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Gabiano e dintorni

Il mensile dal Nost Munfrà

G&d

Sommario Nost Munfrà… il decollo Casale e il Basso Monferrato: analisi di un declino La pagina di G&d Il sommelier racconta… il Freisa Il Castello di Cereseto fra storia e cronaca nera Tre giorni di festa alla Piagera di Gabiano Le squadre di tamburello di Gabiano

Giugno 2012


Nost Munfrà: troviamoci...

Enzo Gino

Una opportunità per tutti coloro che vogliono fare qualcosa di utile per il nostro territorio... Vi aspettiamo numerosi !

Primo incontro pubblico per organizzare iniziative sul territorio. Facendo seguito all’appello di Alessandro Bossetto, Alessandro Coggiola e Pier Garimanno pubblicato sullo scorso numero di G&d, si terrà il primo incontro per organizzare una serie di iniziative sul territorio. L’appuntamento è per il 15 giugno alle ore 20,30 ed è aperto a tutte le persone di buona volontà che intendono impegnarsi su iniziative concrete per il nostro Monferrato. Nella serata verranno presentati diversi progetti tutti mirati a valorizzare la nostra terra a coinvolgere chi è interessato ed a mettere in contatto le persone anche al di fuori dei confini comunali oltre che raccogliere idee e proposte. La serata è aperta a tutti, anche agli amici di altri comuni che sono cordialmente inviatati, alcune delle proposte di cui parleremo infatti andranno al di là dei confini gabianesi con il chiaro intento di coinvolgere la “grande” comunità che vive e frequenta le nostre colline. Ci aspettiamo la presenza di giovani e meno giovani perché le iniziative che si intende proporre spazieranno a 360 gradi. Dalla musica

Venerdì 15 giugno Gabiano Story Park Ore 20,30 allo sport alla cultura, il tutto ovviamente con al centro: il Monferrato ma non solo. Amici e conoscenti di G&d sono quindi invitati al passa parola per far partecipare a loro volta amici e conoscenti, la serata sarà anche un momento per incontrare nuovi amici/amiche oltre che per parlare di cose interessanti e utili. Quindi arrivederci al 15 giugno... Per contatti posta@gabianoedintorni.net cell. 335.7782879 Alessandro Bossetto ale-j89@hotmail.it cell. 327.0684286 Alessandro Coggiola garadan@libero.it cell. 348.9156495 Pier Garimanno frangar1@tiscali.it cell. 334.3131343

Fotografia dello Story Park

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Casale e il basso Monferrato analisi di un declino

Da un Casalese doc una controstoria sulla capitale di quello che un tempo era un potente stato...

Riportiamo un estratto di un documento… insolito. Insolito perché fa una specie di “controstoria” su Casale ed il Monferrato. Il termine ci pare adatto a rappresentare il racconto del declino, di quello che fu un grande stato facente capo al Marchesato del Monferrato che vedeva Casale come sua capitale ma che, nel tempo, un po’ per scarsa lungimiranza di amministratori locali, un po’ per indifferenza dei cittadini, ha visto trasformare un ricco territorio, non solo sotto il profilo economico ma anche istituzionale, in un’area sempre più marginale. Queste note sono estratte da due dispense scritte da Gian Carlo Curti, noto avvocato Casale oggi in pensione col quale abbiamo avuto un incontro nel quale con la foga e la passione del cittadino che ha visto la sua città decadere, non accettando questa situazione, si ribella. Lo ha fatto e continua a farlo con tutti i mezzi di cui dispone, dagli scritti, di cui riportiamo qualche passaggio ma che i lettori potranno trovare integralmente sul nostro sito, sino alla fondazione con altri amici di una associazione. Riportiamo quindi per sommi capi i principali passaggi di questo declino che ci interessa anche per le sue implicazioni Monferrine. Storicamente infatti questa parte del Monferrato ha sempre seguito le sorti di Casale che oggi conta 36 mila abitanti, analogamente ad altre aree delle nostre colline che hanno invece seguito le sorti di una realtà più dinamica: Asti. “Il Monferrato ha avuto quindi una

storia straordinaria che, per durata, ricchezza, intensità varietà, fascino ecc.., potrebbe occupare lo spazio di una corposa enciclopedia e sicuramente meriterebbe di essere maggiormente valorizzata e divulgata in tutto i mondo. Pochi altri stati di piccole dimensioni come il Marchesato del Monferrato possono

vantarsi di aver influito sulle sorti della Storia e quindi delle popolazioni del Mediterraneo e dell’Europa per tutto il medioevo ed il Rinascimento, disponendo tra i suoi marchesi veri e propri principi illuminati dotati di elevata capacità di governo, diplomatiche e militari e con legami familiari con Re e imperatori.” “Pochi ancora sono a conoscenza ad esempio che il Marchesato del Monferrato nei periodo della sua massima espansione disponeva di vasti possedimenti in ben 12 delle attuali province comprese fra Liguria, Piemonte e Lombardia, esercitando la sua autorità su molti capoluoghi di provincia e di regione, che batteva moneta in diverse zecche e che disponeva di un esercito di ben 17 mila armigeri effettivi.” Le note attraversano diversi secoli a partire dalla fine del XIII secolo quando l’imperatore Rodolfo istituisce il primo senato del Monferrato per arrivare al 1730 quando, dopo cinquecento anni di attività, Carlo Emanuele III lo sopprime. Nel 1873 Carlo Alberto lo ricostituisce nella forma di Corte d’appello di Casale Monferrato che affianca quella di Torino. Il declino avvenne a partire dalla seconda metà dell’800, quando sotto il ministero dell’alessandrino Urbano Rattazzi, ministro degli interni e Guardasigilli venne approvata la legge che suddivideva il territorio in province che per il Piemonte prevedeva solo Torino, Alessandria, Cuneo e Novara. Richiamando le analisi di Alberto Lupano (che pubblicò il Libro L’altro Piemonte nell’età di Carlo Alberto -), due eventi si dimostrarono decisivi marcando in modo negativo le sorti della città: il citato declassamento da provincia a circondario della riforma Rattazzi e nel 1879 la scelta del governo di far passare da Alessandria la linea ferroviaria Torino-Genova scartando così Casale dal suo tracciato.

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Parrebbe che gli amministratori dell’epoca non volevano che la stazione sorgesse a Casale Popolo anziché dove ancor oggi si trova in quanto i nobili avrebbero dovuto recarvisi in carrozza… Idro Grignolio nel suo libro “Il Monferrato 120 anni della nostra Storia” riporta che il giornale di Casale “il 18 agosto 1871 intraprese una

battaglia che durerà a lungo ma sarà purtroppo persa, affinché fosse scelto il tracciato ferroviario della Casale-Torino sulla destra del Po che passava da Pontestura e la Valle Cerrina. Tale tracciato avrebbe favorito le colline già allora depresse nonché gli allacciamenti più facili con le altre vie ferroviarie come quelle per Genova. Venne preferito invece il tracciato in sinistra Po che passa per Trino.” 1878, Gabriele Serrafero: “due sono i progetti: uno alla sinistra del Po e l’altro alla destra per la valle Cerrina, appoggiato da Torino. Casale è nuovamente divisa in due fazioni: progressisti di sinistra vogliono la ferrovia alla destra, i moderati di destra vogliono la ferrovia

alla sinistra. E’ uno di quei momenti storici che danno l’avvio alla decadenza di Casale. Senza dubbio si può affermare che la ferrovia alla destra del Po, facilitando la comunicazione fra Casale e i comuni del Basso Monferrato avrebbe certamente messo una ipoteca al ritorno della Prefettura; Casale sarebbe stata la provincia del Monferrato; la Corte d’Appello non sarebbe stata rimossa. Infatti da qualche anno i paesi del circondario di Asti fanno petizioni a Roma al fine di trasferire la loro giurisdizione a Torino, giustificando la richiesta con le difficoltà di comunicazione con Casale, purtroppo la ferrovia seguì il tracciato della pianura…” Stessa sorte sarebbe toccata alla costruzione dell’autostrada Genova Sempione che sarebbe dovuta passare da Alessandria proseguendo per la Lomellina escludendo Casale. Tracciando invece la Genova Trafori si riuscì se non a passare per le colline almeno a lambire Casale. Si riporta anche il commento di Serrafero su Il Secolo del 27 marzo 1892 in cui si scrive su Casale:

“E’ vivace, come ambiente, possiamo dire perché, oltre la normale densità della popolazione, v’è una numerosa guarnigione militare, v’è la sede d’una Corte d’appello, v’è una considerevole affluenza di commercianti e di gente d’affari da tutto il Monferrato. E’ una vivacità quella di Casale che incomincia dalla stazione ferroviaria dove facendovi capo parecchie linee - da Milano, per Mortara, da Vercelli da Torino, da Asti da Alessandria assiduo è il movimento dei treni e dei viaggiatori, e si ripete nei passeggi pubblici, nei caffè, negli alberghi che sono parecchi e ben tenuti…” Il circondario di Casale aveva oltre 165 mila abitanti, comprendeva 16 mandamenti e 71 Comuni... Da Il Monferrato per la penna del suo direttore Verda che il 14 dicembre 1990 scriveva “... A Casale

(e con la città intendiamo sempre abbinare la vasta area del Monferrato Casalese) vengono uno dopo l’altro tolti enti e istituzioni come se fossero le foglie di un carciofo. (…) Restare ancora inerti significa lasciar decadere la città e il circondario” Anche Vita Casalese metteva in evidenza il declino della città. Ricordiamo, che è il giornale della Diocesi che, indipendentemente dalle vicende politiche e amministrative, ha continuato la sua attività ininterrottamente dalla sua costituzione, datata 1474, attività che prevede la giurisdizione su 148 parrocchie che vanno da Monteu da Po a Cocconato a Verrua Savoia a Montemagno, Fubine e San Salvatore Monferrato con circa 150 mila abitanti. Così nel 2007 nasce un associazione che si pone come obiettivo la difesa ed il rilancio di Casale Monferrato l’Associazione Nuove Frontiere. Oltre ad essere apartitica, aconfessionale e senza scopo di lucro fra i suoi obiettivi si pone la valorizzazione, promozione, tutela, rilancio armonizzazione delle attività della città di Casale Monferrato e delle realtà territoriali del Monferrato.

4 Area di influenza del Marchesato del Monferrato


La pagina di G&d G&d viene inviato via mail agli iscritti, ed è reperibile nei seguenti luoghi: Gabiano - Giornalaio Zanotto in via Torino 23 fr. Piagera; - Salumeria Colombano - Cantina del Rubino Entrambe in piazza Libertà fr. Cantavenna; - Farmacia Siri - Ristorante Commercio - Alimentari Vellano Paola tutti su via S.Pietro rispettivamente ai civici 19, 22, 7 - Alimentari Al Negosi via San Sebastiano 69/bis fr. Sessana; - Banca di Legnano via Vittorio Veneto, 12 in Gabiano; - Municipio Cerrina - Giornalaio Bonello Via Nazionale, 66 in Cerrina Coniolo - Macelleria, alimentari via F.lli Bandiera, 45; - Municipio Pontestura - Giornalaio corso Italia 2 - Ancol piazza Castello 20 - Giornalaio Cannicci Fraz Castagnone 39 - Municipio Camino - La Butega alimentari Via Roma 1 in Camino; - Vellano Alimentari Roberto Via Del Centro, 29 fr. Castel San Pietro; - Municipio Solonghello - Moretti & Orio alimentari p.zza Dante, 3 Mombello - F.lli. Caramellino Alimentari Macelleria, Via Gaminella, 3 fr. Gaminella

Creiamo la rete dei siti amici E’ sufficiente inserire il link a www.gabianoedintorni.net e noi faremo altrettanto, non costa niente, farai conoscere e ti farai conoscere nel “nostro” territorio

- Municipio Serralunga di Crea - Ristorante - Pizzeria La Foglia D'Oro, Via Madonnina, 33, fr. Madonnina - Biblioteca civica C. Pavese via Villaforte 5 - Municipio Murisengo - Tabaccheria/giornali Turino Lucia, via Umberto I, 3 - Municipio Cereseto - Minimarket Broggi via Casale, 1 Alfiano Natta - Alimentari Cerrato Gabriella Corso Umberto I, 25; - Ristorante Munfrà Piazza Vitt. Emanuele 1 - Municipio Castelletto Merli - Penna Alimentari Vendita Dilve via San Giuseppe, 33 - Municipio Verrua Savoia - Alimentari l’Articioch, Localita' Ronzo, 114 - fr. Ronzo. - Barbiere Walter Località Rocca n° 104/105 Inoltre presso i municipi di: Villadeati, Moncestino, Ponzano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo.

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Autorizzazione n° 5304 del 3-9-99 del Tribunale di Torino Direttore Responsabile Enzo GINO - Sede: via S. Carpoforo 97 - Fraz. Cantavenna 15020 Gabiano - Stampato presso A4 di Chivasso (TO) - Editore: Associazione Piemonte Futuro: P. Iva 02321660066; Per informazioni e pubblicità cell. 335-7782879; e-mail: posta@gabianoedintorni.net

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Il castello di Cereseto fra storia e cronaca nera Continua il racconto sul castello di Cereseto che, come il Gualino, avrà una vita movimentata...

Sul sito di G&d www.gabianoedintorni.net potrete leggere e, se volete scaricare e stampare, il libro di Mirko Carzino Cereseto Monferrato Dalle origini al XXI secolo da cui sono tratte queste pagine

La villa, prima della costruzione dell’attuale maniero, veniva definita dai ceresetesi la “Villa di Madama Garè” o “Madamun”. A memoria d’uomo si ricorda che un dipendente ceresetese della Villa fu un certo “Palivia” (di cognome faceva Giorcelli e risiedeva in Via Valle); il suo mestiere era quello di cantiniere dei Marchesi Ricci: si dice che fosse molto lento nei movimenti. La signora di casa (si racconta da generazioni), sapendo con chi aveva a che fare, un giorno gli disse: “quando ti convoco, devi interrom-

pere qualsiasi attività, gettare a terra qualunque cosa hai in mano e recarti da me…”; un giorno, mentre il “Palivia” stava spostando una damigiana di vino bianco in cantina, la signora lo chiamò e lui, attenendosi alle disposizioni date, lasciò cadere a terra la damigiana (naturalmente rompendola), e corse da lei. Un’altra curiosità o leggenda legata a questo personaggio era quella che di domenica, quando la gente del paese si ritrovava presso il circolo ricreativo, allora chiamato “Circolo Agricolo Operaio“, si sedeva orgoglioso di sé a sfogliare il giornale (in quegli anni non tutti sapevano leggere): ma invece di leggerlo per colonne, lui lo leggeva per righe, a partire dalla prima riga della prima colonna a sinistra ad arrivare alla prima riga dell’ultima

colonna a destra (tenendo il giornale completamente aperto sulle due pagine e guai a chi glielo togliesse di mano); quindi riprendeva dalla seconda riga della prima colonna e leggeva fino alla seconda riga dell’ultima colonna e così via. Gualino acquistò il podere e la villa nel 1908; dopo breve tempo la villa venne fatta demolire ed iniziò la costruzione del castello. I lavori ed il progetto furono eseguiti da Vittorio Tornielli (una caratteristica dell’ingegnere era che si lamentava spesso di avere freddo). Nel 1924 Gualino regalò al comune di Cereseto l’asilo (come ringraziamento per la vendita, e quindi la privatizzazione, della strada Colarè nel 1910), oggi sede del municipio, e la lapide ai caduti per la patria (anche se in realtà non è un monumento ai caduti, poiché il suo titolo è PAX POST BELLUM), posta alla base della torre del castello ed inaugurati entrambi nel 1924. La lapide fu acquistata dal Gualino in Russia (probabilmente a Leningrado) ed era destinata ad esser posata su un pilastro alla base del monumento dedicato allo Zar di Russia Nicola II a San Pietroburgo; in seguito alla rivoluzione comunista la lapide, come molte altre in Russia, non fu mai posta nel luogo per la quale era stata costruita. La lapide raffigura un contadino russo (mujik) al lavoro nei campi mentre ara il terreno con un cavallo, al tramontare del sole; mentre sente suonare in lontananza le campane, si ferma e fa il segno della croce pensando al figlio scomparso in guerra. L’opera fu realizzata dal celebre scultore Pietro Canonica (1869-1959) di Moncalieri (To); sono attribuite all’artista altre celebri opere tra cui Benedetto XV e San Giovanni Bosco in San Pietro a Roma. La lapide fu inaugurata il 21 Settembre del 1924 e vi figura la frase “PAX POST BELLVM - A SUOI

FIGLI CADUTI NELLA GRANDE GUERRA CERESETO CONSACRA –

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Il bassorilievo prima della posa (foto 1924)


La grotta nel parco del castello (foto 1975)

SETTEMBRE MCMXXIV“. Seguono i nomi dei caduti della patria. Gualino a Cereseto portò inoltre una rivoluzione sotto l’aspetto del lavoro in quanto, per esempio, le donne che lavoravano nel parco per la pulizia dei viali e delle aiuole venivano pagate a ore, mentre gli altri salariati presso i datori di lavoro ceresetesi (lavoratori stagionali agricoli a tempo determinato) venivano retribuiti dal sorgere del sole al tramonto, senza tenere conto delle ore di lavoro effettuate. I lavoratori dipendenti di Gualino lavoravano comunque “soltanto otto ore“; durante la costruzione del castello furono molti gli abitanti di Cereseto ad essere stati assunti dal Gualino, sia per opere murarie che di diverso genere. Ruto Pietro (padre di Ruto Arturo, Sindaco di Cereseto dal 1951 al 1960), per esempio, lavorò come muratore ed addetto alla costruzione delle finestre (in stile gotico-lombardo) e delle cornici. Inizialmente i mattoni utilizzati per la costruzione del castello provenivano da una fornace non limitrofa (presumibilmente da Tortona) in quanto giungevano tramite treni merci, alla stazione di Madonnina di Serralunga di Crea, mentre in seguito, venne aperta una fornace che li costruì secondo i metodi medioevali. I mattoni venivano trasportati dalla stazione ferroviaria al castello tramite carri trainati da cavalli; in quell’epoca il mestiere destinato al trasporto delle merci era definito con il termine dialettale “caratè” cioè “carrettaio” (colui che porta il carro). I “caratè” ceresetesi che contribuirono al trasporto dei mattoni furono Secondino Doria, Cavallero (“caratè” di Gualino a tempo pieno) e Anacleto Scagliotti (conosciuto come Cletu). All’interno del castello vi era nell’entrata un meravigliosa sala d’armi; il motivo per cui questa esisteva (nel 1920 non era più necessaria) era quello che l’ing. Vittorio Tornelli voleva ricostruire un castello medioevale il più possibile veritiero; riuscì ad acquistare il materiale alle aste o in antichi e veri

castelli e si procurò anche molte testate dei camini dal medio Oriente e dall’Egitto. All’interno del parco vi erano grotte o tane artificiali, fatte costruire appositamente per tenervi degli animali “particolari”, inizialmente si pensava feroci ma in seguito furono allevati camosci, mufloni (i ragazzi del paese si divertivano a far infuriare le bestie per vederne la reazione), cigni e struzzi. Verso ovest vi era una voliera, posta alla cima di un ripido pendio all’altezza delle torri del castello, che ospitava uccelli d’ogni razza e specie, alcune rare. Gualino, per partecipare alle funzioni religiose nella Chiesa Parrocchiale, su consenso del parroco Don Giuseppe Pagani (oratore e predicatore d’eccezione), fece aprire una porta laterale in prossimità della base del campanile a sinistra della balaustra, che dal castello gli consentiva di recarsi in chiesa nei banchi riservati alla famiglia Gualino. Inizialmente (1910 circa) il Gualino desiderava ampliare il parco fin sulla collina ove sorgeva (e sorge tuttora) la Chiesa Parrocchiale; propose quindi alla Curia di acquistare l’intera zona, impegnandosi a far ricostruire il luogo di culto in un’altra parte del paese, ma il Vescovo non accettò la proposta, benché l’offerta fosse di una cifra colossale. I giardinieri permanenti o quasi, addetti alla manutenzione del parco ed alla pulizia dei viali erano più di venti, comprese anche le donne

che saltuariamente venivano assunte per tagliare con le forbici i fili d’erba che ricrescevano fra un pietra e l’altra dei sentieri. Una tradizione era quella che il lunedì della Festa Patronale di Cereseto (16 Agosto), la famiglia Gualino permetteva, a chi lo desiderasse, di entrare nel parco e attraversare il lago e la galleria in tufo su una passerella di legno. Inoltre vi era un’enorme serra in vetro con telaio in ferro tondo, sul versante sud-est del parco; prosperava un immenso frutteto e appena sotto di questo una vigna che si estendeva per molti ettari, a partire dalla prima curva che porta verso Ottiglio, ad arrivare fino al lato ovest del parco e terminava come estensione fino alla cascina “Osterietta”. La vigna era chiamata “la colonnella” per via del nome del proprietario, un colonnello di cavalleria in pensione conosciuto come “Clivio”. Nell’edificazione che si trova nella valle esposta ad ovest del parco, detta “Cabina“ ( o “Gabina”), anch’essa costruita in stile, dove era stato scavato un pozzo alimentato da una fonte d’acqua quasi interminabile, si trovavano le pompe per alimentare il castello, i laghi artificiali, le fontane, i ruscelli e i giochi d’acqua presenti in tutto il parco, oltre che per irrigare i prati. La “Cadana” fu adibita a falegnameria per la costruzione e la riparazione delle porte e degli infissi del castello, oltre che per la fabbricazione di tavoli, sedie ed armadi. La falegnameria dava lavoro a tre fa-

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legnami fissi oltre che, saltuariamente, a molti giovani. Il castello dopo il “crack Gualino” In seguito il castello passò in diverse mani; dal 1940 al 1946 ai Padri della Consolata (vi erano più di 300 allievi nel seminario) che costruirono un nuovo caseggiato definito “dormitorio” dove attualmente si può ancora vedere la struttura base, mentre il vero e proprio stabile crollò a causa della scadente qualità dei materiali utilizzati per la sua costruzione solo dopo alcuni anni; modificarono la stanza della musica fatta costruire da Riccardo Gualino (nella “loggia”), per trasformarla in luogo di culto, visto che la piccola chiesa privata in stile romanico della famiglia Gualino risultava essere troppo piccola per loro. Crearono le cucine all’interno del castello alla base della torre. Inoltre, era loro consuetudine recarsi, per i “baratti” con altre comunità, presso il Castello d’Uviglie (comune di Rosignano Monferrato - Al) una volta la settimana, e presso la sede dei Padri della Consolata di Torino una volta al mese. In seguito ci fu un altro acquirente che volle trasformare il castello e il suo splendido parco in un’azienda agricola modello per l’epoca, ma le trattative non andarono a buon fine. Alcuni anni dopo giunse in paese per l’acquisto del maniero, Padre

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Primo Fiocchi di Roma (legale rappresentante dell’ “Azienda Agricola Cereseto s.r.l.”) che avrebbe voluto fare del castello un convalescenziario per gli ex tubercolotici ma nessuno nel paese voleva la presenza di queste persone malate. Gli abitanti di Cereseto fecero intervenire esperti per convincere Padre Fiocchi a desistere, con la giustificazione che il clima non era adatto per quel genere di convalescenza, anche se il motivo principale era quello di non volere vicino questo potenziale rischio di contagio. Il Consiglio Comunale si oppose, ma Padre Fiocchi riuscì ugualmente a portare i malati nel castello per la stagione invernale; nella primavera successiva essi lo abbandonarono. Il canonico allora decise di creare una grossa struttura industrialreligiosa; venne presentato anche il progetto d’un eliporto nel parco. Ad un certo punto Padre Fiocchi cedette sei delle venticinque quote della società a Luigia Faccincane, prima moglie di Gian Carlo Trombin che nel 1963 le restituisce al sacerdote. Padre Fiocchi cedette poi le 25 quote a quattro suore (anch’esse di Roma) che a loro volta le vendettero a Brigitte Jesine, una signora viennese moglie dell’ing. Dionigi Fornari di Rapallo. Anche quest’ultimo aveva progetti grandiosi: centro d’aste, mostre di pitture e sculture, scuole d’arte, antiquariato. Purtroppo il Fornari non riuscì mai ad entrare in possesso del castello di Cereseto (occupato dal Trombin), anche perché nella causa s’intreccia un fallimento dei coniugi Trombin; per un certo periodo il Pretore di Moncalvo consentì al Trombin il diritto di rimanere nella dependance della Faccincane, che in quel periodo era la proprietaria di un ristorante a Vergiate (Va). Comunque il 29 Marzo 1978 il Tribunale di Casale ordinò al Trombin l’immediato abbandono degli immobili abusivamente occupati a Cereseto, sentenza confermata il 9 Novembre 1979 dalla Corte d’Appello. Un altro potenziale acquirente fu un noto industriale, intenzionato ad

acquistare il castello per trasformarlo in una fabbrica di foulard raffiguranti immagini sacre e promettendo lavoro per molti ceresetesi. Fortunatamente il castello non passò mai nelle mani di questo individuo, in quanto il progetto era ben diverso da quello dichiarato; in realtà la sua folle idea era quella di radere al suolo o quasi l’intera costruzione per venderne i mattoni allo scopo di ricostruire la fortezza spagnola di Alcazar. Grazie all’interessamento dell’ingegner Vittorio Tornielli (allora Presidente del Comitato per la protezione dei beni architettonici del Piemonte), che fu invitato ad un Consiglio Comunale, l’acquisto non fu mai portato a termine; per fare capire ai consiglieri comunali del disastro che si sarebbe venuto a creare, portò con sé una foto del paese e mise davanti al castello la sua mano per mostrare come si sarebbe presentato il paesaggio se il castello fosse stato venduto. Nell’anno 1980, la Guardia di Finanza scoprì e sgominò una banda di malviventi (facente parte della gang mondiale nota come “French connection”) che aveva trasformato parte del castello nella fabbrica di droga più grossa d’Europa. Le indagini furono coordinate dal Procuratore Gresti di Milano e dal Procuratore Poggi di Casale. Quest’ultimo dichiarò: “…si sapeva che l’organiz-

zazione aveva trasferito le sue basi in un castello in Monferrato, ma qui ce ne sono 17…” Per quanto riguarda la Guardia di Finanza, hanno preso parte al blitz e alle indagini il Colonnello Bianchi, comandante del nucleo di Milano, il Ten. Colonnello Sgarlata del nucleo di Genova, il Maggiore Siri e il Maggiore Bertella del nucleo di Alessandria, il Maresciallo Minute, comandante del distaccamento di Casale. Il 19 Maggio 1980 arrivarono in paese due autoarticolati che scaricarono strane attrezzature sia nei pressi della torre della servitù (costruzione distaccata dal fabbricato principale), sia nella dependance del castello, in Via Masera; la giustificazione da parte dei castellani fu: “è per la realizzazione

La “Gabina” veniva utilizzata per pompare acqua dalla valle al castello (foto 1996)


una fabbrica di gelati”. Nei giorni successivi arrivarono anche gli additivi chimici (acido tartarico, lattosio, ammoniaca e altri ancora), tipici per un laboratorio di gelateria. In realtà, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dall’Egitto e dalla Turchia giungevano l’oppio e la morfina base; nella torre della servitù, laboratori d’alta precisione, “tagliavano” l’eroina pura all’80%. Il giornale locale “Il Monferrato” riportò nel 1980: “…si è arrivati a

Cereseto con indagini iniziate dalla Finanza Genovese dopo lo smantellamento di un laboratorio ricavato in un deposito di acque minerali in Valle Ormea, vicino a San Remo (…). Si usa anche un elicottero per controllare le mosse in tutti i manieri e si arriva a Cereseto, che viene controllato a distanza, da alcuni finanzieri che si travestono da frati (qui, data la vicinanza con Crea danno meno nell’occhio dei Preti) o gitanti di fine settimana che, con moglie e figli scattano foto su foto a torri, torrette, altane; si interessano soprattutto dei cani da guardia (dobermann) e dei varchi (la cinta è in pessimo stato) (…). 200 uomini circondano il castello e vi fanno irruzione (…). Entrano nella torre, due porte blindate vengono superate, si salgono duecento gradini di scala a chiocciola con il fiato sospeso; un’altra porta blindata chiude il laboratorio (…). La merce sequestrata: 65 kg. di morfina base, 2 kg. di eroina pura, 15 kg. in fase di raffinazione, un’ operazione da 135 miliardi di Lire (…)”. Testimoni ceresetesi ricordano, il giorno del blitz, dopo un lungo susseguirsi di colpi per abbattere la porta di entrata della torre, tali parole “Commissario, Commissario

venga su che qui abbiamo trovato la roba!… portate su le manette! “ Furono arrestate 22 persone: il proprietario Giancarlo Trombin di 44 anni (già coinvolto anni prima in giri di bische clandestine, slot machine e prostituzione) ed amico del boss marsigliese Turatello, Franca Girardi di 36 anni compagna del Trombin, Alfia Salis di 21 anni (la domestica), Giuseppe Vetro di 57 anni, Giovanna Montanelli di 38

anni, i fratelli Orazio e Marco di Maggio di 40 e 38 anni, nati a Tunisi e residenti a San Remo, Giovanna Lombardi di 34 anni e moglie di Orazio, Jean Jehan di 82 anni, arrestato a Marsiglia proprio in base ai documenti scoperti a Cereseto, Tullio Toscano di 52 anni, Marcel Gambetti di 58 anni, Jean Antoine Ettori di 52 anni, Giovanbattista Costantini di 48 anni, Guilliame Valli di 52 anni, Domenico Rocco di 51 anni, l’algerino Hamed Chennoune di 30 anni; inoltre finirono in carcere due turchi e quattro chimici francesi che lavoravano nei laboratori a Cereseto. Nei giorni successivi, durante le perquisizioni con i cani, la Guardia di Finanza trovò, ai piedi di una secolare pianta, ancora 20 chilogrammi di droga; i sommozzatori dei vigili del fuoco di Casale Monferrato scandagliarono il laghetto ma non trovarono più nulla. Nel corso di una perquisizione, nella cosiddetta “torre della servitù”, fu trovata una valigia contenente una piccola bara di zinco senza coperchio, con dentro il cadavere mummificato di una bimba. C’era un cartellino dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato:

“Anna Trombin, deceduta il 19 Giugno 1969”. In quella stessa data nacque un’altra bimba, gemella della defunta, di nome Sara; secondo gli inquirenti il Trombin dissotterrò il corpo della piccola figlia seppellita nel cimitero di Cereseto. Così si spiegherebbe una frase che un’altra figlia del Trombin, Cinzia, ha riferito durante gli interrogatori:

“mio padre ripeteva sempre che Anna non deve marcire nella terra”.

sono durati complessivamente quindici mesi; l’esterno è stato ripulito completamente utilizzando sostanze del tutto prive di aggressivi chimici e si è provveduto al rifacimento dei numerosi balconcini in legno in stile gotico e dei tetti. Gli affreschi interni al primo e al secondo piano e le decorazioni esterne sono stati restaurati sotto la stretta sorveglianza della Soprintendenza alle Belle Arti. Notevoli i costi di ripristino strutturale del maniero: l’intero ponteggio installato ricopriva una superficie di oltre 10.000 metri quadrati. Sulle testate dei giornali locali, nel 1996 si legge: “Quasi ultimati gli interventi di

recupero dell’antico maniero; restaurato il castello di Cereseto. Centro Congressi o residenza per Vip in vacanza?” Ad oggi, nulla è cambiato. Una frase che nel dopoguerra è stata dedicata dai ceresetesi al castello in abbandono è: “La giusta

vendetta implacabile della storia che non volle ingoiare il rospo artistico di quei mille anni rubati con ingegnoso spregiudicato tranello”. I ceresetesi più anziani affermano che “nelle fredde notti d’inverno,

mentre al chiarore di luna si possono ammirare le bifore ed i merletti che ne ornano l’esterno, le immense ombre delle sue alte torri si proiettano sulle piccole ed umili abitazioni quasi a proteggerle; molti pensieri e ricordi riaffiorano alla memoria, ai tempi in cui il castello era abitato e vivo, ma col sorgere del sole l’amara realtà ha il sopravvento sui sogni e l’opera distruttrice del tempo continua inesorabile”.

Il castello fu poi messo sotto sequestro per alcuni anni. Oggi è di proprietà della Martina S.r.l. che, nel 1995, lo ha in parte ristrutturato. I lavori di restauro

Merlatura interna del Castello (Foto 1982)

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Il sommelier racconta… il Freisa Ed ecco un altro vino principe per le nostre zone: Il Freisa: sì “il Freisa” al maschile, perchè al femminile si deve chiamare la pianta. Pare che il suo nome derivi dal francese “fraise” fragola, frutto di cui ricorda il profumo. Pur non potendosi fregiare della D.O.C., nelle nostre zone, è consentita, per tradizione, la coltura e la vinificazione di tale uva. I nostri nonni difficilmente vinificavano quest’uva in purezza, anche perché non era e non è ancor oggi la coltura prioritaria di questa parte del Monferrato, ma solevano aggiungerla al barbera per conferirgli quel caratteristico profumo di rosa e di fragola/lampone che essendo già una prerogativa di quest’ultimo, anche se in parte non massiccia, permettevano al barbera di ottenere una maggior profumazione e contemporaneamente smussare un pò gli spigoli del barbera stesso. In effetti i disciplinari del Grignolino, del Barbera, del Gabiano e del rubino di Cantavenna la contemplano come aggiunta al vitigno base, oltre a essere presente in vini anche di regioni confinanti. Pianta autoctona, austera, nonché antica, la cui caratteristica è la sua duttilità, e la peculiarità è quella di adattarsi al nostro clima e soprattutto alle nostre terre, dando risultati notevolmente differenti da zone in cui la sua coltura è più massiccia, come le colline di Torino, Chieri, Andezeno ecc. Con il suo acino piccolo e la buccia spessa, la fanno ben resistere al nostro clima, ma significano poca resa, “poca bagna” per dirla alla vecchia maniera, e quindi poco ricavo in termini economici, e di conseguenza poco coltivata dai nostri nonni che dovevano “far tornare i conti”. Era però sempre presente nelle nostre vigne anche perché molto resistente alla peronospora.

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Grappoli di uva Freisa

di Sergio Ramoino

Tuttavia vi assicuro che ho assaggiato un paio di vini derivati dalla vinificazione dell’uva freisa delle nostre colline, che nulla avevano da invidiare a vini famosissimi di altre regioni: la concentrazione, i tannini, il profumo, la gradazione alcoolica, e la piacevolezza nella beva esaltavano questo vitigno, per dirla con una espressione tanto che qui viene vinificato anche in di moda oggi. purezza, quasi esclusivamente nella Purtroppo al momento è solo una versione ferma e mai amabile, verpiccola produzione sperimentale, sione abbandonata anche in altre ma speriamo in bene... zone. Il nostro Freisa, e lo chiamo così La zona in cui si può coltivare è per distinguerlo dal fresia delle zomolto vasta, come numerose sono ne citate, e’ abbinabile a piatti un le sue indicazioni, da Freisa di Chiepo’ più complessi, dato il tipo di ri, di Castelnuovo d’Asti , Freisa d’ vinificazione e la maggiore alcolicità Asti, eccetera, lo si ritrova nel Monpresente: quindi salumi anche staferrato Astigiano, nelle Langhe e gionati, arrosti leggeri e coniglio, come dicevamo, nelle nostre terre nonché formaggi di media stagiodove è denominato Monferrato natura, e non è necessario berlo Freisa. giovane, per i motivi descritti. La versione più diffusa è sempre Lo definirei un vino “a tutto pasto” stata quella leggermente frizzante specialmente con il cibo delle mez(nelle zone D.O.C. ), che sta per ze stagioni. essere sostituita dalla versione Bisognerà servirlo in calici rotondi “ferma”. Esiste inoltre nella versioche ne esaltino i profumi ed il mene amabile, nonché spumantizzata, raviglioso colore di ciliegia, che mentre come dicevamo poc’anzi è tenderà all’aranciato, con l’invecquasi scomparsa la versione amabichiamento, però poco consigliabile (anche per un non facile abbinale, ad una temperatura attorno ai mento). 16/18 gradi. E che dire poi di una versione viniMi congedo e… alla prossima. ficata con uve di vendemmia tardiva e lasciate ancora ad ap- Il perimetro indicato con il numero 7 rappresenta passire su tral’Area di produzione del Freisa d’Asti doc licci? E’ semplicemente squisita, non stucchevole, e oltre a presentare i suoi profumi primari di lampone e rosa, ci regala profumi complessi quali la mandorla e la marasca. Stupenda!!! Da meditazione,


Alla Piagera di Gabiano Pier e La Tabarrina per tre giorni di manifestazioni

Pier Garimanno

Info: 0142 - 945365

Pierfrancesco Garimanno per gli amici Pier classe 1991, non ha perso tempo, già a giugno precisamente l’8 il 9 e il 10 ha organizzato la “sua” festa tutta Monferrina, con gli amici de La Tabarrina composta oltre che dalla sorella Alessandra ed al padre Francesco, da Cinzia e Pierlauro Zanotto, Dario Fontana, Nadia e Filippo Papalia. E visto che di mestiere Pier con tutta la famiglia gestiscono l’officina meccanica e il distributore alla Piagera, ha pensato bene di prevedere anche un raduno di auto, moto e trattori d’epoca, dando un po’ di spazio anche a noi di G&d, potrete infatti trovare oltre al nostro periodico anche un inserto speciale sul Monferrato. La manifestazione è di quelle classiche delle nostre colline: musica, ballo, cibi tipici delle nostre Il Comitato la Tabarrina terre. Ci sarà anche la battitura del grano come avveniva una volta. E’ una occasione per stare insieme in allegria e magari per scambiare qualche parola sulla vita delle e nelle nostre colline. Ecco il programma dei festeggiamenti che si svolgerà sotto un padiglione al coperto (col clima variabile di quest’anno è meglio non rischiare).

Venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 giugno Venerdì 8 :

Serata di ballo con orchestra Bruno Mauro e la band

Sabato 9 :

Cena con ballo con l’orchestra La Coperfisa

Domenica 10 :

Ore 8:30 - Secondo raduno di auto moto e trattori d’epoca. Ore 10:00 - Partenza per il giro panoramico Ore 13:00 - Pranzo contadino Ore 15:00 - Battitura del grano come una volta Ore 20:00 - Cena con ballo con l’orchestra di Luigi Gallia

Qui sopra e in copertina alcune macchine agricole che saranno esposte 11 durante la manifestazione della Piagera.


Sopra : foto delle due formazioni di tamburello del Gabiano di serie C – Torneo 2012

Cantina del Rubino a Cantavenna di Gabiano 0142-945031 A sinistra : Gabiano A - serie C - Torneo 2012: in ordine dall’alto a sinistra: Bossetto Alessandro; Ulla Guglielmo; il Presidente dott. Mario Richetta; Gamarino Alberto; Rodella Alessandro; Zanotti Luca; Anselmo Massimo.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 0141.922370 cell. 333.2796444 osteriavineriamunfra@hotmail.it

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Nost Munfrà… il decollo Casale e il Basso Monferrato: analisi di un declino La pagina di G&d Il sommelier racconta… il Freisa Il Castello di...

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