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N°2

LIGHT ’N’ DESIGN for a

SKYSCRAPER WE WORK ON design with

MOROSO


WE “LOVE CLIENTS”

Gabellini / Margarita Kelesoglou /

Alexander Bellman / Matteo Nobili / Simone Russo / Alessandra Lemarangi / Andrea Mutti / Elena Barberini / Elisa Arini / Federico Montagna / Floriana Cescon / Oscar Vitale / Mattia Oddone / Giulia

AEM – Milano Accademia del Profumo Aprilia Asti Spumante Ballantyne Cashmere Barabas Beaute Prestige International Benelli-Beretta Capgemini Ernst-Young Caterpillar Cielo Venezia Comune di Milano Comunità Europea Consorzio Valtellina Corepla DPR DUPONT ENEL ENIT Federmobili Frau Frescobaldi Gazzetta dello Sport Generali Properties Gilera Gruppo OBI GQ – Condé Nast Haier H3G - (Tre) Hotel Chiaravalle Ina Assitalia Inda Infostrada - IOL Intel It’s Cool IULM Jean Paul Gaultier Job Pilot Kodak Lancaster Lega Calcio Levi’s LG electronics Loropiana L’Oreal Radio e Video Italia SMI Luxottica Ragno Maliparmi Regione Lombardia Ministero dei trasporti Repi Nestlè Safilo Nielsen Sara assicurazioni Nokia Saras Petroli Nikon Shell OM-Fiat ST Microelectronics Partesa Tod’s Peuterey Swarovski Piaggio Swatch Group Pirelli Swiss&Global Pisa Orologeria Telecom Plantronics Timberland Playteam Tiscali Pomellato Toshiba Quiksilver UNESCO Unicredit Uvet American Express Vacheron Constantin Valtur Velasco Vitali Virgilio Virgin Vodafone Whirlpool Testori Zaf

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CLIENTS “LOVE US ”


LANDSCAPE

di Alexander M. Bellman

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2 Febbraio 2014 Codesto numero è dedicato al design su misura o sartoriale, noto anche nell’altisonante definizione anglofona e super fashion tailor-made, o nella più ricercata bespoke il cui significato (e qui confesso pubblicamente tutta la mia ignoranza) ho appreso solo in tempi estremamente recenti. A parte questo inizio come sempre un po’ ironico (non riesco a farne a meno), questo tipo di approccio progettuale, destinato alla riproduzione in uno o pochi esemplari, a C14 piace moltissimo. Uso consapevolmente il termine design nell’accezione, o forse ‘deformazione’ contemporanea, che comprende tutto il progettare in maniera indiscriminata, ed è molto distante dall’originale concetto di disegno industriale. Sul tema suggerisco la lettura dell’imprescindibile “Disegno Industriale: un riesame” scritto nel 1991 da Tomàs Maldonado. La differenza sostanziale, è che la necessità di riproduzione in serie dell’oggetto perfetto ad un costo ottimizzato, viene messa in discussione dall’accesso a tecnologie di alta precisione e lavorazioni raffinate anche per la riproduzione in bassa scala, senza che ciò incida significativamente sul costo del singolo prodotto. In pratica, computer e macchine a controllo numerico permettono un approccio techno-artigianale alla progettazione, mentre la prototipazione, attraverso tecniche di modellazione virtuale e stampanti 3D, diventa velocissima. Si tratta di un cambiamento straordinariamente significativo, una possibilità inedita che hanno le nuove generazioni, per la prima volta nella storia. Ovviamente, ci sono pro e contro: il rischio più grande è quello di una superficialità diffusa, che si traduce nella disattenzione, nella ricerca del dettaglio e quindi nello studio stesso della funzione dell’oggetto. Comunque, quando le possibilità aumentano così improvvisamente ed esponenzialmente, correre il rischio non è poi così male. Enjoy,

This issue is dedicated to, customized, tailored design, also referred to using the super fashionable “tailor-made”, or the more refined “bespoke”, whose meaning (here I publicly confess all my ignorance) I only learned very recently. The usual jokey opening gambits aside (I can’t help it), C14 loves this kind of design approach, intended for the reproduction of one or a few samples. I consciously (or perhaps its merely professional bias) use the term design here, to mean the idea of design indiscriminately including everything, which is a long way from the original concept of industrial design. For more on this topic I would strongly suggest reading the excellent“Industrial Design: a re-examination” written in 1991 by Tomas Maldonado. The substantial difference is that the need for serial reproduction of the perfect object with optimized costs is challenged by access to high-precision technologies, and refined production even on a small scale, without significantly affecting the cost of each single product. Basically, computer and CNC machines allow for a techno-artisanal approach to design, while prototyping becomes very fast, through the use of modelling techniques and virtual 3D printers. This is an extraordinarily significant change, an unprecedented possibility for new generations for the first time in history. Obviously, there are pro’s and con’s: the biggest risk is widespread superficiality, which results in lack of attention to detail, and therefore to the study of the object’s function itself. However, when possibilities are opened up so suddenly and exponentially, taking a risk is not so bad after all. Enjoy,


PIACE

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“L’incontro della melanzana... con la capasanta” di Floriana Cescon 1/ Pulire le capesante mettendo da parte il corallo e asciugarle bene; 2/ passarle poi nella farina precedentemente condita con sale e pepe a piacere. Nel frattempo pelare la melanzana (la varietà ideale è la violetta lunga), tagliarla a fette sottili ed infarinarle. 3/ Far soffriggere lo scalogno in poco olio, aggiungere il corallo, sfumare e frullare il tutto. 4/ Far cuocere le melanzane con olio in una padella; quando le melanzane sono dorate da entrambi i lati, adagiarle su un foglio di carta assorbente. 5/ Far saltare, rosolare e sfumare le capesante, quando saranno anch’esse dorate da entrambi i lati, disporre in un piatto le melanzane alla base, le capesante ed infine un secondo strato di melanzane. 6/ Guarnire con il corallo. Nel calice: Bellavista Franciacorta Pas Operè (possibilmente anno 2005)..

“THE MEETING BETWEEN AUBERGINE AND SCALLOPS” 1/ Clean the scallops, put the coral aside, and dry them well; 2/ then dip them in flour, previously seasoned with salt and pepper to your liking. Meanwhile, peel the auburgine (the ideal variety is “Ichiban”), cut into thin slices and flour them. 3/ Sauté the shallots in a little oil, add the coral, fry and blitz the mixture in a blender. 4/ Fry the aubergines in olive oil; when browned on both sides, drain them on a paper towel. 5/ Sear the scallops and deglaze, when they are also browned on both sides, arrange in a dish with aubergine on the bottom, then the scallops and finally a second layer of aubergine on top. 6/ Garnish with the coral. Wine : Bellavista Franciacorta Pas Operè (2005, if possible)..

RICETTA

Ricetta trasmessa su Youtube per la rubrica “Cotto e Imbarcato”, Liguria Nautica


DESIGN / MOROSO

b like a chair BISHOP (LETTERALMENTE IL VESCOVO ED ANCHE IL MIO PEZZO PREFERITO NEGLI SCACCHI), LA LETTERA B COME EVIDENTE ISPIRAZIONE FORMALE.

B-chair / Boardroom


6 DESIGN / MOROSO

b

“Moroso che l’ha prodotta ha fatto un lavoro straordinario, in tempi brevissimi e con una professionalità eccezionale. ”

-chair è una seduta estremamente contestualizzata, di forte ispirazione clericale, severa e tradizionale nei materiali (noce canaletto e cuoio), confortevole come una classica poltroncina da sala riunioni, ma con un carattere decisamente più austero ed essenziale. Nata dalla necessità di trovare una seduta che si adattasse ad Astroganga (vedi articolo successivo) ed al suo involucro fatto di gusci a doppia curvatura, per disegnare insieme al resto degli elementi quella che è una delle sale riunioni più importanti del mondo. b-chair partecipa attivamente alla costruzione di un luogo senza tempo, fatto di contrasti tra tradizione e modernità, tra evocazioni artistiche ed architettura, tra acciai industriali e materiali artigianali,. Lì infatti si decidono i destini di capitali talmente ingenti da far rabbrividire noi comuni mortali. Per questo l’idea, che ogni giorno di progetto prendeva sempre più forma, di “cattedrale” della finanza. Un carattere per un luogo in cui il potere economico e quindi anche politico è talmente concentrato che ogni volta che vi si entra, anche solo durante le fasi di cantiere, lo si percepisce quasi fisicamente. Se non si parla almeno di “billions of dollars” non si dovrebbe neanche avere la possibilità di potervi accedervi come visitatore. Dal punto di vista del nostro tema generale del magazine, direi che più tailor-made di così si muore e b-chair funziona soprattutto lì dove è stata pensata, all’ultimo piano di un grattacielo : non sarà mai una seduta di grande diffusione a tutti gli effetti perché necessita di essere integrata con tutti gli elementi, non solo di arredo ma anche architettonici, senza dimenticarsi del più piccolo dettaglio. In realtà non ha un costo altissimo, Moroso che l’ha prodotta ha fatto un lavoro straordinario, in tempi brevissimi e con una professionalità eccezionale. Nonostante il rivestimento esterno sicuramente tradizionale, l’anima è ultramoderna, fibra composita ed irrigidimenti in carbonio. Come Astroganga non ha gambe e quindi interruzioni, ma forma continua, un’unica curva generatrice che si chiude in uno schienale volutamente alto e sufficientemente flessibile per essere molto comodo, ma che ti mantiene sempre in una postura adatta alla massima concentrazione. Non saprei dire con esattezza come mai ho scelto un’interpretazione così severa, non ho neanche fatto i salesiani tra l’altro, nonostante sia io e soprattutto mio fratello fossimo stati più volte “minacciati” in merito. Certo è che b-chair, dopo aver provato in studio infinite simulazioni con sedute di tipo commerciale e non, mi è sembrata l’unica che potesse funzionare lì dove adesso risiede.

Alexander M. Bellman

B-chair / 3D wire-frame model


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B-chair / Boardroom

Bishop (as in a man of the cloth but also my favourite chess piece), the letter b as an obvious source of formal inspiration. b-chair is incredibly contextualised, heavily inspired by the clergy, made of severe, traditional materials (American walnut and leather), as comfortable as a classic meeting-room armchair, but with a decidedly more austere, pared-down personality. It is the result of the need for a seating solution suited to Astroganga (see the following article) and its covering of double-curved shells, for the design of one of the most important board rooms in the world. b-chair makes an active contribution to the construction of a timeless environment, made up of contrasts between tradition and modernity, artistic and architectural references, industrial steel and artisanal materials. Indeed, this is where the fate of amounts of capital so vast as to make us mere mortals tremble is decided. This is where the idea, which began to take shape with each new day of the design process, of a high finance “cathedral” came from. A suitable personality for a place in which financial power and therefore also political power are so intense that it is practically physically perceptible when one enters the room, even during the construction stage. If you’re not talking about upwards of billions of dollars then you have no business even being in the room. Going back to the general theme of our magazine, I would say that it doesn’t get more tailor-made than this and b-chair particularly works in the space it was designed for, on the top floor of a skyscraper: it will never be exactly widespread as it needs to be integrated with all the other elements, not just furnishings but also architecture, down to the smallest detail. In actual fact it is not so expensive, the manufacturer Moroso did an extraordinary job, both impeccable and professional and in a very short space of time. In spite of the undoubtedly traditional upholstering, the heart of this piece is ultra-modern: fibre composite and carbon reinforcements. In accordance with Astroganga it doesn’t have legs and therefore there are no interruptions, it has a continuous shape, a single generatrix curve which ends in an intentionally high back, flexible enough to be extremely comfortable, but which still maintains correct posture for maximum concentration. I can’t really explain why I chose such a severe interpretation, I didn’t even go to Catholic school, even though both my brother and I were “threatened” by the prospect on more than one occasion. What I do know is that the b-chair, after having tried out an endless number of simulations, commercial and non-commercial seats in the studio, seemed to be the only one which could work in the space it now lives.


8 DESIGN / MOROSO

I am a chair B-chair / Boardroom


9 DESIGN / BOARDROOM

Astroganga アストロガンガ

“UNA SPECIALISSIMA FORMA DI METALLO VIVENTE”, GENERATO DA UN LINGOTTO METALLICO ALIENO DOTATO DI UN MOTORE DORSALE.


10 DESIGN / BOARDROOM

n

on ci sono informazioni certe su quale sia l’origine della parola Astroganga, ma con buona probabilità la sua derivazione potrebbe essere giapponese. Venne utilizzata per la prima volta nel 1972, nella sua dizione originale: Asutoroganga, da Tetsuhisa Suzukawa, autore dell’omonima serie televisiva che andò in onda dall’Ottobre del 1972 a Marzo 1973 su Nippon TV e che fu la prima serie robotica a colori, vera pioniera del genere. La trama della serie non è particolarmente avvincente, ma il robot protagonista, Astroganga appunto, ha una natura per noi illuminante: “una specialissima forma di metallo vivente”, generato da un lingotto metallico alieno dotato di un motore dorsale. Astroganga è però un robot senziente, questo grazie allo stato simbiotico nel quale assimila la sua guida umana, fase in cui compie azioni a difesa della terra. Il processo

di fusione tra Astroganga e la sua guida avviene attraverso un raggio di luce proveniente proprio dalla corazza dell’androide. In 140 mq: 20 mq di cuoio, 2000 kg di acciaio, 2 km di cablaggi, 24 ml di strip led, 352 predisposizioni, 88 faretti custom made, 44 microfoni, 22 monitor, 12 diffusori audio, 8 telecamere, 4 videoproiettori; è piuttosto scontato attribuire una relazione creativa tra l’androide e la complessa architettura che descrive questo oggetto. Le suggestioni alla base del progetto Astroganga potrebbero essere molteplici e in seconda analisi, valutando un aspetto più funzionale ma non per questo meno evocativo, la genesi di questo oggetto si potrebbe rifare al tema dello scrittoio, della postazione individuale di lavoro, un ambito raccolto e


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Astroganga / Boardroom 29° floor

determinato: di studio, lavoro, riflessione e sintesi. Sebbene il tavolo in oggetto offra 44 postazioni, ognuna di queste è ben evidente che sia stata concepita e strutturata per avere una sua ragion d’essere. Fogli di acciaio che danno vita a corpi illuminanti e piani di lavoro, un piano in metallo che si apre in una rift luminosa al centro della sezione annegata nel suolo da cui sembra sorgere e che gli dà vita. Una terza origine potrebbe essere attribuita all’ambito nautico, lo scafo abbandonato di una cocca approdata su una costa lontana e mai più ripartita e di cui ormai è visibile solamente l’opera morta. Un ultimo riferimento accreditato, vuole riferire l’Astroganga alla lisca di un pesce, di cui non si conoscono però né origini né caratteristiche.

La natura della sala in cui troviamo Astroganga non aggiunge nozioni utili alla comprensione della natura dell’oggetto. Le pareti che disegnano lo spazio sono foglie dal carattere monumentale, evidente omaggio alle opere di Richard Serra, l’utilizzo del noce canaletto conferisce matericità ai fronti esterni in contrapposizione alla morbidezza e alla perfezione impalpabile del guscio interno che racchiudono. L’andamento dei flussi che generano è volutamente armonioso e fluido, la sensazione è di un luogo etereo, al quale attribuire molteplici rimandi, strumenti tecnologici si incontrano con altri che nascono dalla tradizione in uno stato simbiotico in cui la mera funzionalità assimila “una specialissima forma di metallo vivente”.

Elena Barberini


12 DESIGN / BOARDROOM

Astroganga / inspiration

Astroganga / rendering


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Astroganga / Boardroom 29째 floor


14 DESIGN / BOARDROOM

Nothing official can be found regarding the origins of Astroganga, however, it most likely comes from Japanese. It first made an appearance in 1972, in its original form: Asutoroganga, and was used by Tetsuhisa Suzukawa, creator of the eponymous TV series which aired between October 1972 and March 1973 on Nippon TV and was the first robot series in colour, it was a true pioneer of the genre. The plots weren’t particularly engaging, but the main character, the robot, Astroganga, is particularly interesting to us: “a special type of living metal”, generated by an alien metal ingot equipped with a dorsal engine. Astroganga is a sentient robot though, thanks to the symbiotic state in which he assimilates his human guide, it is during this phase that he performs actions in defence of Earth. The fusion process between Astroganga and his guide takes place via a ray of light produced by the androids external body armour. In 140 m2: 20 m2 of leather, 2000 kg of steel, 2 km of cables, 24m of LED strip, 352 electrical configurations, 88 custom-made spotlights, 44 microphones, 22 monitors, 12 audio speakers, 8 video cameras, 4 projectors; it’s rather obvious to attribute a creative relationship between the android and the complex architecture which describes the object. The underlying suggestions of the Astroganga project are numerous and with further analysis, by assessing a more functional but no less evocative aspect, the origins of this object could be attributed to the theme of a writing-desk, an individual work station, a concentrated, definite environment: for study, work, musing and summarising. Although the table has 44 places, it is clear that each one has been designed and structured according to its own reason for being. Sheets of steel breathe life into lighting solutions and work surfaces, a metal worktop splits open to reveal a luminous interior in the middle of the section immersed in the ground, it appears to rise and breathe its first breath. A third origin could be attributed to the nautical environment, the abandoned hull of a vessel on a faraway shore, stranded and visible only as a still life. And finally, the last reference compares Astroganga to a fishbone, however, nothing is known about the origins or characteristics. The room housing Astroganga does not add anything useful to our understanding of the nature of the object. Monumental sheets create the walls of the space, clearly a tribute to work by Richard Serra, via the use of American walnut which gives a material feeling to the external fronts and contrasts with the softness and imperceptible perfection inside the shell which they enclose. The rhythm of the flow they generate is deliberately harmonious and fluid, it feels like an ethereal place, of numerous references, technological instruments meet others originating from tradition in a symbiotic state where mere function assimilates “a very special type of living metal”


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Astroganga / Boardroom 29째 floor


TORNEREMO

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Paris mon amour Paul bert Serpette

flea market

Dal 1885, ogni fine settimana alle porte di Parigi si perpetua il rito del mercato delle pulci. Impossibile elencare gli articoli in vendita per la loro grande varietà. Per gli affezionati del genere questo mercato riunisce bric à brac, brocante e vide-grenier in un solo colpo! Il design (vintage e non) lo si trova sotto l’insegna Paul Bert. At the gates of Paris, every weekend since 1885 the ritual flea market has taken place. There are so many goods on sale and they are so varied that it is impossible to list them. For afficionados of the genre, this market gathers together bric-a-brac, “brocante” and “vide-grenier” in one fell swoop! Design (vintage and modern) can be found at Paul Bert. 18, rue Paul Bert/96 and 110 rue des Rosiers – 93400

t

a cura di Giulia Gabellini

ornati in studio dopo l’inaugurazione del flagship Peuterey di Parigi, ritroviamo in borsa una carta della metropolitana un po’ malconcia e costellata di cerchietti tracciati a matita. Qui di seguito le coordinate di alcuni luoghi che abbiamo visitato e che ci piacerebbe condividere con voi.. Back in the studio after the launch of Peuterey’s flagship store in Paris , a beaten-up tube map resurfaces from the depths of one of our bags; it is covered in pencil-drawn circles. Here below are the coordinates of some of the places we visited that we would like to share with you..

CAMILLE

singer

Sapete cos’è un loop? Noi l’abbiamo scoperto ascoltando Camille. Artista francese classe 1978, canta, suona e recita. A écouter aussi: Breakbot (électro-funk) Philippe Katerine (pop-kitsch) Joe Dassin (cliché-da cantare a squarciagola/ for really belting it out) Do you know what a loop is? We found the answer listening to Camille. This French artist, born in 1978, sings, plays and acts. Camille’s last album: Ilo Veyou / 2013


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“must see” mple rue Vieille du Te rue de Thorigny THE LITTLE RED DOOR

speakeasy cocktail bar

Per chi ama bere bene questo speakeasy cocktail bar è un punto di riferimento. Dietro la porta rossa si celano interni a lume di candela, arredati con grandi sedute di velluto scuro. I cocktail sono serviti in bicchieri di vetro d’antan. Meta dei flâneur del Marais, dopo una tappa da Le Mary Céleste o una cena da Beaucoup. For those who enjoy a good drink, this speakeasy cocktail bar is the place to go. The red door conceals candle-lit interiors, furnished with large, dark velvet seats. Cocktails are served in Antan glasses. Destination of the “flâneur” of Marais, following a trip to The Mary Celeste or dinner at Beaucoup. 60 Rue Charlot, 75003 Aperto dalle 18.00 alle 02:00

MERCI

concept store

I nostalgici del meneghino 10corsocomo troveranno nel cuore del Marais il concept store Merci, dove si possono acquistare abbigliamento di tendenza, oggetti e mobili di design, utensili di cucina e raffinata cancelleria. Used Book Café e La Cantine Merci danno ristoro ai bobos parisiens nelle loro lunghe passeggiate. Those who are nostalgic about the Milanese “Corso Como 10”, will appreciate the Merci concept store in the heart of Marais, where one can find hip clothing, design objects, kitchen utensils and stylish stationery. Used Book Café and La Cantine Merci offer refreshment to Parisian bobos on their long walks. 111 Boulevard Beaumarchais, 75003

“must have” ty)

RATP APP (mobili elegant outfit The “marinière”

CAFE DE L’INDUSTRIE cafe

Bistrot/brasserie in zona Bastille. Serve piatti francesi e non, al coperto o in terrasse. Aperto dal mattino fino alle 2.00 di notte, siamo passati per di là e abbiamo trovato una “bonne ambiance”. Bistro/brasserie in the Bastille area. It serves French and international food, indoors or al fresco. Open from morning until 2.00 a.m, we called in and found a “bonne ambiance”. 16 Rue Saint-Sabin, 75011


PIACE

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“Jules Not Jude” di Elena Barberini Chi mi ha fatto conoscere i Jules Not Jude è un’amica dall’indiscutibile gusto in molteplici ambiti e certamente, ampiamente condiviso dal punto di vista musicale. The Miracle Foundation’, che prende il nome da un’associazione texana che si occupa di orfani in India, è il loro secondo, album dopo l’esordio nel 2009 con ‘Clouds Of Fish’, e gli EP successivi ‘All Apples Are Red… Except For Those Are Not Red’,‘Wonderful Mr.Fox’ and ‘Tuesday?’. ‘The Miracle Foundation’ ti ricorda qualcosa, in qualche modo ti sembra di averlo già nelle orecchie al primo ascolto, ma è solo una questione di rimandi, come in architettura, di riferimenti progettuali, intelligenti riferimenti progettuali: una chimica tra elementi british-vintage ed elementi indie rock più contemporanei, per un concept leggero ma interessato. “Se il pop è quello che cercate, il pop andrete trovando”, con tutta la consapevolezza della direzione che vuole prendere e qual è la fermata. La ricetta di ogni brano insomma è: i rimandi giusti in tasca, l’atmosfera sottesa che ti conduce da una traccia alla successiva e a fine ascolto resta in memoria, lasciando armonia. Dal primo lavoro una progressione controllata, autocitazioni di uno stile non inconfondibile ma estremamente piacevole, testi e voce ben adagiati in ogni brano. Grazie Valeria! The friend who introduced me to Jules Not Jude, has indisputable taste in different fields, so I certainly do share her musical preferences. “The Miracle Foundation”, which takes its name from a Texan association that takes care of orphans in India, is their second album after their debut in 2009 with “Cloud of Fish” and the following EPs: ‘All Apples Are Red… Except For Those Are Not Red’, ‘Wonderful Mr.Fox’ and ‘Tuesday?’.‘The Miracle Foundation reminds you of something, somehow it seems to be in your head right from the first time you play it, but it’s just a matter of references, like architecture, design references, intelligent design references; there is a particular chemistry between British-vintage and contemporary Indie-rock elements that creates a simple but engaging concept. “If you are looking for Pop, you will find Pop”, well aware of the direction and where to stop. In short, the recipe of each track is: the right cross-references in your pocket and an underlying atmosphere that leads you from one track to the next one, and in the end sticks in your mind while leaving a harmonious sensation behind it. There has been a controlled progression since their first work, self-quotes in a non-unique though of extremely pleasant style, lyrics and vocals well mixed into each song. Thanks Valeria!

MUSICA

LAST ALBUM - The Miracle Foundation Suggested track - “Waiting for a lover when a lover is another” www.julesnotjude.com


lighting

Client :

Designer :

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Type :

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Unite :

Luckily, our “obsessive” nature doesn’t fade each time we immerse ourselves in a new project, it forces us to look for original, unique solutions. When one thinks about an element made of light and material one reaches a level of exceptional abstraction. Several issues related to that specific idea, that particular function flow into a single object. Volumes are modelled and surfaces are treated in order to diffuse light. A sculpture which has to work when switched off and turn into something magical when it’s switched on. There is no procedure or sequential logic within a creative process one can follow, when one arrives at a hypothetical conclusion an uncontrollable desire to go back to the beginning takes over.

quando si arriva ad un’ ipotetica fine, vince il desiderio incontrollabile di tornare all’inizio.

accesa. Non esiste una procedura o una logica sequenziale di un processo creativo lineare a cui attenersi, ma

essere dedicate alla diffusione della luce. Una scultura che deve funzionare da spenta e diventare magica quando

legate a quella specifica idea, a quella particolare funzione. I volumi vengono plasmati e le superfici trattate per

materia si raggiunge un grado di astrazione eccezionale. In un unico oggetto confluiscono molteplici tematiche

progetto, ci impone sempre di trovare soluzioni originali e uniche. Nel pensare ad un elemento fatto di luce e

La nostra “mania ossessiva” che per fortuna non ci abbandona mai ogni volta che ci dedichiamo ad un nuovo

BESPOKE

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LIGHTING / BESPOKE


20 LIGHTING / BESPOKE

260 15

8 (tubetto)

100

8

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centro sfera

centro anello R9

0

DETTAGLIO B SCALA 1 : 3

68 (apertura) 80 opalino, 3 mm spess.


Date :

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Pianta Livello 06

Pianta Livello 05

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Pianta Livello 02

Pianta Livello 01


Client :

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Drawing N째 : Date :

Unite :

22 LIGHTING / BESPOKE


RICORDIAMO

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LIKE A CANDLE TRA ISPIRAZIONE VEGETALE E PRODOTTO D’AVANGUARDIA, TRALCIO DI LUCE CREA IL CALORE DELLA FIAMMA DOMESTICA CON UN TOCCO, GRAZIE A TECNOLOGIA LED A BATTERIE.

i

n occasione della 45esima edizione di Vinitaly a Verona, l’universo enologico è divenuto scenario ideale per la progettazione di creazioni innovative, instaurando una collaborazione tra produttori e designer accomunati dalla passione per la tradizione vinicola compagna della nostra cultura. Tralcio di Luce nasce dalla collaborazione con Luce Frescobaldi, prestigiosa casa vinicola che in parallelo alla sua attività si impegna in iniziative a sfondo creativo, promuovendo ogni anno prodotti ispirati alla comunione tra arte e vino. Disegnata da C14 e prodotta in collaborazione con l’azienda bolognese Viabizzuno, che ne ha ospitato la presentazione presso il proprio showroom milanese, Tralcio di Luce è una sorgente luminosa sobria e raffinata. La lampada è composta da tre steli di ottone brunito incastonati su un basamento quadrato, sui quali poggiano altrettante foglie di vite stilizzate in lamina d’oro; queste sono in grado di catturare la luce puntuale di un proiettore a LED, restituendola versatile e calda grazie alla diffusione luminosa per riflessione, che permette di creare atmosfere distensive sempre diverse lasciando la sorgente luminosa nascosta alla vista. La base senza fili è dotata di alimentazione a batterie ricaricabili e quindi trasportabile, mentre al suo interno è contenuto un sensore elettronico miniaturizzato che consente di accendere e spegnere la lampada, e soprattutto di modularne i diversi gradi di intensità. L’orientabilità dei riflettori permette il controllo formale della luce, e la foglia d’oro aggiunge al flusso luminoso ulteriori frequenze cromatiche, facendo di questo prodotto di design non solo il frutto di un’accurata ricerca stilistica, ma un eclettico caleidoscopio da tavola. Con le sue linee essenziali e versatili, Tralcio di Luce si presta a molteplici situazioni ed è in grado di ricreare le suggestioni luminose intime e naturali attraverso l’impiego di tecnologie di ultima generazione.

Tralcio di Luce/ preliminary model

Zoe De Luca


24 LIGHTING / TRALCIO DI LUCE

Tralcio di Luce/ sketches

For the 45th edition of Vinitaly in Verona, the wine universe has become the ideal scenario for the design of innovative creations, and has established a partnership between manufacturers and designers who share a passion for the winemaking tradition, which has always accompanied our culture. Tralcio di Luce was born from a collaboration with Light Frescobaldi, a prestigious winery that, alongside its core business is also involved in creative activities. Each year the company promotes products inspired by the communion between art and wine. Designed by C14 and produced in collaboration with the Bologna-based company Viabizzuno, who hosted the presentation at its showroom in Milan, Tralcio di Luce is a refined, understated light source. The lamp is composed of three burnished brass stems, embedded in a square base. The stems support three stylized vine leaves made of gold foil; they capture the cold light of a LED projector, and send it back with added warmth and versatility, thanks to reflection-diffusion, which allows one to create different relaxing atmospheres, while leaving the light source hidden from view. The practical wireless base is powered by rechargeable batteries and it is therefore transportable, while inside it contains a miniaturized electronic sensor that allows one to turn the lamp on and off, and especially to regulate different degrees of intensity. The adjustable reflectors allow for the formal control of light, and the gold foil adds further chromatic frequencies to the light source, making this design product not only the result of in-depth study of style , but an eclectic table-top kaleidoscope. With its clean and versatile lines, Tralcio di Luce is suited to any environment, and recreates intimate and natural light suggestions through the use of cutting-edge technology.


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Tralcio di Luce/ table lamp


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“enlightened milan”

Duomo/ rendering

!

warning: technical content

t

ra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo Gruppo C14 ha seguito il progetto di luce dell’esterno dei due monumenti milanesi più conosciuti, il Duomo e la Scala. Sperimentazione e ricerca tecnologica nella simulazione visiva e di calcolo illuminotecnico sono stati i temi alla base di tutto. Ho pensato che fosse divertente allegarvi un estratto (fatto anche di immagini) del contributo presentato alla conferenza internazionale EVA 2001 (Electronic Imaging & the Visual Arts) che si teneva ogni anno a Firenze, sotto il patrocinio dell’università e della comunità europea, per raccogliere i contributi mondiali più interessanti sul tema. La realizzazione di modelli di simulazione estremamente avanzati per l’epoca ci ha anche permesso di vincere uno dei primi premi.

I temi principali in sintesi: 1) reproduction of reality in grafica vettoriale tridimensionale ...la complessità della struttura architettonica, la molteplicità di nicchie, sporgenze, sculture e decorazioni se l’obiettivo è un modello avanzato e risultati attendibili e comunicabili richiede di essere ricostruita con maniacale dettaglio... 2) simulazione delle sorgenti luminose ...una rappresentazione realistica di una sorgente luminosa richiede il calcolo della distribuzione del flusso luminoso come funzione dell’angolo solido di irradiazione... bisogna simularlo nel virtuale... 3) simulazione dei materiali e delle superfici ...textures per definire il colore, ma soprattutto indici di riflessione e rifrazione uniti agli indici di rugosità superficiale, fondamentali per il calcolo dell’indiretta e per la definizione dei modelli speculari o diffusi... 4) Algoritmi di calcolo ...combinazione di più algoritmi di calcolo usati in computer graphics (radiosity e ray-tracing) opportunamente utilizzati per compensare l’uno le lacune dell’altro, per esempio le inter-riflessioni tra i materiali, la global illumination, l’angolo di osservazione dell’osservatore ed i fenomeni speculari, ed ovviamente i dati di illuminamento e luminanza...

Alexander M. Bellman


27 ARCHIVIO / LIGHTING

“...advanced three dimensional modeling applied to artificial lighting design�

Piazza Della Scala / lighting computation models

Between the end of the twentieth century and the beginning of the twenty-first century Gruppo C14 completed external lighting projects of the most famous historical monuments in Milan: the Duomo cathedral and Scala Theatre.The underlying themes were experimentation and technological research into visual simulation as well as illumination-technical calculations. I thought that it would be interesting to attach an extract (including images) from our contribution to the EVA 2001 international conference (Electronic Imaging & the Visual Arts) which takes place each year in Florence, which is sponsored by Florence University and the European Community, to collect the most interesting international contributions on the subject to. Interestingly, the implementation of such highly advanced simulation models allowed us to receive one of the very first awards. A brief summary of the main issues: 1) reproduction using 3D vector graphics ...the complexity of architectural structures, the variety of niches, sculptures and decorative details if the aim is to produce an advanced model, and plausible, communicable results require painstaking attention to detail... 2) simulation of light sources ...realistic representation of a light source requires a calculation of the distribution of the light flow in relation to the solid angle of irradiation...this has to be simulated virtually... 3) simulation of materials and surfaces ...textures for the definition of colour, but above all as an index of reflection and refraction combined with the surface roughness values, which are essential for the calculation of incident light rays and for the definition of diffusive and specular models... 4) computing algorithms ...combination of different computing algorithms used in computer graphics (radiosity and ray-tracing) successfully used to compensate for drawbacks related to each one, such as intra-reflection between materials, global illumination, the observation angle of the observer and specular phenomena, and, obviously, luminance and illumination values...


PIACE

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Joseph Cornell di Giulia Gabellini La cartella miscellanea sul desktop del computer raduna appunti, immagini, note e materiali eterogenei scaricati da internet senza alcun tipo di classificazione. Durante uno dei numerosi tentativi di ordinare e catalogare quanto raccolto, l’attenzione cade sulla riproduzione di un’opera di Joseph Cornell, artista americano autore delle “shadow boxes”. In ogni scatola, come una piccola Wunderkammer, sono assemblati e presentati gli oggetti raccolti dall’artista nel suo vagabondare per le strade di New York. Oggetti ordinari e curiosi danno vita a una gigantesca collezione alla quale attingere per creare collage surreali, preziose reliquie contemporanee.

The folder marked miscellaneous on the computer desktop gathers together notes, images and all manner of material downloaded from the internet with no classification system whatsoever. During one of my umpteenth attempts to organise and catalogue the contents, something caught my eye: a reproduction of a piece of work by the American artist Joseph Cornell - “shadow boxes”. Inside each box, just like a tiny Wunderkammer or Cabinet of Curiosities, there is a display of objects collected by the artist during his wanderings around the streets of New York. Both ordinary and unusual objects form a gigantic collection used to create surreal collages, precious contemporary relics.

ARTIST

The Caliph of Bagdad (c.1954) - Chicago Art Institute


INTERVISTIAMO

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FEDERICO MONTAGNA architetto C14 - “dottore”

A 13 anni cosa voleva fare? Il pilota, correre in auto. E’ mai andato da uno psicanalista? Si una volta, ma non mi piace parlare, ho resistito per poco. Il suo rapporto con droghe, psicofarmaci, alcol? A rischio di risultare noioso non ho un gran rapporto con nessuno dei tre. Ha il potere assoluto per un giorno, che cosa fa? Perdo un giorno intero per capire cosa fare, e alla fine impazzisco. Cosa la tiene sveglio/a la notte? Di solito dormo, ma quando accade sono i pensieri e le preoccupazioni per il futuro. Quanto conta il sesso nella vita? L’atto in sé non molto, hanno importanza invece le emozioni che ne derivano. Se la sua vita fosse un film chi sarebbe il regista? Mi piacerebbe Sergio Leone, nei momenti chiave, lunghi sguardi e poche parole. Si reincarna in una donna/uomo, la prima cosa che sperimenta? Faccio la pipì...? Un bambino le chiede: ”perché si muore?”. Cosa gli risponde? Che non lo so nemmeno io, e di non fidarsi di chi dice di saperlo. La sua casa brucia, cosa salva? Il computer. Il senso più importante? La vista. Cosa non indosserebbe mai? Penso la maglia di una squadra di calcio. Il vero lusso è? Non doversi preoccupare del domani. Di cosa ha paura? Di perdere i capelli. In un mondo perfetto aboliresti la parola... Delusione.

What did you want to be when you were 13 years old? A racing car driver. Have you ever gone to a psychoanalyst? Yes, I have been there once, since I don’t like to speak much, I contained myself for a rather short time. What is your relationship with drugs, psychofarmacological substances and alcohol? Taking the risk to look boring I must say that I do not have a real relationship with none of the three. What would you do if you had absolute power for just one day? I would have spent the whole day trying to understand what to do and finally I would have gone crazy. What keeps you awake at night? I usually sleep, but when it happens it’s because of thoughts which concern the future. How important is sex in your life? The act itself is not so important, though the emotions that come out of it are important. If your life was a movie, who would direct it? I would like it if it was Sergio Leone: long gazes and few words in the key moments. If you could be reborn as a woman, what would you experience first? Pee...? A child asks you: “Why do we die?”. What would you answer him? I would answer that I don’t know, furthermore I would suggest him not to trust people who say they do know the answer. Your house is burning. What would you save? My computer. The most important sense? The sight. What do you avoid wearing? Maybe a football team shirt. What is true luxury? Not to worry about tomorrow. What are you afraid of? Hair loss. In a perfect world, the word to abolish would be.. Disappointment.


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