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OLTREPò PAVESE LA POLITICA DEI SELFIE

Anno 11 - N° 120 AGOSTO 2017

Si selfie chi può! E a quanto pare in Oltrepò, molti sindaci, assessori, consiglieri e ammenicoli politici vari, non sfuggono a questa regola, che raggiunge il massimo "splendore" in estate, quando le feste patronali, le sagre paesane e le manifestazioni sono un'occasione...

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Oltrepò: "Grande territorialità, inutile litigiosità"

Un assessorato "pesante" il suo, la Lombardia è infatti la prima regione agricola d'Italia e fra le prime in Europa. Fava conosce bene l'Oltrepò Pavese, Fava conosce bene gli uomini e la realtà agroalimentare... Servizio pag. 12 e 13

Salice Terme:

"Merito dell'Amministrazione guidata dall'ex Sindaco Gabriele Barbieri"

"ALLA AZZARETTI ASSEGNEREI UN SEI MENO, PER LA DEDIZIONE PROFUSA"

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"Il Campionato Europeo di Agility Dog 2017, è il frutto di un percorso iniziato nel 2014. Come referente per le attività turistiche dell'Amministrazione Barbieri, mi ero posto l'obiettivo d’individuare manifestazioni ed eventi significativi per la nostra località. Si trattava, insomma, di valorizzare l'esistente, ad esempio il Rally, la maratona ciclistica, i mercatini, le iniziative musicali, i raduni, e trovare contestualmente nuovi sbocchi, nuove opportunità. Il tutto, ovviamente, tenendo presente le scarse risorse economiche a disposizione dell'Amministrazione Comunale. Nel novembre 2014 ho contattato l’organizzatore delle gare indoor di agility dog che si svolgono al Cowboy Guest Ranch di Voghera: il Signor Oggioni. Grazie al suo interessamento sono entrato in contatto con un alto esponente ... Servizio a pag.21

Corvino San Quirico "La mancanza di senso civico pesa sui costi della raccolta differenziata"

Servizio a pag. 31

"A quei tempi a Bressana avevamo 400 abitanti e quattro bocciofile"

Il gioco delle bocce è da sempre molto radicato in Oltrepò, e grandi campioni sono qui nati e cresciuti. Fra i tanti, uno, in particolare, ha saputo conquistare la stima di tutti gli appassionati, tanto da essere ritenuto da molti il più grande di sempre... Servizio a pag. 34 e 35

"Il problema è che a Varzi non esiste una politica turistica"

Servizio a pag. 23

Casteggio: "Far ritornare l'area Venco ad ambito inedificabile"

Andrea Mussi, assessore all'urbanistica del comune di Casteggio, in carica dal 2014, vuol fare alcune precisazioni... Servizio a pag.29


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Commento di Antonio La Trippa Si selfie chi può! E a quanto pare in Oltrepò, molti sindaci, assessori, consiglieri e ammenicoli politici vari, non sfuggono a questa regola, che raggiunge il massimo "splendore" in estate, quando le feste patronali, le sagre paesane e le manifestazioni sono un'occasione imperdibile per "i nostri eroi politici oltrepadani" per farsi un bel selfie. Continuando a usare la saggezza popolare dei proverbi, si può tranquillamente affermare : "al selfie non si comanda". Anzi, a dirla tutta è il selfie a comandare! Quasi tutti d'accordo in Oltrepò Pavese: sindaci, assessori e consiglieri di ogni estrazione politica, dai nazional popolari agli intellettuali. Nell'era dell'immagine, il selfie entra a far parte di molte strategie di marketing politico di molti nostri politici da paese. Selfie sì, ma non da soli: i selfie sono una mossa di media marketing che imperversa in Oltrepò. La scelta di scattarsi una foto insieme ad un'altra persona, possibilmente qualcuno che abbia un ruolo riconoscibile a livello pubblico, è diventata una priorità per i nostri politici amatoriali, oramai selfisti professionisti. Diventa così automatico per molti, troppi, caporali della politica oltrepadana, mostrarsi con foto, prontamente postate sui social. Un rapporto di affinità politica con il politico più alto in grado, in un clima di campagna elettorale costante. Il senso del limite rimane sconosciuto, anche a quello che è bene postare sui social in modo da non minare quel minimo di parvenza d'ufficialità che rimane in ogni caso al centro dell'attenzione quando si parla di politica e di istituzioni, anche se da paese. Immortalarsi in prima linea durante la "sagra della polpetta", immortalarsi nel corso della serata "tortellini e vino bianco" o immortalarsi durante l'incontro

sportivo "amanti e cornuti" e per chi, evidentemente non sa cosa sia il decoro e il rispetto della figura istituzionale che rappresenta, diventa un modo per comunicare in maniera evidente le proprie poche idee e i punti di vista politici ed istituzionali. La piccola corte composta da mogli, amanti o fidanzate del politico oltrepadano di turno è pronta, con fare gioioso nel mettere "mi piace" ed a condividere ogni foto postata sui social dal proprio sindaco o assessore di riferimento con gaudio, magari apparente, di parenti ed amici. Quando alcuni nostri politici postano selfie, molto spesso con la faccia rubizza per aver bevuto qualche bicchiere di troppo, pochi alzano la testa per dire: "ma questo cosa sta postando, ma questo di che sta parlando?". Purtroppo in molti casi nell'Oltrepò politico ci siamo abituati alle scorrerie, alla corruzione, ai soldi buttati, agli appalti pilotati, alle menzogne. Il male è endemico, non solo oltrepadano, ma è anche italiano e diffuso in tutto l'Occidente. I selfie postati in quantità industriale sono una forma di populismo, che cresce. Il termine, di per sé, non è dispregiativo: aa di popolo, di gente comune, di democrazia. Il popolo è demos, ma tra democrazia e populismo sembra che ci sia un abisso. In realtà, l'abisso è solo culturale. Chi fa politica dovrebbe essere informato, pensare e provvedere per tutti, tenendo a mente il futuro. Non si governa solo per l'oggi, ma per la collettività e per l'avvenire. Non è facendosi fotografare o fotografandosi, con faccia compiaciuta, alla sagra del proprio paesello, che si governa con il "buon senso del padre di famiglia" che si governa non solo per l'oggi, ma per la collettività e per l’avvenire. Molto spesso in molti paesi dell'Oltrepò questo non

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accade. Si tira avanti una barca che dondola in acque non sempre tranquille e che non si muove. Forse manca la cultura della politica, forse manca un'élite culturale che indichi, bene o male, una via da seguire. La cultura ed il buon senso politico non è postare selfie e fotografie durante una serata danzante, ma è sintesi, intuizione, proiezione. È etica. In alcuni comuni dell'Oltrepò, non in tutti certamente, i sindaci, gli assessori ed i consiglieri vari, sia quelli ufficiali che quelli ufficiosi, peccano di autocompiacimento, di presunzione e sono ammalati d'incultura. Il populismo dei selfie è solo un modo per acquisire il voto, è un modo per fare cabotaggio, non per governare. Molte delle istituzioni esistenti in Oltrepò, per come sono gestite e per gli uomini che le gestiscono, sono incapaci di dare risposte serie e non hanno alcuna visione del futuro che l'Oltrepò potrebbe avere. Alcuni sindaci ed assessori oltrepadani sono analfabeti politici di ritorno, nel senso che basta sentire le loro dichiarazioni per capire che ripetono sempre gli stessi pochi concetti, che qualcun altro gli ha suggerito e che ritornano a fare sempre gli stessi errori. Molti fanno politica come ultima spiaggia, fanno politica perché con la loro professione non riuscivano a sbarcare il lunario e lo stipendio politico è utile per mantenere a galla l'economia familiare. I selfie di alcuni amministratori comunali dell'Oltrepò dovrebbero far riflettere: la stragrande maggioranza sono durante cene, sagre, manifestazioni più o meno ludiche, scampagnate tra amici, fiancheggiatori, mogli, fidanzate ed in qualche caso amanti, con frasi che accompagnano la foto postata sui social piene di parole e vuote di contenuto. Altro che strade oltrepadane che fanno schifo, altro che acquedotti marci ed insufficienti, altro che aziende che chiudono, altro che turismo che praticamente non esiste, altro che ponti impraticabili, questa è tutta roba vecchia, non serve a portare voti, una foto in una bella serata danzante mangiando una salamella ed "avanti così che vai bene", questo si chiama populismo da quattro soldi. La politica, è etica, buon senso, capacità di dare un indirizzo. Molti cittadini dell'Oltrepò sono scontenti? Eccome! Ma a chi lo dicono se il loro sindaco è impegnato nel farsi un selfie!!! In Oltrepò per molti sindaci ed assessori non esiste più solo il gomito del tennista ma sembra che qualcuno sia stato colpito dal gomito del selfista. La moda di scattarsi selfie ovunque e con chiunque porta con sé anche un po' di dolore fisico. D'altronde cosa dicevano le nostre nonne? Chi bella vuole apparire un po' deve soffrire. Non c'è soddisfazione, appagamento dell'ego ed autocompiacimento quindi senza sacrificio. Una parte degli amministratori pubblici oltrepadani oggi ha un nuovo motto: selfie di tutto l'Oltrepò unitevi. Il contegno e la dignità istituzionale, che un sindaco, un assessore o un consigliere comunale dovrebbe avere, in molti casi in Oltrepò non esiste più e non c'è limite all'autocelebrazione e all'inopportunità di questo nuovo fenomeno. Perché l'importante è l'immagine, lo slogan, il messaggio. Poi in Oltrepò i problemi rimangono e si deve agire in emergenza costante e su tutto, ma chissenefrega, più facile farsi un selfie...


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VOGHERA SOTTO LE STELLE: "Circa 4 mila euro a serata sono pochissimi"

"I 5 Stelle si tirino su le maniche e si diano da fare" Di Christian Draghi

Conclusa la rassegna "Voghera sotto le stelle" che ha animato i giovedì sera cittadini, l'assessore plenipotenziario (cultura, commercio, attività produttive e scuola) Marina Azzaretti si gode il successo della manifestazione. Quattro serate da tutto esaurito, con piazza Duomo gremita di gente, ma non senza qualche polemica. A cominciare dalla spesa effettuata per le serate, finita nel mirino del Movimento a 5 Stelle che ne ha chiesto conto con una interpellanza. La vulcanica inventrice del "Viva Voghera!" non ci sta e replica piccata. Assessore Azzaretti, i 20mila euro lordi versati all'agenzia Ferrari E20 per la gestione della manifestazione sono tanti o pochi? "Non scherziamo, si tratta di una cifra appena sufficiente a coprire i costi. Circa 4 mila euro a serata sono pochissimi, basta pensare a quanto costa un service e un gruppo principale per rendersi conto che tanti hanno collaborato a titolo pressoché gratuito, cosa che neppure mi pare corretta. Persone che si sono date da fare per amore della loro città e perché hanno creduto in me e in questo progetto e che per questo ringrazio. Il Comune a mio modo di vedere dovrebbe investire molto di più in queste iniziative, purtroppo con i limiti del bilancio non è stato possibile". Esibizioni a titolo gratuito. L'anno scorso ci fu un po' di polemica perché lei chiese agli artisti di esibirsi gratis. Quest’anno avete pagato tutti? "Abbiamo pagato le esibizioni principali, alcuni invece si sono gestiti autonomamente con i locali e bar che hanno fatto suonare". Immaginiamo che le diano il budget che desidera. Che iniziativa realizzerebbe? "Il mio impegno sarebbe quello di allargare queste serate spalmandole su una zona più ampia della città e dare una continuità durante un periodo dell’anno più lungo. Poi i 5 stelle se vogliono chiedano il conto. Oppure si tirino su le maniche e si diano da fare magari organizzando qualcosa anche loro. Parlare è sempre più facile". Il fiore all’occhiello della kermesse è stato il Voghera’s Got Talent. Anche senza troppa puzza sotto il naso, qualcuno potrebbe obiettare che dall’assessorato alla cultura ci si potrebbe aspettare qualcosa di maggior spessore… "Voghera sotto le stelle è una manifestazione per la città. La cultura è a 360 gradi, non esiste solo quella di nicchia, che al più può rappresentare un valore aggiunto. Non può essere invece l'unico valore per tutta la collettività che, ricordiamolo, è uscita da un periodo di lunga stasi dove ognuno era chiuso in casa oppure a vivere la città in una maniera del tutto scollata. Queste iniziative hanno come scopo il risvegliare il senso di appartenenza alla città, che deve innanzitutto ritornare a vivere. Poi, nel caso di Voghera’s got talent, si tratta di un'opportunità per molti di andare sul palco e mostrare le proprie capacità, intraprendendo magari una strada positiva e svilupparle ulteriormente. Questa è cultura della crescita individuale. La gente poi ha apprezzato e tocco con mano questa soddisfazione tutti i giorni, per le strade". Quattro giudici fissi per ogni appuntamento: Rena-

Marina Azzaretti

to Faller, Miky Orione, Lallo Tanzi e Fabio Tordi con la collaborazione di Matteo Para. Perchè questa scelta? "Ringrazio molto i quattro giudici che sono stati simpatici e poliedrici e che si sono messi a disposizione della città. La scelta delle persone è stata fatta dall'organizzazione e non direttamente da me". Passando alla cultura "di nicchia", che ci dice del Teatro Sociale, a cui lei tra l'altro ha una delega speciale?

"Stiamo preparando il bando per l’assegnazione dei lavori, che dovranno iniziare entro il gennaio del 2018. Da lì trascorreranno circa 2 anni per vederne la fine e poter finalmente programmare la riapertura". A bruciapelo: Teatro riaperto con il nastro tagliato da Marina Azzaretti sindaco. Come la vede? Si vocifera che Carlo Barbieri potrebbe candidarsi alle regionali del prossimo anno e lasciare così la guida della città… "Non so cosa sia intenzionato a fare Barbieri, che al momento è il sindaco e sta facendo un ottimo lavoro. Per quanto mi riguarda posso dire che di impegno per la mia città ne sto mettendo tanto e non mi spaventerebbe metterne di più". Cosa c'è in cantiere per i prossimi mesi? L’Iria Castle Festival si rifarà anche quest’anno? "Sì, il progetto è stato appena rifinanziato dalla Fondazione Cariplo e si svolgerà da metà settembre a metà ottobre. Il Castello riaprirà il 15 settembre con una super rievocazione storica, mentre il 14, sempre in piazza Duomo, ci sarà la finale di Voghera’s Got Talent. Sarà un mese intero di eventi, uno al giorno. Si esibiranno varie associazioni e artisti cittadini che hanno già fatto richiesta fino a riempire il calendario. Danza, presentazioni letterarie, musica. Tutte le realtà artistiche potranno esibirsi".

tutti gli impegni del "super assessore"

Progetto "Attract", campagna "No Slot", rifinanziamento pre e post scuola Di Christian Draghi Non solo cultura. L'impegno di Marina Azzaretti in amministrazione si estende ad altri settori. Le sue deleghe riguardano Commercio, attività produttive, scuola. Il "super assessore" della giunta Barbieri è attivo su molti fronti. Recentemente, il settore delle attività produttive ha annunciato l'arrivo di un importante finanziamento per sostenere il reimpiego delle aree cittadine dismesse. "Il progetto – annuncia Azzaretti – si chiama Attract e permette di accedere a un finanziamento a fondo perduto da 100mila euro per agevolare le pratiche burocratiche per tutti i soggetti interessati a investire. In altre parole, grazie a questi soldi chi fosse interessato ad acquisire o a utilizzare certe aree urbane godrebbe di numerosi sgravi fiscali e incentivi". Nel caso specifico di Voghera le aree che l'amministrazione comunale aveva individuato e per le quali è possibile accedere al finanziamento sono 5. L'ex caserma Zanardi (Magazzini via Kennedy-via Marsala), 2500 mq di area da destinare ad attività direzionali e turistico-ricettive. Sempre l'ex Caserma con i Magazzini sul lato Via Marsala, con 3600 mq da destinare ad attività direzionali, e turistico-ricettive. C'è poi il corpo centrale del magazzino del medesimo edificio, con 7000 mq da destinare sempre ad attività direzionali e turistico ricetti-

ve. Quarta struttura la vecchia Filanda di Via Edison, vicino alla Balma, 22.929 mq da destinare ad attività produttive, direzionali, logistiche. A chiudere l'elenco, infine, l’ex Casa riposo di Via Don Minzoni con i suoi 11.1158 mq da destinare ad attività direzionali e turistico-ricettive. Altro progetto importante a cui l'Amministrazione sta lavorando è la campagna "No Slot", per arginare e contrastare il diffondersi della ludopatìa. Voghera detiene un record non invidiabile: il maggior numero di slot per abitante della Provincia. "Purtroppo le armi a disposizione del Comune per frenare il gioco d’azzardo non sono molte. Possiamo impedire che nuove sale si insedino a meno di 500 metri dalle scuole e dai luoghi sensibili, e potremmo decidere di imporre delle fasce orarie di stop al gioco, ma quest’ultima soluzione va ponderata attentamente perché non vorremmo per finire con il penalizzare gli esercizi commerciali che già soffrono. La strada per risolvere il problema passa attraverso la prevenzione e l’informazione, educando i cittadini alla responsabilità. Per questo siamo molto attivi insieme a scuole e associazioni" spiega sempre Azzaretti. Infine, proprio sul fronte scuole, l'assessore ha incontrato i nuovi dirigenti scolastici dei circoli didattici di via Marsala e via Dante e ha annunciato il rifinanziamento del pre e post scuola.


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"ALLA AZZARETTI ASSEGNEREI UN SEI MENO, PER LA DEDIZIONE PROFUSA"

Di Giacomo Lorenzo Botteri Attilia Vicini è la responsabile culturale dell'associazione Voghera È. Insegnante di lungo corso all'Istituto Agrario Gallini, da sempre impegnata in attività culturali e sociali, senza tessere di partito in tasca come tiene a precisare, definendosi: "un'onesta contadina del campo progressista di Pisapia". Se Pier Ezio Ghezzi avesse vinto le elezioni, lei molto probabilmente adesso sarebbe assessore alla cultura e all’istruzione. Quali progetti avrebbe portato avanti in ambito cultura? "Credo fermamente in una progettazione condivisa con le forze attive della città. Per carattere e formazione sono distante da ogni gestione personalistica della cosa pubblica. In città esistono associazioni culturali di grande valore: Progetto Voghera, Spazio 53, Culturama, Voghera È, ci sono quindi tutte le condizioni per dar vita a una Consulta della Cultura che elabori un programma condiviso e organico, superando frammentarietà e sovrapposizioni. Fondamentale in questo ambito anche l'apporto delle librerie, sempre attive con proposte di qualità". E per la scuola? "Lo stesso discorso vale per le scuole, costanti promotrici di cultura oltre che di educazione e formazione: una Consulta della Scuola collegata, ma autonoma rispetto a quella della cultura potrebbe potenziare, razionalizzare e valorizzare le attività delle scuole in ambito teatrale, musicale, artistico". Qual è la sua valutazione della "Sensia" di quest'anno? "Ho apprezzato moltissimo la mostra sul realismo critico organizzata da Spazio 53, che ho avuto la fortuna di visitare con la guida d'eccezione del curatore, mio cugino Virginio Giacomo Bono, cui sono debitrice della mia prima formazione culturale. Per il resto direi che non ci si è discostati dalla solita fiera di paese, e purtroppo lo stesso discorso vale per Voghera Sotto le Stelle. La tendenza comune a queste iniziative è il privilegiare la quantità a scapito della qualità. Naturalmente ogni iniziativa che induca i vogheresi a uscire di casa, a incontrarsi e a divertirsi in compagnia è meritoria, ma se confrontiamo i nostri giovedì sera non con analoghe situazioni a Pavia o Vigevano, ma anche semplicemente con le "invasioni urbane" della vicina e più piccola Tortona, purtroppo Voghera fa sempre la figura della Cenerentola. Ad esempio sarebbe bello affiancare a Voghera’S Got Talent eventi di professionisti dello spettacolo, che diano alle serate un carattere popolare, ma nello stesso tempo artistico e culturale (cito ancora Tortona e le serate con Anastasia, Massimo Ranieri, Ale e Franz)". Visto che fa l'insegnante che voto darebbe all’assessore Azzaretti? "Venticinque anni di insegnamento mi hanno portata ad attribuire importanza all'impegno, quindi assegnerei un 6 meno, per la dedizione profusa al di là della modestia dei risultati raggiunti". E un consiglio? "Iniziare finalmente a valorizzare i veri talenti della città. Abbiamo un baritono che canta regolarmente alla Scala e al Metropolitan di New York, giovani tenori e soprani in tournée in Italia e all'estero, grandi professori di conservatorio, cui non viene data quasi

sul Commissario, sulle scuole e persino sulle famiglie, esplicitamente accusate di non aver pagato". È davvero tutta colpa del Commissario come sostiene l'assessore Azzaretti? "Il commissario, come in altri casi in cui c'è stata superficialità, non ha voluto saperne di ricorrere a ripieghi non corretti. E ovviamente non è neanche colpa delle scuole, che non

Attilia Vicini nessuna occasione di esibirsi in città: torniamo a essere orgogliosi dei nostri artisti come lo siamo stati in passato!". Restando in tema come affronterebbe la questione del Teatro Sociale? "Prima di tutto direi la verità ai vogheresi: il teatro sarà una grande opportunità, ma anche un serio problema per la città, non solo per i costi del restauro, quanto per quelli di gestione, tanto più se non tutti i posti saranno agibili. Vorrei però partire dall'oggi: Voghera è l'unica città della provincia senza stagione teatrale. Si sta per fare un grande investimento sul restauro del Sociale e nel frattempo da anni si è disabituata la città al teatro. Propongo quindi già dal prossimo autunno una stagione teatrale negli spazi esistenti (San Rocco, Barnabiti, Adolescere) anche a partire dalle giovani e qualificate realtà del territorio. Cito Oltreunpò, teatro di Marco Oliva, Dartevaria Underteatro di Bruno Cavanna, i Fuoridicopione, il nuovissimo gruppo di giovani attrici Luvarara. In ambito musicale la Corale Gavina, Accademia Rossini, i Sacher Quartet… Sono certa di non essere stata esaustiva e mi scuso, ma volevo solo rendere l'idea delle potenzialità presenti in città. Molti di questi attori e musicisti ci hanno fatto l'onore di esibirsi nel Giardino delle Idee di Voghera È, suscitando l'entusiasmo del pubblico. Ripeto: Voghera merita una stagione teatrale. Subito!. Rispetto al futuro vedrei bene al teatro Sociale una ampia rassegna teatrale e musicale di tutte le scuole dell’ Oltrepò, e una serie di spettacoli mattutini offerti a prezzo contenuto alle scuole e ai centri anziani, come accade da decenni con gli "inviti alla Scala" cui gli studenti vogheresi partecipano da sempre con grande entusiasmo". Passando alla scuola, Voghera è stata recentemente investita dal ciclone conti mensa. Qual è il suo pensiero a tal riguardo e cosa a suo giudizio non ha funzionato? "Il sistema non è stato progettato correttamente sin dall'inizio, perché a un metodo di distribuzione buoni con il semplice ritiro del tagliando cartaceo in caso di presenza del bambino, si è sostituita una modalità che richiedeva un passaggio in più, senza preoccuparsi di attribuire correttamente il compito aggiuntivo e cioè il caricamento dei dati online. Il bello è che chi di dovere ha subito fatto un bello scaricabarile

VOGHERA

"Il teatro sarà una grande opportunità, ma anche un serio problema"

sono tenute a inserire manualmente dati in un sistema informatico di un gestore di servizi esterno. Men che meno si possono accusare i genitori di non aver versato il loro denaro in un sistema che non dava segni di vita". Come mai da febbraio a oggi la situazione non si è sbloccata? "Il fatto che non si sia sbloccata è proprio la dimostrazione che il problema è organizzativo e strutturale e non una questione di investimenti negati dal Commissario. Altrimenti con una rapida variazione di bilancio si sarebbe risolto subito". Quali i disagi delle famiglie e che iniziative hanno preso? "Tra le famiglie si è scatenato il caos: c'è chi ha pagato ciò che gli sembrava di dovere, chi è rimasto sconcertato in attesa di chiarimenti che stanno e stiamo ancora aspettando, chi recandosi negli uffici comunali ha ricevuto una sorta di invito informale all'autocertificazione, metodo sicuramente efficace per riempire i buchi, ma di correttezza assai discutibile, se utilizzato solo per qualcuno che si presenta a uno sportello. Sicuramente ci ha rimesso chi necessitava di certificazione per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Comunque resta in tutti la perplessità sul versare soldi dal proprio conto corrente in un sistema che non funziona, che per mesi è rimasto bloccato e poi ha improvvisamente attribuito a tutti cifre alte e spesso ben più consistenti dell'effettivo uso della mensa". Cosa ne pensa dei rumors circa l'ipotetica candidatura del Sindaco Barbieri a consigliere regionale? "Da avversaria leale faccio a Carlo Barbieri i migliori auguri per una eventuale candidatura. Come cittadina vogherese leggerei in questa scelta (qualora avvenisse) un segno di disinteresse nei confronti della città, analogo a quello dimostrato con l'improbabile (e ovviamente respinto) controricorso dell'anno passato. Resto inoltre in fiduciosa attesa della sua più volte sbandierata rinuncia àlla ormai imminente prescrizione per il suo processo". Chiudiamo con una domanda di politica, anche se lei tiene a precisare di non avere tessere di partito. Pisapia potrebbe essere il leader locale del suo movimento? "Ho la massima stima di Giuliano Pisapia e condivido il modello milanese di un centrosinistra ampio e inclusivo. Mi auguro possa essere proposto a livello regionale e nazionale, anche se non mi nascondo le difficoltà: proprio per questo è una bella sfida. Per quel che mi riguarda tengo moltissimo al carattere civico e direi tecnico del mio impegno. Non credo assolutamente di avere la stoffa del leader politico: tutt'al più potrei essere un'onesta contadina del campo progressista di Pisapia!".


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"Ho pregato Gianni Tempesta di ripensarci"

"Possiamo dire che nella Consulta è tornato il sereno" Di Pierluigi Feltri

Costantina Marzano è la nuova presidente della Consulta per i Problemi Sociali del Comune di Voghera. L'abbiamo intervistata per conoscere la sua visione sul volontariato cittadino e per fare chiarezza sul periodo "turbolento" che, negli scorsi mesi, ha caratterizzato la commissione, con la clamorosa uscita di scena del suo predecessore Gianni Tempesta. Presidente, lei fa parte da molti anni della Consulta. "È da più di vent’anni che faccio parte della Consulta quale referente del Centro Italiano Femminile, che è l’associazione di cui attualmente sono presidente regionale e consigliere nazionale in carica. Il mio impegno ora continua, anche qui, con il ruolo di presidente". Chi fa parte del nuovo direttivo? "Abbiamo Moreno Baggini, referente degli Orti Sociali; Sandra Tassisto, per il Centro Italiano Femminile; Cristina Boffelli, come Associazione C.H.I.A.R.A.; poi Maria Grazia Savonelli per l’Arca degli animali; Stefano Gatti per l’Anffas; e la vice presidente Mara Lavezzari, della Fondazione San Germano". Che volto intende imprimere, con il nuovo direttivo, alla Consulta? "Ci siamo già trovati con il direttivo e ci siamo dati tre obiettivi. Innanzitutto riprendere la collaborazione con il Comune e gli altri enti che si trovano sul territorio e che possono collaborare e sostenere il volontariato. Secondo obiettivo, creare dei momenti di formazione per i volontari. Il volontariato è sempre alla ricerca di una specificità, oggi. Vediamo che ogni associazione mira a un problema specifico, per cui è giusto che la persona che si occupa di determinati problemi sia preparato a dare il proprio servizio nel migliore dei modi". In che modo? "Ad esempio, la nostra associazione si occupa da settant’anni del ruolo della donna, non solo riguardo all’emancipazione per portare avanti i propri diritti e i propri valori, ma sostiene anche le donne in difficoltà, per esempio qui a Voghera noi operiamo in stretto contatto con il Centro di accoglienza alla vita e con il Centro Antiviolenza. Chiaramente bisogna essere preparati anche per portare questo aiuto: la buona volontà non basta". E il terzo punto? "Pensiamo di creare delle iniziative dove tutte le associazioni possano presentarsi alla cittadinanza. Come il Festivol, che ormai è una tradizione. Al di là delle più note, molte associazioni non sono conosciute, nemmeno da noi. A volte capita di dover affrontare determinati problemi che arrivano da altre parti dell'Oltrepò e magari non sappiamo che lì esiste un'associazione che se ne occupa e non facciamo rete con loro". Quindi uscire fuori da Voghera e aprirsi a tutto l'Oltrepò. "Esatto. Da quest’anno la Consulta ha voluto dare al Festivol proprio questo obiettivo: coinvolgere tutte le associazioni. Con l’aiuto del Centro Servizi al Volontariato di Pavia, il quale aveva in programma

il Bambinfestival sul territorio dell’Oltrepò che verrà compreso nel Festivol. Alcune associazioni svolgeranno iniziative sul loro territorio: avremo iniziative a Canneto Pavese, a Torrazza Coste, Broni, Codevilla, e altri in fase di definizione. A Voghera, invece, allestiremo un tendone in Piazza Duomo, dove le associazioni potranno simulare le loro attività, in modo che chi verrà a trovarci possa avere modo di vedere come viene svolto realmente il servizio". È già stata definita la data? "Il Festivol si terrà il 30 settembre. Ci saranno anche banchetti sotto i portici di Piazza Duomo. Il 29 settembre, in mattinata, con le scuole cittadine avremo un convegno presso il Teatro San Rocco. Lo scopo specifico è quello di presentare le associazioni di volontariato; non dobbiamo dimenticare che il nostro primo messaggio va ai giovani – abbiamo bisogno di nuove risorse. In secondo luogo, tratteremo il tema del gioco, sotto diversi punti di vista: come ludopatia, come sostegno in caso di sofferenza (pensiamo, come esempio, ai clown di corsia), e al gioco visto come momento di educazione". Chi ci sarà come relatore? "Il professor Zanardi (psicologo e docente presso l’Università di Pavia, ndr) ha già confermato la sua disponibilità. Piace ai giovani, fra l’altro, quindi lo abbiamo voluto fortemente. Poi ci saranno altri relatori, che porteranno esperienze connesse alle varie aree presenti nella Consulta". Il passaggio di consegne è stato, per così dire, un po' burrascoso. Come ha vissuto questo momento? "Un po' tristemente, dico la verità. Mi aspettavo che tra noi, come associazioni di volontariato, determinate polemiche potessero essere evitate. Al di là di quelle che possono essere le idee di ognuno. Tutti siamo liberi di esprimere le nostre opinioni sulle cose che politicamente accadono, ma il prendere posizione come Consulta sulla scelta politica del momento è una cosa che deve essere decisa in assemblea. Se l'assemblea ha deciso di non volersi esprimere, allora il presidente doveva prenderne atto. Non poteva monopolizzare una Consulta per portare avanti un suo principio. Lui si è visto 'sfiduciato' da questo atteggiamento generale dell’assemblea e credo che questo lo abbia indotto a presentare le dimissioni. Io non ho voluto accettare questa uscita di scena, fin da subito. Ho pregato Gianni Tempesta di ripensarci. Poi è venuta fuori questa situazione sulla stampa e si è creata una certa frattura". Le acque si sono calmate? "L’ultima assemblea è stata molto serena, si è discusso di come portare avanti il programma e le va-

Costantina Marzano

rie iniziative, e di quelle che sono le necessità delle associazioni. Era presente anche l’assessore Simona Virgilio". Che ruolo ha avuto l'assessore in questa partita? "Sono state adombrate pesanti ingerenze nella vita della Consulta da parte dell’Amministrazione. L’intervento dell’Assessore in assemblea ha voluto richiamarci alla funzione della Consulta. Al di fuori di questo ambiente ogni associazione può esprimere quello che vuole liberamente, ci mancherebbe altro. Ma se l'assemblea si esprime a maggioranza su una certa posizione, è giusto venga portata avanti, che il presidente la rappresenti. Chi la pensa diversamente dalla maggioranza è libero di esprimerlo, ma non coinvolgendo la Consulta. Mi pare questa la democrazia. Se poi qualcuno, forse, si è sentito o si sente un po' trasportato dalla propria emotività, è qualcosa di personale e lo può esprimere fuori dalla Consulta comunale. Le associazioni di volontariato, proprio per il loro spirito di servizio, devono superare queste cose. I problemi che dobbiamo affrontare all’interno della Consulta sono ben altri". Non ci sono state defezioni o "scissioni" fra le associazioni aderenti? "No, al momento no. Ora vedremo le prossime riunioni. Anzi, si sono aggiunte delle associazioni. Una è l’A.m.r.o.p., l’Associazione Malattie Renali dell'Oltrepò, la cui presidente è la dottoressa Cristiana Barbieri. Poi si è inserita Una mano per…, che assiste i bambini disabili. L’associazione di rugby di Voghera, che fa attività di inclusione sociale, collaborando con il carcere e con i bambini disabili. Anche la Croce Rossa, che era rimasta fuori un po' di tempo, è rientrata. Possiamo dire che nella Consulta è tornato il sereno".


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"un lavoro grosso, durato dalla fine di giugno fino al 20 di luglio"

Di Serena Simula Che l'unione faccia la forza non lo dice solo un vecchio detto popolare, ma anche l'esperienza concreta. A darne una prova nei giorni scorsi sono stati i genitori dell'istituto comprensivo di via Dante a Voghera, che grazie alla collaborazione tra di loro hanno risistemato in autonomia due corridoi della scuola, lasciando al comune solo il compito di completare il lavoro nelle parti più alte. Tra i promotori dell'iniziativa c'era anche l’architetto Michela Brizzi, madre di uno degli studenti della scuola e membro del consiglio d'istituto, che abbiamo intervistato per parlare di questa iniziativa e più in generale della situazione all'interno dell’istituto. Brizzi cominciamo dai lavori che avete effettuato a scuola. "La prima cosa che devo dire a riguardo è che mi ha fatto molto piacere trovare un gruppo di persone disponibili a darsi da fare per la scuola, che si è rimboccato le maniche e ha messo a disposizione il suo tempo per rendere l'ambiente più accogliente. Adesso il comune finirà quanto noi abbiamo iniziato, ma possiamo essere fieri del lavoro che abbiamo fatto. è la prova che se si uniscono le forze è possibile realizzare con successo qualunque progetto". Che lavori sono stati eseguiti? "Abbiamo fondamentalmente rimesso in sesto due corridoi della scuola di 73 metri ciascuno, occupandoci per questioni di sicurezza dello zoccolo, vale a dire della parte più bassa del muro. Abbiamo ridipinto pareti e termosifoni, carteggiato alcune parti di muro in cui veniva via l'intonaco e le porte che necessitavano lo stesso trattamento. è stato un lavoro grosso che è durato dalla fine di giugno fino al 20 di luglio, un lavoro importante non solo dal punto di vista dell’entità: ciò che più conta è che si sono lasciati coinvolgere non solo i genitori, ma anche gli insegnanti e i bidelli. Tutti si sono dati da fare per aiutare a sistemare la scuola". E adesso interverrà anche il comune... "Sì, il suo intervento era necessario perché per questioni di sicurezza noi genitori non potevamo occuparci della parte più alta del corridoio. è una struttura molto vecchia e le pareti sono davvero molto alte, quindi toccava a una ditta specializzata montare i ponteggi e concludere il lavoro. Siamo felici però che la nostra iniziativa abbia incoraggiato il comune a intervenire". A proposito della scuola Dante, nelle ultime settimane le scuole vogheresi sono state al centro della polemica dei buoni mensa. Sa se ci sono novità? "Purtroppo non me ne sono occupata quindi non ho dati utili al riguardo. Quello che posso dire da semplice genitore, però, è che non credo ci siano state mancanze da parte della scuola. Fin dal primo giorno sono state comunicate digitalmente le presenze dei bambini a mensa, se c'è stato qualche inghippo deve essere successo nelle fasi successive". A settembre cambierà anche il preside. Com'è stato il rapporto con il professor Rivera in questi anni? "Rivera ha lavorato tanto e ha posto le condizioni perché tutti si impegnassero al massimo. Ha sempre conservato un ottimo rapporto anche con il consiglio d'istituto, verso il quale c’era piena fiducia e

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"Siamo felici che la nostra iniziativa abbia incoraggiato il comune a intervenire"

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Michela Brizzi

rispetto. Il dibattito tra i componenti è sempre stato franco, rispettoso, costruttivo e collaborativo. Ha permesso che si intraprendessero e realizzassero numerosi progetti risollevando un istituto che era in stagnazione dopo varie reggenze". Cosa vi attendete dal nuovo preside? "Personalmente dal prossimo preside mi aspetto altrettanto impegno, sperando che non lasci cadere i progetti intrapresi pur senza rinunciare a un apporto nuovo e personale. Spero che proseguano le tante iniziative avviate negli ultimi anni, ma anche che si continui a dare importanza ai rapporti di autovalutazione che consentono alla scuola di valutare il proprio operato e il livello di apprendimento degli

alunni, permettendo di approfondire interventi mirati al miglioramento dell'offerta formativa nell'accezione più ampia". C'è qualche provvedimento che dovrebbe prendere? "Più che altro c'è un provvedimento che è stato votato l’anno scorso e che spero venga mantenuto. Il consiglio ha infatti votato per far lasciare i cellulari ai ragazzi fuori dalle aule in apposite cassette di sicurezza. Si tratta di un’iniziativa per permettere agli insegnanti di svolgere più serenamente il loro lavoro, senza doversi continuamente preoccupare di eventuali distrazioni introdotte in classe dagli alunni".

L'Istituto comprensivo di Via Dante ritinteggiato dai volontari


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"Propongo vini dell'Oltrepo e con ottimi risultati"

Di Pierre Maxime A pochi mesi dall'inizio della sua attività, ho desiderato rincontrare lo Chef Pio Davide Albanese per ottenere feedbacks sulla sua Ristorazione e meglio conoscere la persona. Iniziamo dall'infanzia. Originario di? "Nato a Vigevano nel 1966, appassionato di nuoto e calcio, più di quest'ultimo, ho fatto la scuola dell'obbligo a Voghera e successivamente la Scuola Alberghiera a Milano". Suola alberghiera di 5 anni, con diploma finale? "Sì, certo". Cosa ne pensa delle scuole alberghiere di oggi, 4 anni senza un esame di maturità canonico finale, servono? "Beh, bisogna dire che oggi molti più ragazzi si avvicinano alla cucina tramite le scuole, e queste scuole immettono nel mondo del lavoro, comunque. Può anche essere una cosa giusta... Durante la mia prima esperienza estera, che feci tanti anni fa in Germania, queste scuole erano già attive là. Su 9 mesi di anno scolastico, 6 mesi si facevano in cucina come stage presso varie strutture esterne. Questi alunni tedeschi facevano 3 mesi tra i banchi di scuola e 6 mesi all'anno nelle cucine dove gli Chef diventavano i loro docenti. A fine anno facevano un riassunto, di nuovo inserendo le materie didattiche, nelle scuole, ed io ho sempre trovato questa cosa molto positiva per gli alunni. Quella tedesca era una scuola già innovativa ed attuale, a parer mio. Noi in Italia invece, a differenza loro, facevamo si gli stage nelle strutture esterne, ma li facevamo d'estate, aggiungendo esperienza manuale all'anno scolastico! E devo dire che, ahimè, molti miei compagni di corso di allora non fanno questo mestiere, che è comunque certamente una professione pesante che ti asciuga...". Se dovesse consigliare ad un giovane una scuola alberghiera oggi, quale consiglierebbe? "Molto probabilmente Stresa... Gli consiglierei quella... Poi ci sono anche scuole prestigiose, ma a pagamento, con costi molto elevati. Come l'Alma, di Gualtiero Marchesi, o l'Etoile, altra grande scuola, dove ti rilasciano un attestato di specializzazione ed in pratica ti garantiscono un ingresso, a diversi livelli, nel mondo del lavoro. Oggi poi, con la cucina così tanto sponsorizzata su scala televisiva nazionale...". Lei trova questi programmi interessanti per la cucina? "Per la Tv certamente sì, creano interesse e, essendo una moltitudine, certamente ne riscuotono anche! A livello professionale lasciano il tempo che trovano... il lavoro vero non è così, non è show: è ovviamente impegnativo, pesante e soprattutto serio!". Un grande Maestro della cucina italiana nel mondo, tempo fa disse "in Tv non vedo Chef, ma solo personaggi televisivi che in passato hanno fatto fallire ristoranti". è d'accordo con questa affermazione? "Lungi da me la presunzione di poter criticare le affermazioni, in positivo e/o negativo, di un Grande Maestro, sia per esempio Mei o Gallina... Ecco, posso dirti che questi professionisti inarrivabili di certo

Pio Davide Albanese

in Tv non vanno". Pensa che per uno Chef sia d'obbligo l'esperienza estera? "No, assolutamente". Lei l'ha fatta, però... "Sì, e con gran piacere! Il mio primo lavoro, uscito dalla scuola, fu il Bar della Scala a Milano, ove rimasi per 3 anni. Poi passai nelle cucine del Tulà, celeberrimo ristorante milanese nel mondo. Poi arrivò il terremoto, nel 1992, delle inchieste giudiziarie di Mani Pulite e la Milano da bere, che nel nostro caso era soprattutto da mangiare si bloccò repentinamente, e l'attività a quei livelli entrò in profonda crisi, aleggiante il terrore delle inquisizioni e degli arresti. Non dimentichiamo che all'epoca questo lavoro era davvero Iper-pagato! I grandi Maestri, come quelli ad esempio prima citati, avevano stipendi davvero faraonici in quelle strutture frequentate quotidianamente dal Jet-set mondiale". Di quale squadra di calcio è tifoso? "Sono juventino sfegatato". Dovesse inventare o dedicare un piatto, che so, un dolce alla Juventus? "Beh, alla Signora certamente dedicherei un grande classico della cucina italiana d'autore!". Non una torta a forma di trofeo della Champions League? "Neanche per sogno! Io le 9 finali le ho viste tutte, tra perse e vinte, e ritengo non sia una maledizione. Ritengo sia il braccino, una psicosi che ormai si è radicata nella mentalità con la quale ci presentiamo in Europa. Devo anche dire che, dopo 15 anni di lavoro, la prima volta che son venuto a lavorare in un ristorante oltrepadano è stata proprio in occasione del ritiro

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"L'Oltrepò è terra di confine con scarsa storia culinaria"

della Juventus a Salice Terme nel 2004, presso il GolfCafè". E poi qui è rimasto? "Tra fugaci ripartenze, alla fine sì, son rimasto...". Quali caratteristiche riscontra nella ristorazione della zona? "Dunque... Partiamo dal fattore che questa è terra di confine dalla scarsa storia culinaria, a parte i tradizionali agnolotti, ravioli e brasati, e forse qualche minestra di verdure. Tra Tortona e Stradella ci sono alcuni buoni ristoranti, di ogni fascia di prezzo ma senza superare determinati limiti... anche se l'oltrepadano, ad esempio in Milano, un conto più caro, a parità di cucina, lo accetta perché appunto in trasferta..".. Propone vini oltrepadani, e ne riscontra il gradimento? "Assolutamente sì! Propongo diverse referenze dell'Oltrepò e con ottimi risultati, anche se il re tra i vini richiesto in questa zona rimane il Prosecco". Non ritiene si possa fare qualcosa a livello di marketing per invertire la

tendenza? "Forse, ammesso non sia una sfida già persa per sempre... ma di questo posso parlarne non come critico del settore, che non sono. è un argomento che non conosco approfonditamente, ma la sensazione, anche conoscendo altre zone territoriali a livello di ristorazione, che ho sempre avuto per quanto concerne i vini oltrepadani è quella che sia stata una, chiamiamola, gestione un po' troppo familiare, se mi passa il termine, condizionata forse troppo dalla provincialità e poco aperta alla conquista, cosa che invece altre zone di produzione italiane hanno saputo mettere in campo in tutto il loro splendore". Se domattina ricevesse un'offerta stellare in altre parti del mondo ed in prestigiose strutture... "Non le lascio nemmeno terminare la domanda: la risposta è no! Dopo 35 anni di cucina, di esperienze varie e tanti posti visti e vissuti, vorrei da oggi che questa nuova attività fosse un po' la mia pensione... Non ho molti posti a sedere proprio perché voglio, e cerco ogni giorno, un interscambio confidenziale con amici e clienti su prodotti, ricette e proposte. Non mi interessa gareggiare su vertici di qualità, né ho pretese di incassi altissimi. Desidero sviluppare una mia nicchia di appassionati clienti con i quali trascorrere ore piacevoli mangiando e bevendo bene!". Che consiglio si sente di dare ad un giovane che voglia iniziare questa professione? "Bisogna impegnarsi molto, sperimentare di continuo, andare alla ricerca di prodotti sfiziosi e nuovi, accrescere la cultura culinaria il più possibile ma, soprattutto, aver sempre chiaro in mente che bisogna rispettare la cucina, il servizio ed il cliente, senza mai tentar acrobazie: prodotto ottimizzato e cliente appagato".


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"Già da bambina creavo e cucivo i vestitini per le mie bambole"

"Concorrenza di cinesi e africani? In genere gli stranieri fanno solo riparazioni"

Emanuela Serra

Di Gabriella Draghi La sartoria artigiana è la culla dell'alta moda italiana ed il segreto del suo successo. Negli ultimi vent'anni, tuttavia, è stata un po' abbandonata a se stessa, a causa della diffusione delle griffes, del prét-à- porter e dell'abbigliamento low cost che hanno favorito e velocizzato l'acquisto del consumatore che può scegliere il capo preferito tra le innumerevoli proposte di mercato stando seduto comodamente a casa propria davanti allo schermo di un computer. Ma nel territorio dell'Oltrepò pavese continuano a svolgere la loro attività ancora diverse sartorie. Abbiamo intervistato Emanuela Serra, titolare di un atelier di sartoria in Voghera per farci raccontare la sua esperienza. Come e quando ha iniziato a prendere in mano ago e filo? "Mia mamma ha sempre fatto la sarta e praticamente sono cresciuta con ago e filo in mano. Già da bambina creavo e cucivo i vestitini per le mie bambole e ho coltivato questa passione arrivando poi a farne una professione". Ha frequentato una scuola? "Sì, ho frequentato un corso di stilismo e modellismo a Pavia e, mentre facevo la scuola, mia mamma ha iniziato ad occuparsi di produzione di abbigliamento industriale utilizzando le varie tecniche di assemblaggio dei capi la cui conoscenza si è rivelata molto utile per il mio lavoro. Ricordo che alla scuola ero molto avvantaggiata rispetto ai miei compagni perché già conoscevo i modelli dei pezzi di composizione di un abito. Negli anni ottanta, seguendo l'evoluzione delle tecniche sartoriali, mi sono poi iscritta ad altri corsi se-

rali di modellismo e negli anni novanta ho deciso di lasciare il laboratorio di mia mamma per dedicarmi al confezionamento dei capi su misura. Nel 1992 ho conosciuto una signora che era la titolare dell'’atelier Patrizia che vendeva anche i tessuti e ho iniziato a lavorare con lei producendo un su misura moderno, fatto a mano ma utilizzando per la cucitura macchine che davano la perfezione nella rifinitura del capo. Ho lavorato con lei sei anni e ho avuto un altro tipo di formazione, il contatto con la cliente e le sue esigenze nell'ambito del tessuto e del modello. Quando la signora Patrizia ha abbandonato l'attività ho deciso di mettermi in proprio e nel 2000 ho aperto la mia sartoria coadiuvata da mia mamma che nel frattempo aveva lasciato la confezione industriale". Ha deciso di aprire una sartoria in un momento in cui l'attività sartoriale era ormai in secondo piano vista l’evoluzione del prét-à- porter e del pronto moda, perché? "In quegli anni c'è stato un ritorno all'abito prodotto su misura. Già all'Atelier Patrizia lavoravamo molto, avevamo come clienti signore con taglie over, ragazze che volevano l'abito particolare per la festa dei coscritti o che avevano l'esigenza di avere un modello con un tessuto particolare. Le clienti mi hanno seguito e devo dire che da allora io ho sempre lavorato molto. Ho incontrato poi Lucia Prau questa signora che purtroppo ora non c'è più ma che a Voghera tutti ricorderanno e che produceva accessori in seta pura, cravatte, gilet e foulard e abbiamo avviato una collaborazione in quella che è ancora la mia attuale sede in Via Cavour a Voghera. Abbiamo lavorato molto bene, in quegli anni abbiamo fatto anche numerose sfilate in zona e la sartoria si è fatta conoscere ancor di più". In sartoria viene una clientela di mezza età o anche più giovane? "I giovani di solito non vengono in sartoria, preferiscono comprare il vestito in negozio. Viene la ragazza che ha in mente un abito particolare che non trova confezionato o la giovane che desidera l'abito da sposa di un certo tipo. Le clienti arrivano con uno schizzo, una foto, uno spezzone di un film, un'idea da realizzare e da lì insieme, adattando il modello alla persona, creiamo l'abito". In quanto tempo viene realizzato un abito da sar-

toria? "Tra lo studio del modello, la prova e la realizzazione ci vuole almeno una settimana di lavoro, dipende poi chiaramente dal modello, diciamo che in quindici giorni si effettua la consegna. Inoltre, per quanto riguarda il prezzo siamo allo stesso livello di un prétà- porter". Quel è il vantaggio del capo confezionato su misura? "Innanzitutto il capo su misura segue perfettamente la linea del corpo attenuandone gli eventuali difetti. Le dirò di più. Spesso le clienti che comprano un capo confezionato, vengono a far fare delle modifiche a volte sostanziali per poterlo indossare. Poi c'è la possibilità di ottenere qualcosa di completamente nuovo utilizzando la stoffa di un abito da tempo chiuso in un armadio perché fuori moda oppure creare un modello unico ed esclusivo con un tessuto particolare comprato per esempio come souvenir in un viaggio . Qual è il capo che ama e che le dà più soddisfazione realizzare? "Sicuramente l'abito da sposa, il completo da cerimonia e l'abito da sera sono i capi che più mi appassionano ma devo dire che provo grandi soddisfazioni anche con le rimesse a modello di abiti del passato. Prima di buttare un capo che non piace più o non è più della taglia giusta consiglio sempre la cliente di passare in sartoria e di vedere se si può ottenere ancora qualcosa di particolare perché a volte si recuperano dei tessuti preziosi che ormai non vengono più prodotti". Negli ultimi anni sono stati aperti alcuni laboratori di sartoria cinesi e africani che sono molto competitivi riguardo al prezzo, le fanno concorrenza? "Ma guardi mi è successa una cosa curiosa. Il laboratorio di sartoria mio vicino mi ha addirittura mandato dei clienti perché ha avuto richieste di abiti su misura e, non avendo le competenze per realizzarli, li ha indirizzati a me. In genere gli stranieri fanno solo riparazioni e comunque quando una sartoria si distingue per professionalità e precisione non teme la concorrenza. Attualmente sto lavorando molto e spero di continuare nella mia attività che svolgo con passione e professionalità e che mi ha permesso di realizzare il sogno di quando ero bambina".


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Gentile Direttore, nessuno mette in dubbio che l'apertura della biglietteria della Stazione di Voghera non è consona alle esigenze dei pendolari, ma l'orario di apertura non dipende dal personale e non è solo dalle 9 alle 12 ma anche dalle 13 alle 17. Non è colpa del personale della biglietteria se rimane aperto un solo sportello, ma dipende dalla riduzione del personale fatta dalle Ferrovie dello Stato. Invece la qualità del servizio erogato agli sportelli della biglietteria, quello sì… dipende dal personale. Chi viaggia ogni giorno o deve rinnovare l'abbonamento non può usufruire del servizio in quanto la bigliette-

ria è chiusa, ma il personale è sempre disponibile e cerca di rispondere alle esigenze dell'utenza. Viaggio da 20 anni e non ho mai, dico mai, trovato il personale lento o demotivato, almeno non le due persone titolari. Loro rifiutano circa 15 caffè al giorno e questo la dice lunga sulla loro cortesia e disponibilità. Cercano sempre la soluzione migliore per ogni tipo di viaggio, fanno in modo di farti viaggiare trovando gli sconti possibili, ti suggeriscono soluzioni per risparmiare tempo e denaro. Invece ho visto persone arroganti che a richieste giustificate da parte del personale del tipo: "Mi dia la ricevuta del pagamento dell’abbonamento Io Viaggio per poterle fare l’inte-

grazione InterCity", hanno risposto aggredendo le signore allo sportello con parolacce. Io avrei risposto e invece loro si sono limitate a spiegare la richiesta. Credo che dovremmo rispettare il lavoro svolto da chi, fronteggiando ogni giorno tante richieste di utenti più o meno educati, cercano sempre di fare il meglio per rispondere alle esigenze di tutti. Patrizia Zamboni Rivanazzano Terme

DAI LETTORI

Biglietteria della stazione di Voghera: "Mai trovato personale lento o demotivato"

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"Il Sindaco Culle vuote e tanti animali da compagnia, ma io non condivido sembra Papa Pacifico"

Gentile Direttore, cambiano i tempi e le mode. I ricordi dei tempi passati non sempre sono validi confronti con valori e situazioni attuali. Sicuramente sarà capitato, a tanti di noi, di incontrare persone che, passeggiando per le vie cittadine, spingono dei passeggini dentro i quali vi sono... dei cagnolini. Novità dei nostri tempi: culle e passeggini vuoti o carenti di nuovi figli, ma... rimpiazzati e sostituiti da piccoli animali da compagnia. Certamente gli animali meritano attenzione e rispetto: sanno ricambiare amicizia ed affetto, non si lamentano, non protestano, sono fedeli. Siamo noi che, a volte, esageriamo nel rapportarci con il mondo animale. Spesso, queste bestiole sono super-coccolate, vestite con colorati cappottini e mantelline, sottoposti a toelettature all'ultima moda canina, sono allevate con cibi e vitamine "personalizzate" e accolte in famiglia come figli, o poco meno, a cui vanno insegnate la buona educazione e comportamenti corretti. Ci si rivolge loro con frasi più o meno sdolcinate, assumendo, in certi casi, il ruolo di papà e mamma. Da loro si attende uno scodinzolare della coda, a conferma della comprensione delle indicazioni della voce del padrone. Con qualche certezza mi viene da pensare che non tutti gli animali gradiscono questo tipo di attenzioni: la loro natura animale percorre altri istinti e non dovremmo assoggettarla alla nostra. Innegabile la preziosa compagnia con bambini e persone anziane:

sanno essere amici fedeli, ricambiano, senza riserve. Hanno una meritoria funzione sociale, però... sono animali e come tali vanno trattati. Sconfinare oltre la loro natura, rende tutto molto artificiale, ci si invischia in comportamenti ridicoli e commiserevoli. In tempi passati, ho avuto la fortuna e la compagnia, per molti anni, di un piccolo cane bastardino. Con affetto ripenso al bene ricevuto: sempre allegro e festoso nei miei riguardi e verso i miei famigliari. Ho apprezzato la sua fedeltà, cercando, però, di non esagerare con attenzioni oltre la semplice amicizia. Dolore, sino alle lacrime, alla sua morte. Lo ricordo con nostalgia. Con un pizzico di malizia mi capita di pensare che, per alcune persone diventa più conveniente allevare dei piccoli animali da compagnia, piuttosto che affrontare l'impegno educativo della crescita dei figli. Per me vale, e non dimentico, che il futuro si costruisce e, bisogna costruirlo con i figli e con le persone. Impegno difficile? Complicato? Sicuramente sì! Alternative? Agli animali domestici il ruolo dell'amichevole presenza. Da qualche tempo ho poi scoperto che alla dipartita dell'amico cane, gatto, canarino, criceto, pappagallino, coniglietto, etc. etc. i proprietari, si preoccupano di far conoscere il loro dolore, a parenti ed amici, tramite social network, sino ad arrivare alla pubblicazione di annunci necrologi sulle pagine dei giornali. Rispetto per tutti... ma io non condivido. Sergio Spairani - Stradella

Maleducazione in piscina Egregio direttore, desidero esprimere la mia opinione in merito ad alcune situazioni che in questi i giorni mi trovo a dover vivere frequentando alcune piscine della nostra zona. Inizio col dire che sono uno studente universitario e durante la stagione estiva vado alcuni giorni in piscina, a volte porto anche con me un libro per studiare un pochino. Soprattutto in quest'ultima estate 2017, sto continuamente assistendo, a comportamenti ed atteggiamenti di maleducazione ed inciviltà da parte dei clienti che usufruiscono del servizio di balneazione della piscina. In ogni struttura che fornisce servizi, e quindi anche negli impianti natatori, è presente un Regolamento, che detta tutte le disposizioni, obblighi, divieti e prescrizioni necessarie per beneficiare e godere pienamente dei servizi offerti dalla struttura. Noto però che la gente non rispetta minimamente ciò

che impone il regolamento. Vedo ragazzi della mia età che schiamazzano e bestemmiano incuranti della presenza di bambini e infanti o comunque clienti a cui potrebbe dar fastidio sentire cose del genere. Osservo clienti che lasciano cartacce e sporcizia varia per terra, nonostante abbiano a meno di un metro o nelle zone limitrofe dei bidoni. Quello che mi stupisce è che i trasgressori non sono esclusivamente ragazzi e giovani, ma anche genitori, i quali difendono i figli anche quando sono indifendibili. In questo paese noto sempre più spesso che non c'è più rispetto per il lavoro delle altre persone, ma soprattutto non c'è più rispetto per le persone stesse. Non scrivo per lamentarmi, scrivo per cercare risposte: dove è finita l'educazione e il senso civico che i miei genitori mi hanno insegnato fin da quando ero piccolo? Marco Tagliani - Voghera

Signor Direttore, a Torricella Verzate l'Amministrazione comunale non effettua la manutenzione ordinaria e così le strade hanno buche pericolose, i fossi sono intasati da terra e materiale vario e le banchine sono invase dalle erbacce. A chi chiede di provvedere ai lavori necessari ed urgenti, gli amministratori rispondono che non ci sono soldi. Ma se è vero, dove sono finiti i soldi incassati per la costruzione di tante ville del centro commerciale di Verzate e che fine hanno fatto le imposte locali annuali che derivano dalle seconde case, dal supermercato, dai ristoranti, bar, pizzerie, centro benessere a artigiani vari? è un mistero... Il Sindaco sembra "Papa Pacifico" salito in poltrona e con i suoi collaboratori non vede le cose necessarie da fare e non sente le lamentele dei cittadini. Sembra di essere nel Terzo mondo... E l'opposizione come si comporta? Anche se siamo in estate, dorme, come mamma orsa in letargo. Del resto l'attuale maggioranza ha vinto per soli 5 voti, una competizione elettorale "mediocre", con la presenza di una terza lista di disturbo che ha rubacchiato qualche voto alle prime due. Nella storia di Torricella Verzate non si sono mai visti tutti insieme tanti incompetenti alla guida del Municipio. Il bel paese di Torricella, col suo santuario, il Sacro Monte e i bellissimi panorami meriterebbe di meglio. Bardoni Luigi - Torricella Verzate

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PRIMO PIANO

"Il mondo vitivinicolo oltrepadano ha imboccata la strada giusta"

Oltrepò: "Grande territorialità, inutile litigiosità" Di Silvia Colombini

49 nove anni, mantovano, Giovanni Fava, ma per tutti Gianni, è sposato e ha due figli. Di professione imprenditore, in politica dal 1993, sindaco, consigliere provinciale, deputato per tre legislature in Parlamento, nel 2013 rassegna le dimissioni per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia guidata da Maroni, diventando assessore all'Agricoltura della Lombardia. Un assessorato "pesante" il suo, la Lombardia è infatti la prima regione agricola d'Italia e fra le prime in Europa. Fava conosce bene l'Oltrepò Pavese, Fava conosce bene gli uomini e la realtà agroalimentare oltrepadana, Fava viene spesso in Oltrepò per lavoro, per politica e per diletto, Fava pur con tutti i "distinguo" che la dialettica impone è uno che parla schiettamente, Fava "non le manda a dire", ed alcune volte lo ha fatto anche per temi e problemi riguardanti il nostro Oltrepò Pavese. Quando lo ha fatto alcuni hanno condiviso altri hanno dissentito. Il vino è la prima industria dell'Oltrepò Pavese. Al di là degli scandali è comunque un'economia che "tiene". A suo giudizio il mondo vitivinicolo oltrepadano si è mosso in modo adeguato per "sterilizzare" gli effetti deleteri dovuti agli scandali di questi anni che ne hanno danneggiato l’immagine? "Le valutazioni sulle azioni messe in campo dal mondo vitivinicolo oltrepadano meritano una riflessione a più lungo termine, ma ritengo che si sia imboccata la strada giusta. La storia della viticoltura e dell'enologia dell'Oltrepò Pavese è una delle più gloriose a livello internazionale. Sarebbe opportuno aggregarsi, portare avanti un'idea di territorio e di prodotto identitario, come i francesi hanno capito da decenni nelle loro aree produttive ben individuate". Ogni produttore di vino in Oltrepò ha la sua idea e la sua strategia per promuovere e vendere meglio il vino. Con cadenza regolare, scissionisti organizzano e costituiscono nuovi comitati o associazioni per meglio promuovere il vino oltrepadano. Secondo lei qual è il limite e i vantaggi di questa strategia di promozione "multi-teste"? "Le divisioni non sono mai positive. La sensazione è che qualcuno abbia agito per conservare un brandello di potere più che per proporre idee alternative. Si potranno sempre discutere le modalità aggregative, le soluzioni per sostenere il vino e il territorio, le modalità per favorire l'enoturismo e la pluralità è da considerarsi un valore aggiunto. Ma un conto è la pluralità in un concetto corale di promozione, un altro sono le divisioni e gli antagonismi, che non creano valore aggiunto, ma al contrario limitano le spinte positive". Il mondo del vino oltrepadano molto spesso dà la colpa alla politica, ma nell'ultimo periodo molti iniziano a domandarsi se le colpe sono tutte della politica o anche degli operatori economici. Lei come Assessore all'Agricoltura cosa chiede concretamente agli operatori economici del vino

Gianni Fava

oltrepadano per poterli aiutare in modo più fattivo? "Chiedo un progetto strutturato, a lungo termine, che punti sulla qualità e non su produzioni generiche. Come dicevo, l'Oltrepò ha fatto la storia della spumantistica, si è sempre distinto per molti anni in virtù di caratteristiche di altissimo profilo. La promozione del vino, tuttavia, sconta un limite che non è legato alle azioni di Regione Lombardia, ma alle mancate azioni del ministero delle Politiche agricole. Quanto è avvenuto e ancora sta avvenendo relativamente all’Ocm vino per l'internazionalizzazione è uno scandalo che pagano innanzitutto i produttori, in un contesto competitivo che è globale e che vede non solo la Francia consolidare il proprio valore in termini di prezzo unitario, ma registra la crescita di altre aree del mondo altrettanto interessanti, quali il Cile, l’Australia, il Sud Africa e la California. E mentre i viticoltori di quelle regioni avanzano, i nostri produttori avviliscono un patrimonio come il Made in Italy enologico, solo perché il Mipaaf è in tilt sulle regole dell’Ocm Vino. È assurdo". In Oltrepò ci sono alcune aziende vitivinicole di proprietà di imprenditori extra oltrepadani e quando qualcuno di questi imprenditori esprime le proprie idee, molto spesso, forse troppo spesso…viene tacciato di essere "foresto" . Anche nella vicenda della vendita La Versa le polemiche su quale era la miglior soluzione per l’acquisto della cantina, sono state molte e molte sono le voci che si sono levate a favore di una soluzione tutta oltrepadana. Lei ritiene positivo che imprenditori

"foresti" acquisiscano aziende in Oltrepò? Se sì perché? "Non è la provenienza di un nuovo proprietario che deve stupire, ma la sua condotta. Se il nuovo proprietario apporta un contributo in termini di innovazione, rispettando le caratteristiche del prodotto e soprattutto il contesto del terroir nel quale tale prodotto è inserito, assisteremo a un processo virtuoso nell’ambito del quale la qualità e l’immagine trarranno apprezzabili benefici". In Oltrepò ci sono diverse esposizioni e feste del vino. Oltrevini, la fiera storica, sta segnando il passo e si sta studiando una sua riformulazione. Lei è favorevole o contrario ad una grande mostra o fiera del vino in Oltrepò? "Sono favorevole a iniziative in grado di promuovere il prodotto e di comunicare un'immagine identitaria del territorio e del vino. Non bisogna dimenticare, però, che il futuro delle feste del vino non dovrà limitarsi a una sagra di paese, ma dovrà lavorare sull’incoming di visitatori, addetti ai lavori e stampa estera. Il futuro del vino è nell’internazionalizzazione, non certo di consumi interni, dove gli spazi sono sensibilmente minori. Credo che lo abbiano capito tutti, a parte forse qualche funzionario al ministero delle Politiche agricole". Oltre al vino l'altro prodotto principe dell'Oltrepò è il salame di Varzi. Le polemiche sulla qualità di questo salame si sprecano: c'è chi sostiene che sia un prodotto eccellente e c'è chi al contrario sostiene che l'attuale disciplinare del Consorzio salame di Varzi sia troppo permissivo e che non sia più buono come una volta. Secondo lei per po-


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dall’allevamento fino alla macellazione per arrivare al prodotto finito? "Non credo serva una mia ricetta, quando esistono già i disciplinari di produzione. Se non si considerano più rispondenti alle esigenze di un particolare sistema produttivo, allora saranno i soci e non la politica o l’assessore all'Agricoltura della Lombardia che devono intervenire. Faccio però un esempio: se il Consorzio del Prosciutto di Parma si limitasse a stagionare le cosce dei suini allevati solo in provincia di Parma, avremmo una produzione di nicchia, non sufficiente nemmeno al consumo domestico". Varzi, la capitale del salame non ha una manifestazione a livello nazionale o interregionale che lo promuova. Alcuni chiedono che a Varzi venga organizzata una fiera del salame. Lei è favorevole a questa ipotesi e quali caratteristiche dovrebbe avere questa fiera? "Non sono io a decidere, ma nulla ho mai avuto in contrario a iniziative intelligenti di promozione di un prodotto o di un distretto agricolo, purché finalizzato a far conoscere la cultura e l’identità di un prodotto e di un territorio. come fare, non sta a me dirlo". Tantissimi sono gli agriturismi in Oltrepò, come tantissimi sono i ristoranti. I ristoratori si lamentano del fatto che molto spesso gli agriturismi siano oltremodo agevolati e che non rispettino le regole soprattutto riguardo ai prodotti serviti. Qual è la sua opinione in merito e cosa si può fare di più affinché le regole vengano rispettate e gli agriturismi "travestiti" da ristoranti siano incanalati nel giusto binario? "La legge regionale è molto chiara e ha posto dei paletti più restrittivi rispetto al passato. Rispettando le norme non credo possano generarsi violazioni.

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Tuttavia, insieme all’assessore al Commercio, turismo e terziario della Lombardia, il collega Mauro Parolini, sono disponibile a incontrare i ristoratori. L’obiettivo di Regione Lombardia è consentire alle imprese di migliorare la propria marginalità nel rispetto delle regole, non certo di creare conflittualità". In Oltrepò come in altre zone d'Italia, esiste il problema cinghiali: incidenti e danni all'agricoltura. Da anni se ne discute e da anni aumenta il problema. Qual è la sua idea e la sua soluzione in proposito? "Lo scorso 11 luglio il Consiglio regionale lombardo ha approvato, con 51 voti a favore e 10 contrari del M5S e di Sel, la legge per la gestione faunistico-venatoria del cinghiale, che opera una sintesi tra le istanze degli agricoltori e quelle del mondo venatorio e degli ambientalisti. Nella norma vi sono significative novità, come il dovere di risarcire fino al 30% i danni causati dai cinghiali nelle aree dove è consentita la caccia. Per il triennio 2017-2019 sono previsti 300.000 euro all’anno per i risarcimenti e Regione Lombardia delibererà entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge la suddivisione del territorio lombardo in aree idonee e in aree non idonee alla presenza del cinghiale". Con una battuta: il punto di forza e il punto debole dell’agricoltura oltrepadana. "Grande territorialità, inutile litigiosità".

PRIMO PIANO

sizionare il salame di Varzi nella fascia premium del mercato bisognerebbe mettere mano al disciplinare e renderlo più restrittivo oppure no? "Il consorzio è un ente privato e come tale il diritto a pronunciarsi su statuto, disciplinare e regolamento fa capo ai soci. La politica e le istituzioni hanno un ruolo diverso, che è quello di sostenere nei limiti di legge le decisioni dei soci o le loro indicazioni". Il salame di Varzi, al di là delle polemiche, comunque sul mercato "tiene", ma il suo bacino d’utenza è comunque limitato e a livello di brand è ancora distante da altri marchi italiani nel mondo degli insaccati. Cosa devono fare a suo giudizio i produttori del salame di Varzi per migliorare il marketing di questo prodotto e cosa potrebbe fare lei per aiutarli in questo processo di crescita? "Regione Lombardia, insieme a Unioncamere Lombardia, ha individuato alcune manifestazioni strategiche all’estero per la promozione dell'agroalimentare, come ad esempio Anuga di Colonia o Fancy Foods a New York. Non mancano le opportunità per i produttori, meglio se presenti in maniera aggregata o insieme ad altre realtà consortili per rafforzare l’immagine di un comparto come la salumeria o di un distretto produttivo come potrebbe essere Pavia o tutta l'area padana lambita dal fiume Po. Una sorta di Po River Line, che avrebbe vantaggi di immagine da spendere insieme alla qualità dei prodotti". Nonostante una buona produzione in termini quantitativi e qualitativi del salame di Varzi, molti sostengono che in Oltrepò non ci sia nessun allevamento di suini in Oltrepò. La cosa non è in termini assoluti vera, ma certo è che gli allevamenti presenti sul territorio sono veramente esigui sia per dimensioni che per numero. Qual è la sua "ricetta" per creare una filiera che parte

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-AR-CHI- PIACE

Le opere fasciste offendono la libertà?

Eliminare la qualità e il lavoro di quegli anni sarebbe la peggiore offesa al popolo italiano di

Rachele Sogno

È recente la notizia della proposta del deputato Pd Fiano di una nuova legge contro l'apologia di fascismo. Il provvedimento ha subito attirato le polemiche e in difesa di Fiano si è schierata anche la presidente della Camera Laura Boldrini aggiungendo a ciò che è un tema caldo affermazioni che hanno creato conse-

guenze sconcertanti nell'opinione pubblica: ha fatto capire che, se fosse lei a decidere, passerebbe alla distruzione fisica degli edifici e dei simboli del Ventennio fascista. Poca rilevanza ha avuto la sua successiva retromarcia di pensiero. Questa premessa va fatta se si vogliono capire le motivazioni vere delle reazioni che ha generato il pensiero della Boldrini: non parlo dei fischi della curva da stadio, ma di ciò che, da Gregotti a Sgarbi, ha suscitato nella cultura architettonica. Eliminare opere fasciste non significherebbe solo abbattere un obelisco o una scritta DUX, ma distruggere opere pubbliche di cui godiamo ancora adesso: un gesto di follia assoluta. Non si discute quello che per molti può essere stato un periodo di oppressione e di guerre, ma si ricorda che nel Ventennio furono messi in atto grandiosi interventi architettonici ed ingegneristici di carattere pubblico. Non andiamo nel dettaglio della storia dell'architettura privata che non è stata da meno. Mi piacerebbe scrivere molto sull'ipotetico abbattimento dell'EUR a Roma con la ruspa "salviniana" guidata dalla Boldrini, ma non sarebbe corretta questa sede. L'intento è, senza guardare fascismo o comunismo o idee politiche o avvenimenti storici, di capire solo alcuni interventi architettonici del Ventennio che nel nostro territorio hanno, oltre a un valore storico, attuale utilizzo. Volendo si può. A Voghera la Casa del Fascio, ora sede dell'Ufficio delle Entrate fu edificata su progetto dell'ingegnere vogherese Eugenio Mollino tra il 1934 ed il 1937. Che cosa erano le Case de Fascio? Con Casa del Fascio, casa Littoria o casa del Littorio, si intendono gli edifici che erano sedi locali, dislocate nei comuni d'Italia, del Partito Nazionale Fascista. Nei centri urbani importanti presero la denominazione di palazzo del Littorio o palazzo Littorio. Moltissimi furono creati ex novo da architetti del movimento razionalista tra i quali Adalberto Libera, Saverio Muratori, Ludovico Quaroni, Giuseppe Samonà e Giuseppe Terragni: questo a significare che, nonostante non rispondesse alle idee di monumentalismo architettonico, anche il razionalismo ebbe il suo libero spazio durante il Fascismo. Anche a Voghera fu costruita una Casa del Fascio. Fu eretta in via Ricotti, zona in cui furono rase al suolo la Cooperativa Ferrovieri e un convento fatiscente e, nonostante modifiche che negli anni successivi ne cambiarono completamente la proporzione geometrica alzando la parte laterale di un piano e triplicando le finestre, ancora oggi si presenta come una struttura solida pur avendo subito interventi di ampliamento non adeguati. Seguendo i portici di via Ricotti incontriamo un altro edifico dell'epoca: L'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato oggi intitolato a Carlo Calvi, fondato nel 1933 da Davide Luigi Quaroni e che costituisce, ormai da più di ottant'anni, un punto

Voghera: l'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato (IPSIA)

di riferimento della formazione professionale in Oltrepò nei vari indirizzi di studio. All'inaugurazione era presente re Vittorio Emanuele III. Nella scuola sono presenti ancora manufatti (gessi, calchi, studi e altro) realizzati dagli studenti della scuola negli anni '30, quando l'istituto (appena costruito dove prima sorgeva il convento dedicato a Santa Caterina) era ancora denominato "Regia Opera Vittorio Emanuele III in onore ai Caduti per la Patria" e in cui si tenevano corsi di restauro, decoro e belle arti in genere: l’Istituto Professionale fu strutturato per offrire agli studenti un insegnamento teorico e grafico, accanto all’addestramento manuale, attraverso laboratori con utensili e macchine. Due edifici diversi. L'Istituto Calvi si presenta ancora come frutto dell’architettura fascista monumentale; si mirava alla costruzione di edifici spettacolari che dovevano stupire sia per la loro grandezza sia per l'uso del marmo e di simboli a ricordo dell'Impero Romano: le due aquile poste sulle colonne di ingresso ne sono lo specchio. Nella storia romana antica l'aquila rappresenta il simbolo del potere di Roma, dell'imperatore e dell'impero: dopo la caduta dell'impero romano, l'aquila venne utilizzata da tutti i più grandi sovrani della storia che sognavano di ripercorrere le gesta degli antichi imperatori e di raggiungere la grandezza dell'impero romano. La Casa del Fascio, ivece, è successiva e rispecchia quell'architettura razionalista che vedeva nella solidità e nella geometria rigorosa sua massima espressione: questo filone era usato infatti più

a scopo propagandistico: gli edifici erano freddi, statici e senza decorazioni perchè il regime doveva essere portatore di solidità, ordine e rigore. A qualsiasi periodo stilistico appartenesse l'architettura fascista ha sempre risposto a questo cardine: l'edificio pensato per la funzione a cui è destinato, senza fronzoli e abbellimenti inutili. La funzionalità dell’architettura fascista è presente sia nelle opere monumentali che in quelle razionaliste. Ancora oggi facciamo pieno uso delle strutture forti e imponenti di quell’epoca: molte piangono un forte restauro, ma tengono invidiabile solidità nonostante il passare degli anni. La storia dell'architettura non va cancellata perché fa parte del nostro patrimonio, a prescindere dagli eventi storico-politici. Sono il frutto eccellente di lavori di anni, di studi di professionisti, di materiale di pregio che oggi in questo Stato sembra venire a mancare sempre di più. Fare ciò sarebbe come bruciare i libri, gesto così tanto criticato alle censure fasciste. Basterebbe, forse, avere solo più cultura del Tutto.

Voghera: Casa del Fascio


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"Le fusioni sono il futuro"

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Di Pier Luigi Feltri

L'Amministrazione comunale di Cervesina, dopo tre anni di amministrazione "oculata", ha predisposto un piano di investimenti che mettono al centro la sicurezza dei cittadini nelle più ampie forme. Tutto questo in stretta sinergia con il Comune di Pancarana, che forma con Cervesina l'Unione "Micropolis". È prematuro pensare ad una fusione fra i due comuni? Ne parliamo con il sindaco Daniele Taramaschi. Cervesina è stato uno dei primi (e dei pochi) in Oltrepò ad avere sperimentato l'Unione dei comuni, con Pancarana e Pizzale. Quest’ultimo, tuttavia, lo scorso anno si è ritirato. Come considera questa esperienza? "Abbiamo ancora qualche problema legato a un eccessivo campanilismo e provincialismo, ma ritengo che accorpare questi comuni così piccoli sia giusto, in prospettiva, per ottimizzare le poche risorse che abbiamo, almeno a livello di personale. Inoltre si va a creare una forza comune per andare anche ad attrarre servizi e forniture. Effettivamente le esperienze in Oltrepò non sono esaltanti, e purtroppo anche la nostra Unione ha dovuto fare i conti con la defezione di Pizzale. Questo non ci ha indotti a concludere l’esperienza, anzi abbiamo rilanciato con Pancarana una nuova sinergia affinché si potesse, quanto meno, coprire i vari servizi fondamentali che necessitano a un ente seppure di dimensioni ridotte come il nostro. Le fusioni sono il futuro". Avete pensato a una fusione definitiva fra Cervesina e Pancarana? "Può essere un obiettivo la fusione. Le unioni non hanno nemmeno più alcun incentivo a livello di contributi, o ne hanno di molto limitati. È evidente che a livello governativo gli incentivi veri sono quelli destinati alle fusioni. D'altronde è per questo che è nata la nostra Unione: per intercettare i contributi che venivano erogati da regione e stato e trasformarli in servizi a favore della popolazione. Oggi i contributi sono pressoché azzerati, quindi il problema è trovare nuove soluzioni e l’unica fra queste, in prospettiva, è quella della fusione. Ormai stiamo condividendo veramente gran parte dei servizi con Pancarana, si è creata anche una certa abitudine. Comunque, si dovrebbe passare da un referendum fra la popolazione". Perché la defezione di Pizzale? "Con il cambio di amministrazione, la nuova Giunta ha da subito messo fra i primi punti del mandato quello di uscire dall'Unione, adducendo alcuni disservizi o comunque mancanza di servizi che pensavano di recuperare stipulando convenzioni con altri comuni. Quella dell'uscita era un'opzione che lo statuto contemplava. Direi che la scelta fatta non sia frutto di nulla di personale fra gli amministratori. In quanto comuni facenti parte di quell’Unione va da sé che abbiamo ovviamente mosso tutti i passi, anche a livello legale, necessari per recuperare la quota parte di un debito molto elevato che abbiamo trovato all’inizio della nostra esperienza amministrativa, della quale il Comune di Pizzale riteniamo essere ancora debitore". Quindi l'uscita di Pizzale ha lasciato un buco a livello di bilancio? "Il Comune di Pizzale non ha ancora sborsato nulla. Dovremo, strada facendo, trovare una transazione grazie ad un accordo fra i nostri legali, oppure andare davanti a un giudice. La pratica legale era inevitabile, per non generare un danno erariale al nostro ente".

CERVESINA

"4 telecamere di nuova generazione a coprire tutti gli ingressi di Cervesina"

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Di recente molti enti locali hanno ricominciato ad assumere personale, dopo anni di carenze. Cervesina è stata fra i primi. Come è cambiata l'amministrazione con questo innesto? "Quando siamo stati eletti ci siamo trovati con un ufficio finanziario senza titolare: avevamo questa criticità. Il servizio ci è stato gaDaniele Taramaschi e il Vice Sindaco Daniela Sartori rantito da un dipendente del comune di Castelletto, Andrea Piccinini, al quale degli ospiti. Qual è la situazione di Cervesina? abbiamo chiesto di condividere alcune ore oltre le 36 "Ho firmato quella petizione perché aveva come fonlavorative. Per un paio di anni ha messo una pezza, e damento quello di far sì che, se questa urgenza c'è - e di questo lo ringraziamo perché si è sacrificato molto c'è - è cosa logica che venga condivisa e ripartita fra per gestire sia Castelletto che Cervesina e Pancara- tutte le realtà, e non ci siano delle concentrazioni in na. Appena si è prospettata l’opportunità di indire un alcuni paesi piuttosto che in altri. Noi ci siamo trovati concorso pubblico per inserire una figura che potesse in una situazione non critica, anche se obiettivamente svolgere le funzioni per l’Unione e per il comune di al momento della comunicazione con la quale il Vice Cervesina lo abbiamo fatto, e abbiamo trovato la per- Prefetto ci metteva al corrente che di lì a due giorni sona giusta che riteniamo possa garantire per diversi sarebbero arrivati dodici ospiti in un’abitazione di anni la copertura dell’ufficio finanziario con professio- Cervesina ci siamo preoccupati un pochino, anche in relazione al vicinato che si sarebbe dovuto confrontare nalità e capacità. Ormai è già operativa". Quali sono i prossimi investimenti che avete in pro- con una nuova realtà". Quali azioni avete intrapreso per affrontare questa gramma? "C’è, a livello di Unione, una Protezione Civile moti- emergenza? vata, molto attiva, piena di entusiasmo. Abbiamo ap- "Ci siamo messi a disposizione per collaborare con pena ricevuto un contributo di 28mila euro da parte la cooperativa che gestisce la struttura. Non abbiamo dello Stato per l’acquisto di un mezzo, un pickup, dedi- nemmeno lontanamente pensato a rimostranze rigide, cato a questo ambito. Sarà utile sicuramente in alcuni ci sembrava illogico. Queste dodici persone, che sono momenti critici che caratterizzano il nostro territorio. poi diventate quattordici, non hanno creato problemi. Spesso si parla di inondazioni; dovute al fiume Po, nel- Secondo noi dovrebbero essere impiegate in qualche lo specifico, ma anche, come nel caso di Pancarana, ad modo, in attività di carattere sociale. Abbiamo chiesto alla cooperativa se c’era possibilità di dare loro qualeccessi di acque che spesso allagano il paese". che opportunità di impegno quotidiano; ci sono state E per quanto riguarda i lavori pubblici? "Anche per sanare la situazione pregressa dell’Unione sottoposte alcune convenzioni, ma dobbiamo approabbiamo dovuto affrontare i primi anni di mandato con fondire. Auspichiamo che non avvenga un aumento nel molta attenzione, limitandoci a svolgere l’ordinaria e numero degli ospiti". la straordinaria manutenzione. Quest’anno abbiamo Parliamo di eventi. Cervesina, per quanto sia un in previsione una soluzione definitiva al problema del- piccolo comune, ha abituato il pubblico a bellissimi la velocità dei veicoli in via Marconi, la nostra via di concerti, l’ultimo nello scorso giugno. ingresso. Per cui andremo ad installare quattro dossi "Lo scorso anno avevamo pensato di proporre a Cerdi nuova generazione. Inoltre, grazie ad un contributo vesina un evento importante, anche perché già negli regionale, avremo una copertura di tutti gli ingressi di anni precedenti avevamo avuto esperienze molto posiCervesina con telecamere di nuova generazione, che tive, essendo stati nel circuito di Ultrapadum e di Borvanno ad aggiungersi ad altre che già abbiamo nel no- ghi e Valli. Nonostante le condizioni economiche oggi completamente differenti rispetto a un tempo, abbiastro paese". mo comunque pensato di proporre un personaggio di Quante telecamere verranno posizionate? "Saranno quattro. Altre tre verranno mese a Pancara- richiamo. La scelta l’anno scorso è caduta su Drupi, na, perché abbiamo portato avanti il progetto a livello quest’anno, invece, sui New Trolls. Che poi non è tanto di Unione. Verranno posizionate a San Gaudenzio, in il nome ciò che ci ha dato soddisfazione, quanto l’essevia Marconi, una fra Cervesina e Pancarana, e una re riusciti a sostenere con gli sponsor e con gli incassi in un luogo molto sensibile che copre l’ingresso del- il costo dell’operazione, che è stato un costo di circa la scuola, gli appartamenti protetti per gli anziani, la 20mila euro. L’operazione, sia lo scorso anno, sia quefarmacia e il defibrillatore, nonché tutta la piazzetta sto, è andata in pareggio". Cosa volevate ottenere da questo evento? del Comune". "Abbiamo voluto lanciare questi eventi per dare una E per il prossimo anno? "Stiamo lavorando per riscattare i punti luce dell’illu- scossa al contesto del nostro paese e cercare di coinminazione pubblica, per poi poter proporre una solu- volgere soprattutto i giovani, anche per ringiovanire la zione molto più tecnologicamente avanzata ed econo- Pro Loco locale, cosa che in realtà è successa. Per cui micamente interessante, ossia i led. Auspichiamo possa siamo riusciti con quell’operazione dello scorso anno a dare rilancio alla Pro Loco, che adesso segue un peravvenire il prossimo anno". Questione migranti. Lei è stato fra i firmatari di un corso di feste, momenti di incontro e tradizioni, e lo sta appello al Prefetto per una più equa redistribuzione facendo in modo molto egregio".


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"Non potrei che essere stracontento di una candidatura di Ferrari alla Regione" Di Giacomo Lorenzo Botteri

Francesco Di Giovanni, geometra e libero professionista, in politica da oltre 20 anni nelle file di Forza Italia, è dal 1999 che, in veste prima di consigliere comunale e successivamente di assessore riveste un ruolo importante nella politica rivanazzanese. A lui il neo Sindaco Marco Poggi ha assegnato un assessorato con deleghe delicate per la gestione del Comune nonchè il ruolo di Presidente del consiglio comunale. Di Giovanni lei ha deleghe che possiamo definire pesanti? "Il ruolo che mi è stato assegnato in questo mandato non si differenzia molto da quello che ho già ricoperto nella giunta Ferrari. In particolare mi occuperò di arredo urbano, parchi e giardini, ciclo delle acque e dei rifiuti, servizi cimiteriali, ambiente ed ecologia e lavori pubblici". Come sarà Rivanazzano tra 5 anni se riuscirà a portare a temine le opere che si è prefissato ? "Le opere che intendo realizzare, unitamente al nostro gruppo, sono molte. Le cito le principali. Intanto nei primi sei mesi del 2018 partiremo in modo deciso con la raccolta differenziata, a tal proposito abbiamo già intrapreso un dialogo con l’azienda di raccolta, anche se a dire il vero la cosa era già stata avviata a fine della scorsa legislatura. Essendo ad inizio mandato abbiamo il tempo necessario per mettere in atto un programma di raccolta efficace, concordato con ASM, ed arrivare ad una percentuale ottimale di differenziata e soprattutto raggiungere le quote che la legge impone al 2020. Oltre a proseguire con alcune manutenzioni straordinarie all’ interno dei cimiteri, mi piacerebbe realizzare un camminamento in pietra o autobloccanti nel cimitero del capoluogo. Altro punto su cui si lavorerà sarà l’adozione di un Piano Regolatore Cimiteriale necessario per regolamentare sia il cimitero di Nazzano che quello del capoluogo". Non so se la segnaletica stradale è di sua competenza ma diverse sono le segnalazioni di cartelli vecchi

e quasi illeggibili… "Non è cosi e poi alcuni cartelli sono della provincia". Cosa si sente di rispondere a chi stante la sua attività professionale, solleva l'eventuale conflitto di interessi, e come lo gestirà? "Credo di aver dimostrato in questi cinque anni, qualora ce ne fosse bisogno, di saper separare la mia attività amministrativa dal mio lavoro. L'importante è amministrare bene e nel rispetto delle norme, come personalmente credo di aver sempre fatto. Continuerò così...". Le Regionali sono ormai alle porte, tra Barbieri e Ferrari chi vorrebbe candidato? "Da rivanazzanese e da ex assessore della sua giunta non potrei che essere stracontento di una candidatura di Ferrari, anche alla luce del mio rapporto personale e politico con lui. è evidente che stavolta Forza Italia a Rivanazzano metterà i suoi voti ( che come abbiamo dimostrato alle scorse regionali non sono pochi) in mano ad una persona che rappresenti veramente il nostro territorio. Questa è la nostra vera battaglia che dobbiamo combattere: avere un candidato che ci rappresenti. I nomi che ha fatto sono entrambi autorevoli e sarebbero ottimi candidati. Barbieri perchè rappresenta la più importante città oltrepadana, Ferrari perchè ha dimostrato con i fatti di saper portare avanti con successo le ragioni della gente, cito ad esempio, ma non solo, la battaglia contro la pirolisi, per la ricostruzione del ponte di Salice e per la costruzione della green way, per cui dobbiamo stare uniti e cercare una rappresentanza vera di territorio". Cosa ne pensa della possibilità da tanti auspicata di una fusione tra Rivanazzano Terme e Godiasco Salice Terme? "I tempi non sono maturi. Invece le condizioni attuali finalmente permetteranno ai due comuni di collaborare a trecentosessanta gradi". Chiacchere da bar… dicono che lei rivendichi il fatto che la sua carica sia la più importante dopo quella del Sindaco. È una presa di distanza dal vice Sindaco Ferrari o è un mettere i chiaro fin da subito i ruoli? "No. Nel modo più assoluto. Come potrei prendere le

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fusione rivanazzano- godiasco? "i tempi non sono maturi"

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Francesco Di Giovanni

distanze dall’attuale vice sindaco che per 10 anni è stato uno dei migliori, se non il migliore, sindaci che Rivanazzano abbia mai avuto. A dimostrazione di quanto dico basti guardare le preferenze che i rivanazzanesi gli hanno dato. E comunque all’interno del nostro gruppo non vi è nessuna necessità di prendere delle distanze o di chiarire i ruoli con nessuno, tantomeno con Romano". Paese ben amministrato, tanto da arrivare ad un'unica lista con dentro Lega e Partito Democratico, agli antipodi a livello politico nazionale, com'è che a Rivanazzano funziona tutto così bene qual è il segreto del successo? "Credo che, come dicevo prima, il lavoro fatto negli ultimi dieci anni abbia dato i suoi frutti. La squadra capitanata da Romano Ferrari ha svolto un lavoro eccellente sia a livello politico che amministrativo. Se mi permette vorrei ringraziare i nostri dipendenti, persone di grande livello ed il nostro validissimo segretario comunale il Dottor Matarazzo che ci hanno consentito di ottenere i risultati raggiunti. Detto questo, viste la composizione della nuova maggioranza, sono convinto che anche Marco Poggi riesca a continuare il lavoro fin qui svolto con gli stessi risultati".


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"Gestire l’hotel Clementi e la piscina mi gratifica"

"Lavorare nei locali pubblici non è stata una forzatura da parte della famiglia" Di Vittoria Pacci

Valeria Santinoli è una donna che conosce il sacrificio professionale ed il duro lavoro, si prende le sue responsabilità, insomma, senza nessuna vena maschilista è quella che si definisce una donna "con le palle". Dove, per donna "sferomunita", si intende una persona indipendente, che ci mette anima e corpo nella sua professione, una che non ha bisogno di fare perenne affidamento su stampelle professionali o tutori. Una che nella vita lavorativa di tutti i giorni, sa bilanciare il dare/avere della vita professionale, vita professionale che giorno dopo giorno è per tutti sempre più difficile e competitiva. Non è una wonder woman, ma una, come ognuno di noi, che ha i suoi difetti, le sue fragilità, debolezze e paure che, però, affronta con determinazione. Valeria proviene da una famiglia che "da sempre" gestisce locali pubblici, una famiglia che non ha mai avuto donne "al comando", le "quote rosa" nella gestione dei locali pubblici della famiglia Santinoli, non ci sono mai state. Valeria ha un padre che lei adora, ma Franco Santinoli, professionalmente parlando è un "padre ingombrante", ha gestito innumerevoli locali pubblici, ne ha viste mille e ne ha superate mille, ma Valeria, pur facendo tesoro dei consigli del padre e di suo zio Roberto, sapendo, nello stesso tempo, riconoscere i propri limiti, ha messo "giù la testa ed ha iniziato a pedalare", non ha avuto bisogno di "quote rosa" per affermarsi professionalmente, lavoro e concretezza l'hanno portata ad essere la prima donna nel management dell'azienda "Famiglia Santinoli". Valeria lei fa parte di una famiglia che storicamente ha sempre avuto "a che fare" con i locali pubblici. Quando ha iniziato lei in questa attività? "Ormai vent’anni fa, ho iniziato aiutando mio padre al Caffè Bagni, storico locale di Salice Terme. Con altre mansioni sono poi passata al Nuovo Hotel Terme e poi dal 2006 mi occupo della gestione dell’Hotel Clementi sempre a Salice Terme". La scelta di lavorare nella gestione dei locali pubblici è stata voluta o è stata come dire una sorta di passo obbligato? "Non è stata una forzatura da parte della famiglia, l’ho fatto con piacere e con grande naturalezza, per continuare, sperando di esserne all’altezza, la lunga tradizione della famiglia Santinoli". Da osservatrice esterna e sentendo i discorsi familiari, quali sono oggi i problemi rispetto a quelli di ieri nella gestione dei locali pubblici? "Sicuramente sono cambiate le esigenze del cliente. Il cliente ha sempre bisogno di qualcosa di nuovo e di stimolante, inoltre la crisi economica ha portato ad una scrematura della clientela. Il cliente si è dovuto abituare a fare i conti, l’esempio più concreto che mi viene in mente e che vivo quotidianamente nella gestione della piscina riguarda le famiglie: chi ha più di un figlio al seguito, si porta il pranzo da casa, tant’è che per fronteggiare questa esigenza abbiamo attrezzato un’area dedicata per il pranzo al sacco".

Lei gestisce una piscina che per dimensioni è la più grande dell'Oltrepò Pavese. Essere la più grande è sicuramente un pregio, ma immagino che comporti anche un costo gestionale notevole. A quante persone date lavoro per riuscire a gestire un impianto di tali dimensioni? "Molto impegnativa è soprattutto la gestione della vasca, le cui dimensioni: 50x100 mt. sono veramente considerevoli. In settimana abbiamo una decina di collaboratori, che nel week-end e nel mese di maggior affluenza, che per noi è agosto, aumentano". La "sua" piscina trova posto nel cuore di Salice Terme, più precisamente, nel parco. Questo è un valore aggiunto? "Sicuramente sì, soprattutto per i clienti che vengono da fuori, dalle città come Milano, ad esempio, e dall’hinterland che oltre alla tranquillità cercano aree verdi e un ambiente rilassante". Qual è a suo giudizio il problema più grosso che si trova a dover affrontare oggi un gestore di piscine? "La sicurezza, perché gestire un ambiente così grande con 700/800 clienti di cui tanti bambini è necessario avere personale preparato. Il bambino, Il ragazzino non ha ancora il senso del pericolo e soprattutto chi lavora in vasca deve essere particolarmente attento". Il vero amante della piscina arriva al mattino e riparte la sera. Offrite anche un servizio di ristorazione? "Il nostro bar offre un servizio di paninoteca, piatti freddi e tipicamente estivi, con un aumento di richieste di cibi vegetariani o vegani, inoltre proponiamo piatti per celiaci, addirittura alcune aziende nostre fornitrici producono gelati senza glutine e per celiaci". La sua famiglia ha sempre gestito locali pubblici, soprattutto locali notturni, con tutti i problemi del caso. Nelle piscine ci sono problemi legati alla maleducazione tipica, molto spesso, dei locali notturni? "Anche se io non mi occupo dei locali notturni, ma li frequento, per quanto mi riguarda non mi risulta che ci sia questo atteggiamento sopra le righe durante il giorno, tant’è che una buona fetta della mia clientela arriva dal milanese proprio perché qui si sentono più sicuri, arrivando da situazioni dove il furto sotto l’ombrellone o altri fatti peggiori sono all’ordine del

Valeria Santinoli

giorno. Al Lido di Salice dimenticano questo tipo di ansie e paure". In Oltrepò pavese ci sono tante piscine, molte gestite da privati, alcune gestite da enti pubblici o parapubblici. Qual è il valore aggiunto di una piscina gestita da un privato e viceversa? "Credo siano gli investimenti, sicuramente il privato se ha avuto una buona gestione l’anno precedente, è più invogliato e predisposto ad investire. Nel pubblico credo che non ci sia la stessa possibilità e la stessa mentalità imprenditoriale". L’acqua è come una calamita per i bambini, ma non sempre i bambini sono ben accetti dagli altri clienti. E' un problema che ha riscontrato anche nella sua piscina ? "Non è un problema, con una vasca così grande abbiamo predisposto un’area dedicata interamente alle famiglie. In quest'area i bambini hanno un ampio spazio per divertirsi e sfogarsi senza infastidire i clienti che invece ricercano la tranquillità. Neppure in settimana con la presenza dei numerosi bambini del centro estivo Pupi Solari si sono mai verificati episodi di intolleranza". Sempre più persone amano i cani, i gatti e gli animali in genere che oramai fanno parte della routine familiare. Cosa risponde a chi chiede di portare il proprio animale in piscina? "Nell'area piscine per legge gli animali non possono accedere. Sono in tanti a chiamarmi per sapere se possono portare il proprio animale, cerco di accontentare chi è di passaggio e vuole bere un caffè al bar e quindi acconsento all’accesso all’ area bar, ma per l’ area piscine non è proprio possibile accedere a chi è in compagnia del proprio amico a 4 rampe". Avete mai pensato di creare una zona, come ad esempio succede in alcune spiagge italiane, riservata a chi ha un animale? "Certo che ci abbiamo pensato! Io poi sono una


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"Entrambe le cose: essendo donna non è facile occuparsi dei locali notturni ed avendo una famiglia preferisco occuparmi di attività diurne, non è nelle mie corde occuparmi di locali notturni, ormai ho un certo feeling con la clientela diurna e non saprei come rapportami con il cliente notturno". Lei lavora gomito a gomito con suo padre, Franco Santinoli, il quale vanta una decennale esperienza nel settore. L'aspetto positivo del lavorare insieme? Quello negativo? "Il fatto positivo è il bagaglio di esperienza che ha, qualsiasi dubbio o domanda che ho, in lui trovo sempre una risposta. La più negativa è che essendo molto molto simili spesso cozziamo. E' difficile fargli cambiare idea, se è convinto di una cosa... poi magari ha ragione lui però...". In un area di pochi chilometri quadrati, tra Rivanazzano Terme e Salice Terme, convivono tre importanti piscine. C'è concorrenza o collaborazione tra voi gestori? "Facciamo tutti questo lavoro da tanti anni e sappiamo benissimo che senza collaborazione non andremmo avanti". Dicevamo prima che la posizione nel parco di Salice Terme è un grande vantaggio, ma il mantenimento del parco è un problema soprattutto per l’inciviltà di alcuni frequentatori. Lei ha mai avuto problemi dai suoi clienti? "Nell'ultimo periodo il parco è più curato rispetto a prima, è più pulito. Certamente gli incivili ci sono qui come ci sono ovunque, come ci sono i cestini dell'immndizia. I clienti della piscina che non sono tutti rispettosi allo stesso modo, ma essendo soprattutto famiglie sono attente, sicuramente con gli avventori del weekend bisogna prestare più attenzione. Noi anche al di fuori del nostro perimetro cerchia-

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mo di tenere pulito per un corretto mantenimento del parco, che si presenti in modo decoroso e fare tutti quindi bella figura! Inoltre noi siamo facilitati rispetto ad altri locali pubblici perché per legge noi in piscina non possiamo somministrare bevande in contenitori di vetro". Se dovesse apportare un cambiamento o un miglioramento alla sua piscina che cosa farebbe? "Se potessi amplierei il bar, non i dehors ma la struttura di lavoro che oggi è un po’ sacrificata per le dimensioni, questo mi permetterebbe di ampliare la gamma dei prodotti da offrire ed anche i miei collaboratori del bar lavorerebbero in condizioni migliori". Il suo sogno nel cassetto come gestore di locali pubblici qual è? "Gestire l’Hotel Clementi e la piscina mi gratifica. Il contatto con la gente e con le diverse realtà mi piace. Mi piacerebbe gestire un’attività pubblica tutto l’anno che per ragioni legate alla stagionalità e al tempo a Salice Terme non è possibile". Salice in questi anni, dal punto di vista turistico, ha vissuto una profonda crisi. La sua attività ha risentito della crisi salicese? "La piscina è molto legata al tempo che è il fattore che più la condiziona. Personalmente no, non ho sofferto della crisi generale di Salice perché la mia tipologia di clientela è una clientela affezionata che mi segue da anni, in più ho ampliato la clientela nella fascia di età che va dai 10 ai 16 anni".

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grande amante degli animali e capisco chi per diversi problemi o motivazioni non se la sente di lasciarli a casa. Quello che al momento ci ha bloccato è stata la burocrazia, al momento in base a quanto sono riuscita a reperire, non esiste una normativa specifica per quanto riguarda le piscine e gli animali, esiste al momento solo per le spiagge. Il connubio tra persone senza cani e con cani non è ben regolamentata". Qual è la difficoltà per una donna nel gestire la più grande piscina dell'Oltrepò? "Non ci sono per me difficoltà né nel relazionarmi con il personale, né di stanchezza fisica, non mi sono mai sentita discriminata. Capita a volte e fortunatamente raramente che quando ci sono delle lamentele e si trovano davanti una donna provano ad alzare la voce un po’ più del dovuto, la solita storia dell’uomo icona di autorità…". Il mondo si evolve insieme alla clientela. Com' è cambiata la clientela della sua piscina? "Sicuramente avendo ampliato il divertimento diurno, quindi con il campo da calcetto, da basket e da beach volley abbiamo incrementato la clientela giovane, abbiamo anche ampliato la clientela legata all'ambito famigliare grazie al centro estivo che organizziamo in collaborazione con Pupi Solari, specializzato soprattutto nel seguire bambini piccoli. Al Lido le famiglie hanno trovato un ambiente idoneo alle loro esigenze. Ho inoltre potuto ringiovanire la mia clientela anche grazie alla sinergia con i clienti delle discoteche di mio cugino Leo". Ritornando alla sua tradizione familiare lei gestisce anche una struttura alberghiera mentre suo padre si occupa anche di locali notturni. La sua è una scelta familiare per divisione di compiti o una preferenza professionale?

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"Merito dell'Amministrazione guidata dall'ex Sindaco Gabriele Barbieri"

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Giacomo Lorenzo Botteri

Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Colombia, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia, San Marino, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Ungheria, Uruguay, Venezuela, 40 nazioni in gara per gli European Open di Agility Dog, la manifestazione cinofila, una delle due più importanti nel mondo organizzata a Godiasco-Salice Terme, nell'ultimo week-end di luglio, dall'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana. Una gran bella manifestazione, con una Salice Terme invasa da cinofili provenienti da 4 continenti. Una manifestazione che parte da lontano, precisamente nel novembre 2014, da un'intuizione di Roberto Serra, per 26 anni amministratore del Comune di Godiasco Salice Terme, con vari ruoli: consigliere, capogruppo sia in maggioranza, con Berogno, Deantoni e Barbieri, che di minoranza. Componente dell’Assemblea della Comunità Montana sotto la presidenza Berogno. Per dodici anni amministratore della Pro Loco di Salice Terme. A Roberto Serra abbiamo voluto domandare come è stato possibile "portare" a Godiasco-Salice Terme una manifestazione così importante e alla luce dei fatti così bella. Finalmente a Salice dopo anni si è vista arrivare tanta gente, tra l'altro tanti stranieri, ma ci spieghi come questa manifestazione di valenza europea ma che vede la partecipazione di team da tutto il mondo, è nata, chi l'ha proposta chi l’ha calendarizzata, un campionato europeo non si può organizzare così "su due piedi" e in fretta e furia ... "Il Campionato Europeo di Agility Dog 2017, è il frutto di un percorso iniziato nel 2014. Come referente per le attività turistiche dell'Amministrazione Barbieri, mi ero posto l'obiettivo d’individuare manifestazioni ed eventi significativi per la nostra località. Si trattava, insomma, di valorizzare l'esistente, ad esempio il Rally, la maratona ciclistica, i mercatini, le iniziative musicali, i raduni, e trovare contestualmente nuovi sbocchi, nuove opportunità. Il tutto, ovviamente, tenendo presente le scarse risorse economiche a disposizione dell'Amministrazione Comunale. Nel novembre 2014 ho contattato l’organizzatore delle gare indoor di agility dog che si svolgono al Cowboy Guest Ranch di Voghera: il Signor Oggioni. Grazie al suo interessamento sono entrato in contatto con un alto esponente dell'Enci (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) Gianluca Di Giannantonio, al quale ho illustrato tutte le potenzialità logistiche ed organizzative della nostra località: il parco delle Terme con i suoi due magnifici campi, le strutture ricettive di Salice e molto altro. Mi sono reso conto del grande interesse che la nostra località aveva suscitato quando cominciò a parlarmi non solo di gare nazionali ma anche di un eventuale campionato europeo che l'Italia doveva organizzare nel 2017. Qualche mese dopo ci fu la visita del presidente dell'Enci, Dino Muto, che era accompagnato da altri tecnici tra cui un giudice internazionale. Salice era ufficialmente candidata, insieme ad un' al-

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a salice terme Il Campionato Europeo di Agility Dog 2017

Roberto Serra

tra notissima località veneta, ad ospitare i campionati europei: non restava che avere fiducia e contare sulle potenzialità della nostra località. Personalmente ero convinto che saremmo riusciti ad aggiudicarsi l'Europeo quando mi ventilarono la possibilità, per l’Enci, di creare a Salice un centro federale cinofilo sul tipo di quello che attualmente rappresenta Coverciano per il calcio. Le motivazioni erano forti. Posizione geografica, vicino ai grandi centri e bacini d’utenza di Milano, Torino, Genova. Servita da autostrade, nelle vicinanze di aeroporti nazionali ed internazionali. Dotata di proprie strutture di altissimo livello. Ancora una volta dovevo constatare, mio malgrado, che Salice è molto più considerata ed apprezzata dai forestieri che dai residenti. Alla vigilia dell'assegnazione dell'Europeo, nel giugno 2016, cadde la Giunta Barbieri di cui facevo parte come assessore. Ovviamente non ho più preso parte ai successivi contatti tra Enci, Comune, rappresentato dal Commissario Prefettizio e Terme di Salice. Ma ormai la scelta era stata fatta. Salice Terme avrebbe ospitato, nel luglio 2017, il Campionato Europeo di Agility. La mia intuizione, condivisa ovviamente dai colleghi dell’amministrazione, primo tra tutti il compianto amico Gabriele Barbieri, era stata premiata. Oggi, vedere realizzata con successo una manifestazione di questa portata è per me una grande soddisfazione. Credo di aver dimostrato, insieme ai colleghi della Giunta Barbieri, che Salice ha le carte in regola per ambire a grandi eventi, per ritornare a rappresentare un punto di riferimento. Bisogna crederci. Bisogna osare. Tutti insieme: Comune, Terme, operatori turistici, cittadini. Tutti devono fare la propria parte. Tutti devono remare nella stessa direzione. Ovviamente il ruolo del Comune in una realtà, tutto sommato piccola come la nostra, e qui parlo come ex amministratore, non è quello di organizzare eventi. Se mai promuoverli, svolgere il ruolo di facilitatore, di cerniera. Mi auguro che sull’entusiasmo di questo positivo risultato, dove tutti hanno fatto la propria parte: Comune, Terme ed ovviamente l’Enci, si riesca a trova-

re quelle sinergie che sono alla base di ogni risultato positivo". Domanda secca quindi qual è l'amministrazione che ha ideato questo appuntamento storico per Salice? "L'amministrazione Barbieri, alla quale, per le note vicende, non è stato concesso il tempo di raccoglierne i frutti". Lasci da parte la modestia ma lei in tutto questo in che percentuale c'entra? "Non parlerei tanto di percentuale. Parlerei d’intuizione, di volontà di perseguire un obiettivo. Di tenacia. Di amore silenzioso nei confronti di Salice. E mettiamoci anche un po' di fortuna". Ritiene che l'evento possa avere un seguito? "Credo di sì. Dobbiamo osare. Non sia mai detto che arrivi un’altra gara di portata internazionale. Un mondiale? Sognare non costa nulla. Certo che ora bisogna lavorare per fidelizzare il mondo cinofilo e non perdere quanto di positivo è stato fatto fino a questo momento". Questo evento potrebbe assegnare a Salice un ruolo nel campo della cinofilia? "Me lo auguro. Come ho detto le potenzialità sono molte, le prospettive buone. Ricordiamoci della Coverciano del cane". Girare per Salice e vedere tante auto con targa straniera fa molto piacere e porta soldi, ma non crede che l'evento avrebbe potuto avere una risonanza maggiore ed essere un'occasione per tutto l'Oltrepò, ad esempio per farlo conoscere insieme ai propri prodotti, penso al vino o al salame , ai tanti stranieri presenti? "Credo che ogni nuova situazione, quando non viene recepita in tutta la sua potenzialità scatena sempre della diffidenza e della perplessità. è il nostro grande limite. Effettivamente, anziché stare alla finestra per vedere l'effetto che fa, sarebbe stato molto meglio essere più accoglienti. Magari con qualche striscione di benvenuto, qualche manifesto per la provincia, delle tessere sconto, delle serate di degustazione, cose di questo genere per far sentire gli ospiti ancora di più a loro agio. Ma, torno a ripetere, questo è il grosso limite che dobbiamo imparare a superare. Dobbiamo darci da fare".


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"Qui interessa di più aprire case di riposo o case famiglia"

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Christian Draghi

Alessandro Deglialberti da sette anni è lo chef del ristorante più storico di Varzi, in pieno centro tra la chiesa di San Germano e la piazza del Municipio. In questi sette anni ha assistito al declino del paese, il progressivo spegnersi del turismo, l'incapacità di valorizzare le bellezze del territorio e le sue eccellenze enogastronomiche. Tutto questo restando (e resistendo) al proprio posto, spinto dall'amore per un luogo che "nonostante tutto resta incontaminato e garantisce ancora una qualità della vita di alto livello". A parte questo però, poco si salva. O così pare a parlarne con lui. Deglialberti, fare il ristoratore a Varzi è stata una scelta o è capitato? "Io sono varzese, dopo la scuola alberghiera e il militare ho iniziato a lavorare in un ristorante qui, di cui poi decisi anche di diventare socio. Poi ho conosciuto la mia compagna e ci siamo spostati dove siamo attualmente. All'inizio sono rimasto a Varzi un po' per opportunità, ma poi ho investito perché credevo che davvero avrei assistito alla rinascita del paese. Speravo che i ricordi della Varzi di quando ero bambino, viva, piena di gente e turisti, potessero tornare attuali". E invece? "è stato un lento declino, oggi la situazione è davvero disastrosa". Non si lavora? "Si lavora al solito un po' nei mesi centrali dell'estate, tra luglio e metà agosto, poi il nulla, si tira a campare. Ma non è neanche questo il punto". Qual è il problema per lei che è commerciante? "Il problema è che a Varzi non esiste una politica turistica. Non si fa nulla per attrarre persone in questo paese, non c'è la volontà. Qui interessa di più aprire case di riposo o case famiglia. Basta guardare le feste e gli eventi che vengono proposti: io se abitassi a Voghera non mi muoverei se non per la Festa medioevale, al limite. Gli altri che attrattive hanno? Formule e musiche trite e ritrite. Le esigenze della gente sono cambiate, oggi una persona che viene a Varzi non saprebbe cosa fare. Manca un info point turistico, non ci sono guide o punti di riferimento. Chi volesse fare trekking è destinato a perdersi: sono stati spesi fior di soldi per i sentieri che ad oggi sono un disastro, tra indicazioni confuse e tempi di percorrenza incerti. Tanti turisti, dico malcapitati, vengono al mio ristorante e raccontano di essersi persi, chiedono a me cosa si può visitare o dove si possono comprare dei prodotti tipici. Vogliamo parlare del paese stesso? è un borgo medievale, ma non c'è una sola indicazione che lo indichi o pubblicità di qualunque forma per valorizzarlo. Chi passa di qua vede una piazza, un parcheggio enorme, qualche bar, pizzerie e pensa che sia tutto lì". Con l'Amministrazione avete parlato di questi problemi? "I politici io li ho visti sotto elezioni per chiedere il voto, poi più niente". Il presidente della pro Loco Giorgio Pagani aveva criticato alcuni commercianti perché a suo dire non partecipano o contribuiscono alle iniziative…

"Premetto che della Pro Loco, fatta eccezione per la colletta per le luminarie natalizie, non ho mai visto nessuno. Poi bisogna capire a quali iniziative dovremmo contribuire. Io ai ragazzi che organizzano la Festa medioevale un contributo lo dò, perché mi crea indotto. Se si tratta di eventi che non portano nessun beneficio all’attività è più difficile per me dare un contributo". Parliamo dei prodotti tipici. Varzi è conosciuta in tutto il mondo per il salame. Nonostante questo si discute molto sulla sua qualità e sul disciplinare che la regola. Da chef che ci dice del prodotto, è veramente d'eccellenza o no? "Il salame di Varzi, quello buono, è un'eccellenza. Il problema è che oggi per lo più non è quello di una volta. Per riassaporare quel gusto bisogna andare nella cantina di qualche piccolo produttore che ne fa pochi, magari per autoconsumo, seguendo il metodo di un tempo". Come mai non c'è più quella qualità? "A mio modo di vedere la stagionatura è la chiave. Vorrei sapere quanti utilizzano ancora la cantina per la stagionatura del salame e non gli ambienti controllati. è la muffa che si crea nella cantina, l'odore dei sassi, che fa la differenza. Io i salami li prendo da un produttore che incontra il mio gusto, ma li faccio comunque stagionare nella mia cantina, dove assorbono l’ambiente e acquisiscono un gusto particolare". A livello di marketing invece come siamo messi? Fare ristorazione nella patria del salame ha dei vantaggi? "Lasciamo perdere. Basta dire che non esiste neppure una festa dedicata al salame per capire a che punto siamo. Qualsiasi paesino celebra il suo prodotto tipico almeno una volta all’anno, Varzi no. Spesso entrano turisti da fuori, anche stranieri e mi chiedono quand’è la fiera del salame. Quando gli rispondo che non esiste restano allibiti". Salame a parte, a livello gastronomico è possibile trovare delle eccellenze in Oltrepò? "Abbiamo degli ottimi vini e una serie di prodotti tipici, come la Molana, un formaggio che era un simbolo di questa Valle, che oggi si producono in pochissime quantità e non hanno commercio". Per quale motivo secondo lei? "Probabilmente perché la gente non è più interessata. Per un po' di tempo ho fatto un budino con la Molana, poi è uscito dalla carta perché non tirava. Ci sarebbero lumache e porri, un piatto della tradizione povera del varzese, ma anche quelle non incontrano più di tanto il gusto del

VARZI

"Il problema è che a Varzi non esiste una politica turistica"

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consumatore, nemmeno se varzese". I varzesi cosa mangiano? "Ne ho pochissimi come clienti, credo che la mia cucina sia troppo poco tradizionale per loro. Non faccio cose astruse, beninteso, è proprio che il varzese è piuttosto chiuso di vedute e oltre al tagliere di salumi misti e i ravioli di brasato difficilmente si spinge". Qual è per lei il piatto che meglio rappresenta questa zona? "Io ne ho creato uno che cerca di mettere insieme storia e tradizione di questo luogo. Si tratta dei ravioli di stoccafisso con acciughe, che richiamano il valore storico della Via del Sale, dalla quale transitavano i prodotti provenienti dal mare". Parlando dei vini che ci dice di quelli d'Oltrepò? "Ce ne sono di davvero buoni, Pinot Grigio, Buttafuoco, altre vinificazioni particolari. In carta al momento ho quasi solo vini d’Oltrepò, lo faccio per dare il mio contributo a questa zona nel modo che professionalmente è più mio". C'è modo di risollevare le sorti di Varzi? "Io sono piuttosto pessimista, però non servirebbero dei geni. Basterebbe guardarsi intorno e copiare le idee giuste. Abbiamo Bobbio al di là del Penice, la distanza geografica è risibile ma sembrano due mondi diversi. Quello è un paese che vive di turismo, in estate e in inverno. Varzi per la maggior parte dell'anno è un paese fantasma. Bisognerebbe saper prendere spunto, sapere osservare con intelligenza".

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"siamo i primi produttori di tartufo nero in tutta la Lombardia"

Di Christian Draghi

In pochi lo sanno, ma il comune di Menconico vanta almeno due record: la frana più grande della Provincia di Pavia e il maggior numero di tartufi prodotti in tutta la Lombardia. Due primati di segno completamente opposto, che presentano meglio di tante parole il quadro di un paese dell'Alto Oltrepò montano perennemente in sospeso tra rinascita e rovina. Il sindaco Paolo Donato Bertorelli conosce bene i "nemici" del suo paese: spopolamento, mancanza di lavoro, dissesto idrogeologico. Sebbene "assediato" dai problemi, cui nelle ultime settimane si è aggiunta pure la siccità, il piccolo comune (380 abitanti) non si arrende. Nel cassetto dell'amministrazione ci sono almeno un paio di progetti importanti sui quali si potrebbe fondare la ripartenza, mentre dalla Regione sono arrivati i soldi per intervenire in maniera decisa sulle frane. Andiamo per ordine sindaco. Avete la frana più grande della Provincia. Un record di cui sicuramente avreste fatto a meno… "La frana di frazione Bosco risale ormai a due anni fa, quando bloccò addirittura il torrente Aronchio causando anche danni alle case, la cui stabilità è stata intaccata. Ora finalmente la Regione ha stanziato un fondo da un milione e la Comunità Montana sta appaltando i lavori che inizieranno dopo il periodo di ferie. Quella frana purtroppo non è l'unica, ce n'è un'altra che interessa la frazione Giarola, con case dove le porte e le finestre non si aprono più. Poi nella parte alta di Menconico, in zona Scaparina, abbiamo un ulteriore movimento franoso sotto Ghereto e Carrobiolo, dove le frazioni rischiano di rimanere isolate. Negli ultimi giorni poi si è aggiunto un movimento del terreno che ha danneggiato il cimitero di San Pietro, causando crepe ben visibili. Per fortuna i fondi della Regione permetteranno interventi importanti a breve". Oltre a questo state anche facendo i conti con un'estate torrida. Come va con la siccità? "Le frazioni Montemartino, Canova e Costa San Pietro sono rimaste senz’acqua per circa due settimane, con gli approvvigionamenti garantiti solo dalle autobotti di ASM che hanno fatto avanti indietro". Le criticità certo non vi mancano. Se si considera che in paese non c'è neppure un negozio di alimentari verrebbe da dire che non si può certo biasima-

Paolo Donato Bertorelli re chi se ne va, nonostante contribuisca a spopolare la Valle… "Purtroppo è così e lo sostengo in ogni sede: se non pensiamo prima di tutto a creare delle attività che portino occupazione non è possibile pensare di avere un futuro". Avete dei progetti importanti nel cassetto al riguardo? Può spiegarci di cosa si tratta? "Il primo riguarda la nostra risorsa gastronomica più importante, che è il tartufo. Menconico è il primo produttore di nero in tutta la Lombardia. Abbiamo anche il bianco, anche se in pochi lo sanno". In effetti in giro non si è mai visto un marchio come "tartufo di Menconico"… "Perché ancora non esiste. Oggi i tartufai rivendono ai commercianti, che poi mettono in vendita, ad esempio il bianco, come ‘bianco d'Alba’, per ragioni di opportunità commerciale. è una grave pecca ed è per questo che abbiamo redatto un progetto che prevede non solo la creazione di un brand che potrebbe essere ‘Tartufo dell’Alto Oltrepò’, ma anche l’avvio di una filiera legata al prodotto che parta dalla coltivazione assistita attraverso le cosiddette tartufaie coltivate, dei vivai realizzati con piante autoctone micorizzate con tartufo nostrano. Con l'aiuto di un adeguato supporto scientifico dobbiamo uscire dall'amatorialità per passare ad una produzione professionale e redditizia. Il passo successivo sarà poi creare un prodotto unico da questi tartufi, qualcosa che solo noi abbiamo e che possa diventare un simbolo". è ambizioso, ma servono finanziamenti importanti, come pensate di ottenerli? "Nei prossimi mesi sull'Oltrepò pioveranno milioni di euro di finanziamenti per i progetti legati alle Aree Interne e AttivAree. Un'occasione che non si ripeterà

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"Abbiamo in progetto la creazione di un brand... Tartufo dell'Alto Oltrepò"

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e che non va assolutamente sprecata, come troppo spesso si è fatto in questa zona. Quei soldi vanno utilizzati per creare qualcosa che resti e possa dare un futuro alla Valle". Immaginiamo che il progetto diventi attuabile e vada a buon fine. A quel punto serve farlo conoscere fuori dalle mura e l'Oltrepò in questo non è che abbia mai brillato… "A questo proposito stiamo già lavorando su un progetto con l'Unione Europea che coinvolge una ventina di comuni rurali di tutta Europa e di cui Menconico sarà capofila. L'idea è quella di creare una rete collaborativa tra piccoli comuni rurali dotati di tipicità gastronomiche in modo che si possano organizzare eventi come fiere e mercatini itineranti ospitati a turno dai paesi membri e portare così in giro per l'Europa le varie tipicità. In questo modo il tartufo di Menconico potrebbe arrivare ad essere conosciuto ad esempio in Francia, Slovenia, Spagna, Bosnia, Polonia o Ungheria solo per dire alcuni degli stati che già hanno aderito. Stiamo anche valutando la possibilità di aprire dei negozi o dei punti vendita per i vari prodotti nei rispettivi paesi". Un'intraprendenza che in alcuni vostri vicini non si vede, ad esempio. Eppure a due passi da qui si produce un prodotto unico al mondo, il Salame di Varzi. Secondo lei cosa gli manca per sfondare davvero? "Al prodotto di per sé non manca nulla, se non quello di averne una produzione non più di nicchia ma a livello industriale. Si pensi al Prosciutto di Parma, un marchio di successo conosciuto ovunque. A quello il Salame di Varzi dovrebbe puntare e ne avrebbe le possibilità". Cosa manca allora? "Unità di intenti e una visione d'insieme un po' moderna. Devono essere i produttori i primi a volere il salto di qualità, invece c'è molta chiusura e poca lungimiranza. Faccio un solo esempio: non molto tempo fa a Bruxelles era stata organizzata un'esposizione di prodotti tipici cui anche il Salame di Varzi era stato invitato. Nessuno però ha partecipato. Ecco, disertare questo tipo di eventi dà già l'idea di quali siano i limiti contro i quali bisogna lottare".


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"Le feste si fanno ancora, c'è qualche sagra, fanno la polenta..."

"D'estate Romagnese si ripopola, è come se il paese si trasformasse" Di Elisa Ajelli e Serena Simula

è uno dei paesi più caratteristici dell'Oltrepò Pavese, un borgo immerso tra le colline della Val Tidone, "Gioiello d’Italia" dal 2012. Eppure Romagnese, come molte altre piccole realtà territoriali, da qualche anno è oggetto di uno spopolamento crescente, e sempre più abitanti decidono di muoversi verso valle, dove sono maggiori i servizi e le possibilità per i suoi abitanti. Tornano per lo più d'estate, quando l'aria in pianura diventa irrespirabile e si cerca un po’ di fresco nelle case in cui si è trascorsa l’infanzia, lontano dai rumori e dallo stress della città. Ogni anno di questi tempi, quindi, Romagnese torna a popolarsi e, anche se per poche settimane, sembra che il paese torni quello di qualche decennio fa. "Purtroppo- ha raccontato Morena Ghiozzi, 30 anni, che gestisce d'estate il bar del paese – negli ultimi anni abbiamo avuto tante perdite, tanti anziani che ci hanno lasciato e hanno drasticamente diminuito il numero degli abitanti del paese. Molti tra i più giovani (me compresa, d’inverno scendo a Voghera per essere più vicina alla scuola di mia sorella) si sono spostati più o meno lontano, e sono in pochi quelli che ancora viaggiano da qui al luogo di lavoro anche perché d’inverno vengono a mancare diversi servizi". La situazione, però, cambia completamente nel periodo estivo: "D'estate – ha detto ancora la Ghiozzi – il paese si ripopola, le persone tornano a casa per trascorrere le vacanze oppure si ritrasferiscono qui, spinte non dal fatto che le attività riaprono e i servizi tornano ad essere attivati. è come se da un periodo all'altro il paese si trasformasse". Per Morena, che a Romagnese è nata e cresciuta, il ricordo più bello è quello del viavai dei clienti nell'albergo dei nonni, la sensazione che l'estate fosse finalmente arrivata quando le camere si riempivano di turisti: "L'inizio dell'estate, da che ero bambina, per me ha sempre coinciso con l’arrivo delle persone in paese, con il movimento non solo al locale ma proprio nelle vie. I ricordi più belli che ho in paese sono legati al periodo estivo". A detta di alcuni poco valorizzato dalla politica locale, il paese ha però tanti luoghi suggestivi e risorse che si potrebbero utilizzare per incrementare il turismo in Oltrepò: "Personalmente - ha detto ancora la Ghiozzi – posso solo dire che il luogo che preferisco di tutto il comune sono i famosi Faggi, dove si fa la polentata l'11 di agosto, è il luogo che amo maggiormente". Il piacevole ricordo del paese di Micol Matti, vogherese, è legato ai suoi nonni: "Per me Romagnese è questo, è il posto dove i miei nonni sono nati, cresciuti e dove hanno lavorato e vissuto". "Un luogo dove respirare libertà. Non ho mai abitato qui – continua Micol – ma ci venivo d'estate, quando finivano le scuole e stavo con i miei nonni. Tra una vacanza al mare e l'altra stavo con loro. Ho frequentato questo posto assiduamente fino ai 12 anni, poi molto meno. Adesso ci torno ogni tanto perché ho ancora la casa e devo dire che a mia figlia, che ha 9 anni, piace molto… si sente più li-

Morena Ghiozzi

Micol Matti

bera di circolare per le strade e può andare a piedi tranquillamente… non è più come una volta quello sì, ma c'è sempre più pace rispetto alle grandi città! Tanti miei ricordi legati all’infanzia sono qui e adesso li rivedo in mia figlia. Sono stata fortunata a passare tanto tempo in un posto simile". E conclude: "è un paese che comunque è rimasto vivo, fanno tante iniziative d'estate. E ho visto con piacere che ci sono persone che hanno intrapreso un'attività commerciale: c'è la parrucchiera, l’estetista, ci sono le botteghe di alimentari, qualche bar… Poi anche nelle vicinanze c'è sempre qualche cosa da fare, tipo un giro al giardino alpino o a quello botanico, è possibile fare qualche escursione a piedi o qualche passeggiata. In più c'è la piscina… e anche il vicino Monte Penice. Per me e la mia famiglia è ormai solo una seconda casa ma c'è e guai a chi la tocca". "Sono nata negli Stati Uniti, a Austin in Texas, ma ho i parenti qui a Romagnese e ho la doppia cittadinanza". Inizia così la chiacchierata con Andrea Sizemore, ragazza trentenne di professione barista. "Sono sempre venuta d'estate e sono molto legata a questo luogo e a questo territorio". Poi racconta di come è stato bello da bambina crescere in un posto simile: "Vivere in un paese dove puoi girare, andare alle capannette o al parco giochi, senza i genitori perché è sempre stato sicuro per noi bambini passeggiare da soli è stupendo. è stata ed è vera libertà! Quando ero più giovane e andavo a scuola, arrivavo a Romagnese appena finite le lezioni in America a fine maggio e stavo qui fino alla fine del mese di agosto. Quest'anno invece ho preso una decisione importante e mi sto proprio trasferendo qui e ci starò per molto tempo".

Andrea Sizemore

Abituata alle grandi città americane, Andrea ha scoperto negli anni a Romagnese un forte senso di comunità: "L’ho sempre trovato anche in un posto semplice, come può essere un bar, in cui la gente si ritrova… questo mi ha sempre dato l’impressione di libertà e voglia di stare insieme. Certo, c'è molta meno gente rispetto a quando ero io bambina" conclude "Mi piacerebbe che si facessero più eventi per attirare tanti turisti e per arricchire il paese". La signora Emanuela Matti, invece, abita a Pavia ma è originaria di Romagnese dove torna per il weekend e durante l'estate per periodi più lunghi: "Sono nata qui e sono legatissima a questo posto. So che non è il paese più bello del mondo, ma per me lo è davvero, perché è il mio paese". I suoi ricordi sono legati agli anni 70/80: "Romagnese in quegli anni era fantastica, c'era sempre pieno di gente, che arrivava da tanti posti, si facevano feste e c'era una bella atmosfera. Poi, un po' come in tutto l'Oltrepò, i turisti sono venuti sempre meno… D'inverno ormai non c'è proprio più nessuno, i giovani sono andati via tutti, tanti anziani sono mancati e quindi… D'estate, invece, c'è un po' di gente ma non come una volta. Le feste si fanno ancora, c'è qualche sagra, fanno la polenta… insomma qualcosa cercano di organizzare sempre. E poi comunque si sta bene qui: c'è l’aria buona, si dorme bene, ci vuole sempre il maglioncino… è diverso da Pavia, quello sicuramente nel bene e nel male!". "Qualche cosa magari da sistemare c'è, come in tutti i posti penso", conclude "Per esempio stavano facendo la casa di riposo ma poi hanno lasciato perdere… Però è il mio paese e non riesco a trovare cose che non vadano bene".


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"mi è venuto in mente Monte Pico, e LUCIANO TAMINI ne fu conquistato"

Di Agata Alba

Luciano Tamini, classe 1932, era "l'imprenditore" la cui fabbrica di trasformatori con sede nell'hinterland milanese, aveva conquistato i mercati degli Stati Uniti e dell'Iran, rendendola leader mondiale del settore tanto che per diversi anni è stata soprannominata la "Ferrari dei trasformatori". Morto a 84 anni, a causa di una grave malattia, conosceva tutti i suoi operai e il suo più grande vanto è sempre stato quello di non aver mai messo un solo lavoratore in cassa integrazione. Ha scelto di essere sepolto in una cappella di famiglia sulle colline dell'Oltrepò Pavese, in un terreno panoramico sul Monte Pico, nel comune di Fortunago, i funerali sono stati officiati dal parroco don Fabien Niyonkuru nella chiesa parrocchiale di Fortunago. Per l'ultimo saluto all’imprenditore-benefattore, che ha regalato quattro milioni di euro ai suoi dipendenti, 15mila euro per gli operai e 10mila per gli impiegati, i familiari sono stati circondati oltre che dall'affetto di amici e conoscenti anche dalla riconoscenza e dall'attaccamento all'imprenditore dei dipendenti che, usufruendo di alcune ore di permesso, sono giunti dall'azienda di Melegnano con un pullman e alcune navette. L'imprenditore milanese trascorreva spesso alcuni week end nella sua seconda casa situata nel comune di Corvino San Quirico e già anni prima aveva deciso di realizzare una cappella di famiglia sulle colline del nostro Oltrepò Pavese, scegliendo poi un terreno panoramico proprio nel comune di Fortunago.

Il sindaco di Fortunago, Pier Achille Lanfranchi: "andavo spesso ospite a casa sua a Corvino San Quirico in occasione di feste e serate, era un imprenditore capace, fortemente legato alla sua azienda ed ai suoi dipendenti, una persona instancabile ed avventurosa, amava mettersi sempre in gioco, mettersi alla prova in imprese a volte anche al limite, vista l’età. Non era raro sentirlo raccontare delle sue scalate insieme agli sherpa sull’Himalaya o di altre esperienze simili fatte zaino in spalla anche insieme ad altri suoi amici mostrando fiero video e foto che le documentavano". Lanfranchi come ha conosciuto Luciano Tamini? "Lo conobbi circa quindici anni fa, perché me lo presentò un collaboratore del comune, l'architetto Stefano Quaglini di Corvino San Quirico che era un suo consulente. Tamini stava cercando un luogo dove costruirsi una sepoltura, in quegli anni era da poco uscita la legge di Formigoni che consentiva la costruzione di sepolture private fuori dai cimiteri comunali. Cercava un punto panoramico in collina e qui siamo circondati dalla bellezza delle nostre colline, visitammo un paio di posti qui nei dintorni ma lui non era molto convinto, allora mi è venuto in mente Monte Pico, del quale avevamo parlato nel libro su Fortunago che avevamo da poco finito di scrivere, gli proposi di andarlo a visitare e ne fu conquistato". La zona dove Tamini aveva deciso di costruire conserva resti di una lunga frequentazione dalla preistoria agli inizi del Novecento, è stato un problema per la conduzione dei lavori di costruzione del se-

FORTUNAGO

"I lavori sono stati condotti nel rispetto del sito"

PierAchille Lanfranchi polcreto? "I lavori sono stati condotti nel rispetto del sito, scavando uscirono fuori dei sassi, presumibilmente il tracciato di strada medioevale, così, attraverso un accordo tra lo stesso Tamini e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, collaboratori e studenti volontari, diretti da Silvia Lusuardi Siena (Cattedra di Archeologia Medievale), per tre estati sono stati impegnati in un progetto scientifico d'intesa con la Soprintendenza e sono stati rinvenuti in particolare resti imponenti di due cinte murarie in pietra squadrata riconsegnati alla possibile fruizione di scolaresche ed appassionati". Per concludere, come descriverebbe Luciano Tamini imprenditore? Uomo d'altri tempi, sognatore… "Fa parte di quegli imprenditori che fra gli anni '50 e '70 avevano realizzato dal nulla, partendo da una semplice idea o da un prodotto, delle fiorenti realtà che davano lavoro spesso a centinaia di operai. Realtà costruite lavorando a stretto contatto con i propri collaboratori nello spirito di reciproca fiducia e rispetto che ha permesso loro di crescere lavorativamente insieme. Dava l’impressione di essere il milanese, l’imprenditore milanese, rappresentativo di quella stagione economica di grande sviluppo per Milano".


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"a santa giuletta Una soluzione sarebbe mettere dei velox"

Di Elisa Ajelli

Andrea Mussi, assessore all'urbanistica del comune di Casteggio, in carica dal 2014, vuol fare alcune precisazioni per quanto riguarda l'area Venco, che è stata al centro di parecchie discussioni nell'ultimo periodo. "Anche a nome dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Lorenzo Callegari, vorrei parlare in merito alla scelta di confermare l'area Venco come tessuto commerciale, nella recente Variante al P.G.T. vigente approvata recentemente, seppur allo stato attuale vi sono buone possibilità di perfezionare entro fine anno un accordo transattivo per l'acquisizione delle nuove strutture scolastiche realizzate in Viale Montebello, per trasferirvi le scuole secondarie, che prevede la corresponsione di risorse finanziarie da parte del Comune e, la cessione del plesso scolastico della scuola primaria di Via Duca D'Aosta, salvaguardando così il Campo Venco. Siamo in attesa di un riscontro favorevole da parte delle società di leasing in merito alla proposta formulata che, in linea di massima, potrà subire un leggero incremento in termini di valore economico e di durata. Non appena verrà perfezionato questo accordo non vi sarà più la necessità di mantenere, così come viene confermato attualmente in via ‘prudenziale e cautelativa’ per l'ente comunale, la destinazione commerciale dell'area Venco, oggetto di variante. Allo stato attuale la destinazione commerciale non preclude il mantenimento dell'impianto sportivo esistente, e ci preme rassicurare la cittadinanza che, ad oggi, non c'è nessun progetto per la costruzione di supermercato o edificio similare di tipo commerciale o proposte di acquisto/cessione dell'area stessa". Quale impegno vi assumete come Amministrazione comunale in merito all'Area Venco? "Dovendo provvedere entro l'estate prossima alla modifica/revisione del Documento di Piano del Vigente PGT, che per il nostro comune è quinquennale, sarà premura di questa amministrazione far ritornare l'area Venco ad ambito inedificabile, prevedendone l'azzonamento ad area di salvaguardia ambientale per garantire la nascita di un bosco urbano con annesso un percorso vita e riqualificare l’intero comparto, attivandosi tramite il reperimento di contributi pubblici o partecipando a bandi comunitari". I cittadini potrebbero non approvare questa scelta? "Potrà sembrare una scelta per certi aspetti anche impopolare, ma coraggiosa e cautelativa per il comune e per la città e non perché l’attuale maggioranza si vuole inimicare i propri cittadini sottraendo un pezzo di storia, di vitalità e di verde al nostro paese, ma bensì per risolvere la questione attuando ciò che all’interno delle linee programmatiche 2014/2019 della Lista ‘Callegari Sindaco’ era inserito a chiare lettere... e mi sto riferendo al punto ‘riproposizione del piano di acquisizione del Plesso scolastico di Via Montebello". Cosa si sente di dire agli abitanti casteggiani? "Ci preme rassicurare la collettività, che a tutt’oggi, l’amministrazione comunale non ha assunto alcuna determinazione in merito che comporti impegni economici e/o atti amministrativi condizionati dal cambio di destinazione d’uso dell'area Venco, ma soltanto una scelta previsionale urbanistica che comporta una potenziale salvaguardia economica in caso di necessità per la definizione della situazione presente dal

2009. Sarà premura dell’amministrazione comunale prima di sottoscrivere qualsiasi accordo, chiarire le scelte e definirne gli obiettivi, assicurando e garantendo il più efficace perseguimento dell'interesse Andrea Mussi pubblico, non appena sarà vagliata la soluzione definitiva per la risoluzione della problematica in argomento, che dovrà essere amministrativamente e giuridicamente ineccepibile e supportata dal parere di congruità tecnico/ economica della Corte dei Conti, al fine di garantire al Comune che amministriamo la massima trasparenza e tranquillità soprattutto a livello finanziario". Lei è anche responsabile del Settore Territorio per il comune di Santa Giuletta: ultimamente ci sono stati problemi, legati alla viabilità sulla Via Emilia, che hanno visto un susseguirsi di incidenti dovuti alla velocità elevata. "Abbiamo scritto alla Provincia per avere un parere favorevole per poter fare dei lavori. Il problema è che il punto critico è in una mezza curva e quando il semaforo è verde gli automobilisti, soprattutto quelli che arrivano da Casteggio, vanno molto spediti. è tutto centro abitato e si dovrebbe andare a 50 km all’ora… non si pretende che vadano a 50 ma neanche a 130 come spessissimo succede. Una soluzione sarebbe mettere dei velox, unico sistema per ridurre davvero la velocità". A questo proposito, parla anche il Sindaco di Santa Giuletta, Simona Dacarro: "I cittadini sono preoccupati soprattutto per l'alta velocità ed hanno ragione. Innanzitutto però bisognerebbe rispettare il codice della strada, quindi no all’uso dei cellulari mentre si guida, rispetto dei limiti di velocità, non sorpassare dove non si può, soprattutto nei centri abitati, parcheggiare con coerenza e naturalmente non guidare in stato d'ebbrezza. Tutti dovremmo avere una maggiore educazione stradale. Per affrontare alcuni problemi sulle strade nel comune ci siamo maggiormente informati sul nuovo codice della strada ed abbia-

CASTEGGIO

"Sarà nostra premura far ritornare l'area Venco ad ambito inedificabile"

mo sentito i pareri della Polizia Locale e dei referenti della Provincia. Entro fine agosto interverremo per ridurre la velocità ed aumentare la sicurezza vicino al plesso scolastico. Abbiamo inoltre fatto richiesta alla Provincia per una realizzare una serie di lavori. Nello specifico, abbiamo chiesto di poter fare: due attraversamenti pedonali con la rispettiva segnaletica, la realizzazione di stalli di sosta, l’installazione di paletti/dissuasori flessibili, lo spostamento, con ricongiungimento, di cassonetti della Rsu già presenti ed eventuale realizzazione di un’aiuola. La Provincia ci ha già dato il suo parere favorevole e quindi si metteranno in atto le procedure per iniziare i lavori sia di segnaletica orizzontale che verticale. Ci stiamo inoltre ancora informando sulla possibilità di ulteriori interventi previsti dal codice della strada. Purtroppo a volte le amministrazioni, cercando di intervenire per migliorare la sicurezza, hanno utilizzato semafori, dossi, rilevatori di velocità che poi hanno dovuto togliere o rendere inattivi oppure strumenti rivelatisi inefficaci o anche che hanno causato problemi legali ai comuni stessi, con un relativo aggravio di costi. Concludo dicendo che naturalmente, seppur con rammarico, occorre fare i conti poi con le possibilità di bilancio".


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CASTEGGIO

"Vendiamo a un supermercato un solo nostro prodotto"

"Se uno vende un prodotto a 3 euro, il vicino lo vende a 2,90 solo per fregargli il cliente"

Camillo Terzi

Di Elisa Ajelli Un nome e una garanzia per la città di Casteggio: la distilleria grapperia Bellomi. Il gestore attuale dell'attività, Camillo Terzi, racconta come è nato questo posto storico. "è iniziato tutto più di cinquanta anni fa. All'inizio c'era anche la distilleria e quindi distillavano la grappa vera e propria… poi nel 1972 l'hanno chiusa e adesso si fanno solo trasformazioni e produzioni di liquori, oltre naturalmente alla vendita in negozio". Il fatto di non avere più la distilleria cosa comporta? "Adesso in pratica compriamo il prodotto a ottanta gradi più o meno (il tutto dipende da come esce dalle

distillazioni) e lo trasformiamo nei vari tipi di grappa. Diciamo quindi che adesso manca il primo passaggio, ma si è dovuto fare così un po' per problemi di scarico, un po' perché allora in questa zona della città non c'era nulla ed era considerata periferia, mentre negli anni hanno poi costruito molto, un po' per problematiche burocratiche…" Come è iniziata questa avventura? "è tutto merito di Mario Bellomi, il padre di mio suocero che insieme con lo zio, ha creato questo mondo. Poi è stato tramandato a mio suocero e infine a mia moglie Elena e a me, che siamo qui da circa quindici anni". Il pubblico a cui vi rivolgete? "Vendiamo a un supermercato un solo nostro prodotto e poi serviamo ristoranti, locali, agriturismi, trattorie… senza naturalmente dimenticare il privato che acquista direttamente in negozio". Come mai la scelta di un solo prodotto da destinare alla grande distribuzione? "Questa è stata una scelta di venticinque anni fa o forse di più: sono venuti all'epoca i responsabili di questo noto supermercato della zona e gli è stato offerto un solo prodotto. In pratica da allora vendono il nostro prodotto con una loro bottiglia e confezione. Hanno l'esclusiva, quindi io qui in negozio non lo posso vendere". La clientela del negozio è cambiata negli anni? "Decisamente sì… una volta le persone spendevano di più per questi prodotti, adesso c'è un po' di flessio-

ne…vuoi anche per la storia del ritiro delle patenti. è più difficile bere perché tutti hanno paura che gli venga ritirato il documento e quindi la cosa è cambiata in questo senso. Comunque posso dire che abbiamo un buon giro di clienti perché siamo conosciuti, siamo un negozio storico con prodotti di alta qualità". Nel dettaglio cosa producete? "Grappe, liquori vari e frutta sotto spirito: ciliegie, prugne, albicocche, marron glaces e uvetta. Noi abbiamo l'autorizzazione dell'Utif, che è la branchia finanziaria che controlla le accise e abbiamo quindi la licenza fiscale per utilizzare le grappe e produrre amari e liquori come limoncino e fragolino". La sua opinione sul mondo vitivinicolo della zona? "è un settore che è cambiato tanto. Secondo me in Oltrepò ci facciamo la guerra e questo non ci fa onore. Se uno vende un prodotto a 3 euro, magari il vicino lo vende a 2,90 solo per fregargli il cliente… Così di sicuro non si cresce. Questa ovviamente è la mia personale opinione, poi qualcuno mi potrà dare contro. Se penso ad altre zone d'Italia, Franciacorta docet, mi viene in mente che è molto più piccola rispetto alla nostra zona eppure vende molto di più. C’è qualcosa qui che non va, non so se a livello politico o strutturale e infatti sento che parecchie aziende sono in crisi… E’ anche vero che il mondo è proprio cambiato, ci sono tante spese, il lavoro è diminuito e non è più come una volta".


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"La mancanza di senso civico di pochi utenti pesa sui costi della raccolta differenziata" Di Agata Alba Il vice sindaco di Corvino San Quirico, l'ingegnere Rodolfo Brameri, cerca di fare chiarezza sui temi caldi del "suo" comune: tasse, disavanzo e raccolta differenziata. Brameri pare che il dibattito sia più acceso riguardo il passivo gravante sul bilancio 2016, passivo imputabile, secondo il capogruppo di minoranza in consiglio, "all'incapacità gestionale dell'amministrazione, ad una serie di scelte cieche e a superficialità". Da queste parole sembrerebbe che i rapporti con la minoranza in consiglio siano tesi, è così? "Durante le sedute di consiglio non registriamo grandi critiche se non qualche puntualizzazione o richiesta di spiegazioni riguardo i problemi tipici della gestione del comune. Puntualmente abbiamo risposto". È vero che la contabilità del comune è oggi di pertinenza dell'Unione? "Inesatto, perché la contabilità (il bilancio) di ogni comune dell'Unione è ancora prerogativa del singolo comune e non esiste un bilancio unico dell'Unione dei Comuni Lombarda Oltrepò Centrale. Il bilancio comunale viene votato dal consiglio comunale, non dall'assemblea dell'Unione. Quello che è cambiato è che da gennaio 2017, insieme all'area tecnica che lo era già, si sono portate in Unione funzioni fondamentali dei comuni come: finanziaria, segreteria e polizia locale. Inoltre è cambiato il responsabile dell'area finanziaria". Risulterebbe che il comune abbia accumulato dei debiti che ad oggi non possono più essere riscossi perché divenuti inesigibili e che hanno contribuito all'attuale passivo di 180mila euro, ci spiega meglio? "La cancellazione dei residui passivi e attivi difficilmente esigibili sarebbe avvenuto ugualmente per legge. La nuova normativa obbliga i Comuni a togliere dal bilancio i crediti che fino ad ora era legittimo inserire e che ora risultano per vari motivi di dubbia esigibilità per far si di essere il più aderenti possibile alla cassa. Chiariamo però, non è vero che non possono più essere riscossi, i crediti depennati dal bilancio, se recuperati (ci siamo già affidati ad un recupero crediti), possono eccome, essere ancora incassati; anzi abbiamo il dovere di recuperarli e per farlo esistono dei tempi tecnici". Parliamo del disavanzo di bilancio e del piano di rientro che vi permetterebbe di rientrare del passivo "All'inizio dell'anno eravamo in anticipazione di cassa per 230 mila euro, in quanto dovevano ancora entrare tra l'altro Tari e Imu. Ad oggi sono 60mila. Sul passivo gravano anche 30mila euro che riguardano la cappella del cimitero non ancora venduta e che non è frutto della nostra amministrazione bensì eredità di un progetto di passate amministrazioni e che noi abbiamo dovuto portare a termine. Inoltre siamo creditori nel fallimento di un ristorante che ci deve tasse per 20mila euro. Il piano di rientro dal disavanzo di bilancio è prudenzialmente previsto in tre anni, ma con la tendenza che abbiamo verificato nei primi 6 mesi del 2017, probabilmente potrà essere ridotto o, a parità di tempi di rientro, potrà permettere all'amministrazione

CORVINO SAN QUIRICO

"sul passivo gravano anche 30mila euro della cappella del cimitero"

Rodolfo Brameri

una più ampia operatività nella direzione del miglioramento dei servizi alla popolazione". A proposito di tasse e di servizi alla popolazione: vi accusano del fatto che sono più alte che altrove e che i servizi offerti in cambio sono scadenti. Condizioni disastrose del cimitero, mancata manutenzione della videosorveglianza, incuria dell'ambulatorio comunale, cattiva conduzione della piazzola ecologica e la fallimentare gestione della raccolta differenziata. Come risponde? "Le tasse sono più o meno allineate come addizionale irpef a quelle degli altri comuni e non esiste una tariffa unica ma viene scaglionata in base al reddito. Che il cimitero sia in disordine è una grossa bugia. È sempre in cima agli incarichi del cantoniere ed è da anni oggetto di interventi di ristrutturazione e manutenzione come: il monitoraggio del dissesto franoso, la nuova copertura dell'ala ovest e il rifacimento della pavimentazione, la canalizzazione dell'acqua d’infiltrazione, la nuova vasca per l’acqua potabile e la risistemazione delle aiuole. Non possiamo al momento fare assunzioni e il cantoniere, per il quale dobbiamo affidarci ad una cooperativa di servizi, è in servizio per 16 ore durante le quali deve occuparsi della piazzola ecologica per 8 ore e nel tempo rimanente del cimitero e della pulizia delle strade. Anche per l'amministrazione comunale sarebbe auspicabile e meno dispendiosa una sua assunzione, perché a parità di spesa raddoppieremmo le ore di servizio a disposizione ma non è possibile. Per una più lunga apertura dell’isola ecologica, una via praticabile è quella del volontariato e grazie all’Auser qualcosa si è mosso ma sebbene molti si dicano favorevoli a questa opzione nessun altro si è fatto operativamente avanti". E per quanto riguarda la videosorveglianza e l'ambulatorio? "C'è in atto un regolare contratto annuale di manutenzione della videosorveglianza ed abbiamo anche installato una telecamera nella piazzola ecologica. L'ambulatorio è di proprietà comunale, ma i locali sono in utilizzo dei medici che devono anche averne cura, ciò nonostante, se necessario, provvediamo a dare una mano di bianco o aggiustare una sedia se si rompe ed abbiamo anche messo un contenitore per la raccolta dei farmaci". Altro argomento spinoso è la raccolta differenzia-

ta. "È un argomento che non può essere trattato con superficialità e dicendo inesattezze. La sua adozione non porta automaticamente, soprattutto nei primi anni di attuazione, ad un risparmio per gli utenti. Infatti, qualunque tipologia di raccolta venga attuata, comporta degli investimenti da parte dell'azienda che esegue la raccolta e che per legge devono essere coperti interamente dalla TARI. Con il passare del tempo, con l'affinamento delle metodologie di raccolta e soprattutto con un corretto comportamento civico da parte degli utenti, si potrà avere una riduzione sensibile delle tariffe. Se rispettati i giorni e le modalità di conferimento dei rifiuti il decoro sarà salvo. Abbiamo posto in essere anche la raccolta di olio vegetale presso la piazzola ecologica, mettendo a disposizione della popolazione un bidone a famiglia per la raccolta, ma sebbene pubblicizzato solo il 10% ne ha approfittato". A proposito delle modalità di conferimento pare che gli opuscoli che le illustravano lo facevano in modo inesatto, è vero? "Sì, ma abbiamo prontamente provveduto a rettificare la piccola inesattezza attraverso due incontri con la popolazione al centro polifunzionale ed inviando a tutte le famiglie interessate la relativa correzione. Si vede che una parte degli utenti ha la propensione a comprendere e a ricordare bene quanto di proprio interesse, ma a sorvolare e dimenticarsi, invece, delle buone pratiche comportamentali. La mancanza di senso civico di pochi utenti pesa, purtroppo, sui costi della raccolta che si spalmano poi su tutti gli altri utenti. Se la raccolta dell’umido viene inquinata con l’errato conferimento nei cassoni di rifiuti indifferenziati, la società che li raccoglie deve invalidare tutto il carico di quel cassone che passa da umido, con costi di smaltimento di circa 90 € al quintale, a indifferenziato con costi di circa € 120,00 al quintale, vanificando tutto quanto di buono è stato messo in atto dagli altri utenti. Infine è molto facile e comodo dire che è tutto sbagliato e da rifare senza avanzare una valida proposta di soluzione. Non basta dire che non funziona, tutto è migliorabile ed io sono disponibile ad ascoltare e discutere qualsiasi via alternativa tecnicamente ed economicamente praticabile".


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iniziativa firmata dalla Strada del Vino e dei Sapori dell'Oltrepò

"OltreGusto", 16 e 17 settembre all'Enoteca Regionale si celebrano vini e sapori Domenica 17 settembre la Corte dell'Enoteca Regionale della Lombardia si trasformerà in una mostra di prodotti tipici dell'Oltrepò Pavese, della provincia di Pavia e di Lombardia. Il pubblico potrà scoprire i prodotti agricoli più tipici di filiera abbinati a spumanti e vini, incontrare i produttori e acquistare i prodotti. L'ingresso è libero. Euro 5,00 il bicchiere da degustazione con tasca. L'Enoteca Regionale di Lombardia a Cassino Po, sita nel Comune di Broni, è la prima Enoteca Regionale riconosciuta come tale da Regione Lombardia con decreto n° 12370 del 18.12.2014 e fa parte di un complesso agricolo rurale un tempo di proprietà della Fondazione Gallini, che grazie al Comune di Broni e Regione Lombardia, da ottobre 2015 ospita l'Enoteca Regionale di Lombardia. Posta sulla S.P. Broni Casteggio (ex S.S. 45 Padana Inferiore) è facilmente raggiungibile dalle principali città del nord Italia. Per chi arriva da Genova, Torino, Piacenza, Brescia l'autostrada di riferimento è la A21 To-Pc-Bs con uscita al Casello di Broni Stradella. All'uscita dell'autostrada seguire le indicazioni Broni/Casteggio.OltreGusto 2017 si aprirà con la cena-anteprima di sabato 16 settembre - ore 20,00 - "A CENA CON L'OPERA". Dopo qualche anno ritorna questo format che unisce due delle ricchezze italiane più apprezzate nel mondo; il cibo e la musica lirica. Quest'anno sarà la Corte dell'Enoteca Regionale di Lombardia di Cassino Po, nel Comune di Broni, ad ospitare l'appuntamento. I protagonisti di questa edizione, oltre ai prodotti tipici dell'Oltrepò Pavese e della Lombardia e le più famose arie delle opere liriche, saranno gli interpreti che con la loro professionalità sapranno regalare agli ospiti una serata magica. Le portate che compongono il menù sono cucinate dal talentuoso Chef del "Bistrot dell'Enoteca Regionale" Daniele Mascherini mentre per la parte lirica, con la collaborazione di Angiolina Sensale, dal 1995 organizzatrice del Festival Musicale Ultrapadum, ad interpretare le arie più famose il soprano Susie Georgiadis, il tenore Carlos Antonio De Lucia e la pianista Irina Kravchenko. La serata è aperta al pubblico al costo di 40,00 Euro tutto compreso. Informazioni e prenotazioni direttamente all'Enoteca Regionale al num. 0385.833820 oppure al 349.1088317. DOMENICA 17 SETTEMBRE... Sapori d'Oltrepò... all'Enoteca Regionale di Lombardia di Cassino Po a Broni. Domenica 17 settembre è la giornata clou

di OltreGusto 2017. Dopo l'overture di sabato sera, la domenica sarà interamente dedicata alla valorizzazione del territorio e dei prodotti tipici. L'ingresso per il pubblico all'Enoteca Regionale di Lombardia è libero; con Euro 5,00 si potrà acquistare il bicchiere con tasca per la degustazione dei vini presenti nella Corte dell'Enoteca abbinati ai prodotti tipici proposti e messi in vendita direttamente dal produttore. L'acquisto del bicchiere da diritto anche alla partecipazione agli show cooking degli Chef Claudio Sadler e Fabrizio Ferrari e alla degustazione curata da A.I.S. Pavia dedicata al Pinot Nero. Oltregusto 2017 riserva anche alcune sorprese interessanti... come avere gratuitamente una copia della Guida Giudando con Gusto oppure usufruire di VISITOLTREPO per un weekend completo in Oltrepò Pavese.Domenica 17 settembre in pillole. Dalle 09.30 alle 19.30 per tutta la giornata nella "Corte" dell'Enoteca Regionale della Lombardia mostra di prodotti tipici dell'Oltrepò Pavese, della provincia di Pavia e lombardi abbinati a spumanti e vini dell'Oltrepò Pavese. Possibilità di degustazioni e acquisto prodotti. Ingresso libero. VISITOLTREPO. Oltregusto è anche turismo, chi vorrà potrà prenotare il suo viaggio in Oltrepò Pavese, per trascorrere un weekend, una intera giornata presso l'Enoteca Regionale della Lombardia e visitare una cantina di valore storico ed enologico. VisitOltrepo è organizzato in collaborazione con Clastidium Viaggi di Casteggio. Ore 11.00 Show cooking con lo chef milanese Claudio Sadler del Ristorante Sadler. Claudio Sadler ha un legame forte con il territorio, infatti da Pavia è iniziata la sua avventura culinaria per portarlo poi nella metropoli milanese ed affermarsi a livello internazionale. Claudio Sadler proporrà uno show cooking in cui cucinerà "la zuppa alla pavese come la vedo io". Al termine sarà servito un assaggio della pietanza cucinata con degustazione in abbinamento un vino dell'Oltrepò Pavese. La partecipazione allo show cooking è aperta ad un massimo di 50 persone e prevede

l'acquisto del bicchiere da degustazione. Prenotazione direttamente il loco domenica 17 settembre.Dalle ore 12.30 alle ore 14.00 "A pranzo con l'Oltrepò". Il Bistrot dell'Enoteca Regionale della Lombardia per il pubblico propone un menù degustazione a Euro 25,00. Prenotazioni tel. 0385.833820. Ore 15.00 Show cooking con lo Chef milanese Fabrizio Ferrari del Ristorante Unico. Fabrizio Ferrari, nato a Costa dei Nobili, nel pavese, zona vocata alla produzione di risi super fini come il Carnaroli, con la partecipazione ad Oltregusto dimostra il suo legame forte con il territorio e i suoi prodotti. Al pubblico presente proporrà, e non poteva essere diversamente, risotto con porcini, polvere di santoreggia e ristretto di Pinot Nero. Al termine sarà servito un'assaggio della pietanza cucinata in abbinamento ad un vino dell'Oltrepò Pavese. La partecipazione allo show cooking è aperta ad un massimo di 50 persone e prevede l'acquisto del bicchiere da degustazione. Prenotazione direttamente il loco domenica 17 settembre. Ore 17.00 "...bianco... rosso...rosè... tutti i colori del Pinot Nero in Oltrepò Pavese" degustazione guidata a cura di A.I.S. Pavia, alla scoperta delle varie declinazioni del Pinot Nero, varietà che pone l'Oltrepò al primo posto in Italia e al terzo nel mondo come zona di produzione. Durante la degustazione l'esperto eno-gastronomo-scrittore Valerio Bergamini cucinerà una pietanza che al termine sarà servita al pubblico presente. La partecipazione alla degustazione è aperta ad un massimo di 50 persone e prevede l'acquisto del bicchiere da degustazione. Prenotazione direttamente il loco domenica 17 settembre.

Una crescita inarrestabile per il vino biologico italiano, che all’estero diventa un business in forte crescita a valore e che in Italia si consolida. L’anno scorso le vendite di vino biologico hanno realizzato un giro d’affari di 275 milioni, +34%. I consumi interni (grande distribuzione organizzata, canali specializzati in prodotti biologici, enoteche, ristorazione/wine bar, vendita diretta) hanno ormai raggiunto il 30% del totale (83 milioni di euro, +22%). Un italiano su 4 (il 21%) ha scelto il vino biologico nel 2016 almeno una volta. L’export vale invece 192 milioni di euro, con un balzo del 40%. I dati emergono dalla ricerca Wine

Monitor Nomisma realizzata per Federbio e Ice, agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in occasione del Vino Bio Day in scena il 18 luglio a Roma. Secondo lo studio della società di ricerca nel 2016 il 79% delle aziende che producono vini biologici l’hanno esportato con successo. Soprattutto nell’Unione Europea (66% a valore) e, come per l’agroalimentare, la Germania rappresenta il mercato di riferimento per i vini italiani bio (33% del fatturato estero realizzato nel 2016), seguita dagli Stati Uniti (12%). Un mercato dinamico che porta le aziende a pianificare e darsi

prospettive. Per il prossimo triennio a trainare le vendite all’estero saranno soprattutto i mercati terzi, primo fra tutti quello statunitense (per il 28% degli operatori); ottime aspettative anche per il mercato dell’Unione Europea. La maggior parte delle imprese sono ottimiste: 1 su 4 prevede un forte aumento (di oltre il 10%) del proprio fatturato sui mercati esteri nei prossimi 3 anni, un ulteriore 54% prevede comunque una crescita (compresa tra +2% e +10%). Più dei due terzi delle aziende scommette sulla crescita dell’export e le imprese rimanenti non prevedono per il futuro variazioni sostanziali del giro d'affari.

Nuove prospettive per l'enoturismo territoriale: Milano Sanremo del gusto


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Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò riunisce i più grandi vinificatori

AGOSTO 2017

Tavolo per la competitività, insieme per la valorizzazione

ll Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese punta su un piano d’impresa territoriale, a partire da un impegno condiviso dei grandi vinificatori, per garantire una remunerazione adeguata delle uve. Si vuole agire attraverso una valorizzazione del vino da costruire con le imprese su denominatori comuni, partendo da analisi di mercato accurate sia per quanto concerne l’Italia che i mercati esteri principali. Basta, insomma, con politiche promozionali imposte dall’alto e incostanti, sì a un percorso condiviso nel rispetto delle reciproche autonomie, dei modelli d’impresa e della libera concorrenza. è la sintesi del primo incontro svoltosi a inizio luglio di un tavolo di lavoro che ha riunito le cantine sociali del territorio (Terre d’Oltrepò, La Versa, Torrevilla), Conte Vistarino quale azienda privata singola leader dei grandi vinificatori privati, le associazioni di categoria (Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri) e la Camera di Commercio di Pavia. Assente giustificata la Cantina di Canneto, per impegni dei suoi vertici, sebbene l’obiettivo di una migliore remunerazione trovi tutti d’accordo. I lavori sono partiti dall’analizzare il rischio connesso alle gelate

tardive di quest’anno, in particolare in Lombardia, il cui effetto rischia di essere il vedere parte delle uve di qualità dell'Oltrepò vendute fuori territorio proprio nell’anno della ripartenza del mercato locale su presupposti nuovi. "è stato gettato un seme che per germogliare ha bisogno della fiducia del mondo agricolo territoriale – spiega il direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Emanuele Bottiroli – Abbiamo riunito i grandi vinificatori, le associazioni di categoria agricole e la Camera di Commercio rilevando che c’è voglia di pensare al futuro in modo condiviso. Le associazioni agricole hanno a cuore la crescita imprenditoriale del mondo agricolo e un rafforzamento del reddito. Misurata questa volontà, estenderemo il ragionamento strategico ai produttori di filiera per arrivare alla concentrazione di politiche virtuose che possano ridare ossigeno alle imprese agricole, valorizzando i terreni e i diversi modelli aziendali. Nel contempo continueremo a lavorare, con la Strada del Vino e dei Sapori, per affermare il tris vinoterritorio-accoglienza". L'altra sfida è specializzare il messaggio che parte dall’Oltrepò vitivinicolo ai mer-

cati: "Dobbiamo smettere di essere percepiti come una grande terra che fa vino – spiega il presidente del Consorzio, Michele Rossetti - Dobbiamo diventare un terroir capace d’imporsi nell’immaginario per poche produzioni identitarie da valorizzare creando un volano virtuoso a beneficio di chi anche in poche bottiglie . Si parte dall’Italia". Resta però una preoccupazione a fare da sfondo e Bottiroli la riassume così: "Il mondo cooperativo locale è ripartito con facce nuove, piani innovativi e professionalità di valore. Se per molti è vero che chi paga di più ha ragione, proprio adesso non può venire a mancare l’uva a chi ha voglia di fare impresa con il vino. Occorre dare fiducia a chi va sul mercato con idee nuove e passione per l’Oltrepò, perché solo così si difende il territorio e si costruisce un futuro sereno a lungo termine per il mondo agricolo locale. Le gelate e le corse all’uva sono fatti episodici, l’Oltrepò è per sempre".

ospite internazionale sul territorio

Per il lancio di Eataly Tokyo Oltrepò Pavese, operazione Giappone con Shigeru Hayashi

Shigeru Hayashi, opinion leader e wine writer giapponese, ha fatto tappa il 27 luglio all’Enoteca Regionale della Lombardia a Cassino Po di Broni a "Incontri di Stile" e il 28 luglio al Centro Riccagioia di Torrazza Coste per approfondire la sua conoscenza dell’universo vitivinicolo dell'Oltrepò Pavese e della cultura del territorio. Ad accompagnare l’ospite internazionale è stato il direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Emanuele Bottiroli, insieme ad Alberto Scarani, titolare di Ca' Montebello. Hayashi è nato a Shizuoka-ken, nel 1954. Dopo essersi laureato in Economia e Commercio presso l’Università statale di Tokyo è stato assunto dall’azienda Suntory Ltd. Innamoratosi della tradizione vinicola e culinaria italiana ha iniziato a pubblicare diversi libri su questo tema, che gli sono valsi molti riconoscimenti sia italiani che giapponesi. Nel 2005 ha deciso di costituire la SoloItalia Co. Ltd (Wine & Food Business Consulting) ed è stato per 5 anni delegato al lancio di Eataly Japan della famiglia Farinetti, con una quota della società. Nel 2015, svolta la sua missione, ha ripreso a occuparsi di promozione, valorizzazione e cultura dell’agroalimentare. Hayashi spiega: "L’Oltrepò Pavese ha nel Pinot nero e nelle produzioni che ne derivano, a partire dal Metodo Classico e dai grandi rossi internazionali, la sua carta vincente. Per affrontare il mercato giapponese bisogna partire dal fare cultura del territorio, che deve emergere non come una zona che produce vino ma come la patria italiana del Pinot nero". Inizia così un percorso che vuole portare l'Oltrepò in Giappone attraverso un piano strategico mirato. Il direttore del Consorzio, al termine della visita, ha sottolineato: "è stato un onore potersi confrontare con un big come Shigeru Hayashi e fargli prendere piena coscienza delle potenzialità

Shigeru Hayashi ed Emanuele Bottiroli della nostra terra. Abbiamo immaginato un percorso, tra eventi e accoglienza sulle nostre colline di delegazioni, per mettere al centro ciò che di più internazionale e distintivo abbiamo da offrire e da posizionare a valore. Hayashi, uomo di grande cultura, ha molto apprezzato l’Enoteca Regionale della Lombardia sia sotto il profilo strutturale che sul versante della proposta enogastronomica. L’ha poi molto colpito la notizia dell’imminente attivazione a Cassino Po di un museo multimediale del vino e di una sede staccata nazionale dell’Università dei Sapori di Perugia, che ritiene strategica. Ci ha suggerito di creare in un prossimo futuro un ponte tra cucina italiana e cucina giapponese proprio in Oltre-

pò, inducendo i giapponesi a riflettere sugli abbinamenti ideali tra il loro cibo e i nostri vini". L’occasione è servita anche per raccontare all’ospite i numeri dell’Enoteca Regionale della Lombardia, voluta dal Comune di Broni, gestita da Filippo Arsi, e inaugurata nell’ottobre 2015: sugli scaffali 146 etichette DOP e IGP di produttori di filiera lombardi (altri in lista d'attesa); il "Bistrot dell'Enoteca", con una ristorazione incentrata unicamente sulla valorizzazione dell'agroalimentare lombardo d'eccellenza, è già stato apprezzato da 8.923 ospiti gourmet. Ad oggi l'Enoteca Regionale della Lombardia ha già venduto 15.867 bottiglie e ora strizza l’occhio anche a un pubblico internazionale.


BRESSANA BOTTARONE

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"Nessun maestro, Ho fatto tutto da solo"

"A quei tempi a Bressana avevamo 400 abitanti e quattro bocciofile" Di Pier Luigi Feltri

Il gioco delle bocce è da sempre molto radicato in Oltrepò, e grandi campioni sono qui nati e cresciuti. Fra i tanti, uno, in particolare, ha saputo conquistare la stima di tutti gli appassionati, tanto da essere ritenuto da molti il più grande di sempre dell'intero movimento. E non solo per via dei cinque campionati

italiani stravinti, che forse gli stanno perfino stretti. Parliamo di Serafino Gatti, vera celebrità nel mondo delle bocciofile. Il quale, nonostante le ottantadue primavere, non accenna né ad abbandonare il campo di gioco, né la sua proverbiale arguzia. È lui a fare la prima domanda: "Ma perché mi vuole intervistare?" Perché si intervista chi ha qualcosa di interessante da raccontare. È la regola. "Da raccontare ne ho tante, sì! Tante storie… (sfoglia il suo album di fotografie). Qui è quando ho vinto il campionato italiano, il primo, a coppie, nel 1969. Per dieci chilometri, da Mezzana Corti a Pieve Albignola, a tutte le piante era affisso un foglio con scritto: 'Serafino campionissimo'. Era il percorso che facevamo per andare a cena. Tutte le vie erano tappezzate. Dopo il titolo del '69, però, c'è un buco di otto anni nel suo palmarès. Fino al 1977, anno della sua prima vittoria nell'individuale. Come mai? "Sono stato per dieci anni il più bravo d'Italia. Specie dopo che è morto Romano Scampoli, che era un mio rivale ed era bravo, l'unico con cui si poteva competere. C'era un po' di invidia tra me e Scampoli, un po' di gelosia ed io venivo messo da parte, non mi facevano partecipare alle gare, perché dicevano: 'se c'è Serafino Gatti è difficile vincere!'. Anche quando poi è morto Scampoli, il signor Piero Mutti (per anni vicepresidente federale e esponente a livello mondiale del movimento boccistico, ndr) ha organizzato la parata in sua memoria e non mi ha

mai invitato. Per dieci anni. Invece ero il primo da invitare! È che, quando battevo Scampoli, Mutti diventava matto…". E nel 1977 cosa accadde? "Ho cambiato casacca e sono andato a giocare per Pavia e per Milano. Il primo anno ci siamo ritrovati contro io e Scampoli, e ho vinto io. Ho dovuto cambiare casacca per forza, altrimenti non avrei mai vinto niente. E io mi sentivo la forza necessaria per vincere, purtroppo è andata così e tra il '69 e il '77, ho perso gli anni migliori". Come è iniziata la rivalità con Scampoli? "Per il campionato nazionale che vinsi a Ferrara nel 1969 ero in coppia con Tolotti. Lui era il socio di Scampoli, e siccome avevano mandato Scampoli a gareggiare nell'individuale, hanno messo me con lui. E io ho vinto, proprio con il suo socio!". Solo a Voghera c'erano queste invidie nei confronti della sua bravura? "Ma no, era un po' in generale. Ho partecipato a una parata a Macerata anni fa, dalla quale inizialmente ero stato escluso dagli organizzatori della Federazione, che avevano selezionato sedici nomi. Finché chi sponsorizzava l'evento non è venuto in possesso di questi nomi e ha detto: datemene solo quindici, uno lo scelgo io. Il mio nome era quel sedicesimo. Sono andato, ho dato spettacolo e sono stato applaudito tutto il giorno. Al Città di Milano capitò più o meno la stessa cosa. Anche lì ero stato escluso e fu un arbitro a dire: 'ma se lasciate fuori Gatti non vale la pena'. E poi a Stradella, dove un giocatore che, oltre tutto, veniva da molto lontano, quando ha visto che non ero in gara mi ha ceduto il suo posto". In quante società ha giocato? "In tante. Ma vorrei raccontare di quando venni a giocare per Megazzini". Chi è Megazzini? "È un costruttore edile di Bressana. Quando Megazzini venne a vedermi ad una parata a Budrione, vicino Modena, nel 1969, mi disse: 'se tu vieni a giocare nella mia bocciofila, costruisco un bocciodromo'.

Serafino Gatti Dopo sei mesi il bocciodromo era già fatto". Lei è soprannominato il "Cassius Clay delle bocce". Le piace questo titolo? "Me lo aveva dato un maestro di Bressana, un giornalista di un quotidiano locale, che mi aveva visto giocare. Mi hanno dato tantissimi nomi: Micio, Cavallo Pazzo, Fenomeno, Show-men delle bocce… Cavallo Pazzo forse è quello in cui mi ritrovo di più". Perché questo soprannome? "Perché io giocavo in onore del pubblico. Io andavo in campo, giravo intorno alle tribune e chiedevo al pubblico: cosa volete? Mi chiedevano di fare una certa giocata, e io li accontentavo. E mi battevano le mani tutti. Davo spettacolo". Quando ha iniziato a giocare a bocce? "Ho giocato fin da bambino, a otto/dieci anni, qui in paese. A quei tempi a Bressana avevamo quattrocento abitanti e quattro bocciofile. Mio zio andava a giocare a bocce (non avevo più il papà) e io, non sapendo cosa fare, andavo con lui e qualche volta mi mettevo a giocare. Mi prendevano a calci, non mi volevano lì… perché già a quell'età ero più bravo dei vecchi!


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BRESSANA BOTTARONE

E in nazionale? "Bassi mi ha convocato tre o quattro volte, ma per me era un problema. Io avevo un altro mestiere, non solo le bocce: facevo il commerciante di bestiame. Lavoravo in proprio. Magari un altro faceva lo spazzino e poteva prendere qualche giorno. Io avevo una stalla da mantenere, non potevo stare via più di tanto". Non le è mai venuta la tentazione di smettere? "Sì, è successo nell’82, quando ho vinto 50 gare con Suardi. Avevo dimostrato di essere il più bravo d'Italia e l'anno dopo non ho più voluto giocare. Volevo fare un po' i miei comodi. Oltre alle bocce ho un altro hobby: andare a ballare e divertirmi. Perciò, se giocavo tutti i fine settimana a bocce, addio ballo". E come ha ripreso? "Ho ricominciato perché tutti me lo chiedevano. Un giorno è arrivato a casa mia il signor Regalia da Busto Arsizio e mi ha convinto a tornare e a gareggiare nella sua squadra. Ho lasciato Suardi e sono andato da lui". Quante gare fa, ora, in un anno? "Due o tre, non di più. Vado dove mi invitano, perché vogliono ancora vedermi all'opera. Ma non riesco più a dare spettacolo come una volta. Prima davo al pubblico quello che mi chiedeva, adesso mi tiro dietro le gambe…". Ha più pensato al ritiro? "Gioco ancora perché la gente mi vuole vedere ancora. Mi chiamano e mi chiedono: 'Gatti gh’el ammò al mond?'. Ma ormai ho 82 anni, non posso più competere. Mi sento in forma, questo sì, ma questo ginocchio fa un po' tribolare… Farò la gara nazionale, qui, a Bressana, nel mese di settembre". Le capita di incontrarsi con altre vecchie glorie per gare "amarcord"? "Sì organizzano dei memorial, ogni tanto. Hanno fatto a Lodi tre anni fa, una bella gara, con tanti vecchi campioni, per ricordare il 'Cina', perché nelle bocce ci conosciamo per soprannomi. L'ho vinta io. Non so quanto potrà andare avanti questa cosa di fare dei memorial, delle gare a invito, insomma. Hanno un costo. Ci sono tanti giocatori che non si muovono se non gli paghi la benzina. Io non ho mai voluto niente". Dopo di lei il movimento in Oltrepò non ha più espresso talenti di livello paragonabile al suo. Perché? "Provano e poi scompaiono. Non hanno polso. Per vincere bisogna soffrire, e avere la grinta, in tutti i ruoli dello sport. Mi rincresce dirlo, però i giovani che giocano a bocce adesso sono dei rammolliti". Secondo lei cosa ci vorrebbe per far tornare interesse nei confronti del movimento? "Bisognerebbe abbassare le quote per le categorie inferiori. Così magari qualcuno partecipa con più amore. Se si abbassassero le quote a dieci euro giocherebbero di più e più volentieri. Sento in giro che è dura giocare adesso, anche venticinque euro sono troppi. E per le categorie inferiori non si prende niente di sponsorizzazione". C’è qualcosa che cambierebbe nel mondo delle bocce attuale? "Prima di tutto i regolamenti. I regolamenti sono sbagliati. Oggi, con il fondo in sintetico, giocano tutti bene. Con la terra, invece, la boccia 'sente' di più il giro, la puoi lavorare di più. La terra è più tecnica, fa vedere il vero giocatore. Ma chi comanda non capisce niente. Se vogliono imparare qualcosa devono guardare alla Svizzera. E all’U.B.I…".

Poi ho iniziato a calciare il pallone". Ed era bravo? "Ero forse ancora più bravo che con le bocce. Se fossi andato avanti a giocare sarei finito in Serie A. Dovevo andare a giocare al Genoa ma, pochi mesi prima del trasferimento, durante una partita mi hanno rotto i legamenti. Ho scartato un avversario e quello, da dietro, mi ha spaccato il ginocchio. Sessant'anni fa, per guarire, si doveva andare a Bologna, ma ero l'unico che lavorava, a casa mia. Non potevo". Chi è stato il suo maestro? "Nessuno. Ho fatto tutto da solo. Qualche volta andavo in campagna ad allenarmi, per il lancio della boccia lunga. Ma ho sempre fatto poco allenamento, dovevo lavorare. Non mi allenavo quasi mai. Certe volte andavo in Francia per lavoro, tornavo dopo due giorni o tre, andavo direttamente a fare la gara e la vincevo. È proprio un dono di natura". Il migliore fra i suoi compagni? "Con Bruno Suardi abbiamo vinto 23 nazionali, 16 regionali e 11 provinciali. Sono bei ricordi". E il peggiore? "Il Micca, di Milano… gh’era da masal. Era un grande campione, ma era anche un testardo. Alcune volte mi ha fatto perdere delle gare nazionali. Perché non voleva che mi applaudissero! Mi sminuiva, criticava certi colpi e diceva: 'quello lì è facile'… E alura tiral tì! Gli rispondevo. Immancabilmente lo sbagliava, e lo fischiavano…!". Il rivale che ha ammirato di più? "Nel 'corto' e nel 'tre quarti' Rosada, il 'Lupo'. Il volo di Rosada. Poi a Voghera ce n’erano tanti, di bravi". Lei nel mondo delle bocce è un po’ come una Rockstar... "In Emilia, Piacenza, Reggio Emilia, Modena, mi conoscono tutti. Quando andavo a fare le parate a volte succedeva che non trovavo il bocciodromo, e allora c'era sempre qualcuno che, vedendo la macchina targata Pavia, mi fermava e mi diceva: 'Gatti, ti accompagno io'. Non avevo bisogno di presentazioni". Durante la sua carriera c'è sempre stata una presenza fissa, una sorta di manager: Enrico Buscaglia. "È stato il mio protettore. Posso ringraziarlo perché è stato come un padre, il mio factotum. Mi veniva a svegliare la mattina presto, mi portava a giocare... Una volta sono tornato a casa alle tre di notte da una

gara a Pavia, al termine della quale avevo regalato le bocce a un ammiratore che mi le aveva chieste. Non ricordavo che la mattina dopo avrei dovuto andare a Brescia per una gara. Alle cinque del mattino arriva una macchina nel cortile: era Buscaglia. C'era una gara importante, ma ormai… avevo quasi deciso di stare a casa. Ma lui era già lì… e mi sono sentito quasi in dovere di andare. Ho dormito fino a Brescia, solo che una volta lì… non avevo le bocce, avendole regalate la sera prima. Allora, alla prima partita un signore è andato k.o. per 12 a 0. Gli ho chiesto se mi prestava le sue, e… ho vinto. Se non ci fosse stato Enrico, avrei giocato la metà delle gare". Sfogliando i vari articoli che le hanno dedicato, mi colpisce questa dichiarazione: "Serafino, tu non scendi in campo sicuro di te. Sei titubante nel gioco perché sei troppo trasandato nell’abbigliamento sportivo, e così i tuoi movimenti mancano di armonia. Non bastano la maglia ed i colori sociali, è tutta la persona che deve vestir bene. Ed è allora che avrai la sicurezza di te stesso, e sarai più scattante nel tiro e più ferreo nell’andare a punti". Sono parole di sua moglie! "Mi ha fatto un bel complimento! (Intanto la moglie, in sottofondo: "Ho detto la verità!"). Io, come mi trovavo, andavo. Non stavo mica lì a pitturarmi la faccia per andare a giocare a bocce! Andavo spettinato, come ero tutti i giorni". La vittoria che ricorda con più entusiasmo? "Ce ne sono tante… forse una gara che è cominciata il sabato mattina, con 1200 coppie, a Milano: il 'Bardelli', una gara internazionale. Ero con Antonio Milanesi, di Bressana, e abbiamo vinto la gara dopo 11 partite, da sabato mattina fino a domenica pomeriggio. Ero stremato. Ma avevo il fisico. Se non hai il fisico non puoi andare avanti in una competizione così. Poi la voglia di vincere c'era…". Il cimelio più prezioso che conserva dei suoi anni d'oro? "Forse la medaglia che mi ha dato il Coni. Poi le lettere degli amici… ne ricevevo anche dall'America, mi chiedevano le bocce che adoperavo, di spedirgliele, addirittura. Gliele ho mandate". Ha mai giocato all'estero? "Sì, qualche volta, ma venivo a casa con il dispiacere. Una volta, in Austria, ci hanno messi a giocare sotto un cavalcavia… è un'altra cultura".


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BRONI

"la tipologia della clientela che affitta è scesa molto di qualità"

"Broni ha circa 700 case in vendita e se ne vendono in un anno circa 70"

Di Elisa Ajelli

I leggeri segnali di ripresa del mercato immobiliare registrati nel 2015 sono stati confermati nel 2016 e la striscia positiva continua nell'anno corrente: questo a livello nazionale, secondo statistiche realizzate nel rapporto sul mercato immobiliare della Fiaip, la principale associazione di categoria del settore immobiliare. Ma nei piccoli centri è davvero così? Broni, per esempio, sembra in ripresa rispetto agli anni passati e il 2017 si sta rivelando positivo. Edoardo Opizzi, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa, è soddisfatto per questo primo semestre dell’anno: "Il mercato va, negli ultimi due/tre anni è stato buono dal nostro punto di vista, per quanto riguarda il paese di Broni. Stiamo lavorando bene, stiamo incrementando i nostri numeri, il numero di compravendite aumenta ogni anno per noi, quindi direi che siamo soddisfatti. Non ci lamentiamo. Siamo una buona squadra, attualmente siamo in quattro… siamo alla ricerca di personale, ma stiamo faticando a trovarlo". E i prezzi? "Su Broni è aumentato il numero di compravendite, non di prezzi però… quelli sono sempre in discesa. è comunque un dato positivo, visto che l'aumento c'è.

La gente sa che si può comprare bene ed è naturalmente invogliata ad acquistare. I mutui sono molto interessanti e buoni al momento e quindi anche da questo punto di vista c'è una evoluzione positiva". Si sente spesso dire in questo ambito la frase "il mercato è fermo". Cosa ne pensa? "Certo, niente a che vedere con i numeri eccezionali di dieci anni fa, ma si lavora bene. Sento tanta gente che si lamenta e che dice che il mercato è fermo, ma non è vero! Il punto è non avere prezzi esagerati o assurdi, dipende poi uno come vuole lavorare: noi abbiamo tenuto prezzi competitivi, poco trattabili o quasi per nulla, ma per fare in modo che vengano vendute le case". Diamo qualche numero... "Parlando di numeri, Broni ha circa 700 case in vendita e se ne vendono in un anno circa 70 che è il 10%: sono dati del comune e sono interessanti da riportare. Solo noi di Tecnocasa abbiamo questa convenzione con ogni singolo paese e riusciamo quindi a sapere tutte le compravendite effettuate". Che tipo di mercato è? "è un mercato tutto da prima casa, chi compra è per mettersi in casa propria accendendo un mutuo…o chi passa da un affitto all'acquisto di una casa di proprietà. Gli investimenti sono poco o niente: non c’è interesse su queste cose. Come affitti, invece, c’è tantissima richiesta ma la qualità è piuttosto scadente: può essere brutto da dire ma magari chi richiede

l’affitto non ha grandissime disponibilità e non dà molte garanzie. Noi per scelta non li trattiamo quasi più e preferiamo concentrarci sulla compravendita". E il mercato delle attività commerciali come sta andando, passando per Broni stupisce nelle vie centrali il numero delle vetrine chiuse e con il cartello vendesi... "Per quanto riguarda invece la vendita dei negozi, bisogna dire onestamente che non funziona, non ci sono richieste per l'acquisto e pochissime per l'affitto. è difficile che qui aprano nuove attività, anche perché i nuovi grandi negozi e centri commerciali aperti in zona hanno reso la vita complicata ai piccoli negozi di paese". A memoria qual è stata l'annata eccezionale nel campo immobiliare? "L'anno più alto nel mercato immobiliare è stato il 2008, con i prezzi più alti in assoluto ma anche con un numero alto di compravendite… in Italia si vendevano circa 850mila case, a Broni erano circa 200… adesso i numeri si sono dimezzati e anche i prezzi: in alcuni casi i prezzi di abitazioni comprate nel 2008 e vendute adesso sono la metà. La media comunque del calo di prezzi è del 30% rispetto ad anni fa. Si sono poi allungati anche i tempi per comprare: qui a Broni per acquistare un immobile ci vuole circa un anno. Poi ovviamente ci sono le eccezioni e magari una casa appena messa in vendita viene acquistata nel giro di un mese".


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Contardo Cristiani

Noi di Tecnocasa abbiamo tutti questi dati precisi perché tutti gli anni e ogni semestre dobbiamo inviare le statistiche alla nostra sede". Contardo Cristiani, della Cristiani Repetti Snc conferma questa tendenza positiva del mercato immobiliare bronese: "L'andamento del mercato per noi quest'anno è migliorato rispetto a quello dei primi sei mesi del 2016. Il miglioramento è lieve perché c'è stata un’inversione di tendenza per quanto riguarda la parte residenziale. Per quanto riguarda, invece, la parte commerciale è stagnante: non ci sono richieste o meglio, erano limitate e rimangono tali per il momento. In termini di incremento, calcolando che l’anno scorso eravamo praticamente fermi, possiamo parlare di un 20% in più. è un dato di fatto quindi che c'è una evoluzione positiva... possiamo dire che qualche cliente torna ad affacciarsi all'acquisto di case. Come affitti, non abbiamo visto flessioni e la richiesta si mantiene abbastanza costante rispetto al passato. Dal punto di vista, invece, degli investimenti, devo dire che la gente si allontana da questo tipo di cose e possiamo quindi parlare solo di compravendite di prima casa: tra l’altro le condizioni di mutuo adesso sono tornate ad essere molto buone e quindi la gente preferisce comperare". Massimo Scrivani, è il responsabile della filiale di Broni della San Marco Immobiliare che ribadisce come la situazione negli ultimi 4/5 mesi sia decisamente migliorata. "C'è l’acquisto in prevalenza di prima casa e sono quasi sempre acquisti di immobili di basso costo: diciamo che i prezzi sono tutti piuttosto calati negli ultimi tempi e normalmente sono molto mutuati. è un vero peccato che l’investitore non ci sia, perché

la congiuntura tra prezzi bassi e mutui molto validi potrebbe dare soddisfazione… Per gli esercizi commerciali, noi ne abbiamo sempre trattati pochissimi, non sono mai rientrati nel nostro business: c’è un po' di mercato dell’affitto per negozi e capannoni, ma non sono molto qualificato per dare ulteriori informazioni in quanto ci siamo sempre occupati prevalentemente di immobili abitativi. Siamo da sempre radicati nella compravendita di case, ville, appartamenti, cascinali e rustici…il tutto rivolto all’abitazione" E gli affitti? "Anche per quanto riguarda gli affitti ce ne occupiamo marginalmente, anche se di più rispetto ai negozi: in questo campo devo ammettere che l’affitto paga un po' il fatto che una persona se appena appena può compra. In più la tipologia della clientela che affitta è scesa molto di qualità e questo fa sì che l’investitore non sia sereno nell’acquistare un mobile da locare. Non si tratta di cattiva volontà, ma purtroppo la precarietà del lavoro che c’è in giro porta troppo spesso a contratti di affitto non onorati, a sfratti e cose simili: tutte questioni non simpatiche e costose per il proprietario dell’immobile". A suo giudizio torneranno i momenti d'oro? "Siamo lontani dai momenti d'oro, ma sinceramente non credo che torneranno. L'impressione, comunque, che ci sia stata una buona inversione di tendenza ce l'ho ben chiara in mente. Parlando in numeri per quanto riguarda le vendite, quest’anno noi abbiamo fatto circa il 50% in più rispetto all’anno scorso, ma va detto che in questo periodo del 2016 avrei detto cose completamente diverse, quindi abbiamo migliorato tanto ma perché siamo partiti da un punto di partenza molto basso. Posso quindi dire, dal mio

punto di vista, che una ripresa si vede per quanto riguarda il mercato di Broni. Io poi ho altre filiali in giro e non posso esattamente dire le stesse cose per altri paesi… Su Broni lavoriamo bene, siamo presenti da tanto sul territorio e siamo un riferimento per tanti clienti, abbiamo lavoro". Broni vanta delle bellissime colline: i paesaggi, buon vino e buon cibo che dovrebbe essere un'attrattiva per i turisti e quindi terreno fertile per le seconde case. è così? "Per colline, invece, posso dire che vanno meno bene rispetto alla pianura. Il discorso strade malmesse, così come la distanza dai centri, penalizza molto l’acquisto di una casa in quelle

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Edoardo Pizzi

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Massimo Scrivani

zone. Anni fa si vendeva molto in collina e poco in pianura, adesso è l’esatto opposto: non ci sono più quei requisiti che prima facevano la differenza, la bella vista, la posizione panoramica, un po' di terreno attorno. Adesso invece si ragiona solo sulla comodità rispetto ai mezzi di trasporto e sul fatto che le strade per arrivare in collina sono ancora peggio di quelle che ci sono in pianura. Per quanto riguarda infine il turismo enogastronomico posso escludere in modo categorico che questo porti a fare acquisti di immobili. è solo un turismo mordi e fuggi. Il territorio non ha altra attrattiva se non quella di essere discreto (strade a parte) e di avere prezzi bassi…"


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"Broni è un paese morto, che non ha vita, non c’è nessuno"

Di Elisa Ajelli Giusy Vinzoni, esponente di minoranza del gruppo "Broni in Testa", intende replicare alle dichiarazioni fatte dal Sindaco Antonio Riviezzi nell'intervista apparsa sul precedente numero de Il Periodico News, e chiarire alcuni argomenti che riguardano la città. Vinzoni quale punto vuole partire? "La questione su cui vogliamo fermamente fare precisione riguarda il teatro Carbonetti. Ci hanno detto che abbiamo fatto confusione nel fare i conti del teatro, ma noi i conti li abbiamo fatti e li abbiamo fatti giusti. C'è un prospetto schematico e molto preciso che indica le entrate e le uscite del nostro teatro. I dati di cui sto parlando sono assolutamente pubblici, chiunque può consultarli sull'albo pretorio online e rendersi conto di che cosa sto parlando. In pratica, le entrate sono circa centocinquemila euro e le uscite duecentotrentamila… quindi la differenza è di quasi centoventicinquemila euro. Io so benissimo che il teatro anche se chiuso avrebbe dei costi e non delle entrate, questo è evidente. Ma il problema è che purtroppo le uscite superano le entrate". Come gruppo siete quindi contro il teatro? "Il teatro è fondamentale e una cosa deve essere chiara: la minoranza non è assolutamente contro la cultura. Se mai alla minoranza dà fastidio questo tipo di atteggiamento di non voler essere chiari e trasparenti su quelle che sono le reali spese di questa struttura". Cosa pensa che sia necessario fare? "Io penso, insieme al mio gruppo, che la scelta più giusta che si possa fare in questo momento sarebbe quella di affidare la gestione ad un esterno o, come ha fatto anche il teatro di Stradella, di legarsi ad altri teatri della zona più grandi: in questo modo si avrebbe comunque la possibilità di avere spettacoli ma nello stesso tempo non avere tutti i costi che invece ci sono. I costi che sono elencati nel prospetto di cui parlavo prima non sono di manutenzione, bensì sono tutte spese che si hanno per poter mantenere e gestire un teatro. Sul fatto della cultura è evidente che è fondamentale e voglio che questo venga precisato: io sono dalla parte del teatro, tanto è vero che sono stata una delle prime ad essere tesserata al Carbonetti, così tutta la mia famiglia. Io sostengo il teatro e non mi piace il messaggio che

Giusy Vinzoni vuol far passare il Sindaco Riviezzi. Dover sostenere i costi del Teatro Carbonetti porta il comune a scelte a suo giudizio criticabili in altri ambiti? "In questo periodo, il comune di Broni non riesce a dare due defibrillatori nelle scuole perché non si riescono a trovare i soldi e il sindaco ha mandato una lettera a tutti i commercianti chiedendo una sovvenzione per poter installare questi defibrillatori… Io non so bene quanto possano costare ma non penso che sia una cifra enorme… in questo momento dove si fa fatica a trovare i soldi per fronteggiare questa situazione, si può ben capire che diventa un controsenso spendere più di centomila euro per un teatro quando invece si potrebbe trovare una soluzione alternativa. Una soluzione sia per mantenere il teatro sia per riuscire a tappare quelle due o tre cose importanti che in questo momento sarebbero utili per il nostro paese. E il defibrillatore mi sembra importante, decisamente! Le stesse maestre ne hanno fatto richiesta". C'è qualche altra questione di cui vuole parlare? "Sì, l’altra cosa che vorrei sottolineare è che il sindaco parla di cultura legandola solamente al teatro e non sta facendo niente invece per i giovani: questo lo si vede banalmente in un sabato sera qualsiasi. Basta andare nella vicina Stradella per vedere che è una città viva, piena di ragazzi. Broni invece è un paese morto, che non ha vita, non c’è nessuno… Quindi nella cultura è più che giusto far rientrare il teatro, ma bisogna anche pensare ad altre cose, come i giovani e le scuole. è uscito poco tempo fa un arti-

BRONI

"Un controsenso spendere più di 100mila euro per un teatro"

colo su un altro quotidiano locale in cui l'assessore Estini parlava di fare progetti legati a tematiche specifiche come il bullismo e le dipendenze… peccato che abbia pensato di farlo a fine anno scolastico con i ragazzi impegnati negli esami… questo non ha senso! Il progetto in sè è valido ma ci si deve organizzare in modo diverso, non farlo a fine anno. Bisogna dedicare molto più tempo ai nostri giovani. C’è stato un episodio eclatante a Stradella dove purtroppo c’è scappato il morto, ma episodi di bullismo se ne vedono dappertutto e sono sempre molto frequenti e gravi. Non è facile sicuramente affrontare certe situazioni perché il tessuto sociale è abbastanza brutto, ci sono situazioni e famiglie con tantissimi problemi e i ragazzi ne risentono di certo, però si ha il dovere come amministrazione di fare qualcosa di concreto. Visto che veniamo sempre additati come quelli che non si preoccupano della cultura ed è sinceramente sgradevole, io dico che il sindaco continua a parlare di trasparenza e sinergia e invece alla fine non è nè’ trasparente nè sinergico. Trasparenza dal mio punto di vista significa ben altro!". Lei fa parte del gruppo "Broni in Testa" da poco più di un anno. Come valuta il suo lavoro fino a qui? "è la mia prima esperienza politica ma credo che un buon governo sia dato da una buona minoranza. Una minoranza può anche essere un po' fastidiosa ma se fa notare le cose che non vanno si potrebbe creare davvero una buona collaborazione. Probabilmente la minoranza di prima era troppo tranquilla e si sono abituati così. Ritengo che questa sia una minoranza che sta lavorando bene ma che non abbia il giusto risalto. La mia esperienza comunque mi sta soddisfacendo: mi piace occuparmi del mio paese e dei problemi che possono sorgere. Ci sono ancora tante cose da imparare e da capire, però è un lavoro che mi piace. Vorrei però che ci fosse più possibilità di essere ascoltati da parte del sindaco e che il nostro lavoro venga messo un po' più in rilievo. A settembre vorremmo organizzare un incontro del nostro gruppo per spiegare a tutti i cittadini cosa abbiamo fatto in questo anno".


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"Il Metodo Classico dell'Oltrepò si sposa egregiamente con la cucina giapponese" Di Elisa Ajelli

I ristoranti giapponesi sono ormai diventati una moda assoluta in Italia. Secondo alcune statistiche nell'anno 2015 nella sola Milano se ne contavano più di 400. Nel 2017 sono ancora di più. Il sushi e gli altri piatti della cucina nipponica hanno conquistato anche i palati più diffidenti, originando un vero boom di aperture di locali a tema. Anche Stradella, nel suo piccolo, ha un vero gioiellino in questo senso. Caterina D'Urso, classe 1984, è la titolare, insieme al fratello Salvatore, del bar-ristorante giapponese Garybaldi. Quando hai iniziato questa attività? "Abbiamo rilevato il bar Garybaldi nel dicembre 2010. Successivamente abbiamo visto la tendenza dei locali, soprattutto all'estero e nelle grandi città italiane, di unire una parte bar ad una dedicata alla ristorazione. Inoltre la cucina giapponese è un trend in crescita: ne abbiamo avuto una forte dimostrazione anche ad Expo dove il padiglione Giapponese è stato tra i più visitati. Così abbiamo pensato di ricavare in una sala del bar un ristorante giapponese che puntasse sull'abbinamento con materie prime del Mediterraneo e vini di qualità, in contrapposizione alla proliferazione di ristoranti cino-giapponesi all you can eat. Nel nostro locale ci sono pochi coperti, solo 24, che ci permettono anche una maggiore attenzione al dettaglio e soprattutto al cliente. Ed è stato così che nell'ottobre 2015 è nato il Garybaldi Japanese Restaurant". Come hanno risposto gli stradellini a questa tipologia di ristorante? "Siamo pienamente soddisfatti della risposta degli stradellini e non solo: abbiamo molti clienti che vengono da Pavia, Voghera e Piacenza perchè hanno sentito parlare del locale. Inoltre offriamo anche un servizio d'asporto molto apprezzato dalla nostra clientela". Il pesce fresco deve essere naturalmente un punto di forza. Dove lo comprate e come vi attivate per l'acquisto? "Il pesce ci viene consegnato quotidianamente da un nostro fornitore direttamente dal mercato del pesce di Milano". In un periodo dove brulicano i ristoranti giapponesi secondo lei è possibile "vendersi" dando un menu che sia pranzo sia cena possa essere a prezzi contenuti? "Il nostro menù è esclusivamente alla carta, sia a pranzo che a cena. Abbiamo fatto una scelta precisa: puntare sulla qualità, il servizio e l'atmosfera. Non parlerei di prezzi contenuti, ma di prezzi giusti. Il pesce è una materia prima pregiata e costosa. Quando si parla di tonno, ricciola, capasanta o gambero rosso di Mazara del Vallo ovviamente il prezzo sale. L'importante è mantenere il corretto rapporto qualità - prezzo e il cliente non se ne andrà mai via scontento. Purtroppo i ristoranti cino - giapponesi hanno un po' 'rovinato' il concetto di cucina giapponese, ma penso che nessuno si sognerebbe di andare in un ristorante italiano che cucina pesce e chiedere se fanno all you can eat. Il concetto è lo stesso". La cucina giapponese è molto lontana dalla nostra tradizione culinaria. Per fare i ristoratori è comunque importante e indispensabile conoscere ciò che si vende. Come avete imparato a conoscere la cucina

Beatrice Buzzi

STRADELLA

"Eravamo appassionati di cucina giapponese, Da lì è partita l'idea"

Caterina D'Urso giapponese? "Non trovo la cucina giapponese così distante da quella italiana, concettualmente. Sicuramente lo è per il gusto, ma non per quanto riguarda l'attenzione alle materie prime e per la ricerca dell'equilibrio perfetto tra gli ingredienti. La cucina giapponese è già stata nominata patrimonio intangibile dell'Umanità da parte dell'Unesco e quest'anno è stato avviato l'iter anche per la cucina italiana. Inoltre la popolazione giapponese e quella italiana sono rispettivamente al primo e al secondo posto per longevità, si pensa proprio in virtù dell'alimentazione varia e che privilegia cibi freschi. Credo che nell'era di Mastechef non si possa più parlare di cucina 'tradizionale', ma di contaminazione. Mangiare la vera e propria cucina giapponese sarebbe molto difficile per un italiano, non abituato a determinati sapori. Quando si entra nel campo della ristorazione si apre un mondo da esplorare. Eravamo appassionati di cucina giapponese (e di cucina in generale). Da lì è partita l'idea del ristorante giapponese, addirittura nel 2012, ma l'abbiamo realizzata solo nel 2015. Nel frattempo abbiamo girato numerosi locali riconosciuti come eccellenze nell'ambito, studiato, approfondito e ci siamo avvalsi della consulenza di chef giapponesi. Ma non si smette mai di imparare, provare, approfondire. è sempre una continua ricerca". Sarebbe stato più semplice abbinare un altro tipo di ristorazione... forse? "Non credo. Essendo il ristorante all'interno di un locale che aveva già impostato il proprio lavoro sulla qualità dei distillati e dei vini, la scelta è stata naturale. Abbiamo creato anche dei cocktail a base di sakè che si abbinano perfettamente ai nostri piatti e, per chi vuole, c'è la possibilità di fare un aperitivo con un buon calice di vino e del sushi preparato al momento".

Qual è il piatto in senso assoluto più apprezzato dalla vostra clientela? "Sicuramente il sushi, ma apprezzatissime sono tutte le tartare: salmone, tonno, branzino, gambero. Ovviamente abbiamo anche piatti cotti, per chi ha difficoltà con il crudo". Capitolo controlli: arrivano con frequenza visto il tipo di prodotto fresco? "In passato sono venuti e non è stata riscontrata alcuna irregolarità. Seguiamo meticolosamente l' HACCP, abbattiamo tutto il pesce fresco che riceviamo e abbiamo compilato la lista degli ingredienti di tutti i piatti per i clienti che potrebbero avere eventuali allergie. Inoltre la nostra cucina è a vista, quindi i clienti possono vedere direttamente con i loro occhi la preparazione dei piatti da parte dei nostri Chef". La zona di Stradella e in generale l'Oltrepò è terra di pane, salame e vino: chi viene nel vostro ristorante e mangia i vostri piatti che tipo di bevanda sceglie? Il vino oltrepadano si abbina alla vostra tipologia di ristorazione? "Abbiamo creato una carta dei vini che abbraccia le eccellenze provenienti da tutta Italia, con un'attenzione particolare al Metodo Classico dell'Oltrepò che si sposa egregiamente con il pesce e la cucina giapponese e nulla ha da invidiare ad altre bollicine. L'unica 'concessione' estera è lo Champagne". Molto spesso cinese e giapponese sono due cucine che vengono scambiate e confuse tra loro: cosa invece le caratterizza? Cosa c'è di diverso tra i due modi di cucinare? "Non conosco sufficientemente la cucina cinese per poter fare raffronti. Per quanto concerne la cucina giapponese è una vera e propria arte, in cui la freschezza della materia prima e la sua qualità sono il centro di tutto e la base da cui partire per creare dei piatti unici". Quante persone lavorano da voi? Ci sono sia italiani che giapponesi? "Abbiamo avuto per un anno uno chef giapponese ed un giovane aiuto cuoco italiano, Fabio Pintabona, che ha imparato tutte le tecniche della cucina giapponese. Successivamente, per tre mesi, ci siamo avvalsi della consulenza di uno chef brasiliano che ha lavorato per diversi anni da Armani Nobu. Da aprile di quest'anno, Pintabona è diventato primo chef supportato dall'aiuto di Giovanni Capponi. Abbiamo deciso di puntare su ragazzi giovani, con voglia di imparare e crescere, che hanno dimostrato dedizione e passione per il loro lavoro. E questo il cliente lo percepisce pienamente quando gli viene servito il piatto. Il responsabile di sala è invece Federico Baraldi, che si occupa non solo del servizio vero e proprio, ma di coccolare il cliente e consigliarlo al meglio". Il bar Garibaldi è stato per tante generazioni un punto di ritrovo per la movida stradellina sia per l’aperitivo che per il dopo cena… voi avete ancora mantenuto questa parte di attività? Funziona sempre bene o negli anni è cambiato qualcosa? "La clientela è sicuramente cambiata. E' più esigente e attenta alla spesa (soprattutto in un periodo di crisi generale). Non ci sono più i flussi di 10/15 anni fa e non basta girare la chiave nella serratura per far sì che la gente entri a frotte. Bisogna 'catturare' il cliente, bisogna aggiornarsi continuamente, creare eventi, collaborazioni, comunicare. Nell'era dei social il locale non è solo reale, ma anche virtuale".


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"sono altri i comuni che devono magari pensare a una fusione"

Di Elisa Ajelli Piergiorgio Maggi, sindaco stradellino, fa il punto sulla recente vicenda della lite tra giovani sfociata in omicidio, che ha scosso l'intera città. Sindaco partiamo da un fatto di cronaca che ha lasciato tutti sgomenti e senza parole. "Non ho molto da dire sul singolo episodio, ma posso dire quello che il nostro comune fa per la prevenzione. Di sicuro è stato un evento devastante ma che purtroppo può succedere ovunque. Dopo quello successo qui, ne sono successi nei giorni successivi anche a Garlasco e Milano, per esempio. Certo ci si augura sempre che non accadano ‘a casa propria’. Il problema è che qualcuno anche su questo episodio ha voluto, come sempre, far polemica. Non ci si ferma neanche davanti a queste situazioni. Io ho ritenuto all’inizio di stare zitto, per rispetto del dolore delle famiglie coinvolte. Ma questo non vuol dire che non pensiamo alla cosa". A chi polemizza sul fatto che l'amministrazione non faccia nulla per i giovani cosa risponde? "Sono almeno quindici anni che il comune di Stradella sta lavorando insieme alle scuole, ai carabinieri, alle agenzie sociali del territorio per fare un programma di prevenzione nelle scuole. Una prevenzione da ogni forma di dipendenza, quindi non solo quella dalle sostanze, ma anche quella dal gioco, dagli eccessi da social e molto altro. Noi stiamo lavorando molto sui giovani e con i giovani. E contiamo di proseguire su questa strada. Abbiamo recentemente fatto una convenzione con l'Oratorio, che gestisce per conto nostro una serie di situazioni di giovani con qualche problema e fa un ottimo lavoro. Non a tutti questa cosa piace, lo so… ma non si può pensare che il comune pensi a tutto. Mi arrabbio quando su cose scontate sul sociale si vuole fare sempre polemica". La presenza di un oratorio funzionante è sicuramente un valore aggiunto per la città... "Tante persone non conoscono la realtà dell'Orato-

rio, non sanno quello che fa la parrocchia per tanti giovani. Gestiscono un sacco di bambini e di ragazzi che magari non avrebbero neanche la possibilità di fare l’estate insieme: tutti gli anni mi invitano al loro Grest, sia all’inizio delle attività che alla fine, e mi piace poter parlare soprattutto con gli educatori che sono ragazzi giovani ma molto bravi. So che è brutto da dire ma certa gioventù che fa dell’alcol il suo mito dovrebbe imparare da questi educatori. Bisogna avere occhio per guardare queste cose e non criticare per il gusto di farlo! Quindi, per concludere questa domanda, per quanto riguarda i giovani, non si può dire che non ci sia attenzione per le loro problematiche. Noi stiamo facendo tanto, da tanti anni e continueremo a farlo sempre di più. Però ognuno deve fare la propria parte, non possiamo essere solo noi a fare da agenzia per loro". Cambiamo decisamente argomento: si è parlato in questo ultimo periodo di degrado della città. Parecchi cittadini hanno espresso il loro commento. Lei cosa si sente di dire in proposito? "Io lo chiamo presunto degrado. Detto questo, inviterei, senza polemica, i miei concittadini a girare per le città della provincia di Pavia, per vedere il livello di ordine e pulizia che c'è dalle altre parti…poi ne parliamo. Ma è possibile che quando ‘esco’ da Stradella incontro sempre persone che mi parlano della nostra città con entusiasmo e invece diversi stradellini ne parlano male? Queste cose francamente non riesco a capirle. Ci può essere qualche problema di manutenzione, è ovvio… ma voler palare di degrado mi sembra troppo e mi sembra di voler iniziare la campagna elettorale con due anni di anticipo. Tutto è migliorabile ma la gente deve sapere che a monte di certi ritardi ci sono motivazioni: se ci sono buche, se ci sono cose che non vanno non è che non ce ne accorgiamo… ma i problemi sono le risorse, che sono sempre poche, e la burocrazia che è veramente lunga. In più ci sono ritardi tecnici dovuti alle procedure che sono difficili da far capire alle persone:

STRADELLA

"Parlare di degrado mi sembra troppo, io lo chiamo presunto degrado"

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Piergiorgio Maggi per citare un esempio, abbiamo perso circa un anno per quattro cambi di ragione sociale di chi ha vinto l’appalto per rifare tutta l’illuminazione della città". Il consigliere di minoranza Ettore Brandolini ha auspicato una fusione di comuni Stradella-Broni. è d'accordo? "Io non voglio polemizzare con nessuno, tantomeno con lui che è un amico. Però dico una cosa: nella provincia di Pavia ci sono circa 178 comuni, Stradella in ordine di abitanti è il quinto comune e Broni il sesto. E gli altri comuni? Ci rendiamo conto? Se si è letta attentamente la stampa, hanno fatto recentemente una statistica dove il comune ideale è composto da circa cinquemila/seimila abitanti. Noi da soli ne abbiamo quasi dodicimila! Senza voler essere arroganti, dico che Stradella sta bene così com’è, sono altri i comuni che devono magari pensare a una fusione, sempre nel rispetto dell’identità. Perché qui si va a toccare un tasto importante, di grandissima sensibilità. Io conosco bene i miei colleghi sindaci di comuni più piccoli: loro e le loro popolazioni sono fortemente ancorati alla loro identità comunale. Quindi, più che una fusione, si dovrebbe pensare a una sorta di aggregazione per fare servizi in scala, per diminuire i costi e così via. Anche in questo caso, parlare tanto per... non va bene. Mi sembra una provocazione e basta".


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STRADELLA

"Io sono per una banca dati nazionale del Dna di tutti i cittadini"

"Non è un'isola felice, Stradella sta degradando e io sono preoccupato"

Di Elisa Ajelli

Dino Di Michele

Dino Di Michele, consigliere di minoranza di Prima Stradella, ha da sempre un argomento che gli sta particolarmente a cuore: la sicurezza in città. "La sicurezza e la percezione di sicurezza sono temi su cui da tempo pongo la mia attenzione per il territorio stradellino, anche se evidentemente è un tema che coinvolge tutto il nostro paese. Ogni giorno leggiamo dalle cronache di eventi delittuosi come furti e ancor più gravi come delitti efferati, ma ciò che mi spaventa sono le molteplici mancate denunce delle vittime di ruberie varie in abitazione o di atti vandalici ad auto o mezzi di lavoro. La gente non denuncia più... la frase che spessissimo mi sento dire è 'Cosa denuncio a fare? Tanto non cambia niente. Si perdono solo due ore per formalizzare la denuncia che poi rimane dentro un cassetto'. E io aggiungo che molte volte fa comodo che i cittadini non denuncino, così all'apparenza delle statistiche, che piacciono molto ai governanti e alle alte cariche dello stato, sembra che i delitti minori diminuiscano e un territorio sia, come diceva qualcuno, un'isola felice. Invece non è un'isola felice, Stradella sta degradando e io sono preoccupato".

Che cosa la preoccupa maggiormente e che cosa è cambiato a Stradella in negativo per scaturire questa sua riflessione? "Ci sono situazioni al di sopra delle comunità locali che ci tocca subire per incapacità di governo e dell'Europa miope e arrogante. La percezione dell'uomo della strada è un fatto importante, non sottovalutabile, incide moltissimo sullo stato di benessere delle persone e le continue notizie di cronaca quotidiana che giungono dai dialoghi di piazza sono di auto che bruciano, cassonetti dati alle fiamme sotto abitazioni e negozi del centro, auto vandalizzate, case di centro e periferia derubate o anziani raggirati. Qualcuno potrebbe dirmi che è sempre successo e io dico che non è un alibi perché oggi l'aumento è spropositato. Non per ultima va considerata la dilagante pazzia di elementi pericolosi che adottano la violenza fisica come soluzione a problemi anche minori e che mi fa molto pensare. La nostra Stradella non ne è immune anzi, recenti eventi lo hanno dimostrato con grande tristezza e dispiacere". Cosa si potrebbe fare a suo parere, o meglio cosa potrebbe fare il Sindaco Maggi? "Secondo me certi episodi si possono ridurre solo con il pugno di ferro, ma sfortunatamente non è nei poteri delle amministrazioni locali bensì del governo centrale che sembra essersi 'calato le braghe' davanti ad un'invasione di delinquenti che si consorziano per rendere più fruttuose le loro malefatte e mi riferisco a stranieri come italiani, perché ognuno porta 'la propria professionalità nel delinquere'. Dal punto di vista locale servirebbe una piattaforma tra comuni limitrofi che uniscano l'impegno e le risorse per controllare, con le forze dell'ordine e tramite video, le strade di accesso e di percorrenza oltre a luoghi di stazionamento secondario come parcheggi, creando una cabina di regia e di controllo che verifichi immediatamente le situazioni e le inoltri alle

forze dell'ordine per intervenire. Io sono per una banca dati nazionale del DNA di tutti i cittadini e di coloro che vi transitano anche solo per vacanza, lavoro, per richiedere asilo o altri benefici consentiti". Secondo lei è una proposta che potrebbe essere accettata da tutti? "Sicuramente sì potrebbe pensare di essere meno liberi, ma io dico che non è così, perché se non si ha nulla da nascondere e da temere le telecamere, le impronte digitali e il DNA potrebbero essere un forte disincentivo e ci sarebbe una riduzione considerevole a medio termine degli atti delittuosi e di delinquenza. Vanno prese decisioni forti in momenti difficili come questi, non si tratta di governi di sinistra o di governi di destra per le amministrazioni piccole e medie come le nostre, ma si parla di buon senso e di volontà per risolvere i problemi per il bene dei cittadini. Evidentemente, per il mio credo politico, penso che un governo di centro destra saprebbe e potrebbe attuare azioni più decise e determinate per ridurre la maleducazione imperante, gli atti di menefreghismo e vandalismo oltre al bivacco generale che incute timore e in alcuni casi demotiva nel turismo e nella libertà dei cittadini onesti". Come ha evidenziato anche lei le amministrazioni locali spesso poco possono fare, spetterebbe al governo centrale. Come si fa a portare sul tavolo di chi decide le problematiche di Stradella? "In Oltrepò Pavese dico che manca una leadership forte che porti le nostre istanze nei luoghi dove vengono determinate le scelte e che sappia ottenere il meglio per un'area che ha molte potenzialità e peculiarità in ambito sociale, culturale, agricolo, economico. Per tornare, infine, alla questione sicurezza si dovrebbe pensare all'implementazione e adeguamento delle caserme con un maggior numero di agenti e di mezzi per meglio affrontare le criticità."


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"Fotografando il prodotto nel nostro studio, finiamo sempre a pane e salame e vino"

Di Morena Castelli Pangea, specializzata in grafica pubblicitaria e comunicazione, che da tempo segue l'immagine di importanti aziende, quest'anno ha progettato la linea dei vini "GERRY SCOTTI" presentati al Vinitaly 2017. Il progetto è stato studiato in ogni dettaglio grafico con Gerry Scotti e Fabiano Giorgi. L'immagine è un selfie con un bicchiere "riempito" del colore dei vini. Mesdí, Regiù e Pumgranin sono i nomi ispirati all'antico dialetto contadino. La scelta della carta avorio vergata ed i colori lucidi nella stampa sono stati pensati nei minimi particolari per creare un'immagine armonica e allo stesso tempo decisa ed unica. Gerry ha voluto omaggiare l'Oltrepò Pavese ed affidarsi a chi questo mestiere lo sa fare; ha scelto la vigna della Famiglia Giorgi a Canneto Pavese e, con loro, ha scelto anche la collaborazione di Pangea che da anni segue l'immagine grafica della Cantina. I titolari sono Walter Panizzari e Mara Cipriano legati nel lavoro e nella vita Walter e Mara come nasce Pangea? "Pangea nasce nel 2004 davanti a due bicchieri di vino! Io (Walter) sono un geologo (da qui deriva il nome Pangea) e Mara da sempre è appassionata di grafica pubblicitaria. Oggi gestiamo un team unito ed affiatato per offrire ai nostri clienti una serie di servizi che vanno dallo sviluppo del Brand aziendale alla stampa e realizzazione di tutti i materiali pubblicitari, indispensabili per farsi conoscere sul mercato". Solitamente un'attività imprenditoriale come la vostra si trova nelle le grandi città, perché voi avete scelto di crearla a Santa Maria della Versa? "Noi siamo molto legati al nostro territorio e in città di studi come il nostro, ce ne sono moltissimi. L'importante non è dove è situata la sede, ma la qualità del servizio offerto. L'esempio è stato proprio il caso di Gerry; da Milano ha scelto noi... di Santa Maria della Versa! Noi abbiamo molti clienti provenienti dalla città e

il fatto di avere la nostra sede di lavoro in collina, non rappresenta assolutamente un limite, anzi... rappresenta un'occasione per attirare gente da fuori; con la scusa di venire da noi, visitano l'Oltrepò!". Voi lavorate prevalentemente nel mondo del vino. Per realizzare una grafica quanto bisogna essere bravi conoscitori del prodotto e del

SANTA MARIA DELLA VERSA

"sono le colline dell'Oltrepò che ci fanno venire le migliori idee"

Mara Cipriano e Walter Panizzari

luogo di produzione? "Oltre alla conoscenza del prodotto, è necessario analizzare altri aspetti quali: i canali di vendita ad esempio se il vino verrà venduto a ristoranti, enoteche o privati, la categoria degli acquirenti, se fa parte di una linea di prodotti gia esistenti o se legato al territorio ed il prezzo finale, dopo queste analisi si studierà un etichetta ad hoc per posizionare il prodotto sul mercato". Come nascono le idee? "È un concetto complesso. Quando un cliente ci chiede di realizzare un progetto noi chiediamo sempre quali sono i suoi obiettivi. Il nostro è un lavoro fatto di confronti, di prove e di revisioni che coinvolge tutto lo staff con suggerimenti e riflessioni. La nascita dell'idea non è legata agli orari dell'ufficio. Ci si continua a pensare... fino a quando non si arriva all'idea giusta!". State lavorando anche ad un progetto legato al Salame di Varzi…

"Sì, infatti stiamo lavorando a stretto contatto con il Direttore del Consorzio Tutela del Salame di Varzi, Annibale Bigoni, alla nuova campagna pubblicitaria estesa al tutto il territorio regionale al fine di promuovere il famoso Salame di Varzi DOP attraverso una serie di canali mediatici quali stampa, servizi fotografici convegni, eventi e web. L'aneddoto divertente è che fotografando il prodotto nel nostro studio, finiamo sempre a pane e salame e un buon bicchiere di vino". Secondo voi è cambiato il modo di fare pubblicità? "Non è cambiato. Sembra banale, ma se fai una cosa bella oggi, sarà bella anche domani. Prendete ad esempio le vecchie pubblicità della Coca-Cola, o quelle del Campari... sono dei capolavori! In questo settore ci sono delle regole precise che aiutano a realizzare un ottimo lavoro; inoltre, occorre avere gusto e proporzioni. L'unica cosa che è cambiata sono gli strumenti dei quali ci si avvale per la realizzazione di una pubblicità".


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"La paura rimane per il dopo... finiti questi contributi cosa ci accadrà?"

Claudio Scabini

Di Silvia Cipriano Qualche mese fa il Sindaco Ordali di Santa Maria della Versa ha proposto la fusione con alcuni Comuni confinanti, più precisamente con Golferenzo, Volpara, Montecalvo Versiggia e Canevino, al fine di attenuare i problemi che negli ultimi tempi interessano tutte queste amministrazioni. Dalla fusione nascerebbe un unico Comune, esteso per una quarantina di km quadrati (circa 3500 abitanti complessivamente), dove Santa Maria della Versa rimarrebbe il punto di riferimento - disponendo di anagrafe, ragioneria, vigilanza e ufficio tecnico - nel quale convergerebbero gli altri quattro. Si tratterebbe di un'opportunità vantaggiosa dal punto di vista economico – si parla di 600mila euro all'anno per dieci anni - tuttavia, l'ultima parola spetterebbe ai cittadini che, nel caso in cui tutti i Sindaci giungessero all'accordo, sarebbero chiamati ad un referendum. Il Sindaco Scabini di Golferenzo e il Sindaco Bossi di Volpara hanno voluto esprimere il loro pensiero in merito alla proposta di fusione. Qualche tempo fa, il Sindaco di Santa Maria della Versa ha proposto la creazione di un unico comune, insieme a Golferenzo, Volpara, Montecalvo e Canevino, paesi che da sempre collaborano attivamente con Santa Maria della Versa. A che punto siete? Scabini: "Premetto che noi Sindaci, prima della proposta di Ordali, avevamo già pensato ad una fusione finalizzata a sostenerci l'uno l'altro, ma eravamo al di sotto dei mille abitanti, quindi un Comune ancora troppo piccolo. A questo punto abbiamo pensato di unirci ad un Comune più esteso... non tutti però ne sono convinti". Bossi: "La proposta fatta dal Sindaco Ordali è frutto di un incontro avvenuto mesi prima, nel quale ci eravamo prefissati di parlane nei successivi consigli comunali. Per quanto mi riguarda, il mio Comune è favorevole alla proposta e saremmo già pronti ad iniziare...". Quali vantaggi, secondo lei, deriverebbero da questa fusione? E quali svantaggi? Scabini: "Se parliamo di vantaggi economici, nei primi anni si parlerebbe di 500mila euro all'anno, quindi effettivamente si potrebbero fare tante cose.

Matteo Bossi

Quello che mi frena è il pensiero di cosa potrà accadere dopo i dieci anni... anzi, non è detto che siano effettivamente dieci anni. Se si svegliasse il Parlamentare di turno e decidesse di revocare questa legge, cosa accadrebbe?! Andremmo a creare un Comune che risulterebbe per estensione il doppio di Stradella, ma con un terzo della popolazione. Il centro rimarrebbe Santa Maria e noi a questo punto diventeremmo delle frazioni?! La paura rimane per il dopo... finiti questi contributi cosa ci accadrà?! All'inizio ero molto favorevole, poi ragionandoci e confrontandomi con il mio Consiglio sono sorti molti dubbi". Bossi: "Il principale svantaggio potrebbe essere legato al fatto che le singole realtà non esisterebbero più, ma i cittadini non verrebbero penalizzati da tutto ciò, poiché gli uffici pubblici locali continuerebbero ad effettuare le loro attività e, essendo questi comuni popolati per la maggior parte da gente anziana – quindi con scarse possibilità di spostarsi – non avrebbero problemi a livello di servizi comunali". Secondo lei, questa fusione ottimizzerebbe o produrrebbe costi aggiuntivi? Scabini: "La fusione sicuramente consentirebbe di razionalizzare le risorse: si avrebbe un unico bilancio, un unico sito, spese uniche, gestendo il tutto comunque con le singole municipalità. Il risparmio sarebbe notevole". Bossi: "Sicuramente aumenterebbero le entrate per la nuova entità che si andrebbe a creare e, di conseguenza, i servizi per la popolazione sarebbero migliori. Si potrebbero ottimizzare anche i costi, poiché creando un'unica amministrazione si genererebbe un innegabile risparmio per i cittadini". Le entità locali verrebbero penalizzate? Scabini: "È una bella domanda... se si parla di municipalità, ogni comune avrebbe la propria identità. Il problema rimane nella disponibilità continua e nella ripartizione dei fondi. Portare il mio comune a sparire, non me la sento... oggi con i pochi contributi a disposizione riesco a gestire e a razionalizzare, ma dopo la fusione non so se sarà la stessa cosa. Tutto ciò che è stato fatto negli ultimi quindici anni – a partire da chi mi ha preceduto – non vorrei rovinarlo. È giusto che il Comune principale e le risorse vengano centrate

SANTA MARIA DELLA VERSA

fusione: "il mio Comune è già pronto ad iniziare..."

Maurizio Ordali

a Santa Maria, ma non vorrei portare Golferenzo a diventare una frazione". Avete già pensato ad eventuali progetti nei quali investire? "Non ancora...troppo presto". Quali sono le sue aspettative in merito alla fusione? Scabini: "Sono ancora scettico... con i fondi si potrebbe fare tanto, ma la mia paura più grande rimane il dopo". Bossi: "Dalla fusione ci aspettiamo di poter migliorare tutto ciò che un'amministrazione sana dovrebbe dare ai propri cittadini e che attualmente, a causa dei consistenti tagli statali, nessuna singolarmente è più in grado di sostenere. Se questa proposta non andrà a buon fine, nel giro di dieci anni i singoli comuni con grande probabilità verranno messi definitivamente in ginocchio, riuscendo a dare sempre meno servizi ai nostri cittadini". Secondo lei, i suoi cittadini come valutano questa proposta? Scabini: "Sono i cittadini che eventualmente dovranno decidere. Parlando con loro, ho cercato di spiegare la situazione e molti sono scettici riguardo a questa proposta. Non è vero che questo nuovo Comune non comporterebbe nessun cambiamento. Le aziende agricole e altre attività dovrebbero sostenere costi non indifferenti... per esempio sulle etichette dei vini non ci potrà più essere scritto Comune di Golferenzo, ma dovrà essere utilizzato un logo comune; sono costi aggiuntivi che dovranno assumersi. Attualmente, per quanto mi riguarda, non sono favorevole alla fusione. Finché riusciamo, preferiamo rimanere così". Bossi: "Buona parte dei miei cittadini con cui ho avuto modo di parlare, sono favorevoli alla proposta, ovviamente non la pensiamo tutti allo stesso modo. In ogni caso, indipendentemente dal parere di ogni singola Amministrazione, la scelta finale spetterà ai cittadini che verranno eventualmente chiamati ad un referendum popolare". Il Sindaco Ordali ci tiene a far presente agli altri Sindaci che questo treno passa una sola volta: "Questi 600mila euro/anno potremmo spenderli come meglio crediamo, per servizi, strade, nuovi progetti...vorrei evitare di arrivare ad una fusione obbligata dallo Stato, magari senza incentivi!".


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VERRUA PO

è nata la consulta giovani

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"Propone idee che noi intendiamo portare avanti in Consiglio o in Giunta" Di Pierluigi Feltri

È nata a Verrua Po una "Consulta Giovani", che collaborerà con l'Amministrazione Comunale e potrà esprimere il proprio parere sui vari ambiti di competenza municipale. Sono stati invitati a farne parte tutti i cittadini di età compresa fra i 18 e i 25 anni. La proposta ha avuto un immediato successo, e dopo il periodo estivo inizieranno anche i primi eventi organizzati in collaborazione con le altre realtà associative presenti sul territorio comunale. Lo strumento della "Consulta" può essere un valido strumento per contrastare la disaffezione dei giovani alla politica, la scarsa partecipazione alla vita pubblica, il sempre più raro impegno in prima persona in favore della collettività. Abbiamo affrontato questi argomenti con il sindaco Pierangelo Lazzari. Sindaco, a parole tutti vogliono coinvolgere i giovani, ma molto spesso si finisce per non fare nulla che li riguardi. Come è nata e si è sviluppata questa idea in seno alla sua Amministrazione? "L'idea è nata lo scorso anno, quando si è riunito il gruppo che poi si è proposto alla popolazione di Verrua per le elezioni. Tra le altre proposte si era parlato anche della Consulta giovani. Ci sono anche altri modi, altre soluzioni per coinvolgere il mondo giovanile. Per il momento abbiamo iniziato con questo, perché secondo noi mancava il coinvolgimento di questa fascia di età fra i 18 e i 25 anni. Le Consulte generalmente spaziano fra i 16 e i 35 anni. Noi abbiamo ritenuto di non scendere al di sotto dei 18, perché ci sembrava una fascia di età con problemi simili in comune". Quali sono le funzioni? "La funzione della Consulta è la promozione di progetti che riguardano i giovani. È un punto di riferimento per l'Amministrazione per quanto riguarda i rapporti con la realtà giovanile che prima non esisteva, e ha l'obiettivo di costituire un confronto". E i poteri? "La Consulta ha solamente, tra virgolette, una funzione consultiva, propositiva. Propone delle idee che noi intendiamo portare avanti, far arrivare poi in Consiglio Comunale o in Giunta. Idee che spaziano in tutti gli aspetti di cui si occupa l'Amministrazione comunale, come mondo del lavoro, tempo libero, sport, cultura, musica, spettacolo. Spesso ai giovani manca la possibilità di esprimersi; un orecchio attento alle loro esigenze e alle loro istanze. La realtà dei giovani è in continuo movimento, e i problemi che li riguardano sono molteplici, complessi. Perciò le amministrazioni, e la nostra amministrazione, devono ritenere importante questo momento di confronto con i ragazzi, perché devono poter avere la parola sui problemi che riguardano il Comune, soprattutto con riferimento agli argomenti relativi alla loro fascia di età". Da questo gruppo potrebbero uscire delle "nuove leve" anche per la prossima campagna elettorale… "No, non pensiamo a questo. Potrebbero uscire delle nuove idee, partorite dai giovani e per i giovani. Per l'oggi e per il domani. Perché stanno lavorando

Pierangelo Lazzari

anche per le generazioni future. Noi abbiamo portato avanti questa proposta proprio per questo, per avere delle idee giovani; la loro fascia di età può avere dei problemi che magari noi non percepiamo e che loro stanno vivendo. Dobbiamo ascoltarli e favorire le loro idee". Ci sono rapporti con altri enti o associazioni presenti sul territorio? "La nostra Consulta esercita le proprie funzioni in piena autonomia. Però non ha un bilancio, quindi non può essere autonoma al 100% anche in progetti fattivi. Quindi, perché le proposte elaborate trovino un'effettiva realizzazione, si avvale della collaborazione del Sindaco e anche delle altre realtà presenti nel Comune di Verrua, come la Pro Loco e la Biblioteca. C'è già stato un primo incontro fra Consulta giovani e Pro Loco, da cui uscirà un primo evento nei prossimi mesi. Diciamo comunque che la Consulta è appena nata, ma fra poco tempo sarà completamente attiva". Chi ne fa parte? "La Presidente è Emanuela Tacconi. È stata nominata dall'Assemblea della Consulta il 3 luglio, giorno in cui c'è stata anche l'elezione del Consiglio. Del Consiglio fanno parte, oltre che al Presidente, anche altri quattro membri dell'Assemblea, che a sua volta è composta da un numero maggiore di giovani, diciamo tutti quelli che si sono iscritti fra i residenti a Verrua compresi nella fascia di età di riferimento. Ogni tre mesi circa andremo a vedere chi ha compiuto 18 anni e lo inviteremo all'iscrizione. Quindi la composizione dell’Assemblea è dinamica, possono esserci in qualunque momento persone che entrano o persone che escono perché fuori dai limiti di età". È importante che il Comune, e quindi la cosa pubblica, faccia sentire la sua presenza in un momento importante come il passaggio alla maggiore età.

Sto già cercando di portarmi avanti e di assoldare altre persone per questo gruppo. Con alcuni dei prossimi neo diciottenni ne abbiamo già parlato, sanno già che il giorno dopo il loro compleanno le porte della Consulta saranno aperte per loro. Coinvolgerli mi sembra bello. Nei nostri piccoli paesi questa fascia di età, altrimenti, rischia proprio di non avere una partecipazione". La disaffezione dei giovani alla politica è un tema di stringente attualità. La fascia di età di cui stiamo parlando ha una scarsa propensione a mettersi in gioco in prima persona, ma anche, semplicemente, a partecipare al momento elettorale. "Riguardo alla Consulta non parliamo però tanto di politica, parliamo soprattutto della loro vita all'interno della comunità. Qui si può parlare di politica in senso lato, quindi non direttamente di Pubblica Amministrazione, ma di vivere il paese, di fare delle proposte concrete. Noi abbiamo bisogno delle loro proposte, e loro non devono solamente subire delle decisioni imposte. Questo è il punto chiave per stimolarne il coinvolgimento". In quale forma è stata costituita la Consulta? "Ha una propria autonomia rispetto all'Amministrazione Comunale. Non è una commissione consiliare, è un'associazione autonoma che, tuttavia, il Comune coinvolge e ascolta. Anche se, ovviamente, non sempre può dar seguito a tutte le istanze. Io partecipo sempre, a tutti gli incontri, non solo della Consulta ma di tutto quello che gravita intorno al Comune". Con quale frequenza avvengono le riunioni? "È appena stata fondata, quindi per il momento si è riunita parecchie volte, proprio per conoscersi, per portare avanti qualche idea, per incontrare le altre associazioni, etc.etc.. È ancora un attimo in rodaggio, in autunno vedremo di trovare una forma magari più continuativa per gli incontri, una volta al mese o ogni due mesi".


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pesca di frodo: "danneggia irreparabilmente le acque del fiume po"

Di Silvia Cipriano La pesca di frodo in Italia sta assumendo le proporzioni di un vero disastro ambientale. Sono necessarie delle azioni concrete se si vuole riportare la situazione alla legalità. Questi "pescatori" agiscono di notte, usano strumenti illegali (reti e electrofishing) e rivendono il pescato anche nei nostri mercati, finendo poi sulle nostre tavole. Non è solo una pratica illegale, che principalmente crea un grosso danno all'ambiente, ma il problema principale è che il pesce pescato nel fiume Po è contaminato, pieno di metalli e altre sostanza nocive per l'essere umano. Si tratta di un problema di carattere nazionale, ma particolarmente sentito nella tratta che va dal Ponte della Becca fino a Parpanese, frazione di Arena Po. Recentemente al Centro Nautico "Amici del Po" di Linarolo è stato inaugurato il numero verde anti bracconaggio 800 82 12 13. La manifestazione è stata sostenuta dal Deputato Parlamentare Angelo Ciocca e dal suo staff. Inoltre, sono intervenuti Matteo De Falco – Direttore Sky Pesca – e alcuni fondatori e rappresentanti di associazioni di categoria: Yuri Grisendi fondatore di Catfish World, Giuseppe Scigliano di Pescatori Fai da Te, Aldo Vecchietti Presidente Catfishing Italia e Claudio Noli Rappresentante FIPSAS. Ciocca afferma: "nasce un movimento del territorio che dice No al bracconaggio! Dice No a chi ha in mente di venire sul nostro territorio e distruggere qualcosa che per noi è estremamente importante ed è fondamentale per il futuro dei nostri giovani. I cittadini e i pescatori devono difendere questa pratica e unirsi contro il bracconaggio". Ciocca ha voluto precisare che il numero verde attivato sarà "cinghia di trasmissione" tra i pescatori e le Procure di Pavia e di Lodi. Con questo si vuole dare giustizia contro chi oggi "violenta" i nostri fiumi e non rispetta il nostro patrimonio. De Falco afferma: "non pensate che il numero verde sia la panacea di tutti i mali. È l'ennesimo bastone

che stiamo andando a mettere tra le ruote di queste persone. Le cose stanno cambiando! Le leggi stanno cambiando, ma ancora tanto c'è da fare. Se non molliamo il colpo questa battaglia la vinciamo. Dobbiamo però essere uniti per affrontare il problema". Grisendi continua dicendo: "è chiaro che gli occhi sul fiume siamo noi... le associazioni e la provincia ora si stanno impegnando insieme a noi. Il fiume è cambiato, i pescatori e le tecniche di pesca sono cambiate; è giusto che anche le leggi cambino, per tutelare coloro che amano il proprio territorio e soprattutto questa pratica. Qualsiasi cosa vedete, segnalatela o fotografatela". Scigliano: "con l'impegno e la collaborazione gli interventi sono stati fatti. Possono sembrare delle gocce, ma tante gocce fanno un fiume. Se non ci pensiamo noi pescatori, non ci pensa nessuno. Dobbiamo assolutamente collaborare con le autorità". Vecchietti afferma: "come associazione abbiamo già tentato di contrastare il bracconaggio in diversi modi. Chiediamo delle leggi più severe nei confronti di questo problema". Noli: "la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquea ha colto in modo importante questo grido di allarme ed è parte attiva della legge anti bracconaggio, sostenendo i movimenti territoriali e locali. La federazione collabora attivamente con le istituzioni al fine di modificare e semplificare normative e regolamenti". Al Direttore di Sky Pesca abbiamo rivolto qualche domanda per chiarire quelli che sono i punti fondamentali legati all'istituzione del numero verde anti bracconaggio. De Falco cosa succede nel momento in cui si chiama il numero verde? "Questo deve diventare un contenitore entro il quale le varie segnalazioni vengano catalogate; sarà creata poi un pagina Facebook che servirà a registrarle e condividerle con tutti. Credo che sia l'ennesimo pezzo che aggiungiamo nella lotta contro il bracconaggio". Che ruolo hanno le istituzioni in tutto ciò?

LUNGO IL PO

"Sono i figli di quelli che, una ventina di anni fa, hanno deturpato il Danubio"

AGOSTO 2017

"Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, poiché ancora una volta questi hanno lentamente capito che il problema esiste veramente. Dietro a questo ci sono milioni di euro che girano illegalmente, oltre che questioni di alimentazione non tracciata, evasione fiscale e associazione a delinquere". Cosa ne pensano i pescatori, i diretti interessati coloro che vivono quotidianamente questo disagio? Ai pescatori che frequentano questa tratta del Po, che va dal Ponte della Becca fino a Parpanese chiediamo chi sono questi "pescatori" che stanno deturpando il fiume "Sono i 'figli' di quelli che, una ventina di anni fa, hanno deturpato il Danubio in Romania: lipoveni, popolazione dedita per tradizione alla pesca d'acqua dolce. In quello specifico caso, le autorità competenti hanno limitato la pesca intensiva e le popolazioni sono state costrette ad emigrare. In Europa, l'area geografica più simile a quella dove queste popolazione erano abituate a pescare, è proprio quella interessata dal Fiume Po". Da quanto tempo va avanti questa situazione? "Queste popolazioni sono arrivate in Italia una decina di anni fa. La loro occupazione principale è la pesca, che praticano con tecniche intensive e senza riguardo per l'ecosistema. Agiscono prevalentemente di notte, utilizzano lunghe reti a maglie strette, oppure cavi elettrici collegati a batterie che irradiano una scossa elettrica, danneggiando irreparabilmente le acque del fiume". Quali sono le specie pescate? "Lucioperca, carpe, pesci gatto e soprattutto siluri. Sono specie altamente inquinate, prive di controlli". Non c'è proprio niente che si possa fare contro questi "barbari"? "L'unica cosa che le autorità potrebbero fare è sequestragli l'attrezzatura, ma non crediamo sia così semplice. Servono delle sanzioni o delle pene più severe. Bisognerebbe intervenire a monte; il fatto stesso che la licenza di pesca venga rilasciata pagando una piccola quota alla Regione, non disincentiva l'attività illegale di questa gente. Si potrebbero mettere telecamere e maggiori controlli lungo il percorso del fiume! Noi per ora ci limitiamo a segnalare le azioni illegali, per il resto speriamo che le istituzioni trovino una soluzione perchè così non possiamo più andare avanti". Cosa ne pensate dell'attivazione del numero verde? "Sono anni ormai che segnaliamo e denunciamo qualsiasi azione illegale, ma non crediamo sia sufficiente l'attivazione di un numero verde. Quello che a noi serve è una maggiore sicurezza. Purtroppo queste sono persone che non guardano in faccia a nessuno. Non è più possibile andare a pescare in tranquillità, tanto meno in solitaria, poiché queste sono persone pronte a tutto. Oggi il Po è invaso dai barbari venuti dall'Est, come secoli fa con gli Unni guidati da Attila. Ci volle un Papa e l'ultimo grande generale del tempo di Roma, Ezio, per fermarli".


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MUSICA

"un giovane parroco di Livelli ha intuito questa mia passione"

Coro Comunità Montana : "Un invito a cena, e noi cantiamo… cantiamo…"

Eraldo Pedemonte

Di Vittoria Pacci Il Coro Comunità Montana Oltrepò Pavese - Comolpa nasce tra la fine del 1984 e l'inizio del 1985, grazie all'iniziativa motivata di alcuni appassionati di canto corale i quali, consapevoli della grande trasformazione in atto nel tessuto economico-sociale che interessava tutta la Valle Staffora e che rischiava di produrre un vuoto generazionale nelle tradizioni del canto d’insieme che caratterizzava il territorio, si sono aggregati sulla base di affinità esclusivamente musicali. Nello stesso periodo, formato da alcuni coristi dello stesso Comolpa, si è strutturato il Gruppo "Comolpa in osteria", che rappresentava il filo conduttore con il passato e con la tradizione del nostro territorio. Con la fine del 2015 il Coro Comolpa, per motivi essenzialmente connessi alla mancanza di nuove Risorse, ha cessato la propria attività. Il Gruppo "Comolpa in osteria" continua invece nel proprio percorso di ricerca, elaborazione e rappresentazione/diffusione dei canti che fanno parte della nostra storia sociale. Chi meglio di Eraldo Pedemonte, coordinatore del coro, può spiegarci il significato della tradizione, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Essere il coordinatore di un coro fortemente legato alle tradizioni locali le impone di essere, non solo un gran conoscitore delle stesse, ma anche un gran appassionato. Cosa l'ha spinta e motivata al di là della passione per il canto a immergersi in quest'arte? "Personalmente, nel canto non ero dotato per un ruolo particolare, ma ho avuto la fortuna di possedere una voce ben intonata e in grado di riprodurre tutti i ruoli vocali che compongono un coro, fattore indispensabile per insegnare canto a chi non conosce la musica e canta 'per ripetizione'. Dopo aver fatto l'esperienza di dirigere il coro parrocchiale di Salice Terme e in seguito quello più strutturato della parrocchia di Godiasco, negli anni '80 alcune persone, che mi seguivano in queste esperienze, hanno intuito che lo spopolamento dei nostri paesi a favore dei grossi centri abitati, rischiava di disperdere tutte le esperienze accumulate nel tempo sul territorio e mi hanno chiesto di impegnarmi nell'organizzazione di un gruppo che sapesse raccogliere gli appassionati sparpagliati nei vari paesini della Valle Staffora, che senza un elemento catalizzatore rimanevano voci isolate nel deserto. è così che negli anni '80 è nato il Coro Comunità Montana Oltrepò Pavese e, unitamente al medesimo, il Comolpa in osteria". Chi ha deciso questo nome? "Comolpa è l'acronimo di Coro Comunità Montana Oltrepò Pavese. L'abbiamo chiamato così, in accordo

con l'allora Presidente della nostra Comunità Montana, Elio Berogno, in quanto era nostra intenzione coinvolgere i talenti corali dei comuni associati all’Ente Territoriale". La figura del maestro di canto certamente non era contemplata ai tempi in cui si cantava in osteria. Lei rispecchia la tradizione di autodidatta o ha seguito una scuola di canto? "Nell'adolescenza un giovane parroco assegnato a Livelli ha intuito questa mia passione e mi ha fatto conoscere un frate organista presso i Frati cappuccini di Varzi, dove andavo settimanalmente a lezione; con i primi rudimenti riuscivo così ad accompagnare con l’harmonium le funzioni in Chiesa: cosa allora molto apprezzata in quanto assai rara. Sulla mia strada, nel tempo, ho poi avuto la fortuna di incontrare il prof. Messina che mi ha trasmesso la curiosità necessaria per approfondire la conoscenza della teoria musicale e, successivamente, ho seguito per un buon periodo le lezioni di pianoforte del grande Maestro Accorsi di Voghera; con lui ho anche avvicinato lo studio dell’armonia e della composizione. Ma la mia vera passione si è rivelata nel tempo essere quella per la fisarmonica, quindi ho interrotto gli studi di pianoforte e mi sono dedicato solo a questo strumento. Per ciò che riguarda le mie competenze come direttore di coro, ha influito enormemente un corso intensivo che ho seguito a Bobbio: Musicologia con il M° Acciai, allora direttore del conservatorio G. Verdi di Milano; didattica corale con il M° Pigazzini del conservatorio di Bergamo e Piacenza; gestualità e direzione con il M° Corti direttore dei Madrigalisti fiorentini e tecnica vocale con Vittoria Brown, compagna di Corti e componente del gruppo fiorentino. E poi… la perseveranza di capitalizzare i tanti errori commessi nel tempo, che mi hanno permesso di accumulare una certa esperienza, oltre alla lettura di decine di libri, naturalmente". Perchè proprio la fisarmonica? "Un fratello di mia madre, che viveva in un paesino vicino suonava la fisarmonica come 'accompagnatore di piffero'. In estate, in particolare, mi fermavo volentieri da lui un paio di settimane perché mi lasciava suonare la fisarmonica, naturalmente ad orecchio". Nel nostro immaginario collettivo, quando sentiamo parlare di cori "di montagna" ci viene in mente un momento di festa accompagnato da pane, salame ed un buon vino rosso. è rimasto ancora lo spirito e l'atmosfera della vostra musica? "Negli anni '60 in quasi tutti i paesi collinari della Valle Staffora i momenti di aggregazione sociale erano soprattutto due: la Chiesa, dove donne e uomini ogni domenica accompagnavano con il canto la funzione religiosa, e l'osteria. A Livelli (comune di Bagnaria), dove sono nato nel 1946, era attivo un gruppo di cantori stimati in tutti i paesi vicini in quanto ottimi esecutori del canto tradizionale, di cui facevano parte i miei due fratelli. Non occorreva organizzare concerti per cantare; la mietiture e la trebbiatura, la vendemmia, la festa del Paese e la domenica in genere, erano queste le occasioni in cui qualcuno iniziava a cantare ed altri seguivano. Spesso gli spettatori erano gli stessi cantori, anche perché, ad esempio, le donne a quei tempi non frequentavano l'osteria. Di osterie ormai non ce ne sono più, ma le occasioni per ritrovarci seduti ad un tavolo con nel mezzo un piatto di buon salame non mancano.

E quando ci sediamo ad un tavolo, anche se a gruppo incompleto, il canto non manca mai perché siamo tutti appassionati e il semplice fatto di cantare soddisfa esigenze personali che solo il canto può alimentare; anche senza pubblico. E il vino deve essere decisamente rosso". Dodici sono i componenti del coro "Comolpa in Osteria" e neanche una donna. Perché? "Non esistono divieti per inserire voci femminili, è solo una questione di tradizione. Da sempre la struttura di un coro d’osteria è: un tenore primo, un tenore secondo e bassi. C'è stato un periodo, in cui si faticava a sostituire coristi ormai anziani, per cui stavo per aprire al mondo femminile; esistono donne con voci splendide e adatte a uno dei ruoli (ma so per certo che molti non sarebbero d’accordo). Ma in futuro…" . Il vostro canto è il canto tradizionale d'osteria o avete intrapreso una specie di rivisitazione per renderlo "attuale"? "Il canto d’osteria tradizionale, trova le proprie origini nella Ballata, cioè in un lungo canto narrativo, espresso spesso senza tempo, cioè senza ritmo. Il Gruppo Comolpa in osteria, è rimasto collegato con tale forma espressiva e, pur mantenendone alcuni canti, ha operato una scelta radicale, scegliendo di privilegiare brani popolari tradizionali caratterizzati sì da un contenuto narrativo breve, da metafore, da allusioni, da contraddizioni e da gestualità e spontaneità, ma che si svolgono principalmente su una base ritmica. In questo contesto ha senso, ed è stato inserito, l’accompagnamento di una fisarmonica". Dove e per chi vi esibite principalmente? "Dove c'è gente. Nei teatri, spesso nelle piazze, più raramente nelle chiese. Le feste di Paese rappresentano le occasioni principali. Un invito a cena, e noi cantiamo… cantiamo…". So che vi siete esibiti anche in carcere a Voghera. Come valuta questa esperienza? Tra i vostri obbiettivi avete anche finalità sociali? "Quella del carcere è un’esperienza che avevamo avuto con il Comolpa e che abbiamo ripetuto con il Comolpa in Osteria; vedere quelle persone che in quel momento non si sentono giudicate, ma che sentono la vicinanza di un gruppo che è lì per loro, per farli sentire ancora partecipi della vita sociale e che alla fine del concerto fanno la fila per ringraziarti e per dirti: 'tornate presto', è veramente emozionante e gratificante. Diverse volte l’anno siamo chiamati per i compleanni degli anziani in casa di riposo; anche qui, vedere tanti vecchietti che ricordano antichi motivi e che li cantano con noi, è impagabile. Infatti andiamo sempre, ovviamente, gratuitamente. Infine non manca la beneficenza. Recentemente, al dancing La Buca di Salice Terme, insieme ad altri due Cori, abbiamo organizzato un concerto in favore dei terremotati di Amatrice". Avete da poco inciso il vostro primo CD "Vallestaffora in cantata". Da che cosa nasce questa idea? "Dopo oltre trent’anni di attività, sia la formazione sia le modalità interpretative hanno subito alcuni cambiamenti, i componenti del Gruppo hanno allora deciso di fissare nel tempo la loro esperienza e di realizzare un primo CD con alcuni canti. Il criterio principale prevalso nella scelta, è stato il gradimento del pubblico presente alle nostre esibizioni distribuite nel tempo. Abbiamo riflettuto a lungo sulla nostra scelta e l’abbiamo confermata nella convinzione che è bene mantenere un filo conduttore con il passato e


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Il Coro Comunità Montana Oltrepò Pavese - "Comolpa in Osteria" con le origini, che non vanno mai dimenticate, ma che fosse stato meglio esaltare una validità contemporanea senza che questa rappresenti a tutti i costi una mortificazione della tradizione. Il CD, che non è stato affidato ad un circuito commerciale e che si può reperire solo chiedendolo ad un componente o alle nostre esibizioni, è corredato da un libretto con i testi di tutte le canzoni; unitamente al testo, ogni brano è stato dedicato ad una persona o

ad un gruppo corale che, nel nostro territorio, hanno avuto e hanno il merito di diffondere e valorizzare il canto d'osteria". Avete già in mente un volume 2? "Nel CD abbiamo inserito ben 22 brani, ma nel nostro repertorio ne contiamo oltre 70. La scelta non è stata facile, ma è stata resa possibile pensando che per i motivi non inseriti in questa occasione potrebbe esserci un’ulteriore opportunità non troppo lontana.

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Tutto dipenderà anche da come la nostra gente apprezzerà o meno questo nostro primo lavoro. I primi riscontri sono sicuramente positivi". Voi portate il nome di Coro Comunità Montana. In che modo concretamente vi supporta la comunità montana? "La Comunità Montana ci ha sempre sostenuto, sia a livello organizzativo che economico (allora si potevano dare piccoli contributi) e ci ha permesso di attuare una trasferta in Austria e, in parte, una trasferta in Belgio. Nel 2015 il Comolpa a quattro voci, prima virili poi miste, ha chiuso l’attività per mancanza di risorse giovanili, ma la Comunità Montana continua a sostenere il gruppo Comolpa in osteria, per esempio nel caso della nostra registrazione, ha acquistato un certo numero di CD da distribuire ai Sindaci dei comuni associati". Tra le generazioni future ha già “addocchiato” qualche elemento che potrebbe portare avanti il suo lavoro? "Avevamo quasi perso le speranze, ma ultimamente si sta concretizzando un movimento di giovani in “controtendenza”, in particolare nella zona dell’Alta Valle Staffora e in Val trebbia. Se non proprio con il nostro gruppo, la speranza che la tradizione del canto d’osteria non si disperda, non è più così peregrina come qualche tempo fa”.

il circolo di pittura vogherese: il presidente marco pianetta

di

Serena Simula

è partito nel 2013 per volontà di sette pittori, ma nel 2017 gli iscritti sono diventati 22, e il gruppo è più attivo che mai. Stiamo parlando del Circolo di Pittura Vogherese, associazione presieduta dall'artista Marco Pianetta che in pochi anni è diventata una realtà solida del panorama culturale oltrepadano, che organizza mostre collettive e personali, corsi di pittura e di storia dell’arte con cui si rivolge non solo agli artisti già affermati, ma anche a neofiti o semplici appassionati. Abbiamo intervistato il presidente per farci raccontare non solo del gruppo e del suo funzionamento ma anche delle sue esperienze personali, che rendono Marco Pianetta uno dei pittori oltrepadani più presenti e noti della zona. Cominciamo dal Circolo. Come e quando nasce? "Il Circolo di Pittura Vogherese nasce nel 2013 dalla volontà di sette pittori della zona di creare uno spazio in cui confrontare le proprie creazioni e le proprie esperienze, ma anche e soprattutto un gruppo con cui poter organizzare eventi di vario genere, soprattutto mostre. Da allora qualche membro è uscito ma molti altri sono entrati, e il gruppo è cresciuto fino a contare attualmente 22 iscritti provenienti da Voghera e dalle aree limitrofe, da Broni, da Tortona, da Varzi. Nel nostro gruppo c'è anche un socio onorario di una certa rilevanza, il bravissimo Gerico, che pur essendo brianzolo di nascita da anni vive e lavora nella nostra città". Di cosa si occupa esattamente il circolo? "Più che altro organizziamo mostre di pittura collettive e personali, ma il gruppo è nato anche per parlare tra di noi di pittura e per organizzare dei gruppi con cui visitare le grandi esposizioni sul territorio nazionale. Con la professoressa Antonella Bruni, poi, abbiamo anche svolto delle lezioni di storia dell’arte, mentre personalmente tengo dei corsi di pittura all'Auser. Per un paio d’anni ho anche insegnato al

supercarcere". Se insegna all'Auser o al carcere significa che si impara a dipingere a tutte le età… "In realtà all’Auser vengono anche persone di trenta o quarant’anni, il pubblico è molto vario. Però sì, non è necessario imparare da bambini, la pittura è qualcosa che si può apprendere anche da adulti, basta dedicarcisi con un po' di impegno". Cosa insegna ai suoi allievi? "In generale ciò che si insegna credo dipenda molto dal genere di pittura che si fa. Nel mio caso ho sempre prediletto una pittura naturalistica, un impressionismo italiano che tende al realismo. Ciò non vuol dire che imponga ai miei allievi di fare le stesse cose, ma semplicemente che tendo a dare molta importanza alla tecnica tradizionale, ed è quella che principalmente insegno ai miei allievi. Non mi hanno mai attratto certi tipi di pittura contemporanea o informale, sono convinto che il nuovo possa essere ricercato modificando il vecchio. Ecco perché ai miei allievi insegno l'uso dei colori, la prospettiva, le proporzioni, le luci e le ombre". Qual è la cosa più importante per un pittore? "Al di là delle nozioni tecniche (che pure bisogna maneggiare), la cosa più importante per un pittore è riuscire a esprimere ciò che si sente dentro, a dare una forma alla propria interiorità. Bisogna ricordarsi che il dipinto non deve solo ricopiare ma anche trasformare la realtà circostante, rielaborarla attraverso la propria sensibilità". Da quanti anni insegna? "Più o meno da sette o otto anni, ma dipingo da trentacinque. Ho cominciato andando a fare delle estemporanee in giro insieme ad altri pittori i quali sono stati i miei primi veri maestri. Quando ho iniziato a esporre i miei lavori erano istintivi, non c'era tecnica. Sono stati i pittori più esperti di me a insegnarmi ciò che non sapevo e a completare la mia formazione, consentendomi poi di sviluppare uno stile più personale. è anche un po' per questo che ho voluto crea-

ARTE & CULTURA

"Da anni cerchiamo un posto più idoneo, e finora Voghera ce lo ha sempre negato"

Marco Pianetta re il circolo: per aiutare i neofiti nel loro percorso, prima per aiutarli a imparare e poi per aiutarli ad esporre". Lei dipinge per lo più soggetti naturali. Come procede? "Prima di tutto osservando ciò che mi circonda, cercando un luogo, uno scorcio che valga la pena imprimere sulla tela. Non utilizzo la pittura en plain air ma scatto delle foto, faccio degli schizzi, poi torno nel mio studio e li elaboro con tranquillità. Lavoro a Buscofà, una frazione di Rivanazzano, e fortunatamente il bosco è proprio lì vicino. A volte non devo allontanarmi che pochi metri da casa per trovare qualcosa che soddisfi i miei requisiti". Torniamo all’associazione. Quali sono le attività in vista? "Abbiamo fatto una collettiva a Pasqua alla Sala Pagano di Voghera, mentre nel mese di giugno eravamo a Montalto per una mostra nei cortili del paese, mentre altre due nostre pittrici hanno appena esposto a Rivanazzano. Poi ci saranno altre personali tra l’autunno e l’inverno, tra cui anche una mia personale". Il circolo ha una sede? "Questa è una nota dolente, perché al momento il circolo ha la sua sede ufficiale nel mio studio a Buscofà. Da anni cerchiamo un posto più idoneo, e finora Voghera ce lo ha sempre negato. Si è offerto Rivanazzano di trovarci uno spazio e stiamo aspettando ia breve la loro proposta".


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"FARE TEATRO AIUTA ANCHE NELL’ATTIVITÀ PROFESSIONALE DI VENDITORE"

Di Vittoria Pacci

Vittorino Crepaldi è un allegro e vispo signore che ha superato i settanta, da moltissimi anni abita a Salice Terme ma è salicese d'adozione e si gode la meritata pensione dopo una vita nel mondo dei locali pubblici come venditore prima di prodotti alimentari e successivamente come imprenditore nel settore bevande alcoliche. Dal 1998 è iscritto al gruppo dell'Unitre di Godiasco Salice Terme, trascinato dalla moglie e da una vicina di casa, un po' per gioco un po' per la voglia di stare in compagnia, ora si ritrova ad essere uno dei pilastri della compagnia teatrale dell'Unitre che non solo nel territorio oltrepadano ma anche altrove si sta mettendo in mostra per l'impegno ed il talento. Crepaldi perché tra le varie discipline ha scelto proprio il teatro? "Per caso, all'inizio non conoscevo nessuno se non la moglie del geometra Albasi, la Signora Vittoria che faceva appunto teatro ed era veramente molto dotata e brava in quest'arte". è per "colpa" della signora Vittoria Albasi che lei si è avvicinato al teatro? "Direi proprio di sì. Io, Vittoria Albasi e Pietro Martinotti siamo stati i primi, i primi a viverlo come un momento di convivialità, un passatempo finché non si va sul palco, ecco lì è un po' più complicato… perché lì interviene la tremarella". La sua prima recita in pubblico, se la ricorda? "Certo era il 1999 al Teatro di Rivanazzano Terme e la commedia era il Re Nudo dove io ero il protagonista. Ricordo che anche se era una commedia brillante e divertente mi tremavano le gambe, dovevo sapere tutto a memoria senza suggeritore come voleva la regista di allora. Un'emozione unica salire sul palcoscenico, allora era la prima volta, ma anche oggi dopo tanti anni, esibirmi davanti al pubblico mi dà sempre quell'emozione, quella tremarella…". Cosa le piace maggiormente del teatro? "Entrare in un personaggio che non sei tu mi dava e mi dà una certa carica… Devo dire che sono stato avvantaggiato in questo dalla mia professione: fare il venditore è un po' come recitare… Pensi che agli inizi della mia attività professionale, nelle riunioni aziendali della rete vendita si usava fare il 'teatrino', dove si recitava chi il ruolo del cliente chi quello del venditore e si simulava un'ipotetica vendita". Lei ha iniziato "a fare teatro" per motivi professionali… facendo teatro con i clienti qual è stata la parte più difficile da recitare con loro? "L’entratura, il capire il cliente, il riuscire a sapere come ragiona per poi assecondarlo e non andare contro le sue idee". Questa esperienza di "teatro professionale" le è servita successivamente sul palco? "Certo, è servita sicuramente per rompere il ghiaccio e combattere la timidezza, se non si ha una certa esperienza a livello di contatti umani è difficile ed io mi sono trovato in vantaggio nell'affrontare la platea". Consiglierebbe ad una persona che di lavoro fa il venditore l'esperienza del teatro? "Certamente è un aiuto e non dimentichiamo che il teatro serve anche e soprattutto a tenere la mente allenata". I suoi 75 anni, sul palco si sentono o no? "Certo che sì, la mente apprende meno facilmente la recita, bisogna leggere ed applicarsi di più per impa-

rare a memoria la parte, per prepararmi io leggo tutti i giorni per 6/7 mesi il copione". Il suo amico di palcoscenico e nella vita sociale è Peppo Bielli, che aveva dichiarato durante una nostra precedente intervista di improvvisare molto in quanto non riesce a ricordarsi perfettamente le battute. Lei? "No io non so improvvisare… io devo imparare tutto a memoria. Devo essere perfettamente preparato altrimenti non riesco ad andare avanti nella mia performance. Con Peppo Bielli litighiamo, si fa per dire, spesso per questa cosa, io lo rimprovero perché se non mi ‘passa’ l'ultima battuta esattamente come è riportata sul copione io non so proseguire nella mia parte". Strano che per un venditore di successo che ha dovuto improvvisare nel lavoro sul palco sia così difficile... "Se dovessi inventare tutto, improvvisare di sana pianta non avrei problemi, il mio problema nasce là dove c'è un copione da rispettare". Qual è il personaggio che ha interpretato che ha sentito più vicino a lei come personalità? "Ricordo con entusiasmo uno dei miei primi copioni che ho affrontato con la nostra regista Anna Corbi, 'Gli esami che non finiscono mai', una commedia molto impegnativa che noi abbiamo rivisitato per renderla più divertente, ecco è stato un lavoro ed un'interpretazione che mi ha soddisfatto in tutto e per tutto. Facevo la parte dell'amante, la parte che fu del grande Eduardo De Filippo, ambientata ai tempi moderni". Qual è stato invece il personaggio che ha sentito più distante e che quindi ha avuto più difficoltà ad interpretare? "Parecchi, devo confessare che su 15 personaggi che ho interpretato, 5/6 mi piacevano, gli altri, subito di primo acchito non sentivo di poterli interpretare, poi studiando, leggendo e rileggendo il copione mi sono adeguato, ma non è che fossi convinto al 100 %". In questo l'avrà aiutato la sua professione, non tutti i clienti sono simpatici… "Vero… ma leggendo le parti diverse volte ed entrando nel personaggio alla fine ti affezioni, questo succede anche con i clienti… se comprano". Non ha mai floppato? "Sì, certo, ma grazie agli aiuti della registra o dei colleghi sono sempre riuscito a recuperare, ricordo una volta al Salice d'Oro che mi sono fermato e non riuscivo a ripartire… chiedevo aiuto alla regista Corbi che purtroppo aveva la bronchite e non riuscivo a capire cosa mi stava suggerendo, il suggeritore era troppo lontano… è stato terribile. Ho allora improvvisato, non potevo fare altro". Il gruppo Unitre ha messo in scena 15 commedie in diversi teatri locali e non solo. Qual è stato il palcoscenico che più l’ha emozionata? "Sicuramente il Teatro Nuovo di Milano, strabiliante, a partire dai camerini per gli artisti, noi di camerini nei nostri teatri non ne avevamo mai visti, il palcoscenico con 15 metri di palco dove non riesci neanche a capire cosa dice il suggeritore talmente è lontano e poi il pubblico, 500 persone lì che ti ascoltano. In quella circostanza ho pensato di essere un uomo che ha coraggio, essere lì come amatore e trovarsi davanti a qualcuno che ha pagato 15 euro per vederti è stata una grande emozione. Devo dire che tutto questo contesto ha avuto effetti molto positivi sulla

SPETTACOLO

"è per colpa di Vittoria Albasi che ho iniziato a fare teatro"

Vittorino Crepaldi mia performance, la mia sensazione è stata quella di essermi sentito più bravo che in altre situazioni. Alla fine mi sono anche commosso e mi è scesa anche qualche lacrima, nel vedere il pubblico ad applaudirmi... mi sembrava inverosimile, mi sono sentito per pochi attimi un attore vero". Le dà più la tremarella recitare di fonte ad un pubblico che conosce o ad un pubblico sconosciuto? "Direi entrambi, anche davanti a chi conosco la tremarella la sento sempre, come diceva Vittorio Gassman 'Com'e rispetto alle prima volta? È sempre la prima volta'". Se lei dovesse rinascere proverebbe a far l'attore di professione? "Sicuramente, studierei e ci proverei". Tutte le passioni hanno un sogno nel cassetto. Qual è il suo? "Quando sono in macchina e penso, sogno che Checco Zalone vedendo il nostro filmato al Teatro Nuovo di Milano, abbia bisogno di un ometto come me per uno dei suoi film. Questo sarebbe il mio sogno: partecipare ad un film con Checco Zalone". La regista Corbi è una regista molto esigente. L'ha mai rimproverata? "Certo, ci sprona sempre a studiare ed ad applicarci di più. Da professoressa ci tratta un po' come studenti… devo dire che è una donna eccezionale con una cultura immensa, inoltre sa capire perfettamente come ed a chi affidare determinati ruoli in base al carattere ed alla personalità". Lei ha sempre fatto il primo attore ora si alterna con Peppo Bielli? Questo le dà fastidio? "Per me l'arrivo nella nostra compagnia teatrale di Peppo è stato un aiuto enorme, con lui mi trovo molto bene, con lui come con tutti gli altri del gruppo". Sua moglie l'ha mai ostacolato? "No, è favorevole tutto sommato, con qualche suggerimento, del tipo 'riposati…, aiuta tuo figlio,….'". Viene sua moglie a vederla? "Sì e mi critica molto ed in modo schietto, se non le sono piaciuto me lo dice senza ritegno". Consiglierebbe a chi raggiunge una certa età di fare teatro? "Assolutamente sì. La Corbi ci ricorda sempre di leggere e studiare, la lettura e lo studio sono una gran medicina contro l'invecchiamento. Il cervello con gli anni perde elasticità e potenzialità, con il teatro lo tengo in allenamento avendo poi benefici anche a livello quotidiano". La sua prossima performance? "Sarà 'Il Cilindro' di Eduardo Defilippo e si terrà a Salice Terme a Settembre al centro Diviani".


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CUCINA

LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

Cheap But Chic: piatti golosi e d'immagine al costo massimo di 3euro!

Gabriella Draghi

Di Gabriella Draghi Agosto: fa ancora caldo e si desidera mangiare piatti freschi e leggeri. Ho pensato di proporre per questo mese la ricetta di un piatto unico, un’insalata fresca e gustosa a base di pesce, verdura e frutta che può anche essere pensata come antipasto per una cena estiva. Il calamaro è un mollusco magro con un discreto contenuto di proteine, è molto ricco di sali minerali, quali sodio, potassio, calcio, iodio, fosforo, magnesio. L’abbinamento con il finocchio è molto adatto in quanto quest’ultimo ha proprietà depurative, contiene potassio, vitamina A, vitamina C e alcune vitamine del gruppo B, e , apportando pochissime calorie, può essere consumato in grandi quantità anche durante le diete. L’utilizzo della frutta, in questo caso la pesca, esalta il sapore degli altri ingredienti e rende la nostra ricetta sfiziosa e chic. INSALATA DI CALAMARI, FINOCCHI E PESCHE Ingredienti per 3 persone: 250 g di anelli di calamaro surgelati 1 finocchio 1 pesca non molto matura una dozzina di olive taggiasche

un ciuffetto di foglie di prezzemolo olio extravergine d’oliva sale, pepe aceto balsamico (facoltativo) Come si prepara: Prendiamo gli anelli di calamaro surgelati e li mettiamo sotto l’acqua corrente. Dopo pochi minuti li scoliamo e li lessiamo in pentola con acqua leggermente salata per circa 1 ora coprendo con un coperchio. Una volta cotti, li scoliamo e li lasciamo intiepidire. Dopo averlo pulito e lavato, tagliamo il finocchio a fettine sottilissime. In una ciotola mettiamo dell’acqua, aggiungiamo al-

cuni cubetti di ghiaccio e vi versiamo le fettine di finocchio così rimarranno fresche e croccanti. Sbucciamo ora la pesca e la tagliamo a fettine sottili. Laviamo e tritiamo il prezzemolo. Ora siamo pronti per assemblare la nostra insalata. In una ciotola mettiamo le fettine di finocchio ben scolate dall’acqua, gli anelli di calamaro ,le fettine di pesca e aggiungiamo le olive taggiasche. Saliamo, spolverizziamo con il prezzemolo tritato, una macinata di pepe e irroriamo con l’olio extravergine d’oliva. Mescoliamo delicatamente. Impiattiamo la nostra insalata mettendo sul bordo di ogni piatto qualche goccia di aceto balsamico.


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ennio canepa: "25 anni che sono medico di base a Varzi"

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di

Giacomo Braghieri

Il ruolo del medico di base sta cambiando, questo in seguito ad una delibera della Regione Lombardia. La delibera X/6551 del 04/05/2017 ha definito i modi con cui verranno presi in carico i pazienti affetti da malattie croniche come il diabete e l'ipertensione da parte di cooperative di medici in modo da assicurare a questi pazienti una continuità di cura e prevenzione che oggi nelle grandi realtà metropolitane non è possibile. Abbiamo chiesto al Dottor Ennio Canepa, medico di base a Varzi, una quadro della situazione che si va delineando. Da quanto tempo fa il medico di base? "È dal 1992 che sono a Varzi e quindi sono 25 anni che sono medico di base". Come è cambiata la sua professione in questi anni? "La professione del medico cambia normalmente con lo sviluppo della scienza medica, negli ultimi venti anni c'è stata una grande informatizzazione per cui noi aggiorniamo di volta in volta la cartella clinica elettronica del paziente e siamo controllati in tempo reale per quanto riguarda le prescrizioni di farmaci ed esami. La cartella clinica elettronica ti permette di avere una grande quantità di dati sulla storia della salute del paziente e per noi è un grande vantaggio. Ma la grande trasformazione è data dal carico di lavoro che è aumentato con l'aumentare della popolazione anziana. Rispetto a quando ho iniziato il carico di lavoro è praticamente triplicato". Veniamo alla riforma cosa cambierà per i medici e per i pazienti? "Posso dire quello che ho capito io, è una riforma ancora in via di attuazione, cooperative in ambito sanitario si incaricheranno di programmare visite ed esami di controllo per pazienti affetti da patologie croniche come il diabete e l'ipertensione. Individueranno per ciascun paziente, a seconda della patolo-

Ennio Canepa gia, i Percorsi Assistenziali Individuali (PAI). I pazienti gravi o molto fragili verranno gestiti in modo differente. La cooperativa a cui io ho aderito, è costituita di soli medici e pone il medico di base al centro della gestione del malato cronico". Quindi "le fila" della gestione del paziente rimarrà vostra? "Sì, è quello che pretendiamo e che spero avverrà. Molti colleghi hanno il timore di venire estromessi dalla gestione del paziente e questo non lo accetterei neppure io". E i vantaggi per i pazienti? "Si spera che ci possa essere una maggiore aderenza alle terapie ed ai controlli periodici previsti per il monitoraggio delle diverse patologie. Altro vantaggio previsto sarebbe quello di ridimensionare i tempi di attesa per tutti i pazienti". Cambierà molto in Oltrepò? "Guardi è difficile prevederlo ma posso dire che nella

SALUTE

"La grande trasformazione è data dal carico di lavoro che è aumentato con l'aumentare della popolazione anziana"

realtà in cui opero grazie al fatto che c'è un ospedale, tra l'altro ben collegato con gli altri ospedali dell'Oltrepò come Voghera e Stradella già oggi abbiamo un'ottima collaborazione con gli specialisti. Vedremo se con questa riforma miglioreranno le cose soprattutto per il paziente. Penso che cambierà molto per i pazienti che vivono nelle grandi città". Ci sono diversi tipi di cooperative? "Sì, la legge prevede diverse tipologie ma per ora l'orientamento di massima mio e dei colleghi di Varzi è quello di aderire a cooperative di soli medici". Cambiamo argomento e parliamo di medicina difensiva, è aumentata la diffidenza dei pazienti nei confronti dei medici? "Mi verrebbe da dire di sì per via delle cronache che leggo sui giornali, per quanto riguarda la nostra zona devo dire che i pazienti rispettano abbastanza il medico di base, e comprendono la mole di lavoro e lo sforzo che affronta specialmente nei mesi invernali quando si presenta l'epidemia d'influenza". A proposito di epidemie cosa pensa dei vaccini obbligatori? "Se si parla delle polemiche degli ultimi mesi sono maggiormente coinvolti i colleghi pediatri; personalmente i miei figli li ho sempre fatti vaccinare come consiglio ai miei pazienti di vaccinarsi ogni anno contro l'influenza. È una questione di rischio beneficio, i rischi delle vaccinazioni sono infinitamente inferiori dei benefici che si ottengono". Quali sono le caratteristiche di un buon medico? "È una professione che si fa per passione, si ha una grande responsabilità e non bisogna tradire la fiducia dei pazienti. Non si dovrebbe fare il medico per amore del denaro al di là di pretendere il giusto compenso per l'impegno e le responsabilità che si hanno".


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RALLY 4 REGIONI: MISSIONE COMPIUTA

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Piero Ventura

Esaurita l'adrenalina del momento che ha colto un po' tutti, dentro e fuori l'evento, fino a spingere alcuni ad esternare giudizi affrettati e fuori luogo, vediamo di dare uno sguardo sereno a ciò che lo sport delle 4 ruote ha regalato agli appassionati pavesi e non solo. Anzitutto dobbiamo avallare il fatto che il Rally 4 Regioni 2017 è stato un avvenimento settoriale di una dimensione mai vista in precedenza sul nostro territorio e in merito a ciò, non c'è passato che tenga. Il lavoro certosino messo in atto da Aci Pavia presieduto da Marino Scabini e YL Historic Rally & Events a cui fa capo l'ex campione europeo rally Yves Loubet, ha fruttato ben quattro giornate piene di sano rallysmo consumato nelle strade più impegnative oltrepadane sulle quali, è ormai superfluo ricordarlo, sono state scritte pagine e pagine di storia rallystica. L'accogliente Salice Terme, la partenza dal centro storico di Pavia con il suggestivo attraversamento del Ponte Coperto, passaggio che ha lasciato stupiti coloro che mai in antecedenza erano stati nell'antica città delle Cento Torri (in precedenza ciò è avvenuto solamente il altre tre occasioni: 1984, 1986 e 2015); la prova in circuito a Castelletto che ha fatto divertire chi ha sangue pistaiolo nelle vene, e poi, le Prove Speciali: Penice, Pecorara, Golferenzo-Pometo, Castellaro, Pozzolgroppo, Oramala, Cecima e infine lei, la regina, Rocca Susella con i suoi 22 micidiali e interminabili chilometri, sono stati la tela sulla quale è stato dipinto un quadro d'autore. Un evento anticipato da una riuscitissima conferenza stampa tenutasi nell'elegante cornice offerta dall'Hotel Milano di Salice Terme e poi vissuto in no-stop da mercoledì 5 luglio sino alla tarda nottata di sabato 8 luglio con la cerimonia di premiazione che è sforata nelle prime ore di domenica mattina. Un evento al quale non si poteva e non si può chiedere di più, se non qualche piccola aggiustatina qua e là. Ovviamente qualcuno non sarà d’accordo su quanto scritto, ma lo sappiamo, al bar siamo tutti CT della nazionale di calcio oppure organizzatori di rally, in base a quello che è l'evento del giorno, per non citare poi l'infinità di grandi campioni del "bordo strada" lì a criticare il passo di questo o quello… Guardando l'evento settore per settore dei quattro in cui è stato suddiviso, c'è chi si attendeva qualche concorrente in più nell’Historic Classic (il rally lungo per intenderci), ebbene, anche gli stessi organizzatori probabilmente se lo attendevano, ma c'è da dire che le strade dell'Oltrepò, irregolari, ricche di dislivelli e di dissesto, asfalti difficili da digerire per molti, hanno scoraggiato alcuni "terraioli" che da oltralpe, inizialmente avevano espresso l'intenzione di essere della partita. Altri, come il "dakariano" principe del Qatar, Al Thani, attesissimo con la sua Lancia Stratos, è stato richiamato in patria per affrontare una delicata situazione politica venutasi a creare nel suo paese. C'è chi invece ha avuto da ridire sulla modifica del percorso che ha precluso la prova che da Bagnaria portava a San Sebastiano Curone nell'alessandrino. Ebbene, costoro probabilmente non si sono posti la domanda: "come mai i rally nell'alessandrino, dal Coppa d'Oro al Giarolo sono scomparsi?". Lo spet-

MOTORI

Lo spettacolo non è venuto a mancare, vincono Musti - Musti e Buscone - Maggi

Claudia e Matteo Musti

Giorgio Buscone e Ilaria Maggi tacolo non è comunque venuto a mancare, iniziando zanesi Berisonzi-Barbieri con l'Alpine A110. dal parco macchine prestigioso, con ben tre stupen- Una Cinquantina di vetture hanno invece animato de Lancia Stratos (una quarta nella regolarità sport), il Rally e la Sport nazionale, in cui a vincere nel giunte dall'estero e un'altrettanto affascinante Lan- primo è stato il vogherese, ex tricolore rally terra, cia 037 dello stradellino Claudio Covini al via, per Giorgio Buscone navigato sulla Lancia Delta dalla non parlare poi delle Mazda a motore rotante, Talbot giovane di Broni, Ilaria Maggi, mentre altri oltrepaLotus e Ford Escort nelle varie versioni, fino alle in- dani, Massimo Politi e Silvia Scabini, con la Cooper numerevoli e grintose Porsche e poi Alpine A110, MKIII, si sono imposti nella Sport. Alfetta Gtv, Fiat 124 Abarth, R5 GT Turbo, Lancia Diciamo che da tanta internazionalità, il risultato Delta, Lancia Fulvia Coupè, Ford Sierra, Bmw, Opel finale ha premiato quei buoni piloti che le strade Kadett, Manta e GS, Fiat X1/9, Fiat 128 Rally fino dell'Oltrepo le conoscono a menadito. In chiusura, alle piccole e scattanti A112 Abarth, Mini Cooper e una nota rosa non va certo dimenticata iniziando dalFiat 127 sparse nelle varie configurazione del rally. la presenza del Prefetto di Pavia Erminia Rosa CeIn quanto ai piloti, Pierre Jenot con l'Escort e Ber- sari in veste di apripista, fino all'indistruttibile Luisa nard Barrile con la Talbot, ad esempio, non hanno Zumelli, qui con Paola Valmassoi, che dopo essersi certamente fatto rimpiangere lo spettacolare Fede- imposta tra le dame in Marocco, si ripete a Salice nel rico Ormezzano che qui si è sempre generosamente rally internazionale al volante della Porsche Grupesibito negli anni precedenti. La loro guida è stata po 3 del 1969, giunta davanti alla veloce Catherine da antologia e i vari video pubblicati dai social lo Desbrueres navigata da Maxime Vilmot sulla Escort confermano. MKI del 1972. Poca fortuna invece per la possente Ai piloti d'oltre confine, 17 per la precisione, si é Anna Charlotte Rosseau e Francoise Conconi con la aggiunto un discreto numero di italiani, tra cui un bel Fiat 124 Abarth, ferme dopo il primo giorno di gara. gruppetto di oltrepadani. Come non citare i voghe- Nel rally storico nazionale Isabella Bignardi e Elena resi Matteo e Claudia Musti alla fine vincitori con la Migliorini, none assolute con l'Opel Kadett GT/E, Porsche? Oppure Alessandro Ghezzi e Agostino Be- hanno prevalso sulle giovani locali Arianna Corallo nenti, anch'essi su una 6 cilindri di Stioccarda. Altra e Debora Malvermi, tredicesime con la Bmw 318. Porsche per Lo Presti-Biglieri, quindi l'Opel degli A costoro vanno aggiunte un'altra quindicina di naspettacolari Contento-Sabadin, la A 112 di Salviotti- vigatrici suddivise nelle varie configurazioni della Invernizzi e la X1/9 di Scarani-Bernini. Nella Sport, gara. Ebbene, al 4 Regioni lungo o corto, si sono c'è stata la vittoria di Shon-Gianmarino (Porsche), divertiti tutti e questi tutti si augurano che gli orgamentre sul terzo gradino del podio sono saliti i rivaz- nizzatori perseverino su questa strada.


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campionato vccc 2017: tre oltrepadani sul podio

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Trofeo Borgoratto - Cà du Re: vince l'equipaggio Zinco - Ruggeri di

Piero Ventura

è andata all'equipaggio oltrepadano composto da Ivan Zinco e Pierluigi Ruggeri il Trofeo "Borgoratto - Cà du Re sulle strade dei vini", prova per auto d’epoca valida per il campionato VCCC 2017. La gara, con 28 vetture al via, ottimamente messa in scena dal lavoro di Andrea Guerrini e Giuseppe Sboarina con i loro stretti collaboratori, ha ripercorso strade calcate pochi giorni prima dal famoso rally 4 Regioni tra cui l'impegnativa "Rocca Susella". A rendere ancora più affascinante l'appuntamento, c'è stato l'inserimento di una prova a media che ha messo in chiara difficoltà anche i più esperti mestieranti del cronometro. L'appuntamento, ha visto nel suo epilogo tre equipaggi oltrepadani ad occupare i tre gradini del podio. Su quello più alto, come detto sono saliti ZincoRuggeri bravissimi con la Fiat 128 del 1971 a portare a termine la prova con un totale di 1”04 penalità. Secondo posto per i sempre validi Marrale-Torrisi (1”55 penalità) su A112 del 1984, mentre sul terzo gradino sono saliti i giovani Fabio Fronti e Roberto Ruggeri, anch'essi su A112 con 1”60 penalità. Appena giù dal podio, i liguri Formento-Formento con la Fiat 127 del 1979 con 2”,00 penalità. Completano la top five Crosignani-Crosignani su A112 Abart

Zinco - Ruggeri

del 1974 con 2”22 penalita. A completare la top ten invece, si sono classificati nell’ordine: PegoraroBianchini (VW Golf Gti – 1985), Verri-Ventura (Fiat 595 – 1972), Bellinzona-Benenti (Fiat X1/9 – 1973), Tamburelli-Adaglio (Fiat 500 – 1965) e Viola-Mussi (A112 – 1980). Dei 28 partenti in 25 hanno portato a termine la gara. Allegria e goliardia nella cerimonia

di premiazione tenutasi durante il convivio presso l'agriturismo Cà du Re, in cui, oltre ai premi di rito, è stato assegnato a Carlo Verri uno spiritosissimo premio "Sfiga 2017". La motivazione risale al precedente impegno all'Anello del Po, in cui, il supporto motore della sua Fiat 500 ha ceduto al momento dello start.

auto d'epoca: "LA FOLLE CORSA" alla sua settima edizione

Vince l'equipaggio di Varzi Marrale-Torrisi su Autobianchi A112 di

Piero Ventura

è giunta alla settima edizione "La Folle Corsa", l’annuale raduno con prove cronometrate in cui i concorrenti hanno potuto mettersi in gioco e testare le proprie capacità di pilota e il proprio veicolo storico promosso dal club "Vecchio Stile" il cui ricavato è stato devoluto all'Onlus La Chiocciola di Garlasco. L'appuntamento per auto d’epoca, si è consumato in un itinerario che ha condotto i venticinque equipaggi partecipanti attraverso un paesaggio che racconta la storia del territorio e parla del lavoro degli uomini che lo abitano. Questo territorio è la Lomellina, un mosaico di acqua e di terra, una superficie liscia e piana dove – nei 60.000 ettari delle sue risaie – le vie di fuga sono gli argini, i camminamenti appena rialzati sono limite e tratto d’unione. Il territorio perfettamente livellato della Lomellina è punteggiato dal microcosmo raccolto di piccoli paesi (quasi sessanta comuni con le loro frazioni) e di grandi cascine. La sua storia è nel lavoro degli uomini, che da più di mille anni si sono adoperati per livellare i dossi di sabbia e ciottoli modellati dalle piene dei suoi tre fiumi (il Sesia, il Ticino e il Po), le conche, gli avvallamenti, per convogliare rogge e canali. Qui i partecipanti si sono sfidati a suon di centesimi di secondo che alla fine ha premiato l’equipaggio di Varzi Marrale-Torrisi su Autobianchi A112 i quali

Adriano Marrale hanno avuto ragione per soli 32 centesimi di secondo del Lomellino Guatelli in gara con il pavese Valdata sulla Mini Cooper, mentre sul terzo gradino del podio sale un altro lomellino, Pegoraro con Negrini sulla

VW Golf, staccati di 1”22. Completano la top five nell’ordine: Bulgarini-Arlenghi (Lancia Fulvia Coupè) e Verri-Ventura (Fiat 595 Abarth).


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Lahti Historic Rally: una rivanazzanese in Finlandia

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Piero Ventura

La Finlandia: terra del Natale, del sole di mezzanotte, dei laghi, degli spazi immensi. Come non rimanere stregati dal suo fascino esotico? E chi non desidererebbe addentrarsi nella sua storia e cultura, nei suoi sapori e colori? Un'overdose di luce ammanta queste terre dai lunghi inverni, regalando giornate senza fine e notti bianche. Bassa densità umana, aria tersa, una natura spesso incontaminata, una popolazione di giganti dai modi gentili, un welfare che fuori dalla Scandinavia assomiglia sempre più ad un miraggio nel resto del vecchio continente, migliaia di laghi che sembrano fiumi, che sembrano mare. E che talvolta lo sono. Un Paese che ha inventato la sauna e che l’ha esportata nel mondo, ma che solo qui ha mantenuto la sua vocazione originaria. Un Paese che ha inventato i rally su terra e solo qui si possono assaporare appieno vivendone il fascino immenso. Lo sanno bene la vicentina di Arzignano Lisa Meggiarin e la pavese di Rivanazzano Terme Silvia Gallotti. Per loro un mix di emozioni incredibili ha accompagnato l'impareggiabile esperienza al Lahti Historic Rally che si è svolto nell’omonima cittadina finlandese. è stata un'esperienza indescrivibile quella che hanno provato le due "ragazze terribili" dei rallystorici a bordo della piccola e scattante Autobianchi A112 Abarth che quasi scompariva negli immensi spazi, le quali hanno trovato nei finlandesi, un pubblico appassionato che ha seguito con grande entusiasmo la loro performance alla fine premiata dalla Coppa delle Dame e quella di classe. "È stato tutto emozionante!!! – racconta al suo rientro a Rivanazzano Silvia Gallotti, con la voce ancora piena di gioia - Siamo andate in Finlandia con un solo obbiettivo... partire e arrivare! Le prove sono lontane anni luce dai nostri sterrati e appena ci arrivi in ricognizione le guardi con gli occhioni spalancati e ti perdi in questi paesaggi mozzafiato e da lì inizia l'avventura.... Non è stato facile ambientarsi con le note, perché ci sono 1000 dossi tutti diversi e ci si mette un po' a differenziarli, ma una volta "capiti" si va che è una meraviglia. La gara è organizzata molto bene, tutto molto preciso sia nel radar che nelle prove speciali e i finlandesi sono la ciliegina sulla torta, sono molto appassionati e in prova li trovi ovunque. La cosa strana è che ai C.O. non ci sono orologi, i commissari sono chiusi in macchina e tu gli passi la tabella da finestrino a finestrino, al primo C.O. di inizio prova ci sono rimasta male! La prima tappa è stata un poco difficile, dovevamo capire dove stare e come guidare (è stata la seconda gara su terra per entrambe) c'erano i binari creati dai passaggi, ma noi avevamo una carreggiata troppo stretta quindi viaggiavamo sempre con due ruote sulla ghiaia e non è stato proprio bello, qualche spavento l'abbiamo preso! Lisa è stata molto bava e coraggiosa perché, credetemi, alla fine della prima prova era spaventatissima, eppure ha continuato fino a quando non è riuscita a migliorare... chapeau mia piccola grande pilota. La seconda tappa invece ci siamo divertite da matti, Lisa è partita più sicura e nonostante le prove fossero ancora più veloci, avevamo ormai instaurato maggiore confidenza. Pertanto, anziché essere preoccupate, siamo partite con il sorriso. In gara e fuori, abbiamo creato un gruppo fantastico con tutti gli equipaggi italiani e tutto questo grazie al Team Bas-

MOTORI

Silvia Gallotti: "Tutti dicevano ma voi siete matte, in Finlandia con il 12?

Lisa Meggiarin e Silvia Gallotti sano che come sempre ha creato un gruppo mitico! E poi, abbiamo avuto l’onore di fare la foto con LUI, il grandissimo e gentilissimo Allen... e chi ci fermava più?!? La Finlandia merita, se non ci si può correre si dovrebbe andare almeno a vedere un rally, perché davvero è molto particolare. Anche il fatto che c'è sempre chiaro è stranissimo, un po' destabilizzante ma davvero particolare! Cosa dire di più?!? Abbiamo pensato a una pazzia e l'abbiamo fatta, tutti dicevano ma voi siete matte, in Finlandia con il 112?!? Ohhh yessss andate e tornate più sorridenti di prima! Adesso non ci resta che pensare alla prossima follia... ormai siamo un equipaggio collaudato, siamo pronte ad andare in capo al mondo per alimentare il nostro sorriso". Dall’entusiasta racconto di Silvia, si può serenamente affermare, dunque, che questa è la terra del Rally. D'altra parte come potrebbe essere differente, annoverando la Finlandia fra i campioni plurititolati piloti come Juha Kankkunen (4 titoli), Tommi Makinen (4),

Marcus Gronholm (2), Hannu Mikkola (1), Markku Alén (1) soprannominato ‘Maximum Attack’ per la sua grande e indomabile determinazione. Ari Vatanen (1), Timo Salonen (1). La mitica genìa dei Flying Finns (‘i finlandesi volanti’), è ricca di altri eccellenti rallisti come Simo Lampinen, vincitore tra l’altro di un Rally 4 Regioni nel 1971 per giungere poi a Hirvonen e Toivonen, ai quali si sono aggiunti negli anni anche Jari Matti Latvala e Juho Hanninen. Tutto questo in omaggio all’antico detto locale che ammonisce che "Se è sotto i raggi del sole che si vede la polvere è sulle strade della Suomen Tasavalta che emerge un fuoriclasse". è il sogno di tutti i rallysti: correre almeno una volta sugli sterrati finlandesi! Che si tratti del famoso Mille Laghi con le auto moderne o del Lahti Historic dove sono le storiche a dare spettacolo, ritrovarsi a saltare sugli infiniti dossi mozzafiato è una di quelle esperienze che bisogna provare. Questo sogno, Silvia e Lisa, l’hanno realizzato.

moscato rally: non bene gli oltrepadani

Gara solitaria per Nicelli Imerito con la Clio di

Piero Ventura

Non hanno brillato eccessivamente gli equipaggi oltrepadani impegnati in un caldo week-end che ha accompagnato il sedicesimo Moscato Rally, gara ricca di colpi di scena. Ben 111 gli equipaggi che hanno dato vita ad un sabato sera suggestivo vissuto agonisticamente sui sette chilometri e mezzo della storica prova di Diano D’Alba. Un tratto ripetuto tre volte che ha messo in luce lo svizzero Ivan Ballinari in gara con Giusva Pagani a bordo di una Ford Fiesta R5. Veloci e determinati, i portacolori della Lugano Racing hanno imposto il loro ritmo vincendo tutti i passaggi e chiudendo la prima giornata di gara con 4”2 di vantaggio sul valdostano Elwis Chentre e Fulvio Florean su di una vettura gemella. Un ritmo che permetteva a Ballinari di ottenere il successo anche sui primi due tratti che caratterizzavano la sfida cronometrata della Domenica e che permetteva loro di guidare la classifica assoluta pregustando la gioia del successo. Ma l’imprevisto era dietro l’ango-

lo e sulla sesta prova speciale, lo svizzero commetteva purtroppo il primo, unico ma determinante errore finendo fuori strada lasciand la vittoria a ChentreFlorean che hanno avuto il merito di aver viaggiato costantemente sulle tracce del veloce ticinese. Per quanto riguarda i piloti oltrepadani in gara: Azzaretti, Barberis, Chiapparoli, Nicelli e Stefanone, gli sportivi, conoscendone le potenzialità, si attendevano forse qualcosa in più. Il risultato migliore lo ha ottenuto Barberis, navigato da Zerbini sulla Peugeot 208, che ha chiuso la gara al 17° posto assoluto ed il quinto in classe R2b in cui hanno preso il via 14 equipaggi. Nelle altre classi troviamo: in A6 con 5 vetture al via, terzo posto di Stefanone-Filippini con la Peugeot 106 (41° assoluti), in N2, con 11 equipaggi in gara c’è il 6° posto di Chiapparoli-Domenichella con la Citroen Saxo (47° assoluti). Gara solitaria invece in R3T per Nicelli-Imerito (18° assoluti) con la Clio, dopo una gara tutta i salita. Soli al via e soli al traguardo anche Azzaretti-Spognolo con la Saxo in classe RS1.6 (56° assoluti). Hanno concluso la gara 72 equipaggi.


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VOGHERA - KARATE: "Il talento si vede già dalle prime lezioni"

Di Federica Croce Il Maestro Maurizio Furia, docente federale nazionale W.K.A. Karate Italia, è il responsabile, insieme alla Maestra Roberta Albini, della Scuola "Shotokan Fudo Shin" di Voghera e del distaccamento di Torrazza Coste. Quando è nata la scuola di karate "Shotokan Fudo Shin" e a che pubblico si rivolge? "La scuola è nata nel 1987, includendo un pubblico misto (bambini, ragazzi e adulti di entrambi i sessi). All'inizio la sede originaria si trovava a Pontecurone, successivamente la scuola si è trasferita a Voghera, per via dei risultati conseguiti nell'agonistica e nel 2012, è stato istituito il distaccamento di Torrazza Coste". Come si sviluppa la lezione, sia a livello di contenuti che come frequenza? "La frequenza alle lezioni è bisettimanale. La lezione inizia e termina con il Saluto, che vale come forma di rispetto. Si procede con esercizi di riscaldamento generale, successivamente si entra nel cuore della disciplina, con l'insegnamento delle tecniche fondamentali: 'Kion' e la loro applicazione mediante il lavoro di coppia, dei 'Kata' (combattimento con avversari immaginari) e del 'Kumitè' (combattimento) con l'applicazione delle tecniche con più avversari. Il karate è un insegnamento educativo/disciplinare, perchè fa parte di un'arte marziale con regole ben precise". Quanto costa iniziare la disciplina? Sono previste prove gratuite? "Il costo varia in base al numero degli iscritti nel nucleo familiare. Sia il costo dell'abbonamento mensile che quello relativo al tesseramento alla federazione – come copertura assicurativa - è pari a

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"Nella nostra scuola portiamo avanti sia la corrente sportiva sia quella tradizionale"

La scuola "Shotokan Fudo Shin"

40 euro all'anno. Sono previste prove gratuite per avvicinarsi alla conoscenza della disciplina". Il Karate ha una percentuale di iscritti a prevalenza maschile o femminile? "A livello nazionale, troviamo iscritti di entrambi i sessi, anche se le femmine, a volte, sono più ricettive all'apprendimento". è uno sport adatto ai bambini e qual è l'età migliore per iniziare? "L'età migliore per iniziare la disciplina del karate, per i bambini, si aggira intorno ai 5/6 anni per via del maggior imprinting caratteriale. La pratica del karatè aiuta molto i bambini sia dal punto di vista emotivo che attitudinale". Com'è il rapporto che si instaura tra maestro e allievi? "Il rapporto tra maestro e allievi spesso varia a seconda del contesto. Possiamo trovarci di fronte a istruttori che mostrano una certa autorità – facendo sentire il bambino a disagio – e altri che sono più propensi a un rapporto confidenziale, che aiuta a prendere dimestichezza con la disciplina". Qual è la motivazione che porta a iscriversi al corso, soprattutto per quanto riguarda i bambini? "La motivazione maggiore che spinge i bambini a iscriversi al corso è la curiosità insita nella disciplina, sicuramente spinta dalla spettacolarizzazione televisiva. Inizialmente, quando ci si iscrive, si è erroneamente portati a credere che la capacità di difesa personale si possa raggiungere in breve tempo, quando in realtà il percorso è molto lungo sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ragion per cui si possono apprendere le varie tecniche ma, nel momento in cui ci si trova a fronteggiare una situazione di pericolo, si può non avere ancora la prontezza per affrontarla dal punto di

vista psicologico". Quali sono i vantaggi che si hanno sul benessere fisico e psicologico? "I vantaggi che si hanno sul benessere sono tantissimi, soprattutto a livello fisico. Infatti la disciplina del karate insegna il coordinamento motorio e della respirazione, che di rimando è collegata al movimento. Psicologicamente abbiamo un aumento della fiducia in se stessi e una maggiore capacità di controllo emotivo". Come si riconosce un talento? Ci sono bambini nella scuola che potrebbero emergere? "Il talento si vede già dalle prime lezioni, in cui si riconosce l'impostazione iniziale che l'allievo ha nei confronti del maestro e dell'avversario. Abbiamo molti bambini e ragazzi che mostrano impegno e hanno vinto varie gare, con grande soddisfazione del maestro, in quanto essi dimostrano di competere per dimostrare ciò che hanno imparato, e non per il solo scopo di vincere". Come vede proiettata in futuro questa disciplina, sia a livello locale che nazionale? "Entrare in questa disciplina porta quasi sempre ad un'inevitabile infatuazione. Purtroppo vedo un po' maltrattato il karate, a causa di alcuni personaggi che riescono a millantare gradi e diplomi (acquisiti con troppa facilità) e che hanno una visione solo 'commerciale' di questa attività sportiva (ricordiamo che il karate è nato come arte marziale, con una storia e dei maestri di altissimo livello). Nella nostra scuola, con impegno di tutti, cerchiamo di portare avanti entrambe le correnti: quella sportiva, che spesso interessa maggiormente i più giovani, stimolati dalle competizioni, sia quella tradizionale trasmessa dai grandi maestri, nel rispetto della storia e dei suoi protagonisti".


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la società di basket si autofinanzia

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Elisabetta Gallarati

Il basket è uno degli sport maggiormente praticati, da sempre, nella zona dell'Oltrepò. Molti bambini si accingono a praticare la pallacanestro e col tempo, per molti di loro, diventa una passione e molto spesso un'attività che verrà poi mantenuta nel tempo, come è stato per Matteo Filippo. Matteo è un ragazzo di 29 anni, laureato in Scienze motorie presso l'Università degli Studi di Pavia, che frequenta odiernamente un istituto di osteopatia di Milano e che allena, come passatempo e passione, una squadra di basket maschile a Broni. L'intervista mira a riconoscere le modalità e le difficoltà in cui si sviluppa l'attività sportiva di una squadra di basket, all'interno di una realtà come quella dell'Oltrepò Pavese. Quando è stata fondata la squadra di basket "Euro Basket Broni"? In che categoria ha gareggiato in questa stagione? "Ufficialmente, la squadra Euro basket Broni esiste da più di 20 anni e la squadra, quest'anno, ha partecipato al campionato FIP nella categoria Prima Divisione. Dove vi allenate e da chi è composta la squadra? "Ci alleniamo e giochiamo al Palaverde di Broni sotto concessione della Squadra femminile di A1. L'idea è stata proprio quella di formare un gruppo con ragazzi della zona che principalmente giocano per divertirsi visto che, negli ultimi anni, si è trattato di una socie-

tà autofinanziata: per la maggior parte siamo amici che si frequentano anche fuori dal campo". Cosa vuol dire allenare una squadra di basket di questa categoria? "Allenare in questa categoria ma allenare in generale è un divertimento prima di tutto e un modo per seguire lo sport che amo di più in quanto ex-giocatore (o quasi): ci troviamo in palestra per lavorare e provare cose nuove, ma purtroppo trovandosi in una categoria bassa, ed essendo quasi tutti o lavoratori o studenti universitari, il tempo a disposizione da dedicare al basket rimane poco. Solitamente l’inizio della preparazione varia a seconda della data di inizio campionato e dipende dal lavoro fisico, e non solo, che si vuole ottenere. Allenare non si riferisce solo all’ambito del campo, ma l'allenatore deve essere come un bravo psicologo: con ogni giocatore è necessario rapportarsi in maniera diversa, a seconda delle personali esigenze". Come è andata la stagione 2016/17? Quali sono le prospettive per l'anno prossimo? "La stagione passata si è conclusa con la sconfitta (anche se di pochi punti) in finale, in gara 3. Nonostante tutto è stata una grande annata, peccato per il finale. La prospettiva per l'anno prossimo è comunque quella di realizzare qualcosa in più di quello che è appena passato, si può fare meglio!". Quante squadre di basket maschili e femminili sono

Matteo Filippo

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"L' Euro basket Broni esiste da più di 20 anni"

presenti a Broni, in quali categorie? "A Broni a livello senior sono presenti la prima divisione, la nostra squadra e la serie A1 femminile, senza contare tutto il lavoro a livello giovanile che le varie società della zona stanno facendo in prospettiva futura. Oltre ai campionati della FIP che riguardano anche le categorie a salire, c’è un altro ente che fa un campionato a parte, che è quello della UISP". Conclusa la stagione "invernale" esistono dei tornei estivi e delle attività per i ragazzi legate al basket al di fuori del palazzetto? "Per quanto riguarda le attività estive c'è veramente poco, contando che nel periodo estivo non ci sono molte zone dove praticare basket e questo vale per tutte le età, se contiamo che a Broni non c'è un campetto all'aperto, a Stradella nell'unico campo aperto al pubblico dove poter giocare è stata messa una restrizione secondo cui non si può giocare oltre le 19 e a Santa Maria della Versa invece l’unico campo disponibile è chiuso e recintato... Insomma, questo è quello che è in Oltrepò il basket fuori dal palazzetto. Detto questo, per fortuna ci sono tornei estivi, anche al di fuori della nostra area oltrepadana".

circolo tennis: struttura da poco rinnovata

Stradella: "C'è stato un aumento del numero di soci"

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Elisa Ajelli

Max Piacentini è ormai un veterano del circolo tennis di Stradella: allena infatti in città dal 2003. Come va il tennis a Stradella? "Direi bene. La nostra stagione di lezioni e allenamenti normalmente parte ad ottobre e finisce a fine maggio. La struttura è stata recentemente rinnovata per quanto riguarda il campo interno e hanno fatto una seconda copertura, per cui i campi coperti adesso sono due". Gli iscritti sono in aumento o in calo? "Ne abbiamo una cinquantina più o meno. Si tratta di numeri sempre in linea con le stagioni passate. Abbiamo una squadra in D2, una in D4 e una squadra under 12 maschile di ragazzini del circolo. D'estate invece abbiamo i corsi estivi in collaborazione con la Cooperativa Nuoto Club e abbiamo come sempre una buona affluenza di bambini, che fanno tennis, atletica, attività motoria e nuoto. Ci sono quelli che fanno tutto il giorno e che sono una quindicina, poi ci sono altri che fanno solo la mattina… e quindi in tutto sono tra i venti e i trenta bambini". Siete sempre in collaborazione anche con il centro estivo della piscina comunale? "Non so il perché ma da quest’anno non viene più fatto, però anche negli anni passati non me ne occupavo direttamente io e quindi non mi sono informato più di tanto a riguardo". Il tennis qui a Stradella è sempre sentito secondo lei? "Come numero di bambini siamo sempre abbastanza

costanti, ci può essere un calo fisiologico verso i 13/14 anni quando in tanti smettono, però essendoci sempre un ‘ricambio’, i nostri numeri sono sempre buoni. Per quanto riguarda invece gli adulti, negli ultimi anni sono cambiate la gestione e la politica del circolo e c'è stato un aumento del numero di soci. Adesso ce ne sono circa 100, mentre qualche anno fa erano solo 50/60…". Avete avuto riconoscimenti negli anni? "Ci sono vari bambini e ragazzini che fanno gare e ottengono dei risultati abbastanza buoni. Gli adulti invece che fanno tornei sono principalmente amatori e non hanno grossi risultati". Insieme a Max Piacentini c'è Jacopo Torretta, diciassettenne giocatore stradellino di tennis fin dalla tenera età. Come mai ti è nata la passione proprio per il tennis? "Ho iniziato a fare sport fin da piccolo: prima con il nuoto, ma non mi piaceva molto, poi ho provato anche con il calcio ma ho capito che lo sport di squadra non faceva per me. Ho voluto provare infine il tennis e mi è piaciuto da subito! Sono partito con un corso estivo e poi ho continuato anche nei mesi invernali e non mi sono più fermato. All’inizio facevo un'ora a settimana, ma quando ho imparato un pochino a giocare, ho aumentato anche le ore di allenamento, fino ad arrivare a 5 ore a settimana. Adesso sono molte di più! Poi il maestro Max Piacentini, oltre che a Stradella, ha iniziato a insegnare in una scuola di Pavia e l’ho seguito, visto che mi aveva detto che ero abbastanza bravo e che là ci sarebbe stata anche la possibilità di fare preparazione atletica in una palestra, cosa che

Max Piacentini del Circolo di Stradella purtroppo qui da noi non era e non è tuttora prevista. Quindi adesso mi divido con gli allenamenti tra Stradella e Pavia". Un grosso sacrificio dunque... "è un sacrificio per me, perché anche lo studio è molto importante e andando a scuola a Voghera sono sempre in movimento con i vari spostamenti da un allenamento all'altro. Il tempo per lo studio non è moltissimo ma in tutti questi anni sono riuscito a fare bene tutte le cose e sono contento. Poi il rapporto con Max è sempre stato ottimo, sia dal punto di vista tecnico che umano, e ho passato anni veramente belli". Risultati? "L’anno scorso ho vinto un torneo che faceva parte di un circuito: così sono riuscito ad andare al master finale, in cui partecipavano i vincitori di ogni tappa del torneo e che si è svolto al Foro Italico di Roma. è stata una bella emozione anche perchè è molto diverso dagli altri circoli, molto più grosso e con molti più campi". Da grande ti vedi sempre impegnato con il tennis? "Diciamo che penso di fare altro nella vita. Vorrei senz’altro continuare a giocare a tennis, ma mi vedo in un altro contesto… come sport non lo lascerò, ma la priorità ce l'avranno gli studi. Tra due anni andrò all' Università e avrò di sicuro meno tempo".


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Il Periodico News - AGOSTO 2017 N°120  

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