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Fondazione, un microcosmo in rete

Fare cultura e diffondere il progetto

Giorgio Giani Presidente Fondazione per l’architettura

Eleonora Gerbotto Direttore Fondazione per l’architettura

… Un uomo pallido, che pareva fatto di betulla, disse che ormai la valanga era passata, potevano rimanere lì, il pericolo non esisteva più. E, prima che ne tornasse una uguale, era capace di trascorrere anche trecento anni o mille. Il vecchio, che pareva un albero di neve, lo guardò. Poi gli disse che, come era venuta quel giorno e quell’anno, poteva tornare l’anno dopo, o anche lo stesso, non si sapeva. E allora perché rischiare? Ma se anche fosse tornata mille anni dopo, occorreva pensare a coloro che, mille anni dopo, sarebbero vissuti ancora lì, in quel posto. […] E allora bisognava pensare a loro, a quelli che venivano dopo, non a se stessi. Il vecchio concluse che non aveva senso vivere e fare le cose con ordine e morire in pace, se non per agevolare la strada a quelli che venivano dopo. Fargli trovare qualche gobba spianata, un po’ di neve spalata dal sentiero. […] Capì che dalla scorza di betulla non avrebbe cavato ragione, e si avvio verso il basso, dove bisognava darsi da fare a tirar su un (nuovo – ndr) paese. (cfr Mauro Corona, “La voce degli uomini freddi”, Mondadori 2013)

La Fondazione per l’architettura/Torino promuove la qualità dell’architettura sostenendo e divulgando le competenze degli architetti. In città, sul territorio, nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali così come nel paesaggio, tutti abbiamo bisogno di architettura e di progetti che migliorino la qualità dei luoghi che viviamo e vediamo quotidianamente. Il compito della squadra di progettisti culturali della fondazione è produrre cultura e fare rete con realtà differenti, per alimentare la consapevolezza e la domanda di architettura di qualità nella società attraverso un dialogo costante con gli architetti, gli enti, le realtà culturali, le aziende e i cittadini. Un dialogo perseguibile solo attraverso l’utilizzo di un linguaggio chiaro, semplice, interessante. Competente ma accessibile. Un esempio su tutti di apertura alla cittadinanza, di rete e di confronto con le altre discipline è il festival Architettura in Città. Sin dalla sua prima edizione nel 2011 è parso evidente come questo fosse un momento di incontro per parlare di architettura non solo fra gli addetti ai lavori e per coinvolgere gli operatori culturali del territorio: solo nell’ultima edizione hanno partecipato 8000 persone e non tutti erano architetti. A fianco delle azioni a sostegno della domanda, la Fondazione interviene anche sul versante della promozione dell’offerta di architettura di qualità: ha accolto la sfida non facile di proporre momenti formativi innovativi e diversificati per i professionisti. Un esperimento in questa direzione sarà un ciclo di incontri tra pari sul tema dell’interior design, l’Interior Club. L’idea alla base è che la crescita professionale avvenga anche attraverso la discussione, il confronto e la condivisione dei propri saperi e dei propri progetti in un clima informale e inclusivo. In questo quadro non poteva mancare il

La tendenza degli ultimi anni ci ha portati a vivere sempre di più all’interno di una congerie, a volte incontrollata, di notizie, informazioni, contatti, reti che non sempre riescono a restituirci un valore aggiunto di conoscenza. La necessità che sembra emergere dopo una prima entusiastica ubriacatura, è quella di fare selezione e trovare un modus operandi che riscopra anche il tempo della riflessione per stabilizzare le idee, sedimentarle ed interconnetterle al bagaglio del nostro sapere. Non si tratta di tornare ad un meraviglioso isolamento, ma scegliere di avere il tempo per confronti diretti, senza filtri informatici, per condividere percorsi ed obiettivi. Microcosmi certo, ma concepiti come cassa di risonanza per poter rilan-

ciare con maggior forza le proprie idee e proposte, in uno scenario dove è possibile coinvolgere o essere coinvolti. Microcosmi di crescita collettiva non necessariamente dai confini ristretti: la comunità degli architetti per esempio può esserlo ed i suoi numeri non sono certo limitati. Fondazione è un microcosmo ed è esempio di questo modo di operare: da un lato agisce per essere riferimento solido ed affidabile per gli architetti, dall’altro si muove per generare rapporti con interlocutori altrettanto affidabili, con lo scopo di offrire attività, servizi ed informazioni “certificate”, oltre a dare visibilità agli architetti ed al loro ruolo e lavoro. Le attività che in questo biennio trascorso sono state messe in campo testimoniano il nuovo corso che è stato impresso a Fondazione, che genera proprie iniziative e gestisce ormai la quasi totalità di quelle programmate dal socio fondatore, coprendo ininterrottamente tutto l’anno. Cultura e promozione, formazione e aggiornamento, forum ed incontri tecnici, confronti sulla professione … Qualcuno potrebbe pensare che l’enfasi celebrativa sulla Fondazione non si addica alla carica che ricopro, ma la celebrazione, se di questo si trattasse, non riguarda me, è un riconoscimento dovuto ad un microcosmo, quello del sistema Fondazione, consiglio di amministrazione e struttura operativa pensante, un caleidoscopio di personalità, competenze, capacità di proposta e voglia di fare orientata al futuro, incompatibile con il low profile ... come suggerisce la citazione iniziale, non sono visi di betulla. Un microcosmo dai mille volti dunque ai quali abbiamo voluto dare spazio in questo giornale, proprio nel momento in cui ci accingiamo ad una trasformazione di immagine e di logo, ma soprattutto di nome che da oggi riconoscerà a tutti gli effetti il ruolo svolto. Fondazione OAT infatti cambia e diventa Fondazione per l’architettura/Torino.

confronto con il resto del mondo. La crisi rende sempre più difficile spostarsi per fare esperienze professionalizzanti all’estero, scambi culturali e viaggi di aggiornamento. Ecco quindi l’idea di portare a Torino la voce di architetti stranieri attraverso piccole e agili lectio che permettano un approfondimento oltre confine. Looking Around è un ciclo di incontri che affianca la più tradizionale relazione del professionista ad un’occasione informale di confronto diretto con l’ospite. Basta fermarsi e aver voglia di scambiare due chiacchiere. Anello fondamentale nella filiera della cultura del progetto sono le aziende. La Fondazione le coinvolge creando momenti di confronto e sperimentazione che hanno il duplice vantaggio di consentire a queste di radicare maggiormente la propria presenza sul territorio e ai professionisti di confrontarsi con un caso reale. Un esempio è il workshop per la progettazione dell’area lounge di Paratissima organizzato in autunno e che ha visto, al termine di un percorso formativo, la concretizzazione del progetto su cui hanno dialogato aziende, architetti e curatori artistici. Infine, non si può trascurare la relazione con le altre istituzioni che operano sul territorio a livello locale e nazionale. Grazie al confronto con realtà diverse, la Fondazione si impegna ad essere centro attivo di una rete nella convinzione che dallo scambio nascano opportunità per gli architetti e per la società. A testimonianza di ciò la Rete nazionale delle Fondazioni di architettura, promossa dalla Fondazione di Torino, è stata di recente ricevuta dal Ministero dell’Istruzione che ne ha richiesto il coinvolgimento attivo nel progetto “Scuole innovative” promosso dal governo. Queste alcune delle iniziative della Fondazione per l’architettura/Torino; molte altre sono in programma e altre sono ancora da costruire con chi ne condivide gli obiettivi e desidera fare un percorso insieme.


Una formazione… “creativa” È ormai assodato quanto l’obbligo formativo per i professionisti sia caduto come una tegola e abbia innescato ansie e critiche. Di fatto, al di là di tutte le sue implicazioni, può essere visto, in un’ottica positiva, come una reale occasione di aggiornamento professionale e, non ultimo, di sperimentazione di modalità “creative” di apprendimento. Ordine e Fondazione stanno prefigurando scenari di formazione in cui il professionista,

Vorrei una Fondazione che sia il manifesto dell’architettura torinese, uno strumento per diffondere la consapevolezza del valore del progetto. Chiara

con il proprio background, diventi parte attiva della squadra in “formazione” durante momenti che sempre più si configurano nella modalità learning by doing: workshop che sperimentano giochi di ruolo e simulazione di tavoli di concertazione, cantieri sperimentali, tavole rotonde in cui al centro è il dibattito e il confronto sui temi professionali, eventi itineranti in cui la riscoperta dei luoghi riaccende l’occhio allenato dell’architetto per ciò che lo circonda. Cristina Coscia Consigliere Fondazione

L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai, se c’è armonia tra lo staff si raggiunge quasi la perfezione! Federica

La Rappresentanza Si dice che i sistemi di rappresentanza siano in crisi e che il loro futuro sia nebuloso, io credo che non sia così e che questi, soprattutto quando sono espressione di competenza e di autorevolezza, siano in grado di incidere positivamente nei processi decisionali di programmazione e di pianificazione delle Istituzioni ad ogni livello territoriale: locale, regionale, nazionale, europeo. Il compito ma anche la sfida della

Fondazione sta nel saper rappresentare l’articolato insieme delle competenze dell’architetto nella dialettica con tutti i soggetti pubblici e privati che si occupano di urbanistica, di infrastrutture, di edilizia e di supportare la visione di un territorio e di un’economia volta allo sviluppo e al futuro, superando ogni visione conservativa e di difesa che ha purtroppo caratterizzato questi ultimi anni di politica territoriale. Paolo Balistreri Consigliere Fondazione

Le voci della Fondazione per l’architettura

Visione, innovazione, bellezza, internazionalità, prontezza. Coraggio. Questo ciò che auguro alla Fondazione, ai suoi progetti e anche a me. Serena

Fare cultura e diffondere il progetto La Fondazione produce cultura e fa rete con realtà differenti, per alimentare la consapevolezza e la domanda di architettura di qualità nella società attraverso un dialogo costante con gli architetti,

gli enti, le realtà culturali, le aziende e i cittadini. Un dialogo perseguibile solo attraverso l’utilizzo di un linguaggio chiaro, semplice, interessante. Competente ma accessibile. Eleonora Gerbotto Direttore Fondazione

Il dialogo tra i saperi Comunicare l’architettura e il ruolo delle professioni ad essa connesse non è un compito semplice quando si vuole uscire dal mondo specialistico degli addetti ai lavori per aprirsi verso un pubblico più vasto. Crediamo che attingere a linguaggi diversi, confrontarsi con altre forme espressive come quelle della musica, dell’arte, della letteratura, del cinema o della danza, come avviene durante il festival Architettura

in Città e dialogare con esse sia una modalità efficace per avvicinarsi ai cittadini e mostrare quanto l’architettura in realtà faccia tanto parte della nostra esperienza di vita al pari di discipline considerate più creative. Questo ci serve a cambiare il punto di vista per guardare/scoprire ma allo stesso tempo osservare noi stessi con l’occhio del neofita e migliorare e rendere sempre più chiara e comprensibile la nostra visione. Chiara Martini Vicepresidente Fondazione

Sii gentile, sorridi e abbi coraggio. Questo è il mantra giusto per lavorare in un ente giovane ma in continua crescita e con grandi ambizioni! Giulia D.

Fondazione, un microcosmo in rete Fondazione è un microcosmo concepito come cassa di risonanza, capace di rilanciare con forza idee e proposte: da un lato agisce per essere riferimento solido ed affidabile per gli architetti, dall’altro si muo-

ve per generare rapporti con interlocutori altrettanto affidabili, con lo scopo di offrire attività, servizi ed informazioni “certificate”, oltre a dare visibilità agli architetti ed al loro ruolo e lavoro. Giorgio Giani Presidente Fondazione


Ordine e Fondazione: un doppio vincente L’Ordine ci rappresenta e la Fondazione ci stimola. L’Ordine ci tutela e la Fondazione ci aiuta ad alzare lo sguardo. L’Ordine ci sostiene nell’adempimento dei nostri obblighi professionali e la Fondazione ci dà una mano per rinnovarci. Mi sembra una complementarietà vincente, un modello da esportare, perché qui a Torino sta effettivamente funzionando. Riuscire ad alzare lo sguardo per scoprire modi diversi di essere architetto o paesaggista o urbanista è utilissimo e salutare, soprattutto nei momenti di crisi, perché

ci offre nuovi stimoli per rinnovare il nostro lavoro e ritrovare energie ed entusiasmo. E dal momento che l’architettura, la città, il paesaggio appartengono alla vita quotidiana di ognuno, qualsiasi confronto o dibattito che viene innescato su questi temi è anche una porta verso l’esterno, che ci aiuta a riconquistare quel ruolo sociale fondamentale che oggi sembra perduto, schiacciato sotto il peso ingombrante dell’archistar. E per raggiungere questo obiettivo ci vogliono entrambi i giocatori: l’Ordine e la Fondazione. Marta Colombo Consigliere Fondazione

La Fondazione è una scommessa sul futuro. Una realtà giovane, ma con radici profonde e una visione di lungo periodo che ci porterà lontano. Raffaella B.

La Fondazione ricerca un costante equilibrio tra tecnica e cultura, architetti e cittadini, formazione e divulgazione: non sembra, ma è un lavoro pericoloso. Raffaella L.

Necessità di progetto Architettura e progetto appartengono alla nostra esperienza quotidiana, alle principali riforme sociali che hanno caratterizzato la cultura della città negli ultimi due secoli, da Owen alla critica delle utopie progressiste, dall’attenzione di Ruskin verso la costruzione di case “belle e solide” per i lavoratori, alle più recenti istanze sulla sostenibilità. Questa consapevolezza, richiama la necessità del ruolo centrale del progetto

nel processo di ideazione dell’architettura e l’esigenza di metterne in evidenza valori e contenuti, anche attraverso riletture critiche del lavoro degli storici, ovvero attraverso azioni di promozione culturale. Da questa necessità deriva l’impegno della Fondazione sul territorio con iniziative che mirano a favorire il confronto fra attori contemporanei, sulla complessità del fare, nell’esperienza quotidiana del progetto. Armando Baietto Consigliere Fondazione

Un colpo a tennis tavolo è controllato, preciso, leggero ma incisivo e d’effetto. Qui ho imparato che per vincere il set devi superare il gesto tecnico. Tatiana

L’opportunità di partecipare in modo attivo e propositivo alla realizzazione di progetti di qualità e sperimentazione quale contributo a sostegno dell’architettura, per me un valore collettivo. Questa è la Fondazione Antonella Trovare sempre nuovi stimoli è la ricetta giusta per mantenere un feeling positivo in ambito lavorativo, con la Fondazione è sempre possibile! Maddalena

Una rete per connettere chi crede che l’architettura non si limiti alla progettazione degli spazi, ma che contribuisca al disegno del nostro futuro. Giulia G.

L’architetto è nel suo DNA Fare architettura oggi esige un grado sempre più alto di competenza ed informazione specifica in numerosi e diversi ambiti. La Fondazione ha nel suo DNA il costante aggiornamento tecnico e culturale della professione dell’architetto e le numerosissime iniziative di successo che ha realizzato sono il risultato di questo patrimonio genetico sostenuto da un costante impegno dei Consigli di Am-

Ordine e Fondazione: un lavoro di squadra Il lavoro di Ordine e Fondazione si basa su principi condivisi: promuovere l’architettura e sostenere gli architetti. È una “stella doppia”, un modello organizzativo che ha consentito di raggiungere notevoli risultati in termini di attività organizzate a favore degli architetti, qualità ed economicità dei servizi offerti. Ordine e Fondazione sono consapevoli dei rispettivi confini: l’Ordine è l’istituzione che rappresenta gli architetti e interloquisce autorevolmente con le istituzioni, dedica ai propri iscritti formazione specialistica e servizi di supporto alla professione, svolge i

compiti attribuitigli per legge; la Fondazione parla di architettura a tutti, comunica l’importanza di una buona architettura. I confini però non servono solo a separare, ma anche a creare un’interfaccia tra i luoghi che separano: così infatti avviene, in uno scambio continuo che mette in moto dinamiche virtuose. Il lavoro è ancora tanto: architettura, paesaggio, pianificazione, conservazione, design. In ogni ambito in cui gli architetti torinesi esprimono il loro talento e la loro specializzazione l’Ordine e la Fondazione lavorano insieme. L’Ordine per rappresentare e sostenere gli architetti iscritti, la Fondazione per farli conoscere al mondo. Laura Rizzi Direttore Ordine Architetti Torino

ministrazione che si sono succeduti nel tempo e da una struttura operativa di alto livello. L’impegno si deve rafforzare nelle iniziative culturali, nella formazione e, date le premesse, anche nell’offerta di servizi, da migliorare, coordinare ed incrementare. Tutte attività che, certamente, sono un sostegno importante agli architetti per fare architettura, oggi, in modo meno difficile. Tullio Casalegno Consigliere Fondazione


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Quando il dialogo sull’architettura si apre ai cittadini Paola Pierotti Giornalista PPAN www.ppan.it Comunità è la parola chiave che ha legato i quattro dialoghi promossi a Torino dal 30 giugno al 4 luglio in occasione della quinta edizione del festival Architettura in Città della Fondazione e dell’Ordine degli Architetti di Torino. Quattro serate organizzate con un architetto e un non architetto, per divulgare ad un pubblico ampio il valore del progetto e l’essenza di un mestiere che è molto più vicino di quanto a volte si percepisce dalle pagine patinate delle riviste o dalle icone che salgono puntualmente nelle grandi città. Con il paesaggista Andreas Kipar e la curatrice Simona Galateo, ricercatrice nel campo degli studi urbani, si è dialogato sul tema del paesaggio, mettendo in evidenza il ruolo della collettività. La serata è iniziata con un focus sulla storia dell’aeroporto di Tempelhof dove un anno fa i cittadini

Eventi in città

salvaguardare il sito. A Milano come a Berlino la popolazione si è associata per proporre un’alternativa ai grandi investimenti immobiliari dei capitali privati e nell’area di Porta Nuova è nata l’isola di Pepe Verde dove gli abitanti del quartiere si sono riuniti come forma di ‘resistenza’ coltivando e curando un giardino comunitario, affidando quindi a questo progetto il ruolo di manifesto, per difendere il ruolo dello spazio pubblico e delle politiche dal basso. La comunità dei ragazzi, degli insegnanti e delle famiglie è stata chiamata in causa dagli architetti Sandy Attia (Modus Architects) e Armando Baietto, invitati in una serata dedicata alla scuola. Ancora, con l’architetto Fabrizio Barozzi (EBV) e con Giovanna Amadasi, responsabile delle strategie culturali e delle relazioni di Hangar Bicocca, si è acceso un faro sugli eventi, sui laboratori e sui contenuti delle iniziative che vengono promosse all’interno dei grandi contenitori culturali. La comunità è centrale anche nel progetto dei Docks di Marsiglia presentato da Alfonso Femia di 5+1AA e inaugurato ad ottobre. La rigenerazione degli ex depositi del porto è stata il tema della serata dedicata agli sconfinamenti culturali con la partecipazione della scrittrice Michela Murgia. Il progetto made in Italy è stato impostato cambiando l’economia dell’edificio, valorizzando con dei ristoranti quegli spazi che erano adibiti a magazzino. I Docks sono diventati uno spazio commerciale di nuova generazione e si è ridato valore all’immobile esistente con l’innesto di una facciata che coniuga brand e letteratura. Il rapporto con la città è immediato proprio grazie alla narrazione, al racconto di questa architettura inserita tra la città e il mare, in un punto strategico, a ridosso di una sopraelevata dove si stima il passaggio di 10milioni di auto all’anno. Non solo, la quinta – con le citazioni dei grandi della letteratura – è diventata un elemento subito riconosciuto dai marsigliesi, capace di riattivare la memoria e il senso di appartenenza alla città. Otto voci in quattro serate. Storie di professionisti e di pezzi di città dove le grandi idee e la vitalità delle comunità fanno la differenza.

INtheCUBE Una mostra collettiva, un caleidoscopio di oltre 40 elaborazioni, ideate e prodotte da architetti, designer, artisti e creativi che hanno aderito ad una call lanciata nel mese di marzo. L’invito era di proporre un manufatto che desse voce a una delle infinite declinazioni del concetto di confine, per creare una rappresentazione corale del tema del festival, gli sconfinamenti. Gli unici vincoli per i progettisti erano la dimensione (doveva essere contenuto in uno spazio cubico di 40 cm di lato) e il peso (inferiore ai 10 kg); libera invece la scelta della tecnica e del materiale. Il risultato è estremamente eterogeneo: si passa dall’interpretazione del confine come limite fisico, un muro che fa da ostacolo o che viene abbattuto, una gabbia che imprigiona, una barriera che definisce lo spazio in un dentro e un fuori, all’analisi del rapporto tra natura e costruito, tra acqua e terra per arrivare alla rappresentazione del superamento del confine come atto di libertà.

Eventi in città

Architettura in Città, Biennale Democrazia, Looking Around e Creare Paesaggi: quattro progetti consolidati per parlare di architettura con cittadini e addetti ai lavori. berlinesi sono stati chiamati a votare tramite referendum sullo sviluppo urbanistico dell’ex aeroporto di Berlino, trasformato dal 2009 in un parco pubblico di 386 ettari. La cittadinanza non ha manifestato il proprio consenso ad un grande progetto immobiliare che avrebbe stravolto l’area e si è riunita nell’associazione “100% Tempelhof Feld” per

 Architettura in Città, ex Borsa Valori, Torino 2015 / PH Jana Sebestova


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Eventi in città

5

157

48

giorni di festival

partner culturali

sedi a Torino e Città Metropolitana

5.000

2.000

700

visitatori ex Borsa Valori

visitatori sedi principali

visitatori altre location

140

28 mostre 26 incontri e conferenze 18 tour, visite e passeggiate

8 6 5

23

9

7

iniziative @ ex Borsa Valori

iniziative @ Unione Culturale Franco Antonicelli

iniziative @ MagazziniOz

6

5

3

iniziative @ In primo luogo

iniziative @ Spazio MRF

iniziative @ Sala Infernotti Ospedale San Giovanni Vecchio

26

200

4

articoli su testate cartacee

articoli su web

servizi su TV e radio

spettacoli e performance presentazioni di libri workshop e laboratori

eventi

154 #AIC2015 88 menzioni 120 retweet 70 nuovi follower 147 #AIC2015 41 menzioni 112 condivisioni 113 nuovi mi piace 52K copertura

Una cittadinanza attiva per disegnare il futuro della città Piero Fassino Sindaco della Città di Torino Il festival Architettura in Città ci permette ogni anno di riflettere sulle trasformazioni della città, attraverso un ricco confronto tra architetti, urbanisti, artisti, uomini e donne di cultura, tra chi progetta e chi ogni giorno si confronta con il tema della qualità dello spazio urbano e del rapporto tra la vitalità culturale e produttiva di Torino con i luoghi che ne fanno da scenario. La riscoperta di edifici abbandonati anche se di grande prestigio – come è avvenuto quest’anno con la Borsa Valori o con il centro logistico ex-Fiat – innesca una riflessione su come la città può modificare le proprie vocazioni mantenendo intatto il valore delle sue architetture attraverso una revisione delle funzioni che queste possono acquisire. Questo processo di revisione condotto da parte della Fondazione e dell’Ordine degli Architetti assume il valore di una cittadinanza attiva, di una presenza costante nel disegno del futuro di Torino. Siamo immersi in un’azione di rinnovamento della città che è iniziata vent’anni fa con il Piano regolatore generale disegnato dagli architetti Gregotti e Cagnardi che offriva una uscita dalla città industriale, con le sue immense fabbriche vuote rimaste orfane della grande attività che le

Evento Architettura in Città

2K visualizzazioni 854 interazioni 770 partecipanti 58K copertura animava. Un progetto di città che nel corso degli anni si è evoluto, dando spazio a nuove vocazioni e adattandosi alle mutate condizioni economiche, segnate dalle crisi e dagli orientamenti delle produzioni e dei mercati. Un progetto che ha trasformato enormi spazi industriali, riportando gli equilibri della città tra residenze e altre funzioni là dove regnava solo la produzione, che ha disegnato una efficace rete dei trasporti grazie alla linea 1 della metropolitana e al Servizio ferroviario metropolitano, che ha offerto l’opportunità di trasformare e rinnovare lo spazio urbano senza consumare altro suolo, ma riciclando quello che aveva perso la sua identità. Un progetto che ha potuto contare sull’apporto di tutte le categorie di cittadini, attraverso i tanti tavoli di confronto e di progettazione che Torino ha saputo creare, a partire dai suoi tre piani strategici e del progetto Torino Smart City. È quindi proprio su questa cittadinanza attiva, ben rappresentata dall’attività della Fondazione e dell’Ordine degli Architetti, che possiamo ben sperare per il raggiungimento del nostro obiettivo: realizzare una città bella, ordinata e felice, che accompagni con servizi efficienti la vita dei cittadini e sia per questo attraente agli occhi di chi cerca opportunità. Il festival Architettura in Città ha saputo negli anni offrire soluzioni, proposte, suggerimenti molto utili in questa incessante ricerca della “Città Nuova” e si pone come un appuntamento irrinunciabile per tutti coloro che hanno a cuore l’immagine e il futuro della nostra città.

I numeri della quinta edizione di Architettura in Città Il festival nato nel 2011 con l’intento di promuovere l’architettura attraverso il linguaggio di altre discipline si è consolidato come un appuntamento fisso con cadenza annuale nella programmazione estiva della Città di Torino. La scorsa edizione, dedicata agli “sconfinamenti”, si è tenuta dal 30 giugno al 4 luglio.

L’ex Borsa Valori e le sedi satelliti Il cuore delle iniziative dell’edizione 2015 del festival ha trovato spazio all’interno dell’ex Borsa Valori di Torino. Un’importante testimonianza del rinnovamento architettonico che si ebbe in Italia all’inizio del secondo dopoguerra; un piccolo gioiello firmato dagli architetti Roberto Gabetti, Aimaro Isola, Giorgio Raineri e Giuseppe Raineri che si affaccia su piazzale Valdo Fusi, nel centro cittadino. Realizzata tra il 1953 e il 1956, la Borsa si caratterizza per un salone centrale definito “Salone delle grida”, centro pulsante delle contrattazioni, di oltre 20 mila metri cubi, sormontato da una cupola in alluminio, larga 40 metri. L’edificio venne chiuso nel 1992 quando gli scambi telematici sostituirono il mercato gridato e da allora è rimasto inutilizzato. Alla Borsa si sono inoltre affiancate altre 47 sedi satelliti tra Torino e la Città metropolitana, tra cui l’Unione Culturale Franco Antonicelli, i MagazziniOz, In primo luogo e lo Spazio MRF – Capannone ex DAI.


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Eventi in città

Biennale Democrazia 2015. Passaggi I due appuntamenti proposti dalla Fondazione all’interno della manifestazione torinese tenutasi dal 25 al 29 marzo.

Chi costruisce la città? 27 marzo ore 16.00 Aula Magna Cavallerizza Reale, via Verdi 9, Torino Un racconto di iniziative che individuano un passaggio a nuove modalità di progettazione della città: il modello di architettura delle relazioni proposto dal progetto ZOIA a Milano, l’esperienza di co-housing di Spreefeld a Berlino frutto di una progettazione condivisa tra architetti e futuri abitanti e gli interventi di coabitazione giovanile solidale, sviluppati a Torino all’interno del Programma Housing della Compagnia di San Paolo. Sono intervenuti: Stefano Boeri, Isabella Brossa, Michael LaFond, Pier Giorgio Turi e Federica Verona

Architetture Resistenti 28 marzo ore 11.00 Teatro Gobetti, Via Rossini 8, Torino Quattro testimonial d’eccezione: Davide Barbato titolare dei Cuochivolanti, l’allora head coach della nazionale maschile di pallavolo Mauro Berruto, la blogger Marta Ciccolari Micaldi (la McMusa) e il gruppo musicale The Sweet Life Society, hanno candidato quattro edifici ad essere nominati “architetture resistenti”, cioè capaci di resistere alla bruttezza, alla speculazione edilizia, all’ingiustizia, all’incuria. Il pubblico, dopo aver ascoltato le arringhe degli ospiti, per alzata di mano, sventolando un tovagliolo di carta colorato, ha decretato il vincitore: la High Line di New York. Sono inoltre intervenuti: Marta Gerardi, Luca Molinari e Pier Giorgio Turi

Creare Paesaggi

La bellezza è una dea terrena e l’architetto il suo artefice Luca Molinari Architetto, storico e critico di architettura. Per troppo tempo si è guardato all’architettura solo come ad un linguaggio, uno stile, la forma capricciosa di chi l’ha creata; l’architettura è spesso identificata con ciò che viene presentato sulle copertine delle riviste patinate e il dibattito sovente rischia di limitarsi ad un confronto tra questioni di principio e posizioni prettamente intellettuali. A lungo mi sono entusiasmato per una buona soluzione o per uno spazio particolarmente riuscito, ma presto mi sono accorto di quanto per me fossero importanti altri aspetti, gli sguardi degli abitanti o gli elementi apparentemente fuori dall’inquadratura. L’architettura vera è per me quella che entra nella case di tutti i giorni, è quella di chi vive gli spazi, quella che ci circonda e in cui siamo immersi. È una forma di esercizio civile per le comunità; è il risultato dell’ascolto consapevole; è espressione di un’attenzione alla materia, al luogo, alle persone. È un bene comune se è pensata ed esiste in funzione di chi la abiterà, sia essa una residenza privata o una scuola, un ufficio, un luogo pubblico: non è la casa dell’architetto, dell’amministratore comunale, del committente, ma è qualcosa che è costruito perché la vita ci entri dentro. Altrimenti è un esercizio di stile fine a se stesso: le persone sono al centro, l’architettura è un servizio alle città, ai cittadini, alla comunità. Ma l’architettura non si limita ad assecondare desideri esterni, è infatti anche espressione di creatività, di visione, di pensiero politico sulle cose e sulla realtà; è un processo complesso e partecipato, in cui tante intelligenze diverse

contribuiscono alla definizione dello spazio reale. Per questa ragione ha un potere straordinario, può condizionare il nostro modo di vivere le cose e di pensare al mondo. L’architetto svolge dunque un importante ruolo sociale, il suo operato ha un valore etico e di responsabilità che non può essere demandato ad altri nella società attuale; ha un significato politico. E in questo senso che mi piace parlare di “architetture resistenti”, riferendomi a tutte quelle opere che hanno saputo contribuire alla nostra vita sociale, all’affermazione di valori e storie condivise, alla costruzione di un pensiero e alla definizione di spazi contemporanei senza rinunciare all’ascolto amoroso dei luoghi. Le architetture resistenti sono state pensate per tutti noi, oltre l’edonismo del gesto e il solipsismo autoriale, ma non per questo immaginate come opere che lasciassero indifferenti e che si nascondessero ai nostri occhi. Infatti, concentrare l’attenzione sul ruolo sociale dell’architetto non significa sottovalutare l’importanza della bellezza. Al contrario è fondamentale educare alla bellezza. Perché questo sia possibile, bisogna superare l’idea che la bellezza sia una dea meravigliosa e intoccabile che viene esposta nei musei. Al contrario è qualcosa di tangibile e di possibile, è la bellezza dei luoghi e delle cose, è ciò che ci fa stare bene. E soprattutto è ciò che ci permette di volare alto. Bisogna tornare ad insegnare nelle scuole la bellezza, intesa come qualunque espressione creativa, che si tratti di arte, architettura, paesaggio, musica o letteratura. Solo in questo modo riusciremo a creare nel tempo generazioni di cittadini consapevoli del suo valore, che chiederanno luoghi migliori in cui stare e maggiore qualità nei progetti che ci circonderanno.

Giungerà all’ottava edizione nell’autunno del 2016 la rassegna biennale dedicata al paesaggio che la Fondazione promuove in collaborazione con la Regione Piemonte e l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po e della Collina Torinese. L’iniziativa raccoglie all’interno del calendario appuntamenti dedicati agli addetti ai lavori e attività divulgative, rivolte alla cittadinanza come itinerari e mostre.

Design La Fondazione partecipa, insieme all’Ordine, al tavolo consultivo Torino Design promosso dalla Città, in occasione della nomina di Torino a Città Creativa UNESCO per il design. All’interno del calendario Torino City of Design, il 7 dicembre ha curato una passeggiata guidata dall’architetto Andrea Alario alla scoperta delle architetture ex industriali dell’area Regio Parco ora centri di innovazione, creatività e design; inoltre rappresentanti di Fondazione e Ordine sono stati presenti come relatori in incontri e workshop all’interno del programma.

 Biennale Democrazia, Cavallerizza Reale, Torino 2013 / PH Lorenzo Passoni


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A proposito di Looking Around Davide Tommaso Ferrando Architetto e curatore

Se volete rendere felice un critico d’architettura, seguite questi semplici passi: a) fategli scegliere un progettista che segue con grande interesse; b) chiedetegli di preparare una serie di domande sul suo lavoro; c) invitate il progettista a tenere una conferenza; d) invitate il critico a introdurre la conferenza e moderare il successivo dibattito; e) ripetete l’operazione una serie di volte. Questo è, sinteticamente, quello che mi è successo con Looking Around: ciclo di quattro incontri organizzati dalla Fondazione tra marzo e ottobre 2015, in occasione del quale alcuni dei miei “pallini” degli ultimi anni, ovvero René van Zuuk (René van Zuuk Architekten, Almere), Santiago Cirugeda (Recetas Urbanas, Siviglia), Solano Benitez (Gabinete de Arquitectura, Asunción) e Peter Wilson (Bolles+Wilson, Münster), sono stati invitati a Torino per presentare il proprio lavoro e poi discuterne con il sottoscritto – e infatti sono molto contento. È difficile riassumere in così poco spazio i contenuti emersi durante le quattro serate presso la sede della Film Commission Torino Piemonte, se non altro perché i percorsi di ricerca degli invitati sono molto diversi tra di loro, e in effetti, tale diversità ben rispecchia la condizione in cui si trova oggi la professione dell’architetto, sballottata a destra e a manca tra le posizioni di chi pensa che l’architettura sia

Eventi in città

essenzialmente costruzione – come nel caso di René van Zuuk, i cui edifici nascono da un sistematico sforzo di reinterpretazione dei principali sistemi costruttivi industriali – e le istanze di chi prima di tutto concepisce l’architettura come uno strumento politico – come nel caso di Santiago Cirugeda, le cui recetas urbanas offrono un esempio valido di come la trasformazione della città possa ancora configurarsi come un processo collettivo e condiviso. Perennemente in bilico tra etica ed estetica, l’architettura è poi sempre più costretta a confrontarsi con la scarsezza di risorse: una condizione sempre più tipica della contemporaneità, che non deve però essere interpretata come un ostacolo alla buona progettazione. Al contrario, come insegna Solano Benitez, è proprio a partire dai limiti del reale che si possono ottenere risultati straordinari, a patto di mantenere la propria mente aperta alla sperimentazione. Va infine presa in considerazione la particolarità dell’attuale contesto professionale, profondamente diverso da quello che ha caratterizzato gli ultimi decenni del secolo scorso: rispetto ad allora, infatti, non solo il budget a disposizione ma anche il ruolo stesso dell’architetto è stato progressivamente ridimensionato, rendendo spesso necessaria la messa a punto di strategie progettuali alternative, come ben raccontato da Peter Wilson. “Guardarsi attorno”, nel senso di guardare al di là dei propri confini (territoriali e culturali), è sempre un’ottima idea: solo così ci si può dotare di nuovi strumenti operativi e solo così si può evitare di restare intrappolati nel quieto provincialismo in cui l’architettura torinese, ancora troppo spesso, langue.

Looking Around È la prima edizione di un ciclo di incontri della Fondazione. Il titolo esprime l’intento di allargare lo sguardo sull’architettura a livello internazionale e di stimolare e arricchire il dibattito locale, attraverso il racconto di esperienze diverse e il confronto con soluzioni nuove. Un’occasione per incontrare gli architetti e per farli incontrare tra di loro, per parlare di innovazione e buone pratiche e per ricordare che la cultura del progetto è un valore da perseguire quotidianamente. Questi gli ospiti invitati nel 2015 per una conferenza presso la sala Il Movie della Film Commission Torino Piemonte, con la moderazione di Davide Tommaso Ferrando: René van Zuuk dall’Olanda il 19 marzo, Santiago Cirugeda dalla Spagna il 14 maggio, Solano Benitez dal Paraguay il 16 luglio e Peter Wilson dalla Germania il 15 ottobre.

 Santiago Cirugeda e Davide Tommaso Ferrando, Film Commission Torino Piemonte, Torino 2015 / PH Jana Sebestova


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Concorsi

Il bando per gli enti banditori La Fondazione mette a bando il proprio know-how e la capacità organizzativa dei suoi uffici nella programmazione e comunicazione di un concorso di architettura per un valore complessivo di 20mila euro a vantaggio delle Pubbliche Amministrazioni per sostenere l’adozione del concorso come soluzione privilegiata. Il vincitore dell’edizione 2015 è la proposta “Retower”, candidata dal Comune di Novello (Cn).

I servizi accessori diventano protagonisti al MRSN Intervista ad Antonella Parigi Assessore Regione Piemonte Il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, in collaborazione con la Fondazione, ha bandito in primavera un concorso internazionale, con procedura aperta, per la progettazione delle aree di accoglienza, dei servizi accessori e dell’immagine coordinata del Museo. Un percorso giunto ora al termine, a seguito della selezione compiuta dalla commissione giudicatrice designata dalla Regione Piemonte insieme all’Ordine degli Architetti, all’Ordine degli Ingegneri e allo IED – Istituto Europeo di Design di Torino. Una giuria di professionisti che ha prima scremato i ben 137 partecipanti giunti dall’Italia e dall’estero, quindi ha valutato i pro-

Concorsi

futura riapertura del Museo di Scienze Naturali, al completamento dei lavori di adeguamento in corso. “La temporanea chiusura del Museo” spiega l’Assessore “offre l’opportunità di un suo ripensamento complessivo, non solo in termini esclusivamente strutturali, ma di impostazione espositiva e gestionale. Analisi già compiute in passato fra il pubblico, sulla qualità dei servizi museali e sulle esigenze dei visitatori, evidenziavano la necessità di servizi quali la caffetteria, il guardaroba, il bookshop, aree relax dedicate alle famiglie e una maggiore attenzione alla comunicazione e alla segnaletica interna. Standard oggi ritenuti minimi per un museo moderno, che con questa operazione mettiamo in cantiere”. Un indirizzo strategico che ha trovato risposta proprio nel modello adottato, un concorso capace di stimolare soluzioni creative, come spiega ancora Antonella Parigi: “Il concorso ci è parso lo strumento ideale non soltanto per dotare la struttura di una nuova ed efficace linea di comunicazione visiva, che ne migliori la percezione interna ed esterna, ma anche per acquisire un progetto capace di svilupparne la fruibilità complessiva, che intendiamo attuare affidando la progettazione esecutiva. Al di là dei percorsi e degli allestimenti, l’obiettivo è di individuare ambienti per attività non strettamente legate alle esposizioni e proporre un più razionale utilizzo degli spazi, dotandosi di aree dedicate ai servizi al pubblico e alla didattica, pensate in modo funzionale, per dare un valore aggiunto alla fruizione del Museo”. Un approccio innovativo, quindi, che si è manifestato anche nella stessa modalità di gara adottata: “Con il Museo di Scienze, la Fondazione ha sperimentato per la prima volta in Piemonte una procedura di concorso esclusivamente on-line, attraverso l’impiego di una piattaforma che ha garantito la più ampia partecipazione dei professionisti anche dall’estero, minimizzando le possibilità di errori e favorendo una gestione più snella dei documenti, con una garanzia di trasparenza nelle comunicazioni. Inoltre la scelta della piattaforma ha soddisfatto uno dei principi ispiratori del Museo – sottolineati nelle stesse linee guida del concorso – e cioè l’attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale: la procedura on-line ha minimizzato l’impiego della carta”.

Uno strumento per aiutare i committenti a scegliere la qualità e i progettisti a far conoscere il proprio lavoro. getti preliminari sviluppati in forma anonima dai tre gruppi di lavoro finalisti, tutti guidati da under 30. A conclusione dell’iter di gara, a novembre, la classifica stilata ha visto l’affermazione di ZENO, studio di architettura milanese fondato dai giovani architetti Andrea Zecchetti e Francesco Nobili, a cui spetta un premio di € 12.200, mentre al secondo classificato – il sodalizio fra gli architetti toscani Filippo Pecorai, Francesco Onorati, Francesco Polci e Antonio Salvi, e al terzo – il gruppo di lavoro lombardo coordinato da Fosbury Architecture – vanno rispettivamente € 7.320 e € 4.880. L’iniziativa intrapresa trova origine nell’impostazione metodologica che l’Assessore regionale alla cultura e al turismo, Antonella Parigi, intende dare al percorso verso la

 Render del progetto vincitore del concorso per il Museo Regionale di Scienze Naturali PH Studio di architettura ZENO


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Concorsi

Concorsi programmati nel 2015

aree della frazione di Drubiaglio, coniugando la parte di antico impianto con le nuove aree limitrofe e realizzando un nuovo centro di aggregazione sociale.

Museo Regionale di Scienze Naturali

I vincitori: 1° classificato: La Bisa. Arch. Marco Nota con arch. Andrea Cavaliere e dott. Silvio Carlucci. Collaboratori: dott. Anna Maria Perotto, dott. Francesca Sabatini, dott. Maria Teresa Tricarico 2° classificato: Arch. Laura Mazzei con arch. Maria Vittoria Mastella, arch. Federico Bianchessi e arch. Michele De Crecchio 3° classificato: Arch. Ignacio Fernandez Torres con arch. Sebastiano Lombardo, arch. Argimiro Macías, ing. Leonardo Pennisi e arch. Antonio Jesus Bejarano Barrera

Un concorso in due fasi, attraverso l’uso di una innovativa piattaforma digitale, per la progettazione delle aree di accoglienza, dei servizi accessori e dell’immagine coordinata del Museo, per una migliore fruibilità dei percorsi, la creazione di ambienti per attività non strettamente legate alle esposizioni e un più razionale utilizzo degli spazi. I vincitori: 1° classificato: MRSN Torino. Architetti Andrea Zecchetti e Francesco Nobili (studio di architettura ZENO), in collaborazione con l’art director Alessandro Vigoni. 2° classificato: Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Architetti Filippo Pecorai, Francesco Onorati, Francesco Polci e Antonio Salvi (Gruppo OPPS architettura). 3° classificato: MURENA. Architetti Buonsante Antonio, Alessandro Bonizzoni e Veronica Caprino (Fosbury Architecture) con la consulenza di Valentina Bigaran e Vittoria Marelli. Abbiamo accolto con entusiasmo l’opportunità data dal concorso per la definizione degli spazi all’interno del Museo Regionale di Scienze Naturali per la complessa sfida progettuale che comportava: ci siamo interrogati su come intervenire su un edificio del Settecento caratterizzato da un linguaggio fortemente codificato senza correre il rischio da un lato di congelarlo e dall’altro di nasconderlo. Il progetto sviluppato interpreta i fondamenti classici, collocandosi come strato nel palinsesto architettonico. Abbiamo lavorato di pari passo sul versante dell’architettura e su quello della comunicazione, ritenendo che l’edificio anche nei suoi aspetti progettuali debba essere accessibile. Crediamo che gli spazi accessori come bookshop e caffetteria siano particolarmente rilevanti per favorire l’apertura di un’istituzione museale: sono il primo punto di contatto tra l’interno e l’esterno e ciò che attira o respinge il visitatore. Pertanto non dovrebbero essere considerati come “accessori”, ma il cardine da cui far partire la progettazione di un museo. Studio ZENO

La piazza di Drubiaglio Con il concorso il Comune di Avigliana ha voluto raccogliere idee per la riqualificazione urbanistica e ambientale e la riorganizzazione architettonica e della viabilità di alcune

‘La Bisa’. Sin dal suo nome si avverte il forte radicamento dell’idea progettuale al territorio di Avigliana e Drubiaglio. Il grande spazio aperto a ridosso dell’antico nucleo di Drubiaglio, spazzato spesso dal vento della Val di Susa, diventa una piazza con residenze e servizi alla popolazione: le future abitazioni, gli spazi commerciali e quelli polifunzionali si articolano su edifici e volumi che riconnettono la borgata di Drubiaglio con il suo contesto, salvaguardandone i suoi valori identitari più profondi: le vedute sulla valle, il ‘borgo’ e il rapporto con il verde. Il grande prato diventa uno spazio libero e accessibile da tutti. Il verde sormonta le architetture e le riconnette con il paesaggio agricolo circostante. La nuova piazza, protetta dal vento dagli edifici, diviene il nuovo baricentro di Drubiaglio: cerniera vitale tra il nucleo antico, la vecchia cooperativa e la scuola materna. Arch. Andrea Cavaliere

Ex aree industriali Mirafiori di Torino Un concorso internazionale di idee bandito da Torino Nuova Economia per la trasformazione della zona A dell’ex Stabilimento industriale Mirafiori di Torino in un polo di attrazione e aggregazione, propulsore di sviluppo e fucina di creatività per il quartiere e per la città, concluso il 3 luglio 2015. Gli otto vincitori del concorso nell’autunno sono stati invitati ad una gara per l’affidamento dello Studio di Fattibilità riguardante l’utilizzo temporaneo del Capannone ex DAI di Torino. Lo Studio dovrà verificare la possibilità di attrarre proposte innovative di riconversione attraverso l’insediamento di una pluralità di funzioni diverse e flessibili, per uso temporaneo, capaci di innescare processi virtuosi a carattere sociale e economico e si concluderà presumibilmente ad aprile 2016.

 La nuova piazza di Drubiaglio. Render del progetto vincitore del concorso del Comune di Avigliana


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La Colour Lounge di Paratissima Roberto Albano Responsabile incontri, workshop e attività educative - Paratissima

Paratissima in 11 edizioni è cresciuta quantitativamente fino ai numeri del 2014 dove, nell’interessante cornice di oltre 12.000mq di Torino Esposizioni, ha ospitato oltre 600 artisti e ha raggiunto quota 83.000 visitatori. In parallelo la manifestazione d’arte off di Artissima ha voluto portare avanti con forza anche un processo di evoluzione in termini di servizi offerti ai numerosi creativi e al pubblico che

Formazione

Formazione

gue un doppio filone: un ciclo di quattro incontri formativi dal titolo “Colore vs Architettura” per indagare il rapporto tra colore, interior design e spazio urbano e un workshop per la progettazione di uno spazio innovativo, mai esistito a Paratissima, chiamato Colour Lounge, alla cui ideazione hanno lavorato dodici progettisti suddivisi in cinque gruppi. Al termine del laboratorio sono state proposte cinque diverse soluzioni per un luogo informale di incontro riservato ai creativi, ai galleristi e alla stampa; tra queste l’idea di Marco Gini, Irene Mina e Silvia Vercelli è risultata vincitrice ed è diventata realtà. La Colour Lounge di Paratissima non è una vip room, che non sarebbe in linea con la filosofia della nostra manifestazione, ma è uno spazio di dimensioni standard (6x5mq) in cui i gruppi di progettazione hanno allestito, in una conformazione informale e modulabile un luogo idoneo per piccole presentazioni, aperitivi, appuntamenti, interviste. A fare da linea guida alla progettazione, il Colour Future 2016 (CF16): una definizione delle tendenze nel colore che descrive lo stato d’animo del momento attraverso il confronto tra esperti e professionisti del design, dell’architettura, della moda, dell’arte e della fotografia e che ogni anno è realizzato dal Global Aestethetic Center di AkzoNobel. Alla base di questa collaborazione c’è la volontà comune di sperimentare: noi abbiamo voluto ampliare la nostra offerta dando vita ad appuntamenti anche con un taglio professionale e ci siamo messi nelle mani degli architetti per il disegno di uno spazio, la Fondazione ha individuato nuove modalità formative estendendo gli ambiti e gli argomenti oggetto delle proprie attività e ha proposto opportunità innovative di apprendimento sul campo.

Obbligo formativo Nel 2014 è entrato in vigore l’obbligo formativo anche per gli architetti, che nel triennio 2014-2016 dovranno acquisire complessivamente 60 crediti, mentre saranno 90 in quello successivo. I crediti possono essere conseguiti attraverso la frequenza di corsi, incontri e workshop formativi in aula e on line accreditati presso il CNAPPC.

Seminari, incontri peer to peer, workshop di progettazione e corsi a distanza sono alcune delle nuove proposte per l’aggiornamento professionale che affiancano le tradizionali lezioni in aula. decide di visitarla. Da qui la domanda che ci si è posti per l’undicesima edizione e che è poi diventata il tema 2015 della manifestazione: Ordine o Caos? Un bivio fondamentale per noi organizzatori. In questo contesto si inserisce la collaborazione con la Fondazione, con Sikkens e con gli altri partner tecnici che se-

 Workshop Architetture per la catastrofe, Torino 2013 / PH Serena Pastorino


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Formazione

Iniziative

Partecipanti

Totale

232 2015 136 2014

16.465 2015 13.520 2014

Corsi frontali

66 2015 59 2014

1.615 2015 1.909 2014

Formazione a distanza

6 2015 5 2014

2.968 2015 2.986 2014

Webinar

3 2015 3 2014

885 2015 651 2014

Seminari a pagamento

44 2015 6 2014

2.526 2015 606 2014

Eventi gratuiti

113 2015 63 2014

8.471 2015 7.368 2014

Living Urbanism Marta Colombo Consigliere Fondazione per l’architettura L’urbanistica in Italia sta vivendo da tempo una profonda crisi, che mette in discussione la necessità della sua stessa esistenza al di là degli obblighi normativi. A cosa serve infatti un progetto urbanistico, se si dimostra per lo più inefficace per la crescita di un territorio e spesso inefficiente nel regolamentarne le trasformazioni? Le cause dell’inefficacia e dell’inefficienza si riassumono nell’anacronismo che caratterizza oggi l’approccio consueto alla disciplina. Continuiamo a fare urbanistica come se l’Italia fosse ancora un paese emergente in via di sviluppo, come se avessimo la necessità di tenere a bada la crescita incalzante del boom economico, in un contesto di abbondante disponibilità di investimenti. La realtà però non è questa. Oggi abbiamo bisogno di creare reti e spazi di innovazione rigenerando tessuti industriali e produttivi, di ricucire e riqualificare tessuti urbani non integrati, di recuperare la capacità ecologica del nostro territorio, e per raggiungere questi obiettivi dobbiamo riuscire a costruire un sistema di regole in grado di creare le condizioni per un reale sviluppo socio economico. Non dobbiamo più discutere quindi su come riformare la struttura del piano urbanistico e/o aggiornarne i contenuti, ma dobbiamo finalmente concepire un altro piano urbanistico in grado di coordinarsi e sincronizzarsi con le strategie di crescita proprie di un’economia avanzata. La nostra società è un organismo con caratteristiche ed esigenze complesse, molto dinamiche, e governabili solo con un’analisi continua di grandi quantità di informazioni multidisciplinari. Il nuovo piano urbanistico, per interpretare queste complessità e diventare effettivamente strumento di crescita locale e regionale, deve focalizzarsi sull’aspetto interdisciplinare che lo caratterizza. In questo contesto il ruolo dell’architetto/urbanista è centrale in quanto figura professionale adatta, per formazione ed esperienza, a raccogliere ed integrare in ambito spaziale/territoriale i diversi apporti specialistici. La Fondazione di Torino, in coerenza con la sua missione, alza lo sguardo oltre la consuetudine e propone questo approccio alla discussione sul ruolo perduto dell’urbanistica, e naturalmente dell’urbanista, indagando metodo e contenuti dell’altro piano all’interno di un workshop di respiro internazionale. Nell’arena multidisciplinare dell’evento si parlerà di innovazione urbanistica confrontando modelli economici di crescita, analizzando le reali esigenze di investitori, imprenditori

e forze del lavoro, provando, con l’utilizzo esteso di dati quantitativi ed informatizzati, a trovare un equilibrio possibile tra i tempi dell’urbanistica e quelli dell’economia reale. Nel workshop i partecipanti si misureranno con un progetto pilota che utilizza strumenti informatici di analisi di dati territoriali per costruire un modello dinamico di piano urbanistico, in grado di adeguarsi al mutare degli obiettivi.

Imparare dai pari Subhash Mukerjee Architetto Se ne discute ormai da qualche anno. Un odioso onere per alcuni, un’opportunità per altri; spesso costosa, di qualità come minimo variabile se gratuita, noiosa sul web. Come la maggior parte delle cose che riguardano la nostra professione, la formazione obbligatoria è problematica. Allo stesso tempo viviamo in un momento in cui, fra la crisi e i mutamenti a cui anche il nostro lavoro è soggetto, l’aggiornamento e la crescita sono fra i pochi strumenti a disposizione per cavarsela nella nazione con più architetti d’Europa. Non esistono modi efficaci ed economici per continuare la formazione dopo gli studi? Parallelamente, il dibattito sul progetto e sulla sua qualità, in città è carente. Le occasioni di discussione sono scarse e totalmente inesistenti per i progetti di piccola scala. È quasi paradossale, visto che la maggior parte degli architetti si occupa soprattutto di interni e ristrutturazioni. Eppure è ovvio che discutere i progetti è uno dei modi più efficaci per migliorare professionalmente. Il problema della formazione e il problema della scarsità di occasioni di confronto sono alla base di un’idea: non possiamo fare formazione attraverso la discussione? Siamo tanti e quindi siamo depositari di un bagaglio quasi infinito di esperienze, soluzioni, trucchi del mestiere: perché non scambiarsi tutto ciò? Cosa c’è di più formativo che essere allievi e maestri allo stesso tempo? La moltitudine per una volta può essere un’occasione. Con la Fondazione e un piccolo gruppo di colleghi abbiamo immaginato una serie di incontri estremamente informali, basati sulla presentazione e sulla discussione collettiva dei progetti di interni dei partecipanti stessi. Suddivisi per temi, economici e agili, gli incontri sono pensati per essere momenti costruttivi di confronto progettuale. Nessun docente: solo un umile moderatore e alcuni generi di conforto per rendere la discussione più spontanea e fluida, cioè utile.

Incontri formativi con aziende Sono una delle modalità con cui la Fondazione collabora con le aziende: si tratta di appuntamenti di breve durata durante i quali i professionisti hanno l’opportunità di conoscere nuovi prodotti o nuove tecnologie. Dagli 11 organizzati nel 2014 si è passati ai 29 nell’anno in corso; tra le aziende che hanno aderito si segnalano: Lago, UNI Pubblicità & Marketing, Action Group, GL Events, Nemetschek Allplan Italia, Wall & Wall, proHolz Austria, Keymedia Group, Galliano Habitat, Sagsa, Keyco Consulting, ProViaggi Architettura, Negroni Key Engineering, Maggioli Editore, Consorzio LegnoLegno, IOC - Gruppo Lema, Weisoft – Graphisoft, Oikos Margaria, Sikkens Akzonobel, Light Solutions, Zephir Passivhaus, be-eco.


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Partecipazione

Le Fondazioni degli Architetti Giardino Pragranda incontrano le Scuole È l’iniziativa con cui la Rete delle Fondazioni degli Architetti si presenta e muove i suoi primi passi a livello nazionale. La Rete, promossa dalla Fondazione di Torino, ha preso avvio nel 2014 e riunisce 12 Fondazioni in Italia; si ripropone di promuovere la figura dell’architetto quale espressione della cultura del progetto e di valorizzare il suo ruolo sociale, funzione evidente soprattutto quando si opera negli spazi pubblici. Il titolo del progetto è esemplificativo della volontà di promuovere il dialogo con i fruitori degli spazi scolastici, i ragazzi e gli insegnanti; l’obiettivo è individuare come migliorare il comfort e la funzionalità dei luoghi dell’insegnamento. Tutto ruota attorno agli architetti tutor, soggetti individuati dalle Fondazioni e incaricati di far emergere attraverso un confronto partecipato con chi vive la scuola le criticità e le potenzialità degli spazi, delineando insieme ai fruitori le possibili soluzioni per migliorarli. Il risultato sarà la traduzione di queste istanze in un meta-progetto

È il nome del percorso di progettazione partecipata che il Comune di San Mauro ha avviato insieme alla Fondazione, a Slow Food e alla Cooperativa Il Punto, con il sostegno della Compagnia di San Paolo. L’obiettivo è promuovere un’azione di community gardening per riportare i riflettori su un’area verde di circa 35.000 metri quadrati situata nell’Oltrepo di San Mauro, la Pragranda, attualmente ampiamente sottoutilizzata. Un’occasione per sensibilizzare i cittadini sull’importanza del disegno degli spazi urbani e della gestione collettiva dei beni comuni, promuovendo un uso consapevole delle risorse ambientali e alimentari. Il percorso ha alternato durante l’anno momenti dedicati alla definizione di strategie per l’utilizzo del parco insieme agli stakeholder, con momenti di riappropriazione dello spazio da parte dei cittadini, attraverso eventi pubblici. Sono stati infatti creati tavoli di lavoro con rappresentanti di associazioni del territorio per individuare le funzioni e le modalità di gestione condivisa del community garden. Attraverso la metodologia del world café, è stato chiesto a tutti i partecipanti suddivisi in gruppi di rispondere a due quesiti: “Cosa ti piacerebbe trovare nel community garden per le tue esigenze e del gruppo a cui appartieni?” e “Hai individuato delle criticità rispetto all’uso dell’area?”. Tra le molte proposte, è stata messa in luce la richiesta di orti urbani, di spazi dedicati ai bambini, allo sport e allo svolgimento di attività artistiche e culturali. Nel periodo estivo, in occasione del festival Architettura in Città, l’area Pragranda si è trasformata per una sera in un cinema all’aperto per ospitare la proiezione del film “God save the green”: un lungometraggio scritto e diretto da Michele Mellara e Alessandro Rossi che esplora le diverse sfaccettature di un fenomeno contemporaneo come quello degli orti urbani. Inoltre è stata organizzata una giornata di attività nel parco per mostrare ai possibili futuri fruitori dello spazio le potenzialità e le diverse opportunità di utilizzo. Anche se solo per un giorno sono state messe in pratica le proposte emerse durante i percorsi di progettazione partecipata: da attività ludiche e sportive, a iniziative culturali (un laboratorio musicale e uno spettacolo di marionette) per terminare con l’educazione alimentare.

Partecipazione Un’azione rivolta ai cittadini per creare un’utenza consapevole e attenta agli spazi pubblici e privati in cui abita, in grado di riconoscere il valore del progetto. che sarà presentato alla fine dell’attuale anno scolastico. Il ruolo dell’architetto in questo contesto è dunque più simile a quello di un facilitatore: l’architetto tutor deve saper ascoltare le necessità dei fruitori degli spazi e tradurle in linee guida per la progettazione. L’iniziativa ha riscosso l’interesse del MIUR che ha coinvolto la Rete nel progetto “Scuole innovative”: le esperienze avviate nei contesti locali e le metodologie adottate saranno considerate come best practice da utilizzare a livello nazionale per guidare la progettazione degli spazi educativi.

Censimento MIUR per l’anno scolastico 2013/14

7.878.661 Alunni

728.325 Personale Docente

26.000.000 Cittadini che interagiscono con il mondo della Scuola

8.644 Istituzioni scolastiche statali

∙627 ∙

Circoli Didattici

∙274 ∙

Istituti principali di primo grado

∙4.881 ∙

Istituti Comprensivi

∙2.862 ∙

Secondo Ciclo e Istituzioni Educative

42.292 Edifici scolastici censiti dall’Anagrafe Edilizia Scolastica (2015)

33.825 Edifici attivi, cioè adibiti ad ospitare attività connesse con la vita scolastica Proprietà degli edifici:

77% Comuni

9% Province

2% Altri Enti pubblici

2% Società o persone private Sicurezza degli edifici:

72% Valutazione del rischio

73% Piano di emergenza

39% Agibilità/abitabilità

 inSEDIAmenti ludici, Piazza Carlo Alberto, Torino 2013 / PH Lorenzo Passoni


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Attività OAT

La Fondazione a supporto dei progetti dell’Ordine Spazia dal sostegno organizzativo e logistico al contributo sui contenuti e sulla comunicazione la collaborazione della Fondazione alle iniziative dell’Ordine degli Architetti di Torino.

Forum Internazionale della Sicurezza Si è svolta dal 28 al 30 aprile 2015 la seconda edizione del Forum Internazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e nei cantieri, promossa dall’Ordine degli Architetti di Torino in collaborazione con la Fondazione. La scelta di far coincidere la data della conferenza inaugurale con la Giornata Mondiale della Sicurezza per la salute e la sicurezza sul lavoro è indicativa della volontà di coinvolgere nel dibat-

tito cittadini e istituzioni svolgendo un’azione di sensibilizzazione. Il programma ha proposto complessivamente 28 tavoli tecnici e 4 dibattiti; sono state organizzate visite guidate a 3 siti: il grattacielo della Regione Piemonte, il centro direzionale Lavazza “La Nuvola” e il parco commerciale “Mondo Juve”; sono stati ospitati 155 relatori e si sono registrate 1222 presenze ai corsi.

Occasioni urbane È un’iniziativa nata nel 2015 per volere del Consiglio dell’Ordine e con il contributo concreto della Fondazione per aprire un dibattito con istituzioni e cittadini a partire dalla convinzione che le città si trasformano bene quando chi le amministra e chi le vive è consapevole delle scelte. Come luogo per gli incontri è stato scelto il Circolo dei Lettori, a esprimere la volontà di non chiudere il dibattito tra addetti

ai lavori. Il format prevede una video istruttoria iniziale di pochi minuti che consente al pubblico di disporre di una base comune di informazioni su una questione urbanistica e architettonica e ai relatori di avere lo spunto per approfondire una riflessione di più ampio respiro. In questa prima edizione si è parlato di patrimonio edilizio in disuso, periferie, sedi e residenze universitarie e ospedali.

Forum degli Architetti a Restructura A partire dal 2014 l’Ordine degli Architetti ha scelto di partecipare a Restructura, il salone della riqualificazione, del recupero e della ristrutturazione in edilizia con un proprio calendario di iniziative, grazie alla collaborazione della Fondazione. La sua presenza, confermata anche nel 2015, si è concretizzata nella gestione di uno spazio di 200 metri quadri suddiviso

tra un’area lounge, punto informativo e luogo di incontro informale, e un’area dedicata al “Question Time”: dibattiti di due ore, a cura dei focus group dell’Ordine, per approfondire le questioni più rilevanti della professione anche con esperti di altre discipline. Inoltre all’interno del salone sono presenti appuntamenti formativi gratuiti di durata superiore.

Architetture Rivelate È un progetto dell’Ordine degli Architetti, nato nel 2004 per sensibilizzare i cittadini sul valore dell’architettura. In particolare l’iniziativa, organizzata dalla Fondazione, vuole mettere in luce, come recita il suo claim, “la straordinaria qualità dell’ordinaria architettura” per sottolineare come la bellezza di una città non dipenda solo dagli edifici aulici, ma anche da

quelli di uso quotidiano: la qualità di residenze, palazzine per uffici, scuole o musei influisce sulla qualità della vita delle persone che li frequentano. Ogni anno vengono selezionate alcune architetture sulle cui pareti viene apposta una targa con l’obiettivo di fermare l’attenzione del passante sull’edificio. In 12 edizioni sono state premiate 107 opere su 435 candidate.


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Comunicazione

Comunicare la Fondazione Un nuovo nome e una nuova identità visiva per diffondere un messaggio chiaro e consolidato: la qualità in architettura è necessaria.

I valori della Fondazione

Apertura Basiamo il futuro su una visione rinnovata del nostro ruolo, attraverso un rapporto più aperto con gli iscritti e i cittadini. Lavoriamo per stimolare la partecipazione e coinvolgere realtà, esperienze e un pubblico sempre più ampio.

Bellezza Portare qualità nella vita quotidiana — migliorare quanto vediamo e viviamo — per noi è la prima vocazione dell’architettura. È la forma sensibile di bellezza che è compito del progetto, e che favoriamo e promuoviamo con le nostre attività.

Autorevolezza “Intenso, difficile, audace, innovativo. Il lavoro di rebranding per la Fondazione è stato forse il progetto più complesso degli ultimi anni. Ma anche il più gratificante, perché raramente capita di entrare così in profondità e riprogettare l’identità partendo dal nome.” Luca Ballarini, Direttore creativo di Bellissimo

Parola chiave: cultura Da sempre ci siamo scontrati con la difficoltà di far comprendere la differenza tra l’operato e gli obiettivi di Ordine e Fondazione; due soggetti complementari e distinti che però lavorano in modo sinergico per il raggiungimento di una finalità comune: valorizzare gli architetti e l’architettura. La scelta, compiuta ormai un anno fa, di rivolgerci a uno studio di comunicazione specializzato nelle strategie di branding, come Bellissimo, nasceva dalla consapevolezza della necessità di fare chiarezza per poter essere efficaci nei nostri messaggi. L’effetto collaterale di questa analisi interna è stato la definizione di una nuova identità visiva e un nuovo nome per la Fondazione che è diventata Fondazione per l’architettura/Torino.

Un nome, un programma! Se l’Ordine eleva l’offerta degli architetti, la Fondazione alimenta la domanda di architettura: opera al fine di diffondere la consapevolezza tra i cittadini dell’importanza di vivere in un ambiente architettonico e urbano di qualità quale pre requisito per una vita di qualità. La Fondazione inoltre forma e aggiorna gli architetti attraverso corsi, incontri, workshop con modalità e tematiche differenti, crea reti e instaura relazioni di collaborazione a livello locale e nazionale, affiancando le istituzioni nell’inserimento dell’architettura nell’agenda politica, e collabora con le aziende, veri e propri interlocutori attivi, per favorire l’innovazione di prodotto e di processo. In una parola, fa cultura.

Gli architetti sono gli specialisti essenziali per il benessere nei luoghi. Noi li rappresentiamo in modo ufficiale, riconoscendo il loro ruolo sociale con una voce autorevole e una presenza accreditata a livello nazionale.

Innovazione In continuo sviluppo, la Fondazione evolve insieme ai linguaggi e agli strumenti dell’architettura. Là dove la cultura del progetto mostra novità è dove puntiamo la nostra attenzione di ricercatori e divulgatori.

Semplicità Parliamo chiaro, in modo semplice e interessante – sempre competente ma accessibile. Ci presentiamo in modo informale per stabilire una relazione immediata con i diretti interessati dell’architettura: i cittadini.

Leggerezza Siamo creativi: dobbiamo esserlo, come i progetti che raccontiamo e il settore di cui facciamo parte. La forza della Fondazione è una squadra dinamica, capace di muoversi con libertà in più campi e di cogliere nuove occasioni.

Collaborazione Grazie al dialogo con realtà e discipline diverse, siamo il centro attivo di una rete. Collaboriamo con le istituzioni e le aziende più interessanti in Italia e all’estero, convinti che dallo scambio nascano opportunità per gli architetti.

Fondazione per l’architettura/Torino*

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Direttore responsabile

Giorgio Giani Redazione

Raffaella Bucci Via Giolitti, 1 – 10123 Torino Tel 011 5360513/514 Fax 011 537447 redazione@taomag.it

TAO, periodico di informazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Torino Registrato presso il Tribunale di Torino con il n. 51 del 9 ottobre 2009 Iscritto al ROC con il n. 20341 del 2010 ISSN 2038-0860 n. 2/2015

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Via M. D’Antona, 19 10028 Trofarello (TO)

Chiuso in redazione il 1° dicembre 2015

Giorgio Giani, presidente Chiara Martini, vice presidente Armando Baietto Paolo Balistreri Tullio Casalegno Cristina Coscia Marta Colombo

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Comunicazione e Ufficio stampa

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Amministrazione

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Direttore

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Progetti speciali e Concorsi

Francesca Bagliani Enrico Bertoletti Maria Bucci Claudia Cassatella Vanda Fallabrino Laura Schranz Roberto Secci Mauro Sudano Pier Giorgio Turi *Emanazione di Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Torino o Fondazione OAT


Entra anche tu nella rete della Fondazione per l’architettura/Torino Abbiamo come mission la promozione della qualità dell’architettura, della città e del territorio. Un impegno che svolgiamo nel nostro operato quotidiano attraverso il dialogo e l’apertura verso quattro diversi interlocutori: gli architetti, i cittadini, le istituzioni e le aziende. Scopri quali sono le opportunità di collaborazione che ti sono riservate.

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