Issuu on Google+

Di’ scarica: “Scarica!”

Attribuzione-Non Commerciale Condividi allo stesso modo

‘ngi piace

Sì alla discarica del pm Nitti che revoca il sequestro eseguito dai carabinieri del Noe. Intanto in Consiglio Comunale, al momento della discussione su contrada Martucci, alcuni esponenti di maggioranza e opposizione disertano l’appello. E la seduta si scioglie. Ma per i magistrati è spuntata l’ipotesi di smaltimento di rifiuti tossici.

MARO 2011

ANNO 5°

N. 3 - copia omaggio

La Procura indaga. In Consiglio seduta sciolta Lunedì 28 febbraio 2011. Ultimo atto di un febbraio breve ma intenso. Il Consiglio Comunale passa la mattinata a discutere degli attriti tra la maggioranza e il Presidente del Consiglio Pasquale Gentile. Un argomento politicamente molto appetibile, ma non certo il più urgente. Una decina di giorni prima, infatti, la discarica Lombardi veniva sequestrata dai carabinieri del Noe, in quanto ritenuti esauriti temporalmente gli effetti dell’ordinanza di sopralzo. La discussione sulla mozione di Gentile, avente ad oggetto proprio la situazione in contrada Martucci, viene rimandata al pomeriggio. Si attendevano notizie e circolavano voci, poi smentite, poi smentite delle smentite e via dicendo. Ad un certo punto, il doppio colpo di scena. All’appello del Presidente, la maggioranza si presenta solo in minima parte. Assente anche il Sindaco, con preavviso. La seduta, complici anche alcune assenze tra l’opposizione, non si celebra. Passano pochi minuti, e l’Ansa batte un’agenzia. Il pm ha disposto il dissequestro della discarica. Accogliendo la tesi della Lombardi e del dirigente provinciale Carlo Latrofa, secondo i quali l’ordinanza provinciale di sopralzo è efficace fino al 20 marzo. Ma le indagini proseguono per accertare l’eventuale smaltimento di rifiuti tossici in contrada Martucci. Ancora una volta, la vicenda discarica mostra le falle di un governo cittadino impreparato. Nella buona o nella cattiva fede? Responsabile. In ognuno dei casi.

Roberto Rotunno

All’interno Distributore di via Gobetti il crogiuolo delle ambiguità

pag. 2 Social Network e rivoluzione ma a Conversano si può fare di più

pag. 4 Maglie verdi al verde la pallamano cerca sponsor

pag. 7


2

pompe

Nuovo distributore, consuete ambiguità

L’avvocato Bagnoli, chiamato da Lovascio per dare il parere sopra le parti sull’impianto in via Gobetti, aveva ricevuto qualche mese prima dall’amministrazione un incarico legale per un giudizio al Tar Un po’ avvocato, un po’ giudice. Con qualche forzatura, potrebbe essere così definito Alberto Bagnoli, legale barese, esperto di urbanistica. Lo ricordano tutti i cittadini che hanno contestato il distributore in via Gobetti. Bagnoli, infatti, nel febbraio 2010 fu chiamato dall’amministrazione per emettere un parere pro veritate sulla legittimità del permesso di costruire rilasciato all’Edileco per l’impianto carburanti. Nello stesso periodo, lo stesso difendeva il nostro Comune in una causa al Tar, contro una società privata. L’incarico legale gli era stato conferito dalla Giunta nel maggio 2009 e proprio in questi giorni, è stata liquidata la sua parcella di oltre 2.000,00 euro. Insomma, Lovascio sottopose i sette interrogativi esposti dall’Ufficio tecnico in merito alla costruzione del distributore ad un legale “di fiducia”. Un po’ troppa fiducia forse? Il parere del professionista fu chiaro e netto: “nulla osta”, il permesso di costruire è totalmente legittimo. Per la verità, a molti non sfuggì il fatto che bastava opporre una delle cause di incompatibilità

urbanistica elencate tassativamente dal regolamento regionale numero 19 del 2006, per respingere l’istanza. Né tantomeno è sfuggito che l’amministrazione avrebbe potuto (come di fatto è accaduto per le istanze successive a quelle dell’Edileco) congelare la domanda in attesa di approvare il Piano carburanti. Se poi aggiungiamo che il comitato cittadino costituitosi in quei giorni trovò anche alcune contraddizioni e forzature negli aspetti strettamente tecnici e giuridici, il mix di ambiguità è completo. Certo, si parla di ambiguità, di sospetti, non di certezze. C’era pure chi sosteneva che un avvocato, al quale l’amministrazione avrebbe dovuto comunque riconoscere giustamente un compenso per il parere, difficilmente avrebbe messo i bastoni tra le ruote. Il fatto che poi il Comune fosse anche difeso nello stesso periodo da Bagnoli fa sorgere un interrogativo. Se questi avesse messo in difficoltà la maggioranza eccependo qualcosa, avrebbe ricevuto altri incarichi in futuro da questa amministrazione?

A pensar male si fa peccato. Vero è anche che a volte questi intrecci e coincidenze sembrano essere un po’ troppi e che, se evitati, vivremmo tutti più tranquilli. O forse, questa è la regola. Non bisogna dimenticare, d’altronde, che proprio nella vicenda di via Gobetti scoppiò il caso Bugna, che mentre da assessore doveva decidere sul distributore a Conversano, da ingegnere riceveva incarichi per distributori a Castellana assieme al medesimo progettista. E spaziando un po’ con la mente, bisogna ricordare che siamo nel paese in cui un consigliere come Di Mise dovrebbe difendere da un lato le esigenze dei cittadini e dall’altro gli interessi della sua azienda. Proprio la Lombardi, che si è dotata nel giudizio contro il Comune di Conversano di un legale che da un lato fa l’avvocato e dall’altro è il genero del presidente dell’organo che emetterà la sentenza. Il mondo è piccolo, non sottilizziamo. Roberto Rotunno

Grafica cartacea e web Consulenza pubblicitaria Soluzioni di comunicazione Gestione strategica dei media sociali Progetti editoriali - Immagine coordinata

Social Media: |

creattivina.blogspot.com |

|

twitter/creattivina.com |

|

friendfeed/creattivina.com |

Mail

*

Cattura il codice QR. Salva il mio numero di telefono direttamente nella tua rubrica telefonica.

|

creattivina@gmail.com |


3

Al Pharano

Alfarano in consiglio: sfido il Galiota a portarmi dai magistrati L’assessore, che secondo dichiarazioni raccolte dal nostro giornale risultava essere in qualche modo collegato alla vicenda dell’antenna in via Norba, replica con sarcasmo in consiglio. Né ci risponde alle domande per iscritto, da lui stesso richieste

“Se ho commesso atti illegittimi, sfido il giornalista ad inviare il fascicolo ai magistrati”. Doveva risponderci via mail alle domande che giacciono nella sua posta istituzionale dallo scorso 15 febbraio. Ma non lo ha fatto, nonostante ce lo avesse assicurato. Ed

in Consiglio, chiamato a rispondere in merito all’articolo apparso nello scorso numero del Galiota, ha pronunciato questo singolare invito. Dall’assessore Tony Alfarano ci si aspettava una risposta più chiara e specifica. Facendo riferimento all’interrogazione del Presidente del Consiglio Comunale Pasquale Gentile, che imputava ad un politico locale il coinvolgimento nell’installazione dell’antenna Wind su una abitazione privata in via Norba, il nostro giornale aveva raccolto alcune dichiarazioni secondo cui il nome dell’assessore risultava essere, in qualche modo (non sì è compreso bene se e come), collegato alla vicenda. Ma Alfarano non ha ritenuto di dover dare spiegazioni per chiarire la sua posizione. Cosa che invece ha fatto il sindaco, quando, lamentandosi del “solito gossip conversanese”, ha ricordato che il Comune è in causa al Tar contro la Wind e che l’atto di costituzione “porta anche la firma di Alfarano”. Per la veri-

tà, questo non è un alibi, in quanto i fatti narrati risalgono ad un periodo antecedente al contenzioso amministrativo, nonché al silenzio assenso maturato attorno alla domanda della Wind. Ed inoltre, non firmare quell’atto, da parte di Alfarano, sarebbe stato assurdo. A difenderlo, poi, sono i consiglieri di maggioranza. Su tutti Tuccino Lofano, che ha affermato che l’antenna in via Norba non è ancora accesa (falso, tutti sanno che è stata accesa e ha anche sforato i 6 volt/metro di contributo al campo elettromagnetico) ma soprattutto ha voluto ribadire che chi oggi accusa l’amministrazione per il “regalo in via Norba”, ha fatto fiaccolate contro Telenorba, antenna che a detta del consigliere ha un “impatto ambientale schifosissimo”. Certo. Ma andrebbe ricordato che l’antenna di Telenorba è stata autorizzata dalla Regione Puglia dopo l’approvazione della richiesta di variante al Piano regolatore, nel 1991, da parte della quasi totalità del Consiglio comunale all’epoca in cui lo stesso Tuccino faceva parte della giunta. Ma questo appartiene al passato. Ed oggi, secondo quanto riscontrato dalla relazione presentata dall’ingegner Pasquale Fantasia, consulente del Comune per il monitoraggio degli impianti di trasmissione, permangono altre situazioni da risolvere (tra cui quella di Telenorba). E per risolverle servono azioni politiche. Non i magistrati.

Roberto Rotunno

Il gossip

è un’altra cosa “Gossip, insinuazioni, sentito dire”. Questo, secondo sindaco e maggioranza, il contenuto dell’articolo apparso sullo scorso numero del Galiota relativo alla questione via Norba. Il gossip solitamente ha ad oggetto fatti irrilevanti e dalla dubbia credibilità delle fonti. Ed invece in questo caso si parlava di un fatto che - se fosse confermato, si intende - sarebbe gravissimo e dalla consistente portata politica, implicando il mancato perseguimento del bene comune da parte di un componente della giunta. “Sentito dire” è stata l’espressione del consigliere Tuccino Lofano, in prima linea nel difendere l’assessore in quota “Nuovo Psi”. Nel nostro caso, la fonte ha un nome ed un cognome. Né si può obiettare la sua presenza nel giorno del sopralluogo, visto che fu la stessa giunta comunale ad inviarlo. E soprattutto, va ricordato che l’ingegnere, pur confermando quanto riferitogli dall’inquilina di via Norba, non ha fatto “insinuazioni”, come le ha definite il consigliere Franco Giannini. Al contrario, ha difeso Alfarano, sostenendo di credere alla sua estraneità ai fatti. Ma nel merito della vicenda non è entrato nessuno. Nessuno si è ad esempio accorto che l’assessore è stato sollecitato dal Galiota a riferire la sua versione dei fatti, concedendo un’intervista faccia a faccia, senza ottenerla. Ci si è limitati alla difesa ad occhi chiusi e all’offesa al lavoro della stampa.


Social Network e Rivoluzione Prendete un pc e “sollevate” il mondo Dagli Usa allo Yemen, dall’Egitto a Conversano (nel suo piccolo), i nuovi media possono diventare uno strumento per risvegliare le coscienze e sconfiggere strapoteri e iniquità del nostro tempo

Facebook in Italia Gennaio 2011

[Vincenzo Cosenza, www.vincos.it]

LINKABILI

“La teoria dei sei gradi di separazione è un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari.” [Wikipedia] FUTURO “Pensa al futuro che ti aspetta, pensa a quello che puoi fare” [Intervista, Rita Levi Montalcini, Ventiquattro, Maggio 2010]

NUOVO SOCIALISMO “La condivisione e la partecipazione sono le killer application di un nuovo ordine sociale che è favorito dalle dinamiche di rete, ma finisce per creare nuovi atteggiamenti culturali e comportamentali sopratutto a computer spenti” [Paolo Iabichino, Invetising, Dicembre 2009]

INNOVAZIONE “Attratti dalla facilità d’uso dei nuovi oggetti, milioni di persone si stanno avvicinando alla cultura digitale, e sta a noi far apprezzare loro i valori delle Rete: la passione per l’innovazione, la meritocrazia, la trasparenza, il piacere della collaborazione ...oggi tocca a noi. Con l’entusiasmo di una start up. Una start up chiamata Italia.” [Riccardo Luna, Editoriale Wired Italia, Maggio 2010]

“Il mondo è cambiato!”, erompeva in un silente urlo di liberazione, la prima pagina de La Repubblica in occasione dell’elezione di Obama a mister president degli Usa. Scelta deliberatamente rivoluzionaria quella del popolo americano, compattatosi intorno al suo candidato, in versione espressino con molto caffé, per mezzo, essenzialmente, del Web. Come domesticità in fuga da se stessa, la Rete è stata poi il tramite di importanti sommovimenti nel 2009 (Iran, Moldavia), finendo per far breccia nel nostro presente, che registra, come si è ben visto, tutto il trambusto sociale di Tunisia, Algeria, Yemen e, non ultimo, l’Egitto; Paesi notoriamente retti da monocrazie irrancidite e/o corrotte. Insomma, se dubbi vi erano, ora non ve ne sono più. I Social Network servono davvero a qualcosa… (ecco la scoperta!), e Facebook, con la sua comunicativa vacua e ovattata, non è solamente il ghetto virtuale di chi si comunica addosso, o di chi scrive solo per cancellare, ma un potente strumento di diffusione delle idee e dei propositi per i popoli. Una cassa di risonanza formidabile, a tratti irresistibile, che rende possibile l’impossibile. Ossia: rovesciare i regimi, fare le Rivoluzioni o, più semplicemente, organizzarsi e fare blocco sociale contro gli strapoteri e le tremende iniquità del nostro mondo e del nostro tempo. Il Galiota tutto questo l’aveva ampiamente sperimentato già in occasione della manifestazione contro il sopralzo della discarica (Conversano, 19 agosto 2010); un evento, quello, organizzato e pianificato in poche ore, che agglutinò, e mise allegramente assieme, parecchie centinaia di cittadini, tutti fortemente animati da un fremito di fierezza civica e sociale. Di queste settimane è poi la straordinaria, pacifica e trabocchevole occupazione di centinaia di piazze d’Italia, in difesa del femmineo e della dignità umana contro la compravendita del corpo e la mignottocrazia imperante, da parte di migliaia e migliaia di manifestanti: donne, bambini, anziani e uomini, uniti dal calore, dalle voci e dagli umori della propria e altrui presenza, e dal grido: se non ora, quando?!? Il dato che in conclusione se ne può trarre è, dunque, che Facebook, se usato con acume e con criterio, è davvero uno strumento di rivoluzionaria coesione sociale e di diffusione delle idee… e non quel mostriciattolo frigido e impersonale che, inglobando e riconoscendo solo i suoi fruitori-adepti, esclude, e di fatto rimuove, tutti quanti gli altri, vale a dire: tutti quelli che per comunicare con il prossimo non si servono ancora (e non certo per negligenza) di scatolette, macchinette e aggeggini vari. Augh da Gigei! Mario Giannini


“... libertà è partecipazione”

G. Gaber

Il Web come megafono, Conversano poco propositiva Attraverso i siti internet, i blog e i Social Network ognuno dice la propria in merito alla vita politica e sociale. Ma l’insulto, spesso sguaiato, predomina sulla progettualità Se vogliamo proprio dirla tutta, la rete un bel merito ce l’ha. Ci mette tutti in vetrina. Appaga la nostra voglia di apparire, di esserci ad ogni costo. Poi sta a noi scegliere che postura assumere e che capi indossare. Insomma, se Andy Warhol, negli anni Settanta, diceva che quella era l’epoca nella quale tutti potevano avere i propri quindici minuti di popolarità, oggi potremmo dire che chiunque può soddisfare il desiderio di comparire. Ecco allora che i social media, i blog e i siti di informazione diventano vere e proprie fiere dove esporsi, vendersi e dire la propria. E, quandomai, voler avere assolutamente ragione. Che ci volete fare, è il web 2.0 che ce lo impone. E anche noi conversanesi non ci tiriamo assolutamente indietro. Prendiamo ad esempio conversanoweb.com, il giornale on line di informazione locale più visitato. Il lettore ha la possibilità di postare commenti agli articoli. Ecco, allora, che scatta il meccanismo: ci si mette in vetrina e soprattutto si combatte e ribatte sui commenti. Si litiga, ci si insulta, si elogia il sindaco, l’assessore o il consigliere di turno, oppure li si scredita. E manco a dirlo, i più tenaci sono gli amici degli amici del governo locale. Tanto che a volte ti viene il dubbio: lo fanno per amor di patria o sono sdoganati dai boss di turno? Il dubbio prende la dimensione della certezza se ci spostiamo su Facebook. Spesso gli stessi personaggi che duellavano su conversanoweb ingaggiano lotte all’ultimo post per difendere a spada tratta, e con molta poca eleganza, i propri beniamini. D’altro canto, qui, sono molti i politici o politicanti che hanno una loro pagina. I partiti o i movimenti non sono da meno. D’altronde oggi la politica la si fa anche così. Obama e Vendola insegnano. E a ben guardare ci sono quasi tutti: il Movimento a 5 stelle, il Pd, l’associazione di ispirazione democratica Demos, Generazione Futuro, la Giovane Italia, Rifondazione Comunista, SeL e i Giovani Socialisti. Ma spesso si fa un uso di questi spazi in maniera poco idonea. Li si interpreta spesso solo come megafoni per bandire appuntamenti o per amplificare la voce delle iniziative organizzate ai livelli più alti. Poco e niente per raccogliere proposte o idee. Siti e blog non mancano. Da gianluigirotunno.it, a mastroleo.it, passando da selconversano.it e pdconversano.it. Se i blog sono fermi ad un po’ di tempo fa, i siti di partito sono aggiornati con maggior frequenza. E la possibilità di sondaggi e di dibattito ci riporta al vero utilizzo della rete, così come è stato concepito: la condivisione delle informazioni. In definitiva possiamo dire che a Conversano, la rivoluzione non partirebbe mai dal web. Sulla strada del suo corretto utilizzo siamo ancora troppo indietro.

Antonio Lacandela

CONDIVISIONE Inventore, bricoleur o semplicemente sei uno specialista in qualcosa? Questo sito è il trionfo della semplicità e della sintesi 2.0.; instructables.com è il network che scambia le tue competenze e conoscenze con quelle di un altro. Basta sapere cosa cercare e conoscere l’inglese. CREATIVE COMMONS (CC) “Organizzazione non profit dedicata all'espansione della portata delle opere di creatività offerte alla condivisione e all'utilizzo pubblici. Essa intende altresì rendere possibile, com'è sempre avvenuto prima di un sostanziale abuso della legge sul copyright, il ricorso creativo a opere di ingegno altrui nel pieno rispetto delle leggi esistenti.” [Wikipedia]

PANIERE ISTAT Rispetto al 2010 si inseriscono, tra gli altri, Tablet PC, servizi di telefonia mobile (traffico voce ed sms) e servizi internet da rete mobile. Esce la posizione Noleggio DVD. [www.istat.it] Ricerca e contenuti extra a cura di Giovanna Lanzilotta

Un omaggio ‘rivoluzionario’ Avete creduto fino ad oggi che ci fossero i tiranni. Ebbene vi siete sbagliati. Non ci sono che schiavi: laddove nessuno obbedisce nessuno comanda. Al fondo dell’interpretazione del mondo, ci deve essere la rivolta, non la rivoluzione. La rivolta appartiene al singolo, è un atto di disobbedienza, uno strappo radicale contro ogni forma di potere; da ogni rivolta si esce arricchiti o più stupidi. La libertà dell’uomo è nata con il primo atto di disobbedienza. Chi disobbedisce una volta… non obbedisce mai più. Digressione necessaria: “la polizia, si sa, spara sempre in aria, mai tira al bersaglio, la colpa fu di quel coglione di marocchino che s’era messo a volare”. “Rivoluzione e ribellione non devono essere considerati sinonimi… La RIVOLUZIONE ordina di creare nuove istituzioni, La RIBELLIONE spinge a sollevarsi, a insorgere”. L’uomo autentico nasce dalla propria capacità di ribellarsi, di ribaltare il fascio dei valori istituzionali, di distruggere ogni forma di sfruttamento attraverso la rivolta individuale (prima) e la rivoluzione sociale (poi). Essere libero significa per l’individuo essere riconosciuto, considerato e trattato come tale da un altro individuo, da tutti gli individui che lo circondano… è una condizione in cui ciascuno, anziché sentirsi limitato dalla libertà degli altri, vi trova, al contrario, la sua conferma e la sua estensione all’infinito.

LU’ CIAO 1994 [Luciano Nonna, Tempo Pesante, Dicembre 1994]


6

mocuamento senza fine

Discarica, dissequestro all’italiana

Rimossi i sigilli, chiusura il 20 marzo. Ma la Procura verificherà l’ipotesi di smaltimento di rifiuti tossici. Intanto il Comune continua a non fare chiarezza con la Lombardi circa il proprio credito per il ristoro ambientale mercatali, si fa sempre più proficua. La differenziata, negli ultimi quattro mesi del 2010, è stata sempre al di sopra del 10 per cento. Anche se, nei mesi di settembre e dicembre, i dati sono viziati dalla presenza di rifiuti inerti nella percentuale di “recupero”.

IL COMUNE TRA DEBITI E CREDITI

INDOVINA CHI VIENE A CENA

I carabinieri. Tra cinematografia e realtà, così si può sintetizzare quanto accaduto negli ultimi giorni in discarica. Il 17 febbraio, infatti, la cava Lombardi è stata sequestrata dal Noe, in quanto l’ordinanza di sopralzo del 6 agosto si riteneva scaduta. La ditta, dal canto suo, su rassicurazione avvenuta, in uno scambio di note risalente all’inizio di febbraio, da parte di Carlo Latrofa, dirigente provinciale, stava continuando l’attività di smaltimento convinti del fatto che la suddetta ordinanza avesse effetto da fine settembre e non dalla data di emissione. Nonostante la “facoltà d’uso” concessa alla Lombardi, la stessa in un primo momento aveva fatto sapere di non voler continuare a smaltire nell’illegalità, salvo cambiare idea poche ore dopo. Circostanza che ha sventato l’ennesimo rischio di emergenza rifiuti e che ha anche aumentato il potere negoziale della ditta nei confronti dei pubblici poteri. Regione, Provincia e Comune, intanto, hanno atteso in maniera inerte l’evoluzione della vicenda. Fino a quando, lunedì scorso, il procuratore della Repubblica Renato Nitti ha disposto il dissequestro accogliendo la tesi “Lombardi-Latrofa” (nota in Regione, essendo quest’ultima in conoscenza nello scambio di lettere). Ma l’azione della magistratura in contrada Martucci non è terminata. Nello stesso giorno del dissequestro, la Procura ha reso note indagini su presunti smaltimenti di rifiuti tossici. Gli uomini della Forestale hanno la scorsa settimana acquisito vari documenti dagli uffici provinciali e regionali. Oltre che dal Comune di Conversano, dove hanno anche interrogato il responsabile del Servizio Ambiente per due ore. Tuttavia, pare che i primi carotaggi non confermino l’ipotesi criminosa. Ma l’inchiesta – al momento senza indagati – proseguirà.

BUONE NUOVE, MA ANCHE NO

In ogni caso, il 20 marzo si avvicina. Ed entro quella data sarà terminata la gara per la gestione degli impianti che potranno partire

a regime e permettere la definitiva chiusura della discarica. Ma è tanto lo scetticismo tra gli ambientalisti. Il rischio è che si ripeta quanto avvenuto per la gara precedente, tenuta in bilico per diversi anni da un contenzioso amministrativo. Intanto pare sia arrivato il sopralluogo della Provincia per verificare le volumetrie raggiunte. Secondo notizie ufficiose, la collinetta sarebbe ancora nei limiti del consentito, quindi sarebbero smentite le notizie del superamento dei limiti del sopralzo. Ma va soprattutto messa in dubbio la necessità dell’ordinanza provinciale del 6 agosto, in quanto sembra che anche allora la discarica avesse ancora volumetrie disponibili. Buone nuove, poi, per quel che riguarda la differenziata. Sono state rese note le linee guida che accompagneranno la redazione della gara per il nuovo gestore per il servizio di igiene urbana. La collaborazione tra il Comune e il comitato “Riprendiamoci il Futuro”, che coadiuva gli uffici nei controlli della raccolta dell’umido presso le aree

Ma contrada Martucci, per Conversano, non è solo un problema ambientale. A giocare la partita c’è anche la questione economica. Il Comune continua a far fatica a riscuotere il ristoro ambientale. Al momento, è stata approvata una determina che richiede alla Lombardi il pagamento di 1 euro per ogni tonnellata di rifiuti smaltiti. Andando di fatto a compensare le fatture non versate alla ditta per il servizio di conferimento. La delibera dell’Ato dell’autunno 2009 parla, invece, di 3,97 euro a tonnellata. Quindi l’amministrazione dovrebbe emettere una nuova determina, per coprire la differenza di 2,97 euro. Cosa che viene procrastinata e che evidentemente non sarebbe affatto ben accetta da parte della Lombardi, che ha già impugnato al Tar la delibera che quantificava il ristoro ambientale. Fatto sta che la mancata acquisizione di quelle somme, sempre messe in bilancio dall’amministrazione, esporrebbe il Comune ad una situazione finanziaria critica. Insomma, la stabilità economica dell’ente pubblico dipende in buona parte dalla Lombardi. La possibilità di conferire o meno in discarica sembra avere origine dalla Lombardi. Ma a Conversano chi comanda?

Roberto Rotunno

FORUM ENERGIA&TERRITORIO BENI COMUNI - PUGLIA

Sabato 5 Marzo

ore 17.00 - Chiesa di S. Sabino (PANE E POMODORO) Forum regionale dei comitati, delle associazioni e dei movimenti della Puglia per elaborare proposte e per fermare l’incalzante scempio ambientale che minaccia la salute e l’identità dei territori.

il comitato cittadino Riprendiamoci il Futuro partecipa all’iniziativa CONTATTI | comitatorif@gmail.com | blog: comitatorif.blogspot.com | cerca comitato rif su e comitato riprendiamoci il futuro su


7

Lumbà, iss’ le ternise

Maglie verdi al verde,

la pallamano cerca sponsor Le difficoltà economiche hanno ritardato il pagamento degli stipendi e impedito la partecipazione alla Champion. Ma la squadra sembra decisa a lottare sino al termine del campionato riservando sempre maggiori attenzioni. Eppure, trascurando il potenziale di questa società, si lascia che la nave rischi il naufragio, senza curarsi dell’equipaggio. Ad agitare ulteriormente le acque è intervenuta anche la protesta dei giocatori risalente allo scorso 12 febbraio, durante il prepartita della gara con il Bozen. In quest’occasione i giocatori lamentavano il ritardo nel pagamento degli stipendi, che dura ormai da ben quattro mesi; a ciò si aggiunge un assetto societario poco chiaro, che non permette di fare progetti di lunga durata e che restituiscano entusiasmo ai giocatori come alla tifoseria. Le ristrettezze economiche, inoltre, hanno indotto i dirigenti a rinunciare al diritto di partecipazione all’EHF Champions League. È necessaria, infatti, una caparra iniziale di 25 mila euro per l’iscrizione, più una serie di versamenti durante lo svolgimento della competizione. Una spesa considerata insostenibile da parte degli addetti ai lavori. Da ciò derivano essenzialmente due conseguenze. La prima riguarda i giocatori. A molti di questi non è stata data la possibilità di potersi confrontare a livello europeo con altre squadre e altri atleti (se vogliamo anche di categoria superiore), e quindi di sfruttare un’opportunità tanto importante dal punto di vista professionale, dopo averla ottenuta meritevolmente sul campo. La seconda conseguenza, invece, investe (seppur indirettamente) il Comune di Conversano. Si pensi a quanta pubblicità ne sarebbe derivata per il nostro piccolo e ameno borgo: insomma un’onda che, se cavalcata a dovere, avrebbe arrecato non pochi vantaggi. “Il ridimensionamento che stiamo vivendo è dovuto al numero in calo degli sponsor. Ma è fondamentale un aiuto economico dalle aziende locali , ormai completamente assenti”. In questi termini si esprimeva otto mesi fa l’attuale direttore sportivo dell’Indeco Luigi Zito. In piena campagna acquisti, infatti, si temeva un crollo finanziario della società che metteva a repentaglio persino l’iscrizione della compagine conversanese al campionato “d’élite”. Le motivazioni sono ben note. Ormai sono in netto calo gli imprenditori nostrani disposti a sponsorizzare le società sportive cittadine, ma quello che stupisce è che ciò avvenga anche nei confronti di un business ormai collaudato come quello della pallamano. Tale disciplina non sarà, di certo, fra le più seguite in Italia (questo è un dato oggettivo), ma non si può negare che sia uno sport in netta crescita, a cui le televisioni (Rai e Sky per citarne alcune) vanno

Così stando le cose, alla squadra non resta che affidarsi alle istituzioni politiche. Risalente a qualche settimana fa è una dichiarazione del sindaco di Conversano, il quale ha voluto rassicurare giocatori e dirigenza, impegnandosi in prima persona nella ricerca di sponsor validi che permettano di riprendere il cammino laddove si era lasciato. È necessario ,tuttavia, che le ricerche si svolgano nella maniera più celere possibile, cercando di arrivare a giocare i play-off con una situazione più stabile. I giocatori non possono certo permettersi cali di tensione dovuti alla crisi societaria, alla luce anche della difficoltà da cui è contraddistinta la fase finale del campionato. Ma le dichiarazioni rilasciate dai giocatori in questi ultimi giorni, e i risultati ottenuti nel corso della regular season, lasciano ben sperare. Non si può, certamente, mettere in discussione una squadra che tanto bene ha fatto in questi anni, che ha portato sul tetto d’Italia (fino a varcare i confini d’Europa) il nome della nostra piccola cittadina. Ormai da trent’anni il nome di Conversano è legato a quello della pallamano, e, prima ancora che un marchio, è una favola che non può interrompersi ora, e soprattutto non deve interrompersi così.

Pietro Notarnicola


8

essere tu teteschen? se sì, ‘ntare tu in cabbione

Tedesco Galiotae dixit:

non mi serve l’immunità parlamentare “Misure cautelari mi paiono difficili”, aveva dichiarato al nostro giornale il senatore Pd, ex assessore regionale alla Sanità. Ma la Procura della Repubblica di Bari ne ha richiesto l’arresto. Coinvolte anche diverse decine di persone vicine al centrosinistra pugliese Era nell’aria da giorni. Ora è ufficiale. Lo scorso 24 febbraio la Procura della Repubblica di Bari ha richiesto l’arresto del senatore Pd Alberto Tedesco, assessore alla Sanità nella prima giunta Vendola. A condurre l’inchiesta sono i tre pm Desirè Digeronimo, Francesco Bretone e Marcello Quercia, mentre il giudice per le indagini preliminari è Giuseppe De Benedictis. L’inchiesta coinvolge diverse decine di persone, tutte vicine al centrosinistra pugliese, (tra cui Antonio Decaro, capogruppo Pd al Consiglio regionale e politico vicino al consigliere comunale Enzo D’Alessandro) o appartenenti ai ruoli apicali della sanità regionale. Per uno di questi è scattata la detenzione. Poi ci sono quattro persone ai domiciliari e due interdette, uno dei quali è Alessandro Calasso, direttore sanitario della Asl Bari e, per questo motivo, volto noto nella città di

Conversano. La posizione di Alberto Tedesco sarà ora valutata dalla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. Secondo l’articolo 68 della Costituzione, infatti, nessun parlamentare può essere perquisito, intercettato o arrestato senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. L’eventuale respingimento dovrà avvenire solo se si ravvisa un “fumus persecutionis” nei confronti del senatore e non deve entrare nel merito dell’inchiesta.

In ogni caso, questi avvenimenti contraddicono quanto affermava Tedesco proprio al Galiota nel settembre 2009. Quando sostenne, rispondendo alle nostre provocazioni riguardanti l’immunità parlamentare, guadagnata grazie alla nomina al Senato, che “le misure cautelari dopo un anno e mezzo di indagini mi paiono difficili, quindi francamente non vedo in cosa consista l’immunità parlamentare”. La notizia non solo fa perdere ulteriore credibilità circa i criteri di selezione interni al Pd. Pone anche dei grossi dubbi sui metodi di scelta adottati dal presidente Nichi Vendola.

Roberto Rotunno


9

costa la crociera

Sognare l’Italia

sotto un camion di Patrasso Nell’indifferenza internazionale, sfruttati e in condizioni di vita infime, una moltitudine di migranti si affanna, spesso invano, per riuscire a raggiungere le nostre coste A poca distanza dal porto, in cima a una piccola collina, il castello di Patrasso domina il mare. E alle sue spalle la città continua monotona, con le palazzine chiare di due o tre piani e le case abbandonate che sono diventate un tetto per i migranti di Patrasso. Qualcuno dice siano cinquemila. Inesistenti per la legge degli uomini e, a quanto pare, anche per quella di dio. Dietro l’angolo, ad appena una notte di viaggio da Bari, Patrasso è un punto nevralgico per chi vuole tentare di attraversare illegalmente il Mediterraneo. Le frontiere greche sono un colabrodo e sono anche le ultime rimaste a dare speranza a chi fugge da guerra e povertà. “C’est une catastrophe”, mi dice in francese un ragazzo berbero incontrato alla stazione. Un suo amico mi racconta che lui in Italia ci ha vissuto ma, espulso, ora tenta di rientrarci. Addossati alla rete metallica e al filo spinato che costeggiano il porto e accompagnano la città nel suo dispiegarsi sulla costa, ogni giorno vedi le stesse facce stanche: Nord Africa, Africa nera, una moltitudine di afgani. Trascorrono le loro giornate aspettando l’occasione buona per saltare la rete, correre verso un camion sperando di non essere visti, infilarcisi sotto a rischio della vita per arrivare in Italia e... É il sogno di tutti. I controlli a tappeto rendono l’impresa praticamente impossibile, a meno che non si paghino i trafficanti. Eppur loro ci sperano, o la speranza ha solo lasciato il posto all’abitudine. I militari scandagliano i camion con gli scanner e gli stessi autisti stanno attenti a non avere ospiti indesiderati per via delle multe salate. Alla fine vengono stanati e picchiati dagli uni e dagli altri. Trop-

po uguali a se stessi quei giorni e quei mesi passati ad aspettare. Un ragazzo afgano, avrà avuto quindici anni, aspetta un treno su una panchina. Scolpite sul suo volto la maturità precoce e la fatica. Va a raccogliere patate, dice nel suo inglese stentato, dieci ore al giorno gli frutteranno una ventina di euro. C’era una volta a Patrasso un campo di baracche dove vivevano un migliaio di suoi connazionali. Un amico che ci è passato mi ha detto: “Entrato nella tenda per la notte, stavo attento a non toccare nulla, mi faceva tutto così schifo!” Ci avevano costruito anche una moschea, ma il campo è stato demolito nel 2009. Prima che le sue casette di lamiere e cartoni fossero abbattute, alcune

associazioni e centri sociali avevano iniziato a donare cibo e indumenti. Ma ora è tutto più difficile. I migranti sparsi per la città non si fidano, gli attivisti locali pensano alla situazione politica, ai tagli e alle proteste del sessantotto balcanico. L’indifferenza della gente che passeggia per le vie del centro e il limbo dei migranti che a due passi da lì guardano le navi salpare, sono due mondi lontanissimi. Le politiche greche per l’integrazione sono inesistenti, la Chiesa non sembra preoccuparsene e la società civile latita. Lo sfruttamento è quotidiano, i documenti una chimera. Le leggi comunitarie sono chiare: si può chiedere l’asilo politico in un solo Paese dell’unione. Ma per tutti la Grecia è solo una tappa di passaggio e le pratiche di accoglienza (che in Italia si chiamano progetti SPRAR, acronimo di Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e la legislazione in tema di asilo sono a dir poco carenti. A chi conviene tenere tante vite appese a un filo? Soprattutto in periodo di crisi, dietro i toni roboanti dei nostri governanti, chissà quanti, sotto sotto, se la ridono di questa abbondanza di manodopera a basso costo e senza diritti, che spinge al ribasso i salari di tutti. Ancora una volta le politiche repressive si stanno rivelando efficaci.

Gabriele Di Palma


10

campanellin’ the cool

Davide e Firpo, tra musica e realtà Intervista doppia a due musicisti, entrambi studenti del liceo classico, accomunati da una grande passione per l’arte dei suoni e dalla consapevolezza dei limiti imposti ai loro sogni dalla società contemporanea

Firpo

Come ti chiami? D.: Davide. F.: Filippo. O anche Firpo, che sarebbe il mio nome in scandinavo, sembra più cool. Frequenti il… D.: II Liceo classico. F.: II Liceo classico. Che strumento suoni? E perché? D.: Adoro tutti gli strumenti acustici a tastiera, ma in particolare il pianoforte e l’Organo Romantico. F.: Da circa quattro anni la chitarra, elettrica principalmente, ma utilizzo anche l’acustica. È uno strumento molto versatile e mi permette di spaziare su più generi. Da quanti anni suoni? Quando e perché hai iniziato? D.: Da circa 2 anni da autodidatta. Ho cominciato casualmente con una tastierina giocattolo, poi mi sono appassionato e sono passato a uno strumento serio, un vecchio harmonium. Ora sto per comprare un pianoforte, per poi prendere lezioni serie, e sto aspettando che riapra la mia Cattedrale per suonare il bel Vegezzi–Bossi che contiene e fare pratica con la pedaliera. F.: Dall’età di quattro anni. Il mio primo strumento è stato il pianoforte e continuo ancora oggi a suonarlo per diletto e per comporre. Poi all’età di otto anni ho iniziato a studiare violino, e l’ho suonato per altri quattro anni; dopodiché mi sono dedicato alla chitarra. Ormai la suono da quattro anni, in futuro forse cambierò di nuovo, chi lo sa. Ho iniziato a suonare a causa della mia grande curiosità ed è questo il motivo che mi ha portato a cambiare spesso strumento, e che forse continuerà a farlo. Quante ore ti eserciti alla settimana? D.: Il più possibile. Non ho scadenze da rispettare: suono unicamente per diletto. F.: Compiti e interrogazioni permettendo, dalle tre alle quattro ore al giorno. Genere scelto. D.: Il mio periodo prediletto è il Romanticismo, un’epoca affascinante, che ha prodotto, a mio parere, molti tra i più grandi capolavori in tutti i campi della Musica. Non

è un caso che a distanza di oltre un secolo e mezzo ci si commuove ancora ascoltando, per esempio, certi notturni di Chopin. F.: Vario molto: dal rock classico, al metal, all’heavy metal, al neoclassical rock alla musica classica. Un po’ di tutto insomma. Il tuo mito. D.: Non ho un “mito” in particolare… ho parecchi compositori preferiti… Chopin, Rachmaninoff, Satie, Liszt, Beethoven, Elgar, Vierne, Guilmant, Saint-Saens… per non parlare di Puccini, Bizet, Verdi… E degli interpreti, altra categoria, organisti come Ben van Oosten, pianisti come Rubinstein, Horowitz e Gilels, tenori come Caruso, Gigli, Tito Schipa… c’è l’imbarazzo della scelta! F.: Probabilmente Bach che nella sua carriera ha composto più di mille “opere” e che per me è una grande fonte d’ispirazione musicale. E Steve Vai, un chitarrista rock italo americano, attivo musicalmente da metà degli anni ottanta, il quale con la sua genialità ha rivoluzionato il suo genere musicale. Potrei nominare grandi chitarristi degli anni ’80 e ’90 che hanno forgiato il mio stile chitarristico, ma penso che loro due abbiano rivoluzionato la storia della musica. Quali generi musicali ascolti? D.: Raramente ascolto qualcosa che vada oltre gli anni ’20 del Novecento… Apprezzo moltissimo, però, i cantautori “seri”, come Dalla, De Andrè, Fossati, quel geniaccio di Battiato, Conte, Venditti, De Gregori. Secondo me certe canzoni d’autore, belle sia nel testo che nella musica, sono le eredi contemporanee della poesia. Ed è deprimente vedere come vengano osannati da ragazzine esaltate cantanti che scrivono cose vuote, insignificanti, spesso prive di senso, e constatare che molti miei coetanei non hanno mai sentito parlare di Guccini. Ma lui resterà nella storia, le canzonette no! F.: Ascolto un po’ di tutto, dai grandi come Frank Sinatra ed Elvis Presley, alla lirica di Pavarotti, però amo prevalentemente musica rock e classica. Che cosa fai nel tempo libero? Come concili la passione per la musica con amicizie

Davide

e altri interessi? D.: La musica finisce per influenzare gran parte dei miei interessi… la mia antica e mai morta passione, per esempio, cioè l’elettronica, si è volta principalmente alla realizzazione di amplificatori e preamplificatori a valvole, che mi servono per ascoltare la musica in maniera più fedele possibile alla realtà. Molti amici non mi capiscono… e mi proibiscono di parlare di musica e sparare sentenze nei confronti della musica contemporanea, o dei loro pregiudizi assurdi sulla Classica, considerata una specie di sonnifero da vecchi. Ed è assurdo che manchi nei programmi del liceo classico! Per fortuna, però, non sono solo: nella mia scuola si è creata una “brigata” di appassionati di musica Classica, con cui andare a teatro! F.: Quando ho un po’ di tempo libero mi piace andare a correre, o andare in piscina, o semplicemente sedermi a pensare, magari sorseggiando un tè. Per quanto riguarda gli amici, riesco a vederli il sabato o la domenica, durante la settimana non è umanamente possibile. Che cosa vorresti fare “da grande”? D.: Farò tutt’altro, ma rimpiango di non aver iniziato a frequentare il conservatorio quando avrei dovuto… ora è tardi, è impensabile iscriversi a 17 anni con l’ambizione di diventare un professionista. F.: Nel campo della musica non vedo molte speranze, soprattutto in una società nella quale vanno avanti, con forti raccomandazioni, i “cantanti” dei programmi televisivi, quindi già da qualche tempo avevo iniziato a farmi un’idea sul mio futuro e ho concluso che, in conformità con il mio modo d’essere, la professione che mi si addice di più è quella del medico.

Marilisa Giannuzzi


150 anni d’Italia: le interviste impossibili

di Antonio Lacandela

Il mazziniano che perse la testa per l’Italia Proseguono, in occasione del 150° compleanno del nostro Paese, le chiacchierate con i personaggi che hanno vissuto gli anni dell’unificazione. Un viaggio tra vincitori e vinti, gente comune, uomini e donne del popolo e dell’aristocrazia, eroi e paladini dell’Idea Italia, conquistata con la baionetta, la passione, la buona politica e anche qualche mazzetta! L’intervistato lo dovete indovinare voi scrivendoci sulla nostra pagina Facebook il nome del personaggio. Al primo che risponde un regalo a sorpresa! Il vincitore dello scorso mese è Andrea La Selva : lo invitiamo a contattarci per ritirare il suo premio!

Raggiungiamo il nostro intervistato a Londra, città da lui tanto amata e dove sono state pubblicate alcune sue opere. Originario della Romagna, mazziniano convinto, è noto per il suo caratteraccio e per aver compiuto il primo omicidio a 16 anni. Insomma, un bel tipino, ma proviamo subito a sciogliere il ghiaccio con una battuta. Buona sera, siamo qui per raccontare l’unificazione d’Italia, anche se lei non ha fatto in tempo a viverla. Però ne è stato, per certi versi, protagonista e molto partecipe. Possiamo dire che lei per l’unità ha perso la testa? Pessima battuta. Ma sì, possiamo dire che ho dato tutto me stesso per il processo di unificazione. Sin dal suo principio. Di lei si ricorda l’attività nella Carboneria. Mio padre Andrea era iscritto alla Carboneria. Ed anche io mi diedi un bel po’ da fare. Fondò egli stesso una società segreta, se non sbaglio. Non sbaglia affatto. Dopo i moti di Romagna (agosto 1843, ndr), fondai la Congiura Italiana dei Figli della Morte. Beh, un nome allegro… Per questo venni condannato all’ergastolo. Ma l’amnistia di Pio IX, nel 1846, mi rese nuovamente libero. Finalmente potevo tornare a combattere. Tant’è che non aspettai molto per avvicinarmi a Livio Zambeccari e ai suoi Cacciatori dell’Alto Reno. Con questa formazione ben figurammo nella Prima guerra d’indipendenza. Ci racconti del suo rapporto con Mazzini. Ho letto che riponeva molta fiducia in lei, almeno fino al vostro allontanamento.

Ero un convinto mazziniano. Ed egli stesso mi scelse per guidare un tentativo di insurrezione nella zona di Massa e di Sarzana. Era il settembre 1853. Ma l’azione fallì sul nascere. L’anno successivo preparai altre due insurrezioni. Una in Valtellina, l’altra in Lunigiana. Ma anche queste furono senza fortuna. La sua vicinanza a Mazzini lo portò, in precedenza, anche ad essere deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica Romana. Esatto. Venni eletto nel collegio della provincia di Forlì. Ma sappiamo tutti come andò a finire quella esperienza. È probabile che anche senza l’intervento dei francesi non sarebbe durata a lungo. Ma Napoleone III, secondo me, doveva pagare per aver inviato le sue truppe a difesa del Papa. E così cominciò a pensare ad un attentato per ucciderlo. L’occasione doveva essere all’ingresso dell’Opéra di rue Le Peletier. Sì, e il piano sarebbe riuscito se non fosse stato per l’inesperienza dei miei collaboratori. Per l’occasione progettai una bomba infallibile (che poi verrà utilizzata anche in altri moti e che porta il suo nome, ndr). Ne confezionai cinque. Erano bombe con innesco a mercurio fulminante. Al loro interno vi erano chiodi e pezzi di ferro. Insomma, Napoleone la scampò, ma ci furono una decina di morti e circa 150 feriti. Ma ci dica, è vero che anche Cavour finanziò questo attentato? E secondo alcune ricostruzioni anche Crispi c’aveva messo lo zampino? Di questo non parlo. Non mi sembra il caso.

Preferisco lasciare il sospetto. A rimetterci la testa, e qui è proprio il caso di dirlo, furono solo lei ed uno dei suoi collaboratori. Sì, ma accettai la condanna con eleganza, e con una lettere a Napoleone III. Recitava così: “Sino a che l’Italia non sarà indipendente, la tranquillità dell’Europa e quella Vostra non saranno che una chimera. Vostra Maestà non respinga il voto supremo d’un patriota sulla via del patibolo: liberi la mia patria e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno dovunque e per sempre”.

2010

Sfoglia i numeri de seguici su

su

facebook

Perodico mensile: Anno V Numero III

Grafica ed Impaginazione: Giovanna Teresa Lanzilotta

Stampa: Grafica Lieggi

Registrazione al Tribunale di Bari: n. 28 del 18/ 07/ 07

Coordinamento editoriale Teresa Serripierro, Roberto Rotunno, Mario Gigei Giannini,

Redazione: Corso Umberto, 13; Conversano (BA)

Direttore Responsabile: Adriana Marchitelli

Editore: Ass. Cult. “U’iose”

Chiuso in redazione il: 02/ 03/ 2011


È SPETTACOLO!

Scrittura Scenica e Regia: Pasquale d'Attoma con: Lilly Abbruzzese, Isabella L'Abbate, Maria Grazia Lestingi, Anna Longano Aiuto Regia: Niky d'Attoma - Progetto Scenografico: Francesco Arrivo

Regia: Pasquale d'Attoma

INFO E PRENOTAZIONI_ via Donato Jaia, 14, Conversano - Tel. 080 2376965

La Compagnia di Marienbad 10 Marzo ore 20.30

Un atto d’accusa contro una società che ha sempre bisogno di giudicare il malessere. Dopo lo spettacolo ci sarà la proiezione del film ‘Siamo Donne’ di A. Guarini, G. Franciolini, R. Rossellini, L. Zampa, L. Visconti - ingresso 7 euro

Marienbad Factory 28-29-30 Marzo ore 10.30 31 Marzo ore 21.00

Recital per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia matinée per le Scuole Medie Superiori ingresso 4 euro serale ingresso 7 euro


03_ Ngi Piace