Issuu on Google+

Gabiano e dintorni

Il mensile dal Nost MunfrĂ 

G&d

Supplemento speciale Varengo dicembre 2012


Varengo è Nost Munfrà di Enzo Gino

Il segreto dei miracoli? Avere tanta gente da ringraziare

Stemma dei Magnocavalli

2

Grazie agli Amici di Varengo in collaborazione con G&d, che si sono impegnati nell’intento di valorizzare una delle più belle frazioni del Monferrato e del territorio circostante. Grazie a loro si sono avviate una serie di iniziative sociali quali l’apertura della sede degli Amici di Varengo nelle ex poste della frazione, che sarà anche la sede del centro di documentazione del Magnocavalli Conte di Varengo, il mercatino di Natale, l’esposizione delle immagini delle natività rappresentate nei sette Sacri Monti del Piemonte e nei due della Lombardia; un documentario per rendere noto e valorizzare le peculiarità della bellissima chiesa dedicata a San’Eusebio realizzata dal noto architetto Monferrino. Ora che ci sono risorse strumentali come una sede dove incontrarsi, e soprattutto le persone di buona volontà, crediamo esistono i presupposti per dare nuovo impulso alla vita di questo splendido borgo. E’ stato fatto un grande lavoro che attraverso questi scritti vogliamo rendere noto. Non tanto per celebrare persone che certamente hanno il grande merito che spetta a chi con spirito volontaristico dedica tempo e anche qualche soldino ad attività sociali e senza scopo di lucro, ma soprattutto perché possa esser di esempio per tanti altri, specialmente giovani, in tante altre frazioni e paesi del nostro Monferrato. In un’epoca di crisi economica e istituzionale, crediamo che il volontariato per la nostra terra è, e sarà sempre più, un importante, forse il più importante, motore di sviluppo per il territorio e le comunità che lo abitano. In un epoca in cui “non si fa nulla per nulla”, in cui ci si muove solo per interesse personale, ancorché legittimo (spesso per accumulare ben al di là delle proprie necessità), la riscoperta del lavorare insieme per l’interesse della comunità, per contribuire a migliorare anche di poco la qualità della vita di tutti, può essere la via per trasformare le criticità in opportunità. Grazie quindi al Comune di Gabiano che ha reso disponibile la sede delle ex poste di Varengo, ed ha dato il patrocinio alle manifestazioni, grazie ai gestori dello Story Park che si sono resi disponibili a fornire corrente ed acqua per la sede, grazie all’elettricista Luciano Ulla di Varengo che ha sistema-

re l’impianto elettrico e alla disponibilità di Mussone Mario di Cantavenna, grazie all’idraulico Paolo Cerrano che ha riparato l’impianto idraulico, grazie a Franco Ceccato e Mono Carrasco, da poco compaesano di Cantavenna, che hanno riparato i muri un po’ rovinati della sede, ed anche per il bel dipinto del Magnocavalli e di Varengo che Mono realizzerà per la sede. Grazie a Marinella Muzio e consorte presso la cui abitazione per tante serate ci si è incontrati, grazie a Raffaele Mazzola, Luca Zanotti, Alessandro Bossetto, Guglielmo Ulla e Lorenzo Ceccato che hanno smontato attrezzature e impianti ormai inutilizzabili nei locali e li hanno tinteggiati e si sono incontrati con gli impiantisti. Grazie ad Umberto Muzio ed al Caffè Belvedere che hanno contribuito economicamente. Grazie a Mazzola Gianni che ha sistemato la porta di ingresso. Grazie ad Amerio Mauro e Camaschella Tina per l’assistenza fornita agli organizzatori. Grazie a coloro che hanno aiutato a realizzare il mercatino e le mostre: dal sindaco di Ponzano che ha messo a disposizione i gazebo a Gianfranco Balocco comandante delle Aib che ha messo a disposizione i gruppi elettrogeni, al fotografo Pier Giuseppe Bollo di Casale autore di tutte le foto relative alla chiesa di sant’Eusebio che le ha gentilmente messe a diposizione sia per il presente supplemento di G&d che per il documentario. Grazie alla Stamberga del Drago che ha proposto un menù apposta per il giorno del mercatino. Grazie a mario Vellano che esporrà le sue foto “dna vira” . Last but not least grazie a don Calvo e Bardazza che hanno contribuito, sia attraverso i lavori di ristrutturazione della chiesa che con l’iniziativa Armonie in Valcerrina al successo del mercatino. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al mercatino come espositori e come visitatori, magari lasciando anche un contributo ad una delle numerose iniziative no-profit presenti, grazie a chi ha semplicemente sostenuto l’iniziativa con contributi ma anche solo condividendola e contribuendo così a realizzare una suggestione. Chissà se tutto questo ha un che di miracoloso? Se così fosse, guardandoci attorno potremmo vedere tanti miracoli e anche accorgerci che ce ne potrebbero esser molti altri.


Sant’Eusebio a Varengo Varengo in dialetto Varèng dal latino Avaringum è una frazione di Gabiano che oggi conta circa 150, dista da Casale 23 chilometri e giace ad un altezza di 315 metri sul livello del mare. La chiesa di Sant’Eusebio fu eretta sulla collina della Sorba, nel punto più elevato del paese, dove, secondo una tradizione non confermata, sarebbe preesistito un castello. La chiesa parrocchiale primitiva col borgo antico si trovava a mezza costa, nella zona agricola tuttora detta di S. Eusebio. Fu censita dal 1298 al 1440 nella pieve di Gabiano. Dal quindicesimo secolo è ricordata la presenza in cima alla collina di un'altra chiesa, intitolata a Santa Maria delle Grazie. Essa acquisì importanza parallelamente alla migrazione dell'abitato di Varengo dalle pendici alla sommità della collina. Agli inizi del diciassettesimo secolo subentrò come parrocchiale alla vecchia chiesa di Sant’Eusebio, mutuandone anche il titolo entro la fine dello stesso secolo. Fu sottoposta a lavori di restauro a lungo interrotti e terminati nel 1725. Nello stesso periodo la precedente parrocchiale era ormai diroccata. Dopo meno di 30 anni anche la nuova chiesa di S. Eusebio, oltreché troppo piccola, era diventata fatiscente e nel 1755 il parroco affidò una stima del degrado al mastro da muro Giovanni Palazzo. Nel 1761 il Magnocavalli incaricò l’ing. Ferdinando Venanzio Bianchi per la formazione del piano del sito, ma solo a fine 1764 il conte approntò una planimetria della nuova chiesa. La prima pietra fu posata il 14 settembre del 1766. I lavori vennero a lungo dilazionati e forse non furono del tutto effettuati secondo il progetto del Magnocavalli, che verosimilmente prevedeva un impianto planimetrico più allungato.

Nel 1769 venivano pagati i mastri da muro Ronco con direttore dei lavori l’architetto Carlo Antonio Faldella, capomastro Francesco Lorenzetti. Nel 1773 aiutante del Faldella era Giacomo Carretto. Il cantiere era ancora aperto nei primi anni ottanta. Nel 1784 era terminato il campanile; nel 1790 mancavano ancora i due altari laterali, il portone e i banchi. Al 1812 risale la balaustra marmorea e al 1826 una nuova Via Crucis. Nel 1847 lo scultore Varallo realizzò

il baldacchino appeso alla volta del presbiterio; successivamente furono provvisti gli stalli lignei del coro di Luigi Martini, e nel 1852 fu reindorata la statua della Madonna del Rosario da Michelangelo Ganora. Nel 1881-82 venne rifatta la decorazione interna ad opera di Agostino Visetti con le figure e i dipinti della cupola centrale, e di Luigi Hartman con i monocromi, sei tele dell'abside e delle cappelle laterali, due teleri del presbiterio. Nello stesso periodo furono approntati il portone d'ingresso, la

Lapidazione di sant’Eusebio di autore ignoto

3


bussola, l'orchestra, i confessionali e i banchi curati dal falegname Giovanni Ulla, ornatista Albertone, fabbro ferraio Francesco Gallo. Nel 1888 venne realizzato un concerto di cinque campane. La consacrazione da parte di monsignor Pulciano avvenne il 12 agosto del 1888. Furono compiuti restauri nel 1927 e nel 1955 vennero rifatte le vetrate. Nel 2002 è stato restaurato il campanile. La scalinata di accesso di 40 gradini in cemento del 1927, fu realizzata con il capomastro Luigi Martinengo, su ciascun scalino lo scalpellino Bazin incise il nome dei capifamiglia offerenti. La facciata è l’elemento di maggiore analogia con la produzione del Magnocavalli: è in paramano, a due piani, divisa da lesene ioniche, con frontone sulla parte centrale rialzata e candelabri a fiaccola. Il campanile, posto a sinistra dell’abside, è semplice nella parte inferiore, più adorno con lesene nella cella campanaria e superiormente con cornici in curva. Il portone in noce firmato Ulla degli

4

anni 80 del secolo diciannovesimo, è stato restaurato nel 2002 da Paolo Zanotto. Le proporzioni dell’interno, la tripartizione dell’abside, la cupola ellittica sul presbiterio e la trabeazione continua sono elementi già presenti nella parrocchiale di Balzola, qui però sono presenti con diversa sensibilità. Il nucleo centrale è ad ottagono irregolare, dilatato sull’asse trasversale da cappelle semiellittiche e allungato su quello longitudinale dal presbiterio quadrato e dall’abside semicircolare. Volta a botte sopra l’ingresso, al centro grande cupola circolare, sugli altari laterali e sull’abside volta a semicatino, sul presbiterio cupola ribassata su pianta ellittica. La trabeazione è sostenuta da lesene di ordine composito. La luce entra da finestre ovali del presbiterio e sopra gli altari laterali e da una finestra oblunga in facciata, attraverso cinque vetrate a motivi orientaleggianti risalenti a fine diciannovesimo ed inizio del ventesimo secolo. Il catino centrale è ornato con otto

figure di angeli e con gli Evangelisti sui pennacchi nella cupoletta del presbiterio campeggia il triangolo della SS. Trinità, sei Santi sono dipinti nelle vele. L’ampia decorazione pittorica delle pareti dovuta a Ottaviano Rapetti della seconda metà del secolo decimonono, presenta scene della vita di Gesù, Santi, e monocromi. Sull’altare maggiore in stucco variopinto sono posti sei candelieri e un Crocifisso. Bel coro ligneo di fine diciottesimo inizio diciannovesimo secolo. Su di esso una pala di autore ignoto risalente al diciottesimo secolo raffigura la Lapidazione di S. Eusebio; la cornice lignea scolpita e dorata è stata rubata negli anni ottanta del secolo scorso. Alle pareti laterali del presbiterio sono appese due tele di Luigi Hartman del secolo diciannovesimo, raffiguranti l'Ultima cena a sinistra, e l'Adorazione del Bambino a destra dello stesso autore sono le sovrapporte laterali con Mosè e il Buon Pastore. Ai lati della balaustra marmorea del presbiterio sono collocati a sinistra il pulpito, a destra un confessiona-

Cupola centrale di Sant’Eusebio


Orchestra e organo sull’ingresso centrale

le, sopra cui c’è una bella tela datata 163 raffigurante S.Silvestro

che battezza Costantino, Cristo col globo, San Servando, il parroco del tempo e una fontana; la tela, di scuola vercellese, proviene dalla chiesa di S. Lucia; in una iscrizione alla base della tela si legge la data 1610, mentre sul retro è riportata la data 1603. Gli altari laterali, addossati a pareti semiellittiche, sono di stucco dipinto, sulla destra si trova l’altare di S. Eusebio, con statua di inizio novecento del santo entro una nicchia. In sacrestia è appeso un quadro centinato coi

Serpentiere, priva dei tondi originali coi Misteri, che furono rubati negli anni ottanta del secolo scorso e sostituiti da copie. Ai lati sono situate altre due tele di Luigi Hartman raffiguranti san Giuseppe e san Giovanni Battista. In due cappelline laterali, che si aprono appena oltre l’ingresso, sono posti a destra una statua della Madonna Addolorata, opera dei primi del

Novecento di Peluzzi. A sinistra il battistero. (Sul sito di

www.gabianoedintorni.net puoi scaricare questa descrizione in versione audio MP3 che, volendo puoi copiare sul tuo telefonino o su un registratore portatile per ascoltarla come guida mentre visiti la chiesa)

Santi Sebastiano, Pancrazio (o Defendente? ) e Rocco risalente al secolo diciottesimo ai lati due tele di Luigi Hartman con San Grato e San

Tommaso d'Aquino. A sinistra c’è l’altare del Rosario, con statua lignea della Madonna del Rosario, realizzata nel 1790 da Pietro Antonio Capocielo del Varallo appeso alla volta del presbiterio

5


Stamberga del Drago Troviamoci per una cena, che ne dite di darci appuntamento alle 8 di sera di ottanta o novanta anni fa? E’ gradita ed opportuna la prenotazione allo 0142-943346

E se volete destinare un po’ del vostro tempo ai piaceri della gola, allora è l’occasione di conoscere, se già non lo conoscevate la Stamberga del Drago. Un “ristorantino” piccolo, di una quarantina di posti a sedere in cui Alessandro figlio del noto Paolo continua un tradizione culinaria nota a molti. La Stamberga è un locale in cui il tempo si è fermato a tanto tempo fa… Madie, tavoli, sedie e mobili di arredo sono quelli di un tempo, non perché i titolari siano stati da un antiquario o da un robivecchi a fare acquisti, ma perché da sempre sono stati lì, dal tempo dei bisnonni e nessuno li ha mai cambiati. Anche piatti e bicchieri, spesso scompagnati, le bottiglie in cui viene servito il vino sfuso e le posate hanno la stessa storia. Persino il divano, il bar e i quadri appesi al muro sono coerenti con tutto il resto, così come la luce fioca tipica delle vecchie osterie. L’unica cosa che manca è l’odore di fumo di Toscanelli, perché in ossequio alle leggi, oggi, diversamente da un tempo passato, non si può più fumare nei luoghi pubblici. Se volete quindi cenare o pranzare in una bellissima osteria di 80 o 90 anni fa, la Stamberga del Drago è l’unica autentica rimasta e non ricostruita per il turista. Qualche lettore si chiederà a questo punto ma cosa e come si

mangia? Si mangia bene, abbiamo fatto una prova venerdì 16 novembre eravamo in… 15 e abbiamo richiesto esplicitamente il menù turistico analogo a quello che verrà proposto per il giorno del mercatino (ma che ci auguriamo verrà mantenuto anche in seguito) Un antipasto costituito da un tortino di cardi con sugo di bagna cauda, un piatto di tagliatelle al sugo fatto in casa e si sentiva benissimo, tre fettine di un arrostino con sughetto particolare e contorno di patatine, come dolce una sfoglia con crema pasticcera “aromatizzata” con altro fra cui un sentore di sambuca, vino della casa, tutto a 15 €. Merita proprio. E vediamo adesso cosa ci propone il nostro Alessandro per il giorno del mercatino. Menù turistico a 15 € - Affettato misto - Ceci vecchia maniera o pasta con sugo a sorpresa - Arrosto con crema di mandorle e contorno con verdura di stagione - Dolce della casa - 1/2 litro di vino rosso sfuso Per i buongustai ovviamente c’è anche l’opzione “a la carte” in questo caso si può disporre di piatti più ricchi, vino in bottiglia e prezzi che viaggiano oltre i 25 €. Quindi amici è il momento di fare un tuffo nel passato, in altri tempi di cui solo i più vecchi possono dire di aver vissuto.

Sede degli Amici di Varengo Proiezioni su Sant’Eusebio Stamberga del Drago

Mostra natività Sacri Monti

6


La nativitĂ  nei Sacri Monti

7


La natività nei Sacri monti La mostra su Natività nei Sacri

Monti del Piemonte e della Lombardia – presentata per la prima volta,

Tratto dal libro edito da:

del “Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei” di Ponzano presso Crea

www.sacrimonti.net

a cura del Gruppo del Cerchio, presso la chiesa dei Batù di Pecetto Torinese (8 dicembre 2006 – 7 gennaio 2007), e della quale è disponibile il catalogo, è testimonianza del fatto che quei monumenti voluti dalla pietà religiosa diversi secoli or sono – e inseriti nel 2003 nella Lista UNESCO come Patrimonio dell’Umanità – hanno ancora molto da comunicare alla gente, sia sul piano della devozione popolare, sia su quello dell’arte. Le pregevoli immagini di Pier Ilario Benedetto – un artista la cui opera è come percorsa dalle suggestioni della luce – hanno scelto, non a caso, fra le tante scene offerte dall’arte del Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, quelle relative all’episodio evangelico della Natività, cioè di quell’evento epocale, grazie al quale si manifestò sulla terra la Vita: «et vita erat lux homi-

num; et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt » (Giovanni 1,4-5). La natività del Signore si colloca tradizionalmente all’inizio del cammino settentrionale del sole, cioè del semestre di luce crescente: un periodo di tempo che, presso molti popoli e secondo molte religioni, a cominciare da quelle dell’Iran antico e dell’India, è considerato – non diversamente da quello della fase di luna crescente – propizio, fausto e di buon auspicio. Nel nostro mondo, nel quale troppo spesso le tenebre sembrano rinnovare il loro rifiuto di accogliere la luce, gli scatti meditati di Pier Ilario Benedetto ci aiutano a riscoprirne il grande valore simbolico, profondo e tuttavia semplice e immediato, come quello del quotidiano sorgere del sole. Liberamente tratto da uno scritto di Stefano Piano

Presidente del Centro interdipartimentale e interfacoltà di Scienze Religiose, Università di Torino

8

Per Sacro Monte si intende un complesso devozionale costruito sulla pendice di un’altura, sia essa montagna o collina, caratterizzato da una serie di cappelle che raffigurano, con sculture o dipinti, scene della vita di Cristo, di Maria e dei santi. L’area geografica che ne ha visto la nascita è quasi tutta concentrata nell’arco alpino, fra il Piemonte e la Lombardia, ma per comprendere appieno che cosa siano i Sacri Monti occorre tornare al IV secolo, quando luoghi come la Terra Santa che testimoniano nascita, vita, passione, morte e resurrezione di Gesù diventano meta di devozione. Per l’uomo cristiano medioevale il pellegrinaggio rappresenta un momento fondamentale della vita, ma il rafforzamento della potenza turca rende il viaggio per Gerusalemme sempre più pericoloso e costoso, e così, per mantenere vivo il senso della peregrinatio, si introducono alcune pratiche sostitutive che permettono al devoto di guadagnare un’indulgenza pari a quella che avrebbe ottenuto andando in Terra Santa. Gerusalemme viene quindi sostituita dai santuari; tra questi le mete ideali sono quei luoghi che più fortemente evocano al pellegrino la Santa Gerusalemme Celeste. Il legame con la Terra Santa si intensifica se il santuario possiede non soltanto qualche reliquia, ma anche visibili richiami ai Luoghi Santi. Seguendo questi impulsi alcuni frati dell’Ordine dei Minori di san Francesco, rientrati dal loro soggiorno in Terra Santa, riproducono con assoluta fedeltà, fra il 1400 e il 1500, i Luoghi Santi di Palestina. Nascono così la Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia in Piemonte e la Nuova Gerusalemme di Montaione in Toscana. La prima costruzione sarà oggetto di successive trasformazioni, legate anche al cambiamento delle forme di devozione, mentre la Nuova Gerusalemme di Montaione, opera di padre Tommaso da Firenze, resterà quasi invariata fino ad oggi.


Il sacro Monte di Crea

Il Sacro Monte di Crea fu costruito a partire dal 1589 sotto il controllo, e per volontà, di padre Costantino Massino che progettò l’ampliamento del preesistente Santuario mariano, disponendo la costruzione di diverse cappelle che ripercorressero visivamente la vita della Vergine. Fra le prime cappelle edificate ci furono quelle della Natività di Maria e della Presentazione di Maria al Tempio. La soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone nel 1801 e le distruzioni avvenute a partire da quello stesso anno, portarono il Sacro Monte alla rovina e all’abbandono. Gli interventi di restauro – insieme con l’edificazione di alcune nuove cappelle – iniziarono dalla metà del XIX secolo. Le statue della cappella della Natività di Gesù sono opera di Guido Capra che le ha realizzate nel 1934. La cappella della Natività di Maria fu costruita a spese del duca di Mantova e vide l’intervento dell’ingegnere ducale Giovan Francesco Baronino. Per gli interventi plastici furono chiamati lo scultore milanese Michele Prestinari con il figlio e l’artista Melchiorre della famiglia valsesiana dei d’Enrico. Gli affreschi sono di Guglielmo Caccia (il Moncalvo) e del Veglia d’Asti.

Il sacro Monte di Nostra Signora di Belmonte

Il sacro Monte di Oropa

Sin dai primi anni dopo il Mille, a Belmonte si registra l’esistenza di un culto mariano. La tradizione racconta che sia stato re Arduino a ordinare la costruzione di un santuario per ringraziare la Vergine della sua guarigione. Ai benedettini subentrarono, dopo il 1300, le suore benedettine che vi risiedettero fino al 1601. Un documento narra di un evento miracoloso avvenuto proprio il giorno in cui le devote stavano per lasciare il convento, portando con sé la statua della Madonna. Si legge che, appena rimossa la statua, nella chiesa calò un buio profondo e il viso della Vergine si fece pallido. La statua non venne più spostata ed è tuttora conservata a Belmonte dove, dal 1602, il Santuario è affidato ai frati minori di san Francesco. Dal 1712 essi iniziarono, sotto la guida di fra Michelangelo da Montiglio, la costruzione del Sacro Monte. Il percorso devozionale fu dedicato alla Passione di Cristo. Nulla si sa delle maestranze che operarono a Belmonte. Il Presepe è stato realizzato da padre Claudio Morino. Le statue sono di origine ignota, così come ignoto è il nome del pittore che ha collaborato con padre Morino. Il materiale è cartapesta, eccetto il bambino di Betlemme che è di terracotta. La

Le 12 cappelle del Sacro Monte di Oropa, sorte tra il 1620 e il 1720 a ponente del Santuario, sono dedicate alla vita della Vergine e sono popolate da statue di terracotta policroma realizzate dai fratelli d’Enrico e da Pietro Giuseppe Auregio Termine. Il progetto originario prevedeva un ciclo di venti cappelle, solo in parte realizzate, che dovevano costituire una narrazione di ampio respiro che includesse episodi significativi della vita di Maria, noti attraverso le Sacre Scritture e i Vangeli Apocrifi. Gli edifici, di dimensioni diverse, si snodano liberamente sui prati erbosi. Contrariamente ad altri casi in cui furono le famiglie nobili o le corporazioni a sostenere la realizzazione del complesso religioso, qui furono le comunità parrocchiali o i rioni della città di Biella, insieme con il duca di Savoia, a finanziare l’edificazione delle cappelle. La cappella della Natività di Maria, che raffigura la scena del parto in un ambiente domestico, presenta un complesso statuario opera dello scultore Pietro Giuseppe Auregio Termine, con prospettive di scorci architettonici dipinte da Giovanni Galliari di Andorno. La cappella dell’Immacolata Concezione è detta anche “cappella del drago” per la presenza di una suggestiva statua in terracotta policroma raffigurante un grande drago che si contorce: è il simbolo del peccato originale, da cui Maria è preservata immune per i meriti della Passione di Cristo. La costruzione, circondata da un bel portico sorretto da 22 colonne in pietra locale, fu iniziata dopo il 1620; le statue sono attribuite a Melchiorre d’Enrico. La cappella della Natività di Gesù, la cui costruzione si protrasse per quasi un secolo, venne finanziata, con l’aiuto del duca Carlo Emanuele II, dai pastori della valle di Oropa, che scelsero questo tema legato al mondo agreste. La scena è uno straordinario presepio a grandezza naturale opera dell’Auregio, con vedute prospettiche di Giovanni Galliari.

www. gabianoedintorni.net

Autorizzazione n° 5304 del 3-9-99 del Tribunale di Torino Direttore Responsabile Enzo GINO - Sede: via S. Carpoforo 97 - Fraz. Cantavenna 15020 Gabiano Stampato presso A4 di Chivasso (TO) - Editore: Associazione Piemonte Futuro: P. Iva 02321660066; Distribuzione gratuita; Per informazioni e pubblicità; cell. 335-7782879; e-mail: posta@gabianoedintorni.net

Vergine de pulchrimonte è seduta in trono, con il figlio sulle ginocchia intento a reggere in mano il globo, come “re del mondo”. Dalla sua corona scende un manto che inquadra la scultura in una sorta di triangolo magico.

9


Il sacro Monte della S.S. Trinità di Ghiffa

Il sacro Monte Calvario di Domodossola

Il sacro Monte di Ossuccio

Si ritiene che il progetto del Sacro Monte di Ghiffa sia incompiuto. Le prime tre cappelle furono costruite, a partire dal 1647, intorno al santuario della Santissima Trinità, la cui edificazione avvenne fra il 1605 e il 1617. Le cappelle sono dedicate all’Incoronazione di Maria Vergine, a san Giovanni Battista e ad Abramo. Gli ampliamenti e i nuovi edifici, fra i quali la Via Crucis disposta lungo il porticato di fronte al santuario, furono progettati e realizzati in base alle disponibilità finanziarie, ma dal 1870, quando i beni ecclesiastici furono espropriati, si interruppe anche la vita tradizionale del Sacro Monte, ricca di « feste, fiere, commemorazioni, la conduzione dell’osteria, oblazioni e spese ». Attualmente il Sacro Monte comprende tre cappelle principali dedicate a soggetti biblici differenti, e altre due cappellette minori, corpo unico con il santuario e il porticato della Via Crucis. Negli ultimi anni prima della sua morte, padre David Maria Turoldo ha ripercorso i sentieri di Ghiffa e, in sintonia profonda con la sacralità del luogo, ha composto alcune liriche fra cui una, dedicata a Maria, che è esposta nella cappella dell’Incoronata. La cappella del Battesimo di Gesù è stata costruita prima del 1659 e raffigura san Giovanni Battista nell’atto di versare su Gesù l’acqua del Giordano, mentre dall’alto scende lo sguardo del Padre Celeste. La composizione è in gesso policromo e l’autore ignoto.

La sua storia ha inizio durante il periodo della Quaresima del 1656 quando, sotto la forte spinta dei frati cappuccini Gioachino da Cassano e Andrea da Rho, si pianta la prima Croce a cui ne seguono altre, secondo le modalità del percorso della Via Crucis. Il santuario in cui è custodita la Croce, viene invece edificato a partire dall’anno successivo dando il via alla realizzazione del Sacro Monte. Dal 1657 al 1674 venne costruita oltre la metà delle opere in muratura e si popolarono le prime cappelle con statue e affreschi. Il provvidenziale arrivo del teologo e filosofo Antonio Rosmini, nel 1828, permise di completare la costruzione delle cappelle mancanti. Tra i molti artisti che lavorarono al Sacro Monte va ricordato Dionisio Bussola, artista che diffuse il barocco in Lombardia e Piemonte, e realizzò qui oltre sessanta statue. Oggi il complesso si compone del santuario del SS. Crocifisso, di quindici cappelle, dell’oratorio della Madonna delle Grazie, della Santa Casa di Loreto e del Centro di spiritualità Rosminiana. La cappella della Visione della Croce è realizzata nella parte statuaria dal Bussola (1681) e da Giuseppe Rusnati (primi del ’700), mentre gli affreschi sono opera di Giovanni di Sampietro (1699).

Il complesso architettonico sorge sul luogo dove in origine pare esistesse un tempio dedicato alla dea Cerere Eleusina. Nei secoli successivi la zona divenne centro di culto cristiano. Molti eremiti abitarono quest’area dal forte impatto spirituale e sembra sia da ascrivere proprio a uno di questi mistici il desiderio di costruire, a partire dal XVII secolo, le quattordici cappelle del Rosario intorno al santuario della Madonna del Soccorso, già realizzato nella prima metà del XVI secolo. Il progettista del Sacro Monte e delle singole cappelle potrebbe essere stato padre Timoteo Snider raffigurato in una tela, conservata nel santuario, con in mano un compasso e il disegno di una cappella. Le opere di cui è documentata la paternità sono le sculture di Agostino Silva e gli affreschi di Carlo Gaffuri, Innocenzo Torriani e Gian Paolo Recchi. Non esistono invece documenti relativi agli autori delle prime quattro cappelle (Annunciazione, Visitazione, Natività, Presentazione al Tempio). La cappella dell’Annunciazione fu costruita intorno al 1620, su pianta ottagonale. Per analogie con le opere del Sacro Monte di Orta e di Varese si tende a credere che possano aver operato Francesco Silva o Cristoforo Prestinari. La cappella della Natività di Gesù fu realizzata nel 1623.

10


Il sacro Monte di Varese

Il sacro Monte di Varallo

Il sacro Monte di Orta

Da alcune fonti, risalenti al 922, si apprende che fu la chiesa di Santa Maria, edificata sul monte Velate, a dare il nome al Sacro Monte di Varese. L’inizio della costruzione del Santuario risalirebbe al IV secolo, quando sant’Ambrogio eresse il primo altare sulla cima del monte, come ringraziamento alla Vergine per la vittoria ottenuta sugli Ariani. Roccaforte militare nel Medioevo grazie alle sue fortificazioni, la struttura divenne in seguito importante realtà religiosa e spirituale. Nel 1604 ebbe inizio l’opera monumentale comprendente la Via Sacra del Rosario, realizzata grazie all’ispirazione di padre Aguggiari. Le popolazioni locali sostennero i lavori di costruzione del complesso e molti artisti lombardi operarono al Sacro Monte, nell’arco di circa 80 anni. Il percorso si sviluppa lungo le pendici del monte Velate ed è punteggiato da 14 cappelle, progettate e realizzate dall’architetto varesino Giuseppe Bernasconi, detto “il Mancino”; all’interno delle stesse sono presenti circa 300 statue e decine di affreschi. La Via Sacra inizia in località Prima Cappella. Essa è caratterizzata dalla presenza di tre archi che suddividono i Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi e termina all’interno del santuario, dove l’altare principale rappresenta il quindicesimo mistero: l’Incoronazione della Vergine. La prima cappella è dell’Annunciazione. Le statue di Maria di Nazaret e dell’Angelo sono opera di Cristoforo Prestinari che le ha realizzate nel 1605. La terza cappella è dedicata alla Natività di Gesù e risale al 1623. Le statue sono del ticinese Martino Retti e di Bernardino Sala, mentre gli affreschi furono realizzati dal Nuvolone. Vicino alla cappella si trova l’acrilico della Fuga in Egitto realizzato da Renato Guttuso nel 1983.

Costituisce l’esempio più antico fra i Sacri Monti esistenti ed è composto da una basilica e da quarantacinque cappelle affrescate e popolate da più di ottocento statue. La sua storia inizia alla fine del XV secolo, quando il frate francescano Bernardino Caimi di Milano, di ritorno dalla Terra Santa dove era stato guardiano del Santo Sepolcro, decide di riprodurre in Valsesia i luoghi santi di Palestina. La “Nuova Gerusalemme”, così fu chiamato il Sacro Monte, inizialmente intendeva solo riprodurre i lontani siti della tradizione cristiana. La profonda trasformazione del complesso devozionale avvenne nel secondo decennio del Cinquecento ad opera del pittore, scultore e architetto Gaudenzio Ferrari. Fu, infatti, il Ferrari a dare assoluta centralità alla scena sacra illustrata nelle cappelle, facendola “interpretare” da gruppi plastici a grandezza naturale mentre, sullo sfondo, personaggi dipinti in scala completavano la narrazione. L’opera di Gaudenzio Ferrari venne presa a modello nella costruzione di tutti gli altri Sacri Monti. Il complesso di Betlemme, all’interno del quale sono incluse la cappella della Natività e quella dell’Adorazione dei pastori, fu costruito fra il 1493 ed il 1514, a imitazione del corrispondente luogo di Betlemme dove è nato Gesù. Le statue di Maria e Giuseppe della cappella della Natività sono opera di Gaudenzio Ferrari, che le realizzò presumibilmente intorno al 1520, mentre il bambino Gesù venne realizzato nel 1852 da Giovanni Longhetti, su modello di Giuseppe Antonini. Le statue della cappella della Adorazione dei pastori furono realizzate intorno al 1514 da Gaudenzio Ferrari, mentre i due pastori in prossimità della cancellata sono opera di Giovanni d’Enrico, e sono posteriori al 1617.

Nel febbraio 1583 il Consiglio della Comunità di Orta, in stretta comunione con i frati francescani, decise di costruire un Sacro Monte sul modello di quello di Varallo, ma dedicato interamente alla vita di san Francesco. Questa dedicazione differenzia il Sacro Monte di Orta da tutti gli altri Sacri Monti. Il progetto del “monte sacro” ortese è del frate cappuccino Cleto da Castelletto Ticino; il sito scelto per ospitare il complesso è stato la “selva” intorno alla chiesa di san Nicolao nella quale, a partire dal 1538, si erano verificati alcuni miracoli che ne avevano fatto una meta di numerosi pellegrinaggi e di culto mariano. Il vescovo di Novara, Carlo Bascapè, seguendo personalmente sia gli aspetti organizzativi che il programma iconografico della decorazione delle cappelle, contribuì al primo procedere dei lavori. Nella seconda metà del XVII secolo, il gusto barocco portò un rinnovato spirito di coinvolgimento negli allestimenti: molti edifici non completi furono integrati con nuove realizzazioni sceniche e, contemporaneamente, furono realizzate nuove cappelle. La cappella della Natività di san Francesco venne realizzata, a partire dal 1592, con il contributo delle compagnie ortesi degli stagnari e dei terracottai di Francia e Spagna. Le statue sono di Cristoforo Prestinari. Il santuario dei santi Nicolao e Francesco, rimaneggiato interamente nel XVII secolo, custodisce la preziosa tela della Natività di Camillo Procaccini raffigurante Giovanni Battista e Gesù

11


Interno della chiesa di Sant’Eusebio a Varengo di Gabiano AL - Italy - Questa, come tutte le foto di 12 Sant’Eusebio contenute in questo speciale, sono realizzate da Pier Giuseppe Bollo


G&d Varengo