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N. 110 2019

FEUDI SPADA

su Orvieto tira un vento nuovo

L’ITALIA VENDEMMIA

e i disciplinari1 cambiano


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ACCOUNT Stefania Abbattista - stefania@igrandivini.com Elisa Berti - elisaberti@igrandivini.com Elisabetta Caliari - e.caliari@igrandivini.com Laura Dami - l.dami@igrandivini.com Tiziana Di Filippo - t.difilippo@igrandivini.com Francesco Dotto - f.dotto@igrandivini.com Carlotta Lettieri - c.lettieri@igrandivini.com Chiara Martinelli - c.martinelli@igrandivini.com Giulia Spolidoro - g.spolidoro@igrandivini.com STAMPA Petruzzi Via Venturelli, 7 - Città di Castello (PG)


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VENDEMMIA RESILIENTE

La vite si conferma una pianta dalle straordinarie capacità di adattamento ai cambiamenti climatici in corso. La resilienza di questa annata lo evidenzia: nonostante una delle estate più calde di sempre, la vendemmia 2019, seppur in fisiologico calo quantitativo rispetto alla 2018 e qualche criticità regionale che evidenziamo nelle prossime pagine, sta concludendosi con un bilancio da circa 46 milioni di ettolitri di mosto. La qualità è diffusamente buona e i tempi di raccolta sono tornati ad essere normali, grazie alle piogge e al raffrescamento generale delle temperature che si è registrato a settembre. MENTRE SCRIVIAMO È ANCORA IN PIENO SVOLGIMENTO LA RACCOLTA DEI VITIGNI TARDIVI E, QUINDI, IN ALCUNE AREE È ANCORA PIÙ AFFASCINANTE L’IMMAGINE DI UNA RACCOLTA MENTRE SI FANNO LARGO LE NEBBIE AUTUNNALI. Questa premessa non deve però far abbassare la guardia sulle problematiche dilaganti con cui siamo chiamati a fare i conti a causa dell’inerzia e pigrizia con cui affrontiamo le stringenti tematiche ambientali. In questi ultimi giorni, Greta docet, l’ambiente è diventato un tema da prima pagina. Ci auguriamo che ciò possa proseguire ma non perché gli allarmi portino a conseguenze drammatiche bensì per l’assunzione di decisioni responsabili per mitigare un processo su i cui tempi siamo già in colpevole ritardo. Ci aspettiamo molto dalla nuove governance europea in primis ma anche da quella italiana, soprattutto perché entrambe hanno espressamente dichiarato di voler mettere l’ambiente in cima alle loro agende politiche. Non si possono creare aspettative invano: il tempo degli annunci spot a colpi di hashtag è ampiamente concluso. Servono fatti e misure a stretto giro, nell’ottica di una sostenibilità ambientale che si allarghi anche alla filiera vitivinicola. Detto della vendemmia e del confermato primato produttivo italiano, L’ALTRO TEMA SUI CUI RAGIONARE IN QUESTO ULTIMO SCAMPOLO DI 2019 È LO SMALTIMENTO DELLE GIACENZE NELLE CANTINE ITALIANE E LA VOLATA FINALE DELL’EXPORT, nel tentativo di sfondare di nuovo quota 6 miliardi di euro. Secondo i dati Istat nel primo semestre 2019 siamo a +3,3% sullo stesso periodo del 2018 con un volume di affari complessivo che supera, di poco, i 3 miliardi di euro. Ma attenzione: il mercato più forte per noi, quello statunitense, è in frenata con un calo del 4% in volume, specie per i vini bianchi. Vedremo anche, oltre alla stringente attualità della legge di stabilità, quali saranno le prime mosse che metteranno in campo i ministeri di riferimento, ovvero le Politiche Agricole, lo Sviluppo Economico e gli Esteri, per individuare nuove ricette a sostegno dell’internazionalizzazione e per mettere il vino al centro della riforma della Politica Agricola Comune.

Giovanni Pellicci g.pellicci@igrandivini.com

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SOMMARIO Settembre - Ottobre 2019 L’EDITORIALE Vendemmia resiliente a cura di Giovanni Pellicci

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ULTIME DAL MONDO DEL VINO

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Il vino si tinge di orange. Nasce il vino, scoppia la festa. Scuola Europea Sommelier: un’idea italiana, un format internazionale a cura di Giovanni Pellicci

12 FACCIA@FACCIA

VIGNETO ITALIA Tra vecchie certezze e nuovi scenari made in Italy non mancano nuovi scenari di crescita a cura di Tommaso Nutarelli

16 POLITICA NEL VINO

L’OMBRA DI RENZI SULLA NUOVA MINISTRA ALL’AGRICOLTURA Teresa Bellanova saprà destreggiarsi tra gli obiettivi e le priorità delle filiere e il nuovo corso politico del suo investitore? a cura di Giovanni Pellicci

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L’INCHIESTA

GUSTO E DINTORNI

RESE, BLOCCO DEGLI IMPIANTI E CAMBIAMENTI AI DISCIPLINARI

L’APPETITO VIEN LEGGENDO

Lungi dall’essere un mero elenco di piatti, il menu è un vero e proprio biglietto da visita per

Riflessioni in corso tra esigenze di mercato e tutela dell’identità a cura di Claudia Cataldo

20 PROFESSIONE VINO

TARA EMPSON: L’ITALIA TRA I GIOVANI TALENTI DEL MONDO DEL VINO Da pochi mesi CEO della Empson Usa, è tra le top 40 under 40 tastemakers 2019 di Wine Enthusiast

il locale

Quella dell’Alto Adige sarà un’annata a cinque

a cura di Elisa Berti

stelle, a confermarlo i vignaioli che rispondono

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a cura di Martina Ciliani

SOCIAL WINE

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“IN VIGNA SI RACCOGLIE L’UVA, SUI SOCIAL I CONSENSI”

agli eventi climatici lavorando sulla qualità

BASILICATA

impegni della vendemmia non dovrebbero

UN CLIMA ANOMALO NON PREGIUDICA LA QUALITÀ

permettere di trascurare la comunicazione

La Basilicata conferma il calo della quantità

Tempo di raccolta delle uve: ecco perché gli

a cura di Elisa Berti

a cura di Veronica Costa

ALTO ADIGE

450 MILA QUINTALI DI ALTA QUALITÀ ALTOATESINA

come nel resto dello Stivale. Ma la qualità è ottima, nonostante l’andamento irregolare

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del clima a cura di Tommaso Nutarelli

38 CAMPANIA

IRPINA EXPRESS: IL TRENO DELLE TRE DOCG IRPINE Un viaggio in treno alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche e delle bellezze paesaggistiche dell’Irpinia

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a cura di Emanuele Gorelli

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LIGURIA

LA LIGURIA PUNTA SU QUALITÀ E IDENTITÀ Le carte vincenti della viticoltura ligure secondo Gianluca Boeri, Presidente Coldiretti Liguria a cura di Martina Ciliani

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LOMBARDIA

MENO GRAPPOLI, MA CHE QUALITÀ!

42

Un andamento climatico instabile fa sì che si parli di una vendemmia scarsa per quantità, ma, in Lombardia, c’è chi guarda all’altro lato della medaglia e spera in un’annata dalla qualità ottima a cura di Cecilia Filoni

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MOLISE

UNA VENDEMMIA SENZA CONTRACCOLPI

PELLICOLE DI GUSTO

TOSCANA

LA TOSCANA FA ECCEZIONE

Ritorno in Borgogna, a ciascuno il proprio vino

Secondo Assoenologi, Ismea e UIV, la

Il Molise sarà una delle poche regioni a non

vendemmia registra un +10% rispetto allo

avere un calo nella resa, con un qualità in certe

scorso anno. Un risultato positivo, nonostante

zone eccellente

l’andamento climatico variabile

a cura di Tommaso Nutarelli

a cura di Cecilia Filoni

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52 VALLE D’AOSTA

PIEMONTE

UNA VENDEMMIA... EROICA condizioni orografiche, si parla di “viticoltura eroica”: in questo 2019 la vendemmia è partita

Filippo Mobrici, presidente di Piemonte Land

al meglio e gli addetti ai lavori sperano

of Perfection, ci racconta che vendemmia

in un’ottima annata

è stata, quali sono le aspettative per la nuova

a cura di Cecilia Filoni

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VENETO

Adotta un ulichico mendes

TENDENZE SPARKLING

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cura di Chiara Martinelli

Si conclude la raccolta anche in Piemonte;

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cura di Stefania Abbattista

DISTILLATI E CO. La Grappa dà i numeri

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a cura di Martina Ciliani, Cecilia Filoni

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I consorzi veneti protagonisti a Verona . Il focus condotto dal presidente Assoenologi

VENDEMMIA IN SARDEGNA

Riccardo Cotarella ha fatto il punto sull’annata

La qualità è buona ma la quantità cala del 13%.

a cura di Alessandra Moro

(ottima) del Veneto

Il parere dei produttori a cura di Luca Barbagli

LUPPOLO E DINTORNI Verso una “BIRRA DOCG”

DESTINAZIONE VENDEMMIA 2019 SARDEGNA

a cura di Emanuele Gorelli

Prosecco

In Valle d’Aosta, a causa delle particolari

a cura di Cecilia Filoni

EXTRAVERGINE NEWS

Una tempesta di bollicine attorno al nome

IL PIEMONTE DEL VINO CHE VERRÀ

annata e dove punta il Piemonte del vino

a cura di Lorenzo Bianciardi

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NEWS BIO&GREEN

VIGNA E CANTINA

“VINIFICAZIONE: È DAVVERO RITORNO AL CEMENTO?” Tra moda e vantaggi reali, il cemento sta

La gestione naturale della qualità

facendo di nuovo parlare di sè in cantina

a cura di Marina Ciancaglini

a cura di Elisa Berti e Cecilia Filoni

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ULTIME DAL MONDO DEL VINO

EVENTI

IL VINO SI TINGE DI ORANGE Alla corte agricola La Faggiola, a Gariga di Podenzano (PC), il 20 e 21 ottobre, va in scena la seconda edizione di Orange Wine – il nuovo colore del bianco: una cinquantina di vignaioli, che hanno scelto la strada dell’agricoltura biologica e il recupero di metodi tradizionali, presenteranno i loro vini ottenuti da uve a bacca bianca, ma le cui bucce sono restate per più tempo a contatto con il mosto, proprio come si fa con i rossi. Una ri-scoperta che dà vita a un prodotto dal profumo e dal sapore insolito. L’evento è organizzato dall’associazione culturale Echofficine; non mancherà una parte dedicata alla ristorazione, curata dal ristorante L’Ostreria dei fratelli Pavesi. (c.f.) Nuove sfumature aranciate per un vino prodotto secondo un’antica tradizione. W ORANGEWINE.IT

CANTINE APERTE

NASCE IL VINO, SCOPPIA LA FESTA “A San Martino ogni mosto diventa vino” e come da tradizione è tempo di aprire le botti dei vini novelli per degustare in un bicchiere il lavoro di un intero anno. Cantine aperte a San Martino è per il calendario enologico una tappa fondamentale, specialmente per i vignaioli che accoglieranno nelle proprie cantine gli enoappassionati giunti per una degustazione “in anteprima” delle etichette. Ma non è tutto perché nell’edizione 2019, accanto ai vini della nuova annata, potranno essere assaggiati i prodotti di stagione tipici. Visite, degustazioni, cooking show e pranzi con il vignaiolo sono solo alcune delle attività di questa rinnovata edizione che intratterrà gli ospiti fino al tramonto. L’appuntamento, pensato dal Movimento Turismo del Vino, è previsto per sabato 9 e domenica 10 novembre nelle aziende di tutta Italia. (m.c.) Torna Cantine aperte a San Martino, l’evento autunnale dedicato al vino nuovo W MOVIMENTOTURISMOVINO.IT

FORMAZIONE

SCUOLA EUROPEA SOMMELIER: UN’IDEA ITALIANA, UN FORMAT INTERNAZIONALE Nasce nel 2011 dalla passione di un gruppo già impegnato da molti anni nella sommellerie nazionale ed internazionale la Scuola Europea Sommelier Italia, incentivata dall’incontro con Arcangelo Tommasello, presidente internazionale di European School for Sommelier, che ne riconosce immediatamente la professionalità ed affida a Francesco Continisio la gestione del marchio in Italia. Davide Zilio, responsabile per Veneto e Lombardia, la descrive come “un format didattico con il fine di rinnovare il ruolo del sommelier: ormai il pubblico è consapevole e ben informato, dunque è importante rifocalizzare e rivalutare il legame terra-produttore, più alla base, per saper raccontare le peculiarità territoriali e, di conseguenza, produttive Il sommelier si fa così cruciale per collegare i due mondi. La scuola – che tiene alcune lezioni in inglese - rilascia un diploma certificato, riconosciuto a livello europeo, e si caratterizza per una visione globale, uno spirito internazionale, tant’è che abbiamo sedi anche in Francia, Spagna e Cina”. (a.m.) L’obiettivo è dare un significativo contributo alla formazione di una nuova figura di sommelier, che sia attuale e comunicatore, un tramite tra il mondo della produzione ed un pubblico sempre più attento e preparato. W EUROSOMMELIER.IT

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Produttori in primo piano SCRIANI: LA VENDEMMIA 2019 E LA NEW ENTRY DEL METODO CLASSICO NEL CUORE DELL’AMARONE Scriani ha già dato inizio alle danze della vendemmia 2019 con i bianchi e Stefano Cottini ha già espresso le sue previsioni “anche se manca ancora un mese alla conclusione vera e propria” afferma. “L’andamento è buono ma non è certo quello dell’anno scorso! Il 2018 è stata un’annata straordinaria, ottima e abbondante. Non possiamo fare paragoni dunque: con i bianchi siamo un po’ sotto alle aspettative, con i rossi invece è tutto da vedere. Se procede così avremo comunque una buona vendemmia, qualitativamente interessante. Parlando dei rossi, il “corvina” è un po’ basso come quantità mentre il corvinone ha lavorato benissimo grazie alle calde temperature. Osservando le uve, anche se ancora non abbiamo le analisi dei mosti, il giudizio è positivo, eccellente è presto per dirlo. Per i bianchi precoci come il Pinot e il Custoza, siamo leggermente inferiori rispetto allo scorso anno. Con una primavera incerta e un’estate molto calda si temeva per le acidità ma siamo nella normalità, non possiamo certo far paragoni con la ricchezza eccezionale del 2018. Tuttavia c’è ancora tempo e può uscire una grande annata; le previsioni sono buone, la notte è fresco e la concentrazione zuccherina sta aumentando. Sono ottimista”. Il 2019 è stato l’anno di una novità assoluta in “casa Scriani”, ovvero l’arrivo delle bollicine. “Lo spumante Metodo Classico (90% Pinot Grigio e 10% Chardonnay) è nato quasi per gioco ma ci sta dando grandissime soddisfazioni. Per Scriani la bollicina è un completamento della gamma. La mia storia è Amarone, ho voluto mettermi in gioco, cimentarmi nelle bolle e devo dire che ho ricevuto molti elogi oltre che a nuovi stimoli. Il contributo di esperti è stato essenziale e alla fine è uscito un metodo classico commercialmente ben inserito e apprezzato. Seguire il mio spirito curioso, lavorare duro e con passione, percorrendo nuove avventure (ovviamente sempre con razionalità) sta iniziando a dare i suoi frutti, le Bolle ne sono l’esempio più recente”. Scriani sta crescendo, lo dimostrano i prestigiosi riconoscimenti e soprattutto l’arrivo di Mara, figlia maggiore di Stefano. “ Avere i miei figli in azienda è motivo di orgoglio. Ci confrontiamo su idee nuove e ci facciamo coinvolgere dal loro entusiasmo. Mara è giovane ma sta facendo un lavoro eccezionale. Ci stimola e ci rende ancora più uniti nei traguardi che vorremmo raggiungere” . Az. Agricola I Sriani Via Ponte Scrivan, 7 - 37022 Fumane VR Tel. 045 6839251, info@scriani.it W SCRIANI.IT

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ULTIME DAL MONDO DEL VINO

SISTEMI

L’INTELLIGENZA ARTIFICALE CI DIRÀ CHE VENDEMMIA SARÀ L’intelligenza artificiale applicata in vigna? Sembra fantascienza ma ora è realtà. Si chiama Fruitipy ed è un sistema di controllo ideato nel 2016 all’interno di Web Valley, in grado di predire l’andamento della stagione dell’uva. Dopo Pica (piattaforma integrata cartogafica agri-vitivinicola), pensata per assistere i viticoltori nella riduzione di sprechi, arriva Fruitipy dal progetto del team di agronomi Cavit in collaborazione con la fondazione Bruno Kessler. Il sistema permette di effettuare direttamente nel vigneto le analisi, grazie all’utilizzo di speciali spettrometri portatili che indicano il grado di maturazione ideale del grappolo, rivelando in tempo reale sia il livello degli zuccheri sia la presenza di componenti acide, semplicemente puntando i sensori sui grappoli. La nuova tecnologia, in via di perfezionamento, può persino, a partire da fotografie, filmati dei vigneti realizzati con un’app dedicata e con l’ausilio di un sofisticato algoritmo basato sulle tecnologie dell’intelligenza artificiale e deep learning, stabilire la quantità di uva in pianta, stimando così i volumi della vendemmia con un elevato grado di precisione. (m.c.)

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PREMI

L’ISTITUTO GRANDI MARCHI PREMIA BURTON ANDERSON L’Istituto Grandi Marchi ha premiato, all’interno di Palazzo Antinori a Firenze, il giornalista americano Burton Anderson, ormai residente in Toscana da diversi anni, per il suo impegno nella divulgazione del vino italiano nel Mondo.

Durante la consegna del premio, il Marchese Antinori lo ha definito il “primo dei moderni” per il suo stile asciutto e divulgativo. Di fronte al giornalista americano, il Presidente di IGM Piero Mastroberardino ha ribadito che “Burton Anderson ha il merito di aver contribuito in misura determinante al cambio di percezione dell’enologia tricolore oltre i confini nazionali, grazie ai suoi numerosi articoli sul tema, pubblicati sulle più importanti riviste estere di settore, ma soprattutto ad alcuni dei suoi libri, come “Vino: The Wines and Winemakers of Italy”. (mar.cia.) W ONAV.IT

CLASSIFICHE

ARRIVA “LARNER LIST”, LA CLASSIFICA DEI 100 VINI TOP ITALIANI SECONDO MONICA LARNER Aria di novità nel mondo di “The Wine Advocate”: è nata una nuova classifica, tutta dedicata ai vini del Belpaese, stilata da Monica Larner, inviata in Italia della prestigiosa rivista made in Usa.

Ogni giorno, per 100 giorni fino al 31 dicembre prossimo, Larner sta svelando via social uno dei vini presenti nella sua lista, accompagnandolo con foto di paesaggi e piatti ad esso abbinati: si è partiti a settembre dall’ultimo classificato e si arriverà a scoprire chi si è aggiudicato il primo posto. Per poter restare sempre aggiornati sulla classifica, c’è anche un hashtag: #larnerlist (c.f.) W PROVIAGGIARCHITETTURA.COM

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Faccia@Faccia

VIGNETO ITALIA TRA VECCHIE CERTEZZE E NUOVI SCENARI MADE IN ITALY NON MANCANO NUOVI SCENARI DI CRESCITA

A CURA DI TOMMASO NUTARELLI

Una vendemmia inferiore nella quantità, ma che nella qualità si può definire da buona a eccezionale, a seconda delle diverse zone e delle condizioni climatiche, e che conferma l’Italia al vertice della produzione mondiale di vino. È questo, in estrema sintesi, il quadro tracciato da Assoenologi, Unione Italiana Vini e Ismea per l’annata 2019 al consueto appuntamento di inizio raccolta al ministero delle Politiche Agricole. Al livello quantitativo, si attesta a 46 milioni di ettolitri la resa nazionale, con un calo del 16% rispetto ai 55 milioni dello scorso anno. Anche al livello europeo si registra una diminuzione dei volumi, con Francia e Spagna che mantengono la seconda e la terza posizione rispettivamente con 43 e 40 milioni di ettolitri. Una vendemmia dunque meno generosa, che ci riporta nella media degli ultimi anni, rispetto alla grande abbondanza del 2018, dovuta, soprattutto, a un clima non favorevole ed estremamente variegato. Una flessione che tuttavia non spaventa gli operatori del settore, ma che anzi viene letta come un ritorno alla normalità. Infatti la copiosa produzione dello scorso anno aveva avuto riflessi negativi sulle quotazioni dei vini, che nel complesso avevano fatto segnare un meno 13%, con i prezzi dei vini comuni scesi del 27%, risentendo maggiormente delle oscillazioni dei mercati internazionali. Una valutazione condivisa anche dal presidente di Unione Italia Vini, Ernesto Abbona, secondo il quale “la vendemmia 2019 ha comportato un ritorno a volumi produttivi nella norma, come è accaduto anche per i nostri competitors, Francia e Spagna. Quello che ci auspichiamo è un ritorno alla normalità anche nella dinamica dei prezzi, con la possibilità di

Ernesto Abbona

trasferire del valore ai produttori che, solo in questo modo, possono investire nel territorio, mantenere vive le zone rurali e soprattutto le diverse eccellenze vitivinicole”. Bene dunque il primato mondiale, ma lo domanda che tutti si pongono è come si possa sfruttare al me-

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glio questo potenziale, in un contesto caratterizzato da una crescente incertezza nei mercati. Infatti, nonostante il primato produttivo, la Francia continua a essere avanti in termini di valore aggiunto, promozione e valorizzazione dei singoli brand. Dunque la vera sfida per il vigneto Italia sarà proprio quella di rilanciare i prodotti e veicolare al meglio i marchi nei mercati di riferimento ma anche in quelli emergenti. Riccardo Cotarella, presidente dei Assoenologi, sottolinea come “non sempre la quantità sia un dato capace di fare la differenza in modo positivo. L’Italia deve ambire alla medaglia della qualità, puntando sulle biodiversità e le numerose varietà locali”. Sull’incidenza del fattore climatico, Cotarella spiega come “l’elevata mutevolezza delle condizioni ci restituisca un panorama a macchia di leopardo, con situazioni differenti anche a pochi chilometri di distanza. Questo ormai ci impedisce di dare una definizione univoca della vendemmia, che possa essere sintetizzata attraverso un solo aggettivo”. Sulla vendemmia 2019 pesa inoltre, coma una spada di Damocle, l’incertezza dei mercati e uno scenario geopolitico poco rassicurante e in continuo mutamento, dove la Brexit rappresenta una delle principali incognite, assieme alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Una partita importante sarà proprio quella sulle modalità di uscita del Regno Unito, dove un no-deal potrebbe avere seri contraccolpi per la viticoltura del Belpaese. Per Abbona, sul versante Brexit, “ci troviamo davanti a uno scenario in continuo cambiamento. Sarebbe impensabile una brusca interruzione di rapporti che si sono consolidati nel tempo, che hanno permesso a tanti


La vendemmia 2019 segna una flessione della quantità e una resa qualitativa da buona a eccellente. Sul settore pesano le incertezze dei mercati, la Brexit e le possibili guerre commerciali, ma per il vino made in Italy non mancano nuovi scenari di crescita

produttori di dar vita a un mercato dinamico. Si andrebbe a creare un danno da entrambe le parti, sia per le aziende che i consumatori”. Un’incertezza confermata anche da Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea, che spiega come la filiera “stia vivendo dei momenti di instabilità sui mercati internazionali. Non sappiamo ancora quali saranno le modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europa, e questo è un problema, poiché il mercato rappresenta una delle principali destinazioni per

i nostri prodotti vitivinicoli e la prima per quanto riguarda l’export del Prosecco. Bisognerà capire se le continue minacce di Trump di dare avvio a una politica commerciale incentrata sul protezionismo si concretizzeranno, visto che il 10% delle nostre esportazioni si rivolge al mercato statunitense. Inoltre si dovrà seguire con attenzione anche tutta la discussione della riforma della Pac, che interesserà anche il comparto enoico. Le misure sin qui messe in campo hanno avuto effetti positivi su tutto il settore, resta da vedere come gli strumenti futuri potranno ancor più incidere sulla competitività e la valorizzazione dei prodotti”. Ma in uno scenario mondiale caratterizzato da molti dubbi non mancano, tuttavia, certezze per il vino italiano che, secondo Borriello, “ha consolidato, negli ultimi anni, un importante percorso di internazionalizzazione tramite la concentrazione e la riorganizzazione dell’offerta verso prodotti di maggiore qualità e gradimento. Gli effetti di tale evoluzione verso la qualità e l’efficacia delle politiche commerciali sono testimoniate dal costate aumento del fatturato dell’export, quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni”. Riconfermata dunque la leadership mondiale, la vera sfida per la viticoltura italiana sarà quella di consolidare la propria posizione nei mercati tradizionali e affermarsi in quelli emergenti, attraverso un percorso di promozione e valorizzazione, che combatta le frodi e l’italian sounding. Le basi per far bene ci sono. Qualità, biodiversità, ricchezza e varietà dei vitigni e delle denominazioni sono elementi di assoluto appeal nei mercati. Gli scenari che si aprono non sono certamente privi di rischi, ma non mancano le opportunità per chi sarà anticipare le tendenze evolutive del settore.

Riccardo Cotarella

Raffaele Borriello

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POLITICA NEL VINO

L’OMBRA DI RENZI SULLA NUOVA MINISTRA ALL’AGRICOLTURA TERESA BELLANOVA SAPRÀ DESTREGGIARSI TRA GLI OBIETTIVI E LE PRIORITÀ DELLE FILIERE E IL NUOVO CORSO POLITICO DEL SUO INVESTITORE? A CURA DI GIOVANNI PELLICCI

L’ennesimo ribaltone della politica italiana farà bene o male al vino italiano? Come ben saprete, in coincidenza con la vendemmia 2019, il nuovo Governo giallorosso ha scelto una donna per il Ministero delle Politiche Agricole, ovvero la senatrice Pd Teresa Bellanova, pugliese, con precedenti esperienze sindacali e già sottosegretaria del Ministero del Lavoro nel Governo di Enrico Letta e vice ministra dello Sviluppo Economico, sia nel Governo Renzi che in quello di Gentiloni. Alla nuova Ministra che, nelle primissime uscite pubbliche ha sottolineato quanto sia urgente contrastare efficacemente la Xylella in Puglia, va l’augurio di buon lavoro da parte della nostra redazione. Ma qualche riserva ce la teniamo, e non certo per il colore del vestito con il quale si è presentata nel giorno del giuramento del nuovo Governo di fronte al Presidente della Repubblica Mattarella, suscitando sciocche insinuazioni. Per noi de IGV la principale perplessità del suo mandato ruota attorno al nome di Matteo Renzi, ovvero colui che con la fuoriuscita dal Pd e la nascita di Italia Viva ha deciso di assumere un nuovo ruolo in quel Governo che lui stesso ha contribuito a comporre durante la crisi di Ferragosto. La senatrice Teresa Bellanova è una fedelissima di Renzi ed ha immediatamente annunciato il suo passaggio ad Italia Viva. Risponderà, dunque, soprattutto alle sue indicazioni nello svolgimento del suo nuovo mandato governativo? Questo Governo sembra avere ambiziosi obiettivi nel campo agricolo. Il premier Conte, nel suo discorso di insediamento alla Camera dei Deputati, ha posto l’agricoltura tra i temi principali dell’agenda dei lavori, ricordando

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quanto siano strategiche per il nostro Paese lo sviluppo della filiera agricola e biologica; l’innovazione di pratiche agronomiche; la ricerca a beneficio della sostenibilità delle coltivazioni ed il contrasto ai cambiamenti climatici e, infine, il rafforzamento delle regole Ue per l’etichettatura e la tracciabilità degli alimenti. Il Presidente del Consiglio e la neo Ministra Bellanova parleranno la stessa lingua in termini di applicazione concreta degli obiettivi (tutti condivisibilissimi) annunciati? Un’altra perplessità a cui facciamo rapidamente cenno riguarda quanto fatto dal precedente Governo nel cercare di unire, quali settori strategici e affini, l’agricoltura e il turismo. Ricordate le iniziative messe in campo dal precedente Ministro Centinaio sul filone dell’enoturismo? Non era proprio tutto da buttare, va detto oggettivamente. Ma il nuovo Governo ha subito ricollocato la T di Turismo sotto il Ministero dei Beni Culturali, dove peraltro era sempre stata. Quindi gli sforzi fatti finora, condivisibili o meno, sono stati tutti vani e si riparte, per l’ennesima volta per il nostro Paese, da zero. Infine siamo curiosi di capire quale sarà la sintonia tra il nostro Governo e la nuova Commissione UE che ha annunciato di voler dare vita ad un ambizioso Green Deal europeo, con numerosi e strategici impegni di lunga visione. La rinnovata sintonia tra Roma e Bruxelles che ha portato alla scelta di Gentiloni quale Commissario agli Affari Economici, ci fa ben sperare. Ci auspichiamo quindi che il dialogo tra il premier Conte, la ministra Bellanova e il nuovo Commissario europeo all’Agricoltura (il polacco Janusz Wojciechowski) sia proficuo e costruttivo. Indipendentemente dalle dichiarazioni ufficiali di Renzi.


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L’INCHIESTA

RESE, BLOCCO DEGLI IMPIANTI E CAMBIAMENTI AI DISCIPLINARI RIFLESSIONI IN CORSO TRA ESIGENZE DI MERCATO E TUTELA DELL’IDENTITÀ. IL COMPARTO NECESSITA DI PROFONDE VALUTAZIONI SU QUELLE CHE POSSONO ESSERE MISURE TEMPORANEE E SULLE STRATEGIE DA METTERE IN ATTO PER IL PROSSIMO FUTURO, IN UN MONDO SEMPRE PIÙ COMPETITIVO A CURA DI CLAUDIA CATALDO

Se c’è un mondo conservatore, per molti aspetti, quello è il mondo del vino. Eppure sono molte le riflessioni – e i cambiamenti – che stanno investendo questo settore e coinvolgendo anche importanti denominazioni, con plausi e critiche di tecnici e operatori. Sono sotto i riflettori temi importanti come quello delle rese, ma anche a più largo raggio le riflessioni sui gusti e sui mercati. Perché lo sappiamo, il vino non è solo un prodotto, e come tale è difficile incasellarlo nelle logiche di marketing e sales. C’è sicuramente un sentiment che accomuna la viticoltura del Belpaese, ed è testimo-

niato dai tanti cambiamenti di disciplinare avvenuti negli ultimi tempi, anche di denominazioni blasonate, sintomo di una riflessione profonda su chi siamo, su come vogliamo essere. Le domande sono numerose. Limitare la nostra produzione o cercare nuovi spazi di vendita? E se ci sono, quali sono questi nuovi spazi? Cercare di andare incontro ai gusti del mercato o educare il mercato alle nostre caratteristiche? Questo cercare soluzioni, qualunque sia la strada più proficua, è sicuramente espressione di una necessità e di un inevitabile momento di ripensamento del comparto. Ernesto Abbona, Presidente UIV

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ERNESTO ABBONA, PRESIDENTE UIV

“LE SCELTE DI BREVE PERIODO NON SONO MISURE RISOLUTIVE” Uno dei motivi principali per cui tanto si parla di diminuzione delle rese e blocco di nuovi impianti è sicuramente la gestione dell’offerta. Questo nel tentativo di mantenere stabili i livelli dei prezzi della materia prima, o meglio ancora di farli crescere, per non far andare in sofferenza i vari anelli della filiera del vino, in particolare il primo, il viticoltore. Sempre nella stessa direzione va la decisione diffusa di ridurre la resa massima per ettaro, basandosi sulle condizioni meteo ma anche sugli andamenti di mercato. Fra le varie voci e proposte troviamo ad esempio quella dell’Alleanza delle Cooperative, che nella figura di Ruenza Santandrea propone alcune misure per gestire al meglio l’offerta produttiva ed evitare così squilibri di mercato. Fra queste: lavorare per una riduzione delle rese massime  di produzione di uva per ettaro, partendo dal segmento dei vini senza Ig con indicazione della varietà, fino al mondo delle Do, dove servirebbe che fossero sfruttati più e meglio i meccanismi della riserva vendemmiale e dello stoccaggio del prodotto. Molti Consorzi stanno già lavorando in questa direzione, con blocchi degli impianti nella maggior parte dei casi per il prossimo triennio, dalla Valpolicella al Lugana, a quello della Doc Delle Venezie (Pinot Grigio). Su blocco degli impianti parla Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini. “Il blocco degli impianti e delle rivendicazioni, gli stoccaggi condizionati e l’adozione di misure più restrittive sulle rese oppure gli sblocchi di alcune riserve vendemmiali condizionati a declassamenti, fanno parte di quelle possibili scelte strategiche di breve periodo dettate dalla prudenza che alcune denominazioni hanno deciso di attivare per gestire le produzioni. Si tratta tuttavia di soluzioni che aiutano a fronteggiare l’emergenza e a mitigare le sofferenze del mercato stesso, ma spostano semplicemente il problema da un’annata all’altra, da un segmento come può essere quello dei vini Dop ad un altro che può essere quello degli Igp o del vino sfuso. Non sono misure risolutive”. Qual è il focus allora? “Il problema centrale, invece, è quello di produrre per il mercato, guardando cioè alla crescita reale e alle opportunità concrete che offre. Pianificare in modo più efficiente e investire meglio nel lungo periodo è doveroso per un settore dove oltre il 90% delle aziende produce meno di 10.000 ettolitri di vino all’anno. Contemporaneamente, il comparto necessita di una seria e profonda riflessione sul tema della razionalizzazione condivisa delle rese delle uve ad ettaro. Inoltre, un altro aspetto impellente riguarda la ne-

cessità di aumentare il valore medio dei nostri vini, che risulta ancora al di sotto delle nostre potenzialità. Perché questa è l’unica strada percorribile al fine di remunerare adeguatamente i viticoltori italiani”. A proposito invece dei prossimi passi per il vino italiano per mantenere una competitività sui mercati internazionali, continua Abbona: “la semplificazione dell’offerta è un tema molto caro a Uiv e da tempo abbiamo avviato un confronto con la filiera su un progetto molto complesso e ambizioso per una razionalizzazione seria del nostro sistema dei vini a Dop e Igp. Per arrivare a questo risultato però i territori hanno un compito fondamentale. Mi spiego meglio: il particolarismo localistico e quell’illusione che la Doc fosse la fine di un percorso, e non l’inizio di un lavoro di valorizzazione, hanno creato la vana speranza per la quale avere a disposizione più tipologie possibili fosse la chiave di un successo commerciale. Questo ha prodotto una proliferazione incontrollata di denominazioni che occorre certamente revisionare per adattarsi alle nuove tendenze dei consumatori, in particolare di quelli esteri, ma senza mai e per nessun motivo rinunciare alle proprie identità, perché il mantenimento di una certa dose di particolarità regionale nel lungo periodo dà i suoi frutti e soprattutto in quei Paesi che sanno apprezzare le unicità regionali tipiche del made in Italy”.

PIANIFICARE IN MODO PIÙ EFFICIENTE E INVESTIRE MEGLIO NEL LUNGO PERIODO È DOVEROSO PER UN SETTORE DOVE OLTRE IL 90% DELLE AZIENDE PRODUCE MENO DI 10.000 ETTOLITRI DI VINO ALL’ANNO 21

Andrea Gabbrielli


GIOVANNI BUSI, PRESIDENTE CONSORZIO VINO CHIANTI

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“DOBBIAMO CONFRONTARCI CON I GUSTI DEL MERCATO”

Cambiare per incontrare i gusti di un mercato che, piaccia o non piaccia, detta le regole del gioco e fa i bilanci delle aziende. Nel caso del Consorzio Vino Chianti, la più grande delle denominazioni della Toscana, quello che è successo è stata la modifica del valore del residuo massimo zuccherino, che si allinea così ai parametri comunitari previsti per i vini secchi, e consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché il tenore di acidità totale non sia inferiore di oltre 2 grammi al tenore di zucchero residuo. “Il Chianti è un vino che esce giovane, anche a 4 – 5 mesi dalla vendemmia. Il Sangiovese è un vitigno con tannino, acidità, con una certa irruenza soprattutto in gioventù e spesso non incontra i gusti di un grande pubblico – spiega Giovanni Busi, Presidente del Consorzio Vino Chianti – ecco perché abbattere questo limite può aiutarci nel trovare nuovi spazi di mercato, in Italia e all’estero”. Continua Busi: “i nostri saranno sempre vini secchi, presenteranno solo una maggiore morbidezza e saranno più graditi su mercati come ad esempio gli Stati Uniti e i paesi orientali, senza però perdere la propria identità. Dobbiamo pensare come un’azienda: cercare di essere remunerativi, non frenare la produzione ma spingere la vendita, guardare al futuro in maniera proattiva cercando di recuperare un nostro posto sugli scaffali di tutto il mondo. Già il Consorzio si era mosso in questa direzione: negli ultimi anni abbiamo spinto molto per far fare alle aziende nuovi impianti: è aumentata la

Giovanni Busi, Presidente Consorzio Vino Chianti

qualità, ma anche la resa, con un +20/30% di bottiglie nei prossimi anni”. Al momento la modifica è introdotta solo a livello nazionale. Prima di essere applicabile nel territorio dell’Unione europea e nei Paesi terzi, la modifica al disciplinare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea, il 27 ottobre. Solo dopo tale passaggio, i vini Chianti Docg con il nuovo limite del residuo zuccherino massimo potranno liberamente circolare anche al di fuori dell’Italia. E cosa ci dobbiamo attendere per il futuro? “Abbiamo in programma una revisione profonda del disciplinare, andrà smontato e rimontato. Dobbiamo pensare prima di tutto alle aziende e alla redditività della filiera, sempre mantenendo l’identità del vino e del territorio. L’intento è quello di semplificare i passaggi, per avere meno tempo da dedicare alla burocrazia e più tempo investito nel lavoro. Dobbiamo continuare a lavorare, promuovere il territorio e farlo conoscere ancora di più, alzare la qualità e rende il nostro vino ancora più competitivo”.

DOBBIAMO PENSARE PRIMA DI TUTTO ALLE AZIENDE E ALLA REDDITIVITÀ DELLA FILIERA, SEMPRE MANTENENDO L’IDENTITÀ DEL VINO E DEL TERRITORIO 22


ANDREA SARTORI, PRESIDENTE CONSORZIO VINI VALPOLICELLA

“IL RAPPORTO FRA ASSORBIMENTO DEI MERCATI E PRODUZIONE È DA MONITORARE PER SALVAGUARDARE LA QUALITÀ E LA RIMUNERATIVITÀ” Dopo anni di lavoro, sono effettive dalla vendemmia 2019 le modifiche ai quattro disciplinari di produzione di “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso”, “Amarone” e “Recioto”. “I lavori per le modifiche ai disciplinari sono iniziate nel 2012 – spiega Andrea Sartori, Presidente del Consorzio Vini Valpolicella – e dopo vari ritardi burocratici e politici finalmente sono in vigore. Nel corso di questi anni si sono aggiunte altre riflessioni a quelle che ci hanno mosso sette anni fa, sempre nell’ottica di una maggiore attenzione alla qualità”. Le direttrici primarie del Consorzio – in questa occasione come nel caso delle variazioni dei disciplinari nel 1968 e nel 2010 – sono sempre l’incremento della qualità e la rimuneratività per le aziende. Sono due i punti principali della revisione normativa. Il primo riguarda la regolamentazione del Valpolicella Ripasso che, con un incremento del 128% nell’ultimo decennio, è divenuto sempre più strategico per l’economia dell’area: è stato reso obbligatorio da un minimo del 10% ad un massimo del 15% la percentuale di Amarone (o Recioto) che deve essere presente nelle vinacce su cui il Valpolicella viene ripassato. Il che comporterà una riduzione della produzione di Amarone, un miglioramento del Ripasso e di conseguenza un miglior posizionamento di prezzo per entrambi. Il secondo punto riguarda più da vicino l’Amarone, vino principe di queste terre, per il quale l’età dei vigneti passa da 3 a 4 anni. Sempre per l’Amarone si è leggermente abbassata la quantità di residuo zuccherino, da 12 grammi litro a 9 grammi litro, nell’intento di recuperare uno stile più tradizionale. “Il cambiamento dei disciplinari  - aggiunge Sarto-

ri - è da leggere in una ottica di continuo migliora- tante con una crescita negli ultimi 10 anni di quasi il mento della qualità dei vini Valpolicella che è già alta, 30%. Ecco perché si è chiesto il blocco degli impianti ma va continuamente elevata per stare sui mercati e per i prossimi 3 anni, approvato dalla Regione Veneto contemporaneamente proteggere la redditività della lo scorso luglio. Inoltre per la vendemmia 2019 la resa denominazione. Le nuove disposizioni sono il risul- ad ettaro è stata portata a 110 quintali, contro i 120 tato di un’attività consortile sempre più indirizzata da disciplinare”. Una misura – quest’ultima – che ha alla qualità, che oggi è un valore oggettivo impre- carattere di eccezionalità ma che potrebbe anche in scindibile di un brand famoso in tutto il mondo, sul futuro rappresentare una nuova modifica per contequale le aziende della Valpolicella hanno fondato la nere in via definitiva le rese di produzione. propria reputazione e il Andrea Sartori, Presidente Consorzio Vini Valpolicella proprio posizionamento sui mercati esteri”. Oltre alle modifiche, Sartori spiega anche le iniziative in corso d’opera per bilanciare il rapporto fra produzione e assorbimento del mercato. Sono stati studiati e incrociati i dati da entrambe le parti e – se non si interviene – un eventuale squilibrio comporterebbe una sovrapproduzione con conseguenti ricadute sia in termini economici che di immagine per la denominazione. “La superficie vitata del vigneto Valpolicella è oggi di 8.200 ettari, si tratta di un’estensione impor-

IL CAMBIAMENTO DEI DISCIPLINARI È DA LEGGERE IN UNA OTTICA DI CONTINUO MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DEI VINI VALPOLICELLA CHE È GIÀ ALTA, MA VA CONTINUAMENTE ELEVATA PER STARE SUI MERCATI 23


PROFESSIONE VINO

TARA EMPSON: L’ITALIA TRA I GIOVANI TALENTI DEL MONDO DEL VINO Da pochi mesi CEO della Empson Usa, è tra le top 40 under 40 tastemakers 2019 di Wine Enthusiast TESTO DI VERONICA COSTA

Nata negli USA, ma cresciuta a Milano, Tara Empson è tra i 40 giovani influencers più importanti del mondo del vino. Figlia di Neil Empson, è cresciuta tra le migliori cantine italiane e da pochi mesi è alla guida della Empson USA, società di importazione di vini italiani negli Stati Uniti, fondata dal padre. Giovane imprenditrice di successo vuole conquistare tutti i mercati del mondo del vino, ma nell’animo ha sempre l’Italia, dove ha vissuto fin da bambina. Tara Empson, lei è l’unica italiana tra le Top 40 Under 40 Tastemakers of 2019 di Wine Enthusiast, cosa si prova a ricevere un tale riconoscimento? “Dall’Italia è nato l’amore per i produttori di vino italiani e da qui anche il riconoscimento che ho appena ricevuto da Wine Enthusiast. Sono stata scelta come promotrice ed ambasciatrice del vino e delle uve italiane, è un onore essere tra i 40 influencers più giovani a livello mondiale nel mondo del vino e un privilegio essere la portavoce di famiglie di produttori e cantine che fanno parte del nostro portafoglio”. Il mondo del vino per lei è casa fin da piccola, oggi però è anche alla guida di Empson USA. Come ha vissuto questo momento di passaggio e come si sente in questo nuovo ruolo?

“Con rispetto. I miei genitori hanno avuto il pregio di costruire rapporti di amicizia solidi basati sulla fiducia. E’ fondamentale mantenere i legami costruiti negli anni e rafforzarli attraverso azioni innovative e al passo con i tempi. E’ un onore essere CEO di un’azienda che ha la storia di Empson”. Le donne sono sempre più delle protagoniste nel mondo del vino. Un mondo che sta cambiando? “Da donna non posso che essere felice di essere accanto ad altre donne che si affacciano in questo mondo, chi in affiancamento a padri importanti, chi cimentandosi per la prima volta in esperienze vinicole. La donna possiede una dualità quasi magica, sa essere donna in carriera e conciliare il suo essere madre, sa essere una gran professionista, diretta e decisa e nel contempo ha l’istinto di accudire chi le sta attorno, sa amare ed essere vulnerabile. Io credo che davvero non ci manchi nulla”. Dal suo profilo Instagram si nota anche la sua capacità di condividere la sua passione e il suo lavoro con i suoi follower. Che ruolo crede che possano avere i social oggi nel mondo del vino? “Credo che l’unica via per un buon utilizzo dei social sia lavorare su quanto di vero si prova quando si

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“La donna possiede una dualità quasi magica, sa essere donna in carriera e conciliare il suo essere madre, sa essere una gran professionista, diretta e decisa e nel contempo ha l’istinto di accudire chi le sta attorno, sa amare ed essere vulnerabile”

assaggia un vino, quando si va ad un evento, quando si visita una cantina. Penso che i social siano fondamentali per fare branding, ma se utilizzati con accortezza: la troppa comunicazione generalizzata far perdere il valore di un’esperienza, questo per me è il mondo del vino reale o virtuale che sia”. Giovane, ma con esperienza e un successo comprovato. Quali sono i progetti per il futuro? “Il mio obiettivo per i prossimi anni è quello di essere presente in ogni paese del mondo, quello di incrementare anche le famiglie di produttori che possiamo assistere e promuovere nel mondo, senza dimenticare che pur crescendo passo passo, ho da mantenere le quote di mercato così faticosamente raggiunte negli anni da mio padre e dai nostri collaboratori”.


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GUSTO E DINTORNI

L’APPETITO VIEN LEGGENDO Lungi dall’essere un mero elenco di piatti, il menu è un vero e proprio biglietto da visita per il locale

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A CURA DI ELISA BERTI

“Le porto subito il menu”. Così comincia la cena al ristorante, sfogliando la lista dei piatti che il ristorante propone. Niente di più semplice. E invece... Il menu svolge un ruolo fondamentale, perché rappresenta un’interfaccia del brand a cui si rapporta il cliente e per questo rappresenta uno strumento strategico della fase dell’accoglienza. Per questo, dalla scelta dei nomi dei piatti, fino alla scelta grafica deve essere curato in ogni dettaglio e, proprio per questo, è oggetto da tempo di numerose teorie collegate al neuromarketing. Ecco gli elementi principali di cui tener conto quando ci si appresta a redigere un menu (ed a sfogliarlo): Peso Sembra banale, ma non è fattore da trascurare. il menu deve avere il giusto peso ed essere maneggevole e comodo.

Presentazione dei piatti Preferibilmente la lista dei piatti dovrebbe comprendere poche voci per ogni portata. Meglio limitare le descrizioni a pochi caratteri, con uno spazio attorno per rendere la lettura più agevole. Scelta del font Anche la scelta del carattere deve aiutare ed agevolare la lettura. Pochi vezzi nelle lettere, innanzitutto, ma evitare anche la scelta di caratteri troppo giocosi o tondeggianti. Se si è amanti del Comic Sans, ad esempio, lo si può relegare ai dolci, sempre se lo stile del menu lo permette. In generale il corsivo, su un carattere lineare che sappia trasmettere fiducia, è da preferire. Colore Pur rimanendo fedeli allo stile della struttura, sarebbe opportuno puntare su tutte quelle tonalità che predispongono ad un’emozione positiva (rosso,

arancione, giallo, verde in primis). Il verde, poi, applicato al testo, alle icone o allo sfondo, è probabilmente il colore più indicato per rappresentare un piatto fresco, salutare e magari biologico. L’arancione è perfetto per stimolare l’appetito. Il blu, invece, lo inibisce. Ordine dei piatti E’ preferibile collocare i piatti più richiesti in cima alla lista. In questo modo il cliente avrà tutto il tempo di leggere con attenzione il menu e, magari, farsi solleticare dall’idea di provare nuovi sapori. Prezzo Occhio a non porre mai troppo l’attenzione sul prezzo. Via i centesimi e mai utilizzare il grassetto per mostrare quale sia il costo del piatto. Da evitare anche la classica disposizione in colonna a destra di tutti i prezzi.

“Le porto subito il menu”. Così comincia la cena al ristorante, sfogliando la lista dei piatti che il ristorante propone. Niente di più semplice. E invece...

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SOCIAL WINE

“IN VIGNA SI RACCOGLIE L’UVA, SUI SOCIAL I CONSENSI” TEMPO DI RACCOLTA DELLE UVE: ECCO PERCHÉ GLI IMPEGNI DELLA VENDEMMIA NON DOVREBBERO PERMETTERE DI TRASCURARE LA COMUNICAZIONE A CURA DI ELISA BERTI

Mai sottovalutare la potenza dei social, specialmente in un periodo clou per le cantine e per coloro che seguono con passione le pagine sui principali canali. Da anni, ormai, la raccolta delle uve approda anche online, coinvolgendo il consumatore e l’enoappassionato. Un’occasione unica per far parlare di sé e per sfruttare il potere ed il fascino di uno storytelling fatto come si deve. Ne parliamo con Slawka G. Scarso, docente di marketing del vino in vari master universitari e autrice del manuale “Marketing del Vino. Dalle etichette ai social, la guida completa per promuovere il vino e il turismo enogastronomico”. Quali sono tre motivi per cui una cantina non può rinunciare ai social network? “Credo sia molto difficile per una cantina, al giorno d’oggi, evitare di essere presente sui social. Primo, perché è qui che sono i consumatori attuali (e anche quelli futuri). Le nuove generazioni, ma anche chi ha 40, 50 e anche 60 anni ormai, passano molto tempo sui social network, cercano informazioni, si confrontano con amici e conoscenti. Secondo, perché i social ci permettono di capire meglio chi sono i nostri consumatori. Per una cantina che non faccia prevalentemente vendita diretta un tempo era molto difficile sapere cosa pensasse il consumatore finale dei propri vini. Qualsiasi giudizio passava per il filtro del ristoratore o del titolare dell’enoteca. Oggi la cantina ha un canale diretto non solo per parlare al consumatore ma anche per ascoltarlo, capire cosa preferisce, come pensa, rispondere alle sue domande e quindi riuscire a presentare meglio i propri vini. Terzo motivo,

CHI È SLAWKA G.SCARSO

Consulente in comunicazione enogastronomica, collabora con aziende vitivinicole e agenzie pubblicitarie. È docente di marketing del vino e del turismo enogastronomico in vari master universitari e autrice del manuale Marketing del Vino. Dalle etichette ai social network, la guida completa per promuovere il vino e il turismo enogastronomico edito dal LSWR. Nel 2005 ha fondato il blog www. marketingdelvino.it.

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È ESSENZIALE CHE LA PRESENZA SUI SOCIAL NETWORK SIA CONTINUATIVA, DURANTE IL CORSO DI TUTTO L’ANNO. ALTRIMENTI È UN PO’ COME L’AMICO CHE SENTI A NATALE E POI SCOMPARE PER GLI ALTRI 11 MESI – NON È PROPRIO UN AMICO STRETTO collegato al secondo, la cantina spesso è già presente sui social. Lo è perché sono i consumatori stessi a parlarne, e allora diventa importante avere una pagina ufficiale per poter rispondere meglio ai commenti e valorizzare e amplificare ogni giudizio positivo che viene dai consumatori”. Perché il momento della vendemmia è un momento clou anche per la visibilità sui social? “Delle tante attività che tengono occupati i produttori di vino durante tutto l’anno di sicuro la vendemmia è quella che ha il contenuto narrativo più facile da condividere in modo efficace. Le immagini di un bel grappolo sono sempre accattivanti e permettono di dare valore al proprio lavoro. Va specificato tuttavia che una cantina che operi in modo efficace sui social non comunicherà solo durante la vendemmia (e magari Vinitaly). È essenziale che la presenza sui social network sia continuativa, durante il corso di tutto l’anno. Altrimenti è un po’ come l’amico che senti a Natale e poi scompare per gli altri 11 mesi – non è proprio un amico stretto. Per questo è fondamentale pianificare i propri post: decidere in anticipo cosa pubblicare, mese per mese, e non solo in vendemmia. Non serve

pubblicare ogni giorno, sia ben chiaro. Va bene anche una volta a settimana, o due, o tre… L’importante è che si pubblichino contenuti di qualità: foto belle, immagini accattivanti, magari qualche video, e che abbiano coerenza con l’immagine della cantina”. Durante il concitato periodo della vendemmia, meglio preferire un fai da te o affidarsi ad un professionista? E cosa è preferibile mostrare e cosa no? “Credo che le alternative siano essenzialmente due e dipendono dal budget e dalla dimensione aziendale: o si investe in un professionista sapendo che dovrà seguire la cantina per tutto l’anno, dando continuità al messaggio e aiutando la cantina a trovare i giusti argomenti da comunicare, oppure si deve investire nella formazione del personale, che è probabilmente una soluzione più adatta per le aziende più piccole. Ci sono tanti corsi in giro per l’Italia, a volte sono anche gratuiti e quindi l’investimento maggiore è quello in tempo. In generale, poi, suggerirei sia a chi si affida a consulenti che a chi preferisce il fai da te di cercare di rimanere sempre aggiornato. I social cambiano velocemente. Quanto al cosa mostrare e cosa no, come dicevo poco fa credo che la questione sia piuttosto “come” mostrare: meglio mostrare meno, ma foto e immagini belle, che cercare di pubblicare a tutti i costi pur di essere presenti con qualcosa di nuovo. Questo vale per Facebook e ancora di più per Instagram, dove le aspettative in termini di estetica sono più alte”. Hashtag da utilizzare nel periodo della raccolta: ce ne suggerisce qualcuno che si possa considerare un evergreen? “Quelli generici possono essere #vendemmia magari aggiungendo l’anno, e quindi #vendemmia2019, ma anche #harvest e #wineharvest visto che grazie agli hashtag possiamo facilmente raggiungere anche un pubblico straniero. Un altro meno specifico sul vino ma comunque sempre valido è #workinprogress. Altri relativi al vino che funzionano tutto l’anno sono #winelover #winetime #winesofinstagram e #instawine. Un consiglio per le aziende è anche quello di aggiungere degli hashtag personali, ad esempio col nome dell’azienda, o col nome del vino più importante. Inoltre, se si organizzano eventi è importante pensare da subito a un hashtag collegato alla manifestazione”.

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FEUDI SPADA SU ORVIETO TIRA UN VENTO NUOVO. SI PUÒ ESSERE CLASSICAMENTE INNOVATORI? SI, ED È UN OSSIMORO VINCENTE. CE LO SPIEGA ALESSANDRO LEONI A cura di Stefania Abbattista

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“IL PROGETTO DI FEUDI SPADA HA ALLE SPALLE UNA STORIA SUGGESTIVA DI RIQUALIFICAZIONE, SPERIMENTAZIONE E INNOVAZIONE”

La storia di Feudi Spada è recente, vede il 2011 come anno di fondazione e il 2016 come primo anno di produzione. Dietro quest’aria “giovane”, però, ci sono un approfondimento storico appassionato, un caparbio recupero territoriale e una preparazione tecnica che non così spesso si trovano, tutti insieme, dentro un progetto vitivinicolo. I due amici Alessandro Leoni e Maurizio Fea hanno scelto l’Umbria, e in particolare Viceno, un piccolo borgo medievale a due passi da Orvieto, per dare vita al “sogno”. La storia del borgo si intreccia, dal 1600 al 1800, con

quella della famiglia Spada, in particolare del principe Orazio, dedito alla sua terra e appassionato di agricoltura, che nel 1669, tornando da un viaggio in Francia, portò con sè alcune marze di Grenache con l’intento di produrre un vino allora considerato “particolarissimo”. “Ancora oggi - racconta Alessandro - conserviamo ceppi a piede franco del clone originale, custoditi e tramandati nel tempo”. Oltre alla Grenache, oggi l’azienda coltiva Syrah, Riesling Renano e Alicante. La volontà è chiara: ridare vita e produttività ad un fazzoletto di terra collinare, che fa da anello alla città di Orvieto; terreni con un microclima unico, ricchi di minerali e con un’esposizione solare ideale. L’azienda Feudi Spada ha iniziato il suo percorso con un obiettivo che è quasi un dovere morale: il recupero di un paesaggio rurale semiabbandonato, un po’ come aveva fatto il Principe Orazio Spada alcuni secoli prima, restituendo fertilità e valore alle sue terre e dignità ai mezzadri che le coltivavano. Una storia di riqualificazione dunque, ma non soltanto. Ci sono almeno altri due leitmotiv fondanti di questo progetto: sperimentazione e innovazione. Perché se è vero che Feudi Spada ha scelto di calarsi nel territorio orvietano, raccogliendo l’identità dell’ispirato principe-contadino Orazio, va detto che lo ha fatto con personalità e originalità. Nella zona dell’Orvieto Classico ci sono oggi una trentina di produttori, perlopiù allineati su un’analoga interpretazione del territorio. Non è cosa semplice trovare una voce fuori dal coro. E sta proprio qui una delle cifre più interessanti dell’azienda: la volontà di remare un po’ controcorrente, adottando una filosofia enologica

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Il ceramista Marino Moretti

diversa. Tutte le etichette, infatti, prendono spunto da interpretazioni di vini francesi. Il rosso “Peppone”, IGP Umbria, è una rivisitazione orvietana dei vini della Côtes du Rhôn (a base di Grenache e Syrah); il bianco “La Marchesa” è invece dedicato all’Alsazia (i vitigni impiegati sono cloni alsaziani di Riesling renano); il rosato “Opera”, invece, è davvero particolare: non un rosato “all’italiana”, bensì un vino - da uve Sangiovese - in stile provenzale. Senza macerazione delle bucce, si fa riconoscere per il suo rosa cipria: è delicato e femminile. Poi ci sono il bianco e il rosso di punta, con le loro due etichette d’autore realizzate da Marino Moretti, uno dei più bravi ceramisti d’Italia oltre che custode del Castello di Viceno. Il rosso, “Orazio” (Alicante 100%) ha grande carattere, un legno che non sovrasta ma rispetta un frutto rosso maturo e comunque croccante, fresco al sorso pur nella sua sontuosità; al naso ricorda un Bordeaux, di fatto ne è una rivisitazione personale e convincente. Il bianco di punta, “Madonna”, è uno Chardonnay in purezza, vinificato con lo stile dei grandi Chablis. Anche qui il legno viene usato esclusivamente come strumento di valorizzazione del territorio e del vitigno, giacché risulta fortemente mantecato all’interno del quadro olfattivo del vino. Ci sono sentori di vaniglia, zucchero filato e caramella mou, non i tostati tipici di una “sovraesposizione” alla barrique. Le etichette cambiano ogni anno, come le vendemmie, e sono sempre in numeri limitati. Alessandro Leoni è nome già noto nel panorama enologico nazionale; oggi, pur rimanendo consulente per diverse aziende, spaziando tra il Piemonte e la Puglia, collabora con l’università di Studi della Tuscia, in particolare con il Prof Esti titolare della cattedra di enologia, nel dare vita al progetto ZEI (Zero Environmental Impact), un programma che permette di coltivare la vigna senza nemmeno l’utilizzo di rame e zolfo, un progetto che rappresenta il futuro, guardando oltre il biologico e il biodinamico. Alessandro ha scelto di intraprendere una strada nuova,


sfidante, personale, innovativa. “Siamo in una zona ad alta vocazione enologica, fatta di aziende storiche, donne e uomini sapientemente innamorati della loro terra. Qui abbiamo provato a gettare un sasso nello stagno - racconta Alessandro -. vorrei che i consumatori percepissero la ventata di innovazione che stiamo provando a dare, e che anima il nostro lavoro”. In realtà, a ben guardare, si percepisce un cambiamento già in atto. Stili diversi su basi solide, visione e ispirazione francese in una culla della viticoltura a vocazione italiana. Vini di Orvieto che non parlano orvietano, in cui però batte un cuore autoctono che narra di grandi valori, di amicizia, di rispetto e collaborazione. Questa è la sfida che sta dietro e dentro a Feudi Spada: fare vino per incuriosire, e incuriosire per parlare un linguaggio “altro”, ambizioso e affascinante. Forse, la pennellata di un artista su una tela ancora bianca non è poi cosa tanto diversa. EN - Feudi Spada: a new wind blows on Orvieto. Is it possible to be classically innovators? Yes, and it’s a winning oxymoron. Alessandro Leoni explains how. The story of Feudi Spada is a recent one: founded in 2011, its first production is dated 2016. Behind this “young” spirit, anyway, there are a passionate historical research, a resolute territorial recovery and a technical skillfulness that is not usual to find in a single winemaking project. Two friends, Alessandro Leoni and Maurizio Fea, has chosen Umbria, and in particular the small Medieval village Viceno, near Orvieto, to make their dream true. From 1600 to 1800, the history of this village interlaces with the story of the Spada family. Prince Orazio devoted to his land and an agriculture enthusiast, in 1669, coming back from a journey in France, took with him some scion of Grenache with the intent of making a “very peculiar” wine. “We still keep - Alessandro says –un-grafted vine stocks from the original clone, we have preserved and handed down then over time”. Beside Grenache, the winery grow Syrah, Riesling Renano and Alicante. Their aim is clear: to give life back to a piece of land and to make it productive again. The hills that surrounds Orvieto like a ring enjoy a unique microclimate; their soil is rich of minerals and enjoy an ideal exposure. Feudi Spada has started its adventure with an aim that is almost a moral duty: to recovery an abandoned rural landscape, as well as Prince Orazio Spada did some centuries ago, giving back fertility and value to his lands and self-respect to the peasants who cultivated them. It is a story of requalification but not only this. There are other two leitmotiv at the basis of this project: experimentations and innovation. In fact, it is true that Feudi Spada has chosen to plunge its roots into its territory, gathering the heritage of the inspired prince-farmer, but with character and originality. In the area of Orvieto Classico there are about thirty producers, who propose more or less the same interpretation of their territory. It’s not easy to find a someone who stands outside the crowd. Here is one of the most interesting aspects of the winery: the wish to go against the grain, opting for a different winemaking

philosophy. All its labels take their inspiration from French wines. The red wine “Peppone”, IGP Umbria, is an Orvieto version of the wines from the Côtes du Rhôn (made of Grenache and Syrah). The white wine “La Marchesa” is dedicated to Alsazia (it’s made with Alsazia clones of Rhine Riesling). The rosé wine “Opera” is very particular: not an Italian rosé but a Provencal-style wine made of Sangiovese. It has a peculiar light pink color, due to its vinification without maceration of the marc, and is delicate and feminine. Then, there are the buttonhole white and red wines, with their artistic labels made by Marino Moretti, one of the most renowned ceramist in Italy and guardian of the Castle of Viceno. The red wine “Orazio” (Alicante 100%) has a strong personality, not too pervading wood inklings that respect the crunchy red fruit aromas. It has a fresh taste, even in its sumptuousness. Its perfumes recalls a Bordeaux, and actually, it’s a personal and persuasive version of it. The buttonhole white wine “Madonna” is a single variety vinification of Chardonnay with the style of the great Chablis. Here too wood is used only as an instrument to enhance territory and grape variety. In fact, Vanilla, candyfloss and toffee inklings enrich its bouquet, and not the typical toasted aromas of the wines too long aged in barrique. Labels change every year, such as harvests, and are always limited productions. Alessandro Leoni is a renowned name in the national oenological survey. Nowadays, working as consultant for different wineries from Piedmont to Apuliae, he collaborates

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with the University of Tuscia, in particular with Professor Esti, chair of Oenology. Together they have given life to the ZEI project (Zero Environmental Impact), a program that allows growing vineyards without employing copper and sulphur. This project represents the future and goes beyond organic and biodynamic growing. Alessandro has chosen to take a new path, a personal, challenging and innovative one. “We are in area very suited for winegrowing, with historical wineries, men and women who in love with their land. Here we tried to launch a stone in the pond – Alessandro says – and I wish that our consumers feel the wind of innovation we are trying to rise”. Actually, a change is underway. Different styles on sound bases, French vision and inspiration in an Italian viticulture cradle. Wines from Orvieto that talks a different language but have an autochthonous heart and great values such as friendship, respect and cooperation. This is the challenge inside and behind Feudi Spada: to make wine in order to rise curiosity, to talks an “other” language which is ambitious and charming. Maybe, the first brush stroke of a painter on his white canvas is not a very different action. Azienda Agricola Feudi Spada Vicolo Della Costa snc, Frazione Viceno 05014 Castel Viscardo (TR) Alessandro Leoni cell. +39 349 3532424 info@feudispada.it W FEUDISPADA.IT


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UNA PIOGGIA DI MEDAGLIE “GOLD & SILVER” NELLA CALDA ESTATE SICILIANA DI TENUTE ORESTIADI-CANTINE ERMES L’estate appena conclusa è stata ricca di premi per il gruppo Tenute Orestiadi – Cantine Ermes. Grandi concorsi internazionali, infatti, hanno riconosciuto il lavoro dell’Azienda, sempre più dedicato alla qualità, che tocca in maniera trasversale tutte le linee. Primo tra tutti Mundus Vini, che conferisce 12 medaglie tra oro ed argento ai prodotti più rappresentativi del gruppo, come il PaxMentis, Syrah da uve leggermente appassite, il Perricone, unico varietale autoctono della Valle del Belìce, vinificato in purezza, e l’Orestiadi Ludovico, punta di diamante dell’Azienda. Già in passato la giuria del celebre concorso tedesco aveva mostrato apprezzamento verso i prodotti del gruppo: la scorsa estate – infatti – le Cantine Ermes erano state nominate Best Italian Producer e durante l’ultima degustazione invernale il Nero d’Avola Molino a Vento era stato considerato miglior rosso siciliano.Totalmente nuovo è invece il premio ottenuto da TheWineHunter: la medaglia d’oro va all’Etna Bianco DOC La Gelsomina. Nuovo perché è la prima volta che questo vino partecipa ad una competizione internazio-

nale di altissimo livello, grazie alla collaborazione tra Tenute Orestiadi e La Gelsomina, piccola ma meravigliosa azienda etnea. Le particolarità della contrada Gelsomina, i cui terreni sono esposti verso il mare, permettendo di racchiudere in un unico vino le caratteristiche minerali del vulcano e quelle del caldo sole di Sicilia, si affiancano al know how delle Tenute Orestiadi, che ne curano comunicazione e distribuzione. EN - “Gold & Silver” medals refresh the warm Sicilian summer of Tenute Orestiadi-Cantine Ermes. Mondus Vini and TheWineHunter celebrate the oenological production of the group awarding its buttonhole labels and its new entry. The just ended summer has been rich of acknowledgments for Tenute Orestiadi – Cantine Ermes. Important international contests has awarded the production of this winery, which proves its devotion to quality in all its lines. Mundus Vini, first, has given 12 medals to the most representative products of the group: PaxMentis, a single variety vini-

Mondus Vini e TheWineHunter celebrano la produzione vitivinicola del gruppo premiando le etichette di punta e la new entry etnea

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fication of lightly dried grapes Syrah, the sole autochthonous grape variety of Valle del Belìce, and Orestiadi Ludovico, the buttonhole of the winery. the jury of the prestigious German contest had already shown to appreciate the labels of the group: last summer, in fact, Cantine Ermes was appointed as Best Italian Producer and during the last winter tasting Nero d’Avola Molino a Vento was acknowledged as the best Sicilian red wine. Totally new is the price given by TheWineHunter: a gold medal for Etna Bianco DOC La Gelsomina. It is the first time that this label take part in such a high-level international competition, thanks to the cooperation between Tenute Orestiadi and La Gelsomina, a small but marvelous winery of the Etna area. The peculiarities of contrada Gelsomina are soils that overlook the sea and give to the wine both the minerality of the volcano and the warmth of the Sicilian sun. Beside these natural gifts, the know how of Tenute Orestiadi, which take care of the communication and distribution of the wines, create a perfect combination. Tenute Orestiadi Via A. Gagini,41, 90124 Gibellina (Tp) Tel. +39 092469124 W TENUTEORESTIADI.IT


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ALTO ADIGE

450 MILA QUINTALI DI ALTA QUALITA’ ALTOATESINA Quella dell’Alto Adige sarà un’annata a cinque stelle, a confermarlo i vignaioli che rispondono agli eventi climatici lavorando sulla qualità A CURA DI MARTINA CILIANI

“Per poter apprezzare la qualità dei nostri vini è necessario toccare con mano e vivere in prima persona i contrasti da cui prendono vita: le altitudini, la composizione geologica dei terreni, le temperature e le forti escursioni termiche tra giorno e notte, regalano gli aromi e la freschezza che li contraddistingue”. Così parla il Direttore del Consorzio Vini Alto Adige, Eduard Bernhart spiegando la zonazione altoatesina in occasione del Wine Summit 2019, la conferenza sull’emergenza climatica e sull’anteprima della nuova

annata in cui sono state affrontate le problematiche organizzative di una così ampia varietà vinicola: alle 86 Lagen (sottozone) riconosciute dalla cartografia ufficiale quali Gewürztraminer, Pinot Bianco e Nero, Sauvignon, Riesling, Schiava e Lagrein, Merlot e Cabernet Sauvignon, ma anche Sylvaner, Grüner Veltliner, Moscato Giallo e Rosa, Müller Thurgau, Kerner, Pinot Grigio e Chardonnay, si sono aggiunte altre classi, resistenti alle patologie fungine, oggi vinificate con grande successo: Solaris, Bronner Souvignier Gris o Cabernet Cortis. Le specificità del territorio altoatesino che si riscontrano in un’eterogeneità pedoclimatica e in un’escursione termica intensa, se aggiunte agli eventi climatici estremi di quest’anno (siccità, grandine e gelate), non fanno ben sperare per la viticoltura trentina. In realtà sono proprio queste condizioni che permettono ai vignaioli di adattare le diversità alle complessità climatiche. Gli stessi vignaioli si ritengono soddisfatti dei primi risultati: dopo

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una primavera fredda e piovosa con un inizio d’estate caldo e secco, la qualità dell’uva ha migliorato le sue prestazioni, facendo pensare ad un’annata ideale. L’andamento stagionale e lo spirito di adattamento della pianta confermerebbero per Lorenzo Cesconi Presidente Consorzio vignaioli del Trentino che- “La straordinarietà è ormai diventata ordinaria- e - solo un lavoro mirato alla qualità può rispondere all’impatto dei cambiamenti climatici”. L’annata 2019 subirà un calo quantitativo dell’11% rispetto all’anno passato che, invece, è stato particolarmente abbondante, mentre la qualità del raccolto si prefigura ottima. I vigneti sono rimasti indenni agli eventi atmosferici di grande portata, la peronospora non ha creato problemi, solo l’oidio ha impegnato gli agricoltori che, nonostante le difficoltà, hanno contenuto la situazione. Rispetto alla prosperità del 2018, quest’anno si tornerà alla normalità, “L’unica nota negativa - dichiara il Presidente del Consorzio Vini alto Adige, Maximillian Nieder Mayr - riguarda la grandine che ha colpito il Lagrein, a Bolzano, qui i danni hanno compromesso quasi il 100% della produzione”. Il calo in questa area potrebbe avvicinarsi al 13% dato che vitigni come Pinot Grigio, Gewurztraminer e lo stesso Lagrein evidenziano grappoli più piccoli e i tralci presentano pochi frutti. Tuttavia nel resto della regione la vendemmia, anche se posticipata di dieci giorni rispetto all’anno scorso, non deluderà. Molti viticoltori parlano addirittura di un’annata a cinque stelle per via della maturazione e dell’inizio raccolta nella media ma anche per il buon livello di acidità e il tasso zuccherino, anch’esso nella media. Così la vendemmia può iniziare, prendendo le mosse dallo Chardonnay in Bassa Atesina, proseguendo con il Pinot grigio e il Pinot bianco, continuando con Sauvignon per poi passare al Pinot nero, Schiava, Lagrein, Merlot e Cabernet, per un totale di 450 mila quintali di uva di alta qualità.


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BASILICATA

UN CLIMA ANOMALO NON PREGIUDICA LA QUALITÀ La Basilicata conferma il calo della quantità come nel resto dello Stivale. Ma la qualità è ottima, nonostante l’andamento irregolare del clima A CURA DI TOMMASO NUTARELLI

Si annuncia una vendemmia in calo, anche se di ottima qualità. È questo il quadro per la Basilicata per l’annata 2019, secondo le stime Unione Italiana Vini, Assoenologi e Ismea. La resa infatti si attesta a 85mila ettolitri, con un calo del 10% rispetto allo scorso anno. Come per la maggior parte dello Stivale, anche per la Basilicata l’anomalo andamento climatico, soprat-

tutto del periodo primaverile, ha comportato un ritardo nel ciclo vegetativo della vite di circa 10 giorni, tanto che il periodo di raccolta è ritornato in linea con i tempi secondo la media storica. Nonostante l’andamento irrogare del clima, le prolungate piogge di giugno hanno creato un’importante riserva idrica, tanto che le viti non sono mai entrate in sofferenza, sviluppando una

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parete fogliare uniforme ed in perfetta attività vegetativa. Il tutto unito a significative escursioni termiche tra il giorno e la notte, a partire dal mese di luglio, che hanno permesso alla vite di svolgere un’attività fotosintetica lineare ed importante. Insomma il clima sempre più anomalo non sembra aver compromesso una resa che si prospetta di ottima qualità.

Anche per la Basilicata l’anomalo andamento climatico, soprattutto del periodo primaverile, ha comportato un ritardo nel ciclo vegetativo


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CAMPANIA

IRPINIA EXPRESS: IL TRENO DELLE TRE DOCG IRPINE Un viaggio in treno alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche e delle bellezze paesaggistiche dell’Irpinia

DI EMANUELE GORELLI

Il treno storico Irpinia Express offre ai suoi tanti viaggiatori un’esperienza unica che consente di poter apprezzare le tante eccellenze enogastronomiche abbinate ad un patrimonio paesaggistico culturale e di tradizioni di cui la terra Irpina è una preziosa custode. Un percorso enogastronomico che si sviluppa lungo la storica linea ferroviaria tra Avellino e Rocchetta Sant’Antonio, attraverso un paesaggio disegnato dai vigneti, dove le stazioni presenti sul tracciato divengono un punto di riferimento per poter visitare le cantine e degustare i vini delle tre importanti denominazioni di questo territorio campano: Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Taurasi . Un progetto sul quale l’associazione InLocoMotivi ha duramente lavorato per strutturare un programma di eventi dedicati agli amanti del vino che si è arricchito nel corso del tempo grazie alla collaborazione con le diverse Associazioni nazionali ed enti locali tra cui il Touring Club italiano, Coldiretti e il Movimento Turismo del Vino Campania oltre ad uno stretto rapporto con il Consorzio di Tutela vini d’Irpinia, le aziende vinicole e l’agenzia Lefty Web Marketing Strategies. È proprio sulla promozione enoturistica di questo territorio che l’associazione ha puntato per valorizzare ancor di più la storica tratta ferroviaria, facendo perno su ciò che viene considerato il punto di forza di questa terra: il connubio tra le bellezze paesaggistiche e le sue importanti DOCG vinicole. “Il viaggio itinerante e degustativo – ci spiega Valentina Corvigno Presidente di InLocoMotivi - era un nostro progetto dal 2010, quando sospesero la linea, e quando nel 2018 l’hanno riaperta, grazie alla Regione Campania e Fondazione FS, abbiamo provato a trovare intese coi soggetti del territorio per realizzarlo. Durante questo anno abbiamo promosso numerosi eventi dedicati al vino culminati il 29 settembre, in pieno periodo di vendemmia, con un viaggio che ha toccato tutte e tre le DOCG del territorio. Un evento che ha riscosso grande successo grazie alla partecipazione di molti produttori, che si sono prodigati tantissimo nell’organizzazione e nel sostegno di questa giornata, iniziata da Tufo, raccontando del Greco,

passando per Montefalcione, per incontrare il Fiano di Avellino, e infine conclusasi a Castelfranci patria del Taurasi. Nel prossimo futuro – continua Valentina Corvigno - ci sono già diversi viaggi in treno in programma, alcuni di loro ancora una volta con il vino protagonista. L’enoturismo non è una possibilità per i nostri viaggi in treno ma una vera e propria realtà. Le collaborazioni proficue avute già con Movimento Turismo Vino Campania e con Consorzio Tutela vini d’Irpinia ci fanno capire che la cooperazione tra le parti che operano sul territorio è elemento determinante del successo del progetto in termini di accoglienza di qualità”.

CAMPANIA: STIMATO UN CALO DEL 6% PER LA VENDEMMIA 2019 Secondo i dati di Coldiretti - Assoenologi è previsto un calo nella produzione di vino in tutte le zone della Campania, ma la qualità delle uve resta molto alta Per l’annata 2019 in Campania si stima una produzione di vino in calo del 6% rispetto al 2018, quando sono stati prodotti quasi 1,4 milioni ettolitri. È quanto emerge da una nota diffusa da Coldiretti Campania in base ai dati prodotti dalla sezione regionale di Assoenologi che prevede una diminuzione nella resa delle uve in tutte le più importanti zone viniciole della regione. Un calo che però premia la qualità della produzione sostenuta dalle favorevoli condizioni climatiche registrate nei giorni che hanno preceduto l’inizio della vendemmia. “Le temperature particolarmente basse – spiega Roberto Di Meo, presidente di Assoenologi Campania – rispetto alla media di questo periodo, hanno contenuto la crescita vegetativa, impedendo anche lo sviluppo di fitopatie. L’irregolare andamento termico da fine maggio ha influenzato la fioritura, che è iniziata con circa 10/15 giorni di ritardo, ed ostacolato l’allegagione che per alcune varietà è stata piuttosto irregolare, determinando numerosi fenomeni di acinellatura. Ad oggi in generale la gestione delle vigne non ha evidenziato criticità, le uve sono tutte perfettamente sane. Le temperature degli ultimi giorni, con buone escursioni termiche giorno/notte, stanno favorendo la maturazione. In parte dei territori vitivinicoli della regione, la vendemmia sta cominciando in questi giorni con la raccolta delle uve destinate all’elaborazione delle basi spumante”.

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LA VINICOLA DEL TITERNO NEL CUORE DEL SANNIO I NOBILI VINI CHE VANTANO L’EREDITÀ ENOICA DELL’ANTICO POPOLO ITALICO La Vinicola del Titerno è un’azienda nata nel 1982 dal costante impegno e dalla tenacia dei suoi titolari, i fratelli Alfredo e Talio Di Leone che hanno ereditato dal papà Angelo la passione per il buon vino ed il buon bere. L’azienda si trova a Massa di Faicchio, piccolo centro del Sannio Beneventano, dolcemente adagiato tra il Monte Acero ed il fiume Titerno, da cui trae origine il suo nome. Forte della radicata e antica tradizione vitivinicola di questa area, celebre per il Solopaca DOP, seleziona e vinifica, con moderne tecnologie, i migliori vini del Sannio Beneventano. La Vite ed il Vino per la famiglia Di Leone, rappresentano il rispetto di una lunga tradizione e l’impegno per una terra, l’antico Sannio, dove la viticoltura rappresenta l’elemento che caratterizza l’ambiente e la vita sociale ed economica dei suoi abitanti. L’impegno si riassume in una concreta e quotidiana attività in vigna e in cantina, contraddistinta da sostenibilità e rispetto della tradizione produttiva, con l’obiettivo di garantire un vino di qualità al giusto prezzo. I vigneti hanno un’estensione di 18 ha, su terreni argilloso calcarei, sono utilizzate forme di allevamento a guyot e spalliera, e vitigni tradizionali come Coda di Volpe, Falanghina, Aglianico, Sangiovese, Barbera. La linea di produzione delle uve è di ultima generazione, con una capacità produttiva oraria di 150ql di uva, mentre la linea di imbottigliamento completamente automatizzata, ha una produzione oraria di 6000 bottiglie (m.z.). EN - La Vinicola del Titerno. In the heart of Sannio, the noble wines that boast the oenological heritage of the ancient Italian people. La Vinicola del Titerno was founded in 1982 due to the continuous commitment and

resolution of its two owners: the brothers Alfredo and Talio Di Leone, who inherited by their father their passion for good wine and good drinking. The winery rises in Massa di Faicchio, a small town in Sannio Beneventano between Monte Acero and the river Titerno, from which it takes its name. With a strong and ancient tradition at its back, the winery selects and produces with modern technologies the best wines of Sannio Beneventano, such as the famous Solopaca DOP. For the Di Leone family, vineyards and wine represent a long tradition to preserve and the commitment for a land where winegrowing is part of the environment and of the economical and social life of its inhabitants. Their commitment materializes in the everyday work in the vineyards and in the cellar, characterized by a sustainable approach and by the respect for the tradition, with the aim to guarantee a quality wine at a fair price. Their vineyards spread over 18 hectares and grow on calcareous and clayey soils. The chosen training methods are guyot and espalier, and the grape varieties that grow here are Coda di Volpe, Falanghina, Aglianico, Sangiovese and Barbera. The production line is employs cutting-edge technologies and has an hourly production capacity of 150 quintals of grapes, while the automated bottling line has an hourly production capacity of 6,000 bottles. La Vinicola del Titerno Srl Via Iacovelli, zona PIP 82030 Faicchio (Bn) Tel. +39 0824 814380 - Fax +39 0824 814060 info@lavinicoladeltiterno.it W LAVINICOLADELTITERNO.IT

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“Forte della radicata e antica tradizione vitivinicola di questa area, celebre per il Solopaca DOP, seleziona e vinifica, con moderne tecnologie, i migliori vini del Sannio Beneventano.”


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LA LIGURIA PUNTA SU QUALITÀ E IDENTITÀ Le carte vincenti della viticoltura ligure secondo Gianluca Boeri, Presidente Coldiretti Liguria

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DI MARTINA CILIANI Tra le più piccole regioni italiane, porto naturale e crocevia storico degli scambi commerciali e culturali, la Liguria sa meravigliare per le caratteristiche del terroir che la rendono un sito unico e speciale grazie anche alle sue vedute mozzafiato. Dalle valli ai pendii delle colline, che si modellano per diventare montagne, questo panorama si riflette poeticamente sul mare, amplificando la naturale bellezza. Anche qui è tempo di vendemmia e di stime su quello che sarà il raccolto di quest’anno, specialmente a seguito del maltempo imperversato sul nostro paese nella stagione primaverile-estiva. A ben vedere dai grappoli in crescita i vigneti suggeriscono un buono stato di salute, a confermarlo è Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria. Parlando di vendemmia: i cambiamenti climatici influiranno sulla produzione? “Per questa annata possiamo reputarci fortunati, gli eventi climatici che hanno modificato il naturale sviluppo della pianta non hanno avuto ripercussioni nella nostra produzione vinicola. Nonostante le oscillazioni

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termiche del periodo estivo, si prevede che la diminuzione quantitativa sarà intorno al 10%, un dato positivo se paragonato a quello nazionale, dove per il 2019 si stima un calo produttivo del 16% rispetto allo scorso anno. E, a giudicare dai grappoli, e grazie al caldo estivo che contribuisce ad innalzare il grado zuccherino delle uve, la qualità si conferma ottima”. Quali sono le carte vincenti della viticoltura ligure? “Siamo una piccola realtà, coltiviamo su 2 mila ettari di terrazzamento e per renderci vivi sul mercato abbiamo scommesso sull’identità e sull’estrema qualità del prodotto, per questo delle bottiglie esportate circa due su tre sono caratterizzate da una Doc o da un’Igp”. Tra i motivi di orgoglio dei vignaioli le 8 Dop (Rossese di Dolceacqua, Pornassio o Ormeasco di Pornassio, Riviera Ligure di Ponente, Val Polcevera, Golfo del Tigullio, Colline di Levanto, Cinque Terre, Colli di Luni) e le 4 Igp (Terrazze dell’Imperiese, Colline Savonesi, Colline del Genovesato, Liguria di Levante) espressione di una tradizione millenaria che non smette mai di puntare sull’eccellenza.


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LOMBARDIA

MENO GRAPPOLI, MA CHE QUALITÀ! Un andamento climatico instabile fa sì che si parli di una vendemmia scarsa per quantità, ma, in Lombardia, c’è chi guarda all’altro lato della medaglia e spera in un’annata dalla qualità ottima DI CECILIA FILONI

Come per la maggior parte delle regioni d’Italia, anche in Lombardia la quantità totale di uva raccolta nell’ultima vendemmia è nettamente inferiore rispetto a quella dell’anno scorso. Secondo i dati stilati a inizio settembre da Assoenologi, Ismea e UIV, si tratta di un -30% rispetto al 2018, con punte del -40% in Oltrepo’ e -35% in Franciacorta. Parte della colpa è da attribuire, come per il resto d’Italia, all’andamento climatico altalenante da gennaio a oggi che ha ostacolato la crescita delle piante e, in alcuni casi, ne ha addirittura minacciato l’esistenza. Un aspetto, quello del cambiamento climatico, del crescente verificarsi di fenomeni meteorologici rari e delle loro conseguenze nel campo della viticoltura, che diventa sempre più di attualità nel settore enologico. Per la Lombardia, gli esperti meteo ci parlano di un anno difficile dal punto di vista del clima, con anomalie che sorprendono gli stessi addetti ai lavori per la loro eccezionalità. A mettere in allarme il mondo del vino ci ha pensato, già a inizio 2019, un inverno particolarmente secco: una sola grande perturbazione si è abbattuta sulla Lombardia in tutto gennaio e febbraio, paventando un rischio di siccità. L’aspetto più particolare, però, della parte finale della stagione invernale ha riguardato le temperature: febbraio è stato un mese molto caldo, con picchi, nelle ultime settimane, addirittura superiori ai 20°. Considerando le centraline con serie storiche più lunghe che si trovano in regione, i dati ARPA confermano che è stato il secondo o terzo – a seconda delle zone – mese di febbraio più caldo degli ultimi 100 anni. Nemmeno la primavera e l’estate hanno lasciato tranquilli i viticoltori: c’è stato prima un maggio piovoso, iniziato con temperature

molto basse e venti freddi da Nord, con fenomeni di grandine in alcune zone della regione, poi una estate rovente, con il termometro che è salito spesso sopra la media del periodo. Ma a preoccupare, tra luglio e agosto, sono stati i temporali, molto più frequenti del solito, con fenomeni anche violenti e di rara intensità. Settembre è stato, per fortuna, clemente: temperature sopra la media e giornate per lo più soleggiate e secche hanno permesso alle uve di raggiungere al meglio la maturazione e ai vendemmiatori di portare avanti la raccolta in condizioni ottimali. Malgrado i numeri non confermino gli ottimi risultati dello scorso anno, c’è chi considera il bicchiere mezzo pieno, come Francesco Franzini, vicepresidente del Consorzio Franciacorta: “Questo insieme di condizioni anche contrastanti con vendemmia tardiva, è spesso portatore di vini particolarmente interessanti e quindi presumo ci si possa aspettare una vendemmia molto positiva, soprattutto dal punto di vista qualitativo”. In casa Franciacorta si delinea pian piano anche un’idea dei vini che verranno: per quest’anno, le basi sembra abbiano un potenziale acidico mediamente superiore a quelli degli ultimi anni, il che si traduce in maggiore freschezza e soprattutto longevità dei vini. Aria positiva anche in Oltrepo’, dove l’aspetto e il profumo delle uve fanno ben sperare sia per la qualità dei vini, sia per una crescita del fatturato. D’altronde, è stato proprio l’assessore all’agricoltura della Regione Lombardia Fabio Rolfi, a sostenere l’importanza dell’eccellenza del prodotto finale: “Non dobbiamo inseguire la quantità ma la qualità, il nostro primo obiettivo deve essere posizionare più in alto la nostra bottiglia per prezzo, grazie al valore del prodotto”.

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MONSUPELLO DAL 1893 PROTAGONISTI DELLA STORIA DEI VINI DELL’OLTREPÒ PAVESE Nel cuore dell’Oltrepò Pavese, l’Azienda Agricola Monsupello racconta una storia fatta di tradizione, famiglia, qualità ed eccellenza. Tutto inizia oltre un secolo fa con la famiglia Boatti che, in località Cà del Tava nel Comune di Oliva Gessi, comincia a dedicarsi alla cura dei propri vigneti. Da lì continue acquisizioni di nuovi terreni fimo al 1959, anno in cui Carlo Boatti dà vita ad un sogno ridisegnando la struttura varietale con l’introduzione di nuovi vitigni, attuando nuove strutture di cantina e realizzando un moderno impianto di vinificazione, imbottigliamento e stoccaggio dei vini. Oggi la Monsupello si estende su 50 ettari di vigneto ed è gestita dagli eredi di Carlo, la moglie Carla e i figli Pierangelo e Laura Boatti, affiancati da un preparato staff tecnico in vigneto e cantina coordinato dall’Enologo Marco Bertelegni. “I nostri sono vini strutturati ed armonici in grado di emozionare il consumatore – spiega Laura Boatti. Alla base del nostro progetto c’è un profondo rispetto per il territorio che ci ospita e una forte attenzione alla qualità, caratteristiche che ritroviamo in ogni bottiglia che produciamo e che ci hanno portato nel tempo ai vertici dell’enologia italiana, con numerosi riconoscimenti”.

EN - Monsupello. Protagonists of the oenological history of Oltrepò Pavese since 1893. In the heart of Oltrepò Pavese, Azienda Agricola Monsupello tells a story made of tradition, family, quality and excellence. Everything started more than a century ago, when the Boatti family started to grow its vines in Cà del Tava, a resort in the municipality of Oliva Gessi. In time, the Boattis have bought new lands and in 1959, Carlo Boatti realized his dream introducing new grape varieties and creating a modern cellar equipped with innovative vinification, bottling and storage systems. Nowadays Monsupello spreads to 50 hectares and is managed by Carlo’s heirs, his wife Carla and their children Pierangelo and Laura Boatti, helped by a skillful technical staff in the vineyards and in the cellar, under the leadership of the oenologist Marco Bertelegni. “Our wines are structured and harmonious. They touch the taster – says Laura Boatti. Our project is based on a profound respect for our territory and a great attention for quality. These characteristics pour into every bottle and in time, it has taken us to the top of the Italian oenology”.

Monsupello Eredi di Boatti Carlo Società Agricola Via San Lazzaro 5 – 27050 Torricella Verzate (PV), monsupello@monsupello.it , Telefono 0383 896043 W MONSUPELLO.IT

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“Il vino è arte. E’ da questa convinzione che da alcuni anni Laura Boatti ha intrapreso con la sua azienda un nuovo e affascinante percorso che sviluppa e consolida il binomio. Eventi artistici e musicali in cantina e in vigna capaci di regalare esperienze uniche. Proprio come degustare un vino di Monsupello.”


MOLISE

UNA VENDEMMIA SENZA CONTRACCOLPI Il Molise sarà una delle poche regioni a non avere un calo nella resa, con un qualità in certe zone eccellente A CURA DI TOMMASO NUTARELLI

Se la vendemmia del 2019 è stata caratterizzata da un calo sul versante della quantità, con una flessione, anche molto significativa, in alcune regioni del Belpaese, il Molise, assieme alla Toscana, non sembra avere risentito di questa diminuzione secondo i dati forniti da Assoenologi, Unione Italiana Vini e Ismea. La vendemmia infatti, a differenza delle altre regioni del Sud, si stima sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno, con una resa di 239mila ettolitri, pressoché identica a quella del 2018. L’epoca di raccolta ha subito un ritardo di qualche giorno, e secondo le previsioni la qualità, allo stato attuale delle condizioni, risulta decisamente buona. Se guardiamo con più attenzione alle singole aree del Molise, qualche preoccupazione in più per i produttori è venuta dalle zone basse della regione, dove

si potrebbe registrare un lieve calo, tuttavia compensato da una maggiore resa della aree interne. Un’annata, quella del 2019, che si prospetta davvero eccellente per un patrimonio delle viticoltura molisana come il Tintilia.

La vendemmia si stima sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno

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LA LANA – TINTILIA DEL MOLISE DOC CAMPI VALERIO PRESENTERÀ AD APRILE IL NUOVO NATO DAI VITIGNI AUTOCTONI DEL SANNIO PENTRO Campi Valerio, una cult winery del territorio molisano, torna a proporre un interessante progetto enologico: ad aprile 2020, farà il suo ingresso nel caveau della cantina La Lana – Tintilia del Molise Doc. Come tutti i vini Campi Valerio, La Lana prende ispirazione dalla storia del proprio territorio, l’alta Valle del Volturno, incontaminato e conosciuto a pochi ma da sempre vocato all’arte della produzione del vino fin dall’epoca antica. Il nome di questo Tintilia nasce dagli scampoli di lana lasciati dai greggi sui fili dei vigneti. La Lana sarà il primo Tintilia vinificato e invecchiato in anfora e farà da precursore alla vinificazione di tutti gli autoctoni in terracotta così da permettere l’ottenimento di un corredo gusto olfattivo ‘franco’ e identitario del vitigno stesso. Il territorio risalta le caratteristiche specifiche dell’uva e conferisce a La Lana longevità, un profumo intenso e le note tipiche del vitigno. La produzione destinata a questo rosso è attualmente limitata ad una parte dei vigneti a cui se ne aggiungeranno altri in futuro. Il desiderio della famiglia Valerio è di elevare a consapevolezza globale la regione del Sannio Pentro, valorizzandola attraverso la viticoltura locale senza rinunciare all’innovazione e alla sperimentazione. (m.z.)

EN - La Lana – Tintilia del Molise Doc. In April, Campi Valerio is going to launch its new label made of the autochthonous grape varieties of Sannio Pentro. Campi Valerio, a cult winery of Molise, proposes another interesting oenological project: in April 2020, it will launch La Lana – Tintilia del Molise Doc. As well as the other labels by Campi Valerio, La Lana takes its inspiration from the story of its territory, the upper valley of the Volturno, an untouched and not very well known area, very suited for winemaking since the ancient times. This Tintilia takes its name from the pieces of wool left on the strings of the vineyards by the flocks. La Lana will be the first Tintilia vinified and aged in amphora, and soon it will be followed by the other autochthonous grape varieties that, thanks to the terracotta, will gain a frank aromatic content and a strong identity. This territory exalts the peculiarities of the different grapes and gives to La Lana longevity, an intense perfume and the typical inklings of the grape variety. Now the production of this wine is limited to a part of the vineyards but in the future it will be increased. The Valerio family’s wish is to promote the area of Sannio Pentro through local winemaking, without renouncing innovation and experimentation.

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“La Lana sarà il primo Tintilia vinificato e invecchiato in anfora”

CAMPI VALERIO Località Selvotta SNC 86075 Monteroduni (Is) Tel. +39 0865 493043 - Fax +39 0865 491454 info@valeriovini.it W CAMPI-VALERIO.IT


PIEMONTE

IL PIEMONTE DEL VINO CHE VERRÀ Si conclude la raccolta anche in Piemonte; Filippo Mobrici, presidente di Piemonte Land of Perfection, ci racconta che vendemmia è stata, quali sono le aspettative per la nuova annata e dove punta il Piemonte del vino

DI CECILIA FILONI

19 mila aziende vitivinicole, 43,5 mila ettari di vigneti: questo è il Piemonte del vino. Un territorio votato da secoli alla produzione vinicola e che, anche quest’anno, come sempre, si è messo in moto per portare avanti il rito della vendemmia. A livello quantitativo, la raccolta del 2019 non ha eguagliato i risultati del 2018, ma, dal punto di vista qualitativo, fa ben sperare. Di questo, e non solo, abbiamo parlato con Filippo Mobrici, presidente di Piemonte Land of Perfection, consorzio che, dal 2011, lavora per valorizzare e far conoscere i territori e i vini di questo splendido angolo d’Italia. Presidente, da tanti anni ormai Piemonte Land of Perfection si occupa di promozione. Qual è il vostro punto di forza? “La collaborazione, l’unione. Desideriamo che, in Piemonte, il vino parli una sola voce: per questo, Piemonte Land of Perfection riunisce diversi Consorzi di tutela del vino del Piemonte – Alta Langa, Asti, Barolo Barbaresco, Barbera d’Asti, Gavi, Roero e tanti altri – e la più importante Associazione di viticoltori della regione. Insieme lavoriamo per creare strategie di valorizzazione e promozione dei nostri prodotti vitivinicoli in tutto il mondo. Partecipiamo a ProWein, Vinitaly, diverse fiere a Parigi, Londra... Siamo, ovviamente, presenti anche sul suolo nazionale: ultimamente, abbiamo fatto tappa all’edizione 2019 di Douja d’Or.” Il vino piemontese è, da anni sempre più internazionale. Quali sono i nuovi mercati da tenere d’occhio e quali gli obiettivi in fatto di export per la fine del 2019 e l’inizio del 2020? “Quello che possiamo augurarci è di eguagliare, se non migliorare, i risultati dell’anno scorso. Nel 2018, il Piemonte è stata una delle regioni che ha fatto meglio: solo da noi, l’export ha toccato cifra 1 miliardo, su 6 miliardi totali in Italia. Per il 2019 le stime ci fanno sperare in risultati più che positivi. Certo, ci sono delle

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incognite, come l’aumento dei dazi e la reazione dei mercati alla Brexit, ma siamo fiduciosi. Ci stiamo concentrando verso i mercati asiatici – la Cina, la Corea, il Vietnam – senza, però, dimenticare quelli classici e sempre importanti per noi, come il Canada, gli USA e anche il Sud America. Per il Piemonte del vino l’export è davvero importante: denominazioni come Asti e Barolo esportano l’80% della produzione, Barbera d’Asti più del 50%.” Parliamo della vendemmia 2019. “È stata una vendemmia scarsa dal punto di vista quantitativo, con un 15-20% in meno di uva raccolta rispetto allo scorso anno. La qualità, però, è davvero ottima: ci aspettiamo una grande annata. Le prime uve raccolte sono state lo Chardonnay e il Pinot nero, destinati alla produzione dell’Alta Langa, seguite immediatamente dalle uve provenienti dalla zona del Monferrato. Tra gli ultimi il Barbera, uno dei nostri vitigni più rappresentativi, la cui raccolta è terminata intorno alla metà di ottobre.” Un’ultima domanda: in che direzione si augura potrà operare il nuovo Ministro delle Politiche Agricole? “La speranza è che possa avere un occhio attento al mondo del vino italiano e ai suoi operatori: insieme a quello della moda, il nostro settore è tra i primi ambasciatori del made in Italy nel mondo e merita considerazione. Ci piacerebbe essere coinvolti più attivamente nella promozione: è difficile, ma sarebbe bello avere un’Italia del vino che si presenta all’estero in maniera unita, seguendo una strategia comune. Noi, con Piemonte Land of Perfection, abbiamo già intrapreso questa strada: sarebbe interessante farlo anche a livello nazionale. Infine, non si dovrebbe dimenticare l’enoturismo, favorendo politiche di incentivazione e, perché no, sedendosi tutti insieme a un tavolo per elaborare un disegno comune. È un settore dalle grandi potenzialità, non bisogna dimenticarlo.”


IL CORAGGIO DI CHIAMARSI TRAVAGLINI ECCO COME NASCE LA BOTTIGLIA “STORTA” CHE HA RESO FAMOSO IL GATTINARA IN TUTTO IL MONDO

Parlare di Travaglini significa fare un salto temporale fino agli anni ‘20 del secolo scorso, quando la prima generazione di famiglia ha iniziato a coltivare i vigneti. Soprattutto, però, significa prepararsi ad un viaggio suggestivo e coraggioso, che porta dritti ai primi anni ‘60. Al 1958, per essere precisi, quando Giancarlo Travaglini, con caparbietà, un forte senso del lavoro e una visione “illuminata”, ha compiuto un’operazione da designer, non solo da vignaiolo. Ha inventato un contenitore-simbolo, una delle bottiglie più avveniristiche che la storia del vino conosca. Le esigenze che motivarono Giancarlo furono svariate: sicuramente progettare un contenitore che offrisse al robusto vino “Spanna” (così veniva chiamato il Nebbiolo di Gattinara) la possibilità di decantare, raccogliendo i sedimenti nella parte panciuta della bottiglia ed evitando che cadessero nel bicchiere. Così il vino poteva conservare il suo rosso rubino vivace senza temere intorbidimenti. Giancarlo, però, volle anche differenziarsi e tutelarsi dalla contraffa-

zione, allora tutt’altro che rara. Nacque così una bottiglia identitaria e unica, che oggi continua a suscitare interesse. “Oggi abbiamo raggiunto il 60% in export mondiale: siamo presenti in 46 Paesi – racconta Cinzia Travaglini, figlia di Giancarlo e quarta generazione dell’azienda -; mio padre è stato davvero un precursore”. Per Cinzia, il marito Massimo (enologo) e le due figlie Alessia e Carolina, ripercorrere la storia e provare a migliorarla è un obiettivo quotidiano e, prima ancora, un onore. (s.a.) EN - The courage of being Travaglini . The story of the “bent” bottle that has made Gattinara famous all around the world. To talk about Travaglini it is necessary to go back in time to the 20s, when the first generation of this family started to grow its vineyards. This suggestive and brave journey lead us to the 60s, to 1958 to be precise, when Giancarlo Travaglini, with stubbornness, a strong sense of work and an enlightened vision, created one of the most futuristic bottles in the history of wine. In this way, he acted not only as winegrower but also as designer. A combination of reasons drove Giancarlo to this: he wanted to create for his “Spanna” (this was the name of his Nebbiolo di Gattinara) a container that could give the possibility to decant the wine gathering its sediments in the rounded side of the bottle, to avoid their falling into the glass. In this way, the wine could preserve a bright ruby red color, without any

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risk of turbidity. Giancarlo wanted to distinguish his brand too and to protect his wine from forgery. So, he created a bottle with a unique bottle that is still raises much interest. “Nowadays we have reached 60% in international export: our wines are marketed in 46 countries - says Cinzia Travaglini, Giancarlo’s daughter and fourth generation of the winery – my father has been a true pioneer”. For Cinzia, her husband Massimo (oenologist) and their two daughters Alessia and Carolina, to retrace their history trying to develop it is an everyday purpose and first of all an honor. Giancarlo Travaglini Via delle Vigne, 36 13045 Gattinara (VC) Tel. +39 0163 833588 Fax +39 0163826482 visite@travaglinigattinara.it W TRAVAGLINIGATTINARA.IT

“Giancarlo Travaglini ha inventato un contenitore-simbolo, una delle bottiglie più avveniristiche che la storia del vino conosca”


SARDEGNA

VENDEMMIA IN SARDEGNA La qualità è buona ma la quantità cala del 13%. Il parere dei produttori

DI LUCA BARBAGLI

È la qualità a fare da padrona nei pronostici della vendemmia 2019 in Sardegna, grazie anche alle ultime piogge di agosto e al lavoro intenso svolto dagli enologi. I forti venti e l’abbassamento di temperatura dei primi di maggio hanno però determinato una perdita produttiva, soprattutto nelle varietà a bacca bianca come Vermentino, Torbato, Vernaccia e varietà precoci come Chardonnay e Sauvignon. Da una stima della Coldiretti, sui dati presentati nel dossier di Ismea, Assoenologi e Unione Italiana Vini, si prevede in Sardegna una produzione di 380mila ettolitri circa, inferiore del 13% rispetto all’annata

2018. Si tratta comunque di una perdita inferiore rispetto a quella prevista a livello nazionale, stimata intorno al 16%.Nelle cantine sarde c’è un po’ di rammarico dovuto al calo quantitativo, dato che le uve si preannunciano qualitativamente ottime, grazie anche alle piogge di agosto che hanno aiutato una buona maturazione delle uva, come spiega Alessandro Mancini della Cantina Mancini. “Il vento fortissimo di fine aprile e inizio maggio ha bruciato il germoglio e causerà danni anche per il prossimo anno. Abbiamo dell’ottima uva ma ci sono interi filari vuoti. Per il resto l’annata è stata ottima e se avesse piovuto un po’ prima avremmo recuperato un po’ anche con le quantità”. Anche i produttori di Malvasia lamentano qualche perdita, ma nonostante questo l’annata si prevede buona, lo sottolinea il presidente del Consorzio di tutela della Malvasia di Bosa e titolare della cantina Silattari Giovanni Porcu. “Con le uve Malvasia che utilizziamo per lo spumante abbiamo registrato circa 15 giorni di ritardo, rispetto alla prassi, dovuti ai ritardi nella fioritura dopo il freddo di maggio. Dalle analisi iniziali però risulta una buona annata dal punto di vista qualitativo mentre nelle quantità di registrerà qualche perdita. Sarà un’annata buona per i rossi, in primis il Cannonau per il quale si prevedono incrementi anche quantitativi”.

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LA CANTINA SANTADI TRADIZIONE E MODERNITÀ NEL CUORE DELLA SARDEGNA

Quella de La Cantina Santadi è una storia fatta di territorio, carignano e persone. Ubicata nel Sulcis, zona sud-occidentale della Sardegna a pochi chilometri dalle meravigliose spiagge di Porto Pino, l’azienda nasce nel 1960 per volontà di un gruppo di produttori di uva con l’intento di trasformare le uve in forma associata e vendere il vino ottenuto. Nei primi anni l’attività di Santadi si limita alla produzione e vendita di vino sfuso, poi a metà anni settanta, con l’arrivo di un nuovo consiglio di amministrazione capeggiato dall’attuale presidente Antonello Pilloni, la cantina intraprende nuove strade ed entra nei mercati più importanti, con riconoscimenti di grande qualità e forte identità. Grazie alla collaborazione dell’enologo di fama internazionale Giacomo Tachis, a Santadi cambia l’impostazione del lavoro sia in vigna che in cantina e nel 1984 nasce la prima bottiglia di Terre Brune, primo vino rosso barricato prodotto in Sardegna e ancora oggi è

il vino simbolo della Cantina Santadi. Da allora ad oggi è stato un continuo crescendo, il marchio dei vini Santadi è sempre più diffuso ed apprezzato in tutto il mondo. Un successo dettato dal grande lavoro delle persone che da quasi settantanni lavorano con passione, entusiasmo e dedizione per la cantina. EN - La Cantina Santadi. Tradition and modernity in the heart of Sardinia. The story of La Cantina Santadi is made of territory, Carignano and people. It rises in Sulcis, the south-west area of Sardinia, few kilometers far from the wonderful beaches of Porto Pino. The winery was founded in 1960 by a group of winemakers who wanted to process their grapes together to sell their wine directly. During the first years, the activity of Santadi was limited to the production and sale of loose wine. Then, in the secondo half of the 60s, with the new board of directors leaded by the current president Antonello Pilloni, the winery started a new path and entered the most important markets, gaining high quality acknowledgments and a strong identity. Thanks to the cooperation of the world famous oenologist Giacomo Tachis, Santadi changes its way of working, both in the vineyards and in the cellar. In 1984 the winery proposes its first bottle of Terre Brune, the first barriqued red wine made

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in Sardinia, still symbol of Cantina Santadi. Since then, the winery has been growing and growing and the brand is now well-appreciated and known all around the world. Its success is due to the hard work of those who have been working with passion, devotion and enthusiasm for almost seventy years. Cantina Santadi Sca Via Giacomo Tachis, 14 Santadi SU - Sardegna, Italia telefono +39 0781 950127 - fax +39 0781 950012 info@cantinadisantadi.it W CANTINADISANTADI.IT

“Terre Brune, Carignano del Sulcis Superiore, è la migliore espressione del vitigno Carignano. Un rosso che celebra la magia di un’isola dalla bellezza unica dove storia, arte e natura si fondono con armonia e vivacità”


TOSCANA

LA TOSCANA FA ECCEZIONE Secondo Assoenologi, Ismea e UIV, la vendemmia registra un +10% rispetto allo scorso anno. Un risultato positivo, nonostante l’andamento climatico variabile

A CURA DI CECILIA FILONI

C’è sempre un’eccezione che conferma la regola; per quanto riguarda la vendemmia 2019 in Italia, questa eccezione si chiama Toscana. Secondo le previsioni vendemmiali diffuse a inizio settembre da Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, infatti, per il 2019 non si è potuto parlare di una vendemmia da ricordare a livello quantitativo: nessuna delle regioni italiane è riuscita a superare la quantità di uve raccolte nel 2018, registrando, in alcuni casi, perfino un netto calo. Nessuna, tranne la Toscana che, invece, ha segnato un ottimo +10%. Come spiegare i motivi di questa controtendenza in positivo? In parte, bisogna guardare all’andamento meteorologico. I cambiamenti climatici in atto nel nostro Paese hanno inciso in maniera rilevante sulla produzione vinicola, sfavorendo in gran parte le altre regioni italiane; la Toscana del vino, invece, non sembra uscirne eccessivamente danneggiata. Dopo un inverno mite e poco piovoso, è seguita una parte finale di primavera anomala, fredda e ricca di perturbazioni, che ha permesso alle vigne di costruirsi un’ottima riserva idrica per affrontare al meglio i mesi più caldi. A maggio, in particolare, la quantità di pioggia caduta in Toscana ha superato ampiamente la media stagionale: 134,4 mm a Greve in Chianti, 153,6 mm a Montalcino, addirittura 157,6 mm a Montepulciano, Dati incoraggianti arrivano anche dallo stato sanitario delle vigne: nessun patogeno a minacciare le piante, solo qualche isolato attacco di oidio e peronospora efficacemente combattuto. “Le uve hanno superato al meglio i calori estivi. L’abbassamento delle temperature di inizio settembre ha aiutato sicuramente il profilo aromatico” afferma il presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, Giovanni Manetti. Dello stesso parere anche Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino: “Ritorniamo a quelle vendemmie che erano tipiche fino a 10-12 anni fa. Ciò non è assolutamente un aspetto negativo, anzi. Le giornate per il momento sono ottime, le uve in salute così come le

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viti”. Aria di positività anche in casa Vernaccia, dove la neo Presidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, Irina Strozzi, commenta in maniera fiduciosa la vendemmia: “La raccolta si preannuncia molto buona sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. A febbraio, in occasione dell’Anteprima 2020, scopriremo se le attese saranno state mantenute... io sono ottimista.” Ottimismo confermato anche dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e il suo presidente, Andrea Rossi, dove si punta molto anche sull’enoturismo: lo stesso Consorzio, insieme a Nobile Bikery e Urban Bikery, ha presentato il progetto “Nobile Biking”, grazie al quale sarà possibile visitare le cantine del territorio in bicicletta anche nel periodo della vendemmia seguendo i “Sentieri del Nobile”; un modo in più per immergersi tra le vigne e vivere da vicino uno dei periodi più importanti e suggestivi della vita tra i filari.


RIDOLFI MONTALCINO STORIA, TRADIZIONE E TERRITORIALITÀ NELLE ETICHETTE DELLA CASA VINICOLA TOSCANA

E’ nel cuore della Toscana, sul versante Nord-Est della collina di Montalcino a 300 metri di altitudine a ridosso della celebre Strada del Brunello, che si culla la cantina Ridolfi. 30 ettari di terreno (di cui 11,4 vitati a Brunello, 6,5 Ha a Chianti Colli Senesi e 1 Ha a Rosso di Montalcino, oltre a 900 piante di olivo da varietà Correggiolo) dove ogni giorno tradizione e modernità si fondono ricercando l’eccellenza, eredità di un gusto nobile toscano che si è tramandato intatto attraverso la storia e che oggi viene portato avanti con convinzione e passione dalla famiglia Peretti. Il rispetto per la terra è il valore autentico su cui si sviluppa l’azienda, severa nelle scelte e nei metodi ed esigente e ambiziosa negli obiettivi. “Le lavorazioni in vigna sono totalmente manuali e i trattamenti sono effettuati seguendo i dettami dell’agricoltura biologica – spiega Gianni Maccari, responsabile aziendale Ridolfi Montalcino. Tutta l’uva viene raccolta a mano, gli acini non vengono pigiati e vengono messi a fermentare interi in vasche di acciaio inox a tempera-

tura controllata. A fine fermentazione una valutazione qualitativa su analisi sensoriale guida le scelte di cantina e per creare il blend finale di ogni vino usiamo un parco legni impressionante delle più rinomate tonnellerie”. EN - Ridolfi Montalcino. History, tradition and territoriality in a bottle. Cantina Ridolfi rises in the heart of Tuscany, on the northeastern slope of Montalcino, 300 meters above the sea level, on the famous route Strada del Brunello. Every day, in its 30 hectares of land (11.4 are vineyards of Brunello, 6.5 Chianti Colli Senesi and 1 Rosso di Montalcino, besides 900 Correggiolo olive trees) tradition and modernity merge giving life to the excellence of a noble Tuscan taste, handed down for generations and nowadays carried out with passion and resolution by the. Peretti family. A profound respect for the land is the true value on which the winery bases its activity. Its rigorous choices and methods lead it to ambitious targets. “Our work in the vineyard is completely manual and treat-

ments are managed according to the organic growing methods – explains Gianni Maccari, responsible person at Ridolfi Montalcino. Our grapes are harvested manually, not pressed but left fermenting intact in stainless steel vats at controlled temperature. At the end of the fermentation phase, a qualitative evaluation based on a sensorial analysis determines our choices. To create the final blend of every wine we use a wide range of woods from the most renowned tonnellerie”. Società Agricola Ridolfi Srl Località Mercatali, 1 · 53024 Montalcino (Si) info@ridolfimontalcino.it Tel. +39 057716 98 333 W RIDOLFIMONTALCINO.IT

“Dalla vendemmia 2014 l’immagine dei vini di Ridolfi è stata ridefinita, elevandola a specchio della crescente qualità e fama della tenuta. Lo stemma araldico è stato stilizzato ed ammorbidito, contornandolo con un ‘total look’ basato sul bianco. Le etichette stampate su carta 100% cotone, goffrata e non trattata. Una combinazione di lamine a caldo e rilievi a secco comunica eleganza e lusso discreto.”

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COEVO CAMBIA VESTE PER IL DECENNALE CECCHI FESTEGGIA I PRIMI DIECI ANNI DEL VINO ICONA DELL’AZIENDA, SINTESI DI UN PERCORSO MOLTO IMPORTANTE E PROFONDO NELLA STORIA DELLA CASA VINICOLA TOSCANA

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UNA NUOVA VESTE PER COEVO: LA PARTE SUPERIORE E LA PARETE DELLA CAPSULA SONO PERSONALIZZATE CON IL LOGO. È STATO CREATO UN COLLARINO CON IL NUMERO 10 E IL DESIGN CENTRALE DELL’ETICHETTA MOSTRA LA STILIZZAZIONE DI UNA CLESSIDRA

Per compiere grandi passi non bisogna solo pianificare ma anche sognare e credere. E questo i fratelli Cesare e Andrea Cecchi, dal 2004 alla guida di una delle realtà vinicole più prestigiose della Toscana, lo sanno molto bene. Un insegnamento trasmessogli dal padre, il Cavaliere Luigi Cecchi che a sua volta l’ha imparato dal padre Cesare e dal nonno Luigi, fondatore nel 1893 dell’azienda di Castellina in Chianti. A dieci anni dalla sua uscita la casa vinicola Cecchi, che oggi conta sei realtà tra la Toscana e l’Umbria, festeggia il suo rosso di famiglia, Coevo. Nato nel 2006 dalle terre del Chianti Classico e della Maremma, Coevo è un vino iconico, il cui obiettivo è quello di marcare il tempo, dando un segnale profondo di sintesi storica e produttiva, sia per la famiglia Cecchi che per la produzione vinicola toscana in generale. “Per celebrare questo importante anniversario – spiegano Cesare e Andrea Cecchi - abbiamo deciso di dargli una nuova veste, con l’obiettivo di rendere più attuale l’immagine globale della bottiglia e dare all’etichetta una migliore visibilità. Coevo è il frutto della nostra conoscenza, del nostro sentimento, pensiero, desiderio. Rappresenta la sintesi del nostro passato, testimonianza dei nostri territori, riferimento per il presente ma soprattutto per il futuro”. Coevo Toscana IGT viene prodotto seguendo una filosofia semplice nell’ideazione ma estremamente complessa nella realizzazione: ottenere la massima qualità possibile per ogni annata. “Qualità organolettica, gusto moderno, cultura, sono elementi dinamici che si evolvono e grazie all’uomo variano nel tempo – aggiungono. Per questo motivo l’uvaggio di Coevo può variare a seconda della vendemmia, mantenendo comunque sempre l’elemento base che lega la famiglia Cecchi al proprio territorio: l’uva Sangiovese”. Coevo è composto da quattro vitigni provenienti da zone diverse della Toscana. La percentuale maggiore va all’uva Sangiovese, che dona il carattere e l’impronta più autenticamente, storicamente regionale. Insieme al Sangiovese è presente il Cabernet Sauvignon, il Petit Verdot e il Merlot. I vini derivati dalle diverse uve subiscono una maturazione di un anno in legni diversi: barrique, con una buona percentuale di legni nuovi e tonneau da 500 litri in gran parte di secondo passaggio. Successivamente le varietà vengono assemblate e lasciate riposare per sei mesi. Il risultato è un rosso dotato di grande carattere. EN - Coevo gets a new look for its tenth anniversary. Cecchi celebrates the first ten years of its iconic wine, the result of a significant and profound journey through the history of the Tuscan vintner. Taking great leaps forward not only requires planning but also dreaming and believing. And the Cecchi brothers, Cesare and Andrea, who have been leading one of the most prestigious winemakers in Tuscany since 2004 know this very well. They were taught by their father, Cavaliere Luigi Cecchi who was in turn taught by his father Cesare and grandfather Luigi, the founder of the Castellina in

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Chianti estate in 1893. Ten years after its release, the Cecchi winery, which now counts six sites between Tuscany and Umbria, is celebrating Coevo, the family’s red. Created in 2006 in the land of Chianti Classico and the Maremma, Coevo is an iconic wine, whose aim is to celebrate the passing of time, embodying a profound merging of history and production, for the Cecchi family as well as for Tuscan wine production in general. “To celebrate this important anniversary – explain Cesare and Andrea Cecchi – we have decided to give the bottle a new, more modern look, with the aim of enhancing the label’s global visibility. Coevo is the result of our knowledge, our passion, our beliefs, our desires. It embodies our whole past, it bears witness to our land, it is a milestone for the present but especially for the future”. Coevo Toscana IGT is produced following a simple philosophy in terms of concept but extremely complex in terms of implementation: obtaining the maximum possible quality for each vintage. “The organoleptic quality, modern taste and culture are dynamic elements that evolve and, thanks to man, vary over time – they add. That is why the Coevo blend may vary based on the harvest, all the while maintaining the basic element that binds the Cecchi family to their land: the Sangiovese grape.” Coevo is composed of four vines originating from different areas of Tuscany. The greatest percentage is the Sangiovese grape, which lends it its character and its authentically and historically regional trait. The Sangiovese is blended with Cabernet Sauvignon, Petit Verdot and Merlot. The wines from the various grapes are aged for one year in different barrels; barriques, with a good percentage of new wood and 500-litre tonneaux mostly used for the second time. The varieties are then assembled and left to sit for six months. The result is a red with great character. Cecchi, Località Casina dei Ponti, 56 Castellina in Chianti 53011 Castellina in Chianti – Italia +39 0577 543150 cecchi@cecchi.net W CECCHI.NET


VALLE D’AOSTA

UNA VENDEMMIA... EROICA In Valle d’Aosta, a causa delle particolari condizioni orografiche, si parla di “viticoltura eroica”: in questo 2019 la vendemmia è partita al meglio e gli addetti ai lavori sperano in un’ottima annata

A CURA DI CECILIA FILONI

Settembre e ottobre sono i mesi dedicati alla vendemmia: è così anche in Valle d’Aosta, dove più di 280 ettari di vigneti sfidano le particolari condizioni orografiche della regione. Oltre la metà della superficie viticola valdostana, infatti, è caratterizzata da notevoli difficoltà strutturali dovute all’altitudine, alla forte pendenza e alla presenza di terrazzamenti. È proprio per questo che, qui, si parla di “viticoltura eroica”, con la scelta di un aggettivo davvero molto significativo: esso richiama i grandi personaggi del mito classico capaci di imprese straordinarie e sottolinea l’incredibile lavoro portato avanti dai viticoltori valdostani nonostante le considerevoli difficoltà. In questo territorio unico, a due passi dalle Alpi, la raccolta è cominciata a metà settembre e continuerà per gran parte del mese di ottobre. Un’annata che, dal punto di vista della quantità, non ha registrato cali eccessivi come tante altre regioni italiane, ma che dà segnali positivi per quanto riguarda la qualità. “È una vendemmia che è partita in tempi normali, a differenza di quello che accadeva negli ultimi anni, quando eravamo spesso costretti ad anticipare la raccolta - spiega l’enologo Massimo Bellocchia -. Quest’anno, invece, abbiamo cominciato a raccoglie-

re i primi grappoli intorno alla metà di settembre, per aspettare la maturazione ideale: l’estate, infatti, è stata caldissima e la pianta ha ridotto il suo metabolismo, destinando le risorse idriche al suo sostentamento e non alla crescita. Ci aspettavamo di restare sui livelli dell’anno scorso per quanto riguarda la quantità di grappoli raccolti, ma la carenza idrica di inizio autunno ci ha messo preso un po’ in contropiede e potremmo avere delle perdite. A livello di

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qualità, invece, le aspettative sono buone: mi hanno colpito i profumi.” Commenti positivi arrivano anche da Vival (Associazione Viticoltori Valle D’Aosta), guidata dal presidente Stefano Celi: “L’uva appare buona e bella. Abbiamo cominciato la vendemmia con le nostre basi spumante, procedendo poi con i grappoli destinati ai vini bianchi e, infine, con i rossi. Gli ultimi saranno i nebbioli della bassa valle. Abbiamo avuto qualche piccolo problema a Morgex, dove la pioggia, in concomitanza con le alte temperature, ha portato con sé il rischio di casi di marciume; tutto, però, è stato risolto tempestivamente. Siamo speranzosi per quanto riguarda la qualità; ci sono state delle escursioni termiche importanti tra giorno e notte e l’uva conserva tutti i profumi e le acidità, elementi distintivi dei nostri vini e due dei loro migliori pregi.” Intanto, il 2019 è stato un anno positivo per quanto riguarda l’export: nel primo semestre dell’anno, accanto alle regioni più forti, si colloca proprio la piccola Valle d’Aosta. È lei a registrare la crescita maggiore in termini percentuali, con un +48,8%, anche se a livelli bassi (1,2 milioni di euro).


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VENETO

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I consorzi veneti protagonisti a Verona . Il focus condotto dal presidente Assoenologi Riccardo Cotarella ha fatto il punto sull’annata (ottima) del Veneto A CURA DI ALESSANDRA MORO Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini hanno, quest’anno, unito per la prima volta le competenze per dipingere un quadro quanto più esauriente sulle stime vendemmiali; una approfondita anteprima si è avuta nella sede della Camera di Commercio di Verona, con il focus a cura di Assoenologi Veneto “Destinazione Vendemmia 2019”: nuovo format, presieduto dal presidente nazionale Assoenologi Riccardo Cotarella, insieme al presidente Assoenologi Veneto, Alberto Marchisio, e ai presidenti e rappresentanti dei 15 consorzi associati, nelle province di Verona, Vicenza e Padova, che hanno portato una rassegna delle denominazioni – in degustazione le vendemmie 2017 e 2018 – ad accompagnare l’illustrazione delle prospettive 2019 con lo stesso Cotarella, sommelier d’eccezione, per descrivere un territorio, quello del Veneto occidentale, tra i più ricchi d’Italia per variabilità e qualità produttiva autoctona. “E’ significativa – ha sottolineato Daniele Salvagno, vicepresidente della Camera di Commercio locale - la scelta della piazza di Verona, territorio con 14 Doc e 5 Docg e un’esportazione annua di quasi un miliardo di euro”. Come definire la stagione? “Non si può liquidare con un solo aggettivo, perché – ha spiegato Riccardo Cotarella – il clima oggi è talmente trasversale ed eterogeneo da condizionare i risultati. Peraltro, a volte il cambiamento climatico può rivelarsi utile: le maturazioni tardive un tempo erano bloccate dalle piogge autunnali, ora, vedi ad esempio il Montepulciano d’Abruzzo, si vendemmia al massimo entro la prima settimana di ottobre, non più fino a novembre. A fronte, la Barbera invece soffre”. Durante “Destinazione Vendemmia 2019” parecchi consorzi veneti hanno segnalato revisioni ai disciplinari: ad esempio, il Consorzio tutela vino Lessini Durello nel 2018 ha distinto in “Lessini Durello” metodo italiano e “Monti Lessini” metodo classico le due identità dello spumante berico/veronese: prodotto in

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autoclave con metodo Martinotti (o Charmat) il primo, ottenuto con rifermentazione in bottiglia il secondo. Nel 2019 è stato introdotto nel metodo classico il pas dosé. Il Consorzio tutela vino Custoza tra le modifiche ha ristabilito l’etichettatura (Doc Bianco di Custoza o Custoza) e ha ritoccato i parametri performanti delle uve: aggiunta la Bianca Fernanda alle tre obbligate esistenti, quali Garganega, Trebbiano Toscano e Trebbianello, per un minimo del 70%, con limite del 45% per ognuna di queste. Il Consorzio Arcole – giovane Doc tra Verona e Vicenza - nella sua revisione ha selezionato i vitigni: Merlot, Cabernet, Pinot grigio e l’autoctona Garganega. Il Consorzio della Valpolicella si è dato un limite produttivo: resa totale per ettaro max 110 quintali, anziché 120. Un panorama in continua evoluzione, per mantenere qualità e valore. “L’unicità dell’Italia – conferma Cotarella - è data da tre elementi peculiari: clima, terreno e persone. In un contesto di incremento culturale, oggi i consorzi sono veramente di tutela, con un ruolo importantissimo di immagine e di mercato: tengono il polso e aiutano i produttori, uniti per la causa”. Veneto modello, ma il resto d’Italia? “Tutti stanno più attenti, ma mai come in questa sede ho riscontrato correttezza: i consorzi non si comportano da rivali, sono solo diversi”. Decisamente positive le conclusioni del presidente nazionale Assoenologi dopo il focus veronese: “Una bellissima esperienza enologica: non c’è regione italiana con un patrimonio di bianchi come il Veneto, particolarmente indicatori di territorio, e mi ha colpito lo spirito di aggregazione dei consorzi: esemplare. Elogio Alberto, presidente di sezione, per il brio, la professionalità portate, a nome di Assoenologi; ci riteniamo un pulpito importante, soprattutto perché oggi fare comunicazione precisa ed esauriente è fondamentale e nel settore non c’è figura professionale di maggior riferimento come l’enologo”.


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Wine Experience A CURA DI VALENTINA MEROLLI

Classe 74, Valentina Merolli si avvicina fin da giovane al mondo del vino, facendo della sua grande passione una professione. Conseguito il diploma AIS, vince nel 2009 il concorso Master del Sangiovese e si aggiudica il primo premio come miglior sommelier toscana. Solo pochi anni

dopo si colloca al terzo ed al secondo posto nella classifica nazionale AIS. Importanti ristoranti stellati, italiani e non, l'hanno voluta tra le fila dello staff; eccentrica e poliedrica, si distingue per le grandi doti comunicative e per l'originale impostazione delle sue degustazioni.

CECCHI RIBALDONI VILLA ROSA, CHIANTI CLASSICO DOCG VITIGNO/VINES: SANGIOVESE REGIONE/REGION: TOSCANA, TUSCANY ZONA/AREA: CASTELLINA IN CHIANTI

Vino che si presenta di un rosso rubino scarico, di bella trasparenza e luminosità. 100% Sangiovese, si propone con netta struttura e buona consistenza, definendo nel calice, numerosi e lenti archetti. Sfera olfattiva che apre con importante nota alcolica e spezia dolce, seguita da un caldo frutto di bosco, liquirizia, erbe e sottobosco con vena balsamica. Sorso caldo, di struttura non completamente armonica, che mostra importante alcolicità seguita da decisa freschezza e tannino un pò acerbo molto acuto, che estremizza sulle durezze un corpo di medio estratto. Da provare in abbinamento a primi piatti con sughi di carne e cucina locale.

This wine shows a light, transparent and bright ruby red color. 100% Sangiovese, it has a sharp structure and a good consistence, with many slow small arches. Its bouquet opens with an important alcoholic taste and sweet spice inklings, followed by a warm red fruit aroma, licorice, herbs and undergrowth perfumes and a balsamic inkling. Its warm taste shows a not-completely harmonic structure, important alcohol content, followed by a clear freshness and an acute and a bit unripe tannin that emphasizes the hardness of the body. To be tasted with first courses based on meat sauces and local cuisine.

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2016

AGRICOLA PUNICA SANTADI BARRUA, ISOLA DEI NURAGHI VITIGNO/VINES: CARIGNANO 85% CABERNET SAUVIGNON 10% MERLOT 5% REGIONE/REGION: SARDEGNA, SARDINIA ZONA/AREA: SULCIS

Il vino si propone di intenso colore rubino, con ricca massa colorante che lievemente sfuma al granato, di struttura piena, fittissimi e lenti archetti. Una sfera olfattiva importante, ricca e di calda eleganza, con note di confettura di bosco, cassis, mora di gelso, spezia dolce con cenni di vaniglia e finale con nota balsamica piacevolmente mentolata. Complesso e variegato. Sorso di grande piacevolezza che apre con un frutto polposo ricco, si esprime con nota alcolica decisa seguita da ricchezza estrattiva e rotondità che viene ben bilanciata da gradevole freschezza e da un elegantissimo tannino. Concentrato ed espressivo di un territorio arso e rovente. Da provare con il piccione arrostito alla menta con barbabietola. Quello che ho sempre chiamato il Sassicaia sardo, vino strepitoso di mano certa.

This wine shows an intense ruby red color, with light garnet reflexes. It reveals a great structure with very thin and slow little arches. Its bouquet is rich, complex, elegant and warm, with wildberries marmalade, cassis and mulberry perfumes, sweet spice and light vanilla aromas, a balsamic ending with pleasant menthol inkling. Complex and variegated, its pleasant taste opens with a pulpy fruit inkling expressed through an alcoholic note and followed by a rich roundness well balanced by a pleasant freshness and a very elegant tannin. Dense and mirror of a burnt and scorching territory, it’s ideal roasted pigeon with mint and beet. The Sardinian Sassicaia: an extraordinary wine.

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2015

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PELLICOLE DI GUSTO

Ritorno in Borgogna, a ciascuno il proprio vino A CURA DI LORENZO BIANCIARDI

Come spesso accade, il titolo in lingua originaria di un film ne rivela la sua anima, più di quanto non facciano le successive “traduzioni”. E non fa eccezione Ritorno in Borgogna (2017) di Cédric Klapisch che, nella versione francese, lascia intuire un senso più nascosto con quel Ce qui nous lie, ovvero “quello che ci unisce”. Se si rimane in superficie, è la Borgogna del titolo italiano a essere protagonista, perché la trama è centrata sul vino e su quel terroir magnifico della Francia che fa sognare tutto

il mondo. Se invece si scende in profondità, a emergere sono le paure e le aspirazioni, i rimpianti e i sogni di una famiglia che si sta disgregando e che cerca quel sottile filo che la unisce. Ecco allora entrare in scena Jean, primogenito, che torna a casa a sorpresa dopo dieci anni vissuti in Australia. Ad attenderlo, con reazioni discordanti, la sorella Juliette e il fratello più piccolo Jérémie. Dissapori fraterni e stili di vita differenti sono il motore che rende la storia sempre in bilico tra sorrisi e malumori. I tre hanno caratteri complessi, come i vini di cui sono innamorati: a tenere le redini dell’azienda vinicola tramandata dal padre è Juliette, calma ma forte, che cerca delicatezza ed eleganza nelle sue uve. Molto più impulsivi e fragili sembrano i fratelli: Jean ha scelto l’Australia, cioè quel paese, come definisce lui stesso, in cui «tutto deve essere fresco, niente è fatto per durare». E questo sembra valere tanto per la vita, quanto per il vino. Jérémie, invece, schiacciato dalla personalità del suocero, fa fatica a far valere il principio che «non tutti abbiamo gli stessi gusti». Un mix esplosivo di sentimenti accompagna il lavoro dei personaggi fianco a fianco in vigna, raccontato tra presente e passato, grazie a bellissimi flashback. Due su tutti: la degustazione bendata “da bambini” messa a confronto con quella “da grandi”; e, a distanza di anni, la corsa dei tre fratelli per raggiungere per primi l’altalena. Non dimentichiamoci poi l’ultimo dei protagonisti: l’uva. La osserviamo nel corso delle quattro stagioni ed è lei il “faro” di 365 giorni di dura fatica. Viviamo la difficile scelta del giorno in cui vendemmiare, l’assaggio degli acini, il controllo dei grappoli uno a uno, la deraspatura, la pigiatura a piedi nudi nei tini. E non manca la festa di fine vendemmia, prima che l’inverno, che «non finisce mai», porti quel velo di malinconia che si respira quando la terra è a riposo, in attesa della bella stagione. «L’amore è come il vino, ha bisogno di tempo», si svela nel finale. E “quello che unisce” sembra essere la tradizione, il passato e la memoria del padre: tutti ingredienti che conducono lo sguardo in basso, verso la terra. Sono le vigne, con quel potere magico che solo la natura sa regalare, a tenere unita la famiglia. E poco importa allora che la chiusura non sia come tutti la vorrebbero: a ciascuno “spetta” il proprio gusto. E il proprio vino.

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UNA FINESTRA SU MERANO NEL MONDO DEL VINO, MERANO È CONOSCIUTA PER IL SUO WINE FESTIVAL, MA CI SONO TANTI ALTRI MOTIVI PER PASSARE UN PIACEVOLE SOGGIORNO IN QUESTA CITTADINA. E SE AVETE DUBBI SU DOVE DORMIRE, LA SPLENDIDA VILLA D’EPOCA DELL’HOTEL WESTEND FA AL CASO VOSTRO

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has prepared special holiday packages: for those who come to Merano in the winter the hotel proposes “White week and wellness in Merano”, while for those who prefer a relaxing stay there is “Pool Suite Magic Moments & Massage”, with entrance to the Thermal Baths included. Also, there are packages conceived for visitors and exhibitors who are going to attend the different fairs that take place in Merano and in the near Bolzano, such as Klimahouse, Prowinter and Wine Festival, of course.

Nel centro di Merano, contornato da splendidi giardini, con le Alpi a fare da sfondo, sorge l’Hotel Westend. Il signor Alexander, proprietario della struttura, accoglie i suoi visitatori in camere spaziose ed eleganti: ogni stanza è diversa dalle altre, arredata con cura e in linea con l’atmosfera dell’hotel. La facciata dell’Hotel Westend è stata ristrutturata due anni fa, per recuperare lo splendore antico di questa bellissima villa d’epoca. La struttura ben si intona con il paesaggio elegante e ricco di storia della città: Merano, infatti, è da più di un secolo meta di visitatori alla ricerca di relax e benessere, come l’imperatrice Elisabetta d’Austria e tanti nobili e intellettuali europei che nei secoli scorsi hanno animato le vie di questa cittadina. Oggi, i turisti l’apprezzano per la sua atmosfera – qui si trovano alcuni dei palazzi Art Nouveau più belli di tutto l’arco alpino – per la sua natura incontaminata e per il buon cibo. A proposito di cibo, non si può certo dire di aver veramente visitato un posto se non si è assaggiata la sua cucina. Specialità culinarie altoatesine sono preparate ogni giorno nella cucina dell’hotel e servite in una splendida sala da pranzo stile liberty; attenzione per gli ingredienti, provenienti da agricolture locali e preparati seguendo le ricette della tradizione. Per venire incontro alle esigenze di ciascun visitatore, l’Hotel Westend ha preparato dei pacchetti speciali: per chi si reca a Merano in occasione delle vacanze sulla neve, l’offerta giusta è “Settimana bianca e benessere a Merano”, mentre per chi vuole un soggiorno all’insegna del relax, c’è il pacchetto “Pool Suite Magic Moments & Massage”, con ingresso alle terme di

Merano incluso. Proposte dedicate anche ai visitatori e agli espositori delle diverse fiere a Merano e nella vicina Bolzano, come Klimahouse, Prowinter e, ovviamente, Wine Festival.

Hotel Westend - Merano Via Speckbacherstr. 9 - 39012 Merano Tel. +39 0473 447654 info@westend.it W WESTEND.IT

EN - Una finestra su Merano. Among wine-lovers Merano is renowned for its Wine Festival, but there are many other reasons to visit this beautiful small city. And if you are looking for the ideal accommodation, the wonderful historic Villa of the Hotel Westend suits you best. In the center of Merano, surrounded by wonderful gardens with the Alps as a backdrop, rises Hotel Westend. Mr. Alexander, the owner of the hotel, welcomes his guests to wide and elegant rooms: every room is different from the others and all are furnished with care according to the hotel atmosphere The facade of Hotel Westend has been restored two years ago, to recover the ancient splendor of this beautiful historic Villa. The building merges perfectly with the elegant and rich-of-history setting of Merano. In fact, the city has been welcoming for more that a century visitors in search of relax and wellness. Empress Elisabeth of Austria and many European noble families and intellectuals have animated the streets of Merano across time. Nowadays, tourists appreciate its atmosphere, its Art Nouveau buildings (the most beautiful of the Alps area), its untouched nature and its excellent cuisine. Talking about food, you can’t say you know a place if you haven’t tasted its cuisine. The hotel offers every day culinary specialties of Alto Adige in a wonderful Art Nouveau dining room: selected ingredients from local farms according to the traditional recipes. To respond to every customer’s demand, Hotel Westend

AUTUNNO – INVERNO A MERANO Merano è una città meravigliosa da visitare in ogni periodo dell’anno, ma in autunno e in inverno si tinge di sfumature affascinanti. Lasciatevi conquistare dai suoi parchi, come i Giardini di Castel Trauttmansdorff, con 80 specie di piante tra cui amava passeggiare la principessa Sissi, o passate una giornata all’insegna dell’arte tra il Museo delle Donne e “Merano Arte”. In inverno, tra le attrazioni più magiche, ci sono sicuramente i mercatini di Natale di Merano: posizionati lungo il fiume, i mercatini vi faranno fare un tuffo tra i sapori e i colori del luogo, il tutto circondato dalla splendida atmosfera natalizia. Per chi ama lo sci, c’è l’area sciistica Merano 2000, con 40 km di tracciati.

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food&beveragenda

13/10 MODENA

CHAMPAGNE EXPERIENCE 13 -14 ottobre 2019 Dopo il grande successo delle due precedenti edizioni, Club Excellence – associazione che riunisce quindici tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini d’eccellenza – presenta la terza edizione di Modena Champagne Experience, la più grande manifestazione italiana dedicata esclusivamente allo champagne.

WCHAMPAGNEEXPERIENCE.IT

14/10 BOLZANO

AUTOCHTONA 14 – 15 ottobre 2019 Una vetrina in grado di esaltare le tipicità dei vini provenienti da vitigni unici o rari della ricca tradizione italiana. I vignaioli coltivano e lavorano direttamente le loro uve e seguono di persona l’intero pro-

vede oltre 20.000 ristoratori, albergatori e specialisti del turismo provenienti dal Trentino Alto Adige e dalle zone limitrofe dell’ area tedesca e del Nord Italia.

WFIERABOLZANO.IT/AUTOCHTONA

8/11 MERANO

MERANO WINEFESTIVAL 8 – 12 novembre 2019

26/10 ROMA

LIFE OF WINE 26 ottobre 2019 Sabato 26 ottobre si rinnoverà a Roma l’appuntamento annuale con Life of Wine – Viaggio nelle età del vino, evento degustazione unico nel mondo del vino interamente dedicato alle vecchie annate ed ai vini dal lungo percorso. Giunto alla sua VIII edizione, anche quest’anno Life of Wine porterà nella Capitale preziose e rare vecchie annate di vini italiani per i quali lo scorrere del tempo è un inestimabile valore aggiunto. Grazie ad una selezione attenta di cantine fiore all’occhiello dell’enologia del Bel Paese si potranno così assaggiare, all’Hotel Radisson Blu Es (via Filippo Turati 171), dalle ore 14.30 fino alle ore 21, i vini di oltre 50 grandi aziende che proporranno in degustazione, ai banchi di assaggio, altrettante microverticali delle loro etichette più rappresentative, per un impedibile viaggio nel tempo fra più di 150 vini ed oltre 100 vecchie annate. W LIFEOFWINE.IT

cesso produttivo, dalla vite al bicchiere. Questo è un presupposto essenziale per produrre vini bianchi e rossi di altissima qualità, che mantengono la loro artigianalità. Nel cuore dell’Alto Adige, dove la cultura enologica è tra le più antiche d’Europa, Autochtona accende i riflettori sulle denominazioni più note così come su quelle meno conosciute del grande patrimonio vitivinicolo italiano. I numeri delle passate edizioni parlano di oltre 1300 visitatori specializzati e di oltre 350 etichette presentate, a coprire quasi tutto il Paese, oltre alla presenza di media e buyer internazionali. Il contesto è quello di Hotel, fiera internazionale per hotellerie e ristorazione: una partnership ideale, che

Il Merano WineFestival è l’evento che dal 1992 ha puntato in esclusiva sulla qualità selezionata in un ambiente elegante ed elitario. Non è solo un evento; è un vero e proprio “think tank”, un forum di scambio di opinioni tra produttori, opinion leader, professionisti del settore e consumatori. A celebrare questa edizione saranno cinque giornate piene di emozioni, contenuti, idee da scoprire e tanti amici: oltre 950 case vitivinicole, tra le migliori in Italia e nel mondo, e più di 120 artigiani del gusto. L’espressione del meglio che il nostro paese ha da offrire, selezionata The Wine Hunter Award e dal patron Helmuth Kocher. Per tradizione il Festival viene preceduto da una serie di eventi che anticipano parte di quello che la manifestazione svelerà. Primo fra tutti la pubblicazione il 16 agosto della Guida The WineHunter Award e la pubblicazione dell’elenco dei 100 migliori vini italiani in tutte le categorie, dei 5 migliori vini di una regione in tutte le regioni, delle aziende vinicole italiane che con costanza partecipano da anni a Merano WineFestival e agli eventi WineHunter, confermando così l’alta qualità dei loro vini. La 28^ edizione di Merano WineFestival si apre con Naturae et Purae – bio&dynamica nella

prima giornata, dedicata ai vini biologici, biodinamici, naturali e ai vini bianchi macerati, i cosiddetti “orange wines”, e ai vini ottenuti da varietà di vite resistente alle crittogame (PIWI). Dal giorno successivo le eleganti sale del Kurhaus accolgono The Official Selection – Wine, cuore dell’evento. Da non dimenticare la GourmetArena, un percorso di degustazione, tra eccellenze culinarie, birrifici artigianali, distillerie e consorzi di tutela, attraverso i sapori dell’Italia e del mondo, per celebrarne l’alta qualità. Non manca poi The Circle, lo spazio dedicato al racconto, all’intrattenimento e alla condivisione e la novità del Fuorisalone, che vedrà coinvolta l’intera città riproponendo in modi diversi la piacevole atmosfera di Merano WineFestival. Conclude l’evento Catwalk Champagne, elegante sfilata di alcune tra le etichette delle più famose case champagnistiche abbinate a selezionatissime eccellenze culinarie. Biglietti in vendita sul sito dell’evento.

W MERANOWINEFESTIVAL.COM

21/11 BOLZANO

BIOLIFE 21 – 24 novembre 2019 Nel contesto di Biolife 2019 ci sarà – per il secondo anno - un importante focus sui vini biologici del Trentino Alto Adige: un salone nel salone, sempre con una specificità legata al mondo del biologico, per un appuntamento che si preannuncia quest’anno di particolare richiamo per gli operatori del settore, dell’horeca e della Gdo. Biolife si svolgerà presso il quartiere fieristico di Bolzano dal 21 al 24 novembre, dove troverà posto la parte espositiva, con i suoi 200 espositori e oltre 40.000 visitatori, arricchita da un programma eventi dedicato al pubblico professionale. Giovedì 21 novembre – in particolare - appuntamento con il “Bio Wine Festival”, evento esclusivo dedicato ai vini biologici prodotti in Alto Adige e che quest’anno vedrà la presenza anche di quelli del vicino Trentino. Dalle ore 12.30 alle 19.30 alcuni viticoltori presenteranno la loro azienda e i propri vini

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biologici al pubblico specializzato della ristorazione. Quest’anno la possibilità di approfondire la conoscenza del mondo biologico di questo angolo d’Italia si fa doppia: ai vini provenienti dai più noti vitigni dell’Alto Adige – come ad esempio Schiava, Lagrein, Pinot Nero, Pinot Bianco e Gewürztraminer – si affiancheranno anche interpretazioni che valorizzano storiche varietà che hanno trovato il loro habitat ideale nel vicino Trentino, con protagoniste uve come Nosiola, Marzemino, Teroldego Rotaliano e Müller Thurgau, oltre al Vino Santo del Trentino e il TrentoDoc. Un ulteriore momento di approfondimento per gli operatori del settore sarà “Organic 2030”, il congresso dedicato ai trend dell’agricoltura biologica in programma venerdì 22 novembre. W.FIERABOLZANO.IT/BIOLIFE

10/2019

23 – 25 NOVEMBRE

MERCATO DEI VINI FIVI Piacenza www.mercatodeivini.it

6 – 7 OTTOBRE

25 – 26 NOVEMBRE

BOTTIGLIE APERTE

WINE2WINE

Milano www.bottiglieaperte.it

Verona www.wine2wine.net

6 – 13 OTTOBRE

MILANO WINE WEEK Milano www.milanowineweek.com

13 – 14 OTTOBRE

CHAMPAGNE EXPERIENCE Modena www.champagneexperience.it

14 – 15 OTTOBRE

AUTOCHTONA

25/11 VERONA

Bolzano www.fierabolzano.it/autochtona

24 – 28 OTTOBRE

12/2019

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Wine2wine è un punto di confronto e aggiornamento per la wine industry. Un forum internazionale che si rivolge a produttori e professionisti e che va ad affrontare i trend più recenti del mondo del vino. Due giorni in cui gli incontri e gli speech hanno prima di tutto un piglio pratico, con un format di seminari di 45 minuti ciascuno e la partecipazione di relatori di spicco, provenienti da tutto il mondo. L’evento si tiene a Verona ogni anno dal 2014 ed è un punto di riferimento sia per i produttori che per una grande varietà di professionisti del vino desiderosi di sviluppare e far crescere la propria attività in tutto il mondo: offre un’opportunità unica per l’intera comunità vinicola, di fare rete e coniugare la passione per il mondo del vino con expertise e competenze diverse, tutto con l’obiettivo di dare forma a un’industria del vino fiorente e sostenibile. W WINE2WINE.NET

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TENDENZE SPARKLING a cura di Chiara Martinelli FORMAZIONE

UNA TEMPESTA DI BOLLICINE ATTORNO AL NOME PROSECCO Le denominazioni Doc e Docg a confronto sulla specifica in etichetta, o meno, del termine Prosecco

Una tempesta di bollicine? Nelle ultime settimane il mondo del Prosecco Doc e Docg si è decisamente agitato, in seguito alla decisione presa da un’azienda produttrice di eliminare il termine Prosecco, sostituendolo con la dicitura in etichetta di “Valdobbiadene Docg”. Dopo 10 anni dal disciplinare (decreto del 2009, ndr), nonostante i numeri parlino di una crescita esponenziale sia per la Doc che per la Docg, è ancora la differenziazione del prodotto e del territorio ad essere messa in discussione, come se la parola Prosecco racchiudesse produzioni vitivinicole di minor pregio. “Va sottolineato che a oggi il disciplinare prevede la possibilità di riportare in etichetta anche solo il nome della località senza la parola Prosecco. Il Consorzio di Tutela del Prosecco Docg ha commissionato al Cirve un’indagine sull’etichettatura delle bottiglie di Conegliano Valdobbiadene: il risultato dell’indagine mostra che il 92% riporta in etichetta il termine Prosecco Superiore, oltre al luogo di origine” afferma il Presidente Innocente Nardi. A Stefano Zanette, Presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc abbiamo chiesto di darci una personale interpretazione di quanto sta accadendo sulle colline del “Glera”. “Ritengo che la qualità di una produzione vitivinicola non dipenda, aprioristicamente, dalla denominazione che la identifica. Sono molti infatti gli elementi che incidono sulla qualità di un vino. E’ noto ai più che il disciplinare di produzione di una denominazione definisce i profili standard di quella denominazione e, una volta garantiti quei livelli qualitativi, ciascuna azienda ha lo spazio per identificare il proprio posizionamento e la propria visione, anche in termini di qualità. Per questo motivo, ciascuna etichetta, oltre alla denominazione, reca l’indicazione dell’azienda produttrice.  Non sfuggirà a nessuno che non tutti i Bordeaux sono uguali, così è per gli Champagne come anche per i Prosecco, siano essi Doc o Conegliano Valdobbiadene Docg”. Crede che vi saranno dei benefici da questa eventuale ed ipotetica scissione, promossa e portata avanti anche dalla stessa Confraternita?  “Non penso si tratti di una scissione ma di una libera scelta aziendale circa la modalità con cui presentarsi al consumatore, facoltà peraltro ammessa fin dal 2007, due anni prima del Stefano Zanette, Presidente riconoscimento della Doc.  Se del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc

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a questa scelta sarà legato anche un miglioramento della qualità delle produzioni e una conseguente valorizzazione delle stesse, anche dal punto di vista economico, ne beneficeremo tutti.  L’importante è che dietro a questa operazione non si nasconda l‘idea di identificare profili qualitativi esclusivamente sulla base della denominazione riportata in etichetta. Dobbiamo fare in modo di informare adeguatamente il consumatore circa le peculiarità che identificano e rendono diverse le nostre denominazioni, peculiarità che però non possono rimanere legate alla sola indicazione riportata in etichetta ma devono tradursi in un vino che, anche dal punto di vista sensoriale, il consumatore perceInnocente Nardi, Presidente pisca come ‘diverso’”. Questo del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg eccesso di “particolarismo territoriale” potrebbe invece generare confusione nel consumatore finale e ancor di più all’estero? “Sinceramente non so se questa scelta possa, o meno, generare confusione. So di certo che oggi la confusione più grande nasca dal fatto che non siamo stati ancora in grado di spiegare adeguatamente al consumatore, sia in Italia che all’estero, che non basta che un vino abbia le “bollicine” per poterlo chiamare Prosecco. In questo senso, se oggi troviamo alcuni listini che indicano come “prosecco” una bottiglia di un produttore come “Ferrari”, o una denominazione come “Franciacorta” o di una varietà come la “falanghina”, temo che, a di là delle opportunità, reali o supposte, non sarà facile per i produttori di Valdobbiadene affrancarsi dal termine Prosecco”. Il Consorzio come intende affrontare l’ulteriore evoluzione in etichetta? “In alcun modo, sempre che tale attività si accompagni a una comunicazione corretta e rispettosa di entrambe le denominazioni”. Anche Innocente Nardi, rimane aperto al confronto e sull’eventuale modifica al disciplinare afferma: “vale la pena ricordare che nel 2009, quando si mise ordine al mondo Prosecco con la distinzione di DOC e DOCG, tutti i produttori procedevano insieme, mossi dall’idea condivisa di tutelare il nome Prosecco, di garantire una trasparenza del mercato e qualità del prodotto a favore anche del nostro territorio. In particolare, si voleva disinnescare la minaccia di produttori italiani e stranieri che avrebbero coltivato il vitigno altrove e prodotto il Prosecco in tutto il territorio nazionale e anche all’estero. Questi obiettivi sono stati raggiunti ampiamente e il successo derivato da queste scelte è stato un successo di tutti e di cui tutta la denominazione sta godendo” .


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DISTILLATI & CO. a cura di Martina Ciliani, Cecilia Filoni

RISULATATI

IL SETTORE DA I NUMERI Duecentoquattordici milioni di euro totali. A tanto ammonta il fatturato delle prime 10 distillerie italiane. L’analisi, effettuata da Pambianco, vede ai vertici della classifica Distillerie Bonollo Umberto di Padova che, con un fatturato di 49 milioni di euro, risulta in crescita del 17% rispetto all’anno precedente. Un risultato di cui andare fieri, frutto di un duro lavoro e di scelte mirate per garantire qualità, puntando sull’innovazione, ma senza mai dimenticare la tradizione. (c.f.)

AMBIENTE

PRODURRE GRAPPA E FARE BENE ALL’AMBIENTE? ORA SI PUO’ Un impianto di depurazione che non solo permette di lavorare una grande quantità di vinacce, ma restituisce, al contempo, acque depurate all’acquedotto consortile di Poggibonsi: è il progetto voluto da Distillerie Deta, azienda di Barberino di Val d’Elsa che produce grappa e distillati dal 1926. La capacità depurativa dell’impianto potrà coprire le esigenze di un numero pari a 8mila abitanti: una svolta green che fa bene all’azienda ma anche – e di questi tempi è sempre più importante – al nostro pianeta. (c.f.)

IDEE

VERSO UN SETTORE GRAPPA PER IL DISTILLATO 100% ITALIANO Le occasioni fanno le rivoluzioni, è stato così per Douja d’Or il concorso di Asti durante il quale si è parlato di un “sistema grappa” per unificare produttori ed assaggiatori nella promozione e valorizzazione del distillato ottenuto dalle vinacce prodotte in Italia. L’idea è partita da Anag, Associazione Assaggiatori Grappa e Acquaviti, nel celebre evento annuale a cui hanno preso parte AssoDistil, Consorzio tutela Grappa del Piemonte, Grappa di Barolo e produttori da tutta Italia per l’assegnazione delle 70 medaglie Best Gold, Gold e Silver, consegnate a Grappe, Acquaviti e Brandy dal 36° Premio Alambicco d’Oro. Far capire cosa è un distillato, come si degusta, quali sono i profumi del nostro patrimonio sono gli obiettivi su cui punta l’associazione che, secondo la Presidentessa Paola Soldi, possono essere raggiunti facendo squadra, organizzando iniziative che pongano al centro la grappa come prodotto e marchio di qualità. Tra i buoni propositi anche il target giovanile da raggiungere attraverso collaborazioni con i barman e attraverso la creazione di cocktail a base di grappa. Con 350 imprese e oltre tremila occupati il settore dei distillati in Italia è quello con il maggior ricambio generazionale, una realtà che conferma il legame con il territorio, la propensione all’innovazione e la fiducia nelle nuove generazioni ma che può ampliarsi “guardando oltre i confini nazionali come già stanno facendo molte distillerie italiane” afferma Sandro Cobror, direttore di AssoDistil. (m.c.) Promotore dell’idea l’Anag in occasione del concorso Douja d’Or ad Asti

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NEWS BIO&GREEN

LA GESTIONE NATURALE DELLA QUALITÀ Una vendemmia figlia di un andamento climatico complicato ma che ha, tuttavia, regalato buoni frutti. Ecco come l’hanno vissuta alcuni vignaioli, da nord a sud dell’Italia A CURA DI MARINA CIANCAGLINI

È tempo di tirare le somme sulla vendemmia 2019 e un comune denominatore sembra attraversare l’Italia: l’inverno mite, la primavera difficile, fredda e piovosa, qualche grandinata e l’estate calda, alternata a delle piogge estive. Questo andamento così alterno ha comportato sia problemi di carattere fisiologico che fitosanitario. Se i primi hanno delle ricadute quali-quantitative, incidendo sulla capacità della pianta di raggiungere il corretto livello di maturazione dell’uva, gli aspetti riguardanti la salute della vigna sono definiti dall’approccio alla viticoltura stessa della singola azienda. E il caso del mondo del vino naturale che non agisce con prodotti di sintesi in vigna, gestendo le difficoltà agronomiche intervenendo con minime dosi di rame e zolfo e con prodotti naturali a zero impatto. Da nord a sud, alcuni vignaioli raccontano la propria esperienza. Flavio Faliva, gestisce un’azienda in Franciacorta e deve confrontarsi con la delicatezza delle basi spumanti: “per ora sono molto soddisfatto dei mosti, che si rivelano di qualità alta. Quest’anno, per fortuna, ho avuto l’oidio sotto controllo per via del clima ventilato che abbiamo qui in altezza, a Campiani di Cellatica. La peronospora, invece, ha colpito ma sono riuscito a stare comunque a livelli molto bassi con il rame, seppur perdendo circa un 10% dell’uva”. Per quanto riguarda gli induttori di resistenza, iniziati a sperimentare come trattamenti alternativi al rame e zolfo “ho dei dubbi, non si conosco ancora bene le formule ma, da quello che ho potuto osservare, temo che tengano la pianta in uno stato di continuo allarme, facendole abbassare le difese immunitarie”.

Nel centro Italia, anche Carlo Tabarrini, vigneron umbro, sembra contento della qualità dell’uva e dei mosti e anche lui si esprime sull’andamento stagionale: “sicuramente questa primavera così “autunnale” ha portato molte differenze di maturazione tra un grappolo e l’altro anche nella stessa pianta, comunque con la peronospora quest’anno è andata bene: me la sono cavata con pochi trattamenti di rame e zolfo, molto al di sotto dei parametri del biologico stesso. Le alternative al rame e zolfo, come alcuni concimi fogliari naturali, i biostimolanti e gli induttori di resistenza ci sarebbero ma hanno costi alti”. Il problema dei costi alti di questi prodotti è confermato anche da Antonino Barraco, produttore di Marsala: “…in ogni caso quest’anno per me il problema non sono state le malattie, – i trattamenti di rame e zolfo sono stati addirittura inferiori agli scorsi anni e già li usavo in piccole quantità – ma il freddo vento primaverile che ha compromesso la vite in fase di fioritura facendoci perdere circa il 30% di uva. Fortunatamente questa “selezione” in vigna ha fatto sì che i grappoli fossero di meno ma molto belli”.

L’andamento metereologico alterno ha comportato sia problemi di carattere fisiologico che fitosanitario

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EXTRAVERGINE NEWS a cura di Emanuele Gorelli FORMAZIONE

OLIONOSTRUM: LA VALDAMBRA PUNTA SULL’INNOVAZIONE DEL SETTORE OLIVICOLO Promuovere le biodiversità e l’innovazione dell’olio extravergine di oliva della Valdambra è questo l’obiettivo alla base del progetto Olionostrum che vede come capofila del gruppo operativo il Comune di Bucine insieme alle aziende Bianconi Sara e Villa a Sesta , l’Università di Firenze e Anci Toscana. Grazie alla concessione dei finanziamenti derivanti dal Fondo PSR 2014 – 2020 e la stretta collaborazione tra soggetti, pubblici e privati, verranno implementate una serie di azioni mirate ad aumentare il livello qualitativo dell’olio extra vergine di oliva che viene prodotto in questo bellissimo angolo di Toscana . Con il mese di ottobre si aprirà la fase operativa del progetto che prevede la messa in funzione del frantoio prototipale progettato dal dipartimento DAGRI dell’Università di Firenze e la partecipazione delle aziende olivicole del Comune di Bucine. Un frantoio innovativo con un sistema di lavorazione unico in Italia che consentirà di massimizzare la qualità dell’olio, orientare il suo stile e dare vita ad un prodotto unico per le proprie particolarità. Questa fase di sperimentazione avrà una durata di due anni, durante il quale verrà perfezionato il complesso sistema di frangitura ed estrazione, per mettere a disposizione delle aziende olivicole della Valdambra un frantoio innovativo che non contribuirà soltanto al miglioramento quali-quantitativo del prodotto ma anche alla valorizzazione del territorio quale risorsa di sviluppo locale. Olionostrum rappresenta un’opportunità di sviluppo per la Valdambra e per le aziende del settore olivicolo- spiega il sindaco di Bucine Nicola Benini - dando loro la possibilità di produrre un olio extra vergine competitivo di eccellente qualità, unico e strettamente legato al territorio. Nel futuro, grazie ad Olionostrum - continua il Sindaco - Bucine e la Valdambra dovranno avere la forza e la tenacia di realizzare un proprio modello a sostegno di un’olivicoltura di qualità da lasciare in eredità alle nuove generazioni.” La messa a punto di un nuovo frantoio prototipale darà il via alla fase sperimentale del progetto Olionostrum

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2019

NEL 2019 CRESCE LA PRODUZIONE DI OLIO EXTRA VERGINE IN ITALIA Dopo un 2018 difficile per la produzione di olio extravergine di oliva in Italia, il 2019 si preannuncia un anno di riscatto. Secondo un’indagine eseguita dagli osservatori di mercato CIA – Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e AIFO (associazione italiana Frantoiani oleari) la produzione aumenterà quest’anno dell’89%. Nello specifico, la produzione italiana è stimata a circa 330 mila tonnellate di olio, quasi il doppio rispetto ai minimi delle 175 mila tonnellate del 2018, ma ancora lontana dalle 428 mila tonnellate del 2017, una delle migliori annate del decennio, inferiore solo al 2015. A sostenere la ripresa dell’olivicoltura italiana sono le regioni del sud con un’ottima annata per la Puglia (+175%), che rappresenta il 60% della produzione di olio extra vergine d’oliva italiano. Bene anche le altre regioni del sud con un exploit di Calabria, Basilicata e Sardegna . Per le regioni del Centro Italia, dati contrastanti con una produzione di olio extra vergine in aumento per le regioni adriatiche, Abruzzo (+52%) e Marche (+63%), ed in calo per quelle del versante tirrenico con Lazio e Toscana che perdono rispettivamente il 19% e il 20% della produzione. Un dato negativo arriva invece dalle regioni del nord che registrano una netta flessione nella produzione con la Liguria in calo del 43% e un picco per la Lombardia e il Veneto (-65%). Il sud Italia sostiene la produzione di olio extravergine italiano con la Puglia che, nonostante il problema Xylella, si conferma la regione chiave

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VERSO UNA “BIRRA DOCG” Nasce il Consorzio Birra Italiana: sarà l’inizio di una rivoluzione brassicola? A CURA DI STEFANIA ABBATTISTA

Una birra artigianale con filiera italiana. Questo rimane, per appassionati e per addetti ai lavori, il sogno. Perché di made in Italy si parla e talvolta si straparla, spesso in modo improprio, abusando un tricolore sventolato senza sufficienti ragioni. Oggi più che mai diventa lecito pensare ad una birra “agricola” italiana, fatta con materie prime che non arrivano più da fornitori esteri ma che vengono coltivate, raccolte e lavorate in Italia. Un paragone azzardato forse, ma ci piace pensare ad una birra “Docg”, accostandola un po’ arditamente al nostro amato vino. Il “sogno” è condiviso, oggi è più di un’idea, è già un fatto. Perché a giugno di quest’anno si è costituito il Consorzio Birra Italiana. L’ente ha il fondamentale supporto di Coldiretti e ha al momento dieci soci: otto birrifici e due malterie. Tra i criteri di adesione: le produzioni dei soci devono contenere almeno il 51% di materia prima italiana (si pensi in special modo a orzo e luppolo), i birrifici associati devono essere indipendenti, non devono effettuare pastorizzazione o microfiltrazione e devono avere una produzione massima di 200mila ettoilitri. In qualità di Presidente del Consorzio c’è Teo Musso del Birrificio Baladin. A lui abbiamo chiesto che prospettive ha questo “sogno”. Il progetto voluto dal Consorzio Birra Italiana è una vera rivoluzione nel comparto, avvicinando concettualmente un po’ di più la birra artigianale al vino. È però una rivoluzione davvero possibile e sostenibile, con le risorse agricole e produttive che abbiamo

Teo Musso

oggi in Italia? “Se non pensassimo possibile la creazione di una filiera agricola italiana, non avremmo dato vita al Consorzio. L’apporto di Coldiretti per promuovere la sensibilizzazione sul tema è fondamentale. Lo è altrettanto l’impegno di aziende private come la malteria Agroalimentare Sud, che sta investendo in un impianto dedicato alla produzione di malto d’orzo speciale di medie dimensioni, in grado di assicurare un prodotto italiano e di qualità agli associati del Consorzio. Il primo passo sarà lavorare sulla valorizzazione dell’orzo da birra, che nel nostro Paese già si produce con risultati di altissima qualità; non verranno però tralasciati interventi a sostegno di altre coltivazioni, come nel caso del luppolo”. Lei è fondatore e presidente del Consorzio. Come coniuga le regole prefissate dal regolamento con la sua attività di produttore di birra e titolare di Baladin, uno dei marchi più apprezzati in Italia e nel mondo? “I limiti indicati nello statuto del Consorzio sono ripresi dalla legge italiana che identifica la denominazione “birra artigianale”. Baladin rispetta a pieno questi parametri. Inoltre, da sempre ho cercato di utilizzare - laddove possibile - materia prima italiana, fino a trasformare il birrificio in azienda agricola realizzando, di fatto, una filiera completa. Producia-

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mo cereali e luppoli in Piemonte, a Piozzo, e l’orzo in Basilicata, Puglia e Marche. Il mio sogno è di aiutare, attraverso il Consorzio, altri birrifici che non necessariamente devono essere aziende agricole, a reperire i grandi prodotti della terra italiani per produrre una birra veramente italiana”. Quando arriveremo ad avere un’abbondanza di birre “davvero” Made in Italy, a suo avviso? “È difficile dirlo. Ci auguriamo che nel giro di un anno i consorziati aumentino in misura tale da iniziare a sostenere il progetto con più esempi concreti. Questo creerà un effetto volano con conseguente accelerazione dei tempi. Dalla nostra, abbiamo una grande materia prima; basti pensare che già oggi tanti birrifici esteri utilizzano spezie italiane per aromatizzare le loro birre. Il nostro è un Paese a vocazione agricola e dispone di un’enorme biodiversità, basti pensare, ad esempio, agli agrumi”. Altri progetti in cantiere per il neonato Consorzio? “Tanti e stiamo valutando le priorità. In primis, l’ufficializzazione del marchio e la sua promozione ma parallelamente la creazione di un pool di fornitori che possano sostenere le richieste degli associati. Cercheremo anche sostegni finanziari che serviranno, ad esempio, alla produzione di un luppolo di origine italiana”.


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VIGNETINOX EVOLUZIONE NELLA TRADIZIONE IN ARMONIA CON LA NATURA 76


IL MOLLIFICIO BORTOLUSSI SRL, CON IL SUO MARCHIO VIGNETINOX, SOSTIENE FERMAMENTE IL MADE IN ITALY PUNTANDO SULLA QUALITÀ, LA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE E L’INNOVAZIONE

Nato a fine anni ‘60, il Mollificio Bortolussi è oggi punto di riferimento nella progettazione e produzione di componenti metallici elastici in filo e nastro e nella trafilatura di filo metallico. Un’azienda ben strutturata che si rivolge ad un mercato internazionale diversificato che da sempre mette a disposizione competenza, professionalità ed esperienza per sviluppare progetti sulla base delle esigenze del cliente, valutando la fattibilità delle richieste e collaborando nell’individuazione di alternative sempre più efficaci, funzionali e convenienti. Da alcuni anni il Mollificio Bortolussi Srl ha adottato una seria politica di sostenibilità volta al rispetto dell’ambiente e alla crescita economica. “Abbiamo fatto numerosi investimenti per un maggiore risparmio energetico – spiegano dall’azienda: dal 2010 l’energia necessaria per l’azienda viene prodotta da un impianto fotovoltaico, l’acqua per il raffreddamento delle macchine di produzione, in ricircolo, viene utilizzata per il riscaldamento dello stabilimento. Inoltre abbiamo un impianto di illuminazione a Led Dimmerabile, le polveri vengono aspirate, filtrate e raccolte. Abbiamo aumentato l’efficienza produttiva utilizzando robot e linee di produzione in continuo. Tutte le attività di progettazione e i vari processi produttivi sono orientati all’innovazione, alla diversificazione dei prodotti e dei settori di mercato. Un’accortezza che ci permette di aumentare al

massimo l’efficienza con conseguente diminuzione dei costi, degli sprechi e degli scarti. Inoltre tutti i nostri prodotti, compreso il confezionamento finale, sono progettati, disegnati e costruiti nel e per il rispetto dell’ambiente, della natura e dell’uomo quindi realizzati con materiali riutilizzabili o riciclabili al 100%”. Simbolo della visione “green” del Mollificio Bortolussi è il marchio Vignetinox . Creato nel 1979 è oggi garanzia di qualità, innovazione, sostenibilità dell’economia circolare, compatibilità ambientale ed economicità. “Il marchio Vignetinox nasce per far fronte all’esigenza di avere impianti di sostegno della vigna capaci di resistere alle sollecitazioni determinate dalle lavorazioni meccaniche – aggiungono. Perseguendo la filosofia aziendale abbiamo iniziato a produrre il Filo INOX 302/304. Completamente riciclabile e non inquinante, è inossidabile, di facile installazione, riutilizzabile e non essendo rivestito, anche in condizioni di sfregamento con i pali e/o con macchine in lavorazione nel vigneto, non rilascia alcun deposito sul grappolo o sul terreno”. Recentemente il Mollificio Bortolussi, in collaborazione con Nuova Defim del Gruppo Feralpi, ha progettato e realizzato appositamente per l’utilizzo nei vigneti il filo C- TYPE. “È un filo in acciaio micro-legato, tipo COR-TEN, resistente alla corrosione (CORrosion) specialmente in situazioni cicliche secco/umido/secco e ha una ottima resistenza alla trazione (TENsile) – spiegano meglio. La peculiarità del filo C-TYPE è che dopo un certo periodo di esposizione agli agenti atmosferici, nella superficie del filo si forma una patina di ossidi compatta, sottile ed aderente, che protegge il filo stesso

PA L I , F I L I E AC C E S S O R I D I A LT A Q U A L I T À V I G N E T I N O X - v i a Tr i e s t e , 9 3 - F I U M E V E N E T O ( P N )

dalla corrosione. Inoltre, essendo di colore arancio/ bruno, si integra perfettamente nei colori della vigna, risolvendo così uno dei quesiti rimasti a livello paesaggistico, la luminescenza del filo inox. Il filo C-TYPE, come il filo in acciaio inossidabile di Vignetinox, è un filo non ricoperto, riciclabile al 100%, che non lascia residui sulla vegetazione, sul frutto e nel terreno”. Mollificio Bortolussi S.r.l. Via Maestri del Lavoro, 27, 33080 Fiume Veneto PN tel. 0434 959020 info@mollificiobortolussi.com W MOLLIFICIOBORTOLUSSI.COM www.vignetinox.com - info@vignetinox.com

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VIGNA & CANTINA

VINIFICAZIONE: È DAVVERO RITORNO AL CEMENTO? Tra moda e vantaggi reali, il cemento sta facendo di nuovo parlare di sè in cantina A CURA DI ELISA BERTI E CECILIA FILONI

Tra ieri e oggi Intorno agli anni ‘50-’70 rappresentavano quasi il 100% delle vasche di vinificazione, poi soppiantate dall’utilizzo sempre più costante di legno e acciaio: si tratta delle vasche in cemento che, con il tempo, si sono ritagliate una nicchia di produzione che oggi sta allargando sensibilmente il suo mercato. Tre le principali tipologie di vasca in cemento che, con il tempo, si sono fatte spazio nelle cantine. Sostanzialmente le vasche in cemento si distinguono in due categorie: le realizzazioni monoblocco e quelle che integrano alla struttura stessa della cantina. Quest’ultime, tipiche degli anni ‘70 ed ormai sempre più rare, sono circostanziate oggi ad esigenze strutturali specifiche. Spesso, infatti, le vasche sono state interrate o poste a supporto delle mura di supporto della cantina stessa. L’alternativa oggi più utilizzata è, invece, rappresentata da vasche prefabbricate e trasportabili, comunque già in uso negli anni ‘80. Ad isolare il vino dagli agenti esterni sarebbe il prodotto stesso, attraverso il rilascio, in fase di fermentazione, dei cristalli di tartrati. Gli stessi cristalli che aiutano a rendere l’interno della vasca quanto meno attaccabile possibile dall’esterno, rappresentano il primo motivo di distacco dello strato protettivo interno. Ecco perchè oggi, pur tornando ad evitare i rivestimenti che spopolavano fino a qualche tempo fa, si torna a preferire la vinificazione su parete nuda, concentrandosi sulla pulitura accurata e sulla rimozione dei cristalli di tartrati. Ad oggi, comunque, il rivestimento più utilizzato (affiancato parzialmente da lamiera in acciaio, PRFV e PVC) è rappresentato dalle resine epossidiche

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L’alternativa oggi più utilizzata è, invece, rappresentata da vasche prefabbricate e trasportabili, comunque già in uso negli anni ‘80

distribuite con appositi rulli o pennelli sulle superfici interne. E’ nato prima l’uovo o ... Risale a 18 anni fa la progettazione del primo uovo per la vinificazione. 2001, Nord del Rodano. Michel Chapoutier commissiona a Marc Nomblot, una vasca di fermentazione a forma di uovo in cemento di dimensioni che superavano i 2 metri e che poteva contenere oltre 600litri di vino. Per Chapoutier la forma ovoidale avrebbe influito sul vino donando un’energia celestiale. Nomblot, riconoscendo la potenzialità commerciale dell’uovo, ne avrebbe realizzati molti altri ed avrebbe poi venduto il progetto ad un colosso dell’edilizia. Poteri sovrannatrali o meno, resta il fatto che la vinificazione in questo tipo di vasche, secondo molti enologi e produttori di fama internazionale, consentirebbe la convezione naturale delle fecce durante tutta la fermentazione aggiungendo peso e complessità alla struttura dei vini.

Le anfore in terracotta Utilizzata già in tempi lontanissimi, l’uso della terracotta era particolarmente in voga in zone come Armenia e Georgia e, da lì, si è diffuso in tutto il bacino mediterraneo, parallelamente alla diffusione della vite, prima come recipiente per il trasporto e successivamente anche per la fermentazione. I Paesi originari nell’uso dell’anfora hanno continuato ad utilizzarle, mentre nel resto del Mediterraneo l’utilizzo è andato pressochè perduto a favore di altri contenitori. Negli ultimi anni, però, è stata registrata un’inversione di rotta dettata, certamente, da una moda temporanea, ma anche e, soprattutto per i vantaggi che il materiale garantisce. La terracotta, infatti, assicura il controllo delle temperature (soprattutto se le anfore vengono interrate), una migliore ossigenazione (se non rivestite di cera d’api) e soprattutto una minore caratterizzazione olfattiva rispetto al legno. Una scelta di vinificazione che spesso viene fatta in concomitanza all’uso delle anfore, è quello della lunga macerazione, che permette un uso inferiore di solforosa. Questi motivi fanno sì che molte delle aziende che si avvicinano a questo tipo di sperimentazione siano soprattutto biologiche o biodinamiche.

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Botti in legno e barriques: un classico dal futuro (forse) incerto Il legame tra vino e legno parte da lontano: furono i Celti i primi a utilizzarlo per costruire botti in cui trasportare il nettare degli dei durante i loro spostamenti. Da allora, le botti in legno hanno riempito migliaia di cantine, conferendo ai vini note inconfondibili. Sì, perché non si può certo dire che il legno sia un materiale “passivo”. In primo luogo, grazie alla sua porosità, esso permette il passaggio dell’ossigeno dall’esterno all’interno della botte, in modo differente a seconda della tipologia e dell’età del contenitore: più questo processo è presente, più il vino acquisirà morbidezza. In secondo luogo, nel corso dell’affinamento, il legno cede al vino sostanze aromatiche che portano a modificarne le caratteristiche organolettiche, influendo sul suo aroma e sul suo sapore. I profumi dipendono dalla tipologia di legno utilizzato – quello di quercia è il più diffuso – dalla regione di provenienza, dalla tostatura e, infine, dalla grandezza della botte. Nele barriques, infatti, più piccole delle botti standard, i risultati dell’influenza del legno sul vino sono amplificati. Se per anni proprio la barrique è stata considerata la scelta migliore per l’affinamento di vini di qualità, nell’ultimo periodo il mercato sembra preferire prodotti provenienti dall’utilizzo di botti grandi, mentre altri materiali si fanno spazio, portando gli esperti del settore ad interrogarsi sul futuro dell’uso del legno. Un tema caldo, questo, che verrà affrontato anche durante il prossimo Simei in un convegno dal titolo “Le nuove frontiere dell’utilizzo del legno nella produzione e affinamento dei vini”. Tra i diversi temi, attenzione all’evoluzione dell’uso del legno negli anni e all’interesse che una fetta di consumatori presta ai vini “no oak”.

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VITA DEL VIGNETO

Inossidabile come l’acciaio? Una tradizione che viene dalla California, dove le cantine hanno adottato per prime i serbatoi di acciaio inossidabile per la vinificazione. Nel ventesimo secolo, i produttori di vino della California furono i primi ad adottare serbatoi di acciaio inossidabile per la fermentazione. Questo tipo di vasche fu una vera e propria rivoluzione in termini di semplicità di utilizzo, data la falicità delle operazioni di sterilizzazione e di controllo termico. La possibilità di regolare la temperatura all’interno della vasca, grazie alla circolazione di un apposito fluido di refrigerazione; ciò la rende particolarmente adatta per la fermentazione dei vini bianchi. La vasca d’acciaio fu una rivoluzione in termini di semplicità d’uso ed economicità rispetto al legno lanciando la “moda” del vino schietto e brillante. A partire dagli anni ‘80 poi, con un riavvicinamento del pubblico al vino di struttura complessa e elegante, il ritorno al legno è stato d’obbligo. E le bollicine? L’acciaio è il protagonista del processo di spumantizzazione secondo il metodo Charmat. Brevettato a inizio Novecento da Eugène Charmat – ma avente tanti punti in comune con il progetto che, proprio in quegli anni, aveva sviluppato l’italiano Federico Martinotti – tale metodo prevede la fermentazione delle uve all’interno di autoclavi in acciaio, in cui è possibile regolare i livelli di temperatura e pressione per ottenere un prodotto finale eccellente. La scelta di questo materiale, oltre a garantire alti livelli di sanità, facilità di pulizia e mantenimento nel tempo, è strategica: grazie alla sua robustezza, l’acciaio è capace di resistere agli alti livelli di pressione presenti all’interno dell’autoclave.

Vignetinox, dove tutto comincia

Che vigneto sarebbe se le prossime generazioni non potessero riutilizzare l’impianto (pali, filo e accessori) per una nuova installazione o non potessero riciclare il materiale utilizzato nel vigneto o peggio se il materiale non fosse smaltibile e non ecocompatibile con la natura, gli animali e l’uomo? Vignetinox, marchio di proprietà del Mollificio Bortolussi, dal 1979, propone una gamma di pali, fili ed accessori pensati per gestire al meglio le piante durante tutta la vita del vigneto e rendere più efficien le lavorazioni,dalla prepotatura , all onerosa gestione della chioma fino alla vendemmia “Siamo stati- spiegano dall’azienda -i primi a proporre fili ed accessori in acciaio inossidabile ad alta resistenza e basso allungamento, con finitura e durezza superficiale resistente al taglio ed alle abrasioni. Il filo non si riduce di diametro e non lascia depositi sul prodotto e nel terreno per tutta la vita del vigneto. Oggi, siamo sempre più attenti alle tematiche green e a creare nuovi prodotti ecosostenibili. Ne è un esempio il filo C- TYPE in grado di auto proteggersi, non ricoperto e del colore della vite”.

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EVENTI

SIMEI 2019 Mercoledì 20 Novembre Ore 14.30 Unione Italiana Vini Sessioni tematiche di approfondimento su aspetti e prospettive dell’utilizzo del legno nell’affinamento del vino, in preparazione del simposio mondiale previsto il giorno dopo. Esperti di diversi paesi si confronteranno in workshop ai quali potrà partecipare il pubblico dei visitatori del SIMEI. Giovedì 21 Novembre Ore 10.30 Unione Italiana Vini Dopo la moda della barrique si torna alle botti grandi ma i consumatori chiedono anche vini “No oak”- C’è un futuro del legno nel vino? E quale sarà? Grandi produttori ed enologi di fama internazionale si confronteranno in un inedito simposio mondiale ideato nell’ambito del progetto 2019, l’anno del legno promosso da Il Corriere Vinicolo, giornale dell’ Unione Italiana Vini. Il tema dell’affinamento sarà centrale anche durante la prossima edizione di Simei. Due giorni dedicati alla tematica del legno e del suo futuro nel mondo del vino.

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ARCONVERT CELEBRA 75 ANNI DI SUCCESSI DELLE CARTE AUTOADESIVE SPECIALI MANTER E CONTINUA AD INNOVARE ARCONVERT PRESENTA AVEC PLAISIR! E INNOVATION & INSPIRATION, DUE NUOVI CATALOGHI DI MATERIALI AUTOADESIVI PREMIUM PER ETICHETTE DI ALTA GAMMA

Avec Plaisir! è un’ode, quasi un invito ai piaceri mondani, un canto epicureo dedicato alla “joie de vivre”. La collezione Avec Plaisir celebra il 75° anniversario del brand Manter, che identifica i materiali autoadesivi ad alto valore aggiunto che Arconvert produce per settori esigenti come quello del food & beverage e della cosmetica. Il catalogo contiene le dieci carte autoadesive che nell’ultimo decennio hanno rivoluzionato l’etichettatura per prodotti di alta gamma grazie alla loro versatilità e forza espressiva e alle loro potenzialità tecniche, ispirando gli stampatori più pignoli e i designer più premiati in tutto il mondo. Le dieci etichette raccolte nel catalogo sono state progettate dallo studio di Joan Josep Bertran (www.jjbertran.com), che ha esplorato gli stimoli sensoriali nella loro dimensione ludica e ha trasformato udito, vista, gusto e tatto in strumenti narrativi che hanno amplificato le possibilità creative delle carte autoadesive Manter. Durante questi ultimi 20 anni, il brand Manter ha generato una nuova cultura, un mondo di texture preziose e raffinate che è tutto da esplorare, dove le menti più creative, innovative e dirompenti sono sempre benvenute – la “Manter Luxury Label Culture”.

Se Avec Plaisir! celebra la storia e il successo di Arconvert fino ad oggi, il catalogo Innovation & Inspiration guarda al futuro sia in termini di tecnologia che di fascino. Arconvert sta viaggiando a un ritmo sempre più veloce, brevettando nuove tecnologie, scommettendo su nuovi materiali e trasformando ogni esigenza del mercato in una sfida. Innovation & Inspiration apre un mondo di possibilità per la stampa di etichette premium grazie alle più recenti innovazioni tecnologiche introdotte da Arconvert, come la tecnologia high opacity H+OTM e la waterproof X-DryTM, ma anche grazie alle nuovissime carte che si distinguono per la raffinatezza e unicità delle loro texture e si offrono come superfici pure e materiche, ideali per fare dell’etichetta un’opera d’arte. Oltre a vantare performance di alto livello e un grande appeal dal punto di vista estetico, le nuove carte Manter sono tutte amiche dell’ambiente perché hanno ottenuto la certificazione FSCTM.

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DISTILLERIE BERTA, L’ANTICA ARTE DELLA DISTILLAZIONE NEI TEMPI MODERNI MATERIE PRIME DI QUALITÀ E TECNOLOGIE ALL’AVANGUARDIA NEL PROCESSO DI PRODUZIONE: ECCO COME NASCONO LE PREGIATE GRAPPE ITALIANE ESPORTATE IN TUTTO IL MONDO Le dolci colline del Monferrato e in particolare quelle di Casalotto di Mombaruzzo, con i loro filari ordinati, fanno da cornice a un’ampia costruzione moderna ma in perfetto stile locale che ospita il macrocosmo di Distilleria Berta, produttore italiano di grappe d’eccellenza. Nel complesso, oltre alla distilleria, si trovano anche le tre cantine, la pasticceria – dove si producono i celebri Amaretti –, il museo della distillazione e lo shop con annessi le sale per la degustazione. Ma non è tutto, come ci racconta Piero Borgatta, responsabile produzione di Distillerie Berta, che sottolinea la strategia dell’azienda volta al continuo sviluppo di nuovi progetti secondo un approccio che si può definire olistico e il

cui fulcro è l’arte della produzione della grappa. A fare da contorno a una linea di prodotti realizzati a regola d’arte si aggiungono, infatti, iniziative come l’istituzione del parco naturalistico, l’hospitality, con i tre resort, le visite guidate alla distilleria e il progetto SoloPerGian, dedicato da Enrico Berta al fratello Gianfranco, visionario timoniere dell’azienda prematuramente scomparso. Piero Borgatta, responsabile di produzione di Distillerie Berta, all’interno delle sale per la degustazione posa davanti al ritratto di Enrico e Gianfranco Berta.

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Il cuore della distilleria dove nascono le pregiate grappe firmate Distillerie Berta passaggio rispetto alla produzione tradizionale – spiega Borgatta – ovvero la filtrazione della flemma, che avviene attraverso un sistema chiuso con filtri lenticolari forniti da Gruppo Cordenons. La qualità dei materiali per la filtrazione è cruciale in quanto consente di eliminare la maggior parte delle impurità con il vantaggio di andare successivamente a distillare una flemma quasi pura. La filtrazione permette inoltre di ridurre gli interventi di manutenzione e pulizia degli impianti”. Dopo questo passaggio inizia il processo di distillazione vera e propria.

Parola d’ordine: qualità A determinare la qualità delle sue grappe è la vocazione della famiglia Berta che da quattro generazioni ha saputo creare un’alchimia perfetta tra tradizione e innovazione unendo la giusta dose di intuizione, investimenti in ricerca e legame con il territorio. Piero Borgatta, mentre ci accompagna alla scoperta di tutte le fasi della produzione, ci spiega che una delle innovazioni, ideate proprio da Enrico e Gianfranco Berta, riguarda l’approvvigionamento delle vinacce. Arrivano da cantine selezionate di tutta Italia all’interno di contenitori studiati ad hoc per preservarle dal contatto con acqua e aria: così intatte consentono di ricavare una flemma di qualità – il liquido alcolico intorno ai 30/35 gradi che andrà successivamente distillato. “A questo punto del processo abbiamo inserito un nuovo

mento. Quest’ultimo passaggio avviene in seguito a un’ulteriore fase di filtrazione attraverso filtri a piastre dotati di materiali forniti da Gruppo Cordenons, le cui prestazioni contribuiscono all’eccellenza dei prodotti che portano la firma inconfondibile di Distilleria Berta. Prodotti di eccellenza Dalle vinacce locali prime su tutte quelle di Moscato, ma anche di Barbera e Nebbiolo, a cui si aggiungono quelle provenienti da altri territori come il Nero d’Avola e il Cannonau, Distilleria Berta ricava una selezione di grappe tra cui le monovitigno e le fine blend. Ogni prodotto ha una propria personalità data dal sapore, dal profumo ma anche dalla sua storia a partire dallo studio del nome, dalla forma della bottiglia fino ai dettagli del processo di invecchiamento. Nell’arte della distillazione secondo Berta niente è lasciato al caso, anche per questo le sue raffinate grappe e i liquori, ideali per momenti di meditazione e degustazione, hanno saputo conquistare una clientela selezionata in grado di apprezzarne il gusto deciso e al contempo gentile nelle mille sfumature.

Invecchiamento a regola d’arte Un altro elemento distintivo del processo di produzione di Distilleria Berta prevede che, prima del trasferimento dai contenitori in acciaio alle botti di legno per l’invecchiamento, la grappa tutto grado venga miscelata con l’acqua, accorgimento che permette di ottenere il risultato ottimale. “Le nostre grappe invecchiate iniziano il loro percorso nella Cantina dei Tini. – prosegue Borgatta – Successivamente, le riserve passano alle barrique o ai tonneau per completare l’invecchiamento all’interno di una cantina dedicata, progettata per mantenere la temperatura costante e dotata di un sistema di climatizzazione naturale”. All’interno della cantina un gioco di luci colorate e il suono costante della musica classica cullano le grappe fino alla completa maturazione e al momento dell’imbottiglia-

Uno dei cofanetti che propongono una selezione delle grappe più pregiate di Distillerie Berta

Il sistema di filtrazione della flemma equipaggiato con filtri lenticolari di Gruppo Cordenons

Il filtro a piastre dotato dei materiali filtranti di Gruppo Cordenons

I materiali filtranti di Gruppo Cordenons La Divisione Materiali Filtranti di Gruppo Cordenons propone un’ampia gamma di strati filtranti CKP per la filtrazione di bevande: composta da 10 modelli offre la massima resa e la migliore efficienza in tutte le fasi del processo, dalla sgrossatura alla chiarifica, dalla brillantatura fino alla sterilizzazione. È inoltre disponibile sia nei formati standard sia in una svariata serie di configurazioni che si adattano a tutte le tipologie di macchine presenti sul mercato. Completano l’offerta di Gruppo Cordenons le carte filtranti da banco e per analisi qualitativa: caratterizzate da un ridotto contenuto di ceneri e con pH neutro, sono disponibili in fogli, in dischi piani e nei ricercatissimi dischi pieghettati. Tutti i prodotti sono certificati per il contatto alimentare e progettati per salvaguardare l’integrità delle proprietà organolettiche degli alimenti.

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WINE TO BE: ARTIGIANATO E DESIGN INCONTRANO IL MONDO DEL VINO DAL CUORE DI ELITE TO BE NASCE UNA SERIE DI PRODOTTI UNICI, IN LINEA CON LE ESIGENZE DI ESTETICA E FUNZIONALITÀ DEL WINE TASTING CONTEMPORANEO ELITE TO BE affonda le sue radici nel mondo del vino e dell’Hospitality sin dalla nascita della Libreria Del Vino, progettando una serie di espositori per l’esposizione e la conservazione di bottiglie che si adattano naturalmente agli ambienti della convivialità, dalle grandi cantine alle sale degustazione, bar o ristoranti. La linea si è evoluta con la nascita di Win-o, portabottiglie con anelli di bloccaggio della bottiglia, e Modulo, un vero e proprio sistema modulare a parete in grado di trasformarsi e di accogliere numerosi accessori come porta-bicchieri, mensole e contenitori. La collezione si sviluppa in 8 categorie di prodotto: Exclusive, che raccoglie pezzi unici per lavorazione e materiali, Tavoli, Tavolini, Sedie e Sgabelli, Librerie e Sistemi, Madie e Credenze, Illuminazione e Complementi. La frequente necessità espressa dai clienti alla ricerca di una soluzione d’arredo chiavi in mano che preveda un’unica regia per la realizzazione del proprio locale, enoteca, hotel o ristorante, ha portato alla nascita di WINE TO BE. Sotto questo marchio l’azienda si è posta l’obiettivo di unire design, progettazione e strategie, mettendo in campo il know-how, l’ispirazione e l’inventiva necessari alla realizzazione di progetti sartoriali di successo, sviluppati sulle specifiche esigenze del cliente. Muto, Convivium e Wine Wall sono i tre nuovi prodotti cardine della collezione WINE TO BE: nel primo il metallo si trasforma in relazione al contenuto, muta e ospita le varianti dei wine dispenser Wineemotion; il

secondo è un mobile contenitore dalla duplice funzione che racchiude al suo interno moduli portabicchieri e portabottiglie per organizzare nella zona living una propria personale area dedicata al vino. Disponibile con o senza wine dispenser Wineemotion, è una madia dalla linea elegante, minimale e dal sapore contemporaneo. Wine Wall rappresenta invece la soluzione in sintonia con il gusto contemporaneo e la passione per il vino. Una parete attrezzata ideata per integrare i wine dispenser Wineemotion. Il sistema si completa con i moduli della Librearia del Vino e Win-O elite, TO BE, oltre a vari accessori destinati a creare un “format” dedicato alla degustazione del vino. Progettazione e realizzazione di arredi custom, possibilità d’integrazione dei prodotti con attrezzature d’avanguardia per la conservazione e la mescita del vino al calice, consulenza, promozione e supporto tecnico, sono il valore aggiunto rappresentato da questa iniziativa. Con una collezione di più di 50 prodotti unici, disponibili in combinazioni di finiture e dimensioni che arrivano a comporre più di 800 varianti, ELITE TO BE è presente in tutte le regioni italiane e oltre 44 paesi nel mondo. Elite to Be Srl Viale Trento 59/a 33077 Sacile (PN) - Italia +39 0434 781858 info@elitetobe.it W ELITETOBE.IT

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AGRICHIANTI DA TRE GENERAZIONI AL SERVIZIO DEI VITICOLTORI

Nel cuore della Toscana, tra le suggestive colline del Chianti, non ci sono solo produttori di vino, ma c’è anche chi si mette a disposizione per migliorare il lavoro quotidiano dei viticoltori. E’ quello che fa da cinquant’anni Agrichianti, azienda di movimento terra a Radda in Chianti specializzata nella progettazione e realizzazione di vigneti e oliveti. “La nostra attività – raccontano Valerio e Nicola Fronti - è iniziata quando nostro nonno, Bruno Fronti, ex contadino mezzadro e boscaiolo comprò una delle

prime motofalciatrici della zona per lavorare come terzista per le aziende del territorio. Nel 1969 decise di mettersi in proprio e comprò una ruspa, un retro escavatore e successivamente il primo escavatore girevole e assieme ai figli Fabio e Stefano, nel 1985, fondarono Agrichianti. Negli ultimi trentaquattro anni l’azienda è cresciuta sempre più e oggi siamo alla terza generazione”. Grazie alla notevole esperienza acquisita, oggi Agrichianti rappresenta una garanzia per i suoi servizi di efficienza e qualità. “In particolar modo – aggiungono - ci viene riconosciuta la particolare capacità di realizzare sistemazioni idrauliche-agrarie e laghetti collinari. Siamo una delle poche aziende che si occupa di tutto il processo di realizzazione di un impianto vigneto, dallo scasso del terreno passando dalla piantagione fino alla realizzazione della struttura portante della vigna. Oltre a questo realizziamo impianti di irrigazione per vigneti e oliveti, scavi per l’edificazione di cantine, demolizioni e interventi di movimento a terra. Il nostro punto di forza è da sempre la professionalità, la collaborazione con aziende e professionisti del settore e la passione che mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro. Un sentimento che ci guida da cinquant’anni”. Agrichianti di Fronti Bruno & C Snc Strada vicinale Lama dei Frati 101/m 53017 Radda in Chianti (SI) Tel & Fax 0577.733684 info@agrichianti.it W AGRICHIANTISNC.IT

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“Ci serviamo esclusivamente materiali di prima qualità dei migliori marchi sul mercato, movimentati e utilizzati attraverso attrezzature, strumentazioni e automezzi all’avanguardia, in grado di venire incontro alle richieste specifiche dei nostri clienti”


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ORIGINE BY DIAM IL TAPPO DAVVERO GREEN CHE RISPETTA VINO E AMBIENTE C’è un tappo di sughero che non sa di tappo ed è fatto con componenti naturali. Il suo nome è Origine by Diam ed è l’ultima innovazione di Diam Bouchage, l’azienda di tappi francese del gruppo Oeneo. I tappi dalla Diam Bouchage sono distribuiti in Italia dal Gruppo Paolo Araldo - Belbo Sugheri, partner esclusivo di Diam Bouchage che ha stabilimenti di finitura e stoccaggio in Piemonte, nell’Astigiano, un delle patrie mondiali del vino. Origine by Diam per il 95% è composto da microgranulato di sughero, un passo importante per la sostenibilità ambientale che, attraverso un trattamento con l’anidride carbonica (CO2), è depurato da ogni molecola responsabile del famigerato “sapore di tappo”. Inoltre ha al suo interno cera d’api e un legante composto di polioli vegetali che garantiscono la giusta elasticità e la più corretta permeabilità del sughero per una buona conservazione del vino nel tempo. Tra le tante e autorevoli certificazioni internazionali, Origine by Diam ha ottenuto il certificato OK BIOBASED con 4 stelle, con un tasso dall’80% al 100% in materie prime rinnovabili.

I tappi Origine by Diam, inoltre, garantiscono tenute diversificate nel tempo, calibrate rispetto alle necessità del produttore. Origine By Diam 30, Origine By Diam 10, Origine By Diam 5, rispondono alle più stringenti esigenze di quei clienti che producono vini naturali e biologici ed esigono non solo un tappo perfetto, ma anche un supporto in grado di favorire al meglio l’affinamento del vino in bottiglia, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle scelte di vigna e di cantina. BELBO SUGHERI SRL Regione San Vito, 90/P 14042 Calamandrana (AT) Tel. 0141 75793 Fax: 0141 75734 W BELBOSUGHERI.IT DIAM SUGHERI SRL – PAOLO ARALDO SRL Regione San Vito, 88 14042 Calamandrana (AT) W DIAMSUGHERI.COM

“Origine By Diam ha ottenuto il riconoscimento NEW TECHNOLOGY all’INNOVATION CHALLENGE LUCIO MASTROBERARDINO SIMEI 2019”

“Dodici anni dopo il lancio della tecnologia DIAMANT®, arriva Origine by Diam: un nuovo tappo tecnico di sughero che incorpora un’emulsione di cera d’api e un legante a base di polioli al 100% vegetali. Oggi per il mondo del vino rappresenta una soluzione di tappatura ancora più naturale, che usufruisce della stessa affidabilità riconosciuta ai tappi Diam per quanto riguarda la sicurezza, l’omogeneità e il controllo della permeabilità. Origine by Diam è certificato 4 stelle da OK BIOBASED, quindi composto con una percentuale dall’80% al 100% di materie prime rinnovabili.”.

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VINO, STORIA E SAPIENZA A PORTATA DI CLICK

LA PARTNERSHIP TRA MASTROBERARDINO E APRA È OGGI LO STATO DELL’ARTE DELL’INFORMATIZZAZIONE AZIENDALE. ECCO PERCHÉ. Giuseppe Calabrese è Amministratore Delegato di Mastroberardino Spa per il marketing e la comunicazione. Coniuga la passione per il vino ad una profonda conoscenza dei meccanismi di gestione aziendale, insieme ad un’attenzione particolare al marketing e alla cura comunicativa. Tutte doti che ne fanno l’interlocutore ideale per capire come l’informatica può entrare nel mondo del vino e come si crea una storia di complementarietà perfetta. Professor Calabrese, cosa rappresenta Mastroberardino per il vino campano? “Le prime tracce dell’attività della famiglia Mastroberardino risalgono al 1735, quando sono state documentate le prime acquisizioni di terreni in Santo Stefano del Sole, dove tuttora l’azienda ha un’importante tenuta. Dopo una lunga fase di sviluppo del patrimonio terriero e delle attività commerciali in Italia, nel 1878 l’azienda apre i mercati internazionali e si iscrive nel registro della Camera di Commercio di Avellino come azienda esportatrice. Nata in Irpinia, qui ha sempre incentrato tutte le sue attività, lungo dieci generazioni di famiglia. Possiamo senz’altro affermare che il pilastro fondamentale della nostra visione aziendale è il radicamento al territorio e l’impegno per la sua valorizzazione attraverso il messaggio del vino”. “Mastrogreen” e “Villa dei Misteri”: perché questi due progetti sono così importanti? “In entrambi si esprime la nostra attenzione e la sensibilità verso il territorio. L’azienda oggi ha 15 tenute in Campania, per un totale di circa 250 ettari. Mastrogreen è un progetto che parla di sostenibilità e sottolinea il nostro impegno per la salvaguardia della biodiversità e la conservazione del suolo (www. mastrogreen.com). Col progetto “Villa dei misteri”, d’altra parte, abbiamo voluto riscoprire e valorizzare il patrimonio storico-ampelografico contenuto in quello straordinario museo a cielo aperto che è la zona archeologica di Pompei. Dai primi anni 90 ad oggi, abbiamo fatto rivivere le antiche varietà che oggi

confluiscono in una IGT da 1700 bottiglie l’anno. Uno scrigno fatto di Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. Veniamo alla “reason why”: cosa ha determinato la ricerca di un partner come APRA? “Il sistema informativo rappresenta oggi un fondamentale asset immateriale per le aziende. Abbiamo voluto avviare, circa due anni fa, un progetto di change management per passare dal modello di ‘arcipelago funzionale’ ad un sistema ERP di nuova generazione. Abbiamo una gestione abbastanza complessa, che deve coniugare innovazione, ricerca, qualità e capacità organizzative. Dopo un lungo periodo con AS400, una serie di applicazioni integrative e di personalizzazioni si erano affastellate, in base alle esigenze delle diverse funzioni. Avevamo una significativa quantità di archivi separati, con logiche di gestione separate, figlie di momenti storici dell’informatica diversi e distanti tra loro. Come tante altre aziende, abbiamo avviato un processo di vendor selection e scelto Apra sulla base delle loro competenze e della loro esperienza nel comparto vitivinicolo”. Così la scelta di i-wine… “Esattamente. Il processo di conoscenza e analisi della nostra realtà, di migrazione di circa un decennio di dati (notoriamente passaggio delicato e complesso), infine la fase dell’implementazione, hanno richiesto circa due anni di lavoro, prima del go-live.

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Quali i vantaggi? Il vantaggio primario è aver integrato i dati relativi ai diversi processi aziendali all’interno di un unico mondo: dagli approvvigionamenti alle attività in vigna, dagli aspetti amministrativi e finanziari alle attività enologiche e di cantina, dalla logistica in uscita al CRM, dalla vendita alla gestione bancaria e alla Business Intelligence. Con il passare del tempo vediamo ridursi il numero delle attività da svolgere e la probabilità di errore. Oggi possiamo rapidamente fare confronti, accedere a dati, incrociarli, con un immediato feedback sulla rete di vendita. Il supporto informativo a beneficio del processo decisionale è divenuto più tempestivo. Apra S.p.a. Via Brodolini, 6 Z.I. P.A 60035 Ancona (AN) Tel. +39 0731 22911 Fax: +39 0731 229191 info@apra.it

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DS GLASS IL SERVIZIO COMPLETO PER IL TUO PACKAGING A partire dal 2019 la gamma dei prodotti dell’azienda si è arricchita di 3 modelli di bottiglia per liquori, a marchio DSGlass

La presenza di un fornito magazzino permette di ordinare anche piccole quantità per volta, ottenendole senza costi aggiuntivi ed in tempi estremamente rapidi. Formati desueti e fornitura rapida anche di piccole quantità a costi contenuti: scopri i punti di forza di DSGlass. Opera da oltre 70 anni nell’industria dei contenitori in vetro per vino, distillati e gourmet, la famiglia Gimmellii DSGlass, a capo dell’azienda, grazie all’esperienza e alla capillare conoscenza del mercato garantisce un’alta qualità dei manufatti. A questo si aggiunge l’attenzione costante per le esigenze del cliente, con il preciso scopo di offrire un prodotto fuori dagli standard. La possibilità di personalizzare in base alle varie richieste permette di trasformare la classica bottiglia in un prezioso contenitore, grazie al supporto dello studio grafico e della vetreria che lavorano in sinergia. DSGlass mette a disposizione del cliente un consistente numero di modelli ed è specializzata nella fornitura di MAGNUM di vari formati, sia per vini fermi che per bollicine oltre che per distillati. La presenza di un fornito magazzino permette di ordinare anche piccole quantità per volta, ottenendole senza costi aggiuntivi ed in tempi estremamente rapidi. Il servizio offerto da DSGlass si completa, grazie alla collaborazione che la famiglia Gimmelli stringe da anni con alcune delle aziende leader nel settore, con la fornitura di diversi sistemi di chiusura, come sugheri naturali e sintetici, chiusure in plastica, legno e vetro per distillati e capsule in alluminio per vasi e bottiglie. DS Glass, Via Sette Re, 80022 Arzano (NA) amministrazione@dsglass.it W DSGLASS.IT

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VIVAI VITI LA LECCIA VARIETÀ AUTOCTONE, INTERNAZIONALI E SELEZIONI MASSALI PERSONALI Recuperare, coltivare e valorizzare il patrimonio vitivinicolo autoctono, attraverso la riproduzione diretta di tutte le maggiori varietà e la vendita di barbatelle dagli elevati standard qualitativi. È il percorso che da tre generazioni contraddistingue Vivai Viti La Leccia, l’azienda agricola di Cenaia oggi guidata con entusiasmo e passione da Sergio Battini e dal figlio Matteo. Un percorso fondato su professionalità ed esperienza che garantisce barbatelle sane e su misura, in risposta alle crescenti richieste del mercato. “Ultimamente stiamo riscontrando una forte crescita delle aziende che decidono di riprodurre selezioni personali di varietà autoctone – spiega Matteo Battini. Un’operazione che necessita l’inizio della programmazione già dall’anno prima in modo da poter tenere sotto controllo le piante madri sia dal punto di vista sanitario che varietale. Il mese di novembre è per la nostra azienda un momento molto importante con l’estirpo e la cernita, un’attività quest’ultima che permette di decidere la qualità e l’uniformità del prodotto finale con lo scarto di tutte le barbatelle che non rispettano gli standard richiesti. Si tratta di un’operazione interamente manuale dopo la quale le barbatelle vengono imparaffinate e conservate in cella frigo a temperatura e umidità controllate in attesa della consegna alle aziende acquirenti”. “Alcune aziende – aggiunge Sergio - stanno già

programmando con noi gli innesti per la prossima stagione con i nostri cloni certificati o selezioni massali personali. Attraverso questo metodo tradizionale riproduciamo le piante partendo dalle marze scelte in un vigneto, le innestiamo e le lasciamo crescere nel nostro vivaio prima di essere trapiantate in un nuovo vigneto. Un’operazione su cui abbiamo investito molto e che oggi viene scelta dalle cantine che vogliono ottenere vini di qualità”. Vivai Viti La Leccia Azienda agricola La Leccia di Battini Sergio via Vittorio Veneto 176 – Cenaia (PI) tel: 3928514924 / 3281636398 info@vivaivitilaleccia.it W VIVAIVITILALECCIA.IT

“Le barbatelle di Vivai Viti La Leccia sono inoculate con trichoderma contro il mal dell’esca. L’azienda riproduce su prenotazione barbatelloni di 80 cm per la sostituzione delle fallanze nei vigneti in produzione e effettua l’impianto del vigneto chiavi in mano partendo dalle loro barbatelle certificate”

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TAPÌ GROUP ‘VERO’, TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELLA CHIUSURA DI ULTIMA GENERAZIONE DEL GRUPPO

Design, elevate prestazioni ed eleganza. Sono le caratteristiche che troviamo in ogni prodotto sviluppato da Tapì, Gruppo internazionale specializzato nella progettazione, produzione e distribuzione di chiusure per il mondo vino, spirits, cosmetica e condimenti. Una realtà che è sinonimo di eccellenza in tutto il mondo grazie alla sua straordinaria capacità di captare i bisogni dei consumatori dando vita a prodotti che richiamano la tradizione e al tempo stesso sono frutto della tecnologia più avanzata. Come la collezione dei tappi per vino, un’ampia scelta di soluzioni innovative tra cui spicca ‘Vero, la chiusura di ultima generazione che valorizza la tradizione applicando le tecnologie più avanzate. “Alla tradizionale chiusura in sughero per il vino –

spiega Enzo Gallazzi, responsabile commerciale Wine Division di Tapì Group – abbiamo applicato i vantaggi delle tecnologie più avanzate. Il risultato è un prodotto che unisce granina di sughero naturale ad un materiale di nuova concezione, assemblati senza l’utilizzo di collanti poliuretanici. Con un amalgama che ricorda il sughero alla vista e al tatto, ‘Vero’ è particolarmente resistente allo sgretolamento, al rischio di perdite e di rotture e si può definire un prodotto green”. ‘Vero’ incarna la perfetta evoluzione tecnologica della chiusura classica per il mondo wine. Un articolo unico che, sottoposto a specifiche analisi qualitative in base ai più avanzati controlli in materia Tca ed a certificazioni FDA, presenta una composizione che ne assicura una piena efficienza.

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“E’ una chiusura in grado di garantire elevate prestazioni di conservazione del vino – conclude Gallazzi – permettendo un passaggio dell’ossigeno costante e omogeneo. Un prodotto completo che si conferma una vera e propria rivoluzione nel mondo wine”. TAPÌ SPA - WINE DIVISION Via Comello 4/B, 36028, Rossano Veneto, Vicenza, Italy +39 0424 540 077 | +39 0424 543 568 W TAPIGROUP.COM


ACQUAFERT AGRI QUANDO L’EFFICIENZA INCONTRA L’ESTETICA La Tenuta Trerose di Montepulciano (SI) si estende per oltre 200 ettari su cinque colli della Denominazione d’Origine Vino Nobile di Montepulciano. Sulla sommità dei colli trova spazio un vigneto di oltre 100 ettari coltivato a Sangiovese cultivar Prugnolo Gentile. La vigna accompagna la morbida inclinazione del terreno adattandosi alla forma naturale del paesaggio e creando quelli che sono stati definiti vigneti ad anfiteatro. Le particolarità della tenuta e la lungimiranza di coloro che se ne occupano hanno portato da un lato ad un approccio vitivinicolo naturale e sostenibile con l’introduzione della lotta integrata e l’enologia minimalista, dall’altro allo sfruttamento delle nuove tecnologie con la viticoltura di precisione. Qui la georeferenziazione e il controllo satellitare delle varie sezioni della vigna sono di casa, così come la presenza di stazioni meteo e di sensori per l’analisi dell’umidità, dello stato del

suolo e dell’apparato fogliare. L’impianto di irrigazione a goccia, tutti i sistemi di analisi e controllo correlati, le stazioni di pompaggio e filtrazione sono stati progettati e realizzati da ACQUAFERT Agri. L’ideazione del progetto ha richiesto particolare attenzione per il dislivello di circa 100 metri tra il bacino idrico a valle della Tenuta e i vigneti. I progettisti di ACQUAFERT Agri hanno ideato una soluzione che compensasse il dislivello implementando delle valvole locali per ridurre e controllare la pressione dell’acqua, così da evitare colpi d’ariete e risucchi. Due gruppi di pompaggio con altrettante motopompe e due filtri automatici servono la linea principale che si dirama a pettine e va a servire tutti i punti più lontani ed elevati. Dal 2013 ad oggi il sistema di irrigazione e fertirrigazione installato copre efficientemente il fabbisogno idrico del vigneto, evitando sprechi e mantenendo una bagnatura ottimale e una

ACQUAFERT Agri, grazie all’officina meccanica al suo interno e alle numerose partnership con marchi di rilievo internazionale, è in grado di offrire una progettazione personalizzata e un servizio su misura per impianti di irrigazione e fertirrigazione in ambito vinicolo e agricolo. Maggiori informazioni su www.acquafertagri.it.

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concimazione precisa e puntuale. Lo splendido contesto della Tenuta Trerose imponeva una cura particolare dell’estetica dell’impianto irriguo. Per questo motivo si è scelto di utilizzare una speciale ala gocciolante di colore marrone abbinata a raccordi verdi che si mimetizzano perfettamente tra i filari e non deturpano il paesaggio toscano. ACQUAFERT Agri Sede: Str. Provinciale 33, 3/5/7 26030, Cicognolo (CR) Filiale: Via Cesare Battisti, 238 37057, San Giovanni Lupatoto (VR) Tel. +39 0372 835672 agri@acquafert.it W ACQUAFERTAGRI.IT


News Tecniche Un’ampia e moderna rete di servizi con un unico comune denominatore: il vino

La Rivista

L’ufficio stampa

01 SCOTTON E LA NUOVA LINEA SKIN COFFEE Skin Coffee è la nuova, elegante collezione di scatole e shopping bags per bottiglie realizzata da Scotton. Un colore deciso abbinato ad una finitura effetto pelle intrigante, perfetta per esaltare vini di carattere, annate prestigiose, regali importanti. Disponibile in oltre 20 modelli e formati, può soddisfare ogni esigenza di confezionamento. Tutti le scatole Scotton sono ideate e prodotte in Italia. Scotton S.P.A. Via Vallina Orticella n. 1 31030 Borso Del Grappa(TV) Tel. 0423 913300 scotton@scotton.it W SCOTTON.IT

Le news tecniche

Le video interviste

Tel. 0577 1606999 Fax 0577 1606998 www.winenetwork.it

Arriva il nuovo Gruppo Interceppi “Rapidlam” La lama interceppi è l’alternativa ecologica al diserbo chimico; grazie ad essa infatti l’erba si degrada in modo naturale e l’operazione tra le piante viene facilmente agevolata, senza sconvolgere il profilo del terreno. L’attrezzatura si compone di una lama speciale che viene mantenuta costantemente nella posizione di lavoro (circa a 90°) mediante un sistema idro-meccanico. Essa consente di distruggere gli infestanti, di sollevare la parte radicale delle erbe dal terreno e di rientrare velocemente, grazie alla sensibilità dello speciale palpatore, ogni qualvolta viene a contatto col tutore del ceppo della vite o con il palo di sostegno. Una volta superato l’ostacolo, la lama interceppi riprende rapidamente la posizione di lavoro. Il palpatore del gruppo lama è stato aggiornato con tecniche innovative; grazie all’ausilio di una nuova valvola si è migliorata la sensibilità dello scavallamento, la velocità di rientro, ed inoltre permette di operare agevolmente su terreni difficili e particolarmente sodi. Grazie alla sua particolare struttura, il gruppo scavallante “Rapid Lam”, può essere applicato rapidamente, sia su appositi telai di nostra produzione, da posizionarsi indipendentemente sul sollevatore posteriore o anteriore o ventrale, sia in versione laterale che bilaterale (dx/ sx). Oltre alla lama di due misure (L = 350 / 500 mm), è possibile montare uno speciale vomere scalzatore. Sulle lame si potranno montare, a secondo della lunghezza, due o tre alette rompi zolle per separare le radici dell’erba dal terreno. La profondità di lavoro (6/7 cm max) viene determinata mediante una ruota regolabile meccanicamente o idraulicamente (a richiesta). Inoltre sulla parte finale della lama è possibile inserire un piccolo vomerino ribaltatore. Il telaio viene dotato di due movimenti idraulici di posizionamento: *spostamento laterale 0,60 m c.ca *inclinazione idraulica ± 30% * ruota per la regolazione della profondità di lavoro, a richiesta idraulica *distributore meccanico idraulico con joystick meccanico a tre funzioni con divisore di flusso *distributore elettro-idraulico *comando elettro-idraulico (pulsante emergenza per rientro veloce lama/vomere) Colombardo S.r.l. Regione Leiso, 30 - 14050 San Marzano Oliveto (AT) Tel. + 39 0141 856108 info@colombardo.com W COLOMBARDOMAURO.COM

è un progetto di

WOM Srl Via Toscana, 50/3 53035 Monteriggioni (SI)

02 COLOMBARDO: NOVITÀ IN VIGNETO

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B

Sistema automatizzato di movimentazione e rimontaggio The automated system for moving and pumping over

A

Il sistema automatizzato di iniezione di gas tecnici The automated system of injection of technical gases

1

Saturazione Saturation

2

Ossigenazione Oxygenation

3

®

insufflazione Insufflation

Vantaggi 1. MULTIFUNZIONALITÀ

Onda® può essere utilizzato per la maggior parte di tipologie di vino e in tutte le fasi del processo di vinificazione: macerazione pre e post-fermentativa, fermentazione alcoolica e malolattica, affinamento sulle fecce fini e stoccaggio a lungo termine.

2. VERSATILITÀ

si adatta facilmente ai protocolli di vinificazione in uso e semplifica operazioni o problematiche normalmente complesse: rimontaggi, ossigenazioni, arresti o rallentamenti di fermentazione, messa in sospensione delle fecce fini, correzione dei sentori di ridotto, saturazione del serbatoio con gas inerte ecc..

3. ESTRAZIONE EFFICACE E DELICATA

il sistema automatizzato di movimentazione e rimontaggio agisce al di sopra e al di sotto del cappello delle vinacce e non direttamente su di esso, questo massimizza l’estrazione delle componenti fenoliche riducendo allo stesso tempo la produzione di feccia.

Il nuovo serbatoio multifunzionale Onda®, brevettato da GHIDI METALLI SRL, è disponibile con capacità variabili da 20 a 150hl. Le caratteristiche innovative di Onda® sono:

4. FACILE PULIZIA

Onda® è privo di intercapedini e tutte le componenti interne sono dotate di un sistema rapido di smontaggio e lavaggio che riduce i tempi di svinatura, di pulizia e di sanificazione del serbatoio.

A

Il sistema automatizzato di iniezione di gas tecnici (aria compressa, azoto, argon, CO2 o miscele di questi gas) in tre zone specifiche del serbatoio. 1 Saturazione dall’alto per l’affinamento e la conservazione a lungo termine in atmosfera protetta. 2 Ossigenazione in zona mediana grazie alla candela porosa integrata. 3 Insufflazione dal basso: con gas inerte, per mescolare delicatamente il mosto/vino o portare in sospensione le fecce fini durante l’affinamento, oppure con aria compressa per la macro-ossigenazione del prodotto.

B

5. POSSIBILITÀ DI VINIFICARE SENZA SOLFITI AGGIUNTI

grazie al sistema di rimontaggio senza uso di pompe ed al sistema di iniezione dei gas tecnici si ottiene all’interno di Onda® un’atmosfera modificata e controllata che ha permesso la produzione di vini senza aggiunta di solfiti o altri allergeni sia su scala sperimentale che produttiva*.

6. RISPARMIO

riduce notevolmente i costi di manodopera perché funziona senza l’ausilio di pompe e relative tubature che richiedono personale specializzato sia per il loro funzionamento che per la loro pulizia. Onda® è completamente automatizzato: un solo operatore, grazie all’intuitivo pannello di controllo, può programmare e gestire l’intero processo di vinificazione, affinamento e conservazione, anche di più serbatoi contemporaneamente.

Il sistema automatizzato di movimentazione e rimontaggio del mosto o del vino senza l’ausilio di pompe massimizza l’estrazione fenolica riducendo allo stesso tempo

lo stress per il mosto e la produzione di feccia.

*Impiegando Onda® ed adottando misure di igiene appropriate, attrezzature enologiche idonee ed un protocollo specifico è stata dimostrata la possibilità di vinificare senza l’aggiunta di solfiti ed altri allergeni, si raccomanda tuttavia che le procedure vengano consigliate e approvate da un esperto enologo che è responsabile della qualità del prodotto finale.

GHIDI METALLI Srl Via Circonvallazione, 64

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51011 Borgo a Buggiano (Pistoia) Italia Tel . +39 0572 32216 - Fax +39 0572 30887 sales@ghidimetalli.it - www.ghidimetalli.it

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I Grandi Vini - Settembre/ottobre 2019  

Un numero autunnale ricco di nuovi contenuti: uno su tutti, la vendemmia, declinata da Nord a Sud con i pareri degli esperti e da più parti...

I Grandi Vini - Settembre/ottobre 2019  

Un numero autunnale ricco di nuovi contenuti: uno su tutti, la vendemmia, declinata da Nord a Sud con i pareri degli esperti e da più parti...

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