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Anno 39, N. 2 • € 2,00 • Spedizione in Abb. Post. - 45% - Art. 2 comma 20/b legge 662/96 • C/C post. n. I7233099

ESCLUSIVA

PER LA CITTÀ NUOVA


SOMMARIO ANNO 39 - N. 2

IN EVIDENZA

ALTRE STORIE

UNA CITTÀ CHE OFFRA LAVORO Speciale elezioni/ Incontro con Massimo Fantola .................. 8

DIALOGO ............................................................................................ 5

VI SPIEGO IL MIO GIOVANE SOGNO Speciale elezioni/ Incontro con Massimo Zedda ................... 10

MI MANDANO OPPI E CASINI .................................................. 18

IL MIO AMORE PER CAGLIARI Speciale elezioni/ Incontro con Ignazio Artizzu ..................... 12

SU MONUMENTU DE CENTUSCALAS ................................... 20

CAGLIARI CAPITALE DELLA NAZIONE SARDA Speciale elezioni/ Incontro con Claudia Zuncheddu ........... 14

SA CIDA SANTA A CASTEDDU ................................................. 26

«AI CITTADINI DELLA GRANDE CAGLIARI» Il Piano Strategico della città ....................................................... 16

SA CHIDA SANTA A CUGLIERI .................................................. 31

LA PROFONDA SPIRITUALITÀ DE SA CHIDA SANTA Speciale Settimana Santa/ La Sardegna in festa .................... 22

LE INIZIATIVE DELL’ANTEAS ..................................................... 33

I RITI CAGLIARITANI A VILLANOVA Speciale Settimana Santa/ I riti di Villanova ............................ 24

CRISI DI CRESCENZA E INVESTIMENTI ................................. 37

VIAGGI, PROCESSIONI E PREGHIERE IN SARDEGNA Speciale Settimana Santa/ Da Castelsardo ad Alghero, da Bosa ad Iglesias e Cagliari ....................................................... 28

LEGGERMENTE .............................................................................. 39

COME GRAFFIA LA MATITA 150° Unità d’Italia/ Gli emigrati sardi e le celebrazioni nella capitale ..................................................................................... 34

L’ARBITRO DELL’ASSEMBLEA ..................................................... 6 QUESTIONE OCCUPAZIONE ..................................................... 19 CONDANNATI ALL’ISOLAMENTO ........................................... 21 LA TEATRALITÀ IBERICA AD OROSEI .................................... 30 SOS INDRINUCONES DI OLIENA ............................................. 32 IL CUORE DELLE FIAMME GIALLE .......................................... 36 L’UNIVERSITÀ CHE CAMBIA ...................................................... 38 DALL’ARTE AL DECOUPAGE ...................................................... 40 PERCHÉ ANCHE LA MAGIA È CULTURA .............................. 41 ORCHIDEE SPONTANEE, MAGIE DI NATURA ..................... 42 TIMEOUT .......................................................................................... 43


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DIALOGO di Giorgio Ariu

ASCOLTARE LA VOCE DELLA CITTÀ

D

alle irrinunciabili immaginette ai sei per tre murati e vaganti, dalle cene dove non si contano gli imbucati ai salotti bene e molto bene bis, dai confronti a quattro piuttosto che all’ossessivo inseguimento su Facebook che divora tutto in un secondo, dalle mega adunate con l’intervistatore testimonial sino alle pedalate porta a porta. La Grande Macchina della fabbrica del consenso cerca di riacchiappare, voto su voto, fans, parenti e amici degli amici: liste, proiezioni, promesse e coriandoli. Si spaccano persino le famiglie: se non impari a memoria le liste, rischi di chiedere il voto al tuo competitor. Più ci si allontana dalla Politica e più ci si illude di avvicinarsi al Fuoco Sacro di una vita in discesa. Perché per troppi, oggi, “fare politica” è meglio che lavorare (è sempre valso per i giornalisti). Un’autentica scorciatoia per un posto al sole. E allora, meno male che, come in tutte le cose e le occupazioni della vita, c’è tanta gente che davvero vuole mettersi al servizio degli altri, al servizio della polis. La città appunto. Per costoro, missione primaria: mettersi ad ascoltare la città. Si sa, la capacità dì ascolto, il troppo-da-fare-cose-inderogabili, è propensione in via di estinzione. E in una società dove il merito, il talento sono diventati inutili o scomodi optional, continuano a mancare i facilitatori d’impresa, i luoghi della politica, cioè, dove l’incubatrice deve mirare alla premialità, al progetto per spalmare bene comune. Al Comune quindi si vuole andare per dettare scelte e governare la città. Noi, nello scorso numero de Il Cagliaritano del 39° anno, abbiamo scritto di una Città Nuova, di una Città di Città che, per dirla con lo storico e saggista Paolo Fadda (imperdibile la scheda dei bisogni da lui tratteggiata), superi la dispersione, la frammentazione e la discontinuità del suo habitat. “Tre derive che impongono di ridisegnare i parametri di abilità e vibilità dell’intero ambiente urbano, uscendo dalla Cagliari della nostalgia, arroccata in luoghi non sempre felici, o vissuta autarchicamente nell’arcipelago di Cep, Sant’Elia, Is Mirrionis, La Palma, Baracca Manna, etc). Occorre una rete virtuosa di connessione tra luoghi, rioni, centro, periferie e paesi dell’area vasta. Solo così da città complessa e convulsa, Cagliari può diventare una città ordinata e meglio godibile, perché oggi è solo luogo di lavoro, di consumo, di movimento, di gioco, studio e divertimento per persone che spesso neanche si incontrano”. Occorre sgabbiare la città, come voleva dire il compianto Antine Nivola al quale scelleratamente fu negato il Sogno di arredare artisticamente la terrazza del Bastione, per dare un senso di ordine alle tante città diverse, che raccontano e vogliono essere ascoltate con i nuovi spazi come le aree demaniali dismesse e con quegli ambiti (porto, parco ferroviario e filoviario) da rivitalizzare. Con questo Progetto di Città Nuova che va ascoltata si creeranno nuove opportunità di lavoro, si frenerà la fuga dei giovani, il commercio tornerà ad intrigare al Centro i transfughi delle troppe “città mercato”. Lavoro e case, certo, ma non solo Grandi, Ricche Case per il solito target, tutto da esplorare.

g.ariu@giacomunicazione.it / facebook.com/ariug / www.giacomunicazione.it · 5


SPECIALE ELEZIONI La città che cambia

L’ARBITRO

DELL’ASSEMBLEA

Incontro con il presidente uscente del Consiglio Comunale, Sandro Corsini: «Vi racconto l’aula, il sindaco e il mio tempo libero». A cura di Francesco Fuggetta

OLTRE LA POLITICA In alto, Sandro Corsini con Nana, il suo inseparabile cocker femmina. La questione animali gli sta molto a cuore.

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I candidati SPECIALE ELEZIONI

15 - 16 MAGGIO 2011

ELEZIONI COMUNALI

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SPECIALE ELEZIONI I candidati

Massimo Fantola

UNA CITTÀ CHE OFFRA LAVORO A cura di Lerelyse Pinna


M. ARTIZZU

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SPECIALE ELEZIONI I candidati

Massimo Zedda

VI SPIEGO IL MIO GIOVANE SOGNO A cura di Claudia Sarritzu

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路 11

A. SCIFONI


SPECIALE ELEZIONI I candidati

Ignazio Artizzu

IL MIO AMORE PER CAGLIARI A cura di Lorelyse Pinna

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SPECIALE ELEZIONI I candidati

Claudia Zuncheddu

CAGLIARI CAPITALE DELLA NAZIONE SARDA A cura di Claudia Sarritzu

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路 15 M. ARTIZZU


IL PIANO Come cresce la città

Emilio Floris, sindaco uscente della città, ha le idee chiare sul futuro del capoluogo isolano. E il Piano Strategico per governare l’area metropolitana è al centro del Grande Progetto. di Alessandra Scifoni

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M. ARTIZZU

«Ai cittadini della grande Cagliari»


IL SINDACO EMILIO FLORIS

«Una partecipazione emozionante, un contributo umano, nei due ambiti del pubblico e del privato essenziale per un reale raggiungimento degli obiettivi proposti dalla pianificazione strategica»

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I GIOVANI E LA POLITICA L’impegno per la città

MI MANDANO OPPI E CASINI Passione e formazione politica: Federico Ibba si racconta dopo le immersioni con i leader nazionale e regionale. Senza dimenticare l’esperienza con gli universitari. A cura di Simone Ariu ederico Ibba, iglesiente di nascita come il leader del suo partito Giorgio Oppi ma cagliaritano a tutti gli effetti. Trentadue anni, studi classici e in medicina, formazione cattolica dai salesiani, è da sempre impegnato nell’associazionismo cattolico e nel volontariato con esperienze anche in terra di missione. Ha fondato la nota scuola di formazione politica Pro Libera Civitate. Nell’UDC, dal 2006 prima commissario regionale giovani poi nazionale, ha organizzato eventi importanti come la Summer School di formazione politica assieme al leader nazionale del partito Pier Ferdinando Casini. Ora misura il suo lavoro maturato con i giovani nelle elezioni comunali di Cagliari. Perché iniziare dalle Comunali? «Perché penso che per un giovane che voglia fare un percorso politico serio, la prima tappa dopo quella da dirigente di partito sia quella di consigliere comunale». Perché l’UDC? «È il partito che rappresenta i miei ideali morali e civici, dove milito da quando ho deciso di fare attività politica. È la famiglia politica dove hanno trovato ascolto, seppur tra le normali difficoltà, le mie esigenze e aspettative di rinnovo della classe dirigente. Come si rapporta col leader indiscusso

Giorgio Oppi? «Ha detto bene lei, è il leader carismatico e molti, me compreso, oggi non saprebbero immaginare l’UDC in Sardegna senza la sua presenza. Io stesso ho scelto di entrare nel partito avvicinato dal suo carisma. Tuttavia non ho mai rinunciato alle mie idee e, a dispetto di quanto si possa pensare, è molto rispettoso delle iniziative fatte dai giovani, in alcuni casi supportandole personalmente. Massimo Fantola è il candidato a Sindaco di tutto il Centrodestra, compreso l’UDC. Che aspettative ha su di lui? «Il professor Fantola è una persona che conosco da quando ero ragazzino e il primo ricordo è di un uomo che ha la capacità di ascoltare gli altri. È un “casteddaio” autentico, che conosce la città e che vedi passeggiare per le vie, insomma uno vicino alla gente. Che visione ha di Cagliari? «Penso sia una città ordinata e molto vivibile, con svariati servizi e una buona scelta sia nel settore culturale che dello svago. Questo anche grazie alle amministrazioni Delogu e Floris che negli ultimi vent’anni hanno saputo trasformarla e nello stesso tempo curarla nelle sue caratteristiche storiche. Adesso da questa ottima base di partenza Cagliari deve assumere un rinnovato ruolo di guida per la Sardegna. Una guida che passerà innanzitut-

Federico Ibba tra Giorgio Oppi (in piedi) e Pier Ferdinando Casini durante una riunione dell’UDC.

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to dalla sua capacità di darsi una nuova identità economica. Il capoluogo della Sardegna deve tornare ad essere la città delle opportunità, lavorative ma anche sociali». Quali sono i problemi di Cagliari? «L’Identità dei centri storici (Stampace, Castello, Villanova e Marina) e lo scollamento delle periferie (CEP, Is Mirrionis, Sant’Elia). In particolare per questi ultimi occorre promuovere una vera e propria riqualificazione urbanistica e architettonica. Gli abitanti del CEP devono poter trovare all’interno del proprio quartiere quei servizi che sono presenti in tutti gli altri. Penso alla promozione di centri di aggregazione sociale per gli anziani e per i tanti ragazzi che invece per lo svago sono sempre costretti a migrare in altre zone della città. Occorre fare aree verdi attrezzate per le famiglie. Insomma, i residenti non devono più sentirsi periferia. Occorre che il prossimo Sindaco coordini dei gruppi di studio e riflessione su questi quartieri e che proponga un Piano Particolareggiato del centro storico. Stampace e Marina hanno visto stravolta la propria identità ma senza una riflessione con i loro abitanti. Ora, per esempio, si parla di pedonalizzazione di una parte di via Mameli. Una cosa che a mio giudizio va ripensata e comunque concordata anche con commercianti e residenti. Si parla tanto di Cagliari turistica, lei che visione ha? «Parlare di turismo per me significa parlare di opportunità lavorative immediate per i giovani. Mi spiego meglio: quando ero adolescente era raro sentir parlare per strada una persona straniera, ora in giro per Cagliari è del tutto normale trovarsi accanto ad una comitiva di tedeschi o di giovani spagnoli in vacanza studio. Questo grazie ai voli low-cost e all’apporto dei croceristi, impensabile solo 10 anni fa. Ora Cagliari deve studiare cosa offrire alle centinaia di turisti che sbarcano da noi anche solo per un giorno. Farei per esempio i percorsi della Cagliari cristiana, “la via della Fede” per far conoscere le chiese del centro storico. Promuoverei un servizio bus per “la via dei Fenicotteri” e li porterei al parco di Molentargius che, forse non tutti sanno, è una delle più grandi aree naturalistiche d’Europa, con oltre duecento varietà di uccelli. Sempre a Molentargius farei “la via del sale” ristrutturando i vecchi locali della lavorazione del sale e trasformandoli in museo e centro congressi. Secondo voi queste piccole iniziative non favorirebbero il lavoro giovanile? Pensiamo a quanti bar e cooperative di servizi turistici potrebbero nascere per canalizzare l’interesse dei turisti che sbarcano in via Roma. Inoltre Cagliari e la Sardegna devono saper sfruttare meglio le proprie eccellenze: in campo sportivo, per esempio, oltre alla squadra del Cagliari esistono personaggi come Andrea Mura, velista italiano dell’anno che dovrebbero essere utilizzati come vetri% na per la città».


Nuove opportunità QUESTIONE OCCUPAZIONE

I PROGETTI E I MODELLI DELL’AGENZIA DEL LAVORO Incontro con il direttore generale Stefano Tunis che parla di «mare come straordinario incubatore di nuove professionalità». Per tutta l’isola. A cura di Lorelyse Pinna

rovare sempre nuove soluzioni per attenuare e risolvere i problemi legati all’occupazione in Sardegna è l’obiettivo dell’Agenzia regionale per il Lavoro: individuare e sperimentare strategie diverse e innovative, informare sui nuovi ambiti occupativi, permettere ai giovani e alle fasce più deboli della società di formarsi professionalmente, queste le sue attività principali. E in un momento come questo, in cui la crisi economica mette i sardi di fronte all’esaurimento di alcuni settori produttivi e alla chiusura di spazi occupazionali prima sicuri, le nuove soluzioni diventano necessarie. Abbiamo incontrato Stefano Tunis, direttore dell’Agenzia per il Lavoro, per parlare delle misure più riuscite e dei nuovi progetti messi in atto per contrastare la crisi, permettendo ai sardi di immettersi nel mercato del lavoro in modo competitivo e di far crescere l’Isola. Una vita al servizio della società, tra gli impegni dirigenziali e quelli politici. Come riesce a coniugarli? «Sono prima di tutto un manager. Mi sono laureato in Giurisprudenza con un master in Relazioni Industriali e il mondo del lavoro è sempre stato la mia passione. Ho lavorato nel campo delle risorse umane, sono stato responsabile del lavoro interinale e direttore del personale della manutenzione industriale, poi dirigente Apisarda. A 37 anni sono stato nominato direttore generale dell’Agenzia regionale del Lavoro, mi dicono il più giovane nella storia della Regione. La mia esperienza politica è iniziata nel 2001 nel

Comune di Sarroch: sono stato capogruppo consiliare, assessore alle Politiche del Lavoro e Vicepresidente della 23ª Comunità Montana. Ora ho il ruolo di vicecoordinatore regionale del Pdl. Ma l’impegno dirigenziale è rimasto quello primario, ricavo gli spazi per la politica in cui entra la sensibilità e l’esperienza professionale che ho acquisito». È un ruolo che la mette a diretto contatto con uno dei problemi primari della società sarda: il lavoro. «Sono tra chi pensa che il problema dell’occupazione vada approcciato con rigoroso metodo scientifico. Sono necessarie delle politiche attive: individuare quanto c’è di nuovo nel mercato del lavoro e mettere in campo le attività formative. Le politiche del lavoro stanno purtroppo risentendo della difficile congiuntura economica di questi anni: i più moderni sistemi di flessibilità, lavoro temporaneo e atipico non funzionano perché non intercettano una curva economica positiva, in assenza della quale è difficile teorizzare una ripresa occupazionale. Il lavoro è necessario al mercato interno, l’investimento in innovazione e ricerca è invece indispensabile per il mercato esterno». In questa situazione difficile quali sono le azioni dell’Agenzia? «L’Agenzia sviluppa progetti sperimentali e cerca di individuare modelli. Dalle esperienze precedenti è nato uno schema che prevede diverse fasi: la formazione, il tirocinio in azienda con borsa e l’avviamento al lavoro. Una volta testata l’efficacia di queste misure spetta all’Assessorato portare su scale le

iniziative. I Piani di Inserimento Professionale sono, per esempio, una misura di successo. Li abbiamo ribanditi dopo cinque anni di inutilizzo e le cifre ci regalano questa situazione: i piani attivati nei primi cinque anni di attività sono stati poco meno di mille, in questa versione rinnovata abbiamo attivato 730 piani in 45 giorni. Poi ci sono Master and Back e Tirocini: anche il progetto Master and Back è stato riadattato al tessuto sociale della Sardegna, con una più efficiente distribuzione delle risorse». E il progetto SE.RE.NA.? «È un progetto che ha innanzitutto uno scopo promozionale: attirare l’attenzione dei giovani su un settore che, non essendo tra i più tradizionali, è spesso sottovalutato. La portualità è infatti uno dei settori importanti perché legato al turismo. È evidente che gli aspetti connessi a portualità e ai mestieri del mare siano uno sbocco, ma le misure, le modalità e il bagaglio di competenze vanno definiti con precisione. Si tratta anche di mestieri antichi, come il maestro d’ascia, ma non si può basare un modello di sviluppo sulle pratiche artigianali, si deve creare una formazione base per operare e poi individuare le professionalità necessarie. Attualmente il progetto è nella fase di “animazione”, un elemento trainante di tutte le misure dell’Agenzia perché consente di attirare e “accendere” l’attenzione dei lavoratori sul progetto. L’atteggiamento proattivo della risorsa rappresentata dai lavoratori è infatti fondamentale alla buona riuscita della misura». L.P.

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COSÌ L’ANFITEATRO Memoria storica della città

SU MONUMENTU DE CENTUSCALAS Mentre monta il dibattito attorno al ruolo e al futuro del monumento romano, noi ci tuffiamo nel ricordo di un grande della cultura cagliaritana. di Aqulinu Cannas

TESTO IN LINGUA SARDA

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Privatizzazione QUESTIONE TRASPORTI

CONDANNATI ALL’ISOLAMENTO Tirrenia, caro tariffe, continuità territoriale e sistema aeroportuale: ecco i temi caldi che riguardano i trasporti in Sardegna. Christian Solinas, giovane Sardista approdato in Regione come assessore ai Trasporti, punta dritto verso i prossimi obiettivi.

L.P.

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SPECIALE Settimana Santa

Celebrazioni e liturgie in cui si rivivono la Passione e la Resurrezione di Cristo sono il quarto e ultimo appuntamento del progetto “L’Isola che danza”.

L’assessore regionale del Turismo, Luigi Crisponi (foto in alto), durante la presentazione de ‘Sa Chida Santa’.

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LUCIANO LEDDA FELE / FESTINALENTE.NET

A

LA SETTIMANA SANTA IN SARDEGNA Aggius Aidomaggiore Alghero Barisardo Bonarcado Bonnanaro Bortigali Bosa Cagliari

Castelsardo Cuglieri Desulo Domusnovas Fonni GaltellĂŹ Ghilarza Iglesias Irgoli

Lanusei Milis Narbolia Nulvi Nuoro Oliena Onifai Orgosolo Oristano

Orosei Paulilatino Pozzomaggiore Riola Sardo Samugheo San Vero Milis Santu Lussurgiu Sarule Sassari

Z

Scano di Montiferro Seneghe Villacidro Villanova Monteleone Zeddiani


SPECIALE Settimana Santa

ENRICO SPANU

I RITI CAGLIARITANI A VILLANOVA di Antonello Angioni

24 路


LO ZOOM

ENRICO SPANU

ENRICO SPANU

ENRICO SPANU

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SPECIALE Settimana Santa

TESTO IN LINGUA SARDA

SA CIDA SANTA a Casteddu «Sa genti s’acostat po ddu tocai, si fai su sinnali de sa cruxi, arresai, domandai una gratzia o otenni perdonu». Il racconto della Settimana Santa a Cagliari. di Giampaolo Lallai

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LO ZOOM LO ZOOM

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Cumentzan sa cenabara innantis cun is Santus Misterius e acabant sa dì de pasca Manna cun s’Incontru. Po donniuna acurrint una mech’ ‘e genti chi arresat cun fidi e devotzioni. · 27


SPECIALE Settimana Santa

in Sardegna In tutta l’isola la Settimana Santa è costellata di sacri drammi, da Castelsardo ad Alghero, da Bosa ad Iglesias e Cagliari. di Pietro Muggiano

icuramente è un retaggio della cultura iberica, giunto fino a noi dai secoli della dominazione spagnola, questa ricchezza di manifestazioni religiose che soprattutto nel periodo pasquale fioriscono in tutta l’isola. Sono di gusto spagnolo le grandi e fastose processioni nelle quali i simulacri dei santi vengono portati in processione, riccamente addobbati, spesso trasportati su sontuosi cocchi dorati, come Sant’Efisio a Cagliari il primo maggio, trainati da buoi con le corna e la testa infiocchettate e tempestate di fiori. Altrettanto può dirsi per la passionalità e teatralità tutte spagnole con le quali nel periodo pasquale si drammatizzano i riti della Settimana Santa. A cominciare dalla Domenica delle Palme, in cui si celebra l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, accolto da un tripudio di rami di ulivo e palme. In Sardegna le palme si intrecciano, come usa farsi con i giunchi per confezionare i cestini, in forme arabescate, e, dopo essere state benedette, si lasciano esposte in casa, come delle immagini sacre, fino alla Pasqua dell’anno seguente. Il rito, per questa occasione, evoca in forma drammatica il sacro evento, quando il sacerdote, preceduto dalla croce argentea, uscendo dalla chiesa la priva di sé, come la città santa era priva del Cristo e con ansia l’attendeva come il Salvatore. All’interno del tempio rimane uno sparuto gruppo di fedeli e, tra questi e il gruppo più numeroso uscito all’esterno insieme al sacerdote, si intesse un dialogo con voci che, affievolite, filtrano attraverso i battenti serrati del portone d’ingresso. Dall’esterno il sacerdote chiede più volte di poter entrare nel tempio e più

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volte accompagna le sue richieste con dei colpi che vengono battuti, con l’asta che regge la croce, sul legno del portone, che viene riaperto solo dopo molte insistenze, che sottolineano, amplificandola, la durata e assurdità della privazione, ché la chiesa senza il sacerdote è come una campana priva del suo batacchio. E quando finalmente il portone, che troppo a lungo è rimasto sbarrato, viene spalancato e il sacerdote rientra trionfante e il gruppo che l’accompagna finalmente si ricongiunge a quello che era rimasto all’interno, è una festa, è un preannuncio della Pasqua e della Resurrezione. In tutta l’isola la Settimana Santa è costellata di sacri drammi, da Castelsardo nella costa nord-occidentale dove si inizia col Lunissanti (già il lunedì successivo alla Domenica delle Palme, i riti, accompagnati dalle esecuzioni di polifonia vocale, prendono le mosse dalla trecentesca chiesa di Santa Maria) ad Alghero, da Bosa nella costa occidentale ad Iglesias e a Cagliari, a sud, e in molte altre località, dove si rinnova ogni anno il rito de S’iscravamentu e la Processione dei Misteri. Si tratta di momenti vissuti dal popolo con intensa commozione e partecipazione, tali da coinvolgere emotivamente anche gli spiriti laici. S’iscravamentu, di Venerdì Santo, è il distacco del corpo di Cristo dalla croce e la sua deposizione, drammaticamente rappresentati con cura amorevole dai membri delle confraternite dedite a questo rito. La Processione dei Misteri è il dramma che, al tramonto, segue S’iscravamentu, quando il corpo di Cristo, deposto su una lettiga e avvolto da un sudario, viene trasportato al sepolcro. La scena è resa ancor più drammatica dalla presenza del simulacro della Madonna Addolorata che, portato anch’esso in processione, segue la salma del Figlio. Durante questi sacri


ANGELO AGOS

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SONO DI GUSTO SPAGNOLO LE GRANDI E FASTOSE PROCESSIONI NELLE QUALI I SIMULACRI DEI SANTI VENGONO PORTATI IN PROCESSIONE, SPESSO TRASPORTATI SU SONTUOSI COCCHI DORATI. ******** LUCIANO LEDDA FELE

drammi si levano i mesti canti corali di antica e suggestiva tradizione sarda, eseguiti anch’essi dalle confraternite popolari. Nelle chiese spoglie e con i simulacri dei santi coperti da drappi viola, il Sacramento viene posto in una cappella addobbata con una moltitudine di fiori e candele. La tradizione popolare sarda vi aggiunge i cosiddetti nenniris, pallidi germogli di grano coltivati in vasi tenuti al buio, per lo più “sepolti” sotto i letti. Costituiscono una metafora della morte (il pallore) e della vita e risurrezione (il germoglio). Le campane rimangono mute e sono sostituite dalle cosiddette mattraccas, asticelle di legno munite di maniglie metalliche che, agitate, producono un suono sordo, come quello delle nacchere, e vengono usate per avvertire i fedeli dell’avvio delle funzioni religiose. Le campane si sciolgono a Pasqua, la festa delle feste, in primavera quando insieme a Cristo risorge la vita, una vittoria sulla morte e sull’inverno. A mezzogiorno della Domenica di Pasqua forse non c’è località della Sardegna dove non si svolga s’Incontru, l’incontro cioè tra la Madonna e il Figlio risorto. I due simulacri vengono portati in due distinte e simmetriche processioni, per lo più nella via principale (a Cagliari tradizionalmente nel Corso Vittorio Emanuele). Nel momento in cui inizia l’avvistamento reciproco dei partecipanti alle due processioni, che si avvicinano l’una all’altra, i portatori anteriori delle due statue si abbassano in modo tale che esse pendano leggermente in avanti, a rappresentazione di un

inchino e saluto reciproco. E ciò si ripete più volte, fino a quando non avviene s’Incontru, l’incontro delle due statue, il simbolico abbraccio tra la Madonna e il Cristo Risorto, allorquando le due statue vengono affiancate e le due processioni si ricongiungono in un unico corteo religioso. E ciò fa pensare ad un altro percorso, un altro pellegrinaggio, un altro perdersi e rincontrarsi, il viaggio che a Cagliari, il primo maggio, compie il simulacro del santo protettore della città, Sant’Efisio. Dalla chiesa dell’antico quartiere di Stampace fino al promontorio di Nora, a quaranta chilometri di distanza, dove il santo subì il martirio e dove sorge una chiesa campestre a lui dedicata. È un viaggio che si compie da oltre trecento anni, per sciogliere un voto della città. Il simulacro de Santo viene trasportato su un cocchio trainato da buoi e il suo viaggio ha le cadenze e gli eventi di un vero viaggio di altri tempi. All’uscita dalla città si cambiano cocchio e vesti del santo: a quelli sontuosi, di parata, se ne sostituiscono altri più semplici e dimessi “da viaggio”. Il lentissimo avanzare del cocchio sulla strada Sulcitana, in gran parte litoranea, viene seguito da centinaia di fedeli che hanno fatto voto di accompagnare, a piedi, il Santo nel suo viaggio. Viaggio che il 4 maggio, al tramonto, termina col rientro del Santo nella sua chiesa di Stampace. Quest’ultimo è il momento più intenso di emozioni per i cagliaritani, è il ritorno, il rincontro, il riavere ancora tutto per loro il loro Santo. %

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SPECIALE Settimana Santa LA TEATRALITÀ IBERICA AD OROSEI Orosei, come nel resto della Sardegna, i riti della Settimana Santa rappresentano il momento più intenso e suggestivo dell’anno liturgico. La loro teatralità, di evidente matrice iberica, aveva spinto la Chiesa a vietare le rappresentazioni della passione di Cristo, della sua deposizione dalla croce e sepoltura. Questi divieti si sono protratti inascoltati fino alla fine dell’Ottocento, segno che il popolo non voleva rinunciare alle sue forme di devozione, ormai radicate nella tradizione. Alcune relazioni del Settecento e Ottocento descrivono i riti che si svolgevano durante la Settimana Santa nell’antico capoluogo della Bassa Baronia, confermate dalle voci dei registri contabili delle tre confraternite che si occupavano, e si occupano tutt’oggi, della loro organizzazione. Alcuni di questi sono scomparsi, ma restano vive, insieme alle cerimonie liturgiche a cui assistono i membri delle confraternite, quattro antiche processioni: la processione dei Misteri, ripristinata di recente, quella de Su Sepurcru, quella de Su Brossolu e quella de S’Incontru. Le plurisecolari confraternite di S. Croce, delle Anime e del Rosario sono l’anima di queste celebrazioni, a loro si deve la conservazione dei riti e soprattutto del canto dei Gotzos, che scandisce i momenti salienti delle celebrazioni. Il Martedì Santo ha luogo la processione dei Misteri ad opera dei confratelli di S. Croce, che portano le cinque statue che rappresentano Cristo durante una fase della sua Passione nelle chiese del paese, dove un predicatore si sofferma su uno dei misteri rappresentati. Si entra nel vivo della Settimana Santa il Giovedì, quando in otto chiese del paese si approntano Sos Sepurcros, delle composizioni floreali il cui fulcro è il Crocefisso, contornato di candele, lumicini, fiori e soprattutto dei Nenneres, i tradizionali piatti composti di steli di cereali e legumi germogliati al buio. L’immagine del Crocifisso viene invece rimossa dalla parrocchiale,

dove la sera si celebra la messa in Coena Domini, durante la quale dodici confratelli si sottopongono al Lavabis (la lavanda dei piedi). Finita la funzione i confratelli rientrano nei rispettivi Oratori e si preparano per la processione de Su Sepurcru: dalle tre sedi partono tre distinte processioni che si rincorrono lungo le vie del paese senza mai raggiungersi. Il rituale è però identico, con i membri della confraternita che aprono la processione, per la quale recano il simulacro dell’Addolorata, seguiti dal sacerdote, dalle

mandatarias (consorelle) e dai fedeli. Ad ogni chiesa la processione si ferma e recita una preghiera, mentre il coro maschile intona una strofa del Gotzos de su sepurcru e i fedeli rendono omaggio al Cristo deposto nel sepolcro. Il testo e la musicalità del Gotzos sono caratteristici di ognuna delle confraternite. I riti del Venerdì Santo in passato iniziavano con Sa chirca, la ricerca di Gesù per le chiese del paese, e proseguivano il pomeriggio con il rito de S’Iscravamentu (deposizione dalla croce) curato dalla confraternita di S. Croce. I bambini (o sos iàcanos) annunciavano l’inizio della funzione suonando la matràcula, la tàcula e l’orriajòla, che sostituivano le campane legate il giorno prima e accompagnavano anche la processione

de su Brossòlu. Oggi le tre confraternite si riuniscono in parrocchia portando il Crocifisso ricoperto da un drappo nero, dove assistono alla celebrazione che culmina con l’adorazione della croce. Dall’Oratorio di S. Croce parte poi la processione in cui si portano i simulacri di Maria e del Cristo deposto dalla Croce, adagiato tra i fiori dentro su Brossòlu, “la culla” e coperto da un velo bianco. Durante le fermate della processione de Su brussòlu i confratelli di S. Croce intonano i Gotzos de s’interru e uno di loro, quando i simulacri tornano all’Oratorio di S. Croce, esegue una monodia in cui si svolge il dialogo tra Cristo e il peccatore, ciò che è rimasto dell’antica sacra rappresentazione. La processione de S’Incontru, la mattina della domenica di Pasqua, segna l’atto conclusivo dei riti della Settimana Santa, l’incontro tra Cristo risorto e sua madre. I due simulacri vengono addobbati con grande sfarzo la notte di sabato negli oratori di S. Croce e del Rosario e portati in due processioni distinte lungo le strade coperte da ramoscelli di pervinca. Quando i due gruppi si intravedono a vicenda le statue vengono portate avanti e fanno un primo inchino. Il suono delle scariche a salve sostituisce quello festoso delle campane che avevano annunciato l’inizio della processione. I due cortei avanzano ancora di qualche passo e le due statue compiono il secondo inchino, poi avanzano ancora e, giunti a pochi metri di distanza, si salutano con un ultimo inchino. Scoppia la gioia e la confusione tra i confratelli che si scambiano tra loro i due simulacri e le insegne. Il coro di S. Croce intona il Sos Gotzos de s’incontru (Regina Coeli e Magnificat) e la processione si riversa nella parrocchia di San Giacomo, dove si celebra la messa solenne cantata. Le statue vengono poi riportate nelle proprie sedi secondo lo stesso percorso dell’andata, ma prima di separarsi i due simulacri compiono un altro inchino e i due priori si congedano con un gesto della mano: Ad annòas manzus!


SA CHIDA SANTA A CUGLIERI iore all’occhiello delle tradizioni cuglieritane, la Settimana Santa riesce ad affascinare anche coloro che non frequentano assiduamente le cerimonie religiose. È il culmine delle celebrazioni che si susseguono durante la Quaresima, nella quale a turno le cinque confraternite del paese accompagnano il parroco e un lungo corteo di fedeli nella “Via Crucis”(“Sas Rughes”). La processione si snoda dall’interno della basilica della Madonna della Neve, sede della confraternita del Santo Rosario, fino alla chiesa di Sant’Antonio da Padova, sede dell’ex confraternita della Misericordia dei padri Cappuccini, sostando di fronte alle croci murali sparse lungo il percorso. Durante il periodo quaresimale si usa ancora oggi invitare i cosiddetti “quaresimalisti”, ossia dei grandi predicatori, che dal pulpito della basilica tengono delle omelie solenni invitando i fedeli al digiuno e alle altre pratiche pie in preparazione dei riti della Passione. L’ultimo venerdì si svolge la processione della Madonna Addolorata, a cui partecipa la confraternita a Lei intitolata, che porta il simulacro della Vergine dei Sette Dolori. In questa occasione in molte case del paese si prepara il “nennere”, tradizionale piatto composto di germogli bianchi cresciuti al buio. Al seguito della statua dell’Addolorata si trovano i cantori, che accompagnano la processione intonando i versi dello “Stabat Mater”, canto che termina solo al rientro dei confratelli e della statua alla loro sede, nella chiesa della Madonna delle Grazie. Il Mercoledì Santo all’interno delle chiese vengono l’allestiti i Sepolcri: una cappella viene ornata fronde, fiori e piatti di nennere e al centro viene riposta un’urna destinata a contenere il Santissimo Sacramento. Anticamente davanti a questa cappella veniva montata una grande cortina di tela su cui erano rappresentate alcune scene della Passione. Ma i riti veri e propri della Settimana Santa iniziano il Giovedì quando, dopo la celebrazione della messa e la recitazione del Vangelo della Passione, il

sacerdote indossa la stola viola e i priori e le prioresse spogliano gli altari degli addobbi e rovesciano i crocefissi in segno di lutto. Nel pomeriggio avviene il primo incontro delle confraternite, ognuna con le proprie statue e le croci nere in segno di lutto e penitenza. Il lungo corteo si dirige verso la basilica dove i confratelli assistono alla “Missa in coena Domini”, durante la quale si svolgono i riti del “Lavabo” e della Benedizione dei Pani dei Poveri, che la confraternita del Rosario distribuisce dopo la funzione. Le ceste del pane vengono riposte su una tavola su cui si trovano anche dodici pesci benedetti, che verranno offerti ai dodici confratelli che partecipano al Lavabo. Al termine dei riti parte la processione de “Sas Chilcas”, ovvero delle visite ai Sepolcri allestiti nelle altre chiese del Paese. Il Venerdì Santo è il giorno più ricco di avvenimenti, carichi di tradizioni suggestive. La mattina nella chiesa della Vergine delle Grazie ha inizio il rito de “S’Ingravamentu”, la crocifissione di Cristo: mentre il sacerdote verseggia il Miserere, i priori dell’Addolorata affiggono il simulacro di Cristo a “Sa Rughe Maistra”, la croce che verrà poi issata a una croce gemella, “Sa Contrarughe”, la vera Croce Penitenziale. Quest’ultima viene portata in processione da un uomo che abbia fatto voto di trasportarla in spalla fino alla basilica, lungo un percorso in salita che ricorda il triste cammino di Gesù verso il monte Calvario. Il Crocifisso viene poi coperto da “Su Velu” mentre dalla chiesa delle Grazie parte un’altra processione a cui partecipano tutte le confraternite, che portano il Cristo e la Vergine dei Sette Dolori fino al luogo dove la croce verrà issata, seguiti dal sacerdote e i cantori che intonano il Miserere. Al loro arrivo il Cristo viene scoperto e “Sa Rughe Maistra” fatta combaciare con “Sa Contrarughe” a formare un’unica croce, sollevata nel momento in cui il predicatore fa riferimento a quel momento nella sua solenne predica. Nel pomeriggio due confratelli, uno di Santa Croce e uno dell’Addolorata, si recano sotto la Croce, portando i vassoi con gli

strumenti della deposizione e una striscia di lino bianco. Impersonano Nicodemo e Giuseppe di Arimatea e sono seguiti da una processione composta dai membri di tutte le confraternite, che portano le scale e la lettiga su cui verrà riposta la statua di Cristo deposto dalla croce. Con loro anche il penitente portatore della croce, con in mano il cuscino rosso di cui si è servito per portarla. Giunti alla basilica la Vergine dei Dolori si ferma davanti al Figlio crocifisso e i cantori intonano la fine dello “Stabat Mater”, dopodiché ha inizio il rito de “Su Isgravamentu”, la deposizione, una cerimonia antica che conserva il suo sapore teatrale e ancora oggi commuove i fedeli. Gli strumenti di tortura vengono poggiati sui vassoi e riportati in processione alla chiesa delle Grazie, insieme al simulacro di Cristo che verrà posto nel sepolcro. Un’altra processione, che fonde le tradizioni de “Sas Rughes” e de “Sas Chilcas”, anima le vie del paese la mattina del Sabato Santo e la sera i membri delle confraternite si riuniscono di nuovo nelle proprie sedi per preparare i bouquets per il giorno successivo, quando i Crocefissi da festa accompagneranno “Su Jesu”, la statua di Cristo Risorto, e “Sa Maria ‘e Pasca”, la Madonna vestita a festa, verso la basilica della Madonna delle Nevi per il tradizionale rito de “S’Incontru”. La mattina di Pasqua l’incontro tra la Madonna e Cristo risorto viene rivissuto e celebrato in tutta la Sardegna, ma solo a Cuglieri avviene tra le mura di una chiesa: quando il sacerdote intona il Gloria, il sacrestano suona le campane a festa e i confratelli girano la statua della Madre fino a portarla in posizione frontale rispetto a quella del Figlio. Finita la messa la processione rientra alla chiesa di Santa Croce, salutata dagli spari dei fucilieri. Lì viene allestito un invito augurale a base di dolci tipici e buon vino con cui terminano gli impegni dei membri delle confraternite, che fanno ritorno alle proprie sedi. A loro spetterà il compito di far rivivere ancora un volta, l’anno successivo, questi riti secolari.

FOTO, ANGELO AGOS


SPECIALE Settimana Santa SOS INDRINUCONES DI OLIENA ra i riti della Settimana Santa in Sardegna, che da secoli si ripetono immutati, tramandati di generazione in generazione, carichi di emozioni e suggestioni, quello de “Su Incontru” è sicuramente il più importante e gioioso. La tradizione dell’incontro tra la Madonna e Cristo risorto, come gli altri riti che rievocano la Passione, è un’eredità della dominazione spagnola, che lasciò nell’Isola quella devozione intrisa di teatralità che, mescolandosi con elementi di epoca medievale e delle tradizioni ancora più antiche, diede vita a queste particolari celebrazioni, diverse da paese a paese. A Oliena tre confraternite, quella di Santa Maria, di Santa Croce e di San Francesco, curano l’organizzazione dei riti della Settimana Santa ed è proprio dalle sedi delle ultime due che partono le due processioni che la mattina di Pasqua accompagnano i simulacri della Madonna e del Cristo al loro incontro. La Madre esce dalla chiesa di San Francesco di Paola vestita a lutto e ricoperta di ex voto in oro e va simbolicamente in cerca del Figlio per le vie del paese. Il Cristo esce invece dalla chiesa di Santa Croce con lo stendardo pieno di monili. Le statue sono seguite dai fedeli vestiti con l’abito tradizionale: quello delle donne luccica di fili d’oro e d’argento, mentre quello degli uomini è composto de “su carcione”, il gonnellino d’orbace nero sopra i calzoni bianchi, e de “sa berritta”. Per annunciare la gioia dell’imminente incontro i cortei sono salutati dagli spari a salve. Le due processioni si incontrano nella piazza davanti alla chiesa di Santa Maria. Poco prima cala il silenzio in attesa del “saluto” ed ecco che i portatori delle statue compiono tre genuflessioni, “sos indrinucones”. Se i due gruppi si inginocchiano nello stesso momento, sarà considerato di buon auspicio per l’abbondanza del raccolto. Da quel momento ha inizio la festa: con una canna viene tolto il velo del lutto dalla statua della Madonna, che si mostra in tutto il suo splendore con l’abito azzurro, simbolo della gioia della Resurrezione. Gli spari si mescolano al suono delle campane, anche quelle della chiesa di Santa Maria che suonano solo in questa occasione, e le due processioni si fondono, muovendosi verso la chiesa di Sant’Ignazio dove viene celebrata la messa solenne. Infine la festa continua con i balli tradizionali e l’offerta di dolci e vino, in segno di accoglienza e fratellanza.

FOTO, LUCIANO LEDDA FELE / FESTINALENTE.NET


VOLONTARIATO E SOLIDARIETÀ Anteas, l’associazione per la terza età che fa del suo impegno socio-culturale un punto di assoluta forza, rilancia i suoi progetti per Cagliari. La sede cagliaritana dell’Anteas (Associazione nazionale terza età attiva per la solidarietà) è stata inaugurata il 31 luglio di tre anni fa e da allora non ha mai smesso di operare sul fronte dell’aggregazione sociale e della valorizzazione della cultura, arrivando nel 2010 ad avere 320 iscritti. È un’associazione ONLUS, autonoma e gratuita, promossa dalla Federazione Pensionati della CISL, dalla quale ha ereditato l’idea dei festeggiamenti per la Festa dei Nonni. «La nostra sede è aperta tutte le mattine, escluso il sabato», spiega la presidente Elena Sitzia, «tutto l’anno i nostri volontari organizzano corsi di informatica e di lingue completamente gratuiti. A breve partirà per esempio il corso di inglese per gli over 65 e con i fondi del 5 per mille allestiremo alcune postazioni informatiche che permetteranno agli anziani di seguire corsi di tutti i livelli secondo i propri orari, semplicemente accordandosi con gli istruttori». E non solo: l’Associazione organizza pranzi sociali e serate culturali, come quelle in occasione dell’apertura e della chiusura del Carnevale, in cui si mescolano cultura, poesia e chiacchiere, oltre alle gite con l’aiuto del Comune di Cagliari, per conto del quale ha gestito anche un corso di alfabetizzazione informatica per duecento anziani, che si è concluso con la consegna degli attestati alla presenza dell’assessore Anselmo Piras. «Il Comune e l’Assessorato delle Politiche Sociali intervengono sempre a nostro sostegno», afferma la presidente, «infatti, a nome di tutti i nostri iscritti, ringrazio il sindaco di Cagliari Emilio Floris, la dottoressa Ada Lai e, in particolare, l’assessore delle Politiche Sociali Anselmo Piras per la sensibilità e la disponibilità che ha sempre dimostrato nei nostri confronti e che ci ha permesso in questi anni di realizzare molti nostri progetti».

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Unità d’Italia

150°

GLI EMIGRATI SARDI CELEBRANO, NELLA CAPITALE, I 150 ANNI DELL’UNITÀ D’ITALIA

Come graffia la matita

D

di Antonio Maria Masia*

opo una preparazione di oltre 12 mesi, di grande impegno e particolare cura, ha finalmente avuto inizio, a Roma, la Mostra per illustrazioni, satira, grafica ed immagini “Fratelli d’Italia”, ideata e voluta dalla FASI, la Federazione dei Circoli dei Sardi d’Italia. Dai Fratelli Sardi ai Fratelli d’Italia. Un passo d’affetto, un contributo di ri-conoscenza reciproca, un omaggio della comunità dei Sardi “di fuori” per celebrare e ricordare il processo unitario del nostro Paese. Ricordare, attraverso il prezioso apporto di opere di grafica, caricature, fumetto e satira, il sofferto percorso di coesione nazionale a partire dal regno di Sardegna verso il regno d’Italia ed infine lo Stato repubblicano: questo era l’obbiettivo. Ma non solo. Si rischiava, consapevolmente, anche di cogliere, seguendo il pensiero creativo dei numerosi autori italiani e stranieri (circa 500 in tutto) che hanno partecipato al concorso FASI, l’attuale punto amaro e conflittuale della mancata e completa condivisione del valore e significato dell’unità. Ed inevitabilmente anche questo messaggio è venuto fuori in maniera diffusa. Una bandiera tricolore che si lacera perché tirata da parti opposte infatti ci ammonisce, grazie ad un disegnatore albanese, Agim Sulay vincitore dietro Benedetto Nicolini “Benny” nella sezione illustrazione, circa la fragilità ai giorni d’oggi del risul-

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tato unitario. Ed ancora un “Senatur” che azzanna il tricolore, un Berlusconi che arbitra il 150° fra opposte fazioni, un calcio da un Bossi-Stivale all’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi, un netto taglio di mano da un agguerrito Calderoli-Rambo che spezza in due la Penisola, ed altre immagini e frasi ironiche, a testimoniare che non tutti, forze civili e politiche, attribuiscono il giusto e dovuto riconoscimento al momento fondante e unitario del Paese. La FASI, avvalendosi della meritevole e fattiva collaborazione dell’Associazione dei Sardi di Roma “il Gremio”, anche in rappresentanza dell’Acrase e dei 4Mori, gli altri due Circoli romani, ha voluto iniziare da Roma il viaggio della Mostra Fratelli d’Italia. Dalla terza e definitiva Capitale alla seconda Firenze, a Torino la prima, ed infine a Cagliari, la “precapitale”, come l’ha definita lo storico Francesco Cesare Casula in occasione di una partecipata e dibattuta conferenza all’interno della Mostra. L’evento, già richiesto dalla 3° Università di Roma e dal Comune di Catania, è inoltre destinato a replicarsi in diverse città e centri del Continente ove risiedono circoli sardi e non solo. Da rilevare che, a conclusione di tanto peregrinare, tutte le opere troveranno sa domo issoro e meritato riposo presso il museo di Burgos, uno dei più piccoli paesi della Sardegna. Dallo spazio enorme per notorietà e dimensioni a quello minuscolo ma amorevole del paesino sardo. La manifestazione ha avuto un prologo di assoluto prestigio in


una sede istituzionale: la sala delle Colonne di Palazzo Marini, resa possibile dalla Presidenza della Camera dei Deputati. Una presentazione alle autorità nazionali e della Regione Sardegna, alla stampa, agli ospiti ed ai vincitori del concorso, introdotta e condotta da Antonio Maria Masia presidente del Gremio, e che ha visto il presidente della FASI Tonino Mulas illustrare le motivazioni dell’iniziativa, le finalità e il lungo e ammirevole lavoro svolto dai collaboratori della Federazione e segnatamente dal direttore tecnico Luca Paulesu e dal responsabile della Fasi Centrosud, Bruno Culeddu. Tonino Mulas non ha mancato di ringraziare i componenti della giuria, presieduta dal celebre pubblicitario sardo Gavino Sanna, che ha saputo con competenza selezionare fra le 1200 opere pervenute, le 100 finaliste ed infine le 17 premiate. E così pure il lungo elenco degli sponsor e patrocinatori, a partire dalle Regioni Sardegna, Toscana, Piemonte e Lazio, Provincia e Comuni di Roma, Cagliari, Firenze e Torino, le Acli e la Fondazione Banco di Sardegna. Non è mancato il saluto, al momento della premiazione dei vincitori, delle personalità presenti: Federico Palomba, Mauro Pili, Francesco Margiotta Broglio, il sindaco di Cagliari Emilio Floris, la Consigliera sarda del Comune di Roma Gemma Azuni, alla quale è stato riservato un particolare ringraziamento per l’aiuto costantemente assicurato ai circoli romani, il consigliere regionale del Piemonte Stefano Lepri, il presidente onorario di corte d’assise Pierluigi Onorato, la responsabile dei Musei Civici di Cagliari Anna Montaldo, il presidente della Fondazione Siotto Aldo Accardo, l’onorevole Franco Narducci. Il consigliere Acli Michele Consiglio, il sindaco di Burgos Tore Arras. E dopo il saluto inviato dal presidente del Comitato per il 150°, Giuliano Amato, e un accorato e intenso messaggio unitario del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, in tanti abbiamo potuto conoscere autentici personaggi dell’arte del fumetto, della satira e della caricatura: Riccardo Mannelli vincitore della sezione satira, Benny e Agim Sulay, Achille Superbi e Nicolò Melis vincitori della sezione Sardegna, Ernesto Cattoni vincitore per l’opera definita “Pecora Nera”, Mario Magnati “Marion” e Maddalena Fragnito De Giorgio premiati per la sezione dentro la storia, Gef Sanna premiato per la satira giornalistica unitamente a Franco Putzolu, Stelvio Sciuto premio Videoclip, Francesco Frongia e Luca Abergoni premiati per “Sa die de sa Sardigna”. Assenti ma menzionati il rumeno Mihai Ignat e l’argentino Hopracio Fidel Cardo, per la sezione Così ci vedono ed Edoardo Mulas “Mulase”. La Mostra, due giorni dopo, arricchita ed impreziosita dalla partecipazione del maestro ed affermato scultore Silvio Amelio, con alcune sue opere (tra l’altro un bellissimo cartiglio in bronzo raffigurante i quattro padri del nostro Risorgimento Mazzini, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II°) ha visto la sua inaugurazione ufficiale da parte di Gemma Azuni, in rappresentanza del sindaco Alemanno, e di Mario Segni presidente onorario del Gremio. Altra chicca, l’esposizione per il periodo del grande libro sul Risorgimento realizzato dalla Edizioni Numismatiche rappresentata dal direttore Angelo Corona. Seguitisissima anche la conferenza sul tema “Bell’Italia amate sponde” condotta da Neria De Giovanni, presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari, che ha visto gli

interventi della stessa Neria e degli scrittori Pierfranco Bruni sull’apporto all’Unità d’Italia dalla letteratura in genere e dalla lingua nazionale, in particolare quelle minoritarie, da Maria Milvia Morciano, Antonio Mendoza e Annita Garibaldi Jallet con le “Donne nel Risorgimento”, e da Antonio Maria Masia con il tema Sud/Nord a rilevare la determinante partecipazione del Sud al miracolo unitario e la preoccupazione e l’incongruenza di quella parte politica, non certo trascurabile, che ha nel suo nome e cognome e statuto (art.1, che occorrerebbe far rimuovere) la finalità dell’indipendenza della Padania per la creazione di uno stato autonomo ed indipendente dall’Italia. Il secondo incontro, come anticipato, ha riguardato una lezione magistrale del professor Casula che, in maniera incontrovertibile, deciso seppure consapevole delle critiche che altri storici gli rivolgono, e coadiuvato da immagini, date e documenti, ha dimostrato che, almeno nei libri di testo e negli insegnamenti scolastici, la storia del Regno d’Italia e poi della Repubblica non dovrebbe prescindere da quella del Regno di Sardegna. È grazie a quello strumento statuario e organizzativo esistente sin dal 1324 che i duchi di Savoia diventati Re di Sardegna nel 1720, danno corpo e sostanza alle idee e strategie di uomini con il passaporto sardo come Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele, o ancora con il passaporto di altri stati preunitari come Mazzini, Silvio Pellico, Piero Maroncelli, Attilio ed Emilio Bandiera, Carlo Pisacane, Jacopo Ruffini, Carlo Poma, Giovanni Zambelli, Enrico Tazzoli, Angelo Scarsellini e Bernardo De Canal. Una storia quindi, quella del Regno di Sardegna, che andrebbe conosciuta (in primis dai Sardi), ri-conosciuta e tenuta nel dovuto conto. Una tesi ampiamente sostenuta dal professor Casula nel libro “Italia, il grande inganno 18612011” (Carlo Delfino Editore). La terza ed ultima manifestazione ha visto come protagonisti l’attrice maddalenina Ilaria Onorato che ha recitato ad un pubblico attento e coinvolto alcuni brani tratti da “Passavamo sulla terra leggeri”, il magnifico, immaginifico ed emozionante romanzo del grande Sergio Atzeni, scomparso ancora giovane nel mare di Carloforte. Un racconto che evoca il mito e la storia della nascita del consolidamento e della civiltà del popolo sardo, dall’origine sino al giudicato della regina Eleonora d’Arborea. Una narrazione, quella di Ilaria, che ci ha perfettamente ed emozionalmente inseriti nelle parole appassionate, piene di un amore sconfinato per la sua e nostra Isola, di Marco Pinna, medico sardo fiorentino, che ci ha presentato un eccezionale documentario, da lui stesso realizzato nel corso di lunghi anni, intorno, soprattutto, alla civiltà nuragica. Una serie di immagini bellissime commentate da un non storico, non archeologo, non geografo, non del settore insomma, che, con spirito di autentico e disinteressato servizio verso la sua identità sarda, ha descritto gli oltre mille anni che hanno visto in Sardegna esprimersi “una cultura Nuragica con un livello di raffinata sensibilità artistica, con uno sviluppo economico che ha rasentato l’opulenza, ma sopratutto con una profondità spirituale che davvero lascia incantati. Una cultura che merita il posto che le compete nella Storia”. Manco a dirlo, a chiusura di tutte le manifestazioni gli ospiti hanno potuto piacevolmente brindare e gustare in sardo con i prodotti della nostra Terra.

UN PASSO D’AFFETTO, UN CONTRIBUTO DI RICONOSCENZA RECIPROCA, UN OMAGGIO DELLA COMUNITÀ DEI SARDI “DI FUORI” PER CELEBRARE E RICORDARE IL PROCESSO UNITARIO DEL NOSTRO PAESE.

*presidente de “il Gremio” dei Sardi

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Unità d’Italia

150°

LA GUARDIA DI FINANZA CELEBRA I 150 ANNI DELL’UNITÀ D’ITALIA

IL CUORE DELLE FIAMME GIALLE di Lorelyse Pinna

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CRISI DI CRESCENZA E INVESTIMENTI Banca di Credito Sardo punta dritto verso un obiettivo: consolidarsi come realtà centrale nel sostegno all’economia locale. di Claudia Sarritzu

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INCHIESTA Quale futuro per gli atenei? MAURIZIO ARTIZZU

L’UNIVERSITÀ CHE CAMBIA Diritto allo studio, riforme, potentati e fannulloni. Questi i temi attuali nell’universo studentesco, sempre più in subbuglio per la situazione instabile che ha colpito tutti. di Alessandra Scifoni icordate le proteste studentesche che hanno infiammato tutta l’Italia per gran parte del 2010? Al centro della discussione la Riforma Gelmini, che il 30 dicembre è diventata legge. Le Università, e quindi anche l’Ateneo cagliaritano, sono ora impegnate nell’elaborazione dei nuovi Statuti che dovranno ispirarsi ai principi voluti appunto dalla riforma. Trasparenza, meritocrazia e lotta agli sprechi sembrano essere le parole d’ordine. Ciò che dovrebbe cambiare riguarda principalmente chi gestisce l’Università (Rettore, Consiglio di Amministrazione e Direttore Generale), i professori (la loro scelta e valutazione), e il “tempo di scadenza” dei ricercatori. Se da una parte non si può non ammettere che alcuni provvedimenti fossero necessari, consapevoli delle problematiche di molte Università, non si può neppure fare a meno di chiedersi se tutti coloro che hanno protestato animatamente e continuativamente per più di un anno, avessero qualche ragione o fossero

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semplicemente impazziti tutti insieme. Se a preoccupare è la sopravvivenza dei posti da insegnante o ricercatore ormai irriconoscibili per le ragnatele che li ricoprono, o quella delle assunzioni per parentela o conoscenza, o la modalità discutibile, mantenuta finora, di valutazione dei docenti, che lascia spazio a comportamenti menefreghisti o ancor peggio disonesti, allora si potrebbe pensare che la riforma Gelmini sia proprio quello di cui si aveva bisogno e che sia giunto il momento del riscatto per l’Università italiana. Il problema, come sempre, è un altro, temo. Ovvero il denaro. Scopo principale della riforma sembra essere il risparmio, e le conseguenze, credo quelle più temute da chi tiene all’Università e all’istruzione in generale, potrebbero riguardare la stessa sopravvivenza di alcune Facoltà, sicuramente di vari Corsi di Laurea. Che anche i finanziamenti giungano per meritocrazia, è un’idea facile da appoggiare, anche se rimangono aperte le domande su

chi valuterà i meriti e sullo stretto legame tra ricchezza e “progresso accademico”, che penalizzerebbe inevitabilmente le piccole Università. Insomma, i più deboli saranno davvero destinati a soccombere, nella lotta per la sopravvivenza? Per il momento, coloro che rischiano una veloce estinzione sono gli studenti del Vecchio Ordinamento che, nonostante il ricorso presentato al Tar, vedranno decadere i loro esami in data 30 aprile 2012, e dovranno quindi fare di tutto per laurearsi entro questa data. Anche in questo caso, ci si può chiedere chi abbia ragione nel tenere alta la bandiera del diritto allo studio: il Consiglio che, in linea con i principi di meritocrazia, mira a penalizzare quelli che chiama “fannulloni”, che impiegano il doppio del tempo stabilito per ottenere la laurea, oppure gli studenti che, non limitandosi ad essere solo studenti ma anche lavoratori, genitori, o semplicemente in difficoltà, avrebbero desiderato la libertà di studiare coi propri tempi, per avere una laurea che è più un oggetto votivo alla cultura e meno un lasciapassare per il mondo del lavoro. La riflessione che mi viene naturale fare sull’Università in generale, non riguarda la riforma Gelmini o i nuovi Statuti, che saranno, ne sono certa, pieni di ottime idee e principi che tenderanno a valorizzare il ruolo della ricerca scientifica e tecnologica e l’importanza della collaborazione all’interno e all’esterno del nostro Paese. Riguarda invece il ruolo che ha assunto nella contemporaneità l’istituzione universitaria, parallelamente a quello assunto dalla cultura, intesa come conoscenza, e non solo di carattere scientifico. La cultura umanistica, l’arte, la letteratura, le scienze sociali, che pure hanno fatto grande la nostra nazione, in un passato ormai così lontano da sembrare mitologico, sono state per decenni sbeffeggiate e ridotte a semplici passatempi, surclassate dalle importantissime e vitali scienze mediche e dagli studi sulle nuove tecnologie. Niente di sbagliato nella valorizzazione di queste discipline, se non fosse che, denigrando le altre, cosa abbiamo ottenuto? Ormai più di una generazione di “illetterati”, convinti che cultura faccia rima con Maria De Filippi, e Università piene di ragazze che a un certo punto decidono di fare le estetiste, perché un lavoro “culturale” non paga. Ecco che quindi le scuole, e così le Università, assumono, devono assumere, nuove sembianze: non tanto luoghi di riflessione e discussione che mettano in dubbio la realtà massificata, ma più simili a fabbriche, che possano sfornare i nuovi professionisti, quelli richiesti dalla nostra moderna società. Non tutti, ovviamente, ce la potranno fare, ma questa è un’altra storia. %


Leggermente Due libri scelti per voi, recensiti e descritti in due righe.

UNO...

...E DUE Rinascimento in Sardegna

Donne... per niente

Saggi di storia, arte e letteratura — di Lugi Agus Arkadia Editore

— di Biagio Arixi Ediz. Libreria Croce 17,9 euro · 442 pagg.

17,9 euro · 442 pagg.

· IN DUE RIGHE · Per la prima volta i racconti inediti di Isabella avevano tenuto in agitazione i sogni impudichi di Salomè.

Che in Sardegna si avesse piena consapevolezza nelle novità del rinascimento italiano fin dal Quattrocento è documentato in pittura

· RECENSIONE · Scrive Margherita d’Amico nella prefazione: «[...] Se gli orditi dei romanzi precedenti si intrecciavano seguendo vizi, scandali e tradimenti di un mondo tutto maschile e omosessuale, sono donne le protagoniste dei due racconti lunghi di questo volume. Gemelle virtuose che trasformano in modo radicale il proprio sentimento reciproco, madre e figlia lacerate da un conflitto irreparabile; benché i caratteri siano tutt’altro che banali, né immuni da trame architettate ai loro danni da uomini ingrati, è in definitiva la sorte a prevalere su ogni possibile ragione [...]». Una lettura, perciò, in cui le donne della narrazione appaiono tutte antieroine e che finiscono per farsi sempre del male l’un l’altra; donne come arpie che si muovono in un microcosmo fatto di egoismo in cui il destino segna ognuna di loro. Il narratore onnisciente spesso accompagna il lettore a ritroso in una serie di flashback di colore, utili per capire la controversa personalità delle protagoniste. Egli penetra addirittura in una sorta di “teologia” di tradizione millenaria, fatta di immagini surreali, sublimazioni bestiali e di soavi incontri fluttuanti; tutto si sfaccetta in un prisma di abituali consolidamenti, di antichi pregiudizi e atmosfere magiche. L’impossibilità di prendere in mano la situazione fa sì che le donne si trovino in balia dell’Evento-Destino in cui la dimensione paranormale costituisce l’elemento attrattivo e avvincente della lettura. Nella percezione confusa che le sorelle De Silva hanno della vita, convivono in lotta perenne l’antico e il moderno e ciò che le condanna ad un’esistenza senza Amore. Solo ad Isabella è riservata una “rinascita” spirituale nel paradosso del suicidio. I personaggi di “Donne...per niente” e “Madre e figlia” si muovono in campi semantici in antinomia, dove il contrasto donne/protagoniste e uomini/oppositori costruiscono un equilibrio narrativo di grande effetto. I personaggi maschili non hanno riscatto, anzi il loro animo è più crudele, sleale e freddo rispetto a quello delle donne; sia il Maestro Pisani che il Conte Michel agiscono come se fossero in una quinta teatrale in cui la sceneggiatura risulta studiata sin nei minimi particolari. E si arriverà ad un epilogo che renderà soddisfatti delle loro scelte di vita questi uomini spietati.

La storia del Rinascimento nella nostra isola si arricchisce di un nuovo studio: una pubblicazione di 430 pagine, cento delle quali di sole foto, commentate da Luigi Agus. Il libro si articola in undici saggi, divisi tra storici, letterari e di storia dell’arte, a cui se ne aggiunge uno introduttivo sulla questione metodologica adottata, che va ben al di là di facili stereotipi che relegano la cultura sarda in un una posizione subalterna o ritardataria per cercare invece di leggere i vari fenomeni tentando di contestualizzarli nel loro corretto alveo storico-critico, tenendo conto di molteplici realtà che caratterizzano l’isola nel periodo preso in considerazione, cioè il Cinquecento. Particolarmente interessante, anche per il suo aspetto antropologico, è il saggio relativo all’entrata del viceré Borja a Sassari nel 1613, nel quale viene trascritto per intero il memoriale in sardo-logudorese delle spese affrontate dall’amministrazione civica, su cui sono riportati nomi di artisti rimasti finora inediti, ma soprattutto la reperibilità delle materie prime, come colori, pennelli, legno, carta, ecc., che utilizzavano questi ultimi. Non meno interessanti sono i saggi sui Raxis-Sardo, una famiglia di artisti formatisi a Cagliari, molto celebre in Spagna per aver portato là il Rinascimento italiano; nonché quello sul famoso Trittico di Clemente VII del duomo di Cagliari, per il quale viene data un’attribuzione su base documentale a Van der Weyden e dall’allievo Hans Memling. Si parla diffusamente anche del più importante manierista del ’500 sassarese, Giovanni del Giglio, e di Francesco Pinna e la pittura tardo-manierista in Sardegna. Ampio spazio viene dedicato infine agli incisori attivi nell’isola nel ’500. «Lo studio di Agus – scrive Gian Franco Saba nella sua prefazione – grazie alla lunga ricerca compiuta sulle fonti, apre molteplici prospettive di ricerca. Offre un contributo dal quale sviluppare percorsi di studio che, a partire dalla comparazione tra le diverse fonti, consenta una lettura più profonda della storia dell’arte, della letteratura e dell’architettura in Sardegna nel Cinquecento. Il patrimonio culturale diviene – conclude Saba – così un ponte che rende uno spazio geografico formato da isola, penisole e mare uno spazio di dialogo».

Gabriella Botta

Giovanni Gelsomino

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SPAZIO GIOVANI Creazioni per passione

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L.P.


Lunga vita alla magia SPETTACOLO

PERCHÉ ANCHE LA MAGIA È CULTURA A Quartu Sant’Elena è nato il primo museo italiano della magia. La mission è chiara: tramandare un’arte antica che sta scomparendo.

ra i 5 maghi più importanti al mondo, alcuni dicono il secondo dopo David Copperfield. Stiamo parlando di Alfredo Barrago, che esordisce giovanissimo nel 1978 in Sardegna, la sua terra dove storicamente e tradizionalmente è radicata l’arte magica. Nel 1986 Pippo Baudo lo scrittura per ben 14 puntate di Fantastico, celebre programma televisivo. Oggi, dopo una brillante carriera, un’altra sfida per questo artista, premiato al Gala Mondiale del 2010 di Saint Vincent come miglior mago innovatore. Dopo Parigi, New York e Los Angeles, a Quartu Sant’Elena sorge il primo museo italiano della magia. La sede ospita anche un piccolo teatro che prende il nome dal mago Houdinì. Ma il locale conserva anche dei pezzi unici, alcuni preziosi, la locomotiva che è una variante della “donna spezzata”, le storiche locandine fra cui spicca quella di Frà Diavolo e degli arnesi di magia usati dal primo mago sardo Cesello Musio . Nasce con lo scopo di conservare e tramandare un’arte antica che si contrapponga a quella troppo diffusa di credenze, superstizioni che sfruttano la fragilità umana, tanti purtroppo sono gli stregoni che promettono il falso in cambio di denaro. Un’arte questa, invece raffinata che è praticata da giovani talentuosi e creativi. È proprio il fondatore, nonché mago di fama internazionale, Alfredo Barrago, a precisare che «da una ventina d’anni la magia, quella pulita, di intrattenimento e spettacolo, è quasi del tutto scomparsa, ma sono troppi invece i soggetti che illegalmente praticano

TRIS DI MAGHI Giulio Manera, Alfredo Barrago e Samuele Zucca rappresentano passato, presente e futuro dell’arte della magia in Sardegna.

brogli». Il messaggio è chiaro: più illusionisti e maghi prestigiatori, spettacolo ed esercizi mentali, per coltivare una tradizione che non vada persa. Il museo è itinerante, come ha spiegato uno dei soci dei promotori dell’iniziativa, Antonello Passafiume: «Nella sua fase iniziale, il museo si è spostato al centro commerciale Le Vele di Quartucciu, dal 22 al 26 febbraio, dove è stato possibile visitare la Mostra della Magia ed assistere a dimostrazioni dal vivo che sono state proposte dai maghi della

Scuola d’Arte Magica». Il tutto con visita ai padiglioni, dimostrazioni, illustrazioni e racconto storico su nascita ed evoluzione della magia. Il museo è frutto dei contributi versati dai soci, non ha ricevuto sovvenzioni dal Comune né da altre realtà pubbliche. Il sogno di Alfredo Barrago e di tutti coloro hanno deciso di intraprendere questa sfida per tutelare una categoria e un’arte in serie difficoltà è quella di coinvolgere davvero le istituzioni. Perché anche la magia è cultura.

C.S.

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PORTFOLIO L’isola delle meraviglie GIOVANNI PAULIS / LONGUFRESU.IT

Orchidee spontanee, magie di natura di Giovanni Paulis* “Le orchidee spontanee in Sardegna si sono guadagnate l’appellativo di Sennoricas per la bellezza dei loro colori sgargianti e per il portamento elegante ed altezzoso come quello caratteristico delle sennoricas sarde di una volta, quando camminavano nei loro elegantissimi costumi”. Questo brano (tratto dal libro “Sennoricas, orchidee di Sardegna” di Bruno Manunza), descrive perfettamente la bellezza, l’eleganza ed il fascino delle piccole ma splendide

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orchidee spontanee. In Sardegna si contano poco meno di 70 specie di orchidee (il numero esatto dipende da quale check list si prende in considerazione), alle quali vanno aggiunti numerosi ibridi. La nostra isola conta anche 12 specie endemiche, sei delle quali reperibili esclusivamente in Sardegna. La loro protezione è garantita dalla Convenzione di Washington, meglio nota come Cites (ratificata dal nostro Paese nel 1975 ed in vigore dal 1980), che ne vieta la raccolta, il trasporto ed il commercio. Fotografare questi capolavori della natura può sembrare semplice, ma non lo è affatto. Vuoi per la loro particolare conformazione, vuoi per la difficoltà di renderne appieno la bellezza, riprendere questi fiori presenta numerose difficoltà, non ultima quella di individu arle nel loro ambiente. L’idea di organizzare escursioni e workshop fotografici che permettessero di far conoscere queste meraviglie della natura è nata qualche

anno fa, in coincidenza con la realizzazione di Sennoricas, un libro fotografico diverso dalle solite guide in cui dare una “fredda” descrizione delle specie, ma piuttosto un racconto per immagini che permette di apprezzare la bellezza di questi fiori. Così iniziammo, con il patrocinio dell’Ente gestore, i laboratori di fotografia presso il Parco di Porto Conte. Questo appuntamento, giunto alla quarta edizione, ci ha permesso di capire quanto i fotografi e gli appassionati di natura gradiscano essere accompagnati in una full immersion fotografico-naturalistica nella quale, oltre ad apprezzare e fotografare le meraviglie naturali dell’isola, si fa gruppo e si instaurano nuove amicizie in campo naturalistico e non solo. Le escursioni sono la naturale conseguenza dei corsi e sono rivolte a chi, per svariati motivi, non può dedicare più di un giorno allo svago.

*Fotografo e Guida ambientale


A CURA DI SIMONE ARIU E LORELYSE PINNA

FLASH NEWS DALLA SARDEGNA

TIMEOUT MUSICA

CULTURA CINEMA ARTE SPORT & FITNESS POLITICA CIBO AMBIENTE CONCERTI

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TIMEOUT

NASCE IL POLO PER L’ALTA FORMAZIONE È STATO ISTITUITO, SU PROPOSTA DELL’ASSESSORE DEL LAVORO FRANCESCO MANCA, IL POLO PER L’ALTA FORMAZIONE, NATO CON L’OBIETTIVO DI MIGLIORARE L’EFFICIENZA DEL SOSTEGNO AI MASTER POST LAUREAM. I CORSI SARANNO OSPITATI DAI CENTRI REGIONALI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE DI CAGLIARI E SASSARI.

LA SCULTURA NEL SANGUE

A

ntonello Marcis la scultura ce l’ha nel sangue: suo padre e prima ancora suo nonno scolpivano e gli avevano insegnato a farlo, ma lui aveva lasciato perdere. Poi un giorno sua moglie gli ha chiesto di comprare un cucchiaio di legno e lui ha pensato che quel cucchiaio lo avrebbe potuto creare. Da quel momento ha riscoperto la scultura e con essa le sue origini desulesi: con l’aiuto di due cugini, due maestri eccezionali che l’hanno sempre affiancato e consigliato, ha iniziato a scolpire maschere nel legno di Desulo e Tonara e a parlare il suo dialetto. Quel cucchiaio di legno è conservato come un cimelio nella sua casa a Monserrato, dove ha un laboratorio in cui si dedica alla sua grande passione che, dice, era come sopita ma c’è sempre stata: «Non avevo mai creduto che lo scultore vedesse subito ciò che c’è dentro una pietra o un pezzo di legno. Ora invece io ci sono quasi arrivato e ne sono molto orgoglioso». Le maschere, nell’antica credenza, scacciano gli spiriti maligni con la loro mostruosità. Le sue opere girano l’Italia, messe in mostra sui palchi di grandi feste come quelle di Cesenatico e Gatteo Mare. Ha iniziato anche a scolpire su commissione, per esempio abbellimenti sugli stipiti delle porte, ma non riesce a vendere ciò che crea perché, spiega, «quando vendo qualcosa è come se dessi via una parte di me». La scultura per lui è pura passione senza scopo di lucro.

PIÙ VOLI VERSO LA CAPITALE L’Enac e le compagnie aeree hanno accolto la richiesta dell’assessore dei Trasporti Christian Solinas decidendo così di aumentare il numero dei voli tra l’isola e Roma, nel periodo compreso tra il 19 aprile e il 2 maggio, in cui si concentreranno le festività di Pasqua e del Primo Maggio, la cerimonia per la beatificazione di Giovanni Paolo II e le manifestazioni per la Festa del Lavoro. Meridiana garantisce 148 voli in più, mentre Alitalia utilizza aeromobili con capacità maggiorata del 20%, rendendo più agevoli gli spostamenti ai cittadini sardi.

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COSTA IGLESIENTE. PHOTO, FRANCO FONTANA

BUNDOS. PHOTO, PAOLO BIANCHI

IRGOLI. PHOTO, PAOLO BIANCHI

“Sardegna. Un altro pianeta” è la mostra fotografica ideata da Vittoria Cappelli e promossa dalla Regione Sardegna, che raccoglie gli scatti di Franco Fontana, Paolo Bianchi e Sveva Taverna. Attraverso l’obiettivo di questi autori, appare l’isola lontana dai soliti schemi. L’esposizione è ospitata dalla villa “Casa Mia”, sede della Académie de danse “Princesse Grace” presieduta dalla Principessa Caroline di Hannover, che per la prima volta apre le porte a un evento culturale non legato alla danza. Il direttore artistico dell’Accademia è il cagliaritano Luca Masala, già primo ballerino in diversi prestigiosi teatri europei. «Esportiamo in una delle località più attraenti e rinomate del mondo uno spaccato di Sardegna autentica, fortemente identitaria e affascinante», ha commentato l’assessore del Turismo Luigi Crisponi all’inaugurazione, «le immagini della mostra aprono uno scrigno e ci rivelano un segreto da preservare e custodire, ma soprattutto da condividere con una terra che è il luogo dell’ospitalità».

ROBERTO AYMERICH

FRESU E IL JAZZ A NUORO Un nuovo corso strumentale quest’anno al Seminario Jazz di Nuoro, l’iniziativa didattica ideata e organizzata da Paolo Fresu: in questa ventitreesima edizione per la prima volta per un corso di jazz, ci sarà la classe di arpa. In cattedra Marcella Carboni, arpista cagliaritana recentemente comparsa nel referendum della rivista “Musica Jazz”, che mostrerà la versatilità di questo strumento, le sue potenzialità improvvisative e di inserimento in formazioni jazzistiche.

LA CULTURA FINANZIARIA ENTRA NELLE SCUOLE Il Sud Italia è l’area in cui si registra il livello più basso di cultura finanziaria, soprattutto tra i giovani, che risultano i meno consapevoli dei concetti chiave dell’economia personale. Per questo la Banca di Credito Sardo ha dato il via ai test di un nuovo programma: “L’Impronta Economica – PattiChiari con l’educazione finanziaria”. Questa campagna porterà nelle scuole gli esperti dell’Istituto di credito, che in tre lezioni insegneranno agli studenti di seconda e terza media la gestione dl bilancio familiare e il risparmi, il funzionamento dei servizi della Banca, i pagamenti con strumenti elettronici e la loro sicurezza, le principali funzioni della finanza e il suo riflesso nella vita quotidiana. A questa iniziativa seguirà un altro programma che porterà gli studenti dentro la Banca per scoprirne dal vivo i segreti.

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LA MURGIA DOPO ACCABADORA

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ichela Murgia è la donna sarda dell’anno: a lei il sindaco Emilio Floris e la presidente del Lioness Club Cagliari Elisabetta Esu Targhetta hanno consegnato il premio, giunto alla venticinquesima edizione: «Le onorificenze che vengono dall’Isola sono le più importanti», ha affermato la scrittrice di Cabras con la targa tra le mani. Nonostante il suo romanzo “Accabadora” abbia venduto 280 mila copie, sia stato tradotto in ventuno lingue e abbia vinto tre premi letterari, lei ricorda il “Premio Dessì”, il primo riconoscimento ricevuto in Sardegna prima dei premi nazionali, perché l’amore della Sardegna la rende orgogliosa: «Appartengo al mio territorio e questo mi rende felice. Non ritengo di valere di più se oltremare si accorgono di me». Con questo premio Cagliari la onora dopo averla «considerata poco» , come racconta al pubblico riunito nell’aula consiliare del Palazzo Civico: «Cagliari si è occupata di me solo in due occasioni. La prima mi hanno chiesto di fare da testimonial per i cinquant’anni di Barbie: Barbie Accabadora? Forse perché Barbie è emancipata e io sono una donna emancipata...Ho ringraziato e ho detto no». Ma non ha preso la parola solo per ringraziare. Al sindaco che dice che la cultura è uno dei capisaldi dell’attività politica, risponde: «Vorrei che fosse così» e denuncia la triste situazione delle scuole dei piccoli centri, chiuse secondo criteri economici. «Investire in cultura è difficile e ora significa difendere la scuola pubblica, il luogo di cultura di base». Il piccolo paese ha bisogno della scuola e ha il diritto di avere le stesse opportunità di formazione e riscatto sociale dei centri maggiori. Questa è la sua esperienza personale: «Cabras ha una piccola scuola, che ora sta chiudendo. Se non ci fosse stata e avessi dovuto andare fuori, non avrei studiato e ora non saremmo qui». Poi parla del romanzo e del prossimo libro “Ave Mary”, incalzata dalle domande del pubblico: «“Accabadora” non ha pretese antropologiche, non è fedele, perché si basa sull’oralità e l’oralità è fatta per essere tradita. Quella sarda è una cultura orale forte, che è stata dimenticata quando la cultura scritta ha preso il sopravvento. Ricordo che mio nonno si offese quando gli chiesero di firmare un documento per la vendita di un terreno: “Ita esti custu paperi? Su fueddu meu baliri prusu de unu paperi”. Ecco, “Accabadora” è un romanzo dove le parole hanno peso». E il prossimo, “Ave Mary”, sarà un saggio sull’influenza dell’educazione cattolica nella visione che la donna ha di se stessa. L’ha già consegnato, lo aspettiamo. ZETALAB

L’ALFABETO DELL’ARTE ALLA GALLERIA COMUNALE Continuano alla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari gli appuntamenti dell’Alfabeto dell’Arte, il ciclo di conferenze curato da Anna Maria Montaldo e tenute da giovani e storici dell’arte, quest’anno dedicate alla storia dell’architettura e della fotografia tra Ottocento e Novecento. Tra i vari appuntamenti, “Le declinazioni europee dell’Art Nouveau e il modernismo visionario e fantastico di Gaudì”, conferenza curata da Marta Cincotti; “Dalla scuola di Chicago al Guggenheim di New York: il caso americano di Frank Lloyd Wrigth“, di Marzia Marino; ancora Stefania Mele con Le Corbusier, Pamela Ladogana e lo stile documentario nella fotografia, Cristina Pittau e l’architettura italiana del primo Novecento. A maggio, infine, Giulia Aromando presenta “Immagini da un’Isola“ tra Ottocento e Novecento e Simona Campus realizza “L’architettura e gli artisti“ europei e americani dal Bauhaus a Nivola.

DOPO L’ALLUVIONE DEL 2008 L’Assessorato ai Lavori Pubblici ha aggiudicato definitivamente l’appalto per il rifacimento del ponte sul Rio San Girolamo, a Poggio dei Pini, alla Ifras Spa. La società potrà avviare subito i lavori in quanto previsti dal programma del Commissario straordinario per l’emergenza alluvione e dovrà realizzare il ponte entro 180 dalla data di consegna dei lavori.

ASK: 800 MILA EURO BRUCIATI Dopo le numerose interrogazioni e mesi di rinvii, la Giunta comunale ha deliberato lo scioglimento dell’Agenzia sviluppo Karalis: l’Ask, nata nel 2007 e guidata dall’ex assessore Angelo Vargiu e dal dg Saverio Ferrante, avrebbe bruciato in pochi anni 800 mila di euro. Nonostante i fondi stanziati dal Comune tra il 2007 e il 2009, l’Agenzia non ha creato sviluppo né posti di lavoro, motivi per cui era stata fondata quattro anni fa.

FORME E SUONI DELLA PIETRA Pinuccio Sciola ha di recente parlato della sua personale ricerca artistica con gli studenti dell’Università di Cagliari e tutti gli interessati, nel corso della lezione “Forme e suoni della pietra”, ospitata dall’Aula Magna della Facoltà di Economia. Dalle forme più corpose e sensibili della materia, le pietre, al suo superamento, la leggerezza dei suoni che esse conservano. Un video di Giorgio Dettori ha poi illustrato le diverse fasi di attività del maestro di San Sperate.

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SI PROSEGUE COL NO AL NUCLEARE Il presidente della Regione dice no al ritorno delle basi americane a La Maddalena: «Nessuno pensi di prendere decisioni senza ascoltare la voce del popolo sardo». La Sardegna ha già fatto troppi sacrifici in nome della ragion di Stato, ma ora i tempi sono cambiati e «occorre invece andare avanti nella direzione opposta e restituire gran parte dei luoghi interessati dalle servitù militari e dal demanio militare alla fruibilità pubblica», ha affermato Cappellacci.

M. ARTIZZU

A completamento del programma di eventi promossi dalla Regione Sardegna per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Giunta regionale ha previsto ulteriori momenti celebrativi della ricorrenza. In particolare, sarà destinato al Consorzio Circuiti dello Spettacolo in Sardegna, un contributo per l’organizzazione dei concerti che vedranno la presenza a Cagliari, nel Conservatorio Pierluigi da Palestrina, del pianista Raphael Gualazzi, mentre a Sassari, salirà sul palco del Teatro Verdi il pianista Giovanni Allevi. Le nuove iniziative, come ha sottolineato il presidente Ugo Cappellacci, sono destinate soprattutto alle giovani generazioni «proprio per trasmettere ai ragazzi gli alti valori che hanno sostenuto il processo di unificazione nazionale». Con questo spirito, infatti, è stato proposto anche un concorso per la produzione di un cortometraggio che rappresenti la visione degli studenti sulle vicende storiche che hanno condotto all’unificazione della Stato Italiano. Nel ricco panorama di eventi celebrativi che, fino alla fine dell’anno, si svolgeranno in Sardegna, rientra anche la mostra organizzata dall’Archivio di Stato di Cagliari per promuovere la collezione “Museo del Risorgimento“.

NUOVI FONDI PER LA GALLERIA D’ARTE Un concorso di idee per ampliare la Galleria Comunale d’Arte e riqualificare l’area limitrofa, sfruttando alcune zone oggi inaccessibili al pubblico. Questa è la soluzione del Comune per trovare il migliore progetto su cui investire i 3 milioni e mezzo di euro destinati alla Galleria dal Piano triennale delle opere pubbliche. L’obiettivo è creare un distretto culturale importante intorno al museo cittadino, giudicato di recente uno dei sei migliori a livello nazionale per l’efficacia della gestione della Icom (International Council of Museum) Italia.

L’ASSESSORATO AI LAVORI PUBBLICI HA AGGIUDICATO DEFINITIVAMENTE L’APPALTO PER IL RIFACIMENTO DEL PONTE SUL RIO SAN GIROLAMO, A POGGIO DEI PINI, ALLA IFRAS SPA. LA SOCIETÀ POTRÀ AVVIARE SUBITO I LAVORI IN QUANTO PREVISTI DAL PROGRAMMA DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO PER L’EMERGENZA ALLUVIONE E DOVRÀ REALIZZARE IL PONTE ENTRO 180 GIORNI DALLA DATA DI CONSEGNA DEI LAVORI.

RIEQUILIBRIO PROPORZIONALE IN CONSIGLIO REGIONALE La Giunta regionale ha approvato la modifica all’articolo 16 dello Statuto speciale della Sardegna: si ridurrà dunque il numero dei consiglieri regionali, su proposta dell’assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma Mario Floris. «La riduzione dei componenti dell’Assemblea comporterà un riequilibrio proporzionale tra il numero degli eletti e la popolazione, una maggiore snellezza dell’assemblea legislativa e un significativo contenimento della spesa pubblica», ha commentato il presidente Ugo Cappellacci. Per evitare che la riduzione si traduca in una minore rappresentatività è prevista l’introduzione di due commi: uno prevede che il numero dei consiglieri non possa essere modificato anche se si modificasse il sistema elettorale, l’altro garantisce la rappresentanza per tutti gli ambiti provinciali.

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Con il Piano particolareggiato approvato di recente dal Consiglio comunale, Cagliari potrebbe vedere riempiti i vuoti urbani lasciati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. L’area incolta di via Tristani potrebbe ospitare un nuovo complesso residenziale e in via La Marmora e via Fara verranno ricostruiti i palazzi distrutti, con il vantaggio del frazionamento degli appartamenti, saranno recuperati il convento di San Francesco in via Mameli, la Chiesa di Santa Lucia e l’arco di via Palabanda, dove sorgerà anche un nuovo palazzo. Il vuoto lasciato dal palazzo abbattuto di fronte alla chiesa di San Domenico, invece, è già stato sfruttato durante i lavori di riqualificazione di Villanova per la realizzazione di una piazza.

L’assessore regionale dell’Ambiente Giorgio Oppi si sta impegnando sul fronte della caccia cercando di adottare un provvedimento per autorizzare la caccia in deroga. In due settimane la Giunta aveva approvato due provvedimenti in materia, ma sulla deroga è necessario un maggiore approfondimento: si attendono infatti i risultati dello “Studio sull’avifauna migratrice in Sardegna” finanziato dalla Regione, i cui dati potrebbero supportare le determinazioni. Ma si attende anche il pronunciamento della Consulta sul ricorso presentato dal Governo alla Corte Costituzionale per un provvedimento analogo della Regione Veneto, che autorizza la caccia in deroga entro parametri rigidi. E ancora su proposta dell’assessore Oppi, la Giunta regionale ha stanziato, per il 2011, 800 mila euro per garantire la continuità del servizio svolto dal personale che opera nel settore delle disinfestazioni con contratti a termine, atipici o flessibili e di collaborazione coordinata e continuativa nelle province di Nuoro, Ogliastra e Oristano.

ENRICO SPANU

L’ASSESSORE OPPI SUL FRONTE DELLA CACCIA

NUOVI INTERVENTI EDILIZI Il Comune di Cagliari parteciperà al progetto di “Housing sociale” indetto dalla Regione Sardegna con due interventi edilizi in via Corsica e nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo di viale Monastir. La Giunta comunale ha infatti approvato e dato il mandato al sindaco Floris di aderire al bando. La stessa seduta del Consiglio ha visto il ritorno di Carlo Arba, eletto nella lista “Un’altra Cagliari”, in seguito alle dimissioni di Giandomenico Sabiu. Il consigliere aveva dovuto lasciare il posto a Francesco Ballero de “La rosa nel pugno” dopo la sentenza del Tar che aveva assegnato un posto in più alla lista socialista.

Annullati i due provvedimenti del Servizio Tutela dell’Atmosfera e del Territorio dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente che prevedevano per i comuni del Medio Campidano il conferimento dei rifiuti secchi residui al termovalorizzatore di Macchiareddu, a causa dell’imminente chiusura della discarica di Villacidro. I sindaci dei ventotto comuni coinvolti avevano già presentato un ricorso al Tar e minacciato l’occupazione del Consiglio in mancanza di risposte, denunciando un notevole aumento dei costi a loro carico, comprendenti anche il trasporto dei rifiuti a Macchiareddu, tradotto in un aumento del 30% della tassa Tarsu per i loro cittadini, risultati i più virtuosi in Italia per la raccolta differenziata. Sottolineano inoltre un aspetto poco chiaro: i rifiuti tornerebbero dal Cacip di Macchiareddu a Villacidro, da cui il sospetto che qualcuno lucri ai loro danni.

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A. ROMANO LISCIA

QUESTIONE RIFIUTI A MACCHIAREDDU


I consigli de IL CAGLIARITANO

Ristorante SA BARRACCA

Accoglienza e piatti di gran classe viale Europa, 53 - Quartu Sant’Elena Tel. 070 813570

DA SEVERINO Il vecchio

La tradizione val bene un viaggio via Kennedy, 1 - Ortacesus (CA) Tel. 070 9804197

CAFFÈ ALL’ANGOLO

Qualità e cortesia a tutte le ore via Porcile, 13 - Cagliari Tel. 070 2352536

LA STELLA MARINA di Montecristo

La trattoria di mare del centro storico via Sardegna, 140 - Cagliari Tel. 347 5788964

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Anno 39, N. 2 • € 2,00 • Spedizione in Abb. Post. - 45% - Art. 2 comma 20/b legge 662/96 • C/C post. n. I7233099

ESCLUSIVA

FOTO DI COPERTINA Maurizio Artizzu ANNO 39 - N. 2 APRILE 2011

PREMIO EUROPA PER L’EDITORIA Premio Editore dell’Anno per l’impegno sociale e la valorizzazione della cultura sarda

PER LA CITTÀ NUOVA

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STAMPA E ALLESTIMENTO Grafiche Ghiani DISTRIBUZIONE Agenzia Fantini (Cagliari-Olbia) Registrazione Tribunale di Cagliari n. 21 del 23 Gennaio 1973 Ufficio del Garante e Presidenza del Consiglio dei Ministri Registro Nazionale della Stampa n. 3165 Sped. in abbonamento postale (45%, art. 2, comma 20/b, legge 662/96)

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L’ISOLA CHE C’È Sardegna incontra Roma

PIAZZA SAN GIOVANNI, ROMA SETTEMBRE 2011

L’evento riservato alle eccellenze della Sardegna sta per tornare con la 25ª edizione. info e prenotazioni: 070.728356 - eventi@giacomunicazione.it - www.giacomunicazione.it



Il Cagliaritano - SPECIALE ELEZIONI