Futura 22 dicembre 2021

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#11 Anno 17 22 dicembre 2021 Periodico del Master in giornalismo “Giorgio Bocca” - Università di Torino

GRANDI EVENTI

Vademecum per lavori a tempo Elisabetta Rosso| P4

POTERE D’ACQUISTO

Busta paga leggera spese alte Luca Pons | P5

UNIVERSITÀ

GIOVANI E LAVORO

Esistenze frammentate D’Aleo, Guelfi, Rosso e Tallarico Pagine 2 e 3

I ricercatori ci sono ma non hanno posto Nicolò Guelfi | P6 FUMETTI

Makkox «La mia vita da freelance» Raffaella Tallarico | P7 LO SPECIALE

Economia, sanità, sport e stelle: come sarà il 2022

Balbo, Di Salvo, Donnini e Pastore | PP 8-11

IMMAGINE REALIZZATA DA LEONARDO ARCIPRETI


FUTURA MAGAZINE #11– 22 DICEMBRE 2021

TORINO SEMPRE PIÙ VECCHIA

GIOVANI E LAVORO, IL GRANDE VUOTO

Il Covid ha bloccato la ripresa dell’occupazione degli under35: in calo di 4 punti. Impieghi sempre più precari e una donna su quattro è senza un posto di Raffaella Tallarico

IN SINTESI

Dal 2010, Torino ha perso 10 mila giovani tra i 15 e i 34 anni

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Secondo l’Istat tra il 2008 e il 2020 sono stati 259 mila i ragazzi tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia

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Nel 2004 il tasso degli occupati under 35 era del 54,3%, nel 2020 era del 38,3%

L

ibera scelta dell’impiego», «giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro», «protezione contro la disoccupazione»: la dichiarazione universale dell’Onu declina così, tra i vari diritti umani, quello all’impiego. Era il 10 dicembre 1948 quando fu proclamata e, a 73 anni di distanza, lavorare sembra più un lusso che un diritto soprattuto in Italia, in Piemonte e a Torino. Specie per i giovani, e a dirlo sono i dati. Secondo l’Eurostat, la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il 29,8% a settembre: la media Ue è del 15,9%. Solo la Spagna è peggiore, con un tasso del 30,6%. Il lavoro che manca tra i giovani torna dirompente con la crisi pandemica, ma è un tema vecchio, legato ai profondi cambiamenti demografici ed economici che hanno attraversato l’Italia negli ultimi decenni. Torino rappresenta una valida fotografia della trasformazione. Secondo lo studio “Conosci la tua città? Un viaggio nella società e nell’economia torinese” dell’economista Mauro Zangola, la città ha subito una forte riduzione della forza lavoro giovanile. Anzitutto ha inciso l’invecchiamento della popolazione in generale: dati Istat alla mano, l’età media degli italiani è di 45,7 anni nel 2020, e nel 2050 aumenterà di 5 anni. A Torino è di 47 anni nel 2020, mentre l’indice di vecchiaia – ossia il rapporto tra under 15 e over 65 – evidenzia che in città, per ogni giovane, ci sono due anziani. D’altro canto, la città si inserisce nel trend nazionale della migrazione dei giovani verso l’estero. L’Istat stima infatti che tra il 2008 e il 2020 sono stati 259 mila i ragazzi tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia. Dal 2010, Torino ha perso 10 mila giovani tra i 15 e i 34 anni, e salgono a più di 100 mila se si guarda all’ultimo trentennio. In particolare si è passati dagli oltre 280 mila del 1991 ai poco più di 170 mila alla fine del 2020. MENO OCCUPATI, PIÙ PRECARI

Gli indicatori dell’andamento del lavoro – cioè i tassi di occupazione e di disoccupazione – mostrano un peggioramento della condizione giovanile in città. Infatti se nel 2004 il tasso degli occupati under 35 era del 54,3%, nel 2020 era del

CREDIT: RAFFAELLA TALLARICO

38,3%. Nell’anno della pandemia in particolare, la fascia 25-34enni – quella con più persone disponibili a lavorare perché hanno completato i cicli di studio, inclusi quelli di livello universitario – mostra un’occupazione del 67,4%, mentre nel 2004 si attestava all’80%. Il calo del 2020 è evidente se rapportato al 2019, quando il tasso tra i 2534enni era del 71,2% e in ripresa rispetto al 2015. La città vive poi un divario generazionale delle forze di lavoro: gli under 35 sono meno occupati rispetto agli adulti tra i 35 e i 54 anni, che registrano un tasso dell’81,4%. Un’inversione di tendenza rispetto al 2004, quando gli occupati tra i 25 e i 34 anni supera-

vano quelli tra i 35 e i 54 anni (rispettivamente l’80,2% e il 74,5%). PRECARIATO E GENDER GAP

Un ulteriore fattore da considerare è lo spostamento di forza lavoro dall’industria al terziario. Come spiega Zangola nel suo studio, Torino è l’emblema di questa tendenza. Se nel 1981 gli occupati nel settore industriale erano il 51,3%, nel 2020 erano il 30,3%. Viceversa nei servizi si è passati dal 44,8% al 68,6%. In questo settore si registra il maggior blocco delle attività in conseguenza dei lockdown causati dall’emergenza Coronavirus. Questa è anche la possibile spiegazio-

ne della maggior perdita di lavoro giovanile nell’anno della pandemia, considerando anche che è nel terziario che si concentra l’attivazione di contratti temporanei o atipici, i primi a essere cessati con le chiusure dettate dal Governo. La città presenta un ulteriore divario, quello di genere. Le ragazze lavorano meno dei ragazzi e quelle che non hanno un’occupazione sono di più rispetto ai coetanei. Nel 2020 il tasso di occupazione delle 15-24enni era del 13%, mentre per i maschi della stessa fascia d’età era del 18,2%. Se si guarda alla classe delle under 30, il tasso aumenta del 26,1%, 10 punti in meno della componente maschile (36,6%). Nel

IMPRESE GIOVANI

Un nuovo algoritmo per supportare i Dsa di Giulia D’Aleo

i si può servire dell’intelligenza C artificiale per rispondere a un bisogno reale? È la domanda che

si è posta Algor, startup nata tra le mura del Politecnico di Torino, che si propone di supportare nello studio i ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento. Il fondatore, Mauro Massera, ha solo 24 anni, gli stessi degli altri 5 membri che ha scelto per il suo team. Dopo aver conquistato il primo posto di un challenge promossa dal Politecnico, Mauro ha deciso di reinvestire i soldi vinti per presentare la propria idea all’I3P, l’Incubatore per Imprese Innovative dell’Università,

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dove adesso ha sede il suo ufficio. All’origine del progetto, la volontà di abbattere le barriere di accessibilità alla didattica. «Abbiamo parlato con diverse persone - racconta Mauro -, studenti e genitori di ragazzi con Dsa, che ci hanno parlato della difficoltà che riscontrano nella lettura dei testi. Una delle soluzioni è studiare tramite mappe concettuali, ma crearle non è un’operazione semplicissima. Così ci hanno chiesto di realizzare una piattaforma che riuscisse a produrle autonomamente. Abbiamo raccolto la sfida e ideato l’algoritmo». Creatività, innovazione e attenzione all’ambiente circostante sono alcune delle caratteristiche che hanno reso possibile la nascita di

«L’OBIETTIVO È POTER DISEGNARE DA SOLI IL NOSTRO FUTURO» MAURO MUSARRA FONDATORE DI ALGOR

Algor. A queste, probabilmente, si aggiunge anche la giovane età dei suoi fondatori. «Sto costruendo la mia carriera proprio su questo progetto, imparando a fare l’imprenditore senza alcun bias, perché non ho un’espe-


FUTURA MAGAZINE #11– 22 DICEMBRE 2021

IN NUMERI

41,8

Percentuale di crescita dei cervelli in fuga

33,8

Percentuale di disoccupati tra i giovani

CREDIT:SONIA BERTOLINI

L’INTERVISTA

Sussidio per l’autonomia così aiutiamo i ragazzi di Nicolò Guelfi

I CREDIT: RAFFAELLA TALLARICO

2020 il tasso di disoccupazione era del 24,1%, circa sei punti in più rispetto a quello dei coetanei (18,6%). Per la fascia under 35 spicca il dato del tasso di disoccupazione che è superiore alla media regionale e, nel caso delle donne, alla media nazionale (23,7% contro il 24,1% di Torino). Il gap rimane anche per il lavoro dopo il percorso universitario: secondo il rapporto Alma Laurea 2021, a un anno dal conseguimento del titolo, negli atenei torinesi trova un’occupazione il 45% delle donne, 3 punti in meno rispetto agli uomini (48,25%). LA SFIDA DEL PNRR

Scattata la fotografia, il finale

CREDIT: MAURO MUSARRA

rienza pluriennale alle spalle. L’obiettivo, oltre a quello di aiutare gli altri, è anche di poter disegnare da soli il nostro futuro». Un futuro che, la maggior parte di loro, sta costruendo a centinaia di chilometri da casa. «Ho scoperto che sono

rimane aperto. Il 14 dicembre è stata inaugurata la Cabina di regia tra Regione, Comune e gli atenei torinesi per la gestione dei 4 miliardi in arrivo tra fondi strutturali europei e risorse del Piano Nazionale di ripresa e resilienza. I settori di intervento sono sei: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, infrastrutture per mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione sociale e salute. Andrà messa a punto la fase di progettazione e predisposizione dei bandi per poter accedere ai fondi. Tra le pieghe dei settori, tocca capire quale spazio ci sia per le politiche di rilancio dell’occupazione giovanile e di riduzione del gender gap.

del nord-ovest due delle quattro startup più innovative d’Italia. Mi ha fatto riflettere, perché è vero che come gruppo abbiamo sede a Torino, ma due di noi sono siciliani, due campani e uno è pugliese. E al momento siamo e rimaniamo in Italia, ma non escludo che prima o poi potremmo andare via». Il progetto è ancora in fase di perfezionamento e sarà totalmente attivo solo dal 2022. La prossima tappa potrebbe essere quella di estendere il campo d’azione della piattaforma: «L’intenzione è prendere accordi anche con gli editori, per facilitare l’accesso ai libri di testo. Un’altra idea in cantiere è cercare di coprire tutti i tipi di disturbo, come la discalculia, realizzando applicazioni che accompagnino nella risoluzione di esercizi matematici, che aiutino a ragionare, a svolgere i compiti assegnati».

l lavoro giovanile è una foresta piena di insidie dove è difficile districarsi. Sonia Bertolini, docente di Sociologia del Lavoro all’Università di Torino, ci indica una via: il sussidio per l’autonomia giovanile. Si parla molto di flessibilità. Cosa s’intende con questo termine?

La flessibilità nasce in un contesto in cui alcune forme contrattuali prevedono meno diritti. In Italia, le tutele sono legate al contratto a tempo indeterminato. Quando sono state introdotte le nuove forme contrattuali atipiche, non ne è conseguita una riforma degli ammortizzatori sociali. Poi ci sono i diritti futuri, come le pensioni: se pago poco i giovani, avranno pensioni basse. In molti Paesi c’è l’indennità di disoccupazione per chi cerca il primo impiego. Da noi non esiste, ma permetterebbe ai giovani di cercare impieghi migliori, senza gravare sulle famiglie. Esattamente in cosa consiste questo tipo di indennità?

Al termine “indennità” preferirei quello di “sussidio per l’autonomia giovanile”. Le indennità in Italia sono costruite secondo un principio assicurativo: solo chi ha versato contributi ne ha diritto. Non esiste una misura qui che dia copertura a un giovane tra la fine degli studi e l’inizio del lavoro. In Svezia e in Germania invece sì. L’idea alla base è che più un giovane può attendere per cercare lavoro, maggiori sono le possibilità di trovare un posto che rispecchi le sue qualità. La misura ha molti pregi: costi contenuti, un obiettivo mirato e una durata circoscritta, circa un anno di transizione post-laurea o diploma. Assicura un reddito di base, ma condizionato alla ricerca di un lavoro. Potrebbe inoltre servire a pagare l’affitto, lasciando così la famiglia di origine per andare a vivere in una nuova città.

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Ma a chi andrebbe pagato? E a quanto dovrebbe ammontare?

Il sussidio potrebbe essere destinato ai giovani sotto una certa età, diciamo 29 anni. La cifra erogata varia a seconda dei Paesi, ma equivale al salario minimo sindacale. In Italia si potrebbe pensare a 800/900 euro mensili. Negli altri Paesi quali effetti ha portato?

Germania e Svezia hanno tempi e modi di ingresso nel lavoro molto brevi e favorevoli. C’è meno mismatch. Da noi i giovani sono spesso troppo qualificati per i lavori che vanno a svolgere, provocando frustrazione. Il sussidio permetterebbe a un giovane che entra in un’azienda di essere formato e ricevere una retribuzione adeguata. In Germania, ad esempio, insieme ad altri incentivi, ha portato tempi d’ingresso più brevi, minori tassi di disoccupazione giovanile e, soprattutto, un’occupazione migliore e più soddisfacente. Come si giustifica l’idea di dare

ai giovani dei soldi senza lavorare?

Gli studi mostrano che poter attendere riduce il disagio. Costa a monte, ma si guadagna a valle: ci sarebbero meno disoccupati (che chiedono sussidi) e i giovani sarebbero più soddisfatti e produttivi. È come una piccola leva che produce grandi effetti nel medio periodo, tra cui aumentare l’autonomia e diminuire la precarietà giovanile. Rapportarsi con i modelli del passato è difficile. Questo stato di precarietà è destinato a collassare o nasceranno nuove forme di lavoro sostenibili?

È una sfida. I giovani fanno fatica a immaginare un futuro diverso da quello dei loro genitori. La famiglia in Italia ha il ruolo di ammortizzatore sociale, ma fa sviluppare poca autonomia. Il periodo pandemico però potrebbe essere un momento di svolta. I giovani non danno più tutto per scontato e vogliono disegnare un avvenire diverso. Quello che serve è il supporto da parte delle istituzioni affinché questo accada.

LETTURE CONSIGLIATE «Lavoretti» di Andrea Staglianò La grande ruota panoramica del capitalismo non si ferma mai, ma solo pochi eletti possono salirci sopra e farci un giro: questo Andrea Staglianò lo racconta benissimo in “Lavoretti. Così la sharing economy ci rende tutti più poveri”, il libro edito Einaudi che ripercorre l’inesorabile processo di svuotamento del lavoro. Quel che resta del Welfare State rischia di essere cancellato dalla sharing economy: la società si sta impoverendo progressivamente a causa di quei meccanismi legali, ma immorali, che mettono in crisi lo stato sociale. Per esempio Uber che minimizza le proprie tasse andandole a pagare in Irlanda. Parte dagli anni 80 e vuole spiegare come il valore del lavoro ha cominciato a degradare rispetto al capitale. Staglianò ripercorre gli snodi cruciali: il pugno

d’acciaio di Reagan contro i controllori di volo, la guerra della Thatcher ai sindacati, la delocalizzazione. Il risultato è un collage di disuguaglianze, elusioni fiscali, insostenibilità del welfare e, ovviamente, lavoretti. L’autore tasta in profondità le ferite dello sfruttamento, quelle, come sottolinea, che sono coperte dalla retorica ingannevole delle narrazioni tecnico-ottimistiche. Il libro mette a nudo un capitalismo selvaggio e racconta le nuove frontiere della precarietà, «ma non siamo condannati, quello che serve è una politica capace di governare questi fenomeni», sottolinea Staglianò. Il punto è che, se non si vuole cadere nel paradosso del capitalismo, prima o poi, su quella ruota panoramica ci devono salire tutti.

Elisabetta Rosso


FUTURA MAGAZINE #11– 22 DICEMBRE 2021

«Così lavoriamo per i grandi eventi» Dall’Eurovision al Salone del Libro: un vademecum per chi cerca impieghi a tempo di Elisabetta Rosso

IN SINTESI

I contratti a chiamata sono un’occasione per i giovani che vogliono lavorare durante gli studi

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Per candidarsi è necessario compilare i form presenti sui siti delle aziende che organizzano i grandi eventi

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Si viene pagati tra i sette e 10 euro all’ora, da considerare anche le trattenute da scalare

proporzionalità: una persona che lavora con un contratto a chiamata deve essere pagato tanto quanto chi svolge la stessa identica mansione lavorando però con un altro tipo di contratto. Non c’è bisogno di partita Iva e l’assunzione è spesso annuale.

E

urovision, Atp Finals e Salone del Libro, Torino si prepara ai grandi eventi, e dietro le quinte ci sono loro: i lavoratori intermittenti. Sono soprattutto giovani, liceali o studenti universitari tra i 18 e i 28 anni, cercano contratti a chiamata per arrotondare, ampliare i margini di autonomia: hanno bisogno di impieghi che riescano a incastrarsi con gli studi. Spesso ci si arriva attraverso il passaparola ed entrare nel circuito non è immediato. Ecco alcune cose da sapere.

I PROFILI PIÙ RICHIESTI

Servono soprattutto camerieri, hostess, e professionalità legate all’accoglienza. La pandemia ha creato però un nuovo ruolo all’interno del sistema eventi: ormai è necessario avere sempre qualcuno che controlli il green pass. Una nuova mansione che entra nel circuito dell’ospitalità e che potrebbe aumentare la richiesta di personale.

CHI ASSUME?

Dietro ai grandi appuntamenti della città ci sono le aziende che gestiscono la logistica degli eventi. Sapere quali sono è il primo passo per inviare le proprie candidature. Tra i nomi più importanti c’è la Rear multiservice Group di Grugliasco, la società cooperativa che si è specializzata nella gestione di servizi fieristici e congressuali. La Do&Co Aktiengesellschaft, invece, è una società di catering austriaca, con sede a Vienna, che si occupa principalmente di catering per eventi internazionali. In lista c’è poi la Vicook, che si muove nell’ambito food and service, nata a Bergamo ma attiva in tutta Italia.

PRO E CONTRO CREDIT: STHANLEY DE LEON , UNSPLASH

TORINO 2022 La città si prepara ai grandi eventi

COME CANDIDARSI?

È piuttosto semplice. Sui siti delle aziende è infatti presente la sezione “Lavora con noi”, al suo interno contiene un form dove si inseriscono dati anagrafici, esperienze lavorative pregresse e preferenze sul ruolo per cui ci si candida. Una

volta inviata la richiesta sarà necessario un colloquio conoscitivo per entrare nel circuito dell’azienda firmando un contratto a chiamata. E POI?

E poi si aspetta di essere convocati. Il contratto a chiamata però non obbliga alla risposta, quindi le aziende propongono turni di lavoro che possono o meno essere accettati dai ragazzi che si sono candidati per il ruolo. Nel contratto a chiamata infatti il lavoratore risponde o meno alle richieste del datore in base alla propria disponibilità. COME E QUANTO PAGANO

«C’È UN MONDO DIETRO AGLI EVENTI DI UNA CITTÀ, E C’È MOLTA RICHIESTA DI LAVORO DA PARTE DEI GIOVANI » SARA, LAVORATRICE A CHIAMATA

Si va dai sette ai dieci euro all’ora, da considerare anche le trattenute da scalare. Ma è variabile perchè resta valido il cosiddetto principio di

Il comune di Torino torna ad assumere dentro i primi 100 giovani di E.R.

I

concorsi pubblici sono stati fermi un anno a causa della pandemia, ora il comune di Torino torna ad assumere. Si sono aperte nuove posizioni per i giovani, e la macchina amministrativa ha già mosso i primi passi: «Stiamo lavorando per trovare nuove figure professionali che entrino nella Pubblica Amministrazione, entro la fine del 2021 avremo fatto circa un centinaio di assunzioni», spiegano fonti del comune di Torino. Le candidature al bando sono state chiuse il 13 ottobre 2021, adesso sono cominciate le selezioni. I due requisiti per accedere al progetto sono: avere meno di 32 anni, ed essere in possesso di una laurea conforme al ruolo per cui ci si candida. “Mille giovani talenti” è un piano

di assunzione triennale che vuole far fronte al cambiamento del settore pubblico. C’è bisogno di nuovi profili specializzati che sappiano gestire le tecnologie emergenti per far stare al passo con i tempi la Pubblica Amministrazione torinese. «Entro il 2023, 1.000 giovani verranno assunti con un contratto di Formazione e lavoro», spiega una nota del comune di Torino. «Per ora attraverso i colloqui sono stati reclutati 70 professionisti, ed è pronta un’altra tornata, stiamo procedendo lungo il percorso di selezione», aggiunge Marina Marchese, la responsabile delle assunzioni del comune di Torino. La Pubblica Amministrazione nel prossimo triennio affronterà una notevole diminuzione di personale dovuta ai pensionamenti, nel vuoto che si crea si inseriranno i giovani talenti selezionati dal ban-

do. Un progetto che fa leva sui fondi del Next Generation Eu, il programma di finanziamento europeo che vuole investire il 50% dell’importo a sostegno della modernizzazione tramite ricerca, innovazione, e transizioni climatiche. QUALI PROFILI CERCA LA MACCHINA AMMINISTRATIVA?

«Servono profili specializzati, professionisti che vadano a coprire i bisogni di Torino con competenze ad hoc», sono le necessità ribadite dall’amministrazione. Sulla pagina “concorsi” del sito del Comune di Torino si trova la lunga lista di ruoli previsti dal bando. Assistenti sociali, geologi, controllo di gestione, risorse umane, educatori professionali, diciotto esperti giuridici, quindici ingegneri strutturalisti, dodici analisti informatici,

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CREDIT: GIUSEPPE PASTORE

PALAZZO CIVICO DI TORINO in Via Palazzo di Città

Il lavoro intermittente rappresenta una reale opportunità di gu dagno per i ragazzi ma ha alcuni punti deboli: paghe basse, fragile definizione di ruoli e orari spesso lunghi. «La mia prima esperienza è stata un po’ traumatica, ho dovuto gestire una sala da 2000 persone senza che nessuno mi spiegasse cosa dovessi realmente fare, mi sono arrangiata e sono uscita 7 ore dopo, all’una di notte», racconta Sara, studentessa di 21 anni che da tempo si è inserita nel sistema del lavoro intermittente. I contratti di collaborazione lasciano infatti ampi spazi di discrezionalità, un’azienda, per esempio, può prevedere un massimo di 40 ore settimanali ma non deve specificarene la ripartizione «questo vuol dire che potrebbero essere concentrate in tre giorni, e di solito capita così, solo ieri ho finito un turno di 15 ore: è la norma» spiega Sara.

cinque persone specializzate in contabilità giuridica, altre cinque a testa formate in valutazione ambientale strategica e bonifiche, tecnici trasporti e mobilità, tecnici in ambito energetico e pianificatori urbanistici. «Ogni divisione ha una serie di progetti, e per realizzarli servono ovviamente competenze specifiche nei vari ambiti», spiega Marina Marchese. I profili selezionati inizieranno con un contratto di formazione lavoro part-time di 30 ore a settimana per un anno, ed è previsto uno stipendio lordo di 1.500 euro. Alla scadenza dei ventiquattro mesi l’Amministrazione potrà inserire all’interno del Comune i giovani ormai formati attraverso contratti a tempo indeterminato. L’idea è di superare le logiche meramente sostitutive a favore di un piano strutturato, che formi il nuovo personale e lo integri all’interno di un processo più ampio. Il programma, infatti, vuole essere un’opportunità di crescita sia per i giovani specializzati, sia per il comune di Torino.


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IL DATO

Busta paga leggera spese più alte. Era meglio 30 anni fa Così è cambiato il potere di acquisto dal 1995 di Luca Pons

IN NUMERI

25%

Il peso dell’affitto sul reddito di un under34 nel 2016

15%

Lo stesso dato per gli under30 del 1995

6%

del reddito. Quanto i giovani spendono oggi in beni durevoli

È

il 1995. Giuseppe ha 30 anni e vive con la moglie Alice e il figlio di 7 anni, Giovanni. Giuseppe e Alice, impiegati, ogni mese portano a casa circa 3 milioni e 100mila lire in tutto. Per dare un’idea: nel 2021, tenendo conto dell’inflazione, sarebbero più o meno 2.400 euro. Come molti loro coetanei, e a differenza dei loro genitori, non hanno una casa di proprietà. La stanno cercando, però. Nel frattempo, l’affitto gli costa 500mila lire (394 euro, oggi). Dopo tutte le spese, tra supermercato, elettrodomestici e vestiti – soprattutto per Giovanni – di solito restano 520mila lire da mettere da parte ogni mese. Certo, a maggio sono state di meno. Giuseppe ha speso 28mila lire di biglietto per andare al Delle Alpi, a Torino, e vedere la Juventus che vinceva il suo primo scudetto dopo nove anni, rifilando quattro gol al Parma con Vialli, Ravanelli e Deschamps. Sempre a maggio, Alice ha voluto comprare due biglietti per il concerto di Jovanotti, a 40mila lire l’uno, perché “L’ombelico del mondo” era appena uscita e lei si era stufata di cantarla in auto. A proposito, si sono stufati anche di quella, già vecchia quando l’hanno avuta dai genitori. Così, da giugno cominciano a risparmiare sul serio. Non sanno ancora il modello, ma per un’utilitaria hanno un budget di 13 milioni di lire (10.300 euro). Vogliono che tutto sia perfetto, per Giovanni. RITORNO AL FUTURO

È il 2016. Giovanni ha 28 anni, è impiegato nella stessa azienda del papà e abita con la fidanzata, Sofia. I suoi genitori l’hanno poi comprata, la casa, ma lui ormai vuole un posto per sé. Anche Sofia lavora, part-time, e studia all’università. Lui prende quasi 1.400 euro al mese, lei un po’ più di 600. Di questi 2.000 euro che portano a casa, 500 se ne vanno per l’affitto. Ogni tanto, Giovanni pensa a come stavano i genitori alla sua età, come spendevano, quanto mettevano da parte. Anche lui e Sofia riescono a risparmiare parte dello stipendio, a volte persino 400 euro in un mese, ma hanno spese più volatili. Il 95% di quello che comprano è composto da prodotti che non dureranno più di un paio d’anni: cibo e vestiti, ovviamente, ma anche il cellulare che devono cambiare sempre più spesso, e qualche viaggio ogni tanto. L’anno scorso sono andati a un concerto di Jovanotti, Giovanni ha la passione della mamma. Erano

CREDIT: MARKUS SPISKE DA PIXABAY.COM

IL CALO DELLA BUSTA PAGA In 25 anni è sceso non solo lo stipendio, ma il suo potere d’acquisto STORIE E NUMERI

ALTI E BASSI Nel 2008-2010 calano anche gli affitti, ma poco dopo risalgono.

48 euro a testa per i posti più economici. Valutano anche loro se comprare un’automobile, ma per l’ibrida che vorrebbero serviranno almeno 20mila euro. Di figli, per ora, non se ne parla nemmeno.

Giuseppe, Alice, Giovanni e Sofia sono persone inventate, ma basate su statistiche reali. La Banca d’Italia raccoglie e pubblica ogni due anni “I bilanci delle famiglie italiane”, rapporto disponibile sul suo sito fino al 1965. Contiene il reddito al netto delle imposte, i consumi, il numero di componenti del nucleo familiare e il numero di persone che percepiscono un reddito in famiglia e molti altri dati che permettono di ricostruire quanto il potere d’acquisto di un giovane sia sceso negli ultimi 25 anni. In termini reali, cioè tenendo conto dell’inflazione (è possibile con

lo strumento “Calcolo delle rivalutazioni monetarie” sul sito Istat), il reddito si è abbassato, ma gli affitti si sono alzati. Così, se nel 1995 questi in media si prendeva il 15,5% del salario, nel 2016 sono passati a consumarne il 24,7%. Non solo. Sia nel 1995 sia nel 2016, i giovani con meno di 35 anni risparmiavano circa un quinto del proprio reddito. Tuttavia, nel 1995 ben il 18% di quello che spendevano era dedicato ai cosiddetti ‘beni durevoli’, come elettrodomestici, arredamento, automobili. Nel 2016, questo dato era sceso al 6%. Acquisti precari, quindi, per una generazione precaria.

GLI STAGISTI CHIEDONO MENO TIROCINI E PIÙ APPRENDISTATI

«L’affitto devono pagarcelo i nostri genitori» di Giuseppe Pastore

IN SINTESI

I rimborsi spese sono di poche centinaia di euro

••

Depositata una proposta di legge per riformare i tirocini

•••

Oltre 60mila firme raccolte

tagista come sinonimo di fruS strato. L’equazione è quella utilizzata dalle pagine social de Lo

stagista frustrato che raccoglie centinaia di testimonianze di giovani lavoratori di tutta Italia. «Non riusciamo a pensare a un futuro così», spiega Serena Gherghi, la loro referente: «Vorremmo evitare – aggiunge – di chiedere ai nostri genitori i soldi per pagare l’affitto, ma non sempre è possibile». Sono le singole Regioni a stabilire il tetto minimo di rimborso spese da erogare per uno stage: si passa dai 500 euro della Lombardia agli 800 del Lazio. «Sono quelli che bastano per vivere, perché poi non metti niente da parte», racconta Chiara. Da Verona si è trasferita a Torino dove, dopo la laurea, è rimasta prima per uno stage al Politecnico e poi

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per un secondo tirocinio in una libreria. Lì, dopo sei mesi di stage, ha ottenuto un contratto di apprendistato. «Ricevevo un rimborso spese di 600 euro – dice –. Per me erano sufficienti, ma è chiaro che se, oltre all’affitto, dovesse servirti un’auto, anche solo per lavoro, non sarebbe una spesa sostenibile». Anche Sofia (nome di fantasia), dopo lo stage ha firmato un contratto per un’agenzia di comunicazione di Torino. Lei ha la fortuna di vivere poco fuori il capoluogo piemontese e quindi di poter fare la pendolare. Per molti, invece, è necessario trasferirsi. E se l’azienda si trova a Milano, il costo della vita sale. Lo sa bene Alessandra, che dalla Puglia ha raggiunto proprio Milano per il suo stage: «Guadagno 600 euro al mese – racconta –, ma qui gli affitti sono alti. Per la mia stanza pago 520 euro e quasi 40 per l’abbonamento della metro. Per tutte le altre spese, di-

pendo ancora dalla mia famiglia». E non va certo meglio per gli studenti. Per i tirocini curriculari, infatti, non è previsto alcun rimborso spese perché sono parte integrante del corso di studi. «Quando hanno annullato il mio stage, avevo già acquistato i biglietti per Parigi e trovato casa», ci confida Maria. Anche lei preferisce mantenere riservata la sua identità: «L’Università mi aveva assicurato un rimborso, ma non c’è stato. Ho aspettato che mi attivassero un nuovo tirocinio qui a Parigi». Lo Stagista frustrato vuole dire basta a tutto ciò. «Le aziende ricorrono agli stage per reclutare lavoratori a basso costo», la denuncia di Serena Gherghi che, insieme si suoi colleghi, ha consegnato al ministro del Lavoro Andrea Orlando oltre 60mila firme per una proposta di legge che favorica i contratti di apprendistato ai tirocini. Il testo è depositato alla Camera. Adesso è il turno della politica.


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UNIVERSITÀ

Caro Cingolani, i ricercatori ci sono ma vanno via

Per il Ministro mancano, in realtà non hanno posto di Nicolò Guelfi

IN NUMERI

30mila I giovani esperti

in materie Stem che secondo il ministro Cingolani mancano in Italia

50%

la crescita dello stipendio se si lavora all’estero

41,8%

la crescita dei cervelli in fuga dall’italia dal 2013

N

on mancano ricercatori in Italia, mancano le condizioni per farli lavorare. Così si potrebbe rispondere al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, il quale, intervenuto a giugno a un evento di Biz Factory, ha dichiarato: «In Italia c’è una carenza strutturale di menti addestrate alle materie tecnico scientifiche. Mancano 30.000 giovani esperti in materie Stem. In altri Paesi ce ne sono molti di più». Ma chi sono i ricercatori Stem di cui parla il ministro? La parola è una sigla che indica le discipline scientifico-tecnologiche (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e i relativi corsi di studio. Secondo la prospettiva di Cingolani, queste figure sarebbero essenziali per compiere la tanto auspicata transizione ecologica dell’Italia nel prossimo decennio e la loro carenza sarebbe dovuta a difetti del nostro sistema dell’istruzione. A detta del ministro, quest’ultimo sarebbe ripetitivo e sbilanciato in favore delle materie umanistiche. È veramente così? Secondo dati del Miur, del 2019, parrebbe di no: i ricercatori Stem in Italia sarebbero ben 180.381, mentre i ricercatori Ssh (materie umanistiche) 92.351, ovvero la metà.

CREDIT: UNSPLASH

CREDIT: LEONARDO ARCIPRETI

STEM sigla che indica le discipline scientifico-tecnologiche (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e i relativi corsi di studio.

DALL’ITALIA ALLA CINA

È vero che figure di questo tipo saranno sempre più necessarie in futuro e che l’Italia si trova molto indietro rispetto ad altri Paesi europei, ma le ragioni sono diverse. Manca la corretta considerazione e il giusto contributo economico dato alla ricerca, ragioni che portano i giovani a svolgere la propria attività altrove, anche fuori dall’Europa. «Il principio della fuga dei cervelli è la mancanza di fondi - afferma Giorgia Cestaro, ricercatrice del Politecnico di Torino che si trova in Cina per svolgere un dottorato -. La Cina non vuole più essere la fabbrica del mondo, ma una fabbrica di idee. Paragonare la ricerca in Italia e in Cina è difficile. Qui c’è un ambiente dinamico, con fondi notevoli che non esistono in Europa. Il rovescio della medaglia è il contesto culturale e linguistico ostico e qui manca la libertà che c’è in Italia. Il Politecnico ha risorse economiche importanti e il nostro stipendio cresce del 50% se lavoriamo all’estero». Secondo un rapporto pubblicato dalla Corte dei conti a maggio 2021, il fenomeno della “fuga di cervelli” è aumentato, a partire dal 2013, del 41,8%, evidenziando una tendenza in crescita costante dettata da ra-

gioni di formazione ma anche, e soprattutto, economiche. Oltre all’ammontare dell’assegno di ricerca, quel che cambia è il numero dei posti disponibili, in Italia molto più basso. DALL’IRAN ALL’ITALIA

Se trattenere i giovani non è semplice, richiamarli da fuori è quasi impossibile. C’è però il caso di Elham Sharifikolouei, giovane ricercatrice iraniana, laureata in Germania, che lavora sulle fibre ottiche antibatteriche per un progetto in collaborazione tra il Politecnico e l’Università del Piemonte Orientale: «Esistono molte cose positive in Italia. In Germania hanno un punto di vista rigido, mentre in Italia sono più flessibili e aperti. Il Politecnico ti aiuta a scrive-

CERVELLI IN FUGA Il fenomeno è in aumento per ragioni sia di formazione sia economiche

re i progetti per i programmi europei e c’è una newsletter molto utile. Un problema è la burocrazia lenta, che non permette di lavorare al ritmo giusto. In Piemonte le università sono eccezionali, ho incontrato persone incredibili e molto preparate, anche se non sono famose. L’università ha un problema: non ci sono posizioni permanenti per ricercatori, se vuoi continuare devi diventare professore. Sarebbe utile introdurle. Un ricercatore non è sempre un buon insegnante». DAGLI STATI UNITI ALL’ITALIA

Anche chi sceglie di rimanere nel nostro Paese è conscio del divario presente. Francesca Freya si occupa

di nanomateriali per la cattura dell’energia solare per produrre carburante e lavora al Politecnico: «Rispetto agli Stati Uniti le differenze maggiori sono le facilities e l’organizzazione. Lì ci sono molti più strumenti e una velocità per fornire il ricercatore altissima. Da noi manca il budget, ma è anche difficile spenderlo. Ordinare un reagente negli Usa è come comprare su Amazon. La burocrazia in Italia andrebbe snellita. Il problema non è la fuga di cervelli, ma che non vengono da fuori. Negli Usa gli assegni di ricerca sono il doppio, a volte il triplo dei nostri. Conclude con una nota positiva: «Gli italiani vogliono partecipare in maniera personale e originale, si buttano. Ognuno vuole fare la sua parte».

DOVEVA ESSERE UN POLO ATTRATTIVO RESTA UN DESERTO INDUSTRIALE

Embraco, l’ennesima occasione mancata di N. G.

IN SINTESI

Nel 2018 Whirpool cede la proprietà a Ventures

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400 i lavoratori in difficoltà

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A gennaio ultimo appuntamento al Mise

più grande non è Itevalciòrimpianto che è stato, ma quel che poessere. La fabbrica Embra-

co di Riva di Chieri, storico polo industriale per la produzione di compressori per frigoriferi, da 4 anni è la prova del tradimento dei lavoratori da parte delle aziende e dello Stato e del fallimento della politica industriale italiana. Riassumere la travagliata vicenda della fabbrica è difficile, ma dopo l’uscita di scena dell’ex proprietaria Whirpool, si sono aperte due strade: una era una truffa, l’altra una promessa non mantenuta. Nel 2018 il sito è stato ceduto a Ventures, un’azienda di un gruppo israeliano e della famiglia Di Bari, con il progetto di produrre robot per la pulizia dei pannelli solari. Il piano era sostenuto dal ministero dello Svilup-

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po Economico, allora guidato da Carlo Calenda, e dalla Whirpool, che aveva prestato agli acquirenti 2 milioni di euro. Nulla di fatto. La fabbrica è stata svuotata dei macchinari e neanche un oggetto è stato prodotto, al punto da configurare per Ventures il reato di bancarotta distrattiva. Il Mise, che da allora ha visto avvicendarsi ben quattro ministri, avrebbe dovuto vigilare sul piano di reindustrializzazione, ma gli operai affermano di aver assistito a una sola ispezione. Una truffa di una multinazionale e una negligenza dello Stato, in cui le vittime sono 400 lavoratori e le relative famiglie. Durante il governo Conte II, Stefano Patuanelli e Alessandra Todde, allora ministro e sottosegretaria al Mise, avevano proposto un’alternativa: Riva di Chieri sarebbe tornata alle origini, producendo compressori: «Proposero di far partecipare lo

Stato al 70% per i primi 5 anni e nel frattempo cercare un soggetto privato – afferma Maurizio Ughetto, sindacalista e operaio Embraco -. Era un buon piano. Avremmo costituito un polo di eccellenza con prodotti di qualità e c’erano anche clienti sul mercato. Con Giorgetti poi non se n’è fatto nulla». I compressori avrebbero potuto essere la soluzione: il mercato degli elettrodomestici ha ripreso vigore, rivitalizzato dagli acquisti online (spinti dalla pandemia) e testimoniato da casi come Electrolux, che ha rilanciato investimenti. A fare le spese del comportamento di industriali e politici sono i lavoratori, i quali il 15 dicembre hanno manifestato al Mise chiedendo la proroga della cassa integrazione e ricevendo un «no» come risposta. Il 10 gennaio altro appuntamento, ma senza una nuova visione economica la storia di Embraco è destinata a ripetersi.


FUTURA MAGAZINE #11– 22 DICEMBRE 2021

Makkox: «La mia vita da freelance» Il fumettista e autore televisivo a Futura: «La libertà per me è un valore irrinunciabile» di Raffaella Tallarico

UNA STORIA ITALIANA

reare storie unendo il disegno alla scrittura: l’attività del fumettista sembra essere precaria, senza orari e senza padroni. Marco Dambrosio, in arte Makkox, classe 1965, è fumettista freelance, uno degli autori e conduttori, insieme a Diego Bianchi, del programma di La7 Propaganda Live, e disegna vignette per giornali come Il Foglio e L’Espresso.

Da Corto Maltese a Zerocalcare cento anni di fumetti e non sentirli

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Diabolik, Corto Maltese, Dylan Dog, Tex, Valentina, Lupo Alberto, La Pimpa. E poi le sorelle Giussani, Hugo Pratt, Altan, Tiziano Sclavi, Guido Crepax, Andrea Pazienza. Tanti i personaggi e molte le penne e matite del fumetto italiano. Un tipo di arte illustrata nato negli Stati Uniti e sbarcato in Italia nel 1908, anno di pubblicazione de Il Corriere dei piccoli.E se fino agli Anni ‘50 si è attinto molto dai personaggi oltreoceano, i ‘60 segnano la nascita del fumetto italiano con un proprio stile. “Una ballata del mare salato” è il primo episodio di Corto Maltese, personaggio nato dalla penna di Hugo Pratt. È lo spartiacque del fumetto italiano e una nuova era per l’arte illustrata, che assume un’impronta più narrativa e con temi più adatti agli adulti. Nel 1962, dalle matite delle sorelle Giussani, esce il primo Diabolik: l’antieroe che, insieme

Come lavora un fumettista?

Bisogna distinguere. Alcuni sono inseriti nella macchina produttiva a ruota continua dei fumetti Disney, Bonelli, Marvel o simili: organizzano il lavoro in modo più professionale, credo. Immagino siano più legati a scadenze improrogabili, revisioni e passaggi di tipo quasi industriale. È un modo di lavorare diverso da quello di un autore che a casa o nel suo studio tira fuori un suo paio di volumi all’anno sul tema che gli pare. Io sono un autore di questo secondo tipo. Il tipo sfigato, diciamo, che non ha certezze economiche sul proprio futuro. Ma mettici pure che gran parte del mio lavoro, da dieci anni a questa parte, è fare l’autore tv, che non è un mestiere sfigato in quanto a certezze. Quando disegnavo fumetti full time lo facevo 24/7, zero orari, o almeno me li ricordo così, quei tempi. Ero preda di una specie di furia maniacale.

MARCO DAMBROSIO Classe 1965, è originario della provincia di Latina

Per quanti anni è stato un freelance? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Fumettista freelance lo sono ancora oggi: ho la partita Iva e lavoro su commissione, o mi autoproduco. Lo sono stato gran parte della mia vita, non solo come fumettista, quindi per me la precarietà non è uno status eccezionale. Poi sì, oggi magari un paio di contratti con un paio di testate li ho, ma sono rinnovati anno per anno. Io in questa condizione trovo solo vantaggi: posso organizzarmi come voglio, non ho orari, non devo timbrare cartellini o fare riunioni. La libertà, per non dire una blanda forma di anarchia, per me è irrinunciabile. Immagino che, finché saprò disegnare e scrivere, me la caverò. Sennò amen, imparerò a friggere le patate. Questa vita un po’ “alla giornata” può essere d’ispirazione? Aiuta a mantenere una certa indipendenza intellettuale?

Non c’è una formula certa. Alla fine scrivi e disegni di te stesso, delle cose che conosci, che hai imparato, che ti incuriosiscono. Una vita così ti nutre continuamente di materiale da elaborare. Può capitare che un impiegato che vive giornate tutte uguali da vent’anni ti tiri fuori capolavori di fantasia inarrivabili. Non credo che essere intellettualmente indipendente derivi dal tipo di vita che fai, magari è vera la relazione inversa.

CREDIT:FLICKR.COM

MA. CREDIT:WIKIMEDIA COMMONS

e bestemmi perché è una faticaccia lastricata di frustrazioni. Ma quando tutto nelle tue opere inizia a quadrare è difficile che questa fase prosegua a lungo. Un tempo il fumettista doveva girare le case editrici con la cartellina sotto il braccio. Immagino fosse parecchio frustrante. Oggi con il web è facile pubblicare, essere “visti”, e, nonostante l’affollamento, se le tue cose sono di qualità, stai certo che spiccano, si diffondono velocemente. È capitato a me. L’ho visto succedere ad altri. Lo vedo succedere continuamente.

La gavetta dei giovani fumettisti di oggi è diversa dalla sua?

Vivo di fumetti da circa dodici anni. Io sono emerso grazie al web. Non credo che la gavetta di un giovane fumettista sia diversa da quella che ho fatto io. Non ho neanche bene idea di cosa sia la “gavetta”: il periodo che trascorri producendo cose che non vengono apprezzate, e per vivere devi fare anche altro, perché non hai raggiunto un sufficiente livello di qualità? Spesso le due cose coincidono. La gavetta è il periodo in cui cerchi il tuo segno, la tua armonia, la tua poetica,

alla complice Eva Kant, fa dell’astuzia e del crimine la cifra del proprio fascino, in controtendenza a una certa impronta “moralista” dei fumetti di quegli anni. Negli Anni ’70 la storica casa editrice Bonelli registra numeri da record con Tex, Zagor e il Comandante Mark e, nel 1986, lancia Dylan Dog, che diventerà uno dei fumetti più venduti in Italia e all’estero. Negli Anni ’90 rinasce l’interesse per i supereroi Usa, tanto che la Marvel, fresca di acquisizione dell’azienda Panini, fonda Marvel Italia nel 1993. Gli anni Duemila segnano il passaggio del fumetto dal cartaceo all’online. Il panorama non è meno ricco, con fumetti impegnati sui temi di stretta attualità: Zerocalcare con “La profezia dell’armadillo” e da ultimo, il cartone uscito su Netflix “Strappare lungo i bordi”, le vignette di satira politica di Makkox, Vauro e Natangelo.

R. T.

ALTRE STORIE

ARTE ONLINE Da sinistra Leonardo Arcipreti, Amori sfigati, Giangioff

Disegnare e vivere di Luca Pons

isogna vivere per fare questo laB voro, ma questo lavoro, se non ti sai gestire, ti impedisce di farlo».

Parla Gianluca Giovannini, in arte giangioff, autore e fumettista. Gianluca è un classe ‘96 e ha pubblicato il suo primo libro, “Il futuro nei denti”, nel 2019. Chi fa questo mestiere in Italia «per la maggior parte, me compreso, non ci campa», afferma. Per fumettisti e fumettiste freelance, il lavoro creativo si somma ad altri. Non è un aspetto solo negativo, però: «Realizzo in media un libro all’anno e solitamente nella prima fase di lavoro, quella creativa, faccio anche altro. Finita questa parte passo alle tavole in sé, ci passo le giornate intere. Questa è una mia scelta, mi diverto. Però le scadenze vanno rispettate, e le entrate sono irregolari: una volta possono arrivare 5mila

CREDIT: LEONARDO ARCIPRETI, RAP, GIANGIOFF

euro, poi nulla per sei mesi». Certo, dice, questo tipo di lavoro «tiene sempre il cervello allenato». Su questo concorda anche Leonardo Arcipreti, autore della copertina di questo numero di Futura magazine: «Avere molti committenti ti fa uscire dagli schemi», commenta. Leonardo fa il supplente e disegna nel tempo libero: «Mi sono ritrovato a fare cose che mi sarei aspettato, da scene storiche a contesti quotidiani. Questo spinge a migliorare, ma rende anche faticoso portare avanti i propri progetti. Gli autori migliori sono quelli che hanno ver-

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satilità ma restano comunque personali, potenti, sinceri». Gianluca e Leonardo sono giovani e si promuovono soprattutto su Instagram. Chiara Rapaccini, con una storia decisamente diversa, è stata tra le prime in Italia a lanciare la vignetta sui social. RAP, come è conosciuta nel mondo dell’arte, è nata nel 1954. È insegnante, designer, pittrice e scultrice. In più, le vignette che da oltre 13 anni pubblica sulla pagina Facebook “Amori sfigati” sono lette da centinaia di migliaia di persone. «Ho fatto la vignettista gratis per anni – spiega

– mentre avevo altri lavori. Questa per me è stata la chiave. Non voglio esaltare uno stile di vita ‘da artista’, il sogno della stabilità economica resta tale anche dopo anni e per godersi questi ritmi di lavoro bisogna avere altre fonti di reddito. Oggi sto bene anche perché mi sono spesa in molti ambiti. Detto questo, è piacevole che l’ispirazione possa arrivare in ogni momento, che ci sia spazio per sviluppare la propria creatività e indipendenza. È una vita caotica, per qualcuno può essere estenuante. Io forse me la sono scelta così perché così funziona la mia mente».


FUTURA MAGAZINE #11 – 22 DICEMBRE 2021 SPECIALE 2022

In Italia la ripresa non è finita. Forse In crescita gli investimenti, ma la durata del rimbalzo dipenderà dai consumi delle famiglie di Giuseppe Pastore

IN NUMERI

6,5

I punti di crescita del Pil nel 2021

5,1

L’incremento dei consumi per il prossimo anno

17,7

L’aumento degli investimenti attesi nel 2022

l’assenza di limiti agli spostamenti. Ecco che il 2022 si presenta come l’anno della ripresa anche per i flussi turistici, attesi soprattutto dall’estero.

L

’economia italiana viaggia verso una ripresa al di sopra dei livelli pre-pandemia. Se le previsioni dovessero essere confermate, entro la prima metà del 2022 si recupererebbe il saldo negativo del Pil che, a fine 2020, era sceso di quasi 9 punti percentuali. Ma su ogni previsione di fine anno aleggiano il rincaro dei prezzi e l’incognita della pandemia e delle sue varianti. A partire dall’ultima, quella Omicron che, secondo Ocse, potrebbe rappresentare una minaccia per la ripresa. Ciò nonostante, appare incoraggiante l’ultimo rapporto sulle prospettive economiche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Un anno fa, l’incertezza della seconda ondata e le conseguenze dello stop forzato restituivano un segno negativo che dominava i bilanci economici di chiusura del 2020. L’attuale anno, invece, sta per chiudersi con una crescita del 6,3% per il Pil italiano, superiore alla media degli altri Paesi europei e degli Stati Uniti. Mentre si prospetta una progressiva flessione nei prossimi due anni con un +4,6% nel 2022 e un +2,6% nel 2023.

GLI INVESTIMENTI

CREDIT: BIXABAY.COM

PIÙ SPESA PER LE FAMIGLIE Dopo il Covid la propensione al risparmio degli italiani calerà e nel 2022 spenderanno di più in consumi e servizi

CONSUMI IN CRESCITA

Sono scenari di crescita che tengono conto di più fattori, a partire dagli interventi attesi grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), passando per la politica economica espansiva ancora in atto, sino ad arrivare all’assenza, a differenza dello scorso anno, di restrizioni per le attività economiche e sociali. Stando alle

rilevazioni Istat, tutto questo contribuisce e contribuirà all’aumento della domanda interna come vero motore per la ripresa economica del Paese. Se nel 2020 i consumi delle famiglie sono diminuiti di oltre 10 punti percentuali, nel 2021 registrano un segno positivo che proseguirà nel 2022 con un +5,1% e nel 2023 con +4,8%. Questo non significa che i consumi raggiungeranno i livelli pre-pandemia. La propensione al risparmio acquisita nel 2020, infatti, diminuirà progressivamente, aumentando in modo graduale le risorse destinate ai consumi che, almeno nei servizi, sono tornati a crescere quest’anno. Le previsioni di Confindustria fotografano il 2021 come l’anno in cui ristoranti e strutture alberghiere sono tornati a popolarsi, complice

IL PIL ITALIANO CRESCE PIÙ DEL PREVISTO, ATTESTANDOSI OLTRE LA MEDIA EUROPEA L’ULTIMO REPORT OCSE PROSPETTIVE ECONOMICHE

La pensione, per i giovani un orizzonte che sembra (ir)raggiungibile di Luca Pons

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iù i giovani hanno condizioni di vita incerte, meno pensano al futuro. Meno pensano al futuro, meno si informano sulla previdenza complementare, cioè quei sistemi – come i fondi pensionistici – in cui si possono investire i propri risparmi fin da quando si inizia a percepire un reddito. Meno investono nella propria pensione, più il futuro resta incerto. Il Centro Einaudi di Torino, nella sua indagine sul risparmio del 2021, ha inquadrato anche lo stallo generazionale degli under 35, tra i più colpiti dalla pandemia. Il rapporto “Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani” viene pubblicato ogni anno dal 2011, da banca Intesa Sanpaolo e centro Einaudi. Si fonda su un son-

daggio Doxa e analizza motivazioni, obiettivi e scelte di risparmiatrici e risparmiatori – cioè di chi ha un conto corrente, in banca o in posta. Nell’edizione del 2020, uno dei dati significativi emersi sul Piemonte riguardava i giovani. Moltissimi, infatti, non sapevano dire cosa si aspettassero per il loro futuro: arrivati all’età della pensione, avrebbero avuto un reddito sufficiente per sopravvivere? ASPETTATIVE INCERTE

Nel 2021, questo dato è rimasto sostanzialmente invariato. Più della metà degli under 35 non sapeva dire se avrebbe avuto un reddito sufficiente a sostentarsi, una volta arrivati a 65-70 anni: «In parte è normale. L’interesse per la previdenza cresce con l’età, attorno ai 45 anni, quando è troppo tardi per iniziare un piano pensionistico com-

plementare», spiega Giuseppe Russo, direttore del centro Einaudi. Il mondo del lavoro contemporaneo impedisce di trovare una stabilità per anni e anni a chi ci entra, e anzi, qualcuno trascorre l’intera carriera senza mai avere un introito sicuro. In questo contesto, a pagare il prezzo più evidente sono i nuovi lavoratori: «I giovani normalmente hanno alle spalle una vita lavorativa breve, con periodi di precariato o retribuzioni non soddisfacenti, quindi non hanno iniziato a pensare alla pensione. Questo rispecchia l’incertezza delle loro condizioni di vita. Il dato non poteva certamente migliorare quest’anno, quando la loro categoria è tra quelle più impattate dalla crisi». CONOSCERE PER FARE

L’altro tema sollevato dall’indagine è collegato all’incertezza sul futuro: si tratta della scarsa educa-

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CREDIT: PEXELS

PIÙ RISPARMI, PIÙ INSICUREZZA In pandemia più prudenti nella spesa

Insieme alla domanda, torneranno a crescere anche gli investimenti. Non solo per l’iniezione di liquidità del Pnrr, ma anche per il clima di fiducia diffuso dalle scelte governative che, puntando su vaccini e Green Pass, dovrebbero evitare chiusure improvvise che sarebbero disastrose in questo percorso di ripresa. Proprio il centro studi di Confidustria stima che nel 2022 gli investimenti cresceranno sino al 17,7% in più rispetto al 2019. È un percorso già avviato quest’anno, quando un sensibile incremento si è registrato nel settore delle costruzioni, merito degli incentivi prorogati sulle ristrutturazioni. Sono cresciuti meno, invece, gli investimenti in impianti, macchinari e mezzi di trasporto. Per questi saranno cruciali gli interventi pubblici, ma l’aumento dei prezzi delle materie prime rischia di rallentare la ripresa di questi settori. Così come potrebbe capitare a causa della difficoltà a reperire alcuni materiali che, secondo l’analisi di Confindustria, è alla base del freno che la produzione industriale sta incontrando da giugno 2021, quando era riuscita a recuperare i livelli pre-crisi. Per quanto la spinta inflazionistica imponga prudenza, la ripresa economica non potrà che contare sui consumi delle famiglie. In Italia, dove l’aumento dei prezzi sta interessando soprattutto il settore energetico, questi saranno superiori ad altri Paesi.

zione finanziaria. Il rapporto recita: «La ricchezza pensionistica privata resta bassa, se il 12,6 per cento appena dei lavoratori dichiara di avere sottoscritto un trattamento pensionistico integrativo e un terzo l’ha fatto con il Tfr», ovvero il “trattamento di fine rapporto”, il denaro che dovrebbe avere il lavoratore dipendente quando termina il suo contratto con un’impresa e che dal 2005 si può usare per finanziare la propria pensione integrativa. Tra le persone intervistate da Doxa per il rapporto sul risparmio, solo una su tre conosceva i vantaggi che si possono avere utilizzando i diversi sistemi pensionistici esistenti in Italia. Ecco perché Russo insiste: «C’è da fare un grande lavoro sull’educazione finanziaria. Un sistema pensionistico che funziona ha bisogno di almeno due pilastri. Quello pubblico, cioè la pensione di base, che da noi esiste, anche se si può discutere quanto sia efficace. E il secondo, la previdenza complementare. Però bisogna conoscerlo, per utilizzarlo».


FUTURA MAGAZINE #11 – 22 DICEMBRE 2021 SPECIALE 2022

PANDEMIA

«Il virus resterà» Vaccini e cautela, Omicron fa paura

Di Perri: «Dovremo convivere con il Covid» di Alessandro Balbo

IN NUMERI

30798 I contagi nella giornata del 21 dicembre 2021

153

I morti il 21 dicembre 2021

993

I morti il 3 dicembre 2020

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arliamo di un virus molto contagioso, destinato a restare: i vaccini anti-Covid entreranno a pieno titolo nel calendario vaccinale». Le parole del professor Giovanni Di Perri, primario del reparto Malattie Infettive all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, sono inequivocabili. Il virus diventerà endemico. Il futuro immaginato dal governo Draghi per fronteggiare la questione Covid è chiaro: proroga dello stato di emergenza, obbligo di tampone per chi arriva in Italia indipendentemente dalla provenienza o dal possesso di certificazione verde, obbligo di vaccinazione anche per forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale scolastico. Un Natale all’insegna della cautela. Nonostante lo stato di emergenza sia funzionale solo all’emanazione di ordinanze della Protezione Civile – i Dpcm sono consentiti dai decreti legge, e quindi indipendenti dalle proroghe – il messaggio che sembra prevalere è quello di un richiamo alla prudenza. I contagi viaggiano a un ritmo di oltre 30mila casi al giorno,

e sul territorio italiano iniziano a intravedersi sempre più zone gialle: Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Marche, Calabria. La situazione, però, è radicalmente diversa da quella di un anno fa. Il 3 dicembre 2020, ad esempio, con poco più di 23mila casi i morti erano 993, mentre oggi sono poco sopra i 150. Un risultato che è diretta conseguenza della massiccia campagna vaccinale realizzata nel nostro Paese sin da inizio anno, che ad oggi continua ad essere l’arma principale per contrastare la pandemia. È infatti iniziata la somministrazione per i bambini da 5 a 11 anni, circa 3,6 milioni, che si aggiunge alla possibilità di ricevere la terza dose per tutti i maggiorenni. Il generale Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, si dice fiducioso: «Contiamo di mantenere la media di 500mila somministrazioni nei feriali e di 300-350 mila nei festivi, da qui fino al 26 del mese» ha dichiarato a La Stampa. «Gli approvvigionamenti e le riserve disponibili costituiscono il potenziale per vaccinare tutti coloro che si presenteranno, nel rispetto delle tempistiche tra una dose e la successiva». L’incognita maggiore, però, è rap-

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VACCINI Costituiscono lo strumento più efficace per contrastare la pandemia

presentata dalla variante omicron. Identificata per la prima volta in Sudafrica, nelle scorse settimane ha iniziato a diffondersi in Europa e in Italia. Uno dei primi importanti studi sulla mutazione arriva proprio dal Paese africano. Discovery Health, la maggiore compagnia di assicurazione sanitaria privata sudafricana, il 14 dicembre ha pubblicato i risultati di una ricerca basata su un campione di oltre 200mila persone, tra cui quasi 80mila casi e 19mila positivi nel “periodo omicron”. Lo studio ha rilevato come la nuova variante sia sì più resistente alla protezione da doppia dose di vaccino rispetto alle precedenti (33% di efficacia sull’infezione, e un comunque buon 70% sul rischio di ospedalizzazione), ma che causi sintomi in prevalenza leggeri, come gola infiammata, congestione nasale, tosse secca e dolori muscolari. Gli stessi autori della ricerca avvertono, però, di come il caso sudafricano presenti delle unicità che devono gene-

Il Piemonte resiste ma il giallo è dietro l’angolo di A.B.

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ella costante crescita dei territori in zona gialla, il Piemonte p[MB1]uò ancora tirare un sospiro di sollievo. Si prospetta infatti un Natale con (poche) restrizioni in sei regioni: Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Marche e Calabria. La nostra regione, per ora, resiste in zona bianca. Certo, la situazione non è rosea. I contagi sono in costante crescita: sono 3218 i casi registrati il 21 dicembre, tra i più alti sia nei dati regionali sia in termini di incidenza sulla popolazione. Nei 7 giorni tra il 15 e il 21 dicembre il numero dei nuovi casi e dei focolai cresce, come nel resto del territorio nazionale. L’Rt, l’indice di contagio, calcolato sulla data di inizio sintomi passa da 1,30 a 1,36 (dato aggiornato al 12 dicembre) mentre la percentuale di positività dei tamponi passa dal 3% al 4%. L’incidenza, poi, è di 357,2 casi ogni 100 mila abitanti. La condizione dell’occupazione

dei posti in terapia intensiva, al momento, non è troppo preoccupante, anche se iniziano a sorgere le prime criticità. Sono 64 i ricoveri gravi in Piemonte, sesta regione in numeri assoluti ma nella parte bassa della classifica in termini percentuali. Si ferma al 10,2%, dato decisamente migliore del 27,8% della provincia autonoma di Trento o del 16,6% del Friuli-Venezia Giulia. Si tratta però di numeri in costante crescita, anche in riferimento al tasso di occupazione dei reparti ordinari: è il 14,3%, equivalente a 830 posti, contro il 23,4% del Friuli-Venezia Giulia. La situazione ricoveri ha portato la Regione a dare facoltà alle strutture sanitarie di ridurre – con alcune eccezioni – le prestazioni non urgenti. Sono comunque salvaguardati i pazienti oncoematologici, cardiologici, neurologici e traumatizzati. Ma è un primo campanello d’allarme, assieme alla richiesta alle strutture private di mettere a disposizione posti letto a supporto degli ospedali pubblici. Sul fronte delle vaccinazioni, ci sono luci e ombre. Con oltre 7,7

CREDIT: PIXABAY

NIENTE ZONA GIALLA L’occupazione dei posti letto è ancora sotto controllo

milioni di dosi somministrate, il Piemonte rimane stabile nella parte superiore della graduatoria: quasi il 98% di vaccinazioni effettuate rispetto alle dosi consegnate. Non siamo messi benissimo, rispetto alle altre regioni, per quanto riguarda la percentuale di completamente vaccinati sul totale della popolazione: solo il 78,8%, dato che ci vede quasi in fondo alla classifica, largamente sotto all’83,4% della

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capofila Toscana. Siamo anche lenti nelle somministrazioni: attualmente, solo lo 0,79% della popolazione riceve ogni giorno una dose, dato inferiore alla media nazionale dello 0,82%. La nostra regione paga il terzo numero più alto di persone ancora in attesa della seconda dose, il 4%, ben lontano dall’Abruzzo, la regione più virtuosa con solo il 2,2%. Con riferimento alle terze dosi, invece, il Piemonte è sulla

rare prudenza nell’applicare i risultati ad altri Paesi. Comunque, dicono, le evidenze costituiscono una prima importante fotografia dell’esistente, in attesa di ulteriori conferme o smentite. Il futuro, quindi, è difficile da prevedere. Di fronte all’emergere di nuove varianti, molto probabile anche a causa della presenza di miliardi di persone non ancora immunizzate, si comincia a fare i conti con l’eventualità che la diffusione del Sars-CoV-2 possa diventare parte integrante della vita di tutti. Endemico, proprio come prospettato da Di Perri. L’azienda farmaceutica statunitense Pfizer ha annunciato di aver ottenuto risultati molto promettenti sull’efficacia del Paxlovid, il suo nuovo farmaco contro le forme gravi di Covid-19, che ridurrebbe il rischio di ricovero e morte dell’89%. Il vaccino, comunque, continua a essere lo strumento più importante per contrastare la pandemia.

buona strada. Nei giorni scorsi i “booster” somministrati hanno superato il milione e 200mila in termini assoluti, che su una platea di 4,18 milioni di persone corrisponde a circa il 29%. Tra gli over 80, ad aver ricevuto la terza dose è oltre il 77% del totale. Giovedì 16 dicembre sono iniziate, intanto, le somministrazioni delle prime dosi alla fascia tra i 5 gli 11 anni, che comprende oltre 247mila soggetti: finora ad essere vaccinati sono stati in 4902, pari a quasi il 2% del totale. Negli hub vaccinali si è provveduto ad attrezzare gli ambienti a misura di piccoli: disegni, colori, pennarelli, caramelle. Tutto il possibile per mettere a proprio agio chi affronta questo passaggio della lotta alla pandemia per la prima volta. Tra le famiglie c’è un po’ di comprensibile paura, ma gli esperti tranquillizzano. «I vaccini sono sicuri, i genitori non hanno nulla da temere» ha spiegato l’infettivologo Giovanni Di Perri, primario all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino. «Anzi: nei bambini causano una memoria immunitaria più forte che negli adulti, pertanto saranno coloro che avranno meno bisogno di richiami».


FUTURA MAGAZINE #11 – 22 DICEMBRE 2022 SPECIALE 2022

GLI EVENTI DA NON PERDERE

Non solo tennis Golf, scherma e calcio nell’abbuffata 2022 Il calendario del Piemonte Regione europea dello sport di Silvia Donnini

IN NUMERI

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Le medaglie di scherma vinte alle Olimpiadi di Tokyo

5

Le competizioni sportive che si terranno in Piemonte

5

I milioni di euro spesi dal Piemonte

I

n un anno segnato da profonde incertezze, una cosa è sicura: nel futuro di Torino e del Piemonte c’è lo sport. Quello previsto per il nuovo anno è un calendario ricco di eventi destinati alla promozione di tante attività sportive, anche quelle che, spesso, restano fuori dai riflettori. L’obiettivo della Regione è chiaro: creare una rete di iniziative che alzino il sipario sulle discipline meno praticate e seguite. Un primo traguardo è già stato raggiunto: Aces Europe ha annunciato che il Piemonte sarà Regione europea dello Sport 2022. È la prima regione italiana a ricevere il riconoscimento.

CREDIT: CC THE BOOK OF TENNIS

TORINO PROTAGONISTA DELLO SPORT Le Atp Finals, uno dei principali tornei di tennis, saranno di nuovo a novembre

Royal Park I Roveri di La Mandria, il World University Championship Golf 2022. Sarà la quarta volta in cui la più grande competizione mondiale universitaria di golf avrà luogo in Italia e Torino la ospiterà ancora dopo l’edizione del 2006.

SCHERMA: FIORETTO

Dal 4 al 6 febbraio si terrà il Grand Prix di fioretto maschile e femminile. L’Italia vanta una grande tradizione schermistica e la Coppa del mondo potrebbe essere l’occasione per riprendersi il posto che le spetta, dopo il rammarico a Tokyo in cui la spedizione azzurra ha comunque conquistato 3 argenti e 2 bronzi. In pedana a Torino il campione di fioretto Daniele Garozzo punterà all’oro dopo che l’infortunio lo ha costretto al secondo gradino del podio alle Olimpiadi. Tra le donne, speranze di medaglie anche per Martina Batini, Arianna Errigo, Alice Volpi ed Erica Cipressa. CICLISMO

La certezza è che dal 20 al 22 maggio il Giro d’Italia farà tappa anche in Piemonte. Dopo un 2021 di faville, i torinesi rivivranno l’emozione della maglia rosa. Torino era stata scelta, nell’ultima edizione, come partenza della competizione per celebrare i 160 anni dell’Unità d’Italia. Aveva rappresentato un grande evento per la città, e un investimento economico rilevante: l’organizzazione della partenza e della cronometro individuale è costata alla Regione almeno 5 milioni di euro. CALCIO FEMMINILE

La finale della Uefa Women’s Champions League si disputerà il 22 maggio 2022 all’Allianz Stadium. In corsa per il titolo finale c’è anche la Juventus che, con l’ultima vittoria nei gironi di qualificazione contro le svizzere del Servette, si è qualificata ai quarti di finale per la prima volta nella sua storia. In appena quattro anni e mezzo di vita, il club ha conquistato quattro scudetti. È largamente in testa all’attuale campio-

TENNIS FRATELLI D’ITALIA In alto, Gianmarco Tamberi, sotto, Marcell Jacobs

nato e ha saputo ottenere un posto tre le grandi d’Europa. GOLF

L’estate sarà la stagione del golf. Dal 20 al 23 luglio, si svolgerà al

Per la seconda volta, Torino si renderà protagonista delle Nitto Atp Finals. Dopo il successo di quest’anno, le sfide per il prossimo saranno due. La prima per gli atleti italiani: tenere testa ai grandi campioni del mondo. Le certezze sono Matteo Berrettini, attualmente

numero 7 nel ranking mondiale, e Jannik Sinner, numero 10, che alle prossime Finals potrebbe tentare nuovamente l’assalto, confermando le ottime capacità dimostrate nel 2021. Senza dimenticare, però, altri possibili protagonisti: Lorenzo Sonego, torinese “Doc”, e Lorenzo Musetti, attesi alla stagione definitiva in cui potrebbero esplodere come top players. La seconda sfida, invece, per la macchina organizzativa: perfezionarsi, cercando di non ripetere gli errori, come la vendita di più biglietti di quelli consentiti dalle norme anti-Covid e l’annullamento all’ultimo di molti ingressi.

APPUNTAMENTI INTERNAZIONALI

Dopo un 2021 d’oro gli azzurri sognano il bis di S. D.

IN SINTESI

A Tokyo è record di medaglie per l’Italia

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Jacobs è il primo italiano in finale dei 100 metri

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Nel 2022, i Giochi invernali a Beijing e i Mondiali

a nazionale di calcio maschile, L tornata vincente dagli europei. Le nazionali di pallavolo femmini-

le e maschile, anche loro campioni d’Europa. Le quaranta medaglie alle Olimpiadi e le sessantanove alle Paralimpiadi, mai così tante. Con il tricolore che accompagnava ogni vostra esultanza e celebrazione. Siete entrati nella storia, e avete portato con voi tutto il Paese. Ve ne siamo grati». Lo dice il premier Mario Draghi alla cerimonia di consegna dei Collari d’Oro del Coni. Il 2021 è stato l’anno d’oro dello sport italiano e di un movimento che ha tratto linfa da delusioni e chimere del passato per rilanciarsi e affermarsi con merito. Alla fine di un 2021 indimenticabile per lo sport italiano, la sfida per il nuovo anno sarà quella di non fermarsi. A febbraio ci saranno

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i Giochi Olimpici invernali, a marzo gli spareggi per i Mondiali di calcio (a novembre) in Qatar. A Tokyo gli azzurri hanno lasciato il segno, portando a casa dieci ori, dieci argenti e venti bronzi. Oltre al nuoto e alla scherma (con 5 medaglie ma nessun oro, rispetto alle abitudini) - più affini con la tradizione sportiva italiana - l’Italia è riuscita a imporsi anche nell’atletica leggera. Nell’abbraccio tra Gianmarco Tamberi (oro nel salto in alto) e Marcell Jacobs (vincitore dei 100 metri) c’è la dimostrazione di come l’azzurro riesca a esprimere meglio di qualsiasi altra tonalità l’unità di gruppo e di intenti. Fratelli d’Italia, li hanno chiamati: come lo stesso Jacobs e gli altri straordinari velocisti della 4x100 Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu. O come l’oro di Massimo Stano e Antonella Palmisano - campioni nella 20 km di marcia maschile e femminile. E ancora, l’Italia che

non si arrende con Filippo Ganna, Simone Consonni, Jonathan Milan e Francesco Lamon, record e podio più alto nell’inseguimento a squadre di ciclismo su pista. E l’Italia che soffre e vince con la coppia Ruggero Tita-Caterina Banti (oro nella vela). Nelle 69 medaglie alle Paralimpiadi di Tokyo ci sono i sorrisi di Carlotta Gilli (5 podi nel nuoto) e di Bebe Vio, vittoria nel fioretto individuale. Di Ambra Sabatini (oro nei 100 metri), Martina Caironi (argento) e Monica Contrafatto (bronzo). Anche nella pallavolo, l’Italia ha scritto la storia vincendo due Europei. Le urla di gioia di Paola Egonu e compagne, campionesse in Serbia, si sono mischiate con quelle degli uomini, iridati in Polonia. Nel 2022 gli atleti italiani potranno e dovranno dare ancora prova delle capacità, con determinazione. Ma soprattutto con il cuore, come solo gli azzurri hanno dimostrato di saper fare.


FUTURA MAGAZINE #11 – 22 DICEMBRE 2021 SPECIALE 2022

Sarà un anno nel segno dell’amore

Le stelle non hanno dubbi: Venere favorevole da febbraio in poi dispenserà affetto per tutti di Edoardo Di Salvo

IN NUMERI

4

I periodi dell’anno in cui Mercurio sarà retrogrado

22

Ottobre: Venere in linea con il Sole

Cancro: Giove a inizio anno vi darà la carica con cui resistere a qualche incertezza in amore che sopraggiungerà da giugno in poi.

S

e dal fronte pandemia non arrivano segnali incoraggianti, gli astri sembrano suggerire che il 2022 sarà l’anno della svolta, soprattutto in amore. I prossimi dodici mesi spalancheranno le porte dei cuori di tutti noi, grazie a una Venere favorevole a partire da febbraio. Con l’ultimo magazine dell’anno, la redazione di Futura News ha raccolto per voi l’oroscopo di tre astrologi, Rob Brezsny su Internazionale, Lisa Stardust su Vogue e Paolo Fox. In generale ci attende un 2022 generoso di novità per tutti. L’anno debutta anche con Venere retrograda, che ci costringe un mese di riflessioni sentimentali, ma l’amore invaderà le nostre vite da febbraio in poi: secondo Paolo Fox, sarà un 2022, pieno di affetto soprattutto per due segni, Pesci e Vergine, più difficoltà per il Capricorno, su cui pesa avere Saturno contro nei primi mesi dell’anno. Nel complesso gli audaci ancora sensibili al fuoco della passione però possono tirare un sospiro sollievo e attendere fino al 29 gennaio quando il pianeta tornerà a camminare in avanti: consigliamo in particolare di tenervi liberi la sera del 22 ottobre, quando Venere sarà in linea con il Sole, riempiendo i sensi di piacere e sensualità. Quanto ai lati negativi - come riporta Vogue - nel 2022 dovremo fronteggiare ben tre volte (14 gennaio - 3 febbraio, 10 maggio - 3 giugno, 19 settembre - 2 ottobre) un Nettuno retrogrado che tenterà di ostacolare lavoro e finanze. Occhio, dunque: è importante evitare di far-

Leone: secondo Vogue sarete tra quelli su cui Mercurio si scatenerà con più forza, attenti al portafogli e tenete d’occhio le bollette. Ma in primavera l’ondata di passione si preannuncia intrigante… Vergine: Marte vi farà accusare vuoti di energia in autunno, ma grazie a Venere recupererete in amore. Bilancia: inizio difficile nelle relazioni, sarà un anno fitto di cambiamenti. CREDITS: PIXABAY

L’OROSCOPO Abbiamo selezionato le previsioni di Paolo Fox, di Brezsny e di Lisa Stardust su Vogue

si licenziare via zoom o scommettere sull’esito dei sorteggi di Champions League. I SEGNI NEL DETTAGLIO

Ariete: Brezsny consiglia di lanciarvi in un progetto che ai più sembra irrealizzabile, mentre Paolo Fox vede una prima metà dell’anno propizia sotto il profilo lavorativo.

VERGINE E PESCI I SEGNI PIÙ FORTUNATI DEL 2022

Toro: con Saturno contro nei primi mesi, per limitare i danni sarà fondamentale uscire dalla comfort zone e lanciarsi in nuove sfide da agosto in poi.

M

ario Draghi, Iva Zanicchi e la Nazionale brasiliana di calcio. Saranno loro secondo le stelle i protagonisti del 2022. La redazione di Futura ha anticipato per voi gli esiti degli eventi più importanti dell’anno che verrà, analizzando i segni zodiacali storicamente più fortunati in ogni ambito. Cominciamo dal prossimo inquilino del Quirinale. Considerando i dodici presidenti della storia repubblicana emerge un elemento inconfutabile: la Vergine è il segno zodiacale che al Colle va per la maggiore. Gronchi, Saragat e Scalfaro sono nati sotto tale segno, unico a comparire tre volte nella storia del Quirinale. Tra i nomi in lista per succedere a Mattarella, solo uno è

della Vergine, Mario Draghi, che diventa dunque il favorito numero uno nella corsa alla presidenza. Di contro, gli altri papabili appartengono ad astri tradizionalmente non fortunati in tal senso: la Bilancia, segno di Berlusconi, ha soggiornato al Colle solo con Pertini, mentre il Sagittario di Casini è stato preceduto da Ciampi. Le stelle fanno apparire quasi compromessa una delle candidature che oggi sembrano più forti, quella di Marta Cartabia: il Toro, segno dell’attuale ministra della Giustizia, non ha mai abitato il Quirinale nella storia della Repubblica.

Gemelli: il 2022 parte con mille difficoltà, Paolo Fox vede nel dialogo la ricetta per proteggere i legami affettivi. Sarà un anno vissuto costantemente tra alti e bassi.

SANREMO E MONDIALI

Per chi desiderasse risparmiarsi le interminabili serate davanti Rai1, in esclusiva, Futura News è in grado di anticiparvi il vincitore del Festival 2022. Iva Zanicchi è la favorita perportarsi a casa la statuetta più presti-

giosa della musica italiana. Il Capricorno, segno dell’ “aquila di Ligonchio”, è dominatore incontrastato delle vittorie multiple, avendo supportato le quattro di Claudio Villa e le tre di Domenico Modugno. Un Capricorno ha conquistato l’Ariston 13 volte, e tutto lascia presagire che Zanicchi, prima classificata in tre edizioni, sia la candidata numero uno. Altro segno tradizionalmente “sanremese” è l’Ariete, anche lui con 13 titoli: buone speranze dunque per Fabrizio Moro, Giusy Ferreri e Rkomi. Caso clamoroso quello della Vergine. Segno non fortunatissimo al Festival con soli tre titoli fino al 2016, si è portato a casa ben tre delle ultime cinque edizioni, con Gabbani, Mahmood e Diodato. Le speranze di Mahmood sono però ridimensionate dal fatto che il rapper milanese quest’anno gareggi in

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Sagittario: Paolo Fox mette in guardia dalle ansie che la faranno da padrone a inizio anno, compensate però da diversi flirt amorosi. Capricorno: Venere e Sole nel segno regaleranno energia ed emozioni, sia negli affetti che sul lavoro. Acquario: Attesa è la parola d’ordine: primi due mesi in balia di Saturno, che porterà incertezze economiche e litigi. Lieve ripresa da marzo in poi. Pesci: Vogue parla di un anno speciale, intenso e generoso. Opportunità professionali e incontri stimolanti, la fortuna è con voi.

Al Quirinale vince la Vergine, gli astri scommettono su Mario Draghi di E. D. S.

Scorpione: Giove è con voi, osate. Abbiate il coraggio di approfondire i rapporti basati sulla sincerità più sfrontata, attenzione ai ritorni di fiamma.

CREDITS: PALAZZO CHIGI, WIKIPEDIA

I TRE PERSONAGGI DEL 2022 Mario Draghi, Iva Zanicchi, Brasile

coppia con Blanco, un Acquario, segno più sfortunato della storia del Festival, con due sole vittorie. Più difficile stabilire quale nazionale vincerà i prossimi mondiali di calcio. In base al numero di capitani che hanno guidato la propria nazionale alla vittoria, lo Scorpione e la Vergine sono i segni più fortunato, avendo alzato la coppa in 5 occasioni: il primo, tra gli altri, con il Brasile di Pelé nel 1970 e Maradona con l’Argentina nel 1986, la seconda con l’Italia di Meazza nel 1938 e la Germania Ovest di Beckenbauer nel 1974. In Qatar lo Scorpione sarà rappresentato da Dušan Tadić, capitano della Serbia, che difficilmente potrà ambire a una vittoria. Ecco allora che la Vergine potrebbe essere il segno buono. Thiago Silva, capitano del Brasile, potrebbe sfruttare la fortuna della Vergine per portare a casa un trofeo che ai verdeoro manca ormai da vent’anni. Poche speranze per gli Azzurri di Giorgio Chiellini: un Leone non ha mai guidato la sua squadra al trionfo nella storia della coppa del mondo.


FUTURA MAGAZINE #11– 22 DICEMBRE 2021

CREDIT: WILHELM GUNKEL ON UNSPLASH

IL COLOPHON Futura è il periodico del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino Registrazione Tribunale di Torino numero 5825 del 9/12/2004 Testata di proprietà del Corep Direttore Responsabile: Marco Ferrando Segreteria di redazione: Sabrina Roglio Progetto Grafico: Nicolas Lozito Impaginazione: Federica Frola

Redazione: Alessandro Balbo, Lorenzo Bonuomo, Alberto Cantoni, Giulia D’Aleo, Chiara Dalmasso, Davide Depascale, Edoardo Di Salvo, Silvia Donnini, Lorenzo Garbarino, Alberto Gervasi, Nicolò Guelfi, Ludovica Merletti, Cosimo Giuseppe Pastore, Luca Pons, Elisabetta Rosso, Giuseppe Luca Scaffidi, Matteo Suanno, Federico Tafuni, Raffaella Elisabetta Tallarico, Chiara Vitali. Ufficio centrale: Giulia Avataneo, Sandro Bocchio, Alessandro Cappai, Luca Indemini, Paolo Piacenza, Matteo Spicuglia, Maurizio Tropeano. Segreteria di redazione: giornalismo@corep.it

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