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â‚Ź 1,50 anno X - num. 68 Poste italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% CNS PZ


Redazione

Sommario Editoriale

Associazione di Ricerca Culturale e Artistica C.da Montocchino 10/b 85100 - Potenza associazionearca@alice.it

Redazione Largo Pisacane 15, 85100 - Potenza Tel. 0971 25683 Mobile 330 798058 - 392 4263201 web site: www.in-arte.org e-mail: redazione@in-arte.org Direttore editoriale Angelo Telesca - editore@in-arte.org Direttore responsabile Mario Latronico Addetto stampa Francesco Mastrorizzi - informazioni@in-arte.org Impaginazione Basileus soc. coop. - www.basileus.it Stampa Grafica Cirillo sas, Scafati (SA) Concessionaria per la pubblicità Associazione A.R.C.A. - associazionearca@alice.it Autorizzazione del Tribunale di Potenza n. 337 del 5 ottobre 2005 Iscrizione al ROC n. 19683 del 13 maggio 2010 Registrazione ISSN n. 1973-2902 Chiuso per la stampa: 29 gennaio 2014 In copertina:

Pierre Auguste Renoir, Ragazze al piano, 1892, olio su tela, cm 116x90, Musée d’Orsay, Parigi - © A. Koch/Interfoto/Archivi Alinari. La redazione non è responsabile delle opinioni liberamente espresse dagli autori, né di quanto riportato negli inserti pubblicitari.

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10 anni con In Arte di Angelo Telesca ......................................................... pag. 4

Eventi

Murales a Senise di Franco Torraca.......................................................... pag. 5 Cézanne e gli artisti italiani del '900 di Giulia Smeraldo......................................................... pag. 8 Augusto alle Scuderie del Quirinale di Federica Amalfitano .................................................. pag. 10 Renoir: una mostra antologica che passerà alla storia di Piero Viotto ............................................................... pag. 12

FotoCromie

Abriola .......................................................................... pag. 16

Cromie

Angelo Ermannno: il Surreastrattismo di Rosanna D'Erario ..................................................... pag. 15 Il colore magico. La pittura fiabesca di Salvatore Damiano di Luisa Turchi............................................................... pag. 18 Gli scorci poetici di Vincenzo Baldi di Eleonora D'Auria........................................................ pag. 20 Gilberto Sartori, Riflessi di memoria di Luisa Turchi............................................................... pag. 22

Forme

L’arte sacra di Angelo Telesca di Eleonora D’Auria ...................................................... pag. 24

Trame

Il sogno possibile di Franca Giannola di Fabrizio Corselli......................................................... pag. 28


10 anni con In Arte di Angelo Telesca

Inizia c o n questo numero il decimo anno di pubblicazione di In Arte, la cui prima uscita in edicola risale al 2005, quando l’Associazione Culturale A.R.C.A. decise di creare un prodotto editoriale che, avendo cuore e cervello in Basilicata, si proponesse come mezzo di indagine dell’arte di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Arte intesa come summa di tutte le attività creative umane, e al tempo stesso come strumento di promozione e divulgazione della cultura. Da allora la nostra rivista vi ha parlato dell’arte e delle sue molteplici espressioni, dalla pittura alla scultura, dalla letteratura alla musica, dall’architettura al cinema, cercando sempre di presentare un’ampia varietà di punti di vista, grazie alla collaborazione di numerosi esperti da tutta Italia che in questi anni si sono alternati nella scrittura degli articoli. Abbiamo recensito alcune delle mostre e delle iniziative culturali più interessanti d'Italia e del mondo, passando dagli eventi di grande risonanza e richiamo sul pubblico a quelli più di nicchia, ma non meno degni di una visibilità. Tutto questo ha permesso a In Arte di crescere anno dopo anno e di rag-

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giung e r e una diffusione nazionale, nonostante siano tanti gli sforzi e i sacrifici che bisogna costantemente affrontare per continuare questo nostro percorso di divulgazione culturale. Da qualche anno, inoltre, la struttura che fa capo alla rivista ha subito un’evoluzione, che l’ha portata nel 2010 a inserirsi anche nell’ambito dell’organizzazione di eventi, grazie al progetto In Arte Exhibit, avviato allo scopo di coniugare la diffusione della conoscenza dell’arte con la promozione del territorio. Siamo così riusciti a realizzare molte iniziative di divulgazione artistica. Siamo lucani e abbiamo cominciato con alcuni comuni lucani di particolare interesse storico-artistico, come Barile, Brienza, Calvello, Castelluccio Inferiore, Forenza, Moliterno, Senise, Venosa, Viggiano, trovando sempre un ottimo riscontro da parte del pubblico. Continueremo fin dove l'amore per il bello saprà portarci. L’obiettivo per il futuro è quello di offrirvi un giornale sempre più ricco di contenuti, approfondimenti, spunti di riflessione, stimoli intellettuali, raccontando quello che secondo noi rappresenta l’arte: genio, bellezza, emozione!


Eventi Il termine “murale” indica un dipinto realizzato su una superficie permanente in muratura, in genere collocato in un luogo aperto accessibile a chiunque, per poter essere offerto al godimento della collettività. La pittura murale può essere realizzata con varie tecniche: in genere si usano gli intonaci a base di calce naturale, i colori acrilici, fissativi e vernice a base acrilica. Per quanto riguarda i soggetti dei murali (o murales, secondo l’accezione spagnola), anch’essi possono essere vari: spesso si tratta di rappresentazioni di scene d’ispirazione social-popolare, talvolta con intenti politici. Il “muralismo” vero e proprio nasce in Messico negli anni Venti del Novecento, quando, sulla scia della rivoluzione, gli artisti riscoprono il valore sociale dell’arte e le sue potenzialità comunicative. Attraverso la sua ampia visibilità, la pittura murale può agire

Murales a Senise di Franco Torraca

da supporto al rinnovamento politico e morale del paese, nonché alla diffusione di idee democratiche ed egualitarie. Al contrario in Italia lo sviluppo dell'arte murale è legato al regime fascista ed è funzionale alla sua propaganda politica. Nel 1933 Mario Sironi elabora il Manifesto della pittura murale, nel quale si esaltano le qualità comunicative, la capacità di influire sulle opinioni e sui punti di vista della gente comune dell’arte murale. Per questo la si ritrova in luoghi pubblici come le stazioni ferroviarie, le sedi sindacali, le università, i palazzi delle poste, i ministeri. Decorazioni murali continuano a esistere anche dopo il secondo dopoguerra, animate da contenuti politici, ma anche a fini puramente estetici e ornamentali. Nei primi anni ‘80 nella cittadina calabrese di Diamante, in provincia di Cosenza, avviene la prima

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Eventi

“operazione murales”, su iniziativa del pittore Nani Razzetti, che prevede la collaborazione di ben 83 artisti provenienti da tutto il mondo per dipingere le facciate delle case del centro storico. A questo esempio si sono successivamente ispirati diversi comuni lucani, ultimo dei quali il comune di Senise, dove dal 19 al 21 dicembre 2013 si è svolta la prima edizione di Murales a Senise, evento artistico promosso dall’amministrazione locale, in collaborazione con In Arte, al fine di valorizzare gli spazi urbani del paese. Quattro artisti (Enzo Baldi, Salvatore Damiano, Angelo Iuliano, Antonio Loffredo), di comprovata espe-

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rienza e varia provenienza, hanno potuto lasciare la propria testimonianza artistica sulle pareti di alcuni edifici del paese, ispirandosi, così come previsto dal regolamento della manifestazione, alla storia e alle tradizioni locali. Scopo dell’iniziativa è stato, infatti, anche la valorizzazione e la riscoperta della cultura e del patrimonio artistico di Senise. Tra gli spunti artistici utilizzati hanno prevalso le memorie legate agli antichi luoghi di socialità, come i lavatoi e i mercati, oppure agli edifici sacri, primo tra tutti il Convento di San Francesco, ma anche un prodotto tipico di eccellenza come il peperone di Senise.


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Eventi Fino al 2 febbraio 2014 il Complesso del Vittoriano di Roma ospita una mostra dallo scopo davvero interessante: Cézanne e gli artisti italiani del ’900 si pone come obiettivo quello di chiarire la posizione dei pittori nostrani nei confronti dell’esperienza del maestro francese. A dirla tutta, e a dirla come l’ho vista io, la mostra non si presenta “moderna” nel suo allestimento: dei due piani espositivi, il primo che incontriamo ci presenta la mostra con una serie di pannelli esplicativi lontani dalle opere, che sono sistemate come una vera e propria quadreria, una lunga serie di pitture affiancate lungo il primo corridoio che inizialmente sembrano non essere affatto collegate tra loro. Quando poi prestiamo attenzione ai quadri degli artisti italiani, iniziamo a renderci conto che il percorso è delineato

Cézanne e gli artisti italiani del '900 di Giulia Smeraldo

da una timeline precisa e il racconto dell’esposizione inizia a chiarificarsi arrivando al piano rialzato dove la mostra regala le emozioni più grandi. Delle 100 opere presenti, circa 20 sono di Cézanne: i quadri del pittore nato ad Aix-en-Provence, sembrano specchiarsi nelle opere di Boccioni e Sironi, fondersi con quelle di Morandi e Pirandello. Pur non avendo mai messo piede in Italia, l’influenza cèzanniana si fa sentire molto nel nostro Paese: da quando Ardengo Soffici, artista, critico e polemista, di ritorno da Parigi nel 1907, riporta le emozioni trasmessegli dalla pittura di Cézanne nell’articolo da lui pubblicato nel 1908 sulla rivista senese Vita d’Arte, il maestro francese diviene termine di confronto per quanti, fra gli artisti, intendono indagare le istanze più innovative della cultura europea, mentre l’inquieta complessità

Paul Cézanne, Frutta, 1879 ca., olio su tela, cm. 46x55, The State Hermitage Museum, San Pietroburgo.

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Eventi

Paul Cézanne, Bagnanti, 1892 ca., olio su tela, cm. 22X33, Musée des Beaux Arts, Lione.

del suo percorso desta grande attrazione e interesse. Egli è ritenuto esemplare per la corrusca originalità della produzione giovanile, per la particolare partecipazione all’esperienza impressionista, per la consistenza plastica e volumetrica della produzione matura, oltre che per la sorprendente liberazione del colore verso allusività simboliche, quando, nella estrema maturità, la nozione del reale si mescola a una drammatica ansia di eterno.

La mostra Cézanne e gli artisti italiani del ’900 è a cura della Storica dell’Arte Maria Teresa Benedetti e presenta, oltre alle opere degli artisti già citati,anche i quadri di Carena, Casorati, Trombadori, Rosai, Carrà, Severini, Donghi, Melli, Capogrossi, Francalancia, Cagli, e Gentilini. Insomma, una mostra d’arte contemporanea italiana che finalmente si guadagna un posto in una delle location museali più suggestive di Roma.

Umberto Boccioni, Natura morta di terraglie, posate e frutti, 1915-16, olio su tela, cm. 38x47, Museo del Novecento, Milano.

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Eventi

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Nel clima d’incertezza, d’intemperie politiche dei nostri giorni, la mostra Augusto inaugurata lo scorso 18 ottobre, presso le Scuderie del Quirinale, suona quasi come un monito, un richiamo all'ordine politico, alla pace. Roma rende omaggio ad uno dei suoi più celebri imperatori, Cesare Ottaviano Augusto, colui, che riuscì laddove molti altri, Cesare compreso, fallirono. Riuscì infatti a porre fine alle guerre che avevano insanguinato la Roma repubblicana e sancì un lungo periodo di pace, Pax Augustea.

Periodo di pace interna ma anche di espansione territoriale, d'abbondanza e prosperità economica. Decenni floridi decantati da grandi nomi come Virgilio ed Orazio. Le Scuderie aprono le porte a circa duecento preziose opere provenienti da tutto il mondo, in occasione del bimillenario dalla scomparsa del Princeps (19 agosto 14 d.c.). Diversi sono i volti del sovrano esposti, dall’Augusto Pontefice Massimo da via Labicana alla gigantesca opera conservata ai musei Vaticani: Augusto di Prima Porta, maestosa immagine di un imperatore condottiero, in tunica militare, corta, dalla corazza aderente che bene mette in risalto il corpo atletico. Corpo, postura e vigore fisico, spesso paragonati al ben noto, Dorifero Policleteo (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) canone di bellezza e di ponderazione classica.

Statua loricata di Augusto, cd. Augusto di Prima Porta, 20 d.C., Musei Vaticani, Città del Vaticano.

Statua equestre di Ottaviano (dal Mar Egeo), Museo Archeologico Nazionale, Atene.


Augusto alle Scuderie del Quirinale di Federica Amalfitano

Per la prima volta in Italia viene esposto alle Scuderie, il mezzo busto equestre e bronzeo del sovrano, proveniente dal Museo Archeologico di Atene e rinvenuto nelle acque dell'Egeo. Non solo statuaria, moltissime infatti, le opere di oreficeria, glittica e numismatica a sottolineare il fasto del tempo; cospicua, in particolare, la collezione di monete proveniente da Parigi ed i cammei viennesi e londinesi, dove Augusto è spesso raffigurato nelle vesti di Zeus ed Alessandro Magno. Incisioni, pietre preziose e moltissimi argenti; di spicco è il tesoro di Boscoreale: un servizio da tavola argenteo, rinvenuto nel 1895 durante gli scavi di una villa imperiale campana ed oggi conservati al Louvre. Undici rilievi chiudono la mostra, si tratta di pannelli originariamente scolpiti per un edificio campano in onore di Augusto che narrano le sue imprese, dalla

celeberrima battaglia di Azio (31 a.c), che decretò la fine del secondo triumvirato, all'incoronazione del princeps ed infine la sua morte. L'esposizione rivela il volto di Augusto, del suo impero e non solo; numerosi sono i volti dei personaggi del tempo: da Cesare a Pompeo, da Marco Antonio a Cicerone. Volti diversi, rugosi, concentrati, corrucciati, fieri, volti immortalati nell’attimo di un’impresa eroica come nella quotidianità, capaci di rendere, così come l'arte romana sa fare, l'unicità di ogni singolo individuo.

Statua togata, Augusto capite velato come Pontefice Massimo (da via Labicana), Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, Roma.

Cammeo con ritratto di Augusto, cd. Cammeo Blacas, età tiberiana, The British Museum, Londra.

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Eventi

Renoir: una mostra antologica che passerà alla storia di Piero Viotto

A Parigi le opere di Auguste Renoir (1841-1919), il più significativo dei rappresentanti dell’impressionismo, perché nella sua lunga vita è rimasto fedele all’intuizione iniziale pur modulandola diversamente negli anni, sono divise tra il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie. La Galleria di Arte Moderna di Torino (GAM) ha avuto in prestito temporaneo da questi due musei una sessantina di opere, che presenta, in una grande mostra antologica, articolata per argomento: i ritratti, i bambini, le donne, i pae-

Pierre-Auguste Renoir, Venezia, Palazzo Ducale, 1881, olio su tela, cm. 55x65, Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown.

saggi, i fiori, i nudi, che resta aperta fino 23 febbraio 2014. Il catalogo edito da Skira è uno strumento prezioso per lo studio della storia dell’arte perché, i tre saggi critici, di Sylvie Patrie, di Augustin de Butler e di Riccardo Passoni sono riferiti non solo al viaggio dell’artista in Italia, ma sviluppano un parallelo tra Renoir e gli artisti italiani con la riproduzione a colori delle loro opere a confronto. Così si possono confrontare i paesaggi di Renoir con quelli di Boccioni, di Carrà, e di Morandi, oppure le bagnanti di Renoir con quelle di De Chirico, di Sironi, e di Soffici. Non solo, il catalogo riporta anche i

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Sopra: Pierre Auguste Renoir, Danza in campagna, 1883, olio su tela, cm. 180x90, Musée d’Orsay, Parigi. A lato: Pierre Auguste Renoir, Il palco a teatro (Al concerto), 1880, olio su tela, cm. 99x 81, Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown.

giudizi di critici italiani dell’epoca alle mostre italiane di Renoir a Venezia e a Firenze del 1911, veniamo così a conoscere i confronti che si facevano tra Renoir e Cezanne, i due maestri dell’arte contemporanea, e i critici divisi tra i due: il primo preferito per i colori caldi delle sue tele, il secondo per la classicità dei volumi delle forme. Sono molto interessanti i quadri di Renoir sulle piazze e sui canali di Venezia, confrontati con quelli di Corot e di Manet sulle medesime piazze e canali. Ma Renoir si considerava un ”pittore di figure”, era un ritrattista molto ricercato dalla borghesia pa-


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Pierre Auguste Renoir, Madame Charpentier, 1876-1877, olio su tela, cm. 46x38, Musée d’Orsay, Parigi.

Pierre Auguste Renoir, Bouquet, 1900, olio su tela, cm. 40x30, Musée de l’Orangerie, Parigi.

rigina. I suoi ritratti sono ritratti di singole persone in primissimo piano, celebre quello della signora Charpentier, moglie di Georges Charpentier editore di Zolà, di Flaubert e dei fratelli Goncourt, e quello fatto a Richard Wagner, mentre il compositore tedesco nel 1882 era a Palermo intento a terminare il Parsifal. Altri ritratti riproducono la figura umana intera, molto belli i due quadri paralleli, la Danza in campagna e la Danza in città; altri sono di gruppo come Un palco a teatro, L’osteria, Il ballo al Moulin de la Galette e ancora la Famiglia Charpentier. L’artista era particolarmente attratto dal volto dei bambini, ne ha fatti più di duemila, molti ai suoi figli Pierre, l’attore, Jean, il famoso regista cinematografico, Claude, il ceramista, il cui ritratto a dieci anni in veste da clown rosso, diventa un modello, a cui rimanda, sia pure con una costruzione figurativa diversa il quadro che Picasso ha dedicato al suo figlio Paul, vestito da Arlecchino. L’opera più nota di questo ritrattista è la tela Ragazze al piano del 1892 (in copertina), sollecitata dal poeta Mallarmé, amico del compositore Debussy, che ritrae le sorelle Yvonne e Christine Lerolle; una tela di cui si conoscono ben sei versioni. In questo pastello l’artista descrive con delicata morbidezza i gesti armoniosi delle due sorelle al piano e il loro sguardo fisso alla partitura da eseguire, un vaso di fiori completa la rappresentazione di un salotto borghese. In un certo qual senso i fiori sono le “nature morte” di Renoir, come le bottiglie quelle di Morandi, ma in

entrambi i casi la poesia va ben oltre la rappresentazione figurativa. Così l’artista analizza il suo lavoro "Dipingere fiori mi riposa il cervello. Non ci metto la stessa tensione che ho quando sto di fronte a un modello. Quando dipingo fiori, cerco tonalità, testo colori audaci, senza preoccuparmi di perdere una tela. Con una figura non oserei farlo per timore di rovinare tutto. E l'esperienza che traggo da queste prove la applico poi ai miei dipinti". Nella biografia di Renoir come lo studio del ritratto del volto lo porta a dipingere il nudo di tante bagnanti e odalische con la pelle vellutata e le forme sensuali, così l’osservazione delle varie forme multicolorate dei fiori lo porta a dipingere il paesaggio, catturando le variazioni di colore generate dalla luce e dalle ombre sulle cose o sulle persone rappresentate. Baudelaire con il saggio Il pittore e la vita moderna, pubblicato in tre puntate su Le Figaro nel 1863, invita gli artisti a dipingere in modo nuovo, ma non può assistere alla nascita dell’impressionismo nello studio del fotografo Nadar nel 1974, a cui seguiranno altre sei esposizioni fino al 1886, nelle quali Renoir sarà sempre presente. L’artista realizza il nuovo modo di fare pittura, immergendo le cose e i corpi, i paesaggi e le persone, in una luce avvolgente che ne modella le forme senza dissolverli nell’atmosfera, e traghetta l’impressionismo fino al ‘900. Modigliani nel 1918 va a trovare Renoir in Costa Azzurra, ma non si intendono, nasce un nuovo modo di fare arte.


Cromie

La natura dallo spazio.

Angelo Ermanno, in arte Dialkan, è un artista lucano all’attivo da oltre vent’anni sul panorama artistico e fondatore del movimento da egli stesso definito Surreastrattismo. Era il 1989, quando ancora studente dell’Istituto d’Arte, cerca di fondere la lezione di Salvador Dalì e Vassily Kandinsky: il surreale e l’astratto. Le sue opere sono il risultato di entrambi i movimenti, nascono dall’inconscio e approfondiscono i moti dell’anima. Ciò che colpisce dei suoi lavori sono sicuramente le forme geometriche, i colori decisi e le pennellate nette su sfondi molto spesso scuri; aspetti che possiamo notare nelle opere che vi presentiamo. La natura dallo spazio nasce da un’ipotesi dell’artista secondo la quale la natura e la vegetazione provengono dallo spazio  indefinito attraverso comete o me-

Scomposizione nera.

Angelo Ermannno: il Surreastrattismo di Rosanna D'Erario

teoriti caduti sulla terra. La natura, costante di molte sue opere che ci riporta ad un ritorno all’origine. In un’altra sua opera, Scomposizione nera, delle sfere di diversa grandezza e colore su uno sfondo nero, rappresentano il ciclo della vita: il mistero della nascita e della morte. La sfera rossa, la morte, muta e rinasce nella sfera verde con radici, la vita. Un’altra opera interessante è Il bene e il male dove tutto si contrae, tutto è l’opposto dell’altro. La tela è divisa in due; nella parte destra è rappresentata la notte, il male, con colori cupi a differenza della parte sinistra dove il bene è raffigurato dal sole e dai colori che contraddistinguono il giorno. Significativo è il raggio di sole che trafigge il tronco dell’albero: il bene che vince sul male. Dunque opere nè reali e nè astratte ma accostamenti enigmatici che cercano di rivelare la parte più nascosta dell’anima attraverso la continua indagine interiore dell’artista, un’indagine profonda che è alla base della sua arte.

Il Bene e il Male.

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fotoCromie

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Abriola foto archivio APT

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Cromie Ritornare alla natura. Quella primordiale e fantasiosa del sogno, o quella che ci portiamo dentro fin dall’infanzia, età dell’oro segretamente custodita in un angolo della nostra memoria, trasposizione emotiva della nostra immaginazione a colloquio con la realtà sperimentata dai nostri occhi. Poiché da sempre “la natura ha fatto l’uomo felice e buono”, per riprendere le parole del filosofo settecentesco Jean Jacques Rousseau, e un artista come Salvatore Damiano nel ritrarla, non può che rivestirla di un tocco di favola magica. Questo lo scopo della sua pittura che nasce dal desiderio di far ritrovare una strada più genuina e autentica all’uomo, ravvicinandolo all’idea della Creazione e della Terra, attraverso lo stimolo dei suoi colori emozionali quali il blu, il verde, il giallo e il rosso. Dominante il colore azzurro, nel suo essere “colore del pensiero”.

Arte intesa come evasione onirica e richiamo al ciclo naturale della vita contro i ritmi frenetici del sempre più incalzante progresso tecnologico. Nelle sue opere, dipinte ad olio, acrilico o acquerello, e caratterizzate da tinte vivaci e brillanti, si respira un’atmosfera di placida serenità spirituale. I suoi paesaggi traggono ispirazione dai luoghi intorno Altavilla Silentina (Salerno), dove l’artista – pittore, scultore e grafico nato nel 1953 a Caposele (Avellino) – trascorre gran parte della sua esistenza. Dove la natura è protagonista, nel rigoglio della primavera, o a fine estate, il tripudio di vegetazione si accompagna a limpide cascate e generosi corsi d’acqua, cieli tersi o disegnati da nuvole leggere, cime di montagne imbiancate e serafici uccelli. Anche l’autunno o l’inverno sono stagioni che non risentono dell’horror vacui, e un banco di nubi con un effetto di spuma di mare increspato può colmare

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Il colore magico La pittura fiabesca di Salvatore Damiano di Luisa Turchi

una valle montana, riempita talora anche da nature morte in formato gigante. La città compare invece nella dimensione umana e vivibile del paese, con le sue stradine di pietra, le botteghe aperte, i ragazzini che oziano, l’orologio del campanile che scandisce i tempi lenti della comunità. La pittura che ne deriva è certamente naïve, armonica nel suo insieme, semplice e lineare nella sua ricchezza, con una ricerca della meticolosità del dettaglio, ripetuto o variato in tutte le sue forme. La sua prima collettiva risale al 1974, quando ottiene un premio dal quotidiano “Il Mattino”, mentre la prima personale arriva nel 1975.

Oltre ad esporre in Italia, Salvatore Damiano si fa conoscere all’estero, come a Tokyo (Italian Pavilion Tokyo 1993, dove è premiato per l’impegno alla divulgazione dell’arte italiana in Giappone), e a Parigi. Partecipa a manifestazioni anche in Svizzera, Germania, Canada. Nel 2011, in Australia, a Melbourne, al XIX concorso internazionale dell’A.L.I.A.S, si classifica al IV posto nella sezione pittura tema “Alle radici dell’essere”, con l’opera Incontro per un sogno. Nel 2013 realizza murales, sul tema dell’acqua a Castelluccio Inferiore e sulla storia e tradizioni del paese, a Senise.

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Cromie

Gli scorci poetici di Vincenzo Baldi di Eleonora D'Auria

La rappresentazione del paesaggio ha da sempre evidenziato la capacità dell’artista nel cogliere le particolari valenze cromatiche e luministiche insite nella natura. Non è certo un caso se l’intera tradizione pittorica abbia attinto dalla natura la capacità di generare particolari effetti luministici. Ed è certo una conseguenza di facile derivazione il tentativo dell’uomo di carpirne il segreto, cercando di riprodurne i suggestivi effetti. Vincenzo Baldi prosegue in tale direzione. La pittura ad olio, suo primo campo d’indagine, cede il passo a partire dal 1986 alla sperimentazione con l’acrilico. Le motivazioni – come il pittore ha avuto modo di evidenziare – riguardano principalmente la facilità di essiccazione e la grande stabilità alla luce. Probabilmente a questo deve essere aggiunto la maggiore duttilità che la pittura acrilica offre nella messa a punto di particolari e suggestivi effetti luministici. L’artista Baldi conduce da anni le proprie sperimentazioni su di un campo fin troppo usato ed abusato, quello del paesaggio, ma lo fa con sapiente maestria. Ciò ha permesso di trasmutare l’esperienza tecnica, frutto di nume-

rosi anni di lavoro, in naturale effetto realistico. Si affermano cosi con nitidezza e capacità di dettaglio, ampi spazi o sottili confini perimetrali. Angoli e punti architettonici affascinano con la loro potente suggestione affabulatoria. Vincenzo Baldi ha ottenuto degno riconoscimento in numerose esposizioni o concorsi di pittura estemporanea. La sua presenza a tale rassegne è andata distinguendosi per quella poeticità e plasticità densa e compatta che accompagnano le sue opere. Da ricordare le recentissime partecipazioni a concorsi che hanno valso all’artista ulteriori premi e riconoscimenti: tra i più recenti va citato il VII Concorso Nazionale di Magliano Nuovo “ Paesaggio e centri storici di un comune Cilentano (11 agosto 2012), la cui commissione esaminatrice ha premiato l’artista esprimendo cosi il proprio favorevole giudizio: “ Il lavoro presenta uno squarcio luminoso dell’abitato ripreso sul silenzio della calura estiva. Il gioco di ombre e di luci è reso con raffinato uso dei colori”. E pare proprio che il termine raffinato trovi in questo artista la più puntuale espressione pittorica.

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Cromie Distanze lontane, di luce e colore, come sospese nel tempo. Dentro l’immagine, colmata dai ricordi, riflessi dipinti in uno spazio figurato, ricreato dalla mente di Gilberto Sartori, pittore e grafico padovano di Limena, che si propone di costruire un ponte, tra ieri e oggi, attraverso il canale della memoria, in un linguaggio visivo vivo ed immediato. L’hic et nunc fissato sulla tela in un paesaggio dell’anima, visione interiore contemplativa che nasce da un profondo amore trasmesso in famiglia: «ricordo ancora, quando da bambino mi avvicinavo piano, girando intorno facendo finta di niente, alle spalle di mio padre, dove seduto in silenzio senza disturbarlo, assaporavo, oltre l’odore del colore all’olio, la passione per la pittura». Una natura silente e costruita, tra immaginazione e realtà trasfigurata, ove si percepisce un senso di attesa. Case ed alberi, terre ed acqua, sono elementi ricorrenti che danno luogo ad opere diverse nelle differenti stagioni, accomunate da uno stile assoluto, fine e ricercato. I giochi di luce ed ombre colorate giocano un ruolo determinante, proiettando i soggetti in una dimensione atemporale.

Controluce veneziano.

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Gilberto Sartori Riflessi di memoria di Luisa Turchi

Grande Albero.

Così gli angusti rii di Venezia sono esplorati in Controluce veneziano, ove il contrasto fra luce ed ombra è evidenziato dal profondo taglio dell’inquadratura, che contrappone l’estesa parte di muro dai toni aranciati e scuri delle abitazioni allo stretto scorcio di un canale azzurro ove si riflettono gli edifici che trasudano umidità nelle fondamenta. In Porto turistico emergono con forza nel silenzio della luce intensa del giorno alcune barche ormeggiate, i cui scafi riposano nell’acqua divisa in striature di colore graffiato; l’acqua baluginante lambisce anche le gondole appena uscite dallo Squero, tradizionale cantiere di Venezia. La campagna e la montagna sono protagoniste, invece, ora in Nobile vigneto, dove spettrali filari di vite come vecchi ripiegati su se stessi paiono trascinarsi nella bruma autunnale, ora in Una domenica in montagna, ove una casa gialla sembra quasi sprofondare nell’atmosfera ovattata del bianco della neve incontaminata che ricopre metà della tela. Si unisce nel pulviscolo dell’aria la chioma verdastra di un Grande albero solitario, stilizzato nelle sue forme come il terreno dove affondano le sue radici. La sua pittura eternizza la natura e l’opera dell’uomo, restituendola in paesaggi dove la quiete regna sovrana.


Una domenica in montagna. Nobile vigneto.

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fOrme

Il mondo del sacro ha per secoli catalizzato l’attenzione degli artisti. Il primato maturato nel tempo ha trovato riscontro in termini di celebrazione appassionata o, alla peggio, di retorica accademica. La svolta determinatasi con la perdita dei princìpi che mossero le realizzazioni artistiche ha condotto all’evoluzione stessa del concetto di arte. Diventava degno di essere rappresentato, e dunque opera d’arte, non più o non solo l’ambito religioso, con le sue fantasmagoriche apoteosi di santi o le commoventi immagini sacrali di carattere intimistico, ma si poneva attenzione per la prima volta al dato oggettivo in quanto tale, dunque reale, concreto. Caravaggio docet. Eppure non è andata persa la continuità di un passato reli-

gioso narrato per immagini. L’arte sacra torna in tutta la sua evidenza a reclamare uno spazio invaso da ambiti di diversa natura. E così agli artisti non resta che rispondere ad una continua ed accattivante sfida, consapevoli del fatto che in essa si celi una delle principali ragioni del fare arte. Lo scultore Angelo Telesca, classe 1948, persegue un obiettivo che da secoli alimenta il concetto di arte: ideare un linguaggio figurativo che risponda a esigenze di carattere teologico o religioso. Telesca, appassionato del lavoro manuale, ama, come tutti gli artisti, sporcarsi le mani, sperimentando senza timore le molteplici possibilità plastiche che l’argilla possiede.

San Valentino (particolare), 2007, argento, cm. 190x80, Chiesa di San Valentino, Abriola (PZ).

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L’arte sacra di Angelo Telesca

fOrme

di Eleonora D’Auria

San Valentino, terracotta, piazza di Abriola (PZ).

Nato ad Avigliano, per trasferirsi ad appena quattro anni a Potenza, città nella quale vive e lavora, Telesca si è dedicato all’attività imprenditoriale edile e al restauro di monumenti e chiese, occupandosi successivamente di pubblicità, informazione medica ed editoria. Il profilo professionale non ha però intaccato l’ambizione artistica dell’autore, mai sopita, anzi resa evidente fin dai primi anni giovanili e soprattutto il desiderio di comunicare attraverso l’uso di un linguaggio universalmente noto: quello della raffigurazione religiosa. L’aria del sacro, respirata ed assimilata durante i lunghi interventi di restauro resi necessari a seguito del disastroso terremoto del 1980, servirà all’artista come valvola di alimentazione per esercitare il proprio estro creativo. Dedito alle arti plastiche fin da giovane, Telesca difficilmente espone i propri lavori. La sua è un’arte che lavora in retrovia e trova riconoscimento nei fedeli

San Valentino, 2000, malte e rete metallica, cripta della Chiesa di San Valentino, Abriola (PZ).

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fOrme

che quotidianamente circolano nelle chiese, all’interno delle quali le opere dell’artista emergono distintamente. Oltre, infatti, a commesse private e pubbliche, Angelo Telesca ha ricevuto l’onore di ottenere incarichi da diverse istituzioni religiose: la chiesa di San Giovanni Bosco a Potenza, la chiesa di San Vito ad Avigliano, le chiese di San Valentino, dell’Annunziata, di Santa Lucia e di Monteforte ad Abriola. Èd è proprio sulle opere realizzate per queste committenze che deve essere concentrata l'attenzione. In esse si evidenzia l’utilizzo di una tecnica particolare, che denota la conoscenza dei materiali e soprattutto l’assidua ricerca di conferire all’immagine un soffio di vitalità e umanità. La statua realizzata in argento raffigurante San Valentino, avente l’importante funzione di reliquiario delle spoglie del Martire, è attualmente collocata sull’altare della chiesa madre di San Valentino. Padre Giovanni Semeria, 2004.

San Valentino, 2007, argento, cm. 190x80, Chiesa di San Valentino, Abriola (PZ).

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fOrme

L’opera manifesta un’attenzione particolare all’uso del dettaglio e allo studio delle profilature, rese plastiche da un attento lavoro di cesello. Meno convincente la resa delle mani, che impedisce una lettura organica con l’insieme plastico. L’evidenza della chioma amplifica l’espressione di dolce consapevolezza del santo, il cui volto appare atteggiato in modo naturale e rispondente ad una buona ricognizione fisiognomica. Ancora nel Crocifisso in terracotta (1998, Parrocchia di San Giovanni Bosco, Potenza) la padronanza della tecnica permette una adeguata resa anatomica del corpo, evidenziando ancora una volta come l’artista abbia maturato una esperienza che, seppur da ampliare, denota la capacità di superare i non pochi ostacoli che lavori del genere presentano.

Padre Giovanni Minozzi, 2004.

Crocifisso, 1998, terracotta, Chiesa di San Giovanni Bosco, Potenza.

Madonna bizantina (La Stelluccia), cartapesta, h cm. 155, Santuario di Monteforte, Abriola (PZ).

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Trame

Quelli di Franca Giannola sono versi sospesi in alto come acrobata in aria nel momento più difficile della sua esecuzione, poiché tale è il rischio di considerarli “semplici” effusioni poetiche. Lo schema dell’opera è chiaro e la sua struttura ideologica ben coerente anche se a volte altalenante a causa di smagliature che ci riconducono ad uno stato di dormiveglia, così mostrandoci col suo vero volto la propria appartenenza alla fisicità della “materia” linguistica. Ma su un punto essenziale si è d’accordo e in particolar modo sul fondamento di tale opera: la sua bellezza crepuscolare, concessa ai propri

Il sogno possibile di Franca Giannola di Fabrizio Corselli

lettori con delicate figurazioni di ampio respiro, a tratti innervate da soffuse metafore dalle tinte quasi pindariche, come ad esempio nei versi “un canto lancia / dal rigoglioso petto/ la sirena dai capelli d’oro” o da lirici affreschi di vita quotidiana propinati con tremuli ornati descrittivi. Una espressività ora concisa ora dilatata ma pienamente figurativa nelle sue manifestazioni, anche se a volte incostante nella fibrosità eulogica del testo che però naviga e scorre su tessiture melodiche e ritmiche a dir poco cristalline; un filo dipanato quello del lieve e garbato processo della correlazione poetica che si reintesse

John William Godward, Nei giorni di Saffo, 1904, olio su tela, cm. 59x74, The J. Paul Getty Museum, Los Angeles.

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Jean-Marc Nattier, Tersicore, musa della musica e della danza, 1739, olio su tela, cm. 136x125, Fine Arts Museums, San Francisco.

nell’ordito onirico della dimensione del réve con intensa incisività espressiva. Per di più, in Franca Giannola assistiamo a una inversione metamorfica che procede, per quanto possa sembrare impossibile, con una trasformazione dal suddetto réve al réverie, una meditazione che presuppone un sostrato incuneato nella concretezza delle cose: la dimensione astratta incontra il Reale, legandolo immancabilmente ai nostri tempi e così rendendola un’opera attuale; ma la rarefazione di una qualsiasi funzione esortativa lungo l’asse strofico, libera i testi stessi dalle leggi imperanti dell’oidos (canto), affidandosi in caduta libera e con le dovute recinzioni, allo spontaneo afflato versificatorio del sentimento, senza per questo, assistere a un autocompiacimento. Un sentimento spontaneo, tendo a sottolineare, che con prometeico furto viene sottratto alla sua facile

significanza di “emozione”, per raggiungere al pari di un olimpio quella vetta semantica che si configura con il termine «pathos», ossia «sofferenza», poiché proprio attraverso il testo poetico può essere filtrato e lenito il dolore presente, ancor più accompagnato da una forte nostalgia per il ritorno alla condizione di sognatrice. Una magniloquenza, quindi messa in ordine, che non va a discapito dei contenuti, ma che edifica un contesto in cui più non compare il dilemma del “possibile” avverarsi di un dato evento descritto, in quanto pur sembrando elementi appartenenti a una forte componente immaginale, tali situazioni proposte assorbono in maniera intrinseca la dimensione del tangibile: il Sogno ha preso consistenza al suo semplice descriversi, esso si è già avverato al progredire della lettura. Il libro: Franca Giannola, Il Sogno possibile, Edizioni Thule.

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In Arte Multiversi n. 68  

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