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ANNO 5 GEN-FEB 2019


C REDIAMO N ELLA

CO MU NI C A Z I O NE

E CI PIACE RACCONTARLA, IN TUTTE LE SUE FORME.

IN TERPRETIAM O

L’ I NNOVA Z I O NE

PER SCOPRIRE O GNI GIORNO NUOVI STIMOLI E OPPORTUNITÀ.

ABBIAMO U N A

V I S I O NE G LO BA L E

DALL’ITALIA AL MONDO, A CACCIA DEGLI ULTIMI TREND.

DIAMO VOC E AI

PRO F ES S I O NI S T I

PERCHÉ L’ESPERIENZA FA SEMPRE LA DIFFERENZA.

OF F RIA M O

PU NT I D I V I S TA

DAL CREATIVO AL MANAGER, DALLA START UP AL TOP BRAND.

ANA L I ZZI A M O I

PRO GE T T I

CASE HISTORY E SOLUZIONI CONCRETE IN Q UALSIASI BUSINESS.

DEF IN IAMO UN

CO DI C E CO MU NE

PER PARLARE LA STESSA LINGUA E CAPIRCI AL VOLO.

APRIAMO UN

TAVO LO DI CO NF RO NTO PRONTO A OSPITARE I DECISION MAKER DELLA COMUNICAZION E .

SIAMO UNO

S PA Z I O L I B E RO

DOVE DIALOGARE, DISCUTERE, CONDIVIDERE.

G UA R D I A M O

LO NTA NO

PER CON OSCERE A FONDO LA REALTÀ E GUIDARE IL FUTURO.


EDITORIALE

DARIO DE LISI

C

omporta movimento. Del riflesso, del pensiero, de ll’atte n z io n e , de l g e s to . Ge n e ra van tag g i, lib idin i, u n piz z ic o di r is c hio , u n piac e re e s c lu s ivo . Il piac e re di g u adag n are qu alc o s a pe r rag g iu n g e re qu alc o s a. Un trag u ardo , u n

c o mp i me n to . Ve lo c ità  c o m e e lim in az io n e de i te m pi m o r ti, d el t empo pe rdu to , de lla n o ia, talvo lta.  Ve lo c ità  c o m e s i s t ema di vive re , di vin c e re , di s tare al m o n do , e s s e n do il mo n d o in pie n a ac c e le raz io n e . È u n a as piraz io n e e , s pe s s o , u n a s c e lta, o ppu re u n a attitu din e c he am plif ic a s e n s az io n i, rea z i o ni, g u s to . L a  ve lo c ità  c o s tr in g e a u n a c u ra adatta, a u n a c apac ità s pe c if ic a, altr im e n ti c o m po r ta u n e r ro re , u n a c adu ta, u n r im pian to . Ci vu o le te s ta e f is ic o , pe r la v el o c i tà. Q u e lla padro n an z a c he pe r m e tte di appre z z are l a l en t e z z a, qu an do e s s e re ve lo c i n o n s e r ve affatto”. Definizione di “VELOCITÀ” | Valentino Rossi per Zanichelli

Scadenze impossibili, cambiamenti di scenario repentini, confini che si spostano ancora prima di essere definiti. Il mondo va veloce, troppo. Stiamo accelerando per paura di rimanere indietro, costretti ad accettare i compromessi che questa velocità comporta. Il passato recente diventa così lontano da perdere importanza, quello remoto scompare se non nei ricordi di Facebook; conta solo il presente e la visione del futuro. Veloci come la luce rischiamo di lasciarci indietro qualcosa, talvolta, la cosa davvero importante. “Ci vuole testa e fisico per la velocità...”, se ti prepari e la governi allora si che puoi essere il primo, quello che il futuro lo vede e lo realizza anche.


MANUELA ANDALORO

LUCA SANDRINI

MARTINA BRUNETTI

Oltre 18 anni di esperienza in servizi finanziari, strategia, digital transformation, marketing e comunicazione. Dopo esperienze in multinazionali, nel 2017 fonda SmartBizHub: azienda di consulenza in strategia, comunicazione e posizionamento. Appassionata di future tech, diversità di pensiero oltre che di genere, le STEM, gli “impact-makers” e l’Italia.

Continua la nostra collaborazione con “The New’s Room” dedicata ai Millennials e a tutto ciò che gravita attorno al loro mondo. In questo numero ci affidiamo alla firma di Luca Sandrini, nato Brescia e vissuto a Bologna e Padova dove ora svolge il dottorato in Economia. Si interessa di lavoro, politiche per l’innovazione e ambiente.

Laureata in Giornalismo e cultura editoriale, appassionata di letteratura americana, scrive sul suo blog “Letterando Con Marty” di libri e web writing. È la copywriter di Tonidigrigio, un’agenzia di comunicazione marchigiana. Vive ad Ancona, ama le balene, i tulipani, le macchine da scrivere e Il Grande Gatsby.

PER

IL VENTESIMO

LUCA CI ESPONE IL RAPPORTO TRA I

MARTINA RECENSISCE PER FOCUS ON

ANNIVERSARIO DELL’EURO, INSIEME

FESTEGGIARE

GIOVANI E IL LAVORO OGGI IN ITALIA,

PITCH ANYTHING, METODO DI OREN

A MANUELA RIPERCORRIAMO LA

NEL PANORAMA DI UN’EUROPA AFFA-

KLAFF PER LA REALIZZAZIONE DI PRE-

STORIA

UNICA

TICATA DALLA CRISI MA PRONTA AD

SENTAZIONI VINCENTI, ALL’INTERNO

CHE ANCORA OGGI CARATTERIZZA

AFFRONTARE NUOVE SFIDE E A PRO-

DI UNA NUOVA RUBRICA DEDICATA AI

L’EVOLUZIONE DELL’EUROPA.

VARE NUOVI METODI PRODUTTIVI?

LIBRI DELLA COMUNICAZIONE.

LUCA MAZZUCCHELLI

SILVIA BERNARDI

Psicologo, psicoterapeuta e direttore della rivista “Psicologia Contemporanea”, oltre che consulente editoriale. È vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e fondatore della LMC. Nel 2018 l’Associazione Italiana Coach lo ha premiato come miglior “Psychological Coach” italiano, ritenendolo una delle 10 figure che più influenzeranno il panorama della formazione in Italia.

15 anni in testate nazionali (“Il Sole 24 Ore”, Radio 24, Rai), esperta di politiche culturali nazionali ed europee, è titolare della rubrica Più Europa sulla Domenica de “Il Sole 24 Ore” e conduttrice per Radio 24 di Euroreportage e del programma Eu-Zone. Appassionata di tematiche sociali e ambientali, è reporter in spedizioni scientifiche.

LUCA CI INDICA COME AUMENTARE

SILVIA PROPONE UN MIX TRA PIÙ

LA NOSTRA PRODUTTIVITÀ ATTRA-

VOCI AL FEMMINILE PER RACCON-

VERSO L’UTILIZZO DELLA TO-BE LIST,

TARCI COME LE DONNE AFFRONTA-

SEGUENDO IL PERCORSO TRACCIATO

NO E COMUNICANO LA LORO PRO-

NELLO SCORSO NUMERO DEDICATO

FESSIONALITÀ NEL PANORAMA DEL

AL POTERE DELLE ABITUDINI NELLA

LAVORO ATTUALE.

DELLA

QUOTIDIANITÀ.

MONETA


CONTRIBUTORS

MARZIA FARÈ Laureata in Comunicazione allo IULM, è stata a capo dell’area Marketing & Communications di McDonald’s Italy e di Adecco Italia. Da settembre 2017 è entrata in EOLO come Head of Communications. Amante dello sport e dei viaggi, abita a Milano, città che ama, anche se con EOLO sta riscoprendo le bellezze della provincia.

MARZIA CI RACCONTA IL 5G DAL PUNTO DI VISTA DI EOLO, AZIENDA LEADER NEL SETTORE DELLE TELECOMUNICAZIONI, CHE PUNTA A CONNETTERE TUTTA L’ITALIA, SENZA CONFINI.

BARBARA TORASSO

VALERIA CAVALLO

RICCARDO TONOLI

La più giovane Brand Marketing Manager in Adidas Group (a 26 anni). Gestisce la comunicazione di Reebok Classics e Basketball a Boston, si trasferisce poi a New York e apre il dipartimento Retail Relations & Marketing di Capsule Show. Dal 2018 gestisce Basic Properties America, rappresentando Kappa, Superga, K-Way, Sebago e Briko nelle Americhe.

Marketing & Communication Manager presso lo studio legale Giovanardi-Pototschnig & Associati, perché anche gli avvocati comunicano, e non solo nelle aule dei tribunali. Responsabile eventi MOPI, associazione con la missione di diffondere e declinare il marketing, la comunicazione e il business development in chiave legale.

Laureato in Ingegneria, comunicazione, marketing ed eventi sono sempre stati una sua passione. Prima Sales Director di CEV Holding, oggi New Business Director di SG Company, è sempre attento ai nuovi trend e agli sviluppi tecnologici capaci di cambiare il mercato. Costantemente curioso e pronto a conoscere nuove realtà e persone.

DIRETTAMENTE DAGLI USA UNO SPAC-

SCRIVERE SUL WEB IN MODO FUN-

RICCARDO CI PORTA AL PHILIP KOTLER

CATO SUL PASSATO E SUL PRESENTE

ZIONALE ED EFFICACE SECONDO VA-

MARKETING FORUM ATTRAVERSO LA

DEL SUPER BOWL, GRAZIE A BARBARA

LERIA, CHE CI SVELA I SEGRETI DEL

SUA RIFLESSIONE SULLA RIVOLUZIONE

CHE CI TRASPORTA NEL PERCEPITO

CONTENT MANAGEMENT DIGITALE.

DIGITALE APPLICATA AI CONSUMATORI

OLTRE OCEANO DI QUESTO BIG EVENT.

E AI LORO BISOGNI IN COSTANTE MUTAMENTO.


VENT’ANNI DI MONETA UNICA a pagina 6 www.focuson.press

ANNO 5 NUMERO 21 Chiuso in Redazione il 25 febbraio 2019 Registrazione presso il Tribunale di Milano n.140

FRANCESCA CAGLIANI DIRETTORE RESPONSABILE

DARIO DE LISI DIRETTORE EDITORIALE

FRANCESCA PASSONI CAPOREDATTORE

ANDREA ALTELLINI ART DIRECTION

PRESENZ A A DV commerciale@focuson.press REDAZION E redazione@focuson.press SEGNAL AZIO N I E IN FO info@focuson.press EDITOR E SG Company S.p.A. P. IVA 09005800967 SED E Piazzale Giulio Cesare 14 20145 Milano STAMPA Grafiche Bazzi Via Console Flaminio 1 20134 Milano


INDICE

6

IL NUMERO IN NUMERI

ON_COVER 8

ORDINE E VALORE, POST-LIBERALE

ON_DEEP

LA COVER DEL PRIMO NUMERO DEL 2019 È DI STEFANO MARRA, DESIGNER E ILLUSTRATORE di Eboli. Da bambino sognava di diventare un fumettista e, dopo aver frequentato il liceo artistico, segue un master in Design e Infografica, continuando a migliorare la sua abilità nel disegno e nell’illustrazione. Dopo gli studi, inizia a lavorare come graphic designer presso nju:comunicazione, agenzia di design con focus sul packaging e product design. Il primo incarico arriva grazie all’Art Director Francesco Poroli: si tratta di un’illustrazione per “Rivista NBA” che gli ha permesso di lavorare per clienti e agenzie in tutto il mondo e in diversi settori. Alcuni brand con cui lavora: Il Sole 24 Ore, Wired, Fast Company, The Wall Street Journal, Leftloft, Almasty, ma anche McDonald’s, Nike e Piquadro. Oggi Stefano è l’Art Director di nju:comunicazione e illustratore, sempre curioso e innamorato del suo lavoro.

16

PITCH ANYTHING: LA PRESENTAZIONE PERFETTA

20

DONNE, OLTRE LE QUOTE C’È DI PIÙ

28 32 34 38

SUPER BOWL LII

42

THE HIDDEN POWER OF HABITS: CHAPTER 2

44 48 54

LAMBRATE DESIGN DISTRICT

GIOVANI E LAVORO NEL 2019 WELCOME IN THE VUCA WORLD ITALO CALVINO CONTENT MANAGER

IO PENSO POSITIVO IL 5G SECONDO EOLO

ON_CAMERA

56

LORENZO PALMIERI


IL NUMERO SOCIAL MEDIA 2019 (fonte: GlobalWebIndex) Piattaforme social più attive (percentuale di utenti che dichiarano di usare ciascuna piattaforma) YouTube WhatsApp Facebook Instagram FB Messenger Twitter LinkedIn

87% 84% 81% 55% 54% 32% 29%

Skype Pinterest Snapchat Tumblr WeChat Twitch Badoo Reddit Viber

27% 24% 12% 12% 11% 10% 10%

Messenger VoIP

9%

Social Network

9%

Profilo audience social media (basato sulle audience combinate di Facebook, Instagram e FB Messenger)

11% 8%

7%

Uomini

12% 10%

10%

10%

Donne

10%

6%

6% 4%

3% 2%

2%

13-17 età

18-24 età

25-34 età

35-44 età

45-54 età

54-64 età

65+ età

OCCUPAZIONE, I LAVORATORI DEL FUTURO (fonte: Demos-Coop) In futuro, lavoratori più preparati e multitasking (tra 10 anni lei pensa saranno richiesti % su tot. intervistati) Competenze Specialistiche

71%

Più lavori contemporaneamente

66%

Telelavoro (Smart Working)

65%

Rispetto diritti lavoratori

42%

Lavori Manuali

32%

Libertà orari di lavoro

30%

Maggiore Importanza

Minore Importanza

A dicembre 2018 l’occupazione è cresciuta dello 0,9% rispetto a dicembre 2017, pari a 203 mila unità in più. Ad aumentare sono stati i dipendenti a tempo determinato (+257.000) e gli indipendenti (+34.000), mentre sono diminuiti i dipendenti a tempo indeterminato (-88.000). Nel confronto tra dicembre e novembre 2018, gli occupati sono stati 23.000 in più (+0,1%).

6


IN NUMERI IL 5G (fonte: techboom) 10

5G

TD-SCDMA

LTE

CDMA

9

WCDMA/HSPA

ALTRI

8

GSM/EDGE

Le connessioni ( miliardi / anni)

7 6 5 4 3 2 1 0 2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

2021

2022

Traffico dati smartphone (GB al mese) 25 20 15 10 5 0 2015

2016

2022

Medio Oriente e Africa

2015

2016

APAC

2022

2015

2016

2022

America Latina

2015

2016

2022

Europa dell’Est e Russia

2015

2016

2022

2015

Europa Occidentale

2016

2022

America del Nord

ITALIANI PREOCCUPATI PER LA PRIVACY (fonte: Doxa) “È preoccupato per la sua privacy a causa dei dati raccolti dai dispositivi connessi? ”

SÌ - MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE: 74% -Utilizzo per fini diversi da quelli dichiarati 72% -Utilizzo da parte di hacker 56% SI

4% -Possibilità di essere spiati 2% -Altro

44% NO

7


ORDINE €

VALORE POST LIBERALE La moneta unica ha fatto strada. Da un sogno in cui molti non credevano, a discussioni iniziali su un’unità economica e monetaria nel 1960, ad oggi, la moneta di 340 milioni di europei, usata da altri 175 milioni di persone nel mondo. Il successo? Starà nel combinare identità nazionali con l’ethos e i costumi globali.

MANUELA ANDALORO

8


9


U

na delle skills che derivano da anni di carriera esecutiva in varie aziende e in tre diversi Paesi (Italia, Regno Unito, Svizzera), è la capacità di provare a interpretare le persone, trovare la chiave di lettura che permetta un’impostazione del rapporto umano basata su comprensione, fiducia, empatia: dai team members ai capi, dai clienti, ai vari stakeholder con cui negli ultimi 19 anni ho avuto a che fare e in molti casi da cui ho avuto il piacere di imparare. Al di là di abilità linguistiche, aspetti culturali, competenze lavorative o conoscenze affini, ci sono tre aspetti che è vitale imparare a valutare istantaneamente quando si ha a che fare con la diversità: 1• Consapevolezza realistica del proprio valore e dell’impatto che questo ha sugli altri, sul business e sulla società. 2• Comprensione dell’importanza del saper alternare costantemente la visione del quadro globale e l’attenzione al dettaglio. 3• Fixed mindset versus growth mindset e umiltà associata - skill essenziale. La chiamo competenza emotiva: skills integrate e trasversali a culture, nazionalità, ranghi aziendali, età, generazioni, istruzione e formazione. Skills che si possono imparare ogni giorno e che distinguono, a mio avviso, chi porta valore da chi, nel medio e lungo termine, sottrae valore: alle relazioni umane, ai business, e alle società. Che si parli dell’ultimo progetto strategico aziendale, di un’iniziativa politica, del merger di due istituti o dell’interpretazione di bilanci, il successo che si otterrà a medio e lungo termine è direttamente proporzionale alla competenza emotiva degli stakeholder coinvolti.

VENT’ANNI FA NASCEVA LA MONETA UNICA DI QUELLA CHE SAREBBE STATA CONOSCIUTA COME L’EUROZONA, L’EURO 10

Competenza emotiva e moneta unica europea. Vent’anni fa nasceva una moneta di conto, era la moneta unica di quella che sarebbe stata conosciuta come l’Eurozona, l’euro. Non esisteva ancora nella forma di monete e banconote che noi tutti conosciamo oggi, e che furono introdotte qualche anno dopo, nel 2002. In quell’anno la moneta unica divenne tangibile per milioni di europei e i vecchi marchi tedeschi, franchi francesi, lire italiane, pesetas spagnole, e tutte le antiche valute mosaico dell’Europa furono consegnate alla Storia. Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha una volta paragonato l’euro a un calabrone: un “mistero della natura” che non dovrebbe essere in grado di volare ma in qualche modo lo fa. Draghi usò questa metafora durante la tumultuosa crisi del debito greco del 2012, quando in molti si chiedevano se la fine dell’euro fosse vicina. A due decadi dalla sua nascita, l’euro vola alto. Gli stati membri sono arrivati a 19 – dagli originali 11 – e la grandezza dell’economia europea è lievitata del 72%, a 11,2 trilioni di euro, seconda solo a quella degli Stati Uniti, rendendo l’Unione europea diventasse una forza globale da non sottovalutare. Le ultime due decadi sono state spesso turbolente per la moneta unica. Da un cambio iniziale con il dollaro di $ 1.16 l’euro scivolò a un nadir di soli $ 0.853 nel 2001, durante la “dotcom bubble”, che fece prendere scivoloni storici agli investitori digitali dell’epoca. Una lunga risalita da quel momento in poi, fino al raggiungimento del picco $ 1.58 nel 2008, poco prima della crisi finanziaria. Questo fu il periodo in cui rapper come Jay-Z e modelle come Gisele Bündchen richiesero di essere pagati in euro invece che in dollari. L’euro resse il cambio favorevole con il dollaro durante la crisi finanziaria, ma un lungo declino ricominciò nel 2014 a causa dei timori legati alla rottura dell’Eurozona.Un fattore chiave fu il ruolo tradizionalmente attivista


11


20 ANNI DI EURO

che la Banca Centrale Europea adottò, inteso a supportare le attività economiche nelle zone colpite dalla recessione, intervento che normalmente sopprime il valore relativo delle valute. Oggi l’euro è stabile intorno ai $ 1.14, posizione simile a quella di partenza di 20 anni fa.

Ma quanto successo ha avuto la moneta unica?

1999 STATI MEMBRI

11 VALORE RISPETTO AL DOLLARO

€ 1 -> $ 1,16

2019 STATI MEMBRI

19 VALORE RISPETTO AL DOLLARO

€ 1 -> $ 1,14

VALORE DELL’ECONOMIA EUROPEA

+72% 12

Se guardiamo l’annuale votazione paneuropea dell’Eurobarometro, la risposta è, a sorpresa, che ha avuto un forte successo, nonostante l’agitazione politica ed economica degli ultimi anni. In media i cittadini dei Paesi europei analizzati, alla domanda “L’euro è stato positivo o negativo per il tuo Paese?” rispondono “positivo” nel 64% dei casi. Lo stesso sondaggio nel 2002 dava un 51% di popolazione soddisfatta della moneta unica e la medesima ricerca nel 2018 rileva che, in alcuni Paesi del blocco, i tre quarti della popolazione hanno confermato che l’euro è “una buona cosa”.

L’EURO È OGGI UNA VALUTA DI RISERVA GLOBALE, SCORTA DI BANCHE CENTRALI E ISTITUZIONI MULTILATERALI Ma ci sono altre metriche da valutare, e la grande maggioranza di queste dipinge un quadro positivo. Attualmente la moneta unica è usata da circa 340 milioni di persone in 19 Paesi. L’euro è oggi una valuta di riserva globale, scorta di banche centrali e istituzioni multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale (IMF). L’inflazione dell’Eurozona è stata tenuta sotto controllo, rimanendo nella media dell’1.7% negli ultimi 20 anni, appena al di sotto del mandato del 2% della Banca Centrale Europea.


Eppure alcuni economisti non sono convinti che l’euro sia stato un successo per via del fatto che, dal 2000, il GDP per capita dell’Eurozona ha avuto un rendimento inferiore al previsto – a parità di potere d’acquisto –, crescendo del 15%, meno degli USA (19%) e del Regno Unito (20%).

Sotto-rendimento solo relativo. Eppure questo ha significativamente meno importanza del fatto che la moneta unica sia uscita indenne dalla grave crisi esistenziale attraversata dal 2010 al 2015 – quando si temeva l’imminente sgretolamento dell’Eurozona – in un momento in cui Paesi come Grecia, Italia, Irlanda e Portogallo finirono sotto la pressione paralizzante del mercato obbligazionario. Il disastro fu evitato solo da una promessa volutamente vaga di Mario Draghi, nel luglio 2012, secondo cui si sarebbe fatto “tutto quello che sarà necessario” (“whatever it takes”) per tenere insieme il mercato unito. Alcuni vedono questo episodio come l’evidenza che la creazione della moneta unica sia stata un errore, che legare tra loro economie con livelli differenti di produttività e di istituzioni locali, insieme a una valuta comune con un singolo tasso di interesse, sia stato un progetto destinato a fallire e che avrebbe creato tensioni finanziarie, economiche e sociali. “La più grande vittoria dell’euro è di esserci ancora e di essere qui per rimanerci” scrive Constantine Fraser, analista di politica europea a TS Lombard, e aggiunge: “Questo progetto leggermente matto di una valuta sovranazionale tra economie selvaggiamente diverse al suo interno è durato 20 anni e ha portato economie e Paesi più vicini tra loro.” Gli europei più anziani in molti casi non si sentono “abbastanza” europei, ma il ricambio generazionale e l’avvento delle nuove generazioni, cresciute in atmosfere internazionali e favorevoli all’integrazione, favoriranno l’Unione europea, una Eurozona che deve andare avanti, perché se si fermasse cadrebbe. C’è volontà politica di accertarsi che


“L’EURO È STATO POSITIVO O NEGATIVO PER IL TUO PAESE?”

2002 SI 51%

NO 49%

2019 NO 36% SI 64%

In alcuni paesi del blocco 3/4 della popolazione ha dichiarato che l’euro fosse “una buona cosa”

continui a crescere, ma quanto velocemente e con quali cambiamenti incrementali è da vedere. Dopo 10 anni di ripresa dalla crisi finanziaria, l’instabilità politica è ora la più grande e imprevedibile minaccia all’Eurozona. La sfida più impegnativa per la terza decade della Banca Centrale Europea sarà l’assicurarsi la sana sopravvivenza dell’Unione, minacciata questa volta non dallo stress dei mercati finanziari ma dallo sfondo tumultuoso della significativa pressione populista. Tornando alle skills menzionate in apertura e alla tanto necessaria competenza emotiva, guardiamo al quadro globale. Per diverse generazioni, il mondo è stato governato da quello che oggi chiamiamo “l’ordine liberale globale”. Parole pompose dietro alle quali risiede l’idea che tutti gli uomini condividono alcune esperienze base, valori e interessi, e che nessun gruppo di uomini sia inerentemente superiore agli altri. La cooperazione risulta quindi più favorevole che il conflitto. Tutti gli uomini dovrebbero lavorare insieme per proteggere i loro valori comuni e far avanzare i comuni interessi. Il modo migliore per promuovere tale cooperazione è facilitare il movimento di idee, merci, denaro e persone attraverso il globo. Sebbene l’ordine liberale globale presenti a volte difficoltà e problemi, ha dimostrato di essere superiore a tutte le alternative. Il mondo liberale del XXI secolo è più prospero, sano e in pace di quanto sia mai stato nella storia dell’uomo. Per la prima volta nella storia la fame uccide meno persone che l’obesità, le pesti uccidono meno persone che la vecchiaia e la violenza fa meno vittime degli incidenti. Se non siamo deceduti a sei mesi è stato grazie alle medicine scoperte da scienziati stranieri in terre straniere. Se a 11 anni non siamo stati cancellati in una guerra atomica è stato grazie agli accordi presi da leader stranieri ai poli del pianeta. Accordi che, tra l’altro, i nuovi leader di America e Russia hanno da pochi giorni messo in discussione e l’esito previsto tra sei mesi non sembra positivo.


Dovremmo chiedere a coloro i quali esprimono la volontà di tornare alle dorate epoche pre-liberali – o addirittura coloniali – di dichiarare in quale anno esattamente il genere umano fosse in forma migliore rispetto al XXI secolo. Nel 1918? O nel 1700? O nel Medioevo? Malgrado ciò, diverse persone in tutto il mondo sembrano aver perso la fede nel nostro ordine liberale. Opinioni nazionaliste e religiose che privilegiano un gruppo sull’altro sono di nuovo in voga. I governi sembrano restringere in maniera crescente il flusso di idee, merci, denaro e persone. Nascono muri fisici, mentali e nello spazio virtuale. L’immigrazione non convince, i dazi aumentano.

ALLE PORTE DELLA NOSTRA CIVILTÀ CI SONO MINACCE FORTI, REALI E GLOBALI A CUI POCO IMPORTA DEI CONFINI NAZIONALI Quale tipo di ordine globale può rimpiazzare l’attuale? Finora sembrano esserci soluzioni sommarie e poco collaudate – ne è un esempio disastroso Brexit – a livello nazionale, che mirano a portare avanti gli interessi di un particolare Paese. Ma nessuno sembra avere una visione di come il mondo insieme dovrebbe

funzionare. Lasciando imperialismo e conquiste globali ai libri di storia e ai film di science fiction, che soluzioni abbiamo e cosa lasceremo alle prossime generazioni, ai nostri figli? Alle porte della nostra civiltà ci sono minacce forti, reali e globali a cui poco importa dei confini nazionali, che possono essere affrontate solo attraverso cooperazioni generali: guerre nucleari, cambiamento climatico, intelligenza artificiale e rischi tecnologici associati. Questo, però, non è ancora il nostro destino, abbiamo ancora la possibilità di scelta. Siamo ancora in tempo per definire una realistica agenda globale, al di là di accordi commerciali. Abbiamo la possibilità di scegliere, promuovere o bocciare i leader nel business, nella società, nella politica, tra le nostre conoscenze, che dimostrano di non avere qualità come la comprensione del quadro globale, l’empatia, l’umiltà, che non comprendono l’impatto delle loro azioni su chi ha meno mezzi per comprendere le realtà dei fatti o, peggio, che comprendendolo lo sfruttano per i propri fini. Ricordiamoci delle capacità di coloro che a ogni livello, in qualunque settore, portano valore e hanno la qualità intrinseca dei veri leader: la competenza emotiva. Nuove identità e soluzioni si forgiano in tempi di crisi. Lo ha dimostrato l’euro, lo dimostra la Storia.

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Crediamo che la comunicazione si componga di tanti elementi tra cui riflessioni, racconti e opinioni. Per dare voce a questo nostro pensiero abbiamo voluto introdurre una nuova rubrica, vi suggeriremo delle letture di comunicazione, business e strategia per approfondire, analizzare e condividere input e tematiche vicini al nostro mondo servendoci sempre del codice e del linguaggio che ci contraddistinguono. Uno sguardo laterale che speriamo faccia sorgere domande e, perché no, dare alcune risposte. Buona lettura!

PITCH ANYTHING LA PRESENTAZIONE PERFETTA MARTINA BRUNETTI

P

resentare un progetto a potenziali investitori, cercare di conquistare un nuovo cliente, chiedere un aumento di stipendio. Situazioni diverse che tutti prima o poi ci troviamo ad affrontare, con un unico obiettivo: catturare l’attenzione, convincere e farsi dire di sì, insomma, riuscire a ottenere una risposta positiva a una nostra richiesta. Oren Klaff, professionista della persuasione applicata agli investimenti finanziari, presenta il metodo che nella sua carriera gli ha permesso di raccogliere fondi per oltre un miliardo di dollari. Il metodo si chiama Strong e la sua dinamica nasce come conseguenza di anni e anni di sperimentazione e di ricerca nel campo della neurofinanza, la disciplina che unisce le neuroscienze alle materie economiche.

OREN KLAFF PRESENTA IL METODO CHE GLI HA PERMESSO DI RACCOGLIERE FONDI PER OLTRE UN MILIARDO DI DOLLARI 16

Il metodo STRONG funziona così: Set the frame (crea il contesto) Tell the story (racconta la storia) Reveal the intrigue (rivela l’intrigo) Offer the prize (offri una ricompensa) Nail the hookpoint (raggiungi il punto di aggancio) Get the deal (chiudi l’offerta) Tutto qui. Un metodo semplice e innovativo, facile da replicare in diversi contesti. All’interno del libro Pitch Anything troverai tutti gli approfondimenti di cui hai bisogno, ma intanto abbiamo deciso di condividere con te il metodo punto per punto, cosicché tu possa iniziare ad applicarlo già da oggi.


Prima di iniziare, due regole generali: 1

2

La presentazione deve essere breve, al massimo 20 minuti. Questo perché 20 minuti rappresentano la soglia di attenzione del cervello umano. Superati i 20 minuti l’attenzione si esaurisce e il cervello innesta la retromarcia: inizia a dimenticare ciò che ha assimilato nei 20 minuti precedenti. Gli ascoltatori devono sentirsi a loro agio. Per creare le condizioni adatte puoi fare una mossa fondamentale prima di procedere con il tuo pitch: definisci un vincolo temporale. Per l’ascoltatore sapere che dovrà investire 20 minuti del suo tempo per ascoltare la tua idea è molto rassicurante, quindi chiarisci subito le tempistiche e vedrai che il clima inizierà a scaldarsi.

Arrivati a questo punto puoi procedere con il tuo pitch.

•FASE 1 •Presentazione di te stesso e della grande idea •5 MINUTI I primi due minuti sono utili alla tua presentazione. La chiave di un incipit di successo è parlare delle cose buone che hai fatto. Delle attività che hai costruito. Dei progetti che hanno funzionato. Scegline soltanto due e dedica due minuti alla loro condivisione. Le ricerche dimostrano che l’impressione che ci facciamo degli altri si basa sulla media, e non sulla somma, delle informazioni disponibili. I successivi tre minuti sono utili alla tua idea. L’interlocutore deve sapere che stai presentando una nuova idea nata da una combinazione di forze che hai identificato, compreso e che adesso stai usando a tuo vantaggio. Quando descrivi la tua idea, il tuo progetto o il tuo prodotto, contestualizzali rispetto a tre forze di mercato. (1) Forze economiche: descrivi ciò che è cambiato nel

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mercato in cui dovrebbe esplicarsi la tua idea. (2) Forze sociali: metti in luce i cambiamenti intervenuti nel comportamento della gente che possono supportare la tua grande idea. (3) Forze tecnologiche: il cambiamento tecnologico può demolire i modelli di business in essere e interi settori perché la domanda si sposta da un prodotto all’altro. In estrema sintesi, descrivi la genesi della tua idea, la sua evoluzione e l’opportunità che hai visto in essa. L’origine dell’idea è sempre interessante per gli ascoltatori.

•FASE 2 •Illustrazione del budget e dell’ingrediente segreto •10 MINUTI Adesso puoi spiegare come funziona la tua idea e quali problemi risolve. Per farlo sintetizza le tue informazioni, rendile comprensibili e riassumi i concetti in un executive summary. La soluzione non è semplificare, ma adattare il messaggio alla mente dell’ascoltatore. Come? Cattura l’attenzione dell’interlocutore, e ricordati che i dati annoiano, le storie funzionano. Ricorda che l’attenzione è il prodotto di un bilanciamento delicato e instabile tra desiderio e tensione, e che la tensione è l’introduzione di alcune conseguenze reali nell’interazione sociale. È la risposta alla presa di coscienza chiara e inequivocabile del fatto che si guadagnerà o si perderà qualcosa e si traduce nel far sapere all’interlocutore che la posta in gioco è elevata. In poche parole, le storie interessanti, che catturano l’attenzione, sono sempre animate da un conflitto. Dunque, seleziona le informazioni da mostrare al tuo interlocutore, e cerca di trasmettere solo quelle indispensabili, ad esempio: • Dimostra la tua capacità di costruire un budget, un talento manageriale raro e ammirevole. • Mostra su cosa si fonda il tuo vantaggio competitivo. Questa dimostrazione ti darà una forte capacità di resistere alla concorrenza. Descrivi il vantaggio che hai sugli altri.

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•FASE 3 •Proposta commerciale •2 MINUTI Nella terza fase del processo di presentazione, devi fare una cosa sola e farla bene: descrivere ai tuoi ascoltatori quello che otterranno quando decideranno di mettersi in affari con te. Non addentrarti nei dettagli; presenta solo dei fatti sintetici che devono conoscere per avere un quadro mentale completo della tua offerta.

•FASE 4 •Uso degli schemi mentali per favorire il gradimento istintivo •3 MINUTI Ciò che colpisce l’ascoltatore e aziona istintivamente la sua capacità decisionale è la narrazione. In questa fase le tabelle di dati non sono affatto funzionali e nel tuo pitch, perché sia efficace, devi creare una narrazione che catturi l’attenzione dell’interlocutore.

Oren Klaff


Le storie che funzionano seguono il modello: • Metti un uomo nella giungla • Fallo aggredire dalle belve • Si salverà? La giungla è la metafora di una situazione difficile. Le belve pronte ad attaccare sono il conflitto, la tensione, i problemi che ostacolano l’uomo e le motivazioni che lo spingono a fuggire verso la sicurezza. Se l’uomo esce dalla giungla, la tensione viene meno e l’arco narrativo è completo, perciò per mantenere l’intrigo e farlo funzionare da evento emotivo non dovresti concludere la narrazione, ma dovresti cercare di ribaltare il contesto, perché solo così avrai l’attenzione dell’interlocutore per un’altra trentina di secondi. In quei pochi secondi, sforzati di trovare il modo di tradurre il suo desiderio in azioni concrete. Lo stato di bisogno induce paura e incertezza, tu hai 30 secondi a disposizione e vuoi ricevere una risposta affermativa alla tua richiesta, quindi, cosa puoi fare? Una soluzione efficace, secondo Klaff, è interrompere la riunione e rimandare gli approfondimenti ad un incontro successivo. Questo perché il cervello umano funziona così: • Inseguiamo ciò che si allontana da noi • Vogliamo ciò che non possiamo avere • Apprezziamo solo le cose che sono difficili da ottenere Abbiamo detto che per riuscire a catturare definitivamente l’attenzione del tuo interlocutore puoi provare a ribaltare il contesto, ma non abbiamo spiegato come si può raggiungere questo obiettivo. Come dice Klaff, “nessuno può raccontare la tua storia meglio di te”, e allo stesso modo, nessuno meglio di Klaff può spiegarti come creare il pitch che funziona davvero. Nel suo libro Pitch Anything, l’autore racconta fase per fase il metodo Strong fornendo al lettore numerosi spunti pratici e casi studio, risultato delle svariate esperienze da lui vissute nel corso della sua brillante carriera.


DONNE, OLTRE LE QUOTE C’È DI PIÙ Viaggio a più voci nella nuova narrativa femminile: l’età dell’oro della donna di casa è alle nostre spalle, davanti a noi lo spazio per una donna post-moderna pronta a prendere le distanze da stereotipi e luoghi comuni.

S I LV I A B E R N A R D I


C

ambiamento. Di prospettiva, di visione, di percezione. Di narrazione. È la premessa necessaria per parlare di donne. A tutto tondo. Perché non si può affrontare l’argomento pensando di isolare un singolo aspetto, il lavoro, la professionalità, la famiglia, lo spazio sociale. Nonostante persista a livello trasversale una dinamica che vuole la donna relegata a un unico ruolo (quello di madre o di professionista, quello di compagna o di leader) la donna oggi vive (anche bene) in equilibrio tra le diverse identità. Quello su cui vale ancora la pena riflettere è come l’esterno percepisce il cambiamento e come la donna lo racconta a se stessa e agli altri. Ne ho parlato con altre donne in un mix di voci che non saranno certo quelle definitive sull’argomento ma che possono contribuire a inquadrarlo da un’altra prospettiva. “Non chiediamoci sempre come le aziende investono sulle donne. Ci chiediamo forse come le aziende investono sugli uomini?”, dice Annalisa Galardi, docente di Comunicazione d’impresa all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “È una domanda che già nasce con un approccio limitante. Le donne non sono panda a rischio di estinzione, anzi, proprio l’opposto, sono in grande espansione creativa. Hanno affrontato negli ultimi anni e stanno affrontando un’evoluzione di ampia portata e – come tale – complessa e faticosa, perché comporta un cambiamento di paradigma dell’intera società”. L’età dell’oro della “donna di casa” è alle nostre spalle: oggi la donna non incarna più solo la sfera del privato, delle emozioni e della cura. “Le nostre figlie non hanno più donne di casa come modello” prosegue Galardi, “ma donne impegnate in ruoli sociali, lavorativi, con relazioni esterne alla sfera della famiglia. Sono donne che non rinunciano alla propria soddisfazione lavorativa o intellettuale, né alla maternità, che pure rende loro dura la vita. È alle nostre spalle anche il modello della ‘donna maschile’ che, per emergere, rinuncia alla sua specificità e fa propri tutti i tratti dei leader che probabilmente ha incontrato”.

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Come si racconta questo cambiamento? Qual è la narrativa che calza meglio alla donna post-moderna e che può avere la forza di mandare definitivamente k.o. gli stereotipi che ancora resistono? Perché, non nascondiamolo, una donna può essere una scienziata, una professionista, una startupper, una manager e una mamma, ma, troverà sempre di fronte qualcuno che pensa che lei non sappia cucinare, o che faccia crescere i propri figli da qualcun altro. Il che può essere anche vero,


il tema è che non deve rientrare nel “parametro” di valutazione o percezione.

IL SALTO PIÙ DIFFICILE PER UNA DONNA È CAPIRE CHE ARRIVA UN MOMENTO DELLA CARRIERA IN CUI L’OPERATIVITÀ DEVE PASSARE IN SECONDO PIANO RISPETTO ALLE COMPETENZE

“La narrazione, per una donna, è un tema cruciale”, afferma Paola Perna, docente di Comunicazione e scrittura professionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Saper raccontare le sue identità significa fare pace con la molteplicità, diventare consapevole dei propri obiettivi, oltre che dei desideri, e perseguirli. Le donne non chiedono: è un saggio di Linda Babcock e Sara Laschever, ma è anche una realtà che non si smentisce ogni giorno sul luogo di lavoro, nella


vita: le donne osano poco, e spesso per la loro pragmaticità si aspettano di essere riconosciute per quello che fanno. E molti ne approfittano, relegandole a mansioni operative e poco manageriali. Il salto più difficile per una donna è capire che arriva un momento della carriera in cui l’operatività deve passare in secondo piano rispetto alle competenze. In cui bisogna richiedere maggiori responsabilità, visibilità, retribuzione. Non perché semplicemente “dovuto” ma perché giusto se meritato”.

“ABBIAMO BISOGNO DI STORIE CHE COSTRUISCANO UN NUOVO IMMAGINARIO IN CUI LA VALORIZZAZIONE DEL SINGOLO NON SIA IN ALCUN MODO ALTERATA DAL GENERE”. Paola Perna “Osare” per una donna oggi significa allora andare oltre alle conoscenze e alle competenze che occorrono per ricoprire i diversi ruoli e iniziare anche a raccontarsi. “Abbiamo bisogno di storie che costruiscano un nuovo immaginario in cui la valorizzazione del singolo non sia in alcun modo alterata dal genere”, prosegue Paola Perna. “Questa è un’operazione che richiede costanza e tempo e che passa attraverso le parole, le immagini e le azioni. Il valore strategico di una narrazione efficace richiede, infatti, la messa a fuoco di un messaggio rilevante e la sua declinazione attraverso strumenti e canali diversi”. E di storie così ce ne sono. Anche in Italia. Ne scelgo una, ma potrebbero essere altre della stessa portata e forza. Questa ha il nome di Floriana Ferrara. Master Inventor IBM (prima donna in Italia a diventarlo con una ventina di brevetti), è stata a capo della struttura Watson, e ha lavorato per due anni nel team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, team guidato prima dal Commissario straordinario per l’attuazione digitale Diego Piacentini, e ora da Luca Attias. Madre di due figli nativi digitali. Direttore della Fondazione IBM e leader del progetto

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NERD (Non È Roba per Donne). Con NERD ha girato l’Italia raccontando alle ragazze delle scuole superiori che si può immaginare, creare, costruire il proprio futuro anche grazie alla formazione tecnico-scientifica. Risultato? Il numero di ragazze iscritte alle facoltà di ingegneria informatica è passato anche in alcuni casi, da un solo iscritto donna ai 40% degli iscritti totali. “Le ragazze vanno coinvolte”, dice Floriana Ferrara. “Hanno bisogno di sentire che dietro un lavoro ci sono passione e soddisfazione. Le ragazze di oggi sono sicuramente portate per le facoltà informatiche, ma loro ancora non lo sanno, perché cresciute in un mondo che identifica, vuole e divulga un esperto digitale solo nel genere maschile. Durante gli incontri con le ragazze delle scuole superiori insegniamo in maniera semplice, veloce e divertente a progettare e ‘programmare’ una chatbot, sperimentando sotto la supervisione di chi questo percorso l’ha già intrapreso con passione, il ‘mestiere’ dell’informatico. I risultati sono sorprendenti dal punto di vista di quello che sono in grado di realizzare, ma il vero successo è nella capacità delle ragazze di mettersi in gioco, di accettare una sfida, di dimostrare il coraggio di impegnarsi con energia e creatività in un progetto che solitamente non è roba per donne”. La scuola è il bacino del cambiamento culturale e il rapporto con le nuove generazioni la chiave di volta per la nuova narrativa dell’universo donna. Più di 30 aziende italiane, guidate da Stefano Donnarumma A.D. Acea nella sua presidenza di turno del Consorzio ELIS, hanno deciso di fare “sistema” e sostenere la scuola nel processo di trasformazione culturale perché “se non partiamo dal preoccuparci di formare il capitale intellettuale del Paese difficilmente saremo un Paese competitivo e integrato nel contesto mondiale”, dice Valeria Bonilauri, responsabile innovazione e sviluppo ELIS. L’OCSE ha rilevato che il 35% degli italiani svolge un lavoro non in linea con gli studi fatti e che due terzi dei bambini che inizieranno la scuola quest’anno andranno a fare lavori che ancora non sono stati inventati.

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Purtroppo, se da un lato il lavoro cambia, dall’altro la scuola è rimasta pressoché uguale a se stessa da quasi 100 anni. “Per questo è nato Sistema Scuola Impresa”, dice Bonilauri, “un modello di dialogo e collaborazione tra mondo della scuola e mondo dell’impresa che mira a formare agenti del cambiamento, persone in grado di incidere nella società. Aiutare i giovani a riconoscere i loro talenti e sostenerli nel seguire la loro ‘vocazione professionale’: è questa l’ambiziosa missione che richiede più che maestri testimoni, persone che con la loro presenza, lavoro, atteggiamento siano rappresentative di questo cambiamento e incoraggino i giovani a riconoscere e seguire le loro aspirazioni”. Da marzo 2019, e per i prossimi due anni, più di 140 professioniste d’azienda andranno in 100 scuole italiane a incontrare studenti delle medie e superiori per raccontare loro il proprio mestiere e quali sono stati i momenti decisivi che hanno permesso di riconoscere la loro “vocazione”. “Le aziende che sostengono il progetto hanno infatti scelto di individuare, come prime ambasciatrici del cambiamento, professioniste che operano prevalentemente in settori tecnici/tecnologici, appassionate del proprio lavoro, energiche e comunicative”. Le hanno scelte donne non per galanteria o quote rosa, ma perché loro stesse, con il loro lavoro, testimoniano che non esistono più lavori per uomini e lavori per donne, ma lavori accessibili a chiunque sia dotato di curiosità e conoscenze. Il cambiamento è in atto. Il vocabolario che usiamo, le storie che raccontiamo, i luoghi che frequentiamo, gli oggetti che abitano il nostro spazio saranno i nostri alleati per vincere i condizionamenti culturali che ancora oggi vogliono una certa generazione di donne in bilico sulla glass cliff, la scogliera di cristallo dalla quale è facile essere spinte, contro la quale infrangersi rovinosamente, ma dalla quale siamo pronte a prendere serenamente le distanze.

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Il tematico diretto direttoeeredatto redattoda daunder under35. 35. Il primo primo mensile mensile tematico

Da Damarzo marzo inintutte le edicole tutte le edicole Leggici Leggicisusu www.the-newsroom.it www.the-newsroom.it ooscarica scaricalalanostra nostraapp app 27


SUPER BOWL LII A quick recap of the 53rd edition that drew the smallest television audience in more than a decade.

BARBARA TORASSO

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oring game, boring victory (no one likes Tom Brady), corny commercials and whack halftime show. This sums up the Super Bowl LII, but football is still undefeated as Americans’ favorite sport to watch. And the winning team every year calls itself “The World Champion”- even if NFL is clearly only the US League. Despite heavy critics in recent seasons (athletes anti-concussions awareness and US national anthem protests), 37% of U.S. adults listed football as their favorite sport to watch. Basketball, favored by 11% is the second most popular sport and baseball, favored by 9%, is at its lowest percentage since 1937. Fact: the NFL is still an attractive investment for advertisers - through December 23, the NFL took in $3.71 billion, compared to $3.58 billion a year ago, according to iSpot.tv. Perception: the NFL cannot escape from the divisive national anthem issue. Let’s go one step back.

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DESPITE HEAVY CRITICS, 37% OF U.S. ADULTS LISTED FOOTBALL AS THEIR FAVORITE SPORT TO WATCH Colin Kaepernick, the former San Francisco 49ers quarterback, started his protest because of his views on the Country’s treatment of racial minorities: “I am not going to stand up to show pride in a flag for a Country that oppresses black people and people of color. To me, this is bigger than football and it would be selfish on my part to look the other way. There are bodies in the street and people getting paid leave and getting away with murder”. It was 2016 August 26, Barack Obama was in charge and respected Kaepernick decision. The protest became immediately a political issue because of everything around it. Media and social media wrote and talked about the protests without saying what the protests were about. A stand against injustice became an “anthem protest”. Kaepernick also refused


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to endorse Hillary Clinton: “I think it would be hypocritical for me to vote”. After the 2016 infamous election, it became a stand against Donald Trump. It was a complete mess! The black community showed love and support for Kaepernick and players who stand, especially in the hip-hop industry. Rihanna turned down the Super Bowl performance (I so wished she didn’t, she would have been awesome!), Jay-Z did the same - “I said no to the Superbowl, you need me, I don’t need you. Every night we in the endzone, tell the NFL we in stadiums too” raps in ‘Apeshit’ with his wife Beyoncé. But Super Bowl Sunday is almost an American federal holiday, and it’s a worldwide event bigger than football. Do you remember Whitney Houston singing the National Anthem in ‘91 with that iconic Nike tracksuit and Cortez? Remember Michael Jackson’s halftime show in 1993? Michael Irvin, who was playing wide receiver for Dallas Cowboys in that Super Bowl, boogied out from the locker room to see the King of Pop on stage! More iconic moments: Janet Jackson and Justin Timberlake nipple controversy, Beyoncé “knocked lights out” with her show and Rock n Roll hasn’t been the same since Bruce Springsteen and the E Street Band raised the bar and Prince singing Purple Rain during a typical Florida downpour, that was an instant classic. Some things are forever, Maroon 5 are not! NFL and music fans were so upset when Maroon 5 was announced. Twitter went crazy and hip hop heads couldn’t believe what happened. Adding Big Boi (Atlanta native and Outkast member) and Travis Scott to the line up was another false move, too little and too late. Adam Levine looked completely uncomfortable on stage trying to “be cool” with Travis Scott, provided bad dance moves, looked definitely goofy trying to hide how much of a white guy he is. Super-Bowl Sunday was a bad day even for advertising, they collectively weren’t better than a low-scoring game that didn’t produce a touchdown through three quarters. However, Washington Post aired a commercial for the first time during the Super Bowl and the outcome was amazing. “Because knowing empowers us.

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SUPER BOWL 2019: A NOT-SO-INTENSE EVENT FILLED WITH THE OLD TIMES’ NOSTALGIA. Knowing helps us decide. Knowing keeps us free” strong and powerful message. Interesting middle finger to Trump too ( Jeff Bezos, the Founder and CEO of Amazon, owns the Washington Post and he is long time enemy of Trump). The beer companies dueled with decent ads, just like Google and Microsoft did. Hulu LLC’s dark commercial for its series “The Handmaid’s Tale” stood out in a nearly uniformly benign Super Bowl ad roster in which Budweiser’s brag about using wind power might otherwise been in the running for “most political.” ‘The reception to the ad— which is an acidic take on the Ronald Reagan re-election advertisement commonly known as “Morning in America”—is likely to hinge on whether viewers perceive it as commentary on contemporary politics or just an ad for an entertainment vehicle, such as the Amazon Prime spot for its new series “Hanna” (said the Wall Street Journal).’ Unfortunately, many companies like Burger King, Pepsi or Audi seemed out of ideas. Or they are scared to death to be played out. Football, music and ads have to move forward in a new direction (that we can’t wait to see), and it is like the new survival of the fittest, only the most brave will survive. Just like Colin Kaepernick, new global face of Nike.


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GIOVANI E LAVORO NEL 2019 Il rapporto tra le nuove generazioni e il sistema occupazionale nel panorama contemporaneo.

LUCA SANDRINI

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asciando da parte i numeri (bassi) che riguardano i tassi di partecipazione alla forza lavoro, la forma che l’occupazione ha preso è profondamente mutata rispetto a prima della crisi. L’idea avanzata dall’ex Presidente del Consiglio Mario Monti, secondo cui i giovani avrebbero dovuto abituarsi al fatto che il “monotono” posto fisso non sarebbe più stato una possibilità, si è dimostrata una iperstizione, un’idea di futuro così forte da agire sul presente per accelerarne la realizzazione. Contratti da un anno, un mese, o anche da un giorno, sono diventati normali, e hanno sconvolto le norme sociali. Si esce di casa più tardi e, quindi, si forma un nucleo familiare più avanti nel tempo. Se in passato il picco della carriera lavorativa di un individuo era attorno ai 40-45 anni, oggi è probabile che a quell’età una persona abbia un contratto precario e lotti per la stabilizzazione. Gig economy e logistica sono diventati l’avanguardia dei rapporti di lavoro sottratti alle norme sindacali. In questi settori, più che altrove, la competizione con la

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produttività della macchina è forte. Amazon è il modello di riferimento, una società all’avanguardia sotto ogni profilo di progresso tecnologico, ma che si affida a tecniche di sfruttamento del lavoro di inizio Novecento. Sono tempi difficili, ma anche interessanti. L’occupazione ristagna ma non tutta è di pessima qualità. La complessità delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di produzione, necessita di persone con specifiche abilità (ingegneri, informatici, traders). Per queste figure professionali, poche rispetto alla domanda, è quindi possibile accedere alle condizioni di lavoro migliori, in multinazionali

NEL PANORAMA ITALIANO ATTUALE, LA RICERCA DEL LAVORO ASSUME I TRATTI DI UNA SFIDA IN CUI I GIOVANI ISTRUITI, MA CHE NON POSSIEDONO LE ABILITÀ RICHIESTE DAL MERCATO, RISCHIANODI RIMANERE INVISCHIATI.


prestigiose dotate di un ottimo welfare aziendale. In questo panorama, la ricerca del lavoro assume i tratti di una sfida in cui un individuo giovane e istruito, ma che non possiede le abilità richieste dal mercato, rischia di rimanere invischiato. La polarizzazione della domanda, tra capacità specifiche e nessuna capacità in generale, esclude potenzialmente chiunque sia nel mezzo dall’accesso al mercato del lavoro. Il problema è strutturale. Da un lato, la volontà delle aziende italiane di guadagnare in competitività risparmiando sui costi, dall’altro il progresso tecnologico che rende meno indispensabile una forza lavoro mediamente specializzata. I colletti bianchi, una volta privilegiati dal mercato del lavoro, ora soffrono la routinizzazione del lavoro e la conseguente automazione da parte di software e macchine. La disoccupazione tecnologica, però, è una minaccia fino a un certo punto. A rischio sono il lavoro salariato e il sistema produttivo come noi li conosciamo, non la necessità dell’attività umana nell’indirizzare e amministrare una società che ha nell’uomo il suo fine. Insomma, per una società di uomini non può venir meno la necessità di uomini. La questione è quanto in fretta i germi delle nuove possibilità si renderanno visibili e, prima di allora, quanto saremo in grado di adattarci ai problemi e ai cambiamenti di questo tempo intermedio, di re-indirizzare

una generazione formata in un mondo che, semplicemente, non c’è più. L’esigenza di protezione da questi cambiamenti comincia a farsi sentire e i governi europei hanno provato a rispondervi. Nell’Europa ancora provata dalla crisi del debito, la questione lavoro va ad appesantire ulteriormente un tessuto sociale che si è progressivamente sfaldato. Un esempio la Grecia che, appena uscita dalla morsa delle misure di austerità, ha alzato il salario minimo tentando di migliorare le condizioni di lavoro generali. In Italia si introduce il reddito di cittadinanza, una misura che vuole ridurre la povertà, spingere l’occupazione e regolare i salari verso l’alto. Gli incentivi mirati alla produttività virtuosa, ovvero attraverso la produzione di “capitale intellettuale”, potrebbero essere un’ulteriore risorsa importante per migliorare la qualità del lavoro. L’economista John Sutton nel libro Competing in Capabilities, ha evidenziato come il capitalismo, nella sua veste contemporanea, non possa più prescindere dalla capacità di produrre alta qualità, molto più che di produrre a basso costo. Occorre investire nelle università per generare un’abbondanza plurale di figure professionali qualificate, inserite in un network comune che intensifica la produzione di idee. E le idee sono il terreno fertile per creare occupazione di qualità.

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WELCOME IN THE VUCA WORLD Nuovi paradigmi e riflessioni sulla rivoluzione digitale. “Le aziende prestano troppa attenzione a quanto costa fare certe cose, ma dovrebbero preoccuparsi di più di quanto costa non farle!” Philip Kotler

RICCARDO TONOLI

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n un grande auditorium moderno, all’interno di FICO a Bologna, ho avuto modo di partecipare alla 4° edizione del Philip Kotler Marketing Forum. Una due giorni molto intensa dove sono stati analizzati, con il contributo di personaggi di rilievo, strategie e approcci inediti nel mondo del marketing e della comunicazione. È stato un grande momento di confronto durante il quale sono state riportate evidenze importanti di come l’analisi del dato e la tecnologia, congiuntamente alle persone, giochino un ruolo fondamentale in questo settore. L’ingresso di Philip Kotler ha strappato sinceri e lunghi applausi. Chiunque abbia studiato “il marketing” non può non aver letto i suoi volumi che dagli anni Settanta sono presenti sui banchi di scuola, rinnovati e aggiornati come la realtà contemporanea di cui siamo protagonisti. Nel suo ricco intervento Kotler ha parlato del mercato di oggi e della sua mutazione

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costante. “We live in a VUCA world” ha affermato, ovvero in una realtà Volatile, Incerta, Complessa e Ambigua. Gli argomenti del suo speech sono stati i medesimi che caratterizzeranno il nuovo anno: le sfide globali, la necessità di passare dal traditional marketing al digital marketing, l’importanza della Corporate Social Responsibility e le conseguenti metodologie per costruire la propria strategia di marketing. Parlando di digital, è evidente la sua crescita continua e repentina: oggi strumenti come Alexa o Google Home possono essere utilizzati come testimoni in tribunale, uno smartwatch può monitorare ogni cambiamento nella nostra salute tanto da influire sui costi dell’assicurazione sanitaria. Come è possibile tutto questo? La risposta è semplice: grazie alla raccolta dei dati, al loro impiego e alla tecnologia. I device che usiamo quotidianamente per semplificarci la vita, grazie anche all’intelligenza artificiale, ci stanno proiettando in una nuova realtà dove ognuno


È UTILE RIFLETTERE SULL’IMPORTANZA CRESCENTE DEI DATI, SU COME POSSANO DIVENTARE COSÌ POTENTI DA INFLUENZARE LE NOSTRE SCELTE di noi ripone – in parte inconsapevolmente – i ricordi, le abitudini, i desideri espressi e inespressi nella tecnologia: una “lei” a cui diamo modo di elaborare informazioni per noi e su di noi. È utile riflettere sull’importanza crescente dei dati, su come possano diventare così potenti da influenzare le nostre scelte e anticipare in maniera predittiva problemi locali o addirittura globali. Ma non dobbiamo dimenticare il ruolo dell’uomo in questi processi: l’interpretazione dei dati è – e lo sarà sempre di più – fondamentale per aziende, istituzioni e anche per noi cittadini del mondo.

Un esempio di cosa potrebbe andare storto senza l’intervento umano? Nel 2012 il modello di previsione Google Flu Trends (che si basa sulla ricerca di parole chiave che rimandano a sintomi influenzali) ha erroneamente sovrastimato la diffusione dell’influenza, allarmando gli Stati Uniti e alimentando aspre critiche sugli algoritmi che governano il web. Un’altra presenza importante del Forum è stata quella di Martin Lindstrom, esperto mondiale di neuromarketing e brand building che ha fornito utili spunti su come comprendere i bisogni dei clienti. Dal suo speech sono nati interrogativi quali: “Come si sentono i consumatori? Cosa vorrebbero che accadesse quando mettono piede in un negozio?”. Domande importanti, soprattutto in un’epoca dove i paradigmi del commercio sono radicalmente cambiati nel giro di pochissimi anni. Oggi più di ieri, concetti come B2B e B2C si sono in parte avvicinati e fusi, l’esperienza all’acquisto e la

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customer journey sono diventati più complessi e caratterizzati dalla presenza della tecnologia. Tenere il mondo tra le mani attraverso uno smartphone porta le aziende a scommettere sui nostri istinti, sfruttando le analisi e i dati. Il mercato non si divide più in B2B e B2C ma si evolve in H2H: Human to Human; una sigla che identifica un approccio, un modo di porsi nei confronti del marketing. Non ci si affida più a una comunicazione “da uno a molti” ma si esplora un livello superiore del rapporto

LA RIVOLUZIONE DIGITALE CI HA FORNITO LE CHIAVI PER ACCEDERE AL PROFILO PIÙ INTIMO DEL CONSUMATORE “da persona a persona”, dove uno è il brand e l’altro il consumatore. La sfida per il primo sta nel capire le necessità del secondo per rispondere ai suoi bisogni passando dallo studio di “quello che dice il consumatore” a “quello che prova il consumatore”, e con azioni che lavorino sul subconscio e sulla parte emozionale. La rivoluzione digitale ci ha fornito le chiavi per accedere al profilo più intimo del consumatore, talvolta addirittura anticipandolo sulle scelte, e tutto ciò è stato possibile grazie al modo in cui il marketing ha investito in questa trasformazione tecnologica. È incredibile pensare a come la digital transformation si sia arricchita di strumenti raffinati e affascinanti, come per esempio il neuromarketing, l’IA, la Realtà Aumentata, il machine learning che ci permettono di entrare nel profondo delle emozioni dei consumatori, aumentando l’efficacia delle strategie di marketing. In un lasso breve di tempo avremo sempre di più “opportunità aumentate” con una comunicazione personalizzata su tutto quello che potrà essere considerata una superficie, l’Out of Home diventerà sempre più digitale e questo vuol dire social, smart, interattivo e soprattutto creativo. Le strutture tecnologiche

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di DOOH (Digital Out Of Home) posizionate in luoghi strategici come pensiline, centri commerciali, aeroporti, potranno catturare dati e trasformarli in cluster di abitudini e comportamenti che serviranno a massimizzare l’efficacia delle pianificazioni. In un mondo digitale che avanza a una velocità impressionante non dobbiamo scordarci di come le aziende si stanno ponendo sul mercato delle transazioni dei valori. Il consumatore moderno si interessa all’origine e alla storia dei prodotti, ma non solo. È infatti sempre più attento ai valori etici che questo esprime. Si genera la “creazione di valore dai dati”: la storia, le informazioni e la conoscenza della sua origine devono essere la fedele rappresentazione del prodotto e questo valore è basato sulla fiducia che il consumatore ripone nel brand; si capisce quindi la responsabilità da parte dell’azienda nel tener fede ai valori dichiarati. I Millennials si focalizzano sui prodotti L.A.T.T.E. (locali, autentici, trasparenti, tracciati ed etici) per i quali accettano un prezzo più alto perché vengono promessi qualità, un impegno sincero verso i propri valori e una filiera controllata e garantita, oltre al sostegno di cause e progetti etici. Tutti questi temi come Small Data & Precision Marketing, Marketing Tech, Blockchain, Retail Marketing, sono stati raccontati da grandi interpreti del settore e con dati a supporto interessanti, dando l’opportunità ai partecipanti di poter avere una visione aggiornata della direzione che stanno prendendo aziende e istituzioni insieme, sostenendosi reciprocamente attraverso un rapporto quasi simbiotico dove la tecnologia gioca un ruolo di guida e mediatore, di giudice e giurato. Durante il viaggio di ritorno ho provato a fantasticare su quali saranno i paradigmi futuri. Poi ho dato un’occhiata a un paio di social network ed è apparsa una pubblicità. “Strano” ,mi dico, “è proprio quello a cui stavo pensando”. Sorridendo mi sono chiesto quando il maxi schermo che troverò in Stazione Centrale a Milano mi darà il benvenuto salutandomi per nome. “Presto”, ho risposto a me stesso.


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ITALO CALVINO CONTENT MANAGER “Quale testo mi consiglia per approfondire la scrittura sul web?” “Lezioni americane di Italo Calvino”.

VALERIA CAVALLO

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uesto è il consiglio che mi diede il mio professore quando iniziai ad avvicinarmi al mondo del copywriting e content marketing. Avevo lasciato Calvino ai tempi del liceo con il suo “Barone rampante” che si era creato una dimensione quotidiana anche sugli alberi, il “Visconte dimezzato” diviso a metà da una palla di cannone e il “Cavaliere inesistente” dall’armatura vuota che esiste solo attraverso la forza di volontà e la coscienza. Lezioni americane è l’ultimo scritto di Italo Calvino. Nel 1984 venne invitato dall’università di Harvard per un ciclo di lezioni, tuttavia il corso non si tenne a causa della sua morte improvvisa; per questo le Lezioni vengono considerate il suo testamento culturale. Il tema centrale del libro è il nuovo millennio. Calvino propone sei parole chiave (leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza, quest’ultima, mai scritta), ognuna legata a un valore letterario fondamentale da portare con sé nel nuovo

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millennio per affrontarlo al meglio. L’ordine dei termini rispecchia l’importanza gerarchica che l’autore attribuisce a ciascuno di essi. Calvino non ha conosciuto Internet, ma i valori della letteratura che ha indicato nelle sue Lezioni americane esprimono perfettamente i valori che deve rispettare il web.


Leggerezza La leggerezza di cui parlava Calvino era intesa come “sottrazione di peso” che “si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”. Sul web, quando si parla di leggerezza, inevitabilmente si pensa alle immagini e alla velocità di caricamento. Sappiamo che migliorare la page speed è utile per il posizionamento del sito. Per prima cosa quindi le immagini vanno alleggerite (foto, logo, texture), riducendo le dimensioni, la risoluzione e i dettagli informativi inutili: l’obiettivo è sempre non disperdere l’attenzione dell’utente, soprattutto in attese inutili. Togliere peso è un concetto che si applica anche ai testi: scrivere bene non significa “mettere”, pittosto vuol dire “togliere”. Il web richiede brevità, ma l’utente non si limita solo a cercare informazioni in “pillole”.La qualità è vincente, ma si deve comunque cercaredi trovare l’espressione più semplice e forte: titolo, sommario, paragrafo con la notizia essenziale.

Rapidità Calvino scrive che “rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura”. Rapidità nel web si traduce nel ridurre a pochi click ogni azione: fondamentale è razionalizzare il numero di click che rimandano ad altre pagine per non perdere il lettore. Inoltre sul web la rapidità è data anche dal ritmo del testo: molti verbi, pochi aggettivi e pochi avverbi. I verbi danno ritmo alla frase, esprimono azioni e sentimenti in un’unica parola. Spesso si utilizza l’imperativo come “clicca” o “accedi”, senza però avere il tono perentorio che risulterebbe invece sulla carta. E non dimentichiamo la punteggiatura: i due punti annunciano, spiegano ciò che segue risparmiando i noiosi “cioè”, “di conseguenza”; punti e virgole danno respiro alla frase. Tutto ciò non esclude la rapidità del racconto: arrivare al punto, far capire subito il concetto. Questo è possibile applicando il concetto della “piramide invertita” collocando cioè la conclusione del discorso all’inizio del testo. Oppure utilizzando i link title cioè quelle finestre che si aprono sfiorando i link.

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Esattezza “Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile”. Anche nel web è necessario correggere ogni frase più volte, spesso siamo indotti a scrivere in fretta e male. Per questo è necessaria un’esattezza di forma senza cedere al famigerato written speech: “ti forwardo una mail” è uno scempio della lingua italiana. Ricordiamo sempre che la correttezza non è formalismo ma qualità. Esattezza ma soprattutto affidabilità delle fonti, coerenza tra il titolo di un link e la sua destinazione: ancora troppi link rimandano alla home page e non alla pagina specifica dove si trova l’informazione. La strategia stessa del content marketing necessita di esattezza in almeno tre elementi: il pubblico, il tema da trattare, il giusto tono di voce.

Visibilità “Il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini”. Se riflettiamo sul web ai giorni nostri, immagini e video la fanno da padroni, fino a concepire per l’advertising il termine di viewability come la capacità di rendere ben visibile un annuncio, un testo, un contenuto misurando il tasso di impressioni. Non solo l’utilizzo di immagini dà visibilità sul web. È un nuovo modo di leggere che condiziona anche il modo di scrivere. Nel web non si legge, si esplora: la pagina si scorre come una mappa, lo sguardo si sposta continuamente sul testo alla ricerca di qualcosa di utile e interessante. Ecco che la visibilità si declina oggi attraverso gli elementi grafici del testo: font, dimensioni, colori, grassetti vanno ragionati insieme al testo. Il web design è una disciplina nuova, anche se parole e immagini da sempre si accompagnano: dagli antichi testi del Medioevo alle prime campagne pubblicitarie. Non va però ridotto tutto a una gara tra testo e immagine, si deve trovare una combinazione perfetta tra i due fino a che il linguaggio arrivi a solleticare tutti i sensi del lettore.

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Molteplicità Nella quinta lezione Calvino scrive: “Sfruttamento del potenziale semantico delle parole, di tutta la varietà di forme verbali e sintattiche con le loro connotazioni e coloriture”. Se partiamo dal concetto semantico, il parallelismo con la SEO viene abbastanza facile. Per classificare milioni di contenuti che vengono sottoposti al suo vaglio, Google ha bisogno di capire a fondo l’argomento trattato all’interno di ogni singola pagina. Per questo l’autore del testo deve lavorare al meglio sulla disambiguazione e su tutto l’intreccio semantico che le parole scelte vanno a creare. Se scrivessi di “campione” e “premio” Google potrebbe “pensare” alla premiazione di un campione sportivo, mentre se scrivessi di un prodotto campione dato in premio al cliente più affezionato al marchio dovrei tessere una rete di rimandi a prodotto, utilizzo, fidelizzazione, contest. Calvino con la sua molteplicità descrive quella che è la principale caratteristica del web senza neppure conoscerlo: molteplicità di connessioni, di canali, di contenuti. Spesso però questa molteplicità può essere letta negativamente, portando a liti online che danno vita a fenomeno del flaming. Molteplici canali di connessioni generano milioni di mail inutili, molteplici contenuti stanno portando al content shock. C’è una frase delle Lezioni americane che mi ha colpito molto per l’apertura dimostrata già più di 30 anni fa verso il cambiamento: “Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Oggi non è più pensabile una realtà che non sia aperta, plurima, capace di raccogliere la suggestione di Calvino: l’epoca che stiamo vivendo si nutre della tradizione letteraria del passato ma è già calata in un presente dove coltiviamo l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata per un futuro ormai prossimo.


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THE HIDDEN POWER OF HABITS: Dalla TO-DO list alla TO-BE list.

LUCA MAZZUCCHELLI

N

ella scorsa uscita di “Focus ON”, ti ho raccontato perché, se vuoi compiere un cambiamento reale e duraturo in una direzione desiderata, ti conviene non tanto affidarti alla motivazione quanto piuttosto capire come cambiare le tue abitudini. Mentre la motivazione, infatti, è qualcosa di largamente imprevedibile e su cui non puoi esercitare un gran controllo (oggi ce l’hai, domani chissà…), le abitudini giuste – una volta acquisite – ti traghettano un 1% alla volta verso il raggiungimento dei tuoi traguardi, grazie alla loro natura di automatismi. Oggi voglio parlarti di una tra le abitudini più importanti nell’ambito della produttività lavorativa: la to-do list, ossia l’elenco delle cose da fare. Come ben saprai, consiste nel mettere nero su bianco le azioni che devi svolgere entro una determinata scadenza oppure che ti servono per compiere un cambiamento o raggiungere un obiettivo. Si tratta di un’abitudine semplice ma davvero potentissima… peccato che la stragrande

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maggioranza delle persone la utilizziin maniera ingenua o comunque parziale. Andiamo a vedere perché.

La to-do list: cosa devo fare per avere La domanda che guida la to-do list nella sua versione classica è la seguente: “cosa devo fare per avere x?” Facciamo un esempio. Mettiamo che io, dopo avere scritto con soddisfazione il mio primo libro, Fattore 1%. Piccole abitudini per grandi risultati, voglia pubblicare un nuovo libro nel giro di un anno. Procedendo secondo il ragionamento standard della creazione della to-do list mi chiederò: cosa devo fare per avere il mio libro pubblicato tra 12 mesi? Guidato da questa domanda, comincerò a compilare la mia lista dei to-do: fare delle ricerche bibliografiche, stendere una bozza di indice, ritagliarmi degli spazi quotidiani per scrivere, parlarne con il mio agente, e così via. Ok, tutte queste azioni sono corrette e auspicabili, ma la lista usata in questo modo si


limita a farmi riflettere su cosa devo avere per raggiungere il mio obiettivo, tagliando fuori una parte fondamentale della questione: chi devo essere.

La to-be list: chi devo essere Diciamo che per capire come avere il mio libro tra le mani tra 12 mesi, oltre che chiedermi “cosa devo avere?”, io mi domandi “chi devo essere?”.Questa domanda mi apre “porte segrete” mai considerate prima: che tipo di persona devo essere per avere un nuovo libro tra 12 mesi? Forse devo essere più autentico, oppure devo essere più organizzato, o ispirato. Per essere tutto questo, cosa devo fare? Per essere autentico per esempio devo cominciare a fare meditazione o devo tenere un diario nel quale parlo apertamente con me stesso ed entro in contatto con le mie emozioni. Per essere più organizzato devo leggere libri sull’organizzazione e la gestione del tempo, magari frequentare corsi, per essere più ispirato devo trascorrere del tempo con persone che mi stimolino o studiare cose nuove. Come vedi, sono comunque arrivato a stilare un elenco delle cose da fare, ma in questo caso il fare è al servizio anche dell’essere, non solo dell’avere. Insomma, una “to-be list” sviluppata

a completamento di una “to-do list” ti permette di mettere in campo dei comportamenti più significativi e incisivi nell’accompagnarti verso i tuoi obiettivi, dandoti un approccio alla questione a cui forse non avevi pensato ma che è quello che ti può aiutare davvero a fare la differenza.

Le abitudini basate sull’identità Le abitudini basate sull’identità sono proprio questo: per arrivare là dove desideri, per esempio a un nuovo libro pronto tra un anno, non si tratta solo di far diventare tuo, abitudinario e costante un modo di fare (per esempio scrivere ogni giorno), ma anche un modo di essere (per esempio essere una persona autentica, organizzata, ispirata). Le abitudini basate sull’identità sono forse le più potenti perché ti permettono di lavorare su di te a un livello più profondo, quello dell’identità appunto, aiutandoti a impostare una direzione al tuo essere più funzionale a mettere in campo le azioni necessarie per raggiungere lo scopo che ti sei posto. Lo strumento della to-be list è un primo passo in questa direzione. Spero lo sperimenterai in affiancamento alla tua to-do list quando ti appresterai a pianificare il tuo prossimo cambiamento.

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LAMBRATE DESIGN DISTRICT Anche quest’anno “Focus ON” sarà partner del Lambrate Design District. Durante la Milano Design Week (dal 9 al 14 aprile), seguiremo le novità internazionali di un distretto che nel 2019 porterà i suoi eventi, mostre e installazioni in oltre 13.000 metri quadri di superficie espositiva. A CURA DELLA REDAZIONE

Ecco il calendario degli eventi ospitati dal Distretto di Lambrate.

DIN – DESIGN IN via Massimiano 6 / via Sbodio 9 Per il settimo anno consecutivo, presso l’iconico ex capannone industriale di 2.000 metri quadrati, avrà luogo l’esposizione collettiva di designer internazionali di Din – Design In. Promotedesign. it, organizzatore dell’evento, creerà un percorso esperienziale selezionando accuratamente brand innovativi, young label e marchi storici per mostrare il meglio che il panorama del design contemporaneo ha da offrire.

SOCIAL HOTEL REGENERATION DESIGNED BY SIMONE MICHELI Officina Ventura 14, via Ventura 14 Social Hotel Regeneration designed by Simone Micheli ritorna, per il secondo anno, negli spazi di Officina Ventura 14 e si tinge di social. Hospitality e smart technology si fondono e gli ambienti tipici di un hotel assumono forme inaspettate volte a favorire l’interazione, lo

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scambio di informazione e l’ibridazione delle funzioni.

CARIMATI X POLI.DESIGN via Ventura 6A Carimati, storica azienda bergamasca specializzata nella produzione di banchi da bar, nel 2019 festeggia il centenario con una speciale installazione in via Ventura 6 realizzata in collaborazione con POLI.Design - Politecnico di Milano. Il progetto sviluppa un ambiente dell’ospitalità atto a soddisfare le aspettative di un utente sempre più esigente e connesso.

NCS COLOUR Galleria Monopoli, via Ventura 6 NCS Colour realizza un’esposizione che vede il colore protagonista e mostra un particolare sistema di colorazione che non è influenzato dalla differenza dei materiali e


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dei procedimenti di fabbricazione dei diversi oggetti e che quindi si può applicarlo a qualunque progetto in svariati settori.

UPCYCLING LAB via Conte Rosso 34 Per tutta la settimana lo studio di design tedesco Dwalischwili, in collaborazione con l’azienda cosmetica Cosnova Beauty, organizza un workshop con giovani designer finalizzato al riutilizzo degli scarti di lavorazione dei propri prodotti, per trasformarli in nuovi oggetti di uso quotidiano. Axel Kufus (Universität der Künste Berlin), Osko+Deichmann, Georg Dwalischwili e Fionn Dobbin sono solo alcuni dei designer che si alterneranno nella settimana del design milanese, in occasione del lancio della piattaforma Trash2Treasure. La piattaforma verrà lanciata per la prima volta ad aprile e rappresenta un luogo di incontro virtuale e confronto sui materiali upcyclable.

S(WE) DESIGN Autofficina, via Ventura 2 Autofficina di via Ventura, location che dà il via simbolico al percorso espositivo, ospita uno Sweden Design Cluster, nel quale una rappresentanza di innovativi brand scandinavi punta a svelare una Svezia ancora inesplorata. Fashion Accessories ma anche Product Design colorati, vibranti, originali e innovativi mostreranno al pubblico un nuovo volto del design svedese.

IL PINOCCHIO DI SWISS KRONO GROUP SPAZIO DONNO via Conte Rosso 36 SWISS KRONO Group partecipa per la prima volta al Lambrate Design District portando il suo progetto in uno degli spazi più rappresentativi del distretto: lo Spazio Donno. Qui l’azienda elvetica, oltre a esporre la sua collezione di pannelli e pavimenti, presenta Pinocchio, un’opera ideata con lo studio CaberlonCaroppi e con il patrocinio

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della fondazione Collodi. L’installazione sarà realizzata per gran parte con SwissCDF, materiale unico per il design. Lo Spazio Donno assumerà l’aspetto del ventre della balena e accoglierà il pubblico facendogli vivere un’emozione unica.

MARCANTONIO FOR SCAPIN COLLECTIONS via Ventura 6 La storica azienda veneta incontra il noto artista Marcantonio: ne nasce una collezione formata da pezzi al confine tra arte e design, in cui l’artigianato si spinge al limite delle potenzialità con tecnologie d’avanguardia al servizio di soluzioni scultoree in cui l’oggetto è capace di unire tradizione e concetti contemporanei. Protagonisti di questa esposizione saranno materiali naturali, quali legno e marmo.


IO PENSO POSITIVO Il potere delle good news secondo Mauro Gatti, creativo pluripremiato che a Los Angeles porta positività con il suo The Happy Broadcast.

A CURA DELLA REDAZIONE

I

n una società dai ritmi sempre più frenetici, aumentano le realtà aziendali che abbracciano il concetto di worklife balance per trasmettere ai propri dipendenti l’importanza di una sana relazione tra lavoro e tempo libero. Può sembrare un ossimoro, eppure per incrementare la resa del proprio business le aziende si trovano oggi ad affrontare un nuovo percorso dove diventa sempre più necessario garantire ai dipendenti un rapporto equilibrato tra le ore impiegate per raggiungere il luogo di lavoro, quelle spese alla scrivania e quelle trascorse al di fuori dell’ufficio. Un numero crescente di pubblicazioni, tra le ultime quella di Ashley Whillans dell’Harvard Business School, Time for Happiness: Why the Pursuit of Money Isn’t Bringing You Joy - and What Will sottolinea l’importanza di comprendere – risorse e aziende – come impiegare al meglio il tempo a disposizione, da una parte per sentirsi più soddisfatti e felici, dall’altra per avere risorse altamente performanti.

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Elementi quali felicità e tempo risultano dunque sempre più interconnessi. Non in termini quantitativi, come si potrebbe pensare, bensì qualitativi. Ed ecco che la ricerca della felicità si ritrova sul posto di lavoro, nel tempo libero, online e offline, trasformandosi in una tendenza che alcuni hanno deciso di sostenere e condividere sfruttando i potenti mezzi del web. Abbiamo avuto il piacere di conoscere un vero e proprio ambasciatore delle positive news: Mauro Gatti, autore del progetto dedicato alla condivisione di contenuti positivi The Happy Broadcast. Originario della provincia di Brescia e trapiantato a Los Angeles, ha fondato nel 2003 l’agenzia di grafica digitale Mutado – successivamente venduta a De Agostini – e nel 2017 ha vinto l’Emmy per il format per bambini Ask the StoryBots, comprato e distribuito da Netflix. Oggi VP Creative in JibJab Bros. Studios, Mauro comunica e crea contenuti di successo. E a proposito di worklife balance, il suo The Happy Broadcast occupa un posto speciale nel suo tempo libero.


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CHI È MAURO GATTI OGGI E COME SI È

NEL 2019 I RIFLETTORI DEL MONDO SARANNO

EVOLUTO IL SUO RAPPORTO CON IL MONDO

PUNTATI SULLA FELICITÀ, UN TEMA DI CUI TI

DELLA COMUNICAZIONE?

OCCUPI PERSONALMENTE CON IL TUO “THE HAPPY BROADCAST”: DALLA SUA CREAZIONE

Sono un creativo eclettico e curioso. Il mio rapporto con la comunicazione è rimasto intatto da quando ho intrapreso la mia carriera, sono i mezzi a essersi evoluti. Il mio obiettivo è sempre stato quello di creare contenuti divertenti e positivi e di identificare il medium più adatto alla loro distribuzione. Negli anni ho realizzato illustrazioni per magazine, scritto e illustrato libri per bambini, ideato giochi per mobile, lavorato a campagne pubblicitarie digitali, creato sticker per social network e progettato user experience. Ciò che mi interessa maggiormente è collaborare con creativi/professionisti che possano aiutarmi ad aumentare la carica creativa e umoristica di un’idea. NEL 2014 IL TRASFERIMENTO A LOS ANGELES, POI L’INCONTRO CON I FRATELLI SPIRIDELLIS E LA NOMINA A VICE PRESIDENTE DELLA

A OGGI, QUAL È STATA LA REAZIONE DEL WEB?

The Happy Broadcast nasce dal mio essere stanco e stressato dal leggere bad news. E non sono solo, 7 americani su 10 infatti soffrono di news fatigue, stressatissimi dall’incredibile quantità di negatività presente nelle notizie. Così, per combattere tutto questo, ho deciso di usare le mie skills per condividere positività. Non c’è nessun risvolto economico, è tutto tempo che investo per essere più felice e magari condividere questa felicità con qualcuno. Il progetto è stato lanciato senza nessuna campagna a supportarlo, inizialmente era un modo quasi personale di cercare la positività. Poi lentamente, e soprattutto verso la fine del 2018, ho visto un esponenziale aumento di interesse nei confronti di questo progetto di divulgazione di positività e della sua struttura, pillole colorate composte da un’illustrazione minimal ma divertente e poco testo.

DIVISIONE CREATIVA IN JIBJAB BROS. STUDIOS. CHE IMPORTANZA HA LA FIGURA DEL CREATIVO

PER DIVULGARE LE GOOD NEWS SEI ATTIVO SUI

OLTREOCEANO? HAI TROVATO DIFFERENZE

SOCIAL NETWORK, DOVE INTERAGISCI CON GLI

RISPETTO A QUANDO LAVORAVI IN ITALIA?

UTENTI CHE COMMENTANO I TUOI LAVORI. QUAL È IL TUO RAPPORTO CON IL “MONDO SOCIAL”?

Non credo ci siano differenze sostanziali nella definizione di creativo sul suolo italiano o oltreoceano. Tenendo conto di quelle che possono essere le sfumature culturali, entrambe le nazioni offrono un livello di qualità creativa eccezionale. La più grande differenza sta nel rispetto della professione creativa, rispetto che si vede anche e soprattutto nei termini di pagamento del proprio lavoro, che qui viene solitamente saldato alla consegna, oppure nei casi migliori con un anticipo del 50% alla firma e in quelli peggiori con un pagamento a 30 giorni. Da un punto di vista di opportunità lavorative è indubbio che qui negli States, sia per le dimensioni del Paese sia per la concentrazione di aziende, multinazionali e start up, ci siano molte più possibilità di venire a conoscenza dei progetti e di conseguenza di parteciparvi.

PENSI CHE SARÀ UN CAPOSALDO PER LE STRATEGIE DI COMUNICAZIONE DELLE AZIENDE ANCHE NEL PROSSIMO FUTURO?

Credo che i social network siano lo strumento moderno di diffusione di contenuti per eccellenza. Questo è un vantaggio in termini di risonanza ma anche un pericolo, perché risulta difficile riuscire a filtrare tra i contenuti quelli che riportano opinioni o fatti reali. Per questo cerco sempre di trovare fonti affidabili e che gli utenti possano usare per un approfondimento. Il mio rapporto con i social non è particolarmente attivo, lo definirei moderato. Uso soprattutto Instagram perché è molto più facile filtrare i contenuti nel feed, non è una piattaforma predisposta a flames o discussioni fini a se stesse. Di Facebook quello che mi spaventa è la sottile linea che divide uno strumento rivoluzionario, che connette

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e aiuta 1,74 miliardi di persone, da un mezzo di pericolosa propaganda fondata sull’assenza di strumenti di controllo. Certo è che rimane l’unica piattaforma che da un punto di vista di paid advertising garantisce risultati incredibili. DIVERSE AZIENDE STANNO AVVICINANDOSI ALLA COMUNICAZIONE POSITIVA PER DIALOGARE CON I PROPRI DIPENDENTI. NASCONO FIGURE COME IL CHIEF HAPPINESS OFFICER E CORSI DI FORMAZIONE IN POSITIVE BUSINESS E HAPPINESS MANAGEMENT. COSA NE PENSI DI QUESTA EVOLUZIONE E IN CHE MODO

C’È UNA PERSONALITÀ NELL’ATTUALE PANORAMA CREATIVO (ITALIANO E INTERNAZIONALE) CON CUI TI PIACEREBBE COLLABORARE?

Sono un appassionato di cibo e cucina, sia da un punto di vista di palato sia da quello della creatività (adoro disegnare gustosi ingredienti). Un personaggio che adoro e che seguo da qui è lo chef Antonino Cannavacciuolo. Lui incarna alcune qualità che apprezzo particolarmente: talento, modestia e schiettezza.

SI PUÒ DIFFONDERE IL POSITIVE THINKING ALL’INTERNO DEGLI AMBIENTI DI LAVORO?

IN QUESTA PRIMA USCITA DEL 2019 DI “FOCUS ON” CI INTERROGHIAMO SULL’ANNO

Le aziende hanno cominciato a capire che il successo economico non è l’unico fattore che stimola le persone e che lo stress non è uno strumento produttivo affidabile. Per questo rendere l’ambiente di lavoro un luogo sereno, dove i dipendenti possano svolgere attività ricreative o di team building e avere a disposizione spazi condivisi per poter comunicare e rilassarsi o godersi il pranzo con i colleghi, è una strategia vincente da un punto di vista produttivo e di fidelizzazione del personale.

APPENA COMINCIATO, QUINDI LO CHIEDIAMO ANCHEA TE: COSA TI ASPETTI DA QUESTO 2019 E QUALI PROGETTI HAI IN CANTIERE PER QUEST’ANNO?

Mi aspetto che il 2019 sia coerente con gli anni precedenti e ricco di belle sorprese, senza troppi imprevisti, con belle sfide creative. Vorrei, inoltre, raggiungere il maggior numero di persone possibile con The Happy Broadcast, perché c’è davvero bisogno di positività!


WE ARE

www.vimeo.com/doublevideo


per

IL 5G SECONDO EOLO Innovare per comunicare. Il punto di vista di un’azienda leader nel campo della banda ultra-larga sull’implementazione della connessione senza confini nell’era della rivoluzione digitale. MARZIA FARÈ Head of Communications di EOLO

M

i sono unita a EOLO quasi due anni fa, ricoprendo il ruolo di Head of Communications; con un team giovane e appassionato, ogni giorno cerchiamo di dare il nostro contributo al posizionamento di un brand che sta avendo una crescita esponenziale, curandone sia le attività corporate sia quelle più consumer e di business.

EOLO è una realtà giovane e dinamica, forte della professionalità delle persone che la compongono, sempre un passo avanti in termini di innovazione e sviluppo rispetto alle tematiche legate al core business dell’azienda: connettività e telecomunicazioni. Siamo tra i primi cinque operatori in Italia nel mercato ultrabroadband, nonché primo operatore Fixed Wireless Access del Paese con performance tecniche di assoluta eccellenza: secondo il Netflix Speed Index, EOLO risulta a livello mondiale come l’operatore FWA con le migliori prestazioni di servizio e connettività. Possiamo vantare tra i nostri clienti attivi oltre 350 mila famiglie e imprese che vivono e operano in circa 5.900 comuni in 14 regioni del Nord e Centro Italia. Considerando che però oggi ci sono 3,5 milioni di famiglie e imprese ancora soggette allo “speed divide”, c’è ancora molto da fare e la nostra missione continuerà a essere proprio quella di garantire il diritto a una connessione veloce a sempre più persone, anche fuori dalle grandi città. Ad oggi siamo presenti in Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Umbria, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto, con una rete di oltre 2.900 BTS (ripetitori radio) e 8.000 chilometri di dorsali in fibra ottica.

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Obiettivo dell’anno in corso è la copertura anche delle regioni del Sud, diventando ufficialmente un operatore nazionale. Il piano industriale di EOLO prevede l’implementazione della rete 5G FWA a 100 Mega e lo sviluppo ulteriore della rete in tutte le regioni italiane, impegnandosi in prima linea per portare la connettività nelle ancora molte “aree bianche” del nostro Paese. Quando parliamo di 5G, solitamente al centro delle riflessioni ci sono le prestazioni: più banda trasmissiva all’utente finale, più efficienza nell’uso delle risorse spettrali ed energetiche, minore latenza di trasmissione, funzionalità evolutive di Network Function Virtualization (NFV) e SoftwareDefined Networking (SDN), elevata scalabilità e resilienza, ecc. Di nuovo, anche in questo caso per noi di EOLO invece il 5G non può essere considerato una mera evoluzione del 4G, perché comporterebbe il rischio di esclusione di tutti quei piccoli e medi centri (persone e aziende) ai quali ci rivolgiamo e che già con estremo ritardo hanno visto arrivare la banda larga. Dobbiamo assolutamente cercare di contrastare la nascita delle premesse per un nuovo digital divide 5G. In qualità di principale operatore FWA nel mercato ultrabroadband, ci candidiamo ovviamente a essere il player di riferimento in tali aree rurali/sub-urbane anche in chiave 5G, in un’ottica di complementarietà con le iniziative 5G che gli operatori stanno preannunciando in ambito urbano e per continuare a implementare la mission aziendale verso nuovi traguardi che rivoluzioneranno ulteriormente il rapporto tra l’uomo e la macchina, attraverso la tecnologia. Ci sentiamo pronti ad abbracciare una rivoluzione già in atto, quella dell’adeguamento della macchina all’uomo e in particolare alla sua voce: AI, Machine Learning, strumenti di analisi vocale e cognitiva ormai avanzatissimi. Avanti tutta quindi, verso il diritto alla comunicazione e alla connessione più innovative possibili per tutta l’Italia!


LORENZO PALMIERI


V

ivo a Milano, sono fotografo e giornalista pubblicista. Mi occupo principalmente di fotografia nel campo dell’arte contemporanea, lavoro per riviste, gallerie e musei, in particolare per Pirelli HangarBicocca. Sono quasi 10 anni che entro nelle case degli artisti, nelle loro mostre, nei loro studi, nelle loro vite. Ho iniziato guardando i lavori di Mimmo Paladino, un artista che stimo molto e che ho osservato fin dall’infanzia. Documento studi di artisti dal 2011 e non ho nessuna intenzione di fermarmi, sta diventando una missione. Il mio sguardo sul contemporaneo è da sempre stato molto pulito, ho sempre cercato di immedesimarmi nel flusso creativo e di non utilizzare lo strumento della fotografia per stravolgere o interpretare il lavoro di un artista. Parallelamente porto avanti i miei progetti personali scattando immagini prevalentemente in 35 mm, guardando quello che mi circonda con quella sorta di humour inglese che mi ha sempre accompagnato in tutte le fasi della vita.

p. 56_ I Sette Palazzi Celesti - Anselm Kiefer (Courtesy Pirelli HangarBicocca) p. 59_ Igloos - Mario Merz (Courtesy Pirelli HangarBicocca) / Biennale di Venezia 2018 - Padigione Giappone p. 60_ Mostra Philip Guston - Gallerie dell’Accademia di Venezia p. 62_ Maurizio Cattelan in veste di curatore a Torino per Artissima / Fernando Botero nel suo studio p. 63_ Emilio Isgrò e le sue formiche / Giosetta Fioroni allo specchio

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e

#comunicatrici

di Antonella Dragotto e Janina Benedetta Landau

CON GLI INTERVENTI DI: Catia Augelli, Fondatrice Cassiopea già Direttore comunicazione AS Roma Silvia De Blasio, Direttore Relazioni Media e Comunicazione Corporate Vodafone Italia Costanza Esclapon, Respondabile Comunicazione Alitalia e Gruppo 24 ore Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Affari Istituzionali Google Sud Europa Giuliana Paoletti, Fondatrice Image Building Carlotta Sami, Portavoce regionale sud Europa UNHCR Lucia Sciacca, Direttore Comunicazione e Sostenibilità Generali Italia Maria Spera, Direttore Comunicazione e Affari Istituzionali American express Carlotta Ventura, Docente Master Luiss BS già Direttore Brand Strategy e Media TIM e FS thenewsroom@agol.it

Agol edizioni è la nuova sfida dell'Associazione Giovani Opinion Leader. Nasce con l’ambizione di diventare una collana editoriale di riferimento per il mondo della comunicazione e delle relazioni istituzionali.


IMPOSSIBLE EVERYDAY. che È quello che abbiamo sempre fatto e nde. continueremo a fare solo più in gra

ou r co mp an ies


EDITORIALE

MEETINGS & INCENTIVES ITALIAN STYLE

C

DARIO DE LISI

omporta movimento. Del riflesso, del pensiero, de ll’atte n z io n e , de l g e s to . Ge n e ra van tag g i, lib idin i, u n piz z ic o di r is c hio , u n piac e re e s c lu s ivo . Il piac e re di g u adag n are qu alc o s a pe r rag g iu n g e re qu alc o s a. Un trag u ardo , u n

c o mp i me n to . Ve lo c ità  c o m e e lim in az io n e de i te m pi m o r ti,

CHIA LAGUNA

d el t empo pe rdu to , de lla n o ia, talvo lta. Ve lo c ità  c o m e SARDINIA s i s t ema di vive re , di vin c e re , di s tare al m o n do , e s s e n do il mo n d o in pie n a ac c e le raz io n e . È u n a as piraz io n e e , s pe s s o , u n a s c e lta, o ppu re u n a attitu din e c he am plif ic a s e n s az io n i, rea z i o ni, g u s to . L a  ve lo c ità  c o s tr in g e a u n a c u ra adatta, a u n a c apac ità s pe c if ic a, altr im e n ti c o m po r ta u n e r ro re , u n a c adu ta, u n r im pian to . Ci vu o le te s ta e f is ic o , pe r la v el o c i tà. Q u e lla padro n an z a c he pe r m e tte di appre z z are l a l en t e z z a, qu an do e s s e re ve lo c i n o n s e r ve affatto”.

FONTEVERDE TUSCANY

Definizione di “VELOCITÀ” | Valentino Rossi per Zanichelli

BAGNI DI PISA TUSCANY

Scadenze impossibili, cambiamenti di scenario repentini, confini che si spostano ancora prima di essere definiti. Il mondo va veloce, troppo. Stiamo accelerando per paura di rimanere indietro, costretti ad accettare i compromessi che questa velocità comporta. Il passato recente diventa così lontano da perdere importanza, quello remoto scompare se non nei ricordi di Facebook; conta solo il presente e la visione del futuro. Veloci come la luce

GROTTA GIUSTI TUSCANY

rischiamo di lasciarci indietro qualcosa, talvolta, la cosa

LE MASSIF

davvero importante. “Ci vuole testa e COURMAYEUR fisico per la velocità...”, se ti prepari e la governi allora si che puoi essere il primo, quello che il futuro lo vede e lo realizza anche. mice@ihchotels.it tel. +39 070 9239 3475 italianhospitalitycollection.com

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Focus ON 21  

Una panoramica sul 2019 da punti divista differenti e riguardo argomenti apparentemente distanti, ma legati dal comune denominatore che è la...

Focus ON 21  

Una panoramica sul 2019 da punti divista differenti e riguardo argomenti apparentemente distanti, ma legati dal comune denominatore che è la...

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