Book1 italiano

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SCAVI AL

CON FINE


S C AV I A L C O N F I N E A cura di Sandra Benvenuti Prodotto da ALCHIMIA Gallery Freeport, Maine, U.S.A.

TESTI Franco Donaggio Sandra Benvenuti Monica Beri Italo Zannier Roberto Mutti Denis Curti Mauro Fiorese CREDITI FOTOGRAFICI ©Franco Donaggio CREDITI TESTI ©Gli autori ART DIRECTOR Franco Donaggio RINGRAZIAMENTI Monica Beri / Alchimia Gallery Giampiero Bonacini Sandra Benvenuti Alessandra Lionello Cristina Franzoni Marco Porta, scultore Carlo Manini, scultore


SCAVI AL

CON FINE



SCRITTURE DI LUCE di Monica Beri

La luce è la mia passione. Le forme sinuose, i riflessi che modellano l’ambiente, il design di carattere, mi hanno sempre affascinata. Il mio interesse per il design – soprattutto quello italiano –, è stata la spinta che mi ha condotto ad osservare l’arte con altri occhi, ad allargare i miei orizzonti oltre il piacere, avviandomi inevitabilmente verso la via del collezionismo. E’ stato il fotografo e amico Franco Fontana a condurmi verso un nuovo linguaggio di luce: la fotografia. Da neofita bramavo approfondire, conoscere di più questo fascinoso mondo fatto di luce e ombre, e ne sono rimasta rapita. Ora, anche la fotografia è entrata a pieno titolo nella mia collezione. Non colleziono solo per investimento economico, ma piuttosto per il piacere di ammirare la bellezza, poter osservare nell’intimità della mia casa il più piccolo dettaglio che compone un’opera, dove quasi per magia, ogni giorno mi appare diversa svelandomi sempre qualcosa di nuovo; tutto questo m’incanta, e mi ripaga largamente dei sacrifici fatti per acquistarla. Un giorno Fontana mi invitò ad una sua esposizione, una bipersonale al Museo Civico di Chioggia: Franco Fontana e Franco Donaggio. Prima di allora non conoscevo Donaggio, Fontana ne parlava con toni entusiastici descrivendolo come un autore di rilievo nella fotografia contemporanea e questo mi aveva molto incuriosito. Quando vidi le sue opere in grande formato esposte al museo fui investita dalla grandezza di visione dell’autore. Erano immagini a colori. L’artista rappresentava una città rumorosa e caotica, ma collocava l’uomo in uno spazio intimo e senza veli, privo dell’armatura che il quotidiano gli impone, l’autore lo estraeva dal contesto cittadino e lo situava in complesse e ardite composizioni urbane ricreate con una tale armonia surreale che mi hanno sedotto. Mi affascina come Donaggio osserva e rappresenta le fragilità e i desideri umani, il suo sguardo è acuto, profondo, suggerito, mai urlato. Sono sempre stata ammaliata da come gli artisti anticipino i tempi, da come la loro visione riesca a farci notare altri strati di sensibilità, traducendo in bellezza costruttiva il dolore. Con l’esigenza di scoprire di più su questo affascinante autore, sono andata a trovarlo nel suo studio di Milano. Poter conoscere direttamente un artista che apprezzi, sentire dalla sua voce i motivi che lo hanno spinto a sviluppare un tema che si realizzerà nell’opera, entrare nel suo mondo, ha un valore impagabile. Ho avuto la possibilità non solo di conoscere un artista che mi affascinava ma di ammirare tutto il suo lavoro prodotto in venticinque anni di ricerca, apprendere quali tecniche ha usato per realizzarle. E’ stato incredibile. Mi sono ritrovata in un mondo sconosciuto e straordinario che mi ha indotto non solo ad ampliare la mia collezione, ma a dedicare parte della mia nuova casa in America a galleria d’arte contemporanea. L’importanza di condividere le mie emozioni ed approfondire la conoscenza dell’autore è il motivo per cui ho deciso di produrre questo volume. Ho quindi incaricato la direttrice artistica della mia galleria Sandra Benvenuti, di curare il progetto editoriale e presentare il profilo dell’artista. Lungi dall’essere mera pubblicazione monografica descrittiva di un compendio di opere realizzate nel tempo, tale libro ha più il gusto del racconto alto, della favola artistica, dell’opera omnia mirabolante di un autore che, per sua natura, non può che espandersi scavalcando d’un balzo ogni confine limitante.

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I VOLTI DIVERSI DELLA REALTA’ di Sandra Benvenuti

Se pensiamo al surrealismo, le straordinarie composizioni di Magritte, De Chirico o Dalì ci appaiono immediate, opere che tutti conosciamo e apprezziamo. In pittura, gli artisti che sperimentano la corrente surrealista è ben nota, in fotografia, molto meno. Ma che cos’è il Surrealismo? In Enciclopedia: Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto o in qualunque altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Il surrealismo s’ispira all’inconscio dell’uomo, ritenuto come il grado più profondo e più vero della realtà, si fonda sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale. Grandi maestri hanno saputo rappresentare il sogno quale frutto di un pensiero libero e senza filtri, e attraverso la loro arte ci hanno spinto a vedere il mondo con occhi diversi. La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione – René Magritte – Ma se questo concetto è evidente nella scrittura o nella pittura, stranamente fatica ad esserlo anche in fotografia. Man Ray, tra i primi fotografi della storia ad aver abbracciato la corrente surrealista, che tra le varie discipline artistiche elesse la fotografia quale mezzo espressivo a lui più congeniale, affermava: la fotografia non è l’arte! La fotografia è un’invenzione non dell’apparecchio ma della mente. Infatti, tutto nasce nell’occhio dell’artista, dove il pensiero si sovrappone all’immagine e la modifica liberamente. Molti sono i fotografi dilettanti o i professionisti che adoperano la macchina fotografica, i quali, senza questo strumento sempre più complesso si sentirebbero svestiti. Ma come fu per Man Ray ora è per Franco Donaggio: la loro operazione è puramente dialettica, in cui la macchina fotografica è solo un pretesto, un aggeggio trascurabile capitato quasi per caso nel loro gioco intellettuale della tessitura di trainanti concetti mentali. Facendo infatti un salto nel tempo, vediamo che il lavoro di Franco Donaggio si nutre della stessa linfa surreale di Man Ray, con frequenti rimandi al metafisico. Donaggio, artista decisamente controcorrente, è un autore che è stato scelto dalla fotografia ma non ostacolato dallo strumento, nella sua immagine non appare mai una trasposizione della realtà ma una sua ipotesi, un suggerimento cerebrale che magistralmente trasporta su carta, rappresenta un reale diverso da come normalmente ci appare, rivelando qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio. Nelle opere dell’autore anche i luoghi, per quanto realistici, assumono una valenza onirica, dove emerge la composizione, il segno, l’assenza di rumore. Nei suoi progetti, sembra che la stessa fotografia, pur sostenuta da una tecnica rigorosa e matura, si faccia da parte per lasciare all’osservatore la facoltà di vedere. Osservando le opere dell’artista, la valutazione logica suggerisce la fotografia come tecnica di base, ma quella istintiva indica ben altro, cammina sul percorso autonomo di un viaggio lungo suggestioni sconosciute, ma spesso imponenti. Il messaggio che Donaggio comunica nelle sue opere appare evidente in tutti i suoi lavori; da Metaritratti a Sedimenti. Il suo tratto è deciso, elegantemente compiuto nel creare lavori straordinari che trasformano in sogno il quotidiano. Perché in questo sta il genio dell’artista: con lo scatto non cattura un’immagine certa ma la sostituisce con un’immagine molto più personale, dove attraverso l’uso sapiente di una prospettiva verosimile che destabilizza, l’autore rende reale l’irreale, spingendoci a scavare sotto la superficie per scoprire una realtà molto più affascinante di quanto non appaia.

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Arrivo dalla provincia degli anni Sessanta. Sono cresciuto nella felice era dei Beatles, dei Pink Floyd, Stanley Kubrik, Asimov, Avedon, Hiro, scivolando con questo bagaglio nel nuovo mondo della fotografia, lungo un inebriante percorso di scoperta che già da allora segnò positivamente la mia esistenza. Iniziai giovanissimo, da autodidatta. Mi avviai dapprima alla professione con la pubblicità e la moda, poi con l’arte fotografica,vivendo un lungo periodo di fermento positivo non ancora terminato. Con la maturità ho sentito l’esigenza di dirigere la mia ricerca in un’unica direzione, non solo rivolta alla bellezza estetica ma soprattutto alla conoscenza interiore, seguendo i nuovi filamenti di una profonda radice cresciuta nel mio intelletto in un bacino di spiritualità fino ad allora inesplorato. Perciò ho deciso di dare titolo a questo libro Scavi al Confine, pensando un confine violato, dove il senso del limite dipende solo da noi. Iniziai un’instancabile sperimentazione artistica, prima con la fotografia analogica e poi con quella digitale. Grazie alla pratica rigorosa di queste tecniche, ho iniziato un nuovo e profondo percorso introspettivo che mi ha permesso di vedere la realtà convenzionale come punto di partenza per immaginarne altre, molto personali, molto più vere. In quel contesto ho provato un’inattesa coscienza di rinascita e di maturazione che mi ha indicato la strada per arrivare a raccontare ora con testi e progetti la mia storia. La mia fotografia è plasmare sogni, visioni e materia come la creta dello scultore. Penso lo scatto come il mattone che insieme ad altri forma il mio senso del mistero.

Franco Donaggio

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Opere

1995 2015 Metaritratti Stazione Reflections Prima del Giorno Sculptures

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META RITRATTI

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Informazioni tecniche Metaritratti è un progetto fotografico analogico, realizzato tra il 1995 e il 1996. La serie è composta da 32 stampe in edizione limitata: edizione di 25, gelatin silver 40x50 cm. virate al selenio, stampate, numerate e firmate sul retro dall’autore. stampe ad esaurimento: pigment prints 40x50 cm. – a chiusura edizione –

II artist’s proof.

*** L’intero progetto è stato realizzato con riprese multiple sulla stessa pellicola piana – negativo bianco e nero 10X12 cm. – Sono state utilizzate due camere a banco ottico, spesso con apposite maschere applicate in ripresa; una per la duplicazione del soggetto ritratto in diacolor 6x7 cm. e l’altra per la ripresa dello sfondo creato con carta disegnata a carboncino o con sovrapposizioni di ritagli di carta appoggiati su schermo opalino retroilluminato.

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NASCITA DI UN SOGNO di Sandra Benvenuti

Il percorso professionale di Donaggio inizia nel campo della pubblicità e della moda. Fin dai primi servizi l’autore ha trovato una firma espressiva che lo rendeva unico per le sue foto visionarie. Poi, con la maturità artistica, l’impulso di andare oltre divenne una necessità. Affascinato inizialmente dalle potenzialità estetiche alimentate da nuove dinamiche nella sperimentazione, l’autore studia la relazione tra la profondità della psiche umana e la teoria dell’inconscio, e si avvia verso la sua prima esperienza nel campo della fine art realizzando nel 1995 un lavoro che non a caso intitola Metaritratti. L’autore chiede ad amici e conoscenti di posare per lui: il suo intento è quello di rappresentare l’io interiore, non con ritratti fedeli o lusinghieri, ma di collocare i soggetti ripresi fuori dal loro presente. In questa serie di ritratti Donaggio stacca il personaggio da se stesso e lo rivolge verso l’infinito, verso la proiezione ideale di un’immagine e uno spazio sempre più grande. Dietro alle riconoscibili fisionomie appare la recitazione: questi personaggi non stanno mentendo, sono attori che improvvisano una commedia senza trucco, inconsapevoli della loro finzione ma consapevoli dell’illusione. Per realizzare Metaritratti l’artista non utilizza i tradizionali fondali fotografici ma inventa scenografie per l’occasione utilizzando un semplice foglio bianco f.to A4 che ritaglierà o disegnerà a carboncino per abbinarlo in doppia esposizione ad hoc per ogni ritratto. Ogni singola opera che Donaggio compone è un progetto, un racconto dove non esistono abiti di scena, ma permane il soggetto-anima, avvolto dai segni dell’artista in una visione pura che seduce. Nel 1995 l’uso della tecnologia digitale era appena agli albori. A quei tempi l’autore utilizzava fotocamere analogiche, infatti, Metaritratti è stato realizzato con fotocamere a banco ottico di grande formato, ma nonostante la rigida tecnica di allora, la purezza creativa di Donaggio non è stata intaccata, anzi, per l’artista è stata una sfida da vincere all’insegna del pragmatismo. Il complesso e laborioso processo tecnico utilizzato per la realizzazione di Metaritratti gli ha permesso di ricevere una spinta priva di limiti espressivi che lo ha diretto con maggiore determinazione verso la sperimentazione pura e la direzione di un linguaggio che ancora oggi lo contraddistingue.

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META RITRATTI

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Amo i viaggi del pensiero, la sublimazione dell’immaginario, tutte le strade che attraverso l’arte conducono a nuove mete. Metaritratti è figlio della notte; una caduta libera nei miei luoghi interiori, lungo zone d’ombra che cercano il loro respiro nel tempo tra crepuscolo ed alba, tra brandelli di sogni e fantasmi che si confondono con ricordi caduti nell’oblio. Franco Donaggio

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METARITRATTI di Denis Curti

E’ l’enorme investimento sul progetto. La rinuncia al fatto. Lo scadimento del dato oggettivo. L’abolizione della memoria come gesto di registrazione del presente. Il recupero di forme eteree e l’armonia di un sentimento sfuggente e poco fotografico. Mi pare che siano questi gli elementi centrali del lavoro di Franco Donaggio. Mi paiono queste le valenze divergenti di un’operazione che intende staccarsi da uno specifico fotografico sempre più stanco e isolato. Per comprendere appieno queste fotografie occorre entrare senza dubbi ulteriori in una dimensione più visionaria e dimenticare riferimenti e necessità di verosomiglianza e fotogenia. Occorre poi sommare il desiderio verso il mancato processo di riconoscimento, definire i confini di una scoperta stupefatta del dettaglio, e farsi coinvolgere dalla determinata abolizione del concetto di solarità della fotografia che si trasforma in pura progettualità. Finalmente, come in una complessa ricetta di alta cucina si arriverà a vedere queste immagini per quel che valgono e per quel che vogliono significare. Donaggio stesso dice: Questo lavoro per me è stato un’importante fuga dalla banalità, o peggio, dalla realtà, le scene di vita metropolitana, che sempre avvolgono i vetri della mia auto, mi propongono sottili atmosfere di angoscia e alienazione, dandomi grande stimolo per una ‘caduta libera’ nella mia interiorità. E’ stata quindi la ricerca di uno spazio interiore che mi ha dato la possibilità di trovarmi quasi virtualmente con gli stessi volti ritratti. E chi come me crede al ritratto come ad un momento di incontro fra idee, potrà constatare come il fotografo ed il soggetto abbiano avuto qui, in queste immagini, l’occasione di provare il brivido della trasparenza. Di assaporare l’audacia di un rapporto di intensa curiosità e reciproca complicità. Inquietudine e progettualità sono due condizioni essenziali del lavoro di Donaggio. Condizioni che consentono la nascita della sua proposta di unicità, indipendentemente dalla fase finale della post-produzione. Sempre Donaggio riferisce a questo proposito: per esprimermi al meglio in questo percorso visivo, mi sono avvalso di tecniche particolari come la doppia esposizione, usando un contesto scenografico di disegni a carboncino o di geometrie di carta retroilluminata creata appositamente attorno al valore emotivo del soggetto precedentemente ripreso. La trasformazione totale della figura, il grigio intenso delle stampe, l’atteggiamento viscerale e incombente dell’autore sembrano delineare uno sguardo dentro profondità infinite. Forse è il risultato del dramma interiore e allo stesso tempo collettivo. Oggi la fotografia è la compagna ideale di questo dramma.

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Autoritratto informale

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Ragazza con cappello

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Il gioco dopo la guerra

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Locomotiva impazzita

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Immersione interiore

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Fiore umano

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Uomo che pensa

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Donna che pensa

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Nostalgia

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Fotografo in posa

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L’intellettuale

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Seduzione

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La punizione

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La regina

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Il re

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Il salto

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STAZIONE

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Informazioni tecniche Stazione è un progetto fotografico analogico, realizzato nel 1996. La serie è composta da 25 stampe in edizione limitata: edizione di 25, gelatin silver 40x50 cm. virate al selenio, stampate, numerate e firmate sul retro dall’autore. stampe ad esaurimento: pigment prints 40x50 cm. - a chiusura edizione II artist’s proof.

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IL VIAGGIO DELL’ALTROVE di Sandra Benvenuti

L’anima di Franco Donaggio vive da sempre nell’inquietudine della ricerca e con il bagaglio della sua arte si dirige verso orizzonti di spiritualità. L’autore si interroga sul grande enigma della vita: chi siamo e dove stiamo andando. E dalla fioritura della sua domanda esistenziale nasce Stazione. L’artista sceglie come zona ideale per la sua regia la stazione centrale di Milano, un non-luogo per antonomasia. Da una stazione si parte o si arriva, ma nell’attesa o nel tragitto ci si abbandona. L’autore raccoglie l’eterea fragilità di un momento privo di barriere e la trasporta altrove. Osservando questa serie di fotografie, hai la sensazione di muoverti in un mondo fluido, popolato da anime senza pace alla ricerca di qualcosa che incontreranno solo grazie ad un viaggio personale, forse al di là della distanza. In questa serie, Donaggio crea il paradosso dell’istantanea irreale, ovvero la percezione di osservare un perfetto scatto fotografico che in sintesi non è: ma è un’immagine che prende forma nella sperimentazione di una nuova storia, attraverso la proiezione di una diapositiva riflessa in uno specchio deformante, ti conduce verso una nuova percezione della realtà. La strana sensazione che ci pervade, ancora paradossalmente, è che la verità in quanto tale faccia posto a quella ricreata, e viva una nuova e realistica completezza con l’opera finale dell’autore.

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STAZIONE

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Non amo pregare con le parole, cerco di farlo con le immagini. Solo così ritrovo la mia verità, il mio silenzio. Vedo la felicità terrena come un piccolo trattino colorato in una lunga linea grigia di fatica, un dolce attimo d’amnesia nella continua domanda di chi siamo e dove stiamo andando. Siamo tutti insieme in un viaggio, nel grande treno della vita, verso il punto d’arrivo della nostra scomparsa, o forse della vita ancora. Nella mano una tessera a scalare; quella del tempo... Franco Donaggio

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STAZIONARE, FORSE VIAGGIARE di Mauro Fiorese

Orario di partenza e orario d’arrivo, biglietto e supplemento, numero del binario, destinazione, posto a sedere. Coincidenza. O forse solo casualità? Solo una volta liberata la mente e il cuore da questa serie d’informazioni – peraltro necessarie e fondamentali per intraprendere un viaggio – e saliti su quel treno, potremo finalmente lasciarci trasportare senza il bisogno di tenere gli occhi fissi sulla strada. E la meta del nostro viaggio diventerà un’altra Stazione. Da una Stazione si parte e si arriva o si transita solamente, spesso senza notarne nemmeno le caratteristiche architettoniche, stringendo per mano in nostri bagagli. Soprattutto quelli culturali, che più ci appartengono e ci seguiranno ovunque. Per la maggior parte di noi, per chi viaggia, la Stazione è un non-luogo. Per altri è il proprio ufficio. Per altri ancora la propria casa. O la propria tomba. Un luogo che muta la propria identità a seconda di come lo si vive. E’ così che Franco Donaggio vede la Stazione, come un luogo di passaggio, non solo fisico, ma anche di mutuazione intellettuale attraverso un percorso artistico fatto di continui interrogativi, poche certezze e moltissima sete di conoscenza. Un viaggio, quello di Donaggio, in cui la condizione mentale dell’artista, fisicamente circondato da viaggiatori come lui, gli permette d’isolarsi per necessità di sopravvivenza. Con la voglia di volare, come dice l’autore stesso, oltre il confine della ragione in questo mondo parallelo in cui non contano identità ed età di chi lo attraversa. Ciò che conta, invece, è la sua personale visione che lo fa muovere in questo limbo e gli permette di fornirne testimonianza. La visione di Donaggio, sia essa proposta attraverso un tipologia fotografica analogica o digitale, non coincide né si avvicina lontanamente ad un concetto di verità oggettiva o assoluta. Il suo atteggiamento, al contrario di chi non vede bene ed è costretto ad usare gli occhiali come ausilio per una corretta visione ottica, è quello di chi usa uno strumento ottico per allontanarsi da una visione precisa e definita della realtà che lo circonda. Per proporcene una nuova versione, forse distorta e fuorviante, ma veramente evocativa. Un racconto visionario che, per parafrasare un concetto dell’autore, si traduce in una dolcissima preghiera fatta d’immagini.

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Stazione #4

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Stazione #3

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Stazione #9

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Stazione #2

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Stazione #5

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Stazione #12

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Stazione #15

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Stazione #8

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Stazione #10

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Stazione #22

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Stazione #6

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Stazione #24

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Stazione #25

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Stazione #28

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Stazione #23

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REFLECTIONS

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Informazioni tecniche La serie Reflections è stata realizzata nel 2006. Il progetto è composto da 40 stampe in edizione limitata: edizione di 25, chromogenic prints su carta metallica nel formato 34x50 cm. numerate e firmate sul retro. edizione di 10, chromogenic prints su carta metallica in formato variabile, numerate e firmate sul retro.

II artist’s proof.

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LA FORZA DEL CONCETTO di Sandra Benvenuti

Donaggio ama suscitare domande, disorientare per stimolare la riflessione e condurre lo spettatore a sentire più che a vedere. Affiora, in questo progetto, una misteriosa forza concettuale che trae la sua preziosa linfa dalla congiunzione tra la storia dell’autore e il suo presente. Anche in Reflections, l’artista non riprende solo l’esistente, ma rappresenta una laguna materna e misteriosa, dove i fili del ricordo di emozioni vissute, spezzati dal tempo, si riannodano insieme al presente in visioni fotografiche. La laguna di Donaggio è una terra dove le emozioni sono libere di fluttuare oltre l’orizzonte di un paesaggio ripulito, privo di rumore, lasciando spazio per ascoltare la silente voce del tempo. Le immagini del progetto, grazie ad un bianco e nero essenziale ed elegante, sono cariche di una quiete senza tempo dove nulla è confuso. Ogni dettaglio, nitido o sfuocato che sia, ci rivela il tutto: l’autore si avvicina all’atemporalità dell’inconscio sfidando ancora una volta il reale con la credibilità fotografica, e ci comunica un senso di immortalità e pace. L’autore, a proposito di questo progetto, racconta: me ne andai dalla mia terra molto giovane, ora vorrei fermarmi per riflettere e guardarmi indietro, per onorare ciò che un tempo ho lasciato, e dedicare da un altro tempo un canto d’amore alla storia del mio passato e ai miei luoghi amati. Reflections è un viaggio oltre il linguaggio razionale, un luogo sacro che abita la profondità dell’anima e, come dice l’autore stesso, un canto d’amore.

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REFLECTIONS

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Vivo la laguna come un luogo di culto sospeso tra terra e cielo. Immerso nelle mie riflessioni, osservo la culla delle mie origini. Penso il padre e la madre, la mia storia, penso ad un futuro interrotto dalla magia di un presente che vorrei rendere eterno. Franco Donaggio

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GRAFIE COME SINTESI UNIVERSALE di Italo Zannier

Durante il secondo dopoguerra, nella vivace, epocale accensione ideologica, in fotografia si distingueva tra quella grafica e la neorealistica, e quest’ultima sembrava vincente, sopratutto politicamente, per l’impegno – lo era, perlomeno in apparenza – di denuncia sociale e di provocazione umanistica. In fotografia vincevano i Paul Strand e gli Henri Cartier Bresson, specialmente quest’ultimo, narratore esplicito della comédie humaine, mentre i magistrali Aaron Siskind o Harry Callahan s’inoltravano in una lettura, privata e insolita del paesaggio, lontana da quella coeva, corposa, materica, persino viscida configurata nelle vedute di un Ansel Adams o di un Edward Weston. Il minimalismo di Siskind e di Callahan, spesso essenziale nella decorporazione dei soggetti, venne anche aspramente attaccato dai sociologisti in voga, e persino accusato di inerte formalismo, di edonistico fotoamatorismo – così nel mio ricordo! – nonostante l’approvazione di uno Steichen, teso con intelligenza al superamento degli schemi e delle retoriche immanenti e quindi disponibile verso le nuove formule grafiche. Moduli espressivi impliciti storicamente nella fotografia, che allora viveva, come le altre forme dell’arte, una stagione di forte, persino esasperata dialettica tra realismo e astrattismo, tra obbiettività sociologica e sogno – astratto o surreale – della realtà. Come infine, però, lo sono tutte le immagini, anche quelle – sempre più rare e a loro volta inquinate – non fotografiche. Franco Donaggio ha vissuto più tardi, vent’anni dopo, quella stagione – quando ormai s’erano chiariti, sia pure faticosamente, molti preconcetti – affrontando con immaginazione l’idea di un mondo incantato, metafisico. Un universo filtrato, quasi strigliato, ripulito fino a raggiungere la purezza del segno significativo, mediante una sintesi degli elementi, che debbono risultare essenziali, per esprimere simultaneamente un suggestivo concetto di realtà, qui di realtà onirica, a volte persino angosciosa, come nell’incubo di un sogno notturno ritrovato all’alba, in fotografia. Senza saperlo e volerlo, Donaggio mi sembra un ipotetico allievo di Luigi Veronesi o di Bruno Munari, se penso agli artisti italiani; molte tra le sue immagini, oltretutto, sembrano discendere dai simbolisti orientali, virtuosisticamente ricamate in voluttuose grafie, persino nell’immagine di una coppia di gabbiani in volo. Una fotografia controcorrente, quella di Franco Donaggio, finalmente! Un esercizio dello sguardo, che propone un Eden armonicamente strutturato da luci e da segni essenziali, che invitano a scoprire l’armonia di un paesaggio, forse non quotidiano, ma certamente avvincente come concetto, come filosofia della realtà intima, meno conosciuta e qui iconicamente riconoscibile.

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Reflections #12

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Reflections #2

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Reflections #35

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PRIMA DEL GIORNO

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Informazioni tecniche La serie Prima del Giorno è stata realizzata tra il 2007 e il 2009. Il progetto è composto da 37 stampe in edizione limitata: edizione di 5, pigment prints 40x54 cm. numerate e firmate sul retro. edizione di 5, pigment prints 110x147 cm. numerate e firmate sul retro.

II artist’s proof.

*** Un ringraziamento particolare agli scultori Marco Porta e Carlo Manini che hanno gentilmente collaborato con alcune loro opere alla realizzazione del progetto. Marco Porta - pag. 137 Carlo Manini - pag. 131/143

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TRA BUIO E LUCE di Sandra Benvenuti

Autore eccentrico, anti-seriale e in continuo movimento, con istintiva naturalezza Donaggio sposta il suo credo surrealista verso il simbolismo, e Prima del Giorno ne è la dimostrazione visiva. Nel 1928, il noto psichiatra, psicologo e storico della cultura Carl Gustav Jung affermava che l’inconscio è composto da immagini, gli archetipi che determinano lo psichico, e la cui rappresentazione simbolica si esprime attraverso i sogni, l’arte e la religione. Jung sottolineava che un’immagine è simbolica quando implica qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato, ossia quando possiede un aspetto più ampio, inconscio, che non è mai definito con precisione o compiutamente spiegato. Semmai funziona come apertura verso un universo magico e misterioso. Questa affermazione di Jung descrive bene il lavoro di Donaggio Prima del Giorno, straordinario progetto che prende forma nella flebile luce dell’alba – spazio temporale da cui prende il titolo – Il processo creativo dell’artista non nasce mai durante lo scatto ma nella fusione degli elementi che incontra lungo la via del suo cammino. Il punto di partenza di tutto il suo lavoro è la pre-visualizzazione del progetto da realizzare. Lo sviluppo del tema da interpretare è pensato e pianificato prima nella sua mente e poi trasposto sulla stampa con la post-produzione. Prima del Giorno è la sintesi di questo processo creativo. L’autore scruta l’ambiente metropolitano che lo circonda e si sofferma sul tutto: dal dettaglio all’insieme, e lo ricompone nella sua fotografia come lo vedesse per la prima volta, donandogli una nuova vita. Partendo da un paesaggio reale, l’artista cattura in momenti diversi con la sua fotocamera frammenti di un quotidiano fatto di cose e persone, poi, come farebbe un antico alchimista, Donaggio estrae gli elementi reali fotografati e li fonde nell’inconscio di un immaginario imprevedibile e affascinante. In questo progetto Donaggio sradica l’uomo dal contesto reale e lo trasferisce in un mondo nuovo, magico, non privo di ostacoli, ma libero nel suo concetto intellettuale. L’artista rielabora la materia di muri urbani o sculture di marmo, e ne rimodella le forme, crea uno scenario nuovo, dove l’uomo è sempre un viaggiatore nei suoi momenti di libertà e di angoscia. Le piazze immense, le geometrie marmoree dove emergono elementi bizzarri come sculture, i busti di marmo intrappolati da colonne classiche, le persone senza volto, sono gli attori di uno scenario irreale, come figure immobili e senza tempo in cui traspare un senso di solitudine e mistero. Sono tre i simboli fondamentali che compongo Prima del Giorno: l’uomo, la pietra e le nuvole. L’interesse dell’autore ancora una volta è rivolto all’uomo, ma se in Stazione Donaggio si interrogava sul grande enigma della vita e sulla domanda esistenziale, in Prima del Giorno volge lo sguardo verso il desiderio, le aspirazioni, le paure; sentimenti spesso sopiti nel vorticoso labirinto della vita. La pietra rappresenta l’illusione umana della stabilità, di qualcosa che rassicura. Ma in questo, le scenografie dei percorsi umani su questa solida base rassicurante cambiano, diventando spesso insidiose. Infine la nuvola, vista dall’autore come un’entità imperscrutabile, dalla comparsa casuale, sempre libera e inafferrabile. In questi territori l’artista modifica il senso del tutto, donando attimi di luce a nuvole nel loro passaggio, come cocchieri del sogno verso l’alba di un nuovo giorno.

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PRIMA DEL GIORNO

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Prima del Giorno è la discesa nelle mie penombre, in un percorso attraverso spazi sospesi, lungo il respiro della notte. Con la laboriosità dell’ape, mettendo insieme centinaia di piccoli e grandi elementi estetici ho creato mondi, di superfici levigate, di nubi nel momento del passaggio. Come in enormi teatri silenziosi, materia e nubi divengono metafora visiva di ricerca esistenziale e volatilità temporale. In questi territori, mi confronto con l’infinito, con la smisurata e disarmante grandezza di questo concetto. I frettolosi attori dei miei scenari, vanno a passo spedito verso altri teatri, schiacciati da enormi spazi, come la smisurata grandezza delle mie ambizioni di conoscenza. Si muovono e sconfinano oltre un tempo terreno, in una dimensione altra, in cui la connotazione di un’esistenza reale si stempera in un grande plasma di casualità e caos, come nel sogno, come nella mia ossessione della domanda esistenziale, e della coscienza dell’umano limite... Franco Donaggio

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IL NIAGARA DEL NOSTRO PRESENTE di Roberto Mutti

Silente pur essendo capace di evocare suoni e rumori, statica ma in grado di riprodurre il movimento, fin dai suoi albori la fotografia ha colpito l’immaginazione di tutti – perfino dei suoi detrattori, un tempo molto numerosi – perché sapeva usare un’arma efficace come la meraviglia. In un primo tempo questa era riservata, come è facile immaginare, al procedimento stesso nuovo e immaginifico ma ben presto l’attenzione si spostò sui risultati che autori sempre più bravi sapevano ottenere. Se il ritratto continuava a rimanere in quell’ambito privato che già aveva caratterizzato quello pittorico perché frutto di una committenza che legava il fotografo alla persona da lui messa in posa, ben diverso era l’esito della fotografia di paesaggio urbano e naturale. Questa intendeva rivolgersi a un pubblico più ampio che comprendeva sia quanti conoscevano i luoghi ripresi sia coloro che solo attraverso l’immagine fotografica arrivavano per la prima volta a vederli. La straordinaria nitidezza e precisione dei dagherrotipi trasmetteva un sapore di autenticità mentre i lunghi tempi di posa necessari per la corretta esposizione trasferivano all’immagine un che di indeterminato. Gli esempi da citare sarebbero molti ma a noi ne viene in mente uno particolarmente intrigante perché realizzato in uno di quei luoghi dove l’uomo rimane incantato a osservare la bellezza sublime della natura. Si tratta di un dagherrotipo scattato nel 1853 da Platt D. Babbitt che proprio quell’anno aveva ricevuto la concessione in esclusiva di fotografare le cascate del Niagara dalla sponda statunitense. L’immagine riprende una visione d’assieme per nulla convenzionale: l’autore sceglie di lasciare alle cascate una porzione di spazio centrale dando visibilità anche al cielo, alla vegetazione, alla riva in primo piano su cui sostano un uomo e quattro donne che danno le spalle alla macchina fotografica e sono palesemente incantati di fronte a quello spettacolo. Noi sappiamo che Babbitt si era specializzato proprio in questo tipo di ripresa: aspettava che i turisti si mettessero in posa, scattava senza che se ne accorgessero per poi proporre loro le immagini che immancabilmente venivano acquistate. Qui non ci interessa l’aspetto commerciale quanto quello della composizione: proprio questa metodologia di lavoro aveva spinto il fotografo a studiare una ripresa particolarmente attenta al rapporto fra la grandiosità della natura e le piccole dimensioni degli uomini che pure assumono nel contesto generale della ripresa un ruolo molto importante. Tutti i protagonisti di questa scena sembrano possedere la precisa consapevolezza di essere uomini del loro tempo, orgogliosi dei progressi della scienza e della tecnica maanche sensibili cultori della bellezza della natura con cui stabilire un rapporto di reciproca empatia. Che cosa succede oggi a un fotografo che voglia riprendere il discorso e riannodare il rapporto che lega l’uomo alla natura? Tali e tanto profondi sono i cambiamenti tecnologici, estetici, umanistici di cui tener conto che è indispensabile tracciare un percorso completamente nuovo. Questa profonda consapevolezza sta alla base del lavoro di Franco Donaggio che nel suo recentissimo Prima del Giorno lancia una sfida affascinante, quella di ritrovare il senso della meraviglia che per abitudine, stanchezza, disincanto, sembriamo aver perso. Dopo aver sviluppato una personalissima poetica piegando la fotografia agli intenti di una sua ricerca di gusto surreale – come emerge in diversi lavori, da Metaritratti a Reflections – Donaggio si muove con acume all’interno dell’universo virtuale creato dall’immagine digitale quando sa essere guidata da un progetto di grande forza espressiva. Se in Urbis aveva già indagato nell’universo urbano trasfigurandolo in una visione dove si sentivano gli echi architettonici del Costruttivismo e del Razionalismo, in Prima del Giorno compie un ulteriore passo in avanti arrivando a creare lui stesso le strutture di un paesaggio urbano che sembra nascere dalla fantasia come dal desiderio.

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Tutto qui assume una grandiosità affascinante: enormi colonne si slanciano verso un cielo che sembrano sostenere, infinite pareti creano quinte che definiscono gli spazi, piani scoscesi stabiliscono nuovi imprevedibili equilibri in un universo che sembra sospeso in un vuoto allusivo. Nulla di quanto vediamo è reale eppure la nostra sensazione è che lo sia: ci ritroviamo come quegli anonimi spettatori ottocenteschi posti di fronte allo spettacolo e al fragore delle cascate che forse mandavano fino a loro minuscoli spruzzi d’acqua portati dal vento. Noi, uomini di due secoli dopo, per provare le stesse sensazioni dobbiamo confrontarci con un mondo totalmente diverso fatto di costruzioni geometriche di cui cogliamo la grandezza ma non precisamente il senso, di nuvole intrappolate da solidi a forma di rete, di luci che scendono dall’alto come provenissero da fari nascosti nella profondità di un cielo buio e lontano, di scale che salgono, scendono, si inseguono con una logica imperscrutabile. L’uso di un bianconero dotato di una straordinaria pulizia formale e un attento ricorso alle tecniche digitali accentuano il carattere misterioso di questi luoghi che si caricano così di una fortissima valenza teatrale. Franco Donaggio ci guida all’interno di un mondo che ci ricorda quello della fantascienza ma nello stesso tempo sembra suggerirci che quanto vediamo non dobbiamo cercarlo in altre lontane realtà. Si tratta, infatti, di guardare a quanto ci circonda con altri occhi: quelle passerelle sospese all’interno di una sorta di cupola, quelle piazze disegnate come labirinti, quelle lastre di pietra che si intersecano disegnando strani confini, quelle voragini verso cui si indirizza la nostra curiosità sono il nostro mondo. Sono la proiezione dei pensieri, delle speranze, dei timori, dei sogni di quei piccoli uomini che si muovono in quegli spazi e li osservano, come sempre siamo portati a fare, un po’ spaventati e un po’ affascinati.

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Prima del Giorno #17

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Prima del Giorno #34

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Prima del Giorno #1 130


Prima del Giorno #6 131


Prima del Giorno #16

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Prima del Giorno #12

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Prima del Giorno #31 136


Prima del Giorno #32 137


Prima del Giorno #10

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Prima del Giorno #36

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Prima del Giorno #14

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Prima del Giorno #3

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Prima del Giorno #13

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Prima del Giorno #7

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Prima del Giorno #25 150


Prima del Giorno #42

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Prima del Giorno #39

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SCULPTURES

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Informazioni tecniche Video art: ideazione e realizzazione: © Franco Donaggio, 2015.

Formato: HD1080 p / CD blu-ray Dolby surround, edizione di 5 Soundtrack © Red Rose Productions, 2015 Flavio Ibba / Paolo Fedreghini, Time 4’.

Stampe: Sculptures è un progetto realizzato nel 2015. La serie è composta da 15 stampe in edizione limitata: edizione di 5, pigment prints in formato variabile, numerate e firmate sul retro.

II artist’s proof.

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IL GRANDE MURO di Sandra Benvenuti

Durante le sue passeggiate a Milano, Franco Donaggio s’imbatte nella grande facciata dell’università Bocconi. La struttura è imponente, il rigore architettonico costruttivo ipnotizza. Pareti di cemento si stagliano maestose verso il cielo e trasmettono all’autore sensazioni di grande fascino e inquietudine. Donaggio ricorda: mi trovavo dinanzi a quell’opera architettonica e la sentivo come una enorme ondata bloccata improvvisamente alla moviola, immobile. Avevo la sensazione di essere l’unico, piccolo spettatore di un limite concettuale che si materializzava in un immenso muro, invalicabile per lo sguardo e la mente. Il limite può essere un ostacolo dalle molteplici facce. Per l’uomo comune, la semplice risposta al vuoto delle domande irrisolte è la religione, per Donaggio lo stesso limite è un concetto da studiare ed analizzare tramite la pratica artistica, per esorcizzarlo e ricomporlo con varie sembianze forse nell’illusione di spingerlo più avanti. L’artista scrive: ho ricomposto il grande muro con nuove sembianze, di forme anamorfiche, di personaggi resi attori nel mio teatro dell’ignoto. Con questa nuova serie di opere, l’autore intraprende un nuovo percorso di conoscenza interiore, e lo intitola Sculptures. La maestosa parete di pietra, nella composizione dell’autore, si modifica. Grazie al supporto digitale l’artista, come uno scultore, ne modella la materia creando strutture eteree e delicate come il volto di una fanciulla o impavide, come il generale in posa – creato con elementi del nuovo complesso architettonico di piazza Gae Aulenti di Milano – mentre guida il proprio esercito sul grande terreno di battaglia della vita. Anche in questo progetto, come nei precedenti, la firma dell’autore è chiara, il suo intento di scavalcare gli argini del limite è un concetto che emerge in ogni singola opera.

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SCULPTURES

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Il senso del limite si presenta spesso senza preavviso, nei miei processi mentali, dopo il volo del sogno arrestato da un brusco risveglio. Io lo idealizzo come un grande muro che preclude lo sguardo e mi trascina nell’ombrosa percezione dell’inconoscibile. In quest’affannosa condizione, sorge in me l’esigenza di rielaborare la realtà cercando altrove, con la ludica bramosia del bimbo. Ho ricomposto il grande muro con nuove sembianze, di forme anamorfiche, di personaggi resi attori nel mio teatro dell’ignoto. E stranamente, con questi, mi sento un beffardo burattinaio di domande irrisolte, animate come note musicali lungo lo spartito di una nuova e passionale esperienza di gioco. Franco Donaggio

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DAVIDE E GOLIA di Sandra Benvenuti

Raffinata la metafora del grande muro usata da Donaggio per descrivere il senso del limite umano. Con carattere l’autore si ferma e lo osserva, ne scruta dettagli e forme, quasi lo sfida, si fonde a tal punto con il suo limite da arrivare a farne parte. Con foga creativa lo analizza, lo smaterializza e ne ricava altro. Vola alto Donaggio, con ali forti e maestose proprie di chi ha attraversato molti mari, crea Sculptures! Con l’eleganza che da sempre lo contraddistingue l’artista compone un inno onirico realizzato per immagini, e ci presenta un suggestivo concetto di realtà dove echi Omerici arrivano forti come sferzate di vento, dove ritmo e silenzio si alternano in perfetto equilibrio. La mano ferma e sicura dell’artista scolpisce una nuova realtà frutto del suo pensiero libero, quello di chi ha visto le proprie paure e le cavalca. Una tecnica affilata e precisa come il bisturi del chirurgo quella di Donaggio, l’artista anima opere immaginifiche che modificano il senso del tutto, crea forme forti, maestose, fiere, come un impavido generale sempre in prima linea contro la paura dell’ignoto. Si sente la tensione del cavallo intento nella battaglia, sembra quasi di toccarne i tendini tirati dalla tensione del momento, dove spade sguainate echeggiano assordanti. Donaggio riesce magistralmente a catapultarci in un terreno di guerra, o a farci danzare con eteree sirene senza tempo. Con estrema naturalezza l’autore riesce ad alternare momenti di tensione atavici con visioni ultraterrene, dove tendi l’orecchio per capire messaggi che sembrano provenire da altri mondi, dove ti offri come primo passeggero nella magnifica astronave aliena purché ti porti a comprendere. L’autore, ancora una volta piega la fotografia per catapultarci in un mondo irreale dalla raffinata verosimiglianza, attraverso una composizione rigorosa, il pensiero maturo e innovatore proprio di chi a lungo ha cercato, ha visto la luce e ha abbattuto il grande muro. Un maestoso lavoro quello di Donaggio! Un grande Davide che qui ha sconfitto Golia con il sasso della creatività.

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Totem #4

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Totem #1

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Totem #5

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Totem #3

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Lo specchio #1

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Architettura dello sguardo

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Il generale

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Pinocchio piange

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Totem #5 178



Maschera da guerra

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Fanciulla innamorata

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Mezzo di trascendenza

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Anime ritrovate

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Il pappagallo

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BIOGRAFIA

Franco Donaggio Chioggia (Ve), 1958 Donaggio opera a Milano come fotografo e artista dal 1979. Fin dai primi anni della sua attività professionale Donaggio privilegia e approfondisce la ricerca tecnica della fotografia in ogni aspetto; dalla camera oscura allo studio della luce nelle loro infinite possibilità estetiche, arrivando presto alla libertà espressiva che oggi più lo caratterizza nel panorama della fotografia contemporanea. Nel 1992 gli viene conferito il premio Pubblicità Italia per la fotografia di still life. Nel 1995 Donaggio realizza il suo primo importante progetto fine art intitolato Metaritratti che lo vedrà nel 1996 vincitore del Kodak Gold Award Italiano per la fotografia di ritratto. Donaggio dedica sempre maggiore attenzione alla fotografia d‘autore e avvia stretti rapporti di collaborazione con galleristi italiani, europei e americani, tra cui la Joel Soroka Gallery di Aspen che lo rappresenterà negli Stati Uniti e lo porterà ad essere presente nei più importanti eventi d’arte fotografica internazionali: AIPAD show, New York; Art Miami, Miami; Photo LA, Los Angeles; Art Fair, Chicago. Oggi l’autore si dedica completamente alla ricerca artistica, ed è considerato uno dei più originali e apprezzati artisti italiani che privilegiano la sperimentazione con il mezzo fotografico. L’artista ha realizzato molti progetti, pubblicato in varie riviste, esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero, tra le più recenti: Manege Museum, San Pietroburgo; Museo la Civitella, Chieti; Forte di Bard, Valle d’Aosta; 54° Biennale di Venezia; CAMeC centro d’arte Moderna e Contemporanea, La Spezia; Palazzo Ducale, Genova; Museo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (Va); Museo Civico di Chioggia (Ve); ed altri. Le sue immagini sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private tra cui: collezione Fendi, Famiglia Reale Saudita, Bibliothèque Nationale de France, collezione Scavi Scaligeri, collezione 3M, collezione Marcegaglia, e molte altre. Le sue opere sono state battute in varie case d’asta, tra le più recenti Finarte di Milano. Nell’ottobre del 2014 Donaggio riceve il riconoscimento del Rotary Club Un Lavoro una Vita e nel 2018 riceve il premio internazionale alla carriera a Benevento. L’autore è stato inoltre commissario di tesi all’Istituto Europeo di Design di Milano, visiting professor all’Accademia di Brera di Milano, all’Istituto Italiano di fotografia di Milano e all’università Cà Foscari di Venezia.

https://www.francodonaggio.it

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PRINCIPALI MOSTRE

Joel Soroka Gallery, Aspen U.S.A. Benham Gallery, Seattle U.S.A Manege Museum, San Pietroburgo, Russia Museo Civico, Rovigno, Croazia Popular Museum, Pinguente, Croazia Melkweg Gallery, Amsterdam Carrousel du Louvre, Parigi Galerie Doria, Parigi Galerie Celal, Parigi 54° Esposizione internazionale d’Arte di Venezia Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano CAMeC Centro d’arte Moderna e Contemporanea, La Spezia Castello Sforzesco, Sala Viscontea, Milano Galleria del Credito Valtellinese, Milano Palazzo Giureconsulti, Milano Palazzo Castiglioni, Milano Centro Culturale di Milano, Milano Casa Museo Spazio Tadini, Milano Lingotto, Torino Galleria della gondola, Venezia Palazzo Ducale, Genova Fortezza del Priàmar, Savona Palazzo Leone da Perego, Legnano (Mi) Spazio Virgilio Carbonari, Seriate (Bg) Museo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (Va) Palazzo Pirola, Gorgonzola (Mi) Forte di Bard, Valle d’Aosta Palazzo Foscolo, Oderzo (Tv) Palazzo Sertoli, Sondrio Palazzo San Domenico, Crema (Cr) Museo La Civitella, Chieti Museo Civico, Chioggia (Ve) Palazzo Guinigi, Lucca Abbazia di Pomposa Codigoro (Fe) Casa di Ludovico Ariosto, Ferrara Museo d’Arte Moderna, Gazoldo degli Ippoliti, Mantova Museo Centrale Montemartini, Roma Maxima gallery, Roma Palazzo Vendermini, Forlì Centro Culturale Candiani, Mestre (Ve) Museo delle Paure, Lecco Spazi espositivi di via Bertossi, Pordenone Museo Gracco, Pompei (Na) Galleria del Centro Culturale Francese, Palermo

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INDICE PROGETTI

Metaritratti, pag. 12-47

Stazione, pag. 48-81

Reflections, pag. 82-117

Prima del Giorno, pag. 118-153

Sculptures, pag. 154-189

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S C AV I A L C O N F I N E

ALCHIMIA Art Gallery 188 Main Street Freeport, ME 04032, U.S.A. Ph +1 207-749-8141

Finito di stampare nel mese di gennaio 2022 Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo digitale, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti.