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PERIODICO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA ANNO IX N. 6 NOVEMBRE / DICEMBRE

magazine

MONDO ACSI NASCE L’HOUSE ORGAN UFFICIALE DELL’ENTE DI PROMOZIONE SPORTIVA

RICCARDO MAGRINI “CHE RABBIA NON POTER COMMENTARE L’ADDIO DI CONTADOR”

GIAFRANCO JOSTI IL DECANO DEI GIORNALISTI: “ERA MEGLIO PRIMA”

IL CIRCUITO GRANFONDISTICO NAZIONALE

con 8 granfondo di rilievo assoluto LIFESTYLE INBICI

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SCATTO D’AUTORE Vuelta Espana 2017 Photo: by Bettiniphoto

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il Presidente del CONI Giovanni Malagò e il Segretario Generale Roberto Fabbricini hanno consegnato al Presidente Nazionale ACSI Antonino Viti l’onorificenza della Stella d’Oro per meriti sportivi

MONDO ACSI

a cura della redazione

Un magazine

per raccontare e raccontarsi

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Nasce l’house-organ ufficiale dell’ente di promozione sportiva. A dirigerlo Antonino Viti: “Un quindicinale su di noi per conoscere, comunicare, comprendere

Il più importante ente di promozione sportiva italiano (9.250 sodalizi su tutto il territorio nazionale) non poteva non avere il suo house organ ufficiale. È nato così “ACSI magazine”, un catalizzatore interattivo e multimediale di sinergie nato per veicolare gli eventi e, soprattutto, la filosofia statutaria dell’ente. Redatto ogni quindici giorni, il magazine racconterà l’attività delle strutture decentrate ACSI

in costante ascesa. La start-up mediatica – si legge nel primo numero edito il 15 ottobre – “nasce dall’esigenza di connettere e di integrare i linguaggi fra i gangli centrali e periferici del corpo associativo: una proficua reciprocità per attivare la rete dialettica del confronto affinché le linee programmatiche e progettuali siano ampiamente elaborate, diffuse e condivise”. “ACSI magazine” intende sensibilizzare anche nuovi targets di riferimento (sociali, culturali, ambientali, ecc.) in quanto ritiene che lo sport sociale sia sempre


“più interconnesso con le dinamiche della nostra contemporaneità”. Il nuovo prodotto editoriale sarà un osservatorio attento e sensibile sul grande sommerso di volontari, di associazioni, di cooperative, di imprese sociali che si autogestiscono dal basso e diventano protagonisti di una lungimirante visione capace di rispondere alle istanze della società complessa. Il welfare sportivo dell’ACSI è in prima linea per svolgere un ruolo di sussidiarietà e di inclusione nell’area del disagio giovanile, nelle periferie degradate delle grandi conurbazioni, negli IPM (Istituti Penali Minorili), nelle corsie dei degenti terminali, nelle enclaves delle diversità e delle apartheid (razziali, etniche, confessionali).

si preannuncia impegnativa e piena di speranze”), Viti ha fatto il punto sui progetti Acsi attualmente in corso, sottolineando – preoccupato – “la mancanza di quella cultura politica vera che mette al centro l’uomo ed i suoi bisogni” e puntando il dito contro la “democrazia televisiva” che – scrive il numero uno di Acsi – “sembra rivolgerci l’invito a guardare tutto dal buco della serratura e da quest’angolo di osservazione perseguire alla giornata i nostri impegni ed i nostri interessi, con una incomparabile collettiva umiliazione”. “Conoscere, comunicare, comprendere – prosegue Viti nel suo editoriale - potrà essere la nuova parola

d’ordine per condividere il percorso associativo ed abbracciare i bisogni degli associati e le nuove esigenze del mondo sportivo. Per rispondere alle nuove necessità diamo vita ad un nuovo strumento di comunicazione, un impegno telematico che proponiamo con cadenza quindicinale per conoscerci meglio e per far conoscere le nostre idee, le nostre proposte, i nostri programmi che sono numerosi ed in continua espansione. Lo spazio è di tutti coloro che ci faranno regalo delle loro notizie, delle foto, delle iniziative, dei risultati ma soprattutto dei pensieri, delle proposte, delle idee. Siamo convinti che il nostro contesto associativo sia preparato a raccogliere il messaggio per il rilancio della cultura della tolleranza e per rafforzare la solidarietà in ogni ambito. Dal coraggio delle nostre scelte in campo educativo potremmo segnare il passaggio ad una nuova e più decisa volontà di ripresa. Lasciando la rassegnazione ai nuovi profeti, dobbiamo cogliere nel tessuto associativo il risveglio di quei valori che non sono mai venuti meno e che debbono continuare a guidare il nostro cammino per il futuro. Educare per la vita, vivere per essere protagonisti, infondere il messaggio della speranza. Se tutti condivideremo questi presupposti – conclude Viti - saremo sicuri di farcela”.

Nel primo numero, dunque, si parla di sport, ma anche di inclusione sociale, formazione motoria, qualità della vita, benessere psicofisico per la terza età e di altri tanti temi salienti nello sviluppo di una società. Da segnalare, in particolare, nel numero d’esordio l’intervento di Antonino Viti, Presidente Nazionale dell’ACSI e direttore del nuovo magazine, intitolato “Il coraggio delle nostre scelte per una nuova speranza civile”. Parlando dell’inizio della nuova stagione sportiva e associativa (“che LIFESTYLE INBICI

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Sommario Novembre-Dicembre 2017 // Numero 06

Mondo Acsi

Riccardo Magrini

Wladimir Belli

Nasce l’house organ ufficiale dell’ente di promozione sportiva

“Che rabbia non poter commentare l’addio di Contador”

Le pagelle del 2017: “Oscar a Sagan, Tapiro a Quintana”

Giafranco Josti

L’intervista

10 domande a…

Il decano dei giornalisti: “Era meglio prima”

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MONDO ACSI

a cura della redazione

L’EDITORIALE di Maurizio Rocchi

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RICCARDO MAGRINI a cura di Mario Pugliese

WLADIMIR BELLI

a cura di Mario Pugliese

IN COPERTINA INBICI TOP CHALLENGE a cura della Redazione

GIANFRANCO JOSTI a cura di Mario Pugliese

1000 CHILOMETRI DI PASSIONE a cura della Redazione

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La bici secondo Beltrami: “In futuro più triathlon che e-bike”

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L’INTERVISTA a cura della Redazione

10 DOMANDE A a cura della Redazione

IL PUNTO DI VISTA a cura di Gian Luca Giardini

MENTE IN SELLA a cura di Claudia Maffi

SICUREZZA IN PRIMO PIANO

a cura di Silvano Antonelli

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DOSSIER SPORT E MEDICINA

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IL COACH

a cura del Dott. Maurizio Radi

a cura di Iader fabbri

Luca Celli: “Addio crisi, si ricomincia a correre”

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COME NUTRIRSI

cura del Dott. Alexander Bertuccioli

COSMOBIKE a cura di Maurizio Coccia ULTIMO KILOMETRO a cura di Carlo Cugliotta ANTICIPAZIONI 2018 a cura di Roberto Diani

L’ATLETA DEL MESE a cura di Paolo Mei


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OPERA D’ARTE Colorado Classic 2017 Photo: by Bettiniphoto

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GRUPPO EDITORIALE INBICI Direzione e Amministrazione Viale della Repubblica, 100 - 47923 Rimini (RN) Direttore Responsabile Mario Pugliese Direttore Generale Maurizio Rocchi

In Redazione Mario Pugliese, Dr. Roberto Sgalla, Riccardo Magrini, Wladimir Belli, Gian Luca Giardini, Silvano Antonelli, Prof. Fabrizio Fagioli (Equipe Velosystem), Iader fabbri, Paolo Mei, Silvia Baldi, Claudia Maffi, Nicola Zama, Dr. Alexander Bertuccioli, Silvano Antonelli, Carlo Gugliotta, Manuela Ansaldo, Dr. Maurizio Radi, Ilenia Lazzaro In Redazione Tecnica Maurizio Coccia, Enrico Pastori, Guido Rubino, Roberto Diani Fotografi Playfull, Bettini Photo, Newspower, Andrea Magnani Bikenews.it Archivio fotografico selezione fotografica a cura di Gianni Rocchi Distribuzione Italian Business Management LTD Progetto Grafico Roberta Piscaglia Responsabile Marketing Sara Falco Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa La Pieve Poligrafica Editore

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EDITORIALE

E CASSANI,

LO STRABISMO DEI DETRATTORI

Sui riverberi iridati di Bergen, con il tris mondiale di Sagan e le critiche velenose per la squalifica di Moscon, va in archivio la stagione ciclistica 2017. Una “coda” polemica che, ancora una volta, ha diviso gli appassionati di ciclismo. Noi, senza alcuna remora, stiamo dalla parte di Cassani, il cui lavoro – per senso di equità - non può essere svilito da un attimo di black-out. Il Ct, infatti - giova ricordarlo - è il coordinatore di tutte le rappresentative nazionali e dunque le sette medaglie conquistate dall’Italia al mondiale (nessuna nazionale ha raccolto così tanto) certificano, soprattutto in prospettiva, l’ottimo lavoro svolto in questi anni. Il 2017, dunque, è ormai al crepuscolo, ma il nostro staff è già da tempo al lavoro per una nuova edizione dell’InBici Top Challenge che, fedele alla tradizione, anche il prossimo anno riserverà tante novità.

Già reso noto il calendario 2018 (si parte a febbraio da Laigueglia), il circuito – che propone quattro new-entry - è una esaltante fusione tra eventi ormai consolidati e rassegne emergenti. Otto appuntamenti (più la prova jolly in Croazia) che porteranno i nostri abbonati a pedalare sulle strade più belle e suggestive del Belpaese. Chiusura con le fiere ciclistiche d’autunno che, ancora una volta, hanno confermato le difficoltà ormai congiunturali di un format che già da tempo mostra segnali di sofferenza, come dimostrano le assenze sempre più vistose dei grandi marchi internazionali. In questo clima d’incertezza, continua a crescere invece l’immagine del Cosmobike di Verona, numeri alla mano.

Maurizio Rocchi

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// RICCARDO MAGRINI

Riccardo Magrini

“SPARAMI ALBERTINO SPARAMI…” a cura di Mario Pugliese

le star, ma che meraviglia l’affresco di folla al Tour. Il mio grande rimpianto? Non aver potuto commentare l’addio al ciclismo di Contador, ma oggi voglio dirvi che cosa gli avrei urlato al microfono…” 14

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Più in forma che mai dopo i capricci del suo “cuore matto”, Riccardo Magrini torna a parlare di ciclismo assegnando oscar e tapiri della stagione ormai al crepuscolo. Un “botta & risposta” frizzante ed originale. Per riavvolgere il nastro del 2017 e prepararsi all’anno che verrà. Riccardo, cosa resterà di questo 2017?

Il grande opinionista di Eurosport assegna oscar e tapiri del 2017: “Sagan e Froome

Il campione spagnolo Alberto Contador

“Tante immagini e tante storie perché, nel bene come nel male, è stata un’annata incredibilmente intensa. Ci siamo esaltati, divertiti, emozionati ed abbiamo pianto per la scomparsa di un ciclista che, lo dico senza alcuna retorica, nessuno potrà mai dimenticare”. In effetti, la tragica morte di Michele Scarponi segnerà a lungo la memoria degli appassionati…


“È sempre giusto ricordare tutti i ciclisti che, in diverse circostanze, hanno perso la vita in questi anni. Ma Michele era un tipo speciale, forse il più amato del gruppo e, non caso, tutti quelli che hanno vinto una corsa, anche a fine stagione, in un modo o nell’altro, l’hanno sempre ricordato con affetto e spontaneità”. A chi assegnamo invece l’oscar del 2017? “Io la butto un po’ in poesia e lo assegno al grande pubblico del ciclismo che, anche quest’anno, in diverse occasioni, ha dimostrato di essere una delle meravigliose certezze di questo sport. Ho in mente, in particolare, due immagini: l’oceano di folla alla partenza del Tour e gli spettatori norvegesi ai mondiali di Bergen. Soprattutto nella cronometro, ho visto dietro le transenne gente correttissima innamorata del ciclismo”.

Dunque, nessun riconoscimento al grande Sagan? “Ci stavo arrivando… Quello che ha fatto Peter a Bergen è stato, ancora una volta, pazzesco. Non a caso, prima di lui, tre mondiali di fila nella storia del ciclismo non li aveva mai vinti nessuno. È evidente che ci troviamo di fronte ad un fuoriclasse assoluto che segnerà un’epoca. E non solo per le vittorie…”. Che intende dire? “Sagan è semplicemente un artista calato nella bicicletta, un atleta fantastico ma anche un ragazzo geniale”. Chi le ricorda dei campioni del passato? “Ci ho pensato tanto ma non mi è venuto in mente nessuno. Fatte le debite proporzioni, sul piano caratteriale, Sagan mi ricorda un po’ me da giovane. Io ero un guascone, uno a cui piaceva ridere e cantare. Credo che l’indole di Sagan sia grosso modo la stessa. L’unica differenza è che io, che in carriera ho vinto tre corse, questo carattere un po’ fuori dalle righe nel gruppo l’ho pagato, a lui invece - che a 27 anni ha già vinto più di cento gare gli si perdona giustamente tutto. Oggi lo

vedo più maturo, forse anche la paternità l’ha fatto crescere. Ma il suo tratto distintivo resta l’originalità del carattere, quel modo d’interpretare il ciclismo che, personalmente, a me fa impazzire”. Potrà ancora sorprenderci nel 2018? “Mah, probabilmente a marzo cercherà di vincere la Sanremo, l’unica gara che realmente gli manca e che ha buttato via almeno 3-4 volte. E poi, anche se al poker non ci crede nessuno, non lo taglierei fuori dai pronostici per il Mondiale di Innsbruck. Come dicono in tanti, in Austria, si correrà su un tracciato impegnativo, ma Peter ha fondo da vendere e dunque non mi stupirei, fra un anno, di vederlo ancora in maglia iridata”. L’altro grande protagonista del 2017 è stato Chris Froome, vincitore del suo quarto Tour de France… “Anche lui ha fatto qualcosa d’incredibile, ma Froome a questo punto mi piacerebbe vederlo anche al Giro d’Italia. E poi, lasciatemelo dire, i grandi campioni al Mondiale devono esserci sempre. Ed il discorso vale anche per Nibali”.

Riccardo Magrini, la voce di Eurosport pedala con gli amici

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Christopher Froome vincitore di Tour de France e Vuelta Espana 2017

Il CT della nazionale Davide Cassani

A proposito di Mondiale, come valuta il caso Cassani - Moscon? “Beh, il tapiro 2017, simpaticamente, va assegnato al nostro commissario tecnico, anche se gradirei un tapiro ancora più grande per i ‘criticoni’ della domenica, quelli che ignorano che certe cose, nel ciclismo, sono sempre accadute. Solo che adesso i giudici stanno più 16

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attenti e, rispetto al passato, possono anche contare su qualche telecamera in più. Detto questo, il Mondiale dell’Italia è stato all’altezza delle aspettative e, anche se Trentin avrebbe forse potuto gestire meglio Bettiol, io direi che più di così non si poteva fare”. Per l’Italia, in generale, una stagione tra luci ed ombre… “Gli italiani mi sono piaciuti soprattutto nell’ultima parte dell’anno. Penso, in particolare, alla splendida Vuelta di Trentin che sono curioso di vedere, il prossimo anno, con le insegne da capitano nella sua nuova squadra”. Come giudica la stagione di Aru? “È stato protagonista di uno splendido Tour, dove mi pare sia stato l’unico in grado di spezzare l’egemonia dei marziani della Sky. È stato sicuramente sfortunato, ma credo che la lezione gli servirà. E comunque parliamo pur sempre di un quinto posto a Parigi…”. Qual è invece il grande rimpianto di Riccardo Magrini nel 2017? “Quello di non aver potuto commentare l’addio di Contador. Dal microfono gli

avrei urlato: ‘sparami albertino sparami’. E invece ero in una stanza d’ospedale davanti alla tv…”. A proposito, tra i “grandi fatti” del ciclismo 2017, non si può dimenticare lo spauracchio per il suo malore… “Se devo essere sincero, non ho traumi psicologici perché io, di quell’episodio, non mi ricordo nulla. Sono svenuto e mi sono risvegliato qualche giorno dopo sul letto di un ospedale. Riaprendo gli occhi mi sono ritrovato davanti tutti i miei cari e, in un primo istante, ho pensato ad un sogno. Certo, il mio cuore si è fermato quattro minuti e ringrazio Dio che, in quell’occasione, avevo attorno a me persone che hanno fatto la cosa giusta. Alla fine, se sono vivo lo devo a loro”. Cambiata la sua vita dopo quell’episodio? “Ho ricevuto tante, troppe attestazioni d’affetto. Talmente tante che, a questo punto, sarà impossibile mollare. A me, ormai è evidente, non mi ammazza più nessuno. Preparatevi ad un Magrini eterno”. Photo: by Bettiniphoto


// WLADIMIR BELLI

Cosa resterà del 2017

“OSCAR A SAGAN, TAPIRO A QUINTANA” a cura di Mario Pugliese

Chi è Wladimir Belli Wladimir Belli - Ex ciclista professionista e commentatore per il ciclismo di Eurosport

Wladimir Belli ripercorre gli episodi salienti dell’anno ormai al crepuscolo: “Froome un marziano, ma nessuno nella storia del ciclismo aveva mai vinto tre mondiali di fila. Per l’Italia un plauso a Moscon, ma nelle grandi classiche, ancora una volta, abbiamo fatto troppo poco” Oscar a Sagan (“Perché mai nessuno nella storia del ciclismo aveva mai vinto tre mondiali di fila”) e tapiro a Quintana (“preparazione completamente sbagliata”). Wladimir Belli, fine conoscitore del ciclismo moderno, sintetizza così la stagione ormai al crepuscolo: “Quello che ha fatto Sagan nel 2017 – spiega il “regolarista” di Sorengo – resterà per sempre negli annali del ciclismo, perché tre mondiali consecutivi, in quasi un secolo di storia, non li aveva mai vinti nessuno”.

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Dunque, una stagione segnata più da Sagan che da Froome? “Sia chiaro, vincere quattro Tour de France è un’impresa straordinaria che va celebrata con tutta l’enfasi possibile, ma va detto che, nella storia del ciclismo, c’è anche chi ne ha vinti cinque (Indurain, Hinault, Merckx e Anquetil, ndr). Certo, il britannico si è aggiudicato anche la Vuelta ma, ripeto, i tre mondiali di Sagan sono un traguardo che, prima di Bergen, mai nessuno aveva conquistato”. A proposito di grandi Giri, come valuti l’impresa rosa di Dumoulin? “Senza dubbio il Giro d’Italia se l’è meritato fino in fondo, dimostrando in quelle tre settimane di essere il più forte. È stato il primo olandese ad arrivare in rosa a Milano, però solo il tempo ci dirà se siamo di fronte ad un campione vero”. Tornando al Mondiale norvegese, il Nibali visto al Lombardia avrebbe potuto dire la sua? “Non credo perché era un percorso molto veloce, dunque non particolarmente adatto alle caratteristiche di Vincenzo. Magari avrebbe potuto esserci lui, nella fuga conclusiva, al posto di Moscon assieme ad Alanphilippe, ma in ogni caso, non credo avrebbe avuto chance maggiori”. Nelle classiche, invece, l’Italia ancora una volta ha recitato un ruolo da comparsa… “A parte lo splendido quinto posto di Moscon alla Roubaix - un risultato che, trattandosi di un secondo anno, vale soprattutto in prospettiva - neppure quest’anno siamo riusciti ad invertire la tendenza che, ormai da troppi anni, ci vede lontano

dal podio nelle corse di un giorno. È un problema generazionale che ci portiamo dietro da un po’. Certo ai miei tempi, nelle grandi classiche, l’Italia aveva ben altre credenziali…”. Un giudizio su Fabio Aru? “La sua vittoria al Tour è stata memorabile e, soprattutto, dopo tanti anni, ci ha fatto sognare. Se togliamo le imprese di Pantani e Nibali, al Tour de France era da tempo che non ci capitava”. La delusione dell’anno? “Direi Nairo Quintana. Per lui doveva essere l’anno della consacrazione, invece – dopo una prima parte di stagione molto promettente – nelle gare importanti, a parte il 2° posto al Giro d’Italia, ha combinato poco. È evidente che ha completamente sbagliato la preparazione”. Un nome per il 2018? “Dico il colombiano Bernal che, oltre ad avere un ‘grande motorè , rispetto ai suoi connazionali, mi pare abbia una tenuta mentale più affidabile”. Qual è l’episodio del 2017 da tramandare ai posteri? “Senza dubbio la tragica scomparsa di Michele Scarponi. Era un atleta di valore mondiale, ma anche un uomo particolarmente stimato all’interno del gruppo. La sua tragedia ha varcato i confini del ciclismo ed il suo ricordo, lo dico senza alcuna retorica, resterà impresso per sempre nell’immaginario di ogni sportivo”.

In apertura: Il campione del mondo Peter Sagan con Alexander Kristof e Michael Matthews Photo: by Bettiniphoto


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U N D E R W E A R I N N O VAT O R LIFESTYLE INBICI

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L’ANNO CHE VERRÀ

SBARCA NELL’ERA 2.0 “Refresh grafico per il magazine, più risorse ai social ed il progetto ambizioso di una web-tv. Così il gruppo editoriale affronterà le sfide del 2018”

Sarà un 2018 ricco di novità per InBici che, come tradizione impone, continua il suo restyling grafico e redazionale sempre proiettato verso il futuro. La novità più “vistosa” sarà il refresh della grafica affidato all’esperienza e alla creatività di Roberta Piscaglia che – interpretando le indicazioni dell’editore – ha rinnovato l’imprinting del magazine, arricchendolo con un nuovo gradevolissimo impianto grafico. È ormai online anche il nuovo sito internet, completamente rinnovato e ricalibrato in base alle mutevoli esigenze del mercato. Inbici.net diventerà così un “generatore h24 di contenuti” sempre più al servizio di azien-

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de ed organizzatori, con sezioni dedicate all’e-commerce, il servizio di newsletter e – grande novità 2018 – una web-tv interamente dedicata alla cultura della bicicletta. A fianco della comunicazione offline

– “Il magazine resterà comunque il nostro prodotto ammiraglia”, spiega l’editore Maurizio Rocchi – verranno investite importanti risorse nell’attività dei media-social, in geometrica sintonia con le nuove necessità delle aziende-partner: “Del resto – prosegue - in questi anni abbiamo fidelizzato sulle nostre piattaforme social migliaia di utenti, un pubblico

selezionatissimo di appassionati della bicicletta che rappresenta, sul piano della comunicazione, la risorsa più preziosa del nostro gruppo editoriale”. E proprio agli imprenditori della bike-economy verrà riservato sempre più spazio con tour dedicati nelle aziende e meeting in diretta facebook: “Seguiremo in maniera sempre più capillare la vita delle aziende – spiega l’editore Maurizio Rocchi – proponendo servizi innovativi direttamente in loco. Saremo noi, con una troupe di giornalisti e di social media manager, che ci recheremo direttamente a trovare i nostri partner e, in questo modo, utilizzando facebook ed instagram, ottimizzeremo i tempi e amplificheremo la visibilità dei nostri partner”.


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InBici Top Challenge

LA NOTTE DEGLI OSCAR a cura della redazione

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A Riccione le premiazioni del circuito granfondistico con tanti relatori d’eccezione e gli organizzatori delle otto tappe 2018. Dagli aneddoti di Gianfranco Josti all’appello di Emiliano Borgna, riviviamo un pomeriggio di passione

Gli aneddoti di Gianfranco Josti, decano dei giornalisti italiani; i preziosi consigli del life-coach Iader Fabbri (“durante i mesi invernali non abbiate timore di fermarvi a riposare”); gli appelli salvavita di Silvano Antonelli per la sicurezza (“Sulle strade servono infrastrutture ma anche una vera rivoluzione culturale”); il focus sul professionismo di Wladimir Belli ed il mantra di Emiliano Borgna, numero uno di Acsi ciclismo: “Ricordatevi che andiamo in bicicletta soprattutto per divertirci”. In una sala del Palazzo del Turismo di Riccione gremita in ogni ordine di posto sono emersi tanti spunti durante le premiazioni dell’InBici Top Challenge, il circuito granfondistico nazionale che nel 2018 celebrerà la sua terza edizione. Per festeggiare i vincitori del circuito, in un pomeriggio consacrato al ciclismo per tutti, nel cuore della Perla si sono dati appuntamento centinaia di ciclo-amatori giunti da ogni parte d’Italia per ritirare i meritati riconoscimenti dopo una stagione di emozioni e fatica. Autorevolissimo il parterre degli ospiti relatori: Gianfranco Josti, ex inviato


del Corsera; l’ex ciclista professionista Wladimir Belli (oggi autorevole commentatore di Eurosport), il lifecoach Iader Fabbri, Silvano Antonelli (Presidente Progetti Scorta) ed il responsabile nazionale di Acsi Ciclismo Emiliano Borgna. Tutti - ben coordinati dal presentatore Gian Luca Giardini - hanno dato vita ad un interessante simposio sul ciclismo, spigolando tra sicurezza, consigli nutrizionali, aneddoti e turismo eco-sostenibile. Grande successo anche per la diretta Facebook che, curatadallo speaker ufficiale del Giro d’Italia Paolo Mei coadiuvato da Daniel Guidi (speaker di molte granfondo di successo), è stata seguita live da oltre duemila followers. Presenti anche gli otto organizzatori in rappresentanza delle otto tappe che, nel 2018, comporranno il nuovo calendario dell’InBici Top Challenge che, come noto, partirà a fine febbraio in provincia di Savona con la Granfondo Laigueglia e - passando per Faenza, Pomarance, Cervia, Cattolica, Auronzo di Cadore ed Aprica - si concluderà l’8 luglio a Trento con la Gran Fondo Leggendaria Charly Gaul. E proprio Elda Verones, presidente dell’Apt di Trento Monte Bondone e Valle dei Laghi, ha anticipato alla platea riccionese una ghiotta novità, ovvero la presenza per ben tre giornate del prossimo Giro

d’Italia nel capoluogo trentino. Presente a Riccione, in rappresentanza della “Prova Jolly” del circuito, anche Helena Valcic, organizzatrice a Medullin in Croazia della Gran Fondo Nevio Valcic (domenica 27 maggio) a cui tutti gli abbonati dell’InBici Top Challenge potranno partecipare gratuitamente. Il nuovo calendario è stato presentato dall’editrice di InBici Sara Falco, che ha ringraziato le aziende-partner e tutti i ciclisti presenti, ricordando che le iscrizioni al circuito - “che procedono a gonfie vele” - sono ancora aperte: “Abbiamo inserito nel calendario 2018

qualche nuova granfondo - ha spiegato Sara Falco - per dare l’opportunità ai nostri abbonati di scoprire territori nuovi e pedalare su strade mai sperimentate prima. Fedeli ai nostri principi, abbiamo deciso di proporre soltanto granfondo di alto livello, convinti che sia questa la strada più giusta da percorrere. Per la prossima stagione, fra l’altro, abbiamo inserito dei nuovi vantaggi, come il servizio massaggi e l’officina meccanica a disposizione di tutti gli abbonati”.

Nello specifico, il calendario 2018 propone ben quattro new-entry (Gran Fondo Davide Cassani, Gran Fondo degli Squali, “Green” Fondo Paolo Bettini e “3 Epic Cycling Road - Tre Cime di Lavaredo”), una primizia (la Gavia & Mortirolo già inserita nell’edizione 2017 ma cancellata, come noto, per le proibitive condizioni meteo) e tre prestigiose conferme: la Laigueglia (25 febbraio), prova d’apertura del calendario granfondistico nazionale, la Via del Sale di Cervia (6 maggio), anticipata di un mese rispetto alle scadenze canoniche, e La Leggendaria Charly Gaul (8 luglio), prova italiana Uci valida per la qualificazione al Campionato del Mondo Master 2018 di Varese. In alto Lavinia Palazzo team Fausto Coppi Fermignano vince la categoria D2 Medio Fondo femminile In basso il vincitore della categoria M5 Lorenzo Di Marco al suo fianco Giovanni Girolimini

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Le iscrizioni al circuito, come detto, sono già partite: costo abbonamento 6 granfondo 170 euro, 8 granfondo 210 euro. Oltre ad un selezionatissimo carnet di gare prestigiose, il circuito offre - come al solito - ai suoi abbonati anche un ricco campionario di vantaggi, come la promozione “10+1”. Ovvero, tutte le squadre di almeno 10 atleti che si abboneranno all’InBici Top Challenge avranno diritto ad un’iscrizione omaggio. Come nelle edizioni passate, ogni gran fondo del circuito riserverà ai suoi iscritti una griglia di partenza dedicata e in posizione privilegiata. Addio anche alle lungaggini burocratiche per i pacchi gara, che saranno ritirati direttamente dallo staff di InBici che li consegnerà agli abbonati nell’area hospitality. A disposizione inoltre una scontistica esclusiva per chi acquista articoli dalle aziende partner del circuito, così come importanti “corsie preferenziali” saranno garantite per chi necessita di una sistemazione alberghiera: il servizio, infatti, sarà gestito in convenzione direttamente dal Tour Operator di InBici.

Classifica a punti per Società

Vincitori Assoluti Granfondo

1. Team Fausto Coppi Fermignano 5.029

Assoluti Granfondo Maschile 1) Pazzini Christian Team nob jolly wear 2) Rossi Enrico ASD green devils team 3) Falasconi Giorgio ASD cycling team altotevere

2. A.s.d. Green Devils Team 2.117 3. Rubicone Cycling ASD 1.470

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Assoluti Granfondo Femminile 1) Giangrandi Chiara polisportiva croce rossa lucca 2) Genga Barbara Team Fausto Coppi Fermignano 3) Falconi Serena Rubicone Cycling Team

Solo per gli abbonati di InBici, infine, sarà garantito il libero accesso all’officina meccanica, dove prima della gara sarà attivo un servizio gratuito di manutenzione e riparazione biciclette

Per tutti gli abbonati sarà predisposto un “rider pass” che consente l’accesso a tutti i servizi dell’area hospitality. Tra questi – grande novità dell’edizione 2018 – il servizio wellness, con un’area massaggi completamente gratuita per il “pre” gara, oltre ad un’area dedicata alla promozione di prodotti cosmetici. Solo per gli abbonati di InBici, infine, sarà garantito il libero accesso all’officina meccanica, dove prima della gara sarà attivo un servizio gratuito di manutenzione e riparazione biciclette.

Il parterre degli ospiti con tutti gli organizzatori delle 8 prove del circuito 2018 In basso Il vincitore della categoria M4 Lanconelli Flavio AS Forli con l’amico Fiorenzo Bignami ASD Green Devils


Vincitori Assoluti Medio Fondo Assoluti Medio Fondo Maschile 1) Gianvito Agnini Ares Bolzano 2) Sartori Andrea Lavis Bike Trento 3) Zanotti Daniele Team Evoque

“Ciliegina sulla torta i servizi “media” riservati ai team: tutte le squadre con almeno dieci effettivi che si abboneranno al circuito 2018, infatti, avranno diritto ad un servizio giornalistico corredato da foto e contenuti che sarà pubblicato sul magazine InBici e divulgato sulle piattaforme social”.

Assoluti Medio Fondo Femminile 1) Palazzo Lavinia Team Fausto Coppi Fermignano 2) Leeman Kersti Team Fausto Coppi Fermignano 3) Bernardoni Ornella Pavullese U.s. Romeo Venturelli

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Gianfranco Josti

“ERA MEGLIO PRIMA” a cura di Mario Pugliese

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INBICI LIFESTYLE

Parlare di ciclismo con Gianfranco Josti è un po’ come riavvolgere il nastro della storia. Perché con un curriculum di 30 Giri d’Italia, 20 Tour de France e 50 campionati del mondo – il decano dei cronisti sportivi è una sorta di enciclopedia vivente della bicicletta. Uno sport scoperto ai tempi memorabili di Gimondi e Merckx e lasciato, almeno professionalmente, con la morte di Pantani, a cui ha dedicato un libro-verità che resterà – ad maiora - una delle opere postume più interessanti legate all’epopea del Pirata: “Marco per me sarà sempre una ferita dolorosa – spiega Josti – e, ancora oggi, malgrado abbia dedicato a questo caso una lunga indagine giornalistica, resto con tanti dubbi e qualche certezza. Una di queste è che, in quegli anni, Marco dava fastidio a tanti e, dopo la squalifica di Madonna di Campiglio, molti devono aver brindato. Anche il gruppo – che gli era stato accanto al Tour del ’98 finendo quella corsa solo per rispetto di Pantani – in quel 4 giugno del 1999 gli voltò le spalle. Un’altra certezza è che Marco è morto da drogato, ma non è mai stato un dopato, perché – fino a prova contraria – quello di Campiglio non era un controllo antidoping, bensì uno screening a salvaguardia della salute degli atleti. Pantani, i controlli antidoping in carriera, piaccia o no, li ha sempre superati tutti…”.

Il decano dei giornalisti italiani celebra i campioni del passato e bacchetta i fuoriclasse del momento: “Froome è un vincente, ma non mi emoziona. Sagan? Bravo, ma i campioni passano alla storia misurandosi nei grandi Giri…”

Gianfranco Josti


Cosa resterà, ciclisticamente parlando, di questo 2017? “Credo che il quarto Tour di Chris Froome meriti una menzione speciale, anche se del campione britannico mi impressiona soprattutto la sostanza, non certo la forma. Nel senso che, malgrado il palmares sontuoso, non mi pare – almeno per il momento – uno di quei fuoriclasse destinati a segnare un’epoca. Mi spiego meglio:

il Pantani d’Oropa se lo ricordano tutti così come il Bugno dell’Alpe d’Huez. Di Froome, invece, nonostante i quattro Tour de France, io fatico terribilmente a ricordare un’impresa da tramandare ai posteri”. Restando nel 2017, non si può non parlare – in sede di bilancio – di un certo Peter Sagan… “Lungi da me l’idea di ridimensionarlo, perché tre Mondiali di fila non si vincono a caso, però – almeno per la mentalità di noi italiani – i campioni della bicicletta si misurano nei grandi Giri. Forse è un fatto culturale perché in Belgio, ad esempio, dove le corse di un giorno vengono prima di tutto, uno come Sagan è considerato un fuoriclasse assoluto. Per noi, invece, il Mondiale, per quanto prestigioso, non sarà mai lo scenario più credibile per consacrare i miti del ciclismo. Prendete uno come Moser: se non avesse vinto il Giro d’Italia la sua immagine postuma, secondo voi, sarebbe stata la stessa? E il discorso vale anche per uno come Moreno Argentin: quattro Liegi, un Fiandre Eddy Merckx

Chris Froome Photo: by Bettiniphoto

e un Mondiale non gli sono bastati per guadagnarsi, almeno in Italia, la gloria eterna”. Cosa non le piace del ciclismo di oggi? “L’eccessiva specializzazione che porta gli atleti, come Froome ad esempio, ad impostare un’intera stagione soltanto per un obiettivo. I campioni del passato, penso a Merckx o a Gimondi, correvano otto mesi all’anno e vincevano a febbraio come a settembre. Quelli di oggi, invece, fanno sfracelli per due mesi e poi spariscono”. Come se la passa il ciclismo italiano? “Abbiamo vissuto momenti migliori, anche se qualche giovane, mi pare, stia cominciando a venir fuori. Nelle grandi classiche non siamo competitivi da troppi anni, così come, dopo Cipollini e Petacchi, fatichiamo terribilmente a produrre un velocista di livello mondiale”. Solo un fatto generazionale? “Non credo. Paesi come l’Australia e, soprattutto, la Gran Bretagna in questi anni hanno investito progetti e risorse per la crescita globale del movimento ciclistico. In Italia, invece, l’attività giovanile è ferma al palo. Mancano le scuole di ciclismo, i velodromi in cui imparare ad andare in bicicletta che resta, a mio modo di vedere, un elemento fondamentale e per nulla scontato. Ancora oggi, per dirne una, penso che Gimondi non avrebbe mai vinto il Mondiale di Barcellona in volata se non avesse imparato il “trucchetto” del gomito largo alle Sei Giorni di Milano”. Dunque, è un problema di impianti… “Mettiamola così: se mio figlio adolescente volesse iniziare a correre in bicicletta io, da genitore, sarei sinceramente preoccupato. Perché un conto è portarlo ad allenarsi in una strada chiusa o in

un velodromo, un altro è saperlo sulla statale in fila indiana dietro ad un’auto. Se posso scegliere, preferirei portarlo in piscina o in un palazzetto. Il problema della sicurezza oggi è centrale, come purtroppo ci hanno ricordato i tanti, troppi lutti di questo 2017”. Il Ct Cassani, per l’attività giovanile, sta facendo tanto… “E sarebbe ingeneroso non riconoscerglielo. Però Cassani è costretto, suo malgrado, a lavorare con una Federazione dalla mentalità retrograda che, in questi anni, non è mai riuscita a proporre una reale politica globale sullo sport. Cassani può fare tanto, ma per far svoltare un intero movimento serve l’appoggio e la volontà delle grandi istituzioni. E in questo momento non vedo segnali in questa direzione”. In 20 Tour, 30 Giri d’Italia e 50 Mondiali, qual è l’immagine che ricorda con più affetto? “Ho in mente un podio senza gradini: il primo record dell’ora di Moser che, percorrendo un chilometro in più, ha letteralmente sgretolato un mito del ciclismo come Merckx. Di Francesco ricordo, in particolare, il dopo-gara: Merckx era

Marco Pantani - Oropa 1999

stremato, lui, dopo cinque minuti, parlava quasi senza fiatone al microfono con De Zan. Poi il successo mondiale di Gimondi a Barcellona nel 1973 dove spuntò in volata tra Maertens e Merckx sorprendendo il mondo. Infine, citazione d’obbligo per Pantani al Tour che, al Galibier, fece cose straordinarie, anche se mi spiace un po’ tener giù dal podio il fantastico Bugno iridato di Stoccarda”. LIFESTYLE INBICI

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CIRCUITO 2018

InBici Top Challenge

1000 chilometri

di passione

Riparte a febbraio con la Laigueglia la terza edizione del circuito granfondistico. QUATTRO NEW-ENTRY, BENEFIT PER I TEAM ED I NUOVI SERVIZI DI MASSAGGI ED OFFICINA MECCANICA PRE-GARA. PER LA PROVA JOLLY SI TORNA IN CROAZIA, GRAN FINALE A TRENTO CON LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL

1000

chilometri 6 regioni coinvolte prova jolly (inCroazia) a cura della redazione

Otto tappe, sei regioni coinvolte, una prova jolly (in Croazia), oltre mille chilometri lungo i tracciati più suggestivi dello Stivale, iscrizioni in costante ascesa ed un campionario di benefit che nessun circuito è in grado oggi di offrire. Questa, per sommi capi, è la terza edizione dell’InBici Top Challenge, che

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INBICI LIFESTYLE

La partenza della Granfondo Via del Sale

ha aperto le iscrizioni a fine settembre (il primo team ad abbonarsi, per la cronaca, è stato il Gs Cicli Matteoni – Bianchi di Sant’Ermete di Rimini) e che debutterà ufficialmente il 25 febbraio 2018 in provincia di Savona con la Gran Fondo Internazionale Laigueglia. Rinnovato il calendario 2018 che propone ben quattro new-entry (Gran Fondo Davide Cassani, Gran Fondo degli Squali, “Green” Fondo Paolo Bettini e “3 Epic Cycling Road - Tre Cime di Lavaredo”),

una primizia (la Gavia & Mortirolo già inserita nell’edizione 2017 ma cancellata, come noto, per le proibitive condizioni meteo) e tre prestigiose conferme: la Laigueglia (26 febbraio), prova d’apertura del calendario granfondistico nazionale, la Via del Sale di Cervia (6 maggio), anticipata di un mese rispetto alle scadenze canoniche, e La Leggendaria Charly Gaul (8 luglio), unica prova italiana Uci valida per la qualificazione al Campionato del Mondo Master 2018


di Varese. Da segnalare anche, come prova jolly, la Gran Fondo Nevio Valcic, che si correrà il 27 maggio sulla riviera di Medulin, una delle perle turistiche più suggestive della Croazia. “Dopo due edizioni di grande successo – spiegano i coordinatori del circuito Maurizio Rocchi e Sara Falco – abbiamo selezionato un calendario 2018 che ci sembra, per tante ragioni, davvero esaltante. Oltre mille chilometri sui pedali alla scoperta delle località più suggestive del Belpaese, un calendario tecnicamente stimolante, il giusto mix tra rassegne emergenti e gran fondo ormai consolidate”.

Le iscrizioni al circuito, come detto, sono già partite: costo abbonamento 6 granfondo 170 euro, 8 granfondo 210 euro. Oltre ad un selezionatissimo carnet di gare prestigiose, il circuito offre - come al solito - ai suoi abbonati anche un ricco campionario di vantaggi, come

la promozione “10+1”. Ovvero, tutte le squadre di almeno 10 atleti che si abboneranno all’InBici Top Challenge avranno diritto ad un’iscrizione omaggio. Come nelle edizioni passate, ogni gran fondo del circuito riserverà ai suoi iscritti una griglia di partenza dedicata e in posizione privilegiata. Addio anche alle lungaggini burocratiche per i pacchi gara, che saranno ritirati direttamente dallo staff di InBici che li consegnerà agli abbonati nell’area hospitality. A disposizione inoltre una scontistica esclusiva per chi acquista articoli dalle aziende partner del circuito, così come importanti “corsie preferenziali” saranno garantite per chi necessita di una sistemazione alberghiera: il servizio, infatti, sarà gestito in convenzione direttamente dal Tour Operator di InBici. Per tutti gli abbonati sarà predisposto un “rider pass” che consente l’accesso a tutti i servizi dell’area hospitality. Tra questi – grande novità dell’edizione

2018 – il servizio wellness, con un’area massaggi completamente gratuita per il “pre” gara, oltre ad un’area dedicata alla promozione di prodotti cosmetici. Solo per gli abbonati di InBici, infine, sarà garantito il libero accesso all’officina meccanica, dove prima della gara sarà attivo un servizio gratuito di manutenzione e riparazione biciclette: “Sia il servizio massaggi che l’officina gratuita – spiega Sara Falco – sono due ‘valori aggiunti’ che vanno ad implementare un già ricco bouquet di servizi esclusivi a disposizione dei nostri abbonati. L’obiettivo, del resto, è sempre lo stesso: offrire comfort e vantaggi a chiunque scelga di iscriversi al nostro circuito”. Ciliegina sulla torta i servizi “media” riservati ai team: tutte le squadre che si abboneranno al circuito 2018, infatti, avranno diritto ad un servizio giornalistico corredato da foto e contenuti che sarà pubblicato sul magazine InBici e divulgato sulle piattaforme social.

Granfondo Laigueglia Photo: by PlayFull

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INBICI LIFESTYLE


SCATTO D’AUTORE Vuelta Espana Photo: by Bettiniphoto

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L’INTERVISTA A GRAZIANO BELTRAMI

La Bici

secondo Beltrami a cura della redazione

Lieto che anche l’Italia abbia finalmente scoperto il triathlon. Non credo al boom delle e-bike. E sulle fiere…

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È la boutique del ciclismo, l’azienda italiana che - grazie a rigidi protocolli di selezione - da ormai ventuno anni offre il meglio dei prodotti presenti sul mercato della bicicletta. Oggi, grazie alla rinomata qualità dei suoi campionari, Beltrami è un marchio di affidabilità riconosciuto nel mondo, un’azienda leader nell’importazione - in esclusiva - di articoli top di gamma legati alle due ruote: “I nostri fatturati per il momento restano in crescita – spiega Graziano Beltrami – ma, anche se in Italia il numero dei praticanti continua ad aumentare, la cosidetta bike-economy resta un segmento complesso con poche certezze e tante zone d’ombra”.. Partiamo dalla fiere ciclistiche: modello ormai in crisi? “Non lo dico io, ma più realisticamente lo certificano i numeri. I tre eventi di riferimento - l’Interbike di Las Vegas, l’Eurobike di Friedrichshafen ed il Cosmobike di Verona – pur con qualche distinguo, accusano una significativa contrazione di visitatori ed anche i grandi marchi del settore

A sinistra l’imprenditore Graziano Beltrami con un tecnico della Beltrami T.S.A

hanno cominciato a disertarle. È evidente che ci troviamo di fronte ad un modello in crisi che, per non sparire, ha bisogno di rigenerarsi seguendo però direttrici nuove”. Ma le fiere hanno sempre svolto una funzione importante di “vetrina” per le aziende. Con che cosa potrebbero essere sostituite? “Il format vincente è senza dubbio quello francese della Roc d’Azur a Frejus, dove gli indicatori sono, al contrario, tutti in vigorosa crescita. Il modello andrebbe riproposto anche in Italia, ma è chiaro che ci vuole tempo, perché improvvisare è pericoloso e la storia e la tradizione di un grande evento non si comprano al supermercato”.

Il marchio Beltrami, però, al di là di un “contesto complesso”, continua a crescere… “Il nostro segreto, oltre alla capacità di anticipare le mode, è soprattutto la cultura della flessibilità, ovvero la scelta di lavorare con marchi diversi e, visti i frenetici cambiamenti del mercato, di pianificare le nostre strategie commerciali esclusivamente nel breve periodo. In questo modo, in caso di scelte sbagliate, si limitano i danni”. Su quali prodotti punterete nel 2018? “Continueremo lo sviluppo di Argon 18 che tante soddisfazioni ci ha regalato nel 2017. Inoltre, il prossimo anno scommetteremo sul freno a disco che, specie tra i cicloturisti, si sta diffondendo in maniera vertiginosa.

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INTERVISTA A GRAZIANO BELTRAMI

“PRENDO ATTO DELLA NASCITA ESPONENZIALE DI TANTE, FORSE TROPPE, GRANFONDO, MA ANCHE IN QUESTO CASO IL TEMPO FARÀ LA GIUSTA SELEZIONE.

Con la Zipp abbiamo sviluppato una collaborazione che, mi auguro, possa dare risultati importanti”. E il settore delle bici elettriche? “È senza dubbio un segmento di mercato in costante crescita, ma temo che certe aspettative oggi siano, obiettivamente, esagerate. Credo che il mercato delle e-bike sia vittima di un gigantesco equivoco: le tante richieste pervenute quest’anno nei punti vendita, secondo me, non erano

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figlie di un interesse dilagante, ma dell’oggettiva mancanza di prodotti sul mercato italiano. So che molti venditori il prossimo anno punteranno esclusivamente sulle bici elettriche. Faccio a tutti i migliori auguri, ma non vorrei che poi, a primavera, qualcuno si ritrovasse col magazzino pieno…”.

Il triathlon, invece, è oggettivamente una disciplina in poderosa crescita…

Mi pare che anche la Federazione abbia colto il vero spirito di questa disciplina che, giova ricordarlo, non è una sfida fra atleti ma soprattutto una sfida con se stessi. Sembra una sfumatura e, invece, è il punto di partenza culturale per offrire, anche sul piano logistico ed organizzativo, ciò che realmente il triatleta si aspetta”.

Al di là della prestigiosa partnership con Astana, i vostri principali clienti restano i ciclo-amatori. Come vede oggi il mondo granfondistico? “Prendo atto della nascita esponenziale di tante, forse troppe, granfondo, ma anche in questo caso il tempo farà la giusta selezione. Nel senso che molti eventi saranno destinati ad avere non più di 400-500 iscritti, mentre le manifestazioni più consolidate, probabilmente, diventeranno sempre più importanti”.


Gran Fondo di Riccione

LA PERLA PEDALA NEL FUTURO a cura della redazione

Nuovo sito internet, nuovi sponsor e nuovo format. Dopo 20 anni, la rassegna riccionese potenzia la sua attività di marketing. Pesaresi: “Orgogliosi del nostro passato, ma è ora di guardare avanti” Torna il prossimo 15 aprile rinnovata nella formula e nella logistica - la Gran Fondo Città di Riccione che, nel 2018, celebrerà la sua ventesima edizione.

Un evento proiettato nel futuro, ma con una lunga tradizione, come spiega l’anima della kermesse Valeriano Pesaresi: “Dopo 20 edizioni c’era la necessità di rinnovare un po’ il nostro format, cercando di implementare soprattutto le iniziative collaterali all’evento. Per questo ci siamo affidati a figure 38

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nuove, aggiornando il sito internet ed intensificando le attività di promozione e comunicazione. Ripartiamo dai nostri 1300 iscritti, convinti che questa gara abbia importanti potenzialità ancora inespresse”. I punti di forza della rassegna restano, in ogni caso, quelli di sempre: la location di prestigio – Riccione è, come noto, una delle perle europee del turismo – ma anche i suoi tracciati che si dipanano lungo i borghi incastonati a cavallo tra la Romagna, le Marche e la Repubblica di San Marino: “La grande novità della prossima edizione sarà l’arrivo – anticipa Pesaresi – che non sarà più collocato nel parco di Oltremare bensì nei pressi delle terme di Riccione che, dal 2018, diventeranno il nostro partner di riferimento. Lo start sarà dunque dato da piazzale San Martino e il traguardo sarà spostato al mare con grandi benefici, lasciatemelo dire, per la logistica visto che, oltre al palazzo del turismo, utilizzeremo anche l’ampia area che, in estate, ospita il luna park”. L’edizione 2018, come detto, si presenta con un format ampiamente rinnovato e calibrato per le esigenze di tutta la famiglia. Una formula inedita per il mondo ciclo amatoriale italiano che, per la prima volta, offrirà servizi ad hoc agli accompagnatori ed ai loro figli: “Lo sport – prosegue

Pesaresi – non deve in alcun modo dividere il nucleo famigliare durante il week end della manifestazione, ma deve, al contrario, diventare un motivo di condivisione ed aggregazione. Per questo abbiamo pensato, ad esempio, a dei servizi navetta gratuiti per il centro di Riccione riservati alle mogli dei partecipanti. E poiché la logistica dell’evento sarà concentrata nel palazzo del turismo, l’idea è quella di confezionare anche un carnet di iniziative che portino il ciclismo amatoriale anche tra la gente comune, quella che magari non è appassionata di due ruote, ma che cerca comunque l’aggregazione e l’intrattenimento”. Grandi novità anche sul fronte della promozione che, per la prima volta, sarà concentrata all’estero. L’operazione nasce dalla prestigiosa partnership con l’azienda tedesca di biciclette Corratec che, attraverso il suo magazine ed i suoi punti vendita spalmati in tutto il nord Europa, reclamizzerà l’appuntamento riccionese: “Con la collaborazione degli alberghi della Perla – conclude Pesaresi – stiamo organizzando dei pacchetti turistici per quel fine settimana. Riccione ha un’immagine turistica di grande appeal in tutto il mondo e dunque è ora che il ciclismo, come già avviene altrove, diventi un mezzo per aprire nuovi mercati e favorire la destagionalizzazione della località”.


10 Domande a...

Addio crisi, si ricomincia a correre Luca Celli è un ex ciclista italiano. Professionista dal 2004 al 2010, oggi gestisce a San Mauro Pascoli, in Romagna, il “NOB”, un avveniristico centro polifunzionale dedicato al mondo della bicicletta. “Not Only Bike”: tre anni dopo si può parlare di format vincente?

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Direi proprio di sì, anche se organizzare un centro polifunzionale è molto più complesso che gestire un semplice negozio. Resto convinto che sia questo il format del futuro, anche se devo ammettere che sincronizzare tutti i servizi non è affatto semplice… Palestra, centro fisioterapico, abbigliamento tecnico, biomeccanica e molto altro: nel 2018 il centro si arricchirà di qualche nuovo servizio? Sicuramente amplierò il negozio, anche per ospitare due nuovi marchi di prestigio come Focus e Cervelo. Poi, a breve, partirà anche un e-commerce e sono in cantiere altri progetti. Insomma, come avrete capito, il NOB è perennemente “working in progress”. Qual è oggi lo stato di salute del mercato della bicicletta?

Io sono nella bike-economy da appena tre anni, quindi non posso fare confronti credibili. Gli imprenditori che sono sul mercato da molto più tempo, quando ho aperto NOB, mi davano del folle perché, a loro dire, anni così neri non si erano mai visti. Secondo me, al di là della crisi congiunturale che ha picchiato duro, il mercato era saturo. Oggi, dopo una selezione naturale, vedo una ripresa. Senza dubbio è restato in piedi chi, in questi anni, ha saputo lavorare con intelligenza, puntando sulla qualità. Per chi opera sul mercato con questa filosofia, io credo che il mondo della bicicletta possa diventare, in un futuro molto prossimo, una grande opportunità. E-bike: ci credi? Assolutamente sì, anche se permangono, nel nostro paese, delle stupide diffi-


Luca Celli Bmc SLR01, un autentico gioiello della tecnica.

denze culturali secondo cui la bicicletta elettrica sarebbe solo il mezzo degli “scarsi”. In realtà, io la uso abitualmente e devo dire che il divertimento è garantito. Penso che, anche se col rituale ritardo, in Italia l’e-bike molto presto diventerà un fenomeno consolidato. Qual è il prodotto che, secondo te, esploderà nel 2018? Il disco ormai è diventato l’approdo naturale per il mondo ciclo-amatoriale che, finalmente, ha smesso di scimmiottare i professionisti, andando verso un prodotto più logico e sicuro. Vi invito, in particolare, a venire a provare la nuova

Fiere ciclistiche: hanno ancora un senso? Niente da dire sul format, ma sono le date che le rendono ormai inutili per gli addetti ai lavori. Ad agosto le grandi aziende hanno già presentato da tempo i loro campionari e dunque quello che viene proposto “in anteprima” è quasi sempre roba già vista. Del resto, se un marchio presenta le sue nuove bici a giugno e a me arrivano in negozio dopo un mese, che senso ha – per noi venditori ma anche per gli utenti finali - andare all’Eurobike a ri-vedere quella stessa bicicletta? Il tuo team come si presenterà al via del 2018? Sento dire da più parti che Luca Celli non farà più la squadra nel 2018. È una bugia. Il Team NOB ripartirà con il solito entusiasmo, ma con una filosofia del tutto nuova: al bando le ridicole esasperazioni dell’agonismo e via libera alla bicicletta vissuta con spensieratezza e condivisione. Quest’anno, nel mondo ciclo-amatoriale, ho visto una compe-

a cura della redazione

Io credo che il mondo della bicicletta possa diventare, in un futuro molto prossimo, una grande opportunità titività esagerata. Così, io per primo, ho deciso di fare un passo indietro e di presentare un team con una mentalità quasi ciclo-turistica. Andiamo nel mondo che ti ha visto per anni protagonista, quello dei prof: qual è l’impresa del 2017 che più ti ha colpito? Quello che ha fatto Gilbert alle Fiandre è stato semplicemente fantastico. Vincere dopo una fuga di 70 chilometri su quei tracciati è da marziano. Certo, anche quello che ha fatto Sagan al Mondiale, praticamente senza squadra, è stato qualcosa di mostruoso, anche se lui ci ha ormai abituati a certe imprese. Il corridore che più ti ha deluso? Dico Fabio Aru, protagonista di una stagione così così. Al Tour ha fatto benino, ma sinceramente non mi ha mai entusiasmato. Caso Cassani – Moscon ai Mondiali: Ct da assolvere o da condannare? Mi schiero nel partito di quelli che “non condividono, ma capiscono”. Nel senso che, in quelle situazioni, bisogna trovarcisi prima di giudicare. Certo, il ‘dietro macchina’ dopo una foratura si è sempre fatto, ma le spinte non sono ammesse e dunque la squalifica non si discute. Però, quando sei ad un mondiale ed il tuo atleta che stava andando come un treno all’improvviso fora, beh il black-out mentale ci sta e dunque ci andrei piano a parlare di “antisportività” preferendo relegare il tutto sotto la voce “episodi sfortunati”. LIFESTYLE INBICI

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INBICI TOP CHALLENGE

3Epic Cycling Road

LA GRANDONNÉE DIVENTA “CUSTOM” a cura della redazione

corsa italiana. Si parte il 10 giugno nel cuore delle Dolomiti. E dove si arriva lo decidi tu

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INBICI LIFESTYLE

Stessa filosofia e stesso format per la più innovativa

La prima edizione, che non cercava i grandi numeri ma si proponeva con un format innovativo, si è chiusa – in realtà - con un tripudio di consensi; la seconda edizione ha triplicato gli iscritti! La strada, dunque, per la 3Epic Cycling Road è quella giusta, quella appunto della Grandonnée, il termine coniato per la prima volta da Pedali di Marca, il team organizzatore che, con spirito pionieristico, grazie all’impulso geniale di Massimo Panighel, ha importato in Italia un nuovo modello vincente. Un successo – quello della Grandonnée – che merita un’analisi approfondita ed anche un’interpretazione etimologica. Grandonnée perché non è propriamente una Granfondo, ma nemmeno una vera e propria Randonnée e quindi il neologismo più appropriato, dato che coniuga entrambe le formule, è appunto Grandonnée.


I TRE PERCORSI: 3EPIC CYCLING ROAD – LAVAREDO 100 Con arrivo al Rifugio Auronzo 111 km. disl. + 3.350 mt. Con arrivo a Misurina 104 km. disl. + 2.800 mt. 3EPIC CYCLING ROAD – COMELICO 80 Con arrivo al Rifugio Auronzo 86 km. disl. + 2.900 mt. Con arrivo a Misurina 79 km. disl. + 2.350 mt. 3EPIC CYCLING ROAD – MISURINA 30 32,1 km. disl. + 1.455 mt.

Già, ma qual è il segreto del successo di un consenso così plebiscitario? Rispondiamo con una frase che abbiamo trovato in uno dei tanti blog degli amanti del ciclismo amatoriale: “La formula salite cronometrate – scrive uno dei partecipanti - l’ho apprezzata particolarmente. Non ho percepito quella sensazione di ‘coltello tra i denti’ delle granfondo italiane, che trovo eccessiva e spesso inappropriata per noi semplici amatori. I partecipanti erano tutti rilassati e spesso c’era l’occasione di scambiare qualche chiacchiera ai ristori. In discesa e in cima alle vette c’era l’occasione di gustare il panorama. Se in salita sono a tutta e se in discesa do il massimo, colgo solo in parte il panorama... così invece non ci si perde niente. E, fra l’altro, con

made, ovvero personalizzata. Confermato il passaggio attraverso l’idilliaca Val Visdende, un paradiso naturalistico considerato tra i più affascinanti delle Dolomiti. Proseguendo si arriva poi a scollinare a Forcella Zovo con un finale di circa un chilometro su strada bianca in Partiamo dalla data fissata per ottime condizioni, anche questo tratto domenica 10 giugno (e non più sabato) e poi le iscrizioni promo molto apprezzato dai partecipanti. Ma, in fondo, lo scenario della 3Epic, a 50,00 euro aperte fino al 31 sul piano coreografico e naturalistico, ottobre. non ha eguali nel mondo. Le Dolomiti, Auronzo di Cadore, Lago di Misurina e il Comelico, sono un territorio perfetto E i percorsi? Quante saranno le salite cronometrate? Dipende dall’arrivo, ossia per tutti coloro che amano gli sport outdoor. Proprio qui – non a caso – è ogni partecipante avrà la possibilità di scegliere la linea del traguardo: Misurina nato il progetto 3Epic che percorre, sulle oppure decidere di fare l’impresa eroica, due ruote, le Tre Cime di Lavaredo per tre stagioni: inverno, primavera/estate e ovvero arrivare alle Tre Cime Rifugio autunno. Il progetto è iniziato nel 2015 e Auronzo! Una Grandonnée Customora, a distanza di soli due anni, i numeri della 3Epic Road del 3 giugno sono triplicati e la 3Epic Mtb del 2 settembre sarà mondiale nel 2018! Il territorio, di conseguenza, si è allineato ai nuovi progetti, lavorando in sinergia con Pedali di Marca: la ciclovia Auronzo – Misurina, circa trenta chilometri che collegano le due località con un percorso immerso nel verde che non prevede nessun attraversamento stradale, è stata ultimata ed è già mèta di numerosi fruitori. Mentre il collegamento a nord con Carbonin, unendosi con le direttrici del centro e nord Europa, e a sud con Calalzo, creando una valida alternativa alla direttrice Munchen-Venezia, è in fase di avvio.Il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti ha avviato una rete d’imprese che è già una realtà con progetti a favore della bike finanziati dalla regione.

questa formula viene anche rafforzata la sicurezza dei partecipanti”. Ma vediamo quali saranno le novità per la terza edizione che si prospetta davvero interessante e fuori dagli schemi.

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INBICI TOP CHALLENGE

Gianvito Agnini

UNA PENNA NERA AL COMANDO a cura della redazione

Alpino dell’esercito italiano, ha vinto la classifica medio-fondo: “Ho scoperto il ciclismo 4 anni fa, pedalando su una mtb arrugginita. Oggi sogno le vette delle grandi montagne guardando Pantani su youtube”

“Più salgo, più valgo”. Questo antico aforisma alpino si addice alla perfezione alla vita di Gianvito Agnini, classe 1977, militare dell’esercito italiano (arruolato nel corpo dei Trasmettitori Alpini), da qualche anno ciclo-amatore di successo, vincitore assoluto nella classifica medio-fondo dell’InBici Top Challenge edizione 2017. Pugliese d’origine (è nativo di Taranto), ma da 8 anni felicemente trapiantato a Balzano, portacolori dell’Ares Bike Team, Gianvito ha una passione smodata per il ciclismo, “un amore – spiega – sbocciato solo quattro anni fa, quando l’ex professionista Alessandro Colombo (triatleta paraolimpico, ndr), oggi diventato mio coach, mi regalò una mountain bike mez-

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INBICI LIFESTYLE

za scassata per le mie prime pedalate. Ricordo ancora la prima uscita: feci 15 chilometri, ma mi sembrava di aver scalato lo Stelvio”. Per Agnini, 80 chili ed una scarsa propensione agli sport di fatica, quella bicicletta arrugginita, pesante come una lavatrice è l’alba di una nuova vita: “Prima di venire a Bolzano – racconta – non sapevo nulla di ciclismo. Anche la stima infinita per Marco Pantani, il più grande scalatore della storia, è nata dopo la scomparsa, ammirando le sue imprese su youtube. Ancora oggi, quando mi alleno sui rulli, mi metto davanti al Pc con i suoi filmati. Vederlo mi carica e mi dà nuovi stimoli per altre imprese”. Intanto, un’impresa l’ha già centrata: la vittoria nel medio-fondo dell’InBici Top Challenge: “È un circuito fantastico – spiega – perché, oltre a riunire le granfondo più belle d’Italia, sei trattato con tutti i riguardi. In altri circuiti ti attaccano un pettorale nella schiena e finisce lì. Nel Top Challenge invece c’è un clima di grande familiarità e le esigenze dei ciclisti sono tenute sempre in grande considerazione”. Un’esperienza dunque positiva, ma con un piccolo rimpianto: “La cancellazione della Gavia Mortirolo è stata un duro colpo – spiega Agnini – perché quella gara l’avevo preparata nei dettagli, facendo almeno 4 ricognizioni del percorso. Il meteo era proibitivo e l’annullamento inevitabile, ma quella mattina io, con pochi altri, ero lì

con l’ombrello sulla linea di partenza nella speranza che qualcosa cambiasse”. Un rimpianto che Agnini spera di riscattare nel 2018 quando – più agguerrito che mai – sarà ancora al via dell’InBici Top Challenge: “Quella gara vorrei proprio correrla – dice – perché è il sogno proibito di ogni scalatore, ma ci tengo molto anche alla Via del Sale, che è valida come campionato italiano interforze e che ho già vinto due anni fa. Sono contento che abbiano inserito nel percorso una salita in più, perché mi sembrava un po’ troppo veloce. Allo stesso modo, sono molto attratto dalla Gran Fondo degli Squali, una gara giovane ma con un tracciato davvero intrigante.

E poi c’è la Charly Gaul, la gara di casa mia. Il Bondone lo faccio spesso e, ogni volta, è un’emozione. Se la classifica me lo consentirà, potrei provare anche il lungo per cercare di qualificarmi ai campionati del mondo di Varese. Sarebbe una bella soddisfazione”. Magari da dedicare a Giulio, il suo primogenito nato a metà ottobre: “Nessuna vittoria – dice – varrà come il suo sorriso”. In apertura: Gianvito Agnini vincitore del percoso medio classifica finale inbici top challenge 2017


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SCATTO D’AUTORE Road World Championship Bergen 2017 - Peter Sagan (Slovakia) Alexander Kristoff (Norway) Photo: by Bettiniphoto

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Gran Fondo Via del Sale

Ciak si cambia a cura della redazione

Dopo 21 anni, Cervia posticipa

a maggio la sua storica manifestazione. Fantini: “La mission è aprirsi a nuovi mercati stranieri e contribuire alla crescita del turismo”

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Con il mese di ottobre è iniziata a pieno ritmo la stagione del ciclocross, anticipata da ben due prove di Coppa del Mondo. Possiamo dire che ormai, in Italia, il cross non è più uno sport di nicchia, tutt’altro: i numeri delle scorse stagioni sono in costante aumento, non solo tra i praticanti ma anche tra i semplici appassionati che non vogliono perdersi le gare.

Malgrado i 21 anni di gloriosa storia alle spalle (poche granfondo nel mondo hanno avuto come “guest-star” personaggi del calibro di Marco Pantani, Mario Cipollini, Maurizio Fondriest eBernard Hinault), è un “nuovo inizio” per la Via del Sale di Cervia che, nel 2018, dopo tanti anni, non si disputerà più ad aprile bensì la prima settimana di maggio.

resterà a disposizione di chi vuole godersi una giornata di sport senza alcuna velleità agonistica”. Tante novità, ma stessa filosofia, quella di una rassegna che, ormai 21 anni fa, quando le granfondo si contavano sulla punta delle dita – con l’abituale lungimiranza pionieristica – già reclamizzava la cosidetta “vacanza green”, parlando di eco-sostenibilità e di nuovi filoni turistici applicati allo sport: “Ci abbiamo sempre creduto – spiega Fantini – e il grande evento dell’Ironman, che Cervia ha ospitato nel mese di settembre, in fondo ci ha dato ragione. Questa terra ha le risorse naturali, logistiche e ricettive per ospitare eventi di respiro planetario. Basta crederci. Come abbiamo fatto noi 21 anni fa…”. Le iscrizioni alla 22esima Granfondo Via del Sale – tutte rigorosamente con modalità online (ma ci si può iscrivere anche negli uffici di via Caduti per la Libertà) - si sono aperte lo scorso 1 set-

Photo: Bettiniphoto

tembre (esclusivamente per i pre-iscritti) al costo promozionale di 43 euro. Dall’1 al 3 dicembre la quota salirà a 50 euro con la partenza in prima griglia per i primi 500 iscritti. La Via del Sale, anche quest’anno, fa parte dell’InBici Top Challenge, del Campionato Italiano Acsi e dei circuiti Alé Challenge e Zero Wind. Confermati i pettorali charity che verranno devoluti in beneficenza, così come la cronoscalata intitolata a Pantani, il Trofeo Sap Sport Ravenna dedicato alle forze dell’ordine, la Granfondo con bici d’epoca e la speciale classifica dei medici e odontoiatri. E ancora la sfida fra Magistrati, il bike village sul lungomare, i ristori-gourmet sul tracciato ed il tradizionale pasta-party all’arrivo. Confermata soprattutto la location del Fantini Club, dove tutto è nato e dove – come tradizione impone - sarà collocata la consolle gestionale dell’intero evento.

Nuova data e nuovi percorsi per una rassegna che – a dispetto di una formula ampiamente collaudata e vincente – aveva bisogno di un refresh: “Con oltre quattromila iscritti ed un’immagine ormai consolidata nel mondo granfondistico – spiega Claudio Fantini – abbiamo pensato che questo appuntamento avesse ormai espresso il massimo delle sue potenzialità. Posticipare l’evento a maggio, almeno questo è l’auspicio, ci consentirà di ampliare il nostro bacino di utenti e magari, in una prospettiva turistica, ci permetterà di raggiungere nuovi appassionati, soprattutto all’estero dove, secondo noi, esistono le più interessanti opportunità di crescita”. “La scelta di modificare i percorsi invece – prosegue Fantini – nasce dal desiderio di offrire ai nostri iscritti nuove sfide con l’intento di migliorare la spettacolarità della granfondo. Saranno incrementati i chilometri del percorso lungo e del percorso medio con nuove avvincenti salite, mentre confermeremo il tracciato del corto che

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// IL PREMIO

Roberto Sgalla

AMBASCIATORE DELLA SICUREZZA a cura della redazione

Al Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato il prestigioso riconoscimento del Gs Progetti Scorta

E’ ormai considerato un “luminare della sicurezza”, l’uomo che – con i fatti – ha impresso una svolta decisiva alle politiche a sostegno della cosidetta “utenza debole”. E così, la nomina ad “Ambasciatore della sicurezza nel ciclismo» poteva andare soltanto a lui, il Prefetto Roberto Sgalla, a cui il Gruppo Sportivo Progetti Scorta ha affidato il compito morale “di testimoniare l’impegno di tutto il movimento ciclistico sui temi della sicurezza, utilizzando ogni circostanza possibile”. Il suo nome segue, nell’albo d’oro, a quelli prestigiosi di Felice Gimondi (2010), Alfredo Martini (2011), Vittorio Adorni (2012), Riccardo Magrini (2013), Marino Amadori (2014), Silvio Martinello (2015) 50

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ed Adriano Malori (2016). Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato e Presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della FCI, Sgalla si è distinto in questi anni per i suoi incarichi in ambito ministeriale ed in quello sportivo. Pedalatore lui stesso, “l’uomo che meglio di altri può sommare autorevolezza e competenza in fatto di sicurezza stradale e sicurezza nel ciclismo” (come ha sottolineato l’ideatore del premio Silvano Antonelli), Sgalla è stato protagonista di recente del convegno ravennate “Istituzioni e Ciclismo”, in cui ha dato conferma della propria concretezza progettuale e capacità di sintesi, precisando le linee di indirizzo del Ministero dell’Interno e della FCI.

Elementi progettuali che il Prefetto Sgalla, con la sua presenza, avrà l’opportunità di ribadire in occasione della 26ª edizione del “Giorno della Scorta”, unitamente alla possibilità di poter ascoltare anche le proposte di lavoro di quanti - gruppi di moto staffette e scorte tecniche, direttori di corsa, atleti, dirigenti di società

e direttori sportivi - compongono la grande “squadra” della sicurezza nel ciclismo, “un sistema migliorabile – precisa Antonelli - ma già un modello per molti Paesi esteri”. Nell’ambito della stessa giornata, il prossimo 26 novembre a Bologna, verrà assegnato anche il “Premio Sicurezza”, giunto alla 26ª edizione, ideato per dare un riconoscimento a quanti su questo fronte operano con coerenza e determinazione. Quest’anno il premio sarà assegnato al Comitato Regionale Marche della FCI, per l’esempio dato con l’organizzazione del“Bike Day Marche per la sicurezza stradale”, da qualche anno organizzato con la partecipazione obbligatoria degli atleti, per offrire elementi di consapevolezza sul come proteggersi in corsa, in allenamento e nel tragitto quotidiano casa-scuola-casa. Una iniziativa unica nel panorama nazionale, nata per volontà di alcuni genitori particolarmente sensibili al tema, spalleggiati con altrettanta volontà dal presidente del Comitato Regionale Lino Secchi.

Il prefetto Dott. Roberto Sgalla riceve il premio da Silvano Antonelli


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La Leggendaria Charly Gaul

IL MITO HA FATTO 13 a cura della redazione

Riparte la macchina organizzativa della granfondo

dedicata all’angelo della montagna. Fra Trento, il Monte Bondone e la Valle dei Laghi, nel primo weekend di luglio, una “tre giorni” consacrata alla passione per la bicicletta

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“Fare 13” è il sogno proibito di ogni giocatore, sin da quando un’Italia in bianco e nero usciva dalla guerra fra dubbi e perplessità. Negli ultimi anni quella tradizione si è un po’ persa, per riaffacciarsi in occasione de “La Leggendaria Charly Gaul”, che nel 2018 “farà proprio 13”. L’impresa memorabile dell’Angelo della Montagna rivivrà in Trentino per la tredicesima volta dal 6 all’8 luglio 2018, accompagnata come consuetudine dalle invitanti cronometro di Cavedine in Valle dei Laghi di venerdì 6 luglio e dalla ciclostorica vintage “La Moserissima” di sabato 7 luglio, tappa del Giro d’Italia d’Epoca, prima che l’evento principe concluda lo spettacolare weekend su due ruote fra Trento e dintorni domenica 8 luglio.


Un appuntamento che è anche prestigioso, poiché concederà l’appetitosa opportunità di qualificarsi alla finale del Campionato del Mondo cicloamatori e master UCI – Gran Fondo World Series. “La Leggendaria Charly Gaul” è una sfida con i fiocchi realizzata dalla guida dell’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi ed ASD Charly Gaul Internazionale, ancora una volta suddivisa in due avvincenti tracciati che scatteranno al cospetto del Nettuno in Piazza Duomo a Trento, fontana costruita su progetto dello scultore Francesco Antonio Giongo di Lavarone per la quale ideò un sistema di scorrimento dell’acqua senza interruzioni. La competizione si concluderà poi sulle giravolte agonistiche del Monte Bondone, luoghi ove il lussemburghese Charly Gaul diede vita alla propria leggenda quando, in una gelida tappa del Giro d’Italia del 1956, fra corridori assiderati, svenuti o rinchiusisi nei bar con una bottiglia di grappa per scaldarsi, tagliò per primo il traguardo seguito da altri (pochi) intrepidi “sopravvissuti” ad una giornata apocalittica.

Nelle foto atleti impegnati alla granfondo La Leggendaria Charly Gaul 2017 Photo: Newspower.it

Iscriversi è possibile tramite il sito web www. endu.net a tariffe di partecipazione davvero superlative le quali, fino all’ultimo giorno dell’annata corrente saranno (con gadget tecnico incluso) così costituite: 42 euro per partecipare alla cronometro di Cavedine e 42 euro anche per i percorsi granfondo o mediofondo de “La Leggendaria Charly Gaul”, mentre gli irriducibili potranno salire in sella battendosi in entrambe le competizioni alla vantaggiosa cifra di 60 euro.

I primi 500 ad iscriversi entro il 31.12.2017, inoltre, potranno sfoggiare durante la gara il proprio pettorale personalizzato. Il comitato organizzatore propone anche varie soluzioni per soggiornare: dai B&B agli hotel di lusso e chi più ne ha più ne metta, poiché per entrare appieno nel “meccanismo leggendario” bisogna ritagliarsi alcune giornate di relax e prelibati intermezzi fra la città tridentina e le location limitrofe. Lo scorso anno La Leggendaria Charly Gaul incoronò vincitori nell’itinerario di 57 km e 2.000 metri dislivello il fiorentino Davide Lombardi (1:57:56) e la roveretana Serena Gazzini (2:17:18), mentre nella “sfida delle sfide” di 141 km e 4000 metri di dislivello fu il toscano Stefano Cecchini a centrare la vittoria, percorrendo il tracciato con una media di oltre 30 km/h. Al femminile, invece, nessuna riuscì a posizionare le proprie ruote davanti a quelle di Emma Delbono (4:57:49), “timida” regina delle granfondo il cui sol presentarsi ai nastri di partenza è già una sentenza. Il programma del lungo weekend prevede un trittico davvero spaziale, il quale mette in bella mostra “i vanti del Trentino”: dalla scenografica Valle dei Laghi del venerdì a cronometro, alle strade bianche vissute nella rilassatezza di una manifestazione goliardica e senza classifica quale “La Moserissima” del sabato, sino a “La Leggendaria Charly Gaul” numero 13 della domenica (prova finale dell’InBici Top Challenge), quando si farà sul serio anche perché le gesta dell’Angelo della Montagna vanno ricordate sempre spingendo al massimo sui pedali. Non resta dunque che darsi appuntamento al 2018, ricordando di sfruttare le quote attualmente in vigore ed in scadenza a fine anno; “La Leggendaria” corre veloce, proprio come fece Charly Gaul.

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Il mental coach Iader Fabbri: “Alimentazione fondamentale così come allenarsi bene è importante, ma alla base di una grande prestazione c’è prima di tutto il sonno”

a cura della redazione

Dorelan

Chiudi gli occhi

e... vinci

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Già a fianco del c.t. Cassani con la Nazionale di ciclismo, è un ispiratore per molti atleti professionisti e dilettanti, in qualità di consulente ed esperto di alimentazione per lo sport, mental coach, relatore e formatore che opera su tutto il territorio nazionale. Un coach che prende spunto da una visione olistica, occupandosi di ogni aspetto dell’esistenza.

Appassionato di sport, ex ciclista e con una riconosciuta esperienza nelle discipline di endurance, Iader Fabbri è impegnato a diffondere un approccio accessibile alla preparazione atletica


Quanto conta il riposo per una performance sportiva di alto livello? “Nessuno di noi funziona a compartimenti stagni: lo stile di vita è importante nella sua globalità. E così ritengo che un atleta professionista debba saper fare tre cose: mangiare bene, dormire bene, allenarsi bene. In molti si concentrano solo sulla terza attività, pensando di esaurire il loro compito, ma non è così. Il recupero – di cui il riposo è la base – è forse la parte più importante di questa triade del benessere. Si riesce a trovare la condizione per la massima performance solo quando si ‘scarica’ l’allenamento, portandolo a compimento”. E i dilettanti? “Quanto detto vale anche per l’atleta amatoriale, anzi è proprio lui che si ritrova ad affrontare una fatica maggiore nel conciliare lavoro, riposo, vita familiare, hobby”.  Qual è il rapporto tra sonno e alimentazione e come interagiscono tra loro nello sport? “Molti studi hanno evidenziato un legame tra cattivo riposo e accumulo di grasso. È un fatto: tra chi non dorme o dorme male troviamo molte più persone con obesità. Nella prima fase del sonno si libera l’ormone della crescita, che è legato anche al dimagrimento: per questo è importante coricarsi allo stesso orario e non trascurare le ore iniziali di riposo. Chi non riposa adeguatamente vive per tutta la giornata in condizione di squilibrio, con alterazioni ormonali: il ritmo circadiano del cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress – già troppo alto in generale – ne risente”.

Si parla quasi esclusivamente di allenamenti, poco di alimentazione e ancora meno di sonno. Si tratta di un tema sottovalutato. Secondo la sua esperienza perché? “Siamo sempre troppo impegnati ad affrontare ciò che è imminente, a risolvere le problematiche quotidiane che si susseguono e così trascuriamo ciò che è importante. Manca ancora una vera cultura del sonno”. Quali consigli darebbe per riposare meglio, specialmente a un ciclista? “Andiamo a dormire ad orari regolari, evitiamo di utilizzare il letto come un divano: quell’area della casa non deve fare parte della nostra vita frenetica e lavorativa. Non abusiamo di device elettroniche, tv, cellulari. Riposiamo in

una stanza silenziosa e buia, lontana dai rumori e oscurata, isolata dalle luci della strada e dal chiarore dell’alba. E il letto? Sempre più spesso ho osservato gli atleti di punta, anche nel ciclismo, portarsi dietro il materasso e il cuscino in trasferta, di albergo in albergo. Il supporto su cui dormiamo – il sistema letto, che integra quindi materasso, rete e guanciale – è da ritenersi un’attrezzatura fondamentale per l’atleta, ci accoglie 8 ore al giorno e va scelta con criterio. Affidarsi a dei professionisti è necessario. Io stesso mi avvalgo della tecnologia Made in Italy di Dorelan, l’azienda leader del settore, che realizza materassi disegnati su misura delle caratteristiche fisiche – peso ed altezza – e delle esigenze di allenamento e recupero degli sportivi. I ciclisti, in particolare, devono curare la circolazione delle gambe, agevolando il ritorno venoso degli arti inferiori. Un altro aspetto riguarda il materiale: la termogenesi indotta dei ciclisti è a un livello tale che diventa molto importante dormire su una superficie che non si scaldi o non si raffreddi troppo, e perciò ben areata”.

In apertura: Il mental Coach Iader Fabbri. Nelle foto in alto a destra: l’azienda Dorelan In basso a sinistra: la linea di molle Twin System l’eccellenza dell’innovazione dei brevetti Dorelan in ambito di tecnologie applicate al riposo

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SCATTO D’AUTORE Road World Championship Bergen 2017 Photo: by Bettiniphoto

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Gran Fondo Campagnolo Roma

La grande bellezza a cura della redazione

maggio. Sognando un incontro… in rosa

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La rassegna capitolina va in archivio con un grande successo di pubblico e critica. E nel 2018 si sposta a

La “Grande bellezza” negli occhi di Gianluca Santilli, demiurgo della Granfondo Campagnolo Roma, è tutta in quella distesa di ciclisti allineati alle prime luci dell’alba nel magico affresco dei Fori Imperiali. Migliaia di appassionati delle due ruote che, dopo essersi concessi un bel giro a velocità di crociera nel centro storico di Roma, sono stati invogliati dalla musica del film “Il gladiatore” a salire lungo le strade dei Castelli prima di tornare verso lo striscione d’arrivo: “Le granfondo regalano, da sempre, scorci coreografici emozionanti, ma pedalare nella capitale è un’esperienza fantastica, direi unica”. Soprattutto ora che il grande popolo dell’Urbe sembra aver superato la diffidenza – tutta italica – delle strade chiuse: “Credo che, anche da un punto di vista culturale – prosegue Santilli – i romani


A sinistra l’avvocato Gianluca Santilli con un amico partecipante alla Gran Fondo

abbiano cominciato ad amare questa manifestazione che ha il pregio di proporre una Roma diversa, non più ostaggio del traffico, ma al servizio dell’utenza debole, pedoni e ciclisti che hanno tutto il diritto di riappropriasi degli spazi più belli e suggestivi della città. Inoltre, al di là delle tematiche centrali sulla eco-sostenibilità e le emissioni zero, la gente comincia a rendersi conto che la cosidetta ‘bike-economy’ è un filone interessante e anche per Roma, soprattutto in chiave turistica, può rappresentare in prospettiva una grande opportunità. Non a caso, sempre più amministrazioni comunali ci chiedono di essere coinvolte nella Granfondo. Se oggi accettassimo tutte le proposte, potremmo disegnare idealmente un percorso di almeno 300 chilometri…”. E proprio in una prospettiva di crescita e sviluppo, gli organizzatori della Granfondo Campagnolo hanno deciso di anticipare l’evento da ottobre a maggio, “un periodo – spiega Santilli - in cui pedalare a Roma è ancora più gradevole grazie a giornate più lunghe e a condizioni climatiche

ottimali, lo scenario ideale per attirare soprattutto gli stranieri che, già adesso, rappresentano una percentuale significativa dei partecipanti alla Granfondo. L’obiettivo, ambizioso ma secondo noi realistico, è arrivare a breve ad una manifestazione che abbia almeno il 50% degli iscritti provenienti dall’estero”. La spostamento a maggio della rassegna capitolina porterà anche ad una suggestiva sovrapposizione, quella con il Giro d’Italia, atteso proprio a maggio nel cuore dell’Urbe: “È un

incontro che vorremmo realizzare con tutto il cuore – conclude Santilli – sarebbe per noi una grande occasione di visibilità che darebbe ancora più forza ed impulso al binomio Roma – bicicletta”.

Le iscrizioni all’edizione 2018 della Granfondo Campagnolo Roma si apriranno con il tradizionale “click day” alle ore 12 del 15 novembre.

L’EDIZIONE 2017 Ad imporsi nell’ultima edizione della Granfondo Campagnolo Roma è stato Daniele Vulpiani del Team Naturabruzzo, capace di coprire i chilometri delle quattro salite nel tempo complessivo di 27 minuti e 12 secondi. Dietro di lui ha chiuso Maurizio Coccia (27:58), mentre al terzo posto si è classificato Fabiano Grande (28:17). Tra le donne la più brava sulle asperità dei Castelli si è rivelata Elena Cairo (31:29) della Asd Roma Ciclismo, che si è tenuta alle spalle.

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// IL PUNTO DI VISTA

Attenti al ladro! a cura di Gian Luca Giardini

Non abbiate esitazione ad invertire la marcia e a gettarvi in discesa per raggiungere il più velocemente possibile un luogo frequentato. Nel caso si fosse trattato di un semplice appassionato anziché di malintenzionati, poco male, sempre meglio essere prudenti. Addirittura una ecatombe, ormai una piaga sociale, quella dei furti nei negozi specializzati. Ormai nessun negoziante può dire di non aver mai ricevuto la “visita” di qualche malintenzionato. A volte si tratta di sprovveduti, ma nella maggioranza dei casi di veri professionisti che non lasciano nulla al caso. Non si fanno intimorire dagli allarmi, entrano e, in pochi secondi, arraffano tutto quello che possono e fuggono prima dell’arrivo del titolare o delle forze dell’ordine. La velocità e la precisione chirurgica con la quale prelevano oggetti e telai fa pensare ad alcuni sopralluoghi effettuati precedentemente. Qui il consiglio è quello di attrezzarsi in maniera da far perdere loro più tempo possibile, anche riponendo gli oggetti più importanti nel punto più scomodo del negozio. Il tempo, i secondi, per loro fanno la differenza. Naturalmente bisogna essere sempre dotati di una solida assicurazione. In leggera diminuzione i furti in garage e cantine. Il motivo è semplice: conviene rubare 5 o 10 biciclette anziché una con - praticamente - gli stessi rischi. Esistono anche i furti con destrezza, cioè quelli perpetrati mentre ci sorseggiamo un caffè al bar, dopo aver abbandonato le biciclette davanti ad esso. Avrei qualche consiglio per i singoli ciclisti: primo accorgimento, avviare e chiudere tutti i dispositivi

Chi è Gian Luca Giardini Giornalista sportivo esperto di ciclismo, Conduttore televisivo del programma “Inbici passione sui pedali”. Voce e opinionista di Bike Channel

In aumento i furti seriali di biciclette. Ecco qualche raccomandazione per limitare i rischi e rendere ai malviventi la vita più difficile Ormai la paura di essere derubati della propria bicicletta sta diventando una vera e propria ossessione per qualsiasi ciclista. Professionista, amatore, cicloturista o semplice “pedalatore” da città. Ormai una bicicletta da passeggio, specialmente nei luoghi di villeggiatura e nelle città, non ha scampo: basta lasciarla parcheggiata alcune ore e si corre concretamente il rischio di ritornare in tram! Per non parlare poi delle “specialissime” ormai diventate un bottino da veri professionisti del furto. Addirittura abbiamo sentito svariate storie di ciclisti che vengono rapinati lungo strade secondarie in collina. In queste situazioni, il consiglio è naturalmente quello di girare in compagnia ma, quando non è possibile, diffidare di persone che affiancano i ciclisti per verificare la qualità del vostro mezzo. 62

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elettronici come navigatori, Strava ecc. non davanti alla propria abitazione, ma al luogo di ritrovo oppure ad almeno 500 metri da casa. Dotarsi poi di una assicurazione che copra i furti in casa e locali annessi all’abitazione come garage e cantine. Ce ne sono di serie al costo di 7 / 10 € al mese per una copertura di alcune migliaia di euro. Conservare sempre fattura, ricevuta o scontrino dell’acquisto della bicicletta e delle sue attrezzature, meglio se corredata da qualche foto. In questo caso sarà molto più semplice ragionare con l’assicuratore. Esistono in commercio degli antifurto GPS che, fino a qualche tempo fa ad onor del vero, non davano grandi garanzie. Ora sono migliorati moltissimo. Ne esistono in commercio alcuni che vanno inseriti all’interno dei tubi della bicicletta (telaio o manubrio) ed hanno una batteria che garantisce diverse settimane di invio del segnale in caso di furto. L’apparato è intelligente ed entra in funzione allo spostamento del mezzo. Naturalmente tutto comandato e monitorato da una app sul cellulare. I costi variano sull’ordine dei 100 / 200 € per un periodo di copertura di un paio d’anni, successivamente basta un abbonamento di pochi euro al mese (due o tre) per poter continuare ad usufruire del servizio. Esiste però un altro comportamento che può limitare i furti ed il valore commerciale della merce rubata: non comprare assolutamente niente da una fonte non certa! È importantissimo! A quel punto ai malfattori rimane solo il mercato estero, però diventa complesso trasportare la refurtiva, aumentano i rischi ed i costi e, di conseguenza, calano i profitti.

Quindi cari amici: attenti al ladro!


Factor Techlace Photo: ©TDWsport.com

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Chiara Giangrandi

“TREMO MA VINCO” a cura della redazione

In apertura: Chiara Giangrandi (al centro) con la maglia rosa vincitrice assoluta del circuito categoria donne

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“Sono una psicologa e dunque dovrei saper tenere a bada stress ed emotività. In realtà, prima e durante la gara, sono un mezzo disastro: ho attacchi d’ansia, la notte prima delle gare non dormo mai, non so gestire le mie emozioni e spesso in corsa la testa va per conto suo”.

Ha trionfato nella classifica assoluta del circuito: “Sono una psicologa, ma prima della gara ho una fifa bestiale e in bicicletta fatico terribilmente a gestire le mie emozioni”

Malgrado timori e fragilità, Chiara Giangrandi – almeno sui pedali – maschera bene la sua insicurezza. Diversamente, non sarebbe stata lei la vincitrice assoluta nel percorso Granfondo dell’InBici Top Challenge. Un successo arrivato, per altro, malgrado i dispetti della jella: “In effetti alla Vernaccia, per colpa di un problema meccanico, sono arrivata nelle retrovie, mentre a Cervia sono addirittura caduta”. Nonostante questo, è stata lei a vincere la seconda edizione del circuito, confermandosi come una delle

granfondiste più quotate dell’intero movimento. Chiara è una scalatrice di razza, “perlomeno pensavo di esserlo – precisa lei – in realtà, dopo aver pedalato sul Mortirolo, mi sono retrocessa a passista, perché su quella salita ci ho lasciato due anni di vita”. Simpatica e modesta all’inverosimile, in realtà la Giangrandi è un’atleta a tutto tondo, una che – nella sua vita – ha archiviato esperienze tutt’altro che scontate, come il viaggio in bicicletta in Australia, “una delle vacanze più belle ed emozionanti della mia vita”. Innamorata del podismo (è una plurivittoriosa della maratona), seguita con scrupolo dal compagno Vittorio Veronese, la ciclista toscana ha trionfato nell’InBici Top Challenge 2017 superando Barbara Genga e Serena Falconi: “Ho visto con attenzione il nuovo calendario – conclude - e devo dire che le otto tappe mi piacciono tantissimo”. Insomma, anche se non lo ammetterà mai, dentro di sé già cova il sogno di un fantastico bis.


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Gran Fondo Davide Cassani

RITORNO AL FUTURO a cura della redazione

Ventiquattro candeline sulla torta. Un traguardo prestigioso per la Gran Fondo Davide Cassani che - fedele ai suoi principi originari ma sempre proiettata verso il futuro - si conferma, con la Granfondo Laigueglia, “la classicissima” d’apertura della stagione del ciclismo amatoriale.

In questi anni la manifestazione è via via cresciuta nei numeri e nell’immagine e le società organizzatrici hanno rafforzato il loro vivaio. Oggi la S.C. Ceretolese di Casalecchio di Reno e la Polisportiva Zannoni di Faenza tesserano oltre cinquanta ragazzi che - grazie ai proventi della granfondo hanno l’opportunità di praticare l’attività ciclistica in maniera costante e sicura. Un risultato, va detto, figlio delle scelte lungimiranti del commissario tecnico della nazionale Davide Cassani che, ormai 20 anni fa, ebbe l’idea di agganciare ad un grande fenomeno d’aggregazione la più nobile delle finalità, destinando i 66

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proventi della manifestazione manfreda al finanziamento dell’attività agonistica dei giovanissimi di Casalecchio di Reno e Faenza. L’attenzione alla categoria “giovanissimi” è nata dalla consapevolezza che la pratica di uno sport come il ciclismo costituisca la base di una buona educazione alla salute e alla sicurezza sulla strada: “Alcune malattie che oggi si diffondono in maniera esponenziale, come le patologie cardiovascolari e il diabete – spiega l’organizzatore Franco Chini - si prevengono con grande efficacia se i ragazzi vengono avviati alla pratica dello sport che è fatta di allenamento e fatica, ma anche di corretta alimentazione e attenzione ai sintomi che via via possono presentarsi nella vita di un ragazzo”. Anche il tema della sicurezza non è secondario, soprattutto dopo un’annata segnata da grandi tragedie, prima fra tutte quella che è costata la vita a Michele Scarponi: “L’educazione stradale che si fa nelle scuole – prosegue Chini - è il primo passo per promuovere nei ragazzi un comportamento consapevolmente prudente quando si muovono in bicicletta ma, accanto alla prudenza, è opportuno avere anche una buona sicurezza di guida, prontezza di riflessi e attenzione ai comportamenti di chi ci sta accanto; queste capacità vengono sviluppate proprio dalla pratica di uno sport come il ciclismo”.

Tra le grandi novità della prossima edizione l’inserimento della Gran Fondo Cassani nel calendario 2018 dell’InBici Top Challenge, un accordo voluto - in primis - dal Commssario Tecnico della Nazionale Italiana di ciclismo Davide Cassani, secondo cui “l’accordo porterà interesse e nuovo entusiasmo alla nostra granfondo” perché - ha proseguito Cassani - “l’InBici Top Challenge ha dimostrato in questi due anni di essere un circuito di grande credibilità, composto da appuntamenti di prestigio”. Grande soddisfazione ha espresso anche lo stesso Franco Chini: “Sono anni che InBici lavora nel mondo del ciclismo amatoriale - aggiunge l’organizzatore dell’evento per cui incontrarsi è stato naturale. Col circuito, del resto, condividiamo le stesse finalità e lo stesso entusiasmo. Entrambi lavoriamo per un ciclismo pulito dedicato, in particolare, alle nuove generazioni “. Parla invece di “new-entry di prestigio” Sara Falco, editrice di InBici, secondo cui “La Gran Fondo Cassani, per il nome che porta e per la sua storia più che ventennale, rappresenta oggi uno degli appuntamenti amatoriali più importanti d’Italia”.

In apertura: Davide Cassani alla partenza della sua granfondo con i giovani della S.C. Ceretolese Photo: PlayFull


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Granfondo degli Squali

IL NUOVO VOLANO DEL TURISMO a cura della redazione

Dopo il boom di iscritti delle prime tre edizioni, torna a maggio la rassegna ciclistica di Cattolica e Gabicce. Tra le novità del 2018 l’apertura del bike-village già da venerdì e la chiusura al traffico negli ultimi chilometri della corsa

Dal prossimo anno inserita nell’InBici Top Challenge, torna – tra il mare e le colline di Cattolica e Gabicce – la quarta edizione della Granfondo degli Squali, in programma l’11, 12 e 13 maggio: “Un giorno in più rispetto agli anni passati – spiega Filippo Magnani, coordinatore dell’appuntamento ciclistico – per offrire nuovi eventi e, sull’esempio di altre realtà a noi vicine, provare ad ampliare le presenze turistiche”.

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La manifestazione, del resto - in un territorio consacrato alla vacanza - nasce proprio in una logica di marketing, ovvero offrire un’alternativa vincente al format consolidato del balneare e puntare decisi verso il filone emergente del cicloturismo: “Per questo – prosegue il Presidente del Consorzio Terra Bici – la collaborazione con i bike hotel del territorio resta determinante. Lo scorso anno furono 38 le strutture associate, quest’anno quasi tutte dovrebbero confermare la loro adesione”. Segno che i 2400 iscritti della terza edizione, anche sul piano ricettivo, qualche cosa hanno lasciato: “Dalla prima edizione – rileva Magnani – gli iscritti sono cresciuti ogni anno del 30%, un dato difficilmente riscontrabile in altre granfondo. L’obiettivo quest’anno è toccare quota 2500, un risultato che non vorrei dare per scontato perché, dopo il boom delle prime edizioni, d’ora in avanti, crescere sarà un po’ più difficile. Confermeremo invece la promozione all’estero partecipando ad alcune importanti fiere turistiche nel nord Europa, una vetrina importante per i nostri bike-hotel, ma direi per l’intero territorio di Cattolica e Gabicce”. Anche per questo si è deciso di portare a tre le giornate dell’evento: “L’area expò – prosegue – sarà allestita già dal venerdì così come la consegna dei pacchi gara. Il calendario della giornata è ancora in fase di definizione, ma è chiaro che l’obiettivo è organizzare una serie di eventi per intrattenere chi ha acquistato i

pacchetti turistici, scegliendo di trascorrere l’intero fine settimana, e magari qualche giorno in più, tra Cattolica e Gabicce”. Campagne promozionali ed efficaci strategie di marketing, ma il valore aggiunto della rassegna resta la location, ovvero un tracciato che, soprattutto nel mese di maggio, offre scorci panoramici unici ed esclusivi con l’arrivo a Gabicce Monte con vista mozzafiato sulla riviera adriatica di Romagne e Marche immersi nel parco naturale di Monte San Bartolo: “I percorsi saranno quelli del 2017 – anticipa Magnani – con partenza alle 8 dall’acquario di Cattolica. Da quest’anno, però, le strade dell’arrivo di Gabicce Monte potrebbero essere chiuse al traffico. Una novità importante che certifica come anche le istituzioni comincino a credere in maniera più convinta nelle potenzialità ricettive di questa granfondo”. Alla base del successo di queste prime edizioni anche la partnership armonica tra Velo Club Cattolica e Cicloteam di Gabicce, i due sodalizi che, lavorando in perfetta sintonia, hanno garantito il consolidamento della manifestazione. Le iscrizioni alla quarta edizione della Gran Fondo degli Squali si apriranno ufficialmente a metà novembre con il “clic day”.

Sfondi spettacolari per la Granfondo degli Squali


INBICI TOP CHALLENGE - 2018 IL CIRCUITO GRANFONDISTICO NAZIONALE che racchiude in sé alcune tra le più PRESTIGIOSE MANIFESTAZIONI CICLISTICHE ITALIANE. In rappresentanza di sei regioni - Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto, Liguria e Trentino Alto Adige - INCLUDE 8 GRAN FONDO DI ASSOLUTO RILIEVO.

LE GARE DEL CIRCUITO 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

Gran Fondo Internazionale di Laigueglia Gran Fondo Davide Cassani Gran Fondo Paolo Bettini Gran Fondo La Via del Sale Gran Fondo degli Squali Gran Fondo 3Epic - Tre Cime di Lavaredo Gran Fondo Gavia & Mortirolo Gran Fondo La Leggendaria Charly Gaul

Laigueglia (SV) Faenza (RA) Pomarance (PI) Cervia (RA) Cattolica (RN) Auronzo di C. (BL) Aprica (SO) Trento (TN)

25 febbraio 2018 18 marzo 2018 08 aprile 2018 06 maggio 2018 13 maggio 2018 10 giugno 2018 24 giugno 2018 08 luglio 2018

Gran Fondo Nevio Valcic PROVA JOLLY (Omaggio) Medulin (Croazia) 27 Maggio 2018

PARTECIPAZIONE GRATUITA PER TUTTI GLI ABBONATI

6 Granfondo 170 € Costo Abbonamento 8 Granfondo 210 € Costo Abbonamento

info@inbicitopchallenge.net - iscrizioni@dapiware.it tel. ufficio 0541 395102 • cell. 393 983 8319 • cell. 391 491 7418 Search Inbici Top Challenge

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// GF DON GUANELLA

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Campioni

in parata per solidarietà a cura della redazione

Oltre 1.200 atleti sono accorsi sul Lungolario Isonzo a Lecco, lo scorso 8 ottobre, per aggregarsi alla parata solidale del GS Alpi, la Granfondo Don Guanella. La manifestazione ACSI ha regalato un parterre da fare invidia a tante gare professionistiche poiché a cimentarsi sul percorso di 112 chilometri e 2220 metri di dislivello erano presenti campioni del calibro di Cadel Evans, campione del mondo sia nel cross country che su strada, ed Antonio Rossi, campione olimpico e mondiale di canoa.

Cadel Evans e Antonio Rossi in prima fila nella manifestazione benefica dell’Acsi. Lungo “quel ramo del lago di Como” sfilano in 1200 Dall’alto: Fabio Cini e Manuela Sonzogni vincitori della GF insieme a Cadel Evans Don Agostino Frasson con Vittorio Mevio patron del GS Alpi e il campione Cadel Evans prima della partenza

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Figure certamente di richiamo, pronte ad aiutare a raccogliere fondi in favore della costruzione del ristorante Agribike alla Cascina Don Guanella, che verrà gestito direttamente dai ragazzi della comunità guanelliana. L’intento benefico fa certamente passare in secondo piano l’aspetto sportivo, ma è da sottolineare la bella vittoria di Fabio Cini, bravo a tagliare il traguardo in 3h13’04’’, e quella di Manuela Sonzogni, un nome una garanzia. A dare il via proprio un ragazzo della Cascina, il quattordicenne Mauro della comunità Don Guanella, e via lungo «quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno», costeggiando il bacino lacustre prima di affrontare esaltanti tornanti da veri grimpeur, fino ad Esino Lario, e poi verso i 1.149 metri

di altitudine del passo Agueglio, con pendenze che sfiorano il 12% e che regalano una vista da mozzare il fiato sul Lago di Como e sull’inconfondibile massiccio delle Grigne. Tutti concordi nel definire meraviglioso il percorso, d’altronde non è un caso se proprio qui il Manzoni decise di ambientare il proprio leggendario romanzo “I Promessi Sposi”. Soddisfatto anche Cadel Evans all’arrivo: «Su un percorso così bello è stato un piacere correre insieme agli altri e vedere come funzionano le gambe in salita». La questione sicurezza è ovviamente sempre in primo piano quando si tratta di GS Alpi, uno dei pochi C.O. in Italia a vantare un sofisticato sistema satellitare volto a tutelare al meglio gli atleti in gara. Soddisfatto anche uno degli ideatori dell’evento, Don Agostino Frasson, il quale tuttavia non ha risparmiato qualche nota polemica nei confronti di chi ha provato a mettere i bastoni fra le ruote: «Il diavolo ha provato a metterci la coda, in quanto a Como hanno organizzato una granfondo lo stesso giorno, abbiamo tentato una mediazione ma non ci siamo riusciti. Alla fine, in ogni caso, ha prevalso il nostro impegno e soprattutto quello dei ragazzi della Cascina, e questo ci fa veramente onore». Vittorio Mevio la prende con filosofia: “Lo dicono i numeri, Davide ha battuto Golia ancora una volta”.


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// MENTE IN SELLA

BIOFEEDBACK

Un data-base al servizio della prestazione FREQUENZA CARDIACA, RESPIRAZIONE E TENSIONE MUSCOLARE: UNA CONSOLLE TI PERMETTE DI CONTROLLARE I PARAMETRI PSICOFISIOLOGICI DEL TUO CORPO

Nell’articolo di oggi parlerò di “biofeedback”, uno strumento molto utile all’atleta per imparare a riconoscere e controllare alcune delle principali funzioni e modificazioni psicofisiologiche attive nel nostro corpo. Si è sempre pensato infatti che la frequenza cardiaca, la respirazione, la tensione muscolare così come altre funzioni corporee sfuggissero al controllo cosciente e volontario, in quanto regolate in maniera autonoma dal sistema nervoso; in realtà il biofeedback ha dimostrato che è possibile modificare volontariamente questi parametri psicofisiologici. Nello specifico il biofeedback è uno strumento che - attraverso degli elettrodi applicati sulla cute dell’atleta (fronte, braccia, addome..) - è in grado di rilevare come cambia il livello di attivazione psico fisica presente nel corpo del corridore in un preciso momento, ad esempio quando sottoposto a una condizione stressante oppure in stato di rilassamento. Le reazioni dell’organismo, in particolar modo, sono condizionate 74

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dai pensieri, dalle emozioni e dall’interpretazione data dall’atleta agli eventi. Il biofeedback trasforma il segnale muscolare rilevato dai sensori in un segnale acustico o visivo che, proiettato sullo schermo di un computer, consente all’atleta di monitorare in diretta i processi corporei in atto (andamento delle onde cerebrali, ritmo cardiaco, ritmo respiratorio, pressione e tensione…). Una volta rilevato il suo livello di attivazione e di tensione muscolare, ritmo cardiaco e frequenza respiratoria il corridore potrà allenarsi, attraverso le tecniche di mental training apprese in collaborazione dello psicologo dello sport, a modificare i suddetti parametri in modo più funzionale alla prestazione. Ad oggi, infatti, come tutti sappiamo, livelli eccessivi o troppo bassi di attivazione psico-fisica ostacolano la massima espressione della performance compromettendo così i risultati ed il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’atleta. Perché dunque dovrebbe essere utile per un ciclista imparare ad utilizzare uno strumento come

Claudia Maffi

Laureata in Psicologia all’università Cattolica, specializzata in psicologia dello sport presso Psicosport di Milano. Conosciuta nel mondo sportivo come Psicologa dello sport e Mental Training per atleti.


Biofeedback SE ABBINATO ALLE TECNICHE DI RILASSAMENTO, PERMETTE ALL’ATLETA DI IMPARARE IN TEMPI BREVI A RAGGIUNGERE LO STATO DI ATTIVAZIONE OTTIMALE UTILE ALLA PRESTAZIONE COSÌ DA RIPRODURLO POI IN CONTESTO DI GARA

il biofeedback? Semplice! Per imparare più rapidamente a modificare in modo volontario quei parametri fisici che sono condizionati dalla mente e dagli stati emotivi del momento. Una respirazione irregolare e l’eccessiva tensione muscolare che caratterizzano l’ansia pre-gara infatti, se non gestite, possono ostacolare la qualità della prestazione agonistica. Il Biofeedback, se abbinato alle tecniche di rilassamento, per-

mette all’atleta di imparare in tempi brevi a raggiungere lo stato di attivazione ottimale utile alla prestazione così da riprodurlo poi in contesto di gara. Con l’ausilio del biofeedback il ciclista sarà in grado di identificare le condizioni psico-fisiche associate alle sue prestazioni migliori e peggiori, comprendendo in anticipo quando intervenire per modificare questi parametri. Il biofeedback è particolarmente utile

in caso di tensione eccessiva ed ansia pre-gara perchè rende consapevole il corridore delle risposte fisiologiche emesse dal suo corpo nel momento in cui la mente inizia a produrre pensieri negativi. Così come, a volte, l’eccessiva attivazione viene indotta o peggiorata da modelli di respirazione errati che attraverso il biofeedback possono essere riconosciuti e corretti. Il biofeedback, utilizzato ad oggi da diversi psicologi, è uno strumento che rende ancora più evidente lo stretto legame esistente fra corpo e mente, mostrando “in diretta” come gli stati mentali e le emozioni influiscono sui parametri fisici e corporei e di conseguenza sulla prestazione. Una volta imparato a riconoscere le personali sensazioni associate allo stato

di attivazione ottimale e imparato ad applicare le tecniche di mental training per riprodurle in contesto di gara il corridore non avrà più bisogno del biofeedback e avrà sviluppato una maggior consapevolezza nella gestione del suo atteggiamento mentale.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ SCRIVIMI ALL’INDIRIZZO MAIL INFO@CLAUDIAMAFFI.IT E VISITA IL MIO SITO WWW.CLAUDIAMAFFI.IT

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// FASHION ON THE ROAD

UNA LEGENDA CHIAMATA PEUGEOT a cura di Eleonora Pomponi Coletti

Terminiamo il nostro excursus nella storia di alcune delle maglie che hanno fatto la storia del ciclismo parlando di quella indossata dal team Peugeot. Per capire fino in fondo la scelta del Team di far indossare ai suoi corridori una divisa a scacchi, prima di passare all’ultimo design dai tratti in stile decisamente “pop”, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo; ed è nel dualismo tra il bianco e il nero delle caselle della scacchiera che troviamo la risposta. L’uomo infatti, secondo il simbolismo antico, doveva giocare la sua partita giostrandosi tra bianco e nero appunto. Era un modo per simboleggiare la vita. La parola “scacchi” si ispira ad un termine di derivazione persiana - “shah” - che significa “Re”. È dunque assolutamente appropriato che ad indossare, come fosse una seconda pelle, quella divisa così iconica fossero alcuni tra i “Re” più celebri che la storia del mondo a pedali abbia conosciuto. Thomas “Tom” Simpson entra a far parte del Team Peugeot nel 1963, stesso anno in cui fu lanciata la maglia a scacchi che ha visto, proprio in Simpson, uno dei suoi più grandi “indossatori”. Se a qualunque appassionato di ciclismo venisse nominato il team Peugeot, questo sicuramente penserà anche ad un Tom Simpson “a scacchi” intento a squarciare le Alpi.

Dagli scacchi ai cartoon: storia

di una maglia iconica vestita dai più grandi ciclisti di sempre

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Simpson è ricordato per la sua grandezza ma anche per la sua morte avvenuta in circostanze tragiche; considerato una delle prime vittime del “doping”, durante una tappa del Tour de France del 1967, riprese a pedalare dopo aver avuto un malore facendosi trasportare dal grande incitamento da parte dei suoi fans, finendo per avere un arresto cardiaco poco dopo. Un attacco letale che non gli lasciò scampo. L’autopsia rese nota una verità scientifica che fece calare un’ombra su questo grande campione, rivelando che a causarne la morte furono il caldo e la quantità di anfetamine assunte. Simpson però, aveva solo aperto la strada a una lunga scia di futuri corridori che avrebbero indossato la famosa maglia del team francese. Nel 1980 fu la volta dello scozzese Robert Millar; miglior ciclista inglese al Tour de France, venne incoronato “Re degli scalatori” per le sue formidabili imprese. Anche la sua immagine fu scalfita dall’ombra del “doping” nel 1992, quando un livello troppo alto di testosterone nel sangue gli costò tre mesi di squalifica. Quando tornò a correre riprese subito il suo ruolo di leader nelle scalate, ma Millar viene ricordato anche perché nel 2003 decise di sparire definitivamente dalle scene (dopo aver fatto discutere parecchio in passato per alcuni episodi che riguardavano la sua vita privata) per riapparire dopo qualche tempo in un altro luogo del pianeta, dopo aver cambiato sesso e facendosi chiamare Philippa York. Dopo Millar, anche Stephen Roche e Sean Yates entrarono a far parte del team Peugeot, precisamente nel 1981 e nel 1982. Il primo, irlandese tenace e brillante, ricordato soprattutto per quello “smacco” fatto al suo allora capitano

Visentini, durante il Giro d’Italia del 1987, quando si vide portar via la maglia rosa e decise di andare a riprendersela attaccando Visentini. Quest’ultimo, spiazzato da quella mossa inaspettata, provò a reagire, ma mollò presto sia col fisico che con la mente, lasciando trionfare Roche. Il secondo, inglese, celebre corridore tra le fila della Peugeot dove è rimasto per ben 6 stagioni, ed ancor più celebre coach e manager negli anni successivi al suo ritiro dalla carriera professionistica. Anche gli Australiani Phil Anderson e Allan Peiper hanno iniziato la loro carriera professionistica nel team Peugeot. Erano cresciuti nell’Athletic Club de Boulogne-Billancourt, squadra dilettantistica dove la Peugeot era solita “rifornirsi” di nuovi talenti, ed erano conosciuti all’interno della ACBB con il nomignolo “Legione Straniera”. Entrambi passarono al teamPeugeot nel 1980. E sotto quelle insegne corse anche l’intramontabile Eddy Merckx, soprannominato “Il Cannibale” per la sua smisurata aggressività nel vincere lasciando indietro gli avversari.

Considerato uno dei più forti ciclisti di tutti i tempi, ha segnato numerosi record (nel 1974 vinse nella stessa stagione Giro d’Italia, Tour de France e campionato del mondo su strada; solo Stephen Roche riuscì ad eguagliarlo) ed è il miglior sportivo belga di sempre. Parlando di lui, Jacques Goddet, lo storico patron del Tour de France, disse che “se Fausto Coppi è il più grande ciclista di tutti i tempi, Eddy Merckx è il più forte”. Ha indossato la celebre divisa a scacchi per 2 stagioni all’inizio della sua carriera professionistica, nel 1966 e nel 1967, quando Simpson era capitano della squadra e dichiarò più volte di aver imparato moltissimo da lui durante la sua permanenza nel team Peugeot, una cosa su tutte “mi ha insegnato il coraggio”, disse a proposito di Tom Simpson. Nel 1987 Peugeot diviene Vêtements-Z Peugeot; anno in cui la celebre maglia a scacchi fu sostituita e notevolmente rivoluzionata da una maglia con base blu e disegni gialli e rosa. Studiata per promuovere abiti da bambini del marchioVêtements – Z, aveva uno stile divertente, colorato e d’ispirazione decisamente “cartoon”; quello stile cartoon che divenne lo stile di battaglia di un Greg Le Mond e del suo team in uno strepitoso Tour de France 1990, anno in cui Le Mond pose la sua straordinaria terza (ed ultima) indelebile firma sul Tour, portando anche la divisa della Z-Peugeot a segnare la storia. Come alcuni anni prima la divisa in stile Mondrian de La Vie Claire lo aveva visto stella nascente nell’universo a pedali, adesso la maglia in stile “cartoon” della Z-Peugeot lo accompagnava a segnare l’ultimo grande risultato e a porre la terza firma nell’Olimpo dei Campioni che non lo avrebbe mai più dimenticato.

In Apertura: Lo scozzese Robert Millar Dall’alto a sinistra: Tom Simpson e Eddy Merckx In basso a destra: La Vêtements-Z Peugeot capitanata da Greg Le Mond

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// NOVITÀ DAL MERCATO

Selle SMP 2018

Ad ognuno la sua sella

WELL M1 GEL

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Un’immagine non fuorviante, ma indubbiamente la chiave del successo di Selle SMP è - ed è sempre stata - l’aver intuito per primi la necessità di prevenire le varie patologie e problematiche legate ad una postura scorretta in bicicletta. Il canale centrale completamente aperto ha segnato una svolta epocale nel mercato delle selle: nel 2004 il modello PRO, il primo della linea SMP4BIKE Professional, è stata una vera e propria rivoluzione. Il modo di pedalare e l’ergonomia del ciclista è in costante evoluzione e mantenere il focus su questo aspetto permette di creare nuovi modelli sempre più “calzanti” o, meglio ancora, sempre più incentrati sulla filosofia del “Designed on Your Body”.

IN ARRIVO NUOVI MODELLI “PERSONALIZZATI” MESSI A PUNTO IN BASE ALLE SPECIFICHE ESIGENZE DEI CICLISTI


VULKOR

NYMBER

La chiave del successo di Selle SMP è - ed è sempre stata l’aver intuito per primi la necessità di prevenire le varie patologie e problematiche legate ad una postura scorretta in bicicletta.

Un esempio su tutti è la nuova tendenza della MTB elettriche, che richiede una sella confortevole ma sportiva al tempo stesso, come la nuova WELL M1 GEL con inserti in Gel automodellante per conformarsi alla specifica anatomia dell’utilizzatore. Le altre nuove proposte 2018 di Selle SMP, sempre della stessa linea SMP4BIKE Tourism, sono la WELL GEL per il ciclista evoluto che pratica un’attività intensa e la WELL M1, straordinariamente ergonomica, imbottita e più ampia nella seduta: dopo ore di uscita, soprattutto su terreni sconnessi, ci si dimentica di essere sopra ad una bici... Anche la linea SMP4BIKE Professional presenta tre nuovi prodotti molto performanti come la VULKOR, creata sullo scafo che deriva dal modello COMPOSIT ma che, rispetto a quest’ultima, presenta una maggiore base di appoggio e

KRYT 3

amplia la possibilità di scelta per chi preferisce una seduta rigida. A seguire la versione leggermente imbottita, la NYMBER, con lo stesso scafo della VULKOR, ma più versatile nell’utilizzo, proprio grazie ad una seduta leggermente più morbida. Chiude il trittico la KRYT3 dal profilo e geometria studiati per assecondare i movimenti rapidi del ciclista, soprattutto nei momenti di massima esplosione di potenza.

QUESTI NUOVI PRODOTTI SARANNO DISPONIBILI NEI PUNTI VENDITA SELLE SMP DA GENNAIO 2018.

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// LAIGUEGLIA IN ROSA

SOLO PER DONNE a cura della redazione

L’organizzatore Vittorio Mevio insieme alle donne “rosa” Photo: Newspower.it

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Grande successo in provincia di Savona per la corsa femminile organizzata lo scorso 15 ottobre dal Gs Alpi sotto l’egida dell’Acsi. E per una volta i maschietti pedalano nelle retrovie…

Laigueglia è stata conquistata ed ora è… rosa!

Un mare di sport, sole e ciclismo ha caratterizzato la provincia savonese nell’evento del GS Alpi dedicato alle sole donne: la “Laigueglia in Rosa” andata in scena lo scorso 15 ottobre. Una seconda scoppiettante edizione posta sotto l’egida ACSI ed una palpitante “scorrazzata”, prima sul lungomare e poi nell’entroterra ligure, formula che è piaciuta molto al parterre femminile. Lo hanno confermato le cicliste arrivate da tutt’Italia e anche dall’estero. I maschietti, per una volta relegati in fondo al gruppo e fuori dalle classifiche, si sono divertiti, qualcuno scherzosamente travestito da donna per scalare le gerarchie è stato subito rispedito nelle retrovie, tutti comunque premiati oltremodo dal “panorama” che si sono trovati davanti. Tre poderose cronoscalate a fare la graduatoria per somma di tempi: Ligo, Paravenna e Colla Micheri, già arcinote ai ciclisti della Granfondo Laigueglia tradizionale che – come storia impone - tornerà sulle strade savonesi al termine dell’inverno. Amiche ma non troppo e, quando si è trattato di spingere, le gerarchie si sono delineate e a farla da padrona è stata la favorita della vigilia, Olga Cappiello del Team De Rosa Santini, non più una ragazzina ma, come spesso

le accade, capace di regolare le avversarie con grande determinazione, anche quando l’intento non è del tutto competitivo. Nella prima erta, la torinese originaria di Melfi ha preso il passo giusto mettendosi dietro la compagna di team Sabrina De Marchi, che ha staccato lo stesso tempo di Eleonora Calvi di Coenzo del Rodman Azimut Team. La Cappiello ha impiegato 12’3”, le altre due alla sue spalle 5” e 12” in più. A metà della salita di Paravenna, invece, Cappiello, De Marchi e Calvi di Coenzo hanno allungato sulle avversarie. La Cappiello ha chiuso sul traguardo “Deporvillage” in 19’53” infliggendo ben 10” alla De Marchi e 31” alla Calvi. I giochi potevano essere fatti, ma la salita di Colla Micheri era sì breve ma molto intensa in quanto a rampe. Dopo lo start sono scappate via in cinque, Cappiello, De Marchi e Calvi, ovviamente,e stavolta insieme a Porru e Saccu, con Roberta Bussone staccata di un non nulla. Sulla dirittura d’arrivo, in vista dell’arco GS Alpi, spuntavano in due. Era un testa a testa tra Cappiello ed Eleonora Calvi di Coenzo. La reggiana però con un guizzo felino tagliava per prima la riga d’arrivo (7’47”) con la Cappiello già appagata dal successo generale. Tre secondi più tardi Sabrina De Marchi confermava il podio, con la Porru quarta di crono e di gara. Al termine della contesa atlete nuovamente baciate dal sole con pasta party vista mare, e qualche bella nuotata a suggellare un evento destinato a far parlare di sé.


Sicurezza in primo piano

DA RAVENNA SEGNALI IMPORTANTI a cura di di Silvano Antonelli

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Il Convegno “Istituzioni e Ciclismo”, svoltosi lo scorso 13 ottobre in Prefettura a Ravenna, ha rappresentato un modo “alto” di celebrare la collaborazione tra Polizia Stradale e Federazione Ciclistica Italiana, in particolare quella degli ultimi 20 anni, segnata da una comune ricerca per la sicurezza delle gare ciclistiche. Ricorrenza segnata dalla famosa circolare ministeriale del 13 ottobre 1997 con l’entrata in vigore della sospensione del traffico al passaggio dei corridori, il successivo inserimento (2002) nel Codice della Strada delle scorte tecniche, fino alla più recente figura degli “addetti alle segnalazioni aggiuntive” ed il consolidamento di percorsi formativi affidati unicamente alla FCI d’intesa con il Coni ed il Ministero dell’Interno. Un appuntamento proposto dal G.S. Progetti Scorta ed organizzato dal Comitato Emiliano-

Dal Convegno “Istituzioni e Ciclismo” nuove linee condivise ed un rilancio sul tema della sicurezza nelle gare ciclistiche. Dalle promesse di Di Rocco alle indicazioni del Prefetto Sgalla, ecco perché qualcosa comincia a muoversi. Nella direzione giusta


Romagnolo della FCI in collaborazione con la Prefettura. Quattro le relazioni introduttive, svolte rispettivamente da Silvano Antonelli, nel 1997 responsabile del gruppo di lavoro della FCI che aprì il confronto con i vertici della Polizia Stradale, Giandomenico Protospataro, il “teorico” del Codice della Strada, quello che ha scritto tutte le circolari relative alla sicurezza delle gare ciclistiche, il Presidente Federale Renato Di Rocco che, su questa collaborazione, si è ulteriormente speso, aggiungendo miglioramenti, in particolare sul fronte della selezione e della formazione dei vari addetti, il Prefetto Roberto Sgalla, la “spalla forte” di questa materia che - nella duplice veste di Direttore delle specialità della Polizia di Stato e Presidente della Commissione Nazionale dei direttori di corsa e sicurezza della FCI - è certamente la figura più accreditata e competente per coniugare le esigenze di chi organizza le gare ciclistiche con le filosofie del Ministero dell’Interno. Una possibilità concreta per inserire nel prossimo Codice della Strada, attualmente in discussione alle Camere, novità ulteriori per la sicurezza dei ciclisti in gara e

probabilmente anche in allenamento. Se da un lato Silvano Antonelli ha posto l’esigenza di semplificare e razionalizzare gran parte delle procedure in fatto di autorizzazioni ed ordinanze relative alle gare ciclistiche, Renato Di Rocco si è spinto, su questi temi, a proporre l’apertura di una tavolo di confronto con il Ministero dell’Interno, ma è soprattutto dalle parole del Prefetto Roberto Sgalla che sono venuti i segnali più tangibili ed incoraggianti di quello che il Ministero e la Polizia Stradale propongono e sono disponibili a sostenere, a partire dal confronto con chi decide le leggi in Parlamento. Queste proposte, che meritano tutto il sostegno possibile da parte degli organizzatori delle gare ciclistiche, suggeriscono: 1) il ritorno alle Prefetture del rilascio delle autorizzazioni per recuperare la disomogeneità di comportamenti e procedure praticata dal 2002 ad oggi, da parte delle Regioni e delle Province; 2) semplificazione degli atti amministrativi e delle relative prescrizioni, affidando alla professionalità degli organizzatori, la scelta delle misure pratiche per la sicurezza delle proprie manifestazioni;

3) la possibilità che ogni gara sia realizzata sulla base di una unica autorizzazione ed ordinanza di sospensione temporanea del traffico, rilasciata dalla Prefettura di partenza e valida per tutto il territorio nazionale, fatti salvi i nulla-osta dei vari Enti interessati; 4) dare alle scorte tecniche poteri di Polizia Stradale, allargando il loro intervento alla protezione degli allenamenti organizzati dalle società ciclistiche, unitamente alla revisione dei processi selettivi e formativi di questo personale, che dovrà conseguentemente offrire ulteriori garanzie di qualità e competenza; 5) favorire il volontariato delle scorte tecniche prevedendo che questa abilitazione possa essere data, per titoli, agli ex appartenenti o appartenenti alle Forze di Polizia. Misure che, in parte, possono essere realizzate all’interno dell’attuale quadro giuridico ed altre, ovviamente, solo attraverso la riforma del Codice della Strada. Proposte che hanno dato al Convegno di Ravenna un segnale forte di una Federazione Ciclistica e di una Polizia Stradale determinate nel dare al ciclismo tutto il futuro possibile in ordine alla sua sicurezza, consentendo al Presidente della FCI Renato di Rocco di poter affermare che, se nel 1997, questa collaborazione fu una “intuizione geniale”, oggi “rappresentare un modello che molti c’invidiano, anche all’estero”.

Da Ravenna quindi buoni segnali, grazie ad Antonelli che ha avuto l’idea di suggerire il Convegno, a Giorgio Dattaro che l’ha indetto come Comitato regionale ed al Prefetto di Ravenna Francesco Russo, persona sensibile, concreta e tanto ospitale da lasciare che per un giorno la Prefettura fosse invasa dalla bici, nel senso progettuale del termine.

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// DOSSIER SPORT E MEDICINA

LE ONDE D’URTO Cosa sono, a cosa servono, quando usarle. Tutto quello che dovete sapere sulla più innovativa terapia ortopedica

Le onde d’urto sono, in molti casi, una valida opzione terapeutica per la cura di molte patologie, anche in fase acuta, grazie alle sue proprietà benefiche di tipo antinfiammatorio, antidolorifico ed “anti-edema” (cioè per contrastare il “gonfiore”), nonché per stimolare la riparazione tissutale. a cura del Dott. Maurizio Radi Le onde d’urto sono, in molti casi, una valida opzione terapeutica per la cura di molte patologie, anche in fase acuta, grazie alle sue proprietà benefiche di tipo antinfiammatorio, antidolorifico ed “anti-edema” (cioè per contrastare il “gonfiore”), nonché per stimolare la riparazione tissutale. In tempi più recenti, infatti, si sono mostrate efficaci anche nell’ambito della rigenerazione cutanea, accelerando 86

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il processo di guarigione di piaghe, ulcere e ferite “difficili” di varia origine, anche post-traumatica. Negli ultimi anni questa terapia è stata applicata con successo nell’ambito della medicina dello sport e dell’ortopedia. In questi campi le patologie trattate sono quelle a carico dell’apparato muscolo scheletrico: strutture osteo-tendinee, a livello delle calcificazioni intramuscolari ed a livello delle discontinuità ossee, nelle fratture con mancata saldatura dei monconi ossei.

LE ONDE D’URTO SONO TUTTE UGUALI?

Assolutamente no, abbiamo due tipi di onde d’urto: L’onda d’urto focalizzata, quando dispositivo genera un impulso che ha la forza di penetrare i tessuti fino ad elevate profondità (55 – 60 mm) ed arriva con tutta la sua energia alla sede di lesione con precisione ottimale soprattutto se guidata dall’ecografia; nel secondo caso (onda d’urto radiale) l’impulso si disperde radialmente attraverso la cute, si arresta in superficie


(20 – 22 mm) e pertanto l’energia non può essere concentrata alla sede di lesione e diviene praticamente inutile se la stessa è profonda. Molte strutture non sono in possesso dell’attrezzatura che eroga onde d’urto focali in quanto sicuramente più costosa e più complessa ed utilizzano indifferentemente onde d’urto radiali anche per patologie non appropriate. Questa è la semplice spiegazione per cui molti pazienti restano delusi dopo il trattamento: non sono rispettate le indicazioni terapeutiche. Con le onde d’urto focalizzate è possibile quindi regolare esattamente la profondità di penetrazione e focalizzare l’energia direttamente sull’area patologica da trattare.

ideostampa.com

Questo è impossibile con le onde d’urto radiali che vengono utilizzate in genere per patologie molto superficiali. Le apparecchiature radiali richiedono inoltre un numero maggiore di onde d’urto e di ritrattamenti per la risoluzione di una patologia. Un altro effetto importante delle onde d’urto è quello di provocare la scomparsa delle calcificazioni muscolari prodotte da traumi muscolari. Il meccanismo d’azione è legato alla frammentazione ed alla cavitazione all’interno della calcificazione stessa che porta alla sua disorganizzazione e frammentazione. In seguito la scomparsa dei detriti è legata al passaggio nei vasi neoformati.

QUALI SONO LE PRINCIPALI PATOLOGIE SU CUI SONO APPLICATE LE ONDE D’URTO?

- Tendinopatia o borsite calcifica di spalla - Psudoartrosi/mancato consolidamento delle fratture - Fratture da stress - Tendinopatie inserzionali croniche - Fascite plantare - Sperone calcaneare - Osteonecrosi in stadi precoci - Osteocrondite dissecante in stadi precoce - Sindrome miofasciale Pur non essendo una miracolosa panacea adatta a chiunque e applicabile in qualsiasi patologia, possono veramente rappresentare una valida soluzione per molte condizioni patologiche ortopediche, acute e croniche. In mani esperte ed in presenza di una corretta indicazione terapeutica, le onde d’urto possono rappresentare una valida alternativa all’intervento chirurgico.

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// 2 X BENE

IN COPPIA È MEGLIO a cura della redazione

A Longiano si è rinnovato il tradizionale appuntamento con la manifestazione benefica ideata dall’avvocato Roberto Landi. Riflettori su

Paolo Bettini, ma tra campioni e folklore, sul traguardo vince sempre la solidarietà

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Il ciclista Franco Pellizzotti alla partenza con la figlia

È ormai diventato - sportivamente parlando un vero e proprio “anniversario della solidarietà”, l’esempio più bello di come - mettendo in rete risorse e valori - anche il ciclismo ed i suoi campioni possano diventare un formidabile espediente per fare del bene. Siamo a Longiano, un piccolo borgo medioevale abbarbicato alle falde degli appennini cesenati. In questo lembo di Romagna è nata, con il suo profluvio di buoni sentimenti, la “2xBene”, un evento che si svolge ogni mese di settembre sotto l’egida dell’Acsi. Alla consolle della manifestazione benefica, per il 17° anno di fila, l’avvocato Roberto Landi, fondatore e ideatore della “2xBene” che, assieme alla moglie Laura, ha creato dal nulla un evento che, anno dopo anno, si è consolidato diventando una vera cometa nel cielo della solidarietà: “L’idea di organizzare questa manifestazione


Gli organizzatori della 2xBene con il campione Gianni Motta, Barbara Lancioni e il responsabile nazionale Acsi ciclismo Emiliano Borgna

- spiega Landi - mi balenò all’inizio del millennio quando mi accorsi che una gara ciclistica riservata alle sole coppie ancora non esisteva. Decisi allora, con qualche amico e un paio di testimonial d’eccezione (Francesco Moser e Maria Canins, ndr), di colmare questa lacuna, organizzando nella mia Longiano una rassegna ciclistica che avesse una finalità benefica. In quegli anni, infatti, frequentavo assiduamente l’amico don Oreste Benzi e dunque mi venne assolutamente naturale legare all’evento una mission solidale”. Dall’idea al progetto, fino a quella prima edizione (“venuta un po’ così”) che diede il “la” allo sviluppo dell’evento: “Da quel giorno - ricorda Landi - la manifestazione è cresciuta nei numeri e nella logistica ed oggi possiamo dire, senza peccare di autoreferenzialità, che la ‘2xBenè è ormai diventata un evento di riferimento nel panorama degli eventi sportivi legati alla solidarietà”. Se ne è accorta anche la ASD Fausto Coppi di Cesenatico che, per volontà del presidente Alessandro Spada e di Mirco Lasagni, ha deciso di collaborare all’evento. Una partnership di prestigio, visto che lo staff è lo stesso che organizza, da sempre, la Nove Colli, la “regina” indiscussa delle granfondo italiane: “La partnership con la Fausto Coppi - spiega Landi - mi ha consentito di liberarmi da tutte quelle mansioni giudirico-amministrative che, obiettivamente, vista la crescita esponenziale dell’evento, non riuscivo più a seguire. Anche grazie alla loro preziosa esperienza, la ‘2xBenè è ormai un esempio di efficienza e di trasparenza”. Al successo della manifestazione, oggi come ieri, hanno contribuito anche il sindaco e l’amministrazione comunale di Longiano (“sempre disponibilissima con noi”), il Panathlon Club

di Cesena, Pino Buda (patron Sidermec) ma soprattutto ai 150 volontari “gente di vero cuore - precisa l’avvocato Landi - che presta la propria opera animata solo dal desiderio di aiutare il prossimo. Al di là dei grandi nomi che, in questi anni, ci hanno onorato della loro presenza, sono soprattutto loro la vera risorsa della 2xBene”. L’evento 2018 si è aperto con il premio alla carriera al “grillo” Paolo Bettini, campione olimpico su strada ai Giochi di Atene 2004 e campione del mondo di specialità nel 2006 e nel 2007, celebrato da un pubblico festante al Teatro Petrella con il “Premio alla Carriera Città di Longiano”, dedicato annualmente a un personaggio capace di scrivere la storia delle due ruote. La serata è stata presentata da Gianluca Giardini, giornalista sky, con Gianfranco Josti, una delle penne più autorevoli e longeve del mondo a due ruote. Sono intervenuti sul palco anche Gianni Motta, vincitore di un Giro d’Italia, un Giro di

Lombardia e tre Giri dell’Emilia, il “Delfino di Bibione” Franco Pellizzotti, e ancora Roberto Conti (uno che ha lasciato la sua firma anche al Tour), Andrea Noé, Manuel Senni, Francesco Cavazzi ed il colombiano Egan Arley Bernal Gómez, uno degli scalatori più promettenti del Pro Tour. Dalle celebrazioni al “grillo” alla successiva giornata di gare, con la “TuttixBene” della mattinata, la cicloturistica in favore delle Onlus, a chiamare a raccolta ben 750 partecipanti, ed altri 130 circa alla crono a coppie del pomeriggio. Manuel Senni si è presentato al via con Mariangela Patrignani, Stefano Landi in compagnia di Agata, Franco Pellizzotti con Giovanna Michieletto, Osvaldo Fernandez con la fuoriclasse Barbara Lancioni, che per l’occasione ha dovuto “farsi in tre” partendo in coppia anche con Christian Barchi e col responsabile nazionale di ACSI Ciclismo Emiliano Borgna. Poco male, Barbara è una delle atlete più preparate e veloci del circuito, dunque non dov’essere stato un grande sforzo per lei affrontare per ben tre volte la gara. Egan Arley Bernal Gómez ha invece chiuso nelle retrovie, per una volta “rallentato” dalla propria compagna di squadra, ma la “2xBene” è anche questo, una manifestazione benefica senza fini di classifica, che punta ad aiutare il prossimo schierando al via super-campioni che pedalano in tandem con atleti diversamente abili.

Lo spirito sportivo Lo spirito sportivo della 2xBene della 2xBene

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// IL COACH

SI FA PRESTO A DIRE PASTA DAI CARBOIDRATI ALL’INDICE GLICEMICO, ECCO VANTAGGI E CONTROINDICAZIONI DELLA PIETANZA PIÙ CONSUMATA NELLA “DIETA MEDITERRANEA”

Parlando di regimi alimentari, diete e stili di vita, la cosiddetta “dieta mediterranea” - e cioè l’insieme delle abitudini alimentari dei popoli che vivono nel bacino del Mediterraneo - è un concetto che richiama subito alla mente il consumo di cereali e, in modo particolare, della pasta. Alla base del concetto di questo stile di alimentazione, infatti, oltre alla quantità di calorie, troviamo che la provenienza di tali calorie dovrebbe derivare per circa il 60% dai cereali, oltre che da verdure, legumi, frutta, pesce e carne bianca. In realtà, già da molti anni siamo a conoscenza dell’indice glicemico inventato da Jenkins nel 1982 che ci aiuta a distinguere l’impatto che un alimento ha sul nostro organismo: l’indice glicemico misura la capacità di un determinato alimento di alzare la glicemia dopo il pasto, rispetto a uno standard di riferimento che è il glucosio puro. Questo indice sta lentamente soppiantando il concetto di caloria, ma purtroppo è ancora troppo poco utilizzato, soprattutto in ambito sportivo,

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dove invece dimostra di avere un’utilità fondamentale. Per uno sportivo è determinante trovare il giusto equilibrio tra macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi), in particolar modo rispetto alla disciplina sportiva praticata e rispetto al momento in cui tali macronutrienti vengono assunti, se prima, durante o dopo l’attività fisica. La massima performance non può prescindere dal giusto rapporto di tali elementi e dalla qualità degli stessi e anche la fase dopo lo sport, cioè quella deputata al recupero, necessita di un’attenzione fondamentale: in altre parole, ogni sportivo e atleta deve scegliere accuratamente la qualità dei macronutrienti che mette nel piatto, perché la performance ne uscirà migliorata o compromessa anche in base a questa scelta.

QUALE PASTA CONSUMARE? I carboidrati come frutta e verdura, con un basso indice glicemico, quindi sono sicuramente indispensabili, perché gli sbalzi glicemici durante l’attività sportiva possono indebolire la performance, ma altrettanto importanti diventano i carboidrati ad alta

Iader Fabbri

è consulente nutrizionale di tutte le Nazionali italiane di ciclismo e commentatore tecnico, in ambito nutrizionale, per la testata giornalistica Rai Sport. Iader Fabbri Consulente nutrizionale di tutte le Nazionali italiane di ciclismo e commentatore tecnico, in ambito nutrizionale, per la testata giornalistica Rai Sport, per la quale – nell’ultimo Giro d’Italia – ha curato e condotto una striscia quotidiana. È relatore in convegni e seminari su sport e alimentazione e collabora, nel settore ricerca, con le Università di Firenze e Pavia. Coach di diversi atleti professionisti di livello mondiale, collabora con diverse riviste giornalistiche nazionali, per le quali cura personalmente rubriche dedicate allo sport, alla nutrizione e al benessere.


densità nella fase di supporto e di recupero del dispendio energetico avuto durante l’attività fisica. La pasta in particolare è molto consumata da tutti gli sportivi, in particolare dagli sportivi di endurance che, seguendo una pratica consolidata nel tempo nella fase pre gara, rischiano spesso di eccedere con comportamenti dettati dalla moda, come la pasta con la marmellata, solo perché qualche campione del passato la consumava.

Detto questo, la pasta può comunque rappresentare un’ottima scelta di carboidrato ad alta intensità sia prima che dopo la performance, seguendo comunque un corretto timing di assunzione. Di paste in commercio ne esistono di moltissime varietà: dalle più comuni di grano duro, al kamut, al riso, all’avena, alla soia, al farro, proteiche e senza glutine. Oggigiorno la scelta è molto vasta, ma la cosa prima di tutto da chiarire è che qualsiasi sia l’origine della pasta che andremo a consumare, la prima scelta

QUALE TIPO DI PASTA CONSUMARE A TAVOLA?

I carboidrati come frutta e verdura, con un basso indice glicemico, sono sicuramente indispensabili per la dieta dello sportivo, perché gli sbalzi glicemici durante l’attività aerobica possono indebolire la performance.

da compiere è sulla lavorazione a cui è stata sottoposta prima della vendita: essa può principalmente essere integrale oppure raffinata. La raffinazione è un processo che comprende una serie di trasformazioni alimentari capaci di eliminare determinate sostanze o parti di alimento, per concentrare sempre più le proprietà di interesse. Durante la raffinazione della farina, si asportano il germe e la parte esterna del chicco. Purtroppo, però, allo stesso tempo si eliminano anche alcuni nutrienti importanti per l’organismo. Dal punto di vista nutrizionale, la pasta integrale è molto simile a quella “di semola” o “di semolato” bianca; vanta però un maggior contenuto in fibre, un apporto lipidico e proteico leggermente superiori e una minor concentrazione di carboidrati (anch’essa poco significativa). Si evidenziano anche quantità più importanti di vitamine (soprattutto del gruppo B, in particolare la Niacina, ma anche della E) e di sali minerali (prevalentemente magnesio, ferro e potassio). Gli unici svantaggi della pasta inte-

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L’indice glicemico sta lentamente soppiantando il concetto di caloria, ma purtroppo è ancora troppo poco utilizzato, soprattutto in ambito sportivo, dove invece dimostra di avere un’utilità fondamentale.

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ADDIO CALORIE MEGLIO L’INDICE GLICEMICO

OCCHIO AI PROCESSI DI RAFFINAZIONE

La raffinazione è un processo che comprende una serie di trasformazioni alimentari capaci di eliminare determinate sostanze o parti di alimento, per concentrare sempre più le proprietà di interesse nutrizionale.

grale sono che è meno conservabile ed in generale risulta meno appetibile di quella raffinata. La pasta integrale ha “più o meno” le stesse calorie della pasta bianca, ma presenta un Indice Glicemico decisamente più contenuto (con variazioni legate alla forma del trafilato), mentre l’indice di sazietà è leggermente superiore. Attenzione ai falsi integrali. È necessario fare attenzione ai casi di “falsi” prodotti integrali: la maggior parte di essi è prodotta con farina raffinata industrialmente (la cosiddetta 00) a cui viene aggiunta una crusca devitalizzata e finemente rimacinata,

ossia un residuo della lavorazione di raffinazione. I benefici dell’alimento integrale in questo caso non esistono più, mentre il prezzo è notevolmente superiore alla pasta raffinata.

Oggi esistono anche moltissimi tipi di pasta che danno ottimi apporti proteici, adatti sia agli sportivi per supportare la crescita o il mantenimento muscolare, sia adatti per chi segue regimi dietetici per il dimagrimento.

Attenzione ai falsi integrali

È NECESSARIO FARE ATTENZIONE AI CASI DI “FALSI” PRODOTTI INTEGRALI: LA MAGGIOR PARTE DI ESSI È PRODOTTA CON FARINA RAFFINATA INDUSTRIALMENTE (LA COSIDDETTA 00) A CUI VIENE AGGIUNTA UNA CRUSCA DEVITALIZZATA E FINEMENTE RIMACINATA, OSSIA UN RESIDUO DELLA LAVORAZIONE DI RAFFINAZIONE.

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Io c’ero

VI RACCONTO LA MIA “EROICA” a cura di Maurizio Coccia

L’Eroica non è una gara come tante, ma una sfida con se stessi, un viaggio quasi mistico per riscoprire “la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa”. Parola di chi l’ha corsa per davvero 92

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E con questa fanno sette. Quella del 2017 è stata per me la settima “L’Eroica” consecutiva. Già, alla fine ci sono cascato: io, che fino a qualche anno fa le vecchie bici neanche le guardavo, io che “l’acciaio neanche a pensarci”, io “che la vera bici è in carbonio, quella performante, che pesa sei chili e che ha i cavi integrati”. E invece anche io, per “colpa” di un mercatino dove otto anni fa acquistai per pochi euro una vecchia Legnano piena di polvere e ruggine, alla fine - dicevo - anche io sono stato contagiato in pieno dalla “febbre” del vintage e del collezionismo di biciclette. Una collezione, sì, ma collezionare vecchie biciclette non è come andare a recuperare francobolli, monete oppure figurine.

Duecentonove chilometri in sella ad una bici anni ‘70 su e giù per il Chianti, la Val d’Arbia e le Crete senesi.


Il bello delle vecchie bici è che quelle bici le usi per davvero, le fai rivivere sul serio, le rianimi dopo chissà quanti anni di buio e di oblìo in vecchie cantine. Soprattutto, quando guidi su strada quei colorati pezzi di ferro, riassapori sensazioni che mai e poi mai saprà darti un’asettica, fredda e inanimata bici full carbon con ruote ad alto profilo, proprio quella che magari rispetto alla bici “Eroica” costa anche cento volte di più…

Che bici ho usato? Una Branca di metà anni Settanta: l’ho usata a lungo prima di pedalarci a Gaiole, l’ho usata per abituarmi alla posizione e, soprattutto, per verificare che tutto funzionasse bene.

Così, da ciclista praticante e da appassionato di vintage quale sono, non potevo certo farmi mancare L’Eroica anche quest’anno. Quella dello scorso 1 ottobre è stata per me la seconda volta sul percorso lungo, quello che eroico lo è davvero con i suoi 209 kilometri sulla carta, ma che in realtà sono 215 per la precisione…

Prima di tutto, memore di esperienze negative negli anni scorsi, ho sostituito le delicate ruote per tubolare con più affidabili e robuste ruote a copertoncino, mettendo poi nella borsetta sottosella ben tre camere d’aria di scorta (che per fortuna non sono servite), un accessorio multiattrezzi di emergenza e in tasca un giubbino antipioggia di quelli moderni.

Il campione Felice Gimondi saluta l’amico Giancarlo Brocci

Sì, perché va bene essere “eroici”, ma a rimetterci la salute in caso di pioggia non mi andava proprio, se non altro perché sapevo che ad aspettarmi c’era una giornata intera da passare in sella.

6:50, si parte

La maggior parte dei coraggiosi che affrontano il percorso lungo partono di notte, con le luci montate sulla bici. Da parte mia, confidando in un buon livello di allenamento, ho preferito muovermi dalla partenza di Gaiole in Chianti alla prima luce del mattino. Sono le 6:50, non fa affatto freddo e quel poco che si vede dal cielo è una giornata che pare promettere sole. Non sarà esattamente così. La prima salita è quella suggestiva e magica che, attraverso le fiaccole, conduce in mezzo a un bosco verso il Castello di Brolio. Poi discesa, quella sterrata, pericolosa e ripida verso Pianella, una discesa quest’anno da prendere con ancor più cautela, perché la siccità severa di questa stagione ha reso le strade bianche ancor più scivolose e infide rispetto al solito. Il primo ristoro è presso Radi. Io ci arrivo alle otto e quaranta, che ho percorso 50 chilometri e che il cielo si va un po’ scurendo senza promettere nulla di buono. Quella di Radi sarà per me la prima lauta colazione di giornata: crostata, uva e pane dei santi, il dolce ghiottosissimo pieno di uva sultanina, un toccasana per chi va in bicicletta. C’è anche il vino, ma è ancora presto... LIFESTYLE INBICI

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Moltipliche da brividi Qualche chilometro dopo, al Castello di Murlo, c’è il primo controllo; prima di arrivarci tocca fare una salita ripidissima di circa 200 metri su strada sterrata; la maggior parte dei ciclisti mette il piede a terra, io mi salvo non tanto per l’allenamento che ho, ma per l’ingranaggio da 26 denti che ho montato, che ammorbidisce un po’ il rapporto minimo da 42 denti che mi trovo sulla guarnitura. “42x26”, roba da brividi rispetto alle moltipliche corte e agili che usano gli scalatori oggi… Qualche chilometro dopo arrivo al bivio tra il percorso dei 135 e quello dei 209 chilometri: di lì’ in poi ci sarà meno “traffico” di ciclisti soprattutto per chi, come me, sceglie la distanza lunga. Tutto questo rende ancor più l’atmosfera affascinante e unica. Si sale a Montalcino, salita dura e salita vera, qui dove nel 2010 passò il Giro d’Italia che pioveva di brutto e che i corridori erano diventate maschere di fango.

A proposito di fango, purtroppo dopo Montalcino inizia a piovere, ma in modo leggero, ma il cielo nero all’orizzonte non promette nulla di buono. Per me è un pensiero in 94

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più oltre a quello delle gambe che cominciano a sentire la fatica. Ma altrimenti che Eroica sarebbe? Ad Asciano, dove c’è un altro ristoro, la pioggia inizia a cadere sul serio, nulla di meno augurabile se penso che fra poco mi aspetta il tratto di Sante Marie: Sante Marie non è la salita più lunga de L’Eroica, ma è di certo la più dura, con una serie di strappi che arrivano in ripetizione e che raggiungono pendenze del venti per cento. Non a caso il tratto di Sante Marie è famoso tra gli Eroici perché è qui che i ciclisti “vedono le madonne”. Io ci arrivo che sono le due del pomeriggio e che è già da un pezzo che continuo a tirare sospiri di sollievo, perché ancora non ho mai forato e, soprattutto, non mi si è rotto nulla sulla robusta e valida Branca. Ma no, non lo devo pensare troppo intensamente. Stringo i denti per continuare a pedalare e incrocio le dita per scaramanzia. Sulle salite ripide come è questa di Sante Marie serve portare il peso del corpo all’indietro e avere una pedalata il più rotonda possibile; così rimango in sella. Alé, anche questa è andata. Avanti! Da quel momento in poi, ogni chilometro percorso in più diventa una carica per un arrivo che sento sempre più vicino.

I chilometri più belli Passo da Castelnuovo Berardenga, dove di nuovo c’è un ristoro pieno di ogni ben di dio, compresa la ribollita, la zuppa e il salame toscano. Io preferisco gli zuccheri semplici, faccio il mio ulteriore carico di crostatine e pan dei santi e trovo accanto a me un sacco di gente; sì, perché già da un pezzo i due percorsi del 135 e del 209 chilometri sono tornati ad unirsi su una strada comune e questo è l’orario di maggiore afflusso; è incredibile quanta gente ci sia e quanto sia appagata felice e sorridente nonostante le fatiche. Sulle strade de L’Eroica, poi, ora non piove più ed è un conforto per tutti; ma non è ancora finita, mi manca la lunga ma dolce salita per Vagliagli, lì dove c’è un controllo a sorpresa, cioè quello non previsto dal foglio di viaggio, esattamente come succedeva nelle corse di un secolo fa, che gli ispettori sul percorso potevano spuntare all’improvviso e quando meno te lo aspettavi. Ultimo timbro e si riparte, facendo prima una ripida discesa e poi l’ultima salita verso Radda in Chianti, dove le gambe mi mollano, la luce letteralmente “mi si spegne” e mi obbliga a fare gli ultimi tre chilometri di ascesa letteralmente a passo d’uomo. Ma è finita, l’ultimo gpm


è posto a Vertine, che separa Gaiole con cinque chilometri tutti in discesa, i chilometri più belli, perché già pregusto l’arrivo. Arrivo nella piazza di Gaiole alle quattro e cinquanta del pomeriggio, esattamente dieci ore dopo il via. Finita anche quest’anno ed è la seconda volta sul percorso lungo!

Di gare in bicicletta ne ho fatte tante ed alcune le ho anche vinte, ma la soddisfazione e l’emozione che provi a tagliare il traguardo di un evento non agonistico come è questo è tutta un’altra cosa. È una sensazione intensa, forte, bella. Appunto, “La bellezza della fatica e il gusto dell’impresa”: parole sacrosante quelle di Giancarlo Brocci.

Giancarlo Brocci

“L’Eroica è figlia delle mie passioni di ragazzo”

L

’idea de L’Eroica è figlia delle mie passioni di ragazzo, dei riverberi ancora molto forti attorno al duello sportivo del secolo fra Coppi e Bartali. Tutta la generazione di mio padre ne era stata coinvolta, quei due campioni avevano riscattato l’immagine dell’Italia nel mondo dopo una guerra disastrosa. Il ciclismo era lo sport popolare per eccellenza, il più seguito nel mio bar di bambino. Poi, agli inizi degli anni ‘90, scrissi un progetto giornalistico che lanciava l’idea

del Parco Ciclistico del Chianti, ovvero la mia zona come ideale di per sé per andarci in bici. Era un modo di pensare ad uno sviluppo eco-sostenibile di questi spettacolari territori senza doverne cambiare i connotati, senza svenderli. Nel ’95 organizzai la prima Granfondo, dedicata al grande campione toscano Gino Bartali e, dal ’97, nacque L’Eroica come gadget per chi partecipava, appunto, alla “Bartali”: due settimane dopo, senza pagare di nuovo, chi aveva corso la Granfondo si poteva reiscrivere a questa cicloturistica d’epoca. Appuntamento non competitivo, si legava all’idea della preservazione delle ultime strade bianche ed alla riscoperta delle antiche radici del ciclismo; si poteva fare anche con bici normali ma

noi avremmo premiato solo chi veniva su bici vecchie, riproponendo l’immagine vintage di un ciclismo che aveva fatto innamorare tanta gente. Per anni è stata gestita da un gruppo di amici per pura passione, in modo volontario, ciò che fondamentalmente resta ancora oggi il suo connotato saliente, ed il suo successo deriva proprio dalla condivisione di sentimenti che la gente de L’Eroica è stata in grado di trasmettere, anno dopo anno, ad ognuno dei suoi sempre più numerosi partecipanti. Il primo segreto del suo successo, tuttora, è l’autenticità che vi si respira, uguale a se stessa anche coi grandi numeri che ha raggiunto. Giancarlo Brocci

Il gruppo storico dell’Eroica: Giancarlo Brocci, Rita Capotondi, Franco Gatterelli, Furio Giannini, Monica Licitra, Claudio Marinangeli, Luigina Nassi, Cecilia Parrini

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SCATTO D’AUTORE 3TBIKE 2017 Telve Valsugana (TN) Photo: Newspower.it

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ALZATI E PEDALA

___Buttati

nella mischia a cura di Ilenia Lazzaro

La bici, gli allenamenti, le gare: ecco i consigli entrylevel per avvicinarsi a questa spettacolare disciplina

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Chi è Ilenia Lazzaro Giornalista sportiva, commenta da circa 15 anni il ciclismo fuoristrada. Specializzata nel ciclocross, lo pratica da quasi 20 anni, prima come elite ora come master. Conduce con Nicola Argesi “Scratch”, programma tv nazionale su Canale Italia.

Vi siete lasciati entusiasmare dai duelli tra Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert nel nord Europa? Volete approcciarvi al ciclocross o semplicemente capire se fa per voi? Il ciclocross è una disciplina con tanti anni di storia, un dato che favorisce l’acquisto di bici usate (vi è un florido mercato). Per iniziare basta un usato o, se proprio volete solo provare per capire se fa per voi, va benissimo una mtb.

Vi siete lasciati entusiasmare dai duelli tra Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert nel nord Europa? Volete approcciarvi al ciclocross o semplicemente capire se fa per voi?

Il ciclocross è una disciplina con tanti anni di storia, un dato che favorisce l’acquisto di bici usate (vi è un florido mercato). Per iniziare basta un usato o, se proprio volete solo provare per capire se fa per voi, va benissimo una mtb.

La FCI ha regolamentato negli anni l’uso delle mtb: possono partecipare tutte, basta che abbiano il manubrio di larghezza non superiore ai 60 mm. Di differente approccio, invece, gli altri enti: alcuni le accettano di buon grado, altri riservano una classifica apposita. Per quanto riguarda invece il mercato del nuovo, senza scomodare i colossi internazionali, molti artigiani italiani propongono bici entry level di grande qualità. Il made in Italy infatti è molto apprezzato all’estero, per quanto riguarda il ciclocross (sono marchi storici nell’ambiente Guerciotti e Alan Bike). Volendo si può praticare il cx anche con una bici gravel, anche se le geometrie sono un po’ diverse (bici meno reattive ma più comode).

PREPARAZIONE E SCUOLE DI CICLOCROSS L’attività cx necessita di una preparazione adeguata come tutte le discipline ciclistiche. Possiamo intraprendere questa forma di ciclismo sia come allenamento in vista della stagione su strada/mtb sia come vera e propria attività principale su cui puntare. In ogni caso, non dobbiamo dimenticarci dei concetti basici, come progressione del carico di allenamento e allenamenti funzionali a ciò che andremo incontro. Bisognerà abituarsi alla posizione da cx e allenare uno dei tratti fondamentali delle gare: la soglia e il fuori soglia. Rimanendo sugli allenamenti senza bici, cureremo molto core stability e arti superiori: non servono pesi da bo-

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ALZATI E PEDALA

“MEGLIO ABITUARSI A CORRERE A PIEDI IN QUESTE SITUAZIONI, INSERENDO OGNI 10’ UN TRATTO DI 300-400 METRI CON BICI IN SPALLA. SOLO COSÌ OTTERREMO UN ALLENAMENTO DAVVERO FUNZIONALE ALLA NOSTRA DISCIPLINA”

dybuilder, bastano 2 elastici, fitball e trx e possiamo creare circuiti ottimi. Come sappiamo il cross prevede anche molti tratti a piedi, per cui bisogna allenare anche la corsa a piedi. Ricordiamoci però che non siamo dei podisti, perciò calibriamo bene gli allenamenti: inutile uscire per sedute di corsa di 1h o 1h30, non ci serve a nulla se non a incappare in fastidi muscolo-tendinei. Iniziamo con 20-30 minuti per arrivare fino ad un massimo di 40 minuti, inserendo qualche breve allungo in soglia di 20-30 secondi. Personalmente, preferisco inserire molti tratti di corsa durante gli allenamenti di cross. Pensiamo un attimo: correre un’ora a ritmo blando a cosa ci può servire nel cross? Non a molto, dato che in gara corriamo con le scarpette da bici, per tratti brevi e, soprattutto, con la bici in spalla. Per questo motivo meglio abituarsi a correre a piedi in queste situazioni, inserendo ogni 10’ un tratto di 300-400 metri con bici in spalla. Solo così otterremo un allenamento davvero funzionale alla nostra disciplina. 100

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Ultima cosa importante è cercare di costruirsi un percorso di cx della durata di 6-8 minuti, dove potremo alternare un giro a ritmo gara a un giro piano curando tecnica e, appunto, i tratti a piedi. La tecnica infatti è il terzo tassello di una preparazione ciclo-pratistica efficace. Va curata al pari dell’allenamento classico, con vere e proprie sedute. Per questo, lungo tutta la penisola stanno crescendo vere e proprie scuole di ciclocross. Si tratta di gruppi che nascosto in maniera autonoma su pistini privati o comunali e una o due volte la settimana riescono ad allenarsi, per lo più sulla tecnica, grazie a coach d’eccezione: ex professionisti o tecnici della disciplina. Alcuni di loro poi ottengono un riconoscimento federale; in Italia abbiamo la scuola di Vittorio Veneto con responsabile Alessandro Fontana (per info:info@ trevisomtb.it), quella in Friuli a Variano di Basiliano con a capo Daniele Pontoni (friuli@federciclismo.it), in Lombardia c’è Sirone con Agostino Zanotti (agostinozanotti73@gmail.com), in Lazio è attivo Massimo Folcarelli (lazio@federciclismo.it), così come nel sud Italia vi è una buona scuola in Puglia.

CALENDARI In Italia la F.C.I. vanta calendari lungo tutta la penisola. Due sono i circuiti internazionali: Il Giro d’Italia di ciclocross e il Master Cross SMP. Vari sono i circuiti regionali: Trofeo Triveneto, Trofeo Piemonte e Lombardia (che include anche la Val d’Aosta), Lazio Cross, Adriatico Cross Tour (Marche e Abruzzo), Campania Cross, Umbria Cross (Umbria e Toscana), Circuito dei Tre Mari (Puglia, Calabria). Gare singole sono organizzate anche in Emilia Romagna, Sardegna, Liguria, Sicilia. (www.federciclismo.it). Per quanto riguarda gli altri enti, l’ACSI è florida nel nord Italia, con un calendario gare di tutto rispetto (vedihttp:// www.ciclocolor.com/) , nel centro Italia vi è la UISP e la CSI che fanno un’attività parallela alla FCI, mentre al sud le gare sono organizzate prettamente dalla Federazione. Per i frontalieri un bel circuito di gare è attivo in Slovenia (www.kolesarska-zveza.si).


Tessiture F.lli Gelmi, via dei Mulini, 5 -24026 - Leffe BG T. 035/732339 F. 035/732084 info@tessituragelmi.it www.tessituragelmi.it


// COME NUTRIRSI

FODMAP: un potenziale

problema anche per il ciclista? DISTURBI GASTROINTESTINALI: A VOLTE LA COLPA È DEI CARBOIDRATI A CORTA CATENA SCARSAMENTE ASSORBITI A LIVELLO INTESTINALE

La perfetta salute dell’intestino rappresenta un obiettivo tanto essenziale (in quanto alla base di un equilibrato funzionamento dell’organismo), quanto difficilmente raggiungibile, visto che non è affatto semplice identificare l’entità dei problemi che sono alla base di un disturbo “funzionale”, ovvero un insieme di sintomi in assenza di alterazioni fisiche rilevabili. In questo ambito, un ruolo di particolare rilievo ce l’hanno i cosiddetti FODMAP (Fermentable Oligo-Di-Mono-saccharides And Polyols), ovvero carboidrati a corta catena scarsamente assorbiti a livello intestinale che diventano oggetto di fermentazione da parte di batteri intestinali favorendone uno squilibrato incremento con conseguente accumulo di liquidi, produzione di gas e sviluppo di sintomi quali gonfiori, dolori, diarrea e stitichezza.

QUALI CATEGORIE DI MOLECOLE POSSONO ESSERE CLASSIFICATE TRA I FODMAP? • Fruttosio e relativi polimeri poligosaccaridici a catena corta · Galatto oligosaccaridi · Disaccaridi · Monosaccaridi · Polioli/Alditoli (ad esempio come sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo)

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Come indicato in tabella, sostanze appartenenti alle suddette categorie si trovano in numerosi alimenti che, in caso accertato di specifiche problematiche, dovrebbero essere eliminati dal ciclista per un periodo compreso generalmente dalle 2 alle 6 settimane e comunque fino alla remissione dei sintomi, al termine della quale possono essere reintrodotti gradualmente limitandone l’assunzione.

Ma gli alimenti non dovrebbero essere l’unica preoccupazione del ciclista in quanto anche numerosi integratori alimentari possono contenere sostanze appartenenti in particolare alla famiglia del Fruttosio, dei Fruttani e dei Polioli.

Dr Alexander Bertuccioli

Anche la loro assunzione potrebbe quindi, in soggetti sensibili ai FODMAP, generare in acuto o in cronico sintomi gastrointestinali anomali e incompatibili con la performance, tra cui appunto gonfiori, dolori, diarrea e stitichezza. Anche in questo caso, pertanto, la lettura dell’etichetta si rivela di fondamentale importanza per identificare il prodotto più adatto alle specifiche esigenze di ogni consumatore. I disturbi intestinali di carattere funzionale possono quindi essere affrontati e in molti casi risolti, anche mediante una razionale gestione nell’assunzione di alimenti e integratori contenenti FODMAP.

Professore (a.c.) - Laboratorio di valutazione antropometrica Dipartimento di Scienze Biomolecolari DISB - Scuola di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” www.uniurb.it Comitato scientifico Associazione Italiana Fitness e Medicina - AIFeM - www.aifem.it Comitato scientifico Federazione Italiana Fitness – FIF - www.fif.it

Biologo nutrizionista Perfezionato in Nutrizione in Condizioni Fisiologiche


dolcificanti con fruttosio

Grano

Alimenti ricchi

Alimenti poveri

Salse tipo Ketchup

Segale

Latte vaccino

Latte povero di lattosio

Alcolici tipo sherry e porto

orzo

Latte di capra

Formaggi stagionati tipo parmigiano,

Bibite con fruttosio

GALATTANI

Latte di pecora

Alimenti ricchi

Alimenti poveri

Yogurt da latte vaccino o di capra o di pecora

Carciofi

Erbette

Gelato

Asparagi

Biete

Panna

barbabietole

germogli di soia

Formaggi freschi

cavolini di Bruxelles

Peperoncini

broccoli

Lattuga

LATTOSIO

FRUTTOSIO

FRUTTANI

Cavolo

Carote

Alimenti ricchi

Alimenti poveri

Finocchi

Sedano

Mele

Banane mature

Cicoria

erba cipollina

Ciliegie

mirtilli,

Radicchio

Mais

Mango

Pompelmo

Aglio

Melanzana

Pesche

Uva

Porri

Fagiolini

Pere

Limoni

Cipolle

Pomodori

Cocomero

Lime

Piselli

Patate

Ananas

frutto della passione

Scalogno

Spinaci

Cocco / Latte di cocco

Fragole

Lenticchie

Riso

frutta in scatola

Lamponi

Ceci

Mais e prodotti derivati

frutta essiccata

Agrumi

fagioli

Prodotti senza glutine

succhi di frutta

Mele

asparagi

pesche bianche

Carciofi

caki

Miele

Anguria

sciroppo d’agave

Pistacchio

Suma Magge, MD and Anthony Lembo, MD Low-FODMAP Diet for Treatment of Irritable Bowel Syndrome Gastroenterol Hepatol (N Y). 2012 Nov; 8(11): 739–745.

Alimenti ricchi

Alimenti poveri

Ceci

Latte povero di lattosio

Lenticchie

Formaggi stagionati tipo parmigiano,

Fagioli

Soia

Broccoli

POLIOLI Alimenti ricchi

Alimenti poveri

Mele

Banane

Albicocche

Mirtilli

Ciliegie

Agrumi

Pere

Uva

Pesche

Melone

More

Kiwi

Susine

Lamponi

Prugne

Glucosio

Anguria

Aspartame

Avocado

Cavolfiore

Funghi

Piselli

Dolcificanti artificiali (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo)

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Campionato europeo di ciclocross

A TABOR SVENTOLA IL TRICOLORE a cura a cura di Carlo Gugliotta Vincere non è mai facile, riconfermarsi è ancora più difficile. Ne è a conoscenza Chiara Teocchi, che è partita per la rassegna continentale in una condizione fisica ottimale nonostante tre sole gare di ciclocross in stagione. Poche, ma sono bastate per imporsi di nuovo come regina d’Europa tra le Under 23. Una vittoria allo sprint che consacra ancora di più la bergamasca. Giù il cappello e tanti applausi davanti al nuovo fenomeno del ciclocross europeo. Donne sugli scudi anche nella categoria Elite: Alice Maria Arzuffi conquista la

La Nazionale italiana di ciclocross brinda al titolo continentale di Chiara Teocchi. Il bronzo di Alice Maria Arzuffi e le prove incoraggianti di tutti gli azzurri hanno reso memorabile la giornata in Repubblica Ceca

sua terza medaglia continentale dopo le due da Under 23. Chiudere sul podio dietro la campionessa del mondo Sanne Cant e dietro a Lucinda Brand è davvero tanta roba, considerando che Alice è al secondo anno nella massima categoria e può maturare ancora molta esperienza, soprattutto ora che ha deciso di correre con una formazione belga. Oltre agli elogi per la Arzuffi, bisogna fare i complimenti ad Eva Lechner: il suo sesto posto è onorevole, soprattutto se consideriamo che viene da un’annata non del tutto facile nella mountain bike. E dietro queste tre donne così forti, la nazionale del ct Fausto Scotti ha almeno altre due pedine molto importanti come Silvia Persico, che ha chiuso nelle prime dieci alla sua prima partecipazione ad un Europeo, oltre alla sempre costante Sara Casasola. Tra gli uomini Elite menzione speciale per Gioele Bertolini. Al primo anno nella massima categoria, il Bullo di Talamona ha sfiorato la top 10, chiudendo dodicesimo. Una base importante sulla quale ci sarà da lavorare molto per migliorare. Tra gli Under 23 è andato bene nella prima parte di gara Jakob Dorigoni, ma il talento altoatesino ha ancora dei margini di miglioramento, così come Antonio Folcarelli.Tra gli Juniores, chiudiamo con il 13° posto di Filippo Fontana e il 34° di Ceolin. In apertura: Chiara Teocchi si conferma campionessa europea Under 23 In basso: Alice Maria Arzuffi conquista la medaglia di bronzo cat. Elite Photo: Bettiniphoto

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SPEEDGRIP

SOFT

ULTRA SOFT


ULTIMO CHILOMETRO

Ciclocross, l’azzurro torna di moda___

Chi è Carlo Gugliotta

Giornalista sportivo e scrittore, esperto del mondo ciclistico in particolare legato al ciclocross, disciplina per la quale a scritto il libro ”pedalare nel fango” Inoltre è conduttore del programma radiofonico Ultimo Chilometro sulla web radio Bike Live.

a cura di Carlo Gugliotta

Tanti giovani in poderosa crescita e la certezza del

movimento femminile. Così l’Italia prenota un posto tra le big del pianeta

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Eva Lechner

Con il mese di ottobre è iniziata a pieno ritmo la stagione del ciclocross, anticipata da ben due prove di Coppa del Mondo. Possiamo dire che ormai, in Italia, il cross non è più uno sport di nicchia, tutt’altro: i numeri delle scorse stagioni sono in costante aumento, non solo tra i praticanti ma anche tra i semplici appassionati che non vogliono perdersi le gare.


Come al solito, il ciclocross ci aiuterà a sentire “l’inverno del ciclismo” un po’ meno duro di quello che generalmente è. C’è molta attesa, quest’anno, attorno ai corridori italiani: ormai abbiamo una serie di atleti ancora giovani che potrebbero fare molto bene anche in questa stagione. Negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo assistito alla poderosa crescita di Gioele Bertolini: per lui, come per Nadir Colledani, questo sarà l’anno del passaggio dalla categoria Under 23 a quella Elite, con la possibilità di confrontarsi con i nomi più blasonati di questa disciplina, su tutti quelli del campione del mondo Wout Van Aert e di Mathieu Van Der Poel. È difficile prevedere il cammino degli azzurri in Coppa del Mondo: fatto sta che Bertolini è riuscito, dopo una lunga stagione di mountain bike, a conquistare il campionato europeo, ed ora è pronto per una grande stagione di ciclocross insieme ai corridori che da tanti anni tengono alta la bandiera italiana, in modo particolare i gemelli Braidot e Marco Aurelio Fontana. Come al solito, tra le donne, la nostra nazionale può vantare tanti nomi importanti. L’auspicio di tutti è che Eva Lechner possa fare una bella stagione di ciclocross. L’annata nella mountain bike non le ha regalato soddisfazioni immense, ma Eva è una ragazza capace di preparare nel dettaglio gli appuntamenti più importanti e saprà quindi riscattarsi adeguatamente. C’è grande attesa anche su Alice Maria Arzuffi, la quale, durante l’estate, è entrata a far parte delle Fiamme Oro e ha cambiato squadra di club, trasferendosi in Belgio con la SteylaertsBetfirst. L’atleta di Seregno ha già acceso la miccia con una serie di belle prestazioni sfoderate proprio nella patria del ciclocross. Ovviamente c’è molta curiosità anche su Chiara Teocchi:

dopo l’europeo vinto lo scorso anno, la portacolori della Bianchi-Countervail è chiamata a disputare una stagione da protagonista. Questa ragazza, seppur giovane, ha tutte le qualità per continuare a togliersi tante altre soddisfazioni importanti. Idem per Sara Casasola, giovane atleta al primo anno tra gli Under 23, che lo scorso anno arrivò quarta assoluta proprio nella gara del campionato europeo vinto dalla Teocchi. Non dobbiamo, infine, dimenticare Francesca Baroni, due volte tricolore nella categoria Juniores e anch’ella all’esordio tra le Under 23. La nazionale italiana, guidata da Fausto

Scotti e dal suo collaboratore Luigi Bielli, ha molte frecce nel proprio arco, anche perché continuano a crescere tutti quei giovani che negli anni passati si sono contraddistinti nelle categorie giovanili. Tra questi, il nome più caldo è senza dubbio quello di Jakob Dorigoni: lo scorso febbraio l’altoatesino annunciò di voler lasciare la mountain bike per disputare la stagione su strada vestendo la maglia della General Store Bottoli Zardini. Una scelta importante, studiata per rendere al meglio nel ciclocross, e siamo sicuri che i risultati non mancheranno, visto che è al secondo anno tra gli Under 23.

Chiara Teocchi Gioele Bertolini

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ULTIMO CHILOMETRO

Marco Aurelio Fontana

NEGLI ULTIMI ANNI, IN SINTESI, È STATO FATTO UN OTTIMO LAVORO SULLE CATEGORIE GIOVANILI, COSÌ L’ITALIA PUÒ TORNARE A DIRE LA SUA NEL CICLOCROSS CHE CONTA. In questa categoria è invece all’ultimo anno Stefano Sala, il vincitore della prima gara del Giro Italia Ciclocross che si è svolta a Numana (An). Il corridore ha dichiarato diverse volte di voler entrare a far parte della nazionale in pianta stabile dopo la delusione per non essere stato convocato al mondiale lo scorso anno. Siamo quindi sicuri che il corridore lombardo sarà uno dei giovani che maggiormente si metterà in evidenza durante l’inverno, così come ci si aspetta tanto anche da Filippo Fontana, al secondo anno da Juniores. Il corridore della Trentino Cross Giant Smp ha disputato la scorsa stagione da grande protagonista, togliendosi anche delle belle soddisfazioni con la maglia della nazionale. Senza dubbio crediamo

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che il suo processo di crescita lo possa portare a fare un buon inverno: molto probabilmente sarà il “faro” degli azzurri in questa categoria e vorrà riscattarsi dopo il mondiale della scorsa stagione, quando una caduta lo mise fuori dai giochi dopo la prima curva. Negli ultimi anni, in sintesi, è stato fatto un ottimo lavoro sulle categorie giovanili, così l’Italia può tornare a dire la sua nel ciclocross che conta. Ci sono poi tanti altri nomi interessanti: Antonio Folcarelli, ad esempio, ha dimostrato di essere partito con il piede giusto e vuole provare a fare una stagione importante anche con la maglia azzurra, così come

Patrick Favaro e Giulio Galli, i quali - dopo una promettente annata da Juniores ripartiranno come primo anno Under 23. Per i due portacolori della Cicli Taddei questa stagione sarà un banco di prova molto importante, perché dovranno dimostrare il loro valore in una categoria superiore. La maggior parte dei risultati, lo scorso anno, sono arrivati dalle atlete donne e crediamo che anche nell’inverno che ci apprestiamo a vivere le nostre ragazze si confermeranno protagoniste. Del resto, anche su strada sono spesso le donne che ci tolgono le cosiddette castagne dal fuoco. La concorrenza estera è, come sempre, molto agguerrita, ma la nostra nazionale può contare su delle atlete capaci di gestire la pressione e che riescono a gareggiare tanto anche all’estero. Resta da capire fin dove questi nomi nuovi riusciranno ad arrivare, ma la cosa più importante è che sia stato fatto un buon lavoro “alla base” per far tornare il ciclocross azzurro su livelli molto alti, proprio come sta avvenendo da diverse stagioni.

Photo: Bettiniphoto

La giovane Sara Casasola in azione


anticipazioni 2018

Cosmobike

Una fiera in evoluzione a cura di Maurizio Coccia

È l’appuntamento espositivo più importante e completo del panorama ciclistico italiano. Spigolando tra gli stand della fiera, ecco in rassegna le novità più interessanti dell’edizione 2017. Con un occhio già rivolto al prossimo anno Sono state sessantamila - a diramare la cifra è stato l’ufficio stampa della manifestazione – le presenze alla terza edizione del Cosmobike Show, la rassegna fieristica che, numeri alla mano, resta senza ombra di dubbio l’evento espositivo clou nel panorama ciclistico italiano. È un salone, quello che si svolge ogni anno a metà settembre a Verona, che è prima di tutto un appuntamento ghiotto per il pubblico nazionale, che nella cittadina veneta può vedere e testare buona parte dei nuovi modelli di bici. Resta aperta, invece, la riflessione – che riguarda tutte le fiere del settore – riguardo all’opportunità di collocare questo genere di appuntamenti a fine estate quando la tendenza delle aziende è sempre più quella di lanciare le novità merceologiche sui mercati internazionali 110

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ad inizio estate. Appunto, per riprendere le parole di Paolo Coin – project manager di Cosmobike - «la sfida internazionale è l’obiettivo più importante che, in prospettiva, si prefigge la fiera», ovvero l’edizione del settembre 2018. Per il momento, la strada con cui Cosmobike intende migliorare l’appettibilità del suo format non pare essere l’anticipazione della data in calendario, come invece ha fatto il salone di Eurobike, bensì puntare ad un «appuntamento integrato con test, spettacoli e manifestazioni sul territorio che diffondano la cultura della bicicletta»; questo sempre per riprendere la parole che Coin ha rilasciato attraverso un comunicato ufficiale dello scorso settembre. Insomma, Cosmobike 2018 anticiperà di qualche giorno - si svolgerà la seconda e non la terza settimana di settembre ed avrà una giornata dedicata esclusivamente ai bike test - ma in realtà le aspettative ambiziose su cui sta lavorando il management dell’evento sono quelle di evolvere la struttura classica della “fiera” verso un formato più nuovo, moderno, dinamico, un formato in grado di essere appetibile sia per il pubblico che per gli addetti ai lavori. In attesa che dal management dei Cosmobike si riesca a sapere di più sui dettagli di questo nuovo formato (lo stesso Paolo Coin è ancora in attesa di risposte da parte delle istituzioni in grado di dare al suo progetto una “sensibile sterzata”) diamo adesso spazio a quel che di più originale ci ha fatto vedere il Cosmobike dello scorso settembre, ovvero i prodotti più interessanti dal punto di vista tecnico, dell’innovazione e non ultimo del design.anti


Cosmobike

Una fiera in evoluzione

PRIMA BICI “ENDURANCE” PER UNA CANADESE Con la Krypton CS il marchio canadese Argon18 fa la sua prima incursione seria nel segmento delle comfort bike, o bici “endurance” che dir si vogliano. Il nuovo modello, che è proposto in una doppia gradazione di carbonio – “CF” ad altissimo modulo e “CS dal modulo leggermente inferiore – ha caratteristiche geometriche e volumi del carro posteriore

che predispongono a una guida comoda e rilassata, più adatta per affrontare le lunghissime distanze. In più ha anche i freni a disco e dei passaggi ruota adatti per ospitare coperture fino alla 32 mm. Nulla di così rivoluzionario, in fondo, se non fosse che questo modello si pregia anche di un esclusivo sistema di gestione della serie sterzo, che rende indipendente la gestione dei ruotismi da quello della forcella.

Krypton CS il marchio canadese Argon18 fa la sua prima incursione seria nel segmento delle comfort bike SUPERLIGHT ANCHE LE VALVOLE Dedicata ai “maniaci” del peso, la Carbonaria è una valvola per ruote tubeless realizzata in carbonio. È dotata inoltre di ghiera di bloccaggio con una particolare foggia svasata che evita lo svitamento. Il peso? 4 grammi ciascuna, cioè circa 3 in meno rispetto a una valvola tradizionale, in alluminio. In

pratica sei grammi risparmiati per ogni coppia di ruote. E in un mondo in cui la leggerezza la si ricerca al grammo, anche questi possono fare la differenza. Quantomeno nella testa…

la Carbonaria il peso? 4 grammi ciascuna, cioè circa 3 in meno rispetto a una valvola tradizionale, in alluminio.

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Cosmobike

Una fiera in evoluzione

IL FENOMENO BIKEPACKING Si chiama bikepacking, non è una marca di biciclette né il nome di un’azienda che produce borse per bicicletta. No, bikepacking è il termine che accomuna tutta quella accessoristica che oggi permette al ciclo-viaggiatore, al randonneur, all’amante dei grandi raid e, soprattutto, al gravel-biker di montare sulla propria bici una

serie di accessori da viaggio che non limitino la libertà nella pedalata. Succedeva così, ad esempio, con le vecchie borse che si applicavano ai lati del carro posteriore e ai lati della forcella: capienti sì, ma rendevano impossibile il pedalare “fuorisella”. Il bikepacking è tutt’altro: è minimalista, agile, pratico, efficiente e soprattutto è cool, di tendenza.

Bikepacking è il termine che accomuna tutta quella accessoristica che oggi permette al ciclo-viaggiatore al gravelbiker di montare sulla propria bici accessori da viaggio. MODERNO, MA CON STILE E DESIGN VINTAGE I grandi costruttori a Cosmobike non c’erano, è vero; ma è vero anche che al posto dei grandi marchi i visitatori hanno potuto avvicinare piccole realtà artigiane di casa nostra, espressione di competenze e manualità che il pubblico di oggi apprezza sempre di più. A Cosmobike, ad

esempio, degni di nota erano i telai della linea vintage della veronese Bressan. Ovviamente sono realizzati in acciaio, ed hanno dei dettagli tecnicoestetici di tutto rispetto.

Bressan, i telai della linea vintage della veronese Bressan

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Cosmobike

Una fiera in evoluzione

OLTRE ALLA COMPONENTISTICA ANCHE RUOTE INTERESSANTI Oltre alla componentistica di guida e ai reggisella, Deda Elementi è da qualche anno specializzata anche nelle ruote. Nella linea 2018 trovano spazio sia modelli per freni a disco che per rim-brake, cioè tradizionali. La differenza tra le due tipologie è sostanziale, non solo perché le prime prevedono l’alloggio di un rotore e le seconde no, ma anche perché le une sono interamente progettate in

maniera funzionale ai carichi che dovranno sopportare. Ci spieghiamo meglio: essendo una ruota “disc” soggetta a sollecitazioni diverse (maggiori) nel momento della frenata, il cerchio delle ruote disc della Deda Elementi ha una disposizione asimmetrica dei raggi sul dorso del cerchio, proprio per assecondare i violenti carichi asimmetrici che genera la “pinzata” sul rotore. Si tratta di dettagli che a volte l’utente tralascia di osservare, ma che in marcia – anzi, in frenata –

Deda Elementi è da qualche anno specializzata anche nelle ruote. Nella linea 2018 trovano spazio sia modelli per freni a disco che per rimbrake, cioè tradizionali. fanno davvero la differenza. L’altra novità della “Deda” per il 2018 è la totale riprogettazione dell’Alanera, il famoso manubrio integrato della casa lombarda. La nuova release - ci spiegano i product manager della casa - ha un design della porzione alto-centrale modellata per assecondare esigenze di tipo prettamente aerodinamico, quindi piatta nella parte superiore e arrotondata nella zona inferiore.

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Cosmobike

Una fiera in evoluzione

BICI DA PROFESSIONISTA Dal 2011 Reacto è il nome della piattaforma aero della Merida. Questo modello è stato rivisto tre volte nel corso di questi sei anni, appunto per arrivare alla versione più aggiornata presentata qualche mese fa ed esposta in bella vista presso lo stand Merida a Cosmobike. La Reacto model-year 2018 propone tubazioni dalle forme ancor più snelle e affusolate, responsabili di un guadagno aerodinamico del 5 per cento rispetto al modello omologo dello scorso anno. Significativi passi avanti sono stati fatti anche

sul piano della leggerezza, con un risparmio di peso del 17 per cento rispetto al frame-set nella precedente versione. La Reacto è la bici preferita dagli atleti veloci del team Bahrein-Merida, come ad esempio il “nostro” Sonny Colbrelli. Nibali? No, lo Squalo preferisce la Scultura, che nella linea Merida è bici più caratterizzata per versatilità e polivalenza.

Reacto model-year 2018 propone tubazioni dalle forme ancor più snelle e affusolate, responsabili di un guadagno aerodinamico del 5 per cento rispetto al modello omologo dello scorso anno.

ESERCIZIO TECNICO ED ESTETICO Vi piace? Non vi piace? In realtà non è solo all’estetica che in Scapin hanno penato nel momento di disegnare il tubo superiore della Geko: la nuova proposta destinata all’XC/marathon del marchio veneto ha infatti un toptube derivato dalla Oraklo e serve prima di tutto ad incrementare la rigidità torsionale di

quell’elemento e, di conseguenza, la rigidità dell’intero frame-set. La geometria della Geko è corsaiola, con un carro posteriore supercompatto (435 mm) e con un tubo sella inclinato a 74 gradi, che aiuta a mantenere il sedere appiccicato sulla sella anche su salite con pendenze estreme.

Scapin la geometria della Geko è corsaiola, con un carro posteriore supercompatto, che aiuta a mantenere il sedere appiccicato sulla sella anche su salite con pendenze estreme. 114

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Cosmobike

Una fiera in evoluzione

LEGNO COME FOSSE CARBONIO Bici realizzate in legno non sono certo una novità per il mercato ciclistico. Ma bici costruite in legno seguendo lo stesso procedimento di costruzione che si adotta per i telai in composito ancora non ne avevamo viste finora. La lacuna è stata colmata da Sturer, azienda artigianale di Alessandria, che a Cosmobike ha esposto i suoi accattivanti telaiin multistrato di legno misto a resina epossidica, appunto la stessa che si usa per assiemare i telai in composito. I telai Sturer hanno un peso variabile tra 1600 e 1900 grammi, certo non ai livelli dei telai full-carbon, perché evidentemente da prodotti del

genere non è la leggerezza che si va a ricercare, ma più che altro la forza, la flessibilità e il comfort concessi da un materiale così naturale come è il legno. E a tutto questo va aggiunta l’indiscutibile esclusività estetica di prodotti del genere. fanno davvero la differenza. L’altra novità della “Deda” per il 2018 è la totale riprogettazione dell’Alanera, il famoso manubrio integrato della casa lombarda. La nuova release - ci spiegano i product manager della casa - ha un design della porzione alto-centrale modellata per assecondare esigenze di tipo prettamente aerodinamico, quindi piatta nella parte superiore e arrotondata nella zona inferiore.

Sturer è da qualche anno specializzata anche nelle ruote. Nella linea 2018 trovano spazio sia modelli per freni a disco che per rimbrake, cioè tradizionali.

IL COMFORT PRIMA DI TUTTO 110 Ndr, dove Ndr sta per “Endurance”: è la bici da corsa pluripremiata negli ultimi saloni di Eurobike e Cosmobike (in entrambi i casi ha ricevuto un riconoscimento). Si tratta appunto della proposta di Wilier Triestina per gli amanti delle lunghe distanze, per chi mette il comfort in cima i suoi ordini di priorità, ma che per questo non vuole sacrificare del tutto performance e aerodinamica. Le forme di tubi, infatti, sono derivate da quelle dalla 110 Air, la aerobike della Wilier Triestina, quella usata dai professionisti; cambia però la geometria, con un passo totale più lungo e un tubo di sterzo più alto; ma soprattutto cambia radicalmente la tecnologia utilizzata sul retrotreno, con un elemento di snodo con elastomero posto subito sotto

il “nodo” di sella, che sfruttando le caratteristiche elastiche dei foderi bassi consente al carro posteriore una certa flessione in senso verticale e di conseguenza smorza i colpi a beneficio del comfort. È inoltre possibile modulare le caratteristiche elastiche in tre differenti modi, a seconda della densità dell’elastomero che si andrà a scegliere. Come abbiamo detto la nuovissima 110 Ndr ha già vinto due prestigiosi riconoscimenti in altrettanti saloni ciclistici internazionali; le resta ora da conquistare il riconoscimento più importante, quello del pubblico, visto che in passato la platea tradizionalista del “pedale” non ha mai apprezzato fino in fondo soluzioni ammortizzanti esterne già utilizzate da altri costruttori, e che in qualche modo impattano un po’ con la pulizia estetica della bicicletta.

Wilier Triestina per gli amanti delle lunghe distanze, per chi mette il comfort in cima i suoi ordini di priorità. LIFESTYLE INBICI

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SCATTO D’AUTORE Juri Ragnoli 100 km dei Forti Lavarone (TN) Photo: Newspower.it

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anticipazioni 2018

E-Bike

Novità… elettrizzanti di Roberto Diani

Photo: Noah Haxel

Dopo gli anni della diffidenza, anche le grandi aziende italiane hanno iniziato ad investire nel segmento delle biciclette elettriche. Dietro ai “pionieri” di Atala sgomitano tante nuove proposte destinate a conquistare il mercato. Ecco le novità presentate alle ultime fiere

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In Italia (e non solo), la pedalata assistita va a gonfie vele: la crescita a due cifre è una costante e questo trend molto positivo non accenna ad attenuarsi. Se, in un primo tempo, i marchi nostrani non hanno saputo approfittare delle potenzialità di questo segmento di mercato, ora assistiamo ad un risveglio generalizzato di un gran numero di produttori italiani che, anche se tardivamente, hanno seguito l’esempio illuminato di Atala. Il marchio lombardo è stato infatti tra i primi ad approfittare, con decisione, delle opportunità offerte dalle e-bike, confezionando un catalogo ricco, variegato e calibrato in base alle reali potenzialità del mercato interno. Tutto questo ha fatto sì che Atala abbia conquistato saldamente la leadership nelle vendite di bici a pedalata assistita nel nostro paese. Alle fiere di fine estate abbiamo assistito ad un fiorire di proposte interessanti non solo dalle grandi firme estere, ma anche dai nostri marchi che, ora, sono in grado di proporre novità elettrizzanti agli e-biker italiani e non solo.


E-Bike

Novità... Elettrizzanti

ATALA E WHISTLE Atala è il leader del mercato italiano della pedalata assistita anche grazie ad un catalogo molto completo che propone ben 5 diverse motorizzazioni, due marchi, eMTB front e fullsuspension, eUrban, eTrekking e, infine, eCargo. WHISTLE B-LYNX: il modello di punta del catalogo 2018 è proposto in due versioni: B-Lynx (6.999€) e B-Lynx (5.099€), entrambe dotate motore Bosch CX con batteria integrata e di 160/160 mm di escursione. Si differenziano per la componentistica adottata: la versione di punta utilizza componenti di alta

gamma come la 36 Factory, l’ammortizzatore DHX2 a molla elicoidale, la trasmissione EX1, ruote DT Swiss H 1700 Spline One gommate Schwalbe Magic Mary/Hans Dampf 27,5x2,35” e reggisella telescopico Fox Transfer. WHISTLE B-RUSCH PLUS S: anche il telaio in lega leggera di questo nuovo modello è costruito intorno al motore Bosch CX e alla sua batteria integrata da 500 Wh; le escursioni su entrambe le ruote sono pari a 140/140 mm; 4 le versioni disponibili: B-Rusch Plus SLS (6.299€), B-Rusch Plus SL (4.999€), B-Rusch Plus S (4.699€) e B-Rusch Plus S LTD (3.899€).

Atala è il leader del mercato italiano della pedalata assistita anche grazie ad un catalogo molto completo

BOTTECCHIA BE 32 QUASAR:la nuovissima full con telaio in fibra di carbonio è il fiore all’occhiello del catalogo 2018 del marchio veneto che si distingue anche per le molteplici proposte “Bee Green”. La nostra biammortizzata dispone di 150 mm di escursione su entrambe le ruote da 27,5x2,6”; la sospensione posteriore è completata dall’ammo Monarch RL e dall’Horst Link, la forcella è una Pike RC; il gruppo è un XT con cassetta a 11 pignoni da 11 a 42 denti. Il motore è lo Shimano Steps E8000 con batteria integrata da 500 Wh.

Due le taglie disponibili con angolo di sterzo inclinato di 67° e quota di carro posteriore pari a 458 mm. Il peso dichiarato è di 23 kg. BE 70 THUNDER: (pagina 116) il telaio in fibra di carbonio ha lo stesso “main frame” della sorella dotata di sospensione posteriore. Identici anche il motore, la batteria integrata e i componenti, forcella esclusa, che ha un’escursione pari a 100 mm. Le ruote sono da 29x2,25”, ma è possibile optare anche per il formato 27,5x2,60”. Le due taglie disponibili mettono in campo valori geometrici, tra i quali spiccano i 68° di inclinazione dell’angolo di sterzo e i 450 mm della quota di carro posteriore. Il peso dichiarato è di 19,500 kg.

Bottecchia Be 32 Quasar la nuovissima full con telaio in fibra di carbonio è il fiore all’occhiello del catalogo 2018 del marchio veneto LIFESTYLE INBICI

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E-Bike

Novità... Elettrizzanti

BE 70 THUNDER

BE 60 NEWTON: il marchio veneto propone una linea caratterizzata dal montaggio di un motore Brose con batteria Sanyo Panasonic integrata da 500 Wh che comprende, oltre alla fullsuspension BE 60 Newton, due front denominate BE 55 Watt e BE 54 Watt. Il telaio della Newton è in lega leggera ed ha 150 mm di escursione su entrambe le ruote da 27,5x2,60”, la forcella è una Sector e l’ammortizzatore è un Monarch RL; la trasmissione NX a 11 velocità ha pignoni da 11 a 42 denti, non manca l’indispensabile reggisella telescopico. Le front possono optare per ruote da 27,5x2,60 o 29x2,25”.

BE 35 ELEKTRON: la full entry level del catalogo 2018 del marchio veneto dispone di 130/130 mm di escursione; il motore è l’ETR 3 marchiato Bottecchia, la batteria integrata da 500 Wh è made in Panasonic; la trasmissione Sram EìX5 utilizza una cassetta a 9 velocità da 11 a 40 denti. La BE 37 Booster si differenzia dalla sorella minore per l’utilizzo di una Drive Unit Bafang edutilizza gli stessi componenti, ruote da 27,5x2,60” comprese.

BE 60 NEWTON

COLNAGO E1.O Per la sua collezione e-bike lo storico marchio lombardo si è affidato alla competenza e alla vicinanza geografica di Atala, il marchio leader - come detto - del settore nel nostro paese. Due le linee di prodotto dedicate: la prima alle e-mtb e la seconda alle citybike, per un totale di 4 modelli declinati in 8 versioni, tutte motorizzate Bosch. E1.0 è il modello di punta della collezione 2018. Si tratta di una fullsuspension di ultima

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generazione dotata di batteria integrata da 500 Wh. Il telaio in lega leggera è completato da una sospensione posteriore caratterizzata dall’Horst Link e da 140 mm di escursione alla ruota; 140 i millimetri di escursione anche alla ruota anteriore assicurate dalla forcella Fox 34 Rhythm; la trasmissione XT utilizza una cassetta a 11 velocità con dentature da 11 a 46; le ruote da 27,5 sono gommate Schwalbe Rocket Ron 2,80”.

Colnago per la sua collezione e-bike lo storico marchio lombardo si è affidato alla competenza e alla vicinanza geografica di Atala


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Novità... Elettrizzanti

BRINKE XFR+ Il telaio in lega leggera è predisposto per accogliere la D.U. e la batteria Shimano. La sospensione posteriore dispone di Horst Link ed assicura 140 mm di escursione alla ruota da 27,5+. La forcella è una Yari con escursione pari a 160 mm, l’ammortizzatore è un Monarch RT3, il gruppo è l’XT al completo, con trasmissione 34x11/46 denti e dischi con diametro di 180 mm, le ruote da 27,5” sono gommate Schwalbe Nobby Nic 2,8”.

La bici sarà disponibile a partire da marzo 2018 al prezzo di listino fissato in 4.799€. Brinke XFS+ utilizza lo stesso telaio con componenti di livello inferiore in modo di contenere il prezzo al di sotto della soglia dei 4.000€: forcella e ammortizzatore Suntour Epixon TR con escursione di 140 mm e Unair Lo-R e gruppo Deore con trasmissione 34x11/42.

Brinke XFS+ utilizza lo stesso telaio con componenti di livello inferiore in modo di contenere il prezzo al di sotto della soglia dei 4.000 €

FANTIC XF1 INTEGRA Il marchio italiano ha rinnovato in modo sostanziale il suo catalogo, in particolare con i telai in fibra di carbonio o lega leggera denominati XF1 Integra, caratterizzati dall’integrazione di batteria e motore Brose S. Tre le diverse soluzioni a livello di escursione: si parte dai 180/180 mm della versione dedicata all’enduro duro e puro, (XF1 Integra Enduro R); per continuare con la versione che veste lo stesso telaio con sospensioni dotate di 160/160 mm di escursione (XF1 Integra Enduro); infine troviamo la versione denominata

XF1 Integra Trail che ha a disposizione 140 mm di escursione su entrambe le ruote; il telaio in fibra di carbonio dispone invece di 160/160 mm (X1 Integra Carbon) con design praticamente identico a quello delle sorelle con telaio in alluminio. La batteria, facilmente estraibile, dispone di una capacità di ben 630 Wh che assicurano il 25% di autonomia in più rispetto a quella possibile con accumulatori da 500 Wh che sono montati sulla quasi totalità delle e-bike.

Fantic xf1 integra Il marchio italiano ha rinnovato in modo sostanziale il suo catalogo, in particolare con i telai in fibra di carbonio LIFESTYLE INBICI

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Novità... Elettrizzanti

HAIBIKE Anche nel 2018 il marchio tedesco metterà a disposizione della sua affezionata clientela un catalogo più fornito sia per modelli sia per versioni disponibili. Rispetto agli anni precedenti, l’appartenenza alle linee di prodotto XDuro e SDuro non saranno più determinate dal motore utilizzato (Bosch per XDuro e Yamaha per SDuro) ma dalla geometria più aggressiva dedicata a e-Biker animati da spirito competitivo delle XDuro e geometrie più neutre per assecondare le richieste di quegli appassionati che interpretano l’e-mtb in modo più ludico. XDURO NDURO TSCHUGG La linea XDuro Nduro è declinata in 5 modelli che hanno in comune l’escursione pari a 180 mm su entrambe le ruote. Due diverse motorizzazioni: Bosch con batteria integrata (sulle Tschugg 23, 10.0 e 8.0) e Yamaha (sulle 7.0 e 9.0).

La Tschugg 23, la versione di punta (6.999€), monta una SR Suntour Durolux R2C, un Rock Shox Super Deluxe RC3, trasmissione EX1 16x11/48, Magura MT7 203/180 mm, DT Swiss FR 1.950 gommate Kenda Honey Badger DH Pro 27,5x2,4” e reggisella telescopico Reverbe. A livello geometrico le 4 taglie sono caratterizzate da un angolo di sterzo inclinato di 65°, un carro posteriore pari a 460 mm e quote di reach/interasse pari rispettivamente a 436/1231 mm (M) e 460/1257 mm (L).

XDURONDURO NDURO TSCHUGG XDURO TSCHUGG

SDURO FULL SEVEN LT 4.0 (foto 11-2138): la versione entry level permette di realizzare il sogno di cavalcare una fullsuspension dotata di 150 mm di escursione su entrambe le ruote all’incredibile prezzo di 2.999€. Il motore è lo Yamaha PW-SE con batteria da 400 Wh; sospensioni SR Suntour Aion LO-R e Duair LO-R; trasmissione NX con dentature 38x11/42 e ruote da 27,5”. A livello

SDURO FULL SEVEN LT 4.0

Haibike geometria più aggressiva dedicata a e-Biker animati da spirito competitivo delle XDuro

geometrico sottolineiamo i 68° di inclinazione dello sterzo, i 470 mm di carro posteriore e le quote di interasse e reach rispettivamente uguali a 1161/401 mm (M) e 1187/424 mm (L). La famiglia SDuro Full Seven LT è composta di ben 7 versioni, 5 motorizzate Yamaha (10.0, 8.0, 6.0, 5.0 e 4.0) e 2 Bosch con batteria integrata (9.0 e 7.0). La versione di punta costa 5.199€ e monta, oltre allo Yamaha PW-X con batteria da 500 Wh, sospensioni Rock Shox Lyrik RC e Deluxe RT, trasmissione 2x11 XT con dentature 32/44x11/40, dischi Magura MT5 200/180 mm e ruote DT Swiss H1.900 27,5+.

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KTM MACINA MACINA KAPOHO LT: il marchio austriaco ha presentato due interessanti novità che si affidano ad un design moderno. Macina Kapoho LT e Macina Lycan hanno in comune, oltre all’utilizzo di un motore Bosch CX, il design del telaio con batteria integrata. Macina Kapoho LT dispone di escursioni pari a 160 mm alla ruota anteriore e 148 mm alla ruota posteriore; mentre Macina Lycan ha un range di utilizzo centrato sul trail, in considerazione delle escursioni pari a 125 mm su entrambe le ruote. Al primo sguardo, oltre al design integrato, si evidenzia l’utilizzo di ruote di standard diversi: anteriormente troviamo, infatti, una ruota da 29” mentre posteriormente abbiamo una 27,5+. Si tratta di una soluzione ibrida che assicura una

guida più precisa all’avantreno e un maggior assorbimento delle asperità al posteriore. Cinque le versioni disponibili della Kapoho: 271, 272, 273, 274 e 275. Le prime tre dispongono di una geometria più aggressiva che può contare su un angolo di sterzo inclinato di 66°, di una quota abbondante di carro posteriore (498 mm!) e valori di interasse e reach rispettivamente pari a 1221/402mm (M) e 1242/425 mm (L). MACINA GRAN: si tratta di una city bike di ultima generazione dotata di motore Bosch e batteria integrata, trasmissione 8G Nexus a 8 velocità nel mozzo posteriore, forcella con 40 mm di escursione, freni a disco, luci a LED, parafanghi e portapacchi di serie.

Ktm Macina il marchio austriaco ha presentato due interessanti novità che si affidano ad un design moderno

MERIDA eONE-SIXTY Il costruttore taiwanese ha in catalogo 2018 due modelli di fullsuspension: eONE-SIXSTY ed eONE-TWENTY. Dotati di motore e batteria Shimano Steps E8000, sono derivati dai modelli simili a trazione muscolare. Proprio l’adozione del motore giapponese permette di ottenere geometrie in linea con quelle standard sulle normali mtb. eONE-SIXTY si tratta di una fullsuspension pensata per utilizzi enduro, grazie ai 160 mm di escursione su entrambe le ruote di standard 27,5+ e alla geometria dedicata dove spicca la cortissima quota di carro posteriore pari a 439 mm. La versione top, denominata

eOne-Sixty 900E (6.490€), utilizza una 36 Float Factory, un Float X2, gruppo Xt con cambio Di2 e freni Shimano Saint da 203/203 mm; le ruote DT Swiss HX 1.501 Spline One con canale di 35 mm sono gommate Maxxis Minion DHR II 27,5x2,8”. eONE-SIXSTY è declinato in 3 versioni: oltre alla top troviamo, infatti, la 900 (5.190€) e la 800 (4.690€). Tre le versioni anche per la eONE-TWENTY: 900E (6.190€), 800 (4.590€) e 500 (4.390€).

Merida eOne-Sixty l’adozione del motore giapponese permette di ottenere geometrie in linea con quelle standard sulle normali mtb LIFESTYLE INBICI

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POLINI E-P3 A Cosmo Bike era possibile testare il motore made in Italy montato su telai dedicati all’mtb, road, gravel e urban, realizzati da Avio Bike, Bikel e FM Bike. Il motore compatto e leggero (2.850 g) dispone di potenza pari a 250 W con picchi di 500 W e di una coppia di 70 Nm; la batteria integrata è disponibile con capacità di 500 Wh o 400 Wh BIANCHI, pur non avendo esposto le sue novità a Verona, ha in catalogo 2018 la E-ROAD IMPULSO, dotata di un telaio in

lega leggera costruito intorno al motore centrale Polini E-P3 che dispone di una batteria integrata da 500 Wh e di 5 livelli di assistenza che aumentano del 30%, 60%, 120%, 250% e 350% la potenza sviluppata dal biker. Oltre alla versione stradale è disponibile anche la E-Allroad Impulso che può avventurarsi anche su strade bianche e non solo. E-Road monta il gruppo Ultegra, ruote Fulcrum Racing 718 e forcella in fibra di carbonio con freni a disco

Polini e-P3, oltre alla versione stradale è disponibile anche la E-Allroad Imp

TORPADO XANTO N il telaio in fibra di carbonio ingloba la D.U. Shimano e batteria da 500 Wh. Il carro posteriore, dotato di “Horst Link”, assicura 150 mm di escursione alla ruota. 150 sono anche i millimetri di escursione della forcella; le ruote sono da 27,5 Plus. Le tre taglie disponibili mettono in campo una geometria dedicata alla mountain: angolo di sterzo inclinato di 66°, carro posteriore corto (460 mm) e quote di reach/ interasse rispettivamente uguali a 408/1192 mm (S), 413/1209 mm (M) e 443 (1235 mm (L). Vertigo N è la front in fibra di carbonio che si differenzia dalla full per il montaggio di una forcella con escursione

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contenuta in 120 mm e e di ruote da 29”. XANTO A il telaio in lega leggera è caratterizzato dal tubo obliquo che forma un angolo ottuso in corrispondenza della batteria, che risulta ben raccordata con la parte superiore dello stesso tubo. Entrambe le ruote - da 27,5 + - possono contare su 150 mm di escursione. Le tre taglie disponibili evidenziano un angolo di sterzo inclinato di 66°, un carro posteriore di 495 mm e quote di reach/interasse rispettivamente uguali a 401/1213 mm (S), 429/1245 mm (M) e 451/1235 mm (L). Con lo stesso design, carro posteriore escluso, è disponibile anche la front denominata Vertigo A.

Torpado, le tre taglie disponibili mettono in campo una geometria dedicata alla mountain


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WILIER TRIESTINA 803 PRO il telaio in lega leggera 6066 / 6061 T6 è caratterizzato dalla sospensione posteriore a punto d’infulcro virtuale con 140 mm di escursione alla ruota e ammortizzatore Rock Shox Monarch. La forcella è una Yari RC dotata di 140mm di escursione; la trasmissione utilizza il cambio elettronico XT Di2; le ruote da 27,5” sono gommate WTB Range 2,8”; non manca il reggisella telescopico KS Integra. Il prezzo di listino è fissato a 5.250 €.

803 COMP: telaio e sospensione posteriore sono identici a quelli della versione di punta ma, grazie al montaggio di componenti più economici come la forcella Sektor Silver e la trasmissione Deore a 10 velocità, riesce a contenere il prezzo al pubblico in 4.200 €.

Wilier 803 Comp grazie al montaggio dicomponenti più economici come la forcella Sektor Silver e la trasmissione Deore a 10 velocità, riesce a contenere il prezzo al pubblico in 4.200 €.

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SCATTO D’AUTORE Sanne Cant - CycloCross European Championships Tabor (Czech Republic) Women Elite Photo: by Bettiniphoto

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Provata per voi

Specialized Turbo Kenevo Expert 27,5 di Roberto Diani

Marca e modello

Specialized Turbo Kenevo Expert 27,5

Prezzo bici in test

€ 5.990,00

Peso

24,2 kg

Telaio

Lega leggera M5

Motore

Specialized 1.3

Accumulatore

Integrato 504 Wh

Computer

Comando remoto

Forcella

Lyrik RCT3 Boost 27,5” 180 mm

Ammortizzatore

Öhlins TTX22M

Trasmissione

GX1 32x11/42 denti

Cambio e comandi

GX

Freni

Sram Code R 200/200 mm

Ruote

Roval Traverse 27,5 con canale di 38 mm

Pneumatici

Butcher Grid 27,5x2,80”

Reggisella

Command Post WU 125 mm(S e M) 150 mm (L XL)

Manubrio

Specialized 780 mm

Attacco

Specialized Trail

Sella

Body Geometry Henge Comp

info

www.specialized.com

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TELAIO AGGRESSIVO, BATTERIA EVOLUTA E RANGE D’UTILIZZO BEN OLTRE L’ENDURO. ECCO L’E-BIKE CHE SUPERA OGNI LIMITE

Certamente tra le novità più attese del 2018, la Specialized Turbo Kenevo Expert 27,5 è già disponibile per la gioia dei molti e-Biker alla ricerca di nuovi limiti: i 180 mm di escursione su entrambe le ruote in sinergia con valori geometrici aggressivi permettono, infatti, di assaporare emozioni forti, allargando il range di utilizzo ben oltre l’e-nduro. DESIGN DEL TELAIO Il telaio in lega leggera rappresenta la naturale evoluzione della Turbo Levo, della quale ripropone la perfetta integrazione di batteria e motore. Il triangolo principale


Specialized Turbo Kenevo Expert 27,5

si differenzia, però, per la parte superiore che riproduce il design delle enduro muscolari. Il carro posteriore, come ovvio, è caratterizzato dallo snodo sui foderi orizzontali (Horst Link). La sospensione posteriore è completata dall’ammortizzatore a molla elicoidale Öhlins TTX22M e assicura 180 mm di escursione alla ruota.   MOTORE E BATTERIA La Drive Unit prodotta da Brose e affinata da Specialized è arrivata alla terza evoluzione, che ne migliora le prestazioni del 15% grazie al mantenimento della coppia massima anche a cadenze superiori a quelle precedenti. Ora si possono sfruttare i 90 Nm anche pedalando a 70 pedalate al minuto e oltre.Inoltre, la versione 1.3 ha aumentato la soglia termica riducendo in modo sensibile i problemi dovuti al surriscaldamento. L’accumulatore integrato e amovibile ha una capacità pari a 504 Wh e può essere ricaricato sia da montato sia dopo la sua asportazione dal tubo obliquo. Diversamente dalla Levo, la nostra Kenevo dispone di un pratico comando remoto assistito da una cicalina che ci avvisa del passaggio al livello di assistenza superiore o inferiore tra i 3 disponibili.

Dieci i livelli di carica della batteria, visibili solo sul lato sinistro della batteria stessa; il colore rosso delle due ultime tacche indicano che la capacità residua è entrata in “riserva”.

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Anche le prestazioni della Kenevo, al pari della Levo, possono essere ampiamente modificate attraverso l’app gratuita “Mission Control” di Specialized. Ultimamente sono disponibili app ancora più sofisticate che aumentano le possibilità di gestione dei parametri che determinano la reale assistenza del motore. GEOMETRIA L’ingombro limitato del motore permette di contenere in modo esemplare la quota di carro posteriore che, nonostante i 180 mm di escursione della sospensione posteriore e le ruote da 27,5x2,80”, misura solo 443 mm. Il triangolo principale è, invece, caratterizzato dai valori di inclinazione dello sterzo e di reach rispettivamente uguali a 65° e 431 mm (taglia M) che danno origine ad un interasse lungo 1205 mm; 350 sono i millimetri di distanza da terra del movimento centrale che hanno ricadute molto positive sul baricentro della Kenevo; per limitare gli impatti tra pedali e asperità del terreno i tecnici californiani l’hanno dotata di pedivelle accorciate a 165 mm.  Diversamente dalla norma, che prevede per lo standard di ruote da 27,5+ l’utilizzo di una forcella da 29”, sulla nostra Kenevo è montata una Lyrik da 27,5”, il che comporta la diminuzione della quota di Rake della forcella da 51 a 46 millimetri e, di conseguenza, un aumento della stabilità alle alte velocità.

Sin dalle prime pedalate su terreni scorrevoli e non si apprezza l’eccellente scorrevolezza degli pneumatici, sopratutto in considerazione della sezione pari a 2,80” e alla scolpitura molto aggressiva. Nelle discese più impegnative si apprezzano, invece, le loro doti di aderenza.

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Geometria

Misure rilevate

Taglie

S, M (test), L e XL

Reach

431 mm

Angolo di sterzo

65°

Carro posteriore

443 mm

Interasse

1205 mm

Altezza movimento centrale

350 mm

Tubo Verticale

435 mm

Tubo di sterzo

110 mm

SPECIFICHE I componenti sono stati selezionati in modo di non far lievitare eccessivamente il prezzo di listino senza rinunciare a prestazione di alto livello. Le sospensioni e, in particolare l’ammortizzatore Öhlins TTX22M con molla elicoidale, assicurano prestazioni elevate, ben assecondate dai nuovi pneumatici Specialized Butcher da 27,5x2,80” montati su ruote Roval


Specialized Turbo Kenevo Expert 27,5

Traverse con canale di 38 mm. Originale il reggissella telescopico che ha la prerogativa di modificare l’assetto della sella che, contemporaneamente al suo abbassamento, determina l’inclinazione verso l’alto del naso. La trasmissione GX utilizza dentature pari a 32x11/42 ed è caratterizzata dal comando che controlla l’accorciamento e l’allungamento della rapporto sempre di una singola posizione.   IL RESPONSO DEL TEST In sella alla Kenevo ci si trova subito a proprio agio, sul manubrio troviamo la sola aggiunta del comando remoto dell’assistenza. La taratura fine della

sospensione posteriore, dotata di ammortizzatore a molla con regolazione delle alte e basse velocità in compressione, richiede una procedura diversa rispetto a quella tipica di un ammortizzatore ad aria: attraverso il precarico della molla si può modificare il Sag ma, in alcuni casi, può essere necessaria la sostituzione della molla con una più adatta al peso del Biker. Sin dalle prime pedalate su terreni scorrevoli e non si apprezza l’eccellente scorrevolezza degli pneumatici, sopratutto in considerazione della sezione pari a 2,80” e alla scolpitura molto aggressiva. Nelle discese più impegnative si apprezzano, invece, le loro doti di aderenza.

Nelle salite più trialistiche è necessario un lungo periodo di apprendistato prima di sviluppare il feeling che permette di superare ostacoli impegnativi. In queste situazioni si fatica anche ad adattarsi al reggisella Command Post WU che, in concomitanza all’abbassamento della sella, ne determina anche l’inclinazione verso l’alto della sua parte anteriore: si tratta di una impostazione che si fa molto apprezzare in discesa e meno in salita. In discesa, invece, ci si trova subito a proprio agio, la velocità di percorrenza aumenta in modo sensibile senza pregiudicare il controllo del mezzo e, più i terreni si fanno ostici, più si apprezzano le doti di questa e-nduro che strizza l’occhio al e-gravity.    

In sella alla Kenevo ci si trova subito a proprio agio, sul manubrio troviamo la sola aggiunta del comando remoto dell’assistenza.

RANGE DI UTILIZZO

XC

TRAIL

Photo: Irene Diani

ENDURO

GRAVITY

www.specialized.com

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SCATTO D’AUTORE Dolomitica Brenta Bike Pinzolo (TN) Photo: Newspower.it

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// L’ATLETA DEL MESE

Andrea Righettini

Il volto nuovo della Trek a cura di Paolo Mei

Il passaggio del giovane trentino dalla ktm alla Trek

selle San Marco è stato uno dei colpi di mercato più interessanti in vista del 2018. Motivato e sempre sorridente, promette battaglia anche nelle gare più lunghe

134 INBICI LIFESTYLE Andrea Righettini in azione alla Brasil Ride


Era molto atteso il focus su uno dei migliori bikers italiani. Andrea Righettini, del resto, è il volto sorridente del fuoristrada, l’emblema del sorriso, della semplicità, della classe.

Al momento dell’intervista lui era in Brasile in occasione della sua prima gara in maglia Trek Selle San Marco, la squadra diretta da Marco Trentin. La “Brasil Ride” è stato cosi il momento in cui il biker trentino ha conosciuto il suo nuovo team per la stagione 2018. Le prospettive - e anche le aspettative sono molte, ed ora gustiamoci l’intervista, avvenuta in condizioni proibitive a diverse migliaia di chilometri di distanza, dopo aver dormito per tre giorni in tenda ed essere “tornato da poche ore alla civiltà”, come ha scherzosamente ammesso Andrea. Andrea, da dove nasce la sua passione per le due ruote? Ho iniziato a 5 anni, nel mio paesino. Ero un ragazzino iperattivo, sempre in movimento. I ragazzi del mio paese mi chiamavano “lo sbirro” perché ero in giro in bici dalla mattina alla sera. Ho cominciato a correre a 12 anni facendo le gare cosiddette “minori”. Da esordiente poi ho iniziato a girare col comitato trentino e lì ho iniziato ad accumulare esperienza cimentandomi in eventi sempre più prestigiosi. È “freschissima” la novità 2018: il suo cambio di casacca che l’ha portata alla corte della Trek Selle San Marco. Quali sono le ragioni di questa scelta? È un team molto prestigioso, uno dei migliori in Italia. Qui ho trovato corridori molto forti dai quali ho intenzione di imparare tanto per crescere ulteriormente. Dopo gli ottimi risultati ottenuti nell’XCO e nell’XCE, dobbiamo interpretare questo cambio di team come una svolta anche tecnica, ovvero verso le gare di lunga durata? L’idea per il 2018 è di fare XC ad alto livello, partecipando alla Coppa del Mondo, agli Internazionali d’Italia, per poi cimentarmi in qualche marathon e testare la mia condizione. Che atmosfera ha trovato nel nuovo team visto che, di fatto, ha già esordito in Brasile con i nuovi colori? Ho trovato persone molto serie e già in

Andrea Righettini con la maglia della Ktm Protek

questa corsa ho imparato molto. Ho gareggiato in coppia con Samuele Porro, un ragazzo molto forte, oltre che disponibile e simpatico. L’altro nuovo innesto per il 2018 è Michel Casagrande, un “pazzo” che mi fa stare bene anche nei momenti meno facili. Poi c’è Fabian Rabensteiner che conosco bene perché eravamo compagni di squadra alcuni anni fa. Damiano Ferraro ci segue in qualità di direttore sportivo, veste insolita per lui, ma devo dire che è di una disponibilità unica. Il resto del team lo conoscerò strada facendo. Ha corso in team importanti come Carraro e KTM: c’è qualche compagno di squadra che l’ha impressionata o comunque che abbia contribuito alla sua crescita personale? Sì, ho avuto la fortuna di avere diversi campioni in squadra. Il mio idolo da sempre è Martino Fruet, con cui ho corso nella Carraro. Ricordo anche il primo anno di Leonardo Paez in Italia, stava proprio a casa mia quando ero esordiente. E anche lui è uno dei miei idoli. Aggiungerei Michele Casagrande: siamo compagni di team da pochi giorni, ma ci conosciamo da una vita, lui è un vero spasso! Il 2017 è stato un anno per lei molto positivo soprattutto nell’XCO. Pensa che un eventuale Top 20 in Coppa del Mondo sia accessibile? Sono felice per la mia stagione, sono solo un po’ deluso dall’Italiano perché non ero in giornata. Anche in Val di Sole in coppa non è andata come volevo e mi dispiace, forse ho ceduto a livello men-

tale. In coppa vorrei sempre fare di più ma non è semplice perché, avendo pochi punti UCI, parto sempre molto indietro. Se guardo i tempi sul giro capisco che più di una volta giravo da top 20, come a Lenzerheide, dove ero davvero in forma. Per il 2018 devo entrarci in questa top 20! Già quest’anno, al termine di questa Brasil Ride, porterò a casa diversi punti UCI che mi ritorneranno utili tra qualche mese. Obiettivo per il 2018? Quello principale è migliorare le prestazioni di quest’anno. Bisogna puntare in alto e allora dico che il sogno è il podio ai campionati italiani. Il livello è molto alto, ma ci credo. Affascinato dal settore strada? Non ha mai pensato di provarci? La strada mi piace e la seguo in TV, sinceramente per pensare ad un ingresso in quel mondo forse sono già vecchio. Bisognerebbe pensarci ai primi anni da Under 23. Io mi sento biker e, per il momento, sto bene da biker. Siamo ormai al termine della stagione agonistica. Come si prepara durante la stagione invernale un top rider come lei? Adesso mi dedicherò per 15 giorni al relax, poi farò qualche camminata, un po’ di bicicletta solo per divertirmi. In seguito aggiungerò un po’ di palestra e, sperando di vedere la neve, vorrei fare un po’ di sci di fondo e magari di sci alpino. Ovvio che non mollerò mai del tutto la bici, che ho intenzione di usare durante l’inverno per farmi trovare pronto. LIFESTYLE INBICI

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SCATTO D’AUTORE Val di Sole Marathon 2017 Photo: Newspower.it

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NAGO EVO IDEALE PER MEDIE / LUNGHE DISTANZE SU STRADA E OFFROAD

Ecco l’ultima nata in casa Prologo

La Nago Evo è una sella semi-tonda, unisex, ideale per le medie/lunghe distanze su strada/offroad. Offre una grande versatilità per i corridori che amano scegliere la posizione quando pedalano. Perfetta per un uso agonistico o ricreativo. L’innovativo CPC Airing (brevetto mondiale), posizionato in aeree strategiche sulla sella, offre un massimo assorbimento di vibrazioni e oscillazioni e permette di pedalare nella migliore posizione (in tutte le condizioni climatiche). Il CPC è formato da un nano polimero tridimensionale. Sviluppato e testato da teams professionistici road/offroad, assicura comfort e aumenta la performance. Paragonato alla versione CPC standard, l’air cooling è aumentato del 10% e lo shock absorbing del 15%. Le selle NAGO CPC sono disponibili con la forchetta NACK, in nano fibra di carbonio che integra Kevlar e filamenti di alluminio in modo da fornire forchette super leggere e riduce deformazioni paragonati alle forchette standard in carbonio. Diametro oversize 7×9,3mm.

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// INTERNAZIONALI D’ITALIA

Mountain Bike

QUASI UNA WORLD CUP a cura di Paolo Mei

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Il mondo XCO è in fermento: proseguono spediti, infatti, i preparativi per l’allestimento della Challenge più titolata del territorio italiano in seno alla Mountain Bike. Le cosiddette Internazionali d’Italia Series, soprattutto negli ultimi due anni, sono cresciute in maniera esponenziale, al punto di sembrare una sorta di Coppa del Mondo di specialità. Tantissimi sono i campioni che hanno calcato i terreni e i single tracks italiani: dal plurititolato Nino Schurter, campione del mondo in carica e campione olimpico (vincitore alla Montagnetta nel 2016 in volata su Marco Aurelio Fontana, ultimo vincitore della challenge) a Stéphane Tempier, il francese della Bianchi secondo solo a Schurter nell’ultima porzione della Coppa del Mondo 2017 e fantastico secondo in Val di Sole, oltre che vincitore degli

Il comitato organizzatore degli Internazionali d’Italia è già al lavoro per proporre un calendario-gare di altissimo livello. Con un occhio ai big e un altro ai giovani


Internazionali d’Italia 2016. Non sono mancati all’appello corridori quotatissimi, come l’attuale campione europeo Florian Vogel, il campione italiano Gerard Kerschbaumer o Andrea Tiberi, oltre alla plurititolata Gunn Rita Dahle, Maja Włoszczowska, Serena Calvetti, vincitrice 2017, e le due promesse ormai già realtà Chiara Teocchi e Martina Berta. Se l’ultima edizione è stata combattuta, quella del 2018 si presenta a ottobre ormai inoltrato con tre date già definite ed altre due ancora da confermare. Michele Mondini e Luca Carton, i due organizzatori stanno definendo gli ultimi dettagli per la prossima edizione. Il primo punto fermo è rappresentato dalla prova di Nalles, in Alto Adige. Gara storica, da sempre molto partecipata anche in termini di presenze internazionali, quella di Nalles è certamente uno dei fiori all’occhiello del panorama XCO italiano, caratterizzata da single tracks spettacolari non solo in discesa ma anche e soprattutto in salita. La data prescelta è il 15 aprile 2018. La gara Altoatesina sarà l’unica, sul territorio italiano, a godere della classificazione HC (Hors Cathegorie secondo i dettami dell’Unione Ciclistica Internazionale), oltre che Junior Series, ovvero la massima espressione internazionale a livello Junior.

Seconda data già definita è quella del 10 giugno 2018, con una bella novità, rappresentata da Pineto, in Abruzzo. Lo scopo sarà quello di far conoscere il centro Italia in una regione che ha tanto da dare in termini tecnici, oltre che paesaggistici.

Marco Aurelio Fontana

Dopo un evento giovanile organizzato nel 2017, gli amici di Pineto sono pronti a fare il grande salto nel settore XCO, ma soprattutto a far conoscere le enormi potenzialità del centro Italia. L’altra sede che ha già confermato la sua presenza in calendario è Chies d’Alpago, in provincia di Belluno. La prova veneta rappresenterà la continuità: già sede dei campionati italiani nel lontano 2001, Chies d’Alpago è stata campo di gara anche dei Campionati Europei di Mtb. Il percorso verrà certamente rinnovato in vista dell’evento che è anche la chiusura degli Internazionali d’Italia 2018. Intanto, il comitato organizzatore si sta muovendo in diverse direzioni, con scelte di marketing e di promozione turistica destinate a lasciare il segno in maniera indelebile per l’edizione 2018. Michele Mondini, organizzatore, è pronto alla nuova stagione: “Siamo convinti che la strada da noi intrapresa sia quella giusta. Abbiamo registrato molte presenze e questo ci rende felici e orgogliosi. Il fatto che i Top Team internazionali siano sempre più numerosi ci onora e, al tempo stesso, ci motiva per essere sempre più pronti a livello organizzativo. Abbiamo svelato tre date su cinque solo perché le richieste sono state molteplici e ancora non abbiamo sciolto le ultime riserve in merito. Il fatto di avere nuove location è un segnale importante che dimostra che si può avere anche un ricambio, inteso come sedi di gara. Il messaggio che ci piace divulgare è per i giovani: il fatto di poter correre gli Internazionali in Italia significa che, dopo le categorie Junior, per loro ci sarà comunque la possibilità di correre ad alto livello con i migliori del mondo sul territorio italiano”.

Gerard Kerschbaumer

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SCATTO D’AUTORE Dolomitica Brente Bike Pnzolo (TN) Photo: Newspower.it

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// ITINERARI

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L’altra Romagna

oltre la disco c’è di più

Distese di ombrelloni e locali alla moda. Ma nella terra della piadina e del Sangiovese non esiste solo il format turistico del “divertimentificio”. Dalle vestigia bizantine di Ravenna alle colline di Gradara, scopriamo la Romagna che piace tanto agli intellettuali

Un immagine non fuorviante, ma indubbiamente riduttiva: la Romagna è sì spiagge, discoteche e parchi di divertimento, ma è al tempo stesso natura, cultura e piccoli centri storici perfettamente conservati in cui rilassarsi dopo una giornata sulla sabbia. Un patrimonio di diversità che spesso sfugge ai forzati dell’auto e di cui si può godere al meglio pedalando assaporando l’aria di mare. Ravenna è la cultura con la “C” maiuscola. Le antiche vestigia del suo glorioso passato di capitale bizantina, i suoi monumenti patrocinati dall’Unesco e le kermesse artistiche che si susseguono durante tutto l’arco dell’anno sono una calamita irresistibile per gli appassionati del settore. Appena fuori città le pietre e i marmi del centro storico lasciano il posto alla pineta di Classe, l’antico porto romano in cui venivano costruite le 142

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navi per la flotta dell’impero e sull’orizzonte si staglia la torre della Basilica di Sant’Apollinare con i suoi magnifici mosaici. Proseguendo verso sud la strada attraversa la grande riserva regionale del Delta del Po e, poco prima di raggiungere il noto parco di divertimenti di Mirabilandia, si incontra la frazione di Fosso Ghiaia dove una strada sulla sinistra che ben presto diventa un sentiero sterrato porta alla foce del Bevano. Qui la mountain bike non è un optional, ma la strada bianca scorre nel bellissimo paesaggio della pineta e, al termine, regala la visione della spiaggia, una delle più belle e meno conosciute della Romagna. Cervia rappresenta al meglio l’aspetto multiforme delle città della costa. Da un lato il centro che conserva la memoria storica di questa città legata alla sua famosa salina, dall’altro la frazione di Milano Marittima che ha un Dna fatto di shop-


“Divertimentificio”. Per anni una sola parola ha definito l’intera riviera romagnola caratterizzandola nell’immaginario collettivo dei turisti come un immenso luna park che - fra Ravenna e Cattolica – proponeva solo una sterminata sfilata di ombrelloni, ristoranti e locali notturni.

ping, divertimento e movida. Il vento che arriva dal mare accompagna i successivi dieci chilometri che portano fino al porto canale di Cesenatico, la città di Marco Pantani. Il ricordo del “Pirata” è ancora vivissimo fra i suoi concittadini e a testimoniarlo al meglio è il museo a lui dedicato, realizzato dieci anni fa dalla famiglia in una struttura adiacente la stazione ferroviaria. Anche qui, come a Cervia, si ripete la dicotomia fra il centro storico con le antiche barche dei pescatori ormeggiate lungo il canale progettato da Leonardo Da Vinci (d’obbligo una visita al museo della marineria) e il lungomare dove i turisti fanno le ore piccole nei locali alla moda. Fino a Rimini la strada è un susseguirsi di piccoli paesi votati al turismo balneare ma quando si raggiunge la capitale turistica della Romagna l’offerta per il visitatore torna a moltiplicarsi. La “foresta” di ombrelloni, gli alberghi e le discoteche lasciano gradualmente spazio ai tanti monumenti di epoca romana e rinascimentale di cui la città è ricchissima che confermano per l’ennesima volta che in questa zona trova patria sia chi cerca la mondanità sia chi cerca un arricchimento intellettuale. Con la bussola puntata sul promontorio di Gabicce si riparte per l’ultima parte del viaggio. Si supera Riccione, la “perla verde” e i suoi parchi di divertimenti, l’autodromo di Misano, teatro delle acrobazie a 300 all’ora dei centauri della MotoGp, fino ad arrivare a Cattolica dove - una volta scesi di sella - è d’obbligo una visita all’acquario per lasciarsi affascinare da squali, tartarughe e pinguini. Se si alza lo sguardo verso le colline e soprattutto se resta qualche energia, la rocca che incrocia lo sguardo è quella di Gradara, cantata da Dante Alighieri nella commedia per la vicenda di Paolo e Francesca: si è già nelle Marche. Qui i confini sono sottili come una piadina.

In apertura: fenicotteri sulle saline di cervia Dall’alto: Acquario di cattolica, una vista panoramica di gradara, cesenatico portocanale.

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Trentino Mtb

UN PREMIO PER TUTTI a cura della redazione

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A Trento si sono tenute le premiazioni dei vincitori assoluti e di categoria di Trentino MTB presented by Rotalnord 2017. Una sala gremita ha accolto i fuoriclasse della stagione, premiando uno ad uno i vincitori alla presenza del presidente del circuito Mauro Dezulian, del consigliere provinciale Pietro De Godenz, del presidente provinciale FCI Dario Broccardo, del presidente del comitato fuoristrada Paolo Garniga e del membro della giunta del CONI Berta Fontana. Trentino MTB presented by Rotalnord è un challenge che ha abbracciato tutto il territorio percorrendo nell’ordine Val di Non, Vallagarina, Alpe Cimbra, Val Rendena, Val di Sole, Val di Fiemme e Valsugana, zone troppo belle per non essere riconfermate in toto anche nella prossima stagione agonistica.

A Trento sfilano tutti i vincitori del circuito 2017. A Ivan Degasperi il premio “Fair Play Bertagnolli”. Svelate le date della prossima stagione dal presidente Mauro Dezulian

Mattia Longa vincitore assoluto di Trentino MTB


Queste le date del 2018: 13 maggio “ValdiNon Bike”, 20 maggio “Passo Buole Xtreme”, 10 giugno “100 Km dei Forti”, 1° luglio “Dolomitica Brenta Bike”, 15 luglio “Val di Sole Marathon”, 5 agosto “La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” ed infine “3TBIKE” il 26 agosto. Ad aprire le danze ci ha pensato il presidente Mauro Dezulian che ha rimarcato “l’importanza strategica del circuito, nato per riunire i migliori eventi di MTB della regione” definendolo “una straordinaria occasione di promozione del territorio trentino”. Il primo a presentarsi sul palco è stato Ivan Degasperi, ex vincitore di Trentino MTB e quest’anno sfortunato protagonista di un terribile mal di schiena che gli ha impedito di fare ciò che sa fare meglio, pedalare: “Mauro Dezulian mi ha detto di venire alle premiazioni, ma non pensavo dovessi essere io il premiato! Pedalerò ancora per un paio d’anni, questa brutta esperienza me l’ha fatto capire, poi mi dedicherò totalmente ai bambini”. A Degasperi è stato consegnato il premio ‘Fair Play’ intitolato al compianto ex presidente Alessandro Bertagnolli. Dario Broccardo è un forte conoscitore dell’ambiente:

Simona Mazzucotelli vincitrice categoria donne Open

“Non manco mai a questa ricorrenza per portare il mio saluto e complimentarmi con Mauro Dezulian e tutto lo staff. Rimanere a grandi livelli è sempre più impegnativo e Trentino MTB ci sta riuscendo a meraviglia”. Ivan Degasperi riceve il Premio Fair Play

Pietro De Godenz ha portato il saluto dell’assessore Tiziano Mellarini, mentre Berta Fontana ha proseguito la serie d’interventi: “Sono felice di poter portare i saluti del CONI e della presidente, è una soddisfazione vedere tanti visi non più bambini ma di ragazzi, e persone di una certa età, gente che sa ancora sognare nello sport”. Al termine degli interventi sono sfilati i fuoriclasse delle ruote artigliate, a cominciare dai vincitori del circuito, Mattia Longa per quanto riguarda gli Open e l’assoluta, così come Simona Mazzucotelli tra le donne, mentre nelle rispettive categorie hanno raccolto i numerosi premi che il challenge riservava Leonardo Tabarelli (Junior), Marco Rosati (Elite Sport), Francesco Vaia (Master 1), Andrea Zamboni (Master 2), Luca Zampedri (Master 3), Stefan Ludwig (Master 4), Daniele Magagnotti (Master 5), Piergiorgio Dellagiacoma (Master 6), Vertical Sport tra le squadre. Lorena Zocca e Andrea Zamboni, protagonisti nella classifica degli Scalatori, sono stati premiati dai figli di Alessandro Bertagnolli. Sono stati citati anche gli “highlander” della stagione, ovvero i 50 che si sono schierati al via di ogni gara disputata. In vista della prossima stagione il presidente Dezulian si è detto inoltre disponibile a riconfermare il montepremi totale di 20.000 euro, la promozione per i team più numerosi ed i bonus e le prove jolly.

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// RUNNING

Thomas Bormolini

RE DELLA MARCIALONGA a cura della redazione

IN APERTURA: La partenza della 15 a edizione della Marcialonga Running Photo: Newspower.it

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La Running Coop è la ciliegina sulla torta della Marcialonga, l’appuntamento che chiude la Combinata Punto3 Craft, speciale classifica che somma i tempi ottenuti dagli atleti nelle competizioni della “regina del fondo” e che riserva una splendida pagina sportiva agli appassionati di corsa. Le Valli di Fiemme e Fassa in Trentino ne sono state nuovamente testimoni, lo scorso settembre, sul tradizionale percorso da Moena a Cavalese, una quindicesima edizione che ha anche celebrato una magnifica giornata di sole e gesta da ricordare. Fra le novità c’era la sfida tra staffettisti, con i vari componenti a darsi il cambio dopo aver corso da Piaz de Sotegrava a Moena sino a Predazzo per 10 km, da Predazzo a Lago di Tesero per 8 km ed infine da Lago di Tesero alla finish-line di Cavalese per altri 8 e conclusivi chilometri. La “Fata delle Dolomiti” ha dato il “là” alla contesa, con i centri nevralgici della Val di Fiemme a farla da padroni ed il torrente Avisio a dare un tocco di “fluidità” prima dell’ultima ed impegnativa erta, che proiettava i contenders sul viale principale della bella Cavalese. Imprendibile la gazzella Lahcen Mokraji, già vincitore nel 2013, abile a primeggiare in 1:22:43 davanti all’eterno rivale Said Boudalia

Va in archivio anche la Combinata Punto3 Craft. Tra gli uomini prosegue la dinastia dei Bormolini, tra le donne trionfa Chiara Caminada

(1:24:01) e ad un altro corridore di origini nordafricane ma oramai italiano a tutti gli effetti, Khalid Jbari (1:24:48), con il metà fiemmese e metà altoatesino Peter Lanziner sopraffatto nel finale, dopo aver condotto la contesa spalla a spalla con Jbari. Tra le donne complimenti a Ivana Iozzia, brava ad imporsi (1:35:23) sull’ex concorrente di Miss Italia Sarah Giomi (1:38:23), e su Maurizia Cunico (1:39:12). Tra gli staffettisti il terzetto dell’Atletica Val di Cembra composto da Gianni Tiefenthaler, Cristiano Mosca ed Alfredo Pojer non ha lasciato scampo agli avversari, con anche i 31 senatori che hanno svolto tutte le edizioni ad essere omaggiati come meritano. La graduatoria “combinata” ha invece eletto ancora una volta “re della Marcialonga” uno dei gemelli Bormolini, Thomas in questo caso, il quale lancia il guanto di sfida al fratello in vista del prossimo anno. Chiara Caminada si riconferma campionessa fra le donne, con la classifica a squadre della Punto3 Craft a premiare Gianni Zorzi, Roberto Griot e Giuseppe Monteleone (8:44:57), Angelica Dellasega, Marcella Guadagnini e Lara Giacomelli (8:20:15).

Ed ora…“Winter is Coming!”, ricordando la famosa citazione della serie tv “Game of Thrones”.


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iNBiCi magazine anno 9 – 11 Novembre/Dicembre 2017  

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