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Anno 11 - N° 123 NOVEMBRE 2017

IN MOLTI COMUNI CI SONO DELLE MINORANZE DI "TROMBATI", CHE BISOGNerebbe "TROMBAre" per sempre

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Casteggio: "Silenzio preoccupante sul caso dell’inquinamento del Coppa"

Il comitato Valle Coppa, il torrente inquinato dagli scarichi della ditta Ab Mauri (ex Casteggio Lieviti srl) finito al centro di un'inchiesta giudiziaria appena conclusa, torna alla carica e chiede chiarezza sulla situazione. "Sono trascorsi mesi dalla sentenza che ha assolto l'allora presidente di Asm Voghera... Servizio pag. 28

RIVANAZZANO TERME

IN BILICO LE SORTI DE "IL BOCCIO"

Il "Boccio" di Rivanazzano Terme non ha bisogno di molte presentazioni, sia per gli assidui frequentatori sia per chi non "ci ha mai messo piede", il Boccio è… il Boccio. Sembra esistere da sempre o perlomeno esiste da sempre nella memoria di chi oggi... Servizio a pag. 16 -17

"Non si possono presentare sempre all'infinito le stesse persone" Servizio a pag. 10-11

Terme di Salice chiuse… e quindi? Dov’è la notizia? Quando a Giugno le Terme di Salice non hanno pagato le bollette ed è stata interrotServizio a pag. 10-11 ta la fornitura del gas, un mio amico, un salicese, una persona... Servizio a pag. 20

Aumento esponenziale di striscioni, cartelli "fai da te" e affissioni abusive Se si è di queste parti o se si viene da fuori a fare una gita in Oltrepò, non possono passare inosservati gli striscioni che spesso ci indicano sagre di paese, feste, mercatini o, in un caso in particolare, lotte e manifestazioni ormai lontane per impedire la creazione di un maledetto inceneritore. Il turista non conosce la storia dello scongiurato ecomostro; uno striscione di protesta ambientale farebbe passare l'entusiasmo a qualsiasi turista così come moltitudini di cartelli "fai da te" con le scritte in pennarello scolorite: inconsciamente si riducono le aspettative e si innescano anzitempo grigiumi e dubbi su quella che noi proponiamo come terra di vigneti, boschi, natura, siti storici oltre che di tradizioni culinarie...

"raccolta firme: servono anche a farsi pubblicità a buon mercato" Servizio a pag. 4

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"Oltrepò senza 'padrini' politici, per BRESSANA BOTTARONE questo il progetto Staffora non si fa" Preoccupano le condizioni del greto del Torrente Staffora che, dalla sua sorgente tra le montagne dell’Alto Oltrepò e la sua foce a Cervesina, versa in condizioni di pressoché totale abbandono. Erbacce alte quanto una persona e una vegetazione talmente folta... Servizio a pag. 25

"Un'altra brutta figura fatta dall’amministrazione" Servizio a pag.33


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Commento di Antonio La Trippa In Oltrepò va di moda, soprattutto appena prima delle elezioni e poi nei giorni immediatamente successivi, la parola "squadra". Nelle settimane precedenti le elezioni, ogni candidato sindaco, declama, con più o meno convinzione, i nomi dei suoi compagni di lista e con faccia compiaciuta, pensando di dire una cosa nuova o intelligente, dipende da come si vede la faccenda, dice: "Ecco la mia squadra...". Gli appassionati di calcio, leggono con interesse i nomi, poi visto che nessun nome fa parte della rosa dei giocatori dell'Inter, della Juve o del Milan o comunque della propria squadra del cuore, perdono interesse e abbandonano la lettura, ponendosi un quesito: "Ma che squadra è?". Stessa scena avviene quando sono terminate le elezioni e il sindaco vincitore, dopo aver ringraziato tutti, cittadini, santi, cacciatori, pescatori, salutisti, vegani, onnivori, preti, suore etc. etc. trionfalmente, giustamente avendo vinto, dichiara: "Ho vinto grazie alla mia squadra". Meno trionfalmente, giustamente perché hanno perso, i candidati "trombati", dichiarano: "Io e la mia squadra faremo opposizione ferma e costruttiva!". Anche in questo caso, gli appassionati di calcio, che quando sentono la parola "squadra" raddrizzano le orecchie, leggono i nomi e dopo i primi due o tre, capita l'antifona tra se e se dicono: "Ma va ciapà di rat" ed abbandonano l'argomento. La realtà è che in Oltrepò, ma anche in tutto il resto d’Italia, nei comuni medio piccoli, ma anche in quelli più grandi, al di là di quello che si dice, di quello che si vuol far credere, il sindaco conta, per quel che conta… al 99% , la sua "squadra" per l'1%. Sì è vero, il sindaco in modo magnanimo, qualche volta fa organizzare qualche festa a qualche membro della sua "squadra", tipo la festa della trippa, la sagra del cotechino, il festival "dal ris e fasò", insomma cose così, oppure quando il comune cambia tre lampadine o mette una telecamera o asfalta tre metri di marciapiede, concede il merito a qualche membro della sua "squadra", ma poi la cosa giustamente o ingiustamente finisce lì. La "squadra" del o dei candidati "trombati", che siede nei banche della minoranza invece in molti casi si scioglie subito dopo come neve al sole. Molto spesso e purtroppo, è il candidato sindaco "trombato", che per primo terminate le elezioni e preso il "due da picche", con motivazioni varie, fantasiose e troppe volte inverosimili, dichiara: "Mi dimetto per lasciar spazio, a Tizio o a Caio o a Sempronio" e molto spesso è a quel punto anche agli altri membri della minoranza "scappa la vacca nel prato" e in cuor loro dicono: "Ma se il nostro candidato sindaco, se il nostro conductor, se il nostro leader maximo, se la nostra stella cometa politica, si dimette, perché dobbiamo andare avanti noi?". Il ragionamento dei componenti della squadra del "trombato" in fondo è capibile, tra loro penseranno: "Ma se il nostro trombato leader maximo ci dice andè avanti vialtar che a me ma scapa da rid (andate avanti voi che a me scoppia da ridere), perché dobbiamo farlo? "Sa sumia i pusà luc?" (cosa siamo i più stupidi?). Purtroppo il pesce puzza sempre dalla testa, non so come, non so se possibile, ma bisognerebbe introdurre una norma, che se un "trombato" che risulta eletto nella minoranza, non svolge con diligenza il proprio lavoro di opposizione, non potrà mai più mettersi in lista e-o ricoprire incarichi pubblici. Soluzione dra-

stica? Può essere, non dico di no, ma quegli eletti che dovrebbero sedere sui banchi della minoranza e che si dimettono oppure partecipano al dibattito politico del consiglio comunale una volta ogni tanto o quando hanno voglia loro, hanno preso per i "fondelli" durante la campagna elettorali chi li ha votati, ed una volta "trombati" non hanno dato seguito alle parole spese ed alle promesse fatte, risultano, quindi, persone inaffidabili. Ecco questi "trombati" bisognerebbe quindi "trombarli" non permettendo più loro di mettersi in lista o di ricoprire incarichi pubblici. Qualcuno dirà, vabbè ma uno dopo le elezioni può cambiare idea, può avere nuovi interessi, nuove esigenze, la risposta è semplice: quanti sindaci vincitori si sono dimessi per nuovi interessi o nuove esigenze? Controllate quanti in Oltrepò lo hanno fatto e poi forse riterrete corretta la tesi che i "trombati" non si sono dimessi per gli inverosimili motivi che dicono ma per giustificare la loro fuga, con la coda tra le gambe, o il loro minor, minimo direi, impegno sui banchi della minoranza. Volevano fare il sindaco o l’assessore, sono stati trombati e quindi dicono "non gioco più" ed i "trombati" rimangono quei pochi o tanti elettori che hanno dato loro il voto. Chi si mette in lista per l'amministrazione del proprio comune, vuol dire che per i più svariati motivi, in molti casi risibili, è comunque uno che ha speso delle parole ed ha fatto delle promesse, ed anche se "trombato", ma eletto, deve sedere sui banchi della minoranza ed impegnarsi come se avesse vinto, anzi di più. Interessarsi del proprio comune non vuol dire, per chi ci crede, purtroppo o per fortuna sempre meno, quando si è sconfitti essere automaticamente dei perdenti, ma impegnandosi facendo minoranza seria, che non vuol dire fare opposizione/ostruzione, possono dimostrare di essere dei veri vincenti perché, comunque sia andato l'esito delle votazioni, sono entrati di pieno diritto a far parte di un Consiglio comunale, che sono giuridicamente formati, in egual maniera di fronte alla legge, ed hanno pari dignità come minoranza, ripeto impropriamente detta anche opposizione. La minoranza, deve gestire come si deve l'opposizione, deve essere maggiormente preparata di chi, invece, ha il compito di gestire la maggioranza, non già come "vincitore" e padrone assoluto del potere amministrativo, ma come persona giuridicamente chiamata a gestire il "bene comune" a favore dell'intera cittadinanza senza differenze di sorta. La minoranza ha un ruolo che potrebbe essere importante, è infatti la condizione indispensabile affinché possa esistere una dialettica, che si spera costruttiva, legittima al potere a all'azione dell’amministrazione comunale, limitando o contraddicendo o pungolando la maggioranza, quindi il potere politico. Per questi motivi la minoranza è diventata un elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di governo di una amministrazione comunale, che solo con un'azione concreta e continua della minoranza,

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può e deve essere gestito da una pluralità di poteri, quindi anche quelli della minoranza, nei quali tutti gli interessi e tutte le istanze possono trovare spazio. Solo la presenza di un'adeguata minoranza fa sì che la relazione con la maggioranza si leghi ai buoni risultati in risposta alle esigenze di tutti i cittadini. In un'amministrazione comunale impostata su questi principi la maggioranza stabilisce i suoi rapporti con la maggioranza del corpo elettorale, mentre la minoranza stabilisce un rapporto con le componenti del corpo elettorale rimaste soccombenti. A mio giudizio la buona amministrazione dipende direttamente dall'equilibrio razionale, costruttivo ed operativo della dinamica maggioranza-opposizione. Quelle amministrazioni comunali che non hanno un'attenta minoranza o peggio ancora che non hanno minoranza, sono amministrazioni comunali monche, e non è vero che in questi comuni le cose vanno meglio, sembra vadano meglio, ma in realtà "vanno bene" solo e perché nessuno dice niente e gli errori che ogni maggioranza commette, essendo composta da uomini, quindi fallace, non vengono recepiti, non sono conosciuti ai più, e quindi la maggioranza, quando commette un errore o non recepisce un’esigenza dei cittadini, continua e persevera tranquilla, pensando di essere nel giusto. Se invece i "trombati" pur essendo risultati perdenti, si impegnassero quotidianamente nel loro compito politico amministrativo, queste storture sarebbero limitate. A mio giudizio, sono dei "poveri comuni", quelle realtà, che hanno avuto alle elezioni amministrative una sola lista, certamente non per colpa di chi ha vinto, ma per colpa di chi si voleva mettere in lista e non si è messo, dopo aver fatto due conti ed aver pensato o capito che intanto perdeva e quindi non hanno avuto le "palle" di fare comunque una lista. Questi comuni non hanno una minoranza che magari sarebbe stata più preparata e capace della stessa maggioranza, pronta a saper vigilare, a saper consigliare, a saper precisare, a saper rappresentare i dimenticati e gli esclusi, a saper proporre, a saper scovare eventuali lacune da colmare o da correggere, a saper vegliare che tutto proceda secondo legge e precise finalità sociali... con il comune intento di perseguire sempre e solo il meglio a favore della propria cittadinanza. Ecco perché il lavoro della minoranza è importante, ma molti candidati una volta "trombati" se ne dimenticano, ecco perché, questi che erano interessati al "bene"... si fa per dire, del proprio comune, però solo da vincitori, dopo essere stati "trombati" alle elezioni devono essere "trombati" per sempre.


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VOGHERA

"raccolta firme: servono anche a farsi pubblicità a buon mercato"

"Riaperto lo sportello lavoro arrivano i primi frutti"

Di Vittoria Pacci

Nicola Affronti

Nicola Affronti, il nostro intervistato è al suo secondo mandato come presidente del consiglio comunale a Voghera. Primo degli eletti per numero di preferenze è il capo delegazione dell'UDC in Comune. Il gruppo (il secondo per numero di consiglieri eletti) è composto da tre consiglieri e due assessori. Nicola Affronti laureato in giurisprudenza lavora a Milano all'ufficio legale di una importante azienda di informatica e telecomunicazioni. A lui in prima battuta le domande di rito. Lo stato di salute dell'UDC a Voghera, della maggioranza ed il clima in consiglio comunale? "Quella dell'UDC è una delegazione significativa lavoriamo in sintonia con il partito, il nostro è un lavoro di squadra. La maggioranza gode di buona salute, non sempre i punti di vista concordano, comunque nel confronto, quando c'è, si trovano sempre buone soluzioni. In consiglio l'opposizione, al di là di qualche provocazione strumentale, tutto sommato fa il suo lavoro e non ci sono grandi tensioni. è certo (e questo riguarda tutti) se ci fossero meno 'pruriti elettorali' il clima potrebbe essere migliore". La presenza dell'UDC in comune come si evidenzia? "Vogliamo rispettare l'impegno preso con la città e questa amministrazione cerca di portare avanti programmi e progetti. Alcuni di questi vedono impegnati i nostri rappresentanti in giunta: Geremondia e Battistella, che lavorano in sintonia con il nostro gruppo consiliare (Affronti, Galloni, Piombini n.d.r.). Nel merito mi riferisco all'attenzione per le finanze comunali, per lo sport, per l'osservatorio sanità e per le farmacie comunali oltre alla valorizzazione dei prodotti tipici e all'impegno da noi assunto per rilanciare le finalità del gemellaggio con la città francese di Manosque. è per questo che a metà novembre saremo in Francia con

una delegazione qualificata che rappresenterà la nostra città. Sarà presente il nostro mondo dell'associazionismo a livello commerciale, industriale, culturale e sportivo". Dopo la fase di commissariamento avete ripristinato, con enfasi lo sportello lavoro, quali sono i risultati concreti? "Non possiamo pretendere risultati eclatanti è certo comunque che la riapertura di questo servizio, da noi fortemente auspicata insieme con l'amico Fiocchi è stata accolta con successo dai cittadini vogheresi che settimanalmente fanno registrare numerosi accessi allo sportello dedicato che ha già prodotto i suoi frutti. Mi permetta, ogni nuovo posto di lavoro è un motivo di soddisfazione per questa amministrazione che pensa anche di promuovere corsi di formazione". Per lo sport in particolare quale è stato il vostro impegno? "L'assessore Geremondia ha lavorato molto e i risultati conseguiti ci soddisfano. In particolare vorrei sottolineare la sistemazione ed il restailing del campo giovani, l'ampliamento del Palaoltrepò che dopo i lavori si conferma un punto di rifermento per il basket professionale oltre alla compagine dell'Olimpia Voghera anche il Bertham Derthona disputa le partite di campionato nella nostra struttura. L'attenzione della nostra amministrazione ha interessato l'intero sport cittadino confermando, in una fase difficile per le finanze comunali, gli stanziamenti alle associazioni cittadine. Oggi per lo sport vogherese è arrivato un altro importante riconoscimento: la conquista a Città del Messico da parte dell'olimpionico Nespoli del titolo mondiale. Come abbiamo già annunciato in consiglio comunale saluteremo presto il nostro campione" A proposito di farmacie e osservatorio sanità le interpellanze non mancano e l'opposizione rivendica risultati con raccolta firme. "Raccogliendo firme non si risolvono i problemi, spesso servono per denunciare situazioni di disagio, ma servono anche per farsi pubblicità a buon mercato. Nel caso dei turni notturni delle farmacie in città devo dire che dopo un disguido iniziale dovuto a mancata informazione, l'assessore Geremondia, il responsabile sanità del mio partito ed il sindaco si sono mossi con autorevolezza ed i risultati mi pare non siano mancati. Devo anche sottolineare che in questi mesi c'è stata una attenzione costante ai problemi del nostro ospedale collaborando a fronteggiare situazioni di difficoltà...". Argomento di attualità nell'ultimo consiglio comu-

nale sollevato dal consigliere della lega Filippo Musti: il ripristino del doppio senso in via Emilia che rischia di penalizzare i cittadini. Quale è la vostra opinione? "Vede Musti che in passato è stato un convinto assertore del senso unico (non so perché allora), non si è reso conto che con il doppio senso si facilitava ed oggi si facilita una vasta fascia di utenza che uscendo dall'ospedale ha bisogno di utilizzare rapidamente il servizio offerto dalla nostra farmacia comunale, evitando di entrare nel difficoltoso traffico cittadino. Se si vogliono rappresentare le difficoltà per gli alunni dell'istituto suore Benedettine, come ha risposto l'assessore alla polizia, l'ingresso da viale Montebello può essere attivato. Comunque il doppio senso avvantaggia anche altre realtà commerciali presenti". Sui problemi della sicurezza quale è il suo impegno? "Ci siamo battuti a tutti i livelli per salvaguardare la nostra compagnia Carabinieri, che rischiava di essere trasferita altrove. Abbiamo redatto un piano per l'installazione di nuove telecamere di sorveglianza e con il coordinamento di tutte le forze dell'ordine l'attenzione sarà costante. Il nuovo Prefetto è stato già sensibilizzato al riguardo e speriamo che un monitoraggio attento ci permetta di fronteggiare una situazione diventata veramente difficile, specie nel corso di questo ultimo anno". Quale altro impegno intende sottolineare? "La difesa dell'agenzia delle entrate, grazie anche alla nostra determinazione al riguardo una soluzione la abbiamo trovata. Presto inizieranno i lavori di ristrutturazione nei locali dell'ex tribunale, inoltre mi permetta sottolineare il nostro impegno per le periferie, in particolare per la frazione Oriolo, con la realizzazione di opere pubbliche già programmate per il 2018". Leggiamo che è stata annunciata la prossima revisione dei regolamenti e dello statuto comunale, in cosa consiste? "Si tratterà di un lavoro importante per aggiornare le norme fondamentali che regolano il funzionamento del nostro comune. Introdurremo anche un regolamento che istituirà civiche benemerenze per i vogheresi che si saranno distinti nei diversi campi... Se vuole una conclusione a questa lunga chiacchierata gliela do parafrasando le parole citate dal nostro Vescovo in occasione della sua visita in consiglio comunale: 'la fiducia nella democrazia può avere un solo fondamento mostrare che è capace di rispondere alle domande più elementari degli uomini".


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casa pound dura sulla situazione vogherese: "invisi alla stampa locale"

Di Nilo Combi A girare per le vie di Voghera di questi tempi capita di incrociarli sempre più spesso. La sezione pavese del movimento di estrema destra Casa Pound da alcune settimane sta diventando una presenza costante in città. Alcune settimane fa erano in piazza San Bovo con un presidio di protesta contro il degrado di quella zona. Oggi preparano un'azione per difendere il commercio del centro dell'assalto della grande distribuzione. Del loro ruolo politico nella destra radicale non parlano volentieri, mantengono un atteggiamento "bipartizan" e si dicono "vicini alla gente, stanca di questa situazione". Dopo tre anni di attività sul territorio pavese Casa Pound Italia conta circa 100 tesserati in provincia, metà dei quali vengono proprio da Voghera e Oltrepò. Lorenzo Cafarchio, del movimento, è il responsabile provinciale. Cafarchio partiamo dall'analizzare la situazione vogherese, con il presidio del 7 ottobre in piazza San Bovo. Avete manifestato contro il degrado in quella zona, d'accordo. Ma se dipendesse da voi quali soluzioni pratiche bisognerebbe mettere in atto per risolvere il problema? "Innanzitutto bisogna partire dalla 'creazione' di una cittadinanza attiva. Per farlo esiste un solo modo, incentivare le attività commerciali con fondi specifici da destinare agli esercenti, in modo da rendere viva non solo Piazza San Bovo, ma Voghera nella sua interezza. Gli spazi aggregativi sono il primo presidio di sicurezza all'interno delle città. In seconda istanza intensificare i controlli, proprio come richiesto nella petizione popolare da noi protocollata in comune lo scorso febbraio. Il Sindaco, Carlo Barbieri, nei giorni successivi al nostro quarto presidio ha dichiarato che l'amministrazione comunale interverrà 'in maniera severa per la sicurezza della città'. Siamo contenti di questo, perché Palazzo Gounela ha dimostrato che seguendo le nostre indicazioni si possono ottenere risultati concreti". C'è stata qualche polemica soprattutto sui social, per il fatto che l'azione di CasaPound non sia stata neppure riportata da qualche organo di stampa locale. Vi sentite discriminati? "Siamo invisi alla stampa locale, questo è palese. Ma ci sono tanti professionisti della parola che ascoltano le nostre istanze. La voce che portiamo per le strade è quella dei pavesi, dei vogheresi, degli oltrepadani e degli italiani stanchi. In questo senso l'utilizzo dei social network ci aiuta. Laddove i media chiudono gli occhi, discriminandoci nel calderone della politica locale, ci sono migliaia di cittadini che ci seguono sulle nostre piattaforme elettroniche". Qual è la vostra posizione sul fenomeno migratorio? Non credete che alimentare la xenofobia possa essere come soffiare su un fuoco pericoloso? Non si rischia di muoversi in una direzione che in qualche modo possa riportare sulle orme di un passato quantomeno "scomodo"? "Condanniamo, senza mezze misure, il fenomeno globalizzante dell'immigrazione, non l'immigrato in quanto tale. La vicenda di Mafia Capitale è maestra in questo, ci sono centinaia di persone pronte a speculare sui flussi che regolano gli sbarchi. L'accoglienza è business. In troppi dal Governo alle Ong, passando

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"Giunta insipida, serve una cittadinanza attiva"

Lorenzo Cafarchio per l'Unione Europea, hanno le mani sporche. Sono quest'ultimi a soffiare sul fuoco della guerra civile. Gli unici discriminati sono i nostri connazionali. Conosciamo bene il passato dell'Italia e sappiamo che per costruire l'avvenire, di una nazione, serve custodire il fuoco della propria identità". Un altro tema caldo a Voghera è il gioco d'azzardo. Qual è la Vostra posizione in merito e quali contro misure vorreste vedere attuate dal Comune? "Ad inizio 2016 posizionammo, su tutto il suolo cittadino, alcune finte slot, correlate da un volantino con la dicitura 'Fuori dalla mia città', per denunciare la vergognosa situazione del gioco d'azzardo a Voghera. Nel centro abitato ci sono una macchinetta mangia soldi ogni 93 abitanti. La spesa, annuale, lambisce i 79 milioni di euro ed ogni singolo vogherese spende in media 2.005€ all'anno nelle sole slot. Una follia. A fine novembre organizzeremo un convegno sull'argomento, con specialisti e psicologici affronteremo il problema dal lato umano e sociale. Il territorio deve essere bonificato, rendendo impossibile la vita a questo cancro della società odierna. La prevenzione, partendo dai più giovani, è il primo passo". Qual è, complessivamente, il vostro giudizio sull'operato di questa giunta comunale? "La giunta comunale è insipida. Si barcamena tra proclami ed eventi, atti a dare lucentezza alla mancanza di un solido disegno politico. A Palazzo Gounela non esistono linee guida, ogni componente della maggioranza naviga a vista, pensando all'immediato. Ma la politica, sopratutto sul territorio, deve essere lungimirante. Dobbiamo pensare alla Voghera e

all'Oltrepò che lasceremo ai nostri figli. Per contro la minoranza latita. Possiamo dire, senza peccare di presunzione, che gli unici a fare politica sul territorio, occupandosi del sociale, siamo noi di CasaPound". In quali settori credete la politica non intervenga con sufficiente attenzione (parlo di Voghera e Oltrepò? "L'Oltrepò va rivisto innanzitutto sulle politiche giovanili, la nostra terra si sta spopolando e non offre possibilità per il futuro. Bisogna costruire posti di lavoro, partendo dal comparto enogastromico motore della zona, per affrontare il domani senza il terrore di trasformare questa regione in una landa desolata. In passato si pensava che Voghera potesse diventare una città da 60-70.000 abitanti, ma sono numeri rimasti sulla carta. Oggi si preferisce vivere nella periferia di Milano, capace di offrire più servizi, rispetto a questa terra, nonostante tutto, ancora a misura d'uomo". Che tipo di azioni avete in programma per l'immediato futuro? "Qualche giorno fa abbiamo lanciato, attraverso la nostra pagina Facebook, un video in difesa del commercio locale. L'amministrazione comunale pende tutta in favore della grande distribuzione, dimenticandosi delle piccole e medie attività commerciali sparse sul territorio. Basta farsi un giro in via Emilia per rabbrividire davanti alle decine di vetrine sfitte. Il nostro slogan, Difendi Voghera, nasce per dimostrare che la città di San Bovo ha bisogno di uomini e donne incorruttibili pronte a tutelare il centro abitato ad ogni costo. Giornalmente siamo sul territorio, senza dimenticare il nostro impegno in quel di Stradella, a tutela degli italiani".


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DUE MAXI PROGETTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE SUL FRONTE SICUREZZA

"Mappa della criminalità e restyling urbano per combattere il degrado"

Caterina Grimaldi

Di Christian Draghi Il Movimento 5 Stelle si prepara ad annunciare due maxi progetti sul tema della sicurezza che puntano a rivoluzionare l'aspetto e la vivibilità di Voghera. Si parla di una mappatura della criminalità, ridiscussione del ruolo della polizia locale e di una revisione dell'arredo urbano nelle zone critiche. "Sono idee ambiziose e innovative" spiega il consigliere comunale Caterina Grimaldi, che dai banchi dell'opposizione lancerà le proposte all'Amministrazione e ne chiederà il finanziamento. Grimaldi, prima di tutto come giudicate la situazione attuale della città? "Quello della sicurezza è un concetto allargato che va trattato a 360 gradi. Non riguarda solo l’aspetto della criminalità, ma comprende il rischio concreto di rimanere vittima di aggressioni o altri episodi di violenza unitamente ad altri problemi quali la diffusa rottura dei codici tradizionali di condotta civica, la mancanza di cura del territorio, la sensazione di insicurezza legata a fattori ambientali quali la mancanza di vitalità. è fondamentale capire come avvengono i reati se si ha l’intenzione di stabilire quali azioni siano davvero efficaci". Cosa prevedono i progetti a cui state lavorando? "Il primo riguarda la Polizia Locale, in quanto per garantire una significativa presenza delle forze

dell’ordine in modo visibile e capillare noi riteniamo necessaria una mappatura della criminalità al fine di rimodulare la presenza della Polizia Locale sul territorio, che dovrebbe essere estesa a tutte le ore del giorno e della notte, perché altrimenti è inefficace. Come è inutile posizionare telecamere se nessuno poi le sorveglia. In base a questa mappatura potranno essere implementate azioni di prevenzione e tempestivo intervento, coordinando le varie forze dell’ordine". Cosa intende con "mappatura della criminalità"? "Una vera e propria topografica delle zone critiche, con rilevamenti fatti sul territorio in modo da stabilire esattamente quali tipologie di reati siano diffusi e in quali zone. Qualcosa del genere le forze dell’ordine l’hanno già, ma quello che intendiamo inserire noi è la parte relativa alla sicurezza ‘percepita’ e non solo quella reale, in modo da coinvolgere i cittadini e capire le loro necessità e percezione della realtà in cui vivono. In questo modo si arriverebbe ad avere un dossier completo a disposizione della politica per poter intervenire in modo mirato e lungimirante". L'altro progetto invece? "Il nostro secondo progetto riguarda due nuove strategie per avere quartieri sicuri. Una prima applicazione può riguardare le aree che circondano la Stazione Ferroviaria e le aree di connessione a Piazza San Bovo. L’idea base è cambiare la fisionomia della città, adottando un design urbano che sia strategico per contrastare fenomeni di criminalità o degrado: aumentare la visibilità panoramica di piazze e strade, migliorando l’illuminazione e rendendo il layout stradale più accattivante". Che tipo di interventi immagina, ad esempio, per piazza San Bovo e la zona Stazione? "è presto per addentrarsi nei dettagli tecnici, che dovranno essere comunque studiati da esperti del settore, ma per fare capire cosa intendiamo posso citare ad esempio quello che si fece nei giardini

dell’Esselunga alcuni anni fa, quando c’era un problema serio legato alla prostituzione: si abbassarono le siepi. Potrà sembrare banale, ma rendere le aree più visibili e illuminate significa disincentivare le presenze indesiderate e facilitarne il controllo. Tra l’altro gli studi confermano che per lavorare in direzione della sicurezza le illuminazioni pubbliche più efficaci sono quelle dal basso e non dall’alto". Crede che queste misure siano sufficienti per risolvere una situazione come quella di Voghera? "Ovviamente non bastano, queste misure sono efficaci solo se sono parte organica di un progetto più ampio, a 360 gradi. Degrado e criminalità si sviluppano laddove le città non sono vivaci, nelle aree deserte, terra di nessuno. Per ottenere risultati importanti bisogna fare attenzione a moltissime dinamiche: ad esempio bisogna disincentivare le attività che commercializzano alcolici a prezzi stracciati. Chi vende la birra a un euro favorisce il bivacco. Allo stesso modo sale piene di slot machine sono ambienti favorevoli alla proliferazione di certi fenomeni. Noi poi insistiamo molto sul concetto dello sviluppo urbanistico perché bisogna anche abituare i cittadini alla bellezza, a non accettare, loro per primi, il degrado. Inoltre bisogna riconsiderare la legalità a tuttotondo. In questo mi rifaccio alla teoria delle finestre rotte, che è una teoria criminologica sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali". C'è qualche realtà urbana a cui vi siete ispirati per questo progetto? "Personalmente ho negli occhi la zona del Cimitero Maggiore di Milano, a nord della città, dove il problema del degrado è serio. In generale però progetti del genere stanno sviluppandosi in moltissime città, e alla loro realizzazione lavorano in team architetti, urbanisti e universitari. La progettazione accurata, competente e lungimirante è la vera strategia per risolvere certi problemi".


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LEGA NORD CONTRO GIUNTA E PD SUL CONSIGLIO APERTO: "NON SERVE..."

Di Christian Draghi Dopo aver appoggiato la ricandidatura di Carlo Barbieri alle ultime elezioni, la Lega Nord recupera a tutti gli effetti il ruolo di opposizione e non fa sconti alla giunta sui temi caldi in città. Recology e Modello Voghera al centro degli affondi più duri. Sul primo caso, quello della ditta fallita a Medassino che stoccava tonnellate di rifiuti pericolosi, la segretaria vogherese Elena Lucchini annuncia un'interrogazione consiliare: "è sconcertante che Comune e Provincia non abbiano ancora chiesto i fondi regionali per bonificare l'area". Sul secondo, che riguarda le limitazioni agli aiuti agli extracomunitari applicate solo parzialmente, l'accusa alla giunta è di non voler applicare una legge a sostegno dei cittadini vogheresi. Lucchini, partiamo dal caso Recology: quali critiche muovete a chi ha gestito la situazione? "Posso dire che siamo basiti e sconcertati di fronte al fatto che, pur avendo una soluzione concreta e attuabile al caso Recology (l'ormai famoso finanziamento regionale per la bonifica dell'area), coloro che hanno titolo per chiederlo (Comune e Provincia ndr), siano in una situazione di totale immobilismo e non si intraveda la benché minima volontà di procedere in questo senso. Ricordo che i finanziamenti utilizzabili in caso di pericolo per la salute pubblica, derivante dal verificarsi di fenomeni di inquinamento dovuti ad attività di gestione rifiuti, sono di fatto a fondo perduto e, per intenderci, l'unico obbligo che avrebbe il Comune o la Provincia sarebbe quello di rivalersi sulla ditta fallita per recuperare le somme necessarie alla bonifica; infine, solamente nel caso in cui tali somme fossero recuperate, si dovrebbe restituirle alla Regione... e sottolineo solo in quel caso. Questo fatto è di una ambiguità assoluta. Presenteremo come gruppo Lega Nord un'interrogazione consiliare per chiedere al Comune di attivarsi immediatamente e le motivazioni per cui non l'abbia ancora fatto". Come mai però siete contrari al consiglio comunale aperto sul tema proposto dal Pd? Non credete che un confronto con la cittadinanza possa essere un momento positivo? "La Lega Nord non ha mai dichiarato di essere contraria al consiglio comunale aperto ma, semplicemente, che il confronto tra le parti deve servire per conoscere le problematiche del territorio, quindi risolverle. In questo caso specifico il problema è ben noto ma soprattutto la soluzione è già stata trovata e servita su un piatto d’argento da parte dell'Assessore Regionale all'ambiente Claudia Terzi. Si tratta solo di fare richiesta alla Regione Lombardia di un contributo per la bonifica dell'area. Comune e Provincia sono le amministrazioni titolate per farlo ma, ad oggi, nè una nè l’altra hanno chiesto questi fondi. Ricordo a tutti che il Presidente della Provincia di Pavia è appoggiato dal PD, lo stesso PD che chiede un consiglio comunale aperto parlando di coinvolgimento del popolo ma che allo stesso tempo si rifiuta di percorrere l'unica strada utile per risolvere il problema: il finanziamento regionale per la bonifica dell'area. Lo stesso PD che, sempre in qualità di amministrazione provinciale, nel gennaio 2013 autorizzò la Ditta di Rifiuti Recology a Medassino.

VOGHERA

"Recology: sconcertante immobilismo di Comune e Provincia"

Elena Lucchini

È sconvolgente pensare che il PD, che lancia il sasso e nasconde la mano prendendo in giro i cittadini solo a scopo elettorale, ora chieda le firme alla Lega Nord per la convocazione di un consiglio comunale aperto. Lega Nord che è stata l’unica forza politica ad essersi occupata concretamente del caso, convocando l'Assessore Terzi a gennaio 2017 per un sopralluogo dell’area e trovando, sempre tramite l’assessore, la soluzione al problema e che mai sarà complice di un simile giochetto". Questione sicurezza. Quali misure pratiche e concrete applichereste per risolvere la questione? "Una soluzione potrebbe essere la stipula di contratti vantaggiosi, a prezzo calmierato, tra gli esercenti e gli istituti di vigilanza. Un'altra soluzione interessante, proposta anche a Casteggio dalla Lega Nord cittadina e dal consigliere comunale Salvatore Seggio, è quella relativa alla legge Regionale 6/2015 sulle politiche integrate di sicurezza urbana che regola il presidio del territorio dove si realizzerebbe una importante sinergia, regolata da questa legge regionale fortemente voluta dalla Lega Nord, che permette a protezione civile, associazioni di volontariato e cittadini privati, tutti adeguatamente istruiti e addestrati, di prendere parte al monitoraggio del territorio facilitando l’intervento delle forze dell’ordine. Per quanto riguarda l’abusivismo e l’accattonaggio, quotidianamente si assiste alla presenza di venditori senza licenza, il cui numero cresce nei giorni di mercato, che fanno concorrenza sleale ai negozianti regolari. Sono urgenti controlli sistematici e frequenti da parte della polizia municipale per cogliere in flagrante i venditori illegali, senza dar loro la possibilità di scappare. Infine un problema costante per i cittadini è dato da chi insistentemente chiede soldi nei parcheggi e anche in questo caso serve un continuo controllo che il Comune deve garantire". Piazza san Bovo e i daspo siete soddisfatti di queste misure dell’amministrazione comunale?

"È un inizio. Siamo contenti che il Sindaco Barbieri abbia iniziato ad applicare il Daspo Urbano in seguito al nostro pressing. In tal senso si può dire che abbia accolto il nostro suggerimento”. Modello Voghera. Può dirci com'è la situazione oggi? Viene attuato a Voghera o no? "Il Modello Voghera oggi è applicato solo per l’assegnazione delle case popolari, mentre per tutti gli altri servizi ai quali potrebbe essere applicato (ad esempio contributi per il reddito, asili nido, mense scolastiche, centri di accoglienza) non se ne tiene conto. La Lega Nord di Voghera considera il DPR 445/2000 come punto primario del programma, anche in questo caso non ci capacitiamo del motivo per il quale non sia stato ancora attuato nel nostro comune, soprattutto se consideriamo che Regione Lombardia, lo scorso luglio, ha approvato e trasmesso le linee guida, a cui ci si deve attenere, che prevedono l’applicazione del Modello Voghera a tutti i servizi. Su questa partita non indietreggiamo di un passo e posso affermare che la giunta Barbieri non pare intenzionata ad attuare una legge a tutela dei cittadini Vogheresi". Sui Centri commerciali qual è la vostra posizione? "Bisogna limitare il più possibile la loro diffusione. Una città è sana quando i suoi cittadini lavorano, producono e hanno la possibilità di realizzarsi professionalmente nelle proprie attività. Bisogna sostenere il tessuto commerciale composto da micro imprese che rendono vivo il contesto cittadino e cercare di rialzare le saracinesche nei centri storici della nostra città". Il Comune ha concesso i parcheggi gratis in centro il sabato pomeriggio. Secondo lei può essere una soluzione ai problemi dei commercianti? "Di certo non è la panacea, ma una delle tante iniziative che possono contribuire a migliorare il commercio nella nostra città".


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"non spetta ad un gruppo di facebook trovare delle soluzioni"

Di Serena Simula

Nato nel dicembre 2016 dalla scissione di "Politica a Voghera" e oggi arrivato a 858 iscritti, "Politica@ Voghera" è uno dei gruppi di Facebook più seguiti tra quelli che si occupano di questioni civiche a livello locale. Al suo interno si dibatte un po' di tutto, dalla raccolta differenziata alle piste ciclabili, dai consigli comunali alle mense scolastiche: a gestire tutti i giorni decine di opinioni discordanti, post poco pertinenti e attacchi personali è l'amministratore Matteo Para, giudice e arbitro di ogni questione. Sul gruppo, Para interviene spesso e volentieri lanciando provocazioni o placando gli animi per fare in modo che la pagina rimanga uno spazio di confronto aperto a tutti, un luogo dove esprimere le proprie opinioni con educazione e razionalità. Para, cominciamo a spiegare perchè è nato questo gruppo. "Il gruppo 'Politica@Voghera' è nato il 5 dicembre 2016, il giorno dopo il Referendum Costituzionale. Prima di aprire la mia pagina ero amministratore del gruppo 'Politica a Voghera', ma disaccordi emersi con l'altro amministratore (Gabriele Boccalari) mi hanno indotto a creare uno spazio nuovo e diverso, che avrei potuto gestire in autonomia. In particolare, non mi era piaciuta la decisione presa da Gabriele di censurare certi post provenienti dall'area di estrema destra: non perchè li condividessi, ma perchè ero e sono ancora oggi dell'idea che un gruppo di discussione debba essere a disposizione di tutte le forze politiche e di tutte le opinioni". Eppure qualche post lo cancella anche lei. Dov'è la differenza? "È vero, qualche post lo cancello anche io, ed è ruolo dell'amministratore farlo per tutelare sé stesso e il gruppo che gestisce. Quelli che elimino io, però, sono i post che appunto potrebbero causarmi dei problemi a livello legale: se uno dovesse offendere un altro sulla mia pagina e quest'ultimo decidesse di sporgere denuncia, io finirei in caserma a testimoniare. Ecco perchè quando vedo che i toni si stanno facendo troppo accesi intervengo. E non necessariamente cancellando il post, ma in primis moderando la discussione". Qual è il limite? "L'offesa personale, l'insulto. In questi casi sono obbligato a intervenire. A onor del vero, però, devo

dire che con il trascorrere dei mesi sono stati sempre meno i casi di questo genere. Nonostante ci siano sempre i soliti due o tre che si lasciano trasportare, per lo più gli utenti di 'Politica@Voghera' sono una comunità che si esprime con educazione. Salvo nel periodo delle campagne elettorali, durante le quali i toni tendono a inasprirsi". Chi interviene di più sul gruppo, destra o sinistra? "Per rispondere a questa domanda bisogna distinguere tra politici e simpatizzanti. Per quanto riguarda i politici, la sinistra è decisamente più attiva. Carlo Barbieri non credo abbia mai risposto a un solo post, mentre la Bazardi o Ghezzi intervengono con una discreta frequenza. Tra le fila dei simpatizzanti, invece, credo che sia la destra ad essere più attiva". Cerca sempre di essere molto moderato nei toni che usa. Nonostante questo le è mai capitato di ricevere lamentele o attacchi personali? "Sì, certo, anche abbastanza spesso. Mi si accusa di essere un 'comunista che sta simpatico a quelli di destra', si scambia la mia neutralità di amministratore per un atteggiamento di comodo. Il mio ruolo, invece, è proprio quello di non esprimere opinioni personali al fine di alimentare la discussione. Quello che deve emergere dal gruppo non è il mio punto di vista, ma la pluralità dei punti di vista altrui". Lo sforzo in questo senso è sicuramente notevole, ma le discussioni hanno mai portato a soluzioni concrete o lasciano in effetti il tempo che trovano? "Non saprei fare degli esempi, ma in effetti non credo nemmeno che sia questo lo scopo di un gruppo come quello che gestisco. Mi spiego meglio: non spetta a un gruppo di Facebook trovare delle soluzioni, il gruppo di Facebook può essere una fonte di spunti per la politica, può aiutarla a sondare il terreno su un determinato argomento e a confrontare le opinioni dei cittadini, ma spetta poi sempre a chi amministra trovare delle soluzioni". Il gruppo conta oltre 800 iscritti, ma chi scrive è un numero molto inferiore. Come mai? "Credo che la gente abbia paura di esprimere le sue opinioni, anche se francamente non ne capisco il motivo. Non credo che quello vogherese sia un contesto in cui si debbano temere ripercussioni di qualche tipo, e invito quindi le persone a partecipare di più. Non vorrei nemmeno che si facessero spaventare dalla lunghezza che certe discussioni possono raggiungere: lo scopo infatti non è convincere gli altri ma

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"Sono accusato di essere un comunista che sta simpatico a quelli di destra"

Matteo Para semplicemente dire la propria. Dopo un commento, quindi, si può semplicemente smettere di rispondere". E riguardo a chi legge? Sono molti di più? "All'incirca seicento, quindi sì, molti di più. In media sono 30-40 gli utenti che scrivono, dunque stiamo parlando di una percentuale inferiore al 10%. Personalmente mi piacerebbe vedere non solo più contributi, ma anche contributi di maggiore spessore. La gente tende infatti ad essere poco propositiva, a dire 'Tu hai sbagliato' invece che 'Avresti dovuto fare così' e ad argomentare le sue opinioni. Oltretutto io propongo dei temi su cui ho qualche nozione, ma ci sono ambiti di cui non so nulla, e mi piacerebbe che intervenisse a riguardo chi è maggiormente preparato. Insomma, chi sa parli e si lanci nelle discussioni senza paura". A proposito di chi non parla, ha detto prima che anche tanti politici sottovalutano la potenza dei social. Come mai? "Francamente penso che non abbiano un approccio maturo allo strumento, che ne ignorino non solo le possibilità, ma anche il funzionamento. E non sto parlando solo dei politici, ma sto facendo un discorso più generale: vedo che la gente fatica a capire quando è il caso di fermarsi o quando sarebbe ora di inserire dei contenuti, quando cominciare o chiudere un discorso. Non c'è educazione al mezzo, non c'è sufficiente consapevolezza. Ed è un peccato perchè se ben usato un gruppo come 'Politica@Voghera' potrebbe rappresentare uno strumento utilissimo nell'amministrazione di una città".


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20 milioni di euro: "ne ho sentito parlare ma non li ho ancora visti"

"Non si possono presentare sempre all'infinito le stesse persone" Di Lele Baiardi

Un'innata predisposizione per la politica, della quale conosce perfettamente tecniche e segreti. Da tempo, certamente, la figura leader del panorama oltrepadano. Nelle ultime settimane, alcune diatribe sostenute, ed ancora in corso d'opera, son divenute argomento di discussione tra amici e cittadini e battaglia da sostenere per amministratori e politici a lui legati. Abbiamo incontrato per una piacevole conversazione il Dottor Giovanni Alpeggiani. Partiamo in apertura con gli ultimi fatti accaduti. Cosa sta succedendo? Si respira un po', per così dire, aria di rivolta? Lei ha avuto svariati incarichi politici nel corso della Sua carriera, e della nostra zona è diventato, mi passi il termine, una sorta di "gestore", di consulente dei politici e degli amministratori... "Mah... (sorride) no, gestore no. Sono rimasto nel mondo della politica certamente anche perchè ho visto crescere ed assumere ruoli anche importanti, amici che negli anni ho iniziato io alla politica, ai quali ho dato consigli, suggerimenti direi. Francamente, la voglia di ricoprire ruoli non era più nelle

mie corde, ed ho ritenuto di mettere a disposizione le mie esperienze per questi nuovi amministratori. La politica si deve anche rinnovare, non si possono presentare sempre all'infinito le stesse persone negli stessi ruoli. Da atleta, son passato ad allenatore, in panchina. Comunque, non ho una scuderia: rimango un battitore libero". Ed a proposito proprio di battitore, non ha certo risparmiato bordate taglienti in occasione di una cena, alcuni giorni or sono in compagnia di molti altri amministratori e politici, durante la quale sono state registrate due sue interviste video, seguitissime da molti oltrepadani. In queste registrazioni definisce Alessandro Cattaneo, ex sindaco pavese e nuovo coordinatore provinciale del Partito al posto di Carlo Barbieri, come "Trombato", volendo regalargli addirittura una bambola "Barbie" come interlocutore per sottolineare la plasticità, la faziosità del fatto accaduto... "Beh, Cattaneo trombato lo è. Fino a prova contraria lo è. Ed ora cerca di togliersi l'etichetta tentando di rifugiarsi tra i nominati. Perchè dovesse mettersi alla ricerca di preferenze, mi sa che l'etichetta non se la toglie... Ma al di là di ciò, io ho contestato, in nome di tanti amici, il metodo con cui è stato sostituito Carlo Barbieri. Definendola una 'porcata' perchè la è, una porcata! Perchè non è politico...".

In questi video, non ricordo se lei o un altro esponente, parlate di "scelta che scende da Milano"... "Certamente! Se fosse stata una scelta votata dai pavesi, non avrei avuto nulla da ridire! Ma una scelta fatta a tavolino per bilanciare, diciamo, un po' gli interessi di altri, che oggi ti promuovono e magari fra due giorni ti fregano... questa è una cosa che Cattaneo in primis non avrebbe dovuto accettare, per quel minimo di esperienza politica che dovrebbe aver maturato. Doveva capire che la cosa avrebbe dovuto comunque nascere di comune accordo con Barbieri, magari con una conferenza stampa congiunta, trovando una via d'uscita onorevole per quest'ultimo... Capisco che Cattaneo abbia bisogno di questo ruolo per rafforzare la sua candidatura alle politiche nazionali tra i nominati, anche se il nuovo vertice che ha creato potrebbe fare una buona figura ad amministrare Cullipulli (comune cileno dove tutti gli abitanti sono analfabeti, ndr.)...". Politiche o Regionali? "Politiche. Non ha il coraggio di candidarsi alle Regionali! Alle regionali bisogna prendere voti, preferenze. Avrebbe potuto essere, prima dell'accaduto: adesso diventa complicato...". Ci sarà un Candidato oltrepadano alle Regionali? "L'Oltrepò è la zona con il più alto tasso di voto del centro-destra. Un candidato dovranno darcelo! E lo sceglieranno gli oltrepadani. In caso contrario,


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Giovanni Alpeggiani

gli oltrepadani evidentemente faranno scelte differenti! In Oltrepò abbiamo diversi degni possibili candidati; certo, se contestiamo le scelte a tavolino degli altri, poi non andiamo a farle noi! Bisognerà fare un'assemblea dove la maggioranza sceglierà il aandidato!". Il ruolo dal quale è stato sollevato Carlo Barbieri è definito "coordinatore provinciale del partito". Cosa implica? Barbieri avrebbe potuto trovare una contromossa alla repentina sostituzione ? "Barbieri ha ricevuto una pugnalata diretta, senza possibilità di previsione né di replica: ecco perchè la definisco una 'porcata'! Il ruolo implica, ovviamente e semplicemente, far politica. è assolutamente inutile organizzare dieci riunioni per raccontare undici palle tentando di campare e di arrivare al giorno delle elezioni, sperando poi di riuscire a sparire. Bisogna far politica, confrontarsi sui temi cari al territorio, confrontarsi con le varie forze politiche, con gli elettori... Io suggerirò ai miei amici oltrepadani di promuovere una sorta di Stati Generali dell'Oltre-

pò, senza pretese secessioniste che stiamo vedendo come vanno a finire... però qui abbiamo i ponti che ci escludono dal resto della Lombardia, le frane che rendono gimcane le nostre strade collinari, nessun progetto alla valorizzazione turistica... di conseguenza, tutti i politici dell'Oltrepò, le associazioni agricole e vitivinicole dovranno aprire gli occhi e boicottare le prossime candidature se non condivise... avrebbe il suo effetto...". Una campagna elettorale Regionale costa molto? "Sì, costa molto. è una campagna elettorale che deve coprire tutta la Provincia di Pavia... Costa alcune decine di migliaia di Euro! Ed è interamente 'sulle spalle' del candidato. Anche perché i partiti, che un tempo sostenevano le federazioni provinciali, oggi non riescono più a farlo, non contribuiscono. Tranne alle politiche, per i nominati diretti... Lì i partiti sono obbligati a sostenerli, anche economicamente...". A proposito però di ponti e frane, l'Oltrepò dovrebbe avere a disposizione i famosi 20 milioni di

euro... "Io di quei soldi ne ho sentito parlare quanto lei, ma non li ho ancora visti. E non ho neppure ancora visto, come anche i nostri amministratori e politici, i progetti a riguardo. Se questi soldi arriveranno, mi auguro servano a sistemare qualcosa di importante; se saranno gestiti 'a pioggia', non porteranno a nessun miglioramento né tanto meno alcun risultato!". Alcuni mesi fa, sempre sul nostro giornale, Gianpiero Rocca, altro esponente di lungo corso della nostra politica, dichiarava che, a fronte del peso ininfluente dimostrato da alcuni candidati proposti ad ogni livello, da Roma alla Provincia, gli elettori in futuro potevano non rispettare le indicazioni di voto proposte dai partiti. Mi sembra sia un po' anche la sua attuale posizione... "Rocca ha perfettamente interpretato il pensiero politico! Questa volta la ribellione va fino in fondo: o la scelta delle candidature avviene per condivisione, e allora porterà molta acqua al mulino comune, o se sarà imposizione... saranno volatili amari".


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Egregio signor Direttore, ad una certa età i medici ti consigliano di fare delle camminate giornaliere, ed io spesso con mia moglie o con qualche amico faccio camminate lungo lo Staffora. Non ho e non abbiamo potuto fare a meno di notare che l'alveo del torrente è diventato un bosco. Abbiamo pensato che questa situazione ci fosse solo nel tratto di Voghera, purtroppo abbiamo verificato che non è così, situazione analoga a Rivanazzano Terme, a Salice e a Godiasco e sempre più su fino a Varzi. Come si può pensare di passare parte dell’autunno, tutto l’inverno e tutta la primavera, in cui le piogge sono statisticamente più frequenti, più abbondanti e spesso rivestono caratteristiche di bombe d'acqua, senza eseguire il "disboscamento", perchè di quello si tratta, dello Staffora? è del tutto evidente che l'erba, gli arbusti, per così tanto tempo lasciati liberi di crescere, sono diventati troppo alti ed impediscono lo scorrimento delle ac-

que ed è del tutto evidente che prima o dopo, come già successo avverrà un disastro. Leggo ogni tanto, che i vari sindaci con qualche tecnico fanno sopraluoghi, interessano vari enti più o meno competenti etc. etc. Parole, parole e parole. La realtà è che il bosco nell’alveo dello Staffora cresce. Nessuno esegue in modo opportuno, a regola d’arte e con le giuste tempistiche il disboscamento e la manutenzione: un ente dice che non tocca a lui, l’altro dice che deve avere l’autorizzazione... balle, scuse e il problema resta. Ad un cittadino non interessa sapere chi deve fare l’intervento, interessa vedere che l’intervento venga effettuato ed il problema risolto. I cittadini della valle Staffora hanno come rappresentate più vicino e diretto, il sindaco, è lui che deve risolvere il problema, al di là di leggi, normative, lacci e lacciuoli. Se a casa mia c'è puzza di gas, dopo

"Quando dico a qualcuno che abito a Sant'Alberto sono due le cose per cui viene ricordato: l'eremo e il ristorante" Egregio direttore, vivo a Sant'Alberto di Butrio da 35 anni e spero di passarci il resto della mia vita. Per alcuni aspetti potrebbe non essere la località più comoda del mondo ma chiaramente è ad indiscrezioni di quello che uno cerca. Pace e tranquillità fanno da sfondo ad un paese reso famoso soprattutto dal bellissimo Eremo risalente al l'undicesimo secolo. Quando dico a qualcuno che abito a Sant'Alberto sono due le cose per cui viene ricordato. La prima è sicuramente l’Eremo e l'altra è il ristorante. Il ristorante purtroppo negli anni è diventato una nota dolente, una questione difficile da risolvere dovuta soprattutto alle cattive gestioni. Solo la gente della zona ha idea delle persone, dei matrimoni e del turismo da tutto il nord d'Italia che ha ospitato questa struttura. Il turista, i ragazzi ma soprattutto gli abitanti dei paesi limitrofi venivano perché qui trovavano gentilezza, ospitalità, familiarità e la cucina era semplice, genuina e con prodotti offerti dal territorio come funghi, tartufi, castagne salame e formaggi. Ho letto con dispiacere e anche con profonda amarezza l’intervista rilasciata sul vostro giornale dall’attuale gestore del ristorante, posso capire lo sfogo di un imprenditore in difficoltà, ma forse e dico forse in quanto non ho la verità in tasca… è che ad oggi la realtà del ristorante è ben lontana da quelle tradizioni e quelle abitudini. Ogni anno sono centinaia i turisti che visitano Sant'Alberto, chi per l'eremo, chi per la raccolta di funghi e castagne e chi per fare una semplice passeggiata nella natura e nella tranquillità. È normale che

il visitatore che transita da quel ristorante si aspetti di trovare un ambiente accogliente, caloroso e dalla cucina semplice, con prodotti a chilometro zero e con un rapporto qualità prezzo a portata di tutte le tasche. Basti vedere le realtà di Castellaro e Cella di Varzi, Casanova Staffora, Zavattarello e Romagnese. Tutte zone con varie problematiche di viabilità, collegamenti telefonici ecc. Eppure con gran seguito da parte dei clienti fissi ed occasionali. Con il passare del tempo molte migliorie sono state apportate sia nella viabilità che nelle telecomunicazioni. La linea fissa funziona 365 giorni l'anno così come l’ADSL. Le amministrazioni locali passate e recenti hanno sempre avuto un occhio di riguardo per questa località promuovendo gite guidate in stretta collaborazione con le scuole, concerti, realizzando anelli naturalistici con varie associazioni ed intervenendo tempestivamente ad ogni problema di varia natura che si presentasse sul territorio. Insomma per un imprenditore che vuole aprire un'attività a Sant'Alberto ha tutte le comodità di un imprenditore che apre a Salice Terme o Rivanazzano Terme. Quello che serve è solo competenza, gentilezza e voglia di fare ma soprattutto avere l'intelligenza di capire con quale realtà ci si va a confrontare. Se una persona vive per vent'anni a Voghera senza mai aver sentito parlare di Sant'Alberto probabilmente i problemi sono i suoi non di Sant'Alberto. In attesa di una nuova gestione veramente capace di risollevare la storia di un ristorante storico.

DAI LETTORI

"Cari sindaci pulite lo Staffora, non ci interessa come, ma risolvete il problema"

aver chiamato i Vigili del Fuoco, la società erogatrice ed i tecnici comunali, e vedo che non arriva nessuno, tocca a me come padre di famiglia risolvere il problema, non posso aspettare che la casa scoppi. Ecco secondo me alla prima piena, lo Staffora "scoppierà", i nostri sindaci diranno che non potevano, che avevano avvertito, piangeranno sul latte versato, chiederanno l'ennesimo, perché effettivamente ora sono troppi, caso di calamità naturale, ma intanto il disastro è avvenuto. Concludo con un appello: Cari sindaci pulire l'alveo dello Staffora tocca voi, non ci interessa come, ma risolvete il problema. Giuseppe Campagnoli - Voghera

In merito all'intervista al Presidente Associazione islamica di Voghera Egregio signor Direttore, nel pieno rispetto del diritto e della liberta'di espressione di tutte le persone che vivono in Italia, sancito dalla nostra costituzione, vorrei evidenziare alcune parti dell'intervista che potrei dire inaccettabili. NON concordo in linea di principio il tono di condanna assoluta della società attuale, ponendo l'accento su denaro, laicità, modernità, moda, etc. etc Non concordo sulla critica dei musulmani "laici", queste persone dimostrano di essere libere nelle proprie scelte. Adesso segnalo le parti inquietanti: la parte sui cristiani che modificando i dettami della propria religione sono sostanzialmente dei disonesti; la frase sugli ebrei che consegnano i loro figli e vivono solo per il denaro; il discorso della jihad intesa come difesa in seguito ad un attacco quando non è così, come giustificazione assolutoria di qualsiasi atto di violenza. Penso di vivere in una societa' che, al netto di tutte le cose negative, dovute al semplice fatto che l'essere umano sia imperfetto,sia sostanzialmente libera,e quindi questo fatto il Sig. Ayadi debba imparare ad accettarlo. Lodi Gian Luigi - Casteggio

Frattini Domenico - Sant'Alberto di Butrio

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REDAZIONALE A PAGAMENTO

IL PASCAL SI PREPARA ALL'EVENTO: L'INAUGURAZIONE DEL LICEO ARTISTICO L'istituto Blaise Pascal di Via Don Minzoni a Voghera si espande, infatti nasce un nuovo distaccamento in Via Ischia 1/3, vicino alla sede della scuola. Il coordinatore didattico dell'istituto, la Dottoressa Luciana Rossotti spiega come e perchè si è sviluppata questa idea: "Sono i ragazzi in verità che mi hanno suggerito il nuovo percorso di scuola superiore. Infatti a Voghera non esiste un Liceo Artistico e per questo motivo si è ritenuto di poter colmare questa lacuna offrendo un percorso mancante ed innovativo". Un percorso di studi innovativo in quanto è rivolto a tutti coloro che sentono di possedere una "vena" artistica senza per questo tralasciare le necessità del momento attuale e poter quindi garantire un futuro lavorativo ai giovani attraverso una più approfondita conoscenza della lingua inglese, il nuoco liceo artistico con indirizzo arti figurative avrà infatti un potenziamento della lingua inglese. L'inaugurazione è prevista per fine Novembre e sarà possibile visitare la scuola durante l'Open Day del 15 Dicembre, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 e siccessivamente il 13 Gennaio 2018 dalle ore 9.00 alle ore 12.00. Inoltre sarà possibile provare il laboratorio dal 09 al 12 gennaio dalle 8.30 alle 12.30.

Il nuovo distaccamento dell'Istituto Pascal

L'Istituto Pascal è normalmente aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00 ed è possibile ricevere tutte le informazioni e visitarla. "La nostra scuola è 'piccolina' rispetto a quelle tradizionali statali ed i ragazzi frequentano le classi (mediamente di 10 allievi) in un clima di serenità e di partecipazione attiva; sono loro i protagonisti e le loro idee per noi sono importanti. I nostri ragazzi hanno visto in anteprima la struttura (non ancora completa) e si sono rattristati nel vedere un immenso corridoio spo-

glio: si sono perciò impegnati a creare delle 'piccole opere d'arte' (pur frequentando il liceo delle Scienze Umane con opzione eco-sociale o il Professionale per i servizi socio-sanitari) al fine di rendere più allegro e accogliente l'ambiente, perché la nuova struttura fa parte della loro scuola!!!". Un ringraziamento a tutti i docenti ed in particolare ai "giovanissimi prof.": Gayathri Baldi, Francesco Bertolini, Riccardo Fazi, LucaLugano, Ylenia Vinetti che hanno contribuito positivamente alla crescita della scuola. GRAZIE A TUTTI!!!


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FUSIONE DEI COMUNI: cornale e bastida de' dossi gli unici in oltrepò

Di Pier Luigi Feltri

I comuni di Cornale e Bastida de' Dossi sono stati gli unici in tutto l'Oltrepò ad intraprendere, nel 2014, la via della fusione. Una piccola rivoluzione per questi due paesi di nemmeno novecento abitanti, che tuttavia garantirà al nuovo ente un finanziamento annuo di 77.541,67 da parte dello Stato. Aria fresca per un piccolo comune che, altrimenti, si troverebbe probabilmente a poter garantire la sola ordinaria amministrazione, come purtroppo altri del territorio. Il sindaco, Gian Carlo Carnevale, può invece raccontare ai suoi concittadini dei numerosi lavori pubblici che la sua amministrazione sta portando avanti. A tre anni dal referendum, come può commentare la fusione fra i comuni di Cornale e di Bastida de' Dossi? "L’unione con Bastida l'abbiamo fatta nel 2014 a febbraio, tramite un referendum che è stato positivo sia a Cornale che nell’ex comune di Bastida de' Dossi. Non arriviamo ancora a mille abitanti, il progetto sarebbe dovuto essere più ampio: si sarebbero potuti coinvolgere altri comuni, che si sono defilati. Potevano rientrare anche Casei, Corana, Silvano Pietra: ci sono pochi chilometri di distanza, il nostro è praticamente un territorio unico". Quali criticità si sono manifestate in questi primi tre anni? "Le nostre impiegate hanno avuto un po' di difficoltà nel sistemare alcune cose burocratiche, alcune ancora non sono ultimate. Al catasto risultano ancora i due comuni separati. Però riceviamo un contributo annualmente dallo stato per la fusione, che è quello che ci dà un po' di ossigeno per qualche lavoro che dobbiamo fare. Il contributo dura dieci anni, fino al 2024". Qual è il suo giudizio personale? Come è cambiato il suo ruolo di sindaco? "Io la valuto positivamente, anche perché come ho detto prima si riesce a fare qualche lavoro in più. Il mio ruolo, invece, è cambiato pochissimo: i problemi che c’erano ci sono ancora. Ma con il gruppo che mi sostiene abbiamo una sintonia, un feeling che ci accomuna da tanto tempo. Sono quasi venticinque anni che sono in amministrazione, prima come consigliere, poi come vicesindaco, e infine come sindaco". A cosa vi siete dedicati in questo ultimo periodo? "Sono state sistemate alcune strade a Bastida che erano proprio disastrate, poi alcune anche a Cornale. Abbiamo abbattuto qualche barriera architettonica, una proprio davanti al municipio. È stato sistemato il tetto dell’ex municipio di Bastida. Poi tanti altri piccoli interventi, come per la Scuola d’infanzia dove è stato dato il bianco e sono stati sistemati i bagni". E cosa c’è in programma da qui a fine anno? "In programma abbiamo di sistemare il cimitero a Bastida che ha un problema strutturale, in particolare un arco all’ingresso, che le Belle Arti ci hanno detto di mantenere così com’è. Quindi abbiamo dato l’incarico del progetto ad un geologo e ad un ingegnere per sistemare questo problema secondo le indicazioni. Ci vorranno, solo per quell’arco, circa 50mila euro, ma bisogna farlo. Faremo anche dei loculi nel 2018, sia a Cornale che a Bastida. Per Bastida servirà anche un nuovo Piano Cimiteriale. Dovremo cercare un tecnico e incaricarlo, perché, senza il Piano, con la nuova normativa non si può iniziare nessun lavoro. Poi occorrerà sistemare anche tutto il

muro di cinta". Quali altre idee porterete avanti per il prossimo anno? "Per 2018 dobbiamo fare l’adeguamento antisismico delle scuole, perché siamo passati a zona 3 (nella classificazione sismica nazionale, ndr). Questa scuola è stata costruita negli anni '70, quindi dovrebbe essere a posto a livello di fondamenta, ma richiede comunque qualche aggiustamento. Poi abbiamo partecipato ad un bando di Regione Lombardia per il risparmio energetico, al quale siamo stati ammessi. Verranno investiti in totale 178mila euro di cui il 10% lo metterà il comune e il resto la Regione. Il progetto, quasi terminato, consiste nel cambiare tutte quelle finestre, porte che lasciano passare aria durante l’inverno, nell’installazione dei doppi vetri, nel rimpicciolire alcuni finestroni, nella coibentazione sotto il tetto e in un cappotto intorno a tutto l’edificio che isoli sia dal caldo che dal freddo, secondo tutto quelle normative che la regione prevede". A livello di risparmio energetico, molti comuni stanno mettendo in campo la tecnologia led per l’illuminazione pubblica. Qual è la situazione da voi? "Noi abbiamo già fatto questo passo da ben dieci anni, quest’anno terminiamo il riscatto dei pali. Il costo dell’operazione è stato di circa 200mila euro: abbiamo tanti punti luce a Cornale, circa trecento. Il risparmio per i primi anni non è stato molto, ma da ora in avanti sì. Speriamo di vedere presto una sensibile riduzione della bolletta. Abbiamo realizzato da poco l’illuminazione, già a led, di un tratto di strada che prima era buio, dal ponte sul Curone fino a Bastida. Così sembra proprio un paese unico, con un’illuminazione che, venendo da Cornale, non si interrompe. Nei prossimi anni, compatibilmente con le risorse di bilancio, valuteremo di continuare questo lavoro anche per il resto di Bastida". Altri finanziamenti regionali in arrivo? "Abbiamo in programma anche nuove telecamere, anche qui grazie ad un bando a cui abbiamo partecipato, e che ci finanzierà il 50% del totale complessivo, che sono circa 90 mila euro di spesa. Abbiamo già sei telecamere, ne aggiungeremo ancora tre e faremo fare manutenzione a quelle che ci sono, che hanno già dieci anni. Saranno telecamere di ultima generazione, di quelle che leggono la targa e nello stesso tempo verificano la regolarità del bollo e dell’assicurazione". Chi si occuperà di verificare questi dati? "Abbiamo un agente di Polizia Locale, che dipende dall’Unione che abbiamo con Corana e Silvano. Cerchiamo di attirare qualche contributo anche con questo strumento, infatti il bando a cui siamo stati ammessi era rivolto proprio alle Unioni dei Comuni. Per la posizione abbiamo chiesto parere anche al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Casei Gerola, che con me collabora tantissimo, in qualsiasi cosa. Lo voglio ringraziare sinceramente. Lo consulto spesso, ad esempio quando arrivano circolari sulla sicurezza, e arrivano spesso dopo gli incidenti che sono successi negli ultimi tempi, come quello di Torino". Questi eventi, dettati dal terrorismo o dalla paura, provocano ricadute anche sui piccoli comuni come Cornale e Bastida? "Per l’ultima festa che abbiamo organizzato, la Festa Patronale, abbiamo dovuto fare un mucchio di

CORNALE

"Il progetto sarebbe dovuto essere più ampio, ma altri comuni si sono defilati"

Gian Carlo Carnevale domande, di permessi, di carte, coinvolgere la Protezione Civile. Per esempio abbiamo dovuto sbarrare alcune strade di accesso in maniera che, dove si svolgeva la festa, non potesse entrare magari qualche pazzo con qualche furgone, qualche camion". È un problema che hanno avuto anche altri comuni. In occasione dell’ultima Sensia, il Comune di Voghera ha speso ben 10mila euro per circa sessanta blocchi di calcestruzzo all’ingresso dell’area fieristica. A quanto ammonta, nel vostro piccolo, la spesa sostenuta? "Noi non abbiamo messo blocchi di cemento. Abbiamo coinvolto alcuni agricoltori e cittadini, e hanno posizionato trattori, camion, grossi rimorchi per fare barriera, pertanto noi di spese non ne abbiamo avute. Tutto volontariato". A livello urbanistico si muove qualcosa? Notizie di questi giorni parlano di una ripresa del mercato immobiliare. "Quest’anno noi abbiamo incassato 2mila euro di oneri di urbanizzazione. Praticamente niente. Nel 2018 abbiamo anche in programma di mettere insieme i due piani regolatori di Cornale e Bastida, quindi rifare il P.G.T. da capo, anche se quello di Cornale era recente. Si farà qualche variazione, ci sono alcune esigenze. Ma se un tempo la gente chiedeva di variare i propri terreni da agricoli ad edificabili, adesso succede il contrario, se non altro per pagare meno tasse, visto che non si muove niente. Abbiamo inserito una nuova area residenziale nel piano attuale, in via Deputato Meardi, dove potrebbero sorgere nuove case, villettine, ma è rimasto tutto fermo, per ora". Cosa ne è stato dell’ex municipio di Bastida dopo la fusione? Viene ancora utilizzato? "Rimane l’ambulatorio medico che funziona tuttora. Abbiamo intenzione di realizzare un piccolo museo dove mettere tutti quei piccolo oggetti, provenienti dai comuni di Cornale e di Bastida, come lo stemma comunale, alcuni libri storici, ma è ancora da approfondire. Poi, sempre nell’ex municipio, c’è la sede di 'Arte in compagnia', associazione di appassionati di pittura, che in occasione della festa patronale organizza una gara estemporanea a premi, con la partecipazione di 50/60 pittori. Al Comune restano i quadri vincitori". Quale pensa sia, in questo momento, il problema più grave sul suo tavolo? "Il problema principale che abbiamo in questo momento è nel sociale. Tanta gente ha perso il lavoro. Ogni mese arrivano le bollette da pagare e tanti non hanno i soldi per farlo. Il Comune, dove può, interviene. Per il 2018 vorrei raddoppiare la cifra a bilancio per dare una mano a queste persone, finché ne abbiamo la forza. Ovviamente si tratta di uno strumento temporaneo, per affrontare l’emergenza".


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"tutti vogliono che il circolo acli abbia la sua continuità"

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"Non posso prendere iniziative senza l'autorizzazione del circolo" Di Vittoria Pacci

Il "Boccio" di Rivanazzano Terme non ha bisogno di molte presentazioni, sia per gli assidui frequentatori sia per chi non "ci ha mai messo piede", il Boccio è… il Boccio. Sembra esistere da sempre o perlomeno esiste da sempre nella memoria di chi oggi, ancora cliente e sorpassate molte primavere, racconta del primo dopoguerra e lo ricorda già aperto. Un locale storico, un punto di ritrovo per molti rivanazzanesi e non solo, allora come oggi: certo le cose sono cambiate dai tempi delle sorelle Nebbiolo, oggi i campi da bocce non sono più attivi, sono passate diverse gestioni ma gli storici clienti non perdono un giorno e "un colpo"… e così entrando non ti stupisci di trovare Roberto Santinoli, Gianni Moroni o Giovanni Nobili che hanno fatto e sono con le loro peculiarità la storia del Boccio. Ma per arrivare al nocciolo della questione, perchè una questione c'è... dobbiamo abbandonare l'affascinante sentiero dell'amarcord e addentraci in quello più pragmatico del macigno che potrebbe abbattersi sul Boccio: l'ipotetica chiusura. Facciamo un passo indietro: il Boccio è di proprietà del comune di Rivanazzano Terme, i muri tanto per intenderci sono comunali, il comune poi ha da sempre dato in uso i locali al Circolo ACLI (Associazione Cristiana Lavoratori Italiani) di Rivanazzano Terme. Il circolo nella persona del suo Presidente in carica e del consiglio direttivo attraverso l'istituzione di un bando di gara, sub-affitta la struttura al miglior offerente che ne diventa il gestore. Fin qui tutto nella norma, una prassi consolidata nel tempo. Nel mese di Luglio, terminato il contratto di locazione del precedente gestore, rileva l'attività Valentina Sesenna, una bella signora che contagia con il suo entusiasmo, il suo sorriso, la sua gentilezza e la voglia di fare, con alle spalle 26 anni di esperienza nel settore dei locali pubblici sia come gestore che

Valentina Sesanna come dipendente. Ci colpisce la pulizia e la cura con cui è tenuto il locale e se nell'immaginario collettivo il Boccio è sempre stato un locale "per soli uomini" troviamo invece anche donne e bambini. Sesenna lei è subentrata alla passata gestione aggiudicandosi il bando di gara è corretto? "Esatto, sono al Boccio da Luglio 2017, mi sono aggiudicata il bando di gara e dal primo luglio ho stipulato davanti ad un notaio un regolare contratto di locazione con il circolo ACLI di Rivanazzano Terme nella persona del suo Presidente in carica, contratto che scadrà il 31 dicembre 2019 con la possibilità di un ulteriore rinnovo per altri tre anni qualora il comune decidesse di continuare a dare in uso il locale al circolo". Tralasciando gli aspetti meramente economici circa gli investimenti da lei fatti, delle migliorie che sono tangibilmente evidenti, dagli anticipi versati come caparra etc. etc… Che cosa è successo immediatamente dopo l’inizio della sua gestione? "è successo che il Presidente del circolo ACLI di Rivanazzano Terme si è dimesso e poco dopo a seguire anche tutti gli altri membri del consiglio hanno lasciato la carica". Lei sta dicendo che il circolo ACLI di Rivanazzano Terme non esiste più, andando sul sito del circolo appaiono ancora i nomi del Presidente e di tutto il direttivo… "Esatto non esiste più ed io mi sono ritrovata senza

il mio interlocutore principale. Io ho un contratto di locazione con il circolo e tutta una serie di altri obblighi contrattuali, per cui per qualsiasi decisione, problematica o iniziativa che intendo intraprendere al Boccio devo necessariamente parlare, confrontami e ricevere il benestare del circolo. La cosa che più mi ha lasciata spiazzata al di là delle singole decisioni personali di abbandonare una carica, e non entro nel merito, non mi interessa chi, come e perchè, è che non ho più avuto alcun modo di poter parlare con il circolo, tutto il consiglio direttivo dimissionario ha cessato ogni rapporto con il Boccio e di conseguenza con me, lasciandomi in balia di un vuoto istituzionale che mi sta tenendo con le mani legate". Non avendo più un referente deduciamo che tutte le sue idee e i suoi progetti o più semplicemente le decisioni da prendere necessarie al normale svolgimento del suo lavoro siano da rimandarsi a data da destinarsi? "è proprio questo il punto e il problema: da una parte non posso prendere iniziative senza avere l’autorizzazione del circolo e dall’altra non mi posso permettere di fare investimenti senza sapere se e per quanto tempo potrò ancora stare qui". Il circolo ACLI di Rivanazzano Terme è un distretto del circolo ACLI di Pavia, ha provato a bussare le porte a Pavia? "è stata la prima cosa che ho fatto, mettermi in contatto con il circolo ACLI provinciale per illustrare la situazione e devo dire che in questo mi ha dato una grossa mano l'amministrazione comunale, tutta, nessuno escluso, si sono fatti portavoce della mia difficoltà e hanno chiesto a Pavia un commissariamento se non altro temporaneo per il circolo di Rivanazzano affinchè si potessero sbloccare almeno le decisioni e gli interventi più urgenti". Perché ci sono interventi urgenti da fare? "Sì, è necessario rifare una parte del tetto che risulta danneggiata e quando piove mi si allaga il locale, ma giustamente il comune se non riceve la richiesta ufficiale da parte del circolo, che è l’ente a cui il co-


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ho fatto degli investimenti che come promesso dal circolo ACLI di Rivanazzano a Luglio mi sarebbero stati scalati dai futuri canoni di locazione e se non c’è un futuro sono soldi che ho investito fini a se stessi, e poi c'è l'aspetto più sentimentale. Sono molto legata a questo posto e credo nella sua funzione di poter migliorare la vita delle persone e poi i 'miei clienti', tutte persone straordinarie che anche in questa circostanza mi stanno supportando aiutandomi, dandomi consigli e interpellando a loro volta chi potrebbe saperne di più ed aiutarmi. Tutti vogliono che il circolo abbia la sua continuità, per i figli e per i nipoti di chi ha contribuito a costruire questo posto nel dopo guerra". Quanti tesserati conta oggi il circolo "Da luglio ad oggi contiamo più di 90 tesserati al costo di € 20 a tessera per gli adulti e 10 € per i bambini che io ho versato all’ACLI di Pavia… se non altro almeno per questo mi sarei aspettata una minima considerazione". Solitamente chi subentra nella gestione di un locale cambia il nome… lei ha mantenuto il Boccio "Sì nome vincente non si cambia, il Boccio è un luogo del passato che rivive ancora, i ragazzini si ricordano del Boccio come del bar dove il loro nonno gli comperava il gelato, e poi non è solo un bar, i nostri clienti sono tutti tesserati per cui si conoscono tutti e sono come una grande famiglia, è un luogo dove ci si ritrova per stare insieme e divertirsi e un punto di riferimento anche per diverse associazioni presenti nel territorio come gli 'Amici del Bosco o l'Auser ". Se la situazione si dovesse sbloccare quali sono le iniziative che intende portare avanti?

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"Oltre alle cene a tema per i nostri associati e alle serate musicali mi piacerebbe rendere questo posto un punto d’incontro per tutte quelle associazioni o semplicemente quelle persone che si prodigano ogni giorno per fare lavori socialmente utili, che lavorano sul territorio e che spesso non hanno una base d'appoggio dove potersi riunire, che poi è proprio la finalità dei circoli ACLI. Mi piacerebbe portare a termine un progetto di cui avevo parlato al consigliere Stefano Alberici che coinvolgesse sia la scuola sia le varie associazioni sportive presenti, per creare una sinergia di intenti. Sono molto indirizzata a questa funzione sociale del Boccio, pensi che ho fatto addirittura portare via le macchinette da gioco perché sono contraria. Credo nel mio lavoro come miglioramento della vita dei clienti e non come peggioramento". Toneranno mai i campi di bocce? "Purtroppo credo proprio di no, per rimettere a nuovo e quindi praticabili i campi ci vuole un investimento piuttosto oneroso che supera i 30 mila euro, ma tra le mie idee sempre che mi permettano di farlo… c'è la realizzazione di un campo di bocce alla francese e poi visto che lo spazio esterno è piuttosto ampio mi piacerebbe allestirlo con altri giochi, come il tavolo da ping pong o il calcetto per vedere così bambini e adulti insieme giocare e divertrsi".

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mune ha dato in uso il locale nulla può fare, ha le mani legate. Si stanno facendo in quattro per cercare di trovare con ACLI Pavia un dialogo e una soluzione che in questo momento di urgenza è la creazione di un commissariamento, in attesa che venga nominato il nuovo consiglio". E Pavia cosa ha risposto? "Bella domanda, da Pavia non sono stati molto chiari… probabilmente riusciranno a darmi risposte certe quando avranno visionato tutti i conti e la documentazione inerente la passata gestione, a tal proposito anche io come nuovo gestore e anche tutti i soci come di diritto, vorremmo visionare tale documentazione, ma al momento sembra non essere possibile. La mia preoccupazione è dovuta al fatto che questa incertezza, questa scarsa chiarezza potrebbe portare il circolo ACLI di Pavia a prendere la decisione di chiudere il Boccio qualora lo ritenessero opportuno". Ci sono novità sul fronte della nomina del nuovo consiglio? "le ultimissime notizie che mi sono state date tramite l'amministrazione comunale è che a fine mese ci saranno le elezioni per la nomina del nuovo Presidente e del nuovo consiglio direttivo… Lo spero, vedremo. è questo l’aspetto che più mi logora, l'attesa e l'incertezza, stare con le mani in mano non poter fare nulla, non posso investire, non posso pensare e fare progetti a lungo termine... lavoro alla giornata. Un esempio banale: ordino lo stretto necessario dalle brioche, alle caramelle alle bevande, tutto contato e credo che lavorare così sia impossibile". Se il Boccio dovesse chiudere? "C'è il lato economico che certamente mi preoccupa:

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"il campo di salice prima era una specie di tabù, ora è per tutti"

"Sono fatto così, se vedo un problema mi viene spontaneo risolverlo o tentare di risolverlo" di

Nilo Combi

Sport e volontariato sono due mondi che in ambito locale sono alimentati dagli stessi sentimenti: la passione, l'amore per gli altri e il senso civico. La solidarietà, propria delle associazioni di volontariato, si può infatti intravvedere anche nel clima familiare di una società sportiva, nelle relazioni di squadra e nelle regole che governano le diverse attività. Salvatore Noto classe 1962 cresciuto a Retorbido e trasferitosi a Salice Terme all'età di 15 anni era un bambino vivace, poi un ragazzo molto vivace e poi un uomo vivace, ma anche fattivo e positivamente attivo, sia lavorativamente che nel mondo del volontariato e dello sport a Godiasco Salice Terme. Noto o "Salva" come in molti lo chiamano, ha giocato a pallone in varie squadre, dalle giovanili della vogherese, alla Rivanazzanese e infine nel Retorbido. Conosciuto in "paese" per le sue qualità di gran lavoratore e di uno che non te le manda a dire… Noto è riconosciuto per uno schietto, il suo carattere che da ragazzo era vivace, come molti della sua generazione, si è arricchito, grazie all’esperienza, in un modo di comportarsi, sempre deciso e concreto, ma anche alimentato dalla passione ed il senso civico. Noto è uno che ha preso la decisione di fare qualche cosa per gli altri e per il suo paese, non è mai stato uno da stare con le "mani in mano", imprenditore nel settore idraulico riveste la carica di vice Presidente della squadra di calcio e del settore giovanile del Salice Vallestaffora ed anche oggi, forse più di ieri non sta mai con le "mani in mano". Noto lei ha iniziato a lavorare giovanissimo… "Sì, ho iniziato a lavorare all’età 13 anni e da allora non ho più smesso! Ho fatto i più svariati mestieri: idraulico, carrozziere, muratore e tutti quei lavori dove al momento pagavano di più, chi mi pagava di più diventava il mio nuovo datore di lavoro". Le sue due grandi passioni sono sempre state il calcio e la motocross. Avendo iniziato a lavorare così presto il lavoro le ha precluso la possibilità di portare avanti come avrebbe voluto le sue due grandi passioni? "Devo dire che alla fine sono contento così, la testa per andare avanti non c’era, per raggiungere certi obbiettivi devi essere quadrato ed io non lo ero, mi piaceva troppo divertirmi". Quando da dipendente di tanti lavori è diventato imprenditore idraulico? "A 23 anni, lo ricordo in quanto quell’anno sono stato il più giovane imprenditore della provincia di Pavia, come mi disse allora la camera di commercio a cui mi iscrissi". Lei ha avuto una carriera professionale di successo ed è riconosciuto da tutti come un grande lavoratore. Quante ore alla settimana dedica alla suo secondo lavoro o meglio alla sua passione, il calcio? "Non posso dirlo perché sicuramente questa intervista la leggerà anche mia moglie, la quale mi dirà che lo stesso tempo che dedico al calcio lo dovrei dedicare alla famiglia". Lei è l’unico uomo in una casa di 3 donne. Sono contente del suo impegno per il calcio o qualche

Salvatore Noto

volta "sbuffano"? "Le mie figlie sono ormai grandi e non hanno più bisogno delle attenzioni che avevano quando erano piccole, certo è che se stessi un po' più in casa la cosa farebbe loro solo piacere. Ci tengo a precisare che non sono l’unico maschio in casa mia, ho il mio cane Byron che mi tiene compagnia". Lavorando in proprio aumenta l’ impegno e il rischio imprenditoriale. Durante gli anni della sua gioventù come imprenditore è riuscito a fare calcio e motocross? "Purtroppo no, ho dovuto lasciare tutto e dedicarmi completamente al lavoro". Una volta consolidata la sua carriera professionale è potuto ritornare a dedicarsi al tanto amato calcio. Cosa l'ha spinta rimettersi in campo questa volta non come calciatore ma come dirigente? "Per passione sicuramente e poi perché sono predisposto caratterialmente a fare qualcosa per gli altri, in questo caso a far qualcosa per i bambini e per il mio paese". A tal proposito lei fa anche parte della Protezione civile di Godiasco Salice Terme giusto? "Sono uno di quelli cha ha contribuito alla sua fondazione, perchè il menefreghismo è cosa che proprio non mi appartiene, che non fa parte del mio Dna, sono fatto così… se vedo un problema mi viene spontaneo risolverlo o tentare di risolverlo e impegnarmi per trovare soluzioni". Dedica più tempo al calcio o alla Protezione Civile? "Al calcio dedico tantissimo tempo, praticamente tutto quello che ho a disposizione, nella protezione civile invece ultimamente manco alle riunioni e vado solo in caso di bisogno, ma sanno che possono contare su di me in caso di necessità". Quando è entrato a far parte della dirigenza dell’attuale Salice Vallestaffora? "Nel 2005 ma allora non si chiamava Salice Vallestaffora ma Godiasco Salice Terme, in quegli anni c’era molta attenzione alla prima squadra ma il settore giovanile non c’era proprio e io lo volevo a tutti i costi, volevo dare un qualcosa ai ragazzi del territorio e così ho portato avanti la mia battaglia e ho vinto. Si è abbondonata la prima squadra che allora faceva la seconda categoria e ci siamo dedicati

completamente ai bambini, da Godiasco-Salice Terme la squadra ha cambiato nome ed è diventata Salice Vallestaffora, ed è nato così il settore giovanile". Perché ha voluto così fortemente un settore giovanile? "È una cosa mia personale che mi porto dentro dai tempi in cui a Retorbido noi bambini non avevamo un campo da calcio dove giocare e andavamo nei campi degli agricoltori facendoci noi le porte... abbiamo iniziato dietro la vecchia stazione di Retorbido per poi ruotare in quasi tutti i campi del paese, finchè non ci mandavano via perché rovinavamo il raccolto. Quando poi è stato finalmente costruito un vero campo da calcio non si ci poteva entrare. Ora il campo di Salice che prima era una specie di tabù, riservato solo ad eventi di un certo livello, chiuso ai molti, è aperto a tutti coloro che vogliono giocarci". Si ricorda il primo anno del Salice Vallestaffora, con quante squadre e quanti bambini avete iniziato? "Una quindicina di bambini e due categorie, pulcini ed esordienti". Il primo anno non sarà stato facile… "Per niente, ti devi fare conoscere, devi gettare delle basi solide per costruire qualcosa di serio e soprattutto devi andare alla ricerca di bambini". Cosa vuol dire farsi conoscere e quali sono le difficoltà per affermarsi in un settore giovanile? "Concretamente devi andare dai genitori e spiegar loro il tuo progetto, devi essere chiaro e diretto senza millantare cose surreali questo per poter creare un ambiente sano dove i bambini stiano bene e si divertano, poi se qualche bambino ha delle doti particolari e la stoffa del campione ben venga, ci sarà qualcuno che lo noterà e lo porterà dove lo deve portare". Parlare chiaro con i genitori… Quando un genitore viene da lei o lei va da un genitore cosa vuol dire parlare chiaro? "Vuol dire spiegare loro che nel Salice Vallestaffora i bambini hanno la possibilità di divertirsi in un ambiente familiare, ma anche di giocare in un vero campo da calcio, la struttura di Salice è una struttura importante così come quella di Godiasco che ora abbiamo a disposizione. Dire a genitori che mettia-


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potesse essere una buona idea. La prima squadra non ha portato via né risorse né tempo al settore giovanile, in primis perché esistono due budget separati e ben distinti, a livello logistico poi abbiamo due strutture una a Salice ed una a Godiasco per cui il problema di disponibilità campo non esiste e gli adulti ed i bambini sono sempre ben divisi nelle loro attività, c’è sempre stato il massimo rispetto da parte degli adulti, a titolo d’esempio finchè non esce l’ultimo bambino del settore giovanile dagli spogliatoi non entrano gli adulti. Avere poi una Prima squadra è un valore aggiunto per i bambini tant’è che diversi giocatori della Prima squadra si sono resi disponibili ad aiutare negli allenamenti i bambini". Avete intenzione di potenziare ulteriormente il settore giovanile? "Sì, per incrementare il numero dei ragazzi c’è bisogno di strutture e di spazi e ci stiamo attrezzando, dal prossimo mese inizieremo a sistemare i due campi da calcio situati a Retorbido e useremo il campo coperto sempre di Retorbido, per i piccoli dei primi calci che in inverno potranno utilizzare la struttura". Gestire 3 centri Godiasco, Salice e ora anche Retorbido ha un costo elevato… qual è il bugdet che avete a disposizione? "Un bugdet importante che comporta molti sacrifici da parte di tutti. Purtroppo al momento noi non veniamo aiutati da nessun ente pubblico tutto viene pagato dagli sponsor e dalla retta della scuola calcio, pertanto è fondamentale nella gestione la presenza di volontari e poi è necessario, indispensabile direi avere un grande Presidente come abbiamo noi". Qual è suo sogno cassetto? "Siamo una società dilettantistica e non andremo al di là di quello ma quando vado al campo e vedo tutti quei bambini che giocano e si divertono quello è già la realizzazione di un sogno… spero che duri il più possibile, poi da tifoso quale sono, spero anche che qualcuno dei nostri ragazzi possa avere un bel futuro calcistico in qualche squadra importante… sarebbe una bella soddisfazione". Lei ha due figlie che non giocano a calcio e non ha interessi "personali", ma molto spesso e in quasi tutti i settori giovanili accade che il genitore cerca di spingere il proprio figlio, con l’allenatore, con il dirigente, con il presidente… questo a Salice si verifica? "A Salice non vedo questo meccanismo, nello stesso tempo però se dovesse succedere non la vedo una cosa coì drammatica, se avessi avuto un figlio maschio, forse anche io avrei cercato di aiutarlo, ma poi c’è sempre il giudizio del campo, se un bambino ha qualità per diventare un calciatore, in campo quando gioca, si vede, è sotto gli occhi di tutti, pertanto magari qualche genitore riesce a dare ‘una spintarella’ nelle categorie giovanili, ma poi inevitabilmente conteranno solo le qualità del ragazzo, se sei bravo vai avanti se non lo sei rimani dove sei". Il Salice Vallestaffora

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organizza diverse manifestazione durante l’anno che richiamano molti appassionati così come le partite di campionato del week end. Potrebbe essere il calcio un traino per portare gente a Salice? "Noi organizziamo due tornei importanti, il torneo di Primavera e il torneo Dell’Amicizia che porta a Salice 200/250 bambini, oltre ai bambini, accompagnatori, genitori, parenti ed amici, parliamo quindi di un bel po' di persone, oltre 700-800 o poi organizziamo la settimana del Campus estivo e anche in questo caso bambini e staff occupano gli alberghi. Ho portato a Salice Fulvio Collovati che è rimasto colpito non

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mo a disposizione dei nostri bambini strutture di alto livello. Spiegare che siamo diventati scuola calcio riconosciuta dalla Federazione Italiana, e di scuole calcio in tutto l’Oltrepò pavese ce ne sono solo due, noi ed il Casteggio, ma soprattutto far capire ai genitori che da noi i bambini devono soprattutto divertirsi in un ambiente professionale, ma anche familiare". Quando ha capito che il suo progetto sui giovani stava funzionando? "Anno per anno con l’aumento costante dei ragazzi iscritti, con l’interesse di diversi mister che ambivano a diventare nostri allenatori e anche con il successo dei ragazzi nei loro campionarti". Oggi quanti ragazzi avete e quante categorie? "120 ragazzi distribuiti tra i primi calci, pulcini 2008 e 2007, esordienti, giovanissimi juniores e poi c’è la prima squadra". Quante persone dello staff sono necessarie per gestire un numero così elevato di bambini e ragazzi? "Per ogni squadra oltre al mister abbiamo un aiutante allenatore, poi c’è chi si occupa del magazzino, chi fa le pulizie, chi si occupa del campo, ci vogliono oltre 20 persone". Nel settore giovanile spesso esiste la cosiddetta "guerra dei bambini" per portarli da una squadra all'altra, una sorta di calcio mercato che rivolto a bambini così piccoli lascia un po' perplessi. Lei cosa ne pensa? "Purtroppo è un dato di fatto, se si vuole fare una squadra competitiva così è! Il divertimento è certamente la prima cosa a cui si aspira per i bambini, ma poi se oltre a questo vuoi portare a casa un qualche risultato è chiaro che è necessario andare alla ricerca di bambini, inoltre ci vuole una rosa che abbia un numero di ragazzi adeguato ed è chiaro quindi che 'servono’ bambini". 10 anni e più di settore giovanile qual è la cosa che non rifarebbe più? "Aver perso tempo ed energie nel coinvolgere persone che poi si sono rivelate poco serie ed affidabili per la realizzazione di quello che era il mio progetto iniziale: creare un settore giovanile che coinvolgesse tutte le squadre dei piccoli paesi della Valle Staffora, del resto il nome che ho messo sul simbolo parla chiaro, Salice Vallestafforta, un’unica società di tutta la Valle Staffora. Progetto che non ho abbandonato…". La soddisfazione più grande? "Per ora vincere il campionato giovanissimi, tre anni fa". Il momento più difficile? "Ce ne sono stati tanti, soprattutto quando alcuni genitori ti vengono a parlare di cose strane… cose che con i bambini, con il gioco, con il vero sport centrano niente, ecco allora mi viene da mollare. Il progetto della scuola calcio è un progetto che viene fatto a livello di squadra e non di singolo giocatore e se il genitore perde di vista l’aspetto gioco è finita. Tanti genitori mettono troppo il becco nelle cose che non sono di loro competenza, devono pensare a fare il tifo, un tifo sano, senza dimenticarsi che oltre al loro figlio c’è una squadra di bambini e che l’avversario è sempre e comunque un altro bambino". Quando il Salice Vallestaffora ha presentato la Prima squadra, quella degli adulti, in molti hanno pensato "ecco anche loro adesso si dedicheranno di più alla prima squadra, dimenticandosi dei bambini". è vero? "Il progetto della Prima squadra è partito da un gruppo di persone molto serie di Voghera, persone con un passato nel calcio vogherese ed oltrepadano importante, ci siamo parlati e abbiamo ritenuto che

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solo dalla struttura sportiva ma anche dalla bellezza del territorio, abbiamo una buona e consolidata collaborazione con il Genova che ogni anno porta i suoi bambini a Salice, ogni anno la Federazione ci chiede in uso la struttura per disputare le finali, sono 3 anni che Salice viene designata per questo tipo di eventi che certamente porta gente e tanta. Tutto questo per dire che attraverso il calcio abbiamo, anche noi, fatto conoscere Salice Terme a tante persone, ho portato e continuerò a farlo tante persone a Salice e qui finisce il mio ruolo… Se è da traino per il turismo questo non lo so…". Normalmente quando si intervista un dirigente di una società sportiva è lunghissimo l’elenco delle persone che lui vuole ringraziare. Elenco che normalmente non legge nessuno, quindi chi è la persona che lei vorrebbe ringraziare più di tutti? "Ci tengo a precisare che seppur lungo l’elenco non me ne dimenticherei neppure uno, essendo persone con cui lavoro a stretto contatto quotidianamente, ma la persona a cui più di tutti va la mia riconoscenza, è la persona che permette che tutto questo esista è il nostro Presidente Rinaldo De Maron, sempre presente con la sua saggezza e la sua determinazione. Elemento fondamentale per un settore giovanile anche nel momento in abbiamo un problema economico lui è sempre pronto a risolverlo, aspetto meno piacevole ma altrettanto importante".


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Terme di Salice chiuse… e quindi? Dov’è la notizia?

Si ricomincia da AD Terme di Salice Srl, i proprietari risultano essere Conti Antonio e Salento Daniela di

Nilo Combi

Quando a Giugno le Terme di Salice non hanno pagato le bollette ed è stata interrotta la fornitura del gas, un mio amico, un salicese, una persona che non si occupa di politica, che nelle Terme non ha interessi e quasi certamente non gliene frega niente, mi ha detto: "pagare l'acqua, la luce ed il gas è l'a,b,c, se non paghi quelli

dove vuoi andare, mi fanno ridere". Nella sua semplice analisi, alla luce dei fatti odierni, aveva ragione. Le Terme di Salice hanno chiuso in anticipo i battenti, dal 29 Ottobre, stabilimento chiuso e "buonanotte suonatori". In questi ultimi 10 anni le Terme di Salice da società per azioni, da S.p.A., sono diventate una S.r.l., società a responsabilità limitata, molto limitata alla luce dei fatti. Hanno cambiato 4 o 5 proprietà, 7 o 8 amministratori, un numero X di direttori e responsabili o irresponsabili, dipende sotto che luce si vede la cosa. Risultato finale, Terme chiuse e… palla al centro! Riapriranno, forse, molto forse. Forse perché in questo ultimo anno le enunciazioni di rilancio, di ripagheremo i debiti, faremo così, faremo cosà... ce ne sono state molte, qualcuno le ha riportate all’attenzione dell’opinione pubblica, magari credendoci anche, altri non le hanno riportate, per un motivo semplice: se qualcuno, mettiamo il primo che passa o magari lo scemo del villaggio, dice che andrà sulla luna, mica bisogna dirlo e scriverlo, anzi si può riportare e scrivere, ma come satira, per far ridere, non come notizia. Purtroppo alle Terme di Salice, non ridono i dipendenti, che qualche stipendio ancora lo aspettano, non ridono i creditori che qualche soldo ancora aspettano, non ridono i pochi albergatori rimasti, che qualche cliente hanno perso e perderanno. Salice Terme, da almeno 10 anni, non è più solo o principalmente le Terme di Salice, per Salice Terme in fin dei conti la notizia della chiusura, che da alcuni era pronosticata, è arrivata tra la rassegnata indifferenza di tutti o quasi tutti. Le Terme di Salice Srl hanno chiesto il concordato che è una procedura concorsuale a cui si può ricorrere quando ci si trova in uno stato di crisi o di insolvenza, per vendere quello che si possiede e mettere il ricavato per pagare i debiti, evitando così il fallimento. Pagare i debiti, sì ma non tutti, in genere il 30%, 40%, a volte meno, a volte un pochino di più, ed il resto dei debiti, ecco in questo caso "buona notte suonatori" ed "andate in pace". Chiuso il capitolo Terme di Salice S.r.l., ora dovrebbe "toccare" alla società AD Terme di Salice S.r.l. con sede legale in via dei Giuochi Istmici, a Roma. Il nome della via dove ha sede la società, ha in sè una premonizione: perché i giochi istmici, istituiti nel 582 a.C. in onore di Poseidone e del Dio Palemone erano aperti con un corteo votivo davanti all'altare di Poseidone e la cerimonia di chiusura consisteva in un sacrificio. Ecco non vorremmo che a furia di "sacrifici" e "cerimonie di chiusura" le definitivamente sacrificate fossero le Terme di Salice, forse sarebbe il caso che venisse organizzato a Salice Terme, magari dal sindaco, un corteo votivo, perché la speranza è l’ultima a morire e quindi… hai visto mai che si possa urlare "miracolo, miracolo". Questa AD Terme di Salice

S.r.l., secondo i dati forniti il 30 Ottobre dalla camera di commercio di Roma, è di proprietà per l'85% di Conti Antonio, anni 79, di Monteleone d’Abruzzo e per il 15% di Salento Daniela, anni 50, di Roma. Ne parla, di questa società, su alcuni organi di stampa, Dionisi Davide, definito "Patron" delle Terme, specificando che AD Terme di Salice, senza più debiti si occuperà del rilancio delle Terme etc. etc. cosa che il sopracitato Dionisi aveva già detto, in altre occasioni, relativamente ad altre situazioni e società che si erano occupate delle Terme e/o di attività delle stesse, ivi compresa la società Terme di Salice S.r.l., quella che ha chiesto il concordato. In questi mesi le istituzioni locali con in testa il sindaco, il geometra Fabio Riva, in più di un'occasione hanno ringraziato il Dionisi Davide per come si è impegnato per mettere "a posto" il parco, per l’impegno e gli investimenti fatti per la gara canina di agility dog etc. etc. Ma qualcuno, anche quando in pieno fervore pre e post elettorale e i lavori al parco venivano effettuati e la gara canina organizzata, e mentre nel contempo molti dipendenti aspettavano stipendi arretrati e molti fornitori aspettavano di essere pagati, si chiedono e dicevano, allora come oggi: "le Terme invece di spendere soldi per mettere a posto il parco e organizzare la gara di dei cani, non è meglio che pagano gli stipendi?" Premesso che, forse, le due cose non sono strettamente collegate, però è difficile dar torto ad uno che deve mandare avanti una famiglia, ed al quale non pagano lo stipendio. Ma i ringraziamenti e si presume i buoni rapporti tra il nostro sindaco-geometra ed il Dionisi, potrebbero oggi risultare utili, perché vedi mai… che il nostro

buon sindaco tra un ringraziamento e l'altro riesca a convincere Dionisi a pagare gli stipendi arretrati, molti dipendenti, sono certo saranno i primi nel ringraziare. Ora i salicesi interessati alle sorti delle Terme aspettano marzo 2018 per la riapertura, ma soprattutto aspettano che i padroni della società AD Terme di Salice S.r.l., quindi Conti Antonio e Salento Daniela, confermino, magari senza l'ausilio di un portavoce, se, certamente, le Terme riapriranno e come, perché le promesse di quelli che hanno parlato finora non si sono realizzate, quindi promesse inattendibili. Rimangono alcuni piccoli particolari: per passare l’inverno senza che gli impianti si spacchino per il freddo, bisogna accendere l'impianto termico di riscaldamento, per accenderlo ci vuole il gas, per avere il gas bisogna pagarlo e visti i precedenti… Passato l’inverno a marzo per riaprire bisogna pagare i dipendenti e i nuovi fornitori e per pagarli ci vuole "il grano" e visti i precedenti… Ecco forse sarebbe il caso che il sindaco, il geometra Fabio Riva, che si è detto giustamente preoccupato della situazione, (questa volta però lo ha fatto senza ringraziamenti) e che conosce molto bene la storia dei vari ribaltoni e vendite, fin dal 2004, delle Terme, si confronti e parli, direttamente con i proprietari della AD Terme di Salice Srl, i signori Conti Antonio e Salento Daniela, almeno così c'è scritto nella visura camerale della Camera di Commercio e dopo aver verificato, questa volta che Conti Antonio e Salento Daniela, riusciranno a mantener le promesse li ringrazi, questa volta anche i dipendenti ed i fornitori se verranno pagati ringrazieranno lui e la sua "squadra".


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GIANPIERO MAINI RACCONTA CECIMA: FURTI, TURISMO E agricoltura

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Christian Draghi

Gianpiero Maini è un volto noto a Cecima. La sua famiglia per anni ha avuto attività commerciali in paese, lui è agricoltore e dal 2007 titolare di un agriturismo per cui produce il proprio salame, il proprio vino e pasta con farine del proprio grano. Rasenta l'autosufficienza e di questi tempi vuol dire tanto. Terminata una stagione agricola che definire difficile suona eufemistico, si appresta ad affrontare un inverno particolarmente duro. Lo incontriamo mentre scende dal trattore, al termine di una giornata di semina. "Tempi duri per l'agricoltura" dice. Parla di "rassegnazione" in paese e sfata il mito della Vacca Varzese, che "ad allevarla c’è da morire di fame". Partiamo proprio da qui. Da uno dei simboli di un territorio dalla vocatura agricola e che molti indicano come uno dei possibili punti di partenza per un ritorno in auge dell'Oltrepò montano. Tanto che c'è chi ha deciso di riprendere ad allevarla. Maini, da agricoltore lei come valuta questa scelta? "Secondo me è una follia, nel senso che è una scelta sicuramente perdente. Mi spiego: la vacca varzese è una razza con una resa bassissima, produrrà sì e no 7 litri di latte al giorno contro i 60 o 70 di altre ed è completamente fuori dal mercato di oggi. Se si decide di voler fare gli agricoltori non si può pensare di sopravvivere con la Varzese. Se vuoi vendere formaggio devi confrontarti con il mercato e con una competizione spietata e al ribasso e con questi animali non c’è modo di sopravvivere. Già non andava bene ai nostri nonni, che difatti l'avevano abbandonata". E perché secondo lei qualcuno avrebbe deciso di allevarla allora? "Secondo me ci sono dei giovani che si sono avvicinati a questo mondo senza la necessaria esperienza. Tanti magari vedono il ritorno all’agricoltura come una svolta di vita positiva, pensando di stare in mezzo alla natura e potersela cavare con poco, ma la realtà purtroppo è che oggi fare l’agricoltore o l’allevatore è un mestiere difficilissimo. Guadagnarci da vivere è già una sfida per chi lo fa da anni e si è lasciato alle spalle gli investimenti iniziali. Dai quali chi comincia oggi secondo me, in una realtà come la nostra, potrebbe non rientrare più". Perché questo? "Troppe tasse e concorrenza delle multinazionali in primis. Lo Stato italiano non ci tutela in alcun modo, anzi. Troppi prodotti di bassa qualità arrivano soprattutto dall’estero e hanno abituato il mercato a prezzi stracciati con cui non si può competere. Il formaggio si trova in giro a 1 euro e 20 al chilo, un piccolo produttore come fa a starci dietro?". Parliamo di Cecima. Com’è stata la stagione? "A livello agricolo un disastro: d’estate non è praticamente mai piovuto, la gelata di aprile ha devastato le colture per cui non c’è praticamente frutta in Valle Staffora. La produzione locale è stata quasi completamente azzerata". Dal punto di vista turistico invece? "Più o meno in linea con gli anni precedenti. Il nostro flusso arriva prevalentemente dal milanese, dove ci sono persone interessate soprattutto ai no-

CECIMA

"Vacca Varzese? Ad allevarla c'è da morir di fame"

Gianpiero Maini

stri prodotti, come il vino e il salame che facciamo noi". Un salame che ha vinto per diverse volte il concorso organizzato dalla Confraternita Pegaso di Ponte Nizza. Qual è il suo segreto? "Lo facciamo come si faceva una volta, utilizziamo tutte le parti nobili del maiale e una macinatura tra i 12 e i 14 millimetri. Poi la differenza la fa la stagionatura in cantina. Un’altra cosa importante sarebbe poter macellare privatamente: i macelli pubblici non possono garantire lo stesso standard di igiene che ci si può garantire in casa se si fa attenzione. Là vengono macellati diversi tipi di bestie e ai fini della fermentazione del salame la presenza di certi tipi di batteri possono danneggiare il prodotto. Per chi vuole farlo in modo naturale, senza aggiungere sostanze per impedire che vada a male o si buchi, la macellazione in casa sarebbe necessaria, perché logicamente è più facile garantire certi standard igienici dove si macella un maiale alla volta che non cinquanta". Quest’anno però non avete partecipato alla gara… "Perché è stata riservata agli aderenti al Consorzio di Tutela, di cui noi non facciamo parte". Come mai? "Perché la nostra produzione è troppo piccola e non ha un intento commerciale che va al di là del consumo nel nostro agriturismo". Perché secondo lei il salame di Varzi oggi non è

ritenuto da molti un prodotto davvero eccellente? "Secondo me principalmente perché non ci sono maiali da queste parti, se non piccoli allevamenti di privati, non sufficienti per una produzione su larga scala. La carne arriva da fuori ed è difficile sapere in che modo le bestie sono state allevate o nutrite. Poi perché lo si fa stagionare in celle e non nelle cantine come dovrebbe invece essere". Il paese Cecima ha subito un numero di furti impressionante negli ultimi anni, è vero? "Altroché. Solo nella mia attività ho ricevuto una ventina di visite. A casa di mio fratello hanno rubato anche alle sei di sera. Hanno spaccato la porta con la mazza di ferro e sono entrati in casa, erano in tre o quattro. Ma non è un problema solo di Cecima, è un po' tutta la vallata a patire questa situazione. Siamo zone abbandonate e preda di questo tipo di fenomeni". Si dice che il turismo sia l’unica risorsa della Valle. Per Cecima vale lo stesso discorso? "Dico solo che una volta, venti o trent’anni fa il paese era pieno di gente, in estate c’era molta più vita, famiglie, bambini. Il declino non si è mai davvero fermato. Si sarebbe dovuto fare di più, un po’ per tutta la Valle. Uno dei problemi sono sicuramente le strade che fanno schifo. è stata rifatto recentemente il tratto tra Bagnaria e Varzi e c’è anche qualcuno che ha criticato…almeno si facesse la stessa cosa in tutta la Valle!".


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VARZI

"chi dal furnè", una tradizione che dura da più di 150 anni

"La ricetta della torta di mandorle è quella di mio zio Gigi Comolli"

Piera e Vittorio Azzaretti

il Catasto Teresiano negli anni che vanno dal 1719 al 1723 sono stati misurati e assegnati i terreni varzesi e sono rimasti catalogati come incolti degli appezzamenti abbastanza grandi comprendenti le scarpate di alcuni fossi che venivano chiamati gerbidi comunali perché assegnati al comune. Nel 1800 anche questi terreni sono stati venduti ai privati e resi coltivabili ed è proprio qui che sono stati piantati i primi mandorli, piante resistenti che non aveva-

La torta di mandorle prodotta a Varzi ha ottenuto dal Comune nel 2006 l'importante riconoscimento della Deco. La Deco è la denominazione di origine comunale protetta per tutti quei prodotti che hanno una lunga storia di tradizione, genuinità e che sono realizzati e confezionati sul territorio. Il prodotto è uno dei "simboli" di Varzi insieme al salame e ha origini che risalgono alla metà del '700. Abbiamo incontrato la signora Marina Azzaretti dell'omonimo Panificio Pasticceria di Varzi che produce tutt'ora con una ricetta segreta la vera torta di mandorle. Azzaretti a quando risale la coltivazione delle mandorle a Varzi? "Mio cugino Fiorenzo Debattisti ha fatto delle ricerche negli archivi comunali e ha trovato che, secondo

no bisogno di terreno fertile e resistevano bene alla siccità. Con le mandorle prodotte le massaie dell'epoca idearono una torta che potesse essere conservata a lungo e trasportata agevolmente. Probabilmente, poi, agli inizi del '900 queste torte arrivarono anche in America perché portate nei lunghi viaggi in bastimento dalle famiglie che si recavano là". Quando ha iniziato l'attività la sua famiglia? "Nella seconda metà del 1800 i miei antenati hanno costruito un forno a legna per la cottura del pane a sinistra della Torre di Porta Sottana qui a Varzi. Era il forno più utilizzato e cuoceva il pane per tutto il paese. La famiglia veniva identificata con il soprannome di 'chi dal furnè' ed era composta da diversi fratelli che poi si sono separati e l’attività è stata portata avanti da mio nonno 'Miclen dal furnè', appunto". Come è iniziata la produzione di dolci e poi della

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Gabriella Draghi

torta di mandorle? "La sorella di mia nonna ha sposato Luigi Comolli che aveva una pasticceria e per anni i miei nonni hanno lavorato con loro producendo pane, ciambelle, i famosi brasadé e la torta di mandorle. La ricetta della torta di mandorle è quella di mio zio Gigi Comolli, mio papà l’ha imparata da lui. Mio papà Vittorio ha aperto il suo negozio nel 1958 e con mia mamma Piera ha iniziato a realizzare la torta di mandorle e le coppette di torrone, anche questa una ricetta di mio zio". Una ricetta segreta prodotta con quali ingredienti? "Ci sono molti tipi di torta di mandorle ma la vera torta di mandorle è prodotta con mandorle tostate, burro, zucchero, farina e uova, non dico le proporzioni. Ha la caratteristica di non essere eccessivamente dolce, è croccante, profumata e conserva a lungo le sue proprietà. Noi abbiamo mantenuto la ricetta originale e utilizziamo ingredienti naturali italiani di prima qualità. Nel 1996 alla morte di mio padre sono subentrati mia sorella Luisa e mio cognato che già lavoravano nel forno. Adesso anche mia figlia collabora alla produzione". Mantenete comunque la tradizione di famiglia della panetteria? "Certo, produciamo pane e focaccia ma non si vendono più tipi di pane di grandi dimensioni perché le famiglie non sono più numerose e i clienti oggi preferiscono avere il pane piccolo e fresco tutti i giorni. Sin dagli anni ottanta mio papà aveva iniziato a fare dei biscotti casalinghi e noi ora stiamo diversificando un po' e ci dedichiamo molto alla produzione oltre che delle ciambelle anche dei biscotti al cioccolato con la ricetta di mio padre".


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PIETRAGAVINA: "riceviamo un contributo dal comune di varzi"

di

Silvia Colombini

Pietragavina con i suoi 120 abitanti, non pochi considerando che è una frazione del comune di Varzi, è certamente uno dei paesi più attivi dell'Alto Oltrepò per la organizzazione di sagre e manifestazioni che hanno un certo richiamo per la vallata e non solo. Alla guida di un gruppo volenteroso di ormai non più giovanissimi volontari c'è lui, Massimo Guidi, Presidente della Proloco da ormai cinque anni. Pietragavinese doc da generazioni come lui stesso ci tiene a precisare: "Nato a Pietragavina, vivo a Pietragavina e da qui non m i sono mai mosso". Sposato, padre di quattro figli ha certamente un fortissimo, quasi viscerale legame con il suo paese. Guidi che lei sia innamorato del suo paese si capisce al volo, ma con 4 figli e un lavoro in giro per l'Italia ad un certo punto avrà pur pensato di trasferirsi in diciamo località "più comode"… "Sono 4 le motivazioni che dico a chi mi chiede perché non ho lasciato Pietrgavina: l’aria buona, la vita sana, pochi pericoli per i giovani e la mia appartenenza alla comunità evangelica di Pietragavina". A Pietragavina esiste una comunità evangelica? "Sì ed esiste dal 1860, siamo una comunità molto unita che oggi conta una trentina di fedeli". Da quanto tempo è Presidente della Proloco? "Dal 2013 e ci tengo a precisare, al di là del mio ruolo, che la Proloco di Pietragavina è stata una delle prime ad essere costituita in tutto l’Oltrepò, pensi che la prima Festa della Castagna risale a 57 anni fa, quindi siamo veramente un'associazione storica". Il "cavallo di battaglia" di Pietragavina sono sempre state le castagne e la sua ricorrente festa. Attira sempre molti visitatori? "Assolutamente sì, quest'anno nei boschi c'erano più di 1500 persone e questo nonostante a Varzi abbiano organizzato un altro evento molto importante legato alle moto da cross… Ma non polemizziamo…è andata comunque molto bene". Quest'anno però quelle poche castagne che c'erano non erano un granchè… "Vero, causa la siccità erano poche e piccole, allora ci siamo affidati ad una ditta del cuneese che ci ha fornito la materia prima e ha confezionato le castagne in simpatici sacchetti dove abbiamo fatto scrivere che le castagne non erano dei nostri boschi, questo perché non sarebbe stato giusto spacciare per nostro un prodotto che non lo era, e comunque sono andare a ruba". Oltre a questa festa la Proloco ha un programma molto ricco… "Sono oltre alla festa della castagna quattro gli eventi che organizziamo: la pesciolata, giunta al terzo anno, la raviolata, partita lo scorso anno ed è stata una vera raviolata nel senso che le nostre donne come una volta hanno preparato sia la pasta che il ripieno e hanno fatto più di 7000 mila ravioli che ahimè non sono stati sufficienti per accontentare tutte le richieste costringendoci a rifiutare delle prenotazioni. L’anno prossimo sicuramente saremo più preparati sulle quantità e cercheremo di soddisfare tutti. Una serata è dedicata alla paella e poi c’è la Festa di Fine Estate con la collaborazione del gruppo alpini di Menconico e colgo l’occasione per ringraziarli per il sostegno che sempre ci danno". Castagne e i ravioli va bene, ma cosa c'entrano la pesciolata e la paella con Pietragavina?

Massimo Guidi

"Non sono ovviamente nostri prodotti tipici ma funzionano, piacciono alla gente, è un diversivo molto apprezzato, la pesciolata poi ha preso piede perché fino a due anni fa avevamo fatto un gemellaggio con un gruppo di pescatori di Chiavari che appositamente venivano a Pietragavina per preparare le trenette al pesto e il fritto misto, accompagnato però dalle nostre patatine, perchè deve sapere che un altro prodotto tipico di Pietragavina sono le patate, che in questa zona e precisamente in un punto determinato e piuttosto ristretto del paese sono uniche". Come mai solo ultimamente vi "siete lanciati" nell’organizzare più eventi? "La Pro Loco è sempre stata attiva ma se prima era vincolata dalla presenza di diverse attività commerciali in paese ora che queste sono completamente sparite, purtroppo, siamo liberi nelle nostre scelte e nelle nostre programmazioni senza dover pensare ad accontentare uno per non scontentare l'altro". Dove organizzate le vostre feste? "Soprattutto nell'ex discoteca Kiwi il cui proprietario Oreste Centenaro ce la concede a titolo gratuito ed è un bel vantaggio perché ha anche uno spazio coperto. La nostra intenzione però per il prossimo anno sarebbe quella di organizzare anche una festa nella parte alta e vecchia del paese che è per molti ancora sconosciuta ed è un peccato perchè oltre ad essere caratteristica, ha un castello ben tenuto che essendo il punto più alto di Pietragavina, 860 mt, ha un panorama mozzafiato. Sarebbe bello poter sfruttare questa location e farla conoscere alla gente, senza dimenticare che vicino ala castello abbiamo una struttura molto ben tenuta gestita dall'Associazione Adolescere di Voghera che la utilizza come colonia estiva". In quanti siete a far parte della Proloco? "I membri sono 13 e tutti si danno un gran da fare, ognuno con il proprio ruolo. Non vantiamo certo il primato di essere una Proloco giovane anagraficamente, l’età media infatti è di 50 primavere, ma purtroppo di giovani a Pietragavina non ce ne sono più. Oltre al direttivo abbiamo poi un gruppo di amici che si rendono disponibili e pronti sempre a darci una mano, le nostre donne con doti culinarie non indifferenti e anche questo è un valore aggiunto e poi

VARZI

"La Proloco mantiene in ordine le strade secondarie, l'ex scuola e il centro sportivo"

noi abbiamo il mitico Edo, deejey degli anni d'oro della discoteca Kiwi". In che modo riuscite a organizzare feste comunque impegnative da un punto di vista economico? "Grazie agli incassi delle serate che organizziamo, grazie al ricavato dei tesseramenti che quest’anno hanno sfiorato i 200, gli sponsor e in più riceviamo un contributo da parte del comune di Varzi, contributo che ci viene elargito in quanto la Proloco di Pietragavina con le sue sole possibilità mantiene in ordine le strade secondarie, l’ex scuola elementare che ora è un edificio della collettività ed il centro sportivo". Negli anni '60 Pietragavina era consigliata dai medici per il clima mite e fresco adatto a chi soffriva di problemi respiratori. Cosa è successo da allora? "A Pietragavina c’erano ben 4 alberghi, 3 negozi alimentari e 2 macellerie, dalla fine degli anni '90 è iniziato il declino anche e non solo certamente, per colpa nostra che non siamo stati capaci si sviluppare un turismo all'altezza delle nuove esigenze, ci siamo fermati agli anni '60 e non siamo andati oltre. L’unica attività turistica che si è mantenuta e migliorata nel tempo è stato l’Albergo Posta che ha rinnovato da poco tutta la struttura. Un mercato che ancora tiene sono le seconde case sia di proprietà ma anche a livello di affitti, certo non sarebbe una cattiva idea rimodernare e rendere un po' più attuali gli appartamenti…". Come tipico dei paesi oltrepadani in estate duplicate la popolazione? "Arriviamo a 600 persone che stabilmente stanno a Pietragavina nel periodo estivo, tanti pavesi e milanesi e soprattutto dalla Lomellina. Certo è che con le strade che abbiamo è già un miracolo che venga tutta questa gente". Un progetto che intende realizzare? "Per chi arriva da Varzi, appena prima di arrivare a Pietragavina, c’è una fontana di acqua potabile e a detta di molti salutare che anche quest’anno nonostante la siccità non ha mai smesso di erogare acqua…Ecco vorrei renderle giustizia… Mi spiego meglio: sono tantissime le persone che si fermano alla fontana per bere, sarebbe quindi opportuno adibire un apposito spazio a parcheggio per permettere ai viandanti di abbeverarsi senza rischiare un incidente o di essere investiti. Per questo è mia intenzione con il primo di Gennaio istituire un specie di registro dove chi si ferma per prendere l’acqua può registrarsi mettendo il proprio nome e cognome, questo per suffragare l’esigenza di renderla una piazzola attrezzata. Forse e spero, in questo modo le autorità competenti mi daranno ascolto". E un sogno nel cassetto per Pietragavina? "Ho imparata dalla Festa della Castagna ad esempio, che alla gente piace il contatto con la natura, il vivere il bosco piuttosto che il fiume.. sono elementi che noi abbiamo ma che solo chi non ha apprezza veramente. Sarebbe una cosa buona e in questo le istituzioni dovrebbero però dare una mano, incentivare i giovani a tornare qui non solo perché si sta bene ma perché la terra e il lavoro della terra sono punti da cui ripartire".


-AR-CHI-NON- PIACE

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STRISCIONI STRISCIANTI

Aumento esponenziale di striscioni, cartelli "fai da te" e affissioni abusive Di Rachele Sogno

Se si è di queste parti o se si viene da fuori a fare una gita in Oltrepò, non possono passare inosservati gli striscioni che spesso ci indicano sagre di paese, feste, mercatini o, in un caso in particolare, lotte e manifestazioni ormai lontane per impedire la creazione di un maledetto inceneritore. Il turista non conosce la storia dello scongiurato ecomostro; uno striscione di protesta ambientale farebbe passare l'entusiasmo a qualsiasi turista così come moltitudini di cartelli "fai da te" con le scritte in pennarello scolorite: inconsciamente si riducono le aspettative e si innescano anzitempo grigiumi e dubbi su quella che noi proponiamo come terra di vigneti, boschi, natura, siti storici oltre che di tradizioni culinarie. Per carità, ognuno ha usato i mezzi che aveva a disposizione: ritengo che si possa ipotizzare ormai l'idea di arrotolare gli striscioni dell'inceneritore che tanto hanno fatto, ma ad oggi recano solo un aspetto di degrado e di negativo in una zona di ingresso al turismo che si spera aumenti sempre di più. I luridi e malconci striscioni e i cartelli in cartone attaccati con scotch a pali di qualsiasi natura o uso comune stanno male: ledono il decoro e l'estetica delle nostre strade, che già non godono di ottima salute fra buche, crolli e fossi non puliti. Dall'art. 47 al 59 del DPR 495/92 si legge una moltitudine di normative, regolamentazioni ed eccezioni su ciò che regola i detti "mezzi pubblicitari" sulle strade. Tutto molto scrupolosamente dettagliato, quanto in molti punti interpretabile. Il tutto sembra ancora più paradossale se si pensa che circa il 90% delle affissioni lungo le nostre strade sono abusive: il motivo è che comunque una sanzione mai potrà andare a rovinare gli introiti che derivano da esse: in parole povere conviene prendere la multa e non rinunciare a vendere/occupare spazi. Ovvio che chiunque preferisca spendere pochi soldi in uno striscione con occhielli posizionato a terra senza supporti soprattutto se si pensa che l'uso spesso è temporaneo. Molti sono i problemi che questi striscioni e manifesti irregolari provocano: oltre a una violazione delle normative e un'elusione delle imposte dovute per la pubblicità in alcuni casi, in altri sono anche una bruttura che contrasta con l'impegno che tutti mettiamo per il decoro urbano e infine, ma non certo ultimo per importanza, un problema di sicurezza perché possono limitare la visibilità o distrarre inopportunamente i conducenti. Vogliamo rilanciare il turismo con il retro di un cartone di vino scritto con un pennarello indelebile a mano e con vecchi striscioni luridi e cascanti? Non credo proprio. Iniziamo partendo dal "benvenuto", dall’ingresso in questa terra, dal primo biglietto da visita. Iniziamo col dare un'idea di pulizia e modernità, di chiarezza e di rigore. Non possiamo pensare che sia ciò che vediamo ora. Non pretendiamo di avere un'uscita dell'autostrada dedicata, ma l'uniformità di immagine che ne deriverebbe sarebbe un importante primo passo per iniziare una collaborazione, apparentemente oggi impossibile, fra i diversi

comuni dell'Oltrepò pavese. Cosa si potrebbe fare in base a ciò che permette il regolamento stradale in materia pubblicitaria per avvisare il turista che c'è una festa in arrivo o in corso o segnalare durante il percorso le attrazioni territoriali? Sarebbe anche buona cosa studiare altri mezzi per indicare che in un certo paesino in cui si è di passaggio ci sia in corso o sia in procinto di essere una allegra festa della mela (mela per dire peperone o salsiccia o castagna o corsa nei sacchi). Tutto ciò che è provvisorio ed economico difficilmente spicca per bellezza ed armonia. Mi domando quindi se non sia più decoroso per l'Oltrepò, uno studio omogeneo di supporti permanenti che introducano ad ogni rotonda o ingresso di paese l'evento del giorno, della settimana o del mese. Nel caso non ci sia nulla in programma, potrebbe essere utilizzato per promuovere il territorio o aziende locali o consigli per il rispetto del codice stradale o addirittura per pubblicità. A tal proposito ho ritenuto opportuno fare qualche domanda a Paolo Cremaschi, codevillese doc e manager di una multinazionale leader nel settore "out

of home". "L’arredo urbano, di cui le nostre zone sono carenti" - spiega Cremaschi - "è un ottimo veicolo per l’informazione e per i servizi del cittadino/ turista: pensiamo non solo ai supporti digitali a led agli ingressi di una località (Voghera ad esempio ne ha inserita qualcuna), ma anche alle pensiline riparate per gli autobus o ad un servizio di 'bike sharing' con stalli supportati da schermi digitali di comunicazione. Non solo verrebbero offerti servizi per il cittadino, ma godrebbero di vantaggi il Comune, la Concessionaria, l'ambiente e l'ecosostenibilità: non più pvc, non più spreco di materiali, il pagamento di una sola occupazione di suolo pubblico con la visibilità però di eventi e comunicazioni infinite essendo la comunicazione dinamica facilmente aggiornabile, servizio di controllo in tempo reale, assistenza sul territorio". Le proposte che mi mostra Paolo Cremaschi sono esteticamente piacevoli e riconoscibili come elemento continuo e uniforme di comunicazione. Sono un'ipotesi alla portata di qualsiasi zona estesa come l'Oltrepò senza prevedere grandi investimenti, anzi.


25 il Periodico DA ANNI PRENDE POLVERE IN REGIONE UN PROGETTO PER RIQUALIFICARE IL TORRENTE

di

Christian Draghi

Preoccupano le condizioni del greto del Torrente Staffora che, dalla sua sorgente tra le montagne dell’Alto Oltrepò e la sua foce a Cervesina, versa in condizioni di pressoché totale abbandono. Erbacce alte quanto una persona e una vegetazione talmente folta che distinguere le sponde dall’alveo in alcuni tratti è praticamente impossibile. Quel corso d’acqua che oggi è un rigagnolo in caso di abbondanti precipitazioni potrebbe creare facilmente una situazione di emergenza. Nei giorni scorsi Comune di Voghera, Aipo e Ufficio Territoriale Regionale (ex Ster) hanno compiuto un sopralluogo tra le sponde nel territorio vogherese del torrente, in zona Oriolo, in vista di imminenti opere di manutenzione delle sponde e di un maxi studio delle criticità dell’intero bacino idrografico commissionato dalla Comunità Montana e finanziato da Regione Lombardia allo studio Dizeta Ingegneria di Milano. Si parla di opere urgenti di decespugliamento e difesa delle sponde. Qualcosa si muove, ma la sensazione è che non sia sufficiente. "Più che a soluzioni definitive si proceda con dei ‘rattoppi’, che avranno effetto per un periodo limitato”. Così la vede l’architetto Adriano Rosolen, autore di un progetto per la costruzione di bacini di accumulo idrico lungo il corso dello Staffora che giace nei cassetti della Regione Lombardia da anni e che potrebbe cambiare per sempre il volto del torrente e anche il suo "senso" nell’economia della Valle. Un progetto non certo nuovo dato che la prima stesura risale addirittura al 1984. Nel 1990 la prima presentazione, poi ripresa nel 2010 con il sostegno della Comunità Montana e dell’allora presidente Bruno Tagliani. L’iter si era arenato negli uffici dello Ster di Regione Lombardia, l’ente allora competente alla gestione del bacino idrico dello Staffora e da allora non se ne è più parlato. Eppure, dopo un’estate di siccità, il tema del destino del torrente torna prepotentemente attuale. "L’acqua per questo secolo sarà il must come il petrolio lo era stato nel secolo scorso" spiega Rosolen. "Sarebbe necessario iniziare a considerare attentamente degli investimenti lungimiranti che riguardino questa risorsa". Architetto, come giudica la situazione attuale dello Staffora? "La situazione mi pare piuttosto critica. Non facendo niente per molto tempo lungo l’alveo si sono accumulate notevoli quantità di ghiaia, trasportata dall’acqua negli anni, tanto che in alcuni punti è addirittura più alta delle strade vicine”. In caso di piogge consistenti c’è un rischio di esondazione? "Se ci fosse una piena come quella del '73-'74 diciamo che il rischio è elevatissimo, e si tratterebbe di un disastro annunciato. Ma non è che occorra andare neppure così a ritroso nel tempo per capire cosa potrebbe succedere, basta pensare a quanto successo a Salice Terme alcuni anni fa, con il ponte che venne seriamente danneggiato da una piena che tra l’altro non era neppure così rilevante dal punto di vista idrico. Non si tratta di menar gramo, ma di considerare che questi eventi sono ciclici e si ripetono, è un fenomeno naturale, come dovrebbe esserlo il calcolo del rischio idraulico, ma il torrente Staffora viene lasciato così, abbandonato a se stesso". Il progetto sui bacini di accumulo che avevate elaborato cosa prevedeva esattamente? "La realizzazione di 24 bacini, in pratica delle mini

dighe pneumatiche poste in sequenza lungo il corso del torrente, che si aprono e chiudono in base alla necessità di acqua che c’è a Valle". Permetterebbero ad esempio di evitare esondazioni? "Sì, a meno che non si tratti di eventi catastrofici chiaramente. Attraverso la regimentazione del deflusso dell’acqua si potrebbero controllare le piene riversando gradualmente a Valle l’acqua, che rallenta la propria corsa in seguito a una caduta". Potrebbe essere anche un antidoto alla siccità estiva? "Tenendo conto che si possono arrivare ad accumulare 8 milioni di metri cubi d’acqua direi proprio di sì. Ad esempio ci sarebbe la possibilità per gli agricoltori di poter irrigare in maniera gratuita, senza dover ricorrere all’energia elettrica perché questi bacini avrebbero dei canali laterali a caduta, che consentirebbero di irrigare per gravità e riaccumulare poi l’acqua nel bacino successivo". Quali altri vantaggi potrebbero esserci? "Ad esempio quelli legati all’aspetto turistico, perché cambierebbe in modo fondamentale anche la fruizione del torrente. Un conto è averlo allo stato brado così com’è oggi, un altro è avere un corso d’acqua regolamentato, con una profondità ben definita, che potrebbe ad esempio permettere delle discese in canoa. In Francia, dove questo tipo di opere è consuetudine, c’è un turismo, proveniente soprattutto dalla Germania legato a questa attività e non solo in grandi fiumi. Cito l’esempio dell’Ardèche, un corso d’acqua che ha caratteristiche molto simili allo Staffora, scarsa portata d’estate e incremento nei periodo autunnali, ma che è stato gestito in modo totalmente diverso con ricadute positive per il territorio". Chi critica questo progetto sostiene che si tratti di un’opera invasiva e che la portata d’acqua dello Staffora non sia sufficiente a riempire questi bacini… "Non si tratta di critiche basate su presupposti scientifici ma ideologici. Innanzitutto, giusto per capirsi, basterebbe anche una sola piccola piena a garantire l’apporto d’acqua necessario. E comunque è proprio perché c’è poca acqua che servono dei bacini. Poi è chiaro che se non piovesse per un anno andrebbe in secca anche un grande fiume. Per il resto si tratta di obiezioni che non comprendo. Capisco che si voglia rispettare l’aspetto naturale di zone non antropizzate come potrebbe essere la foresta Amazzonica. Ma lo Staffora è antropizzato da duemila anni e in questo stato a chi giova?". Il costo per la realizzazione di una simile opera però è stato stimato in 90milioni di euro. Non è una cifra impensabile per questo territorio? "è una cifra importante ma non impossibile da reperire: bisogna tenere conto che non sono soldi da tirare fuori a fondo perduto. Si dovrebbero coinvolgere aziende private, i materiali di scavo potrebbero essere commercializzati, con 8 milioni di metri cubi di acqua accumulati si potrebbe produrre energia elettrica, senza contare l’indotto legato come detto al turismo che si potrebbe sviluppare intorno ad uno Staffora vivo e fruibile. Lo scopo di un progetto di così ampio respiro sarebbe quello di dare anche una ricaduta economica a livello locale, e i modi per abbattere i costi ci sarebbero. Certo ci vuole la volontà politica". Perché crede che non ci sia? "L’Oltrepò da molto tempo non ha più ‘padrini’ politici ed è un territorio abbandonato e ignorato dalla po-

VALLE STAFFORA

"Oltrepò senza 'padrini' politici, per questo il progetto Staffora non si fa"

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Adriano Rosolen litica nazionale. Senza parlare del Trentino, che è una ragione a statuto speciale, e senza fare molta strada, a Sondrio si trovano esempi più virtuosi di utilizzo delle risorse naturali. Nella stessa Paullo, a due passi da Milano, esiste un progetto che è assolutamente analogo a quello che vorremmo vedere realizzato qui. Serve la volontà e una politica locale forte, che qui non c’è".

IL GEOLOGO Luigi Meisina

"Rischio di esondazioni più alto che in passato" di

Christian Draghi

Il torrente Staffora nasce alla Fontana San Giacomo nei pressi del Passo del Giovà (quota 1343 metri) e sbocca in Po alla quota di 72 metri a monte di Cervesina, dopo aver percorso circa 65 km. La superficie del bacino idrografico è di 304 km quadrati. Il geologo Luigi Meisina spiega come l’innalzamento dell’alveo dovuto all’incuria e al notevole deposito di ghiaia renda il rischio di esondazioni oggi molto più alto. "In passato – spiega Meisina - la forte erosione verticale e laterale causata anche dagli ingenti prelievi di ghiaia in alveo ha determinato in più tratti lo scalzamento delle sponde con riflessi negativi sulla stabilità dei versanti (innesco di frane per scalzamento al piede) e sulla sicurezza degli abitati adiacenti (Casanova Staffora, Bosmenso, Varzi, Bagnaria,Godiasco,Rivanazzano, Voghera,etc). Per stabilizzare l'alveo e le sponde sono state costruite in tempi successivi e in più punti briglie trasversali in muratura e difese di sponda in muratura o gabbioni,aventi lo scopo di trattenere il materiale solido e ridurre i fenomeni di erosione. Negli ultimi decenni – continua Meisina - la minore ricorrenza di eventi alluvionali, il contestuale arresto dei prelievi di ghiaia in alveo e la minore frequenza degli interventi di manutenzione hanno determinato da un lato la riduzione dei fenomeni erosivi, dall'altro un incremento della deposizione di materiale ghiaioso a causa anche della crescita incontrollata di vegetazione spontanea in alveo (da cespugliati a vere e proprie isole a bosco).Questo processo – chiosa il geologo - ha portato in più tratti all'innalzamento del fondo alveo creando maggiori rischi di esondazione del torrente dalle sponde, soprattutto verso le aree abitate rivierasche, comportamento questo già insito nel termine Staffora (da 'sta fora')".


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27 il Periodico "i nostri macchinari hanno iniziato a produrre direttamente il cioccolato"

Ines Datei

Di Elisa Ajelli Esiste a Borgo Priolo un'attività commerciale particolare, la Packint Pura Delizia, nome che già racchiude in sè le due anime dell'attività: la prima dedicata alla produzioni di macchinari per la lavorazione del cioccolato, la seconda la lavorazione vera e propria del cioccolato. Ines Datei, titolare insieme al padre e al fratello della ditta ci spiega il percorso intrapreso che li ha portati a fare una scelta per certi versi coraggiosa e "azzardata" e lontana dal mondo imprenditoriale per il quale nascono. "è un’idea di mio fratello che voleva spingere la produzione di macchinari per il cioccolato, perché noi nasciamo come produttori in questo settore… e poi ci siamo appassionati anche perché, grazie alla produzione delle macchine, soprattutto mio fratello e mio marito (che è entrato negli anni anche lui a far parte dell'azienda) hanno potuto girare il mondo e andare direttamente dai produttori, conoscere varie realtà e vedere il cacao direttamente sul luogo d'origine". L'azienda di macchinari quando è nata? "è nata nel 1998 grazie a mia madre e a mio padre. Noi siamo originari di Milano, quindi prima avevamo lo stabilimento là e solo nel 2005 ci siamo spostati a Borgo Priolo". Come mai questo cambio? "Perché i miei genitori avevano acquistato una casa di villeggiatura in questa zona 38 anni fa…". Negli anni come avete fatto a sviluppare questa idea del cioccolato? "Mio padre è una vita che è in questo settore, prima come rappresentante e poi come imprenditore. Poi è arrivato ad aiutarlo mio fratello, poi io, poi mio marito… è nata quindi prima Packint come produzione di macchinari e successivamente Pura Delizia, con i nostri macchinari che hanno iniziato a produrre direttamente il cioccolato. Con le nostre macchine

che producevano abbiamo quindi iniziato a capire un sacco di piccole realtà che altrimenti sarebbero impossibili da conoscere e scoprire. Lo stesso modo in cui produciamo il cioccolato è difficilissimo da realizzare, perché è molto costoso, i macchinari sono molto costosi. è per questo che sono veramente in pochissimi a farlo. Noi avendo già i macchinari siamo avvantaggiati". Quanti siete in azienda? "Una quindicina". Come viene creato il cioccolato? "Prima ovviamente scegliamo la fava. Adesso, per esempio, abbiamo preso, e dobbiamo ancora lavorare, un cacao dal Perù che dovrebbe essere davvero super. Successivamente, viene passato nello spettratore per togliere eventuali impurità: si può trovare all’interno di tutto, pietre, sassi, a volte legno… quindi dobbiamo togliere tutte queste cose. Poi viene calibrato e quindi diviso secondo la dimensione del grano, per avere poi una torrefazione omogenea. Si passa perciò alla torrefazione e poi il cacao deve essere pulito dalla buccia tramite il rompicacao: il seme del cacao viene rotto e viene separata la buccia dalla granella e poi la granella deve essere preraffinata con la preraffinatrice, che è una macchina con due cilindri, in cui la granella passa e viene ridotta. Dopodichè questo prodotto viene messo nel mulino a sfere, viene raffinato e a questo punto abbiamo la massa di cacao, che sarebbe il cioccolato al 100%. Si fa poi la ricetta vera e propria, si mette lo zucchero e il burro di cacao. Noi quest’ultimo lo estraiamo direttamente dalla massa di cacao: una volta fatta la massa, la pressiamo e otteniamo il burro. Lo aggiungiamo poi alla ricetta in una quantità più o meno del 5%, e il cioccolato viene quindi mandato alla conca (per togliere acidità e umidità) e lasciato riposare anche per due o tre mesi, dipende dal tipo di cioccolato. Alla fine viene temperato e modellato in tavoletta".

BORGO PRIOLO

"è un’idea di mio fratello per spingere la produzione di macchinari per il cioccolato"

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In quali zone del mondo trovate la giusta qualità di cacao da lavorare? "Equador, Repubblica Dominicana, Tanzania, Filippine, Vietnam, Papa Nuova Guinea e Perù. Noi qui recuperiamo le fave di cacao, lo importiamo e lo trasformiamo". Invece, come esportazioni del vostro cioccolato nel mondo? "Stati Uniti, Inghilterra e qualcosa in Francia…". Avete in mente di espandere anche ad altre zone? "Sì, l'idea c'è". E in Italia il riscontro com’è? "Molto positivo, ma basta usare le materie prime buone e il risultato c’è. Proprio qualche tempo fa guardavo una trasmissione in televisione e c’era un servizio sulla produzione di cioccolato: si diceva che tanti dicono di fare cioccolato artigianale, ma in realtà comprano cioccolato già fatto, lo sciolgono e lo lavorano… Proprio perché è dispendioso e impegnativo. Qui invece facciamo proprio un altro tipo di prodotto". Vendete i vostri prodotti anche nella zona? "Certo, anche in vari negozi in Oltrepò si può trovare il nostro cioccolato". è stato difficile inizialmente farsi conoscere? "Sì, all'estero e anche in Italia. è stato complicato perché nessuno sa niente di cioccolato. Penso che sia il cibo che piace di più in assoluto, ma le persone probabilmente si immaginano la tavoletta che scende dall'albero! è difficile quindi spiegare e far capire come una nostra tavoletta di cioccolato costa molto di più di una normale che trovi al supermercato. Invece, i prodotti a base di nocciola che facciamo sono un po' più commerciali, arrivano più in fretta alla gente però anche lì a volte è difficile far capire la differenza di prezzo con altri prodotti. C’è quindi da spiegare come vengono realizzati i nostri prodotti, con quali materie prime e con quali ricette… dove noi non aggiungiamo grassi estranei a quello che è l'olio presente nella nocciola". Da qui esce il prodotto finito quindi. Quali sono i vostri prodotti? "Le classiche tavolette, con cioccolato proveniente da paesi che elencavo prima. E poi la crema di nocciola, i cremini, i tartufi". Progetti futuri? "Sviluppare sicuramente la parte commerciale, perché adesso c’è solo una persona che si dedica a questo. E poi, come prodotti, stiamo per fare le fave caramellizzate (ossia fave di cacao ricoperte di zucchero di canna caramellizzato), dovremmo riuscire a fare il torrone ricoperto di cioccolato e infine un prodotto di cui adesso non posso ancora parlare!". La vostra attività è senza sosta durante l’anno? "Sì, noi non chiudiamo mai. O perché il laboratorio lavora per il cioccolato o perché lavora per le macchine… Proprio venerdì scorso abbiamo mandato un bancale negli Stati Uniti. è un concetto abbastanza italiano quello per cui il cioccolato si mangia solo in determinati periodi dell’anno… da altre parti del mondo non è così. Bisogna solo stare attenti nel trasporto, che, in alcuni periodi, deve avere una certa temperatura controllata".


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CASTEGGIO

IL COMITATO TORNA ALL’ATTACCO. CHIEDE CHIAREZZA SULLO STATO DEL TORrente

"Silenzio preoccupante sul caso dell’inquinamento del Coppa" di

Christian Draghi

Il comitato Valle Coppa, il torrente inquinato dagli scarichi della ditta Ab Mauri (ex Casteggio Lieviti srl) finito al centro di un'inchiesta giudiziaria appena conclusa, torna alla carica e chiede chiarezza sulla situazione. "Sono trascorsi mesi dalla sentenza che ha assolto l'allora presidente di Asm Voghera Filippo Musti, ma nessuno ha ancora dato risposte concrete o chiarito quale sia la situazione attuale del torrente e il suo livello di inquinamento" spiega Cristina Azzolini, presidente del Comitato di cittadini che dal 2013 tiene alta l'attenzione sul tema e che nell'ottobre 2014 aveva anche inviato un esposto alla Procura della Repubblica. Un passo indietro per spiegare la vicenda: nel 2011, in seguito alle segnalazioni di alcune guardie ecologiche della Provincia di Pavia ai carabinieri di Casteggio per sospetti di inquinamento del Torrente Coppa, Arpa intervenne e dalle analisi effettuate emerse che effettivamente l'acqua era inquinata e che la provenienza era il depuratore di Casteggio. La magistratura intervenne e ci fu un processo a carico di Asm Voghera in quanto ditta incaricata della gestione del depuratore. Dall'istruttoria emerse che il motivo dell’inquinamento del torrente era da imputare non al cattivo funzionamento dell’impianto in questione ma dal fatto che la ditta Ab Mauri, al tempo più nota come Casteggio Lieviti, vi immettesse una quantità irregolare di reflui, ben superiore ai limiti consentiti dalla legge e superiori persino ai valori in eccesso che le era stato permesso di scaricare in deroga, dato che il depuratore – di tipo biologico – aveva un certo margine di tolleranza. Era cioè tecnicamente in grado di "pulire" un quantitativo di reflui superiore a quello imposto dalla regolamentazione, a patto che si trattasse di scarichi biodegradabili. Il problema però nacque perché anche questo margine di tolleranza veniva spesso ampiamente oltrepassato e pertanto l’azione del depuratore in quei casi non era più efficace. Il processo vide sul banco degli imputati il presidente di Asm, all'epoca Filippo Musti, che fu poi assolto con sentenza del marzo 2017 in quanto non poteva essere ritenuto responsabile di questo malfunzionamento, imputabile ad una "unica responsabile", come spiegato nelle motivazioni della sentenza, la Casteggio Lieviti Srl. Asm secondo il giudice aveva fatto il proprio dovere, ovvero quello di informare periodicamente gli organi di competenza, in particolar modo comune di Casteggio e Corpo Forestale, della situazione di inquinamento perdurante. Asm tuttavia, come spiegato sempre nelle motivazioni della sentenza, "non aveva alcun potere sanzionatorio nei confronti dell’industria in questione né aveva alcuna possibilità di intervenire sul contenuto dell’autorizzazione in deroga, sul cui rilascio, sospensione o modifica non ha mai avuto alcuna competenza". Da qui l’assoluzione per Musti. La sentenza però non ha messo la parola "fine" sulla questione ambientale. Anzi, ha sollevato nuove responsabilità ancora da chiarire. Il giudice ha parlato di "inerzia del Comune" e citato la convenzione per la gestione

Cristina Azzolini

dell’impianto (dal 2009 passata a Pavia Acque che mantenne però l’affidamento ad Asm) secondo la quale proprio al Comune sarebbe spettata l’opera di vigilanza sulla regolarità degli scarichi. Il Comitato del Coppa è preoccupato dal silenzio che avvolge la vicenda dalla pubblicazione della sentenza a oggi e teme che la situazione possa precipitare nuovamente. "Non vorremmo mai tornare nella condizioni di 2 anni fa, quando la qualità della vita di chi viveva nelle zone a valle del depuratore, che interessano i comuni di Verretto, Bressana e Casatisma, era seriamente compromessa a causa di puzze nauseanti" spiega il presidente. "Nell’ottobre del 2014 inviammo anche un esposto alla Procura della Repubblica vista l’insostenibilità della situazione, che però non ebbe seguito". Azzolini, com'è la situazione del Coppa oggi? "Le puzze al momento non ci sono, ma l’aspetto del torrente non rassicura. L’acqua è trasparente solo in superficie, sul fondo si deposita una fanghiglia nera e marroncina dall’aria malsana, mentre a monte del depuratore è limpida, come si può vedere, oltre che di persona, anche su Google Earth. Inoltre non ci sono pesci, né rane lungo le sponde, mentre in precedenza c’erano. Noi continuiamo con i monitoraggi, facendo foto in giorni e orari diversi". Credete che il torrente sia ancora inquinato? "Non sappiamo e non possiamo affermarlo senza dati in mano. Quello che ci preoccupa è che nessuno ha più detto nulla di questa vicenda. Eravamo presenti in tribunale all’udienza in cui depose come teste l’ingegner Stefano Bina di Asm e lo abbiamo sentito spiegare i motivi che hanno causato l’inquinamento. L’azienda era autorizzata a effettuare sca-

richi in deroga alle normative e il depuratore non funzionava come doveva. Ora, a noi non interessa trovare colpevoli, quello spetta alla magistratura eventualmente, ma vorremmo sapere ad esempio che ne è della deroga che ha causato l'inquinamento. è ancora attiva? Il depuratore è stato potenziato o funziona ancora come prima? Soprattutto, com'è la qualità dell'acqua oggi?". Avete cercato di informarvi al riguardo? "Il Comitato è composto da semplici cittadini, non ci muoviamo all’interno delle istituzioni e non è facile per noi ottenere certe risposte. Faccio degli esempi: nel marzo 2015 su nostra segnalazione la Guardia Forestale fece intervenire l’Arpa che prelevò dei campioni d’acqua, le cui analisi furono consegnate al comune di Bressana. Chiedemmo al comune i risultati, ma senza mai ottenere risposta. Poi abbiamo sentito che l’argomento depuratore doveva essere discusso in consiglio comunale a Casteggio, per tre volte siamo andati a sentire la discussione ma il consiglio è sempre stato interrotto prima. Abbiamo sentito voci su alcuni incontri che si sarebbero tenuti tra Comune, ditta e varie parti, ma non sappiamo nulla di quello che si è detto o deciso. Poi abbiamo letto sulla stampa che il Comune di Casteggio vorrebbe approvare un regolamento che blocca la discussione in aula di mozioni su argomenti già trattati. Insomma, siamo preoccupati perché non vorremmo che la questione finisse nel dimenticatoio quando c’è in ballo la qualità dell’acqua e la nostra salute". L'acqua del Coppa viene utilizzata da qualcuno? "Mi risulta che alcuni cittadini la utilizzassero per irrigare gli orti, ad esempio".


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"i comuni, non solo Casteggio, non sono enti organizzatori di eventi"

Di Elisa Ajelli

Per Casteggio è un momento molto delicato e particolare, con i cittadini che si lamentano per i troppi furti in paese. Questa volta è il vicesindaco Lorenzo Vigo a spiegare come vede la sua città. "Per quanto riguarda il momento critico per la questione sicurezza mi rifaccio a quanto detto dal nostro Sindaco in più occasioni. Noi ci rendiamo conto stando sul territorio, e parlando da amministratore è quello che accade anche in tanti altri comuni (non è che Casteggio ha una peculiarità particolare), che c'è tanta paura, c'è tanto malumore, però il comune oltre ai suoi vigili e al fatto di mettere telecamere non può fare. Non ha armi di chissà quale natura per andare a bloccare la criminalità organizzata, non dispone dell'esercito", Il comune quindi nel limite delle proprie competenze si è dato da fare sul fronte sicurezza? "Noi abbiamo fatto tutti gli sforzi che potevamo fare e ne faremo ancora, abbiamo cambiato turni ai vigili, le forze dell'ordine hanno fatto accordi che non vengono pubblicizzati perché meno cose si sanno meglio è per ragioni di sicurezza, abbiamo speso 40 mila euro da poco per implementare i servizi di telesorveglianza che ormai coprono praticamente tutto il comune, abbiamo investito nella vigilanza extra. So che tantissimo di quello che viene ripreso dalle telecamere è poi oggetto di analisi da parte delle forze dell'ordine. Il problema è che non c'è la certezza della pena. Capisco la paura dei cittadini però è anche vero che noi come comune stiamo facendo davvero tanto e non possiamo però pensare di mettere una telecamera per ogni via o mettere un soldato ad ogni via. Quello che potevamo fare l'abbiamo fatto. Addirittura il nostro sindaco ha avuto degli incontri con il Prefetto, in cui ha comunicato che questa situazione non è più sostenibile e che i cittadini sono costretti a barricarsi in casa, per paura dei ladri. Non è civile, è un problema enorme, ma il comune con le sue capacità è lasciato solo da questo punto di vista". Da quando è vicesindaco è il periodo più duro?

"Il problema è sempre fare una divisione tra quello che è e quello che diventa mediatico. Negli ultimi anni c’è stata anche una scelta di cavalcare politicamente il problema della sicurezza, questo è indubbio. Le forze dell'ordine che sono in possesso di tutti i dati dicono che c'è stato un aumento generalizzato dei furti, ma la situazione è in linea purtroppo con tutti gli altri paesi. è chiaro che ci sono stati dei periodi dell’anno davvero difficili, ma è anche impensabile fare gli sceriffi come qualcuno vorrebbe, non è questa la soluzione. Il problema è che chi deve intervenire dall’alto lo deve fare, con i mezzi che servono… noi come comune siamo sempre stati disponibili a qualunque progetto che possa portare un beneficio. Cercherei comunque di non enfatizzare troppo la situazione e consiglio di stare molto attenti alle prescrizioni che vengono fornite dalle forze dell’ordine come, per esempio, il fatto di non segnalare sui social network quando si è fuori casa. Questo è un argomento che meno riscontro mediatico ha, meglio è. Mentre vedo, dal punto di vista della sicurezza, una gran bella cosa quella della collaborazione fra i cittadini, il fatto che si siano creati gruppi whatsapp per dialogare e avvisare se ci notano situazioni strane e sospette". Cambiando argomento, come valuta il bilancio degli eventi della stagione appena conclusa? "Noi siamo contenti in generale dell’andamento. Bisogna fare però una premessa: i comuni, non solo Casteggio, non sono enti organizzatori di eventi… hanno tutt’altro compito dal punto di vista amministrativo. Certo, abbiamo anche il compito di promuovere eventi, alcuni li organizziamo direttamente, altri no. La cosa più importante, però, che sta avvenendo negli ultimi anni è il fatto di aprire le porte a chi ha voglia di organizzare". Per esempio? "La Proloco che sta organizzando tante cose e poi Vitis Vinifera che è una nuova realtà che si è appoggiata su Casteggio e ha iniziato a organizzare eventi. Abbiamo aperto lo slowfood lo scorso anno, c’è Lyon eventi che è una società di ragazzi che orga-

CASTEGGIO

Sicurezza: "Stiamo facendo tanto, ma il comune non dispone dell'esercito"

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Lorenzo Vigo nizza manifestazioni per adolescenti... Insomma, tutte cose nuove che stanno emergendo. C’è fermento. Inoltre ci sono tante cose che abbiamo costruito negli anni che piano piano stanno prendendo piede. Penso alla Notte Bianca, che prima della nostra amministrazione non c’era, ad Oltrefestival, alla manifestazione dei Lego. Se riflettiamo bene, prima del 2009 c’erano solo la classica rassegna dei vini e i venerdì sera. Quindi questo vuol dire che abbiamo costruito qualcosa. è ovvio che qualche evento è andato molto bene, magari qualche altro meno. E naturalmente, su alcune manifestazioni si continua negli anni a puntare, su altre che hanno avuto meno appeal decidiamo di rivedere qualcosa oppure le abbandoniamo. Non è pensabile comunque di avere una manifestazione alla settimana: dal punto di vista economico e soprattutto organizzativo è impensabile". Per il 2018 c’è già qualche progetto? "Abbiamo preparato una bozza di eventi. Ci saranno delle novità e degli eventi che invece verranno confermati. Posso dire che l’evento Lego, che sarà a fine marzo, aprirà ufficialmente la stagione degli eventi del nuovo anno. Invece per i mesi finali di questo anno, posso dire che ci sarà a fine novembre la fiera del tartufo, che è ormai giunta alla trentatreesima edizione, e poi sotto Natale ci saranno spettacoli dedicati ai bambini. A dicembre ci sarà una novità in Certosa Cantù, o meglio, una evoluzione di un progetto già fatto, ma per adesso non posso aggiungere altro".


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Consorzio Tutela Vini e Università di Pavia in missione in Francia

Oltrepò Pavese in Champagne per studiare un modello d'eccellenza L’invito è arrivato dall’Ambasciatrice Italiana dello Champagne, Claudia Nicoli (Ais), dalla Camera di Commercio di Reims ed Epernay e dal Syndicat Général des Vignerons della Champagne come segno di considerazione tangibile per l’alto rilievo delle produzioni vitivinicole oltrepadane e la storia spumantistica del territorio legata al Pinot nero, a partire dal 1865. Il gruppo guidato dal presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Michele Rossetti, e dall’Osservatorio di Wine Marketing consortile creato in sinergia con l’Università degli Studi di Pavia ha visitato la cittadina da 25mila abitanti che ospita la Moët et Chandon, che produce il rinomato Dom Pérignon. La visita è stata anche l’occasione per una tappa al VITeff, importante fiera internazionale dedicata unicamente alle tecnologie per la produzione di vini effervescenti, che si svolge ad Epernay con cadenza biennale. Durante la visita in terra francese, la delegazione dell’Oltrepò ha anche avuto modo di visitare i piccoli produttori locali, raccogliendo dalle loro storie di successo utili spunti di riflessione. Al seguito della delegazione anche il professor Stefano Denicolai e la ricercatrice Elisa Conz dell’ateneo pavese, che stanno dedicandosi con metodo e attenzione a innovare strategie e racconto dell’Oltrepò Pavese della vite e del vino, per generare valore e un approccio nuovo del territorio sul mercato nazionale ed estero.

Appuntamento a Milano con Paolo Massobrio per i grandi vini dell'Oltrepò Pavese

Il Consorzio porta a Golosaria l'Oltrepò da riscoprire

Sta per alzarsi il sipario su Golosaria la rassegna di cultura e gusto che dall’ 11 al 13 novembre tornerà ad occupare gli spazi del Centro Milano Congressi per tre giornate all’insegna dell’eccellenza "made in Italy". Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sarà presente con un proprio stand e banco d'assaggio alla grande vetrina sull’agroalimentare italiano, che quest’anno avrà come tema portante "Oltre il Buono", ovvero il cibo inteso non solo come nutrimento per il corpo ma anche come risorsa per il sistema, capace di veicolare la forza che deriva dalla terra e di far scoprire la straordinaria biodiversità che ci circonda. Cuore pulsante di Golosaria saranno gli oltre 300 espositori di cibo e vino provenienti da tutto lo Stivale, che in aree dedicate faranno conoscere i loro prodotti d’eccellenza, mentre attraverso un ricco palinsesto di eventi, showcooking e degustazioni saranno declinate le nuove tendenze in ambito enogastronomico, con l’exploit di giovani innovatori e produttori di cose buone, ma anche il bere miscelato di ultima generazione, il Barbecue all’italiana e la storia del riso, dal campo alla tavola, fino al tramonto dell' "apericena". Tutte tematiche racchiuse nei tre libri editi per Cairo nella collana "I Libri del Golosa-

rio". Spazio quindi ai 100 migliori vini d’Italia, I Top Hundred scelti da Paolo Massobrio e Marco Gatti, alle Botteghe del Gusto selezionate dal best seller ilGolosario e a una schiera di nuovi cuochi che porteranno in scena l’evoluzione della cucina italiana, presentata anche tra le pagine del GattiMassobrio, il

taccuino dei ristoranti d’Italia che debutta nell’edizione 2018. Ma Golosaria sarà anche Cucine di Strada, città dell’olio e stile di vita, tutti inseriti in un programma in continuo aggiornamento, da scoprire giorno per giorno su www.golosaria.it. La manifestazione sarà impreziosita da 100 espositori vitivinicoli.


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REDAZIONALE A PAGAMENTO

L'Istituto Agrario di Voghera, un’eccellenza Il Gallini prepara tecnici qualificati Il "Gallini" è un Istituto Tecnico Agrario inserito nel settore "tecnologico" previsto dalla Riforma partita nel settembre 2010. La Riforma non ha cambiato le caratteristiche del "Gallini", ha mutato solo l'articolazione, il nome di alcune discipline, il totale delle ore di frequenza, uniformato per tutti gli istituti tecnici a 32 ore settimanali, 33 per le classi Seconde per l'introduzione di un'ora di Geografia. Sono presenti i seguenti indirizzi: Agraria, Agroalimentare ed Agroindustria e Chimica, Materiali e Biotecnologie. Il diploma di Istruzione Tecnica in Agraria, Agroalimentare e Agroindustria prepara tecnici qualificati per lo svolgimento di attività nei settori agronomici, agroindustriali, ambientali, territoriali, viticolo-enologici, vivaistici, zootecnici, economici, delle biotecnologie. I cinque anni del corso di studi sono strutturati in un biennio, prevalentemente culturale e formativo, e un triennio, di carattere più

spiccatamente tecnico-scienti fico. Dal terzo anno sono previste tre articolazioni: Produzioni e trasformazioni, Gestione dell’ambiente e del territorio, Viticoltura ed enologia. Dal prossimo anno scolastico sarà attivo anche il corso per Enotecnico. Gli studenti diplomati in Agraria, articolazione "Viticoltura ed enologia" potranno accedere al sesto anno, sempre presso l’Istituto, e conseguire la specializzazione di Enotecnico. Il diploma di Istruzione Tecnica in Chimica, Materiali e Biotecnologie punta a preparare tecnici qualificati per lo svolgimento di attività nei settori chimico-industriale, tecnologico e biotecnologico, ambientale, sanitario e territoriale, di controllo della sicurezza. I cinque anni del corso di studi sono strutturati in un biennio, prevalentemente culturale formativo, e un triennio, di carattere più spiccatamente tecnico-scientifico che prevede, da questo anno scolastico due articola-

zioni: Biotecnologie ambientali e Biotecnologie sanitarie. Entrambi gli indirizzi permettono, una volta conseguito il diploma, accesso a tutte le facoltà universitarie, sia di area scientifica sia umanistica, l'accesso a corsi post-diploma, l’inserimento diretto nel mondo del lavoro, con sbocchi occupazionali nel settore pubblico e privato: aziende, consorzi, industrie chimiche, agroalimentari e farmaceutiche, laboratori di analisi chimiche-biologiche, amministrazioni pubbliche, istruzione pubblica e privata, tutela dell’ambiente e della sicurezza, esercizio della libera professione, costruzione e manutenzione del verde pubblico, allevamenti zootecnici, cantine private o sociali. Due gli Open Day già fissati dall’istituto vogherese: il primo si svolgerà sabato 18 novembre alle 14.30; il secondo è previsto per sabato 13 gennaio prossimo, sempre a partire dalle 14.30.


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"La sindaca non era titolata a chiedere finanziamenti su quel tratto" di

Pier Luigi Feltri

I rapporti fra maggioranza e minoranza del comune di Bressana Bottarone sono sempre molto tesi, fin dall’insediamento del sindaco Maria Teresa Torretta. Nelle ultime settimane l'ennesima rottura. Il Comune ha infatti ottenuto il trasferimento, da parte della Provincia, della competenza sulla strada principale del paese, via Depretis. Trasferimento che, secondo la minoranza, si è trasformato in un vero e proprio boomerang, dal momento che la sua sistemazione ha sottratto alle casse comunali ben 600mila euro. Questa ed altre battaglie hanno visto l'opposizione, che a Bressana è composta (almeno ufficialmente) da due gruppi, compattarsi con decisione contro la Giunta. Va rilevato come i due candidati sindaco opposti a Torretta nelle ultime elezioni, Droschi e Ciardiello, avevano preso insieme oltre mille voti, ossia il 55% degli aventi diritto. Se questa unione di intenti proseguirà, si prevedono grossi grattacapi per la Sindaca e per i suoi sostenitori. Abbiamo fatto il punto della situazione sui temi della politica bressanese con il capogruppo Filippo Droschi, della lista civica "Per il rinnovamento". Via Depretis, la strada principale del paese, è stata oggetto di importanti lavori. Come minoranza però pare non abbiate valutato positivamente l’intervento. "Per quanto riguarda via Depretis va fatto innanzitutto un discorso di merito. L’Amministrazione ha preso in carico questo tratto di strada dalla Provincia, definito dalla stessa come una trattativa complessa, culminata in un grande successo. La realtà è che l’Amministrazione provinciale vorrebbe cedere il più possibile tratti di strada ad altri enti, sgravandosi dai già onerosi lavori di manutenzione stradale. La cosa grave è che si è acquisito il tratto in oggetto senza che si chiedesse alla Provincia di cederlo in condizioni quantomeno accettabili; infatti l’Amministrazione ha dovuto riqualificarlo mettendo mano ai soldi delle casse comunali". Cosa avrebbe potuto fare la Giunta? "Va fatto notare che la metà delle sanzioni per violazione del codice della strada, rilevate a Bressana, vanno alla Provincia. Si sarebbe potuto a nostro avviso accordarsi e chiedere, dato che adesso il Comune di Bressana ha un altro tratto di strada da gestire, che parte di queste risorse rimanessero a Bressana. Non è stato fatto". Sempre in tema di viabilità, la pista ciclabile è per la minoranza un'altra spina nel fianco…. "Anche questo intervento era stato decantato come fiore all’occhiello dalla maggioranza. È stato presentato un progetto per realizzarla come pista ciclabile, ma poco dopo l’inaugurazione del tratto, con tanto di parroco a benedire, il Sindaco ha deciso di derogare al Codice della Strada, facendo passare il percorso da ciclabile a ciclopedonale. La minoranza ha preso posizione sulla questione, scrivendo al comandante della Polizia Locale, il quale ha risposto di non aver autorizzato e quindi firmato alcun atto relativo alla tratta, la quale era di fatto ciclabile, quindi interdetta ai pedoni. Si immagini cosa poteva succedere qualora si fosse verificato un incidente fra un pedone e un ciclista… il Comune sarebbe stato pienamente coinvolto". Come avete fatto per risolvere questa criticità?

BRESSANA BOTTARONE

"Un'altra brutta figura fatta dall’amministrazione..."

Filippo Droschi

"Noi consiglieri di minoranza ci siamo mossi secondo gli strumenti di legge, scrivendo al ministero delle infrastrutture e segnalando l'anomalia. Qualche giorno fa è arrivata la risposta che ci dà ragione, la pista è ad uso esclusivo dei ciclisti e i pedoni non ci possono andare. Stiamo valutando se rivolgerci ai cittadini che potrebbero decidere liberamente con una petizione se mantenere la pista ciclabile oppure trasformarla in ciclopedonale. Anche in questo caso viene messa in luce il pressapochismo e le enormi lacune degli amministratori, che si stanno dimostrando impreparati evidentemente sui temi amministrativi, anche su argomenti banali quali la pista ciclabile". Anche il tratto arginale di Bressana è sotto la vostra attenta osservanza. "Questo aneddoto richiama alla mente il detto ‘tanto fumo niente arrosto‘. Durante l’esame del DUP, anche detto il ‘libro dei sogni’, abbiamo posto la nostra attenzione sulla voce ‘Messa in sicurezza strada arginale Rea Bressana’. Un intervento interamente finanziato dalla Regione Lombardia. In Consiglio abbiamo chiesto chiarimenti e ci è stata spiegata l’importanza dell’opera, sottolineando la capacità della maggioranza di ‘intercettare’ i finanziamenti regionali. Peccato che la sindaca Torretta non sapesse che non era titolata a chiedere finanziamenti su quel tratto, che è di spettanza di un consorzio presieduto dal comune di Rea, amministrazione a cui il finanziamento verrà erogato e che provvederà ad appaltare i lavori". Cosa accadrà ora? "Per noi la cosa importante è che il lavoro si faccia, così che chi percorra quel tratto lo possa fare in sicurezza. Tuttavia ciò che ha fatto Bressana, cioè la richiesta di un finanziamento regionale senza averne titolo, può comportare il blocco della procedura

di assegnazione e anche la decisione, da parte dei funzionari regionali, di dare il finanziamento ad un altro comune. Un'altra brutta figura fatta dall’amministrazione che mette in luce il pressapochismo con cui da quasi tre anni governa Bressana". La minoranza dimostra di essere molto attenta alle problematiche locali. Per quanto riguarda le prospettive future? "Ciò che alimenta il mio impegno nella politica di paese è il desiderio di lavorare con impegno affinché Bressana torni ad avere il ruolo di catalizzatore delle piccole realtà vicine, che negli anni si è guadagnato, ma che sta inesorabilmente perdendo. Oggi Bressana si sta impoverendo oltre che dal punto di vista economico, anche dal punto di vista sociale. Bressana deve creare coesione fra i cittadini; oggi siamo sempre più distanti perché manca l’abitudine di confrontarsi sui temi che interessano tutti noi. C’è il sindaco di un comune vicino il quale mi dice sempre 'se vuoi capire i tuoi concittadini vai al bar'’. Sembrerebbe banale, ma è vero, ed è per questo che in questi tre anni da consigliere ho creato un contatto stretto con i cittadini, per poter cogliere i problemi che spesso non emergono nelle sedi ufficiali". E per quanto riguarda il gruppo che la sostiene? "Ho sempre cercato, dall’inizio del mio impegno, di aggregare un gruppo di persone che abbiano come motivazione l’interesse di Bressana uscendo dai soliti schemi e tentando anche di inserire persone nuove cosi da mettere in campo idee nuove. Siamo una bella squadra, compatta e coesa, che sta crescendo in vista dell’appuntamento elettorale che si sta avvicinando. Invito i bressanesi, soprattutto coloro che non hanno mai partecipati alla politica locale, a lavorare insieme a noi, anche solo fornendo semplici spunti di riflessione su ciò che non va, oppure idee nuove per un paese migliore".


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"istallazione di 14 telecamere per la copertura dei siti sensibili"

Di Silvia Cipriano A Verrua Po è stato ufficialmente inaugurato l'edificio che ospita la scuola primaria unitamente alla scuola secondaria di primo grado. Il Sindaco Lazzari è molto soddisfatto della riuscita di questo progetto, voluto e portato a termine dalla sua giunta. Sindaco Lazzari ci racconti di questo progetto. "Il Comune di Verrua Po ha deciso di compiere un passo per riunire la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado in un unico edificio, ristrutturandolo e mettendolo a norma". Si tratta di un progetto che avevate già stabilito durante la vostra campagna elettorale? "Inizialmente non era stato inserito nei punti principali della campagna elettorale, ma era un obiettivo che avevo in mente già da diverso tempo e che, con l’intensa collaborazione dell’Amministrazione, siamo riusciti a realizzare". Nello specifico quale genere di lavori sono stati eseguiti? "Sono state sistemate tutte le aule da un punto di vista della sicurezza e, inoltre, sono state tinteggiate utilizzando un criterio di colori correlato alle fasce d’età. Sono stati rinnovati i servizi igienici (è stato ricavato un bagno per docenti e disabili), è stata realizzata un’aula mensa, installato un completo ed efficiente impianto antincendio con sensori in ogni classe e nei corridoi, oltre alla scala d’emergenza esterna. Inoltre, è stata effettuata una gettata di cemento sul deteriorato passaggio che dalla scuola porta direttamente alla palestra, con relativa tettoia; è stato collocato un ascensore che porta al primo piano per ragazzi con problemi di deambulazione. Infine, opera di estrema importanza è stata il rifacimento del tetto con la rimozione dell'amianto. In programma anche la sistemazione con messa a norma della palestra".

In funzione di quale finalità avete deciso di investire in questo progetto? "L’edificio della scuola elementare era fatiscente, con aule strette e poco luminose. Abbiamo quindi deciso di incorporare le classi primarie in questa struttura molto più recente - inaugurata nel 1982 - con aule più spaziose e luminose. In pratica, l'edificio è stato messo a norma sulla base alle direttive vigenti. Ovviamente, tutto questo è stato eseguito pensando al futuro degli studenti, alla vivibilità in un ambiente più spazioso e luminoso, alla sicurezza, e soprattutto alla salute dei ragazzi". Quanto tempo avete impiegato per la realizzazione? "I lavori si sono conclusi in un lasso di tempo brevissimo, iniziati a luglio e terminati a settembre in concomitanza dell’inizio delle lezioni". Sindaco Lazzari quanto è stato investito economicamente? "La realizzazione del progetto è stata possibile grazie alla concessione di un prestito di 300 mila euro nell’ambito dell’operazione 'sblocca scuole', prevista dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la ristrutturazione e messa in sicurezza delle strutture scolastiche". Avete in previsione altri progetti imminenti? "Sì, abbiamo in previsione entro la fine dell’anno il progetto d'installazione di telecamere per la videosorveglianza. Al fine di garantire la sicurezza dei cittadini, ci sarà una prima fase di installazione di n. 14 telecamere per la copertura dei siti sensibili come il Comune, la scuola, le piazzette principali, l’Ufficio Postale, la Banca, il Cimitero, la piazzola ecologica, le vie di accesso centrali da e verso i paesi limitrofi. Il progetto globale prevede l’implementazione, in un periodo successivo, anche di altre aree e varchi. Inoltre, un altro progetto imminente è la sostituzione di alcuni cartelli stradali usurati".

VERRUA PO

"Un desiderio sarebbe quello di realizzare nel prossimo anno un parco giochi"

Pierangelo Lazzari Sindaco Lazzari c'è qualcosa, in particolare, che vorrebbe realizzare in futuro? "Un grande desiderio sarebbe quello di realizzare nel prossimo anno un parco giochi. Oltre all’obiettivo di svago, questo progetto rappresenterebbe un punto d’incontro per bambini, ragazzi e genitori; un luogo di aggregazione, scambio di idee e condivisione". All'inaugurazione erano presenti cariche importanti? "Oltre ai cittadini, erano presenti numerose autorità che, dopo il mio discorso, hanno fatto i loro interventi: l’ex dirigente scolastico Luigi Toscani, l’Europarlamentare Angelo Ciocca, il Vice Prefetto Sara Morrone, il Consigliere Regionale Giuseppe Villani, il Consigliere Provinciale Emiliano Scolè, il Capitano dei Carabinieri di Stradella Vincenzo Scabotto ed il Parroco Don Luigi Murru, il quale ha dato la benedizione. A conclusione dell’inaugurazione e da tradizione, ho provveduto a tagliare il nastro!". Secondo lei, la sua giunta sta compiendo un buon operato per il Comune di Verrua Po? "Siamo in carica solo da giugno 2016 e abbiamo già realizzato progetti importanti; sicuramente siamo molto motivati a concretizzare altre iniziative previste dal nostro programma, con tanta voglia ed entusiasmo".


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BRONI

"La vigilanza notturna interessa vari punti strategici e le frazioni"

Carbonetti: "Contiamo di risparmiare circa 15mila euro rispetto alla stagione passata" Di Elisa Ajelli

L'approssimarsi della fine dell’anno è da sempre periodo ideale per tracciare un bilancio di quanto fatto nei mesi precedenti e se quanto promesso in campagna elettorale è stato rispettato. Il Sindaco Riviezzi con orgoglio ribadisce come quanto promesso in campagna elettorale sia stato portato avanti e con impegno, a partire dalla sicurezza. "Come promesso in campagna elettorale, io e la squadra di Unione Civica abbiamo preso l'impegno di lavorare sodo per garantire la tutela e la sicurezza dei cittadini di Broni e delle frazioni. Per questo motivo nel bilancio abbiamo stanziato importanti risorse per aumentare il controllo del territorio e garantire la tranquillità dei cittadini attraverso il ‘progetto sicurezza’, costituito da una serie di azioni finalizzate a puntare sulla prevenzione dei micro reati, l’ultima delle quali prevede l’installazione di nuove videocamere" Nel dettaglio? "Anche a Broni abbiamo deciso di aderire ai protocolli messi in atto dalla Prefettura per il potenziamento del controllo del territorio tramite l’installazione di nuove videocamere. Di concerto con le forze dell’ordine presenti sul territorio, abbiamo deciso di acquistare alcune telecamere intelligenti, dotate del sistema di lettura targhe dei veicoli, da posizione ai varchi della città. In questo modo, potremmo controllare in maniera efficace ed in tempo reale chi entra e chi esce dalla nostra città, non solo per verificare che i veicoli siano in regola con le norme di circolazione vigente, ma anche per coadiuvare meglio le forze dell’ordine. Il potenziamento della videosorveglianza si aggiunge all’aggiornamento del sistema esistente, che ormai ha già qualche anno sulle spalle, e che permetterà di mettere in rete le 23 videocame-

Antonio Riviezzi

re presenti sul territorio collegandole in tempo reale con le forze dell’ordine". Quali sono le altre azioni in tema di sicurezza intraprese recentemente? "Da poco più di un mese è entrato in funzione il servizio vigilanza notturno con il supporto di un istituto di vigilanza privato, altra novità in tema di sicurezza realizzata in coordinamento con le forze di polizia presenti sul territorio. Dallo scorso mese di settembre, gli addetti incaricati svolgono un’attività di controllo del territorio nelle ore serali e notturne riguardo agli edifici pubblici e ai luoghi di interesse". Dove si svolge questo servizio di controllo? "La vigilanza notturna interessa vari punti strategici presenti nelle zone della città e delle frazioni. Oltre al centro e alle vie della Città, il Palazzo Comunale,

Villa Nuova Italia e i suoi giardini, la via Cavour e la zona del Teatro Carbonetti, riguarda anche zone periferiche ed isolate, tra cui: il cimitero, il quartiere al di là della ferrovia dove è situata la piscina e il campo sportivo, il palazzetto dello sport e le vie limitrofe, la palestra di Piazza Italia, i campi da tennis, le aree verdi tra cui il Parco Ferrara e Piazza libertà, il polo culturale Matteotti e l’area dell’ex Ospedale Arnaboldi. Inoltre riguarda gli edifici scolastici come la scuola di via Emilia, la scuola media di viale Gramsci, la nuova scuola Baffi e i quartieri residenziali delle vicinanze, la valle Recoaro e il monte San Contardo, senza dimenticarci delle frazioni tra cui Cassino con il relativo cimitero, campo sportivo e l’Enoteca regionale.”


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vorare per studiare, insieme ai vari enti interessati, iniziative atte a favorire lo smaltimento dell’amianto da parte dei privati. Anche in questo caso, come fatto in passato e come continueremo a fare in futuro, nelle decisioni che riguardano la bonifica e la rimozione dell’amianto continueremo a seguire il modus operandi della collaborazione e della concertazione con le associazioni ambientaliste e di sostegno alle vittime presenti sul territorio". L’autunno non è solo tempo di bilanci, ma è anche il periodo in cui partono le stagioni teatrali. Come è stato progettato il cartellone 2017/2018 del Carbonetti e che novità ci sono rispetto al passato? "Anche quest’anno, la nuova stagione è stata ideata partendo dai desideri e dalle richieste del pubblico e progettata in una logica di confronto e dialogo costruttivo con le realtà culturali della Città e del territorio circostante. In particolare, il cartellone 2017/2018 è stato confezionato seguendo due linee direttrici; la prima consiste nell’avvicinare maggiormente il pubblico dei giovanissimi e dei ragazzi, mentre la seconda ha come obiettivo la riduzione del suo impatto economico sul bilancio comunale, mantenendo inalterata la qualità della proposta offerta, ottimizzando le risorse a disposizione e puntando all’incremento delle presenze.” Parliamo un attimo del primo aspetto, il maggior coinvolgimento dei giovani… "La grossa novità della prossima stagione sarà ‘Di. do.menica’, un vero e proprio ‘cartellone’ di spettacoli per i ragazzi con compagnie leader nel settore, progettato nell’ottica di avvicinare anche le nuove generazioni al teatro abbassando l'età dei fruitori mantenendo la qualità sul palco. Inoltre abbiamo deciso di aprire il teatro - credo per la prima volta in assoluto nella nostra provincia – ad alcuni degli youtuber tra i più famosi e seguiti del momento". Riguardo invece alla riduzione dell’impatto economico della stagione, cosa ci può anticipare? “Quest’anno ci siamo dati come obiettivo primario il contenimento dei costi, lavorando per recuperare, rispetto al 2016/2017, risorse pari a circa il 20% del costo totale dell’intera nuova stagione, nonostante la conferma, per il quarto anno consecutivo, dei prezzi dei biglietti, ad esclusione delle 2 anteprime nazionali presenti in cartellone, che restano in media tra i più bassi del territorio. Per raggiungere questi

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risultati previsionali abbiamo lavorato agendo su più leve, tra cui la riduzione dei costi tecnici e di gestione, per cui contiamo di risparmiare circa 15.000 rispetto alla stagione precedente; l’inserimento di più spettacoli, con conseguente aumento delle presenze previste; il rispetto di un tetto di spesa massima per il costo singolo degli spettacoli e l’aumento delle sponsorizzazioni, che io preferisco definire dei veri e propri ‘partner’, con cui lavoriamo fianco a fianco con reciproco entusiasmo e partecipazione e a cui va il sentito ringraziamento dell’Amministrazione. L’auspicio è che il Carbonetti diventi sempre più una vera e propria vetrina a disposizione delle eccellenze del territorio, un luogo alternativo dove proporre prodotti, progetti e collaborazioni agli spettatori del luogo ma anche a quelli, sempre più numerosi, che ci raggiungono, oltre che da Milano e dintorni, dal Varesotto, dal Piacentino, dal Cremonese, dal Piemonte e perfino dalla Liguria.” Sindaco, per concludere, quali obiettivi si prefigge per la prossima stagione? "Faccio una premessa: investire nel Teatro ed in Cultura per noi di Unione Civica ha molteplici significati; significa investire sui nostri giovani e nel sistema scolastico locale, sostenere le associazioni culturali e sportive della città, creare occasioni di sviluppo, fare promozione alle unicità e bellezze del nostro territorio, sostenere il commercio locale e le attività di Broni. Si tratta di traguardi importanti, soprattutto alla luce del fatto che lo scorso anno l’investimento complessivo in Cultura, compreso il saldo negativo della stagione teatrale, non ha raggiunto nemmeno il 2 per cento delle spese correnti del bilancio. Per questo motivo, nonostante la passata stagione sia andata molto bene facendo registrare un incremento di pubblico del 30% rispetto alla precedente raggiungendo le 5.000 presenze, quest’anno ci siamo prefissi l’ambizioso e prestigioso traguardo di arrivare a 6.000 spettatori".

BRONI

Quali altre misure di prevenzione sono state realizzate nel suo primo anno di mandato ? "Recentemente abbiamo acquistato un nuovo veicolo, in dotazione alla Polizia Locale, che garantirà maggiore rapidità di intervento sul territorio. Nei mesi scorsi abbiamo provveduto all’assunzione di un nuovo agente e al potenziamento e completo rifacimento dell’impianto di illuminazione pubblica. Grazie ad un investimento complessivo di circa 675.000 euro, interamente finanziato da Enel Sole e a costo zero per le casse comunali, Broni ha un nuovo sistema di illuminazione a LED più luminoso, in grado di ridurre sensibilmente i consumi energetici del 62 % circa e di garantire una potenza visiva di 3 - 4 volte superiore a quella precedente. Oltre a garantire più sicurezza, il nuovo sistema permette al Comune di risparmiare circa 100.000 euro all’anno, risorse interamente investite in manutenzioni di strade, aree verdi, cimiteri ed edifici pubblici". Cambiamo argomento e parliamo di un’altra delle priorità del suo mandato, la lotta all’amianto: che aggiornamenti ci sono in merito? "A fine ottobre è stato condiviso il protocollo per la realizzazione a Broni dello ‘Sportello Amianto’ da parte del Comune di Broni, dell’Associazione italiana esposti amianto (Aiea) e dell’Associazione vittime amianto (Avani). Lo Sportello, che verrà realizzato all’interno di un immobile sito nel Comune di Broni, fornirà servizi di informazione alla cittadinanza, avvalendosi della prestazione gratuita dei componenti delle associazioni aderenti al protocollo, che garantiranno l’apertura almeno un giorno alla settimana. Gli ambiti e le aree di competenza riguarderanno l’assistenza e la consulenza normativa riguardo alle problematiche connesse all’amianto, in particolare gli aspetti che riguardano la sua rimozione e bonifica. L’apertura dello Sportello si inserisce nel novero delle azioni che stiamo portando avanti nella lotta contro l’amianto; la sua istituzione, infatti, segue quella dell’apertura del centro specialistico per i malati di mesotelioma dello scorso febbraio, la partenza del secondo lotto dei lavori di bonifica della ex Fibronit, e la sottoscrizione, da parte del Comune, di apposite convenzioni con ditte specializzate che si impegnano a smaltire l’amianto dei privati a prezzi calmierati. Nel frattempo, stiamo continuando a la-

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"ho avuto clienti che mi hanno detto di non essere mai stati a Broni"

Di Elisa Ajelli

Qualche settimana fa a Broni è arrivato il mercatino di Forte dei Marmi. Un appuntamento con lo shopping di qualità e made in Italy, che, diventato itinerante, porta nelle piazze d’Italia e dell'Oltrepò Pavese le magiche atmosfere dello storico mercato di Forte dei Marmi, con pregiate stoffe e articoli di un certo livello. Il comune bronese ha ospitato per la seconda volta questi banchetti che innegabilmente risultano essere molto attrativi e richiamano tantissimi visitatori. La domanda che però sorge spontanea è che se da una parte bar, ristoranti e categorie affini non possono che essere ben contenti, chi tra i commercianti vende abbigliamento, borse e generi simili e si vede posizionato davanti al proprio negozio un "banco" che magari gli oscura anche la vista e l'entrata, può ritenersi altrettanto avvantaggiato? Verrebbe da pensare di no... Cosa ne pensano i vari commercianti? Hanno tratto vantaggi o svantaggi dalla presenza degli Ambulanti del Forte? Cristina Colombi, titolare del bar Grande "è stata una gran bella giornata, si è lavorato tanto e bene. Qui al bar abbiamo davvero fatto ottimi risultati. So che anche tanti negozi di abbigliamento hanno lavorato ed erano contenti. Abbiamo tutti lavorato di più e con gente che di solito qui non passa. Di sicuro è stato un grande mercato, con una certa qualità". Luigi Cignarelli, titolare della pelletteria Vercesi "Il sabato che c'è stato il mercatino è stato uno spettacolo. Quella è la Broni che vorrei vedere sempre, parlo come cittadino e come commerciante. Ha portato prima di tutto un mercato dignitoso, fatto di cose interessanti e di qualità… e poi, portando questa qualità che è sicuramente superiore, per esempio, a un mercatino dell’antiquariato, anche il target di pubblico è stato differente, disposto a spendere qualche soldino in più. E qualche soldino è finito anche nelle botteghe dei commercianti di Broni, che quindi sono stati gratificati come residenti, perché abbiamo visto un paese che si è rianimato e secondariamente come commercianti. Ho sentito tanti miei colleghi e siamo tutti soddisfatti. Anche l'anno scorso, durante la prima edizione, mi ricordo che c'era stato un bel movimento, nonostante la pioggia… quest'anno addirittura c'era una giornata splendida, quindi ancora meglio. Vedere la gente girare per il paese e per i negozi fino a sera mi è sembrato un sogno! Mi sembrava di rivivere i mercatini

Luigi Cignarelli

Tatiana Ciarlo

natalizi di una volta… Fare manifestazioni di qualità, comunque, dà una bella botta di vita ai paesi. Mi permetto solo di consigliare per le prossime volte di fare la sosta gratuita nei parcheggi", Nicole Bonizzoni, titolare del negozio d’abbigliamento Gloss "Per me è stata una giornata positivissima. è l’unica manifestazione in cui posso dire di lavorare veramente tanto e sono contenta perché porta gente con disponibilità finanziarie… non solo per il mio negozio, ma per tutti i commercianti. In due volte abbiamo potuto constatare che è un evento che viene bene… quest’anno c’era anche molto caldo e bel tempo, ma anche l’anno scorso c’era pieno, nonostante la pioggia. E poi porta gente anche da lontano: ho avuto clienti da Lodi che mi hanno detto di non essere mai stati a Broni prima. Questo mercatino è famoso e la gente viene attirata, non è la solita cosa, ci sono banchetti di qualità". Paola Cabri, titolare del Caffè Indipendenza "è andata benissimo, è stata una bella giornata… c’era molta gente in giro, così come accade anche nelle altre manifestazioni organizzate dal comune. Quando c’è qualcosa la gente gira e soprattutto per questo mercatino devo dire che si è lavorato bene". Tatiana Ciarlo, titolare del negozio di intimo e abbigliamento Glamour "Quando ci è stato detto che arrivava a Broni questo mercatino di qualità penso che tutti noi commercianti abbiamo pensato che potesse essere uno svantaggio… ma abbiamo anche riflettuto sul fatto che potesse essere anche una gran bella vetrina per il nostro paese. Nel senso che la gente che viene ad un mercatino che

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"Qualche soldino è finito anche nelle botteghe dei commercianti di Broni"

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Valter Giorgi è di un livello alto può magari non acquistare nei negozi di Broni ma può comunque vedere tutto quello che la città offre e tornare in seguito per fare compere nei nostri negozi… E così è stato: sia l’anno scorso che in questa edizione, ho notato tantissima gente mai vista prima fermarsi a guardare le vetrine ed entrare anche a comprare. Per quanto mi riguarda, in entrambe le volte, io ho lavorato veramente tanto. Quindi non è assolutamente uno svantaggio… anzi, arriva gente anche da lontano e questo non può che far bene a Broni. Penso che anche i bar abbiano lavorato tanto… E poi io penso questo: anche se fosse che una volta una certa iniziativa va a favore dei bar, magari la volta dopo va a vantaggio dei negozi o viceversa. Siamo una squadra, dobbiamo creare una certa collaborazione tra tutti i settori del commercio". Davide Cignoli, titolare del negozio Tullia abbigliamento "Abbiamo lavorato bene, è un bel mercatino che porta gente. A mio parere si potrebbe anche fare 10 volte all’anno! Questo significa che se un evento è organizzato bene, si lavora altrettanto bene. Altri mercatini andrebbero invece un po' rivisti per far sì che possano funzionare bene come questo…". Valter Giorgi, titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento "Noi siamo d’accordo con tutte le manifestazioni che fanno, quando si porta gente a Broni va sempre bene. Questo è stato un buon mercatino e noi abbiamo lavorato bene. Bisognerebbe valorizzare di più il nostro paese e questi eventi aiutano sicuramente".


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STRADELLA

"vendiamo le nostre creazioni in tutto l'Oltrepò ma anche on-line"

"Una delle sfide è stato emergere tra i prodotti commerciali" Di Gabriella Draghi

Federica e Francesca Montanelli in arte LUTEZIA sono due giovani ragazze di Zenevredo, una laureata in Ingegneria edile e architettura con la passione per il disegno, l'altra diplomata in gemmologia, che hanno creduto nell'artigianato e disegnano e creano gioielli con pietre naturali nel loro Atelier di Stradella. Com'è nata la vostra passione per il gioiello? "I gioielli hanno sempre fatto parte della nostra vita: da bambine non c'era gioco più divertente che mettere a soqquadro i portagioie della nonna e della mamma per agghindarci come delle dive del cinema. A Natale o nelle occasioni speciali non c'era dono più apprezzato di un bracciale, una collana o un anello. Negli anni dell'università ci siamo poi avvicinate sempre di più al mondo della mineralogia e successivamente abbiamo iniziato a creare piccoli monili per noi, la nostra famiglia e le nostre amiche che hanno sempre apprezzato molto, così abbiamo pensato di tramutare la nostra passione in lavoro". Quando nasce il marchio Lutezia e perché questo nome? "L'idea di creare il marchio Lutezia nasce nel 2011 quando decidiamo di aprire il nostro piccolo Atelier di gioielli handmade a Stradella. Abbiamo scelto il nome Lutezia perché volevamo un nome che risaltasse la nostra unicità e ricercatezza. Infatti è il femminile di Lutezio: un elemento metallico del gruppo delle cosiddette terre rare. È il meno abbondante di tutti gli elementi in natura e per questo è anche uno dei più costosi: un grammo di lutezio vale circa sei volte un grammo d'oro. Esso si trova associato a quasi tutti gli altri metalli delle terre rare, ma mai da solo proprio come i nostri gioielli che sono formati da più elementi: una miscela esplosiva di gemme di diversa provenienza unite ad argento, spille vintage firmate, antichi monili e giade intagliate a mano". Qual è la fonte di ispirazione per la creazione dei vostri gioielli? "Prendiamo ispirazione dal passato. Crediamo che i gioielli più belli siano quelli vintage, dove l'estro e l'artigianalità la facevano da padroni. Spesso infatti

Federica e Francesca Montanelli utilizziamo 'manufatti rispolverati' come spille in lega anni '50, bottoni in filigrana, antiche giade e monili turchi, che combinati con i minerali danno vita a creazioni uniche. Per noi è comunque necessario creare stupore perciò lavoriamo affinché lo stile classico e moderno si fondano in perfetta armonia, ad esempio contrapponiamo un elemento classico come una spilla firmata Trifari ad una pietra con un taglio particolare, creando così un design inedito. Altra influenza sono stati i viaggi, dove luoghi come Marocco, Egitto e la lontanissima Malesia ci hanno inebriato con sapori, profumi, stoffe pregiate, geometrie, e tanto altro. Questo caleidoscopio sensoriale ha sicuramente influito sulla scelta di colori e forme nei nostri gioielli". Quanto è importante l'arte per il vostro lavoro? "L'arte nel nostro lavoro conta moltissimo. L'arte è tutto. Non solo è la maestria con cui si crea qualcosa di oggettivamente bello, una composizione di vari elementi che risulta senza apparente motivo equilibrata, ma è soprattutto riuscire a trasmettere benessere a chi contempla le nostre creazioni. Questo è ciò a cui aspiriamo. Fare arte. L'arte per noi è anche una forma d'ispirazione: molti dei nostri gioielli nascono da nostri disegni o traggono spunto da quadri di altri pittori". Avete incontrato delle difficoltà all’inizio della vostra attività? "Una delle sfide che abbiamo affrontato nell'iniziare la nostra attività è stato emergere tra i prodotti commerciali; il mercato del gioiello è caratterizzato da una

grande offerta e chi compra (soprattutto chi compra online) è più portato a comprare da grandi firme. Siamo riuscite a superare questa difficoltà facendo conoscere al pubblico la realtà Lutezia durante eventi come sfilate e fiere, cercando d'essere il più professionale possibile e offrendo un servizio di personalizzazione del gioiello, seguendo il cliente step by step per creare il prodotto che soddisfi al meglio le sue esigenze". Ritenete che il gioiello abbia un ruolo importante nel mondo della moda? "Certo. Crediamo che i gioielli, a differenza di vestiti e scarpe non passi-

no mai di moda. Anzi sono eterei, capaci di evocare emozioni e ricordi di quando sono stati regalati o delle occasioni in cui sono stati indossati, fino ad essere i compagni della vita di ogni giorno. Spesso ci vengono commissionati gioielli adatti all'abito della sposa. Questi monili, ancora più di altri, hanno un gran valore sentimentale e speriamo che vengano tramandati nel tempo alle generazioni successive. I gioielli per noi hanno anche un forte valore simbolico e a volte sono dei veri e propri talismani portafortuna". Una curiosità: il vostro Atelier è aperto solo dalle 17.00 alle 19.30. Perché? "Il nostro è un lavoro artigianale di grande precisione che richiede tempo e attenzione. Quindi abbiamo bisogno di tranquillità per creare al meglio i nostri gioielli e lo facciamo nel nostro laboratorio che abbiamo allestito a casa perché il negozio è troppo piccolo e non c’è spazio a sufficienza. Siamo comunque sempre disponibili a ricevere i clienti su appuntamento e dobbiamo dire che siamo molto contente di come vanno le cose, vendiamo le nostre creazioni in tutto l'Oltrepò ma anche on-line e partecipiamo a numerose fiere ed eventi nazionali". Consigliereste ai giovani di intraprendere la vostra professione? "Certamente. Il lavoro dell’artigiano è molto stimolante, dà la possibilità di utilizzare sempre nuovi materiali e nuove forme di design. Ci vuole molta passione e creatività, oltre che grande professionalità e preparazione ma il tutto viene poi ripagato dalla soddisfazione di veder realizzato il proprio prodotto che incontra il gusto del cliente".


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"Inizialmente i costi della raccolta subiranno un sensibile aumento"

Di Elisa Ajelli Agostino Mazzocchi, assessore del comune di Stradella, con deleghe all'ecologia, ambiente e lavori pubblici, parla del progetto che riguarda il suo assessorato e tutta la città di Stradella, ovvero "La raccolta porta a porta spinta". Per Stradella questo tipo di raccolta rappresenta una grossa novità. "In realtà in due zone della città il progetto è partito qualche anno fa. Ma la vera novità è, rispetto a parecchie altre realtà, l’orario di ritiro e l’estensione del servizio a tutta la città e alle frazioni. Per evitare l’ingombro dei marciapiedi dalla sera al mattino dopo e non creare problemi ai pedoni, soprattutto in centro, si è scelto di fare così: i cittadini potranno esporre i rifiuti dalle 19.00 alle 21.30. Il ritiro sarà poi fatto dal personale specializzato dalle 21.30 fino a circa mezzanotte. E questo avverrà per tre sere la settimana, il martedì, il giovedì e la domenica, per quanto riguarda l’utenza domestica e gli esercizi con chiusura serale. La raccolta dell’umido avverrà in tutte e tre le giornate, affiancata di volta in volta dalla raccolta di carta, plastica ed indifferenziato". Nei condomini faranno senz'altro più fatica… "La realtà condominiale la conosco bene in quanto amministro stabili da molti anni ma penso comunque che con una buona organizzazione e, perché no, in alcuni casi anche con il volontariato dei condòmini stessi, ogni problema si potrà superare" C'è già stata qualche lamentela dei cittadini per quanto riguarda i costi della Tari che subiranno qualche aumento. "Inizialmente i costi della raccolta subiranno un sensibile aumento dovuto alla presenza di maggior personale ed alle spese di investimento per l’acquisto dei nuovi mezzi necessari. Il piano finanziario sarà discusso in Consiglio Comunale insieme con il bilancio in una prossima seduta, entro la fine dell’anno". A Stradella quindi si sta già facendo una prova da qualche tempo. La gente che sta già facendo questa raccolta cosa ne pensa? "è questione di buona volontà ed anche di… farci l’abitudine. Se lo si vuole, si può collaborare e contribuire a migliorare le percentuali della raccolta differenziata. Con il porta a porta il risultato che si vuole raggiungere è quello di migliorare la qualità dei rifiuti, in modo che possano essere suddivisi per tipologia ed arrivare ad un futuro abbassamento del-

Agostino Mazzocchi

la tassa Tari. Più differenzi, meglio lo fai, meno rifiuti produci, meno paghi. La novità rispetto a quanto già fatto in alcune zone è che la raccolta dell’umido passerà da due a tre volte alla settimana". In città quindi non si vedranno più bidoni? "Rimarranno le campane per il vetro oltre alla raccolta del verde che dovrà essere esposto una volta a settimana, di lunedì. I cassonetti spariranno dappertutto per evitare fenomeni di 'migrazione' dei rifiuti da una zona all’altra della città, come tutt’ora, anche se in parte, avviene nelle due zone sperimentali dove si sta svolgendo il servizio porta a porta. Sarà attivo anche un servizio di conferimento alla piattaforma ecologica di via Zaccagnini 24 ore su 24 a servizio di cittadini che occasionalmente non potranno attendere il giorno stabilito per quel tipo di rifiuto". Così si dovrebbe combattere anche l’inciviltà dell’abbandono dei rifiuti. "Questo è un progetto e un servizio che conta mol-

STRADELLA

"I cassonetti spariranno dappertutto per evitare fenomeni di migrazione"

to sulla collaborazione della gente. Noi facciamo davvero un grosso affidamento sui cittadini e sul loro senso civico. Come dicevo, si tratta solo di organizzarsi un attimino meglio ed in poco tempo si potranno ottenere ottimi risultati. Naturalmente il servizio potrà essere migliorato seguendo i risultati del lavoro, con continue verifiche e, soprattutto, ascoltando la voce dei cittadini stessi ed i loro suggerimenti". Quando partirà la raccolta? "L’idea è di partire nei primi mesi del prossimo anno. Al momento si stanno programmando incontri con commercianti, artigiani etc. etc. nonché con gli amministratori condominiali. Sono in programma incontri con tutte le scuole e, importantissimo, con i cittadini nelle varie zone della città. Ritengo che sia importante una celere partenza del servizio ma, fondamentale, che si cominci ad attuarlo al termine di una capillare campagna di informazione". Sono previsti controlli ed eventuali sanzioni per chi non rispetta le regole? "Voglio sperare di non arrivare a tanto perché sono certo dell’impegno e della collaborazione delle persone. Per questo motivo credo che l’informazione, come già detto, sia fondamentale e che occorra impegnarsi per far capire l’importanza ed il valore aggiunto di una raccolta differenziata ben fatta. Quindi, prima di 'reprimere' bisogna informare". Quali sono quindi gli obiettivi di questo importante progetto? "Con l’estensione della raccolta porta a porta a tutta la città e frazioni l’obiettivo è quello di migliorare la performance che dovrebbe quindi passare dall’attuale 35% al 50% nel 2018 e al 60% nel 2019, perseguire la cosiddetta economia circolare, recuperando energia da riutilizzare nei processi produttivi, monitorare i feedback provenienti dai cittadini e dagli operatori e analizzare periodicamente i dati. Per un buon inizio bisogna avere ben presenti questi obiettivi".


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STRADELLA

"... una passione che non trovi sui banchi di scuola"

"Mi piacerebbe lavorare con i bambini malati, fare corsi di pizza per loro" Di Elisa Ajelli

Vincenzo Nese, classe 1995, di professione pizzaiolo. Nato e cresciuto a Stradella ma con la costiera amalfitana nel cuore. Molto conosciuto in città per via di quella sua Apecar allestita con tanto di forno a legna per fare la pizza. Da quella sua idea originale è arrivato oggi ad aprire un'attività tua sua, diciamo più "normale". Vincenzo lei arriva da una famiglia che è radicata sul territorio da oltre quarant’anni e che è da sempre un tutt'uno con la pizza. Come le è nata questa idea di aprire un'attività tutta sua? "Io ci sono nato. E quando ci nasci, ci capiti dentro. è un lavoro che faccio con passione perché ci sono cresciuto fin da quando ero piccolino". Anche da piccolo quindi si divertiva a fare le pizze? "Sinceramente è nato tutto per gioco… io andavo a scuola e aiutavo alla sera mio papà in pizzeria. All’inizio lavoravo in sala, come cameriere. Poi ho iniziato ad appassionarmi e quando chiudevamo il locale, io aprivo il cassetto dei panini della pasta per fare la pizza e cominciavo a provare… senza dir niente a nessuno. Dopo un po' di volte mio papà ha visto che mancavano panini di pasta e da lì la mia passione ha preso ancora più forma". Cosa è successo? "Ho partecipato al mondiale della pizza, a Parma. Era il 2013 e io ero appena diventato maggiorenne. Mi sono chiesto: cosa porto come mio prodotto? E decido così di portare una pizza che avesse dentro i prodotti del mio territorio, la costiera amalfitana. La paura era tanta, ma la mia pizza è piaciuta moltissimo ed è stata inserita in un libro speciale delle cento migliori pizze di questo evento. Dopo questa esperienza sono riuscito a partecipare anche al festival della pizza a Napoli, ho conosciuto tante persone, ho imparato tanti trucchi ed è stata una gran bella esperienza. Farla poi sul lungomare di Napoli, con il Vesuvio alle spalle… All’epoca io frequentavo l’Università, ma sentivo che la mia strada era un’altra e quindi, dopo un po' di riflessioni, mi sono comprato una Apecar… mi ero già organizzato prima con il carrozziere e con chi doveva farmi l’allestimento, perché volevo fortemente realizzare questo progetto di una apecar con all’interno un forno per fare la pizza". Com’è andata quindi? "è stato un successo e l’apecar la uso ancora adesso quando vado a fare eventi in giro, per qualsiasi posto, bar e ristoranti. Quando ho visto che la cosa iniziava a prendere piede, ho iniziato a fare anche feste di compleanno private ed educazione alimentare nelle scuole". Progetto molto interessante: cosa fa fare ai piccoli studenti? "è la cosa che mi riempie più di gioia, a livello emotivo è indescrivibile. Volevo riuscire a portare nelle scuole la tradizione della pizza e ci sono riuscito. I bambini sono i clienti del futuro. Dall’asilo alle elementari, faccio fare le pizze ai piccoli, partiamo dall’impasto e arriviamo a condire la pizza che poi va in cottura nell’apecar".

Vincenzo Nese

L'idea di aprire un'attività fissa com'è arrivata? "Dopo tutti questi eventi che facevo in giro, mi sono detto che era giunto il momento di avere una dimora fissa e ho deciso di aprire quindi, lo scorso anno, questa pizzeria d’asporto, che va benissimo. Non mi posso proprio lamentare. Cerco di dare al cliente un prodotto totalmente diverso rispetto ai concorrenti. Le mie pizze sono fatte con un impasto diverso, più digeribile, uso farina macinata a pietra. Per dare sempre il meglio sto anche frequentando l’Università della pizza a Vighizzolo d’Este, vicino a Padova. Ho già fatto un corso e vorrei farne altri. Il mio intento è quello di riuscire a vendere il mio prodotto nel migliore dei modi, perché la concorrenza è sempre tanta!". Come mai ha deciso di aprire il locale proprio a Stradella? "Perché ci sono nato e cresciuto e sono affezionato a questo posto". E la scelta del nome? "Lo scugnizzo è il ragazzo di strada a Napoli, quello un po' birbantello… è inerente all’apecar perché è sulla strada". Si ispiri a qualcuno? "Cerco sempre di imparare da quelli più grandi ed esperti di me, anche, per esempio, quando vado a fare il festival della pizza a Napoli. Tenendo però presente che voglio continuare con le mie idee, con i miei prodotti… perché mi dico sempre che se le mie pizze piacciono un motivo c’è. Bisogna rispettare la tradizionalità, che è essenziale, ma con un po' di innovazione. E con un’impronta campana, della costiera amalfitana". Ha introdotto anche la consegna a domicilio... "Sì, anche se è molto impegnativa da fare, perché quando la mole di lavoro è tanta è complicato gestire

tutto…". Ha altri progetti in mente? "Una cosa che mi piacerebbe tantissimo realizzare è poter lavorare con i bambini malati, fare corsi di pizza per loro. Ho tante idee in testa… perché la pizza riesce a raggruppare tante persone, dai più piccoli fino ai più grandi. E per rimanere al passo bisogna sempre essere innovativi". A soli 22 anni dimostra di avere molta maturità. "è quasi impossibile trovare giovani che abbiano voglia di fare questo lavoro, perché è un lavoro di sacrificio: quando gli altri si divertono tu sei lì a lavorare. Ci sono i pro e i contro. Sono decisioni di vita… Ma io mi sono detto: o adesso o mai più… e sono felice di averlo fatto. Se ci si mette impegno e passione si riesce anche a dare un prodotto diverso e originale. Come dicevo, ho progetti in mente… e anche questi voglio realizzarli. Come quello di spostarmi anche in una grande città, o di introdurre dolci napoletani. Mi piacerebbe anche fare una saletta con una quindicina di coperti dove poter mangiare solo pizze gourmet, quindi particolari. Ho sempre pensato così: parto dal piccolo, mi faccio conoscere e arrivo al grande. Con l’apecar è successo proprio così… ho girato un sacco di posti, le persone hanno iniziato a conoscermi e poi ho aperto il locale". La sua famiglia è contenta? "Io devo ringraziare la mia famiglia. Ho anche scritto una frase sopra al mio forno: ‘ringrazio la mia famiglia per avermi trasmesso una passione che non trovi sui banchi di scuola’. Grazie a loro, grazie a chi ha creduto in me. Dietro ad un pizzaiolo c’è una spensieratezza perduta, per realizzare un sogno occorre percorrere una strada piena di sacrifici, paure e incertezze, senza mai dimenticarsi il punto di partenza e cercando di migliorarsi sempre".


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"è forse uno dei pochi posti dove si sono costruite molte case nuove negli ultimi anni"

Di Elisa Ajelli Amedeo Quaroni, sindaco di Montù Beccaria dal 2005, parla del suo paese, partendo da una problematica sempre più al centro dell'attenzione mediatica, la caccia e i cacciatori. Negli ultimi anni, sono tanti i cittadini delle colline che si lamentano perché i cacciatori sparano troppo vicino alle case, spaventando e mettendo a rischio gli abitanti. Recente il caso di un podista che ha rischiato di perdere un occhio a causa di un "pallettone" vacante. Quaroni cosa ci può dire in tal senso? "Ho sentito alcune proteste e ho anche ricevuto una lettera di un cittadino che lamentava il fatto che alcuni cacciatori si erano avvicinati decisamente troppo alla sua abitazione. Il discorso però è che c’è già una legge che dice che i cacciatori devono stare ad una debita distanza dalle case. Il fatto che uno si avvicini troppo va sicuramente contro le regole, è sbagliato e va punito". Come Comune potete fare qualcosa? "Penso che sia un discorso più che altro per i carabinieri e per le guardie venatorie. Loro possono senz’altro intervenire quando ci sono questi episodi. Se non ci fossero delle regole sarebbe diverso… ma così no. Quando si vedono certe situazioni bisogna avvisare, bisogna far presente queste vicende affinchè non capitino più. Ripeto che le leggi ci sono e vanno rispettate". Il fenomeno della caccia è peggiorato secondo lei negli ultimi anni? "Forse ci sono cacciatori meno esperti, gente che magari si improvvisa o che è poco che pratica la caccia. O magari si tratta semplicemente di persone poco rispettose delle leggi". Passando invece all’argomento sicurezza, a Montù Beccaria ci sono stati parecchi furti ultimamente… "Rispetto a tanti anni fa la situazione è cambiata. Se pensiamo poi a quando ero giovane io, trenta o quaranta anni fa, sembra un altro mondo: quando si tornava a casa dalla discoteca le porte di casa erano sempre aperte, non si chiudeva mai la porta a chiave e l’ultimo che rincasava chiudeva. Adesso la gente si blinda in casa. Una volta quando succedeva un furto era una cosa clamorosa. Si segnalava il problema ma si viveva molto più tranquilli. Adesso una cosa simile è impensabile"

Sono quindi aumentati molto i furti? "Sicuramente sì… e la gente a volte non denuncia nemmeno i fatti ritenuti meno gravi ed ecclatanti. Io stesso sono stato vittima di alcuni furti recentemente. Le pene si sa che non sono esemplari e i furti sono stati favoriti, è molto più facile schivare la giustizia da parte di gente che, ovviamente, ha poco da perdere". I cittadini hanno chiaramente paura… "A parte le lamentele che sono sulla bocca di tutti, noto, girando per il paese e per le frazioni, case blindate, con inferriate dappertutto, sembrano prigioni. I cittadini si dotano di tutti i sistemi possibili per evitare spiacevoli situazioni, soprattutto nelle case in cui vivono anziani, che cercano in tutti i modi di proteggersi". Voci di paese dicono che durante il periodo della vendemmia aumentano i casi di furto. Lei cosa si sente di dire in merito? "Diciamo che possono aumentare in questo senso: i comuni come Montù sono molto agricoli e siccome tanti abitanti sono impegnati con la vendemmia, le case rimangono magari meno sorvegliate e i ladri potrebbero approfittarne…". Quindi, secondo lei, il fatto che ci siano tanti lavoratori solo stagionali non è collegato al problema sicurezza e furti? "Non credo. Penso che sia dovuto al fatto che dicevo prima… i ladri, anche professionisti, possono approfittare di questi momenti di grande lavoro nei campi e nelle vigne". Lei è Sindaco da tantissimi anni… "Dunque, nel 2005 ho fatto il mio primo anno da Sindaco, o meglio facente funzioni di, perché l’allora Sindaco Vercesi era mancato ed io ne avevo preso il suo posto. Poi sono stato eletto nel 2006, rieletto nel 2011 e poi ancora lo scorso anno. In più dal 1990 al 1995 avevo fatto l’assessore e poi un paio di legislature all’opposizione". In tutti questi anni ha visto cambiare molto Montù? "Direi abbastanza. Dal punto di vista delle persone ci sono più stranieri in paese rispetto ad anni fa, soprattutto albanesi e rumeni… un 10% in più. è una percentuale che si trova normalmente anche in tanti altri paesi". Si sono integrati bene? "Sì, alcuni assolutamente sì, direi la maggior parte,

MONTù BECCARIA

"case blindate, con inferriate dappertutto, sembrano prigioni..."

Amedeo Quaroni soprattutto chi lavora nelle aziende agricole ed edili. Altri magari un po' meno. Ma seguiamo l’andamento che c’è ovunque". Altri tipi di cambiamento? "I cambiamenti ci sono stati e ci sono, un po' in generale, è naturale. Ma sono contento che siamo riusciti a mantenere tutti i servizi. E anche a riportare in paese i montuesi che erano andati ad abitare via in giovane età: sono tornati a farsi l’abitazione a Montù e questo non può che farmi piacere. Qui è forse uno dei pochi posti dove si sono costruite molte case nuove negli ultimi anni. Detto così può sembrare una cosa normale…ma garantisco che non lo è. Forse in passato lo era. Ma qui siamo riusciti addirittura a creare un nuovo quartiere con circa una ventina di nuove abitazioni, nella zona dietro il palazzo scolastico che guarda verso Stradella. E poi anche altre costruzioni nella zona intorno al centro: una nota positiva rispetto all’andamento degli ultimi tempi, insomma". Prima parlava dei servizi che sono rimasti. "Quando si viene a Montù Beccaria si trovano le scuole, due sezioni della materna, le elementari e le medie e adesso c’è anche un piccolo asilo nido (privato, nella ex Canonica). Nelle nostre scuole vengono anche bambini e ragazzini dei paesi limitrofi, soprattutto da Zenevredo, Bosnasco e San Damiano al Colle. Poi abbiamo ancora due negozi di alimentari, la farmacia, la stazione dei carabinieri, la banca, la posta, la cartoleria con i giornali: tutta una serie di servizi necessari di una piccola città, pur essendo di sicuro meno frenetica e immersa nel verde. Per un comune di 1700 abitanti circa di un paese di collina non è male"


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SANTA MARIA DELLA VERSA

"Non credo che ci siano ricette per aiutare il nostro territorio..."

"Gran parte di quelli che ora sono vigneti, a quel tempo erano campi di frumento" Di Silvia Cipriano

Sergio Bruciamonti insieme al fratello Marco da ventidue anni seguono l'attività di famiglia con grande orgoglio. Questi due fratelli sono proprietari di un antico molino nella Valle Versa e, già da ragazzini, hanno iniziato a coltivare la loro passione per questa attività storica. Bruciamonti da quanti anni la sua famiglia svolge questa attività e come nasce la storia del vostro molino? "La mia famiglia ha acquistato il molino nel 1936 dai vecchi proprietari - la famiglia Tirelli di Stradella - e ha iniziato l'attività nel 1941. Mio nonno Siro Bruciamonti gestiva con il fratello un molino in Valle Scuropasso, nel comune di Cigognola, e si trasferì a Santa Maria della Versa con la sua famiglia. Agli inizi del secolo scorso l’edificio ospitava l'attività di molino e pastificio, ma negli anni '20, a causa di un grave infortunio sul lavoro, venne interrotta la produzione di pasta e si proseguì solo con la macinazione dei cereali. Nelle antiche immagini del fabbricato si può notare una ciminiera, che serviva per disperdere i fumi della fornace utilizzata per scaldare l’aria destinata all'essiccazione della pasta". La vostra è un'attività storica, lei come si è avvicinato a questo lavoro? "Mio fratello e io abbiamo sempre aiutato il papà durante i periodi di vacanza da scuola nelle piccole attività per le quali eravamo in grado di collaborare, ma nella nostra carriera scolastica avevamo scelto una strada diversa. Alla morte di nostro padre nel 1992 abbiamo iniziato a lavorare con nostro zio, poi dal 1995 da soli". Santa Maria da sempre è la terra del vino; cosa ha spinto la sua famiglia a dedicarsi a questo tipo di attività divergente da quelle tipiche del territorio? "L’attività molitoria e mangimistica negli anni dell’immediato dopoguerra era direttamente collegata all’at-

tività agricola tipica della zona. Gran parte di quelli che ora sono vigneti, a quel tempo erano campi nei quali veniva coltivato soprattutto frumento, che gli agricoltori portavano al molino per ottenere la farina per gli usi domestici. Inoltre, ogni famiglia allevava animali per ottenere uova, latte e carne, e quindi la lavorazione del frumento e del granoturco era indispensabile per supportare queste attività". È un'attività ancora "redditizia" oppure, come tante altre storiche, è destinata a scomparire? "Ogni attività lavorativa deve avere un risultato economico soddisfacente, e negli anni ci sono stati momenti positivi e momenti di crisi. L'antico molino di Santa Maria della Versa La nostra attività risente delle mutate abitudini della società in generale, soprattutto per sformazione dei cereali, in quanto sono da sempre gli quanto riguarda la nutrizione degli animali, quasi del stessi, anche se ora, nelle aziende o nelle industrie più tutto scomparsa nella nostra zona. La possibilità di importanti, la tecnologia interviene per migliorare e proseguire nella tradizionale macinazione a pietra dei ottimizzare queste lavorazioni. Sicuramente per poter cereali ci permette di rimanere sul mercato per propor- proseguire con successo si studierà il modo migliore re farine particolari, che possono rispondere all’esi- per aiutare la tradizione della macinazione a pietra con quanto l’innovazione tecnologica potrà offrirci in genza di riscoprire antichi sapori". Consiglierebbe ad un giovane d'oggi di intrapren- futuro. A proposito di Santa Maria, lei è molto attivo dere questo tipo di attività? "Solitamente nelle attività come la nostra non è solo il nell'organizzazione di eventi e manifestazioni. Si risultato economico a determinare la scelta di prose- potrebbe fare di più per richiamare turisti e, soguire, ma il tutto nasce dalla passione e dalla volontà prattutto, giovani? di portare avanti una tradizione di famiglia". "Non credo che ci siano ricette per aiutare il nostro Bruciamonti, secondo lei, le attività storiche come territorio, attirare turismo e giovani e permettere quelle della sua famiglia, è giusto che vengano valo- all’Oltrepò in generale di rendersi più 'spendibile' a livello turistico ed enogastronomico. Probabilmente rizzate e tramandate alle nuove generazioni? "Non è semplice pensare che le attività storiche, basate bisognerebbe essere in grado di fare sistema, di prensu lavorazioni tradizionali, possano rappresentare un dere esempio da altre zone d’Italia, simili alla nostra modello per il futuro. Spesso capita di ospitare scola- per vocazione agricola e vitivinicola, ma che sono staresche che ci vengono a trovare per conoscere le realtà te capaci di presentare i loro prodotti di grande qualità lavorative del territorio: mi sembra interessante poter e tradizione con la forza di un territorio intero molto spiegare i processi produttivi che riguardano la tra- coeso".


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LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

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Gabriella Draghi

Di Gabriella Draghi La guancia di manzo o "ganasen" in dialetto dell'Oltrepò Pavese è un taglio di carne molto economico ma prelibato. Se cucinata a dovere è tenerissima e molto saporita. Non può mancare in una selezioni di bolliti misti ma è gustosissima se cucinata con il vino rosso dell’Oltrepò e adatta ad essere accompagnata con la polenta di mais ottofile. La farina di mais ottofile macinata a pietra è una farina integrale molto pregiata. Nel novecento la coltivazione di questo mais venne abbandonata nelle nostre zone per lasciare spazio ai nuovi mais che rendevano di più. Oggi, fortunatamente, alcune aziende dell'Oltrepò hanno ripreso la coltivazione di questa varietà che è tornata in commercio e che mi sento di consigliare per realizzare una polenta saporita e nutriente. Ecco la ricetta. Guancia di manzo al vino rosso dell'Oltrepò con polenta di mais ottofile Ingredienti per 3 persone: 1 guancia di manzo 1 carota 1 canna di sedano 1 cipolla 1 spicchio d'aglio

1 foglia d'alloro 2 chiodi di garofano 1 bicchiere di vino rosso fermo dell'Oltrepò Pavese olio extravergine d'oliva sale e pepe Per la polenta: 500 g di farina di mais ottofile 1 cucchiaio di sale grosso 1,5 l di acqua Come si prepara: Tagliamo a pezzetti sedano, carota e cipolla e li mettiamo in un tegame con 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, lo spicchio d’aglio, la foglia d'alloro e i chiodi di garofano. Facciamo soffriggere un minuto e poi aggiungiamo la guancia di manzo avendo cura di rosolarla bene su tutti i lati per sigillare i succhi della carne. Aggiungiamo sale e pepe e irroriamo con il nostro bicchiere di vino rosso. Lasciamo evaporare l'alcool e poi copriamo con un coperchio e cuociamo a fuco lento per circa due ore rigirando la carne di

CUCINA

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tanto in tanto. Prepariamo ora la polenta. Versiamo l'acqua in un tegame, mettiamo il sale e portiamo ad ebollizione. Versiamo la farina a pioggia mescolando con una frusta per non far formare grumi. Dobbiamo cuocere la polenta per circa un'ora mescolandola poi con un cucchiaio di legno. Otterremo un composto piuttosto sodo che potremo rovesciare su di un tagliere e tagliare a fette oppure servire a cucchiaiate. A cottura ultimata, togliamo la guancia dal tegame, eliminiamo l'aglio e la foglia di alloro e con un minipimer, frulliamo il fondo di cottura. Rimettiamo nel tegame la guancia ancora per qualche minuto e poi la mettiamo su di un tagliere e la tagliamo a fette. Serviamo la polenta con il sughetto ottenuto e alcune fette di guancia. Il tutto accompagnato da un buon vino rosso dell'Oltrepò. Buon appetito!


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CINEMA

"mi piacerebbe fare un documentario su Giovanni Parisi"

L'Hotel Zenit di Voghera set della pellicola horror made in Voghera Di Pier Luigi Feltri

Con il suo film horror "Shanda's River", il regista vogherese Marco Rosson sta mietendo decine di successi nei festival internazionali. Ha vinto, fra gli altri, il prestigioso "Los Angeles Film Award" nella categoria Best Horror, e il "Tabloid Witch Award" per il miglior montaggio e la migliore colonna sonora. Il film sta riscuotendo un discreto successo non solo nei festival oltre oceano (New Jersey Horror Con and Film Festival, Upstate NY Horror Film Festival), ma anche in Italia: è risultato il migliore nel suo genere al Mediterranean film festival (Medff) ed è stato selezionato al ToHorror Film Festival 2017. La pellicola, come altre del regista, è stata girata a Voghera e nel territorio circostante, con un budget di 10mila euro ed interamente in lingua Inglese. Il pubblico di destinazione, infatti, è quello nordamericano. Una platea molto vasta che, grazie alle scelte di Rosson e del suo staff, può così apprezzare l'Oltrepò Pavese e la bellezza dei suoi paesaggi. I quali potrebbero, secondo il regista, avere le carte in regola per diventare il set di grandi produzioni: un talento finora inespresso del nostro territorio, che merita di essere approfondito. Marco Rosson è anche il direttore artistico del Voghera Film Festival, evento giunto alla quinta edizione, che si svolgerà a partire dal prossimo 10 novembre presso la multisala di Montebello della Battaglia. Il film, in qualche parola. Cosa c'è di importante da sapere di Shanda e del suo fiume? "è diciamo, un rifacimento horror del film di Bill Murray 'Ricomincio da capo'. La protagonista è una professoressa che viene a Voghera a studiare la storia di una strega morta nel Cinquecento, che si chiamava Shanda. Cade in un sortilegio e, per questo, continua a risvegliarsi tutti i giorni all'interno di un hotel, che poi è l'hotel Zenit di Voghera, alle quattro del mattino. E ogni giorno muore, uccisa dai 'cultisti', che sono mostri spaventosi. Durante il film lei capirà che ci sono alcuni simboli all’interno della città, nei suoi percorsi, e che questi simboli la aiuteranno ad uscire, forse, da questo loop mortale". Come è maturata la scelta di ambientare il suo film in Oltrepò? "Per me abbiamo una location incredibile e non la sfruttiamo. A me piace il mio territorio e volevo un po’ valorizzarlo. Anche per questo abbiamo iniziato ad organizzare un Film Festival qui a Voghera. Il mio primo film, New Order, era stato girato a Garlazzolo: aveva delle immagini molto belle. Quando siamo andati in America e lo abbiamo proposto, loro (i distributori americani, ndr) ci hanno suggerito di fare un horror. Ci hanno proprio detto che l’horror italiano, lì da loro, funziona tantissimo. E noi lo abbiamo realizzato. Ci sono voluti un po' di anni, però abbiamo deciso di farlo e di farlo qui". Quale, fra le tante, è la soddisfazione più grande che le ha dato, fino a questo momento, “Shanda’s River”? "Il Los Angeles Film Award è stato un bel premio, però quello che mi ha dato più soddisfazione è stato il Tabloid Witch Award, un premio americano che viene assegnato ormai da diversi anni. C'erano tan-

tissimi film in concorso quest’anno, circa quattrocento, e noi abbiamo vinto il premio per il montaggio e per la colonna sonora. A livello personale è quello che mi è piaciuto di più". Si tratta della prima esperienza con l'horror? Ce ne saranno altre? "Sì, è il primo horror. E… spero di sì, che ce ne possano essere altre! Io sono un grande fan degli zombie, e abbiamo anche provato a realizzarne qualcuno, ma hanno dei costi di produzione che sono scioccanti. Devi avere una qualità molto alta, per essere preso almeno in considerazione". Quali sono stati i suoi punti di riferimento per il debutto nell'horror? "Fulci, Bava e Argento sono il trio che mi ha proprio ispirato. Un po' meno, forse, ma anche Lenzi. Soprattutto c'è parecchio di Dario Argento nel mio film. Tanti dettagli sono ispirati a Suspiria, a tutta la Trilogia delle Madri. Un po' si sente il clima di questi film italiani degli anni '70. Quello che è un cinema 'vecchio', con un tipo di immagine abbastanza facile, ed è molto adatto alle produzioni low budget". Che potenzialità può avere, secondo lei, l'Oltrepò per l’industria del cinema? "Il territorio ne ha tante e va sfruttato, anche perché qui si potrebbero portare delle produzioni davvero grosse. Il cinema è un’industria che muove denaro, che ha un grandissimo indotto, un sacco di business a livello di territorio locale. E turismo. Mi ricordo quando lavoravo agli spot di Barilla per il mercato americano… spostavamo due/trecento persone, troupe enormi, per filmati da 60 e 90 secondi, con budget da 15/20 milioni. Il tutto in un paesino della Toscana che sicuramente ha avuto il suo ritorno… Bisogna crederci e investire". Investire in cosa? Quale sarebbe la ricetta? "Far pagare affitti bassi per le location, e magari non cercare subito di ‘spennare’ chi arriva". Avremo modo di vedere Shanda’s River anche in Italiano? "È probabile, mi sto già muovendo per fare il doppiaggio. L’importante sarebbe anche uscire in DVD. Intanto, il 10 novembre al cinema TheSpace di Montebello sarà proiettato come opera fuori concorso al Voghera Film Festival, con i sottotitoli". Parliamo allora anche del Festival vogherese, giunto ormai alla quinta edizione, sotto la tua direzione. "Si terrà il 10, l’11 e il 12 di novembre, appunto al The Space di Montebello. Volevamo tornare in città, a dire la verità, ma non ci siamo riusciti, troppe difficoltà organizzative. E poi il cinema di Montebello è davvero fantastico. Sarà come sempre un evento totalmente gratuito, aperto a tutti".. Come si svolgerà il Festival? "Il 10 novembre alle 22, in sala 2, ci sarà la 'Notte horror', con i primi tre finalisti del concorso per i cortometraggi horror, e verrà fatta la premiazione del migliore. In seguito, fuori concorso, sarà proiettato Shanda’s River. Il giorno dopo, alle 22, ci sarà la proiezione dei filmati in concorso per l’animazione e per i cortometraggi. Domenica 12 novembre inizieremo dalle 14 con i documentari, poi ci sarà la premiazione del lungometraggio vincente che, alla fine, verrà

Marco Rosson proiettato. Ci sarà anche 'Wild Salomè' di Al Pacino in concorso. Ma sarà veramente bello, avremo corti che hanno vinto l'Oscar, Cannes, Venezia. Quest’anno è stato difficile fare la selezione, abbiamo avuto tantissimo materiale. Ogni anno ci ingrandiamo sempre di più". Chi collabora con lei alla realizzazione del Festival? "Vittoria Castagnola è l’organizzatrice generale del Voghera Film Festival. Lei è laureata in storia del cinema, e ha una cultura incredibile in fatto di film. Fra l’altro è stata anche aiuto regista in Shanda's River". Chi altri ha collaborato, invece, al suo ultimo film? "Devo sicuramente ringraziare Giorgio Galbiati, che è il producer. Eleonorita Acquaviva, che è la truccatrice ed ha vinto anche lei un premio per il suo lavoro, fra l’altro, ed è bravissima. Alice Rossi, assistente truccatrice, anche lei vogherese doc. Marta Ventre Bruno, produttore esecutivo. E poi, il signor Giorgio e tutto l’Hotel Zenit: sono stati dei grandi, li ringrazio con tutto il cuore. Una famiglia, ci hanno veramente accolti". Come si è prestato lo Zenit alle riprese? "C’era una stanza che loro non usavano, perché era da ristrutturare. Fra l’altro, per un puro caso, era nell’angolo della struttura, aveva due balconi e quindi prendeva molta luce. Era perfetta come set. In più potevamo anche sporcarla senza problemi, ed è stata una fortuna incredibile. Loro, i proprietari, sono stati veramente gentili, voglio ripeterlo". Quali altri luoghi dell’Oltrepò sono stati utilizzati come location? "Abbiamo risalito un pezzo dello Staffora, sempre qui a Voghera, dal Tennis Club fino al Ranch. Poi il Parco Palustre di Lungavilla, molto particolare. E poi ancora in giro per Voghera, una scena per esempio è stata girata dietro l’autoporto". Quali saranno i suoi prossimi lavori, già avviati o in progetto? "C’è in ballo un documentario sul manicomio di Voghera, con un’altra regista che si chiama Novella Limite. Poi mi piacerebbe fare un documentario su Giovanni Parisi. Mi sto già muovendo per quest’ultimo, in verità, anche se è un po' difficoltoso ottenere tutti i permessi sui filmati d’archivio. Appena li otterrò penso che partirò a fuoco. Parisi è stato un grande pugile e c’è un bel ricordo di lui. Va fatto, un lavoro su di lui".


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"LA bellezza qui è più pudica, più nascosta che in altre parti d’Italia"

Di Federica Croce Chi conosce "Il Popolo", il settimanale della diocesi di Tortona, aspetta il giovedì per leggere "Felici & Taggati", la sua rubrica ironica e sagace di prima pagina. Stiamo parlando di Matteo Colombo, 41 anni, di professione giornalista, nato a Cervesina e attualmente residente a Broni. In tanti si stanno abituando anche ad ascoltarlo "on air" ogni venerdì, alle 18.15, su Radio PNR, l’emittente diocesana dalla quale conduce "Bauci", trasmissione di attualità il cui nome è quello di una delle "città invisibili" di Italo Calvino. Da lì, dall’immaginaria città costruita sui trampoli, Colombo osserva la realtà – in ogni puntata un tema diverso – proprio come facevano i bauciani. Partita col botto, con un'intervista esclusiva a Roberto Vecchioni, "Bauci" sta riscuotendo un grande successo. Ma Colombo è anche scrittore. La sua ultima fatica letteraria, uscita per le Edizioni Guardamagna di Varzi e scritta per il Comune di Stradella, s'intitola "Il tram ha fischiato". È la storia della leggendaria tramvia elettrica che collegava nel secolo scorso Stradella a Santa Maria della Versa. Il racconto di una vera e propria epopea, che sarà presentato fine Novembre al Teatro Sociale di Stradella. Un lavoro durato due anni, centosessanta pagine a colori, più di trenta testimoni intervistati, novantaquattro fotografie e una storia inedita. Matteo, quali sono gli altri titoli di successo che ha pubblicato? "Tra le cose che mi hanno appassionato di più posso ricordare lo spettacolo teatrale che ho scritto insieme al regista e attore vogherese Marco Vaccari, attuale direttore artistico del Teatro San Babila di Milano. S'intitolava 'Inter' e raccontava la storia della squadra (e del Bel Paese) a 100 anni dalla fondazione, infatti è andato in tournèe nel 2008. Poi mi piace citare due libri di fotografia in cui ho scritto un testo di commento: 'In volo sull'Oltrepò', uscito per il Gal dell'Oltrepò pavese, e 'Pavia dalla mongolfiera', pubblicato da Ponzio di Pavia: per quest'ultimo l'idea e la proposta furono di Mino Milani. Nel 2011, grazie alla vittoria del primo premio al laboratorio di scrittura del Corriere della Sera, ho pubblicato in allegato al quotidiano il mio racconto 'Magari disturbiamo', uscito per RCS Edizioni nella collana 'Inediti d’autore'".

Matteo Colombo Che rapporto ha con con il territorio oltrepadano e in che modo ha contribuito a fornire ispirazione per i suoi libri? "Voghera è stata la mia città d'adozione perché vi ho vissuto per una decina d’anni (dai 30 ai 40), ma il mio paese è Cervesina. La sua pianura, la sua nebbia, le sue estati canicolari, il Po, il sorriso della gente. Questo paesaggio mi è servito per la mia scrittura perché mi ha allenato ad andare alla ricerca della bellezza che qui è più pudica, più nascosta che in altre parti d’Italia. Però, quando la scopri, non puoi fare a meno di parlarne, di raccontarla. Penso che se fossi nato in un posto di mare forse avrei fatto altro nella vita: lì la bellezza è così spudorata che non costa fatica. Perciò amo la mia terra: perché mi ha insegnato la cura della ricerca, della ricerca delle parole, della sintassi. Le devo molto". Secondo lei, quanto è difficile emergere per un giovane scrittore della provincia? "Penso sia difficilissimo perché in provincia siamo tutti dei 'foravìa', per usare una seducente espressione di Dario Voltolini. Però questa eccentricità diventa impegno quotidiano, costanza assoluta. Le luci della città e del mondo brillano sempre un po' più in là, ma ci aspettano. E noi arriviamo". Ha sempre avuto, sin da bambino, la passione per la scrittura? "Sì, da sempre. Già da piccolo, dalle scuole elementari, provavo gusto e felicità quando mi facevano

ARTE & CULTURA

"Il mio paese è Cervesina. La sua pianura, la sua nebbia..."

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scrivere. Mi sembrava di dare il meglio di me. Alle medie mi sono occupato del giornalino d'istituto e al Liceo Classico, il Grattoni di Voghera, ho inventato e diretto il giornale d'istituto, 'Il Severino'. Poi sono passato a 'La provincia pavese' e infine a 'Il Popolo' come redattore. Penso che la scrittura sia un forte veicolo emozionale; non è soltanto ispirazione, ma soprattutto un lavoro d'artigianato". Parliamo del libro che ha da poco presentato a Voghera: "Un'altra storia di Fausto Coppi", scritto dal figlio Faustino. Come mai la scelta di questo romanzo? Ha un legame particolare con la storia del Campionissimo? "A dire il vero l'ultima presentazione l'ho fatta a Volpedo, intervistando pubblicamente Michele Serra a cui è stato conferito il Premio 'Quarto Stato'. Poi, da tempo, collaboro con quella nota libreria di Voghera che mi propone di presentare sempre grandi autori e bei romanzi. Il libro di Faustino Coppi è stato un evento particolare: la sua presenza ha riportato alla memoria vicende intime e familiari dell'Airone. Ammiro Fausto Coppi per la saga sportiva che ha incarnato e, soprattutto, per il forte legame a livello territoriale essendo lui nato, come è noto, a Castellania". Hai vinto dei premi? "Sì. Nel 1998 ho vinto un premio al concorso di narrativa organizzato dalla biblioteca di Rivanazzano Terme; un altro, nel 2000, al Lions Club di Milano Duomo e nel 2004 il 'Subway letteratura', promosso dal Comune di Milano. Due anni prima mi sono aggiudicato il concorso 'Un Mercoledì da italiani' organizzato da Beppe Severgnini sul blog 'Italians'. Di che temi si occupa e che attività svolge oltre a quella giornalistica? "Da due anni tengo dei corsi di scrittura creativa. Una sorta di scuola itinerante che, per adesso, ha toccato varie località: Codevilla, Broni, Voghera, Gremiasco, Mezzanino. Mi piace incontrare soprattutto i giovani che scoprono, di lezione in lezione, di avere un debito con il loro talento. Il prossimo corso? Lo terrò a Voghera, in data 21 e 28 gennaio 2018, e sarà dedicato alla costruzione del 'dialogo': un oggetto letterario, ma anche un bisogno primario di noi umani".


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LIFE STYLE

STRADELLA: LA WEBSERIE "SQUADRA DI POLIZIA"

"Le scene sono girate tutte in Oltrepò, chiunque volesse ospitarci o collaborare..."

Luca Lasala

Di Silvia Cipriano Luca Lasala ha trascorso la sua infanzia e adolescenza in Oltrepò Pavese, ma attualmente vive a Rapallo. Lasala è "innamorato" di questo territorio ed è proprio qui che ha voluto ambientare la webserie "Squadra di Polizia", poiché offre scorci e location che tutti dovrebbero ammirare e conoscere. Lasala ci racconti del progetto "Squadra di Polizia". Quando nasce? "Il progetto 'Squadra di Polizia' nasce quattro anni fa. In realtà, già nel 2010 avevamo provato a fare qualcosa ispirandoci alla serie televisiva 'Distretto di Polizia' realizzando tre miniserie, ma essendo agli inizi il risultato non è stato molto soddisfacente. Abbiamo voluto riprovarci, inventandoci questa serie tutta nuova, ma ispirandoci comunque alle varie fiction poliziesche. Io, in particolare mi occupo sia della sceneggiatura che del montaggio, mentre gli altri compiti, come ad esempio le riprese, scelta dei ruoli, del cast e delle location, vengono suddivisi tra i vari componenti del gruppo". In cosa consiste? "È un poliziesco ispirato principalmente su casi quotidiani, con una squadra di poliziotti giovani e una linea comune sul villain (tipico personaggio malvagio presente in una storia inventata), che è un ex poliziotto della squadra". Quanti ragazzi partecipano alla realizzazione della serie? "Sono tante le persone che collaborano a questo progetto, tutti giovani tra i 15 e i 35 anni; per esempio quest’anno il cast era composto da una trentina di persone, tutte originarie di Stradella e dintorni, eccetto io che abito a Rapallo e mi trasferisco a Stradella a casa della nonna materna durante le riprese, e altri amici di Genova. Tra gli interpreti principali mi preme ricordare Federica Uberti, che interpreta il Vice Questore Aggiunto Federica Argenti, Federico Maggi, che interpreta il cattivo della serie Federico Morri, e gli amici della band 'Fodka'. Per tutti gli altri ruoli, altrettanto importanti, vi rimando ai titoli di testa e di coda dei vari episodi, poiché sono davvero tanti!". Lasala qual è la vostra finalità? "Divertire e divertirci, proponendo un prodotto fresco, vivace, veloce e di qualità interpretato da un cast giovane, una squadra affiatata, simpatica e volenterosa!". Come vi finanziate? "Ci finanziamo autonomamente, senza nessun compenso per gli attori che recitano, che lo fanno per il gusto di divertirsi e di stare in gruppo facendo qualcosa di nuovo. Devo dire che sono molto soddisfatto di questo, perché parecchie amicizie sono nate grazie

a questo progetto. Anche per quanto riguarda alcune location, la disponibilità è concessa in cambio di pubblicità ai locali/aziende e, a volte, gli ospiti compaiono in alcune scene della serie". Ci spieghi come funziona il meccanismo: una volta girata la scena, viene caricata su YouTube... poi? "Dunque, di solito facciamo un calendario con giorni prefissati per le riprese (non giriamo più di quattro o cinque scene al giorParte del cast "Scuola di Polizia" con l'attore Pippo Crotti no); per esempio, per questa terza stagione erano previste più di cento scene e ci sono è originaria mia madre, offre dei grandi paesaggi, voluti ben tre mesi, perché tra i vari impegni di tutti scorci e location che meritano di essere mostrate al i componenti del cast, è sempre difficile trovarsi per pubblico e in certe scene di 'Squadra di Polizia' si girare. Solitamente, una volta completate e visiona- riesce ad ammirarne tutto il fascino; è un grande piate tutte le scene, passo alla fase del montaggio delle cere, per me che ho trascorso parte della mia infanzia puntate, che generalmente sono quattro della durata e adolescenza qui, girare, insieme ai miei amici di di circa 20 minuti e che carico settimanalmente su sempre, in location così belle!". YouTube". Attualmente siete alla terza edizione e, come in Qual è il vostro target? tutte le serie, subentreranno spesso nuovi perso"Non abbiamo un target ben definito, ma ci rivolgia- naggi. Svolgete periodicamente dei casting per remo preferibilmente ad un pubblico giovane, amante clutare nuovi attori? delle fiction poliziesche". "Attualmente siamo alla terza serie e ci saranno tanQuanti e chi sono i vostri follower? tissimi nuovi personaggi che entreranno a far parte "Attualmente abbiamo circa 300 follower su Insta- del gruppo di 'Squadra di Polizia'. In realtà, non efgram, oltre a familiari, parenti e amici che sono sem- fettuiamo dei veri e propri casting, è piuttosto tramite pre pronti a supportarci. Il canale YouTube, su cui il passaparola che riusciamo a reclutare new entry, sono caricate le serie, conta un'ottantina di iscritti e che abbiano voglia di cimentarsi in quest'esperienza. la media di apprezzamenti di ogni puntata è quindici. Ci tengo a sottolineare che nessuno di noi è attore Abbiamo anche un fan d’eccezione che è l’attore Pip- professionista, solo alcuni hanno esperienze teatrali. po Crotti della fiction televisiva 'Squadra Mobile', il Io, per esempio, sto studiando per poter diventare un quale ha visto le nostre puntate e ci ha fatto i compli- attore e farne la mia professione; so che la strada menti; siamo riusciti anche a incontrarlo, ci ha dato è molto dura, ma non ho intenzione di rinunciare a alcuni consigli e speriamo in futuro di poter collabo- questo mio sogno!". rare con lui". Cosa bisogna fare, qualora qualcuno fosse interesAvete anche una pagina Facebook? sato a partecipare al vostro progetto? "Sì, oltre al profilo Instagram 'squadradipolizia', "Chiunque fosse interessato a partecipare può conabbiamo anche una pagina Facebook che si chiama tattarci su uno dei nostri social, in modo da poterci 'Squadra di Polizia - Webserie' dove postiamo foto e conoscere". backstage dal set. Le puntate, invece, possono essere Cosa vi aspettate da questo progetto? visualizzate sul canale YouTube 'TheLuca9112'". "Ci aspettiamo di essere apprezzati e conosciuti il più Dove girate principalmente le scene della vostra possibile, perché il cast è molto motivato e determiwebserie? nato a portare avanti questo progetto; ce la stiamo "Le scene sono girate tutte in Oltrepò, ad eccezione mettendo tutta, nonostante i modesti mezzi, per cercadi alcune, all’inizio della terza miniserie, girate in re di far arrivare al pubblico qualcosa di interessanLiguria, perché il mio personaggio - il Vice Questore te, puntando su tanti giovani ragazzi, che ringrazio Luca Venuti - sul finire della seconda stagione viene- ancora tanto, i quali, per passione e amicizia, si sono trasferito a Genova; sarà richiamato in Oltrepò, in messi in gioco per la riuscita di 'Squadra di Polizia'". questa terza serie, per seguire un’indagine assieme Quali obiettivi avete per il futuro? ai suoi vecchi colleghi. "Anzitutto speriamo che questa terza stagione, che A tal proposito ci tengo a ringraziare tutte le perso- uscirà nei primi mesi del 2018, vada bene e che tante ne che ci hanno ospitato nelle loro location, come altre persone ci seguano e ci supportino; inoltre, ci il 'Ti.Da Americanbar' di Stradella, la 'Change Ita- piacerebbe molto poter proiettare le nostre miniserie lia S.R.L.' (teatro delle scene in ufficio del gruppo in una serata a scopo benefico, per raccogliere fondi dell’antidroga), 'L’Azienda Vitivinicola Scarabelli da destinare a persone o associazioni che ne hanno Franco e Massimo' di Pietra De' Giorgi, il comune e bisogno. Chiunque fosse interessato può contattarci la Pro Loco di Castana, i bagni 'Ziggurmare' di Noli su Facebook o via mail. e i tanti amici che hanno messo a disposizione case e Abbiamo anche in programma una quarta e forse ulaltre proprietà". tima serie di 'Squadra di Polizia', di cui ho iniziato Come mai avete scelto la scia poliziesca per rap- a scrivere il copione da circa due settimane; siamo presentare il nostro territorio? alla ricerca di nuove location in cui girare, quindi "Nei miei propositi non esisteva un legame diretto fra chiunque volesse ospitarci o collaborare, ci può conil territorio e il genere scelto, ma l’Oltrepò, di cui tattare".


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IL GRUPPO DAL NOME PREISTORICO CHE MISCHIA I GENERI E DISPIEGA WATT

Di Christian Draghi

Se c'è un oggetto misterioso nel panorama musicale oltrepadano, quelli sono i Turbosauro. Dietro un nome ancestrale che li proietta direttamente da un'altra era geologica e un piglio sbarazzino che li porta a non prendersi sul serio, si celano quattro (ex) ragazzi della scena rock nostrana abituati a colpire il pubblico con la potenza sonora dei loro strumenti. Chitarra, basso, batteria e Sassofono. Luca Sambuco, Stefano Giacomotti, Tommaso Fiori e Guido Battaiola, tutti dislocati tra Voghera e Rivanazzano, compongono rigorosamente pezzi propri, detestano le tribute band e non cantano perché "nel giurassico, quando si formò la band, non esisteva la scrittura, per cui i nostri testi sono andati perduti con la memoria" raccontano. Non fosse per la mancanza di una voce, potrebbero spacciarsi per gli antenati (preistorici) di una band che mischiando rock, prog e jazz ha fatto la storia della musica: i King Crimson. Se quelli però usavano bene il fioretto, questi sono indiscutibilmente maneggiatori di clava. Il "giurassico" dietro la loro metafora sono in realtà gli anni '90, un'epoca in cui la musica live in Oltrepò viveva un periodo di grande fioritura. I Turbosauro sono una creatura relativamente recente, ma l'esperienza di tre dei 4 componenti (Tommaso alla batteria è il "bimbo" della band) affonda le radici in quel periodo e in band simbolo della musica locale come Dreamweaver, Mana Cerace o Funky Cold Medina. Il distillato di quell’esperienza finisce oggi in un unico bicchiere, da gustare in un colpo solo oppure con parsimonia, come una buona grappa. L’effetto è sempre da knock out. Prima di addentrarci in un’intervista "ai confini della realtà", proviamo noi a raccontarvi in un linguaggio "contemporaneo" cosa fanno i Turbosauro: una band indiscutibilmente heavy rock, che mischia generi e stili che vanno dal Trash al Prog allo Stoner con ritmiche alternate, talvolta molto veloci che trascinano l’ascoltatore in qualcosa di folle. O di "turbo", appunto. Appurato che i più giovani il rock non lo fanno più, almeno da queste parti, mi concedo la licenza di chiamare voi "ragazzi". Turbosauro. Come nasce e cosa significa? "I Turbosauro nascono 230 milioni di anni fa nel Triassico superiore per suonare Rock Mesozoico, caratterizzato dall'uso di clave di legno, femori scavati e grugniti cavernosi. Dopo l'estinzione del genere, nel 2015 solo 3 Sauri si svegliano da uno stato di ibernazione e inseriscono un loro giovane discendente reptiliano, particolrmente turbolento. Da qui l'etimologia del nome". Avete anche dei "nomi d'arte" quindi… "C’è il Turbo(R)mone (Turbosaurus Homonicus) che suona i tendini. C’è il TurboGiaco (Turbosaurus Giakomoticus) ai tendini più grandi ovvero tendoni. Guido il Turbo (Turbosaurus Saxofilus) che si occupa dei barriti e il TurboBimbo (Turbosaurus Floriticus) alle clave". Chiaro. Se vi chiedessi che tipo di musica fate? Come la spieghereste a qualcuno che non la conosce? "Il genere proposto, da TurboStonerBlu si è evoluto in Turborgasmicosmicore: permette di avere orga-

MUSICA

"Siamo i Turbosauro, animale rock predatore di tribute band"

smi cosmici mentre si poga a ritmo di hardcore spinto". Ancora più chiaro. Chitarra, basso, batteria, saxofono. Come mai la scelta di essere strumentali? "In realtà esistono un sacco di testi, ma non essendo stata inventata la scrittura nel momento in cui è nata la band, non siamo riusciti ancora a scriverli. Da qui la scelta per adesso, di I Turbosauro fare solo musica strumentale". "I Turbosauri sono dei predatori carnivori a cacHo citato i King Crimson, ma è una mia interpre- cia di MeatcoverBand, di Vasco e Liga in primis! tazione. Quali sono le vostre band di riferimento? Insomma: i tributi esistevano anche prima e richia"Ognuno di noi arriva da ascolti e gusti musicali di mavano sempre la maggior parte del pubblico, ma ogni tipo. Le band che hanno influenzato il suono anche ogni band originale, più o meno sgangherata dei TS sono, in ordine sparso: Mr. Bungle, Faith No e rumorosa attirava un bel numero di persone. Ogni More, Voivod, Soundgarden, Meshuggah, Primus, musicista andava ad ascoltare gli altri musicisti Mastodon, John Zorn, John Coltrane, King Crimson, contribuendo a formare la 'scena musicale'. Venuto Van DerGraaf Generator, Black Sabbath, Metallica, a mancare l'interesse di cui sopra con il cambio geSlayer, Alice in Chain, Beatles, Cardiacs, Sleepyti- nerazionale, anche i pochi ragazzi appassionati di me Gorilla Museum, Frank Zappa, Pantera, Tool, musica alternativa fan fatica a durare perchè suoEstradasphere, Sly & the family stone, Led Zeppelin, nano poco dal vivo, davanti alle morose e a pochi Miles Davis e Alberto Camerini. Non abbiamo cita- amici e il sogno di partire con un demo per arrivato i T-Rex perchè sarebbe scontato. Comunque ora re chissà dove, s'infrange già prima di cominciare, abbiamo citato anche loro". annegando nel maelstrom oceanico che è internet, Certo, sia mai che si offendano! Siete una band l'unica piattaforma dove provare a proporsi oggi. di nuova formazione, ma a livello musicale siete Chi è nato con la rete e riesce a gestire bene le opattivi da anni: come giudicate la scena musicale portunità che offre, forse riuscirà a sopravvivere oltrepadana oggi? alla ricerca di like. Le vecchie cariatidi come noi "Anche la scena del nostro territorio ha rischiato vanno avanti solo ed esclusivamente per passione. l'estinzione per l'interesse ormai nullo delle nuove Chissà che un giorno anche questo possa pagare... generazioni verso la musica live. Gli anni '90 e i pri- (non in denaro, sia mai.)". mi del new-millenium sono stati un fermento conti- Avete in programma la realizzazione di un disco? nuo di gruppi nati, trasformati ed evoluti di continuo Quando sarà pronto? contribuendo a generare amicizie, divertimento e "Stiamo registrando un disco di 6 pezzi prodotto quindi una scena musicale e culturale forte e solida- da Dawn Stairs Studio. Uscirà in una prossima era le. Finchè i social hanno ammazzato e soppiantato dopo il disgelo". i veri luoghi di socializzazione. La nostra provincia Obiettivi della band? Avete un sogno nel cassetne ha risentito particolarmente e per molto tempo to? siamo stati orfani di luoghi in cui potersi esprime- "Oltre ad annientare tutte le tribute band? Non vere". diamo soddisfazione più grande!". Quali sono i locali dove si suona oggi? Cosa significa per voi suonare dal vivo? "Da un paio d'anni sembra che qualcosa si stia muo- "Noi siamo legati ancora al rito triviale collettivo in vendo e locali come il Dazibao a Tortona e il Dagda cui tanta gente si riunisce per condividere momenti appena trasferitosi a Retorbido stanno stringendo di puro giubilio metafisico derivato dal rumore dei denti per sopravvivere al momento infausto, pro- gli amplificatori e delle percussioni, e che diventa ponendo musica alternativa o comunque non solo trascendentale scuotendo la testa e dimenando il legata alla non più tollerabile proposta di band tri- proprio corpo, affinchè si trasformi tutto in un'enbuto. Un plauso anche per Il Circolo di Vallescu- tità unica fatta di carne, sangue, sudore e liquidi ropasso e il Bonnie&Clyde a Torricella Verzate (ex vari e dove le anime uniscano le propri forze per Pelle d’Oca) che sono disponibili a tutte le proposte far crollare tutti i muri d'intolleranza (a parte verso musicali. Mentre la Locanda delle fate a Voghera i gruppi tributo), di castità e illibatezza contrari al e il Soqquadro a Salice, pur non facendo suonare nostro credo. La musica è quella cosa che ti fa fare dal vivo, contribuiscono notevolmente, mandando in 2 ore di macchina per andare a vedere 4 disgraziati diffusione musica alternativa". che si dimenano su un palco, come due ragazzi che Parlate di "Musica alternativa" e di tributi "in- sono venuti apposta da Ivrea per sentirci a Tortona tollerabili". Perché credete che i tributi danneg- dopo aver appreso della nostra esistenza! Grandi. gino chi scrive musica propria? Peccato solo che fossero maschi!".


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SALUTE

STRADELLA: FAVOLE E PSICOLOGIA PER AIUTARE LE PERSONE

"L'idea è quella di scrivere un manuale di psicologia alla portata di tutti" di

Elisabetta Gallarati

Il dottor Giuseppe Marino è un giovane psicologo di Stradella che ormai da qualche anno svolge attività di supporto e di formazione nella cittadina oltrepadana. Pochi mesi fa lo abbiamo incontrato per discutere di uno spettacolo benefico tenutosi al Teatro sociale di Stradella che lo ha visto non solo come attore, ma come ideatore dello stesso; oggi lo incontriamo per discutere della prossima uscita del suo libro incentrato su degli incontri che si terranno a Stradella e che uniranno le favole alla psicologia, come supporto per la popolazione, nell'affrontare i problemi di tutti i giorni. Come si è svolta fino ad ora la sua attività di psicologo, dalla sua formazione all'inizio del suo lavoro in Oltrepò? "Mi sono laureato in psicologia a Pavia, con una tesi di laurea sulla patologia d’Alzheimer e l’assistenza ai caregiver (ovvero i parenti e quelle persone care che solitamente curano i pazienti). Ho prestato servizio all’Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano per poi trasferirmi al più vicino Policlinico San Matteo di Pavia, dove ho trascorso i miei primi anni da psicologo. Parallelamente mi sono interessato alla psicologia sociale e del lavoro, impegnandomi nel

campo della formazione e della prevenzione. Ho girato veramente un po' tutta l’Italia, passando dalle tende fino alle aule universitarie. Oggi ho uno studio privato a Stradella, dove svolgo attività clinica, di supporto e sostegno psicologico; parallelamente collaboro in qualità di docente e assistente ai master dell’Università di Pavia e organizzo incontri di formazione e percorsi psico-educativi rivolti a qualsiasi fascia d’età." Quali sono state le sue attività principali fino ad oggi, ha già attualizzato alcune attività di psicologia/sociologia a Stradella? "La clinica, l’attività di supporto e di sostegno psicologico oggi occupano parte del mio impegno professionale. Sono stato impegnato in diverse campagne di prevenzione e ho sempre piacere quando mi si propone un momento formativo. Credo infatti che il confronto possa essere la miccia buona per alimentare nuove idee e dar vita a grandi cambiamenti. L’ultima attività ad ampio respiro è stato il progetto di sensibilizzazione e prevenzione dei disturbi correlati a sostanze, in collaborazione con l’Istituto Scolastico Comprensivo di Santa Maria della Versa ed esteso da poco al Comune di Stradella". Come ha risposto la popolazione? "Il progetto era partito come un confronto in classe; si è tramutato presto in un importante fenomeno mediatico e infine in un libro divulgativo: 'Cara Dipen-

denza, la droga attraverso gli occhi di un ragazzo'. Dopo solo un paio di giorni dalla pubblicazione, il testo è diventato un best seller su Amazon della sua categoria. Direi un risultato ottimo e frutto di una partecipazione attiva e brillante da parte dei ragazzi. L’idea quindi di coinvolgere sempre di più Stradella c’è: il progetto delle favole è una nuova proposta!". Unire le favole alla psicologia per aiutare le persone, è questo il concetto? "Da qualche tempo a questa parte sulla mia pagina facebook sto pubblicando una favola al giorno. Le trame di queste storie popolate di animali sono ricchissime di precetti, spazi di riflessione ed insegnamenti: si parla di salute, di famiglia, di amore, lavoro e autoaffermazione. Sono speciali. Così, ho deciso di utilizzarle per stimolare la riflessione sul web e dare ogni giorno uno spunto di pensiero e in cui riconoscersi, prima di mescolarsi nuovamente nel caos digitale. A quasi sei mesi dalla pubblicazione della prima favola ho deciso di sviluppare un progetto che potesse coinvolgere direttamente le persone. Così ho deciso! A breve partiranno una serie di incontri di psicologia rivolti a tutti. Si partirà dalle favole per andare a toccare gli argomenti più interessanti. Si parlerà di salute mentale, disturbi dell’umore, ansia e depressione; di genitorialità, educazione e psicologia dell’invecchiamento, ma anche di rapporti affettivi,


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d’amore, lavoro e auto-affermazione. Insomma, una raccolta di temi davvero varia, che spero possa essere arricchita dall’intervento e dalla partecipazione di molti. Nel frattempo, sto scrivendo il mio secondo libro: appunto sulle favole. Perché possa essere davvero un buon testo, l’idea è quella di coinvolgere nella sua stesura le persone che seguiranno gli incontri: il contributo di tutti migliorerà sicuramente la qualità dei capitoli". Che tipo di favole sono e in che modo si ricollegano alla vita di tutti i giorni? "Le favole sono esclusivamente e tutte di Esopo. Sono state tramandate per più di 2500 anni ed ancora adesso perdurano e ci regalano tanti insegnamenti. La favola ha una struttura particolare, molto simile al post o all’immagine condivisa su facebook: è rapida, veloce, arriva subito. Insomma, si adatta bene al nostro attuale stile comunicativo. A differenza però dei post che scorrono lungo le nostre home di facebook, la favola ha una qualità superiore. Alcune favole, difatti, hanno scavalcato i secoli e sono tutt’ora valide e spendibili". Un esempio? "Beh… la favola della volpe che non riesce a cogliere

l’uva e allora si giustifica dicendo 'Tanto è acerba', ci ricorda come spesso tendiamo ad evitare le fatiche o rimandare gli impegni. La psicologia ci sprona a fare esperienza e ritrovare il nostro spazio di equilibrio e serenità, prima con noi stessi e poi con gli altri. Le favole e i loro animali rappresentano pregi e difetti degli esseri umani: dalla stupidità della rana, all’aggressività del lupo; dall’operosità del mulo, fino alla dolcezza materna della talpa… tutte le favole possono stimolare una riflessione più complessa sulla psiche e i comportamenti di tutti i giorni". Come ti è venuta l’idea di mettere in piedi questo progetto e per quando sarà pronto? "L’idea è partita da una passione per i classici e la letteratura; inoltre, durante il mio percorso di studio ricordo con piacere quelle lezioni di psicologia che riuscivano ad intrecciare una valida teoria a un concetto più leggero o collegato alla vita di tutti i giorni. Così sto tentando questo percorso, strutturato in una serie di incontri che cominceranno a breve e seguiranno fino in primavera, concludendosi con la pubblicazione del libro. Il primo incontro sarà probabilmente a metà novembre: in queste ore stiamo stilando il calendario. Per indicazioni più precise vi consiglio di seguire la mia pagina facebook o il mio sito dove in questi giorni vi terrò sicuramente aggiornati". Il libro che scriverà sarà più che altro incentrato sugli incontri che si terranno con i partecipanti al progetto? "Il libro sarà simile ad un vademecum. L’idea è quella di scrivere un 'manuale di psicologia' alla portata di tutti, una sorta di prontuario per affrontare i piccoli e i grandi problemi quotidiani. Abbiamo presente quegli articoli che troviamo su facebook, tipo '3 consigli per…', '7 modi per…', ecco, immaginiamo invece di avere sempre, o quasi, sotto mano una favola che fa al caso nostro e affianco una valida teoria psicologica, sapientemente spiegata, che può aiutarci ad orientare le nostre azioni, a non perdere la bussola ed assicurarci il nostro spazio di vera serenità. Attualmente il libro ha volutamente solo un’ossatura: l’idea è quello di redigerlo poco a poco, man mano che gli incontri proseguiranno: così da poterlo arricchire grazie anche alle domande, alle richieste, alle testimonianze e agli spunti di riflessione dei partecipanti".

NOVEMBRE 2017

Chi l' aiuterà nell'organizzazione del progetto? "Per la stesura del libro sto chiedendo aiuto ad amici e colleghi, con cui mi confronto – soprattutto per la parte teorica (cercando sempre la più recente letteratura) e la veste grafica. Gli incontri li sto invece pensando assieme a due giovani laureande in psicologia: la Dott.ssa Laura Maggi e la Dott.ssa Celeste Poma. Neppure da dirlo, il contributo più grande speriamo sia quello offertoci dai partecipanti: un pubblico nutrito e interessato è sicuramente il miglior presupposto per alimentare il dibattito, stimolare il confronto e rendere speciale il calendario degli appuntamenti". Come pensa che sarà la partecipazione agli incontri? "Questa non è una domanda semplice; stiamo impegnandoci e non poco per creare appuntamenti vivaci e interessanti, la qualità degli incontri è sicuramente alta, ma nel contempo facile e diretta. Stiamo cercando di limare la teoria in modo tale che sia alla portata di tutti, come è giusto che sia: niente frasi o paroloni, ma tanta voglia di creare una rete di persone motivate e capire assieme i meccanismi che regolano la nostra mente e che a volte possono metterci in scacco". In tutto ciò che si riferisce all'intero percorso del progetto, quali sono state fino ad ora le maggiori difficoltà? "Ad oggi il progetto è ancora in fase embrionale, quindi è difficile prevedere quali possano essere le difficoltà. Certamente siamo pronti a metterci in gioco. Il progetto nascerà nel mio studio, abbiamo già adibito una stanza per raccogliere un buon gruppo di persone". Solitamente ci sono delle persone o delle associazioni che la supportano per attualizzare le sue idee? "Sarebbe bello riuscire in seguito a collaborare con il Comune, la biblioteca o con la Parrocchia, in modo tale da poter allargare questo ciclo di conferenze a più interessati possibili. Ma ripeto, tutto questo è solo ancora una bella favola, che però speriamo diventi presto realtà!".

SALUTE

Giuseppe Marino

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RALLY LEGEND

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Quinto posto per gli stradellini CoviniBrega su Lancia 037 di

Piero Ventura

A San Marino si sono dati appuntamento i più grandi campioni della storia dei rally per celebrare il ricordo di Colin McRae, scomparso precipitando con il suo elicottero il 15 settembre di 10 anni fa insieme al figlio Johnny di 5 anni e altre due persone, l'amico Graeme Duncan e un altro bambino di 6 anni, Ben Porcelli. La quindicesima edizione del Rally Legend ha fatto il pieno di piloti e di pubblico, ma sopratutto ha scritto una pagina indelebile, dello sport auto motoristico. Tutti i campioni che hanno fatto epoca, sono saliti sul Titano per il tributo al più giovane campione iridato di sempre. Oggi come allora, con le stesse vetture e lo stesso entusiasmo che ha caratterizzato la loro carriera. Un omaggio al quale nessuno ha voluto mancare, nè grandi ex, nè gentleman driver come gli stradel-

La Lancia 037 di Covini - Brega

lini Claudio Covini e Andrea Brega con la stupenda Lancia Rally 037. Va altresì detto, che il mitico rally sammarinese, nato da un’idea di Vito Piarulli e Paolo Valli, inizialmente considerato un sogno proibito e concretizzato grazie anche all’importante lavoro profuso da Vinicio Prodani e Bobo Furlani, storici uomini della macchina organizzativa, oggi si é ormai tra-

sformato in un vero brand, una manifestazione fuori dagli schemi, ribattezzata la Woodstock dei rally. Venendo al lato agonistico dell’edizione 2017, nella categoria Historic, c’é stata la vittoria di Bianchini e Darderi a bordo della Lancia 037 del 1985, che hanno preceduto Calzolari-Costa con la Ford Escort RS del 1981 e Cesarini-Gabrielli su Ford Escort RS del 1973. Appena giù dal podio, Rosati-Toccacielo con la Talbot Lotus del1979, mentre chiudono la top five assoluta di un evento che è andato oltre la leggenda: Claudio Covini e Andrea Brega con la Lancia Rally 037 del 1985 per i colori del River Team di Stradella, autori di una gara maiuscola. Simone Romagna ha invece dominato la categoria delle Mith. il pilota della Lancia Delta Integrale ha chiuso davanti ai sammarinesi, Baldacci-Magnani con la Clio. A completare il podio, uno dei piloti più amati dal pubblico del Legend, l'uruguaiano Gustavo Trelles con Jorge Del Buono sulla Delta. Nella classe WRC è arrivato il successo di Luciano Cobbe con la Ford Focus.

Auto d’epoca: Gran Premio Giuseppe Campari

Successo per l'Equipaggio Politi-Scabini su Mini Cooper MK III

Massimo Politi e Silvia Scabini di

Piero Ventura

Sono gli oltrepadani Massimo Politi e Silvia Scabini su Mini Cooper MK III a scrivere il proprio nome nell'albo d'oro del neonato Gran Premio Giuseppe Campari, gara di regolarità per auto storiche, organizzato dalla Scuderia Castellotti. La manifestazione, dedicata al pilota lodigiano detto "al Negher" per il colore bruno della sua carnagione, si é in buona parte disputata sull’anello ippico in terra battuta della

Tenuta il Cigno di Villanterio, a pochi chilometri da Graffignana, centro in cui il campione é nato nel lontano 1892. Ma chi é stato Giuseppe Campari? La velocità in quei primi anni del Novecento non era ancora diventata un affare sociale. Correvano tutti, i nobili e i meccanici, gli ingegneri e i garzoni, le donne e gli uomini, i baritoni e i banchieri. Quella smania contagiava cronisti e pittori, artisti e impiegati, pensatori e politici. Si lasciavano stregare dal graffio dell’aria, dall’enorme tensione del volante e da quel pedale rigido e lungo che, quando affondava la sua corsa sino in fondo, faceva urlare il motore al cielo scodando sulla ghiaia in un vortice di breccia, polvere e sassi. Campari raccolse i suoi migliori e più esaltanti successi sul finire degli anni venti, quando ormai si cominciava a sentire il sordo e cupo rimbombo di un destino ineluttabile. Per tre anni sbaragliò la concorrenza di Nuvolari, Mazzotti, Bornigia, Morandi e Varzi conquistando a ripetizione due edizioni della Mille Miglia, la Coppa Acerbo ed una manciata di Gran Premi, tra cui quello attesissimo di Francia per la "gioia" dei cugini transalpini. Si era ormai avviato ad entrare negli annali, a raccogliere i frutti della sua migliore stagione. Chissà dove sarebbe arrivato se il destino non gli avesse teso un tranello, se non lo avesse attirato nella trappola ordita da quella maledetta macchia d’olio durante il Gran Premio di Monza in quel 10 settembre 1933. I Cultori lodigiani dell’automobilismo lo hanno voluto ricordare dedicandogli questa manifestazione in cui Massimo Politi e Silvia Scabini hanno confermato l'ottimo feeling con le strade della tenuta il Cigno dove nel precedente mese di marzo hanno vinto il Memorial Castellotti, in una gara che si è rivelata molto impegnativa e che hanno concluso davanti a

Massimo Dell’Acqua e Mary Vicari su A112 Abarth. Terzo posto finale per Gian Paolo e Federico Cattaneo su A112. La coppa delle dame è andata invece a Alexia Giugni e Caterina Leva del CMAE di Milano in gara con una Porsche 356. Sempre su Porsche anche il miglior equipaggio femminile del Club Castellotti con Raffaella Sozzi e Annamaria Piarulli. Tornando ai concorrenti oltrepadani, va ricordato il buon 19° posto assoluto di Andrea Guerrini e Giuseppe Boarina con la Fiat 1100-103 degli inizi anni Cinquanta, portacolori del Veteran Club Carducci di Casteggio, così come il 21° posto di Giorgi-Malaspina con la MG ed il 27° di Lamagni-Lamagni con la piccola Fiat 500.

Giuseppe Campari


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IMPERSONA IL CLASSICO ESEMPIO DELL'UOMO CHE SI è FATTO DA Sè

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Giovanni Alberti 100 anni di passione Piero Ventura

Oltrepadano Doc, di umili origini, ma ambizioso e testardo, con un carattere orgoglioso e volitivo. Un provinciale partito dal niente che arriva alla ribalta dell’imprenditoria stradale nell’alto Oltrepò Pavese, salutato e invocato come l’uomo nuovo, ma che al culmine della sua parabola di uomo di successo, di sportivo di fama, di padre ammirevole, va a sbattere contro la drammaticità di un fato che segnerà per sempre la sua esistenza e quella dei suoi cari. Il suo nome è Giovanni Alberti, pavese di Vendemiassi, piccola frazione nel Comune di Casanova Staffora, nell’alta valle omonima, terra di castelli e marchesati, terra di matrimoni e di battaglie, di torri inaccessibili, ambito premio ai vincitori, terra di passi e pedaggi, di marrani e briganti, di monaci e santi, dove la vita scorre lenta, in cui si trova ancora il tempo di soffermarsi nel fare quelle cose che piacevano ai nostri nonni e davano soddisfazione, come bere un buon bicchiere di vino nelle cantine in compagnia, abbinandolo al classico "pane e salame". Giovanni Alberti, lì vi è nato nel mese di novembre del 1917, da una famiglia modesta ma animata da solidi principi etici. Ultimo di tre figli, da ragazzo si scopre grande appassionato della guida sportiva, se la cava bene, ma c’è una cosa che nella sua umile casa ha la massima priorità: il lavoro. Già da bambino aiuta la mamma Teresa nel duro lavoro nei campi, poi, più grandicello, segue il padre Gerolamo nel suo compito di manutentore delle strade comunali, un’attività faticosa, pesante, prevalentemente di braccia e gambe, che non spaventa Giovanni, il quale vede in quel suo impegno un’opportunità professionale per il futuro. Infatti, ancora molto giovane, con il babbo ed il fratello maggiore Carlo, più grande di 5 anni, avvia una piccola impresa di manutenzione stradale. Il lavoro non manca, la fatica è tanta, ma anche le soddisfazioni. Già a metà degli anni Cinquanta Giovanni Alberti impersona il classico esempio dell’uomo che si è fatto da sé, del creatore di lavoro. Lo si può accomunare ad altri suoi pari, che col proprio lavoro hanno costruito il tessuto della piccola e media impresa, grazie a una forte volontà d’intraprendere, unita al desiderio di creare, realizzare e al gusto per il rischio. Oggi quegli anni sembrano ormai lontanissimi che pochi ricordano, ma gli anni Cinquanta sono invece per i ventenni e trentenni di allora gli anni della ricostruzione, della speranza, del lavoro, della prospettiva di vita. Di Giovanni Alberti, uomo schivo, diretto, estremamente realista, non vogliamo raccontare qui le sue azioni di imprenditore affer-

1966 - Alberti su Desantis F3

1969 - Alberti alla Targa Florio con l’Alfa 33 mato, ma ci soffermiamo esclusivamente sulle gesta sportive, profuse in una disciplina tanto affascinante quanto pericolosa che è l’automobilismo da competizione, gesta immerse nella realtà quotidiana di oltre un trentennio tutto italiano in cui Alberti, ha sempre trasmesso quella sana voglia di praticare sport divertendosi, insieme al desiderio di confrontarsi con piloti di livello mondiale, di conquistare sempre nuove vittorie, nel rispetto dei valori più profondi. Questo è un po' il segreto del suo successo. Quella di Giovanni Alberti, é una storia di passioni, di tenacia e di valori vissuta gomito a gomito con grandi campioni sulle strade e negli autodromi di un’Italia fragile, ricca di contraddizioni, oltre che nelle piste d’Europa o di una vulcanica America Latina affascinante e passionale con le sue "temporade" o "carretere". Una carriera iniziata non da giovanissimo (a 35 anni), dopo aver raggiunto una certa stabilità economica e professionale e protrattasi fino alla fine degli anni '80 colorata con quattro titoli tricolori. Dalla 1000 Miglia del 1966-57 alle più importanti gare in salita, dal Gran Premio di Montecarlo di Formula Junior, alla Formula 1 al volante della De Tomaso e al Campionato Mondiale Sport Prototipi con l’Alfa 33 dell’Autodelta e un’infinità di altre competizioni e vetture differenti. Un importante capitolo della storia agonistica di Giovanni Alberrti è rappresentato dalla Targa Florio. Non esiste classica al mondo, che abbia saputo riunire tanto brivido, dramma, bellezza ed entusiasmo quanto la leggendaria maratona siciliana inventata nei primi anni del secolo scorso da Vincenzo Florio. Dal 1968 al 1977, Giovanni Alberti partecipò a nove edizioni della classica siciliana, portandola a termine tre volte, due delle quali con risultati eclatanti. Furono quelli i migliori anni per la Targa Florio, la corsa visse una fase irripetibile sotto i profili umano, tecnico, popolare ed organizzativo, dovuti anche alla grande importanza rivestita in quel periodo dal campionato mondiale marche, era un'altra epoca in cui i piloti di Formula 1 non esitavano a cimentarsi in gare totalmente diverse tra loro nello spirito e nella difficoltà. Di questa inimitabile manifestazione con il suo insuperabile percorso si sono disputate 61 edizioni. Nei primi anni '70, Alberti scopre i rally, una disciplina alla quale inizialmente si applica saltuariamente, prima con una Porsche 911, poi con una Alpine A110 con buoni risultati. Poi vengono le Stratos e le 037. Nel 1979, con il figlio Alberto sfiora il successo al Giro d’Italia contro Villeneuve, Patrese, Rhorl e altri piloti di grido. Poi l’11 luglio 1980 ecco che tutto crolla. Alberto Alberti, il giovane figlio, perde la vita nelle ricognizioni del Rally Colline di Romagna. Il dolore per la perdita di un figlio, è il più atroce che possa capitare ad un genitore, fa morire dentro e rende sordi ad ogni parola umana. Tutto si ferma e si oscura, la vita stessa perde di ogni significato.

La lacerazione più profonda, il dolore più ingiusto e insensato t’invade. Il ricordo di Alberto continua ad appartenergli, continua ad essere accanto a lui, più vivo che mai, in una dimensione nuova, diversa da prima. Sarà sempre al suo fianco. Un mese dopo quel tragico giorno, Giovanni, il 15 agosto, è al via della salita a Svolte di Popoli, Alberto avrebbe voluto così. Nel 1987, a 70 anni, al volante della Lancia 037, vince il Rally delle Madonie. Questo é Giovanni Alberti, un uomo libero

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di

Alberti e Pinto alla 1000 Km di Monza e discreto, un pilota eccellente, un imprenditore capace e un padre di famiglia premuroso. Non occorrono altre parole per definirlo perché i veri uomini, i veri sportivi, si sa, non ne hanno bisogno. è stato ed è semplicemente forte, sia dal punto di vista sportivo che umano. Ci ha insegnato che dopo momenti estremamente difficili, con tanto impegno e sacrificio, si può ritornare a sorridere. Alberti oggi ha 100 anni e fino a poco tempo fa, prima di una brutta frattura al femore, andava a caccia e guidava il suo Suzuki 4x4. Ora, caparbio come sempre, é impegnato nel recupero. Nel frattempo, legge e scrive memorie. Rimane legato al mondo dei motori, grazie al nipote Jacopo, ingegnere in Maserati, nonché gentleman driver.

1987- Alberti vince il Rally delle Madonie con la 037

2014 - Alberti premiato dall’Autodromo di Monza


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Campionato Italiano Rally

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Broni: a Canzian il girone B del Trofeo Renault R3T di

Piero Ventura

Con il 35° Rally Due Valli è calato il sipario sulla stagione 2017 dei Trofei Renault ambientati nel Campionato Italiano Rally: Nel Trofeo Clio R3T Top, a svettare in gara è stato il pilota di Broni Riccardo Canzian, affiancato da Jasmine Manfredi, con Gilardoni che, insieme a Corrado Bonato, ha mirato ad amministrare il vantaggio con cui si presentava al rally veronese senza prendere rischi. Per Canzian è così arrivato, oltre alla vittoria delle due tappe e al secondo posto in campionato, la vittoria nel Girone B del trofeo. La vittoria assoluta nel 35° Rally Due Valli organizzato dall’Automobile Club di Verona é andata a Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, ma gli onori della cronaca sono tutti per Paolo Andreucci, Anna Andreussi e la loro Peugeot 208 T16, che al termine di una stagio-

ne straordinariamente bella e combattuta, portano a casa il loro decimo titolo tricolore regalando al loro costruttore il titolo tricolore costruttori. Il primo posto di Luca Rossetti, con la Skoda Fabia della PA Racing, è infatti da incorniciare, con il friulano al rientro nel Campionato Italiano Rally, ha confermato che la classe non è acqua dominando nei fatti la gara. Alle sue spalle nell’assoluta di gara hanno terminato Umberto Scandola e Paolo La premiazione di Canzian-Manfredi Andreucci che hanno completato il podio finale. Ma tornando alla gara, dietro i premio con la Peugeot 208 T16 R5 per i già ottenuti primi tre si sono poi piazzati l’aostano Elwis Chentre, titoli tricolori nel campionato junior e nel due ruote Hyundai i20 R5, il siciliano Marco Pollara, in gara motrici.

Rally storici: matteo musti terzo a como

La Scuderia Piloti Oltrepò di Voghera vince la speciale classifica per le scuderie di

Piero Ventura

Il vogherese Matteo Musti torna dal rally storico di Como con un ottimo terzo posto assoluto, giunto dopo la vittoria ottenuta al Rally 4 Regioni e Rally des Alpes du Mont Blanche, vinti con al fianco la sorella Claudia. Non é per nulla facile il compito del portacolori della Scuderia Piloti Oltrepo (che per l’occasione é stato coadiuvato da Claudio Biglieri), conquistare un gradino del podo battendosi contro avversari altamente titolati quali locali Luca Ambrosoli e Andrea Guggiari, i cugini lariani Melli (secondi al 4 Regioni), il siciliano Guagliardo e ancora: Sordi, Grosso, Galli, Volpato,il bresciano Nicholas Montini (ex campione italiano) e il valtellinese Lucio Da Zanche (plurititolato della specialità). E proprio Da Zanche ha dominato sulla Porsche 911 RSR il 1° Rally storico ACI Como, gara riservata alle "classic car".

Per la seconda volta in stagione (dopo l'ottimo podio al Rally di Sanremo), il campione valtellinese ha gareggiato insieme alla navigatrice bresciana Egle Vezzoli, che contemporaneamente si è aggiudicata il 1° Memorial Giulio Oberti, trofeo al quale l'equipaggio lombardo teneva molto proprio perché dedicato all'indimenticato co-driver, scomparso da pochi mesi, con il quale il tre volte campione italiano conquistò pure il titolo europeo nell'ottobre di tre anni fa. Da Zanche e Vezzoli hanno preso il comando del rally comasco nella PS2, vinta come le successive PS3, PS4, PS5 e PS6, per poi mantenere la leadership fino al traguardo di Como. Matteo Musti e Claudio Biglieri, in gara con la Porsche 911 SC con i colori della Scuderia Piloti Oltrepo, al termine di una gara veloce ma accorta, hanno invece dovuto cedere nel finale il secondo posto a Montini per soli 4 secondi. Di rilievo anche il 7° posto assoluto dell’altro portacolori SPO,

Matteo Musti e Claudio Biglieri 3° a Como. Beniamino Lo Presti (Porsche 911), risultato poi basilare per far vincere al sodalizio vogherese presieduto da Giuseppe Fiori la coppa riservata alle scuderie.

auto d'epoca - campionato VCCC

Va a Zinco - Ruggeri il Corvino Storico 2017 di

Borgonovi, Cecilia e Oriano Crosignani, Zinco, P.Ruggeri, Fronti, R.Ruggeri.

Piero Ventura

In una splendida giornata di sole che ha esaltato i magnifici colori e le ampie vedute del nostro Oltrepo, Ivan Zinco e Pierluigi Ruggeri si sono imposti nell’edizione 2017 del Corvino Storico, gara conclusiva del campionato VCCC imponendosi anche nella Power stage. Trenta le vetture al via di importante interesse storico tra cui spiccava la J-Tipe di Antonio Borgonovi, realizzata e prodotta da MG (Morris Garages) dal 1932. Il modello utilizza un motore con distribuzione monoalbero e testata crossflow già montato sulla Minor del 1928 e sulla MG M-Type. La trazione é posteriore, il cambio a quattro rapporti non sincronizzati, mentre le sospensioni sono a ba-

lestra semiellittica montate, sia nel retrotreno che nell'avantreno degli assali rigidi. Il modello ha un passo di 2.184 mm ed una carreggiata di 1.067 mm. Venendo alla gara, Zinco-Ruggeri (Fiat 128 del 1971) sono stati quasi perfetti segnando alla fine solamente 1”25 di penalità, precedendo Fabio Fronti e Roberto Ruggeri su A112 Abarth del 1975 con 2”20 di penalità e Oriano e Cecilia Crosignani (A112 Abarth del 1974) con 2”63 penalità. Completano la top five assoluta: Guatelli-Negrini (Innocenti Mini del 1966) con 2”81 penalità e Cantarini con la Sumbeam Alpine del 1967 con 3”22 penalità. La classifica riservata ai gentleman ha visto imporsi Tamburelli-Adaglio (Fiat 500 F) davanti a Viola_Mussi (Lancia Beta) e Guerrini-Sboarina (Fiat 1100-103).


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rally in pillole: di piero ventura

Trasferta sfortunata per Antonio Madama e Nicolino Crevani al Rally Piemonte Storico. Dopo un inizio di gara convincente seppure reso difficile da un problema di gomme, sulla terza prova speciale hanno dovuto alzare bandiera bianca in seguito ad una débacle del cambio sulla loro Opel Kadett GT/E iscritta con i colori del Road Runner di Casteggio. La vittoria é andata a Marco Bertinotti e Margherita Ferraris con la Porsche 911 RS nella seconda edizione del Rally del Piemonte Storico, imponendosi a passo di carica in tutte le sei prove speciali della gara.

Nel giorno in cui il pilota camuno Luca Tosini, vince per la terza volta consecutiva il Rally del Sebino sempre a bordo della Renault Clio R3C affiancato da Roberto Peroglio, prevalendo al fotofinish per solo 2”2 sul comasco Alex Vittalini in coppia con la compagna Sara Tavecchio (Citroen DS3 R3T Wita Team), c’é stato un Week-end positivo per Davide Nicelli con la Peugeot 208 R2. Il portacolori del Road Runner Team di Casteggio, navigato da Riccardo Imerito, dopo una accanita contesa ricca di numeri dai toni “circensi”, ha ottenuto un ottimo secondo posto di R2 nonché il primo tra gli under 25. Sempre nella stessa gara, la EfferreMotorsport di Romagnese, ottiene il 5° posto in A7 con Roberto Tirelli e Anna Ranno su Williams.

Antonio Madama e Nicolino Crevani

Davide Nicelli e Riccardo Imerito

Podio di classe per Barberis Zerbini

MOTORI

Poca fortuna per Bene Nicelli al Madama - Crevani Rally di Sebino

Suona la Marsigliese in piazza Umberto I a Dogliani per salutare la vittoria del transalpini Cyril Audirac e Jena Paul Lazzarini sulla Renault Clio S1600, che si impongono nella gara dell’Alta Langa per vetture moderne con un vantaggio di 11”5 su Matteo Giordano, affiancato da Vilma Grosso, ancora una volta secondo nel rally cuneese. In questa gara, una nota positiva per i colori oltrepadani la segnano gli affiatatissimi Barberis-Zerbini con la Peugeot 208, i quali ottongono, oltre al 17° posto assoluto (108 i partenti) anche il secondo gradino del podio nella sempre combattuta classe R2b.

Mattia Barberis e Alessandro Zerbini


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MOTORI

"3 ANNI DI STOP, Per infortuni e per un po' di pigrizia..."

"Continuare a correre! Adesso che è tornata la passione, voglio andare avanti" di

Elisa Ajelli

Matteo Traversa, ventiquattrenne, nato a Mede ma da sempre vogherese doc, è il nuovo campione italiano di motard. Matteo come prima domanda ci spiega cosa significa correre nella categoria Supermotard? "Supermotard significa moto derivate da moto da cross, quindi con le stesse dimensioni, anche se cambiano le gomme che sono lisce, quindi da strada. Supermotard nasce con una parte di asfalto e una parte di sterrato. La mia categoria, che è nata tre anni fa, è on road, cioè solo nella parte asfaltata. Dalla moto da cross dunque, cambiano le gomme e le altezze della moto, e ovviamente le piste. Lo stile di guida è diverso perché ricorda di più una disciplina come la moto da velocità e la moto da strada". Come è nata la passione per le moto? "è iniziato tutto grazie a mio papà, che è da sempre appassionato di moto, e mi ha sempre portato a vedere le piste e tutto quello che gira intorno alla moto e ovviamente mi ha trasmesso questa bella passione". A che età ha cominciato? "A cinque anni ho voluto la moto piccola per iniziare… poi dalla piccola sono passato alle moto sempre più grosse, fino a quando a otto anni mio papà mi ha portato sulla pista di Castelletto di Branduzzo e ho cominciato subito con il Motard. Dopo un po' di tempo, quando avevo circa 12 anni, ho iniziato a fare qualche gara e poi dal Supermotard sono passato alle moto da velocità e ho corso per due anni. Ma la mia grande passione è sempre rimasta nel Motard…e quindi sono tornato lì". E poi, che è successo? "è successo che ho iniziato a fare le gare a 14 anni, a fare i campionati italiani, europei e mondiali, fino ad adesso praticamente! Ho avuto tre anni di stop, 2013/2014/2015, e poi ho ricominciato…". Come mai aveva smesso? "Per infortuni e per un po' di pigrizia. Ho avuto un calo. Non è stato per motivi gravi, anche gli infortuni non sono state cose serie… niente di che. Ma visto che non ero molto costante, ho preferito fermarmi". Per poi tornare e alla grande… "Sì, nel 2016 mi ha contattato una squadra di Saronno e mi ha rimesso in moto, perché voleva a tutti i costi farmi riprendere a correre. Con loro ho corso il campionato italiano e l’ho subito vinto e anche il campionato regionale. Quest’anno, sempre con loro, ho vinto il campionato italiano". Dopo la vittoria di campionati importanti, la passione le è quindi tornata alle stelle. "Decisamente sì! Ci sono sacrifici da fare, ma faccio quello che mi piace". Nella vita, oltre a correre in moto, cosa fa? "Lavoro nel settore immobiliare con mio padre e poi ho un'attività a Retorbido, dove noleggio macchine da fuoristrada: si chiama Side by Syde Park e ne vado molto fiero". Nonostante il lavoro, riesce comunque ad allenarsi in modo adeguato? "Sì, il campionato dura da inizio marzo a fine settembre-inizio ottobre. Durante l'anno quindi sono

Matteo Traversa

impegnato negli allenamenti. Vado in palestra a Rivanazzano e faccio allenamenti con la moto, principalmente dove ho le gare. Se, per esempio, ho la gara a Roma, vado a provare in quella pista un po' prima della gara per esercitarmi al meglio. E poi nei circuiti di casa, come Castelletto e Ottobiano. Sono circuiti sempre molto validi. Quando, invece, il campionato finisce, posso dedicarmi di più alle mie attività lavorative". L'ultimo campionato com'è stato? "Si è concluso il 3 settembre, però ho avuto un infortunio due settimane prima, mi sono rotto il crociato e il menisco… e quindi la vittoria era molto incerta fino all’ultimo. Però facendo molta riabilitazione ce l’ho fatta lo stesso… anzi, l’ultima gara è andata meglio delle altre e oltre ogni aspettativa!". Adesso cosa farà? "Anche il prossimo anno parteciperò al campionato italiano, in cerca del mio terzo titolo. Poi correrò anche il campionato europeo, forse anche il mondiale, quindi mi sposterò molto". è la prima volta che correrà nel campionato europeo? "Nel campionato appena trascorso ho fatto pochissime gare a causa del ginocchio. L’anno prossimo invece la mia intenzione è quella di farlo tutto. In

tutto, tra campionato italiano ed europeo, avrò circa 12 gare". Chi è stato il suo modello di pilota? "Sicuramente Max Manzo, che è stato anche il mio team manager". Da grande cosa vorrebbe fare? "Continuare a correre! Adesso che è tornata la passione, voglio andare avanti. Però tengo molto anche al mio lavoro, soprattutto alla mia attività con i fuoristrada, con cui cerchiamo sempre di portare gente nel nostro territorio. Facciamo tour nelle colline dell’Oltrepò e lavoriamo tanto anche con persone che vengono da fuori per fare queste visite. Questo è un lavoro che dura tutto l’anno e quando io sono impegnato con le gare, c’è la mia famiglia che manda avanti questa attività". La sua famiglia l'ha sempre appoggiato? "Sì. Mia mamma viene a vedere qualche gara, ma soffre… invece mio padre mi accompagna a tutte le gare. è appassionato, ma le gare non riesce a vederle un po' per la tensione e un po' per la paura… Lo capisco!. Durante le gare soffrono, ma poi sono contenti. E alla fine dei vari campionati si rilassano un po'!!".


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IL FANTAPERIODICO ENTRA NEL VIVO

Di Nicolò Tucci

Il FantaPeriodico è iniziato e finalmente la prima classifica, parziale, ma comunque una classifica è arrivata! È già passato un mese dall'apertura delle iscrizioni, ma niente paura... tutti posso ancora iscriversi. Iscriversi è molto semplice basta andare sul sito www.ilperiodiconews.it e compilare il modulo d'iscrizione, scaricare il file excel, compilarlo e inviarlo a fanta@ilperiodiconews.it. Per i ritardatari? Nessun problema tutti quelli che si iscriveranno entro il 31 dicembre 2017 entreranno in classifica con il punteggio medio tra tutte le squadre. Abbiamo incontrato i primi tre nella classifica provvisoria del mese di Ottobre, tre persone con interessi diversi ma un'unica passione: il calcio. Niccolò Milanesi, 16 anni di Broni, primo in classifica. Sei il primo vincitore mensile della prima edizione de "ilFantaPeriodico", come ti senti? "Sono molto felice di aver vinto, poi il primo mese…". In Base a quali criteri hai scelto la rosa? "In base alle mie conoscenze del calcio dilettantistico". Cosa ti senti di dire ai tuoi "Fantacalciatori"? "Ringraziarli e spero andiate avanti così!". Cosa ti senti di dire agli altri " Fantallenatori"? "Buona fortuna…". Mattia Tondo, 17 anni di Stradella, secondo in classifica. Sei al secondo posto nella classifica mensile della prima edizione de "ilFantaPeriodico", te lo aspettavi? "Se devo dire la verità non me l’aspettavo proprio, sono contento e spero di continuare così!". In Base a quali criteri hai scelto la rosa? "La squadra l’ho scelta in base alle mie conoscenze". Cosa ti senti di dire ai tuoi "Fantacalciatori"? "Non potrei che dir loro di continuare così". Cosa ti senti di dire agli altri " Fantallenatori"?

Niccolò Milanesi

Mattia Tondo

"Vorrei parlare solo al Fantallenatore che è davanti a me, che tra l’altro conosco molto bene perché è un mio amico… e dirgli che nel mese di Novembre sarò io in vetta alla classifica, non c’è storia!". Stefano D'Errico, 30 anni di Stradella, terzo classificato. Sei terzo nella classifica mensile della prima edizione de "ilFantaPeriodico", deluso o contento? "Per me è un onore perchè trovo l’iniziativa un modo per avvicinare i tifosi alle nostre categorie locali e a seguirle con maggior interesse". In Base a quali criteri hai scelto la rosa? "Sono il Direttore Generale della Portalberese e per questo motivo, un assiduo frequentatore dei campi provinciali da anni. Conosco personalmente quasi tutti i componenti del mio Team e i restanti li ho visti più volte giocare…". Cosa ti senti di dire ai tuoi "Fantacalciatori"? "Vediamo di continuare su questa linea, perché il campionato è lungo!". Cosa ti senti di dire agli altri "Fantallenatori"? "Spesso conta di più il cuore della testa! Il calcio è così…!".

Stefano D'Errico

FANTAPERIODICO

I "Viking Broni Team" guidati da Niccolò Milanesi guidano la classifica


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SPORT

ATLETICA IRIENSE VOGHERA: "In atletica c’è posto per tutti"

"Il settore giovanile conta su oltre cento partecipanti" di

Federica Croce

Lorenzo Somenzini, 68 anni, è Presidente dell'Atletica Iriense Voghera. Nella gestione dell'attività e della squadra, si avvale di validi collaboratori: il Direttore tecnico Italo Chiesa, le Tecniche Barbara Volpini e Federica Strada, le maestre Tamara Nespoli e Chiara Nascimbene. Somenzini, quand'è nata l'Atletica Iriense, e a che pubblico si rivolge? "La società Atletica Iriense è nata nel 1955, anno in cui è stata stabilita la prima affiliazione alla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL). Negli anni 50-60 gli allenamenti si svolgevano in campi di periferia in coabitazione col calcio. Dal 1965 per l’attività si usufruisce di una pista in terra battuta all’interno dell’ex Caserma di Via Gramsci. Finalmente dal 1972 viene inaugurato il Campo Giovani di Via Barbieri e nasce la Sezione Femminile, denominata Iriense Zonca. Negli ultimi anni, l’Associazione ha dato vita al 'Progetto Giovani' per propagandare l'atletica leggera a livello scolastico. L'operazione ha avuto un notevole successo e attualmente il settore giovanile conta su oltre cento partecipanti ai Corsi di Avviamento all'Atletica Leggera con la direzione del Prof. Italo Chiesa e con la conduzione tecnica delle Tecniche Barbara Volpini e Federica Strada. Attualmente si è ricostituito il settore giovanile e assoluto. Con la Direzione Tecnica del Prof. Italo Chiesa e con gli istruttori Barbara Volpini e Federica Strada. Considerevole anche il numero dei tesserati, che raggiunge le 250 unità tra giovanissimi, assoluti e master. Il pubblico è compreso in una larga fascia d'età, che va dai bambini di 5/6 anni ai Senior". Quando è stata inaugurata la nuova pista, e quali sono le sue caratteristiche? "La nuova pista è stata inaugurata il 7 Ottobre 2017. è caratterizzata da 6 corsie, sviluppo su 400 m, materiale sintetico (gomma)". Come si sviluppano i corsi, sia a livello di contenuti che come frequenza? "I corsi si dividono in base alle diverse fasce di età. Abbiamo varie categorie: Esordienti, Cadetti, Allievi, Juniores, Under 23, Senior. La categoria Esordienti va dai 6 agli 11 anni e il programma prevede una serie di giochi che racchiudono l'atletica, secondo il programma FIDAL: corri, salta e lancia. I Cadetti vanno dai 14 ai 15 anni, gli Allievi dai 16 ai 17, gli Juniores dai 18 ai 19, le giovani promesse (Under 23) dai 20 ai 22. Infine i Senior, che partono dai 23 anni in su. Dai 40 anni le categorie sono suddivise secondo fasce di 10 anni; a livello provinciale di 5". Quanto costa a livello economico iniziare la pratica dello sport? "All'inizio dei corsi, viene fornita una divisa composta da pantalone, t-shirt (canotta per gli adulti). Il costo di tesseramento annuale è pari a 200 euro per i giovani, quote minori per gli agonisti e i senior tesserati e 70 per i non". Chi sono gli allenatori? Gli allenatori sono: Italo Chiesa (direttore tecnico), Barbara Volpini, Federica Strada (in possesso di brevetto per seguire anche non-vedenti e ipovedenti), Ta-

La categoria Senior dell'Atletica Iriense disciplina. Quest'aspetto è evidenziato, ad esempio, nel rispetto delle corsie e di una sequenza definita nelle gare". Com'è il rapporto tra allievi e maestro, anche a livello di disciplina? "La relazione tra allievo e maestro varia in base al carattere dell'istruttore, anche se in linea generale possiamo dire che il rapporto è più amichevole rispetto a quello che può esserci tra professore e studente". Come vi siete qualificati negli ultimi campionati regionali? Ci sono dei talenti emergenti? "In Lombardia, la miglior squaLa categoria Esordienti dell'Atletica Iriense dra vincitrice è stata quella dei Cadetti e delle ragazze. mara Nespoli, Chiara Nascimbene". Simone Bin, Categoria Allievi, ha conseguito i tempi Quali sono le motivazioni che spingono gli allievi a per iscriversi ai campionati italiani nei metri 100 e iscriversi ad atletica? 200, arrivando 10° nella fase finale". "Ciò che spinge i bambini a iniziare la pratica dell'at- Com'è la sinergia tra gli istituti vogheresi? Avete letica è una questione di passione. In atletica c’è po- in programma una manifestazione che coinvolgesto per tutti: per esempio, un bambino robusto sarà rà tutte le scuole, giusto? maggiormente portato verso i lanci. Un altro fattore "Avendo istruttori che sono anche insegnanti delle condizionante, deriva da una spinta familiare e da un scuole medie inferiori e superiori, cerchiamo di mancondizionamento esterno, ad esempio legato alla vi- tenere una buona sinergia. sione dei campioni alle Olimpiadi". Tra i prossimi progetti, abbiamo in programma la è uno sport adatto ai bambini? Se Sì, qual è l'età Campestre Distrettuale il 22 Novembre, la Amatori migliore per iniziare? Senior il 6 Gennaio 2018, La Run for Parkinson in "Consiglio ai bambini di iniziare la pratica dell'at- Primavera e la Corsa in Rosa, organizzata per raccoletica intorno ai 5/6 anni, per una questione legata gliere fondi a favore delle Associazioni Pavia donna allo sviluppo fisico. Infatti, questo sport contribuisce ADOS (Donne Operate al Seno) e LILT (Lega Italiaa fornire al corpo uno sviluppo globale, essendo di na Lotta ai Tumori)". per sè completo". Come vede proiettata in futuro questa disciplina, L'atletica ha una percentuale di iscritti a prevalen- sia a livello locale che nazionale? za maschile o femminile? "A livello locale bene, mentre a livello Nazionale un "è uno sport a frequenza prevalentemente maschile po' meno, per una questione legata a un ricambio gein età adulta, mentre in età prescolare e scolare non nerazionale e ai fondi destinati al finanziamento delle vi è disparità di età". strutture e alle trasferte, a causa della recente introQuali sono i vantaggi che si hanno sul benessere duzione della spending review". fisico e psicologico? Avete rapporti con l'amministrazione comunale? "I vantaggi sono legati sia a livello fisico che psicolo- "Sì, sono di ottima collaborazione, specialmente con gico, soprattutto nel periodo puberale. l’Assessore e il suo Ufficio e con l’Ufficio Tecnico per A livello attitudinale, l'atletica insegna a rispettare la la gestione del Campo Giovani.


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minibasket stradella: da 80 a 45 iscrizioni

di

Elisabetta Gallarati

Uno degli sport più seguiti e amati della popolazione stradellina è sicuramente la pallacanestro: anche a livello giovanile, da quest'anno, sarà seguita dalla nuova gestione della società sportiva e Marco Bortolin insieme ad altri allenatori si occuperà dell'insegnamento e dell'organizzativa della fascia più giovane del basket Stradella. Come funziona il Minibasket a Stradella? Quante squadre sono presenti? "Il centro Minibasket Stradella, in collaborazione con la A.s.d. Pallacanestro Stradella organizza corsi di minibasket per tutti i bambini e le bambine dai 5 ai 10 anni. La partecipazione è aperta appunto a bambini e bambine proprio perché per quanto riguarda il minibasket non si ha una distinzione tra attività maschile e femminile. Ad oggi abbiamo tre gruppi di allenamento. I più grandi, annata 2006, partecipano al campionato Under 13. Il gruppo 2007/2008 invece quest’anno partecipa al campionato Aquilotti. Abbiamo poi i bimbi della categoria Scoiattoli e Pulcini (dal 2009 al 2012) che partecipano a tutte le attività amichevoli che organizza la Federazione". Chi si occupa dell’organizzazione della squadra? Chi allena i bambini? "Il centro Minibasket fa affidamento su quattro Istruttori. Andrea Manstretta per la categoria Aquilotti; Danilo Manstretta, Marco Bortolin e Lorenzo Tizzoni si occupano invece dei gruppi Scoiattoli e Pulcini. Un grosso aiuto lo danno anche alcuni atleti delle categorie U18 e U15 della Pallacanestro Stradella che vengono in palestra a fare da “assistenti” e “dimostratori”. Esistono corsi di formazione per i giovani futuri allenatori?

"La Federazione Italiana Pallacanestro organizza periodicamente corsi di formazione per chi vuole intraprendere la via dell’insegnamento del Minibasket. I corsi sono tenuti da validi formatori che forniscono tutti gli strumenti necessari per fare il miglior lavoro possibile con i bambini in palestra. Ogni anno poi vengono organizzati dei corsi di aggiornamento per tutti gli istruttori per dare nuovi spunti e nuovi stimoli anche a chi fa l’istruttore già da molti anni". Sono variate le iscrizioni dei bambini alla pallacanestro negli ultimi anni? "Quest’anno, per ora, siamo a quota 45 iscritti, con ancora qualche bambino indeciso che svolge le lezioni di prova prima di iscriversi. Ogni anno le iscrizioni variano, si passa dai circa 80 iscritti della stagione 2009/2010 appunto ai 45 di questa stagione. La stretta collaborazione con la Pallacanestro Stradella consente di avere sempre una squadra in cui possano sfociare i ragazzi che escono dal settore Minibasket". Come spiega questa variazionedi iscritti, da 80 a quasi la metà: sono passati tanti anni ma il numero è drasticamente diminuito, perchè? "Sicuramente ha influito la presenza, che in quegli anni non c'era, di nuove società sportive che si occupano ad esempio del ciclismo e dell'atletica. Negli anni passati facevamo anche molta propaganda nelle scuole, facendo spesso anche piccoli corsi di minibasket e questo oggi manca. Ora purtroppo non riusciamo a ritagliare il tempo da dedicare a queste attività fondamentali, soprattutto perchè noi siamo allenatori di basket ma lavoriamo anche fuori dal campo, ovviamente, quindi non abbiamo molto tempo al di fuori degli allenamenti". Non crede quindi che sia anche la situazione economica media delle famiglie a ostacolare lo svolgimento di attività sportive ai bambini?

SPORT

"L'intenzione è quella di tornare nelle scuole a far conoscere il nostro sport"

Marco Bortolin "Non credo sia il lato economico, noi da qualche anno manteniamo stabile il costo dei corsi, proprio perchè sappiamo che non è così scontato poter permettere a un bambino di fare sport e che la situazione delle famiglie italiane non è delle migliori. L'intenzione è comunque quella di tornare nelle scuole a far conoscere il nostro sport ai bambini, ci sarebbe però bisogno di istruttori disponibili ad effettuare questo progetto". Fate un campionato? "Quest’anno partecipiamo con la Squadra Aquilotti al trofeo provinciale. Un regolare campionato con partite di andate e ritorno con le squadre della provincia di Pavia. I più grandi, annata 2006, partecipano con merito come 'fuori quota' al campionato Under 13, campionato regionale organizzato dalla Federazione Italiana Pallacanestro". L'amministrazione comunale partecipa alle attività che organizzate con i bambini? "L’amministrazione comunale è sempre presente in occasione delle manifestazioni organizzate dal centro Minibasket. Un evento legato al Minibasket è sempre inserito nel calendario della Primavera dello Sport, manifestazione organizzata dal Comune".


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Il Periodico News - NOVEMBRE 2017 N°123  
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