia stato il ‘dopo evento’, ovvero il modo in cui l’intero movimento cicloturistico italiano ha reagito al nostro modo - del tutto innovativo - di gestire la manifestazione. Abbiamo proposto, con determinazione e direi anche con coraggio, una svolta radicale ai regolamenti, imponendo soprattutto una ‘tolleranza zero’ nei confronti del doping tra gli amatori. Del resto, anche il ciclismo amatoriale non è immune da questa piaga. Per questo ho introdotto la normativa etica, applicando la responsabilità oggettiva a carico dei dirigenti. Dopo una mia indagine, ad esempio, è stata emessa dalla commissione di disciplina federale una sentenza che ha squalificato medici e dirigenti di una squadra giovanile perché

somministravano farmaci, in teoria non dopanti ma comunque assolutamente inutili, a ragazzi minorenni”. “Prima di Roma, annunciando i controlli incrociati sangue & urina - prosegue l’Avvocato - avevo avvertito umori contrastanti: c’era chi aveva aderito in maniera convinta e chi, al contrario, prevedeva iscrizioni a picco, come se l’antidoping in una gran fondo fosse un elemento fortemente disincentivante. Ho comunque voluto seguire questa strada e devo dire, con il senno di poi, che questi timori si sono rivelati infondati. E’ vero che dai controlli sono emerse delle positività, ma nei giorni seguenti ho sentito soltanto commenti positivi, tanto che molte altre manifestazioni importanti seguiranno la nostra strada. Questo per me è un motivo di grande soddisfazione perché in fondo

apre le porte ad un nuovo modo d’intendere e interpretare il ciclismo amatoriale: grande rispetto per l’agonismo pulito, che va assolutamente preservato, ma nessuno sconto verso chi esaspera la ricerca ossessiva del risultato, arrivando addirittura a barare. Nei confronti di questi personaggi - chiarisce Santilli - abbiamo usato il pugno di ferro, così come abbiamo squalificato chi ha saltato le griglie o chi non ha rispettato altre regole. Penso che, dopo il liberismo degli anni ‘90, questa edizione della Gran Fondo di Roma possa rappresentare una sorta di spartiacque, proiettando l’intero movimento verso un’altra dimensione”. “Il secondo aspetto che ci tengo a sottolineare - spiega ancora Santilli - è il grande spot che manifestazioni come la Gran Fondo di Roma fanno alla cosiddetta


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bike-economy, ovvero quel segmento che punta a valorizzare le politiche della ecosostenibilità. Sono aspetti che, soprattutto in una città come Roma, devono essere considerati centrali. Ora, non sempre si potrà godere del privilegio di pedalare in uno scenario d’inestimabile bellezza come è quello dei Castelli Romani chiuso al traffico, ma questo evento può - e deve - dimostrare, in primis al mondo della politica italiana, che sono le Smart City il futuro virtuoso di un Paese evoluto. Oggi Roma fa parte della World Association of Cycling Events, sei eventi di ciclismo amatoriale con Londra, New York, Città del Capo, il lago di Vatternrundan dove nelle notti bianche di giugno si corre da 50 anni una gara di 300 chilomenti e perfino una tappa del Tour de France dedicata agli amatori. Noi ci siamo resi conto che,

promuovendo la ciclomobilità urbana e il cicloturismo, si attiva un circuito virtuoso di vita sana ed economia fiorente. La Bikeconomy, muove oggi in Europa qualcosa come 200 miliardi di euro fra produzione e vendita di biciclette, progetti di mobilità urbana ed investimenti connessi con lo sviluppo di questa cultura green”. Tutti concetti che verranno approfonditi nel corso di un un maxi-forum in programma a Roma, al Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, il 18 e 19 novembre. L’appuntamento, dal titolo “L’irresistibile ascesa dell’economia della bici”, vedrà un parterre di relatori di fama internazionale. Oltre all’avvocato Gianluca Santilli, si alterneranno sul palco Pietro Barrera (Segretario Generale della Fondazione MAXXI”), Silvia Velo (Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), il presidente

della Federazione Ciclistica Italiana Renato Di Rocco, il Presidente della Fondazione “Manlio Masi” Beniamino Quintieri ed il vicedirettore della Rai Roberto Pippan. E ancora Giulietta Pagliaccio (Presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta), Francesca Racioppi, Kees Van Ommeren e Paolo Ruffino. In programma anche una tavola rotonda sul “Caso Roma” a cui prenderanno parte alcuni importanti esponenti istituzionali della Capitale. Tra gli invitati anche Felice Gimondi, Claudio Chiappucci e Davide Cassani con il giornalista e scrittore Marino Bartoletti nella veste di “chairman”. Tra i relatori d’accezione anche Roberto Sgalla, Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato, un vero luminare nel settore della mobilità urbana.


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LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL

LA STORIA E IL MITO

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L’

impresa di Charly Gaul dell’8 giugno 1956 è diventata “leggendaria” grazie ad uno spunto di un giornalista lussemburghese che ha ‘dato il la’ all’inventiva dell’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e dell’ASD Charly Gaul Internazionale per la realizzazione di una manifestazione che ricordasse l’impresa del ciclista del Lussemburgo attraverso un raduno annuale di cicloamatori sul Monte Bondone. Nacque così “La Leggendaria Charly Gaul”, pronta a festeggiare, domenica 9 luglio 2017, il dodicesimo anno di vita. Un evento divenuto ormai tradizione e che ancora una volta rappresenterà l’Italia nell’unico appuntamento nazionale dell’UCI Gran Fondo World Series, la serie con tappe in tutto il mondo che consente di qualificarsi per le finali dei Campionati del Mondo Amatori e Master. Ma non sarà l’unico

challenge di cui “La Leggendaria Charly Gaul” farà parte, poiché, dopo il successo ottenuto al debutto, la gara trentina sarà tappa anche della seconda edizione dell’“InBici Top Challenge”, il circuito nazionale che anche il prossimo anno riunirà alcune tra le più prestigiose e spettacolari manifestazioni granfondistiche d’Italia. I criteri di selezione del circuito non mirano solamente a gare con una consolidata organizzazione ed esperienza alle spalle, ma anche baciate da scenari paesaggistici di grande valore storico e culturale. E chi meglio della città del Tridentum poteva rappresentare questi precetti? Trento è una piccola cittadina circondata dalle montagne che offre ad uno sportivo tutto ciò che desidera, un’area destinata dalla storia ad essere la cerniera fra il mondo germanico e quello latino o, come disse Heinrich Heine, “che divide l’Italia

dalla Germania, ma che ci guarda con i suoi grandi occhi italiani”. Nei secoli la città che sorge al centro dell’ampia Valle dell’Adige ed ai piedi del Monte Bondone è stata protagonista di importanti avvenimenti storici, fra i quali svetta il Concilio di Trento. Qui lo sport predomina su tutto, gli eleganti monumenti sono sovrastati da imponenti rilievi montuosi: il Monte Bondone, il Calisio, la Marzola, la Vigolana e all’orizzonte la Paganella che prelude al massiccio del Brenta. Il primo è il più conosciuto e ha dato vita all’impresa leggendaria di Charly Gaul, capace di arrivare fino in cima in una tappa del Giro d’Italia annichilita da una tempesta di neve e gelo, che ha fatto desistere la gran parte dei ciclisti, ma non l’“angelo della montagna”. A pochi minuti dalla città tridentina si


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A cura della Redazione

A Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi già fervono i preparativi per la 12ª edizione della Gran Fondo dedicata al campionissimo lussemburghese in programma il 9 luglio 2017. Tra le novità l’ingresso della manifestazione nell’InBici Top Challenge

estende un’altra perla ‘sfruttata’ dall’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e dall’ASD Charly Gaul Internazionale per realizzare manifestazioni che sappiano far felici chi ha la competizione nel proprio DNA: la Valle dei Laghi, una gemma incastonata nelle montagne in cui è l’acqua a dominare il paesaggio circostante, con i bacini di Terlago, Lamar, Santa Massenza, Toblino, Lagolo e Cavedine a dare un tocco ‘incantato’ ad un paesaggio che avrebbe fatto felice il Don Chisciotte di Cervantes. Il lago di Cavedine, in particolare, fa da sfondo all’omonima cronometro del 7 luglio 2017, una sfida per velocisti che si dipana fra gli spettacolari scenari della Valle dei Laghi, con i cicloamatori a sfrecciare con le loro biciclette da “crono” cercando di essere più veloci delle lancette. Sovrastano la Valle le pendici occidentali del

Monte Bondone, fitte di boschi, sulle quali i camminatori danno sfogo a quotidiane passeggiate immersi nello splendore naturalistico del Trentino, mentre i bikers salgono sulle proprie mountain bike percorrendo i molteplici sentieri forestali loro “pane quotidiano”. Luoghi a misura d’uomo, angoli di verde tutti da scoprire. Se il 7 luglio ed il 9 luglio gli atleti hanno un impegno, che fare tra le due giornate? Il comitato organizzatore ha pensato anche a questo allestendo, fra le due prove targate UCI Gran Fondo World Series, “La Moserissima”, una ciclostorica con abbigliamento ciclistico d’epoca e bici vecchio stampo, firmata dal corridore italiano più vincente di sempre, il trentino Francesco Moser. Due i percorsi de “La Leggendaria Charly Gaul”, entrambi con partenza da Piaz-

za Duomo a Trento ed arrivo sul Monte Bondone in località Vason: l’avvincente granfondo di 141 km e ben 4000 metri di dislivello, e la mediofondo di 57 km e 2000 metri di dislivello. I circuiti elencati non saranno gli unici ad includere l’evento trentino, perché il prossimo anno ci sarà un gradito ritorno per “La Leggendaria Charly Gaul”, quello di Alé Challenge, nel 2017 in pista con ben otto appuntamenti. Partecipare alle sfide dell’APT Trento fino al 31 dicembre sarà anche conveniente, con le iscrizioni fissate a 32 euro (per un numero massimo di 500 pettorali) per la prova “leggendaria”, 50 euro per “Leggendaria Charly Gaul” e cronometro di Cavedine (max 500 pettorali), mentre “La Moserissima” sarà a disposizione al costo di 20 euro questa volta fino al raggiungimento di 300 pettorali. E tu cosa aspetti?


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L’INTERVISTA

FABIO PANCHETTI VOLEVO DIVENTARE COME DE ZAN

“F

are il giornalista sportivo non è facile, ma è sempre meglio che lavorare”. Un grande classico degli aforismi racconta, con una punta di ironia, la vita professionale di Fabio Panchetti, un eccellente giornalista che, dal 1976, ha impresso nel genoma la sua passione per il ciclismo. Da quando cioè, a cinque anni, il destino di una giornata come tante l’ha posato tra le braccia nerborute di Francesco Moser, il campione che più di tutti lo segnerà. Nuovo collaboratore di InBici Magazine, questa intervista ci aiuta a conoscerlo meglio. Fabio, il ciclismo è un lavoro o una passione? Senza dubbio una passione viscerale che, negli anni, per mia grande fortuna, è diventata anche una professione. Per me è stato il classico sogno che si avvera, visto che io, da bambino, avevo un desiderio: diventare come Adriano De Zan.

Una passione che ho ereditato in primis da mio nonno che, mi hanno raccontato, ha pure corso con Gino Bartali e poi da mio padre, anche lui grande appassionato di ciclismo. Qual è il corridore che hai amato di più? Un solo nome: Francesco Moser. Era il 1976, avevo cinque anni, mio padre mi portò in piazza della Signoria a vedere il Giro di Toscana, che arrivava proprio a due chilometri da casa mia. C’erano Gimondi, Merckx e un ciclista dai tratti somatici molto marcati che, mentre si preparava alla partenza, mi sorrise e mi prese in braccio. “Lui - mi disse mio padre - è Francesco Moser”. Fu una folgorazione. Fra l’altro, quel giorno, Francesco vinse il Giro di Toscana e, la sera stessa, quando mio padre mi portò a mangiare una pizza, me lo trovai proprio vicino al mio tavolo”. Fervente sostenitore di Moser e, dun-

Fabio Panchetti con il pugile Pasquale Di Silvio Photo by Nando Di Felice

que, nemico giurato di Saronni? Adoro Francesco, ma ho grande stima e rispetto anche per Beppe. Negli anni ho imparato a conoscere Saronni e devo dire che è una persona molto intelligente e, soprattutto, dallo spiccatissimo senso dell’umorismo. Ogni volta che ci vediamo, io lo chiamo Francesco e lui, ovviamente, mi risponde “Ciao Beppe!”. L’intervista più difficile? Sicuramente quella a Pantani alla fine del Giro del 2003. C’era Davide De Zan che faceva le domande per tutti, ma Marco, scuro in volto e con zero voglia di parlare, rispondeva a monosillabi. Attorno a lui, malgrado la calca di cronisti, c’era il gelo. Non fu semplice montare un’intervista… A proposito, qual è la tua idea su Marco Pantani: vittima di un sistema o campione troppo fragile? Scelgo con convinzione la prima ipotesi.


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A cura di Mario Pugliese

Folgorato a cinque anni da Moser, ha raccontato le grandi pagine del ciclismo a cavallo del millennio. InBici magazine vi presenta il suo nuovo collaboratore: Fabio Panchetti

Ho letto almeno tre libri su Marco ed oggi ho un’idea piuttosto precisa: quando lui a Madonna di Campiglio dichiarò ‘mi hanno fregato’, secondo me, disse la verità. Non credo che Pantani quel giorno fosse oltre i valori. E’ caduto in una trappola, di cui non conosco i mandanti, ma secondo me andò così... Il corridore che avresti voluto intervistare… Il secondo idolo della mia infanzia: Roger De Vlaeminck. Coppi o Bartali? Bartali tutta la vita. Anche se “l’altro”, come lo chiamavano all’epoca i “bartaliani”, non era male. Petacchi o Cipollini? Direi Re Leone. Era il Giro d’Italia del 1989, avevo 18 anni, e mi avvicinai con timidezza a quel velocista statuario per chiedergli un autografo. Di fianco aveva Maurizio Fondriest, un altro

Fabio Panchetti in versione photoreporter - Photo by Nando Di Felice

atleta per il quale stravedevo. Mario fu molto gentile e non l’ho dimenticato. Nibali o Aru? Dico Vincenzo, che mi ha anche invitato alla festa del suo fans club. Ma se Aru vince, da italiano, sono contento comunque. Più affascinante la Nove Colli o l’Eroica? Per uno come me che ama il pavè, che ha in casa le gigantografie della foresta di Arenberg, che adora il ciclismo vintage di Moser, l’Eroica ha senza dubbio un fascino tutto particolare. Cassani cittì della nazionale italiana: il tuo voto dopo questi tre anni? Non posso dargli un voto altissimo perché, come sappiamo, i risultati non sono arrivati. Però, secondo me, a parte qualche errore nel primo mondiale, ha dimostrato cammin facendo di essere un commissario tecnico di grande valore. Ha preso atto della mancanza di un campione da grandi classiche, ma nonostante questo, ha sempre cercato di giocarsi le

sue chance nel modo migliore. Mi piace, in particolare, questa sua abilità nello sparigliare le carte. L’ha fatto a Richmond con Viviani e ci ha provato anche a Doha. Insomma, per me merita un voto più che sufficiente Mai corso in bicicletta? Ho fatto quelle che, una volta, si chiamavano le “categorie”: la A, la B e la C, ma arrivavo sempre ultimo e, alla fine, dovetti prender atto che il ciclismo potevo raccontarlo, ma non praticarlo. Dopo il ciclismo, qual è lo sport più bello da raccontare? Direi il pugilato. Da bambino ho un match impresso nella mente: Vito Antuofermo contro Marvin Hagler. Il ciclismo è uno sport affascinante, ma vedere la boxe da bordo ring è un’emozione esaltante. Se parliamo di sport romantici, che sono un po’ la parodia della vota, nessuna disciplina vale la noble art.


Campionati del Mondo Doha 2016 - Opera d’arte by Bettiniphoto


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IL COACH

OLIO DI PALMA, VERITÀ E BUGÌE È

l’argomento più dibattuto del momento. Ma tra sedicenti verità scientifiche e “chiacchiere da bar”, c’è molta disinformazione attorno all’olio di palma. Unica certezza: se ne sente parlare ovunque e, nella nostra società del “senza questo” o “senza quello”, sono tante oramai le aziende che, per assecondare gli isterismi del mercato, hanno deciso di inserire sulle loro etichette l’inciso “senza olio di palma”, come se questo ci desse garanzie assolute sulla qualità del prodotto. Una premessa doverosa tanto per capire di cosa parliamo. L’olio di palma si ricava dalla Palma da olio (Elaeis guineensis), una palma molto simile a quella del cocco ma, in questo caso, i frutti hanno una forma simile a quella di una minuscola prugna di 2 o 3 centimetri raccolti in caschi che possono arrivare anche tra i 10/20kg di peso. Dalla palma da olio si ricavano due prodotti: il primo Olio di Palma estratto dal

frutto ed un altro Olio di bassa qualità che è Olio di semi di palma o “palmisto” ricavato dai semi. L’olio di palma, secondo un rapporto Eurostat, è il più utilizzato tra i grassi vegetali nel mondo. A livello globale, infatti, viene impiegato sia nel settore alimentare (per frittura, margarine, prodotti di pasticceria e da forno e gran parte dei prodotti alimentari trasformati) sia nel settore dei cosmetici e della produzione di biodiesel. L’olio di palma vanta un’ottima produttività/ettaro e quindi anche per questo, oltre ad essere economicamente più conveniente - a parità di richiesta - sul fronte dello sfruttamento del terreno e delle colture, è molto meglio di tanti altri oli. È costituito quasi per il 100% di lipidi, soprattutto nella forma di trigliceridi, una molecola di glicerolo alla quale sono legati tre acidi grassi. Oltre il 50% di questi ultimi è composto di acidi grassi saturi (con una netta prevalenza di acido palmitico), il re-

stante 50% sono acidi grassi insaturi (con prevalenza di acido oleico, monoinsaturo). Oltre agli acidi grassi, l’olio di palma grezzo contiene componenti quali vitamina E, carotenoidi e fitosteroli, ma alcune modalità di raffinazione dell’olio di palma - in particolare per uso industriale - determinano una riduzione fino al 40% del contenuto di vitamina E e della maggior parte dei carotenoidi. L’olio di palma trova impiego in molte filiere di trasformazione ed il fattore economico sicuramente gioca un ruolo di rilievo vista l’alta produttività ettaro delle coltivazioni. Ha molti acidi grassi saturi e quindi contribuisce a conferire gusto, friabilità e croccantezza; inoltre sono più resistenti ai processi di ossidazione e irrancidimento. Per molto tempo, come ingrediente lipidico, sono stati utilizzati gli acidi grassi idrogenati, cioè grassi vegetali sottoposti a processi chimici di idrogenazione al fine di renderli solidi e resistenti all’irrancidimen-


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A cura di Iader Fabbri

E’ presente in tantissimi alimenti ma oggi si trova al centro di una gogna mediatica per alcuni (presunti) componenti tossici. Allarme giustificato o isteria collettiva?

Chi è Iader Fabbri E’ consulente nutrizionale di tutte le Nazionali italiane di ciclismo e commentatore tecnico, in ambito nutrizionale, per la testata giornalistica Rai Sport, per la quale – nell’ultimo Giro d’Italia – ha curato e condotto una striscia quotidiana. E’ relatore in convegni e seminari su sport e alimentazione e collabora, nel settore ricerca, con le Università di Firenze e Pavia. Coach di diversi atleti professionisti di livello mondiale, collabora con diverse riviste giornalistiche nazionali, per le quali cura personalmente rubriche dedicate allo sport, alla nutrizione e al benessere.

to a temperatura ambiente (margarine). L’olio di palma ha trovato largo impiego nell’industria alimentare in sostituzione di tali ingredienti, considerati dannosi per la salute a causa dell’elevato contenuto di acidi grassi con isomeria trans (acidi grassi trans). Quindi il largo utilizzo dell’olio di palma, oggi messo alla gogna, nasce in realtà originariamente da un’esigenza di tutela della salute del consumatore che pretende prodotti sempre più naturali e sempre meno raffinati. L’Italia ha ormai raggiunto livelli record nel consumo di olio di palma, come ha sostenuto l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) a febbraio del 2016. È emerso infatti come i bambini italiani assumano quasi il 50% in più di grassi saturi rispetto a quanto consigliato dai LARN e dall’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa). Ma è doveroso precisare, per non assecondare logiche fuorvianti e populiste, che non tutti i grassi saturi sono “olio di

palma”. Buona parte di questo eccesso è dovuto al consumo smisurato di prodotti confezionati e industriali di vario genere. Nello stesso dossier dell’ISS viene spiegato che: 1) L’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, non ha un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/polinsaturi, quali, ad esempio, il burro. 2) Il suo consumo non è correlato all’aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi. 3) Fasce di popolazione - quali bambini, anziani, dislipidemici, obesi, pazienti con pregressi eventi cardiovascolari ed ipertesi - possono presentare una maggiore vulnerabilità rispetto alla popolazione generale. Ma il vero allarme planetario è scoppiato a maggio di quest’anno quando l’Efsa, in

un corposo comunicato scaturito da uno studio di oltre 10 anni, ha valutato la presenza di 3 contaminanti tossici che si formano nel processo di raffinazione ad alte temperature (200°) di oli vegetali. Si tratta del glicidiolo, sostanza cancerogena, e di due glicidil esteri che hanno una potenziale geno-tossicità. Lo screening non ha indicato, per ora, i quantitativi perché il tutto è ancora in fase di studio, ma il gruppo di esperti scientifici ha concluso sostenendo che l’olio di palma, così come gli altri oli vegetali testati, rappresenta un “potenziale problema per la salute soprattutto per i bambini e i giovani” che sono forti consumatori dei prodotti da forno e che dunque superano, nella loro dieta, la dose giornaliera tollerabile. Vorrei far notare che si parla di oli vegetali e quindi in qualsiasi olio vegetale ad alte temperature possono avvenire formazioni di contaminanti. In seguito ai comunicati sopra citati e an-


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che dopo la petizione online lanciata l’anno scorso dal Fatto Alimentare con Great Italian Food Trade per fermare l’invasione dell’olio tropicale nei prodotti alimentari, molti colossi produttori, temendo le ripercussioni del mercato, si sono decisi a sostituire l’olio di palma con quello di girasole e d’oliva. Il cambiamento si rendeva chiaramente necessario per non perdere la fiducia di milioni di consumatori convinti - dopo una capillare campagna mediatica - a non comprare più prodotti con olio di palma. Ma in questo quadro complessivo è spuntato, fuori dal coro, un leader nel settore alimentare, uno dei pochi rimasti ad utilizzare l’olio di palma, che ha lanciato uno spot pubblicitario per celebrare i suoi 70 anni. L’azienda produttrice di una nota crema spalmabile, infatti, anziché virare bruscamente verso altri prodotti, ha deciso di andare controcorrente confermando esplicitamente la sicurezza e la qualità

dell’olio usato, parlando di frutti spremuti freschi e offrendo tutte le garanzie sul gusto e la cremosità dei prodotti. Dal 1990 ad oggi molte associazioni ambientaliste - come Greenpeace e WWF - hanno denunciato che la produzione di palma è causa primaria della deforestazione di aree boschive e della devastazione degli habitat naturali. Queste operazioni comportano gravi violazioni dei diritti umani, l’eliminazione della sovranità alimentare e la riduzione della biodiversità. Di conseguenza sono nate organizzazioni in rappresentanza di tutta la filiera che lavora e utilizza olio di palma. Il più conosciuto è il RSPO (roundtable on sustainable palm oil) che promuove e certifica i parametri di sostenibilità ambientale e sociale. Insomma, per concludere, il dibattito si può sintetizzare così: negli ultimi 4 o 5 anni si è assistito ad un acceso dibattito sull’olio di palma e il suo utilizzo, come anni fa

ho assistito alla demonizzazione dei grassi animali perché - secondo la vox populi del momento - l’associazione grassi animali sottintendeva grassi saturi. In realtà, ci si è resi conto che i grassi saturi sono presenti anche in quei grassi o oli di origine vegetale che tanto ci piacciono (compreso nel cacao e nei suoi derivati che oggi vengono reclamizzati come salutari per il nostro apparato cardiovascolare). Insomma, come spesso capita nel mondo alimentare, siamo ostaggio della disinformazione o, meglio, di verità soltanto parziali. Siamo arrivati all’utilizzo di olio di palma per mantenere la qualità organolettica del prodotto di origine, privilegiando ovviamente anche l’economicità del prodotto e la convenienza del produttore. Sono convinto che, tra qualche anno, mi ritroverò a scrivere di un altro tipo di grasso o di “elemento” contenuto in altri prodotti alimentari che desterà attenzione da parte dei media. E, a quel punto, riprenderà la gogna mediatica senza domandarci se gli altri oli che troviamo nel “senza olio di palma” siano poi effettivamente più sicuri rispetto a quello sotto accusa. Anche perché - la domanda è lecita - siamo davvero sicuri che i processi di lavorazione e raffinazione che subiscono altri grassi impiegati nel settore alimentare siano tanto diversi e garantiti? I processi di raffinazione e lavorazione - ed è questo il vero punto - molto spesso non sono conosciuti e quindi diventa difficile garantirne la salubrità. Penso che poi esistano realmente altri oli o grassi da poter utilizzare, ma ognuno di loro avrà i suoi “pro” ed i suoi “contro”. Del resto, anche il caro vecchio strutto della “nonna” qualche problema lo dava. Dunque, se davvero vogliamo trarre una conclusione, forse sarebbe il caso di non demonizzare nulla e, per orientarci nella jungla dei supermercati, utilizzare l’unico strumento che abbiamo a disposizione per mantenerci in salute: tornare alle origini per apprendere una nuova coscienza alimentare supportata più dal buon senso che da una scienza approssimativa.


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SCOMMESSA VINTA Sara Falco l’Editore di InBici Magazine con Fulvio Frigo

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ettembre/Ottobre 2015 una partenza al buio, o quasi... La Bike Frigo Life nasce al buio, o quasi, da un’idea di Fulvio Frigo, ex professionista con le squadre di Savio. Un bel giorno decide di contattare alcuni genitori e ragazzi che ha allenato in altre squadre. Si parte con una cena, organizzata con la collaborazione di tutti i partecipanti, nel corso della quale comincia a spiegare il senso del progetto. Alcuni restano scettici ma si convincono, grazie all’entusiasmo che Fulvio sprigiona con le sue parole. Quattordici corridori e le loro famiglie, dunque, scelgono questa nuova realtà, uscendo da altri gruppi consolidati. Alcuni si conoscono tra loro, sono compagni di

squadra, altri un po’ meno, ma c’è entusiasmo e voglia di fare. Iniziano le prime uscite in mountain bike, nel weekend, per unire i ragazzi, conoscersi e divertirsi. Novembre/Dicembre 2015 sponsor e idee I vari contatti producono le prime risposte positive. Stefano Garzelli, compagno di squadra di Fulvio nel ciclismo giovanile, darà il suo marchio all’iniziativa. Ha già avviato altre tre realtà di ragazzi, in Spagna, dove abita, nel varesotto dov’è nato ed in Abruzzo. Alcune aziende locali contribuiscono alle spese per il materiale e l’abbigliamento. Le elenchiamo, in ordine sparso, per un ringraziamento veramente sentito: Ascot ascensori, Malabar caffé,

Cicli Sumin, Fineco consulente Giraudo, Unipol Sai agenzia di Bussoleno, Ciadit srl, Tosingraf, Fires, Ziccat, Crai Rivoli, Casa & Company, Sospa, Selle Italia, Sport Village Musiné. Altra cena, in occasione del Natale, e le iscrizioni ufficiali della società e dei ragazzi sanciscono la nascita di questa nuova realtà nella categoria giovanissimi piemontese. Gennaio/Febbraio presentazione ed inizio degli allenamenti Il 16 gennaio 2016 la Bike Frigo Life irrompe sui giornali locali. Al Nuovo Musiné Sport Village a Pianezza, sede della squadra, c’è il pubblico delle grandi occasioni. Stefano Garzelli, guest-star dell’evento, inaugura ufficialmente l’inizio dell’attività. Il presen-


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Il team al completo

A cura della Redazione

Un’idea un po’ bizzarra, una cena tra vecchi compagni e poi la prima uscita in bicicletta. Così l’ex professionista Fulvio Frigo si è “inventato” un nuovo progetto di aggregazione familiare. Con tante speranze e qualche talento

tatore della serata illustra la carriera del campione varesino ed elenca i nomi degli atleti che, vestiti di giallo e verde fluo, si faranno notare sulle strade piemontesi, se non altro per le loro divise molto appariscenti. A metà febbraio, vestiti come palombari, gli atleti iniziano a pedalare con l’obiettivo di esordire con il botto ad inizio aprile. Allenamenti martedì e giovedì di ogni settimana fin da subito per farsi trovare pronti. Marzo/Aprile raduno e prime corse Nel week end di Pasqua i direttori sportivi organizzano una tre giorni di allenamenti in riviera ligure, con base a Sanremo, giusto per respirare aria di storia a due ruote. Prima serata a Bordighera, nella casa di

una delle famiglie coinvolte, i Rosa Brusin, con Samuele ed Elia tra gli atleti. Il sabato il sole li accompagna sulla favolosa pista ciclabile costruita lungo la vecchia linea ferroviaria, piuttosto frequentata ma anche il traffico serve a districarsi nei momenti più concitati delle corse. La domenica di Pasqua non ci si ferma: i più arditi percorrono tutti i 20 chilometri della strada riservata alle biciclette, fino a San Lorenzo al mare, all’attacco della Cipressa, famosa per essere la salita decisiva della Milano-Sanremo. Ed ecco l’esordio, Cavallermaggiore, circuito cittadino, conosciuto e tortuoso. In 12 si presentano nel paesino cuneese ed in tre si accomodano sul podio: Vittoria Grassi (G5) su quello più alto, Alberto Roda (G3 maschile) sul secondo e Paolo Blandino (G2) su quello più basso. Poi Airasca, Piasco, Gerbole di Volvera e Bra a capire come sarà, agonisticamente e a livello di risultati, la stagione giallo fluo. Si rivela subito al pubblico la nostra G5 femminile, Vittoria Grassi, quattro corse, tre successi ed un secondo posto, il cambio di squadra le ha fatto veramente bene. Altri trofei li portano a casa Nicolas Frigo (G5) che a Piasco sfiora il successo, oltre a due quarti e due quinti. Alberto Roda (G3) un secondo e due terzi, Paolo Blandino (G2) due terzi ed un quinto, Alice Roda (G4) un terzo, Simone Zuddas (G5) un quarto, Lorenzo Difino e Mattia Cravotta (G4) un quinto posto a testa. Maggio/Giugno gare regionali e meeting nazionale I mesi più intensi, le gare più importanti, 14 partecipazioni in tutto su otto fine settimana! La Bike Frigo Life si sdoppia, in diverse occasioni, per dare l’opportunità a tutti di esprimere i loro migliori talenti. Si parte da Domodossola, prima prova del

Campionato Regionale: trasferta! Tre camper partono il sabato per portare gli atleti freschi e tranquilli vicino al confine svizzero. Ed è divertimento, eccitazione per far parte di una squadra, con le divise tutte uguali. Perlustrazione del percorso al mattino e corse al pomeriggio. Poi Canelli, Borgomanero e Collegno. Arrivano i successi di Alice ed Alberto Roda e Vittoria Grassi, oltre ai piazzamenti di Nicolas Frigo, Mattia Cravotta ed Elia Rosa Brusin. Il 29 maggio, conclusione del Giro d’Italia con il trionfo di Vincenzo Nibali, sei dei nostri sono sul traguardo finale di Torino per gli sprint organizzati dalla Gazzetta dello Sport. Due squadre da tre lottano per il successo: Leonardo Rosso, Lorenzo Difino e Vittoria Grassi sono buoni secondi con in premio la mascotte della corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo. E poi Ruffia, Savigliano e Rosta in mountain bike. Induno Olona, per onorare l’invito della Besanese, altra squadra targata Stefano Garzelli e la prova regionale di Asti. Simone Zuddas porta a casa tre piazzamenti su altrettante corse, così come Vittoria Grassi (per lei anche un successo). Si affaccia nei primi cinque anche Samuele Rosa Brusin ed ancora Nicolas Frigo e Alice Roda. Per allenare ritmo e colpo d’occhio, anche due giorni di competizione in pista, a Busto Garolfo. E siamo al meeting nazionale di Alba. Grande partecipazione, tutti e 14 i nostri ragazzi! E tutte le famiglie con i camper: abbiamo affittato mezzo campeggio ai bordi dei percorsi di gara. Unico sul podio, grazie ad una forma strepitosa, Simone Zuddas, terzo nella corsa in linea ma anche grandi prestazioni negli sprint: Mattia Cravotta nono assoluto e Vittoria Grassi sesta nelle rispettive categorie.


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Luglio/Agosto campionato regionale e prima corsa organizzata Grandi trasferte a luglio per onorare la classifica regionale a squadre denominata “King of the road”. Piedimulera e Villaromagnano, oltre a Piossasco, più vicino. Ed i ragazzi rispondo alla grande: arrivano tre primi posti per Vittoria Grassi, uno per Paolo Blandino. Sul podio due volte Simone Zuddas e Nicolas Frigo, una Samuele Rosa Brusin, Lorenzo Difino, Alberto e Alice Roda. A Tortona finiva la kermesse regionale con la gara sprint, anche qui due successi per Nicolas e Vittoria, con quest’ultima che si aggiudica anche la maglia di campionessa regionale, oltre ad un piazzamento per Mattia Cravotta, il nostro uomo veloce. Organizziamo la prima corsa di squadra, a Pianezza, il 31 luglio, valevole per la maglia di campione provinciale. Bella esperienza, con tutti i genitori arruolati, ognuno con un compito preciso. Ad agosto ci siamo sparpagliati su più fronti: arrivano due successi con Nicolas e Paolo Blandino, oltre ai podi di Simone Zuddas e Samuele Roa Brusin. Settembre/Ottobre ultime corse e cronocoppie padre e figlio La stagione si avvia verso la fase conclu-

siva e c’è comunque ancora il tempo per divertirsi ed ottenere qualche successo, altri due per l’esattezza. Sulle ali dell’entusiasmo viene organizzata La Frigata, prima cronometro padre e figlio che vede in gara queste coppie unite ben oltre l’obiettivo di conseguire il miglior tempo di giornata. La bici utilizzata come mezzo per far vivere alle nuove generazioni valori importanti quali: sacrificio per raggiungere i risultati, aiuto reciproco e voglia di migliorare. Firma finale e guest-star Danilo Napolitano professionista per 12 anni con 40 vittorie ed un contratto ancora con una squadra belga per il 2017. Un pomeriggio di primo autunno con sole e relativo caldo ad allietare circa 300 persone tra atleti e famigliari al seguito. Ed eccoli i nostri ragazzi, come li vediamo in allenamento... Davanti sempre Nicolas, Simone e Samuele, chiacchierano, stanno tremendamente vicini, senza scomporsi, padroni del mezzo e della situazione. Segue Mattia, sempre a mezzo tra loro e quelli più piccoli e Riccardo che non osa stare davanti, con i più forti, si sente più debole ma ha una simpatia che avvolge, unisce; dietro al gruppetto di te-

sta ecco Alberto che con la sua spavalderia osa la prima fila, si introduce nei discorsi, commenta, con la sua voce decisa. Vittoria, all’inizio più in disparte, forse aveva paura di stare nel gruppo. I successi, la strada, i podi, le coppe, l’hanno catapultata in mezzo, ci sta non proprio a suo agio ma accetta il ruolo. Poi Lorenzo Difino, timido, anche con la bici, dotato di grande forza e carattere, in un corpo esile, da scalatore, si direbbe. Paolo, spinge come non ci fosse un domani, vuole arrivare davanti, qualcosa ogni tanto lo blocca. Ed i più piccoli, o meno veloci, Alice, con la sua simpatia e la scompostezza sul mezzo, mai due pedalate uguali; Lorenzo Rosso, brontola, pedala, la scarpa non si aggancia; Leonardo, silenzioso, ombroso, qualche raro sorriso; Elia, Samuele, mi ricordano i Cip e Ciop disneiani, voglia di divertirsi e di faticare poco. Ed infine Stefano, arrivato a luglio, capacità di stare in bici, occhio nelle corse, si parlerà di lui il prossimo anno. Come di Luca, Matteo, Jacopo, Alessio, Nicolò, Mattia e, forse, Riccardo, Giacomo e Andrea che si sono allenati con noi ultimamente e che, ci auguriamo entreranno a far parte della grande famiglia verde-giallo fluo.


Tony Martin - Campionati del Mondo Doha 2016 - Photo by Giordano Cioli


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NALINI

UN CALDO INVERO CON LA MAGLIA TERMICA COLORE LADY JERSEY

ealizzata da Nalini per la collezione invernale 2016/17, la maglia termica Colore Lady Jersey fa parte della nuova linea di abbigliamento Pink Label che vuole offrire alle nostre cicliste la possibilità di pedalare con il massimo comfort grazie a dei capi decisamente femminili ed esteticamente ricercati. Durante le fresche giornate autunnali ci si sente molto meglio indossando un capo poco ingombrante che sappia mantenere il corpo caldo e asciutto.

Grazie al trattamento idrofilo Mantodry e al suo corpino garzato, questa maglia è in grado di generare questo effetto, assorbendo il sudore e proteggendovi dagli sbalzi termici stagionali. Il tessuto elastico conferisce a Colore Lady Jersey una vestibilità ottima a cui si aggiunge un design unico che vi consentirà di pedalare con un tocco di stile in più, facendovi sentire in armonia con i coloratissimi paesaggi autunnali.


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VACANZE SUI PEDALI

COSTA BLANCA, IL “BUEN RITIRO” (INVERNALE) DA PROFESSIONISTI A cura della Redazione

Tornano a gennaio le “Settimane in Bicicletta” con Wladimir Belli: “Sole caldo e strade lisce, ecco perché i grandi campioni del pedale scelgono per la loro preparazione questo angolo di Spagna”

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entre in Italia scende la nebbia e la colonnina di mercurio precipita sotto lo zero, c’è un angolo di pianeta dove il sole splende come in estate e dove le strade - lisce come biliardi - sembrano fatte apposta per gli amanti della bicicletta. Siamo in Costa Blanca, una lingua di macchia mediterranea incastonata nella Spagna più “caliente”. Qui, dopo il grande successo delle prime edizioni, torna la “Settimana in Bicicletta” (714 gennaio e 14-21 gennaio 2017) organizzata dai consorzi della vacanza InBici Holiday e Marche and Bike, in collaborazione con “Albir Playa Hotel & Spa”. Una vacanza a misura di ciclista, un pacchetto “all-inclusive” ritagliato sulle esigenze specifiche di chi, quando parte in compagnia della sua amatissima due ruote, non vuole rinunciare al piacere di una rigenerante pedalata oppure, supportato da una condizione fisica ottimale, anche durante pan stagione invernale, vuole provare a misurare la gamba sulla ruota di un ex professionista. Il tutor della vostra vacanza sarà infatti Wladimir Belli, ex professionista di Brescialat, Fassa Bortolo, Festina, Lampre, Domina e Diquigiovanni, uno che nel 1990 vinse il Giro d’Italia Dilettanti davanti ad un certo Marco

Pantani. La scelta della location in Costa Blanca - nel triangolo spagnolo di Alicante, Benidorm ed Altea - è il frutto di una scrupolosa selezione. In questo angolo suggestivo di Penisola Iberica, infatti, il clima, soprattutto nel mese di gennaio, è ideale per l’attività sportiva e le strade, oggetto di un recentissimo restyling, sono perfette per pedalare in sicurezza: “In effetti - conferma Wladimir Belli - ho un ricordo molto nitido di quell’angolo di Spagna. In Costa Blanca ho corso diverse gare e, in qualche stagione, ci ho ha fatto anche i ritiri con la squadra per la preparazione. A gennaio la temperatura è ideale e anche le strade, sgombre dal traffico frenetico delle grandi città, consentono pedalate davvero entusiasmanti. Non a caso, in quel periodo, troveremo in ritiro anche diverse squadre professioniste”. Il territorio ha inoltre una consolidata cultura ciclistica, visto che ha ospitato, in passato, alcune rassegne ciclistiche di straordinaria importanza, come i campionati mondiali di ciclismo del 1992, quando – sotto il traguardo di Benidorm – sfrecciò proprio il nostro Gianni Bugno: “Il mio compito - prosegue Belli - sarà quello del ‘tutor’: effettuerò cioè dei test biomeccanici sui cicloamatori, darò loro dei consigli e, soprattutto, peda-

leremo assieme a lungo. Metterò a disposizione le mie conoscenze e la mia esperienza cercando di trasmettere quel patrimonio di informazioni che ho accumulato in quattordici anni di professionismo. Sarò il loro consulente h24, il riferimento a cui rivolgersi per chiarirsi ogni dubbio legato alla postura, alla preparazione atletica, all’alimentazione e all’interpretazione delle corse”. La quota promozionale di 715 euro a persona comprende sette notti in camera doppia nell’elegante “Albir Playa Hotel & Spa” con trattamento di pensione completa (acqua ai pasti inclusa). Inoltre nel pacchetto è compreso l’accompagnatore al seguito, il test “valutazione ed allenamento” con Wladimir Belli, un ingresso gratuito alla Spa dell’hotel, cinque percorsi di allenamento con guida, briefing quotidiano su ogni tour in saletta privata, una bottiglia di acqua al giorno, hi-fi gratuito, prodotti esclusivi per i ciclisti by Inkospor, il deposito custodito per le biciclette, servizio di officina, riparazioni e ricambi, il trasferimento da e per l’aeroporto di Alicante e l’assicurazione medico-bagaglio. Info 377 1153061 marcheandbike@gmail.com 391 4917418 redazione@inbici.net


Costa Blanca - Spagna

Alicante - Benidorm - Altea

l’arrivo di Silver Lazzari nel percorso corto della Granfondo Vernaccia


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Ivan, meglio interpretare Coppi o Bartali? “Se parliamo di ‘phisique du role’ credo di essere più adatto ad interpretare Coppi. Per diventare Bartali avrei bisogno di qualche giorno di seduta al trucco…”.

DOMANDE A... A cura di Mario Pugliese

IVAN BELLANDI Ha girato “Carabinieri”, “Il peccato e la vergogna” e “Vincere” di Marco Bellocchio. Ma lui farebbe carte false pur di interpretare un grande campione del ciclismo: “Come Coppi mi vedo bene, per fare Bartali ci vorrebbero troppe ore di trucco…”

Che rapporto ha con la bicicletta? “Direi splendido. Tutte le domeniche prendo la mia mtb e, dal Lago di Garda, salgo sul monte Baldo dove ci sono scenari fantastici su cui pedalare”. Cosa le piace del ciclismo? “Il senso d’indipendenza e la bellezza di non dover dipendere dagli altri”. Lei fra l’altro ha partecipato alla Pedalata per la Pace da Formigine a Roma… “Fu un’esperienza dal grande significato etico. Ricordo l’arrivo sotto il Parlamento ricevuti da un certo Gianni Rivera…”.

E qual è il suo ricordo della bicicletta nell’infanzia? “Infinite passeggiate per le vie del paese, con le ginocchia sbucciate e, qualche volta, di corsa al pronto soccorso per un trauma cranico”. Segue il ciclismo di oggi? “Quando posso sì, ma non posso concedermi spesso il lusso di un pomeriggio davanti alla tv”.

Qual è il suo ciclista preferito? “Sono un patriota convinto e dunque tifo sempre per gli italiani. Aru o Nibali? A me basta che vinca uno dei due”. Moser o Saronni? “Direi Moser, se non altro perché è di Trento, località molto vicina alla mia Rovereto”. Se le dico Pantani? “Ho deposto un fiore sulla sua tomba. Ho visto ancora tanto affetto attorno a lui: vuol dire che è stato un campione speciale”. A quando un film sul ciclismo? “Se un regista me lo proponesse sarei felice. Nei panni di un Girardengo mi vedrei molto bene”.

Ivan Bellandi


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CICLI MATTIO UN TEAM AL SERVIZIO DEL CLIENTE A cura di Roberto Zanetti Foto di Mauro Photographer

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icli Mattio è un team di professionisti che, dopo vent’anni di onorata presenza sul mercato, è ormai diventato un punto di riferimento per chi di ciclismo ne fa professione, mestiere, ragione di vita o, più semplicemente, una passione. Una squadra di professionisti competenti e collaudati in grado di accompagnare il cliente in ogni fase dell’acquisto e di fornirgli le giuste direttive per entrare nel fantastico mondo delle due ruote.

Breve presentazione di Cicli Mattio Bici e ciclismo, comunque si interpretino o si pratichino, sono sempre sinonimo di fantasia e di avventura. Una soddisfazione non effimera, del resto, la si deve raggiungere faticando, sudando. La bici offre questa possibilità. Ma per raggiungerla bisogna essere accompagnati dalla bicicletta più congeniale, dalla tecnologia e dal comfort di capi d’abbigliamento adatti alla persona, per caratteristiche, taglie e soluzioni dinamiche e posturali.

All’interno di Cicli Mattio tutti i dipendenti, titolari compresi, sono sempre a disposizione dell’utenza, a cui forniscono un servizio impeccabile, arricchito da un inestimabile bagaglio di esperienza per trasformare in piacere la voglia di andare in bicicletta. Un personale specializzato per competenze e settori è il vero “valore aggiunto” di questa attività multi-tasking; preziose risorse umane in grado di gestire al meglio tutte le fasi del lavoro ed essere pronti per


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Il punto vendita Cicli Mattio di Piasco, in provincia di Cuneo

rispondere alle innumerevoli esigenze di una clientela sempre più attenta e competente. Cicli Mattio, in buona sostanza, è un punto vendita fornito di marchi appositamente selezionati per seguire le tendenze di un mercato in continua evoluzione. Mai come in questi ultimi anni, infatti - dal carbonio alle propulsione elettrica - le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il mercato della bicicletta. E’ dunque fondamentale restare sempre aggiornati, selezionando sui campionari aziendali i prodotti di nic-

chia, scartando invece quelli che non offrono i necessari standard di affidabilità. Ai giorni nostri Cicli Mattio, grazie al proprio impegno quotidiano “sul campo” e a questo voglia di costante aggiornamento, si è ritagliato uno spazio importantissimo nel mercato del ciclo; ha portato nuovo entusiasmo e dato nuovo impulso a tutto l’ambiente e agli stessi ciclisti/clienti che frequentano il negozio di Piasco, in provincia di Cuneo. Cicli Mattio non è solo un punto vendita,

ma molto di più; è la “Scala del ciclismo” - show room di oltre mille metri quadrati suddiviso in “Isole”, dove ogni azienda selezionata ha il suo spazio dedicato con le ultime novità proposte; - officina altamente specializzata ed organizzata, in modo da poter operare su appuntamento per gli interventi più importanti, ma riuscendo anche a gestire, con elasticità, le urgenze quotidiane. - area posizionamento “Fit in Bike” per individuare l’assetto in bici più idoneo e


dare al cliente un servizio completo dalla “A alla Z”; - sito di vendita on line (www.ciclimattio. com) con un ampio catalogo e una vastissima gamma di articoli, in grado di raggiungere anche i clienti più lontani, sia in Italia che all’estero. - creazioni di eventi su strada e in mountain bike, con uscite collegiali tutte le settimane. - organizzazione di viaggi cicloturistici sui territori caratteristici e tradizionalmente bike-friendly - organizzazione di viaggi cicloturistici per tutte le esigenze, con la creazione di percorsi a misura del cliente. Per chi desidera proporre al meglio il proprio territorio, ricco di passione per questa disciplina, con salite epiche che hanno fatto la storia del ciclismo moderno. - organizzazione annuale degli attesi “Open Days”, quest’anno giunti alla loro decima edizione: una tre giorni interamente dedicata alle novità del settore con la possibilità di vedere e testare in anteprima tutte le biciclette dei migliori marchi internazionali del mercato. - possibilità inoltre di test e noleggio bici con vasta gamma di bici strada, MTB ed E- Bike

Info e contatto: CICLI MATTIO & C. snc. Sede Operativa Via Donatori di Sangue, 1 12026 - PIASCO (CN) Tel. +39 0175.05.50.09 E-mail: info@ciclimattio.com Web site: www.ciclimattio.com

Il punto vendita Cicli Mattio di Piasco, in provincia di Cuneo


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Campionati Europei Pista 2016 - St. Quentin en Yvelines (FRA) - Photo by Bettiniphoto


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A cura della Redazione

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uccede che arrivi la richiesta giusta al momento giusto. Non sempre ma succede. Lo spunto perfetto per questo redazionale deriva da un’esperienza diretta e fresca fresca: un corriere che fa male il suo lavoro, i classici giri di telefonate per rintracciare la merce, il solito tempo perso quando le priorità sarebbero ben altre. Ma cosa cerca l’utente medio da un trasportatore? In fondo cose molto lineari: affidabilità, puntualità, prezzi onesti. Da un po’ di tempo qui in ufficio si fa un gran parlare di Pallex Italia, una realtà molto interessante nel mondo dei trasporti  su strada. Da tenere bene a mente quando si necessita di trasportare  su pallet. Senza farla troppo lunga, vorremmo esporvi i semplicissimi motivi per cui c’è tanto entusiasmo attorno a questa azienda:  Pallex Italia è CAPILLARE:  Parliamo di un network distribuito in maniera omogenea sul territorio nazionale. Sette

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DONNA IN BICI

SILVIA BERTOCCO

LA MAMMA VOLANTE Silvia Bertocco

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ilvia, perché ha deciso di salire INBICI? Sono sempre stata un’appassionata dello sport in genere. Mi piace molto praticarlo e seguirlo in tv. Il ciclismo mi ha sempre affascinato particolarmente per la sofferenza della disciplina, per la sfida con se stessi, prima che con gli altri. Per questo ho deciso di provare. Mi sono avvicinata pian piano ad un mondo che mi era del tutto sconosciuto. Ho scoperto che mi piace, mi piace tanto. Ogni allenamento una corsa, ogni corsa un allenamento, una sfida con me stessa quotidiana, ma anche un modo per staccare da tutti gli altri impegni. Qual è il suo impiego lavorativo? Sono un’impiegata amministrativa, quindi la concentrazione è fondamentale: i

numeri non ti perdonano. Il ciclismo mi aiuta ad ‘alleggerire’ la mente dal lavoro. E il lavoro a non pensare troppo alla bici. Le due cose convivono abbastanza bene. Gli orari mi permettono di non rinunciare al mio hobby, anche se a volte mi è capitato di cambiarmi al lavoro e di scaricare la bici dall’auto per un allenamento in compagnia. Un lavoro, una figlia. Come si fa a trovare le motivazioni e soprattutto il tempo da dedicare alle due ruote? Io credo che, comunque e nonostante tutto, “se vuoi puoi”. Certo, devi correre, non far mancare nulla a casa, cercare la concentrazione migliore sul posto di lavoro, ma se vuoi arrivare ce la puoi fare. Il ciclismo è uno sport che richiede molto tempo se lo vuoi fare a livello agonistico,

quindi non sempre è facile far combaciare il tutto. Non nego l’importanza di una famiglia che mi sostiene e supporta (… sopporta anche!). Le motivazioni trovano te: quando ami così tanto uno sport non ti preoccupi del perché lo stai facendo, ma pensi già a quando lo farai la prossima volta. Mi piace trovare ogni volta una nuova sfida, superare me stessa, pormi nuovi obiettivi. Per lei il ciclismo è anche prendere decisioni, amministrare. Una donna moderna che, oltre a pedalare, è anche presidente di uno dei Velo Club amatoriali più prestigiosi della sua zona. Mettiamo l’accento sul V.C. Valsesia? Il Velo Club Valsesia è una delle mie più grandi soddisfazioni e gioie. Volevo costruire una squadra amatoriale diversa


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A cura di Paolo Mei

Definirla “eclettica” e’ riduttivo: ciclista, impiegata amministrativa, presidente di un velo club, organizzatrice di eventi, ma soprattutto mamma di una bambina di 10 anni. Storia di una “wonder woman” che sui pedali ha trovato il suo equilibrio

dalle altre: spesso il prestigio (giustamente!) nello sport, anche quello amatoriale, lo si raggiunge e conquista con le vittorie. L’essere amatori però, dovrebbe farci riflettere anche su altri valori, ben più importanti. Il mio obiettivo principale era quello di creare un gruppo di amici, magari anche vincenti, ma principalmente felici di pedalare insieme. Non è stato facile. Servono le persone giuste e, soprattutto, basta poco a far vacillare un equilibrio creato con il lavoro di anni. Ci sono state sconfitte pesanti e momenti di sconforto. Ma oggi posso dire di aver raggiunto il mio obiettivo. Siamo un gruppo di venti corridori, decisamente affiatato e collaborativo sotto tutti gli aspetti. Abbiamo affrontato organizzazioni decisamente importanti, tra le quali un Europeo di

Ciclocross nel 2015 e un Italiano Super A B e Donne nel giugno di quest’anno. Riuscendo a offrire, me lo conceda, oltre ad un’organizzazione impeccabile sotto tutti i punti di vista, il valore aggiunto della passione per il ciclismo, che solo le persone come ‘i miei ragazzi’ posso trasmettere. Ecco, probabilmente, chi ha partecipato alle nostre manifestazioni, è tornato a casa con un sorriso in più, indipendentemente del piazzamento in corsa. La differenza la fanno le persone, sempre! Tornando all’aspetto agonistico, il suo 2016 le ha portato il titolo provinciale e quello regionale di categoria. Non male per una donna eclettica come lei... Poteva andare meglio! Non ci si accontenta mai. Sono, in ogni caso, abbastanza soddisfatta della stagione appena conclusa, anche se, sinceramente, speravo di ottenere un risultato migliore soprattutto nell’italiano su strada organizzato proprio dalla mia società. Ma, chi è dell’ambiente lo sa perfettamente, non è possibile correre, organizzare e ottenere un buon risultato. Ci ho riprovato con l’italiano della Consulta, ma una brutta caduta, per fortuna senza gravi conseguenze, mi ha impedito di finire la gara. Per cui va bene così. L’obiettivo estivo era mantenere e migliorare la forma in vista di una stagione invernale, si spera, ricca di soddisfazioni. Nel 2017 mi rimetterò ancora alla prova su strada… vedremo. Quali sono le sue caratteristiche tecniche? Chiariamo: non sono una professionista. Mi piace la salita, credo di riuscire meglio se ci sono delle pendenze, ma vere e proprie caratteristiche tecniche fatico a raccontarvele. Possiamo definire l’ottimismo e la perseveranza caratteristiche tecniche? Polini dice ‘testa, cuore e gambe’, le prime due ci sono. Le gambe le alleneremo in modo perpetuo, il resto è divertimento. Che si vinca o che si perda, l’importante è mettercela tutta, non mollare mai. Chi è il suo modello sportivo? Alessandro Zanardi. Un uomo che ha da insegnare molto, a mio avviso, non solo per quanto riguarda lo sport. La vita di tutti i giorni e la passione sportiva vanno a braccetto: la persona che sei al lavoro, con gli amici, in famiglia, rispecchia esattamente lo spirito sportivo che è in te: se sei una persona corretta e leale lo sarai sempre, in tutte le sfaccettature della tua vita. Zanardi è un esempio di uomo da se-

guire: un grande campione che si dovuto reinventare e lo ha fatto nel migliore dei modi. Un personaggio pubblico dovrebbe dare il buon esempio e lui ha messo al servizio di tutti il suo grande carisma, la sua voglia di vivere, la sua voglia di combattere e di vincere. Un vincente vero, puro, cristallino: un uomo che sorride alla vita, quando quest’ultima gli ha teso un’imboscata che avrebbe sconfitto molti. Mi piace pensare che la perseveranza sia una dote che puoi coltivare e far crescere, così come la voglia di vivere, nonostante tutto. Zanardi mi ha trasmesso tutto questo, per cui spesso mi chiedo che cosa farebbe lui al mio posto. Novembre è il mese che tradizionalmente significa riposo. Oppure, come nel suo caso, ciclocross. Cosa ci racconta in merito? Dice bene: tradizionalmente. Nel cross invece è il mese dello studio dell’avversario: si iniziano a definire bene le preparazioni e quello che è stato “messo in cascina” con gli allenamenti estivi inizia a dare i frutti. Ci si comincia ad allenare prevalentemente sui campi da cross, abbandonando del tutto la bici da strada. Si cerca la perfezione nella tecnica. Si spera in un po’ di pioggia per allenarsi e correre nel fango, così da non trovarsi poi spiazzati a gennaio con i campionati che sono solitamente molto ‘bagnati’ e ‘scivolosi’. Il cross è un mondo a sé stante, una disciplina molto particolare, dove non conta la scia o la strategia, o meglio non è spesso determinante, conti tu, devi avere una buona preparazione (45/50 minuti fuori soglia) con cambi di ritmo continui, devi avere acquisito una buona tecnica: essere un tutt’uno con la tua bici, deve esserci un’armonia, devi saperla guidare nel fango, la devi accompagnare in traiettoria e non te la puoi far sfuggire. Il cross è lo sport delle tre F: fango, freddo e fatica, e quando lo pratichi diventa tutto poesia. Il 2017 è ormai alle porte, cosa chiediamo alla nuova stagione? Un fine stagione crossistica da ricordare. Un po’ di riposo e una stagione su strada che porti nuovi traguardi e nuovi obiettivi. Chiederei anche che vada in porto un grande progetto organizzativo che per ora è solo un’idea da sviluppare (non vi anticipo niente per scaramanzia…), ma al quale tengo molto. Spero di continuare il mio percorso con il mio amato Velo Club, all’insegna della passione per il ciclismo.


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I GRANDI DUELLI DEL CICLISMO

PANTANI CONTRO TUTTI A cura della Redazione

Chi fu il vero rivale del Pirata? Da Armstrong ad Indurain, da Simoni a Virenque, ecco la carrellata degli avversari che in carriera hanno sfidato il re dei grimpeur I campioni di ciclismo Marco Pantani e Miguel Indurain - Photo by PATRICK KOVARIK / AFP

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a chi è stato il vero rivale di Marco Pantani? Dodici anni dopo la fine dell’uomo e l’inizio del mito, la domanda è

intrigante. C’è chi dice il tedesco Ian Ullrich, che fu il grande avversario (poi demolito) del Pirata al Tour de France del 1998, quello passato alla storia per il tranciante attacco nella bufera del Galibier che portava a Les Deux Alpes. Il nome che Marco, forse, rispettava più di tutti era però quello di Miguel Indurain. “El Navarro” fu il primo big a doversi inchinare al Pirata, chiudendo terzo nel Giro della ribalta di Marco dietro a Berzin. Ma forse l’avversario testuale del grimpeur di Cesenatico fu Lance Armstrong. Il vero duello si consumò al Tour del 2000, quando Pantani vinse due tappe davanti al texano, ma fu costretto poi al ritiro. E tutti gli altri? Beh, tutti gli altri hanno avuto la sfortuna in carriera di duellare con Marco, quasi sempre uscendone con le ossa rotte, seppur con qualche eccezione. Come, ad esempio, quella del russo Evgeny

Berzin, l’unico a fare meglio di Pantani nel Giro del 1994. E per restare in Russia, come dimenticare il grande Pavel Tonkov, che fu il grande rivale del Pirata nel Giro del ‘98, passato agli annali per il memorabile duello lungo le rampe mozzafiato di Plan di Montecampione. Rapporto tormentato anche con Claudio Chiappucci, il capitano della Carrera nel Giro del 1994, che chiuse quella corsa rosa al quinto posto lasciando i gradi di capitano al giovane scalpitante Pantani. Non si può invece parlare di vero e proprio duello con Ivan Gotti. Il bresciano, infatti, vinse il Giro d’Italia del 1999, ma solo dopo la squalifica di Marco per i noti eventi di Madonna di Campiglio. Uno che al romagnolo piaceva tanto era Nelson “Cacaito” Rodriguez. Quando c’era aria di montagna, lui c’era sempre. Il colombiano ha aiutato - e spesso duellato - con il Pirata nelle frazioni di montagna. Lo stesso vale per il russo Petr Ugrumov che alla Grand Boucle lottò a lungo con Pantani, chiudendo secondo alle spalle di Indurain.

Tra i rivali di sempre di Marco ricordiamo anche il francese Laurent “Jaja” Jalabert, ma anche lo spagnolo Abraham Olano, che inflisse a Pantani una delle più grandi delusioni della sua carriera quando, nel Mondiale di Duitama nel 1995, s’impose davanti a Indurain e proprio al Pirata. E quando si parla di Tour negli anni ‘90, in Francia tutti pensano a Richard Virenque. Sette volte maglia a pois, secondo davanti all’Elefantino nel Tour del 1997, fu uno dei simboli dello scandalo Festina del ‘98, quando vinse proprio Pantani. Detto di Alex Zulle, che era il grande favorito della vigilia del Giro del 1998 prima del crollo all’Alpe di Pampeago, chiudiamo questa carrellata di avversari di Marco con un nome che a lui non stava molto simpatico: Gilberto Simoni, l’ultimo grande rivale dello scalatore di Cesenatico nel giro del 2003, quando regalarono spettacolo nella tappa dello Zoncolan e di Cascata di Toce. Di lì a poco, l’uomo si sarebbe consegnato al precoce tramonto. Lasciando spazio, per sempre, al mito.


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L’ATLETA DEL MESE

CORRADO IS BACK Corrado Hérin - Photo by Mauro Mariotti

E’

nato il 4 agosto del 1966, oltre mezzo secolo fa. Nella sua vita ha coronato i suoi sogni, soprattutto sportivi. Ed è proprio “sportivamente” che Corrado Hérin ha ottenuto i risultati più straordinari. Eclettico, volitivo, deciso, spericolato, ma soprattutto preciso o, meglio, “precisino”, come è conosciuto nell’ambiente del mountain biking. Il valdostano di Fénis (poi trasferitosi a Torgnon, dove vive con la compagna Roberta e i due figli Ester ed Erik), ha incominciato a portare a casa coppe e trofei a 20 anni, quando nel 1986 vinse il primo dei due titoli mondiali di slittino su pista naturale, nel doppio, con Almir Betemps, anche lui valdostano. I due si sarebbero ripetuti nel 1992, in un anno importante per Hérin. Proprio nel 1992, dopo aver preso le misure con la bici da montagna, Corrado vinse infatti in maniera sorprendente il campionato italiano senior di downhill, a Buti in provincia di Pisa. Sceso con la divisa del G.S. Nus Fénis, con bicicletta “front” e abbigliamento approssimativo (con tanto di casco e occhiali da slit-

tino), questo “quasi-neofita” si prese il lusso di stangare tutti i migliori specialisti italiani. La sorpresa durò poco, per due motivi: il primo perché - proprio in una delle due run di quel campionato italiano (all’epoca si correva su due run) - si ruppe una vertebra e non potè partecipare ai mondiali di Bromont. Il secondo motivo era diverso: da lì a poco sarebbe diventato un fuoriclasse straordinario, una macchina perfetta. Una macchina da risultato. Oltre a vincere gran parte delle gare in Italia, nel giro di due anni avrebbe vinto infatti una medaglia ai campionati del mondo di Vail negli Stati Uniti. L’apice della carriera di Corrado è stato il 1997, quando - nell’epoca di Vouilloz, Tomac e molti altri - vinse tre tappe consecutive della Coppa del Mondo e la classifica finale della Challenge. Dopo aver chiuso la carriera nel 2002 è stato tecnico della nazionale italiana, prima di diventare maestro di snowboard e pilota di ultra leggeri. Poi, stimolato dal “randagio” per eccellenza, Pippo Marani, nel 2016 il valdostano ha deciso di rifare un tuffo nel passato, ed ecco il motivo della nostra intervista.

Corrado, questo 2016 è stato un anno particolare per lei, che ha deciso di rientrare in pista per festeggiare questi 50 anni con un progetto particolare, stimolato da Pippo Marani. Come è nata questa decisione? Direi per svariati motivi. In primis ho compiuto 50 anni un mese esatto prima dell’evento. Inoltre Pippo Marani mi ha spronato ad essere presente a “The Legend”, evento che raggruppava i migliori riders degli anni ‘90, proprio nel palinsesto dei mondiali trentini. Che ambiente ha trovato in Val di Sole? Un ambiente bellissimo, anche se non correvo in quella location dal 2001, in occasione del campionato italiano. Peraltro feci anche da spettatore alle varie prove di coppa in Val di Sole e fui apripista nel 2010. Quest’anno il clima è stato caloroso e sono stato accolto benissimo sia dagli organizzatori che dai tifosi. Dopo la “mia” Pila, questa è un’altra stazione che mi fa sentire a casa. Prima del mondiale, da lei vinto nella sua categoria, aveva anche partecipato a una prova del circuito Gravitalia a Pila, in


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A cura di Paolo Mei

E’ stato uno dei più decorati downhillers italiani di tutti i tempi, forse il più forte in assoluto. E’ l’unico azzurro ad aver centrato la vittoria nella classifica finale di coppa del mondo di mountain bike, nel lontano 1997. Quest’anno, dopo 14 anni dalla sua ultima gara, il valdostano Hérin è tornato in corsa ed ha vinto il mondiale nella categoria Master in Val di Sole

quella che è un po’ la sua seconda casa, ottenendo un risultato di alto livello. In Val di Sole ci è andato con un piccolo team, fatto di famiglia e amici: che esperienza è stata? A Pila ho deciso di iscrivermi all’ultimo, anche perché ero impegnato a tracciare la pista. Ho fatto tutto quasi “di nascosto”, altrimenti il mio amico Mauro Grange, organizzatore della gara, mi avrebbe tirato le orecchie. E’ andata benissimo, il fatto di parteciparvi mi ha aiutato in termini di concentrazione proprio in vista della Val di Sole. A livello di risultato, ho vinto a livello assoluto tra i master, ne sono felice. In Val di Sole ho potuto contare sulla mia compagna Roberta, che ha organizzato la logistica della trasferta ed é stata un punto di riferimento. Inoltre, avevo con me Julien Juglair, ex downhiller e grande amico che mi ha fatto da meccanico. Con loro c’era un carissimo amico di vecchia data, Massimiliano Barrel: anche lui aveva il “progetto” di fare un mondiale master, forse spinto dalla mia voglia di tornare in pista. Devo fargli i complimenti perché è stato impeccabile! Tutti insieme

abbiamo condiviso una settimana davvero indimenticabile. Lei ha fatto segnare in gara praticamente lo stesso tempo che aveva ottenuto nelle seeding run il giorno precedente (miglior tempo assoluto master, n.d.r.), probabilmente rischiando poco o nulla. Alla luce del risultato della gara nella quale ha vinto la maglia iridata di categoria, questo quarto posto assoluto tra tutti i Master le lascia un po’ di amaro in bocca? Dopo aver fatto 4.00.58 in qualifica, la domenica in gara mi sono ripetuto con 4.00.92. Ho rischiato poco, ho fatto una run pulita, anche perché i primi avversari, in base alle qualifiche, erano a 6 secondi e 45. Forse questo fattore non mi ha stimolato a rischiare di più. Tra l’altro Nathan Rankin, uno dei favoriti, aveva chiuso in 4.11, per cui ero abbastanza tranquillo. Tra l’altro io correvo prima di loro, che hanno potuto sapere in anticipo il mio tempo e questo è stato un motivo in più per crederci. A saperlo, se avessi avuto qualcuno più vicino, in termini di tempo, magari avrei potuto osare di più,

in modo di fare l’assoluta. Non nascondo che, dopo sabato, speravo nel miglior tempo assoluto, ma il bilancio è senz’altro positivo. Ce lo dica sinceramente, è stata una comparsata o la rivedremo sui campi di gara? Sinceramente non lo so. Per il momento una comparsata, non ho progetti attualmente, ma chissà cosa potrebbe succedere nel futuro… Ho trovato una forza e una concentrazione notevoli che mi riescono abbastanza naturali e quindi hanno reso il momento che ho vissuto bello e particolarmente stimolante. Questo rientro alle competizioni in Trentino è stato un modo per non rinunciare all’appuntamento “legends ‘90”, un incontro con le glorie della mtb italiana e straniera degli anni ’90 che si sono riunite proprio in Val di Sole. Come è stato ritrovare gente come Zanchi, Migliorini, Caramellino, Bonanomi, Peat e Bruni? Ritrovare vecchi amici, compagni di sacrifici e compagni di “gara” è stato bellissimo. E’ stata l’occasione per trovare gli atleti della


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mia epoca, anche stranieri. Alcuni di loro gravitano ancora all’interno dell’ambiente nel ruolo di tecnici o similari. Con gli italiani che avete citato ogni tanto ci si incontra per rivivere i bei momenti. Spendo volentieri due parole per Pippo Marani, il merito è tutto suo e ogni volta si supera nel creare eventi per farci ritrovare tutti insieme. E’ anche un bel modo per far sì che le nuove generazioni sappiano chi erano i top riders di vent’anni fa! Questa sua discesa mondiale pare sia stato anche un modo per dimostrare che la vostra generazione, contrariamente a quanto qualcuno possa pensare, era una generazione di vincenti, di piloti veri, capaci di guidare bene anche sui tracciati attuali... Il rientro è stato una sfida personale, è par-

tito dentro di me. E’ stato bello riuscire a far vedere ai più giovani che anche ai nostri tempi il livello era molto alto. Questo è stato un modo per adeguarsi ai percorsi e ai mezzi moderni, che ovviamente sono cambiati notevolmente. Le bici attuali ti permettono di andare più forte, ovvio che alla mia età manca soprattutto la preparazione fisica, questo è chiaro. Veniamo al mondiale “vero”, quello vinto da Danny Hart, un talento incredibile che è ritornato al successo. Ma quello che abbiamo notato è che se da una parte i top riders francesi, britannici e australiani potevano contare su telemetria, staff tecnico di alto livello e logistica quasi da MotoGp, la nazionale italiana ha, purtroppo, ancora una volta dovuto fare i conti con le proprie tasche, tanto

che a livello di immagine quanto di risultati, siamo parecchio indietro, almeno tra gli Elite… Danny Hart ha una tecnica sopraffina e si è adattato benissimo al percorso, sfruttando anche un periodo (prima del mondiale) in cui lui ha provato e riprovato la pista per essere al top. Non dimentichiamoci che veniva da un periodo di forma strabiliante, basti pensare alla coppa del mondo appena vinta. Ecco, questo non può che averlo aiutato mentalmente. Per quanto riguarda la nazionale, ai miei tempi non è che fosse tanto meglio, anzi a volte dovevamo persino comprarci noi una maglia in più se quella che usavamo si strappava nelle cadute. Diciamo che nella DH l’immagine e il supporto maggiore arrivano sempre dai team, dai grandi team per i quali i riders corrono, non certo dalle nazionali. I risultati, a parte la bravissima Alessia Missiaggia che ha vinto tra le junior, tardano ad arrivare ma comunque il materiale umano c’è, vedasi Revelli, che per la verità ha pagato forse la pressione, oppure anche Bianciotto che ha segnato il miglior tempo tra gli junior nelle qualifiche e poi ha chiuso settimo. Cosa manca all’Italia attuale della DH per ritornare grande? Mancano tante cose, a partire dalle risorse a disposizione dei tecnici della nazionale per lavorare serenamente e con programmazione. Cosa che peraltro nemmeno noi, a nostri tempi, avevamo, ma era una mountain bike diversa, ora tutto è più esasperato. Manca una generazione che per vari motivi è saltata, proprio dopo l’uscita di scena del nostro gruppo, quello di Caramellino, Zanchi, Bonanomi, Migliorini, io stesso. Dopo di noi è mancata la continuità. Quest’anno al mondiale Migliorini, Zanchi ed io abbiamo supportato a titolo di amicizia i ragazzi della nazionale e il nostro lavoro spero sia stato apprezzato. Gli atleti dovrebbero essere più attenti a curare i rapporti con i media e con gli sponsor, ai nostri tempi Stefano Migliorini era un maestro in questo, lo stesso Bruno Zanchi ancora oggi corre con buoni risultati anche grazie ai cosiddetti ”contatti”. Insomma, con l’aiuto di aziende possono arrivare fondi e maggiori sono le risorse più è facile fare bene. Chiudiamo con il suo ricordo più bello, ovviamente riferito alla DH... Il ricordo più bello è la Coppa del Mondo vinta nel 1997, ma devo dire che questo mondiale Master ottenuto dopo quasi 15 anni di assenza, con tutto l’affetto della gente, dei piloti e dei tifosi, mi ha riempito il cuore.


Vuelta Spagna 2016 - Photo by Bettiniphoto


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E-BIKE UN MONDO INTORNO A TE

DAGLI ALBORI AI GIORNI NOSTRI Peter Sagan - Photo by Bettiniphoto

“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti” (Albert Einstein)

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li italiani sono un popolo di inventori e fantasisti, anche quando si parla di due ruote ad emissioni zero. Nel nostro “bel paese”, come in altre parti del mondo e soprattutto nel nord Europa, la bicicletta elettrica è entrata prepotentemente nella nostra vita cambiando – in meglio – il modo di muoversi sulle due ruote a pedali. Questo accade in città, in

campagna, al mare o in montagna. Per lavoro, per sport o nel tempo libero si ha sempre più voglia di evadere, assimilando stili di vita sani ed ecologici. Brevi cenni di storia La storia delle bici elettriche è stata scritta da personaggi geniali, a volte un po’ folcloristici, che hanno inseguito testardamente il loro sogno per una vita vedendolo purtroppo svanire nel nulla. Solo negli ultimi anni i fallimenti di quei tempi pionieristici si stanno trasformando sempre più in realtà. Forse in pochi sanno che le bici elettriche hanno una storia antica, molto più remota di quanto si possa pensare. Ripercorrerla significa tornare indietro di circa centocinquant’anni, addirittura fin da quando furono introdotti i primi velocipedi cercando di applicare ad essi i motori a vapore allora in voga. Solamente tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo cominciarono ad apparire le prime biciclette con

motori elettrici. All’epoca il problema principale - che ancora oggi in parte sussiste - erano le batterie con dimensioni e peso enormi rispetto a quelle usate attualmente. Purtroppo, in un’epoca caratterizzata dal grande sviluppo industriale del dopo guerra, dal poco rispetto per la natura e dal basso costo del petrolio, l’interesse verso le bici (sia elettriche che muscolari) andò progressivamente a scemare. Negli anni settanta, con il prepotente aumento del costo dei carburanti, la diffusione dei primi movimenti ecologisti e l’austerity, la curiosità per i mezzi elettrici, tra i quali le E-Bike, ricominciò a prendere piede. Oggigiorno la situazione, sotto questo punto di vista, sta decisamente migliorando. Innanzitutto le innovazioni tecnologiche hanno portato le batterie ad essere sempre più leggere e capienti. Negli ultimi venti anni i modelli di bici elettriche a disposizione del pubblico si sono moltipli-


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A cura di Roberto Zanetti

Anche l’Italia è ormai entrata nell’era della mobilità eco-sostenibile. Ecco i modelli, i prezzi, le innovazioni e le caratteristiche tecniche per orientarsi nella jungla del mercato

cati; molti produttori europei ed asiatici hanno sperimentato soluzioni tecniche innovative per realizzare un’integrazione sempre più perfetta fra la pedalata, l’assistenza del motore ed il ciclista. Ma cos’è una bici elettrica? A volte di vedono in circolazione biciclette elettriche che raggiungono velocità elevate (superiori ai 30/40 km/h in regime di assistenza) oppure dotate di acceleratore, che ne permette l’avanzamento senza imprimere forza sui pedali. È bene precisare che questi mezzi sono classificati dal codice della strada come “ciclomotori” e, in quanto tali, è necessario averne l’omologazione, la targa, l’assicurazione e il casco da moto. Inoltre, molto spesso, le loro caratteristiche meccaniche e di telaio non sono sufficienti a sopportare gli sforzi cui vengono sottoposte a causa della velocità elevata, il che le rende poco affidabili. Questo tipo di biciclette, se così vogliamo chiamarle, va a “inquinare” quello che è il

vero mercato delle E-Bike con pedalata assistita a norma di legge. Di sicuro più appetibili, chi le acquista si ritrova però con un veicolo dotato sì di maggiori requisiti prestazionali, o che non richiede l’obbligo di pedalare, ma proprio per questo molto più simile a un ciclomotore che a una eco-bike elettrica. Cosa dice il codice della strada in Italia L’articolo 50, che regolamenta le caratteristiche di base della bicicletta elettrica, sottopone tre punti cruciali ed obbligatori: la potenza massima di 250 watt (o, in modo equivalente, 0,25 Kw), la velocità massima di 25 km/h, la necessità di pedalare nella direzione di avanzamento da parte del ciclista. Nei loro metodi di produzione i costruttori di bici elettriche devono attenersi anche alla normativa europea EN 15194, che va a completare nel dettaglio quanto stabilito dal codice della strada vigente in Italia. La normativa non riguarda solamente la parte elettrica del-

la bicicletta, ma interessa anche la parte meccanica a seconda della tipologia di prodotto (EN 14764 per le trekking, la EN 14766 per le MTB, la EN 14781 per le road e la EN 14765 per le bici da bambino). Per quanto riguarda la parte elettrica, sono previste diverse prove legate alle prestazioni (potenza massima in continuo, erogazione della potenza, velocità massima, ecc…) e soprattutto alla compatibilità elettromagnetica. I componenti della bici, infatti, non devono interferire con altre apparecchiature (come per esempio il telefono cellulare o il telecomando del cancello elettrico) e non devono essere influenzati da altri sistemi elettronici nelle vicinanze del mezzo. Infine, ma non meno importante, la normativa regola l’etichettatura del prodotto e l’informazione all’utente finale. Cosa offre il mercato Tornando alle nostre bici elettriche il mercato è davvero molto vario. Si parte dalle


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circa 300/400 euro delle E-Bike in vendita nei centri commerciali (notoriamente economiche e, a nostro giudizio, poco affidabili) per arrivare agli oltre 4.000/5.000 euro dei modelli più costosi. Logicamente il prezzo di acquisto cambia in base alla qualità dei componenti elettrici e meccanici, al livello degli accessori con cui vengono montate le bici e alla garanzia (solitamente, per legge, di due anni) della casa costruttrice. La sola condizione richiesta è che ci si rivolga, nel periodo in garanzia, ai rivenditori ufficiali autorizzati e qualificati o presso il punto vendita dove è stato acquistato il mezzo. La formazione del punto vendita Noi, secondo la nostra esperienza, pensiamo che la formazione tecnica dei rivenditori sia uno step fondamentale per lo sviluppo della bicicletta elettrica. Molto spesso i negozi sono gestiti da meccanici/ ciclisti che non hanno mai trattato componenti elettrici o hanno scarsa conoscenza della materia. Quindi, in caso di problemi, si rivolgono alla casa madre per informazioni o per la riparazione del mezzo allungando i tempi d’attesa dei clienti. Le aziende, con i corsi di formazione dedicati agli operatori specializzati, devono puntare a una maggiore indipendenza dei rivenditori così da velocizzare la risoluzione delle problematiche e migliorare il servizio all’utente finale.

Caratteristiche tecniche La sostanziale differenza che esiste tra una normale bicicletta di serie e una bicicletta elettrica è proprio la pedalata assistita. Agevolare la spinta sui pedali con l’aiuto di un motore ecologico e silenzioso è la rivoluzione tecnologica di questi ultimi anni nel mondo delle due ruote. Dal motore, cuore pulsante dei nostri mezzi, otteniamo la spinta mentre dal cervello, ovvero la batteria, giungono gli impulsi che daranno il via al movimento delle gambe e alla pedalata. Facendo esperienza negli anni e dopo attente valutazioni, i costruttori hanno optato, per i loro modelli di punta, per il posizionamento del motore nella parte anteriore della bicicletta e più precisamente integrandolo nel mozzo della ruota. In questo modo, anche confrontandoci con alcuni rivenditori che ci hanno confermato l’utilità dell’esperimento, la bici elettrica acquista maggiore stabilità e la presa diretta della ruota sul terreno garantisce più fluidità durante la marcia. Malgrado questa tendenza oramai diffusa e consolidata, in circolazione troviamo dei validissimi modelli di biciclette elettriche (in particolare quelle con “un’anima” leggermente più sportiva) che mantengono il tradizionale posizionamento del motore sull’asse posteriore oppure centralmente, integrandolo sulla parte bassa del telaio nella scatola del movimento centrale. Queste scelte, prestando particolare at-

tenzione anche al giusto equilibrio fra rapporti, geometrie del telaio stesso e trasmissione, conferisce un rendimento ottimale alla pedalata e consente al ciclista di mantenere un alto ritmo sullo sterrato o in salite molto ripide e di sostenere in pianura elevate velocità con assoluta padronanza del mezzo. La scelta del motore e della batteria Quasi all’unanimità, il motore scelto dalle aziende produttrici è un Brusheless da 250 watt (0,25 Kw per 36 V), che garantisce, nel limite della normativa imposta, la giusta potenza assistendo la pedata in modo continuo e affidabile. Va sottolineato che il grande vantaggio di questi nuovi motori senza spazzole è di essere quasi privi di manutenzione; mentre le batterie al litio polimeri di ultima generazione, oltre a mantenere una durata di carica decisamente superiore rispetto alle loro “sorelle” al piombo, sono più leggere e si estraggono facilmente dalla loro collocazione, che può essere orizzontale sotto il portapacchi posteriore, verticale sul piantone centrale o scomparsa lungo la parte obliqua del telaio. Unico punto cruciale della batteria restano, da sempre, la ricarica e i suoi tempi. Anche in fatto di autonomia sono state comunque apportate concrete migliorie (mediamente 70-80 km a ricarica in regime di assistenza normale); ciò non toglie che questo dipenda molto da come viene


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utilizzato il mezzo e dai percorsi sui quali si decide di pedalare. Maggiori saranno i tratti pianeggianti, più lunga sarà la durata della carica. Viceversa, fastidiosi saliscendi o salite dalle pendenze impegnative possono ridurre in modo considerevole l’autonomia della batteria e l’efficienza della nostra E-Bike.

impianto luce e led, borse laterali, portapacchi, cestini anteriori e posteriori, seggiolini per bambini sono tutti accessori che incrementano il valore e la comodità del mezzo; a seconda delle esigenze e dell’utilizzo che si desidera farne, turistico o professionale, basta scegliere quello più adatto.

Accessori e componenti Gli accessori e i componenti che le aziende presentano di serie sulle nuove biciclette elettriche hanno contribuito parecchio a “svecchiare” i modelli del passato. Primo fra tutti il cambio, del quale sono oramai dotati quasi tutti i mezzi esistenti sul mercato (tranne, ovviamente, le monomarcia o cosiddette single speed). Shimano ne detiene a tutti gli effetti il monopolio, fornendo gruppi completi molto affidabili e facili da usare come Nexus a 7 o 8 velocità o TX a 6 o 7 velocità (per le city bike); oppure i più affermati gruppi per MTB come l’XTR, l’XT o l’SLX, solo per citare i più diffusi. Di grande utilità è l’LCD in dotazione ormai su quasi tutti i modelli. Di solito posizionato nella parte centrale/anteriore del manubrio, il suo display multifunzionale non si limita a indicare la velocità o l’ora corrente, ma fornisce tutte le informazioni necessarie alla marcia, all’assistenza, alla potenza del motore, allo stato di carica della batteria, ecc… Cavalletto centrale, lucchetto antifurto,

Target della clientela Fino a qualche tempo fa, la maggior parte dei clienti che entravano in negozio per provare o acquistare una bicicletta elettrica erano persone non più giovanissime che necessitacano di un mezzo comodo per gli spostamenti quotidiani in città, che in genere non sono superiori ai 15-20 chilometri al giorno. In questi ultimi anni, però, con la promozione e il supporto da parte dello Stato dell’eco-mobilità sostenibile e della diffusione dei veicoli elettrici sulle strade del nostro paese, si è registrata una maggiore richiesta anche da parte di una fascia di età più bassa: i 40/50enni che hanno l’esigenza di sostituire l’automobile o lo scooter per recarsi al lavoro, abbattendo i costi di gestione, evitando i problemi di parcheggio e di traffico cittadino o l’impossibilità di entrare nelle ZTL. Da un recente sondaggio è emersa non solo la volontà, da parte dei produttori, di apportare dei cambiamenti di tendenza alle linee, alle grafiche e alle soluzioni tecnologiche proposte negli ultimi anni. Abbiamo riscontrato con piacere

che l’obiettivo comune è quello di indirizzare l’utilizzo di questo mezzo di trasporto verso un pubblico sempre più giovane. Ci vorrà ancora del tempo, ma i risultati cominciano già a farsi vedere. Valutazione di acquisto o noleggio con relativi costi. La valutazione dei costi è, a questo punto, il passo decisivo e più importante per capire l’effettiva convenienza di una bicicletta elettrica rispetto ad un mezzo a motore; essa va ponderata con attenzione, in modo particolare nelle città sempre più congestionate dal traffico metropolitano in continua espansione. Nella valutazione dei costi dobbiamo tenere presente come prima cosa la frequenza di utilizzo, il percorso abituale (presenza di salite, distanza ecc.) che siamo soliti fare, il prezzo di acquisto e – elemento di basilare importanza – il costo della batteria di ricambio. Al momento attuale, il noleggio delle biciclette elettriche è poco sviluppato e diffuso in Italia (contrariamente a quanto, invece, accade in molti atri paesi europei, principalmente al nord), ragion per cui i prezzi possono variare anche in base al tipo di mezzo messo a disposizione. La media attuale si attesta intorno ai 40/50 euro giornalieri (8/10 euro l’ora) ed effettivamente conviene solo se l’utilizzo è saltuario. In caso di uso quotidiano, invece, l’acquisto risulta essere di gran lunga la soluzione più economica.


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EMILIA ROMAGNA

DA BOLOGNA A PARMA IN BICICLETTA A cura di Gianlica Comandini

Un suggestivo itinerario lungo la via Emilia, partendo dalla Rocca dei Bentivoglio per arrivare - tra vecchie ferrovie e le vestigia degli antichi manieri - nel ridente borgo di Quattro Pastella Castello di Spezzano - Fiorano Modenese

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l tempo è un lusso in un’epoca in cui la rincorsa alla lancetta dei secondi è un “must”. Nella pianificazione di un viaggio da Bologna a Parma, perciò, il dubbio ricorrente è se optare per la veloce e noiosa autostrada o scegliere la direttrice della via Emilia, più lenta ma che, guadando le città, rende meno monotono il tragitto. Ma se la lentezza è una ricchezza di cui potete godere il consiglio è quello di montare in sella alla vostra bici e scegliere una terza opzione quella che, una volta abbandonato il caos della metropoli emiliana, vi porterà ai piedi dei primi contrafforti appenninici ad attraversare una pianura fatta di frutteti e castelli, vigneti e graziose cittadine a misura d’uomo, in un territorio dove l’agricoltura è molto più che una vocazione e si traduce in una cucina che, per tradizione, sa trasformare in sapore il saper fare di chi lavora la terra e alleva gli animali. Una volta abbandonato il capoluogo bastano poco più di venti chilometri per raggiungere Bazzano. La Rocca dei Bentivoglio che domina l’abitato è stata nei

secoli oggetto di contesa fra signorie e comuni della zona, oggi è una delle mete dei turisti curiosi che si avventurano fuori dai percorsi consueti. Proseguendo verso ovest il rosso delle ciliegie sugli alberi lungo la strada preannuncia l’arrivo a Vignola, la capitale italiana di questo gustosissimo frutto. Una volta giunti in città l’attenzione viene forzatamente attratta dal massiccio castello che negli ultimi anni ha subito un ottimo intervento di restauro ed è completamente visitabile, dalle segrete fino alle torri. Dopo una breve deviazione per apprezzare il recupero della vecchia ferrovia trasformata in una pista ciclabile che arriva fino a Modena, si svolta verso Maranello, la città della “rossa”, con gli stabilimenti Ferrari e il museo che raccoglie le auto che hanno fatto sognare generazioni di appassionati di tutto il mondo. Superato Fiorano, il paese che ospita l’autodromo in cui vengono verificate le prestazioni dei bolidi del cavallino, in pochi minuti si entra a Sassuolo, cittadina nota per il maestoso palazzo che i duchi di Modena utilizzavano come residenza estiva. Si continua a pedalare in un territorio

pianeggiante, ma mai uguale a se stesso, fra casolari di campagna che testimoniano l’antica vocazione agricola di queste zone e caseifici che producono il pregiato parmigiano-reggiano, con le prime colline all’orizzonte a fermare lo sguardo. Attraversando il fiume Secchia si entra nella provincia di Reggio Emilia e ci si dirige verso la Rocca dei Boiardo nella cittadina di Scandiano. Il capoluogo è a pochi chilometri, ma rimanendo sulle strade di campagna si raggiunge il borgo di Quattro Castella con le fortificazioni che lo sorvegliano dai colli circostanti. Gli ultimi chilometri scorrono tranquilli fra i campi, Parma è ormai vicina, lo si avverte dall’accento delle persone che sempre più spesso parlano con la tipica inflessione della città che fu di Maria Luigia d’Austria, e per raggiungerla si pedala piacevolmente lungo il torrente che attraversa la città e ne condivide il nome. Il grande polmone verde del parco ducale sull’altro lato dell’argine rappresenta un ottimo punto di arrivo per ritemprarsi all’ombra dei grandi alberi prima di concedersi una visita a questa città modello.


Juri ragnoli - 100 km dei Forti - 1000Grobbe Bike2016 - Photo by Newspower.it


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CAMPIONATO EUROPEO DI CICLOCROSS

E DAL CILINDRO SPUNTA

TOON AERTS A cura di Fabio Panchetti

Il belga attacca a quattro giri dal termine beffando i favoritissimi Van Aert e Van der Poel. L’Italia, assente tra gli uomini, si riscatta alla grande nell’unger 23 donne con la 19enne bergamasca Chiara Teocchi Tom Aerts nuovo campione europeo - Photo by Bettiniphoto

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aciata dal meteo come quella di Plumelec, anche l’ultima rassegna continentale del 2016 - il ciclocross - sempre in Francia, ha avuto lo stesso pieno successo di pubblico e organizzativo di quella settembrina marchiata a fuoco da Peter Sagan. Quel giorno campione d’Europa e un mese dopo del mondo (secondo anno di fila), la stessa chance sfruttata dallo slovacco - essere al tempo sia Re del Pianeta che del Vecchio Continente - è stata invece, a Pontchateau, sprecata dal belga Van Aert. L’iridato in carica acciuffa il bronzo, ma quantomeno evita di vedersi soffiare la vittoria (sarebbe stata la quinta volta in stagione, tra Cdm e Superprestige) dall’acerrimo olandese rivale, Matthieu Van der Poel, che lo supera comunque nettamente nello sprint per l’argento.

Dieci nazioni in gara, zero azzurri, soli 29 atleti per metà costituiti da belgi e olandesi. Due blocchi contrapposti e impostati sui rispettivi leader, anche i due strafavoriti della vigilia, ovviamente Van Aert e Van der Poel. Più che una gara di cross è stata una partita a scacchi tra Belgio e Olanda. Questo si è visto sul classico anello di Coet Roz (asciutto e scorrevole, dunque poco selettivo), dove quelli con maglie diverse (da Belgio e Olanda, fa eccezione il francese Venturini) sono stati spettatori non paganti. Van der Poel parte per spaccare il mondo, ma la sua ridda iniziale di allunghi crea scompiglio proprio nel suo blocco olandese e non in quello belga. A ogni affondo del figlio d’arte (papà Adri fu anche iridato del cross, oltre a vincere Fiandre e Liegi) il Belgio sa reagire, con più forze e l’olandese ne spreca non poche nella prima

metà di corsa. Il tracciato non lo aiuta, tra i compagni il solo Van den Haar (campione uscente) è all’altezza. Aveva invece una gamba eccezionale, evidentemente, il belga Toon Aerts, che si imporrà nella sorpresa generale, attaccando a 4 giri e mezzo dal termine. Coglie l’attimo Aerts, che parte a tutta mentre si guardano in cagnesco, a passo lento, i due blocchi rivali. Completa il giro con già 10 secondi di margine, che una tornata più avanti salgono a 40 e poi 50, quando suona la campana degli ultimi 2.6 chilometri. In sostanza Toon Aerts ne percorre più di 10 a tutta, mentre dietro vanno piano. Logico, Van der Poel non può esporsi in prima persona e i suoi compagni, che pur si dannano, sembrano al gancio, mentre i belgi, Van Aert compreso, restano passivi a protezione di Aerts. Il 23enne di Malle, con molta one-


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teocchi: L’azzurra Chiara Teocchi è la nuova campionessa europea di ciclocross nella categoria Donne Under 23.

stà, dirà nel dopo gara: “Non me lo sarei mai aspettato, questo è il giorno più bello della mia vita”. Non ha un grande curriculum ma un passato di campione nazionale junior e vice da under 23. Il futuro ci dirà quanto la sua impresa di Pontchateau sia stata figlia delle sue gambe e quanto delle circostanze di una gara particolare, ma il merito di aver saputo leggere il momento gli va riconosciuto, oltre a quello di non essersi spento. Dieci chilometro di assolo, nel ciclocross, sono molto più difficili da reggere che in strada. L’ITALBICI ESULTA CON CHIARA TEOCCHI E RECRIMINA PER BERTOLINI Se con Aerts sia nata una stella non è ancora dato saperlo, che Chiara Teocchi sia il futuro del nostro ciclocross è invece già chiaro. La 19enne bergamasca della Bian-

chi Countervail, presieduta da un Felice Gimondi che stravede per lei, fa corsa di testa dall’inizio e, a un giro e mezzo dalla fine, si libera anche della francese Clauzet, trionfando in perfetta solitudine, un po’ alla Gimondi. Il titolo europeo che conquista, categoria under 23, è anche in assoluto il primo oro continentale per il cross italiano, che nella stessa prova sfiora la medaglia (di legno) con Sara Casasola. Sarebbe forse andato a medaglia - non quella d’oro che premia per il 2° anno di fila il belga Hermans - anche Gioele Bertolini, sempre tra gli under. Reduce dal colpo di Valkenburg in Coppa del Mondo (che ora comanda), il valtellinese inciampa sull’ultima scalinata e chiude sesto, con grande rammarico, una corsa che aveva sin lì sempre vissuto nelle posizioni di testa. Diciassettesimo l’altro azzurro, Stefano

Sala, e poca gloria per i nostri junior. Esulta il britannico Pidcock, mentre Filippo Fontana è 15°, con Patrick Favaro 20° e Lorenzo Calloni 35°. Buon 5° posto infine tra le grandi per l’unica azzurra in lizza, Alice Maria Arzuffi da Giussano, dopo una prova all’altezza del suo essere campionessa d’Italia in carica. Imprendibile la favoritissima, l’olandese Talita De Jong, che saluta le altre a 3 giri dalla fine, ma il piazzamento della nostra, nata nel novembre del 1994, pesa e ne conferma la maturazione in corso. Positivo alla fine il bilancio finale per la spedizione azzurra e per il Direttore Tecnico Fausto Scotti. Servirà pazienza e ancora qualche anno, ma sognare in grande, anche l’iride, non è affatto vietato per Chiara Teocchi e Gioele Bertolini. I due pilastri della Giovane Italia di Pontchateau e anche del futuro del cross italiano.


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LE CITTÀ DELLA BICICLETTA

A cura della Redazione

Tra mitologia e realtà, alla scoperta di una città magica, dove la natura sembra un affresco e dove il colore dominante è, da sempre, il blu del Maditerraneo

TRAPANI UN MARE... DI STORIA Panorama di Trapani dalle falde del Monte Erice

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a Provincia di Trapani si colloca tra il Mar Tirreno e il Mar Mediterraneo a nord-ovest della Sicilia. Il capoluogo sorge ai piedi del monte Erice, una dei paesi più pittoreschi della Sicilia. La città di Trapani è conosciuta per il sale e la vela e si trova di fronte alle Isole Egadi, una delle mete preferite per una vacanza all’insegna del mare cristallino. Certamente un’altra località balneare nota per le sue splendide acque è San Vito Lo Capo, che accoglie una delle spiagge più belle della Sicilia. Nella Provincia di Trapani ci sono interessanti centri artistici, come la città storica di Segesta o il centro archeologico di Selinunte.

Le origini di Trapani hanno uno sfondo mitologico: una falce caduta a Cerere mutata in lingua di terra ha dato vita ad una città detta Drepanon (“falce”). Ma questa è solo una delle leggende mitologiche sulle origini di Trapani. Da un punto di vista storico, invece, la città è stata fondata dagli Elimi prima della caduta di Troia. Ad unirsi agli Elimi in modo pacifico sono prima i Sicani e poi i Fenici provenienti da Cartagine. In questo periodo la città gode di un periodo ricco e di una situazione di indipendenza. A nord-ovest dell’isola siciliana nasce Trapani, la città circondata dal mare e protetta dal monte Erice. È possibile godere del mare più bello (San Vito lo Capo) e del fascino delle isole più incantate, le Egadi.

Numerosi anche i centri artistici (Segesta) e storici (Selinunte) da poter visitare, nei quali fare un passo indietro nel tempo. Il centro storico di Trapani rispecchia appieno l’essere dell’intera Sicilia, una terra di conquista e un mescolarsi di culture. Un susseguirsi di epoche storiche che ostentano la loro bellezza e caratterizzano i diversi angoli della città. Monumenti, chiese, palazzi, fontane e piazze che ci parlano del passato di Trapani. Da buona città di mare che si rispetti il centro cruciale è il porto che ha subito diverse modifiche nel corso del tempo. La morfologia del territorio trapanese, una piccola penisola che si estende sul mare, ha caratterizzato da sempre la vita trapanese.


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TRENTINO MTB

I NUMERI DEL SUCCESSO I vincitori di Trentino MTB - Photo by Newspower.it

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lla sede della Cassa Centrale di Trento, in una sala Don Guetti praticamente gremita, si è svolto l’ultimo atto di Trentino MTB 2016, la cerimonia di premiazione che ha incoronato i campioni della stagione sportiva in mountain bike. Un challenge che può vantare la crème de la crème delle sfide trentine in off road: “ValdiNon Bike”, “100 Km dei Forti”, “Dolomitica Brenta Bike”, “La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme”, “Val di Sole Marathon” e “3TBIKE”. Pochi i posti a sedere per accogliere tutti i presenti fra accompagnatori ed atleti, ma non è stato di certo un problema per gente che ha attraversato boschi, scalato montagne e guadato ruscelli. Non potevano mancare nemmeno l’assessore provinciale allo sport Tiziano Mellarini, il presidente del CONI trentino Giorgio Torgler ed il presidente della FCI trentina Dario Broccardo.

Numeri da capogiro quelli di Trentino MTB, che ha celebrato un’annata più che positiva, sotto ogni punto di vista. A cominciare dalla partecipazione: gli iscritti alle sei gare del circuito sono stati 4.719, un incremento rispetto al 2015 del 12%, con il 62% di presenze extraregionali ed anche una discreta partecipazione straniera. I dati ufficiali hanno registrato un’adesione eterogenea con 19 regioni e 68 province rappresentate che hanno portato in otto anni di vita del circuito a sommare 44.770 iscritti. Addizionando i chilometri totali percorsi dai bikers in tutte le edizioni di Trentino MTB si arriva a 11.763.100, un po’ come fare 294 volte il giro del mondo. Ad aprire la cerimonia di premiazione è stato il vicepresidente Mauro Dezulian, che ha ricordato la grave perdita del circuito con la scomparsa, il 21 agosto, del presidente Alessandro Bertagnolli, prin-

cipale fautore del successo del challenge. Dopo gli applausi in ricordo di Bertagnolli, ai due figli Francesca e Graziano è stata consegnata una targa con una dedica speciale. Grande commozione in sala, anche da parte dell’assessore Tiziano Mellarini, il quale si è interrotto più volte proprio nel ricordare la grande figura di Bertagnolli, capace di prodigarsi in tutto e per tutto per il bene del circuito. Mellarini ha sottolineato come la mountain bike abbia dato un grande impulso allo sport ed al turismo trentino e di come riesca a trasmettere il valore dello sport tra i giovani, incentivati da iniziative collaudate come questa. L’assessore della provincia di Trento ha poi elogiato lo spirito di Trentino MTB per il grande lavoro di squadra e la voglia di fare che ha portato ad ‘unire’ le bellezze territoriali della zona al fine di realizzare una grande competizione.


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A cura della Redazione

Le premiazioni del circuito 2016 hanno fornito lo spunto per ricordare la figura del compianto Alessandro Bertagnolli e per sottolineare la bontà di una formula che continua a regalare soddisfazioni. E al grido di “squadra che vince non si cambia”, lo staff organizzativo è già al lavoro per l’edizione 2017

Parole elogiative anche da parte di Dario Broccardo, presidente della FCI trentina, che ha evidenziato come Trentino MTB abbia dato un concreto contributo alla mountain bike ed al ciclismo in generale. Le premiazioni sono state una sfilata ininterrotta di atleti, sorrisi e fotografie, con i vincitori assoluti, quelli di categoria e della classifica che premiava i più bravi a scalare, a prendersi gli applausi più sostenuti. Tanti anche quelli che hanno sottolineato l’impresa del Team Zanolini di Bolzano, capace di portare al traguardo nelle sei gare ben 626 tesserati, precedendo il Team Todesco (596) che ha vinto la volata con il Vertical Sport KTM Team e che, forse, si presentava ai nastri di partenza della stagione come il grande favorito al successo finale. A Matteo Valsecchi e a Lorenza Menapace i titoli assoluti maschile e femminile, en-

Consegnata da Mauro Dezulian la targa alla famiglia in ricordo di Alessandro Bertagnolli

trambi ‘tirati’ sino alla “3TBIKE” di Telve Valsugana, l’ultima gara della stagione. Bravi gli scalatori Zamboni e nuovamente Menapace ad aggiudicarsi questa speciale classifica, mentre nelle varie categorie si sono imposti Andrea Zamboni (M1), Ivan Degasperi (M2), Claudio Segata (M3), Michele Bazzanella (M4), Daniele Magagnotti (M5), Piergiorgio Dellagiacoma (M6), Michael Wohlgemuth (Junior), Mattia Longa (Open) ed il campione Valsecchi fra gli Elite Sport. Nel corso della cerimonia hanno ricevuto il giusto riconoscimento anche i “Friends of Trentino MTB”, ovvero chi fra i bikers si è distinto portando a compimento tutte e sei le prove del circuito. “Squadra che vince non si cambia” e per questo il challenge è stato riconfermato a gran voce anche nel 2017, con il medesimo regolamento ma con una probabile grossa novità: il ritorno a sette gare ed il

rinnovo del tracciato della “3TBIKE”, forse aumentato nella distanza. In attesa di capire se la gara del 21 maggio proposta dall’Associazione Ciclistica Ala farà parte del challenge 2017, sicuramente le altre tappe saranno la ValdiNon Bike del 7 maggio, la “100 Km dei Forti” sull’altopiano di Lavarone, Folgaria e Luserna l’11 giugno, la Dolomitica Brenta Bike di Pinzolo del 25 giugno, la Val di Sole Marathon prova unica di Campionato Italiano il 16 luglio, la storica “Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” con partenza da Ora (BZ) il 6 agosto e, come detto, la rinnovata “3TBIKE” della Valsugana, il prossimo anno in scena 27 agosto, anticipando così la chiusura del circuito. A piccoli passi Trentino MTB si sta avvicinando all’edizione del decennale, celebrando i bikers che rendono grande il circuito e che l’hanno reso parte di un pezzo di storia della mountain bike nostrana.


Lavarone Bike 2016 - Photo by Newspower.it


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SELLE SMP

LA LINEA TOURISM PER UN SANO MOVIMENTO IN BICI

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a bicicletta non è un solo un mezzo di trasporto, ma rappresenta un vero e proprio stile di vita in cui salute, benessere, svago e praticità sono al centro della scena: è sinonimo di viaggio, rispetto e riscoperta della natura, strumento di fitness o momento di relax e socialità. La scelta accurata dei componenti migliori per pedalare in piena sicurezza è fondamentale: Selle SMP ha voluto trasferire al settore cicloturistico e ricreativo le conoscenze e ricerche acquisite in tanti anni esperienza nel settore professionistico. Con la linea SMP4BIKE Tourism la ricerca e la tecnologia Selle SMP trovano applicazione in modelli che rispondono alle esigenze di tutta la famiglia, affinché ciascuno possa beneficiare dell’esclusiva filosofia Designed on Your Body® di Selle SMP: dall’uso quotidiano o saltuario su brevi distanze alle necessità dei ciclisti più piccoli, dall’utilizzo trekking/cicloturistico all’e-bike, senza trascurare i praticanti più sportivi. E-Bike Il fenomeno emergente del momento è sicuramente rappresentato dalle biciclette a pedalata assistita, le cosiddette “e-bikes”.

Sella E-Bike Medium

Sella Well, Mtb – Strada

Questo tipo di bici è adatto a tutti, anche a persone della terza età o in sovrappeso oppure senza alcuna preparazione fisica. Consentono infatti di muoversi agevolmente con uno sforzo fisico minimo, ma costante. La posizione assunta dal ciclista è ben eretta e la sella giusta deve essere molto larga e generosamente imbottita. Urban La bici, oltre ad essere un mezzo di trasporto efficace - per svolgere commissioni, raggiungere il posto di lavoro o la scuola - ci fa anche risparmiare tempo: si evitano gli ingorghi, i problemi di parcheggio e pedalando aiutiamo la nostra salute. Anche in termini di salvaguardia ambientale la bici rappresenta la scelta giusta: non produce nessun tipo di inquinamento e riduce il rumore nelle città. Le bici da città prevedono che il ciclista assuma una posizione quasi eretta, con il peso del corpo che grava prevalentemente sulle strutture del bacino. La sella giusta deve essere molto larga e generosamente imbottita. Trekking Se desiderate concedervi un po’ di relax e armonia a contatto con la natura, pedalare è sicuramente una delle soluzioni

Sella Martin Touring Gel

Sella per i più giovani Sella Smp Well Junior

migliori. La trekking bike comporta una posizione del ciclista leggermente inclinata in avanti, La sella deve essere ben imbottita, ma non eccessivamente larga. Selle SMP propone i modelli TRK, disponibili in due varianti (Medium e Large) ed anche con inserto automodellante in Gel per chi esige un comfort assoluto. Sport Arriva la primavera, le giornate si allungano e diventano più tiepide, ritorna la voglia di fare sport all’aria aperta. La pratica sportiva della bicicletta (corsa e mtb) richiede che la sella sia stretta, in modo da adattarsi efficacemente alla posizione fortemente inclinata assunta dal ciclista. I modelli della linea SMP4BIKE Tourism dedicati a questo utilizzo sono stati sviluppati direttamente dall’esperienza accumulata con le selle della linea SMP4BIKE Professional. …. e per i più giovani? La prevenzione deve iniziare da giovani: Selle SMP ha sviluppato modelli specifici per i bambini e ragazzi che vogliono divertirsi, crescendo in modo sano, praticando esercizio fisico sin dalla tenera età.

Sella Trekking -Trk Medium


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RALLY DI ROMAGNA MTB “GYPROC SAINT GOBAIN”

BOOM

DI ISCRIZIONI F

orse neppure gli organizzatori del Romagna Bike Grandi Eventi potevano immaginare che, a quasi otto mesi dall’evento, gli iscritti all’edizione 2017 del Rally di Romagna fossero già 115, in pratica solo una ventina di unità in meno rispetto ai 136 partenti dell’edizione passata. Certo, la promozione che si è aperta il 5 settembre e si è chiusa lo scorso 31 ottobre era molto allettante, “ma - ammette Davide De Palma, uno degli organizzatori della rassegna Mtb di Riolo Terme - nessuno poteva prevedere un successo di queste proporzioni”. Se il buon giorno si vede dal mattino, dunque, l’ottava edizione si apre con i migliori auspici e la certezza, quasi statistica, che il Rally di Romagna “Gyproc Saint Gobain” 2017 batterà tutti i record di partecipan-

ti, probabilmente superando la soglia dei 150 iscritti. La manifestazione - in programma dall’uno al 5 giugno 2017 - ricalcherà grosso modo il format delle edizioni precedenti: “E’ una formula che ha dato grandi risultati - prosegue De Palma - dunque non c’è nessuna ragione per cambiarla”. Anche il pool di sponsor - da Saint Gobain a ResolvBike per arrivare ad Hera - ha confermato in toto gli impegni assunti nelle scorse edizioni, dando solidità e prospettive all’intero progetto. Del resto, la rassegna per Riolo Terme rappresenta ormai un volano turistico importante e dunque l’appoggio delle realtà economiche e delle istituzioni amministrative, nel corso degli anni, è diventato sempre più convinto. In via di conferma anche la festa nella piazza centrale di Riolo (in programma il primo giugno), così come i servizi offer-

ti al Villaggio Rally, dove - al fianco delle aziende di settore - sarà allestito un punto lavaggio bici (con l’utilizzo del prodotto ResolvBike), stand eno-gastronomici ed il servizio di meccanico. Sul piano agonistico, al via, come sempre, i più quotati interpreti della disciplina (lo scorso anno ai nastri ci fu anche lo spagnolo Israel Nunez Baricon, campione iridato della categoria Master), con una larga rappresentanza di atleti provenienti dall’estero. Per il resto immutati i principi della manifestazione che, oltre all’aspetto agonistico, intende promuovere anche i valori della eco-sostenibilità e del rispetto dell’ambiente nelle nuove generazioni. Per questo verranno confermate anche tutte le iniziative promozionali legate al mondo della scuola.


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A cura della Redazione

Ad otto mesi dal via dell’ottava edizione, gli iscritti sono già 115. Confermata la formula ed il pool di sponsor. PerchÊ evento che vince non si cambia


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EMOZIONI UNICHE

PATAGONIA, COAST TO COAST

A cura della Redazione

Il viaggio di Paolo ed Enrico inizierà il 18 novembre 2016 con la trasferta aerea verso il Sud America per poi proseguire sui pedali. Per cento giorni

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atagonia Coast To Coast è un viaggio in bicicletta di ben 7.920 chilometri nato dall’iniziativa di due appassionati sportivi e ciclisti: Paolo Pagni, ideatore e titolare di Cicloturismo. com, ed Enrico Roberto Carrara. Dopo l’esperienza accumulata viaggiando tra Spagna, Francia, Gran Bretagna e Norvegia in mountain bike in solitaria, i due cicloturisti hanno deciso di cimentarsi in una nuova impresa che stavolta li vede insieme impegnati per almeno 100 giorni. Paolo ed Enrico voleranno dall’Italia al Brasile il prossimo 18 novembre e, da quel giorno in poi, l’unico mezzo di trasporto a loro disposizione sarà la bicicletta: più precisamente una Specialized per Paolo ed una Isaia per Enrico. In sella a queste attraverseranno la Patagonia Argentina da nord a sud partendo dalle Cascate dell’Iguazú, in Brasile. La meta da raggiungere è Ushuaia nella Terra del Fuoco, la città più a sud del mondo che affascina da sempre generazioni e generazioni di viaggiatori. La lunga pedalata, però, non si concluderà qui. E’ in progetto anche il ritorno verso nord che, se le gambe e la testa lo permetteranno, prevede di ripartire dalla Terra del Fuoco alla volta di Santiago del Cile lungo la Cordigliera della Ande.

Sicuramente il percorso di Patagonia Coast to Coast farà provare a Paolo ed Enrico emozioni uniche quando arriveranno nella metropoli di Buenos Aires, quando seguiranno il profilo delle Ande e si incanteranno davanti all’enorme mole del Perito Moreno, l’unico ghiacciaio al mondo accessibile a tutti. Paolo ed Enrico vogliono condividere la propria esperienza e tutte le emozioni che questa scatenerà in loro con quanti hanno la loro stessa passione. Sarà possibile seguire l’avventura in Sud America tramite la fanpage Facebook di Cicloturismo (https:// www.facebook.com/cicloturismo) e il blog Patagonia Coast to Coast (http://www.patagoniacoasttocoast.com/). La fanpage sarà aggiornata ogni giorno con foto e testi postati direttamente dai due cicloturisti. Immagini e riflessioni che racconteranno le bellezze, i contrattempi, i volti e i paesaggi mozzafiato che incontreranno lungo il loro viaggio. Il blog riporterà inoltre articoli per ogni tappa, un dettagliato “diario di viaggio” grazie al quale seguire tutti i progressi e gli spostamenti live dei protagonisti. Certo, la spinta a pedalare per tanti chilometri è data dalla voglia di mettere alla prova se stessi, dall’emozione di avventurarsi in territori sconosciuti e dalla gioia del viaggiare in bicicletta, ma c’è dell’altro. La volontà di Paolo ed Enrico è infatti quel-

la di raccogliere quanti più fondi possibile a favore dell’Associazione Dynamo Camp Onlus, primo camp di terapia ricreativa in Italia che accoglie gratuitamente bambini e ragazzi affetti da patologie gravi e croniche offrendo loro periodi di vacanza e svago assieme alla famiglia. A marzo 2016 c’è stata la prima azione benefica che ha visto la donazione di un defibrillatore adatto ai bambini che ha reso la piscina del camp un posto sicuro in caso di emergenze cardiologiche. In Italia, ogni anno, più di 10.000 bambini vengono colpiti da patologie gravi, spesso croniche, che rendono necessario sottoporsi a terapie, anche invasive, che necessitano di lunghe permanenze in ospedale. La condizione della malattia costringe i bambini ad affrontare stanchezza e paura e tutti gli effetti correlati alle terapie, inoltre condiziona pesantemente la socializzazione con i loro coetanei. Di conseguenza questi bambini rischiano fortemente di perdere la serenità, la spensieratezza e l’allegria proprie della fanciullezza. E’ per questo che Dynamo Camp si propone di regalare loro un’esperienza di sport, gioco e divertimento. Potete trovare la sezione dedicata alle donazioni sul blog del viaggio e donare il vostro piccolo contributo inserendo come causale “Patagonia Coast to Coast”.


TENBOTA! durante Per D.G. (20g) Energia kj 267/kcal 63 Grassi < 0,5 g di cui acidi grassi saturi < 0,1 g Carboidrati 12,1 g di cui zuccheri 2,1 g Proteine 0,7 g Sale 0,835 g Cloruro 145,7 mg Potassio 424,8 mg Magnesio 148 mg Fosforo 315,9 mg Tiamina (Vitamina B1) 2,2 mg Vitamina E 10,9 mg Zinco 9,95 mg Glutammina 400 mg Carnosina 80 mg Tè verde e.s. 200 mg

18,2% NRV 21,2% NRV 39,5% NRV 45,1% NRV 200% NRV 91% NRV 99,5 NRV


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TERRE DI CASOLE BIKE HUB

L’HABITAT SU DUE RUOTE Una vista panoramica di Casle d’Elsa - Photo by Altevedute

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l bando per una volta depliant, brochure e spot filmati. Terre di Casole - splendida perla incastonata nella campagna senese - si è presentata al mondo dell’informazione con un educational-tour riservato ai giornalisti. Una “tre giorni” per conoscere i suoi Castelli, le sue mura, ma anche per assaporare il profumo dei campi, del tartufo e vedere dal vivo - e non in carta patinata - i colori variopinti dell’autunno, in bici, ma anche a cavallo o a piedi. Tre giorni per spiegare ad una decina di testate giornalistiche del mondo bike (e non solo) un paese che, anno dopo anno, sta diventando celebre nel mondo grazie ad un filone speciale: quello del turismo in bicicletta. Sotto l’egida di “Terre di Casole Bike hub” è stato illustrato un progetto che, in pochi mesi, ha saputo mettere in rete decine di

strutture turistiche, ma anche consorzi ed attività commerciali, tutte tenacemente concentrate su una mission condivisa: la promozione e lo sviluppo del cicloturismo. InBici Magazine era rappresentato dal nostro inviato Gianluca Giardini, grande appassionato di ciclismo ed anche ottimo praticante. Questo è il suo personalissimo diario di viaggio. “Dei molteplici aspetti eno-gastronomici, paesaggistici e culturali della zona delle Terre di Casole, saprete oramai tante cose. Da tempo, infatti, anche dalla pagine di questo magazine decantiamo lo splendore dei paesaggi, la qualità della buona tavola, delle cantine ed i molteplici eventi culturali che vengono organizzati in tutte le stagioni dell’anno. Tutte queste ricchezze naturali, abbinate

alla naturale vocazione e alla proverbiale cordialità dei gestori degli esercizi cittadini, fanno di queste zone una meta prediletta per una vacanza sui pedali. L’offerta ricettiva è ampia e variegata: si trovano sistemazioni che vanno dai Resort dotati di prestigiose Spa ad agriturismi accoglienti ma frugali, dotati di “dispense naturali” infinite. Ma il bello (per noi pedalatori) deve ancora venire. Nel Press Tour, organizzato nei minimi particolari, era prevista una pedalata fuoristrada sulla Francigena con l’assistenza e le e-bike del mito “Gippo” ed il giorno successivo una sgroppata su strada con tanto di guida ed ammiraglia al seguito (molto disponibile Ingo “Michelin”, il nostro tutor). Io però il sabato, da vero “bici-malato”, dopo la e-bike mi sono imboscato... Ma non come i miei colleghi che hanno


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A cura di Gianluca Giardini

Un educational tour riservato alla stampa per raccontare un paese della campagna senese che, grazie ad un lungimirante progetto di marketing, vive in simbiosi con il mondo della bicicletta. Noi eravamo presenti con un inviato speciale. Ecco il suo diario di viaggio

partecipato ad un’emozionante caccia al tartufo, scortati da un professionista, nel bosco della tenuta di Borgo Pignano. Mi sono proprio imboscato, sparito per farmi un giro-zingaro con la mia specialissima. In hotel ho trovato tutto il necessario: dalla banana per sopperire al pasto saltato all’officina per l’ultima messa a punto del mezzo. Esiste poi un’ampia cartografia dei percorsi segnalati, ma da vecchio ciclista asociale quale mi reputo, ho buttato un occhio fugace alla cartina ed ho deciso di fare un ampio giro attorno alla Riserva Naturale Foresta di Berignone. Impressi nella mente la cartina ed i bivi chiave, pronti e via. Casole-Pomarance-Volterra-Casole! Una ottantina di chilometri e circa 1.500 metri di dislivello. Un luminoso pomeriggio come compagnia ed un continuo sali-scendi su cui mi sono dato battaglia. Ad onor del

vero le numerose salite - 4 o 5 più la cima Coppi di Volterra (510 m slm) - non sono mai ripide. Pendenze medie fra il 5 ed il 6% con rare punte oltre l’8%. Anche la loro lunghezza è accettabile. Le discese? Stesse pendenze con un asfalto da favola. Tutto ciò ed il pochissimo traffico, mi hanno indotto ad alcune “pieghe” da urlo. Difficile resistere, ma vi raccomandiamo prudenza sempre: “piegate” a seconda delle vostre capacità, insomma non rischiate, mai. Gli unici strappi ripidi li ho trovati da Il Merlo a Casole, anche 12% ma molto brevi. L’ultimo praticamente alle porte di Casole, ad un chilometro dall’hotel. Qui sinceramente sono andato in crisi di fame e quando alla mia destra ho notato la struttura de Il Colombaio (del cui ristorante stellato eravamo stati ospiti la sera prima) ho capito che era finita... in tutti i sensi! Con la

salita sono terminate anche la mie forze. Boccheggiando sono riuscito a raggiungere il deposito bici dell’hotel e, solo grazie alla cortesia ed ai consigli della splendida direttrice Monica e del suo receptionist Michael, sono riuscito a rifocillarmi ed a rendermi presentabile al cospetto dei colleghi per la conferenza al Palazzo Pretorio, tenuta dal sindaco Pii e dall’instancabile Silvia Livoni, la Project Manager di questo avvincente progetto di Bike Hub. La presentazione, perfettamente aderente alla realtà, ha convinto ed entusiasmato tutti i presenti. Personalmente consiglio agli amici ciclisti ed a tutti gli interessati un weekend di prova. Solo toccando con mano, infatti, si potranno cogliere le molteplici opportunità di relax e di svago che può offrire questo territorio. Io a parole, sinceramente, temo di non esserci riuscito. O si?


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BIKE-FRIENDLY

BENVENUTI

ALL’HOTEL BARRAGE Photo by Giordano Cioli

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e state pensando ad una vacanza immersa nel verde, con panorami mozzafiato, eccellente enogastronomia, storia e attività open air, state pensando a Pinerolo, comune della provincia di Torino di epoca tardo medievale la cui principale attività manifatturiera era la produzione tessile. La vicinanza al capoluogo sabaudo ha chiaramente segnato il destino della cittadina che, nel Quattrocento, grazie al duca di Savoia Amedeo VIII, venne relegata al ruolo di fortezza di confine; subirà tre successive dominazioni francesi, che caratterizzeranno in modo indelebile il suo profilo urbanistico e la sua storia demografica ed economica. Assediata e conquistata dall’esercito francese, comandato dal cardinale di Richelieu in persona, nel marzo 1630, sarà una delle piazzeforti di frontiera del regno di Francia per ben sessantasei anni, fino al 1696. La

cittadella divenne anche prigione di stato francese, ospitando tra gli altri Fouquet, scortatovi da d’Artagnan ed il personaggio passato alla storia come “la Maschera di ferro”. In epoca napoleonica continua la crescita dell’industria tessile pinerolese, anche grazie alle committenze dell’esercito imperiale e, accanto all’industria laniera e a quella della seta, prosperavano le cartiere e soprattutto la tipografia. La costruzione della ferrovia Torino-Pinerolo, inaugurata nel 1854, sancì la piena integrazione della città e del suo entroterra nel nascente sistema industriale del NordOvest e, negli stessi anni, la trasformazione urbanistica seguì da vicino la crescita della città, cominciando a darle il volto che si riconosce ancor oggi. Pinerolo è un centro favoloso per le attività outdoor: 35 km da Torino, 50 km dal Sestriere e 90 km dalle Langhe. Offre moltissi-

mi itinerari per ogni categoria di bikers, dal cross country per mountain bike ai percorsi da strada, a quelli più spericolati adatti al freeride. Il territorio del Pinerolese, non a caso, ha più volte ospitato le tappe del Giro d’Italia, a conferma della sua vocazione a due ruote, e l’Hotel Barrage è stato protagonista anche durante la 19ª tappa, ospitando atleti e giornalisti. La posizione leggermente defilata dal centro cittadino, è un magnifico punto di partenza per scegliere un percorso pianeggiante alla scoperta del centro di Pinerolo e, risalendo dalla provinciale, arrivare fino alla Reggia di Stupinigi e quindi Torino; oppure, spingendosi lungo il percorso che porta alle strade militari e al Forte di Fenestrelle per chi ama i percorsi più impervi, o ancora l’ebbrezza della fatbike al Sestriere per chi non vuole rinunciare alla montagna o, infine, un viaggio a tappe sul percorso che porta nel cuore delle Langhe per abbi-


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A cura della Redazione

A Pinerolo, nella terra di D’Artagnan, tanti percorsi per gli amanti della vacanza in bicicletta ed un elegante “rifugio” per far sentire i ciclisti a casa loro

nare sport ed enogastronomia. In generale per chi ama il trekking, il nordic walking e gli sport all’aria aperta, la natura e la vicinanza a Borghi dai sapori antichi, fanno dell’Hotel Barrage una meta ideale. L’Hotel Barrage, nasce da una sapiente ristrutturazione industriale, gli ambiente che un tempo ospitavano il Cotonificio Turati costruito nel 1869 e riedificato nel 1895, ora accolgono un Hotel 4 stelle, dagli interni eleganti e di una calda modernità. Immerso nel verde e circondato dalla catena montuosa delle Alpi, il Barrage mette a disposizione dei propri ospiti la scelta tra 41 camere, tra standard, deluxe, junior suite e suite. Le camere sono finemente arredate e dotate di tutti i confort, alcune con vasca da bagno, altre con box doccia ampi e filo terra, la metà delle camere con vista sul Monviso. Il wi-fi è libero in tutto l’Hotel e il ricevimento è a disposizione 24 ore su 24, con personale multilingua.

Il fiore all’occhiello è sicuramente la colazione, servita nella sala al piano terra, arricchita da gigantografie dell’epoca che incuriosiscono sempre gli ospiti. Il buffet, di stampo internazionale, propone diversi tipi di pane fresco, torte fatte in casa, brioches, marmellate e mieli di produzione locale, una selezione di prodotti salati, cereali, yogurt, succhi di frutta e frutta fresca e secca. Un carico di energie e vitamine per gli sportivi. Un occhio di riguardo anche per le persone intolleranti al glutine e ai latticini con prodotti per la colazione specifici e deliziosi. Durante il periodo estivo potrete rilassarvi nel garden, comodamente seduti nei salottini di vimini disposti nei gazebo esterni; oppure prendere la tintarella sulle sdraio dislocate sul prato vista Monviso. La sera potrete degustare le proposte alla carta dello chef, nel dehor vista garden, a lume di candela accompagnati dalla selezione di

musica d’ambiente come sottofondo. Chi ama lo yoga dinamico potrà partecipare alle sedute individuali e di gruppo proposte all’interno dell’area Kinesy dalla bravissima Sandra Zoppi, la giusta carica prima di affrontare la giornata. L’Hotel Barrage è perfettamente attrezzato per soddisfare tutte le richieste dei cicloturisti. Tra i servizi a disposizione il deposito bici chiuso, dotato di allarme e videocamere di sorveglianza, officina tecnica con attrezzature per la manutenzione, area lavanderia con servizio di lavasciuga e spazio per stendere, spogliatoio attrezzato a disposizione anche nel giorno della partenza, bike wash esterno per il lavaggio, stallo bici esterno per la sosta, ampia raccolta di percorsi MTB anche in formato GPS, mappe, guide e documentazione informativa a disposizione ed in vendita a richiesta, servizio di guida per escursioni e servizio shuttle su prenotazione.


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LE CITTA’ DELLA BICICLETTA

MENDRISIO

PERLA DEL TICINO

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano

A cura della Redazione

Adagiata sulle dolci pendici del Monte Generoso si trova una località svizzera di grande fascino. Sulle sue strade tanti eventi ciclistici di prestigio, come quella volta che sfrecciò Cadel Evans...

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endrisio (Mendrìs in dialetto ticinese) è un elegante comune svizzero del Canton Ticino adagiato sulle dolci pendici del Monte Generoso, sede abituale di grandi eventi ciclistici (ricordiamo il mondiale del 2009 vinto da Evans).Nel 2004 ha inglobato l’ex comune di Salorino e nel 2009 ha realizzato un’ulteriore fusione con gli ex comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona. Il 14 aprile 2013 sono stati aggregati i comuni limitrofi di Besazio, Ligornetto e Meride. La prima testimonianza certa di una comunità di nome Mendrisio è di epoca lon-

gobarda, in cui per la prima volta, nel 793, è citato il toponimo Mendrici, un genitivo richiamante Mendricus o Manricus. Durante l’Età dei Comuni, Mendrisio gravitò nell’area di influenza della Città di Como. Il borgo era un’importante località di difesa, grazie ai suoi tre castelli, e presto si attirò le mire della Città di Milano che, dopo un conflitto, la conquistò. Nel 1803 il distretto di Mendrisio, insieme con gli altri baliaggi, andò a costituire il Canton Ticino (parificato agli altri Cantoni svizzeri in seguito all’Atto di mediazione napoleonico). Dal 1810 al 1813 il territorio venne temporaneamente occupato dal-

le truppe del Regno d’Italia del generale Achille Fontanelli, che ne reclamavano l’annessione, con il pretesto di reprimervi il “contrabbando” fra Svizzera e Regno d’Italia. Dal 1996 Mendrisio è sede dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, la facoltà di architettura dell’Università della Svizzera italiana. Tra le sue manifestazioni più celebri le Processioni storiche pasquali (pasqua), la Fiera dell’antiquariato (maggio), il Festival Jazz (giugno), la salita con moto d’epoca al Monte Generoso (luglio), la Sagra dell’uva (settembre), Sapori e Saperi (ottobre) e la Fiera di San Martino (novembre).


Fabio Zappacenere - lâ&#x20AC;&#x2122;operatore televisivo â&#x20AC;&#x153;artistaâ&#x20AC;?, immortala con la sua telecamera le fasi salienti della prova nazionale di ciclocross a Chieti


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SUPEROP SUPERCOMPENSATION OPTIMIZER A cura di Roberto Zanetti

Nel ciclismo su strada e nella mountain bike la programmazione degli allenamenti è decisiva ai fini di ottenere il miglior risultato possibile. Oggi i ciclisti possono avvalersi di un nuovo fedele alleato: SuperOp, la soluzione “made in Italy” che misura il livello di recupero e aiuta atleti ed allenatori nelle scelte dei carichi di lavoro quotidiani in bici e non solo… Frutto di vent’anni di ricerca medico scientifica, SuperOp consente di conoscere le condizioni fisiche del soggetto attraverso tre parametri che vengono misurati al mattino (frequenza cardiaca, pressione minima e massima) e successivamente - attraverso un sofisticato algoritmo – proporre il carico allenante della giornata che apporterà beneficio maggiore.

U

no strumento multidisciplinare. Oltre a migliorare la prestazione generale dello sportivo, SuperOp rende apprezzabili gli allenamenti quotidiani, rispettando il proprio corpo e sollecitandolo solo quando è pronto per beneficiare di un lavoro più impegnativo, evitando così allenamenti inutili o dannosi. In tal senso SuperOp è lo strumento ideale per atleti che praticano corsa e trail-running, mountain bike e ciclismo, triathlon e nuoto, canottaggio e sci, atletica leggera e tutte le

discipline in cui è prevista una programmazione dell’attività fisica. “Vice coach” al polso SuperOp è una soluzione composta da una app su Smartphone in abbinamento ad un semplice sfigmomanometro. Grazie ad un complesso algoritmo valuta alcuni parametri legati allo stress organico-metabolico dell’organismo, causato prevalentemente, ma non solo, dagli allenamenti. Con un’unica misurazione al mattino di pressione sanguigna e battito cardiaco, SuperOp è in grado di determinare la condizione

quotidiana dell’organismo. Di conseguenza determina il carico più appropriato per l’allenamento della giornata, cioè il volume di lavoro che ottimizza il processo di supercompensazione che sta alla base del miglioramento della performance. SuperOp è di assoluta facile lettura: il responso mattutino è basato su un colore (verde, giallo, arancione e rosso) che stabilisce il carico allenante suggerito all’atleta. Come SuperOp misura lo stress metabolico Eccolo facilmente spiegato: dopo un al-


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lenamento, per ristabilire nei tessuti periferici le concentrazioni ottimali di tutti gli elementi utilizzati, l’equilibrio acido-base, eliminare i metaboliti, riparare le strutture usurate o danneggiate, il circolo sanguigno, adatta i processi di filtrazione e riassorbimento, verso e dal liquido interstiziale per apportare tutti i fattori necessari e portare via quelli inutili. Quindi, per rispondere alle richieste metaboliche periferiche, il sistema circolatorio subisce le necessarie variazioni idrodinamiche di velocità e pressione che modulano cosi i rapporti di pressione idrostatica ed osmotica. Le caratteristiche del circolo (frequenza cardiaca, pressione massima e pressione minima) legate insieme da molti altri indici derivati - anche in relazione al carico di lavoro effettuato grazie allo studio interpretativo che un complesso algoritmo - condotte sul singolo soggetto, indicano quanto forte sia la richiesta dei tessuti periferici, ovvero quanto forte sia lo stress metabolico.

I benefici SuperOp migliora la prestazione, rende più soddisfacenti gli allenamenti e permette allo sportivo di rispettare il proprio corpo tarando gli sforzi sulle sue reali condizioni. Inoltre SuperOp permette agli allenatori e ai preparatori di valutare l’impatto dell’allenamento sulla reale condizione del proprio atleta e di personalizzare la preparazione sulla base della risposta organica individuale di ogni sportivo. E per concludere, storia e successi… SuperOp è stato sviluppato da Wellness & Wireless Srl in collaborazione con Il Prof. Marco De Angelis, docente di Metodologia dell’Allenamento nel Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologie dell’Un. dell’Aquila. La metodologia di SuperOp è stata affinata in oltre cinque anni di applicazione alla squadra nazionale cinese di marcia allenata a Saluzzo, in provincia di Cuneo, da Sandro Damilano.

Lanciato a Febbraio SuperOp è stato adottato da migliaia di sportivi inclusi gli atleti del Centro Sportivo Carabinieri e del CS Aeronautica tra cui gli olimpionici Matteo Giupponi, Stefano La Rosa, Marzia Caravelli ed Eleonora Giorgi, le campionesse d’Italia del Brescia Calcio e tanti triatleti e ciclisti tra cui Marco Marcato vincitore della Parigi-Tours 2012, il campione italiano cronometro Manuel Quinziato ed il campione olimpico 2016 Greg Van Avermaet

Prodotto e distribuito da: Wellness & Wireless Srl Reggio Emilia - Italia Tel. +39 0522 302247 WhatsApp: +39 3737031934 E-mail: support@super-op.com Web site: www.super-op.com


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CROCEVIA della STORIA Q

uando nel 1027 l’imperatore Corrado II creò il principato vescovile di Trento di certo non immaginava che, proprio da queste parti, sarebbe transitata così tanta Storia con la “S” maiuscola. Non poteva pensare che la sua neonata istituzione avrebbe governato questo territorio per quasi ottocento anni, fino alle campagne di Napoleone. Né tantomeno poteva ipotizzare che qui, cinquecento anni dopo, si sarebbe tenuto il famoso Concilio che cambiò gran parte dei destini d’Europa o che la città sarebbe stata protagonista dei moti rivoluzionari del Risorgimento o che avrebbe subìto, in tempi meno remoti, le ferite di due guerre mondiali. Ma era proprio questo il destino del capoluogo della Venezia Tridentina: diventare una delle città benemerite della storia d’Italia. E così, come la città ha attraversato i secoli diventando un simbolo del nostro paese, lo stesso ha fatto il suo

monumento più famoso, quel Castello del Buonconsiglio che fu per secoli la fastosa residenza dei principi vescovi che governavano il Trentino. Il piccolo poggio roccioso, originariamente denominato Malconsey (la leggenda vuole che questo nome sia dovuto a una comunità di streghe che vi si era insediata), venne individuato dal podestà di Trento nel 1238 come sito per la costruzione di una fortificazione difensiva, ma perse quasi subito le sue prerogative militari per diventare residenza vescovile. Da questo momento in poi, oltre al più beneagurante nome di “Buonconsiglio”, l’antica fortezza subì quella serie di modifiche ed ampliamenti della struttura che l’hanno resa uno degli edifici architettonicamente più interessanti di tutto l’arco alpino. All’interno della cinta muraria è riconoscibile il nucleo originario della fortezza costituito dal duecentesco Castelvecchio e dalla grande torre circolare a cui, a cavallo del ‘400, i princi-

A cura della Redazione

Alla scoperta del Castello del Buonconsiglio, per secoli la fastosa residenza dell’aristocrazia ecclesiastica che governò il Trentino

pi vescovi fecero collegare la Torre Aquila all’interno della quale si può ammirare l’affresco del ciclo dei dodici mesi commissionato dal vescovo Giorgio di Liechtenstein. Dello stesso periodo è l’aggiunta della merlatura e del loggiato di gusto veneziano dal quale si può godere una stupenda vista su tutta la città. Risale invece ai primi anni del sedicesimo secolo l’aggiunta del “Magno Palazzo”, l’edificio voluto dal cardinal Bernardo Clesio noto per i bellissimi affreschi commissionati dal principe mecenate ad alcuni dei migliori artisti dell’epoca. Oggi il maniero espone collezioni che spaziano dall’archeologia all’arte contemporanea e fa parte - con il Castello di Stenico, Castel Beseno, Castel Thun e Castel Caldes - della rete museale della provincia di Trento. Per ulteriori informazioni sulle attività del Castello del Buonconsiglio è possibile visitare il sito www.buonconsiglio.it


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A CROSSROADS IN HISTORY A brief history of Buonconsiglio Castle, the lavish former residence of the ecclesiastic aristocracy that ruled Trentino for centuries

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hen Emperor Conrad II created the Prince-Bishopric of Trent in 1027, he never could have imagined that so much history would pass through the area. He probably wouldn’t have predicted that his fledgling principality would govern this land for nearly 800 years, until the days of Napoleon. Nor could he have known that the town, 500 years later, would host the famous council that shaped the fate of Europe

and, indirectly, of the world we live in today. No man of the Middle Ages could have forecast that this Alpine city would play a leading role in the 19th century fight for Italian independence, or that it would bravely endure the ravages of two world wars. Yet, such was the destiny of Trento: to become one of Italy’s most meritorious cities. And the city’s long, fascinating and glorious history is mirrored by that of its most famous monument, the Buonconsiglio Castle, which served for hundreds of years as the

official residence of the prince-bishops who ruled Trentino. Today, the manor houses collections that range from archaeology to contemporary art, and together with Castello di Stenico, Castel Beseno, Castel Thun and Castel Caldes, it forms the museum network of the province of Trento. For information on activities and events at Buonconsiglio Castle, visit the site: www.buonconsiglio.it/index.php/en/


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SICUREZZA IN GARA

GRANFONDO MTB: QUALCHE ADDETTO IN PIÙ SUI PERCORSI NON GUASTEREBBE… A cura di Gianluca Barbieri

Troppo spesso lunghi tratti di percorso lasciano largamente a desiderare per quanto riguarda il personale sul percorso: a rischio bikers e organizzatori Photo by newspower.it

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embra strano, ma spesso le gare XCO “cross country olimpico”, cioè a circuito, anche se più tecniche rispetto alle granfondo, risultano essere più sicure. Perchè? Perchè il percorso di gara, anche se altamente tecnico, prima di tutto è gestito e messo in sicurezza in modo oculato, poi perché gli addetti al percorso sono concentrati tutti in pochi chilometri, ma soprattutto perché, anche chi arriva da lontano, può provare il tracciato prima della gara. Quest’ultima conclusione è forse la più importante, perché la sicurezza della gara è soprattutto nelle mani di ogni biker che vi partecipa. Ed è ovvio che, se si dà l’opportunità di provare il tracciato al biker, questo può trarre le conclusioni più giuste per poter affrontare nel migliore dei modi l’impegno sportivo, scegliendo anche di apportare scelte tecniche appropriate sul mezzo, ma soprattutto può decidere, in anticipo, il limite fino al quale spingersi per affrontarlo. Questo, purtroppo, spesso non succede

nelle granfondo o marathon, in Italia, ma anche all’estero. In molti casi i bikers che si apprestano ad affrontare una XCP o una MX “granfondo (cross country point to point) o marathon, quest’ultima gara con tracciato superiore ai 60 km, corrono alla cieca, cioè senza provare il percorso prima della gara. Ecco che noi di IN BICI MAGAZINE, in base alle numerose segnalazioni pervenuteci e all’esperienza che abbiamo maturato correndo le granfondo italiane, ci sentiamo di consigliare quanto segue: 1 - spesso non si riescono a provare tutti i tracciati perché i proprietari dei fondi concedono il passaggio solo nel giorno della gara: lì va posta un po’ più di attenzione perché il percorso non è stato provato e, se un biker si fa male in quel frangente, l’organizzatore non ha appigli nei confronti dell’infortunato. Ecco allora la necessità di rafforzare il personale sul percorso, ponendo attenzione sui tratti più impegnativi. 2 - spesso si notano tratti di percorso lun-

ghissimi, sguarniti da personale: ci si ricordi che gli incidenti più gravi accadono nei tratti più improbabili, quelli in cui il biker si rilassa, statistiche alla mano. Ecco allora che consigliamo di non puntare solo sui tratti più impervi, nel posizionamento del personale, ma di aggiungere ogni tanto qualcuno per dare sicurezza anche ai bikers. In questo caso i bikers si sentono anche più protetti in gara; credeteci, correre decine di chilometri senza vedere un’anima viva non è piacevole. E’ successo, in alcuni casi, che siano stati gli stessi concorrenti ad avvisare i soccorsi posti a chilometri di distanza dall’infortunio: questo provoca un ritardo nei soccorsi che, nei casi gravi, poi, verrà fatto pesare sull’organizzatore con conseguenze pesanti e spiacevoli. Ci si ricordi che in una gara può succedere di tutto, ma se l’organizzatore può dimostrare il buon senso e di non aver speculato sui servizi e sul personale, può ritenersi tranquillo, più che dal punto di vista legale, da quello morale!


TRAINING CAMP

CANARIE 2017 DAL 23 AL 30 GENNAIO 2017

UN’OCCASIONE DA NON PERDERE

Sono aperte le prenotazioni al Training Camp, affrettatevi! Una settimana completamente dedicata al ciclismo da passare assieme, tra panorami spettacolari ed emozionanti, per condividere la passione che ci unisce.Il clima e i dislivelli di questo posto meraviglioso lo rendono il luogo ideale per la preparazione invernale.

Offriamo la possibilità di scegliere tra due tipologie di alloggio

LOPESAN BAOBAB RESORT

CORDIAL GREEN GOLF BUNGALOWS

1165.00 €

860.00 €

Caratteristiche: • trattamento di mezza pensione; • la quota è a persona in camera doppia; • nel prezzo non è compreso il costo del volo aereo; • prenotazioni entro il 15/11/2016.

Compreso nella quota: • divisa personalizzata dedicata al Training Camp; • integratori alimentari Named durante gli allenamenti; • servizio di assistenza con furgone al seguito degli atleti; • reportage fotografico e video di tutto il Camp.


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PISTA CICLABILE DELLA VALCHIAVENNA

UN COLPO DI PEDALE...

E SEI IN SVIZZERA A cura di Silvia Baldi (cicloturismo.it)

Abbiamo ripercorso per voi il tragitto di 33 chilometri che dalle rive del Lago di Mezzola arriva fino al confine con lo Stato elvetico Il Palazzo Balbiani risalente al XIV secolo.

L

a pista ciclabile della Valchiavenna è un percorso impegnativo di circa 33 km che dalle rive del Lago di Mezzola arriva fino al confine con la Svizzera correndo quasi sempre su sede protetta. Chiavenna si trova esattamente a metà del percorso a segnare uno snodo cruciale tra la pianura e la montagna. Il dislivello totale dell’itinerario supera 650 mt. Percorso Per raggiungere la Valchiavenna molti ciclisti preferiscono partire da Colico, importante centro abitato affacciato sul Lago di Como e - da qui - pedalare per qualche chilometro verso nord fino a Verceia, località da cui inizia la ciclabile vera e propria. Verceia si trova sulla sponda destra del Lago di Mezzola e gode di una magnifica vista sul monte Legnone che ci accompagna nel primo tratto fino alla cittadina di Novate Mezzola. Ripartendo da Novate, si segue il corso del fiume Mera attraversando campi coltivati e piccole aziende agricole. Ad un certo punto

la pista si affianca alla strada statale, ma si tratta solo di un brevissimo tratto. Circa 10 chilometri dalla partenza si raggiunge Giumello e si entra nella piana di Chiavenna. Il percorso continua quindi a seguire il fiume, in mezzo a campi e prati fino a Bedogna per poi svoltare verso est ed affrontare le prime semplici salite. La fatica termina a Chiavenna, centro turistico ed amministrativo più importante della valle, ben noto a tutti gli amanti della montagna. La città sta diventando popolare anche tra i ciclisti che ne apprezzano il clima fresco anche in piena estate, la varietà di itinerari e di sfide ad alta quota. Degno di nota è anche il centro storico, dove spicca in particolare il Palazzo Balbiani risalente al XIV secolo. Lasciata Chiavenna ci si addentra nella Val Bregaglia, gioiellino verde della regione fatto di vigneti, cascate ed imponenti mura di granito. La pista ciclabile qui si fa più impegnativa ed affronta una salita dopo l’altra. Il percorso si farà faticoso soprattutto negli

ultimi 7 chilometri: da Borgonuovo al confine con la Svizzera. L’itinerario termina in località Castasegna, una volta superato il comune di Villa di Chiavenna.


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SPORT & BENESSERE

PROTEZIONE TOTALE PER L’INVERNO: A cura del Dr. Alessandro Gardini*

Oggi parliamo dell’Immunac, coadiuvante dietetico per sostenere le naturali difese dell’organismo

L’

attività fisica, intensa e prolungata, provoca importanti cambiamenti nel nostro sistema immunitario, incrementando il rischio delle malattie da raffreddamento. Queste si manifestano con una serie di sintomi quali mal di gola, tosse, raffreddore, febbre e, a volte, dolori articolari, che ci costringono a lasciare la nostra bici in garage abbandonando gli allenamenti. Queste infezioni sono causate da virus e batteri ospiti delle prime vie aeree che diventano infettivi in concomitanza con l’esposizione ai primi freddi. Per mantenere sempre in forma il nostro sistema immunitario, la dieta gioca un ruolo fondamentale. Bere molto e consumare adeguate porzioni di frutta e verdura è indispensabile per mantenere in equilibrio i nostri sistemi di difesa. Le vitamine ed i sali minerali sviluppano infatti la nostra capacità di resistenza, prima fra tutte la vitamina C, che stimola per l’appunto le difese immunitarie. Sostenere, dal punto di vista nutrizionale, le nostre difese immunitarie significa dunque favorire, con una quota integrazionale specifica, la notevole complessità dei sistemi di controllo che l’organismo mette in atto per riconoscere ciò che è estraneo e per eliminare ciò che può alterare l’omeostasi dell’ambiente interno. Per mantenere sempre alte le difese immunitarie dello sportivo a tutti i livelli può es-

sere utile integrare alla dieta un prodotto innovativo della Linea Benessere e Protezione Farmacia del Bivio, denominato Immunac. La formulazione di questo prodotto presenta componenti amminoacidici quali glutammina e arginina, in associazione ad acetilscisteina, zinco ed estratti standardizzati di echinacea. La l-glutammina è l’amminoacido più rappresentato nell’organismo, con il livello plasmatico più elevato tra tutti quelli degli aminoacidi liberi. Oltre alla funzione anticatabolica e di sostegno per il metabolismo e per il Sistema Nervoso Centrale, rilevante è il ruolo della glutammina per sostenere i livelli di alcuni protagonisti del meccanismo di difesa nella prevenzione dell’attacco dei batteri alle cellule delle mucose. La Glutammina, assunta per via orale, agisce così a livello intestinale stimolando il sistema immunitario. Altro amminoacido determinante per l’equilibrio e le funzioni del sistema immunitario è la l-arginina, in particolare per il suo ruolo di precursore del NO (Ossido Nitrico). L’NO è principalmente determinante per le funzioni antiossidanti di contrasto delle specie reattive dell’ossigeno, per l’inibizione dell’aggregazione piastrinica e per la funzione antieterogenica. L’arginina puo’ aiutare lo sportivo per rimettersi in forma in seguito a periodi di convalescenza e, grazie ad una azione diretta sulla cellule deputate alle nostre difese, esercitare un’azione immuno-

modulante. La N-Acetilcisteina, è un agente riducente, quindi ha attività antiossidante. Utilizzato in medicina come epatoprotettore e mucolitico esprime la sua principale funzione nel rigenerare le scorte di glutatione a livello epatico. Attraverso il glutatione il nostro corpo esplica la più importante azione di disintossicazione cellulare e di protezione delle membrane. Interessante, infine, la presenza di estratti concentrati di Echinacea. Nota fin dall’antichità, veniva utilizzata dagli Indiani d’America per le sue proprietà curative sulle malattie da raffreddamento. Questa caratteristica è dovuta a due principi attivi: l’echinacoside con proprietà di antibatteriche ed i polisaccaridi con potente azione attivatrice sulle cellule del sistema immunitario. Completa la formulazione la presenza nel prodotto di Zinco Metionina, uno dei più importanti minerali coinvolti nella modulazione del sistema immunitario. Immunac è una formulazione in bustine al gusto mirtillo da assumere una volta al giorno al mattino disciolta in un bicchiere d’acqua, due settimane all’inizio dell’autunno e due settimane nella seconda metà di gennaio. *Responsabile Reparto Sport e Nutrizione Farmacia del Bivio alessandrogardini@gmail.com


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LA CITTÀ DEL

NATALE Kipkorir Maritim Philimon vince la 14.a Marcialonga Running Coop - Photo by Newspower.it

O

gni momento dell’anno è quello giusto per visitare Trento. La città è talmente bella, accogliente e ricca di attrattive che offre ai visitatori suggestioni sempre diverse in ogni stagione, nel periodo delle feste poi da il meglio di se e diventa assolutamente magica, diventa la “Città del Natale”. Le luci e gli addobbi allestiti nelle piazze

cittadine accompagnano grandi e piccini in un’atmosfera unica attraverso il ricco programma di eventi e animazioni organizzato dall’amministrazione comunale. Durante i fine settimana sotto il tradizionale albero illuminato i bambini possono visitare la casa di Babbo Natale e ricevere un piccolo regalo, una caramella o un libricino. Oppure possono partecipare a una delle tante divertenti attività educa-

tive che si svolgono nella “Casetta degli Elfi”: da quelle legate alle fattorie didattiche trentine, alle proposte riguardanti attività manuali o grafiche in cui i bimbi vengono sensibilizzati giocando sui temi della solidarietà e del riuso. E dopo aver giocato o aver partecipato a una piccola recita, tutti in carrozza sul trenino di Babbo Natale. Per chi è troppo cresciuto per sedersi sulle


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THE CHRISTMAS

CITY By the editorial staff

Trento features a rich program of events throughout the year. But from November to January, the city turns into a magical nativity scene

E A cura della Redazione

Trento offre un ricco programma di eventi in tutte le stagione dell’anno. Ma da novembre a gennaio la città diventa un magico presepe

ginocchia di Santa Claus invece è assolutamente da non perdere una passeggiata fra le tradizionali casette dei mercatini del centro storico per apprezzare i prodotti dell’artigianato locale o assaggiare le specialità enogastronomiche trentine in un percorso allietato dalla musica dei concerti itineranti delle bande musicali o dal canto dei cori di montagna che da queste parti sono una vera istituzione. E mentre

ci si lascia trasportare dalla gioiosa atmosfera che pervade la città si può anche fare un gesto di generosità verso i meno fortunati visitando il mercatino di Natale del volontariato dove potrete sostenere le oltre cinquanta associazioni cittadine che si occupano di disabilità, ambiente e progetti di sviluppo del sud del mondo. Qualunque cosa facciate a Trento vivrete davvero un Natale da favola.

very time of the year is the right time to visit Trento. The city is so beautiful, welcoming and filled with attractions that visitors in all seasons are wooed by its charms. The winter holidays, however, bring out the very best of its spirit, as Trento turns into a truly magical place: “the Christmas city.”On weekends, under the glow of the traditional Christmas tree, children can visit Santa’s house and receive a small gift, such as candy or a booklet. Or they can part in one of the many fun – and educational! - activities in the “Elves’ Hut.” And if you’re a little too grown up to sit on Santa Claus’ lap, then you will definitely enjoy a stroll through the stands of the picturesque Christmas Markets, which are set up every year in the historical centre. Here, you can find a variety of products by local artisans and craftsmen, as well as the very best in Trentino’s enogastronomic tradition – all to the sound of live music, including the cheerful tunes of travelling bands and the a cappella carols sung by the local “mountain choirs,” a beloved icon of Trentino. Whatever you choose to do, we’re sure that in Trento you’ll truly experience an enchanted Christmas.


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TRENTO

LA TERRA DEI GOURMET

Photo by C. Baroni

A cura della Redazione

Dai vini ai formaggi, dallo speck ai canederli, andiamo alla scoperta della prelibata cucina del Trentino

“M

angiare è incorporare un territorio”. Quando il geografo francese Jean Brunhes coniò questo aforisma non sappiamo se pensava al Trentino, ma oggi sappiamo che avrebbe dovuto farlo. Perché in questa terra, quando ci si siede a tavola, non ci si limita “solo” a mangiare, ma si intraprende un vero e proprio viaggio nella cultura e nelle tradizioni di un territorio fatto di boschi e montagne in cui i sapori diventano le indicazioni per seguire la strada maestra. Le eccellenze enogastronomiche trentine sono talmente tante che sarebbe un’impresa racchiuderle in un solo menù. La sola scelta dei vini può porci di fronte a dei dubbi difficilmente risolvibili. Aperitivo con un Pinot grigio o una Nosiola? Teroldego o Marzemino per accompa-

gnare la polenta? E non sentitevi neppure in colpa se non riuscirete a decidere di fronte alla sconfinata lista dei formaggi. Non è affatto scontata la scelta fra lo squisito “Puzzone di Moena” (che deve il suo nome all’intenso aroma che emana) o il delizioso “Casolet” della Val di Sole cucinato alla piastra. La secolare tradizione casearia di queste zone è in grado di mettere in difficoltà i più navigati buongustai. Tuttavia esiste una certezza: non potrete mai dire di aver provato la vera cucina trentina se non avrete assaggiato, almeno una volta nella vita, i mitici canederli, i tradizionali gnocchi fatti di pane, latte uova, formaggio e speck. Che siano serviti nel loro brodo di cottura o che vi vengano proposti nella loro variante “asciutta” ricoperti di burro fuso, questa golosissima pietanza conferma il più classico degli adagi

popolari: le cose più semplici sono anche le più buone. Lo speck, che qui è molto meno affumicato rispetto alla variante altoatesina, è il principe dei salumi del territorio, ma non vanno assolutamente trascurate specialità come la “carne salada”, un particolare prodotto che si ottiene dalla fesa di bovino, o la “luganega” stagionata o affumicata. E a fine pasto? Ancora una volta è la saggezza popolare a venirci in aiuto. “Una mela al giorno toglie il medico di torno” dice il proverbio e qui le mele sono di casa da sempre come protagoniste degli strudel o degli altri dolci tipici. Che altro resta da dire? Buon appetito. Per approfondire la conoscenza del’enogastronomia locale vi consigliamo di consultare il sito di Palazzo Roccabruna, la casa dei prodotti tipici trentini: www.palazzoroccabruna.it


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iNBiCi magazine anno 8 – 11 Novembre/Dicembre 2016  

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