Cortina Discover the Dolomites n. 2

Page 16

CORTINA PEOPLE

HOUSES OF CORTINA

VALENTINA BERNARDI, ARCHITET IN THE FAMILY FIRM AND A DESIGNER FOR HER BOUTIQUE ZIG ZAG VALENTINA BERNARDI, ARCHITETTO NELLO STUDIO DI FAMIGLIA E DESIGNER NELLA SUA BOUTIQUE ZIG ZAG text Elena Tartaglione

How would you describe your style? I’m influenced by my roots. I’m from Cortina and I grew up among architects and became one myself. I studied fabric design at the fine arts school in Cortina. My uncle Paolo, who was a carpenter, used to keep interesting pieces for me, and that’s why I see materials as a patchwork to put together. I often use recovered wood and vintage objects, bringing irony to the clichés of Alpine and Tyrolese decor. I play with references and memories. I get my inspiration from the client, both as an architect and a designer. I try and interpret their deepest desires, because there’s nothing as personal as home. How has mountain style changed? I’ve noticed that we’re losing the ‘cult of the object’. People are looking for an element that has a specific design, but lacks any real connection with their own lives. You see it in the specialised press too: there’s a predominance of horizontal wood surfaces. Tastes are converging. The authenticity that comes with introspection and emotion is missing. Is there a Cortina style? Yes, Cortina is different. Here you can still find real rustic buildings in the mountain style, more authentic, simple and timeworn. I’ve observed that in the more elite Alpine resorts it’s all about showing off. An elegant chalet is a status symbol and a social facilitator, to display in order to widen one’s circle of useful contacts. But not here. Cortina is a prestigious place, but it’s also a refuge, an affectionate town where lifetime connections are made. And that’s what people want to get back to. So, in their simplicity, homes still have their genius loci.

Cosa caratterizza il tuo stile? Sono influenzata dalla mia origine. Sono di Cortina, e sono cresciuta tra architetti, diventando architetta io stessa. Ho studiato progettazione del tessuto alla scuola d’arte di Cortina. Mio zio Paolo, falegname, metteva da parte per me pezzi interessanti. Ecco perché concepisco la materia come un patchwork da assemblare. Uso volentieri legno di recupero e oggetti vintage, reinterpreto con ironia i cliché alpini e tirolesi. Gioco con i ricordi e le citazioni. Mi lascio ispirare dal cliente, sia come architetto che come designer. Cerco di interpretare i suoi desideri profondi, perché nulla è personale come la casa. Com’è cambiato lo stile di montagna? Ho notato che stiamo perdendo la ‘cultura dell’oggetto’. Si cerca l’elemento di design particolare, ma privo di una reale connessione con il proprio vissuto. Lo si può notare anche sfogliando le riviste specializzate: dominano le superfici di legno disposte orizzontalmente. Il gusto si sta omologando. Manca l’autenticità che passa attraverso l’introspezione e l’emozione. Esiste uno stile di Cortina? Sì, Cortina è differente. Qui troviamo ancora dei veri rustici interpretati secondo uno stile di montagna, più autentico, semplice e vissuto. Ho potuto osservare come nelle più elitarie località alpine prevalga l’ostentazione. Lo chalet elegante è uno status e un facilitatore sociale, da esibire per allargare la rete dei contatti utili. Ma non qui. Cortina è una località di prestigio, ma anche un rifugio, un luogo degli affetti, dove si stringono legami che durano una vita. È qui che le persone vogliono tornare. E le case trasmettono ancora, con la loro semplicità, il genius loci.

CORTINA IS A REFUGE, AN AFFECTIONATE TOWN WHERE LIFETIME CONNECTIONS ARE MADE 16