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Anno 16 - n.95

FURETTOMANIA INFORMA

SETTEMBRE OTTOBRE 2015

PERIODICO BIMESTRALE DI INFORMAZIONE MUSTELIDE riservato ai soci di Furettomania ONLUS

SETTEMBRE OTTOBRE 2015 LA PROSSIMA USCITA

10 NOVEMBRE

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2 SOMMARIO-REDAZIONE-DIRETTIVO NEWS 3 EDITORIALE 6 FORSE NON TUTTI SANNO CHE... 10 DICA POT POT 12 PARENTI MUSTELIDI 17 MOLTO RUMORE PER NULLA 21 PROVATO PER VOI 22 GRAN BAZAR 23 FOCUS ON: LO STAFF&I SOCI RACCONTANO 31 BRICOFERRET 33 ADOZIONI 37 IL PONTE DELL'ARCOBALENO 39 IL FUROSCOPO 41 PASSAPAROLA: IL PROSSIMO EVENTO 43 PASSAPAROLA: LA CAMPAGNA DEL MESE 44 VOLONTARI IN FM 45 RESPONSABILI FM-CARTA AZZURRA SERVIZI

Condividiamo con voi il comunicato stampa di Furettomania ONLUS del 09/06/15 per la denuncia di un negoziante. A questo link potrete trovarne i dettagli: http://www.furettomania.it/2015/06/09/co municato-stampa-fm-09-06-15-denunciatoun-negoziante/

Direzione e Supervisione: Consiglio Direttivo Furettomania ONLUS Capo Redattori: Ariela Trovato e Patrizia Puccetti Collaboratori di Redazione: Lo Staff e i Soci Impaginazione e Grafica: Patrizia Puccetti Spedizioni web: Gaia Franzoso

Hanno collaborato a questo numero

FurettoMania Informa Edizioni Furettomania ONLUS Via Petrarca n.12 21012 Cassano Magnago (Varese)

dott. Kiumars Khadivi-Dinboli Medico Veterinario Dott.ssa Silvia Pizzi, Docente Biologia Università degli Studi di Parma, volontaria FM ONLUS Gianmaria Bottazzi& Learca Ganapini Soci FM ONLUS

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Il furetto (Mustela putorius furo) appartiene alla famiglia dei Mustelidi, che comprende altri carnivori come il visone, la puzzola, l’ermellino, la donnola e la lontra. D’altra parte il furetto è a tutti gli effetti una specie domestica, di cui non esiste alcuna forma selvatica (Vinke & Schoemaker 2012). Gli antenati più probabili del furetto sono la Puzzola europea (Mustela putorius putorius) e la Puzzola delle steppe asiatica (Mustela eversmannii). Ma…quale dei due?

DOMESTICAZIONE DEL FURETTO COME

RIPORTATA IN LETTERATURA SCIENTIFICA

Alcuni lavori della metà del secolo cercano di risolvere la questione dell’origine del furetto su base morfologica. Ashton e collaboratori nel 1955 e Tethely nel 1965 descrivono e comparano manto, cranio e dentatura delle 3 specie e di alcuni ibridi notando come nonostante il furetto mostri maggiori somiglianze con la Puzzola europea rispetto a quella asiatica, la variabilità individuale tra furetti e lo scarso numero di campioni reperibili (quasi tutti derivanti da musei di storia naturale) rende questa specie non paragonabile alle specie selvatiche. Ne consegue che solo sulla base morfologica non è possibile valutare l’origine del furetto proprio a causa del lungo processo di domesticazione e della selezione artificiale. In uno studio di filogenesi molecolare *(vedi note) del 2000 è stato costruito un albero filogenetico delle diverse specie di Mustelidi euroasiatici allineando le sequenze di particolari tratti del loro DNA e mettendole in relazione le une con le altre. Ne è risultato che furetto (M.furo), M.putorius e M.eversmannii sono specie strettamente correlate fra loro e formano un unico gruppo rispetto agli altri Mustelidi (donnola, faina, lontra, visone, ermellino). Le 3 specie mostrano solo lievissime differenze di sequenza del DNA (pari a 0.3-0.6%) e la divergenza (separazione) fra queste specie sembra risalire ad un milione di anni fa. Puzzola Europea IMMAGINE CONDIVISA https://commons.wikimedia.org

A cura di Dott.ssa Silvia Pizzi, Docente Biologia Università degli Studi di Parma

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volontaria FM ONLUS


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Sempre a livello molecolare è interessante notare come il numero di cromosomi (= unità strutturale in cui il DNA, associato con specifiche proteine, si organizza all'interno delle cellule) diploide (ovvero in doppia copia, come presente in tutte le cellule del corpo) sia pari a 40 per M.putorius e M.furo, mentre è 38 per M.eversmannii. La struttura dei cromosomi è morfologicamente identica nelle prime due specie, mentre nella M.eversmannii differisce solo per un solo riarrangiamento robertsoniano (ovvero un intero cromosoma si è fuso con un altro in entrambe le copie). Quindi anche sulla base di queste osservazioni non è possibile concludere quale delle due specie di puzzola abbia dato origine al furetto, per quanto sia chiaro che si tratti di un loro parente stretto. La vera difficoltà di interpretare questo tipo di dati consiste nel fatto che vengono analizzati relativamente pochi individui, quando esistono diverse linee di allevamento del furetto domestico, ormai molto diversi fra loro, ma anche diverse sottospecie di mustelidi selvatici (magari piccoli gruppi isolati geograficamente da anni, a causa delle barriere create dall’uomo e della rarità degli individui) ed infine la possibilità di eventi di cross-ibridazione avvenuti più volte nella storia della domesticazione del furetto. In effetti uno studio condotto in Inghilterra ha dimostrato che la popolazione di puzzole residente in Gran Bretagna è divisa in due gruppi dal punto di vista genetico, una più simile alla puzzola vera e propria ed una con caratteristiche più simili al furetto domestico. Si suppone che in seguito al grosso calo di puzzole selvatiche , arrivate vicino all’estinzione prima della Prima Guerra Mondiale, la successiva espansione della popolazione sia dovuta principalmente ad ibridi con furetti domestici scappati. Ed è ben noto che l’ibridazione fra furetti e puzzola europea possa mettere a repentaglio l’integrità genetica della puzzola stessa. Il mistero quindi sulla derivazione del furetto dalla puzzola europea o dalla puzzola della steppa probabilmente resterà irrisolto. Anzi, alcuni autori, proprio basandosi sulle similitudini genetiche e sul fatto che M.putorius e M.eversmannii sono in grado di ibridizzarsi nelle zone dove il loro territorio si sovrappone, è stato persino messo in discussione il fatto che le due puzzole costituiscano realmente specie differenti. Addirittura secondo alcuni autori anche Mustela nigripes (il furetto dai piedi neri del Nord America) può far parte della stessa grande specie, dato che anch’esso può ibridizzarsi con la puzzola europea, producendo prole fertile in cattività. Probabilmente tutti derivano da un’unica specie Olartica e tutti vivevano assieme nel Pleistocene (30/40 mila anni fa) come evidenziato dal ritrovamento di alcuni resti mummificati di M.nigripes e M.eversmannii nella zona corrispondente all’odierno stretto di Bering.

Mustela Eversmannii IMMAGINE CONDIVISA DA http://www.carpathianbas inspecies.eu/12_Mammals %28Mammalia%29/Speci es/Mustela_eversmannii/M ustela%20eversmannii201 8_01_logo_0.html

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*FILOGENESI, ORIGINE DELLE SPECIE, ADDOMESTICAMENTO (modificato da Wikipedia) La filogenetica studia l'origine e l'evoluzione di un insieme d organismi, determinando le relazioni ancestrali fra specie note (vive ed estinte). La filogenesi molecolare ne è una versione avanzata, basata sull'analisi della struttura delle molecole (DNA in particolare): si analizzano informazioni sulle differenze nel DNA che si accumulano durante l’evoluzione della specie e sono alla base delle differenze esteriori, per poi costruire un "albero filogenetico". Organismi strettamente connessi hanno generalmente un alto grado di accordo nella struttura del DNA, mentre il DNA di organismi poco o remotamente legati solitamente mostrano nette differenze. Un albero filogenetico è un diagramma che mostra le relazioni fondamentali di discendenza comune di gruppi di organismi.

Puzzola Europea IMMAGINE CONDIVISA DA https://commons.wikimedia.org Questa rappresentazione è tipica della visione evoluzionistica: lo sviluppo delle forme di vita è avvenuto a partire da un progenitore comune (il tronco o la base dell'albero, altrimenti detta radice), il quale ha dato origine per speciazione a diverse linee di discendenza, fino ad arrivare alle specie attualmente esistenti (le cime dell'albero, altrimenti dette ramificazioni terminali). In un albero filogenetico, ciascun nodo (o biforcazione) rappresenta l'antenato comune più recente dei soggetti che si trovano ai nodi successivi e la lunghezza delle ramificazioni può -o meno- essere correlata al tempo o ai cambiamenti genetici che intercorrono tra di essi. La speciazione (l’opposto di estinzione) è un processo evolutivo grazie al quale si formano nuove specie da quelle preesistenti e risulta dalla selezione naturale e/o dalla deriva genetica, che sono i due motori della evoluzione. Gli individui di una stessa specie si differenziano l'uno dall'altro per caratteristiche genetiche (genotipo) e fenotipiche (cioè morfologiche e funzionali, frutto dell'interazione del genotipo con l'ambiente). La teoria della selezione naturale prevede che all'interno di tale variabilità, derivante da mutazioni genetiche casuali, nel corso delle generazioni successive al manifestarsi della mutazione, vengano favorite ("selezionate") quelle mutazioni che portano gli individui ad avere caratteristiche più vantaggiose in date condizioni ambientali, determinandone, cioè, un vantaggio adattativo in termini di sopravvivenza e riproduzione.

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Gli individui meglio adattati ad un certo habitat si procureranno più facilmente il cibo e si accoppieranno più facilmente degli altri individui della stessa specie che non presentano tali caratteristiche: l'ambiente seleziona le mutazioni più vantaggiose. La specie potrà evolversi progressivamente grazie allo sviluppo di caratteristiche che la renderanno meglio adattata all'ambiente, sino ad una situazione di equilibrio tra ambiente e popolazione che persisterà finché un cambiamento ambientale non innescherà un nuovo fenomeno evolutivo. Se le specie così evolutesi si sposteranno o si troveranno a vivere in un ambiente differente (o verranno selezionate dall’uomo-selezione artificiale), potranno cominciare a selezionare mutazioni differenti, sino a costituire specie differenti dal progenitore comune. Per addomesticamento o meglio domesticazione si intende il processo attraverso cui una specie animale o vegetale viene resa domestica, ovvero abituata alla convivenza con l'uomo e al controllo da parte di quest'ultimo. L’addomesticamento comporta mutamenti nel comportamento, nel ciclo di vita e nella fisiologia/morfologia. La combinazione della selezione naturale ed artificiale ha giocato un ruolo nell'addomesticamento delle varie specie venute a trovarsi a stretto contatto con l'uomo durante i millenni. Con selezione naturale si intende che una mutazione non controllata dall’uomo (casuale) abbia generato individui compatibili con la vita domestica che sono poi stati allevati dall’uomo stesso. La selezione artificiale invece prevede che l’uomo allevi una serie di individui di una specie riproducendo solo quelli che mostrano caratteristiche compatibili con la vita domestica.

Vinke CM & Schoemaker NJ The welfare of ferrets (Mustela putorius furo T): A review on the housing and management of pet ferrets (2012) Applied Animal Behaviour Science: 139,155–168 Ashton, E.H., Thomson, A.P.D., Zuckerman, F.R.S., 1955. Some characters of the skulls and skins of the European Polecat, the Asiatic Polecat and the domestic ferret. Proc. Zool. Soc. Lond. 125 (2), 317–333. Tetley, H., 1965. Notes on British polecats and ferrets. Proc. Zool. Soc. Lond. 155 (1–2), 212–217. Blandford PRS (1987) Biology of the polecat Mustela putorius: a literature review. Mammal Review 17: 155–198 Davison A, Birks JDS, Griffiths HI, Kitchener AC, Biggins D, Butlin RK (1999) Hybridization and the phylogenetic relationship between polecats and domestic ferrets in Britain. Biol Conserv 87:155–161 Kurose N, Abramov AV, Masuda R. Intrageneric diversity of the cytochrome B gene and phylogeny of eurasian species of the genus Mustela (Mustelidae, Carnivora). Zoolog Sci. 2000 Jul 1;17(5):673-9. Youngman, P.M., 1994. Beringian ferrets-mummies, biogeography, and systematics. Journal of Mammalogy 75 (2), 454±461.

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Domesticazione del furetto come riportata in letteratura scientifica estratto 05 2015  

ESTRATTO PUBBLICO SETTEMBRE OTTOBRE 2015

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