Book2 italiano

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SCAVI AL

CON FINE


S C AV I A L C O N F I N E A cura di Sandra Benvenuti Prodotto da ALCHIMIA Gallery Freeport, Maine, U.S.A.

TESTI Franco Donaggio Sandra Benvenuti Monica Beri Roberto Mutti Cristina Franzoni Tobia Donà Silvia Walsh CREDITI FOTOGRAFICI ©Franco Donaggio CREDITI TESTI ©Gli autori ART DIRECTOR Franco Donaggio RINGRAZIAMENTI Monica Beri / Alchimia Gallery Giampiero Bonacini Sandra Benvenuti Cristina Franzoni Giovanna Lacedra Arianna Grimoldi


SCAVI AL

CON FINE



SCRITTURE DI LUCE di Monica Beri

La luce è la mia passione. Le forme sinuose, i riflessi che modellano l’ambiente, il design di carattere, mi hanno sempre affascinata. Il mio interesse per il design – soprattutto quello italiano – è stata la spinta che mi ha condotto ad osservare l’arte con altri occhi, ad allargare i miei orizzonti oltre il piacere, avviandomi inevitabilmente verso la via del collezionismo. E’ stato il fotografo e amico Franco Fontana a condurmi verso un nuovo linguaggio di luce: la fotografia. Da neofita bramavo approfondire, conoscere di più questo fascinoso mondo fatto di luce e ombre, e ne sono rimasta rapita. Ora, anche la fotografia è entrata a pieno titolo nella mia collezione. Non colleziono solo per investimento economico, ma piuttosto per il piacere di ammirare la bellezza, poter osservare nell’intimità della mia casa il più piccolo dettaglio che compone un’opera, dove quasi per magia, ogni giorno mi appare diversa svelandomi sempre qualcosa di nuovo; tutto questo m’incanta, e mi ripaga largamente dei sacrifici fatti per acquistarla. Un giorno Fontana mi invitò ad una sua esposizione, una bipersonale al museo civico di Chioggia: Franco Fontana e Franco Donaggio. Prima di allora non conoscevo Donaggio, Fontana ne parlava con toni entusiastici descrivendolo come un autore di rilievo nella fotografia contemporanea e questo mi aveva molto incuriosito. Quando vidi le sue opere in grande formato esposte al museo fui investita dalla grandezza di visione dell’autore. Erano immagini a colori. L’artista rappresentava una città rumorosa e caotica, ma collocava l’uomo in uno spazio intimo e senza veli, privo dell’armatura che il quotidiano gli impone, l’autore lo estraeva dal contesto cittadino e lo situava in complesse e ardite composizioni urbane ricreate con una tale armonia surreale che mi hanno sedotto. Mi affascina come Donaggio osserva e rappresenta le fragilità e i desideri umani, il suo sguardo è acuto, profondo, suggerito, mai urlato. Sono sempre stata ammaliata da come gli artisti anticipino i tempi, da come la loro visione riesca a farci notare altri strati di sensibilità, traducendo in bellezza costruttiva il dolore. Con l’esigenza di scoprire di più su questo affascinante autore, sono andata a trovarlo nel suo studio di Milano. Poter conoscere direttamente un artista che apprezzi, sentire dalla sua voce i motivi che lo hanno spinto a sviluppare un tema che si realizzerà nell’opera, entrare nel suo mondo, ha un valore impagabile. Ho avuto la possibilità non solo di conoscere un artista che mi affascinava ma di ammirare tutto il suo lavoro prodotto in venticinque anni di ricerca, apprendere quali tecniche ha usato per realizzarle. E’ stato incredibile. Mi sono ritrovata in un mondo sconosciuto e straordinario che mi ha indotto non solo ad ampliare la mia collezione, ma a dedicare parte della mia nuova casa in America a galleria d’arte contemporanea. L’importanza di condividere le mie emozioni ed approfondire la conoscenza dell’autore è il motivo per cui ho deciso di produrre questo volume. Ho quindi incaricato la direttrice artistica della mia galleria Sandra Benvenuti, di curare il progetto editoriale e presentare il profilo dell’artista. Lungi dall’essere mera pubblicazione monografica descrittiva di un compendio di opere realizzate nel tempo, tale libro ha più il gusto del racconto alto, della favola artistica, dell’opera omnia mirabolante di un autore che, per sua natura, non può che espandersi scavalcando d’un balzo ogni confine limitante.

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I VOLTI DIVERSI DELLA REALTA’ di Sandra Benvenuti

Se pensiamo al surrealismo, le straordinarie composizioni di Magritte, De Chirico o Dalì ci appaiono immediate, opere che tutti conosciamo e apprezziamo. In pittura, gli artisti che sperimentano la corrente surrealista è ben nota, in fotografia, molto meno. Ma che cos’è il Surrealismo? In Enciclopedia: Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto o in qualunque altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Il surrealismo s’ispira all’inconscio dell’uomo, ritenuto come il grado più profondo e più vero della realtà, si fonda sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale. Grandi maestri hanno saputo rappresentare il sogno quale frutto di un pensiero libero e senza filtri, e attraverso la loro arte ci hanno spinto a vedere il mondo con occhi diversi. La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione – René Magritte – Ma se questo concetto è evidente nella scrittura o nella pittura, stranamente fatica ad esserlo anche in fotografia. Man Ray, tra i primi fotografi della storia ad aver abbracciato la corrente surrealista, che tra le varie discipline artistiche elesse la fotografia quale mezzo espressivo a lui più congeniale, affermava: la fotografia non è l’arte! La fotografia è un’invenzione non dell’apparecchio ma della mente. Infatti, tutto nasce nell’occhio dell’artista, dove il pensiero si sovrappone all’immagine e la modifica liberamente. Molti sono i fotografi dilettanti o i professionisti che adoperano la macchina fotografica, i quali, senza questo strumento sempre più complesso, si sentirebbero svestiti. Ma come fu per Man Ray ora è per Franco Donaggio: la loro operazione è puramente dialettica, in cui la macchina fotografica è solo un pretesto, un aggeggio trascurabile capitato quasi per caso nel loro gioco intellettuale della tessitura di trainanti concetti mentali. Facendo infatti un salto nel tempo, vediamo che il lavoro di Franco Donaggio si nutre della stessa linfa surreale di Man Ray, con frequenti rimandi al metafisico. Donaggio, artista decisamente controcorrente, è un autore che è stato scelto dalla fotografia ma non ostacolato dallo strumento, nella sua immagine non appare mai una trasposizione della realtà ma una sua ipotesi, un suggerimento cerebrale che magistralmente trasporta su carta, rappresenta un reale diverso da come normalmente ci appare, rivelando qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio. Nelle opere dell’autore anche i luoghi, per quanto realistici, assumono una valenza onirica, dove emerge la composizione, il segno, l’assenza di rumore. Nei suoi progetti, sembra che la stessa fotografia, pur sostenuta da una tecnica rigorosa e matura, si faccia da parte per lasciare all’osservatore la facoltà di vedere. Osservando le opere dell’artista, la valutazione logica suggerisce la fotografia come tecnica di base, ma quella istintiva indica ben altro, cammina sul percorso autonomo di un viaggio lungo suggestioni sconosciute, ma spesso imponenti. Il messaggio che Donaggio comunica nelle sue opere appare evidente in tutti i suoi lavori, da Metaritratti a Sedimenti. Il suo tratto è deciso, elegantemente compiuto nel creare lavori straordinari che trasformano in sogno il quotidiano. Perché in questo sta il genio dell’artista: con lo scatto non cattura un’immagine certa ma la sostituisce con un’immagine molto più personale, dove attraverso l’uso sapiente di una prospettiva verosimile che destabilizza, l’autore rende reale l’irreale, spingendoci a scavare sotto la superficie per scoprire che la realtà è molto più affascinante di quanto non appaia.

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Arrivo dalla provincia degli anni Sessanta. Sono cresciuto nella felice era dei Beatles, dei Pink Floyd, Stanley Kubrik, Asimov, Avedon, Hiro, scivolando con questo bagaglio nel nuovo mondo della fotografia, lungo un inebriante percorso di scoperta che già da allora segnò positivamente la mia esistenza. Iniziai giovanissimo, da autodidatta. Mi avviai dapprima alla professione con la pubblicità e la moda, poi con l’arte fotografica,vivendo un lungo periodo di fermento positivo non ancora terminato. Con la maturità ho sentito l’esigenza di dirigere la mia ricerca in un’unica direzione, non solo rivolta alla bellezza estetica ma soprattutto alla conoscenza interiore, seguendo i nuovi filamenti di una profonda radice cresciuta nel mio intelletto in un bacino di spiritualità fino ad allora inesplorato. Perciò ho deciso di dare titolo a questo libro Scavi al Confine, pensando un confine violato, dove il senso del limite dipende solo da noi. Iniziai un’instancabile sperimentazione artistica, prima con la fotografia analogica e poi con quella digitale. Grazie alla pratica rigorosa di queste tecniche, ho iniziato un nuovo e profondo percorso introspettivo che mi ha permesso di vedere la realtà convenzionale come punto di partenza per immaginarne altre, molto personali, molto più vere. In quel contesto ho provato un’inattesa coscienza di rinascita e di maturazione che mi ha indicato la strada per arrivare a raccontare ora con testi e progetti la mia storia. La mia fotografia è plasmare sogni, visioni e materia come la creta dello scultore. Penso lo scatto come il mattone che insieme ad altri forma il mio senso del mistero.

Franco Donaggio

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Opere

1997 2017 Escapes Urbis Il Bosco del Pensiero Gli Spazi di Morfeo Sedimenti

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ESCAPES

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Informazioni tecniche La serie Escapes è stata creata nel 1997. Il progetto è composto da 16 stampe in edizione limitata: edizione di 5, chromogenic prints stampate su carta metal nel formato 40x50 cm. numerate e firmate sul retro. II artist’s proof.

*** Il lavoro è stato creato ritagliando a mano delle sagome di carta sovrapposte su uno schermo bianco opalino retroilluminato e ripreso in pellicola di grande formato. Lo scatto ottenuto è stato poi acquisito con scanner e colorato con intervento digitale.

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LA MATERIA DEL RACCONTO di Sandra Benvenuti

Escapes rappresenta il passaggio che Donaggio compie dall’immagine precisa e asettica del mondo pubblicitario alla fine art. L’autore produce una serie di immagini dove tutto, dalla scenografia al soggetto è inventato, pianificato e prodotto in ogni singolo dettaglio. L’artista, partendo da un foglio di carta bianco da fotocopia, incide storie di vita dove tutto è di carta. La scelta di utilizzare questo materiale rappresenta per l’autore l’intenzione di trasmettere il senso di fragilità, quasi di precarietà di un ipotetico vissuto quotidiano. Con questo spirito Donaggio ritaglia soggetti, crea ambientazioni articolate, e compone Escapes. Questo nuovo progetto, è per l’autore un’evasione dal mondo professionale finora conosciuto e praticato – da qui il titolo – L’iter tecnico è lungo e complesso, l’artista parte da comuni fogli bianchi che incide a mano e li retroillumina. Poi fotografa i ritagli di carta creati con forme sinuose, divertenti o sarcastiche, come la coppia di innamorati dove la donna bacia con trasporto l’uomo amato dallo sguardo cinico, o un automobilista che vive un possesso malato con la sua auto. Con l’avvento della fotografia digitale, l’autore usufruisce di questo nuovo media per colorare le sagome di carta già riprese in analogico qualche anno prima, donando loro la magia che l’intero lavoro esprime. Il sapiente uso del colore diviene un fattore importante e determina l’aspetto emozionale di ogni opera.

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ESCAPES

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Il progetto Escapes rappresenta la mia migrazione tecnica verso il nuovo media della fotografia digitale. Penso da sempre al successo del risultato, meno alla forma per realizzarlo: infatti, il passaggio dalla camera oscura alla camera bianca ha migliorato e alleggerito il flusso creativo del mio lavoro. Escapes esprime una parentesi nella totalità del mio lavoro con la fotografia, è forse il mio personale e modesto omaggio alle avanguardie storiche del primo novecento, e con esso, l’espressione personale di amori latenti per il mondo della grafica d’arte e la scultura. In quegli anni attraversavo un periodo ricco di nuove scoperte, di apprendimento e consapevolezza di nuove potenzialità. La manualità era una componente importante della mia sperimentazione. Per creare la base grafica di ogni opera di Escapes – grazie alla precedente esperienza con il progetto Metaritratti – ho ritagliato

fogli di carta A4 sopra un vetro opalino illuminato, creando storie e sinergie estetiche, consacrate dalla pellicola e dallo scanner. Franco Donaggio

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ESCAPES di Cristina Franzoni

Escapes, che tradotto significa fughe ed evasioni, racconta bene il desiderio di Franco Donaggio di scappare – seppur momentaneamente – dal mondo della pubblicità, della moda e dei lavori su commissione che tanta parte hanno avuto nella sua carriera di artista, per dar libero sfogo alla sua creatività scalpitante. Un atto di ribellione bonaria, un bisogno primario di gioco, quella sorta di spensieratezza che ci si concede quando – per una volta – non siamo ossessionati da obblighi schematici o scadenze imperiose. Questa serie si distingue dalle precedenti sia nei materiali che nella tecnica e nel formato. La carta del foglio A4 diviene la base su cui l’autore costruisce sceneggiature ingegnose abitate da figure ritagliate, incise, fotografate, disegnate e retroilluminate. Un artista come Donaggio, infatti, non si esprime con una mono-tecnica. Il suo estro arcobalenico attinge a diverse forme espressive e sempre stupisce, diverte, ci ingarbuglia. Nelle sue opere niente è scontato, facile, pronto al consumo. Nelle retrovie del suo atto creativo fanno capolino storie sognate, ricordi atavici, stralci di lavori precedenti, lampi di fantasie visionarie, accenni futuristici, financo previsioni alle soglie dell’apocalittico. Tutti questi elementi di forme e di colori pittorici e fotografici, analogici e digitali si amalgamano, si incastrano o semplicemente convivono per dar vita a dei quadri che riecheggiano le invenzioni di Fortunato Depero, di Pablo Picasso, ma anche di Italo Calvino le cui Città invisibili sembrano proprio anticipare quelle formidabili del nostro autore. In Escapes il Donaggio mago e regista mette in scena personaggi umani ma non troppo, racchiusi in contesti urbani impietosi dove i grattacieli vengono quasi vomitati da figurette allampanate, solinghe; dove l’abitacolo claustrofobico di un’automobile è percepito dal conducente alienato come unico conforto; dove coriandoli colorati non vivono più in storie liete ma divengono sfondo ornamentale di surreali atmosfere di delirio. Nelle storie di Escapes, la narrazione dell’artista assume un ruolo fondamentale, vive lungo il capo di una inesauribile matassa di creatività proteso al futuro.


Ingresso epocale

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Anima in cammino

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Il toro e il torero

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Il dubbio

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Gli amanti

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Forme in controluce

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Pinocchio

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Passione

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Mano ferita

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Possesso

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Mal di città

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Segni di colore

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Costruzione inutile

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Politico allo specchio

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Scomposizione di un quotidiano

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Inganno del tempo

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URBIS

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Informazioni tecniche

La serie Urbis è stata creata tra il 2003 e il 2006. Il progetto è composto da 40 immagini in edizione limitata: edizione di 10, pigment prints 41x54 cm. numerate e firmate sul retro. edizione di 10, pigment prints 78x104 cm. numerate e firmate sul retro.

II artist’s proof.

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URLO DI COLORI di Sandra Benvenuti

Con impulso quasi irrazionale, Donaggio ritaglia i dettagli che compongono il suo racconto visivo. Proprio come farebbe un sarto con un vestito eccentrico. L’autore, attraverso questo atto spontaneo, quasi meccanico, alimenta la sua incessante sperimentazione. Gli scontorni istintivi – ritagli grezzi – voluti dall’artista, danno al soggetto un’aria nuova, come il ciclista a volto coperto, che avanza tra minacciose ciminiere del percorso cittadino con elegante dignità, o file di persone che sembrano replicanti mentre formano una cordata umana a protezione di un Duomo in restauro. Per realizzare questo lavoro l’artista ha scelto la densità di colori stridenti – quelli che lui definisce: urlo di colori – accentuando la sensazione di rumore di uno spazio sovraffollato attraverso l’uso di forme talvolta disordinate. Milano è la città dove Donaggio ha vissuto per molto tempo e dove è cresciuto intellettualmente. E’ una città effervescente, stimolante, l’energia che trasmette ti forgia, ma oltre a tutto questo fermento, quando il frastuono quotidiano termina e rientri a casa, la solitudine ti aspetta dietro l’angolo. Urbis di Donaggio è questo. Lo scopo descrittivo del progetto è quello di raccontare per immagini storie di vita quotidiana della grande città, sottolineando umani desideri e fragilità, sentimenti spesso nascosti, a cavallo tra incubi colorati e giochi di forme che si congiungono in bizzarre e affascinanti sinergie estetiche. L’autore vaga per la città con la sua fotocamera e raccoglie come un mietitore dettagli di ogni tipo, ama scindere le cose, spezzettarle, separare tutti gli elementi che la compongono per poi ricomporli come in un puzzle con altri significati. Nei suoi progetti non esiste una sola proposizione, ma infinite altre proposizioni che si concatenano le une alle altre. Il lavoro dell’artista vive al confine della fotografia con le altre arti, siano esse la scultura, la pittura o la musica, collocandosi sempre in un territorio diverso. Quella di Donaggio è una fotografia che beffa il rischio, che cerca l’inedito e l’inconsueto, perché gli consente di attraversare totalmente l’immagine per arrivare a proposizioni intime autentiche.

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URBIS

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Vedo la metropoli come un grande spazio di gioco, un luogo ricco di contenuti estetici da reinventare, con la percezione di un’intima rinascita. Lungo la mia nuova esperienza, il mezzo digitale diviene la bussola di una nuova rotta di conoscenza, la metafora del remo che mi sospinge in una navigazione tra suoni, forme, colori, alla via di nuove frontiere della creazione, con rinnovato spirito di libertà! Franco Donaggio

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LE CITTA’ VISIBILI DI FRANCO DONAGGIO di Roberto Mutti

Quando la fotografia affronta il tema del paesaggio urbano, sembra quasi che voglia raccontare una città attraverso la descrizione minuziosa e realistica delle sue vie, delle sue piazze, dei suoi edifici. I due possibili risultati di questa visione portano a una sottolineatura di gusto romantica delle atmosfere oppure, sul versante opposto, a una ricerca rigorosa del senso architettonico che il fotografo sa cogliere. Ma le città sono ben più di quanto appaiono come sanno i poeti che le hanno cantate, gli scrittori che vi hanno ambientato le loro storie, i pittori che le hanno descritte, i progettisti che le hanno immaginate e, talvolta, gli stessi abitanti che le hanno vissute. Tutto questo non è sfuggito a Franco Donaggio, un autore capace di usare la duttilità della fotografia per costruire un mondo diverso, ricco di fascino e di fantasia con evidenti e dichiarati richiami allo spirito innovativo delle Avanguardie Storiche, dal Futurismo al Costruttivismo passando per il Surrealismo. C’è un senso di leggerezza nel modo con cui il fotografo italiano si pone di fronte alla realtà confusa e rumorosa di una città ed è grazie a tale leggerezza che costruisce strutture articolate e complesse come pensieri, composizioni ardite come sogni. I fili della luce creano intrecci che si stagliano come geroglifici sul cielo, i semafori si allungano moltiplicando senza una vera ragione le loro luci, le ciminiere si fanno di lato per lasciar passare la sagoma di un ciclista che avanza con la cadenza di un antico eroe. La facciata di una casa, l’ombra di un monumento, lo sguardo perplesso di una statua compaiono inaspettate perché Donaggio le trasforma in superfici, forme, figure dotate di un fascino misterioso: ci sono uomini immobili come figurine ritagliate nella carta e come tali posizionati nello spazio e ci sono elementi - i fanali dell’illuminazione stradale, i tombini, le rotaie dei tram - che acquistano invece un dinamismo che li trasforma in elementi attraversati da una inaspettata vivacità. Il fotografo non si sofferma a descrivere la città ma ne indaga il carattere più nascosto che solo la fantasia può cogliere: è come se volesse prendere per mano l’osservatore per condurlo fino alle soglie della sua visione dove le impalcature dei lavori di restauro sono torri che svettano e i teli che coprono le facciate dei monumenti schermi su cui si proiettano le immagini di un passato che non possiamo dimenticare perché, sembra ricordarci Franco Donaggio con questa sua bellissima indagine fotografica, in una città ci sono sempre i segni della storia che è stata, ma anche le anticipazioni di quella che sarà.

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Evolution

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Profilo di palazzo

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Interferenza temporale

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Anime

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Ego

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Stazione #15

Metamorfosi 66


Equilibri precari 67


Tramonto di città

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Angelo di città

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Geometria del cammino

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Ricordi di viaggio

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Cavaliere dimenticato

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New York #3

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New York 79


Fantasia di tombini

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IL BOSCO DEL PENSIERO

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Informazioni tecniche La serie Il Bosco del Pensiero è stata creata tra il 2009 e il 2017. Il progetto è composto da 44 stampe in edizione limitata: edizione di 5, pigment prints nel formato 30x40 cm. numerate e firmate sul retro. II artist’s proof.

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MEDITAZIONI E FIABE di Sandra Benvenuti

La montagna per Donaggio rappresenta un luogo dove abbassare le barriere ed allentare le tensioni del caos metropolitano. La verticalità geografica del suo territorio è da sempre, per l’autore, uno stimolo e un invito alla meditazione. Tutto, in questa realtà, assume agli occhi dell’artista un immaginifico ruolo nelle sue storie di forme e colori: foglie di granturco divengono animose sentinelle in osservazione, altre sussurrano tra di loro abbracciandosi al crepuscolo, neve intrappolata tra gli arbusti assume forme di animali. Grandi palle di neve modellate dal vento sopra steccati di recinzione, assumono inquietanti sembianze di facce umane. Il Bosco del Pensiero raffigura un volo radente tra bellezze naturali di luoghi da fiaba, gli stessi rievocati dall’autore nei lontani ricordi del bimbo che era, allora stupìto da storie di principi e streghe del bosco, nelle variopinte illustrazioni a corredo del racconto, che in qualche modo ci restituisce oggi nelle sue opere. Con le sue magiche immagini di una natura prorompente, Donaggio ci trasporta come un Virgilio della bellezza, tra mondi di purezza e silenzio, dandoci la sensazione di perderci nel riflesso del suo mondo di fanciullo, fantasticamente sopravvissuto alla maturità.

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IL BOSCO DEL PENSIERO

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Il Bosco del pensiero è l’espressione del mio inno alla natura, la personale visione sul concetto del magico legame tra la terra e il cielo. In queste terre, la neve scende con salvifica grazia portando i suoi silenzi, i suoi profumi, e le sue mille forme che ispirano la mente nella ricerca del mistero. Attraverso e fotografo luoghi di magnificenza, vivo intensamente il miracolo della visione. Ho la serena sensazione di raccogliere doni che porterò ad altri... Franco Donaggio

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IL BOSCO DEL PENSIERO di Tobia Donà

Le opere di Franco Donaggio si manifestano per cicli. Una sfida all’espressione di significati interiori, tra materialità e spirito, che si compie in modo sempre diverso. Donaggio non insegue le sue fotografie, non si lega ad esse, non le nutre di se stesse. Non se ne appropria, le lascia libere. Libere di restare. Questa è la sua grande singolarità morale. Ogni nuovo lavoro di Donaggio, è un fluire incessante ed in continua evoluzione che va a comporre un fantastico ed immenso paesaggio tra chiarezza e mistero. Un’opera omnia, dalle prime luci dell’alba fino all’ultimo bagliore del giorno. Eccolo, Il Bosco del pensiero di Franco Donaggio. Dove si trova, non lo sappiamo. Mai ci capiterà di attraversarlo. Ma quello che conta, la cosa veramente importante, è che Donaggio l’ha visto per noi. Davanti ai nostri occhi si dipana una metafora, un’eco, uno squillo di tromba ultraterrena pronta a risvegliare i nostri antenati. Mostrandoci un mondo che non è cambiato e che è davanti ai nostri occhi da sempre, da prima di noi, eterno eppure ignoto, Donaggio guida il nostro sguardo sul rapporto che lo lega all’uomo, sin dalla sua apparizione. E’ l’artificio, la messinscena. Poiché nulla vi è di naturale in noi se non la Cultura, ogni gesto e ogni nostra azione atta a modificare la realtà, è dettata dalla conoscenza e dal sapere. Quanto questo rapporto diventa stratagemma, mistificazione? Che cosa in noi sia natura o cosa sia artificio, queste fotografie non lo dicono. Ma sulle superfici innevate, dove incombe un cielo gonfio di presagi, striato di luci e che si approssima all’oscurità, molto vi è scritto su ciò che ci spinge ad andare avanti, anche quando la neve è così alta da coprirci le ginocchia. Una linfa ardente che percorre il tempo. L’inesauribile soffio creatore, che ci permette di vedere più avanti e di sentire più in profondità.

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Il solitario

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Volto invernale

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Le sentinelle

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Forme nel freddo

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Crepuscolo

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Reflections #43 La Sfinge mi guarda 100


Creatura di neve 101


Segno nel cammino

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Metamorfosi #1 104


Metamorfosi #2 105


Notte di Natale

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Passaggio

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L’ombra della strega

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Due anime

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Il guardiano del sentiero

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Paesaggio dormiente

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Abbandono

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GLI SPAZI DI MORFEO

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Informazioni tecniche La serie Gli Spazi di Morfeo è stata creata tra il 2013 e il 2014. Il progetto è composto da 23 immagini in edizione limitata: edizione di 10, pigment prints in formato variabile, numerate e firmate sul retro.

II artist’s proof.

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SPAZI SURREALI di Sandra Benvenuti

Lo studio di Franco Donaggio si trova in una zona centrale ed effervescente della città di Milano. In quel periodo nell’area prospiciente lo studio dell’autore ha inizio una vera e propria rivoluzione urbanistica. Il quartiere si rinnova, nascono nuove attività e rapidamente si trasforma da zona commerciale a uno dei luoghi più trendy della città. Inizia la costruzione del palazzo Bosco Verticale dell’architetto Stefano Boeri e con esso, molti altri importanti complessi edilizi come la nuova sede del palazzo della Regione Lombardia. Lo spazio lavorativo di Donaggio – che lui chiama il pensatoio – è anche un luogo d’incontro e di convivio. Spesso si organizzano cene con amici artisti, esposizioni o tavole rotonde con esperti ed appassionati. Un pomeriggio, passa anche un gallerista che Franco conosce da poco, e gli chiede se vuole realizzare assieme ad altri importanti autori, una serie di immagini sul nudo femminile per un progetto editoriale. Il tema è nuovo per Franco, ma lo incuriosisce. Il gallerista lancia una sfida che l’artista raccoglie con entusiasmo. Come di consueto, l’autore inizia la fase di pre-visualizzazione del progetto. Pianifica situazioni e posture, prepara schizzi a matita illustrando come fotografare il soggetto e in quale ambientazione collocarlo. Lavora con due modelle professioniste: Arianna Grimoldi e Giovanna Lacedra, ed entrambe instaurano un feeling perfetto con l’autore. La donna è una figura fondamentale per Donaggio, non è solo musa ispiratrice ma donatrice di vita. L’artista usa spesso l’espressione: la donna è la casa dell’uomo. Pianificare di inserire la figura femminile nel contesto urbano in fase di rinascita, è stata una scelta immediata e naturale. L’autore idealizza la donna come generatrice di vita, colei che ricopre il ruolo di salvatrice in un contesto che l’artista definisce: un mondo consumato dall’oblio dei valori umani. La donna di Donaggio è indomita, ascetica e misteriosa. La prima immagine realizzata per il progetto Gli spazi di Morfeo ben descrive i tratti dell’intero corpus del lavoro, raffigura un’agguerrita amazzone al comando di una gigantesca nave-Cerbero divoratrice di onde, che con lunghe corregge di cuoio legate alla sommità della prua ci conduce tra marosi inquieti nei mondi surreali dell’artista.

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GLI SPAZI DI MORFEO

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Nel mio lavoro, sconfinare oltre il reale è una pratica ricorrente. Utilizzo la fotografia per dare un volto ai miei pensieri nascosti, in attesa di rivelarsi. Questo progetto ha avuto origine mettendo insieme frammenti di realtà, in una sinergia scenografica tessuta con l’illogicità del sogno, attorno allo splendore della fisicità femminile. Questi mondi sono dominati da una donna protagonista. Lei anima le mie storie con il ruolo di salvatrice di un mondo quasi perduto, consumato dall’oblio dei valori umani di un tempo. Amo pensare che, contrariamente alla storia di Adamo ed Eva, la stessa donna non offra all’uomo la mela del peccato, ma quella della salvezza. Franco Donaggio

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IL FASCINO DEL MITO di Roberto Mutti

Basta trovare un luogo lontano dalla gente, dalle luci, dai rumori e fissare a lungo e in silenzio il cielo notturno per essere invasi da una strana sensazione che accosta al senso di inquietudine il fascino del mistero. E’ un modo intelligente di collegarci ai nostri progenitori più acuti che usavano l’audacia del pensiero per indagare fra le pieghe della realtà alla ricerca della sua essenza più autentica. L’intima natura delle cose ama nascondersi scriveva Eraclito che i contemporanei chiamavano skoteinòs, l’oscuro, perché era già consapevole che la conoscenza è un lungo processo dove ragione e mistero si intrecciano in un cammino tortuoso e proprio per questo ricco di fascino. Fa una certa impressione sapere che quelle parole, scritte nel VI secolo a.C. e provenienti da una società economicamente e socialmente così semplice come quella dell’isola greca di Samo, sono ancora adesso condivisibili. Abituati come siamo a porre al centro del nostro percorso cognitivo non già la nobile razionalità ma una sua versione più semplicistica, cioè la ragionevolezza, abbiamo affidato al mondo dell’arte il compito di guidarci alla scoperta di ciò che maggiormente ci affascina, che sia il cielo notturno che ci sovrasta o l’intrico dei pensieri che ci attraversano. Gli antichi di fronte a tutto ciò ricorrevano al mito, un tipo di narrazione che dietro l’apparenza del racconto fantastico propone un nucleo fondamentale di verità: al lettore più attento viene così lanciata la sfida a indagare fra le molte suggestioni per arrivare a cogliere il cardine centrale del messaggio. Così la Sfinge con cui si confronta Edipo è il simbolo dell’enigma che bisogna saper sciogliere, il filo di Arianna quello dell’intelligenza capace di sconfiggere la brutalità mentre la sfida di Orfeo esalta la sublime bellezza dell’arte indicandola come unica in grado di confrontarsi con la morte fino – quasi – a sconfiggerla. Per noi contemporanei il compito un tempo affidato alla parola è ora delegato in larga misura alle immagini e ai pochi autori che le sanno usare con perizia e maestria. Gli spazi di Morfeo, il più recente lavoro di Franco Donaggio, possiede tutti i requisiti per essere definito un mito realizzato in forma fotografica e non solo perché già nel titolo evoca una delle divinità più affascinanti dell’antica cultura greca che aveva la singolare capacità di assumere le forme di persone, oggetti, paesaggi e perfino sensazioni sognati dagli uomini. Così si stabiliva un rapporto stretto e tenace fra mito e sogno, come si poteva intuire dal fatto che Morfeo era uno dei figli di Ipno e che per suscitare le immagini nel sonno usava sfiorare le palpebre dei dormienti con petali di papaveri. E’ esattamente questa la dimensione in cui Donaggio ci accompagna chiedendoci di lasciarci trasportare dalle sensazioni e dalla meraviglia fino a renderci consapevoli dello stretto rapporto che lega la realtà che chiamiamo reale a quella dell’immaginazione. Lo fa da subito con un’immagine di grande potenza dove si mescolano la solennità di una nave la cui prua fende il mare creando imponenti onde schiumose e il vigore della donna che la governa afferrando saldamente lunghe corregge di cuoio. Presto si comprenderà che non a caso le fiancate della nave si ergono come muri di cemento: l’architettura, soprattutto quella più audace e come tale capace di ogni sfida, non è soltanto l’ambiente in cui tutto è collocato ma è una vera e propria protagonista di un mondo dove la morbidezza sensuale di un magnifico corpo femminile si confronta con le linee acute degli edifici, si fonde con le sequenze di finestre che sembrano abbracciarlo, svetta in uno slancio che si innalza verso il cielo come volesse sfidarlo. Poi, improvvisamente, la donna emerge in uno spazio liquido che si coagula attorno a lei ed è inevitabile pensare a un altro Morpheus, il protagonista di Matrix di Lana e Andy Wachowski che forse non è un film di fantascienza ma una finestra aperta sul possibile. Proprio partendo da questo punto il viaggio si articola, la figura femminile si libra nell’aria, si scontra con il fuoco, si abbandona su un sedile, si confronta con la gigantesca sagoma della luna dove forse, da qualche parte, come voleva Ludovico Ariosto, c’è uno spazio in cui vengono custodite le ampolle contenenti il senno degli innamorati.

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La nave

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Adamo ed Eva

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Estrema domanda

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Fiore umano

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Il giudizio

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Le sorelle

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La Musa #2

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La Musa #1

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Paesaggio di confine

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Ascesa al crepuscolo

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La Rossa

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Arianna

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Bagno costruttivista

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La femme Parisienne

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Il muro del desiderio

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Il canto della Polena

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Riavvio

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SEDIMENTI

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Informazioni tecniche La serie Sedimenti è stata creata tra il 2012 e il 2017. Il progetto è composto da 30 immagini in edizione limitata: edizione di 3, pigment prints 60x60 cm. numerate e firmate sul retro. edizione di 3, pigment prints 120x120 cm. numerate e firmate sul retro.

II artist’s proof.

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IL RITORNO di Sandra Benvenuti

Milano è la città dove Franco Donaggio vive e lavora. E’ la metropoli che gli ha donato la libertà di crescere intellettualmente e professionalmente da quarant’anni, ed inizia ad essergli stretta. Gli manca il profumo del mare, il cielo limpido, gli echi di un tempo passato. Questo desiderio è stato per Donaggio il giro di boa verso un nuovo inizio: il ritorno a casa. Torna a Chioggia – sua città natale – sempre più spesso ripercorre la via del ricordo con l’esperienza dell’uomo maturo. Munito della sua inseparabile fotocamera osserva case colorate che si riflettono sull’acqua dei canali, cantieri navali in disuso, filari di cozze abbandonati, cammina lungo spiagge abitate solo da oggetti consunti trasportati dal mare. Il silenzio, il penetrante profumo delle secche marine, l’aura di cose dismesse in battigie desolate, tolgono all’autore il velo del tempo, e riportano alla luce frammenti di una lontana vita vissuta. Sedimenti è l’esempio di come la versatilità dell’artista non conosca confini. Con questo lavoro Donaggio inizia un nuovo percorso visivo. L’oggetto e non la figura umana, è al centro delle sue riflessioni. Nella frenetica e incessante ricerca di nuovi modi di rappresentare inedite visioni del mondo, Donaggio studia la possibilità di una mobilità interna alla composizione, partendo dalla disposizione degli elementi, offre altre possibilità di vita a cose abbandonate. Partendo da una realtà vista, l’autore amplifica le potenzialità immaginative dando vita non solo a mondi e paesaggi che attingono al fantastico, ma esplicita questa contraddizione anche a livello formale: compone con materiali diversi personaggi insoliti come il ritratto di un vecchio pescatore, un telo di plastica si trasforma in una beffarda figura animalesca, svela l’anima nascosta di un mondo immobile e silenzioso offrendo allo sguardo paesaggi subacquei meravigliosi. Queste opere predispongono l’osservatore ad entrare in un vero e proprio processo analitico tutt’altro che immediato e mai disponibile ad essere colto nel suo insieme al primo sguardo, in un perenne oscillare tra l’introspezione intima, astrazione e rappresentatività, tra simbolismo e narrazione. Con questo lavoro dall’appropriato titolo Sedimenti, sembra che l’autore voglia rendere un omaggio visivo al postulato fondamentale di Antoine Laurent de Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma!

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SEDIMENTI

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Sedimenti è l’esperienza della visione, una sovrapposizione di vita vissuta e materia che mi proiettano in un lontano passato con la maturità del presente. Ho fotografato cose non più utili, alla deriva nell’acqua e nel tempo, e con esse le mie prime meraviglie, tra emozioni e paure, lungo una linea di vita scolpita nella mia terra dal ricordo. Queste mie visioni scendono come la neve senza vento, accumulandosi in densi strati di sedimenti dell’anima che si appropriano del mio tempo. Franco Donaggio

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LA DANZA DELL’OBLIO di Silvia Walsh

Protagonista dei suoi scenari, il vento vola sulla battigia, con i suoi giochi da scultore sulla sabbia e la complicità del mare, porta alla superficie resti di oggetti dalle consunte sembianze che si affacciano al cielo come volti addormentati, coperti da un sottile velo di sabbia che rimanda a strati di tempo sovrapposti, come la neve che cade in momenti diversi. In questi luoghi pregnanti di brezze marine, di profumi di alghe affioranti, Donaggio si è ritrovato a riflettere lungo il filo della sua storia. Con la sua consueta poetica l’autore scava nella materia del tempo, ritrovando nell’alveo del suo passato frammenti di vita caduti nell’oblio, di emozioni vissute, di profumi dimenticati. Con naturalezza, l’artista rende immagine tutto questo e compone una nuova serie di opere che non a caso intitola Sedimenti. L’autore riesce genialmente a forzare il valore estetico degli oggetti abbandonati nella battigia per reinventare un’altra poetica visiva. Con disinvoltura trasforma la realtà oggettiva in soggettiva: una cassetta di polistirolo usata dai pescivendoli diventa una ridondante Torre di Babele; un telo di plastica è il velo di una sposa; le onde del mare che lambiscono secche algose risvegliano Nettuno; filari di cozze abbandonati si liberano in un pianto nero. Le opere di Donaggio non sono solo composizioni fotografiche ma concetti che mi suggeriscono visioni di crisalidi che nell’opera finale divengono farfalle… Sedimenti è il frutto di una costante ed approfondita sperimentazione artistica che dimostra ancora una volta l’autenticità visionaria e costruttivista dell’artista. Vedo queste opere come surreali quinte teatrali, dove comuni oggetti consunti divengono brillanti interpreti in scenografie sempre diverse, protagonisti di visioni che definirei ingressi verso una terza dimensione. E’ un viaggiatore Franco Donaggio, il suo viaggio inizia sin da giovanissimo quando abbandona il suo mare, la laguna con le sue secche, le veleggiate con gli amici. Dapprima per gli studi, poi per intraprendere un suo percorso professionale nella grande città. E da lì in Europa e America. Oggi, a distanza di alcuni decenni, l’artista ritorna nella terra delle sue origini con il cuore dell’uomo compiuto e del poeta, ancora con la vivace curiosità di perenne indagatore del giovane che era. Mi ha molto colpito un concetto di Franco, a mio avviso molto incisivo: la mia fotografia è plasmare sogni, visioni e materia come la creta dello scultore, penso lo scatto come il mattone che insieme ad altri forma il mio senso del mistero. Trovo che questo suo pensiero sia una possibile leva di Archimede per comprendere a fondo l’operare del poliedrico artista, che con Sedimenti non invia solo l’ennesimo beffardo messaggio allo scorrere del tempo, ma un contributo denso e generoso al nostro desiderio di vedere oltre.

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La torre di Babele

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Ricordi del mare

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Miraggio #5

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Volo di plastiche

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Miraggio #1

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Golia

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Ritratto di vecchio pescatore

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Fondale marino

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Miraggio #2

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Fase REM

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Pianto nero

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Mimetismi

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Ricordi

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Il risveglio di Nettuno

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Volo libero

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Miraggio #4

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Porta inferi

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BIOGRAFIA

Franco Donaggio Chioggia (Ve), 1958 Donaggio opera a Milano come fotografo e artista dal 1979. Fin dai primi anni della sua attività professionale Donaggio privilegia e approfondisce la ricerca tecnica della fotografia in ogni aspetto; dalla camera oscura allo studio della luce nelle loro infinite possibilità estetiche, arrivando presto alla libertà espressiva che oggi più lo caratterizza nel panorama della fotografia contemporanea. Nel 1992 gli viene conferito il premio Pubblicità Italia per la fotografia di still life. Nel 1995 Donaggio realizza il suo primo importante progetto fine art intitolato Metaritratti che lo vedrà nel 1996 vincitore del Kodak Gold Award Italiano per la fotografia di ritratto. Donaggio dedica sempre maggiore attenzione alla fotografia d‘autore e avvia stretti rapporti di collaborazione con galleristi italiani, europei e americani, tra cui la Joel Soroka Gallery di Aspen che lo rappresenterà negli Stati Uniti e lo porterà ad essere presente nei più importanti eventi d’arte fotografica internazionali: AIPAD show, New York; Art Miami, Miami; Photo LA, Los Angeles; Art Fair, Chicago. Oggi l’autore si dedica completamente alla ricerca artistica, ed è considerato uno dei più originali e apprezzati artisti italiani che privilegiano la sperimentazione con il mezzo fotografico. L’artista ha realizzato molti progetti, pubblicato in varie riviste, esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero, tra le più recenti: Manege Museum, San Pietroburgo; Museo la Civitella, Chieti; Forte di Bard, Valle d’Aosta; 54° Biennale di Venezia; CAMeC centro d’arte Moderna e Contemporanea, La Spezia; Palazzo Ducale, Genova; Museo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (Va); Museo Civico di Chioggia (Ve); ed altri. Le sue immagini sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private tra cui: collezione Fendi, Famiglia Reale Saudita, Bibliothèque Nationale de France, collezione Scavi Scaligeri, collezione 3M, collezione Marcegaglia, e molte altre. Le sue opere sono state battute in varie case d’asta, tra le più recenti Finarte di Milano. Nell’ottobre del 2014 Donaggio riceve il riconoscimento del Rotary Club Un Lavoro una Vita e nel 2018 riceve il premio internazionale alla carriera a Benevento. L’autore è stato inoltre commissario di tesi all’Istituto Europeo di Design di Milano, visiting professor all’Accademia di Brera di Milano, all’Istituto Italiano di fotografia di Milano e all’università Cà Foscari di Venezia. https://www.francodonaggio.it

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PRINCIPALI MOSTRE

Joel Soroka Gallery, Aspen U.S.A. Benham Gallery, Seattle U.S.A Manege Museum, San Pietroburgo, Russia Museo Civico, Rovigno, Croazia Popular Museum, Pinguente, Croazia Melkweg Gallery, Amsterdam Carrousel du Louvre, Parigi Galerie Doria, Parigi Galerie Celal, Parigi 54° Esposizione internazionale d’Arte di Venezia Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano CAMeC Centro d’arte Moderna e Contemporanea, La Spezia Castello Sforzesco, Sala Viscontea, Milano Galleria del Credito Valtellinese, Milano Palazzo Giureconsulti, Milano Palazzo Castiglioni, Milano Centro Culturale, Milano Casa Museo Spazio Tadini, Milano Lingotto di Torino Galleria della gondola, Venezia Palazzo Ducale, Genova Fortezza del Priàmar, Savona Palazzo Leone da Perego, Legnano (Mi) Spazio Virgilio Carbonari, Seriate (Bg) Museo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (Va) Palazzo Pirola, Gorgonzola (Mi) Forte di Bard, Valle d’Aosta Palazzo Foscolo, Oderzo (Tv) Palazzo Sertoli, Sondrio Palazzo San Domenico, Crema (Cr) Museo La Civitella, Chieti Museo Civico, Chioggia (Ve) Palazzo Guinigi, Lucca Abbazia di Pomposa Codigoro (Fe) Casa di Ludovico Ariosto, Ferrara Museo d’Arte Moderna, Gazoldo degli Ippoliti, Mantova Museo Centrale Montemartini, Roma Maxima gallery, Roma Palazzo Vendermini, Forlì Centro Culturale Candiani, Mestre (Ve) Museo delle Paure, Lecco Spazi espositivi di via Bertossi, Pordenone Museo Gracco, Pompei (Na) Galleria del Centro Culturale Francese, Palermo

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INDICE PROGETTI

Escapes, pag. 12-47

Urbis, pag. 48-81

Il Bosco del Pensiero, pag. 82-117

Gli spazi di Morfeo, pag. 118-153

Sedimenti, pag. 154-189

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S C AV I A L C O N F I N E

ALCHIMIA Art Gallery 188 Main Street Freeport, ME 04032, U.S.A. Ph. +1 207-749-8141

Finito di stampare nel mese di gennaio 2022 Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo digitale, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti.