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Institut d'estudis occitans de París Documents per l'estudi de la lenga occitana N°87

Giuseppe MOROSI

L'odierno linguaggio dei Valdesi del Piemonte

Edicion originala in “Archivio glottologico italiano” XI, Torino, Loescher, 1890 e XII, 1890-1892 Document dins lo maine public numerizat per archive.org


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L'ODIERNO LINGUAGGIO

DEI VALDESI DEL PIEMONTE, G.

MOROSI.

Introduzione.

Il

monografìa dice sùbito che non

titolo della presente di studiare

posito

mio pro-

è

noti testi e del noto volgarizza-

qui la lingua dei

mento della Bibbia che si attribuiscono ai Valdesi e la cui origine si ha ragione di credere che possa risalire al di là del secolo XV ^, quand'anche resti assodato che non al di là di quest'epoca risalgano 1 codici che

ha

li

contengono.

atteso e per quel

A

questo compito, già parecchi anni or sono,

tempo abbastanza bene, com'è

noto,

W.

Griiz-

raacher, e vi attendono tuttavia, giovandosi anche di nuovi e migliori

materiali ^ allo scopo di altri

emendare

A. Meyer, C. Hofmann, C. Salvioni qui per

sommi

corredo

di prove,

^

Cfr.

hayer.

e ricompiere

il

lavoro di questo,

valentuomini, ben competenti nella materia, quali

A.

ah.

Yaudois

capi,

riservandomi

ciò che dagli

Meyer (Waldensia, d.

wiss.,

d'Italie.,

E.

Montet {La Noble Legon, les

di

fornire

contro ai

W.

più tardi

il

Forster,

enunziare

fo lecito di

necessario

mia pro-

studj altrui e dall'indagine

in

Sitzungsher. d. philos.-philol.

Parigi-Torino, 1887,

207 sgg.);

bridge avec

Solo

Comba,

1880, p. 560 sgg.), Forster (in

p.

di

mi

^,

p. 209),

quali sta ora,

e

ma

Comba

(op. cit.,

texte originai d'après le manicscrit

i

d. k.

ibid.,

e

senza ragioni convincenti,

variantes des manuscrits de Genève

traduction frangaise etc, Parigi 1888, p.

ci.

Histoire des

et

de Cam-

de Dublin, suivi d'une

sgg.).

aggiunge ora il Nuovo Testamento Valdese, secondo la lezione del Cod. di Zurigo (che è della metà circa del sec. XVI), pubblicato in questo *

Si

medesimo volume dell' Archivio ^ V. V Avvenenza preliminare nota precedente,

p. 7.

dal prof. C. Salvioni. al

Nuovo Testamento

Valdese,

cit.

nella


310

Morosi,

mi pare

pria

conchiudere circa

di poter

punto delle relazioni tra

il

valdese antico e moderno.

E

mia conclusione si è, che le differenze tra l'uno e l'altro, così come nella morfologia, così nel lessico come nella sinsono tante e tali che non è possibile sostenere che l'uno sia

la

nella fonetica tassi,

continuazione organica dell'altro, che l'odierno insomma altro non sia

non l'antico modificatosi mano mano per via

se

di

evoluzione

quanto venga considerato nel suo complesso, non

tico, in

neralmente

credeva e ancora

si

vivo del popolo da cui ripete dese, cosi

come

natu-

non torna arrischiato l'affermare che

rale. Sicché già per questo

nome. In

l'an-

come ge-

Montet \ un idioma

dal

sostiene

si

il

fu,

altri termini,

l'antico val-

presenta negli scritti suaccennati, non fu a mio

ci si

credere parlato, in nessun tempo, dai Valdesi: non dai Valdesi di Delfìnato

molto meno da quelli del Piemonte. Che

e

accennato possa provenire da alterazioni a cui altrove, sia andato

incontro

dal secolo

XV

il

il

divario or ora

linguaggio qui, come

a questa parte,

è inam-

missibile. Alterazioni del primitivo linguaggio, cosi profonde quali ri-

sulterebbero

caso

nel

di cui si tratta,

non

ponno essere prodotte tempo ancora

si

nel corso di soli quattro secoli, anzi entro uno spazio di

più breve, se stico,

che

si

si

consideri che parecchi degli scritti di quel tipo lingui-

suol chiamare

'

valdese

',

sono del secolo

XVI

e qualcuna

può anche ritenersi del principio del XVII. E c'è per ultimo il fatto, davvero perentorio, che da un confronto, anche superficialissirao, risulta sostanzialmente identico, col delfinese,

il

che vuol dire

linguaggio il

di

e col valdese

odierno del Piemonte e

Guardia Piemontese

in Calabria Citeriore

:

linguaggio portato là dai Valdesi del Piemonte in età

di certo non posteriore a quella a cui è comunemente e ragionevolmente assegnata la prima apparizione delle anzidette scritture. Il linguaggio delle quali, come non è e non fu mai un idioma par-

lato tra

i

Valdesi dal secolo

neppure, se male

XV

non vedo,

io

in

ad oggi, così d'altronde non

un altro idioma che

sia

si

fonda

vivo ora o

che tale sia stato un tempo. Già nessun filologo sosterrebbe oggidì che

*

Op.

cit.,

p.

2

sg.

langue écrite et ....

:

'le il

vaudois n'est jamais parvenu à se fixer

fut

comme

surtout un dialecte parie''. L'ultima parola è

sottolineata dall'autore stesso.

Il

quale aggiunge, che 'troppo scarsa fu la

letteratura di questa lingua da potere dar leggi precise alla sua ortografia

e anche alla sua grammatica, talvolta pure incerta

al

par di quella; e che

d'altra parte essa lingua degenerò così rapidamente (come vedesi nei

mo-

derni patois valdesi, ov'è innegabile l'influenza in ispecie del francese o dell'italiano),

che ne fu impedita ogni opera volta a fissarla e purgarla'.


a

L'odierno valdese. Introduzione.

311

esso sia un dialetto provenzale, trasformato via via dall'influenza del

piemontese. Dalla stato

notizia,

che Pragelato, secondo la tradizione, sia

centro primitivo e come la culla dei Valdesi

il

italici e

punto

il

partenza di loro colonie in Italia e fuori, e dall'altra, che

di

appunto provengano quasi tutti

i

loro

che

religiosi

libri

di

trovano

si

ora sparsi in Francia, Svizzera e Inghilterra, potrebbe alcuno essere

come

tentato a supporre, gelatese.

Ma

odierno,

vero

si è,

diverge

luogo)

sul

il

ma

e

si,

fu supposto, che ne sia base

in

alcuni

il

notevolmente, dal valdese

punti

però non mostra più punti di contatto col valdese lette-

rario di quello che ne mostri sere base

il

valdese odierno. Neppure ne può es-

le

come pure

lionese, modificato poi dal piemontese,

posto. Questa supposizione, a cui certamente

che

dialetto pra-.

il

che questo (come mi risulta da ricerche fatte

ha dato luogo

fu sup-

la credenza

dottrine dei Valdesi, immigrati in Italia nella prima

metà

del

secolo XII, derivassero dal dissidente lionese Valdo, non è suffragata

da argomenti

e anzi è contradetta

Da un

linguistici.

fronto del valdese col lionese, studiato da A. Zacher risulta indiscutibile che pur nel secolo

prima)

il

XIV

(e

lionese era in sostanza qual è ora,

provenzale,

o,

termini (rubo qui

altri

in

le

semplice

con-

ed E. Philipon

^

',

senza dubbio anche ben

un dialetto franco-

cioè

parole

al

Forster) 'un

dialetto a base provenzale quanto ai suoni e alla formazione del verbo

e del sostantivo e quanto al vocabolario,

porta in

che

si

verbi

modo analogo

al francese;

in

ma

trovi sotto ad influenza di palatale forti,

laddove

il

che

in più

casi

com-

si

ispecie nel trattamento dell'

e

per ciò che riguarda

i

valdese (antico e moderno) anche in questi casi

conservasi fedele al tipo provenzale'^.

Base del valdese degli raria,

cioè,

scritti dev'essere stata

come aveva già veduto

dente per tutti,

provenzale;

la

parte di poi, in età più o

meno

il

che in parte

recente,

una lingua già

Raynouard si

*

e

lette-

com'è ora

evi-

dal

principio e in

venne qua e

là modificando,

fin

perchè, non tanto naturalmente quanto per opera degli scrittori, andò

soggetta all'influenza di qualche lingua letteraria straniera, antica e

moderna,

e

di più

idiomi parlati; per tacere

delle

modificazioni che

unicamente dipendono dallo spirito inventivo degli scrittori medesimi.

vede chiaro in quei documenti letterarj, che chi scrive muove a

Si

stento e incerto

1

*

i

suoi passi e sovente

si

regge aggrappandosi

Beitràge zum lyoner dialekt. Benna, 1884. Phonétique lyonnaise au XIV'"" siede, in Roman. XIII 542 sgg.

Comba,

3

In

*

Choix des poésies des Trouhadoìirs,

op.

cit.,

p. 202, n. 2. II,

p.

cxi,.

al

la-


312

Morosi,

seconda sovente e quasi servilmente nella formazione delle

tino, cui

La

parole, nei costrutti, nella sintassi.

quando

cosa è di per sé spiegabilissiras,

anche per gli altri almeno per i più antichi, supponendo (né di certo mancano argomenti che avvalorino il supposto ^) che non sieno stati, almeno si

tratti di versioni bibliche, e si spiegherà

scritti,

concepiti

in tutto,

e

originariamente in valdese, che insomma

scritti

risalgano a testi latini, di cui sieno versione letterale, o parafrasi, o

Ma,

compilazione, o tutte queste cose insieme. d'altra parte, t'occhio

il

sua lingua.

(come già

E

ora appaja.

È

credo che non

in parte si

tichi coi più recenti) fosse,

si

erri

pensando che questa

vede confrontando

per così

vero che, quale ora

dire, 'più ci

an-

gli scritti più

provenzale' di quello che

appare, dal provenzale letterario

scosta non solo in quanto volontieri latineggia,

si

pur chiaro,

è

provenzale letterario, conforme alle leggi del quale cerca

di 'fissare' la in origine

ripeto,

che chi scrive (parlo degli scritti più antichi) ha sot-

ma

anche

in

altri

non sempre sono punti d'importanza secondaria. In fondo, se non del tutto io m'inganno, essa combina abbastanza bene (ciò si popimti, che

trebbe in buona parte provare coi documenti alla mano) con una specie di lingua

letteraria,

di fondo

provenzale,

ma

fortemente colorita

di

idiotismi delfinesi (non tutti ricorrenti nell'odierno dialetto valdese), che

appunto

in Delfinato, e in particolare nel Brianzonese, si

nei secoli

raria

il

XV

e

XVI, quando

già vi era scaduto

vede

in uso

come lingua

lette-

provenzale dei Trovatori e non vi aveva preso ancora fermo

il francese, ed anche prima ^. Combina con essa abbastanza perchè

piede

che

le

andò soggetta abbiano avuto luogo

in

sia

lecita

l'opinione,

principali

modificazioni a

cui

Delfinato;

ma

punto da potersene conchiudere, che sia la

non

fino al

lingua medesima svoltasi organicamente da quella che quivi

si

par-

lava, essendo che un complesso di fatti fonetici, morfologici e sintat-

'

si

La

lingua, p.

es.,

di

un testo valdese della

fine del secolo

riporta un breve passo dal Comba, in Rivista Cristiana,

mi pare proprio traduzione non ha guari a Strasburgo, e non p. 365,

o'omanischen Waldenser, Halle 1853, ^

Si

vedano specialmente

le

des Hautes-Alpes , 1882 sgg.

;

i

un

testo latino del 1404,

viceversa. Del resto, p.

45

cfr.

di cui

1884,

scoperto

Herzog, Die

sg.

Carte delfinesi pubblicate nella Revue des

Sociétés savantes des Départements,

rotnanes, luglio 1881, ecc.; nel

di

XV,

novembre

ottobre 1867; nella Revtte des langues

BuUetin de

la Sociélè

d/Etudes Historiques

cinque 'Misteri' di Sai nt-Eustache, Saint-

André, Saint-Antoine, della Ristoria Petri et Pauli, e di Saint-Pons; e soprattutto la Bibbia volgare detta di Lione, cit. più sotto.


313

L'odierno valdese. Introduzione.

dà alla valdese un'apparenza

tici

maggiore antichità. Le più no-

di

tevoli deviazioni dal tipo provenzale, che questa

Come

nel corso del tempo, a quanto dicono

tenti del Valdismo,

nute

della parlata

della diretta influenza

piuttosto

cosi

1,

si

modificarono

si

le

ha

subito, si risentono

o delle

parlate locali.

gli storiografi più

compe-

dottrine in quegli scritti conte-

modificava la forma di questi a seconda delle influenze

ove si fecero le diverse riproduzioni degli scritti medesimi; a un dipresso come avveniva delle note 'prediche gallo-

dialettali dei luoghi

piemontese e francese s'intrecDai Barbi, com'erano famigliar-

italiche', edite dal Forster, nelle quali

modo

ciano e in certo

mente chiamati

i

si

alternano.

Pastori valdesi,

si

sentiva

il

bisogno o l'inclinazione

ad accomodarsi all'intelligenza della moltitudine dei Fedeli, o almeno del maggior numero di quelli che dovevano esserne i maestri e che certo in quanto a cultura non potevano riescire gran fatto al di sopra del livello comune. Egli è così che

si

apriva l'adito ai dialetti parlati

andavano compresi ambedue

nel Delfinato orientale, in cui

versanti

i

delle Alpi Cozie, ad influire sul primitivo valdese letterario, cioè, dun-

que, sul provenzale

letterario, e a modificarlo.

sifiiitta,

dovuta appunto,

nazione,

si

che

Le prove

d'influenza

non erro, a quel bisogno o a quella

riscontrano in buon dato e alcune

ponno ben dire

si

se

sostanziali.

Se poi

si

incli-

riferiscono ad elementi

in origine

i

parlari ai due

versanti diff'erivano tra loro ancor meno di quello che facciano adesso, è chiaro che non si può discorrere di specifica influenza dialettale che il versante italico, per sé, abbia avuto sul valdese letterario, se non in pochi punti

d'importanza secondaria,

i

quali

si

direbbe che accen-

meglio che a quelle della Germanasca e del Chisone. Piuttosto, è lecita la domanda: se questo versante

nino alla

vallata del Pellico

abbia potuto servire di veicolo ad influenze linguistiche straniere. Si parla infatti di tracce d'influenza piemontese che scere nel

valdese letterario.

Ma

debbano ricono-

si

queste furono molto esagerate, an-

che dal Gruzmacher ^ così per la quantità come per l'importanza. Studiati, come si deve, i caratteri di analogia che appajono tra il valdese letterario e

come

'

già

Cfr.,

ad

p.

dialetto piemontese (limitati del resto, quasi afi'atto,

por citare solo

raire des Vaudois 2

il

altri è

accaduto

le

di

vedere, alla parte esterna del

pubblicazioni ultime: Ed. Montet, Histoire

du Piémont,

p.

27 sgg.

;

e

Comba.

op.

Già nell'articolo Die icaldensische sprache neir'Arch.

cit., '

p.

lit.',

18G2, p. 401.

litté-

198 sgg.

di Herrig, 1854,

400; e ancora nell'artic. Bie waldensische Bibel in 'Jahrb.

engb

lin-

f.

rom.

u.


314

Morosi,

^uaggio, al vocabolario)

si

risolvono per lo più in caratteri

come

nità originaria tra piemontese e delfinese (col quale,

vorrebbe dare

il

di affi-

è detto,

il

nel senso che loro

valdese s'identifica) e non sono quindi concludenti

Griizmaclier ^ In parte poi, anzi in parte non piccola,

concordanze che

le

si

vogliono trovare fra valdese e piemontese ven-

si

gono ad essere segni e prove, non già di specifica influenza di questo su quello, ma sì (come in parte, ma non sempre esattamente, ha riconosciuto anche italiana

;

il

Grilzmacher) d'influenza diretta della lingua letteraria

non tanto,

s'

intende, del toscano, quanto di quel volgare illu-

ch'ebbe voga nell'Alta Italia durante

stre

sua volta

i,

sec.

XIV

e

XV,

e alla

per tacere che aveva

risentiva dell'influenza dialettale,

si

subito l'influenza della lingua dei Trovatori, Specialmente per le ver-

mi pare probabile che dai loro autori o piuttosto

sioni bibliche valdesi

dai loro trascrittori siasi avuto sott' occhio altresì alcuna delle prime versioni bibliche italiane. Del resto,

il

fatto dell'influenza della lingua

letteraria italiana sul valdese letterario non reca meraviglia,

ponga mente a

si

del secolo

XVII

d'Angrogna

^

che afferma

ciò

anche delle

come

dei Valdesi della

altre, poiché quella era

loro sancta sanctorion,

il

quando

Gillo (Gilles), che fino al principio

la lingua, dirò così, 'officiale'

e quindi

tro religioso e

il

il

appunto

fu

Val

loro cenl'italiana,

nella quale infatti sono scritte le importantissime risoluzioni del Sinodo

Chanforan del 1532, che segnavano

di

nel

campo

della

il

trapasso decisivo dei Valdesi

riforma luterana; e tale rimase, secondo

Gillo, finché la necessità di

lo

Ginevra, in luogo degli indigeni, caduti vittime quasi tutti

di

non ebbe dato occasione

micidiale pestilenza nel 1630,

della lingua letteraria francese, l'italiana si afFaceva

stesso

chiamare pastori d'Oltremonti, specialmente

all'indole

all'

di

una

introdursi

che poi attecchì perchè meglio delparlate

delle

locali.

Questa afferma-

zione non è contradetta, ch'io sappia, da alcuno degli altri storiografi antichi o moderni

dei

Valdesi;

soltanto

andrà interpretata natural-

nel senso, non già che tosto ab antiquo

mente 'Valli'

l'italiano letterario,

ma

si

fosse introdotto nelle

da un certo tempo prima del 1600,

forse da qualche secolo.

Comba,

1

Cfr. Forstr^r cit. in

2

V. Bulletln de la Società d'histoire vaudoise, num.

donde

op.

risulta puro che in italiano è

1628, con cui s'incaricava

il

p. 205.

cit.,

1

(1884), p. 24 sgg.

;

decreto del Sinodo di PramoIIo del

il

Gilio di scrivere

una

storia dei Valdesi, e

che

questi anzi la cominciò a scrivere in italiano, lingua allora così usuale nelle Valli,

ch'era a lui di gran lunga più famigliare che la francese, sicché

nella prefazione alla sua opera egli sente l'obbligo di scusarsi se

scrivere in questa

come

si

converrebbe.

non sa


315

L'odierno valdese. Introduzione.

Per conseguenza, mentre errerebbe chi credesse il valdese letterario un miscuglio afferma d'altra parte un po' troppo

tese, il

può accettare, senza

scorse,

il

giudizio

esso formi

come

detto

gruppi

e

i

Meyer, secondo valdese

anello di congiunzione tra

l'

dei dialetti

affini

quale

il

si

che, quanto a

cose sopra di-

dalle

Apfelstedt: che

F.

provenzale propriamente

il

o quello

'';

di

potrebbe indifferentemente sostenere che

preferisce dichiararlo

lui,

di

dell'Alta Italia

connetta col provenzale o che

si

connetta

si

coli' italiano

un idioma romanzo

al

P. il e-

pari

ad uguale distanza dall'uno

dell'italiano e del provenzale, stante però

K dunque una lingua che

^

Forster quando dice che

anche dal Forster)

(accolto

Perrin

del

provenzale e piemon-

di

il

risultanti

restrizioni

le

tracce

'puro' idioma provenzale*; né

valdese anteriore alla Riforma è

sulle

e dall'altro

Se

è

come marli

il

così,

rimaneggiamenti, onde

vano elementi viene ella ad altri termini,

quando

corso del tempo

si

occorrenti ad

^,

nel

essere

'una lingua

andò soggetta,.

a diversi, per chia-

fondo provenzale

al

ogni

si

pagina e quasi

suo complesso di

ci parla,

un prodotto

E

convenzione',

meglio

La sua

linea,,

artificiale o, si

chiarirà

in

tale,,

secondo ogni

come quella

origine,

inventati

ogni

in

badi alla destinazione e alle vicissitudini che,

probabilità, le sono toccate.

sovrappone-

piemontesi, italiani e anche

delfinesi,

latini,

sana pianta

di

nel

contenuto delle scritture da cui

della lette-

va cercata senza dubbio (tutti ormar dalle Alpi; forse, come par che creda l'Herzog^,.

ratura colla quale è connessa,

ne convengono)

di là

nelle colonie valdesi della eulta

metà

la

Provenza,

del Valdismo,

in

Delfinato sul modello, o anzi

sul

fondo

versioni bibliche apparse, com'è noto,

^

2 ^

la cui fondazione

cade verso

XIV, donde sarebbesi trapiantata nelle sedi capitali Delfinato. Può anche essere sorta direttamente in

del secolo

della

in

lingua di alcuna delle

Provenza

assai di buon'ora.

Histoire des Vaudois, Ginevra 1619, p. 60. Cit.

in

Comba,

op. cit, p. 202.

Religióse dichtungen der Waldenser neu hgb.

;

in

Archiv

f.

neuere sprach.y

LXii (1879), p. 273. *

In

Muston, Examen de quelques observations sur l'idiome

scrits vaudois, Pinerolo,

et

les

manu-

1883, p. 7.

5 Si può credere, per citare uno di questi ultimi, che enayma (so sì deve pronunziare così com'è scritto, se, cioè, non è abbreviatura semplicemente grafica per enaij si-coma, che pur qualche volta s'incontra in tutta

lettere negli scritti più recenti) sia stata ®

Die romanischen Waldenser,

p. 38.

mai voce dell'uso vivo?


Morosi,

316

E

suo stadio 'provenzale-delfìnese' più

chi sa che questa lingua, nel

antico non

ci

qualche

sia in

modo rappresentata

di cui già dieci anni or sono

dalla Bibbia di Lione

Forster aveva pubblicata una parte

il

e che dianzi s'ò pubblicata in facsimile per intero?

denza tra

I

^

punti di coinci-

lingua di questa e la valdese degli scritti più antichi sono

la

molti e molto importanti.

Comunque

è lecito supporlo, la lingua

essa fu o divenne quivi, bene

sia,

congregazione valdese-,

della

'officiale'

lingua dell'insegnamento religioso, forse non solo dell'insegnamento

la

scritto,

ma

anche

dell'orale. Si trasmise, insegnata

come

latino, anzi

il

insieme con questo, per tradizione 'scolare' di generazione in genera-

Che

zione nel ceto dei Barbi o Pastori.

si

trasmettesse per via della

può essere confermato dall'uso costante, secondo che mi

'scuola',

sicura cortesemente

il

che contengono

grafici nei codici

come sopra

ficandosi

si

anche

a lottare

coli' italiano,

i

E così migrava modiuna comunità valdese all'altra,

noti scritti.

è supposto, da

qua

al di là e

al di

as-

professor Salvioni, delle medesime forme di segni

delle Alpi.

Qui però certamente ebbe presto

che presto, come s'è veduto dianzi, entrò e

per tempo abbastanza lungo durò come lingua dell'insegnamento nelle 'Valli',

non tanto perchè

tiche e di

commercio

la

imponessero

le

necessarie relazioni poli-

e di cultura colla regione italiana,

quanto

nel-

l'interesse dell'istruzione dei Valdesi abitanti ai confini della pianura,

intorno a Torre, che a non lungo andare doveva divenire e anche per agevolare

il

Di qua dall'Alpi, nelle 'Valli',

il

assai breve e limitata; dovette il

posto all'italiano e

più estraneo ad esse,

Così adunque

di

loro centro,

valdese letterario dovette avere voga

sempre più andare

in disuso e cedere

diventare nella pratica un linguaggio sempre

come già era ad

preferenza in Delfinato

mantenne più lungamente che officiale della

il

loro apostolato nelle altre parti del Piemonte.

esse estraneo nella sua origine. si

seguitò a coltivarlo e ivi

si

come lingua letteraria ed come una lingua, io penso,

nelle 'Valli'

congregazione valdese, anzi

maniera jeratica, esoterica, segreta, destinata ad essere gelosamente custodita, al di qua e al di là delle Alpi, entro l'angusta cerchia, in certa

^

Nella Revue des langues romanes, marzo e aprile 1878. Ritiene, se ho

bene inteso, anche senti press' a poco è identica, è però

nione, ch'esso sia

il

Forster, che la lingua di questa versione ci rappre-

valdese letterario nella sua origine, perchè, se non omogenea a questo. Ma credo sia discutibile la sua opidel puro provenzale parlato sulla riva destra del Rodano, il

probabilmente nei Dipartimenti doll'Aude e del Tarn, dove in questo ultimo) '^

i

(e in

Valdesi abondarono.

Ciò è sospettato un po' anche da Herzog, op.

cit.,

p.

33.

particolare


317

L'odierno valdese. Introduzione. anzi entro in nessun

il campo chiuso della congregazione medesima, a non essere modo comunicata ai cattolici in mezzo ai quali Valdesi si i

trovavano: onde

quanto bliche.

si

spiegherebbe perchè non

sappia, alcuno di quei testi o alcuna

si

Dovette quindi

quelle versioni

di

bi-

coll'essere solo intesa e adoperata, almeno

finire,

nelle 'Valli', dal ceto poco

mai stampato, per

siasi

numeroso

non più dal grosso dei Fedeli» che,

dei Barbi e Maestri Evangelici, di

al

qua

delle Alpi, per le ragioni

dette di sopra, ebbero a preferire l'italiano, finché questo per la cir-

costanza già notata non fu soppiantato (ma

certo non generalmente)

dal francese. Ecco perchè, secondo tutte le testimonianze, desi,

già nelle 'Valli',

adunque per

ma

i

libri

val-

furono trovati non

ora sparsi in Francia, Svizzera, Inghilterra,

a Pragelato, nell'alta valle del Chisone, in paese ma stato per secoli,

la geografia appartenente all'Italia,

insieme coll'attigua alta valle della Dora, politicamente unito al Delfinato; sul versante italiano delle Alpi Cozie,

Ed

vere e proprie. gare, che

ha

si

ecco perchè, nel secolo

allato ad

una

diremo ormai scritti,

a'

parecchi campioni

conformemente

nelle 'Valli'

si

al solito tipo scolastico dei noti le risoluzioni di

stendevano in italiano

Chanforan ^ Valgano a ogni modo non poca varietà degli elementi onde innegabilmente

cenni per

questi

valdese letterario; ed è una spiegazione (a ciascuno

Herzog

in

-

si

vedono tracciate alcune linee

nelle origini

in certa guisa

^

Non

so il

il

come

il

alla

compone

il

suo) di cui già

secondo la quale esso è

;

delfinese,

omonima che non

Bert,

il

ispiegare la

si

provenzale della letteratura, rivestitosi poi e

rammodernatosi

parlate della regione

abrogare

di

colonie valdesi

nelle

(come quella, forse anteriore, del

insomma

nelle 'Valli'

nota lettera vol-

suoi colleghi di Pragelato) nel solito linguaggio che

delfinese,

mentre

la

Barba Giorgio Morel, nativo

e pastore successivamente

di Pi-ovenza e a Pragelato, è scritta

Barba Terzian

non già

latina, indirizzata a

della Riforma, svizzeri e tedeschi, dal

un villaggio delfinese

ma

XVI,

cit.

più per influsso

delle

della lingua semiletteraria che

in Vegezzi-Ruscalla,

Diritto

e necessità di

francese come lingua ufficiale in alcune valli della provincia

di Torino, Torino 18G1, p. 29, possa dire che sino al 1530 inclusivamente i

Sinodi Valdesi furono scritti in 'valdese antico'. Per quanto io abbia mi è riescito di trovare giustificata questa affermazione. Egli

indagato, non

è caduto certamente in

un equivoco, ritenendo, come pur

che la lingua delle Risoluzioni di Chanforan sia tre,

come bene ha veduto

buono. 2

Op.

cit.,

p.

45 sg.

il

Comba

il

altri

hanno

fatto,

valdese letterario, men-

(op. cit., p. 203),

è

italiano bollo

e


Morosi,

318 <linvi si

era svolta, e non

immune

rimasto affatto

lingua letteraria e di qualche dialetto •condo ogni apparenza, esso

fu

Nobla Leyczon,

se-

adoperato nella versione della Bibbia

{ìrima che nelle composizioni in poesia, alcune delle Ja

della

dall'influsso

Aggiungerò che,

d'Italia.

nella Bibbia appunto

hanno

quali

massime

e

gran parte

in

loro

il

fondamento, e prima che nelle composizioni didascaliche in prosa. Ma qui io intendo restringermi alla pura e semplice descrizione oggidì

nelle

rono e sono tuttavia la sede principale

e più

delle

parlate

varietà dialettali,

valli

regione in cui sono comprese queste dimore, che

i

Valdesi chiamano

per antonomasia, regione per eccellenza alpina e

'le Valli'

valore strategico in ogni tempo

',

che fu-

cisalpine

nota dei Valdesi. Della

grande

di

è base un breve tratto della linea

dorsale delle Alpi, e precisamente quello, nelle Cozie, che dal Monte Granerò o Meidassa di Viso, a destra per noi del Viso stesso, corre al Pie Boucher o Bouchet delle Carte (detto Punta Buóle, dagli indigeni), corrispondente al tratto mediano della barriera che divide il

Piemonte dal Delfinato. Da questi due punti si staccano due contrafforti, di altitudine più che mediocre, che formano (per dirla cosi in di grosso)

limiti settentrionale e meridionale dell'intera regione:

i

di-

visa infatti per mezzo del primo dal bacino del Po, per mezzo del se-

condo dal bacino della Dora Riparia

di

Sauza e

in qualche

modo

altresì

dalla parte più alta di quello del Chisone. Essa ha pertanto la figura di un quadrilatero irregolare

o,

meglio, di un triangolo

tronco nella

punta che volge verso la pianura padana, nettamente delineato da creste di accesso generalmente malagevole. Il contrafforte settentrionale

manda verso

l'interno della regione

un ramo, che, ancora abba-

stanza elevato per un certo tratto in cui serve di divisorio tra la valle

del Pellice e la lunga e profonda valle

del Chisone,

si

della

spartisce poi, giunta che è al

Germanasca, affluente

Monte Cornour,

altri

in

rami, minori, che vanno gradatamente a morire verso levante sul Chi-

sone da Perosa in giù e sulle colline che stanno a ridosso e S. Secondo

e, si

può

dire, di Pinerolo,

comune di sfogo delle due valli ramo interno il nòcciolo e come versanti di esso stanno

1

i

che è in certo

del Chisone

e

del

di Bricherasio

modo

punto questo

la chiave dell'intera regione; sui

luoghi che furono

le sedi

prime,

V. Monastier, Histoire de l'Eglise vaudoise, Tolosa 1847,

Rochas d'Aiglun, Les

il

E

Pellice.

vallées vaudoises,

elude de topographie

1

due

propugna-

p.

243 sgg.;

et

d'histoire

Les vallées vaudoises du Piémont, tableau topographique, Ginevra 1884.

militaire,

Parigi 1881

historique

et

;

Galifìe,


L'odierno valdese. Introduzione. coli e

i

rinomato delle lotte che sostenne per

])iù

(alta

2868

e alla

Germanasca

facili,

alle tre valli

del Russigliardo,

e per

i

al Pellice e

all'Angrogna

suoi fianchi dà adito, sebbene per vie non

suddette e anche, per un giro più lungo, a quella

altro affluente del Chisone,

può credere, senza nulla detrarre

si

teatro

vetta, la bella piramide del

acque

m.), tributa le sue

il

sua esistenza e del trionfo

la

La massima sua

suo definitivo nel 1689.

Cornour

Ben

319

rifugi estremi del Yaldismo perseguitato, in Italia; qui

({uesta configurazione del loro suolo, di

ai

di

comunicare tra

loro.

che

meriti dei Valdesi,

un suolo per

di più attiguo a

regioni che pur essendo geograficamente italiane appartennero fino al

felici successi in

ai

diversi tempi riportati sui loro nemici e alla finale

Due sono

loro vittoria.

abbia contribuito non poco

alla Francia,

principio del secolo passato

poi le primarie

due contraflorti terminali

e

i

delle valli racchiuse

contraftbrti mediani,

entro

i

che da essi dipen-

dono: quella del Pellice fino alla sua uscita al piano, alla quale spet-

tano anche due valli laterali assai diverse d'ampiezza e d'importanza,

d'Angrogna a

sinistra, di

Luzerna-Rorà (per tacere della gola

zernetta) a destra; e quella della Germanasca, detta

di

Lu-

comunemente Val

Martino, che s'apre sul Chisone in faccia a Perosa e abbraccia anche

S.

le valli o

valloni secondarj di Faetto e Rioclaretto a destra, di

i

doretto e Salza-Maniglia a sinistra.

Ro-

Centro della prima è la pulita e

allegra cittadina di Torre-Pellice, ove sono

i

primarj Istituti del Val-

dismo; della seconda l'importante villaggio di Perrero, Al territorio valdese appartengono pure

il

della valle propria

tratto

del Chisone,

che da Pomaretto-Perosa va per S. Germano a Inverso-Porte, e valloni laterali di destra, del Russigliardo o di della

Turina o

suddetto.

Ad

e colli che

di

esso infine

va pur assegnato

e

il

il

piano

e

di

il

bizzarro gruppo di monti

Pinerolo (tra

i

punti ove

il

Chisone dall'altro sboccano dalla regione mon-

tana nel piano) e ove s'annidano stino. Il

due

Rocca-piatta, che mettono per l'appunto nel tratto

guarda e domina

da un lato

Pellice

i

Peumiano-PramoUo

numero complessivo

le

terre di S. Bartolomeo e Praro-

degli abitanti di questo territorio, secondo

un censimento del 1881, supera

di

poco

i

26 mila,

di cui

non guari

più di 4 mila sono cattolici ^

luoghi principali (dall'alto in basso) sono: Bobbio i ViUar Pellice (2025), Torre-Pellice (4602), Angrogna (2397), Luzerna S. Giovanni (3775), Rorà (692); in Val S. Martino: Pral (1294), Perrero (528), Maniglia (292), Massello (608), Faetto (831), Riclarctto (598); alla foce della Germanasca nel Chisone: Pomaretto (754); sul medio ^

In

(abit.

Val-Pellice,

1519),


Morosi,

320

Le 'Valli' sono separate non solo dal Delfinato e dai bacini

ma

Chisone superiore e Dora Riparia,

Rari e ardui sono

costali.

quenti

i

anche tra loro da

Po,

d,el

alte catene

varchi attraverso ad esse e quindi infre-

comunicazioni interne dirette, e anche per mezzo della Valle

le

d'Angrogna, tra

due

le

valli

tra le valli secondario

principali. Solo

dell'Angrogna da una parte, del Russigliardo e della Turina dall'altra,

scemando

l'altezza dei monti,

i

diventano meno rari e meno

tragitti

ardui. Ora, le barriere fìsiche segnano delle differenze nel linguaggio,

punto trascurabili. 'interni' e

Ne

risultano quattro gruppi dialettali, che' diremo

uno 'esterno'.

Il

primo degli interni coincide

col territorio

della Gerraanasca e degli affluenti di questa e meglio che dagli altri

è rappresentato dal dialetto di Pral.

Chisone, da Pomaretto per

Russigliardo.

Il

Il

secondo corrisponde

Rinasca a S. Germano, e

terzo è ristretto alla Valle d'Angrogna, ove

distinguere un dialetto di qua dal torrente Vóngle e uno di differenza però (come quella che altri punti

tra parlare valdese e parlare cattolico) di

ossia

Il

là,

quarto comprende

il

si

forse

ritorio

terni: tutto

la cui

riduce a poche

Pellice

Superiore,

territorio di Bobbio e Villar-Pellice. All'esterno spetta

il

del

suole

si

nativi sogliono segnalare qui e in

i

peculiarità

pronunzia.

medio

al

al vallone

un ter-

più esteso e certo più popoloso che a ciascuno degli inil

medio

territorio cioè percorso dal

da Torre

Pellice,

verso Bricherasio e Bibbiana, coi valloni di Luzerna-Rorà e netta; e anche

il

vallone di Rccca-piatta vèrso

il

fin

Luzer-

Chisone, e S. Bar-

tolomeo e Prarostino sopra S. Secondo. Dei dialetti dei cinque gruppi,

più resistente all'intrusione di ele-

il

menti forastieri è senza dubbio quello del bacino della

più al è

il

di Pral, nell'angolo

Germanasca; vengono quindi,

meno conservato,

il

secondo,

il

quinto, che, in grazia della sua

terzo,

il

in

più elevato

ordine discendente da!

quarto.

Il

maggiore vicinanza

più tralignati) alla pianura, ò

ormai presso che sopraffatto e come assorbito dal piemontese. La medesima sorte sovrasta, e

in

parte anzi è già toccata, per effetto delle

lungo

Chi-

agevolate comunicazioni colla pianura,

ai dialetti parlati

sone e ai suoi affluenti. Sta dunque

fatto, del resto già avvertito

che più

si

chisene:

S.

il

lascia indietro la pianura e

Germano

si

(1315) e Pinasca (777);

con Feumiano (1329);

il

\ procede da Luzerna S. Gio-

sul Russigliardo: Pramollo

sulla Turina: Roccapiatta (235);

sullo sprone

verso la pianura: Prarostino (1484). 1

Ricotti E.,

Comba,

op.

cit.,

cit.

più sotto; Forster, Rivista cristiana, marzo, 1882, e

p. 205.


L'odierno valdese. Introduzione.

Germano

vanni, da S.

trovano

si

e da Pomaretto verso

parlate valdesi alterate

le

321

sonamo delle

il

meno

per meglio dire, soppiantate dall'invasione di questo;

certamente quella

A

valli,

tutte

di

di Pral.

quale delle sezioni romanze appartiene

il

valdese moderno

^

Fino

?

prevaleva, com'è noto, l'opinione, che così poco

ai nostri giorni

meno

dall'influenza del piemontese o,

si di-

stingua dal piemontese da potersi e anzi doversi schierare con esso tra i

che troviamo espressa, già più di mezzo

dialetti gallo-italici, opinione

secolo

addietro,

^

del vescovo

libro

meno recisamente

quindi più o

Diez

nel

e ancora

e altri,

Charvaz intorno

accolta in Biondelli

adesso in Muston

all'elemento piemontese riconobbero

^

^

^,

*,

Montet

e

più o

in esso,

Valdesi

e Grlizmacher

ai

".

Altri, allato

meno importante,

un elemento provenzale, dei quali due elementi esso sarebbe come la del principio del secolo, risultante ^. Per il pastore valdese Appia ,

citato

da Hahn

sarebbe un miscuglio di

^,

francese

e italiano e dei

patois di Provenza e Delfinato e avrebbe nei monti pronunzia diversa

da quella usata nei luoghi principali verso

Ma

la pianura.

più giusta-

mente avvertiva il Ricotti, che 'a misura che si sale nelle valli si accosta ognora più al provenzale e anzi da un tale carattere della lingua dei Valdesi argomentava egli che dalla Provenza derivassero pure le loro dottrine religiose *^. Anche Vegezzi-Ruscalla trovava 'i parlari val'

;

dei Trovatori

desi quasi identici all'antica lingua

Lo

'

della quistione

stato

è

'^'.

L'opinione che

benissimo esposto in Comba, op. citata,

201 sgg.

p.

2

Origine dei Valdesi e carattere delle primitive loro dottrine (versione

dall'originale francese ibid. n. 3

del

G.

prof.

Saggio sui

gallo-italici,

dialetti

onor del vero, che è da principali caratteri del

lui

Milano 1853,

riconosciuto che

Torino

5

Graminaire des langues romanes,

*

AperQU de già

l'antiquité des

cit.,

p.

p.

333, e

1837, p.

481.

di I.

Va

detto però, a

valdese, sebbene abbia

il

piemontese, 'segna chiaramente

piemontese all'occitanico'. * Waldensische sprache neir'Arch.'

Examen

F. Muratori),

1.

il

Herrig, 1854, p. 399 sg. p.

100.

Vaudois des Alpes

ecc.,

Pinerolo 1881,

p.

'

Histoire littéraire des Vaudois

Perrin, op.

cit., p.

60.

du Piémont, Parigi

Dalle sue parole

si

1885, p. 11 sg.

argomenta che per

valdese moderno non differisca dall'antico. 10

Geschichte der Waldenser ecc., Stoccarda 1849, Storia della

" Op.

cit.

monarchia piemontese,

sotto, p.

Archivio glottol.

11;

6 sgg.

*

8

i

passaggio dal

ital.,

II,

p.

II,

p.

560.

168.

19.

XI (seconda

serie, I).

21

lui il


322

Morosi,

^

pieno varietà del piemontese dipende dal fatto che tal

è.

almeno

pre-

al.

sente e ancora entro certi limiti, quello di Torre cogli altri del gruppo

chiamammo

che

nostri giorni

tesse prendere

'esterno',

come termine

dei luoghi minori

capoluogo e tutti

il

si

solo dei

il

valdesi

dialetti

avesse qualche conoscenza,

si

di cui fino ai

solo pertanto che

il

confronto ^ Si credette che

di

si

po-

dialetti

i

non dovessero dissomigliare gran fatto da quello

del

concluse, per questa falsa induzione, coll'accomunare a

carattere di uno solo di

appunto (quale almeno

essi.

Il

vero

che tutti, tranne

è

si

presenta oggidì) quello di Torre cogli altri

ci si

del gruppo 'esterno', sono essenzialmente affini al provenzale e nella grammatica e nel vocabolario. Anzi, come si vedrà a suo luogo, non si può dire che sia scomparsa ogni traccia d'origine provenzale neppure dal gruppo esterno. Di ciò che Ricotti e Vegezzi-Rusealla avevano appena accennato, si potè trovare, solo però parzialmente, la

riprova nei buoni col valdese

i

materiali

che ofirivano per

delfinesi

Chabrand

signori J. A.

e A.

il

Rochas d'Aiglun

era strenuamente sostenuto dianzi, in particolare contro dal

Comba, appoggiato

prof.

dall'autorità

e tanto

Muston,

il

Forster^.

del

confronto ^;

Il

valdese

odierno, non è più lecito ormai dubitarne, è una varietà del provenzale odierno,

come

una varietà del pro-

l'antico valdese letterario era

venzale letterario antico; ed è in intima relazione col linguaggio della porzione più orientale del Delfinato, con quello cioè che

munemente campagne,

(salvo

i

soliti

si

parla co-

da luogo a luogo), almeno

lievi divarj

in quel tratto dell'alta valle della

nelle

Durance che dall'aper-

tura della valle del Guil arriva fino a quella della Vallouise e com-

prende anche queste due di Freyssinières.

valli

secondarie e

Una qualche maggiore

due dell'Argentière

le

e

e più speciale attinenza mostra,

com'è naturale, col dialetto della valle del Guil o del Queyras, con cui la regione valdese direttamente di cui

1

i

comunica per via

di

parecchi valichi,

più praticabili e frequentati sono quelli di Abries e della Croce

Non

ci offre

buoni materiali per uno studio dei dialetti valdesi

la ver-

sione valdese del N. T. di P. Bert, pubblicata a Londra nel 1832, perchè

non

è in

un

dialetto particolare,

ma

in

una specie

di

lingua

comune che

Bert cercò di foggiare con elementi dialettali diversi e anche affatto fantastici, come si vede già dal titolo stesso del libro: Li seni evanfjile de notre seigneur Gesu-Christ counfourma Seni Lue e Sent Giann, ecc. lo stesso

(cfr. 2

Comba,

particulier ^

op. cit, p. 208).

Patois des Alpes

Comba,

Cottiennes (BriatiQonnais

du Qu3yras, Grenoble-Parigi op.

cit.,

p.

201 sgg.

1877.

et

Yallées

Vaudoises)

et

en


L'odierno valdese. Introduzione.

quest'ultimo anche

(praticabile

Guil, l'uno dalla

Germanasca

d'inverno),

323

conducenti

al bacino del

di Pral, l'altro dal Pellice. I

due

dialetti,

Valdese e delfìnese, e ancora più in particolare nelle regioni dell'alto

combinano non meno nelle linee essenziali della nel lessico e anche in certe notevoli de-

Pellice e dell'alto Guil,

fonologia e morfologia che

viazioni dal tipo provenzale, che

fezione francese,

come

tonico

risolvono in casi, dirò così, di in-

si

e si osservano in ispecie nel

Le

àtono.

differenze

trattamento

riducono,

si

può

si

dell'

dire,

«

cosi

del

al -s

sostantivo e aggettivo plur. e della 2.^ pers. del verbo al sing. e alla

forma

del perfetto semplice e a pochi vocaboli, che sono affatto perduti

tra

Valdesi e persistono (ma neanche generalmente) in Delfinato.

i

Tanto che

è tutt' altro che insostenibile

che

l'opinione,

due dialetti

i

dovessero formare, in tempo non lontano, un sol gruppo, come popoli che famiglia.

viare

Non

l'uno

due

i

parlano, aventi anche altri caratteri comuni ^ una sola

li

è certo da gran

tempo che

due dialetti presero a de-

i

per lo scemare delle comunicazioni tra

dall'altro

citata sull'uno dal francese, sull'altro

dal piemontese

due

i

versanti e un po' anche in grazia dell'influenza rispettivamente

eser-

e dall'italiano.

Ma

del resto aggiungerò, che dalle ricerche da

mi

risulta indiscutibilmente provato che regni poi identità o un'affinità

specialissima, secondo che

si

me

fatte sui luoghi

potrebbe supporre, tra

parlari delle no-

i

tempo

stre 'Valli' e quelli dei luoghi di là che furono un

sono ancora valdesi, quali Fongillard, Saint-Véran, vieux, Vars e Guillestre, Freyssiniàres

Vallouise.

e

sarà inutile infine avvertire, che

i

e in parte

Molines,

Dormillouse,

del Chisone e della Dora Riparia Superiore, tra

non

e

Ar-

Argentière e

dialetti dell'alta valle i

quali paesi e

il

Del-

finato sono antiche, facili e frequentissime le comunicazioni (per tacere di un'assai probabile parentela etnica originaria), affini

appajono specialmente

a quelli degli immediati dintorni di Briancon, compresevi

della Clairóe o Val-des-Près e

che anche qui, per evidente

o

di

prima che

la frontiera tra Delfinato e

fosse portata sulla cresta delle Alpi

Rochas d'Aiglun,

'

Chabrand

Col solo ajuto poi del dialetto parlato dai Valdesi non

gliere la quistione se

sieno indigeni,

che

li

nerale ora

si

i

op.

Piemonte

cit.,

p.

3 e passim. si

può

scio-

Valdesi che dimorano di presente in Piemonte vi

come ancora

fa anteriori a

valli

*.

*

e

le

Monétier: affinità

ragioni su accennate, doveva essere ancora più

le

in passato,

della Guisane

lascia supporre A.

Meyer

(op. cit., p. 560),

Valdo, o vi sieno immigrati dal Delfinato,

crede e con buon fondamento

Certo, non è più lionese

il

(cfr.

Comba,

op.

come

cit., p.

in ge-

101 sgg.).

dialetto stesso di quello che sia la lingua dei


324

Morosi,

Or quanto deve T odierno valdese molto, e sarà fatto

al

Non

pedenaontano?

dialetto

a suo luogo; di gran lunga meno,

notare

come

il Forster ^ di quello che comunemente si creda. Certo," anche nel valdese della montagna abondano gli elementi comuni col pedemontano. Qui, anzi, va cercata, almeno in parte, la ragione della

avvertiva già

tendenza dominante finora ad ascrivere

Ma

l'

uno e

l'altro alla famiglia dei

numero bene scarso risultano quelli che si possano con certezza considerare come importati dal Piemonte, come dipendenti da influenza di relazioni politiche, di commercio e di cultura che il Piemonte abbia avuto, come ha avuto di certo, nelle 'Valli'. In dialetti gallo-italici.

in

gran parte senza dubbio si ritrovano in Delfinato, epperò riescono semplicemente segni e prove di affinità originaria, già ricordata a proposito del valdese letterario, intercedente tra

Alpi Cozie e questi di qua, compresovi

il

i

dialetti di là dalle

piemontese: affinità che, stu-

diata col necessario corredo di buoni materiali raccolti nelle due gioni, si il

vedrebbe anche più intima

di quello

re-

che appaja ora, dacché

piemontese ha subito l'influenza dell'italiano e

il

delfinese quella del

comuni a valdese e dialetto della colonia valdese di Guardia in

francese. Tant'è ciò vero, che di codesti elementi

piemontese ne ha pure

il

Calabria, che da quasi cinque secoli, quanti ne corsero dall'epoca della

non ebbe

ad oggi,

sua fondazione fino

più

col

Piemonte relazioni

dirette e continue.

Scopo adunque del presente lavoro compiuta, la dimostrazione, cendo; e cioè: 1° che

il

fin

si

è d'ofi'rire, per quanto

si

può

qui desiderata, di quanto s'è venuto di-

valdese odierno

è,

specialmente nella regione

più alta, di base essenzialmente provenzale; 2.° che ha particolare affinità col delfinese orientale,

donde generalmente dipende pure

l'affinità

che mostra col piemontese. Insieme ne risulterà, un po' indirettamente, ch'esso non è figliazione dell'antico,

Prendo Val

S.

mosse dal dialetto

le

Martino,

alle

sorgenti

di

il

quale anzi era una lingua morta.

Pral,

della

il

Comune

più remoto della

Germanasca, non

come

perché,

s'è già detto, è

il

meglio conservato

perchè è

solo

quello che ebbi occasione di studiare più a fondo degli altri,

ma

anche

di tutti, quello

che

Né altri argomenti sforzano a credere che i Valdesi entrati in come tutto fa ritenere, nella prima metà del secolo XIII, fossero Lionesi. Ben potevano essere, e furono certamente, almeno per la maggior loro scritti.

Italia,

parte, Delfinesi aderenti alla dottrina di Valdo, costretti dalle persecuzioni delle

autorità ecclesiastiche e

monti, posti in certo 1

L.

e.

in

Comba,

modo p.

205.

civili

a cercarsi più sicuri ricoveri tra

a cavaliere di due Stati, anzi di

tre.

i


325

L'odierno valdese. Introduzione.

meno

mantiene più fedele al tipo provenzale, quello che

si

di tutti è

soggiaciuto alla doppia azione assimilativa, o piuttosto distruttiva, del

piemontese, che per ragioni ben ovvie è penetrato e sempre più s'a-

vanza nelle

ove tutti

Valli,

raria. Dei pochi divarj nel parlare tra

medesima

valle

Pral e

sarà tenuto conto sotto

',

che

lo intendono, e del francese,

ancora (speriamo, per poco) usano come loro lingua

e

lette-

luoghi

altri

gli

Valdesi

i

officiale

della

rubriche, a pie

le rispettive

pagina. Coordino poi alla trattazione del gruppo dei dialetti

di

Germanasca

appunti che ho preso relativamente agli

gli

che riguarda

i

casi di cui

i

si

da non meritare

va da

tace,

i

divarj

sé che o

più notevoli, s'intende);

(i

non s'ha divario o è

Quanto

speciale menzione.

contro, riescirà più opportuno

al

considerare in ispecie

il

si

gruppo esterno,

divergenza, in tutti

quali s'intende che

i

il

lieve

all'in-

punti di con-

i

cordanza, essendo questi di gran lunga in minor numero che di

ciò

gruppi del Chisone, dell'alto Pellico e d'Angrogna, con-

sidero in questi appunti in ispecie

per

della

Per

altri.

punti

i

suddetto gruppo esterno

concorda col piemontese. In una speciale

Appendice

di valdese

rende conto di quel tanto

si

che resta nel dialetto della ricordata colonia di Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza, circondario di

è più recente

del

Paola; l'origine della quale non

mass., man.,

ricl.,

= Rodoretto, Ferrerò, Massello, Maniglia, Riclaretto,

Villa

Li indico colle abbreviature seguenti: rod.,

1

v.-s.

pom.

,

,

in Ca-

1400 ^ Altre colonie valdesi s'ebbero pure

perr.,

Secca, Pomaretto.

La sua data precisa non ci è nota. L'opinione che risalga al secolo XIII vedano Vegezzi-Ruscalla, Colonia Piemontese in Calabria, estr. dalla Rivista contemporanea, novembre 1862, p. 6; e Alex. Lombard, op. cit. più '

(si

sotto, p. 21, ove si cita

vare

non so quale ms.

di Fuscaldo,

primi Valdesi nei pressi di questo paese tra

i

che farebbe arri-

1265 e

il

il

1273, sotto

un Bernardo o Zanino Del Poggio, nobile milanese) non ha fondamento storico. Essa riposa soltanto sulla menzione che due decreti di Carlo d'Anjou, del 1268, fanno così in genere di eretici fuggiti di 'Lomla

guida

di

bardia' e dimoranti in tradizionale del fatto op.

cit.,

si

diverse

il

reame

di Napoli, incontratosi

quale

dopo

il

Il

1370.

du Piémont,

i

fatto Il I,

Reame

Napoli.

di

racconto

Il

p.

des églises réformées

18; più specificato

Perrin,

autrefois

però nel secondo;

Valdesi sarebbero andati là per invito di un signo re del

giusta

Torino.

del

196, e Gillo (Gilles) Histoire

p.

appelées vaudoises, Ginevra 1644,

di

parti

legge nei due primi storiografi valdesi:

risulta

casualmente con alcuni

riferito

dall'uno a

dopo

di loro in il

1315,

un albergo dall'altro

a

Muston, L'Israel des Alpes, Histoire complète des Vaudois p.

129, preferisce,

non sappiamo perchè,

il

1340.

Prove,


326

Morosi,

labria, le quali

per luttuose e notorie vicende

perduto insieme

Questa

stico.

il

di

per quanto ne

loro carattere

religioso e

Guardia Piemontese ritiene tuttavia nel suo dialetto, stremato assai il vocabolario primitivo, notevoli

di

desi e negli

Troppo recente

altri.

queste date, mancano affatto e negli scrittori valè ad ogni modo la data del 1497, as-

segnata a queste colonie da T. Morelli {Opuscoli

certamente fatto una p.

6),

di

due andate

sola,

Na-

storici e biografici,

'Sulla venuta dei Valdesi nella Calabria Citra', p. 39).

1859,

affatto,

loro carattere lingui-

sia

per una od altra

poli

scomparvero

^

il

come ha ben veduto Vegezzi-Ruscalla

Egli ha (op. cit.,

Valdesi in Calabria, la seconda delle quali anche

di

da altre fonti risulterebbe avvenuta verso la fine del secolo XV (giusta Léger, Histoire generale des Églises évangéliques des Yallées du Piémont, Leida 1669, II, prima intorno

Non

nel 1475).

7,

1400, piuttosto avanti che dopo.

dei Valdesi, conosciuti per tali, accolti in

andrà lontani dal vero ponendo

p.

al

si

cioè per 'eretici',

uno Stato degli Angioini dopo

minciate più violente

le

il

1400,

É

la

che

infatti

difficile

abbiano potuto essere

dopo cioè ch'erano

rico-

persecuzioni contro di essi al di là e al di qua

delle Alpi. D'altra parte, da buone autorità riesce accertato, che a Guardia moriva nel 1409 un Barba valdese, Tomaso Bastia di Angrogna (Gillo, op. cit.,

p.

E

203).

infine la data del 1400 è in certo

modo

riscontrata e con-

validata dallo scrittore cattolico Rorengo, priore di Luserna, che nelle sue

Memorie

historiche dell' introduttione delle heresie nelle Valli di Lucerna, Marchesato di Saluzzo ed altre di Piemonte, Torino 1649, p. 70, tradotti i passi da noi qui citati del Perrin e del Gillo, per l'appunto sotto quella

data registra la emigrazione dei Valdesi in Calabria, solo non ammettendo

che sia stata cosi numerosa come fu in Questi 'Oltremontani', come

^

una

lettera

de Calabre, Ginevra e Basilea 1881, et situ

Calabriae,

cum

Padova

57 sgg.

p.

Roma

notis Th. Aceti,

edizione di quest'opera è del 1587 Calabria,

realtà.

chiamavano gli indigeni calabresi (vedi del 1562 in Alex. Lombard, Jean^Louis Paschale et les martyrs li

,

;

la

cittadella, la loro

quale, cinta

i

e

mura, fu poi

forse in

quivi

qualche

ed eccitamenti dei loro corre-

del Piemonte, 'fanatizzati' dai Riformatori di Germania, Francia

e Svizzera,

li

trassero dalle vie della prudenza e

dell'Inquisizione.

futuro

di

loro sentimenti religiosi e apprez-

zati per laboriosità e onestà, finché consigli

(il

prima

place de sùretè. In questi luoghi vissero

per molto tempo quieti, dissimulando ligionarj

la

1601, p. 273), si erano stabiliti anche a Montalto, S. Sisto,

prima ancora che a Guardia, la loro

antiquitate

ma

e Marafioti, Croniche ed antichità di

Vaccarizzo e in qualche altro luogo della stessa regione,

modo

De

Gabr. Barrio, 1737, p. 80,

Una

Papa Pio

li

esposero

ai feroci rigori

specie di crociata, indetta dal cardinale Alessandrino

V), animata dagli Inquisitori spediti da questo e con-

dotta dal march. Salvatore Spinelli di Fuscaldo, luoghi, sterminava nel 1561 quanti

signore feudale di quei

non vollero abjurare

o

non riuscirono


327

L'odierno valdese. Introduzione.

tracce della sua origine.

La quale non va cercata

in

come

Pragelato,

desumerebbe dal Perrin S ma sì nell'alta valle del Pellice, e piuttosto a Bobbio che non in Angrogna, come vorrebbero, colla scorta si

una tradizione locale e di uno studio troppo superficiale del diamedesimo, Vegezzi-Ruscalla ^ e Pons ^. Col dialetto di Bobbio

di

letto

infatti

ha

il

Guardiese attinenza più evidente che colTangrognino.

escludo però la possibilità della i

fusione di

luoghi. Del resto, é importante

mente qui accennato,

quanto

in

Guardiese, come già

il

rappresenta

ci

Non

elementi originarj d'ambo

il

s'è

ripetuta-

valdese parlato sul-

l'Alto Pellice un cinque secoli fa.

come c'insegna

Colonie di Valdesi, e di Delfinato,

si

rindol, Cabrières, nell'odierno

XIV

probabilità nel secolo

la loro storia, uscite dalle Valli

Provenza a Lourmarin, La-Motte, Mé-

stabilirono in

Dipartimento

e in ogni caso

di

Vaucluse, secondo ogni

prima della fondazione

delle

Calabre; e a più riprese vennero ingrossate di nuove 'reclute', che signori dei luoghi vi attirarono mediante la concessione,

da privilegi, feroci.

Non

di terre tuttavia incolte o

non

XVL

guerra

Certo

letto diverso si

di sterminio loro

che ho potuto procurarmi dei luoghi colonie valdesi or non

antiche

da quello

mossa nella prima metà

ad ogni modo, che e da testimonianze e da

è,

iscarsi saggi dialettali

risulta che in quelle

non

devastate da guerre lunghe e

ne rimane vestigio. Perirono interamente, a quanto sem-

bra, in séguito alla del secolo

i

accompagnata

dei luoghi vicini,

ove

di

si

stessi,

parla un dia-

immigrazioni valdesi

ha nessuna memoria. Lo stesso dicasi delle colonie valdesi, ormai

sparite, della valle dell' stente,

Vars sopra

di

Ubaye

Jausiers) e di quella, ancora esi-

(p. e.

Gaillestre.

Esse pure

(lo

scrivente

ha potuto

sincerarsene sul posto) non hanno un dialetto loro particolare.

Resta

il

nativo idioma (non però

tutto e per tutto

nel luterano)

dell'esodo ordinata

ai

in

caratteristico credo,

il

alcune di quelle

Valdesi da Vittorio

Amedeo

a fuggire.

in

1686, dopo

II nel

lungo e doloroso pellegrinaggio attraverso alla Svizzera e

mutato

per effetto

che,

difficili

pra-

Tutte quelle colonie, che contavano ben quattromila abitanti,

sparirono, tranne Guardia, comunello ora di circa 1300 abitanti, ove furono ridotti, trati in

alcune

a quanto sembra, come a confino

grembo (p.

es.

alla

i

Vaccarizzo e

S.

Sisto)

si

'

apparentemente rienil

posto di

trova oggidì occupato dai discen-

denti di alcune delle schiere di Albanesi

(come già nel secolo precedente) '

superstiti,

Chiesa cattolica. Sparirono così bene, che che immigrarono

in

quel secolo

nell'Italia Meridionale.

Op.

cit., p. 196. 2 op. cit., p. 19 sgg. Bulletin de la Société d'histoire vaudoise,

stiana, luglio 1883, p.

222

sg.

cit.,

p.

17 sg.; e Rivista cri-


Morosi,

328

con parecchi sovrani protestanti, sorsero verso la fine del sein Germania e particolarmente numerose e compatte nel

tiche

colo

XVII

Wiirtenberg

^;

mentre

sempre

ziare per

altri esuli,

patria,

alla

non soffrendo loro

cuore

il

di rinun-

tentavano e ritentavano con singolare

coraggio e invincibile costanza e venivano a capo finalmente nel 1689

Amedeo

di rientrarvi, e anche, col beneplacito dello stesso Vittorio di mantenervisi.

Di una

queste colonie,

di

Tedeschi, Burzét o Burgét dei Valdesi,

conosce

si

dialetto per via

il

un buono studio che intorno ad esso ha pubblicato

di

il

Dr. Albano

Roesiger ^ Mancandomi materiali linguistici relativi alle altre germanico-valdesi, mi limiterò a riassumere, seguendo appunto siger,

note caratteristiche

le

fronto del dialetto di Pral, differisce

da questo, e

del

o,

dialetto

II,

cioè di Neu-Hengstett dei

Neu-Hengstett

di

in altri termini,

i

colonie il

Roe-

in

con-

tratti per cui quello

da qual punto preciso

ciò allo scopo di chiarire

della regione valdese-pedemontana tragga essa origine: quesito che

risolvere.

Aggiungerò una

vono fare

al suo lavoro.

Vengono per ultimo

i

serie di correzioni, che, secondo

Saggi letterarj, che devo

squisita cortesia dei professori E.

Ho

Comba

antico

sia a parte,

come moderno. Le concordanze

agli occhi

e le discordanze saltano sùbito

come

si

è già accennato, le stesse che cor-

provenzale propriamente detto (antico e moderno) da una

il

s'è pure accennato,

e util cosa farebbe chi,

Lo

rilievo.

Non mancano,

scrivente

è vero,

tra valdese e delfinese,

dei notevoli divarj

riprendendo con metodo scientifico e comple-

ha

non appena avrà terminato

in

animo

li

mettesse partitamente

di attendere

a un tale studio,

la raccolta e vagliatura d3Ì materiali ne-

Non erano però le prime. Già nel secolo XIV ne esistevano (oltre che Boemia) in Brandeburgo, Pomerania e Sassonia, donde, perseguitati, si

rifugiarono

i

Valdesi nel territorio di Clèves, ove furono via via rinsan-

guati d'altri che le persecuzioni sempre più fiere nel secolo d'Italia.

Nel 1460 viveva ad Emeric, nel suddetto

famiglia dei

num. '

alla

del valdese col provenzale, cosi

tando l'opera di Chabrand e Rochas d'Aiglun,

*

buon dato

de-

e A. Revel.

parte e la varietà delfinese orientale dall'altra.

in

si

chiunque abbia famigliarità con questo. In sostanza e

di

cosi in di grosso, riescono,

rono tra

in

in

me,

creduto superflua una comparazione sistematica e minuta, sia

nel contesto del lavoro,

come

il

per difetto dei necessari elementi, non ha potuto

sullodato filologo,

3,

p.

Noél

di

Angrogna {Bulletin de

territorio,

la Société

XV

cacciavano

un Noél della

d'histoire vaudoise,

41 sgg.).

Neu-Hengstett (Bursèt), Geschichte und sprache einer Waldense>~colonie

in Wiirtenberg, Greifswald 1882.


L'odierno valdese. Introduzione.

Lo

cessarj all'uopo.

stesso

va detto

329

uno studio (che sarebbe anzi

di

più utile perchè ancora quasi affatto intentato) tra letti

vallate italiane dell'alto Po,

finitime

delle

Dora Riparia. Questo posso

dell'alta

dire

accertato per indagini mie proprie: che

bene distinto da

valdese e

intanto,

i

dia-

Chisone e

perchè mi riesce

valdese appare abbastanza

il

certamente più che dal Delfinese del Queyras,

essi,

come

sicché pare non possano pretendere,

dese

il

dell'alto

una sola famiglia; neppure

questo, a formare col val-

dialetto

il

famoso

di quell'antico e

centro del Valdismo cisalpino, posto fuori però del territorio valdese

vero e proprio, che fu Pragelato.

Il

che forse

del

Piemonte

dove ora

si

potrà aggiungere agli

si

argomenti favorevoli all'opinione, accennata

di

che

sopra,

i

Valdesi

debbano ritenere, non già come indigeni delle

si

ma come

trovano,

ivi infiltratisi dall'attiguo

valli

versante occi-

dentale dell'Alpi Cozie: opinione pur conforme alla tradizione indigena.

Credo bene avvertire, che

materiali per

i

me

per la massima parte raccolti da

luoghi stessi o dalla bocca di persone dei

tanto che mi venne di seconda riscontrato.

E

i

nelle

mie ricerche; e

Comba

e

e,

luoghi,

me

da

e

che anche quel

con tutta diligenza

per

Delfinato,

il

per la regione valdese,

Alberto Revel,

maestro evangelico Vilielm

il

fu

uomini che mi hanno in ogni modo ajutato

in particolare,

sori e pastori Emilio

Vinay,

mano

qui mi corre l'obbligo di ringraziare quanto so e posso

gentili e valenti

tutti

lippo Gril;

presente studio furono

il

direttamente e personalmente sui

il

i

profes-

Alessandro e Pietro

di Villa-Secca e lo studente Fi-

dott.

A. Chabrand di Grenoble,

J.

l'Abate Paul Guillaume, archivista del Dipartimento delle Alte

Alpi,

l'abate Gondret, curato di Abries, e l'abate Fazy, curato della Chalp-

Sainte-Agathe

Queyras.

in

ultimi signori, insieme

mie proprie preziosi

il

materiali che mi vennero forniti da questi

in diversi punti dell'alta valle della

il

frutto di ricerche

Durance, mi saranno

per uno studio dialettologico del Brianzonese a cui spero di

poter mettere

Per

I

con quelli che sono stati

mano

tra breve.

Guardia Piemontese, ebbi ricorso, già parecchi signor Pasquale Molinari, nativo e per molto tempo

dialetto di

anni or sono,

al

sindaco del paese stesso; più tardi al sign. A. Starnile, telligente,

pur nativo

di là, del

del dott. N. Arnone, egregio professore del

senza; e infine

ai

due Guardiesi, Muglia

potei interrogare a viva voce in Brescia.

Milano, 15 giugno 1888.

giovane in-

quale debbo la conoscenza alla bontà

e

r.

liceo ginnasiale di Co-

Martillotti,

soldati,

che


330

Morosi,

DIALETTO DI PEAL

I.

valle

(alta

1.

Germanasca) ^

della

Appunti fonetici. Vocali toniche. A.

1.

Di regola, intatto, anche se gli preceda

suono

o sussegua

car caro costoso ', cantu io canto, cambo palatale gamba, acdtu accatto 'compro'; aj fa] saj liabeo facio sapio, faj facit, piai placet, maj magis; raj raggio, faj fascio; ajgo :

ejcdlo scala,

'

limàgo Imnaca, cagu

acqua; palo, gal gallo, vaco vacca,

à -are

caccio, ecc.

pres. indie, e impcr.

;

-ci

dell' infin.; -à -a'tis

-ato del

-a te

partic. perf. ecc.

:

2'^

io

pers. plur.

canta minga',

vu canta, vu minga] cantd-vil mingd-vù', aj canta, aj minga', kund cognato -a, hut'ld coltellata, nid nidiata. È dunque un francesismo, o piuttosto un vocabolo preso dialetti

sanlo,

franco-provenzali:

Esempj per la base al + cons. 'rcdugu rincalzo; per act: cejre cadere

bùccio

e

il

salasso,

fdus,

:

lajt.

fajt,

*buscajlja

in

prestito ai vicini

*bajsjo

io

bacio,

e

di

dui, dutre, cdut caldo,

2.

ej {ej)

'scheggia

e

legno'; dove I'a era anche preceduto da palatale. bigiù

saignèe.

frc.

mingu mangio,

si

*

da

aj in

truciolo

3.

sani

di

L'i di

prima-

4. In aspersi asparagio (dov'è mente prodotto fuor d'accento. esotica pur l'integrità del nesso sp) confluiranno il frc. asperge e 5. L'a susseguito da n, si scempio e sì compliil pm. spars.

cato, volge

ad d (fenomeno tuttavolta che non sembra comune e

mdh, s'mdno settiil bacino della Germanasca) mana, sdnk, ìiardnto quar., cdntu, demdndu, gìmnt grdndo, ecc.

costante in tutto

1

Per abondare

:

in precauzione,

vald., dfn., a-prov., n-prov., frc,

avvertirò che le abbreviature seguenti: a-frc,

a-a-ted.,

pm.,

it.,

significano: val-

dese, delfinese, antico-provenzale, novo-provenzale, francese, antico-francese,

antico-alto-tedesco, piemontese, italiano.

occorre

p. e.

in ejcalo, citato al

num.

1,

Quanto alla pronunzia si veda al num. 83.

di

/,

che


Valdese odierno:

Dial. di Pral. Vocali toniche.

I.

331

num. 3 entreranno pur le alcatena; rej, pm. reJQ, radice, 7. -ario [fejno faina]; moji- maturo. Cfr. pou, num. 158. grosless., grusle per derle {ì^ro): mie, -aria dà -iero dà -te, e 6.

ragione addotta al

Nella

terazioni che appajono in cejno

pet^mì^ro dein^y^o ecc.;

siere, lóngie leggiero, ejtrangìe; fem.

f'rie ferrajo, cabrte capr., talatie linìe; lem. cabrl^ro ìnulinì^ro ecc.;

telatario

q.

— ìndie

kartie 'quartario', quarto, lato, pezzo, di

un

chiajo, fuie focolario-

ejcalle

;

'

deiiie

'denario' rendita

gepie vespajo,

murile mortajo, halle cuc-

scalario

cario', impiantito di tavole di legno,

gerble mucchio

frasche,

gombro

di

klap

scala, pianòle

',

(covoni), klaple luogo in-

(antica misura di capacità, corrispondente alla

metà deìTejmmOy

cioè a litri 15 e mezzo), éoudl^ro caldaja, salterò,

mucchio

Catanie castagno, grejzie

di

muta

blie febbrajo;

salice,

pero;

brl^ro

brugo

ejkarilsl^ro terreno

less.

— genie

pónsie pensiero, prlero preghiera;

Finalmente: iero area

lontieri.

ejkarà

ed

gra-

salle

ciliegio, p'riìssle

ejglajd

cfr.

illi^ro,

(zolle);

o brughiera, cullerò cavolaja; ejglal^ro ed sdrucciolevole,

plan-

rottami), gravie ghiaja; fem. kartl^ro

(ciottoli,

vi^ro ghiajeto, mutl^ro

'

'frascario', deposito

fracle

gerbd

di

mu-

'milliario' miglio,

podere, palle pagliajo, abelte 'apiculario',

'burle zangola pel burro, file telajo,

di

'tessitore',

gennajo,

v'iuntie vo-

^.

E.

Lungo.

8.

Riflesso regolarmente per e:

agé avere, sabe, ve vedere,

ecc.

;

ved

velo, teJ'lo tela;

ve vero, ren rem, plen, s'reh

^ ;

vondmno, feo feta pecora, meo meta mucchio, rureo rovereta, buie boleto; me kezu mi cheto, tacio;- me mese, pe 9. Ma si peso, pre prèzo, laz ejpézd le spese;- ejteHo. trej tres ; p'ci-rej, frc. roitelet ha un' e aperta dinanzi a j

:

kreju

(ali.

cresco, tejt,

mente)

^.

drejt

(ali.

v-s.

ajro. :

kreti,

all'avv.

Per kerdi e

10.

cora e in sezze sedici

ricl.

;

a kreu) e krejre credo -ere, [glejzo chiesa], krejsu

^

v-s.

:

;

per l'appunto, propria-

kerdi terdes. An-

ò tra due labiali in fònno femina.

plòii s'run,

a drajto a

dre',

terze, cfr. pm.

diritta.

paroh

niente,


,

Morosi,

332

nm.

11. In iato con Vie: sin sevo; cfr.

aceto e gi, punto,

affi\tto,

prov. ges:

E

14.

ma non

ovvj,

es.

Vi pure in ejzi peculiari

al vald., di influenza palatale.

Breve. ten

me%

12. Riflesso per e piuttosto chiuso, quasi e: fe"l

eru ere ero

era ecc.; venu vene ven vengo ecc. e tenu tene

io

segu scge sek seguo ecc.; pe, lèure, mege medico. Per

^;

aperto in

lejì^o

edera,

lejre

darejre

a leze)^

(ali.

e

dietro,

di

mejre 'mietere', segare il grano, pejt^o pietra (cfr. cejre nm. 2, nm. 6). Cosi in de dieci. 13. Si ha Ve del ^'^i àejno fejno nm. 10 in kennu 'cremo' abbrustolisco, tèro-termo terremoto, permu premo; coi quali vadano: galaberno less., e d'e secondario: terno, n-prov. treno, treccia, kerpjo greppia. Comune al pm. tebbi tiepido. 14. L' antico dittongo, qui come altrove,

:

serbato

a formola iniziale in

i^r jeri; e Vi^

ancora in

'nti^r e

fi^ro fèria, mejtìe mestiero e vetùpie 'vituperio' calunnia. In-

Vu

sieme s'abbia Vi che è nell'iato con

prego,

annego, siu

ni'U

*tiulo tegula mattonella)

mia mea

meu meus.

è

saru

vald.:

serro

io

ma

-elio ecc. di martedì,

peH

della, ecc.;

ecc.,

sarà),

16.

capeH ,

kramo, pur

Suona e non capp.,

diìve^hH

sett.

n-prov.,

peHo

aperto;

ejkueHo

padella,

di-mekre

suona e (piuttosto tendente ad

TneH

melius,

e)

se

la

il

motivo,

pezza.

Qui ancora:

*

v-3.

:

voti

viene, bah bene ecc.

gesù

io

cesso,

ultimi

è od era jotiz-

parola

in

tronca: velo vecchia; nègo la nipote e dejpreiju

a pego

dies-

feto, areto, teto festa ecc.,

è

tronca

ve^l vecchio, prè prezzo; e oscilla tra e e

senza che se ne possa veder sempre

Ho

sco-

perdu perde pe^rt

musco {Ve allungata negli

zata,

ali.

crema;

solo in sej sex, tejse

— Dinanzi a consonante che

'presso' incalzo, preso fretta.

a

Sporadici e non peculiari al

ve^rp verme, se"rp, erbo',

;

tjulo ali.

altresì in be«l he'Ho bello -a ; -e'H -e

rnasetii 'mi assetto' siedo, tepo

cinque esempj)

num. 11): priu

pelle; te^^ro terra, fe^re ferro,

mercurii, iwe"rn inv.

perdo

15.

(cfr,

caepula (cnfr. *fiuro febbre. Ma

qìuIo

e fjuro

(infin.

trimmu trèmito. Breve di posizione. texere, prejt^e prete ;

sego;

io

parola io

ali.

17. est si riduce

eà.

a

:

e

non

dispregio,

a presu f^

(=

ijt


Valdese odierno:

vUu

ojt):

napa,

vesto,

io

hitià

rito

333

Dial. di Pral. Vocali toniche.

restis,

parte filamentosa della

la

che

bestiame minuto, pecorino o caprino,

il

leva; e per la stessa via

da pectore.

I.

riduce ect in pUre^

si

ca-

si

al-

stomaco, se è

Sempre ó (e anzi un ò piuttosto cupo) nella s'mónQO semenza ^, pònsu, vUimònto, sòntu,

18.

formola en + cons.

:

demòni ju dimentico; vònt, vento, ^ònt cento, argónty póntemònt (e così tutti i nomi in -ento); rulont rugginente, billònt, arónt vicino (venez. ecc.: arente), malamònt (e così tutti tòntu,

in -ente);

gli avA^erbj

gòni,

dònt,

bilvòndo bibenda,

vònit^e',

ejpòndu spendo; iòmp, tròmpu io bagno (frc. trempé) e tròmp bagnato fradicio; nuvòmhre dezòmbre, ecc.; coi quali vanno: vòndu vendo, lóndrd lèndes. Si bevanda, dejtòndu

dist.,

moderna: di-vónre venerdì, gónre genero, tòiire tenero, ponce pettine; e da -enk = ank di fase an19. Dipenderà teriore: nònko ahnònk, pm. nanka almank. aggiungono,

di posizione

da influenza francese Va, che s'ode qua e là

vdnt

spav.,

pagiàngo, kunujsdngo, aguldnQO

e fors'anche

Vi

pre

prezzo.

E

frc.

'épeautre'.

di

mejprizi,

frc.

mépris,

ad

ali.

ali.

ecc.,

mejprezi

a

quell'influenza è sicura in ejpóuto

in ejpu-

ó",

sdmpre

less.,

*

e a

espeaultay

I.

Lungo.

piHo

20. Intatto:

pùrQÌ%

sutiH,

fìH; parti,

appoggio,

''pila',

muri

ecc.;

abH%

sostegno,

gòngivo,

vivu

io

vivo,

viu vivo, vivo -a; vin, vezin vezino, QÌrao cimice; ejp/ ecce-hic,.

diu dico; friu friggo; ora fri uomo fònno vitto femina vestita, ecc.; riu rido, ni nido; ejkrivWy

spica, urtlo, ecc.;

eìpio ferito,

grl^l glirem (rimpetto

ejcino schiena;-

viHo

loir)',-

villa,

nesso con stilla;-

mìlo mille, Qink\

fiH

filo,

lum, camizo. L'w in sàblu

sàmja

pìHu

sibilo,

al

n-prov. goccia,

ejtigo

io piglio,

sumjo

g^eule, frc. se

va con-

'mburi^l umbilicu-

sTmia, cfr. pm. silbju

ecc.

Breve.

21.

Riflesso

di

regola per e (tendente ad

e):

pe"l

neu neve, vevu vevo vedovo -a, peze pisello, pleo piega; ve vicem, volta, fiata; kureo correggia, de dito^ pelo,

1

fèugo

v-s.

:

felce,

s'iaàn^o semenza

(cfr.

tranto trenta);

ali.

a dont,

ponce pettine.


Morosi,

334

Ma

22.

'rgebbu ricevo, bevu

'rgebu

sè sete,

vetro

'Opjy^e

péure, gefiebbre.

bèiire,

a vedére nel senso di cristallo da

(ali.

23. Nell'iato: vio, pliu piego (ali. nm. 9, 12. a pleo nm. 21), Im lego, mi? dejsìu mi disseto (ali. a sé nm. 21). Vi anche in viro viria anello, viru io giro, cfr. pm.; e in ni^r ni^ro negro -a. Breve di posizione. 24. Riflesso per e come al nm. 21: finesira), cfr.

el

ille

a

(ali.

ile

batème

spesso -a,

hél

illa),

e

mème

frèco fresco -a; senetre sinistro, nell'analogia del nm. 16: suleH,

'rveH

il

ìiett,

frèk

gepp cippum. Del

resto,

tcH

tiglio;

ce^ì ciglio,

Qip^ne^'l,

a gerneìo *cerniculat, 'rvoìu

secò', ali.

tene ejiene, stringere

ecc.,

nella risposta di -itia ali.

a kèl kèt

;

abelo, pa-

risveglio,

io

'nsenu

io

insegno, ejtrene

seco secca. Si oscilla tra e dinanzi

[e dell'i

doppio

al

ed e

{e)

karcQO

s]:

a b'iego e ve(:o veccia. Ancora e in kelo keto, cit.

gerkle cerchio,

sopra;

ve^rgo verga, ve^rt verde; senza dire fertu

ejpèso

ejpè

mescolo,

meklu,

risveglio; sen, ejtren stringe, ten tinge, ejten estingue,

relo somigliante, oureìo, solo secchia

ricèQO,

questo,

kèt

quello,

medesimo,

*fricto,

a

ali.

ali.

cerco,

io

geì^cu,

di 'nterQu io intreccio e

io frego, nell'analogia dei

nm.

10,

13.

L'è di

freH (frlgidum) ejtrejt stretto ecc., è nell'analogia dei nm. 22 ecc. 25. L'o del nm. 18 in lóngo lingua, sòngle solo semplice;

Qònglo cinghia;

trònto', tóntj tóntjo tinto -a, iìsòn absenzio (la

òmplu io empio;- kumóriQu comincio, sónQO diemongo domenica, gònre cenere. Ma: vini viginti; 26. Ve, come nel pm., nel dedint didentro, intru io entro. pianta), suvònt,

senza,

suff.

dimin. fem.: paletto, seletto, fletto, suletto,

palett selett p'cit p'cito,

fìlett sulett

cavoletto;

éulett

pur pm., piccolo

ali.

ma: cabri

ai

masch.

capretto,

-a.

0.

Lungo. moro)

,

nu

27. In u:

laburu coltivo

la

muro

vu, uro hora, terra

,

plurii

;

(frutto del gelso

sabur didur

siur sudore ecc., e anche largicr lungur prufundur,

geur

ecc.;

ejzjù

'acetoso'

acido,

f'rio

duluruzo

caliir

frc.

ferita

lar-

dolo-

rosa ecc.; mejiiin casa, mejsun e mejsunu mieto, tujzun vello,

tujzunu

io toso,

ecc.;

dunu

do,

kum kumo

come, pum, vuq,


Valdese odierno:

di Pral. Vocali toniche.

Dial.

I.

335

nebil nipote; kicDO coda; prie (pur pm. e dfn.) abbastanza, se è

da prodest; ejkubu ejpù ejpuzo sposo liura,

scopo, riire

io

mutru

-a,

E olla

boccale; kiìblo coppia.

rientra pur

punt ìnunt

ulo] e così vi rientrano: ppnt

kunujsw,

mostro;-

io

kuzu

rovere;-

(ali.

cucio,

io

elido

dò-

qui nell'p

a kontju

:

io conto),

ejkundu ascondo, timclu tondeo, rejpundu, clundu domito io domo; hrundo frasca, se è da frondem, kumbo 'concava' vallone profondo; cfr. nm. 36. 28. -ori a dà normalmente '

'

salujro

tezùjrà 'tonsorie' forbici,

-ì'fjro',

sejrujro,

saliera,

macujro

sarritoria, sarchiatojo, rdklujro raschiatojo,

q.

masti-

q.

catoria, mandibola, pertjo batujro, pertica battitoja, pejr^o

ejmu-

lujro pietra per 'arrotare' ('molatoria'), piando lavujro tavola di legno per lavarvi pistrello,

panni, ràto-v'lujro

i

'ratta-volatoria' pi-

q.

menujro 'menatoria', danda, gariujro trappola da

topi {gari),

gagujro

Sopra

da -oria

-ùji'O

d'agente

num. 176, Breve. vuoi, vói

in

q. si

pm. stirojra,

cfr.

29, Riflesso

vuole

1.^ pers. pòj)',

è poi foggiato

'rvóndujro

-ore:

per

alla

(ali.

strame per

giacitoja, letto di

éagujro

,

stiratrice, ecc.

o

l."*

rivenditora

,

pers. vòj), e così

di-gó giovedì; kor, foro,

nome

ecc.

^,

^

aperto:

piuttosto

^

le bestie

femin. analog. del

il

sòl suolo; vòle

pò pò

(ali.

alla

nou novo, movu move

mou

muovo,

fiìòl,

cat-ejcirdl 'scuriolo' scojattolo, kanól, 'ì^sinòl usignuolo (e

così rucejròl q. roccajuolo,

^

Ma

talvolta,

t'rejról

pressojo; rcjmojro,

ali.

a ràhlujro

redimitoria,

q.

la

sogliono 'redimere', cioè surrogare, 2

od

L'-ore

del

è surrogato

q.

nome

cit.

dfn., cfr.

lou, q. sgolatojo,

cap'lgu,

'

q.

furnejrdl

che è -ójra,

sopra; pgrmojro

q.

si

;-

q.

ha

premitoria,

seconda domenica d'agosto, quando i

pastori sui monti. Cfr. nm. 38 in n.

non ha qui q.

querentiatore,

medicante;

ticamente: salou 'salatojo', deposito del sale per

runton

trovo ecc.

il suo continuatore etimologico da -qu che insieme fa per -orlo. Cosi: sinu segatore, caqou

di agente,

cacciatore, 'rvóndoìc, karóntjgu,

buQOu (pur

io

terrajuolo,

forse per influenza del riflesso piem.,

pure -ójro: ràklojro si

trobo

koj cuoc?», ti^obu trobe

ecc.,

il

pm. ambussgr) imbuto; mucqu,

burrone, precipizio;

capulatorio,

pugu

ecc.; e iden-

bestiame, lavou; 'mfrc.

mouchoir; dejgu-

potatojo, vóntjou ventilatorio;

tagliere e strumento

per tagliare; dejv'lou e ca-

less.

Nel basso Val-S. Martino: 'rvondó'tro, haròntjo'uro ecc.


Morosi,

336

fornajuolo 'che s'annida nei buchi';

somma

la

di

nomi

tutti

d'uccelli); ejì'òl,

covoni raccolti sull'aja per essere trebbiati, pejròl

pajuolo; vejrólà vajuolo. Dal piem. è fejzdl fagiuolo.

— 30.

In

ha ùo (tendente ad allargarsi ad uà uà), coU'accento più suU'ii che suU'o quando la voce è tronca e come

pochi casi sensibile

si

ripartito tra le

due vocali quando è piana

kitòr cuojo; luòk,

kuàr kuar

ecc.,

giìòk

fil'òk,

luàk lùak

ecc.)

^

muore mu'òr,

niildru

:

a gok

ali.

anche miì'àr muar^

(e

— 31.

S'ha ò (forse da uo)

in oli, kòjì^e ali. a koj cuoce e Jioju cuocio, vòjt vòjclo vuoto -a,

dròhhu o clòrhu apro, kròbbu copro; &rd brodo. Ad ò accennano anche òjro, ora, adesso, e tròo troja ^. 32. E s'ha, u (forse da ùò) in ùu ovo, bau bove, plilo *plovia (ali. a plou pluit), nei quali all'o susseguiva un v, e ancora in gùu io 33. u finalmente in nujre giuoco (ali. a gòk cit. sopra). nuocere, kujto q. cogita, sollecitudine, fretta; ruo ruota, nuu

io

nuoto; filtro fù^ro fodera; oltre che in nulu

(tose,

volo scolo)',

sunu

suono,

suii

io

suono,

munu summoneo, offro, muno monica. ma comuni col n-prov., vduto volta di un io voltolo, ìidu

Breve

di

in kdl collo,

io volo,

bun

ejkùlu

bwiio, se-

34. Affatto sporadici, edifizio e giro,

vjàutu

novem.

posizione. 35.

mou mòlo

È

ancora o,

ma

piuttosto

aperto,

molle, korn, ori, tori, fori forio,

mori

morto, mordi/, morde

mori, katorze, korp, d osso, ndtre nòtro,

vdire vdtro, sonn.

36.

È uo

uà, dinanzi a r o

cento com'è descritto al num. 30, in kùolp torno, kùort kùart corte, che

kiialp,

rispondono agli

mangono

colpo

it.

veramente nel nm. 27. avuortu avuorte avùort o avùart abortisco ecc. corte, e perciò rientrano

l,

Si

coU'ac-

tuornu

io

torno

aggiunge: 37.

E

ri-

ùó uà, 6 (coU'accento come sopra): fuòjl fiìcijl, trafiiójT, fóto, uòjì e òjl occhio; diiòrmu duòrme dù'drm o du'àrm', puòrk o pudrk, fem, puòrco', 'nkiÀ'òj e 'nkòj oggi;- kolu colgo, lòn longe, òrge orzo, sòjmu io sogno e sòjme sogno,

il

vòle

*

io

v-s.

:

gli

esempj di

kòjso

coscia,

òtt otto,

kojt

cotto,

nòjt;-

vòj voglio,

voglia, volo la voglia (e analogam. pò], pòsje).

rnoru, lo;

ali.

a

kuar

fa'ah ecc.


Valdese odierno.

I.

337

Dial. di Pral. Vocali toniche.

u.

Lungo.

mul, pil^Io pulce, 7nùr, ejki'tr oscuro, giiru^ ùo uva, fu fuso, per tu il pertugio, liino, lume, liij lucet, film, kunsilmu, [ejkùmo schiuma], ejsilu asciugo ed ejsiiU, 'rdujre ridurre e

muto

38. In

agilu io ajuto e agilt,

'rcliitt,

mùo

e

il:

muta

la

cambio); leju

(il

mùt

il

muto,

mim

io

prtc, vòngii' ve-

letto

ejpermu spremuto ecc.; tònguo la tenuta, krejsil'o la cresciuta; krù crudo e nii nudo, coi fem. ktHlo niio; suu sudo;nuto,

gùn

giugno, lun luglio

ancora, in concordia con

(e

— 39.

piin), afillo, briliu brucio; ft^iitt^. teriore, si viene a òil òj in io digiuno,

sambuco.

dejgòjnu,

— 40.

E

gòùn gòjn

'dejeùne';

fr.

il

Dall'

ecc.:

l'it.

di

fase an-

gójnu nm. 6 e sòjk

digiuno, gò'ilnu

mòj?^

cfr.

sieno ancora notati: ejkilpu, io sputo,

comune

ejkòp, lo sputo; e brina, prugne selvatiche,

Breve.

ew

a

ali.

al piem.

41. Si riflette per u: gulo gola e bocca,

guve

ju-

venem, runze rumicem, rovo, nujzo noce, kru croce, gu giogo, ujre otre, lujro lutra, ejkujre ejkure excutere, trebbiare, dubbie

dubbio duplice, ejtubblo stoppia, subbre sopra, huvo la cova ^. 42. du duQO dolce, muzu mulgeo, kiitre coltro dell'aratro,

kure correre, rù

riiso,

tuss la

tosse

piene ungere

ecc.,

stoppa, rutt ruto rotto -a, sutt', fenujì e

kuluno conocchia a L + cons. e

R

ecc.;

+ cons.,

poUo, puols polvere,

Al

io tossisco),

-ura di rado risponde -iii'o, come tòntjuro, puntjuro, figuro;

avemmo

in nota al

mukk

nm.

tì^ujto

tructa,

ejtupo

geimjl finocchio

ecc.,

43. Dinanzi kun cuneo, pu^ pozzo. s'ha uo uà (cfr. num. 36): serpiwl sersùolpre, ùolm ùorm olmo, kuolme cul-

che non sembrano in-

e in voci

suff.

digene,

di

regola

si

ripiglia V-ójro che

28. Così: klavójro q. chiavatura, serratura, ruiójro

kùiòjro cucit. ; punojro

rott.,

tilsii

pimtjo la punta, unze undici, umbro,

moccolo ed ejmucii smoccolo, bujs bosso,

1

a

(ali.

mosca, kruto crosta, lòhguto locusta, unglo, une gune e

muco

ali.

al

cit.

brusójro, tatòjro, murdqlro, ejyrafìnójro

,

inintjuro, blucjójro pizzicatura,

puojro potatura, 'rsjòjro sega-

tura, ejklapojro q. schiappatura, fenditura, 'ntójro q. entatura, innesto, ecc. "^

al

gu

fem.

ali.

a

Q nell'analogia di su;

dùà

tutt tu

e a

duée dodici,

numbre si

si risente del

pm. nùmer; e dùj,

risente dell'analogico

-i (cfr.

tiiti til,

pi.

sng. m., e al fem. sing. tuto, plur. iuta).

Archivio ylottol.

ital.,

XI

(seconda serie,

I).

22

ali.

m.,


— Morosi,

338

mine, sùolk sùork, puolpo, vùoì^p, ùors, kuorso la corsa, fùorn,

fuorco forca, gùork Sgorgo', serbatojo d'acqua per lavare, inaffiare ecc., kùort kuorto, sùort suordo sordo -a, 'ngùort 'n§uo)xlo, dejtuorhu io disturbo e dejtùorb il disturbo, kuorhu io curvo ;- e anche serpùH serpùH ecc.^

gùorn, 'rbùoì^n alburno

44. Qui possono

huorso borsa,

(pianta),

stare anche gli

esempj

mozzo

hujso (pyxis),

gòpp) gobbo. AE. 45. QeH, keru chiedo.

della

u

di

tru torsolo,

:

gupp

ruota,

a

(ali.

AU. OE. 46. fen, peno. duro vento, pa^re povero, pduzu io poso e 'rpduzu, dejlàudu calunnio, 'nkldu 'nklduzo inchiuso -a, duvu odo, frdudjo frode.

47.

Ma

è l'o, piuttosto aperto, oltre che in cól cavolo, nei pure tron-

chi

07^

romanzo è sempre

tor pok. L'au

saumo

intatto;

cfr.

nm.

1

e

salma.

Vocali atone. Fenomeni d'ordine generale. arigùn

riccio,

arùr

'rtejl artiglio,

ìiescar,

frc.

err.

;

48.

Protoniche

erhrùkk 'rhriihh alberetto

[arbre],

in piem., er-, V-,

da r + voc.

:

ìirtio,

Da

atona

din.

'y^tdìà,

rid.,

a

a N+cons., s'ha

ò,

erdrejgà, erpard,

;-

di

onde

e e

solito il

'rìndsu,

dileguo: ón-

karo ancora, óngujsd angosciato, ondano andamento (pm. andana) frc.

ali.

t'ir

erpòntlse, erzilà rosicchiare, ersinol rossignuolo

ernecd, n-prov. ar-

mi. Continuo, f ermàsu 'rammasso', spazzo, erv>è

ùrdi ordire,

rivedere, erkunujse riconoscere, erditd, erdfire

'rvé ecc.

iniziali: ardm,

ercàgo 'rcàgo grande arca [arco), ertejl

harnacher, pm. arneshé acconciare, ertala

urtala, prodotti dell'orto;

come

;

onta

'enter', innestare, ómplàtre; òngupdse 'incepparsi', urtare, ónte-

ineùà 'intam.', manomettere, óntier intero, òmplt od umplì implora,

ómbugóu nm. 28; ónhuòj di solito:

oggi,

'nkaro'n§ujsd ecc.

òngónt unguento, òmbiiriH umbil. 49. 50.

;

Protoniche interne. Pur

piemontesi (cfr. nm. 10, 13); e cosi: kermà, permójro nm. 28, ferhòntjà frequent., terfóH, permie pri-

qui, suppergiù, condizioni

permu'

e

mario, 'ntergd intrecciare, fertd, 'rferglse raffreddarsi; ferpd calpe-

*

Senza dire del

bòk 'bosco' legno,

solito nÒQO, frc. 'noce', s'ha l'o

rdt rutto; sofru soffro, outón.

oppur V6 del piem. in


Valdese odierno.

Dial. di Pral. Vocali alone.

I.

kracmar;

stare, frc. 'frapper', kerzinà crepitare, cfr. n-prov.

vecchietta (seìo),

meìétt

apicularium {abelo]\-

aheìie

'tiller le

ureXùn male dell'orecchio {oureìó),

(velo),

chanvre'; ejsureìà esporre

treTiio stringeva,

'mpendse

339

'miUet',

frc,

veìetto

e seìuh

seìetto

dejteìà

frc.

al sole, 'rveìà risv., 'nseìid,

A

ostinarsi, ecc.

più forte

ragione,

ej-

dove

e specie l'è, già era in origine dinanzi a R+cons.: 'nierumpre, gerve^o, persaie persico, gemevi nm. 24, verguno, pertùzu nm. 38, perdu\ perdrì pernice, serpie serpajo, geréà ecc.; kerkuh

r atona,

qualcuno, perpelo *palpetula palpebra, derhùn less. anvertojè, avvolgere.

a

ali.

Ma

pur dinanzi

leggiero, pezant,

lóng'ie,

'nvertuìà,

;

genie e deme

temici,

deziru, teni e

pm.

consonanti: legie,

altre

alle

fenuH e genuH, nm. 7, dfùant, ejreùd slombato, feùètro, setneùà e semóngo, demóntju dimentico, gemónten cimit., setnaùo setsoutenl,

dezómhre, desónde discendere,

segunt, peóajre nm. 178,

tim., segur,

kezdu chetatevi, meziùo medicina, nebu nepote;-

pòncenà

pettin., seùètre sinistro, seca, vezin,

rigidire,

neijà nett.

beve bevete

asetàse

,

penuH

;-

'assettarsi'

sedere, vevetto vedovetta,

pannicello, tezùjrà tonsorie,

Anzi, di frequente, piuttosto che peianf ecc.

E

r

dinanzi a l e a

è di regola

b'id belare, kp^ld querelare,

kufld

lare,

e d'iujrd

ali.

a girejzo, sreh

a dulùr

ali.

D'e ed altre;

:

k'I

om,

k'io fónno ed ejplà spel;

s'rd serrare, vrajre

fri

sér.,

labiali,

ad ó: bòutd beltà, fòugi^ro

dileguo totale

l'

atona turbata in e può volgere

fìlicaria,

pòpio pituita, bóurèi bavero,

Postoniche interne.

51.

Prevale

il

quasi senza eccezioni; e non ne vanno del tutto

I

nm. 18, 25,

cfr.

veratrum

frie ferrajo, d'iur

ferito,

ecc., v'iuntie volontieri, pejtràl pettorale; ecc.

Dinanzi ad u e tra due

abòuróu nm. 156.

semuùu summoneo.

p'zant, d'ziru, fni, ecc.

:

telajo, p'ialo pellicola

b'iego bellezza;

coltellata,

album, g'rejzo

il

t'iie

besàgo bisaccia,

megidi omic, 'nregì ir-

ecc.,

dileguo.

immuni

le

pdure, prejre prete, gizre cicere, pìtre

nm. 17, §ujtre gutture-, kude kudde cubito, fónno femina; ecc. 52. Atone finali. Cadono di regola tutte, tranne I'a (nm. 57j; ma per le vocali di flessione, v. ai nm. 176 sgg. 68. D'-io rimane

nitido Vi:

nesso

di

òli,

kuntrari, ecc.

54.

L'è

come

epitetica,

di fulcro al

consonanti prodotto dal dileguo di vocal finale o mediana:

mdkle maschio, ràkle raschio, gerkle, orle^ arajre aratrum, vrajre nm. 50; gòùre, cagajre nm. 145; ecc.

Fenomeni [ej]

da aj

:

attinenti alle singole vocali.

ejrul

nm. 29,

ejsèlo, ejzi aceto (ali.

tare;

ejièlo *astella,

A. 55.

schiappa

Costantemente

ej

di legno, ejsàl asse,

ad agie acciajo), ej^agid sciacquare e sciaguat(ali. a majUso, fragola}, bejlid, allevare un in-

mejónk maggengo

fante; rejrùlo, tela 'rara' ossia stamigna, che serve da impannata alle


Morosi,

340

nm. 29;

finestre dei contadini; vejrolà, t'rejrol, farnejrol, pejrOl ecc.

da flajrn nm. 134

ftejrd

maj nitro);

pejrin e mejriùo padrino ecc.

;

fejzdn, fejzol; niejzuk (e ìnejnd, fascina;

tejsun tasso, mejsèlo, fejsiùo

lattuga;

lejtiio

le

j avio

Ve

e 3): óejr'm bigd

suUa tonica i

la

figlio -a)

cagliato,

latte

avio ecc. Si oscilla però tra

i

che

e Vi,

mingd.

Ma

aveva già da a nella tonica (nm. 2

si

non maggiore

del resto,

sull'

atona che

è l'influenza della conson. palat. che preceda; ed eccone

miei ésempj, non tutti peculiari al valdese: óeùàl canale, óeùilo

soli

canicula, bruco delle verdure;

q,

'lattata',

'ngrajsd ecc. Superfluo soggiungere, che con-

'ncfrejsd, lejsd, fejsd e

tinui nel!' atona

om, da

ilù

pm. masnd,

cfr.

lejtd

a pajràtre

(ali.

navój,

q.

chenevotte,

nille,

óenabròH

canapicolo e

caugd

(v-s.

cemiùd

óand'vóH), pm. ha-

:

frc.

(cfr.

chenal, che-

cheminer), ejcerpt (n-prov. escarpir ecc.) scardas-

rimane dopo

sare, ed eJcerpoH, ciò che aU. a calar,

éeùevóH less.,

careiio,

calz.,

scardassatura della lana;

la

cava, cand'lie, camizo, catùn gat-

56. S'ha pure a formola atona Vd del óap'ld nm. 50, ecc. nm. 5: tndùelo [mah), cdntd; ma sempre è vicenda incostante. 57. Per a finale, si ha costantemente o, come nel n-prov. (ma di protino,

quasi

nunzia piuttosto chiusa, riduzione

della

Nessuna sicura traccia,

g).

franco-provenzale per effetto

anche palo, se rveìo

di

e ecc.;

/,

l'è

magis, go jam: veu

go

cioè

vòngil'.

in

quella

Ma Va

mo

dell'articolo

feo vedo

l'iùo

Ji

è intatto [la

man

le proclitiche

che una pecora, a

sol

antiche e ferme proclisi,

più

nelle

vaco; e anche 'na vaco,

[ma majre

vaco], e del pron. possessiva)

E. 58. Si manifesta in protonica din.

tanto più quanto maggiore è la distanza

ecc.)

a uno

a

tendenza ad a,

la

atona

ali.

ali.

K

a liquida

dell'

melecéto, lariceto, talatie nm. 7; sarà,

q.

quindi

risveglia, vaco, vug rdugo voce rauca,

si

largo e longo; tnàco mastica, mingo mangia. Qui pur

mo

perciò,

e

dall'

s'rd,

accento

:

mal'zè

serrare; sarétt,

piccola 'serra' o cresta di montagna; taravelo tereb., carfó^l chae-

rophyllum sativum; and a karònt e karóntjd mendicare, paransótmnu petrosélino; ejsarbjd [ejsérhju) purgare il terreno delle erbe nocive; tramolu tramuld e tramuldg tremito panlekUto pentecoste randuUno 59. -id da -ed: sia nid (n-prov. rèndulo, rondine); cfr, nm. 61, ;

;

(cfr,

s'm niu

nm. 14); sidg

set.,

danea, pedale; riwit ret-,

1

ali.

Pure

è intatto in proclisi

a plòu-ló? piove egli?, la

Intatto poi sempre V-a dei duto il -s, nm. 104.

lidm

rotondo,

il

i

let.,

hriu'

pid pedata e piano

pron. pleonastico del

din he mi

pi. fem., che

siti

rikk,

ali.

ha appena,

q.

pe-

Analogamente

creduto.

num. 184: a ké e

i

in

la plou,

dìh-ló d§

mi?

non sempre, per-


Valdese odierno. poston.

60. Di

a gàbata,

pur pm.

bacile,

;

341

aijjo

*ane[t]a

da e attiguo a suono palat. sono esémpj: gir(jzo a grpjzo\ gitun (cfr. il frc. 'rejeton'), sciame d'api che va a

anatra. ali.

§ai]jo * gdve[t]

:

Dial. di Pral. Vocali atone.

I.

i

formare un altro alveare, riìiun

reni.

61.

E

il

fenomeno dei nm. 18

punsà pònsie, tonta, ine rpóntìsu, lóntilo; lòng'ie ali. a leg'ie leggiero, gmònteri cimit. ecc. L'm tra due labiali, in fumèHo fémélla; cfr. fónno e il pm, fum'na fémina; e ancora in vrilmii, venimeux (che però non s'ode se non verso la frontiera delflnesé), ali. a e 25, in

v'ienù. I.

anche

62. L'^ schietto

per

63. In u,

in lingdl e

tive^rn inverno;

64.

'ngilpàse,

E

vóndemo, òmplì

tùro,

pm.

come

torna,

fùvéHo

;

il

hiijrun beverone,

fìbella,

pm.

angilp., incepparsi; guitto civetta,

terziario,

fenomeno

del

nm. 61

gòn-

:

(e icmpli), ecc.

0. 65. Iniziale si riflette di regola

E M

nm. 25.

a fiùlsu e fnisu,

effetto di labiale attigua: fìmlsu ali.

piinàto pignatta, 'mburiJÌ umbil.

sivitola.

lindàl limitare; cfr.

per u: uùùr, udùr, umdg omaccio.

a formola interna, cui risponde o risponderebbe u in accento:

suleH; laburà, plurà, duluru, tezujre'ttd; du'àd', mejzunetto, gangupumie] kimiijsù', mutrd, rejpundu' vuld, ejkuld, swjd, huintd, uletto. E u ancora, cui non risponde e non risponderebbe u in acne'tto,

cento

;

:

mulin, vulge volere e vulé volete, kurage, hurbdg corvo, ìnurtie

mortajo, Qrusie {grò), nuranto [nàu], fuie (fu^k), kuiu cocevo hójre),

puiu (pój pu

vjtanto

gild {guu);

buétt [bim],

in iiètt [uu],

sponde ù

ecc.}, truhà, ecc.

in liìétt occhietto,

e

all'tio

ìnùA; uli^ro

{koj,

66. L'ii della tonica ritorna

[oli],

od o della tonica

ejfuld [fola), ejlund

ri-

[loìi],

dubri e kubrì ecc. Qui stieno ancora: grumejgé^'l 'ghio-

{ott),

micello' e hùìie cuiller. U. 67. 7nojrd,

Comune,

in generale, all'

Jiuvd; ecc.

noce; Vi in

imi'ir ali.

atona

S'ha Vu

capanne dall'una all'altra

in

delle quali

69.

E

riflesso della tonica: sud;

si tramutano d'estate, nm. 158.

pastori

i

siùr sudore, e bié^ budello. V. ancora

ÀU.

il

nuzPl nm.

173, ali. a 7mJzo a iimu umido; e per altra ragione in midndà, 68.

il

cu, meglio che du, nella protonica e

ureìun, ouzart audace, oumòntu,

out(/7i,

u nell'antéprotonica: iwi, mourin

ouvi e anche

cavai morello e murikk murikko nm. 174; klouzùro, 'rpouzd {'rpuzdu q.

riposatojo,

deposito

di

luogo

Iduzà,

di

nm

riposo);

147.

dejloudd {dejldudu nm.

Similmente

dell'

avellana, nocciuola {iilanie l'albero, ulanetto

47), louzie,

au romanzo: il

oiilano

dimin. del frutto);

ouréi ouriu avrò avrei; foicsd falsare, outcgo e ougd, sousìgo, fougetto,

goucd calcare, cougie

i

calzari e cougd

;

óougiùo, coudi^ro,

ledire; foudìH q. faldilé, grembiale; soupese sapessi.

mondi ma-

Qui pure, essendo


.

Morosi,

342 proclitiche,

(dinanzi a conson.

ujsóh r

au

e la prepos.

congiunz. ouh apud, con,

la

absenzio

;

dal dinanzi a voc).

senza

;

dire

70.

german. ridi

del

u

iu

articolata,

pur pm.

,

dou

ùzé^l uccèllo, ,

a-a-ted.

an

s tj

Consonanti. J.

71. Iniz. in g:

nebbre,

gimk

go

già,

genie gennajo, gagujro nm. 28, ge-

gimu

giovenco, giin giugno,

raggiungo, gilu io

Mediano o riuscito finale: maj Maggio, gu, giogo. donde majuso fragola e mejónk maggengo. Per pejus: pes,

giuoco,

— LJ.

che è pm.

72. palo paletto,

-are, fóto fuletto, pii^lo

nm. 38;

filètt,

filo

taH,

a-^'ì;

pi'hi

meH,

pMd

fi-^'ì,

piglio

gi-^'l,

fòjl,

nm. 89. La nota dissimilazione in kuluno conocchia, lim luglio. Rara la riduzione pm. {Ij j): majie less., RJ. 73. Cfr. nm. 7, 28, 29. Vi vòj voglio, vòjo la voglia. [ru^'I

ruggine]

cfr.

;

perduto in are ariete

— VJ.

74. legie lóngie

fagiano ecc.,

ròjzo 'rosea' gri)

(cfr.

Ma

ecc.

mejzim il

soliti riflessi

i

a §àbjo. —

e iujzùn

rosa;

color

higu

ali.

io

bacio,

nm. 27;

di

parietem

ecc.).

SJ. 75. fejiàn e fejzól g'rejzo, glejzo,

huzu

io

cucio;

hicc

il

bacio.

camizo,

hrazo, grizo (m.

— NJ.

76.

niàl o

nm. 62; aranci ragnatela, ejkrin scrinium, tramoggia, kun; e ancora: kavàn cesto; muno, pm. moiiia, moMJ MNJ. 77. rùnu runa, rumi[g]o ecc.; ejkan, ejtan; ni[c]a. nàli, nidiale,

ejparnà, risparmiare; unùn', ma: vóndèmo

vòndema vòndemou,

sòjmd sòjmu, sost. sòjme, som ni are ecc. MBJ: ejcambjà ed CJ TJ ecc. 78. arigiih riccio; glago, ter^go treccia; ejcangd. brag, lag (ma pre prezzo); limàgo, liàgo q. legacela, tigùh (ali.

e

a tizùn e al verbo 'rtizuùd e ai e ad aguzd, n-prov.

agusar,

soliti

frc.

reziln e sezùn, pur dfn.,

aiguiser ecc.);

ejkurgd ac-

ròngd *recentiare, risciacquare; ejtragd stracciare, 'rdrejgd 'raddrizzare' accomodare, óagd cacciare; piago, pègo pezza; b'iego, ricego ecc. (ali. a guligio e 'ngurdigio), nego neptia, nègo ecc. Son formazioni seriori: 'ngliUju 'nglùtjd, sanglùtju sahglùtjd. Notevole ejklarzdj spazio libero in un corciare,

bosco, allato al

fr. èclaircie.

— STJ.

79.

ngajsd angustiare, an-


Valdese odierno.

Consonanti continue.

Dial. di Pral.

I.

§ujso e 'ngujs angoscia;

i'ijs

babilmente anche briijsjd

(cfr.

ils,

ma

anche

Qui pro-

uscio.

fi,

343

n-prov. 'broustar', frc. 'brouter',

e V. Diez s. broza), mangiare con tanto appetito e voracità da non lasciare nessun rimasuglio, briljsjcl, rimasugli di cibo nella

Male assimilato pur qui

greppia, sulla tavola ecc.

bitjd bestie.

:

Quanto a adumètju, addomestico, si spiega come 'nglùtju sangliitju nm. 78; e macà masticare, come ejkurcd scorticare, va al

— DJ.

mn. 116.

(ali.

80.

agi'm agilà,

a verzól orzajuolo);

[c]are, rosicchiare, fugit

e

io

ajuto

aggiungerei:

rugu ruga, ^.

la formola intatta in

sdpje sappia,

l'enimmatico dpjo, pm. dpia apiòtt piola piolett,

ad àbje abbia,

ali.

il

due

:

'rprucd, frc. 'appr- reprocher'; procc e 'rprocó,

82. aja

— Fra

mejtà medietatem, nidi nàli nm. 76. Fattosi È dal pm. meg mezo. PJ. 81. aprucà

vocali palatine:

finale: raj, 'nkitòj.

ma

*rodi-

fuga, *fodi[c]are, andare scavando

terreno per trovarvi qualche cosa o per intanarvisi

reproche';

òrge orzo

ecc.;

cfr.

'proche

frc.

e

forse nel-

ascia.

— BJ.

raJj'o rabbia.

83. Iniziale sempre intatto, tranne che in gójì, loglio, es.

peculiare al valdese.

— Tra

vocali e finale,

si

non

pronunzia nella

gola, spingendo e lasciando la punta della lingua contro la ra-

dice

dei

denti

superiori

In

^.

tonica) e specialmente dopo e od

può esprimere con a dopo

si

non

'irrazionale'

etimologica:

il

delle volte, se

un E od un

i.

'nfìHd infilare,

1

Ma

condizione

si

sviluppa

Non mi

risolva in

i,

salvo che questa

un allungamento se

questa

della

vocale

è

:

in

(aria tardare; funio, depressione

sfondare;

cfr.

risulta accertato che

(come

una vocale 'irrazionale' che

i,

con e dopo

un a; il più questa è un o od un u; raramente se questa è Ecco esempj seda, gala gelare, heHd, fìHd e ejmuld arrotare, ejkuld scoi. (pres. indie, sàlu,

avremo D"S

del L sia

si

e,

che avviene sempre,

iijj, feccia, ejfun'zò. ^

codesta

dopo la vocale precedente a l (essenzialmente dopo la

inoltre

in qualche caso

che dopo dell'accento.

p.

es.

del suolo, fioi-

Arch. IV 351-52.

generalmente questa particolare pronunzia è parso) alquanto meno sensibile prima

mi


Morosi,

344

gàlu, hèHuy flHu 'nfìHu, ejmòlu, ejkulu) alegre,

piHùn

balango

;

pìHo nm. 20, sólo suola. Mi ò'Hi olio; ìnejteji^àl, chi eserciti un mestiere; Qe^l cielo, de^lo,

foudìH num. 69, abriH, al nm. 29); mUl miei o

sòl

linQÓH

muH

viene per LL, che di regola, almeno in voce

scempiato: valàddo, stella,

gervèHo, viHo

HóRo'

tolgo,

pulo pollastra, ejpàla

Pellico, pòli pollice; vài, gal

serpùH.

— Ma

meH',

fe^l,

peH

suolo, lingòl

^. Lo stesso avnon tronca, si è

eipèHu spello, galino; fumè"lo, e viHdn, angHo anguilla, tòiu

ejpe"ld

ejtéHo

kòl,

mài, pài,

sài,

soH

pelo, flH, sìÀtiH, (e altri

maladde,

,

dulùr; pàio, teHo, muteHo mustela, can-

pilone,

spalle; pàli pallido. Péli

peH

gallo;

béH, martedì,

pelle,

cessa l'alterazione, almeno in protonica, se

L, per via d'ettlissi, venga a susseguire ad altra consonante:

il

kerlà querelare, spellare

ejp'là

d'iujrd doL,

pialo

e

s'ode pure àklo ajglo sgg.

— 84.

om

k'I

pellicola,

sablo kunfle,

L in r pochi casi:

Di

quell'uomo. Vile telajo,

b'iègo;

mentre in postonica ad àklo

ali.

ejsureìd

nm. 88

ecc.

ad

(ali.

ejsuleld),

esporre al sole, ejkurììà scolature (da ejkuld), 'mbùri-'l umbil.

nei

,

ràQ,

pur

quali dfn.

evidente la

è

ordigno

,

sulle spalle (evidentemente da ali.

a

spinta

adoperato per

scala).

escalo,

a pàli, pallido. Cfr. nm. 86, 90, 93.

ALT ALD

ecc.

danuo

di

ecc.

out ecc. fuori d'accento: fàus dut e altri

fousà

ecc.

nm. 69. Analogamente

es.

In poston.: pari

in

formolo als

accento, ous

nm.

ai

bóutà beltà

:

ejca-

qualche peso

— 85. Le

aus aut

solito

ed

dissimilare;

caricare

,

e 47;

1

feugo

felce

;

móure móut mólere mólitum, tòm^e tóut. E uls ulc' ult danno US [us) ecc.: pusu spingo, inf. pusd, me kugu e kugàse, dH duQO,

muzu muze,

kuteH

e kufld, putito,

86. Resta

il

l,

fuze nm. 139, ejkutu ejkutd, kutre

ma

mutùh

coltro,

*moltone ; góutro qua-oltre, lóutro.

colla speciale pronunzia di cui al

nm. 83,

ali. a sarv., pùols ali. a pùors balmo, riparo contro l'acqua o

in sùolpre solfo, salvjo, salvage pulvis,

uolme kuolme nm.

vento formato

il

^

Lo

43,

da roccie cave o protendentisi ; alp,

stesso sviluppo dinanzi a

l:

py/^lo

mantenga, pur dinanzi a conson. num. 86. si

,

nm.

come

in

38.

E

l passa in

pùols e negli

Z,

altri

alpie,

ove mai es.

del


Valdese odierno.

Dial. di Pral.

I.

Consonanti continue.

345

puolpo, altro populus alba; cioè dunque dinanzi a labiale di

l'eccez.

volge

coumà calmare nm.

valgil'

116).

Si

tra

oscilla

Z

(col-

e r in

valgèse e var§é valere ecc.; tolgèse torgèse,

vul§èse e vur§é volere ecc.

a tdure^ vulge vul§u

ali.

Sempre r

87, derbùn less., perpelo nm. 49-50. oltre tavolo, Per .fALO ecc. ejkandu less., didvu, tavu garòfu e paransòmmu prezzem., che non sembrano indigeni. CL TL. 88. Iniz. o preceduto da altra conson., non si altera mai: klaì^ ejklarzd nm. 78; klau, klavòjt^o nm. 39, klavèH cain

kerkùn qualcuno

e

:

vicchio;

ejklùre excludere, 'nklau dejklau

inchiuso,

dischiuso;

gerkle, màkle, dklo *ascla, scheggia, ràklu (io raschio) ì^akld raklòJ7'o,

meklu mekld.

A

89.

abelo ahelie, ourelo urelùn,

formola interna, dopo vocale, è

ò-'l

l:

ùladdo occhiata, genu-H e gi^

iiulun] a§ùìo', ve^l velo velétt; selo s eletto selùn', mira^^l spec-

nm. 48, fenuH, f'ru^l mn.. 50; 'rzila 90. Analogamente di gl glago, aglant

chio, sule->l, geì^ne^'l, 'rteH

rosicchiare, onalà less.

:

ghianda, 'ngliltju 'ngluttsw, sòngle nm. 25, unglo',gliare e ka^'l

il

mejgeH giomic, 'ngrumilimdse raggomitolarsi; dimin. di glduvo, scheggia di legno, schiappa, se è

il

kald qua-

E gr

caglio, veld 'vegliata' la veglia.

in grù-

e in grduvilo,

pur n-prov.,

gl-,

nesso originario. Esempio 'sui generis': §riH ghiro.

— PL.

91. piago, platt, piane, plen, plid piegare con pleo la piega, plou inove, plump;- ejtiblùn, gambo del grano, ejtubhle stoppia; kublo akubld dejkubld coppia ecc.; dubbie dublùh 'ì^dubld.

BL. 92. bla grano, bleo neblo, siiblu. less.

;

— FL.

bietola; blank, bloj bleu, blunt; sablo,

93. fldmo, flakd less.,

sufid, kun/ld, sufte

mufio muffa.

Ma

frundjo

il

soffio,

fliir',

kunfle gonfio ,

fiank, flapp sost. e

agg.

;

fionda.

R. 94.

Volge

par volgere a pronunzia faucale, nelle stesse

condizioni in cui

vedemmo sonar

faucale

il

l

;

e

riproduce

si

il

fenomeno della vocale irrazionale (nm. 83) sdru sarà, fi^ro nm. 11, sur e soror, ne'^rm, uue'^rn inv., diih/^rt aperto, ve'^rt :

verde, ejtii^rn, lo starnuto;

amar,

i^r, ke''r

nero, kór, óalùr, sabùr ecc., cfr. nm.

rr: sero se^ro serra

di

montagna,

108. te'^)y

chiede,

'ntì^r, ni^r

Analogamente per col

verbo

'ntérd


Morosi,

346

Ma

mure

fere ferro,

'nte^-rd,

muso

di

srd

all'incontro:

frle ferrajo;

se^ro,

sien notati: trunèli

miiPre

prùss pera; sprèto dimin. di r in Z, per dissimilazione,

a sarà,

ali.

^

ecc. q.

morrò', muso, e mìÀ°r-purQÌh

^

guro, n-prov. gourro saule marceau.

porco (pianta);

95. Di

tuono, 'rbìHi, n-prov. arbiri,

tronerio,

'arbitrio', energia; flajru 'fragro',

puzzo; hlìe {*frebrie)

io

febbrajo. In linddl, limitare, par mutato

un

.R

E

in di-mékre, dies-mercurii.

che a suo luogo

infiniti

oltre che in ve' vero;

il

suffisso.

pou

pavor.

— STR.

Lo

degli

il

;

r

pm. soicastre;

e

Sarebbe un caso d'in-

ordigni di legno per camminare sulla

tiero dileguo in cdtita,

organico

ST intatto dice

r

97. Quasi taciuto

in postonica: sufif'e, fune del pozzo, n-prov.

alta, se è

96. Tace il

rassegnano, e quello dei num. 7, 28

si

fefiet^o, rneheV'o, seìieV'e, nòP'e vòP'e ecc.

neve

riuscito finale, tace

r dell'equivalente

il

pHdst

non bene indigeno

n-pr. cìiàstrouas. pilastro.

V.

Appena andrebbe notato us u, ali. a vus vu, vos. benché non peculiari, i tre esempj che

98.

tosto si ricordino,

sano alla ragione del w-: §àtu vespa

(cfr.

leva,

avÌDu

less.,

vuota di e

vocali,

rimane

pinolo,

coll'agg. fem. vivo',

latte, gòngivo',

nuvèHo. Tace in

in

101.

due

i;

È

fruH

catenaccio,

v'r a formula

moure

viure vivere,

novo

plóure

,

ecc.

'corbaccio', corvo; kuorbà, frc. 'courber'.

u da v

riescito finale:

novem, nou, mou, plou, vif vivus e

levìA.

in tulio 'tuttavia' semin

s.

RV: kurbdg

cav.,

move muovere; vaclvo pecora

— 100. VR- darebbe fr veruculo, Diez verrou. — v'l

102. Sempre

1

cavu cava

guad.,

tardizie -ivo, 'rgajrivu -ivo less.;

lejsio, cioè tra

terna: oulano avellana,

ganu

ejpuoónt spavento; vìdu e

pre, e pillo pluvia. se è da

pas-

guasto, gaju io guado, §èpo

io

gajtu agajtu, sto in agguato, gardu,

99. Tra ecc.). nevd nevata, TilaveH

§èì''0,

Piut-

ilu,

uovo,

sudu, neu, neve, riu, bilie

bove.

in-

— —

ndu

Male assimilato

vivit.

però da osservare, che la vicenda del r in r sembra ristretta a sin-

gole località trascrizione.

famiglie; opperò generalmente

mi astengo

dalla particolare


Valdese odierno.

I.

347

Consonanti continue.

Dial. di Pral.

s.

103. Finale, di flessione latina, s'ode ancora solo di

nos vos

e nel plur. fem. dell'artic. e dei

sussegua parola che incominci per vocale: nus

vuz and

nuz àfiy noi abbiamo Ktaz oure là queste orecchie ^,

dn

meglio

o

,

voi andate; lai ahelà

le

api,

maz

dnjd quelle anitre le mie amiche,

k'iaz

,

nei riflessi

pronomi, allorché

;

amizà, nótraz amizd, pluzjùraz amizd, ali. si

ma

a

Quando cade

bela oure'là ecc.

vede dagli

addotti,

teste

es.

il

però,

di

-s

come

ecc.;

già in parte latina lascia

flessione

traccia di sé nell'allungamento della vocale che gli precedeva.

vu sabe', ali. a vuz and', la fò'nnà le femine, md féd le mie pecore, nÓtìYÌ vàcd le nostre vacche; tu fd, va, kré, 104. Il -s della figura di, ejklfi, ali. a el fd vd krè di ejJdu

Altri es.:

.

nominativale persiste in pùols pulvis e forse in qualche altro

Vu

esemplare (nm. 178); e

?nols kuls.

11 -s

l'analogico di-luns. il

lat.,

-s

che

sia

ma

di

lau ìnou

il

d'uscita romanza, preceduto

-s

da vocale: nd naso, rd raso, colmo, ai ri ho

'acetoso' acido, §ujtru

q.

il

riso,

ejzjil

gozzoso; fu fuso; 'nkldu dejkldu in-

chiuso dischiuso, trù torso;

mente tende al dileguo

nel-

Del resto, non solo é sempre caduto

anche

di regola

lacs

a

di-mar s dies-martis, e

del genitivo é in

— 105.

kùu accenna

-s

me pè (-p)

frange ejpu

ecc.

E

d'altre provenienze; v.

simili

num.

75 78 106 121 127. All'incontro: uors orso, tors torce, ecc. A 106. SS: gròso 7'"iiso ecc.; grò rii, pd tres risponde tì^ej.

'passo' niente;

se ST

o.

ecc. 107. Iniziali si riflettono per ejk- ejt- ecc. ^: ejkdn,

ejcdlo scala, ejkólo, ejquèHo scodella, ejkriou; ejcino schiena; ejtdn, ejteHo, ejtrejt stretto, ejpd spada,

ejkubd scopare, stesi,

ejpil sposo.

ejpdld

spalle, ejpino,

Siamo veramente, per

la nota pro-

a esc- ecc. di fase anteriore; e la riduzione coincide con

quella delle formole dove é etimologica la vocal che precede a

1

Sempre sonoro

il

s

tra vocali; o cosi

anche rejiuiid rejziih 'rzunald,

da 'resonare' ecc. *

Nel basso v-s-m. questo

vóntu.

/

non s'ode mai: ekàn ecàio equelo etàn

eptc-


Morosi,

348 s + cons.

:

ejlimd

exlongiare, allontanare,

q.

ejkuà scodare, ejtrasuu

q.

strasudo;

ejrend nm. 49-50,

ejkundu ascondo; ejkur

oscuro; dejliu slego, dejviulàse sviarsi, dejvltu svesto, ecc. ecc.

Noto ancora: ejmino = n-prov, esmino hemina; mejnd nm. 55;

rejtum, n-prov. restountir^ echeggiare, ed

A

secca, fase anteriore di ita estate.

danno semplicemente

et ecc.,

quando

ejtd,

che s'ode a Villa-

for mola interna,

si

est

ecc.

eccettuino mejtle e prejre

(pm. prov.), che sono esempj 'sui generis'. Noto: apre', caretio, prètà, feto areto castig.

feto',

rdtèH e rdt'ldc

pUu

pesto,

io

rastr., hàtùii

;

pUo

vUt', éàtià

la pesta,

hutà costare, anidra mostr.,

pdt 'postis', corrente del tetto; kruto crosta, lòngùto

muco

mosca, pdko pasqua, rdlile il meklu mescolo, rdco (n. prov. rascó)

raschio,

locvisia,',

mdhle maschio,

tigna delle bestie; frdóo,

frek freco', èco (n-prov. osco) intaglio;

ecc.

N.

108. Fra voc, è faucale; stenza, da lasciare

ma

regola ha così poca

di

qualche traccia

solo

vocale che gli precede;

par

sicché

di

quasi

consi-

nel suono della

di

udire

ejred se-

med, 'ntemed intamin., sua, duà, mulue, muèo, mdeìo maniglia, truèli nm. 173, ejpmlott q. 'spinolotto' spillo, ùùr', Ido, s'm'ao, mai mdjo manico -a, v'eo, pleo, mulm 'io molino', faccio andare il molino, vzìo, hùo, ùo luo una luna, hruo; piuttosto che semend ecc. Ma per evitare certe complicazioni grafiche, mi attengo sempre alla trascrizione per n. 109. Il medesimo suono è in gónre tònre gònre (quasi gón^re ecc.), genero ecc., che si potrebbero anche scrivere gore (go^re) ecc.

:

Ma

schietto n, se altra consonante riesce a precedergli: ejr'nd

ali.

a ejred nm. 108, D'ndl, giorno di Natale, d'nant, f'néP'o,

v'nì, f'nw'l, k'nujsu,

cejno nm. gli

6,

tduno

dejgòjnu

viene a susseguire:

lume, perchè è

nn

ecc.

less.,

gauno

nm. 83 94;

sandd

sanità.

E

di fase anteriore, in

rìÀnt grunnire; kdno, gono, ecc.

frc.

'jaune',

poi naturalmente inco-

and dne, andare, vada;

— 110.

Per n

in

pressoché costante in delfin.-brianzonese, qui non ho, della riduzione della terza

napa. Nell'ultima

dello

dello

sdrucciolo,

sdrucciolo,

fejno e

per consonante che

e

oltre

se

r,

vicenda

all' infuori

non carbo

ca-

diahre e ordre, che


Valdese odierno.

Dial. di Pral.

I.

Consonanti momentanee.

349

s'odono pur qui insieme coll'antiq. càrpre carpino, abbiamo lòndro lendina, òngro (fem.) inguine. 111. Ad -ano -^ene -ino ecc.,

risponde

-e

(pm. -u)

:

plaje platano, frajse frassino, ponce pet-

— 112. Riuscito

guve kuolme.

tine,

finale,

volge a gutturale {n),

anche se in origine susseguito da dentale.

Suona perciò assai sank sangue, mejònk maggengo e simili mai parso che accenni a risolversi in una pura e sem-

n

poco diverso dal

di

;

né mi è

plice nasalizzazione della vocale

scrivono per ng (mang,

che

vih tiguh preizuh suh suono, credono

lianno se

il

ecc.

Si

-n viene a ritrovarsi

man

pronuncia faucale,

vocali perchè

tra

abeìo.

ben

àn krèn din pón sun,

ecc.;

ritorna però alla

hun om, tun

rola susseguente:

gli precede. I nativi lo tra-

beng), e io sempre per n:

aderisca alla pa-

— Preceduto

da conson.,

rimane immutato: ùve^'ni, korn, fàarn; gdun.

M. 113. Esempj di assimilazione:

tonda,

antiq.

q.

,

dando -amita

oltre

tatto

se

mito,

pum.

di

e di-sande

— 114.

milo camomilla.

uscita

runze nm. 41, lindàl limitare; dundu domito, io domo;

'témpita' tempia;

romanza: fam,

115.

MN:

kara-

Dissimilazione in

sabato.

Di uscita latina: ren

ram rame

rem, e

niente. In-

gem

ramo,

fònno, dóno dom[i]na, sonn

ge-

ali.

a

sòjme e sòjmd nm. 77.

CA. 116. Iniziale in ca: cdQU io caccio, calùr cdut, càuQvt, carpizà calpestare; caro cera, viso (pr. cara)] car (caro, costoso) car elio, cargu, cardùn, carburi, cazdl, cavu, cairn castigo, cantu cangùn, carbo nm. 110, cande'^lo, cambro, cacalzo,

mizo, càmulo camola (tarma dei

cambo gamba,

piere),

óavùn

less.,

cavolo,

coumd

catt gatto,

cabro capra;

vestiti),

capeH

coi quali

camp campie

vanno: còl

(delf.

calzare, coudi^ro

kau

chaour)

'calmare', meriggiare, cougà calzare, cougie caldaja,

cejno

nm.

6,

ceju nm.

proprj piemontesisrai, sebbene in buon dato ritornino nese:

(cam-

num. 51,

cappello, cap'là

calcio,

kaì^'tun carretto,

kar carus; karèo karnavàl, kardajre

ali.

all'antiq.

-atore,

kaml

2.

il

Veri e

nel

delfi-

calerò, sedia;

kavàlOj

kavàn


,

Morosi,

350

cesto, kasii mestolo, kajso cassa, kantim',

kamhjd

ad ejcamhjà nm. 107; kozo

kàbàgo gerla.

ca ancora,

diano:

se

gli

cosa, kavègo,

preceda

e

kamhi,

ali,

— Me-

consonante: pecajre

altra

nm. 178, seca, ejmucd smoccolare, gauócl cale, geréd, mercà mercato, rducdse diventare rauco, ejcamhjà, ejcavund ed ejéaruntd less., pejcd ripescare dal pozzo qualche oggetto caduammaliare, rimcd roncare (il terreno), truncd', ucd *huccare, urlare; ficd ficcare, ejtaéd e dejtaód attacc. e distaccare, atàucd ^balcare', cessar di piovere, 'nfracd infra-

tovi, 'ncantd

scare, 'rnecd nm. 48, 'mblancd imbiancare*; vaco, sdco sacca

{donde sacl^ro tasca), séco (verbo e agg. fem.), sòcd zoccoli;

arco 'arca' cassa-panca, fuorco, puórco, ràuco, muco mosca, runco roncola ; bduco (n-prov. balco) , una pianta palustre ; rdco 107, frdco, frèco, lejco e brejco (n-prov. lesco favo

óco

miele),

di

107,

bieco

'busca'

fuscello,

planco, bianco, branco, e ancora -ónco, fem.

di

fetta,

bresco

107;

anco,

-ònli -ingo-:

erbo inejònco erba maggenga, limdQO mejsunònéo lumaca delle 117. Il e di e a memessi, fònno pralònco donna di Pral.

diano, preceduto da vocale,

malmente, per

si

riduce o dilegua all'incontro nor-

le note vie: kajd, pajd', plid,

prid, nia anneg.

gùd, alud allogare; ejsud; ejsarbjd *exherbicare e cosi sempre -id da -icare^; flie ficaja, fuie focario, nuvie nucario; sid,

buteo bottega, pleo piega; fio (fem.), fico; vejsio, ejpio, urtio (ali. a furmi nm. 48); lùo (fem.), luogo, lejtilo', blùo less.;- sèal ségale, pù°ìo *pulica, pulce.

CO, CU. 118. kòl kordo cunfla, kùu, kuvd', agùìo ago, agi/r ^ less., agu acuto e agùzd; segur, segunt', ejkólo ejhùr ecc. mani, persi, tósi, porti, dumeti ed è la riduzione i e

làngo

1

-^

Con

:

;

la sonora:

rimboccare,

p. e. le

kugàse

coricarsi, caryà.

Rivengono a TJ

maniche, ejkurcà, màcd;

cfr. i

(ti[c]a): 'rvgrcd

corrispondenti prov. re-

vertegar revergar^ escourtegar, mastegar. Voci non indigene o male assimilate: jp§hà peccare e

scanno

(cfr.

dfti.

il

peccato, voci chiesastiche,

escabel);

ejkandaJÌ

(cfr.

dfn.

ali.

a.

pgcajre

cit.

;

ejkan

eikandou) bilancia romana,

stadera, e poche altre simili. '

Sia notato buligd, ch'è

il

n-prov. houlegar,

ali.

a bugà, che sarà

bugé, muoversi, agitarsi, darsi da fare: supposti da *bullicare. '

Notevole

ejcirol, ali. al n-prov. esquirou,

pm.

skgriól, scojattolo.

il

pm.


Valdese odierno.

I.

comune al piemontese ^. frumage; cfr. nm. 175. rimane

trunk

-k: 'mbridk,

tronco;

il

frek

cuculo,

Consonanti momentanee.

Dial. di Pral.

àtico: viage salvage kumpanage, Di ogni -co

119.

latina

buhk caprone, ulukk

rikk,

bdk 'bosco'

fresco,

legno;

Ma

E

ejgaj ejlaj ecce hac ecc., avoj

:

— Le

allocco, kiikiìkk

pm.

bì^uk,

viene a y

proviene da forme in -ca

e

il

a buca

ita

al-

brilsc,

e di uscita

il

apud hoc, anche, pari-

amis amizo. secé ràuc e di CR. 120: aj§re

voci per 'amico amica' sono le piem.

bucò nella dizione

parossitono,

in

poh, gifk fà%, sòjk sambuco; sakk, pùòrk,

veare; blank', -onk num. 116 175. menti.

351

degli aggett.

star bocconi.

:

onaj§re ale gre. CS. 121.

mejsèlo, ascella ecc., pejsifièH less.;

lejsà, ejsèlo,

ejsdm sciame, sej santo, vejsio, lejsio;

ribrezzo'. tejt,

a

anxium,

tratta di

si

— CT.

122:

dizione

fa ansi 'fare schifo e

ejtrejto', nòjt

pejtràl pettorale,

lejt,

nùjtd, viijtanto

(ali.

e

paco (fem.) 'patto', ponce pectinem, col verbo póncenà, piece, piegato, da plictum. NCT. 123. Dà ntj anziché jn^:

di dito,

accordellato ;

curvo, se

nella

ìajt e lejtd', fajt;

ejtrejt

stalla, drejt',

òt)',

tejse te-

nm. 44; buis bui buxum; e qui pure ansi,

sero, kòjso, biljso se

frajse frassino,

friitt,

ejsittt.

L'esito e è in

è

tòntj tòntjo tòntjàro, tinto ecc.; ejtròntj ed ejtròntjo strinto -a

ad

(ali. tjijiro

ejtì^ejt -o

cit.);

untj untjo, untjd; guìitj guntjo gun-

guntjd; puntj, puntjo la punta, puntjilro', dai quali

fu attratto kontju io conto, hontj

apuncd appuntare, scolanti;

ejpuncà,

trattenere in ali.

il

conto

ecc.

e

L'esito

un dato 'punto' piHa puntjo

a puntja o

le

es.

è in

bestie pa-

'pigliare

lo

spunto', principiare a inacidire.

124. Iniziale è sempre f il e di queste formolo, quasi s sordo: ^eH cielo, piro, girejzo g'rejzo, gervèHo, gesà, gino,

CE,

CI.

un Q mónte ri

cimit.

,

Dopo conson.,

si

gepun less., gi^l, gimo cimice, gaj ecce-hac, gink. 126.

giulo cipolla, giz're cece,

gerkle, gònre, gòntiiro,

ha g

aggiunge gagujro, che è veramente un caso ejzju aceto ecc. '

Lo

-^

di cj.

Lo i

al

si

in ejzi

nujzo nm. 41, ejklarzi {r-t^voy. esciar g- esclar-

stesso è da dire pei fem. mdùjo, dumctjo; ìnuno mónica;

però spettano ^

^,

in piìrgiH porcile, 'ì^gebbu, rangi, cui

nm. 117.

Ma

a

dominica

risponde diemongo.

aseure sarà 'acerbo', e dicesi del tempo freddo e procelloso.

i

quali


,

Morosi,

352

nm.

zir, cfr. ejklarzd

nm. 41; 126.

La

78),

nerzi

'noircir',

frc.

runze

torze,

gizre cece; mezino medicina, unze cluze terze.

cfr.

solita alternazione tra

fezè f'zè

fate,

dizè

ùzè H,

cl'zè dite,

vezih v'iin vie, liizujro lucernario, e plajre plajrei plaj, kòjre kòjrei koj, lujre liijriu 127.

per

Per ve vece, de ^ice:

l'esito di

liìj

ecc.; cfr. viijdd *vocitare vuotare.

dieci,

pp'dri, krit croce,

sali, Péli, pòli, è

SCE, SCI. 128. desòndu,

da invocare

che non ^

fascia

con

forma per cacio; pajse,

sega perchè troppo corta e

si

— —

anche

nm. 105.

il

nm. 48, fajso

'rsusitd, 'rsinól

feisd, fejsino fejsèH] feisèlo ^fiscella',

l'erba

d-u dolce, e

fa

si

'

pascere

'

dalle bestie, najse, krejse, kunuise.

QV. 129

:

kàl e kalkfin,

karémo, kère

ciare, ejkajrd squadrare; kazi, kalo quaglia;

— 130:

ejgàl ejgald (dove,

è presupponibile

come

nm. 58

k'ri karòntja

nm.

e kèio questua; katre e kartie karti^ro

7,

ejkargd squar-

me kezu mi

cheto.

in sgdl ecc. di Torre-Pellice,

una base ex-aequalis); aj§o,

cijglo

ed ejglótt,

ségu sègre. G.

GA. 131. Iniziale: gal galino] goj (masc, dfn. jai)) {gauno num. 109); mediano dopo conson.: 'man lay^go mano larga, larga mandare

fuori, 'al largo',

il

bestiame a pascolare, ve^'rgo

e verga colpo di verga, pertjo longo pertica lunga ed ejlungd

gari, anche pm. e dfn.,

slongare;-

q.

burgd borgata,

7Hmd rumig. 7''ud

;

lid

Mago

ali. al

;

plajo, fau

e faie

gutt gotto. Stanno poi nelle note analogie

g

di -GO resta nel solo caso

ed è allo stato di sorda

gu

'

fagario

giogo.

— GR.

ni^r ni^ro negro

faggeta

:

:

gutta, dejgutu, 'ngùort,

tjulo tegula, òut agosto.

che sia preceduto da altra conson.,

lark lonk

gic?'k, ali.

a catt

134. flajru flejrd nm. 95, mejì^u -a.

— GN.

il

castigo e

mejrd

less.,

135. kund, sen, pùn. In piin, che

odesi in qualche luogo invece di piÀn, avrà influito e

'

'rugata', serie di case, contrada; dujo doga.

GO, GU. 133. góno gunèHo, gulo guto Il

n-prov. garrì topo;

Mediano tra vocali: catid castigare,

132.

il frc.

poing;

malin va col sinonimo francese. GÈ, Gì. 136. Iniz. gald gelare, gennai, gònre, gòngivo, ecc. 137. Fra voc: saja assaggiare, {pai paese), maj magis, ku:


Valdese odierno.

Consonanti momentanee.

Dial. di Pral.

I.

— 138.

rèo corrigia; lejre fr'tre fujre, ecc.

une pane;

ejtrene

139. LG', RG'

ad ange. Circa gan<;ico,

ali.

mùze

:

*niiilgere

— 139

fólgore), po7'ie porgere.

''.

pi. di

plantago, mùg

ten un, lon longe;

GV. 140: 'ngHo sank. Andrà ripetuto ^saignée' nm.

piane tene

clV. Ire.

gencive.

fide, n-prov. folzer,

lej,

o

frlj

hùraj borrago

fri,

ftij;

g

officinalis;

è in

cfr.

li

— pian

porg. 'ngunt

anguilla,

dal frc.

lungo lingua,

unguento,

saìiu io salasso, cfr. sanìo, frc.

:

1.

Non occorre

lèi.

li

(cfr.

:

Riuscito finale, l'antico

corrispondenza dei num. 137-39: plantdj,

NG

353

alterazione dell'iniziale, eccetto clie in der-

hi'm talpone, pur pm., dfn., lion., ecc.

lé2. Fra vocali, cade

(come anche in pm.): suldse 'satollarsi' ubbriacarsi, kuie *codella

tario, l'astuccio

nuà

dejsiàse dissetarsi, starnut.; kricf, il

nuot., salila, 'rfiXd, agiuì,

vitello, hie^l budello,

didl,

ejtiidrnd

pelo padella, ejquelo scod., kuèno e kùno

puìu

potevo, 7nùnt ritondo; kreo creta,

ruo ruota;- fanno f'rio femina parilo, krèto agito cresta acuta, kozo vurQilo cosa vo-

seo, bleo bietola, ferita,

Natale,

màd,

irid *tritare, scegliere; ve"l vitello e ve" la fare

cotenna, prajett -pvaieYìo,

luta,

sidg setaccio, de-nàl

cote,

popìo

pituita,

tongilo la tenuta,

dnjo gavjo nm. 59. Cfr. consonante

num. 113.

:

Ma

n. 28.

dove per antica

stato di d,

la

krejsilo

cresciuta;l'antico

t

plaje platano, mantiene, allo

venne a succedere a altra

ettlissi

vvijdd vuotare *vocitare, kukuìxlo,

— 143.

si

sandd ; Imddl

ecc.

Riuscito finale, cade se preceduto da vocale:

and andato, nd nato ^, om fri malnilrl krejsii tongit; vu vici uve cantd-vù (imperat.), ecc.;- sandd canta, vu sabe ,

nm.

^

;

are

142, rnejtd;

E

ariete,

buie'

cosi flà fiato, bla masc. biada (grano), prò.

ticipio di 1* conjug. viene a valere, oltre il

sing. e pi. fem. (-a

Cfr.

che per

La il

sé sete, de

stossa forma del par-

masc. plur., anche per

-a[t]as); e così p. es. sith nà, son nati, nate.

ru;d rugiada, kuflà coltellata, rana ragnatela, halà mejnd nm. 55, nid nidiata, ratund topaja, riìd nm. 132.

htmd cognato

cagliata,

= -a[t]a,

fungo,

boleto,

Archivio glottol.

-a;

llal.,

XI

(eeconda serie,

I).

23


Morosi,

354

— Son

ìiehù^.

dito,

pure mal assimilali: ìniU agi'd

qui

sangliU, tutte voci pur dfn.

— Ma

ecc.

mente, se preceduto da altra conson. catto, ruit, dejgut, sanf, pezant,

malade -adde

kude

e

resta

l'

ant.

t

,^alùf

normal-

catt gatto, luti, acàtt l'ac-

:

hnìònt

imnt, poni.

^,

— 144.

kiidde, cubito, sono nelle condizioni dello

voci frane, corrispondenti.

TR. 145. In protonica, dà

paransòmmu

ventriglio,

— In

trei, ecc.

darcjre

d'iejrìe less.,

-ator

di

7], ,

di

regola,

si

perie prie *petrario

purèi purìu potrò

po-

protonica all'incontro dà jr\ pajì'e majre frajre

dietro;

di

nm.

petroselinum

vrajre nm. 50;

lajre arajre

come

rr, che però,

scempia: nitri, piiri, [deì-ìe d'rie

vejre

p^j>'o; rejre di arejre addietro e

vetro;

ìijre

mejre metere, préjre

otre,

Intra;

lu^jro

cfr.

Qui ancora: -djre =

prete.

éaQajre pecajre maìajre kalinajre nm. 178, kardajre gerìjajre,

cardatore,

fa1)l)ricatore di mastelli

legno

di

{gèrla),

e pur 'r'bHi nm. 95. D.

146. Dilegua, in consenso col num. 142 (ali.

fa fango, sim siùr

:

a udih-)', pjd pjano nm. 59, trònt tridente, d'iùbei,

rejmu

benedire, rejme

vevu,

kuo ed ejkud graticcio;

*clida,

tarzà tardare, Diez), è

v.

comune

less.;

pèuH

(scodare),

ni'fo

*bodina,

lìojno

num. 80

in n.

al prov. e al

pm.

di

Idazo, {loia).

nante

nm. 143): pé

(cfr.

nil

krù

— 148.

ecc. ^; ali. a

fieno,

— 147.

d'ardesia

dopo conso-

cdat

(f.

cdudo),

mo?^ {mordu),

aglanf m. ghianda

Di

(cfr.

Riuscito finale,

di sorda,

frejt tari ve^rt sùort grani, pe"rt {p^^'rdu),

fenum cordum, secondo

confine.

lastra

cade dopo vocale, e resta, però allo siato

hefii

midolla,

ha^l sbadiglio, kleo

krilo',

pietra ;

mmlo

pediculum,

;

'rkort

funi fundit,

liquefa, segunt, blunf.

si

DR. 149. kajre kajro kajrmi karemo quadro

ecc.,

lejro

hedera; cejre, krpjre rlre ejklurc.

1

ito: hérdi credito, débbi, r^ómi vomito;

cfr.

nm.

144.

bùlSndo ecc., col d, certo por falsa analogia di ve^rt ve^rdo, hlunt blundo, ecc., nm. 148. ^ iido: pàli pàljo, pazi, q. 'pacido', tranquillo, gravjo, ranqi ran^o, 2

Curiosi

i

rispettivi feminili: pg'zando

tfbi igbjo, ori òrjo; ali. a

ù>nu timo umido

-a.


Valdesa odierno.

I.

355

Dial. di Pral. Accideati geiiorali.

P.

150. Tra vocali, in v {u): savùr e sai-urt assaporare

soupèse soupi'' , dove

il

p ha sua ragione

speciale),

(ali.

a

'nsev'li,

lih'ìn, cavùn ed ejcavunà less., 'rgece 'rgevu ; qìuIo cipolla. Per sourèi sourìu saprò ecc., paure làure péure, cfr. nm. 156.

Ma

151.

ejkubd

ancora frequente, sàbe

scop.,

,

provenzale,

alla

ilhf'ì't e liiibe^rt,

abriH

sabo linfa delle piante; ^rgehbre 'rcebbu 'rgebu

(ali.

il

aribà,

h:

abelo, ahelle, nebii; rabo,

cabro cabri éabrótt cabrìe', a 'rceve ecc. nm. 150), g^iiebbrc, ,

obbru opero e òbbro opera, kròbbu dejkròbbu copro ecc., drobbu o durbu apro (cogli infin. iibrà, krubi drvhi). 152. PP 'nQvpàse nm, 48, ejtupo stoppa; kldpo cliiappa, trJpo, irupo e

trupc^l gregge, gì'upu aggroppo, nale: lup, hlap,

annodo.

grup grupp, flapp

PS, PT. 154. kajso, giss.

— 153.

ma

less.;

:

Riuscito

fi-

'rcef.

aódtu accatto, rutt

ejkri

ritto,

ejkrìto.

B.

155. Incolume pur tra vocali in laburu laburd, coltivo la terra,

come

156. Del rimanente, scade a ^ e quindi anche

in Irne.

smarrisce: tavdh, taravèlo trivella; ave guttur. dell'ani, perfetto), habere;

cantavu, saviu, kubrìu', tdulo

ejkrifii;

protratto,

,

ad agé che ha la

avuortu abortisco; tdimo

abéuru abóurou (abbeveratojo);

*débere, bem^e

cfr.

(ali.

i'wp"rn,

fjui^o

febbre,

Ijuro

libbra,

Ijuru

e,

'libero'

nm. 100, 150. Male assimilati o non indigeni: labro

bro, libbre

il

libero ecc.

libro e libbre libero,

157.

gupp

o

agg.,

déure

less.;

con l'accento compio; f.,

lab-

dejlibbru dejlibrd io

gopp gobbo, plump; 'ntramp

less.

Accidenti generali.

Accento: buco;

óiit

158. Arretrato:

agosto; r^'me

less.,

nm. 7 14; cfr. nm. 6; sò'uk sòjk sam[péu^l peduculum, riP'ì robigine]. An-

cora più arretrato par l'accento terreno,

ruièro

Ijuru nm. 156.

mùsikko,

ecc.,

rotarla.

in rujro, solco

159. Protratto: tjulo

IGO. Cfr. nm. 186 ecc.

nm. 168.

161.

che fa la ruota nel

nm. 14, fjuro Ijuro

Accento straniero:


350

Morosi,

Assimilazione.

guàuìun ginocchioni, ali. gepupùo upupa. Di voce a voce: oulano, avellana, assimilata a calano. Dissimilazione. 163. gòJl loglio; strizza-occhio uno che ammicca, dal verbo ginà; cfr. nm. giuòH ', Dilegui. 164- V. le 'vocali àtone', e le esplosive sonore, 84 95. àuH. Di

sillaba

a

162. Di vocale:

'<x

sillaba:

'

primarie o secondarie.

bùriH

a l'ómb.,

ali.

verzól nm. 80.

òtt;

— Aggiungimenti.

nm. 107, 54. Concrezione

di e:

l'

umbilico. Qui pure,

— 166.

ed epitesi

165. Prostesi

dell'articolo: la h^jro l'edera, lu lóm-

come

Sviluppo epent.

allodoletta, nuvie *nuie nucario-,

di

àimu odo

altrove, vujtanto

u tra m + voc. ecc.

Epentesi

:

ali.

a

alouvetlo

di

nasale:

kunkiimbre, lónguto loc, longie; ponce pettine; gmóntèri cimit., tram-

'ntramhà (n-prov. entramhar, Di b tra m'l m'r: somblu, kiimble, kuhkumbre, cambra, y ambre, numbre', ma forse non è vicenda indigena, mancando l'analogo ndr da n'r, cfr. nm. 109. 167. Il -p di vi-p (*vermp) verme, pinci (n-prov. trepilhar, frc. trépigner); fre. enlracer).

e di

'nsómp insieme, è anche n-prov., dove pur s'ode vrp, oltre

ej-

Scempiamente e gemisamp sciame ecc.; cfr. Arch, I 533^ nazione. 168. L'antica geminata si scempia nelle voci non tronche e schiettamente indigene, allungandosi per compenso la tonica: pàio pollastra, tero, gràso, kàno, <)dno, sàco seco socà

ejtùpo stoppa; trìpo ed ejtripà sventrare, ecc.

ha

la pronunzia piemontese. In più

nante par che

si

voci,

io predico,

blìio ejblùo less.);

-etto (nm. 26)

la

conso-

indigene: paròllo', miìsìkko, ejblilkko abbaglia

(ali.

a

regge rigido

'intirizzito'; merittu io mèrito, vidtio

paggu

pago, neggu, io nego; anaddo annata,

ùìaddo occhiata e ncbuddo

io

la nipote, ali.

a nego

laddre e veddre nm. 22; tebbi tiepido,

suff.

male assimilate,

okko oca, niikko nuca,

visita, gikiitto cicuta;

fede,

nm. 116; càto gatta,

raddoppii, quasi volesse sfuggire al dileguo o all'al-

terazione che la colpirebbe nelle voci

perdikhi

Il

Metatesi. 169:

;

aredde erede, fedele

'rgebbu

ali.

a

'rgevii,

frumage, frumi formica; tra torsolo; vrlpo vipera, kròbbu nm. 168, dròbbu ali. a dòrbu apro. Attrazione. 170. Di vocale: nm. 7 14 28 29 55 73, ecc. kròbbu copro.

ejklupé^l

scalp.

;

171.

Di consonante: plòygo pegola che cola dalle piante resinose;

hlukko, pur n-prov.

'

v-s.

:

a bouclo), frc. 'boucle' fermaglio. 172: nm. 72; ajgo ajglo ejgàl.

(ali.

aglio, ta^I taglio ecc.,

ilberh aperto,

usunh absonzio; veri pervertimenti.

a->ì


Valdese odierno.

I.

Dial. di Pral.

Appunti morfologici.

357

Appunti MORFOLoaici.

2.

Nome.

Derivazione. Ardi.

formazione

173. Mascolini di

analogica sul-

(odio giudizio): ne"rvi nervo, aJiordi 114, 'yitrambi less. frunèli nm. 95, gari topo^ gréli in

l'antico tipo II

-IO

,

chicco di grandine nidli nuli

grandine),

la

uovo éndice, avari

'nidialio',

q.

— Feminili

greto

(cfr.

ejkpì-'ni

scherno;

Arch.

cfr.

113.

II

formazione congenere: irjo ira (onde irià, avere

di

prendere in ira), nàrjà nari, àrnjo n-prov. frdudjo, frundjo fionda.

aggiungendosi krdntjo,

— Dove

arno, tarma,

è da confrontare

frc. crainte.

il

nm. 123,

173''. Suffissi notevoli

per

forma o funzione, comuni però col delfin. e in parte anche col piemontese: 1. -io: surdio sordità, rancio raucedine, lurdJo ubhriachezza; ed -ino: ejsutìiio, dfn. eisuchino, siccità;-

2.

-d^l

come pare, ad -a culo -acula: inaJl rigapimtaH -elio liumónQaH principio, passaci passaggio

-dìo

risalente,

gnolo ,

,

p'iaìo pellicola,

;

ejkundaìo nascondiglio, devinolo indovinello;

a seìnendìd seminagioni, iibei^naìo,

allato

paga per fare allevare

compenso che

si

proprio bestiame durante un'in-

il

seminali a, hibernalia) e a ventresca, djaulaìo diavoleria;- 3. -P7 -ilo: onaói-'l,

tera invernata (cfr.

tripaìo

altrui

il

i

plur. lat.

cosa masticata, avanzo della masticazione; nùzi->l, ciò che resta

dopo che furono

noci

delle

schiacciate

e

spremute dell'olio;

funzi^ì, ciò che resta in fondo a botti, bottiglie ecc., detto anche

collettivamente funzild', frizilo,

briciola

briciolame, pejrito,

e

pietruzza e pietrame minuto, ramilo e fraciìo

piccola

frasca e

frascame minuto, grduvilo, piccola scheggia e scheggiamo minuto;-

4.

-dno

(cfr.

ciolio e sgocciolatojo

;

pjano *pedanea, pedale): gufano, sgocgurgano, pozza d'acqua (da giìork num. 43),

pitano, mucchio di cose pestate, pikano, quantità di castagne o altri frutti preparati lito

lato

per di

il

,

bol-

majale (da bì^uà, pm. broé, lessare); inoltre: puano,

pud,

staccato coi

pòno

per essere schiacciati, bruano, pasto

q.

'podiata', salita;

denti;-

smania

di

5.

murdano, pezzo

-ono: lekòno, pur

appropriarsi {rapa) la

dfn., leccornia,

roba

al-

di qualsiasi cosa

altrui

,

ì^d-

hajdno


Morosi,

358

diarrea; mejròno

less. s. inejru.

gariòno, covo

Altra accezione ha

topi,

kiìrilóno, buca

il

medesima

dove va a

suffisso

in

ficcarsi

qualche cosa che solo a stento può esserne tratta collo

di

spazzare {kur- ejkurild) la buca stessa;

tejsum

q,

ordirne tossirne,

— 174.

e traccia di topi^.

nm. 29, in -in j anche

in

pulin puledro;

3.

-ètt

fantett bambinello, fletta

viulett viuzzo,

'r s'ietto

seghetta; bunett

nino, magrolino, ecc.;

ali.

fem. p'cìto, piccolo -a;-

molto frequente:

,

piccola

Mieti, prajeti,

prato, puarett, piccolo potatojo (da pumi)', netto,

avanza

di cose schiacciate, gat'jiim,

Suffissi diminutivi, accrescitivi, ecc.:

vidi viottolo, formato direttamente da vio via;-

1. -ol

2.

ma

anche in urcliim avurtilm aborto, aVviim, animale che

somma

alleva, ejmicllmj

si

(-imen?), non

6. -il'm

'rmasihn, pur pm., spazzatura;

in

solo

fem,

mejzu-

filetto,

bunetto, mayrett majretto, be-

a cabri (ma fem. cabrettó), pcitt pei,

4.

-dtt, oltre che in lewatt

lepratto,.

anche in bilgatt grivati perch'iati, manzotto tordotto perniciotto, e altri;- 5. -dg: uninaQ ali. a umag, omaccio; cfr. sojtdg, uno che non è mai contento

di ciò

che ha e desidera sempre qualche

cosa (da sòjia, frc. 'souhaiter'), grojtaQ, uno che sempre

si

lagna

mangiar tanto affogare (da 'ngulfjdse, mangiare a crepa-

(da grojtd, far gravami), gulfjac, uno che suole

da andar a rischio pelle);-

di

ejéalun scalino, glagejruh ghiaccinolo, mucilim

6. -l'in:

moscerino, ratuii o garjuh, caiun filagun larga applicazione

ai

q.

con

iigliaccino ;-

nomi proprj fem. Marjuh Marietta, :

Nanuh

Gutuh Margheritina, Suiun piccola Susanna, ecc. Altri suffissi molto in uso: 1. -drt -drdo: bmiiart

Giovannina,

175.

buniardo bonaccione -a, ouzjart audace, ounart bravaccio, 'mpenart ostinato, rounart brontolone, noulart g. miagolardo ', '

,

piagnone, kriart, solito

lino,

frc.

'criard', braìari, frc. 'braillard'; oltre

2.

pecora di pelo oscuro;galletto,

1

Si

il

-ikk -iikk: pidikk pulcino, iìzlikk uccelbunikk bunikko benino -a, murikk moretto e murikkOy bilzjari',-

kilkiikk

aggiungono

ai

palilkk palino, 'rbriìkk alberino, galiikk

num. 119, 'rbUikk

§§ 2, 4,

5, 6 gli es.

less.;-

3.

-onk -o'nco.

seguenti: ejcarunlaH less.

s.

runtou; sucano, ciò che s'attacca agli zoccoli (sócn), come fango, neve mingono cibaria; planhim piantime, ontilm innesto.

c'a-

ecc.;.


— :

Valdese odierno.

num, 116,

nei gentilizj

Dial.

I.

di Pral.

PralOnk

:

e

Appunti morfologici.

PralOnco imo

Vilarònk e Vilaronco uno e una del Villar;

Bohjarel -élo

-ino,

permejruge cfr.

di

Pral,

Angrimm

ad

-iti

co?):

Iwernuge mxeviìnle: entrambi pur

dfn.;

ecc.;-

primaticcio,

una

e

ali.

359

-ùge -ùgo (da -litico per

4.

n-prov. dernieirouge tardivo.

il

Flessione.

V -a

176.

presso che normale

prima declinazione

della

(-o)

anclie per gli altri femminili

si

fa

glà^o, limàgo,

:

feugo felce, nujzo noce, fjuro febbre, rito nm. 17, buio botte, gimo cimice, pn<^lo pulce; pduro povera, grevo, duQO mòlo, ,

paronto

forto, puslhlo',

'rvòndiijro tejmjro urd,jùjro femin. di

Di rincontro,

i

femin. fougil piccola falce, majt

trappola

gueito,

nm. 28, 178; 'rvóndóu ecc. num. 28,

la parente ecc.; e cfr.

per

bestie

selvatiche,

agajt, n-prov.

less.,

e forse,

frùmi

formica,

(Bobbio: frlimizi, dfn. fremize, m.), nell'analogia dei nomi in

-ice, come perdrì.

— 176^.

semellaio i'wprnaìo nm. 173;

kaugamenia

ràmonta spazzatura

calzatura,

dulur calur kulur, il

Ilio,

mascol. pur Vi

ecc.

oltre

i

Genere mar, fìur

176°.

soliti

ai masch. «rier err., imur um. , siur comuni al n-prov.: labro, fio, frutto del

luogo competente,

genere. — 177.

pm.

vestiario; cfr.

il

ali.

sud. ecc. Altri feminili,

in

la vltiinonto,

Son femin.: sài, cenai canale;

mutato.

fico,

Neutri plur. divenuti femin. sing.

il

posto, ali. a lii^k, che è 'luogo'

Oltre l'antico

di plur.,

che però

-s, si

manca

ai

sost.

e aggettivi

come

continua, qui

in Delfi-

nato e in parte di Provenza, nell'articolo e nei pronomi e nel

numer. ci

diÀ,j

dui duo;

spiega qualche raro

cioè per lo più in proclisi, -i

nell'aggettivo, p.

e.

in

come

la proclisi

buìii ranistre

li

grandi tur móni ali. a li turmónt grani. Di guisa che i due numeri sogliono pel mascolino confondersi in uno. Manca sempre anche ai sost. e agg. femin. il -.? di ali.

a

ministre bun',

li

pi.,

che però

dei

nomi fem.

lat.

si

li

continua nell'artic. e in certi pronomi. si

distingue

pur sempre dal

Ma

il

plur.

perchè l'-as

sing.,

— 178. Figure nominativali -ajre -ator, nm. 145; esempj che gran lunga soverchiati da nm. 28; — sore so"re soror; — pulvis, anche mug *mutts motto; — anche piem.; — nm. 104, aggiungendo fiw, fondo, -à,

num. 103.

:

quelli

di

e

sorte,

ri-

pilols {pÙ07^s)

flettono l'obliquo, fors'

vis

vite,

e

soì^s

e cfr.

che suona funs nel basso Val

S.

Martino e

in piem.

come

in


Morosi,

3tì0

pi'ov.

IV 351

vedine Ardi.

;

Gradi

— 179.

n.

comparazione.

di

Qualche traccia

di geni-

nm. 104.

tivo mascli. è al

milùr

180.

pur

,

nel senso di

melius; plùzjur[i] pluzjùrà. Pel comparai, perifrastico, non si ricorre a 'magis' (che sarebbe maj o mej, usato qui in altro senso; num. 198), ma a ^plus', cioè pi, comune a pm. e dfn. e non

anclie

almeno

ignoto,

sotto la

forma

di

pù,

alla

Provenza

propria.

Numeri. sej,

181. Cardinali: un,

dersett, dezjòtl, vitjtanio,

dezndu,

— Ordinale: permie

nuranio, gónt, mUo.

Pronomi

^.

te,

personale è

{l

dinanzi a vocale);

pur dfn.

^;

f.

li;

Es.

la

:

^

lo

[las]',-

e nell'enclisi,

a mi

vocale), luv. ^.

— 184.

come accade per

ecc.;

Forme L' imle in-

'.

prà nei

il num. 202. Esempj: lu veu mo'Kel, vedo sol lui, la vedo sol

óin,

prati.

V. insieme

odo,

le

odo, ecc.;

la

veu mokHle (raramente: rno'klù, mo'k'lt), las àuvu molilur, li li àuvu mo'h'lur,

lei;

nu? sono

s'iu-lò

io? veùe tutu ? vieni tu? qó'K vol-lù

che cosa vuole lui? fo'A' qm-co-lì? che cosa cerca Ùeh-la? vengono elle?; lu dcmaruiu lo chiamo,

lei? vòleh-l'i

la

seggu

la

permeili incalzatelo, màsàl'i ammazzateli, vejéld vedetele ecc. ali

a prmi.

fidmo dà lume, la gont daj pai d'avirùh, la mejiùn dal

''nfà lejt nel letto, 'nCaj *

ali.

(l),

li

el ile {il)]

là {las)

li

terrogazioni ed esclamazioni, diventa lo

*

til,

vus us dinanzi a

{)ius,

lu la, dat. m. e

là,

stazze,

{dal), aj {al)^.

183. Personali: sng. mi,

nu, vu od u

pi.

dùd), trej, kàtre, gink,

vini, tì^ònto, karanto, sejsanto, setanto,

Articolo. 182. lu, la daic dà {dal), a {al)', daj

atone me,

cliìj (f.

ndu, de, unze, duze, tprze, katorze, kinze,

sfjtt, òtt,

ruba,

i

nuz u an purtà,

i

vu lu ah

tóut,

i

lur

u ah acatà

muri?

ve'

seguo; ma:

i

nif

glielo

lu

anno

comprato, ecc.

cadono grandini; là vanto and, e' binon ce n'è; là pò pa cse pareli, e' non può essere così; là mg pjlaj dg gild, q" mi piace di giuocare, uno ve là. l avlo ùù om, una volta e' c'era un uomo; le j d tanVann, a" sono tant'anni; ìCto m'nétro le j ve pò, questa minestra non ci vede (non ha occhi, ossia non ha segni di condimento). *

là plou, e' piove; là cej dg grcli,

sogna andare; là n'a

5

gì,

e'

veh-lo-lù? viene lui?; veh-lo-lì? viene lei?; ki

chi è che è in letto? ki furgtie? chi sono quei

<f-ld

e' -lo

Jia

l'è'

ónt à lejl?

he mejnà? chi è quel ragazzo?; ki

forastieri?;

ki

r'-W ìClo fio?, hi

e'-lo

e'-lò

k'k

h'ià pia?.


Valdese odiamo.

Dial. di Pral.

I.

Appunti morfologici.

3G1

mio tuo

.wo', pi.

185. Possessivi; assoluti: 7neu teu seu, fem.

meu

(come al

ecc.

vutre vótro)

luìj,

pi.

ma

sun, fem.

nòtri nbtnì ecc.

ta sa

(ma dinanzi a voc.

7m

abelo, la tua ape); plur.

mia tua sud; notre nutro, Forme proclitiche: mui% tan

fem.

sing.),

fi

mun

:

fem.

sJ,

ajgo, la mia acqua,

ma

tà sa {mas, ias,

sas dinanzi a voc). 186. Dimostrativi: ket ketoj

kétd; e

kéti\

pi.

Kto fónno,

kéli kélà. In proclisi: k't'om, k'id fò'nnd, k'ias aheld.

Neutro:

unde?) 'questa cosa qui'

(es.

Kt'

qó ecce-lioc;

p^r ejfóh per

così kel

lu

u

{ejcpn

u

mi

vòj

ejkón (eccu-

ciò);

questo lo voglio

terrogativo assai notevole è ^o'k,

voler dire: che cosa è che

fai

p. es., in

mente

187. In-

Qo'k fa til?, che deve

gùorn ogni

kdl',

im uno,

kp.rkùn,

giorno), cakù'n

(rara-

uniin)', dicntrèj (q. due-o-tre?) alcuni; tutt tuto, plur. tiUi

tuta (ma tu lu gùarn,

rm

Neutro pro-

io).

tu?

188. Altre voci pronominali: ki, kc, tdl paòiiin nessuno, cake {cake

om,

(ecce-hoc-

eJQÒn

hoc-inde?) 'quella cosa là' e 'codesta cosa costi'. clitico:

kélo,

Kli

dbelo',

e pa-ren, niente

;

dfn. e n-prov., molto,

om;

tis ì

cfr.

dùj

a dild, num. 181);

ali.

gi, n-prov. ges, punto, affatto

pd

gajre?

gajrc, poco;

gajre pur

;

pm. vajré),

(cfr.

quanto? quanti?

Verbo.

Derivazione. 189. Numerosissime •jd): I. manici manjà maneggiare;-

le derivazioni

ejsarhjà nm.

balbettare, ferkòntjà freq., hejljd bejìd, allevare

gliHjd singult.;-

ejkluptja

per

scoppiettare

(da

un

-/-

{-id

hlesjà

58,

infante, sah-

ejklupd),

ejtarpjd,

n-prov. estarpar estrepar razzolare, asutjd 'riparare' (da sdfo,

n-prov. sousto), sòjtjd pikutjd beketjd, frc.

'souhaiter, picoter,

becqueter';

quali

netjd, se

'y^butjd,

non

sia

fare

ribotta ecc.;

da niti[d]are.

razzare, funafjd andare indagando (da

d§ou-ld

v'n'i?,

venu-lo mi?,

faj-ld ile? lo fa lei?;

?o'fc

fajt? è egli fatto?; e'-lò egli accadere!

c'-lò

Jc'

coi 2.

-atjd:

fitnd

andrà anche kuratjd scor-

less.).

venu?; u fau-lò mi?

3.

-ila

lo faccio io?;

ti

hg tu vàie? che cosa ò che tu vuoi?; (^'-W pui/és'lo aribd! potesse fajto? ò egli fatta?; e'-lò


362

Morosi,

{-uhi) -ina {-una),

iterativi vezzeggiatiti

:

'/'izTti

rosicchiare,

frizilà sbriciolare (da friziTo diinin. di frizo briciola), macilà,

andare leggermente o adagio masticando,

ejkclrilà,

andare leg-

geimente o adagio ripulendo (p. e, il pozzo), trampiìd e trampinà nm. 166; ej§uXà sguazzare, trantuìà traballare kurinà, fare lievi e brevi corse

qua e

carpind

là,

ali.

a carpizà, scalpicciare, pUì-

hav'àìà e haDÌlnà, pioA'ere leggermente^.

vinci piovigginare,

-acjd: pluragjà piagnucolare, dontaQJà morsicchiare, ejgagjd

4.

sciacquare, ì^lpa^jd, andare spillando voìvà o denaro da questa e da quello, trainaQJd sbraitare,

andare

hpliagjd

l:)eccando.

-àgd: maU'tgd mangiucchiare, cantuQjd canticchiare; ma non malukkd q. mangiucchiare nel senso di 'prudere'; cfr. nm. 168. 5. -óntjd -onti: rilmòntjd, andare curiosando nei fatti altrui (da ruma, pm. ri'imè, grufolare), ejhìÀFinalmente, qualclie iterativo in -eòa -a e a ìóntt far bollire.

5.

dev'essere indigeno

se are?): rumecd, andar grufolando

(-i

pur dianzi; e Arch. VII 581,

ecc.),

rmnóntjd addotto

(cfr.

gabecd, andare adulando

(da gabd, pur n-pr.), giimacd vomitare.

Flessione. 190. Paradigmi. sònti

fini.

Partic. perf.

:

Indicat. pres.: caìitii sabio

{krè) sante

fiiuse)

Infin.

ten ecc.

canto krè {krej) sónt

:

kreje sante fìnise -e

-e,

sontese fmisese {fn'èse)

krejrlu fìniriu

-le -lo,

191. Infinito. consueti.

— Scarsa

AH. a ve

-è,

-eh -e -e

-e,

-m

,

al

Ma

can-

cantaréi

-eh.

-e

soni sante

,

fini

:

cante

cantese krejese

Condiz.

:

cantar lu

Imperat.:

fimse

canto

{pne).

la conjug. in -è're, pei tralignamenti

di Pral, sta

vejre nel basso Val-S. Martino;

a plagé sta plajre, eh' è anzi

aggiungono

imperf.:

-eh',

la

§ 4: karòntild da karónfjcì

voce più

nrn. 58;

cantd-ti7 canti tu?, 'roeìd-lù'

ti

usitata;

poi:

mejnnla custodire

ragazzi (rnejnà). 2

{fine),

-eh -è -eh. Congiunt. pres.

-leh {-ih) -le -ieh {ih).

canta, kreje {krej) kreje

Si

fmise

cantami -due -avo, -dven {-dh) -ave -àoeh

krejréi sònteréi finirei -è

^

cdnten krèjen

fini',

sante

sòniiic -le -lo, -leh {-ih) -le -ieh {-m) ecc. Fut.:

{-ah)',

ali.

cantd sabè' krejre

canta sabit kriu {kreju) santi fihì. kreju santa fìnisii', cante^ sabe krèje

{krèn) sÓnteh finisen, canta kreje Imperf.

:

risvegli tu?, ecc.


Valdese odierno.

tundre,

teni,

parte: keri,

I.

Appunti morfologici.

Dial. di Pral.

semùne summonèro, móure a kere, quaerere,

ali.

in -i è quasi tutta formata

di

move. D'altra

e

La conjug.

kl'di cogliere; ecc.

meno

verbi più o

recenti

dejv'lt ravviare

conjug. accessoria, quali: fcm, trai,

'ò63

della

capelli,

i

travaìc svenire, amljdi vuotare, ecc. {fvhisu, traisu, ecc.);

a ucz udire, kriìbi copr. e dri'ibi apr. 191''.

e ben pochi altri.

Coesistono e

non sincopata e

in Delfinato, la serie

si

ali.

krobbic dròbhu)

{diivtt,

come

bilanciano, qui,

la sincopata degli

anticamente sdruccioli: èse essere, kuze cucire,

geme

infiniti

cernere,

per me premere, rejme redimere; milze mungere, piane lamentare ejtrene stringere, tene tingere, krene tremerò, frc. crain^

;

dre

ffune e

'

;

pune raggiungere

kunujse; trejze

less.;-

bàtre, kojre, 7'umpre,

ecc.

;

najse e pajse, krejse,

a ejkrìre, frlre friggere,

ali.

bèure, krejre,

Ic.ire,

tejse,.

fujre,

'rgebbre, plèure, tòure,

ejkundre ascond., ejklure schiudere, oltre tundre e plajre, ecc. E pur qui avviene che si oscilli tra i due tipi nel medesimo esemplare

:

move

e ìnóure, vive e vìure, beve e bèure,

e 'rgebbre, tòle e tòure, lege o leze e lejre.

Non

'rgeve

riesce chiaro

a quale delle due serie spettino kère quaerere e kùre currere. 192.

visto,

a

tolgit

móut {móure mólere), ri ali. a riu',- vH = semoust [semùne v. s.), prons {penne

Di

tipo

iìbèrt ali.

',-

semòut, n-prov.

forte:

a

libri',-

ejtròntj, iòntj, guntj; fajt (e foggiato

V. s.);

tico

Participio.

ali.

i(')ut

esemplare in

-jt

= -ci: cojt da éejre);

Del tipo debole, sia ancora citato viku 193. Indicativo presente.

— Accento

e?*;

sopra qualche andetto; ejkrr, rat.

{mure). mutato, per intolleranza

semèlm, poncènu pettino; tramólu, 'rviki'du q. 'reviscolo' ravvivo; oltre i non indigeni perdikku predico, medello sdrucciolo:

ecc.

rìttu,

Qui ancora

funatiu kuratiu, kontju tezzo.

ecc., infin.

— Voci analogiche: secu, 'rvercu, e]korcu, -mdéu, ì'uncu,

me kugu lejre

(infin.

frire)',

{krejre ecc.), sto

notino: haróntlu rilmòntm ferkontiu karontjd rilmòntjd ecc.; ali. a netju, netjd ecc., nm. 189. Finalmente: bdtju batsi

infin.

ijtà)',

seca ecc.; hugàse); plaju leju friju {plajre

kunujsu {najse

najsic

krejsu

krenu

{krene), ejtùOrnu starnuto {ejiuornà); itu

tòlu,

tem, veni, sabe).

ieiiu,

— Va

venu, sabu della

V

sng.,

ali.

a

ecc.);

saj

comune a

kreju ceju

{tale

togliere^

delfin. e piem.,


;

Morosi,

364

se gli preceda j o qualsiasi elemento jotato

può tacere

a sahu)

tale: aj (non più aju) ho, saj (ali.

{sul quale è foggiato sveglio,

kò-'l

^rvelu ecc.

— La

P

Ma

tempi e modi.

poj posso) ten

colgo,

e

;

cej

so,

sbadiglio, 'rve-'ì ri-

cos'i baJ'l

ejtu'òrn starnuto;

tingo,

e la 3* plur.

V

pi. è

a balu

ali.

sempre identiche,

l'antico accento della

o .pala-

cado, vòj

in

ancora

tutti

i

in qual-

che forma antiquata del pres. imperativo ^ 194. Perfetto.

— Vita ma

solita perifrasi);

propria non ha più

sottentra

(gli

la

ne rimangono tracce cospicue nell'imperf.

congiunt., continuatore dell'antico piuccheperf., nel partic. perf.,

e talvolta nell'infìn. e persino nella 2* plur. pres. indie, di parecchi

verbi

indie, ho

un

che

si

raccolgono al nm.

del piuccheperf. congiuntivo, la

195. Futuro.

— Pressoché

196.

conjug. è livellata alla

I

in disuso la

tarèi ecc.), in luogo della quale

Del piuccheperf.

per 'sarà stato'. Nel riflesso

solo cimelio: furo,

solita

ha per

si

li.

perifrasi {éan-

lo più

il

pres. indie,

seguito dall'avverbio pòj {mingu pòj chpnàh mangerò domani). 196. Elenco di verbi notevoli. vadere e andai^e: and',

and; vau va

vàn and vdn; andvu; anaréi; dnne (a ne); vajt'ìièn, and vio, anàvun'èn, facere:

va,

anese; anariw, va) fa', fajt',

fau fa

fariu; faj fezé.

sa

fan fezé fan', fezlw, sapere: sabe' ; soupu

san sabé san;

sd,

farei', fciQe', fezése;

fa,

{sabu); saj {sabu)

sahìit {savìu); souréi;

pèse; sourlu; sdpje sapjé

^.

— habere:

sabe (sdpje); sou-

agè' {ave'); agi/; aj

ah agé {ace) dn; aviu; ouréi; aje [abje); agèse; ouriu; débere: deure e deve; degii; dej {deu), plur. dèveh (dèn) ecc.; degese ecc. credere num. 190. via

d,

nje aje

.

«dere: ve; vìt; veu ve ve, vejèse, vejriu

dm; '

^.

dizm, direi;

Questa persona

ògoùma, itùma

s'

veh

ha

alegre!);

(di),

dizese,

di consueto, alla

ma

véh;

veje

di e ere: dire die, d'in;

vrjiu;

diriu.

— velie:

"

piemontese, in -vma {mingùma,

*

sing.

imperat. può

h^yté chetati, hul'li buttagli 'méttigli'. sabu sabe san sàheh ecc. habere ej (e) 'ìxo'. v-s.

tratt'm'i trattami,

v-s.:

dere

vulge'

ancora s'ode da qualche vegliardo: mingéh,

beoéh, itèh alégre! In proclisi, l'atona finale della 2^

cadere:

vejrèi, vèe;

dì; din di di, din dize

ricl. kreu.

v-s.: vejre, vggc'sa.

:

cre-


Valdese odierno.

vulgu

vuoi tu?)

Qok vó-tlì?

vulé {vul§e) vòlen

vòleh {vdn)

voi,

Appunti morfologici.

volu) vàie (ma

vój (raramente

)

Dial. di Pral.

I.

365-

che

cosa

vidiu;.

[von)',

vuréiy cole {mìe)', vulgèse; vurìu\ volerne {vòjmc) ben,

vil-

me

posse: {vulgeme) ben voglimi bene, voletemi bene ecc. pug^' ; pugu', pdj pò (ma po-iii' puoi tu?) pò, pòleh {pòh) le

'?

pule {pugé) pòlen

(pòn)', puiic,

pujréi

pugèse;

(puréi)', posje',

pujriu {purìu), — excludere (schiudersi; ejkluiw, ejkUle ejklu, ejklun — piacere: plage ejkluese plagit plaje pia) plalu; plagése — valere: volge, valga valu volge valgèse. — tenere: lem tòn^u — veteniu ténu tene ien longeve vèiiu véne veh nire: veni (yW); vongu quale come per tenere). — movere: move {móure)', mu§u: movu move — bimum', mujrèi', move', mugèse moti móven bere: bèure beve); bevu; bevlu; — piovere: plèure begèse piove), plugii; plow, — vivere: plujrè; piove; pio- plugèse pluvio — càdeviuréi; viku vivu; vivese viure rado cèn) ceju céjeh e cejre — oliere: tóure tóut; ceiù; cejréi; cejèse — a udire ouvi uvl; tulm; tourèl; ouvirei; uvi; duvu àuve duv {au), duven — muòru muore mit^r, màomori: muri; mori; vèse; — stare: ron miìrlu; mùriréi; mòre; mùrése iten; Udvu; iteh Uà; — esse: ese; siu sim) suh sé 'éclore'): fj-

frc.

ecc.;

klure', ejklilt', ejìdilu

ecc.

ejJdue,

réi',

(plaju)', plajii

{plajèse) ',

ejklil-

{plajre)',

ecc.;

plajì^èi',

ecc.

plaje',

volréi',

val'ìu;

ecc.;

;

ecc.

ecc. (tale

ecc.;

ecc.

(talvolta

bòurèl', beve',

begli',

{ìoìy olia

ecc.

(pluìo);

ecc.

(talvolta vive)'; (v-s.

:

plur.

{t'nf),

tónrèi',

{t'niu)',

;

r

2''

ecc.,

;

-

:

ecc.

;

ce) ; còjt

cej cej,

;

ceje;

ecc.

lòlu;

iòle;

ecc.

(di

fplg-

',.

{tòre);

t

tulgèse.

ecc.; ouvìii;

oit-

ecc.

(miìrgese).

ecc.;

itu

ita;

ite

ito,

[ita];

itese, ito ita.

sun; eru; sorèi;

faro sarebbe

itarèi,

ttd

sie,

plur.

sìeh

eJQOJ {degaj di

Fuori della funzione enfatica:

ne

piede),

ìtarlu,

fuse; sarlu sarebbe;

[qui], le j

nd pd non

ECC.

qua, QÓutro 'qua-oltre' da questa

parte, ejYoy {de laj d'iaj, lóutro

ce

[sin);

ite,

se e,

:

stato.

AVVERKJ 197. ejci,

(ricl.

da quella parte),

gi,

ga,

ce n'è

la, [li]);

li

ejli,

{gè)

opre

e

ejki costì.

n d pd non dapé

(q.

da-

lon; din1, foro; anant denant, arèjre dai^ejre; subbrCy


Morosi,

366

unt

sòl;

dove; pn oh Linde] ne {s'eh

[linde]

vdn

s'òn

zitto,

non

ne vanno, se

se

cui

ilo

turnavo)

qua hord, quando; alùro, 'nUp'mòntje

(solo interrog.)

mòntle), pm. antramentre,

(colla solita divergenza dallo schietto riflesso di 'tikòj oggi,

dcman,

hicnfun

continuo; nkaro 'nkd ancora;

una

n-prov,, e

il

pw

,

demaj ritornare, mais nel senso

il

frc.

plus; pa-pi^

non

di lato,

(less.),

— 200.

l'ital.,

E

no'.

'nkilòj

d'un

pi, dfn.

pm. e

'affatto',

peggio;

daccanto, alai'irmi in

La

d'IejìHe

d'ejkundim

giro,

pi

dfn.

di na-

non frane: uij per la negazione, vale per 'ecco' pur qui s'impiega la 2* sing. imperat. di ve

scosto.

è

(pm.)

— 199.

di 'più'.

più; meh', kant, tant\ delio (pur

de vecap daccapo); gì^ prov. ges 'nsómp insieme, dekajre e

delio derekó, n-prov.

me^X^ pes

ora);

li

demaj di più, ancor he uve demaj ribere ecc.);

volta, {tiirnd

cfr.

e

di

'nira-

(v-s.:

sempre, sdmpre,

[tuttavia]

tutto

i^r,

sta

198. kuro

mentre; òjro ora, adesso

quel

in

na

se

^.

joarticola più usuale per l'affermazione,

ma

né la prov.,

la

vedere: vettu-gi ecco qui, vettu-li.

— 201.

kum kumo

pro-

(in

anche k'mo) come; dunt'k' giacche; dàupójk" dappoiché;

clisi

'mbe'k', dfn. hoc, 'in-ben-che'

'mai che', soltanto; ònt

ouh

voc.

mah

oh,

ver

;

3.

202.

1.

in: ònt lejt in

:

i

óu, din. a itno

ver mi, ver mejzuh.

Appunti

sintattici.

Occorrono costantemente (come

dialetti piemontesi)

pm. inali,

dfn. e

letto;

mi con me, ouh uh con uno, oh

con: óu

con una mano

mentre che; moli,

{'nt)

pleonastici pronominali

3* pers. sing. e alla 3^ plur. d'ogni tempo

in

gran parte dei

a ed

i,

dinanzi alla

a canto egli canta, ile i canto {ile a canto) ella canta, lur i mingeh, essi mangiano, lur là mingeh (ma pure lur i mingen) esse mangiano. Cfr. il nm. 183. 2. Costante l'uso riflessivo dei verbi :

p. e. el

per

'

io desino,

io

ceno

'

ecc.

^iu dina ho desinato. Cfr. hezo,

:

me 7ni me dmu, mi me ginu mi me kezu, ti te lieze, el a se ,

nu nu ké zen, u vu kezd,

i

se

impersonale, in certi casi, del verbo

1

V-».: làut lassù, lejbà Laggiù.

^

lie '

zeh

tacio ecc.

essere

Pur dm.

e

' :

pm.

p.

e.

l'è

3.

Uso

mi sono


Valdese odierno.

ci

tu, l'è nil,

l'è

ioj

fonnà

Illa

vanno

sono

Dial. di Pral.

I.

vu,

l'è

Appimti

cVladdre sono dei

l'è

quelle donne). Cfr.: le j

stat:*

367

sintattici.

dei forastieri (là), le j vcii d'fò'nnd e'

ladri,

l'è

va d'furctìe e' ci vengon donne

j ariho d'mejnd e' v'arrivano dei ragazzi; le j a agii de dejgrdcid e' ci sono state (là) disgrazie, le j d ianV ann le

(qui),

num. 184 n.). 4. Per la perifrasi del passivo, c'è imprima il modo italiano, non però ignoto al prov. la s fd pd reh e' non si fa nulla, go'h'se di-ló? che cosa si dice egli? Poi l'uso, pur vigente altrove, come già in lat., della 3* pers. plur. del verbo i ì ah tnihd par eh s'è trovato, niente, go' k' i din de mi? che cosa si dico di me? Finalmente, e, come sembra, tra francesizzanti: un d iruhd si è trovato, uh fd parch?, non (altri es. al

:

:

i

si fa

niente?, go'k'

uh

di-lò? che cosa

lazione tra 'essere' e

aj kuri'i

e siu vòhgi't,

uìio dejgrdcio e la

plagit

ann

.

'avere'

Ma

egli è

i

Vah

dice egli?

nella perifrasi krejsii

ttd iino fèto,

si

e

i

la

m'd

del

and,

suìi

l'ìlagii

fermo 'avere' nelle indicazioni del tempo:

un anno,

perifrasi ejci

muh

le

j d tant'ann ecc.

fìA, ejldj

ma

6.

5. Oscil-

perfetto: l

d

mi

agi)'

e la m'è le

j d im

Frequente la

ìnejzùh, per két m.

f.,

kelo

m. m., questo mio figlio, quella mia casa. 7. Ripetizione della particola eh (oh) inde: i s'ndh vàh, a s'nóh turnavo, vajfnòh vattene, andounèh andatevene. 8. Uso continuo della prepos. de a significare indeterminatezza di spazio, tempo, quantità: ònt de pai lòh in paesi lontani; gajre d'ann? quanti anni?, pd gajre d'om pochi uomini.

Appunti lessicali \

4. abcjj, masch.,

sciame

alonvélo, favilla. In altri punti delle

d'aiìi.

ajulànQO, dfn. agourenqo, *aculontia, frutto

àoiV agulànqìe

nina. Cfr. Diez

s.

o

rosa

aiglent.

ca-

Valli:

alouvéco.

Cfr.

falavesca

favillesca. (Tt^n^lfM.

Ha pure

il

senso di 'spengo'.

* Si registrano qui solo le voci che presentano qualche notevole differenza nella forma o nel significato da quella del provenzale comune; e le voci che, pur essendo di evidente origine provenzale, non si trovano nei

noti

dizionarj.

Lo scrivente

sta

intanto raccogliendo la materia per un

dizionario valdese, che gioverà di corto a determinare meglio le attinenze del piemontese coi dialetti clie gli stanno a ridosso ad occidente.


Morosi,

308

(ma, a quanto

senso

questo

In

pare, solo per la

amórtu,

altresì

ansi, schifo,

calce)

amìirt'i.

infin.

ribrezzo;

dico

si

num.

bucc;

bucò,

a

ita

num. 119;

staro

Diez

cfr.

s.

boccfoni

;

buz.

mettere: dfn. e pm. In n-prov.

b((ta,

significa: spingere, urtare.

121.

arordu, arordju, ricordo. avujdlsu, infin. amìjdì, io vuoto;

ali.

a vojdu, infin. viijdà, io verso.

kajre, diminut. kajrù/i, pietra angolare, angolo, canto: dfn. e n-prov.;

kajro don camp,

la

bayùn, tempo incerto,

ma

piuttosto

piovigginoso che sereno (jafio, e' fa

tempo

Val-S. Martino Il

incerto.

là ha-

;

Nel basso

bakafl, là bakano.

:

mar-

n-prov. ha in questo senso

(/alh,

margalhar.

prunatico;

lomb.

cioò,

cfr.

hgrnà.Q pm.,

prunaceo.

ecc., quasi:

blckk, getto di

latte:

v.

Diez

cheto',

tac-

quadro.

me kehi

,

cio,

'mi

,

kriàse:

infin.

dfn.;

cfr.

frc.

quel

kràpo, bestia non potuta vendere al

mercato

,

tanto,

nori

delle

maritate

già

:

da

ragazza

metafor.

e

marito che ha

mi-

sorelle

ej~

Cfr.

dfn.

che spiccia dalla mammella

hrapa, scegliere, cioè scartare ciò

mano

che non vale o non piace, n-prov.

ogni volta che

la

sicché di una

mucca

E pur

nei

dizion.

prema;

la

asciutta

suol dire che Ta nónko

Un

n-prov.;

ma

questi

manca

dfn., bieca, infin. bìfcd.

il

vei'bo,

si

blekk.

anche

a

che è però

bljecèr di Valsoana, Arch.

II

Cfr.

22.

blùqu, io strizzo, pizzico, infin. bliigì; blilgo

hezu

od orlo

coiser.

bernage, paletta da fuoco: dfn.; quasi:

de-kajre, daccanto;

stra; s.

lato

il

campo; nòtri kajre, casa no-

del

pinzetta, bltlg

bliiss

pizzi-

crapar, mettre au rebut.

hrùco

pur

,

L'

dfn.

che

crosso,

è

croccia

it.

e

pur

n-prov.

potrebb' essere

crucea, base supposta da s.

non cosi

V.;

n-prov.

a

(ali.

pieni.), gruccia.

da

Diez.

la

voce

vald.

krdco, che

deve

risalire

e

ad una base crocea crucca.

cotto: dfn. bluchar bluch. bli'io

ed ejblno, favilla: dfn.;

solila,

cfr.

pm.

prov. beluga ecc. Alle voci

che ha

il

Diez

s.

belugue vanno

cabràq

locusta

,

Da cabra

grossa.

capra.

carunto'u o ejcaruntg'u ed ejcarunaltalena.

Da carimtàse

ejca-

aggiunti: espelue, 'gallo-i tal. pre-

ta>l,

Rom. stud. IV 89, ed ejpuliva dì S. Germano nella valle

runtàse, pur n-prov., dondolarsi.

digten',

del Chisonc. Per T etimologia, v. Picchia, Arch.

ejblukku, glio, ecc.,

infin.

II

341 sgg. Di qui

ejblukà, io abba-

ed ejblilhh bagliore.

hrvjsjti, infin. brujsja, divorare, brùj-

sju rimasugli, mixn. 79.

cdtKà, ordigni per

camminare

sulla

neve, num. 97.

cavùn, estremità, capo, bandolo: dfn.

chaboun. risale a il

Il

pm. kavjun, bandolo»

capitone. Manca

verbo

corrispondente

chabounar terminare;

ma

al vald. al

delf.

all'in-


,

Valdese odierno.

I.

contro esso ha ejcavuna, finire

trovo

d"i-

piuttosto

cejS'lù,

'cas-

q.

Diez

caissal,

s.

cuna,

seguo una

ormo,

fiuto,

io

grouzelo,

uno sul viso

di codesto ani-

qepùn, trappola grande, a scatto, la

ceppo, di pietra o

Cfr.

il

verbo dejrehd ejrgnd, n-prov. de-

razzi,

ma ecc.) q.

'nome

per isbrogliare e

delle ;

castagne sulla fiam-

ejhoff, scintilla

che scappa

può pensare

al

n-prov.

transit.), e

scoppiettare per effetto

ejkùplsu, io sputo, ejkò'p, lo sputo.

vllsii.

ultimo:

d'r'ie

derrier.

Verrà

per la via di stochè da

ejcamind, e

dfn.

n-prov.

derejrie, piutto-

deretranario derna-

domenica,

d'iejr'ie,

da un

di-lilns

(vald.:

di-mekre, di-yu,

lato,

infin.

nm.

una traccia in un

E

55.

gambe

la fase anter. del

ejlildi

Non

nm.

18n.

aperte: dfn. sgiè.

'lampo', ejlàdjd 'lampeggiare'. si

vede bene come

si

com-

esilici,

pm.

sliissi.

ejinlcu, infin. ejìnicd, schiaccio qual-

camminando

che cosa

di

molle

;

ejmicó ejmici'fm,

complesso

seminato, nella

cosa schiacciata

e

neve, ecc. Nei soliti dizionarj prov.

cose schiacciate.

Non va

Arcl.ivio t:lottol. ital.,

1

pm. sglu

bini coi sinon. n-prov.

mettere

léS''.

draja, fo

ciolando, colle

disande).

di lato; cfr. alcjrd

cardatura

della

num.

ejylaju, infin. ejijlajd, cascare, sdruc-

di-mars,

,

avanzo

ejcirol, scojattolo; dfn., cfr.

dismenge,

di-vo/ji^e,

caviih.

s.

,

della lana,

dernier).

frc.

dfn.

foggiato certamente sopra disande

sabato

ejcerpcH

dere travio,

da

rio (n-prov. darnier, diernòn(jo

draju,

squaré.

di sgonfiamento.

V. 'nvlTsu dej-

capelli.

dgrhùh, talpa, num. 141. derle

infin.

[djescouflar, sgonfiare (anche in-

dejv'lo'u, pettine i

sfigu-

vald. e

125.

pm. squaru,

Si

ceso.

di traverso'.

ravviare

il

da una brace o da un tizzone ac-

'disnome', soprannome;

n-prov. escainoum,

come

ejkofu, infin. ejkvfd, scoppiare (dei

srenar ecc.

cfr.

nm.

dare. Cfr.

dfn.; cfr. dfn.

frc. effacer,

cancellare,

sfi-

ejfagd

ejkdru, infin. ejhard, io sdrucciolo:

di legno.

lombaggine:

vald.

n-prov. ejfunPld ad ejfunzd sfon-

un grosso

cui parte principale è

maniera da al

n-prov. esfagar,

male.

q.

dfn.

percuoto

ejfejz'là,

in

Starà

gurarlo.

rare,

dejngm,

i

grosseille.

frc.

infin.

^Jf'ÌJ^^i'-i-,

che è

cu,

cfr.

nomi valdesi

dejì-giu^ro,

uva spina:

d/rouielo drouSelle,

Si dice special-

pista.

mente del porco; i

so-

si

*cannabaria.

cannabiero,

tra

,

vestiti.

a quella che in Provenza chiamasi

cì'àu, infin.

vald.

gliono riporre {dreJQd 'rdj-eJQd)

casso.

pianta pratense somigliante

cenabrcj'l,

pure

,

muro ove

drejróu, armadio a

dente molare: dal prov.

salata',

drajo

solo

3G9

lessicali.

traccia.

nedia, basire. cejs'ld

Appunti

Dial. di Pral.

XI (seconda

serie, I).

di

di certo


370

Morosi,

indagando;

col n-pi"OV. niìcho 'briciolo', esini-

chounar

'sbriciolare'

donde

frc.

il

saliremo a

da

miette, ecc.

smaccare

ficcanaso

Ma

ch.

ri-

Diez

(v.

macco), donde ejmicd;

mica,

cfr.

Cesana,

infiniti).

A

Dora Riparia,

sull'alta

s'ha infatti imicd per 'ammaccare'. ejtantu, infin. ejlantd, languisco, sono

mi annojo;

fiacco,

ejtant, rilassa-

tezza, languore. Cfr. n-prov. eslan-

a estadls, sans vigueur, im-

tis, ali.

mobile,

mente

flétri,

di

ranci (detto special-

cose mangerecce), e

l'it.

curioso,

faina

s.

,

Ar-

90.

Ili

f/alabemo,

salamandra:

dfn.;

cfr.

n-prov. alabr- labreno ecc. fi

redo

dimin. gralètt (pm. grilett)

,

bacino

dfn.

:

grazalo

189; ga-^I

,

graalo

gradale.

ecc., m-lat.

grojtàg nm. 174.

grojtd, lagnarsi, e

gu)nàcH,

n-prov.

Cfr.

gumacd, vomito, nm.

infin.

gumàcc

vomito.

il

gala, vario di colore: dfn. e

n-prov.

gal gaio, gajo

Cfr.

di Valsoana,

Arch.

44, e

Ili

-a,

il sicil.

gaggju, variegato.

stantio.

ejtàrt,

Diez

s.

ejhicd

schiacciare (ejmicu ejhicu son de-

terminati dai rispettivi

uomo

fiiàétt, cfr.

;

correggiuolo, per lo più di

gramùso, lucertola co-

cuojo, per istringere al piede la

lagramuso

calzatura; dfn. estart estarc. Si di-

mune:

lunga dal n-prov. estaca, vald.

langremuso, larmuso

ej-

pm. staca, cosa qualunque

tdco,'

che serva per attaccare o legare checchessia (n-prov. estacar, vald.

pm.

ejtacd,

n-prov. lagr- legra-prov.

ecc.,

larniot.

ramarro,

lazern,

lazernàlo,

lunga e grossa: lenosa.

staké).

e

dfn. e

laSert,

Cfr.

serpe

ma non

ve-

lucertola

in

forte,

genere. fldhu, infin. flakd, contundere; flakd

guidalesco;

cfr.

n-prov. flacar, de-

fJcimo,

lancetta per salassare:

flaiiiìio,

pm. fiama

;

v.

Diez

s.

Aggiungo

e Arch. VII 352.

dfn.

fiama il

ca-

hiétamu nétamu.

labr.

flapcise e

caccia molle. Siamo al noto aggett. dfn., n-prov.,

pm.

e

lomb.

riempire

a

tutta

cando: dfn.; Arch. fiinu

,

infin.

a

infin.

filnd,

funatjd

,

X

forza cal-

fuhatìu,

sottilmente

Il

n-prov. ha

masc. tutt'e due.

mrrjìlso, fragola, q. 'il frutto di

mag-

voce notoriamente diffusa,

gio';

con leggiere varianti, e in ProItalia.

inaile, majie, vitigno; riviene a

ie arto, anziché il

prov. malhol,

malu,

a.

manzi (Arch.

it.

magliuolo, ecc.

bruti.

altri

I)

Come

territorj

in

ro-

dicesi dei bruti e

che mangino come

Aggiungasi

178, maliigd e

mal-

malleolo^ onde

infin. inala, divoro.

degli uomini

lo.

iterat.

vado

dfn.

tìiait,

Delfinato e in

p,app. foiiQl,

madia:

ali.

venza, e nell'Alta

diventare

flapì, intrans.,

vizzo, flaccido, tiepido; fidpo, fo-

vald.,

rnajt fem.,

mach

venir flasque, ecc.

:

malajre nm.

maliikkd nm. 189.


Valdese odierno. rnaXuhkà', là

num. ha

mg /naltihko, e' mi prude,

168, 189.

infin.

sidenza:

malhucar

mejrd, io cambio Dicesi dei

dfn.

di re-

pastori

che in estate sogliono tramutarsi

un luogo ad

in cerca di pascoli da

aggiungano tnejro o mej-

altro. Si

Tatto di codesto tramu-

rando,

miiando miando,

tarsi (di contro a

che è

pascolo colle capanne per

il

mejrono num.

l'abitazione): 77iuru7étt, grillo:

roun, tronco d'albero, ceppo da cui germoglino piante novelle.

173.

infin.

macerare

ca-

la

pgràut

cacio

,

messo

dfn. Cfr.

ri-

'aqua\ laddove ben

vi

di

ritornano

le

pm.

ostinarsi fe-

in qualche proposito.

'ngònco: serp ongonco, serpicina vivente,

attortigliata

stessa, nell'acqua, e

intorno a sé

dannosa

sceri degli incauti che

che

si

ai vi-

bevendo

inghiottano. Potrà essere la ejgonco'' cioè

aquenca,

'

la

serpe

aquatica,

risenta di 'nyoncd attorti-

solo

il

verbo

I

dizion.

entramUar

(entraver), pur vald. 'nv'lìsic, infin.

'nv'lì,

rimescolo, in-

garbuglio (seta, lana, capelli ecc.); dejv'llsu, infin. dejv'li, sgarbuglio,

ravvio.

e I

Certo

calzare.

risale

si

a

*pedamento,

cfr.

abondano

nell'Italia

medesimo

dionale, col

2j'russ, pera, p'riisìe,

:

pede cui

i

meri-

significato.

pero

:

pm.

dfn. e

raìnont, 'ramingo' in veste gerundiale;

and a haront mendi-

cfr.

num.

care,

58.

rancio, la raucedine, e altri fem. in -iO, al

num.

173.

ràut rduto, erto erta.

ma

venire a rapido, 'rbliikk, plur.,

lana che

Sono entrambi

dfn.

ma

la parte

Non può sì

ri-

a rapto.

più grosso-

estrae dalla canapa, la

si

gli antenati:

voce anche dfn.

del vald. letterario dizion.

(v.

p. 301).

non danno so non paj-

serve a fare del cano-

si fila e

Non

vaccio.

so se connettasi col

pm.

bjiikk (che

chi).

E

filasse

rejmu,

anche dice:

fioc-

sinon. del n-prov. ramboul,

de chanvre de rebut.

infin.

stituire,

rejtùh,

pejrùh,

di

genere

in

quale però non è ancora capecchio,

gliare.

'ntramp, 'ntrambi, ostacolo.

hanno

fondamento

sostegno

,

naivé naivùr.

:

'nffrìse, q. 'infierirsi',

rocemente

n-prov. del-

dizion.

ajnehojd, puntellare, rin-

riflessi

sono collegare queste voci col

non ancora

,

n-prov. delle Cevenne

il

pjjasiih pjezùn, fem.,

gear naigiar e naich. Mal

flesso

fresco

Sarà *peverald,.

l'Azais.

(peds);

pos-

pieis-

forma, e bene pepato:

in

peraldou nel

nape, naj maceratojo: dfn. naisi

porta

la

n-prov. ha

11

pax ilio.

sel

una casa

dfn. mourlhet.

nejà,

per chiudere

legno

di

(doppio dimin.).

dfn.;-

naju,

371

lessicali.

2)ejgmé"I o meglio pejs'nc''l, paletto

senso e origine.

tutt' altro

mejru,

n-prov.

Il

Appunti

Dial. di Pral.

I.

rejme, 'redimere', so-

nm. 28

eco,

da

n.

rejtuù'i,

n-prov. re-

stountir.

reo,

solco

diritto,

n-prov. rego,

frc.

porca: dfn. raie ecc.

Cfr.


372

Morosi,

'iyajru, infin.

io

guasto,

mando a male, consumo;

friit jfr-

f)ajrivu.

'ff/ajrd,

frutto

soggetto

starsi facilmente. Cfr.

pm.

taccio,

perchè logoro e

liso.

Cfr.

n-prov. e pm. tam'is, setaccio.

a gua-

travall, svenire.

sf/rrjru,

trejzu, infin. trejie, trangugio (pane,

saliva ecc.).

infin. sfjajrè.

ròjdo, comandata, fatica

non ricom-

trwjéli, tuono,

nm.

95.

pensata e quindi inutile: dfn. riddo (cioè ri'ìjdG),

pm. rojda; e sarà da

*rogita, come, secondo Diez, frc.

corvée è da

il

*corrogata.

il

far tornare in-

dietro; vomitare.

cagna brutta masch.

cfr.

pungiglione,

pm.

p.

e.

dell'ape;

irà,

q.

fem.

Non

in Diez

s.

refe,

vorrà dire semplicemente 'la

pm.

e lomb.

a-prov.

Cfr.

veiaire, è da

vi-

vicario.

Ma

badi anche al n-prov. veiari ve-

detta, al

sarà dal german. draht, co-

è dfn.,

Secondo

s.

vista ecc.

m'è supposto

Manca

vess, che

viaire veiaire avejaire ecc.

dfn.

spago dei calzolaj:

dfn.

e poltrona.

'nviajre, fa viajre, fare

'tavana', ape selvatica. ,

cioè

'n-

cfr.

nm. 49-50.

n-prov.

si

tanno

^viluppo;

e

Diez

savi'ij.

,

n-prov., e anche viajre,

sta:

seuh'ih,

^•^r<o;,

vffrtuld avviluppare véso,

riimi, infin. riincl, rumigare.

'rviru, infin. 'roird,

f§rtuH, pm.

pm.

fé visa, all'ital. far

vónto (ónto 'nto)

*convenitat,

pm

ma

venta; voce, se le mie informazioni

ti-

sono esatte, non ignota, nell'iden-

rata, la tratta'.

tramisà, bucherellato come un se-

tica forma, al Delfinato orientale,

verso la frontiera.


Valdese odierno:

II,

a.

PramoUo

Germano.

e S.

373

GLI ALTRI DIALETTI VALDESI DEL PIEMONTE, COMPARATI COL PRALESE. II.

Dialetto

a.

Pramollo

di

e

Germano.

S.

Ap2'ittnti fonetici.

Vocali toniche. bajzu e

basio

A. 3. Si divaria nei riflessi di

per influenza francese) aóetu.

(forse

adcapto:

e

nuvid

-id -ira:

7.

il

noce, liamid letamajo, galinid pollajo, masuid niasuira massajo -a, per'mid permira,

fnira

fienile,

candirà.

penso; pània, pm. jìanta,

io

Prevale

tJ.

l'ó ulViió

38.

L'm

32. òu, hùu.

humàngu, gàùre.

rallenta, e sentesi mol, dór, ejkòpu sputo, piuttosto

si

;

cfr.

T-A a Pramollo;

si

AU.

46.

Caso

isolato: lardra

*alalda

alauda.

A. 55. ee e da ei per *ai: pcrin merino, règ ra-

metà, glèza, prere è oscilla tra -a

simili.

ed -o

57.

Sempre

intatto

sbocco della Germana-

allo

Germano

sca nel Chisone e sulla montagna tra S.

AU. 69: oreìa,

2')ànsu

0. 30, 31, 32.

mii'^l

dice, ìètd ecc.

Frequente Vd:

milH ecc. Vocali atone.

che

(25).

od va: mòru, dròmu, sómu o semu.

tramile populus tremula;-

tetto;

— E. 19

'pendita', parte molto sporgente di un

Pomaretto.

e

ovÌ, cogid.

Consonanti. L. 85. ajhùorn alburno, yajfjùn = galfig'n pm. lomb. ecc., ciliegia duracina; ntej pai nel paese, dej pan del pane.

11.

95.

Non

sarà

da r all'uscita

/

in autàl altare, m,urtidl mortajo,

ad amar, ker quaerit, éalùr ecc. sempre cade: fiis, pertii's, os; e analog. ali.

107.

105.

S.

Riescito

finale,

non

fajs,

kunujs,

ils.

ekàn, ehrìu, ecàia, etàn, etrenu, epio, epinola; ernà,

\eku'r~\,

de-

óaugà,

elu'di,

nasale,

è

a dejkrò'cu.

ali.

quasi lo

schietto

Ma

di solito,

gòùre e

simili.

comune

in Delfinato):

e puinto,

règ

N. 108-9.

cit.,

Se rimane

allo stato di

n {semenà, lana ecc.), tranne in vóùre alméno in proton., passa in r (vicenda

derant d'rant dinanti, ferctra f'rètra, ieré

E mah

tenete, veri v'ri venire ecc. uint, puint

:

a

assorbito in

liis

guintd', quinta

t'ré

— NCT. 123. conto. — P. 150-1:

lunedì.

io

avela, nevù, avriH, dròvu adopro, kròvic copro.

Accidenti generali.

164.

kuorda

166. andrei andrò, vòndriu verrei,

ali.

col

dimin,

hurdùn cucurbita.

a vòùre gòùre ecc.

Appunti morf ologici. Verbo.

198.

L'a della

indie, e imperat.,

P

a Pramollo

conj.

persiste

e nella parte

*

nella 2* pers.

montana

del

pi.

pres.

comune

di


Morosi,

374

S. Germano: vu canta, miaìjdu mangiate-voi. Ma lungo il Cliisoné, come più si scende verso la pianura, prevale sempre più l'è. Pre-

specialmente sul Chisone, ad -en, nella l'* e 3^ pers. plur. càntan óantdvan óantarian ecc. In -d -dn le 3'^ di futuro: mingard, heurdn. La 2'' plur. dell' imperat. non di rado è surrogata da una ferito -an,

forma

:

di congiunt.

:

notevoli: save savu' tra

i

cattolici);-

Avverbj poco

(ma nella montagna: soupe

^ncé: pugìl e possu'\

ecc. 197 sg.

ejkd qua,

:

Appunti dau

bal'mu io sbadiglio;

papero. Piemontesismi

b.

io

kuh ad

do; epaliva favilla;

mucùn

mdndu, camp,

pm,

E. 8. vendiiniia è

7.

Pur

infant.,

qui prevale ó ad

16.

Notevole

sulàtt.

iiò.

sie} sex.

n.

L'-rt

Si

26. arbulàtt

I.

ma

kìilè,

30. 37.

lòja.

'rsiéura segatura, ecc.].

A. 52.

6.

Piuttosto

18.

0. gù-Jk fiUk,

38

[U.

kànibju.

Piemontesismi: gene,

bile.

AU romanzo. pJQul pidocchio, gigula cipolla. {nuk òti noi altri), ma sarà dal pm. Vocali atone.

tizzone; perù,

genebrie gineprajo, vacìra sta-

chiuso quest'Ó: semgyigo, z'mgntjic dimentico, ^^mp. alberetto, fintcitt

ou.

Angrogna.

di

A. 5. cdntu,

tra najsu e nejsu, ecc.

pura

ejlaj; o'ilra adesso;

lessicali.

zione di vacche, girejzira, manìra; agél.

ad

ankilzo incudine, kd casa, tumbu cado.

Dialetto

Vocali toniche. oscilla

:

196. Verbi

sabu (ma saj

soiqni');

pój ecc.

ali.

201. Preferita dai cattolici la prep.

fa.

vidu vedete-voi, kridme credetemi.

42.

Qualche caso

47.

ma

generalmente incolume;

di

nella

Germanasca, può udirsi d ed anche o. E. Si odono frequentemente: pansd tanta tampuràl e simili. AU. 69. aurelo, amnónta ecc. Consonanti. J, 72. LJ. Si oscilla tra I é J: aj mej milium, e analogamente: genuj, aure}a, granuja ranocchia; ali. ad aH, me-^l;

montagna, verso

la

,

genuH vuoi,

ecc.

L. 84. L'alterazione qui è più frequente:

dar meg dal mezzo, dar pai dal paese,

in vió, Ungo,

pejrd e

simili.

chiuso, maskje; kjuga chioccia';-

sangdtju

io

singhiozzo)

stubja, dubi doppio e

^

Per

la

sulel, pjul.

;-

Mal

87.

tii

Cade

vóre tu

all'

uscita

ecc.: kjau, kjó, ''nkjaus in-

gjànt, ungja, aj§ja aquila (ma

pjaze, pjeh e ilnipjlsu, pJQu, pjuru, hubja,

sómbi scempio

formola mediana,

CL

88 sgg.

ecc.

v. al

jotato all'incontro

;

silhju

;-

fjajru, fjd, fjur, sUfju,

nm. 72. Non sono malusa nm. 71.

jotati:

parel

{e

pare),


.

Valdese odierno:

kunfje gonfio,

dulu, fjù

R. 96-7. [aiUdl,

a

(ali.

fjur).

Angrogna.

h.

II,

agél);-

375

sororem, ani errore,

s'rù

aprèss, oss] e analogamente pertìls; rejg, deskdug, sc/ójnu, frc. dejeùne,

preso, espm\

104-5. pre's (ali. a pre')

S.

deskdug già

ecc.

lis,

107. de-

skutu ascolto; scàia, esóaudà,

cit.,

rausca, ajga fresca', istà, visti; strami' w, vist; hesla hoka; ust agosto;

stàcu attacco; spia spica, espiis già

cit.,

scmana

che semeùà ecc.

settim., pena, luna, piuttosto

ca ancora

normal risposta

la

ma

di ca,

gespa.

N. 108. semenà,

abondano ormai

È

116.

C.

le

voci di-

vergenti: har'tà, hastià, kangà, kamin, kagadù, hoj cavoli; gerkd, 131. Lo stesso dicasi Sempre ce da ex riescito

hjakka. 122.

ga: goj,

di

finale:

tal

lacc

quale ali.

fajia; lece; drecc,

fem.

lem. dita; òca

a lijianta; hócc, fem. hòjta;

ali.

dr'jta;

vóce vuoto, fem. vójda; e perciò

tructa;

triljta

ponce, tòno tónciìro. kilert,

ma

tiicc *tutj,

a

dice,

sujta; cfr.

Normale

ti^ita).

puint ecc.,

123. uint,

P. 150 sgg.: save, Mlvert e

con kilrgel coperchio, e

strejta;

fem.

siicó,

plur. di tutt (fem.

divaria fnljt.

face, fem.

lejtd',

kustrecc, fem.

strecc,

pm.; larga.

il

dilvert

(e

ali.

a

anche

rava, 'rgevu, kròvu.

diiert),

Accidenti generali. 158. Accento arretrato: nucario. 166. adunkra dunque. 167. Dubbio caso

*nuibr

m'ijer

di epitesi quello

gurt gorgo; e più dubbio ancora quello che appare in azil aceto comuni al piem. 170. hidatd bonitatem.

di

e dil dito, voci

Appunti morfologici

Nome.

-óu

sotterratore,

a

e

178. halìTiajre

oscilla tra

qualche altro;

stento

del

resto,

si

-adù -idù niurgu muratore, mart'lQu fabbro, sustrgic a cagadù, turnidù, ecc. Passi qui anche tejs'ran,

e

:

ali.

fem. tejs'rajna, tre. tisserand.

Pronome.

ha

ejst ejkl,

e.

p.

vaca questa vacca qui;

d'

spondente

il

'ciò' è

all'it.

La

193.

pm.

La

2"*

in

s,

p.

e.

indie,

il

pm.

mingavu, heurìen e beuriu, ecc. che vuol dire htìvo'ma è:

andu

,

ito'

ali.

l'

ma

antica

alegre

figura ;

e

ejgika

neutro corri-

priva

soventi

;

tt:

La

P

il

desin.

;

o

pron. ènclit., esce costan-

cfr.

s.

Torre

2*

Pellico.

La

P

cdnteh e cantu, mingdven e plur. dell' imperat. è in -ò'ma,

pinerolese-saluzzese

nella

di

anche króv copro, dròv apro, ecc.

demandes-tù ?

e 3* plur. oscilla tra -en e

Il

éjk'l'om,

qui,

lo, lo.

1* sing. pres.

me

mejzicn,

fen questo fièno

medesimo tempo, dato

sing. del

186. Ali. ad

tei sei.

éjsta

èjka part da quella parte.

così, oltre 'rvej risveglio, e simili,

temente

trpj ,

èjsti

èjk'la fónna. Ancoi^a si notino: eJgi-Jié

Verbo.

mei

185. Possess. plur. masch.:

ejkést ejkél, si

pare che

ad anévus-nén, kezdu chetatevi;

si

cfr.

;

p.

o.

oscilli s,

ming'ù'ma, tra

d ed

Pramollo.


;

376

]\Ioi'osi,

196. Verbi notevoli: ave: ami'

face; fagu

ali.

savé

ali.

a saupè: savù'

afju'

au

\

a

ali.

ad

aj,

ho;-- fa:

viiril' ali.

a vurfju':

ali.

vure o vuréj:

pue

vòren o voru ecc.;-

vój, vo, vó,

'pugu' \-

ad

ali.

a fan, fejzé fate; -

a puge pu§ej: inisu'

ali.

ali.

a sau ecc.;-

supii'; saj ali.

a

vej

ve; vi; veu ecc.-; pajse: pagil', ecc.;- prene o perne prendere: prò: prenu o pernu, preniu, pvenerej ecc.;- oo^c^e ali. ad auvi; audu' ali. ad auvl; duv odo; oc^c^ odi, oddé udite;- veni vni\ vnu' ali. a vongii' ha vufie che venga;- seu sono; sen, sej, sun.

Avverbj

ecc. 197 sgg.:

ónsema) insieme;-

(oltre

darlejrie dallato; ó'ura; unaìiima

igi, ilaj,

ou-d-mej amis con amici miei, ou-d-goj con

piacere, ou-d-el oppure u-d-el con

lui.

Appunti lessicali. là bano, e' piove;cfr.

ddru discorro, chiacchiero;-

piem. monferr. lenunu;-

prenu pernu prendo;Diez

stroppolo;-

s.

parsèh suocero,

e.

mia mica,

'rmasont spazzatura;-

vira volta (vece);-

Bobbio

di

Appunti Vocali toniche.

e

cfr.

fonetici.

:

bajzu, nejsu e najsu. In-

gel gallo, viege

demdndu, agjdnt, grdnt grdndo.

pì-ùmì devi mulini, nui,

legacciolo,

Villar-Pellice.

2-6. niingu; hejzu e

fluenza di attiguo suono palat.

pi' russai,

struaj

vizarhre vitalba. Dal piem.:

slùgi (pral. ejlildi), slujra, tumbu, visku accendo.

Dialetto

sànt, cdntu,

lo'meìie legumine,

'nkun incudine;

briciola;-

geni e

t'ii

tei.,

b'ii,

hilìi,

fiata.

7.

fai focolajo,

-1

man, pan, -ario ecc.:

5.

-ira

p' russi

JiestaTù,

pónsi, v'iunti; pr'ùnàra, d'rìra,

o

mulinìra,

E. 16. óaudlra ecc. Divariano: ajra, pajra, tuniajra; voci piem. sie sex. 18-19. pdnsu, tàmp, sdmpre, dezdmbre, vdùre gdnre idùre,

pdnsu ecc.; ma sempre: vónt, dónt, sóntu, ponce pettine. Analogamente (nm. 25]: gdijra cenere, ma tónt, e tronta, col solito divario di vint. I. 21. Per effetto della susseguente labiale: nòu neve, vóu vedo, bau; ali. O: pél ecc. 0. 28. voug; 29. piról, piuttosto che

fìzol, lingól ecc.;

{M'ir,

jovis-dies,

pidocchio,

dromu.

31.

móru,

lòja a Vill.-Pell.);

purs (non

32.

ma

kiilu colgo,

òu bóu

ku'ir,

gu'iii, fil'ik,

bò a Vill.-Pell.)

;

34.

lìija

ffdus

nau novem; pjau piove; cfr. me kaugu mi corico (e pjdul ali. a genuH; baugu, pm. bugu); 37. amorgu, dòrmu o U. 38 sg. dejgiinu, pu'^rs) pulvis ecc.,

ma

7i6n niuno

(ali.

al

come pula (non pvPìa)

Vocali atone. A. 55. L'*eJ viene ad ii, mìzùn; pìlva piaceva, pìizi il piacere (ali.

l:

fem. nùna); 43. pulce, nm. 38.

iiselo ìs-, pìròl, fisina,

all'infin.

pjeje

o pjeze).


Valdese odierno:

ma

nm. 59;

cfr,

59

E.

a

ejsèlo ecc.

Qui ritorna

sg.

II,

Bobbio

e.

Vill.-Pell.

grwmgél

nìr.

L'-a sempre incolume.

ad

cugì

uì,

1,

da ei od iigi,

nìir

iir ?r jeri,

cugina, cudìra (ma caug-,

calzare,

il

ri

iisdm tsdm, Iciròl, ngiin ed

Dìndi, hìrava bietarapa;

(= pral. grionejgel^,

AU. 69. ureìa,

57.

la caratteristica riduzione

te di fase anteriore (cfr. nm. 55):

377

e Villar-Pellice.

caud-, a Vill.-Pell.).

Consonanti.

LJ. 72.

ciglio,

taj, gej

oj,

liajà, vej io veglio, ój e tijadda; piuttosto

fòja e fòj, haj e lajt

liij,

che al ecc.

L. 84.

Fra

maravi malato, bp^a belare, voì^e vuoi, sàr, hàr karo quale, tàr taro; cfr. cale al nm. 196. 88 sgg. - CL ecc.: hjau hjavéura, kjó, gjejza; kjuga', maskj (ali. a mescu mischio); gjdga, agjànt, ungja, aj§ja; pjaj piace, pjdga, 'pjau piove; kuhja ecc. (ma resta, voc, tende a

r:

pare, pliu io piego); bjdnk, sabja; fjajru,

— —

R. 96. dulu,

a fjur\

gaus nm. 34;

104.

S.

ali.

rejg, dee, diig, fajs

ecc

105. p', bà, grò,

C.

ma

kauna canape, koi

dico.

CT.

122.

dice dica

[d'ita

a

2iónte

pónténw, kujtu (senza

NCT.

123.

triijta.

per cau,

Accidenti generali.

il

158.

{let

a

kócó; e analog.

tòno, une,

punc

calcio,

meje

118.

dreca o derca, lece

Vill.-Pell.); òca, nóce,

ma

ca intatto: kaugina,

ma

su quello di Pral {kau).

dial.

lacc, face, drecc

e

:

lana, vena, una, luna. di

cavoli, gerkà, bjanka;

tutti;

friit

dejcaug, mujca.

ejcàla,

ma pena penare, Numerosi ormai gli esempj

s'avvantaggia questo

mes, pes; e analog.

os,

vòùre góùre e simili;

110. darànt.

karid,

ma

107. sludi, srend, skan, skiir, skrivu, daskròbu,

;

bosk; stéla, istà, testa, aùst, spus; N. 108.

fjàma, kunfj. anche dute altro.

infin. fiirà',

97. seneste noste voste; e

il

me-

Vill.-Pell.),

o

tuoi

e punciira,

tùcc

ma

n) io conto.

Accento arretrato

ma' usa

in

fragola.

166. fiuvra.

Appunti morfologici. Nome. mica.

176. In -i:

177. I

di-sandi^^vaX. di-sande e

femin. al plur. sono in

-e,

il

fem. fr'ùmizi for-

tranne l'artic: lak

die, là te-

a cagàu cacciatore; purs (pral. pùHs) e il singolarissimo laus (pral. lau) lago. 185. Pronome possessivo masch.

nàie.

178. kaliTiajre, ali.

:

sing.

miu

to'

so',

plur.

mej,

toj,

akél kel e anche, in condizione ragazzo, ki

Verbo.

camp

congiuntiva, ké ki:

190. Nella desin. della

-a -d -èn -è -dn. Voce

ave

avii'

akést kest,

ké mina quel

quei campi.

P

-en e -u: cdntek e cantu, càntdven vejdu vedete voi,

186. Dimostrativi:

soj.

ali.

di

congiunt.

e 3^ plur. si oscilla, e

cantava ecc. nella 2* plur.

a vu vejé voi vedete.

ali ad a§è agii';-

ve: via'

ali.

a

Il

pur

qui, tra

futuro é in -dj dell'imperativo:

196. Verbi notevoli:

vcjgiif e vist; veu,

vu

vie,


Morosi,

378

a pjajre: pjejù'

viirej, vijese ali.

a vejgèse;-

pjeìca e piiva;-

cale bisognare, impf. cong. cariese;-

puy'à'

puss'ii,

e

kreu\-

pjuQd'

hù'ure: ',

lyeze

hóu [beve, bòvuf

bju'',

a

a

ali.

pjqjy'à';

vide pule: vulgà' Peli.): krik';

Vili.

beva a Vill.-Pell.);- pjóure:

,

ese: siu (sùj a Vill.-Pell.'.

ui: ui; diw;-

pjuvrd o pjurd'-

197-201. éuì^a adesso; ube l'agulo coli' ago, ou

Avverbj ecc. con me (ma non

calè nm. 196 [ed in luogo dial. vald.;

lessicali. vónto

di

ùnto

e'

'nto,

comune

bisogna,

chal cai}, ant.

chal, prov.

dfn.

rivi

hun hu).

infrequente

Appunti agli altri

krijre [kre

pule]-

vide e

vie

ali.

chaloir;

frc.

preau pernu prendo ;- pùnajza pur dfn., frc. punaise ;- salu esco. Piemontesismi hauna canape, cinu vitello (col verbo cinà], ncvudda, póntu pettine, pois pisello, sim sevo, sli'igi lampo, shijra ara,

:

tro,

d.

tumbu cado, rota

Dialetto

di

fiata.

Torre Pellice, con Luzerna Appunti

Vocali toniche. montagna pur bajzu, nàsu

A.

1.

nell'inf.

di 1^

conj.; e

piano.

il

5.

nella

montagna;

2-6. bejzu nejsu tningu, nella

verso

Rorà.

fonetici.

Ancora -d

alla 2. p. pi.

mdngu

e

ìndn, pdn, fan, vdh, stàh,

mdnku, mdngu, devdnt, kdìnp, kdmbju; a S. Gio. di Luzerna: 7non, pòh ecc., mónku, móngu, devónt ecc. L'à poi è, a S. Gio. di Luzerna, la condizione solita dell' a che non sia din. a n: mài, pala, rdm, vaca, àjga, àjgla, fd e fdjt, kuTid' cognato -a, sòj sld' sono stato, kdttr, pasta ecc. Dinanzi a r complicato, domina la vicenda piem. ker carro, erbu albero ecc. 7. dar rie darri^ra, midinìra', ma pre valentissimo il :

riflesso

piem.: kiigé calzare,

ki'igè

nerà talpaja; salvo che a Rorà fuèr focol., come darrier,

ecc.

si

cucchiajo, gene, Screzerà, trapatuttavia

sente

Ad area

il

risponde

r finale: denèr, il

pm. ajra.

Prevale à nel piano: s'nidng semenza, pànsu, sàntu, manta, gdnt cento, vdndu, tdnip, sdmpe, s'tdmbre sett. e vàùne venella montagna prevale all' incontro l'ó nerdì, gdìjne genero ecc. E. 18-19 [25].

:

;

s'rnung,

pónsu

.

.

gua, tdni, trdnto

.

,

vóàre, gófìre.

(ali.

a

vint),

E

cosi

kumàngu, gdùne cenere;

góùre. Codest'ò è poi cosi chiuso a S.

trascrivere senz'altro per

— — 0.

Imuja, gùùne.

masch.

vej).

24.

I.

27.

rispettivamente: Idnga lin-

ii:

Gio.

di

e lunga, iònt...,

Luzerna, da potersi

smiiàg, piinsu, viinne gùtne', kumiingu,

ureja,

aveja,

seja (cfr. veja vecchia

kunujsu nella montagna,

ma

ali.

al

kuJidsu a Torre,


Valdese odierno:

kunesu a Rorà.

marmjra

Nella montagna:

28.

(ragazza da marito)

a mariojra

ali.

;

379

Torre Pollice, Luzerna, Rorà.

d.

II,

mariùra maritatoja

o

Torre, che è la voce piem,

di

U. 39. kjavùra 'serratura' ecc.

Vocali ato ne, dove

aj è l'eccezione:

A. 55-56. ej da

parin e majr- marina,

masnd

faj'zò' o fazó',

pejrò', ali. a pajr-

tranne a Rorà,

ecc.;

ancora la regola: pejról, fejzól, lejsà, kejkù'n. Comune al dial. piem. anche endd andare di Rorà. 57. Notevole lo smarrirsi di -a, a Prarostino, in karé sedia, fé pecora, sé seta = eJ è anzi

,

karea fea sea kugina

di

calcina,

Torre.

AU. 69. nrcja, unto'n, udì; kugé già cit., montagna può ancora udirsi àureja

Nella

ecc.

oureja ecc.

Consonanti. Torre il

J.

L.J.

72.

e a Prarostino

ancora tra

nm. 89. Isolato Iantina lenticchia

e

qualche punto sopra

in

I e

j; e ciò vale anche per

— L.

Rocca-piatta.

di

ar meg, dar meg

ravi, surej; tera, òri olio; '

Rorà

Solo a

oscilla

si

mezzo

al

83, 85.

ecc.

88.

maNei

nm. 72, s'ode ancora kj: kjar, kjd chiave, kjò, gjezja; ìnaskj; gjaga, ungja. Ma per tutto altrove, alla pm. car, kugé cucluoglii indicati al

:

chiajo

gagà, unga. Del resto: pjàga,

;

ma

109. Certamente faucale in

N.

circa

il

di più nella

107.

La montagna conserva espina.

ma

CS.

121.

Idsu ecc., nel piano. iriijta,

éa da ca

di

122.

,

;

e vaca.

C.

116.

lajt,

Nessuna traccia ho poi di ga kójsa, nella montagna;

tejsu,

lajsii,

CT.

e forse son le sole óat é cabri,

lejt

e

ójt e òtt, sujt,

strejt,

lett,

pòntu pettine; e restiamo nel piem,

kuintu, io conto],

less.

110. d'rdnt d'rent dinanti.

montagna cdmp

da GA (num. 131),

[cfr,

S.

vdmie gdùne nm. 18-19 e simili;

108, non sono sicuro.

Assai scarse reliquie con

nev {bev) al piano.

esemplari prostetici; cosi: estela, espaliva

alcuni

ecc.

fjur',

102. neu neve (e così san sa, hcu beve) nella

V. 98. §ari, gespa.

montagna;

neve,

jiJove\ fjdka

NCT.

123.

uint,

puint

QV. 129-130. Riflesso ancora generalmente

kal, katt quattro il piem, ha ceduto all'ital, (ma squard squadrare), Paska, cink;- kest kesta. Del rimanente: ajcjja aquila; ma ajva aqua, T. D. 145, 149. TR, DR. A Rorà e

per solo k, pur dove

:

Prar,

:

pajre

,

mare marina, squard. q.

P. 151.

per tutto altrove: pare parin,

Sempre

d'vanojra, pm, dav.,

v:

'dipanatoria' aspo, save, aveja, nevù', tevju; ecc,

A pp u n Nomo, p.

ma

majre, ujre; lejra;

e,

174.

ti

Qualche dimin,

in

kaliTiajre e kardajre, nella

sorella,

ali,

a s'rù

di

S.

183 sgg. Pérson. masch.

Gio, di

m or f alogici. -un: skalun. montagna,

Luzerna;

cfr,

Pochi -djre, Angrogna;- sari

178.

s.

vis, sors.

di 3*: el o akél, plur. il

ij

Pronome.

o akil akij. Co-


— Morosi,

380

mimi

col pieni,

òmn Verbo.

anclie

e

dimostr. neutri go-gi

i

194.

Pur

qui

preso venes), anche

all'

461-03. Solo

I

ma

e

là;

e,

più o 'meno,

sng.,

più

in

dato

pron.

il

enelit.

de-

:

esemplari monosillabici (com-

infuori di codesta condizione, v.

nm. 196

il

e

verbi 'essere', 'avere', 'stare', 'fare', 'an-

i

dare',

'sapere', 'vedere',

sumus

e

sun

2*

-s di

il

màndes-tii?, ses-tii? ecc.;

Ardi.

akó

^.o-li,

jianun nessuno, ftaTien {paùin a Pral) niente.

la 1^

hanno

e

2>^

-n: seh e sun

in

pi.

Del resto,

sunt, stdn, fan, %x~m, san, vèh.

ha -u

si

alla

piemontese: hàniu, kdntavii, Jìàntesu, kàntariu. Assicurano però che

montagna

nella dell'

si

possa sentire cdnten cantàven ecc.

imperat. è in -ò'ma {-éma),

p. e.

istóma isléma

alecjre

indifferentemente in -à o in -é: gerhdme e gerkéìne,

kugese coricatevi.

veu ves ve;-

ptól;-

savé: savìl' e sapjù'

;

plur.

and

ané

e

via,

fa',

saj sas sd;-

ve:

vulé e pule: vujv! e pussù', vój pòj, vós pòs, voi

ode (nella mont.

:

uvi): odu' [uvi)\

v'nd' [vóngu'); venu venes ven;-

sun

1^

la 2^ quasi

Verbi notevoli. 196. fa: fau o fdgu, fas

ave: avv! e a^iì; aj as d;vili';

La ;

oda ode od;- veni

istu iste

ecc.;-

ista

v'ni: venu'

èse:

sój se e,

ecc.

Avvèrbj

ecc. 197 sgg.

:

laj

òngi-laj, proprio qui, proprio là;

pd maj non

più;- u u mi con me; mentre

montagna: u-d-i

nella

'con',

nella

{ejgi ejlaj

montagna), óngigi

din dentro; dunt e 'ntd dove; hura; frel coi fratelli,

nel piano ormai non s'ode più se non kuh^.

Appunti Voci prov. o almeno

lessicali.

però comuni al piem., che reharun mucchio, un barun molto, hlàa hliiva favilla, pm. bilia shliia (a Rorà

delf.,

in parte

stano in questa zona dialettale:

abarunà ammucchiare;pm. falavosca, faluspa ecc.) ;kura quando;- galaherna salamandra;-

valaviisca,

tojo;-

lazart

specchio;-

,

stdku attacco;e vira, volta,

^

— —

;

pozza d'acqua, lava-

majiÀsa

fragola;-

lucertola;- scupu

s]^nto

;-

vcsa cagna;-

sul- surej sole;-

ììiiraj

stakhu viage

Nella montagna occorrono anche ai%à invece

del piano; e

canape, saìu esco.

che

ratew?i"ira

stùfu affogo;-

fiata.

àeWandà cndd

comune;-

lucertola grigia

^'a7mgemo;-

hùl d'aveje sciame d'api f/urk,

1

dà ^ncà bisogna

(v.

piemontesismi abondano

in

s.

Bobbio), carba

questa zona più

in ogni altra.

Appunto

ed aceto.

sintattico. 202,

8.

mcscu d'ajca

e d'asì mischio

acqua


Valdesa odierno:

III,

III.

1.

DIALETTO

IL

DI

Guardia

1.

381

in Calabria. Vocali.

APPENDICI.

GUARDIA PIE.AIONTESE

IN

CALABRIA CITERIORE.

Appunti fonetici. Vocali toniche. A.

Ben

1.

E

rado incolume.

di

la tendenza allVì

anche fuor dei casi notati al nm. 5 dello spo-

glio di Pral: tendenza che

zerna. Quindi,

innanzi tutto i^ressocliè costante

non

solo

:

vedemmo

a

spiccata

S.

Gio. di Lu-

clemdn, halcmQO deìidnt, sani

r/idn,

grdndo ecc.; animdH, sdì"- esco 'salio'; stdlla, liavdH -allo; fdus, dut, drba alba; and'^', minga^ ecc.; fu§ar focolare, cdr caro, djra area, kdr carro; hdis il bacio, pdss'ra, pdsta; fdm, rdm] fda fdjt faccio ecc., Idjt santa, cdntii, mdnclu, pi'msdnd pensando, g7%ind

ma

anche: sdì salice

mdj

(ali.

a sài

il

sale),

magis, 'più, mai', djga] ej ìningd' ho mangiato, kurteld

colteli.;

2-3. Pur -axa; e viegg o jegg (cfr 7. rfV/^r furmegg o furmej, kunipanegg.

ardjre, kdjsa

acdtu compro,

cassa,

ecc.

qui cej"; e inoltre matejsa -di sa

viége a Bobbio) e

muUni^r, messitni^r mietitore, murtl^r, lier, agi^r

,

kjili^r cucchiajo,

ciigì^r, sall^r frc.

fai^r faggio, cirezi'^r,

d'ri^ra, mulini^txi, mòssunì^ra', o d'rira ecc. via: djrttj

esca

{brdzl^r)

Rimasti a mezza

fjùm-fjimdjra fiumara^. E.

Lungo. 9. me péj

da j:

Suona e

assai chiuso, quasi

'più peggio',

tèri cimit., Qjèjza, liarèma,

vondéma, munéja,

(oe),

^

(ali.

a

hrà':[''r).

Vrèn

téla',

inlluiti:

i,

anche

se susseguito

ave*' savé*' ecc.;

terr., fèn,

séja, kréjit,

10. fiìmna', tri'tze, silzc.

Dal Calabro o da questo

trèj',

Q'mon-

pjèna, vena, péna

séiw sevo; me, pé;

stéla.

11. (;ira, ezt.

jenndr

e freodr,

brazàv bracia accesa


382

Morosi,

Breve.

12. fel, mei, er" eri era, prej" prego, cleQ de dieci,

mej mejre mieto

lejt^e,

dico, tevi, leur^', frev.

Breve

-ere, 2^sjra pietra,

posizione.

di

dal Calabro: prlest

trusi io

me

tengo, pega,

ten^''

vesto.

rùnt,

cilnt,

cente,

ecc.;

seti"'

gespa;

seti;

lejt,

mi

'mi assetto'

presto, piett petto

ecc.

me pùntu

mi pento, argi'mt, mmt, alegramùnt ecc.;

18. pilnsu penso, gilnt,

pilngn^^

meg

me-

16. pel, pela padella, martèV, dilvert

de-aperto, pert perde, prejr^'- prete,

chio,

ejra edera,

14. aie}\

pettine;

milntr'"

atiind^' attendo, vi'mdr^* venerdì,

vel vecsiedo.

In-

vistu

17.

di'mt,

pa-

Ujilnt

lu-

mentre; vùnd^^ vendo,

gimdr^' genero, tùndr^, tump,

setùmbr^ e deiùnibr^. I.

Lungo. udire ecc. (plur.

20.

è: fèl,

lisséj^ lissivia,

;

galini), py^èm,

li

ahrel, grèl glirem;

puzén

gèmma

mica; amék, plur. amejk', f'ne rido,

ne ngj nido

Breve.

strejt,

cimice;

23. via,

;

piego, ve vece,

frumèj"' for-

udite

rp/"

-ito;

surei

vini

sol.,

ali.

gi'mr'"-,

{fììiUta), sulett

peg pece, sdlef-

slego,

sete, pèur^',

e

\jiier'].

di posizione. 24.

me 'rsbel^, qui pure

qui,

uve

plur. vi) vite, se siete

el

(ma fem.

frejd, gepp; sjovessu se udissi;

kumilng^^

ege

galèna

21. malatej" -attia, pel, féuga felce, vera viria, ìieu,

\óamejza\ men, pjef^ io de dito, ve (ma

Breve

pulcino, kjisèn cuscino,

finite -ito,

uvé^'

finire,

e fèl fél^, pèV^ io piglio, ecc.

hurrej^^,

ben.

fn&'

a

il),

verd, ien, secò,

maraveP,

oreV^, ahel",

parel, sel^ (ma lintiP lenticula). Del resto, tri'inta.

si'ms^ senza;

25.

lilnga lingua,

diamiÀnga domenica.

ti'mtj tinto,

26.

fììett

a p'citt p'cUa.

{suliitta), 'ban§ett {han§i\tta)', ali.

0.

Lungo. kuh

27. sul, pjuru, s'nur, d'iur ecc.;

lenzuolo; pum', viijg,

ottobre;

kuva

nebi'i,

coda.; kunicjs^^;-

skul)¥^ ah

ula.

-our per -ore ed -cric: mingou*"

vu.

la

skubba, uitruv

— 28. fzujre,

(ali.

Uhm,

nu

sak-

ràto-v'rujra'^.

a mejtu% cagadu''); zanou'',

lindro di legno per lavorar la pasta e farne lasagne.

ci-


Valdese odierno:

III,

1.

Guardia

383

in Calabria. Vocali.

gò góu[v] giorova ruota;- pejról, ri30-32. mieru^ mier mieren, muojo cinol, ali. a fejiòl. muore ecc., ìder cuojo, giek il giuoco, ali. a guk" io giuoco; Uek, fieli', che in fase anter. furono mùórit ecc. Qui pur slkr'"

Breve.

29. vole vuoi, sola, kor, defor, sor,

mouv,

vedì,

suocero

[trouv], pjoii, koj cuoce,

forse slud" less.);

(e

resto: ngjòj oggi, 67 el olio,

e copro.

Breve long, scia

33. vul

tgkk^^).

anche

volo, hun, b^un.

nàuv.

34.

o

Del resto

kjejt ecc.

vòl^ e veP^ voglio, 61 occhio;

feT),

korp (ma

tori,

ammorzo, pierk, kjeusa kjejsa

37. mierg^''

kjeut kjeuta

,

Del

ctór&" e kjòrl)^^ apro

di posizione. 35-36. o osso, korn,

neut

,

il

bhiv da iìou ecc.

iuv

oltre

pò pe può,

e

fól^

:

co-

fai (e

nkjòj oggi, òrg

lón,

orzo, òcc otto.

U.

Lungo.

miti (ma femin.

38. tu,

mòla),

gitr'^'',

m'zùr^'' mis.,

ununo uno) lima, lùm', ejsilf'^, ali. ad ejsòp^ asciugo; miU, vruju voluto ecc., t'niìa tenuta ecc.; siif^, ali. a sòf', sudo; nu kril (ma skjur,

femin.

nòa kròa);

Mi, gùn. pò-'T*

ninno (ma inun,

niin paniìn

sijiir,

skjiìp^. Cosi:

40'\ L'6, oltre

che nelle voci già

gdùn'^^ ecc., e in hlóia (pral.

Breve. d'zura

gida,

41.

1)1110)

gtiv'n^^,

;

aggùstu, hriizu, frùtt, sùcé;

dòr dora, pu7iò's pertugio,

pulce,

'

'

q.

citate,

ritorna in

gò'iht^ gòjn^^

e de-

favilla.

krug

,

gii,

put",

lup,

duhhP',

^.

Breve

posizione.

di

ascolto), ^«n''

ungo

pus polso, dug (ma skjout"un" unghia, ^lir", gurn^^, musa punó unto ecc. (ali. di pini, nm. 123),"?;wni" 42.

e pim^*,

mosca, agust, une e

pjumb, stupa, siila. Cosi: fenul, genul, pjuì, kulun"; Pur qui Vii in iilss^'' tussio, e anche in biìj bosso, 43. pitors, ùorm, sùork, vùorp, giiorn, fùorn, rilcc rutto. siiord (ma anche, con invertimento dei due elementi del dittongo, imdici,

pÙQ

pozzo.

póuì^s,

^

Yu

òurm

ecc.)

43'\ naca.

Circa l'accento sul primo elemento (cfr.

nm. 37),

è

qui anche

del

dittongo per cui

calabra. 2

Qui pure

dilj

i

si

continua

da considerare V ùo per uà della gorgia

due, allato a du' do'

le

due; e

fl'j"

lugio.


Morosi,

384

AU. 4-6.

tdwr, 'nkjdiis inchiuso, pduz", dav",

pokj povr"' pouì^".

46'\ fdiis, diit,

sdu

[kdul]',

a

ali,

or,

sapit.

Vocali atone. 48 sgg. Si turbano e dileguano nei casi stessi in cui si turbano e del Piemonte. Solo è da notare che la teni Valdesi

dileguano tra

denza

dileguo

al

nm. 57. Manca pur

più viva, e intacca pur I'a finale,

qui ancora

è

appoggio, in luogo del quale

l'-e di

vocale indistinta assai cupa, che eli' io,

per

i

nativi trascrivono,

cere; ezh nesès"'

mejz- mezùn, pjeje piame pèj 'più peg-

nascessi ecc. In proclisi:

nesil'

gio', la fé caut e' fa caldo, tu ve io

pa

ho scritto, ?m se

forme toniche ìndj linterna faina.

chiarezza;

farò an-

te.

A. 55. pejrih mejrìna, pejlor, fejz- fczdl,

.skritt

ha una

si

come

ma

fa' 67.

va àj L'-a

d'

sàj.

detto;

Saranno dal Calabro:

56''.

non so

niente

di

;

mi

ali.

fyistcut^^

amor di massime dopo j

e gli altri suoni palatali, p. e. in pàj"' paglia, a^ej* tosej« pjuf'' kjistàìi"' cit.,

segg^

ecc.

che

atone

finali;

le altre

come

e si riduce talvolta

;

nm.

48),

t'fj"

(come fanno del resto an-

massime dopo r,

indistinto;

all'in

Jéwr" ora, adesso, càrh'*^ canapa. tramolu e per e second. 7naraveP, sarvagg.

in /Ji<r" quii bora,

E. 58. taravilott, sijur securo,

(ma

il

(Zey"»),

siàg, cijèù

e sarà del

dial.

[óef%

tiP e mizèìia è dovuto a della tonica: sìintemunt sentim. ecc.,

vijen

perno

Pral nm. 53): jo^

Sono certamente dal Calabro: cevano e

egg 'un

lijiint

;

mulume mu-

set, pral. seti, q. sedie,

vale'' [voi vuole),

divert

skjivert,

tetto {kórbu),

U. 68. in

in

Continua Vii

macina del molino.

0. 65. sweì, pjurà', t'zujriitta ecc.

il

61.

63. Assimilazione

jè'n {kof^ cuocio), pwuw' potuto, ecc. coperto'

di lin-

della tonica: lùngdtta lìnguettai, kumicngà'''.

(cfr.

della

vivf {vej^^) ecc.

gnajo. — 64. Continuai'?/ — Manca Vi di zio

Ui

del luogo).

ital.

spinta assimilativa.

62.

hriju' {kréj»)

— 59. ecc. —

:

;

leggevo

liè}'v>

60. cireza, cirveH

I.

e

allo

regola l'ho segnato, per

appena percettibile,

egli è

in effetto

hai

io

di

io

'tu vai dire'

di*'

parén

68. /iKiga ali.

'il {fòìó), hjivert

a diivert (dórbu), ecc.

pittiga bottega, kjindtt cognato.

viaggio' una volta, giramiint,

lucente,

mumiint, ku-

sijur;

s'/ijèss"'

se

risi7iól,

lijé'n lu-

fuggissi, pizén, kjisén

nm. 20.

AU. sopii'

69. oreP, ove'' udire

saup- saputo.

Ma

;

cogie*',

óogùh,

oià'r, sola''', coicdìra, fodd'd

'mhé d'àjga un po' d'acqua.

70. izél.

;


Valdese odierno:

III,

Guardia

1.

385

in Calabria. Consonanti.

Consonanti.

fX

gd\ gètu, gunk, gù.

71.

J.

fóT fòh',

^r«,.

ma

Ma

pèj.

pure:

s'ode

72. LJ. «7, pala, mei,

a vel" voglio, pèf'

vej"' ali.

Analogamente (89): t'nciP kurndl" , abel^; ali. a pèh urel^, seP secchia, lintil^; hai e lajt kaìd, sureX', vel vel", òX uXd iXd, pjuX, geniiX ecc., ma anche f n«j« wre;« òj ecc. VJ. 74. RJ. 73. Cfr.'nm. 7, 28, 55, e kie?^ nm. 30-32. cirejza, camejza. balzar, 2-3. 75. SJ. fejzòl, nm. jegg MJ. MNJ. 77. NJ. 76. gùn; cfr. une pune ungere ecc. la mindQa, CJ. ecc. 78. minaga vundéma; sem sogno. piglio.

,

,

skovQa; siaQ, hràg; cajiQun; pjdca, nega; desdug. gùorn, aguj"', òrg; ali. a mejtd', nijd', 'nkjòj, e a PJ. BJ. 81-2. Ai varj

es.

che sarà

sticrc storpio,

di

Piemonte,

del vald. del

il

ecc.

E

vruji^a.

pur din. a cons.

anima, sim^k; dese è dato

ma

aggiunge

ma

pronunzia del l vald. e la vocale parasi-

In r tra voc:

84-5.

si

verità evane-

in

è

animdH kavdH.

tica che in Piemonte volontieri l'accompagna:

girveH

80.

meo mezo.

nm. 164. S'ode ancora,

solo in poston. e anzi in fine di parola, ed la particolare

— DJ.

provenienza calabra.

L. 83. Di jahhrótt labbrotto, v.

scente,

:

voluto, rdta-

sur et, vurjii

kiirteXd'

coltellata

queste vicenda calabra, e

il

drha

,

,

drma

vero tipo val-

da tour e tóre togliere, pours pulvis, pus polso,

87. Finale, sta; cdud ecc.; dug ecc. fuorché in congiunture come le seguenti: in ke mumimt in quel momento, in he kdmp un bel campo; dove siamo veramente a LL. La qual geminata tende a scempiarsi stdla, stéla stella ecc. ma è tendenza assai meno viva che in Piemonte (nm. 168). Non ha altri es. la risoluzione che vedesi in eu, ali. ad el, ille.

fdus dui

dutr^^ skjoiif,

:

Del resto

:

dido

-olo,

tiimm tomolo

(la

;

nota misura

88

sgg.

:

e a

pjdga, pjdh, pjdj placet, pjfjn, pjur^,

pjumb

pare

si

lì.

oscilli

tra

ilmpl'^

bjdva bjdnk;-

94

capacità

,

agjdnty uhgj^\ allato a Xdra glarea

kju'y-

di

CL ecc. merk, q. mércole, mercoledì. {kjiiga); mdskj'., hjdr, kjdu, kjdm^, gjejza, kjó

siculo-napoletana);

sgg.

Archivio glottol.

XI

ilmpj");

ali.

e

'ngrùm'gel;-

(ma per

impleo

a cu plus, dal

cai.

vedere,

ve*'

fjd fjokk fjur kunfj.

Finale, ital.,

e

grèl

assai

debole:

(seconda serie,

I).

canid'',

ve*"

25


Morosi,

380

r di per: pi lu mund per il mondo,. ecc. Piemonte lo scempiarsi di rr: nàrd*' ìidì^^,

vero, ecc. Cade affatto

Più raro che in

il

tera, Imre.

Y. 98. gdsP'' gespa, come dilegua

pjiìj^ ilj^ ecc.

— 101.

— 99. Tra voc, kurhàg. — 102. kjdu,

gdn" gàrd^* gèra.

ricordati per

casi

nei

vald.

il

arshel" risveglio,

Piemonte

del

;•

lissc.j"

go góu nm. 29, ndu novem, iu biu, [séte sevo]. S'ode anche kjdii^, 7idu^, iu^ ecc. (e cosi -du^ -èuv -iW" da -abam ecc. dell' imperf.:

103

S.

sgg.

deu^

;

È

dico,

pùu"

come

— Fra voc,

insi così, kjistàn'', ecc.

duluruza

ecc. Il doppio si scempia:

latina, più

non

dileguarsi

suol

neta tornese,

si

in sidg setaccio, sej sex,

è i

:

jiìzd*' juz'',

,

bundanQJù

— 107.

nm. 176-7. E me lume mo-

di cui al

nd

pur nell'uscita neolatina:

parade

frangeza,

grdsa, basa, rilsa. Di uscita

regge se non nei casi

§rd, bd, apre, rù.

gio;

io poto, siu^ io sono.

certo dal Calabro lo 5 da s iniz. dinanzi ad e

e da s aggruppato a conson.,

I

la stessa epitesi che

vado, fàu^ faccio, kré'u^ credo e reW" rido,

a kréj^ rèf^

ali.

e

minga w, aveu", saleu^; con

vdu'^

ritorna in

,

,

abondanzioso, perto

q.

SC

ecc.

Qui non è la

pertu-

prostesi,

e la sibilante resta, ridotta a s (nm. 103): sdlej^ slego, srend,

dasfd"; dasDÌsf^, skund^, stéla, kristjdn, strejt, spamunt spav., sprduQa, spurp"* spolpo; mdskj, fìskj", nostr^' vostra. SCA, pel tramite di sca scala -ino,

(n. 116),

arsdud^

viene a sa: desdug discalzo, sdla salùn,

riscaldo,

musa.

Per n in r: cdrb^% liìndra. Riuscito finale: grdii, fèn, vèn, Sdn-gu^ann; 'an, fan, dèn, sun ecc.; e anche ngn il nonno; pronunN. 108 sgg.

cia

come

in

Il

sdng

fenomeno della faucalità par

e lunga.

— 111.

guv

e

pùnc

cessato.

ali.

guvn^

a

e

pimg'n^% as asino. M. 114. ren, allato a fam,

{minge n C. 116.

ecc.), il

n

om

ecc.

Nella prima di plurale

sarà analogico.

CA: cduQ^

{cduga, antiq.

,

calza;

cogùn

calzoni, co-

0'r), cdr, cdrbùn, cdrb^ canape, cdo^ e cdva-t'rén

reno' talpa, cej^*,

*

cava-ter-

cdnd'Uer, camejza, cdmbra, cdmba, cdmbf%

capei, cabri; acatd*', secd*", [astacd^, tucd*"];

la siccità, ecc.; cfr.

nm. 107. Con

la

cat,

vdca, seca

sonora: kugdse, cargd*".

Oli esempj con la gutt. intatta sono però più numerosi che non


Valdese odierno:

Guardia

1.

III,

387

in Calabria. Consonanti.

a Pral e poco meno che noi sien nella valle del Pellice: kdui^ calce e calcio, kducittto calzetta, kargd*', kavdH^ hdsa, ecc. 117.

kajd'', prijd^, urtèj^

118-19. 00, CU.

amik

gieìi liek fiek

ma

mdjgr'';

a/er«.

furmèf, a

agi'd"',

sakk bjank

;

furmegg

toss; [viegg,

,

sijiir ali.

rùcc ructus,

pùngn^*

pettine.

ma

il

pint

Idjs'',

meg

neut frùtt\

— CR. — 122. CT.

medico].

kjeusa.

tejs'',

ma

dice

analog.

(e

niardùcc mal ridotto; strinta, mie e punc unto ecc.;

silcc asciutto,

123. str linea

0ra, ghia, gùht cento, Qundr^* cenere,

Qèl,

Qpun

cimice, g'pula,

cipp. 'sgabello di legno';

agi^r acciajo, argeu^ rie, ige ecce hic, 'nduge*" indole,

a

lak, -ico,

punto, cfr. huinP'- io conto.

CE, CI. 124-5.

^émma

^PCf'y lonséj^ vescica.

sgund; hangùtta'^ystomm stomaco, pers

sarvagg]

e fu7^77iej,

— 121. CS.

Idjt fdjt lejt drejt strejt kjeut

skricc), òcc,

;

— —

Qènh;

ungen

(ali.

éirejza, cìrue-'l, cirkd^, cizi"^* cece, cus gelso, ancihk" accieco,

licerta\ voci o pronuncie Calabre);-

dezjòóc undici,

feuga.

diciotto, izèl

duz^

ecc.

ucc,

Ma g

— 126. fezén^

c'ii'r" cit.,

dezùm'br'"' dee,

ezi aceto,

puzèn

pule.

;

mezèna, vunz^^

in magèn^^ macino, oltre che nel solito

dizeii,

ali.

Fw^naj

a pjej pjeje*", koj koji^e hujen,

'Fornaci'. 127. deg e de; kì^uig; yéig nuig radice; paig vug dug. SCE, sdì salice; peg

lìÀj liìjre

lijeu^ luceva,

pesun pesce fdjsa

SCI. 128. kunejsiu conoscevo, krejs'?'^

;

;

kunujs

fdjs fascio, parejs,

QV. 129.

ni.

(di

;

ndjs'r^,

pdjsV^

rado kunuj).

kal, karkosa, kaì'kjiln, katr" e kardnta, kdnt,

quando, kjénz^ quindici, gènk.

djga, djgj^.

130.

kdn

Qui può ag-

giungersi agudìin hoc anno, v. Arch. VII 527.

G, 131. GA. lijd'^^ [e

:

gal e galèna^

mdn

sùja^'\ faji^r nm. 7; du^a.

vald. agust.

133^.

Per g

e analogamente per -d

e

Idrga, verga frusta. 132.

— 133.

pjiìra, ali. al

riescito finale, si oscilla tra

— GR.

-b.

^

non e k,

134. Tii^r, ni^ro o nìro.

GN. 135. sen, pim.

GÈ, Gì. 136-39. geH; *

II

fenomeno

di kj (gj)

da

lijèu^',

fjéu^

{lej,

fuj); maj, frejd, de

k, sarà Calabro: kjistàn",

hjen- kjinà't cogn.,

hjòl cogliere, kjeusa coscia, hjeut cotto, kjissih cuscino, skjórv" e skjivért

scopro

rf

ecc., shjout" ascolto, èkjnr,

da K in s\]imd e banfjihta da T di tanda frc. tante, ecc.

cai.

t)

skjup" sputo; ajjjul" già cit;

cit.

sopra, e

iihfjj frc.

onde,

al

come par pari del


,

Morosi,

388 stren"' pun"^ {stren e

dito;-

zèva

sirenz,

pun

e

punz)\ I6n\

zin-

porze.

;-

140. ùngùnf, sang

GV.

a

(ali.

agùa^, puè'^' potere veH, mèur\ munéj^, bjéj^

lunga.

sajnd*'),

— 142-3.

T. 141. darbun, destamùnt.

DenàH,

did->l,

pua^'

potare,

{spuves^'' se potessi), squèla, pela,

dnj'^;-

addomesticato; [strd', nia,

rana

j

kurteìd' y ùXd' occhiata; porta sard'y^ ezi aceto, sé, de,

mare

,

nibù.

fja

,

pra

Estranei

d'mestia

,

male

o

bieta,

mej^''

sèf^,

{mejré), f'rèj^;

kjindt kjindtta, cognato

assimilati:

144. hudd^. gurndtta -ddda, anndtta -ddda. TR. 145. ardjr", pdjr^, mdjr^*, pejra, prejr" prete, ecc.; al non indigeno latra.

sijdtta sudata;

ali.

D. 146-8.

e sijùr, uve*' udire; ceju cejre, kréj^^ o

sijd*'

silj'*

hréu^ e krèjre,

rèj^*^

o réu^ e rère, vej^ e ve o vejre\ {bojna frc.

borne); nòa kròa, kiwa\ pè, nù, krù\ levi tiepido;

agjdnd

veri, frejd e frejt,

kdn quando. e puare^l,

— 151.

savùr

(ali. al partic. perf.

leur^^ e lòrótt,

peur»,

— 154.

bizi'^l

B. 155. laburu, cdrbùn\ taravilótt,

piselli.

PS, PT. kdjsa\-

tdula,

lóur^*

sopii), liivin;

e

kjorv^''

abeì", nibù, skubba, ali. a ì^apa;

formola iniziale:

argeu"^.

verd e

grdn grande,

e agjdnt ecc., ali. a

149. jejra.

P. 150. savé*" e

e di

-a,

skjivert

pàur"

copro ecc.

cabra cabri, dòrbu;

153.

sdu o

sd,

argeu

aedi", seti, rutt ruta.

barba,

'libero'

erba, ecc.;

156.

vern'^'

compio, 5wr" sughero; sèu^,

skrèu^, beu^ beure.

Accidenti generali.

Accento.

158. réig, tnéur;

'pjèna\ e ancora v.

i

a¥r

jeri, ctV.

nm. 30 32 37.

nm. 7; pìen ali. al femin. nm. 156. 160.

159. ìóur"'

heuka-ìné guardami, còggi-té coricati, vist'lù vestilo;

ali.

guardatemi, aggùé-me ajutatemi, visté-lu vestitelo.

pòngén^

pettino, magén'"'

macino;

meritt"^,

litikh^'^ ,

a heuké-me 161. smèìt"^,

perdikk^\ vumbikk^''

vomito, nivikka, piàìkk^ appiccico.

Assimilazione,

162.

Di voc: mizèna medie,

Jidmp; tum pàire e lufiC'

simili.

lintil<^;

muluni^r

muH

un mulo, imbé Dissimilazione. 163. Ai soliti ku-

molinario. Di conson., tra parola e parola:

im

é §rél, qui si aggiunge sureì (pral. sideH).

Dilegui.

164.

Aferési per illusoria omissione di articolo o particola: zàììQu^ nm. 28 n.,


— Valdese odierno:

pratwi

1.

III,

Guardia

in Calabria.

E

leprattino, ffelini diani galline d'India.

q.

jabbroit *abbrott labbrotto,

cf.

nm. 165.

Nome.

389

qui forse anche

— P roste si. 165. Facilissima

quella ù\ j. Per via della quale s'evita costantemente l'iato; e cosi: nà jàut naso alto, de junc dito unto, ikjé jom quell' uomo, ini jintr'^ ali. ad om dut, pejlór une, in om. Che sé a uno di Guario entro dia si domanda come si traducano nel suo dialetto le voci ital. ala, orecchia, agro, ho, acqua, ardo, aceto, odo, erba, qui, sto, oro, orzo, osso, uomo, uva, unghia, olmo, egli risponde ;

senz'altro: Jdta, joreP, jdigr^,jàj\jdjga,jdrd«,jezi,Jdu*',jerba,jige,

jòrg, jó, jom, Il u lònséj^ vescica.

jisP*, jor,

Epentesi.

jùorm.

juj"^, jungjc,

— Articolo

di vunz", undici, non Più o meno comuni cogli

166.

altri dialetti valdesi le

Comune

col solo

te si. 167.

Ali.

tesi. 169. Ai

aggiungere ottobre.

simili.

di Val-Pellice

dialetto

Proprio

di

Guardia:

a imi ecce-sic, s'ode

=

insit.

quella di vundr^^

sdlej^''

Cfr.

slego.

nm. 102.

prìnig pern., frumej formaggio, ecc.,

soliti

pe;7cir

ecc.; puvès'^

sèj"', uj<^

ruva ruota, huva coda; 'ìubrah^*' miracolo,

potessi, uve' udire, bjdva,

cdmbra.

pral. peirdl.

Attrazione

Sono

E pi-

Meta-

si

può qui

dal Calabro: frev e frivàr, utrùv

ecc. 170-171. djgj"^

aquila,

djga acqua;

ejzèl ìzéì uccello; vùig, krùig.

Appunti morfologici. Nome. fem. in

174. -étt, pur qui molto

-utta, nm.

piccolo bove;-

26,

e

frequente,

aggiugni:

ivett

con accanto

il

piccolo ovo, bivetf

-ótt: jabbrotf labbr-, leurotf, tat^aDÌloU, marti'saltellino', locusta.

176-177. Essendo semimuto I'-a e mute tutte le altre atone

al-

lotty-

-un: pratun

l'uscita, si

leprattino,

saìun

q.

può dire scomparsa, fuorché nell'articolo e nel pro-

nome, ogni distinzione formale

di genere e numero. Vi si supChe se in qualche caso s'ode un -i nel plur. masch. come dei femin. (p. e. li fejzoli, li gimdri,

plisce coir articolo.

cosi

dei

plur. di

fejzól gilndr^*;

li

gelini

diani le

galline d'India,

U

esso pare semplicemente dovuto ad esigenze eufoniche e può anch'essere, almeno nel femin., di provenienza calabra. Sopravvive, nella solita condizione e con-

kjistani, plur. di gelèìia ecc.),

giuntura,

il

-s

di

milmente nel vos

:

è peculiare al valdese.

epentesi che sono in pujèsu potassi, ìuunèj"-,

gùndr'\ gilndr" e

concresciuto

nos vos: di enclisi

per

es.

nuz anén, vuz ané,

imperativa: steuz ero

e

si-

statevi qui,


Morosi,

390

anèuz-èh o anèus-nèn andatevene. Ancora codesta antica nenza plurale è costante nel pron. fem. l'

'quelle': ikjilis

ital.

tre, ikjilise

i

vàh

quelle vanno, ikjilis anji quelle ani-

filmni quelle femine.

Numerali.

desi-

plur., corrispondente al-

— 178-9. pùors',

181. un, duj (fem. do), tre

mars Qènk,

kair^^,

,

[liins).

sej, seti

òcc, nduv, deQ de, vunz^, vinV-, trùnta, kardnta, gùnt**. Articolo. 182. lu [V, I), la', plur. li (ì): lu prà e Vom, la f'àmna. Vaia; plur. li prd, l o?n; li fùmni, I ali. Casi obliqui: seti,

a prd al prato,

kuntra dà

due

fèl ai

nu, vu

il;

con

ùort all'orto; da piiQ del pozzo,

figli,

ali.

di

a

guardatelo).

mi

{me), tu

eH

el

{ti),

o eu e fem.

nm. 177), il (talvolta lu);- ab tii con te, ab él con lei;- visté-lù vestitelo (ma anche bejké-jeu

il

— 184.

le nell'enclisi:

L'impersonale: là veh d'neu e'vien neve;

ven-le d'neu? vien egli neve?

mia

assoluto: m,eu, teu, seu, fem.

meu

dell'olmo; e

gelini alle galline.

li

183. Personale:

ùorm

(cfr.

ab

lui,

l'

contro del cielo, ali. a dal

gel

Pronome.

a

a

ali.

teu seu, fem. mij

mi

e.

(p.

— 185. Possessivo sua su'; plur.

mi', tua tu, li

fèl 7neu,

li

sor mij)^

toj,

nostra ecc. S'aggiunge, di espressione più energica:

soj; nost

ku-mmeu

p. e. ikjést prd e kur^nmew questo prato %un ku-nostri quelle figlie sono nostre. Possesmun 7nu, tun tu, ecc., plur. 7m, ti, si; fem.

ku-tteu ecc.

;

è mio, ikjils fèl

sivo proclitico:

— 186.

Dimostrativo.

ikjést, fem, ikjista ikjUsta; ikjél kjèl, fem. ikjlla

ikjula kjilla.

md,

td,

sd; plur. mi,

ti,

nost ecc.

si;

— 188.

Neutro: gó e igón goh. In proclisi: u.

inuna

(in proclisi:

ih,

ina) uno

Paradigmi.

(per tutt'e tre

Verbo.

190''.

Y

:

:

Infinito.

Prevale

najs'r', pajs'r', krejs't^',

vece di sirene o streh della

ecc.;

ming; 7ninmingdv mingdu" (e cosi mingav'n^'' mingdu" ìningdc'n^. Condiz. minger le pers. del sing.), mingérih minger mingèrih.

zione sincopata dell'antico sdrucciolo

puh'r;

unidiin

e

par eh.

190. Indicat. pres.: ming'% ming,

gèh, minge, mingen {mingn). Imperf. la 2* e la 3^),

uhiih

una,

niih pani'm, fem. nìÀna e nòna, ecc.;

Del resto: inùn

ecc.

di :

gran lunga

onde

parejsr

— 193.

,

si

ming,

di solito

kunujs'r,

Indicativo

sng. è di suono assai debole e può

pvins, cantu, e cant, ming^'^ e

ha

ist^^

continua-

la

strenr,

kuzr;

presente.

mancare:

e ist sto.

La

in-

V -u

pilns^* e l''

plur.,


— Valdese odierno:

a differenza dei

dial.

Guardia in Calabria. Verbo ecc.

1.

III,

Piemonte

vald. del

in

e

391

conformità con

Wiirtenberg, va in -en; la 2% pur nell'imperat., sem-

quelli del

pre in -é

VII

e.

(p.

buon

stèus

sté,

'statevi buono').

194:.

{mi jej minga ecc.), vige qui, e anzi è preferita, la perifrasi che è pur catal. e non inaudita in Piemonte e in Provenza: 'io vado andare = andai' ^ Esempj

Perfetto. Ali. alla solita perifrasi

:

a ve v'nè egli venne, spindù ka nu vàn ave speso che noi avemmo, vu ve filj voi 195. Pressoché inaufuggiste, i vàn mire^ tilt^ morirono tutti. dita la solita forma di futuro (p. e. a la fèh dà mund mirirèn **

vej and'' andai, tu ve de*' tu dicesti, èl

tùt% e prevalente la surrogazione che vedemmo in Piemonte.

195''.

presente congiuntivo cede all'imperf.

Il

cenda generale nei

dialetti

ital.

;

ma

è

la

vi-

tu ve k'

Mezzogiorno:

del

mi

Per il condizion., oltre la nota mingesse tu vuoi ch'io mangi. forma in -riu, di rado usata (per e. cantariu), s'ha quella in Calabro (vedine Arch. Vili 119):

-èr, usuale nel

nu

n'andrei; se tu T

om

vuless'n^,

me nanèr me

puérin 'potremmo', se nu

parless'n'^%

krijérin 'crederebbero'.

Verbi notevoli: 196. anà*': and) vàu'" o vdj^, va, va (in pròci.: vej ve ve); vah ve vàn e anche anéh anè ànen; vajt'nén vattene;-

fd*":

fczèh e fan, fezè e (in proci.:

e e);

ej

vièh, vejn o vèn;-

pjejii

:

kunujséh

pjaj, pjejèh

;

ecc.;-

;

ist^,

istd*":

ajii

;

aj à

d

visi; vej^, vején o

piacciamo

bev' o

bevr:

cej^ o ce

;-

bevii ;

:

céut

;

cej,

beu^, bevéh, bev'n

;

kunujs^% kunuj, hunuj,

ove^: ove'; duv, jovéh, jove , jdun;- veneri miÀre^ mire''; ìnier, mirèh, mh'è , mie-

ecc.

L" ausiliare se

non

istéh; ista o sta citi sta zitto, iste o

egè

ess'r: siu", si, è, seh, se, suh.

Avverbj '

:

ven^, venéh;-

state qui;-

al pi.

av&':

vejr

ecc.;-

kunujs'r' o kunuj: kunejsu

béun;-

ren;-

ah

dé^: dice; dèu^ o dèv, de, de, diiéh ecc.;

cejér cadrei;-

cijéh;

venu

e

(in proci.: fej fé fé);

farei;-

;

pjejé*'

fé,

avén

fan; fazér

vruju; vei^'- o vej'% v'ien ecc.;- puèf puvè^; puu pej"; puéh;- savè^i sopii; sdu, savèh, sa uh o san;

vulé*".

puvvL

face; fdw" fa fa

le

'

di

197-201. ege

questa perifrasi

forme monosillabe.

{kje), elaj {laj) e in

{gè), èkje

(v.

il

num.

19G,

s.

and'')

non prende


,

Morosi,

392 proci,

ding, defor,

le-,

danan, a

adunk rnaj

la

dape, lón, unt e avunt dove;

slitta,

allora, 'nkara, 'ngùòj, ier,

nQ\

vedilo'

aguann

eccolo ecc.

— ah a¥ con

a mimtr^^.

al^ colle ali,

*

vii

adesso,

jeur^^ jeuvr^''

quest'anno, tutavia,

pamaj, kur ì quando ? ;- maj, men^ miUr, pèj

5/ sin e ali.

sii

damùn davaH;-

drìra,

e pjej, insit ;

'ntramànti^r mentre,

ab in kjó con un chiodo, ah'

:

l

l'agirlo coli' ago.

Appunti

sintattici.

202. Tutto procede come negli altri dialetti valdesi, salvo nei

due punti che seguono.

accompagni glia

dirsi:

e cosi:

ti

il

verbo è ti

til

f

mi

tu vali più di

pron. person.

Il

1.

tu stai,

ali.

mi

a

l istj

voi dwii, tu mi vuoi dare,

me;

pesi'

til

e

Italia

pers. che

ti

t'

el

ecc.;

l ist

vaH me

d'mè,

krep jeuvr^, tu possa crepare ora:

vicenda che sicuramente non è dei

accenna all'Alta

2*

raddoppiato che vo-

di regola ripetuto

X ist

di

dial.

non è ignota

ma

meridionali,

ital.

al

valdese.

E

IL

fre-

quentissimo, e qui all'incontro è certamente d'influsso Calabro,

il

nei casi che son rappresentati ve mingu S^ado a mangiare' (man-

pres. indie, in luogo dell'infin.,

dagli es. che seguono:

vd partu vado poco mancò che '

giai),

re u^,

va

partire

'

(partii),

pok

la

ve sgar ka mu-

morissi ; vej lóur^* voglio compiere, m' vej

a kogg^% vado a coricarmi, tu pè jint?^^ e sai, tu puoi entrare e uscire, d'ziru spurp^ l'ó, desidero spolpar l'osso, mi deu pd mraskord^, io non devo scordarmi, mi fej ejsòj io faccio asciugare (oltre tà f mi vói duni,

mingd'^, vd parte

ho da cenare,

pok

»',

ven^'

t'ho voluto pungere.

a

til

pest krep, già

la ve sgard^' ecc., e a

vejr, vengo a vederti,

ti

:

nu vuléh pd

nif,

ali.

a

t'ej

Anche m'è occorso d'udire

zione col soggetto plur.

cit.),

m'

ej

vrujic

a

vd

gìna^',

punr

codesta sostitu-

vindikk, noi non

ci

vogliamo vendicare.

Appunti

lessicali.

Voci non occorrenti in Piemonte, nel

divarianti nella forma o

adunk allora;- kakànu lu frunt chino m,' acavatP^ mi rimpinzo di cibo, mi satollo non

significato:

fronte;-

sciando nessun avanzo;-

,

kjattra, grata

di

legno

alla

la la-

finestra.


Valdese odierno:

kuraH

clathri;-

cfr.

III,

kuràla, agorajo, che par

e

gepùh, sgabello

nienza calabra;-

393

Neu-Hengstett nel Wùrtenberg.

2.

di

prove-

di

drapp lenzuolo ;-

legno;-

mak'na, macina del molino, ali. a magén^'' macino ;- 7nèla madia ;ynsopu rinsavito, tornato in se;- rossa ròsa, bestia da soma, asina (cfr. it. rozza) ;- róuza ruggine (pm. ruzu mascli.)';- slud", prato naturale non irriguo (q. il sodo?);- vess cane (oltre il fem. veszov, subbio o giogo del telajo,

sa);-

Ora, se

rono

i

a gu, giogo dell'aratro.

ponga mente in particolare

si

sotto

ali.

nm.

25; 26

10, 18,

1;

che occor-

ai caratteri

{-iitta);

57; 72, 88 sgg.; il guar-

107; 122 (cc)% c'è quanto basta per conchiudere che

gran lunga più ritragga dai parlari valdesi della valle

diese di

non dagli

del Pellico che

altri,

che da questa valle perciò

e

provenga, almeno preponderantemente, la colonia calabra. Si aggiunge che appunto in essa valle si odono ancora i pochi co-

gnomi schiettamente valdesi

2.

IL

DIALETTO

DI

Funda.

NEU-HENGSTETT (BURG'ET) NEL WÙRTENBERG, CONFRONTATO COL PRALESE.

Appunti Vocali toniche. tre per l'imperat.

Roesiger, ali.

N e

1.

e,

p. 77,

M

1.

si

— ecc. — 32.

priolo

bòri burro,

0. 29.

pral.

condo elemento

in

:

kuntent,

37.

men-

plur. pros. indie;

a ed

E. 18, 25.

Qui s'ha ó nel

iù biv.

é

dure dategh,

[li

ib.

6;-

1.

Per e ed

i

baizu

dinanzi a

ffamenga, temp, ma anche di iólo: graviór ca-

riflesso

puge pollice,

pral. pòli.

U. 88-40.

AU. 46. Perduto il segoh giogo. ava av avun odo -e -ono, ali. ad auvén udiamo.

bùr.

Vocali atone.

tra

oscilh

5; heóejrdìu, ìaisd-nù minca*',

da conson.

susseguiti

fonetici.

A. 1 e sgg. In è la 2.

pare che

a mincu;- prumim^ bidriàrd.

kunlent ecc.

come Muglia,

superstiti in Guardia,

Martillotti, Oliveri, Perrone,

41.

A. 57. Finale, non

suona

o,

ma

a

fila.

d.

E,

I.

61-64:

engu'rid ed anguria^' ecc.

Consonanti continue. ad aheìd, ad agiiìa ecc.;-

LJ. 72:

MNJ.

77.

89:

songa^' meditare

ali.

fi ali.

abejd

a

ali.

seima'*'

* Né trascureremo il trattamento subito dalla 2* plur. di 1* conjug. o gli elementi lessicali amierg" smorzo e sdì" esco, cui sta allato salùn locusta. ;


394

Morosi,

DJ. 80: g anche (diòrmu dùòrmo) dormo.

sognare.

in

mar ade,

;•:

Lo

107.

;-

s

Ma

di matister,

minim., Zara, aveva, teru e veru pres. indie,

una luna.

iird lurd

E

anche

ali.

Finale, persiste

simili, è

devira^, d'rant, veri^ e

gura\

òri,

89: abejd

a ru; e analog.

ali.

svevo.

dial.

kol'-

105.

magistrum, e

gòrmic

e

passa costantemente

,

lizél,

prà plus. S. a Pral scompare: rus

regola passa in r:

di

^=ll:

91.

Roes., ad influenza del locale

il

voc.

vora?\ carenda, carur; eicard, tera,

fi'^ra'>\

ad abeìd, agiila ecc.;uscio

Fra

L. 84.

sar, ei^ar, ahri"^r, pe^r, lingòr.

qualche caso in cui

gamenpa dies-dominica

in

JT.

dovuto, secondo

Tra

108-110.

voc.

tnennar

scretre,

ieri*',

in ils

:

duru dono,

di veri^ teri*',

subisce questa alterazione quando

finale,

venga a susseguire parola incominciante per vocale: tir ome, onte mon homme, hur ami; ali. a un camp, hun gurn ecc. M. 114. E in ^ anche il m romanzo riescito finale in nuù nome, ten gli

mur

tempo, pral.

ìiutn e

tómp.

Consonanti momentanee. riduzione

Le poche

in ca.

per ogni altro h goti,

morbido

questo non

^uruTià

mucchi

^e

grus;-

he,

^dter

e

ai§d,

comuni

al

pral.

141

meidd metà,

sp- di fase anteriore)

peca^ peccare, boi ed eiberora

se

bard*' 'pararsi'

postis, bilrk porco,

*spinóla

spillo

pilecc) piegato, bìiìn (pral.

iniziali e tra vodùpin pignattino, bidid bestia; dra- tra-,

i^adél rastrello, eiderba*' estirp.,

dre tre, dreni tridente;-

,

eibù

prim)

;

p,

,

beód^

difendersi,

ejberala^

sposo

a kere, e

Analogo affievolimento

ecc.

dosi tossico

:

ali.

cage ciascuno; oltre

ej§éli quelli,

lianno pure subito, in contrasto col pralese, t e cali (da -st

kol,

glau chiave, greìt credo,

;-

a kdter, ^ere

ali.

sempre gari quarto, Qaire quadro; eiga*'

a

ali.

letame, fieno ecc. a strati regolari (detti

di

a

ali.

gol

kulunó), aguli^ accogliere,

(pral.

a Pral Mica), ejgord scuola, eiguta*' ascolt. eigrire,

come

s'ha g,

sia,

anteriore: gauca^ calcare;-

di fase

(pral. kóti),

agticaf, fare dei

116 ecc. Di ca s'ha la normal

C.

volte che

expelliculare

érbie

erpice

;

bleé

ali.

a

eibia

,

(pral.

bru (pral. pru) abbastanza.

sottile,

133 ecc. Similmente tende a volgere

in

sonora la sorda riuscita

finale: bog legno, vid visto, ceid caduto, kòid cotto.

E

diventa cosi

naturale che la sonora, venuta all'uscita, stenti a passare in sorda: larQ, sahg,

gog

(solo

verd, surd, rejpund

per

(ali.

gurgite

ha gurk

si

al solo ariani),

ali.

a gurg); caud,

plumb.

Appunti morfologici.

Nome. tevole

la

176 sgg.

I

femin. sing. sono in -a,

voce pronominale

arisii' n,

uomo); forma ancora esistente

un

i

tale

in Delfinato,

ma

plur. in a'. 188.

(aris-tlr-ome

,

non più nelle

un

Notal

'Valli'.


Valdese odierno:

Verbo, 190

sgg. Negli infiniti sdruccioli

tipo sincopato, avendosi

il

ì'éiser,

gemer,

solo

al

ali.

dèn, la 3*

sempre

come nuz avén, nit partén);{mànduh). Per l'imperativo,

num.

il

-idh -id

mandiu -id come partiu aviu ecc.

(o -ie ?) -idh,

Notevole ruiisiu imperf. rùtisé rostite).

raandè

-èsi -è,

farai;-

dizu

riu,^ìHzéh;-

in

(ww 'inan-

mande)\-

-uh

in

non, piuttosto,

(o

-l'e?)

al solito -dvu ecc.

ali.

verbo incoativo

del

Sempre

S'apprende anche

1.

;

conjug.

1.

in -é la 2* {vu v.

alla 1. conjug., V-iu ecc. della 3.: -ià,

può dire che manchi téiser, kréiser, pa-

si

anche della

indie,

395

pùner,

téìier,

malsicuro Mxre correre.

e

la 1^ pers. plur. pres.

-èri

Neu-Hengstett nel Wùrtenberg.

2.

III,

{rutlsu

ìniti

rostisco,

futuro è in -ardi -are -are ecc. Congiunt. imperf.:

Il

-ésuh

-òsi {-ése) -ésuh.

veu, plur. veién'-

ecc.;-

196. fau, fut. fazarai

pou, poién\-

ali.

3* pers. sing. viv o vi; partic. vegù';-

viu, vivo;

dvuh odono. Avverbj. 199 sg. mes

a

sabu, sav sa;avii,

avi (ave), av,

:

ali.

a me, minus; di

Appunti È

gagiirn, giorno di lavoro.

éa^e e gurn, ciascun giorno; leccese uttisana,

lessicali.

certamente continuazione

cfr.

il

romaico

sinon.

q. dies quotidiana, ecc.

Piemonte

Ora,

il

di tal

vald. di

Neu-Hengstett e quello

natura da farci escludere che

desta colonia provengano dall'alta riore;

da farci ben

e

Chisone

e

afi'atto

dai

il

di-

vald.

dial.

e da Guardia.

divarj tra

i

generalmente

cake o

di

xaOr]a£pivvì, o

Qui occorrono eisùhlid

menticare e guvent gioventù, voci scomparse del

si.

piuttosto

precisamente

al

Germanasca

o

i

di

Pral

sono

',

Valdesi

di

pensare alla valle principale

territorio

posto tra

co-

dal Pellico supe-

del

Pomaretto-Perosa

(dove la Germanasca sbocca nel Chisone), e Inverso-Porte. Alcuni

fenomeni caratteristici p

a.

^ d

b e

il

di

Neu-Hengstett

tralignamento

di

(p.

l in r e

lo

e.

scadimento

di e

parecchi vocaboli,

kurin majale, mendid ragazza da marito) non

si

t

come

riscontrano però o

appajon solo sporadicamente nel territorio anzidetto; senza dire che solo a

Guardia

finato, la

V-èn della

e

dotti

1

i

si

ritrovano, almeno ora,

sporadicamente

1.

pers. plur. del pres.

in

Del-

dell'infinito sdrucciolo

indicativo.

Onde saremo con-

a supporre (supposizione confermata dalle ben note vicende onde

Aggiungo, a quanto dianzi et

e

prevalenza del riflesso non sincopato

ep

il

s'è

veduto (num.

1

sgg.,

57, 46,

108-10):

più delle volte invece di eik ecc. da esk ecc.); e lus lunedi.


396

Morosi, ripete

si

fondazione

la

Germania), che

questa e delle

di

valdesi

colonie

di

profughi da luoghi

Al quale, d'altra parte, alluderanno

dianzi accennato.

Peruzà

di

predominante sia quello del territorio

diversi, nella quale l'elemento

di

altre

una mescolanza

tratti qui di

si

di certo

i

nomi

Pinagd, cioè Porosa e Pinasca, dati a due villaggi val-

e

desi non lontani da Neu-Hengstett ^. In ogni caso, si può bene ammettere (colla tradizione, a cui si riferisce il Muston^), che Pragelato, alle sorgenti del

partenza

di questi

Chisone, sia stato

profughi,

ma

punto di convegno e

il

non già che

tutti o la

fossero proprio originarj di Pragelato: alla quale conclusione

porrebbe

Pragelato e quello

Quanto

^

notevole che

differenza

la

al

Neu-Hengstett

di

nome

di

riscontra fra

si

di

maggior parte op-

si

dialetto di

il

3.

Burgét 'Borghetto', che

i

Valdesi del luogo danno

a N.-H. e a quello di Yillars dato ad altra colonia valdese del Wùrtenberg, non possono avere un valore pel caso nostro, perchè troppo generici e tali

perciò che s'incontrano in varj punti delle vallate valdesi.

Roesiger,

e,

2

Op.

"

Colgo questa occasione per chiarire alcuni punti oscuri e correggere

cit.,

273;

Ili

cfr.

1.

0, n.

p.

8.

alcune inesattezze che occorron nel lavoro, del resto pregevolissimo, del

Roesiger: p.

20,

1.

11

e

Vi

14.

come

tizio,

il

di biù iù,

R. crede,

bove ovo, e

ma

non è

di fìok liok giok,

asci-

riviene, pel tramite di w, alla continua-

zione organica dell' Ò. Nei primi due esempj, l'accento è risospinto. ibid., p. 21,

1.

1.

29: peiror

patinolam

(cfr.

p. 35,

1.

21).

È pariolo

'pajuolo'.

24. Bursetiaire, nativo di Burg'et, e brutiaire (pral. id.;

hriistiaire)

scardassatore

,

,

non andranno sotto

-àtor. La prima delle due voci

si

-ar

i

o

,

pm.

occid.

ma

sotto

sarà foggiata analogicamente sui

nómi d'agente. ibid.,

1.

35

p. 30,

(cfr.

'fiume',

ma

1.

43 ecc., p. 60, 1. 27): hiàriàrà. Non significa d'acqua derivata' e quindi non è, per via di

10,

'canale

metatesi, da ^riparia, p.

22,

p. 24,

1.

14:

1.

5

ma

me men mensem.

(cfr.

p.

33,

1.

altri dialetti vald.

da *bedalaria;

cfr.

Diez

s.

bied.

Lecito dubitare dell'autenticità di men.

15 ecc.):

matister magistrum.

occorre questa voce con

t

al

In

nessuno degli

posto di g;

ma

si

magistru, voce della cultura e perciò mal assimilata. p. 26,

di

un

'lapsus calami' per Hubert o kilvert, poiché dubert, pm. dùvert,

si-

1.

13

(cfr.

p.

62,

gnifica 'aperto'.

1.

9): dubert, tetto.

Trattasi qui certamente


Valdese odierno:

3.

III,

Pinàche-Serres nel Wùrtenberg.

?>.

397

DIALETTO VALDESE DI PINACHE-SERRES NEL WÙRTENBERG.

IL

Combina nel suo complesso

col dialetto di

Neu-Hengstett

par-

e in

ticolare nei punti seguenti: nell'alterazione di l in r: vidro villa, sor

suolo;-

N

di

ur a go

in r: suraìo q.

on a déjà

dit, frc.

raizuru risuono, urur onore,

sonaliat,

dit

k

di

;-

in §, di t in d,

correre, gussi cosi, graissre crescere questo, ei^éh

•=

27,

1.

19

(cfr.

38,

p.

p. 29,

1.

34: eitrivaca''

vagare, che p. 30,

1.

(s'),

1.

5 p. 40,

1.

2

:

come

l),

9

(cfr.

= stravacarse

p. 72,

1.

è

aggiun-

non

è fe-

proprio del

94.

Non

vale

più di priisìdr

come

di

es.

16: rosa (rosa), rugiada.

18): cerlid'', bottajo.

1.

ma

venez. ecc.

(e,

in ri"re ridere e pe^'r pelo,

nm.

adacquare.

infatti a p. 70,

cfr.

divaria in pochi casi, cioè

all'influenza del locale dial. svevo,

rosa'' rorare,

da r;

toujours, vid visto;

ed e tonici e dinanzi a r

i

vald. e delfinese. Cfr. Pral, 38,

e

pral. prilsìe

dopo

furtivo

nomeno dovuto

§ur

:

^e che

prùniàr rzprusidr. Sono due voci distinte: da ^'riiéss *pyruceo 'pera'. sdrajarsi. Cfr. pral. ejtrivacd; non da *extra-

cfr.

gasi, dinanzi a r da

p.

Ne

qui avrebbe dato ejtrivajàr; ma,

5 sgg.

,

3):

1.

'pruno' e 'pero';

presta.

frc.

p in b

di

gand quando

nm. 186; doutchouou,

pral. eikén

biìeriu piglierebbe, bratto

p.

;

ca per ca-, né riflesso di cellari

Non può

um. Ma

è

il

essere es. di ce da pral. gerlie, fabbri-

catore di mastelli di legno (pral. gèrla). p. 40,

33

p.

43,

n

in r).

pral. sacìero,

num.

1.

(cfr.

dunque p. 41,

1.

di

41,

p. 43,

1.

Ma

e

12: causire

sacchina

(es. cfr.

p.

Non

70,

1.

34):

risponde già a

andrà scritto

(ma

sacjVa =

siamo veramente a *saccaria tasca;

ital.

7.

11; causie scarpa.

cearium; p.

15 e

1.

p. 72,

1.

calcéum, ma

a

cal-

cauQÌà''.

15 più correttamente causirà), calce.

Non

da calcinum, ma da calcina. E anche Piraye, p. 42, 1. 2, si dovrà scrivere Piragà; e rifletterà, non 'Pinaticum', ma 'Pinatica'; cfr. Pindca, Pinasca, tra i Comuni vald. del Piemonte. 1. 3: ni<jtf 'nuctem' (e a p. 67, 1. 27 con altra accentuazione, nuite), noce. Difficilmente sarà esatta questa forma. Forse c'è qui uno sbaglio per nùiid, corrispondente al pral. nùizo.

p. 46,

numeralo masch. du molto probabilmente si pronunzierà a come a Pral, dil, fermo restando dìid per il feminile. 1. 19. Ben dubbia l'esistenza di aièpiun, ricevono, e inammissibile che vi si rifletta accipiunt. Gli altri dial. vald. direbbero (oltre che piHen o prèùen) càpeii o acapen, dal pm. capè, ital. chiap-

1.

15. Il

N.-H., p.

47,

p.

49,

pare 1.

ecc. Pare,

27: giìrd,

dunque, che

fem.

di

fjar,

si

debba leggere acàpitn.

quale.

Pare un errore

di

stampa; e

si


Morosi,

398

per ai da

ei di fase anteriore: kraiss're e hraito già cit.

atono finale

;

per pw invece

di

pm

da

i

iplus.

per o da a

;

secondo è

II

il

divario

più importante; per trovare la spiegazione del quale non è però ne-

cessario di uscire dalla valle del Chisone,

dove già

patria dei fondatori di N.-H. Ancora,

nel dialetto di

a atono

e Porosa, occorre -o per

e.,

p.

si è

Pur notevole

finale.

veduta la Pomaretto

è sali*" 'uscire',

Chisone e alla Germanasca, mentre è d'uso comune sul Pollice Superiore come in Delfinato. Nemmeno per

voce

che

pare estranea

Pinàche-Serres adunque

al

si

può escludere

sione dell'elemento del Chisone, altri delle valli vicine

ogni

in

tratterà di [/ard, quale,

o

gerà

di

fjira,

'non punto d'uomini'. Di 1.

V. 1.

medesimo

una

fu-

-a.

Non

e.,

significa

è

delf.

al

queno

significato.

un pronome,

ma

letteralmente

gi, v. Pral, 199.

15: eifjén. Notevole, se è esatto che sia avverbio.

A

Pral e negli

un pronome dimostrativo neutro; nm. 186. Per 'li' 'costi', a Pral si dice ejhi, nm. 197. 31: bente-segìir, certamente. E tal quale la forma avverbiale ital.

altri dial. vald.

p. 50,

rispondente

il

1. 32 (cfr. ibid., 1. 37): pa-ji-de, nessuno una forma avverbiale: pd gi d^ome, p.

p. 50,

di

predominante, con

il

^.

quino, che nelle frasi interrogative ha p. 49,

possibilità

la

caso

del

Piemonte o meglio

è

'ben di sicuro'. p. 56,

1.

11: viàh 'vedono'. Si corregga in vìuh.

p. 56,

1.

23:

dit,

dice.

fatto incongrua.

E forma

affatto estranea agli altri dial. vald. e af-

Sarà uno sbaglio per di o

p. 63,

1.

27: flarte, focaccia. Forse non esatto.

63,

1.

32. fonse,

p. Q6,

1.

23: marcila*', stritolare coi denti.

p.

Il

diz.

pral.

lampo. Forse andrà letto fóuse; Il

pral.

ha

flàpo, torta molle.

cfr. pral.

ha

in

fuze nm. 137.

questo medesimo

senso macila^, che è un frequentativo di macà masticare. 69,

1.

13 prild priidà, deforme.

E certamente

p. 72,

1.

13: cabrolà, cavicchio.

pral.

p. 72,

1.

p.

'

Il

ha

briit

22: cidà, angoscia. Nulla di simile negli

Ringrazio quanto so e posso

il

prof.

brutto ecc.

cavilo. altri

Chabaneau,

dial. valdesi.

alla

cui gentilezza

debbo la conoscenza dell'articolo Provengaux d'Allemagne et le langage de Pinàche-Serres (Wùrtemberg) pubblicato da A. Roque-Ferrier nell'OcCITANIA, gennajo-aprile 1887. Vi si tocca brevemente, a pag. 18, del carattere saillant di questa parlata, che sarebbe lo scambio di N in r; e

a

p.

19-20 è data la rispettiva versione, procurata dal Roesiger, del noto

Salut à V Occitanie di Pin Florian. 2

Non

è

da tacere, che sono ancor

in

uso a Pinàche-Serres

i

plur. in

pegli aggettivi masch., anche fuor del caso considerato nello spoglio dial.

di

Pral nm. 177; quindi

si

grusi

garb sui suoi ricchi campi Pral; dove occorre altresì gabecà

si vici

;

ome

i

suoi grandi uomini,

e che gabario,

ali.

elogio, è

ali.

-i

del

a su

pur in uso a

a fjaba, elogiare per piacenteria.


Valdese odierno. IV. Saggi

399

Pral.

Pral.

1.

Versione della Nobla Leyczon ^

a.

Suvónt nu déoen veljd

frajre, ejkutd uo noblo Ifgjun.

niunt ése pré de la

Tee

1.

SAGGI LETTERARJ.

IV.

p§rké nu vén

letterarj.

Ben

fin.

Tcuriù

d§ hunà Òbrd, pgrké nu vén ké ìmint aprucàse de

oh prìero,

e ita

nu dóurlh

la fin.

l

ése de fa

a beh niìlo

an akunipli óntieràmónt, k§ là è Ita ejkrìto l'uro kf nu sun al d'rie Pok nu dourìh sójtà, pfrké nu suh a la resto: tu li gùarn nu véh sen akimiplise: krejsiio dg mal e demtlnugjuh d§ beh. [10] lieti suh perìku kf V Ejkritùro dì: L' evangile u kgnto e San Paul dekó: ke niin

e Qont

tomp. li

li

om

ke viv pò pd soupe sa fh. Pr'ejkéh nu décfh d§ maj téme, perké

suh pàs'giir al

se la

mort nu piljeré ónkuò'j u demah;

guarn dal gugaìnònt,

h'duréh

fajt

mal

e kéli

dévgn krejre, k§

tùti l om,

aéréh oh glorio

e

l'

Ma V Ejkritilro

fait beh.

dal ìnunt p§r

malih 6n turmont.

li

sgparagjuh, k'a bejke

kaìit

ìiu

voùré G'esùs

erq§bré per óntier suh pajamónt e kéli

cakilh

k'àuréh

ma

Ejkritilro

fin

u

dì e

camih tònréh: [20]

diìj

Ma

ejkél ke

pd

nuz li

krejre a

dal kumongàmont, ddupoj

ti

brave k'ià

k'Adam

furmà fin a tomj) p§rzont : ejgi a purè trubà, s'a l'd d'óntdnddmónt, pà gajre suh li salva oh vgjò'nt l àutri. Ma ohi persuno ke voi fa df bua óbra, lu ngm. de Diu lu pajre deu ése a kumongàmont dgu demanda òn agili suh giurili e kar fi, lu fi de Santo Mario: e lu Sànt Espri k'a nù Keti tré, la Santo Trinità, kum uh sul Diu déven ése due bua vio. [30] pria e li demanda k'a nù dueh la forgo perké nu loò'ssifn gahà deant de ndtro fu V é lu munt, lu diàu e la karn. E k'a nu du§h sapiongo ou buntà, pfrké nu pò'ssieh kumìisse la vio de verta, e §ardd puro ITimo ke Diu nuj d duà : Vaino e lu korp oh vio dg carità ; [40] pi?^T^'9 '^"^ ^^^'^~ e' ttà

ke

',

m§h

la

Santo Trinità e lu v§:ih pgrké Diu

hf nuz a

fajt dg beh,

rdngo ónt a rej dà ejkél kg fgré

mejzuh.

Ma

l'argònt, e

^

go

ge"l,

e'

te

dgkò kél kg nuz a

k'a la

fh a nuz

kg sf kunte'h ón Ifto

ejkéh là

ah

ma

dg mal

t'nì

à kumàndà,

fajt

de 7nal

e

pa mo'k

kél

a§è fremo ejpe-

Ma

loge ónt suh giuriti liberge.

Iggjuh òntreré

pà oh

la santo

a la marta goni, k'estimgh trop Vor e

prumésà df Diu oh mejprizi

Questa versione neirodierno dialetto

di

[50]

e ke

garden pà

la

Pral è condotta sul tosto edito

dall'Apfelstedt, nell'Archivio di Herrig, ann. XXIII, p. 276 sgg.


Morosi,

400 lege e

kumàndàmont,

li

piit)ér le

E

perké

gòni? L'è per qo k'Adam à pekà

li

lur

s'guìj.t

he mal al m,eg d§ l'umào

à-lo

dàu kumòngàmónt, pgrké k'a

fin

germà

lu punì kuntro la dejfónso, e ónt X àuti a l'à

minga

ma

ni la làjsgn f/ardd a nùo bravo gont,

fan ómpacdmont.

i

In

l'à

gran de

mxirio s'móngo, a s'd ejmer'td la m,ort a él e a l autre kg sun v6n§ù' apre.

Nu poh

un

ben dire k'ejkì a Va a§ù'

Ma

brav dub sa passjùh. [60]

li

m,art bekuh; m,a Krist a l'à rejmìV

p§r ejkéh nu trob§n òn

k'Adam, n' d pà krejù' a Diu sun kreatùr.

dàu poj

fajt peg,

suh

i

nu pòh ve

D'ejk'i

abandùngh Diu lu pajre onniputónt

k'i

nomo

à deifòndù', lu beh

li

m,àl gardà, kg niiz

l'è Ita

fajt

li

Kaih, lu pgrmie di

pgrké k'a

ra'zuh, tna

al kor

mal a

Eikéh, u pujé beh ve, k'a

lajsà lu beh e nuz ah ubrà lu mal: kum à d'Adam, k'à amdsà suh frajre Abèl songo nùo

ah

fil

buh

l'ero

Diu

e sg kunfiàvo ònt

lege de

la

e

ónt la kreatùro.

kg nuz ah kurumpiio:

naturo,

nuz ah passa la mòsùro; nuz ah pgkà kuntro al Kreatùr e uffòndù' kreatiÀro. Nohlo lege ero kéìo kg Diu nuz à duà: al kor de coke om krlto a l'à

pàuSà, [80]

perké la

eme Diu ònt suh kor subra noble kuntràt, k'a l'aje l'aje

oh

kg la

li

suh Uà

e

suh

— e

frajre e vote beh a tuto l'autro gònt; k'a

li

Ma

ah stima

i

trop

i

suh

a vurio

Ita kéli

pà d'ùùr; ma ah munt

lu

e

pok

lu

§ajre

ke l'àh krgjù'

paradi

Per ejkéh nu trobgh kg biéh n'òh om kg di kg Diu faj pà la gònt pgr lajsàli

n'à paz

'rpilà

tilt

kg cdku'h se garde kg là à dejtrùt

e

ònclàus

li

li

Ma

buh. Tant ero krejsù' lu ìndi e

pà kum a

Diu a

lur, kg lu dilùvi è

fajt fa l'arco

dunt a

l'à

lu beh dgmùnùt, k'òn tu lu munt

màj d'òt salva. Uh grant ejsòmple nu pòh pila òn kéto sònnu nus gdrdgh de m.àl e fàggh pònetòngo, dàu kg Gesus Krist a

òn San Lùk

lu munt. Eikeli

pou,

ar'ibe

marrt. [100]

è

kg

ejcr'it,

tùti eikeli

a kéli kg suh eskampà Diu lur à

fait i

li

a^ii'

tòngo: kg

la

kum

autri

l

e plùsiùr

la lege, [90]

a sa tòntagjuh:

Ejgi se

pgr'i.

vòhgù

à

ònsghe la drejguro, e

garde frem lu ìnariage, ké

k'àh abanduà lu S'nur duant-li

e

la ej-

sgrvi al korp beh pi k'a l'esprì.

perì.

dit e

pà àu

k'àh beh §ardà

kéli

dgmoùi

ah

la garde, e

fuse fajt a di; e s'a faj lu kuntrari, k'a n'òn fuse punì.

transgredio al

leje,

tuto kreatùro, k'a

superbia e stime l'umiltà, e fdge a

la

trio

a

Diu à p)àuzà ónt

à kumàndà. [70]

nu poh pila ejsòmple de

Ejgi

li

om)

e kréjfh

à duà la franci so: lu

legge de naturo kutniio a tuta gònt, k§

dg suh prim furmà; de puge fa mal u beh

legjun

dàu kumòngàmónt.

lai idòld a lur dejtrùgjuh, go kg dgffònt la lege k'è ita

I

kéto

k'òjro (l

sg

suh

suh

krejsit' e

suh pok erkurdà,

k'i l'àh

pà beh

nièsgh òhkà lu munt: e

fajt la

i

l'àh

agii'

ejkrit

:

e

dg lur S'nur,

i

ma

tah pok dg fedde e tah §rando

l'àh dit dg fa ùo tur

beh kumòngà, s'gunt go k'è

tùti,

l'aj§o pgriré

dal beh kg Diu lur

Ita multiplià: [110]

ma

krgji'd al dit i

kg la faréh pà, pgriréh

pruméso kg mai pi ònt

ma

i

fgmlh kg

pgr grdure-sé

ejk'i.

la'z

E

i

àjgd l'àn

diilh dg falò largo e tant àuto e tan


Valdese odierno. IV. Saggi grando,

T{§

Varibése ónt al

Diu

dejplagu' a

longage óntr' Udo

p§r

sjun,

Pò)

ejbulà.

k'àn p§rì gink

dand: a

dejtrùjt

l'à

numà

l

l

kundanà:

l'è ita la

un

am§h humóngà. Li longage sua

p§r

ita

legge, pckd greumont abanduànt pò pruvd àub la Santo Ejkritùro, dau

kelo

mal

oh fu'ek

:

e dejlibrà

e

on sualpre Diu L'è

buh. [130]

li

l

ita

à kun-

Loth

e

ma

l'uh

funno, perké ke l'à bòjkà kuntro la deifóngo.

Figi

a uh grànt ejsómple p§r tufo l'umào gónt: ke s§ déo§h gardà de go kg

Din

dei font:

on ké tómp

ónt la t§móngo dg Diu. ejlàj

S'nur

e

a lur à

e

ke piato a Diu, e a

p§r Igh tómp: [140] suh piiple

kustrejt

Pgr

la

mar

le

j suh pgri

rùso

kum pgr

suh passa

i

tuti.

ón-

l'à

D§ noblo goni suù Ita keli, a mmeg d' antro m,ario gónt:

Abréu.

be"l

ejsilt.

e dejtriijt l'autro

Ma

Biéh d'àutri m,iraku Diu à

ah brama al

i

trasmgtii' Mojsé, e l'à dejlibrà

pursuivin

gónt.

X

l'àh abita ónt l'Egitt

i

suri ita pgrmil'

i

om

Abraham.,

X è ita

góndrà uh patriarko d§ duh suh nd

e

ero

fajt disper-

keli de sa tnejsuh k§ l'ahge n'à cava. I l'ér§h katre per nìimbre, s'è

l'à

yràndo

kélo

là se

malin

li

Ejkén

iànt.

fa

la

k§ f§zlh lu

v'irla

pnijil'

per pa ke s'óntóndéspn Diu à

l'àh

i

kum

401

Pral.

hunfiizjun per sa malinità. Aluro

ma

la tur h'i

k'é la legge de naturo:

l'àh

i

1.

fajt sabe. Bahilonio l'è ita

l'è d'ito

gónt;

febés§h

Jc'i

munt

tu lu

a

la

ma

Qe"l,

a lur u à

e òjro

[120]

vi'lo,

e

letterarj.

lur enemis ke

fajt

pgr suh

li

piiple,

a X à nuri karànt'an ónt al dgzert e lur d dùd la legge ón duo, tdulà

dg pejro; pgr m,àn de Mojsé a

un S'nur

d'uo maniero noblo.

l'à

grmetu' : e

sulétt

a

l'àh trubd ejkrlto e urdld

i

à dejmutrà ése pgr tuta gónt

X

e

kél

degésgh hrejre e unrd de tu lu kor e teme e sgrvi fin al gùarn dg la fin: e kg càkuh vurgése ben aj antri kum a él méme, kunsuléseh là [150]

i

vèvà e sutóngésgn X urf'lih, lugésgh a fama e grdrejgésgh keli

li

kg la gdrdgh a

a lur à

pgrguri

biitd

e

l'à purmgtii' lu

li

l' Ejkritiiro

e l'è

Mar

a

a

bun a

i

dà fùak

e daj

tiiti,

sgrpónt.

téro s'à ejpartio e l'ónfgrn X

a

l'è ita

e In rej

kg kumbatigh pgr la Archivio glottol.

kg

i

suù

ita trónto

buzià,

legge,

vito e

ej-

e

malih a

li

Pgrké kg

sg

tran-

sóngo perdùh.

Ma

mÀlo kéli kg

siaj arestd

sun

amasà àub

e

ita

E

uh barùn d'antri ah pgrì: [170] la à grgebu Ejgi nu nu poh grpiXd dg ndtro .

Salumuh,

Isaìo,

XI (seconda

serie, I).

dal S'nur

i

ah

grdità la

gónt de kélo kalitd,

G'eremio

legge e fgzih dejfóngo.

ital.,

nu, pagésgh X

sgrvigi de lai idòlà

dejtriijt

Ma kéli k'àh fajt lu plaier Purméso. L à agii' niimbre dg noblo

David

Lu

ónt sa s'hurìo.

grando óndolóngo. téro dg la

ge"l.

l'à purmgtii' la

al dgsert, trónto mllo e dgp'i s'gunt kg di la l'ejpà,

li

degésgh beh gardà; e a

tuta furnicagjun,

e

ordre e fgzih lu mài, érgh mort e d'i

la

uHlro, rubarigi e m,ario ónvidjo , [160]

fàusà garantià,

fa muri. Aluro là X ero d' gustiqjo si

e vìtésgh i

rene dal

ón dgfónso, mgcìdi, avotéri

avarigjo e tùto mejcangità:

sgredìh

paure

li

ramónt; e kg sa legge

Le j

e plusiuri d'autri

ero

un

'p^^P^^

^^^

26

kum om, -D"'


402

Morosi,

dg tu

trid

Iti

munt. Li enemis hg

Grànt ejsómple nu pon

[180]

legge e

kànt

humandàmont, Diu kumbatìo

li

pekàvgh u fghlh lu mal,

i

Tant a

gónt.

Kant

lur kuntro

p§i'

érgh mort

il

^ràndo

d'óntùarn.

gardàvgn

i

gònt;

l'autro

da

e pila

e dejtrujt

lu piiple e pleh de

l'è Ita ejlargi

numbrù

jggrsgkutàvgh ér§k

li

i^i^A ont kéto leqjun.

la

ma

l'autro

ricéso, k'a vaj tira

de kau kuntro lu S'nur. Pgr ejkèh nu tróbgn ón kéto leqjun, kg lu rej dg

ala

Babilonia

tòm,p [190]

butd ont sa prejzuh. Ejlaj e

ah brama

I

turno, ont O'erilsalèm.

Ma

rej.

fousità! L'è ita

li

l àutre

rjardà la legge,

ma

plor

faristu e

àu gemni

e

Bill

film.

L'ange a

pgrké kg

G'esil's e

a salvare

suh vontre

la

u dgvgh

kànt é

ita

EJQÌ sg

iio

bién ónviajre dg

la téro

sii

kumpanio: dg

ta

li

dì: «

tu najsgré

Pauro ero notro Dono

pgrké V Evangile u

pann

lu filett; dg

ita fajt

i

di,

l'àh ómpatuld, da

ita

paure a

trej rej: glorio è itd

dud a Diu

d/ejkì a iih pok,

a l'd

al

silffert

ge°'l

l'è ita

e

lu

ón

Ma

lu

A

pgrké

l'd grnuv'ld,

salvàmónt, e a

k'i l'è itd

a

l'd dit

La

e avuirà,

ma

la

vélo di 'in^lo

La

legge vgljo

sglo dg

gardà

pd màudì

lej

pd ón tuh

sie

nuvélo

La

oh

E

l'd

a

a l'd vtdpil' kambjd la legge k'il è itd

abandud,

grggbii' lu

batéme pgr duà

e lu siijtà:

pà purtà dg

la legge vgljo dgfónt

dì, tut óii uo,

parla.

krejsio

Aluro

la

'ina

a

kunióngavo

la legge vgljo

ma

pgrmét la

nu-

kg nuii s'ejparfiso go kg Diu d agilstà'.

lu vóntre kg d

la vgrginitd:

ma

filgtt

ónsgnà.

kg la karto dg refù' sg dggése dùà;

k'é lajsd, e

Tcèlo

giÀrà,

la

e

ejtéHo a

legge vgljo dgfónt beh dg kumetre furnica-

nuvolo grpilo lu ve

dg rumpre lu m.atrimoùi

e

pà kambjd pgrké mal ^ardd. A l'd

l apotre k'i batjésgii la gónt.

lu grnuvglàmónt [230]

gjuh

l'd

iio

buh. [220]

téro pa's aj

pgrsgkugjuh.

suh beh numd;

apotre, kg

lugà.

pd kità. S'nur, pgrké Diu l'd màndd

gragio e ón àge e oh sapiàngo divTo oh la kàlo a l'ero

kg d'nànt a l'avio dud.

dghó; m,a, l'àn pàuzd,

i

kg d'abaruà or vòlgh

l avari,

kànt é

e G'ùsép

kg ont la kgrpjo

l'àhge u anungià ai pastre: e dà kajre dg Levant l'a parejsil'

dgmandd duze

pgr

noblo damicelo dg raga dg rej: noblàmont a

grpilà l ónvidjù e

Biéh dg miraku suù

Ma,

gràndo

Tem pa, Mario, pgrke uh fìl kg tic nomgré suh piiple da qo kg l'd ufóndiÀ,'. » Nàu me i Va purtd vgrgino gluriuèo, m,a pgrké i ftise pd grpild, dg G'iisep

krejre,

nd

poù

fg'sin

kg dejsondéja

u ejmgrtavo: poj a

il

il è voh^iio ejpuzo. [210] ejqgii

I

ejcritilràl.

legge, e

la

gònt pleo dg

gerto

Igii

fajt

l'umào dejsóndònQO a l'andvo a pgrdigjuh. Aluro

titto

kg lu Sànt Espri è òn

òntr'

amo

pridvgn lu S'nur [200]

i

màndd

l'à

a,

l'd salila,

l

pgr

ala

la gónt u vogésgh p'r'ése pi uùrà; ma a vài I pgrsgkutàvgn li sànt e li giist e li bun : àu

pgrké

salva ké munt, perké

e kustrejt

l'érgn poki l iibidjont kg gardcsgh

a^ésgh kròntjo d'ufónde lur

pok kèl uur kg mie

apgrmu'

su>j ìtà

i

S'nur àu lu kor grpontònt. Aluro

al

dg pd gilrà [240]

legge vgljo

frilt;

ma

la

nuvélo kun-

mo'k sulàmónt d'ejpgre dgpì dg'sì

kumàndo dg kumbatre

l

u de no

enemiz e dg


:

Valdese odierno. IV. Saggi

ma

renare mal per mal;

vongànqo al rej dal qeH trobfré

perdun dal

irto

òli

enemìs''

ti

;

niivclo di:

la

vdtri enemis e fe;é de bea a keli

pers§hu'teh

ma

veljo

'estimo

d'i:

pa pi

Tic f§ré

^

ti

La

e tu e aje

m.a estimò,

vu

Ichii Tcf

humàndo de pui

legge veljo

miilfesònt, -ma la nuvolo dì: 'Perdnd a oni gònt e

amis

pareli,

la

lajso

mal

ferén df

Iccli Ice te

vus vurèh mal, e pria p§r

Tee

vuz akilzen." [250]

e

5n paq

Qe^W La legge

rej dal

403

Pral.

1.

nuvolo dì: 'volete pà vòngà,

la

e lajso v'iure

ma

letterarj.

li

troberó perduri dal

tiÀ

tut JcjSo, perké k§ se tu perdue pà, tìi àure pà lu salvàmont' nu deh pà am,asd ni agé on irio nùo gónt, ni li simple ni li paure nu déii pa dejguld ni tèi p§r viHàh lu furejtie k§ voh d'àutri pai, p§rké k'ón ké munt nu sun tùti passagle. Ma perké nu sun tiiti frajre, nu dévfh tuti ì^grvi Diu. Ke^o è la legge nuvélo ke Diu à dit ke nù dèv^h tèi [260]

Pajre kf pò

;

e

a

l'à

demanda

si

Grek perdAkéseh

lu rmint e otisenésen là gont, a Abreii e a

sgh

la

maladde, ersusitésgh

li

kum

dì s§rpont, k'i casóse h

duà puestd su

gònt; e a lur à

kumàndàmont,

apotre e a lur à fajt lu

mort

li

e n§tjds§h

li

k'i aìiéseh

e

demòni

e garìsé-

Ifbrù, e f§':és§h a l àutri

li

ma

a l'avìo fajt a lur: d'or ni d'ergònt k'i fus§n pà pusgsùr,

Vito

vétimontà

e là

s§ tóngésgri kuntónt, s§

i

Aluro a lur purmét

ariéseh buo pag. [270]

p§r

a tùto l'umào

vurgésgh

lu rene dal qe^l e a

tonréh paurità esperitualo, à di k'a sàurio kali e

ì

àub

óntr' lur e

ben.

Tcéli

sgrìn vite kuntjà,

ke

k'eli

kg volgh ése paure p§r proprio vuluntà. Co k'ero a vèi a lur vaj anun-

muri

qià: k'a dgv'io

poj

e

kg dgvìn vèi d'nànt de kg

la gont,

emà

sten ita ejkrìta ònt al

trubà,

ita

persgkùtà.

kg

le

li

kàn nui àurèn

A

l'grsitsitavo

j avìh mai

dgmoni, fg~ònt tùto

sgkiltà.

L'ero

li

la

gònt

kre'io

dg fàli lu traìmont; kg s'a lur lu

vgrtii'.

E

fgz'io

a e

pgrké

lebrù e

kànt a

ci e i

a

k'i si

a lur e a

Ma

nu vòlgh nu

vgrtii' e fg:io

sùart a

li

fg'zio

kumàndàmont,

l'àh parla a G'iida e

hià, [300]

d'grprocc

e i

kg l'àh krugifià

uo kuruo d'ejpì'à a

l'àh blasfgmà.

A Va

dit

:

li

la této

k'a

l'

avugle

duvi, e cagavo

i

l'àh

ah

gont lu

la

fajt

e là i

li

Erode

àub

él

E

e

siijvio; e

pónsà de l'amasà

ager, a l'àurio trónto pégà d'grgont.

ita keli

Krist è l

e kéli dal rej

ohvidjo kg

e

kuntràt,

lu

G'uda

mah mah fortàmont

é ita

dg mar'io gont.

ónguart e à fajt la trajzuh e à duà suh S'nur ónt là

Li Abréu sun

ve

lu pi dg ben, a l'ero pi pgr-

fg'zio

l'avìh

sg

mok kg per fa beh kg

l'è

àub sa divlo

faris'm kg lu pgrsgkiltàvgii [290]

l'antro gont dg glej'zo,

pgrké

ke

dejmutragjuh

l'à dit

e Igjgh l'Ejkrituro. Ejki

kgnu vélgh

ìuort li

Nàit-Tgstamont. [280]

leju', li

a gario

e

vìt,

sen e

li

fm. Biéii de bela similitudà a

Krist e segre sa dutrto, óntó

purén

a lur di

grsitsitd; e

la

i

li

àu

ah p)àuzà, dizont-li bièh

avio sé,

àub dg

fe'^

e

d'ejH

i

turmónt amar e dulujrù, kg l'amo è partio l'àh abourà. Tanti suù pokatùr. Lu korp è arestà ejki pòndi^i sii dg la krù: ddu korp pgr salva li ita

al

meg de

dilj

li

laddre: kattrg plàjà

i

li

ah

fajt songo

kuntjd

l auiri bott:


404

Morosi,

poj

li

ubért là cdtà. [310]

ci

somp m§hlà. Tnti du

nòtro

Maria

Dono

pgr fa lu htmiplimònt; p^rlcé un dì kavalié é Ahiro l'è surti d§ sành e cl'ajfjo on-

la ginkeo

òri fajt

li

i

vongìl' e

pré de

kànt

pti yra.nt,

km. Daj hrav a

l'è ita

Uh

la cru.

Va

i

suh

vTt

le

fjràìtt

j

l'è grsiisità al terg

avìo

Aluro l'àh

guarn,

e a

yràn goj kànt

agii'

aparejsu'

l'è

l'àh vìt

i

aj

vaiur, e a l'd dit a sì apotre

niunt a furo tutovto lur, e

dii

l apotre

per divTo dutrTo; se

uh

on

i

l'àh soupv!

i

Ahréu

l

Ma

nuz u

ejgoh

l

otn e

là,

mutràveh

i

num

la vio de

itd

Gesù

pgrké

Ma

Ma

n'oh fàh mal somblànt.

li

Sànt

li

i

pd

itd

Ma

ohkaro

bièh

pok dg

la sg

amàsen

l

keli

ejggh la se

esthneh

li

pd

la

l

li

kreìn

p§r-

apotre ónt la ternòngo

i

i

ejkrit,

pd

lajsdv§h

l'avìh fajt a

Gesù

mo'k pgrké

persekùtdveh lur, éreh

la fedde tànt,

l'è itd i

d§ notre S'nur:

kum

he Kristiàh déven

ése,

oh ejggh sg poh erpiTa Kèli kg pgrsgkùtgh

pd

ont

l'

Ejkrituro Santo, ni pgr razun,

bùtésgh ónt prejzuh.

Ma

dgpòj dg l apotre

kg mutrdvgh la vio de Krist notre Salvatur.

n'oh trobo karkuh al tómp pgrzont, kg suh kunujsu' da

La

goni.

pgrsgkùtd k'apeo bieh pi kg

l'avìh

i

bua, pigrké la sg trobo

pgrsgkùtdsgh ni

harke dutùr, [350]

sun

ita

Kèli he

k§ kèrgh ojro akùzagiuh e k§ persgkiltgh

kunfurtà

§rkurdd

dÀ, bieh fori li

turmont s'gunt go k'é

li

Krist.

tànt mar'io iemòitgo,

e

Sal-

parldv§h

numd p§rké

n'àh bièh amasd, kuni

i

ejkeli

kg

s'è

de Gesù Krist. Aluro a

pd d§

ma

i

fó'nnà k'ér§h du lur, ke per ejggh

Grandi sun

Krist. [340]

notro

a la fh dal

fin

krontjo

perké V Ejkritìlro u

trÒbeh,

ni lur fajt ni lur dit; tàn hg

ita

dtdj

longage e la Santo Ejkrituro.

sekùtàvfh Abr§u e Sarazlh; ina tàh fori suù dal S'hur, e

lur

suh

i

Grek pgrdikàveh fezont bièh d§

e aj

hatidvgh al

li

li

l'avio dit: sóngo

pilple de nuvèl kunvertì: kristiàh n'i suù ita

Krist.

e

glorjo

ke

ónsenatit,

s§u d'ati-

kunvgrsà

l'd

kànt è vonguo Pantekiito, a

go k'a

a

didrJo de Krisf, [330]

fajt

e

suh suvongil' d§

vertu e Kèli ke kreìh

autre

l

d§ la

sii

cum a

sgu,

S'nur

lu

ina

tùti,

lu Sànt-Esprt, k'é he kunsulatur; e a l'd ònsgnd

Aluro

i

Ma

lur.

manda

a lur d

a

e

li

ejhl

l'ero

l'avìh

i

mori, nv, on turmont

fil

e a hunfuria pgrké d'nànt i l'avìh gran ptàu: [320] lur fn al gùarn de l'Asónsiùh: a l'è aluro munta on

E

turnà.

è

afann

ónsòvli e yardA daj malih: a l'd tira

f§rn e a dit.

ma uh

apvtre sun eshapó,

l

itant drejt

i

vio dg

u poh

fa.

Gesù Krist Tànt

dutri kéli kg dgvgh

he suh melùr

pò kunùise ke là fèà se

ése

e lajseh i

i

ma

vur'igh beh mutrd, li

i

suh tàh

faus Kristiàh avùgld d'arùr e

ministre,

on pag

li

ddu poj faus e

l

iigrsekiitgh

k'i

onganou.

suh pd de buh ministre, [360]

ng per la tujzuh.

ve, ke se la h'à harkìlh

i

suh

Ma V Ejkrituro

de buh h'estime e éme

Gesù

dì,

e

Krist,

Ma

e

ont

perke k'i

nuz u poh ke vote

pd

mdud'i ni gùrd ni mónti, ni kumétre avutéri ni amasd ni pila go de l dutri ni vóngàse de sì enemis, i dìh k'a l'è uh Yaudés e den d'ése j^ùt, e

li

tróbeh acùzagjuh du bùzià e óngdnn. Pareli

i

purìh

tore go k'a l'd


Valdese odierno. IV. Saggi

gùstàmont

la maliqjo de

din he

l'è

letterarj.

hunforte

af/il'

sófre per

Ma

dejs'nùr.

ónt ejgpn la é klaro

mónti e giird e fa

e

e humétre avuteri e vongdse de heli he

uh hrav om

Kàn

om

e leal

mal

a

l'è

ernumà.

Ma

a

fin a

la

l'ù-

fan de mal,

li

se

garde

tàn h'a pò a peo parla, a de-

lu prèso

h'a sie

pà ónganà.

mando

lu prejre e a se voi hunfesà; [380]

lu

dal

l'ìiur

s§rè apareìà al partì de he munt.

li

gé'''l

405

Pral.

1.

kél ke

dànpòj he hi voi rnàudi

lur àutri,

amasà

e

rene dal

l'aure gran [/Iorio s'a l'à

Dunko a zur'ie

fort'mont

j^ei-ké lu

S'niir, [370]

i

Ma

{/and.

se

ma

segunt l'Ejkritùro a l'à

«Kunfè se-tè san e viu e atónt pd a la fui». Lu prejre diij mug u trej a rejpunt e a l'à vite li demando s'a l'd panuh pehà dejpacd. Lu prejre li di beh h'a pò pà ése asóut s'a ront pa tut go del àutri e ejmondo pà sì tort; ma hànt a l'àu ejqgh, a l'à de grandi ponsie: trop tarzà, he

dì,

:

a ponsò

h

òntr' él he s'a ront óntier'mònt, qo

A humàndo

dire la goni ?

a

mejnd

a

resterè-lo

mejnà

h'i l'erpareh sì tuart [390]

lu prejre h'a pósie ése asóut. S'a l'à gont liùrà del àutri

pat

dii

duj

gónt, lu prejre l'ahìto

p§r gónt

soldi

u ónkaro

mòhh

pei"

e

e

he

e faj

u magari li

fai er-

purmét p^rduh, h'a fage dire mésa per él e per si pajre e a lur purmèt pi?rduh, sie al gùst sie al feluh. Aluro a li pauzo là mah suòre la této: hànt a li duo depì a li faj pi gràndo feto: e li faj òntóndre mutrdngo

k'a

l'è

e

li

Ma

bièh beh asóut.

mal sua

ahità Kèli a hi a l'à fajt

li

tuart

:

ma él sere ònganà oh tàlo asulugjuh; e ahél he li j pého murtalm,ònt. Ma mi ónhàlu u dire, perhé he a se trobo ve, he tu li papo h'i è ita da Silvestre fin a hét e tuti li hardinal e tiiti li vesku

u faj ónhrejre

[400] le

onsòmp ah pà tàn de pugér h'i posien perduà uh sul pehà murtàl : rièh he Diu perdilo e nun àutre u pò fa. Ma ejgpn deveh fa heli he suh ministre : perdihd i déoeh al puple e ita ón prìero, e tuti l abbà,

tiiti

Keti

e guverndli suvont

[410]

lur la desipUo. Kèto è la

de divTo dutrlo,

veì~o

ermutrdngo

hunféseh sdmpldm.ònt sòngo nuo manhàngo Vito perzont, gojnd,

e catià heli

h'i l'djeh h'i

e

l'

he peheh duant

erpontemónt : h'i se

fàgeh penetongo ònt la

fa la carità e prid àu lu hor biilónt, perhé per hetà

hozd l'amo trobo salvacjuh de nui àutri mari hristiàh h'è ah pehà. La legge de G. carità. [420]

nuz ah abandùà, perhé

C.

plur e àub erpontemónt 2ìer trej Vito,

pehà murtàl:

la

li

la

l'è

castità

e

e

C: pauretà

Diu àub

nuz durèh

per plaièr

esperitiiàl di

ihniltd servi.

la vitorio

huntjà oh aheto legjuh de là

primo legge dejmùtro a

hrontjo

ni fedde ni

le

e

per superbjo de

mài. L'è per hèto vio he mi dèveh segre e

e estima la castità e segre G.

S'hur [430]

ah pà

j déoeh pà tarzd: àu nus cunveh d'erpard l'ufònso he nuz ah fajto

p)er hunvojtizo d'óJ'l e

per he nuz ah fajt

e stimd

nu'z

D'erpòntìse la nus hunvèh e nus

trej

hi a sons e

sii

Aluro nu segrèh

de notri enemis. On

legge he Diu à

razuh

hor nu dèoen

duà

go h'è hunuise

la

dal

mug a inunt. La

jìohi

al

Diu

vio

tèi

tei:

e

uurd suh


INIorosi,

40(3

Kreatnv, pcrké kél k'a l'à d' ontondeniònt pò ponsò, óntr'él, k'a s'è pà, fajt

da

k'd furmà lu munt, e erkunujsónt-lù bién lu déven uurd,

perhé

[440]

h'i

ci

sun Uà danà

heli h'u

ah pà

kundàno

più

e

he

tut oni

tomp perzónt nuz ònséno a

li

Ma

l'uffont.

la

Din de buh kor

etnei

pcrké Diu atout lu pekatùr e

dìlo ejp'erluhk,

suh buh plaser, [450]

e fa.

C.

perhé

a

perhé s'gund

si dlt,

suh

h'antihrist

tiiti

a servitù puràmont,

e

perk' a pósie fa penetongo

kermeréh

téro

e tùti

fin: e seréh aplàà

i

ì edifigi:

suh

[460]

k'él

nu hréjeh pà

ni a

fajt biéh d' antihrist,

l' ersiisiteréh

alùro

sere

tilti

fajt

e

seri

gùarn dal gugdmdnt. Lu i

go

fah huntro a Krist. Biéh de

fin al

viu ìniirerèh, pòj

li

tilti

age, se

gardd fermàmont

e

l'Ejhritiìro ójro

heli he

gràndà pròva seréh da ké tomp

la s'f/iindo

terga legge h'é ójro al

à hnrnandà, e cse biéù avisà kàn voré Vantihrist, perhé si fajt ni

Ma

a sp^vìlu fort'mónt,

e

nu deveh pà pi

ónt la vita perzònt. D'àutrà legge d'ejgi on laj

de segre G.

vulgìl' fa.

duà a Mojsé mcè onseno a téme Din

legge he Diti à

perhé

ehél k'd sons e ra'suh he l'è

pò hunujse

decó. D'ejgpn

él e l àutri

uh S'nur-Dtu

de

ge^l e la

oh

songo

vito

derìe gi'gà-

he

mónt. Diu ejpartiré sten piiple s'gunt go h'é ejhrit: aj malih a dire: « Tuléu d'àub mi,

anà

hundigjuh u sere

al

fiiah

ónfernal h'àuré painai fih

custret ejkl: pei-

perhé u sere danà songo

de peci

hantità

».

Per

trej

grèvà

per viu turmónt, e

e

D'ejheh Diu nu garde per suh plaSer

fall.

e

nu

due d'àuvì go h'él dire ai seu dizont: ' V'né-vu-nó'h àu mi, beùedì dà e pusedà lu rene he vuz é perparà dàu humongàmont muh pajre, [470] dal ìuunt, oh lu hai us àure de plazeì; de ricesà a d' lair'.

he S'mcr he à furmà tu lu munt he nu slh di càuzi per Gragio a Diu:

plaje a

óns'i sio.

b.

Parabola del Figliuol Prodigo.

Lej avio uo ve uà om. K't' di a

La

ita ónt sa huart.

om a

suh pajre: « Pajre, dun'mé

la

l'avio diij fi.

Lu pi guve de me luco. E

part de beh he

h't'i

fi a

lu pajre

dùj fi Qohe là lur v'nìo. Kalh gùarn apre lu fil pi guve erhól tut go k'avio piHà e se nóh vaj ón viage e arìbo ónt de pai lón lón, dunt a meo uo marto vito e a mingo tato sa sustàngo. Dàu h'àl à agii' dejpdnsà

duo a

tilt

si

suh beh,

l'è

vónguo

trubà ónt uo gràndo l'òutro,

ónt he pai uo

miserio.

gràndo

he lu inondo ón hampaho a gardd

e à vólo d' ilmpllse

de

caretio;

de manìeì'O h'a

Aluro s'ahomóddo dub uh de li

l aglànt he malàveh

pil'ark.

li

k'ii

E él dehò Ma nuh

pu'arh.

ejlàj li

s'è

s'hur de

d fam

n'óh duo.

«Kànti uvrie de muh pajre ah de pah tàh he i e mu'aru d§ fam. M'dugaréi e aneréi a la mejzuh de muh pajre e li direi: 'Pajre, aj pehà huntro lu qeH e huntro de iù e mórittu pà pi d'ése mima tuh fiH', per ejhéh tratt'mi hum uh de

Aluro a ponsò

óntr'él:

vòleh e mi ejgi aj

ti

servitùr'.

E

pà de minga

a faj pareli.

Ma

hànt lu pajre l'd

vlt

de

lóti,

a sónt

hum-


Valdese odierno. IV. Saggi letterarj.

pasiun d'

él,

a

li

kur onkuntro, a l'òmbraqa

servitùr: « Yitelu club

and

de, e

ejgi-mim

Ei

a l'ero niort e a

se bii'ten a fa

fumavo

gràndo

de cusle

l'è ersiisità,

mingùma

e pé, e

ùo viro al

itùma alegre: Perhé

e

a l'ero pierdu' e

M'be' k'i fesìh k'io feto lu

feto.

407

Pral.

al kol, a lu higo e a dì a si

beli bagage, butall

pi grò, amàsalù, e

pigici lu vél fiJ'T

pi

li

1.

i

l'àn ertriibà. »

fiJ'I

pi vej

non

s'

camp e aprucavo a mej:un e apre d'agé duvl h'ii cànt e k'io musikko, a demando a un di servitur go'k'l vulto dire h'io nuvelità. E lu servitùr rejpunt: « Tiin frajre a l'è turnà e tun pajre à fajt amasd lu vél dì

grà perhé k'a sandd. Aluro

pajre a t'aj

l'c'i

turnà ve

vettil

sort e lu pria d' intra.

mai desubeì uo

d'alegrìo dub

mi

ve.

amìs.

de niarìo goni a peo 'pajre

e l'à

E

a l'è vóngii', tic

fì->I,

d

huléro, perrhé tu se ita tutto dub ójro onto fa fèto

k'ero perdii

U

m'à mai duà un he ejlaj-tuh tii

pà mi

à

fait

fi^l

cabri

amasd per

e

de butàte on

meu

e sé tutio ejgi e tut qok' é

perhé tun frajre h'ero mort a

l'è

turnà oh

vita,

è ita ertrubà'.

agii' fajt la

kunkéto de

de Gascona à vulgù' anà

I, del

Boccaccio.

óti

la Téro-Sànto,

Ve aribà he uo damo noblo

dit e fajt

d'utrage de tùto

e

li

é vóngii'

I

li

ah

oh móni

sort.

d'ano,

La pàuro

ve'"

om

De

sic

d'él.

di he l'ero tòmp perdu', perhé hél rej a

l'ei'O

li

Keló s'nuro, kànt

pune he

plur ónt

li

l

ó->'l

deziru mo'k ke

oh santo pag

li

me duà

tiiti

li

il a agii'

rej tàh gark.

de ergebbre gustigjo de

d'i:

l'óngi'drjà

fajt

a mi.

Lu

i

veu pd

igi

e se

sónn

lu maltratdveh

e

h'alkuh de votri sugett m'àh

la satisfagiuh

utrage ke, d'apre go k'àuv, tni pó'sie,

rej ke fin aluro

kéli ke fezlh utrage

spere

ma

fajt,

de ìnutrdmi kum' fezé vu a supurtd vótri sugett

tic

vu fàh

tic

s'gunt votre ejsómple, supurtd go

ero ita

à kumóngd à duna satisfagjùh a

tiiti

perzónto al re; e

vf vù perhé mi

gark

e baluàrt,

àuvì k'io dóno parla d' hélo maùiero, s'milo k'a se

pietà

i

duvi ejkéh, a vulgù' almonko piHdse

I vai a palaj

«Majestà,

mumónt; perké pareli dekó

k'àh

fe'zése gustigjo.

tdnt vai-poh, he, beh

manìei'O he hànt halhiih avio rabjo huntro d'Un dutre, a se vónd'havo

lu plazer de

dub

li

s'nuro puìo pia duàse pag d' ejkéh

lu rej e demandali he

de fa gustigio al àutri, fezio ónviajre de riéh, kànt

él.

Mbe ah

pelegrinage al sepillkre de notre S'nur.

he s'ón fumavo de l'óutro, apre k'il è aribà a Cipri, kalk mari

li

è teu:

tuh frajre

deve dunha soupe h' a tòmp da prim rej de ^ipri, kànt Guffré de

Buìuh à

lofi

Sun

él lu vél grà.'

d' razun de fa pló'ntà

Tersione della noTella IX, giornata

c.

an he te servii e per fa un pò k'd minga tuh ben dub

kél a dì: 'Le j à tanti

E pure tu E ójro vettù

'Mun

rejpunt:

li

turnà akistà sun fiH san e salva on buo e a vul pd intra ónt la mejzùn. Sun

he kl'ejki s'arabjo

ile e

a sa kuruo.

a

sio

s'è bi'ità

apre ke

'rveld d'óh

l'à

gran

a catid sóngo

rìuo


Morosi,

408

Motti proTerbiali, sìmilitadini, scherzi

d.

Beiìàl {Beai) a suleìètt

1.

Abrì'l vee

kum

Si la

sole

al

Pasqua

e

al

venga come

al vòle - niaj arìbo club flur e fò'là. Aprile

maggio arriverà con

vuole, che 3.

Natale

fufjètt.

(e viceversa).

fuoco 2.

Pàho a

-

i.

plòu d' Sànt' Ano

-

e foglie.

fiori

mano. Se piove a

là ploic d'

S.

Anna, piove

manna.

A San

4.

Louróng

-

A

plòu 'hkara a tòmp.

Lorenzo

S.

la

pioggia è

ancora opportuna. S' là pilóu a

5.

San G'ervé

karànta gùorn

- là ptlàu

Se piove a

are.

S.

Ger-

vaso, piove quaranta giorni di seguito. 6.

Apre

7.

<S*

l'auro

Dopo

lu har'lett.

-

là fa bel lu

gùorn de

la

vento

il

Candelì^ro

la pioggia.

gran

- atòni

frejt

u grand' ne-

vì^ro.

8.

<S'

9.

Ki à

plou a San tero -

Ki semeo

10.

ve).

Meddr

gùorn

atont karànta

-

à gero. Chi ha

ha

fondi,

ejgàl.

liti.

kùro lu sakh dùà ve (oppure: netjo

ejpe' -

Chi semina

vuota

fitto,

il

suri gràie

dùà

sacco due volte (oppure: pulisco

il

granajo due volte). 11.

A

12.

S' là

la la

Mad'leo

-

la calano s'òngermeo.

si

Maria Maddalena

l'

Asónsiùh

D'abr?l, pàuzo nònko uh fiH

- d'

pùols paso lu baruh. Se piove

mese

filo

- h' Ita

glio far bruciare (per riscaldarsi) al sole nel

maj, qo k' là

nemmeno un

L'è rnejj fa kermà latta e cantie

che stare

- la

avrà più polvere che mucchi di grano.

levarti (del vestiario) 14.

S.

castagna s'ingérmina.

plòu lu gùorn de

all'Ascensione, 13.

giorno di

Il

i

;

di

16.

D'oer la sero lu gark se despero. Verso sera

17.

Ki barato

18.

L'Auro a meo pà dalla

d' la

i

me

ti

d' blìe.

E me-

travicelli della stalla,

gurnà. il

fannullone

si

dispera.

- se ^ràto.

medesima

19.

Ki paso Pò

20.

Ki à pi

21.

La

-

tutto sii

dal

meme

brikk.

Il

vento non tira sempre

vetta.

paso Yrajto.

d' fxH - faj pi d' tramo.

grajso e lu bun tomp -

pòh pà and ònsomp. La

prosperità e l'in-

dolenza non ponno andare insieme.

'

Non

non

piace.

di febbrajo.

La matta

majre

plaj. D'aprile,

a suleH he

tramezzi e

15.

e la

t'

maggio, ciò che

inutile avvertire che ricorrono per

buona parte

in Delfinato.


Valdese odierno. IV. S'aggi 22.

Ki mingo

turno

pah

fréco e suii

letterarj.

mejóùn

ccmt - sa

409

Pral.

1.

n' anré

pd óù

àut.

Chi mangia cacio fresco e pane caldo, la sua casa non andrà mai in alto (non si finirà). 23.

Pel de feo a mai ejtrangulà lup. Pelo di pecora non ha mai strango-

24.

Yal mej

25.

L'è mejì onkiioj l'uu ke

lato lupo (de

omone

minimis non curat praetor).

ardi ke grànt miifi. Meglio un'omicciatolo ardito che un

2^'cit

indolente.

demàn

Meglio T uovo oggi che

la pillo.

la

gallina domani. 26.

La mort

-

bazólo

il è

piHo ki se

i

La morte non ha

volo.

riguardi,

piglia chi vuole. 27.

Lu

pu'órk a munto

pia

dùà ve a

l'alp.

all'alpe (dove è ingrassato per 28.

29.

porco non monta due volte

Il

macello).

il

Kàn li hulunip sun plen - la giréjsà là sun amara. Lu mal ven a galopp e se 'rtuorno óuh là socà. Il male

viene a ga-

loppo e se ne va cogli zòccoli. 30.

Ki

kugo dub

se si

31. Kàii

là vesà - se levo

duh

la può'là.

Chi

si

corica coi cani

leva colle pulci.

32.

On' uss

33.

Pi là vaj

34.

Ki

à sun

-

mena

tabii'ss.

pi là

e

a'ze titco

Più

flajro.

dono meo

e

Ogni uscio ha

-

Pi

36.

AlV kum'

preso

la (ei)

al

moglie, non è mai

35.

l'd

ddngen.

cai ìnd'nkeh - là rata

li

e'

il

suo colpo (battente).

va e più

maj pi sonqo

la puzza.

peo. Chi tocca asino e

più senza tribolazioni.

pi Ve véso. Più ha da fare, e più è pigra

-

(di

femina

fannullona).

girare

come un

pigliare 37.

uo muro, nero come una mora.

il

matto. — Pila

ariete

serpente con

le

mani

G'anavél n'avio ma' h'uh prd li

lu

feo -

G'anavél

le locuste glielo

e

- là

hum uù are' matt, là man d'I'àutri,

Vira

la serp

du

altrui.

lòngùtà

li

l'dh

mala

-

l'auro arJbo,

sòngo peo. Gianavello aveva solo un prato,

hanno divorato; arriva

il

vento e glielo sega, Gia-

navello non ha più da lavorare. 38. MargaritOy di cougie'

Qihk a prd rosse,

-

-

gajre de kaliiìajre avé-vù?

QÌhk d la géro a fa'

l

quanti amorosi avete? Cinque

cinque alla guerra a fare

il

soldato.

-

QÌhk d la vino,

soudd. Margherita, dalle scarpe alla vigna,

cinque

al

prato,


410

Morosi,

.

Bassa Yal-San-Martino.

2.

Parabola del seminatore.

Un semnòu

a

d'ia s'mongo

a

per and a semnd: 'mbe

surti

l'è'

lun d'ia vio e

cójto lu

l'è'

mala. U>y antro a Ve' cójto ónt d' téro e il

suWl

he

vite nejsilo

e'

d parejsii'

E

il e' seca.

téro e il

pgrké he

l'anàvo

la téro

e e' itd àut, il e'

ah

e

e l'àn tuto

pd §ajre

t'ren klapejru, dunt le j avlo

hruid

E

ejtufd la s^móngo.

pd

oh hàuzo

e

ihy antro a Ve' cójto ónt là rùngà

suh krejsù'à

uh

semnavo, wjo partio

h'

sun vonyu'

u'sél

l

e sii lai

bien

Ma

int.

pd

k'il avio

hànt

d' réig

ejpinà e la; ejplùà

un' dutro Ve' cójto ónt uéo buijo

a róndù' uh yràh gónt, uh sejsànto,

Vd

d'àu-

lu pi

guve

Qel h'

ilh trónto.

rélà p'r àuvi, k'duve,

Pramollo.

3.

Parabola del Figlluol Prodigo.

Una ve de ketì

uh

là l era

pajre.

Ké pajre

a l'd dit a suh pajre: «

fil

beh, k' vóju ano, gira lu munt.

Pohi gùorn apre, lu

and

s'n'é

uh paji

int

Ma

gran

mi

aj

fil;

me

Ebbéh: mi

d dund la part

maljd

kum

tratdme

a

vira ai de e

manda §ardd

E

alura a

ppàh

pu'erh.

li

E

Ma

pónsd'ntr' él: « Tanti ser-

l'd

fih k' vòleh

muh pajre

e

mi

e

de

E parel a

li

e

kurU' skuntra e a

« Biitdli la hota pi bela e

grd

e

mingómma

e

li

a kerpà

sój gì

dirli:

lu pil p'cit di votri servitùr.

lu vél pi

E

muùéa. L'è rivd h'ón

tuta sa

pd pi den

amasà

v'ria.

beh v'htnti" mingd d'I'agldnd he maljdveh

d'g'iddu d'ano, a

si servitùr:

h'ii

mufiéa e d lejsd lu paji.

lu giel e kuntra vus; sój

pekd huntra

l'd dit

l'd

pajre k'àh de

appena h'a l'd vìt de d'ión, a e a

li

caretta e él d sùbit agii' d' pati d'ia fam.

niih n'óh dunaoa.

muh

vitùr h'al d d' fam.

part he pò v'rlme de votri

oub uh s'nur' d' kél paji, k'Vd

s'è agiistd

pic'erh.

lu pajre

dunt a

bel ejhi a l'avia fam, e a Vavria li

E

Uh gùorn

fìl.

la

tut vóndìl' e s'è fajt

lóri,

kél paji l'è vóngil' 'na

a

d

fil

avìa duj

Damme

Muh

«

pajre,

numd vótr' fajt. Lu pajre,

d' ess' l'd

l'd

'mbrasd e bigd

causi" ai

f'zómma

ribotta,

pé e una perké lu

fX k'era mort a l'è turnd viu, lu fil k'era perdil' a l'è 'rtruvd. » Lu fil pi vej 'mbé k' v'ria d'i camp, hànt a l'è pd pi itd gajre lón d' la mejzuh, a l'd uvì

canta e sund e fa

l'era k'td féta.

E

ribotta.

lu servitùr

li

d

E

dit:

a l'd d'mdndd a

a la mejzuh e perhe d'ejkéh vòtre pajre d urdind d' fa pi vej a vulia

dejdit e

intra.

Lu

servitùr koza

pajre è surti e

l'd

féta.

turnd

l'è

Alura

prid d'intrd.

Ma

lu fil

él li

d

ann ke vu servu e vuz aj sampre krivf e vuz aj vu m'avé gamaj dund ma'k k'uh cabri per fa ribotta oub mi

rejpundii': L'è

maj

pd pi

uh

« Yòtre frajre pi guve a

gd

tanti


.

.

Valdese odierno. IV. Saggi

411

letterarj. 2-4. B. V.-S.-Mart., ecc.

amis; e ójra ekkul'i he ìnuii frajre pi yuve tuorna a mejiuh apre d'ave

kunsiimà à pà d'

sua ben

tut

me

raSi'ì'i,

mi

Icara ejgi oiib

e

duùe ordre d'fa

tic

meu

e tut qo k' é

tuh frajre a l'era mùart e a

d'ho

è

Lu

fctà».

car fd, d' lamontàte, perhé

til

Ma

teu.

pajre

TU

«

dit:

ah-

ita e ite

ójra vonta fa féta, pgrhé

a l'era p§rdu' e a

l'è 'rsusità,

a

li

sampre

t'

l'è ìtà

'rtruod».^

Angrogna.

4.

Versione di frammenti della Nobla Leyczon..

a.

frajre, shuté

una nobla

leqjuh.

Nu

déoeh suoni veld

6n urasjun,

e istd

dappé de sa fh. Nu devrhì ése mutobeh hurià de fa d'buna uvra,... La lej a ben mila e gont ann Jcuìnpi ònteràmònt k'é istd sTcrìta l'ura If nu suh ar d'rie tomp: nu déc§)i kunvujtà

perhé he nu véh h'ejhè munt

poh,

nu

Jc^

kumpJ:

tùra di: l'evangeli

Ma

u kulnta

e niii

d'i,

'munt tonrèh poj duj kamih: [20]

Ma

lu pajre e

an

ém§h

.

nu

ma

faj d' beh,

lu

sii

au

pum

l'à

minga

lu

s'móng

e s'è akistà

Ma

vongù' apre... biità (la

.

nu

l'à

la li

k'i

la lezésu,

tticc

l àuti

.

.

pgrké

i

.

.

.

Ma

ejkel

pgr

ejkeli

l

àidi

ke

sìih

La h'à

lu

A

gardésu

istà

Tant'era krejsuf lu

permie

e

vej k' eigon é istà

.

la

k'i

poh

legge e 'mutobeh d'ejkgli kg l'àn cuntravóngua ...e

pà pru ar paradì

.

buh pgr suh patimónt... Diu l'à

gardésu lu mariage, ejké noble akordi,

frajre e vugésu beh a

.

ongermm a

legge dg natura) ónt ar kor d'ejkél k'al à fa

i

.

Perk'é-la ke la

m,ort jjer él e

.

e

kroj ar

dar bèi kumon-

fih

k'era d' fondu' e a l'à

Krist a l'à rejmù'

kór dg tucc X om, pgrké

m,und

li

ont la Santa mejhih,

pghà

libertà d'

giira...,

d'mà

faj

pué fa lu beh e lu m,d ... U puè beh gardà, ke nui ah lejsà lu beh e fd lu mal [40] duna

e

.

d/la kativa gont... [30]

perké k'Adam a

d'ia gont?

d' kativa

perké k'a

gràh

d'kó an eikél ke

qo kg la l à ónt éjsta Iggjuh a intraré

a ejké ina

qaX,

buh anaréh òn gloria

ku-

om dar

tuta

'ma la 'ngreva pòj d' tenìse l

krejre, k§ tucc l

Santa Trinità e lu v'Hh pgrké ke Diu u à kumàndà, pa d'ré

la

ejkél hg

kg fare

li

Oìn k§ viv pio

niih

u déc§h

li seti

p'riku kp la Skri-

persuna kf a vó fd beh, dev kumóngd dar num de Diu d'màndd a l'agutt suh fi kar e giuria D'I'istessa manlro kp

turmont...

nu'z

l'è lu

Fard d§kù: l§

e sànt

la Scriti'ira

guorn nu véh

li

Ajgoh

krejs e lu beh kala. [10]

nuisse sa fh...

Tu

à là sTculélà (agli sgoccioli).

sìih

ma

Ih

è

k'

li

d

mal

l'à skrlta ónt al

e m,ustrésu la dri-

agésu paig àu-d-i

ah beh §ardà

la

ah trop vur^u' beh ar

ma

e

deminùi lu beh.

^ Cfr. in Papanti, / parlari italiani ecc., p. 500, la versione della solita novella nel dialetto stesso di Pramollo. Pecca di inesattezze grafiche. Ma

ormai ognuno

le

può correggere da

so.


412

Morosi,

pd

h'oh iut lu ìnund n'd

agii'

maj h'ócc

somple on ejkcsta sontónga: [50] ionqo; he Gesù! Krist d dice, e ejkélihe la faréii pd

Il ah j)à

munt

niésu ónhd lu

tii

d kundand ar l'è istd

abitd l'Egitt

luhg tomp: la

dice de fa 'na Uir

.

.

.

.

.

.

li

avìa face...

pòu hg

aviu

il

p§r argunes§'

la; àjgà

ejki...

ma ah

ginh vlìà h§ fejziu

[60]

l'd

dgstrii'it

Alura de-

istd

la legge,

Diu

p^ri,

pervers e deslibrd

li

li

Lot e ejkeli de sa hd he l'ànge d fd sali... Il (li Abrgu) Ah ar m.eg de grama goni: ejlaj i suh istd aprim,d e custrecc per

ah hrid ar S'nur

il

e él

d màndd Moisé... I suh passd

li

a

^igr lu bel succ... (Din)

d dund la legge: a la

li

d' pejra

suh arhurdd dar beh h§ Diti

ar sòurfe: a

fiiih e

mar rUsa kumd

aeri e

sf

dn

e il

de natUra

la vó dì la legge

buh:

Poh

.

fagu pcni-

uh lahgage per tuta là gòni..., Li lahgage suii lu munt... Apre il ah p§kà desbordu abandundnt

la lej era d'ré

li

.

un grdnd'eje

on San Liik, he periréh tUcc

eskrit

l'è

a go h'avia dice suh S'nur, tna

crgjil'

shdmpd per

.

Nu poh perne

sarvd.

k^ mi s§ gardu dar mal

E

[70]

li

d armetiia per Mo'isé on dua tdulà

lej

prometta vita ai buh e amasava

mila e d' maj, s'gund he

la legge,

d'i

p fi-

d nicri hardnt'an ar de-

i

hroj

li

.

suh mori d'ia spd, dar

Trónta

.

.

fiiih e

daj

serpónt... Eihéli h'àh beh fd go h§ pjaj ar

téra p)rumetiia.

— La

David

Salumuh

e lu rej

S'nur arditu (ereditano) pòj la mutoben d' nobla gònt oh ejhéla manìra kumd

lej istd .

.

Ma

hànt i pghdvu e fejiih lu ma, il eru pré Per ejhéh nu trovu ón' éista legjuh, he lu

.

da laz autà nagjuii.,. [80] rej d' Babilonia

à

li

btitd ònt sa

arpontónt: duhhra a

prejzuh. Il ah hrid ar S'hur au-d-ar hor

d fd turno, a G'erilsaleìn: na

Ma

f/ardésu sa legge... li

li

la l'ej istd

farisìu e l auti skrittiral...

i

Kant

nobla damisela dg fam.ila di rej... [90]

a

mutobeh

Ala d'ìnàndd

d' ìnirahu...

kàmbjd

l'd vurcjii

la

legge h'al avìa

lu

he Krist è

l§:ù',

mori pgr netiava

divizia vertu,

goni:

t'munt

li

li

mah...,

dice h'al avìa sé, e

a la kruj salì d'

...

Uh

i

li

li

E

G'udeu suh

e là

anà'n...

cagava

corh,

à

(G'iida)

istd eike'li

dizont-li

s'è fajt

li

una

al d dice a

e

a

tuta sors

uh

pìlple de

.

.

.

Lu

i

i

li

là tndh d'ia

ah hjuvd

for-

l'àh blasfemd: al d

korp è restd ejki pòndii

d diivert là kostà; alura là

li

li

avìn vi e

rej Erode,

mutubeh d'ómpròbi

vóngu

l

dar

suh S'hur ònt

biitd

li

truvd, hànt nuS

damoni fezont

he l'àh hrugifìd:

l'àh abeurd d'fcl e d'ejci

di havalé è

Alura

e

nu poh

farisìu hg lu persegiitavu eiki

sàhh e d'ajga mesca ònsèm... [110]

l'àh gardd...

l'ànge a

è istd nejsù', la

perse§ùtd d're' pgr fa beh: al arsùsitava

istd

L'era

e l auti d'ia prejvaja...

grama

màndd S'hur

a dunava la vista aj borhu he maj

Igbrù e fejiia aui

li

d'mirahu... [lOOj

istd

duie apostu he suh beh numd;

dund

apostu h'i batiésu la goni... Ejhì (oh la Seritìlra)

aurèh

poh d'ubidiònt he

fejsih parejse d§ gardd la legge, pgrhé la

gònt vejgésu, p§r ése maj unurd... Duhhra Diu d

s'è fa

istd

gónt pjena d'si gran fàusitd: l'è

Li buh l'ah sustrd

nou cunvertì:

i

suh

istd

e

li

li

è

hroj

nuniind


Valdese odierno. IV. Saggi Krestian... Li

pers§giitavu

G'ud§u

7'ajhm

e

maj ke

l auti ejkéli

Saraiin

li

din k'a

Ke

perscgikavu

li

Kuma

tàn d'pou...

pgrsegìitu tànt... Tànt suh

la tujzuiì i

e

pa

fejSiu

li

he devK

Ma

fort...

ejkéli Tee

perhé

buh k'éme

k'il

li

qerku djra d'ave

d'ejhéli hf

ému

e teme G.

l'arti

là féà d'ré

e

per

K..., [120]

Yaldés e k'al esmgrìtta d'ése pimi... k'ejkèl

l'è

413

faus ìcrestian òmhuì'nà da

li

ése pastiir...

se la n'd kerkiih d'

Angrogna.

letterarj. 4.

vó modi e

/tf

dire buiiaì'darià e gilrd e p''estd a usura e arnasd e adultera e vongase d'ejkéli k§

Ma

li

fan de ma,

din k'al è otn prìldónt e leal de rgputagjun.

i

a la fin k'a s§ garde d'pd Sse onganà. Kant In ina

tarda s'gunt

Lu

[130]

mut

pd

e al

Ma

Evangeli, ke di : « Kunfése-té san e viv e atout,

prejre

d'mànda

li

d vite despacà.

Lu

pòns'ie e

ponsa

au-d-ar prejre per pugé ése lu prejre

duigont, [140]

Ma mi da

ahbà, sul

'nkàlu a

li

pd

s§j

fai

perké k'a

di,

ónsém

il

l'd trop

la fin ».

ma

sei

mejnd

sei tori d'él.

la se trova ése

ke tucc

ve,

kardinal, tucc

li

tànt de pojsànga

p§kd murtàl... Oh pohi mut a

E

faj

e

pat

u magara

per gòni sordi u onkd pgr món...

k'itti

ah pd

trej

ront

kànt a Vau ejgon al d

S'al d gòni liura del duti

asolt. li

;

koza restaré-la a

mejnd d'armondà

Silvestre fin a kest ejgi e tilcc

tilcc ejkesti

tori

s§i

òntr'él, s'a ront tutt,

kumànda a

dirén là goni? e

istd

2)rejre

a

pd

panuh pekd; a respunt dui u di, ben k'a pò pd ése asoli, s'a

s'al d

ejkén del duti e armonda

tut

gran

l'

hustrén tànt

lii

h'apena a pò parla, a d'mànda lu prejre e se vó kunfesà.

pape he sun

li

veshu e tucc

l

da pugé p§rdunà uh

kuintd oh kesta

l'è

li

legjuh dg la trej

dund ar m,unt. La prima legge mustra a ki d senn e rajzun a kunuise Biu e unurd suh Kreatur. [150] Ejkel h'd d'6nt§ligongo legge ke Diu d

s'è pd furmd sulett e l duti pa deko: d'ejgi ejkel pò kunuise he l'è uh S'nur Diu h'd furmd lu ìiiunt. ke Diu d dund a Moisé nu m,ustra a t'ni Diu e a s§r-

a pò ponsd ontr'él k'a h'd senn e rajsuh

La

s'gunda legge

Ma

vìlu fortàmónt...

se

nò suive G. K.

vónré fin

l'antikrist

.

. .

e

ar tóm,p perzónt, nuz ónséna nu déveh ave pd pi d'dutd legge

la terga legge k'é óra,

a em,d Diu d/buh kor... D'ora oh

laj

fa suh buh pjasi... [160]

Mutubeh d'miraku

ar gurn dar gugàm,ónt.

Lu

e

giel e

e ése

la

téra

kermaréh

ìnureréh, pój tucc arsilsitu oh vita permanónt. Tilcc [1000]

beh àntimst hànt

d'gràn demustragjuh saréh da óra

alura saré face lu d'rìe gugàmónt...

é

l edifìgi

tucc

li

vivant

saréh óngald;

(Diu) ai hroj

a

dire:

Ané-vus-néh lón de mi! ané ar fuik ónfernàl k'auré maj pi fin.»... Diu nus Qarde d'ejkéh per suh buh pja'zi [170] e a nus dune d'auì go k'a

<C

dire ai seu

anah

k'istà gctjre dizónt: «

Vnévunéh

àii

mi, beni

d'muh

lìojre

a pusedd lu rojome apareld per vù dar hmnóngal dar munt, ónt ar kàl

US àure

d'iigjà, ricesà, unù.»... [174].


Morosi,

414 b.

Parabola del Figlìuol Prodigo.

La fera ima vira uh om. Ejkl'om a l'avia fil a l'à dice im gurn a sun pajre: « Bunème perhé voj andm'ne a gira

Ehku

ejhi

and

pre' e s'n'è

Lu

lu munt.

poh gurn apre

Tcg

lu

uh pai Kant a

'n viage e l'è riva a

uno grafi carestia

2'>aji

Alura a

àu

s'è giistd

pànsà e

mi

malavu

mun

pà he minga

pajre, aj

camà

vost

pare.

Ma

sjuh, a

l'à

sa

oniduh.

k'al

lo

av'ia

m'nd na

l'à

vita

vongùa

manda

ma

dunava pa. Alura

nilh n'àh

d' fàm.

kam-

'n

òm-

e al'aurio vurgù'

àn-d'-muh pajre ah

moni

e

ptc-^i

tut fini, l'è

afjil'

ci bèi ejlaj avia funi,

Aneréj dunt

d'

pah

muh

al à

h'àh voù

fin

pajre e

al S'hur e huntro d' tu e niòrittu

li

pà pi

direi:

d'ése

fi e 2^erke-d-l5 tratème kom,' uh d' vasti servitù. » E él a l'à face kànt lu pajre à vist d'ion v'nì suh fil, a l'è sta pré d'humpa-

Ij

è 'nà

a la skuntra, a

ejkist

artruvà. »

E

muh i

festa.

ha; e hànt a

la

e

b'voma

e

al era

l'è arsusitd,

a fa una grànda

biltà

hampana a

caus'ie aj

li

mingoma

e

a l'era mort e a

fil

suh

sg

vej a v'nia d'in

'mbragà, a l'à bejzà e a l'd dice ai

l'a

lu piì bel visti e bùtéli

sii

anè perne lu vél pi grd, maschi,

perké

dunt a

loù,

he m'oeh,

kasi sùbit truvà ónt la gràh ìnizerjo.

s'è

Tcurìh;

li

pfkà kuntro

sfrvitù: « biltèìi e

Ma

àntr'él: «gajre d'servitùr igi aj

duna

à

li

kfsH

r/uvi d'

d'bp.ii

d'iìh d'èjkli s'nuri d'ejlaj, e kél l'à

2}ana a gai'dà sei hurih. plse d' gjànd hg

a

e

pajre a

pi

purQJuh

pi guve a l'd arkilji tut

fil

d'zuìiurd e l'à kunsiimà tut suh beh. 'nt kéj

Lu

dììj fd.

la

uh

anél aj de

e stom

alegre,

p§rdu

e

Oh he muìnont

l'à udii' cantei e

a

s'è

lu fil pi

sund, a

l'à

d'mdndà a uh s^rvitur koza vulia dir tut Ioli. Lu «tun frajre a l'è turnà e tuh pajre à fa aniasd lu vél lu j^i grà p^rlcé k'al à artruvà suh fil san e d'espost. » Ekhu lu frajre pi vej Ti'à munta oh huservitùr a respunt:

lèra, e al

à pà vurguf

intrd,

Lu

pajre a

l'è surti e

a

l'à

pria d'intrd.

Ma

an he vu servu e vuz aj maj d'subei una vira e vu m'avè mai regala uh cabri per fa ima rìbota diid-

ejhél à dice: « l'è tànt

vui

aj

maj mdnkd

-mej amis.

E óra

e

k'al è arturnd l'àut de tej

-dr-marià cumpanid, ehkuli, tu fa

spunt: «m,uh sé

sampre

là vonta

tu d

fil,

fd

nuna rajzun

festa,

ke

l'd

mala

él lu vél grà.

lu face seii du-

»

Lu

pajre re-

d' lamóntàte e v'nì 'n kuléro,

du-d-mi e ohkd tu se

sta igi

fil

amasà per

àu-dr-m,{; e tut lo h'é

perké tuh frajre al era mort

e a

l'è

mgu

perké tu

è teu: ora

turnà viv; tuh

frajre a l'ero pgrdìi' e d l'àh artruvà. » e.

Parabola del Seminatore.

[Nel dialetto

Un s§mnóu a

l'era sali

per

di

s^nind.

dal

Vangie.~\

E ontram,6ntje

tumbà ar luhg d'ia via

cjuh d'ia s§mi)ng

2 è

iuta mala. L'auta

purgjuh

il è

k'a s§mnava, uha pur-

e l ìijsél

suh vòn§ù'

tumbd ar meg d'ia pejra dunt

e l'àn

la X avia pà.


Valdese odierno. IV. Saggi gajre d'téra e a J è

Ma

kànt lu sulel

d fd sun

CO ke e

ha

vu

malin a veh

L'è ejkèl k'à arQevù'

l'argev

sii

u>j

arriva oh Tcauza d'ia Parola,

i

om au

e

Ma

a l'à

kàìit

s§ shandalVza

om

d'ià spina l'è ejkèl

sedugjuh de là ricésà stenu

Ma

la

buna

kapi

la

e

gónt, u)j dute sesànta e

E

siibit.

e la

frìijt.

camp

k'al d

parola e k'a

gi d' réjg ónt

meg

Parola e ke

la

L'è jf r

èl.

lu cagrih e la persekugjun

munt

sónga

Parola de Din

au

k'al

gevu' la s'móng ar 2)ónsie d'ejkè

àuto

sfmnd. ónt ar kór.

E-n-ejkél

via.

om

uh

e

dunkra skutó

duti

e porta via qo k'era

d'ia pejra, l'è ejkel

per uh tómp;

Vué

krejsii'

bu>ja téra e

dute sesànta,

{in

gì d' reiq,

bòsu sun

li

tumbà ónt uùa

il è

s'móng ar lung d'ia

la

meg

k'il avia

bosu e

d'i.

ui, k'il du.

d'I'dmprenura àu-d'-goj.

l'è d' re'

perké

dar sfmnóu. Kànt

di la 'parabola'

arqgmi' la s'móng ar

e

n'd purtd gòni,

k'àn d'durela per

l'óniont pd, lu

ejkih ke

purqjun

l'auta

iih gràii

friljt:

ironia. K'ejhéli

h^rmd

tumbà ar mcQ

il è

E

e l'àh stonca (estinta). il

najsùa, lìrrhé k'il intrava ])à aùànt ónt la téra.

sùb'it

s'è leva, il é istd

L'auta intrqjuh

il è seca.

415

Angrogna.

letterarj. 4.

k'al

i

li

lu t'reh k'al à ar-

au la

la

Parola,

Parola e

om

téra k'à argevii' la semóng, l'è ejkel

ma

li

il aresta

k'au

la

porta d' frìijt, d' manira k'iih gran n'ón rónt

Ice

un

dute trónta.

[Continua.]

AVVERTENZE DEL DIRETTORE

CONCERNENTI

1.

di

Era

stabilito

DELL."

ARCHIVIO,

PRESENTE LAA'ORO DEL PROF.

IL

INIOROSI.

che qui seguisse (ma più non seguirà) un'altra scrittura

soggetto valdese, che

W.

Foerster aveva promesso

dovuto essere una elaborazione rifusa e accresciuta

all'Archivio e avrebbe

di

un Articolo

in lingua

tedesca, pubblicato dallo stesso Autore nelle Góttingische gelehrte anzeigen (1-10 ott. 1888, pp. 753-803). del Foerster

Il

Salvioni conobbe quest'Articolo tedesco

mentre approntava per

la

stampa

le pag.

291-308 del pre-

sente volume; e lo citava espressamente a p. 303 (Un. 6) e p. 307 (Un. 21).

Ma, per suggerimento mio,

egli fini per

rimandare

cazioni più precise, alla redazione italiana che

il

senza indi-

lettore,

dell'Articolo foersteriano

avrebbe dovuto qui leggersi, siccome a quella che avrebbe rappresentato le

ultime cure e conclusioni dell'Autore e doveva uscire in questo mede-

simo volume, destinato a comparire, non già a volta.

Anche

prima che fosso

volume

(pp.

il

fascicoli,

ma

tutto in

una

Morosi ebbe cognizione del detto Articolo tedesco,

tirata la

sua 'Introduzione', compresa in questo

309-329), e si disponeva a dichiararlo.

Ma

egli

non

stesso vi

ha


416

]\Iorosi,

punto potuto profittare

Valdese odierno: Avvertenze di

esso Articolo.

data del 15 giugno 1888, e io ne ritirava

Quella 'Introduzione' porta la le

correzioni dalla stamperia

20 di settembre dell'anno stesso. Le coincidenze tra e quelli del

per

il

finali.

risultati del

i

il

Foerster

Morosi rendevano a ogni modo opportuna quest'avvertenza

cuique suum, sebbene

la

piena originalità

conclusioni del

delle

Foerster già fosse guarentita dalla data in cui usciva

il

suo Articolo nello

Góttingiscìie anzeigen. 2.

Una

malattia fierissima, e ancora persistente, avendo per grande sven-

tura dei nostri studj colpito

vembre,

la

prof.

il

Morosi

sul principio dello scorso no-

pubblicazione del presente volume n'ebbe nuovo ritardo. Le

pag. 401 a 415 sono state corrette da altri,

come

s'è potuto meglio, sul

ms. del Morosi. L'Autore aveva già rinunziato egli stesso allo stento di

stampare con Va

la

voce d«, hanno, e qualche altra omofona,

aveva introdotto nelle pag. 399-400. Dovevano poi seguire di Villdr-Pellice, di

ma un

è giocoforza

Torre-Pellice, di Prarostino e di

riservarli

ad altro tempo.

altro Articolo dello stesso

Anche

i

modo

ch'egli

Saggi letterarj

Guardia Piemontese; la

pubblicazione di

Morosi, che doveva esso pure

far parte del

presente volume {Il dialetto franco-provenzale di Faeio e Cella nell'Italia meridionale)^

si

rimanda a più

tardi.

G. Milano, 31 dicembre 1889.

L A.


L'ODIERNO LINGUAGGIO DEI VALDESI DEL PIEMONTE. DI

MOROSI.

Q,

[Continuazione e fine;

Parabola del

A li

v§nut.

dit:

part dì ben he

la

hoze, s'n'é partì p'r iih pais ìnar'ia

figliaol prodigo.

Un om avia diij fil e lu pìi guve a dì ar pajre: '^Pajre, me veh''. E lu pajre a l'à partì a lur li beh kg Karh guru apre lu fìl pu guve, apre ha l'à agu' raniasà tute sa

àhkà

l'à

Kant a Va poj

vita.

gran fantina

a

lòri e li

l'à sgejrà sa sustànqe

agii' tut sgejrà,

pajre e

rittu

d'ése

dgmdndà tuh

a n'à kumpasjuh fil

dén

pù mgnà

e

trubà

l'è istà

l'à

fiP.

'itti

u'i li

dì ahó,

vòj l§và e

la reshuntra e

e

hrih.

E

ìnaj.

hàmp;

e

fil

E

i

li

Ma nùh

ne

m§ ne

vój

k'mà

suh

e lu bai, e

hél

li

rgspunt:

servitù^.

— A sg leva

tìi;

e siu

era mori e a

l'è

turnà 'n

a fa grdh

fgstih.

intra.

dì a suh pajre

noh iurnava, hum a l'era dapé dg a camà uh d'ii sgrvitù e li dgmàhda

igi,

l'è

go

fil

la

él

a

e lu pria d'intrd.

tanti

an hg

ejqi

e

arzui-

masà

sg bìità 'n

Ma

tg servii e aj

vel

mejzuh,

go hg vulia

frajre è vóhgu' e tuh pajre à

Ma

i

a l'era pgrduf e

Alura suh

sg

Alura suh jmjre a sdì

— 'Bejha

vita,

pà maj

— Purtà

sgi servitur

uh anél a lu de e de cdusìe ónt masàlu e minguma e stuma alggre e

— Tt«"i

and a

sàuta ar hol e lu bejza; e

— Ma lu pajre dì a

sg bùtgh

a

E

dardnt dg tu e me-

lu giél e dardnt de

cinu óngrajsà pgrhg' a l'à 'rtrubà sah e salou\ e voi

li

bùia,

hrih.

li

a l'era àhkà lóh, suh pajre lu ve e

pehà huntra

fora lu vél ón§rajsà e

a l'era a

hum

a s§ vaj

bel vgsti e vgstiélii e biitàli

sùnge, perkg' ejgi-muh

a

fil;

kur a

li

Pajre, aj

^

demanda tuh

d'cse

lu

di

li

Mg

p§hà kuntra lu giel pilemé hum'uh di tgj

a vaj a suh pajre e

e

E

Gajre d'sp'vitur d/muh pajre

^

direi: 'Pajre, aj

li

oh vivant d§

veh ónt a he pais una,

hàmp a pastura

sòj

à di:

si e

ke vólfh e mi mòru d'fma.

fin

muh

aduhha,

li

d'òmpìse lu horp d'ie gànt hg malàvfh

l'avia d'zìr

n'óh dunavo. Alura à pànsà òntre

ah d'pàh

a hutnàngà a truoàse ónt lu bgsuh.

e hél

patruh ub Uh d'iu pais, he lu manda ónt

lu

XI, pp. 309-415.]

voi.

il

Yilla'r-Pellice.

5.

dttnemé

v,

él

lu

hulèra

rgspunt e

gemaj mànhà


df

ni'th

kumànt

tei

oub mgj amis.

Ma

e

pUra gamaj

hdnt igi-ttm

marie dòne, è vòngu, tu

(li

'^Muì'i fil,

sàmpe oub mi

sic

til

tava fa festa e istd alegre, 'n vita,

tu

a l'era perdu

m'à duna un

minga

k'à

fil

per

cabri

tiicc sej

e

mi

go k'aj

tìit

perhf e'ìgi-tun frajre a l'è mai istd trubd^.

dekò

è

E

de

a

él

li

dura van-

tò;

e a l'è

tnrnà

a

e

Torre-Pellice.

6.

Tersione dì frammenti della

Nabla Leyczon.

àntàndé una nobla legjun. Suànt ne devio vijd e

frrl,

mort

l'era

alegre

istd

kumpama

beh 'n

d face amasd In vél òngrajsà\

li

29

letterarj. 5-6. Villar-Pell., Torre-Peli.

Valdese odierno. IV. Saggi

oh priéra,

istd

perh§' ne vch kest miind ése dapé dar havjuh. Mutubih kuriùs ne d§vriu

d'bune óvre fa, p§rke' n§ véh

''se

ami

e hatt-gànt

mund

Tcest

f'ni dnter'mdnt,

làmp: poh ne dgvriu d'iird, pgrke' n§ v'ni a kuìnpimont, oul)' màntagjuh

seri

C.Ò-qì

sua

il'hò,

k§ nuh

he

p'rij

li

perkg' n§ suh

la

gartéh s'ia mort ne pijeré

p>o

pd savé sua

e

salva

resta...

ave'' la

df funga; n

pd

Skritura di e nuj-ejti

Ma

li

hì-P

hu'i

h§ krejré pd a he partagli

Icel

kumangdmànt, dupoì k'Adam

è istd

furmà

a purè truvd s'él avrà antònd'mànt, hf jjok suh

E

p§rh§' è kest m,d ónt l'umana gdnt? Per l'd

so hreatur

:

da

gi

gf^

minga dar pum kuntra

a òngerm'ni lu gràh d'ia grama s'uiàng... [30]

Diu

li

,

la

dar kumàng'mdnt, p§rk§' a

fin

e aj ejti

hreju' a

li

vén

[10]

Per gò ne déou d'pi teme,

fin.

Ma

gràin àn turmànt.

li

ar tàmp p§rzànt:

/l'Adam d i^ghà

d'minùqiuh d'bih,

e

ar darié

di ne

l'om dar m,und p§r doj kamih tànrén: [20]

tiij

h'a bìlke la Skritilra dar-fih

li

siin

li

u ahkoj u dumàn. Ma hdnt uhiduh arg§vrè p'r ante*" pagamànt kil

e kit Tc'avréh fajt bih.

cndréù àn gloria

titj

Bih fùh mila

Skritura di: L'Evangeli lu rakunta e sen-Pol

pd

n§ lu deou, kg

fin

sufi

d'mà

h§ viv

ma

k'n§

a la resta:

om

w'n§ré Gesù' ar di dar G'udigi,

h'avréh fajt

d'ia fin aprucd.

k'é istd skrita l'ura

ng polu ve h'ilra

i

suh

Adaiu

fajt

peg

.

.

Angigi ng polu pijd esàmpi d'ia legge d' natura, la kala n'àh kurumpùa,

passa n'àh la misura... Nobla legge era kéla, la kala Diu n'à duùd: ar

kor d'ohi

om

skrita l'd

puzd, h'ia Igsése e vardrse

legge bih

Lu

ah vardd

mutubih sua

dfltige è v'hii' e d destriìjt

hala al à sard

Ma lu

e

hili k'siih

mund...

li

buh... Ant

li

tilt

istd kili

k'àh passa ar

Ma

fajt

mund pd d'm

d'ót

dh p§rl e

Ma le

istd hìli

h'ia

d'iuj... [40]

fa 'n'erha ani In suh istd salvd .

.

skampd Diu j'd fijt prumessa, kg gamaj ant l'ajva inerirà i

temìn h§ l'ajve niésen anku lu

tur pr'artirósse engili... Li langage sua istd gita

Poh sua

Diu d

gràm. lu

ansahése drigiira...

e

avése pag u d-i frél e vulése bih a tuta duta gànt...

kale fe:ìh lu

a l'd dfstn'jl

li

gràm

ma: an fók e

li

e

pgr

mund tilt

lu

e

j'àn

mund

dlt

d'fà 'nn

sbardà. Qink

an sur fu Diu j'd kundanà [50] l'è istd Lot e hili d'sa kd

buh dfslibrd

:


Morosi,

30 k§ r àni/e n'n

P§r

fiànt...

Ani

tira...

la

mar-rùsa

karànt'ann ar dfiert

j'àh abita ant ar

l'Kffitt

kum per

cui jiasd

prumessa

d'Iran riccsa h'a vaj tira

kaug kiintra

ap§rmu'

e sard

li

E

micela d'raqa d're...

Ma

v'ire

oh pag

mdnt » :

p§r gragia

Yang§té pd,

«;

li

E

'ndésu per lu

k'i e

varisésu

L'era

suiv'x...

li

//dnt d'giezja...

sue

pfr

e

lassa la

huùa

arturnd e era li

E

li

Kristiàh

(j' apostu)

li

numd

e Ig

Kg

suri istd

Ma

s'ia j'é

man

è

.

j'àn ancud...

fort

e é aparesìÀ' ai so

àn

d dgskurù'

e

langage

i

e la

lur

[90]

kum

swj

e

fh ar

a

istd

,

istd

fajt

pur-

istd

l'auta

J'Abreu

.

Lu ma

korp è

A

l'n tird

iih s'è

j'av'ia

dit.

ahkuragd

dì d'I'Asansjuh...

santa Skritura... Sdnga p)H

i

par-

pòple d'nóv kunvfrt'i,

ììh

de kìli kg gerku

Mutu {ira

bih

li

uhaSjuh

mal n'ón fàh kuint... kal mustrùvu la via de Krist ina

ose, li

huh

S'nur

kreìu an Krist...

Kum

kejk dutv.r,

lu

visi

i

dgscasiésu

Krist

ar terg di

suivu tànt, kg Kristjàh dgcu

vate...

sdlvf-

humàn-

apòstu e fajt a lur

sej

dapé d'ia krug...

perke'

e Sarazih... [100]

d^'j' apostu

pa

ni sàmbi ni povre

sulgynànt p§r fa bih

f/ràh goj kdnt j

su>j istd

i

ndhka

gànt,

av'ia

per ma,

gel e lassa

'nsenésu la gànt... [80]

e

Invu la dutrina de Krist... Alura è

Abr§u

màndd

a

ma

vangùnqa arre dar

istànt

Marie

u-d-le

pgrke dr&nt j'aviu f/ràh pft; sapivf

rande

e

ant la krug... Tuj j' apostu suh skapd,

sii

so d'anfern e è arsiisitd

E j ah

E

[70]

G'iida è istd d'zirùs e à fajt lu tradgmànt

li

avi'i

etd...

nass'ré {ih fj

farisiu hlli h'iu pursuiviu e kilt dar re Erode e

arestà angilì pandu'

Alura j àn

mund

k'I'àh krugifid,

istd kìli

ti

istd nassù' lu fln-

a vuju hàmhjd la legge kg d'vent

ma

inalavi...

li

i

istd j'u-

fgrén ma... perk§' s§ t'pgrdune pd, t'avrés

ktli k't§

iiun dev am,asd ni anirid

damoni

Pok sua

pd. Maria,... de

devu pd marprizid ...E (G. K.) d màndd

d'mdnt

Laj

ah brama ar S'nur kun-d-ar

i

hmnànda d'humbàte j'anemis

legge veja

ina la nuvola dì:

«Tem

suh bih numd.

likal

e

ptjeit.

Per gò ne tróvu ant

Alura Diu d màndd l'ànge a 'na nobla da-

di:

li

lu fintétt hersia

La

dund...

s'è slargò, lu 2)dple e

so S'nur.

» ant la kerpja l'àh puid kdnt é

G'esil' ...

duze apostu,

Tànt

.

d fajt turno, ah G'erusalem.

i

beissant k'oardésu la legge...

tétt...

.

.

per luh tàmpt

kór arpàntànt. Alura a

h§ t'numarés

fjurìin

h'iu re d' Babilonia j'd biitd oh sua pgrzun.

Ifgjun [60]

ìiosia

a j'd

j'd duna la legge... Kilt k'àh fajt bih lu pjazì dar

e

>S'nur àii ardita la tara d'ia

suii istd

d'aula fjràìna

vier.

bel siijt... (Din)

pìo'suiviu e

ke pur-

Ma

apre

nost

Sal-

dnkù s'n'on tróvu kejkiih ar tamp pgriànt, li kal suh kuhesii'... kejkvìi buh kg stime e teme G. K., kg vóle pd maledì, ni gùrà,

ni di d'bilzìe ni fa adulteri, ni màsd, ni pijà d'Io dj aut, ni vangdse d'sgi

anemis, [110]

i

dìh k'ic Valdès

e dì d'bùsie e gilrà..., la fin

sg varde k'a

sie

k' apena pòi p)arlà a

i

pd

dìh k'al

e è

deh d'ése pimi... Kg ki voi maledl galantóm, frànk

'ngand. [120]

d'mànda

lu

'

Kant

hi

Ma

om

arnumiiià.

ma

lu turmànta tàn

prére e se voi kunfgsà...

Lu prére

a

lu


Valdese odierno. IV. Saggi

letterarj. 7.

panuh pgkà: doj mut u trej respunt e vite à prére ha pòi pà cse asolt, s'a rànt pà tut là dj'ejti

dfspacà.

(l'inànda s'al à dì lu

li

Ma

srj tori. [130J

hànt a l'od

lidi,

a

diii d'kjél,

ke se rànt antier'mdnt, hoza aresteré a

la (jànt;

kumànda a

e

sej

k'a pose cse asolt...

Ma

dlru, p§rkff' s'tróoa

an

d'puissdnga, [140J

en laj

arparu

s§i finteti e

sei tori: e faj pati

]}à

tujt

Papa h§

li

smj,

koSa

dirèii

u-d-ar prérc

Ma mi

da

istà

pànsa de-

e

'ukah' a

Silvest fin

tm kisti ansém àn pà tati posa perduhd un sulp§kà murtàl... Anta legge pi ave, s'nd sulre G. K. e fa sun bim pjazi...

ti'tj

k'i

dgvu

ìie

k'j

a sgré 'nf/anà ah tala asuluqjun... ve,

kest, e tuj li hardiìial,

d'i'cra

fij

Bin

e arpara

yràn pàns'mànt:

l'à

31

['rarostino.

li

vesku

e

til

i

abhó,

Mtitù bin d'sen e d'grdndà dgiaustraQJuh s'réh da hest tànip fin ar di dar

Alura

giidigi...

s'ré fajt lu darié giidiqi...

«S'parave da

k'é scritt; ai gràtn dire:

avré fin»... (Diu) nu done d'ode (troijpo tardi): [150j

*

lo

ini,

Diu partirò

'

póple

s§lv.

lo

ìnaj

k'a dirà ai so d'rent k'sie vajrc

v'né hiih mi, benedett d§ m§' Pare, a pv-

V'ìié,

séde lu rene prwnettii,' a vù dar kiimànc'mànt dar pjazi, ricése, unur.

so

andà ar fok anfernal ké

mund, ar kal ui avré

'

Prarostino.

7.

Parabola del Seminatore.

Uh S§mn6u

è surti pj'r ond,d

semnd.

s'mong é tumbd arlung d'ia via e

N'auta part d' terra,

tumbd ónt 'na

l'è

i

eie

siibit nejsila,

l

E montre uiej sun

k'a semnavo 'na part d'In v'nitl' e

dunt

loja piéh' d'pere,

N'àuta part

l'àn stufa.

na grana

Ki

E 'n

tumbà armég di espine

è

i

l'àh tuta mala.

anta part è tumbà ónt

uh buh

e

l

era

l

p§rké k§ j'avia poh d'terra akól

hànt lu sulejl s'è leva, a l'à bruzà, e perhe' k'j'avia sehà.

i

la

vajre

(sopra).

d'réiq

i

Ma

s'è subit

espnne suh crejsiie e

tarreh; e

i

l'à

i

purtà d'Iran:

gant, n'àuta sasànta, e n'àuta franta.

à d'urele

per

ni,

k'i'oja.

8.

Guardia Piemontese.

Parabola del flgliuol prodigo Là

l

era ih egg in om. Ihé

n suh pàir":

dn

fil co

'

Si

'

Dunè>n

he la

aggiunga

li

tucàvn.

la

l'aoia

da

pàrt d'bih k'ia mi tuca'

Poh guorni

d'pòj lu

Lu maj

fil.

fil

.

E

guv'n" a ve dir

lu pàjr"

maj guv'n"

li

a duna e lu vej h'a

'Parabola del figliuol prodigo' abbastanza fedelmente

tradotta nel dialetto

BioNDELLi, Saggio

la

jom a

di

Torre dal

si{i dialetti

Pastore

Pietro

gallo-italici, p. 510.

Bert o

pubblicata in


Morosi, Vald. odiorno. IV. Saggi

'A2

oHlhoòn

/ijul

lutt

vjagyar e u l'ariva a

e s'ni vej

E

sitstànQ feh'mt vitta scapisird'.

li

carikia

(Jràì'ì

ve v'nìr oh

i

trucàr on fjràh

A

-miseria.

'n hanipàìia a pàjs'r

li

Aduhh

ni diinuva.

d'pàh abundunt vdu aount

nm

E

mi

cgi è

pàjr" e

niòrlw pà cu

lavuratur'

e

piins*^

ho jel a s've kumHn<^"

tal

li

elaj

pierk

i

a

sóffi'"

iìiej

en'lt a ve far.

e

a

bel visti,

mej

nitél

mi

kj

mi

ìnin/fàr e

kmn inuh

ikil

Ntànt lu

fìl ìnej

e

d'téu

a lu ve vejre d'ion, a

curn

li

ah

huntr" d'tv,

riél e

pergoh tratt'mé

e

pàjr",

a il

M' surnm"

ni mieru.

pòhà' kimti" da

ini è

fìl téìc

Lu

'

l'n

Vistélù ab'

cusìer e pé, e ina vira a de e ané a pilàr lu

li

mingéh

a l'era perdiì' e

l'è 'rsus'tà,

festa.

kjaveli

grà', massèlli, e

l'd d' Si-

Ma panuh

mingav'n".

kiinipasjuh d'él, a lu 'mbraga, a lu bàjsa, e a dì e servitur: lu

mandava

a

la fthn e

din d'él: 'Kànti lavuratur d'muh pàjr"

hjamd

d'jess'r

avunt a kiinsìlma aver onìkoSà, ina

E jèl punì

dite: 'Jà,

li

Jan

paj't

ve f/usfn ab oh s'nur <Vlaj , ha lu

pìerk.

a

Guardia Piemontese.

.^pindn' k'a véj

T>c moti

pnjì.

k't

si

deri d' z'jimpiri lu korp d'gjànt ke

e

lott<M"ii"j. 8.

e .sten allegr', pikkji iké fiì a l'era i

E i s'vàh

l'àh 'rtruvà.

mori

kjavd a far gran

grànt a 'r'turnàva d'ia massarej a la kà'

e,

juv'i

struniunt e ikils canguh, a ve d'mànd" e serv'tur hi ko'za la vtdes

dir ikìla noo'tà.

E

lu serv'tur a ve respunt:

'

Tuh

fràjr" a

turnà' e

l'è

iiim pàjr" a l'd fàjt niasof lu vitèl tnaj grò', pihhji a l'd r'oist e 'rkilp'rd

la fìl

Lu

san e

t'serv" e t'è

far [il

surf'.'

iiH

pà màj

lu vej k'a s'arràgga e a voi

ti

d'zub'di, eppìiru

d'alligrij ab' l

tèa k'a s'è tningà'

l'd fàjt ìnasà' li',

Alura

pàjr" a sài e a lu prej d'jintrd'r.

i'd

p'r

pà d'rehih

li

festa,

tic

ti

pà jintr" a

m'd pd màj duna' ih

E jeur"

vii

él lu vitèl ohgressà'.'

afàjt de

ti

mi

lanar e de e oni

Lu

h'appena a

ti

pàjr" a

pikkji tuh fràjr" ka

li

l'era

il

è

pur"

mort a

Uih fràjr" k'a l'era perdiì' vii ke l'àh ertruvà'.

l'è

la

l'è

v'hu

tii

'

ikeif

vii

kr

Fil me'',

t'si

tua.

ini

cabri pi

vitta,

respunt:

'nzirràr, pihhji

koia^mia

In ha'.

'L'è tanti jànn he

ihél a di:

beh téu 'n kumpanij d'giint d'màla

lavij e tutavij t'si egi ab'

b'suùàva far

amih meu.

E

sta' tu-

Jeuor"

la

turno' 'n vitta,


Documents per l'estudi de la lenga occitana 1. 2. 3. 4. 5. 6.

Albert DAUZAT, Géographie phonétique d'une région de la Basse-Auvergne (1906) Albert DAUZAT, Glossaire étymologique du patois de Vinzelles (1915) Vastin LESPY et Paul RAYMOND, Dictionnaire Béarnais ancien et moderne (1887) Joseph ANGLADE, Histoire sommaire de la littérature méridionale au moyen-Âge (1921) Joseph ANGLADE, Grammaire de l'ancien provençal ou ancienne langue d'oc (1921) Henry DONIOL, Les patois de la Basse-Auvergne. Leur grammaire et leur littérature (1877) 7. Darcy Butterworth KITCHIN, Old Occitan (Provençal)-English Glossary (1887) 8. Karl BARTSCH, Altokzitanisch (Provenzalisch)-Deusch Wörterbuch (1855) 9. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 1 (A-B), (1878) 10. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 2 (C), (1878) 11. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 3 (D-Enc), (1878) 12. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 4 (Enc-F), (1878) 13. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 5 (G-Mab), (1878) 14. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 6 (Mab-O), (1878) 15. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 7 (P-Rel), (1878) 16. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 8 (Rel-Sut), (1878) 17. Frederic MISTRAL, Lou tresor dóu Felibrige 9 (Sut-Z), (1878) 18. François MALVAL, Étude des dialectes romans ou patois de la Basse-Auvergne (1877) 19. Joseph ROUMANILLE, Glossaire Occitan (Provençal)-Français (1852) 20. Emil LEVY, Petit dictionnaire Ancien Occitan (Provençal)-Français (1909) 21. Simon Jude HONNORAT, Dictionnaire de la Langue d'Oc 1 (A-B) (1846) 22. Simon Jude HONNORAT, Dictionnaire de la Langue d'Oc 2 (C-D) (1846) 23. Simon Jude HONNORAT, Dictionnaire de la Langue d'Oc 3 (E-O) (1846) 24. Simon Jude HONNORAT, Dictionnaire de la Langue d'Oc 4 (E-O) (1846) 25. Simon Jude HONNORAT, Dictionnaire de la Langue d'Oc 5 (P-R) (1847) 26. Simon Jude HONNORAT, Dictionnaire de la Langue d'Oc 6 (S-Z) (1847) 27. Jules RONJAT, Essai de syntaxe des parlers provençaux modernes (1913) 28. Vincenzo CRESCINI, Glossario Antico occitano (provenzale)-italiano (1905) 29. Henri Pascal de ROCHEGUDE, Essai d'un glossaire occitanien (1819) 30. Abbé de SAUVAGES, Dictionnaire français-languedocien 1 (A-G) (3e éd.1820) 31. Abbé de SAUVAGES, Dictionnaire français-languedocien 2 (H-Z) (3e éd.1821) 32. Achille LUCHAIRE, Glossaire ancien gascon-français (1881) 33. Camille CHABANEAU, Grammaire limousine (1876) 34. Aimé VAYSSIER, Dictionnaire patois de l'Aveyron 1 (A-Greda) (1879) 35. Aimé VAYSSIER, Dictionnaire patois de l'Aveyron 2 (Gredo-Z) (1879) 36. Jean-Baptiste CALVINO, Nouveau dictionnaire niçois-français (1905) 37. Jean-Pierre COUZINIÉ, Dictionnaire de la langue romano-castraise 1 (A-F) (1850) 38. Jean-Pierre COUZINIÉ, Dictionnaire de la langue romano-castraise 1 (G-Z) (1850) 39. Joseph ROUMANILLE, De l'orthographe provençale (1853) 40. Jean DOUJAT, Le dictiounari moundi (1811) 41. Louis BOUCOIRAN, Dictionnaire analogique et étymologique des idiomes méridionaux - 1 (A-C) (1898) 42. Louis BOUCOIRAN, Dictionnaire analogique et étymologique des idiomes méridionaux - 2 (D-L) (1898) 43. Louis BOUCOIRAN, Dictionnaire analogique et étymologique des idiomes méridionaux - 3 (M-Z) (1898) 44. John DUNCAN CRAIG, A Handbook to the Modern Provençal Language, (1863) 45. Jean-Pierre DURAND DE GROS, Études de philologie et linguistique aveyronnaises (1879) 46. Oskar SCHULZ-GORA, Altprovenzalisches Elementarbuch (1906) 47. Eduard KOSCHWITZ, Grammaire historique de la langue des félibres (1894) 48. François ARNAUD & G MORIN, Le langage de la vallée de Barcelonnette (1920) 49. Harry EGERTON FORD, Modern Provençal Phonology And Morphology (1921) 50. Pedro VIGNAU Y BALLESTER - La lengua de los trovadores (1865) 51. Jules Gabriel DE VINOLS, Vocabulaires patois vellavien-français et français-patois vellavien (1891) 52. François Juste RAYNOUARD, Résumé de la grammaire romane (1838) 53. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 1 (A-B) (1836) 54. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 2 (C) (1836) 55. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 3 (D-E) (1838) 56. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 4 (F-K) (1838) 57. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 5 (F-K) (1838) 58. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 6 (F-K) (1838) 59. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 7 (F-K) (1843) 60. François Juste RAYNOUARD, Lexique roman - 8 (F-K) (1843)

Giuseppe MOROSI - L'odierno linguaggio dei valdesi del Piemonte  

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