FUTURA 21 novembre 2025

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Grandi lavori (ancora) in corso

IL PUNTO SUI LAVORI

CANTIERE TORINO

LA CITTÀ CHE SARÀ

Il Piano di ripresa e resilienza trasforma la metropoli con investimenti significativi: al centro del progetto la nuova Torino Esposizioni, poi parchi e biblioteche

A136 interventi, 104 ancora da portare a termine

Il parco del Valentino avrà un volto rinnovato

Bus elettrici e piste ciclabili a misura dei cittadini

nove mesi dalla scadenza, è stato portato a termine solo il 23,5 per cento delle opere iniziate a Torino con il Pnrr. Su 136 interventi, al momento sono 32 quelli conclusi. «Abbiamo avviato tutti i cantieri che avevamo messo in programma, che procedono generalmente nei tempi previsti», afferma il sindaco Stefano Lo Russo. Quel che è certo è che il Pnrr cambierà - e sta già cambiando - il volto della città. Torino ha ricevuto 503 milioni di fondi, che comprendono sia il Piano nazionale di ripresa e resilienza sia il Piano nazionale complementare (Pnc). A questi si aggiungono altri 215 milioni di finanziamenti.

Le quote maggiori sono state destinate al settore della mobilità e al parco del Valentino, che hanno ricevuto rispettivamente il 29,3 e il 23,6 per cento del totale. Le scuole assorbono il 10,7 per cento degli investimenti. L’edilizia pubblica incide per il 7,9 per cento, le biblioteche il 6,6 per cento e l’inclusione sociale il 6 per cento. Seguono viabilità, suolo e piste ciclabili (5,2) e le azioni in favore di verde e ambiente (4,2).

Le iniziative legate allo sport raggiungono il 3,1 per cento. Sono stati più contenuti gli investimenti in digitalizzazione (1,9) e mercati (1,6).

TORINO ESPOSIZIONI

Tra i progetti di punta della città c’è l’ex complesso di Torino Esposizioni, che sarà trasformato in una nuova biblioteca civica metropolitana. L’investimento, da 105,7 milioni di euro, riguarda una superficie di oltre 24mila metri quadrati e prevede anche la creazione di una piazza pedonale di 9mila metri quadrati, con un’aggiunta di 3 milioni di euro. L’intervento è finanziato dal Piano nazionale complementare al Pnrr e cofinanziato con risorse del fondo ex art. 42 del Decreto-Legge 50/2022 e della Legge 65/2012. I finanziamenti alle biblioteche vogliono agevolare l’accesso alla cultura e valorizzare lo spazio pubblico come luogo di socialità e inclusione. I progetti non prendono in considerazione solo le strutture delle biblioteche, ma anche le aree circostanti. L’idea di ridare centralità a questi edifici si ispira al concetto della “ville du quart d’heure” - città dei 15 minuti -, cioè la possibilità di avere cultura e servizi a pochi minuti da casa.

Le biblioteche coinvolte dal Piano integrato urbano e dal Pnrr sono in totale 19, tutte ancora in fase cantiere. Molte di queste strutture si trovano all’interno di spazi verdi. È il caso di villa Amoretti e dell’adiacente parco Rignon. Entrambi saranno riqualificati, con manutenzioni per un totale di 2,8 milioni di euro.

Lo stesso vale per la biblioteca musicale Andrea Della Corte e il parco della Tesoriera. Gli interventi - per un totale di circa un milione di euro - sono mirati a salvaguardare l’edificio storico della villa Sartirana e a valorizzare lo spazio all’aperto.

IL PARCO DEL VALENTINO

Quando si tratta di parchi, il Valentino è quello simbolo della città: qui sono stati destinati 13 milioni di euro del Pnc. Per ridurre le isole di calore e contenere gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati riqualificati 300mila metri quadri di superficie e sono stati rimossi 650mila metri quadri di asfalto. La prima sezione è stata riaperta al pubblico nel dicembre del 2024, la seconda nella primavera del 2025. Attualmente sono in corso i lavori dell’ultimo lotto.

In realtà l’intervento che riguarda il parco nel suo complesso è più ampio. Gli sono stati destinati 166 milioni dal Pnc, dall’articolo 42 del Decreto legislativo 50 del 2022 e dalla Legge 65 del 2012. Sono previsti il ripristino del Teatro Nuovo e il restauro del Borgo medievale. Il turismo verrà incentivato con un servizio di navigazione sul Po a bordo di due battelli elettrici, lungo il tratto dai Murazzi alle Vallere.

MOBILITÀ

Nell’ambito della mobilità, il Comune ha acquistato 318 bus elettrici e le relative strutture di ricarica con un investimento di 200 milioni di euro. La flotta Gtt sarà così composta al 63 per cento da veicoli elettrici, 25 per cento a metano e 12 per cento a gasolio. La mobilità sostenibile passa anche per le piste ciclabili. Entro il 2026 ce ne saranno 50,79 chilometri in più. Tra gli interventi c’è la creazione di nuovi collegamenti ciclabili nei territori di Torino e Grugliasco per un totale di 4,11 milioni di euro. I collegamenti tra i principali hub del trasporto pubblico locale e ferroviario e le sedi universitarie saranno migliorati.

INCLUSIONE SOCIALE

La cittadinanza è al centro del Pnrr in ogni suo aspetto. Il programma Reti di comunità ha ricevuto 16,27 milioni di fondi. Le risorse serviranno a riqualificare

TORINO CHE CAMBIA

In alto a sinistra, il cantiere di Torino Esposizioni.

A sinistra, in basso, una vista dall’alto della stessa struttura.

A destra, il tratto del fiume Po davanti ai Murazzi, dove attraccheranno i battelli elettrici.

Accanto, un tratto del viale riqualificato del parco del Valentino

spazi fisici - 21 immobili pubblici e 5 del privato sociale - e a co-progettare con le realtà del Terzo Settore modelli personalizzati di supporto e cura rivolti a famiglie e minori, adolescenti e giovani, anziani e persone con disabilità. Tra gli obiettivi c’è quello di ampliare l’offerta di luoghi e servizi a supporto dei percorsi di autonomia di persone in condizioni di marginalità e deprivazione abitativa. Sono previsti modelli di housing sociale per anziani e cohousing per persone con disabilità, ma anche sportelli sociali per accompagnare i percorsi abitativi e lavorativi dei cittadini.

CONTRO IL TEMPO

La scadenza per il completamento di tutti gli obiettivi del Pnrr è fissata al 31 agosto 2026. Ogni misura deve essere completata rispettando un rigido cronoprogramma che prevede scadenze intermedie e finali. Queste si suddividono in obiettivi (mile-

CREDIT: TORINOCAMBIA
IN SINTESI
CREDIT: TORINOCAMBIA

stone) e traguardi (target). Torino ha raggiunto il 100 per cento delle milestone intermedie: riguardavano principalmente le progettazioni, le gare d’appalto e il concreto avvio dei cantieri. Questa prima fase ha richiesto un attento monitoraggio da parte del Comune ed efficienza nel produrre gli atti, gestire le procedure e portare avanti le gare. L’amministrazione torinese ha dovuto fare fronte a una tale mole di lavoro in un momento di calo del numero di dipendenti, passati da oltre 9mila nel 2017 a poco meno di 7mila a marzo 2025.

La seconda fase è quella dei cantieri. «Le imprese hanno risposto con grande senso di responsabilità - spiega Antonio Mattio, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili di Torino -, ma i tempi imposti dal Pnrr spesso non si sono conciliati con la realtà dei cantieri: autorizzazioni lente, burocrazia frammentata, carenza di personale

L’INTERVISTA AL SINDACO

L’orgoglio di Lo Russo: «Avviati tutti i progetti»

Torino è tra le prime città italiane ad aver raggiunto tutti gli obiettivi previsti dal Pnrr. Abbiamo avviato il 100 per cento dei cantieri messi in programma, che procedono generalmente nei tempi previsti. Non è stato facile: questo processo ha richiesto un grande sforzo da parte di tutta la macchina comunale, dei tecnici e degli uffici che hanno lavorato per questa sfida. Stiamo cominciando a vedere con soddisfazione i primi risultati, inaugurando alcuni degli interventi già completati che restituiscono spazi rinnovati, moderni e funzionali a tutta la comunità». Stefano Lo Russo, sindaco della città di Torino, guarda così allo stato dell’arte delle opere finanziate dal Pnrr nel capoluogo piemontese.

tecnico negli enti pubblici». In alcuni casi la corsa alle scadenze ha generato «tensione sulle forniture e sulla qualità dell’esecuzione». Mattio precisa che per il futuro «serve una programmazione più stabile, con tempi realistici e strumenti digitali che semplifichino i processi autorizzativi». Il Pnrr ha certamente rappresentato «una grande opportunità per il settore: per le imprese costruttrici i fondi hanno permesso di inserirsi come attuatori dei progetti».

Il Piano di ripresa e resilienza, però, «non può essere considerato la soluzione strutturale ai problemi dell’edilizia. È stato un volano temporaneo, che ha garantito un anno o due di buona operatività, ma ora servono politiche di lungo periodo su rigenerazione urbana, edilizia residenziale pubblica e semplificazione delle procedure. Il vero tema, oggi, è capire cosa accadrà dopo il Pnrr».

Torino 2006 è stata un’occasione di trasformazione profonda. Accadrà la stessa cosa con il Pnrr?

«La città sta vivendo una nuova grande fase di trasformazione come non accadeva da decenni. Le risorse europee - e non solo - hanno un ruolo determinante, ci hanno permesso di avviare processi di rigenerazione urbana. Penso a tutta la trasformazione dell’area del Valentino, alla completa pedonalizzazione di via Roma, alle biblioteche, alle scuole, all’avvio della realizzazione della linea 2 della metropolitana, alla rigenerazione urbana dei quartieri di Aurora e Barriera. Le città sono per loro natura organismi viventi in continuo mutamento e dobbiamo saper governare questo cambiamento, promuovendo non solo le trasformazioni urbane ma anche innovazione e inclusione sociale. Questo è uno degli aspetti cardine che guidano la redazione del nuovo piano regolatore generale, che arriverà al vaglio del Consiglio Comu-

nale nei prossimi mesi».

È stato difficile conciliare l’urgenza operativa che il Pnrr impone con le tempistiche delle imprese?

«Come dicevo, è stato uno sforzo molto importante per tutta la macchina comunale, che ha saputo rispondere al meglio a questa sfida attraverso un processo di riorganizzazione. Ciascun intervento è un caso a sé e si sono verificati - come è fisiologico che accada con oltre 300 cantieri avviati - singoli problemi che sono stati affrontati nel merito e con la piena collaborazione di tutti gli attori coinvolti. A oggi il bilancio è molto positivo, stiamo rispettando i tempi. Ora andiamo avanti, l’anno che ci attende dovrà vedere la chiusura di tutti gli interventi e sarà sicuramente impegnativo».

Quando si è trattato di scegliere su quali settori concentrare gli investimenti del Pnrr, come avete conciliato le esigenze dei torinesi con l’obiettivo di rendere la città più attrattiva anche dal punto di vista turistico?

«Gli investimenti si sono indirizzati su numerose direttrici: i trasporti, incentivando la mobilità alternativa con potenziamento del trasporto pubblico locale, rinnovo del parco mezzi con mezzi più ecologici ed estensione delle piste ciclabili; la scuola, con riqualificazioni che hanno interessato oltre 100 edifici scolastici; l’aiuto alle fasce deboli con un’azione di sostegno abitativo e supporto ad anziani, disabili, persone fragili; lo sport, con la riqualificazione di piscine e impianti sportivi; la cultura, che è il filo conduttore non solo del grande progetto della nuova biblioteca civica centrale e del Teatro Nuovo, ma anche di tutti gli interventi di rigenerazione delle biblioteche, che sono importanti presidi di quartiere».

Come si garantiranno la manutenzione e la gestione delle nuove strutture o servizi che si sono creati con il Pnrr?

«La manutenzione degli edifici pubblici resterà in capo all’amministrazione. Non va dimenticato che, grazie ai cantieri di riqualificazione, gli edifici vengono rimessi a nuovo anche dal punto di vista dell’efficienza energetica e ciò permette di ridurre le emissioni e i consumi di energia. Laddove invece gli interventi avvengono grazie a un partenariato pubblico, privato o in collaborazione con il terzo settore, la gestione procederà come previsto da ciascuna concessione».

Alcune delle opere sono state contestate. Quella a avere avuto più rilevanza mediatica è la costruzione del centro sportivo nel parco del Meisino. Cosa risponde a chi ancora contesta la costruzione del centro? A che punto sono i lavori?

«Il progetto prevede la realizzazione di un Centro di educazione ambientale e sportiva, al posto della Cascina Malpensata che era da anni in stato di abbandono e degrado. La struttura si trova all’interno del Parco del Meisino e il progetto lo renderà completamente collegato e accessibile anche alle persone con disabilità. Le aree naturalistiche saranno valorizzate con la messa a dimora di nuovi alberi. Il progetto, finanziato con circa 11 milioni di euro di fondi Pnrr, ha visto anche alcune modifiche rispetto alla sua prima redazione: hanno accolto le istanze emerse nel confronto con la Consulta per l’ambiente e il verde e altri soggetti del territorio. È legittimo che ci siano opinioni contrarie, l’amministrazione compie delle scelte che non sempre trovano tutti d’accordo. Ma i lavori nel cantiere proseguono e restiamo convinti della validità di questa proposta».

GRAFICO DI VALERIA SCHROTER
CREDIT: UFFICIO STAMPA COMUNE TORINO
CREDIT: TORINOCAMBIA
CREDIT: TORINOCAMBIA

CONTRO LE MOLESTIE RESTA TANTO DA FARE

A un anno dai casi di violenza ai danni di studentesse e dalle successive proteste sono chieste revisioni del regolamento del 2016 e procedure più efficaci per evitare nuovi episodi

NIN SINTESI

Nessun cambio di regolamento dal 2016

Diversi strumenti contro le molestie

Emma e Telefono Rosa accolgono le denunce

el “Racconto dell’ancella”, di Margaret Atwood, le donne sono private di qualsiasi potere e ridotte a meri strumenti riproduttivi da un regime totalitario e teocratico. «Le nostre istituzioni sono in grado di evitare che i diritti conquistati possano scomparire come in questo libro?» chiede una studentessa all’ultima lezione del corso sul contrasto alla violenza maschile contro le donne dell’Università di Torino. Il tema è centrale per l’Ateneo, dal momento che nel 2024, dopo proteste e occupazioni sorte in seguito a casi di molestie da parte di docenti uomini, si discusse di modificare il Codice di comportamento entrato in vigore nel 2016. Un anno dopo, e a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne il regolamento non è stato cambiato. Furono i collettivi studenteschi a sostenere la necessità di una modifica, contestando la lunghezza dei procedimenti disciplinari. Per l’ex rettore Stefano Geuna i tempi lunghi erano «necessari per fare le cose giuste e nel rispetto delle regole». Nel frattempo, la governance d’ateneo è cambiata: a giugno è stata eletta una nuova rettrice, Cristina Prandi. Il nuovo corso ha confermato le attività di formazione e prevenzione già istituite, ma all’orizzonte non sembrano esserci cambi di regolamento, almeno in tempi brevi.

COSA C’È DA CAMBIARE

L’Università dispone di diversi organismi nella lotta alle violenze di genere. La consigliera di fiducia, l’avvocata Federica Riccò, è una figura esterna all’Ateneo che tutela chi studia o lavora da discriminazioni, molestie o mobbing. Può intervenire in via informale, cercando il confronto tra le parti, oppure attivare una procedura formale nei casi più gravi. In quest’ultima fase il suo ruolo è limitato e lei stessa auspica una revisione del regolamento che ne rafforzi l’efficacia. Anche la professoressa Mia Caielli, docente di Diritto pubblico e presidente del Cug (Comitato unico di garanzia), ritiene che le procedure successive alle segnalazioni richiedano maggiore chiarezza. Il Cug promuove pari opportunità e benessere, sostiene gli sportelli di ascolto e organizza attività di sensibilizzazione.

Dal confronto con la consigliera è emerso che nell’ultimo anno si sono verificati casi di molestie tramite le mail universitarie.

L’insegnamento sul contrasto alla violenza maschile contro le donne è uno degli strumenti dell’Ateneo. Nasce dalla Convenzione con Telefono Rosa-Piemonte, con il supporto del Cirsde (Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere), ed è aperto a tutte le studentesse e gli studenti. Il corso è frequentato soprattutto da studentesse, mentre la presenza maschile è del 10 per cento, sintomo di un’attenzione al tema che coinvolge anche la parte della società responsabile degli abusi. Il Cirsde è un punto

di riferimento per studi delle donne e di genere e promuove iniziative di formazione e sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Tra le sue iniziative più note c’è il podcast “Femministe si diventa!”, un «allenamento quotidiano» per imparare a riconoscere le ingiustizie e le discriminazioni generate dalla cultura patriarcale, che continuano a essere perpetuate nella vita di tutti i giorni.

DENUNCIARE GLI ABUSI

All’interno dell’Ateneo operano quattro sportelli antiviolenza: due gestiti dai Centri Antiviolenza Emma Ets e due da Telefono Rosa. La professoressa Paola Maria Torrioni, responsabile scientifica degli

sportelli Emma e docente di Processi culturali e politiche sociali, spiega che la loro nascita risponde alla crescente richiesta di aiuto da parte delle studentesse. Gli sportelli sono aperti anche alla cittadinanza e la loro ubicazione resta segreta per tutelare chi li utilizza. Si sono rivolte agli sportelli di Emma soprattutto donne italiane tra i 20 e i 30 anni, che hanno subito violenze da attuali partner o ex. Molte sono studentesse, ma nessun episodio di molestia è avvenuto all’interno dell’Ateneo. I dati sono simili a quelli presentati dalla professoressa Joëlle Long, docente di Diritto privato e responsabile scientifica dei due sportelli gestiti da Te-

La formazione serve a prevenire la violenza

La formazione nel contrasto alla violenza di genere è necessaria sia nella popolazione studentesca sia, forse soprattutto, tra i docenti e il personale tecnico-amministrativo. Nei nostri progetti di formazione vogliamo coinvolgere tutte le parti, perché è necessaria una visione sistemica. Sappiamo che non è scontata la capacità di identificare i comportamenti molesti, soprattutto quando ci sono dinamiche di potere o abbiamo a che fare con forme di molestia che vengono derubricate a battute o scherzi». Per la professoressa Chiara Rollero, docente di Psicologia, prima ancora di cambiare il

«NON RIGUARDA SOLO LA VITTIMA O L’AUTORE DEL GESTO. IL CONTESTO DOVREBBE ESSERE CAPACE DI RICONOSCERE LE MOLESTIE»

CHIARA ROLLERO

regolamento occorrerebbe farlo conoscere, diffondendo il più possibile le attività di formazione che l’ateneo già svolge. Dopo i casi di molestie emersi lo scorso anno, l’Università di Torino ha rafforzato la propria attenzione sulla prevenzione e la formazione del personale. Nel 2024 i casi di molestia all’università di Torino hanno portato a numerose proteste da parte di studenti e studentesse, assumendo una rilevanza nazionale. L’ex direttore della scuola di specializzazione di Medicina legale finì agli arresti domiciliari accusato tra le altre cose di violenza sessuale, minacce e stalking, mentre un professore di Estetica fu sospeso dall’insegnamento per aver tenuto un comportamento molesto con alcune dottorande. «È stato un trauma per tutti, ma sono convinta che le denunce e le successive proteste abbiano evidenziato quanto sia necessario continuare a occuparsi di violenza. L’attenzione su questo tema è mol-

CHIARA ROLLERO: «OCCORRE UNA VISIONE SISTEMICA E IL COINVOLGIMENTO DI TUTTI»
CREDIT: NICOLÒ CORBINZOLU

lefono Rosa. Anche in questo caso, la prevalenza è di donne che non appartengono alla comunità accademica e che subiscono per lo più violenze domestiche. Il fatto rilevante è che anche gli uomini hanno contattato gli sportelli: per chiedere come poter sostenere donne che in passato hanno subito violenza oppure come comportarsi con altri uomini autori di abusi. Un segnale d’attenzione importante.

DIRITTI DA DIFENDERE

Fin qui le iniziative dell’Università. Parlando con le studentesse si scopre che sono soprattutto le giovani ad aver timore. «Adesso possiamo lavorare, studiare, avere

to alta e l’Ateneo vuole proseguire nel solco tracciato in precedenza». Rollero è anche rappresentante di UniTo al tavolo di coordinamento interistituzionale convocato dalla Regione Piemonte per l’approvazione del protocollo d’intesa

un conto in banca e dei diritti riconosciuti, ma quanto è solido questo sistema?» chiede una studentessa preoccupata alla fine della lezione. La domanda sembra riflettere il pensiero dell’intera classe, che cerca rassicurazioni. Per la professoressa Long «il sistema attuale è solido solo se lo teniamo insieme, pezzo per pezzo, ogni giorno». I mondi distopici, come quello del “Racconto dell’ancella”, ci spaventano, ma volte servono ad apprezzare meglio quello reale nel quale viviamo. Ma, come dice la professoressa Torrioni:«Dobbiamo sempre stare in allerta per non perdere i diritti conquistati e scomode per generare un cambiamento nella società».

per le iniziative di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne. Il suo ruolo rientra all’interno della nuova governance d’ateneo. «L’obiettivo è quello di realizzare dei percorsi di formazione per chi lavora sulla violenza di genere, quindi le forze dell’ordine, la magistratura e i centri antiviolenza. È positivo che siano coinvolte tutte queste professionalità, che nella quotidianità faticano a fare rete, e che sia stato chiesto all’università di gestire questo processo di formazione».

Educare dentro e fuori dall’Ateneo è la missione che si pone UniTo, perché come dice la professoressa Rollero: «La violenza di genere è un problema di salute pubblica che non riguarda solo la vittima o l’autore della molestia, ma anche un contesto che dovrebbe essere capace di riconoscere le vio-

Uscire dalla spirale della violenza è possibile. Nessuna donna deve sentirsi sola perché i centri antiviolenza possono aiutare chi è vittima di molestie o forme di sopraffazione, senza giudicare e in un ambiente sicuro». Silvia Sinopoli e Fabiana Balestro Cottino coordinano gli sportelli antiviolenza rispettivamente di Emma Onlus e Telefono Rosa all’interno dell’Università di Torino. Sono luoghi in cui la vittima può raccontare la propria esperienza, vissuta sia all’interno sia al di fuori dell’Ateneo, e ricevere consigli e sostegno psicologico. UniTo mette a disposizione gratuitamente quattro centri contattabili telefonicamente o via mail per fissare un incontro in presenza. Le stanze d’ascolto sono riservate, per motivi di privacy. Degli sportelli Emma uno si trova al Campus Einaudi e uno a Palazzo Nuovo, invece, di quelli gestiti da Telefono Rosa uno si trova presso la Scuola di Management ed Economia e l’altro al Campus di Agraria e Veterinaria di Grugliasco.

Silvia è un’avvocata che dal 2019 gestisce i centri Emma in collaborazione con l’università. Fabiana è giurista e psicologa, che in Telefono Rosa si occupa di sostegno psicologico alle donne offese dalla violenza maschile. I due sportelli lavorano in modo simile. Il percorso parte dal primo ascolto in cui si fa conoscenza con l’operatrice e si racconta la violenza subita e poi prosegue con incontri periodici in cui si aiuta la vittima a prendere coscienza della propria situazione. È la donna a scegliere successivamente se intraprendere un percorso psicoterapeutico oppure se essere sostenuta per vie legali, le cui spese sono coperte interamente da fondi pubblici. La prima fase, tra il contatto con il centro e l’appuntamento, è quella più diffici-

le violenze segnalate in ateneo nel 2024

gli sportelli attivi

l’anno di entrata in vigore del regolamento IN NUMERI

Viaggio negli sportelli antiviolenza di UniTo

le, raccontano le operatrici. «Capita che le vittime ci contattino dopo aver subito la violenza, ma poi facciano un passo indietro, scegliendo di non presentarsi all’appuntamento». Questo perché è facile ricadere nella spirale di un amore corrotto. «A volte c’è una rete familiare o amicale che spinge a non denunciare. Altre volte la vittima torna con il maltrattante e ha vergogna del giudizio altrui. Noi operatrici e psicologhe non giudichiamo le scelte, siamo qui per aiutare», sostengono entrambe.

Lavorare in un centro antiviolenza è molto duro dal punto di vista emotivo perché non tutte le storie hanno un lieto fine. «La maggiore difficoltà la avverto quando una sentenza non riconosce l’abuso subito e il maltrattante viene assolto. Dopo il percorso di presa di consapevolezza, dopo che grazie al nostro contributo una persona sceglie di denunciare, magari viene

riconosciuta solo una minima parte di quello che la vittima ha subito. Questa è la parte più faticosa» sottolinea Silvia. Secondo Fabiana bisogna agire prima che le violenze si verifichino: «C’è una carenza a livello educativo, sia nella famiglia sia nella scuola. Accogliamo minorenni che riferiscono di aver subito molestie da parte di conoscenti. Oggi le quindicenni che si approcciano a relazioni sentimentali riferiscono di aver già subito abusi». I centri antiviolenza sono oggi più che mai essenziali. «Quello che mi motiva a fare questo lavoro è immaginare di lasciare delle donne sole di fronte a molestie e giudizi esterni. È per questo che non possiamo mollare, dobbiamo essere solidali» dice Silvia. Per Fabiana, «è normale provare sensi di colpa e paura all’interno di una relazione abusante. Ma non bisogna vergognarsi. Gli sportelli esistono proprio per aiutare senza giudicare».

L’APPUNTAMENTO DEL 25 NOVEMBRE

Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal furono tre sorelle che negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso si batterono per la libertà del proprio Paese, la Repubblica Dominicana. Le sorelle Mirabal, soprannominate “Mariposas”, decisero di impegnarsi nell’attivismo politico, denunciando gli orrori e i crimini della dittatura del generale Rafael Trujillo. Ma il 25 novembre 1960 le tre sorelle vennero torturate e uccise dai sicari di Trujillo e i loro corpi furono gettati in un dirupo per simulare un incidente. Nessuno credette alla loro morte accidentale e l’indignazione tra i concittadini sollevò un moto di orrore sia in patria sia all’estero, ponendo gli occhi del mondo sulla cultura machista che non tollerava di riconoscere alle donne l’occupazione di uno spazio pubblico e politico. Pochi mesi dopo il loro assassinio, il generale

Trujillo fu ucciso e il suo regime cadde. È in ricordo di Patria, Maria Teresa e Minerva che il 25 novembre è stato scelto come Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’Onu l’ha adottato con un’apposita risoluzione nel 1999, definendo violenza contro le donne “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”. Le scarpe e le panchine rosse sono i simboli di questa giornata. Il colore del sangue è associato alla violenza, ma rappresenta anche la battaglia contro i maltrattamenti e i femminicidi.

di Nicolò Corbinzolu
CREDIT: NICOLÒ CORBINZOLU
CREDIT: ILARIA FERRARESI
CREDIT. CHIARA ROLLERO
La Giornata contro la violenza sulle donne

I Grandi eventi fanno grande Torino

L’assessore Carretta: «Coinvolgimento dei cittadini e tavoli di lavoro, è il nostro modello»

C’è un modello che rappresenta la città, che è il modello Torino. Fatto di tavoli, di proposte, di soluzioni che si aggiungono a eventi già di per sé sensazionali. Le Nitto Atp Finals sono un appuntamento sportivo straordinario, ma ciò che succede in città è qualcosa che in altre non riescono a mettere in campo. Come le interazioni con i musei, i talk, gli spettacoli, la notte del tennis, il closing party, l’opening, il blue carpet». Così Domenico Carretta, assessore ai Grandi eventi, sottolinea l’unicità di Torino, ripercorrendo la stagione 2025 delle manifestazioni cittadine.

Siamo in pieno Torino Film Festival. Che ruolo ha rispetto agli altri eventi?

«Il Tff deve avere tutte le cure essendo, anche per la longevità, uno dei fiori all’occhiello di questa città. È nato con il nome di Torino Film Giovani da un’intuizione di Gianni Rondolino, uno dei primi ad avere una cattedra di Storia e critica del cinema, quindi nasce come scouting. Sta ottenendo anche riconoscimenti internazionali con presenze come Sharon Stone o Spike Lee. Figure che danno un grande ritorno alla città e sostanza alla manifestazione. Il Torino Film Festival si caratterizza per la sua specificità di festival di ricerca, tutto ciò che arriva per renderlo più riconoscibile è positivo».

Come valuta la stagione 2025 dei grandi eventi a Torino?

«Lo sforzo più grande era organizzare il calendario partendo da alcuni punti fermi come il Salone del Libro, il C2C Festival o il Kappa FuturFestival e introducendo novità come il pre mondiale di volley, il Tour de France e la Vuelta. Ci sono stati elementi che hanno messo a dura prova tutta la macchina organizzativa, ma posso dire che il risultato, anche a giudicare dalle presenze e dai ritorni, è stato più che eccellente. Il prossimo anno cercheremo ancora di migliorarci portando delle novità nel palinsesto cittadino. Non ci limitiamo solo a ospitare, ma organizziamo anche attività parallele. Per esempio, nel caso del Giro d’Italia, allestendo una serie di programmazioni, tutte a tema ciclismo proprio per costruire una narrazione più compiuta. Si tratta di un modello Torino che rivendichiamo, fatto di più sguardi e di un coinvolgimento totale della città».

Il tessuto cittadino viene coinvolto nella pianificazione del calendario?

«Assolutamente. Il tavolo regia si convoca a gennaio, si illustra il programma e ci si organizza. L’albergatore si prepara a creare le condizioni per cui l’evento abbia un’ospitalità accompagnata, lo stesso avviene per

LUCI D’ARTISTA L’installazione di Nicola de Maria in piazza Carlo Emanuele II

la ristorazione, mentre le guide turistiche adeguano i loro tour. Sono tutti coinvolti e tutti hanno contezza un anno prima di quello che succederà. Quando si costruisce un evento bisogna partire soprattutto da chi abita un luogo, per fare in modo che percepisca una crescita e non un fastidio. Soddisfare tutti è complicato perché bisogna tenere in considerazione tante esigenze, ma cerchiamo di farlo e di portare a casa dei risultati».

Il lavoro degli ultimi anni ha contribuito a rafforzare l’immagi-

Dal

ne della città?

«Torino sta godendo di nuovi riflettori che si sono accesi grazie ai grossi eventi in città, per questo bisogna fare in modo che tutto vada nella stessa direzione. Il lavoro organizzativo parte anche dalla conferma di appuntamenti che, arrivando a Torino, restano sorpresi dalla professionalità che mettiamo in campo e, per questo, tornano per più anni. Vale per le Nitto Atp Finals: se adesso si parla di Italia è perché c’è stato un modello Torino che ha contribuito a renderlo un evento sempre più importante».

Da Muccino a Garrone, passando per Chazelle e Larraìn: nel corso degli anni il Torino Film Festival è diventato il trampolino di lancio di molti pilastri dell’industria contemporanea. Nato come Festival Internazionale Cinema Giovani, si è sempre distinto per una particolare attenzione verso il cinema emergente e i suoi autori. La vocazione per le opere prime e le pellicole indipendenti ha reso il Festival torinese un laboratorio creativo dove, grazie allo spazio dedicato a nuovi linguaggi e sperimentazioni, numerosi registi ormai affermati hanno trovato la vetrina ideale per farsi conoscere. È il caso di Gabriele

Muccino, oggi accreditato ambasciatore del cinema italiano all’estero, che esordì alla regia nella 16esima edizione del Festival con “Ecco fatto”. La commedia, interpretata da due giovani attori destinati a conquistare il pubblico italiano, Claudio Santamaria e Giorgio Pasotti, precede di otto anni l’uscita de “La ricerca della felicità” che ha conferito a Muccino fama internazionale. Nel 1996, Matteo Garrone debuttò con il lungometraggio “Terra di mezzo”, presentato fuori concorso al Tff. Per poi tornare nel 1998 con “Ospiti”, la sua opera seconda. Il Festival conserva il merito di aver riconosciuto il talento del regista anticipando di anni il successo di “Gomorra” e, più recentemente, di “Io capitano”. Ma i grandi dell’industria cine-

IL PROGRAMMA

Torino Film Festival: la 43a edizione tra pellicole d’autore e star system

La 43ª edizione del Torino Film Festival (Tff), in programma dal 21 al 29 novembre 2025, celebra ancora una volta le opere originali e indipendenti, non dimenticando il suo animo più glamour. Oltre alle numerose anteprime in programma, Torino è infatti pronta a ospitare personalità del calibro di Terry Gilliam, Vanessa Redgrave e James Franco, insieme a eccellenze del cinema italiano come Stefania Sandrelli, Sergio Castellitto e Barbara Bobulova.

Sotto l’egida del Museo Nazionale del Cinema, presieduto da Enzo Ghigo e diretto da Carlo Chatrian, con la direzione artistica di Giulio Base, il Tff presenta 120 film, di cui 16 cortometraggi, selezionati tra più di 5mila titoli e suddivisi nelle tre sezioni di concorso (lungometraggi, documentari e cortometraggi) e nelle tre sezioni non competitive (Fuori concorso, Zibaldone e Retro-

spettiva). Il comitato di selezione firma quindi un programma bandiera dell’identità del Festival: una miscela di «ricerca, libertà e scoperta» per citare le parole del direttore Chatrian. La manifestazione rende inoltre omaggio a Paul Newman, a cui è dedicata la retrospettiva di questa edizione nel centenario dalla nascita della star hollywoodiana. Tramite la riproduzione di ventiquattro titoli che ne ripercorrono l’iconica carriera, il Tff celebra uno degli attori più amati della storia del cinema. Il Teatro Regio di Torino, luogo-simbolo della città, ospita le cerimonie di inaugurazione e chiusura, entrambe presentate dall’attrice Laura Chiatti e dal direttore Base. A loro spetta anche la consegna delle “Stelle della Mole”, prestigiosi riconoscimenti del Tff che incoroneranno sette protagonisti del cinema mondiale tra cui Juliette Binoche, Jacqueliine Bisset, Daniel Bruhl e Claude Lelouch.

matografica italiana non sono gli unici a essere passati per Torino. Personalità illustri da tutto il mondo hanno confermato il rilievo dell’anima internazionale del Festival.

A questo proposito, vale ricordare l’esordio di Damien Chazelle, che nel 2009 presentò “Guy and Madeline on a Park Bench” proprio nel capoluogo piemontese. Il regista ha raggiunto poi un successo globale con “Whiplash” e “La La Land”, che nel 2017 gli è anche valso l’Oscar alla regia. Il Tff ha inoltre avuto l’onore di ospitare Jane Campion, due volte premio Oscar per “Lezioni di piano”

MATTEO GARRONE Regista di “Dogman” e “Pinocchio”

e “Il potere del cane”, in occasione della consegna del premio Stella della Mole al Museo Nazionale del Cinema. Tra i registi internazionali di spicco, bisogna infine citare Pablo Larraìn, vincitore del Torino Film Festival nel 2008 con “Tony Manero” e presidente di giuria del concorso principale nel 2017. La combinazione tra l’attenzione per i giovani emergenti e l’apertura internazionale è stata la chiave vincente del Festival, che si configura oggi come un punto di riferimento essenziale per chi il cinema lo fa e lo ama.

C. P.

LA STRUTTURA

Qualità della vita e benessere: il Centro di medicina di UniTo

Rainoldi: «Lavoriamo per la salute degli studenti»

IN SINTESI

È pensato per il benessere di tutti

Offre visite a prezzi agevolati agli studenti

Quasi il 50 per cento degli utenti è legato a Unito

Èun luogo «pensato per il benessere di tutti» e sta diventando, insieme alla Struttura Universitaria Interdipartimentale per le Scienze Motorie (Suism), «un “Lab” che può catalizzare, con altre realtà come il dipartimento di Psicologia, le azioni per il benessere nei confronti degli utenti dell’Università. E questo significa anche massimizzare la visibilità del Centro agli occhi degli studenti». Così il professor Alberto Rainoldi, direttore del Suism di UniTo, descrive il Centro di medicina preventiva e dello sport dell’Università di Torino.

Uno degli obiettivi è il miglioramento dello stato fisico degli studenti. La struttura «raccoglie ovviamente molti dati e molte informazioni che possono diventare oggetto di ricerca da parte dei docenti. Ci sono circa venti persone che lavorano qui e che si occupano di sport, di benessere e di salute, intesa non da un punto di vista clinico. Non siamo medici: siamo persone che cercano di usare la scienza per dimostrare che si possono fare delle cose per migliorare lo stato di salute, a partire dal cambiamento degli stili di vita».

Il Centro era nato per erogare servizi in ambito medico agli studenti fuori sede che, come ricorda il professore, si trovavano in una condizione di difficoltà, non avendo un medico di base e non conoscendo bene la città. Inizialmente si trovava in piazza Bernini, poi, due anni fa, si è trasferito in via Marenco, negli ex uffici de la Stampa. Il Centro si rivolge innanzitutto alla popolazione universitaria, offrendo servizi specialistici di prevenzione, diagnosi e terapia a prezzi agevolati, ma è anche aperto a clienti esterni all’Università, che però pagano le tariffe intere.

La struttura sanitaria opera «come fosse un poliambulatorio: i servizi sono a 360 gradi» e spaziano dalla ginecologia all’oculistica, passando per medicina dello sport, fisioterapia e fisiatria. «Abbiamo un servizio completo che può essere utilizzato da chiunque» anche se - spiega il professor Rainoldi - l’attività della struttura è pensata principalmente per gli utenti di UniTo, per cui «c’è uno sconto piuttosto forte che ne giustifica e facilita la partecipazione». Infatti, a oggi, secondo quanto riporta il direttore del Suism, quasi il 50 per cento degli utenti è legato all’ambiente universitario, tra studenti, parenti, docenti e personale

LE STRUTTURE DEL CENTRO Gli interni del centro di via Marenco

tecnico. Lo scopo è «fare in modo che sempre più studenti e professionisti di UniTo lavorino qui e non vadano a svolgere la loro attività privatamente altrove».

Tuttavia, non è sempre stato così.

LE VISITE AL CENTRO MEDICO L’ingresso della palestra di fisioterapia del Centro

Pur essendo «una struttura, di fatto, dell’Università di Torino», il Centro in passato non aveva «una grande percentuale di utenti dell’Università, che invece oggi sta crescendo molto». Questa crescita sarebbe dovuta, afferma il professore, alla recente decisione di UniTo di inserire nel piano strategico alcune linee guida che impegnano la governance a intervenire per potenziare lo stato di salute degli studenti: c’è stato un «cambio di atteggiamento, di interesse, e di energia da parte dell’Università sui temi legati al benessere. Con l’amministrazione precedente del professor Geuna e adesso con la

professoressa Prandi, UniTo ha deciso di investire molto nella ricerca del benessere per gli studenti e per il personale».

L’idea alla base della visione della struttura è monitorare lo stato fisico del paziente secondo parametri scientifici per avere un impatto concreto sulla qualità della vita della popolazione studentesca: «quello che vogliamo fare - conclude il professore - è misurare le condizioni prima e le condizioni dopo per dimostrare che effettivamente lo sforzo fatto nel cambiare lo stile di vita ha un ritorno in termini quantificabili».

Healthy Campus, certificazione di eccellenza

A100 gli obiettivi fissati dal progetto Healthy Campus

92 quelli raggiunti da Unito

5

gli anni impiegati da Unito per arrivare al livello platinum

gennaio 2025 l’Università di Torino ha raggiunto il livello “platinum” nell’ambito del progetto Healthy Campus, un’iniziativa ideata dalla Federazione Internazionale degli Sport Universitari (Fisu): coinvolge circa 200 atenei di tutto il mondo che si sono dati 100 obiettivi di salute. L’adesione al progetto, ufficializzata nel 2020, figura tra le azioni intraprese durante il rettorato di Stefano Geuna per investire nel benessere degli studenti. Per raggiungere la fascia più alta del ranking, Unito ha soddisfatto ben 92 dei 100 criteri fissati da Fisu. Questi spaziano dall’attività fisica al rispetto per l’ambiente passando, tra le altre cose, per nutrizione, salute mentale e questioni di genere. L’idea alla base del progetto di Fisu è intervenire sul benessere degli

studenti, promuovendo l’adozione di stili di vita corretti. Man mano che gli obiettivi prefissati vengono raggiunti, il posizionamento dell’Università nei ranking migliora. La rapidissima crescita di Unito è stata resa possibile dall’impegno della governance «in tutta una serie di azioni che coprono la disponibilità di strutture, iniziative legate allo sport, ma anche alla nutrizione, agli stili di vita, alla cura e alla prevenzione di patologie – spiega il professor Rainoldi -. Per essere coerenti con questa visione sono state intraprese azioni di welfare e di benessere nei confronti degli studenti e del personale: abbiamo iniziato con un progetto che si chiama Wellness at Unito dedicato al personale tecnico-amministrativo e ai docenti», successivamente esteso a tutti gli studenti.

Il Centro di medicina preventiva

di via Marenco ricopre un ruolo fondamentale nell’ambito di questa iniziativa. «Si è proseguito con un progetto rivolto agli studenti che – racconta il professore - offre alle persone la possibilità di venire qui e di ricevere gratuitamente una visita medica, una valutazione psicologica e una valutazione antropometrica e della loro aderenza alla dieta mediterranea». Dopodiché i professionisti che operano nella struttura valutano le capacità fisiche del paziente tramite un sistema basato su sei parametri: «Si ottiene un valore che dice se ti trovi esattamente nella media rispetto alla popolazione di riferimento, un po’ sotto o un po’ sopra. I nostri esperti, cioè i laureati in chinesiologia, dicono al paziente che cosa può cambiare nel suo stile di vita per migliorare quei parametri. Quindi – conclude Rainoldi - è un processo di educazione, ma anche di coaching».

GLI APPUNTAMENTI

Caravaggio rivive con Bolle

Luci e ombre dei quadri di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, prendono vita nella danza di Roberto Bolle. Il ballerino porta sul palcoscenico un balletto ispirato all’irrequieto pittore del Cinquecento, le cui tele in chiaroscuro fanno da scenografia. Sfondo su

cui Bolle e la sua squadra artistica sono in grado di scolpire ed esaltare la muscolatura umana, grazie a sapienti giochi di luci. La coreografia è di Mauro Bigonzetti, le musiche di Bruno Moretti su partiture di Claudio Monteverdi.

27, 28 e 29 novembre - Teatro Regio di Torino

Le stelle del pop italiano arrivano a Torino. Da Rkomi a Elisa, da Coez a I Cani. A inaugurare la settimana della musica sarà Rkomi, martedì 25 novembre al Teatro Colosseo, tappa di una tournée che attraversa i principali palcoscenici italiani. Elisa accenderà

l’Inalpi Arena venerdì 28, chiudendo nel capoluogo piemontese il suo tour nei palazzetti di tutta Italia. Sempre all’Inalpi, sabato 29 ci sarà Coez. Al Teatro della Concordia di Venaria arrivano I Cani per una doppia data: il 30 novembre e l’1 dicembre.

Dal 25 novembre all’1 dicembre - Torino e Venaria

Arte, scienza e tecnologia alle Ogr

“Visioni Quantiche, Sogni Elettrici”. Fino al 10 maggio 2026, nel cuore delle ex Officine Grandi Riparazioni due mostre internazionali che intrecciano arte, scienza e tecnologia. “We felt like a star dying” di Laure Prouvost, un’installazione multisensoriale tra immagini, suoni e profumi, frutto dell’incontro con il filosofo Tobias Rees e lo scienziato Hartmut Neven, esplora il calcolo quantistico e il nostro rapporto con la realtà. Il progetto, presentato per la prima volta a febbraio 2025 negli spazi di

Kraftwerk a Berlino, è esposto al Binario 1 delle Ogr. La collettiva “Electric dreams. Art & Technology Before the Internet”, co-prodotta con la Tate Modern, dal Binario 2 delle ex officine ripercorre oltre quarant’anni di sperimentazione artistica-tecnologica antecedente all’era Internet. Entrambe le mostre affrontano il rapporto tra tecnologia e creatività, a partire dalle prime sperimentazioni del secondo Novecento fino alle odierne ricerche sul calcolo quantistico e sull’intelligenza artificiale.

Una Mole di Panettoni

Torino torna capitale della grande pasticceria con “Una Mole di Panettoni”. Sarà la quattordicesima edizione del concorso dedicato al dolce di Natale per eccellenza. La nuova categoria “Panettone al Cioccolato”, si affian cherà alle tre tipologie classiche: Scuola

e

piemontese, Scuola milanese e Panettone creativo. Un appuntamento che unisce competizione, degustazioni e valorizzazione delle eccellenze agroalimentari regionali. Trenta i maestri lievitisti selezionati, provenienti da diverse regioni italiane.

Luci d’artista, il Natale è già qui

Valeria Schroter

TIl 22 novembre al Teatro Eugenio Fassino di Avigliana va in scena l’ultima replica di “Le Prénom. Cena tra amici”. L’appuntamento fa parte della terza edizione di Teatro no limits, lo spettacolo accessibile anche per il pubblico non vedente e ipovedente. “Le Prénom”

racconta una serata a casa di due professori, tra amicizia, rancori e legami profondi. La rassegna di spettacoli audiodescritti si compone in totale di 13 titoli e proseguirà fino al 17 aprile, tra prosa, danza e circo contemporaneo.

IL COLOPHON

Futura è il periodico del Master in Giornalismo

“Giorgio Bocca” dell’Università di Torino

Registrazione Tribunale di Torino

numero 5825 del 9/12/2004

Testata di proprietà del Corep

Direttore Responsabile: Marco Ferrando

Segreteria di redazione: Sabrina Roglio

Progetto Grafico: Nicolas Lozito

Impaginazione: Sabrina Roglio

orna a Torino un appuntamento ormai imperdibile per chi ama l’arte contemporanea e le atmosfere urbane trasformate dalla luce. La 28a edizione di Luci d’Artista illuminerà la città fino all’11 gennaio 2026, anche con quattro nuove installazioni. Fin dalla sua nascita nel 1998, Luci d’Artista ha fatto di Torino un vero e proprio museo a cielo aperto: vie, piazze, cortili e parchi diventano scenari per installazioni luminose pensate da artisti italiani e internazionali. Da subito l’obiettivo va oltre le celebrazioni natalizie: si vuole creare una collezione pubblica, espressione di «una cultura alta capace di comunicare con tutti», come affermava Fiorenzo Alfieri, ideatore della manifestazione. Curata da Antonio Grulli e realizzata da Fondazione Torino Musei, anno dopo anno Luci d’artista ha conquistato una dimensione più ampia, diventando un laboratorio di ricerca e sperimentazione sulla luce e sullo spazio urbano. Le installazioni si ramificano in tutta Torino: dal Giardino Reale basso a piazza San Carlo, dal Museo Regionale di Scienze Naturali al Grattacielo della Regione Piemonte, ogni luogo diventa palcoscenico di un dialogo tra architettura, luminosità e percezione. Per questa edizione, segnaliamo un progetto speciale di Philip Glass in collaborazione con Patti Smith e il collettivo Soundwalk collective, ospitato nella corte esterna di Ogr Torino. Ai Giardini Reali, invece, si può ammirare l’opera al neon di Tracey Emin, “Sex and solitude”. Entrambe le installazioni sono state donate alla città di Torino dalla Fondazione arte Crt in occasione del suo 25° anniversario. «Le opere testimoniano la volontà della Fondazione di promuovere meraviglia e partecipazione - ha dichiarato la presidente di Crt Anna Maria Poggi -. Con Luci d’Artista vogliamo continuare a proiettare Torino tra le capitali europee dell’arte e della creatività contemporanea».

Redazione: Leonardo Becchi, Simone Bianchetta, Lorenzo Borghero, Vittoria Brighenti, Bianca Caramelli, Caterina Carradori, Nicolò Corbinzolu, Giovanni D’auria, Beatrice Galati, Mattia Giopp, Luca Marino, Pietro Menzani, Anna Mulassano, Andreea Alexandra Onofreiasa, Marco Papetti, Sofia Pegoraro, Cecilia Perino, Virginia Platini, Matteo Revellino, Valeria Schroter.

Ufficio centrale: Sandro Bocchio, Emanuele Franzoso, Luca Indemini, Paolo Piacenza, Matteo Spicuglia, Maurizio Tropeano.

Contatti: giornalismo@corep.it

Teatro senza barriere
I big della musica a Torino
28, 29
30 novembre - Hotel Principi di Piemonte di Torino
Fino al 17 aprile - Piemonte
Fino al 10 maggio - Officine grandi riparazioni, Torino
FOTO DI OGR TORINO

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FUTURA 21 novembre 2025 by Futura - il giornale del Master in Giornalismo di Torino - Issuu