Page 1

Intervento integrale: Evoluzione Produttiva. Mezzogiorno, modernizzazione, merito

Nelle linee programmatiche troviamo quello che ci aspettavamo e avevamo condiviso in campagna elettorale. La tensione a cambiare in specie verso due grandi questioni che minano la coesione sociale e territoriale della nostra Regione. Da un lato la disoccupazione e le difficoltà economiche, e dall'altro il grave dissesto idrogeologico, che hanno però dentro i nodi storici del mezzogiorno e della Basilicata. Si è utilizzato uno slogan: "rivoluzione democratica", che è un evidente ossimoro, ma che serviva perché fissa un utopia in senso positivo. Val bene, a proposito di utopia, citare un grande scrittore : "è come l'orizzonte, mi avvicino di due passi e si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là... A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare". E quindi andava bene per dire che bisogna rimettere a camminare tutta la comunità lucana. È una tensione che, però, va ora declinata concretamente realizzando misure certe e verificabili in tempi stretti. Una declinazione che possiamo chiamare Evoluzione Produttiva, perché abbiamo bisogno di agire in ogni campo con una mentalità diversa: quella di cambiare per incrementare la produttività, la valorizzazione, la creazione di valore aggiunto.

Il partito socialista è alleato sempre fedele, forse a volte troppo. Ma abbiamo la necessità intima di realizzare, di programmare, di dare visione, di scegliere, di migliorare. In quest'ottica non possiamo non esprimere alcune idee.

Non sappiamo se questa crisi globale, alla fine del giro, comporterà un cambiamento di paradigma. Anzi siamo convinti che così non sarà. Che semplicemente la crisi ci impone di affrontare finalmente dei nodi storici della Basilicata, che sono poi per lo più i nodi storici del Meridione. Sono nodi complicati da affrontare, non siamo iscritti ai corsi di populismo che la scuola della politica, soprattutto degli ultimi vent'anni ha istituito. Lo sapevamo e lo sappiamo che abbiamo dinnanzi due traiettorie, il nostro destino dipenderà da quale imboccheremo. La prima sarebbe quella di vivacchiare senza sciogliere i nodi cronici in attesa di una robusta ripresa internazionale alla quale agganciarci; oppure Affrontare con decisione quei nodi, per un'EVOLUZIONE PRODUTTIVA della Basilicata, liberandola da incrostazioni corporative e di invadenza della politica, puntando tutto sulla programmazione e qualità legislativa, invertendo il segno dell'inerzia della macchina amministrativa ed essere traino delle Regioni del mezzogiorno. Ecco Presidente io la chiamerei evoluzione produttiva. Perche' la carica di positiva utopia insito nel messaggio Rivoluzione democratica deve ora essere declinata in una forma concreta, puntuale. Perché ha dentro la ripresa della grande sfida della programmazione in chiave non più assistenziale ma produttiva, perché


ha dentro il cambiamento che deve essere innanzitutto in noi, culturale e comportamentale. Su questo saremo intransigenti. Il quadro nel quale siamo chiamati ad un impegno straordinario incrocia almeno tre combinazioni complicatissime. 1. La questione Basilicata nel contesto Italia. Abbiamo un gap di infrastrutture notevoli, in specie ferroviarie e autostradali. Eppure non possiamo aprire una vertenza Basilicata, eppure dobbiamo difenderci da attacchi impliciti di suddivisione della Regione, espliciti nella possibile modifica al titolo V della Costituzione. Alla quale modifica dobbiamo opporci con tutta la forza possibile. Preparando già una mozione "a cautela" contro una simile modifica, coordinandola anche con le altre Regioni del Mezzogiono, ed invece aprendo una vertenza Basilicata. innanzitutto dimostrando di accettare la sfida alla modernizzazione, e quindi spingendo con forza e determinazione sull'efficienza burocratica, sulla qualità della politica e delle sue azioni, sul rispetto della legalità. Ma ponendola esattamente in termini risarcitori. Abbiamo bisogno di infrastrutture, perché le trasversali legano il territorio e creano identità. Provare a rilanciare la Lauria-Candela e la Napoli-Bari. 2. La questione Basilicata nel Mezzogiorno e il Mezzogiorno nel Mediterraneo. Le chiavi sono l'energia e l'automotive. Le due eccellenze su cui investire con coraggio in'un ottica di cooperazione con le altre regioni. Bisogna proporre un Comitato permanente delle Regioni del Mezzogiorno, per definire una piattaforma comune per la logistica, le infrastrutture e la programmazione europea. Parallelamente bisogna dare segnali concreti, rafforzando l'attrazione da progetti di confine, che avvicinano e collegano. Dal Pollino per la Calabria, da Matera 2019 per la Puglia, dal Parco dell'Ofanto per la Puglia, il completamento della Bradanica e la Campania dal Cilento. E insieme alle altre Regioni va fatta una grande battaglia su un grande piano della mobilità e della logistica. E'la questione più importante. Se non riusciamo a mettere insieme tutto il Meridione ogni tentativo di affrontare quei nodi diventa sterile. 3. La questione della crisi globale e i tratti specifici di questa crisi in Basilicata. Un' economia troppo sbilanciata sul pubblico, con incrostazioni corporative complesse, con sacche di rendita eccessive e con un'intermediazione burocratico/politica eccessiva, con gap di programmazione e pianificazione. A questo si deve aggiungere una troppo ridotta popolazione che diminuisce sempre di più. Come con coraggio sottolinea nella sua relazione. 20000 unità in meno in dieci anni, l'equivalente di 4 comuni da 5000 abitanti.

Le precondizioni .Dobbiamo impiegare il nostro tempo nel supporto del lavoro della Giunta nell'ottica di una centralizzazione della programmazione, partecipata. La grande partita della programmazione strutturale, e di cui quella europea è solo una parte ,deve essere l'impegno in cui impiegare la nostre migliori energie per arrivare ad una partecipazione reale di territori e di settori, ciascuno con vocazioni specifiche, che


molti di noi conoscono, e sono pronti a mettere a disposizione per ricomporre il disgregato quadro dei nostri territori. In altre parole, proprio perché abbiamo la consapevolezza che la fiducia è il requisito di base, abbiamo la necessità di recuperare questa fiducia, ma non possiamo chiedere un ulteriore atto di fede ai lucani, dobbiamo iniziare noi, a mettere sul tavolo credibilità. Tanta e non di facciata. Partendo da trasparenza e valorizzazione del merito. Merito in dosi da cavallo. Questo si un atto di coraggio. A tutti i livelli.

Europa L'Europa non è solo finanziamenti, sui quali abbiamo l'obbligo imperativo e imprescindibile di programmare correttamente il nuovo ciclo, realmente partecipato e realmente efficace. Non è nemmeno solo visione: crescita intelligente, crescita inclusiva, crescita sostenibile. Europa è anche un diverso modello sociale e di politica industriale: con più regolazione, meno burocrazia e più certezza.

Assetto istituzionale Dobbiamo pensare a un nuovo assetto socio-istituzionale, provando a fare uno sforzo di innovazione. Anziché altri enti sulla verticale Regione-Comuni, pensiamo a rimpolpare il tessuto sociale di soggetti quali Fondazioni di Comunità, Unioni funzionali di Comuni in forma di associazione, Consorzi, Associazioni, Cooperative ecc...sostenendo e rafforzando il no-profit. Mettendo insieme risorse diverse a sostegno. Bisognerebbe subito avviare, prima ancora della sua istituzionalizzazione nello Statuto, la conferenza delle Autonomie Locali, quale luogo di condivisione e partecipazione.

Un grande piano di razionalizzazione Razionalizzare con l'obiettivo primario non di risparmiare ma di ridare efficacia ed efficienza all'azione. Buono il DPEF con la metodologia del controllo e del monitoraggio sulle azioni adottate. Va inserito complementarmente nel Piano strategico Regionale (santarsiero) Ridurre l'utilizzo di risorse "royalties"per il finanziamento di spesa corrente. Difficilmente riusciremo a spostare le royalties fuori dal patto di stabilità, ma potremo trovare soggetti terzi che possono realizzare quegli interventi.

Modello sociale

bisogna passare dall'assistenza al produttivo. Provando ad accorpare le varie misure di sostegno. Copes, mobilità in deroga, vie blu e forestazione. Valorizzare i beni pubblici è possibile. E alcuni di essi possono essere redditivamente capaci di creare ulteriore occupazione. Dalle foreste e i boschi per le biomasse e il cippato, ai musei e beni paesaggistici, ecc.


Ma servirebbe un'Agenzia regionale per la valorizzazione dei beni pubblici con elevatissima capacità manageriale per la cantierabilità produttiva di questi interventi. Proviamo a fare questo esperimento mettendo a capo il meglio della managerialità privata di questa regione. Uno dei nodi da sciogliere è la sostenibilità dei livelli di welfare così come l'abbiamo conosciuto, tutto a carico della spesa regionale. Dobbiamo immaginare un nuovo modello, dando più spazio e sostegno al volontariato. Il volontariato è già in molti casi, nei fatti, un pezzo importante di coesione sociale. Bisogna lavorare ad integrarlo stabilmente come pilastro del nuovo welfare, sul modello della protezione civile. Volontariato di protezione civile che pure richiede di per se un migliore assetto e una modifica delle legge regionale.

Occupabilita' e lavoro Servono interventi massicci sul lato della produttività dell'impresa, che passa spesso concretamente oltre quello che teoricamente potrebbe dare l'innovazione. E che intendiamo per innovazione. Va bene un'agenzia per l'innovazione ma va fatta un'analisi cruda e seria degli scarsi risultati di Basilicata Innovazione. Servono interventi nuovi e coraggiosi in materia di formazione all'imprenditoria e alla creatività. Quel saper fare e saper intuire che va somministrato in dosi massicce. Bisogna spingere su innovazione di processo, non solo legata all'implementazione di nuove tecnologie ma spesso/spessissimo legata a miglioramenti dell'organizzazione del lavoro. È necessario un piano di analisi della piccola e micro impresa lucana per aggredirne le difficoltà dal punto di vista della total factor productivity. Che ha per esempio come implicazione la possibilità di importare la lean production in ogni impresa. Che ha la possibilità per esempio di considerare la lentezza della burocrazia come costo. Il mancato o la ritardata liquidazione di un incentivo come un costo, il mancato o ritardato incasso di un credito, dalla pubblica amministrazione o da un privato, come un costo; che ha la possibilità, per esempio, di considerare i disservizi della P.A. (dall'acqua depurata, alla qualità dell'ambiente, alle condizioni della viabilità e dell'illuminazione pubblica, ecc..) come un costo. Che ha la possibilità per esempio di considerare i consorzi industriali così come sono un costo. Bisogna innanzitutto rafforzare le imprese esistenti. Qualsiasi misura, credito di imposta o altro all'assunzione di giovani, sono soldi sprecati in questo quadro. Bisogna fare un protocollo con i vari enti addetti alla sicurezza e al controllo per semplificare e ridurre il tempo necessario per gli eventuali accertamenti. Sono spesi bene i soldi che agevolano la messa a norma delle nostre imprese. In agricoltura va innalzata l'età per il ricambio generazionale. Oggi l'agricoltore è laureato, ha spesso un percorso di studi e di specializzazione di alto livello, a 40/45 anni non è vecchio anzi è nella giusta consapevolezza e maturità di gestire un impresa subentrando.


I programmi di internazionalizzazione diventano continui è positivi se poggiano su imprese dalla solida configurazione. Dall'offerta solida.

Rafforzare le grandi aree industriali. Spill over, vantaggi localizzativi, economie di scopo, vantaggi logistici sono elementi straordinariamente potenti di attrazione che con enorme fatica possono replicarsi. Perciò sono più sfruttabili laddove già esistenti. Non è il lavoro sotto casa che ci interessa, ma il lavoro e il lavoro buono. Perciò prima ancora che su nuovi settori manifatturieri bisognerebbe investire sulle aree industriali, sulla qualità. Qual è la carta d'identità che un' area industriale presenta ad un investitore, ad una multinazionale se l'impressione è quello di abbandono totale?

Settore edilizio Bisogna rimettere in moto il settore edilizio attraverso il modello Abitare Basilicata. Pensare di rimettere in moto il settore edilizio su grandi opere e consumo di ulteriore suolo è follia. È possibile aprire un ciclo pluriennale virtuoso se invece si potenziassero i sussidi oltre quelli statali per la riqualificazione edilizia in termini energetici e in termini di sicurezza del patrimonio privato esistente. Consentirebbe oltre che di rimettere in moto un settore, di far risparmiare in termini reali le spese di gas ed elettricità delle famiglie lucane. È uno dei settori a più alta intensità di lavoro ed il preminente della Basilicata. Bisognerebbe intervenirvi con forza e velocità.

Consumo del suolo e territorio Dobbiamo portare a termine il piano paesaggistico regionale. Valorizzare con leggi specifiche ad hoc il sistema dei tratturi e dei geositi. Mettere a regime la Rete "Natura 2000" completando il piano di creazione e messa in rete dei parchi regionali. Vanno migliorate e aggiornate la Legge Urbanistica e la legge Vas/Via , nell'ottica della salvaguardia del suolo non urbanizzato, della partecipazione attiva delle popolazioni nelle decisioni, e di linee guida per i regolamenti edilizi in chiave sostenibile. Va rivisto il Piano Energetico ed Ambientale Regionale, definendo su tutto il territorio regionale distretti energetici per vocazione. Dovremmo approvare un Piano per il consumo del suolo che azzeri il consumo di ulteriore suolo e valorizzi le naturali vocazioni dei territori, creando un osservatorio regionale (anche all'interno dell'Osservatorio sullo Sviluppo Regionale, proposto nelle linee programmatiche). In particolare da qui passa il recupero di identità di territori in difficoltà quali l'alto bradano e il marmo melandro. Il grande impianto termodinamico andrebbe spostato in aree industriale, con suolo già compromesso e avviare nella conca dell'alto bradano un serio progetto di agricoltura di pregio. Oltretutto si potrebbe già così sperimentare forme di sostegno energetico alle imprese usando il calore prodotto. E con utilizzo di acqua già prevista per uso industriale.

Infrastrutture


ottime le cose previste nelle linee programmatiche: un grande piano di manutenzione della viabilità e interventi su arterie di collegamento extra regionale. Bisogna sostenere le Provincie e aiutarle nell'opera di completamento delle incompiute. Sulla viabilità ha ragione Santarsiero. La terza corsia sulla Potenza Melfi è inutile. Meglio iniziare con le quattro corsie. Recuperare la visione delle trasversali. Lauria- Melfi e Salerno- bari. Per gli interventi di velocizzazione e potenziamento delle linee ferroviarie, ma le linee ferroviarie interne, specie quelle sulle quali sono già previsti investimenti, possono diventare metropolitane? E poi le Smart Grid

Scuola e Università' Evoluzione digitale Incentivi alla lettura. Sostegno ai giornali e all'editoria su piani lettura specifici nelle scuole. Ci sono ottime esperienze della Provincia di Potenza in tema di percorsi di creatività e di scambio all'estero. Andrebbero ripresi e decuplicati i ragazzi coinvolti. Ci sono delle Università vere eccellenze, da quelle citate nella relazione al centro linguistico. Università e Regione devono dialogare per ritardare obiettivi comuni. Ottima la proposta del consigliere Galante di vincolare una parte dei fondi per incrementare borse di studio per dottorandi. Bisogna capire se ci sono le condizioni per ripensare alcune scelte: la chiusura della laurea magistrale in geologia e in lettere è una frattura.

Cultura Portare a termine la riforma della legge cultura. Beni culturali, attività culturali e spettacoli dal vivo. Bisogna creare un doppio fondo per il sostegno alle attività culturali. Un fondo per le iniziative culturali antropologiche, l'altro a bando per le iniziative creative e innovative. Per gli spettacoli dal vivo va messo a sistema il settore teatro. Serve un ente di sostegno alle produzioni teatrali. Una regione così piccola non ha economie per sostenere privatamente produzioni. Dall'altro per le imprese creative, quelle attività culturali che hanno un potenziale di mercato, va esteso il sostegno nell'ambito dei programmi per le attività produttive e per l'occupazione.

Sullo statuto Questi anni di tentato bipolarismo hanno di fatto portato più ingovernabilità. Perché la governabilità, vale forse finalmente la pena di recuperare l’insegnamento di Pietro Nenni, è assicurata dalla capacità dei partiti di rispondere ai bisogni e alle aspirazioni della Nazione, e quindi del po- polo italiano e di tutti quelli che nel nostro paese vivono, stu- diano e lavorano (o sperano di lavorare). Per questo dobbiamo darci come consiglio l'obiettivo di uno statuto snello, nei principi non


retorici, nel rispetto e partecipazione stabile delle autonomie locali e dei corpi intermedi, che porti ad una legge elettorale che dia rappresentanza certa a tutti i territori, che preveda dei collegi, e che dia centralità ai partiti costituzionalmente adeguati e ai luoghi della rappresentanza che raggiunga la governabilità nella sostanza e non nella forma, nella visione e non nella persona, che riveda l'elezione diretta e dia ai partiti e al consiglio la possibilità di costruire consenso sociale.

Conclusioni È vero la sfida passa attraverso le donne e gli uomini, quelle straordinarie energie presenti in questa istituzione. funzionari che già loro possono imprimere un'inversione, un cambio di segno. A noi tocca di innescare quella sana competizione/collaborazione che produce grandi risultati, rendendo contendibili i posti apicali. "non si tratta di comporre una nuova, diversa, lista della spesa, ma di rimettere in moto il meccanismo di sviluppo affrontando e superando gli ostacoli - culturali, politici, sociali e corporativi- che ci impediscono di elevare la produttività del lavoro italiano, di attrarre capitali, di tornare a crescere e a generare ricchezza per il paese e i suoi figli. La decadenza non è un destino, è una scelta che abbiamo compiuto rinvio dopo rinvio, sprecando un giorno dopo l'altro, un anno dopo l'altro, accumulando ritardi e riforme non fatte o fatte male o a metà, scegliendo sempre le vie di minor resistenza per non urtare ceti privilegiati, corporazioni e sindacati: ricorrente, ostinata e recidiva la scelta di aumentare le tasse anziché tagliare le spese." Presidente abbiamo condiviso con Lei la rivoluzione democratica. Decliniamola ora in una Evoluzione Produttiva.

Intervento Pietrantuono su linee programmatiche