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PERIODICO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA ANNO IX N. 1 GENNAIO

magazine

CLAUDIO CHIAPPUCCI Il ciclismo e il Diablo “Peter Sagan è la gioia Chris Froome la noia”

ROBERTO SGALLA

Ciclismo e sicurezza “Le aziende devono Iniziare a fare la loro parte”

ALESSANDRO SPADA Presidente Nove Colli “In questi anni abbiamo rifiutato diverse iscrizioni”


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SCATTO D’AUTORE Colorado Classic 2017 Photo: by Bettiniphoto

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MONDO ACSI

a cura della redazione L’Assemblea Nazionale Acsi con il tavolo dei relatori

Svelato il calendario 2018

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Nella tradizionale cornice dell’hotel Corallo di Riccione, lo scorso 10 dicembre, si è svolta la presentazione ufficiale del Campionato Nazionale Acsi Granfondo e Mediofondo 2018. Gran cerimoniere dell’evento il responsabile nazionale Acsi ciclismo Emiliano Borgna, che ha ribadito i principi fondanti dell’ente, sottolineando - in particolare - la crescita costante degli affiliati e la eterogeneità di un calendario che propone, da febbraio ad ottobre, una miriade di opportunità per tutti. All’appuntamento annuale, presentato dal bravo speaker toscano Daniel Guidi, hanno partecipato diversi organizzatori ciclistici, tra cui la storica famiglia Liotto che, oltre a presentare il proprio appuntamento granfondistico del 22 aprile, ha ribadito la sua vicinanza ad Acsi siglando una partnership che prevede, per gli affiliati all’ente, una significativa scontistica per l’acquisto delle leggendarie biciclette artigianali vicentine, “un’eccellenza assoluta - ha ricordato il presidente Borgna - del nostro made in Italy”.

Da febbraio ad ottobre ben 63 appuntamenti Mediofondo e Granfondo. Il presidente nazionale Borgna: “Per nove mesi l’Italia pedala con noi”


fine mese, segnaliamo invece la Gf Straducale e, soprattutto, la Gf Gavia e Mortirolo sulle guglie dolomitiche dell’Aprica. Dopo le sei rassegne di luglio e quella del 26 agosto (Gf dei Borghi del Metauro), il calendario imbocca il suo ultimo tratto con gli appuntamenti settembrini, tra cui ricordiamo la Gf Città di Torino, la Gf Marco Pantani e la splendida Cronocoppie “Lui&Lei” DueXBene di Longiano.

Immagini della Colnago Cycling Festival di Desenzano del Garda

Ben 63 le rassegne inserite nel calendario 2018 che si aprirà il 25 febbraio con un doppio appuntamento: in Liguria con la 20ª edizione della Gf Internazionale Laigueglia e a Pescara con la Gf Masciarelli. Nove gli appuntamenti di marzo: si parte con la Gf Andora, poi la Gf Alassio e la Gf della Ceramica a Santo Stefano di Camastra. Il 18 marzo un’altra grande classica del panorama granfondistico nazionale: la Gf Davide Cassani di Faenza e, lo stesso giorno, a San Remo la Gf La Classicissima. Quattro appuntamenti, infine, nell’ultimo weekend del mese che propone la Gf Città di Padova, la Gf Fara in Sabina, la Gf Sant’Angelo Lodigiano e La Michettiana di Francavilla al Mare. Il mese di aprile si apre subito con un trittico esaltante: il Colnago Cycling Festival di Desenzano del Garda, la Gf Paolo Bettini a Pomarance e, in Piemonte, la Gf San Maurizio. Il 15 aprile tutti sulla riviera romagnola con la Gf Città di Riccone, mentre il 22 spazio alla Gf Liotto Città di Vicenza e alla Gf più emozionante dell’anno, quella dedicata al compianto Michele Scarponi il cui ricordo sarà celebrato da amici e familiari a Filottrano, in provincia di Ancona. Dopo la Gf Teatini, il mese delle rassegne Acsi si chiude il 29 aprile con

la Nuova Eroica, la Gf Bra Bra e la Gf Why Sport di Valdagno. Undici gli appuntamenti di maggio, tra cui segnaliamo la prestigiosa Via del Sale di Cervia, l’emergente Gf degli Squali di Cattolica e Gabicce e la Marcialonga Cycling Craft di Predazzo.

Il mese più “affollato”, però, come tradizione impone, sarà quello di giugno che propone ben 12

manifestazioni e si aprirà con la Gf Terre dei Varano. A metà mese da non perdere la 3Epic Road di Auronzo di Cadore che si svolge in concomitanza anche con la Gf del Capitano di Bagno di Romagna. Tra gli appuntamenti di

Il calendario Acsi 2018 si concluderà nel mese di ottobre: il 7 si celebra il vintage con la storica Eroica Gaiole di Siena ed il 14 gran finale con la Cronosquadre “Pedala coi campioni” di Casazza (Bg) e con la Gf Laigueglia in Rosa, l’unica gara del carnet dedicata esclusivamente alle donne. Dopo la presentazione degli appuntamenti 2018, l’evento riccionese è proseguito con le premiazioni della stagione 2017: sul palco sono sfilati tutti i vincitori assoluti e di categoria delle classifiche Granfondo e Mediofondo.

La partenza della Granfondo Liotto Photo: newspower.it

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Sommario

Gennaio 2018 // Numero 01

Claudio Chiappucci

Gianfranco Josti

Massimo Biagini

Isaia Spinelli

Roberto Sgalla

Alessandro Spada

“Peter Sagan è la gioia Chris Froome la noia”

“Il mercato della bicicletta secondo il marchio Bianchi”

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CLAUDIO CHIAPPUCCI di Mario Pugliese

QUELLO CHE NON HO MAI SCRITTO

di Gianfranco Josti

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MASSIMO BIAGINI di Mario Pugliese INBICI TOP CHALLENGE a cura della redazione

10 DOMANDE A… di Mario Pugliese

GIRO ITALIA AMATORI a cura della redazione LA VIA DEL SALE a cura della redazione

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“Quando Mosca voleva il Giro d’Italia”

“Ecco le mie proposte per un ciclismo più sicuro”

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ROBERTO SGALLA a cura di Mario Pugliese

DENTRO LA NOVE COLLI a cura di Mario Pugliese INBICI HOLIDAY a cura della redazione GRAN FONDO CASSANI a cura della redazione RITIRI O VACANZE?

a cura di Gian Paolo Mondini

MENTE IN SELLA a cura di Claudia Maffi

NOVITÀ DAL MERCATO di Maurizio Coccia

“Vi svelo vizi e virtù della bike-economy”

“Alla Nove Colli conta la passione”

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GF DEGLI SQUALI a cura della redazione

SPORT E MEDICINA di Bruno Valeri

FOCUS SULLE AZIENDE a cura della redazione

IL PUNTO DI VISTA di Gianluca Giardini

DONNA INBICI di Ilenia Lazzaro

COME NUTRIRSI

di Alexander Bertuccioli

ZOOM SULLE SQUADRE a cura della redazione


OPERA D’ARTE Tour of Hainan 2017 Photo: by Bettiniphoto

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GRUPPO EDITORIALE INBICI Direzione e Amministrazione Viale della Repubblica, 100 - 47923 Rimini (RN) Direttore Responsabile Mario Pugliese Direttore Generale Maurizio Rocchi

In Redazione Mario Pugliese, Dr. Roberto Sgalla, Riccardo Magrini, Wladimir Belli, Gian Luca Giardini, Silvano Antonelli, Prof. Fabrizio Fagioli (Equipe Velosystem), Paolo Mei, Silvia Baldi, Claudia Maffi, Nicola Zama, Dr. Alexander Bertuccioli, Silvano Antonelli, Carlo Gugliotta, Manuela Ansaldo, Dr. Maurizio Radi, Ilenia Lazzaro In Redazione Tecnica Maurizio Coccia, Enrico Pastori, Guido Rubino, Roberto Diani Fotografi Playfull, Bettini Photo, Newspower, Andrea Magnani Bikenews.it Archivio fotografico selezione fotografica a cura di Gianni Rocchi Distribuzione Italian Business Management LTD Progetto Grafico Roberta Piscaglia Responsabile Marketing Sara Falco Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa La Pieve Poligrafica Editore

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EDITORIALE

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Archiviato un nuovo anno (l’ottavo della nostra storia), ci apprestiamo a vivere un’altra entusiasmante stagione sui pedali. E come è ormai tradizione, anche il 2018 sarà costellato da una miriade di novità. Dopo il refresh del magazine cartaceo, che ha scelto un impianto grafico più moderno e innovativo, il nuovo anno è iniziato con il radicale restyling del sito internet che, completamente ricalibrato nell’estetica e nel gestionale, sarà sempre più uno strumento dinamico al servizio dell’informazione giornalistica, ma anche dei nostri partner commerciali. Ma l’elemento di maggiore novità nel 2018 sarà l’investimento sulle piattaforme social. Oltre all’esperienza televisiva, abbiamo infatti studiato un nuovo format, ovvero una diretta Facebook “itinerante” registrata nei centri direzionali delle aziende o nei backstage dei grandi eventi sportivi e fieristici.

L’anno che verrà, infine, si apre per il Gruppo Editoriale InBici all’insegna dell’ottimismo. Gli iscritti all’InBici Top Challenge sono in vertiginoso aumento, così come i progetti della sezione bike & travel registrano un boom di adesioni.

IL NUOVO ANNO PROFUMA DI OTTIMISMO 10

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Anche il nostro pool di sponsor si è arricchito di numerose aziende di prestigio, che daranno solidità e prospettive al gruppo consentendoci di pianificare la crescita strutturale e di ampliare i nostri organici. Anche per questo, ne siamo certi, InBici nel 2018 sarà un prodotto ancora migliore.

Maurizio Rocchi


// L’INTERVISTA

Claudio Chiappucci

“SAGAN LA GIOA, FROOME LA NOIA” di Mario Pugliese

Il Diablo torna a parlare di ciclismo. A modo suo: “Cosa c’entra Gerusalemme col Giro d’Italia?”

Dopo una “vita in fuga” (titolo della sua biografia), Claudio Chiappucci - a 54 anni suonati - non si è ancora stancato di scattare. Forse, dopo aver appeso la bicicletta al chiodo, è diventato un po’ più saggio, ma il fuoco del “Diablo” è sempre acceso e la sua schiettezza, in bici come ad un microfono, resta un’arma spietata. Innamoratissimo della sua compagna Clementine, ambasciatrice francese del più pregiato Rum della Guadalupe, sempre in giro per l’Italia nelle vesti 12

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di testimonial, Chiappucci segue con tiepido distacco il ciclismo di oggi “perché - dice - questo sport è cambiato e lo spettacolo che c’era ai miei tempi, forse, oggi non si vede più”. Claudio, il 2017 sarà ricordato come l’anno di Peter Sagan? “Sagan è un fuoriclasse autentico, oggi senza ombra di dubbio il ciclista più forte del mondo. Forse non vincerà mai un Tour, ma nessuno è completo come lui. Perché è letale negli ultimi chilometri, ma è anche un eccellente scalatore. Certo, vincere tre mondiali di fila senza squadra fa sorgere

Claudio Chiappucci

una domanda: dove finiscono i suoi meriti e dove iniziano i demeriti degli avversari?”. In copertina anche Froome, che ha messo in bacheca la quarta Grand Boucle... “Per Froome parlano i risultati, perché quattro Tour de France non si vincono per caso, ma sinceramente il suo modo di correre non mi entusiasma. A me piacciono i corridori completi, che lottano su ogni terreno da marzo ad ottobre. Ad esempio, adoro uno come Valverde, che ha le genialità per inventare sempre qualcosa in gara. L’esatto opposto di Froome, di cui obiettivamente fatico a ricordare un’impresa, almeno una, da tramandare ai posteri”. E l’Italia, intanto, sta a guardare… “Nei grandi Giri siamo sempre competitivi perché Nibali è un campione vero, ma nelle gare di un


giorno ci manca l’interprete alla Bettini. Dopo aver espresso campioni del calibro di Cipollini e Petacchi, resto perplesso, in particolare, per questa carenza di velocisti di livello mondiale. È vero che, in qualche occasione, i nostri si sono difesi bene, ma nelle gare vere, quelle sopra i 250 chilometri per intenderci, gli sprinter italiani spariscono”. Che ne pensa del tracciato del prossimo Giro d’Italia?

“Il tracciato è bello, ma non sono d’accordo con la partenza da Gerusalemme. Il Giro, per definizione, è un evento italiano e la sua identità, al di là degli interessi geopolitici, andrebbe sempre preservata. Cinque giorni all’estero privano le regioni italiane di un grande spettacolo. Io, al di là dei problemi sulla sicurezza, avrei deciso diversamente”. La Nazionale azzurra continua a faticare... “Cassani ha lavorato tanto in questi anni, ma i risultati impongono qualche riflessione perché un paese come l’Italia non può restare per dieci anni a digiuno di medaglie al Mondiale.

Alejandro Valverde

Problema generazionale? Scelte sbagliate del Commissario Tecnico? Io sinceramente non ho le risposte, dico solo che in Federazione qualche domanda dovrebbe cominciare a porsela”. Dopo il doping, ci mancavano solo i motorini nei tubolari. Sorpreso? “Certo che sono sorpreso perché certe immagini alla tv le ho viste anche io e, dunque, vedere un corridore che scatta con la pedalata assistita mi fa piangere e ridere allo stesso tempo. Il

doping tecnologico è, prima di tutto, uno smacco per l’immagine dell’UCI che - da una parte - fa le sue compagne con rigore e, dall’altra, nel 2017, non è ancora riuscita a trovare una strategia efficace per scongiurare queste truffe”. Claudio Chiappucci valuta proposte come testimonial per aziende, granfondo ed eventi. Per informazioni contattare ale@alepivaproduction.com +39.339.466.80.48

Peter Sagan

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SCATTO D’AUTORE The best of cycling 2017 Peter Sagan Photo: Yorick Jansens

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INBICI INTERVISTA.. ANTONINO VITI

“La bike card?

Un atto di giustizia” Il numero uno dell’Acsi ribadisce l’opportunità del provvedimento: “Riallineare i costi di tesseramento fra gli enti non significa imporre nuovi balzelli, bensì garantire a tutti pari opportunità” di Mario Pugliese Il Presidente Nazionale Acsi Antonino Viti

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“La bike card? Un atto sacrosanto nell’interesse esclusivo dell’atleta”. Non usa sofismi Antonino Viti, numero uno dell’Acsi, per spiegare la grande novità della stagione amatoriale 2018. Convinto della bontà del provvedimento, Viti definisce la “Bike Card” (25 euro all’anno) un “atto di doverosa equità che porterà ordine in un movimento segnato, in passato, da troppe disparità”. Presidente, perché tante polemiche?

“Semplice, perché non tutti, in questa partita, hanno detto la verità, diffondendo false informazioni e dunque generando un’inutile confusione. Questo dibattito sulla ‘Bike Card’ mi pare sia diventato strumentale, assumendo sfumature da fotoromanzo. È chiaro che la questione va ricomposta in maniera corretta, altrimenti, come capita sovente di questi tempi, si rischia di rendere virali notizie totalmente infondate”.

Ma di fronte a nuove tasse l’italiano medio reagisce così… “In primis, va ricordato, che per i circa 140mila tesserati con la Federazione e con gli enti di promozione Acsi, Uisp e Libertas non cambierà praticamente nulla, nel senso che loro sono totalmente esentati. Per cui, definirla tout court una ‘tassa sul sudore’ mi pare scorretto e fuorviante”. Qual è allora la sostanza della nuova norma? “Il concetto più importante da ribadire è che la bike card non crea disparità di trattamento fra ciclisti ma, al contrario, sana quelle palesi discriminazioni che, fino ad oggi, hanno sempre caratterizzato il mondo dei cicloamatori. Riallineare i costi di tesseramento fra gli enti non significa imporre nuovi balzelli, bensì garantire a tutti pari opportunità”. In che senso? “La bike card è un provvedimento che porta ordine e giustizia in un movimento che, in passato, presentava delle evidenti anomalie. È una novità che innalzerà la qualità di tutte le manifestazioni amatoriali, migliorerà sensibilmente le coperture assicurative e dunque gli standard di sicurezza. Per questa ragione, è un atto che non potevamo non sostenere visto che è

ispirato dagli stessi valori che, in questi anni, hanno sempre mosso le politiche di Acsi”. Acsi Ciclismo, in particolare, ha chiuso l’anno con numeri da record? “È un dato oggettivo che, in fondo, ci ripaga dell’eccellente lavoro svolto in questi anni dal presidente Emiliano Borgna. Nel 2017 la crescita complessiva è stata straordinaria, ma nel 2018 mi aspetto un ulteriore miglioramento visto che il calendario delle manifestazioni si è arricchito sia nei numeri che, soprattutto, nella qualità. Oggi, per otto mesi, dalla Granfondo Laigueglia del 25 febbraio alla Cronosquadre ‘Pedala coi campioni’ del 14 ottobre, in tutti i fine settimana c’è almeno un appuntamento ciclistico targato Acsi”. Il ciclismo sta dunque diventando il principale traino del movimento Acsi… “Ed è normale che sia così perché è la disciplina sportiva che meglio sintetizza i principi fondanti del nostro ente, ovvero lo spirito di aggregazione, la riscoperta dei territori, il turismo slow e le politiche sulla eco-sostenibilità. Sul ciclismo Acsi ha investito tanto e continuerà a farlo. E l’aumento di tesserati è solo il risultato di un grande lavoro collettivo”.

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L’ANNO CHE VERRÀ

SBARCA NELL’ERA 2.0 Refresh grafico e logistico per il sito internet che, dal 2018, diventerà un generatore h 24 di contenuti autoprodotti. Ma la grande novità del nuovo anno saranno le dirette facebook itineranti per parlare di bikeeconomy e di cultura della bicicletta

Sarà un 2018 ricco di novità per InBici che, come tradizione impone, continua il suo restyling grafico e redazionale sempre proiettato verso una comunicazione 2.0.

di aziende ed organizzatori, con sezioni dedicate all’e-commerce, il servizio di newsletter e – grande novità 2018 – una web-tv interamente dedicata alla bike-economy e alla cultura della bicicletta.

Dopo il refresh della grafica affidato all’esperienza e alla creatività di Roberta Piscaglia, che ha subito riscosso grande successo, è di nuovo online – dopo un breve pit-stop tecnico - il sito internet (inbici.net), completamente rinnovato e ricalibrato in base alle mutevoli esigenze del mercato. Si tratta di un “generatore h24 di contenuti” sempre più al servizio

E proprio gli investimenti sulle piattaforme social rappresentano la nuova sfida del gruppo editoriale InBici che, per il 2018, ha confezionato un nuovo format. Si tratta di una diretta Facebook “itinerante” registrata nei centri direzionali delle aziende o nei backstage dei grandi eventi sportivi e fieristici.

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Lo staff di InBici, composto da una troupe di giornalisti e di social media manager, si recherà direttamente dai suoi partner per una diretta web che vedrà come ospiti manager, imprenditori ed organizzatori. Il live verrà divulgato attraverso i canali facebook. In questo senso, sono già stati calendarizzati, nei primi mesi dell’anno, visite alle aziende Shimano Italia e Asso of Switzerland e negli stabilimenti dei grandi distributori italiani, come Larm Spa e Beltrami Tsa.


photo : Jean-philippe Ehrmann Studio 14 I pressesports.com

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in copertina

GIRO, la genesi del casco Fondata nel 1985 a Santa Cruz, in California, l’azienda Giro si è specializzata, nel corso degli anni, nella produzione di caschi per il ciclismo e gli sport invernali, diventando - numeri alla mano un leader mondiale sul mercato ed un protagonista assoluto quando si parla di sicurezza nello sport.

Distribuiti in esclusiva in Italia dall’azienda Larm, i caschi Giro rappresentano oggi un’eccellenza sul piano del design, della tecnologia e dell’affidabilità. Dagli anni della genesi, quando il fondatore Jim Gentes annunciò al mondo la sua mission, fino ai giorni nostri, il marchio statunitense ha infatti sempre investito nella ricerca, proponendo sul mercato articoli innovativi di alta gamma. Da The Advantage™ (il prodotto dei pionieri), passando per il primo ultrallegero prolight Jim, fino al modello Aerohead, che debuttò al Tour de France, il marchio Giro – già sul finire degli anni ’80 – si è affermato come leader indiscusso sul mercato dei caschi. Gli anni ’90 iniziarono con il celebre rinforzo in fibra di vetro e si conclusero con il primo casco modulare per la mountain bike e con il modello per la neve con prese d’aria che, di fatto – vincendo lo scetticismo generale - rivoluzionò il mondo degli sport invernali. Il nuovo millennio si apre con i modelli per gli skate e prosegue con la creazione delle prime maschere protettive. Nel frattempo, in azienda, si sviluppa anche una formidabile linea di guanti e, di lì a poco, debutta nel mondo dei professionisti anche la prima scarpa Giro che reinventerà il concetto tecnico di “attacco”. L’azienda conquista consensi e risultati, vincendo oro olimpici e scrivendo, assieme ad alcuni celebrati campioni, alcune tra le pagine più belle dello sport moderno. Nel 2016 viene lanciata sul mercato la nuova, avveniristica linea di caschi Mips per lo sci alpino. È un connubio tecnologico di materiali innovativi e di design all’avanguardia. Anche questa volta, come è sempre accaduto in 33 anni di attività, il progetto si rivela vincente. Ultimo nato in casa Giro – sintesi delle più raffinate ricerche del settore – è il modello Vanquish. Con un look compatto e accattivante e requisiti di ventilazione all’avanguardia, il Vanquish nasce principalmente per l’utilizzo su strada, ma si adatta perfettamente al triathlon o alle cronometro su percorsi misti. È il casco utilizzato dalla Bmc-Racing Team e, secondo molti analisti, si tratta di un prodotto che, ancora una volta, segnerà un’epoca.

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SCATTO D’AUTORE The best of cycling 2017 Campionati del Mondo Doha 2016 Photo: Claudio Peri

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Quello che non ho mai scritto

Quando Mosca voleva il Giro Le polemiche geopolitiche sulla scelta di Gerusalemme riportano agli onori delle cronache le tante partenze rosa fuori dai confini italiani. Ma il caso più clamoroso nacque (e morì) negli anni ‘70, quando il patron Vincenzo Torriani - nel pieno della guerra fredda - disse no alla Russia perché… aveva paura di volare! a cura di Gianfranco Josti

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Chi è Gianfranco Josti Gianfranco Josti è uno dei più autorevoli giornalisti del mondo del ciclismo. Decano dei giornalisti italiani, penna pungente e fine conoscitore del mondo dello sport, Per anni firma di punta del Corriere della Sera, autore di tanti libri di successo.

Capita (raramente) che la realtà superi di gran lunga la fantasia. Neppure il più fantasioso scrittore di gialli avrebbe immaginato che un presidente degli Stati Uniti avrebbe potuto mettere in seria difficoltà una gara ciclistica come il Giro d’Italia. Ebbene, Donald Trump c’è riuscito con l’annuncio choc di volere spostare l’ambasciata israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme scelta da RCS Sport come sede di partenza della corsa rosa numero 101. Tale annuncio, che di fatto ha riconosciuto la Città Santa come capitale di Israele, ha riacceso la sanguinosa guerriglia che il partito palestinese Hamas alimenta e sostiene contro gli israeliani e che negli ultimi anni pareva sopita. Vero che la partenza del Giro d’Italia 2018 è prevista per il 4 maggio, quindi in teoria c’è tutto il tempo perché la situazione ritorni sotto controllo, ma è chiaro che una manifestazione così importante, così coinvolgente, così

attesa in un Paese che mai ha ospitato eventi sportivi di così alto livello deve mettere al primo punto la sicurezza dei partecipanti, ovvero corridori e seguito.

La scelta di far partire il Giro da Gerusalemme e disputare le prime due tappe in Israele (Haifa-Tel Aviv e Be’Er Sheva-Eilat) è stata molto coraggiosa e molto innovativa nell’antico sport delle due ruote che accetta senza discutere la tecnologia che ha radicalmente modificato la bicicletta ma che a livello organizzativo resta ancorato al passato.

Una scelta che comporta anche rischi perché cominciare la grande avventura rosa così lontano dal territorio nazionale, impone agli organizzatori uno sforzo immenso per quanto riguarda la logistica. Sotto il profilo della sicurezza, prima dell’annuncio di Trump che tutto il mondo ha condannato, la situazione era sotto controllo perché le autorità israeliane avevano dato tutte le rassicurazioni che Mauro Vegni aveva trasmesso ai general manager delle squadre invitate. Vedremo come andrà a finire, ma è evidente che RCS Sport si vede costretta a preparare un “piano B”. Nel caso in cui fosse confermata la partenza a Gerusalemme, il Giro d’Italia conquisterebbe un record assoluto: sarebbe la prima grande corsa a tappe a prendere il via fuori dall’Europa. Nel corso della sua storia ultra-centenaria la kermesse rosa ha mosso le prime pedalate dall’estero in varie occasioni. L’esordio risale al 1965 quando la bandierina venne abbassata a San Marino mentre l’anno successivo l’onore LIFESTYLE INBICI

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spettò al Principato di Monaco. Ancora un binomio, 1973-1974: dapprima Verviers, in Belgio quindi Città del Vaticano. Nel 1996 la Grecia, privata del privilegio di festeggiare il secolo di vita dei Giochi Olimpici (disputati ad Atlanta), ospitò la partenza del Giro, mentre nel 1998 - stagione della straordinaria doppietta Giro-Tour di Marco Pantani - il via fu dato in Francia, a Nizza; quindi nel 2002 toccò all’Olanda, Groningen e nel 2006 si tornò in Belgio, a Seraing. A partire dal 2010, RCS Sport ha deciso di proporre ogni due anni una partenza del Giro lontano dall’Italia. Nell’ordine: Olanda (Amsterdam), Danimarca (Herning), Regno Unito (Belfast), Olanda (Apeldoorn), Gerusalemme (Israele). L’idea di far scattare la più grande manifestazione sportiva organizzata in Italia fuori dai nostri confini è di vecchia data. L’aveva accarezzata più volte Vincenzo Torriani, leggendario patron del Giro che, a cavallo degli Anni Settanta, non solo aveva tenuto testa 28

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allo strapotere del Tour de France, ma in diverse occasioni aveva creato grossi problemi alla Grande Boucle che ha sempre avuto dalla sua una felicissima collazione nel calendario internazionale, ovvero il mese di luglio, cuore delle vacanze estive. Partenza dunque da Paesi stranieri ma facilmente raggiungibili perché Torriani nutriva un vero e proprio terrore nei confronti dell’aereo. Fu anche per questa ragione che abortì un suo straordinario progetto, trasformato in realtà dal suo preziosissimo braccio destro, Giovanni Michelotti: il via sarebbe stato dato dalla Piazza Rossa, a Mosca, quindi al massimo in un paio di giorni i corridori avrebbero attraversato l’immenso territorio sovietico per riprender il percorso in Italia. Era stata prevista una staffetta, ogni frazione tra i 100 e i 150 chilometri, disputata da un solo corridore delle squadre invitate (tra 170 e 180 i concorrenti). In questo modo si sarebbero coperti oltre duemila chilometri.Gli organizzatori avevano pensato di sfruttare gli aerei dell’Armata Rossa (i celebri Antonov) nelle decine di aeroporti militari

disseminati nell’URSS per trasferire i corridori e parte del seguito a ridosso dei confini italiani (Austria o nell’allora Jugoslavia). Terminata la frazione, corridori e relativo seguito sarebbero stati convogliati nell’aeroporto più vicino e quindi trasferiti nella località prestabilita dove si sarebbe ritrovata l’intera carovana.

Nel cuore della guerra fredda e del comunismo, l’operazione Giro d’Italia che partiva da Mosca e attraversava la cortina di ferro avrebbe rappresentato un evento di portata planetaria. A parte le vere difficoltà organizzative (molte delle quali peraltro già risolte con l’intervento di uomini politici) a far abortire il progetto fu quella che Vincenzo Torriani chiamava “intolleranza da aereo”.


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SCATTO D’AUTORE Tour of Hainan 2017 Photo: by Bettiniphoto

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L’INTERVISTA A MASSIMO BIAGINI

“Negozi, bici elettriche, e-commerce e fiere

Vi racconto vizi e virtù

della bike economy” di Mario Pugliese

32 INBICI LIFESTYLE Massimo Biagini Ceo di Larm Spa


L’Ad di Larm Spa Massimo Biagini tasta il polso al mercato delle due ruote: “L’Italia pedala sempre di più, ma il cash-flow deprime il mercato. Chi acquista su amazon deve conoscere i rischi e sulle fiere…” Con 13.142 articoli codificati, 1612 rivenditori e 168 ordini evasi mediamente ogni giorno, Larm Spa è - numeri alla mano - una delle realtà più solide e dinamiche della cosiddetta bike-economy. Dopo aver festeggiato nel 2016 i primi 50 anni di attività, Larm continua a crescere sul mercato della bicicletta e della componentistica grazie ad un portafoglio-brand di enormi potenzialità. Dal 2011 alla consolle aziendale c’è l’amministratore delegato Massimo Biagini, imprenditore di solida esperienza che ha preso in mano una realtà nata nel 1966, accompagnandola con pragmatismo e lungimiranza nell’era 2.0. Biagini, qual è oggi lo stato di salute del mercato della bicicletta? “Sicuramente siamo un paese che pedala sempre di più, ma la crisi degli ultimi anni ha lasciato il segno ed il contesto, anche con l’avvento di internet, è sempre più complesso. In particolare, nella filiera della bike-economy, l’anello più debole resta quello dei negozianti, sempre più alle prese, tranne qualche rara eccezione, con problemi di ‘cash flow”, ovvero mancanza ormai strutturale di liquidità. È una problematica che, in qualche modo, deprime l’intero mercato perché, soprattutto per le biciclette - dove gli investimenti sono più impegnativi - il rinnovo dei campionari

nei punti vendita è giocoforza sempre più limitato”. Qual è oggi il profilo della clientela? “Ci sono due discriminanti: l’età e la capacità di spesa. Generalmente chi spende di più è il neofita, cioè colui che si avvicina al ciclismo senza specifiche competenze tecniche. E’ il cliente che cerca i materiali più alla moda, preferendo l’articolo trendy all’affidabilità. Tutto il contrario del ciclista più esperto che, con le idee chiare, si orienta su prodotti forse esteticamente meno accattivanti ma certamente più collaudati”. Si è parlato tanto, in questi mesi, del ruolo delle fiere. Qual è la sua opinione? “Il problema è che non hanno un’identità precisa perché si dibattono in un dilemma ancora irrisolto: questi eventi, mi chiedo, sono creati per gli addetti ai lavori o per l’utente finale? E’ una domanda a cui nessuno è ancora riuscito a dare una risposta credibile ed è la ragione che mi ha spinto, ormai tre anni fa, a cancellare dalle strategie di marketing di Larm tutti gli eventi fieristici in calendario”. Che cosa, in particolare, non le piace delle fiere? “Mentre il mondo cambia a ritmi frenetici, il format delle fiere ciclistiche, non so perché, è rimasto a Carosello, incapace di rinnovarsi e di proporre una formula

vincente in sintonia con le nuove aspettative del mercato. Tra il 1967, anno della nostra prima fiera, ed il 2015, anno della nostra ultima partecipazione, non è cambiato assolutamente nulla. In 50 anni il mondo della bicicletta è stato rivoluzionato, mentre le fiere sono sempre le stesse. Eppure, non mi pare che se la passino tanto bene…”. Le aziende, in particolare, lamentano il periodo in cui vengono collocate. E’ quello il problema? “Più che il periodo, sul quale si deve certamente ragionare, io credo siano clamorosamente sbagliate le location. In Italia vengono scelte località che, sul piano della logistica e dei collegamenti, hanno troppi limiti. E poi, lasciatemelo dire: al di là dei preziosi sostegni politici, certi eventi non possono essere così decontestualizzati dal territorio che li ospita”. Dunque, quale altra località suggerirebbe? “Io penso che Bologna possa essere una soluzione ideale. Perché ha un polo fieristico importante, collegamenti ferroviari ed aeroportuali all’altezza, perché la fiera è a due passi dal centro storico (e non in mezzo alla campagna) e perché qui si potrebbero studiare sinergie che, in passato, hanno già dato ottimi risultati”. LIFESTYLE INBICI

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INTERVISTA A MASSIMO BIAGINI

A cosa si riferisce? “Ma certamente al Motorshow che, sul piano dell’immagine e dell’affluenza, è una manifestazione di respiro internazionale che potrebbe fungere da volano anche per il segmento bike. Per altro, le biciclette elettriche potrebbero essere il naturale ‘trait-d’union’ tra i due settori…”. A proposito di e-bike, lei ci crede? “Sì ci credo, ma il mercato è viziato da un equivoco di fondo: anche se ancora non ce ne siamo resi conto, le biciclette elettriche sono molto più vicine al motociclismo che al ciclismo. E dunque, quando sul mercato arriveranno i colossi della moto - come Kawasaki, Honda o Yamaha - il confronto sarà impari e molti produttori, temo, resteranno col cerino acceso in mano”. C’è invece un nuovo articolo sul quale, come distributore, si sentirebbe di scommettere ad occhi chiusi? “Percepisco grande curiosità attorno ai rulli di allenamento con simulatore 3D integrato. Benché si tratti di prodotti che hanno un mercato stagionale, penso che in futuro se ne venderanno tanti”. Quanto vi disturba oggi la concorrenza dell’E-Commerce? “In via di principio, non vendendo direttamente al consumatore, la concorrenza sull’E-Commerce non disturba direttamente Larm, ma eventualmente può recare qualche fastidio ai negozianti. L’attenzione che tutti stanno prestando al mercato online apre numerose

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considerazioni. Per esempio i negozi italiani, per proporre prezzi in linea con la concorrenza straniera, devono sacrificare una buona parte del loro margine perché sia la pressione fiscale che un’IVA più elevata ci pongono decisamente in una posizione di svantaggio rispetto ad altri paesi. Il consumatore spesso può trovare più convenienza a rivolgersi a siti stranieri per l’acquisto perché il prezzo mostrato è decisamente appetibile. A questo punto però è importante rimarcare che, nel caso in cui sorgano problemi con i prodotti acquistati da siti stranieri, la legge impone di rivolgersi

dove si è perfezionato l’acquisto e qui sorgono i primi problemi perché i distributori o i negozi italiani non sono in grado di soddisfare queste richieste”. Però il fenomeno delle vendite online ormai non è più arginabile ed ha preso piede soprattutto tra i giovani… “Da parte mia non pongo soluzioni o alternative a questo mercato, ma posso solo raccomandare ai consumatori che pensano di acquistare online di rivolgersi a siti italiani dai quali sicuramente trarranno solo benefici in termini di servizio ed assistenza post vendita. Oggi accade molto spesso che il consumatore entri in un negozio per provare e toccare con mano un prodotto per poi uscire ed andare ad acquistare online. A questo punto vorrei fare una provocazione a questo consumatore: cosa accadrebbe se non ci fossero più i negozi ‘veri’ dove entri, provi, tocchi ed ammiri un prodotto?”. Lo smartphone rivoluzionerà anche il mondo della bicicletta? “Vedremo. Per adesso non è avvenuto, anche se in tanti ci hanno provato. A parte i navigatori satellitari, in cui Garmin resta leader incontrastato, non mi pare che nel gran bazar delle ‘app’ si sia ancora trovata l’idea vincente in grado di segnare un’epoca”.


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INBICI TOP CHALLENGE

InBici Top Challenge

TRATTAMENTO A CINQUE STELLE Gran Fondo Laigueglia

a cura della redazione

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È iniziato il conto alla rovescia per la terza edizione dell’InBici Top Challenge, che debutterà il 25 febbraio con la Gran Fondo Laigueglia, da sempre evento di apertura della stagione amatoriale. L’evento ligure decreterà il ciak ufficiale di un circuito che si annuncia ancora una volta esaltante con ben sei regioni rappresentate (Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto, Liguria e Trentino Alto Adige) per un totale di otto appuntamenti.

Per gli abbonati del circuito 2018 niente file per il pacco gara, officina meccanica sempre a disposizione e massaggi gratis prima della corsa. E da quest’anno InBici pensa anche alla sistemazione alberghiera

Photo: PlayFullt

Quattro le novità, tutte di grandissimo prestigio: dalla Gran Fondo Davide Cassani alla Gran Fondo degli Squalidi Cattolica e Gabicce passando per la “Green”Fondo di Paolo Bettinie finendo con la “3 Epic Cycling Road- Tre Cime di Lavaredo”.


Dopo l’ouverture di Laigueglia, l’InBici Top Challenge proseguirà il 18 marzo a Faenza con la Gran Fondo Davide Cassani, l’evento che vede il Ct della nazionale italiana di ciclismo nelle vesti di testimonial per una nobile causa: il finanziamento dell’attività ciclistica giovanile. Tre settimane dopo dopo l’8 aprile - tutti in Toscana, in quel di Pomarance (Pisa) con la Gran Fondo “eco” Paolo Bettini - La Geotermia. A maggio, invece, si vola in Romagna: il 6 tutti a Cervia per la storica Via del Sale, un’edizione rinnovata nella formula e soprattutto nella data. Una settimana dopo il grande popolo del pedale si dà appuntamento tra Cattolica e Gabicce Mare per la Gran Fondo degli Squali, la manifestazione più giovane, ma anche quella che ha mostrato i margini di crescita più importanti. Il 10 giugno si sale in alta quota con la novità della “3 Epic Cycling - Tre Cime di Lavaredo”, corsa per grimpeur di razza. Il 24 giugno si resta in altura con la Gran Fondo Gavia & Mortirolo all’Aprica(So), mentre il gran finale è sempre fissato a Trento, quando l’8 luglio si celebrerà una nuova edizione della Gran Fondo “La Leggendaria Charly Gaul”.

Le rampe della 3 Epic Cycling Road Tre Cime di Lavaredo

Anche quest’anno, infine, il circuito propone una “prova jolly”, a cui gli abbonati dell’InBici Top Challenge potranno partecipare gratuitamente. Si tratta della Gran fondo Nevio Valcic, che si disputerà il 27 maggio in Croazia. Tra le novità dell’edizione 2018 la “Assos Racing Cup”, ovvero uno speciale riconoscimento che premierà gli abbonati più costanti, tenaci e fedeli. Il premio, messo a disposizione da Assos

I ciclisti si apprestano ad affrontare il Monte Bondone alla La Leggendaria Charly Gaul Photo: Newspower.it

of Switzerland, verrà infatti consegnato a tutti coloro che porteranno a termine le otto gare del circuito. Tante sorprese anche nell’area dell’InBici Top Village, dove sarà sempre presente il maxi-pullman granturismo. Due i servizi novità per il 2018: un’officina meccanica riservata agli abbonati per risolvere i piccoli inconvenienti tecnici prima della partenza ed un’area wellness dove gli iscritti al circuito potranno sottoporsi gratuitamente a corroboranti massaggi pre-gara. Nell’area expò di InBici, come nelle scorse edizioni, si potrà ritirare il pacco-gara, evitando le lunghe file della vigilia. E durante la visita nel villaggio si potrà gustare gratuitamente un caffè espresso e, nello stesso tempo, visitare il piccolo store dove acquistare, a prezzi scontatissimi, i celebri integratori Inkospor e tutti i prodotti del merchandising InBici.

Per tutte le otto tappe del circuito, gli abbonati del Top Challenge potranno anche usufruire del servizio prenotazioni. Lo staff di InBici, infatti, in virtù dei suoi contatti logistici, è in grado di occuparsi anche della sistemazione alberghiera selezionando in ogni periodo dell’anno comode strutture bike-friendly. LIFESTYLE INBICI

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10 Domande a... Bike-Economy

“Vi spiego il mercato della bicicletta” Strategie di comunicazione, filiera commerciale e novità del mercato: la parola a Isaia Spinelli, responsabile commerciale del marchio Bianchi 38

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Isaia Spinelli è il responsabile commerciale del marchio Bianchi, un protagonista della bike-economy che, oggi come ieri, detiene una fetta importante del mercato della bicicletta “made in Italy”. Fine conoscitore delle dinamiche di mercato, con una consolidata esperienza nel mondo del ciclismo, Spinelli – in un’epoca di frenetici cambiamenti - è la figura più autorevole per scattare una fotografia aggiornata sulla filiera commerciale della bicicletta. Spinelli, come è cambiato negli ultimi anni il mercato delle due ruote? “La bicicletta è stata protagonista, in questi ultimi anni, di una vera e propria rivoluzione epocale. Da ‘mezzo dei poveri’ per antonomasia - simbolo iconografico della miseria e della fatica - ha

scalato vertiginosamente le gerarchie sociali, diventando un fenomeno culturale quasi d’elite riservato ad una fascia di consumatori con una capacità di spesa sempre più elevata”. Dove ci porterà questa nuova tendenza? “Per la verità, si tratta di un riscatto d’immagine non ancora del tutto esaurito, come si evince dai nuovi impulsi commerciali che derivano dal segmento E-bike. Già oggi, però, la bicicletta si rivolge ad un target di acquirenti sempre più facoltoso, tanto che le strategie di comunicazione e di promozione sono sempre più orientate verso un’area business”. Parlava pocanzi dell’avvento delle biciclette a pedalata assistita… “Considero l’avvento delle biciclette


Isaia Spinelli

elettriche un toccasana per il settore o, meglio, un’opportunità storica per fare un po’ di ordine in un mercato viziato da troppa improvvisazione. Oggi in Italia ci sono più di 250marchi che, in totale, vendono ogni anno oltre un milione e mezzo di biciclette. La maggior parte di questi, però, non sono veri produttori, ma semplici commercianti che acquistano telai, gruppi e componenti progettati da terzi e poi, dopo un veloce assemblaggio, mettono sul mercato le biciclette con un marchio che non ha né storia né know-how. Le E-bike, in questo senso, sono prodotti tecnicamente più complessi,con specifiche e parametri tecnici di livello superiore che non si costruiscono semplicemente partendo da un “Kit”, copiando un disegno e avvi-

tando quattro bulloni. L’asticella dunque si alzerà inesorabilmente e le aziende senza vere capacità tecnologiche e che non investono in ricerca e sviluppo, non potranno più ‘arrangiarsi’ e saranno destinate a farsi da parte. Sul mercato, dunque, resteranno solo marchi di qualità, tutto a vantaggio del consumatore finale”. Come si difende un marchio prestigioso come Bianchi dal pressapochismo del mercato? “Con la sua storia che non è clonabile e che non è solo “età anagrafica” ma unico ed irripetibile concentrato di esperienza, competenza, passione ed emozioni e con la ricerca di nuovi materiali e lo sviluppo di nuovi progetti,per i quali occorrono investimenti costanti ed one-

a cura di Mario Pugliese

“Considero l’avvento delle biciclette elettriche un toccasana per il settore o, meglio, un’opportunità storica per fare un po’ di ordine in un mercato viziato da troppa improvvisazione. rosi. Diversamente non si collabora con realtà legate alla Nasa…”. Quali sono le problematiche maggiori? “La difficoltà più evidente, per un marchio come il nostro, è la differenza siLIFESTYLE INBICI

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derale fra le aspettative di una clientela sempre più esigente ed il livello dei servizi, mediamente scarso, offerto dalla rete distributiva che, per ragioni di cash flow, resta l’anello debole del mercato. In molti casi, l’azienda madre pedala ad una velocità ed il negozio ad un’altra, tutto a discapito dell’utente finale che, al contrario, ha maturato negli anni aspettative sempre più elevate. La sfida è non tradire queste aspettative e, per farlo,oltre a lavorare sull’obiettivo per noi primario di educare e far crescere la distribuzione indipendente,abbiamo escogitato una serie di progetti esperienziali”. Ad esempio? “Noi, come Bianchi, abbiamo aperto alcuni punti vendita che, intendo precisare, non vogliono in nessun modo entrare in concorrenza con la nostra rete di distributori. Si tratta piuttosto di avamposti da cui studiare gli andamenti del mercato ed i profili dei consumatori. Un modo per ‘leggere’ ed interpretare le nuove esigenze della clientela e sviluppare risposte commercialmente adeguate da mettere poi a disposizione dei negozi indipendenti di nuova generazione”. In questo senso si inserisce il progetto Fico? “Esattamente, ma anche quello di altre

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variegate tipologie di negozi che sono molto più di semplici vetrine. Abbiamo strategicamente selezionato alcune città-campione che, per estrazione e qualità della vita, ci fornissero una fotografia eterogenea della nostra potenziale clientela. Oltre a Bologna - città di ‘Fico’ dove, oltre al Bianchi Bike Store, le nostre shopping bike a tre ruote stanno riscuotendo grande successo - abbiamo aperto a Bergamo l’Officina Edoardo Bianchi, un concept store innovativo incastonato in una zona fashion, dove il potere d’acquisto della popolazione è mediamente molto alto. A Garbagnate, nel cuore della Brianza, è stato inau-

gurato da qualche mese un negozio “Bianchi Bici” con concetti di servizio molto avanzati mentre ad Arese,presso l’innovativo “Il Centro”,centro commerciale di alta fascia, abbiamo collocato un Bianchi Bike Store. Senza contare che da più di tre anni nel nostro Bianchi Cafè & Cycles di Milano, possiamo monitorare un’altra tipologia di consumatori di altissimo profilo. Si tratta di cinque osservatori privilegiati che, al di là dell’imprinting commerciale, servono all’azienda soprattutto per studiare le nuove dinamiche della bike-economy e, nel medio-lungo periodo, sviluppare strategie e prodotti vincenti”.


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// GIRO D’ITALIA AMATORI

Il Molise

si colora di rosa Sarà la località di Montenero di Bisaccia ad ospitare il prossimo giugno la settima edizione della rassegna a cura della redazione

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Si sono aperte il 1° dicembre le iscrizioni per l’edizione 2018 del Giro d’Italia Amatori che partirà il primo giugno da Montenero di Bisaccia su un circuito cittadino di 13,7 chilometri da ripetersi 5 o 6 volte in base alla categoria d’appartenenza: “Il Molise è una regione giovane, venne istituita nel 1963 – sottolinea l’avvocato Teresio di Pietro, ex sindaco di Montenero di Bisaccia, responsabile marketing ed eventi collaterali in occasione della tappa del Giro d’Italia del centenario che prese il via da Montenero per concludersi al Blockhaus ed oggi membro del comitato organizzatore locale che ospiterà il Giro d’Italia Amatori 2018 – ma può vantare una tradizione ciclistica ben radicata. Nel suo territorio, anche se non ancora riconosciuto come tale, venne assegnato un titolo italiano indipendenti, ospitò nel 1989 una tappa della Tirreno Adriatico e ha avuto in un recente passato tre ciclisti che sono riusciti a raggiungere il passaggio al professionismo: Graziano Recinella, Antonio Appollonio e Rino Zampilli. A cui va aggiunto Dino Formichelli apprezzato massaggiatore alla Mercatone Uno di Marco Pantani e Dimitri Konishev.

Dopo la splendida parentesi rosa di maggio, abbiamo ricevuto la proposta dagli organizzatori del Giro d’Italia Amatori di poter dare continuità alla nostra opera organizzativa, ospitando la più importante manifestazione amatoriale nazionale che si svolge su strada organizzata da Fabio Zappacenere e Marina Campi. Nicola Travaglini, sindaco di Montenero di Bisaccia, e l’intera amministrazione hanno risposto con entusiasmo al progetto presentato dal Bike Team Montenero in qualità di associazione che si occuperà dell’organizzazione tecnica della manifestazione e abbiamo riunito i collaboratori della precedente esperienza rosa per ospitare queste tre giornate di gara nel comune di Montenero”.

La località molisana, che ha dato i natali al Giudice Antonio Di Pietro, sarà l’ombelico di questa settima edizione della corsa rosa che si svolge, come sempre, sotto l’egida della Federazione Ciclistica Italiana. La seconda tappa, quella del 2 giugno, sarà una cronometro individuale cittadina che si svolgerà su un tracciato di 13 chilometri, mentre la terza tappa (domenica 3 giugno) si disputerà su un percorso in linea di 83 chilometri che partirà da Montenero di Bisaccia (dove è previsto anche il traguardo) e transiterà nelle località di Petacciato e Termoli.

La corsa rosa, dunque, si svolgerà nella piccola regione italiana, in un territorio caratterizzato da una storia particolare, teatro dello scontro tra l’esercito romano e quello fretano. I frenati (che avevano centri abitati nella zona del Molise e dell’Abruzzo) subirono una grave sconfitta e si ritirarono a Monte Itilio, presso Montenero. Per i protagonisti del Giro d’Italia Amatori sarà invece uno scontro a colpi di pedale per conquistare una delle sei maglie ufficiali.

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SCATTO D’AUTORE UEC Elite Track European Championships - Berlin 2017 Photo: by Bettiniphoto

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La Via del Sale,

SUBITO BOOM DI ISCRITTI a cura della redazione

Bruciati in pochi istanti i primi pettorali. Già dissipati tutti i timori per il cambio data

Sarà una delle manifestazioni più attese del 2018, soprattutto adesso che - con lo storico cambio di data (non più ad aprile, ma il 6 maggio) - gli organizzatori si aspettano grandi cose: “Non tanto nella quota partenti - spiega Claudio Fantini - quanto nella possibilità concreta di riuscire ad intercettare nuovi appassionati e, dunque, anche nuovi potenziali turisti”. Insomma, anche se cambiare 46

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una formula vincente comporta sempre qualche rischio, in casa Sportur c’è grande ottimismo “perché - ribadisce Fantini - più di così questo evento non poteva dare” e dunque “poiché le sfide sono il sale della vita, abbiamo deciso, dopo 20 anni, di cambiare format collocandoci in un periodo più complicato ma, proprio per questo, molto più stimolante”. In ogni caso, al di là delle legittime apprensioni, le risposte da parte del popolo dei ciclo-amotori, per il momento, sono

state entusiasmanti: “Qualche apprensione c’era, non lo nego - prosegue Fantini - perché con un patrimonio di quasi cinquemila iscritti ormai fidelizzati, il rischio di perdere qualcosa c’era, ma in realtà i primi pettorali li abbiamo bruciati in pochi istanti e anche chi ancora non si è iscritto ci ha garantito che anche quest’anno ci sarà. E non solo. Oltre alla granfondo, molti hanno espresso un convinto gradimento sulla nuova data che, rispetto ad aprile quando il meteo è


sempre un’incognita, consente anche di agganciarci una breve vacanza per tutta la famiglia. Insomma, si sta verificando quello che tutti auspicavamo, ovvero fare della nostra granfondo un meraviglioso pretesto per trascorrere qualche giornata in più sulla riviera romagnola”. Del resto, il “chiodo fisso” di Claudio Fantini è sempre lo stesso: “Aprirci ai mercati esteri - ribadisce come un mantra - perché questo evento, adeguatamente reclamizzato, può essere il volano per una vera destagionalizzazione turistica. Credo che, in questo senso, i primi tangibili risultati li avremo nel 2019, quando le strategie promozionali avranno fatto il loro corso. In ogni caso, lo ripeto, le avvisaglie anche per l’edizione di quest’anno sono davvero incoraggianti”.

Un’idea ancora più precisa sulla risposta del pubblico, la si avrà comunque dal 1° febbraio quando si riapriranno le iscrizioni (quota 50 euro) che, quest’anno, saranno ancora più semplici. Sono stati infatti eliminati tutti i moduli cartacei e l’invio del fax per velocizzare il processo di iscrizione ed evitare problematiche di ricezione. Ma le novità che caratterizzeranno la ventiduesima Granfondo Via Del Sale

(che anche quest’anno farà parte dell’InBici Top Challenge) non si esauriscono qui. Sono stati infatti modificati anche i percorsi. Quello lungo, in particolare, si arricchirà di due nuove salite, a Montefinocchio e a Montepetra, che vanno a sostituire quella di Ciola. I chilometri totali passano così dai 150 della scorsa edizione a 174 chilometri della prossima, con un dislivello complessivo di 2400 metri. Anche il programma degli eventi collaterali alla Granfondo Via del Sale, che avranno la loro base logistica come al solito nella splendida cornice del bagno Fantini, si arricchisce di grandi novità. Da segnalare, in particolare, l’importante conferenza sulla sicurezza dei ciclisti, che vedrà come guest-star il

Prefetto Roberto Sgalla, in assoluto la più autorevole personalità su questo tema. Nuovo impulso anche allo Sportur Bicycle Expo, la più grande fiera outdoor d’Italia, interamente dedicata al mondo della bici, che si svolgerà da venerdì 4 a domenica 6 maggio nell’esclusiva location del Lungomare di Cervia. Quest’anno, per l’altro, la rassegna resterà aperta anche sabato sera fino alle ore 22, con oltre cento aziende tecniche attese, ma anche nuovi spazi dedicati alle famiglie dei ciclisti, che troveranno aree gioco e intrattenimento per bambini e ragazzi di tutte le età. Nella serata del sabato, tra l’altro, l’appuntamento è con l’imperdibile Granfondo Party, che vedrà la spiaggia ed il lungomare di Cervia animarsi con musica, spettacoli, ospiti speciali del mondo del ciclismo, premiazioni e fuochi d’artificio in riva al mare. “Sarà un momento importante - spiega Fantini - perché ci piacerebbe che, in quell’occasione, il Fantini diventasse la location di riferimento per tutti gli amanti della bicicletta e le loro famiglie. Sarà possibile cenare nello stabilimento, ma anche vivere a 360° le atmosfere di un evento che è, da sempre, prima di tutto condivisione e voglia di stare insieme”. Ultima novità l’orario: per la prima volta la Granfondo Via del Sale partirà alle ore 7.00 invece che alle ore 8.00 per consentire agli appassionati di pedalare sfruttando le ore più fresche della mattina, a maggior ragione considerando l’aumento chilometrico dei percorsi lungo e medio. Tutte le info sul sito granfondoviadelsale.com LIFESTYLE INBICI

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Photo: Robertus Pudyanto vincitore del concorso

THE BEST OF CYCLING 2017

TUTTO IL CICLISMO IN UN CLIC a cura della redazione

Grande successo per la prima edizione del concorso fotografico internazionale organizzato da Roberto Bettini. E tra le 81 immagini in gara, alla fine brinda un indonesiano

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Lo scatto del fotoreporter indonesiano Roberto Pudyanto si è aggiudicato il primo premio nel concorso fotografico internazionale ‘The Best of Cycling 2017’, organizzato dal “re” dei fotografi del ciclismo internazionale, il maestro Roberto Bettini. Il professionista indonesiano – che si è aggiudicato un buono del valore di 1000 euro per l’acquisto di materiale fotografico - ha preceduto Fabio Ferrari (primo degli


italiani in concorso e autore di una splendida foto scattata al Giro d’Italia del centenario, a Sappada nelle dolomiti, intitolata ‘Montagne in festa’) e Claudio Peri (sul podio con una foto realizzata al Dubai Tour). The Best of Cycling 2017 è un concorso ideato dalla rivista Sprint Cycling diretta da Roberto Bettini, aperto solo a fotografi professionisti al seguito delle gare di ciclismo. L’obiettivo del concorso era trovare la foto più emozionante della stagione 2017.

“Devo dire che non è stato per nulla semplice trasmettere ai colleghi il senso di questa iniziativa – spie-

ga Bettini – e questa è anche la ragione per cui, tra i partecipanti, mancano almeno una ventina di professionisti che, invece, avrebbero potuto partecipare a pieno titolo al contest. Le foto sono state tutte di buon livello, ma a mio modo di vedere, molti scatti sono scarsamente contestualizzati, nel senso che ritraggono perlopiù scorci panoramici anziché documentare un evento di cronaca. Io, ad esempio, se fossi stato tra i partecipanti, avrei inviato una foto del dramma di Michele Scarponi ed una della storica impresa iridata di Sagan che ha fatto ciò che un

ciclista non era mai riuscito a fare in un secolo di storia. Vorrà dire che, il prossimo anno, cercheremo di spiegare un po’ meglio il senso del concorso, magari introducendo delle aree tematiche e inserendo nella giuria anche esperti più tecnici”. Al concorso, malgrado si trattasse solo della prima edizione, hanno comunque partecipato ben 81 fotografi in rappresentanza di 25 diverse nazioni. Si tratta di una buona parte del gruppo di professionisti che in tutto l’arco della stagione ciclistica seguono, in tutto il mondo, i più importanti eventi del calendario professionisti.

“Ringrazio di vero cuore tutti i colleghi che hanno partecipato con entusiasmo a questo primo International Photo Contest 2017 - prosegue Roberto Bettini a nome del comitato organizzatore -.Mi congratulo con il collega Robertus Pudyanto per la vittoria, con Fabio Ferrari che si è piazzato secondo e con Claudio Peri che ha conquistato il terzo posto. Mai complimenti vanno estesi a tutti i partecipanti al contest per l’alta qualità delle immagini che hanno presentato”. Photo: Fabio Ferrari secondo classificato del concorso

Photo: Claudio Peri terzo classificato del concorso

La giuria del concorso era composta da Lido Andreella fotografo e organizzatore del Festival Internazionale di fotografia ‘Dia sotto le Stelle’; Paolo Colombo giornalista sportivo TV de La7 e amante della fotografia; Alessandra De Stefano conduttrice trasmissioni Rai per il ciclismo; Luca Gialanella capo servizio ciclismo della Gazzetta dello Sport e Pier Augusto Stagi direttore di Tuttobiciweb. Tutte le immagini sono state inserite in un’opera editoriale che, per questa prima edizione, è stata regalata a tutti i partecipanti al contest fotografico: “Ma per l’anno prossimo – conclude Bettini – potremmo pensare di mettere in vendita il book, magari devolvendo tutti gli introiti ad una finalità benefica”. LIFESTYLE INBICI

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SCATTO D’AUTORE The best of cycling 2017 Giro d’Italia Photo: Fabio Ferrari

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La Leggendaria Charly Gaul

TREDICI ANNI DI BONDONE a cura della redazione

A luglio si rinnova l’appuntamento con la grande classica trentina e con la Moserissima. E la memoria vola ad oltre sessant’anni fa, quando l’Angelo della Montagna scrisse, con il sudore di una giornata da tregenda, una delle pagine più epiche del ciclismo mondiale 52

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A luglio, come avviene ormai da dodici anni, si rinnova il rito della Gran Fondo Charly Gaul che, come tradizione impone, vivrà il suo momento clou sulla salita del monte Bondone, diciotto chilometri, 1485 metri di dislivello, trentotto tornanti, pendenza media dell’8,9% con punte massime del 17%. Su questa erta leggendaria - in un giugno infernale di oltre sessant’anni fa - si celebrò l’impresa memorabile dello scalatore Charly Gaul che, avvolto dal nailon e col viso stravolto dal gelo, dopo 242 chilometri di sofferenze, tagliò il traguardo che lo consacrerà, per sempre, nell’olimpo dei grandi dello sport. Anche quest’anno, gli appassionati di ciclismo trentino e delle gesta leggendarie dell’Angelo della Montagna dovranno affrettarsi se vorranno aggiudicarsi il pettorale di una delle manifestazioni più spettacolari


ed ammirate dello stivale. “La Leggendaria Charly Gaul” firmata APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi ed ASD Charly Gaul Internazionale corre veloce e, in occasione della tredicesima edizione che si svolgerà dal 6 all’8 luglio 2018, propone la sua rituale offerta di sport e passione.

Oltre alla gara regina, con partenza in Piazza Duomo a Trento ed arrivo sul Monte Bondone, da sottolineare anche l’appuntamento con “La Moserissima”, ciclostorica in onore della famiglia Moser che il 7 luglio fungerà da dolce intermezzo fra le prove UCI Gran Fondo World Series. I percorsi della manifestazione dedicata al famoso scalatore lussemburghese saranno un ‘granfondo’ ed un ‘mediofondo’, rispettivamente di 141 km e 4000 metri di dislivello e di 57 km e 2000 metri di dislivello, entrambi con partenza da Piazza Duomo a Trento ed arrivo ai 1654 metri di quota di Vason, al culmine del Monte Bondone. Si tratta di un tracciato tecnicamente molto impegnativo per ciclisti temprati alla fatica, a loro agio in salita, ma competitivi anche come passisti. Un percorso completo e poliedrico che ha sempre premiato atleti di grande valore.

“Leggendari” sono anche i circuiti di cui la manifestazione fa parte: oltre al più importante circuito internazionale per master e cicloamatori, infatti, “La Leggendaria Charly Gaul” è gara anche dell’Alpe Adria Tour, di Alé Challenge e di InBici Top Challenge, i quali selezionano le sfide granfondistiche più importanti del Belpaese.

quando Charly Gaul giunse sul Monte Bondone per l’intitolazione a suo nome della famosa salita di Vason. In quell’occasione un giornalista lussemburghese propose di rievocarne l’eroismo con un raduno internazionale di cicloamatori.

Quest’anno, come detto, l’evento festeggerà tredici anni di ‘onorata carriera’. Quella della Gran Fondo trentina, del resto, è una storia di cuore e di passione nata nel 2005,

L’idea piacque e così l’anno successivo l’ApT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi diede vita a “La Leggendaria Charly Gaul”. In quell’occasione l’Angelo della Montagna era apparso stanco, provato dalla malattia che due mesi dopo lo spegnerà per sempre: ma ugualmente aveva voluto tenere fede alla promessa fatta. Accompagnato dai familiari, che sapevano quanto ci tenesse, quella sul Bondone fu una delle ultime apparizioni pubbliche di Charly Gaul. Una giornata all’insegna del ricordo e della commozione che visibilmente l’aveva colto quanto gli erano state mostrate le rare immagini dalla cineteca RAI della storica tappa. Momenti che resteranno impressi per sempre nella memoria dei trentini e che, da soli, condensano il significato di un evento che va ben oltre il significato sportivo. Info: www.laleggendariacharlygaul.it

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di Mario Pugliese

“Fasce riflettenti obbligatorie sulle divise dei ciclisti”

Roberto Sgalla Direttore delle specialità della Polizia di Stato e Presidente della Commissione Nazionale dei direttori di corsa e sicurezza della FCI

Dopo l’annus horribilis del ciclismo italiano, il Prefetto Roberto Sgalla indica le priorità a tutela dell’utenza debole: “La visibilità di chi pedala è un tema centrale almeno come quello del casco. E ai granfondisti dico: partecipate solo a quelle manifestazioni che garantiscono elevati standard di sicurezza”

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Quando si parla di sicurezza sulle strade, il Prefetto Roberto Sgalla - credenziali alla mano - è oggi la voce più autorevole e credibile delle istituzioni italiane. Una conoscenza che, al di là della preparazione accademica, affonda saldamente le radici nel suo solido percorso professionale che, negli anni, l’hanno sempre visto in prima linea contro le criticità endemiche delle nostre strade. Nella duplice veste di Direttore delle specialità della Polizia di Stato e Presidente della Commissione Nazionale dei direttori di corsa e sicurezza della FCI, il Prefetto Sgalla si batte da sempre per la modifica del Codice della Strada, ma soprattutto è ormai considerato “ad honorem” l’ispiratore di una rivoluzione culturale che oggi, finalmente - nel paese più indisciplinato del mondo - sta diventando virale. Prefetto Sgalla, sbaglio o il tema della sicurezza sulle strade, anche in Italia, sta diventando finalmente una priorità? “Non sbaglia. Grazie ad una massiccia campagna di sensibilizzazione, che ha investito tutti i livelli delle istituzioni e della società civile, mi pare che, sul piano culturale, questo Paese stia facendo qualche passo avanti”. Dunque le strade non sono più un Far West? “Andiamoci piano. Abbiamo fatto tanto, ma tantissimo resta ancora da fare sul piano dell’informazione e delle politiche educative, soprattutto se ci paragoniamo ai paesi del nord Europa dove il rispetto e la tolleranza, diciamo la verità,

sono concetti assai più radicati”. Col massimo del pragmatismo, qual è la prima cosa da fare per migliorare la sicurezza di chi va in bicicletta? “Quello della visibilità del ciclista mi pare un tema centrale perché molti sinistri sulle strade sono provocati dagli automobilisti che, per qualche ragione, non si accorgono del transito della bicicletta. Per questo lancio un appello alle aziende che producono divise tecniche per ciclisti: cucite sui capi d’abbigliamento delle fasce riflettenti per aumentare al massimo la visibilità di chi pedala.È un provvedimento semplice che, mi auguro, possa diventare in futuro anche una norma del nostro codice”. Lei si è già detto favorevole anche all’obbligatorietà del casco per i ciclisti... “Ed è una posizione che ribadisco perché con un casco omologato in testa, in caso di caduta, ci sono molte meno

probabilità di farsi male”. In Italia però esiste anche il problema delle infrastrutture… “Abbiamo delle ciclabili che, in molti casi, peggiorano il livello di sicurezza perché si interrompono bruscamente o sono disegnate in maniera sbagliata o approssimativa. Bisogna elevare il livello delle nostre infrastrutture soprattutto adesso che, sulle strade, circola un po’ di tutto…”. A cosa si riferisce? “In primis alle biciclette elettriche che, sul piano normativo, impongono nuove riflessioni. So che il mercato delle e-bike è ormai partito e dunque, come istituzioni, non dobbiamo farci trovare impreparati”. Lei è anche un discreto ciclo-amatore. Come valuta il livello di sicurezza delle granfondo italiane? “Impossibile generalizzare. C’è chi, con grande scrupolo e competenza, rispetta tutti gli standard di sicurezza e chi, al contrario, lavora con una pericolosa facilonerìa.

Io credo che non ci si possa improvvisare ‘organizzatori di corse’ perché con l’incolumità dei ciclisti non si scherza. In questo senso, la Federazione e gli enti di promozione dovrebbero utilizzare dei protocolli più rigidi, limitandosi a sostenere solo quelle manifestazioni che rispettano tutti le norme logistiche a tutela dei partecipanti”.

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SCATTO D’AUTORE Sei Giorni di Gand 2017 Elia Viviani, Michele Scartezzini Photo: by Bettiniphoto

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// L’INTERVISTA

“Alla Nove Colli più del marketing conta la passione” a cura di Mario Pugliese

Sicurezza, doping, soldi, strade e Pantani. Alessandro Spada, presidente della più importante granfondo d’Europa, ci racconta le origini ed il futuro dell’evento

Bastano quattro chiacchiere con Alessandro Spada per cogliere la vera essenza della Nove Colli. In tanti, al suo posto, volerebbero tre metri sopra al cielo, facendoti sentire il peso di quei tredicimila iscritti e spiattellandoti sotto il naso l’insegna blasonata di “granfondo più importante d’Europa”. 58

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Lui, invece, pur nella piena consapevolezza di presiedere un evento planetario, ha scelto il low-profile, nascondendo puntualmente i propri meriti e facendoti capire, ad ogni sospiro, che la Nove Colli non ha padroni né padrini, ma è – e sarà sempre – un patrimonio di tutti. E così, quando qualcuno spinge per la svolta 2.0. e per svendere l’anima della manifestazione alle fredde logiche del marketing, lui – citando dal vangelo secondo Vanzolini – con l’aria del “garnadone” replica serafico: “Spiacenti, ma lo spirito della Nove Colli non si tocca”. Perché, in fondo, Alessandro Spada – che di professione fa il falegname – meglio di tutti sa che “un albero senza radici è solo un

pezzo di legno”. Spada, cosa vuol dire oggi essere il presidente della Nove Colli? “Guardi, io mio ritengo a tutti gli effetti un presidente a ‘km 0’. Sono il referente di un gruppo di ‘artigiani delle granfondo’ che, pur in un progetto di crescita globale, ci tengono a restare fedeli alle loro origini. Noi ci identifichiamo con i valori del ciclismo degli amatori, non certo con quelli degli ex professionisti che vengono alla Nove Colli per stravincere”. Si dice che lei non ricordi neppure l’albo d’oro delle ultime edizioni… “Di certo più di Rumsas ricordo molto più volentieri un personaggio come Paolo Taddeo che, qualche anno fa, arrivò ultimo e ci regalò una commovente pagina di sport. Del resto, in questi 47 anni, la storia della Nove Colli l’hanno sempre fatta le comparse”. Dunque, al bando gli ex professionisti dalla corsa... “Non voglio essere così drastico ma, se vogliamo affrontare l’argomento, vi faccio un nome: Purito Rodriguez. Ci è venuto a trovare lo scorso anno e, dal primo all’ultimo istante, si è comportato da vero signore, calandosi perfettamente nel clima della festa. Ecco mi piacerebbe


Alessandro Spada , Presidente Fausto Coppi Cesenatico

che molti ex professionisti prendessero esempio da lui”. Dopo 47 anni, la sensazione - almeno dall’esterno - è che la Nove Colli sia ormai diventata una macchina organizzativa perfetta. E’ davvero così? “In realtà, chi lavora nella pancia dell’evento, sa perfettamente che, ogni anno, per mettere in piedi una nuova edizione facciamo miracoli. Perché - vorrei che non lo si dimenticasse mai - noi siamo tutti volontari che operano senza fini di lucro mossi unicamente dall’amore per il ciclismo e per il nostro territorio. Io stesso, che pure presiedo una realtà dal profilo internazionale, non percepisco neanche un centesimo di stipendio. Poi è chiaro che in questi anni abbiano maturato esperienze e professionalità perché diversamente un evento con tredicimila iscritti non lo puoi gestire ma - oggi come ieri - è lo spirito volontaristico il principale motore della Nove Colli”. C’è qualche aspetto che, secondo lei, potrebbe ancora essere migliorato? “Penso che, fino a 4-5 anni fa, avevamo qualche problema con la comunicazione, nel senso che, secondo me, non raccontavamo nel modo più appropriato i veri valori della Nove Colli. Oggi, dopo aver impartito le giuste direttive e dopo aver lasciato più libertà operativa al nostro ufficio stampa, ritengo che l’evento sia presentato nel modo corretto”. Una volta la Nove Colli era un evento quasi unico, oggi - nel calendario granfondistico nazionale - sgomitano centinaia di appuntamenti. Che idea si è fatto?

“Cinquecento granfondo in Italia sono tante, anzi troppe. In parte questo proliferare di eventi certifica la passione sempre crescente per il mondo della bicicletta, ma in parte dimostra anche come certi organizzatori si siano illusi che, dietro a queste manifestazioni, ci sia sempre del profitto. E’ un approccio sbagliato e superficiale che si ripercuote inevitabilmente sulla qualità di certe granfondo che, a mio modo di vedere, non dovrebbero essere neppure autorizzate. In questo senso, la Federazione ha sempre imposto determinati standard di sicurezza, ma per fortuna vedo che anche Acsi, con la Uisp subito dietro, stanno ormai orientandosi verso protocolli organizzativi più seri e meno improvvisati”. A proposito di sicurezza, cosa ne pensa del dibattito che si è scatenato quest’anno, soprattutto dopo la tragica morte di Michele Scarponi? “Sappiamo che, per numeri ed immagine, la Nove Colli fa tendenza e non ci vogliamo sottrarre a certe responsabilità. Ad esempio, qualche anno fa, fummo i primi a proporre come gadget il caschetto protettivo quando, a quei tempi, non lo utilizzava praticamente nessuno. Oggi siamo ancora più sensibili al problema della sicurezza e pensiamo che si possa, e dunque si debba, fare di più”. Ad esempio? “Spiace che la fine della legislatura abbia vanificato l’approvazione delle modifiche al codice della strada, ma ciò non toglie che le aziende, anche in presenza di un vuoto legislativo, possano dare il loro significativo contributo. Condivido il pensiero dell’amico Roberto Sgalla quando sostiene che la “visibilità del ciclista” sia

uno dei problemi più importanti sulle nostre strade. E allora mi chiedo: per quale ragione, ad esempio, le aziende di abbigliamento tecnico non producono i loro capi con colori o bande catarifrangenti? E perché, per fare un altro esempio, chi produce componenti non mette sul mercato dei led luminosi collegati al sistema frenante? Oltre allo specchietto retrovisore, sarebbero due banali accorgimenti tecnici che, come dicono gli esperti ancor prima del sottoscritto, potrebbero fare la differenza”. Solo un problema di infrastrutture e di componenti dunque? “No, è un problema anche di senso civico. Sulle nostre strade, piaccia o no, si percepisce da sempre la diffidenza reciproca, per non dire l’ostilità, fra ciclisti ed automobilisti, come se una serena convivenza fosse impossibile. Per questa ragione a breve organizzeremo una conferenza pubblica per parlare proprio di questo tema. Mi auguro sia un’occasione per riflettere e, dunque, anche per costruire una nuova sensibilità”. Il tema della sicurezza, per la Nove Colli, non si esaurisce però solo il giorno della gara… “Vero, in questi anni abbiamo maturato una consapevolezza più ampia del concetto di sicurezza che, per noi, non comincia con lo start della domenica mattina, bensì una settimana prima quando posiamo sulla strada la prima transenna. Qualche anno fa ci siamo affidati ad un’agenzia specializzata nella sicurezza sul lavoro per fare in modo che tutte le attività di allestimento venissero effettuate nel rigoroso rispetto delle norme. Anni fa, per dirne un paio, vedevo le ciabatte elettriche in mezzo


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ai prati e gli operai in bilico sui ponti, oggi tutti i quadri sono appesi agli alberi e certe acrobazie da noi non sono più ammesse. Perché chi organizza eventi di questa portata ha il dovere morale di tutelare l’incolumità degli atleti, ma anche delle maestranze che lavorano dietro le quinte”. C’è una nube, però, che aleggia sul futuro della Nove Colli: le condizioni disastrate delle strade romagnole… “E’ il problema che ci preoccupa di più. In passato ho lanciato tanti appelli, ma è chiaro che la mia voce non basta. Serve una volontà politica bipartisan che parta, in primis, dalla Regione. Su questo tema le istituzioni non possono agire autonomamente, ma devono fare rete. Operando in sinergia siamo riusciti, non a caso, ad ottenere nel 2017, per le tre province romagnole, circa un milione di euro. E’ una cifra significativa, anche se, un decennio fa, per la manutenzione delle strade, la Romagna spendeva in media circa dieci milioni di euro l’anno”. Sul doping avete avuto sempre un approccio di severità, ma qualche volta il problema vi ha toccato da vicino… “Si può fare prevenzione, ma non chiedetemi di giurare, ogni edizione, sull’onestà di 13mila iscritti. Noi, in ogni caso, anche con la discrezione dovuta, quello che potevamo fare l’abbiamo sempre fatto, ad esempio rifiutando l’iscrizione di atleti in 60

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odore di doping e, quando era necessario, restituendo pure i soldi. Poi, in alcune circostanze, abbiamo anche ricevuto la letterina di diffida da parte di qualche avvocato, ma la Nove Colli, come recita il nostro statuto, è una gara ‘ad invito’ e dunque se riteniamo che qualche atleta non sia eticamente in linea con i nostri principi, quell’atleta resta a casa”. Non è una colpa, ma si dice che – con poco più di 900mila euro di introiti annui per le iscrizioni (senza contare gli sponsor) – la Nove Colli sia una manifestazione straordinariamente ricca… “Le cifre sono quelle e, del resto, sul piano amministrativo, siamo sempre stati trasparenti, operando in linea geometrica con i dettami del nostro statuto. Ogni tanto, però, bisognerebbe considerare anche le uscite che, per un evento del genere, sono tutt’altro che marginali. Lo scorso anno, ad esempio, la presenza di Vittorio Brumotti ha inciso parecchio anche se, in termini di visibilità, mi pare che l’investimento sia stato ripagato. Inoltre, la comunicazione ha un costo elevato, penso alle spese di service per la diretta Rai o per la pubblicità tabellare sulla Gazzetta dello Sport. Sinceramente, e mi riferisco in particolare alla diretta Rai, è una spesa di cui – come Nove Colli potremmo tranquillamente fare a meno, ma che negli ultimi anni ci siamo accollati per dare ancora più impulso alla

promozione turistica del territorio. Non è detto però che in futuro - senza un adeguato sostegno da parte delle istituzioni pubbliche, delle categorie o dei consorzi turistici - ripeteremo l’investimento”. A proposito di “uscite”, siete molto attivi anche sul fronte della solidarietà e della pratica sportiva tra i giovani. C’è qualche nuova idea in cantiere? “Il sogno, anzi direi ormai il progetto, è creare a Cesenatico una grande scuola di ciclismo nella quale far confluire tutti i giovani – dai 5 ai 16 anni – del territorio provinciale. Con questo ambizioso obiettivo stiamo dialogando, da tempo, con l’amministrazione comunale per costruire un ciclodromo in un’area che è già stata individuata. E’ chiaro che servirà una condivisione di intenti e di impegni ma, poiché mi pare di cogliere un interesse reale a tutti i livelli, sono ragionevolmente ottimista”. Presidente Spada, non possiamo non chiudere con Pantani…   “Con la famiglia c’è un rapporto di rispetto e di dialogo sempre aperto. Al di là delle frizioni del passato, Marco è sempre rimasto nel nostro cuore e non è detto che, in futuro, non si possa trovare un modo ancora più bello per rendergli omaggio. Inutile dire che, oggi come quattordici anni fa, saremmo i primi ad esserne felici”.


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VACANZE

InBici Holiday

LÀ DOVE SI ALLENANO I CAMPIONI a cura della redazione

Ultimi posti disponibili per la “Settimana in Bicicletta” in programma dal 10 al 17 febbraio in Costa Blanca. Sette notti nel paradiso dei ciclisti dove, tra una pedalata e l’altra, puoi incontrare i campioni del grande ciclismo.

Infinite distese di sabbia bianca, montagne ricoperte di pini, campi di mandorli e aranci, strade lisce come biliardi dove, non a caso, si allenano in inverno le squadre World Tour: questa è la Costa Blanca, il paradiso di ogni ciclista. E qui, dal 10 al 17 febbraio 2018, InBici Holiday, in collaborazione con Fun2Sport, organizza “La settimana in bicicletta”, sette giorni sui pedali sulla costa spagnola tra le località di Alicante, Benindorm e Altea. Il pacchetto, al costo convenzionato di 850 euro a persona, prevede sette notti in camera doppia in hotel a 4 stelle, trattamento di pensione completa con acqua e pasti, 62

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accompagnatore al seguito, un ingresso gratuito alla Spa dell’hotel, cinque percorsi di allenamento con guida, breafing giornaliero su ogni tour in saletta privata, connessione internet gratuita, prodotti esclusivi per ciclisti (Inkospor), deposito custodito per le bici, servizio di officina, riparazioni e ricambi, trasferimento da e per Aeroporto di Alicante, assicurazione medico-bagaglio, trasporto bicicletta con il pullman di INBICI riservato, omaggio divisa completa, maglia e pantaloncino InBici – Fun 2 Sport. La località di Altea è incastonata nella provincia di Alicante, a sud di Valencia. Il grazioso villaggio di pescatori mediterranei tra Benidorm e Calpe è attraversato, per tutto l’anno, da un clima mite e gradevole. Lungo la costa, le spiagge sabbiose si alternano alle insenature e l’azzurro turchese del mare invita a bagni corroboranti. È in questo ambiente da sogno, caratterizzato da condizioni ideali per l’attività sportiva, che InBici invita i cicloamatori a scoprire gli splendidi circuiti naturali della Costa Blanca, l’habitat ideale per i ciclisti di mezzo mondo, un territorio a forte vocazione ciclistica che, nel 1992, ha anche ospitato il Campionato Mondiale di Ciclismo vinto da Gianni Bugno.

Per le vacanze “a misura di ciclista”, lo staff di InBici ha selezionato, dal 10 al 17 febbraio 2018, un elegante hotel 4 stelle con piscina e centro benessere. Un pacchetto all-inclusive pensato ad hoc per i ciclisti sotto la guida di ex professionisti della bicicletta e disegnato da tour operator esperti che conoscono perfettamente – sul piano logistico, ricettivo ed alimentare le specifiche esigenze dei ciclisti. “La settimana in bicicletta – spiega Sara Falco, coordinatrice del progetto – sta riscuotendo, tra i nostri amici ciclo-amatori, sempre un maggior successo. Il ‘valore aggiunto’ di questa iniziativa è la nostra conoscenza capillare delle abitudini degli atleti, un know-how che ci consente di organizzare le vacanze calibrate a 360° sulle loro aspettative. Anche per il 2018 abbiamo già ricevuto tante adesioni Qualche posto, però, c’è ancora e pertanto invito tutti ad affrettarsi perché il 30 gennaio chiuderemo ufficialmente le iscrizioni” (Info 391 4917418).


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Gran Fondo Davide Cassani

“TIRIAMO LA VOLATA AI GIOVANI” a cura della redazione

A marzo, per il 24° anno consecutivo, si celebra il rito primaverile della grande classica faentina. Una giornata all’insegna della condivisione e del piacere di stare insieme. E il Ct azzurro ricorda a tutti la priorità: “Dare una mano concreta all’attività giovanile”

È la grande classica di primavera, una delle manifestazioni più longeve – con i suoi 24 anni – del panorama granfondistico nazionale. E’ un evento che, dal secolo scorso, condensa, in un unico format, tanti motivi: dalla passione per il cicloturismo al dovere di sostenere l’attività dei giovani. E il trade d’union di questi due mondi poteva essere soltanto lui, il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani che, forse, in questi anni, non avrà fatto incetta di medaglie iridate, ma per il suo grande sforzo nel sostegno del ciclismo giovanile meriterebbe senza dubbio una gigantesca medaglia 64

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d’oro. La grande novità della corsa manfreda - che celebrerà la sua 24ª edizione il prossimo 18 marzo – è il suo inserimento nell’InBici Top Challenge, un accordo siglato qualche settimana fa tra il direttore organizzativo della Granfondo faentina Franco Chini e la responsabile dell’InBici Top Challenge Sara Falco. “È un accordo che, ne sono certo, porterà interesse e nuovo entusiasmo alla nostra granfondo - commenta lo stesso Davide Cassani - perché l’InBici Top Challenge ha dimostrato in questi due anni di essere un circuito di grande credibilità, composto da appuntamenti di prestigio”. Un entusiasmo condiviso anche dallo stesso Franco Chini:

“Sono anni che InBici lavora nel mondo del ciclismo amatoriale, per cui incontrarsi è stato naturale. Col circuito condividiamo le stesse finalità e lo stesso entusiasmo. Entrambi lavoriamo per un ciclismo pulito dedicato, in particolare, alle nuove generazioni. L’obiettivo è quello di continuare a creare eventi sportivi che diventino, prima di tutto, splendidi momenti di aggregazione”.

La Gf Davide Cassani, come detto, persegue da sempre una finalità ben precisa: il reperimento di risorse economiche per sostenere e sviluppare l’attività giovanile. Nei primi anni sembrava solo un “orientamento”, ma cammin facendo, anche sulla scorta degli appelli del Ct, l’indicazione è diventata un’esigenza ineludibile: “D’accordo lo spirito di aggregazione e la voglia di tornare a pedalare assieme dopo un inverno sui rulli spiega Cassani - però l’incasso della manifestazione, al netto delle spese, viene impiegato tassativamente per lo sviluppo del ciclismo giovanile. Ed è un modus operandi che mi auguro possa essere preso d’esempio da tutte le Gran Fondo”. Ed infatti, grazie a questo evento, ormai da diversi anni, la S.C. Ceretolese di Casalecchio di Reno e la Polisportiva Zannoni di Faenza - i due team che organizzano l’evento - sono riusciti a mettere in piedi un vivaio rigoglioso che comprende ormai una sessantina di ragazzi della categoria

Davide Cassani alla partenza con i giovani atleti della S.C Ceretolese


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Gran Fondo Città di Riccione

SI FESTEGGIA CON 20 CANDELINE a cura della redazione

Dalla prima edizione del 1998 (“Una pedalata tra amici”) all’edizione del ventennale, storia di una manifestazione cresciuta nei numeri e nell’immagine. L’assessore Stefano Caldari: “Un bel biglietto da visita per la città”

Si è tolta i veli la 20ª edizione della Gran Fondo di Riccione, la corsa amatoriale più longeva della provincia di Rimini che, il prossimo 15 aprile, festeggerà i suoi primi vent’anni di storia. Inserita nel calendario nazionale ACSI e nel circuito Romagna Challenge, la Gran Fondo Riccione è nata nel 1999 su iniziativa di Valeriano Pesaresi, cuore e cervello della manifestazione. “Ogni anno, tra gennaio e febbraio, con

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le famiglie e gli amici la nostra squadra partiva alla volta della Liguria per allenarsi e trascorrere qualche giorno di vacanza – racconta Pesaresi -. Disputavamo la mitica gran fondo di Laigueglia; le temperature più miti rispetto a quelle di casa ci consentivano di pedalare numerosi chilometri e di svolgere ottimi test in sella alle nostre biciclette in vista delle gare della bella stagione. Considerata la vocazione all’accoglienza turistica della nostra città e il grande numero di appassionati di ciclismo in tutta la regione, proponemmo una gara di lunga distanza anche a Riccione”. La prima edizione della Gran Fondo

Città di Riccione si svolse il 21 febbraio e prevedeva un percorso lungo poco più di 120 chilometri. Con il passare degli anni e con la crescente richiesta da parte degli sportivi di disputare gare sempre più lunghe e impegnative, anche la competizione riccionese ha incrementato i chilometri del suo percorso arrivando a proporre due tragitti: uno corto di 95 chilometri e uno lungo che sfiora i 140 chilometri. Tutto ciò ha richiesto sempre più impegno ed energie, attivando ad ogni edizione una macchina organizzativa che conta circa 300 volontari. Da sempre, inoltre, l’attenzione dell’organizzazione è volta


a mettere in risalto le peculiarità del territorio, in particolare valorizzando il potenziale della sinergia costa-entroterra, proponendo percorsi di gara di straordinaria bellezza con numerosi punti panoramici come ad esempio Gradara, Saludecio, Mondaino, Sassofeltrio, San Marino, Coriano. Negli anni il numero degli atleti è andato sempre crescendo, così dai 260 iscritti della prima edizione si è passati ai 1.345 del 2017. In vent’anni di gare si sono iscritti circa 20.000 sportivi, sono stati percorsi oltre 26.000 chilometri e sono stati premiati 480 vincitori in diverse categorie. L’attenzione alle attività collaterali alla gara, così come il coinvolgimento della città e dei suoi operatori è cresciuto di pari passo: dalle convenzioni con le strutture alberghiere che offrono molteplici soluzioni di pacchetti vacanza per sportivi e loro famiglie agli ingressi agevolati nei parchi di divertimento e termali, fino alle promozioni su articoli sportivi e gastronomici del territorio. Lo scorso anno, inoltre, era in programma anche la Woman on bike, una biciclettata in rosa attraverso le vie di Riccione, dedicata esclusivamente alle donne. Sono state circa 200 le partecipanti, per un carosello che ha visto toccare alcuni dei punti più caratteristici della città, con punti ristoro offerti dai comitati cittadini e cadeaux Tra le novità del 2018 l’avvio della collaborazione con Riccione Terme S.p.A., un partner che di fatto contribuisce a incrementare l’appeal della gara attraverso il binomio sport e wellness, come ha dichiarato durante la conferenza stampa la presidente Roberta Piccioni:

“le Terme mettono a disposizione della manifestazione un’occasione di relax per gli sportivi e gli accompagnatori con un’apertura straordinaria delle piscine e del centro benessere”. Rinnovata la partnership anche con altre importanti realtà del territorio come la Suola alberghiera e di ristorazione IALche si occuperà della preparazione dei circa 2.000 pasti per atleti e volontari e dello speciale pasta party finale per i partecipanti e gli accompagnatori, e poi ancora con Costa Edutainment e Oltremare (con un buono sconto per tutti i partecipanti, valido per tutti i parchi, che verrà inserito in pacco gara ed un ingresso ad Oltremare per i pacchetti Family gara + hotel)- Caffè Pascucci, Lifecode, Coop alleanza 3.0, PRB Special bike, Deox, Cantina Enzo Ottaviani, Mamma Gaia, LGL etichettificio e

Banca Malatestiana. Oltre alle due gare della Gran Fondo Riccione, il 15 aprile si svolgerà la III^ edizione del Gran Premio Città di Riccione, la gara riservata ai giovanissimi ciclisti di età compresa tra i 15 e 16 anni. La competizione, riservata alla Categoria Allievi, lo scorso anno ha richiamato 150 corridori da tutta Italia. La gara partirà alle ore 15 e prevede un circuito velocissimo di 50 chilometri di distanza che si snoda su un anello di vie tutte comprese nel comune di Riccione. Tra gli ospiti della presentazione l’assessore allo sport e turismo del comune di Riccione Stefano Caldari secondo cui “la manifestazione, oltre a rappresentare un biglietto da visita per la città, per i tanti sportivi ed appassionati che richiama ogni anno, consente anche di raccontare le bellezze paesaggistiche del nostro territorio, dal mare alla collina, oltre a tenere insieme realtà importanti del network di promozione turistica di Riccione come le Terme e i Parchi divertimento”. Presente alla conferenza stampa anche Pierre Stoffler, responsabile Italia e Europa di Corratec, azienda leader nella produzione di biciclette, main sponsor della manifestazione: “In Germania conosciamo e amiamo Riccione e ogni appassionato di bici sa della Gran Fondo. Vogliamo spingere la gara anche all’estero attraverso i nostri centri vendita e il nostro magazine che ha una tiratura di 22.000 copie ed è distribuito negli oltre 500 nostri punti vendita”. Le iscrizioni all’edizione 2018 sono già aperte e tutte le informazioni e le modalità di partecipazione si trovano sul sito www.granfondoriccione.com. Iscrizioni agevolate per i primi 250 atleti. LIFESTYLE INBICI

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// Consigli & Riflessioni INBICI TOP CHALLENGE

RITIRI O VACANZE? a cura di Gian Paolo Mondini

Di recente ho avuto l’occasione di trovarmi in un hotel che ospitava ben cinque squadre professionistiche e ho potuto vedere le differenze tra un soggiorno di dieci giorni in una località esotica (o comunque dove non ci sono problemi di freddo, maltempo o nebbia) per un professionista e per un cicloamatore.

Il professionista affronta il primo ritiro stagionale (a poche settimana dal debutto) con apprensione e ansia: cominciano i confronti con i colleghi e i dirigenti emettono le prime sentenze, pur prediligendo allenamenti lunghi e senza tratti di esagerata intensità. Vengono fatti i programmi e assegnati ruoli (a volte ingiusti e non combacianti con le aspettative) e si comincia a sentirsi parte di una squadra, di una realtà. Per alcuni ciclisti sono momenti stressanti. È possibile che si debba condivi70

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dere la camera con una persona molto diversa, che parla un’altra lingua o che ha abitudini incompatibili. Oppure può succedere di star male fisicamente per un malanno o un problema muscolare e, in questi casi, lo splendido hotel in cui si soggiorna si trasforma in un vero e proprio incubo! I tempi della giornata sono scanditi da un’impressionante rigidità di orari e di compiti da svolgere: Ore 08:00. Sveglia. Ore 09:00. Allenamento. Dalle ore 13:00 alle ore 15:00. Pranzo. Alle 17:00. Massaggio. Alle 19:00. Meeting. Alle 20:00. Cena. Alle 23:00. Dormire. Tutti i giorni per almeno dieci giorni! Per il cicloamatore, invece, si parla di vacanza. Un appuntamento segnato in rosso sul calendario e programmato molti mesi prima, tanto che i giorni lavorativi precedenti alla partenza sono vissuti con motivazione e positività: persino con stati di euforia! Il dover smontare la bicicletta, fare la valigia, preparare tutta la famiglia… la sveglia alle 4 per prendere la navetta per l’aeroporto, il viaggio e l’arrivo in hotel dopo ore e ore di viaggio: niente! Solo sorrisi! Addirittura i più convinti riescono ad uscire in bici all’arrivo nella località nei

pochi minuti di luce solare rimasti…! Le giornate per gli amatori sono così articolate: Sveglia alle 7. Partenza alle 8, per dedicarsi alle famiglie nel pomeriggio. Alle 13 (tassativo) pranzo, altrimenti il patto con il partito delle mogli si rompe ed è una vera e propria crisi di governo! Alle 15, in piscina coi bambini o in giro per centri commerciali (la vendetta delle mogli!). Alle 19, cena poi al bar o fare due passi fino anche oltre la mezzanotte! Da notare che il cicloamatore non è molto calcolatore e affronta ogni uscita in bici come se fosse l’ultima: sempre a tutta!! Credo che ad entrambe le categorie manchi qualcosa. Per i professionisti i carichi psicologici sono pesanti e persistenti, tanto che i meno equilibrati sentono il bisogno di evadere ogni tanto e di uscire completamente fuori dagli schemi. Inoltre dovrebbero recuperare quell’intensità, quella motivazione e quel divertimento che contraddistingue il cicloamatore. Il cicloamatore dovrebbe poter rispettare di più un programma di allenamento e ricordarsi delle leggi del proprio corpo: alimentazione, riposo, recupero sono fondamentali… nonostante quello che sostiene il partito delle mogli!!


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// MENTE IN SELLA

Peter Sagan, il campione nella testa a cura di Claudia Maffi

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Peter Sagan, al di là dei risultati, è prima di tutto un “campione nella testa”. Sui giornali si nomina spesso il suo atteggiamento da “Guascone”, appellativo che gli è stato attribuito in seguito alle risposte originali e spavalde che il campione è solito rilasciare nelle interviste post-gara.Un atteggiamento mentale, quello di Sagan, che lascia trasparire una profonda e radicata sicurezza nelle proprie capacità nonché la volontà di mettersi continuamente alla prova alzando costantemente l’asticelle delle ambizioni. Leggendo o ascol-

Autostima, serenità e capacità di interpretare la performance “istante per istante”. Anatomia di un fuoriclasse mentalmente perfetto

tando sul web le numerose interviste rilasciate da Peter Sagan è interessante cogliere, dietro la sua apparente sfrontatezza, i segreti di una mentalità vincente.

“L’importante per me è divertirmi in corsa. Correre il Mondiale è bello”, ha affermato Sagan in un’intervista rilasciata dopo la sua terza vittoria consecutiva ai mondiali di ciclismo su strada (impresa mai riuscita a nessun altro campione).


“Fin da quando ero bambino, io in bici mi divertivo e le cose mi si aprivano da sole, non ho mai pensato di fare il professionista. Ai giovani che si avvicinano a questo sport consiglio di vivere tranquilli e divertirsi”. Due sono i segreti della mentalità vincente messi in evidenza nelle parole di Peter Sagan: la capacità di divertirsi e la tranquillità intesa come serenità interiore. Peter Sagan, nel corso di un’intervista pubblicata da diversi portali web, mette in evidenza anche un’altra caratteristica fondamentale che caratterizza la sua mentalità da campione: “Ai Mondiali di Bergen non avevo tattica. Ho solo aspettato. Non puoi pianificare tante cose in pochi secondi. Il mio ciclismo è istinto, movimento. Non è una tattica o una strategia che sogni di notte. Io corro per l’istante, corro per il momento. La tattica è inutile prepararla prima. ”L’attenzione al momento presente, la capacità di stare concentrato istante per istante sulla prestazione, è questo

il terzo segreto della mentalità vincente di Sagan. Infatti quando l’atleta vive la sua prestazione “istante per istante”, con un’ “attenzione curiosa” pronta a cogliere ciò che sta accadendo, sarà anche maggiormente reattivo di fronte all’imprevisto, sempre pronto a cogliere le opportunità che si presenteranno in gara. All’opposto, un atleta che nel pre-gara si crea delle aspettative, che poi in corso di competizione vengono disattese, assumerà un atteggiamento mentale che potrà facilmente inficiare in modo negativo la sua prestazione. Sagan non è fra questi. Sagan non si aspetta nulla, vive l’istante. L’unica certezza che Sagan porta con sé è che “Se sto bene posso vincere.” Questa certezza in psicologia dello sport si può sintetizzare nel termine “Autoefficacia” e rappresenta la miglior “alleata” possibile per un atleta. Per AUTOEFFICACIA si intende la fiducia che l’atleta ripone nelle proprie capacità di riuscita ed è proprio questa abilità mentale la base più solida da cui i grandi campioni prendono lo slancio per realizzare performance eccellenti.

“Ogni anno è diverso e io sto provando sempre. Niente è impossibile”. La volontà di mettersi alla prova, di rischiare, di cambiare per migliorarsi è un altro punto di forza di Peter Sagan. La mentalità vincente sta nella testa dei grandi campioni dello sport. Qualcuno nasce con questo dono, altri imparano gradualmente “a crederci” e a ragionare come dei vincitori.

La psicologia dello sport ci dice che la mentalità vincente si può allenare. Serenità interiore, autoefficacia e motivazione si possono sviluppare, potenziare e rafforzare.

Claudia Maffi

Laureata in Psicologia all’università Cattolica, specializzata in psicologia dello sport presso Psicosport di Milano. Conosciuta nel mondo sportivo come Psicologa dello sport e Mental Training per atleti.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ SCRIVIMI ALL’INDIRIZZO MAIL INFO@CLAUDIAMAFFI.IT E VISITA IL MIO SITO WWW.CLAUDIAMAFFI.IT LIFESTYLE INBICI

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La Moserissima

CIN CIN CON LO SCERIFFO a cura della redazione

A luglio, nella “sua” Trento, Francesco Moser invita tutti i cicloturisti ad una pedalata vintage tra le strade bianche di una terra meravigliosa

Sarà la quarta edizione quella del 2018 per la ciclostorica La Moserissima, ormai definita “ad honorem” la Eroica di Trento. La manifestazione è infatti organizzata in nome e per conto di Francesco Moser, formidabile campione degli anni ’80 che, con le sue im-

prese memorabili (da Città del Messico a Roubaix), regalò brividi ed emozioni ad un’intera generazione. Protagonista della manifestazione lo Sceriffo e tutto il suo entourage (tanti amici e parenti) per una nuova pedalata in stile eroico molto trentino. L’appuntamento , che fa parte del Giro d’Italia d’epoca – segnatevelo - è per sabato 7 luglio. A Trento i calendari sono già stati sincronizzati. L’appuntamento con Francesco Moser è sempre caldissimo, cade di luglio ormai e sono aperte già le iscrizioni. La regia organizzativa è come sempre dell’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi che da tre anni a questa parte inserisce la ciclostorica dedicata a Moserissimo nel suo lungo weekend di eventi, quello

della crono di Cavedine e, soprattutto, de La Leggendaria Charly Gaul, gran fondo per gente che pedala in verticale. Il 7 luglio il fascino del vintage tornerà dunque in auge a Trento grazie a La Moserissima, che richiama sempre di più cicloamatori e vecchie glorie del passatosulle strade del Trentino e che vuole celebrare, più di un campione, un’intera dinastia. I pedalatori partiranno ancora una volta dalla Città del Concilio, fondata dalle popolazioni celtiche prima di essere conquistata dai romani. Trento è dominata da imponenti montagne ed offre monumenti, palazzi e castelli, ma anche un’atmosfera rilassante, arricchita dalla varietà di musei e raffigurazioni pittoriche. In questo spettacolare scenario, a metà fra il centro cittadino di Piazza Duomo, luogo ove partiranno i ciclisti vintage de La Moserissima, e la natura circostante, i concorrenti balzeranno in sella alle loro bici d’acciaio (rigorosamente costruite prima del 1987) con maglie di lana equalche cappellino con visiera alla Coppi e Bartali,scattando alla volta di strade bianche e boschi rigogliosi, effettuando un vero e proprioamarcorddelle due ruote. Davanti al gruppo, noblesse obblige, l’inconfondibile sagoma di Francesco Moser, il campione che da sempre si è identificato con questa terra, a cui ha dedicato un vino sopraffino e, adesso, un evento da ricordare. Info:www.lamoserissima.it Photo: newspower.it


MARTEDÌ 1 MAGGIO 2018 BOLOGNA GIARDINI MARGHERITA

EDIZIONE GRAN FONDO DIECI COLLI GRANPREMIO

www.diecicolli.it

NOVITÀ

PERCORSI

GRAN FONDO 132 KM GRAN FONDO DIECI nnCOLLI MEDIO FONDO 82 KM

GRIGLIA RISERVATA ALLE E-BIKE

Sfilata nel cuore di Bologna

n PEDALARE CON GUSTO Aperto anche ai cicloturisti

CON IL PATROCINIO DI Federazione Italiana Tempo Libero

FITeL

a cura della redazione

Il 1° maggio, ai primi refoli di primavera, torna il rito sportivo della “Dieci Colli” – Gran Premio Assicop, la più importante rassegna granfondistica emiliana. Dopo l’edizione del 2017, con al via 1800 corridori ed i successi di Federico Pozzetto e Ilaria Lombardo, la manifestazione CITYBRAND nel 2018 taglierà il traguardo dei 34 anni consecutividi storia, confermandosi una delle grandi classiche del calendario ciclistico amatoriale nazionale. Cornice della manifestazione - evento di punta del Circolo Dozza - è da sempre la provincia di Bologna con le sue strade sinuose, la dolcezza dei suoi colli ed i suoi

PARTNER

conda asperità di giornata. Ancora discesa, paesaggi unici. La partenzae l’arrivodella in attesa del gran finale con la salita delle gara al Parco dei Giardini Margheritae il Ganzole, Pieve del Pino e la panoramica dei restyling dei percorsi, con una riduziocolli bolognesi, compreso l’arcigno strappo ne sostanziale del chilometraggio per il di Monte Donato, prima della planata ai tracciato lungo, consentono alla Dieci Colli Giardini Margherita per un totale di 132 di presentarsi nel 2018 con un’immagine chilometri. Sulla falsariga la Medio Fondo di fortemente CIRCUITI rinnovata, pur nel rispetto della ORGANIZZAZIONE COMUNICAZIONE sua lunga tradizione e delle sue radici. Dopo 82 chilometri, alleggerita quanto la sorella maggiore nell’altimetria. Ospite d’onore l’avvio dai Giardini Margherita, la carovana della presentazione della rassegna, è stato prenderà la strada della Val di Zena per affrontare la salita di Quinzano, preludio alla il campione olimpico e due volte campione del mondo Paolo Bettini, che sarà prossimascalata di Loiano dove verrà preso il tempo mente protagonista di un filmato che illuvalido per la Cronoscalata. Picchiata verso strerà le caratteristiche del nuovo percorso. la fondovalle e risalita per Monzuno, se-


// NOVITÀ DAL MERCATO

Novità 2018

Giro Vanquish a cura di Maurizio Coccia

Look compatto e accattivante, con requisiti di ventilazione inaspettati per il pinnacolo tra i caschi “aero” della Giro. Il Vanquish nasce principalmente per l’utilizzo su strada, ma si adatta perfettamente al triathlon o alle cronometro su percorsi misti. È il casco del BmcRacing Team 76

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Destinato espressamente ai campi di gara – e del resto in inglese il termine significa appunto “vincere” - il Vanquish è il prodotto di riferimento del segmento “caschi aero” del marchio statunitense Giro. Già, andiamo per ordine: i grandi produttori mondiali di caschi - come è appunto Giro - differenziano oggi la loro offerta prodotto “road” tra caschi da cronometro, caschi da strada aerodinamici e caschi da strada più ventilati, riuscendo in questo modo ad assecondare al meglio le necessità e le esigenze dei corridori professionisti che spesso si trovano a sponsorizzare. Giro è ad esempio da qualche anno a fianco dello “squadrone” a stelle e strisce Bmc-Racing Team, al quale fornisce più di un modello per affrontare le varie tipologie di gara e per soddisfare le specifiche richieste dei vari corridori. Il Vanquish che vediamo è in questo senso un casco “aero”, visto che per morfologia e design si colloca a metà strada tra il più fasciante modello da cronometro Aerohead e il più ventilato casco per la corsa strada Synthe, cioè quello provvisto di molteplici feritoie sulla calotta. Il Vanquish è insomma un’opzione validissima per le gare veloci o, in genere, per tutte quelle situazioni di corsa su strada in cui il requisito principale richiesto è l’aerodinamica; principale sì, ma non unico, perché il Vanquish è un casco incredibilmente filante ma, allo stesso tempo, incredibilmente ventilato. Vi spieghiamo il perché. NOVITÀ 2018 Il Vanquish è fresca new-entry dell’altissima gamma Giro 2018: nel catalogo è andato a rimpiazzare e sostituire l’Air Attack, rispetto al quale fa un passo avanti non soltanto in merito alle qualità aerodinamiche, ma soprattutto per ciò che concerne


le caratteristiche di ventilazione. La ragione di questo è presto spiegata se ci si sofferma a vedere la particolare architettura di ventilazione generata dalle quattro ampie feritoie frontali, quelle che hanno la funzione di veicolare i flussi d’aria nella sezione posteriore della calotta. Lì troviamo una duplice tipologia di deflusso aerodinamico, per mezzo delle quattro feritoie superiori e per mezzo dei due grossi “boccaporti” che corrispondono alla sezione della nuca. Proprio qui un peculiare design “a coda tronca” raggiunge il duplice risultato di ottimizzare le qualità aerodinamiche a prescindere dalla direzione di provenienza del vento (quindi sia frontale, sia laterale) e di assicurare al Vanquish un look compatto, essenziale e aderente, proprio come piace oggi a tutti i corridori. Caratteristiche simili rendono il Vanquish un prodotto adatto non solo per le gare su strada (in particolare quelle veloci), ma anche per le cronometro individuali su percorsi misti. TECNOLOGIA MIPS Come tutti i caschi d’altissima gamma Giro anche il Vanquish utilizza la tecnologia Mips: Mips è un brevetto terzo, in particolare di un’azienda svedese che, attraverso una sorta di “scudo” in materiale sintetico posizionato nella porzione inferiore della calotta, consente di ridurre l’intensità della forza d’urto in caso di impatto al suolo e questo - soprattutto - in tutti i casi in cui (e sono la stragrande maggioranza in caso di caduta) la calotta si trova a colpire l’asfalto con una direzione tangenziale, e non perpendicolare. Nella fattispecie il Vanquish accoppia la tecnologia Mips al sistema di regolazione interno Roc Loc Air che, attraverso una rotella, consente di personalizzare in modo fine la calzata su tutte le tre misure disponibili. LENTE INTEGRATA Il Vanquish è fornito di serie con un visore anteriore con monolente Vivid, prodotto dalla tedesca Zeiss. Il visore si applica – oppure si toglie – dal casco con un sistema a calamita, grazie a dei magneti posizionati alle estremità del margine della lente stessa. Quando il visore è montato il Vanquish assicura il massimo delle sue caratteristiche aerodinamiche; nessuno vieta di utilizzare il casco in modo “classico”, ossia senza visore. Il visore anteriore è disponibile di serie nella versione Vivid, cioè polarizzata ed adatta per condizioni di elevata esposizione. A richiesta, e ad un prezzo di 76 euro, è disponibile anche nelle altre tre varianti Ember, Onyx e Clear Silver, che sono in grado di adattarsi a differenti condizioni di esposizione luminosa.

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IN PROVA L’esemplare che ci è stato fornito in prova era di taglia M (55-59 cm), perfetto per i 58 centimetri di girotesta di chi scrive. La morfologia interna della calotta del Vanquish è abbastanza tondeggiante, quindi in grado di adattarsi bene alla morfologia di cranio della maggior parte degli utilizzatori, cosa che invece non accade sui caschi in cui la forma interna della calotta è più “spigolosa”. Il sistema di regolazione della ritenzione interna Roc Loc è di quelli piuttosto frequenti per questo tipo di articolo, ovvero con una rotella che incrementa o rilascia la tensione di ritenzione e che garantisce un elevato di precisione. Unico neo è forse quello relativo alle dimensioni ridotte della rotella, che in determinate situazioni, ad esempio quando si indossano i guanti invernali, non è facile da gestire. In marcia l’impressione ad avere il testa il Vanquish è decisamente buona: la calzata è fasciante e avvolgente, e lo è in particolare sulla nuca, zona che si percepisce perfettamente protetta. Probabilmente è anche un po’ di suggestione, ma proporzionalmente al crescere delle velocità si percepisce davvero l’aria fluttuare velocemente sui limiti della calotta, che da parte sua non produce rumori fastidiosi dovuti a turbolenze che su questo tipo di casco sono ridotte a zero. L’impressione rimane tale anche quando si ruota la testa per voltarsi lateralmente, a riprova che il casco in questione ha eccellenti caratteristiche aerodinamiche a prescindere dalla direzione con cui il vento lo si trova a colpire. Qualche riga infine sul visore anteriore: non è facile abituarsi a questo genere di accessorio per chi, come chi scrive, utilizza abitualmente occhiali “classici”. È per questo che all’inizio si prova una certa desuetudine, più che altro perché si percepisce la posizione della lente più lontana dal viso di quel che accade con gli occhiali “classici”. Ma è questione di poche uscite per abituarsi subito all’accessorio.

Decisamente e immediatamente allettante è invece la libertà del campo visivo che un visore così configurato riesce ad assicurare. La visione è totale, libera, davvero come se non si avesse nulla davanti agli occhi. Ricordiamo comunque che il Vanquish 78

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può essere usato anche privo di visore anteriore, calzando cioè gli occhiali tradizionali. Le proprietà aerodinamiche però in questo caso sarebbero in parte compromesse e davvero non vediamo la ragione di una scelta del genere considerando la tecnicità e la valenza di un accessorio come questo. Inoltre, nelle situazioni in cui proprio non si avesse bisogno del visore – ad esempio le lunghe salite, oppure quando si necessita di maggiore ventilazione - ricordiamo che è possibile rimuoverlo rapidamente dalla sua sede attraverso i magneti che lo fissano alla calotta, ancorandolo poi in posizione invertita sempre sulla calotta, sfruttando la seconda serie di magneti posta più in alto sulla calotta.

LA SCHEDA TECNICA Sistema e tecnologia di costruzione: In Mold, connessione di quattro pezzi di policarbonato (Hardbody) Sistema di ritenzione: Roc Loc Air Mips Feritoie di ventilazione: quattro anteriori, sei posteriori, tecnologia TrasformAir Colori disponibili per l’Italia: Mat Black Firechrome, Charcoal Dazzle, Mat Bright Red, Mat White Silver, Mat Black Gloss Misure disponibili: Small (51-55 cm), Medium (55-59 cm), Large (59-63 cm) Peso rilevato: 291 grammi (343 grammi con visore) Prodotto da: Giro, www.giro.com Distribuito da: Larm, tel. 051/6053020, www.larm.it Prezzo indicativo al pubblico: 280 euro


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// GRAN FONDO DEGLI SQUALI

LO SPRINT IN TERRAZZA a cura della redazione

Il traguardo della Gran Fondo degli Squali del prossimo 13 maggio sarà collocato nella frazione di Gabicce Monte al termine della strada panoramica del Monte San Bartolo

Adesso è ufficiale: la sede d’arrivo della Gran Fondo degli Squali del prossimo 13 maggio sarà collocata nella frazione di Gabicce Monte, al termine della strada panoramica del Monte San Bartolo. I ciclisti, quindi, giungeranno al traguardo dopo quattordici chilometri di emozionanti saliscendi, già più volte percorsi negli ultimi anni dalla carovana del Giro d’Italia. Un tratto ricco di scorci mozzafiato sul mare, che condurrà fino al traguardo, da dove la vista si aprirà sullo stupendo scenario della costa adriatica. Insomma un arrivo entusiasmante ed indimenticabile, un tratto che, in salita e fuori dal centro urbano in una domenica di maggio, garantirà anche maggiore sicurezza ai ciclisti.Intanto, dopo la chiusura delle iscrizioni a 30 euro, dal primo gennaio 2018 ci si potrà iscrivere versando una 80

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quota di 35 euro, che sarà poi di 40 euro fino al 15 maggio. Per chi soggiornerà negli hotel partner dell’evento è prevista, inoltre, una quota speciale di 25 euro con griglia avanzata, che si troverà dopo quella VIP. La quota prevede anche la possibilità di trovare direttamente in camera il pacco gara. Quest’ultimo si preannuncia davvero molto ricco. All’interno i ciclisti troveranno una bottiglia di Sangiovese della Cantina Enzo Ottaviani con etichetta Granfondo degli Squali, alla quale si unirà un pacco di immancabile piadina romagnola della GLM. Saranno presenti anche dei gadget tecnici come un cappellino griffato Prestigio, spray WD-40, una fascia scaldaorecchie della Veloplus, una borraccia firmata CT, integratori Inkospor, una lattina Go&Fun e una salvietta della Fria. Infine un buono per il pranzo a base di pesce e uno speciale sconto del 50% su 3 biglietti d’ingresso interi per l’Acquario di Cattolica, valido per le famiglie e per i mesi di maggio e settembre. Grazie al gemellaggio tra la 1ª Granfondo degli Squali e la 1ª Granfondo Vincenzo Nibali del 10 maggio a Messina, il vincitore dell’ultimo Tour de France sarà testimonial del progetto “Squalo anch’io” per la salvaguardia degli squali del Mediterraneo, che è promosso dall’Acquario di Cattolica e sostenuto dalle due manifestazioni ciclistiche. L’iniziativa è nata qualche anno fa per diffondere una cultura di tutela degli squali, una

specie in grave pericolo di estinzione e per inserire alcun esemplari più a rischio in Mediterraneo, tra le specie protette. Si tratta di un progetto “Salva una specie di pericolo” che, attraverso una raccolta firme, arriverà al Parlamento Europeo per mettere al bando la pratica crudele del Finning (che consiste nel taglio delle pinne dello squalo e il successivo abbandono dell’animale in mare). Ricordiamo infine che, da quest’anno, la Gf degli Squali farà parte dell’InBici Top Challenge. Un valore aggiunto di una manifestazione che - come spiega Massimo Cecchini, presidente del Velo lub Cattolica - deve il suo successo “all’entusiasmo di un gruppo di organizzatori che, ormai da tre anni, pedala forte e nella stessa direzione”.

La collaborazione con il Cicloteam di Gabicce procede in perfetta sintonia, così come l’apporto di Filippo Magnani, l’uomo che ha saputo declinare l’evento in chiave turistica, creando delle efficaci strategie di marketing e di promozione che hanno aumentato sensibilmente il numero degli iscritti (2500 nella scorsa edizione): “Io credo che il segreto del successo dell’evento sia proprio nell’affiatamento del team conclude Cecchini - persone ambiziose che conoscono molto bene l’ambiente dei cicloamatori e che lavorano da anni con entusiasmo e competenza”.


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SCATTO D’AUTORE The best of cycling 2017 Milano Sanremo 2017 Michal Kwiatkowski Peter Sagan -Julian Alaphilippe Photo: Tim De Waele


BRIVIDI IN ALTA QUOTA

La 3Epic,

piccoli frammenti di giro d’Italia a cura della redazione

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Il prossimo 20 maggio la tappa della corsa rosa transiterà proprio sul percorso della granfondo Il prossimo 20 maggio la tappa del Giro d’Italia transiterà proprio sul percorso della “3Epic”. Proprio così, gran parte della frazione n. 15 della Corsa Rosa passerà sulle strade del Cadore e del Comelico. In pratica, dopo il Passo Tre Croci, si scende ad Auronzo di Cadore per salire il Passo S.Antonio. Da qui si attraversa Danta, quindi si scende a Campitello, ci si inerpica per l’inedita salita di Costalissoio attraverso Casada, per poi proseguire per Costalta, San Pietro e arrivo a Sappada.

Un evento al mese, ecco il progetto di Pedali di Marca per tutto il 2018. Si comincia il 27 e 28 gennaio con la 3Epic Winter Ride. A giugno ci sarà la 3Epic versione strada, mentre a luglio l’idea è quella di proporre un evento per i bambini. In progetto anche una manifestazione dedicata alle Gravel e alle biciclette elettriche.

Ma come si sta preparando la 3Epic o meglio lo staff di Pedali di Marca? Con l’entusiasmo e la professionalità di sempre. L’obiettivo dichiarato di questo 2018 è il mondiale di Mountain Bike in programma il 15 settembre, ma il viaggio dello staff organizzativo è già iniziato.

A maggio, con il passaggio della tappa del Giro, il focus sarà sull’onda rosa che ne consegue. L’idea è quella di una sorta di randonée che ripercorre parte della tappa Tolmezzo – Sappada. Tutti gli appassionati, potranno, in questo modo, vivere le emozioni rosa ma, ancor di più, le emozioni dello

straordinario paesaggio Dolomitico Veneto con la panoramica del Comelico. Non dimentichiamoci che ci troviamo sull’asse della Ciclovia Monaco-Venezia e la destinazione turistica di questi territori non può che essere Bike! L’importante è riuscire a fare sistema perché solo uniti si vince.

Ma il 10 giugno ricordatevi di segnare in calendario la terza edizione della 3Epic Cycling Road! Confermati i tre percorsi: Lavaredo100 (111 km – 3.530 mt di dislivello), Comelico80 (86 km – 2.900 mt di dislivello), Misurina30 (32 km – 1.455 mt di dislivello) e confermato, a gran richiesta, il format delle salite cronometrate.


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// FOCUS SULLE AZIENDE

Telai J-Emm, pedalare su un’opera d’arte a cura della redazione

Basta guardarsi attorno, studiare con lo sguardo le foto ingiallite appese ai muri o scorrere la lista prestigiosa dei committenti, per rendersi conto che questo non è un luogo qualunque. Siamo nel cuore dell’Emilia più produttiva, negli stabilimenti dell’azienda J-Emm di Novellara in provincia di Reggio Emilia.

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Qui, nell’anonima sobrietà di grandi capannoni, sedimenta da oltre vent’anni la sintesi più virtuosa del cosidetto “genio italico”, quello che sopravvive all’omologazione della grande distribuzione e antepone il lavoro artigianale alle scheletriche filiere industriali. Qui - per un mercato 50% italiano e 50% estero - una quindicina di professionisti della grafica e della verniciatura confezionano articoli di interior disegn e di artigianato artistico di livello eccelso, un livello talmente elevato che le generalità dei committenti sono, da protocollo, tutte rigorosamente top secret. In passato J-Emm ha lavorato nel mondo della Formula Uno e della MotoGp, firmando i caschi dei più

celebrati campioni della velocità, ma anche offrendo il suo know-how a tanti atleti della Coppa del Mondo di sci. In azienda, inoltre, si realizzano quotidianamente articoli per interior-design di fama planetaria e anche per le home-signature più celebri, quelle che da sempre, con le loro creazioni, fanno tendenza nel mondo del prêt-à-porter internazionale. In questo dinamico laboratorio di idee progettuali, una dependance dell’azienda è riservata al segmento bike, dove si lavora – con processi di elaborazione raffinatissimi – il celebre carbonio tecnologico italiano. Il segmento rappresenta ormai il 25% dei fatturati, ma gli indicatori economici sono tutti in costante crescita. Qui, realizzati


interamente su misura, in una logica sartoriale, nel rigoroso rispetto del “made in Italy”, i telai J-Emm - circa trecento all’anno (tutti diversi!) - sono concepiti per rispettare le esigenze dello sportivo e garantire il massimo delle prestazioni:

“Il mercato della bicicletta oggi è invaso da prodotti orientali - spiega Paolo Ascari, l’anima di J-Emm - e, obiettivamente, il loro prezzo è una grossa tentazione per chi fa impresa visto che il costo di un telaio ‘made in China’ è pari a quello di un solo tubo in carbonio italiano che realizziamo qui alla J-Emm. Ma ogni azienda ha il diritto di scegliere le proprie strategie. Noi abbiamo scelto la qualità senza compromessi e siamo in grado di documentarlo perché se un cliente ha qualche dubbio non deve far altro che venirci a trovare nei nostri stabilimenti”.

la rigidità ideale senza rinunciare a stabilità e comfort. Ma il valore aggiunto dei prodotti J-Emm, oltre all’alta gamma della sua produzione, è la possibilità di personalizzare i telai al 100% nel rispetto di elevati standard certificati. È possibile configurare il proprio modello scegliendo tra una vasta gamma di telai dalle caratteristiche entusiasmanti, tra le varie tipologie di carbonio dalle prestazioni sempre eccellenti, scegliere tra le grafiche standard, tra le diverse tipologie di finitura proposte oppure si può dare forma all’immaginazione disegnando in proprio il telaio dei sogni. Sapienti mani che intagliano, impregnano, sagomano, controllano. Tecnici preparati che studiano ed elaborano

nuove tecnologie, nuove tendenze, sempre alla ricerca del massimo risultato: “La nostra ricchezza sono i nostri dipendenti - conclude Ascari - professionalità spesso formate all’interno di questa azienda che, negli anni, seguendo tutti i passaggi della filiera produttiva, hanno sviluppato una perfetta attitudine ai lavori manuali”. Persone prima delle macchine, che posizionano, miscelano, applicano colori e utilizzano tecniche di decoro con la sofisticata perizia degli amanuensi. Ogni scelta, ogni passaggio alla J-Emm è senza compromessi, controllato e rigorosamente regolamentato dagli standard IT01 e ISO 9001-2015.

Tra i modelli più richiesti il celebre UNICA.5 realizzato con i materiali della 5.cinque HC. Nel disegno si nota un aggiornamento del carro posteriore e della forcella anteriore per supportare l’aumento della potenza frenante. Ma il “valore aggiunto” è il carro posteriore che si caratterizza per la rigidità torsionale ed il comfort estremo grazie alla tecnologia Honeycomb unita al carbonio 4x4, una tecnologia inarrivabile per qualsiasi altro telaio sul mercato. Per chi cerca invece un telaio originale, ecco la 6.evo Honeycomb che si pone sul mercato come progetto esclusivo nato dall’unione di tecnologia, eleganza e sviluppo nei materiali compositi con struttura Honeycomb che garantiscono

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SCATTO D’AUTORE Marcel Meisen, Ciclocross Telenet Superprestige 2017 - Gavere (Belgio) Photo: by Bettiniphoto

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// IL PUNTO DI VISTA

Vamos,

la siesta è finita a cura di Gian Luca Giardini

Chi è Gian Luca Giardini Giornalista sportivo esperto di ciclismo, Conduttore televisivo del programma “Inbici passione sui pedali”. Voce e opinionista di Bike Channel

Chi l’ha detto che a febbraio non è ancora il tempo di tornare in sella? Il clima mite della Spagna offre meravigliose opportunità per una vacanza sui pedali. Ma non dimenticate qualche piccolo accorgimento

Da qualche anno fra gli appassionati della bicicletta, oltre a Ferragosto e Natale,si sta affermando un altro periodo di vacanze: quello che va da inizio gennaio a fine febbraio e porta ormai migliaia di ciclisti in località dal clima mite per poter effettuare un periodo di allenamento, coniugandolo con un po’ di riposo dal lavoro. Solitamente si soggiorna una settimana circa, per i più fortunati nove giorni, perlopiù in località marittime spagnole con qualche montagna a portata di mano... A tal proposito avrei qualche suggerimento

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per i nostri amici pedalatori.Prima di tutto scegliere accuratamente la località ed il tipo di alloggio. È importante infatti non perdere troppo tempo prezioso nei trasferimenti, quindi è consigliabile scegliere località vicine ad un aeroporto con voli di linea che permettano anche un calendario più flessibile. Calcolando che per molti è spesso l’occasione per il varo della nuova bicicletta, sarebbe bello poter viaggiare con la propria fuori serie al seguito. A tal proposito diventa obbligatorio l’acquisto o il prestito di una buona borsa da viaggio! Importante è anche avere al seguito tutto il necessario per la vestizione. In quel periodo infatti si possono trovare temperature e meteo completamente diversi tra un giorno e l’altro, dai 25° ai 10° purtroppo… Prevedere quindi di vestirsi a strati successivi, alleggerendo mano a mano che si alzano le temperature. Evitare assolutamente l’utilizzo di asciugatrici che rovinano gli splendidi capi tecnici di cui tutti siamo ormai dotati. Bisogna quindi prevedere un doppio cambio per ogni capo nel caso in cui il bucato del giorno precedente non fosse completamente asciutto. Necessaria anche la scorta di barrette, infatti in quei luoghi si rischia di percorrere tanti chilometri senza incontrare un bar oppure o un luogo di ristoro, meglio prevenire! Stesso discorso per gomme di scorta ed affini. Conviene sacrificare un po’ di spazio in valigia a discapito dell’abbigliamento civile e privilegiare quello sportivo! È il vero

motivo per cui siete partiti! Utile studiare i percorsi sulla mappa e magari importarli sul proprio ciclo computer. Su alcuni siti come www.openrunner.comc’è la possibilità anche di calcolare il dislivello complessivo. Si possono anche valutare i segmenti in salita attraverso Strava o simili, onde evitare brutte sorprese! Ma credo che la cosa più importante sia dosare bene il proprio tempo a disposizione. Tutti infatti arrivano a queste vacanze con pochi chilometri nelle gambe e tantissima voglia di pedalare al caldo e l’errore più classico è quello di fare troppi chilometri e troppe salite nei primi due giorni, con il risultato di sciupare quelli successivi… infatti quando si è poco allenati i tempi di recupero si allungano notevolmente col risultato di non poter “lavorare“ il giorno successivo. Né in quantità e nemmeno in qualità.

Conviene infatti aumentare gradatamente giorno per giorno il chilometraggio, l’intensità ed il dislivello. Difficilissimo resistere alla tentazione di percorrere un’ulteriore salita prima di rientrare, ma nei primi 2-3 giorni va assolutamente osservata questa precauzione. Alla fine della settimana, così facendo, i chilometri percorsi saranno molti di più e soprattutto avranno un effetto allenante decisamente superiore. Altra avvertenza importantissima: ricordatevi dopo la bicicletta di bere almeno due o tre birre, altrimenti che cosa siete venuti a fare in vacanza...?


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SCATTO D’AUTORE Valdinon bike 2017 Photo: Newspower.it

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Se il ciclo è… mestruale Come regolare l’attività agonistica durante quei giorni? Tra limiti fisici e blocchi psicologici, ecco quello che bisogna sapere per rendere al massimo a cura di Ilenia Lazzaro

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Chi è Ilenia Lazzaro Giornalista sportiva ed addetta stampa, commenta da circa 15 anni il ciclismo fuoristrada. Specializzata nel ciclocross, lo pratica da quasi 20 anni, prima come elite ora come master. Co conduce con Nicola Argesi “Scratch”, programma tv nazionale su Canale Italia.

Una atleta è una donna non solo quando si allena o gareggia, ma in tutti i momenti della sua vita. A differenza dell’uomo, quando attacchiamo il dorsale per una gara, sia essa una granfondo su strada o un cross country in mtb, oltre a tutti i parametri di rito (corretta alimentazione e integrazione, allenamento equilibrato, riposo, riscaldamento pre-gara ecc..), dobbiamo fare i conti con… i nostri ormoni. Non parlo solo delle cosiddette “giornate no”, spesso influenzate proprio dal nostro assetto ormonale, ma anche del ciclo mestruale.

Il ciclo molto spesso è vissuto come un impedimento per chi fa sport, ma in generale non esistono controindicazioni mediche alla pratica dell’attività fisica: spesso le limitazioni sono dettate solo da freni psicologici. Il problema esiste solo in caso di forti dolori (dismenorrea) o di eccessive perdite ematiche (menorragia). La produzione di endorfine, indotta dall’attività sportiva, può essere di grande aiuto per contenere il dolore durante il primo giorno di mestruazioni e, a tal proposito, si consiglia, per chi è abituato ad allenarsi, un lavoro più blando del solito, ma non il riposo assoluto. Le mestruazioni abbondanti creano sicuramente più problemi a chi pratica discipline di endurance, dove una carenza di ferro o un abbassamento dei valori dell’emoglobina incidono in modo negativo sulla prestazione. Il rapporto mestruazioni/performance è molto soggettivo: ci sono atlete che rendono al massimo, altre che non rendono per niente ed altre ancora che utilizzano contraccettivi ormonali per regolare e programmare il

ciclo in funzione delle gare più importanti. La donna, diversamente dall’uomo, ha ormoni circolanti diversi a seconda del periodo del mese e della fase mestruale in cui si trova. Nella programmazione degli allenamenti, può risultare utile organizzare il carico di lavoro in relazione alle varie fasi del ciclo ovarico (indotto dagli ormoni dell’asse ipotalamo – ipofisi) che ha una durata media di 28 giorni. Possiamo distinguere, all’interno del ciclo ovarico, 5 fasi: – Fase mestruale (1°-5° giorno circa) è caratterizzata dalla presenza di estrogeni e progesterone: è consigliabile un lavoro leggero, in quanto l’abbondante eliminazione di sangue - e quindi di ferro - induce ad una condizione di anemia. Consigliata una supplementazione maggiore di ferro, vitamina C e magnesio. E’ importante, nella settimana del ciclo mestruale, non effettuare massaggi sportivi troppo profondi che, aumentando la circolazione linfatica, potrebbero aumentare notevolmente il flusso. Se abbiamo la necessità comunque di fare il massaggio è importante che questo sia leggero, pre gara o post gara che sia. – Fase post-mestruale (6°-13°giorno circa), in cui è presente l’ormone FSH

che porta ad aumenti di attenzione, di concentrazione, di coordinazione e soprattutto di forza, è preferibile, quindi, un allenamento che sfrutti questo fattore al massimo. – Fase ovulatoria (14° giorno), contraddistinta dagli ormoni FSH e LH: è vantaggioso lavorare al miglioramento delle capacità aerobiche, in quanto ci si trova in una situazione in cui vi è la massima capacità del sangue a saturare l’emoglobina, fondamentale per il trasporto dell’ossigeno. – Fase post-ovulatoria (15°-21°giorno circa), con gli ormoni LH e progesterone: è caratterizzata da eccellenti condizioni di forza, ma anche psicologiche e mentali. Si possono compiere, dunque, tutte le tipologie di allenamento. – Fase pre-mestruale (16°-28° giorno circa), in cui, insieme all’ormone LH, vi è una notevole presenza di estrogeni e progesterone: è meglio non spingere al massimo, ma curare particolarmente l’elasticità muscolare e la mobilità articolare. Consigliata una supplementazione maggiore di ferro, vitamina C e magnesio.

(con la collaborazione di Dott.ssa Annalisa Faè) LIFESTYLE INBICI

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// FOCUS SUL PRODOTTO

Lazer Z1, l’innovazione in testa a cura di Maurizio Coccia

Lazer Z1: il più leggero e il più ventilato. La particolare forma della calotta garantisce massima sicurezza sulla nuca e sulla tempie e massima compatibilità con i numerosi optional disponibili nella linea Lazer

tempie e massima compatibilità con i numerosi optional disponibili Lo Z1 è il “best-seller” dell’azienda belga Lazer, da un paio d’anni entrata nell’orbita dei marchi di proprietà di Shimano. In particolare, lo Z1 condivide con il Bullet l’altissima gamma della collezione Lazer, ma se il secondo è un casco appartenente alla categoria “aero”, lo Z1 che vediamo rientra nella tipologia dei caschi più aerati, grazie ad una calotta provvista di numerose feritoie di ventilazione.

Focus sul casco di punta della casa belga: il più leggero e il più ventilato. La particolare forma della calotta garantisce massima sicurezza sulla nuca e sulla

AREATO E GRADEVOLE ALLA VISTA Con i suoi 223 grammi di peso della misura M che Shimano Italia ci ha gentilmente messo a disposizione, lo Z1 si

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posiziona ai vertici assoluti anche per quel che riguarda la leggerezza: una riduzione di peso così sostanziosa (vi ricordiamo che i caschi appartenenti a questa categoria hanno un peso medio che si attesta tra i 260 e i 290 grammi) è stata possibile grazie all’architettura con cui sono stati progettati i fori di ventilazione. Le aperture che si contano sulla calotta sono numerosissime, ben 31: si sviluppano tutte quante in senso prevalentemente longitudinale e concorrono così a velocizzare il transito dell’aria senza però compromette la robustezza della calotta. A beneficio di quest’ultima dobbiamo inoltre segnalare la particolare modellazione della sezione posteriore


il punto di fissaggio della ritenzione nucale su quattro differenti punti. Esauriamo la descrizione del sistema di regolazione dicendo che cinghia e sistema di chiusura sottomento si avvalgono di una cinta leggera, anallergica e con una fibbia a scatto sottomento.

e inoltre della sezione corrispondente le tempie: sulla parte nucale il design è ribassato, per proteggere al meglio il cranio in caso di colpi in quel punto così delicato della testa; in corrispondenza delle tempie, invece, il perimetro della calotta volge verso il basso, sempre con funzione protettiva verso un’altra area molto critica in caso di caduta. Non è un caso che Lazer abbia chiamato questo design T-Pro, che sta per “Temple-Pro”, proprio a ricordare la protezione sulle tempie. Concludiamo la descrizione della calotta dicendo che anche la porzione interna è stata sagomata in modo da ridurre al minimo indispensabile la distanza con il cranio: questo per migliorare ulteriormente l’areazione e, non da ultimo, per rendere lo Z1 un casco incredibilmente aderente alla testa e per questo molto bello a vedersi quando indossato. IL SISTEMA DI RITENZIONE Non è un sistema di ritenzione interna qualsiasi quello utilizzato dallo Z1: anche

qui Lazer ha fatto un ulteriore passo avanti rispetto alla concorrenza: dai più abituali sistemi di regolazione della chiusura - che si gestiscono con una rotella posteriore siamo passati qui ad una architettura più evoluta, unica nel suo genere. Il sistema, proprietario e brevettato, si chiama Advanced Rollsys System: in questo caso la ritenzione e il rilascio della cinghia che delimita il perimetro interno della calotta sono gestite da una rotella di forma cilindrica, “incastonata” nella sezione posteriore della calotta e collegata alla cinghia perimetrale tramite un perno elicoidale. Con i suoi due centimetri di altezza la rotella/cilindro è facilissima da utilizzare quando si è in marcia, inoltre la sua posizione la rende più facilmente accessibile alla mano di quel che accade per le più frequenti rotelle di regolazione poste nella sezione posteriore dei caschi. Non finisce qui, perché oltre alla regolazione in ampiezza gestibile con la rotella Advanced Rollsys System, lo Z1 prevede la possibilità di intervenire sull’altezza della calzata, personalizzando

MISURE, COLORI E OPTIONAL Lo Z1 è disponibile al pubblico in tre misure, S, M e L. Oltre alla seriosa colorazione Matte Black che abbiamo presentato, il casco è proposto in altre otto varianti. In tutti i casi lo Z1 assicura massima compatibilità con i numerosi accessori opzionali previsti nella gamma Lazer: tanto per cominciare questo modello è compatibile con i Lazer Magneto, ossia quegli occhiali dal design e dalla forma minimali che si fissano alle tempie per mezzo di magneti destinati ad aderire sulle due fibbie laterali di regolazione della posizione della cinghia sulle tempie. Inoltre, lo Z1 è in vendita con un accessorio posteriore che consente di installare lo Z-Led, ovverosia la luce posteriore di sicurezza con faro al led rosso. Ancora, per chi volesse velocemente renderlo “aero”, lo Z1 prevede la possibilità di acquistare a parte l’Aeroshell, cioè la leggera calotta in policarbonato che si applica sul casco con un sistema ad incastro e che serra tutte le feritoie di ventilazione. Terminiamo dicendo che oltre a questa versione standard, lo Z1 è proposto anche nella variante Mips, ovverosia provvisto dell’omonimo sistema di sicurezza.

LA SCHEDA TECNICA Sistema e tecnologia di costruzione: In Mold SISTEMA DI RITENZIONE: Advanced Rollsys System Feritoie di ventilazione: 31 Colori disponibili: Matte Black, Flash Black, White Silver, Matte Titanium, Matte White Blue, Matte Black Blue, Matte Black Camo Flash Green, Matte Black Camo Flash Orange, Matte Black Red Misure disponibili: S, M, L Peso rilevato: 223 grammi (misura M) Prodotto da: Lazer,www.lazersport.com Distribuito da: Shimano Italia, 0331936901

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// COME NUTRIRSI

Benessere prostatico A cura del dottor Alexander Bertuccioli

Dai pomodori alla scelta della sella, ecco come il mondo della nutrizione e della nutraceutica possono contribuire a prevenire il disturbo (comunissimo) della ipertrofia 100

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La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile dalla forma vagamente simile a quella di una castagna dal diametro trasversale alla base di 4 centimetri circa, lunga 3 centimetri, dallo spessore di 2 centimetri per un peso complessivo di 10-20 grammi nel soggetto sano. La sua principale funzione è correlata alla produzione di liquido prostatico, uno dei principali costituenti dell’emissione seminale maschile fondamentale per il processo di fecondazione. Perché dovrebbe interessarci questa piccola ghiandola? Perché una patologia che la interessa è estremamente diffusa: infatti nel 2010 si stimava che l’ipertrofia prostatica benigna (una condizione dovuta all’aumento in volume della ghiandola, associato a numerosi disturbi genito urinari e con ulteriore possibile evoluzione in patologia maligna) interessava qualcosa come 210 milioni di soggetti. Inoltre particolari condizioni, come quelle che possono svilupparsi in sella

a una bici, possono costituire un fattore potenzialmente in grado di pesare ulteriormente su questa problematica. Quali sono i principali campanelli di allarme relativi all’ipertrofia prostatica benigna? Generalmente dovremmo iniziare a prestare attenzione di fronte a sintomi quali: 1) Difficoltà nell’iniziare a urinare 2) Necessità di urinare spesso 3) Sensazione di non aver urinato completamente 4) Dolore durante la minzione 5) Presenza di sangue nelle urine e/o nel liquido seminale 6) Senso di peso nella zona del retto e/o della vescica 7) Dolore osseo 8) Difficoltà di erezione Sia dal punto di vista degli approcci nutrizionali che dal punto di vista degli approcci nutraceutici esistono diverse interessanti soluzioni in grado contribu-


Dr Alexander Bertuccioli Biologo nutrizionista Perfezionato in Nutrizione in Condizioni Fisiologiche DISB - Scuola di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” Comitato scientifico Associazione Italiana Fitness e Medicina – Comitato scientifico Federazione Italiana Fitness

ire alla prevenzione di eventuali problematiche di natura prostatica. Primo fra tutti l’utilizzo di una risorsa nutrizionale estremamente importate, che può essere utilizzata sia nella comune alimentazione che sotto forma di estratto per la formulazione di prodotti nutraceutici: il pomodoro. Il pomodoro (Solanum lycopersicum) è un frutto annuale originario della zona dell’America centrale, del Sudamerica e della parte meridionale dell’America Settentrionale, noto per il suo importante contenuto in principi nutrizionali estremamente interessanti tra cui Vitamina A, Vitamina C, Calcio ma soprattutto Licopene, sostanza di principale interesse per le finalità di questo articolo. Il Licopene è una sostanza naturalmente presente nel pomodoro con un’importante funzione antiossidante, rappresenta infatti - se confrontata con numerose altre sostanze di origine vegetale - una delle più potenti in termini di contrasto dello stress ossidativo. La sua natura liposolubile permette una buona distribuzione a livello di diversi organi e tessuti, tra cui quello prostatico, rimane inoltre da considerare anche il suo fattore protettivo a livello cutaneo che lo rendono particolarmente indicato per soggetti dalla notevole esposizione alla luce solare come appunto che pratica sport outdoor. Il pomodoro è possibile trovarlo nella forma chimica TRANS, non particolarmente assorbibile nell’organismo umano, ma questa problematica può essere ovviata mediante la cottura (o comunque la significativa

esposizione al calore) che consente la conversione nella forma chimica CYS, ben assorbita dall’organismo umano. Per questo alcuni dei primi studi relativi al licopene, più che parlare di pomodoro, parlavano di salsa di pomodoro oppure di preparazioni alimentari che la potessero contenere. Il consumo del pomodoro potrebbe comunque nei soggetti più sensibili causare qualche fastidio di natura intestinale a cagione del suo contenuto in solanina (contenuta in grandi quantità nel fusto e nelle foglie della pianta che infatti non sono utilizzabili con finalità alimentare). Il frutto maturo può contenerne dagli 0,03 a 2,3 mg/100 g di prodotto fresco, mentre il frutto verde può contenerne dai 50 mg/100g se completamente immaturo ai 9 mg /100 g per gli stadi di maturazione intermedia generalmente utilizzati per il consumo sotto forma di insalata, per questo una prima soluzione potrebbe essere quella di consumare il prodotto molto maturo, oppure di ricorrere al mondo della nutraceutica, utilizzando un estratto di pomodoro titolato in licopene e completamente privato da solanina. Ovviamente, non trattandosi di un approccio farmacologico, i benefici sono riportati da diversi autori per un consumo regolare e cronico, quindi nel lungo periodo. Un’ulteriore risorsa, questa volta solo nutraceutica, particolarmente utile nella prevenzione delle problematiche prostatiche è rappresentata dall’estratto oleoso di Serenoa repens (Sabal

serulata o Saw palmetto), una piccola palma originaria del sud-est degli Stati Uniti da tempo utilizzata sia nel mondo della farmacologia che in quello della nutraceutica. Gli acidi grassi insaturi in essa contenuti agiscono a livello della 5-alfa-reduttasi (un enzima deputato alla conversione del testosterone nella sua forma attiva) causando una riduzione nella formazione del diidrotestosterone, mostrando quindi interessanti potenzialità nel trattamento o eventualmente nella prevenzione dell’ipertrofia prostatica benigna, dell’alopecia androgenica e dell’acne vulgaris.

Ovviamente, quando ci si rivolge al mondo della nutraceutica, è importante avvalersi del consiglio del medico, biologo o del farmacista di riferimento, per la definizione delle tempistiche e delle modalità di assunzione opportune. Questi strumenti possono mostrarsi delle utili risorse, sia dal punto di vista della gestione alimentare che nutraceutica, se abbinati alla scelta di una sella adatta alle proprie necessità e di un assetto del mezzo, sviluppato sapientemente sulle proprie caratteristiche, possono mostrarsi interessanti opportunità nella prevenzione e coadiuvanti al trattamento di problematiche prostatiche, supportando soprattutto il ciclista nel mantenimento della sua passione.

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// ZOOM SULLE SQUADRE

Il Team Matteoni

SCOPRE L’EBBREZZA DEL “RACING” a cura della redazione

Dopo 28 anni, per la prima volta, il glorioso sodalizio di Sant’Ermete scommette su una squadra Corse. Al via 25 atleti di grandi credenziali che, nelle otto tappe dell’InBici Top Challenge, promettono battaglia Oltre al grande esercito dei cicloturisti - da 28 anni la vera colonna dorsale del Team Matteoni - dal 2018 la società di Sant’Ermete punterà, per la prima volta nella sua storia, su una squadra Corse. Un’idea inedita per questo sodalizio suggerita da Daniel, giovane corridore del Team Matteoni che, per aggiungere un un po’ di adrenalina al gruppo, ha deciso di proporre questo nuovo, esaltante progetto sportivo. Un’idea subito piaciuta a Morena Matteoni - anima e cuore del club - che, con la forza del “passaparola” e l’abituale concretezza, ha messo in piedi in poco tempo - con la collaborazione del punto vendita e della palestra Functional - una squadra racing di grandi credenziali. “Quando i sogni sono chiari ed i presupposti sinceri - spiega Morena - noi non ci tiriamo mai indietro. Da sempre interpretiamo l’attività 102

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sportiva come mezzo di condivisione e benessere e dunque, non appena Daniel ci ha prospettato il progetto, ci siamo subito rimboccati le maniche iniziando a lavorare in questa nuova direzione”. E così, con l’abituale entusiasmo, grazie al pragmatismo di Morena, il sogno di questi ragazzi è diventato realtà. Alla fine, sono stati reclutati venticinque atleti (tra cui due donne) che, per la stagione 2018 come tutti i team agonistici - punteranno a vincere il maggior numero di corse. Si tratta di Ceccarini Matteo, Sertori Stefano, Berretti Alessandro, Paci Alessandro, Celli Gabriele, Angelini Roberto, Cappelli Matteo, Fornari Flavio, Martini Matteo, Chiari Vinicio, Vanuzzo Iuri, Ilie Laurentiu, Rocchi Franco, Rohwer Ole, Giorgetti Alessandro, Rocchi Daniel, Mazzotti Davide, Ingenito Riccardo, Bullini Gianluca, Mondaini

M.Teresa, Merlari Alex, Matteoni Roberto, Bastianelli Mirco, Abbondanza Claudio e Tassinari Manola: “Ci sono voluti cinque mesi di duro lavoro - aggiunge Morena ma alla fine, coniugando l’entusiasmo dei giovani con l’esperienza dei corridori più navigati, siamo riusciti a mettere in piedi la squadra che avevamo in testa”. Il Team Matteoni, per la stagione 2018, gareggerà nelle otto tappe dell’InBici Top Challenge e, per preparare al meglio la prima annata agonistica, come un vero team professionista, sosterrà un ritiro di preparazione per cementare l’affiatamento del gruppo e iniziare un’esperienza di grande condivisione: “Il mio obiettivo - conclude Morena - al di là dei risultati agonistici, è quello di creare un gruppo forgiato sugli stessi ideali, ovvero correre per se stessi inseguendo, prima degli avversari, la salute ed il benessere”.


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ULTIMO CHILOMETRO

Francesca Baroni,

il futuro è tinto d’azzurro Chi è Carlo Gugliotta

Giornalista sportivo e scrittore, esperto del mondo ciclistico in particolare legato al ciclocross, disciplina per la quale a scritto il libro ”pedalare nel fango” Inoltre è conduttore del programma radiofonico Ultimo Chilometro sulla web radio Bike Live.

a cura di Carlo Gugliotta

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Francesca Baroni è senza dubbio la rivelazione del ciclocross azzurro della stagione invernale 2017/2018. Il suo nome non è nuovo agli occhi degli appassionati, anzi: la ragazza toscana ha vinto gli ultimi due campionati italiani nella categoria Juniores, a Monte Prat nel 2016 e a Silvelle di Trebaseleghe nel 2017.

Dopo i trionfi da Juniores, l’atleta toscana ha confermato le aspettative dei tecnici. E adesso prenota una nuova stagione alla grande: “Il 2018? Mi concentrerò sulla strada, ma non lascerò del tutto la Mtb

Francesca Baroni con la maglia tricolore

L’arrivo di Monte Prat, con la commozione di Francesca e il suo inchino davanti alla sua bici, è senza dubbio una delle immagini più commoventi dell’anno appena archiviato. Francesca è una ragazza tosta, anche se ha un viso angelico: bella, bionda e con gli occhi azzurri, ma non ha paura di affrontare


Photo: by Bettiniphoto

il fango, la neve e tutte le insidie che una disciplina difficile come il ciclocross può far trovare davanti in ogni percorso, tant’è vero che è stata già convocata diverse volte in nazionale e, anche in quelle circostanze, le sue gare sono andate bene. La giovane promessa del ciclocross azzurro non è udente, ma nel ciclocross ha dimostrato di non avere paura di niente e di nessuno e nessuno si sorprenderebbe se, in futuro, primeggiasse anche su strada e in mountain bike. Dopo due maglie tricolori vinte da Juniores, sei passata Under 23 con la Selle Italia Guerciotti. Come ti sei trovata nella nuova squadra e cosa stai imparando di nuovo rispetto al passato? “Nella Selle Italia Guerciotti Elite mi sto trovando molto bene, penso sia il top team del ciclocross in Italia. Paolo e Alessandro sono due persone speciali, molto disponibili e passionali, e poi ho un tecnico come Vito Di Tano che penso sia il numero 1 e, cosa non da poco, meccanici e materiale di prima qualità sempre a mia disposizione. Tutto ciò mi rende più tranquilla e sicura rispetto al passato”. Sei già stata convocata in nazionale, ma quest’anno stai facendo nuove esperienze all’estero. Che differenza c’è tra correre in Italia e all’estero? E c’è una trasferta che ricordi particolarmente? “Di sicuro la differenza principale sta nei percorsi: all’estero tendono ad essere più tecnici e più duri, di conseguenza più difficili. Spesso in Italia ci troviamo a fare curve su curve in mezzo a un campo, mentre penso che il nostro paesaggio naturale potrebbe offrire molto di più. Anche il livello degli atleti è spesso superiore, purtroppo in Italia il ciclocross non è molto considerato anche se ultimamente ho notato che la partecipazione alle gare è più alta. Mi piacerebbe qualche volta venisse anche qualche straniero”.  Tu che sei una specialista dei campionati italiani, ci puoi dire che emozione si prova alla vigilia di quell’evento?  “Come è normale che sia, la tensione è un po’ più alta del solito, ma bisogna stare molto attenti a non esagerare. L’importante è cercare di arrivare all’appuntamento consapevoli di aver fatto tutto quello che si doveva fare.

Alla fine è sempre una gara di ciclocross! Non mi ritengo una specialista di Campionati Italiani, è vero che ne ho già vinti 2 ma la strada è ancora lunga e sempre più difficile, ci sarà ancora da “faticare” tanto”. Durante la prossima stagione estiva ti vedremo gareggiare di più su strada o in mountain bike? “Mi dedicherò alla strada senza però lasciare del tutto la MTB. La mia squadra nel 2018 sarà il Team Vallerbike che mi permetterà di mettermi alla prova in entrambe le discipline. Ho sempre apprezzato la multidisciplinarietà, specialmente per le ragazze penso sia indispensabile (le straniere insegnano!). In ogni caso per il momento la mia specialità preferita rimane il ciclocross”. Hai altri hobby al di fuori del ciclismo? “Il mio hobby preferito è quello di riposarmi un po’ appena possibile. Tra la scuola e la bici mi rimane sempre poco tempo disponibile e, quando posso, lo trascorro volentieri su di un divano o, meglio ancora, su di un letto”.  Quest’anno sei già arrivata diverse volte seconda alle spalle di Eva Lechner. Ti aspettavi questi risultati?  “Proprio del tutto non me l’aspettavo, anche se però è già il terzo anno che mi trovo a gareggiare contro avversarie più grandi di me visto che le gare sono quasi sempre Open e quindi già da Junior mi

scontravo con le stesse avversarie di oggi. Per quanto riguarda Eva Lechner, lei rimane sempre la più grande e la più forte”. Hai un compagno/a di squadra dal quale stai apprendendo qualcosa di nuovo sul ciclocross?  “Non è da tutti avere in squadra uno come Gioele Bertolini, da lui ci sarà sempre da imparare qualcosa! Per fortuna con noi è sempre disponibile e pronto a darci consigli e suggerimenti. Anche con gli altri compagni di squadra però il confronto è sempre aperto. E poi non dimentichiamoci di Vito Di Tano…”  Come affronti le gare in Italia e all’estero senza avere la possibilità di ascoltare?  “A mio modo, io ascolto molto più di molti altri! Come vivo ormai la mia vita di tutti i giorni, non mi sento diversa solo perché ho bisogno che il giudice mi dia il via con la mano”.  Perché ti piace il ciclocross? Cos’ha di più rispetto alle altre discipline? “Come ho detto in una intervista all’arrivo dei mondiali di Bieles del gennaio scorso, per me è “vero Amore”. Non so il perché ma mi sono “innamorata” del ciclocross quando provai da G5 il percorso della tappa del Giro d’Italia di Lucca, vicino a casa mia. Tanto fango, tanta acqua, tanta fatica, ma tanta tanta passione”. Francesca Baroni esulta in una delle sue tante vittorie

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a cura di Luca Alò

Giro d’Italia Amatori Baby

Sfila la meglio gioventù

Quest’anno, nell’ambito della grande rassegna rosa (in programma in Molise), il Canapè Baby Challenge-Selle Smp, manifestazione riservata a giovanissimi, esordienti e donne allieve

Lo slogan “insieme agli amatori per il ciclismo giovanile” è da sempre il punto di forza del Giro d’Italia Amatori, manifestazione itinerante che, ciclicamente, tocca ogni regione d’Italia: gli introiti derivanti dalle iscrizioni andranno, infratti, a sostenere tutte le attività legate alle categorie giovanili del ciclismo. Nelle edizioni passate, a latere della gara a tappe per amatori, è stata sempre organizzata una manifestazione a carattere giovanile a dimostrazione della sensibilità degli organizzatori verso l’attività baby. La novità della stagione 2018 è il Canapè Baby Challenge-Selle Smp per giovanissimi, esordienti e donne allieve, inserito nel programma del Giro d’Italia Amatori a tappe. Nelle prime sei edizioni, il comitato organizzatore dell’Asd Giro d’Italia Amatori ha sostenuto in diverse forme l’attività giovanile: “La prossima stagione daremo vita ad un vero e proprio challenge giovanile – anticipa Fabio Zappacenere – che sarà denominato Canapè Baby Challenge articolato in quattro prove, tra Marche, Puglia, Campania e la 106

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chiusura sabato 2 giugno nella molisana Petacciato, nel cui territorio lo stesso giorno verrà assegnato il Gran Premio della Montagna della tappa del Giro d’Italia Amatori”. L’evento, che si tiene sotto l’egida della Federazione Ciclistica Italiana, è riservato alle categorie giovanissimi (G1 – G6 dai 7 ai 12 anni), esordienti 1° e 2° anno e donne allieve. Al termine di ogni prova ai leader della classifica a punti di categoria (esordienti e donne allieve) verrà assegnata la maglia di capoclassifica. “Petacciato è un centro del litorale adriatico che si erge su di una verde collina a 225 metri sul livello del mare. Dalla sua posizione dominante offre una panoramica unica e suggestiva che si estende dai monti della Maiella al promontorio del Gargano attraversando le Isole Tremiti. E’ territorio ideale per svolgere attività ciclistica – afferma Nicola Del Re assessore con delega allo sport, lavori pubblici e trasporto del comune di Petacciato – ed infatti vi sono molte associazioni che promuovono il ciclismo sia a livello amatoriale che giovanile. Abbiamo voluto offrire il nostro supporto

al comitato organizzatore perché crediamo nel ciclismo, come volano per il turismo. La prova di chiusura del Canapè Baby Challenge si svolgerà nel primo pomeriggio, dopo la seconda tappa del Giro d’Italia Amatori e molti dei partecipanti insieme alle loro famiglie raggiungeranno Petacciato. Una ghiotta occasione anche per il tessuto commerciale locale, visto che il nostro è un territorio ricco di eccellenze enogastronomiche.” QUESTO IL PROGRAMMA DEL CANAPÈ BABY CHALLENGE: • 24 – 25 marzo 2018 Sant’Elpidio a Mare (Marche) • 2 aprile 2018 Bastia Umbra (Umbria) • 29 aprile 2018 Petrignano (Perugia) • 6 maggio 2018 San Ferdinando di Puglia (Puglia) • 27 maggio 2018 Montesano sulla Marcellana (Campania) 2 giugno 2018 Petacciato (Molise)


Tecnica,

il punto critico

L’osservatorio sul mondo delle due ruote. Le novità, le tendenze e le nostre considerazioni su ciò che propone il mercato

a cura di Maurizio Coccia

Il mercato smentisce le previsioni entusiastiche del segmento Gravel-bike. Nel frattempo da Campagnolo potrebbero arrivare novità importanti, tra i professionisti emerge una tendenza inattesa: il freno a disco piace a pochi 108

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Diciamoci la verità, il fenomeno delle gravel bike non ha determinato quel boom che invece in molti si aspettavano nel momento in cui, un paio di anni fa, questo nuovo segmento merceologico della bicicletta fu introdotto. Questo, almeno, è ciò che è successo in Italia, anche se in realtà anche all’estero, Stati Uniti in primis, queste bici a metà strada tra i modelli da corsa e quelli da ciclocross, hanno fatto registrare volumi di vendita non certo tali da parlare di boom. Ad oggi non ci sono numeri ufficiali sui volumi di vendita delle gravel bike entro i nostri confini ma, parlando con i negozianti, l’incidenza di vendite di questa tipologia rispetto al volume totale delle vendite di biciclette si aggira tra il 5 e il 10 per cento. Chi, dunque, vedeva nel mercato delle gravel bike potenzialità simili a quelle di cui fu capace il fenomeno mountain-bike durante gli anni Novanta è stato decisamente smentito: diversamente da allora, le “gravel” non hanno avvicinato segmenti nuovi di pubblico alla bicicletta, non hanno fatto scoprire una disciplina nuova a gente che fino a ieri le due ruote a


pedali le praticava poco o per niente. Con questo non vogliamo certo dire che quello delle gravel bike sia stato un flop oppure che si sia trattato di semplice moda effimera. Tutt’altro, perché sappiamo bene che, entro i nostri confini, si è già formata una discreta fetta di praticanti che utilizzano spesso le gravel bike, ma lo fanno in modo quasi mai esclusivo, ovverosia associano la gravel bike alla loro bici principale che rimane la mountain-bike, e che solo in pochi casi è la bici da corsa. Questo conferma due verità: la prima è che l’estrazione che ha questa tipologia di bicicletta importata due o tre anni fa dagli Usa è tipicamente fuoristradistica, è a “ruote grasse”; e poi ci ricorda che, nel solco di un mondo della bici oggi sempre più caleidoscopico e multiforme, quello delle gravel bike appare uno dei tantissimi mondi che caratterizzano l’universo “due ruote”. C’è infatti il mondo degli stradisti, quello dei mountain-biker (a sua volta suddiviso negli ulteriori segmenti dei trail-biker, dei racer di XC/marathon, dei downhiller e degli enduristi), poi quello di chi predilige bici da velocità “tipo triathlon”, di chi usa le “scatto fisso”, ancora le bici vintage e poi appunto le gravel bike e per finire le fat-bike. Sì, le fat-bike le abbiamo messe in coda a que-

sta lista perché è davvero questo il caso in cui è corretto parlare di moda effimera più che di tendenza vera e propria. La destinazione d’uso di una fat-bike è davvero di nicchia, perché bici utilizzabile nel pieno delle sue potenzialità solo sulla neve o sulla sabbia, ovverosia contesti che non giustificano la diffusione che l’industria di mercato aveva provato a “spingere” quattro o cinque anni fa. Diverso è il caso delle gravel bike: questa è una tipologia di bici poliedrica, che si adatta a moltissimi contesti d’uso e che fa delle propria versatilità il suo punto di forza, e forse anche il suo punto debole. Proprio così, perché lo spettro di utilizzo ampio che assicura una gravel-bike difficilmente si sposa con quello “specialismo” esasperato che oggi tanto ricercano i vari adepti ai diversi mondi a due ruote. Aggiungiamo, poi, che quei tanti modi di praticare la bicicletta hanno spesso pochi punti in comune, sono poco avvezzi a comunicare tra loro o quanto meno hanno poche zone di contiguità e di interscambio tra di loro. In un contesto del genere, fatto da una miriade di sfaccettature e tante modalità diverse di praticare il ciclismo, è evidentemente difficile che un segmento nuovo come può essere quello delle gravel bike

riesca velocemente a guadagnare fette importanti di praticanti. Ed è proprio in uno scenario del genere che è, ad esempio, più facile comprendere come, a livello globale, la vendita complessiva di biciclette di alta gamma sia in continua ascesa, ma a livello particolare il segmento tradizionalmente più forte rappresentato dalla bicicletta da corsa soffra un po’, con numeri di vendita che per le bici “classiche” sono da due anni in continuo calo per i grandi marchi di settore. Quel che sta accadendo, infatti, non è certo che la gente non vada più in bicicletta da corsa, ma piuttosto che stia “migrando” verso altri mondi delle due ruote, verso i quali probabilmente resta affascinato; e magari resterà sedotto fino al momento in cui non cambierà nuovamente idea e si affascinerà ancora un’altra volta di un altro mondo…

CAMPAGNOLO 2018: GROSSE NOVITÀ IN ARRIVO? La passione per il movimento ha portato la Campagnolo, negli oltre 80 anni di storia, a diventare esperta in materia. Resta aggiornato su tutte le novità che arriveranno a breve iscrivendoti alla newsletter sul sito Campagnolo e sarai tra i primi a scoprirle… »: questo messaggio un po’ criptico era il contenuto del teaser che Campagnolo ha veicolato lo scorso fine novembre attraverso la sua newsletter dedicata ai suoi clienti e ai suoi appassionati.

Il teaser, che era seguito dall’hastag #MovementByCampagnolo, corredato dalla foto di un paio di mani che agiscono sui meccanismi di un orologio a lancette, onestamente ha destato più di qualche curiosità anche in noi addetti ai lavori, che ci siamo interrogati su cosa questo messaggio potesse significare e su quale nuovo prodotto potesse forse preannunciare. La curiosità è stata in parte soddisfatta due settimane dopo quando la Casa di Vicenza ha ufficializzato la sua nuova linea di abbigliamento ciclistico di altissima gamma, che è un segmento che la stessa Campagnolo aveva messo da parte circa dieci anni fa e che effettiva-

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mente può rappresentare un segmento importante per un’azienda che vanta un’immagine di marca potentissima, che non può non sfruttare (anche) con un articolo di alta visibilità come è l’abbigliamento. Ma a nostro avviso il teaser non si riferiva al lancio della Campagnolo Performace Apparel o, meglio, non

si riferiva soltanto ad esso: il rimando all’immagine di un orologio meccanico e il testo imperniato sul concetto di “movimento” ci suggeriscono che Campagnolo abbia lavorato su qualcosa di più importante, che con buone probabilità sarà ufficializzato a breve: l’ipotesi a nostro avviso più verosimile è che la Casa

di Vicenza si stia preparando a lanciare un gruppo trasmissione tutto nuovo, che fa delle dodici velocità l’aspetto più importante, ma non unico, di tutto il suo patrimonio di innovazione. Sappiamo per certo, ad esempio, che anche in merito di trasmissioni elettromeccaniche, l’azienda di Vicenza ha pronte tecnologia e sistemi di codifica dei segnali di ultimissima generazione, che hanno poco da invidiare alla componentistica omologa prodotta dai due più importanti competitor della Campagnolo, ovviamente Sram e Shimano. Sarà il tempo a dirci se quello che abbiamo scritto era vero, o semplicemente un semplice abbaglio.  

Bici pro 2018: pochi i dischi Nonostante dall’inizio del 2017 l’Unione Ciclistica Internazionale lasci liberà facoltà ai corridori di scegliere se correre le gare Uci in sella a bici con freni di tipo tradizionale oppure a disco, questa seconda tipologia di impianto frenante fatica ancora a trovare spazio nelle gare pro. Questo, almeno, è quel che emerge a giudicare dalle foto che ci giungono dai 110

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ritiri che i team del World Tour stanno effettuando di questi tempi in giro per il mondo.

Le foto ci indicano che i pro-rider che stanno testando bici “disc” sono davvero pochi. Le foto che vediamo si riferiscono proprio a una di queste eccezioni, quella del Bmc-Racing team che nel corso del 2018 dovrebbe correre con leTeam Machine SLR01 Disc utilizzate durante il primo camp a Denia (Spagna). Quel che è certo è che, al giorno d’oggi,tutti i grandi sponsor tecnici al fianco delle squadre World Tour mettono a disposizione dei team che equipaggiano due diversi modelli di bicicletta, uno provvisto di freni tradizionali, uno di freni a disco.

destinate ai pro hanno oggi assi passanti da 12 mm di diametro ed hanno una battuta posteriore di 142 mm) l’ostacolo più grosso da superare rimane sempre quellodell’utilizzo “per tutti o per nessuno”. Sarebbe infatti facilmente immaginabile il caos di un eventuale cambio ruota neutrale che deve gestire un plotone in cui alcuni corridori utilizzano i freni a disco e altri i freni tradizionali. Non da ultimo, una bici “disc” pesa almeno 4 etti

in più di una bici con freni tradizionali e, in un contesto di utilizzo “misto”, questo genera una evidente disparità di condizioni, in particolare nelle corse con molta salita. Crediamo allora che soltanto una decisione univoca imposta dall’alto potrà davvero mettere la parola fine a questa infinita querelle tra fautori e detrattori del disco, una decisione che imponga ai corridori di utilizzare tutti quanti bici “disc”, oppure tutti quanti bici tradizionali.

Ciò nonostante, a quasi due anni dai primi test effettuati in corsa, c’è ancora una diffidenza generalizzata da parte dei corridori a utilizzare questo standard frenante. Nonostante i progressi della tecnologia e nonostante i progressi in direzione di un’uniformazione degli standard tecnici (praticamente tutte le bici disc

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// ZOOM SULLE SQUADRE

Team Stemax

SEMPRE PIÙ FORTE a cura della Redazione

Con gli ingaggi di Muraro e Frignani il sodalizio di Castelfranco (119 atleti al via) punta a migliorare i 210 successi del 2017. Baiesi: “Siamo competitivi, ma la vittoria non è tutto

Sta per decollare una nuova stagione agonistica per il Team Stemax, una delle squadre amatoriali più vincenti del Belpaese (nel 2017 ben 210 successi!).

Il sodalizio di Castelfranco, presieduto da Roberto Galletti, punta ad un 2018 ricco di soddisfazioni, anche se - come precisa il general manager del team Stefano Baiesi “da noi la vittoria non è mai un’ossessione”. Ed in effetti, soprattutto negli ultimi anni, il Team Stemax ha radicalmente rimodulato la sua filosofia, puntando più sulla condivisione che sull’agonismo 112

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fine a se stesso: “Ricordo sempre ai miei 119 ragazzi (tra cui una decina di donne) che siamo amatori e non professionisti - aggiunge Baiesi - e, anche se si pedala sempre per vincere, quando si perde da noi nessuno fa drammi. Sembra una sfumatura marginale e invece è un aspetto nevralgico della nostra attività perché, a differenza di altri team, certe esasperazioni non ci appartengono. È un approccio che, mi pare, abbia incontrato tanti consenti. Non a caso le iscrizioni sono in costante ascesa e anche quest’anno siamo stati costretti a respingere diverse affiliazioni perché gestire un numero esagerato di atleti sarebbe stato obiettivamente complicato”. Fondato ormai venticinque anni fa, protagonista nel biennio 2010-2011 di oltre cinquecento vittorie, il Team Stemax focalizzerà la prossima stagione in particolare sulle otto prove dell’InBici Top Challenge a cui si presenta, ancora una volta, con robuste credenziali ed importanti ambizioni. Soprattutto dopo l’ingaggio dei giovani Carlo Muraro e Diego Frignani che, assieme a Daniele Terzi, comporranno un terzetto di altissimo livello per i percorsi lunghi delle granfondo. Nel roster 2018 da non

dimenticare anche l’inossidabile Stefano Nicoletti (31 vittorie nel 2017) che, con Ferrari, ha già staccato il “pass” per i prossimi Campionati Mondiali Amatori di Varese. Tra le donne, le speranze del team sono riposte soprattutto su Sonia Passuti, Valentina Vini ed Alessia Bartoli, anche se c’è grande curiosità per la “new-entry” Giulia Balestri, che si cimenterà soprattutto nei settori mtb e ciclocross: “Oltre alle granfondo dell’InBici Top Challenge (ciak a fine febbraio con la Gf Laigueglia) - prosegue Baiesi - molti nostri atleti parteciperanno nel 2018 alla Nove Colli, alla Via del Sale, alla Crono della Versilia e a tante altre gare nazionali”.

Il 2018 si annuncia dunque particolarmente intenso anche grazie al prezioso supporto degli sponsor, tra cui è doveroso ricordare Tsa Beltrami - Argon 18, Hicari per l’abbigliamento tecnico e Bike Planet di Castelfranco Emilia, il negozio che, con competenza e passione, assiste il Team Stemax per tutta la stagione agonistica.


A SOLI

39 EURO

COSTO ABBONAMENTO 2018 PREZZO VALIDO PER UN ANNO DI ABBONAMENTO 10 NUMERI

Per informazioni Redazione@inbici.net Tel. 0541 395102 · Cell. 391 4917418 bonico bancario GRUPPO EDITORIALE INBICI intestato a CAUSALE: abbonamento inbici magazine COORDINATE BANCARIE: IBAN:IT96S0327313201000100106047 LIFESTYLE INBICI

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SCATTO D’AUTORE Val di Sole Marathon 2017 Campionato Italiano – Malè Photo: Newspower.it

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novità e-lettrizzanti

Polini E-P3,

il nuovo che avanza a cura di Roberto Diani

Photo: Noah Haxel

Abbiamo sottoposto il motore progettato e realizzato nella factory di Alzano Lombardo ad un test impegnativo che ha messo in luce le sue reali potenzialità

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Il cuore del sistema E-P3 è il compatto motore con potenza di 250 W, 500 W di picco e coppia pari a 70 Nm. Il suo peso è contenuto in 2.850 grammi. Il movimento centrale è disponibile in tre versioni con lunghezza rispettivamente di 136, 142 e 157 mm, in funzione all’abbinamento con pneumatici di sezione Standard, Plus o Fat. In questo modo è possibile contenere a livelli “normali” il fattore “Q”. I tre diversi spyder, per il fissaggio della moltiplica, permettono di adeguare la linea di catena alla sezione dello pneumatico montato sulla ruota posteriore.


Polini E-P3,

il nuovo che avanza

Display, controllo remoto dell’assistenza e gestione dei parametri del ciclocomputer sono uniti in un unico pezzo montato a ridosso della manopola sinistra, a portata di pollice. Il suo utilizzo è intuitivo ed ergonomico.

Anche i supporti motore sono disponibili in tre diverse versioni specificamente finalizzati alla realizzazione di telai dedicati ad utilizzi road, mtb hard tail e mtb full suspension. Cinque i livelli di assistenza disponibili, oltre all’assistenza alla camminata, che aumentano

del 30%, 60%, 120%, 250% e 350% la potenza sviluppata dal Biker. L’assistenza è gestita da tre sensori: coppia, velocità e cadenza. Oltre ai classici parametri è possibile visualizzare la potenza istantanea sviluppata dal biker e la potenza espressa dal motore.

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Polini E-P3,

il nuovo che avanza

La batteria è felicemente integrata nel tubo obliquo trafilato ed è disponibile in due diverse capacità: 400 e 500 Wh. Può essere caricata attraverso la presa, direttamente dal telaio o dopo la sua asportazione dal tubo obliquo.

Il test è stato realizzato sulla FM Bike,l una mtb front suspension dotata di ruote 27,5+ e di una forcella con escursione pari a 100 mm. La quota di carro posteriore è contenuta in 450

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mm grazie agli ingombri contenuti della D.U. E-P3. Il motore è silenzioso, anche grazie alla lubrificazione interna, e dispone di un “range” di assistenza superiore alla media che

permette di passare dal livello molto basso della modalità eco, che riduce drasticamente i consumi, fino alla straripante potenza avvertibile quando è selezionato il 5° livello. Quest’ultimo


Polini E-P3,

il nuovo che avanza

Le ripartenze nelle salite più ostiche sono facilitate dalla risposta immediata del motore che mette a disposizione una coppia elevata sin dalle cadenze più basse e si mantiene su buoni livelli anche con cadenze medie mentre, in corrispondenza di quelle più alte, riduce gradualmente la sua spinta.

permette di superare con disinvoltura anche le pendenze impossibili ma richiede molta precisione nel dosaggio della potenza quando si devono pennellare traiettorie trialistiche; in questi casi è opportuno scendere di un livello, guadagnando in precisione di guida potendo disporre, comunque, di tutta la potenza necessaria a superare ostacoli importanti. Il 2° e 3° livello sono i più utilizzati: permettono di superare qualsiasi pendenza contenendo i consumi

e assicurando una precisione di guida esemplare. Il 1° livello si utilizza praticamente solo sui terreni pianeggianti garantendo eccellenti livelli di autonomia. Le ripartenze nelle salite più ostiche sono facilitate dalla risposta immediata del motore che mette a disposizione una coppia elevata sin dalle cadenze più basse e si mantiene su buoni livelli anche con cadenze medie mentre, in corrispondenza di quelle più alte, riduce gradualmente la sua spinta. Le conclusioni, al termine del nostro

test, sono molto lusinghiere: il sistema E-P3 non sfigura assolutamente nel confronto con modelli della concorrenza più blasonata.

I programmi del marchio Bergamasco prevedono un sensibile aumento della produzione, pertanto li potremo trovare su un numero sempre maggiore di e-bike di qualsiasi segmento, full-suspension comprese.

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SCATTO D’AUTORE Valdinon bike Photo: Newspower.it

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// FOCUS SUL PRODOTTO

Il ciclo-trainer, interattivo a cura di Maurizio Coccia

Telaio robusto, look esclusivo, funzionamento super-silenzioso: vi presentiamo il Bkool Smart Pro 2, il dispositivo intelligente che riproduce fedelmente le sensazioni provate su strada, sia ad alti che a bassi livelli di potenza applicata

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In un mondo dove tutto è “smart” non poteva mancare anche un rullo etichettato così: Smart Pro 2, infatti, è l’ultimo arrivato in Casa Bkool, azienda iberica specializzata nelle soluzioni tecnologiche interattive per lo sport e per i videogiochi. Lo Smart Pro 2 è il successore del modello Pro, rispetto al quale fa significativi passi avanti in merito al look, ma soprattutto per quel che riguarda la compatibilità con le varie tipologia di bici e la facilità nell’utilizzo.

Appunto, Smart Pro 2 è un rullo smart perché facile, immediato nel montaggio del mezzo sul telaio e intuitivo nella fruizione delle numerose funzioni disponibili. Il telaio in acciaio permette di alloggiare mozzi posteriori delle bici da corsa, delle mountain bike e in genere delle biciclette con ruote il cui diametro compreso tra i 20 e i 29 pollici. La struttura La struttura dello Smart Pro 2 prevede un’unità di resistenza che si adatta automaticamente alle dimensioni


Smart Pro 2 è un rullo smart perché facile, immediato nel montaggio del mezzo sul telaio e intuitivo nella fruizione delle numerose funzioni disponibili.

della ruota utilizzata. Il telaio ha un design moderno e accattivante, impreziosito da un design bicolore, dove il nero si unisce al giallo fluorescente. L’architettura deltelaio è pieghevole, così da assicurare il minimo ingombro quando non utilizzato ma che - una volta aperto - garantisce il massimo nella stabilità, anche grazie ai due piedini telescopici che consentono di aumentare l’area di appoggio a terra e, di conseguenza, limitare le oscillazioni e gli ondeggiamenti anche quando sul rullo si spinge “a tutta”, come forsennati.

A proposito: lo Smart Pro 2 è capace di raggiungere un picco di resistenza pari a 1200 watt, che per intenderci corrisponde al wattaggio che spigiona uno sprinter di medio livello quando è impegnato nel massimo sforzo o, se preferite, corrisponde a una salita con pendenza del 20 per cento.

Eccellenti sono inoltre le qualità inerziali dell’unità di resistenza: significa che, anche quando usato a basse resistenze e alte cadenze, lo scorrimento risulta sempre estremamente fluido, riproducendo in tutto le reali condizioni che si percepiscono su strada, quando ad esempio di si affronta un tratto scorrevole oppure si è in discesa. Da parte loro, l’architettura interna dell’unità di resistenza e assieme a questa i materiali con cui è costruito il rullino di scorrimento, rendono lo Smart Pro 2 molto silenzioso: a una velocità di 30 kilometri orari l’emissione sonora è pari a 75 decibel che, per intenderci, corrisponde al rumore tipico di una normale conversazione tra più persone. L’interattività Smart Pro 2 comunica via wireless con il Simulatore, cioè il software proprietario in grado di rendere il interattivo e virtuale il rullo. Infatti, grazie al doppio protocollo di connessione Ant+ e Bluetooth lo Smart Pro 2 può interfacciarsi in modo wireless con smartphone, tablet e pc.

Si potranno in questo caso percorrere migliaia di percorsi programmati in 3D, di viverli attraverso forma di paesaggio che avanza sullo schermo oppure visualizzare sotto forma di puntino su una mappa il tracciato che si sta percorrendo. Il Simulatore consente inoltre di tenere costantemente e precisamente sotto controllo informazioni quali velocità, cadenza e potenza, tutte espresse sia nella loro espressione corrente, media oppure massima. Infine, oltre a ingaggiare competizioni con gli avversai “virtuali” presenti nelle varie corse, il Simulatore consente anche di collegarsi con altri utenti reali che utilizzano il Simulatore della Bkool: con loro si potrà condividere l’allenamento oppure competere in contemporanea. Il Simulatore è incluso nel kit dello Smart Pro 2, che è disponibile al pubblico a 574 euro. Produttore: Bkool, www.bkool.com Distributore: Larm, www.larm.it tel.051/6053020, info@larm.it LIFESTYLE INBICI

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SCATTO D’AUTORE Mathieu Van Der Poel - Ciclocross Telenet Superprestige 2017 Gavere (Belgio) Photo: by Bettiniphoto

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Smp4Bike Accessories Stop a schizzi e fango con “Fan-Go” !

Selle SMP è un’azienda dinamica e moderna, costantemente attenta alle tendenze del mercato in continua evoluzione, quindi in grado di interpretare prontamente i desideri dei consumatori. L’accessorio “Fan-Go” nasce proprio come scelta commerciale in grado di cogliere e anticipare i mutamenti del mercato. Basti pensare all’espansione delle bici All Mountain, En-

duro e delle E-bike, che allargano il bacino d’utenza delle bici da fuoristrada in cui l’aspetto race è lasciato in secondo piano per godersi la natura. Il simpatico nome, “Fan-Go”, non è altro che l’acronimo di parafango: Un parafango intelligente studiato SOLO per le Selle SMP per proteggere il soprasella e la parte inferiore della schiena dal fango e dagli schizzi della ruota. La particolarità di Fan-Go sta nel montaggo e smontaggio che si effettua in un attimo, sotto alla sella, senza alcun attrezzo. E per gli esteti della bike, Fan-Go (pesa solo 24 g) può essere portato in una borsa o in tasca e usato solo all’occorrenza. Fan-go non è compatibile con i seguenti modelli SMP4Bike: TRK Medium, TRK Medium Gel, TRK Large, TRK Large Gel, Martin Touring, Martin Touring Gel, Martin Fitness, E-Bike Medium, E-Bike Large, Well Junior, Carbon, Carbon Lite, Full Carbon, Full Carbon Lite e tutte le versioni Triathlon.

È un accessorio 100% Made in Italy, creato in esclusiva da SMP. Disponibile nei punti vendita Smp a partire da metà gennaio. LIFESTYLE INBICI

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// FOCUS SUL PRODOTTO

Schwalbe, Addix Compound a cura di Roberto Diani

Il prestigioso marchio tedesco presenta nei suoi campionari 2018 la nuova linea di pneumatici da mountain bike. Disponibili sul mercato quattro mescole per soddisfare le esigenze più specifiche Il catalogo 2018 del marchio tedesco è impreziosito dalla nuova linea di pneumatici da mountain bike che va sotto la denominazione ADDIX ed è caratterizzata da nuove mescole declinate in quattro differenti durezze: “SPEED”, “SPEEDGRIP”, “SOFT” e “ULTRA SOFT” che mandano in soffitta il sistema di classificazione precedente che prevedeva solo tre livelli di durezza e, più precisamente, “PACE STAR”, “TRAIL STAR” e “VERT STAR”. Una striscia colorata che percorre per intero la circonferenza del battistrada indica in modo chiaro l’appartenenza ad una delle quattro mescole. ROSSO per Addix Speed dedicata esclusivamente agli pneumatici da xc race e caratterizzata da eccellenti livelli di scorrevolezza. AZZURRO per Addix Speed Grip, la troviamo su un gran numero di modelli che coprono per intero il range di utilizzo che va dall’xc all’enduro.

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ARANCIO per Addix Soft, la troviamo su gomme da enduro/dh VIOLA per Addix Ultra Soft, installata solamente su Dirty Dan e Magic Mary DH e SG. Le quattro mescole Addix sostituiscono il precedente sistema di misurazione denominato “3 Star”, che era declinato in tre durezze diverse: Vert Star (la più morbida), Trail Star e Pace Star (la più dura). Addix espande le prestazioni degli pneumatici tedeschi e non solo perché aggiunge una quarta mescola. Infatti, la Ultra Soft, rispetto alla Vert Star, assicura vantaggi misurabili a livello sia di resistenza al rotolamento, sia allo smorzamento, sia al grip, sia alla durata. Allo stesso modo la Speed Grip, raffrontata alla vecchia Pace Star, garantisce un miglioramento della resistenza al rotolamento e prestazioni superiori per quanto concerne smorzamento, grip e durata. Magic Mary è il modello dedicato espressamente al Gravity, disponibile in numerose versioni che si differenziano per l’uso di mescole diverse (Ultra Soft, Soft e SpeedGrip), carcasse a doppia e singola tela da Down Hill, Super Gravity, Apex e Tubles Easy e, naturalmente diametri di 26”, 27,5” e 29” con sezioni che vanno dai 2,25” ai 2,80”,

passando per 2,35” e 2,60”. La versione 27,5x2,35” Super Gravity Ultra Soft, ad esempio, pesa 1.100 g e assicura il massimo livello di grip, ottima protezione alle pizzicature, una durata media e un livello di scorrevolezza medio/basso. Magic Mary 27,5x2,80” Snake Skin Apex SpeedGrip contiene il suo peso in soli 1.050 g e può contare su una discreta scorrevolezza e ottimi livelli di grip e protezione dalle pizzicature. Racing Ralph propone prestazioni diametralmente opposte dedicate al crosscountry race: la versione più estrema per doti di leggerezza e scorrevolezza sfrutta la carcassa superleggera “Lite Skin” e un compound “Speed” che determinano, però, un livello di protezione alle forature/pizzicature minimo. La versione da 29x2,10” pesa solo 525 g. Racing Ralph nella versione 27,5x2,25” Tubless Easy Speedgrip, a fronte dell’aumento di peso pari a 595 g, mette in campo livelli superiori di protezione e grip ma anche una piccola riduzione del livello di scorrevolezza. Il catalogo ADDIX consta di 13 modelli, oltre ai già citati Magic Mary e Racing Ralph, troviamo, infatti, Hans Dampf, Rock Razor, Dirty Dan, Nobby Nic, Fat Albert Front, Fat Albert Rear, Rocket

Ron, Thunder Burt, Furious Fred, Dirty Dan xc e Jumbo Jim.

Il compound ULTRA SOFT lo troviamo solo sui modelli Magic Mary e Dirty Dan. La mescola SOFT è utilizzata su Magic Mary, Hans Dampf, Rock Razor, Fat Albert Front, Rocket Ron e Thunder Burt. SPEEDGRIP è disponibile su Magic Mary, Hans Dampf, Nobby Nic, Fat Albert Rear, Rocket Ron, Dirty Dan xc e Jumbo Jim. SPEED, la mescola più dura, la troviamo solo su Racing Ralph, Thunder Burt, Forious Fred e Rocket Ron.Un’ultima annotazione riguarda la sigla E-25, che troviamo accanto alla quasi totalità degli pneumatici da mountain bike targati ADDIX, che sta ad indicare la loro predisposizione ad essere utilizzati su mtb a pedalata assistita con velocità limitata a 25 km/h. Sulle e-mtb possiamo montare con piena soddisfazione pneumatici con mescole Ultra Soft all’anteriore e Soft al posteriore senza incorrere in un consumo

troppo rapido, sfruttando, sui terreni con scarsa aderenza, le grandi doti di grip e smorzamento che assicurano questi due compound. Sulla ruota posteriore delle e-mtb avremo l’accortezza di preferire

carcasse solide o sezioni Plus per aumentare la superficie di contatto senza rischiare di incorrere in noiose pizzicature. Info: www.schwalbe.com

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La Preparazione Dell’atleta

Parola d’ordine “relax” a cura di Wladimir Belli e Fabio Panchetti

Come recuperare le energie fisiche e nervose dopo un’annata massacrante e, soprattutto, come prepararsi agli impegni agonistici della stagione successiva? Ecco i consigli per non sbagliare

Come recuperare da una stagione intensa? Come rimettersi in moto e in che modo scongiurare i rischi di una “stagione no”? Ne parliamo con l’ex professionista Wladimir Belli, anzi ne scriviamo a “quattro mani”. Dal riposo psicofisico ai test di valutazione, ecco il percorso da seguire per smaltire le scorie di un’annata massacrante e ripartire con le energie necessarie per una stagione vincente. IL RIPOSO PSICOFISICO, ALMENO UN MESETTO - Una stagione di corse significa, per un professionista, percorrere

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anche 35mila chilometri, affrontando anche fino a 90 giorni di gare, rimanendo spesso lontano dalla famiglia. Per questo, l’inverno è - in primis - un “toccasana” per recuperare energie mentali.

Stressante è peraltro anche la stagione del granfondista, l’amatore. Costretto a trovare la forza di allenarsi dopo magari una dura giornata lavorativa, l’obiettivo è rimanere in forma per sfidare in primis i propri limiti e poi amici e avversari, nelle tante Gran Fondo che ogni stagione propone. Il recupero psico-fisico è una necessità cosi come per gli amatori in età avanzata è fondamentale svolgere delle uscite di mantenimento, un paio a settimana. Con l’età, infatti, si tende a perdere elasticità muscolare e cardiaca, quindi si perdono battiti a frequenza alta. Rimanere fermi troppo a lungo significa poi faticare enormemente per tornare ai livelli pre stop.

Un mesetto a casa coi propri cari, in relax, è necessario per smaltire lo stress da competizione, magari con una bella vacanza, al caldo, per assaporare quel profumo d’estate che, nella stagione ciclistica è invece un periodo di pieno lavoro. Normale anche mettere su qualche chilo, il limite giusto, per poi lavorare senza incorrere in problemi, è quello dei 3-4 kg.

SI RICOMINCIA, CAMMINANDO IN SALITA E IN MONTAGNA Esaurito il mese di recupero è il momento di ricominciare, a salire di condizione. Considerando le poche ore di luce di autunno e inverno, sia i pro che gli amatori usano poco la bici e la strada e adottano molto la pratica delle camminate in salita e in montagna, utili per fare comunque un po’ di fatica ma in mezzo alla natura, nel


Chi è Wladimir Belli Ex ciclista professionista e commentatore per il ciclismo di Eurosport

silenzio, senza traffico e smog. A differenza della bicicletta, che fa usare poco gli arti superiori, con la camminata si coinvolge nello sforzo anche la parte alta del busto e delle braccia, alzando velocemente la frequenza cardiaca. Oltretutto il corpo, camminando, si scalda velocemente e la velocità, molto ridotta, non fa patire il freddo, che invece in bici sarebbe un nemico molto fastidioso. Da evitare la corsa in pianura, che va ad impattare la muscolatura con il terreno, andando ad infiammare tendini e quant’altro. LA MTB Un po’ come la camminata, è utile per recuperare dal punto di vista psicologico, per il contatto con natura e silenzio, ma anche per divertirsi facendo qualche salto, qualche mulattiera, giusto per ritrovare anche un po’ di concentrazione. Dal punto di vista cardiaco, anche con la MTB i battiti salgono velocemente, per la difficoltà dei percorsi e per la scarsa aderenza al terreno delle ruote. PISCINA E ALPINISMO– Per chi ama il nuoto, si tratta di un attività breve ma intensa. Sia il trascinamento del corpo in acqua che l’intero suo movimento sono un’ottima alternativa agli sport invernali. Chi ne ha però le capacità e la possibilità può fare sci alpinismo, altro sport alternativo e sicuramente complementare al ciclismo, che non si può però improvvisare.

tura senza esagerare. Ricordiamoci che il peso ce lo dobbiamo poi, per una stagione, trascinare sulle salite. Bene tonificare la parte alta del busto, tranne che per gli amatori che svolgono, durante la giornata, lavori manuali. In quel caso è inutile lavorare ancora su una muscolatura che già usano quotidianamente. E’ molto importante lo stretching e fare lavori specifici per addominali e dorsali, muscoli che poi servono per avere stabilità in bici e riuscire a scaricare il giusto numero di watt sui pedali. Ok anche gli esercizi a corpo libero, che danno potenza esplosiva e migliorano l’elasticità. ALLENAMENTO SUI RULLI Le ultime tecnologie ci mettono a disposizione ciclosimulatori con programmi virtuali. L’allenamento sul rullo è diventato così finalmente anche divertente, si può rimanere nel proprio box ma gareggiare, sfidando avversari virtuali. A differenza dei ciclosimulatori di vecchia generazione, i più nuovi riproducono un tipo di pedalata che è molto simile a quella della strada. Però attenzione, fare attività statica, alla lunga, può logorare. USCITE DOMENICALI Si fanno spesso anche con freddo e temperature rigide. Basta avere l’accortezza di un buon riscaldamento, affrontando qualche salitella, senza mai esagerare, cercando di tenere una frequenza cardiaca sui livelli dell’estate. Il freddo vasocostringe, dunque si perdono battiti. TEST DI VALUTAZIONE Necessariamente svolto da un professionista del settore, è fondamentale per avere le soglie cardiache sulle quali poi lavorare. Dunque: fondo lento, fondo lungo, fondo medio, soglia e soglia salita. La tabella

da seguire non può essere una sorta di copia & incolla di quelle altrui, le variabili sono tante e divergono per ogni ciclomotore: dalle caratteristiche fisiche agli obiettivi, passando per il tempo che si ha a disposizione. Diverso il discorso per i professionisti, che già a dicembre fanno i primi raduni. Molto gettonato il sud della Spagna, località quali Benidorm e Calpe vengono, da qualche anno, prese d’assalto dalle squadre, per iniziare a pedalare a temperature miti e costanti, senza ad esempio gli sbalzi climatici che si possono avere a Tenerife (gettonata sino a qualche anno fa). Nei primi raduni si effettuano i test medici, si “fa gruppo”, si testano materiali tecnici, bici, ruote, scarpe selle e quant’altro. In più ci si confronta con diesse e preparatore, cominciando a stilare il calendario di gare. Per i primi test di valutazione, per iniziare a lavorare con le giuste soglie, nei pro si usa ormai da anni il misuratore di potenza. Ma questo è un discorso che affronteremo nelle prossime puntate.  

LA PALESTRA Una tendenza molto in voga negli ultimi anni. Non bisogna farsi tentare e cadere nell’errore di carichi eccessivi di lavoro, meglio utilizzare macchinari che tonifichino la muscola-

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SCATTO D’AUTORE Juri Ragnoli 100 km dei Forti - 1000 Grobbe Bike - 2017 Photo: Newspower.it

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// L’ATLETA DEL MESE

Nadir Colledani

il futuro è con Gimondi a cura di Paolo Mei

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Il ventiduenne friulano Nadir Colledani è certamente una delle grandi realtà del fuoristrada moderno italiano. Cresciuto a piccoli passi ma con un passato già ricco di affermazioni, Nadir è pronto al passaggio nella categoria più

Un grande risultato (il podio europeo) e un piccolo rimpianto (il Mondiale). Il 22enne friulano riparte con nuove motivazioni e una divisa nuova

Nadir Colledani ad Albstadt (Germania) prova di Coppa del Mondo Xc


importante, quella degli Elite. Pluricampione nazionale nelle categorie giovanili del cross-country e del ciclocross, nel 2017 ha ottenuto un bronzo tricolore nel cross e un argento ai campionati italiani di mountain bike. Se a livello nazionale è andato forte, a livello internazionale è andato ancora meglio: vice campione europeo Under 23 di XCO a Boario Terme e secondo nella classifica di coppa del mondo di categoria. Il talento cristallino di Colledani si è messo in evidenza in modo particolare ad Albstadt (Germania) e Val di Sole, dove è salito sul gradino più alto del podio. Dopo una grande stagione nel Team Torpado Gabogas ecco il cambio di casacca: Bianchi Countervail. Colledani, che voto diamo al suo 2017? Come voto alla stagione direi un otto! Il momento più alto, agonisticamente parlando qual è stato? Penso alla vittoria in coppa del mondo in Val di Sole, ma ci sono state altre gare nelle quali ho avuto sensazioni molto positive. Forse ci si aspettava di più al campionato del mondo, soprattutto dopo il podio europeo. Cosa non ha funzionato? Sicuramente era lecito aspettarsi qualcosa di più. Il percorso non era adattissimo a me, ma con un pizzico di fortuna in più sarebbe stata un’altra gara. Albstadt e Val di Sole, due dei luoghi a lei più cari per via delle due vittorie in coppa. Quale sceglie? Tra le due scelgo Albstadt. Ma, personalmente, la prova coppa più bella della stagione è stata in Canada, nello storico tracciato di Mont Sainte Anne: dopo una brutta caduta sono riuscito a rimontare fino al secondo posto! Scambierebbe le due vittorie in Coppa del Mondo con l’oro europeo? Decisamente no. Si chiude un’annata (2017) molto buona, nella quale ha corso per la Torpado, sotto gli occhi esperti di Mauro Bettin. Che cosa le rimane di questa stagione? Mi rimangono la consapevolezza di essere competitivo e la conoscenza di me stesso, dei miei limiti e delle mie possibilità dopo un biennio di ottimo lavoro, dove non sono mancate le giornate positive. La vita è fatta di cicli e il prossimo ciclo, per lei, è rappresentato dall’ingresso tra le fila di una delle formazioni più blasonate: la Bianchi Countervail di Felice Gimondi. Con il celeste Bianchi l’abbiamo già visto all’opera nel cross, peraltro.

Nadir Colledani in azione al Trentino cross

Che ambiente ha trovato alla corte del team diretto da Massimo Ghirotto? Un ambiente serio e professionale, ma allo stesso tempo familiare. Con Massimo c’è già una buona intesa, penso sia questa la chiave per entrare al meglio nella stagione 2018. L’anno passato era compagno di Gerhard Kershbaumer, quest’anno il suo “team mate” sarà Marco Aurelio Fontana (oltre a Stéphane Tempier e Chiara Teocchi). Due personaggi molto diversi ma con in comune la voglia di vincere… Ha detto bene, diversi ma con la stessa voglia di migliorarsi e di vincere. Spero di imparare molto da Marco, da Stéphane e da Chiara. Sono tutti atleti molto forti. In particolare con Marco mi trovo già molto bene e quest’anno, ne sono sicuro, ci divertiremo. E Felice Gimondi, che impressione le ha fatto? Mi ha dato l’impressione di essere una persona forte, che ha dato tantissimo all’Italia e al ciclismo mondiale. È un ottimo presidente con tantissima esperienza. Parliamo di presente e futuro: obiettivi per il 2018? Un obiettivo a breve, per quanto riguarda il ciclocross, sono i Campionati Italiani a Roma ad inizio gennaio, si correranno nel weekend dell’Epifania. Per quanto riguarda l’XCO vedremo come inizierà la mia nuova esperienza in coppa del mondo con gli

Elite. Da lì in poi, assieme al mio preparatore Claudio Cucinotta e a Massimo Ghirotto, capiremo a quali obiettivi puntare e dove migliorare. Sarà un anno di esperienze nuove e sono molto motivato”. A quando l’esordio in Mountain Bike per la prossima stagione? Il 25 febbraio a Verona.

Nadir con la nuova divisa del Team Bianchi Countervail

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SCATTO D’AUTORE Passo Buole Xtreme Mtb Race - 2017 Photo: Newspower.it

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Emilia Romagna

L’Emilia a ritmi “slow” a cura di Gianluca Comandini

Un suggestivo itinerario da Bologna a Parma, partendo dalla Rocca dei Bentivoglio per arrivare - tra vecchie ferrovie e le vestigia degli antichi manieri - nel ridente borgo di Quattro Pastella

Il tempo è un lusso in un’epoca in cui la rincorsa alla lancetta dei secondi è un “must”. Nella pianificazione di un viaggio da Bologna a Parma, perciò, il dubbio ricorrente è se optare per la veloce e noiosa autostrada o scegliere la direttrice della via Emilia, più lenta ma che, guadando le città, rende meno monotono il tragitto. Ma se la lentezza è una ricchezza di cui potete godere il consiglio è quello di montare in sella alla vostra bici e scegliere una terza opzione quella che, una volta abbandonato il caos della metropoli emiliana, vi porterà ai piedi dei primi contrafforti appenninici ad attraversare una pianura fatta di frutteti e castelli, vigneti e graziose cittadine a misura d’uomo, in un territorio dove l’agricoltura è molto più che una vocazione e si traduce in una cucina che, per tradizione, sa trasformare in sapore il saper fare di chi lavora la terra e alleva gli animali. Una volta abbandonato il capoluogo bastano poco più di venti chilometri per raggiungere Bazzano. La Rocca dei Bentivoglio che domina l’abitato è stata nei secoli oggetto

di contesa fra signorie e comuni della zona, oggi è una delle mete dei turisti curiosi che si avventurano fuori dai percorsi consueti. Proseguendo verso ovest il rosso delle ciliegie sugli alberi lungo la strada preannuncia l’arrivo a Vignola, la capitale italiana di questo gustosissimo frutto. Una volta giunti in città l’attenzione viene forzatamente attratta dal massiccio castello che negli ultimi anni ha subito un ottimo intervento di restauro ed è completamente visitabile, dalle segrete fino alle torri. Dopo una breve deviazione per apprezzare il recupero della vecchia ferrovia trasformata in una pista ciclabile che arriva fino a Modena, si svolta verso Maranello, la città della “rossa”, con gli stabilimenti Ferrari e il museo che raccoglie le auto che hanno fatto sognare generazioni di appassionati di tutto il mondo. Superato Fiorano, il paese che ospita l’autodromo in cui vengono verificate le prestazioni dei bolidi del cavallino, in pochi minuti si entra a Sassuolo, cittadina nota per il maestoso palazzo che i duchi di Modena utilizzavano come residenza estiva. Si continua a pedalare in un territorio

pianeggiante, ma mai uguale a se stesso, fra casolari di campagna che testimoniano l’antica vocazione agricola di queste zone e caseifici che producono il pregiato parmigiano-reggiano, con le prime colline all’orizzonte a fermare lo sguardo. Attraversando il fiume Secchia si entra nella provincia di Reggio Emilia e ci si dirige verso la Rocca dei Boiardo nella cittadina di Scandiano. Il capoluogo è a pochi chilometri, ma rimanendo sulle strade di campagna si raggiunge il borgo di Quattro Castella con le fortificazioni che lo sorvegliano dai colli circostanti. Gli ultimi chilometri scorrono tranquilli fra i campi, Parma è ormai vicina, lo si avverte dall’accento delle persone che sempre più spesso parlano con la tipica inflessione della città che fu di Maria Luigia d’Austria, e per raggiungerla si pedala piacevolmente lungo il torrente che attraversa la città e ne condivide il nome. Il grande polmone verde del parco ducale sull’altro lato dell’argine rappresenta un ottimo punto di arrivo per ritemprarsi all’ombra dei grandi alberi prima di concedersi una visita a questa città modello. LIFESTYLE INBICI

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// INTERNAZIONALI ITINERARI // D’ITALIA

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Valle dei Laghi

Specchi d’acqua da favola

Un elenco di proposte per chi ama pedalare all’aria aperta I MILLE VOLTI DELLA VALLE DEI LAGHI Una decina di incantevoli laghetti alpini, vigneti che regalano aromi e sapori unici, caratteristici borghi e castelli medievali. Venite a trovarci, la Valle dei Laghi vi stupirà. IN SELLA TRA CITTÀ, MONTAGNA E LAGHI Un’immersione in bicicletta nel cuore del Trentino. Spensierate pedalate nei dintorni di Trento, salite mitiche, panorami mozzafiato. Itinerari e piste ciclabili per famiglie e a prova di biker per vivere un’esperienza meravigliosa sulle due ruote alla scoperta di natura e cultura. 136

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UNA PALESTRA ALL’ARIA APERTA Uno spettacolo davvero unico tra paesaggi alpini e panorami lacustri, meta ideale per famiglie che cercano una vacanza nella natura e per gli sportivi che intendono godere di una palestra all’aria aperta. DOVE L’AMORE FA NASCERE GRANDI VINI Potremmo raccontarvi come nasce il sapore unico di un vino come il Nosiola, spiegarvi l’origine del Vino Santo, dilungarci nel descrivervi la procedura di distillazione delle nostre grappe, ma vi mancherebbe sempre una cosa: la degustazione. Vi aspettiamo! VACANZA RURALE: ESPERIENZA VERA Trascorrere una vacanza tra rifugi e malghe, immersi nella natura più autentica per assaporare tradizione e

gastronomia, incontrare i protagonisti dei luoghi, venire a contatto con gli animali per poter seguire la trasformazione dei prodotti . IDEE VACANZA Approfitta delle nostre offerte last minute proposte tutto l’anno per prenderti finalmente una pausa dallo stess quotidiano a prezzi contenuti. Scopri il meglio del Trentino: immergiti nella natura del Monte Bondone, assapora le migliori proposte enogastronomiche della Valle dei Laghi e visita Trento, città dove arte, cultura e divertimento si coniugano per farti vivere una vacanza indimenticabile! Non esitare a contattarci, saremo lieti di creare un pacchetto su misura per te e la tua famiglia.

In alto foto Valle dei laghi credit R. Kiaulehn


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Lago di Toblino - foto A. Ghezzer

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credit foto MOSNA

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SCATTO D’AUTORE ValdiNon Bike 2017 Photo: Newspower.it

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// LUOGHI INTORNO A NOI

Il mondo… a pedali

Wine & Bike a cura di Eleonora Pomponi Coletti

A Lucca è nata una singolare vineria dove gli amanti delle due ruote possono degustare un calice pregiato. Una ragione in più per visitare una città a misura di ciclista

A Lucca è nata una singolare vineria dove gli amanti delle due ruote possono degustare un calice pregiato. Una ragione in più per visitare una città a misura di ciclista. “Colline di Toscana, coi loro celebri poderi, le ville, i paesi che sono quasi città, nella più commovente campagna che esista”. Lo storico francese Fernand Braudel così definiva questa terra; e per gli appassionati delle due ruote, Lucca è una delle città che meglio si presta al cicloturismo, sempre più consapevole della sua “anima a pedali”. 140

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Circondata dalle sue mura cinquecentesche, negli ultimi anni è diventata una delle tappe predilette da chi ama pedalare. Immersa in 96 ettari di verde, Lucca ha percorsi per tutte le gambe! Per gli amanti dell’arte, che vogliono godersi il paesaggio senza spingere troppo sui pedali, sicuramente il percorso tra le ville della lucchesia è uno dei più spettacolari. L’intera zona è infatti piena di ville appartenute alla nobiltà toscana, che tutt’oggi conservano il loro originale splendore. Per chi ha voglia di fare qualche pedalata in più, c’è Montecarlo. Conosciuto con

questo nome dal 1331 in onore di Carlo IV di Boemia, Montecarlo nacque per offrire accoglienza e protezione ai pellegrini in transito lungo la Via Francigena alla volta di Roma e oggi costituisce un vero gioiello della piana di Lucca. Lucca e la lucchesia offrono soluzioni di ogni tipo: dalla famiglia a chi si vuol godere tutto con calma fino ad arrivare a chi con i pedali è un tutt’uno, offrendo percorsi anche molto impegnativi, come quello in direzione della Versilia attraverso le Alpi Apuane, sino a toccare Bagni di Lucca, conosciuta per essere un antico centro termale, ma dove si può visitare anche un antico Casinò. Oppure si può scegliere il percorso attraverso l’antica Via Francigena che, partendo da Lucca centro, porta sino a San Gimignano in un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo. Se quel che cercate è, quindi, un viaggio che saldi natura e cultura, sempre in compagnia della vostra due ruote, troverete in Lucca e nella lucchesia la vostra vacanza ideale.


PER I PIÙ PICCOLI BABY CYCLIST La città da anni ospita la mostra più importante d’Europa per gli appassionati di fumetti, a cui ha dedicato anche un interessante museo tematico. Poco distante da Lucca potrete visitareCollodi ed il divertente Parco di Pinocchio. PER I PIÙ GIOVANI CYCLIST’S MOVIDA “Ciclo DiVino”- Cibo, Vini e….Biciclette. Dalla passione di Andrea e Martino sbocciata nel 2008 per le biciclette a scatto fisso, è nato il Ciclo DiVino. Girovagando per inseguire la propria passione, questi due dinamici ragazzi sono incappati nei Ciclo-Bar, già molto diffusi in capitali europee come Parigi e Londra, dove gli appassionati hanno la possibilità di fare acquisti, riparare il proprio mezzo o semplicemente parlare delle proprie esperienze davanti ad un drink. Da qui l’idea di creare un Ciclo-Bar che avesse però un carattere diverso e un sapore più nostrano. Hanno creato così una “Bike-Vineria” dove far conoscere e promuovere prodotti toscani in genere (ma soprattutto della lucchesia) da accostare ai cosiddetti “cicchetti” e, allo stesso tempo, dove dare la possibilità di acquistare prodotti, personalizzare o semplicemente fare manutenzione alla propria bici. Il tutto racchiuso in una cornice molto affascinante nella zona del centro storico di una città come Lucca, tra le più belle della Toscana che - con la sua sempre più vasta zona a traffico limitato e le sue belle mura percorribili in bici – si conferma sempre più sensibile al panorama delle due ruote.

Bike-Vineria San Giminiano

3 PERCORSI DA NON PERDERE PER ESPERTI Via Francigena: da Lucca a San Gimignano IMPEGNATIVO; 79,97 km Percorso che parte con i primi 40 km in pianura, raggiunge l’altezza massima a San Gimignano, con 330m. La via Francigena è ben segnalata e molto ben tenuta e il paesaggio di cui si gode pedalando è uno spettacolo unico. PER FAMIGLIE Le Mura di Lucca FACILE; 11,97 km (anello) Lucca è la città ideale per essere visitata in compagnia dei bambini; le mura cinquecentesche, infatti, si sono mantenute fino ad oggi e sono vissute dai cittadini come un grande parco. Attrezzate per consumare spuntini, dotate di fontane, le mura sono interamente percorribili in bicicletta.

Bagni di Lucca Villa Torrigiani a Camigliano

MTB Pista ciclabile “Puccini” FACILE; 31,86 km (anello) Partendo da Lucca fino ad arrivare nel cuore della riserva di Massaciuccoli e ritorno si ha la possibilità di apprezzare il territorio sia dal punto di vista naturalistico che storico. Infatti, il Lago di Massaciuccoli fu scelto dai romani come luogo di villeggiatura, ove costruirono ville ancora oggi visitabili.

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Trentino Mtb

RIPARTE LA SFIDA a cura della redazione

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Lo scorso 1° gennaio si sono aperte ufficialmente le iscrizioni al Trentino MTB che, per il 2018, propone il rituale bouquet di appuntamenti di grido. Nell’ordine: ValdiNon Bike, Passo Buole Xtreme, 100 Km dei Forti, Dolomitica, Val di Sole Marathon, Vecia Ferovia e 3TBIKE. Si parte dunque ai primi refoli di primavera (il 6 maggio) per finire ad agosto inoltrato dopo un’estate di schermaglie emozionanti. Sette magnifiche prove tutte da vivere che rilanciano il guanto della sfida, ma sempre nel segno della condivisione e della riscoperta dei territori. La prima gara del calendario sarà, come consuetudine, la “ValdiNon Bike” di Cavareno del 6 maggio, che propone l’abituale sontuosa cavalcata nella “terra delle mele” nonesa. Confermata come seconda tappa la “Passo Buole Xtreme”, new entry dello scorso calendario e subito ricoperta di consensi. Per il magico bis l’appunta-

Il primo gennaio si sono aperte ufficialmente le iscrizioni. Sette prove in calendario: si parte a maggio con la Val di Non Bike

3TBIKE: i paesaggi della 3TBIKE


mento è fissato per il 20 maggio ad Ala. Contest “100 Km dei Forti” fra le fortificazioni della Grande Guerra si corre invece domenica 10 giugno a Lavarone, a corredo delle sfide del 1000Grobbe Bike Challenge, mentre la “Dolomitica Brenta Bike” - al cospetto delle Dolomiti di Brenta - si svolgerà il 1° luglio a Pinzolo. Trittico ‘da paura’ per la conclusione del challenge, con “Val di Sole Marathon” come quinta prova il 15 luglio a Malè, la storica “Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” da Ora a Molina di Fiemme il 5 agosto e la “3TBIKE”, apoteosi conclusiva il 26 agosto che assegnerà i premi 2018. Tutte le sfide verranno anticipate dalle gare “Mini” per i giovani delle ruote grasse, ad eccezione della Mini 3TBike che si svilupperà il 15 agosto a Telve Valsugana. Le iscrizioni dunque si sono aperte il primo giorno dell’anno. Ricordiamo che la partecipazione cumulativa alle 7 gare dà diritto alla prima griglia di partenza in ogni tappa.

immagini della ValdiNon Bike 2017

Le quote proposte sono inizialmente di 180 euro anziché 215 euro per la totalità delle prove, 160 euro anziché 194 euro per competere in sei tappe, e 140 euro anziché 154 euro per schierarsi ai nastri di partenza in cinque delle sette tappe (tutte le tariffe sono comprensive di gadget).

Al momento dell’iscrizione si dovranno indicare sull’apposita scheda le gare a cui si intende partecipare, compresa la scelta dei percorsi (Classic – Marathon), altrimenti si verrà inseriti automaticamente nel tracciato più breve (il tutto entro e non oltre il 4 maggio).

Trentino MTB è ripartito, siete pronti? Info: www.trentinomtb.com Atleti impegnati sulle strade sterrate della Vecia Ferovia dela Val de Fiemme

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// CICLOTURISMO

Riviera di Medulin,

pedalare dentro un Van Gogh a cura della redazione

Nell’Istria meridionale, a pochi chilometri da Pola, c’è un piccolo paradiso che offre diversi format di vacanza. Così lui può pedalare in libertà e lei godersi il sole su una spiaggia incontaminata

Cercate una meta per la prossima vacanza? Se siete degli sportivi incalliti, ma la vostra “dolce metà” preferisce i “bagni di sole” alle lunghe pedalate in bicicletta, la vostra meta ideale è l’Istria meridionale. A pochi chilometri da Pola, il comprensorio costiero conosciuto come Riviera di Medulin ha conquistato negli ultimi anni sempre maggiori consensi da parte dei turisti di tutta Europa che trovano in questo scorcio di Mediterraneo tutte le risposte per una vacanza poliedrica. Il mare cristallino su cui si affacciano spiagge attrezzate di varia natura, dalla lunghissima e sabbiosa Bijeca alla piccola e ghiaiosa Alba Chiara, costituisce un’attrattiva irresistibile per gli amanti del relax e della tintarella, offrendo al tempo stesso la possibilità di praticare escursioni in kayak verso le piccole isole dell’arcipelago poco distante.Gli amanti della natura non possono certo rimanere indifferenti di fronte alla bellezza dell’oasi naturale protetta di Capo Kamenjak. In questa penisola, 144

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che si estende per circa 10 chilometri verso il mare, crescono spontaneamente più di 500 specie di piante e 20 tipi diversi di orchidee. Anche il fondale marino è estremamente vario e la straordinaria limpidezza delle acque lo rendono una meta molto ambita dagli amanti dello snorkeling. Le radici più antiche di questo territorio sono ben visibili nelle memorie di epoca romana che sono giunte fino a noi, come il famosissimo anfiteatro di Pola o la Villa Vizula di Medulin. Fu l’imperatore Augusto a volere la costruzione di questo grande edificio immerso nella pineta secolare e ancora oggi si possono apprezzare lo splendore dei mosaici, dei capitelli, delle sale dedicate alla vita quotidiana e del complesso termale, un servizio irrinunciabile per l’antica aristocrazia romana.E’ in un’offerta così varia ed articolata che risiede il vero punto di forza del comprensorio polese, un’offerta che il prossimo 27 maggio si allargherà ancora di più con lo svolgimento della terza edizione della Gran Fondo Nevio Valcic, tappa

del circuito gran fondistico INBICI TOP CHALLENGE. Due i percorsi offerti ai ciclisti, un percorso di 60 km adatto ai cicloturisti ed un percorso di 120 km, che si snoda nell’entroterra. Questo lembo di paradiso offre scenari ideali per gli amanti del cicloturismo, che qui trovano diverse tipologie di tracciati. Insomma, preferite le gite in barca a vela o volete volare su un piccolo aereo sulle piccole isole, vere perle verdi incastonate in un mare azzurrissimo? Volete ballare fino al mattino o preferite avventurarvi in un trekking lungo le pareti rocciose a picco sul mare? La riviera di Medulin vi offre tutto questo dandovi la possibilità di soggiornare in resort a cinque stelle, in piccoli campeggi ben attrezzati circondati dai pini marittimi o di scegliere un grazioso appartamento nei piccoli villaggi di pescatori. A voi la scelta, in ogni caso sarà la scelta giusta. E per orientarvi al meglio nella variegata mappa delle proposte della Riviera di Medulin vi invitiamo a visitare il sito http:// www.medulinriviera.info/it/.


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iNBiCi magazine anno 10 - 1 Gennaio 2018  

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