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I MIGLIORI FILM DELLA NOSTRA VITA Collana diretta da Enrico GiacovElli

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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO [ 2001: A Space Odyssey, 1968 ] DI

STANLEY KUBRICK ROBERTO LASAGNA

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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO DI STANLEY KUBRICK

Cognome

Kubrick

Nome

Stanley

nato il

26 luglio 1928

a

New York (Stati Uniti)

morto il a per

7 marzo 1999

St Albans (Regno Unito) infarto

sepolto a

Childwickbury (Regno Unito)

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LA CARTA D’IDENTITÀ DEL REGISTA

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FilmograFia

Day of the Fight [Il giorno del combattimento, 1950, cm] Flying Padre [Il padre volante, 1951, cm] The Seafarers [I marinai, 1953, cm] Fear and Desire [Paura e desiderio, 1953] Il bacio dell’assassino (Killer’s Kiss, 1955) Rapina a mano armata (The Killing, 1956) Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1957) Spartacus (1960) Lolita (1962) Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Dr. Strangelove, or How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, 1964) 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968) Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971) Barry Lyndon (1975) Shining (The Shining, 1980) Full Metal Jacket (1987) Eyes Wide Shut (1999)

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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO DI STANLEY KUBRICK

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (2001: A Space Odyssey, 1968)

regia: Stanley Kubrick; soggetto: La sentinella, racconto di Arthur C. Clarke (1948); sceneggiatura: Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick; fotografia (in Super Panavision, Technicolor e Metrocolor): Geoffrey Unsworth, John Alcott; operatore: Kelvin Pike; effetti speciali fotografici: Stanley Kubrick (supervisione: Con Pederson, Tom Howard, Douglas Trumbull, Wally Veevers); musica non originale: Richard Strauss (Also sprach Zarathustra / Così parlò Zarathustra: Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan), Johann Strauss jr. (An der schönen blauen Donau / Sul bel Danubio blu: Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan), Aram Gayane: Orchestra Filarmonica di LeAtmosphères: Südfunk-Sinfonieorchester, dir. Ernst Bour; Lux Aeterna: Stuttgart Schola Cantorum, dir. Clytus Gottwald; Requiem: Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, dir. Francis Travis); montaggio della colonna sonora: Winston Ryder; montaggio: Ray Lovejoy; scenografia e modellini: Ernest Archer, Harry Lange, Anthony Masters (art director: John Hoesli; set designer: John Graysmark; arredatore: Robert Cartwright; scultura del feto spaziale: Liz Moore); costumi: Hardy Amies; trucco: Stuart Freeborn; supervisore al suono: A.W. Watkins; aiuti regia: Derek Cracknell, Jonathan Mills; consulente scientifico: Frederick I. Ordway III; casting: James Liggat. interpreti e personaggi: Keir Dullea (David Bowman), Gary Lockwood (Frank Poole), William Sylvester (Heywood R. Floyd), Vivian Kubrick (figlia di Floyd), Daniel Richter (“Moonwatcher”), Leonard Rossiter (Andrei Smyslov), Margaret Tyzack (Elena), Robert Beatty (Ralph Halvorsen), Sean Sullivan (Bill Michaels), Ed Bishop (comandante del modulo

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LA CARTA D’IDENTITÀ DEL FILM

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lunare), Bill Weston (astronauta), Glenn Beck (astronauta), Alan Gilford (padre di Poole), Ann Gills (madre di Poole), Frank Miller (direttore della missione), Edwina Carroll (hostess dell’Aries), Penny Brahms (hostess dell’Orion), Burnell Tucker (il fotografo), Mike Lovell (astronauta), Heather Downham (hostess), Maggie London (hostess sull’ascensore), Chela Matthison (receptionist), Ivor Powell (Kaminsky), Kevin Scott (Miller), Irena e Krystyna Marr (scienziate russe), Roy Lansford (scienziato), John Ashley, Jimmy Bell, David Charkham, Simon Davis, Jonathan Daw, Péter Delmár, David Fleetwood, Danny Grover, Brian Hawley, David Hines, Tony Jackson, John Jordan, Scott McKee, Laurence Marchant, Darryl Paes, Joe Refalo, Andy Wallace, Bob Wilyman (uomini scimmia), Richard Wood (uomo scimmia ucciso da “Moonwatcher”), Terry Duggan (uomo scimmia assalito dal leopardo), voce di Frank Miller (controllore della missione), voce di Douglas Rain (HAL 9000). origine: Stati Uniti, Gran Bretagna. produzione: Stanley Kubrick per Metro-Goldwyn-Mayer. riprese: MGM British Studios, Borehamwood (Regno Unito); Shepperton Studios (Regno Unito); Isle of Harris (Scozia); Desierto de Taberna, Almería (Spagna), Monument Valley (Stati Uniti). distribuzione: Metro-Goldwyn-Mayer. prima proiezione: 2 aprile 1968 (Washington). prima proiezione italiana: 11 dicembre 1968 (Roma) 1. durata cinematograFica: 160 minuti (ridotti a 141 nella versione ufficiale tagliata dal regista). Formato: 2.20:1

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Ma il film era già stato proiettato nel mese di luglio al Festival internazionale dei film di fantascienza di Trieste.

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Daniel Richter – ”Moonwatcher”

Keir Dullea – David Bowman

Gary Lockwood – Frank Poole

Alan Gilford e Ann Gills – Genitori di Frank

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LA CARTA D’IDENTITÀ DEL FILM

William Sylvester – Heywood R. Floyd

Vivian Kubrick – Figlia di Floyd

Leonard Rossiter – Andrei Smyslov

Edwina Carrol – Hostess dell’Aries

HAL 9000

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PLOT: Dopo il titolo, e dopo un breve prologo che presenta alcuni pianeti allineati al suono del Così parlò Zarathustra di Richard Strauss, appare la scritta che introduce la prima parte del film. l’alba dell’uomo. Appaiono, in un paesaggio scarno e quasi privo di vegetazione, alcune scimmie che vivono in branco e si esprimono con grugniti sotto la guida di un capo clan: si nutrono, insieme ai tapiri che vivono con loro, del poco cibo a disposizione; stanno continuamente all’erta per la presenza di predatori come le tigri; e delimitano il proprio territorio difendendo un piccolo punto d’acqua, sorgente di sopravvivenza contesa da un altro clan di scimmie. Il tempo scorre e una mattina una scimmia nota la presenza, in prossimità della tana, di un parallelepipedo verticale nero a forma di lastra. In breve, tutte le scimmie si raggruppano intorno all’oggetto misterioso. Poco dopo vediamo la scimmia osservatrice “Moonwatcher” (daniel richter) frugare tra le ossa di un tapiro: ne estrae un osso dalla forma allungata e se ne serve per fracassare lo scheletro e il cranio dell’animale. Il montaggio, alternando inquadrature del monolito a immagini di un tapiro in carne e ossa che si accascia al suolo accompagnato dalle note di Così parlò Zarathustra, suggerisce che la scimmia ha avuto una “illuminazione” e d’ora in poi utilizzerà l’arma per colpire le proprie prede. Adesso la stessa tribù è diventata carnivora e vediamo alcuni suoi membri nutrirsi di carne. Il monolito è scomparso. Durante una battaglia con un altro clan di scimmie per il controllo del territorio, la scimmia “illuminata” brandisce l’osso per colpire un avversario e viene subito imitata dalle altre. Dopo la vittoria, in un gesto di trionfo, lancia l’osso in direzione del cielo. All’osso che volteggia al rallentatore nel cielo diurno si sostituisce, nel buio della notte cosmica, la sagoma allungata di un’astronave in movi-

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LA CARTA D’IDENTITÀ DEL FILM

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mento sulle note del Bel Danubio blu di Johann Strauss. Tra gli oggetti spaziali ruotanti intorno alla Terra e alla Luna, uno a forma di freccia si dirige verso una stazione orbitante a forma di ruota. Ci troviamo nel 2001 (data evocata solo dal titolo del film e mai menzionata nelle immagini o nei dialoghi). Sulla stazione spaziale giunge lo scienziato americano Heywood Floyd (William sylvester), che sarà presentato più tardi come presidente del Consiglio Nazionale degli Astronauti. Floyd incontra un collega russo che lo interroga circa il mistero di una base lunare americana che non trasmette più segnali e sulla quale circolano voci allarmanti di un’epidemia in atto. L’americano non smentisce le voci, ma non dice molto di più, trincerandosi dietro al proprio obbligo di discrezione. Chiamato a parlare in una riunione nella base sotterranea di Clavius, sulla Luna, Floyd rivela che le voci di epidemia non corrispondono a verità: è soltanto un’opera di disinformazione architettata per nascondere temporaneamente al mondo una scoperta di grande importanza. Apprenderemo poco dopo che si tratta del ritrovamento di un oggetto sepolto sul territorio lunare quattro milioni di anni prima e ancora in grado tuttavia di emettere un campo magnetico molto intenso. Floyd si reca sul posto, dove vediamo un monolito simile a quello apparso milioni di anni prima tra le scimmie. Uno scienziato cerca di scattare una foto ai colleghi davanti all’oggetto misterioso, ma proprio in quel momento il monolito emette un sibilo assordante. 18 mesi dopo: in missione verso giove. “Discovery” è il nome dell’astronave che da tre settimane è in rotta verso Giove: un lungo viaggio che vede a bordo David Bowman (Keir dullea), capo della spedizione, e Frank Poole (gary locKWood), il suo assistente, insieme a tre astronauti ibernati dentro sarcofaghi bianchi e destinati a essere risvegliati quando la spedizione si troverà nei pressi di Giove. Il sesto passeggero è HAL 9000, un computer che rappresenta il perfezionamento della sua

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serie: parla con una suadente voce maschile e controlla tutto ciò che avviene sull’astronave attraverso una serie di occhi sintetici di colore rosso disseminati lungo il velivolo. HAL, che veglia anche sul comfort e sulla vita dei passeggeri (sia su quelli in attività che su quelli in stato di ibernazione), chiede a Dave un’impressione in merito alle misteriose circostanze che avvolgono la missione, ma non ottiene risposta. Quindi segnala al comandante dell’astronave un’imminente avaria dell’antenna esterna. Dave esce nello spazio in una navetta a forma di sfera. Raggiunta l’antenna, preleva la parte ritenuta difettosa e la porta all’interno dell’astronave per analizzarla insieme a Frank. I due non vi riscontrano alcun difetto. Il computer si sarebbe dunque sbagliato, benché lui neghi, sostenendo che la colpa è sempre e soltanto degli umani. Dave e Frank si isolano, chiudendosi in una delle capsule e interrompendo ogni collegamento audio con HAL, per ragionare sulla possibilità di disattivarlo qualora venisse confermato un suo difetto di funzionamento. HAL però è in grado di leggere i movimenti delle loro labbra, visibili attraverso un oblò, e può così comprenderne le parole. Frank si reca all’esterno dell’astronave per sostituire comunque l’antenna, ma la capsula con cui è uscito lo aggredisce e lo lancia nello spazio provocandone la morte. Dave esce con un’altra capsula per recuperare il corpo di Frank volteggiante nel vuoto, ma dimentica di mettersi il casco. Intanto HAL, che è il vero responsabile della morte di Frank, interrompe il sistema di salvaguardia dei tre astronauti in ibernazione, che muoiono in pochi secondi senza possibilità di difendersi. Dave, costretto a rinunciare al recupero del corpo di Frank, chiede ad HAL, con cui è in contatto radio, di aprirgli il portello d’ingresso. Il computer si rifiuta in nome della salvaguardia della missione e gli rivela di essere a conoscenza della sua intenzione di disattivarlo. Dave riesce comunque a introdursi nella Discovery attraverso un’entrata di emergenza manuale: raggiunge il magazzino della memoria di HAL e disattiva lentamente il computer, nonostante questo lo supplichi di ripensarci. Alla “morte” di HAL si attiva un messaggio preregistrato che rivela a Dave il vero scopo della missione, fino a quel punto rimasto ignoto: indagare sul mistero dei segnali che un monolito nero ritrovato sulla Luna continua a rivolgere in direzione di Giove.

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giove e oltre l’inFinito. In prossimità di Giove e delle sue lune si libra in volo – questa volta in posizione orizzontale – un monolito simile a quelli visti tra le scimmie e sulla Luna. Dave, ormai solo nella sua capsula, sembra da esso guidato in un viaggio stellare. Tramite il suo sguardo percepiamo prospettive inattese e vertiginose, vediamo galassie, fenomeni cosmici e organici di dimensioni indeterminate, lapilli e crateri, nove e paesaggi grandiosi. Al termine di questa visione lisergica, Dave e la capsula si ritrovano “approdati” in una sorta di suite d’albergo in stile régence o rococò, un luogo chiuso ermeticamente e sprofondato in un silenzio bianco che finisce per amplificare i pochi, isolati rumori. In successione, vediamo tre persone – che sono poi lo stesso Dave ogni volta più anziano – vivere, mangiare e invecchiare, nel giro di poche ore, in questo luogo senza contatti con l’esterno. Alla fine, disteso sul letto di morte, Dave vede di fronte a sé il monolito in posizione verticale e la sua mano tende verso la misteriosa presenza. Sul letto, al posto di Dave, si disegna la forma di un grande feto luminescente che poi riempie l’intera inquadratura. Tornano le note del Così parlò Zarathustra che avevano accompagnato l’inizio del film e la scoperta dell’“arma” da parte della scimmia, mentre il feto – adesso perfettamente formato e con gli occhi spalancati – entra in orbita insieme alla Terra e agli altri pianeti e volge lentamente lo sguardo verso il pubblico.

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INTRODUZIONE

Tra i film di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio è senza dubbio il più studiato e quello che ha fatto maggiormente epoca. Dopo il trasferimento del regista in Inghilterra e la realizzazione di un film bellissimo eppure disturbante come Lolita, Kubrick è visto come il moderno cineasta ribelle alle consuetudini del mainstream: un iconoclasta artefice di opere destinate a far discutere ed essere portate come esempi di un cinema coraggioso e lucido (Rapina a mano armata, Orizzonti di gloria); un giovane regista che sa difendere le proprie idee, che realizza con molta cura film densi dai vari livelli di lettura, ma che ha lavorato anche a un super-kolossal come Spartacus e può vantare un recente successo commerciale come Il dottor Stranamore. In Inghilterra, Kubrick viene a trovarsi in una sorta di esilio dorato. Decide che realizzerà soltanto i film che vuole davvero realizzare e grazie alla tanto sospirata autonomia produttiva riesce, clamorosamente, a non diventare un impiegato del sistema. La precedente esperienza con Kirk Douglas e con Spartacus, in questo senso, è stata per lui una lezione di vita. Il regista ha compreso

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che per avere il controllo ideativo su un film deve avere l’ultima parola. E d’ora in avanti la vorrà sempre, anche se la leggenda del cineasta-factotum resta appunto soltanto una leggenda: Kubrick si circonda dei migliori collaboratori, dai quali pretende moltissimo, e al tempo stesso ama anche dare spazio alle voci nuove, ai giovani che grazie a lui esordiranno e che per anni si avvantaggeranno del biglietto da visita «ho lavorato con Kubrick». In Inghilterra forgia una sorta di scuola-laboratorio, destinata a rinnovarsi a ogni nuova produzione. Ogni suo nuovo film è atteso come un evento e richiede anni per essere portato a termine; ogni suo nuovo progetto è inteso come la parola definitiva su un genere o un tema. Il regista sembra non essere mai completamente soddisfatto del suo lavoro e si confronta sempre con i propri collaboratori. Sono noti gli atelier di studio e pittura per la realizzazione di Barry Lyndon, ma anche i progetti portati avanti fino a un elevato livello di elaborazione e poi sospesi in attesa di nuove e più adatte condizioni. Ancora più noti gli sforzi per fare di 2001: Odissea nello spazio un’opera unica e rivelatrice, a lungo attesa e per certi versi irripetibile, destinata a portare la fantascienza cinematografica nei territori della cultura alta. Dopo 2001 qualunque altra opera di fantascienza si porterà appresso aspettative enormi e il rischio di altrettanto enormi delusioni da parte del pubblico e della critica. E lo stesso Kubrick affronterà ogni nuovo film (gliene resteranno cinque) con una cura meticolosa, quasi maniacale. Ma all’immancabile domanda su quale sia il suo film migliore, risponderà sempre: «2001». In effetti, alla sua uscita, il film apparve subito soprendente. Così come, fin dalla sua preparazione, era stato considerato un’impresa rischiosa. Ci sono sempre state, nella storia del cinema, opere che hanno coinvolto lungamente registi e produttori rischiando

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2001: Odissea nello spazio di Roberto Lasagna  

2001: Odissea nello spazio di Roberto Lasagna  

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