Bear Grylls - Chloe e l'oceano

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Nella collana LE AVVENTURE DI BEAR GRYLLS Chloe e l’oceano Omar e la giungla

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r a e bgrylls CHLOE E L’OCEANO illustrazioni di Emma McCann

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Titolo originale: The Sea Challenge Text copyright © Bear Grylls Ventures, 2017 Illustrations by Emma McCann Originally published in English language by an imprint of Bonnier Zaffre, London The moral rights of the author have been asserted Design: Nick Stearn Traduzione dall’inglese: Laura Pacciarella Stampa: FP Design – Pavona Copyright dell’edizione italiana: 2018 © Gremese International s.r.l.s. – Roma Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, registrata o trasmessa in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso formale dell’Editore. ISBN 978-88-6692-026-7 Chloe sfida il mare è un’opera di fantasia. I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi descritti sono frutto dell’immaginazione dell’autore oppure sono usati in modo fittizio. Qualsiasi somiglianza con persone, viventi o defunte, luoghi o fatti reali è puramente casuale. Il libro propone ai giovani lettori un racconto d’avventura e non intende suggerire in alcun modo comportamenti pericolosi. L’editore declina ogni responsabilità per qualunque pregiudizio derivante direttamente o dall’emulazione delle azioni descritte.

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Ai giovani esploratori che leggeranno questo libro per la prima volta: possano i vostri occhi essere sempre aperti all’avventura, e i vostri cuori sempre animati dal coraggio e dalla voglia di trasformare i sogni in realtà .

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TIRO AL BERSAGLIO Chloe trattenne il respiro, socchiuse gli occhi e mirò al bersaglio guardando oltre il dorso della mano. Zip. L’elastico sfrecciò nell’aria e andò a colpire la lattina vuota poggiata su un ramo, facendola vacillare e poi cadere nel cespuglio sottostante. «Sììì!». «Cinque su cinque?». La sua amica Lily era rimasta a bocca aperta. «Sei bravissima!». Chloe sorrise. Erano davvero straor7

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dinari i risultati che si potevano ottenere allenandosi a casa con un fratellino di dieci anni. «Tocca a me», disse Mia, «posso farcela benissimo». C’erano ancora tre lattine poggiate sul ramo. Mia infilò l’elastico intorno al pollice di una mano e lo tirò verso di sé. Quando lo lasciò andare, l’elastico scattò in avanti e… le colpì le dita. «Che sfortuna!», si lamentò Lily. «Sì, il tiro era impostato bene, ma l’elastico era tirato troppo in basso rispetto al pollice», disse Chloe, «per questo non è volato più in alto della mano, come avrebbe dovuto. Volete vedere la mia mossa speciale?». Chloe non poteva resistere alla tentazione di darsi un po’ di arie. Di solito, lanciare un solo elastico non serviva a molto se voleva colpire il fratellino che si muoveva di qua e di là. Ma spararne diversi contemporaneamente, invece… 8

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Chloe prese tre elastici e se li mise al pollice, uno sopra all’altro. Ci infilò l’indice della mano opposta e li tirò indietro tutti insieme. Tenendo un occhio chiuso, prese la mira. «Effetto mitragliatrice!», esclamò, rilasciando velocemente il dito. I tre elastici schizzarono via insieme, uno-due-tre. Era un’ottima strategia per colpire un agile e rapidissimo ragazzino di

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dieci anni, ma non il sistema migliore per colpire delle lattine perfettamente immobili. Il primo elastico raggiunse una lattina e la fece cadere. Il secondo ne fece vacillare un’altra. Il terzo mancò completamente il bersaglio. Le ragazze guardarono la seconda lattina, trattenendo il respiro mentre traballava. Poi, un alito di vento leggermente più forte la fece cadere. «Ma è stato un colpo di vento!», protestò Lily. «Io direi che è stato un colpo… da maestro!», esclamò Chloe, trionfante. Mia guardò l’orologio. «Ehi, devo andare al corso di Salvaguardia ambientale». «Certo, avanti, Chloe», disse Lily. «Noi dobbiamo andare al lago – c’è la lezione di vela». «Ancora uno…», replicò la ragazza. Non poteva resistere alla tentazione di un ultimo lancio. 10

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Così, anche l’ultima lattina cadde a terra. Le tre amiche presero ad allontanarsi, quando Mia si fermò e guardò indietro. «Non dovremmo raccogliere le lattine?». «Lasciale lì». disse Chloe. «Altrimenti faremo tardi. Nessuno le vedrà laggiù». Lungo la strada per il lago si apriva

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una radura, dove alcuni degli altri ragazzi del Campo estivo stavano festeggiando la fine della staffetta a ostacoli. Chloe aveva partecipato alla corsa ma era inciampata e si era fatta male a una gamba, e dunque era stata costretta ad abbandonarla. Aveva solo bisogno di un po’ di riposo per rimettersi in sesto. Lily e Chloe si fermarono a chiacchierare con alcuni amici, commentando i risultati della gara, mentre Mia andò al corso di Salvaguardia ambientale. Un ragazzo con le braccia occupate

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da una quantità enorme di lattine stava camminando verso il bidone della spazzatura. Anche lui aveva partecipato alla staffetta e Chloe ricordava che si era messo a sbraitare contro di lei quando si era infortunata. Alcune lattine caddero vicino al bidone e una rotolò verso di lei. Un’occasione irresistibile: Chloe le sferrò un calcio. «Goal!», gridò mentre la lattina colpiva il bidone. Il bersaglio era stato centrato. «Dovremmo muoverci», disse Lily, ridendo. «Devo proprio andare al bagno. Ci vediamo lì». Lily corse avanti lungo il sentiero. Chloe sentì il rumore di alcuni passi che si avvicinavano. Era il ragazzo scorbutico che aveva portato le lattine. La ragazza si fece da parte per lasciarlo passare ma, inaspettatamente, lui si fermò proprio davanti a lei. Chloe non aveva voglia di parlarci, cosa che invece lui aveva 13

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chiaramente intenzione di fare – o forse le voleva urlare contro un’altra volta. Com’è che si chiamava? Oscar? Owen?… Omar, sì, ecco, era quello il nome*. «Ciao», disse Chloe timidamente. «Oh, ciao», Omar le porse la mano. «Volevo solo darti questa», disse.

* Per l’avventura di Omar, vedi Omar e la giungla.

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“Questa” era un piccolo oggetto rotondo di plastica. La ragazza lo prese e si rese conto che era una bussola. «Considerala un regalo», aggiunse Omar. «Va bene… grazie», rispose lei con gentilezza mentre pensava “Strano ragazzo”. «Potrebbe servirmi, non so, in barca, per esempio». «Beh…», lui sorrise timidamente. Sembrava molto diverso da prima. «Forse. Comunque, buon divertimento». E tornò correndo da dove era venuto. “È davvero uno strano ragazzo”, pensò ancora Chloe, mentre infilava la bussola in tasca e si avviava al corso. Poco dopo, riuscì a intravedere il bagliore argenteo del lago attraverso gli alberi. L’acqua brillava sotto la luce del sole. Poi, all’improvviso, la sua attenzione fu attratta da un suono che proveniva dai rami secchi ai suoi piedi. Incuriosi15

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ta, ne spostò uno con la punta della scarpa: alla base dell’albero c’era un uccellino, grande quanto un dito della mano. Il suo corpo era quasi privo di piume. La testa era enorme, grande quasi come la metà di tutto il corpo. Le ali erano minuscole. Chloe immaginò che fosse caduto da un nido sull’albero che si innalzava sopra di lei. Guardò in alto e infatti vide un piccolo nido su uno dei rami più bassi, da cui provenivano dei pigolii ancora più acuti. «Oh!…», Chloe fece una smorfia rattristata. Avrebbe voluto fare qualcosa: non amava vedere soffrire gli animali. Ma poi pensò che qualsiasi cosa avesse fatto, in ogni caso, non sarebbe cambiato un granché. Gli animali muoiono 16

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tutti i giorni. E, comunque, andava di fretta. Sentì gli istruttori del corso di vela che stavano chiamando a raduno le persone in riva al lago e non voleva arrivare in ritardo. «Devo andare», sussurrò all’uccellino. «Mi dispiace».

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