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SCIOPERO GENERALE in Piemonte il 18 aprile

Questo modo di progettare gli interventi della Pubblica Amministrazione ha prodotto, negli anni solo risultati disastrosi che hanno contribuito a peggiorare le condizioni di vita delle persone. Anziché cercare soluzioni per difendere i più deboli, invece di programmare interventi in progetti di formazione, di aggiornamento, di riqualificazione del personale, la giunta Cota sprofonda nel tradizionale ricorso ai sistemi di vallettiana memoria: i tagli, i licenziamenti, le razionalizzazioni indiscriminate. Il Piemonte è al collasso: molti cittadini sono al limite della sopravvivenza, la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ha raggiunto livelli da record, il ricorso alla cassa integrazione guadagni ha riguardato, in modo preponderante, quasi tutti i settori produttivi, la

Il prossimo 18 aprile scenderanno in piazza le persone che non ne possono più. Sono lavoratrici e lavoratori, sono pensionate e pensionati, sono giovani studenti, disoccupati, esodati, precari, insomma tutti coloro che vogliono urlare la loro riprovazione nei confronti di un’Amministrazione della Regione Piemonte ormai in stato preagonico. Contro questo modo iniquo di gestire Il numero di disoccupati nella nostra il bene pubblico, CGIL, CISL e UIL Regione ha già oltrepassato il confine hanno organizzato la manifestazione delle più pessimistiche previsioni e la e lo sciopero del 18 aprile condizione delle persone è peggiorata dispersione scolastica è aumentata in maniera ormai in modo intollerabile. esponenziale e l’Amministrazione Cota pensa di Abbiamo bisogno di un Governo che sappia uscire da questa situazione di crisi con i soliti correggere le ingiustizie fin qui prodotte. tagli indiscriminati e con l’aumento delle tasse e Abbiamo bisogno di un’iniziativa politica che delle tariffe. sappia porre rimedio alle tante iniquità Contro questo modo approssimato e iniquo di originate in questi ultimi anni. gestire il bene pubblico, Cgil, Cisl e Uil hanno L’aumento dell’età di accesso alla pensione deciso di organizzare uno sciopero e una (che tra l’altro ha provocato il fenomeno degli manifestazione a Torino per il prossimo 18 aprile. esodati), la mancata rivalutazione delle I lavoratori, i pensionati e i cittadini, pensioni, il blocco degli stipendi per molte testimonieranno con la loro presenza il disagio, categorie di lavoratori, la tassa sulla casa, la sofferenza e le difficoltà a condurre una vita sono tutti provvedimenti che hanno dignitosa e chiederanno all’Amministrazione contribuito a contrarre i consumi, a favorire la Cota di cambiare strategia oppure di ridare ai recessione e a impoverire il tessuto sociale cittadini la possibilità di scegliere, con il voto, del nostro Paese. una nuova amministrazione regionale. In Piemonte la giunta Cota ha scelto di La circostanza dello sciopero e della tagliare in modo indiscriminato i servizi alle manifestazione offre anche una nuova persone, ha deciso di chiudere alcuni possibilità per rinsaldare i rapporti fra Cgil, Cisl ospedali, di ridurre in modo energico la spesa e Uil e fra i lavoratori programmando per i trasporti pubblici, di praticare la desueta assemblee e momenti di confronto in tutti i e ormai sperimentata politica dei due tempi: luoghi di lavoro. prima si taglia e poi, se ci saranno le condizioni, si valuterà il da farsi. ALBERTO TOMASSO Segretario Generale CGIL PIEMONTE


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N. 1 – aprile 2013 In attesa di autorizzazione richiesta al Tribunale di Torino in data 29/1/2013

Il secondo numero di PubblicoeFuturo è nato dai pensieri e dalle penne di: DANILA BOTTA Segretaria Generale Cuneo GUIDO CATOGGIO Segretario Generale Novara - VCO ROBERTO GALASSO Segreteria Reg.le MARIELLA LA TERRA Segreteria Vercelli DEBORAH LUGLI Redattore SERENA MORIONDO Segretaria Generale Asti MARIO PAONESSA Segretario Generale Biella ITALO PEDACI Apparato Reg.le LUCA QUAGLIOTTI Segreteria Reg.le/Segretario Generale Vercelli ALBERTO TOMASSO Segretario Generale CGIL Piemonte ENRICA VALFRÈ Segretaria Generale Torino ALVARO VENTURINO Segreteria Alessandria

SOMMARIO Le fotografie sono prodotte dalle compagne e dai compagni della categoria Tutte le altre immagini sono prelevate dal web nel rispetto delle normative vigenti

• SCIOPERO GENERALE IN PIEMONTE IL 18 APRILE

Alberto Tomasso

• LO SGUARDO DI ROSSANA a cura di Deborah Lugli

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• FUTURO INCERTO PER GLI ENTI LOCALI Luca Quagliotti

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• È CAMBIATO L’ASSESSORE ALLA SANITÀ. ORA DEVONO CAMBIARE LE SCELTE Enrica Valfrè

Grafica e impaginazione Deborah Lugli Prodotto in proprio Funzione Pubblica CGIL PIEMONTE 10152 Torino, Via Pedrotti, 5 Chiuso il 16 aprile 2013

• LAVORATORI PUBBLICI E PRIVATI INSIEME PER IL LAVORO E PER I CITTADINI PIÙ DEBOLI Guido Catoggio • IL DISSESTO DEL COMUNE DI ALESSANDRIA Alvaro Venturino

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• L’ASILO “VEGETARIANO” (PER FORZA) Danila Botta

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• LAVORO PUBBLICO: UN BENE COMUNE PER I DIRITTI DI CITTADINANZA Serena Moriondo

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• TIRA UNA BRUTTA ARIA PER I SERVIZI PUBBLICI BIELLESI Mario Paonessa

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• PERFORMANCE, OBIETTIVI, MISSION, GOVERNANCE... Mariella La Terra

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• ALDO DICE 26 X 1 Roberto Galasso

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• SU, VENITE IN FITTA SCHIERA... Deborah Lugli

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• TORTURA, CARCERI, DROGHE: UNA CAMPAGNA PER TRE LEGGI DI CIVILTÀ Italo Pedaci

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• Taccuino

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• Pubblico in rete

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Lo sguardo di Rossana Apriamo con lo “sguardo” di Rossana Dettori, Segretaria Generale Nazionale FP CGIL, a mo’ di finestra aperta sul mondo del lavoro, della politica, dell’economia e della società che nelle prossime pagine verrà osservato dal punto di vista delle compagne e dei compagni che operano sul territorio regionale lavorando fiduciosi per un possibile cambiamento.

Samanta ha 38 anni, ed è un’educatrice d’infanzia, precaria da vent’anni. Vanessa di anni ne ha 34, precaria anche lei, infermiera. Lorena, anni 52, da anni alle prese con ragazze e ragazzi grandi invalidi, è precaria del Centro di educazione motoria della Croce Rossa Italiana. Insieme a loro, 150000 persone rischiano di diventare esodati senza risposte, cassaintegrati senza tutela o di rimanere giovani disoccupati, o disoccupati cinquantenni ai quali un futuro lavorativo appare inesistente. Nel mare tempestoso della loro infinita precarietà, dei loro licenziamenti, delle loro domande a cui nessuno ancora si prende la responsabilità di rispondere, lo “tsunami” di coloro che da mesi ci impongono con veemenza la facile affermazione che in politica “sian tutti uguali” sollevandosi così da una responsabilità che definiscono “altrui”, probabilmente non dà alcuna risposta. Bollando i problemi come “altri”, le responsabilità “altrove”, tentano, nelle loro frasi ridondanti e ripetute all’infinito, di definire un tratto distintivo che li distacchi dalla politica che vorrebbero “mandare a casa”, ma non hanno affatto ridotto né modificato la distanza che continua a esserci tra un Paese reale fatto di quei medici, maestri d’asilo, operatori sociosanitari, fisioterapisti e vigili del fuoco che restano invischiati nella loro condizione precaria, rischiando il proprio futuro ogni giorno, futuro che riguarda loro come lavoratrici e lavoratori, e noi tutti come cittadini nella fruizione delle prestazioni pubbliche. La presa di distanza da “tutti” rischia di travolgere, in caso di fallimento della legislatura, anche chi quotidianamente la invoca, poiché a quel tutti si deve opporre un

“nessuno”: a nessuno è dato di sottrarsi alle proprie responsabilità, a nessuno è permesso dire “non lo sapevo”. La Funzione Pubblica della Cgil intende impedirlo, a tutti, in questo caso, sì, manifestando la protesta di coloro che continuano a subire i drammatici effetti di una politica che deve finalmente esprimersi e realizzarsi in un preciso atto di responsabilità da parte di ogni singolo componente il Parlamento. http://senza-pubblico-sei-solo.com.unita.it/economia/2013/03/28/sonotroll-perche-parlo-di-precari-e-servizi-ai-cittadini-2/


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Futuro incerto per gli Enti strumentali e gli Enti locali piemontesi Nessuna sicurezza per i salari dei dipendenti regionali e dei dipendenti delle Autonomie locali. A rischio migliaia di posti di lavoro in tutto il Piemonte. Questo è il quadro della crisi che riguarda gli Enti locali della nostra regione

– facendo ricorso alle regole ante Fornero o alla risoluzione anticipata, ecc. su base volontaria – e, non appena sarà possibile, attraverso la stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato. Si tratta di 198 dipendenti che, dopo aver vinto un regolare concorso pubblico ed essere stato formato per anni dall’Amministrazione regionale, rischia di perdere il lavoro a causa delle mutate leggi nazionali - dapprima inseriti all’interno di un percorso di stabilizzazione possibile dopo 3 anni di contratto a tempo determinato, poi modificato dal mai abbastanza rimpianto ministro Brunetta - ma anche a causa della mutata politica regionale in tema di personale. È evidente che il Sindacato ritenga necessaria, con i percorsi consentiti dalla legge, anche la stabilizzazione dei precari degli enti strumentali. Le ipotesi dell’Amministrazione regionale sembrerebbero però orientate a riorganizzare esclusivamente attraverso la riduzione dei costi del personale. Due posizioni – quella sindacale e quella della controparte – che risultano oggi inconciliabili. La nomina del nuovo assessore regionale, Gian Luca Vignale, con delega al personale, alle Comunità Montane e alle Aree protette, ovvero ai tre grossi “capitoli” su cui vorrebbe intervenire il “super” consulente Luppi, porterà con sè un nuovo modo di intendere la cosa pubblica?

Il “piano” di riduzione dei costi della Regione Piemonte non lascia intendere equivoci. Ridurre di circa 2800 unità i posti di lavoro: tra quelli diretti − ovvero tra i dipendenti dell’Ente Regione − e quelli indiretti – ovvero tra i dipendenti degli Enti strumentali e delle Società partecipate. Un piano (è bene precisarlo, elaborato da un consulente, ex dirigente FIAT), basato sull’abbassamento dei costi del personale, che non si pone l’obiettivo di “salvaguardare” i servizi destinati ai cittadini. Eppure l’incidenza complessiva dei costi del personale sul bilancio regionale è ridicola: appena l’1,61% del bilancio complessivo. Roba che, se lo sapesse Marchionne, assumerebbe subito i dirigenti regionali per abbassare i costi del lavoro in FIAT. Non si comprende, quindi, quale sia il reale scopo del piano partorito da questo consulente d’oro – strapagato 100mila euro l’anno – se non quello di giustificare il proprio onorario. Sgombriamo il campo da ulteriori equivoci. Una riorganizzazione dell’Ente Regione Piemonte e degli Enti a esso collegati è Le Amministrazioni sembrerebbero orientate a necessaria. Il Sindacato, riorganizzare attraverso la riduzione dei costi del unitariamente, lo chiede da personale. Due posizioni − quella sindacale almeno tre anni. La differenza sta e quella della controparte − oggi inconciliabili nelle modalità con cui affrontare La nostra Organizzazione, in passato, ha questa riorganizzazione. Per il Sindacato la espresso forti critiche sulle posizioni assunte, riorganizzazione deve partire dalla tutela del dall’ex consigliere Vignale. Ma siamo abituati personale e dalla necessità di migliorare i a discutere nel merito, abbandonando ogni servizi, passando attraverso un processo di pregiudizio. I primi incontri avvenuti tra OO.SS. riqualificazione professionale del personale e e neo-assessore sembrerebbero aver aperto attraverso un ricambio generazionale la strada per un confronto. Se la discussione assolutamente necessario. porterà a un accordo “lo scopriremo solo Come? Ad esempio utilizzando incentivi alla vivendo”. pensione per il personale dipendente più anziano


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Ma è noto che i migliori accordi sono stati sempre accompagnati dalla forte pressione dei lavoratori. Una prima occasione sarà lo sciopero del prossimo 18 aprile, organizzato anche contro le politiche della Giunta Cota in materia di personale.

Ai problemi occupazionali appena descritti si aggiunge poi l’insicurezza sull’erogazione dei salari. La Regione Piemonte, come è noto, ha grossi problemi di liquidità finanziaria e per questo è in forte ritardo nei trasferimenti sia ai propri Enti strumentali – Enti parco su tutti ma non stanno meglio gli altri Enti (ARPEA, IRES, APL, EDISU) – sia agli Enti che svolgono funzioni in nome e per conto della Regione: Province, Comuni, Consorzi socio-assistenziali, Comunità Montane. In molti di questi Enti, gli stipendi sono garantiti attraverso anticipazioni di cassa. Ma il continuo ricorso alle anticipazioni di cassa fa sì che aumentino gli interessi passivi nei confronti degli istituti di credito diminuendo, così, la capacità di spesa degli Enti stessi. Un circolo vizioso da cui è bene uscire, e in fretta. Inoltre, in molti Enti, si è ormai superato il limite massimo previsto per le anticipazioni di cassa, oltre il quale non è possibile andare: la diretta conseguenza è la difficoltà a garantire il pagamento degli stipendi dei dipendenti. Per ovviare al problema dei mancati trasferimenti, nel corso del 2011 e del 2012, alcuni Enti hanno potuto utilizzare i “residui” di cassa sia per la corresponsione degli stipendi sia per il pagamento delle utenze e di altre spese obbligatorie, ma i “residui” sono finiti.

Alla situazione già di per sé preoccupante in cui versa la nostra Regione si aggiungono i numerosi problemi degli altri enti locali. Le Province piemontesi sono in una situazione di pre-dissesto a causa dei forti tagli del Governo centrale e anche a causa del ritardo dei trasferimenti da parte della Regione. L’esempio più clamoroso è quello dei trasporti. Tutte le Province piemontesi stanno garantendo il trasporto pubblico utilizzando proprie risorse economiche. Una situazione non più sostenibile e, tra maggio e giugno prossimi, i servizi di trasporto locale, adesso garantiti dalle Province, rischiano la soppressione. È evidente che il dover destinare proprie risorse economiche al trasporto pubblico locale mette a rischio gli stipendi dei dipendenti delle Province. A questa difficile situazione si aggiunge il futuro incerto di questi Enti. Le Province dovrebbero essere “riordinate” dal 2014, ma oggi non è ancora dato di sapere chi, come e con quali risorse, dovrà gestire i servizi e le funzioni attualmente attribuite alle Province, né il destino di chi vi lavora. Altrettanti buoni motivi - per tutti i dipendenti del settore Autonomie locali - per scioperare e aderire alla manifestazione del prossimo 18 aprile contro le politiche regionali della Giunta Cota.

LUCA QUAGLIOTTI


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È cambiato l'Assessore alla Sanità. Ora devono cambiare le scelte.

Uomini e donne vengono ricoverati nelle stesse camere; aumentano le barelle nei pronto soccorso, nessuna privacy per i pazienti; − chiusura dei piccoli ospedali (che nel piano sanitario venivano indicati come “da Torino e la sua provincia sono state pesantemente riconvertire”) e fondo sanitario immobiliare: colpite dalle scelte della giunta regionale; con la la chiusura del Valdese, oltre ad aver riduzione delle risorse (ai tagli nazionali si sono causato l'interruzione di un percorso sommati quelli regionali) si è deciso terapeutico virtuoso e consolidato per consapevolmente di smantellare un sistema di quanto riguarda la patologia oncologica integrazione socio-sanitaria avanzato e di capillare della mammella, ha avuto tre (imprevisti?) diffusione sul territorio di presidi sanitari. effetti collaterali: gli oculisti privati che Per questo la risposta di mobilitazione è stata garantivano le prestazioni dentro una ed è diffusa e forte, ha coinvolto non solo le struttura pubblica con regole e tariffe organizzazioni sindacali (confederali ed pubbliche, hanno aperto un ambulatorio autonome), ma anche sindaci, associazioni, poco distante che offre le stesse cittadini: lo sciopero del 18 aprile ne prestazioni, in regime totalmente privato e rappresenta lo sbocco naturale ed è con tariffe concorrenziali; l'edificio un'ulteriore tappa per ottenere il cambiamento dell'Ospedale Valdese, su cui sono ancora in delle politiche socio-sanitarie regionali. corso lavori di ristrutturazione che Si è deciso consapevolmente di smantellare “non si possono interrompere” un sistema di integrazione socio-sanitaria (infatti l'ASL pagherebbe una avanzato e di capillare diffusione penale, mentre i fondi dell'art.20 sul territorio di presidi sanitari sono nazionali e transitano solo dal Cosa sta succedendo nelle aziende sanitarie? bilancio dell'ASL), non viene più utilizzato, mentre si dovrà pagare una maxi rata di 1,5 − riduzione del personale: più del 70% dei mln di euro per il riscatto finale di un edificio lavoratori precari (soprattutto interinali) dove sono state trasferite le attività; il sono stati lasciati a casa; il personale personale da ricollocare è stato assorbito andato in pensione non è stato rimpiazzato quasi interamente dai presidi ospedalieri, i nemmeno nei limiti previsti dalle servizi territoriali non sono stati presi in disposizioni regionali (il bilancio delle considerazione; aziende non lo consente); non solo aumentano i carichi di lavoro, ma viene meno anche il minimo rispetto per i pazienti e i loro parenti, quando si è costretti, per esempio, per non lasciar scoperto il reparto, a ritardare anche di molte ore lo spostamento in camera mortuaria dei pazienti deceduti; − taglio dei posti letto: la riduzione dei posti letto prevista dal riordino della rete ospedaliera è stata anticipata da accorpamenti di reparti senza alcuna logica, per rispondere alla carenza di personale; nulla a che vedere con la riorganizzazione per intensità di cura!


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− federazioni sanitarie: il passaggio di competenze ha prodotto una notevole confusione: non si sa chi deve fare cosa; così non si fanno più acquisti (altro effetto collaterale indesiderato?). Vengono sospese le prenotazioni (per esempio di pap-test e colposcopie) perchè non vengono acquistati gli speculum; non vengono aggiustate le apparecchiature. Tutte le sedi delle federazioni sono nella città di Torino; si chiudono i piccoli ospedali, si accentrano le funzioni, ma anche i servizi e l'occupazione, impoverendo le aree più lontane dalla città, e congestionando l'area urbana;

− il buco di bilancio: i conti continuano a non essere chiari; il debito fuori bilancio quantificato in 900 mln di euro, è frutto del mancato inserimento degli ammortamenti, per un “tacito accordo” di tutte le regioni con il ministero dell'economia, non è vero quindi che non fosse conosciuto; la non chiarezza sulla reale situazione finanziaria permette di minacciare pesanti ristrutturazioni e mancati pagamenti di stipendi. Il commissariamento è stato scongiurato, ma di sicuro si profilano altri tagli: 150 mln per effetto della riduzione del fondo sanitario nazionale, circa 900 milioni (da spalmare non si sa ancora in quanto tempo) per recuperare il disavanzo pregresso. Sembra che i tagli interesseranno di nuovo il personale e i beni e servizi: ma sono ancora comprimibili senza far saltare il sistema? Nel frattempo

al Mauriziano la Regione ha finanziato con 1 mln di euro un progetto di riorganizzazione delle attività sanitarie per intensità di cura; ai sindaci del territorio lanzese (dove è stato riconvertito l'ospedale) è stato promesso l'acquisto di una TAC con risorse regionali... Come vengono prese queste decisioni? La ripartizione dei fondi alle aziende sanitarie per quota capitaria pesata, seppure imperfetta, è ormai un ricordo... Gli effetti concreti rendono chiari gli obiettivi: impoverimento di risorse e riduzione dell'efficienza del sistema. Spostamento di risorse sul privato e costruzione delle condizioni per l'apertura al mercato assicurativo. Affari, in campo sanitario ed in campo immobiliare. La tutela della salute ed il riconoscimento del lavoro degli operatori che la garantiscono non sono contemplati. In questi mesi abbiamo spiegato ai lavoratori e ai cittadini che cosa sta succedendo e che cosa sta per succedere. Abbiamo provato ad aprire un confronto con l'assessore regionale, perché siamo consapevoli che le risorse si sono ridotte e che occorrono dei cambiamenti e abbiamo proposte da mettere in campo: − in accordo con il governo centrale riprogrammare i finanziamenti sull'edilizia sanitaria dell'art.20; − garantire un maggior controllo sulle false autocertificazioni, con il supporto delle altre pubbliche amministrazioni; − intervenire sull'iper-prescrizione di farmaci e sull'appropriatezza; − rivedere la convenzione con le Università; − ridurre le consulenze; − chiudere le federazioni e organizzare acquisti di beni e servizi attribuendo la responsabilità ad aziende capofila; − organizzare l'attività sanitaria per intensità di cura e riaprire le assunzioni di personale sanitario;


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− utilizzare il personale amministrativo a supporto delle funzioni sanitarie; − utilizzare i medici di base in sinergia con i pronto soccorso per governare gli accessi impropri; − costruire in modo negoziato un piano di riordino complessivo della rete dei presidi sanitari, a partire da cosa c'è e non da numeri astratti, che garantisca i servizi territoriali, l'integrazione sociosanitaria, la presenza capillare sul territorio...

Il confronto fino ad oggi ci è stato negato, da un assessore tecnico che ha occupato un'istituzione e una carica pubblica in modo autoritario e prepotente; assessore che sicuramente non rimpiangeremo e che le nostre mobilitazioni hanno contribuito a far dimettere. Lo sciopero del 18 aprile ha anche questo obiettivo: riconquistare la democrazia in Piemonte, per tirare fuori dal baratro la sanità piemontese e continuare a garantire la tutela della salute come diritto di tutti i cittadini.

ENRICA VALFRÈ

Cacciata dei mercanti dal Tempio (part.) Francesco Gessi 1648


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Lavoratori pubblici e privati insieme per il lavoro e per i cittadini più deboli

La situazione non è migliore nei servizi socioassistenziali del novarese. Nella primavera del 2012 il Cisa 24 e la convenzione di Ghemme hanno ridotto del 50% il servizio di assistenza domiciliare a fronte di un minor trasferimento da parte della Regione del 18%.

Anche nel Novarese e nel Verbano-CusioOssola, come in tutto il Piemonte, si avvertono pesantemente le ricadute della situazione politica ed economica generale. Nel vano tentativo di far fronte alla gravità della situazione, le amministrazioni tendono a privilegiare politiche di tagli che mettono seriamente in pericolo il mantenimento dei principali settori del welfare, dalla casa ai trasporti, dalla formazione alla sanità, anziché cercare altre soluzioni possibili. La riduzione dei trasferimenti regionali ai comuni e ai consorzi socio-assistenziali, che non riescono più a far fronte ai bisogni di assistenza, produce per i cittadini, non solo l’aumento della spesa per prestazioni a cui si avrebbero diritto e, in molti casi, una privazione dei servizi. Ad esempio: nel 2012 i trasferimenti della Regione al CISS Ossola sono stati pari a 1.890.000 euro, ovvero il 25% in meno di quelli operati nel 2011 che, a loro volta, erano inferiori di 350.000 euro rispetto agli stanziamenti del 2010. Tutto ciò ha comportato la riduzione nei servizi di assistenza domiciliare (50 utenti in meno), tagli al servizio di educativa territoriale, alle ludoteche per i bambini figli di genitori con situazioni problematiche (sono 5 in tutta l’Ossola e si presume la chiusura nel 2013), tagli ai progetti specifici per persone disabili.

La cooperativa che gestiva il servizio del Cisa 24 ha impugnato di fronte al Tar la decisione e due sentenze hanno dato mandato alla prefettura di individuare un commissario ad acta per ripristinare il servizio. Allo stato attuale il servizio non è stato ripristinato. La cooperativa ha chiuso la cassa integrazione in deroga ad aprile.

Le amministrazioni tendono a privilegiare politiche di tagli che mettono in pericolo il mantenimento del welfare, dalla casa ai trasporti, dalla formazione alla sanità, anziché cercare altre soluzioni possibili.

Sul versante pubblico, nelle province, come ha avuto modo di dire recentemente anche Saitta, se verrà confermato il taglio di 1,2 miliardi di euro, saranno a rischio la sicurezza di decine di migliaia di km di strade provinciali e di migliaia di edifici scolastici, con una seria messa in discussione dei servizi pubblici, tenuta delle imprese e occupazione. Sul versante della formazione, molte agenzie sono in crisi e alcune sono già fallite. Nella Provincia del VCO, se non si riuscirà a porre rimedio alla situazione, quello che si teme è il dissesto finanziario. Situazione analoga per la provincia di Novara. Negli enti locali, la progressiva diminuzione delle risorse e l’impossibilità di sostituire il personale genera una situazione per cui le amministrazioni trovano sempre maggiore difficoltà a garantire i servizi e cercano altre soluzioni, talvolta senza indagare


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compiutamente le ricadute in termini di servizi erogati e di tutela dei lavoratori. Esemplificativo è il caso del comune di Trecate, in provincia di Novara, che sta valutando la possibilità di cedere in concessione al privato il proprio asilo nido, semplicemente per motivi di natura economica. Questo contesto, così grave, si ripercuote direttamente sia sui lavoratori pubblici sia su quelli del settore privato impiegati nella pubblica amministrazione che non solo vedono peggiorare progressivamente le proprie condizioni di lavoro ma, sempre più spesso, vedono mettere in discussione anche il proprio posto di lavoro. Questi lavoratori sono accomunati dal fatto che, seppure tra mille difficoltà, continuano a cercare di svolgere coerentemente il proprio lavoro, con la consapevolezza di quanto questo possa essere importante, soprattutto nei confronti dei cittadini più deboli e, quindi, più bisognosi di tutela.

Nel territorio del novarese e del VerbanoCusio-Ossola, le segreterie di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno deciso unitariamente di estendere lo sciopero del 18 aprile anche ai lavoratori pubblici di enti gestori, Ipab pubbliche e private proprio per sottolineare questo principio: lavoratori pubblici e privati che si mobilitano insieme non solo a tutela del proprio lavoro, ma anche per dar voce ai cittadini più deboli in difesa di tanti diritti negati, delle tante identità ignorate, dei tanti bisogni taciuti.

GUIDO CATOGGIO


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Il dissesto del Comune di Alessandria

E ancora: per cinque anni il Comune non ha versato le quote di propria competenza per quanto riguarda il settore socio-assistenziale. È stato così accumulato un debito di circa 8 milioni di euro e creata una situazione di forte criticità in tutto il settore, che ha coinvolto anche le cooperative che forniscono i servizi alle persone più bisognose. A tutto questo si aggiunge una versione alessandrina di finanza creativa: sono state create due società per la cartolarizzazione degli immobili comunali. In tal modo il Comune si è assicurato finanziamenti da parte

Lo scorso 27 giugno la Corte dei Conti del Piemonte, al termine di un lungo percorso istruttorio sugli atti dei Bilanci comunali della giunta di centrodestra che ha governato la città, ha sentenziato lo stato di dissesto del Comune di Alessandria, obbligando il Consiglio Comunale a dichiararlo. In caso contrario, sarebbe stato decretato lo scioglimento del Consiglio stesso. In altri termini: i magistrati Il dissesto genera gravi ripercussioni sui contabili hanno certificato che lavoratori pubblici del Comune di Alessandria, il comune di Alessandria è delle società partecipate e delle Cooperative coperto di debiti (200 milioni che tutti i giorni garantiscono con il loro lavoro secondo il Bilancio riequilibrato i servizi ai cittadini. approvato nel dicembre 2012), e non riesce a pagarli. di istituti bancari ma i fondi sono stati spesi e gli Se si fosse trattato di un’impresa privata, il immobili non sono stati venduti, creando un giudice avrebbe dichiarato il fallimento. debito crescente per il pagamento di interessi. L’analisi della Corte dei Conti è impietosa. Il Quali sono le conseguenze del dissesto? Rendiconto del Bilancio 2011 non è stato La legge impone che un Comune dissestato approvato dal Consiglio Comunale e, secondo debba applicare il valore massimo alle le analisi dei magistrati, si tratta di un passivo imposte e alle tariffe comunali. di almeno 37 milioni di Euro. Facciamo qualche esempio: È stato inoltre verificata l’esistenza di debiti − IMU: l’aliquota base passa dal 7/00 al fuori bilancio per ulteriori 27 milioni di Euro; 10,6/00, quella sulla prima casa dal 4/00 al esistono inoltre residui passivi (debiti da anni 6/00, per i fabbricati rurali al 4/00, per i precedenti) nei confronti delle aziende fabbricati commerciali al massimo del partecipate per oltre 52 milioni di Euro. consentito. Negli ultimi anni le società partecipate sono − L’addizionale IRPEF comunale passa dal state utilizzate come bancomat: il Comune 5/00 al 8/00). incassava i soldi per i servizi e non li trasferiva alle aziende. − La TIA passa dal 93% al 100% di copertura Ad esempio, il Comune ha incassato dai del servizio (in attesa di verificare cittadini i soldi della Tariffa Rifiuti, ma non li l’incidenza reale della TARSU). Rette per ha girati alle società che gestiscono raccolta e gli asili e scuole dell’infanzia: gravoso smaltimento. aumento per le famiglie (ad esempio: retta Questo ha creato una forte difficoltà per le mensile asilo fino a € 500,00). due aziende, messe in crisi e costrette a − Occupazione suolo pubblico, passi carrai, chiedere aiuto alle banche per poter ingressi (palestre, campo atletica, musei, continuare a erogare i servizi. biblioteche), parcheggi pubblici, trasporto


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pubblico: aumenti che in alcuni casi raggiungono il 100% del valore precedente. È del tutto evidente che chi pagherà i costi della gestione della giunta Fabbio saranno i cittadini di Alessandria. Imprese, artigiani, fornitori, professionisti che in questi anni hanno lavorato per il Comune senza essere pagati, hanno visto i loro crediti inseriti nella massa debitoria del Comune, subendo, come conseguenza immediata, un allungamento dei tempi per il pagamenti loro dovuti la cui entità non è prevedibile. Ciò comporterà inevitabilmente pesanti ricadute sulla tenuta stessa del tessuto produttivo alessandrino. Il dissesto genera gravi ripercussioni sui lavoratori pubblici dipendenti del Comune di Alessandria, delle società partecipate del Comune e delle Cooperative che tutti i giorni garantiscono con il loro lavoro i servizi ai cittadini. Non sono stati rinnovati alcuni appalti a cooperative sociali che, conseguentemente, a loro volta, non hanno rinnovato i contratti a termine dei loro dipendenti e sono ricorsi alla cassa integrazione. I dipendenti delle società partecipate vengono pagati con gravi ritardi, hanno visto “rateizzata” la quattordicesima mensilità. Il taglio dei costi sulla manutenzione degli automezzi, su quello relativo all’approvvigionamento di carburante, oltre che a mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori, stanno provocando il decadimento della qualità dei servizi pubblici di trasporto e di raccolta dei rifiuti. Ai dipendenti comunali non è stato corrisposto il salario accessorio per il 2011 e il 2012 e hanno subito ritardi notevoli sul pagamento dei buoni pasto e del lavoro straordinario. Le prospettive per il prossimo anni non sono più rosee. Il comune dovrà approvare un bilancio triennale “stabilmente riequilibrato”. Ovviamente è prevista una forte politica di tagli ai servizi e al personale.

− Per quanto riguarda i dipendenti delle cooperative si prevedono ulteriori tagli dei trasferimenti con conseguente mancato pagamento che cronicizzerà sempre più la condizione precaria dei lavoratori. − Per i dipendenti delle società partecipate è prevedibile la presentazione da parte del Comune di Piani industriali che prevedono esuberi di personale e cessioni di ramo d’azienda senza tutele per i lavoratori coinvolti, nello specifico: la messa in liquidazione di ASPAL Srl − partecipata che si occupa tra l’altro di servizi all’infanzia tramite la ludoteca e ai giovani con l’ufficio Informagiovani, ma anche di mediatori culturali e servizi informatici, riscossione e affissione − dovuta alla mancanza, sul 2013, di 1.300.000 euro rispetto al 2012. Salvo cessioni di ramo d’azienda ancora oggi da verificare, si prevedono nell’immediato 40 esuberi su 76 occupati.

Amiu Srl: abbiamo appreso dai giornali la messa in liquidazione dell’azienda. L’amministrazione comunale ha intenzione di affidare solo parte dei servizi svolti da AMIU (spezzamento e raccolta e non i servizi cimiteriali, di vigilanza, disinfestazione e aree verdi) a un privato, tramite procedura prevista dall’art. 57.2 D. Lgs 162/2006, non prevedendo nel bando le clausole sociali di salvaguardia di tutta la forza lavoro tramite inserimento dell’accordo


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2010 tra Amministrazione Comunale e OO.SS. Anche qui si prevedono decine di esuberi. − ATM: trasporto pubblico, volontà di cedere il 46% dell’azienda, ancora di proprietà del Comune di Alessandria, si ipotizzano 100 esuberi. − Azienda Speciale Costruire Insieme: azienda creata per dare continuità ai servizi educativi da 0 a 6 anni, sulla quale pende anche la questione della legittimità, con rischio occupazionale per circa 70 lavoratrici a tempo determinato. − Per i dipendenti del Comune blocco del salario accessorio. Con atto unilaterale, senza rispettare il dettato del contratto nazionale, l’amministrazione ha soppresso i buoni pasto, non ha pagato varie indennità e gli straordinari (che possono essere fatti solo a recupero). Nel Bilancio triennale 2012-2014 sono stati previsti tagli sulle spese di personale (dipendenti del Comune) pari a € 6.000.000,00 nel 2014 con conseguente e chiara volontà di mettere in mobilità circa 200 dipendenti.

Data questa situazione, dopo 8 mesi dall’insediamento di questa Giunta, il bilancio delle relazione sindacali e deludente e preoccupante. I tavoli di confronto sono stati tanti ma inconcludenti e non per volontà del sindacato, che è sempre stato propositivo, individuando risparmi e razionalizzazioni. Mentre le conseguenze del dissesto entrano nel vivo, con atti unilaterali e sbagliati l’Amministrazione sceglie di colpire prima di tutto i più deboli. Nelle cooperative, dove già a decine sono senza lavoro e in Comune, dove la riduzione

del salario dei dipendenti e la previsione dei tagli sul bilancio 2014 per spese di personale lasciano presupporre la messa in mobilità, con salario ridotto all’80% della retribuzione tabellare, di almeno 200 lavoratori. Ancora, nelle partecipate, dove si prospettano licenziamenti di massa e infine nel TRA (teatro comunale, 15 dipendenti) lasciato andare a un tragico epilogo. I cittadini saranno costretti a pagare imposte e tariffe al massimo previsto dalla legge ricevendo in cambio non servizi ma disservizi imputabili a un sistema malato che l’Amministrazione non è stata ancora in grado di modificare. Al contrario di ciò che l’Amministrazione in otto mesi avrebbe dovuto fare, sono continuati gli sprechi dovuti a colpevoli mancate riorganizzazioni. Sugli stipendi dei Dirigenti, anche delle partecipate, sono stati fatti grandi proclami, ma in concreto nessuna riduzione. Per questi i motivi le OO.SS hanno indetto una campagna di mobilitazione che ci ha visto giungere fino a Roma. Vogliamo che l’Amministrazione fermi le procedure intraprese nei confronti delle partecipate, e che ci faccia conoscere il piano industriale dal quale dipende il futuro di ciascuna azienda. E vogliamo discuterlo con l’Amministrazione comunale, perché sua è la responsabilità politica di quello che potrà succedere ai lavoratori e ai servizi.

ALVARO VENTURINO


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L'asilo “vegetariano” (per forza) Da circa una settimana i bambini di un asilo comunale della Provincia di Cuneo non mangiano più carne a pranzo: il macellaio ha sospeso la fornitura, perché il Comune non lo paga da dodici mesi. Questo episodio ritengo rappresenti in modo emblematico la situazione generale dello stato sociale in provincia di Cuneo, in regione e nell'intero Paese. L'aspetto più paradossale della vicenda sta nel fatto che il Comune avrebbe le risorse per procedere al pagamento almeno parziale dei fornitori: non può farlo grazie alle norme assurde contenute nel Patto di Stabilità, diventando così il responsabile diretto del disagio sia dei cittadini, sia dei fornitori.

E pensare che la Provincia di Cuneo è internazionalmente nota per essere popolata da cittadini generalmente piuttosto sonnacchiosi! La carenza di risorse per il socio- assistenziale morde fortemente anche nelle strutture residenziali per anziani o disabili provinciali, dove sempre più frequente è il ricorso alla cassa in deroga da parte di cooperative che non riescono più a far fronte al mancato pagamento delle loro spettanze. Anche i dipendenti che ancora non hanno perso il posto di lavoro vedono peggiorare di giorno in giorno la qualità della loro vita lavorativa: la politica dell'abbattimento dei costi, infatti, vede le aziende (sia pubbliche, sia private) impegnate a evitare accuratamente la sostituzione del personale mancante, costringendo le operatrici in servizio a ritmi e carichi di lavoro ormai non più sostenibili. Ovviamente la contrazione esasperata del tempo di cura “concessa” all'utenza genera il malcontento sia dei diretti interessati sia delle loro famiglie. Le loro lamentele producono, purtroppo, quale unico risultato, una pioggia continua di contestazioni disciplinari alle lavoratrici da parte dei loro dirigenti che, lungi da ogni assunzione di responsabilità, trovano molto più semplice scaricare su queste le loro carenze organizzative. Sempre in questa Provincia, una cooperativa, dopo aver accettato dall'ente appaltante un abbattimento economico dell'offerta d'appalto, ha ribaltato il contenimento dei costi direttamente sulle operatrici, firmando un

Nei Consorzi Socio-Assistenziali, ormai completamente privi di risorse economiche per rispondere alle richieste sempre più numerose delle fasce di cittadini più disagiati, aumentano in modo esponenziale le aggressioni nei confronti degli assistenti Il Comune avrebbe le risorse per il pagamento sociali e degli educatori che parziale dei fornitori, ma grazie al Patto di Stabilità operano nel front office. non può procedere, diventando così responsabile Le aggressioni verbali diretto del disagio di cittadini sono di una violenza tale accordo con la UIL FPL che prevede la da costringere le operatrici di alcuni servizi decurtazione della paga oraria di un euro a chiedere di essere affiancate da altri all'ora. Insomma, un quadro desolante, dal colleghi, perché temono fortemente per la quale si evince in particolare un dato: negli propria incolumità fisica. ultimi dieci−quindici anni in questo Paese si è


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propagata e diffusa, come una letale metastasi, l'idea che lavoratori e sindacati “troppo” esigenti in materia di diritti e di salario abbiano minato le fondamenta stesse del sistema produttivo della nazione. La denigrazione continua dei pubblici dipendenti e il metodo Marchionne instaurato nel settore privato sono stati presentati (e purtroppo largamente accettati) come unica soluzione salvifica di tutti i problemi dell'economia italiana; insomma, si è scaricata sulle spalle dei lavoratori tutta la responsabilità sociale dello stato fallimentare e l'onere di riparare al danno è stato concentrato esclusivamente sulle buste paga dei lavoratori dipendenti.

In conclusione: l'unico vero decentramento avvenuto in Italia dopo la riforma del Titolo V della Costituzione è stato, purtroppo, quello che ha visto trasferire ai cittadini l'impegno di risanare il Paese da parte di quelli che lo hanno portato allo sfascio. Cambiare si può e, soprattutto, si deve.

DANILA BOTTA

Operai del 1926 Kuz’ma Petrov-Vodkin


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Lavoro pubblico: un bene comune per i diritti di cittadinanza. In contrasto con le dilaganti tendenze verso l’individualismo e il liberismo economico come uniche soluzioni alla crisi persistente, e a fronte delle evidenti diseguaglianze che ne derivano, l’idea che esistano alcuni beni essenziali che debbano sfuggire alla logica della proprietà privata e del mercato e vadano comunque tutelati dalla legge come beni collettivamente controllati e potenzialmente disponibili per tutti, di interesse di tutti, siano cioè beni comuni, secondo quanto indicato dalla nostra Costituzione, è la linea che ha finora contraddistinto la nostra azione rivendicativa, nella maggioranza dei casi condotta, sin qui, con intese unitarie non sempre riuscendo, però, ad arginarne gli effetti.

diffusione della prevenzione, alla garanzia di un percorso assistenziale secondo un modello integrato e multidisciplinare di presa in carico del paziente. Varie sono state le occasioni pubbliche in cui, come categoria, abbiamo promosso momenti di confronto con i cittadini, con i lavoratori e con i Sindaci (consultori, pronto soccorso, distretti, CRI) per diffondere la consapevolezza della necessità di garantire a tutto questo un futuro; il secondo, attiene la sfera pubblica. La risposta al bisogno di tutela della salute è sempre più, a nostro avviso, in larghissima misura, di carattere sociale. E la qualità della risposta del nostro sistema sanitario regionale appare manifestamente limitata da tagli sempre più consistenti alle risorse pubbliche da destinare ai territori. Tagli che, in parte, ne hanno già compromesso l'universalità, la gratuità e l'accesso, a fronte di un

Per raggiungere la più ampia rappresentazione degli interessi dei cittadini è indispensabile che la P.A. eserciti la programmazione con le risorse umane ed economiche necessarie e che si pratichi la negoziazione con le parti sociali. SANITÀ La complessità dei determinanti che entrano in gioco, interagendo tra loro, nel prodursi di ogni tipo di patologie (fattori oggettivi e soggettivi) in cui intervengono pesantemente condizioni e dinamiche sociali allarga di molto, e ben al di là dei servizi e delle professioni strettamente sanitarie, l’ambito in cui va promossa e costruita giorno per giorno, sia sul piano amministrativo, sia su quello politico e sindacale, in una prospettiva di medio e lungo periodo, la difesa e la promozione della salute.

crescente numero di diseguaglianze sociali di vario ordine che pesano fortemente sia in relazione ai fattori di rischio sia in relazione all’accesso e ai benefici.

Le numerose occasioni che hanno visto protagonista la FP nel territorio − sia sul piano contrattuale sia per le iniziative pubbliche che hanno coinvolto la direzione dell'Asl, le associazioni dei familiari, l'ordine professionale degli infermieri, gli operatori socio-sanitari, i medici − ci delineano un quadro di tenuta generale molto critica del sistema locale, sfibrato dalla riforma del SSR voluta dalla Giunta Cota e da oltre 9 milioni di euro di riduzione di trasferimenti.

Per questo abbiamo operato, nel nostro territorio, su due livelli:

Le conseguenze sono facilmente constatabili da un “effetto domino” che sta coinvolgendo tutte le strutture socio-sanitarie locali:

il primo, attiene a una sfera individuale, riguardante l'educazione al benessere, la

il principale problema riguarda gli esuberi del personale (per lo più di livello amministrativo)


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nelle funzioni di tipo associato (Federazione – Asl At – Als Al e ASO). Per non dichiarare gli esuberi l'Asl reinternalizza funzioni date in gestione ad Amos (società nata per la fornitura di servizi complementari e di supporto all'attività ospedaliera e territoriale e successivamente aperta a nuove sperimentazioni connesse alle proprie competenze). Amos, a sua volta, per evitare licenziamenti rileva le attività affidate alla cooperazione la quale è costretta, nel migliore dei casi, a ricollocare il proprio personale; in secondo luogo, la perdita salariale causata non solo dal blocco del rinnovo del contratto ma anche dai trasferimenti/pendolarismo (ad esempio, il personale del 118 di Asti, lavoratori che nella riorganizzazione dipenderanno funzionalmente da Alessandria);

non ultime le questioni riguardanti il personale assegnato alle sedi locali della C.R.I.: anche in questo caso, in previsione della riduzione dell'organico del personale militare e alla conseguente riduzione dell'organico del personale civile attuale a tempo indeterminato, è atteso che il personale civile in esubero a tempo indeterminato possa trovare ricollocazione a livello locale al posto degli attuali tempi determinati e interinali a cui non saranno riconfermati gli incarichi. Vi sono poi gli ulteriori tagli previsti nel 2013 senza margini di economie rilevanti (ad Asti non vi saranno riduzioni né di posti letto né di ospedali, essendo entrambi all'interno dei parametri previsti dalla Regione) e la

“sottrazione” di risorse derivanti da “risparmi” del part-time per incentivare la mobilità. Senza dimenticare le ricadute in termini di minori risorse per l'indotto produttivo e commerciale astigiano derivanti dal processo avviato dalle Federazioni in termini di mancate commesse a imprese locali e di riduzioni di beni di consumo (esercizi commerciali, ristorazione, bar,ecc.) conseguenti al trasferimento/pendolarismo di personale. SOCIALE In un Paese, come il nostro, in cui non vi è l’ombra di una strategia occupazionale di fronte alla perdita di milioni di posti di lavoro, neppure l'assistenza e cura alla persona o quei lavori che richiedono il “Face to Face”, cioè di relazione, dove la domanda è in aumento, hanno avuto sorte migliore. Gli organici pubblici non hanno registrato un incremento ma una diminuzione (mancate sostituzioni e cessazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato) e le retribuzioni sono ferme al 2010. Ma le lavoratrici e i lavoratori che subiscono le maggiori conseguenze sono senza dubbio quelli della cooperazione, manodopera diffusamente utilizzata dagli enti locali nei servizi sociosanitari-educativi. Le cooperative hanno iniziato a ritardare o sospendere i pagamenti delle retribuzioni e a far uso della cassa integrazione in deroga, dato che i Comuni e l'ASL hanno ridotto le ore di servizio di assistenza. Quest’ultimo aspetto risulta, a nostro avviso, uno dei punti di maggiore criticità nella nostra provincia, sia per le ricadute occupazionali e salariali, sia per i beneficiari dei servizi sempre meno in grado di sopperire all'assenza degli interventi pubblici attraverso la rete di sostegno familiare. Nella provincia di Asti, la situazione dei pagamenti da parte dei Comuni e dell'Asl per opere e servizi verso consorzi socioassistenziali, imprese e Cooperative, è quella


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che, finora, ha garantito minori tempi medi di attesa. Ma con la riduzione o, addirittura il blocco, dei trasferimenti da parte della Regione e dallo Stato i tempi sono destinati ad allungarsi.

ISTITUZIONI La diffusa indeterminatezza dei rapporti di lavoro nella cooperazione; il ricorso a un utilizzo “spregiudicato” della sussidiarietà tramite associazioni, per lo più non qualificate, a dare risposte appropriate oltre che esternalizzazioni e/o privatizzazioni di settori essenziali (es. servizi all'infanzia); la riallocazione di attività all'interno delle amministrazioni pubbliche in modo non congruo alle reali dotazioni organiche, ai carichi di lavoro già esistenti e ai profili professionali disponibili − processi per lo più indotti e favoriti dalla necessità di rispettare i limiti di spesa imposti dal patto di stabilità e dai tagli alle risorse finanziarie − stanno facendo emergere una realtà istituzionale che arretra dalle proprie funzioni. Tra gli enti più grandi, il Comune capoluogo (-8,5 ml) e la Provincia (-7 ml) sono quelli che presentano più sofferenza a causa dei provvedimenti sulla revisione della spesa e i vincoli sul personale.

Nella stragrande maggioranza dei Comuni il tentativo è quello di diminuire le risorse aggiuntive non obbligatorie, con il conseguente azzeramento delle somme destinate alla produttività. Un paio di comuni stanno valutando, come la Provincia che ha sospeso il pagamento della produttività oltre che dei buoni pasto, di attivare le procedure di pre-dissesto. Le due aziende di SPL hanno aperto il confronto sulla riduzione dei fondi per i contratti decentrati, incapaci di rideterminare i propri piani industriali in assenza di certezze sui tempi e le quantità delle risorse disponibili. In sostanza, in un momento in cui sarebbe indispensabile un ampio confronto su materie riguardanti l'organizzazione del lavoro (orari, consistenza organici, carichi di lavoro, mobilità) e su processi molto complessi di unificazione di funzioni, Comuni e Unioni in molti casi non garantiscono neppure, al sindacato, il rispetto dell’informazione preventiva. Concludendo, se l'intento è quello di raggiungere nella programmazione la più ampia rappresentazione degli interessi dei cittadini e di condividere le modalità di risposta a questi bisogni è indispensabile che la pubblica amministrazione sia messa nelle condizioni di esercitare la programmazione con le risorse umane ed economiche necessarie e che si pratichi la negoziazione con le parti sociali. Tutto quello che sta avvenendo sta intervenendo pesantemente sulla possibilità di sostenere queste scelte. Per questo il nostro compito è difenderle in piazza, insieme, il 18 aprile.

SERENA MORIONDO


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Tira una brutta aria per i servizi pubblici biellesi Tira una brutta aria per tutto ciò che sa di pubblico o di sociale, in Europa, in Italia e anche nelle province (non si sa fino a quando tali) più piccole. È il caso di Biella, poco meno di 190.000 abitanti, attraversata da una crisi che investe fin dal 2001 il suo monocomparto: l'industria tessile. Negli ultimi tempi le fibrillazioni investono anche altri settori tradizionalmente più “protetti”. Questo perché a livello nazionale è finora passata l'idea che occorre ridurre il perimetro dello Stato. Il messaggio fuorviante che viene veicolato ai cittadini è che occorre diminuire la spesa pubblica per poter abbassare le tasse, nonostante ciò voglia dire meno servizi pubblici e maggiori prestazioni a pagamento che si “mangiano” con gli interessi la prevista diminuzione della tassazione. L’obiettivo della riduzione del perimetro dello Stato ha comportato la destrutturazione del sistema delle Autonomie

Già si fa fatica ad associarne tre, figuriamoci quando, entro fine anno, scatterà l'obbligo di associare tutte le altre. Per quanto riguarda la Sanità il nostro territorio ha una potenzialità che si chiama Nuovo Ospedale. Se il cronoprogramma sarà rispettato, a dicembre entrerà in funzione questa nuova struttura oggi sovradimensionata rispetto ai tempi della progettazione e che rischia di iniziare a scartamento ridotto per il drammatico problema delle risorse. Infatti la Regione ha diminuito nel corso degli anni i trasferimenti alla nostra Asl ed è oggettivo che se non si inverte il trend il nuovo Presidio partirà azzoppato e costituirà uno spreco enorme di potenzialità. Collegata alla questione sanità vi è la situazione assistenziale e segnatamente quella delle Case di Riposo. Il Biellese è una provincia con una rete diffusa di strutture per anziani. Dal 2011 assistiamo alla diminuzione dei posti convenzionati che stanno provocando una perdita dei posti di lavoro nelle fasce più deboli (ad esempio, i lavoratori

Il messaggio fuorviante che viene veicolato ai cittadini è che occorre diminuire la spesa pubblica per poter abbassare le tasse. Peccato che ciò voglia dire meno servizi pubblici.

Locali innanzitutto con il “totem” dell'abolizione delle Province. In Italia vige il meccanismo dell'individuazione di un capro espiatorio, colpito il quale gran parte dei problemi (in questo caso la spesa pubblica) si risolvono. Infatti nei programmi di tutti i Partiti o Movimenti è prevista l’abolizione delle province: peccato che in essi non si faccia esplicitamente cenno al fatto che comunque occorre un ente intermedio fra Regione e Comune e soprattutto non si fa menzione della sorte degli oltre sessantamila dipendenti provinciali. Non parliamo poi del caos generato dall'obbligo della gestione delle funzioni associate per i piccoli Comuni.

delle pulizie) e con aumento dei carichi di lavoro del personale legato all'assistenza e conseguentemente un peggioramento della qualità del servizio. Il rischio è la completa privatizzazione delle strutture o la loro chiusura. Collegato alla questione sanità vi è la situazione assistenziale e segnatamente quella delle Case di Riposo. Il Biellese è una provincia con una rete diffusa di strutture per anziani. Dal 2011 assistiamo alla diminuzione dei posti convenzionati che stanno provocando una perdita dei posti di lavoro nelle fasce più deboli (es. i lavoratori delle pulizie) e con aumento dei carichi di lavoro del personale legato all'assistenza e conseguentemente un peggioramento della qualità del servizio.


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Per non parlare delle liste di attesa che si sono allungate a dismisura. Su tutta la situazione pesa come un macigno la riduzione del 5% della spesa per beni e servizi decisa dalla cosiddetta spending review e il ritardo nel pagamento da parte della Pubblica Amministrazione dei fornitori di beni e servizi. E qui si innesta soprattutto il mondo delle cooperative sociali. In provincia di Biella il settore occupa circa 2500 persone. Per avere un termine di paragone nella Pubblica Amministrazione il dato è di circa 3500 unità. Quindi il peso dei soci lavoratori nel panorama occupazionale è sicuramente importante. Nel corso degli ultimi anni la cooperazione sociale è stata la valvola di sfogo per la rioccupazione di manodopera espulsa dall'industria. A tutt'oggi non vi sono licenziamenti ma una diminuzione delle ore dei soci lavoratori con la conseguente riduzione di retribuzioni già ai limiti del minimo vitale.

Tuttavia cominciamo ad avere alcuni segnali di peggioramento della situazione con Cooperative a rischio chiusura. I dati forniti dalla Camera di Commercio indicano che nel 2° semestre del 2012 vi è stato un calo del giro d'affari del 20% e le previsioni per il 1° semestre 2013 sono di un'ulteriore diminuzione. La considerazione conclusiva è che sulla questione perimetro dello Stato e welfare si tratta innanzitutto di volontà politica. Chi governa deve scegliere quale società vuole e quindi conseguentemente reperire e distribuire le risorse. Perché è vero che l'Italia ha il problema del debito pubblico ma è anche vero che è un Paese fra i più diseguali al mondo. Basti pensare che la sanità “costa” 100 miliardi e abbiamo un'evasione fiscale annua di 120 miliardi. E questo è solo un esempio. Quindi, se si vuole, si può.

MARIO PAONESSA


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Performance, obiettivi, mission, governance ...

(Lungodegenza/RRF ed Endocrinologia dell’Ospedale di Vercelli cui si aggiungono: Cardiologia, Medicina, Urologia e Ginecologia dell’Ospedale di Borgosesia). ...sono le note che si continuano a suonare nelle ASR. Gli orchestrali però non sono i poveri eroi del Titanic Di fatto si certifica la trasformazione bensì direttori-federatori che guidano le danze dell'ospedale di Borgosesia in ospedale Territoriale con il taglio di un numero Mentre dalla Regione si rincorrono notizie, relativamente modesto di posti letto per acuti documenti, lettere in cui si propongono tagli al (n.5) ma con la perdita di 5 strutture Sistema Sanitario Regionale, l'ASL VC dopo complesse. È in previsione anche la chiusura mesi di lavoro, prima Azienda in Piemonte, ha del Punto Nascita di Borgosesia, che sarebbe il suo Piano della Performance e ne canta le sotto osservazione... lodi sul proprio sito. Le Strutture complesse, infine, Le recenti disposizioni non faranno che ridurre sarebbero uniche e integrate ulteriormente i servizi che la sanità vercellese tra Vercelli-Borgosesia. offre ai propri cittadini con conseguente Ma il colpo maggiore sarà inferto riduzione anche di posti di lavoro. sui letti di post-acuzie, i cui numeri sono aggregati per federazione, dove Il Piano per la verità è necessario per legge e tutto fa supporre che il Presidio Polifunzionale pertanto il motivetto non sarà solo di Gattinara subirà un forte canticchiato nell'ASL VC, presto ci sarà un ridimensionamento se non la chiusura. coro polifonico nelle restanti ASR (Aziende L'emorragia di posti letto, pur riguardando Sanitare Regionali). maggiormente (secondo le indicazioni Intanto però la prua del TITANIC comincia a nazionali) i presidi pubblici , interesserà anche incrinarsi… le strutture private accreditate. In 3 anni nella Il 14 marzo 2013 è stata approvata la Federazione 4 (NO-VC-BI-VCO) si avrà una delibera di riordino della rete ospedaliera che pesante riduzione di posti letto per postha previsto un taglio di posti letto e di acuzie tra pubblico e privato. Un taglio che strutture complesse, mai così consistente, non farà che ridurre, peggiorandone le superiore anche alle indicazioni nazionali, a condizioni già difficili, l'assistenza agli anziani cui si aggiunge la chiusura di diversi presidi (si rilevi che la Provincia di Vercelli è quella ospedalieri piemontesi. maggiormente “vecchia”), con conseguenti L’ASLVC per la verità, non é la prima volta che esuberi di personale sia pubblici che privati. subisce tagli e chiusure. Nel giro di un ventennio, infatti, l’ASL Vercellese ha già visto la chiusura di 3 ospedali (Santhià-GattinaraIl vagone Varallo), con una riduzione dei posti letto e la di Terza Classe chiusura di servizi e uffici. Honoré Le recenti disposizioni non faranno che ridurre Daumier 1862 ulteriormente i servizi che la sanità vercellese offre ai propri cittadini con conseguente riduzione anche di posti di lavoro. A questo si aggiunga il riordino del Settore del Le ultime tabelle di riordino prevederebbero 118 che ha visto la recente chiusura della C.O il taglio di 41 P.L. per pazienti acuti, con la chiusura di sei Strutture Complesse (Centrale Operativa) di Borgosesia.


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Le centrali operative di VC-VCO-BI sono state chiuse e le attività accentrate presso la C.O. dell' A.O.U. di Novara. Si prevede poi il passaggio di tutto il personale del Settore del 118 della FS4 (Federazione Sanitaria 4) all'AOU di Novara. Scelta che, allo stato attuale, ha peggiorato il servizio ai cittadini e le condizioni di lavoro dei dipendenti interessati che opereranno, oltre che nella propria attuale sede, su un più ampio perimetro territoriale con rischio di risposte meno rapide ed efficaci. Per contro la neoorganizzazione del Settore 118 non dà ancora soluzioni ai trasferimenti secondari urgenti che in una logica di ospedali in rete hanno una importanza strategica. Nonostante la gerarchizzazione degli ospedali, infatti, il trasporto di pazienti critici è affidato ancora a una organizzazione disomogenea tra i territori. Pazienti da sottoporre a interventi urgenti (v. es: aneurismi) spesso sono in balia di un sistema di trasporti affidata più alla buona volontà degli operatori che a un'organizzazione efficiente/efficace. Infine, alcune considerazioni sull'attività delle inutili e costose Federazioni Sanitarie istituite oltre un anno fa e operative da otto mesi. Per il settore beni e servizi le famose gare che avrebbero dovuto confluire in federazione sono solo quelle di 'neo indizione', le gare in essere da sottoporre 'a proroga' sono rimaste in capo alle Aziende con il risultato che si è creato poco o niente risparmio e tanta confusione con il rischio concreto di non rifornire adeguatamente gli ospedali del materiale necessario al loro quotidiano funzionamento, oltre a ridurre il personale amministrativo in carico alle ASL aumentandone i carichi di lavoro. Ecco il bel risultato dell'Attività delle Federazioni: spreco di risorse pubbliche (sei nuovi Amministratori Unici lautamente retribuiti) e nessun risparmio.

Era auspicabile che a fronte della riduzione dei posti letto e di conseguenza dei ricoveri, in particolar modo degli anziani, avrebbe dovuto poi corrispondere un potenziamento dei servizi del territorio offerto alla popolazione vercellese. Al contrario si riduce sul personale ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e si riducono tragicamente i giorni di ricovero in regime di continuità assistenziale sul Distretto SUD vercellese (7 giorni). Alle note poco allegre, elencate in precedenza, aggiungiamo la notizia, di questi giorni, della volontà di esternalizzare i servizi di laboratorio analisi e radiologie a cui, probabilmente, verranno aggiunti altri servizi. Come interpretare, infatti, un semplice “ecc.” contenuto nella lettera del Direttore Generale Regione Piemonte se non con la volontà di lasciare aperta la strada dell'esternalizzazione di servizi a chissà cos'altro (magari assistenza domiciliare, dialisi, CUP, ecc..). Tale processo sarebbe avviato per la prima volta a livello centrale regionale attraverso un mandato a una Società S.c.r.l chiamata A.M.OS . A.M.OS è una società a totale capitale pubblico che applica i contratti privatistici con condizioni economiche peggiorative rispetto al CCNL pubblico e che già opera in alcune ASL e ASO del Piemonte, soprattutto a Cuneo, ma da qualche anno ha esteso le proprie attività anche ad Asti.


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È evidente lo scopo che si nasconde dietro il paravento della necessità di garantire i servizi pubblici. Si abbassano i diritti contrattuali dei lavoratori, si peggiorano le condizioni di lavoro e si diminuisce, inevitabilmente, la qualità dei servizi. Ci si domanda come sia possibile che le Aziende Sanitarie Regionali non possano assumere attraverso concorsi pubblici per il blocco del turnover, mentre sia possibile assumere attraverso AMOS, altra società pubblica, anche se di diritto privato, a chiamata diretta e quindi senza alcuna trasparenza. Ma noi temiamo che tutto ciò sia solo la punta dell'ICEBERG in cui si è incagliata la nave della sanità piemontese. Che dire... non ci resta che augurarci un gran bel Piano delle Performance per lo sciopero regionale del 18 aprile. MARIELLA LA TERRA


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Aldo dice 26 x 1 Il primo maggio del 1945, mentre da Grugliasco a Collegno fino a Montanaro le divisioni partigiane continuavano a combattere per la liberazione del Paese dalle truppe nazi-fasciste, che rispondevano con la rappresaglia e l’uccisione di partigiani e popolazione civile, Torino festeggiava, dopo decenni, la festa del lavoro vincendo le ultime sacche di resistenza fascista. È questo il filo che lega due date simbolo nella storia del movimento operaio e democratico, un filo che il Piemonte aveva cominciato a riannodare a partire dalle agitazioni operaie dell’agosto del 1942 e gli scioperi del marzo e dell’agosto 1943. La protesta per migliori condizioni di vita e contro la guerra si sarebbe trasformata ben presto in una solida organizzazione resistenziale che, a partire dalle SAP e dai GAP, avrebbe portato migliaia di donne e uomini a imbracciare le armi per liberare il paese dall’occupazione nazi-fascista. Per chi, come me, è arrivato a Torino sulla scorta della lettura di un libro come “Senza tregua”, forse poco conosciuto dalle giovani generazioni, il ritrovare i luoghi fisici che hanno segnato la vita di tante persone e costruito la democrazia ha dato il senso di una città che è stata capace di mettere in prima fila i bisogni e le aspirazioni generali anteponendoli, spessissimo, a quelli individuali. Storie come quella di Dante Di Nanni che, diciannovenne figlio di immigrati e combattente gappista, tiene testa per ore alle brigate nere prima di suicidarsi per non

essere catturato dai fascisti, danno il senso concreto del sacrificio compiuto da migliaia di combattenti affinché l’Italia potesse, anche in prima persona, riconquistare la libertà e, con questa, la possibilità di ricostruire libere istituzioni e associazioni democratiche. Senza il sacrificio, l’impegno e, forse, l’utopia di generazioni che non avevano conosciuto il significato di vita democratica, non sarebbe stato possibile, quel primo maggio del 1945, rioccupare le piazze per festeggiare la ritrovata libertà e rivendicare la centralità della conquista di migliori condizioni di vita per i lavoratori. E non sarebbe stato nemmeno possibile conquistare i principi di uguaglianza a fondamento della nostra Carta Costituzionale. Certo quelle conquiste sono state messe in discussione di continuo, anche disattese, e il rischio di un ritorno alla dittatura in questo Paese è stato concreto, ma anche grazie alla presenza di Organizzazioni Sindacali forti e radicate i tentativi di riportare indietro la storia sono falliti. Il Venticinque Aprile e il Primo Maggio del 2013 ci devono ricordare che quel periodo ha posto le basi per la nostra rinascita, che quel sacrificio di vite umane ha permesso alle generazioni successive di avere una vita migliore, anche più agiata, e che gli spazi democratici vanno quotidianamente praticati e difesi. C’è purtroppo sempre, in questo Paese, la tendenza ad affidarsi ai salvatori della patria che farebbero volentieri a meno di istituzioni e corpi intermedi. Esattamente quanto non volevano le centinaia di migliaia di combattenti per la libertà. ROBERTO GALASSO


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“Su, venite schiera...”

in

fitta

Una lavoratrice fortunata. Licenziamento senza preavviso, giustificato motivo, anni 38. Ha cominciato a lavorare a 19, sa il lavoro cosa dia, cosa prenda. Annichilita dal girone dantesco di appuntamenti formativi ai centri per l'impiego, di strisce lunghissime di francobolli e di mail tutte uguali per inviare un curriculum che, troppo articolato, diventa certificazione di inesperienza, dai "no grazie, troppo vecchia", "no grazie, le faremo sapere", "no grazie, troppo donna", è stupefatta dal vuoto dentro e fuori che il lavoro, scomparendo, ha lasciato. Ma ha fortuna. C'è chi la supporta e sopporta, perché non si arrenda. Qualche piccolo lavoretto per salvare dignità e uno sprazzo di autonomia. Poi un paio di combinazioni favorevoli e il lavoro ritorna. Giusto, protetto, retribuito, in regola. Anni 41. Un miracolo.

felice di un'unione sociale che le hanno insegnato a rispettare e celebrare. Negli incroci di sguardi, nei cori in una sol voce, la storia di generazioni di lavoratori prima della sua, nei pugni alzati e nei canti di lavoro, la cultura di famiglia e un leggero batticuore, che non è quello dell'amore, né quello indotto dal fenomeno collettivo. È altro, è oltre: un richiamo originario e naturale al legame tra fratelli, tra compagni. Un istintivo sapere che racchiude il sudore, il dolore, l'orgoglio di chi è venuto prima, del nostro e di chi verrà. Otto ore di lavoro. Così è cominciata la Festa. Poi l'hanno controllata, vietata, repressa nel sangue. Ma tra meno di quindici giorni, dietro a uno striscione, sventolando una bandiera, cantando in coro, festeggeremo ancora il nostro lavoro, noi stessi, i compagni al nostro fianco. Al Primo Maggio ci sono sempre stata, da ragazza, da giovane lavoratrice, da disoccupata. E dato che quella lavoratrice fortunata sono proprio io, il Primo Maggio 2013 almeno una domanda dovrò farmela. "Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de' sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".

Tra pochi giorni tornerà in piazza con i suoi compagni, la famiglia, gli amici, a festeggiare il Primo Maggio. Le bandiere rosse, la banda, le coccarde, la gente, tutta quella gente, nella sua città, come in tutte le altre, sono una festa, il momento

A me oggi tutto questo è concesso. Non sarà così per troppi giovani, più giovani di me. A prescindere dal disagio immediato e quotidiano che tocca loro vivere, dalla precarizzazione e dalla dequalificazione


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delle occupazioni, l'assenza di innovazione L'ingresso, l'uscita, la permanenza nel mondo industriale, piani formativi fittizi o scadenti, del lavoro diventano solo parole, davanti a l'impossibilità di accedere agli studi superiori porte sbattute o a risposte standardizzate. troppo onerosi, il mancato ricambio con le Quale effetto potranno sortire, allora, parole generazioni "anziane" li costringono come "internazionale", "lotta", "avvenire"? all'ingresso ritardato nella vita sociale attiva e "Avanti, avanti, la vittoria è nostra alla forzata dipendenza economica dal e nostro è l'avvenir; sostegno familiare. più civile e giusta, la storia Il limite della disoccupazione o un'altra era sta per aprir. dell'occupazione di scarsa qualità, nel quale Su, lottiam! L’ideale nostro alfine sarà sono costretti, ne decreta la futura bassa l’Internazionale futura umanità" professionalità, l'impossibilità di progettazione Non posso non domandarmi cosa tanti giovani privata e personale, un oggi e un domani senza lavoro possano ritrovare di se stessi nel anch'essi precari e irregolari. valore fondamentale che noi possiamo Cosa può muovere in loro quel "desiderio di permetterci di dare e dobbiamo dare a questa gioire per l'avvenire", come risvegliare in essi “Festa”. la "coscienza delle proprie forze"? Quanto possano sentirsi partecipi se a loro è Quali strumenti offrire loro per motivarne la negata la base per accedervi con pieno fiducia, quali nuove prospettive lavorative diritto, se non ci guardino, mentre sfiliamo immaginare o creare per accompagnarli non nel nostro corteo colorato e vitale, con invidia solo all'autonomia, ma all'innegabile nobilitazione data dal lavoro? Un richiamo originario e naturale al legame tra Non più le otto ore, l'obiettivo. fratelli, tra compagni. Un istintivo sapere che Forse i disoccupati ne sognano racchiude il sudore, il dolore, l'orgoglio di chi è anche solo qualcuna, retribuita venuto prima, del nostro e di chi verrà. il giusto. e antipatia, noi che il lavoro ancora l’abbiamo Forse non interessa loro neppure un contratto o che, comunque, possiamo lottare per indeterminato, purché professionalizzante e conservarlo, mentre essi forse non lo cercano riconosciuto. Nessun riconoscimento formale, nemmeno più. titoli o targhette sulla porta: forse basterebbe Quanti di loro, nei nostri canti e nei nostri loro non essere più definiti "troppo giovani", slogan, riusciranno a trovare anche solo un "troppo vecchi", "troppo inesperti" che, piccolo appiglio al quale ancorare la speranza tradotto, significa poco interessanti, poco utili, di un cambiamento reale, di un’opportunità, di poco convenienti, poco "mobili". un progetto di futuro. Sarà che sono un'emotiva e mi commuovo "Lavoratori, ricordatevi il 1 maggio di far festa. In ogni volta, ma sarà anche che ci credo, e quei quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai giovani compagni li vorrei in corteo, padroni che, malgrado la distanza e la differenza di quest'anno, il prossimo e i futuri, a festeggiare nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono finalmente il loro, di avvenire, senza il quale tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e anche il mio perde il proprio senso. conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!"

DEBORAH LUGLI


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Tortura, carceri, droghe: una campagna per tre leggi di civiltà In un recente studio sulle cause dei suicidi in carcere, l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere ha affermato che “In Italia la condizione di “legalità” delle carceri è venuta meno”. Secondo i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 31 marzo del 2013 i detenuti nelle carceri Italiane sono 65.831 (di cui 12.231 in attesa del primo grado di giudizio) a fronte di una “Capienza regolamentare” di 47.045 posti. In una situazione come questa appare evidente che il “Regolamento di Igiene Edilizia delle Strutture ad uso collettivo” del 1947 (avete letto bene: millenovecentoquarantasette) è carta straccia, visto che le “celle singole”, la cui misura è prevista in “8mq + 4 di bagno annesso” sono spesso occupate da due o tre persone. Non è quindi un caso che la Corte Europea per i Diritti Umani abbia condannato l’Italia, all’inizio dell’anno, per trattamenti disumani e degradanti, in relazione allo stato delle carceri. Il lavoro nelle carceri, previsto come obbligatorio dall’art. 20 della legge 354/75 sull’Ordinamento Penitenziario, si è trasformato da diritto a “privilegio” riconosciuto a poche migliaia dei 39.697 detenuti per condanna definitiva. “Con questo quadro – conclude lo studio dell’Osservatorio - è facile concludere che i detenuti si uccidono a centinaia (e tentano di uccidersi a migliaia) in primo luogo perché percepiscono di non essere più portatori di alcun diritto: privati della dignità e della decenza, trascorrono la propria pena immersi in un “nulla” senza fine”. E infatti, dal 2000 al 2013, 766 detenuti non ce l’hanno fatta e si sono uccisi.

E ancora: nel corso del 2012 sono entrati in carcere circa 28.000 persone consumatori o piccoli spacciatori di droghe; sono circa 15.000 i tossicodipendenti reclusi: assieme formano il 50% della popolazione carceraria. È assolutamente evidente che, per estendere alla situazione carceraria lo stato di diritto, è necessario affrontare il problema del sovraffollamento e, per farlo, è necessario intervenire sulla legislazione che criminalizza l’uso individuale di sostanze stupefacenti. Sono queste le motivazioni per le quali la FP CGIL ha promosso, assieme a molte altre organizzazioni che vanno dal Gruppo Abele ad Antigone, la raccolta di firme su due proposte di legge di iniziativa popolare sul sovraffollamento delle carceri e sulla depenalizzazione del consumo di droghe e sulla riduzione del suo impatto penale. Vi è poi una terza proposta di legge di iniziativa popolare: l’introduzione del reato di tortura nel codice penale. La Costituzione ha bandito dal nostro Paese la tortura. Purtroppo però il Codice Penale non prevede il reato di tortura. Del resto, come avrebbe potuto farlo visto che il nostro codice penale risale al 1930 ed è stato promulgato a firma dell’allora capo del Governo, cav. Benito Mussolini? I pubblici ministeri del processo per i fatti avvenuti a Bolzaneto all’epoca del G8 di Genova scrissero che nella caserma erano state “…inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti’”. I giudici nelle motivazioni delle sentenze di condanna commentarono anche il fatto che l'assenza di uno specifico reato di tortura nell'ordinamento italiano ha costretto i pubblici ministeri a riferirsi al reato


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di abuso di ufficio, non adeguato alle condotte degli accusati ritenuti colpevoli, pur essendo le loro azioni "pienamente provate" e potendo esse "ricomprendersi nella nozione di ‘tortura’ adottata nelle convenzioni internazionali". E il reato di abuso d’ufficio era prescritto all’epoca della sentenza di secondo grado, intervenuta solo nel 2010. Credo non serva altro per sostenere come introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento penale sia segno di progresso e civiltà democratica. Lo scorso 9 aprile di fronte alle sedi dei Tribunali di tutta Italia sono state raccolte le firme sulle tre leggi. In una sola mattina sono state raccolte circa 35.000 firme a livello nazionale. A Torino, di fronte al Palagiustizia, 600 elettori (non uso il termine cittadini perché ultimamente è abusato), per la maggior parte giovani mobilitati da un tam-tam sui social network, hanno pazientemente aspettato in coda per firmare le tre proposte di legge. Credo sia un ulteriore riprova del fatto che nel nostro Paese c’è voglia di buona politica: al nuovo Parlamento il compito di non deludere queste aspettative.

Taccuino ROMA – 16 APRILE 2013 CGIL, CISL, UIL in piazza per gli ammortizzatori sociali

TORINO – 18 APRILE 2013 SCIOPERO E MANIFESTAZIONE REGIONALE CGIL CISL UIL Porta Susa, ore 9.30 - P.zza Castello, ore 11.00

TORINO - 24 APRILE 2013 68° ANNIVERSARIO LIBERAZIONE FIACCOLATA P.zza Arbarello, ore 20.30

PROVINCE DEL PIEMONTE 1 MAGGIO 2013 FESTA DEI LAVORATORI

ITALO PEDACI


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Pubblico in Rete Il blog di Rossana Dettori http://senza-pubblico-sei-solo.com.unita.it/

Il sito web della Funzione Pubblica Piemonte http://www.piemonte.fp.cgil.it/in-evidenza.asp

Il Sito della CGIL nazionale.... http://www.cgil.it/

...e quello della Funzione Pubblica nazionale http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

Polizze Responsabilità civile per colpa grave http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/22439

Corsi formazione ECM FAD http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24531

Ai seguenti link è possibile scaricare slides informative sui fondi previdenziali Perseo e Sirio http://www.piemonte.fp.cgil.it/upload/piemonte/SIRIO-pensioni-Completo%20new.pdf http://www.piemonte.fp.cgil.it/upload/piemonte/PERSEO-pensioni%20-CompletoNew.pdf

Dichiarazione di sostegno alla proposta d'iniziativa dei cittadini europei. http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/22740

DIGNITÀ E DIRITTI UMANI Sostegno alla Campagna per tre leggi di civiltà: Tortura, Carcere, Droghe http://www.3leggi.it/dove-firmare-3/


PubblicoEFuturo - Num. 1- 16 aprile 2013