laT Magazine 2022 / 2023 - numero 02

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2022/2023 | numero 02 La musica classica dai social alla real life VALERIY SOKOLOV l’east side story del violino Miraggi e nostalgie Mahler e Rachmaninov la magazine Kristjan Järvi L’orchestra come progetto

Editoriale p.3

Toscanini l’inespressibile p.4 Sotto i riflettori p.6

Protagonisti

Kristjan Järvi: l’orchestra come progetto p.8

Protagonisti Valeriy Sokolov, l’east side story del violino p 12

Protagonisti La leggenda Pogorelich continua p.14

Protagonisti Questionnaire de Proust p.16

Musica e Società L’incantesimo terapeutico della musica p.20

Musica e Società

La musica classica dai social alla real life p.22

Approfondimenti Musica e Natura: incontri e lontananze p.24

Approfondimenti Euterpe, Talia e Melpomene l’ indissolubile rapporto fra teatro e musica p.28

Approfondimenti Miraggi e nostalgie per i musicisti al di là dell’Atlantico p.31

Mecenati Nutrire insieme l’oggi e il domani p.36

News p.38 Autori p.40

Fondazione Arturo Toscanini

Parco della Musica | Viale R. e P. Barilla, 27/A 43121 Parma T. 0521 391339 E. info@latoscanini.it www.latoscanini.it

LA OSCANINI

In copertina

Kristjan Järvi © Franck Ferville

LATMAGAZINE RIVISTA TRIMESTRALE DE LA TOSCANINI DIREZIONE EDITORIALE

Alberto Triola Sovrintendente e Direttore Artistico

PROGETTAZIONE E REDAZIONE

Emanuele Genuizzi Responsabile Corporate Identity e Visual Design Alberto Castelli Responsabile Ufficio Comunicazione, Marketing e Fundraising Giulia Bassi GRAFICA

Marea Management STAMPATO DA Graphital S.r.l. di Sodano E. & D. Parma, Gennaio 2023

La Fondazione Toscanini ringrazia quanti hanno contribuito, a diverso titolo, alla realizzazione del magazine.

FONDAZIONE ARTURO TOSCANINI

Soci fondatori originari

Regione Emilia-Romagna

Comune di Parma

Provincia di Parma

Soci

Comune di Busseto

Comune di Castelfranco Emilia

Comune di Modena

Comune di Sassuolo

Fondazione Cariparma

Fondazione Monteparma

Fondazione Teatro Rossini di Lugo

Unione Pedemontana Parmense

Presidente

Carla Di Francesco

Consiglio di Amministrazione

Cristina Ferrari Giuseppe Negri

Sovrintendente e Direttore Artistico Alberto Triola

Collegio dei Revisori

Angelo Anedda (presidente)

Elisa Venturini

Massimiliano Ghizzi

Cari lettori e Amici della Toscanini, gli applausi entusiastici del pubblico che ha gremito l’Auditorium Paganini in occasione del Concerto di Capodanno dedicato ai più grandi successi del Musical internazionale – un’esecuzione che ricorderemo a lungo, fissata nello scatto che chiude questo magazine – hanno rappresentato un’apertura ideale del 2023 de La Toscanini.

Il primo trimestre del nuovo anno sarà particolarmente significativo per la nostra attività, a partire dalle riprese di due produzioni d’opera di successo nei teatri dell’Emilia-Romagna – il Don Giovanni di Mozart nello storico allestimento di Mario Martone e il Pelléas et Mélisande di Debussy secondo Barbe&Doucet, già acclamato da pubblico e critica – e un grande concerto sinfonico al Teatro Regio di Parma: straordinario per programma e artisti ospiti, ma soprattutto perché segna la prima occasione di collaborazione tra La Toscanini, la Società dei Concerti di Parma e il Regio stesso, che apre nuove possibili strade nella programmazione culturale cittadina. Tra i grandi solisti che incontreremo in questo periodo meritano una particolare attenzione il violinista Valeriy Sokolov, interprete di caratura internazionale e artista in residenza per la Stagione 2022/2023 della Filarmonica, il pianista Ivo Pogorelich, figura leggendaria del panorama concertistico, protagonista di un doppio appuntamento tra musica da camera e sinfonica, e il “fenomeno” Stefan Temmingh, virtuoso del flauto dritto a proprio agio tanto nel repertorio barocco quanto in quello contemporaneo. Al centro dei nostri programmi l’omaggio a Sergej Rachmaninov a 150 anni dalla nascita (con le Danze Sinfoniche e il celeberrimo Secondo Concerto per pianoforte), la prima esecuzione a Parma dei lieder da Des Knaben Wunderhorn di Gustav Mahler, la prosecuzione dell’integrale beethoveniana interpretata da Enrico Onofri con la Sinfonia “Pastorale”, e ancora la musica d’oggi, a partire dai nuovi brani composti su commissione de La Toscanini da Aziza Sadikova, compositrice uzbeka che lavorerà a Parma nell’ultima parte della Stagione nell’ambito della propria residenza artistica, e da Medusa, il Concerto per fagotto e orchestra di Marco Tutino, tra i più eseguiti compositori italiani di oggi. Costante e collante di tutte le attività de La Toscanini, il programma Community Music si arricchirà di una nuova e prestigiosa partnership: quella con l’Unione Nazionale Camere Minorili Italiane, con cui lavoreremo per realizzare laboratori ed eventi destinati principalmente agli adolescenti nei quartieri più fragili della città, con l’obiettivo di promuovere tra i più giovani la cultura della legalità, l’inclusione e l’uguaglianza attraverso la musica.

Buona lettura!

Sovrintendente

Editoriale
Alberto Triola e Direttore Artistico Fondazione Arturo Toscanini
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Sergej Rachmaninov, Arturo Toscanini e la figlia Wanda (NBC photo, 1937, collezione privata)

Il Maestro e i pianisti,amoreeodio

Toscanini aveva qualche problema con i pianisti? La curiosità viene spontanea scorrendo la cronologia che accompagna la monumentale biografia di Harvey Sachs, da cui apprendiamo che negli oltre millecento programmi sinfonici diretti dal Maestro nel corso della sua carriera i pianisti chiamati a esibirsi con lui sono stati appena una quindicina. Nel suo vastissimo repertorio, i brani per pianoforte e orchestra sono sorprendentemente pochi: quattro concerti di Beethoven (manca il secondo) oltre al Triplo e alla Fantasia corale, i due di Brahms, il primo di Čajkovskij, tre di Mozart (il 20, 21 e 27), il quarto di Saint-Saëns, la Rapsodia in Blu e il Concerto in fa di Gershwin, il secondo di Martucci, quello di Sgambati, l’Allegro di Franco Da Venezia, le variazioni di Ernest Schelling, una trascrizione schubertiana e una parafrasi di Liszt. Salvo omissioni, poco più d’una ventina di pezzi in tutto. In questo quadro, così modesto se rapportato alla quantità delle partiture eseguite da Toscanini, un ulteriore motivo di sorpresa è la presenza del Concerto in do minore per quattro pianoforti e orchestra di Bach, originariamente scritto per quattro clavicembali e a sua volta derivato dal Concerto per quattro violini solisti e archi di Vivaldi: Toscanini lo diresse il 13 ottobre 1932 alla Carnegie Hall di New York per la stagione della Filarmonica, con tre repliche nei giorni successivi, e i quattro solisti furono Maria Carreras, Zoltan Kurthy, Frank Sheridan e Madeleine Marshall. I primi pianisti a esibirsi sotto la bacchetta di Toscanini furono due compositori, Giuseppe Martucci e Giovanni Sgambati, esecutori dei rispettivi concerti, seguiti da Ernesto Consolo e dall’ucraino Alexander Siloti. Nel 1933 Vladimir Horowitz, già famoso negli Stati Uniti, fu il solista nel Concerto n.5 di Beethoven (unica esecuzione toscaniniana dell’Imperatore) e poi divenne, oltre che genero del Maestro, il pianista a lui più gradito, almeno a giudicare dal numero dei concerti eseguiti insieme: oltre a quello beethoveniano, i due di Brahms e il primo di Čajkovskij. Toscanini non si entusiasmava facilmente, ma dopo il concerto di Čajkovskij volle baciare quelle prodigiose mani; e dopo il secondo di Brahms, confidò alla moglie che Horowitz aveva «suonato da dio». José Iturbi, Robert Casadesus, Rudolf Serkin, Ania Dorfman, Earl Wild, Oscar Levant, Mieczyslaw Horszowski, Arthur Rubinstein, Glauco D’Attili e Myra Hess completano l’elenco dei pianisti toscaniniani. Interessante la testimonianza di Rubinstein sulla preparazione del terzo concerto beethoveniano: la prima prova con l’orchestra, diceva, era stata un disastro, ma la seconda era stata perfetta perché Toscanini aveva memorizzato ogni suo tocco. Nel 1946 il Maestro invitò l’inglese Myra Hess per il Concerto n. 5 di Beethoven alla NBC, come segno di ammirazione per il coraggio da lei dimostrato nell’eseguire recital alla National Gallery di Londra durante la guerra, sfidando i bombardamenti tedeschi sulla città. Alla prima prova, la Hess trovò il tempo del direttore troppo veloce e così fu deciso di sostituire il Concerto n. 5 con il Terzo: a riprova che, quando voleva, Toscanini sapeva essere comprensivo.

Poi c’erano pianisti che ammirava, come Sergej Rachmaninov che definì «artista eletto», ma con i quali non collaborò mai. Singolare il caso di Ferruccio Busoni. Quando il Maestro andò ad ascoltarlo nella sonata Waldstein di Beethoven, fu così sconcertato dalla libertà della sua interpretazione che lasciò furibondo la sala prima della fine. Busoni allora gli scrisse per invitarlo nuovamente, promettendogli che questa volta avrebbe «suonato bene». Toscanini accolse la sfida, andò e applaudì con entusiasmo. Ma molti anni dopo parlò di lui come di «un pagliaccio» che a volte suonava male apposta. «Io avrò diretto male, ma senza saperlo e senza volerlo. Ma non mi sono mai messo per far ridere. Non ho mai scherzato con la mia arte. Mai». Nessuno oserebbe metterlo in dubbio.

Toscanini l’inespressibile

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Don Giovanni, da Parma a Reggio Emilia

La Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Corrado Rovaris inaugura la stagione lirica del Teatro Regio di Parma con Don Giovanni, dramma giocoso in due atti di Mozart (libretto di Lorenzo da Ponte) il 12 gennaio. L’opera va in scena dal 12 al 21 gennaio nell’allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli, in coproduzione con As.Li.Co. e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia (le recite al Teatro Municipale Valli sono il 24 e 26 febbraio) con la regia di Mario Martone ripresa da Raffaele Di Florio, il Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani. Nel cast: Vito Priante (Don Giovanni), Mariangela Sicilia (Donna Anna), Carmela Remigio (Donna Elvira), Riccardo Fassi (Leporello). «Simbolo di un desiderio di infinito che lo pone in costante relazione con l’Assoluto, Don Giovanni è divenuto un personaggio mitico che ha dato origine a un’imponente letteratura su cui molto si potrebbe dire» dice il direttore Corrado Rovaris. Ciò che forse più colpisce dell’opera mozartiana è la sua ambiguità di fondo, la pluralità dei registri stilistici, il fatto che un’opera buffa sconfini nel tragico, o meglio che buffo e tragico coesistano, divenendo l’uno lo specchio dell’altro. L’opera vede infatti interagire personaggi di diverse ‘tipologie’, e dal punto di vista drammaturgico e musicale vi è uno stretto rapporto fra il loro status sociale e il registro stilistico nel quale si esprimono”.

Torna Pelléas et Mélisande Unico dramma musicale portato a compimento da Claude Debussy, rappresentato nel 1902 e amatissimo da Arturo Toscanini, Pelléas et Mélisande (libretto di Maurice Maeterlinck) ha segnato l’apertura del nuovo secolo e inaugurava, con un profondo mutamento di stile e di linguaggio, il teatro lirico del Novecento. Rappresentato nel 2021 al Teatro Regio di Parma, va in scena il 20 e 22 gennaio al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena e il 3 e 5 febbraio al Teatro Municipale di Piacenza. Protagonisti Marco Angius sul podio della Filarmonica Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma; interpreti Julie Boulianne (Mélisande), Phillip Addis (Pelléas); Michael Bachtadze è nel ruolo di Golaud che a Piacenza sarà interpreto da Dion Mazerolle. La regia, scene e i costumi sono firmati dal team creativo franco-canadese Barbe & Doucet che concepiscono un allestimento circolare, in cui i personaggi sono immersi in un limbo, tra elementi scenici naturali, boschivi e acquatici, marmi che evocano cimiteri monumentali, isole semoventi, pannelli e fondali in continuo movimento. Una realtà a cavallo tra diversi mondi, da cui non sembra esser possibile sfuggire, dove ciascun elemento ha un significato simbolico.

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Sotto i riflettori Modello scenografico dell’allestimento firmato da Barbe & Doucet Costume di scena per il Commendatore

Una Medusa per fagotto e orchestra

Tra l’Ouverture del Manfred di Schumann e la Sinfonia n. 4 in la maggiore “Italiana” di Mendelssohn, il 4 marzo la Filarmonica Toscanini, diretta da Victor Pablo Pérez, esegue il Concerto per fagotto Medusa di Marco Tutino; solista è Paolo Carlini dedicatorio della composizione scritta nel 2019. Questi, dal 1987 primo fagotto dell’Orchestra della Toscana, ha collaborato, nello stesso ruolo, con le orchestre più importanti del panorama nazionale con un’attività rivolta alla musica contemporanea: infatti gli hanno dedicato delle opere, tra gli altri: Ennio Morricone, Luis Bacalov, Azio Corghi, Luis de Pablo, Giorgio Gaslini, Carlo Boccadoro. «Medusa nasce dall’incontro con il virtuosismo di Paolo Carlini e dalla sua gentile sollecitazione – racconta Marco Tutino – che mi hanno distratto dalla mia concentrazione operistica, per immaginare una narrazione diversa. Medusa è un piccolo studio sulla forma musicale che parte dalla convinzione che qualsiasi genere di composizione in musica sia prima di tutto un racconto».

Temmingh il “fenomeno”

Non pochi punti d’interesse riveste il concerto “Fenomeni” del 10 febbraio con la Filarmonica Toscanini e il suo direttore principale Enrico Onofri durante il quale, oltre alla Sinfonia n. 6 Pastorale di Beethoven, il programma prevede il concerto detto “Il Gardellino” di Vivaldi e altri due pezzi di autori contemporanei accomunati dalla presenza di un solista d’eccezione: il flautista sudafricano Stefan Temmingh, da molti considerato l’erede del leggendario Frans Brüggen. I suoi progetti e le sue registrazioni rivelano un artista che non sta semplicemente seguendo percorsi conosciuti, ma sta creando una nuova tradizione per lo strumento. Lo dimostra anche all’Auditorium Paganini in cui ha scelto di eseguire un Concerto scritto nel 2012 dal compatriota Hendrik Pienaar Hofmeyr (formatosi in Italia dove si era rifugiato come obiettore di coscienza) e Außer Atem del tedesco Moritz Eggert, il cui titolo, “senza respiro”, nasce dalla suggestione creata da due flauti suonati contemporaneamente da un solo musicista.

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Sotto i riflettori Stefan Temmingh © Harald Hoffmann Marco Tutino
COME PROGETTO
L’ORCHESTRA
Prerogativa del Direttore Ospite Principale della Filarmonica Arturo Toscanini è muoversi liberamente senza ideologie e lavorare divertendosi per trasmettere la musica a tutti gli ascoltatori 8 laTmagazine
Di Fronzo
Credit
Siiri Kumari Kristjan JÄRVI
di Luigi
Protagonisti
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Protagonisti

Ha appena raggiunto la soglia dei 50 anni, per l’esattezza lo scorso 13 giugno. Ed è con il dinamismo e l’energia tipica delle bacchette più interessanti che in questi mesi si prepara a nuove avventure con la Filarmonica Arturo Toscanini, di cui regge il timone da quasi due anni in qualità di Direttore Ospite Principale.

Emblema di un clan musicale molto vivace e attivo (papà Neeme è un apprezzatissimo collega del podio come il fratello Paavo, mentre la sorella Marika suona il flauto) l’estone-americano Kristjan Järvi solca con il vento in poppa i cartelloni di svariate orchestre di riferimento, oltre a mantenere legami solidi con la Baltic Sea Philarmonic, di cui è stato fondatore. Ma è a Parma che, memore di alcune performance non certo di routine (la Ritirata per le strade di Madrid di Boccherini/ Berio e Pulcinella di Stravinskij nel 2021, più di recente il Concerto di Sibelius con Mullova e un personale arrangiamento della Fanciulla di Neve di Ciajkovskij) è atteso a primavera. Appuntamento il 7 aprile, sull’agenda la struggente Élégie di Fauré, il Concerto n. 1 di Saint-Saëns con Mischa Maisky e uno sprazzo di luce boreale con la Seconda Sinfonia di Sibelius.

e divertendomi a trasmettere un certo modo di far musica che coinvolga tutti gli ascoltatori, non solo i più giovani. Se si riflette davvero l’essenza di questa filosofia, tante energie verranno fuori con grande spontaneità».

«Oggi un’orchestra classica ha bisogno di dare un’immagine eccitante e fresca»

Largo, dunque, a poetiche atmosfere francesi e brumose nebbie del nord, per questo direttore dalla vitalità contagiosa che si batte da anni nel rinnovamento del grande repertorio occidentale: organizzando divertenti flash mob musicali e costruendo entusiasmanti laboratori aperti al jazz e persino all’hip-hop come il newyorkese Absolute-Ensemble. L’idea di fondo è sempre stata quella di trasmettere emozioni, con un linguaggio fatto di semplicità e di naturale attaccamento alle leggi della bellezza. «Oggi un’orchestra classica ha bisogno di dare una immagine eccitante e fresca» racconta «e per far questo c’è la necessità di credere profondamente in un progetto, un po’ come sto cercando di fare qui alla Toscanini». In che modo è presto detto: «fuggire dall’ordinario e muovermi liberamente senza ideologie, lavorando a tante iniziative

In realtà è la voglia di mettersi in gioco con nuove sfide (anche con artisti non classici) a risultare uno dei suoi punti di forza. «Nella mia carriera, quelle con Goran Bregović a Joe Zawinul sono state esperienze utilissime, che mi hanno spinto verso tante altre direzioni. Specialmente Zawinul ha avuto davvero un’influenza profonda sul mio pensiero musicale» dice. «Ma già prima ancora, verso la metà degli anni Novanta, mi ero divertito a creare le mie band e alcuni complessi ibridi: ad esempio la Sunbeam Productions di musicisti elettroacustici e l’Absolute Ensemble, la cui filiazione era aperta al senso di creatività, ma anche al senso dell’amicizia». Cosa aveva di interessante quest’ultimo complesso americano? «Vi militavano formidabili musicisti classici, ma anche incredibili jazzisti e fin da allora l’idea di questo meticciato mi è rimasta nel dna» risponde. «Più in generale, se non avessi alle spalle momenti di background eccitanti [fra le sue sinergie si contano tra l’altro anche quelle con Bryce Dessner e la band islandese Múm, oltre a influenti collaborazioni con autori di avanguardia da Steve Reich ad Arvo Pärt, Philip Glass, John Adams e Giya Kancheli] il mio approccio alla musica sarebbe risultato più povero».

Certo, tanto vigore ed entusiasmo sono venuti dalla cerchia di famiglia. «Oltre a papà e al fratello che sono direttori (e a mia sorella flautista) io ho molti cugini, con relativi figli, che suonano uno strumento: solo la mamma non ha mai suonato nulla, anche se spesso ha ricoperto il ruolo di capitano della nave» continua a raccontare Järvi. «Una volta ci siamo esibiti tutti quanti all’interno di un festival a sud dell’Estonia, sulla piattaforma di un lago, formando una vera e propria Orchestra Järvi. Davvero inimmaginabile che tutta l’energia venisse da una sola, grande famiglia».

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Protagonisti 7 aprile 2023, ore 20.30 | Stagione Filarmonica Parma | Auditorium Paganini KRISTJAN JÄRVI Direttore MISCHA MAISKY Violoncello FILARMONICA ARTURO TOSCANINI Fauré Élégie per violoncello op. 24 Saint-Saëns Concerto n. 1 per violoncello e orchestra Sibelius Sinfonia n. 2
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Protagonisti Credit Luca Pezzani

V a l e r i y S o k olov , l’east side storydelviolino

Anche se vive da molti anni in Germania, lei è ucraino, di Kharkov, città musicalmente importante in cui suonarono musicisti come Oistrakh e Horowitz e nella quale lei stesso ha organizzato un festival, Kharkov Music Nights. Dopo 10 mesi di conflitto, si parla ancora di forti attacchi russi contro questa città, a cui è molto legato emotivamente. Immaginiamo quanto sia dolorosa per lei questa situazione! Ho lasciato la nativa Ucraina all’età di 14 anni e da allora ho completato la mia formazione a Londra, Amburgo, Francoforte e Vienna. Kharkov è ancora un luogo speciale per me, anche perché dal 2010 sono molto attivo nella vita musicale dell’Ucraina e, prima che scoppiasse la guerra, sono stato direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica INSO di Lviv, una delle migliori orchestre giovanili dell’Est Europa.

La cultura del periodo sovietico a Kharkov ha arricchito la tradizione musicale di questa città con molte grandi personalità che vi si sono esibite prima di calcare i palcoscenici di Mosca e San Pietroburgo, perché il pubblico di Kharkov era considerato esigente e colto. I tempi moderni hanno cambiato radicalmente la scena culturale. Tuttavia, è sempre stata una città con un notevole patrimonio culturale e spero che dopo la guerra la città rifiorisca con ancor maggiore intensità in relazione con la cultura europea.

Nel concerto cameristico del 25 marzo con Maria-Diana Petrache suonerà anche la Terza Sonata di Enescu. Ci racconti brevemente cosa la affascina in questa musica, e perché secondo lei Enescu è purtroppo ancora troppo “di nicchia”.

Fra i principali violinisti degli ultimi decenni, Valeriy Sokolov è stato vincitore a soli 19 anni del prestigioso Concorso “Enescu” di Bucarest, che gli ha spalancato le porte della carriera internazionale. Protagonista di un film di Bruno Monsaingeon, Natural born Fiddler, Sokolov si caratterizza non solo per l’inappuntabilità del suo violinismo e la bellezza del suono, ma anche per un’etica musicale che lo tiene lontano dalle trappole dello star system. Il violinista ucraino, artista in residenza per la Stagione 2022/2023 de La Toscanini, sarà protagonista di due concerti sinfonici e di un programma cameristico.

27 gennaio 2023, ore 20.30

Modena | Teatro Comunale

28 gennaio 2023, ore 17.00

Milano | Sala Verdi del Conservatorio

29 gennaio 2023, ore 20.30 | Stagione Filarmonica Parma | Teatro Regio

25 marzo 2023, ore 20.30 | Salotto Toscanini

Parma | CPM “Arturo Toscanini” LaT Day

STANISLAV KOCHANOVSKY Direttore VALERIY SOKOLOV Violino FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

Čajkovskij Concerto per violino e orchestra Rachmaninov Danze Sinfoniche op. 45

VALERIY SOKOLOV Violino MARIA-DIANA PETRACHE Pianoforte

Enescu

Sonata n. 3 per violino e pianoforte Ravel Sonata n. 2 per violino e pianoforte Stankovych Sonata Pastoral of the night forest (dedicata a V. Sokolov)

21 aprile 2023, ore 20.30

Cremona | Teatro Amilcare Ponchielli

22 aprile 2023, ore 20.30

Reggio Emilia | Teatro Valli

23 aprile 2023, ore 20.30 | Stagione Filarmonica

Parma | Auditorium Paganini

ROBERTO ABBADO Direttore

VALERIY SOKOLOV Violino FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

Ravel

Une barque sur l’océan Barber

Concerto per violino e orchestra Musorgskij / Ravel Quadri da un’esposizione

È una questione di background, poiché io suono il violino nella tradizione di Enescu e Menuhin, che naturalmente trae le sue radici dalla tradizione balcanica: nel solco dei violinisti zigani, i lăutari. La versione educata di questa tradizione è ovviamente quella di un violinista classico, ma l’origine zigana permane e mi sono sempre sentito più vicino a questa piuttosto che al mood puramente accademico. C’è un mondo intero tra la Seconda Sonata, vicina a Debussy e Fauré, e la Terza, che porta il sottotitolo “nel carattere popolare rumeno”. La “nicchia” di Enescu è un riflesso della sua stessa vita di violinista, pedagogo, patriota, umanista proveniente da un ambiente molto semplice, dal villaggio di Liveni, nel nord della Romania. Ma oggi Enescu ha raggiunto un riconoscimento mondiale sotto molti aspetti. Nella natia Romania, dove ha anche finanziato la costruzione dell’Ateneul Romăn, la principale sala da concerto rumena, la sua musica è considerata immortale. È quindi un piacere suonare la musica autoctona rumena con la meravigliosa pianista Maria-Diana Petrache. Come docente di violino, nelle masterclass, che idea si è fatto della nuova generazione di violinisti, di musicisti? È ancora possibile talvolta ritrovare quell’attenzione all’identità del suono che conosciamo dai grandi del passato? La questione del suono è interessante. Ho studia-

to con due docenti che rappresentano due universi paralleli sotto questo aspetto: Boris Kuschnir e Gidon Kremer. Kuschnir è un grande fan del suono in sé, mentre Kremer ha sottolineato l’importanza dello sviluppo intellettuale complessivo e non solo di “colorare” tutto con un bel suono caldo. Kremer ritiene che il processo naturale di creazione del suono talvolta impedisca di approfondire la ricerca sulla musicalità. Sono d’accordo con lui, ma mi piace anche il bel suono, nel passato come oggi. Riguardo ai giovani, direi che nel mondo attuale contano la personalità completa e la musicalità a tutto tondo.

Leggi l’intervista completa su www.latoscanini.it

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La leggenda Pogorelich continua

La straordinaria carriera di uno dei pianisti più apprezzati del nostro tempo, solista ospite della Stagione della Filarmonica e del Salotto Toscanini

«La tecnica è suono, è l’origine del suono»: questa frase, che mi disse Ivo Pogorelich qualche anno fa, dice molto sul grande pianista di Belgrado.

Le interpretazioni di Pogorelich sono spesso state definite dalla critica eccentriche, eccessive per lentezza o rapidità, arbitrarie dal punto di vista del rapporto col testo, eppure il pubblico ha continuato a rimanere preda del magnetismo di questa leggenda vivente.

Il motivo è proprio il suono, il grande elefante nell’armadio nell’universo pianistico: quanti pianisti riescono ad avere oggi una propria inimitabile “identità sonora”, che vada al di là del suonare rapidamente e correttamente?

Se Pogorelich è già una leggenda, ciò è dovuto a un suono di straordinaria ricchezza e complessità, di cui, certamente, si accorse Martha Argerich quando lasciò per protesta la giuria del Concorso “Chopin” di Varsavia nel 1980, affermando che un genio era stato ingiustamente eliminato. Agogiche o fraseggi diversi da quelli a cui siamo abituati sono in Pogorelich il risultato di una ricerca sui modi di produrre il suono nata dai

suoi studi con Aliza Kezeradze, discendente dall’albero genealogico Siloti-Liszt-Czerny-Beethoven: è per questo che il pianoforte di Pogorelich richiama spesso una dimensione orchestrale, una rara multidimensionalità sonora.

Questa unicità del colore pianistico è evidente se ripercorriamo alcuni cardini della sua discografia: le Sonate di Scarlatti, gli Studi Sinfonici di Schumann, il Secondo Concerto di Chopin inciso con Claudio Abbado, Gaspard de la nuit di Ravel, la Sesta Sonata di Prokof’ev o i Quadri di un’esposizione di Musorgskij. In quei dischi c’è anche l’edonismo degli anni Ottanta e l’ossessione per la perfezione, tipica dell’era d’oro del cd.

Dopo una fase di crisi, oggi Pogorelich – senza disconoscere una ricerca che è frutto di un’etica del lavoro priva di indulgenze – sembra cercare una nuova autenticità, lontana dai divismi. Quando il pubblico entra in sala, è già sul palco a scaldarsi, come a desacralizzare il rito del concerto. In questa nostra caotica era, Ivo il Divo è divenuto un compagno di strada, il cui pianoforte reclama un’inestinguibile voglia di arte e di vita.

Protagonisti
di Luca Ciammarughi
Protagonisti 17 febbraio, ore 20.30 | Stagione Filarmonica Parma | Auditorium Paganini IVO POGORELICH Pianoforte KERI-LYNN WILSON Direttore FILARMONICA ARTURO TOSCANINI Sadikova Angelo di fuoco, nuova commissione La Toscanini Rachmaninov Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra Prokof’ev Sinfonia n. 5 15 febbraio, ore 20.30 | Salotto Toscanini Parma | CPM Arturo Toscanini IVO POGORELICH Pianoforte QUARTETTO D’ARCHI DELLA FILARMONICA ARTURO TOSCANINI Chopin Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra laTmagazine 15 Credit Andrej Grilc

Ettore Contavalli

QUESTIONNAIRE de Proust

30 domande per conoscere meglio i professori della Filarmonica Arturo Toscanini

Indubbiamente, anche i nostri professori d’orchestra si divertono con il “Questionnaire de Proust” e chi lo legge ancora di più! In ogni caso, rispondendo alle domande, rivelano aspetti inconsueti della loro personalità, i gusti, le letture, gli hobby…Per il secondo numero de laTmagazine della Stagione 2022/2023 abbiamo coinvolto i due primi corni della Filarmonica: Ettore Contavalli (EC) e Fabrizio Villa (FV).

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Protagonisti

Fabrizio Villa

1. Il tratto principale del tuo carattere?

EC La leggerezza. Con questo, non desidero dire che prendo il mondo alla leggera ma, nelle situazioni difficili, cerco sempre di stemperare le tensioni.

FV Dato che studio i segni zodiacali, parto dal mio: Sagittario, ascendente Leone, entrambi segni di fuoco, per dire che sono trasparente, estremo, diretto (anche troppo e mi dispiace)! Non so se si tratti di incostanza, ma a volte mi entusiasmo per un progetto o un’idea, per spegnermi in poco tempo e passare ad un’altra cosa! Poi, non sembra, ma spesso sono tra le nuvole!

2. Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?

EC La schiettezza.

FV L’altruismo, assai rara oggi.

3. Qual è la qualità che apprezzi in una donna?

EC La simpatia.

FV L’intelligenza e la bellezza: difficilissimo trovarle entrambe nella stessa persona. Io posso dire di averle trovate!

4. Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?

EC Ovviamente la lealtà e la sincerità ma, direi, anche il non fare pesare le cose.

FV Il sentimento di condivisione che dà senso alla vita. Senza, sarebbe tutto più difficile, o meglio, incomprensibile!

5. Il tuo peggior difetto?

EC Con il passare degli anni divento sempre più permaloso.

FV Mi accendo facilmente e… sprigiono fuoco…. mi arrabbio tanto!

6. Il tuo passatempo preferito?

EC Tempo fa, compatibilmente con gli impegni, mi piaceva giocare a calcio… ora desidero stare con la mia famiglia.

FV Mi piace giocare al PC, costruire cose o ingegnarmi a crearle. In questo periodo mi cimento con l’incrinatura degli archi.

7. Cosa sogni per la tua felicità?

EC Riuscire ad accettare tutto quello che mi succede.

laTmagazine 17 Protagonisti

FV Riguarda il corno… quindi non “scroccare” più!

Sarebbe bellissimo… maledetti scrocchi!

8. Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?

EC Le eventuali malattie che possono colpire familiari o amici.

FV Qualsiasi cosa brutta possa accadere ai miei affetti.

9. Cosa vorresti essere?

EC Va bene quel che sono.

FV Quello che sono, ma meglio!

10. In che paese vorresti vivere?

EC Un paese in montagna, perché amo molto la montagna.

FV L’Italia è un bel paese. No…?

11. Il tuo colore preferito?

EC Azzurro.

FV Verde.

12. Il tuo fiore preferito?

EC La rosa.

FV L’orchidea.

13. Il tuo uccello preferito?

EC Il merlo. Quando apro le finestre, al mattino, ne vedo sempre qualcuno nel mio giardino…

FV Senza dubbio l’aquila, i rapaci in generale. Sono animali con mezzi al limite del soprannaturale.

14. I tuoi scrittori preferiti?

EC Mi piacciono molto i gialli, ma anche i libri di Kundera e Calvino.

FV Non leggo molto, preferisco il cinema. Però, ho letto quasi tutti i libri di Freud: davvero un grande genio.

15. I tuoi poeti preferiti?

EC Non sono un amante della poesia.

FV Non amando molto la lettura… Tuttavia, dico Ungaretti: sintetico, essenziale, potente.

16. – 17. Chi sono i tuoi eroi?

EC Tutti quelli che fanno qualcosa per gli altri senza interesse personale.

FV Ma esistono?

18. Il tuo musicista preferito?

EC Mozart.

FV Da cornista non posso non amare alla follia Richard Strauss. Però c’è anche Bruckner…

Eh! Allora Mozart e Beethoven… Bach non posso non metterlo… e Wagner?!?…

19. Il tuo pittore preferito?

EC Picasso.

FV Gericault, adoro…!

20. – 21 Un eroe nella tua vita reale?

EC Gino Strada.

FV Come ho detto, non ne vedo da nessuna parte.

22. Il tuo nome preferito?

EC Valentina.

FV Leonardo, il nome di mio figlio.

23. Cosa detesti?

EC La guerra e il bullismo.

FV L’ipocrisia, un difetto/vizio da cui nessuno è immune, me compreso!

24. Un personaggio della storia che odi più di tutti?

EC Come ho detto, ho un odio per il bullismo o per chi tiene sotto controllo gli altri abusando del proprio potere; quindi, direi che odio tutti i dittatori o i despoti della storia.

FV Gli inventori della burocrazia! Che brucino all’inferno!

25. L’impresa storica che ammiri di più?

EC Tutte le imprese che hanno portato a delle scoperte scientifiche.

FV Vorrei citare Der Ring des Nibelungen di Wagner (L’Anello del Nibelungo costituito dalle quattro opere: Das Rheingold, Die Walküre, Siegfried e Götterdämmerung) Eh sì! Per me, concepire, completare un progetto così ambizioso e immenso è proprio un’impresa storica!

26. Un dono che vorresti avere?

EC Le giornate di 26 ore.

FV Poter suonare sempre al top, senza studiare. Intendiamo lo studio in sé – slegato dalla dimensione performativa – mi piace moltissimo!

27. Come vorresti morire?

EC Senza accorgermene.

FV Senza accorgermene, possibilmente, e in salute, per evitare il lento decadimento.

28. Come ti senti attualmente?

EC In affanno! Ho una famiglia numerosa e c’è tanto da fare!

FV Bene! Comunque, potrebbe andar meglio!

29. Di cosa ti senti in colpa?

EC Di non riuscire a fare tutto quello che vorrei (vedi la risposta precedente)!

FV Desidererei essere più conforme al contenuto di questa massima in medio stat virtus…!

30. Lascia scritto il tuo motto!

EC C’è di peggio!

FV Penso alle citazioni e ai gesti scaramantici che allontanano la sfortuna… A questo proposito, Eduardo De Filippo diceva: Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

18 laTmagazine Protagonisti

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L’INCANTESIMO TERAPEUTICO DELLA MUSICA

La visione del neurochirurgo Antonio Montinaro, tra antichi miti ed evidenze scientifiche

Pierre Amédée Marcel Beronneau Orpheus in Hades, Guggenheim Museum - New York, 1897 di Giulia Bassi

Non si dice mai abbastanza dell’infinito potere della musica, capace di attirare a sé i corpi umani come le voci delle sirene nel racconto di Omero quando Ulisse, legato all’albero della sua nave, è assalito dalla melodia che lo attrae. Tra i miti e i fatti leggendari non si può non citare Orfeo che trascina le rocce, le piante e gli animali feroci con il suo canto; e poi Anfione, che edifica le mura di Tebe al suono della sua lira, mentre Arione condannato a morte dai pirati viene salvato dai delfini evocati dal suo canto. L’arte dei suoni muove magicamente la materia nel senso che “i ritmi musicali seducono i ritmi corporei. E di fronte alla musica l’orecchio non può proteggersi” (Pascal Quignard).

Abbiamo parlato di questa miracolosa forza di cui è dotata l’arte dei suoni con il neurochirurgo Antonio Montinaro, già Direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale “V. Fazzi” di Lecce e appassionato studioso del rapporto tra musica e neuroscienze. «Quando parlo di musica mi piace sempre citare i versi di Pontus de Tyard, un filosofo del ‘500: La musica è la signora che placa il dolore, mitiga l’ira, frena l’imprudenza, attenua il desiderio, guarisce il dispiacere, allevia la miseria della povertà, disperde la debolezza e lenisce le pene d’amore. Riprendendo il mito di Orfeo la musica è una potenza magica e oscura che sovverte le leggi naturali, in grado di riconciliare in un’unità i principi opposti su cui sembra reggersi la natura: vita e morte, male e bene, bello e brutto. Da qui nasce la concezione dell’efficacia terapeutica fondata sulla convinzione che la musica possa influire magicamente sulle malattie e sulla guarigione e svariati sono gli studi sull’argomento che comprendono l’utilizzo del suono come energia positiva capace di alleviare le sofferenze del corpo e dell’animo e di sconfiggere le malattie, affonda le sue radici nella notte dei tempi».

Tra le testimonianze più suggestive, Jules Combarieu così conclude La Musica e la Magia (1909) che Montinaro cita nel suo libro Musica e Cervello - Mito e scienza (Zecchini, 2017). «Dalle brume del più remoto passato preistorico balugina questa idea: la musica è, per eccellenza, una potenza di seduzione e di incantesimo. Dopo essere stata al servizio dei bisogni più prestanti e immediati dell’esistenza - la fame, la sete, la pace e la guerra, l’a-

more e l’odio - questa idea trasmigra al dominio religioso dove ispira e regge la poesia lirica; di lì fa scaturire, in una evoluzione senza fine, tutta l’arte profana, i suoi generi, la sua tecnica, le idee associate ai suoi metodi espressivi, il suo ruolo in ogni circostanza della vita politica. Il diffondersi e l’irraggiare della sua azione è riconducibile fino ai giorni nostri nei quali la parola incantesimo non s’applica ormai più a miracoli effettuati nel Cosmo, oggettivamente, ma a quegli altri miracoli di trasformazione spirituale dei quali è teatro l’animo di chi ascolta la musica».

Da una concezione dell’efficacia terapeutica di tipo “magico”, fondata sulla convinzione che la musica potesse influire sulle malattie e sulla guarigione, si arriva in tempi piuttosto recenti alla definizione di “musicoterapia”, grazie all’acquisizione di maggiori conoscenze sul funzionamento del cervello. «Conoscenze rese possibili dalla strumentazione sofisticata che oggi abbiamo a disposizione, prima fra tutte la risonanza magnetica funzionale. Una lesione cerebrale di qualsiasi natura si traduce sempre in una alterazione dei sistemi ritmici che tengono sincronizzato il cervello, dove le cellule nervose possono attivarsi al momento sbagliato o instaurare connessioni errate o non attivarsi affatto». Il riferimento va al fatto che la musica, diffondendo fin negli angoli più remoti del cervello e del corpo, come nessun altro stimolo afferente riesce a fare, secondo Montinaro può essere di valido aiuto per riportare “in tono” la musica neurologica. «L’arte dei suoni rappresenta da sempre un canale privilegiato di comunicazione e infatti, grazie alla sua capacità di aggregare emotivamente gli individui e di sviluppare le capacità cognitive, funziona nel trattamento di una grande quantità di affezioni; dall’ipertensione arteriosa al Morbo di Parkinson, all’Alzheimer, all’Autismo e ai nati prematuri, per i quali la musica di Mozart è riuscita a ridurre il tempo di permanenza nell’incubatrice. La musica realizza un vero e proprio bagno cerebrale coinvolgendo anche l’area motoria, responsabile di tutti i nostri movimenti. Nel Parkinson, per esempio, l’aspetto ritmico collabora con la terapia medica a sciogliere la rigidità tipica di questa malattia. Idem dicasi per la danza, che migliora la qualità della vita.

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Adolf Wölfli Santta Maria Burg Riesen Traube: 100 Unitif Zohrn Tonnen schwer, 1915. Da Questioni geografiche e tutte tedesche. Matita e matita colorata su giornale © Fondazione Adolf Wölfi, Kunstmuseum Berna.

La musica classica dai social alla real life

Ormai prolungamento naturale delle nostre braccia, gli smartphone sono diventati fondamentali per molti aspetti della quotidianità. Inevitabilmente, lo scambio comunicativo è mutato da messaggi e telefonate a frammenti audio a cui rispondere a rate, e così anche la fruizione della musica (di ogni genere): non solo per i servizi di streaming, ma anche e soprattutto per i social network. TikTok, Instagram e Facebook sono ormai compagni quasi irrinunciabili, e moltissima parte delle nostre vite ne è mediata: immagini e video della sfera privata condivisi con gli amici, notizie di politica, attivismo, pubblicità esplicita o implicita, il tutto spesso nelle parole e nei gesti di innumerevoli influencer, ognuno con un proprio bacino di seguito, la propria nicchia specifica e fedele su cui – è dimostrato – attecchiscono messaggi.

Che la musica classica in questo contesto rischi di uscirne svalutata, per qualità audio ridotta (per la compressione digitale e l’ascolto in cuffia), perché sminuzzata in brevissimi clip (usata come mero sottofondo) è stato detto e ripetuto. C’è poi il problema dell’idealizzazione: basti pensare che su TikTok i brani più “in trend” sono la Nona di Beethoven, l’aria della Regina della Notte di

Mozart e l’Halleluja di Händel, come se fossero esemplificativi della ricchezza e vastità del repertorio classico.

Tuttavia, se il mondo dei social è quello in cui si svolge la maggior parte della comunicazione odierna, se tutti vi cercano costantemente brevi spunti di intrattenimento (casuali quanto lo è l’algoritmo che li regola), non sarebbe poi un male se nel marasma si incappasse in contenuti che di musica classica trattino, e che invoglino ad ascoltarne di più.

Un clip di 15 secondi può catturare l’attenzione, e da quello basta un click per atterrare su una piattaforma streaming dove ascoltare il brano completo. E se è vero che tra l’ascoltare il brano online, al desiderare di esperirlo dal vivo e infine al comprare un biglietto ci sono vari passaggi, insormontabili senza un minimo di sforzo e iniziativa personale, è anche vero che ormai su internet si trova tutto… anche le indicazioni per un concerto accessibile sia per distanza, sia per prezzo.

È tempo, dunque, per una mediazione: se da una parte coloro che creano, studiano, suonano la musica classica tacciano i social e i loro utilizzatori di superficialità, mentre dall’altra il fruitore medio dei contenuti social ritiene la musica classica noiosa e incomprensibile, si ri-

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Sta alle istituzioni la lungimiranza di cogliere i segnali del cambiamento e fare lo sforzo di adeguarsi a questi canali di comunicazione

schia una spaccatura insanabile. Una posizione di mezzo sarebbe invece quella di prendere il buono degli uni e dell’altra, e ipotizzare un’unione d’intenti.

Perché i social possono essere anche una miniera fondata sull’empatia: chiunque fosse interessato a un soggetto, grazie a una ricerca per parole chiave (gli hashtag) può trovare contenuti a tal riguardo, e anche andare vicinissimo a chi li ha prodotti. Così, come un qualsiasi interessato a una crisi di guerra può trovare notizie di prima mano messe online da chi è sul campo, così un giovane curioso, diremo, di violino, potrà incappare in tanti contenuti relativi a quello strumento, e magari anche nel profilo personale di un violinista in carriera, e scoprire la sua quotidianità, e rendersi conto che anche i musicisti sono persone “normali” … e potrà decidere, chissà, di impugnare lo strumento.

Sta alle istituzioni poi la lungimiranza di cogliere i segnali del cambiamento e fare lo sforzo di adeguarsi a questi canali di comunicazione: se una volta per intercettare pubblico erano efficaci passaggi in radio e tv, pubblicità a muro o sui quotidiani, oggi lo è l’uso oculato dei social network. Ed è attraverso questi ultimi che si può instillare negli ascoltatori la coscienza che il mo-

Kaiming Liu, Visual Artist in residenza per la Stagione 2022/2023 de La Toscanini Bolero

mento di fruizione culturale è in realtà un momento di socialità: un concerto di musica classica non è solo stare seduti per due ore ad ascoltare un flusso di musica complessa e incomprensibile, ma anche un’opportunità di incontrarsi, scoprire qualcosa di nuovo, di emozionarsi e di parlarne. Ed è quello il momento in cui si esce dallo smartphone e si torna, come si dice, #IRL, in real life

Leggi l’articolo completo su www.latoscanini.it

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Dall’antichità ai nostri giorni, il rapporto con il mondo naturale ha influenzato profondamente la produzione e la fruizione musicale

Musica e natura:

Il rapporto tra natura e musica, intesa nel significato di «suono umanamente organizzato» proposto ormai molto tempo fa dall’antropologo John Blacking, è una costante universale che attraversa diverse culture umane, epoche storiche e contesti sociali. Almeno per quanto riguarda la cosiddetta Western art music, i termini per una lettura di questa relazione sono stati impostati con chiarezza dal compositore R. Murray Schafer, iniziatore dell’ecologia acustica, nel suo famoso saggio The Tuning of the World (1977).

Sulle orme di John Constable, 2019 (immagine fotografica del Greenwich Park di Londra)

Nell’Interludio del suo libro Schafer avanza una prospettiva radicale per leggere alcune direttrici lungo cui si è sviluppata l’arte musicale. Considerata non solo nei suoi oggetti estetici – vale a dire nelle opere, nelle composizioni che ascoltiamo – ma anche come somma di pratiche performative e di fruizione, la musica viene letta come traccia indiretta dei mutamenti dell’ambiente acustico, di tutti quei suoni prodotti e/o uditi dall’uomo, e ancor più del rapporto che egli ha con essi. La deriva della dimensione antropizzata da quella

naturale, la separazione tra civiltà urbana ed extra-urbana – che per Schafer culminava nel suo tempo – si può leggere nella progressiva segregazione della musica in spazi chiusi, destinati all’ascolto: «la musica entra nelle sale da concerto quando non è più possibile un suo ascolto soddisfacente in uno spazio all’aperto». Il raccoglimento osservato in questi spazi diviene altresì una condizione perfetta per tramutarla in un mezzo – al pari della pittura di paesaggio – con cui imitare la natura, traducendone in un apposito codice sonoro, coi suoi clichés e la sua grammatica, i suoni più caratteristici.

Ma gli effetti imitativi che ascoltiamo ne La chasse di Haydn o nel Gardellino di Vivaldi, o ancor più la musica a programma di soggetto naturalistico (un esempio su tutti: Eine Alpensymphonie di Strauss) non sono che una delle relazioni possibili tra musica e natura. C’è poi quella romantica della natura come doppio del sentimento del compositore – Schafer cita apposta Der Lindenbaum di Schubert –, figlia in un certo qual modo di quell’autonomia tra

24 laTmagazine Approfondimenti
di Giovanni Cestino Enzo Crispino

incontri e lontananze

10 febbraio 2023, ore 20.30 | Filarmonica

11 febbraio 2023, ore 18.00 | La Toscanini per Tutti

Parma | Auditorium Paganini

ENRICO ONOFRI Direttore STEFAN TEMMINGH Flauto dolce FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

Vivaldi

Concerto per flauto Il Gardellino Eggert Außer Atem per tre flauti dolci e un solo esecutore Hofmeyr

Concerto per flauto dolce, clavicembalo e archi Beethoven Sinfonia n. 6

25 marzo 2023, ore 20.30 | Salotto Toscanini

Parma | CPM “Arturo Toscanini”

LaT Day

VALERIY SOKOLOV Violino MARIA-DIANA PETRACHE Pianoforte

Enescu

Sonata n. 3 per violino e pianoforte Ravel

Sonata n. 2 per violino e pianoforte Stankovych

Sonata Pastoral of the night forest (dedicata a V. Sokolov)

laTmagazine 25 Approfondimenti

espressione musicale e rappresentazione mimetica che già Beethoven aveva lapidariamente racchiuso nel sottotitolo della Pastorale: «Mehr Ausdruck der Empfindung als Malerei» [«più espressione del sentimento che pittura»]. (Chissà che avrebbe pensato di fronte alla litografia di Franz Hegi che lo ritraeva sdraiato à la Goethe, al bordo di un ruscello, con carta e penna in mano?). E più oltre – bisogna attendere il Novecento – vi sono quei «compositori ecologici», come li chiama Schafer, che vogliono riportare la musica dentro la natura, i visionari come Ives che avrebbe voluto la sua Universe Symphony eseguita da centinaia di esecutori disseminati tra valli e pendii, ma non la terminò mai.

Una compenetrazione ancora maggiore tra far musica e mondo naturale si evidenzia ancor di più al di fuori della musica occidentale. Schafer si lasciò affascinare a tal punto dai «concerti naturali» balinesi descritti dall’etnomusicologo Marius Schneider, da imitarli in diversi suoi brani corali come Miniwanka, un «soundchronicle» in cui le voci imitano i tanti suoni dell’acqua. Non poteva sapere, nel 1977, che di lì a poco l’etnomusicologo Steven Feld avrebbe rivelato a quale profondità concettuale il popolo Kaluli, sull’altopiano di Bosavi in Papua Nuova Guinea,

fosse in grado di strutturare i propri canti sulla base di metafore acquatiche. E nell’album Voices of the Rainforest, la voce di Ulahi che canta presso una cascata “insieme” ad un uccello ci prova a che grado di relazione tra specie, elementi e domini si possa giungere in altre culture.

Bollare incontri così potenti come prova di una alterità, peggio ancora come miraggi di una verginità che l’Occidente ha perduto, equivale a una colossale dichiarazione di sordità. Più difficile è ritrovarne le tante microstorie, di questi incontri, che forse ci restituirebbero un quadro ben più complesso. L’aveva intuito Antonio Benussi Moro nel 1924, quando in una notte di mare mosso, a Rovigno, udì sopra il frangersi delle onde il suono di un pianoforte: era lo scienziato Massimo Sella – tra i massimi fotografi italiani del Novecento, se qualcuno lo ricordasse – che appena arrivato in città suonava a finestre spalancate l’Appassionata di Beethoven, «al cospetto del mare in tumulto, da lui percepito come il grandioso applauso raccolto nel teatro totale degli elementi». Un granello di polvere, nella storia della musica. Ma è forse da qui che una storia del rapporto tra (far) musica e natura può avere senso: con Feld, e “per li rami” con Schafer, nel «prestare ascolto a storie d’ascolto».

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Theo van Doesburg Ragazza con ranuncolo, 1914 Centraal Museum, Utrecht
Approfondimenti
«La musica entra nelle sale da concerto quando non è più possibile un suo ascolto soddisfacente in uno spazio all’aperto»

Euterpe, Talia e Melpomene l’ indissolubile rapporto fra teatro e musica

Teatro e Musica. Muse diverse, secondo la mitologia: Euterpe, Talia e Melpomene. Eppure l’arte scenica fin dai suoi albori ha previsto e incorporato al suo interno l’elemento musicale, e viceversa.

La domanda che, tanto per chi fa teatro che per chi fa musica, rimane impellente è: cosa spinge due delle arti più coinvolgenti, sincrone, viscerali mai inventate dall’Uomo, due delle forme più alte e al contempo più intime di espressione dell’umano sentire, a cercarsi continuamente alla volta di un sodalizio inscindibile quanto enigmatico, non raramente erotico?

In questo giocoso volo d’uccello sull’argomento le risposte sono molteplici e, lungi da me esaurire il tema, può essere interessante esplorarlo attraverso alcune parole.

La prima parola che vorrei “rubare” è necessità. Nel rito collettivo che è il teatro, specialmente secondo Aristotele, il tempo e lo spazio in cui noi spettatori assistiamo alle vicende rappresentate sono limitati, e per questo preziosissimi. In quest’ottica, lo statuto di straordinarietà dell’atto drammatico trova il suo compimento nell’esprimersi in contemporaneità e in dialogo con la musica. Il portato emozionale, oltre che letterario, che i potentissimi versi di Eschilo o di Euripide comunicano allo spettatore viene arricchito e dotato di senso ulteriore, mentre l’azione drammatica si svolge su tessiture ritmiche e armoniche impossibili da dimenticare per gli spettatori presenti.

E che dire del “recitar cantando”? Come definire questa intuizione che diede, di fatto, inizio al teatro musicale che è arrivato fino a noi? Il canto, sintesi perfetta di interpretazione teatrale ed esecuzione musicale, por-

ta con sé la più alta forma di comunicazione, e di questo sicuramente si erano accorti i cortigiani di cui sopra, tanto da spianare la strada a Jacopo Peri con la Camerata Fiorentina e a Claudio Monteverdi che hanno creato nella cultura occidentale il gusto di un dramma in cui musica e teatro sono un tutt’uno, un amalgama sublime in cui ogni spettatore/ascoltatore può lasciarsi trascinare nel turbine della vicenda (amorosa e mitica, nel caso del modernissimo e immaginifico Orfeo) attraverso le straripanti note di una musica che, nel raggiungere livelli di complessità e di stratificazione (anche) narrativa, può essere fruita in se stessa pur se concepita per il teatro.

Da qui la seconda parola: meraviglia. È fondamentale riconoscere come nelle città che tra il XVI e il XVIII secolo furono crogiolo di avanguardia culturale, in particolare Napoli e Venezia, sia nata la forma d’arte performativa ad oggi più seguita in tutto il mondo: l’Opera. Se è vero che ai nostri giorni, ad esempio, la lingua italiana viene studiata in tutto il mondo prima di tutto per accedere ai tesori custoditi dal grande Melodramma, è altresì interessante come tutte le figure di spicco della grande musica degli ultimi secoli si siano cimentate nella composizione di musica per drammi: basti citare Georg Friedrich Händel, Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi, Wolfgang Amadeus Mozart, tra gli altri. Da grandi uomini di teatro, perché di questo si tratta, ognuno di loro ha esplorato le modalità per cui una grande musica è prima di tutto una grande narrazione, una caleidoscopica sequenza di immagini, un’opera d’arte assoluta. E proprio dal Barocco di Händel, ma anche di Lully e Charpentier (che collaborarono con Molière, troppo spesso

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Approfondimenti

rappresentato ai giorni nostri senza queste splendide musiche), viene l’idea di un’arte che prima di tutto vuole scatenare nel fruitore un sentimento di stupore e di sconvolgimento. Una pratica teatral-musicale come questa, che investe tutti i sensi del pubblico nella direzione di un’esperienza totalizzante, punta precisamente a questo: a indagare la complessità dell’essere umano occupando ogni spazio, ogni interstizio possibile.

Scherzosamente si potrebbe arguire che bastano un nome e un cognome per avvalorare l’affermazione secondo cui teatro e musica vivono di un rapporto impossibile da sciogliere. Ma se si cita Richard Wagner, che volle supervisionare di persona la costruzione del teatro in cui far vivere le sue Gesamtkunstwerken, “Opere d’Arte Totale”, e che di certo non ha bisogno di presentazione, allora è altrettanto importante ricordare come uno dei più grandi uomini di teatro dell’ultimo secolo, Bertolt Brecht, abbia incorporato nella sua ricerca sul teatro epico l’elemento musicale a un livello tale che alcune delle sue opere più importanti esulano dalla prosa pura e approdano, audaci, nell’Opera propriamente detta (con la partecipazione, eccelsa, di Kurt Weill).

Un rapporto, insomma, quello tra teatro e musica, che sarebbe sbagliato e insufficiente cercare di definire quanto di limitare a una semplice “collaborazione”. In una tradizione come quella occidentale, l’unica a essere indagata in questa sede ma non di certo l’unica rilevante, queste due arti si compenetrano da quando il primo essere umano ha deciso di esibirsi di fronte a un suo simile. Perché? Probabilmente perché se è vero che siamo umani in quanto siamo capaci di raccontare storie, allora è altrettanto vero che vogliamo farlo esplorando più linguaggi possibili, utilizzando al meglio la capacità tutta umana di creare bellezza con la parola e con la musica. Le tre muse non ce ne vogliano, ma a volte sono tre nomi per la stessa emozione.

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Cosa spinge due delle arti più coinvolgenti, a cercarsi continuamente alla volta di un sodalizio inscindibile quanto enigmatico, non raramente erotico?
Gino Severini La leçon de musique, 1928-1929 Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung

Musica e Teatro per I Concerti con la Gazzetta

Musica intervallata da incursioni teatrali, improvvisazioni tipiche della commedia dell’arte. In questo modo, I Concerti con la Gazzetta del 2023 esaltano la dimensione conviviale dell’arte dei suoni la sua funzione di intrattenimento. Quattro appuntamenti - dal 12 febbraio al 14 maggio - che si tengono la domenica mattina alle 11 presso il Ridotto del Teatro Regio di Parma con i gruppi da camera della Toscanini e programmi costruiti intorno a un tema sul quale gli attori del Centocani Branco Teatrale guidati da Davide Falbo creano delle situazioni all’insegna dell’umorismo. In sostanza, si vuole far divertire e la chiave sta in ciascun titolo legato al senso dei contenuti musicali che sarà teatralizzato all’insegna dell’effetto sorpresa.

Il primo concerto del 12 febbraio con il Trio d’Ance (Massimo Parcianello oboe, Miriam Caldarini clarinetto, Fabio Alasia fagotto) che interpreta musiche di Gershwin, Mozart, Bach, Françaix, Schulhoff, allude alle parole di uso comune che sono anche termini musicali: da qui una pièce basata sull’equivoco

Equivoco, sfida, meraviglia e follia, le quattro parole-chiave de I Concerti con la Gazzetta 2023, interpretate da Kaiming Liu, Visual Artist per la Stagione 2022/2023 de La Toscanini: in un mondo fantastico fatto di pasta, un gruppo di cuochi e altri personaggi esplora foreste e onde ritmiche, tra suggestioni artistiche e mondo food

I tre quartetti del secondo appuntamento del 19 marzo con il Quartetto d’Archi (Caterina Demetz e Sara Colombi violini, Carmen Condur viola, Vincenzo Fossanova violoncello), sono composti da donne (Emilie Mayer, Florence Price e Fanny Mendelssohn) che hanno affrontato ogni sorta di difficoltà per affermarsi, quindi, al centro, sta il tema della sfida. L’appuntamento del 16 aprile con il Quintetto d’Archi (Viktoria Borissova ed Elia Torreggiani violini, Ilaria Negrotti viola, Fabio Gaddoni violoncello, Claudio Saguatti contrabbasso) cui si aggiunge il mezzosoprano Aloisa Aisemberg, è dedicato al senso di meraviglia: perché la musica - pensiamo a Piazzolla, Gardel, Villa-Lobos - riesce ad immedesimarsi a tal punto, da riflettere gli umori di una terra o di paesaggio naturale e umano. A compimento del percorso, l’argomento dell’ultimo concerto del 14 maggio - con il Duo d’Archi (Mihaela Costea violino e Antonio Mercurio contrabbasso) - si lega al divertimento attraverso il significato di folìa: l’antico tema iberico sul quale molti compositori hanno costruito delle variazioni. Se da una parte il programma musicale con la Sonata di Corelli e la Sarabanda di Halvorsen desunta da Händel allude musicalmente alla follia, gli attori con un tema tale avranno di che sbizzarrirsi. In questo concerto - completato da musiche di Gabrielli, Bartók, Ysaÿe e Vivaldi - si svela chiaramente il gioco unificatore dei quattro momenti della rassegna ognuno dei quali presenta un tema con variazioni. Se nei primi tre il tema è dato dai musicisti, mentre gli attori realizzano le loro “variazioni”, nell’ultimo tutti fanno tutto. Deve essere così: altrimenti che follia sarebbe? In ogni concerto il pubblico sarà omaggiato di una copia della Gazzetta di Parma e di una tazzina di caffè Artcafé

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Approfondimenti

Oscar Wilde visita una miniera d’argento in Colorado e parla di Benvenuto Cellini ai minatori americani. Una melodia di sapore gaelico al violino, irrobustita da un copioso arrangiamento sinfonico, diventa una colonna sonora da epico Far West. L’ironico spaesamento prodotto dalla scena iniziale del biopic di Brian Gilbert sul poeta irlandese coglie efficacemente il rapporto complesso che, tra fine Otto e primo Novecento, lega i paesaggi sonori di vecchio e nuovo mondo. Nel 1892, dieci anni dopo il viaggio di Wilde, Dvořák diventava direttore del National Conservatory of Music di New York. La sua Sinfonia Dal nuovo mondo è solo il più famoso dei brani musicali che testimoniano il fascino esercitato dal continente americano sui compositori della vecchia Europa. Ma non tutti avrebbero viaggiato tra costa dell’est e praterie dell’ovest con lo spirito di scoperta e la passione per i treni che animavano il compositore boemo. Altri, come Mahler, che diresse la New York Symphony Orchestra negli ultimi anni di vita, videro negli Stati Uniti non solo opportunità professionali, ma anche un riscatto dai dolori familiari. L’evolversi della politica europea tra le due guerre avrebbe poi spinto molti altri verso la “terra dei liberi”, da Rachmaninoff in fuga dalla Russia rivoluzionaria a Toscanini in rotta col fascismo; da Bartók e Korngold, che lasciano l’Ungheria e la Germania nazista, al pacifista Britten preoccupato dall’interventismo inglese. Esperienze diverse che trovano al di là dell’Atlantico spazi espressivi in cui il miraggio del nuovo si unisce indissolubilmente alla nostalgia per il vecchio.

M i r a g g i e n o s t a l g ie p e r i m u s i c i s t i a l d i l à d e l l ’ A t l a n t i c o

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George Bellows New York, 1911 National Gallery of Art, Washington DC di Eugenio Refini

Come orchestrare un popolo Des Knaben Wunderhorn di Gustav Mahler

Des Knaben Wunderhorn è innanzitutto un atto politico. Lo è già nel 1805, quasi un secolo prima che Mahler ci mettesse le mani. In quegli anni le guerre napoleoniche stavano sistemando gli ultimi cocci di una Germania piuttosto fragile, troppo frammentata sul piano politico-culturale per resistere agli attacchi del piccolo grande Bonaparte. Sarebbe bastato un soffio a buttarla giù.

Con il fallimento degli eserciti tedeschi, il duo letterario Arnim/Brentano, consapevole della situazione in cui versa il paese e in pieno impeto romantico, si arma di carta e penna, mette lo zainetto in spalla e va in giro – si fa per dire – a racimolare poesie e canzoni popolari attraverso il variegato territorio germanofono. L’intento è quello di creare le basi per una nuova cultura nazionale di cui ogni persona possa sentirsi parte, un nazionalismo pangermanico che mira a unificare gli stati nazionali di lingua tedesca in un uni-

co grande paese – un secolo dopo, i baffetti a spazzolino prenderanno il sopravvento.

Il problema di fondo è stato individuato e per risolverlo c’è bisogno di un atto concreto: ricostruire le fondamenta di una tradizione culturale comunitaria – che i fratelli sotterrino l’ascia di guerra e tornino ad abbracciarsi. Beh… almeno le buone intenzioni c’erano. Mahler questo lo aveva capito, d’altronde come poteva “il corno magico del fanciullo” indurre a conseguenze catastrofiche? E poi il compositore era giovane, pieno di spirito rivoluzionario – chi non ne aveva in quegli anni? – membro di un gruppo di ferventi pangermanici con cui ogni tanto cantare Deutschland, Deutschland über Alles! Si può capire che mettere in musica i testi del Wunderhorn era d’obbligo in un tale contesto. Se non lui, chi altri? Forse chi poteva metterci le mani era Wagner, ma sicuramente ne avrebbe fatto un dramma –musicale. Quindi ci pensa Gustav: aggiunge questo, toglie

quest’altro e i testi per i suoi Lieder sono pronti. Un pizzico di orchestrazione e la pillola va giù – anzi, non proprio un pizzico vista la strumentazione per le grandi occasioni.

Ma per i recensori viennesi la pillola non è andata giù nel migliore dei modi. Non che il ciclo non fosse piaciuto; non aveva convinto fino in fondo. Dopotutto Mahler se lo aspettava: “Oh cielo, che faccia farà il pubblico di fronte a questo caos”. Il problema non erano i testi, ma proprio la musica.

Per il critico musicale Eduard Hanslick, l’accompagnamento orchestrale era sovrabbondante rispetto al carattere ingenuo delle liriche popolari utilizzate. Theodor Helm, suo collega, ammette di non andare matto per quel “grottesco umore musicale”. Paul Schuch, altro recensore, lamenta “un’attività senza motivazione, effetti senza cause” provenienti da uno stereotipo operistico. Calunnie infondate? Forse la critica non ha tutti i torti.

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La contraddizione ravvisabile tra il sinfonismo e il popolare, tra l’umorismo e la drammaticità, tra
Approfondimenti

La contraddizione ravvisabile tra il sinfonismo e il popolare, tra l’umorismo e la drammaticità, tra la ponderatezza e la leggerezza sono proprio i derivati peculiari dell’esperienza mahleriana: “un boemo tra gli austriaci, un austriaco tra i tedeschi e un ebreo tra i popoli”. Nella sua musica riecheggiano i concerti da lui diretti, le influenze wagneriane, gli ideali romantici, i misurati dibattiti dai salotti altolocati e le urla ubriache dalle peggiori taverne bavaresi. A risuonare è una tensione priva di compromessi. Il Lied viene trapiantato dalla camera alla sala da concerto perché non basta più un pianoforte a far emergere le realtà narrate da quelle liriche (nove altri brani erano apparsi nel 1890 per voce e pianoforte); il compositore deve ricorrere alla tavolozza dei colori orchestrali per rendere alla perfezione ogni minima sfumatura dell’essere umano. Il popolare nel colto, un Lied tra le sinfonie, l’individuo nel mondo, appunto, un ebreo tra i popoli – la contraddizione mahleriana.

Guida all’ascolto (s)ragionata e (in)consapevole

Cercare una direzione, una meta definita, è essenziale camminando per i sentieri di montagna, e se non siamo sicuri è inutile appellarci a Mahler, perché l’amore del compositore boemo per la montagna ha le caratteristiche tipiche del wanderer (avventuriero dello spirito) che per definizione non ha una meta anche se conosce a memoria tutti i sentieri! La sua musica non ha un centro e anche se i Lieder sembrano raccontare delle storie precise, i connotati non sono ben definiti, perché è sempre il flusso della sua coscienza che parla all’esterno. Pensate gli esseri umani come contenitori di sogni, fantasmi, slanci, desideri, paure, amori, abissi di dolore e infelicità…

tra la ponderatezza e la leggerezza sono proprio i derivati peculiari dell’esperienza mahleriana
10 marzo 2023, ore 20.30 | Filarmonica 11 marzo 2023, ore 18.00 | La Toscanini per Tutti Parma | Auditorium Paganini JOHANNES DEBUS Direttore MARIA KATAEVA Mezzosoprano JOHANNES MARTIN KRÄNZLE Baritono FILARMONICA ARTURO TOSCANINI Mahler Lieder aus Des Knaben Wunderhorn Brahms Sinfonia n. 2
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Abbott Handerson Thayer Townsend Bradley Martin , 1919 Smithsonian American Art Museum

Il desiderio di ritornare a comporre

In un pomeriggio del 1897 Lev Tolstòj sta giocando a scacchi con il compositore Aleksandr Gol’denvejzer, consapevole che un appuntamento interromperà a breve il clangore di quella battaglia in miniatura. Un talentuoso ragazzo di ventiquattro anni ha infatti ottenuto udienza presso di lui e, mentre la partita è ancora in corso, eccolo affacciarsi timido alla porta. Si presenta con le ginocchia tremanti e confida al Maestro di non essere più in grado di trovare né il coraggio né l’ispirazione per continuare a dedicarsi alla sua arte. Quando chiede a Tolstòj un consiglio o una parola di conforto, questi lo fa sedere a fianco a sé e gli dice severo: «Devi lavorare. Credi che io sia soddisfatto di me stesso? Lavora. Io lavoro ogni giorno».

Da quell’incontro con il grande scrittore russo, Rachmaninov si congeda in preda alla frustrazione, avvinto dalle spire di uno dei periodi più irrequieti della sua vita. Alle soglie del Novecento, è «un primo della classe che sta fallendo nella professione», un talento precoce ma irrisolto che «lavoricchia con le lezioni, consolandosi con la vodka». La carriera come pianista, direttore o compositore non sta decollando e l’insuccesso della sua Prima Sinfonia nel marzo del 1897 ha definitivamente inaugurato una stagione di sofferenza e depressione.

Una dolorosa parentesi ancora aperta nel 1899, quando il compositore si reca in Inghilterra per cercare di affermare la propria personalità artistica. A Londra, dove è noto come “L’uomo del Preludio” - per via del grande successo riscosso dal suo Preludio in do diesis minore - coglie l’occasione per proporre alla Royal Philarmonic la scrittura di un nuovo Concerto per pianoforte che eguagli e superi il Primo, pubblicato nell’ormai lontano 1891. Nonostante la promessa fatta, ancora nel 1900 questa composizione esita a uscire da una penna incrostata da terribili insicurezze e spietate autocritiche: il nome di chi ne avrebbe ravvivato l’inchiostro si trova nella dedica «à Monsieur N.

Dal’» stampata sulla copertina del Concerto n. 2 per pianoforte.

Là dove lo sterile consiglio di Tolstòj non sortisce alcun effetto, si rivela infatti risolutrice la professionalità di un medico internista specializzato in ipnosi, Nikolaj Dal’, che segue gratuitamente Rachmaninov al fine di fargli «riguadagnare l’appetito e il desiderio di comporre». I suoi metodi risultano straordinariamente efficaci e il Secondo Concerto - ritenuto da alcuni addirittura una «composizione psichica» - inizia a prendere forma nell’autunno del 1900 per poi incontrare nell’inverno di quello stesso anno la sua prima esecuzione.

Nonostante siano stati scritti in ordine inverso, i tre movimenti del Concerto mettono in scena questo irrequieto viaggio verso la libertà, adottando come protagoniste melodie talmente suggestive da ispirare, a posteriori, persino la musica pop. Il cantautore statunitense Eric Carmen scriverà così All by Myself (1975) tenendo bene a mente il tema principale dell’Adagio sostenuto; lo stesso faranno Buddy Kaye e Ted Mossman che, ispirandosi al secondo tema del terzo movimento, firmeranno nel 1945 Full Moon and Empty Arms (registrata, fra gli altri, da Frank Sinatra e Mina). Curioso notare come, in un’immaginaria catena di ‘plagi’, la provenienza di quest’ultimo tema sia attribuita da alcuni studiosi non alla fantasia di Rachmaninov, ma a quella del suo amico e collega Nikita Morozov.

Se il contributo di Morozov è solo presunto, quello del Dottor Dal’ è indubbio e sarà destinato a ricevere un ultimo, commosso omaggio. Fuggito in Libano dopo la Rivoluzione, il medico entrerà come violinista amatore nell’Orchestra dell’Università Americana di Beirut e con questa suonerà nel 1928 il Secondo Concerto Al termine dell’esecuzione il pubblico, informato della sua presenza fra le file dell’Orchestra, lo applaudirà al pari di un solista, ringraziandolo per aver restituito Rachmaninov al suo luminoso destino.

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I tre movimenti del Concerto mettono in scena questo irrequieto viaggio verso la libertà, adottando
Approfondimenti
Il Concerto n. 2 per pianoforte di Sergei Rachmaninov, a 150 anni dalla nascita del compositore

17 febbraio 2023, ore 20.30 | Stagione Filarmonica Parma | Auditorium Paganini

WILSON Direttore IVO POGORELICH Pianoforte FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

Sadikova

Angelo di fuoco, nuova commissione La Toscanini Rachmaninov

Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra Prokof’ev Sinfonia n. 5

Guida all’ascolto (s)ragionata e (in)consapevole

Sono d’accordo: chi lo fissa troppo è perduto! Perché Rachmaninov è irresistibile! Non c’è niente da fare… i soggetti che spariscono di colpo (le sue belle melodie s’interrompono troppo presto) e sgusciano dalla loro responsabilità - facendo finta di non rendersi conto del grado di difficoltà della parte affidata al pianoforte (per lui non è mai abbastanza) - esercitano un fascino smisurato. Egli incarna la figura del concertista - compositore d’epoca romantica dal temperamento solitario, introverso, incurante, quasi sprezzante, e dalla natura individualista. La sua musica - ascoltiamo il Concerto n. 2 per credere – può provocare perfino delle allucinazioni ipnotiche! Eppure, continuiamo imperterriti a non trovargli il minimo difetto! Non notiamo la sua dinamica instabile, umorale a partire dal primo movimento (per non parlare del terzo)… È evidente che accettiamo tutto senza protestare! E Rachmaninov continua a stregarci!

KERI-LYNN
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adottando come protagoniste melodie talmente suggestive da ispirare, a posteriori, persino la musica pop Approfondimenti Luigi Russolo Profumo , 1910 Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart), Collezione VAF-Stiftung, Rovereto

Nutrire insieme l’oggi e il domani

Parmalat conferma il sostegno ai progetti Educational de La Toscanini

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9 stabilimenti in Italia, 3.000 tonnellate di produzione giornaliera, 4 marchi nazionali (Parmalat, Chef, Zymil e Santal) e 10 marchi locali (Berna, Carnini, Lactis, Oro, Sole, Torvis, Latterie Fruliane, Solac, Silac, Stella). Ma soprattutto 20 milioni di famiglie italiane raggiunte e oltre 200 milioni di consumatori in tutto il mondo. Sono i numeri di Parmalat, azienda del Gruppo Lactalis, che da anni sostiene i progetti Educational de La Toscanini, accompagnando, tra alimentazione e arte, la crescita dei futuri ascoltatori e cittadini. Ne abbiamo parlato con il Dott. Maurizio Bassani, General Manager di Parmalat ed eclettico appassionato di musica.

attività dedicate ai bambini e alle loro rispettive famiglie sui temi della corretta alimentazione, del non spreco alimentare e del corretto riciclo dei materiali. Inoltre, con la Fondazione Arturo Toscanini, Parmalat condivide la volontà di crescere e formare adulti sempre più consapevoli delle proprie scelte, che siano esse legate al consumo o alla fruizione dell’arte in tutte le sue forme, partendo dall’importanza della musica classica. Così come ogni giorno Parmalat porta sulle tavole delle famiglie prodotti buoni e salutari, allo stesso modo la musica, specie quella sinfonica, è un elemento in grado di arricchire la vita delle persone, partendo proprio dai bambini. Un esempio concreto è Nidi di Musica, con cui Parmalat, in collaborazione de La Toscanini, si impegna a promuovere laboratori atti a far avvicinare al mondo della musica classica i propri dipendenti e le loro famiglie.

Parmalat contribuisce in maniera attiva allo sviluppo economico e culturale delle realtà in cui opera, promuovendo i valori di vicinanza e di impegno verso le comunità locali. Interagisce con le amministrazioni e con la collettività anche nello sviluppo di progetti condivisi; a questo proposito possiamo citare il nuovo Parco giochi solidale, inaugurato a Collecchio grazie alla sinergia tra il comune e le aziende del territorio. Inoltre, Parmalat collabora con numerose associazioni no profit, tra le quali possiamo nominare ad esempio: Giocampus, dedicata ai bambini, PMG – Collecchio Impatto Positivo, Legambiente. Inoltre, in Parmalat collaboriamo con numerose associazioni nazionali e locali, mense per i poveri e banche del cibo, per la distribuzione di prodotti fuori tempo di commercializzazione, ma ancora idonei al consumo, per un totale di oltre 1 milione di prodotti donati in beneficienza ogni anno.

Sostenibilità e responsabilità sociale di impresa sono al centro del vostro impegno.

Parmalat è un’azienda responsabile impegnata in uno sviluppo e in una crescita in grado di apportare benefici concreti alle persone, interne ed esterne all’azienda, al territorio e alle comunità locali. Il suo impegno si estende a tutti gli aspetti delle attività, dall’approvvigionamento delle materie prime, lungo l’intero processo produttivo, fino alla distribuzione dei prodotti ai consumatori, e coinvolge anche le comunità in cui il l’azienda opera. Non a caso il nostro pay-off è “Nutriamo insieme l’oggi e il domani”. Consapevoli di questo ruolo locale e globale abbiamo avviato un percorso volto a identificare le nostre priorità che oggi possiamo riassumere in questi tre pilastri: benessere animale, packaging più sostenibili, e la progressiva diminuzione – fino all’azzeramento –delle emissioni di CO2 in atmosfera, obiettivo che vede impegnate pressoché tutte le funzioni aziendali.

Parmalat sostiene da tempo i progetti Educational de La Toscanini. Come nasce questa scelta?

Dal 2008, Parmalat è impegnata sul fronte scolastico – educativo con il progetto Parmalat Educational, supportando il mondo della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado attraverso

Mi definisco un eclettico della musica. La mia passione per la lirica viaggia in parallelo a quella per il rock e per i cantautori italiani. Il fil rouge che unisce questi diversi generi musicali, per me, è proprio il piacere di ascoltarli dal vivo. Lo scorso anno ho assistito anche ai concerti di Vasco Rossi e dei Rolling Stone, oltre che a una ventina di titoli operistici. Quest’anno non mi lascerò certamente sfuggire l’occasione di essere presente a una prima volta assoluta per la Scala, il concerto di un cantautore italiano: Paolo Conte! Ascolto anche tanta musica online, specie quando sono in auto, ma le sensazioni che provo in quei momenti, “sono solo l’ombra della luce” (citando Franco Battiato), rispetto all’emozione dell’ascolto dal vivo.

Un auspicio per il futuro.

Il futuro sarà sicuramente sempre più caratterizzato dalla fruizione, a basso costo, della musica su piattaforme digitali. Questa però può essere anche una grande opportunità: rispetto a quando tutto passava dall’acquisto dei dischi, la possibilità di sperimentare a basso costo darà la possibilità a più persone di avvicinarsi a un numero crescente di generi musicali. È qui che entra in gioco l’educazione fin da bambini: se stimoliamo nel modo giusto le nuove generazioni a essere curiosi, facendo capire loro che esistono infiniti universi musicali da esplorare, ci troveremo dei ragazzi, e poi degli adulti, desiderosi di accrescere le proprie conoscenze, e così aumenterà in loro il piacere grazie all’amore per l’arte intesa a 360°.

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Mecenati
Parmalat e Parma: qual è, oggi, il legame dell’azienda con la città e il territorio?
Abbiamo avuto il piacere di conoscerla anche come appassionato pucciniano (ma non solo). Che cosa rappresenta per lei la musica dal vivo in un mondo sempre più digitale e “liquido”?
Parmalat condivide la volontà di crescere e formare adulti sempre più consapevoli delle proprie scelte, che siano esse legate al consumo o alla fruizione dell’arte in tutte le sue forme, partendo dall’importanza della musica classica.

News

Come nasce la musica

Fare interagire il mondo dei suoni con i libri, ovvero la lettura ad alta voce e la musica dal vivo portati all’attenzione dei bambini. Questo l’obiettivo del progetto “Come nasce la musica: un racconto in dieci tappe tra suoni e libri”, realizzato dalle Biblioteche dei Comuni dell’Unione Pedemontana Parmense in collaborazione con La Toscanini.

Il progetto, finanziato dal contributo della Legge regionale 18/2000 per la valorizzazione del patrimonio culturale e i servizi delle biblioteche e degli archivi, ha consentito la realizzazione di 5 spettacoli musicali e di 5 laboratori di lettura a voce alta: un percorso ludico-formativo ad accesso gratuito rivolto a bambine, bambini e alle loro famiglie che intende rafforzare e valorizzare il ruolo delle biblioteche all’interno del sistema educativo territoriale. Circa duecento le presenze registrate complessivamente nei 10 appuntamenti che hanno visto protagonisti i musicisti della Filarmonica Toscanini e attori del Collettivo Lynus, gruppo in residenza per le attività Community Music de La Toscanini.

Musica e Accessibilità

Nella Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, il 3 dicembre, La Toscanini ha promosso alla Casa della Musica di Parma la Tavola Rotonda sul tema “Musica e accessibilità” offrendo l’occasione per un confronto allargato tra educatori musicali, operatori culturali, rappresentanti politici e del settore welfare e organizzatori impegnati nel settore delle performing arts, alla ricerca di prassi già in essere o da migliorare per garantire pieno accesso per tutte e tutti alla cultura. Hanno contribuito Francesca Raffi del progetto “Opera Inclusiva”; Alessio Allegrini, fondatore di Musicians For Human Rights; Paolo Rossetti Murittu, percussionista e Musicoterapeuta del Centro Studi “FaReLà Musicoterapia” (Firenze); Monica Maccaferri, direttrice del Centro di Musicoterapia “Il Cervello Sinfonico” di Novellara (RE) con interventi musicali a cura di Martina Debbia, mezzosoprano e Renzo Zini, pianista jazz; Carmen Ceschel del Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito e creatrice della piattaforma “Ebisu ride”; Sara Bacchini, presidente SIEM di Bologna; Giovanni Dispenza, regista delle produzioni operistiche dell’Orchestra Senzaspine; Anna Consolati, General Manager Festival Oriente Occidente di Rovereto, capofila del progetto europeo Europe Beyond Access; Laura Di Gioia artista e LIS Performer. La Tavola Rotonda è stata realizzata grazie al fondamentale sostegno di Fondazione Unipolis, del Comune di Parma e di E.N.S. Emilia-Romagna.

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News

L’Unione Nazionale Camere Minorili partner de La Toscanini

Tra i nuovi partner del progetto Community Music figura l’Unione Nazionale Camere Minorili Italiane (U.N.C.M.), associazione rappresentativa degli avvocati minorili italiani che riunisce Camere Minorili costituite sul territorio nazionale e si adopera per la promozione e la tutela dei bambini e degli adolescenti come soggetti di diritti nello spirito della Costituzione Italiana e delle Convenzioni Internazionali. La Toscanini e U.N.C.M. - con altri soggetti pubblici e privati sparsi sul territorio nazionale - lavoreranno assieme per la realizzazione di attività musicali di tipo formativo e performativo, destinate principalmente ad adolescenti e a coloro che si occupano della loro educazione. Grazie a questa collaborazione, tra febbraio e marzo a Parma partirà un progetto-pilota biennale destinato ai quartieri più problematici, in cui si prevedono incursioni della Filarmonica Arturo Toscanini con concerti gratuiti e attraverso laboratori multidisciplinari al cui interno s’inseriranno sessioni informative chiamate Pillole di Legalità. Il modello-orchestra sarà un punto di riferimento essenziale per i giovani, che potranno così sperimentare in maniera diretta la dimensione cooperativa del fare musica insieme e del reciproco ascolto: elementi essenziali per buone condotte fondate sul teamwork e sulla leadership di prossimità.

Un nuovo bando “Next” per musicistiunder35

Con il nuovo bando Just in Time La Toscanini “Next” seleziona 14 musicisti under35 residenti o domiciliati nella Regione Emilia-Romagna da avviare a un percorso innovativo e professionalizzante di Alta Formazione nello spettacolo dal vivo di 400 ore per voci (solista e vocalist), archi (violino, viola, violoncello, contrabbasso) e tastiere (sintetizzatore e pianoforte). Le domande dovranno pervenire entro il 23 febbraio 2023.

Il profilo professionale in uscita è quello del musicista con competenze, conoscenze e abilità nella tecnica esecutiva ed interpretativa negli ambiti Musical, Electronic Music, Global Music, Sinfonico operistico rivisitato, Pop e Rock d’autore, Soundtrack e musica per immagini.

I migliori allievi avranno accesso alla fase di inserimento professionale nelle produzioni concertistiche della “Next”.

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Valentina Anzani

Tra i “Personaggi dell’anno” per il 2022 secondo Classic Voice, coniuga da anni la ricerca universitaria alla divulgazione dell’opera e della musica classica, con particolare attenzione alle possibilità offerte dai social network e dalle nuove tecnologie. È dottore di ricerca in musicologia, critico musicale, ricercatrice universitaria e creatrice dell’App OperaMeet, il primo social network dedicato al mondo dell’opera. Nel 2022 è uscito per LIM il suo primo libro Il castrato Antonio Bernacchi (1685-1756), virtuoso e maestro di canto bolognese sull’opera del Settecento.

Mauro Balestrazzi

È nato a Parma nel 1953. Giornalista professionista dal 1978, ha lavorato per 35 anni come redattore alla Gazzetta dello Sport dove si è occupato di calcio ma ha scritto anche articoli su Verdi, Puccini, Toscanini e vari argomenti musicali. Dal 2007 collabora con il mensile Classic Voice, per cui ha realizzato numerose inchieste. È autore di Toscanini secondo me. Il più celebre direttore d’orchestra in un secolo di testimonianze (L’Epos), Carlos Kleiber, angelo o demone? (L’Epos), Pavarotti dossier (L’Epos), La tournée del secolo. Toscanini e la straordinaria nascita dell’Orchestra della Scala (Libreria Musicale Italiana). Ha curato la Cronologia verdiana di Arturo Toscanini per Studi verdiani e Arturo Toscanini concertatore e direttore di Puccini per Studi pucciniani.

Francesco Bianchi

È drammaturgo, regista, traduttore e scrittore. Si laurea all’Università La Sapienza di Roma e all’Università IUAV di Venezia, dove è anche assistente alla didattica dal 2015 al 2017. Dal 2012 collabora con Fondazione Teatro Due di Parma in veste di dramaturg e assistente alla regia al fianco di Valerio Binasco, Massimiliano Farau, Walter Le Moli, Gigi Dall’Aglio, Bruno De Franceschi, Elisabetta Pozzi, Csaba Antal. Dal 2018 è il regista assistente per l’Italia di Declan Donnellan al Piccolo Teatro di Milano e nella compagnia Cheek by Jowl. Scrive e traduce testi teatrali affiancando, la ricerca drammaturgica e lo studio del teatro in tutte le sue forme. Come drammaturgo, ottiene la segnalazione al Premio Hystrio Scritture di Scena 2016 con Europa, nonché la menzione al premio Extrême Contemporain 2021 con Per lei, nel giorno del suo compleanno. Il suo testo VUOTO è fra i 26 che compongono l’Abbecedario per il mondo nuovo (Piccolo Teatro, Milano, 2021). Come regista, ha scritto e diretto lo spettacolo per bambini in 8 puntate L’Arcipelago dei Suoni coprodotto da Fondazione Teatro Due e Fondazione Toscanini.

Giovanni Cestino

È assegnista di ricerca in Etnomusicologia presso l’Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche, accomunate dall’interesse per lo studio della performance musicale in diversi contesti culturali e geografici, si caratterizzano per una molteplicità di approcci che abbraccia ricerca d’archivio, etnografia e antropologia visuale. Si è occupato di esecutori di musica d’arte occidentale attivi nel XX secolo, di canto epico in lingua albanese e di polifonia vocale nelle comunità italiane dell’Istria. È stato visiting fellow presso la Harvard University e borsista presso la Fondazione Paul Sacher. Di recente ha curato la nuova edizione italiana de Il paesaggio sonoro di R. Murray Schafer. È attivo inoltre come musicista: è co-fondatore e direttore di ITER Research Ensemble.

Autori
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Luca Ciammarughi

Pianista, conduttore radiofonico, scrittore, dal 2006 in onda su Radio Classica, ha scritto numerosi saggi, fra cui Soviet Piano, Non tocchiamo questo tasto e Le ultime Sonate di Schubert. Ha tenuto concerti in Europa e America latina. Recenti i debutti con l’Orchestra Sinfonica di Concepción (Cile) e la Makedonska Filharmonija. L’ultima sua uscita discografica è Rameau nello specchio di Saint-Saëns per Sony. Collabora con il Teatro alla Scala e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Insegna pianoforte al Conservatorio di Siena. È direttore artistico di PianoSofia e PianoLab.

Francesco Cristiani

Occhialuto di nascita e curioso per vocazione, ha studiato Pianoforte Jazz al Conservatorio di Torino per poi specializzarsi in Musicologia all’Università di Milano e in Contemporary Humanities alla Scuola Holden. Si occupa di produzione musicale per l’Orchestra Filarmonica di Torino, di giornalismo per la testata Music Paper e ha avuto modo di collaborare come musicologo con Radio Statale, il Saggiatore Musicale, il Centro de Estudos Musicais Setecentistas de Portugal, il progetto europeo “B-Air” e la Biennale di Venezia. Crede fermamente che il mondo senza Keith Jarrett, Infinite Jest e gli After Eight sarebbe un posto peggiore.

Luigi Di Fronzo

Nato a Milano, studi di pianoforte, composizione, musicologia, analisi e direzione d’orchestra tra Italia (Conservatorio di Milano, Accademia Pescarese, Università Bicocca) e Francia, laurea con lode in Discipline Arti, Musica e Spettacolo all’Università di Bologna e Diploma di Musicologia al Conservatorio di Milano. Scrive regolarmente per il quotidiano La Repubblica, festival, enti lirici e riviste musicali. Fra le attività che intrecciano musica e arti visive ha guidato un paio di stagioni alla Triennale di Milano in collaborazione con il Conservatorio e diretto il Discovery Ensemble in alcuni concerti, su programmi in bilico fra jazz e musica sinfonica. Insegna Storia della Musica al Conservatorio di Milano.

Riccardo Orsolini

Nato a San Benedetto del Tronto, intraprende gli studi pianistici e compositivi con Stefano Travaglini. Si laurea in composizione a indirizzo musicologico sotto la guida di Mariateresa Dellaborra presso il Conservatorio di Milano dove frequenta, oltre alle discipline storiche critiche e analitiche della musica, anche corsi di tecniche compositive con Anne-Marie Turcotte, Paolo Arcà, Mario Garuti. Prosegue gli studi musicologici presso l’Università degli Studi di Milano frequentando corsi con i Cesare Fertonani, Emilio Sala e Davide Daolmi.

Eugenio Refini

Professore associato presso il Dipartimento di Italianistica della New York University, si occupa di rapporti tra letteratura e musica, studi sulla ricezione e tradizione classica. Ex-allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha lavorato come ricercatore all’Università di Warwick ed è stato docente alla Johns Hopkins University di Baltimora, borsista a Villa I Tatti e al Warburg Institute di Londra, e vincitore del Rome Prize dell’American Academy in Rome. Alla didattica, alla ricerca e alle pubblicazioni scientifiche, che includono tre monografie e numerosi saggi in rivista e volume, affianca attività divulgativa in ambito musicale e teatrale.

Autori
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Credit Fabio Boschi La Filarmonica Arturo Toscanini nel Concerto di Capodanno 2023, un emozionante viaggio attraverso le pagine più celebri della storia del Musical, da Londra a Broadway. Sul podio Timothy Brock, voci soliste Katie Brayben, Celinde Schoenmaker, Rob Houchen e Adrian Der Gregorian. Parma, Auditorium Paganini, 1 gennaio 2023

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